📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Il perdono dei peccati e la guarigione di un paralitico 1Salito su una barca, passò all’altra riva e giunse nella sua città. 2Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». 3Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». 4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? 6Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». 7Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

La chiamata di un Matteo e il pranzo con i pubblicani 9Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 10Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

La controversia sul digiuno 14Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. 16Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. 17Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

La guarigione dell'emorroissa e la figlia del capo riportata in vita 18Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». 19Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. 20Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». 22Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata. 23Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù 24disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. 25Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

La guarigione di due ciechi 27Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 28Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

La guarigione di un muto indemoniato 32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. 33E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

Inizio del secondo discorso di Gesù: i presupposti della missione 35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


Approfondimenti

L'incontro con Gesù non conduce soltanto alla guarigione fisica, ma anche al ripristino del rapporto con Dio interrotto a causa del peccato. Le folle rimangono meravigliate perché “un tale potere” (quello di rimettere i peccati) è stato dato agli uomini! Anche oggi l'autorevolezza di Gesù nella remissione dei peccati continua ad essere esercitata nella comunità ecclesiale.

Il primo conflitto tra Gesù e i farisei evidenzia come una fede fatta di precetti e di norme suscita certamente sicurezza in colui che la osserva, ma risulta deviante. Egli afferma che l'esperienza matura della fede si gioca nei rapporti umani, soprat­tutto con l'attenzione e l'accoglienza nei confronti di chi per motivi religiosi, etici o sociali ne viene estromesso.

Gesù poi risponde ai discepoli di Giovanni, che si accomunano ai farisei. I discepoli di Giovanni partono dal presupposto che Gesù debba dire e fare solo ciò che è compatibile con la loro tradizione. Invece Gesù rivendica di essere portatore di novità, che non può essere rinchiuso nei vecchi schemi mentali, religiosi e sociali.

Segue il racconto di tre miracoli attraverso i quali viene sottolineato il tema della fede. Non è la fede dell'uomo che lo guarisce, ma la potenza di Dio, di cui la fede ne è condizione. È la parola di Gesù rivolta al malato che lo guarisce: la fede del malato è la condizione perché Dio possa operare, lo “spazio” necessario perché Lui possa agire. Ma insieme all'assenso di chi ha fede, c'è anche il dissenso dei farisei!

Negli ultimi versetti di questo capitolo, che introducono il secondo discorso di Gesù, vengono indi­cati tutti gli aspetti necessari e gli elementi più salienti affinché possa aver luogo la missione. Essa sta sotto l'iniziativa di Dio. La presa di coscienza di Gesù coinvolge anche i suoi discepoli che, tramite la preghiera, si rendono disponibili ai bisogni di un popolo disgregato e disorientato.


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La purificazione di un lebbroso 1Scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

La guarigione del servo del centurione 5Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». 10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! 11Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

La guarigione della suocera di Pietro e altre guarigioni 14Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. 15Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. 16Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie.

Le esigenze della sequela di Gesù 18Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. 19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». 20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 21E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 22Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

La tempesta sedata 23Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. 25Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». 26Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. 27Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

La guarigione degli indemoniati in terra straniera 28Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. 29Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». 30A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; 31e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». 32Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. 33I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. 34Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.


Approfondimenti

Mt 8 inizia con un “versetto di raccordo” legato agli ultimi due versetti del capitolo precedente (Mt 7,28-29: sono anch'essi “versetti di raccordo”). Vi è un'importante sottolineatura sull'«autorità» con cui Gesù insegna. Questa conduce le folle allo stupore e a seguire Gesù.

Ciò che accomuna i primi tre “miracoli” di Gesù è il fatto che si tratta della reintegrazione di esclusi: chi viene soccorso da Gesù è escluso dalla piena partecipazione di Israele (il lebbroso è escluso come impuro, il figlio del centurione come pagano, la suocera di Pietro come donna). Il Messia Gesù ricostruisce le relazioni interrotte, così come dà ai corpi prigionieri della malattia la possibilità di tornare in relazione con gli altri.

