📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Parabola dello sposo e delle dieci vergini 1Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. 2Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; 3le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. 5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. 6A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. 7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. 8Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. 10Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. 11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

Parabola del padrone che affida ai servi i suoi talenti 14Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito 16colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. 21“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 22Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. 23“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 24Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 26Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Parabola del giudizio finale 31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Parabola dello sposo e delle dieci vergini La distinzione tra sagge e stolte che percorre e struttura l'intera parabola è ben conosciuta dalla tradizione biblica ed evidenzia la differenziazione nel comporta­mento etico, il quale a sua volta diventa la base per una diversificazione nella sorte escatologica: l'appartenenza o l'esclusione dal regno definitivo. Per il primo evan­gelista la prospettiva escatologica è il fondamento e la motivazione di un serio e concreto impegno di fede durante l'esperienza umana attuale. Non basta essere tra quelli che vanno incontro al Signore, ma il suo arrivo deve essere preparato con perseveranza e costanza, senza delegare niente a nessuno. Infatti il giudizio è perso­nale e nel momento finale non è più possibile rimediare alle negligenze.

Parabola del padrone che affida ai servi i suoi talenti Contro un'interpretazione deviante che vede in questo testo il fondamento del­l'imprenditorialità o un'interpretazione moralistica che interpreta i talenti come doni o qualità personali, la parabola si rivolge ai discepoli che possono venir meno alla sequela di Gesù, am­bito in cui si realizza il regno di Dio. A ciascuno è affidata la responsabilità della fede secondo le proprie possibilità della sequela. Essa però può rimanere bloccata dalla paura di rischiare (Mt 8, 21-22; 19, 16-22), impedendo così, al momento del ritorno del Signore, di essere accolti nella sua comunione. Pertanto la prospettiva escatologi­ca diventa la motivazione per un impegno attivo e coerente del credente nella storia, caratterizzato dall'atteggiamento di attesa perseverante.

Parabola del giudizio finale La parabola del giudizio finale non vuole soltanto informare i credenti sul fu­turo escatologico, ma anche mettere in guardia i discepoli dal trascurare l'aiuto e la solidarietà nei confronti dei poveri e dei bisognosi. Il Signore glorificato non li dichiara fratelli soltanto nell'aldilà, ma si identifica con loro proprio nel momento in cui vivono, durante la loro esperienza umana, situazioni di emarginazione e di limite. I fratelli che nella storia sono stati dimenticati perché non contavano niente assumono un'importanza impareggiabile al momento del giudizio. È infatti sulla base dell'aiuto recato o meno a loro che si determina la sorte di felicità o di infelicità di ogni persona. La presenza del Risorto pertanto continua nella storia non soltanto nella comunità dei credenti (Mt 28, 20), ma anche attraverso i poveri e i derelitti.


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DISCORSO ESCATOLOGICO L'inizio dei dolori 1Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. 2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta». 3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». 4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. 9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

La grande tribolazione 15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, 16allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! 20Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. 23Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto. 26Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. 27Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

La venuta del Figlio dell'uomo 29Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. 30Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

Invito al discernimento e alla vigilanza 32Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre. 37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. 42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

Parabola del padrone, del servo prudente e del servo malvagio 45Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? 46Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, 49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, 51lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

DISCORSO ESCATOLOGICO L'inizio dei dolori La prima parte dell'istruzione di Gesù sulla venuta del Figlio dell'uomo e sulla fine della vicenda umana è una messa in guardia rivolta ai credenti nei confronti del­la crisi che attanaglierà la Chiesa. Minacciati all'esterno dalla persecuzione a causa dell'attività missionaria, dalle tribolazioni di ordine cosmico e politico e, all'interno, dallo scandalo provocato dalla mancanza di fede e dai rapporti conflittuali, i creden­ti sono invitati alla fedeltà e alla fiducia in Dio che, come unico Signore, guida la storia verso il compimento escatologico.

La grande tribolazione Facendo ricorso ad una terminologia e a una sensibilità apocalittiche, il primo vangelo mette in guardia i discepoli da una visione gloriosa dell'esperienza eccle­siale. Essi non sono esentati dalle catastrofi storiche. Nemmeno la Chiesa al suo interno sarà esonerata o assicurata dalle crisi che imperverseranno e infurieranno. Ma questa situazione non deve minare o compromettere la fiducia e la fedeltà dei credenti che sono invece chiamati a vivere nell'attesa del Figlio dell'uomo.

