📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

XXVI – La catechesi sui riti sacramentali

50. Al termine dell’istruzione catechistica, verifica se il candidato è disposto ad accogliere i tuoi insegnamenti e intende metterli in pratica. Se risponde affermativamente, come prescrive il rito, lo segnerai con il segno della croce e lo tratterai secondo le consuetudini della chiesa.

Riguardo al sacramento che riceve, gli si deve spiegare bene che i riti sono anzitutto segno visibile delle cose divine; ma queste cose invisibili anche le contengono, e ciò che viene santificato con la benedizione non è più quel che era prima per l’uso comune.

Gli si spiegherà il significato delle formule, l’effetto che hanno, e a cosa si riferisce l’oggetto che viene benedetto.

Si approfitterà anche di questa occasione per ricordargli che se troverà nelle Scritture qualcosa che abbia un senso carnale, anche se non lo capisce deve credere che lì vi è un significato spirituale che si riferisce alla vita di fede e all'eternità.

Imparerà così in breve che tutto ciò che trova nei libri canonici e non può direttamente riferire all’amore dei beni eterni, della verità e della santità, e all’amore del prossimo, dev’essere interpretato in senso simbolico, e si sforzerà di riferire il tutto a quel duplice amore.

Purché naturalmente non interpreti «prossimo» in senso carnale, ma vi includa tutti i possibili abitatori di quella santa città: vi siano essi già o non vi siano ancora; e non perda per nessun uomo la speranza della conversione: perché se vede che Dio con uno è paziente, lo è al solo fine — come dice l’apostolo — di condurlo al pentimento (Rm 2,4).

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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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Vivere nella Chiesa con la fede in Dio solo

49. Fa’ amicizia coi buoni, che amano il Signore come lo ami tu: ne troverai molti, se comincerai a esserlo tu.

E come prima ti piaceva andare all’anfiteatro con coloro che come te facevano il tifo per un auriga o per un gladiatore o per qualche istrione, tanto più devi trovar piacere a stare insieme con coloro che come te amano un Dio di cui gli amici non avranno mai da arrossire, perché non può essere vinto da nessuno, anzi è capace di rendere invincibile chi lo ama.

Non porre tuttavia la tua speranza neppure nell’uomo, cioè in quei buoni che sono venuti alla fede prima di te e onorano il Signore con te; perché se farai della strada non lo dovrai neppure a te, ma a colui che liberandoti dal male ti ha messo in grado di compiere il bene.

Di Dio infatti puoi fidarti, perché egli è immutabile; ma, se sei prudente, diffida di qualsiasi uomo.

Tu forse obietterai: se dobbiamo amare chi non è ancora giusto, affinché lo diventi, molto più dobbiamo amare chi lo è già! Ti risponderò che porre la propria speranza in una persona e amarla non è la stessa cosa. Dobbiamo amare tutte le persone, anche quelle che non hanno la fede e assai di più quelle che l’hanno. Ma la differenza tra amare le persone e sperare in esse è così grande che, mentre Dio ordina di amarle, proibisce severamente di riporre in esse la propria speranza.

Se poi dovrai affrontare insulti e tribolazioni per il nome di Cristo, e non verrai meno, riceverai un premio più grande. Coloro invece che cederanno alle seduzioni del diavolo, perderanno tutto.

Sottomettiti a Dio ed egli non permetterà che tu sia provato oltre le tue forze.

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Le tentazioni

48. Conserva questo insegnamento nel tuo cuore e chiedi a Dio in cui credi, che ti difenda dalle tentazioni del demonio. E sii prudente, perché il diavolo astutamente non ti si accosti e per una malvagia soddisfazione della propria dannazione, non riesca a procurarsi altri compagni di pena. Per le tentazioni che suscita contro i credenti non si serve solo di chi vuole restare legato agli idoli e alle superstizioni diaboliche, di chi odia i cristiani e non tollera che siano diffusi in tutto il mondo: a volte si serve anche di quelli che chiamiamo eretici e scismatici e che, come prima si diceva, sono tagliati fuori dall’unità della chiesa, come i rami recisi dalla vite durante la potatura. A volte per tentare e ingannare si serve anche dei giudei.

Ma il pericolo maggiore lo s’incontra all’interno della chiesa cattolica, in quei falsi cristiani che sono come la paglia da bruciare sull’aia. Il Signore è paziente nei loro riguardi, sia per provare e verificare mediante il loro contatto la prudenza e la fede degli eletti, sia perché la bontà di Dio spinge molti a migliorarsi e a diventare ferventi nella fede.

