📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Àlcimo e Nicànore contro Giuda 1Nell'anno centocinquantuno Demetrio, figlio di Seleuco, partì da Roma e sbarcò con pochi uomini in una città della costa, dove si proclamò re. 2Quando rientrò nella reggia dei suoi padri, l'esercito catturò Antioco e Lisia per consegnarglieli. 3Informato della cosa, disse: “Non mostratemi la loro faccia”. 4Perciò i soldati li uccisero e Demetrio sedette sul trono del suo regno. 5Allora andarono da lui tutti gli uomini iniqui e rinnegati d'Israele, guidati da Àlcimo, che aspirava al sommo sacerdozio. 6Essi accusarono il popolo davanti al re, dicendo: “Giuda con i suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi amici e ci ha strappato dal nostro paese. 7Ora manda un uomo fidato che venga e prenda visione della rovina generale procurata da lui a noi e ai domìni del re e provveda a punire quella famiglia e tutti i suoi sostenitori”. 8Il re designò Bàcchide, uno degli amici del re, preposto alla regione dell'Oltrefiume, potente nel regno e fedele al re, 9e lo inviò con il rinnegato Àlcimo; attribuì a questi il sommo sacerdozio e gli diede ordine di fare vendetta contro gli Israeliti. 10Così partirono e giunsero in Giudea con forze numerose. Bàcchide mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, per portare con inganno parole di pace. 11Ma essi non credettero alle loro parole: avevano infatti saputo che erano giunti con un forte esercito. 12Un gruppo di scribi si radunò tuttavia presso Àlcimo e Bàcchide, per chiedere il riconoscimento dei diritti. 13Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a chiedere loro la pace. 14Dicevano infatti: “Un sacerdote della stirpe di Aronne è venuto con i soldati, non ci farà certo del male”. 15Egli usò con loro parole di pace e giurò loro: “Non faremo alcun male né a voi né ai vostri amici”. 16E quelli gli credettero. Ma egli prese sessanta di loro e li uccise in un solo giorno, proprio secondo la parola che sta scritta: 17“Le carni dei tuoi fedeli e il loro sangue hanno versato intorno a Gerusalemme e nessuno li seppelliva”. 18Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto il popolo, perché dicevano: “Non c'è in loro verità né giustizia, perché hanno trasgredito il patto e il giuramento prestato”. 19Bàcchide poi levò il campo da Gerusalemme e si accampò a Bet-Zait; mandò ad arrestare molti degli uomini che erano passati dalla sua parte e alcuni del popolo, e li fece uccidere e gettare in un grande pozzo. 20Affidò il paese ad Àlcimo e gli lasciò soldati che lo sostenessero; quindi Bàcchide fece ritorno dal re. 21Àlcimo lottava per il sommo sacerdozio; 22i perturbatori del popolo si unirono tutti a lui, si impadronirono della Giudea e procurarono grandi sventure a Israele. 23Giuda vide tutti i mali che Àlcimo e i suoi fautori facevano agli Israeliti, peggio dei pagani; 24uscì allora nelle regioni intorno alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e impedì loro di fare scorrerie nella regione. 25Quando Àlcimo vide che Giuda e i suoi si erano rinforzati e che non avrebbe potuto resistere loro, ritornò presso il re e li accusò di cose malvagie. 26Allora il re mandò Nicànore, uno dei suoi capi più illustri, che nutriva odio e inimicizia per Israele, e gli ordinò di sterminare il popolo. 27Nicànore venne a Gerusalemme con truppe ingenti e mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, a far queste proposte ingannevoli di pace: 28“Non ci sia battaglia tra me e voi. Verrò con pochi uomini, per incontrarmi con voi pacificamente”. 29Venne da Giuda e si salutarono a vicenda con segni di pace: ma i nemici stavano pronti per metter le mani su Giuda. 30Quando Giuda fu informato che quello era venuto da lui con inganno, ebbe timore di lui e non volle più vedere la sua faccia. 31Nicànore allora, come vide che il suo piano era stato scoperto, uscì all'attacco contro Giuda verso Cafarsalamà, 32e caddero dalla parte di Nicànore circa cinquecento uomini. Poi ripararono nella Città di Davide. 33Dopo questi fatti Nicànore salì al monte Sion e gli vennero incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del popolo, per salutarlo con espressioni di pace e mostrargli l'olocausto offerto per il re. 34Ma egli li schernì, li derise, anzi li oltraggiò e parlò con arroganza; 35giurò incollerito: “Se non sarà consegnato subito Giuda e il suo esercito nelle mie mani, quando tornerò a guerra finita, darò alle fiamme questo tempio”. E se ne andò tutto furioso. 36I sacerdoti rientrarono e stando davanti all'altare e al tempio dissero piangendo: 37“Tu hai scelto questo tempio, perché su di esso fosse invocato il tuo nome e fosse casa di orazione e di supplica per il tuo popolo. 38Fa' vendetta di quest'uomo e delle sue schiere; siano trafitti di spada. Ricòrdati delle loro bestemmie: non lasciarli sopravvivere”. 39Nicànore uscì da Gerusalemme, si accampò a Bet-Oron e l'esercito della Siria gli andò incontro. 40Giuda pose il campo in Adasà con tremila uomini e pregò: 41“Quando gli ufficiali del re assiro lanciarono bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatté centoottantacinquemila: 42abbatti allo stesso modo questo esercito davanti a noi oggi; sappiano gli altri che egli ha parlato empiamente contro il tuo santuario e giudicalo secondo la sua malvagità”. 43Si scontrarono gli eserciti in combattimento il tredici del mese di Adar e fu sconfitto l'esercito di Nicànore, anzi egli cadde in battaglia per primo. 44Quando i suoi soldati videro che Nicànore era caduto, gettarono le armi e fuggirono. 45Li inseguirono per una giornata di cammino, da Adasà fino a Ghezer, suonando le trombe dietro a loro per dare l'allarme. 46Uscirono allora uomini da tutti i villaggi circostanti della Giudea e li accerchiarono; essi si voltavano gli uni contro gli altri e caddero tutti di spada: non ne scampò neppure uno. 47I Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la testa di Nicànore e la sua destra, che aveva steso con arroganza, e le portarono nei pressi di Gerusalemme, dove le esposero. 48Il popolo fece gran festa e trascorse quel giorno come un solenne giorno di gioia. 49Stabilirono di celebrare ogni anno questo giorno il tredici di Adar. 50Così la Giudea rimase tranquilla per un po' di tempo.

__________________________ Note

7,1-50 Lotte dinastiche portano al potere Demetrio I, figlio di Seleuco IV. L’anno è il 162/161. Demetrio era stato inviato dal padre a Roma come ostaggio in sostituzione dello zio Antioco Epìfane il quale, appena tornato, si era impadronito del regno. Alla morte dello zio, Demetrio fugge da Roma e riprende il regno.

7,5 Àlcimo: capo del movimento di opposizione a Giuda. Voleva divenire sommo sacerdote (vedi anche 2Mac 14,3-10).

7,12 Un gruppo di scribi: a differenza degli scribi del popolo di 5,42, questi avevano il compito di copiare, leggere in pubblico e interpretare la legge.

7,17 Citazione del Sal 79,2-3.

7,19 Bet-Zait: ancora oggi esiste un villaggio con il nome di Beit-Zeita, a 6 chilometri da Bet-Sur.

7,26 Allora il re mandò Nicànore: questa missione di Nicànore si concluderà con la sua morte (vv. 43-47). Vedi anche 2Mac 14,12-14; 15,1-36.

7,31 Cafarsalamà: nome che significa “Villaggio della pace”. È da identificare probabilmente con il villaggio di Khirbet Selma, a una quindicina di chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

7,33-35 Vedi 2Mac 14,31-36.

7,40 Adasà: oggi Khirbet Addaseh, a circa 10 chilometri a nord di Gerusalemme.

7,43 Adar: nome babilonese del dodicesimo mese dell’anno, corrispondente a febbraio-marzo; questa denominazione venne adottata dagli Israeliti dopo l’esilio di Babilonia.

7,49 La morte di Nicànore venne celebrata ogni anno con una festività il 13 di Adar. Questa festività, chiamata “Giorno di Nicànore”, è collegata alla festa di Mardocheo in 2Mac 15,36.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Questa sezione è incentrata sulla figura del generale siro che tanta parte ha in 2Mac 14s. come esempio di orgoglio antidivino. Qui appare come semplice momento, seppure importante, della lotta per la libertà condotta dagli Asmonei: momento negativo, ma superato felicemente per il valore di Giuda. Tale momento è preparato ancora una volta dalla perfidia dei Giudei filoellenisti che vogliono approfittare del nuovo re, Demetrio I Sotere (vv. 1-7), per rivalersi e vendicarsi degli avversari (vv. 8-24), e non riuscendo personalmente, sollecitano dal re una spedizione affidata appunto a Nicanore (vv. 26-38) che però viene sconfitto e orrendamente mutilato (vv. 39-50).

1-7. Le lotte intestine tra i vari rami dei Seleucidi portano sul trono di Antiochia nel 161 a.C. Demetrio I, sfuggito audacemente alla tutela romana e favorito da circostanze eccezionali abilmente sfruttate. Della nuova situazione si avvalgono gli avversari del movimento asmoneo, sotto la guida di Alcimo che 2Mac 14,4 presenta come sommo sacerdote deposto. Probabilmente apparteneva alla dodicesima classe sacerdotale, quella di Iakim (cfr. 1Cr 24,12), e la sua scelta quale sommo sacerdote da parte del re (v. 9) costituiva insieme un compromesso e una mossa politica. In quanto ellenizzante, era gradito alla corte seleucidica e al partito filoellenistico; in quanto aronide, poteva essere accettato dai Giudei meno politicizzati (ad es. gli Asidei) e così diventare elemento di divisione tra di essi. In effetti, il movimento asmoneo lo rifiutò attirandosi così il suo odio e alienandosi la collaborazione degli Asidei. L'autore è decisamente sulla linea asmonea.

8-24. Incaricato della spedizione è Bacchide, governatore, sembra, della regione a ovest dell'Eufrate. Con lui è Alcimo la cui figura, quale è qui tratteggiata dall'autore di 1Mac, appare non solo fosca ma ripugnante: per ottenere lo scopo, sollecita i Siriani contro i suoi connazionali e in più non arretra di fronte allo spergiuro e al tradimento (vv. 15ss.). Tanto più allora risalta la personalità di Giuda, non solo forte e leale, ma anche scaltro (vv. 10s.), capace di muoversi in un ambiente di mestatori senza scrupoli. In definitiva, lui solo con la sua famiglia, è in grado di portare Israele fuori del pantano; non altri movimenti (vedi gli Asidei: v. 13) che seppure retti e zelanti non erano sufficientemente smaliziati. È possibile che dietro questa presentazione ci sia l'intento di giustificare atteggiamenti degli Asmonei non da tutti apprezzati. In ogni caso, è chiaro che anche tra gli avversari dell'ellenizzazione non tutte le posizioni erano coincidenti e divergenze di valutazione si sono determinate, soprattutto tra chi dava la preminenza all'aspetto religioso nella lotta e chi invece riassociava quasi inseparabilmente quello politico.

25-38. Nicanore aveva già fatto esperienza del valore e dell'abilità strategica di Giuda (cfr. 3,38-4,27); forse per questo preferisce ricorrere all'inganno (cfr. vv. 27ss.). Tuttavia è probabile che l'autore condensi in questo comportamento il risultato finale di un rapporto fra Nicanore e Giuda che, stando a 2Mac 14,15-35, fu più complesso e articolato, passando progressivamente, per cause interne ed esterne, dalla stima alla freddezza e all'odio. In 1Mac siamo subito allo scontro, anzitutto a «Cafarsalama», nei pressi di Gabaon che è a 12 km nord di Gerusalemme, dove Nicanore ha la peggio e si ritira nella fortezza dell'Acra (città di Davide»: v. 32). Lì, da dove poteva osservare lo svolgimento della liturgia sacrificale nel tempio, il generale riceve con arroganza l'ambasciata pacifica dei maggiorenti del popolo giudaico e li umilia pesantemente («li contaminò» v. 34, probabilmente allude all'atto di sputare addosso), esigendo la resa senza condizioni, pena la distruzione del tempio. L'arroganza diventa così orgoglio antidivino e la sconfitta del generale siro punizione di un empio bestemmiatore (v. 38).

39-50. Da Adasa (ca. 8 km nord di Gerusalemme) Giuda muove contro Nicanore a Bet-Oron, a una ventina di km nord-ovest di Gerusalemme, e lo sconfigge probabilmente in seguito all'uccisione fortuita e fortunata del generale, stando a 2Mac 15,20-28 che descrive la casuale scoperta del cadavere di Nicanore dopo la fuga dei Siri. Il costume macabro di esporre a ludibrio la testa (e le mani) mozza del nemico vinto, non raro nella storia di Israele (cfr. Golia: 1Sam 17,51; Saul: 1Sam 31,9; discendenti di Acab: 2Re 10,6ss.; Oloferne: Gdt 14,1ss. ecc. ) e di tanti altri popoli, è qui presentato come degna punizione per l'atteggiamento sacrilego e insolente di Nicanore (v. 47). La vittoria di Bet-Oron, avvenuta probabilmente nella primavera del 161 (v. 43: il tredici del mese di Adar: fine marzo), diede origine a una ricorrenza annuale, il “giorno di Nicanore”, per cui cfr. 2Mac 15,36.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Morte e successione di Antioco Epìfane 1Mentre il re Antioco percorreva le regioni settentrionali, sentì che c'era in Persia la città di Elimàide, famosa per ricchezza, argento e oro; 2che c'era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro, figlio di Filippo, il re macèdone che aveva regnato per primo sui Greci. 3Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non vi riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città, 4che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare a Babilonia. 5Venne poi un messaggero in Persia ad annunciargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda. 6Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti, ma era stato messo in fuga dai nemici, i quali si erano rinforzati con armi e truppe e ingenti spoglie, tolte alle truppe che avevano sconfitto, 7e inoltre avevano demolito l'abominio da lui innalzato sull'altare a Gerusalemme, avevano cinto di alte mura, come prima, il santuario e Bet-Sur, che era una sua città. 8Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo quanto aveva desiderato. 9Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. 10Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: “Se ne va il sonno dai miei occhi e l'animo è oppresso dai dispiaceri. 11Ho detto in cuor mio: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto, io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! 12Ora mi ricordo dei mali che ho commesso a Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi si trovavano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. 13Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali; ed ecco, muoio nella più profonda tristezza in paese straniero”. 14Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo costituì reggente su tutto il suo regno 15e gli diede il diadema, la sua veste e l'anello, con l'incarico di guidare Antioco, suo figlio, e di educarlo a regnare. 16Il re Antioco morì in quel luogo l'anno centoquarantanove. 17Lisia fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco, suo figlio, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo chiamò Eupàtore.

Guerre tra Antioco V e Giuda 18Ora coloro che risiedevano nella Cittadella impedivano il passaggio degli Israeliti intorno al tempio e cercavano di molestarli continuamente e di sostenere i pagani. 19Giuda si propose di eliminarli e radunò in assemblea tutto il popolo per stringerli d'assedio. 20Si organizzarono dunque e posero l'assedio attorno alla Cittadella nell'anno centocinquanta, e Giuda fece costruire terrapieni e macchine. 21Ma alcuni di loro sfuggirono all'assedio; a essi si unirono alcuni rinnegati d'Israele 22e insieme andarono dal re e gli dissero: “Fino a quando non farai giustizia e vendetta dei nostri fratelli? 23Noi siamo stati lieti di servire tuo padre, di comportarci secondo i suoi comandi e di obbedire ai suoi editti. 24Per questo i figli del nostro popolo hanno posto assedio alla fortezza e si sono estraniati da noi; inoltre uccidono quanti di noi capitano nelle loro mani e si dividono i nostri averi. 25E non soltanto contro di noi stendono le mani, ma anche su tutto il tuo territorio. 26Ed ecco, ora hanno posto il campo contro la Cittadella, a Gerusalemme, per espugnarla e hanno fortificato il santuario e Bet-Sur. 27Se tu non sarai sollecito nel prevenirli, faranno di peggio e non li potrai più arrestare”. 28Quando ebbe sentito tutto questo, il re si adirò e radunò tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria. 29Anche dagli altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe mercenarie. 30Gli effettivi del suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalieri e trentadue elefanti addestrati alla guerra. 31Passarono per l'Idumea e posero il campo contro Bet-Sur; attaccarono per molti giorni e allestirono macchine, ma quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano con valore. 32Giuda allora levò il campo dalla Cittadella e lo trasferì a Bet-Zaccaria, di fronte al campo del re. 33Ma il re si mosse alle prime luci dell'alba e trasferì lo schieramento con mossa fulminea lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono le trombe. 34Posero innanzi agli elefanti succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento. 35Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille uomini, protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa, e cinquecento cavalieri scelti, disposti in ordine intorno a ciascuna bestia: 36questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si spostava, si spostavano insieme senza allontanarsi da essa. 37Sopra ogni elefante vi erano solide torrette di legno, ben protette dagli attacchi, legate con appositi congegni, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di là bersagliavano, e un conducente indiano. 38Il resto della cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. 39Quando il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti. 40Un distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati. 41Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte. 42Giuda con le sue truppe si avvicinò per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini. 43Eleàzaro, chiamato Auaràn, vide uno degli elefanti, protetto da corazze regie, sopravanzare tutte le altre bestie e pensò che sopra ci fosse il re; 44volle allora sacrificarsi per salvare il suo popolo e procurarsi nome eterno. 45Corse dunque verso l'animale con coraggio, attraverso la falange, e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre i nemici si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati. 46S'introdusse sotto l'elefante, lo infilzò con la spada e lo uccise; quello cadde a terra sopra di lui, che morì all'istante. 47Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto delle milizie, i Giudei si ritirarono. 48Allora i reparti dell'esercito del re salirono per attaccarli a Gerusalemme e il re si accampò contro la Giudea e il monte Sion. 49Fece pace con quelli che erano a Bet-Sur, i quali uscirono dalla città, non avendo più vettovaglie per sostenere l'assedio: la terra infatti era nel riposo dell'anno sabbatico. 50Il re s'impadronì di Bet-Sur e vi pose un presidio a guardia. 51Si accampò presso il santuario per molto tempo e allestì terrapieni e macchine, ordigni incendiari e baliste, scorpioni per lanciare frecce, e fionde. 52Anche i difensori opposero macchine alle loro macchine e i combattimenti durarono molti giorni. 53Ma non c'erano più viveri nei depositi, poiché era in corso l'anno sabbatico e coloro che erano arrivati in Giudea per sfuggire ai pagani avevano consumato il resto delle provviste. 54Furono allora lasciati pochi uomini nel santuario, poiché li aveva sorpresi la fame, e si dispersero ciascuno nel suo paese. 55Lisia poi venne a sapere che Filippo, al quale il re Antioco, ancora in vita, aveva affidato l'incarico di educare Antioco, suo figlio, destinato al regno, 56era tornato dalla Persia e dalla Media; era con lui l'esercito partito con il re e cercava di prendere in mano il governo. 57Allora in fretta fece cenno di voler partire e disse al re e ai comandanti dell'esercito e ai soldati: “Noi ci esauriamo di giorno in giorno: il cibo è scarso e il luogo che assediamo è ben munito, mentre gli affari del regno incombono su di noi. 58Ora dunque offriamo la destra a questi uomini e facciamo pace con loro e con tutto il loro popolo 59e permettiamo loro di seguire le loro tradizioni, come prima; proprio per queste tradizioni, che noi abbiamo cercato di distruggere, essi si sono irritati e hanno provocato tutto questo”. 60La proposta piacque al re e a tutti i capi; mandò a negoziare la pace con loro, ed essi accettarono. 61Il re e i capi giurarono davanti a loro, ed essi a tali patti uscirono dalla fortezza. 62Ma quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le fortificazioni del luogo, violò il giuramento che aveva fatto e impose la distruzione delle mura di cinta. 63Poi partì in fretta e fece ritorno ad Antiòchia; vi trovò Filippo padrone della città, gli fece guerra e s'impadronì della città con la forza.

