TOBIA – Capitolo 13
Il futuro di Gerusalemme 1Allora Tobi disse: 2“Benedetto Dio che vive in eterno, benedetto il suo regno; egli castiga e ha compassione, fa scendere agli inferi, nelle profondità della terra, e fa risalire dalla grande perdizione: nessuno sfugge alla sua mano. 3Lodatelo, figli d'Israele, davanti alle nazioni, perché in mezzo ad esse egli vi ha disperso 4e qui vi ha fatto vedere la sua grandezza; date gloria a lui davanti a ogni vivente, poiché è lui il nostro Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, Dio per tutti i secoli. 5Vi castiga per le vostre iniquità, ma avrà compassione di tutti voi e vi radunerà da tutte le nazioni, fra le quali siete stati dispersi. 6Quando vi sarete convertiti a lui con tutto il cuore e con tutta l'anima per fare ciò che è giusto davanti a lui, allora egli ritornerà a voi e non vi nasconderà più il suo volto. 7Ora guardate quello che ha fatto per voi e ringraziatelo con tutta la voce; benedite il Signore che è giusto e date gloria al re dei secoli. 8Io gli do lode nel paese del mio esilio e manifesto la sua forza e la sua grandezza a un popolo di peccatori. Convertitevi, o peccatori, e fate ciò che è giusto davanti a lui; chissà che non torni ad amarvi e ad avere compassione di voi. 9Io esalto il mio Dio, l'anima mia celebra il re del cielo ed esulta per la sua grandezza. 10 ⌈ Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme.⌉ Gerusalemme, città santa, egli ti castiga per le opere dei tuoi figli, ma avrà ancora pietà per i figli dei giusti. 11Da' lode degnamente al Signore e benedici il re dei secoli; egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia, 12per allietare in te tutti i deportati e per amare in te tutti gli sventurati, per tutte le generazioni future. 13Una luce splendida brillerà sino ai confini della terra: nazioni numerose verranno a te da lontano, gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo santo nome, portando in mano i doni per il re del cielo. Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza e il nome della città eletta durerà per le generazioni future. 14Maledetti tutti quelli che ti insultano! Maledetti tutti quelli che ti distruggono, che demoliscono le tue mura, rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! Ma benedetti per sempre tutti quelli che ti temono. 15Sorgi ed esulta per i figli dei giusti, tutti presso di te si raduneranno e benediranno il Signore dei secoli. Beati coloro che ti amano, beati coloro che esulteranno per la tua pace. 16Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il grande re, 17perché Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua dimora per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dare lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite con zaffìro e con smeraldo e tutte le sue mura con pietre preziose. Le torri di Gerusalemme saranno ricostruite con oro e i loro baluardi con oro purissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir. 18Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza, e in tutte le sue case canteranno: “Alleluia! Benedetto il Dio d'Israele e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome nei secoli e per sempre!“”.
__________________________ Note
13,1 Allora Tobi disse: l’inno è messo in bocca a Tobi: il padre di Tobia, in quanto uomo giusto, è considerato il protagonista del racconto. L’inno richiama diversi altri testi biblici, ad es. Es 15; Gdt 16; Is 60; 62.
13,10ab NVg (13,8) invece: Benedite il Signore, tutti voi eletti, / e voi tutti lodate la sua maestà. / Trascorrete giorni di gioia e date gloria a lui.
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Approfondimenti
Di squisita fattura letteraria, questo salmo di ringraziamento si divide in due parti:
- a) vv. 1-9;
- b) vv. 11-18.
Il v. 10 fa da congiunzione tra le due parti; proclama un concetto-chiave: la forza e la grandezza di Dio verso i peccatori che Dio castiga e ai quali usa misericordia. Il codice S omette i vv. 8-11, presenti in tutti gli altri manoscritti e anche in un frammento aramaico di Qumran.