Non è poi detto che tutti coloro verso i quali il Signore è paziente accumulino l’ira per il giorno del giudizio di Dio; anzi, molti sono portati dalla stessa pazienza a frutti di salutare pentimento (Rm 2,5.4). Fino a quando ciò avverrà, metteranno alla prova non solo la capacità di sopportazione, ma anche la misericordia dei buoni.

Troverai quindi purtroppo molti ubriaconi, avari, imbroglioni, giocatori d’azzardo, adulteri, fornicatori, superstiziosi e molti dediti allo spiritismo e a cose del genere. Ti accorgerai anche che le stesse persone riempiono le chiese cristiane nei giorni di festa, e i teatri nelle celebrazioni dei pagani; e anche tu sarai tentato di seguirli.

Ma non c’è bisogno che dica io cose che già sai: purtroppo molti si chiamano cristiani e si comportano così. E forse tu conosci cristiani che si rendono colpevoli di misfatti assai più gravi.

Ma se tu fossi venuto a farti cristiano con l’intenzione di proseguire tranquillo in comportamenti di questo genere, ti sbagli di molto. Non ti potrà servire nulla l’essere stato cristiano, il giorno che ti troverai davanti a quel giudice severo che ora invece è misericordioso nel sollevarti dal male. Nel vangelo s’è già spiegato bene: «Non chi dice: “Signore Signore”, entrerà nel regno dei cieli... Molti in quel giorno mi diranno: “Signore Signore, nel tuo nome abbiamo mangiato e bevuto”...» (Mt 7,21-22).

Chi non smette di comportarsi in questo modo, finirà condannato. Quando perciò vedrai che molti non solo si comportano così, ma anche si giustificano e ne fanno propaganda, non seguirli, ma aggrappati alla legge di Dio: perché non sarai giudicato sulle loro opinioni, ma sulla verità di Dio.

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XXV La fede nella risurrezione

46. Rafforza dunque la tua fede, fratello, nel nome e con l’aiuto del Cristo in cui credi, contro le chiacchiere di chi ascolta il demonio e irride la nostra fede; e in particolare contro chi schernisce e nega la risurrezione. Credi che sopravviverai a te stesso, com’è vero che ora esisti, mentre prima non esistevi.

Dov’erano qualche anno fa, quando non eri nato ancora, e addirittura non concepito, le fattezze del tuo corpo e l’articolazione delle tue membra? Dov’erano la tua mole e la tua statura? Non è vero che sei venuto alla luce, per l’azione misteriosa di Dio, passando attraverso i segreti della creazione, e hai raggiunto l’attuale statura e forma crescendo gradualmente nel corso degli anni?

E pensi che sia difficile a Dio, che in un momento sa radunare dai suoi segreti depositi ammassi di nubi e in un batter d’occhio sa coprire il cielo, pensi sia difficile ricostruire com’era prima questo piccolo tuo corpo, a lui che l’ha fatto dal nulla?

Tutto va verso la morte e scompare dalla nostra vista, ma devi credere irremovibilmente che per l’onnipotenza di Dio tutto resta salvo e intatto, e che lui può restaurare ogni essere, d’un colpo e senza difficoltà: perlomeno quegli esseri che ritiene degni.

Col loro corpo col quale hanno agito, gli uomini renderanno conto delle loro azioni; e nel corpo, se avranno onorato lui, saranno trasformati nella celeste immortalità; mentre se avranno vissuto male, si troveranno in una nuova situazione di corruttibilità, non nel senso che saranno soggetti alla morte, ma nel senso che resteranno per sempre soggetti ai tormenti.

La felicità in Dio

47. Con una fede indefettibile e con un comportamento onesto tieniti lontano, fratello, tieniti lontano da quei tormenti in cui gli aguzzini non si stancano e i torturati non muoiono; perché la loro morte eterna consiste nell’essere fra i tormenti e non poterne morire.

E ardi di amore e di desiderio per l’eterna vita dei santi, dove l’attività non sarà più gravosa, né il riposo più fastidioso; dove si loderà Dio senza nausea e senza venir meno; non ci sarà disagio nello spirito né stanchezza nel corpo; sarà scomparsa la povertà, sia quella che ti può rendere bisognoso sia quella del prossimo che dovresti alleviare. Dio sarà per tutti la felicità, e nella città celeste tutti i santi saranno saziati della sua conoscenza e della sua gioia.

Come egli ha promesso, e sulla sua parola lo speriamo, saremo come angeli di Dio (cf. Lc 20,36), e godremo della visione diretta della Trinità, mentre ora camminiamo sì in Dio, ma nella fede (cf. 2Cor 5,7).

