📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Saul e Giònata sconfiggono i Filistei (13,1-14,52) 1Saul era nel pieno degli anni quando cominciò a regnare, e regnò due anni su Israele. 2Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul a Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda. 3Allora Giònata sconfisse la guarnigione dei Filistei che era a Gàbaa e i Filistei lo seppero. Ma Saul suonò il corno in tutta la regione gridando: “Ascoltino gli Ebrei!”. 4Tutto Israele udì e corse la voce: “Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i Filistei”. Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala. 5I Filistei si radunarono per combattere Israele, con trentamila carri e seimila cavalieri, e una moltitudine numerosa come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. Così si levarono e posero il campo a Micmas, a oriente di Bet-Aven. 6Quando gli Israeliti videro di essere alle strette e che il popolo era incalzato, cominciarono a nascondersi nelle grotte, nelle cavità, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne. 7Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano, nella terra di Gad e di Gàlaad. Saul restava a Gàlgala, e tutto il popolo che era con lui s'impaurì. 8Aspettò tuttavia sette giorni per l'appuntamento fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo cominciò a disperdersi lontano da lui. 9Allora Saul diede ordine: “Portatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione”. Quindi offrì l'olocausto. 10Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele, e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11Samuele disse: “Che hai fatto?”. Saul rispose: “Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi all'appuntamento, mentre i Filistei si riunivano a Micmas, 12ho detto: “Ora scenderanno i Filistei contro di me a Gàlgala, mentre io non ho ancora placato il Signore”. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto”. 13Rispose Samuele a Saul: “Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore, tuo Dio, ti aveva dato, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. 14Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e gli comanderà di essere capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore”. 15Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che si trovava con lui: erano seicento uomini. 16Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di Beniamino e i Filistei erano accampati a Micmas. 17Dall'accampamento filisteo uscì una pattuglia d'assalto divisa in tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso la regione di Sual, 18un'altra si diresse sulla via di Bet-Oron, la terza schiera si diresse sulla strada della regione che guarda la valle di Seboìm verso il deserto. 19Allora non si trovava un fabbro in tutta la terra d'Israele, “perché – così dicevano i Filistei – gli Ebrei non fabbrichino spade o lance”. 20Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare ognuno l'aratro o la zappa o la scure o il vomere dell'aratro. 21Il prezzo era di un pim per l'aratro e le zappe, e di un terzo di siclo per le scuri e per raddrizzare il pungolo. 22Nel giorno della battaglia, tra tutta la gente che stava con Saul e Giònata non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Se ne trovò solo per Saul e suo figlio Giònata. 23Intanto una guarnigione di Filistei era uscita verso il passo di Micmas.

__________________________ Note

13,2 Micmas: “luogo nascosto”, a 12 chilometri a nord-nord-est di Gerusalemme, sulla strada che collegava Betel a Gerico.

13,3 Gàbaa: “collina”, può definire la posizione geografica di molti luoghi della terra di Canaan. Qui si tratta o di una località a 3 chilometri a sud-ovest di Micmas, che il testo ebraico chiama altrove Gheba, o di una collina a 6 chilometri a nord di Gerusalemme. Ebrei: il testo fa distinzione tra gli Israeliti e gli Ebrei, qui e al v.7. Si potrebbe trattare di migranti, o di mercenari al servizio degli Israeliti.

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Approfondimenti

13,1-15,35. I tre capitoli successivi al discorso di Samuele narrano le gesta di Saul contro i Filistei e gli Amaleciti. Sono racconti contraddittori e sorprendenti in quanto descrivono al contempo la realizzazione della missione di Saul – quella di liberare Israele «dalle mani dei nemici che gli stanno intorno» (10,1) – e la drammatica, ripetuta infedeltà del re alla volontà di Dio. Samuele si ritira dopo aver richiamato ancora una volta le condizioni del nuovo status politico (12,12-14), affidando l'«Unto del Signore» allo spirito che l'aveva investito al principio (10,6-7). Saul si ritrova solo dinanzi al grande interrogativo che si era delineato sin dal momento della sua vocazione: com'è possibile conciliare le esigenze politico-militari del regno con la libertà carismatica dello spirito, che ricollega direttamente tutta la sfera della vita all'obbedienza a Dio? Il testo lascia coesistere l'aspro contrasto dei due momenti: la libertà di fare secondo quanto le circostanze richiedono (10,7) e la rigorosa prescrizione di attendere il profeta per sette giorni per ricevere indicazioni sul da farsi (10,8). Tutta la storia d'Israele – da Davide sino all'ultimo re – sarà dominata da questa gravosa e tuttavia feconda tensione tra libertà e obbedienza. La tragedia del ripudio di Saul matura nel susseguirsi di episodi bellici, mentre il re esercita malamente la sua autorità prendendo decisioni avventate che poi tenta invano di giustificare presso il profeta. La religiosità di Saul, generosa ma talvolta sconfinante nella superstizione, lo porta ad ascoltare più se stesso che la voce del Signore, il quale continua a parlargli mediante Samuele. Il personaggio di Saul, così fragile di fronte alla tentazione di “interpretare” la volontà di Dio secondo l'istintività del momento e secondo le categorie “laiche” della politica, è il “tipo” del peccatore che non si lascia redimere fino in fondo e cerca di dimostrare a tutti i costi la propria innocenza. È talmente attaccato al proprio peccato da non riuscire mai a liberarsene veramente; il groviglio dell'animo diviene inestricabile al punto da respingere persino l'abbraccio misericordioso di Dio (15,26.29). Del tutto diverso sarà Davide, «migliore di lui» (15,28) non certo per un'irreprensibile moralità ma per la limpidezza del giudizio anche nell'errore («Ho peccato»: 2Sam 12,13) e la fiducia estrema nella correzione divina (dura ma paterna: 2Sam 12,13-23; 15,25-26; 16,11-12; 24,10-17). Saul dovrà sopportare sino alla fine della vita la lontananza del Signore, col cuore gonfio di sofferenza per la consapevolezza che – nonostante l'elezione non venga meno (cfr. 24,7; 26,9; 2Sam 1,14.16) – Dio si è pentito a suo riguardo (15,10.35).

13,1-7. Il brano narra le prime mosse della rivolta israelita contro i Filistei che detenevano il controllo del territorio di Efraim (cfr. anche i vv. 20-21). Le notizie sono abbastanza imprecise: Micmas sembra trovarsi in mano a Saul (vv. 1-4), poi in mano ai Filistei (vv. 5-7); c'è confusione tra la Gabaa (gib‘â) del v. 2 e la Gabaa (geba‘) del v. 3, che sono due località distinte tra Gerusalemme e Micmas. A fianco di Saul appare per la prima volta suo figlio Gionata; da ciò si deduce che siano trascorsi almeno alcuni anni dagli eventi precedenti. Gionata è la vera figura positiva della vicenda: è lui che prende l'iniziativa della rivolta (13,3); è la sua sortita solitaria che getta nel panico le preponderanti forze nemiche (14,1-15); è a lui che va l'affetto del popolo (14,45).

13,8-15. Mentre i Filistei si schierano per la battaglia, Saul si vede ridotto all'impotenza dall'ordine di Samuele (10,8): «Sette giorni aspetterai, finché io verrò a te e ti indicherò quello che dovrai fare». Alla fine le considerazioni pratiche prevalgono su quelle religiose, cosicché Saul decide d'intervenire a modo suo. Questa prima infedeltà di Saul non consiste tanto nell'aver offerto un olocausto (ciò – a quanto pare – era permesso anche ai non-sacerdoti: Gedeone in Gdc 6,26.28; Manoach in Gdc 13,15-20; Davide in 2Sam 6,17; Salomone in 1Re 3,4 e 9,25; Elia in 1Re 18,38), quanto nella rivendicazione di un'autonomia che non gli compete: proprio all'ultimo istante (v. 10) fallisce la prova dell'obbedienza alla parola profetica di Samuele. Come altrove (1Sam 15; 2Sam 11-12) l'autore dimostra una sorprendente capacità di cogliere il meccanismo psicologico e spirituale del peccato umano.

11. «Che hai fatto?»: la domanda del profeta riecheggia quella di Dio ad Eva (Gn 3,13). Il peccato di Saul è sostanzialmente simile al primo peccato e, come quello, colloca l'uomo peccatore in una distanza infinita dal suo creatore (cfr. 12,16-19).

13. «avrebbe reso stabile»: con Vg e numerose versioni moderne. TM e LXX hanno una lectio difficilior che appare migliore: «Ora, infatti, il Signore rese/aveva reso stabile il tuo regno su Israele per sempre». Infatti il regno d Saul è già stato stabilito solennemente (11,14-15; 12,2.13-14) né si accenna a ulteriori condizioni poste da Dio per una conferma definitiva. Tuttavia il Signore si era riservata una possibilità di sciogliere il patto già ratificato, prevedendo il ripudio del re in caso di disobbedienza (12,25). Il caso presente gli dà l'occasione per metterla in atto. Ben diversa sarà la profezia fatta a Davide: Dio promette la stabilità del regno, ma questa volta incondizionatamente (2Sam 7,15-16).

14. «lo costituirà..»: BC traduce al futuro con i LXX. TM e Vg hanno il passato: «Lo ha costituito». Non c'è ragione di correggere il testo, chiarissimo nel suo significato: Dio ha già deciso che sul trono di Saul non sederà un suo discendente, bensì un uomo «secondo il cuore di Dio» (cfr. 2,35). La monarchia davidica inizia a delinearsi all'orizzonte della storia d'Israele.

15. «salì da Galgala..»: tutta la frase che segue, sino a «a Gabaa di Beniamino», è restituita con i LXX. Il TM è passato per parablepsi dal primo al secondo «da Galgala», omettendo le parole intermedie.

