📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

GESÙ ISTRUISCE I DISCEPOLI E POLEMIZZA CON I CAPI – Matrimonio e celibato 1Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 2Molta gente lo seguì e là egli li guarì. 3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». 8Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. 9Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». 10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». 13Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 15E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Il giovane ricco 16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

La sequela dei discepoli 23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 25A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». 26Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». 27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

30Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Matrimonio e celibato Matteo collega la diatriba sul matrimonio e di conseguenza l'insegnamento sulla sua indissolubilità alla sentenza sugli eunuchi per il regno dei cieli, creando così una pagina di catechesi comunitaria sui due stati di vita per i credenti: il matrimonio e il celibato. Tutti e due hanno un ruolo di grande importanza per l'edificazione della comunità. La radicalità evangelica è richiesta sia agli sposati nell'amore fedele e indissolubile, segno di quello di Dio per il suo popolo, sia ai celibi nell'impegno indiviso e integrale per il regno.

Il giovane ricco e la sequela dei discepoli Mediante l'incontro con il giovane ricco che vuole sapere da Gesù in che modo si possa ereditare la vita eterna, viene messo in luce come la sequela non sta solo nell'osservanza dei comandamenti, ma è innanzitutto disponibilità ad indirizzare totalmente la propria vita in rapporto a lui. Perciò la ricchezza, che rende autosuf­ficienti, costituisce un impedimento alla sequela. Questo ostacolo può essere supe­rato soltanto mediante l'azione salvifica di Dio che chiama e rende capaci di entrare a far parte del gruppo dei discepoli. Ad essi, che hanno relativizzato tutto ciò che normalmente fa parte dell'esistenza umana – proprietà, beni, relazioni familiari –, viene promessa la pienezza della vita che ha inizio già ora vivendo nella chiamata, un'esperienza che dà totalmente senso all'esistenza.


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IL DISCORSO ECCLESIALE – il bambino, il più grande nel regno dei cieli 1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! 8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco. 10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [11Il Figlio dell'uomo è infatti venuto a salvare ciò che era perduto.] 12Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

La correzione fraterna 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parabola del re buono e del servo spietato 21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. 31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

IL DISCORSO ECCLESIALE – il bambino, il più grande nel regno dei cieli Il «discorso ecclesiale» ha inizio con una domanda posta dai discepoli a Gesù: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?» (v. 1 ). Egli comincia a parlare solo dopo aver compiuto un'azione simbolica ponendo al centro un «bambino» (v. 2). Questo gesto determinerà da un punto di vista tematico tutta la sezione. Il più grande nel regno viene così identificato da Gesù in colui che sa umiliarsi e farsi piccolo. I discepoli sono chiamati a vivere questo statuto che diventa crite­rio di appartenenza alla comunità credente, iniziale manifestazione del regno. Il bambino non è solo un modello spirituale, ma è anche simbolo della fragilità del credente, che può sempre essere soggetto alla crisi e all'infedeltà. Lo stile di atten­zione nei confronti dei poveri in difficoltà ha come fondamento teologico la stessa volontà del Padre. Manifestata da Gesù e resa possibile dalla sequela dei discepoli, essa viene vissuta dai credenti proprio attraverso gesti di particolare attenzione nei confronti dei derelitti e degli indifesi, i quali vivono la loro esperienza di fede senza sicurezze o garanzie.

La correzione fraterna Matteo presenta una regola pastorale per la correzione fraterna all'interno della chiesa, i cui membri non possono essere conniventi con il peccato. La salvezza infatti non è intesa in senso individualistico, ma ecclesiale. I credenti, in quanto fratelli, sono corresponsabili gli uni degli altri e chiamati a correggersi a vicenda, praticando il dialogo fino alle sue estreme conseguenze. Lo scopo della correzione fraterna con una prassi progressiva non è di giudicare il peccatore, ma di ricercare a tutti i costi la sua salvezza. L'amore che salva non è quello che perdona, lasciando il fratello così com'è, bensì quello che tende a migliorarlo. L'efficacia però di questa strategia pastorale non è basata soltanto sul suo metodo, ma sulla preghiera rivolta al Padre e sulla presenza salvifica di Gesù nella sua chiesa.

