📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Passaggio del Giordano 1Giosuè si levò di buon mattino; si mossero da Sittìm e giunsero al Giordano, lui e tutti gli Israeliti. Lì pernottarono prima di attraversare. 2Trascorsi tre giorni, gli scribi percorsero l'accampamento 3e diedero al popolo quest'ordine: «Quando vedrete l'arca dell'alleanza del Signore, vostro Dio, e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete; 4vi sia però tra voi ed essa una distanza di circa duemila cubiti: non avvicinatevi. Così potrete conoscere la strada dove andare, perché prima d'oggi non siete passati per questa strada». 5Giosuè ordinò al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore compirà meraviglie in mezzo a voi». 6E ai sacerdoti Giosuè disse: «Sollevate l'arca dell'alleanza e attraversate il fiume davanti al popolo». Essi sollevarono l'arca dell'alleanza e camminarono davanti al popolo. 7Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che, come sono stato con Mosè, così sarò con te. 8Da parte tua, ordina ai sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: “Una volta arrivati alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete”». 9Disse allora Giosuè agli Israeliti: «Venite qui ad ascoltare gli ordini del Signore, vostro Dio». 10Disse ancora Giosuè: «Da ciò saprete che in mezzo a voi vi è un Dio vivente: proprio lui caccerà via dinanzi a voi il Cananeo, l'Ittita, l'Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l'Amorreo e il Gebuseo. 11Ecco, l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra sta per attraversare il Giordano dinanzi a voi. 12Sceglietevi dunque dodici uomini dalle tribù d'Israele, un uomo per ciascuna tribù. 13Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca del Signore di tutta la terra si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno: l'acqua che scorre da monte si fermerà come un solo argine». 14Quando il popolo levò le tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti portavano l'arca dell'alleanza davanti al popolo. 15Appena i portatori dell'arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, 16le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo a partire da Adam, la città che è dalla parte di Sartàn. Le acque che scorrevano verso il mare dell'Araba, il Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico. 17I sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore stettero fermi all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all'asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano.

_________________ Note

3,1-17 L’impostazione cultuale della narrazione, già presente in Gs 1, riprende in modo più vistoso. Essa avrà il suo punto culminante in Gs 6. Più che una marcia militare di avvicinamento, l’autore sacro descrive una processione solenne, con alla testa l’arca, simbolo della presenza di Dio e dell’alleanza divina con Israele.

3,16 Le acque si fermarono a partire da Adam, città comunemente identificata con l’odierna ed-Damiye, circa 25 chilometri a nord di Gerico; incerta è invece l’identificazione di Sartàn.

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Approfondimenti

Il testo a prima vista si presenta denso di ripetizioni e incoerenze, che sembrano tradire una storia piuttosto complessa della sua formazione. Vi fanno capo, a quanto pare, alcune tradizioni cresciute attorno a Galgala e altre narrazioni. Ma l'evento centrale – la miracolosa separazione delle acque del Giordano, che consente al popolo di attraversare il fiume a piedi asciutti, in solenne processione liturgica (v. 16) – è narrato una sola volta. Ad esso è ricollegata un'eziologia, che spiega l'origine delle pietre collocate nel santuario di Galgala (4,20), e forse anche una seconda tradizione, che intende dare ragione delle pietre ammassate nel letto del Giordano (4,9). A queste tradizioni è connessa l'arca dell'alleanza, che in questo capitolo svolge un ruolo di primo piano. Il racconto del passaggio del Giordano (c. 3) prosegue (4,1-5,12) con quello dell'ingresso in Canaan. Le due narrazioni formano una unità teologica analoga a quella dell'esodo, come fa rilevare la mano redazionale (3,7; 4,14.23).

Il motivo del “passaggio” è sottolineato dal ricorrere frequente del verbo «passare» (‘br). L'autore insiste sul carattere miracoloso dell'evento e sui punti di contatto con il racconto dell'uscita dall'Egitto. JHWH ferma le acque del Giordano (3,7-4,18) come aveva fatto per il Mare dei Giunchi (Es 14,5-31). A guidare Israele ora è l'arca (3,6-17; 4,10-11), come a suo tempo era stata la colonna di nube o di fuoco (Es 13,21-22; 14,19-20). Altri punti di contatto con il ciclo dell'esodo sono il ruolo svolto da Giosuè (3,7; 4,14), analogo a quello di Mosè, il rinnovamento della circoncisione (5,2-9), la cessazione della manna (5,12; Es 16), la celebrazione della Pasqua (5,10; Es 12,1-28; 13,3-10).