Crediamo infatti cose che non vediamo, e proprio per merito della fede, potremo vedere e possedere ciò che ora non vediamo. E se ora proclamiamo con le parole della fede e gridiamo sillabando l’uguaglianza del Padre del Figlio e dello Spirito santo, e l’unità della Trinità, e come i tre sono un solo Dio, un giorno nel silenzio eterno saremo inebriati da una contemplazione che ci riempie di vivissima carità e ci inonda di indefettibile luce.

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XXIV – Il difficile cammino della chiesa

44. Ma la chiesa simboleggiata dalle vite, di cui hanno parlato i profeti e alla quale il Signore stesso ha fatto riferimento, diffondeva nel mondo i tralci carichi di frutti e quanto più veniva irrorata dal sangue dei martiri tanto più moltiplicava i suoi polloni.

Mentre un numero incalcolabile di martiri moriva, anche il potere dei persecutori rimase colpito a morte e liberato dalla propria superbia riconobbe il Cristo e cominciò a onorarlo. (26)

Cristo aveva detto che la vite deve essere potata, e che i rami infruttuosi devono essere tagliati: e intendeva far riferimento alle eresie e alle scissioni che un po’ ovunque sorgono per opera di chi si serve del nome di Cristo per la propria gloria. Queste continue opposizioni servono come addestramento alla chiesa e verificano e fanno risaltare la dottrina e la sua perseveranza.

L’attesa della vita eterna

45. Tutti questi fatti che si leggono nelle profezie scritte tanto tempo fa sappiamo che sono accaduti; e mentre i primi cristiani, che non avevano mai visto la realizzazione delle profezie, credevano per la forza dei miracoli, noi siamo spinti a credere per il fatto che si sono verificati molto tempo dopo che erano stati predetti; e proprio come erano stati predetti, ora li vediamo realizzati. Perciò siamo forti e perseveranti nel Signore, nella certezza che anche le altre cose promesse si avvereranno.

Ci aspettano naturalmente — a quanto leggiamo nelle Scritture — delle altre tribolazioni, e ci aspetta il giorno del giudizio, quando tutti i cittadini delle due città risorgeranno col proprio corpo e renderanno conto di sé davanti al tribunale del Cristo giudice.

Mentre prima s’era degnato di venire nella debolezza dell’umanità, alla fine verrà nello splendore della sua potenza. Separerà i buoni dai cattivi; e cattivi saranno considerati non solo coloro che non hanno voluto credere in lui, ma anche coloro che avranno creduto invano e senza frutti. Renderà partecipi i primi del suo regno eterno, e agli altri infliggerà il castigo eterno col demonio. Nessuna felicità umana è paragonabile alla gioia della vita eterna che i santi riceveranno; come d’altra parte nessun tormento conosciuto sulla terra è paragonabile agli eterni tormenti dei dannati.

__________________________ Note

(26) S. Paolo fa notare che, sulla croce, morì anche la morte (1Cor 15,55; cf. Os 13,14). Qui Agostino fa notare che quel potere che perseguitava i cristiani veniva meno proprio mentre portava a morte i nostri martiri. Ma la comunità bagnata dal sangue dei martiri, è più viva che mai. __________________________

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Paolo l'apostolo delle genti

43. Anche l’apostolo Paolo veniva dalle file di questi persecutori dei cristiani. Era stato più di ogni altro loro accanito avversario; ma poi si convertì a Cristo e diventò apostolo. Quindi fu inviato dal Signore ad annunciare ai pagani il vangelo, per il quale sopportò sofferenze più tremende di quelle che aveva inflitto ai cristiani.

Dovunque predicava, Paolo costituiva ferventi comunità cristiane; e siccome non era facile convincere i neofiti che si convertivano dal paganesimo a vendere tutto e a distribuire il ricavato ai poveri, si limitava a esortarli insistentemente a raccogliere offerte per mandarle ai poveri delle comunità esistenti in Giudea. Così col suo insegnamento costituì alcuni, per così dire, come soldati del vangelo, altri invece come contribuenti provinciali. (25)

Secondo la profezia stabilì fra di loro il Cristo come pietra angolare; e in lui congiunse, come due pareti, due popoli di diversa provenienza: giudei e greci (cf. Sal 97,22 e Is 28,16).

Ma più tardi i pagani rimasti infedeli suscitarono sempre più violente e frequenti persecuzioni contro la chiesa di Cristo, e ogni giorno si adempiva la profezia di Cristo: «Vi mando come agnelli tra i lupi» (Mt 10,16).

