SALMO – 29 (28)

INNO ALL’ONNIPOTENZA DI DIO 1 Salmo. Di Davide.

Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza.

2 Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo.

3 La voce del Signore è sopra le acque, tuona il Dio della gloria, il Signore sulle grandi acque.

4 La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza.

5 La voce del Signore schianta i cedri, schianta il Signore i cedri del Libano.

6 Fa balzare come un vitello il Libano, e il monte Sirion come un giovane bufalo.

7 La voce del Signore saetta fiamme di fuoco,

8 la voce del Signore scuote il deserto, scuote il Signore il deserto di Kades.

9 La voce del Signore provoca le doglie alle cerve e affretta il parto delle capre. Nel suo tempio tutti dicono: “Gloria!”.

10 Il Signore è seduto sull'oceano del cielo, il Signore siede re per sempre.

11 Il Signore darà potenza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace. _________________ Note

29,1 Questo inno, da molti ritenuto la più antica composizione del Salterio, applica al Dio d’Israele l’insieme dei simboli e delle rappresentazioni con cui l’antico mondo pagano di Canaadn celebrava il dio Baal (“il signore”), venerato come dio della tempesta e della fecondità (la pioggia ne era il segno visibile).

29,3-9 La voce del Signore: il tuono, che appare come la voce di Dio in diversi passi dell’AT (vedi, ad es., 1Sam 7,10; Gb 37,1-5; Sal 18,14).

29,5 Il Libano, regione montuosa confinante con il nord di Canaan, era famoso per gli alti cedri delle sue montagne.

29,6 Sirion: era il nome con cui gli abitanti di Sidone indicavano il monte Ermon, situato nel Libano meridionale (vedi Dt 3,9).

29,8 Kades: potrebbe essere una regione del deserto a sud della terra di Canaan, o più probabilmente una regione disabitata a oriente del Libano.

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Approfondimenti

La tempesta rivela e canta la gloria di Dio Inno

Il salmo, forse il più antico del Salterio, loda il Signore, che manifesta la sua potenza anche in una veemente e catastrofica tempesta. Alcuni vi vedono un adattamento al Dio d'Israele di un precedente inno cananeo riferito a Baal Adad, dio della tempesta. Il Delitzsch legge il salmo alla luce del contesto biblico-letterario del diluvio, la cui voce (mabbûl), oltre che in Gn 7-9 ricorre solo in questo salmo (v. 10) in tutto l'AT, e la cui struttura narrativa sembra corrispondervi. Ma a parte queste possibili dipendenze, il salmo attinge poeticamente dalla comune esperienza di una sconvolgente tempesta e dall'ingresso sbalorditivo e irruente del sacro nella storia. Tra gli elementi strutturanti ricordiamo: la voce «Signore» (JHWH) che ricorre in tutto 18 volte, di cui 4 nella prima (vv. 1-2) e 4 nell'ultima strofa (vv. 10-11); la parola «voce» (qôl) è attestata sette volte nel corpo del salmo (vv. 3-9), di cui sei in posizione enfatica all'inizio dei versetti; la voce «forza» (‘ôz) sta nel v. 1b e nel v. 11a (inizio e fine del salmo), e la voce «gloria» (kābôd) ricorre in 16.2.3.9b, sottolineando che la tempesta è vista dal poeta anche come teofania. Il ritmo del salmo è binario. Vi sono diversi chiasmi. Si ricorre molto alla figura dell'onomatopea e alla ripetizione con espansione. Si può dire che il salmo impegna più l'organo dell'udito che quello della vista.

Si divide in:

v. 2. «la gloria del suo nome»: l'espressione indica la potenza del Signore stesso; cfr. Sal 8,2.

v. 3. «Il Signore tuona»: alla lett. «La voce del Signore». La traduzione di qôl con «voce» anziché direttamente con «tuono» conserva la pregnanza di significato: il senso fisico di tuono e il senso simbolico, in quanto espressione della potenza di Dio (cfr. Sal 68,34; 1Sam 7,10).

v. 5. «i cedri del Libano»: per la loro maestà sono considerati nella Bibbia come simbolo di superbia (cfr. Is 2,13) e segno di stabilità (cfr. Sal 92,13; 104,16).

v. 6. «il Sirion»: è la catena montuosa dell'Ermon, chiamata con il nome fenicio.

v. 7. «saetta fiamme di fuoco»: sono indicati i fulmini. L'immagine data dal verbo originale è quella delle scintille che sprizzano dalla sfregatura della pietra focaia, o dal martellare del fabbro sull'incudine.

v. 8. «scuote»: l'immagine espressa dal verbo originale ḥyl (tremare, contorcersi per le doglie) è pregnante. Allo scuotimento segue il tremore. È incluso il senso fisico e psicologico; cfr. Ab 3,10. «il deserto di Kades»: è il deserto di Cades Barnea, all'estremo sud della Palestina al confine con la penisola sinaitica, luogo di molti eventi dell'esodo (cfr. Nm 13,26; 20,1; Dt 1,19).

v. 9. «fa partorire le cerve»: l'effetto del tuono incide anche sul regno animale, oltre che sul mondo minerale (montagne) e vegetale (i cedri). Le cerve accelerano così il parto o, secondo qualche autore, abortiscono. Alcuni autori cambiano la voce originale del TM ’ayyalôt (= cerve) con ’êlôt (= querce) preferendo restare nei due emistichi del v. 9 nell'ambito del regno vegetale (querce... foreste). «Nel suo tempio»: l'espressione abbraccia globalmente il tempio celeste (supposto nel v. 2) e quello terrestre di cui è l'immagine. Esso raccoglie le voci, quasi in risposta spontanea, alla straordinaria rivelazione della potenza di Dio nella tempesta. Queste voci, attonite e stupefatte, non possono fare altro che lodare il Signore, riconoscendo la sua gloria, manifestazione della sua potenza, come richiesto dall'invitatorio dei vv. 1-2. Cielo e terra così si uniscono nella sinfonia di lode.

v. 10. «Il Signore è assiso sulla tempesta»: si riconosce la regalità eterna del Signore, che si immagina seduto tranquillamente sul suo trono posto al di sopra delle acque dell'oceano superiore, dopo aver sconfitto i suoi nemici (cfr. Sal 92,9-10; 93,2-3).

v. 11. «Il Signore darà forza...»: è un'attualizzazione israelitica del salmo. La comunità orante d'Israele raccolta nel tempio terrestre si augura, ed è certa, che, come il Signore ha comandato alla tempesta e ha vinto i suoi nemici cosmici, così comanderà agli eventi storici di non recarle danno.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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