L'avvenimento centrale, la traversata del Giordano, è descritto non come marcia militare, bensì come processione liturgica (cfr. Es 14). Altri elementi liturgici nella nostra pagina sono le pietre, dodici di numero, come le dodici tribù d'Israele (cfr. Es 24,4), anche se la loro funzione non è esposta in modo coerente, oltre all'arca, di cui s'è già detto, trasportata da “sacerdoti leviti”, mentre il resto del popolo deve restare a una distanza precisa da essa. L'arca è una specie di santuario mobile, contenente il documento dell'alleanza. Già durante la peregrinazione nel deserto veniva trasportata in testa alla colonna degli Israeliti in marcia (Nm 10,33ss.) Nella guerra santa l'arca stava di fronte all'esercito in battaglia (la sua assenza comportava la sconfitta d'Israele, Nm 14,44).

Dopo il passaggio del Giordano, sarà portata per sette giorni di seguito attorno alle mura di Gerico e, ad insediamento avvenuto, sarà collocata nel santuario di Silo (1Sam 3,3s.) e infine – dopo le vicende con i Filistei (1Sam 4,10s.; 5,3ss.; 6,1ss.) e con Davide (2Sam 6,2ss.; 11,11) – sarà situata nel tempio di Salomone (1Re 8,6ss.), dove resterà fino alla catastrofe del 587. L'arca era simbolo della presenza personale di JHWH in mezzo al suo popolo e dell'alleanza stipulata con Israele. L'indagine scientifica ha rilevato la presenza di santuari portatili analoghi nelle tribù preislamiche d'Arabia, tipici dei popoli nomadi o seminomadi, senza dimora fissa e quindi senza tempio.

1. Ci si ricollega a 1,10s.

2-6. Il viaggio descritto è quello per arrivare al Giordano, dove gli Israeliti «si accamparono prima di attraversare» (v. 1). L'arca è trasportata dai sacerdoti della tribù di Levi, ai quali il Deuteronomio (18,6s.) attribuisce ancora piena autorità sacerdotale, mentre la riforma centralizzatrice di Giosia ridurrà notevolmente l'importanza dei leviti. La distanza tra i sacerdoti che sorreggono l'arca e il popolo (v. 4) ha significato cultuale ed è un dato liturgico qui retroproiettato. Per partecipare alla guerra santa gli Israeliti devono “santificarsi” (v. 5), purificarsi, ottenere la purità rituale richiesta, che contempla l'astensione sessuale (1Sam 21,6) e l'osservanza di alcune norme igieniche. La stessa cosa aveva dovuto fare il popolo d'Israele al Sinai (Es 19).

10. La lista completa (sette nomi) è riportata anche in Es 3,8.17; 13,5; Dt 7,1; 20,17: cfr. altresì Ne 9,8. Non si sa molto di questi popoli. I Gebusei erano una popolazione mista di Hittiti e Amorriti, che avevano come centro Gerusalemme. Amorrei può significare, genericamente, “occidentali”, mentre è difficile identificare i Gergesei (Gn 10,16) e i Perizziti (Gn 13,7; 34,30). Quanto agli Evei, sembra trattarsi di un popolo di origine hurrita, affermatosi in Mesopotamia nel sec. XVI e che ritroviamo nelle montagne di Seir e a Sichem. Gli Hittiti, provenienti dalla Siria settentrionale, erano penetrati in Canaan nel sec. XV. I Cananei infine costituivano la popolazione principale della Palestina.

11. «Ecco l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra» (cfr. v. 13) è locuzione arcaica. «Signore di tutta la terra» è titolo attribuito a JHWH-re in Sal 97,5.

12. Il versetto è in rapporto con 4,1-10a, dove i «dodici uomini» entrano in azione.

14-17. Ecco la descrizione della traversata mirabile del Giordano. Secondo il c. 5, si è alla vigilia della Pasqua. Qui invece si parla dei «giorni della mietitura» dell'orzo, verso la fine di aprile. In ogni caso, siamo nel periodo in cui si sciolgono le nevi sui monti al nord e il fiume è in piena. Il testo rapporta il miracolo al ruolo dei sacerdoti. Finché questi restano immobili, in mezzo all'alveo del fiume, le acque si trattengono.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Spedizione delle spie a Gerico

1Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittìm due spie, ingiungendo: «Andate, osservate il territorio e Gerico». Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono. 2Fu riferito al re di Gerico: «Guarda che alcuni degli Israeliti sono venuti qui, questa notte, per esplorare il territorio». 3Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa' uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti a esplorare tutto il territorio». 4Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: «Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. 5All'imbrunire, quando stava per chiudersi la porta della città, uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli, presto! Li raggiungerete di certo». 6Ella invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che teneva lì ammucchiati. 7Quelli li inseguirono sulla strada del Giordano, fino ai guadi, e si chiuse la porta della città, dopo che furono usciti gli inseguitori. 8Quegli uomini non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza, 9e disse loro: «So che il Signore vi ha consegnato la terra. Ci è piombato addosso il terrore di voi e davanti a voi tremano tutti gli abitanti della regione, 10poiché udimmo che il Signore ha prosciugato le acque del Mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall'Egitto, e quanto avete fatto ai due re amorrei oltre il Giordano, Sicon e Og, da voi votati allo sterminio. 11Quando l'udimmo, il nostro cuore venne meno e nessuno ha più coraggio dinanzi a voi, perché il Signore, vostro Dio, è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra. 12Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza con voi, così anche voi userete benevolenza con la casa di mio padre; datemi dunque un segno sicuro 13che lascerete in vita mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla morte». 14Quegli uomini le dissero: «Siamo disposti a morire al vostro posto, purché voi non riveliate questo nostro accordo; quando poi il Signore ci consegnerà la terra, ti tratteremo con benevolenza e lealtà». 15Allora ella li fece scendere con una corda dalla finestra, dal momento che la sua casa era addossata alla parete delle mura, e là ella abitava, 16e disse loro: «Andate verso i monti, perché non v'incontrino gli inseguitori. Rimanete nascosti là tre giorni, fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada». 17Quegli uomini le risposero: «Saremo sciolti da questo giuramento che ci hai richiesto, se non osservi queste condizioni: 18quando noi entreremo nella terra, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra da cui ci hai fatto scendere e radunerai dentro casa, presso di te, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. 19Chiunque uscirà fuori dalla porta della tua casa, sarà responsabile lui della sua vita, non noi; per chiunque invece starà con te in casa, saremo responsabili noi, se gli si metteranno le mani addosso. 20Ma se tu rivelerai questo nostro accordo, noi saremo liberi dal giuramento che ci hai richiesto». 21Ella rispose: «Sia come dite». Poi li congedò e quelli se ne andarono. Ella legò la cordicella scarlatta alla finestra. 22Se ne andarono e raggiunsero i monti. Vi rimasero tre giorni, finché non furono tornati gli inseguitori. Gli inseguitori li avevano cercati in ogni direzione, senza trovarli. 23Quei due uomini allora presero la via del ritorno, scesero dai monti e attraversarono il fiume. Vennero da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quanto era loro accaduto. 24Dissero a Giosuè: «Il Signore ha consegnato nelle nostre mani tutta la terra e davanti a noi tremano già tutti gli abitanti della regione». __________________________ Note

2,1-24 Sittìm: “le acacie” (Abel-Sittìm in Nm 33,49) è l’ultima tappa delle tribù prima dell’entrata nella terra promessa; si trova a est del Giordano subito sopra il Mar Morto. Raab: il ricordo di questa figura passa al NT, dove ha l’onore di essere menzionata nella genealogia di Gesù (Mt 1,5: Racab) e di essere lodata per la sua fede operosa (Eb 11,31; Gc 2,25).

2,19 sarà responsabile lui della sua vita: letteralmente, “il sangue suo ricadrà sul suo capo”. La frase ha valore giuridico e viene riecheggiata da Mt 27,25.

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Approfondimenti

2,1-14. Come già aveva fatto Mosè (Nm 13-14) e secondo una prassi militare che sarà praticata anche in seguito (Gdc 18), prima di avventurarsi al di là del Giordano, Giosuè invia esploratori in avanscoperta. Provenendo dal sud, una volta attraversato il Giordano essi si troveranno in una fertile pianura, con al centro la città di Gerico, punto d'accesso all'altopiano centrale. Il nome della città (composto da yarēab, «luna» e rûah = «vento») può contenere tracce di un antico culto lunare cananeo. Come tutte le città dei Cananei, Gerico ha un suo re ed è circondata da mura possenti. Una sorgente garantisce l'acqua agli abitanti e al bestiame, il che spiega perché questo sito fu abitato a partire dal quinto millennio a.C. La Gerico biblica è situata dagli studiosi 2 chilometri circa a nord-est della Gerico attuale, a 8 chilometri dal Giordano. Scavi archeologici recenti hanno gettato nuova luce sulla Gerico del secolo XIII, epoca in cui va collocato l'ingresso degli Israeliti in Palestina. In quell'epoca la città sembra fosse oramai ridotta a un ammasso di rovine, anche se la fertile pianura circostante continuò ad attirare insediamenti. Per il redattore deuteronomista è anche questa una buona occasione per affermare che la città aveva subito la punizione divina sancita dal Deuteronomio. Ma diversamente dal c. 1, di stampo deuteronomico, questo capitolo riporta tradizioni legate al centro di Galgala. La tecnica del racconto è quella del contrasto, tra l'azione degli esploratori e quella degli inviati del re. Il tono è popolare, vivace; i motivi narrativi non sono nuovi, come – ad esempio – il tema della donna astuta che, pur essendo una meretrice, si mostra però caritatevole e religiosa: la meretrice Raab, che riconosce JHWH, è così inserita misteriosamente nella storia della salvezza. L'autore ricorre ad inversioni cronologiche, anticipando alcuni dati e posticipandone altri, per far salire la tensione dell'ascoltatore e introdurre nel vivo dell'azione. È presente anche il motivo dell'ironia (ad esempio, il contrasto tra azioni delle guardie del re e iniziativa degli esploratori). L'accumulazione dei verbi, all'inizio e alla fine, conferisce intensità e ritmo alla vicenda, nei suoi due momenti di progettazione ed effettuazione.