13,16-23. La sentenza di Samuele riguarda per ora il tempo dopo la morte di Saul cui rimane il compito di liberare Israele dai Filistei. La sproporzione delle forze in campo vien descritta dettagliatamente affinché l'aiuto del Signore sia riconosciuto come determinante per la vittoria (14,6.23). La tattica dei Filistei è di devastare tutto il paese, cosicché il piccolo esercito israelita non possa ricevere viveri e rinforzi. La situazione è resa ancor più grave dal sistematico disarmo cui gli occupanti hanno ridotto da tempo gli Ebrei, mediante il monopolio dell'industria metallurgica: oltre al divieto di possedere armi c'è persino quello di esercitare il mestiere del fabbro. Anche per i normali bisogni agricoli Israele deve sottostare a un umiliante controllo. Si ricordi che i Filistei erano maestri nella recente arte di lavorare il ferro, mentre in Palestina si era ancora ai primi tentativi del genere.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Discorso di Samuele 1Allora Samuele disse a tutto Israele: “Ecco, ho ascoltato la vostra voce in tutto quello che mi avete detto e ho costituito su di voi un re. 2Ora, ecco che il re procede davanti a voi. Quanto a me, sono diventato vecchio e canuto e i miei figli eccoli tra voi. Io ho camminato dalla mia giovinezza fino ad oggi sotto i vostri occhi. 3Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo alla presenza del Signore e del suo consacrato. A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via l'asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a restituire!“. 4Risposero: “Non ci hai trattato con prepotenza, né ci hai fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno”. 5Egli soggiunse loro: “È testimone il Signore contro di voi, ed è testimone oggi il suo consacrato, che non trovaste niente in mano mia”. Risposero: “Sì, è testimone”. 6Allora Samuele disse al popolo: “È il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne, e che ha fatto salire i vostri padri dalla terra d'Egitto. 7Ora fatevi avanti, perché voglio giudicarvi davanti al Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e con i vostri padri. 8Quando Giacobbe andò in Egitto e i vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne, che li fecero uscire dall'Egitto e li fecero risiedere in questo luogo. 9Ma essi dimenticarono il Signore, loro Dio, ed egli li consegnò in potere di Sìsara, capo dell'esercito di Asor, e in mano dei Filistei e in mano del re di Moab, che mossero loro guerra. 10Essi gridarono al Signore e dissero: “Abbiamo peccato, perché abbiamo abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te”. 11Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal e Barak e Iefte e Samuele, e vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete vissuti tranquilli. 12Eppure, quando avete visto che Nacas, re degli Ammoniti, muoveva contro di voi, mi avete detto: “No, un re regni sopra di noi”. Invece il Signore, vostro Dio, è vostro re. 13Ora ecco il re che avete scelto e che avevate chiesto. Ecco che il Signore ha posto un re sopra di voi. 14Dunque, se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re che regna su di voi sarete con il Signore, vostro Dio. 15Se invece non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua parola, la mano del Signore peserà su di voi e sui vostri padri. 16Fatevi avanti ancora e osservate questa grande cosa che il Signore sta per compiere sotto i vostri occhi. 17Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io griderò al Signore ed egli manderà tuoni e pioggia. Così vi persuaderete e constaterete che grande è il male che avete fatto davanti al Signore chiedendo un re per voi”. 18Samuele allora invocò il Signore, e il Signore mandò subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo ebbe grande timore del Signore e di Samuele. 19Tutto il popolo perciò disse a Samuele: “Prega il Signore, tuo Dio, per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo aggiunto a tutti i nostri peccati il male di aver chiesto per noi un re”. 20Samuele disse al popolo: “Non temete: voi avete fatto tutto questo male, ma almeno non allontanatevi dal Signore, anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. 21Non allontanatevi dietro nullità che non possono giovare né salvare, perché appunto sono nullità. 22Certo, il Signore non abbandonerà il suo popolo, a causa del suo grande nome, perché il Signore ha deciso di fare di voi il suo popolo. 23Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la via buona e retta. 24Solo temete il Signore e servitelo fedelmente con tutto il cuore: considerate infatti le grandi cose che ha operato tra voi. 25Se invece vorrete fare il male, voi e il vostro re perirete”.

__________________________ Note

12,18 a pioggia nella stagione estiva, quando in Israele non piove mai, diviene segno dell’autenticità del carisma profetico di Samuele e occasione per un’ulteriore esortazione a servire il Signore (vv. 20.24).

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Approfondimenti

Il lungo discorso di Samuele segna il passaggio definitivo dall'epoca dei “giudici” a quella della monarchia. Il regno di Saul è stato finalmente “inaugurato” col concorso di tutto Israele (11,14-15), che ha riconosciuto in lui la guida desiderata (cfr. 8,3ss.). A questo punto il vecchio “giudice” può passare ufficialmente le consegne al giovane re. Le sue parole concludono il processo innescato dalla richiesta del c. 8 ma, ancor più, intendono riassumere l'intera storia d'Israele dall'esodo in poi, con un'attenzione particolare al periodo dei “giudici” appena trascorso (vv. 6-11). Da questo punto di vista troviamo molte somiglianze con i discorsi di congedo di Mosè (Dt 32,1-43) e Giosuè (Gs 23-24), anch'essi destinati a chiudere un periodo storico (l'esodo, la conquista) e ad aprirne uno nuovo (rispettivamente: la conquista di Canaan e l'epoca dei “giudici”). Nei tre discorsi si rilevano le medesime idee-guida e persino diverse espressioni comuni, dovute alla redazione deuteronomistica. Simile è pure il modo di procedere: alla luce del passato (ossia: dei prodigi operati dal Signore; qui nel v. 24) i condottieri invitano il popolo a seguire il Signore nel tempo presente. Il capitolo è annoverato fra i testi “antimonarchici , ma tale sbrigativa classificazione rischia di non cogliere la vera natura del discorso di Samuele: è vero che la scelta del re è stata avventata, ha provocato non poche amarezze e ne provocherà di peggiori, ed è anche vero che la monarchia non ha risolto tutti i problemi d'Israele; d'altra parte Dio stesso s'è impegnato a trovare un capo al popolo che gli appartiene (v. 13; cfr. 9,16-17; 10,1). Le circostanze storiche sono mutate rispetto al tempo di Gedeone, Barak e Iefte, ma il timore del Signore e l'obbedienza alla sua voce rimangono anche oggi la condizione imprescindibile perché Israele “viva” (v. 14). Se è stato fatto un errore (o un peccato!) nella scelta della monarchia, l'adesione «con tutto il cuore» al Signore (v. 20) può trasformarla in un'inattesa occasione di grazia. Il vero ostacolo da abbattere è la schiavitù interiore, come Israele ben sa fin dai tempi dell'esodo (“non era forse meglio per noi essere schiavi in Egitto..?”; cfr. Es 16,3; 17,3; Nm 11,5; 14,2-4; 20,5; 21,5). Il Signore non tornerà indietro dalla decisione di fare di Israele «il suo popolo» (v. 22), a condizione che questi non gli volga le spalle «per seguire vanità» (v. 21). Il discorso di Samuele ricalca la struttura tipica dei trattati di alleanza biblici ed extrabiblici (cfr. il decalogo di Es 20,2-17 e Dt 5,6-21; Es 19,4-6; Dt 28; 29,1-20; Gs 24,2-15. Sono presenti alcuni tra gli elementi più importanti di essi: le opere storiche fondanti, vv. 6-11.24; la testimonianza, v. 6; la benedizione, v. 14; la maledizione, vv. 15.25). Non è dunque impossibile ravvisare anche qui un contesto (implicito) di rinnovamento dell'alleanza, come in Dt 31 e Gs 24 (cfr. 2Sam 7).

1-5. Al cospetto del Signore e del suo “Unto”, prima di cedere il governo Samuele chiede a tutto il popolo una conferma pubblica della sua irreprensibilità. Poiché gli anziani d'Israele avevano chiesto un re a motivo della vecchiaia di Samuele e della disonestà dei suoi figli (8,5), egli intende regolare definitivamente la propria posizione: ha fatto quanto gli è stato chiesto, ha costituito un re su Israele, ma sia ben chiaro che non ha mai conculcato il diritto altrui né ha agito per proprio interesse. Piuttosto facciano attenzione al re che si sono dati, perché egli non esiterà a fare tutto questo (cfr. 8,11-17)! È un forte richiamo alla responsabilità che Israele deve assumersi di fronte a Dio nel momento in cui inizia una nuova tappa della sua storia.

6-12. Samuele traccia qui con pochi segni sicuri una sintesi storica dell'alleanza tra il Signore e Israele: in Egitto, nel deserto, in Canaan, può forse Israele accusare il suo Dio di non averlo assistito e liberato dalla mano degli avversari? In questo contesto si dà ampio risalto allo schema ciclico dell'epoca dei “giudici” (disobbedienza – oppressione – richiesta di soccorso – salvezza – nuova disobbedienza..., Gdc 2,11-19; cfr. 1Sam 7,2-17). Poi è accaduto qualcosa di imprevisto: di fronte a Nacas Israele non ha più gridato al Signore per essere aiutato, ma ha preso egli stesso l'iniziativa relegando ai margini l'assistenza divina (v. 12). Come risponderà il Signore a una simile provocazione? Le parole di Samuele fin qui pronunciate non saranno forse una rete tesa per inchiodare il popolo alle sue responsabilità?

8. «li ricondussero in questo luogo»: il discorso di Samuele viene pronunciato a Galgala (cfr. 10,8) nell'ambito della festa per Saul (11,15). “Tutto Israele” è ritornato oggi in “questo luogo” per far nuovamente memoria dei prodigi dell'esodo (cfr. Gs 4,19-24) e per rinnovare l'adesione all'alleanza.

11. «Barak»: con i LXX e Syr. TM e Vg hanno «Badan», ma il nome è sconosciuto all'onomastica biblica. Qualche esegeta lo vuol identificare con il “giudice” Abdon (Gdc 12,13-15), ma potrebbe anche trattarsi di un semplice errore scribale che ha trasformato brq in bdn. «Samuele»: probabilmente è una glossa. Essa è importante perché annovera esplicitamente Samuele tra i “giudici”.

13-15. Dio sa trasformare anche il peccato in un'occasione di grazia, la ribellione contro di lui in un desiderio ancor più grande della sua amicizia. Ecco dunque che il capriccio d'Israele vien mutato in un dono (v. 13) che implica un impegno totale, “per la vita” (vv. 14-15). Bisogna vigilare attentamente affinché la bellezza del dono non si corrompa e la benedizione non diventi una maledizione.

14. «vivrete»: correzione del TM e dei LXX che hanno «sarete» a motivo di uno scambio tra due lettere simili (he e ḥet). Vg segue il TM, ma non è molto chiara. La vita e la morte (cfr. v. 25) sono le alternative classiche prospettate nei discorsi deuteronomistici (Dt 4,25-28; 6,14-19; 8,18-20; 11,13-17.26-28; 28,1-68; 30,15-20).

15. «come pesò sui vostri padri»: traduzione ispirata al TM (evidentemente corrotto) che ha l'assurda frase: «su di voi... e sui vostri padri». I LXX hanno cercato di darle un senso, traducendo: «sul vostro re».

16-19. A conferma del valore profetico delle sue parole, Samuele invoca un segno dal cielo. Dalla fine di aprile a settembre la Palestina è completamente arida. L'improvviso uragano non può non provocare uno spavento soprannaturale (i tuoni sono la voce di Dio: 2,10; 7,10; 2Sam 22,14-15; Es 9,23-34; Sal 29,3-9). Il popolo riconosce la peccaminosità del proprio desiderio e supplica Samuele che interceda per loro. Il peccato provoca infatti un'estraneità rispetto al creatore (cfr. Gn 3,8-10).

18. «Tutto il popolo fu preso da grande timore»: frase simile in Es 14,31. Samuele sta di fronte al popolo come Mosè «servo del Signore».

20-25. Pur cedendo il governo al re, anche per il futuro Samuele non smetterà di essere quel potente intercessore che sempre è stato (cfr. 7,8-10). Il peccato non scalfisce l'amore del Signore verso il popolo che è suo (v. 22). È dalla certezza della fedeltà di Dio che la storia può ricominciare da capo, nonostante tutto.

