ESD – Capitolo 1
PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)
Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.
Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.
__________________________ Note
1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).
1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.
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Approfondimenti
1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).
1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).
2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).
4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).
7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).
11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).
(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)
Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.
Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.
__________________________ Note
1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).
1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.
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Approfondimenti
1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).
1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).
2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).
4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).
7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).
11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).
(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)