📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Le donne straniere vengono allontanate 1Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo, prostrato davanti al tempio di Dio, si riunì intorno a lui un'assemblea molto numerosa d'Israeliti: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto. 2Allora Secania, figlio di Iechièl, uno dei figli di Elam, prese la parola e disse a Esdra: “Abbiamo prevaricato contro il nostro Dio, sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo. Orbene, a questo riguardo c'è ancora una speranza per Israele. 3Facciamo dunque un patto con il nostro Dio, impegnandoci a rimandare tutte le donne e i figli nati da loro, secondo la volontà del mio signore e rispettando il comando del nostro Dio. Si farà secondo la legge! 4Àlzati, perché a te è affidato questo compito. Noi saremo con te; sii forte e mettiti all'opera!“. 5Allora Esdra si alzò e fece giurare ai capi dei sacerdoti e dei leviti e a tutto Israele che avrebbero agito secondo quelle parole; essi giurarono. 6Esdra quindi si alzò da dove si trovava, davanti al tempio di Dio, e andò nella camera di Giovanni, figlio di Eliasìb, e vi andò senza prendere cibo né bere acqua, perché era in lutto a causa della prevaricazione dei rimpatriati. 7Poi in Giuda e a Gerusalemme si comunicò a tutti i rimpatriati di radunarsi a Gerusalemme: 8se qualcuno non fosse venuto entro tre giorni, secondo la disposizione dei preposti e degli anziani, sarebbero stati votati allo sterminio tutti i suoi beni ed egli stesso sarebbe stato escluso dalla comunità dei rimpatriati. 9Allora tutti gli uomini di Giuda e di Beniamino si radunarono a Gerusalemme entro tre giorni; si era al nono mese, il venti del mese. Tutto il popolo stava nella piazza del tempio di Dio, tremante per questo evento e per la gran pioggia. 10Allora il sacerdote Esdra si levò e disse loro: “Voi avete prevaricato sposando donne straniere: così avete accresciuto le mancanze d'Israele. 11Ma ora rendete lode al Signore, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà, separandovi dalle popolazioni del paese e dalle donne straniere”. 12Tutta l'assemblea rispose a gran voce: “Sì! Dobbiamo fare come tu ci hai detto. 13Ma il popolo è numeroso e siamo al tempo delle piogge; non è possibile restare all'aperto. D'altra parte non è lavoro di un giorno o di due, perché siamo in molti ad aver peccato in questa materia. 14I nostri preposti stiano a rappresentare tutta l'assemblea; e tutti quelli delle nostre città che hanno sposato donne straniere vengano in date determinate e con gli anziani della città, ogni città con i suoi giudici, finché non sia allontanata da noi l'ira ardente del nostro Dio, causata da questa situazione”. 15Soltanto Giònata, figlio di Asaèl, e Iaczia, figlio di Tikva, si opposero, appoggiati da Mesullàm e dal levita Sabbetài. 16I rimpatriati fecero come si era detto. Furono scelti il sacerdote Esdra e alcuni capi di casato, secondo il loro casato, tutti designati per nome. Essi iniziarono le sedute il primo giorno del decimo mese per esaminare la questione 17e terminarono con tutti gli uomini che avevano sposato donne straniere il primo giorno del primo mese. 18Tra i figli dei sacerdoti, che avevano sposato donne straniere, si trovarono: dei figli di Giosuè, figlio di Iosadàk, e tra i suoi fratelli: Maasia, Elièzer, Iarib e Godolia; 19essi si impegnarono a rimandare le loro donne e offrirono un ariete come sacrificio di riparazione per le loro mancanze; 20dei figli di Immer: Anàni e Zebadia; 21dei figli di Carim: Maasia, Elia, Semaià, Iechièl e Ozia; 22dei figli di Pascur: Elioenài, Maasia, Ismaele, Netanèl, Iozabàd ed Eleasà; 23dei leviti: Iozabàd, Simei, Kelaià, chiamato anche Kelità, Petachia, Giuda ed Elièzer; 24dei cantori: Eliasìb; dei portieri: Sallum, Telem e Urì. 25Quanto agli Israeliti: dei figli di Paros: Ramia, Izzia, Malchia, Miamìn, Eleàzaro, Malchia e Benaià; 26dei figli di Elam: Mattania, Zaccaria, Iechièl, Abdì, Ieremòt ed Elia; 27dei figli di Zattu: Elioenài, Eliasìb, Mattania, Ieremòt, Zabad e Azizà; 28dei figli di Bebài: Giovanni, Anania, Zabbài e Atlài; 29dei figli di Banì: Mesullàm, Malluc, Adaià, Iasub, Seal e Ieramòt; 30dei figli di Pacat-Moab: Adna, Chelal, Benaià, Maasia, Mattania, Besalèl, Binnùi e Manasse; 31dei figli di Carim: Elièzer, Issia, Malchia, Semaià, Simeone, 32Beniamino, Malluc, Semaria; 33dei figli di Casum: Mattenài, Mattattà, Zabad, Elifèlet, Ieremài, Manasse e Simei; 34dei figli di Banì: Maadài, Amram, Uèl, 35Benaià, Bedia, Cheluu, 36Vania, Meremòt, Eliasìb, 37Mattania, Mattenài e Iaasài; 38dei figli di Binnùi: Simei, 39Selemia, Natan, Adaià, 40Macnadbài, Sasài, Sarài, 41Azarèl, Selemia, Semaria, 42Sallum, Amaria, Giuseppe; 43dei figli di Nebo: Ieièl, Mattitia, Zabad, Zebinà, Iaddài, Gioele, Benaià. 44Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli.

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Approfondimenti

L'abbattimento di Esdra, percepibile nella stessa sua preghiera e nel grido di estrema indegnità con cui essa si chiude, ha scosso la folla che l'attornia. Tutti scoppiano in pianto, ma tanto avvilimento non sfocia nella disperazione. Se il cuore rimprovera, Dio è più grande del nostro cuore (1Gv 3,19). Israele ha colto anche questa verità nella sua storia. Di qui le parole fiduciose di Secania: «Malgrado tutto, c'è ancora una speranza per Israele (BC: Orbene, c'è ancora...)» (v. 2). In questo capitolo l'agiografo riprende la narrazione in terza persona, probabilmente riassumendo le Memorie di Esdra.

1-4. I gesti e le parole di Esdra hanno attirato l'attenzione di un folto gruppo di persone, di ogni sesso ed età, che si stringe attorno all'orante e condivide con commozione i suoi sentimenti. Secania si fa loro portavoce, e pur non essendo annoverato tra i colpevoli, si immedesima con loro (v. 2), come aveva fatto Esdra. Egli riconosce che la comunità ha mancato di fedeltà nei confronti del Signore, ma è sicuro che essa può ancora sperare il perdono divino (cfr. Dt 30,1-10), purché si liberi dei corpi estranei che l'avevano inquinata. Era questa epurazione che volevano Esdra, i timorati di Dio e la stessa legge: dunque l'intraprendesse con coraggio (cfr. Gs 1,6-9), sapendo che aveva molti dalla sua parte.

5-14. Esdra accolse la proposta di Secania, ma temendo che l'adesione così appassionata e corale potesse dissolversi passato l'entusiasmo del momento, volle impegnare con giuramento tutti i capi della comunità a eseguire quanto avevano suggerito. Quindi si ritirò ancora colmo di afflizione nella stanza di Giovanni figlio di Eliasib, che probabilmente era il sommo sacerdote. Il processo, comunque, per avviare a soluzione il problema era stato già avviato. Venne indetta un'assemblea generale, che cadde in un giorno freddo e piovoso (vv. 9.13), e in essa si stabilì di creare una commissione composta da Esdra stesso e dai capi del popolo perché giudicasse i singoli casi. Per assicurare l'imparzialità fu deciso che ogni accusato fosse assistito dagli anziani e dai giudici della sua città (v. 14).

15. A questa proposta alcuni si opposero, sostenuti anche da un levita. Secondo alcuni interpreti, essi si sarebbero opposti perché ritenevano troppo brutale il rimedio; il ripudio, inoltre, avrebbe potuto provocare reazioni violente da parte delle genti da cui le donne provenivano. Altri, al contrario, ritengono che i quattro, nel loro zelo, avrebbero giudicato assai lenta la procedura. Quest'ultima interpretazione sembra condivisa anche dai LXX, secondo i quali i quattro sarebbero stati in realtà i soli veri sostenitori di Esdra.

16-17. L'esame dei casi durò tre mesi. Esso iniziò, infatti, il primo del mese di Tebet (dicembre-gennaio) e terminò il primo del mese di Nisan (marzo-aprile) dell'anno successivo. Era questo il mese della Pasqua e la comunità poteva ormai celebrarla purificata da presenze estranee. Da notare che i sacerdoti colpevoli – ma questo si può ritenere anche dei laici (cfr. Lv 5,17-19) – si erano impegnati con giuramento, oltre che a mandar via la moglie pagana, a offrire un ariete in espiazione della propria colpa (v. 19).

18-43. La lista dei trasgressori comprende in tutto 111 persone, di cui 17 sacerdoti (vv. 18-22), 10 leviti (23-24) e 84 laici (25-43). Il numero relativamente basso dei trasgressori rispetto all'emotiva spettacolarità con cui il problema fu portato alla ribalta, fa pensare che la lista non sia stata riprodotta integralmente, ma limitata agli appartenenti alle classi più alte. Confermerebbe questa ipotesi la mancanza in essa di nomi di oblati e di schiavi di Salomone (2,43-58). L'agiografo pone in testa alla lista i membri del clero, di certo per confonderli a motivo della loro maggiore responsabilità e nello stesso tempo per ammonire che nessuno, né per peculiarità di natali né per ufficio, può ritenersi immune dal peccato. Non avendo occultato o sminuito la responsabilità dei propri colleghi, il sacerdote Esdra e i suoi collaboratori possono parlare con franchezza del peccato ed essere rigidi nella riforma.