21. «vanità»: è la stessa parola ebraica – tōhû – che ricorre anche in Gn 1,2. E il “vuoto” nel senso di “informe”, “senza nerbo”, “senza consistenza”. Seguire ciò che è tōhû è la suprema stoltezza, come la critica al culto idolatrico ribadirà più volte (Sal 115, 4-7; Is 40, 17; 41,29; 44, 9; Ger 10, 1-5; Bar 6, 3.7; Sap 13-15).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Prima vittoria militare di Saul 1Nacas l'Ammonita si mosse e pose il campo contro Iabes di Gàlaad. Tutti i cittadini di Iabes di Gàlaad dissero allora a Nacas: «Fa' un patto con noi e ti saremo sudditi». 2Rispose loro Nacas l'Ammonita: «A queste condizioni farò un patto con voi: possa io cavare a tutti voi l'occhio destro e porre tale gesto a oltraggio di tutto Israele». 3Di nuovo chiesero gli anziani di Iabes: «Lasciaci sette giorni per inviare messaggeri in tutto il territorio d'Israele. Se nessuno verrà a salvarci, usciremo incontro a te». 4I messaggeri arrivarono a Gàbaa di Saul e riferirono quelle parole davanti al popolo, e tutto il popolo levò la voce e pianse. 5Ma ecco che Saul veniva dalla campagna dietro l'armento. Chiese dunque Saul: «Che ha il popolo da piangere?». Riferirono a lui le parole degli uomini di Iabes. 6Lo spirito di Dio irruppe allora su Saul ed egli, appena udite quelle parole, si irritò molto. 7Prese un paio di buoi, li fece a pezzi e li inviò in tutto il territorio d'Israele per mezzo di messaggeri con questo proclama: «A chi non uscirà dietro Saul e dietro Samuele, così sarà fatto dei suoi buoi». Cadde il terrore del Signore sul popolo e si mossero come un sol uomo. 8Saul li passò in rassegna a Bezek e risultarono trecentomila Israeliti e trentamila di Giuda. 9Dissero allora ai messaggeri che erano giunti: «Direte ai cittadini di Iabes di Gàlaad: “Domani, quando il sole comincerà a scaldare, sarete salvi”». I messaggeri partirono e riferirono agli uomini di Iabes, che ne ebbero grande gioia. 10Allora gli uomini di Iabes dissero a Nacas: «Domani usciremo incontro a voi e ci farete quanto sembrerà bene ai vostri occhi». 11Il giorno dopo Saul divise il popolo in tre schiere e irruppe in mezzo al campo sul far del mattino; batterono gli Ammoniti finché il giorno si fece caldo. Quelli che scamparono furono dispersi: non ne rimasero due insieme. 12Il popolo allora disse a Samuele: «Chi ha detto: “Dovrà forse regnare Saul su di noi?”. Consegnaci costoro e li faremo morire». 13Ma Saul disse: «Oggi non si deve far morire nessuno, perché in questo giorno il Signore ha operato la salvezza in Israele». 14Samuele ordinò al popolo: «Su, andiamo a Gàlgala: là inaugureremo il regno». 15Tutto il popolo andò a Gàlgala, e là davanti al Signore a Gàlgala, riconobbero Saul come re; qui offrirono anche sacrifici di comunione davanti al Signore con grande gioia, Saul e tutti gli Israeliti.

__________________________ Note

11,15 A Gàlgala esisteva un santuario del Signore e là viene confermata l’investitura regale già avvenuta a Mispa (10,17-25).

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Approfondimenti

1-11. La vittoria contro Nacas (cfr. 2Sam 10,1-5) è la prima impresa guidata del neoeletto re, nonché la prima conferma della validità della monarchia (cfr. 8,1-22). Designato per “salvare” Israele (9,26; 10,1.27), Saul è tornato a casa sua aspettando l'occasione propizia per esplicare la sua missione. Essa è offerta dall'assedio di Iabes da parte degli Ammoniti. La città attaccata si trova oltre il Giordano, nel territorio di Galaad che un tempo era parzialmente appartenuto agli Ammoniti ed era poi stato occupato dalle tribù di Ruben e Gad (Dt 3,16). Approfittando di questo periodo poco favorevole per Israele, il re Nacas torna ad avanzare pretese sull'antica proprietà. Cinicamente egli concede agli abitanti di Iabes una breve tregua per cercare un improbabile soccorso presso le altre tribù israelite, ma Saul, imprevedibilmente, riesce a trascinare dietro a sé tutto il popolo e a sconfiggere gli Ammoniti.

1. «l'Ammonita»: la tribù di Ammon era imparentata con gli Israeliti in quanto discendente da Lot (Gn 19,38). La capitale del regno era Rabbat Ammon (2Sam 11,1; 12,26). «Iabes di Galaad»: in seguito alle vicende narrate in Gdc 19-21, la città era legata da vincoli di sangue alla tribù di Beniamino e quindi alla famiglia di Saul.

2. «possa io cavare a tutti voi l'occhio destro»: a quel tempo i vinti dovevano sottostare frequentemente a trattamenti simili (Gdc 1,6-7; 16,21; 2Re 25,7; Ger 52,10-12) o anche peggiori (2Sam 8,2; Am 1,13).

3. «usciremo»: gli assediati giocano astutamente sulla ambivalenza del verbo ebraico yṣ’ che significa «uscire» (in battaglia) o «arrendersi». Il gioco di parole è evidente nel v. 10: nonostante la certezza della liberazione e «una grande gioia» nel cuore, fingono di essersi ormai rassegnati a “uscire” incontro a Nacas. Usciranno sì... ma all'attacco!

7. Il gesto di Saul è analogo a quello di Gdc 19,29-30; 20,6. Però, mentre in Gdc si trattava di un appello alla solidarietà di tutte le tribù di fronte a un gravissimo delitto, qui è un severo monito per chiunque non risponderà prontamente alla chiamata alle armi.

8. Le cifre sono troppo alte rispetto alle effettive possibilità di un esercito di quell'epoca (cfr. 13,2.5.15). Si noti anche che la proporzione tra le truppe d'Israele e le truppe di Giuda rispetta quella enunciata in 2Sam 19,44. Qui come là affiora la mano di un redattore del Nord.

11. «tre schiere»: era una manovra militare classica (13,17; Gdc 7,16; 9,43-44; 2Sam 18,2).

12-15. Come spesso accade, al termine della guerra c'è chi vuol regolare i conti anche con gli avversari interni (cfr. 10,27) ma Saul lo impedisce con magnanimità (come Davide in 2Sam 19,23). L'inaugurazione (lett. «rinnovamento») del regno si compie presso il santuario di Galgala, nell'ambito di una grande festa di ringraziamento (per la collocazione teologico-letteraria della pericope cfr. 10,17-27).

12. «Consegnaci»: con i LXX. TM e Vg hanno il plurale: «Consegnateci».

13. «Oggi non si deve far morire nessuno»: si noti la diversità tra queste parole di Saul e la sua reazione dopo l'uccisione di Golia (18,6ss.). Mentre qui la “liberazione” operata dal Signore bandisce il ricorso a vendette personali, là – nonostante un intervento soprannaturale ancor più eclatante – Saul si abbandona alla gelosia sino al punto di desiderare la morte di colui che sente oramai come antagonista. Cos'è accaduto al cuore generoso di Saul, sì da mutarlo radicalmente in un lasso di tempo relativamente breve? Tra i due episodi si colloca il c. 15, ossia il ripudio di Saul in favore di «un altro migliore» di lui (15,28), col conseguente passaggio dello spirito da Saul a Davide (16, 13-14).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Samuele prese allora l'ampolla dell'olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: “Non ti ha forse unto il Signore come capo sulla sua eredità? 2Oggi, quando sarai partito da me, troverai due uomini presso la tomba di Rachele, sul confine con Beniamino, a Selsach. Essi ti diranno: “Sono state ritrovate le asine che sei andato a cercare, ed ecco che tuo padre non bada più alla faccenda delle asine, ma è preoccupato di voi e va dicendo: Che cosa devo fare per mio figlio?“. 3Passerai di là e andrai oltre; quando arriverai alla Quercia di Tabor, vi troverai tre uomini che salgono a onorare Dio a Betel: uno porterà tre capretti, l'altro porterà tre pani rotondi, il terzo porterà un otre di vino. 4Ti domanderanno se stai bene e ti daranno due pani, che tu prenderai dalle loro mani. 5Giungerai poi a Gàbaa di Dio, dove c'è una guarnigione di Filistei ed entrando in città incontrerai un gruppo di profeti che scenderanno dall'altura preceduti da arpe, tamburelli, flauti e cetre, che agiranno da profeti. 6Lo spirito del Signore irromperà anche su di te e ti metterai a fare il profeta insieme con loro, e sarai trasformato in un altro uomo. 7Quando questi segni che ti riguardano saranno accaduti, farai quanto vorrai, perché Dio sarà con te. 8Scenderai a Gàlgala, precedendomi, ed ecco, io ti raggiungerò per offrire olocausti e immolare sacrifici di comunione. Sette giorni aspetterai, finché io verrò da te e ti indicherò quello che dovrai fare”. 9Appena egli ebbe voltato le spalle per partire da Samuele, Dio gli mutò il cuore e tutti questi segni si verificarono il giorno stesso. 10Arrivarono là, a Gàbaa, ed ecco una schiera di profeti di fronte a loro; lo spirito di Dio irruppe su di lui e si mise a fare il profeta in mezzo a loro. 11Quanti lo avevano conosciuto prima, vedendolo d'un tratto fare il profeta con i profeti, si dissero l'un l'altro: “Che è accaduto al figlio di Kis? È dunque anche Saul tra i profeti?”. 12Uno del luogo disse: “E chi è il loro padre?”. Per questo passò in proverbio l'espressione: “È dunque anche Saul tra i profeti?”. 13Quando ebbe terminato di profetare andò sull'altura. 14Lo zio di Saul chiese poi a lui e al suo domestico: “Dove siete andati?”. Rispose: “A cercare le asine e, vedendo che non c'erano, ci siamo recati da Samuele”. 15Lo zio di Saul soggiunse: “Raccontami quello che vi ha detto Samuele”. 16Saul rispose allo zio: “Ci ha assicurato che le asine erano state ritrovate”. Ma non gli riferì il discorso del regno, che gli aveva tenuto Samuele.

Saul viene designato re dalla sorte 17Samuele convocò il popolo davanti a Dio a Mispa 18e disse agli Israeliti: “Dice il Signore, Dio d'Israele: Io ho fatto salire Israele dall'Egitto e l'ho liberato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi affliggevano. 19Ma voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva da tutti i vostri mali e da tutte le tribolazioni. E gli avete detto: “Costituisci un re sopra di noi!”. Ora mettetevi davanti a Dio distinti per tribù e per casati”. 20Samuele fece accostare ogni tribù d'Israele e fu sorteggiata la tribù di Beniamino. 21Fece poi accostare la tribù di Beniamino distinta per casati e fu sorteggiato il casato di Matrì e fu sorteggiato Saul figlio di Kis. Si misero a cercarlo, ma non lo si trovò. 22Allora consultarono di nuovo il Signore: “È venuto qui quell'uomo?”. Disse il Signore: “Eccolo nascosto in mezzo ai bagagli”. 23Corsero a prenderlo di là ed egli si collocò in mezzo al popolo: sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. 24Samuele disse a tutto il popolo: “Vedete dunque chi il Signore ha eletto, perché non c'è nessuno in tutto il popolo come lui”. Tutto il popolo proruppe in un grido: “Viva il re!”. 25Samuele espose a tutto il popolo il diritto del regno e lo scrisse in un libro, che depositò davanti al Signore. Poi Samuele congedò tutto il popolo, perché ognuno tornasse a casa sua. 26Anche Saul tornò a casa, a Gàbaa, e lo seguirono uomini valorosi, ai quali Dio aveva toccato il cuore. 27Ma degli uomini perversi dissero: “Potrà forse salvarci costui?”. Così lo disprezzarono e non vollero portargli alcun dono. Ma egli rimase in silenzio.