La venuta del Figlio dell'uomo Poiché la fine del mondo non è la conseguenza dei fenomeni catastrofici, l'attesa dei credenti non si fonda sui pronostici e calcoli basati sull'osservazione di questi eventi, ma sulla venuta del Figlio dell'uomo. Il suo ritorno, l'unico vero segno della conclusione della storia, sarà da tutti riconoscibile ed individuabile, provocando un duplice effetto: il pentimento da parte di tutti gli uomini dei propri peccati e la convocazione degli eletti, coloro che rimasti fedeli, potranno appartenere al regno definitivo.

Invito al discernimento e alla vigilanza Gesù rifiuta di dare una risposta vera e propria all'iniziale interrogativo curioso dei discepoli che vogliono almanaccare intorno alla fine. Al contrario responsabi­lizza i discepoli affermando il carattere imprevedibile e inconoscibile, ma ciò nono­stante, certo della sua venuta, che richiede un'attitudine conseguente di fede attiva e vigilanza costante.

Parabola del padrone, del servo prudente e del servo malvagio Il primo vangelo invita i credenti a vivere nella vera saggezza, sinonimo di fedel­tà, la quale si concretizza in una fede vigilante e attiva. La vita condotta in maniera irresponsabile e scandalosa costituisce una tentazione per i credenti, i quali non attendono la venuta del Signore. Quantunque non sia prossima, essa è imprevedi­bile, e rivelerà la situazione personale di tutti gli uomini, ai quali verrà assegnato un destino di salvezza o di rovina.


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Denuncia contro gli scribi e i farisei 1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 8Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. 10E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 11Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; 12chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato. 13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. [14Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove, pur sotto pretesto di lunghe preghiere: voi subirete per questo una condanna più severa] 15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. 16Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. 17Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. 19Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. 22E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. 23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. 24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. 26Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito! 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. 29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, 30e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. 31Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. 32Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. 33Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna? 34Perciò ecco, io mando a voi profeti, sapienti e scribi: di questi, alcuni li ucciderete e crocifiggerete, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue di Abele il giusto fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. 36In verità io vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione. 37Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! 39Vi dico infatti che non mi vedrete più, fino a quando non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Denuncia contro gli scribi e i farisei La presentazione degli scribi e dei farisei nel discorso di Gesù con tutta proba­bilità non corrisponde alla realtà storica di questi due movimenti. Il genere lette­rario della denuncia profetica, che non conosce la pacatezza dei toni sfumati, per­mette la caricatura in negativo dei responsabili religiosi. Tale invettiva con intenti parenetici vuole mettere in guardia la comunità credente dal rischio di rivivere gli stessi atteggiamenti dei capi. La tentazione dell'ipocrisia, della mistificazione, dello spettacolo, del legalismo minaccia sempre e dovunque qualsiasi comunità. Il gioca­re sull'apparenza e sul formalismo è sintomo di una strumentalizzazione religiosa che ricerca non la fede e la misericordia, ma l'affermazione di sé sugli altri e pro­duce irrimediabilmente ricadute in una religiosità fatta di legalismo e simulazione. Al contrario Gesù propone lo stile della fraternità, fondato su Dio unico Padre e su Cristo unico maestro.


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La parabola della festa di nozze 1Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Il tributo a cesare 15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Disputa sulla risurrezione 23In quello stesso giorno vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: 24«Maestro, Mosè disse: Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello. 25Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. 26Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. 27Alla fine, dopo tutti, morì la donna. 28Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie». 29E Gesù rispose loro: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. 30Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. 31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 32Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!». 33La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento.