44. Questo versetto nella sua seconda parte sembra corrotto. BC, che parla di ripudio dei figli insieme con le loro madri, si basa su una congettura sollecitata dall'apocrifo 3Esdra 9,36 e sulla proposta di Secania riportata al v. 3. Il TM lascia però aperte anche altre possibilità. Esso potrebbe, tra l'altro, tradursi: «e c'erano tra essi donne che (o da cui) avevano generato figli», sottolineando con ciò quanto costò ad alcuni in sofferenza e in rigore l'espulsione, senza dire se essa si estese ai figli. Ibn Ezra ritiene che 44b si riferisca invece proprio al problema dei figli nati dall'unione con donne straniere, «figli che essi (i padri) posero» (trad. letterale del TM) davanti al tribunale dei capifamiglia perché decidessero se dovevano essere espulsi o accettati come proseliti.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Matrimoni con straniere 1Terminate queste cose, sono venuti da me i preposti per dirmi: “Il popolo d'Israele, i sacerdoti e i leviti non si sono separati dalle popolazioni locali, per quanto riguarda i loro abomini, cioè da Cananei, Ittiti, Perizziti, Gebusei, Ammoniti, Moabiti, Egiziani, Amorrei, 2ma hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli: così hanno mescolato la stirpe santa con le popolazioni locali, e la mano dei preposti e dei governatori è stata la prima in questa prevaricazione”. 3All'udire questa parola, stracciai il mio vestito e il mio mantello, mi strappai i capelli del capo e la barba e mi sedetti costernato. 4Quanti tremavano per i giudizi del Dio d'Israele su questa prevaricazione dei rimpatriati, si radunarono presso di me. Ma io sedevo costernato, fino all'offerta della sera. 5All'offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e 6dissi: “Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. 7Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. 8Ma ora, per un po' di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. 9Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme. 10Ma ora, o nostro Dio, che cosa possiamo dire dopo questo? Infatti abbiamo abbandonato i tuoi comandamenti, 11che tu avevi dato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: “La terra che voi andate a prendere in eredità è una terra contaminata, a causa delle contaminazioni dei popoli indigeni, e delle loro nefandezze, che l'hanno colmata da un capo all'altro con le loro impurità. 12E allora non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli; non dovrete mai contribuire alla loro prosperità e al loro benessere, così diventerete forti voi e potrete mangiare i beni della terra e lasciare un'eredità ai vostri figli per sempre”. 13Dopo ciò che è venuto su di noi a causa delle nostre cattive azioni e per le nostre grandi mancanze, benché tu, nostro Dio, sia stato indulgente nonostante la nostra colpa e ci abbia dato superstiti come questi, 14potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandamenti e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare né resto né superstite? 15Signore, Dio d'Israele, tu sei giusto, poiché ci è stato lasciato un resto, come oggi: eccoci davanti a te con le nostre mancanze, anche se per questo non potremmo reggere davanti a te!“.

__________________________ Note

9,2 hanno mescolato la stirpe santa: alcune leggi proibivano i matrimoni misti (Dt 7,1-4), ma nonostante ciò essi erano una pratica diffusa (vedi Ne 10,31; 13,23-31). Il concetto di stirpe santa richiede una stretta endogamia.

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Approfondimenti

Sono trascorsi quattro mesi da quando Esdra e la sua carovana sono giunti a Gerusalemme. In questo tempo Esdra ha provveduto a istruire il popolo nella legge (Ne 7,73-8,18), che era poi il motivo precipuo per cui si era mosso da Babilonia (7,10.25-26). Le parole sante non caddero su un terreno sterile e portarono subito frutto: la comunità provvide a liberarsi degli elementi estranei che erano entrati nelle sue file senza integrarsi nella sua fede.

1-2. Nel clima del momento, segnato da un'acuta ricerca d'identità, i capi rimasero colpiti dalle prescrizioni della legge relative alla sacralità di Israele (Es 19,6; Lv 20,26; cfr. anche Ml 2,15; Is 6,13) e alla necessaria separazione dalle genti di Canaan e dei paesi confinanti e presero coscienza di quanto si erano allontanati da esse. Si presentarono quindi da Esdra e gli denunciarono apertamente la situazione, servendosi di parole dal suono arcaico (cfr. Es 34,11-16; Dt 7,1-4), che rivelano anche quanto essi si sentissero protagonisti di un nuovo esodo.

3-4. In una situazione analoga, Neemia era esploso in rimproveri e in maledizioni, arrivando persino a picchiare i colpevoli e a strappare loro i capelli (Ne 13,23-25). Esdra non se la prende invece con alcuno, ma scarica su di sé la sua rabbiosa insofferenza per tanta degradazione, strappandosi vestiti e capelli e quindi accasciandosi a terra muto, sino all'ora del sacrificio della sera (cfr. Es 29,41). Intorno a lui si radunarono tutti coloro che avevano compreso la gravità dell'infedeltà e temevano i castighi che Dio aveva minacciato (cfr. Dt 28,15-46 e 2Re 22,11-19); appartenevano certamente a loro quelli che avevano sporto la denuncia.

5-9. All'ora dell'offerta della sera, Esdra esce dalla sua prostrazione e, con le mani stese verso il cielo, ma a capo chino per la vergogna, effonde una preghiera che è insieme confessione della misericordia di Dio e denunzia dell'ingratitudine e ottusità del suo popolo nella sua storia antica e recente. Ma egli si immedesima con questo popolo, come si vede dal passaggio dalla prima persona singolare del v. 6 alla prima persona plurale del versetto seguente, associandosi così alle sue responsabilità (cfr. Is 53,12); in questo modo può pregare meglio per i suo popolo ed esortare alla conversione, senza umiliare alcuno.

10-14. Come già i padri, i superstiti non hanno appreso la lezione della storia (cfr. Gdc 2,11-15; Ez 18), e rischiano col loro comportamento di far definitivamente naufragare quel poco che, per la generosità divina, era rimasto della nazione giudaica. Questa, infatti, non sarebbe potuta davvero sopravvivere se si fosse imbastardita nel sangue e nella fede, congiungendosi con le popolazioni pagane (v. 14) e sfidando la volontà divina. Restavano sempre validi e cogenti i divieti promulgati da Dio per mezzo dei suoi profeti. I vv. 11-12 riassumono tali divieti e ammonimenti, raccogliendoli da vari libri biblici: Es 34,16; Dt 4,5; 7,1-3; 23,1-7; 2Re 17,23; 21,10; 24,2; Gs 23,12; Is 1,19; Ez 37,25.

15. Le ultime parole della preghiera di Esdra proclamano ancora una volta la misericordia di Dio, che non ha permesso l'annientamento della nazione. Questa tuttavia, per la pervicacia del suo peccato, non meriterebbe di continuare a sussistere. Profondamente compenetrato del senso di tanta colpevolezza, Esdra non ha l'ardire di chiedere perdono, magari solleticando, come già Mosè e altri (Es 32,11-12; Nm 14,10-19; Gl 2,17; Sal 79,10-11) l'orgoglio divino. Anche perché, al punto in cui si era giunti, spettava ormai all'uomo prendere una decisione, afferrando la mano che Dio da troppo tempo, e sembrava invano, gll aveva teso per salvarlo.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Questi sono, con le loro indicazioni genealogiche, i capi di casato che sono partiti con me da Babilonia, sotto il regno del re Artaserse: 2dei figli di Fineès: Ghersom; dei figli di Itamàr: Daniele; dei figli di Davide: Cattus, 3figlio di Secania; dei figli di Paros: Zaccaria, e con lui furono registrati centocinquanta maschi; 4dei figli di Pacat-Moab: Elioenài, figlio di Zerachia, e con lui duecento maschi; 5dei figli di Zattu: Secania, figlio di Iacazièl, e con lui trecento maschi; 6dei figli di Adin: Ebed, figlio di Giònata, e con lui cinquanta maschi; 7dei figli di Elam: Isaia, figlio di Atalia, e con lui settanta maschi; 8dei figli di Sefatia: Zebadia, figlio di Michele, e con lui ottanta maschi; 9dei figli di Ioab: Abdia, figlio di Iechièl, e con lui duecentodiciotto maschi; 10dei figli di Banì: Selomìt, figlio di Iosifia, e con lui centosessanta maschi; 11dei figli di Bebài: Zaccaria, figlio di Bebài, e con lui ventotto maschi; 12dei figli di Azgad: Giovanni, figlio di Akkatàn, e con lui centodieci maschi; 13dei figli di Adonikàm: gli ultimi, di cui ecco i nomi: Elifèlet, Ieièl e Semaià, e con loro sessanta maschi; 14dei figli di Bigvài: Utài e Zabbud, e con loro settanta maschi. 15Io li ho radunati presso il fiume che scorre verso Aavà. Là siamo stati accampati per tre giorni. Ho fatto una rassegna tra il popolo e i sacerdoti e non vi ho trovato nessun levita. 16Allora ho mandato a chiamare i capi Elièzer, Arièl, Semaià, Elnatàn, Iarib, Elnatàn, Natan, Zaccaria, Mesullàm e gli istruttori Ioiarìb ed Elnatàn, 17e li ho mandati da Iddo, capo nella località di Casifià, e ho messo loro in bocca le parole da dire a Iddo e ai suoi fratelli oblati nella località di Casifià, perché ci mandassero dei ministri per il tempio del nostro Dio. 18Poiché la mano benefica del nostro Dio era su di noi, ci hanno mandato un uomo assennato, dei figli di Maclì, figlio di Levi, figlio d'Israele, cioè Serebia, con i suoi figli e fratelli: diciotto persone; 19inoltre Casabia e con lui Isaia, dei figli di Merarì, i suoi fratelli e i loro figli: venti persone, 20e infine degli oblati, che Davide e i capi avevano assegnato al servizio dei leviti: duecentoventi oblati. Tutti furono registrati per nome. 21Là, presso il fiume Aavà, ho indetto un digiuno, per umiliarci davanti al nostro Dio e implorare da lui un felice viaggio per noi, i nostri bambini e tutti i nostri averi. 22Avevo infatti vergogna di domandare al re soldati e cavalieri per difenderci lungo il cammino da un eventuale nemico, poiché avevamo detto al re: “La mano del nostro Dio è su quanti lo cercano, per il loro bene; ma la sua potenza e la sua ira su quanti lo abbandonano”. 23Così abbiamo digiunato e implorato Dio per questo ed egli ci ha esaudito. 24Quindi ho scelto dodici tra i capi dei sacerdoti: Serebia e Casabia e con loro dieci loro fratelli; 25ho pesato per loro l'argento, l'oro e i vasi, l'offerta per il tempio del nostro Dio fatta dal re, dai suoi consiglieri, dai suoi capi e da tutti gli Israeliti che si trovavano da quelle parti. 26Ho pesato dunque nelle loro mani seicentocinquanta talenti d'argento, vasi d'argento per cento talenti, cento talenti d'oro, 27e inoltre venti coppe d'oro per mille dàrici e due vasi di bronzo pregiato e lucente, preziosi come l'oro. 28Ho detto loro: “Voi siete consacrati al Signore e i vasi sono cosa sacra; l'argento e l'oro sono offerta spontanea al Signore, Dio dei nostri padri. 29Abbiatene cura e custoditeli, finché non li peserete davanti ai preposti dei sacerdoti e dei leviti e ai preposti di casato d'Israele a Gerusalemme, nelle stanze del tempio del Signore”. 30Allora i sacerdoti e i leviti presero in consegna il carico dell'argento e dell'oro e dei vasi, per portarli a Gerusalemme nel tempio del nostro Dio. 31Il dodici del primo mese siamo partiti dal fiume Aavà per andare a Gerusalemme e la mano del nostro Dio era su di noi: egli ci ha liberato dagli assalti dei nemici e dei briganti lungo il cammino. 32Siamo arrivati a Gerusalemme e ci siamo rimasti tre giorni. 33Il quarto giorno è stato pesato l'argento, l'oro e i vasi nel tempio del nostro Dio nelle mani del sacerdote Meremòt, figlio di Uria, e con lui vi era Eleàzaro, figlio di Fineès, e con loro i leviti Iozabàd, figlio di Giosuè, e Noadia, figlio di Binnùi; 34il numero e il peso corrispondeva in tutto e il peso totale fu registrato in quel momento. 35Quelli che venivano dall'esilio, i deportati, offrirono olocausti al Dio d'Israele: dodici tori per tutto Israele, novantasei arieti, settantasette agnelli, dodici capri per il peccato, tutto come olocausto al Signore. 36Quindi consegnarono i decreti del re ai satrapi del re e ai governatori dell'Oltrefiume, i quali iniziarono a proteggere il popolo e il tempio di Dio.