__________________________ Note

10,1 È la prima unzione regale della storia d’Israele. Per mezzo del profeta, è il Signore stesso a costituire Saul capo e liberatore.

10,17-27 L’elezione mediante la sorte costituisce una ratifica della scelta di Saul già fatta da Samuele, ma potrebbe trattarsi anche di una differente versione del fatto, da parte di una tradizione meno favorevole alla monarchia.

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Approfondimenti

1. Il rito dell'unzione, fatta da un sacerdote o da un profeta, conferiva al re un carattere sacro (cfr. 16,13; 1Re 1,39; 2Re 9,6; 11,12), facendolo diventare “l'Unto del Signore” (cfr. 2,35; 24,7.11; 26,9.16; 2Sam 1,14.16; 19,22). L'unzione spettava anche ai sacerdoti e alle suppellettili sacre (Es 29,7; 30,22-33; Lv 8,12), in segno di consacrazione-dedicazione esclusiva al servizio di Dio e di attribuzione di particolari prerogative.

2-4. Gli enigmatici personaggi che Saul incontrerà lungo il cammino saranno le guide nel suo pellegrinaggio ideale alle radici di Israele: si noti che il sepolcro di Rachele (collocato da Gn 35,19-20 in territorio di Giuda, presso Betlemme), la quercia di Tabor (luogo sconosciuto alla toponomastica palestinese, da leggere probabilmente «di Debora», scambiando le consonanti t/d) e Betel sono tutt'e tre località nominate insieme in Gn 35, ove si narra che Giacobbe ricevette dal Signore il nome nuovo di “Israele”. In tale occasione il Signore promette (v. 11): «re usciranno dai tuoi fianchi» (la frase riprende e conferma la promessa fatta ad Abramo in Gn 17,6). Le antiche parole rivolte ai patriarchi si compiono proprio ora, con Saul; appena unto capo sopra Israele deve tornare sui luoghi della promessa per immergersi nelle sorgenti remote della sua regalità, riconoscendo che essa corrisponde a un impegno contratto da Dio verso il patriarca eponimo.

4. «ti daranno due pani»: Saul riceve in dono degli alimenti che erano destinati al Signore, per i sacrifici. È un gesto inusuale, che adombra l'omaggio reso al “consacrato del Signore”.

5. «Gabaa di Dio»: altro nome della patria di Saul (vv. 10.11); «in atto di fare i profeti»: si tratta di un'antica espressione del profetismo, diffusa anche nei popoli confinanti con Israele (cfr. 1Re 18,4.19). Il verbo nb'(bitpael) viene usato qui per coloro che, estaticamente invasati grazie anche alla musica (cfr. 18,10; 2Re 3,15) e alla gesticolazione (cfr. 19,24; 1Re 18,26-29), andavano in giro in gruppi oppure si radunavano in luoghi appartati (1Sam 19,20). Il fattore determinante dell'estasi era però «lo spirito del Signore», che “investiva” irresistibilmente i profeti o anche altri che venivano a contatto con loro (cfr. 19,20-24) e li abilitava a compiere la loro missione liberatrice (Gdc 3,10; 6,34; 11,29; 13,25; 14,19; 15,14). Anche Saul verrà dunque “afferrato dallo spirito” (10,10; 11,6) che lo trasformerà intimamente e lo renderà capace di reggere Israele in nome di Dio.

8. «scenderai a Galgala... sette giorni aspetterai»: alcuni vedono un'allusione a 11,12-15 (l'acclamazione pubblica di Saul). Altri indizi rinviano invece a 13,7-15 (cfr. l'accenno ai “sette giorni” nel v. 8). Proprio nel momento in cui Samuele svela a Saul la sua vocazione, si delinea già il dramma. Galgala sarà ricordata sia per l'inaugurazione del regno (11,15), sia per la tragica sentenza pronunciata dal profeta contro Saul (13,14 e 15,23). Si ricordi che Galgala era un luogo importantissimo per la memoria storica d'Israele: dopo il passaggio del Giordano vi si celebrò la prima Pasqua e il popolo vi fu circonciso (Gs 5,2-12); da quel primo accampamento prese avvio la conquista della terra promessa (Gs 10,6; 14,6).

9-16. I segni preannunciati si verificano puntualmente. Non si fa più menzione dei primi due (di cui si è visto il carattere spiccatamente teologico), mentre si racconta dettagliatamente l'episodio profetico in Gabaa. Saul tace accuratamente su quanto gli è successo durante il breve viaggio (v. 16), obbedendo alla segretezza imposta da Samuele (9,27; 10,8). Ma non può evitare la sorpresa dei suoi compaesani, i quali non riconoscono più il giovanotto che avevano visto partire pochi giorni prima; non sanno ancora che lo spirito ha trasformato Saul «in un altro uomo» (v. 6) e gli ha «mutato il cuore» (v. 9). Verrà però il momento in cui Samuele spiegherà loro tutto, e allora comprenderanno (v. 24).

11. «È dunque anche Saul tra i profeti?»: il proverbio è spiegato altrimenti in 19,24. «E chi è il loro padre?»: il senso di questa domanda è oscuro. LXX e Syr hanno cercato di chiarirlo riferendo la domanda a Saul; il plurale è diventato così un singolare: «suo padre».

13. «altura»: così il TM. Sono state fatte varie proposte alternative : «a Gabaa», «a casa» (modificando leggermente il TM).

17-27. Riprende la fonte meno favorevole alla monarchia, interrotta in 8,22. La designazione regale di Saul mediante sorteggio vien ritenuta in genere un “doppione” del racconto dell'unzione (9,26-10,16). Da un altro punto di vista – quello che guarda al risultato finale della redazione delle due tradizioni – questa nuova versione si inserisce in un plano narrativo coerente e rilevante dal punto di vista teologico:

  • Samuele unge segretamente Saul come “capo” (10,1);
  • lo spirito del Signore “afferra” Saul, nuovo “liberatore” d'Israele (10,6.10);
  • il sorteggio a Mizpa sigla la designazione pubblica di Saul come “re” (10,24) e la proclamazione del “diritto del regno” (10,25), realizzando la richiesta fatta dal popolo in 8,5-9.11-17.
  • La conferma-inaugurazione del regno dopo la prima vittoria di Saul si svolgerà a Galgala (11,15).

Si noti che l'investitura di Saul è collegata coi luoghi in cui Samuele esercitava la sua “giudicatura” (7,16): il primo re sorge nel contesto di una continuità con l'epoca precedente essendo accompagnato al trono dall'ultimo “giudice”, il quale si ritira dopo aver compiuto la sua più importante impresa quale “salvatore d'Israele” (7,2-14).

18. In occasione dell'esaudimento della richiesta del popolo, Samuele ribadisce il “diritto” del Signore (cfr. 8,5). Israele deve essere cosciente delle implicazioni religiose della scelta politica che sta compiendo.

19-22. «Ora presentatevi a Dio...»: episodio simile in Gs 7,14-18 e 1Sam 14,40-42. Il sorteggio sacro avveniva per mezzo degli urîm e tummîm (la loro natura è incerta: dadi, bastoncini o altro?), contenuti nell'efod (cfr. 2, 18 e 14,41). La “consultazione del Signore” era ufficio dei sacerdoti leviti (Nm 27,21; Dt 33,8). Rimase in uso fino all'epoca dell'esilio (cfr. Esd 2,63 = Ne 7,65).

23-24. «egli sopravanzava dalla spalla in su...»: cfr. 9,2. La concomitanza dell'esito favorevole del sorteggio e dell'aspetto fisico imponente rende indubitabile il fatto di un intervento di Dio nella scelta di Saul. «Viva il re!»: l'acclamazione con la quale il popolo conferma l'avvenuta elezione del re si ritroverà in 2Sam 16,16; 1Re 1,34.39; 2Re 11,12.

25. «espose... i diritti del regno»: cfr. 8,11-17. Si tratta di un trattato che lega il re e il popolo e ne regola i rapporti (cfr. 2Re 11,17). Samuele mette in pratica le prescrizioni riguardanti il re, contenute in Dt 17,14-20.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Incontro di Saul con Samuele (9,1-10,16) 1C'era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. 2Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c'era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo. 3Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: “Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine”. 4Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c'erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono. 5Quando arrivarono nel territorio di Suf, Saul disse al domestico che era con lui: “Su, torniamo indietro, altrimenti mio padre smetterà di pensare alle asine e comincerà a preoccuparsi di noi”. 6Gli rispose: “Ecco, in questa città c'è un uomo di Dio ed è un uomo tenuto in alta considerazione: tutto quello che dice si avvera certamente. Ebbene, andiamoci! Forse ci indicherà la via che dobbiamo battere”. 7Rispose Saul al domestico: “Sì, andiamo! Ma che porteremo a quell'uomo? Il pane nelle nostre sporte è finito e non abbiamo alcun dono da portare all'uomo di Dio: che abbiamo?“. 8Ma il domestico rispondendo a Saul soggiunse: “Guarda: mi ritrovo in mano un quarto di siclo d'argento. Lo darò all'uomo di Dio ed egli ci indicherà la nostra via”. 9Una volta, in Israele, quando uno andava a consultare Dio, diceva: “Su, andiamo dal veggente”, perché, quello che oggi si chiama profeta, allora si chiamava veggente. 10Disse dunque Saul al domestico: “Hai detto bene; su, andiamo”. E andarono nella città dove era l'uomo di Dio. 11Mentre essi salivano il pendio della città, trovarono delle ragazze che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: “È qui il veggente?”. 12Quelle risposero dicendo: “Sì, eccolo davanti a te. Ma fa' presto: ora infatti è arrivato in città, perché oggi il popolo celebra un sacrificio sull'altura. 13Entrando in città lo troverete subito, prima che salga all'altura per il banchetto, perché il popolo non si mette a mangiare finché egli non sia arrivato; egli infatti deve benedire il sacrificio, e dopo gli invitati mangiano. Ora salite, perché lo troverete subito”. 14Salirono dunque alla città. Mentre essi stavano per entrare in città, ecco che Samuele stava uscendo in direzione opposta per salire all'altura. 15Il Signore aveva rivelato all'orecchio di Samuele, un giorno prima che giungesse Saul: 16“Domani a quest'ora ti manderò un uomo della terra di Beniamino e tu lo ungerai come capo del mio popolo Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei, perché io ho guardato il mio popolo, essendo giunto fino a me il suo grido”. 17Quando Samuele vide Saul, il Signore gli confermò: “Ecco l'uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo”. 18Saul si accostò a Samuele in mezzo alla porta e gli chiese: “Indicami per favore la casa del veggente”. 19Samuele rispose a Saul: “Sono io il veggente. Precedimi su, all'altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente. 20Riguardo poi alle tue asine smarrite tre giorni fa, non stare in pensiero, perché sono state ritrovate. A chi del resto appartiene quel che c'è di prezioso in Israele, se non a te e a tutta la casa di tuo padre?“. 21Rispose Saul: “Non sono io forse un Beniaminita, della più piccola tribù d'Israele? E la mia famiglia non è forse la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché mi hai parlato in questo modo?”. 22Ma Samuele prese Saul e il suo domestico e li fece entrare nella sala, e assegnò loro il posto a capo degli invitati, che erano una trentina. 23Quindi Samuele disse al cuoco: “Portami la porzione che ti avevo dato dicendoti: “Mettila da parte”“. 24Il cuoco prese la coscia con la parte che le sta sopra, la pose davanti a Saul e disse: “Ecco, quel che è rimasto ti è posto davanti: mangia, perché è per questa circostanza che è stato conservato per te, quando si è detto: “Ho invitato il popolo”“. Così quel giorno Saul mangiò con Samuele.

