GIUDICI – Capitolo 13

Sansone (13,1-16,31) 1Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani dei Filistei per quarant'anni. 2C'era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. 3L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. 4Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro. 5Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei”. 6La donna andò a dire al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, 7ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”“. 8Allora Manòach pregò il Signore e disse: “Perdona, mio Signore, l'uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. 9Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l'angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manòach, suo marito, non era con lei. 10La donna corse in fretta a informare il marito e gli disse: “Ecco, mi è apparso quell'uomo che venne da me l'altro giorno”. 11Manòach si alzò, seguì la moglie e, giunto da quell'uomo, gli disse: “Sei tu l'uomo che ha parlato a questa donna?”. Quegli rispose: “Sono io”. 12Manòach gli disse: “Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che cosa dovrà fare?”. 13L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Si astenga la donna da quanto le ho detto: 14non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d'impuro; osservi quanto le ho comandato”. 15Manòach disse all'angelo del Signore: “Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!”. 16L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore”. Manòach non sapeva che quello era l'angelo del Signore. 17Manòach disse all'angelo del Signore: “Come ti chiami, perché ti rendiamo onore quando si sarà avverata la tua parola?”. 18L'angelo del Signore gli rispose: “Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso”. 19Manòach prese il capretto e l'offerta e sulla pietra li offrì in olocausto al Signore che opera cose misteriose. Manòach e la moglie stavano guardando: 20mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare. Manòach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra 21e l'angelo del Signore non apparve più né a Manòach né alla moglie. Allora Manòach comprese che quello era l'angelo del Signore. 22Manòach disse alla moglie: “Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio”. 23Ma sua moglie gli disse: “Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta, non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste”. 24E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. 25Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui quando era nell'Accampamento di Dan, fra Sorea ed Estaòl.

__________________________ Note

13,1-16,31 Il ciclo di Sansone comprende i seguenti momenti: annuncio della nascita (13,1-25); matrimonio (14,1-20); vendetta contro i Filistei (15,1-8); episodio della mascella d’asino (15,9-20); episodio delle porte di Gaza (16,1-3); Dalila e la cattura di Sansone (16,4-21); ultima vendetta e morte (16,22-31).

13,2 Sorea: circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme, fa parte, insieme alle vicine Timna e Estaòl, del territorio di Dan. I fatti si collocano dopo la migrazione di gran parte di questa tribù verso il nord.

13,5 nazireo: persona consacrata a Dio in modo particolare (Nm 6). Come segno esterno di questa sua consacrazione, Sansone non taglierà mai i capelli.

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Approfondimenti

13,1-16,31. Con Sansone, della tribù di Dan, lo scenario geografico muta. Non più la Transgiordania, o la catena montuosa centrale, ma la Sefela (= zona bassa), fa da sfondo alle imprese di questo personaggio, il più strano tra le pur sorprendenti figure incontrate sinora, e tra i più familiari nell'immaginario religioso comune. La Sefela è una catena di colline che si distende tra i monti di Giuda a est e la pianura costiera a ovest, ed è abitata dai Filistei. La zona è singolare. È una regione fertile, coltivata oggi a frumento, viti e olivi, mentre nell'antichità era folta di boschi. È sempre stata densamente abitata. Le colline hanno una configurazione peculiare: sono coniche e si elevano ad altezze tra i 100 e i 450 metri. Nella divisione di Canaan questa zona era toccata alla tribù di Dan. Ma i Daniti, pressati continuamente dai Filistei, emigrarono (verso la fine del sec. XII) nell'estremità settentrionale del territorio ebraico (cfr. Gs 19,27; gli episodi descritti in Gdc 17-18 avvengono durante questa migrazione).

I Filistei sono il popolo che ha dato il nome alla Palestina. La Filistea è la pianura costiera tra il mare e la Sefela, che raggiunge una larghezza massima di 25 chilometri all'altezza di Gaza. I Filistei erano di origine egeo-asiatica, e secondo la Bibbia provenivano da Caftor, o Creta, Di razza indoeuropea, avevano una cultura mediterranea avanzata. Fecero parte di quei “popoli del mare” che nel sec. XII crearono grande scompiglio nel vicino Oriente mediterraneo. I Filistei furono il popolo più importante e pericoloso con il quale gli Ebrei ebbero a che fare. Solo Davide riuscì ad assoggettarli. Stanziatisi in Palestina, si mescolarono ben presto ai Cananei locali e si organizzarono politicamente in una specie di pentapoli. Le loro cinque città principali erano i porti di Gaza e Ascalon e le fortezze di Asdod, Gat ed Ekron.