Il più grande comandamento 34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Dibattito sull'identità del Messia 41Mentre i farisei erano riuniti insieme, Gesù chiese loro: 42«Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». 43Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: 44Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? 45Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». 46Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La parabola della festa di nozze La parabola raccontata da Gesù ai suoi oppositori descrive il piano della storia della salvezza iniziata da Dio con Israele, ma messa in crisi da coloro che rifiutano in maniera categorica l'invito alle nozze del figlio. In tal modo Gesù giustifica l'appa­rente insuccesso di una missione che non trova molti aderenti. Tuttavia l'iniziativa di Dio non si esaurisce qui e il terzo invio che avviene mediante la Chiesa, non è più rivolto a destinatari scelti, ma indiscriminatamente aperto a tutti. Questa chiama­ta, che include buoni e cattivi nella comunità dei credenti, non garantisce tuttavia coloro che vi aderiscono. Non è sufficiente rispondere per partecipare alla festa escatologica, è necessario avere la veste, simbolo di una fede coerente e matura che si realizza in una prassi di amore e fedeltà.

Il tributo a cesare In questo dibattito Gesù afferma la fedeltà alla scelta di fede come la migliore garanzia per una sana laicità dell'azione politica e, contemporaneamente, base per gettare le fondamenta della libertà religiosa.

Disputa sulla risurrezione Nella polemica contro i sadducei che negano la risurrezione, Gesù si appella alla potenza di Dio il quale, in virtù della comunione vitale con gli uomini, non li abbandona alla morte, ma li conduce alla vita. La fede pasquale non è quindi solo un problema antropologico – chi è l'uomo e qual è il suo destino –, ma dipende dall'immagine di Dio.

Il più grande comandamento Attraverso il dibattito con i farisei Gesù indica il vero criterio di discernimento­ nell'esperienza della fede. Contro la parcellizzazione della legge, provocata dall'in­terpretazione farisaica, o in opposizione al formalismo che si cela dietro un'osser­vanza apparentemente coerente delle prescrizioni legali, egli va al cuore dall'espe­rienza di fede che si esprime nell'amore di Dio e trova la sua cartina di tornasole e il suo criterio di verifica nella dedizione verso il prossimo.

Dibattito sull'identità del Messia È nel contrasto con i farisei, le autorità spirituali giudaiche, che Gesù parla della sua identità, superando l'attesa tradizionale in Israele di un messia davidico per affermare invece un messianismo il cui mandato si fonda sulla sua relazione filiale con Dio.


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L'ingresso di Gesù a Gerusalemme 1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». 4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: 5Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma. 6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. 9La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». 10Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». 11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

Gesù nel tempio di Gerusalemme 12Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 13e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri». 14Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. 15Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, 16e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?». 17Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

Il fico sterile 18La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. 19Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

Disputa sull'autorità di Gesù 23Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». 24Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. 25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 26Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». 27Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

La parabola dei due figli 28«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. 29Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. 30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

La parabola dei vignaioli omicidi 33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. 44Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». 45Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

L'ingresso di Gesù a Gerusalemme L'ingresso a Gerusalemme è teso a dimostrare come Gesù attui un messianismo in conformità alle più profonde attese bibliche. Egli non è il «figlio di Davide» glorioso che realizza il suo programma politico andando a Gerusalemme per essere incoronato re, ma il profeta sofferente, il sovrano umile e mite che viene dalla Gali­lea, regione disprezzata, per portare a termine la sua missione con la morte in croce.

Gesù nel tempio di Gerusalemme Si conclude così la prima giornata di Gesù a Gerusalemme. Il suo interesse è rivolto al tempio, la più sacra istituzione ebraica. Gesù caccia i venditori perché l'ambito dove Dio è presente sia unicamente uno spazio di preghiera e di incontro con Lui. Egli inoltre è il messia umile e misericordioso che si prende cura degli ammalati segregati e, guarendoli, dà loro la possibilità di accedere finalmente al tempio, luogo della comunione con Dio. L'attività di Gesù, se da una parte suscita l'acclamazione dei bambini che riconoscono in lui il messia liberatore, dall'altra provoca la critica indignata dei capi.

Il fico sterile In questo episodio Gesù non solo denuncia l'infedeltà dd popolo d'Israele, ma invita i suoi discepoli alla fede che non va vissuta in maniera miracolistica e non è fondata su eventi spettacolari. La sua forza si esprime nell'orazione perseverante che verrà esaudita da Dio. È la parola di Gesù, espressione della fedeltà del Padre, che sta alla base sia della fiducia incondizionata da parte dei discepoli, sia della loro confidente preghiera.

