SALMO – 3
LA SALVEZZA VIENE DAL SIGNORE 1 Salmo. Di Davide. Quando fuggiva davanti al figlio Assalonne.
2 Signore, quanti sono i miei avversari! Molti contro di me insorgono.
3 Molti dicono della mia vita: “Per lui non c'è salvezza in Dio!”.
4 Ma tu sei mio scudo, Signore, sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
5 A gran voce grido al Signore ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.
6 Io mi corico, mi addormento e mi risveglio: il Signore mi sostiene.
7 Non temo la folla numerosa che intorno a me si è accampata.
8 Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio! Tu hai colpito alla mascella tutti i miei nemici, hai spezzato i denti dei malvagi.
9 La salvezza viene dal Signore: sul tuo popolo la tua benedizione. _________________ Note
3,1 Con questo salmo ha inizio la serie delle composizioni che la tradizione attribuisce al re Davide. Il salmo può essere considerato sia una lamentazione individuale (l’orante si sente accerchiato da numerosi nemici, che lo opprimono) sia un salmo di fiducia (l’orante sa che Dio lo protegge e lo pone al sicuro).
3,1 Quando fuggiva: il titolo si riferisce ai fatti narrati in 2Sam 15-17.
3,5 santa montagna: il monte Sion, sul quale sorge il tempio, sede della presenza divina.
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Approfondimenti
Salmo 3 – Signore, mia difesa, sorgi e salvami Supplica individuale (+ motivi di fiducia) Il salmo potrebbe anche far parte dei “Salmi di fiducia” per il motivo di certezza nella divina protezione che contiene (v. 6). Ma l'appartenenza più certa al gruppo delle “Suppliche individuali” è data dalla menzione degli oppressori (v. 2) e della supplica (v. 8) e inoltre dalla impostazione triangolare “Dio – io – essi (= i nemici)” usuale nelle suppliche.
Il titolo attribuisce a Davide la paternità del salmo e ne precisa anche l'occasione storica della composizione: la fuga da Gerusalemme durante la rivolta del figlio Assalonne (2Sam 15-19). Tuttavia non ne resta traccia nel salmo, per cui si tratta probabilmente di un'ambientazione fittizia.
Il ritmo nel TM è quello classico di 3 + 3 accenti.
Un'inclusione è data dal verbo qum (insorgere, sorgere) tra il v. 2 e il v. 8. Nel v. 2 sono i nemici che insorgono, nel v. 8 Dio è invocato perché sorga e salvi il salmista.
Il salmo si divide in:
- vv. 2-3: presentazione degli oppressori;
- vv. 4-5: supplica fiduciosa;
- vv. 6-7: espressione di fiducia;
- vv. 8-9: forte invocazione e atto di fede del salmista.
v. 2. «quanti sono i miei oppressori!»: si esprime la tendenza alla drammatizzazione che ricorre anche altre volte nei salmi (cfr. Sal 22,17; 25,19; 31,14; 38,20; 40,13; 56,3; 69,5; 119,157). «molti contro di me insorgono»: all'insorgere dei molti nemici corrisponde per contrappasso l'invocazione del v. 8, perché il Signore insorga a sua volta contro di essi. L'insorgere dei nemici ricorda il Sal 2,1-3.
** v. 3**. «Neppure Dio lo salva»: alla lett. «Non c'è salvezza per lui in Dio». All'espressione empia dei nemici corrisponde nel v. 9 'atto di fede d'Israele: «Del Signore è salvezza». L'affermazione dei nemici, mentre rivela la loro empietà nei riguardi di Dio, mostra anche il totale isolamento dell'orante che è creduto solo contro la moltitudine avversa.
** v. 4**. «Ma tu...»: cfr. Sal 41,11; 109,21. L'espressione, come l'altra simile «Ma io» (Sal 32,6; 69,14; 70,6; 88,14), nei salmi di supplica, segna il passaggio dallo stato di scoraggiamento e depressione a quello di reazione e di fiducia. «mia difesa»: alla lett. «mio scudo»; l'immagine dello scudo di difesa (māgēn) si trova spesso nei salmi. «sollevi il mio capo»: espressione di vittoria e di riacquistata dignità (cfr. Sal 27,6; 89,18; 110,7; 140,10).
v. 5. «suo monte santo»: alla lett.: «monte della sua santità». È Sion, Gerusalemme, ove c'è il tempio del Signore, sede della presenza di Dio sulla terra. Il sintagma ricorre spesso nei salmi, cfr. Sal 48,2-3.
vv. 6-7. I versetti esprimono, attraverso l'immagine del dormire e dello svegliarsi, la fiducia estrema nel Signore, che non fa temere l'orante neanche davanti a un fortissimo e numeroso esercito.
v. 6. «Io mi corico.... mi risveglio»: per l'immagine, cfr. Sal 4,9; Lv 26,6; Gb 11,19; Prv 3,24. Tutti i verbi sono in ebraico al perfetto; si tratta di un “perfetto di coincidenza” che dà vivacità all'espressione, considerando istantanee due azioni successive nel tempo. Si esprime anche così la somma fiducia nel Signore, che porta a non temere la moltitudine dei nemici (v. 7). C'è la figura del merismo. Nello studio della Bibbia e in genere della letteratura semitica si intende con “merismo” (dal greco merismós «divisione») l'esprimere la totalità di qualcosa tramite l'indicazione di due parti estreme e contrapposte: per esempio “il cielo e la terra” (Gn 14,19.22; 24,3) per indicare “l'universo intero”, “tutto”), «notte e giorno» “per sempre” o “continuamente” (Dt 28,66; 1Re 8,29; Sal 22,2; 88,1), «quando mi siedo e quando mi alzo» per “continuamente” (Sal 139,2).
vv.8-9. Il v. 8 esprime, con un forte grido al Signore, la fiducia del salmista nella salvezza, memore delle altre imprese liberatrici di Dio; il v. 9, rispondendo al grido blasfemo dei nemici del v. 3 «neppure Dio lo salva», riporta le parole del salmista che sono un atto di fede.
v. 8. «Sorgi, Signore»: si invoca il Signore perché “sorga”, opponendosi ai suoi nemici e a quelli del salmista che sono “insorti” per primi (v. 2). Il verbo qum (sorgere, insorgere) fa da inclusione tra il v. 2 e il v. 8. «Hai colpito sulla guancia... hai spezzato i denti..»: Dio è visto come giustiziere e come cacciatore che strappa la preda dai denti dei nemici. E sottintesa la legge del taglione. I verbi che descrivono queste azioni sono nel TM al perfetto; se tradotti al tempo passato, come qui, indicano che il salmista, memore delle azioni di giustizia e di forza di Dio sui nemici del passato, lo invoca anche per compierle oggi. Se invece i perfetti vengono interpretati come “perfetti precativi” hanno la funzione di imperativi. Nel caso indicano ancora la fiducia del salmista non solo negli interventi di Dio, ma anche la certezza nella sicura vittoria. L'azione diventa contemporanea a quella del “sorgere”, e così anche la supplica si fa più appassionata.
(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)