__________________________ Note

(25) Ci pare di dover prendere questa affermazione (di alcuni «soldati» e altri «contribuenti») in quel tono scherzoso che Agostino più sopra indica come necessario a superare situazioni di stanchezza. È però vero che, tra coloro che credono in Cristo, c’è chi rischia tutto e non tiene per sé nulla (il soldato; chi vive la povertà evangelica nel senso più esigente) e chi è disposto a privarsi di parte dei propri beni, ma non rinuncia a una sicurezza umana fondamentale (il contribuente). Nell’attuale situazione e organizzazione economica il problema è ancora più complicato che al tempo di Gesù e di Agostino. __________________________

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La conversione dei giudei

42. I giudei avevano fatto crocifiggere Gesù un po’ per odio, un po’ per errore. Vedendo ora i numerosi miracoli operati nel suo nome, alcuni si accanirono a perseguitare gli apostoli che predicavano, numerosi altri invece, colpiti ancora di più dai miracoli compiuti nel nome di chi avevano maltrattato e deriso, pentiti si convertirono e credettero in lui.

Smisero allora di aspettare da Dio benefici materiali e domini terreni, e quindi di attendere Cristo come un re terreno. Si posero nella prospettiva dei beni immortali e amarono colui che, dopo aver subito da loro e per loro tormenti mortali, a prezzo del proprio sangue aveva perdonato i loro peccati e offerto il desiderio e la speranza di risorgere con lui.

Colmi di gioia per la novità della vita secondo lo spirito, e mortificando i desideri carnali dell’uomo vecchio, cominciarono a vendere, in obbedienza al vangelo, i beni che avevano, e portavano agli apostoli il ricavato, perché ne disponessero secondo il bisogno di ciascuno (At 2,44; 4,34). Vivevano uniti nell’amore di Cristo, non rivendicavano proprietà, ma possedevano le cose insieme, e formavano un cuor solo e un’anima sola per il Signore (At 4,32-35).

In seguito anch’essi furono perseguitati dai giudei loro connazionali rimasti ligi alle loro tradizioni carnali, e si dispersero, portando così dovunque l’annuncio di Cristo e imitando anch’essi la pazienza del loro Dio: perché lui per primo era stato mansueto, e voleva che anch’essi fossero mansueti per amore suo.

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XXIII – La catechesi sullo Spirito santo

41. Poi rincuorò i discepoli e visse con loro per quaranta giorni, e alla loro vista salì in cielo.

Passati cinquanta giorni, secondo la promessa fatta, mandò lo Spirito santo, che li rese idonei a osservare la legge non solo senza disagio, ma addirittura con gioia.

Ai giudei la legge era stata data in dieci comandamenti (e perciò fu chiamata decalogo); ma i dieci poi furono sintetizzati in due: l’amore a Dio con tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente, e l’amore al prossimo come a se stessi. Nel vangelo il Signore dice appunto — e con l’esempio lo conferma — che tutta la legge e i profeti sono contenuti in questi due comandamenti (Mt 22,37-40).

Anche da quando il popolo di Israele celebrò la prima pasqua, uccidendo e mangiando l’agnello e, a propria difesa, tingendo col sangue gli stipiti delle case, fino al giorno in cui ricevette la legge scritta col dito di Dio (questo dito di Dio sappiamo che indica lo Spirito santo) passarono cinquanta giorni (Es 12; 19;20).

Analogamente cinquanta giorni dopo la passione e risurrezione del Signore (la vera pasqua) fu mandato lo Spirito ai discepoli. Non portò tavole di pietra, a indicare la durezza del cuore. Erano insieme riuniti in Gerusalemme, quando udirono un rumore come di vento potente e videro lingue distinte come di fuoco; e allora si scioglie la loro lingua e parlano in modo che ognuno lo capisse nella propria lingua: e bisogna tener conto che s’erano dati convegno a Gerusalemme giudei dispersi in ogni parte del mondo, che avevan dovuto quindi imparare e parlare le lingue locali (At 2,1- 11).

Da allora cominciarono a predicare con coraggio il Cristo e a far molti segni nel suo nome, al punto che, al passaggio di Pietro, la sua ombra ebbe l’effetto di risuscitare un morto (At 5,15).

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Il Cristo centro della storia

40. Egli (Cristo) ha promulgato l’alleanza nuova ed eterna in cui l’uomo, rinnovato per la benignità di Dio, può vivere una vita nuova secondo lo Spirito.