La tempesta sedata I discepoli non sopportano l'apparente silenzio di Dio: hanno poca fede! Ma poi i discepoli si stupiscono di fronte all'agire di Gesù... nell'Antico Testamento era una prerogativa di Jahvé quella di dominare sulla tempesta e sulla furia del mare. Quindi i discepoli si domandano come possa la potenza della divinità essere presente e operante in un uomo che sta con loro.

La guarigione degli indemoniati in terra straniera L'incontro tra Gesù e gli indemoniati è in realtà uno scontro tra uno scontro tra la forza di Dio le forze del male che hanno catturato quegli uomini. Le forze del male manifestano la loro estraneità a Gesù, che però riconoscono come Figlio di Dio che ha il potere di tormentarli. Gesù, dunque, elimina le forze del male che di fronte a lui risultano impotenti. Attraverso l'esorcismo conclusosi con la distruzio­ne dei porci, Gesù libera gli uomini dalla potenza demoniaca e dalla segregazione so­ciale... ma fa traballare gli interessi economici che sono ritenuti più importanti della salvezza di due uomini. Per questa ragione egli resta incompreso e viene rifiutato.


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Non giudicate 1Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. 6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

La preghiera insistente 7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!

La “regola d'oro” 12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

Come riconoscere i discepoli autentici 13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! 15Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete. 21Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. 23Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». 28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Non giudicate Il giudizio crea rapporti diseguali e conflittuali e innesca un processo di violen­za. L'invito a non giudicare viene basato sia sulla coscienza che ognuno deve avere dei propri limiti e dei propri difetti sia sulla logica di Dio che si comporta con ciascuno in modo proporzionale al suo comportamento nei confronti del proprio fratello.

La preghiera insistente e la “regola d'oro” La scoperta di Dio come Padre suscita una visione serena nei confronti del mondo e dei suoi problemi. Dio infatti non solo ha creato l'universo, ma continua a sostenerlo con la sua azione misericordiosa. Non è da escludere che in Mt la collocazione della «regola d'oro» per concludere l'esortazione alla preghiera abbia lo scopo di indicare che ogni discepolo deve farsi carico delle necessità del suo simile. La comunità credente, consapevole delle urgenze e dei bisogni umani, non si ripiega su se stessa, ma si fa strumento nelle mani del Padre per venire in soccorso di chi si trova nella situazione del bisogno.

Come riconoscere i discepoli autentici Alla conclusione del “discorso della montagna” – il più importante dei cinque discorsi presenti in Mt, per chi vuole vivere il Vangelo – Gesù invita i suoi uditori a prendere posizione. Egli mette in guardia dal ritenere che unicamen­te l'ascolto delle sue parole sia sufficiente per poter entrare a far parte del regno. Contro il verbalismo che si declina in forme di esibizionismo religioso e attanaglia l'esperienza di fede, si invita a compiere la volontà del Padre coincidente con le istruzioni di Gesù contenute in questo discorso. Perciò il criterio per riconoscere il vero discepolo del Signore è proprio l'azione quotidiana, compiuta nella logica dell'amore.

In Mt la fine dei cinque discorsi di Gesù è segnalata con la formula «quando Gesù terminò...», che ricorre anche in 11,1; 13,53; 19,1; 26,1; subito dopo la formula, riprende la parte più propriamente narrativa.


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La giustizia nelle pratiche religiose 1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

L'elemosina 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

La preghiera 5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. 9Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, 10venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 11Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, 13e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. 14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Il digiuno 16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

La libertà dalle preoccupazioni non tesori sulla terra ma tesori in cielo 19Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; 20accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. 21Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

non l'occhio cattivo ma l'occhio semplice 22La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; 23ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

non servire la ricchezza ma servire Dio 24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

Il cibo e il vestito non valgono più della vita e del corpo 25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La giustizia nelle pratiche religiose

  1. L'elemosina non deve fare del povero un mezzo per mettersi in mostra, ma deve derivare dal rapporto religioso con il Padre che libera da ogni for­ma di auto-gratificazione e utilitarismo. Gesù pertanto non contesta l'opera pia in se stessa, ma il modo in cui viene attuata.

