SALMO – 24 (23)
IL SIGNORE, RE DELLA GLORIA, ENTRA NEL SUO TEMPIO 1 Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti.
2 È lui che l'ha fondato sui mari e sui fiumi l'ha stabilito.
3 Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno.
5 Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza.
6 Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
7 Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.
8 Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia.
9 Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.
10 Chi è mai questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
_________________ Note
24,1 Riprendendo alcuni aspetti del Sal 15, anche questo canto riflette sulle condizioni richieste per poter entrare nel tempio del Signore e stare alla sua presenza.
24,7-10 Si descrive il simbolico ingresso di Dio nel tempio, probabilmente al termine di una processione con l’arca dell’alleanza.
24,10 l Signore degli eserciti: traduzione del titolo divino “YHWH sebaòt”, legato particolarmente all’arca dell’alleanza (1Sam 1,3; 4,1-4). Questo titolo viene inteso, alle volte, in riferimento agli eserciti d’Israele che nel Signore hanno un invincibile protettore (ma l’arca non nasconde le colpe del popolo, né lo protegge dall’ira divina: 1Sam 4,5-11). Più spesso, soprattutto dopo l’esilio, quando Israele non ha più eserciti propri, il titolo viene riferito agli eserciti celesti, cioè alle “schiere” degli astri e degli angeli, e infine a tutte le creature (Zc 1,3.4.6.12...; Ml 1,4.6.9.10...). Quanto alle “schiere” celesti, che lodano Dio, vedi ad es. Sal 103,21; 148,2. In Gen 2,1 le “schiere” del cielo e della terra sono tutte le creature. Nei testi in cui “sebaòt” assume questo significato più ampio, l’espressione Signore degli eserciti equivale a “Signore dell’universo”.
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Approfondimenti
Il re glorioso entra nel suo tempio Salmo d'ingresso (+ motivi innici, sapienziali e liturgici)
Il salmo è probabilmente uno dei più arcaici della liturgia. Si articola in tre strofe, indipendenti originariamente, ma allo stato attuale ben connesse nell'insieme. La terza strofa (vv. 7-10) può risalire all'epoca davidica. Il salmo si presta a diverse interpretazioni. Gli Ebrei lo recitano nella festa di Capodanno. I cristiani vi vedono allusioni all'ascensione di Cristo. La simbologia è spaziale, militare, liturgica, sapienziale.
Divisione:
- vv. 1-2: inno breve al creatore;
- vv. 3-6: liturgia d'ingresso;
- vv. 7-10: ingresso solenne trionfale del Signore nel tempio.
v. 1. «Del Signore è la terra»: si ricorda il dominio di Dio sull'universo e i suoi abitanti per averli creati. Tale verità è basilare nel credo ebraico (cfr. Es 9,29; 19,5; Dt 10,14; 33,16).
v. 2. «l'ha fondata sui mari»: immagine cosmogonica biblico-orientale, cfr. Gb 38,4-6; Sal 104, 5.
v. 3. «Chi salirà il monte...»: è il coro o la folla dei fedeli che pongono la domanda rituale, alla porta d'ingresso del tempio, sulle disposizioni idonee per entrarvi e lodare degnamente il Signore, cfr. Sal 15,1.
v. 4-6. Si riporta la risposta del sacerdote o di un addetto al culto, che descrive, riassumendoli rispetto al Sal 15,2-5, gli impegni morali che fruttano la salvezza e la benedizione del Signore.
v. 4. «menzogna»: il vocabolo «menzogna, vanità» (šāw’) riguarda il lessico antidolatrico (Sal 31,7; Os 4,8) e quindi designa gli “idoli”, cfr. Sal 119,37.
v. 6. «che cerca il volto»: l'espressione designa di per sé chi avanza verso il santuario del Signore, cfr. 2Sam 21,1; Am 5,5; Os 5,15.
vv. 7-10. In un'atmosfera festosa, processionale come nei Sal 68; 118; 132 si celebra il simbolico e trionfale ingresso del Signore, re della gloria e vincitore in battaglia, nel suo tempio davanti al popolo fedele. La scena richiama il trasporto trionfale dell'arca in Gerusalemme al tempo di Davide (2Sam 6), e nel tempio al tempo di Salomone (1Re 8), in un dialogo più vivace e entusiatico rispetto ai vv. 3-6.
vv. 7-9. «Sollevate, porte...»: le porte (del tempio o della città), simbolo di potere e di dominio, sono personificate (cfr. Is 14,31). Esse, stimate troppo basse e strette per la grandezza di Dio che deve entrare, sono invitate a lasciar passare facilmente il re vittorioso, l'eroe che ritorna trionfatore dalla battaglia, sottomettendosi a lui e riconoscendo il suo dominio. «porte antiche»: alla lett. «eterne» (‘ôlām), perché in relazione al Signore eterno. «il re della gloria»: questo titolo ricorre solo qui. È un superlativo semitico. Significa il «re per eccellenza».
v. 8. «Il Signore forte e potente...»: cfr. Is 43,17. È l'immagine di re guerriero vittorioso, cfr. 1Sam 4,8. Si riferisce soprattutto ai fatti dell'esodo e della conquista, in cui Dio è descritto come l'eroe condottiero del suo popolo (Es 15,3; 2Sam 5,6-10).
v. 10. «Signore degli eserciti»: cfr. 1Sam 1,3; 4,4; 17,45; 2Sam 6,2. Il titolo si trova molto spesso nella Bibbia, specialmente nei Profeti (eccetto in Ezechiele) e nei Salmi. Il titolo si è evoluto nel suo significato. Dall'accezione cosmologica (le stelle sono l'esercito di Dio, con le altre forze dell'universo: Sal 29; 103; 104; 148) si è passato al significato storico concreto nell'epoca monarchica del Signore come difensore del suo popolo.
(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)