2SAMUELE – Capitolo 9
STORIA DELLA SUCCESSIONE DI DAVIDE (2Sam 9,1-20,26)
Lealtà di Davide verso Merib-Baal 1Davide disse: “C'è forse ancora qualche superstite della casa di Saul, che io possa trattare con bontà a causa di Giònata?”. 2Ora vi era un servo della casa di Saul, di nome Siba, che fu chiamato presso Davide. Il re gli chiese: “Sei tu Siba?”. Quegli rispose: “Sì”. 3Il re gli disse: “C'è ancora qualcuno della casa di Saul, che io possa trattare con la bontà di Dio?”. Siba rispose al re: “Vi è ancora un figlio di Giònata, storpio nei piedi”. 4Il re gli disse: “Dov'è?”. Siba rispose al re: “È in casa di Machir, figlio di Ammièl, a Lodebàr”. 5Allora il re lo mandò a prendere in casa di Machir, figlio di Ammièl, a Lodebàr. 6Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, venne da Davide, si gettò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse: “Merib-Baal!”. Rispose: “Ecco il tuo servo!”. 7Davide gli disse: “Non temere, perché voglio trattarti con bontà per amore di Giònata, tuo padre; ti restituisco tutti i campi di Saul, tuo avo, e tu mangerai sempre alla mia tavola”. 8Merib-Baal si prostrò e disse: “Che cos'è il tuo servo, perché tu ti volga a un cane morto come sono io?”. 9Allora il re chiamò Siba, domestico di Saul, e gli disse: “Quanto apparteneva a Saul e a tutta la sua casa, io lo do al figlio del tuo signore. 10Tu dunque con i figli e gli schiavi lavorerai per lui la terra, contribuendo perché abbia pane e nutrimento il figlio del tuo signore; ma Merib-Baal, figlio del tuo signore, mangerà sempre alla mia tavola”. Ora Siba aveva quindici figli e venti schiavi. 11Siba disse al re: “Il tuo servo farà quanto il re, mio signore, ordina al suo servo”. Merib-Baal dunque mangiava alla tavola di Davide, come uno dei figli del re. 12Merib-Baal aveva un figlioletto chiamato Mica; tutti quelli che stavano in casa di Siba erano al servizio di Merib-Baal. 13Ma Merib-Baal abitava a Gerusalemme, perché mangiava sempre alla tavola del re. Era storpio in ambedue i piedi.
__________________________ Note
9,1 Comincia con il c. 9 un insieme di narrazioni che hanno come tema comune la successione al trono di Davide e il cui scopo è dimostrare che l’erede scelto dal Signore era Salomone. I cc. 13-20 sono dominati dalla figura di un figlio di Davide, Assalonne, che si pone in lotta contro il padre e contro i fratelli.
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Approfondimenti
9,1-20,26. La promessa del c. 7 parlava di una discendenza che «edificherà una casa al mio nome» (7,13) ma non ha detto nulla sui tempi e modi della sua realizzazione. La storia ricomincia a muoversi in una direzione apparentemente opposta a quella auspicata: violenze, adulteri, omicidi, gelosie, rivolte, vendette... Uno dopo l'altro i principi ereditari deviano e si perdono (cfr. 3,2-5) mentre sarà proprio Salomone, il più giovane, ad essere «amato dal Signore» (12,25) e a rinnovare la sorpresa dell'elezione del piccolo Davide tra i suoi fratelli (1Sam 16,1-13). La promessa matura nella sofferenza e nell'umiliazione “dell'Unto del Signore” cui vien tolto tutto – la pace, l'innocenza, i figli, persino il regno! – per dimostrargli che tutto è dono dell'Altissimo. Davide deve passare attraverso il crogiolo del peccato; solo così potrà apprezzare realmente la fedeltà di Dio alle sue promesse ed essergliene grato. Dal punto di vista letterario, i commentatori riconoscono l'antichità di questa composizione che s'interrompe dopo il c. 20 e riprende in 1Re 1-2. È un esempio splendido (e tra i più antichi che conosciamo) di narrazione storiografica la cui obiettività, penetrazione psicologica e immediatezza evocativa non cessano di meravigliare.