__________________________ Note

6,1-17 La narrazione della morte di Antioco Epìfane, pure se diversa nei particolari dai racconti del secondo libro dei Maccabei (2Mac 1,13-16; 9,1-29), offre la stessa lettura teologica: la fine di Antioco è punizione divina per i mali causati a Gerusalemme e agli abitanti di Giuda. L’autore riallaccia il racconto al momento della spedizione di Antioco in Persia (3,37). Il nome della città, Elimàide, non è menzionato altrove; lo si collega di solito con il territorio persiano dell’antico Elam.

6,16 l’anno centoquarantanove: ossia l’anno 164/163.

6,17 Alla morte del re, Lisia riafferma la propria autorità ponendo sul trono Antioco V Eupàtore.

6,20 nell’anno centocinquanta: è l’anno 163/162.

6,28 il re si adirò: sulla campagna di Antioco V e di Lisia contro Giuda, vedi 2Mac 13,1-17.

6,30 elefanti: i re Seleucidi li consideravano necessari per il combattimento, al punto da rappresentarli persino sulle monete, a partire da Seleuco I (305-281).

6,32 Bet-Zaccaria: oggi Khirbet Beit-Zekaria, si trova a circa 20 chilometri da Gerusalemme in direzione sud-ovest.

6,49 anno sabbatico: ogni settimo anno la terra veniva lasciata a riposo, senza essere coltivata (Es 23,10-11; Lv 25,3-5). Per questo motivo i viveri scarseggiano. Vedi anche v. 53.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

La narrazione dei fatti successivi si muove tra due eventi capitali per la sorte della rivolta: la morte del re (vv. 1-17) e un primo tentativo, seppure malriuscito, di libertà religiosa (vv. 55-63); in realtà, però, è come riempito dalla battaglia di Bet-Zaccaria (vv. 28-47) e dalla caduta di Bet-Zur (vv. 48-54), due eventi negativi per il movimento asmoneo. Il gruppo degli insorti, per quanto valoroso, dovette rendersi conto che non era ancora in grado né di affrontare in battaglia campale un esercito come quello siro immensamente superiore per numero, armamento pesante ed esperienza di guerra, né di sostenere a lungo un assedio a regola d'arte. L'episodio consente all'autore di stendere un pezzo di bravura nella descrizione della battaglia e di esaltare il valore eccezionale di uno dei fratelli asmonei, Eleazaro.

1-17. Il racconto della fine del monarca, che si riallaccia alla notizia di 3,27-37, procede per tappe. Anzitutto, il fallimento della spedizione in Persia in quanto il re non riesce ad impadronirsi delle ricchezze che andava cercando per il suo erario. Lo smacco avviene, a quanto pare, non nella città di «Elimaide» (v. 1), ignota ai documenti, ma nella regione dell'Elam, dov'è Susa, nel tempio della dea Nanea (Artemide) (cfr. 2Mac 1,13-15). Poi, la notizia degli insuccessi in Giudea che aggravano la prostrazione psicologica del sovrano. Tra questi insuccessi viene elencata (v. 7) la purificazione del tempio di Gerusalemme, che l'autore del libro considera evidentemente anteriore alla morte di Antioco. In realtà, il re morì in ottobre/novembre 164 a.C., mentre la purificazione avvenne nel dicembre dello stesso anno 164. Infine (vv. 10-16), la confessione da parte del re del proprio errore nell'aver perseguitato i Giudei e soprattutto profanato il tempio: non si tratta di vera conversione ma di un forzato riconoscimento della giustizia di Dio, contro cui è rovinoso per l'uomo accanirsi.

18-27. Tornando ai fatti di Palestina, si racconta il tentativo di Giuda di impadronirsi dell'Acra per togliere la spina puntata al cuore di Israele, il che dà l'avvio alla spedizione punitiva del figlio e successore di Antioco Epifane, Antioco V Eupatore. Essa è sollecitata anche da alcuni Giudei (rinnegati d'Israele»: v. 21) che sentono il movimento di liberazione come una minaccia per i propri interessi. Siamo ancora in fase di guerra civile.

28-47. La campagna di Antioco V sembra ricalcare il percorso di quella di Lisia (cfr. 4,29): discesa al sud della Palestina e di Gerusalemme attraverso la pianura costiera che garantiva evidentemente un percorso più agevole, anche perché la popolazione era in gran parte favorevole; campo nei pressi di Bet-Zur, a una decina di km nord di Ebron; battaglia a Bet-Zaccaria, a ca. 9 km a nord di Bet-Zur. Eleazaro pensava forse di risolvere la battaglia, palesemente impari, con un gesto spettacolare colpendo l'elefante dov'era più vulnerabile perché non corazzato, nell'intento di eliminare così il re. Ma fu un sacrificio inutile ai fini della vittoria.

48-54. È in pericolo Gerusalemme. Caduta Bet-Zur, anche la capitale è vicina alla resa: l'autore lo dice quasi furtivamente (v. 54). La ragione addotta per la scarsità dei viveri a Bet-Zur è duplice. Anzitutto, l'anno sabbatico, che cadeva ogni sette anni e nel quale, secondo Lv 25,1-7, non era permesso seminare: la terra doveva riposare. Evidentemente gli zelanti seguaci di Giuda, in quel tempo di entusiasmo religioso, intendono osservare la legge in tutto il suo rigore. Poi, l'afflusso di profughi che aumenta considerevolmente le bocche da sfamare.

55-63. In circostanze così disperate, la salvezza viene inopinatamente dai rivolgimenti alla corte seleucidica. Filippo, rivale di Lisia, rientrato in patria dalla Persia con un forte esercito, minaccia la posizione del reggente e questi preferisce troncare la campagna di Giudea per correre ad Antiochia. Consiglia dunque il re di venire a patti con gli insorti riconoscendo loro l'indipendenza religiosa (v. 59) e quindi abolendo le imposizioni vessatorie del padre. L'ordine successivo (v. 62) di abbattere le fortificazioni del tempio è presentato dall'autore come una violazione degli accordi giurati, mentre per 2Mac 11,25 questi riguardavano solo l'uso liturgico del tempio, non la sua costituzione in fortezza. Se non siamo di fronte a una formulazione degli accordi volutamente ambigua, da una parte e dall'altra, si è trattato di un malinteso diplomatico.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Spedizioni di Giuda e dei fratelli 1I popoli vicini, quando sentirono che era stato ricostruito l'altare e rinnovato il santuario come prima, fremettero di rabbia 2e decisero di eliminare quelli della stirpe di Giacobbe che si trovavano in mezzo a loro, e cominciarono a uccidere e a sopprimere gente in mezzo al popolo. 3Allora Giuda mosse guerra ai figli di Esaù nell'Idumea e nell'Acrabattene, perché assediavano Israele; inflisse loro un grave colpo, li umiliò e s'impadronì delle loro spoglie. 4Si ricordò poi della perfidia dei figli di Bean, che erano stati di laccio e d'inciampo per il popolo, tendendo insidie nelle vie. 5Egli li rinchiuse nelle torri, si accampò contro di loro, li votò allo sterminio e diede fuoco alle torri con tutti coloro che vi erano dentro. 6Poi passò agli Ammoniti e vi trovò un forte contingente e un popolo numeroso al comando di Timòteo. 7Organizzò contro di loro molte azioni di guerra e furono sconfitti e annientati. 8Conquistò anche Iazer e le sue dipendenze e ritornò in Giudea. 9Anche i pagani di Gàlaad si coalizzarono contro gli Israeliti che erano nel loro territorio per eliminarli; ma questi fuggirono a Dàtema, nella fortezza, 10e inviarono questa lettera a Giuda e ai suoi fratelli: “Contro di noi si sono riuniti i pagani dei dintorni per eliminarci 11e si preparano a venire a espugnare la fortezza dove siamo rifugiati; Timòteo è a capo del loro esercito. 12Su, vieni a liberarci dalle mani di costoro, perché molti di noi sono caduti 13e tutti i nostri fratelli che erano nel territorio di Tubia sono stati messi a morte, sono state condotte in schiavitù le loro mogli con i figli e con i loro beni, e sono periti circa un migliaio di uomini”. 14Stavano ancora leggendo la lettera, quand'ecco presentarsi altri messaggeri dalla Galilea con le vesti stracciate, che annunciavano le stesse cose. 15Dicevano: “Si sono uniti contro di noi gli abitanti di Tolemàide, Tiro e Sidone e tutta la Galilea degli stranieri per distruggerci”. 16Quando Giuda e il popolo ebbero udito queste cose, si raccolse una grande assemblea per decidere che cosa fare per i loro fratelli posti nella tribolazione e attaccati dai nemici. 17Giuda disse a Simone, suo fratello: “Scegliti degli uomini e corri a liberare i tuoi fratelli della Galilea; io e mio fratello Giònata andremo nella regione di Gàlaad”. 18Lasciò Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, capo del popolo, con il resto delle forze a presidiare la Giudea, 19dando loro questa consegna: “Governate questo popolo, ma non attaccate battaglia contro i pagani fino al nostro ritorno”. 20Furono assegnati a Simone tremila uomini per la spedizione in Galilea, a Giuda ottomila uomini per la regione di Gàlaad. 21Simone si recò in Galilea e sferrò molti attacchi contro i pagani, e questi rimasero sconfitti davanti a lui; 22egli li inseguì fino alle porte di Tolemàide. Caddero tra i pagani circa tremila uomini e Simone portò via le loro spoglie. 23Prese poi gli Israeliti che erano in Galilea e in Arbatta con le donne, i figli e tutti i loro averi, e li condusse in Giudea con grande gioia. 24Da parte loro Giuda Maccabeo e il fratello Giònata passarono il Giordano e camminarono per tre giorni nel deserto. 25S'imbatterono nei Nabatei, che vennero loro incontro pacificamente e narrarono tutte le vicende dei loro fratelli nella regione di Gàlaad: 26che molti di loro erano assediati a Bosra e Bosor, ad Àlema, a Casfo, a Maked e Karnàin, tutte città fortificate e grandi, 27che altri erano rinchiusi nelle altre città di Gàlaad, che per il giorno dopo era stabilito di dare l'assalto alle fortezze, di espugnarle e di eliminare tutti in un solo giorno. 28Allora Giuda con il suo esercito tornò subito indietro per la via del deserto verso Bosra; prese la città e passò ogni maschio a fil di spada, s'impadronì di tutte le loro spoglie e incendiò la città. 29Nella notte partì di là e marciarono fino alla fortezza. 30Verso il mattino alzarono gli occhi ed ecco una folla innumerevole che issava scale e macchine per espugnare la fortezza e stava attaccando. 31Giuda, vedendo che la battaglia era già incominciata e che le grida della città arrivavano al cielo, per il suono delle trombe e le urla altissime, 32disse ai suoi soldati: “Combattete oggi per i vostri fratelli”. 33Irruppero in tre schiere alle loro spalle, diedero fiato alle trombe e innalzarono grida e invocazioni. 34L'esercito di Timòteo venne a sapere che c'era il Maccabeo; fuggirono davanti a lui, che inflisse loro una grave sconfitta; ne rimasero uccisi in quel giorno circa ottomila. 35Poi piegò su Àlema, l'assalì e la prese; ne uccise tutti i maschi, la saccheggiò e appiccò il fuoco. 36Tolse il campo di là e conquistò Casfo, Maked e Bosor e le altre città di Gàlaad. 37Dopo questi fatti Timòteo raccolse un altro esercito e si accampò di fronte a Rafon, al di là del torrente. 38Giuda mandò a esplorare il campo e gli riferirono: “Sono radunati con lui tutti i pagani che ci circondano: sono un esercito imponente. 39Anche gli Arabi sono assoldati come suoi ausiliari; sono accampati al di là del torrente e sono pronti a venire a battaglia con te”. Giuda si mosse per affrontarli. 40Timòteo disse ai comandanti del suo esercito, mentre Giuda e il suo esercito si avvicinavano al torrente: “Se passerà per primo contro di noi, non potremo resistergli, perché certamente ci vincerà. 41Se invece si mostrerà titubante e porrà il campo al di là del fiume, andremo noi contro di lui e avremo la meglio”. 42Quando Giuda si fu avvicinato al corso d'acqua, dispose gli scribi del popolo lungo il torrente e comandò loro: “Non permettete che alcuno si fermi, ma vengano tutti a combattere”. 43Passò per primo contro i nemici e tutto il popolo dietro di lui. I pagani furono tutti travolti davanti a lui, gettarono le armi e fuggirono nel tempio di Karnàin. 44Conquistarono la città e appiccarono il fuoco al tempio con quanti vi erano dentro. Così Karnàin fu vinta e non poté più resistere di fronte a Giuda. 45Giuda poi radunò tutti gli Israeliti che erano in Gàlaad, dal più piccolo al più grande, con le donne, i figli e i loro beni, una carovana molto grande, per andare nella Giudea. 46Arrivarono a Efron, grande città posta sul percorso, particolarmente fortificata, che non era possibile evitare da nessuna parte e bisognava passarvi in mezzo. 47Gli abitanti della città avevano chiuso loro il passaggio barricando le porte con pietre. 48Giuda mandò a far loro proposte pacifiche dicendo: “Attraverseremo il vostro paese solo per tornare al nostro; nessuno vi farà del male, non faremo altro che passare a piedi”. Ma non vollero aprirgli. 49Giuda fece annunciare a tutta la truppa che ciascuno si accampasse dov'era. 50I soldati si fermarono e diedero l'assalto alla città, tutto quel giorno e tutta la notte, e la città si consegnò nelle sue mani. 51Giuda passò tutti i maschi a fil di spada, la distrusse totalmente, ne prese le spoglie e attraversò la città passando sopra i cadaveri. 52Poi attraversarono il Giordano verso la grande pianura di fronte a Bet-Sean. 53Giuda sollecitava quelli che rimanevano indietro e confortava il popolo durante tutto il viaggio, finché giunsero nella Giudea. 54Salirono il monte Sion in letizia ed esultanza e offrirono olocausti, perché nessuno di loro era caduto, fino al loro ritorno in pace. 55Nel tempo in cui Giuda e Giònata erano rimasti in Gàlaad, e Simone, loro fratello, in Galilea di fronte a Tolemàide, 56Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, comandanti dell'esercito, vennero a sapere delle imprese gloriose e delle battaglie che avevano compiute 57e dissero: “Facciamoci onore anche noi e usciamo a combattere contro i pagani che sono intorno a noi”. 58Diedero ordine ai soldati che erano con loro e si diressero a Iàmnia. 59Ma Gorgia uscì dalla città con i suoi uomini incontro a loro per attaccarli. 60Giuseppe e Azaria furono vinti e inseguiti fin nel territorio della Giudea, e in quel giorno caddero circa duemila uomini del popolo d'Israele. 61Toccò questa grave sconfitta al popolo, perché non avevano ascoltato Giuda e i suoi fratelli, pensando di compiere gesta eroiche. 62Costoro non erano della stirpe di quegli uomini, alle cui mani era stata affidata la salvezza d'Israele. 63Il prode Giuda e i suoi fratelli crebbero in grande fama presso tutto Israele e presso tutti i popoli ai quali giungeva notizia del loro nome. 64Tutti si adunavano attorno a loro per acclamarli. 65Giuda con i suoi fratelli uscì ancora per combattere contro i figli di Esaù nella regione meridionale e colpì Ebron e le sue dipendenze, distrusse le sue fortezze e diede fuoco tutt'intorno alle sue torri. 66Poi levò il campo per andare nel paese dei Filistei e attraversò Maresà. 67In quel giorno caddero in battaglia alcuni sacerdoti i quali, smaniosi di eroismi, erano usciti a combattere sconsideratamente. 68Giuda piegò su Azoto, terra dei Filistei: distrusse i loro altari, bruciò le statue dei loro dèi, mise a sacco la loro città e fece ritorno in Giudea.