  2. La preghiera non deve essere ripetitiva, fatta di parole vuote. Per questo Gesù insegna ai suoi discepoli il «Padre nostro», che costituisce la sintesi e il modello di qualsiasi orazione. Così pregare non significa tormentare Dio con i propri bisogni e le proprie aspirazioni, ma riconoscere e accogliere il regno di Dio, impegnarsi alla condivisione dei beni, al perdono generoso e alla fedeltà a Dio. Non esiste pertanto separazione netta tra la vita e la preghiera. Quest'ultima ha la funzione di illuminare e dare significato all'esistenza del discepolo.

  3. Il digiuno che fa prendere coscienza della propria creaturalità e dipendenza da Dio, non può essere strumentalizzato. Gesù infatti critica non la pratica in se stessa, ma come essa viene vissuta nel mondo giudaico.

La libertà dalle preoccupazioni Il discepolo non può stare con le mani in mano o esimersi dalle difficoltà che la vita riserva, ma deve prendere coscienza che la costruzione del regno è l'impegno prioritario e più urgente del credente. Il testo che invita a non preoccuparsi non è un manifesto contro il lavoro o più in generale di incentivo al disimpegno nei confronti del mondo e della storia, né tanto meno contiene un ap­pello ecologico o a una visione provvidenzialista che spinge ad attendere tutto da Dio. Esso è invece il risultato della riflessione sulla priorità del regno e della giusti­zia che diventano i criteri di scelta per tutti gli impegni umani, anche per quelli tesi a procurarsi il cibo e il vestito.


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Introduzione al “discorso della montagna” 1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Le Beatitudini 3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Sale della terra, luce del mondo 13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

Gesù e la Legge mosaica I princìpi generali 17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

1° caso: omicidio e rapporto coi fratelli 21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. 23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

2° caso: adulterio e ostacoli alla fede 27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. 29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

3° caso: il divorzio 31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

4° caso: giurare il falso e non giurare affatto 33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.

5° caso: la legge del taglione 38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

6° caso l'amore per i nemici 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.


Approfondimenti

Introduzione al “discorso della montagna” Il discorso della montagna (Mt 5,1-7,29) è il primo dei cinque grandi discorsi sul Regno in cui viene illustrato il programma dell'opera del Messia. Dall'introduzione sembra che i destinatari del discorso sono i discepoli, ma in conclusione (Mt 7,28) si dice che sono le folle ad averlo ascoltato e che per questo erano stupite: l'insegnamento di Gesù non è solo per alcuni! È indirizzato alle folle, cioè a tutti i cristiani.

Le Beatitudini Le beatitudini sono l'annuncio che il Regno di Dio è arrivato per tutti! Gesù non le ha solo proclamate, è stato il primo a viverle: nella sua vita lui ha cercato i poveri, li ha amati e prediletti. Egli stesso fu povero, sofferente, affamato, perseguitato eppure amato da Dio. Le beatitudini indicano due orientamenti fondamentali: 1. aprirsi al dono di Dio (la fede) 2. permettere che questo dono si allarghi ai fratelli e crei una comunità (la carità).

Sale della terra, luce del mondo Gesù suggerisce ai discepoli che il Regno di Dio dev'essere svelato: questo sarà possibile se loro per primi faranno le opere che il Vangelo suggerisce! Essi comprendono che è possibile rendere visibile nella loro vita la forza trasformante del Vangelo e cercano di vivere secondo l'amore nuovo, quello che Gesù stesso vive nei loro confronti.

Gesù e la Legge mosaica Gesù mentre da una parte rivendica la pretesa di essere in continuità con la Legge antica, dall'altra si pone con un chiaro e ripetuto atteggiamento di rottura di fronte ad essa. Tutti i casi descritti in questa sezione non sono altro che l'applicazione concreta del detto di Gesù al v. 20 «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Impariamo così che c'è un modo diverso (da quello degli scribi e dei farisei) di leggere la Scrittura e di scoprire la volontà di Dio per poi metterla in pratica: è la nuova “morale” proposta dal Vangelo. Il messaggio di Gesù è in continuità con l'Antico Testamento perché ne recupera il centro e la tensione per poi portarli a compimento.


