📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Gli Aramei assediano Samaria 1Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c'erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d'assedio ed espugnarla. 2Inviò messaggeri in città ad Acab, re d'Israele, 3per dirgli: “Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me”. 4Il re d'Israele rispose: “Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi”. 5Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: “Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: “Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. 6Domani, a quest'ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via”“. 7Il re d'Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: “Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto”. 8Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: “Non ascoltarlo e non consentire!”. 9Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: “Dite al re, mio signore: “Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla”“. I messaggeri andarono a riferire la risposta. 10Ben-Adàd allora gli mandò a dire: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono”. 11Il re d'Israele rispose: “Riferitegli: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”“. 12Nell'udire questa risposta – egli stava insieme con i re a bere sotto le tende – disse ai suoi ufficiali: “Circondate la città!”. Ed essi la circondarono. 13Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d'Israele, per dirgli: “Così dice il Signore: “Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore”“. 14Acab disse: “Per mezzo di chi?”. Quegli rispose: “Così dice il Signore: “Per mezzo dei giovani dei capi delle province”“. Domandò: “Chi attaccherà la battaglia?”. Rispose: “Tu!”. 15Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. 16A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. 17Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: “Alcuni uomini sono usciti da Samaria!”. 18Quegli disse: “Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi”. 19Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall'esercito; 20ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. 21Uscì quindi il re d'Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.

Nuova campagna degli Aramei 22Allora il profeta si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l'anno prossimo il re di Aram salirà contro di te”. 23Ma i servi del re di Aram gli dissero: “Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. 24Fa' così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. 25Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro”. Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo. 26L'anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. 27Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione. 28Un uomo di Dio si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore”“. 29Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. 30I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti. Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all'altra. 31I suoi servi gli dissero: “Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d'Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d'Israele. Forse ti lascerà in vita”. 32Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d'Israele e dissero: “Il tuo servo Ben-Adàd dice: “Possa io vivere!”“. Quello domandò: “È ancora vivo? Egli è mio fratello!”. 33Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: “Ben-Adàd è tuo fratello!”. Quello soggiunse: “Andate a prenderlo”. Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. 34Ben-Adàd gli disse: “Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria”. Ed egli: “Io ti lascerò andare con questo patto”. E concluse con lui il patto e lo lasciò andare. 35Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: “Colpiscimi!”. L'uomo si rifiutò di colpirlo. 36Quello disse: “Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone”. Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. 37Quello, trovato un altro uomo, gli disse: “Colpiscimi!”. E quello lo colpì e lo ferì. 38Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. 39Quando passò il re, gli gridò: “Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: “Fa' la guardia a quest'uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d'argento”. 40Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve”. Il re d'Israele disse a lui: “La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!”. 41Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d'Israele riconobbe che era uno dei profeti. 42Costui gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai lasciato andare libero quell'uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo”“. 43Il re d'Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.

__________________________ Note

20,1 Verso la metà del sec. IX non esisteva ancora un serio pericolo dall’Assiria e gli Aramei cercavano di espandersi, a spese di Israele. Ben-Adàd: è Ben-Adàd II, successore di Ben-Adàd I (15,18). Verrà assassinato da Cazaèl (2Re 8,15).

20,26 Afek: a oriente del lago di Gennèsaret, dove passava la via per Damasco.

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Approfondimenti

1-43. I LXX collocano questo capitolo dopo l'attuale c. 21 in cui si parla della vigna di Nabot con la ricomparsa di Elia. Si crea così una continuità tra la prima fase del “ciclo” del profeta e il racconto delle guerre aramee. Infatti il presente capitolo ha la sua continuazione in 22,1-38. Prima di procedere al commento è necessario aprire una finestra sul panorama internazionale per una rapida osservazione. I rapporti con il regno di Giuda sono ora distesi grazie anche al matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18). La Siria non può più giocare il suo ruolo di ago della bilancia, alternando la sua alleanza ora al Nord ora al Sud dal momento che la reciproca deterrenza è terminata. Anzi ora sono i due regni ad affrontare uniti la Siria. Questa a sua volta è confinante con la neo potenza assira che la tiene a volte fortemente sotto pressione. Tuttavia, non appena si alleggerisce l'emergenza assira, la Siria subito recupera le sue mire espansioniste tese a dilatare e garantire le comunicazioni commerciali. A questo si aggiunga la necessità di coalizione di tutti i piccoli stati occidentali per arginare il gigante assiro desideroso di giungere al Mediterraneo. Gli annali assiri annotano una battaglia al Qargar sull'Oronte dell'853 in cui risultarono sconfitti Adad-Ezer di Damasco e Acab l'israelita. È dunque un tempo di rapidi cambiamenti di alleanza, di repentine modifiche di schieramento nel turbine delle necessità e delle convenienze. Anche nel presente capitolo sono in scena entrambi gli elementi. Ad Acab è necessario difendersi, ma è conveniente risparmiare l'avversario per non doversi trovare lui direttamente faccia a faccia con la temuta Assiria. Le notizie sulle guerre aramee, decisamente di indole politica e non religiosa, come nei capitoli precedenti, presentano Acab in luce positiva, abile nel governo, sostenuto religiosamente dal ministero dei profeti. Che la fonte siano gli Annali di Acab?

1. Il re in questione è Ben-Adad II successore di Ben-Adad I (cfr. 15,18). I trentadue re sono da intendere come vassalli e, nell'esercito, capi della fanteria pesante (22,31). Lo schieramento posto in campo è poderoso.

3-4. Comincia il racconto un po' confuso, nel TM, delle richieste di Ben-Adad. Per ora egli pretende solo un tributo: oro e argento. Acab accetta di diventare vassallo.

5. La facilità con cui Acab ha ceduto alla prima richiesta incoraggia il nemico a essere più esigente. La pretesa varca l'harem personale del re e include la sua famiglia.

7-9. Per far fronte alla nuova situazione Acab convoca il consiglio degli anziani: la decisione da prendere è importante. Rifiutare significa la guerra. Tuttavia la risposta è fermamente negativa.

10. Ancora una formula abbreviata di giuramento politeista (cfr. 19,2). Un'iperbole di tipico gusto orientale formula le aspettative di Ben-Adad per Samaria: non rimarrà neanche una manciata di polvere per il pugno di un soldato.

11. La replica di Acab alla minaccia di Ben-Adad non è inferiore come forma letteraria (si tratta di un proverbio), ma superiore come saggezza. Solo dopo il combattimento si può cantare vittoria.

13. L'apparizione sulla scena di un profeta e l'oracolo proferito torniscono la chiave di lettura religiosa di quanto accadrà. La vittoria d'Israele è dono di Dio.

14. Il suggerimento è di scommettere su corpi scelti a servizio dei prefetti delle province, forse attrezzati con un'armatura leggera e che non davano l'impressione di un vero e proprio attacco.

17-19. L'attacco avviene di sorpresa, mentre il nemico è distratto. Ben-Adad dimostra la sua scarsa capacità militare sia dandosi al bere insieme agli alleati senza stare in allerta (v. 16), sia pretendendo che fossero catturati vivi i nemici (v. 18), costringendo praticamente i suoi a rinunciare alle armi.

20-21. Sorpresi dall'attacco inaspettato, terrorizzati dalle prime perdite, gli Aramei si danno alla fuga, abbandonando sul campo carri e cavalli, divenuti prezioso bottino d'Israele.

22. Il ritorno dell'anno consisteva nell'inizio d'anno a primavera, stagione particolarmente adatta al combattimento dopo la fine delle piogge e prima della calura estiva (cfr. 2Sam 11,1).

23. Conformemente all'idea politeista che ogni nazione avesse la propria divinità protettrice, ispirati dalla regione montuosa di Samaria, gli Aramei credono che la vittoria nemica sia dovuta al “Dio montanaro” degli Israeliti. La scelta della pianura si basa sull'illusione di allontanarsi dalla zona d'influenza del Dio d'Israele.

26. Afek a est del lago di Genezaret, corrisponde all'attuale Fiq-Afiq sulla strada Damasco-Beisan. È ricordata anche in 1Sam 29,1; 1Re 18,45.

27. Con una immagine assai ricorrente nel suo ambiente – un paio di greggi di capre – l'autore descrive l'esiguità di mezzi dell'esercito israelita.

28. Un altro profeta compare per annunciare un altro intervento divino. Con la nuova vittoria Dio dimostrerà ancora di essere Signore universale.

29-30. I numeri sono assai gonfiati; con essi si vuole ingrandire la vittoria israelita. Per la seconda volta Ben-Adad è in fuga, ma ora il panico è superiore.

31. La clemenza del re d'Israele risalta per contrasto dal confronto con i re assiri, terribili con gli avversari sconfitti.

32-33. Fratello è il titolo che i sovrani usavano scambiarsi quando vi erano fra loro relazioni di pace. Si veda 9,13 e la testimonianza delle tavolette di Amarna. Far salire il re vinto sul proprio carro, anziché trascinarlo dietro a sé nel corteo trionfale, è veramente, da parte del vincitore, un gesto di squisita cortesia.

34. Ben-Adad ricambiò restituendo le città sottratte a Omri e dando garanzie per le attività commerciali israelitiche a Damasco. Si stipula un'alleanza preziosa per tentare di contenere gli Assiri che con Salmanassar III premono sempre più verso il Mediterraneo.

35-43. Con un procedimento somigliante a quello usato da Natan per Davide (2Sam 12,1-14) un profeta si prepara per raccontare al re una storia che dovrà portarlo a esprimere lui stesso la sua condanna. Ben-Adad era stato messo dal Signore nelle mani di Acab, ma non era una sua proprietà; non spettava a lui liberarlo. Ciò che viene dalla guerra è di Dio, le decisioni in materia spettano a lui.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’incontro con Dio sull’Oreb 1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro”. 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 15Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato”.

La chiamata di Eliseo 19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

__________________________ Note

19,12 sussurro di una brezza leggera: l’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto attraverso la conversione del cuore.

19,15-16 Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno adempiute da Eliseo.

19,19 mantello: secondo la mentalità degli antichi, la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la forza.

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Approfondimenti

1-2. La reazione di Gezabele alla vittoria di Elia è furiosa. Sotto giuramento decide per Elia una fine simile a quella dei profeti da lei mantenuti, e massacrati al Kison. La formula del giuramento è riportata in modo abbreviato. I LXX hanno questo esordio: «Se tu sei Elia io sono Gezabele», proclama dell'arroganza più schietta della regina. Il TM tralascia la lista di sventure che normalmente erano invocate su di sé da chi emetteva il giuramento: «Gli dei mi facciano questo» e nulla si dice di più. Da notare l'invocazione degli «dei» del tutto conforme al politeismo professato da Gezabele.

3. Il TM non parla della paura di Elia dovuta alla versione dei LXX. Ciò è più coerente con l'immagine e col carattere del profeta presentati nel capitolo precedente. Tuttavia Elia fugge. Dapprima nel regno di Giuda fino alla località più meridionale, Bersabea, dove lascia il garzone.

4. Il deserto è un rifugio sicuro, ma anche un luogo gravido di evocazioni, specialmente tenendo presente l'esito della fuga: l'incontro con Dio all'Oreb. Elia ripercorre l'esperienza di Israele. Fugge alla persecuzione di Gezabele come i suoi antenati dal faraone, attraversa il deserto, ritornando alle sorgenti della rivelazione e della religione mosaica. Ma di tutto ciò non è ancora consapevole. Per ora c'è coscienza solo della fatica senza tregua che la sua missione e la sua fedeltà comportano. Per questo invoca per sé la fine dei suoi padri ribelli a Dio e morti nel deserto (Nm 14). L'invocazione della morte come liberazione dalla sofferenza trova forti paralleli in Gb 6,9; 7,15.

5-8. Come il popolo nel deserto così Elia viene nutrito miracolosamente dalla provvidenza. Gli viene offerto il cibo frugale dei viaggiatori: la focaccia, sbrigativa da preparare e da cuocere, e l'acqua. L'efficacia di quel pasto è formidabile, sosterrà il profeta per tutto il suo cammino. Dio garantisce al suo servo l'energia necessaria all'obbedienza. Il ricordo dei quaranta giorni e delle quaranta notti insiste nell'evocare l'esperienza di Mosè e così pure la citazione dell'Oreb. È questo il monte della vocazione e missione di Mosè e della rivelazione del nome divino (Es 3). È il monte delle grandi teofanie (Es 19,16-25; 34,5-9).

9. Anche la caverna in cui si rifugia Elia rimanda a Mosè, nascosto da Dio nella cavità della rupe prima della teofania (Es 33,22). L'iniziativa del dialogo spetta a Dio ancora una volta. La domanda divina, che sembra sprizzare sorpresa, intreccia amorevole rimprovero per la sfiducia precedente e incoraggiamento allo sfogo.