Parabola del re buono e del servo spietato L'esperienza della comune paternità di Dio, rivelata nella missione di Gesù che accoglie i peccatori, eliminando le barriere ipocrite create nell'ambiente giudaico, fonda nella comunità credente un'esperienza di fraternità che si verifica nei rappor­ti di misericordia e di accoglienza reciproca. Il perdono iniziale di Dio deve pro­trarsi e dilatarsi nell'esperienza umana ed ecclesiale. Senza la capacità di riprodurre questa logica di misericordia nel rapporto interecclesiale ci si chiude all'esperienza del perdono definitivo ed escatologico di Dio. La misericordia tra fratelli diventa così il momento di verifica della loro esperienza di fede che ha fatto scoprire in modo autentico la paternità di Dio.


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La trasfigurazione di Gesù 1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». 13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

La guarigione di un epilettico 14Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. 16L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 17E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». 18Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. 19Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 20Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». [21 Questa razza di demoni non si caccia se non con la preghiera e il digiuno]

Gesù annuncia nuovamente il suo destino 22Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.

Gesù e la tassa del tempio 24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». 26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La trasfigurazione di Gesù Il racconto che comunemente viene chiamato “trasfigurazione”, è in realtà un'esperienza molto più complessa che inizia con una trasformazione luminosa di Gesù, ma culmina nella voce celeste che lo dichiara il Figlio prediletto. Esso ha due funzioni: da una parte abilitarlo nel suo ruolo salvifico, dall'altra individuare la sua sorte futura. La sua parola acquista d'ora in poi una valenza unica per la comunità dei discepoli, portando a compimento le esperienze precedenti della legge e dei profeti. Gesù è sì rifiutato dal suo popolo, avendo anche di fronte un destino di morte, ma confermato nel suo statuto messianico di tipo filiale.

La guarigione di un epilettico Mt racconta un altro miracolo per mettere in rilievo la dinamica della fede senza la quale nessun fenomeno, sia pure eclatante e straordinario può essere compreso all'interno della comunità credente (cf. Mt 7, 21-28). I discepoli infatti vengono abilitati a compiere i gesti potenti per venire in soccorso a coloro che si trovano nel bisogno solo se, mediante la fede, sono associati allo statuto del loro Signore.

Gesù annuncia nuovamente il suo destino Come al primo annuncio di passione, morte e risurrezione, Pietro reagisce rim­proverando Gesù (Mt 16, 22-23), così adesso i discepoli si rattristano. Questo du­ pliceatteggiamento denota il loro rifiuto di credere in un messia crocifisso.

Gesù e la tassa del tempio La comunità cristiana viene sollecitata da Gesù a vivere uno statuto di libertà nei confronti delle istituzioni terrene e soprattutto del tempio, senza però esimersi dagli obblighi derivanti dalla situazione storica. Questo imperativo che sembra contraddi­re la precedente affermazione liberale, in realtà ha l'intento di evitare lo scandalo, in tal modo la libertà ha come verifica l'attenzione verso i più deboli nella fede.


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Gesù e i discepoli a confronto con i farisei e i sadducei 1I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; 3e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.

La professione di fede di Pietro e l'incarico affidatogli da Gesù 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione 21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».