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Le tentazioni di Gesù 1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». 11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Gesù si reca in Galilea e là inizia a predicare 12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. 17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

La chiamata dei primi quattro pescatori 18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

L'attività di Gesù per il popolo 23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Nel battesimo è stata pro­clamata la particolare relazione filiale di Gesù con Dio (Mt 3, 17), nelle tentazioni essa viene verificata. La relazione tra battesimo e tentazioni è confermata dalla presenza dello Spirito che sceso su Gesù quando sale dall'acqua (Mt 3, 16), ora lo conduce nel deserto (Mt 4, 1).

Le tentazioni di Gesù I vangeli sinottici riportano l'episodio delle tentazioni di Gesù prima che egli dia avvio al suo ministero pubblico. Negli altri sinottici le tentazioni sembrano avvenire durante il periodo dei quaranta giorni, in Matteo hanno luogo alla sua conclusione. Le tentazioni di Gesù costituiscono un'esperienza paradigmatica e interpretano quelle inevitabili della comunità cristiana o del credente, che nella storia sono indotti a vivere la relazione di fede in modo miracolistico o nell'abuso di potere. Al contrario del popolo d'Israele, la comunità associata a Gesù è chiamata a vivere la fede nell'obbedienza alla volontà di Dio e in opposizione a tutte quelle forze di male che, identificate e concentrate nella figura dell'agente del male, hanno lo scopo di minare alla radice il rapporto tra Dio e il credente.

Gesù si reca in Galilea e là inizia a predicare L'attività di Gesù si inserisce nel clima minaccioso dell'arresto di Giovanni, il quale presenta in prospettiva l'esito tragico della stessa missione messianica. Tale attività, descritta in modo sintetico, corrisponde all'appello alla conversione e all'an­nuncio del regno. A sua volta questo duplice annuncio mette in rilievo un doppio impegno, quello di Dio e quello dell'uomo. L'importanza di una missione iniziata in Galilea, compimento della promessa biblica, sta nella sua configurazione etnica, «Galilea delle genti». L'attività di Gesù, sebbene stia sotto la minaccia del potere politico omicida, si svolge in un ambito cosmopolita, prefigurazione della missione a tutte le genti (Mt 28, 16-20). Lontana dalle istituzioni religiose della Giudea legate al tempio di Gerusalemme, la Galilea è un territorio dove la presenza di Dio è stata dimenticata: non senza motivo proprio là ha inizio la missione di Gesù.

La chiamata dei primi quattro pescatori La chiamata dei primi quattro pescatori, senza la quale Gesù sembra non voglia dare inizio alla sua missione, nella sua essenzialità si presenta come un modello imprescindibile per interpretare e capire ogni esperienza vocazionale. La totale ini­ziativa di Gesù sottolinea l'aspetto della gratuità, fondamentale in ogni chiamata. I quattro uomini non vengono infatti convocati attraverso segni straordinari o mira­colosi, ma nella ferialità della loro attività professionale. A differenza degli ambienti rabbinici, in cui lo studio della Torah costituiva l'unico scopo del discepolato, il motivo di fondo nella chiamata dei pescatori sta nella sequela di Gesù. Ciò che risulta nuovo nel mondo giudaico è la radicale ed esigente richiesta nei confronti dell'ambiente e delle relazioni precedenti. Essi devono abbandonare non solo le loro attività professionali, ma anche i rapporti affettivi e familiari. Ciononostante la chiamata non si esaurisce semplicemente in una condivisione di vita con Gesù, ma si pone in rapporto alle esigenze della missione, relativamente ai bisogni reali degli uomini.