25Scesero poi dall'altura in città, e Samuele s'intrattenne con Saul sulla terrazza. 26Di buon mattino, al sorgere dell'aurora, Samuele chiamò Saul che era sulla terrazza, dicendo: “Àlzati, perché devo congedarti”. Saul si alzò e ambedue, lui e Samuele, uscirono. 27Quando furono scesi alla periferia della città, Samuele disse a Saul: “Ordina al domestico che vada avanti”. E il domestico passò oltre. “Tu férmati un momento, perché ti possa comunicare la parola di Dio”.

__________________________ Note

9,9 Samuele si rivela profeta e veggente a pieno titolo, perché il Signore gli ha già rivelato l’arrivo di Saul e il suo destino di liberatore (vedi 9,16; 10,9).

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Approfondimenti

1-24. Il brano presenta le circostanze che portano il giovane Saul ad incontrare Samuele e ad essere unto re (10,1). Sembrano eventi casuali, invece sono guidati dal Signore che risponde al “grido” del suo popolo (vv. 15-17). Forse era già successo che le asine al pascolo si smarrissero (vv. 1-5), ma stavolta il fatto comporta la trasformazione totale del destino di Saul e della sua famiglia, «la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino», che è «la più piccola tribù d'Israele» (vv. 20-21).

1. La famiglia di Kis abita in Gabaa, a 5-6 km a nord di Gerusalemme, città tristemente famosa per il raccapricciante delitto riferito da Gdc 19-20. La genealogia ha un significato sociale e religioso, in quanto dà lustro e onore all'uomo che la vanta (cfr. 1,1; Rt 4,18-22; Gdt 8,1).

2. «Saul»: il nome significa «richiesto» (cfr. 1,20.28). Samuele era stato “richiesto” al Signore da parte di sua madre (1,20), Saul è invece dato dal Signore come risposta alla “richiesta” del popolo intero (8,5.9.19). In entrambi i casi l'autore fa risaltare nettamente l'aspetto della grazia divina che rende feconda la storia del popolo eletto. «superava dalla spalla in su»: cfr. 10,23. Gli antichi amavano mettere in risalto l'aspetto imponente e la prestanza fisica dei loro capi. Era un criterio di giudizio talmente comune, da trarre in inganno persino Samuele dinanzi ai figli di lesse (16,6ss.).

4-5. Le contrade enumerate non sono state identificate con precisione. Non ci si discosta comunque dalle “montagne di Efraim”, nel territorio compreso tra Gerusalemme e Sichem. L'itinerario di Saul è sproporzionato rispetto alla distanza che le asine potevano aver coperto nel loro girovagare senza meta; ma ciò che importa è far vedere come Dio ha misteriosamente condotto Saul ad incontrare la sua vocazione regale.

6. «in questa città»: è Rama, patria di Samuele (7,17). «uomo di Dio»: questo titolo designa anche altrove (Gdc 13,6; 1Re 13,1) i personaggi cui si riconosce la facoltà di annunciare profeticamente l'adempimento di certi eventi in forza di un particolare legame con Dio (cfr. Mosè in Dt 33,1). Ciò li rende allo stesso tempo temibili (cfr. 2,27) e ricercati dal popolo. Si noti che solo nel v. 14 “l'uomo di Dio” verrà identificato con Samuele: è un'astuzia narrativa che tiene viva la curiosità del lettore fin quando la menzione del profeta renderà chiaro il nesso di quest'episodio con il precedente (c. 8).

7. «dono da portare»: è il compenso per il favore accordato (cfr. Nm 22,7.17-18; 1Re 14,3; 2Re 4,42; 5,15; Mic 3,11).

9. «veggente»: in ebraico ro’eh. Il testo lo indica come antico sinonimo di «profeta» (nābî’). «Veggente» si dice anche hozeh (come il profeta Gad in 2Sam 24,11; cfr. 2Re 17,13; Is 30,10). Tutt'e due le espressioni sembrano indicare un carisma (la “veggenza”) che non ogni nābî’ – afferrato da Dio per una missione particolare – possedeva (cfr. Am 7,12.14). Samuele vien chiamato “veggente” anche in 1Cr 9,22; 26,28; 29,29. Il v. 9 è ritenuto da molti commentatori una glossa marginale incorporata nel testo. Per favorire la logica del discorso alcuni propongono di trasferirlo dopo il v. 11.

13. «altura»: in ebraico bāmâ. È il termine tecnico che indica i luoghi di culto cananei dedicati a Baal e Astarte, collocati appunto in luoghi elevati (ossia in posizione privilegiata per comunicare con la divinità). Fino alla riforma di Ezechia e di Giosia se ne trovano di consacrate anche al Signore (2Re 23,5.9). I profeti tuoneranno più volte contro questi santuari, i quali aprivano le porte all'idolatria e ai culti orgiastici (Os 10,8; Am 7,9; cfr. Dt 12,2).

16. «capo»: in ebraico: nagîd. È la qualifica attribuita a Saul in questa sezione. Abbastanza generica, può indicare un'autorità civile o religiosa (cfr. ad es. 13,14; 25,30; 2Sam 5,2; 1Re 1,35; 1Cr 9,11; Ne 11,11; Is 55,4). Non equivale al principato o alla regalità in senso stretto. Saul è dipinto in maniera assai simile ai liberatori carismatici del libro dei Giudici (ad es. Gedeone); solo in 10,24 e 11,15 la designazione divina viene riconosciuta e confermata dal popolo, cosicché Saul diventa «re» (melek).

20-21. Samuele fa intendere a Saul che non deve più preoccuparsi per cose di poco conto, quelle che hanno costituito sinora l'orizzonte della sua vita. Dio gli ha messo nelle mani tutto Israele, le sue cose migliori (cfr. 8,11-17). Queste parole turbano Saul ancora ignaro del loro significato. Samuele invece agisce con sicurezza, forte della rivelazione ricevuta (vv. 15-16). Ancora una volta la sua parola è tramite della parola del Signore (3,21).

9,25-10,8. Il banchetto sacrificale si è svolto in una atmosfera arcana: chi sono quei trenta personaggi che siedono con deferenza attorno al giovane forestiero? All'alba del giorno seguente, in gran segreto (9,27), il profeta rivela a Saul il suo compito e lo unge. “capo su Israele” (10,1; cfr. 9,16). Lo avverte inoltre di alcuni segni che avverranno in quello stesso giorno a conferma della soprannaturalità della sua elezione (10,1-7).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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SAUL, PRIMO RE D’ISRAELE (1Sam 8,1-15,35)

Gli Israeliti chiedono un re 1Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d'Israele i suoi figli. 2Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. 3I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto. 4Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e vennero da Samuele a Rama. 5Gli dissero: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli”.

6Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: “Dacci un re che sia nostro giudice”. Perciò Samuele pregò il Signore. 7Il Signore disse a Samuele: “Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro. 8Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a te. 9Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro”.

10Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. 11Disse: “Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, 12li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. 13Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. 14Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. 15Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. 16Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. 17Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. 18Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”. 19Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: “No! Ci sia un re su di noi. 20Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”.

21Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all'orecchio del Signore. 22Il Signore disse a Samuele: “Ascoltali: lascia regnare un re su di loro”. Samuele disse agli Israeliti: “Ciascuno torni alla sua città!”.

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Approfondimenti

8,1-15,35. Questa sezione ha come coprotagonisti Samuele e Saul. Il tema di 1Sam 8-15 è il passaggio dall'epoca dei “giudici” a quella dei re, grazie alla mediazione di Samuele. Si ritiene che il testo attuale risulti dall'intreccio di almeno due versioni dei fatti – una più antica e l'altra più recente – i cui punti di vista sono molto diversi. La versione più antica (identificata in 9,1-10,16; 11,1-15) vede nel re un dono misericordioso di Dio offerto al popolo oppresso; quella più recente, di matrice deuteronomistica (8,1-22; 10,17-27; 12,1-25), interpreta la nascita del regno come un rifiuto della regalità di Dio (cfr. 8,7) e come un'ostinazione d'Israele a voler imitare le nazioni pagane (8,5). È quest'ultima versione ad aver ricevuto la preminenza: il popolo crede che l'elezione di un re possa risolvere un problema immediato di governo, ma sul suo capo risuona l'ammonimento di Samuele a non abbandonare il Signore per diventare “come tutti i popoli”. La condotta di Saul sembrerà dar ragione a Samuele (cc. 13-15). Tuttavia la fondazione del regno non è un atto puramente profano, in quanto Dio stesso partecipa attivamente alla ricerca di un re anche se essa non corrisponde al suo plano originario. Lo spirito del Signore scende su Saul (10,10; 11,6) e lo guida alla vittoria, salvo ritirarsi da lui (15,23.26; 16,14) a motivo della sua disubbidienza. Il c. 12 ha lo scopo di riassumere il significato delle due versioni: le mutate condizioni politiche non hanno affatto risolto il problema della fede d'Israele, che assieme al proprio re deve (e dovrà sempre!) scegliere di “servire il Signore” (12,20-25).

8,1-22. La richiesta di un re da parte del popolo trova lo spunto nella cattiva condotta dei figli di Samuele, incapaci di amministrare la giustizia e il diritto (vv. 1-3). Israele si trova a disagio nei confronti delle nazioni circostanti dotate di un governo centralizzato, permanente e autonomo. Come può fronteggiare l'incombente minaccia filistea senza una struttura politico-militare adeguata (vv. 4-5)? Il problema è serio: la guida carismatica dei “giudici” non offre più le garanzie di un tempo e un cambiamento è senza dubbio necessario per far fronte alle mutate condizioni storiche. La proposta non trova il gradimento di Samuele, che vi ravvisa la tentazione di cercare una sicurezza nelle proprie forze, diffidando dello spirito di Dio che sempre aveva liberato Israele dai nemici per mezzo dei “giudici” (v. 6; cfr. Gdc 3,9-10; 6,14.34; 11,29; 13,25; 14,4.19; 1Sam 7,6-14. Cfr. le lamentele di Isaia: 30,1-3 e di Geremia: 2,17-19 contro il ricorso all'alleanza con le potenze straniere). Il Signore acconsente a malincuore (vv. 8-9) ma obbliga Samuele ad avvertire Israele di tutti gli inconvenienti che la monarchia comporterà (vv. 10-18). Questo capitolo ricorda da vicino l'altro tentativo israelita di eleggersi un re nella persona di Gedeone (Gdc 8,22-23), sfociato nella tirannia di Abimelech e stigmatizzato dal famoso apologo di Iotam (Gdc 9,8-20). Anche là il giudizio sulla monarchia è decisamente negativo e motivato dal fatto che solo il Signore può regnare su Israele (Gdc 8,23).