10. La risposta di Elia, ripetuta al v. 14 inizia con la radice ebraica qn’ che indica lo zelo e la gelosia. È la stessa che si trova in Es 20,5; 34,14; Dt 4,24; 5,9; 6,15 a proposito del “Dio geloso”. Come Dio, “zela” il proprio onore, così anche Elia. La medesima radice esprime assai bene l'impegno di Dio e del profeta nel medesimo compito. Il ricordo dell'alleanza tocca uno dei punti nodali della religiosità ebraica, tradita. La pluralità di altari dedicati a JHWH non era un problema prima dell'unico luogo di culto imposto da Giosia.

11-13. È ancora una volta il contrasto a guidare il racconto di questa teofania. Dapprima elementi spettacolari e fragorosi: uragano, terremoto, incendio, elementi devastatori dai quali Dio è assente. Poi il suono di un soave sussurro. Elia, familiare al mondo e allo stile di Dio (17,1; 18,15), capisce che si tratta del Signore; non resta che andargli incontro. Prima dell'uscita una precauzione: bisogna coprirsi il volto perché non è possibile vedere Dio in viso, pena la morte (cfr. Gn 16,13; Gdc 6,22). La modalità scelta da Dio per venire incontro al profeta contrasta con la mentalità orientale che collegava i grandi fenomeni naturali all'attiva presenza della divinità.

15-17. Elia non sarà più solo, Dio gli indica dei collaboratori: un nuovo re per la Siria, un nuovo re per Israele, un altro profeta, Eliseo. In realtà i primi due ordini non sono stati eseguiti da Elia. Forse l'autore vuole insinuare che la causa di episodi successivi è da trovare nella infedeltà e nella persecuzione al grande profeta. Infatti Cazael proverà duramente Israele con guerre (2Re 8,28-29; 10,32; 13,3); Ieu rovescerà la dinastia di Acab (2Re 9,24-33; 10,1-25). In ogni caso non vi può essere scampo per gli oppositori di JHWH. Questi due ordini verranno eseguiti da Eliseo (2Re 8,7-15) e da un suo discepolo (2Re 9,1-13).

18. Il Signore svela a Elia che altri 7000 sono rimasti fedeli. Il numero è simbolico; la realtà certa. Solo Dio che scruta i segreti dei cuori può manifestare a Elia che altri non si sono contaminati. Il bacio come atto di venerazione è ricordato anche in Gb 31,26-28; Os 13,2

19-21. Lasciato l'Oreb, Elia ritorna in pieno regno del Nord e nei pressi di Abel-Mecola incontra Eliseo, «Dio salva». Buttandogli addosso il mantello, distintivo del profeta (Zc 13,4), Elia avvolge Eliseo in una nuova dignità. Il possidente benestante (12 paia di buoi) ha ora una nuova eredità, quella di non lasciar estinguere l'opera di Elia. La raccoglierà pienamente (2Re 2,13). L'abbandono della precedente attività è radicale, ma graduale. Si congeda dai parenti e dal clan con un banchetto in cui significativamente si consumano gli attrezzi del suo lavoro. Un paio di buoi è cucinato sul fuoco prodotto dall'aratro. Comincia per Eliseo il discepolato al seguito dell'indomabile Elia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’incontro di Elia con Abdia e Acab 1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: “Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”. 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: “Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame”. 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo. 7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: “Sei proprio tu il mio signore Elia?”. 8Gli rispose: “Lo sono; va' a dire al tuo signore: “C'è qui Elia”“. 9Quello disse: “Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c'è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!“. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia”? Egli mi ucciderà”. 15Elia rispose: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui”. 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”. 18Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele”.

Il sacrificio del Carmelo 20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!“. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”. 25Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”. 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. 30Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”. 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: “Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!“. 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. 40Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò. 41Elia disse ad Acab: “Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale”. 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”. Quegli salì, guardò e disse: “Non c'è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. 44La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare”. Elia gli disse: “Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”“. 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. __________________________ Note

18,20 monte Carmelo: vicino alla Fenicia, luogo di culto per tutte le religioni che si sono susseguite nella terra di Canaan.

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Approfondimenti

1-2. Per la terza volta viene rivolta a Elia la parola del Signore (cfr. 17,2.8). Ora la missione è diversa e rischiosa: si deve presentare al re, suo persecutore, per annunciare la fine della siccità. La durata di questa viene presentata in tre anni. Lc 4,25 e Gc 5,17 la prolungano a tre anni e sei mesi. Il calcolo del tempo deve essere fatto in base alla modalità ebraica che considerava l'anno un'unità indivisibile. Se poco prima o poco dopo il mese di Nisan (marzo-aprile), inizio dell'anno ed epoca della pioggia, insieme all'autunno, le precipitazioni non si erano verificate, la siccità veniva estesa all'anno precedente e seguente pur essendo durata in realtà 13 o 14 mesi. Giuseppe Flavio (Antichità 18,13,2) cita un detto di Menandro che parla di una forte siccità nel Vicino Oriente durata un anno.  4. Il v. costituisce un parallelo con il v. 13; insieme ad esso ci offre una indiretta testimonianza della persecuzione di Gezabele contro i fedeli di JHWH e presenta pure gli elementi della prudente resistenza alla politica religiosa della sovrana forestiera ben organizzata anche all'interno della corte.

5. Una calamità naturale come la siccità dovrebbe essere per un re un'occasione straordinaria per dar prova del suo attaccamento al popolo organizzando razionamenti e rimedi. Acab invece è solo preoccupato del suo diritto di riscossione di una parte del raccolto (cfr. Am 7,1) per il mantenimento del suo bestiame. In ogni caso, abbandonato dalla divinità della moglie che non manda acqua ma morte, anche il re come tutti deve mendicare alla natura la propria sopravvivenza.

10. La ricerca sul piano internazionale del più tenace oppositore alla nuova politica religiosa mostra da un lato l'accanimento della persecuzione e dall'altro il fortissimo rischio al quale Elia si espone.

12. L'astuzia di Elia nell'evadere le catture era ormai conosciuta e attribuita allo spirito del Signore.

13-14. Abdia, pur avendo collaborato a proteggere i discepoli dei profeti perseguitati, è cosciente del pericolo che si deve correre per l'adempimento del comando divino e non vorrebbe essere coinvolto.

15. Per la prima volta appare l'appellativo JHWH ṣᵉbā’ôt, «Signore degli eserciti». L'epiteto divino, da correlare o all'esercito di Israele o alle schiere celesti, sottolinea la forza invincibile del Signore. L'espressione è frequente nel linguaggio profetico; tornerà ancora nella nostra opera in bocca a Elia, Eliseo, Isaia (1Re 19,10-14; 2Re 3,14; 19,31).

17. L'appellativo dato dal re a Elia è difficile da rendere. Si tratta di un participio (‘ōkēr) la cui radice (‘kr) ha il significato di «turbare», «creare scompiglio» e derivatamente «danneggiare», «affliggere». Aiuta la comprensione il ricorso a Gn 34,30; Gs 6,18; 7,25; Gdc 11,35; 1Cr 2,7, dove viene presentata una situazione religiosa invivibile, legata a sofferenza e castigo. Acab, con una prontezza pari alla sfrontatezza, identifica nel profeta il responsabile delle sciagure di Israele. Altrettanto prontamente e assai coraggiosamente Elia replica inchiodando il re alla sua responsabilità. Egli, anziché garantire la fedeltà e la prosperità del popolo, ha tradito JHWH e Israele mettendosi al seguito dello sterile Baal. In realtà la defezione di Acab non deve essere stata totale. Ne fanno fede i nomi dati ai figli: Acazia, Ioram, Atalia, nomi teofori composti con il tetragramma sacro. La sua colpa consiste nell'aver lasciato mano libera alla moglie Gezabele e nell'aver assecondato senza resistenze il suo zelo pagano.

19. Il Carmelo assai affascinante per la ricchezza della vegetazione (Ct 7,5; Is 35,2; Ger 50,19; Mic 7,14) è una catena montuosa che parte dal promontorio di Haifa e scende per una trentina di km verso sud-est. Già nelle liste di Tutmosi III, Ramses II, Ramses III, viene chiamato Rosh Qidshu = luogo santo. La sua altezza (592 m) e la sommità pianeggiante lo rendevano assai adatto a essere luogo di culto. Tutte le religioni succedutesi in Palestina hanno avuto lì una sede celebrativa, ma particolarmente forte è stata la presenza del baalismo. Non si dimentichi che appena a nord del Carmelo si trovava il territorio fenicio e le frontiere, si sa, favoriscono ogni tipo di scambio. Il luogo scelto per la sfida è dunque assai significativo e sottolinea ulteriormente il coraggio di Elia. L'avversario sarà sfidato nella sua stessa casa e nell'eventualità di una disfatta non ci sarebbe scampo. La menzione dei 400 profeti di Asera confrontata coi vv. 22 e 40 appare una glossa. Il v. 19 si chiude con il riferimento a Gezabele. I profeti idolatri mangiano alla sua tavola, vale a dire sono finanziati da lei. Non viene indicato il re come responsabile diretto della corruzione religiosa, ma la regina, come in seguito per altri fatti negativi: 19,2; 21,7.

20-40. La sfida al Carmelo è uno degli episodi più conosciuti della Bibbia e anche dal punto di vista narrativo una delle pagine più belle. L'alternarsi di dramma e fiducia, ironia e solennità, il succedersi di complessità e semplicità danno alla lettura un'emozione straordinaria. Rinunciando a una apologetica gonfia o razionale, l'autore ottiene più efficacemente lo scopo attraverso questo racconto in cui l'audacia e la confidenza di Elia guidano all'adorazione del vero Dio.

20-21. La convocazione di tutto il popolo per una grande questione religiosa fa ricordare spontaneamente l'assemblea di Sichem di Gs 24. L'analogia si riscontra anche nel fatto che là Giosuè proponeva al popolo di scegliere JHWH che lui aveva scelto e qui Elia propone JHWH che lui serve. L'esortazione di Elia è volta soprattutto a scalzare il popolo dal suo compromesso, dall'oscillare tra JHWH e Baal. Il saltellare ora su un piede ora sull'altro rende assai bene la storpiatura religiosa in cui il popolo versava. Il ministero del profeta tende al ripristino del primo comandamento «non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). Il silenzio del popolo può avere diverse letture: paura? vergogna? rimorso? Certamente è da escludere l'indifferenza.

22. Con enfasi Elia pone davanti al popolo la propria solitudine, un rammarico per le sue fatiche senza alleati, un ulteriore rimprovero al popolo divenuto grembo fecondo di falsi profeti.

24. Con un fine contrasto tra «il nome del vostro dio» e quello di JHWH ™, Elia insinua già il vantaggio di quest'ultimo, Signore universale non delimitato da aggetti vi possessivi. Finalmente il popolo si lascia coinvolgere nella proposta di Elia che si rifà alle caratteristiche di Baal dio della tempesta e dunque del fulmine. A questo infatti rimanda il fuoco che viene dal cielo. Il primo atto del dramma è concluso.

25-28. Il secondo atto vede protagonisti i profeti di Baal e prevede un crescendo nel rituale: dalla semplice invocazione alla danza rituale, alle incisioni; sono le tappe della tragedia che culminerà nella smentita di Baal e nel massacro dei suoi ministri (v. 40).

27. L'ironia di Elia non è semplice frutto di fantasia galoppante, bensì una caricatura di un personaggio identificabile facilmente con Melqart, Baal di Tiro. I Fenici gli attribuivano l'invenzione della porpora e della navigazione, pertanto con facilità lo si può immaginare in affari o in viaggio ad accompagnare i marinai. Quanto al suo risveglio, il collegamento col reale viene da una grande cerimonia nella quale si celebra una specie di risurrezione di questa divinità, richiamata dal sonno dalla preghiera di sacerdoti sorteggiati tra i più alti funzionari.

28. Le incisioni erano frutto dello stato euforico in cui si trovavano gli oranti e insieme una disperata preghiera dietro la spinta del terrore di non essere esauditi. Vengono ricordate in altri passi dell'AT (Os 7,14; Mic 4,14; Ger 16,6; 41,5, 47,5) ma erano proibite dalla legge (Lv 19,28; Dt 14,1).

29. La scadenza del tempo dei profeti di Baal è segnata dall'ora prevista per il sacrificio pomeridiano. La legge stabiliva due sacrifici quotidiani: uno mattutino, l'altro vespertino (Es 29,38-39; Nm 28,3-4). Secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio (Antichità 14,4,3), quest'ultimo costituiva l'appuntamento cultuale quotidiano più importante per il popolo. Il silenzio di Baal fa calare il sipario sul secondo atto e prepara l'intervento definitivo di Elia.

30-32. La ricostruzione dell'altare può essere dovuta alla riparazione del fanatismo di Gezabele testimoniato in 19,10. Senz'altro affiora qui il ricordo di Es 24,4: la costruzione dell'altare prima di celebrare l'alleanza. Il riconoscimento di JHWH come Dio esclusivo recupererà l'alleanza infranta.

34-35. L'azione di Elia contrasta serenamente con quella degli avversari concitati e inconcludenti. Il profeta in una perfetta padronanza di sé ostacola la combustione facendo versare acqua abbondantemente per dar maggior risalto al miracolo.