__________________________ Note

8,17 perché ci mandassero dei ministri per il tempio: non tutti i Giudei ritornarono subito a Gerusalemme; molti rimasero in Babilonia e costituirono un nucleo importante della cosiddetta diaspora.

8,36 ai satrapi: secondo lo storico greco Erodoto, Dario I divise l’impero in venti satrapie.

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Approfondimenti

Esdra non dedica molto spazio al cammino della carovana e al suo arrivo a Gerusalemme, mentre si mostra assai più interessato nel dare l'elenco nominativo dei capi che sarebbero rimpatriati e il numero dei componenti ogni famiglia; molta cura egli mostra anche nel registrare tutto ciò che aveva ricevuto di prezioso, la sua preoccupazione di affidarlo per il viaggio a persone di stirpe sacerdotale, e la sua consegna al tempio tre giorni dopo l'arrivo a Gerusalemme.

1-14. I clan dai quali Esdra attinse volontari per la spedizione furono quindici, i primi due dei quali erano di stirpe sacerdotale e il terzo di stirpe regale; con gli altri dodici, è come un Israele in miniatura che si costituisce per ristabilirsi nella terra dei padri. I clan menzionati, eccetto quello di Ioab (v. 9), avevano già contribuito con loro membri al primo convoglio di reduci, al tempo di Ciro (cfr. 2,3-15). La nostra lista si apre con il clan di Finees, appartenente alla linea di Zadok, la sola presente nella lista dei primi reduci, a cui segue il clan di Itamar, della linea di Ebiatar, che Salomone aveva allontanato dal servizio del santuario perché favorevole al suo antagonista Adonia (1Re 2,27). La presenza dei discendenti di Itamar significa che le due famiglie si erano riconciliate. Esse infatti si divideranno il sacerdozio nel nuovo tempio, anche se i sadokiti conserveranno la preponderanza con sedici classi contro le otto della stirpe di Itamar (1Cr 24,4).

15-20. Il personale cultuale fu completato con l'arrivo di alcune famiglie di leviti e di un congruo numero di oblati, i nᵉtînîm (cfr. 2,43). Il reclutamento dei ministri inferiori del culto non fu facile, forse anche per le umili funzioni a cui si sentivano destinati, ed esso fu visto come frutto dell'abilità diplomatica della delegazione di notabili e di saggi inviata loro da Esdra, ma soprattutto della benevola mano di Dio che sosteneva l'intera iniziativa.

21-23. La presenza efficace di Dio si respira a ogni riga del diario di Esdra. La coscienza della protezione divina non genera tuttavia presunzione e arroganza: essa è intesa come dono, e perciò viene implorata con la preghiera purificata dal digiuno (vv. 21,23). In totale fiducioso abbandono alla provvidenza divina, Esdra non chiede per la sua inerme carovana una scorta armata, che umanamente sarebbe stata più che opportuna vista la grande quantità di oro e di argento che si doveva trasportare a Gerusalemme. In questa assoluta fiducia, egli aveva prevenuto la disponibilità del re a dargli una scorta, dichiarandogli che la mano del suo Dio protegge i suoi adoratori mentre abbatte quelli che si allontanano da lui. Questo genere di fede si ritrova in molti testi biblici (cfr. Sal 118,6-17; 146,5-10; Prv 2,7-8; 3,1-26); altri testi correggono però tale concezione, sia affermando l'assoluta libertà di Dio nei confronti di chicchessia (vedi la vicenda di Giobbe), sia aprendo orizzonti nuovi, ultraterreni, alla ricompensa divina (cfr. Sal 73; Sap 3-5; At 2,22-28).

24-36. La carovana impiegò 120 giorni (7,9) per coprire le mille miglia circa che separavano Babilonia da Gerusalemme. Giunti sani e salvi nella città santa, essi dedicarono i soliti tre giorni (cfr. v. 15 e Ne 2,11) al riposo e al riordino delle masserizie e quindi si recarono al tempio. Primo loro atto fu la consegna dell'oro, dell'argento e degli utensili cultuali ai sacerdoti e ai leviți responsabili della loro custodia; quindi offrirono sacrifici d'olocausto, sia in segno di adorazione e di ringraziamento, sia in espiazione per i peccati e per la purificazione da eventuali contaminazioni contratte; infine consegnarono i decreti reali ai rappresentanti di Artaserse nella provincia d'Oltrefiume. Il numero 12, come il suo multiplo 96, che ricorre due volte nella menzione dei sacrifici (v. 35), esprime ancora una volta il convincimento che la nuova comunità, per quanto sparuta e in via di assestamento, rappresenta l'intero popolo ebraico. Il numero 77 degli agnelli immolati indicherebbe invece perfezione.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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RITORNO DI ESDRA (7,1-10,44)

Presentazione di Esdra 1Dopo questi avvenimenti, sotto il regno di Artaserse, re di Persia, Esdra, figlio di Seraià, figlio di Azaria, figlio di Chelkia, 2figlio di Sallum, figlio di Sadoc, figlio di Achitùb, 3figlio di Amaria, figlio di Azaria, figlio di Meraiòt, 4figlio di Zerachia, figlio di Uzzì, figlio di Bukkì, 5figlio di Abisùa, figlio di Fineès, figlio di Eleàzaro, figlio di Aronne, sommo sacerdote, 6Esdra dunque partì da Babilonia. Egli era uno scriba esperto nella legge di Mosè, data dal Signore, Dio d'Israele. Poiché la mano del Signore, suo Dio, era su di lui, il re aveva esaudito ogni sua richiesta. 7Partirono per Gerusalemme alcuni Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati, nel settimo anno del re Artaserse. 8Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l'anno settimo del re. 9Egli aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e il primo del quinto mese arrivò a Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era su di lui. 10Infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del Signore e a praticarla e a insegnare in Israele le leggi e le norme.

Autorizzazione da parte del re 11Questa è la copia del documento che il re Artaserse consegnò a Esdra, sacerdote, scriba ed esperto nei comandamenti del Signore e nelle leggi date a Israele: 12“Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora, 13io ordino che, nel mio regno, chiunque del popolo d'Israele, dei suoi sacerdoti e dei leviti vuole venire a Gerusalemme, venga pure con te; 14infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme riguardo alla legge del tuo Dio che è nelle tue mani, 15e a portare l'argento e l'oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta spontanea al Dio d'Israele che abita a Gerusalemme, 16e tutto l'argento e l'oro che troverai in tutta la provincia di Babilonia, insieme con le offerte spontanee che il popolo e i sacerdoti offriranno per il tempio del loro Dio a Gerusalemme. 17Perciò con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori, arieti, agnelli, con le loro oblazioni e le loro libagioni, e li offrirai sull'altare del tempio del vostro Dio che è a Gerusalemme. 18Con il resto dell'argento e dell'oro farete quello che sembrerà bene fare a te e ai tuoi fratelli, secondo la volontà del vostro Dio. 19I vasi, che ti sono stati dati per il culto del tempio del tuo Dio, rendili al Dio di Gerusalemme. 20Il resto di quanto occorre per il tempio del tuo Dio, e che spetta a te procurare, lo procurerai a spese del tesoro del re. 21Io, il re Artaserse, ordino a tutti i tesorieri dell'Oltrefiume: Tutto ciò che Esdra, sacerdote e scriba della legge del Dio del cielo, vi domanderà, sia fatto integralmente, 22fino a cento talenti d'argento, cento kor di grano, cento bat di vino, cento bat di olio e sale a volontà. 23Quanto è prescritto dal Dio del cielo sia fatto con diligenza per il tempio del Dio del cielo, perché non venga l'ira sul regno del re e dei suoi figli. 24E vi comunichiamo che nessuno può imporre tasse, tributi o imposte a tutti i sacerdoti, leviti, cantori, portieri, oblati e inservienti di questo tempio. 25Quanto a te, Esdra, secondo la sapienza del tuo Dio, che tu possiedi, stabilisci magistrati e giudici che giudichino tutto il popolo dell'Oltrefiume, cioè tutti coloro che conoscono le leggi del tuo Dio, e voi dovrete istruire chi non le conosce. 26Contro chiunque non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re, si faccia con sollecitudine un processo e lo si punisca con la morte o una pena corporale o un'ammenda in denaro o il carcere”.

Preparativi e viaggio 27Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto così il cuore del re a glorificare il tempio del Signore che è a Gerusalemme 28e si è volto verso di me con amore di fronte al re, ai suoi consiglieri e a tutti i comandanti del re. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore, mio Dio, era su di me e ho radunato alcuni capi da Israele, perché salissero con me.

__________________________ Note

7,1 Una lunga genealogia collega il sacerdote Esdra ad Aronne. Viene inoltre evidenziato il suo ruolo di studioso della legge: un segnale di quel lento passaggio nel giudaismo che, dopo la fine del secondo tempio, vedrà la fine del culto e la sopravvivenza della legge.

7,1 Esdra: non citato nella Bibbia al di fuori di quest’opera (Esd-Ne), avrà un ruolo preponderante nella tradizione rabbinica e cristiana. Attorno al suo nome fiorirà una ricca letteratura apocrifa.

7,7 Per Artaserse vedi nota a 4,7. Esdra dovette operare sotto il regno di Artaserse II (404-358).

7,12-26 La lettera è in lingua aramaica, come la sezione 4,8-6,18.

7,14 riguardo alla legge del tuo Dio che è nelle tue mani: non sappiamo se la legge in mano a Esdra sia qualche raccolta legislativa contenuta nelle tradizioni conservate dalla scuola sacerdotale o deuteronomistica, oppure, come ritengono alcuni, se si tratti già del Pentateuco attuale.

7,22 Il bat (equivalente all’efa) corrisponde a circa 45 litri ed è un decimo del kor. Vedi nota a Es 30,24.

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Approfondimenti

Con questo capitolo ha inizio la seconda parte del libro di Esdra, interamente dedicata a questa personalità, che la tradizione giudaica considera un secondo Mosè. Inoltre, si deve soprattutto a lui se Israele è divenuto il “Popolo del Libro”. Questa sezione riproduce per lo più uno scritto dello stesso Esdra, come appare dall'uso della prima persona nei racconti diretti.