1. «stabilì giudici di Israele i suoi figli»: come Gedeone (Gdc 8,22-23; 9,1-2) anche Samuele trasmette ereditariamente la sua carica.

3. «deviavano dietro il lucro»: cfr. Dt 16,18-19. I figli di Samuele ricalcano esattamente la via dei figli di Eli. Nonostante la sua personale fedeltà, la sua famiglia non sfugge alle conseguenze di un contesto storico ormai logoro e senza futuro. Persino nella fonte meno favorevole alla monarchia si riconosce l'esistenza di un problema istituzionale che non è più possibile eludere.

5. «tutti i popoli»: lett. «nazioni» (gôyim). Sarebbe auspicabile far rilevare nella traduzione la differenza tra «popolo» (’am) – usato quasi esclusivamente per Israele – e «nazioni» (gôyim), termine usato per definire i popoli pagani. Israele non può ignorare la sua “diversità” rispetto a tutti gli altri popoli, perché è «proprietà particolare» (sᵉgullâ) del Signore in forza dell'elezione (Es 19,5; Dt 7,6; 14,2; 26,18; Sal 135,4; Ml 3,17): con essa Dio si è acquistato un “diritto” su Israele (cfr. Dt 4,20; 6,21-25). Questo è il “regno” del Signore (v. 7) che Israele sta ora rigettando per diventare «come tutte le nazioni» (cfr. anche v. 20).

10-20. La lunga lista delle pretese che il re avrà su popolo è scandita dal continuo alternarsi di “vostro” e “suo”: tutto quanto è “vostro” diverrà “suo”, del re. Samuele avverte il popolo, ma la decisione è ormai irrevocabile e se ne accettano fin d'ora le conseguenze: le “sue” battaglie saranno le “nostre” battaglie!

11. «li farà correre davanti al suo cocchio»: era usanza diffusa nell'antichità che i re si facessero precedere da gruppi di servi o soldati in qualità di battistrada e scorta d'onore (cfr. 22,17; 2Sam 15,1; 1Re 1,5).

12. «li farà capi di migliaia»: cfr. 17,18.

16. «armenti»: con i LXX. Il TM (ripreso da Vg) ha «giovani».

22. Il capitolo si chiude in modo tale da potersi agganciare alla narrazione successiva sull'elezione di Saul (9,1-10,16), attribuita alla fonte più favorevole alla monarchia. Anche se a malincuore, sarà il Signore stesso ad impegnarsi in prima persona per trovare un re a Israele.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Gli abitanti di Kiriat-Iearìm vennero a portare via l'arca del Signore e la introdussero nella casa di Abinadàb, sulla collina; consacrarono suo figlio Eleàzaro perché custodisse l'arca del Signore.

Samuele giudice d’Israele 2Era trascorso molto tempo da quando l'arca era rimasta a Kiriat-Iearìm; erano passati venti anni, quando tutta la casa d'Israele alzò lamenti al Signore. 3Allora Samuele disse a tutta la casa d'Israele: “Se è proprio di tutto cuore che voi tornate al Signore, eliminate da voi tutti gli dèi stranieri e le Astarti; indirizzate il vostro cuore al Signore e servite lui, lui solo, ed egli vi libererà dalla mano dei Filistei”. 4Subito gli Israeliti eliminarono i Baal e le Astarti e servirono solo il Signore. 5Disse poi Samuele: “Radunate tutto Israele a Mispa, perché voglio pregare il Signore per voi”. 6Si radunarono pertanto a Mispa, attinsero acqua, la versarono davanti al Signore, digiunarono in quel giorno e là dissero: “Abbiamo peccato contro il Signore!”. A Mispa Samuele fu giudice degli Israeliti. 7Anche i Filistei udirono che gli Israeliti si erano radunati a Mispa e i prìncipi filistei si levarono contro Israele. Quando gli Israeliti lo udirono, ebbero paura dei Filistei. 8Dissero allora gli Israeliti a Samuele: “Non cessare di gridare per noi al Signore, nostro Dio, perché ci salvi dalle mani dei Filistei”. 9Samuele prese un agnello da latte e lo offrì tutto intero in olocausto al Signore; Samuele alzò grida al Signore per Israele e il Signore lo esaudì. 10Mentre Samuele offriva l'olocausto, i Filistei attaccarono battaglia contro Israele; ma in quel giorno il Signore tuonò con voce potente contro i Filistei, li terrorizzò ed essi furono sconfitti davanti a Israele. 11Gli Israeliti uscirono da Mispa per inseguire i Filistei, e li batterono fin sotto Bet-Car. 12Samuele prese allora una pietra e la pose tra Mispa e il Dente, e la chiamò Eben-Ezer, dicendo: “Fin qui ci ha soccorso il Signore”. 13Così i Filistei furono umiliati e non vennero più nel territorio d'Israele: la mano del Signore fu contro i Filistei per tutto il periodo di Samuele. 14Tornarono anche in possesso d'Israele le città che i Filistei avevano preso agli Israeliti, da Ekron a Gat: Israele liberò il loro territorio dalla mano dei Filistei. E ci fu anche pace tra Israele e l'Amorreo. 15Samuele fu giudice d'Israele per tutto il tempo della sua vita. 16Ogni anno egli compiva il giro di Betel, Gàlgala e Mispa, ed era giudice d'Israele in tutte queste località. 17Poi ritornava a Rama, perché là era la sua casa e anche là era giudice d'Israele. In quel luogo costruì anche un altare al Signore.

__________________________ Note

7,4 Astarte, con Baal, è divinità della fecondità e dell’amore. Il suo culto era molto diffuso nel Vicino Oriente antico. Vedi Gdc 2,11.13.

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Approfondimenti

2-17. Riappare sulla scena Samuele nelle vesti di profeta, intercessore e giudice. Lo schema in cui si inserisce la sua azione è molto simile a quello che ricorre nel libro dei Giudici (2,10-19; cfr. anche 6,6-10; 10,10-16). Samuele ricorda che i vent'anni di schiavitù sono stati la dura conseguenza di un'idolatria che, senza dubbio, è stata fomentata dai dominatori stranieri. Dio esige innanzitutto una disponibilità alla conversione, e il “grido” d'Israele dev'essere il primo sintomo di una volontà rinnovata di camminare (come in Es 14,15). La confessione della colpa (v. 6) rende efficace l'intercessione di Samuele nella battaglia contro i Filistei (vv. 8-9), cosicché Israele può erigere un monumento a ricordo dell'assistenza divina ricevuta (v. 12). A Mizpa Samuele viene investito della “giudicatura” che esplicherà per lunghi anni, visitando periodicamente i grandi santuari dove si custodiva la memoria storica del popolo. Betel (santuario di Abramo e di Giacobbe Gn 12,8; 28,10-22), Galgala (santuario di Giosuè Gs 4,19-24; 5,2-12) e Mizpa (santuario dell'epoca dei “giudici: cfr. 10,17-25; Gdc 20,1-3; 21,1.5.8).

6. «attinsero acqua, la sparsero...»: il senso preciso del gesto ci sfugge. Per analogia con Lam 2,19 e Sal 62,9 si può pensare a un rito penitenziale accompagnato da preghiere e digiuni, durante il quale l'acqua viene versata a terra come simbolo dell'intimo e totale distacco dai peccati (cfr. 2Sam 14,14) e dall'idolatria.

8-10. Più volte si parla di Samuele come “intercessore” (v. 9,12,19.23; 15,11). Egli era già stato costituito “profeta” (3,20); ora esercita il suo ministero come mediatore dell'alleanza, nel doppio senso di uomo al quale Dio parla, e di uomo che sa parlare a Dio. In ciò Samuele ricalca le orme di Mosè intercessore (Es 17,8-13; 32,32; Nm 11,2; 12,6ss.; Dt 9,20) e profeta (Dt 18,18; 34,10). Cfr. Ger 15,1 e Sal 99,6, dove le due figure sono presentate l'una accanto all'altra.

12. «Eben-Ezer»: «la pietra dell'aiuto». Si ritorna sul nome della località citata in 4, 1, già teatro della disfatta d'Israele. La vittoria ottenuta grazie all'aiuto di Dio è i segno del ritorno della Gloria del Signore (cfr. 4,22) come risposta al ritorno di Israele a lui.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ritorno dell’arca (6,1-7,1) 1L'arca del Signore rimase nel territorio dei Filistei sette mesi. 2Poi i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero: “Che dobbiamo fare dell'arca del Signore? Indicateci il modo di rimandarla alla sua sede”. 3Risposero: “Se intendete rimandare l'arca del Dio d'Israele, non rimandatela vuota, ma pagatele un tributo di riparazione per la colpa. Allora guarirete e vi sarà noto perché non si è ritirata da voi la sua mano”. 4Chiesero: “Quale riparazione dobbiamo darle?”. Risposero: “Secondo il numero dei prìncipi dei Filistei, cinque bubboni d'oro e cinque topi d'oro, perché unico è stato il flagello per tutti voi e per i vostri prìncipi. 5Fate dunque figure dei vostri bubboni e figure dei vostri topi, che infestano la terra, e date gloria al Dio d'Israele. Forse renderà più leggera la sua mano su di voi, sul vostro dio e sul vostro territorio. 6Perché ostinarvi come si sono ostinati gli Egiziani e il faraone? Non li hanno forse lasciati andare, dopo che egli infierì su di loro? 7Dunque fate un carro nuovo, poi prendete due mucche che allattano sulle quali non sia mai stato posto il giogo, e attaccate queste mucche al carro, togliendo loro i vitelli e riconducendoli alla stalla. 8Quindi prendete l'arca del Signore, collocatela sul carro e ponete gli oggetti d'oro che dovete darle in tributo di riparazione, in una cesta al suo fianco. Poi fatela partire e lasciate che se ne vada. 9E state a vedere: se salirà a Bet-Semes, per la via che porta al suo territorio, è lui che ci ha provocato tutti questi mali così grandi; se no, sapremo che non ci ha colpiti la sua mano, ma per caso ci è capitato questo”. 10Quegli uomini fecero in tal modo. Presero due mucche che allattano, le attaccarono al carro e chiusero nella stalla i loro vitelli. 11Quindi collocarono l'arca del Signore, sul carro, con la cesta e i topi d'oro e le figure delle escrescenze. 12Le mucche andarono diritte per la strada di Bet-Semes, percorrendo sicure una sola via e muggendo, ma non piegarono né a destra né a sinistra. I prìncipi dei Filistei le seguirono sino al confine con Bet-Semes. 13Gli abitanti di Bet-Semes stavano facendo la mietitura del grano nella pianura. Alzando gli occhi, scorsero l'arca ed esultarono a quella vista. 14Il carro giunse al campo di Giosuè di Bet-Semes e si fermò là dove era una grossa pietra. Allora fecero a pezzi i legni del carro e offrirono le mucche in olocausto al Signore. 15I leviti avevano deposto l'arca del Signore e la cesta che vi era appesa, nella quale stavano gli oggetti d'oro, e l'avevano collocata sulla grossa pietra. In quel giorno gli uomini di Bet-Semes offrirono olocausti e fecero sacrifici al Signore. 16I cinque prìncipi dei Filistei stettero ad osservare, poi tornarono il giorno stesso a Ekron. 17Sono queste le escrescenze che i Filistei diedero in tributo di riparazione al Signore: una per Asdod, una per Gaza, una per Àscalon, una per Gat, una per Ekron. 18Invece i topi d'oro erano pari al numero delle città filistee appartenenti ai cinque prìncipi, dalle fortezze sino ai villaggi di campagna. Ne è testimonianza fino ad oggi nel campo di Giosuè di Bet-Semes la grossa pietra sulla quale avevano posto l'arca del Signore. 19Ma il Signore colpì gli uomini di Bet-Semes, perché avevano guardato nell'arca del Signore; colpì nel popolo settanta persone su cinquantamila e il popolo fu in lutto, perché il Signore aveva inflitto alla loro gente questo grave colpo. 20Gli uomini di Bet-Semes allora esclamarono: “Chi mai potrà stare al cospetto del Signore, questo Dio così santo? La manderemo via da noi; ma da chi?”. 21Perciò inviarono messaggeri agli abitanti di Kiriat-Iearìm a dire: “I Filistei hanno restituito l'arca del Signore. Scendete e portatela presso di voi”.