36-37. Il contrasto con i profeti di Baal prosegue nella preghiera. L'esordio richiama Es 3,15. Dio è invocato col nome da lui stesso indicato. La richiesta è duplice: riconoscimento del Signore e dell'autenticità della missione profetica di Elia. Si noti la relazione tra Dio e il cuore umano. Quest'ultimo è il vero luogo della signoria di Dio che si manifesta nella conversione.

38. La risposta del Signore è silenziosa, ma immediata, senza suoni ma efficacissima. Il fuoco divoratore di sacrifici ricorda altri episodi: Nm 11,1; 16,35; Lv 9,24; Gdc 6,21. Il fuoco non consuma solo l'olocausto, ma tutto quanto era stato preparato. La confidente preghiera è esaudita oltre ogni misura.

39. È il vertice del racconto. Conquistato dal miracolo, il popolo ha compiuto la sua scelta, è tornato all'antica e genuina fede. Il profeta ha raggiunto lo scopo della sua missione.

40. L'atteggiamento di Elia è ora imbarazzante, il suo zelo ci pare eccessivo. La morte degli idolatri è codificata in Dt 13,6; 17,2-5. L'intolleranza verso il peccato ha spinto all'eliminazione dei peccatori. Il torrente Kison accompagna tutta la catena del Carmelo sul lato settentrionale per sfociare nel Mediterraneo. Può darsi che sia stato scelto questo torrente per un suo carattere sacro.

41. Recuperata la fede, il castigo non è più necessario, la siccità può finire. L'esortazione di Elia al re perché mangi e beva non serve solo perché si concluda il sacrificio nel modo abituale; è anche un modo gioioso e indiretto per annunciare il termine del castigo. La siccità aveva costretto a strettezze; con la sua fine si può tornare all'abbondanza e alla festa.

42. Mentre il re festeggia, Elia prega. La sua prostrazione sottolinea l'intensità dell'invocazione. Pare si fondano insieme la posizione del penitente e dell'intercessore.

43-44. Anche il garzone di Elia è coinvolto con un simbolico (numero 7) andirivieni per scrutare l'orizzonte. Alla fine ecco il desiderato e atteso esito. Il primo ad essere avvisato è il re.

46. Nel viaggio di Acab verso Izreel, Elia fa da staffetta davanti al carro del re. In effetti questi versetti presentano una notevole distensione nei rapporti tra i due personaggi. Questi ultimi versetti, con la concessione della pioggia da parte di JHWH, ben coronano la vittoria su Baal. La pioggia donata è ulteriore dimostrazione dell'esistenza, signoria, generosità di JHWH. Il Salterio presenta splendide celebrazioni di Dio datore della pioggia: Sal 68,10; 104,13; 147,8; 135,7; e specialmente 64,10-12.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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CICLO DI ELIA (1Re 17,1-2Re 2,18)

La grande siccità 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”. 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3“Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare”. 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9“Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti”. 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: “Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere”. 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: “Per favore, prendimi anche un pezzo di pane”. 12Quella rispose: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. 13Elia le disse: “Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”“. 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova 17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: “Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?”. 19Elia le disse: “Dammi tuo figlio”. Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: “Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?”. 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. 24La donna disse a Elia: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”.

__________________________ Note

17,1 Tisbita: abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.

17,9 Sarepta: città della Fenicia, 15 chilometri a su di Sidone.

17,18 Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?: con questo semitismo, frequente nella Bibbia, la donna vuole prendere le distanze da Elia. =●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

IL CICLO DI ELIA

Elia è il personaggio dominante di 1Re 17-19.21 e 2Re 1-2. Le pagine raccolte in questi capitoli sono da collocare tra i testimoni più antichi della letteratura biblica e tra i capolavori della prosa ebraica. La formazione del materiale risale al tempo immediatamente successivo alla morte del profeta. Il passaggio dalla fase orale, con vivace apporto dell'immaginazione popolare, alla fissazione scritta dei testi è stato quasi immediato. Già alla fine del sec. IX a.C. si era giunti a una prima conclusione. La redazione attuale è frutto della rielaborazione deuterenomista, operata quando il ciclo è stato inserito nel libro dei Re. Scenario delle vicende è il regno settentrionale ai tempi di Acab (874-853) e Acazia (853-852). All'epoca, la situazione religiosa era assai sfavorevole ai fedeli di JHWH a causa del dilagare della devozione al Baal di Tiro promossa tenacemente da Gezabele e che aveva risvegliato i residui di religiosità cananaica. Secondo questa fede, la divinità era concepita come controllo supremo delle forze della natura. La pioggia, il fulmine, il tuono, il terremoto, il vento ne erano manifestazioni. Così l'opera di Elia deve conoscere il versante negativo di opporsi ad azioni esteriori di culto idolatrico e il versante positivo di promuovere una nuova conoscenza di JHWH come Signore del creato. Su questa solida base poggia il suo accostamento a Mosè. Elia, al pari del grande legislatore, ha penetrato più profondamente la natura e l'azione di Dio senza venir meno alla rivelazione del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Come Mosè, Elia fu genuinamente fedele alla tradizione facendone però il criterio ermeneutico della natura divina per una nuova immagine di JHWH, ripulita dalle sovrapposizioni provenienti da concezioni cananaiche della divinità. Il suo intuito teologico, il suo zelo, il suo coraggio nell'affrontare l'autorità per difendere i diritti di Dio e dei poveri fanno di lui il prototipo dei profeti biblici. Le modalità del suo ministero sono pure singolari. Elia appare come un profeta solitario, sciolto da santuari e da confraternite profetiche. È un “nomade di Dio”, viandante nella terra promessa, rifugiato in terra straniera. Anche questi elementi riconducono ai momenti salienti della storia salvifica con le vicende dei patriarchi e di Mosè. Stiamo per assistere a una rifondazione religiosa di Israele che ne salverà l'identità.

1. Come un lampo di fedeltà nell'oscurità dell'idolatria improvvisamente compare sulla scena Elia. Il suo nome suona come un grido di battaglia: «il mio Dio è JHWH», proclamando chiaramente la sua scelta religiosa coerente alla tradizione d'Israele e ostile all'innovazione della regina fenicia. Contrariamente alla tradizione biblica si tace il patronimico di Elia e si insiste sul suo luogo di origine: per ben sei volte egli viene chiamato «Tisbita» (1Re 17,1; 21,17.28; 2Re 1,3; 8,9.36). Tisbe, tradizionalmente identificata con l'odierna el-Istib, viene espressamente collocata nella regione di Galaad, Transgiordania, da non confondere con l'omonimo centro neftalita di Tb 1,2. Forse l'insistenza sul luogo di origine è dovuta al fatto che la regione oltre il Giordano era rimasta piuttosto impermeabile alle novità provenienti dall'estero e quindi religiosamente salvaguardata. Il discorso quanto mai asciutto di Elia presenta immediatamente il Signore come Dio d'Israele. Questo ribadito legame tra Dio e il popolo è una raffinata denuncia del tradimento degli Israeliti e simultaneamente un attestato della perseveranza divina. Definendosi come colui che sta alla presenza di Dio (davanti al suo volto), Elia si autodescrive come un cortigiano del Signore, cultore di una vera intimità con JHWH. La pena che viene annunciata è perfettamente in tema con la divinità concorrente di JHWH. Si riteneva infatti che Baal presiedesse alle forze della natura e alla pioggia. Ora, con questa “chiusura del cielo” (cfr. Lc 4,25) JHWH dimostrerà la sua superiorità e l'inesistenza del rivale.

2-7. Il Signore comanda cautela al suo portavoce. L'aperta sfida ad Acab potrebbe costargli la vita. Bisogna che si ritiri al sicuro. Probabilmente il Cherit corrisponde all'attuale Wadi Jabis vicino a Tisbe. La vegetazione e le caverne di un luogo con il quale Elia ha familiarità lo proteggeranno, il torrente lo disseterà, la provvidenza lo nutrirà attraverso inconsueti e insospettabili servitori: i corvi. L'alimento pane e carne al mattino e alla sera ricordano il nutrimento nel deserto come si legge in Es 16,8.12 al quale si avvicina specialmente il testo dei LXX.

8-9. Dalla sua terra natale Elia deve ora spostarsi alla terra d'origine di Gezabele e di là, donde viene la sua rovina, verrà, attraverso un'altra donna, la sua sopravvivenza. Zarepta si trova a circa 15 km a sud di Sidone sul la costa fenicia. Elia si trova dunque fuori dalla giurisdizione di Acab, forse non solo per l'esaurimento dell'acqua, ma anche perché la persecuzione è ormai aperta (cfr. 18,10). Stupisce che sia incaricata del sostentamento del profeta una vedova, già costretta dal suo stato a una vita di stenti. Anche in questo caso si vede come sia Dio a garantire la vita al di là delle umane possibilità. Si può ricordare qui Sal 146,9: «il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi».

10-12. L'abito da lutto faceva subito distinguere la vedova (cfr. Gn 38,14; Gdt 10,3). Quella assegnata a Elia onora l'ospitalità orientale premurosamente per quanto riguarda l'acqua (cfr. anche Mt 10,42), ma recrimina per la richiesta di cibo. Pesava già in Fenicia l'effetto della siccità (cfr. v. 14). L'invocazione di JHWH da parte della vedova può dipendere dal fatto di aver riconosciuto nel vestito e nella pronuncia di Elia un Ebreo e secondo il costume orientale la vedova giura per la divinità dell'ospite.

13-14. Elia rassicura la vedova prima con le proprie parole, poi pronunciando un oracolo. Alla vedova non viene più chiesto solo un atto di carità, ma anche un atto di tede. Dovrà riconoscere Ella come vero profeta e JHWH come unico signore del creato dal quale la pioggia dipende.

15-16. La vedova dà il suo assenso di fede e il miracolo si compie. L'autore sottolinea la verità dell'oracolo riprendendo al v. 16 gli stessi verbi del v. 14 e marcando il ruolo di Elia come portavoce di Dio. Questo episodio è ripreso da Gesù per rimproverare al suo popolo la recidività nell'opporsi ai profeti (Lc 4,25-26).

17. La situazione viene presentata come assai grave, ma questo versetto non ci autorizza a concludere che il figlio sia morto. Si può pensare piuttosto a una forte crisi respiratoria. Sarà il contesto, con il suo vocabolario più preciso (morire 18.20; anima 21.22; vivere 22) ad avvertirci della morte del figlio e a confermare che si tratta di un miracolo di risurrezione.

18. La protesta della donna viene dalla convinzione che il contatto con la divinità fosse fatale per il peccatore. La presenza di Dio attraverso il profeta porrebbe la donna davanti alle sue mancanze e la induce a leggere la morte del figlio come un castigo.

19-21. Elia porta il bambino nella stanza superiore più arieggiata e più pulita, ma soprattutto più riservata e lì lascia che la sua confidenza in JHWH si esprima. Con tono sorpreso e rispettoso rimprovero si rivolge al suo Dio. Il distendersi sopra il bambino ricorda rituali magici della Mesopotamia. Un gesto analogo è compiuto da Eliseo (2Re 4,34-35) e da Paolo (At 20,10).

22-24. La preghiera è accolta, il bambino vive. Prova della sua vitalità è la discesa al piano inferiore dove è ricongiunto alla madre. Il riconoscimento dell'autenticità del ministero profetico di Elia già presentato al v. 16 è ora esplicito. Il v. 24 associa la vedova e il lettore nell'assenso esplicito ad Elia ed implicito a JHWH. I miracoli compiuti sono le credenziali presentate dal profeta all'inizio del suo ministero pienamente accolte dalla donna e dai lettori.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Baasà, re d’Israele 1La parola del Signore fu rivolta a Ieu, figlio di Anàni, contro Baasà: 2“Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo sul mio popolo Israele, ma tu hai seguito la via di Geroboamo e hai fatto peccare il mio popolo Israele, provocandomi con i loro peccati. 3Ecco, io spazzerò via Baasà e la sua casa, e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat. 4I cani divoreranno quanti della casa di Baasà moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo”. 5Le altre gesta di Baasà, le sue azioni e la sua potenza non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 6Baasà si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Tirsa e al suo posto divenne re suo figlio Ela. 7Attraverso il profeta Ieu, figlio di Anàni, la parola del Signore fu rivolta a Baasà e alla sua casa, per tutto il male che aveva commesso agli occhi del Signore, irritandolo con le opere delle sue mani, tanto che la sua casa era diventata come quella di Geroboamo, e perché egli aveva colpito quella casa.

Ela, re d’Israele 8Nell'anno ventiseiesimo di Asa, re di Giuda, Ela, figlio di Baasà, divenne re su Israele a Tirsa; regnò due anni. 9Contro di lui congiurò il suo ufficiale Zimrì, comandante della metà dei carri. Mentre egli, a Tirsa, beveva e si ubriacava nella casa di Arsà, maggiordomo a Tirsa, 10arrivò Zimrì, lo colpì e lo fece morire nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 11Divenuto re, appena seduto sul suo trono, colpì tutta la casa di Baasà; non gli lasciò sopravvivere alcun maschio fra i suoi parenti e amici. 12Zimrì distrusse tutta la casa di Baasà, secondo la parola che il Signore aveva rivolto contro Baasà per mezzo del profeta Ieu, 13a causa di tutti i peccati di Baasà e dei peccati di Ela, suo figlio, di quelli commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele. 14Le altre gesta di Ela e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele?