I cc. 13-16, il cosiddetto “ciclo di Sansone”, ci presentano un “giudice” e “salvatore” d'Israele che, forse più di ogni altro, manca dei tratti che il nostro libro vorrebbe attribuire a tali figure. Più che in ogni altro caso, le sue vicende con i Filistei sembrano riguardare la sua tribù, o meglio, la sua persona e la sua vita privata. D'altra parte, più che in ogni altro caso si mette in luce la dimensione religiosa del personaggio: la sua nascita miracolosa, preceduta da un annuncio, occupa un intero capitolo. Sansone è un consacrato a JHWH (nāzîr, «fin dal seno materno», «fino al giorno della sua morte», che «non beve vino né bevanda» e sulla cui testa «non passa rasoio» (cfr. Gdc 13,5.7; 16,17, vedi 1Sam 1,11; il termine ricorre con particolare frequenza in Nm 6), sebbene ai doveri della consacrazione sembri preferire la legge dell'arbitrio, della forza, dell'astuzia e della passione. Anche di lui si afferma che è mosso dallo spirito di Dio (cfr. 3,7-11), ma – pure in questo caso – si direbbe che a spingerlo siano più le sue passioni di contadino gigante, dotato di una straordinaria forza fisica, amante delle donne e del cibo, e deciso a portare avanti la propria vendetta personale contro gli odiati Filistei. Neanche lo schema teologico della vittoria del debole, eletto di JHWH, contro i potenti, può essere applicato nel caso di Sansone. Piuttosto, le sue gesta sono abbellite e amplificate, fino ad apparire mirabolanti. La sua figura è esaltata, al di là di ogni componente religiosa, con senso d'orgoglio da parte di una tribù costretta a subire per generazioni la legge del più forte. Come “giudice” e “salvatore”, d'Israele Sansone è troppo individualista, passionale, avventuriero, troppo furbo e arrogante. Da un'ottica teologica egli è, se mai, un peccatore, che paga le proprie colpe con una fine tragica, la quale peraltro contribuisce a farne un eroe, più che uno strumento nelle mani di JHWH per salvare Israele. Letterariamente, il ciclo di Sansone è composto di saghe e racconti popolari, il cui realismo e la cui vivacità sono indizio di una relativa vicinanza al tempo e al luogo in cui avvennero i fatti, anche se le imprese del protagonista sono già enormemente dilatate dalla tradizione orale e dalla fantasia popolare. Il “ciclo di Sansone” presenta la nascita miracolosa dell'eroe (c. 13), il suo matrimonio e l'uccisione del leone (c. 14), la perdita della moglie e la vendetta delle volpi (15,1-8), l'episodio della mascella d'asino (15,9-20), l'agguato alle porte di Gaza (16,1-3), la storia della cattura e dell'ultima prodezza, cui è legata la morte (16,4-31).

13,1-25. Tra i racconti biblici di annunciazione, questo – insieme a Lc 1,5-25 – è il più sviluppato. Alcuni motivi sono analoghi a quelli di 6,11-23, ma qui risultano notevolmente amplificati. Si tratta della figura del messaggero divino (vedi 2,1-5) e del suo messaggio, dell'offerta di cibo che diventa olocausto, del motivo del timore e di quello della rassicurazione. Altri elementi tipici del genere letterario “annunciazione”, qui presenti, sono il concepimento dell'eletto da parte di una donna sterile, l'astinenza del bambino e della madre (il verbo nzr significa propriamente consacrazione mediante astinenza) e il destino futuro del neonato. Qui manca l'indicazione del nome e la sua spiegazione, mentre si riscontra uno sviluppo abnorme del motivo dell'astinenza, applicato anche alla madre. Il racconto ha una sua struttura letteraria complessa e rigorosa. Ai vv. 2-3 (la donna sterile e senza figli) corrisponde il v. 24 (la donna che partorisce un figlio). All'interno di questa cornice, si possono individuare tre sezioni della narrazione.

Dei cinque personaggi coinvolti nell'azione, in primo piano sono la donna, Manoach e soprattutto l'angelo di JHWH, mentre il bambino è l'occasione del racconto e JHWH la forza che sta dietro agli eventi.

Alla fine peraltro il brano si concentra su Sansone, su cui si posa la benedizione di JHWH (v. 24), che lo fa crescere, e lo «spirito» di JHWH, che lo sottrae gradualmente alla sfera familiare.

1. Riappare la formula solita, segno indubbio dell'intervento del redattore deuteronomista (cfr. 3,12; 4,1; 10,6).

2. Zorea si trovava circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme.

17-18. La richiesta del nome, nel tentativo di identificare l'essere misterioso e soprannaturale, fa pensare alle visioni di Giacobbe (Gn 32) e di Mosè (Es 3).

19-21. Come Abramo (Gn 18), così Manoach intende assolvere ai propri doveri di ospite nei confronti del visitatore.

25. Lo spirito di JHWH è conferito a Sansone come forza carismatica, per sé intesa a spingere l'eletto a compiere la sua missione (vedi 3,7).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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