__________________________ Note

5,1-68 Vedi 2Mac 10,14-23.

5,3 figli di Esaù: abitanti dell’Idumea, le cui origini si facevano risalire a Esaù. Acrabattene: regione che prende il nome dalla città di Acrabatta, a 13 chilometri a sud-est di Sichem.

5,4 figli di Bean: popolazione o gruppo di predatori a noi sconosciuti.

5,6 Ammoniti: popolazione imparentata con Israele (Gen 19,30-38), abitava a oriente del Mar Morto e la sua capitale era Rabbà, oggi Amman.

5,9 Gàlaad: regione della Transgiordania. In epoca ellenistica comprendeva anche la zona di Basan, a nord dell’altopiano dello Iarmuk. Per la spedizione di Giuda in Gàlaad vedi anche 2Mac 12,10-31.

5,13 territorio di Tubia: è il paese degli Ammoniti, chiamato in greco Ammanìtide.

5,15 Tolemàide: nome greco dell’antica città di Acco. Secondo Gdc 1,31 apparteneva al territorio della tribù di Aser, che non riuscì a scacciarne gli abitanti. Giònata vi fu imprigionato a tradimento (1Mac 5,55; 12,48-49).

5,23 Arbatta: forse la regione compresa tra la Galilea e la Samaria.

5,26 Le sei città nominate si trovano nella zona del Basan (vedi Dt 3,5; 1Re 4,13).

5,37 Rafon: oggi er-Rafeh, situata presso un affluente della riva destra dello Iarmuk.

5,42 gli scribi del popolo: erano incaricati della rivista delle truppe, di tenere i registri, di trasmettere gli ordini dei comandanti e di distribuire le paghe ai soldati (Dt 20,5.8; Gs 1,10; 3,2).

5,46 Efron: città della Transgiordania.

5,52 Bet-Sean: in greco Scitopoli, città a ovest del Giordano, che domina la pianura di Izreèl.

5,65 Ebron: a circa 40 chilometri da Gerusalemme, è l’antica città legata alla tradizione patriarcale (Gen 13,18) e alle vicende del regno davidico (2Sam 5,1-5).

5,66 Maresà: antica città cananea (vedi Gs 15,44); in età ellenistica era il centro più importante dell’Idumea.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Era inevitabile che il rafforzamento della posizione ebraica nella zona suscitasse gelosie e reazioni nelle popolazioni vicine (5,1ss.), per il timore di un cambiamento dello status quo etnico-politico; ma è anche intuibile che la popolazione ebraica cercasse di approfittare delle circostanze favorevoli per far valere antichi diritti anche territoriali o vendicare torti subiti. Il racconto si snoda mostrando l'azione martellante di Giuda che, a cerchio, si sviluppa da sud a sud-est, nord-est, ovest, per concludersi ancora a sud, contro i parenti-nemici, gli Idumei. L'anno probabilmente è il 163 a.C.

1-8. Gli Idumei (cfr. v. 3: «figli di Esaù», cfr. Gn 36,1.8.9), che occupavano le regioni a sud della Giudea, e gli Ammoniti (v. 6: cfr. Gn 19,38) il cui territorio si estendeva a occidente del Giordano, sono da sempre nemici di Israele e ogni occasione è buona per saldare vecchi conti e aprirne di nuovi.

9-68. La campagna condotta a difesa dell'ebraicità nel nord della Palestina è raccontata in quattro tempi.

Anzitutto, l'iniziativa degli abitanti del Galaad (vv. 9-20), a nord-est della Galilea, di sterminare gli Ebrei residenti all'interno del loro territorio, si configura come uno dei tanti pogrom che hanno purtroppo contrassegnato la storia degli Ebrei fin dall'antichità (cfr. libro di Ester).

Poi, la reazione vittoriosa di Simone, per la Galilea (vv. 21ss.), e di Giuda, per il Galaad (vv. 24-36), dietro indicazioni dei beduini della regione, Nabatei (v. 25), che avevano per capitale Petra e pare abbiano sempre guardato con simpatia il movimento asmoneo (cfr. 10,35).

Quindi, la battaglia contro Timoteo (vv. 37-44) e il trasferimento nel territorio giudaico degli Israeliti stanziati in territorio pagano (cfr. vv. 45-54): una specie di ‘alyāh (ritorno in Israele dei Giudei della diaspora) ante litteram!

Infine, la sconfitta di Giuseppe e Azaria (forse degli Asidei inseriti solo parzialmente nel movimento asmoneo, vv. 5-62) per la loro presunzione, a dimostrazione che i veri liberatori di Israele sono solo gli Asmonei, con i quali bisogna collaborare e ai quali va soprattutto la gloria (vv. 63-68).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

1Gorgia prese allora cinquemila fanti e mille cavalieri scelti, e il campo si levò di notte 2per sorprendere il campo dei Giudei e sconfiggerli all'improvviso; gli uomini della Cittadella gli facevano da guida. 3Ma Giuda lo venne a sapere e mosse anche lui con i suoi valorosi per sconfiggere le forze del re che sostavano a Èmmaus, 4mentre i soldati erano ancora dispersi fuori del campo. 5Gorgia giunse al campo di Giuda di notte e non vi trovò nessuno; li andava cercando sui monti dicendo: “Costoro fuggono davanti a noi”. 6Fattosi giorno, Giuda apparve nella pianura con tremila uomini; non avevano però né corazze né spade, come avrebbero voluto. 7Videro l'accampamento dei pagani difeso e fortificato, con la cavalleria disposta intorno, tutti esperti nella guerra. 8Ma Giuda disse ai suoi uomini: “Non temete il loro numero, né abbiate paura dei loro assalti; 9ricordate come i nostri padri furono salvati nel Mar Rosso, quando il faraone li inseguiva con l'esercito. 10Alziamo la nostra voce al Cielo, perché ci usi benevolenza e si ricordi dell'alleanza con i nostri padri e voglia abbattere questo schieramento davanti a noi oggi. 11Allora tutte le nazioni sapranno che c'è chi riscatta e salva Israele”. 12Gli stranieri alzarono gli occhi e li videro venire loro incontro; 13perciò uscirono dagli accampamenti per dare battaglia. Gli uomini di Giuda diedero fiato alle trombe 14e attaccarono. I pagani furono sconfitti e fuggirono verso la pianura, 15ma quelli che erano più indietro caddero tutti uccisi di spada. Li inseguirono fino a Ghezer e fino alle pianure dell'Idumea, di Azoto e di Iàmnia; ne caddero circa tremila. 16Quando Giuda e i suoi armati tornarono dal loro inseguimento, 17egli disse alla sua gente: “Non siate avidi delle spoglie, perché ci attende ancora la battaglia. 18Gorgia e il suo esercito sono sul monte vicino a noi. Ora voi state pronti a opporvi ai nemici e combattete contro di loro; poi farete tranquillamente bottino”. 19Mentre Giuda ancora parlava, apparve un reparto che spiando dal monte 20vide che i loro erano stati messi in fuga e gli altri incendiavano il campo: il fumo che si scorgeva segnalava l'accaduto. 21A quello spettacolo si sgomentarono grandemente; vedendo inoltre giù nella pianura lo schieramento di Giuda pronto all'attacco, 22fuggirono tutti nel territorio dei Filistei. 23Allora Giuda ritornò a depredare il campo e raccolsero oro e argento in quantità e stoffe tinte di porpora viola e porpora marina e grandi ricchezze. 24Di ritorno cantavano e benedicevano il Cielo perché è buono, perché il suo amore è per sempre. 25Fu quello un giorno di grande liberazione per Israele. 26Quanti degli stranieri erano scampati, presentandosi a Lisia, gli narrarono tutto quello che era accaduto. 27Sentendo ciò, egli fu preso da turbamento e scoraggiamento, perché le cose in Israele non erano andate come egli voleva e l'esito non era stato conforme a quanto il re aveva comandato. 28Perciò l'anno dopo mise insieme sessantamila uomini scelti e cinquemila cavalieri per combattere contro di loro. 29Vennero nell'Idumea e si accamparono a Bet-Sur. Giuda mosse contro di loro con diecimila uomini. 30Quando vide l'imponente accampamento, innalzò questa preghiera: “Benedetto sei tu, o salvatore d'Israele, che hai fiaccato l'impeto del potente per mezzo del tuo servo Davide e hai fatto cadere l'esercito dei Filistei nelle mani di Giònata, figlio di Saul, e del suo scudiero; 31nello stesso modo fa' cadere questo esercito nelle mani d'Israele, tuo popolo, e così siano svergognati nel loro esercito e nella loro cavalleria. 32Infondi in loro timore e spezza l'audacia della loro forza, siano travolti nella loro rovina. 33Abbattili con la spada dei tuoi devoti; ti lodino con canti tutti coloro che riconoscono il tuo nome”. 34Poi sferrarono l'attacco da una parte e dall'altra, e caddero davanti ai Giudei circa cinquemila uomini del campo di Lisia. 35Vedendo Lisia lo scompiglio delle sue file, mentre nelle schiere di Giuda cresceva il coraggio ed erano pronti a vivere o a morire gloriosamente, se ne tornò in Antiòchia dove assoldò mercenari in maggior numero per venire di nuovo in Giudea.

La purificazione del tempio 36Giuda intanto e i suoi fratelli dissero: “Ecco, sono stati sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo”. 37Così si radunò tutto l'esercito e salirono al monte Sion. 38Trovarono il santuario desolato, l'altare profanato, le porte arse e cresciute le erbe nei cortili, come in un luogo selvatico o montuoso, e le celle sacre in rovina. 39Allora si stracciarono le vesti, fecero grande lamento, si cosparsero di cenere, 40si prostrarono con la faccia a terra, fecero dare i segnali con le trombe e alzarono grida al Cielo. 41Giuda ordinò ai suoi uomini di tenere impegnati quelli della Cittadella, finché non avesse purificato il santuario. 42Poi scelse sacerdoti senza macchia, osservanti della legge, 43che purificarono il santuario e portarono le pietre profanate in luogo immondo. 44Tennero consiglio per decidere che cosa fare circa l'altare degli olocausti, che era stato profanato. 45Vennero nella felice determinazione di demolirlo, perché non fosse loro di vergogna, essendo stato profanato dai pagani. Demolirono dunque l'altare 46e riposero le pietre sul monte del tempio in luogo conveniente, finché fosse comparso un profeta a decidere di esse. 47Poi presero pietre grezze, secondo la legge, ed edificarono un altare nuovo, come quello di prima. 48Restaurarono il santuario e consacrarono l'interno del tempio e i cortili; 49rifecero gli arredi sacri e collocarono il candelabro e l'altare degli incensi e la tavola nel tempio. 50Poi bruciarono incenso sull'altare e accesero sul candelabro le lampade che splendettero nel tempio. 51Posero ancora i pani sulla tavola e stesero le cortine. Così portarono a termine tutte le opere intraprese. 52Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Chisleu, nell'anno centoquarantotto, 53e offrirono il sacrificio secondo la legge sul nuovo altare degli olocausti che avevano costruito. 54Nella stessa stagione e nello stesso giorno in cui l'avevano profanato i pagani, fu riconsacrato fra canti e suoni di cetre e arpe e cimbali. 55Tutto il popolo si prostrò con la faccia a terra, e adorarono e benedissero il Cielo che era stato loro propizio. 56Celebrarono la dedicazione dell'altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode. 57Poi ornarono la facciata del tempio con corone d'oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni e le celle sacre, munendole di porte. 58Grandissima fu la gioia del popolo, perché era stata cancellata l'onta dei pagani. 59Giuda, i suoi fratelli e tutta l'assemblea d'Israele, poi, stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell'altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Chisleu, con gioia ed esultanza. 60In quel tempo edificarono pure, intorno al monte Sion, mura alte e torri solide, perché i pagani non tornassero a calpestarlo come avevano fatto prima. 61Vi stabilì un contingente per presidiarlo e fortificò Bet-Sur, perché il popolo avesse una difesa contro l'Idumea.

__________________________ Note

4,15 Ghezer: al confine con la Filistea, a 35 chilometri da Gerusalemme; Idumea: regione a sud della Giudea; Azoto e Iàmnia: città sulla costa della Filistea.

4,24 perché è buono, perché il suo amore è per sempre: ritornello frequente nei Salmi (ad es., 106,1; 107,1; 118,1; 136,1). È professione di fede nella bontà e fedeltà di Dio.

4,29 Bet-Sur: antica città delle montagne della Giudea, il cui nome significa “Casa delle rocce”.

4,30 Vedi 1Sam 17,4-51; 14,1-15.

4,43 pietre profanate: forse le pietre di cui si erano serviti i pagani per costruire l’abominio di devastazione (1,54). luogo immondo: una zona adibita a cimitero, o forse il luogo dove venivano bruciati i rifiuti.

4,52 La data della dedicazione del tempio coincide con quella dei primi sacrificio idolatrici (1,54.59). L’anno corrisponde al 164/163. Qui la festa avviene poco prima della morte di Antioco Epìfane; in 2Mac dopo la sua morte (1Mac 6,1-17; 2Mac 9,28; 10,1-3). La festa della Dedicazione, una delle più recenti del calendario ebraico, fa da sfondo al brano di Gv 10,22-39.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-27. La battaglia di Emmaus. La vittoria in condizioni che sembrano disperate fu propiziata da una grave ingenuità tattica di Gorgia che volendo sorprendere il nemico si staccò con un nutrito contingente di soldati dal grosso dell'esercito, lasciandolo così esposto a un attacco improvviso. Mentre infatti muoveva verso sud all'assalto del campo ebraico, Giuda, con una manovra di aggiramento, si portava alle spalle del campo siro e lo distruggeva. Gli era poi facile aver ragione del distaccamento di Gorgia esterrefatto per l'accaduto.

28-35. Anche Lisia è costretto a ritirarsi. Nel 164 a.C. il reggente in persona si pose alla testa di un esercito anche più forte del precedente per chiudere la partita con la rivolta giudaica, ma non riuscì a venirne a capo. Non si trattò di una disfatta clamorosa come quella di Emmaus ma di un insuccesso serio, con perdite notevoli di uomini, che consigliò di venire a patti con i Giudei (cfr. 2Mac 11,13-15), fors'anche per influsso di Roma. Lo scontro era avvenuto a Bet-Zur, piazzaforte sira a una trentina di km sud di Gerusalemme, presso i confini con l'Idumea.

36-61. Punto vertice della lotta condotta da Giuda, la purificazione del tempio occupa anche nel libro una posizione preminente, anzi centrale: la descrizione della rimessa in funzione del luogo sacro, dopo averlo liberato da quanto lo profanava, ha accenti di tale viva partecipazione e giubilo da far comprendere come per l'autore il fatto segni un momento fondamentale per la storia del popolo di Israele. Non è solo il segno di una libertà religiosa riconquistata e sancita solennemente; è la dimostrazione che il cuore effettivo di Israele ha ripreso a pulsare e che il popolo eletto può di nuovo vivere con pienezza il suo rapporto con il Dio dell'alleanza. E questo, grazie alla famiglia asmonea. Epoca dell'evento, novembre/dicembre 164 a.C., a tre anni esatti dalla sua profanazione (cfr. 1,59). Del rapporto con la morte dell'Epifane, che il nostro autore fa seguire alla purificazione mentre 2Mac 9s. la fa precedere. La descrizione (v. 38) della situazione miserevole in cui l'edificio si trovava e dei gesti di cordoglio, sa un po' di cliché (cfr. Sal 74, 2), ma è certo che gli eventi precedenti avevano portato al decadimento degli ambienti e il popolo, specialmente gli zelanti seguaci di Giuda, ne era veramente dispiaciuto. Soprattutto bruciava come un'«onta» (v. 58) il fatto che nel luogo santo e nei suoi elementi più sacri («altari) si fosse consumato un culto pagano. Donde la cura puntigliosa di rimuovere ogni vestigio di uso degenere, rinnovando a stretto tenore di legge (cfr. Es 20,25; Dt 27,5s.). Il rinvio a una decisione profetica (v. 46) esprime e l'importanza annessa al fatto (le pietre erano pur sempre un altare innalzato al vero Dio) e la novità del caso. La mancanza di profeti, portavoce di Dio, era sentita abbastanza vivamente allora (cfr. 9,27; 14,41; Dn 3,38), almeno per determinate situazioni, anche se non forse secondo l'urgenza del loro ministero. La festa della Dedicazione, istituita per la circostanza (Hanukka), acquisterà in seguito una certa importanza nel calendario ebraico (cfr. Gv 10,22).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

STORIA DI GIUDA MACCABEO (3,1-9,22)