Zimrì, re d’Israele per sette giorni 15Nell'anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, Zimrì divenne re per sette giorni a Tirsa, mentre il popolo era accampato contro Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei. 16Quando il popolo là accampato venne a sapere che Zimrì si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell'accampamento, proclamò re su Israele Omri, comandante dell'esercito. 17Omri con tutto Israele si mosse da Ghibbetòn, e strinsero d'assedio Tirsa. 18Quando vide che veniva presa la città, Zimrì entrò nel torrione della reggia, incendiò dietro di sé la reggia e così morì bruciato. 19Ciò avvenne a causa dei suoi peccati, che aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele. 20Le altre gesta di Zimrì e la congiura da lui organizzata non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 21Allora il popolo d'Israele si divise in due parti. Una metà del popolo seguiva Tibnì, figlio di Ghinat, per farlo re, e una metà seguiva Omri. 22Il popolo che seguiva Omri prevalse sul popolo che seguiva Tibnì, figlio di Ghinat. Tibnì morì e Omri divenne re.

Omri, re d’Israele 23Nell'anno trentunesimo di Asa, re di Giuda, Omri divenne re su Israele. Regnò dodici anni, di cui sei a Tirsa. 24Poi acquistò il monte Samaria da Semer, per due talenti d'argento. Costruì sul monte e chiamò la città che ivi edificò Samaria, dal nome di Semer, proprietario del monte. 25Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, fece peggio di tutti quelli prima di lui. 26Seguì in tutto la via di Geroboamo, figlio di Nebat, e i peccati che quegli aveva fatto commettere a Israele, provocando a sdegno con le loro vanità il Signore, Dio d'Israele. 27Le altre gesta che compì Omri e la potenza con cui agì, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 28Omri si addormentò con i suoi padri; fu sepolto a Samaria e al suo posto divenne re suo figlio Acab.

Acab, re d’Israele 29Acab, figlio di Omri, divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda. Acab, figlio di Omri, regnò su Israele a Samaria ventidue anni. 30Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del Signore, più di tutti quelli prima di lui. 31Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo, figlio di Nebat, ma prese anche in moglie Gezabele, figlia di Etbàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. 32Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito a Samaria. 33Acab eresse anche il palo sacro e continuò ad agire provocando a sdegno il Signore, Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele prima di lui. 34Nei suoi giorni Chièl di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiràm, suo primogenito, e collocò la sua porta a doppio battente sopra Segub, suo ultimogenito, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

__________________________ Note

16,8 Ela: regnò due anni, probabilmente 886-885.

16,15 Il regno di Zimrì, forse nell’anno 885, durò solo sette giorni.

16,23 Omri: diventa re in seguito a una contesa interna tra due fazioni del popolo d’Israele (vv. 21-22); dopo sei anni di regno (all’incirca 885-874), porta la capitale da Tirsa, facilmente raggiungibile da oriente, a Samaria, nel centro del territorio e in buona posizione strategica. Il nome Samaria passerà poi anche all’intero regno d’Israele.

16,29 La biografia di Acab (circa 874-853) si intreccia con il ciclo di Elia e termina in 1Re 22,39-40.

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Approfondimenti

1-7. Il proseguimento della descrizione del regno di Baasa non è brillante. La profezia di Ieu pronunciata contro di lui è quasi un calco di 14,8-11, oracolo di Achia contro Geroboamo. Si noti anche il non avveramento della profezia perché qui, come per tutti gli altri re, si dà notizia della sepoltura, mentre ciò non avviene per Geroboamo in 14,20. Delle sue gesta si è parlato anche in 15,17-21, mentre in 15,26 si è parlato delle sue origini senza svelare il rango sociale. La condanna espressa nei suoi confronti parte dall'atteggiamento religioso, ma si estende anche allo sterminio della dinastia precedente. Sebbene questo fosse il giudizio decretato da Dio o per la modalità di esecuzione – eccessiva crudeltà – o per la finalità – interesse personale – non si accorda approvazione all'operato di Baasa. Il v. 7 viene ritenuto una glossa perché è in parte una ripetizione del v. 1, sviluppata ripetendo il contenuto dell'oracolo con l'aggiunta della strage compiuta. Su quest'ultima parte poi è assai viva la discussione esegetica.

8-14. Ela re d'Israele (886-885). La campagna militare di Ghibbeton perdura (cfr. c. 15) facendo da sfondo alla irresponsabilità dei due personaggi, attori principali di questa unità. Il re Ela è rimasto nella capitale incurante dei combattimenti e dandosi a una vita gaudente. Un suo ufficiale intuisce che questa è l'occasione buona per rovesciare il re, ma non si accorge di non essere sufficientemente appoggiato, essendo la gran parte della truppa lontana, al fronte. Il colpo di stato, il vero contenuto di questi versetti che null'altro dicono del regno, è letto come il compi. mento della profezia di Ieu per castigare la casa di Baasa, responsabile, come Geroboamo, del peccato di idolatria.

15-20. Zimri re d'Israele (885). Anche in questo caso non si parla di un regno, ma piuttosto di un sogno andato in fumo. L'esercito non approva il gesto di Zimri e gli contrappone Omri, comandante in capo. Questi non perde tempo nel consolidamento del suo potere. In sette giorni raggiunge e prende la capitale. Zimri senza via di scampo preferisce darsi la morte da sé, incendiando la parte più sicura della reggia nella quale si era rinchiuso. Il v. 19 rappresenta lo schema con cui l'autore scrive sviluppando con inflessibile prospettiva teologica gli avvenimenti. Nell'unica settimana in cui Zimri regnò fu senza dubbio impegnato da questioni diverse da quelle religiose. La durata del suo regno divenne proverbiale come attesta 2Re 9,31.

21-22. In poche parole sono riassunti i tre o quattro anni (cfr. vv. 15-23) in cui Omri dovette fare i conti con il tenace oppositore Tibni che godeva di un largo consenso popolare. Probabilmente la morte violenta di costui assicurò la vittoria di Omri.

23-26. Omri re d'Israele (885-874). Nei dodici anni segnalati come durata del regno di Omri sono da includere anche quelli in cui dovette lottare con Tibni. Solo due anni dopo che il potere fu saldo nelle sue mani, Omri si diede a una delle più importanti imprese del suo regno e della storia del regno del Nord: la costruzione di una capitale. La posizione scelta era assai felice. Ad ovest della vecchia capitale, Tirza, Samaria si poneva all'incrocio delle grandi vie di comunicazione che portavano alla pianura di Esdrelon e a Gerusalemme. Si trovava così in una posizione di rilievo strategico e corredata di robuste fortificazioni. Dal possidente del terreno viene il nome della nuova città Samaria che si estenderà a tutta la regione e indicherà il regno del Nord (cfr. 2 Re 17,24). Il giudizio religioso allinea Omri ai colleghi fin qui presentati.

27-28. Il regno è concluso dalle consuete formule che tacciono completamente il rilievo storico di questo re in campo internazionale. L'iscrizione di Mesa ricorda la sua tenacia contro Moab fino a sottometterla di nuovo al giogo israelita; gli annali assiri continuano a parlare di «terra di Omri» e «casa di Omri» anche dopo la sua morte.

29-33. Inizio del regno di Acab (874-853). Lo spazio letterario dato al regno di Acab è assai abbondante rispetto a quello dei colleghi tenendo presente che la formula consueta di conclusione del regno ricorrerà in 22,39-40. L'ampiezza è dovuta all'inserimento di diverso materiale riguardante il profeta Elia. Il regno di Acab si mostra vivace sotto diversi aspetti. Dal punto di vista politico è fecondo di alleanze. I buoni rapporti con la Fenicia vengono ripresi attraverso il matrimonio con Gezabele. Anche con Giuda viene firmato un trattato di pace (cfr. 22,2; 2Cr 18,1). Dal punto di vista militare si devono segnalare le guerre aramee (cfr. c. 20) e, nonostante il silenzio della Bibbia, la lega antiassira formata dai re di Palestina e Damasco per arginare le continue discese degli Assiri già giunti al Mediterraneo attraverso la Fenicia. Anche per l'edilizia l'attività è eccellente (cfr. 22, 39). Dal punto di vista religioso invece si segnala una grande minaccia. Il matrimonio con Gezabele ha aperto la porta alla defezione dalla fede jahvista. Il giudizio negativo sui matrimoni misti già espresso in 11,1-8 e in 15,13 viene ora ribadito con maggior severità. Nei casi precedenti infatti le regine si erano limitate alla devozione privata nei confronti dei loro dei. Gezabele invece inizierà uno sfacciato proselitismo esclusivista a favore di Baal-Melgart, patrono di Tiro. Lo zelo più acceso poteva venirle dal fatto di essere figlia del re-sacerdote Et-Baal, sesto successore di Chiram, l'Ittobaal delle iscrizioni assire e greche. Se il culto delle immagini, con adozione degli elementi naturistici della religione di Canan, era già deviazione dalla purezza jahvista, ora il rischio è assai maggiore. Si tratta di una vera sostituzione di divinità.

34. La ricostruzione di Gerico viene segnalata come uno dei fatti significativi del regno di Acab. In realtà la città non aveva mai cessato di essere un insediamento (cfr. Gs 18,21; Gdc 3,13; 2Sam 10,5), ma ora, sotto gli auspici del re, riprende la sua costruzione. Nel versetto si aggroviglia una duplice possibilità di significato. La maledizione di Gs 6,26 per chi avrebbe ricostruito Gerico pare trovare qui il suo compimento nella morte dei figli di Chiel. Il riferimento al primo e all'ultimo dei figli può voler dire semplicemente che ne perse solo due, oppure, secondo il procedimento di indicare il tutto attraverso gli estremi, che perse tutta la prole. La possibilità alternativa è che si tratti di due sacrifici umani compiuti per la rifondazione. Questa seconda pista sembra meno probabile, data l'assenza di un giudizio morale e l'insistenza nel legame tra i fatti e le parole di Giosuè.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Abiam re di Giuda 1Nell'anno diciottesimo del re Geroboamo, figlio di Nebat, Abiam divenne re su Giuda. 2Regnò tre anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 3Egli imitò tutti i peccati che suo padre aveva commesso prima di lui; il suo cuore non fu integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 4Ma, per amore di Davide, il Signore, suo Dio, gli concesse una lampada a Gerusalemme, facendo sorgere suo figlio dopo di lui e rendendo stabile Gerusalemme, 5perché Davide aveva fatto ciò che è retto agli occhi del Signore e non aveva deviato da quanto il Signore aveva ordinato, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Ittita. 6Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 7Le altre gesta di Abiam e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Ci fu guerra fra Abiam e Geroboamo. 8Abiam si addormentò con i suoi padri; lo seppellirono nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Asa.

Asa, re di Giuda 9Nell'anno ventesimo di Geroboamo, re d'Israele, Asa divenne re di Giuda. 10Egli regnò quarantun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maacà, figlia di Abisalòm. 11Asa fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come Davide, suo padre. 12Eliminò i prostituti sacri dalla terra e allontanò tutti gli idoli che avevano fatto i suoi padri. 13Privò anche sua madre Maacà del titolo di regina madre, perché ella aveva eretto ad Asera un'immagine infame; Asa demolì l'immagine infame e la bruciò nella valle del torrente Cedron. 14Ma non scomparvero le alture, anche se il cuore di Asa si mantenne integro nei riguardi del Signore per tutta la sua vita. 15Fece portare nel tempio del Signore le offerte consacrate da suo padre e quelle consacrate da lui stesso, consistenti in argento, oro e utensili. 16Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita. 17Il re d'Israele, Baasà, salì contro Giuda; egli fortificò Rama per impedire il transito ad Asa, re di Giuda. 18Asa prese tutto l'argento e l'oro rimasti nei tesori del tempio del Signore e nei tesori della reggia, li consegnò ai suoi ministri, che li portarono per ordine del re Asa a Ben-Adàd, figlio di Tabrimmòn, figlio di Cheziòn, re di Aram, residente a Damasco, con questa proposta: 19“Ci sia un'alleanza fra me e te, come tra mio padre e tuo padre. Ecco, ti mando un dono d'argento e d'oro. Su, rompi la tua alleanza con Baasà, re d'Israele, in modo che egli si ritiri da me”. 20Ben-Adàd ascoltò il re Asa; mandò contro le città d'Israele i comandanti del suo esercito, che colpirono Iion, Dan, Abel-Bet-Maacà e l'intera regione di Chinaròt, compreso tutto il territorio di Nèftali. 21Quando lo seppe, Baasà smise di fortificare Rama e tornò a Tirsa. 22Allora il re Asa convocò tutti quelli di Giuda, nessuno escluso; costoro andarono a prendere le pietre e il legname con cui Baasà stava fortificando Rama e con essi il re Asa fortificò Gheba di Beniamino e Mispa. 23Tutte le altre gesta di Asa, tutta la sua potenza e tutte le sue azioni, le città che egli edificò, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? Tuttavia nella sua vecchiaia fu ammalato ai piedi. 24Asa si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Giòsafat.