Approfondimenti

Farisei e Sadducei Sono due movimenti di ispirazione molto diversa che, in Matteo sono presentati uniti nell'opposizione a Gesù, indicando così come l'intero mondo giudaico nelle sue diverse espressioni è concorde nel porsi contro il messia. Ai tempi di Gesù, i farisei erano apprezzati dalla maggioranza del popolo anche se il loro nome significa “separati”: erano Giudei osservanti, attribuivano la massima importanza a tutto quanto fosse collegato alla osservanza delle leggi di purezza rituale anche fuori del Tempio. Le norme per la purificazione, stabilite per il culto, diventarono per loro la regola di un ideale di vita anche per l’attività quotidiana, che veniva così ritualizzata e sacralizzata. Insieme alla Legge scritta (Torah o Pentateuco), raccoglievano e conservavano tutta una serie di tradizioni e di modi su come compiere le prescrizioni della Legge. Raccolte che acquistarono sempre più importanza fino ad essere accolte come una “Torah” orale, attribuita anche essa a Dio. Secondo le loro convinzioni, questa Torah orale fu donata insieme alla Torah scritta da Mosè sul Sinai, e pertanto entrambe avevano identica forza vincolante. I sadducei, da parte loro, formavano un’oligarchia: erano persone dell’alta società, membri delle famiglie sacerdotali, colti, ricchi e aristocratici. Da loro provenivano, fin dall’inizio della occupazione romana, i sommi sacerdoti che, in quel frangente, erano i rappresentanti degli Ebrei davanti al potere imperiale. Interpretavano in modo molto sobrio la Torah, che per loro si limitava al solo Pentateuco, senza cadere nella casistica tipica dei farisei e non dando valore alle tradizioni che questi avevano raccolto nella “Torah orale”. A differenza dei farisei, non credevano nella sopravvivenza dopo la morte, né condividevano le loro speranze escatologiche. Non godevano della popolarità dei farisei, ma detenevano il potere religioso e politico, ragion per cui erano molto influenti. Al tempo di Gesù dominavano ancora il sinedrio, ma dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. non si sentì più parlare di loro.

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Gesù e i discepoli a confronto con i farisei e i sadducei Per capire a fondo l'identità di Gesù, i discepoli, e la Chiesa in seguito, non devono lasciarsi influenzare da modelli messianici fuorvianti. L'unico criterio per l'intelligenza della sua missione sono la sua morte e risurrezione. La fede piena così non ha bisogno di prove incontrovertibili sulla sua messianicità, bensì si fonda sulla fiducia incondizionata in lui. Infatti l'unico modo per poter giungere ad un'adesio­ne matura è comprendere a fondo il significato dei gesti di Gesù. I suoi discepoli sono chiamati a crescere nella fede, a vincere le paure e le preoccupazioni per i bi­sogni materiali, anche se necessari, abbandonandosi completamente alla sua azione liberatoria e salvante.

La professione di fede di Pietro e l'incarico affidatogli da Gesù L'episodio rappresenta uno dei vertici dell'esperienza di fede dei discepoli alla scoperta di Gesù. Egli viene riconosciuto dal suo gruppo non soltanto come uno tra i tanti profeti inviati a Israele, ma come il messia, il Figlio mandato dal Padre. La comprensione della vera identità di Gesù da parte di Pietro è il vero motivo per cui il discepolo riceve l'incarico di guidare la comunità credente. L'apostolo ha un compito in ordine all'interpretazione della volontà di Dio che, se attuata, conduce al suo regno. Nella prospettiva del primo vangelo il ruolo di Pietro, in forme e modi storicamente variabili, deve continuare, dal momento che la Chiesa ha la missione di interpretare la volontà di Dio al fine di condurre i credenti al regno dei cieli.

Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione La rivelazione di Gesù come «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» non è completa senza l'annuncio del suo futuro doloroso di passione, morte e risurrezione. Ad esso Pietro si oppone, ma Gesù invita i discepoli a mettersi sulla sua stessa lunghezza d'onda. Il destino messianico infatti delinea anche le condizioni della loro sequela, che sta sotto il segno della croce. Ciononostante l'associazione a Gesù, il messia perseguitato, è punto di partenza per la condivisione della sua sorte gloriosa.


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Gesù e la tradizione 1In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 5Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. 7Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: 8Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 9Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini». 10Poi, riunita la folla, disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! 11Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». 12Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». 13Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. 14Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? 17Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? 18Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l’uomo. 19Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. 20Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo».

La fede della donna cananea 21Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27«È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

La seconda moltiplicazione dei pani 29Gesù si allontanò di là, giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. 30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele. 32Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». 33E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Gesù e la tradizione Le questioni sollevate in questa disputa risultano centrali nell'esperienza di fede: con quale criterio si deve interpretare la volontà di Dio? E che valore dare alle norme, non solo a quelle della tradizione giudaica relative alla purità rituale, ma anche più in generale a quelle che sono frutto di convenzioni sociali? Matteo presenta l'inter­pretazione autorevole di Gesù: per discernere la volontà di Dio il primato spetta alla sua parola. Gesù invita i discepoli al passaggio da un'etica delle cose a un'etica dei rapporti.