Ma l'episodio è narrato per motivi religiosi. Il brano ha il suo nucleo contenutistico nella confessione della prostituta Raab, che riconosce JHWH: la sua “fede” la inserisce misteriosamente nella serie delle figure protagoniste della storia salvifica. Raab è la prima straniera ad essere incorporata nella comunità d'Israele. Di lei parleranno la lettera agli Ebrei (11,31) e la lettera di Giacomo (2,25). Il Vangelo di Matteo (1,5) ne farà un anello nella genealogia di Gesù. I Padri della Chiesa vedranno in questa donna una figura della Chiesa stessa, fuori dalla quale non c'è salvezza. Il racconto assolve anche ad un'altra funzione. Esso intende spiegare perché il clan di Raab, presso Gerico, di origine cananea, sia sfuggito allo sterminio (ḥērem) voluto dalla guerra santa (su ḥērem e guerra santa, voci centrali per il libro di Giosuè, vedi più avanti, il commento a Gs 7).

2. La presenza di piccoli re locali è tipica della situazione della Palestina dei secoli precedenti alla monarchia davidica. Il re di Gerico, informato sul movimento degli Israeliti, doveva aver disposto un suo servizio di contro-spionaggio.

4-7. La scaltrezza della donna, la sua presenza di spirito, l'ironia che trapela, il realismo della situazione, sono tratti che rendono avvincente questo racconto.

8-11. La “confessione di fede” di Raab è stilizzata ed enumera le gesta di JHWH (le vittorie ottenute al di là del Giordano), ponendo in rilievo alcuni dati tipici della guerra santa: i re amorrei sconfitti sono votati alla morte, la terra promessa viene assegnata a Israele, il terrore afferra le popolazioni conquistate. JHWH è il «Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra», un'espressione polare, che indica totalità. La forma è indizio di una pietà profondamente israelitica, di stampo deuteronomico (cfr. ad esempio Dt 4,39).

12-14. Il giuramento è espresso con formule ricorrenti nella Bibbia. Raab e le spie sigillano un patto di mutua lealtà, ma gli esploratori vi aggiungono una clausola restrittiva. I particolari dell'accordo ci saranno comunicati più avanti, ai vv. 18-21, secondo la tecnica narrativa di inversione di cui s'è parlato, destinata a imprimere vivacità e ritmo psicologico alla narrazione.

15-21. La narrazione corre ora rapidamente verso l'epilogo. Il v. 24 ribadisce che è JHWH l'autore della guerra santa. Gli scavi hanno messo in luce abitazioni costruite a ridosso delle mura di cinta, dalle quali poteva essere facile discendere lungo il muro. La zona verso la quale Raab indirizza gli esploratori corrisponde alla regione di Gebel Qarantal, caratterizzata da luoghi scoscesi e con la presenza di numerose grotte, che offrivano un rifugio sicuro. Questa zona desertica sarà lo scenario del ritiro di Gesù, prima dell'inizio della sua vita pubblica.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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CONQUISTA DELLA TERRA PROMESSA (1,1-12,24)

Dio porta avanti il suo piano 1Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun, aiutante di Mosè: 2«Mosè, mio servo, è morto. Ora, dunque, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso la terra che io do loro, agli Israeliti. 3Ogni luogo su cui si poserà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho assegnato, come ho promesso a Mosè. 4Dal deserto e da questo Libano fino al grande fiume, l'Eufrate, tutta la terra degli Ittiti, fino al Mare Grande, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. 5Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te: non ti lascerò né ti abbandonerò. 6Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai assegnare a questo popolo la terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. 7Tu dunque sii forte e molto coraggioso, per osservare e mettere in pratica tutta la legge che ti ha prescritto Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, e così avrai successo in ogni tua impresa. 8Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte, per osservare e mettere in pratica tutto quanto vi è scritto; così porterai a buon fine il tuo cammino e avrai successo. 9Non ti ho forse comandato: “Sii forte e coraggioso”? Non aver paura e non spaventarti, perché il Signore, tuo Dio, è con te, dovunque tu vada».

