NE – Capitolo 8

LETTURA DELLA LEGGE E ORGANIZZAZIONE DELLA COMUNITÀ (8,1-13,31)

Lettura della legge 1Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. 2Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. 3Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. 4Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza, e accanto a lui stavano a destra Mattitia, Sema, Anaià, Uria, Chelkia e Maasia, e a sinistra Pedaià, Misaele, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullàm. 5Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. 6Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: “Amen, amen”, alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. 7Giosuè, Banì, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maasia, Kelità, Azaria, Iozabàd, Canan, Pelaià e i leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi. 8Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. 9Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: “Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!”. Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. 10Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”. 11I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: “Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!”. 12Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni e a esultare con grande gioia, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.

Festa delle Capanne 13Il secondo giorno i capi di casato di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti si radunarono presso lo scriba Esdra per esaminare le parole della legge. 14Trovarono scritto nella legge data dal Signore per mezzo di Mosè che gli Israeliti dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese 15e dovevano proclamare e far passare questa voce in tutte le loro città e a Gerusalemme: “Uscite verso la montagna e portate rami di ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palme e rami di alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto”. 16Allora il popolo uscì, portò l'occorrente e si fecero capanne, ciascuno sul tetto della propria casa, nei loro cortili, nei cortili di Dio, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di Èfraim. 17Così tutta la comunità di coloro che erano tornati dalla deportazione si fece capanne e dimorò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè, figlio di Nun, gli Israeliti non avevano fatto così fino a quel giorno. Vi fu gioia molto grande. 18Si lesse il libro della legge di Dio ogni giorno, dal primo giorno fino all'ultimo giorno. Fecero festa per sette giorni e all'ottavo giorno si tenne una solenne assemblea, com'è prescritto.

__________________________ Note

_8,1 La lettura pubblica del libro della legge vede la ricomparsa di Esdra, che aveva appunto il compito di far conoscere la legge. Ora al centro della comunità sta un libro. Non sappiamo se la legge in mano a Esdra sia qualche raccolta legislativa contenuta nelle tradizioni conservate dalla scuola sacerdotale o deuteronomistica, oppure, come ritengono alcuni, se si tratti già del Pentateuco attuale.

8,2 Il settimo mese aveva un importante significato religioso (Lv 23,24; Nm 29,1).

8,14 La festa delle Capanne è descritta in Lv 23,33-43 e Dt 16,13-15.

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Approfondimenti

Questo capitolo e il seguente provengono dalle Memorie di Esdra e si ricollegano a Esd 8,36. Essi appartengono a un'epoca posteriore a quella di Neemia e non è perciò possibile che i due grandi riformatori siano stati insieme nella piazza davanti alla porta delle Acque (8,9-10) o durante la cerimonia della dedicazione delle mura (12,36.38). Ma l'integrazione della narrazione di Neemia con quella di Esdra ha un senso religioso che trascende quello della successione cronologica. Essa, cioè, vuole mostrare la struttura ideale del governo del popolo di Dio, con i due poteri – quello laico rappresentato da Neemia e quello sacro rappresentato dal sacerdote e maestro Esdra – che operano concordemente alla luce della parola di Dio, che spetta comunque agli esperti, che qui sono i leviti, spiegare. Guardando più da vicino la struttura delle Memorie di Neemia, che hanno come oggetto la ricostruzione delle mura di Gerusalemme in vista della sua rinascita spirituale, i nostri tre capitoli insegnano che non c'è vera rinascita se non con l'ascolto della torah, la presa di coscienza della propria situazione spirituale, il pentimento sincero, il rinnovamento dell'alleanza con Dio su aspetti ben definiti in cui i singoli e la comunità sentono di essere stati fino a quel momento infedeli. Da notare come l'incontro della comunità con la parola di Dio descritto nel c. 8 sia modellato sul rituale e le modalità della lettura sinagogale della torah. La tradizione giudaica, anzi, ha visto proprio in questa assemblea l'epifania di Israele come popolo che ha ormai il suo punto di riferimento nel Libro, venerato, proclamato e spiegato nella liturgia sinagogale, che sarebbe nata nella stessa occasione. Come appare dall'esortazione finale aggiunta dagli scribi al libro di Malachia (3,22): «Tenete a mente le legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull'Oreb statuti e norme per tutto Israele», la lettura sinagogale della torah divenne «memoria» (zikkārôn), ossia riattualizzazione liturgica della rivelazione del Sinai. La comunità si pone alla presenza di Dio (cfr. 8,5-6) e accoglie come rivolti a sé i precetti dell'alleanza, confrontando con essi la propria vita. L'assemblea presieduta da Esdra rappresenterebbe anche gli inizi della “Grande Sinagoga” (secc. V-III a.C.)) cui fu attribuita, tra l'altro, l'organizzazione della liturgia sinagogale, la fissazione delle benedizioni e delle preghiere, l'istituzione della festa di Purim e l'inserimento di Ezechiele, Daniele, Ester e dei Dodici Profeti minori nel Canone.

