SALMO – 23 (22)
IL SIGNORE È IL MIO PASTORE 1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
3 Rinfranca l'anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome.
4 Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.
6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. _________________ Note
23,1 Alla guida e alla protezione di Dio pastore, l’orante affida il cammino della propria esistenza. Come ospite, Dio accoglie il suo fedele nel tempio e gli riserva il trattamento caratteristico dell’ospitalità orientale.
23,3 Rinfranca la mia anima: mi dà sollievo e mi fa rivivere.
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Approfondimenti
La fiducia nel buon pastore Salmo di fiducia
La simbologia è quella pastorale e dell'ospitalità. Il carme è semplice e ricco nello stesso tempo. Nella semplicità delle due immagini di Dio come pastore e come anfitrione trasmette una quantità di significati simbolici.
Divisione:
- v. 1b: introduzione tematica;
- vv. 2-4: encomio del Signore come pastore;
- vv. 5-6: encomio del Signore come anfitrione ospitante.
v. 1b. «Il Signore è il mio pastore»: il salmo si apre con una proclamazione di fede netta, chiara e polemica nello stesso tempo. Infatti il salmista dichiara che solo il Signore e nessun altro è il suo pastore. L'immagine di pastore riferita ai re e alle divinità è comune nell'antichità. Per Dio come pastore, cfr. Sal 78,52; 80,2; Is 40,10-11; 49,10; Ger 23,3-4; Ez 34,11-16. «non manco di nulla»: cfr. Sal 34,10. Contrariamente alle figure di altri pastori rimproverati dai profeti (cfr. Ger 23,1-4; Ez 34,4-5), il Signore esplica in tutto e bene il suo ruolo.
v. 3. «giusto cammino»: il Signore sceglie le piste giuste e libere da pericoli per la transumanza del suo gregge; «per amore del suo nome»: alla lett. «per il suo nome»; cfr. Sal 25,11; 31,4. L'espressione indica sia la gratuità della salvezza che ritorna a gloria di Dio; sia, in senso apologetico, l'onore che viene reso a Dio da parte di altri popoli, al vederne la premia per il suo popolo (cfr. Ez 20,9.44; 36,22; Sal 79,9-10).
v. 4. «Se dovessi... tu sei con me»: in questo versetto si passa dalla terza persona alla seconda, al «tu» confidenziale. Il salmista esprime la sua fiducia piena nella protezione di Dio. «tu sei con me»: è una formula di protezione e di assistenza di Dio verso il suo popolo e i suoi eletti (cfr. Gn 26,3; Dt 31,6; Is 41,10; 43,5). «il tuo bastone e il tuo vincastro»: i due termini sono sinonimi, perciò è difficile conoscere il loro specifico significato. «Bastone» (šebet), che designa anche lo “scettro” regale (Sal 2,9; Is 14,5...), doveva indicare un'asta corta e nodosa, che all'occorrenza serviva anche come difesa. «Vincastro» (miš‘enet) allude al bastone lungo e ricurvo da viaggio (cfr. Es 21,19; 2Re 4,29; Is 30,31-32), segno di guida e anche strumento di difesa in caso di necessità. Questi due strumenti sono simbolo di sicurezza per qualsiasi situazione in cui viene a trovarsi il gregge. Dio è pastore sempre pronto a difenderlo, in ogni occasione della sua vita.
vv. 5-6. Nella seconda parte del salmo si passa dall'immagine della pastorizia a quella dell'ospitalità. Il pastore diventa anfitrione. Con altre immagini si ribadiscono gli stessi concetti dei versetti precedenti. v. 5. «cospargi di olio»: l'unzione del capo con l'olio profumato fa parte del rituale dell'ospitalità (cfr. Am 6,6; Lc 7,46). «il mio calice trabocca»: ciò è segno di pienezza e di abbondanza (Sal 36,9; Qo 9,7; 1Sam 25,36...).
v. 6. «Felicità e grazia»: alla lett. «bontà e grazia» (tôb wāḥesed). Sono personificate come ancelle che accompagnano il fedele nel santuario (Sal 25,21; 89,15; Ab 3,5).
(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)