L'attività di Gesù per il popolo Gesù è il messia per tutto il popolo d'Israele, ma la sua attività lascia trasparire un'apertura anche nei confronti di chi non vi appartiene. La presentazione sintetica della sua missione mette in rilievo le caratteristiche del suo ministero: l'annuncio del vangelo del regno e la cura degli ammalati. Le due attività si avvalorano l'una con l'altra: l'annuncio diventa efficace attraverso l'azione solidale nei confronti dei bisognosi.


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Giovanni il Battista 1In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». 3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! 4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. 5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

il Battesimo di Gesù 13Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».


Approfondimenti

Prima di raccontare la missione di Gesù, in tutti e quattro i Vangeli, è narrata l'attività di Giovanni Battista.

Giovanni il Battista Nel terzo capitolo viene introdotto Giovanni Battista, che prima è presentato e descritto (Mt 3, 1-6); poi ci vengono riportate le sue parole (Mt 3, 7-12). Mt 3 riporta il “mandato missionario” affidato a Giovanni: la frase contiene due verbi che si riferiscono uno alla responsabilità umana e l'altro all'azione di Dio. La presentazio­ne del Battista è collegata a una citazione biblica (Is 40, 2) che identifica Giovanni con la figura salvifica indicata dal profeta Isaia Per comple­tare la presentazione della figura del precursore viene inoltre delineato il suo stile per quanto riguarda il vestiario e il cibo. Due accenni al suo abbigliamento: vestito di peli di cammello/cintura di pelle; e due annotazioni relative al cibo: locuste/ miele selvatico La sottolineatura sull'accorrere delle folle, provenienti da tre ambiti (Gerusalemme, la Giudea, la zona giordanica) serve a evidenziare l'autorevolezza e la fama di Giovanni. Il loro spostamento è finalizzato alla con­fessione dei peccati, premessa per ricevere il battesimo nel fiume Giordano. Perché Giovanni il Battista si trova proprio nel deserto? Perché nell'Antico Testamento il deserto è descritto come un posto dove non c'è vita e non cresce niente: qui non ci sono “interferenze” quindi il popolo può incontrare Dio senza essere distratto. In esso il popolo viene educato alla libertà ed è proprio lì che Dio stabilisce e ristabilisce l'alleanza con Israele. Per questo motivo diventa anche l'ambito dell'a­spettativa messianica. I profeti pertanto invitano il popolo a ritornare nel deserto per aderire nuovamente con fedeltà a Dio (Is 43, 19; Ger 31, 2; Os 2, 16-25; 9, 10). Tutti questi aspetti sono in qualche modo presenti nell'attività pubblica di Giovan­ni che ha infatti il compito di preparare il popolo all'incontro con Dio in una nuova alleanza che verrà sancita dal messia stesso. La collocazione spaziale viene ulterior­mente precisata con la menzione della regione della Giudea che sicuramente ha un collegamento storico con la vicenda del Battista, ma che nel Vangelo di Matteo assume una valenza negativa come il luogo della concentrazione del potere violento e ingiusto.

il Battesimo di Gesù Il motivo per cui Gesù si sia fatto battezzare da Giovanni è molto dibattuto. Possiamo immaginare che sia andata così: Gesù è stato discepolo di Gioovanni, ma poi ad un certo punto (probabilmente per divergenze di pensiero) le loro due strade si sono divise. Il Battesimo di Gesù si distingue da quello di tutti gli altri per alcuni fenomeni (descritti dagli evangelisti in modi diversi) attraverso i quali sono recuperati alcuni temi dell'Antico Testamento.

  • La creazione. L'uscita dalle acque del Giordano richiama l'emergere della terra dal caos acquatico (Gen 1, 6-10), dove appunto l'asciutto compare perché il mare, sul quale aleggiava una colomba, si ritira in un unico luogo) e alla redenzione di Israele che con Mosè passa il mar Rosso in quanto popolo-figlio primogenito di Dio (Es 4, 22) e giunge alla terra promessa attraversando il Giordano. Il Figlio-Gesù che «esce dall'acqua», secondo questi riferimenti, è colui che rinnova la creazione.

