GIUDITTA – Capitolo 9
L’IMPRESA DI GIUDITTA (9,1-16,25)
Preghiera di Giuditta 1Allora Giuditta cadde con la faccia a terra, sparse cenere sul capo, mise allo scoperto il cilicio di cui era rivestita e, nell'ora in cui nel tempio di Dio a Gerusalemme veniva offerto l'incenso della sera, supplicò a gran voce il Signore: 2“Signore, Dio del padre mio Simeone, tu hai messo nella sua mano una spada per fare vendetta degli stranieri, che avevano sciolto la cintura d'una vergine per contaminarla, ne avevano denudato i fianchi a sua vergogna e ne avevano contaminato il grembo per disonorarla. Tu avevi detto: “Questo non si deve fare!”. Ma essi l'hanno fatto. 3Per questo hai consegnato alla morte i loro capi e quel giaciglio, usato con l'inganno, con l'inganno fu bagnato del loro sangue; hai abbattuto gli schiavi insieme ai loro capi e i capi sui loro troni. 4Hai destinato le loro mogli alla preda, le loro figlie alla schiavitù, tutte le loro spoglie alla divisione tra i figli da te prediletti, perché costoro, accesi del tuo zelo, erano rimasti inorriditi della profanazione del loro sangue e ti avevano chiamato in aiuto. O Dio, mio Dio, ascolta anche me che sono vedova. 5Tu hai fatto ciò che precedette quelle vicende, le vicende stesse e ciò che seguì. Tu hai stabilito le cose presenti e le future e quello che tu hai progettato si è compiuto. 6Le cose da te deliberate si sono presentate e hanno detto: “Eccoci!”. Perché tutte le tue vie sono preparate in anticipo e i tuoi giudizi sono preordinati. 7Ecco, infatti, gli Assiri si sono esaltati nella loro potenza, vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance, sugli archi e sulle fionde, e non sanno che tu sei il Signore, che stronchi le guerre. 8Signore è il tuo nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro violenza con la tua ira: hanno deciso di profanare il tuo santuario, di contaminare la Dimora dove riposa il tuo nome glorioso, di abbattere con il ferro i corni del tuo altare. 9Guarda la loro superbia, fa' scendere la tua ira sulle loro teste, metti nella mia mano di vedova la forza di fare quello che ho pensato. 10Con la lusinga delle mie labbra abbatti lo schiavo con il suo padrone e il padrone con il suo servo; spezza la loro alterigia per mezzo di una donna. 11La tua forza, infatti, non sta nel numero, né sui forti si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei piccoli, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati. 12Sì, sì, Dio di mio padre, Dio dell'eredità d'Israele, Signore dei cieli e della terra, creatore delle acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera! 13Fa' che la mia parola lusinghiera diventi piaga e flagello di costoro, che fanno progetti crudeli contro la tua alleanza e il tuo tempio consacrato, contro la vetta di Sion e la sede dei tuoi figli. 14Da' a tutto il tuo popolo e a ogni tribù la prova che sei tu il Signore, il Dio di ogni potere e di ogni forza, e non c'è altri, all'infuori di te, che possa proteggere la stirpe d'Israele”.
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Approfondimenti
Prima di accingersi a compiere l'impresa straordinaria che ha precedentemente annunciato, Giuditta si rivolge al Signore. A lui intatti spetta dar forza alla sua mano, rendere saldo il suo cuore, infonderle il coraggio necessario per impresa. La preghiera si svolge nel momento in cui nel tempio si offriva « incenso della sera», secondo il rito quotidiano del tempio di Gerusalemme che prevedeva due offerte giornaliere dell'incenso – al mattino e alla sera – che veniva bruciato sull'altare dei profumi, all'interno del santuario di fronte al velo che chiudeva il Santo dei Santi (cfr. Es 30,7-8).
Possiamo evincere la struttura letteraria della preghiera di Giuditta dai seguenti indizi formali:
- ricorrenza di vocaboli: cheir (mano) vv. 2.9.10; miasma (contaminazione) e sinonimi vv. 2.4.8; apatē (inganno) vv. 3.10.13; chēra (vedova) vv. 4.9; dynamis (potenza) vv. 7.8.14; kratos (forza) vv. 8.9.11.14;
- Dio appellato direttamente: v. 2 «Signore, Dio del padre mio»; v. 4b «Dio, Dio mio, ascolta»; v. 12 «Dio del padre mio... ascolta»; vv. 5.8: «Tu» (nel testo greco);
- si possono cogliere anzitutto due divisioni principali: vv. 2-10.11-14. Nei vv. 2-10 si noti l'inclusione su cheir (vv. 2.9.10: da quella di Simeone a quella di Giuditta) che ricorre soltanto in questa parte e la presenza del vocabolario della contaminazione (dapprima riferito all'azione dei Sichemiti di Gn 34, poi all'intento degli Assıri invasori). Entro i vv. 2-10 si può inoltre notare la divisione tra i vv. 2-4 e 5-10: l'invocazione, che conclude la riflessione sul gesto punitivo di Simeone, motivato dalla profanazione attuata dai Sichemiti (v. 4b), parallela a quella del v. 9 che segue alla descrizione dell'intento assiro di profanare il santuario (si noti nelle due invocazioni la ricorrenza del vocabolo «vedova»); all'inganno perpetrato nei confronti degli abitanti di Sichem (v. 3) corrisponde l'inganno che si accinge a realizzare Giuditta. Si osservi inoltre l'esatto parallelo tra i vv. 3 e 8 sia per il tema dell'inganno, sia per la ricorrenza dei vocaboli archontas-doulous (al v. 10 è presente anche un chiasmo relativamente ai vocaboli in questione), sia per l'accenno nel v. 3 al «giaciglio», che prefigura già la strategia scelta da Giuditta per sopraffare l'avversario;
- tra le due divisioni principali (vv. 2-10.11-14) notiamo le parole-aggancio: «inganno» (v. 3.10.13), «potenza» (v. 7.8.14), «forza» (vv. 8.9.11.14). Nell'ultima parte c'è l'inclusione su kratos (vv. 11.14) che è qui riferito soltanto a Dio (mentre nel v. 8 è la forza assira e nel v. 9 è quella invocata da Giuditta).