Nadab, re d’Israele 25Nadab, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele nell'anno secondo di Asa, re di Giuda, e regnò su Israele due anni. 26Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele. 27Contro di lui congiurò Baasà, figlio di Achia, della casa di Ìssacar; Baasà lo colpì a Ghibbetòn, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbetòn. 28Baasà lo fece morire nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, e divenne re al suo posto. 29Appena divenuto re, egli colpì tutta la casa di Geroboamo: non risparmiò nessuno della stirpe di Geroboamo, fino ad estinguerla, secondo la parola del Signore pronunciata per mezzo del suo servo Achia di Silo, 30a causa dei peccati che Geroboamo commise e fece commettere a Israele, e a causa dello sdegno a cui aveva provocato il Signore, Dio d'Israele. 31Le altre gesta di Nadab e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 32Ci fu guerra fra Asa e Baasà, re d'Israele, per tutta la loro vita.

Baasà, re d’Israele 33Nell'anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasà, figlio di Achia, divenne re su tutto Israele a Tirsa. Regnò ventiquattro anni. 34Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di Geroboamo e il peccato che questi aveva fatto commettere a Israele.

__________________________ Note

15,1-8 Il regno di Abiam fu verosimilmente negli anni 913-911.

15,6 Viene ripetuta la stessa formula già presente in 14,30.

15,9 Si ritiene che Asa abbia regnato negli anni 911-870.

15,12 prostituti sacri: di ambedue i sessi (vedi Dt 23,18), a disposizione dei frequentatori dei santuari. La prostituzione sacra costituì un pericolo costante per la fede e la moralità del popolo di Dio.

15,18 Ben-Adàd... re di Aram: si tratta di Ben-Adàd I, col quale Asa inizia quella politica delle alleanze che i profeti rimprovereranno in continuazione. Aram, ossia il regno arameo di Damasco, causerà molti danni al vicino regno d’Israele, dai tempi di Elia ed Eliseo a quelli di Isaia, fino all’avvento del pericolo comune, quando i due stati dovranno fronteggiare l’espansionismo assiro.

15,25 Nadab: regnò all’incirca negli anni 910-909.

15,33 Baasà: regnò probabilmente negli anni 909-886.

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Approfondimenti

Nel presente capitolo e nel successivo continua il movimento oscillatorio tra Nord e Sud per presentarne i rispettivi re. L'arco di tempo presentato copre una settantina d'anni dal 914 all'853 circa. Il Sud in tutto questo tempo vede succedersi solo due re, il Nord ben cinque e due dinastie: l'instabilità è ormai inaugurata. Anche in questi due capitoli non si entrerà nel merito di questioni politiche, militari, economiche, elementi decisivi nella gestione di un regno, ma si vaglieranno severamente i re dal punto di vista religioso. Il metro con cui saranno misurati i re è diverso per la casa di Giuda e per Israele. I primi vengono confrontati con Davide (15,3-11) per deciderne l'approvazione o la condanna; i secondi vengono paragonati a Geroboamo (15,26-34; 16,2.3.7.19.26.30) e assimilati a lui come idolatri e meritevoli di negativa sentenza.

1-8. Abiam re di Giuda (914-911). Passo parallelo in 2Cr 13. La formula di rito presenta il nuovo re. La data di inaugurazione del regno è data secondo la cronologia del collega settentrionale. La durata del regno è assai breve. Il nome della regina madre è qui da accettare tranquillamente in base al parallelo 2Cr 11,20, mentre lo si dovrà discutere al v. 10. In uno stile tipicamente deuteronomista il breve regno viene presentato evidenziando il contrasto tra l'infedeltà del re e la fedeltà di Dio. La scelta di Davide e di Gerusalemme non viene revocata nonostante l'ingratitudine e la ribellione di chi, continuando la dinastia, deve anche prolungare la lealtà. Il ritornello finale di ogni regno fa da ponte tra questo momento negativo e il più disteso regno di Asa.

9-10. Asa re di Giuda (911-870). Passo parallelo in 2Cr 14-16. Nella consueta formula introduttoria si trova il problema del nome materno. Maaca viene presentata come madre di Asa oltre che di Abiam suo padre (v. 2). Si può trovare una spiegazione nella povertà di vocabolario per cui un termine assume più sfumature. Così per esempio al v. 3 si parla di Davide come ’ab, «padre», di Abiam, ma la traduzione scelta è antenato. Nel caso di Maaca il termine ’ēm deve essere tradotto «nonna». Probabilmente la moglie di Abiam era scomparsa prematuramente e la funzione di regina madre durante il regno di Asa veniva ricoperta da sua nonna Maaca.

11-15. L'interesse per l'attività religiosa del regnante è sempre in primo piano. Lo zelo di Asa nel ripristino del culto jahwista arriva fino a destituire la nonna dal solenne ruolo di regina madre, promotrice del culto ad Asera. È personalmente il re a distruggere il simulacro, probabilmente in rapporto con il culto fallico, nella valle del Cedron già immonda per i sepolcri. Nonostante la sua fedeltà incondizionata non riuscì però ad attuare una purificazione totale. Le alture tanto care al popolo venivano ancora frequentate. All'azione negativa di soppressione dei culti idolatrici si affianca quella positiva di arricchimento del tempio con preziosi doni votivi.

16-22. Sulla divisione dell'ex-impero salomonico e sul conseguente indebolimento aveva puntato gli occhi Damasco per l'incremento dei propri interessi. Un rapporto d'intesa o contrasto con la nascente potenza era determinante. Asa cerca un accordo col re di Damasco Ben-Adad per togliersi di dosso i tentativi di espansione di Baasa d'Israele. Questi spingendosi a sud aveva preso Rama distante da Gerusalemme solo 7 km e la stava fortificando per bloccare le importanti vie di comunicazione e isolare Giuda. Asa “compra” l'appoggio di Ben-Adad con l'invio dei tesori della reggia e del tempio. Sebbene dal punto di vista religioso ciò non sia positivo, come non sarebbe lodevole nella mentalità deuteronomista la ricerca di alleanze diverse da quella con JHWH, non vi è in proposito accenno di giudizio. L'offerta di Asa è accolta. Ben-Adad sfonda i confini settentrionali d'Israele con successo. Il re Baasa deve lasciare immediatamente il fronte meridionale per fermare l'avanzata dell'invasore al nord. Asa sequestra il materiale da costruzione destinato a Rama e lo impiega per Gheba.

23-24. La rituale formula di conclusione del regno è preceduta da un fugace ricordo dei risultati positivi del regno: vittorie e costruzioni.

25-31. Nadab re d'Israele (910-909). Si risale al Nord per il breve regno di Nadab. Il giudizio religioso prontamente presentato è negativo: il nuovo re è erede del padre nel potere e nell'idolatria. Sarà punito da una congiura capeggiata da Baasa che riuscirà a rovesciare sia lui che la sua dinastia attraverso l'uccisione di tutti i maschi della casa reale. Vengono così compiute le parole di Achia di Silo in 14,10-11. L'occasione per il complotto fu il tentativo di riconquistare Ghibbeton, città danita caduta in mano ai Filistei che cercavano di recuperare l'antico prestigio. Il v. 32 è una ripetizione del v. 16.

15,32-16,7 Baasa re d'Israele (909-886). Sono i versetti che aprono il regno di Baasa la cui descrizione si concluderà al v. 7 del capitolo seguente. Nuova dinastia, nuova capitale: viene scelta Tirza nella regione di Manasse. Sebbene di un casato diverso, Baasa condivide con Geroboamo la biasimata politica religiosa attirandosi la condanna dell'agiografo.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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I DUE REGNI FINO A ELIA (14,1-16,34)

Geroboamo I, re d’Israele 1In quel tempo si ammalò Abia, figlio di Geroboamo. 2Geroboamo disse a sua moglie: “Àlzati, cambia vestito perché non si sappia che tu sei la moglie di Geroboamo e va' a Silo. Là c'è il profeta Achia, colui che mi disse che avrei regnato su questo popolo. 3Prendi con te dieci pani, focacce e un vaso di miele; va' da lui. Egli ti rivelerà che cosa avverrà del ragazzo”. 4La moglie di Geroboamo fece così. Si alzò, andò a Silo ed entrò nella casa di Achia, il quale non poteva vedere, perché i suoi occhi erano offuscati per la vecchiaia. 5Il Signore aveva detto ad Achia: “Ecco, la moglie di Geroboamo viene per chiederti un oracolo sul figlio, che è malato; tu le dirai questo e questo. Arriverà travestita”. 6Appena Achia sentì il rumore dei piedi di lei che arrivava alla porta, disse: “Entra, moglie di Geroboamo. Perché ti fingi un'altra? Io sono stato incaricato di annunciarti una dura notizia. 7Su, riferisci a Geroboamo: Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho innalzato fra il popolo costituendoti capo del popolo d'Israele, 8ho strappato il regno dalla casa di Davide e l'ho consegnato a te. Ma tu non sei stato come il mio servo Davide, che osservò i miei comandi e mi seguì con tutto il suo cuore, facendo solo ciò che è retto davanti ai miei occhi, 9anzi hai agito peggio di tutti quelli che furono prima di te e sei andato a fabbricarti altri dèi e immagini fuse per provocarmi, mentre hai gettato me dietro alle tue spalle. 10Per questo, ecco, manderò la sventura sulla casa di Geroboamo, distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli del cielo, perché il Signore ha parlato”. 12Ma tu àlzati, va' a casa tua; quando i tuoi piedi raggiungeranno la città, il bambino morirà. 13Ne faranno il lamento tutti gli Israeliti e lo seppelliranno; infatti soltanto lui della famiglia di Geroboamo entrerà in un sepolcro, perché in lui si è trovato qualcosa di buono da parte del Signore, Dio d'Israele, nella famiglia di Geroboamo. 14Il Signore farà sorgere per sé un re sopra Israele, che distruggerà la famiglia di Geroboamo. Questo è quel giorno! Non è forse già adesso? 15Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall'acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore. 16Il Signore abbandonerà Israele a causa dei peccati di Geroboamo, il quale peccò e fece peccare Israele”. 17La moglie di Geroboamo si alzò e se ne andò a Tirsa. Proprio mentre lei varcava la soglia di casa, il ragazzo morì. 18Lo seppellirono e tutto Israele ne fece il lamento, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo del suo servo, il profeta Achia. 19Le altre gesta di Geroboamo, le sue guerre e il suo regno, sono descritti nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 20La durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; egli si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Nadab.

Roboamo, re di Giuda 21Roboamo, figlio di Salomone, regnò in Giuda. Aveva quarantun anni quando divenne re e regnò diciassette anni a Gerusalemme, città scelta dal Signore fra tutte le tribù d'Israele per collocarvi il suo nome. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. 22Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto avevano fatto i loro padri, con i peccati da loro commessi. 23Anch'essi si costruirono alture, stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 24Inoltre nella terra c'erano prostituti sacri. Essi commisero tutti gli abomini dei popoli che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 25Nell'anno quinto del re Roboamo, il re d'Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. 26Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d'oro fatti da Salomone. 27Il re Roboamo li sostituì con scudi di bronzo, che affidò ai comandanti delle guardie addette alle porte della reggia. 28Ogni volta che il re andava nel tempio del Signore, le guardie li prendevano, poi li riportavano nella sala delle guardie. 29Le altre gesta di Roboamo e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 30Ci fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo. 31Roboamo si addormentò con i suoi padri e fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide. Sua madre, ammonita, si chiamava Naamà. Al suo posto divenne re suo figlio Abiam.

__________________________ Note

14,1 Le biografie dei re, che si succederanno lungo tutto il resto delle narrazioni di 1 e 2Re, considerano i sovrani quasi esclusivamente dal punto di vista religioso, in relazione cioè alla loro fedeltà a Dio, secondo le linee tracciate dal Deuteronomio. Danno ben poche informazioni di natura politica ed economica e si concludono con un biasimo per tutti i re d’Israele, a causa del culto illegittimo favorito da loro. Solo pochi re di Giuda ricevono una lode piena. Non mancano invece fonti extrabibliche che fanno intravedere la grande statura di alcuni re d’Israele a livello internazionale.

14,1 Geroboamo: regnò probabilmente negli anni 931-910 e verrà citato in seguito come metro negativo di confronto per i suoi successori.

14,19 Le altre gesta… nel libro delle Cronache dei re d’Israele: questa formula conclude la narrazione dell’operato di ciascun re del regno d’Israele e – con la rispettiva variante – del regno di Giuda.

14,21 Roboamo: regnò probabilmente negli anni 931-913.