Disputa sull'autorità di Gesù La disputa mette in rilievo l'ostinata incredulità dei capi del popolo di fronte all'azione salvifica di Dio che si è manifestata prima in Giovanni e poi in Gesù. I responsabili, garanti della fede, secondo la loro ormai consolidata consuetudine, rifiutano gli inviati di Dio. Gesù di fronte a loro non vuole rivelare in maniera manifesta l'origine della sua autorevolezza. Egli non ha bisogno di farsi pubblicità, tanto meno del plauso umano, in quanto è il Figlio che vive una profonda relazione con il Padre.

La parabola dei due figli Matteo non ha soltanto l'intenzione di riportare un ulteriore testo polemico tra Gesù e i suoi avversari, i capi del popolo, ma vuole far riflettere la comunità ecclesiale su come giungere ad una fede matura che si basa sul reale compimento della volontà di Dio. Non è sufficiente un'adesione formalistica o verbale, ma oc­corre una prassi di fedeltà a Dio e di amore verso gli uomini. L'applicazione della parabola pertanto suona come una condanna dei pii e impegnati che si considerano garantiti nella salvezza, mentre essa ora viene donata a chi, inizialmente escluso, ha aderito, convertendosi, alla missione di Giovanni e di Gesù.

La parabola dei vignaioli omicidi La parabola del padrone che partendo lascia la responsabilità della vigna ai contadini, drammatizza tutta la storia biblica della salvezza e diventa una chiave di lettura della morte ignominiosa di Gesù-messia. Il racconto esalta la tenace pazien­za di Dio e al contempo accusa l'infedeltà dei capi d'Israele, che non solo rifiutano ed eliminano gli inviati, ma uccidono anche il Figlio. La denuncia del peccato dei responsabili religiosi diventa un monito rivolto a coloro ai quali viene adesso af­fidata la vigna, affinché non cadano nello stesso perverso atteggiamento dei loro predecessori.


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La parabola del padrone che manda gli operai nella vigna 1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. 8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Gesù servitore e crocifisso modello della sequela 17Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: 18«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». 20Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 22Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 23Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». 24Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. 25Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. 26Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore 27e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. 28Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La guarigione dei due ciechi 29Mentre uscivano da Gerico, una grande folla lo seguì. 30Ed ecco, due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava Gesù, gridarono dicendo: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 31La folla li rimproverava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 32Gesù si fermò, li chiamò e disse: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 33Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». 34Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all’istante ricuperarono la vista e lo seguirono.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La parabola del padrone che manda gli operai nella vigna Con la parabola del padrone e degli operai si descrive lo stile di Dio che si rivela ora nella missione di Gesù tesa alla ricerca degli «ultimi». Matteo con il racconto parabolico offre un'interpretazione della sentenza enigmatica secondo la quale gli «ultimi» diventeranno «i primi». Il racconto ha lo scopo di smantellare quella logica così comune di prestazione-retribuzione che, mutuata dai rapporti economici, viene utilizzata per interpretare non solo le relazioni umane, ma anche il rapporto con Dio. La salvezza che Gesù annuncia non è il frutto dello sforzo umano, bensì dono generoso e gratuito di Dio.

Gesù servitore e crocifisso modello della sequela li terzo annuncio di passione, morte e risurrezione è diretto particolarmente al gruppo dei dodici. Gesù non vive la sua sorte in maniera privata o solitaria, ma vuole condividerla con loro. n racconto ha la funzione di descrivere il contrasto tra l'annuncio del destino doloroso di Gesù e le reazioni dei responsabili. La richiesta velleitaria da parte della madre di Giacomo e Giovanni diventa l'occasione per Gesù di istruire i suoi sul modo di vivere i ruoli all'interno della comunità credente. Essi devono essere basati non sulla logica della sopraffazione, ma del servizio fedele a Dio e solidale con i fratelli. Egli stesso, il messia crocifisso che dona la vita, diventa il modello e il punto di riferimento per il gruppo dei responsabili della comunità ecclesiale, chiamati a rivivere l'esperienza evangelica che si caratterizza come pro­ cesso di liberazione umana, di cui essi sono il nucleo e la garanzia.

