SALMO – 15 (14)

IL GIUSTO VIVE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE 1 Salmo. Di Davide.

Signore, chi abiterĂ  nella tua tenda? Chi dimorerĂ  sulla tua santa montagna?

2 Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la veritĂ  che ha nel cuore,

3 non sparge calunnie con la sua lingua, non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino.

4 Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore. Anche se ha giurato a proprio danno, mantiene la parola;

5 non presta il suo denaro a usura e non accetta doni contro l'innocente. Colui che agisce in questo modo resterĂ  saldo per sempre. _________________ Note

15,1 Ispirandosi a un rituale liturgico particolare, che elencava le condizioni per essere ammessi nel tempio, alla presenza del Signore, questo salmo propone al fedele un cammino interiore che coinvolge la condotta quotidiana. Nel salmo risuona la predicazione dei profeti e il loro richiamo a una religiositĂ  del cuore (vedi, ad es., Is 33,14-16; Mi 6,6-8).

15,1 La santa montagna è il monte Sion, su cui era costruito il tempio.

15,5 doni: offerti per corrompere.

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Approfondimenti

Requisiti per abitare con Dio Salmo d'ingresso (+ motivi sapienziali)

Il salmo è simile per contenuto ai Sal 24; 26; 50; 95, ma in particolare si richiama più direttamente a Mic 6,6-8 e Is 33,14-16. Strutturalmente è lineare, ben equilibrato, e rivela una certa preoccupazione didattica. Il ritmo nel TM è di 3 + 3 accenti. Il campo semantico è quello dello spazio sacro, del tempo e della parola.

Divisione:

v. 1b. «Signore, chi abiterà..»: la domanda è rivolta in seconda persona direttamente al Signore. Da chi? Se a pronunciarla è un sacerdote, è da prendersi in senso reale, dato che gli addetti al tempio (sacerdoti, leviti...) abitavano con una certa stabilità nel recinto del tempio in cui avevano proprie celle (cfr. Ger 35,2-4; 36,10-21, Ez 42). Se a pronunciarla è un semplice fedele è da prendersi simbolicamente, come espressione metaforica di unione con Dio. «nella tua tenda»: la «tenda» indica il tempio, chiamato così a ricordo della «tenda del convegno» del periodo del deserto (Es 28,43; 33,7). Dio a sua volta fu ospitato nella tenda di Abramo (Gn 18) e di Giacobbe (Gn 29,4).

vv. 2-5b. Risposta sacerdotale che contiene undici enunciati: positivi (vv. 2.4a.b) e negativi (vv. 3.4c.5ab) mescolati insieme, e a mo' di esemplificazione, cfr. Es 20; Dt 5; Prv 27-31; Sir 7,1-8,7. Il contenuto riguarda prettamente l'etica sociale.

v. 2. «Colui che cammina senza colpa..: il triplice enunciato di questo versetto è di carattere generale, quasi come un primo comandamento da cui scaturiscono gli altri, cfr. Sal 84,12; Prv 28,18. Giobbe aveva qualità tali da essere esempio di uomo perfetto, cfr. Gb 1,5; «cammina..»: la metafora della “via”, è comune nella Bibbia per indicare la condotta integra di vita, secondo i comandamenti (Sal 1,1).

v. 4. «anche se giura a suo danno...»: si tratta del giuramento fatto con leggerezza che poi si rivela a svantaggio della stessa persona che lo ha fatto, cfr. Lv 5,4. Poiché il giuramento è sacro, esso va rispettato, così come non si può ritirare, sostituendolo con un altro, un animale sacro offerto al Signore (cfr. Lv 27,10.33). Il giuramento infatti è anche una professione di fede perché si coinvolge anche Dio. Giurare però di fare il male non è vincolante.

vv. 5ab. «fare usura»: nella Bibbia vuol dire prestare denaro con interessi. Ciò è proibito con un proprio connazionale (Es 22,24; Lv 25,36-37) ma è permesso con gli stranieri (Dt 23,20-21). Il peccato di “usura” era anche combattuto dai profeti (cfr. Am 8,6), ma si consiglia anche di prestare con generosità (Dt 15; Sal 37,21.25-26; Sir 29,1-13). «non accetta doni contro l'innocente»: è il peccato della corruzione della magistratura, denunciato spesso dalla Legge (Es 23,8; Dt 10,17; 16,19; 27,25), dai Profeti (Is 1,23; 5,23; 33,15; Ez 22,12) e dai libri Sapienziali (Sal 26,10; Prv 17,23).

vv. 5cd. «Colui che agisce in questo modo»: l'espressione riassume tutti gli enunciati precedenti. «resterà stabile per sempre»: facendo eco al v. 1b il salmista conclude il salmo assicurando l'eterna stabilità dell'uomo giusto in mezzo alle tempeste della vita, com'è stabile il monte del tempio, ove risiede il Signore «roccia e baluardo di salvezza» (Sal 31,4; 42,10; 61,3; 91).

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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