  • I cieli che si aprono. Oltre ad essere un richiamo a quanto accaduto per Ezechiele «si aprirono i cieli e vidi una visione divina» (Ez 1, 1), Matteo sta probabilmente pensando alla lamentazione di Isaia che, nel contesto di una riflessione sul primo esodo, prega perché torni Dio, apra i cieli e scenda (Is 63, 19). Il battesimo di Gesù ha anche un tono escatologico, perché in quel passo isaiano si chiede a Dio di ripetere le grandi cose che Dio ha compiuto verso il suo popolo nel primo esodo di Israele: Gesù, per il quale si aprono i cieli, è il «servo» che libera il suo popolo, è lui la risposta di Dio alla preghiera del profeta.

  • La voce di Dio che proclama Gesù il Figlio amato, dice le stesse parole si udranno alla trasfigurazione di Gesù (Mt 17, 1-9). Gesù non solo è paragonato da Matteo al servo sofferente, ma è il Figlio prediletto di Dio, come Isacco (Gen 22,2), ed Efrayim/Israele (Ger 31, 20). Da questo momento Gesù riceve lo Spirito per la missione al suo popolo e viene confermato nella sua relazione speciale col Padre: come il figlio amato di Abramo, come Israele, e infine come il servo di Isaia. La voce dal cielo tornerà più avanti nel racconto matteano, quando il Figlio dovrà iniziare il viaggio a Gerusalemme (Mt 17, 5) e compiere il destino del servo di Dio, quello di Israele e del figlio sacrificato, Isacco.


    Domande per la riflessione personale

  • Quando incontro qualcuno che m'invita alla conversione come reagisco? Cerco dei particolari che mi convincano che quella è una persona “strana”, che è meglio non ascoltare, oppure mi lascio interpellare veramente?

  • La lettura della Parola di Dio che sto compiendo mi aiuta a rileggere quello che capita nella mia vita? Ci sono dei “link” che non sono sottolineati e su cui basta “cliccarci sopra”... Le connessioni profonde tra gli eventi e la Storia della salvezza sono da intuire e riconoscere, ma questo non può avvenire senza un'adeguata formazione biblica e spirituale: sono disposto a dedicare tempo ed energie per questo?


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I Magi dall'oriente 1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Continua...

La genealogia 1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

17In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

La nascita di Gesù Cristo 18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.


Approfondimenti

Nel primo capitolo è descritta l’origine di Gesù, facendo innanzi tutto ricorso al passato e precisamente alla storia biblica che viene sintetizzata con una genea­logia.

La genealogia (ovvero l’enunciazione dei discendenti dal capostipite all’individuo di cui si tratta) mette in rilievo l’identità umana di Gesù che viene presentato come il compimento di una storia di attese e di pro­messe.

Il racconto della nascita di Gesù Cristo mette in luce la sua origine divina. A Giuseppe appare in sogno un angelo, il quale gli rivela non che Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, ma anche il significato della nascita di quel bambino e il compito del padre (Mt 1, 20-21). Il testo, dopo il commento biblico (Mt 1, 22-23), si conclude con l’obbediente esecuzione da parte di Giuseppe dell’ordine dell’angelo (Mt 1, 24-25).


Domande per la riflessione personale

  • Anche nella mia storia personale insieme alla sequenza ordinata di ciò che si sviluppa gradualmente, ci sono anche le sorprese di Dio: “Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”... Mi accorgo delle soprese che Dio mi fa oppure sono troppo preso a ricondurre la mia sotria dentro uno schema precostituito?

  • A Giuseppe non è stata data una “rivelazione” sul Figlio, ma una “vocazione”: quella di accogliere Gesù come figlio, un figlio che in verità non è suo, ma Figlio di Dio. Se Dio chiamasse anche me a fare qualcosa per Lui, che però “m'inguaia” e mi “rovina la reputazione” sarei anch'io così obbediente come lo è stato Giuseppe?


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Lettura dei libri Poetici e Sapienziali UN CAPITOLO AL GIORNO

dal 25/12/2024 al 02/11/2025

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