La fede della donna cananea L'incontro della cananea con Gesù, sebbene sia un racconto di miracolo, diven­ta nel primo vangelo un episodio che mette in risalto la fede dei pagani. Il testo as­sume un'importanza fondamentale all'interno dell'asse che Matteo crea tra il mes­sia, inviato esclusivamente a Israele, e la missione ecclesiale aperta a tutti i popoli. La stessa identità pagana e il medesimo elogio della fede accomunano il racconto della cananea a quello del centurione (Mt 8, 5-13). Si tratta di due brani che nel Vangelo di Matteo hanno la funzione di legittimare l'adesione dei gentili alla parola del vangelo. I due personaggi diventano modelli che illuminano l'attività missiona­ria intrapresa dalla comunità di Matteo, senza dimenticare la promessa salvifica di Dio fatta al popolo d'Israele. L'autore costruisce il personaggio Gesù come messia legato a Israele, per rispondere alle esigenze di una comunità in parte di origine giudaica, mostrando così come egli si apra mediante alcuni incontri all'universalità.

La seconda moltiplicazione dei pani Questo raccontoo presenta Gesù quale messia misericordioso che viene in soccorso del suo popolo, lo libera dalle infermità e gli dà la possibilità di sfamarsi, pregustando il banchetto messianico. Su questa linea si inserisce l'opera dei discepoli che, responsabilizzati da Gesù, si fanno carico della sua stessa preoc­cupazione distribuendo il pane e rendendo così possibile la convivialità, segno di comunione.


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La morte di Giovanni il Battista 1In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. 2Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!». 3Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. 4Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». 5Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta. 6Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode 7che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. 8Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 9Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data 10e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. 11La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre. 12I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

La prima moltiplicazione dei pani 13Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. 15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Gesù va in contro ai discepoli camminando sulle acque 22Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». 34Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. 35E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati 36e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La morte di Giovanni il Battista Il racconto, che completa il ritratto spirituale di Giovanni, il profeta persegui­tato, ha nel primo vangelo anche la funzione di prefigurare il destino di Gesù, il messia crocifisso. Il potere dei capi che guidano la Palestina viene presentato nelle forme più deleterie di corruzione e di banalità. L'esercizio capriccioso dell'autorità non si fa scrupolo della morte dell'innocente.

La prima moltiplicazione dei pani Nel comporre il testo Matteo crea differenti livelli di significato; oltre a modella­re la figura di Gesù su quella del profeta escatologico, atteso dal popolo di Israele, mette in evidenza come la moltiplicazione rientri nella logica della “commensalità” che Gesù ha spesso vissuto nel suo ministero e ha evidenziato con il gesto dell'ultima cena. Il dono del pane nel deserto inaugura il tempo nuovo della convi­vialità e condivisione, prefigurazione di quelle future. In questo clima si inserisce il gruppo dei discepoli, il quale svolge un ruolo di mediazione, compito essenziale perché il dono di Gesù possa raggiungere tutti.

Gesù va in contro ai discepoli camminando sulle acque Gesù, Signore della natura e della storia, libera dal male e dalla morte paure che attanagliano e bloccano l'uomo. Fattore necessario per poter superare questa angoscia è il raggiungimento di una fede adulta la quale conduce ad una visione fiduciosa della vicenda umana che, sia pure conflittuale e violenta, viene portata a compimento da Dio.


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Introduzione al discorso in parabole 1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 3Egli parlò loro di molte cose con parabole.

La parabola del seminatore E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».

Perché Gesù parla in parabole 10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. **15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! 16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

La spiegazione della parabola del seminatore 18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

La parabola della zizzania 24Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. 28Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. 29“No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

La parabola del granello di senape 31Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

La parabola del lievito 33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Gesù parla in parabole 34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

La spiegazione della parabola della zizzania 36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!

Le parabole del tesoro, della perla preziosa e della rete 44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Conclusione del discorso in parabole 51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 53Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Gesù profeta rifiutato nella sua patria 54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.