1-5. Secondo l'uso biblico, la funzione della genealogia è quella di introdurre solennemente un personaggio importante. Più sovente essa prepara la nascita del protagonista (cfr. Gn 5,1-32; 11,10-32; Mt 1,1-17), ma può anche essere data, come nel caso nostro, nel momento in cui inizia la sua missione (cfr. Es 6,14-27; Gdt 8,1; Lc 3,23-38). Come sempre, la genealogia è molto schematica. Per un periodo di circa otto secoli vengono infatti date solo sedici generazioni. La serie evidenzia le figure terminali – Aronne ed Esdra – e quella centrale di Azaria (v. 3), che fu sommo sacerdote al tempo di Salomone (1Re 4,2), il costruttore del primo tempio. Tramite un altro Azaria (v. 1), Esdra discendeva da quel Chelkia che era sommo sacerdote al tempo del re Giosia (621 a.C.), allorché, durante i restauri del tempio, fu rinvenuto il libro della legge (cfr. 2Re 22,3-10).

6-10. Esdra è qualificato come «scriba», ed era probabilmente l'esperto e il segretario per gli affari giudaici alla corte persiana, e questo spiega il favore di cui godeva presso il re. Ma qui il titolo ha già il significato tecnico di studioso della legge, accentuato, nel nostro caso, dall'aggettivo «abile», lett. «rapido» (cfr. Sal 45,2), che indica velocità nella penetrazione dei testi e agilità di movimento al loro interno. La legge di Mosè in cui Esdra era versato doveva consistere soprattutto nei testi e nelle tradizioni raccolte nel Pentateuco. Secondo l'apocrifo 4Esdra, la cui parte centrale è giudaica e fu composta nel I sec. d.C., Esdra con alcuni collaboratori trascrisse sotto ispirazione divina l'intero canone biblico e una raccolta di libri esoterici (14,23-48). Esdra ottenne facilmente dal re l'autorizzazione a organizzare una carovana di correligionari disposti a ritornare in patria, e ciò perché il Signore aveva ispirato il cuore del re a onorare la sua casa a Gerusalemme e gli conciliò nell'impresa, ciò che era affare assai arduo, tutta la corte e i funzionari più potenti (vv. 6.27-28). Ma questa benevolenza divina, manifestatasi anche proteggendolo nel corso del lungo viaggio da Babilonia a Gerusalemme, aveva una motivazione nel suo intenso amore per lo studio e la pratica della legge, ciò che aveva fatto di lui la persona più adatta per «insegnare in Israele la legge e il diritto» (v. 10).

12. La lettera di Artaserse, come le altre inserite nel libro, è in aramaico, la lingua della corrispondenza ufficiale. Dal documento risulta chiaramente che la missione di Esdra era di far conoscere la legge del suo Dio a tutti i Giudei della provincia d'Oltrefiume, legge a cui viene riconosciuto il valorᵉe di legge di stato. Sull'osservanza della legge e l'amministrazione della giustizia avrebbero vegliato magistrati (šōpṭîn) e giudici (dayyānîm) nominati dallo stesso Esdra «secondo la sapienza del suo Dio» (v. 25), espressione equivalente alla torah di Mosè (v. 6) o di JHWH (vv. 10.12.14.21.25b.26).

15-24. Per onorare il tempio del Dio di Esdra adorato a Gerusalemme e ottenerne la protezione (vv. 23.27), il re e gli altri cortigiani consegnarono al sapiente scriba grosse quantità di argento, oro e utensili preziosi, a cui si aggiunsero le offerte raccolte tra i Giudei della provincia di Babilonia (vv. 15-19); ci fu anche l'autorizzazione del re a prelevare dai tesorieri della provincia d'Oltrefiume altro denaro, vettovaglie e sale che fossero stati necessari (vv. 21-22). La serie dei doni e dei favori culmina con l'esenzione da qualsiasi tributo, imposta o pedaggio concessa ai sacerdoti e al personale cultuale (v. 24).

25-26. La legge del Dio di Esdra viene proclamata per i Giudei del distretto di Gerusalemme legge del re. Ogni Giudeo doveva essere istruito in essa e la sua violazione poteva essere punita con la morte, col bando, con multe oppure con carcere (v. 26). Per alcuni esempi di delitti da punirsi con la pena capitale, si veda Es 22,19; Lv 20,2; Dt 13,6-10 (idolatria); Lv 20,10; Dt 22,22-24 (adulterio).

27-28. Da qui sino a tutto il c. 9, è Esdra che parla, e il primo suono della sua voce è un'azione di grazie al Signore per quanto aveva operato nel cuore del re e dei suoi cortigiani (cfr. Prv 21,1). Egli ha sentito che la mano di Dio è davvero con lui e può quindi allestire, rinfrancato e pieno di fiducia, la spedizione per Gerusalemme.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Risposta del re 1Allora il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell'archivio, là dove si depongono i tesori a Babilonia, 2e a Ecbàtana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritta la seguente annotazione: 3“Nell'anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio di Dio a Gerusalemme: il tempio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti. 4Vi siano nei muri tre ordini di pietre squadrate e un ordine di legno. La spesa sia sostenuta dalla reggia. 5E anche i vasi del tempio di Dio, d'oro e d'argento, che Nabucodònosor portò via dal tempio che è a Gerusalemme e trasferì a Babilonia, siano restituiti e vadano al tempio che è a Gerusalemme, al loro posto, e siano deposti nel tempio di Dio”. 6“Quindi, Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e voi, loro colleghi, funzionari dell'Oltrefiume, tenetevi in disparte. 7Lasciate che lavorino a quel tempio di Dio. Il governatore dei Giudei e i loro anziani costruiscano quel tempio di Dio al suo posto. 8Ed ecco il mio ordine circa quello che dovrete fare con quegli anziani dei Giudei per la costruzione di quel tempio di Dio: con il denaro del re, quello delle tasse dell'Oltrefiume, siano integralmente sostenute le spese di quegli uomini, perché non vi siano interruzioni. 9Ciò che loro occorre, giovenchi, arieti e agnelli, per gli olocausti al Dio del cielo, grano, sale, vino e olio siano loro forniti ogni giorno senza negligenza, secondo le indicazioni dei sacerdoti di Gerusalemme, 10perché facciano offerte di profumo gradito al Dio del cielo e preghino per la vita del re e dei suoi figli. 11E ordino che se qualcuno trasgredirà questo decreto, sia estratta una trave dalla sua casa e venga innalzata perché vi sia appeso e la sua casa sia ridotta a letamaio per questo motivo. 12Il Dio che ha fatto abitare lì il suo nome, rovesci qualsiasi re o popolo che osi stendere la propria mano per trasgredire e distruggere quel tempio di Dio che è a Gerusalemme. Io, Dario, ho emanato quest'ordine: sia eseguito integralmente”.

Completamento dei lavori 13Allora Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i loro colleghi, fecero integralmente come il re Dario aveva comandato. 14Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e fecero progressi, grazie alla profezia del profeta Aggeo e di Zaccaria, figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione per ordine del Dio d'Israele e per ordine di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia. 15Si terminò questo tempio per il giorno tre del mese di Adar, nell'anno sesto del regno del re Dario. 16Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio; 17offrirono per la dedicazione di questo tempio di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli e dodici capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d'Israele. 18Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè. 19I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. 20Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi. 21Ne mangiarono gli Israeliti che erano tornati dall'esilio e quanti si erano separati dalla contaminazione del popolo del paese, unendosi a loro per cercare il Signore, Dio d'Israele. 22Celebrarono con gioia la festa degli Azzimi per sette giorni, poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re d'Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio di Dio, il Dio d'Israele.

__________________________ Note

6,2 Ecbàtana: oggi Hamadan, era la residenza estiva della corte persiana.

6,15 Adar: dodicesimo mese, corrisponde a febbraio-marzo.

6,22 re d’Assiria: l’espressione indica il re persiano, ma allude a una svolta storica: è cioè terminata l’epoca che era iniziata con la distruzione del regno del nord, a opera degli Assiri.

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Approfondimenti

Dario ordinò di compiere ricerche intorno all'autorizzazione concessa da Ciro di cui avevano parlato i notabili giudei di Gerusalemme, e di essa fu trovata memoria negli archivi reali custoditi nella fortezza di Ecbatana. Il documento, che comprovava la lealtà del comportamento dei sudditi gerosolimitani, fu quindi inserito nella risposta di Dario al suo rappresentante nella provincia d'Oltrefiume, al quale fu ingiunto di non interferire nel corso dei lavori, provvedendovi anzi alle loro spese utilizzando il denaro proveniente dai tributi. Con lo stesso denaro si doveva provvedere alle spese per i sacrifici e le oblazioni quotidiane, in modo che si pregasse anche per il benessere del re e della sua famiglia. Ricordiamo che la preghiera per i sovrani pagani non era estranea alla pietà ebraica; cfr. Ger 29,7; Bar 1,10-11; 1Mac 7,33.

3-5. La memoria rinvenuta pare che riproducesse essenzialmente gli ordini di Ciro sulle dimensioni del tempio e la restituzione degli utensili sacri d'oro e d'argento, dopo averli restaurati, ai Giudei che tornavano in patria. Da notare che le dimensioni prescritte da Ciro darebbero un edificio più grande di quello elevato da Salomone (cfr. 1Re 6,2), e ciò sembra mal conciliarsi con i rilievi negativi attestati da Esd 3,12 e da Ag 2,3. È perciò probabile che tali rilievi fossero originati dalla minore ricchezza decorativa e di utensili del nuovo tempio rispetto al precedente (1Re 6).

9-10. La specificazione dei sacrifici ha presente le prescrizioni della torah ed è perciò dovuta a uno scriba ebreo. Alla penna di tale scriba si deve anche l'uso (v. 12) dell'espressione deuteronomistica: «Il Dio che ha fatto risiedere là il suo nome». Cfr. Dt 12,11; 14,23; 16,2.6; 26,2.

11-12. A chi dei suoi sudditi avesse osato contraddire alle sue direttive a riguardo della casa di Dio, Dario comminò la pena di morte per impiccagione a una trave divelta dalla stessa casa del reo (cfr. Est 2,23; 7,9-10), casa che doveva essere trasformata in immondezzaio. La maledizione divina viene infine invocata contro i re o i popoli che avessero recato danno alla casa di Dio in Gerusalemme.