La guarigione dei due ciechi Il miracolo della guarigione dei ciechi presenta Gesù come il compimento delle speranze bibliche, secondo le quali l'inviato di Dio viene in soccorso dei derelitti (ls 29, 18; 35, 6; 61, l; Mt 11, 5). Nel salire verso Gerusalemme, non si presenta come un liberatore politico e glorioso. Superando le resistenze della folla che lo accom­pagna, acquista i tratti del messia misericordioso e compassionevole. Egli si prende cura dei poveri, i quali intravedono in lui l'unica possibilità di salvezza.


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GESÙ ISTRUISCE I DISCEPOLI E POLEMIZZA CON I CAPI – Matrimonio e celibato 1Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 2Molta gente lo seguì e là egli li guarì. 3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». 8Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. 9Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». 10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». 13Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 15E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Il giovane ricco 16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

La sequela dei discepoli 23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 25A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». 26Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». 27Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 28E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

30Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Matrimonio e celibato Matteo collega la diatriba sul matrimonio e di conseguenza l'insegnamento sulla sua indissolubilità alla sentenza sugli eunuchi per il regno dei cieli, creando così una pagina di catechesi comunitaria sui due stati di vita per i credenti: il matrimonio e il celibato. Tutti e due hanno un ruolo di grande importanza per l'edificazione della comunità. La radicalità evangelica è richiesta sia agli sposati nell'amore fedele e indissolubile, segno di quello di Dio per il suo popolo, sia ai celibi nell'impegno indiviso e integrale per il regno.

Il giovane ricco e la sequela dei discepoli Mediante l'incontro con il giovane ricco che vuole sapere da Gesù in che modo si possa ereditare la vita eterna, viene messo in luce come la sequela non sta solo nell'osservanza dei comandamenti, ma è innanzitutto disponibilità ad indirizzare totalmente la propria vita in rapporto a lui. Perciò la ricchezza, che rende autosuf­ficienti, costituisce un impedimento alla sequela. Questo ostacolo può essere supe­rato soltanto mediante l'azione salvifica di Dio che chiama e rende capaci di entrare a far parte del gruppo dei discepoli. Ad essi, che hanno relativizzato tutto ciò che normalmente fa parte dell'esistenza umana – proprietà, beni, relazioni familiari –, viene promessa la pienezza della vita che ha inizio già ora vivendo nella chiamata, un'esperienza che dà totalmente senso all'esistenza.


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IL DISCORSO ECCLESIALE – il bambino, il più grande nel regno dei cieli 1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! 8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco. 10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [11Il Figlio dell'uomo è infatti venuto a salvare ciò che era perduto.] 12Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

La correzione fraterna 15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parabola del re buono e del servo spietato 21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. 31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

IL DISCORSO ECCLESIALE – il bambino, il più grande nel regno dei cieli Il «discorso ecclesiale» ha inizio con una domanda posta dai discepoli a Gesù: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?» (v. 1 ). Egli comincia a parlare solo dopo aver compiuto un'azione simbolica ponendo al centro un «bambino» (v. 2). Questo gesto determinerà da un punto di vista tematico tutta la sezione. Il più grande nel regno viene così identificato da Gesù in colui che sa umiliarsi e farsi piccolo. I discepoli sono chiamati a vivere questo statuto che diventa crite­rio di appartenenza alla comunità credente, iniziale manifestazione del regno. Il bambino non è solo un modello spirituale, ma è anche simbolo della fragilità del credente, che può sempre essere soggetto alla crisi e all'infedeltà. Lo stile di atten­zione nei confronti dei poveri in difficoltà ha come fondamento teologico la stessa volontà del Padre. Manifestata da Gesù e resa possibile dalla sequela dei discepoli, essa viene vissuta dai credenti proprio attraverso gesti di particolare attenzione nei confronti dei derelitti e degli indifesi, i quali vivono la loro esperienza di fede senza sicurezze o garanzie.