Approfondimenti

(cf Giulio Michelini MATTEO Introduzione, traduzione e commento © EDIZIONI SAN PAOLO s.r.l., 2013)

Il discorso in parabole Il capitolo 13 contiene il terzo lungo discorso di Gesù in Matteo, quello centrale del vangelo. Incorniciato da un solenne incipit (cfr. l3,l-3a) e da una conclusione che per molti esperti rivelerebbe l'autoritratto di Matteo (cfr. 13,51-52), riporta sette parabole (il seminatore, l3,3b-9; la zizzania, 13,24-30; il granello di senape, 13,31-32; il lievito, 13,33; il tesoro, 13,44; la perla preziosa, 13,45-46; la rete, 13,47-50), che diventano otto, se si considera anche il detto sull'uomo-padrone di casa del v. 52; inoltre offre anche una introduzione al genere parabolico (13,10- 17.34-35) e i commenti a due delle parabole raccontate, quelle del seminatore (13,18-23) e della zizzania (13,36-43). La sezione si conclude al modo consueto con cui vengono chiusi i discorsi di Gesù in Matteo, con la formula «Quando Gesù terminò (queste parabole)...» (v. 53). Da questo capitolo comprendiamo che non è sufficiente «ascoltare» i racconti delle parabole, ma occorre «comprendere» il loro significato, per poter poi fare e agire per portare frutto.

Per quanto riguarda il ruolo del capitolo 13 nel racconto di Matteo, esso rappresenta una svolta nel vangelo, che porta Gesù – anche a ragione dell'avversione degli oppositori – a terminare la sua predicazione al popolo per concentrarsi invece sulla comunità dei suoi discepoli: sarebbe, a guardar bene, la situazione speculare della comunità dell'evangelista, che è entrata in contrasto col giudaismo (o una sua parte) ed è ormai costretta a difendersi come Chiesa che custodisce il seme della Parola e il messaggio del Regno portato da Gesù. Al modo in cui Gesù usa le parabole per illustrare la situazione della sua missione, la comunità di Matteo risponderebbe ai problemi interni (vedi su questi il c. 18 di Matteo) ed esterni (il rapporto col giudaismo normativo di alcuni farisei) con un'attualizzazione delle parabole di Gesù.

Nel primo vangelo le parabole non sono raccolte solo in questo capitolo 13: c'è una parabola che chiude il discorso del monte (cf 7,24-27) altri due nuclei si trovano nelle raccolte di 21,28-22,14 e di 24,42-25,30; è qui però che Matteo permette al lettore di riflettere sul genere parabolico. Infatti, la storia del seminatore e la sua spiegazione sono collegate da una «parentesi», in forma di dialogo con i discepoli, sulla parabola in sé, e sull'uso particolare che ne fa Gesù. La prima risposta alla parabola del seminatore, a guardar bene, il primo frutto del seme gettato, è che i discepoli si facciano delle domande: perché Gesù parla in parabole? Diversamente da quanto si poteva pensare fino a qualche tempo fa, definendo il linguaggio parabolico come ingenuo, magari destinato a folle di contadini non istruiti, gli studi recenti sulla parabola ne hanno sottolineato l'elevato grado di elaborazione, la sua complessità e la sua specificità comunicativa. Interi lavori sono stati dedicati, in particolare, alla comprensione di come la parabola, vero e proprio «racconto nel racconto», funzioni, permettendo il coinvolgimento dell'ascoltatore/lettore e il passaggio dalla storia fittizia lì narrata alla sua vita e alla sua esperienza, che viene così rimessa in gioco attraverso un meccanismo di immedesimazione. Presente nella Bibbia ebraica nella forma del miisiil (di varia lunghezza, dal semplice proverbio alla parabola di Natan in 2Sam 12, 1-4), nel giudaismo antico in quella del midrash, Gesù l'utilizza, secondo Matteo, soprattutto per gli «altri» (cf «loro»: 13,13.34), alludendo probabilmente a coloro che non sono i discepoli più vicini (vedi commento a 4,24). Al v. 11 Gesù, infatti, dice ai discepoli che è stato dato loro di sapere quali siano i misteri del Regno: rispetto a Mc 4,11, Matteo sottolinea il primato della rivelazione data dal Figlio, e continua il discorso che aveva sospeso al capitolo 11, quando Gesù ringraziava il Padre che aveva deciso di rivelare «queste cose» non ai sapienti, ma ai piccoli, ovvero ai discepoli stessi di Gesù.