7,1 Gli abitanti di Kiriat-Iearìm vennero a portare via l'arca del Signore e la introdussero nella casa di Abinadàb, sulla collina; consacrarono suo figlio Eleàzaro perché custodisse l'arca del Signore.

__________________________ Note

6,9 Bet-Semes: “casa del sole”, 24 chilometri a ovest di Gerusalemme. La città, edificata sul confine settentrionale della tribù di Giuda in direzione di Dan (Gs 15,10), dominava una delle strade di transito che collegavano gli altipiani con le pianure costiere.

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Approfondimenti

1-12. Dopo sette mesi di sciagure, i Filistei decidono di rimandare indietro l'arca; ma l'offesa inflitta al “trono” del Signore dovrà essere riparata adeguatamente. D'altra parte, per essere sicuri che la pestilenza sia stata provocata proprio dall'arca del Signore e non da un caso naturale, i sacerdoti e gli indovini stabiliscono le modalità del rinvio: se le mucche non rifiuteranno il giogo e non torneranno istintivamente ai loro vitelli ma si dirigeranno verso il confine con Israele, si dovrà ravvisare in tutta la faccenda l'intervento divino (vv. 7.10.11).

3. «tributo in ammenda»: l'importante parola ebraica ’āšām copre vari aspetti del processo trasgressione-colpa-espiazione. Non è solo il sacrificio di espiazione o l'indennizzo-compenso per il danno provocato (Nm 5,7-8; Lv 7,1) ma anche la trasgressione stessa (sinonimo di “peccato”: Lv 5,23-26) e il debito-obbligo-responsabilità in cui si incorre con il reato (Lv 5,18-19).

4. «bubboni d'oro e topi d'oro»: sono ’āšām da versare al Signore. L'archeologia ha rinvenuto molti oggetti di questo genere negli scavi di aree cultuali dell'antico Oriente. Svolgevano più o meno la stessa funzione dei nostri ex-voto. La menzione dei «topi che infestano la terra» rimanda forse a una doppia tradizione su due calamità distinte: i tumori che affliggevano gli uomini e i topi che devastavano le campagne. «per tutto il popolo»: con i LXX. TM ha «per loro».

6. Ritorna il paragone con l'Egitto, figura proverbiale dell'indurimento contro la volontà di Dio.

7. «carro nuovo»: il trasporto dell'arca esige l'uso di strumenti conformi alla sua santità, cioè non contaminati da un uso profano. Anche le mucche non devono essere mai state aggiogate prima d'ora. Gesù, «il santo di Dio» (Mc 1,24), cavalcherà un asinello «sul quale nessuno è mai salito» (Mc 11,2) e il suo corpo verrà deposto in una «tomba nuova» (Mt 27,60).

13-19. L'onore reso all'arca dagli abitanti di Bet-Semes esprime la gioia per il ritorno del Signore tra il suo popolo. C'è tutto quanto serve per offrire un olocausto di ringraziamento (v. 15) e così vien fatto (cfr. 14,33; 2Sam 24,22-24; Gdc 13,19). Dopo aver assistito all'epilogo della loro triste avventura, i capi dei Filistei se ne tornano a casa. A loro disonore si enumerano le città che hanno pagato ’āšām al Signore (cfr. v. 3).

19. Il castigo che colpisce settanta Israeliti è dovuto a un peccato di irriverenza verso la santità dell'arca: «guardare l'arca» dev'essere inteso nel senso di «curiosarci dentro»; «su cinquantamila»: parecchi manoscritti ebraici omettono questo numero, attestato però da LXX, Vg e Syr. Il ruolo della parola nella frase non è chiaro.

6,20-7,1. L'arca viene depositata a Kiriat-Iearim, città gabaonita (Gs 9,17) che si trovava in terreno neutrale tra Israele e la Filistea, ma sotto un discreto controllo da parte dei dominatori. Dopo la vittoria contro i Filistei 2Sam 5,17-25) Davide trasporterà l'arca a Gerusalemme, dove rimarrà per sempre (2Sam 6; Sal 132,6-13).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’arca nel tempio di Dagon 1I Filistei, catturata l'arca di Dio, la portarono da Eben-Ezer ad Asdod. 2I Filistei poi presero l'arca di Dio, la introdussero nel tempio di Dagon e la collocarono a fianco di Dagon. 3Il giorno dopo i cittadini di Asdod si alzarono, ed ecco che Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all'arca del Signore; essi presero Dagon e lo rimisero al suo posto. 4Si alzarono il giorno dopo di buon mattino, ed ecco che Dagon era caduto con la faccia a terra davanti all'arca del Signore, mentre la testa di Dagon e le palme delle mani giacevano staccate sulla soglia; il resto di Dagon era intero. 5Per questo i sacerdoti di Dagon e quanti entrano nel tempio di Dagon ad Asdod non calpestano la soglia di Dagon ancora oggi. 6Allora incominciò a pesare la mano del Signore sugli abitanti di Asdod, li devastò e li colpì con bubboni, Asdod e il suo territorio. 7I cittadini di Asdod, vedendo che le cose si mettevano in tal modo, dissero: “Non rimanga con noi l'arca del Dio d'Israele, perché la sua mano è dura contro di noi e contro Dagon, nostro dio!”. 8Allora, fatti radunare presso di loro tutti i prìncipi dei Filistei, dissero: “Che dobbiamo fare dell'arca del Dio d'Israele?”. Risposero: “Si porti a Gat l'arca del Dio d'Israele”. E portarono via l'arca del Dio d'Israele. 9Ma ecco, dopo che l'ebbero portata via, la mano del Signore fu sulla città e un terrore molto grande colpì gli abitanti della città, dal più piccolo al più grande, e scoppiarono loro dei bubboni. 10Allora mandarono l'arca di Dio a Ekron; ma all'arrivo dell'arca di Dio a Ekron, i cittadini protestarono: “Mi hanno portato qui l'arca del Dio d'Israele, per far morire me e il mio popolo!”. 11Fatti perciò radunare tutti i prìncipi dei Filistei, dissero: “Mandate via l'arca del Dio d'Israele! Ritorni alla sua sede e non faccia morire me e il mio popolo”. Infatti si era diffuso un terrore mortale in tutta la città, perché la mano di Dio era molto pesante. 12Quelli che non morivano erano colpiti da bubboni, e il gemito della città saliva al cielo.

__________________________ Note

5,1 Asdod: città filistea della costa di Canaan. Insieme con Gaza, Àscalon, Gat ed Ekron costituiva la Pentapoli, governata da cinque principi (vedi Gs 13,3).

5,2 Dagon: nella mitologia cananea era il dio del grano o della germinazione.

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Approfondimenti

5,1-7,1. La nuova scena si svolge nel territorio dei Filistei. Questi erano organizzati in una confederazione di cinque distretti, facenti capo a cinque città-fortezze: Gaza, Ascalon, Gat, Accaron e Asdod. I Filistei trasportano l'arca in quest'ultima località, dove viene depositata nel tempio del dio Dagon quale segno di sottomissione del Dio d'Israele al grande dio di cui anche il re Hammurabi (1728-1686 a.C.) si diceva figlio (5,1-2). Sconvolgendo ogni previsione, non solo Dagon deve piegarsi davanti all'intatta potenza del «Signore degli eserciti che siede sui cherubini» (5,3-5), ma anche l'intera popolazione deve fare i conti con la sua ira (5,6-12) al punto che i capi dei Filistei decidono di rinunciare al prestigioso trofeo di guerra (c. 6). La narrazione ha degli accenti grotteschi e persino umoristici, che ne denotano la probabile origine popolare. Ma in fondo stiamo assistendo all'umorismo di Dio stesso, di colui cioè che «se ne ride» e «schernisce dall'alto» i suoi avversari (Sal 2).

5,1-5. Nel tempio di Dagon il Signore dimostra che «non esistono altri dei» (cfr. p.es. Dt 4,35.39; Is 45,14) costringendo l'idolo a prostrarsi «faccia a terra» di fronte alla sua arca, tra l'imbarazzo dei cittadini e dei sacerdoti. Insieme con Is 19,1 l'episodio è senz'altro alla base delle narrazioni apocrife dell'infanzia di Gesù, laddove esse narrano la caduta rovinosa degli idoli dinanzi a Gesù bambino fuggito in Egitto con Maria e Giuseppe (cfr. Mt 2,13-15). Sulla critica all'idolatria cfr. Is 41,21-29; 44,9-20; 46,6-7; Ger 10,2-15; Bar 6,25-26 e Sap 13-16.

2. «Dagon»: nei testi cuneiformi è ricordato quale dio degli Amorrei. Il suo culto era diffuso fin dai tempi antichi in Mesopotamia, ed era presente in Fenicia e in Canaan (cfr. Gs 15,41; 19,27). Gdc 16,23 e 1Cr 10,10 lo considerano dio dei Filistei.

5. «non calpestano la soglia»: usanza ricordata da Sof 1,9. Il profeta ne parla come di un gesto superstizioso, legato al culto agli dei stranieri (Baal: v. 4; Milcom: v. 5).

6-12. La presenza dell'arca provoca una pestilenza da cui Asdod tenta di liberarsi inviando l'arca in altre città; ma anche a Gat ed Accaron il flagello si ripete. I Filistei ritenevano d'aver sconfitto le «potenti divinità» degli Israeliti che un tempo avevano colpito gli Egiziani (4,8), ma ora devono piegarsi – proprio come l'Egitto – alla pesante mano di Dio.