Vittorie di Giuda comandante dell’esercito 1 Al suo posto sorse il figlio di lui, Giuda, chiamato Maccabeo; 2lo aiutavano tutti i suoi fratelli e quanti si erano legati al padre e conducevano la battaglia d'Israele con entusiasmo. 3Egli accrebbe la gloria del suo popolo, rivestì la corazza come gigante, cinse l'armatura di guerra e sostenne battaglie, difendendo il campo con la spada. 4Nelle sue gesta fu simile a leone, come leoncello ruggente sulla preda. 5Inseguì gli iniqui braccandoli, i perturbatori del popolo distrusse con il fuoco. 6Gli iniqui sbigottirono per paura di lui, tutti i malfattori furono confusi e la salvezza per mezzo di lui ebbe buon esito. 7Inflisse amarezze a molti re, rallegrò con le sue gesta Giacobbe; sempre la sua memoria sarà benedetta. 8Percorse le città di Giuda e vi sterminò i rinnegati e distolse l'ira da Israele. 9Divenne celebre fino all'estremità della terra e radunò coloro che erano dispersi. 10Apollònio radunò dei pagani e un forte esercito dalla Samaria per combattere Israele. 11Giuda lo seppe e avanzò contro di lui, lo sconfisse e lo uccise; molti caddero colpiti a morte e i superstiti fuggirono. 12Così s'impadronirono delle loro spoglie e Giuda si riservò la spada di Apollònio e l'adoperò in guerra per tutto il tempo della sua vita. 13Quando Seron, comandante delle forze di Siria, seppe che Giuda aveva radunato un contingente e c'era con lui uno stuolo di fedeli e uomini preparati alla guerra, 14disse: “Mi farò un nome e mi coprirò di gloria nel regno, combattendo Giuda e i suoi uomini che hanno disprezzato gli ordini del re”. 15Fece i preparativi e si unì a lui un forte gruppo di rinnegati per aiutarlo a vendicarsi dei figli d'Israele. 16Si spinse fino alla salita di Bet-Oron e Giuda gli andò incontro con una piccola schiera. 17Ma quando videro lo schieramento avanzare contro di loro, dissero a Giuda: “Come faremo noi così pochi ad attaccare battaglia contro una moltitudine così forte? Oltre tutto, siamo rimasti oggi senza mangiare”. 18Giuda rispose: “Non è impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c'è differenza per il Cielo tra salvare per mezzo di molti e salvare per mezzo di pochi; 19perché la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze, ma è dal Cielo che viene la forza. 20Costoro vengono contro di noi pieni d'insolenza e d'iniquità per eliminare noi, le nostre mogli e i nostri figli e saccheggiarci; 21noi combattiamo per la nostra vita e le nostre leggi. 22Sarà lui a stritolarli davanti a noi. Voi dunque non temeteli”. 23Quando ebbe finito di parlare, piombò su di loro all'improvviso e Seron con il suo schieramento fu sgominato davanti a lui. 24Lo inseguirono nella discesa di Bet-Oron fino alla pianura: caddero tra loro circa ottocento uomini, gli altri fuggirono nel territorio dei Filistei. 25Così cominciò a diffondersi il timore di Giuda e dei suoi fratelli e le genti intorno furono prese da terrore. 26La fama di lui giunse fino al re, e delle sue imprese militari parlavano le genti. 27Quando il re Antioco seppe queste cose, si adirò furiosamente e diede ordine di radunare tutte le forze militari del suo regno, un esercito molto potente. 28Aprì il suo tesoro e diede alle truppe il soldo per un anno, ordinando loro di stare pronti per ogni evenienza. 29Ma si accorse che non bastavano le riserve delle sue casse e che le entrate del paese erano poche, a causa delle rivolte e delle rovine che aveva provocato nella regione, per estirpare le tradizioni che erano in vigore dai tempi antichi; 30temette di non avere, come altre volte in passato, le risorse per le spese e i doni, che faceva con mano prodiga, superando i re precedenti. 31Ne fu grandemente angustiato e prese la decisione di invadere la Persia, per riscuotere i tributi di quelle province e ammassare molto denaro. 32Lasciò Lisia, uomo illustre e di stirpe regale, alla direzione degli affari del re, dall'Eufrate fino ai confini dell'Egitto, 33e con l'incarico di curare l'educazione del figlio Antioco fino al suo ritorno. 34A lui affidò metà dell'esercito e gli elefanti e gli diede istruzioni per tutte le cose che voleva fossero eseguite; riguardo agli abitanti della Giudea e di Gerusalemme 35gli ordinò di mandare contro di loro milizie, per distruggere ed eliminare le forze d'Israele e quanto restava a Gerusalemme e cancellare il loro ricordo dalla regione, 36di trasferire stranieri su tutti i loro monti e di distribuire le loro terre. 37Il re poi prese l'altra metà dell'esercito e partì da Antiòchia, la capitale del suo regno, nell'anno centoquarantasette; passò l'Eufrate e percorse le regioni settentrionali. 38Allora Lisia scelse Tolomeo, figlio di Dorimene, Nicànore e Gorgia, uomini potenti tra gli amici del re, 39e spedì ai loro ordini quarantamila fanti e settemila cavalieri nella terra di Giuda, per devastarla secondo il comando del re. 40Questi partirono con tutte le truppe e andarono ad accamparsi vicino a Èmmaus, nella pianura. 41I mercanti della regione ne ebbero notizia e si rifornirono in abbondanza d'oro e d'argento e di catene e vennero presso l'accampamento per acquistare come schiavi gli Israeliti. A loro si aggiunsero forze della Siria e del territorio dei Filistei. 42Giuda e i suoi fratelli videro che i mali si erano aggravati e che l'esercito era accampato nel loro territorio; vennero a conoscere quanto il re aveva ordinato di fare per la rovina e l'annientamento del loro popolo. 43Allora si dissero l'un l'altro: “Facciamo risorgere il popolo dalla sua rovina e combattiamo per il nostro popolo e per il luogo santo”. 44Si radunò l'assemblea per prepararsi alla battaglia e per pregare e chiedere pietà e misericordia. 45Gerusalemme era disabitata come un deserto, nessuno dei suoi figli vi entrava o ne usciva, il santuario era calpestato, gli stranieri erano nella Cittadella, soggiorno dei pagani. La gioia era sparita da Giacobbe, erano scomparsi il flauto e la cetra. 46Si radunarono dunque e vennero a Masfa di fronte a Gerusalemme, perché nei tempi antichi a Masfa c'era un luogo di preghiera in Israele. 47In quel giorno digiunarono e si vestirono di sacco, si cosparsero di cenere il capo e si stracciarono le vesti. 48Aprirono il libro della legge per scoprirvi quanto i pagani cercavano di sapere dagli idoli dei loro dèi. 49Portarono le vesti sacerdotali, le primizie e le decime e fecero venire avanti i nazirei, che avevano terminato i giorni del loro voto, 50e alzarono la voce al Cielo gridando: “Che cosa faremo di costoro e dove li condurremo, 51mentre il tuo santuario è calpestato e profanato e i tuoi sacerdoti sono in lutto e desolazione? 52Ecco, i pagani si sono alleati contro di noi per distruggerci; tu sai quello che vanno macchinando contro di noi. 53Come potremo resistere di fronte a loro, se tu non ci aiuterai?“. 54Diedero fiato alle trombe e gridarono a gran voce. 55Dopo questo, Giuda stabilì i condottieri del popolo, i comandanti di mille, di cento, di cinquanta e di dieci uomini. 56A coloro che costruivano case o che stavano per prendere moglie, a quelli che piantavano la vigna o che erano paurosi disse di tornare a casa loro, secondo la legge. 57Poi levò il campo e si disposero a mezzogiorno di Èmmaus. 58Giuda ordinò: “Cingetevi e siate forti e state preparati per l'alba di domani a dar battaglia a questi pagani, che si sono alleati per distruggere noi e il nostro santuario. 59Del resto è meglio per noi morire in battaglia, che vedere la rovina della nostra gente e del santuario. 60Però, qualunque sia la volontà del Cielo, così accadrà”.

__________________________ Note

3,1-4,35 La guerra di Giuda è guerra contro gli empi: ogni battaglia avviene dopo digiuni e preghiere, la vittoria è liberazione soprattutto religiosa.

3,10 Apollònio: probabilmente il sovrintendente ai tributi di 1,29 (vedi anche 2Mac 5,24).

3,16 Bet-Oron: passo strategico, noto per le sue difficoltà. La salita di Bet-Oron era la più importante via di accesso dalla pianura costiera a Gerusalemme.

3,18 Cielo: appellativo divino sorto in ambiente giudaico di epoca post-esilica, in relazione al comandamento che vieta di abusare del nome di Dio (Es 20,7; Dt 5,11). Si trova nel libro di Daniele e più volte nei libri dei Maccabei (Dn 4,23; 1Mac 3,19.60; 4,10.24.55; 12,15; 2Mac 3,15; 7,11).

3,27 il re Antioco: Antioco IV Epìfane.

3,37 L’anno centoquarantasette: è l’anno 165/164.

3,40 Emmaus: oggi ‘Imwas, circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme.

3,46 Masfa: a circa 13 chilometri da Gerusalemme.

3,49 i nazirei: persone, uomini o donne, che si impegnavano con voto, per un certo periodo di tempo, ad astenersi dai prodotti della vite, a non tagliarsi i capelli e a non contaminarsi con un morto (vedi Nm 6,1-21).

3,55 i comandanti di mille, di cento, di cinquanta e di dieci: l’organizzazione si richiama al modello del popolo nel deserto (Nm 31,48; 1Cr 27,1).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

3,1-9,22. Questa sezione del libro, prima vera parte del quadro narrativo, racconta lo svolgimento delle azioni di guerra sotto il terzo dei figli di Mattatia (cfr. 2,4) designato dal padre quale condottiero militare (cfr. 2, 66) ma in realtà capo effettivo del movimento di rivolta, sino alla sua morte nel 152 ES (= 160 a.C.: cfr. 9,3). Punti salienti dell'esposizione possono essere considerati:

  • l'elogio dell'eroe (3,3-9),
  • la purificazione del tempio (4,36-61),
  • la morte in battaglia (9,1-22).

3,3-9. L'encomio solenne di Giuda, che apre propriamente il racconto della rivolta asmonea come quello di Simone (14,4-15) in certo modo lo chiude, intreccia specialmente tre temi:

  • il valore guerriero dell'eroe (cfr. vv. 3-5),
  • la sconfitta tante volte inferta al nemico (v. 7 «amarezze a molti re»: Antioco IV, Antioco V, Demetrio) a liberazione di Israele (cfr. vv. 6-8),
  • la gloria che ne ricavò imperitura (cfr. vv. 7-9).

10-26. Vittoria su Apollonio e Seron. Siamo nella primavera-estate del 166 a.C. Nonostante la descrizione enfatica, non si tratta ancora di grosse battaglie campali ma di scontri a carattere di guerriglia, magari con effettivi più numerosi del solito ma sempre legati alla tattica del “mordi e fuggi”. L'ambito del movimento è tuttora limitato ai dintorni della capitale: la battaglia contro Apollonio, governatore della Samaria, secondo Giuseppe Flavio, sembra avvenuta poco a nord di Gerusalemme, mentre Bet-Oron (v. 24), dove fu sconfitto Seron, è a ca. 18 km nord-ovest di Gerusalemme, punto nodale della via verso la costa. I due comandanti siri, Seron e Apollonio, di cui Giuda, quasi novello Davide conserva la spada come trofeo, agiscono ancora come semplici tutori dell'ordine, sostenitori dei Giudei ellenisti, contro i fanatici jahvisti sabotatori. Finora la lotta è prevalentemente guerra civile, contro gli «empi» (v. 8), cioè i fautori dell'integrazione socio-culturale nell'ellenismo che minaccia la religione ebraica. Per questo Giuda è sicuro che Dio (v. 18: «Cielo»: l'autore di 1Mac evita di scrivere il nome di Dio) concederà la vittoria nonostante la disparità delle forze: si combatte per «la vita» e per «le leggi» (v. 21), cioè per una vita ordinata secondo le leggi che caratterizzano Israele come popolo eletto.

3,27-4,27. La splendida vittoria di Emmaus. Il grande spazio, con abbondanza di particolari, riservato al racconto di questa battaglia, mostra l'importanza che riveste agli occhi dell'autore. In effetti, segna il vero passaggio dalla guerriglia alla guerra e rende Giuda Maccabeo ormai un avversario di tutto rispetto per la corte di Antiochia.

27-37. La reggenza di Lisia. Antiochia si risolve a intervenire più decisamente dopo la sconfitta dei due comandanti. È la primavera del 165 a.C. Ne è incaricato Lisia, massimo tra i dignitari di corte e probabilmente anche parente del re (v. 32: «di stirpe regia»). Il motivo è che il re stesso si deve recare nelle regioni orientali del regno non per ragioni di conquista, come potrebbe far pensare l'espressione «invadere la Persia» (v. 31: lett. «recarsi in Persia»): essa già apparteneva all'impero dei Seleucidi; ma al fine di ricuperare entrate fiscali per le finanze dissestate per cause sia ideologiche (impegno di ellenizzazione: v. 29), sia di gestione (v. 30), come pure, a quanto sembra, per riconquistare l'Armenia resasi indipendente. Il finanziamento della guerra giudaica è stato solo uno dei motivi, e non il più importante, determinanti il viaggio di Antioco in Oriente; è l'ottica particolare del libro che fa dare degli eventi una lettura unilaterale. È però più che verosimile che il re si preoccupasse di liquidare al più presto e a fondo la questione giudaica la quale si aggiungeva agli altri problemi del regno. «cancellare il ... ricordo dalla regione» (v. 35) è quanto dire espropriare i Giudei delle loro terre, confiscandole a vantaggio dell'erario regio mediante locazione a coloni stranieri (vv. 35s.) e vendendo come schiavi gli antichi proprietari (cfr. v. 41).

38-41. Preparativi da parte dei Siriani. Con una certa enfasi si descrivono i preliminari dell'intervento militare. Comandanti del corpo di spedizione sono ufficiali di massimo livello (v. 38): Tolomeo è governatore della vicina Celesiria (cfr. 2Mac 8,8); Gorgia, generale, e Nicanore forse supervisore militare. Numeroso è l'esercito (v. 39): 2Mac parla di 20.000 uomini. Opportuna è la zona scelta per le operazioni (v. 40): Emmaus/Amwas è a ca. 30 km ovest-nord-ovest di Gerusalemme, tra basse colline. L'esito non può essere dubbio e l'autore lo esprime con un po' di retorica mediante la scena dei mercanti di schiavi che si predispongono per tempo alla grande svendita imminente (v. 41).

42-60. La preparazione da parte ebraica. È esposta in due momenti: più generalmente, è descritta la reazione della popolazione (vv. 42-45) che delibera di combattere (cfr. v. 44: «assemblea» potrebbe essere un'adunata di capifamiglia); più specificamente, vengono esposti i preparativi alla battaglia. Quelli di carattere spirituale sono il digiuno, la consultazione della parola di Dio scritta che prende il posto degli antichi profeti, le azioni liturgiche in luogo adatto, a Masfa (13 km nord di Gerusalemme) essendo inaccessibile il tempio (vv. 46-54): il tutto sembra voler dare alla battaglia il carattere di “guerra santa”. I preparativi di carattere militare (vv. 55-60) si ispirano ai ricordi epici del passato (cfr. Es 18,21, 2Sam 18,1 per il v. 55) e alla legislazione patria (cfr. Dt 20,5-9 per il v. 56).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

L’INIZIO DELLA RIVOLTA MACCABAICA

Lo zelo del sacerdote Mattatia 1In quei giorni Mattatia, figlio di Giovanni, figlio di Simone, sacerdote della stirpe di Ioarìb, partì da Gerusalemme e venne a stabilirsi a Modin. 2Egli aveva cinque figli: Giovanni chiamato anche Gaddì, 3Simone chiamato Tassì, 4Giuda chiamato Maccabeo, 5Eleàzaro chiamato Auaràn, Giònata chiamato Affus. 6Viste le azioni sacrileghe che si commettevano in Giuda e a Gerusalemme, 7disse: “Ohimè! Perché mai sono nato per vedere lo strazio del mio popolo e lo strazio della città santa e debbo starmene qui mentre essa è in balìa dei nemici e il santuario è in mano agli stranieri? 8Il suo tempio è diventato come un uomo ignobile, 9gli arredi della sua gloria sono stati portati via come preda, sono stati trucidati i suoi bambini nelle piazze e i fanciulli dalla spada nemica. 10Quale popolo non ha invaso il suo regno e non si è impadronito delle sue spoglie? 11Ogni ornamento le è stato strappato, da padrona è diventata schiava. 12Ecco, le nostre cose sante, la nostra bellezza, la nostra gloria sono state devastate, le hanno profanate le nazioni. 13Perché vivere ancora?“. 14Mattatia e i suoi figli si stracciarono le vesti, si vestirono di sacco e fecero grande lutto. 15Ora i messaggeri del re, incaricati di costringere all'apostasia, vennero nella città di Modin per indurre a offrire sacrifici. 16Molti Israeliti andarono con loro; invece Mattatia e i suoi figli si raccolsero in disparte. 17I messaggeri del re si rivolsero a Mattatia e gli dissero: “Tu sei uomo autorevole, stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli. 18Su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti a Gerusalemme; così tu e i tuoi figli passerete nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento e doni in quantità”. 19Ma Mattatia rispose a gran voce: “Anche se tutti i popoli che sono sotto il dominio del re lo ascoltassero e ognuno abbandonasse la religione dei propri padri e volessero tutti aderire alle sue richieste, 20io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell'alleanza dei nostri padri. 21Non sia mai che abbandoniamo la legge e le tradizioni. 22Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”. 23Quando ebbe finito di pronunciare queste parole, si avvicinò un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull'altare di Modin secondo il decreto del re. 24Ciò vedendo, Mattatia arse di zelo; fremettero le sue viscere e fu preso da una giusta collera. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull'altare; 25uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l'altare. 26Egli agiva per zelo verso la legge, come aveva fatto Fineès con Zambrì, figlio di Salom. 27La voce di Mattatia tuonò nella città: “Chiunque ha zelo per la legge e vuole difendere l'alleanza mi segua!”. 28Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto possedevano. 29Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto, per stabilirvisi 30con i loro figli, le loro mogli e il bestiame, perché si erano inaspriti i mali sopra di loro. 31Fu riferito agli uomini del re e alle milizie che stavano a Gerusalemme, nella Città di Davide, che laggiù, in luoghi nascosti del deserto, si erano raccolti uomini che avevano infranto l'editto del re. 32Molti corsero a inseguirli, li raggiunsero, si accamparono di fronte a loro e si prepararono a dare battaglia in giorno di sabato. 33Dicevano loro: “Ora basta! Uscite, obbedite ai comandi del re e avrete salva la vita”. 34Ma quelli risposero: “Non usciremo, né seguiremo gli ordini del re, profanando il giorno del sabato”. 35Quelli si precipitarono all'assalto contro di loro. 36Ma essi non risposero loro, né lanciarono pietre, né ostruirono i nascondigli, 37dichiarando: “Moriamo tutti nella nostra innocenza. Ci sono testimoni il cielo e la terra che ci fate morire ingiustamente”. 38Così quelli si lanciarono contro di loro in battaglia di sabato, ed essi morirono con le mogli e i figli e il loro bestiame, in numero di circa mille persone. 39Quando Mattatia e i suoi amici lo seppero, ne fecero grande pianto. 40Poi dissero tra loro: “Se faremo tutti come hanno fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro i pagani per la nostra vita e per le nostre leggi, in breve ci faranno sparire dalla terra”. 41Presero in quel giorno stesso questa decisione: “Combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli”. 42Allora si unì a loro il gruppo degli Asidei, uomini di grande valore in Israele, tutti impegnati a difendere la legge; 43inoltre quanti fuggivano davanti alle sventure si univano a loro e divenivano loro rinforzo. 44Così organizzarono un contingente di forze e percossero con ira i peccatori e gli uomini perversi con furore; i restanti fuggirono tra i pagani per salvarsi. 45Mattatia, poi, e i suoi amici andarono in giro a demolire gli altari 46e fecero circoncidere a forza tutti i bambini non circoncisi che trovarono nel territorio d'Israele. 47Non diedero tregua ai superbi e l'impresa ebbe buona riuscita nelle loro mani; 48difesero la legge dalla prepotenza dei popoli e dei re e non la diedero vinta ai peccatori.