Gesù profeta rifiutato nella sua patria La triplice tradizione sinottica riporta concordemente l'episodio della visita di Gesù al suo paese, dove egli viene rifiutato dalla sua gente. Gesù è il profeta rifiutato non soltanto dai capi del popolo, ma anche dalla sua gente. La logica dell'incarnazione scandalizza. Infatti la sua identità storica di figlio del carpentiere e di Maria, costituisce un intralcio per il riconoscimento del suo statuto messianico che invece si può dedurre dall'autorità delle sue parole e dei suoi gesti salvifici.


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Le spighe raccolte di sabato 1In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. 2Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 3Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. 5O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? 6Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. 7Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa. 8Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Guarigione di un uomo dalla mano paralizzata in giorno di sabato 9Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga; 10ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». 11Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? 12Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». 13E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. 14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Gesù il servo del Signore 15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 18Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. 19Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. 20Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; 21nel suo nome spereranno le nazioni.

Guarigione di un indemoniato e disputa con i farisei 22In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. 23Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». 24Ma i farisei, udendo questo, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni». 25Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso in se stesso cade in rovina e nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi. 26Ora, se Satana scaccia Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? 27E se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 28Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. 29Come può uno entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega? Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 30Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. 31Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. 32A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro. 33Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. 34Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. 35L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. 36Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; 37infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

Il segno di Giona 38Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 39Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. 40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! 42Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!

Il pericolo della “ricaduta” 43Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. 44Allora dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. 45Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione malvagia».

La vera famiglia di Gesù 46Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Le spighe raccolte di sabato Contro un'esperienza religiosa fatta di pratiche e di legalismo, Gesù propone uno stile di libertà che rende possibile l'agire misericordioso e amorevole nei con­ fronti di chi si trova nel bisogno.

Guarigione di un uomo dalla mano paralizzata in giorno di sabato L'azione liberante del Messia, attento ai bisogni dei poveri e dei disgraziati, sen­za tener conto della tradizione del sistema religioso giudaico, crea tuttavia ostilità. I capi d'ora in poi cercheranno di annientare con violenza Gesù che manifesta la forza salvifica e liberante di Dio.

Gesù il servo del Signore Facendo ricorso ad un testo della tradizione biblica, Mt descrive il mandato di Gesù come realizzazione della speranza anticotestamentaria in contrap­posizione alle contestazioni dei responsabili giudaici. Il suo pro­getto messianico può essere compreso soltanto attraverso la figura del servo che, nel suo rapporto intimo con Dio, è abilitato ad un ministero universale, rivolgendosi particolarmente ai poveri e agli esclusi, ma si ritira di fronte alle macchinazioni degli avversari.

Guarigione di un indemoniato e disputa con i farisei La denuncia dei farisei contro Gesù sull'origine demoniaca del suo ministero diventa l'occasione per una sua lunga difesa, in cui egli mette in relazione gli esorci­smi da lui compiuti con la sua identità messianica. I farisei nella loro deformazione religiosa non sanno più riconoscere la presenza del regno che si manifesta ora in Gesù, abilitato dallo Spirito per la liberazione dalle forze del male.

Il segno di Giona La richiesta di un segno da parte dei capi giudaici da un lato mette in rilievo la loro incredulità, dall'altro preannuncia l'apertura dei pagani alla fede. L'unico vero segno che contraddistinguerà la missione di Gesù sarà la sua morte e risurrezione. Egli vive il suo ministero nella fedeltà a Dio e agli uomini e nella libertà di dare la vita: questi sono i presupposti dell'azione potente di Dio che lo risuscita. In questa controversia, alla conclusione del contrasto con i suoi contemporanei, Gesù an­nuncia in maniera velata il suo destino di morte, segno evidente del rifiuto dei capi.

