GAUDIUM ET SPES 91-93

DOCUMENTI DEL CONCILIO VATICANO II Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo GAUDIUM ET SPES (7 dicembre 1965)

CONCLUSIONE

Compiti dei singoli fedeli e delle Chiese particolari 91 Quanto viene proposto da questo santo Sinodo fa parte del tesoro dottrinale della Chiesa e intende aiutare tutti gli uomini del nostro tempo -sia quelli che credono in Dio, sia quelli che esplicitamente non lo riconoscono – affinché, percependo più chiaramente la pienezza della loro vocazione, rendano il mondo più conforme all'eminente dignità dell'uomo, aspirino a una fratellanza universale poggiata su fondamenti più profondi, e possano rispondere, sotto l'impulso dell'amore, con uno sforzo generoso e congiunto agli appelli più pressanti della nostra epoca.

Certo dinanzi alla immensa varietà delle situazioni e delle forme di civiltà, questa presentazione non ha volutamente, in numerosi punti, che un carattere del tutto generale; anzi, quantunque venga presentata una dottrina già comune nella Chiesa, siccome non raramente si tratta di realtà soggette a continua evoluzione, l'insegnamento presentato qui dovrà essere continuato ed ampliato.

Tuttavia confidiamo che le molte cose che abbiamo esposto, basandoci sulla parola di Dio e sullo spirito del Vangelo, possano portare un valido aiuto a tutti, soprattutto dopo che i cristiani, sotto la guida dei pastori, ne avranno portato a compimento l'adattamento ai singoli popoli e alle varie mentalità.

Il dialogo fra tutti gli uomini 92 La Chiesa, in forza della missione che ha di illuminare tutto il mondo con il messaggio evangelico e di radunare in un solo Spirito tutti gli uomini di qualunque nazione, razza e civiltà, diventa segno di quella fraternità che permette e rafforza un sincero dialogo.

Ciò esige che innanzitutto nella stessa Chiesa promuoviamo la mutua stima, il rispetto e la concordia, riconoscendo ogni legittima diversità, per stabilire un dialogo sempre più fecondo fra tutti coloro che formano l'unico popolo di Dio, che si tratti dei pastori o degli altri fedeli cristiani. Sono più forti infatti le cose che uniscono i fedeli che quelle che li dividono; ci sia unità nelle cose necessarie, libertà nelle cose dubbie e in tutto carità [Cf. GIOVANNI XXIII, Encicl. Ad Petri Cathedram, 29 giugno 1959].

Il nostro pensiero si rivolge contemporaneamente ai fratelli e alle loro comunità, che non vivono ancora in piena comunione con noi, ma ai quali siamo uniti nella confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e dal vincolo della carità, memori che l'unità dei cristiani è oggi attesa e desiderata anche da molti che non credono in Cristo.

Quanto più, in effetti, questa unità crescerà nella verità e nell'amore, sotto la potente azione dello Spirito Santo, tanto più essa diverrà per il mondo intero un presagio di unità e di pace. Perciò, unendo le nostre energie ed utilizzando forme e metodi sempre più adeguati al conseguimento efficace di così alto fine, nel momento presente, cerchiamo di cooperare fraternamente, in una conformità al Vangelo ogni giorno maggiore, al servizio della famiglia umana che è chiamata a diventare in Cristo Gesù la famiglia dei figli di Dio.

Rivolgiamo anche il nostro pensiero a tutti coloro che credono in Dio e che conservano nelle loro tradizioni preziosi elementi religiosi ed umani, augurandoci che un dialogo fiducioso possa condurre tutti noi ad accettare con fedeltà gli impulsi dello Spirito e a portarli a compimento con alacrità.

Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità e condotto con la opportuna prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti valori umani, benché non ne riconoscano ancora l'autore, né coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere.

Essendo Dio Padre principio e fine di tutti, siamo tutti chiamati ad essere fratelli. E perciò, chiamati a una sola e identica vocazione umana e divina, senza violenza e senza inganno, possiamo e dobbiamo lavorare insieme alla costruzione del mondo nella vera pace.