6. «bubboni»: lett. «tumori, prominenze». In genere si ritiene che si tratti di emorroidi (il che si adatterebbe bene al tenore umoristico del racconto), anche se le conseguenza sembrano sproporzionate rispetto alla modestia della patologia.

11. Con gli accenni all'Egitto di 4,8 e 6,6, è un elemento importante per riconoscere in tutta la scena un'allusione all'esodo: anche in Es 12,33 gli Egiziani colpiti insistono perché Israele se ne vada! Poiché l'arca è direttamente collegata con l'esodo e la conquista di Canaan (cfr. Gs 3-4), non ci si deve stupire che il Signore compia per suo mezzo nuovi prodigi «con mano potente e braccio teso».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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VICENDE DELL’ARCA (1Sam 4,1b-7,17)

1La parola di Samuele giunse a tutto Israele.

I Filistei catturano l’arca In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s'erano accampati ad Afek. 2I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini. 3Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani d'Israele si chiesero: “Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca dell'alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici”. 4Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l'arca dell'alleanza del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c'erano con l'arca dell'alleanza di Dio i due figli di Eli, Ofni e Fineès. 5Non appena l'arca dell'alleanza del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra. 6Anche i Filistei udirono l'eco di quell'urlo e dissero: “Che significa quest'urlo così forte nell'accampamento degli Ebrei?”. Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l'arca del Signore. 7I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: “È venuto Dio nell'accampamento!”, ed esclamavano: “Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. 8Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel deserto. 9Siate forti e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini, dunque, e combattete!“. 10Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d'Israele caddero trentamila fanti. 11In più l'arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineès, morirono.

12Uno della tribù di Beniamino fuggì dallo schieramento e venne a Silo il giorno stesso, con le vesti stracciate e polvere sul capo. 13Quando giunse, Eli stava seduto sul suo seggio presso la porta e scrutava la strada, perché aveva il cuore in ansia per l'arca di Dio. Venne dunque quell'uomo e diede l'annuncio in città, e tutta la città alzò lamenti. 14Eli, sentendo il rumore delle grida, si chiese: “Che sarà questo rumore tumultuoso?”. Intanto l'uomo avanzò in gran fretta e portò l'annuncio a Eli. 15Eli aveva novantotto anni, aveva lo sguardo fisso e non poteva più vedere. 16Disse dunque quell'uomo a Eli: “Sono giunto dallo schieramento. Sono fuggito oggi dallo schieramento”. Eli domandò: “Che è dunque accaduto, figlio mio?”. 17Rispose il messaggero: “Israele è fuggito davanti ai Filistei e nel popolo v'è stata una grande sconfitta; inoltre i tuoi due figli, Ofni e Fineès, sono morti e l'arca di Dio è stata presa!”. 18Appena quegli ebbe accennato all'arca di Dio, Eli cadde all'indietro dal seggio sul lato della porta, si ruppe la nuca e morì, perché era vecchio e pesante. Egli era stato giudice d'Israele per quarant'anni. 19La nuora di lui, moglie di Fineès, incinta e prossima al parto, quando sentì la notizia che era stata presa l'arca di Dio e che erano morti il suocero e il marito, s'accasciò e, colta dalle doglie, partorì. 20Mentre era sul punto di morire, le dicevano quelle che le stavano attorno: “Non temere, hai partorito un figlio”. Ella non rispose e non vi fece attenzione. 21Ma chiamò il bambino Icabòd, dicendo: “Se n'è andata lontano da Israele la gloria!”, riferendosi alla cattura dell'arca di Dio, al suocero e al marito. 22Disse: “Se n'è andata lontano da Israele la gloria”, perché era stata presa l'arca di Dio.

__________________________ Note

4,1b Filistei: al tempo dell’esodo abitavano lungo la costa tra l’Egitto e Gaza, tanto che gli Israeliti furono costretti a deviare nell’entroterra (Es 13,17). Gli Ebrei si scontrarono con loro solo a partire dal tempo dei giudici. Per Afek vedi nota a 29,1. Eben-Ezer: significa “pietra dell’aiuto” (vedi 7,12).

4,12 vesti stracciate e polvere sul capo: segni del lutto per la sventura subìta.

4,21-22 Icabòd: secondo l’etimologia popolare accolta dal testo vuol dire: “dov’è la gloria?”. Con la scomparsa dell’arca, la gloria del Signore ha abbandonato Israele.

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Approfondimenti

4,1-7,17. Questi capitoli narrano le vicende dell'arca dell'alleanza, caduta nelle mani dei Filistei e da questi restituita a Israele a causa di malanni provocati dalla sua permanenza nelle loro città (cc. 4-6). La sezione si conclude (c. 7) con i primi accenni di riscossa israelita sotto la guida di Samuele, il quale (si tratta forse di una fonte indipendente?) non era mai comparso nei cc. 4-6. La storia dell'arca verrà ripresa in 2Sam 6,2-19; 15,24-29; 1Re 8,1-13. Essa è un oggetto sacro, simbolo e “memoriale” dell'alleanza tra il Signore e Israele (cfr. Dt 31,26); la sua perdita dimostra che il Signore non è disposto a lasciarsi “usare” magicamente da chi non gli corrisponde «con tutto il cuore e con tutta l'anima» (cfr. Is 29,13; Sal 38,36-37). Dio lascia Israele in balia dei nemici a causa della sua infedeltà, e solo un solenne riconoscimento della colpa (7, 6) consentirà un mutamento della situazione (cfr. Sal 106,34-45).

4,1-11. Essendo sceso in battaglia contro i Filistei (vv. 1-2), Israele fa portare al campo l'arca dell'alleanza (vv. 3-5) ch'era custodita a Silo. I Filistei ne sono terrorizzati (vv. 6-9) ma riescono a sconfiggere gli Israeliti e a catturare l'arca (vv. 10-11). La disfatta segna l'avverarsi delle minacce di Dio contro Eli e i suoi figli.

3. «l'arca del Signore»: traduzione secondo i LXX. TM ha: «arca dell'alleanza» (anche nei v. 4.5). L'arca fu l'oggetto più sacro che l'antico Israele abbia mai avuto. Era una specie di cassa di legno rivestita d'oro (Es 25,10-16) e conteneva le tavole della legge (1Re 8,9; Dt 10,1-5: cfr. Eb 9,3-5) a “testimonianza” dell'alleanza conclusa sul Sinai tra Dio e Mosè. Sul coperchio erano collocati due cherubini scolpiti, che fungevano da “trono” del Signore (v. 4;2 Sam 6,2 = 1Cr 13,6). Per questo si credeva che la presenza del Signore fosse legata a quella dell'arca (vv. 3.8).

4. «che siede sui cherubini»: cfr. 2Sam 6,2; 22,11; Sal 80,2; 99,1. I cherubini sono figure celesti maestose che evocano l'idea della forza, fornite di ali e morfologicamente variabili tra l'umano e l'animale. L'immaginario biblico sui cherubini (cfr. Ez 1,10) è stato direttamente o indirettamente influenzato da analoghe entità – i karibu – che troviamo nel mondo mesopotamico. In Palestina era abbastanza conosciuta la divinità alata egiziana Neftis. I karibu-cherubini svolgono le funzioni di custodi del luogo sacro (cfr. Gn 3,24) e di intermediari tra gli uomini e la divinità. Sono perciò anche il simbolo dell'adorazione e della preghiera ininterrotta. Già ai tempi dell'esodo il motivo dei cherubini ornava la Dimora (Es 26,1.31; 36,8.35). Salomone farà scolpire due grandi cherubini a protezione dell'arca (1Re 6,23-28; 8,7) e nel tempio mostrato dall'angelo ad Ezechiele anch'essi troveranno posto (Ez 41,18.25).

6. «Ebrei»: questo termine è generalmente usato dagli stranieri, oppure da Israeliti che conversavano con stranieri (14,11.21; 29,3; Gn 43,32; Es 1,15; Gio 1,9). Era evidentemente un appellativo comune (leggermente dispregiativo) che identificava gli appartenenti al gruppo etnico degli Israeliti.

8. «queste divinità»: come pure in 1Re 19,2 e 20,10 ’elōhîm ha sulla bocca dei pagani un sapore politeistico. Nella loro “ignoranza” credono che la liberazione d'Israele dall'Egitto sia da ascrivere agli dei (si noti pure la confusione tra le piaghe d'Egitto e l'esodo nel deserto!). Quest'interpretazione di ’elōhîm è accettabile, anche se il discorso è più complesso: nel v. 7 i Filistei hanno anche detto: «Dio è venuto» (al sing.). Inoltre bisogna tener conto che ’elōhîm (un plurale di intensità, eccellenza o sovranità) è pacificamente usato nell'AT con significato singolare, però può essere costruito indifferentemente con predicato o attributo singolare (nella maggior parte dei casi) o plurale (ad es. 17,26.36; Dt 5,26; Ger 10,10).

10. «tremila»: TM ha «trentamila» (con LXX e Vg). Spesso nella Bibbia troviamo numeri spropositati rispetto a una valutazione realistica dei fatti. Questo fenomeno risponde senz'altro a procedimenti narrativi diversi dai nostri, e spesso implica una valenza simbolica dei numeri, da decodificare caso per caso.

12-22. Dopo Ofni e Finees, la tragedia coinvolge Eli e la nuora. Più che la sconfitta dell'esercito e la morte dei congiunti, lo strazio più acuto vien causato dalla sorte dell'arca. La sua perdita significa che il Signore ha abbandonato Israele: «Se n'è andata lontano la sua gloria» (v. 22).

12. «vesti stracciate e polvere sul capo»: è l'espressione caratteristica del lutto e della più profonda prostrazione (2Sam 1,2; 15,32; Gn 37,29.34; 44,13; Gdc 11,35; Ne 9,1; Gb 2,12; Mt 26,65).

13. Eli, seppur cieco (v. 1), sta sulla porta «e scrutava la strada», seduto sul suo seggio come in 1,9. La cecità rende ancor più struggente la sua trepidazione: presagisce infatti che questo è il giorno fatale annunziatogli per due volte. Ma più che dei figli si preoccupa per la sorte dell'arca: che ne sarà stato?

18. «aveva giudicato Israele per quarant'anni»: Eli è il penultimo dei “giudici”, prima dell'avvento della monarchia. Il numero “quaranta” ha probabilmente un significato più convenzionale che reale. Come nel libro dei Giudici (3,11.30; 5,31; 8,28) la morte di Eli segna la ricaduta di Israele in una sudditanza che durerà a lungo, fino al giorno in cui Samuele interverrà nuovamente come “giudice” (c. 7).

19-22. La nascita del figlio di Finees riassume tragicamente il senso di tutti gli eventi descritti in questo capitolo. Il nome che gli viene imposto, Icabod, significa «Non [c'è più] gloria». L'arca era il “luogo” della presenza di Dio: la sua cattura da parte dei Filistei può significare soltanto che la Gloria del Signore, che un giorno era scesa ad abitare nella Dimora (Es 40,34), se n'è andata (cfr. Sal 78,60-64; Ger 7,12-14; 26,6.9). Ciò nonostante, come racconteranno i cc. 5-6, anche in esilio la Gloria di Dio non cesserà di operare prodigi.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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