Testamento e morte di Mattatia 49Intanto si avvicinava per Mattatia l'ora della morte ed egli disse ai figli: “Ora dominano superbia e ingiustizia, è il tempo della distruzione e dell'ira rabbiosa. 50Ora, figli, mostrate zelo per la legge e date la vostra vita per l'alleanza dei nostri padri. 51Ricordate le gesta compiute dai padri ai loro tempi e traetene gloria insigne e nome eterno. 52Abramo non fu trovato forse fedele nella tentazione e ciò non gli fu accreditato a giustizia? 53Giuseppe nell'ora dell'oppressione osservò il precetto e divenne signore dell'Egitto. 54Fineès, nostro padre, per lo zelo dimostrato conseguì l'alleanza del sacerdozio perenne. 55Giosuè, obbedendo alla divina parola, divenne giudice in Israele. 56Caleb, testimoniando nell'assemblea, ebbe in sorte parte del nostro paese. 57Davide per la sua pietà ottenne il trono del regno per sempre. 58Elia, poiché aveva dimostrato zelo ardente per la legge, fu assunto in cielo. 59Anania, Azaria e Misaele per la loro fede furono salvati dalla fiamma. 60Daniele nella sua innocenza fu sottratto alle fauci dei leoni. 61Così, di seguito, considerate di generazione in generazione: quanti hanno fiducia in lui non soccombono. 62Non abbiate paura delle parole del perverso, perché la sua gloria andrà a finire ai rifiuti e ai vermi; 63oggi è esaltato, domani non si trova più, perché ritorna alla polvere e i suoi progetti falliscono. 64Figli, siate valorosi e forti nella legge, perché in essa sarete glorificati. 65Ecco qui vostro fratello Simone; io so che è un uomo saggio: ascoltatelo sempre, egli sarà vostro padre. 66Giuda Maccabeo, forte guerriero dalla sua gioventù, sarà capo del vostro esercito e condurrà la battaglia contro i popoli. 67Radunate, dunque, intorno a voi quanti praticano la legge e vendicate il vostro popolo; 68rendete il meritato castigo ai pagani e attenetevi all'ordinamento della legge”. 69Poi li benedisse e si riunì ai suoi padri. 70Morì nell'anno centoquarantasei e fu sepolto nella tomba dei suoi padri a Modin; tutto Israele fece grande pianto su di lui.

__________________________ Note

2,1 Ioarìb: una delle classi in cui erano divisi i sacerdoti al tempo di Davide, secondo 1Cr 24,1-31. Modin: oggi el-Midjeh, città a 12 chilometri da Lidda, tra Gerusalemme e Giaffa (vedi anche 9,19; 13,25-30; 16,4).

2,2-5 I cinque figli di Mattatia hanno tutti un soprannome, il cui significato per noi non è chiaro. Quello del terzo, Maccabeo, che probabilmente significa “martello”, è passato a indicare l’insieme dei fratelli e anche i libri che ne raccontano le imprese.

2,18 Passare nel numero degli amici del re significa godere del privilegio di essere membri della corte reale. 2,26 zelo verso la legge: la difesa della legge fino al rischio della propria vita, secondo il modello di Fineès (vedi Nm 25,1-18).

2,26 zelo verso la legge: la difesa della legge fino al rischio della propria vita, secondo il modello di Fineès (vedi Nm 25,1-18).

2,41 Mattatia e figli decidono di combattere per legittima difesa anche di sabato. Questa sarà la regola a cui si atterranno gli Ebrei, d’ora in poi, in caso di guerra.

2,42 Gli Asidei, il cui nome significa “pii”, per la difesa della legge sono pronti anche alla morte.

2,69 Anche la morte di Mattatia è un “riunirsi ai padri”, come si dice spesso nell’AT. È datata nel centoquarantasei (v. 70), cioè nel 166/165.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Al centro di questa pericope sta la figura di Mattatia, ardente e generoso difensore del puro jahvismo contro i soprusi dei Siriani e la pavida acquiescenza di tanti Giudei.

1-14. La prima reazione alla persecuzione violenta è di costernazione e di lutto, espressi con un componimento poetico (vv. 8-13: cfr. anche 1,37-40) che si ispira ai salmi di lamentazione e piange la desolazione soprattutto del tempio, con espressioni abbastanza stereotipe ma non per questo insincere. Il libro attribuisce l'inizio della reazione antisira a Mattatia per ragioni encomiastiche, in quanto era il capo della famiglia asmonea. In realtà, sembra che già prima gli Asidei si siano opposti ai soprusi siri (cfr. 2,42). Mattatia, che 2Mac non nomina mai, risiede in Modin (oggi el-Midjeh, a 10 km est di Lod), è di stirpe sacerdotale e propriamente appartiene alla famiglia di Joarib, la prima delle 24 classi in cui i cosiddetti discendenti di Aronne furono a un certo punto ripartiti (cfr. 1Cr 24,7). I cinque figli hanno tutti un soprannome (cfr. 2,2-5); quello di «maccabeo», dato al terzogenito Giuda, è passato poi a indicare l'insieme dei fratelli e i libri che ne raccontano le gesta.

15-28. L'insurrezione vera e propria ebbe l'avvio con l'assassinio dell'inviato del re, che sollecitava a sacrificare agli idoli, e con la fuga nella zona montagnosa del paese (v. 28: «monti», probabilmente della Giudea, ma c'è chi pensa al deserto della Samaria). Incominciava così la guerra partigiana che tenne in scacco per un certo tempo le forze di occupazione siriane con colpi di mano, scaramucce, assalti improvvisi seguiti da rapide ritirate. Il gesto di Mattatia è letto nella categoria delle antiche gesta di difesa del puro jahvismo (v. 26) e presentato come una scelta decisa per Dio, contro ogni compromesso o deviazione (vv. 19-21: ci guardi il Signore è quasi una formula di giuramento), rifiutando per questo prospettive allettanti. La qualifica di «amico del re» (v. 18), che viene fatta balenare davanti a Mattatia per indurlo a sacrificare agli idoli, non era semplicemente un titolo onorifico ma una vera promozione sociale con evidenti vantaggi economici, oltre che di prestigio, in quanto dava accesso alle alte cariche del regno.

29-41. Indipendentemente, a quanto pare, dal movimento asmoneo, altri gruppi di fedeli jahvisti si danno alla macchia. Alcuni di essi, per zelo nell'osservanza del riposo sabbatico (cfr. Es 20,8-11), non si difendono quando vengono attaccati in tale giorno e così sono tutti trucidati (cfr. 2Mac 6,11). Di fronte a tale scempio, Mattatia risolve lo scrupolo legale dichiarando (cfr. v. 41) la legittimità della difesa armata anche in giorno di sabato, decisione che troviamo espressa dalla scuola farisaica.

42-48. Un altro gruppo, primitivamente distinto dagli Asmonei, poi congiunto ad essi, ma sempre con una certa autonomia che poteva giungere al contrasto operativo (cfr. 7,13), è quello degli Asidei (gr. asidaioi; ebr. basidîm, pii). Con la loro vicenda è collegata l'origine dei farisei e probabilmente degli esseni quale ramo più rigido e integralista nell'osservanza della legge. La lotta condotta contro i persecutori e i collaborazionisti assunse a poco a poco i caratteri, anche negativi, delle guerre di religione che spesso sono spietate e attuano ritorsioni altrettanto abusive e violente di quelle denunciate nell'avversario. Tale va considerata la circoncisione forzata, cioè l'ebraizzazione coatta dei bambini nei territori “liberati” (v. 46), anche se l'autore la presenta come atto di difesa dello jahvismo.

49-70. Il discorso, quasi testamento spirituale, posto sulle labbra di Mattatia, è frequente nella letteratura greco-romana ma ha pure buoni riscontri nell'AT (cfr. Gs 24; 1Sam 12,1-25; 1Re 2,1-9). In particolare, ricorda gli elogi degli antichi che s'incontrano nelle letterature sapienziali e che hanno nella Bibbia un modello particolarmente vicino al nostro in Sir 44-50. Questo elenco di uomini modello per Israele gioca sul duplice registro dello zelo per la fede jahvistica e della fiducia nell'aiuto di Dio che salva. Il brano è pervaso da un forte senso di ottimismo: l'«empio, cioè Antioco Epifane (v. 62) non riuscirà ad attuare i suoi piani nefandi ma farà una fine ingloriosa («ai rifiuti e ai vermi»; cfr. 2Mac 9,9); la prospettiva della gloria futura (v. 64), così cara al pensiero greco, è assicurata ai figli di Mattatia; la vittoria nella lotta contro i nemici è senza incertezze (vv. 67s.). In questa linea, anche la morte del patriarca (v. 69), formulata in termini tradizionali («si riunì ai suoi padri»: cfr. Gn 25,8; 35,29; 49,33; Nm 20,24; Dt 32,50; Gdc 2,10; 2Re 22,20; ecc.), diventa segno di speranza.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

INTRODUZIONE

1Queste cose avvennero dopo che Alessandro il Macèdone, figlio di Filippo, uscito dalla regione dei Chittìm sconfisse Dario, re dei Persiani e dei Medi, e regnò al suo posto cominciando dalla Grecia. 2Egli intraprese molte guerre, si impadronì di fortezze e uccise i re della terra; 3arrivò sino ai confini della terra e raccolse le spoglie di molti popoli. La terra ammutolì davanti a lui; ma egli si esaltò e il suo cuore montò in superbia. 4Radunò forze ingenti e conquistò regioni, popoli e prìncipi, che divennero suoi tributari. 5Dopo questo cadde ammalato e comprese che stava per morire. 6Allora chiamò i suoi ufficiali più illustri, che erano stati educati con lui fin dalla giovinezza, e divise tra loro il suo regno mentre era ancora vivo. 7Alessandro dunque aveva regnato dodici anni quando morì. 8I suoi ufficiali assunsero il potere, ognuno nella sua regione; 9dopo la sua morte cinsero tutti il diadema e, dopo di loro, i loro figli per molti anni, moltiplicando i mali sulla terra. 10Uscì da loro una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco, che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell'anno centotrentasette del regno dei Greci.

ANTIOCO EPÌFANE E L’ELLENIZZAZIONE DELLA GIUDEA

Il saccheggio del tempio 11In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti dicendo: “Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno, perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali”. 12Parve buono ai loro occhi questo ragionamento. 13Quindi alcuni del popolo presero l'iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà d'introdurre le istituzioni delle nazioni. 14Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni, 15cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza. Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male. 16Quando il regno fu consolidato, Antioco volle conquistare l'Egitto per regnare sui due regni: 17entrò in Egitto con un esercito imponente, con carri ed elefanti, con la cavalleria e una grande flotta, 18e venne a battaglia con Tolomeo, re d'Egitto. Tolomeo fu travolto davanti a lui e dovette fuggire, e molti caddero colpiti a morte. 19Così espugnò le città fortificate dell'Egitto e fece bottino della terra d'Egitto. 20Antioco ritornò dopo aver sconfitto l'Egitto nell'anno centoquarantatré, mosse contro Israele e salì a Gerusalemme con un grande esercito. 21Entrò con arroganza nel santuario e ne asportò l'altare d'oro e il candelabro dei lumi con tutti i suoi arredi, 22la tavola dell'offerta e i vasi per le libagioni, le coppe e gli incensieri d'oro, il velo, le corone e i fregi d'oro della facciata del tempio e lo spogliò tutto; 23s'impadronì dell'argento e dell'oro e d'ogni oggetto pregiato e asportò i tesori nascosti che riuscì a trovare. 24Poi, raccolta ogni cosa, fece ritorno nella sua terra, dopo aver fatto una strage e aver parlato con grande arroganza. 25Allora vi fu lutto grande per gli Israeliti in ogni loro regione. 26Gemettero i capi e gli anziani, le vergini e i giovani persero vigore e la bellezza delle donne svanì. 27Ogni sposo levò il suo lamento e la sposa nel talamo fu in lutto. 28Tremò la terra per i suoi abitanti e tutta la casa di Giacobbe si vestì di vergogna. 29Due anni dopo, il re mandò alle città di Giuda un sovrintendente ai tributi. Egli venne a Gerusalemme con un grande esercito 30e rivolse loro con perfidia parole di pace ed essi gli prestarono fede. Ma all'improvviso piombò sulla città, le inflisse colpi crudeli e mise a morte molta gente in Israele. 31Mise a sacco la città, la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le mura di cinta. 32Trassero in schiavitù le donne e i bambini e s'impossessarono del bestiame. 33Poi costruirono attorno alla Città di Davide un muro grande e massiccio, con torri solidissime, e divenne per loro una cittadella. 34Vi stabilirono una razza perversa, uomini scellerati, che vi si fortificarono, 35vi collocarono armi e vettovaglie e, radunato il bottino di Gerusalemme, ve lo depositarono e divennero un grande tranello. 36Fu un'insidia per il santuario e un avversario maligno per Israele in ogni momento. 37Versarono sangue innocente intorno al santuario e profanarono il luogo santo. 38Fuggirono gli abitanti di Gerusalemme a causa loro e la città divenne abitazione di stranieri; divenne straniera alla sua gente e i suoi figli l'abbandonarono. 39Il suo santuario fu desolato come il deserto, le sue feste si mutarono in lutto, i suoi sabati in vergogna, il suo onore in disprezzo. 40Pari alla sua gloria fu il suo disonore e il suo splendore si cambiò in lutto.

La persecuzione di Antioco IV Epìfane 41Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo 42e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re. 43Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. 44Il re spedì ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle città di Giuda, ordinando di seguire usanze straniere al loro paese, 45di far cessare nel tempio olocausti, sacrifici e libagioni, di profanare sabati e feste 46e di contaminare il santuario e quanto è sacro, 47di costruire altari, recinti sacri ed edicole e sacrificare carni suine e animali immondi, 48di lasciare che i propri figli, non circoncisi, si contaminassero con ogni impurità e profanazione, 49così da dimenticare la legge e mutare ogni istituzione, 50pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del re. 51In questi termini scrisse a tutto il regno, stabilì ispettori su tutto il popolo e intimò alle città di Giuda di sacrificare città per città. 52Molti del popolo si unirono a loro, quanti avevano abbandonato la legge, commisero il male nel paese 53e costrinsero Israele a nascondersi in ogni possibile rifugio. 54Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull'altare un abominio di devastazione. Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari 55e bruciarono incenso sulle porte delle case e nelle piazze. 56Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco. 57Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell'alleanza e se qualcuno obbediva alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte. 58Trattavano con prepotenza quegli Israeliti che ogni mese venivano scoperti nella città, 59e specialmente al venticinque del mese, quando sacrificavano sull'ara che era sopra l'altare dei sacrifici. 60Mettevano a morte, secondo gli ordini, le donne che avevano fatto circoncidere i loro figli, 61con i bambini appesi al collo e con i familiari e quelli che li avevano circoncisi. 62Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi impuri 63e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono. 64Grandissima fu l'ira sopra Israele.

__________________________ Note

1,1 La grandezza ma anche la superbia di Alessandro Magno e il male causato dalle guerre tra i suoi successori costituiscono l’antefatto alla comparsa di una radice perversa (v. 10), cioè Antioco Epìfane, re di Siria. Chittìm: da Kition, una colonia fenicia a Cipro; il nome sta qui a indicare gli abitanti della Grecia e più in particolare della Macedonia.

1,10 L’anno centotrentasette è calcolato secondo l’èra seleucide, come in genere gli anni indicati nei libri dei Maccabei. Tale èra ha inizio nel 312/311, anno della fondazione della dinastia per opera di Seleuco I. La data qui indicata è dunque il 175/174.

1,14 Il ginnasio era centro di attività sportive e di vita culturale; presso il ginnasio vi erano delle scuole.

1,20 L’anno centoquarantatré: è l’anno 169/168.

1,33 Città di Davide: questa espressione indicava originariamente la fortezza gebusea di Sion, a sud della collina del tempio, sull’Ofel, là dove Davide aveva stabilito la sua residenza (2Sam 5,7). Più tardi però essa venne a designare la città alta, costruita ad occidente del tempio e più elevata rispetto alla sua area; essa è ora trasformata in una cittadella fortificata (detta akra nel testo greco).