Il pericolo della “ricaduta” Il progetto di liberazione messianica è in pericolo in quanto, rifiutando Gesù, i giudei possono essere nuovamente aggrediti dalle forze del male e ricadere in una condizione peggiore della precedente con irreversibili conseguenze. Non è suffi­ciente cacciare i demoni come fanno i discepoli dei farisei (Mt 12, 27), ma si deve accogliere l'azione liberante di Dio manifestatasi nel Messia.

La vera famiglia di Gesù Gesù in questo episodio intensifica la relazione con i suoi discepoli che sono chiamati a vivere un legame profondo e stretto con lui, interpretabile attraverso le categorie familiari di «fratello», «sorella» e «madre». La ragione di questo rappor­to consolidato sta nel fatto che essi, mettendosi al suo seguito, hanno compiuto e continuano a compiere il volere del Padre. Ma questo rapporto non è esclusivo; tutti coloro che lungo la storia lo attueranno entreranno a far parte del gruppo di discepoli di Gesù.


I primi dodici capitoli in sintesi

(don Davide Bertocchi)

Matteo ha iniziato ad annunciare Gesù come il Messia atteso da Israele (Mt 1,1-4,16), poi il suo racconto presenta le opere e i discorsi del Messia (Mt 4,17-16,20). L'evangelista alterna discorsi e narrazioni: in particolare, la sezione di Mt 5,1-7,27 contiene il cosiddetto “discorso della montagna”, il primo dei cinque discorsi presenti nel Vangelo; da 8,1 a 9,34 sono raccontate le opere del Messia (dieci miracoli e altri insegnamenti), fino ad allargare la sua missione ai Dodici (il discorso missionario Mt 9,35-10,42); infine, un’altra parte narrativa presenta una crescente opposizione a Gesù e ai suoi discepoli (Mt 11,2-12,50) che addirittura pare raccogliere anche l’incomprensione dei parenti di Gesù (cfr. Mt 12,46-50), dopo quella del Battista (cfr. Mt 11,2-3). Infatti, queste pagine segnalano un passaggio cruciale nella narrazione di tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), pur con sfumature e sottolineature diverse: quando nella guarigione di un paralitico Gesù, per la prima volta, fa precedere il perdono dei peccati al miracolo di guarigione (cfr. Mt 9,1-8), cominciano le proteste e le opposizioni da parte degli scribi e dei farisei. Non è un caso che subito dopo Gesù chiami tra i suoi discepoli un pubblicano e sieda a tavola con i peccatori (cfr. Mt 9,9-13; Mc 2,13-17; Lc 5,27-32). Quando il Messia inaugura il suo ministero di misericordia, rispondendo in modo diverso alle attese “più urgenti” del popolo (ad esempio, la guarigione da una malattia), piuttosto che un “rimandabile” perdono dei peccati, inizia una crescente resistenza che porta al rifiuto di Gesù da parte di “quella generazione” (cfr. Mt 11,16-17).


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Conclusione del discorso missionario 1Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Gesù e Giovanni il Battista 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti! 16A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: 17“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. 18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. 19È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Gesù rimprovera le città di Corazìn, Betsàida e Cafàrnao 20Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 21«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 22Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 23E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 24Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Inno di lode e rivelazione del Padre e del Figlio 25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Conclusione del discorso missionario In Mt non si descrive l'esecuzione dell'invio da parte dei missionari, né tanto meno il risultato da loro raggiunto (Mc 6, 12.13.30; Lc 9, 6. 10), ma in forma di inclusione si racconta la continuazione dell'attività di Gesù che insegna e annuncia nelle loro città (cf. Mt 9, 35). In altre parole la sua azione esemplare sta all'inizio e alla fine dell'azione missionaria dei discepoli.

Gesù e Giovanni il Battista La missione di Gesù non si conforma alle attese messianiche in voga a quel tempo, ma si realizza nel soccorso verso i poveri e i derelitti. La crisi del Battista serve a chiarire da una parte il progetto di Gesù e dall'altra il ruolo e il compito dei due inviati: Giovanni è il precursore, Gesù il messia. Sebbene i due protagonisti siano molto diversi non solo nel ruolo, ma anche nello stile con cui portano avanti la loro missione, i capi giudei reagiscono sempre rifiutando l'azione di Dio che si manifesta in loro.