14-18. I lavori per il tempio vennero dunque completati con successo, anche perché avevano all'origine la volontà divina, che aveva inclinato a benevolenza i cuori dei re (v. 22; 1,1) e sostenuto gli animi mediante la parola dei profeti. Il terzo giorno del mese di Adar, corrispondente al nostro febbraio-marzo, del 515 a.C., fu inaugurato ufficialmente con sacrifici il culto nel nuovo tempio e ristabilite le funzioni e i turni di servizio dei sacerdoti e dei leviti, secondo le prescrizioni di Mosè (cfr. Es 29; Lv 8; Nm 3,5-10; 8,5-22). Tra i sacrifici, non grande cosa rispetto ai 22.000 buoi e 120.000 pecore immolati da Salomone in un'identica circostanza (1Re 8,62-63), spicca l'offerta di dodici capri per tutte le tribù che componevano l'antico Israele, che ora sopravviveva nel piccolo numero di coraggiosi discendenti di Giuda, Beniamino e Levi.

19. Il 14 del mese seguente a quello dell'inaugurazione fu celebrata con grande gioia nel tempio la prima grande festività dell'anno liturgico ebraico, cioè la Pasqua, e questa volta in segno di gratitudine al Signore che aveva ispirato il re di Persia ad aiutarli nella ricostruzione del santuario. In origine la festa veniva celebrata dovunque uno abitasse, ma poi le fu assegnata come sede per la macellazione degli agnelli e la loro consumazione il luogo in cui sarebbe sorto il santuario (Dt 16,2), cioè Gerusalemme. La celebrazione solenne della festa si era già avuta in occasione del rinnovamento del culto nel tempio a cura di Ezechia (2Cr 30,15-26) e di Giosia (2Cr 35,1-18).

20. La macellazione degli agnelli veniva eseguita dai singoli fedeli (cfr. Es 12,6; Dt 16,2), ma qui essa viene attribuita ai leviti; anche in 2Cr 30,17 tale atto è eseguito dai leviti, ma solo per chi non aveva la purità richiesta. Qui invece tutti sono puri – e su tale purità si insiste, a differenza della situazione di 2Cr 30,15-19 –, per cui è da pensare che con tale attribuzione si voglia da una parte assicurare il lettore sull'assoluta purità dei riti compiuti nel nuovo tempio, dall'altra approfondire lo stacco tra clero e laici. All'epoca del NT comunque, erano gli stessi fedeli che sgozzavano le vittime. I sacerdoti ne raccoglievano il sangue e lo portavano all'altare, a cui solo essi potevano accostarsi.

21. Presero parte alla celebrazione della Pasqua sia i Giudei che non erano stati deportati, sia i proseliti che avevano aderito al Dio d'Israele. Tutti prima si purificarono, i primi dalle contaminazioni prodotte dalla promiscuità con genti di fede non jahvista; i secondi da quelle provenienti dalla loro origine non giudaica.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ripresa dei lavori 1Ma i profeti, cioè il profeta Aggeo e Zaccaria, figlio di Iddo, profetarono ai Giudei che erano in Giuda e a Gerusalemme, nel nome del Dio d'Israele, che era con loro. 2Allora Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, si levarono e ripresero a costruire il tempio di Dio che è a Gerusalemme; con essi c'erano i profeti di Dio, che li sostenevano. 3In quel tempo Tattènai, governatore della regione dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i loro colleghi vennero da loro e dissero: “Chi vi ha dato ordine di costruire questo tempio e di preparare questo legname? 4Chi sono e come si chiamano gli uomini che costruiscono questo edificio?“. 5Ma l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei: quelli perciò non li fecero smettere, in attesa che pervenisse a Dario una relazione e poi fosse rimandato un rescritto su questo affare.

Ispezione e relazione al re 6Ecco la copia della lettera che Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i suoi colleghi, funzionari dell'Oltrefiume, mandarono al re Dario. 7Gli mandarono un rapporto in cui era scritto: “Al re Dario salute perfetta! 8Sia noto al re che siamo andati nella provincia della Giudea, al tempio del grande Dio. Esso viene costruito con pietre squadrate e si mette legno alle pareti; quel lavoro viene fatto con diligenza e progredisce nelle loro mani. 9Allora abbiamo interrogato quegli anziani e abbiamo detto loro: “Chi vi ha dato ordine di costruire questo tempio e di preparare questo legname?”. 10Inoltre abbiamo domandato i loro nomi, per farteli conoscere, scrivendo il nome degli uomini che stanno loro a capo. 11Essi hanno risposto: “Noi siamo servitori del Dio del cielo e della terra e ricostruiamo il tempio che fu edificato molti anni fa. Un grande re d'Israele lo ha costruito e lo ha portato a termine. 12Ma poiché i nostri padri hanno provocato all'ira il Dio del cielo, egli li ha messi nelle mani di Nabucodònosor, re di Babilonia, il Caldeo, che distrusse questo tempio e deportò a Babilonia il popolo. 13Ma nel primo anno di Ciro, re di Babilonia, il re Ciro ha dato ordine di costruire questo tempio di Dio; 14inoltre i vasi del tempio di Dio, d'oro e d'argento, che Nabucodònosor aveva portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito al tempio di Babilonia, il re Ciro li ha fatti togliere dal tempio di Babilonia e li ha fatti consegnare a un tale di nome Sesbassàr, che egli aveva costituito governatore. 15Gli disse: Prendi questi vasi e va' a deporli nel tempio che è a Gerusalemme e il tempio di Dio sia costruito al suo posto. 16Allora quel Sesbassàr venne, gettò le fondamenta del tempio di Dio che è a Gerusalemme e da allora fino ad oggi esso è in costruzione, ma non è ancora finito”. 17Ora, se piace al re, si cerchi negli archivi del re a Babilonia se risulta che dal re Ciro sia stato emanato un decreto di costruire quel tempio di Dio a Gerusalemme, e ci venga inviata la decisione del re a questo proposito”.

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Approfondimenti

Se gli avversari di Giuda riuscirono temporaneamente a impedire la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, non furono capaci di fermare il risorgere del tempio del Signore. Certo, la loro ostilità aveva talmente scoraggiato i rimpatriati, che questi si convinsero «che non era ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore» (Ag 1,2). Ma la parola di Dio li scosse dalla loro rassegnazione, ed essi si rimisero al lavoro. Messaggeri del Signore furono i profeti Aggeo e Zaccaria, la cui parola ci è giunta nei due libri che recano il loro nome. In ambedue i profeti il tempio è al centro dei loro interessi, insieme con il futuro di gloria che germoglierà da esso, a differenza dei profeti che li avevano preceduti prima della cattività, per i quali il tempio e i suoi riti erano secondari rispetto all'osservanza del decalogo e all'esercizio della giustizia e della carità (cfr. Is 1,10-20; Ger 7,2-28). Ma ora Giuda, sia quello che vive nella terra dei padri sia quello che è lontano nella diaspora, ha bisogno del santuario verso cui orientarsi e in cui darsi convegno per celebrare solennemente la sua fede nell'Unico che aveva ritrovato attraverso la purificazione dell'esilio. La parola di Dio è viva e si conforma alle necessità del momento. Di lì a non molto, il profeta Malachia rampognerà aspramente i suoi concittadini per la meschinità e la trascuratezza del loro culto, associando a tale rimprovero la riprensione per i matrimoni misti e i facili divorzi (Ml 2,10-16).

1-2. La nazione era in letargo, ma il Signore vegliava su essa. Ed egli ruppe il silenzio facendo gridare i suoi profeti. Aggeo e Zaccaria esortarono nel suo nome il popolo a riprendere i lavori del tempio, assicurando che «Dio era con loro» (Ag 1,13). Nello stesso tempo, il Signore operò anche sui cuori dei destinatari del messaggio profetico, perché l'accogliessero e l'eseguissero. Precisa infatti Aggeo 1,14-15: «E il Signore destò lo spirito di Zorobabele figlio di Sealtiel, governatore della Giudea e di Giosuè figlio di Iozadak, sommo sacerdote, e di tutto il resto del popolo ed essi si mossero e intrapresero i lavori per la casa del Signore degli eserciti. Questo avvenne il ventiquattro del settimo mese dell'anno secondo del re Dario», l'ultimo giorno della festa delle Capanne, nell'ottobre 520.

3-5. La ripresa dei lavori per l'esecuzione di un così grande progetto non poteva passare inosservata agli occhi delle autorità persiane. E così Tattenai, governatore civile della satrapia d'Oltrefiume, accompagnato da Setar-Boznai, certamente il suo segretario e scriba (cfr. 4,9), e altri funzionari, si recarono a Gerusalemme per indagare su quello che stava accadendo. L'impero era stato scosso da rivolte indipendentiste, tra cui quella della stessa Babilonia, nei primi due anni del regno di Dario, e bisognava vigilare perché un nuovo focolaio non si accendesse in Giudea. Tattenai chiese perciò a coloro che presiedevano ai lavori, di cui volle sapere i nomi, da chi fossero stati autorizzati a rialzare l'edificio.