1,41-64 Su questi avvenimenti vedi anche 2Mac 6,1-11.

1,54 Chisleu: nono mese dell’anno, corrispondente a novembre/dicembre. L’anno è il 167/166. L’espressione abominio di devastazione sta a indicare una realtà collegata al culto idolatrico: secondo alcuni un idolo, per altri l’altare di cui si parla in 1,59 (vedi anche Dn 9,27; 11,31; 12,11).

1,56-57 libri della legge: la Torah o Pentateuco; libro dell’alleanza: parti del libro dell’Esodo o il Deuteronomio, oppure sinonimo di libro della legge.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Si dà una panoramica degli eventi che condussero all'insurrezione dei Maccabei, con particolare risalto per la persona dell'Epifane, le sue imprese ambiziose e la sua spietatezza nei confronti dei Giudei.

1-9. Alessandro Magno. Il richiamo, piuttosto sommario e tendenzioso, ad Alessandro ha lo scopo di ricordare che Antioco IV è frutto tossico di una radice inquinata, l'ellenismo, che appunto Alessandro instaurò e cercò di imporre nei territori occupati. Il disegno perseguito dal grande Macedone è visto dall'autore come tentativo inaccettabile di imperialismo e soprattutto, nei confronti dei Giudei, di genocidio religioso che cercava di privare Israele della sua identità più vera, lo jahvismo, o, in altre parole, la sua qualifica di popolo dell'alleanza.

10. Antioco IV. È figlio di Antioco III, lo sconfitto di Magnesia. Succeduto al fratello maggiore, Seleuco IV, si rivelò capace e intraprendente ma insieme intemperante e impulsivo, lasciandosi invischiare nella questione giudaica così da rimetterci praticamente in uomini, denaro e prestigio. L'anno 137 s'intende dell'Era Seleucidica (= ES) che inizia con la fondazione della dinastia (312 a.C.); siamo dunque nel 175 a.C. Va precisato che il computo degli anni nel regno di Siria era fatto secondo due moduli diversi: in Occidente (computo siro) si iniziava con il mese di settembre/ottobre, Tishri; in Oriente (computo babilonese) con il mese di marzo/aprile, Nisan. Si ha così uno scarto di sei mesi tra un sistema di datazione e l'altro, l'uno (siro) seguito, con qualche eccezione, da 1Mac; l'altro (babilonese) da 2Mac.

11-15. Usi e costumi dei vincitori, specialmente se appartenenti a popoli culturalmente più evoluti, non mancano di affascinare e suscitare movimenti di adeguamento socio-culturale, a cui sono maggiormente sensibili le classi più elevate. Data la stretta relazione tra politica e religione, l'assunzione di modi di vita estranei alla tradizione comportava per Israele il rischio di abdicare alla propria identità religiosa. È stato necessario un lungo travaglio perché dal mondo greco si riuscisse a filtrare i valori umani senza intaccare il proprio patrimonio spirituale, anzi arricchendolo, come in Filone Alessandrino. 1Mac testimonia la fase ancora di scontro che fa qualificare come «figli empi» i sostenitori dell'apertura al mondo ellenistico. In effetti, le motivazioni troppo interessate, la fretta intemperante, la radicalità di alcune scelte, mostrano un atteggiamento di pratico rifiuto delle proprie caratteristiche etnico-religiose. In particolare, la cancellazione, mediante operazione chirurgica, dei «segni della circoncisione» (cfr. v. 15: vedi 1Cor 7,18), che erano visibili in palestra dove si gareggiava nudi, ha tutto il sapore di rinuncia ad appartenere al popolo eletto.

16-28. Nel 143 ES (= 169 a.C.) Antioco, alla ricerca di un suo spazio di conquista che non scatenasse la reazione di Roma, pensò all'Egitto che in certo modo gli era legato per vincoli di parentela (la regina Cleopatra era sua sorella). Essendo Roma allora impegnata contro la Macedonia, questa prima spedizione egiziana dell'Epifane riuscì abbastanza agevolmente, data la preponderanza dell'esercito siro rispetto a quello egiziano, ma l'assedio e la conquista di Alessandria furono sospesi dietro invito del mondo greco. Sulla via del ritorno, che passava per la Palestina, Antioco saccheggiò il tempio di Gerusalemme. È questa la campagna di cui si parla nel nostro libro, che non menziona la seconda del 168 a.C. ricordata invece da 2Mac 5,1, il quale, a sua volta, trascura la prima. La seconda spedizione (del 168 a.C.) fu per Israele assai più tragica. Il re, deciso ormai ad occupare Alessandria che teneva praticamente in pugno, si vide porre il veto da un legato di Roma che, a nome del senato, gli notificò che l'Egitto era sotto tutela romana. Costretto ad obbedire, Antioco se la prese con i Giudei che tra l'altro avevano dato segni di esultanza e di sedizione alla notizia, falsa, della sua morte (cfr. 2Mac 5,5ss.). Fermatosi a Gerusalemme, punì duramente quelli che durante la spedizione egiziana avevano cercato in qualche modo di scuotere il giogo siro (v. 24; «molte stragi»; cfr. 2Mac 5,5-14).

29-64. Due anni dopo» (v. 29) la prima spedizione egiziana, cioè nel 145 ES (= 167 a.C.), ha inizio la persecuzione vera e propria di cui si indicano tre momenti principali. La costruzione dell'Acra (vv. 29-36), una cittadella fortificata posta, sembra, sulla collina occidentale della città, in modo da incombere minacciosamente sul tempio e sulla città bassa, l'Ofel, sguarnita di mura. Poi, la forzata ellenizzazione della popolazione, con proibizione di osservare le norme religiose e civili ebraiche (circoncisione, riposo sabbatico, astensione da determinati cibi, ecc.) e l'obbligo di adeguarsi in tutto alla legislazione sira, abolendo il privilegio precedente che consentiva di considerare la legge mosaica legge di stato. Infine, terzo e più grave intervento repressivo, la profanazione del tempio che venne dedicato a Giove Olimpio il 15 di Casleu (novembre/dicembre) 145 ES (= 167 a.C.), con l'obbligo di sacrificare agli idoli, e la distruzione di tutte le copie della torah (v. 56: «libri della legge», probabilmente il Pentateuco che contiene la legislazione ebraica).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

TESTO GRECO 1Il re impose tributi a tutto il regno sia per terra che per mare. 2La sua potenza e il suo valore, la ricchezza e la gloria del suo regno, tutto sta scritto nel libro del re dei Persiani e dei Medi, a memoria. 3Mardocheo era secondo rispetto al re Artaserse, era grande nel regno ed era onorato dai Giudei; trascorse la sua vita amato da tutta la sua nazione.

Elogio di Mardocheo 3a⌈E Mardocheo disse: “Queste cose sono avvenute per volere di Dio. 3bMi ricordo infatti del sogno che ebbi circa le cose di cui sto parlando: neppure un loro dettaglio è stato tralasciato.⌉ 3cLa piccola sorgente che divenne un fiume, la luce che spuntò, il sole e l'acqua copiosa: questo fiume è Ester, che il re ha sposato e costituito regina. 3dI due draghi siamo io e Aman. 3eLe nazioni sono quelle che si coalizzarono per distruggere il nome dei Giudei. 3fLa mia nazione è Israele, quelli che elevarono le loro grida a Dio e furono salvati. Sì, il Signore ha salvato il suo popolo, ci ha liberati da tutti questi mali; Dio ha operato segni e prodigi grandi, quali non sono accaduti mai tra le nazioni. 3gCosì egli gettò due sorti: una per il popolo di Dio e una per tutte le nazioni. 3hQueste due sorti si sono realizzate nell'ora, nel momento opportuno, nel giorno del giudizio al cospetto di Dio e in tutte le nazioni. 3iDio allora si ricordò del suo popolo e rese giustizia alla sua eredità. 3kQuesti giorni del mese di Adar, il quattordici e il quindici dello stesso mese, saranno celebrati con riunioni, gioia e letizia davanti a Dio, di generazione in generazione, per sempre, nel suo popolo Israele”. 3l⌈Nell'anno quarto del re Tolomeo e di Cleopatra, Dositeo, che diceva di essere sacerdote e levita, e Tolomeo, suo figlio, portarono in Egitto la presente lettera sui Purìm, e dissero che si trattava della lettera autentica tradotta da Lisìmaco, figlio di Tolomeo, residente a Gerusalemme.⌉

TESTO EBRAICO 1Il re Assuero impose un tributo alla terra e alle isole del mare. 2Tutte le gesta potenti e valorose di Mardocheo, e i particolari che narrano della dignità a cui il re lo aveva elevato, non sono forse descritti nel libro delle Cronache dei re di Media e di Persia? 3Infatti Mardocheo, il Giudeo, era il secondo dopo il re Assuero, grande fra i Giudei e amato dalla moltitudine dei suoi fratelli; egli cercava il bene del suo popolo e si prendeva a cuore la prosperità di tutta la sua stirpe.

__________________________ Note

10,3a E Mardocheo disse: questa interpretazione del sogno, riportato all’inizio del libro (1,1d-1k), applica uno schema apocalittico alla storia di Ester, attribuendole una dimensione cosmica e universale che in origine non aveva. Anno quarto del re Tolomeo: può trattarsi di Tolomeo VIII (145-116), menzionato in 1Mac 15,16.

10,3a-b NVg invece: E Mardocheo disse a tutti: «Dio ha fatto tutte queste cose». Mardocheo si ricordò infatti del sogno che aveva fatto e che preannunciava queste stesse cose: nessuna di esse restò inadempiuta.

10,3l NVg omette.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-3. In questi versetti risalta il motivo per cui, almeno nel I sec. a.C., Purim era chiamato il «giorno di Mardocheo» (cfr. 2Mac 15,36): in effetti qui Ester scompare e in scena troviamo soltanto il visir, di cui è descritta l'elevazione da parte del re, il suo ruolo nell'impero, la sua popolarità tra i Giudei («i suoi fratelli»), il suo operato a favore della sua stirpe. L'epilogo si ricollega all'inizio del libro, indicando l'estensione e la grandezza del potere di Assuero e accennando, con una formula ricorrente nei libri dei Re, alle cronache ufficiali (annali) dei re persiani, in cui i resoconti di tali avvenimenti sarebbero registrati. Il libro ebraico termina perciò con la gloria di Mardocheo: alla corte del gran re vi è un benefattore del suo po-polo, come Giuseppe in Egitto. Per mezzo di lui un potere assoluto e oppressivo può essere orientato a beneficio della prosperità dei Giudei.

3a-3l. Questo testo si ricollega direttamente alla prima aggiunta (1,1d-1k), interpretando il sogno di Mardocheo in senso allegorico e spiegando perciò la vicenda contenuta nel libro alla luce dell'agire salvifico di Dio (v. 6) attuato in risposta all'invocazione dei Giudei (un riferimento probabile a 4,3). L'operato divino è descritto in un linguaggio deuteronomistico come liberazione attraverso segni e prodigi (cfr. Dt 29,2; 34,11) e la vicenda stessa è trasposta a livello escatologico, fornendo una diversa interpretazione delle «sorti, cioè il nome con il quale la festa è ricordata. Mentre infatti nel libro le sorti denominano un rito divinatorio, attraverso il quale si consultava il volere divino in vista dell'agire (cfr. 3,7; 9,24), qui «sorte» assume il significato di «destino» (cfr. Ger 13,25; Dn 12,13; Is 17,14), un pensiero ricorrente anche nei testi di Qumran.

Il v. 3l rappresenta il colofone della versione greca. Pur indicando i nomi dei sovrani regnanti la data resta incerta, perché vi furono più re e regine egiziani con tali nomi. In genere si ritiene ci si riferisca a Tolomeo VIII, Sotere II (116-80 a.C.): la data sarebbe dunque attorno al 114/113 a.C. Le espressioni usate manifestano una certa reticenza da parte dell'estensore di questa nota conclusiva: Dositeo «diceva», «affermando»; la reticenza dell'estensore è probabilmente motivata dal fatto che all'epoca uno non poteva essere allo stesso tempo sacerdote e levita e che in Egitto si conoscevano traduzioni greche notevolmente divergenti.

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Vendetta e festa TESTO GRECO 1Il dodicesimo mese, il tredici del mese di Adar, le lettere scritte dal re erano giunte. 2In quel giorno i nemici dei Giudei perirono; nessuno resistette per paura di loro. 3Infatti i capi dei satrapi, i prìncipi e gli scribi del re onoravano i Giudei, poiché la paura di Mardocheo si era impadronita di loro. 4In effetti l'editto del re imponeva che egli fosse onorato in tutto il regno. 5I Giudei dunque colpirono tutti i nemici, passandoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli; fecero dei nemici quello che vollero. 6Nella città di Susa i Giudei uccisero cinquecento uomini: 7Farsannestàin, Delfo, Fasga, 8Fardata, Barea, Sarbacà, 9Marmasimà, Arufeo, Arseo, Zabuteo, 10i dieci figli di Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, nemico dei Giudei, e fecero saccheggio. 11In quello stesso giorno il numero di quelli che perirono a Susa fu reso noto al re. 12Allora il re disse a Ester: “I Giudei hanno fatto perire cinquecento uomini nella città di Susa, e come pensi si siano comportati nel resto del paese? Che cosa chiedi ancora? Ti sarà dato”. 13Ester disse al re: “Sia concesso ai Giudei di comportarsi allo stesso modo domani, fino a quando saranno impiccati i dieci figli di Aman”. 14Ed egli permise che così si facesse e consegnò ai Giudei della città i corpi dei figli di Aman per essere appesi. 15I Giudei si radunarono nella città di Susa il quattordicesimo giorno del mese di Adar e uccisero trecento uomini, ma non fecero alcun saccheggio. 16Il resto dei Giudei che si erano radunati nel regno, si aiutarono a vicenda ed ebbero tregua dai loro nemici: infatti ne sterminarono quindicimila nel tredicesimo giorno del mese di Adar, ma non fecero alcun saccheggio. 17Il quattordicesimo giorno dello stesso mese si riposarono e trascorsero quel giorno di riposo con gioia ed esultanza. 18Invece nella città di Susa i Giudei che si erano radunati anche il quattordicesimo giorno, ma senza riposarsi, trascorsero nella gioia e nell'esultanza anche il quindicesimo giorno. 19È per questo dunque che i Giudei sparsi in ogni provincia straniera celebrano con gioia il quattordicesimo giorno del mese di Adar come giorno di festa, mandando ciascuno regali al suo prossimo. Coloro che risiedono invece nelle città principali celebrano con gioia anche il quindicesimo giorno del mese di Adar come giorno di festa, mandando ciascuno regali al suo prossimo.⊥ 20Mardocheo scrisse queste cose su un libro e lo mandò ai Giudei che vivevano nel regno di Artaserse vicini e lontani, 21per stabilire questi giorni come festivi, da celebrare il quattordici e il quindici del mese di Adar. 22In quei giorni infatti i Giudei ebbero tregua dai loro nemici, e quello fu il mese, Adar, nel quale essi passarono dal pianto alla gioia e dal dolore a un giorno di festa; perciò esso deve essere considerato tutto quanto come un periodo di giorni festivi, di nozze ed esultanza, in cui si inviano doni agli amici e ai poveri. 23I Giudei approvarono il racconto che aveva scritto loro Mardocheo: 24come Aman, figlio di Amadàta, il Macèdone, li aveva combattuti, come egli aveva emesso il decreto e aveva tirato le sorti per farli scomparire 25e come egli era andato dal re dicendogli di impiccare Mardocheo; ma tutti i mali che egli aveva cercato di far cadere sopra i Giudei erano venuti sopra di lui, ed era stato impiccato lui e i suoi figli.