La correzione fraterna Matteo presenta una regola pastorale per la correzione fraterna all'interno della chiesa, i cui membri non possono essere conniventi con il peccato. La salvezza infatti non è intesa in senso individualistico, ma ecclesiale. I credenti, in quanto fratelli, sono corresponsabili gli uni degli altri e chiamati a correggersi a vicenda, praticando il dialogo fino alle sue estreme conseguenze. Lo scopo della correzione fraterna con una prassi progressiva non è di giudicare il peccatore, ma di ricercare a tutti i costi la sua salvezza. L'amore che salva non è quello che perdona, lasciando il fratello così com'è, bensì quello che tende a migliorarlo. L'efficacia però di questa strategia pastorale non è basata soltanto sul suo metodo, ma sulla preghiera rivolta al Padre e sulla presenza salvifica di Gesù nella sua chiesa.

Parabola del re buono e del servo spietato L'esperienza della comune paternità di Dio, rivelata nella missione di Gesù che accoglie i peccatori, eliminando le barriere ipocrite create nell'ambiente giudaico, fonda nella comunità credente un'esperienza di fraternità che si verifica nei rappor­ti di misericordia e di accoglienza reciproca. Il perdono iniziale di Dio deve pro­trarsi e dilatarsi nell'esperienza umana ed ecclesiale. Senza la capacità di riprodurre questa logica di misericordia nel rapporto interecclesiale ci si chiude all'esperienza del perdono definitivo ed escatologico di Dio. La misericordia tra fratelli diventa così il momento di verifica della loro esperienza di fede che ha fatto scoprire in modo autentico la paternità di Dio.


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La trasfigurazione di Gesù 1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». 10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». 13Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

La guarigione di un epilettico 14Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio 15e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. 16L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 17E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». 18Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. 19Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». 20Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». [21 Questa razza di demoni non si caccia se non con la preghiera e il digiuno]

Gesù annuncia nuovamente il suo destino 22Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.

Gesù e la tassa del tempio 24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». 26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. 27Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».


Approfondimenti

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

La trasfigurazione di Gesù Il racconto che comunemente viene chiamato “trasfigurazione”, è in realtà un'esperienza molto più complessa che inizia con una trasformazione luminosa di Gesù, ma culmina nella voce celeste che lo dichiara il Figlio prediletto. Esso ha due funzioni: da una parte abilitarlo nel suo ruolo salvifico, dall'altra individuare la sua sorte futura. La sua parola acquista d'ora in poi una valenza unica per la comunità dei discepoli, portando a compimento le esperienze precedenti della legge e dei profeti. Gesù è sì rifiutato dal suo popolo, avendo anche di fronte un destino di morte, ma confermato nel suo statuto messianico di tipo filiale.

La guarigione di un epilettico Mt racconta un altro miracolo per mettere in rilievo la dinamica della fede senza la quale nessun fenomeno, sia pure eclatante e straordinario può essere compreso all'interno della comunità credente (cf. Mt 7, 21-28). I discepoli infatti vengono abilitati a compiere i gesti potenti per venire in soccorso a coloro che si trovano nel bisogno solo se, mediante la fede, sono associati allo statuto del loro Signore.

Gesù annuncia nuovamente il suo destino Come al primo annuncio di passione, morte e risurrezione, Pietro reagisce rim­proverando Gesù (Mt 16, 22-23), così adesso i discepoli si rattristano. Questo du­ pliceatteggiamento denota il loro rifiuto di credere in un messia crocifisso.

Gesù e la tassa del tempio La comunità cristiana viene sollecitata da Gesù a vivere uno statuto di libertà nei confronti delle istituzioni terrene e soprattutto del tempio, senza però esimersi dagli obblighi derivanti dalla situazione storica. Questo imperativo che sembra contraddi­re la precedente affermazione liberale, in realtà ha l'intento di evitare lo scandalo, in tal modo la libertà ha come verifica l'attenzione verso i più deboli nella fede.


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Gesù e i discepoli a confronto con i farisei e i sadducei 1I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; 3e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.

La professione di fede di Pietro e l'incarico affidatogli da Gesù 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione 21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».


