SALMO – 26 (25)
PREGHIERA DELL’INNOCENTE 1 Di Davide.
Fammi giustizia, Signore: nell'integrità ho camminato, confido nel Signore, non potrò vacillare.
2 Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.
3 La tua bontà è davanti ai miei occhi, nella tua verità ho camminato.
4 Non siedo con gli uomini falsi e non vado con gli ipocriti;
5 odio la banda dei malfattori e non siedo con i malvagi.
6 Lavo nell'innocenza le mie mani e giro attorno al tuo altare, o Signore,
7 per far risuonare voci di lode e narrare tutte le tue meraviglie.
8 Signore, amo la casa dove tu dimori e il luogo dove abita la tua gloria.
9 Non associare me ai peccatori né la mia vita agli uomini di sangue,
10 perché vi è delitto nelle loro mani, di corruzione è piena la loro destra.
11 Ma io cammino nella mia integrità; riscattami e abbi pietà di me.
12 Il mio piede sta su terra piana; nelle assemblee benedirò il Signore. _________________ Note
26,1 Pur appartenendo al genere delle lamentazioni individuali, questo salmo scaturisce dalle labbra dell’orante (forse un levita, addetto al servizio del culto nel tempio di Gerusalemme) come una protesta di innocenza (simile a quelle presenti nei Sal 15 e 24).
26,6 Lavo nell’innocenza le mie mani: mi dichiaro innocente.
26,9 uomini di sangue: i violenti e quanti non esitano ad attentare alla vita del prossimo.
26,10 vi è delitto nelle loro mani: sono operatori di iniquità. Le mani simboleggiano l’agire dell’uomo, buono o cattivo.
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Approfondimenti
Un giusto chiede giustizia Supplica individuale [di un levita?]
Il salmo è breve, sintetico e abbastanza semplice e chiaro. Per il “giuramento d'innocenza” che ne occupa il centro, si può avvicinare ai Sal 15; 17 e 24. Il campo semantico e simbolico è di carattere spaziale, somatico-psicologico, e attinente alla “prova” dell'uomo da parte di Dio (v. 2). A livello di struttura c'è un'inclusione tra il v. 1a e 12b data dal nome divino Signore, “JHWH”, e un'altra tra i vv. 1 e 11-12a riguardante “l'integrità del cammino” del salmista (vv. 1ab e 11a) e la “fermezza” dell'orante (vv. 1c e 12a).
Divisione:
- vv. 1-3: supplica introduttiva;
- vv. 4-8: giuramento d'innocenza;
- vv. 9-12a: nuova supplica;
- v. 12b: conclusione: lode-ringraziamento.
v. 1. «Signore, fammi giustizia»: lett. «giudicami, JHWH». L'imperativo è in posizione enfatica nel TM. Ricorre nel Salterio solo 4 volte (Sal 7,9; 26,1; 35,1; 43,1) e sempre sulla bocca del salmista ingiustamente perseguitato. Esso introduce il tema e dà il tono a tutta la composizione. È l'appello accorato del giusto perseguitato che ricorre al Signore nel tempio (cfr. Sal 7,2.7.9). «nell'integrità ho camminato»: alla lett. «perché io nell'integrità ho camminato». L'espressione originale sottolinea la motivazione («perché») del ricorso a Dio e la fierezza della propria innocenza. Il verbo “camminare” (hlk), che si ritrova ancora nei vv. 3 e 11, cosi come il suo campo semantico, metaforicamente indica la condotta di vita. «confido nel Signore»: è un tema ricorrente e un insegnamento frequente nel testi profetici e nei salmi, specialmente quelli «di fiducia», cfr. Sal 4; 11; 16; 23 ecc.
v. 2. «Scrutami, Signore...» è il secondo appello introduttivo che si allarga specificandosi nella professione d'innocenza. Per la metafora dello “scrutare” di Dio cfr. Sal 7,10b; Sal 11,4-5; 16,8; 18,23.
v. 3. «La tua bontà è davanti...»: alla lett. «perché la tua bontà..». È la motivazione del secondo appello.
vv. 4-5. Nel TM sono chiusi da un'inclusione, data da «non mi siedo (v. 4) e da «non siederò» (v. 5). Questa confessione negativa (cfr. Sal 1,1; Prv 1,10-16) è segnata da quattro termini indicanti quattro tipi di uomini cattivi, da cui il salmista si tiene lontano: “falsi, simulatori, malvagi, empi”. Al di là dei singoli significati, lo schema quaternario fa pensare alla totalità dei cattivi.
v. 4. «uomini falsi»: l'espressione letteralmente si traduce «mortali di vanità», ma può anche significare «uomini degli idoli», «idolatri», dato che la voce šaw’ qui adoperata è frequente nella polemica antiidolatrica: (Sal 31,7; 119,37) e nel decalogo (Es 20,7).
v. 6. «Lavo nell'innocenza...»: si accenna al rito della lavanda delle mani, di valore espiatorio, che spesso è collegato con il delitto di sangue (Dt 21,1-9), cfr. Sal 73,13; 24,4; Is 1,15-16. Il lavarsi «le mani nell'innocenza» è una espressione brachilogica per indicare la limpidità di coscienza del salmista. «giro attorno...»: ci si riferisce o a una processione rituale (Sal 42,5; 118,27) o anche a una danza intorno all'altare (2Sam 6,5.14; 1Re 18,26).
v. 7. «le tue meraviglie»: sono le azioni salvifiche compiute da Dio e sperimentate da Israele nella sua lunga storia salvifica.
v. 8. «Signore, amo la casa dove dimori»: il salmista dichiara apertamente il suo amore per il tempio, luogo della dimora di Dio in terra e della sua gloria. In questo versetto egli parla del tempio ricorrendo a cinque vocaboli di grande significato: mᵉ‘ôn (= luogo della residenza), bayit (= casa, casato), māqôm (= luogo: cfr. Gn 28,16-17; Sal 37,10; 132,5; Mic 1,3), miškan (= abitazione, dal verbo škn = porre la tenda, abitare), kābôd (= gloria). Il sintagma mᵉ‘ôn bētekā è hapax legomenon.
v. 9. «uomini di sangue»: i peccatori (ḥaṭṭā’îm) sono specificati come assassini, sanguinari (cfr. Sal 5,7), ai quali Dio per la legge del contrappasso abbrevierà la vita.
v. 10. «nelle loro mani è la perfidia»: il termine «perfidia» (zimmâ) indica i peccati della lussuria, della prostituzione e dell'adulterio (Lv 18,17; 19,29; 20,14). Può anche alludere all'idolatria, secondo la metafora di Osea (Ger 13,27; Ez 16,27; 22,9; 23,21; 24,13). «la loro destra è piena di regali»: sono così indicati coloro che con regali corrompono specialmente i giudici e le autorità. La Bibbia si scaglia molto violentemente contro tale corruzione.
v. 12a. «su terra piana»: l'immagine indica sicurezza del passo (Sal 27,11; 143,10) e, metaforicamente, rettitudine di condotta morale (Sal 45,7; 67,5).
Nel NT “il rito di lavarsi le mani” (v. 6) richiama il gesto famoso di Pilato (Mt 27,24). In 1Pt 3,21 si trovano unificati il tema della buona coscienza e quello della purificazione con l'acqua (del Battesimo). La tradizione cristiana ha considerato a volte il Salmo 26 come preghiera dei catecumeni.
(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)