6-17. Le risposte dei Giudei sono riportate nella lettera che Tattenai scrisse al re, ed esse sono un riassunto della storia del santuario, da Salomone alla sua distruzione per mano di Nabucodonosor, all'ordine di Ciro di ricostruirlo. Tattenai fu abbastanza convinto dalle risposte dei notabili Giudei, che probabilmente gli mostrarono anche il documento con l'autorizzazione di Ciro, ma volle mettersi al sicuro chiedendo, nel rapporto da lui inviato al re, se esistesse davvero il riscontro dell'autorizzazione negli archivi reali a Babilonia. Nell'attesa della risposta, egli permise che si proseguissero i lavori, e l'agiografo attribuisce questa sua benevolenza all'azione divina, perché «l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei» (5,5). Questo Dio, secondo la fraseologia giudaica (cfr. Dt 7,21; 10,17; Sal 77,14) adottata dal governatore in conformità con lo spirito sincretista dell'impero persiano, è detto «grande» (v. 8). Per i Giudei egli è il «Dio del cielo e della terra» (v. 11) e il «Dio del cielo» (v. 12) – e in ciò parzialmente identificato con Ahura-Mazda, il Dio supremo di Dario –, il cui santuario era stato distrutto non perché egli fosse più debole del dio di Nabucodonosor, ma perché volle punire i suoi fedeli che lo avevano irritato (v. 12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Interruzione dei lavori 1Quando i nemici di Giuda e di Beniamino vennero a sapere che gli esuli rimpatriati stavano costruendo un tempio al Signore, Dio d'Israele, 2si presentarono a Zorobabele e ai capi di casato e dissero: “Vogliamo costruire anche noi insieme con voi, perché anche noi, come voi, cerchiamo il vostro Dio; a lui noi facciamo sacrifici dal tempo di Assarhàddon, re d'Assiria, che ci ha fatto salire qui”. 3Ma Zorobabele, Giosuè e gli altri capi di casato d'Israele dissero loro: “Non conviene che costruiamo insieme una casa al nostro Dio; noi soltanto la costruiremo al Signore, Dio d'Israele, come Ciro, re di Persia, ci ha ordinato”. 4Allora la popolazione locale si mise a scoraggiare il popolo dei Giudei e a intimorirlo perché non costruisse. 5Inoltre con denaro misero contro di loro alcuni funzionari, per far fallire il loro piano; e ciò per tutto il tempo di Ciro, re di Persia, fino al regno di Dario, re di Persia. 6Durante il regno di Serse, al principio del suo regno, essi presentarono una denuncia contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme. 7Poi al tempo di Artaserse, Bislam, Mitridate, Tabeèl e gli altri loro colleghi scrissero ad Artaserse re di Persia: il testo del documento era in caratteri aramaici e tradotto in aramaico. 8Recum, governatore, e Simsài, scriba, scrissero al re Artaserse contro Gerusalemme la lettera seguente: 9“Da parte di Recum, governatore, e Simsài, scriba, e gli altri loro colleghi giudici e prefetti, uomini di Tarpel, di Persia, di Uruc, di Babilonia e di Susa, cioè di Elam, 10e altri popoli che il grande e illustre Asnappàr deportò e stabilì nella città di Samaria e nel resto della regione dell'Oltrefiume...“. 11Questa è la copia della lettera che gli mandarono: “Al re Artaserse i tuoi servi, uomini della regione dell'Oltrefiume. 12Sia noto al re che i Giudei che sono partiti da te e sono venuti presso di noi, a Gerusalemme, stanno ricostruendo la città ribelle e malvagia: hanno terminato le mura e riparato le fondamenta. 13Ora sia noto al re che, se quella città è ricostruita e le mura sono riparate, tributi, imposte e tasse non saranno più pagati e questo danneggerà i re. 14Ora, poiché noi mangiamo il sale della reggia e per noi non è decoroso stare a guardare la spoliazione del re, mandiamo informazioni al re, 15perché si facciano ricerche nel libro delle memorie dei tuoi padri: tu troverai nel libro delle memorie e constaterai che quella città è una città ribelle, causa di guai per re e province, e vi hanno fatto sedizioni fin dai tempi antichi. Per questo quella città è stata distrutta. 16Noi informiamo il re che, se quella città è ricostruita e le mura sono riparate, non avrai più possedimenti nella regione dell'Oltrefiume”. 17Il re inviò questa risposta: “A Recum, governatore, e Simsài, scriba, e agli altri loro colleghi, che risiedono in Samaria e nel resto della regione dell'Oltrefiume, salute! Ora, 18la lettera che ci avete mandato è stata letta davanti a me accuratamente. 19Dietro mio ordine si sono fatte ricerche, e si è trovato che quella città fin dai tempi antichi si è sollevata contro i re e in essa sono avvenute rivolte e sedizioni. 20A Gerusalemme vi furono re potenti che comandavano su tutto il territorio dell'Oltrefiume: a loro si pagavano tributi, imposte e tasse. 21Date perciò ordine di fermare quegli uomini, e quella città non sia ricostruita, fino a mio ordine nuovo. 22Badate di non essere negligenti in questo, perché non aumenti il danno arrecato al re”. 23Appena la copia della lettera del re Artaserse fu letta davanti a Recum e a Simsài, scriba, e ai loro colleghi, questi andarono in gran fretta a Gerusalemme dai Giudei e li fecero smettere con la forza e con la violenza. 24Così cessò il lavoro per il tempio di Dio che è a Gerusalemme e rimase fermo fino all'anno secondo del regno di Dario, re di Persia.

__________________________ Note

4,1 i nemici di Giuda e di Beniamino: gli abitanti del nord d’Israele (vedi 2Re 17,24-41).

4,2 Il re assiro Assarhàddon (680-669) è citato anche in 2Re 19,37; Is 37,38.

4,5 Dario: si pensa abitualmente a Dario I (521-486), ma vi fu anche Dario II (423-404) e Dario III (335-330).

4,6 Serse: Serse I (486-465); vi fu però anche Serse II (423).

4,7 Artaserse: vi furono tre Artaserse: I (465-423), II (404-358), III (358-337). Quest’ultimo è da escludere sulla base di Ne 13,6, perché non raggiunse i trentadue anni di regno. Di solito si pensa al primo; ma una scelta qui è difficile. Nello scambio di lettere di questo capitolo, non si parla del tempio ma della città e delle sue mura (vedi vv. 12.16.21). Del tempio si parla invece nelle lettere dei cc. 5-6 (vedi 5,8ss; 6,1ss). È anche da osservare che il decreto di Ciro (1,2-4) parlava unicamente del tempio. Per queste e per altre ragioni, diversi commentatori pensano che la corrispondenza epistolare del c. 4 sia fuori posto: essa dovrebbe riferirsi a un tempo successivo, dopo la ricostruzione del tempio, e, forse, va collegata in qualche modo con l’opera di Neemia (Ne 2-6). In questa ipotesi il re persiano qui menzionato sarebbe Artaserse II. La corrispondenza epistolare è in lingua aramaica e viene raccolta entro una cornice pure di lingua aramaica (4,8-6,18): l’aramaico allora era la lingua ufficiale delle cancellerie.

4,10 Asnappàr: è tradizionalmente identificato col re assiro Assurbanipal (669-631).

4,14 noi mangiamo il sale della reggia: mangiare il sale di qualcuno significa essere suo stipendiato o alleato (vedi la “alleanza del sale” o “alleanza inviolabile” in Nm 18,19 e 2Cr 13,5).

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Approfondimenti

Le popolazioni che abitavano intorno a Giuda non accettarono la ricomparsa in mezzo a loro di Israele, di cui ben compresero le aspirazioni di autonomia politica e religiosa. Di qui i loro tentativi di intrufolarsi nei suoi progetti cultuali e di restaurazione urbana, nella sua economia, nell'intimità dei suoi nuclei familiari. I cc. 4-6, insieme con Ne 1-6, riassumono le vicende della lunga lotta sul piano cultuale-politico; Esd 9-10 e Ne 10,1-31; 13,23-29 quelle contro i matrimoni misti

1-3. La ricostruzione del tempio da parte dei reduci di Giuda e di Beniamino, le due tribù che avevano costituito insieme con i leviti il regno davidico dopo la scissione delle tribù del Nord (2Cr 11,12-13), suscitò l'interesse delle popolazioni vicine, soprattutto di quelle che abitavano nel territorio che aveva costituito l'antico regno di Samaria, le quali chiesero di condividere anch'esse l'onore e l'onere dell'impresa. In passato, al tempo del re Giosia, esse avevano già contribuito con offerte alla riparazione della casa del Signore e nel 621 avevano preso parte senza contrasto alcuno alla solenne festa di Pasqua celebrata a Gerusalemme per iniziativa di quel re (2Cr 34,9; 35,18). Della fede ortodossa di queste popolazioni non si poteva dubitare, perché, anche se con i superstiti di Samaria si erano mescolate genti deportate in quella regione dai re d'Assiria, esse adoravano lo stesso Dio adorato dai Giudei e con gli stessi riti. La presenza attiva dei Samaritani nella città santa, avrebbe però necessariamente inficiato il progetto di rigorosa autonomia religiosa e nazionale vagheggiato dai capi dei reduci; di qui la loro qualifica di «nemici di Giuda e di Beniamino» da parte dell'agiografo (v. 1) e il rifiuto della loro offerta di collaborazione. Assaraddon regnò in Assiria dal 680 al 669 a. C. Egli era nipote di Sargon, che aveva espugnato Samaria nel 722.

4-5. Gli esclusi dall'opera di ricostruzione ricorsero con accanimento a ogni mezzo per bloccare i lavori, e ci riuscirono. L'opera rimase così ferma per circa sedici anni, fin quando non fu ripresa e portata a termine sotto la spinta della parola profetica di Aggeo e di Zaccaria (5,1). Da notare che l'espressione ‘am-hā’āreṣ, letteralmente (popolo della terra), usata per indicare i non Giudei che abitavano la contrada, sembra avere qui il senso, che poi le sarà comune, di gente ignorante della legge e impura.

6-7. La menzione dell'interruzione dei lavori per il tempio conseguita dagli antagonisti dei Giudei rimpatriati, offre all'agiografo l'occasione per ricordare la lunga storia delle intimidazioni e delle calunnie messe in atto dalle popolazioni locali contro la rinascita di Gerusalemme e del suo tempio. Su questo ostruzionismo esisteva una raccolta di documenti in aramaico, che vengono utilizzati nella loro lingua originale. L'aramaico era in quel tempo la lingua della Siria e della Palestina settentrionale, quando fu adottato dagli stessi Giudei, che riscrissero con i suoi caratteri – comunemente detti “quadrati” – anche i testi della torah. Diffuso come lingua franca del commercio internazionale, esso era regolarmente usato anche dall'amministrazione persiana nei documenti riguardanti le province a occidente dell'Eufrate. Il dossier abbraccia i cc. 4,8-6,18.