Le tribù a est del Giordano collaborano per la conquista 10Allora Giosuè comandò agli scribi del popolo: 11«Passate in mezzo all'accampamento e comandate al popolo: “Fatevi provviste di viveri, poiché fra tre giorni voi attraverserete questo Giordano, per entrare a prendere possesso della terra che il Signore, vostro Dio, vi dà in proprietà”». 12A quelli di Ruben e di Gad e alla metà della tribù di Manasse Giosuè disse: 13«Ricordatevi delle cose che vi ha ordinato Mosè, servo del Signore, dicendo: “Il Signore, vostro Dio, vi concede riposo e vi dà questa terra”. 14Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame staranno nella terra che Mosè vi ha assegnato al di là del Giordano; ma voi, prodi guerrieri, attraverserete ben armati davanti ai vostri fratelli e li aiuterete, 15fino a quando il Signore non concederà riposo ai vostri fratelli, come a voi, e anch'essi prenderanno possesso della terra che il Signore, vostro Dio, assegna loro. Allora ritornerete, per possederla, nella terra della vostra eredità, che Mosè, servo del Signore, vi ha dato oltre il Giordano, a oriente». 16Essi risposero a Giosuè: «Faremo quanto ci ordini e andremo dovunque ci mandi. 17Come abbiamo obbedito in tutto a Mosè, così obbediremo a te; purché il Signore, tuo Dio, sia con te com'è stato con Mosè. 18Chiunque si ribellerà contro di te e non obbedirà a tutti gli ordini che ci darai, sarà messo a morte. Tu dunque sii forte e coraggioso». __________________________ Note

1,1 Il materiale di cui l’autore si serve è molteplice e comprende narrazioni di episodi e tradizioni che hanno trasmesso i fatti, spesso abbellendoli, schematizzandoli e accompagnandoli con elementi folcloristici; talvolta l’autore tenta anche di fornire una spiegazione del fatto narrato (le cosiddette eziologie). Alcuni episodi sono presentati come azioni liturgiche e, a tratti, si nota un forte influsso dell’ambiente sacerdotale. Buona parte di questo materiale si lega al santuario di Gàlgala e alla tribù di Beniamino.

1,3-4 I confini della terra qui delineati sono del tutto ideali e più ampi rispetto a quelli dei territori effettivamente conquistati e occupati sotto la guida di Giosuè (vedi anche Dt 11,24-25).

1,6-8 Con fraseologia ripresa dal Deuteronomio, Giosuè viene esortato alla pratica della legge come condizione dell’aiuto divino.

1,10-18 Questo concorso di tutte e dodici le tribù, che dipende da Dt 3,18-20 e che viene ripreso anche in Gs 22,1-8, non concorda con Gdc 1, dove la conquista è presentata come iniziativa di singole tribù. L’autore di Giosuè scrive in questo modo per offrire al popolo ebraico un esempio di unità e di collaborazione. Gli scribi sono coloro che, secondo Dt 20,5.8-9, si occupano del reclutamento per la guerra. Nel libro di Giosuè hanno il compito di provvedere al vettovagliamento e di trasmettere ordini (3,2). Fanno parte, con altri, dei collaboratori stretti di Giosuè (vedi 23,2 e 24,1).

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Approfondimenti

1,1-18. Il libro di Giosuè si presenta come la continuazione del Deuteronomio. Ricollegandosi a Dt 34,9, dove si parla della morte di Mosè (vv. 1-2), Gs inizia con un oracolo divino d'investitura per Giosuè (vv. 2-11). Segue un brano (v. 12-18) sulla fedeltà delle tribù transgiordaniche al progetto unitario di conquista della terra.

1. «Dopo la morte di Mosè, servo di JHWH». Il linguaggio è chiaramente quello del Deuteronomio, di cui vengono ripresi qui i temi teologici preferiti. Mosè è il «servo di JHWH» per eccellenza, colui che più spesso nella Bibbia è definito tale (Es 14,31, Gs 1,2.7.13.15 ecc., una quarantina di volte in tutto; cfr. anche Dt 34,5, oltre a Nm 11,11; 12,7.8). La designazione è indicativa di una interpretazione seriore della funzione di Mosè (in specie nel Deuteronomio e nella storia deuteronomistica). Lo stesso accade per altre figure dei tempi antichi, definite anch'esse in retrospettiva «servi di JHWH» (Gn 26,24, Abramo; Gn 24,14, Isacco; Dt 9,27, Abramo, Isacco e Giacobbe, ecc.). Anche i profeti sono detti “servi” a partire dall'esilio, anche qui soprattutto dalla scuola deuteronomistica, che interpreta in tal modo la profezia preesilica. In un tempo di crescente allontanamento da JHWH, i profeti sono presentati come i campioni della fede in lui e i suoi “servi” intrepidi, fino alla figura del “servo di JHWH” del Deuteroisaia. Il titolo di «ministro di Mosè» assegnato a Giosuè (cfr. Es 24,13; 33,11; Nm 11,28) vuole essere onorifico. Esso era usato in genere per i funzionari. Figlio di Nun, della tribù di Efraim, Giosuè s'era già distinto come capo della spedizione contro gli Amaleciti (Es 17,8-14); e da allora aveva operato al fianco di Mosè. Era stato accanto al legislatore sul Sinai (Es 32,17-18) e lo aveva sostenuto e talune volte rappresentato in tutti i momenti cruciali della peregrinazione attraverso il deserto (Es 33,11; Nm 11,26-30; 13,8.16; 14,6-10. 30.38; 32,11-12). Aveva quindi ricevuto l'investitura (Nm 27,18-23) come delegato a governare militarmente e politicamente Israele (mentre le funzioni sacerdotali di Mosè erano state trasferite su Eleazaro). L'investitura era stata confermata da Mosè prima di morire (Dt 34,9).