Approfondimenti

Farisei e Sadducei Sono due movimenti di ispirazione molto diversa che, in Matteo sono presentati uniti nell'opposizione a Gesù, indicando così come l'intero mondo giudaico nelle sue diverse espressioni è concorde nel porsi contro il messia. Ai tempi di Gesù, i farisei erano apprezzati dalla maggioranza del popolo anche se il loro nome significa “separati”: erano Giudei osservanti, attribuivano la massima importanza a tutto quanto fosse collegato alla osservanza delle leggi di purezza rituale anche fuori del Tempio. Le norme per la purificazione, stabilite per il culto, diventarono per loro la regola di un ideale di vita anche per l’attività quotidiana, che veniva così ritualizzata e sacralizzata. Insieme alla Legge scritta (Torah o Pentateuco), raccoglievano e conservavano tutta una serie di tradizioni e di modi su come compiere le prescrizioni della Legge. Raccolte che acquistarono sempre più importanza fino ad essere accolte come una “Torah” orale, attribuita anche essa a Dio. Secondo le loro convinzioni, questa Torah orale fu donata insieme alla Torah scritta da Mosè sul Sinai, e pertanto entrambe avevano identica forza vincolante. I sadducei, da parte loro, formavano un’oligarchia: erano persone dell’alta società, membri delle famiglie sacerdotali, colti, ricchi e aristocratici. Da loro provenivano, fin dall’inizio della occupazione romana, i sommi sacerdoti che, in quel frangente, erano i rappresentanti degli Ebrei davanti al potere imperiale. Interpretavano in modo molto sobrio la Torah, che per loro si limitava al solo Pentateuco, senza cadere nella casistica tipica dei farisei e non dando valore alle tradizioni che questi avevano raccolto nella “Torah orale”. A differenza dei farisei, non credevano nella sopravvivenza dopo la morte, né condividevano le loro speranze escatologiche. Non godevano della popolarità dei farisei, ma detenevano il potere religioso e politico, ragion per cui erano molto influenti. Al tempo di Gesù dominavano ancora il sinedrio, ma dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. non si sentì più parlare di loro.

(cf Santi Grasso IL VANGELO DI MATTEO © 2014, Città Nuova Editrice)

Gesù e i discepoli a confronto con i farisei e i sadducei Per capire a fondo l'identità di Gesù, i discepoli, e la Chiesa in seguito, non devono lasciarsi influenzare da modelli messianici fuorvianti. L'unico criterio per l'intelligenza della sua missione sono la sua morte e risurrezione. La fede piena così non ha bisogno di prove incontrovertibili sulla sua messianicità, bensì si fonda sulla fiducia incondizionata in lui. Infatti l'unico modo per poter giungere ad un'adesio­ne matura è comprendere a fondo il significato dei gesti di Gesù. I suoi discepoli sono chiamati a crescere nella fede, a vincere le paure e le preoccupazioni per i bi­sogni materiali, anche se necessari, abbandonandosi completamente alla sua azione liberatoria e salvante.

La professione di fede di Pietro e l'incarico affidatogli da Gesù L'episodio rappresenta uno dei vertici dell'esperienza di fede dei discepoli alla scoperta di Gesù. Egli viene riconosciuto dal suo gruppo non soltanto come uno tra i tanti profeti inviati a Israele, ma come il messia, il Figlio mandato dal Padre. La comprensione della vera identità di Gesù da parte di Pietro è il vero motivo per cui il discepolo riceve l'incarico di guidare la comunità credente. L'apostolo ha un compito in ordine all'interpretazione della volontà di Dio che, se attuata, conduce al suo regno. Nella prospettiva del primo vangelo il ruolo di Pietro, in forme e modi storicamente variabili, deve continuare, dal momento che la Chiesa ha la missione di interpretare la volontà di Dio al fine di condurre i credenti al regno dei cieli.

Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione La rivelazione di Gesù come «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» non è completa senza l'annuncio del suo futuro doloroso di passione, morte e risurrezione. Ad esso Pietro si oppone, ma Gesù invita i discepoli a mettersi sulla sua stessa lunghezza d'onda. Il destino messianico infatti delinea anche le condizioni della loro sequela, che sta sotto il segno della croce. Ciononostante l'associazione a Gesù, il messia perseguitato, è punto di partenza per la condivisione della sua sorte gloriosa.


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