14,23 alture, stele e pali sacri: luoghi e riti legati alla religione della fertilità nel mondo cananeo.

14,25 Sisak: faraone della XXII dinastia, approfitta della debolezza di Roboamo, causata dalla divisione del regno e dall’ostilità di Geroboamo, per attaccarlo.

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Approfondimenti

1-6. Una grave situazione familiare spinge Geroboamo a cercare l'aiuto di Achia, il profeta dal quale aveva ricevuto ottime notizie (11,37). Ma ora la situazione è mutata. La stima del profeta per il suo candidato al trono è solo un ricordo, appartiene al passato. Tanto tempo è trascorso dall'incontro nella campagna di Gerusalemme tra Achia e Geroboamo in un franco e leale faccia a faccia dal quale uscì l'abbozzo di un lusinghiero futuro per il responsabile degli operai della casa di Giuseppe. Ora la situazione è ribaltata. Il motivo viene taciuto; può darsi che si tratti della politica religiosa di cui si parla esplicitamente al v. 9. Non solo è impossibile un incontro diretto tra i due uomini, ma la stessa moglie di Geroboamo deve presentarsi nascondendo la sua dignità regale con abiti poveri e doni comuni. Tuttavia il profeta, che per dono di Dio sa vedere con chiarezza nel futuro, sa pure riconoscere nella sfuocata figura che si presenta alla sua vista appannata dall'età la moglie del monarca. Non si può essere sicuri che Abia fosse il principe ereditario: un tenue appoggio a questa tesi viene dai vv. 10-11 in cui si predice lo sterminio della discendenza.

7-11. Le cattive notizie prima ancora di riferirsi al bambino tracciano un tetro destino per tutta la famiglia dopo un aspro rimprovero. Questo viene costruito dialetticamente, presentando prima i benefici di Dio e poi la risposta di Geroboamo. Costui al pari di Davide non aveva alcuna posizione sociale che lo candidasse al regno. La sua ascesa è esclusivamente frutto della gratuità divina. A differenza di Davide però non mantiene una fedeltà integrale a colui che lo ha scelto, condizione posta per conservare il trono personalmente e per i discendenti, conforme all'avvertimento di 11,38. Dio ha scelto lui e lui ha scelto altri dei. Può darsi che insieme al culto delle immagini, gravemente in contrasto con la legge (Es 20,4; 34,17) ma popolarmente gradito, si ammettesse ormai un sincretismo religioso adottando usi e credenze dei residui cananei. Il castigo è violento già nella sua verbalizzazione. Si noti tuttavia che l'accanimento è predetto contro i cadaveri, vergogna superiore a una morte dolorosa. Il destino negherà la sepoltura, i cadaveri sbranati e dispersi non avranno né riposo, né monumento. Lo sterminio è veramente radicale. Non rimarrà neanche un cippo che ricordi la casa di Geroboamo.

12-16. Questa seconda fase dell'oracolo procede a cerchi concentrici. La morte del bambino è il primo passo nell'avverarsi della parola profetica. Dall'immediato futuro si passa a un'estensione temporale e numerica. Più tardi tutta la famiglia reale raggiungerà il ragazzo nella morte, ma non nella tomba. La sepoltura concessa ad Abia è l'unico spiraglio di clemenza in questo vortice di violenza. Una successiva dilatazione proietta tutto il popolo nell'instabilità politica fino alla consumazione dell'esilio, dispersione oltre Eufrate, fiume per antonomasia (cfr. Gn 31,21). Puntualmente viene ribadita la causa di un destino così amaro: l'idolatria ben individuata in questo caso con il cananaico culto della fecondità. Il compimento del vaticinio è narrato in 15,25-30 per la casa di Geroboamo, nei vv. 17-18 per Abia.

19-20. Una formulazione stereotipa costituisce il ritornello che scandirà per il resto dell'opera la conclusione dei regni. Si fa riferimento ad una fonte utilizzata però solo per commentare l'atteggiamento religioso del re. Stando a 2Cr 13,20, una morte improvvisa stroncò Geroboamo il cui regno si estese all'incirca dal 931 al 911.

21-31. Sul regno di Roboamo il testo parallelo si trova in 2Cr 11,5-12,16. Per la prima volta appare l'usuale formula introduttoria con elementi non sempre costanti ma qui tutti presenti: età del re al momento di ascendere al trono, lunghezza del suo regno, nome della regina madre. La lunghezza del regno data in 17 anni dovrebbe trovare questi estremi: 931-914.

22-24. Anche nel Sud dilaga l'idolatria. Essa è rappresentata da un sostanziale compromesso con la religione cananaica, con l'aggiunta della prostituzione sacra nella quale era ritenuta particolarmente abominevole quella esercitata dagli uomini e fermamente riprovata in Dt 23,18-19. Si riparlerà di questa categoria in 15,12; 22,47; 2Re 23,7.

25-28. La spedizione di Sisach, nome diversamente vocalizzato dagli egittologi, è il primo fatto di rilievo internazionale che viene riportato nella Bibbia con una datazione. È la seconda volta che si fa il nome di un faraone dopo 11,40; ritroveremo un caso analogo in 2Re 19,9. La spedizione è illustrata in una iscrizione di Karnak in cui il faraone si vanta della conquista di Giuda e Israele. Nel presente racconto il fatto storico sembra quasi ridotto ad eziologia della sparizione degli scudi d'oro di Salomone. È difficile stabilire se il faraone sia venuto a Gerusalemme o se gli scudi gli siano stati inviati con altri oggetti d'arte per evitare un saccheggio più dannoso.

29-31. Con le parole di rito si conclude anche questo regno ricordando la non rassegnazione del monarca alla secessione settentrionale per cui vi fu una costante ostilità con il collega del Nord. Anche in questo caso si potrebbe notare il contrasto tra il nome e la sorte. Roboamo significa «possa il popolo espandersi»; toccò invece a lui vedere restringersi i suoi confini.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Distruzione dell’altare di Betel 1Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l'altare per offrire incenso. 2Per comando del Signore quegli gridò verso l'altare: “Altare, altare, così dice il Signore: “Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane”“. 3In quel giorno diede un segno, dicendo: “Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l'altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra”. 4Appena sentì la parola che l'uomo di Dio aveva proferito contro l'altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall'altare dicendo: “Afferratelo!”. Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. 5L'altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell'altare, secondo il segno dato dall'uomo di Dio per comando del Signore. 6Presa la parola, il re disse all'uomo di Dio: “Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano”. L'uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com'era prima. 7All'uomo di Dio il re disse: “Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo”. 8L'uomo di Dio rispose al re: “Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, 9perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: “Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell'andata”“. 10Se ne andò per un'altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel. 11Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l'uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. 12Il padre domandò loro: “Quale via ha preso?”. I suoi figli gli indicarono la via presa dall'uomo di Dio che era venuto da Giuda. 13Ed egli disse ai suoi figli: “Sellatemi l'asino!”. Gli sellarono l'asino ed egli vi montò sopra. 14Inseguì l'uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: “Sei tu l'uomo di Dio venuto da Giuda?”. Rispose: “Sono io”. 15L'altro gli disse: “Vieni a casa con me per mangiare del pane”. 16Egli rispose: “Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, 17perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: “Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all'andata”“. 18Quegli disse: “Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: “Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua”“. Egli mentiva a costui, 19che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua. 20Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l'altro, 21ed egli gridò all'uomo di Dio che era venuto da Giuda: “Così dice il Signore: “Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, 22sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri”“. 23Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l'asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. 24Egli partì e un leone lo trovò per strada e l'uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l'asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. 25Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. 26Avendolo udito, il profeta che l'aveva fatto ritornare dalla strada disse: “Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l'ha consegnato al leone, che l'ha fatto a pezzi e l'ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore”. 27Egli aggiunse ai figli: “Sellatemi l'asino”. Quando l'asino fu sellato, 28egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l'asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l'asino. 29Il profeta prese il cadavere dell'uomo di Dio, lo adagiò sull'asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. 30Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: “Ohimè, fratello mio!”. 31Dopo averlo sepolto, disse ai figli: “Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l'uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, 32poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l'altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria”. 33Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l'incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. 34Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra.

__________________________ Note

13,2 Bruciare su un altare ossa umane voleva dire profanarlo.

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Approfondimenti

Dopo le notizie date nel capitolo precedente sull'attività edilizia e religiosa di Geroboamo null'altro di nuovo si aggiunge per l'aspetto temporale del suo regno. Si trova invece abbondanza di materiale profetico che costituisce il contenuto praticamente di tutto questo capitolo e si estende fino al v. 18 di quello successivo. Il legame tra Geroboamo e ministero profetico si rivela così essenziale. Indicato come re da Achia di Silo (11,37), viene ora incalzato dalla riprovazione profetica a causa della sua condotta religiosa certamente insopportabile per l'autore deuteronomista che non poteva ammettere né la venerazione delle immagini, né la pluralità di sedi cultuali. Il severo giudizio del compilatore emergerà nei v. 33-34 e ancor più nei vv. 7-11 e 13-16 del c. 14.

1-10. L'inizio di questa pericope è da collocarsi con maggior proprietà al v. 33 se non addirittura 32 del capitolo precedente. Durante una cerimonia personalmente presieduta da Geroboamo si presenta un profeta chiamato con l'appellativo popolare «uomo di Dio» (cfr. 1 Sam 9,6). La sua provenienza geografica è vicina: pochi chilometri separano Betel dalla frontiera settentrionale di Giuda, ma il suo vero punto di partenza è trascendente: la parola di JHWH. Questa disapprova e condanna il culto scismatico e illecito promosso e sostenuto dal re settentrionale. Nello spazio aperto della natura, collocazione antica degli altari come a Meghiddo, ancora in vigore a Betel visto che non si parla di un tempio, rimbomba come un tuono l'oracolo di riprovazione. I sacerdoti ora officianti sostituiranno l'incenso venendo loro stessi arsi sull'altare e dopo di loro la dissacrazione toccherà il colmo con la combustione di ossa umane (cfr. Nm 19,16). Il nome di Giosia inserito in questa prima invettiva è considerato un'aggiunta dei compilatori posteriori. Di fatto sarà proprio questo re ad eliminare il culto di Betel nell'attuazione della sua riforma religiosa (2Re 23,15-19). In ogni profezia autentica, alla parola si deve aggiungere un segno che la garantisca come proveniente da Dio. Qui i segni sono due: la distruzione dell'altare e la paralisi del re. Nel primo si rivela il rigetto divino dei sacrifici di Geroboamo. Non solo l'altare si autodistrugge, ma si disperde la cenere del grasso bruciato su di esso. Lv 4,12 prescriveva la raccolta delle ceneri e la loro riposizione in un luogo puro. La loro dispersione rende con molta efficacia la vanità dei riti di Betel. Anche il secondo caso è assai eloquente. La mano è simbolo della forza e dell'agire. L'arto paralizzato di Geroboamo è segno della sua assoluta impotenza di fronte alla dirompenza della parola divina. L'ordine del re nulla vale contro quello di Dio. Il declinare l'invito a tavola e il rifiuto del dono manifestano che la missione doveva essere compiuta con rapidità e sobrietà, ma ancora di più che non si poteva condividere la mensa con il responsabile dell'illecito culto. Il pasto in comune avrebbe significato riconciliazione e comunione, atteggiamenti impossibili tra l'uomo di Dio ed il re non ancora convertito. La prudenza consigliava un ritorno su una strada diversa.

11-32. Questo episodio è carico di enigmaticità. Potrebbe trattarsi di un racconto eziologico in merito al sepolcro dei due profeti anonimi di cui si parla in 2Re 23,17-18. Oppure si tratterebbe di un'ulteriore prova di autenticità dell'oracolo contro l'altare. Il vecchio profeta di Betel non ha partecipato alla liturgia di Geroboamo. L'accaduto gli è riportato dai figli. Che disapprovasse l'operato del re? Ora egli desidera avere una prova per sapere se il profeta di Giuda era veramente mandato da Dio o era un emissario politico. Se avesse trasgredito il comando di Dio a suo riguardo senza impunità il dubbio sulla sua missione si sarebbe trasformato in certezza di inautenticità. Le modalità con cui la prova viene realizzata non sono oneste. La punizione annunciata e il segno atteso sono la sorte meno gradita agli orientali: morte fuori patria, senza sepoltura con i propri congiunti (cfr. Gn 47,30; 49,29; 2Sam 19,38).

23-32. L'oracolo proferito si realizza, quasi con sapore di favola. Un leone fa giustizia del profeta disobbediente, ma non ne divora il cadavere e neppure sbrana l'asino del malcapitato. Anzi i due animali si associano nella custodia del defunto, impassibili di fronte ai passanti. Il profeta di Betel ha ottenuto la prova desiderata. Si fa carico delle onoranze funebri del collega di Giuda ed esprime il desiderio di essere sepolto con lui quale segno di venerazione e come precauzione, affinché le sue spoglie vengano rispettate al tempo in cui si avvereranno le profezie.

