NE – Capitolo 1
RITORNO DI NEEMIA (1,1-7,72)
Presentazione di Neemia 1Parole di Neemia, figlio di Acalia. Nel mese di Chisleu dell'anno ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, 2Anàni, uno dei miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono dalla Giudea. Li interrogai riguardo ai Giudei, i superstiti che erano scampati alla deportazione, e riguardo a Gerusalemme. 3Essi mi dissero: “I superstiti che sono scampati alla deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e desolazione; le mura di Gerusalemme sono devastate e le sue porte consumate dal fuoco”. 4Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. 5E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, 6sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. 7Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. 8Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; 9ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome”. 10Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. 11O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa' che trovi compassione presso quest'uomo”.
Autorizzazione da parte del re Io allora ero coppiere del re.
__________________________ Note
1,1 Chisleu: è il nono mese e corrisponde a novembre-dicembre. L’anno ventesimo dovrebbe riferirsi al regno di Artaserse (2,1). Secondo Erodoto, Susa era la capitale primaverile dei re persiani. Neemia viene ricordato anche in 2Mac 1,18-2,15 e Sir 49,13.
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Approfondimenti
Cattive nuove sulle condizioni di Gerusalemme portate da alcuni uomini giunti dalla Giudea gettarono Neemia in grande costernazione. Ed egli pianse, digiunò e pregò sulla desolazione materiale e spirituale in cui la figlia di Sion stava di nuovo naufragando, riconoscendo ancora una volta che alla radice di tutto c'era l'oblio dell'alleanza e la violazione dei suoi precetti. Come al tempo in cui la città, non più santa per l'impurità delle sue colpe, era divenuta preda della spada e del fuoco di Nabucodonosor, che erano state in realtà la spada e il fuoco del castigo divino (cfr. Lam 1-2). Tutti i sentimenti del suo animo e le preghiere scaturite dal suo cuore nel corso di parecchi giorni trascorsi in penitenza sono riassunti in una preghiera che riconosce la giustizia del comportamento divino, ma che ta anche appello alla promessa di redenzione per quelli che si fossero pentiti e fossero tornati all'osservanza dei comandamenti. La preghiera riflette la teologia del Deuteronomio e ne utilizza alcune espressioni caratteristiche.
1. Il libro di Neemia è costituito sostanzialmente dalle sue Memorie (cc. 1-7; 12, 27-43; 13), in cui furono interpolati uno squarcio delle Memorie di Esdra e brani provenienti da altre fonti che completavano la descrizione della rinascita spirituale e demografica di Gerusalemme e del nuovo Israele (cc. 8-12, 1-26). L'anno ventesimo si riferisce al regno di Artaserse I Longimano (cfr. 2,1) e corrisponde al 445 a. C. Il «mese di Casleu» è il nono dell'anno religioso e comprende il periodo di tempo che corre tra la metà di novembre e la metà di dicembre. Prima dell'esilio babilonese i mesi venivano indicati con numeri ordinali, talvolta con i loro nomi cananei (cfr. 1Re 6,1; 8,2). Con il ritorno, furono importati nella terra d'Israele e incorporati nella Scrittura i nomi babilonesi dei mesi. Essi divennero così memoriale della cattività e del nuovo esodo.
2-3. Neemia ha il pensiero sempre rivolto a Gerusalemme e di essa chiede informazioni al fratello Canani e ad altri uomini che erano arrivati dalla Giudea. La risposta fu sconsolante: i reduci vivevano in grande miseria e obbrobrio, mentre le mura della città erano in brecce e le sue porte arse dal fuoco. Abbattute da Nabucodonosor nel 586, le mura della città avevano visto un tentativo di ricostruzione da parte dei rimpatriati, soffocato però con la forza delle armi dalle autorità persiane sobillate dai Samaritani e da altre popolazioni che confinavano con Giuda (cfr. Esd 4,7-23).
4-10. La preghiera ha il tono e lo stile di una confessione penitenziale, in cui l'orante, facendo propri i peccati del suo popolo (cfr. Esd 9,6-15), riconosce di aver meritato il castigo e implora l'attenzione divina all'umile confessione della colpa. Israele aveva tradito il Signore Dio del cielo ed era stato perciò disperso tra i popoli, ma il Signore aveva anche promesso a Mosè che sarebbe stato ricco di misericordia verso coloro che fossero ritornati a lui e avessero osservato il suoi comandi (cfr. Lv 26,33-45; Dt 4,25-31; 7,9-12). Anche se proiettati all'estremità dell'orizzonte, egli li avrebbe raccolti e ricondotti nel luogo che si era scelto per farvi dimorare il suo nome (Dt 30,1-4). Ora era giunto il momento di mantenere questa promessa, perché c'erano uomini pentiti, che riconoscevano di essere suol servi e suo popolo. A nome di questi uomini timorati di Dio e insieme con loro, Neemia chiede a Dio, con le stesse parole con cui Mosè intercedette per il suo popolo dopo la ribellione di Kades-Barnea, di portare a compimento la sua opera di redenzione (Dt 9,29).
11. È vero che è Dio che salva, ma egli si serve per le sue imprese salvifiche di strumenti umani. Neemia sente di essere lo strumento eletto per portare a compimento la redenzione d'Israele, e ha già un piano in mente, ma la realizzazione di tale piano necessita dell'assenso e del sostegno del re pagano al cui servizio egli si trova (2,5). La risposta di Dio alla sua preghiera-confessione consisterà quindi nel fargli trovare favore e compassione presso il suo potente e temibile sovrano, alla cui mensa egli serviva come coppiere e il cui nome non osa neppure menzionare. L'ufficio di coppiere, uno dei più elevati fra gli uffici di corte, consisteva nello scegliere e assaggiare il vino, per sventare un eventuale tentativo di avvelenamento, e nell'offrire quindi la coppa al re. In ragione della sua funzione, il coppiere veniva a trovarsi assai vicino al suo signore e godeva spesso dei suoi favori.
(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)