2. «verso il paese che io do». Anche questo è un dato tipico del Deuteronomio: la «terra» è un dono di Dio al suo popolo, come si ripete spesso nella parenesi deuteronomica (vedi soprattutto Dt 11,10-17).

3. «Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi» è espressione giuridica; «calcare» significa prendere possesso, cfr. Gn 13,17; Dt 1,6-8.

4-5. Cfr. Dt 11,24-25, i cui dati qui vengono ampliati. Si veda anche Dt 1,7; 11,24.

6-7. Il successo è garantito unicamente dalla fedeltà a JHWH e dal compimento della sua legge, come s'era già insistito nel Deuteronomio (cfr., ad esempio, 29,8; 31,6.7.23). L'idea sarà ricorrente nei discorsi di Giosuè e costituirà l'argomento principale degli ultimi due capitoli del libro.

10. Questi “scribi” sono qui in effetti ufficiali di rango inferiore, specie di ispettori addetti al reclutamento o incaricati della disciplina dell'esercito (Dt 20,5-9; cfr. anche 1,15; 16,18; 29,5).

12-18. Le tribù di Ruben, Gad e metà Manasse si erano stabilite in Transgiordania. Come conciliare questo dato con il fatto che il Giordano era considerato linea di confine della terra promessa? Il libro di Giosuè risponde sostenendo che è stato lo stesso JHWH a concedere loro questa porzione del paese, quando Mosè era ancora in vita (vv. 13s.), quasi come primizia e anticipazione di quanto sarebbe accaduto alle altre tribù. Inoltre, anche queste due tribù e mezza sono impegnate a prendere parte alla guerra santa per la conquista della Cisgiordania.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Esortazione finale

55. Tu credi a queste verità, ma sta’ attento alle tentazioni, perché il demonio cerca persone per trascinarle con sé alla rovina. Il nemico può tentare di ingannarti per mezzo di persone che vivono al di fuori della chiesa: pagani, giudei ed eretici; ma anche servendosi di persone che fanno parte della chiesa, ma vivono male, sono disordinati nel mangiare e nel bere, praticano la impudicizia o sono morbosamente dediti a curiosità vane e illecite, come gli spettacoli e la superstizione, o si lasciano prendere dalla febbre dell’oro e dell’orgoglio o da altri simili comportamenti scorretti.

Tu non correre dietro a costoro, ma procurati amici buoni, che troverai facilmente, se anche tu ti impegnerai a imitarli. Così adorerete e amerete il Signore disinteressatamente, perché egli sarà tutto il vostro premio e, vivendo in comunione con lui, godrete della sua bontà e della sua bellezza.

Certo il Signore non si ama come si amano le cose che si vedono con gli occhi; si ama come la sapienza, la santità, la verità, la giustizia, la carità e cose simili, che tuttavia sono presenti in lui, non come lo sono negli uomini, ma come fonte incorruttibile e immutabile da cui scaturisce ogni bene.

Unisciti a coloro che amano queste virtù, e così, attraverso il Cristo, che si é fatto uomo per essere mediatore tra Dio e gli uomini, ti riconcilierai con Dio. Non pensare invece che i perversi, per il semplice fatto che entrano tra le pareti di una chiesa, riescano poi ad entrare anche nel regno dei cieli. Ma verrà il giorno in cui saranno definitivamente separati, a meno che non riescano tempestivamente a cambiar vita.

In conclusione, imita i buoni, sopporta i cattivi, ma ama tutti; perché non sai cosa diventerà domani colui che ora è cattivo.

Non amare la loro ingiustizia, ma amali perché apprendano la giustizia: perché dobbiamo amare sia Dio che il prossimo. In questi due comandamenti, infatti, consiste tutta la legge e i profeti.

La loro osservanza è possibile solo a chi riceve il dono dello Spirito, uguale al Padre e al Figlio: perché i tre sono Dio, e in Dio solo dobbiamo porre tutta la nostra speranza, non nell’uomo, chiunque esso sia. Dio è colui che ci fa giusti, gli altri sono coloro con i quali veniamo giustificati.