33-34. Nonostante l'ammonimento profetico provato sulla sua stessa persona, oltre che nella vistosità della distruzione dell'altare, Geroboamo non deflette dalla sua politica religiosa. Se i gesti profetici annunciavano che i suoi sacrifici non erano graditi, ora il compilatore avverte che lui stesso è stato respinto da Dio. Il significato del nome Geroboamo: «che il popolo cresca numeroso», così ben augurante, sarà tragicamente smentito dagli eventi. Siamo alle soglie del c. 14 in cui si racconta la prima fase dell'estinzione della sua discendenza con la morte del figlio Abia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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SCISMA POLITICO E RELIGIOSO (12,1-13,34)

L’assemblea di Sichem 1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. 2Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall'Egitto. 3Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l'assemblea d'Israele e parlarono a Roboamo dicendo: 4“Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo”. 5Rispose loro: “Andate, e tornate da me fra tre giorni”. Il popolo se ne andò. 6Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: “Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?”. 7Gli dissero: “Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre”. 8Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. 9Domandò loro: “Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?”. 10I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: “Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di' loro così: “Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. 11Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”“. 12Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: “Tornate da me il terzo giorno”. 13Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; 14egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani: “Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”. 15Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. 16Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: “Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Alle tue tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide!“. Israele se ne andò alle sue tende. 17Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. 18Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. 19Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

Scisma politico e religioso 20Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all'assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda. 21Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d'Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. 22La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: 23“Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: 24Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”“. Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato. 25Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl. 26Geroboamo pensò: “In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. 27Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda”. 28Consigliatosi, il re preparò due vitelli d'oro e disse al popolo: “Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d'Egitto”. 29Ne collocò uno a Betel e l'altro lo mise a Dan. 30Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli. 31Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32Geroboamo istituì una festa nell'ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all'altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. 33Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all'altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all'altare per offrire incenso.

__________________________ Note

12,1 Sichem: era il luogo della grande riunione religiosa delle dodici tribù (Gs 24) e continua ad avere la sua importanza religiosa e politica.

12,16 Alle tue tende, Israele!: è un grido di rivolta contro Roboamo, non un grido di guerra.

12,28 due vitelli d’oro: probabilmente, nel pensiero di Geroboamo, non erano idoli, ma sgabello del trono del Signore, come i cherubini posti sull’arca. Per questo significato originario, né Elia, né Eliseo, né Amos li condannano; tuttavia il vitello era simbolo del dio cananeo Baal e l’innovazione di Geroboamo rischiava di condurre il popolo alla idolatria, come avvenne. Il Deuteronomista considera i due vitelli, fin dall’inizio, oggetti idolatrici (v. 30), come idolatrici sono i templi sulle alture che Geroboamo edifica (v. 31) e illegittimi i sacerdoti di quei templi.

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Approfondimenti

Il presente capitolo ha il suo parallelo in 2Cr 10. Percorrendo la storia della monarchia si giunge a questo punto a un bivio. La casa regnante in Giuda deve scegliere tra una politica pericolosamente conservatrice dei propri interessi e un atteggiamento coraggiosamente rispettoso dei diritti popolari. Da questa decisione dipende la salvaguardia della già precaria unità. Roboamo cresciuto nel lusso salomonico non fu in grado di avvertire il forte disagio che già minacciava l'unità nazionale e scelse una politica di mantenimento dei vantaggi davidici che vide però sfumare insieme alla coesione della tribù. Nel presente capitolo la stentata convivenza di tutte le tribù inciampa e si frantuma nello scandalo dell'intransigenza fiscale, occasione per far tornare a galla gli antichi dissapori. Brevemente si possono presentare in tre punti le difficoltà mai risolte nei rapporti Nord-Sud.

  • Economicamente il Nord era una regione più ricca per l'agricoltura a causa delle fertili pianure, e prospera dal punto di vista artigianale. Per la sua vicinanza alle grandi vie di comunicazione conosceva pure un florido commercio. Il Sud, più povero, insisteva sulla pretesa di questi benefici attraverso le tassazioni.
  • Socialmente il Nord era considerato la più importante riserva di manodopera per il lavoro forzato.
  • Religiosamente le tribù settentrionali mal sopportarono la svalutazione degli antichi santuari locali, come Betel e Silo ad esempio, a favore del tempio di Gerusalemme.

L'arroganza di Roboamo diviene così l'occasione per liquidare l'unione strettamente calzata dalla maggior parte delle tribù che coltivavano nostalgia per l'antica autonomia. La vicenda viene presentata attraverso la rilettura deuteronomista che considera lo scisma politicamente un errore, religiosamente un peccato.

1-5. L'adunanza a Sichem dimostra che l'antica città cananea, luogo di peregrinazioni patriarcali (Gn 12,6; 33,18) e delle grandi e decisive adunanze della lega tribale (Gs 24), ha mantenuto il suo ascendente per cui può proporsi come rinnovata occasione di unità. Gerusalemme, capitale lussuosa, ma ancora senza tradizione, e soprattutto di parte, non può essere il luogo dell'acclamazione popolare del nuovo re. Dal punto di vista tradizionale e simbolico è ancora superata da Sichem, anche geograficamente vero cuore della Palestina. Il ruolo di Geroboamo nelle trattative con Roboamo non è chiaro. I LXX, forse con maggior realismo, lo preferiscono ritirato nella sua città natale anziché presente a Sichem dopo il ritorno dall'Egitto. Una simile versione dei fatti è anche più coerente al contenuto del v. 20. Il punto principale nell'ordine del giorno dell'assemblea era il problema fiscale. Le pretese della corte che dovevano essere soddisfatte tramite i prefetti erano ormai insopportabili. L'insofferenza per quel sistema traspare dall'insistenza nell'uso del termine ‘ol, «giogo», ripetuto per ben 8 volte nei versetti da 4 a 14 (4.9.10.11.14) e accompagnato da verbi e aggettivi che ne accentuano la fastidiosità. L'alleggerimento concesso dal re sarà compensato con la lealtà dei sudditi. Roboamo preferisce non essere precipitoso e consultare i consiglieri, e per questo prende tempo.

6-11. Le consultazioni di Roboamo oscillano tra gli anziani simbolo di saggezza, ma specialmente dell'esperienza acquisita a fianco di Salomone, e i giovani. Questi vengono chiamati dal TM yᵉlādîm, cioè «adolescenti» ancora in fase di educazione. Essi sono associati a Roboamo e come lui sono privi di esperienza politica. La linea proposta dagli anziani è quella di far scorrere il governo sull'equilibrio e sulla benevolenza. All'opposto i giovani propongono come base del potere la forza e l'imposizione. La costruzione metrica di 10b e del v. 11 fa supporre che siano stati inseriti nel racconto proverbi di uso popolare.

12-15. L'arroganza e l'ostinazione di Roboamo sono la risposta che il popolo incontra nel secondo appuntamento con il re. Egli ha optato per il consiglio dei giovani e ripete alla gente la sgarbata filastrocca insegnatagli dai compagni. La sordità del re trova qui una lettura teologica. Nella durezza del re si manifesta la severità del giudizio di Dio sulla discendenza di Salomone pronunciata dal profeta Achia.

16-19. La consumazione di un evento fondamentale nella storia d'Israele viene liquidata con questi pochi versetti che costituiscono il cuore di questo capitolo in cui il gusto per la narrazione prevale sull'interesse per i fatti e le cause. La risposta del popolo, anche se non eguaglia la maleducazione di Geroboamo, è secca e sprezzante. Dichiarare di non avere eredità con Davide significa rinnegare i legami di fraternità e di parentela. «Il figlio di Iesse» era l'appellativo spregevole con cui Saul chiamava Davide nei momenti di irritazione (cfr. 2Sam 20,30). L'assemblea viene sciolta con l'invito realizzato di tornare alle proprie tende. Queste ricordano l'epoca nomadica in cui non esisteva un governo centrale e l'indipendenza delle tribù era pienamente vigente. Sembra che la storia faccia un passo indietro. È significativo tuttavia che i secessionisti e i sudditi di Roboamo siano ancora accomunati dal nome Israele in uso assoluto per il Nord al termine del v. 16, nella catena costrutta “figli d'Israele” per il Sud all'inizio del v. 17. Anche nel tentativo di far rientrare la ribellione, Roboamo dimostra un'assoluta mancanza di tatto. Coerente al suo principio di governare con la forza, incarica Adoram, forma abbreviata di Adoniram, già incontrato in 4,6; 5,28, responsabile dei lavori forzati, di ristabilire l'ordine. L'esito della missione è tragico. Adoram è lapidato e il re deve darsi precipitosamente alla fuga e porsi in salvo nella sua capitale.

20. L'assemblea convocata per Roboamo sceglie ora un nuovo sovrano. Il candidato migliore viene colto in Geroboamo, tenace difensore dei diritti del Nord fino a rischiare la vita e pagare con l'esilio (11,40). Questa fu l'impresa che testimoniò la sua idoneità al trono.

21-24. La contemporaneità agli eventi narrati e la successiva riflessione si intersecano in questo racconto dell'organizzazione di una spedizione militare contro Israele. Può darsi che effettivamente Roboamo volesse a tutti i costi riavere il regno nella sua totalità, volontà che lo ha portato fino all'orlo di una guerra civile. D'altro canto un interrogativo profondo sul tipo di rapporti da tenere con il Nord deve senz'altro essere affiorato. Per l'autore deuteronomista, che scrive a lunga distanza cronologica, il dato di fatto della separazione si deve leggere come accettato da Dio e pertanto dev'essere accettato anche dagli uomini. Ma, come Dio riconosce la fratellanza di tutti i membri del suo popolo, altrettanto gli israeliti si devono riconoscere fratelli al di là delle barriere costruite dalla storia.

25. Anche Geroboamo mise in atto un'attività edilizia che fornisce al regno una capitale più adatta e maggior sicurezza. Così vengono fortificate Sichem, residenza del re, e Penuel. Questa si trovava nella Transgiordania ed è conosciuta per i ricordi di Giacobbe (Gn 32) e Gedeone (Gdc 20-21). Era particolarmente adatta a mantenere il vassallaggio di Moab e a premunirsi contro i sempre più forti Aramei.

26-30. La religione ha un potere unificante decisamente forte nella vita di un popolo. L'avveduto Geroboamo se ne rende ben conto e ritiene necessario sganciare i suoi sudditi dal tempio di Gerusalemme per assicurarsi il regno e la vita. Ma si deve proporre un'alternativa. Questa viene cercata in una duplice sede, la tradizione iconografica cananaica, e gli antichi luoghi di culto. Il vitello d'oro si ricollegava al culto di Baal-Adad del quale esprimeva la forza e la fecondità. Anche per JHWH questa immagine poteva diventare simbolo della sua potenza o semplicemente poteva fungere da supporto all'invisibile divinità, quasi in analogia alla lastra d'oro retta dai cherubini sull'arca. Il peccato stava nella violazione di Es 20,4; Dt 4,15; 5,8-9, divieti di rappresentare la divinità con immagini di creature. La formula con cui Geroboamo presenta i simulacri è un calco di quanto si legge in Es 32,4. Attraverso di essa il re fa intendere di non voler introdurre altre divinità, ma di restare fedele al Signore che libera dalla schiavitù. La rappresentazione di JHWH in questa forma popolare poteva controbilanciare bene il culto senza immagini del tempio di Gerusalemme. I luoghi scelti sono strategici. Dan favorirà le popolazioni più settentrionali. Betel con la sua fortissima tradizione cultuale (Gn 12,8; 13,3; 28,11-12; 31,13; Gdc 20,18-20; 21,3; 1Sam 10,3) costituiva un argine resistente lungo la frontiera meridionale per impedire di proseguire fino a Gerusalemme.

31-33. Per diffondere capillarmente l'autonomia religiosa si riprendono le alture (cfr. 3,4) come luoghi di culto e i sacerdoti vengono presi dal popolo non tanto per dispetto alle antiche disposizioni, ma perché attraverso i legami familiari l'autonomia religiosa potesse penetrare in profondità. Il re che si è arrogato poteri sacerdotali ha pure istituito una grande festa da celebrarsi in autunno, un mese dopo quella delle Capanne, dopo la fine della vendemmia. Attraverso santuari, sacerdoti e feste, l'impalcatura dell'indipendenza religiosa è completata, ma incombe su di essa il giudizio profetico.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il peccato di Salomone 1Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, 2provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: “Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi”. Salomone si legò a loro per amore. 3Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. 4Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. 5Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. 6Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre. 7Salomone costruì un'altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. 8Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi. 9Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d'Israele, che gli era apparso due volte 10e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. 11Allora disse a Salomone: “Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. 12Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. 13Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto”.