Con la sua venuta, la prima alleanza, nella quale a parte pochi patriarchi e profeti e santi sconosciuti che la capirono rettamente, quel popolo sensuale comportandosi secondo l’uomo vecchio, desiderava da Dio ricompense materiali che riceveva come figura dei beni spirituali, quella prima alleanza si rivelò dunque sorpassata. Il Signore fatto uomo ridimensionò tutti i beni del mondo, perché ci rendessimo conto che non bisogna puntare su di essi, assunse poi tutti i mali terreni che insegnava a sopportare: perché imparassimo a non cercare nei beni terreni la felicità, e a non pensar che nelle disgrazie fosse l’infelicità. (24)

Benché sua madre l’abbia concepito senza contatto con l’uomo, e sia rimasta vergine nella concezione, nel parto e fino alla morte, tuttavia ella aveva per marito un artigiano: e ciò fa sparire da noi ogni ambizione fondata su nobili natali.

Nacque a Betlemme, tra i più piccoli villaggi della Giudea, e ancora oggi è una borgata, perché vuole che nessuno possa vantarsi della grandezza della città natale.

È signore di tutto e ha creato tutto, ma nacque povero, per impedire che i credenti si vantino della ricchezza. Non volle che lo facessero re, mentre tutto il creato lo proclama signore; così mostra che l’umiltà avvicina a Dio mentre la superbia allontana da Dio.

Ebbe fame, lui che dà a tutti il nutrimento, soffrì la sete, lui che dona ogni bevanda, che è pane spirituale per gli affamati e sorgente d’acqua pura per gli assetati. Viaggiò e si stancò, proponendosi per noi come strada verso il cielo.

Fu come sordo e muto davanti a chi lo insultava, lui che fece udire i sordi e parlare i muti. Fu legato, lui che ci ha liberati dalle catene della debolezza. Fu flagellato, lui che libera il corpo dell’uomo dai colpi di tutte le sofferenze. Fu appeso alla croce, lui che pone fine ai nostri dolori. Morì, lui che risuscita i morti. Ma risusciterà per non essere mai più soggetto alla morte, perché non avvenga che snobbiamo la morte, come se dopo non si esistesse più.

__________________________ Note

(24) La figura di Gesù nella catechesi ha una importanza ed efficacia molto superiore a quella di ogni rivoluzionario o innovatore. Non si limita a indicare ad altri ciò che essi devono fare, ma «assume» tutta la realtà umana: gode dei beni e ne rivela la precarietà; accetta i mali e anche di essi rivela il valore e il peso. __________________________

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XXII – Le grandi epoche della storia

39. Passarono così le prime cinque epoche della storia.

  • La prima va dall’inizio dell’umanità, cioè dal primo uomo, Adamo, fino a Noè che costruì l’arca al tempo del diluvio (Gn 6).
  • La seconda va da Noè ad Abramo, che fu chiamato padre di tutte le genti, beninteso di quelle che come lui avrebbero avuto la fede (Gn 17,4). Fu tuttavia padre per diretta discendenza carnale del futuro popolo giudaico: e prima che il vangelo fosse annunciato ai pagani, questo fu l’unico popolo; a onorare il vero Dio, e da questo popolo nacque, secondo la carne, il Cristo Salvatore. Questa articolazione delle prime due età è messa in evidenza dai libri dell’AT. Delle successive tre parti si parla nel vangelo, che poi riporta la notizia della nascita del Signore Gesù Cristo (Mt 1,17).
  • La terza va da Abramo al re David.
  • La quarta va da David alla schiavitù babilonese.
  • La quinta va da quell’esilio alla venuta del Signore Gesù Cristo.
  • La sesta epoca comincia appunto dalla venuta del Cristo: e di qui il dono dello Spirito, che prima solo i patriarchi e i profeti conoscevano, divenne noto anche ai pagani. Così ora chi vuole onorare Dio, lo viene a onorare disinteressatamente, e a lui chiede la vita eterna per godere lui solo, non ricompense materiali o la felicità mondana. Questa sesta epoca è quella in cui l’uomo deve rinnovarsi secondo l’immagine di Dio, come nel sesto giorno della creazione l’uomo fu fatto sull’immagine di Dio (Gn 1,27).

La legge stessa giunge a perfezione quando gli ordini vengono eseguiti non per cupidigia di premi materiali, ma per amore di chi li ha dati. Chi può rifiutare di rispondere all’amore di un Dio estremamente giusto e generoso, che ha amato per primo uomini prigionieri dell’ingiustizia e della superbia, al punto da mandare a causa loro il suo unico Figlio, a motivo del quale aveva creato l’universo? Questo Figlio che s’è fatto uomo, non cessando di essere Dio, ma assumendo l’umanità, ha accettato non solo la possibilità di vivere con loro, ma anche quella di essere ucciso per loro, anzi per mano loro!

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