Il diavolo non solo ci lusinga con i piaceri, ma ci scoraggia anche con la paura degli insulti, delle sofferenze e della stessa morte. Ma tutte le sofferenze che l’uomo affronta per il nome di Cristo e per la speranza della vita eterna, le prove che sopporta con perseveranza gli preparano un maggior premio; mentre se accondiscende alle tentazioni del diavolo, con lui sarà condannato. Le opere di misericordia, insieme all’amore di Dio e all’umiltà, impetrano e ci ottengono da Dio la grazia che i suoi servi non siano tentati in misura superiore alle loro forze (cf. 1Cor 10,13).

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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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Le cose future

54. E le altre cose predette non succederanno? È evidente che, come si sono realizzate queste profezie, si realizzeranno anche le altre. Verranno per gli onesti i giorni della tribolazione; verrà il giorno del giudizio, che separerà gli empi dai giusti nella risurrezione da morte; e il Signore metterà da parte per il fuoco non solo coloro che sono fuori della chiesa, ma anche quei cristiani che sono paglia, e per i quali sarà paziente fino all’ultima vagliatura.

Coloro poi che negano con sarcasmo la risurrezione, perché non ammettono che possa risorgere questa carne corruttibile, risorgeranno ugualmente, ma per ricevere il meritato castigo. Il Signore farà loro vedere che, se ha potuto creare i corpi dal nulla, è capace anche di ricrearli in un istante. Tutti i cristiani risorgeranno per regnare con Cristo e saranno trasformati per diventare come angeli. Il Signore infatti ha promesso che saranno come angeli di Dio (cf. Lc 20,36); e lo loderanno senza stancarsi e senza annoiarsi, vivranno in lui e della sua vita, resi partecipi di una gioia e di una felicità inesprimibile.

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La chiesa

53. Tutto ciò che vedi ora nella chiesa di Dio, e ciò che in tutto il mondo si fa nel nome di Cristo, è stato predetto molti secoli fa, e noi vediamo realizzato ciò che leggiamo. Questo rafforza la nostra fede.

Avvenne un tempo il diluvio che coprì tutta la terra e spazzò via tutti i peccatori: si salvarono tuttavia quelli che si rifugiarono nell’arca che divenne simbolo della chiesa futura, la quale ora naviga tra i flutti e non affonda, perché è sostenuta dal legno della croce di Cristo.

A un solo uomo, Abramo, fedele servo di Dio, fu predetto che da lui sarebbe nato un popolo che in mezzo a tanti popoli adoratori degli idoli, avrebbe adorato il vero Dio. E tutto avvenne come era stato preannunciato.

Era stato ancora predetto che da quel popolo, cioè dal seme di Abramo stesso sarebbe nato secondo la carne il Cristo, Signore e Dio di tutti i santi, perché tutti coloro che l’avessero imitato, potessero diventare figli di Abramo. E così avvenne: dalla vergine Maria, discendente di Abramo, è nato il Cristo.

I profeti predissero che sarebbe stato crocefisso da quello stesso popolo da cui proveniva: e così avvenne.

Fu predetto che sarebbe risorto. Ebbene, risorse, e, secondo le stesse profezie, salì al cielo e mandò lo Spirito santo ai discepoli.

Non solo i profeti, ma lo stesso Gesù Cristo predisse che la sua chiesa si sarebbe diffusa per tutto il mondo, in certo modo piantata dalle testimonianze e dalle sofferenze dei credenti; e ciò fu predetto in un periodo in cui il suo nome non era conosciuto, o, dov’era conosciuto, veniva anche deriso.

Invece, per la potenza dei miracoli, sia quelli compiuti da lui sia quelli operati dai suoi fedeli, queste cose sono annunciate e credute, e vediamo che la profezia si realizza, al punto che i re un tempo persecutori dei cristiani, ora si sottomettono al nome di Cristo.

Fu anche previsto che nella chiesa sarebbero scoppiate divisioni ed eresie, e col pretesto di parlare di lui alcuni avrebbero cercato la gloria propria: e anche questoavvenne. __________________________

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La creazione

52. Sicuramente, amico mio, la gioia che nel futuro è riservata ai santi è vera e grande. Tutte le cose visibili passano. Il lusso e i divertimenti e le curiosità svaniranno, portando con sé alla tomba i loro amatori. Ma Dio, che è buono, intende liberare gli uomini da questa morte, cioè dalle pene eterne, purché non siano nemici di se stessi e non vogliano resistere alla bontà del loro creatore. Perciò ha mandato il suo Figlio, la sua Parola uguale a sé, la Parola con cui ha creato l’universo.