1-8. Il primo giorno del settimo mese, ossia di Tishri (settembre-ottobre), festa dell'Anno Nuovo civile (cfr. Lv 23,24-25; Nm 29,1-6), «tutto il popolo si radunò come un solo uomo davanti alla piazza sulla porta delle Acque» e chiese a Esdra, che Artaserse II aveva inviato in Giudea per insegnare la legge del suo Dio (Esd 7,14.25-26), di conoscere quella legge, scritta nel libro di Mosè (v. 1). Questo libro coincide sostanzialmente con il Pentateuco, ormai definito nelle scuole di Babilonia e che da Giuda passerà anche ai Samaritani, i quali si separarono definitivamente dai Giudei nel IV secolo a. C. Esdra non lesse in quell'occasione tutto il Pentateuco, come si può dedurre dal testo che dice che egli lesse «in esso» (bô) e che la lettura durò dal mattino sino a mezzogiorno, un tempo non sufficiente per leggere l'intera raccolta (v. 3). Tanto più che la lettura fu fatta «a brani distinti», che venivano man mano tradotti e spiegati al popolo dai leviti (vv. 7-8). Esdra scelse certamente dei brani adatti alla festività che stavano celebrando e a quella prossima delle Capanne, oppure pertinenti ai problemi che agitavano in quel momento la comunità. Tra gli uditori c'erano tutti: uomini, donne e fanciulli in età di comprendere (v. 2). La legge infatti voleva che l'Ebreo fin dall'infanzia conoscesse non soltanto le parole di Dio (cfr. 2Tm 3,14-15), ma anche i riti e i loro significati (Es 12,26-27; 13,1-8.13-14; Dt 4,6; 31,12-13): la mancanza di conoscenza, aveva proclamato Osea, era stato l'inizio della distruzione di Israele (Os 4,6).

9-12. Il popolo si sentì confuso e scoppiò in pianto nel constatare quanto si era allontanato da ciò che Dio aveva prescritto nella sua legge, ma le feste devono essere vissute con gioia, perché si è davanti al Signore, suoi ospiti (cfr. Dt 12,7.12.18; 14,26; 16,11.14). E questa gioia deve esprimersi anche con un buon pranzo di carni gustose innaffiate di vino dolce, come suggerì Neemia alla folla, mentre i leviti non sapevano dire altro se non di non piangere per non sciupare la santità della festa. Con l'abituale nobiltà del suo cuore (cfr. 5,14-19) il governatore invitò anche a mandare delle porzioni a quelli che non avevano potuto preparare nulla di speciale per la festa, affinché anch'essi partecipassero alla gioia del giorno. Questa gioia, egli aggiunse, prorompente dal profondo al ricordo degli interventi salvifici del Signore, avrebbe fortificato gli animi contro scoraggiamenti e paure (v. 10): Dio era stato ed era con il suo popolo.

13. A studiare la legge si ritrovarono l'indomani intorno a Esdra non solo i sacerdoti e i leviti, ma anche i capi-famiglia, ai quali spettava diffondere all'interno dei loro clan e delle loro famiglie la conoscenza dei precetti del Signore (Dt 6,6-7).

14-16. Si era nel mese di Tishri, in cui cade, tra il 15 e il 22, la festa delle Capanne dedicata tradizionalmente al ringraziamento per i raccolti d'autunno (Dt 16,13-15). Ma esaminando il libro della legge, che Esdra opportunamente aprì alle pagine relative all'imminente festa (cfr. Es 23,16; Lv 23,33-36.39-43), l'esegeta spiegò che essa era anche commemorativa del tempo trascorso da Israele nel deserto quando uscì dall'Egitto, e che in ricordo di ciò si doveva abitare per sette giorni in capanne costruite a cielo aperto con rami di ulivo, di mirto, di palma e di altri alberi folti (Lv 23,41-43).

17-18. La festa fu celebrata secondo le modalità e lo spirito prescritti dalla legge, in una Gerusalemme restaurata in cui Dio aveva rialzato la capanna (ossia il tempio) di Davide (Am 9,11), ed ebbe una riuscita eccezionale, sintetizzata nell'espressione iperbolica: dai tempi di Giosuè non si era mai visto niente di simile! Esdra approfittò dei giorni di festa per continuare la lettura della legge, come era prescritto in Dt 31,10-13 per la festa delle Capanne che cade in un anno sabbatico. E il seme della parola cadde in un terreno ormai ben preparato a riceverlo, farlo attecchire, germogliare, portare frutto.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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