8-24. Non accontentandosi dunque di intimidire e scoraggiare i rimpatriati, l'opposizione si rivolse all'autorità regia, accusando i Giudei di nutrire progetti di ribellione. Si incominciò con lo stesso Ciro, che aveva da poco concesso ai Giudei la facoltà di rimpatriare e di ricostruire il santuario (v. 5) e si continuò con Serse, in ebraico ’Ahašwērôš, appena questi salì sul trono (485 a.C.) (v. 6). Di Serse si parla diffusamente nel libro di Ester, in cui si racconta del progetto fallito del suo ministro Aman di sterminare tutti i Giudei che abitavano nell'impero. L'intervento contro i Giudei di Gerusalemme ebbe esito positivo presso Artaserse, figlio e successore di Serse (465-424), ma la situazione si capovolgerà per merito di Neemia (Ne 2-7). Dell'intervento dei nemici di Giuda presso Artaserse l'agiografo tramanda una relazione abbastanza dettagliata. L'esposto contro i Giudei rimpatriati, accusati di costumi sediziosi e di propositi di ribellione sulla scia dei loro padri, fu firmato da tutte le autorità della regione, sia indigene che di nomina reale, tra cui lo stesso governatore Recum. La denuncia fu giustificata dall'obbligo di fedeltà e di gratitudine che quei sudditi sentivano di avere nei confronti del re, da cui ricevevano il nutrimento. A corte si prestò fede alle insinuazioni, che furono confermate da una ricerca eseguita negli archivi reali, da cui risultò che effettivamente in passato Gerusalemme era stata governata da re potenti, che avevano spadroneggiato su tutta la regione al di qua dell'Eufrate, e che la città da sempre aveva dato fastidi all'autorità, fomentando ribellioni e congiure. Di conseguenza, il re ordinò di far sospendere la ricostruzione della città e delle sue mura e di vigilare perché non si verificassero maggiori danni. Ricevuto l'ordine reale, il governatore Recum si precipitò a Gerusalemme e impose con le armi il fermo dei lavori.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Arrivo e inizio dei lavori 1Giunse il settimo mese e gli Israeliti stavano nelle città. Il popolo si radunò come un solo uomo a Gerusalemme. 2Allora si levarono Giosuè, figlio di Iosadàk, con i suoi fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele, figlio di Sealtièl, con i suoi fratelli, e costruirono l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio. 3Fissarono l'altare sulle sue basi, poiché erano presi dal terrore delle popolazioni locali, e vi offrirono sopra olocausti al Signore, gli olocausti del mattino e della sera. 4Celebrarono la festa delle Capanne, come sta scritto, e offrirono olocausti quotidiani, nel numero prescritto per ogni giorno, 5e poi l'olocausto perenne, per i noviluni, per tutte le solennità consacrate al Signore e per tutti coloro che volevano fare offerte spontanee al Signore. 6Cominciarono a offrire olocausti al Signore dal primo giorno del mese settimo, benché del tempio del Signore non fossero poste le fondamenta. 7Allora diedero denaro agli scalpellini e ai falegnami, e alimenti, bevande e olio alla gente di Sidone e di Tiro, perché inviassero il legname di cedro dal Libano per mare fino a Giaffa, secondo la concessione fatta loro da Ciro, re di Persia. 8Nel secondo anno dal loro arrivo al tempio di Dio a Gerusalemme, nel secondo mese, diedero inizio ai lavori Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, con gli altri fratelli sacerdoti e leviti e quanti erano tornati dall'esilio a Gerusalemme. Essi incaricarono i leviti dai vent'anni in su di dirigere i lavori del tempio del Signore. 9Giosuè, i suoi figli e i suoi fratelli, Kadmièl e i suoi figli, i figli di Giuda, si misero come un solo uomo a dirigere chi faceva il lavoro nel tempio di Dio; così pure i figli di Chenadàd con i loro figli e i loro fratelli, leviti. 10Mentre i costruttori gettavano le fondamenta del tempio del Signore, vi assistevano i sacerdoti con i loro paramenti e con le trombe, e i leviti, figli di Asaf, con i cimbali, per lodare il Signore secondo le istruzioni di Davide, re d'Israele. 11Essi cantavano lodando e rendendo grazie al Signore, ripetendo: “Perché è buono, perché il suo amore è per sempre verso Israele”. Tutto il popolo faceva risuonare grida di grande acclamazione, lodando così il Signore perché erano state gettate le fondamenta del tempio del Signore. 12Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capi di casato anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si gettavano sotto i loro occhi le fondamenta di questo tempio, piangevano forte; i più, invece, continuavano ad alzare grida di acclamazione e di gioia. 13Così non si poteva distinguere il grido dell'acclamazione di gioia dal grido di pianto del popolo, perché il popolo faceva risuonare grida di grande acclamazione e il suono si sentiva lontano.

__________________________ Note

3,3 popolazioni locali: nel post-esilio sono quelle popolazioni pagane che hanno occupato la terra abbandonata dagli esuli.

3,4 la festa delle Capanne: è descritta in Ne 8,14-18.

3,11 Perché è buono, perché il suo amore è per sempre: la citazione è un ritornello frequente nel salterio (Sal 100,5; 106,1; 107,1; vedi pure 1Mac 4,24).

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Approfondimenti

1-13. Giunti in patria, i reduci danno inizio al processo di ricostruzione restaurando l'altare. Abramo aveva segnato il suo arrivo nella terra promessa erigendo un altare al Dio della promessa (Gn 12,7); anche Davide eresse un altare a Gerusalemme prima ancora di innalzarvi un tempio (2Sam 24,25). La ripresa del culto quotidiano e di quello festivo (Nm 28) era urgente per poter riannodare ufficialmente il dialogo con il Signore, che aveva promesso appunto d'incontrarsi sull'altare con i figli d'Israele (Es 29, 38-46), e chiedergli l'aiuto per vincere le minacce provenienti dalle popolazioni vicine (v. 3).

1. Il settimo mese è Tishri (settembre-ottobre), già Etanim. Dal punto di vista religioso, era uno dei mesi più importanti dell'anno ebraico. In esso, infatti, cadevano la «festa del soffiare dello šopar», divenuta poi la festa di Capodanno, il «giorno dell'Espiazione» e la «festa delle Capanne» (Lv 23,23-44; Nm 29). Particolare importante: proprio nel settimo mese il re Salomone convocò in assemblea a Gerusalemme tutti i capi d'Israele e di Giuda per l'inaugurazione solenne del tempio, che avvenne in occasione della festa delle Capanne (1Re, 8,1-4; 2Cr 5,2-5).

2-6. I lavori per il ripristino del culto sono diretti da Giosuè e da Zorobabele, rappresentanti rispettivamente della classe sacerdotale e dei laici. Si incominciò con la risistemazione dell'altare sul suo sito primitivo, consacrato da un uso plurisecolare e da antiche tradizioni (cfr. Gn 22,1-19; 2Cr 3,1; 2Sam 24,16-25) in modo da riavviare subito la liturgia sacrificale, secondo quanto era scritto nella legge di Mosè, assai verosimilmente il Deuteronomio (cfr. Dt 12, 4-14). Fu quindi celebrata la festa delle Capanne, che era “la festa” di JHWH per eccellenza (Lv 23,39; Ez. 45,25; 1Re 8,2). Essa durava otto giorni, durante i quali era d'obbligo abitare in capanne fatte di rami, a ricordo del periodo trascorso dai padri nel deserto (Lv 23,33-44). Secondo il Talmud, la gioia più vivace caratterizzava la festa, dovuta forse anche al vino nuovo che veniva gustato.

7-9. Trascorsa la festa, iniziarono i preparativi per la costruzione del tempio, reclutando la manodopera specializzata e commissionando alle genti di Sidone e di Tiro il legname per le impalcature e le coperture, così come avevano fatto Davide e Salomone (cfr. 1Cr 22,1-5; 2Cr 2,1-2.9.14). L'anno secondo dal loro ritorno, nello stesso mese in cui Salomone cominciò a costruire la casa del Signore, cioè nel mese di Iyyar (aprile-maggio), anche i nostri reduci diedero inizio ai lavori (1Re 6,1; 2Cr 3,2). La supervisione fu affidata ai leviti dai vent'anni in su, un'età assai minore di quella fissata loro dal Signore per essere impiegati nei servizi cultuali, cioè dai trenta ai cinquant'anni (cfr. Nm 4,1-3.23; 1Cr 23,3). L'abbassamento dell'età fu giustificato di certo dalla necessità del momento, cioè dal piccolo numero dei leviti ritornati (2,40); il Cronista lo presenta tuttavia come voluto da Davide e da Ezechia nella loro riorganizzazione del culto (1Cr 23,24-27; 2Cr 31,17).

10-13. La posa delle fondamenta e il primo innalzarsi dei muri furono resi solenni e festosi dal suono delle trombe da parte dei sacerdoti rivestiti dei sacri paramenti e dal canto dei Salmi, con accompagnamento di cembali (cfr. 1Cr 15,19.24), eseguito a cori alterni dai leviti. I Salmi erano probabilmente il 100, il 106 e certamente il 136, il cui ritornello è costituito appunto dalle parole: «Egli è buono, perché la sua grazia dura sempre». I canti erano gli stessi che già riecheggiarono in quel luogo, ma con ben altro scenario, secoli prima (2Cr 5,11-13). Allora Salomone, all'apice di un regno felice, inaugurava una costruzione superba, sfavillante di pietre pregiate e di metalli preziosi, che ospitava nel suo cuore l'Arca dell'alleanza; ora invece si celebrano appena gli inizi di un nuovo Santuario, tra le macerie dell'antico. E molti degli anziani che ricordavano gli antichi splendori piansero a voce alta, mescolando il loro pianto e le loro grida di dolore al pianto di gioia e alle grida entusiaste di tutto il resto del popolo.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall'esilio, quelli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato a Babilonia e che tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno alla sua città; essi vennero 2con Zorobabele, Giosuè, Neemia, Seraià, Reelaià, Mardocheo, Bilsan, Mispar, Bigvài, Recum, Baanà. Questa è la lista degli uomini del popolo d'Israele. 3Figli di Paros: duemilacentosettantadue. 4Figli di Sefatia: trecentosettantadue. 5Figli di Arach: settecentosettantacinque. 6Figli di Pacat-Moab, cioè figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentododici. 7Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro. 8Figli di Zattu: novecentoquarantacinque. 9Figli di Zaccài: settecentosessanta. 10Figli di Banì: seicentoquarantadue. 11Figli di Bebài: seicentoventitré. 12Figli di Azgad: milleduecentoventidue. 13Figli di Adonikàm: seicentosessantasei. 14Figli di Bigvài: duemilacinquantasei. 15Figli di Adin: quattrocentocinquantaquattro. 16Figli di Ater, cioè di Ezechia: novantotto. 17Figli di Besài: trecentoventitré. 18Figli di Iora: centododici. 19Figli di Casum: duecentoventitré. 20Figli di Ghibbar: novantacinque. 21Figli di Betlemme: centoventitré. 22Uomini di Netofà: cinquantasei. 23Uomini di Anatòt: centoventotto. 24Figli di Azmàvet: quarantadue. 25Figli di Kiriat-Iearìm, di Chefirà e di Beeròt: settecentoquarantatré. 26Figli di Rama e di Gheba: seicentoventuno. 27Uomini di Micmas: centoventidue. 28Uomini di Betel e di Ai: duecentoventitré. 29Figli di Nebo: cinquantadue. 30Figli di Magbis: centocinquantasei. 31Figli di un altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. 32Figli di Carim: trecentoventi. 33Figli di Lod, Adid e Ono: settecentoventicinque. 34Figli di Gerico: trecentoquarantacinque. 35Figli di Senaà: tremilaseicentotrenta. 36Sacerdoti: figli di Iedaià della casa di Giosuè: novecentosettantatré. 37Figli di Immer: millecinquantadue. 38Figli di Pascur: milleduecentoquarantasette. 39Figli di Carim: millediciassette. 40Leviti: figli di Giosuè e di Kadmièl, cioè figli di Odavia: settantaquattro. 41Cantori: figli di Asaf: centoventotto. 42Portieri: figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon, figli di Akkub, figli di Catità, figli di Sobài: in tutto centotrentanove. 43Oblati: figli di Sica, figli di Casufà, figli di Tabbaòt, 44figli di Keros, figli di Siaà, figli di Padon, 45figli di Lebanà, figli di Agabà, figli di Akkub, 46figli di Agab, figli di Samlài, figli di Canan, 47figli di Ghiddel, figli di Gacar, figli di Reaià, 48figli di Resin, figli di Nekodà, figli di Gazzam, 49figli di Uzzà, figli di Pasèach, figli di Besài, 50figli di Asna, figli dei Meuniti, figli dei Nefisiti, 51figli di Bakbuk, figli di Akufà, figli di Carcur, 52figli di Baslùt, figli di Mechidà, figli di Carsa, 53figli di Barkos, figli di Sìsara, figli di Temach, 54figli di Nesìach, figli di Catifà. 55Figli degli schiavi di Salomone: figli di Sotài, figli di Assofèret, figli di Perudà, 56figli di Iala, figli di Darkon, figli di Ghiddel, 57figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di Pocheret-Assebàim, figli di Amì. 58Totale degli oblati e dei figli degli schiavi di Salomone: trecentonovantadue. 59Questi sono coloro che ritornarono da Tel-Melach, Tel-Carsa, Cherub-Addan e Immer, ma non avevano potuto indicare se il loro casato e la loro discendenza fossero d'Israele: 60i figli di Delaià, i figli di Tobia, i figli di Nekodà: seicentocinquantadue; 61tra i sacerdoti, i figli di Cobaià, i figli di Akkos, i figli di Barzillài, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillài, il Galaadita, e veniva chiamato con il loro nome. 62Costoro cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono allora esclusi dal sacerdozio. 63Il governatore disse loro che non potevano mangiare le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urìm e tummìm. 64Tutta la comunità nel suo insieme era di quarantaduemilatrecentosessanta persone, 65oltre i loro schiavi e le loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette; avevano anche duecento cantori e cantatrici. 66I loro cavalli erano settecentotrentasei, i loro muli duecentoquarantacinque, 67i loro cammelli quattrocentotrentacinque e gli asini seimilasettecentoventi. 68Alcuni capi di casato, al loro arrivo al tempio del Signore che è a Gerusalemme, fecero offerte spontanee al tempio di Dio per edificarlo al suo posto. 69Secondo le loro possibilità diedero al tesoro della fabbrica sessantunmila dracme d'oro, cinquemila mine d'argento e cento tuniche sacerdotali. 70Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati si stabilirono nelle loro città e tutti gli Israeliti nelle loro città.