La preghiera presenta perciò la seguente divisione:
- vv. 2-4: la giustizia divina manifestatasi per mano dei padri;
- vv. 5-10: la tragica situazione suscita la preghiera di Giuditta perché Dio per mano di lei manifesti la sua potenza;
- vv. 11-14: professione di fede e richiesta di aiuto.
Al centro dell'argomentazione di Giuditta troviamo i v. 5-6: ciò che è avvenuto, ciò che ora avviene e ciò che accadrà scaturisce dal disegno di Dio, perciò la situazione presente non è frutto di noncuranza divina nei confronti del suo popolo. Qual è tuttavia la posta in gioco che Giuditta intravede? Ella non sottolinea tanto il pericolo mortale che corre il suo popolo, come mostra l'esempio tratto da Gn 34, relativamente alla vendetta compiuta con l'inganno da Simeone e Levi nei confronti dei Sichemiti che avevano violentato Dina, figlia di Giacobbe, contaminandola (Gn 34,5 LXX usa il verbo miainō per descrivere il gesto di Sichem), ma ha di mira soprattutto il fatto che con la loro impresa gli Assiri si accingono a contaminare il tempio (cfr. il parallelismo tra le due azioni sottolineato sopra). In questo caso l'autore sembra evocare l'immagine di Gerusalemme come vergine data in sposa a Dio (cfr. Is 62,1-12), ma che tuttavia sta per correre il rischio di essere contaminata (cfr. Ger 3,1-2; Ez 16.23; Os 2,12). Nello stesso tempo si può qui vedere un'allusione anche all'impresa che Giuditta sta per compiere: anch'essa sta per esporsi al tipo di contaminazione di cui è stata vittima Dina, per questo è necessario che Dio mostri la sua potenza, affinché tale eventualità non abbia a succederle. Accanto a questo riferimento, si intravede sullo sfondo una ripresa del libro dell'Esodo: tramite Simeone Dio ha abbattuto «i servi con i loro capi e i capi sui loro troni» (v. 3; cfr. v. 10) come in terra d'Egitto quando morì ogni primogenito, «dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola» (Es 11,5; cfr. 12,29); il Dio a cui Giuditta si rivolge è il Dio che «stronca le guerre» (v. 7), un titolo che troviamo nella versione greca di Es 15,3, entro il cantico che celebra appunto la disfatta del faraone e del suo esercito. Significativa è inoltre la ripresa del motivo della mano (cfr. 8,33) che troviamo nel v. 2.9.10, che altresì si ricollega a un motivo dell'Esodo: in Es 15,6 si parla della «destra» di Dio che ha annientato il nemico, ma ancor più esplicitamente in 15,9 Dio stesso afferma «sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano!». Come la mano di Dio ha sconfitto gli Egiziani, così Giuditta prega che la sua mano ora debelli gli Assiri: prega quindi Dio affinché per mezzo di lei rinnovi i prodigi dell'Esodo. Osserviamo infine l'insistenza sull'inganno (vv. 3.10.13): Giuditta è stata presentata come donna saggia (cfr. 8,29) e ora lascia intendere che quanto sta per compiere scaturirà appunto dalla sua abilità di superare la forza bellica del nemico con un'arma diversa. L'agire di Giuditta corrisponde alla definizione di Dio che ella espone nella sua orazione (v. 11): a differenza di Nabucodonosor che schiera il suo esercito (cfr. il v. 7 in cui il testo si attarda a descrivere la macchina bellica assira, proprio come fa Es 14,6-9 con l'esercito egiziano), Dio ha un'attenzione preferenziale agli umili, ai derelitti, ai deboli. Mentre nella descrizione dell'Esodo, contrapposta allo strapotere del faraone, sta la parola di Mosè che invita a mantenere la fiducia in Dio (Es 14,13), ora di fronte all'esercito assiro stanno la parola di una donna e il suo inganno: la debolezza della parola, la seduzione femminile (cfr. il v. 10) diventano la dimostrazione del potere universale del Dio d'Israele che «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili» (Lc 1,52).
(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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