Ribellioni esterne 14Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l'edomita Adad, che era della stirpe regale di Edom. 15Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab, capo dell'esercito, era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom – 16Ioab, con tutto Israele, vi si era fermato sei mesi finché ebbe sterminato ogni maschio di Edom – 17Adad, con alcuni Edomiti a servizio del padre, fuggì per andare in Egitto. Allora Adad era un ragazzo. 18Essi partirono da Madian e andarono a Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, re d'Egitto, che diede ad Adad una casa, gli fissò alimenti e gli diede una terra. 19Adad trovò grande favore agli occhi del faraone, tanto che gli diede in moglie la sorella della propria moglie, la sorella di Tacpenès, la regina madre. 20La sorella di Tacpenès gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tacpenès svezzò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone, tra i figli del faraone. 21Quando Adad seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab, capo dell'esercito, disse al faraone: “Lasciami partire; voglio andare nella mia terra”. 22Il faraone gli rispose: “Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nella tua terra?”. Quegli soggiunse: “No, ma, ti prego, lasciami partire!”. 23Dio suscitò contro Salomone un altro avversario, Rezon figlio di Eliadà, che era fuggito da Adadèzer, re di Soba, suo signore. 24Egli radunò uomini presso di sé e divenne capo di una banda, quando Davide aveva massacrato gli Aramei. Andarono quindi a Damasco, si stabilirono là e cominciarono a regnare in Damasco. 25Fu avversario d'Israele per tutta la vita di Salomone, e questo oltre al male fatto da Adad; detestò Israele e regnò su Aram.

La rivolta di Geroboamo 26Anche Geroboamo, figlio dell'efraimita Nebat, di Seredà – sua madre, una vedova, si chiamava Seruà –, mentre era al servizio di Salomone, alzò la mano contro il re. 27Questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone costruiva il Millo e chiudeva la breccia apertasi nella Città di Davide, suo padre. 28Geroboamo era un uomo di riguardo; Salomone, visto quanto il giovane lavorava, lo nominò sorvegliante di tutto il lavoro coatto della casa di Giuseppe. 29In quel tempo Geroboamo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achia di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. 30Achia afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi. 31Quindi disse a Geroboamo: “Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. 32A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele. 33Ciò avverrà perché mi hanno abbandonato e si sono prostrati davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti, e a Milcom, dio degli Ammoniti, e non hanno camminato sulle mie vie, compiendo ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e le mie norme come Davide, suo padre. 34Non gli toglierò tutto il regno dalla mano, perché l'ho stabilito principe per tutti i giorni della sua vita a causa di Davide, mio servo, che ho scelto, il quale ha osservato i miei comandi e le mie leggi. 35Toglierò il regno dalla mano di suo figlio e ne consegnerò a te dieci tribù. 36A suo figlio darò una tribù, affinché ci sia una lampada per Davide, mio servo, per tutti i giorni dinanzi a me a Gerusalemme, la città che mi sono scelta per porvi il mio nome. 37Io prenderò te e tu regnerai su quanto vorrai; sarai re d'Israele. 38Se ascolterai quanto ti comanderò, se seguirai le mie vie e farai ciò che è retto ai miei occhi, osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, mio servo, io sarò con te e ti edificherò una casa stabile come l'ho edificata per Davide. Ti consegnerò Israele; 39umilierò la discendenza di Davide per questo motivo, ma non per sempre”“. 40Salomone cercò di far morire Geroboamo, il quale però trovò rifugio in Egitto da Sisak, re d'Egitto. Geroboamo rimase in Egitto fino alla morte di Salomone. 41Le altre gesta di Salomone, tutte le sue azioni e la sua sapienza, non sono forse descritte nel libro delle gesta di Salomone? 42Il tempo in cui Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele fu di quarant'anni. 43Salomone si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide, suo padre; al suo posto divenne re suo figlio Roboamo.

__________________________ Note

11,3 I numeri settecento e trecento sono iperbolici e vogliono accentuare, a loro modo, la magnificenza di Salomone.

11,23-25 I vari re di Damasco, capitale dell’omonimo regno arameo, approfitteranno della divisione del regno in Israele e Giuda e saranno avversari d’Israele per quasi due secoli.

11,30 lo lacerò in dodici pezzi: il gesto simbolico che compie il profeta, rende visibile ed efficace la parola che pronunicia (vedi Ger 27,1-8; 28,1-4.10-11). Il profeta assegna dieci tribù a Geroboamo e due a Giuda: forse Giuda e Beniamino (vedi 1Re 12,21) o Giuda e Simeone. Tutta l'azione simbolica viene formulata con la terminologia deuteronimistica.

11,41 libro delle gesta di Salomone: una delle antiche fonti andate poi perdute.

11,42 quarant’anni: probabilmente dal 970 al 931 circa a.C.

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Approfondimenti

1-43. Presenta il tramonto della più luminosa giornata nella storia della monarchia israelitica. Non si tratta però di un crepuscolo sereno. Le nubi del peccato e del minacciato castigo travolgono e anticipano il naturale estinguersi della luce. L'autore addensa in questa pagina il rovescio della medaglia del regno gloriosamente descritto. Le difficoltà politiche non si sono infatti accumulate al termine della vita del grande monarca. Le minacce esterne vanno datate ai primi anni di regno (cfr. vv. 21 e 24-25), quelle interne si collegano ai grandi lavori edilizi.

1-4. Una lettura teologica estremamente coerente al pensiero deuteronomista vede come causa del crollo dell'impero salomonico il peccato. Qui vengono presentati i prodromi dell'infedeltà, l'ambiente dal quale saranno respirati i germi che produrranno un esito mortale; l'harem cosmopolita di Salomone, come ambiente plurirazziale e plurireligioso, costituiva una trappola per l'integrità jahvista da evitarsi in maniera assai determinata in base a Dt 7,3-4. La provenienza delle donne elenca tutti i paesi confinanti tranne la regione filistea. Si trattava con probabilità di matrimoni politici. Già una scelta di questo tipo era disobbedienza a Dio, pur non essendo ancora arrivata all'idolatria aperta. L'autore cerca di presentare un'attenuante per il grave peccato di Salomone: l'età avanzata. Nella senile perdita di autonomia la volontà delle donne avrebbe prevalso su quella del re.

5-8. Le divinità oggetto di culto vengono presentate andando in senso orario da nord verso sud. * Astarte, patrona di Sidone, godeva di venerazione in un'area assai diffusa. Associata a Baal soprintendeva alla fecondità. Era la terra madre progenitrice di tutti i viventi e il suo culto comprendeva talora la prostituzione sacra. * Milcom è la forma con cui appare presso gli Ammoniti l'antica divinità cananaica Malek, nome che compare presso gli Ebrei il cui significato è «re» (dalla radice mlk, «regnare», con le vocali però di bōšet, «vergogna»). Il suo culto era penetrato in Israele (Lv 18,21; 20,2) anche attraverso i sacrifici umani (2Re 23,10) e conobbe una forte resistenza da parte dei profeti (Ger 7,31-32; 19,6.11-14). * Camos era il dio nazionale dei Moabiti (Nm 21,29; Gdc 11,24). L'altura costruita per lui da Salomone riapparirà in 11,7.33 e in 2Re 23,13. Anche contro di lui si scaglia la predicazione profetica (Ger 48,7.13.16).

Entrambi questi idoli vengono chiamati šiqquṣ termine che indica una cosa talmente rivoltante da essere assolutamente evitata. Impressiona al v. 7 la radice bnh, «costruire», copiosamente usata al c. 6 e al c. 8 per indicare la costruzione del tempio e qui impiegata per un luogo di culto profano. La posizione geografica poi è assai eloquente: il monte di fronte a Gerusalemme, cioè le pendici del Monte degli Ulivi. L'antitesi tra JHWH e idoli è resa in modo plastico. 11,9-13. La responsabilità di Salomone è aumentata dal fatto che i precetti validi per tutto il popolo (Es 20,2-6; Dt 5,6-10) sono stati indirizzati personalmente a lui nelle due apparizioni di JHWH (3,5-14; 9,2-9), e, specialmente nella seconda, l'ammonimento contro l'idolatria era stato assai forte (9,6-9). Si noti come il castigo viene annunciato e procederà con intensità decrescente. La prima fase è drastica, radicale: «ti strapperò via il regno», ma subito dopo comincia una spirale di misericordia. L'attuazione viene rinviata al regno del successore di Salomone e non sarà completa: una tribù rimarrà alla casa di Davide. Il motivo è l'amore concretamente manifestato nella fedeltà alle scelte originali: Davide e Gerusalemme.

14-40. La risposta di Dio al peccato di Salomone segna la stessa logica usata dal re. Salomone aveva procurato, con gli dei, degli oppositori a JHWH. Ora JHWH procura dentro e fuori il regno oppositori a Salomone.

14-22. Il primo avversario politico a entrare in scena è Adad di Edom. È difficile capire come e quando costui abbia dato fastidi a Salomone. Quest'unità infatti è una piccola biografia di un principe fuggiasco, scampato allo sterminio della sua famiglia. Anche qui abbiamo una esagerazione in merito all'impresa di Abner riportata in 2Sam 8,13-14. In Edom si diede senz'altro la caccia ai maschi della casa reale e a quelli adatti al combattimento, ma non a tutti. Adad trova asilo in Egitto, paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Edom, e dopo la morte dei suoi oppressori riesce a riconquistare il trono. Se avesse avviato ostilità aperte verso Salomone immediatamente dopo il suo ritorno come si spiegherebbe il facile accesso al golfo di Aqaba? Forse è più verosimile pensare che il potere andò rinvigorendosi nelle mani di Adad con gradualità e solo verso la fine del regno di Salomone riuscì a far pesare la sua ostilità.

23-25. Dopo il pericolo da sud, Edom, ora il pericolo da nord, Aram. Zoba era una città-stato a nord di Damasco il cui re Adad-Ezer esercitava il vassallaggio sugli Aramei. Uno dei suoi ufficiali, Razon, fuggì da lui mettendosi a capo di una banda di sovversivi. La storia trova un'analogia in 1Sam 22-28. L'impresa più importante di Razon fu la conquista di Damasco. Attorno alla sua città egli cominciò a coagulare le popolazioni circostanti in via di sedentarizzazione diventando così politicamente rilevante. Durante il regno di Salomone l'ostilità è da far coincidere con incidenti alla frontiera settentrionale che disturbavano il commercio.

26-28. Da Zereda, un villaggio sul versante occidentale della catena di Efraim, proveniva Geroboamo, un valente operaio che per le sue doti venne scelto personalmente da Salomone come responsabile dei lavoratori della sua tribù e di quelli di Manasse che insieme componevano la casa di Giuseppe. Questi vv. insieme al v. 40 costituiscono una scarna fonte originaria nella quale si è inserita una narrazione profetica. A proposito del Millo cfr. 9,15-19.

29-30. L'incontro con Achia di Silo è occasione per un gesto profetico spiegato dall'oracolo successivo. La città di origine del profeta prende rilievo perché l'oracolo annuncia la nascita del regno del Nord, zona di cui Silo era una antica città sacra. Il mantello poteva essere quello speciale indumento che distingueva i profeti (cfr. 1Sam 28,14).

31-36. La prima parte dell'oracolo si concentra su Salomone. L'esordio pone un problema con il computo delle tribù, tant'è che i LXX operano una correzione attribuendone a Salomone due anziché una. Una possibile spiegazione potrebbe essere questa: le dieci tribù del Nord e della Transgiordania vanno a Geroboamo. A Salomone rimane Giuda, che per il suo naturale legame con la casa di Davide viene ritenuta un possesso scontato, più Beniamino l'unica tribù aggiunta alla legittima proprietà (cfr. 12,21-23; 2Cr 15,8-9). La sostanza dell'oracolo è una ripetizione della descrizione dei vv. 5-7 e del discorso divino ai v. 11-13. Unica novità il particolare della lampada presa dall'ambiente liturgico. Come nel tempio ardeva sempre una lampada davanti al Signore, così in Gerusalemme arderà in continuazione la casa di Davide attraverso un erede.

37-39. La nascita di una monarchia al Nord viene radicata nella parola profetica portatrice delle condizioni e delle promesse di Dio. Queste non differiscono da quelle già emanate per Giuda. Se il re sarà fedele, Dio sarà fede le e la dinastia sarà stabile. Il linguaggio sottolinea la similitudine. La grande differenza, che peserà anche sulla storia successiva, è che per il Nord non esiste una città eletta e santa come Gerusalemme. Il fatto che i LXX non riportino il v. 39 spinge a ritenerlo una glossa.

40. Nonostante le lusinghiere parole di Achia, e molto probabilmente anche il suo fattivo aiuto, la rivolta di Geroboamo fallisce e si risolve in una fuga. Anch'egli come Adad ripara in Egitto accolto da Sisach con molta probabilità il šešonq dei documenti egiziani.

41-43. Il parallelo si trova in 2Cr 9,29-30. Un formulario standardizzato che si ripeterà anche per gli altri re chiude sobriamente e definitivamente il ciclo di Salomone. Il periodo di regno indicato con la cifra tonda di quarant'anni è stato di poco superiore (972-926 o 922 circa). Il sepolcro di Salomone rimase visibile fino alla rivolta di Bar Kokba (132-135 d.C.), periodo in cui crollò. Salomone fu l'unico re che per tutta la durata del suo regno ebbe potere sull'intero Israele.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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