__________________________ Note

2,1 La lista (vv. 1-70) è ripetuta, con poche varianti, in Ne 7,6-72. Il richiamo è intenzionale, per unificare tutta l’epoca della ricostruzione.

2,63 governatore: qui indica una carica amministrativa diversa da quella citata in Esd 5,14 e Ne 5,14. urìm e tummìm: strumenti divinatori per ottenere da Dio risposta su un determinato quesito (vedi Es 28,30; 1Sam 14,41-42).

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Approfondimenti

Secondo questa lista, la carovana dei reduci era composta di 42.360 persone (v. 64). La cifra eccessiva ha fatto ritenere che essa non rappresenti la prima spedizione, ma un censimento posteriore della popolazione di Giudea, accresciutasi soprattutto al tempo di Cambise (530-522), il figlio di Ciro conquistatore dell'Egitto. La lista si ritrova in Ne 7 con varianti nella forma dei nomi e nelle cifre parziali, ma non nella somma totale. La sua presenza ha qui lo scopo di mostrare la genuinità del rinnovato Israele. Lo conferma la puntigliosità nel rilevare l'incertezza, per mancanza di documentazione, dell'appartenenza a Israele di alcune casate laiche e sacerdotali (vv. 59-62). Il ricco dispiegarsi di clan, dai legami interni ben definiti, rievoca però ancora una volta l'esodo dall'Egitto (Nm 1), anche se ora l'insieme del popolo, compresi i sacerdoti e il personale del tempio, è poco più della dodicesima parte di quelli che si misero in marcia allora verso la terra promessa.

1-2a. La provincia i cui abitanti vengono censiti è quella di Giuda, un piccolo distretto ricavato all'interno della grande entità amministrativa persiana costituita dalla Siria e dalla Palestina e per il quale era stato inviato governatore Sesbassar (5,14). I reduci vi rientrano, guidati da dodici capi, a simboleggiare che con essi si ricompone in pienezza l'antico Israele (cfr. 2,2b: «Computo degli uomini del popolo d'Israele»). Da notare che il numero simbolico di dodici si ha qui computando anche Sesbassar (1,8. II); l'elenco originale però vi prescindeva, perché, come si può vedere da Ne 7,7, esso comprendeva anche il nome di Nacamani.

2b-35. In questi versetti sono censiti i laici che tornarono; essi vengono designati per clan – e in questo caso sono designati come «Figli di Paros» ecc. – o dal nome della località di origine o in cui si erano stabiliti, per es.: «Figli di Betlemme», ecc. Per Azmavet (v. 24), Magbis (v. 30), Carim (v. 32) e Senaa (v. 35) è incerto se si tratti di nomi personali o di luogo.

36-58. Abbiamo qui la lista del personale consacrato al culto, distribuito in sei gruppi: sacerdoti (vv. 36-39), leviti (v. 40), cantori (v. 41), portieri (v. 42), oblati (vv. 43-53), figli dei servi di Salomone (vv. 55-58). I sacerdoti ammontano a 4.289 individui, circa un terzo della somma dei reduci. Dei ventiquattro gruppi familiari in cui Davide aveva organizzato i sacerdoti per il servizio del culto (1Cr 24), solo quattro (Pascur è figlio di Malchia: 1Cr 9,12) sono rappresentati tra quelli che tornarono. Le stesse quattro famiglie sono menzionate in 10,18-22, diverse generazioni più tardi. Da queste quattro famiglie furono poi ricostituite le ventiquattro classi che a turno prestavano servizio nel tempio (cfr. Lc 1,5) e che furono designate con gli antichi nomi della classificazione davidica. I leviti (v. 40) costituiscono il gruppo più piccolo, forse perché la loro funzione tra il personale cultuale in pratica non era molto ben definita ed essi si erano impegnati nell'esilio in altre attività, meno umili e più redditizie. Di qui più tardi il pressante appello di Esdra a essi perché prendessero parte più attivamente al ristabilimento del tempio (8,15-20). Anche i cantori, incaricati di celebrare il Signore con musica e canti, erano stati organizzati da Davide in ventiquattro compagnie (1Cr 25). Pure di essi ritorna solo un piccolo gruppo, discendente da Asaf (1Cr 25,2), l'autore dei Sal 50 e 73-83. I portieri, secondo l'ordinamento di Davide, erano incaricati di custodire gli ingressi del tempio e i magazzini (1Cr 26,1-19). Si trattava di un ufficio di per sé assai umile (cfr. 1Sam 3,15; Sal 84,11). Gli oblati (ebr. nᵉtînîm) (vv. 43-54) erano originariamente schiavi di guerra che erano stati donati ai leviti perché li utilizzassero come ausiliari nell'accudire il santuario (Nm 31,30.47; Gs 9; Esd 8,20). Essi erano pressoché tutti stranieri, ma abbracciarono in seguito la fede mosaica e divennero parte integrante d'Israele, nel cui computo infatti sono annoverati (cfr. 2,2; Ne 10,29). Affini agli oblati sono i «servi di Salomone» (v. 55), cananei superstiti all'opera di israelizzazione della loro terra e che Salomone sottopose a un regime di lavoro coatto (1Re 9,20-21). Anch'essi col tempo accolsero la fede dei loro dominatori.

59-60. L'importanza dei registri genealogici era duplice: essi servivano per provare i diritti di proprietà e per garantire che i membri della restaurata comunità appartenessero all'Israele originale. Al tempo dell'indipendenza, i registri erano tenuti e aggiornati da funzionari dell'amministrazione centrale e locali (cfr. 1Cr 5,7.16-17; 9,22). Ogni famiglia provvedeva poi a conservare un registro, o archivio, privato. Nel nostro caso pare che il dubbio verta sull'appartenenza dei tre capostipiti – Delaia, Tobia e Nekoda – alla stirpe d'Israele e che fossero invece proseliti (ctr. v. 59b). Forse appartenevano al gruppo di Recabiti, i nomadi di fede jahvista ma non Giudei, che entrarono in Gerusalemme al tempo dell'assedio (Ger 35). I discendenti di Delaia, Tobia e Nekoda, comunque, non furono rigettati, ma assimilati ai forestieri che avevano abbracciato con cuore sincero il giudaismo.

61-63. Assolutamente necessario era invece documentare la propria appartenenza alla stirpe sacerdotale. Sacerdoti lo si era infatti per nascita – per «prescrizione carnale» dirà Eb 7,16 –, in quanto appartenenti alla tribù di Levi (Nm 3). Il loro stato doveva essere certo, perché da esso dipendeva la validità degli atti di culto, la stessa facoltà di muoversi negli spazi sacri, assolutamente interdetti ai laici, e il diritto di mangiare dalle oblazioni e dai sacrifici (Lv 2,3; 7,28-36; 10,12-15). Il terribile castigo di Core e dei suoi seguaci restava a perenne ammonimento, perché nessun estraneo che non fosse della discendenza di Aronne si accostasse a bruciare incenso davanti al Signore, pena la sorte di Core e di quelli che erano con lui (Nm 17,5). Proprio per evitare che una qualche calamità si abbattesse sulla collettività in caso di immissione nei ruoli sacerdotali di personale non consa-crato, fu deciso di non riconoscere lo stato sacerdotale ad alcuni reduci che lo rivendicavano ma non erano in grado di documentarlo (vv. 61-62); anzi, intervenne lo stesso governatore – la faccenda, come si è detto, poteva avere risvolti pubblici negativi – per interdire loro di nutrirsi di cibi offerti in sacrificio. Egli tuttavia non chiuse del tutto la questione, rimandando la decisione definitiva a un sacerdote che sapesse maneggiare gli urîm e tummîm, una procedura per conoscere la verità simile al sorteggio, ma di cui al momento non ci si ricordava più la modalità di esecuzione.

64-67. Il totale di 42.360 persone ritorna in Ne 7,66, tuttavia la somma dei componenti i vari gruppi è di 29.818 persone per Esdra e di 31.089 per Neemia. Certamente l'agiografo nel fare la somma ha tenuto conto di persone, forse bambini, non enumerate volta per volta nelle varie casate. A confronto di coloro che rimasero a Babilonia, forse non furono molti quelli che ripresero la via per Gerusalemme. Ma essi erano mossi dal Signore e fortificati dal suo spirito (Zc 4,6), come già la piccola schiera di Gedeone (Gdc 7,1-8) e come lo sarà il piccolo gregge di Gesù di Nazaret (Lc 12,32).

68-69. La schiera dei reduci si era presentata in patria ricca di ogni sorta di beni, tra cui schiavi e schiave. C'erano persino cantori e cantanti, le cui voci erano indicate come una delle piacevolezze delle corti e delle persone facoltose (2Sam 19,35; Qo 2,8). Solo una parte, tuttavia, dei capifamiglia al loro arrivo a Gerusalemme fece offerte volontarie e sincere («Secondo le loro forze») per la ricostruzione del tempio e la ripresa del culto (vv. 68-69). Qui l'agiografo vuole però sottolineare non la scarsa partecipazione alle offerte, ma alcune ricche oblazioni, per richiamare ancora una volta l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 25,2-7; 35,4-9; Nm 7).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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