Nella prima parte (vv. 1-9), Dio è lodato perché ha guidato Tobi e il suo popolo anche durante l'esilio; nella seconda parte (vv. 11-18) la lode di Dio risuona nella nuova Gerusalemme. Il cantico lascia trasparire segni di una composizione cui hanno collaborato più mani: si passa infatti, per es., dall'«io» al «tu» e al «voi» e all'impersonale. La vicenda di Tobi è solo vagamente e allusivamente ricordata (v. 8), mentre l'interesse è puntato tutto sulla condizione dell'intero popolo in esilio. Dalla lode si passa spontaneamente alla parenesi.
Il cantico riprende la teologia di Dt che interpreta i disastri e le sventure della nazione come conseguenza dell'infedeltà alla legge di JHWH e la applica all'individuo (vv. 5-6; cfr. Dt 30,1-3; 4,40; 5,29, ecc.). L'esilio è un castigo, ma non definitivo; ha una funzione salutare, cioè di indurre il popolo di Israele a convertirsi al suo Dio. In altre parole, Dio vuole un bene (la conversione) e in vista di esso interviene a impedire un male (l'esilio). Anche il linguaggio risente dello stile deuteronomistico, per es. in 13,6: «con tutto il cuore e con tutta l'anima».
Dio è «il Signore, il nostro Dio, il nostro Padre, il Dio per tutti i secoli» (v. 4); è «il Signore della giustizia» e «il re dei secoli» (v. 7); è «il re del cielo» (v. 9) e «il Signore dei secoli» (v. 15), «il Dio d'Israele» (v. 18). Si congiungono titoli che mettono in luce il legame di Dio con Israele ad altri che lo presentano come creatore. Il titolo «nostro Padre» (v. 4) è abbastanza raro nell'AT (cfr. Dt 32,6; Is 63,16; Ger 3,4). La salvezza è già presente: «Ora contemplate ciò che ha operato con voi» (v. 7); la storia di Tobia resta sullo sfondo come evento tipico della salvezza già data. Ma l'attuazione della salvezza è legata alla libertà umana; di qui l'espressione «chi sa» (v. 8) riferita a Dio ma in relazione alla possibile conversione del popolo.
I v. 11-18 si ispirano liberamente soprattutto a testi del libro di Isaia: per la gioia del v. 12 cfr. Is 65,19; 66,14; per il pellegrinaggio dei popoli al v. 13 cfr. Is 2,1-5 e Is 60; per il v. 14 cfr. Is 54,15-17 e Sal 137; per il v. 16 cfr. Is 66,10. La ricostruzione di Gerusalemme (v. 17) evoca Sal 51,20; Is 49,17; 61,4. Per il v. 18 cfr. Is 60,18. La rinnovazione del popolo è legata alla ricostruzione del «tempio» (vv. 11.13.17). La gioia del ritorno fa parte del tempo della salvezza (cfr. Is 60,4.9).
Nei v. 17-18 è tracciata un immagine ideale della nuova, ricostruita Gerusalemme (nominata 5 volte), con le torri d'oro, i baluardi di oro finissimo, le strade lastricate con turchese e pietra di Ofir presso le coste d'Etiopia, le porte di zaffiro e di smeraldo. È una città piena di canti d'esultanza e in ogni casa si cantano le lodi del Signore.
Al centro di ambedue le parti dell'inno (vv. 5.15) sta il ritorno dall'esilio e la riunione dei veri Israeliti nella loro patria e a Gerusalemme. La «città eletta» (v. 13; cfr. Is 62,4.12), Gerusalemme, diventa il centro del popolo di Dio e del mondo intero; essa sarà la «città santa» (v. 10). Là dimora «il santo nome» di Dio (v. 13). La conversione è la condizione richiesta perché il futuro splendido sognato si realizzi. Coerentemente con tutto il libro, la conversione è «operare la giustizia» (vv. 6.8), cioè la prassi di solidarietà e amore del prossimo quali segni caratteristici del vero Israelita, qual è Tobi.
(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)