Un mondo da costruire e da condurre al suo fine 93 I cristiani, ricordando le parole del Signore: «in questo conosceranno tutti che siete i miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri» (Gv 13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire con maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo. Perciò, aderendo fedelmente al Vangelo e beneficiando della sua forza, uniti con tutti coloro che amano e praticano la giustizia, hanno assunto un compito immenso da adempiere su questa terra: di esso dovranno rendere conto a colui che tutti giudicherà nell'ultimo giorno.

Non tutti infatti quelli che dicono: «Signore, Signore», entreranno nel regno dei cieli, ma quelli che fanno la volontà del Padre e coraggiosamente agiscono [Cf. Mt 7,21]. Perché la volontà del Padre è che in tutti gli uomini noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello, con la parola e con l'azione, rendendo così testimonianza alla verità, e comunichiamo agli altri il mistero dell'amore del Padre celeste.

Così facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva speranza, dono dello Spirito Santo, affinché alla fine essi vengano ammessi nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della gloria del Signore. «A colui che, mediante la potenza che opera in noi, può compiere infinitamente di più di tutto ciò che noi possiamo domandare o pensare, a lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni nei secoli dei secoli. Amen» (Ef 3,20-21).

Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio.

Roma, presso San Pietro

7 dicembre 1965.

Io PAOLO Vescovo della Chiesa Cattolica

Seguono le firme dei Padri.

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Approfondimenti

La conclusione della Gaudium et spes, declinata in tre paragrafi, appare di grandissima importanza per il suo altissimo valore pastorale. Volutamente i Padri chiudono il documento con una riflessione di ampio respiro che coinvolge argomentazioni di natura antropologica perché si fondano sulle conseguenze della dignità della persona umana e religiosa, perché richiamano agli impegni che la fede in Cristo richiede nei confronti degli uomini e delle donne della propria realtà contemporanea come conseguenza coerente della sequela di Cristo.

L’atteggiamento di fondo dei Padri trova esplicitazione definitiva nelle ultime righe del documento conciliare: la Chiesa, nel suo interesse per le cose del mondo è mossa dall’esigenza, che è anche compito, di rendere concreto l’amore di Dio per tutta l’umanità. Un amore che non è teorico, non è un’idea, ma deve avere risvolti pratici, evidenti, concreti senza i quali vano sarebbe stato il sacrificio di Cristo.

Tale impostazione di fondo è semplice e limpida; da questa nascono l’onestà e l’umiltà della Gaudium et spes che si pone come una sorta di apripista per tutte le riflessioni che successivamente la Chiesa avrebbe potuto rivolgere alla realtà contemporanea (cosa di fatto accaduta: l'Italia, da questo punto di vista, è un esempio emblematico).

Il Concilio richiama i credenti al fatto che quando si abbia a che fare con le questioni della vita ordinaria sia importante porsi onestamente di fronte alla circostanza che non tutto si possa comprendere, non tutto si possa approfondire, e umilmente di fronte alla consapevolezza che a volte non sia possibile offrire più di un aiuto.

La riflessione sul mondo, dice il Concilio, non ha soluzioni di continuità, non può avere una parola definitiva sulle situazioni che lo caratterizzano, ma è necessario che di volta in volta sia riadattata, completata, integrata con tutti gli elementi emergenti dai cambiamenti che a vari livelli lo scuotono costantemente. Per questo il Concilio parla, proprio in chiusura della costituzione, di costruzione del mondo e di condurlo al suo fine. Non si tratta infatti di plasmarne l’impostazione culturale e sociale sullo stampo del cristianesimo, come se intervenisse dal di fuori. Si tratta piuttosto di modificare l’assetto della mentalità contemporanea dall’interno, dal di dentro, nello stesso modo in cui il lievito fa fermentare la pasta, secondo la similitudine evangelica.

I Padri conciliari chiudono il documento indicando la straordinaria ampiezza e profondità della vocazione cristiana nel mondo contemporaneo.

da: Catechesi Comunitaria – La costituzione pastorale Gaudium et Spes


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