Gesù rimprovera le città di Corazìn, Betsàida e Cafàrnao I gesti potenti compiuti da Gesù, segno della sua identità, non vengono ricono­sciuti dal popolo di Israele che attendeva il messia. Le città in cui Gesù ha esercitato la sua attività, invece di convertirsi, lo rifiutano. Per la prima volta nel vangelo egli si mette in opposizione con l'ambiente circostante, condannandone l'incredulità. La sua invettiva segna così l'inizio di un conflitto che, in crescendo, lo condurrà alla morte.

Inno di lode e rivelazione del Padre e del Figlio I destinatari della rivelazione di Dio come Padre e Figlio non sono i capi, i detentori del potere e dell'interpretazione della legge, ma i piccoli, gli affaticati e gli oppressi, i quali vengono ora invitati da Gesù a mettersi al suo seguito. Essi, in quanto poveri e disillusi da ogni forma di liberazione umana, ormai attendono soltanto quella divina.


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Chiamata e istruzione dei dodici apostoli 1Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 2I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; 3Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; 4Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. 5Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, 10né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. 11In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. 12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. 14Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. 15In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.

La missione nella persecuzione 16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: 20infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 21Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. 22Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 23Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo. 24Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; 25è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!

Coraggio e libertà nella persecuzione 26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. 34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. 37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Chiamata e istruzione dei dodici apostoli La chiamata dei discepoli non si esaurisce nella comunione di vita con Gesù, ma si qualifica con il mandato missionario. Il numero dodici rimanda alla missione ter­rena del messia inviato a restaurare Israele, composto dalle dodici tribù. Coloro che appartengono a questo gruppo sono molto diversi per ceto sociale, credo politico e visione religiosa. Ciò che li unisce è soltanto e unicamente la loro comune adesione a Gesù. A partire da questo legame essi sono chiamati non solo a vivere con il ma­estro, ma a dare l'annuncio della salvezza. Essi hanno il compito di annunciare il regno e di compiere azioni solidali nei confronti dei poveri e degli infermi. Questi due aspetti vanno di pari passo: è impossibile annunciare il vangelo senza che esso non si traduca in gesti concreti e storici di liberazione umana. La missione non è basata su tecniche raffinate o metodi sofisticati, ma sullo stile di gratuità dei missionari, a garanzia della verità dell'annuncio che non può essere mercificato diventando occasione e fonte di guadagno. Ai missionari è richiesta la disponibilità e la generosità di accogliere la parola e la testimonianza di Gesù, non una vita ascetica, spiritualistica, o idealizzata!

La missione nella persecuzione La particolare attenzione alla situazione di persecuzione all'interno del discorso missionario, non presente nei testi paralleli di Marco e Luca, è un indizio di come la chiesa di Matteo stia vivendo una situazione di conflittualità. La libertà richiesta ai missionari non ha alcuna restrizione di sorta, nemmeno nei confronti delle relazioni più intime e del dono della propria vita, ma è tutta in funzione della testimonianza del vangelo. Gesù non promette loro successo, né tanto meno prestigio, al contrario prospetta un destino di sofferenza e persecuzione. Queste situazioni di contrasto saranno provocate addirittura dai familiari. L'invito è a non preoccuparsi di fronte alle aggressioni, ma ad attendere ed avere fiducia nell'azione di Dio. Il discepolo è così chiamato a percorrere la strada della testimonianza nella sofferenza, prenden­do come modello Gesù, il crocifisso risorto.

Coraggio e libertà nella persecuzione La chiamata alla missione ha come condizione primaria la libertà nei confronti della propria vita e dei propri interessi. Questo stile si fonda sull'azione miseri­cordiosa e longanime di Dio che ha cura di tutte le sue creature. L'unica paura concessa al missionario è quella di non riuscire a rendere testimonianza e quindi di perdere la relazione con Dio. L'annuncio del vangelo non esenta dalla conflittualità e dai drammi, ma al contrario crea fratture e tensioni profonde che il discepolo deve saper affrontare con maturità e coraggio.


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