Restando Dio, senza allontanarsi dal Padre e senz’altri cambiamenti, ma facendosi uomo e partecipando alla vita umana come uomo tra gli uomini, il Figlio è venuto tra noi. E così, come a causa di un solo uomo, il primo Adamo, entrò nel mondo la morte, perché trasgredì il comando di Dio e obbedì alla moglie ingannata dal diavolo, così per merito di un solo uomo, che è anche il Figlio di Dio, Gesù Cristo, tutte le colpe passate sono state distrutte, e coloro che hanno fede in lui possono entrare nella vita eterna (cf. Rm 5,12-19).

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XXVII – Un modello breve di catechesi

Pregio della brevità

51. Se questo mio discorso, col quale ho cercato di istruire persone prive di particolare cultura, ti sembra troppo lungo, puoi dire le stesse cose più brevemente, ma ti sconsiglierei dal far discorsi più lunghi.

Devi anche essere attento alle esigenze che possono nascere dall’argomento trattato e a quanto gli ascoltatori sono in grado di sopportare, o desiderano sapere.

Comunque, quando occorre essere brevi, considera come si possa facilmente esaurire tutto l’argomento.

Supponi ancora una volta che uno chieda di farsi cristiano; che tu lo abbia già interrogato, e t’abbia risposto come l’altro. Se t’avesse risposto diversamente, dovresti cercare di rettificare la sua risposta.

Ecco come dovresti imbastire il seguito del tuo discorso.

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XXVI – La catechesi sui riti sacramentali

50. Al termine dell’istruzione catechistica, verifica se il candidato è disposto ad accogliere i tuoi insegnamenti e intende metterli in pratica. Se risponde affermativamente, come prescrive il rito, lo segnerai con il segno della croce e lo tratterai secondo le consuetudini della chiesa.

Riguardo al sacramento che riceve, gli si deve spiegare bene che i riti sono anzitutto segno visibile delle cose divine; ma queste cose invisibili anche le contengono, e ciò che viene santificato con la benedizione non è più quel che era prima per l’uso comune.

Gli si spiegherà il significato delle formule, l’effetto che hanno, e a cosa si riferisce l’oggetto che viene benedetto.

Si approfitterà anche di questa occasione per ricordargli che se troverà nelle Scritture qualcosa che abbia un senso carnale, anche se non lo capisce deve credere che lì vi è un significato spirituale che si riferisce alla vita di fede e all'eternità.

Imparerà così in breve che tutto ciò che trova nei libri canonici e non può direttamente riferire all’amore dei beni eterni, della verità e della santità, e all’amore del prossimo, dev’essere interpretato in senso simbolico, e si sforzerà di riferire il tutto a quel duplice amore.

Purché naturalmente non interpreti «prossimo» in senso carnale, ma vi includa tutti i possibili abitatori di quella santa città: vi siano essi già o non vi siano ancora; e non perda per nessun uomo la speranza della conversione: perché se vede che Dio con uno è paziente, lo è al solo fine — come dice l’apostolo — di condurlo al pentimento (Rm 2,4).

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Vivere nella Chiesa con la fede in Dio solo

49. Fa’ amicizia coi buoni, che amano il Signore come lo ami tu: ne troverai molti, se comincerai a esserlo tu.

E come prima ti piaceva andare all’anfiteatro con coloro che come te facevano il tifo per un auriga o per un gladiatore o per qualche istrione, tanto più devi trovar piacere a stare insieme con coloro che come te amano un Dio di cui gli amici non avranno mai da arrossire, perché non può essere vinto da nessuno, anzi è capace di rendere invincibile chi lo ama.

Non porre tuttavia la tua speranza neppure nell’uomo, cioè in quei buoni che sono venuti alla fede prima di te e onorano il Signore con te; perché se farai della strada non lo dovrai neppure a te, ma a colui che liberandoti dal male ti ha messo in grado di compiere il bene.

Di Dio infatti puoi fidarti, perché egli è immutabile; ma, se sei prudente, diffida di qualsiasi uomo.

Tu forse obietterai: se dobbiamo amare chi non è ancora giusto, affinché lo diventi, molto più dobbiamo amare chi lo è già! Ti risponderò che porre la propria speranza in una persona e amarla non è la stessa cosa. Dobbiamo amare tutte le persone, anche quelle che non hanno la fede e assai di più quelle che l’hanno. Ma la differenza tra amare le persone e sperare in esse è così grande che, mentre Dio ordina di amarle, proibisce severamente di riporre in esse la propria speranza.

Se poi dovrai affrontare insulti e tribolazioni per il nome di Cristo, e non verrai meno, riceverai un premio più grande. Coloro invece che cederanno alle seduzioni del diavolo, perderanno tutto.

Sottomettiti a Dio ed egli non permetterà che tu sia provato oltre le tue forze.

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