9,1-13. Dopo che si è avverata la premonizione di Gionata (1Sam 20,15 e 23,17) Davide sente il dovere di ottemperare al patto stipulato con l'amico (1Sam 20,15-16.42). S'informa sugli eventuali eredi di Gionata e, conosciuta l'esistenza di un figlio storpio (cfr. 4,4), lo manda a chiamare. Non solo gli fa salva la vita, ma gli restituisce pure tutti i beni che erano appartenuti alla famiglia di Saul e gli concede di sedere alla sua mensa, privilegio dei parenti più stretti del re. Ad un primo sguardo sembra che l'episodio sia estraneo al contesto. Esso svolge, invece, un'egregia funzione di collegamento tra il passato e il futuro.
- a) Mentre il c. 8 ha portato a termine il racconto della organizzazione del regno, nel c. 9 si chiude positivamente anche la questione sospesa della dinastia saulide (la prima “appendice” – 21,1-14 – fornisce un'altra versione dei fatti; non siamo in grado di sanare del tutto le contraddizioni fra i due racconti).
- b) Il c. 9 prepara remotamente le drammatiche pagine della fuga di Davide da Gerusalemme (cc. 16-19). Alcuni personaggi (Merib-Baal, Ziba) vengono portati in scena e accantonati con noncuranza subito dopo, ma verrà il momento in cui la loro conoscenza ci tornerà molto utile per seguire il turbinio degli eventi, senza che il narratore debba appesantire la trama con noiose parentesi esplicative.
2. «Sono io»: TM ha lett. «Il tuo servo»; probabilmente è caduta la parola iniziale: «Io sono», oppure «Ecco» (cfr. la risposta di Merib-Baal al v. 7).
3. «misericordia di Dio»: nonostante alcuni esegeti interpretino quest'espressione (ḥesed ’elōhîm) come un superlativo (= «grande misericordia»), è evidente il richiamo alla «benevolenza del Signore» (ḥesed JHWH) implorata da Gionata su di sé e sulla propria discendenza in 1Sam 20,14 e al «patto del Signore» (bᵉrit JHWH) citato anche in 1Sam 20,8. «storpio dei piedi»: l'infermità del figlio di Gionata (cfr. 4,4) è citata ancora al v. 13. Evidentemente è ritenuto un particolare degno di nota (cfr. 19,27).
4. «in casa di Machir... a Lodebar»: il luogo si trovava in Transgiordania, non lungi da Macanaim dove si era rifugiato Is-Baal dopo la morte di Saul e Gionata (2,8-9) e dove Davide fisserà il suo quartier generale contro Assalonne (17,24-19,15). In quell'occasione Machir fornirà consistenti aiuti al re e ai suoi uomini (17,27-29).
6. «Merib-Baal!»: TM ha mᵉpîbōšet (cfr. 4,4). Davide chiama per nome il figlio dell'amico più caro. Possiamo solo immaginare la sua commozione nel sorprendere sul volto del giovane sciancato i tratti di Gionata «amabile e gentile... più veloce delle aquile, più forte dei leoni» che gli era stato caro «più che amore di donna» (1,23-26).
7. «Non temere»: il destino che Merib-Baal poteva aspettarsi in quell'epoca era d'essere tolto di mezzo come tutti i membri della dinastia decaduta (cfr. 1Sam 20,1-21,1). Davide compie un atto inusuale di benignità in nome dell'amicizia e del patto sacro che lo legava a Gionata (1Sam 20,8).
9-11. L'incarico ricevuto dal re non dev'essere molto gradito a Ziba, che con la morte di Saul s'era finalmente affrancato dalla servitù. Alla prima occasione cercherà di liberarsene senza troppi scrupoli (16,1-4).
12. «Mica»: la genealogia dei discendenti di Gionata si trova in 1Cr 9,35-44.
(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)