26Perciò quei giorni furono chiamati Purìm a motivo delle sorti, poiché nella loro lingua esse sono chiamate Purìm, e a motivo delle parole di questa lettera, che ricordava tutto quello che avevano sofferto e che era loro capitato. 27Mardocheo stabilì e i Giudei approvarono per sé, per i loro discendenti e per quelli che si fossero uniti a loro, che non si sarebbero comportati in modo diverso: questi giorni dovevano essere un memoriale da osservare di generazione in generazione, in ogni città, famiglia e provincia. 28Questi giorni dei Purìm saranno celebrati in ogni tempo, e il loro ricordo non sia lasciato cadere dai loro discendenti. 29La regina Ester, figlia di Aminadàb, e Mardocheo, il Giudeo, scrissero tutto quello che avevano fatto e confermarono la lettera dei Purìm. 31⌈ Mardocheo e la regina Ester stabilirono per sé privatamente di digiunare; imposero allora la loro volontà contro la loro salute. 32Ester lo stabilì con un ordine che fu scritto come memoriale.⌉

TESTO EBRAICO 1Nel dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, il tredici del mese, quando l'ordine del re e il suo decreto dovevano essere eseguiti, il giorno in cui i nemici dei Giudei speravano di averli in loro potere, avvenne invece tutto il contrario, poiché i Giudei ebbero in mano i loro nemici. 2I Giudei si radunarono nelle loro città, in tutte le province del re Assuero, per stendere la mano contro quelli che cercavano di fare loro del male; nessuno poté resistere loro, perché il timore dei Giudei era piombato su tutti i popoli. 3Tutti i capi delle province, i satrapi, i governatori e quelli che curavano gli affari del re diedero man forte ai Giudei, perché il timore di Mardocheo era piombato su di loro. 4Mardocheo, infatti, era grande nella reggia e per tutte le province si diffondeva la sua fama; quest'uomo, Mardocheo, diventava sempre più potente. 5I Giudei dunque colpirono tutti i nemici, passandoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli; fecero dei nemici quello che vollero. 6Nella cittadella di Susa i Giudei uccisero e sterminarono cinquecento uomini 7e misero a morte Parsandàta, Dalfòn, Aspàta, 8Poràta, Adalià, Aridàta, 9Parmàsta, Arisài, Aridài e Vaizàta, 10i dieci figli di Aman, figlio di Ammedàta, il nemico dei Giudei, ma non si diedero al saccheggio. 11Quel giorno stesso il numero di quelli che erano stati uccisi nella cittadella di Susa fu portato a conoscenza del re. 12Il re disse alla regina Ester: “Nella cittadella di Susa i Giudei hanno ucciso, hanno sterminato cinquecento uomini e i dieci figli di Aman; che cosa avranno mai fatto nelle altre province del re? Ora che cosa chiedi di più? Ti sarà dato. Che cos'altro desideri? Sarà fatto!”. 13Allora Ester disse: “Se così piace al re, sia permesso ai Giudei che sono a Susa di fare anche domani quello che era stato decretato per oggi; siano impiccati al palo i dieci figli di Aman”. 14Il re ordinò che così fosse fatto. Il decreto fu promulgato a Susa e i dieci figli di Aman furono appesi al palo. 15I Giudei che erano a Susa si radunarono ancora il quattordici del mese di Adar e uccisero a Susa trecento uomini, ma non si diedero al saccheggio. 16Anche gli altri Giudei che erano nelle province del re si radunarono, difesero la loro vita e si misero al sicuro dagli attacchi dei nemici; uccisero settantacinquemila tra quelli che li odiavano, ma non si diedero al saccheggio. 17Questo avvenne il tredici del mese di Adar; il quattordici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia. 18I Giudei che erano a Susa si radunarono invece il tredici e il quattordici di quel mese; il quindici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia. 19Perciò i Giudei della campagna, che abitano in città non circondate da mura, fanno del quattordici del mese di Adar un giorno di gioia, di banchetto e di festa, nel quale si mandano regali gli uni gli altri. 20Mardocheo mise per iscritto questi avvenimenti e mandò lettere a tutti i Giudei che erano in tutte le province del re Assuero, vicini e lontani, 21per stabilire loro che ogni anno celebrassero il quattordici e il quindici del mese di Adar, 22come giorni nei quali i Giudei ebbero tregua dai loro nemici e il mese in cui il loro dolore si mutò in gioia, il loro lutto in festa, e perché li trascorressero come giorni di banchetto e di gioia, scambiandosi regali e facendo doni ai poveri. 23I Giudei ratificarono quello che avevano già cominciato a fare e che Mardocheo aveva loro prescritto. 24Aman, infatti, il figlio di Ammedàta, l'Agaghita, il nemico di tutti i Giudei, aveva tramato contro i Giudei per distruggerli e aveva gettato il pur, cioè la sorte, per confonderli e farli perire. 25Ma quando Ester si fu presentata al re, questi ordinò con uno scritto che la scellerata trama di Aman contro i Giudei fosse fatta ricadere sul capo di lui e che egli e i suoi figli fossero impiccati al palo. 26Perciò quei giorni furono chiamati Purìm dalla parola pur. In conformità a tutto ciò che era contenuto in quella lettera, e in seguito a quanto avevano visto a questo proposito ed era loro accaduto, 27i Giudei stabilirono e accettarono per sé, per la loro stirpe e per quanti si fossero uniti a loro, di celebrare in modo irrevocabile ogni anno quei due giorni, secondo le disposizioni di quello scritto e alla data fissata. 28Questi giorni devono essere commemorati e celebrati di generazione in generazione, in ogni famiglia, in ogni provincia, in ogni città; questi giorni di Purìm non devono cessare mai di essere celebrati fra i Giudei e il loro ricordo non dovrà mai cancellarsi fra i loro discendenti. 29La regina Ester, figlia di Abicàil, e Mardocheo, il Giudeo, scrissero con piena autorità, per dare valore a questa loro seconda lettera relativa ai Purìm. 30Si mandarono lettere a tutti i Giudei nelle centoventisette province del regno di Assuero, con parole di pace e di fedeltà, 31per stabilire questi giorni di Purìm nelle loro date precise, come avevano stabilito loro Mardocheo, il Giudeo, e la regina Ester, e avevano disposto per sé e per i loro discendenti, in occasione del loro digiuno e del loro lamento. 32Così la disposizione di Ester stabilì gli ordinamenti di questi Purìm e fu scritta in un libro.

__________________________ Note

9,1 In questo capitolo si conclude il racconto, parlando prima della vendetta sui nemici (vv. 1-19) e riportando poi la disposizione legale sulla data della festa di Purìm (vv. 20-32). Si tratta in realtà di due tematiche originalmente distinte, poiché la consuetudine di celebrare i Purìm aveva avuto un’origine indipendente, in quanto era stata mutuata dall’ambiente straniero. Collegandola con il racconto di Ester, si vuol fornire alla festa una motivazione autonoma e nazionale.

9,2 i nemici dei Giudei perirono: questo massacro, storicamente inverosimile, riflette lo stesso spirito con cui si parla della sorte degli Egiziani nel libro dell’Esodo e dei Cananei nel libro di Giosuè. È lo schema convenzionale della guerra santa. La differenza che vi si nota è che qui lo sterminio non è attribuito direttamente al Signore, ma solo al soggetto umano.

9,19 NVg (9,19a) aggiunge: I satrapi delle province e i prìncipi e i segretari del re glorificavano Dio, perché era piombata su di loro la paura di Mardocheo. Era accaduto infatti che in tutto il regno si parlasse del decreto del re.

9,31-32 NVg (9,30-32) invece: 30 Mandarono a tutti i Giudei che si trovavano nelle centoventisette province del re Assuero, parole di pace e di verità, 31 per fissare i giorni di Purìm nelle loro date, come avevano stabilito Mardocheo ed Ester, così come avevano disposto per se stessi e per i loro discendenti, precetti di digiuno e di lamento. 32 E la disposizione di Ester stabilì gli ordinamenti di Purìm e fu scritta in un libro.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-10. Da un racconto carico di tensione si passa infine a una serie di quadri il cui interesse è soprattutto di motivare usanze e riti che accompagnano una festività giudaica (9,1-19). Questo spiega talune incoerenze nella narrazione e soprattutto alcuni tratti che destano perplessità sotto il profilo teologico. Il giorno tanto atteso è ormai giunto (sono passati circa nove mesi dalla promulgazione dell'editto di Mardocheo, cfr. 8,9) e in esso si ha un capovolgimento della situazione: il popolo che doveva essere oppresso ha ora «in mano» i suoi nemici (v. 1). Ai Giudei riuniti per difendersi danno man forte le autorità regionali persiane: il popolo vince perché incute timore nei suoi avversari (v. 3; cfr. 8,17) e trova sostegno perché il potere ormai consolidato di Mardocheo suscita terrore anche tra i funzionari del re (v. 4). Tutto è giocato entro il limite delle relazioni umane: nessun intervento soprannaturale, nessun atto prodigioso. Prima il dominio era dei nemici, ora è del popolo che si voleva opprimere. Il nemico è debellato: la sua sorte dipende ormai dal «volere dei Giudei (v. 5), ma ciò non significa un accanimento indiscriminato, bensì l'esecuzione di quanto appunto ha loro consentito l'editto reale. Anche i figli del nemico dei Giudei sono sterminati: non si tratta di una ritorsione; essi infatti sono stati privati di ogni potere e di ogni possedimento con l'ascesa di Mardocheo, è dunque naturale che si trovino tra coloro che tentano di insorgere contro i Giudei.

11-19. Questo brano suscita nel lettore notevole sconcerto, dato che la dolce e pavida Ester è qui presentata in una veste inusuale: non contenta del primo massacro chiede al re una ulteriore dilazione per completare l'eccidio. La richiesta di Ester tuttavia va interpretata alla luce della preoccupazione che sostiene questa parte conclusiva del libro, nella quale si intende spiegare sia l'origine della festa di Purim, sia il motivo della sua celebrazione in due date diverse: la scena qui presentata va quindi compresa come eziologia di un'usanza ormai consolidata al tempo dell'autore del libro. Non si può però ignorare il fatto che l'autore non si preoccupi di stemperare il crudele spirito di vendetta che risuona nella richiesta della regina: in effetti l'editto reale consentiva ai nemici dei Giudei di assalirli soltanto il 13 di Adar, perciò la successiva reazione di Ester appare ingiustificata. Ma l'autore intende spiegare perché nelle città fortificate la festa si celebri il 15 di Adar a differenza dei villaggi e delle città di recente costruzione. I figli di Aman sono appesi a un palo (o impalati, ma non «impiccati», come traduce BC al v. 13) benché già morti: qui non emerge soltanto un crudele spirito di vendetta; anche se l'uso di appendere i cadaveri è tipicamente orientale e rappresenta un oltraggio estremo (cfr. Gs 8,29; 1Sam 31,10), la richiesta di Ester potrebbe essere a scopo precauzionale, un deterrente per scongiurare ribellioni future (forse perché a Susa l'opposizione non era del tutto estirpata).

I vv. 16-19 non rappresentano il seguito cronologico di quanto finora narrato, essi anzi si legano direttamente agli avvenimenti descritti nel v. 5 e non rappresentano un ulteriore elemento nella vicenda, ma l'eziologia di un'usanza più recente. Perciò i vv. 16-17 non sono da tradurre, come nella BC, al passato remoto, ma al trapassato prossimo, dato che quanto in essi è narrato precede il colloquio tra la regina e il re.

I vv. 18-19 illustrano le due differenti date della festa: degno di nota è il fatto che essa non commemori il giorno dello spargimento di sangue, ma il giorno del riposo» (vv. 17.18.19.22), il giorno in cui Israele può finalmente vivere in pace e sicurezza. La celebrazione della festa è completata dall'invio di porzioni» (v. 19a; cfr. v. 22) agli amici e ai poveri: anche oggi è prescritto di inviare almeno due porzioni di cibo, di pasticcini, o altro a un amico e di fare un'offerta in denaro ad almeno due poveri.

20-28. La parte finale del c.9 è totalmente dominata da preoccupazioni concernenti la celebrazione della festa di Purim e le modalità della stessa. Lo schema espositivo può essere così riassunto:

  • vv. 20-22: lettera di Mardocheo che istituisce la celebrazione annuale della festa e i giorni in cui ricorre;
  • vv. 23-28: adesione dei Giudei;
  • vv. 29-32: lettera di conferma.

L'impressione è di trovarsi di fronte a un brano successivamente aggiunto al libro di Ester (e forse neppure unitario al suo interno), il cui scopo è evidentemente di rendere ragione di una festività (popolare? profana?) ormai diffusa nelle comunità giudaiche della diaspora (particolarmente orientale, data l'ambientazione del libro) e di offrire delle norme comuni.

20-22. Il contenuto di quanto ha scritto Mardocheo rimane dibattuto, ma difficilmente l'affermazione del v. 20 va nel senso dell'attribuzione allo stesso dell'intero libro. L'espressione «questi avvenimenti» (lett. «queste cose») implica invece che Mardocheo abbia scritto almeno un riassunto degli eventi a partire dal decreto di Aman (un esempio di tale sintesi si ha nei successivi vv. 24-25) e ciò al fine di indurre tutte le comunità giudaiche a celebrare la festa.

Il v. 21, indicando entrambi i giorni per la ricorrenza festiva, riflette probabilmente una tradizione diversa rispetto al v. 19 e nello stesso tempo il tentativo di uniformare una prassi che vedeva divise le comunità della diaspora. Anche qui non si fa cenno a riti religiosi che decorano la festa, ma soltanto ai doni scambievoli (per il collegamento tra giorno festivo e solidarietà con i poveri cfr. Dt 16,10-11; Tb 2,2) e ai banchetti.

23-28. I Giudei accolgono la decisione di Mardocheo, sia perché si inserisce in una prassi già avviata (v. 23a) sia per le motivazioni che l'accompagnano (v. 23b:«ciò che Mardocheo aveva scritto a loro», non «prescritto» come traduce BC), le quali sono sintetizzate nei vv. 24-25 attraverso un procedimento letterario denominato «stile indiretto libero», con cui il pensiero di Mardocheo è riportato senza alcun indicatore formale. L'autore del TM ritiene, infatti, che fu il racconto della vicenda di Aman a convincere i Giudei a celebrare la festa (cfr. v. 26b).

Nei vv. 24-25 è contenuto un resoconto degli avvenimenti che si differenzia in più punti da quello narrato precedentemente (secondo una probabile interpretazione Ester stessa ne sarebbe esclusa) e questo ha indotto a farlo risalire a una fonte indipendente, ma forse l'esigenza stessa di riassumere può spiegare le contraddizioni; inoltre il riassunto esprime il punto di vista di Mardocheo che è ufficiale della corte e ciò motiva il ruolo decisivo che qui svolge il re.

Il v. 26 spiega il nome della festa a partire dalla sorte (v. 24). Il significato di Purim è tuttavia congetturale (anche se puru in accadico significa sorte): non si capisce infatti perché tale giorno sia chiamato «sorti» e nessuna proposta convincente è stata finora avanzata. L'oscurità del termine indica che la festa e il suo nome esistevano prima della composizione di Ester e l'autore ha cercato di collegarli alla vicenda della regina.

Nel v. 27 si fa cenno a «quanti si sarebbero aggiunti a loro», richiamando perciò 8,17, anche se qui la situazione è meglio specificata dato che il verbo usato (lwh al nip‘al) è quasi un termine tecnico per indicare il proselitismo (cfr. Is 14,1; 56,3.6; Zc 2,15) e perciò un'adesione ufficiale al giudaismo.

29-32. Questo brano presenta non poche difficoltà interpretative, anche se è chiara la duplice intenzione di attribuire un ruolo alla regina nella istituzione della festa e di accennare a una pratica collegata con Purim soltanto più tardi, il digiuno (v. 31; per il digiuno cfr. 4,3.16).

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Revoca del decreto di sterminio TESTO GRECO 1Lo stesso giorno, il re Artaserse donò a Ester la proprietà di Aman, il calunniatore, e Mardocheo fu chiamato dal re, perché Ester aveva rivelato che egli era legato da parentela con lei. 2Allora il re prese l'anello che aveva fatto ritirare ad Aman e lo diede a Mardocheo, ed Ester stabilì Mardocheo su tutte le proprietà di Aman. 3Ester parlò di nuovo al re, cadde ai suoi piedi e lo pregava di rimuovere il male fatto da Aman, tutto quello che aveva fatto contro i Giudei. 4Il re stese lo scettro d'oro verso Ester ed Ester si alzò per stare accanto al re. 5Disse Ester: “Se piace a te e ho trovato grazia, si ordini di revocare le lettere inviate da Aman, quelle che erano state scritte per sterminare i Giudei che si trovano nel tuo regno. 6Come potrei infatti sopportare la vista dei mali del mio popolo e come potrei sopravvivere allo sterminio della mia stirpe?“. 7Il re rispose a Ester: “Se ti ho dato tutti i beni di Aman e ti ho concesso la mia grazia, se l'ho fatto appendere a un palo perché aveva messo le mani sui Giudei, che cosa chiedi ancora? 8Potete scrivere voi a mio nome, come vi sembra, e sigillate con il mio anello: infatti tutto quello che è stato scritto su comando del re ed è stato sigillato con il mio anello reale non può essere revocato”. 9Il ventitré del primo mese, quello di Nisan, dello stesso anno, furono convocati i segretari e fu scritto ai Giudei tutto quello che era stato comandato ai governatori e ai capi dei satrapi, dall'India fino all'Etiopia, centoventisette satrapie, provincia per provincia, secondo le loro lingue. 10Fu scritto a nome del re e fu posto il sigillo del suo anello, e le lettere furono mandate per mezzo di corrieri: 11si prescriveva loro di seguire le loro leggi in qualunque città, sia per difendersi che per trattare come volevano i loro nemici e i loro avversari, 12e ciò in un solo giorno: il tredici del dodicesimo mese, quello di Adar, in tutto il regno di Artaserse.⊥

12aQuanto segue è la copia della lettera: 12b“Il grande re Artaserse ai governatori delle centoventisette satrapie, dall'India all'Etiopia, e a quelli che hanno a cuore i nostri interessi, salute. 12cMolti uomini, quanto più spesso vengono onorati dalla più munifica generosità dei benefattori, tanto più s'inorgogliscono e non solo cercano di fare il male ai nostri sudditi, ma, incapaci di frenare la loro superbia, tramano insidie anche contro i loro benefattori. 12dNon solo cancellano la riconoscenza dal cuore degli uomini, ma, esaltati dallo strepito spavaldo di chi ignora il bene, si lusingano di sfuggire a Dio, che tutto vede, e alla sua giustizia che odia il male. 12eSpesso poi molti di coloro che sono costituiti in autorità, per aver affidato a certi amici la responsabilità degli affari pubblici e per aver subìto la loro influenza, divennero con essi responsabili del sangue innocente e furono travolti in disgrazie irreparabili, 12fperché i falsi ragionamenti di nature perverse avevano sviato l'incontaminata buona fede dei governanti. 12gQuesto si può vedere non tanto nelle storie più antiche a cui abbiamo accennato, quanto piuttosto badando alle iniquità perpetrate dal comportamento corrotto di coloro che indegnamente esercitano il potere. 12hProvvederemo per l'avvenire ad assicurare a tutti gli uomini un regno indisturbato e pacifico, 12ioperando cambiamenti opportuni e giudicando sempre con la più equa fermezza gli affari che ci vengono posti sotto gli occhi. 12kQuesto è il caso di Aman, figlio di Amadàta, il Macèdone, il quale estraneo, per la verità, al sangue persiano e ben lontano dalla nostra bontà, essendo stato accolto come ospite presso di noi, 12laveva tanto approfittato dell'umanità che professiamo verso qualunque nazione, da essere proclamato nostro padre e da ottenere il secondo rango presso il trono regale, venendo da tutti onorato con la prostrazione. 12mMa non reggendo al peso della sua superbia, egli si adoperò per privare noi del potere e della vita 12ne, con falsi e tortuosi argomenti, richiese la pena di morte per il nostro salvatore e strenuo benefattore Mardocheo, per l'irreprensibile consorte del nostro regno Ester e per tutto il loro popolo. 12oEgli infatti, avendoci messo in una condizione di isolamento, pensava di trasferire l'impero dei Persiani ai Macèdoni. 12pOra, noi troviamo che questi Giudei, destinati da quell'uomo tre volte scellerato allo sterminio, non sono malfattori, ma sono governati da leggi giustissime, 12qsono figli del Dio altissimo, massimo, vivente, il quale in favore nostro e dei nostri antenati dirige il regno nel migliore dei modi. 12rFarete dunque bene a non tenere conto delle lettere mandate da Aman, figlio di Amadàta, perché costui, che ha perpetrato tali cose, è stato impiccato a un palo con tutta la sua famiglia alle porte di Susa, giusto castigo datogli rapidamente da Dio, dominatore di tutti gli eventi. 12sEsposta invece una copia della presente lettera in ogni luogo, permettete ai Giudei di valersi con tutta sicurezza delle loro leggi e prestate loro man forte per respingere coloro che volessero assalirli al momento della persecuzione, in quello stesso giorno, cioè il ⌈tredici⌉ del dodicesimo mese, chiamato Adar. 12tInfatti questo giorno, invece di segnare la rovina della stirpe eletta, Dio, dominatore di ogni cosa, lo ha cambiato per loro in giorno di gioia. 12uQuanto a voi, dunque, tra le vostre feste commemorative celebrate questo giorno insigne con ogni sorta di banchetti, perché, ora e in avvenire, sia salvezza per noi e per gli amici dei Persiani, ma per quelli che ci insidiano sia ricordo della loro perdizione. 12vOgni città e, in generale, ogni località che non agirà secondo queste disposizioni, sarà inesorabilmente messa a ferro e fuoco; non soltanto agli uomini sarà resa inaccessibile, ma anche alle fiere e agli uccelli diventerà orribile per tutti i tempi.⊥

13Le copie della lettera siano esposte in chiara evidenza in tutto il regno e in quel giorno i Giudei siano pronti a combattere contro i loro nemici”. 14Allora i cavalieri partirono in fretta per eseguire gli ordini del re, mentre il decreto fu promulgato anche a Susa. 15Mardocheo uscì indossando la veste regale e portando una corona d'oro e un diadema di lino purpureo. Al vederlo gli abitanti di Susa se ne rallegrarono. 16Per i Giudei vi era luce e letizia; 17in ogni città e provincia dove era stato pubblicato l'editto, dovunque era stato esposto il decreto, vi erano per i Giudei gioia ed esultanza, festa e allegria. E molti pagani si fecero circoncidere e, per paura dei Giudei, si fecero Giudei.

TESTO EBRAICO 1In quello stesso giorno il re Assuero diede alla regina Ester la casa di Aman, il nemico dei Giudei. Mardocheo si presentò al re, al quale Ester aveva rivelato il rapporto di parentela che lo legava a lei. 2Il re si tolse l'anello che aveva fatto ritirare ad Aman e lo diede a Mardocheo. Ester affidò a Mardocheo l'amministrazione della casa che era stata di Aman. 3Poi Ester parlò di nuovo alla presenza del re, gli si gettò ai piedi e lo supplicò, con le lacrime agli occhi, d'impedire gli effetti della malvagità di Aman, l'Agaghita, e l'attuazione dei piani che aveva preparato contro i Giudei. 4Allora il re stese lo scettro d'oro verso Ester; Ester si alzò, rimase in piedi davanti al re 5e disse: “Se così piace al re, se io ho trovato grazia ai suoi occhi, se la cosa gli pare giusta e se io gli sono gradita, si scriva per revocare le lettere, frutto del disegno perverso di Aman, figlio di Ammedàta, l'Agaghita, che egli ha scritto per far perire i Giudei che sono in tutte le province del re. 6Perché come potrei io resistere al vedere la sventura che colpirebbe il mio popolo? Come potrei resistere al vedere la distruzione della mia stirpe?“. 7Allora il re Assuero disse alla regina Ester e a Mardocheo, il Giudeo: “Ecco, ho dato a Ester la casa di Aman e questi è stato impiccato al palo, perché aveva alzato la mano contro i Giudei. 8Scrivete dunque a favore dei Giudei come vi parrà meglio, in nome del re, e sigillate con l'anello reale, perché ciò che è scritto in nome del re e sigillato con l'anello reale è irrevocabile”. 9Il ventitré del terzo mese, cioè il mese di Sivan, furono chiamati i segretari del re e, in conformità agli ordini di Mardocheo, fu scritto ai Giudei, ai satrapi, ai governatori e ai capi delle centoventisette province, dall'India all'Etiopia, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, e ai Giudei secondo il loro modo di scrivere e secondo la loro lingua. 10Fu dunque scritto in nome del re Assuero, si sigillarono i documenti con l'anello reale e si mandarono per mezzo di corrieri a cavallo, che cavalcavano corsieri reali, figli di cavalle di razza. 11Così il re dava facoltà ai Giudei, in qualunque città si trovassero, di radunarsi e di difendere la loro vita, di distruggere, uccidere, sterminare, compresi i bambini e le donne, tutta la gente armata, di qualunque popolo e di qualunque provincia, che li assalisse, e di saccheggiare i loro beni; 12e ciò in un medesimo giorno in tutte le province del re Assuero: il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar. 13Una copia dell'editto, che doveva essere promulgato come legge in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché i Giudei si tenessero pronti per quel giorno a vendicarsi dei loro nemici. 14Così i corrieri, che cavalcavano corsieri reali, partirono premurosi e stimolati dal comando del re, mentre il decreto veniva promulgato anche nella cittadella di Susa. 15Mardocheo si allontanò dal re con una veste regale di porpora viola e di lino bianco, con una grande corona d'oro e un manto di bisso e di porpora rossa; la città di Susa esultava di gioia ed era in festa. 16Per i Giudei vi era luce, letizia, esultanza, onore. 17In ogni provincia, in ogni città, dove giungevano l'ordine del re e il suo decreto, vi erano per i Giudei gioia ed esultanza, banchetti e feste. Fra i popoli della terra molti si fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro.

__________________________ Note

8,1 L’autorizzazione data agli Ebrei di usare violenza contro i loro nemici è antitetica all’editto precedente, che li destinava ad essere le vittime di questa lotta. Si tratterebbe così di una ritorsione a scopo difensivo (vedi v. 11, nel quale il testo greco attenua la violenza del racconto ebraico). Le cifre relative al massacro sono evidentemente iperboliche, secondo il gusto dei racconti popolari.

8,12 NVg (8,12a-b) aggiunge: 12a Come prescrisse loro di seguire le proprie leggi in ogni città, di difendersi e di trattare come volevano i loro nemici e avversari in un solo giorno, 12b in tutto il regno di Artaserse, il quattordici del dodicesimo mese, cioè Adar.

8,12s NVg (8,12y) invece: quattordici

8,12v (8,12cc) aggiunge: Saluti.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Il nemico è stato eliminato e con lui parte del pericolo che aftligge i Giudei. Rimane, tuttavia, ancora in vigore il decreto reale che, essendo scritto in nome del re e contrassegnato con il suo sigillo, è irrevocabile (cfr. 3,12).

1-2. La scena si apre con la descrizione dei benefici che il re accorda immediatamente a Ester e al suo congiunto Mardocheo: alla regina sono donati i possedimenti (così è da intendere l'espressione casa di Aman») del nemico dei Giudei; a Mardocheo l'autorità del visir, cui si aggiunge, per Ester, l'amministrazione dei beni di Aman.

3-6. La scena è ritenuta un nuovo episodio e tale interpretazione induce a pensare che Ester, avvicinandosi al re non convocata, rischi una seconda volta la vita. È preferibile tuttavia vedere nel testo una certa unità di tempo: il nemico morto non è ancora garanzia di uno scampato pericolo per il popolo. E per quanti doni il re possa fare alla regina, per quanta autorità conceda al suo visir, finché il decreto rimane in vigore la vita dei Giudei è minacciata. Ecco perché Ester rivolge immediatamente la sua supplica, con un atto di umiltà che corrisponde, anche nel verbo usato (cfr. 7,8; npl, prostrarsi, cadere»), al gesto di Aman nei suoi confronti. La richiesta di Ester è introdotta con un lungo preambolo, in cui la regina cerca di accattivarsi la benevolenza del re, forse perché consapevole che la sua richiesta è onerosa per lui. Si può notare anche l'abilità della regina nell'attribuire tutta la colpa ad Aman: benché i decreti siano siglati con il sigillo reale, essi sono frutto della macchinazione del nemico dei Giudei (v. 5). Apparentemente perciò il re non ne è responsabile: un motivo in più per abrogarli? La supplica ci presenta una donna ormai maturata nella sua consapevolezza di appartenere a un popolo e nel suo senso di responsabilità nei confronti dello stesso: per lei ora il potere non vale nulla se il suo popolo è oppresso. E forse sta pure indicando al re un nuovo modo di concepire il potere: come rimanere indifferenti di fronte all'afflizione di un'intera stirpe? Non basta la ragion di stato, né sono sufficienti vantaggi economici a giustificare la distruzione di un popolo.

7-8. La versione dei LXX ci presenta un Assuero stizzito, mentre nel TM il re si presenta con un tono più conciliante, ma non senza ambiguità. Il re espone a Ester quanto ha già fatto per lei e per il suo popolo (e il lettore potrebbe concludere: quanto era in suo potere, dato che non può revocare, come chiede Ester, i decreti di Aman cfr. v. 9). Lasciando carta bianca ai due Giudei, il re sembra indicare che ora spetta ai Giudei stessi trovare una via di scampo, pur con la sua approvazione che legalizza le loro scelte successive. La risposta del re suscita l'impressione che egli intenda lavarsene le mani: ciò corrisponde al suo consueto atteggiamento, già evidenziato al c.3, allorché non si informò affatto riguardo al popolo di cui stava decretando lo sterminio.

9-12. La data qui indicata colloca l'invio della lettera di Mardocheo nel mese di Sivan, che corrisponde a maggio/giugno. La lettera è perciò inviata (secondo il TM) due mesi e dieci giorni dopo l'editto di Aman (cfr. 3,12). Mardocheo redige e invia il nuovo editto, quindi senza il contributo di Ester: questo è appunto il decreto di Mardocheo, che controbilancia quello che Aman aveva emanato proprio contro di lui. Si osservi il parallelismo tra 3,12-13 e 8,9-12 e tra 3,14-15 e 8,13.14; i mezzi usati dall'oppressore saranno il suo castigo. La lettera è indirizzata in primo luogo ai Giudei (v. 9). Dato che non può annullare il decreto di Aman, il nuovo visir deve aggirarlo. Aman non aveva mobilitato truppe contro i Giudei: il suo editto, pubblicato in tutte le province, li dichiarava fuorilegge e in tal modo toglieva loro la protezione del re, così che essi potevano essere impunemente uccisi e spogliati dei loro beni da chiunque. L'editto di Mardocheo concede il diritto di legittima difesa ai Giudei: essi possono «radunarsi e difendere la loro vita. Così compreso, l'editto non rappresenta tanto una vendetta dei Giudei contro i loro nemici, ma anzitutto un atto di legittima difesa da parte di un popolo la cui esistenza è minacciata. Nonostante questo la seconda parte del v. 11 suscita talune perplessità nel lettore: perché Mardocheo concede ai Giudei di uccidere persino i bambini e le donne degli assalitori e di saccheggiare i loro beni? Oltre al richiamo alla legge del taglione, per cui il colpevole paga proporzionatamente al delitto commesso (cfr. 3,13 in cui lo stesso ordine è impartito da Aman contro i Giudei), non va dimenticato lo sfondo biblico del messaggio del visir, che possiamo individuare nelle norme che stabiliscono l'anatema (ḥērem) per i nemici d'Israele in terra di Canaan (cfr. Dt 20,16-17; Gs 6,17-24): un ordine in linea con tali norme fu impartito da Samuele a Saul in occasione della guerra contro Amalek, la tribù d'origine di Aman (1Sam 15,3). La sorte di chi attacca il popolo del Signore può essere solo la distruzione.

12a-12v. L'aggiunta greca presenta un lungo editto del re Assuero in cui si illustrano i motivi che lo hanno spinto a deporre il suo visir e a contrapporsi alla sua politica nei confronti dei Giudei. Il testo si divide in otto parti:

  • indirizzo e saluto;
  • l'ingratitudine di chi è beneficiato;
  • la fiducia mal riposta;
  • l'impegno per il futuro;
  • l'agire empio di Aman;
  • la lode dei Giudei e ordine di sostenere la loro autodifesa;
  • istituzione della festa commemorativa;
  • ingiunzione conclusiva.

Il periodare tipicamente greco e lo stile espositivo inducono a ritenere il brano una composizione schiettamente ellenistica, quindi non basata su un originale semitico. A nome del re, Mardocheo ed Ester presentano alcune situazioni tipiche che mettono in difficoltà la gestione del potere: l'ingratitudine di chi è beneficiato, che lo spinge addirittura a complottare contro il suo benefattore (titolo questo assai diffuso per denominare i sovrani in epoca ellenistica, in greco euergetēs) e la fiducia eccessiva riposta in taluni amici o consiglieri che porta il sovrano a essere complice di delitti efferati o di ingiustizie insanabili. Benché tali situazioni siano esposte in una prospettiva generica, l'impegno che il re assume mostra che l'editto è motivato appunto da circostanze simili recentemente verificatesi nell'impero retto da Assuero: ciò contrasta decisamente con quanto si affermava nell'editto di Aman riguardo alla qualità della gestione della cosa pubblica da parte del re. Aman è qui presentato non soltanto come il nemico di una etnia all'interno dell'impero, ma addirittura come un traditore: il titolo a lui attribuito «Macedone» è emblematico di tale propensione, dato che furono proprio i Macedoni con Alessandro Magno a far crollare irrimediabilmente l'impero persiano. Con il comportamento di Aman contrastano sia l'agire leale e favorevole al re di Mardocheo, sia la fedeltà della regina. E questo permette di riconoscere le qualità del popolo che Aman voleva sterminare: una descrizione fatta dal punto di vista giudaico e che pone al centro le leggi giuste che guidano la condotta dei Giudei e la trascendenza e l'onnipotenza divine. Da queste considerazioni, dato che il re non può revocare il precedente editto di Aman, si passa all'esortazione rivolta ai sudditi che si sviluppa in due momenti: uno negativo, in cui si invita a non tener conto delle prescrizioni di Aman, la cui punizione (che qui vede inclusa anche tutta la sua famiglia, a differenza del TM che descrive la punizione del solo Aman, ma forse si può vedere un'allusione a questo allorché il re dà a Ester la «casa di Aman») è forse qui da intendere come una minaccia incombente su coloro che volessero seguire le sue orme; il momento positivo è l'invito a dar man forte ai Giudei nella loro autodifesa contro coloro che volessero assalirli. Significativo è inoltre il fatto che in questo editto l'istituzione della festa di Purim sia attribuita al re persiano (omesso dal TA probabilmente per tale motivo).

13-17. L'editto fu celermente diffuso in tutto l'impero, attraverso i corrieri reali. Sulla base di esso i Giudei potevano ora difendersi e ritorcere addirittura sui nemici l'assalto: la vendetta (v. 13: i LXX hanno tradotto «combattere») non va qui interpretata come un crudele atto di ritorsione, ma come la punizione che attendeva coloro che intendevano approfittare dell'editto di Aman.

I vv. 15-17 suscitano nel lettore la sensazione di una descrizione ormai conclusiva: al Giudeo che aveva subito un'ingiustizia sono riservati gli onori più ambiti; la costernazione che aveva accompagnato l'editto promulgato da Aman (cfr. 3,15) è ora sostituita dalla gioia e dalla festa con cui gli abitanti della città di Susa accolgono il nuovo editto (v. 15b); al lutto e al digiuno dei Giudei, che avevano fatto seguito all'annuncio del pogrom, si contrappone ora l'esultanza degli stessi (vv. 16-17a); addirittura la condizione dei Giudei è vista come una situazione felice che spinge le persone a unirsi a loro o a identificarsi con loro (v. 17b): la forma verbale usata (hitpa‘el) può significare sia «si fecero Giudei» (BC) sia «si spacciavano per Giudei». I LXX interpretano nel primo senso e addirittura vedono questi pagani circoncidersi e perciò diventare membri a pieno titolo del popolo eletto. A spingere le popolazioni a questo è il «timore dei Giudei, che secondo alcuni è di tipo religioso e sarebbe analogo a quello che un tempo colpì gli abitanti di Canaan (Gs 2,9), della Transgiordania (Es 15,16) e dell'Egitto (Sal 105,38): un timore suscitato da Dio che porterebbe a concludere che la conversione non sia necessariamente insincera, dal momento che la paura non è di soffrire a motivo dei Giudei, perché se i pagani non attaccano i Giudei, non saranno da essi molestati. Rimane più probabile tuttavia riferire tale timore al fatto che ora il potere è saldamente nelle mani dei Giudei (si ricordi che sia la regina sia il visir sono Giudei): ciò può spiegare tanto un'adesione al popolo, quanto i tentativi di identificarsi con i suoi membri. La vicenda giunge qui al suo vertice narrativo e ciò ha indotto taluni interpreti a collocare a questo punto la conclusione originaria del libro di Ester, cui sarebbe stato aggiunto il rimanente (9,1-10,3): in effetti la tensione narrativa nel seguito si smorza, per lasciare posto a un resoconto ormai scontato, date le premesse, della vittoria dei Giudei. Resta tuttavia vero che ora la vittoria è soltanto annunciata (anche se certa) e perciò quanto segue completa tale annuncio mostrandone l'effettiva attuazione.

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage