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    <title>Con lo zaino in spalla</title>
    <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/</link>
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    <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 05:39:14 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Ricaricarsi di bellezza a Lisbona</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/ricaricarsi-di-bellezza-a-lisbona</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono forse le mattonelle lucide che decorano le facciate esterne degli edifici, forse i sampietrini di pietra bianca che coprono i marciapiedi e le vie pedonali, forse i saliscendi, forse la presenza del mare. Non so dire cosa costituisca il fascino di Lisbona. Probabilmente una combinazione delle precedenti.&#xA;&#xA;Si vive un ambiente fortemente interculturale, il miscuglio delle città globali. Ho passeggiato tra i vicoli del quartiere bengalese, tra i negozi cinesi, tra i ristorantini economici che offrono il dahl indiano, il kebab turco, il falafel arabo e il taco messicano, simulacri del Sud globale che si affaccia nella privilegiata Europa per mezzo della cultura culinaria. Ho visto gente di ogni colore, ho ascoltato decine di lingue diverse, alcune riconosciute altre no, il portoghese brasiliano, ho osservato un autista di risciò che dominava cinque lingue senza accento mentre parlava ai passanti, e alla fine ha convinto con ottima parlantina una famiglia francofona a fare un giro con lui.&#xA;!--more--&#xA;Lisbona è bella forse anche perché è relativamente economica, rilassata, ha il fascino della metropoli che fu e che adesso fluttua nell&#39;età contemporanea, ordinata, con i suoi trasporti che funzionano - sembra - abbastanza bene, con una mobilità integrata tra metropolitana, autobus, piste ciclabili e monopattini.&#xA;&#xA;Ho camminato su e giù per la città, stancandomi, giungendo all&#39;improvviso a uno dei tanti belvedere che si aprono su di una valle affollata di case, che a un tratto si separano per permettere l&#39;oceano piatto in lontananza, mentre un cielo fitto di nuvole dipinge scale cromatiche dall&#39;arancione all&#39;azzurro quando il sole si abbassa sul finire del giorno.&#xA;&#xA;Ho visto, un mattino, il sole riflesso sui marciapiedi di pietra bianca bagnati a chiazze da un breve acquazzone d&#39;inizio autunno.&#xA;&#xA;Ho goduto della temperatura perfetta seduto su una panchina in una terrazza che si affacciava sulla città, mentre un musicista in strada offriva melodia con la sua chitarra. Così, per più di un&#39;ora. Perché non c&#39;era motivo di andar via finché quel momento durava.&#xA;&#xA;La bellezza è un alimento dell&#39;anima di cui abbiamo forte bisogno, anche se a volte ce ne dimentichiamo. È alimento perché arricchisce lo spirito e ci dà l&#39;impressione che tutto ha un senso, che in fondo vale davvero la pena perché anche il quotidiano: camminare, guardare, respirare, è estetico.&#xA;&#xA;#Lisbona #Portogallo #bellezza&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono forse le mattonelle lucide che decorano le facciate esterne degli edifici, forse i sampietrini di pietra bianca che coprono i marciapiedi e le vie pedonali, forse i saliscendi, forse la presenza del mare. Non so dire cosa costituisca il fascino di Lisbona. Probabilmente una combinazione delle precedenti.</p>

<p>Si vive un ambiente fortemente interculturale, il miscuglio delle città globali. Ho passeggiato tra i vicoli del quartiere bengalese, tra i negozi cinesi, tra i ristorantini economici che offrono il dahl indiano, il kebab turco, il falafel arabo e il taco messicano, <a href="https://duckduckgo.com/?t=ffab&amp;q=los+tenemos+comiendo+comida+latina+letra+calle+13&amp;ia=web" rel="nofollow">simulacri del Sud globale che si affaccia nella privilegiata Europa per mezzo della cultura culinaria</a>. Ho visto gente di ogni colore, ho ascoltato decine di lingue diverse, alcune riconosciute altre no, il portoghese brasiliano, ho osservato un autista di risciò che dominava cinque lingue senza accento mentre parlava ai passanti, e alla fine ha convinto con ottima parlantina una famiglia francofona a fare un giro con lui.

Lisbona è bella forse anche perché è relativamente economica, rilassata, ha il fascino della metropoli che fu e che adesso fluttua nell&#39;età contemporanea, ordinata, con i suoi trasporti che funzionano – sembra – abbastanza bene, con una mobilità integrata tra metropolitana, autobus, piste ciclabili e monopattini.</p>

<p>Ho camminato su e giù per la città, stancandomi, giungendo all&#39;improvviso a uno dei tanti belvedere che si aprono su di una valle affollata di case, che a un tratto si separano per permettere l&#39;oceano piatto in lontananza, mentre un cielo fitto di nuvole dipinge scale cromatiche dall&#39;arancione all&#39;azzurro quando il sole si abbassa sul finire del giorno.</p>

<p>Ho visto, un mattino, il sole riflesso sui marciapiedi di pietra bianca bagnati a chiazze da un breve acquazzone d&#39;inizio autunno.</p>

<p>Ho goduto della temperatura perfetta seduto su una panchina in una terrazza che si affacciava sulla città, mentre un musicista in strada offriva melodia con la sua chitarra. Così, per più di un&#39;ora. Perché non c&#39;era motivo di andar via finché quel momento durava.</p>

<p>La bellezza è un alimento dell&#39;anima di cui abbiamo forte bisogno, anche se a volte ce ne dimentichiamo. È alimento perché arricchisce lo spirito e ci dà l&#39;impressione che tutto ha un senso, che in fondo vale davvero la pena perché anche il quotidiano: camminare, guardare, respirare, è estetico.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:Lisbona" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Lisbona</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:Portogallo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Portogallo</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:bellezza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">bellezza</span></a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/ricaricarsi-di-bellezza-a-lisbona</guid>
      <pubDate>Fri, 05 Nov 2021 20:03:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Primissima tappa del viaggio: Porto</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/primissima-tappa-del-viaggio-porto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Arrivo nella seconda città del Portogallo di pomeriggio, con un tipico volo lowcost: vendita a bordo di profumi e gratta &amp; vinci, sedili che non si possono abbassare, aereo al limite della  capienza, gente che applaude all&#39;atterraggio, insomma, tutto quello che si addice a un Ryanair.&#xA;&#xA;Giunto a destinazione, l&#39;aeroporto è il non-luogo per eccellenza. Stazione di periferia, forse anche complice il giorno festivo, è un po&#39; tutto chiuso, scarsa segnaletica, nessuno a cui chiedere.&#xA;Dopo alcuni minuti di perlustrazione (in realtà ci ho messo un po&#39; a capire come uscirne), riesco a trovare la metropolitana, che con calma fiacca mi porta in centro. Pioviggina, vedo la condensa sui miei occhiali appannati, ma nonostante tutto riesco ad arrivare all&#39;ostello.&#xA;!--more--&#xA;Avevo in mente di uscire a conoscere un po&#39; la città, ma la pioggerellina melanconica mi suggerisce di rimanere al calduccio dietro la finestra della mia stanza, una camerata da 8 persone in cui sembra esserci solo una ragazza, con la quale scambiamo un freddo saluto di circostanza.&#xA;&#xA;Scendo in sala da pranzo deciso a conoscere un po&#39; l&#39;ambiente. Ascolto che al di là della parete, in cucina, qualcuno mette a confronto i supermercati nei paraggi. &#34;Questo è per la gente ricca, io vado sempre all&#39;altro. Ho comprato un sacco di cose con 3 euro&#34;. &#xA;Ascolto incuriosito, e affamato, perché sono le 5 di pomeriggio e non ho ancora pranzato. Mi intrometto nella discussione e chiedo indicazioni; poi esco, raggiungo il supermercato e faccio incetta di cosette sfiziose e nutritive, tutto rigorosamente vegano. Nella mia spesa spicca una vaschetta da un chilo di kiwi, un pacco di pasta in offerta, anch&#39;esso da chilo, e delle rape rosse già cotte. &#xA;Torno contento in ostello e seduto in sala da pranzo faccio man bassa dei kiwi con grande soddisfazione.&#xA;&#xA;Accanto a me: un portoghese, un&#39;argentina e un&#39;estone. Parlano di musica, la ragazza estone è musicista. Il portoghese sembra ci stia provando con lei, ma in modo distaccato e poco invadente. La ragazza argentina segue in silenzio la conversazione tra gli altri due. Un po&#39; per curiosità, un po&#39; per nostalgia del continente latinoamericano, attacco bottone. È un&#39;insegnante di inglese di Buenos Aires in fuga dall&#39;inverno dell&#39;emisfero australe. Mi parla dei suoi programmi per i prossimi mesi, dei suoi studenti, delle sue lezioni e di come ama le lezioni a distanza.&#xA;&#xA;Si fa una certa. L&#39;antipasto agrodolce ha fatto il suo corso ed è ora di pensare a qualcosa di più sostanzioso. Scopro che anche il portoghese è vegano e sta per mettersi ai fornelli. Gli propongo di preparare qualcosa insieme e dopo qualche minuto c&#39;è una cipolla affettata vittima del mio coltello e una zucchina anche lei moltiplicatasi in diverse decine di cubetti. L&#39;olio sfrigola. Vi ci cade la cipolla, destinata ad appassire mentre imbiondisce, accompagnata dalla cucurbitacea suddetta e da dei salsicciotti di tofu incredibilmente somiglianti ai vaghi ricordi che ho dei loro omologhi a base di &#34;carne&#34;, tra virgolette.&#xA;Dopo circa un&#39;ora scoprirò l&#39;ingrediente speciale dei salsicciotti è &#34;l&#39;aroma fumo&#34;, un additivo alimentario molto usato negli insaccati. Ecco perché mi sembrava familiare.&#xA;Scolo la pasta, servo per due. Buon appetito.&#xA;&#xA;Seduti a tavola la conversazione continua ancora un po&#39;, poi prevale il sonno, complice anche il cambio d&#39;orario. Saluto il popolo e mi ritiro tra le mie coperte.&#xA;&#xA;Non ho visto niente di Porto, nell&#39;unico pomeriggio a disposizione per visitare la città, però pazienza, ho trascorso una serata piacevole in cui ho conosciuto diverse persone nuove. Ho anche rimediato un numero di telefono e un invito ad andare in Argentina, il che combacia con i miei programmi.&#xA;&#xA;Il mattino successivo comincia relativamente presto. Colazione a base di mela, biscotti tipici e tè di tiglio, in un ostello silenzioso che dorme ancora. Poi le prime anime cominciano ad apparire. Check-out e via verso la stazione dove devo prendere un autobus per Lisbona. Faccio in tempo a fare una passeggiata, a scattare qualche foto ad una città promettente e sconosciuta, coperta da pesanti nuvole grigie che ogni tanto lasciano cadere qualche scroscio d&#39;acqua.&#xA;Infine l&#39;autobus arriva. Verde pisello nuovo di zecca. È ora di salire a bordo. Ciao Porto, spero di tornare per conoscerti meglio. &#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo nella seconda città del Portogallo di pomeriggio, con un tipico volo lowcost: vendita a bordo di profumi e gratta &amp; vinci, sedili che non si possono abbassare, aereo al limite della  capienza, gente che applaude all&#39;atterraggio, insomma, tutto quello che si addice a un Ryanair.</p>

<p>Giunto a destinazione, l&#39;aeroporto è il non-luogo per eccellenza. Stazione di periferia, forse anche complice il giorno festivo, è un po&#39; tutto chiuso, scarsa segnaletica, nessuno a cui chiedere.
Dopo alcuni minuti di perlustrazione (in realtà ci ho messo un po&#39; a capire come uscirne), riesco a trovare la metropolitana, che con calma fiacca mi porta in centro. Pioviggina, vedo la condensa sui miei occhiali appannati, ma nonostante tutto riesco ad arrivare all&#39;ostello.

Avevo in mente di uscire a conoscere un po&#39; la città, ma la pioggerellina melanconica mi suggerisce di rimanere al calduccio dietro la finestra della mia stanza, una camerata da 8 persone in cui sembra esserci solo una ragazza, con la quale scambiamo un freddo saluto di circostanza.</p>

<p>Scendo in sala da pranzo deciso a conoscere un po&#39; l&#39;ambiente. Ascolto che al di là della parete, in cucina, qualcuno mette a confronto i supermercati nei paraggi. “Questo è per la gente ricca, io vado sempre all&#39;altro. Ho comprato un sacco di cose con 3 euro”.
Ascolto incuriosito, e affamato, perché sono le 5 di pomeriggio e non ho ancora pranzato. Mi intrometto nella discussione e chiedo indicazioni; poi esco, raggiungo il supermercato e faccio incetta di cosette sfiziose e nutritive, tutto rigorosamente vegano. Nella mia spesa spicca una vaschetta da un chilo di kiwi, un pacco di pasta in offerta, anch&#39;esso da chilo, e delle rape rosse già cotte.
Torno contento in ostello e seduto in sala da pranzo faccio man bassa dei kiwi con grande soddisfazione.</p>

<p>Accanto a me: un portoghese, un&#39;argentina e un&#39;estone. Parlano di musica, la ragazza estone è musicista. Il portoghese sembra ci stia provando con lei, ma in modo distaccato e poco invadente. La ragazza argentina segue in silenzio la conversazione tra gli altri due. Un po&#39; per curiosità, un po&#39; per nostalgia del continente latinoamericano, attacco bottone. È un&#39;insegnante di inglese di Buenos Aires in fuga dall&#39;inverno dell&#39;emisfero australe. Mi parla dei suoi programmi per i prossimi mesi, dei suoi studenti, delle sue lezioni e di come ama le lezioni a distanza.</p>

<p>Si fa una certa. L&#39;antipasto agrodolce ha fatto il suo corso ed è ora di pensare a qualcosa di più sostanzioso. Scopro che anche il portoghese è vegano e sta per mettersi ai fornelli. Gli propongo di preparare qualcosa insieme e dopo qualche minuto c&#39;è una cipolla affettata vittima del mio coltello e una zucchina anche lei moltiplicatasi in diverse decine di cubetti. L&#39;olio sfrigola. Vi ci cade la cipolla, destinata ad appassire mentre imbiondisce, accompagnata dalla cucurbitacea suddetta e da dei salsicciotti di tofu incredibilmente somiglianti ai vaghi ricordi che ho dei loro omologhi a base di “carne”, tra virgolette.
Dopo circa un&#39;ora scoprirò l&#39;ingrediente speciale dei salsicciotti è “l&#39;aroma fumo”, un additivo alimentario molto usato negli insaccati. Ecco perché mi sembrava familiare.
Scolo la pasta, servo per due. Buon appetito.</p>

<p>Seduti a tavola la conversazione continua ancora un po&#39;, poi prevale il sonno, complice anche il cambio d&#39;orario. Saluto il popolo e mi ritiro tra le mie coperte.</p>

<p>Non ho visto niente di Porto, nell&#39;unico pomeriggio a disposizione per visitare la città, però pazienza, ho trascorso una serata piacevole in cui ho conosciuto diverse persone nuove. Ho anche rimediato un numero di telefono e un invito ad andare in Argentina, il che combacia con i miei programmi.</p>

<p>Il mattino successivo comincia relativamente presto. Colazione a base di mela, biscotti tipici e tè di tiglio, in un ostello silenzioso che dorme ancora. Poi le prime anime cominciano ad apparire. Check-out e via verso la stazione dove devo prendere un autobus per Lisbona. Faccio in tempo a fare una passeggiata, a scattare qualche foto ad una città promettente e sconosciuta, coperta da pesanti nuvole grigie che ogni tanto lasciano cadere qualche scroscio d&#39;acqua.
Infine l&#39;autobus arriva. Verde pisello nuovo di zecca. È ora di salire a bordo. Ciao Porto, spero di tornare per conoscerti meglio.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/primissima-tappa-del-viaggio-porto</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Nov 2021 20:47:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I fidanzati passano, gli amici restano</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/i-fidanzati-passano-gli-amici-restano</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Nuora&#34;, &#34;suocero&#34;, &#34;nipote&#34;, &#34;cognato&#34;, &#34;cugina&#34;: la nostra lingua dispone di una gran quantità di vocaboli per definire accuratamente il grado di parentela che abbiamo con determinate persone.&#xA;Per gli amici, invece, c&#39;è una sola parola: &#34;amici&#34;, appunto. Eppure i rapporti più intimi li abbiamo proprio con loro, con le persone che conosciamo da una vita e che continuano a stare al nostro fianco, a vivere nella nostra rubrica telefonica anno dopo anno, a cui raccontiamo i nostri segreti, regaliamo il nostro tempo per ascoltarli, a cui elargiamo consigli e a volte conforto.&#xA;&#xA;L&#39;amicizia ha tante sfumature, e per ognuna dovrebbe esistere una parola diversa. C&#39;è l&#39;amica del cuore; c&#39;è la persona conosciuta da poco e con cui il vincolo sta appena sbocciando; l&#39;amico con cui andare al cinema; quello per raccontarci le cose intime; c&#39;è la sintonia per coltivare un progetto comune; c&#39;è l&#39;amicizia con cui ti scambi i baci e magari ci fai pure l&#39;amore; l&#39;amicizia con cui condividi casa, l&#39;affitto e le bollette; l&#39;amicizia per studiare insieme; quella per giocare ai videogiochi, eccetera. &#xA;Sono tutti tipi diversi, che noi chiamiamo con lo stesso nome. Credo che abbiamo bisogno di un lessico un po&#39; più ampio. &#xA;!--more--&#xA;Per i parenti, invece, abbiamo tante parole. Chi ha creato la lingua sembrava avere una grande urgenza di scandire i contorni del clan familiare.  &#xA;La sfilza di parole che si usano per chiamare i congiunti (&#34;nonno&#34;, &#34;zio&#34;, &#34;suocera&#34;, ecc.) si possono ricondurre a due connessioni fondamentali: &#34;chi è figlio di chi&#34; e &#34;chi sta con chi&#34;. Questi due tipi di legami sono le connessioni di base che definiscono ogni nostra relazione di parentela. Un po&#39; come i legami che uniscono un atomo all&#39;altro in una molecola. &#xA;Cos&#39;è un nipote? È una molecola fatta con due legami &#34;figlio di&#34;, montati in sequenza, e infatti il nipote è il figlio del figlio del nonno. Molecola &#34;fratello&#34;? Di nuovo due legami &#34;figlio di&#34;, ma questa volta montati in parallelo in direzione di almeno un genitore comune. Per definire cos&#39;è una &#34;moglie&#34; si usa un tipo di legame differente, che si chiama &#34;in coppia con&#34;. Vogliamo descrivere cos&#39;è una cognata? Prendiamo le stesse connessioni fondamentali e le combiniamo in maniera leggermente più articolata:  &#34;moglie del fratello&#34; o &#34;sorella della moglie&#34;. &#xA;In breve, sono sempre gli stessi due blocchi semantici di base che si assemblano diversamente per formare svariate combinazioni.&#xA;&#xA;Possiamo dire che il nostro lessico che descrive le associazioni tra persone è specializzato nei vincoli famigliari, e questi sono basati sui matrimoni e sul generare figli. Mi sembra una caratterizzazione non da poco, una propensione culturale (un bias) che costituisce una lente affatto indifferente attraverso la quale guardiamo la vita e le relazioni.&#xA;Descriviamo con abbondanza di dettagli le connessioni create con la nascita e con il matrimonio, mentre usiamo molta meno accuratezza per i vincoli scanditi dalla comunione d&#39;interessi, le emozioni condivise, le passioni e i progetti in comune, le collaborazioni e la complicità.&#xA;&#xA;Non c&#39;è da stupirsi se c&#39;è tanta pressione sociale verso trovarsi un compagno/a, sposarsi, avere figli, &#34;fare una famiglia&#34; secondo i termini di cui sopra. È l&#39;unica attività che costruisce relazioni che - nel linguaggio comune - hanno un nome. &#xA;&#xA;E non c&#39;è neanche da stupirsi se abbiamo creato espressioni stupide come &#34;è solo un amico&#34; per caratterizzare i vincoli gerarchicamente inferiori allo status di &#34;fidanzato/a&#34;. Perché per la nostra società gli amici non contano, mentre un &#34;fidanzato/a&#34; è un &#34;marito&#34; o &#34;moglie&#34; in potenza. Potrebbe insomma arrivare al passo successivo ed entrare nella cerchia dei soli vincoli umani che sono così degni di considerazione da avere una parola tutta per sé, mentre gli altri rimarranno &#34;solo dei semplici amici&#34;. Sempre secondo il nostro benedetto linguaggio corrente.&#xA;&#xA;Tuttavia i fidanzati passano, gli amici restano, perché sono le persone che amiamo davvero.&#xA;In molte relazioni di coppia tradizionali c&#39;è purtroppo spesso possessione, gelosia, proiezioni dei desideri personali sulla persona con cui stiamo. &#xA;Con le amicizie è diverso, è un amore più puro e disinteressato: permettiamo ai nostri amici di essere quello che sono, senza forzarli a essere come noi vorremmo. L&#39;amicizia è quindi un sentimento molto più puro dell&#39;amore di coppia, perché nella coppia c&#39;è purtroppo spesso dell&#39;egoismo. E allora, è ancora l&#39;amicizia un&#39;unione destinata appena all&#39;avverbio &#34;solo&#34;?&#xA;&#xA;Penso sia il caso di cambiare questo modo di vedere le cose. Poco a poco sta già succedendo: molti di noi hanno una sensazione a pelle che ci fa sentire davvero vicini agli amici del cuore. Però è il momento di prenderne coscienza, di trascendere la &#34;sensazione a pelle&#34; e farla diventare una cosa che sappiamo nominare, riconoscere, che valorizziamo tanto quanto, e forse anche più, delle relazioni &#34;figlio di&#34; o &#34;sposo di&#34;. &#xA;&#xA;Oggi è il caso di riconoscere che amiamo i nostri amici.&#xA;&#xA;Siamo tante le persone che stiamo mettendo in discussione i modi tradizionali di relazionarci affettivamente, i ruoli prestabiliti di cos&#39;è un fidanzato, un marito, una moglie. Abbiamo intenzione di sostituirli con un modo di relazionarci basato sugli accordi, sul lavoro di riconoscimento dei propri bisogni, desideri e limiti, sull&#39;espressione degli stessi, per trovare soluzioni soddisfacenti compatibili con le esigenze e le inclinazioni personali e non con degli stereotipi scolpiti nella roccia.&#xA;&#xA;Così facendo arriviamo anche a ridefinire le nostre priorità e riconoscere il valore degli affetti e delle affinità, aldilà dei legami tradizionalmente annoverati come principali.&#xA;&#xA;#relazioni #famiglia #amicizia #amore #50SfumatureDiAmicizia&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Nuora”, “suocero”, “nipote”, “cognato”, “cugina”: la nostra lingua dispone di una gran quantità di vocaboli per definire accuratamente il grado di parentela che abbiamo con determinate persone.
Per gli amici, invece, c&#39;è una sola parola: “amici”, appunto. Eppure i rapporti più intimi li abbiamo proprio con loro, con le persone che conosciamo da una vita e che continuano a stare al nostro fianco, a vivere nella nostra rubrica telefonica anno dopo anno, a cui raccontiamo i nostri segreti, regaliamo il nostro tempo per ascoltarli, a cui elargiamo consigli e a volte conforto.</p>

<p>L&#39;amicizia ha tante sfumature, e per ognuna dovrebbe esistere una parola diversa. C&#39;è l&#39;amica del cuore; c&#39;è la persona conosciuta da poco e con cui il vincolo sta appena sbocciando; l&#39;amico con cui andare al cinema; quello per raccontarci le cose intime; c&#39;è la sintonia per coltivare un progetto comune; c&#39;è l&#39;amicizia con cui ti scambi i baci e magari ci fai pure l&#39;amore; l&#39;amicizia con cui condividi casa, l&#39;affitto e le bollette; l&#39;amicizia per studiare insieme; quella per giocare ai videogiochi, eccetera.
Sono tutti tipi diversi, che noi chiamiamo con lo stesso nome. Credo che abbiamo bisogno di un lessico un po&#39; più ampio.

Per i parenti, invece, abbiamo tante parole. Chi ha creato la lingua sembrava avere una grande urgenza di scandire i contorni del clan familiare.<br>
La sfilza di parole che si usano per chiamare i congiunti (“nonno”, “zio”, “suocera”, ecc.) si possono ricondurre a due connessioni fondamentali: “chi è figlio di chi” e “chi sta con chi”. Questi due tipi di legami sono le connessioni di base che definiscono ogni nostra relazione di parentela. Un po&#39; come i legami che uniscono un atomo all&#39;altro in una molecola.
Cos&#39;è un nipote? È una molecola fatta con due legami “figlio di”, montati in sequenza, e infatti il nipote è il figlio del figlio del nonno. Molecola “fratello”? Di nuovo due legami “figlio di”, ma questa volta montati in parallelo in direzione di almeno un genitore comune. Per definire cos&#39;è una “moglie” si usa un tipo di legame differente, che si chiama “in coppia con”. Vogliamo descrivere cos&#39;è una cognata? Prendiamo le stesse connessioni fondamentali e le combiniamo in maniera leggermente più articolata:  “moglie del fratello” o “sorella della moglie”.
In breve, sono sempre gli stessi due blocchi semantici di base che si assemblano diversamente per formare svariate combinazioni.</p>

<p>Possiamo dire che il nostro lessico che descrive le associazioni tra persone è specializzato nei vincoli famigliari, e questi sono basati sui matrimoni e sul generare figli. Mi sembra una caratterizzazione non da poco, una propensione culturale (un <em>bias</em>) che costituisce una lente affatto indifferente attraverso la quale guardiamo la vita e le relazioni.
<strong>Descriviamo con abbondanza di dettagli le connessioni create con la nascita e con il matrimonio, mentre usiamo molta meno accuratezza per i vincoli scanditi dalla comunione d&#39;interessi, le emozioni condivise, le passioni e i progetti in comune, le collaborazioni e la complicità.</strong></p>

<p>Non c&#39;è da stupirsi se c&#39;è tanta pressione sociale verso trovarsi un compagno/a, sposarsi, avere figli, “fare una famiglia” secondo i termini di cui sopra. È l&#39;unica attività che costruisce relazioni che – nel linguaggio comune – hanno un nome.</p>

<p>E non c&#39;è neanche da stupirsi se abbiamo creato espressioni stupide come “è solo un amico” per caratterizzare i vincoli gerarchicamente inferiori allo status di “fidanzato/a”. Perché per la nostra società gli amici non contano, mentre un “fidanzato/a” è un “marito” o “moglie” in potenza. Potrebbe insomma arrivare al passo successivo ed entrare nella cerchia dei soli vincoli umani che sono così degni di considerazione da avere una parola tutta per sé, mentre gli altri rimarranno “solo dei semplici amici”. Sempre secondo il nostro benedetto linguaggio corrente.</p>

<p><strong>Tuttavia i fidanzati passano, gli amici restano, perché sono le persone che amiamo davvero.</strong>
In molte relazioni di coppia tradizionali c&#39;è purtroppo spesso possessione, gelosia, proiezioni dei desideri personali sulla persona con cui stiamo.
Con le amicizie è diverso, è un amore più puro e disinteressato: permettiamo ai nostri amici di essere quello che sono, senza forzarli a essere come noi vorremmo. L&#39;amicizia è quindi un sentimento molto più puro dell&#39;amore di coppia, perché nella coppia c&#39;è purtroppo spesso dell&#39;egoismo. E allora, è ancora l&#39;amicizia un&#39;unione destinata appena all&#39;avverbio “solo”?</p>

<p>Penso sia il caso di cambiare questo modo di vedere le cose. Poco a poco sta già succedendo: molti di noi hanno una sensazione a pelle che ci fa sentire davvero vicini agli amici del cuore. Però è il momento di prenderne coscienza, di trascendere la “sensazione a pelle” e farla diventare una cosa che sappiamo nominare, riconoscere, che valorizziamo tanto quanto, e forse anche più, delle relazioni “figlio di” o “sposo di”.</p>

<p>Oggi è il caso di riconoscere che amiamo i nostri amici.</p>

<p>Siamo tante le persone che stiamo mettendo in discussione i modi tradizionali di relazionarci affettivamente, i ruoli prestabiliti di cos&#39;è un fidanzato, un marito, una moglie. Abbiamo intenzione di sostituirli con un modo di relazionarci basato sugli accordi, sul lavoro di riconoscimento dei propri bisogni, desideri e limiti, sull&#39;espressione degli stessi, per trovare soluzioni soddisfacenti compatibili con le esigenze e le inclinazioni personali e non con degli stereotipi scolpiti nella roccia.</p>

<p>Così facendo arriviamo anche a ridefinire le nostre priorità e riconoscere il valore degli affetti e delle affinità, aldilà dei legami tradizionalmente annoverati come principali.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:relazioni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">relazioni</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:famiglia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">famiglia</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:amicizia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">amicizia</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:amore" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">amore</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:50SfumatureDiAmicizia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">50SfumatureDiAmicizia</span></a></p>

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<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/i-fidanzati-passano-gli-amici-restano</guid>
      <pubDate>Fri, 15 Oct 2021 20:20:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La gente e la ciccia</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/la-gente-e-la-ciccia</link>
      <description>&lt;![CDATA[Qualche giorno prima del mio arrivo in Italia avevo letto con un po&#39; di dispiacere il post su Facebook di una carissima amica che si lamentava delle osservazioni sgradevoli dirette a lei da parte di gente che non ha di meglio da fare che impicciarsi negli affari altrui, osservazioni ricevute durante i pochi giorni passati in Italia.&#xA;&#34;Ce l&#39;hai il ragazzo? E quando vi sposate? E un bambino non lo fate? E perché non vuoi figli? Sei ingrassata, dovresti metterti a dieta.. eccetera eccetera..&#34;&#xA;La mia amica giustamente reclamava che non è bello vivere in un contesto in cui ogni cosa che fai non solo è osservata da occhi che giudicano, e bisogna quindi render conto delle proprie azioni di fronte a chiunque; inoltre il &#34;giudizio&#34; è condotto secondo parametri nient&#39;affatto sani come, appunto, invitare a fare figli perché &#34;si devono fare&#34;, oppure esprimere giudizi negativi su di una persona in base alla sua forma fisica.&#xA;Lessi il post e commentai che ero perfettamente d&#39;accordo con lei.&#xA;&#xA;Pochi giorni dopo arrivai in Italia e sentii ripetutamente lo stesso tipo di commenti, ma questa volta provenienti dai miei familiari. In particolare rispetto alla forma fisica. Qualche esempio? Si parla di una persona e una delle primissime cose che si dice è se è ingrassata, dimagrita, se è in sovrappeso, ecc. Insomma come se questa cosa fosse così determinante che urge specificarla fin dalle prime battute, sembra essere necessario dettagliare il più presto possibile se una persona ha accumulato una quantità di lipidi leggermente sopra o leggermente sotto i loro standard.&#xA;Mi è sembrato un bombardamento costante, un continuo esprimere giudizi che derivano da una perpetua osservazione del corpo delle persone e dal paragone con quello che vediamo in altri media.&#xA;!--more--&#xA;I risvolti sono tragicamente molto profondi: crisi di auto-accettazione, bassa autostima, odio verso il proprio corpo, sentirsi brutta/o quando non lo si è, vedere in se stessi difetti che ci appaiono infinitamente più gravi dello zero che sono. La cellulite? ma figurati. Il naso grande? ma dai. Il culo grosso? meraviglia! Il culo piccolo? bello anche quello. La pancetta? sexy. Le striature? decorative. &#xA;Purtroppo il mondo non parla così: tutti recitano perennemente l&#39;esatto contrario. Ci fanno vivere in un inferno eterno di giudizi sulle apparenze che assimiliamo e a cui arriviamo ad obbedire anche quando pensiamo di essere diventati immuni agli altri bisogni indotti più riconoscibili. In altre parole, anche le persone che, o perché sono &#34;antisistema&#34; o perché sono un po&#39; più mature della media e non cadono nella trappola di essere indotte all&#39;acquisto di indumenti di marca, spesso cadono comunque nella trappola del dover rispondere alle aspettative intorno all&#39;apparenza del proprio corpo.&#xA;&#xA;Questo tema è abbondantemente discusso nei movimenti sociali in America latina, soprattutto nell&#39;area femminista e del &#34;body positive&#34;. Forse da noi queste cose non sono ancora arrivate, e infatti mi sorprende osservare che persone &#34;vicine&#34;, ovvero &#34;più o meno di sinistra&#34;, non riconoscano questi avvenimenti come chiare manifestazioni di una sistema di pensiero oppressivo. &#xA;E così un&#39;amica dal corpo fantasticamente formoso si mette a dieta e perde peso, modifica le sue forme per aderire agli standard di &#34;bellezza&#34; delle pubblicità. Un&#39;altra amica si mette a dieta ed esercizio per controllare le calorie e dimagrire. Un altro amico ha la fobia dei grassi e corre ad iscriversi in palestra. E nessuno si rende conto che dietro non c&#39;è il desiderio di salute, perché in realtà SONO GIÀ in salute, magari un po&#39; in sovrappeso, ma lontani dall&#39;obesità che può costituire un problema di salute. Nelle loro parole regna la preoccupazione per l&#39;estetica, per la riduzione di quel centimetro di troppo che ti fa sporgere la pancia oltre l&#39;immagine che si richiede della tavola piatta con i quadratini scolpiti.&#xA;&#xA;Ci sono molti movimenti sociali che riconoscono nelle critiche, nella pressione sociale esercitata tanto dai pari (amici, parenti, conoscenti) come dai media, rappresentazioni concrete del modello patriarcale-capitalista che dapprima ci mortifica facendoci sentire insufficienti, brutti, inadatti a ricevere le attenzioni che vorremmo, poi cerca di venderci le soluzioni: creme dimagranti, palestre, diete, integratori, gastrectomie, creme antietà, eccetera.&#xA;Sia ben chiaro: non voglio promuovere l&#39;obesità, sto solo dicendo che tra il fisico da influencer e quello da patologia c&#39;è un range estremamente ampio di corpi naturali, sani, con le forme, con le curve, con la ciccia, che il nostro sistema tende ad appiattire verso &#34;L&#39;indesiderabile&#34;. Il che è un grande problema per le persone che, soprattutto donne, sono per loro costituzione naturalmente formose. Magari perché hanno i fianchi larghi, magari perché sono alte un metro e 80 e sono grandi per natura, o perché hanno una genetica più rotonda: non ce la faranno mai ad assomigliare alle modelle che collezionano migliaia di likes su Instagram.&#xA;&#xA;Si tratta di un fenomeno abbondantemente studiato: Instagram è falso! Le cose che vedi lì in realtà non esistono. Basta scattare la foto con un certo angolo, in una certa posizione che stira o che accorcia, ed ecco che una ragazza &#34;comune&#34;, cioè con le curve, riesce a creare un autoritratto che esagera alcuni suoi attributi e ne modifica altri, generando una manifesta approvazione sui social. &#xA;Su TikTok circola un audio meraviglioso che è stato riusato in diversi corti che svelano come in realtà.. è tutto un trucco. L&#39;audio non fa che ripetere &#34;i corpi che appaiono così, in realtà appaiono anche così&#34;; sulla prima frase la ragazza assume una posizione &#34;da copertina&#34;, e in corrispondenza della seconda, ha già compiuto un minimo movimento che porta la stessa persona ad assumere un&#39;estetica giudicata meno piacevole dal &#34;gusto mainstream&#34;. È TUTTO FALSO!&#xA;&#xA;(Purtroppo su questo blog non riesco a postare i video, se volete vederli vi invito a fare un salto sul mio mirror wordpress )&#xA;&#xA;Se ci droghiamo di gnocche.jpg (ma anche fichi.png) finiremo per credere che quello è il mondo reale, quando non lo è, e quindi arriveremo a frustrarci se non siamo così, ci sentiremo brutti noi e vedremo come brutte anche le persone che ci stanno accanto, perché magari non assomigliano alla miriade di corpicini perfetti che vediamo ogni giorno sullo schermo dello smartphone. Questa &#34;cultura&#34; è un ambiente ansiogenico, terreno fertile per le piccole insicurezze e le grandi paranoie.&#xA;&#xA;Il percorso terapeutico serve anche a riconoscere queste storture. A dissolvere le critiche distruttive verso se stessi. A stemperare i giudizi negativi che vengono dall&#39;esterno e che finiamo per assimilare dentro di noi, facendoci molto male. &#xA;&#xA;Potrei continuare così per ore riempiendo un libro intero di esempi presi dal quotidiano. Potrei raccontare di chi fa l&#39;amore con la luce spenta perché non vuole farsi vedere nuda, o di chi magari la luce ce l&#39;ha accesa, ma si copre lo stomaco con le braccia per nascondere i rotolini. L&#39;amore si fa per sentire piacere, per la spensieratezza, per abitare lo spazio animale, e se c&#39;è la vergogna e la testa è affollata dalle preoccupazioni, non c&#39;è più spazio per il piacere, purtroppo.&#xA;&#xA;Potrei raccontare dei disturbi alimentari di chi ha lottato contro il proprio corpo, o della pressione sociale &#34;ad essere esteticamente perfetta&#34; che si genera quando vivi in un ambiente in cui le ragazzine si rifanno le tette a 15 anni. Potrei raccontare di quanto è patriarcale attribuire il valore di una donna alla sua estetica, come se fosse un oggetto in vetrina in vendita al miglior offerente. Potrei raccontare della grassofobia europea e che è molto meno presente in America latina e - dal poco che ne so - anche in Africa. Potrei raccontare di come gli stessi parametri di bellezza intorno alla figura femminile sono cambiati nel tempo dalla preistoria della venere di Willendorf, passando per le forme giunoniche delle bellezze greche, per arrivare all&#39;estetica quasi anoressica degli anni &#39;90 e al recente cambiamento di tendenza datosi con le varie Rihanna e Kardashian. Potrei fare tanti esempi, ma non penso sia necessario estendere ulteriormente il post quando le cose importanti son già state dette. &#xA;&#xA;Quindi perdoniamoci più spesso le nostre imperfezioni: sono le nostre caratteristiche. E prima di esprimere un giudizio sul corpo di un&#39;altra persona, pensiamoci due volte: potrebbe essere solo l&#39;ennesimo commento inutilmente dannoso, riflesso di una mentalità oppressiva che faremmo bene ad abbandonare nel dimenticatoio dei pensieri nocivi.&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno prima del mio arrivo in Italia avevo letto con un po&#39; di dispiacere il post su Facebook di una carissima amica che si lamentava delle osservazioni sgradevoli dirette a lei da parte di gente che non ha di meglio da fare che impicciarsi negli affari altrui, osservazioni ricevute durante i pochi giorni passati in Italia.
“Ce l&#39;hai il ragazzo? E quando vi sposate? E un bambino non lo fate? E perché non vuoi figli? Sei ingrassata, dovresti metterti a dieta.. eccetera eccetera..”
La mia amica giustamente reclamava che non è bello vivere in un contesto in cui ogni cosa che fai non solo è osservata da occhi che giudicano, e bisogna quindi render conto delle proprie azioni di fronte a chiunque; inoltre il “giudizio” è condotto secondo parametri nient&#39;affatto sani come, appunto, invitare a fare figli perché “si devono fare”, oppure esprimere giudizi negativi su di una persona in base alla sua forma fisica.
Lessi il post e commentai che ero perfettamente d&#39;accordo con lei.</p>

<p>Pochi giorni dopo arrivai in Italia e sentii ripetutamente lo stesso tipo di commenti, ma questa volta provenienti dai miei familiari. In particolare rispetto alla forma fisica. Qualche esempio? Si parla di una persona e una delle primissime cose che si dice è se è ingrassata, dimagrita, se è in sovrappeso, ecc. Insomma come se questa cosa fosse così determinante che urge specificarla fin dalle prime battute, sembra essere necessario dettagliare il più presto possibile se una persona ha accumulato una quantità di lipidi leggermente sopra o leggermente sotto i loro standard.
Mi è sembrato un bombardamento costante, un continuo esprimere giudizi che derivano da una perpetua osservazione del corpo delle persone e dal paragone con quello che vediamo in altri <em>media</em>.

I risvolti sono tragicamente molto profondi: crisi di auto-accettazione, bassa autostima, odio verso il proprio corpo, sentirsi brutta/o quando non lo si è, vedere in se stessi difetti che ci appaiono infinitamente più gravi dello zero che sono. La cellulite? ma figurati. Il naso grande? ma dai. Il culo grosso? meraviglia! Il culo piccolo? bello anche quello. La pancetta? sexy. Le striature? decorative.
Purtroppo il mondo non parla così: tutti recitano perennemente l&#39;esatto contrario. Ci fanno vivere in un inferno eterno di giudizi sulle apparenze che assimiliamo e a cui arriviamo ad obbedire anche quando pensiamo di essere diventati immuni agli altri bisogni indotti più riconoscibili. In altre parole, anche le persone che, o perché sono “antisistema” o perché sono un po&#39; più mature della media e non cadono nella trappola di essere indotte all&#39;acquisto di indumenti di marca, spesso cadono comunque nella trappola del dover rispondere alle aspettative intorno all&#39;apparenza del proprio corpo.</p>

<p>Questo tema è abbondantemente discusso nei movimenti sociali in America latina, soprattutto nell&#39;area femminista e del “body positive”. Forse da noi queste cose non sono ancora arrivate, e infatti mi sorprende osservare che persone “vicine”, ovvero “più o meno di sinistra”, non riconoscano questi avvenimenti come chiare manifestazioni di una sistema di pensiero oppressivo.
E così un&#39;amica dal corpo fantasticamente formoso si mette a dieta e perde peso, modifica le sue forme per aderire agli standard di “bellezza” delle pubblicità. Un&#39;altra amica si mette a dieta ed esercizio per controllare le calorie e dimagrire. Un altro amico ha la fobia dei grassi e corre ad iscriversi in palestra. E nessuno si rende conto che dietro non c&#39;è il desiderio di salute, perché in realtà SONO GIÀ in salute, magari un po&#39; in sovrappeso, ma lontani dall&#39;obesità che può costituire un problema di salute. Nelle loro parole regna la preoccupazione per l&#39;estetica, per la riduzione di quel centimetro di troppo che ti fa sporgere la pancia oltre l&#39;immagine che si richiede della tavola piatta con i quadratini scolpiti.</p>

<p>Ci sono molti movimenti sociali che riconoscono nelle critiche, nella pressione sociale esercitata tanto dai pari (amici, parenti, conoscenti) come dai media, rappresentazioni concrete del modello patriarcale-capitalista che dapprima ci mortifica facendoci sentire insufficienti, brutti, inadatti a ricevere le attenzioni che vorremmo, poi cerca di venderci le soluzioni: creme dimagranti, palestre, diete, integratori, gastrectomie, creme antietà, eccetera.
Sia ben chiaro: non voglio promuovere l&#39;obesità, sto solo dicendo che tra il fisico da influencer e quello da patologia c&#39;è un range estremamente ampio di corpi naturali, sani, con le forme, con le curve, con la ciccia, che il nostro sistema tende ad appiattire verso “L&#39;indesiderabile”. Il che è un grande problema per le persone che, soprattutto donne, sono per loro costituzione naturalmente formose. Magari perché hanno i fianchi larghi, magari perché sono alte un metro e 80 e sono grandi per natura, o perché hanno una genetica più rotonda: non ce la faranno mai ad assomigliare alle modelle che collezionano migliaia di likes su Instagram.</p>

<p>Si tratta di un fenomeno abbondantemente studiato: Instagram è falso! Le cose che vedi lì in realtà non esistono. Basta scattare la foto con un certo angolo, in una certa posizione che stira o che accorcia, ed ecco che una ragazza “comune”, cioè con le curve, riesce a creare un autoritratto che esagera alcuni suoi attributi e ne modifica altri, generando una manifesta approvazione sui social.
Su TikTok circola un audio meraviglioso che è stato riusato in diversi corti che svelano come in realtà.. è tutto un trucco. L&#39;audio non fa che ripetere “i corpi che appaiono così, in realtà appaiono anche così”; sulla prima frase la ragazza assume una posizione “da copertina”, e in corrispondenza della seconda, ha già compiuto un minimo movimento che porta la stessa persona ad assumere un&#39;estetica giudicata meno piacevole dal “gusto mainstream”. È TUTTO FALSO!</p>

<p>(Purtroppo su questo blog non riesco a postare i video, se volete vederli vi invito a fare un salto sul mio <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/2021/09/27/la-gente-e-la-ciccia/" rel="nofollow">mirror wordpress</a> )</p>

<p>Se ci droghiamo di gnocche.jpg (ma anche fichi.png) finiremo per credere che quello è il mondo reale, quando non lo è, e quindi arriveremo a frustrarci se non siamo così, ci sentiremo brutti noi e vedremo come brutte anche le persone che ci stanno accanto, perché magari non assomigliano alla miriade di corpicini perfetti che vediamo ogni giorno sullo schermo dello smartphone. Questa “cultura” è un ambiente ansiogenico, terreno fertile per le piccole insicurezze e le grandi paranoie.</p>

<p>Il percorso terapeutico serve anche a riconoscere queste storture. A dissolvere le critiche distruttive verso se stessi. A stemperare i giudizi negativi che vengono dall&#39;esterno e che finiamo per assimilare dentro di noi, facendoci molto male.</p>

<p>Potrei continuare così per ore riempiendo un libro intero di esempi presi dal quotidiano. Potrei raccontare di chi fa l&#39;amore con la luce spenta perché non vuole farsi vedere nuda, o di chi magari la luce ce l&#39;ha accesa, ma si copre lo stomaco con le braccia per nascondere i rotolini. L&#39;amore si fa per sentire piacere, per la spensieratezza, per abitare lo spazio animale, e se c&#39;è la vergogna e la testa è affollata dalle preoccupazioni, non c&#39;è più spazio per il piacere, purtroppo.</p>

<p>Potrei raccontare dei disturbi alimentari di chi ha lottato <strong>contro</strong> il proprio corpo, o della pressione sociale “ad essere esteticamente perfetta” che si genera quando vivi in un ambiente in cui le ragazzine si rifanno le tette a 15 anni. Potrei raccontare di quanto è patriarcale attribuire il valore di una donna alla sua estetica, come se fosse un oggetto in vetrina in vendita al miglior offerente. Potrei raccontare della grassofobia europea e che è molto meno presente in America latina e – dal poco che ne so – anche in Africa. Potrei raccontare di come gli stessi parametri di bellezza intorno alla figura femminile sono cambiati nel tempo dalla preistoria della <a href="https://duckduckgo.com/?q=venere+di+Willendorf&amp;t=ffab&amp;iar=images&amp;iax=images&amp;ia=images" rel="nofollow">venere di Willendorf</a>, passando per le forme giunoniche delle bellezze greche, per arrivare all&#39;estetica quasi anoressica degli anni &#39;90 e al recente cambiamento di tendenza datosi con le varie Rihanna e Kardashian. Potrei fare tanti esempi, ma non penso sia necessario estendere ulteriormente il post quando le cose importanti son già state dette.</p>

<p>Quindi perdoniamoci più spesso le nostre imperfezioni: sono le nostre caratteristiche. E prima di esprimere un giudizio sul corpo di un&#39;altra persona, pensiamoci due volte: potrebbe essere solo l&#39;ennesimo commento inutilmente dannoso, riflesso di una mentalità oppressiva che faremmo bene ad abbandonare nel dimenticatoio dei pensieri nocivi.</p>

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<p>Ho un <a href="https://mastodon.uno/@atti" rel="nofollow">account su Mastodon</a>.</p>

<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/la-gente-e-la-ciccia</guid>
      <pubDate>Sun, 26 Sep 2021 23:18:29 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Amsterdam: la disneyland delle cose proibite</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/amsterdam-la-disneyland-delle-cose-proibite</link>
      <description>&lt;![CDATA[Qualche giorno fa stavo tornando dal Guatemala, e il mio volo ha fatto scalo ad Amsterdam. Uno scalo mostruoso di 17 ore. Speravo di poter uscire dall&#39;aeroporto, cosa non scontata ai tempi del covid. Per fortuna non ci sono state restrizioni e ho potuto fare un giro per la capitale olandese che, nonostante i miei anni di vagabondaggio, non avevo ancora avuto la fortuna di conoscere.&#xA;&#xA;Ho preso il trenino che va dall&#39;aeroporto al centro, e dopo pochi minuti sono stato scaraventato nel cuore pacifico dell&#39;europa progressista, dove tutto è permesso, &#34;entro un certo margine&#34; come direbbe Rino Gaetano. Le differenze con l&#39;America centrale sono così grandi che l&#39;impatto è stato decisamente sconcertante.&#xA;!--more--&#xA;Cominciamo con la popolazione, che bene o male in Guatemala è abbastanza omogenea: non ci sono molte persone di colore, pochi i bianchi, onnipresente lo spagnolo, al massimo si sente parlare qualche lingua indigena. In Olanda ovviamente le cose sono ben diverse: ancor più che nell&#39;Italia del 2021, sono molti gli abitanti non caucasici, molte le lingue, molti i turisti, insomma la stazione centrale sembra una piccola Babele.&#xA;&#xA;Il salto nell&#39;universo parallelo è continuato con l&#39;osservazione delle differenze architettoniche e urbanistiche: le biciclette, i semafori che vengono rispettati, la pulizia e l&#39;organizzazione, i cartelli segnaletici; insomma una città progettata per essere attraversata, vissuta, e non un guazzabuglio di strade trafficate piene di motorini e automobili con autisti infuriati per gli spostamenti eternamente lenti e le code che non finiscono mai, il tutto in un&#39;aria meno che respirabile, inquinata da mezzi di trasporto logori e con poca manutenzione.&#xA;&#xA;La tranquillità. Uno dei peggiori inconvenienti dell&#39;America latina è l&#39;alto tasso di criminalità, furti, rapine, omicidi impuniti. In Guatemala è relativamente comune trovarsi una pistola puntata alla testa, penso che ad ogni singolo abitante sia successo almeno un paio di volte nella vita. Sai che esci di casa, ma non sei totalmente sicurx che farai ritorno. Hai degli oggetti, anche costosi (cellulare, ecc.), che hai comprato a caro prezzo perché il potere d&#39;acquisto è molto inferiore alla classe media europea; hai questi oggetti, ma devi pensare che in un futuro prossimo potrebbero non essere più con te a causa di qualche furto. In America centrale la sicurezza è un business e un privilegio.&#xA;&#xA;Lì ad Amsterdam ho girato tranquillo del fatto che nessuno mi avrebbe puntato una pistola contro, che nessuno avrebbe cercato di rapinarmi; ho girato con una notevole quantità di denaro in contanti senza preoccuparmene. Cosa che non avrei mai fatto in Guatemala.&#xA;Per carità, non voglio parlar male del Guatemala; ci ho vissuto per più di un decennio ed è una terra fantastica, con persone meravigliose, accoglienti, solidali. Ma se parli con un qualsiasi guatemalteco ti dirà che i problemi ci sono, ed è da sciocchi ignorarli.&#xA;&#xA;Tornando all&#39;escursione ad Amsterdam: ero in giro da un po&#39;, godendomi uno splendido pomeriggio di sole con un clima primaverile, quando ho deciso -- da buon italietto -- di fare un salto nel quartiere delle cose proibite.&#xA;Mi sono imbattuto nei primi coffee shop e negozi dedicati alla cannabis. È stato ovviamente sorprendente vedere persone che fumavano i loro spinelli .. lì, in pieno giorno, alla luce del sole. Non che in Guatemala non si possa fare, beh, legalmente è proibito, ma come tante altre cose (esattamente come in Italia) lo si fa comunque. Ma sempre un po&#39; di nascosto, sempre con la paura, insomma è sempre un problema. Se fossi stato un fumatore mi sarei fatto un cannone celebrativo anch&#39;io, ma ho saggiamente deciso di rinunciare all&#39;impresa e godermi il panorama in lucidità e senza le paranoie e l&#39;ansia di stare stonato per strada, in una città sconosciuta, e dover tornare in aeroporto entro una certa ora.&#xA;&#xA;L&#39;esplorazione è continuata verso il quartiere della prostituzione e delle ragazze in vetrina. Dapprima ne ho viste solo &#34;mature&#34;, poi anche molto giovani, con quei tipi di corpi che corrispondono all&#39;ideale estetico della nostra società: pelle liscia, forme voluttuose, seni che sfidano la forza di gravità. Probabilmente c&#39;era dietro molta chirurgia. Anche avanti.&#xA;La vista è stata sicuramente molto attraente ma, ancora una volta, un po&#39; sconcertante. Non è una cosa di tutti i giorni vedere in pieno centro città una discreta quantità di ragazze in bikini che ti fanno l&#39;occhiolino per venderti i loro servizi.&#xA;E poi c&#39;era quel conflitto del politicamente corretto tra l&#39;abitudine a non fissare le forme di una donna che vedi in strada, per una questione di rispetto, e quella situazione atipica in cui l&#39;osservazione del loro corpo è parte del motivo per cui sono lì in vetrina. Insomma, se il limite accettabile di osservazione di una persona sconosciuta in strada, soprattutto se donna, è una frazione di secondo, oltre il quale sorge già un principio di molestia, qual è la soglia consigliata nel caso in cui la persona osservata si dedica al lavoro sessuale?&#xA;&#xA;La prostituzione c&#39;è ovunque: in Italia tanto come in America centrale. E le modalità sono anche simili: ragazze con pochi vestiti addosso che si mettono in mostra per richiamare l&#39;attenzione dei loro clienti. Ma, come sempre, di nascosto. È una cosa socialmente non accettata, proibita dalla legge, relegata ai margini geografici della vita pubblica: le strade ed i quartieri di periferia, gli annunci su internet. È impattante vedere che lì, in quel paese, sia stata creata una legislazione che la permetta.. &#34;alla luce del sole&#34;.&#xA;C&#39;è tutta una serie di aspetti psicologici che siamo abituati ad associare ad una cosa proibita: il senso di colpa, la paura, l&#39;illecito, la percezione dello sguardo altrui, le implicazioni di un atto proibito.. Fa molto strano sapere che tutto quello che normalmente associamo con l&#39;usufruire del lavoro sessuale lì è diverso. È legale, è normato, è accettato. Un&#39;improvvisa libertà in un campo che sono abituato a pensare come ristretto, represso, illecito, non libero.&#xA;&#xA;Una delle impressioni relative ad Amsterdam è proprio questa: sono permesse cose che altrove sono proibite; per questo mi è sembrata una sorta di parco divertimenti per turisti.&#xA;&#xA;Uscito dal quartiere a luci rosse mi sono innamorato dei parchi, quelli veri, con l&#39;erba e gli alberi, gli stagni, i sentieri. Parchi così, purtroppo, sono quasi assenti nel sud Europa e nel Sud globale dei paesi colonizzati.&#xA;Ho provato un profondo e durevole piacere nell&#39;attraversarne uno, percorrendo almeno un paio di chilometri a piedi scalzi, sentendo il prato e l&#39;ombra e il sole; mentre centinaia di persone di ogni età, spensierate, si godevano il tempo in relax, la temperatura mite, la compagnia di altre persone, di un libro o di una canzone.&#xA;&#xA;C&#39;è un insieme di persone che stiamo proponendo nuovi significati per alcune parole, tra queste: &#34;erotismo&#34;. La migliore definizione ce l&#39;ho in spagnolo: erotismo è &#34;disfrute de la vida&#34;, che nella nostra lingua suona più o meno come &#34;godersi la vita&#34;. Ovviamente questo include il piacere sensuale comunemente associato all&#39;idea di &#34;erotico&#34;, ma lo estende fino ad includere ogni cosa che produce piacere: una passeggiata nei boschi, una pennichella in un parco, la visione di un tramonto, la nona di Beethoven o Light my fire dei Doors, guardare la partita con gli amici, giocare la partita con gli amici, infilare le dita nel sacco di fagioli come la Amelie del film, una birra con la focaccia, e tanto altro.&#xA;&#xA;Quei parchi, quel giorno lì, con quel sole lì, con quella gente lì, mi sono sembrati l&#39;esperienza più concreta del concetto di erotismo che ho visto negli ultimi tempi.&#xA;&#xA;La passeggiata nel parco, la pennichella all&#39;ultimo sole prima del tramonto, sono state esperienze di pienezza dello spirito, rappacificanti.&#xA;&#xA;La gita si è conclusa con una notte parzialmente sonnecchiata sulle panche di un aeroporto, in attesa del terzo e ultimo volo che mi ha finalmente condotto alla destinazione finale. Ma questa è un&#39;altra storia che racconterò, forse, in un prossimo post.&#xA;&#xA;#Americacentrale #Americalatina #Amsterdam #erotismo #Guatemala #Olanda&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa stavo tornando dal Guatemala, e il mio volo ha fatto scalo ad Amsterdam. Uno scalo mostruoso di 17 ore. Speravo di poter uscire dall&#39;aeroporto, cosa non scontata ai tempi del covid. Per fortuna non ci sono state restrizioni e ho potuto fare un giro per la capitale olandese che, nonostante i miei anni di vagabondaggio, non avevo ancora avuto la fortuna di conoscere.</p>

<p>Ho preso il trenino che va dall&#39;aeroporto al centro, e dopo pochi minuti sono stato scaraventato nel cuore pacifico dell&#39;europa progressista, dove tutto è permesso, “entro un certo margine” come direbbe Rino Gaetano. Le differenze con l&#39;America centrale sono così grandi che l&#39;impatto è stato decisamente sconcertante.

Cominciamo con la popolazione, che bene o male in Guatemala è abbastanza omogenea: non ci sono molte persone di colore, pochi i bianchi, onnipresente lo spagnolo, al massimo si sente parlare qualche lingua indigena. In Olanda ovviamente le cose sono ben diverse: ancor più che nell&#39;Italia del 2021, sono molti gli abitanti non caucasici, molte le lingue, molti i turisti, insomma la stazione centrale sembra una piccola Babele.</p>

<p>Il salto nell&#39;universo parallelo è continuato con l&#39;osservazione delle differenze architettoniche e urbanistiche: le biciclette, i semafori che vengono rispettati, la pulizia e l&#39;organizzazione, i cartelli segnaletici; insomma una città progettata per essere attraversata, vissuta, e non un guazzabuglio di strade trafficate piene di motorini e automobili con autisti infuriati per gli spostamenti eternamente lenti e le code che non finiscono mai, il tutto in un&#39;aria meno che respirabile, inquinata da mezzi di trasporto logori e con poca manutenzione.</p>

<p>La tranquillità. Uno dei peggiori inconvenienti dell&#39;America latina è l&#39;alto tasso di criminalità, furti, rapine, omicidi impuniti. In Guatemala è relativamente comune trovarsi una pistola puntata alla testa, penso che ad ogni singolo abitante sia successo almeno un paio di volte nella vita. Sai che esci di casa, ma non sei totalmente sicurx che farai ritorno. Hai degli oggetti, anche costosi (cellulare, ecc.), che hai comprato a caro prezzo perché il potere d&#39;acquisto è molto inferiore alla classe media europea; hai questi oggetti, ma devi pensare che in un futuro prossimo potrebbero non essere più con te a causa di qualche furto. In America centrale la sicurezza è un business e un privilegio.</p>

<p>Lì ad Amsterdam ho girato tranquillo del fatto che nessuno mi avrebbe puntato una pistola contro, che nessuno avrebbe cercato di rapinarmi; ho girato con una notevole quantità di denaro in contanti senza preoccuparmene. Cosa che non avrei mai fatto in Guatemala.
Per carità, non voglio parlar male del Guatemala; ci ho vissuto per più di un decennio ed è una terra fantastica, con persone meravigliose, accoglienti, solidali. Ma se parli con un qualsiasi guatemalteco ti dirà che i problemi ci sono, ed è da sciocchi ignorarli.</p>

<p>Tornando all&#39;escursione ad Amsterdam: ero in giro da un po&#39;, godendomi uno splendido pomeriggio di sole con un clima primaverile, quando ho deciso — da buon <em>italietto</em> — di fare un salto nel quartiere delle cose proibite.
Mi sono imbattuto nei primi coffee shop e negozi dedicati alla cannabis. È stato ovviamente sorprendente vedere persone che fumavano i loro spinelli .. lì, in pieno giorno, alla luce del sole. Non che in Guatemala non si possa fare, beh, legalmente è proibito, ma come tante altre cose (esattamente come in Italia) lo si fa comunque. Ma sempre un po&#39; di nascosto, sempre con la paura, insomma è sempre un problema. Se fossi stato un fumatore mi sarei fatto un cannone celebrativo anch&#39;io, ma ho saggiamente deciso di rinunciare all&#39;impresa e godermi il panorama in lucidità e senza le paranoie e l&#39;ansia di stare stonato per strada, in una città sconosciuta, e dover tornare in aeroporto entro una certa ora.</p>

<p>L&#39;esplorazione è continuata verso il quartiere della prostituzione e delle ragazze in vetrina. Dapprima ne ho viste solo “mature”, poi anche molto giovani, con quei tipi di corpi che corrispondono all&#39;ideale estetico della nostra società: pelle liscia, forme voluttuose, seni che sfidano la forza di gravità. Probabilmente c&#39;era dietro molta chirurgia. Anche avanti.
La vista è stata sicuramente molto attraente ma, ancora una volta, un po&#39; sconcertante. Non è una cosa di tutti i giorni vedere in pieno centro città una discreta quantità di ragazze in bikini che ti fanno l&#39;occhiolino per venderti i loro servizi.
E poi c&#39;era quel conflitto del politicamente corretto tra l&#39;abitudine a non fissare le forme di una donna che vedi in strada, per una questione di rispetto, e quella situazione atipica in cui l&#39;osservazione del loro corpo <strong>è parte</strong> del motivo per cui sono lì in vetrina. Insomma, se il limite accettabile di osservazione di una persona sconosciuta in strada, soprattutto se donna, è una frazione di secondo, oltre il quale sorge già un principio di molestia, qual è la soglia consigliata nel caso in cui la persona osservata si dedica al lavoro sessuale?</p>

<p>La prostituzione c&#39;è ovunque: in Italia tanto come in America centrale. E le modalità sono anche simili: ragazze con pochi vestiti addosso che si mettono in mostra per richiamare l&#39;attenzione dei loro clienti. Ma, come sempre, di nascosto. È una cosa socialmente non accettata, proibita dalla legge, relegata ai margini geografici della vita pubblica: le strade ed i quartieri di periferia, gli annunci su internet. È impattante vedere che lì, in quel paese, sia stata creata una legislazione che la permetta.. “<em>alla luce del sole</em>”.
C&#39;è tutta una serie di aspetti psicologici che siamo abituati ad associare ad una cosa proibita: il senso di colpa, la paura, l&#39;illecito, la percezione dello sguardo altrui, le implicazioni di un atto proibito.. Fa molto strano sapere che tutto quello che normalmente associamo con l&#39;usufruire del lavoro sessuale lì è <em>diverso</em>. È legale, è normato, è accettato. Un&#39;improvvisa libertà in un campo che sono abituato a pensare come <em>ristretto, represso, illecito, non libero</em>.</p>

<p>Una delle impressioni relative ad Amsterdam è proprio questa: sono permesse cose che altrove sono proibite; per questo mi è sembrata una sorta di parco divertimenti per turisti.</p>

<p>Uscito dal quartiere a luci rosse mi sono innamorato dei parchi, quelli veri, con l&#39;erba e gli alberi, gli stagni, i sentieri. Parchi così, purtroppo, sono quasi assenti nel sud Europa e nel Sud globale dei paesi colonizzati.
Ho provato un profondo e durevole piacere nell&#39;attraversarne uno, percorrendo almeno un paio di chilometri a piedi scalzi, sentendo il prato e l&#39;ombra e il sole; mentre centinaia di persone di ogni età, spensierate, si godevano il tempo in relax, la temperatura mite, la compagnia di altre persone, di un libro o di una canzone.</p>

<p>C&#39;è un insieme di persone che stiamo proponendo nuovi significati per alcune parole, tra queste: “erotismo”. La migliore definizione ce l&#39;ho in spagnolo: erotismo è “<em>disfrute de la vida</em>”, che nella nostra lingua suona più o meno come “godersi la vita”. Ovviamente questo include il piacere sensuale comunemente associato all&#39;idea di “erotico”, ma lo estende fino ad includere ogni cosa che produce piacere: una passeggiata nei boschi, una pennichella in un parco, la visione di un tramonto, la nona di Beethoven o <em>Light my fire</em> dei Doors, guardare la partita con gli amici, giocare la partita con gli amici, infilare le dita nel sacco di fagioli come la Amelie del film, una birra con la focaccia, e tanto altro.</p>

<p>Quei parchi, quel giorno lì, con quel sole lì, con quella gente lì, mi sono sembrati l&#39;esperienza più concreta del concetto di erotismo che ho visto negli ultimi tempi.</p>

<p>La passeggiata nel parco, la pennichella all&#39;ultimo sole prima del tramonto, sono state esperienze di pienezza dello spirito, rappacificanti.</p>

<p>La gita si è conclusa con una notte parzialmente sonnecchiata sulle panche di un aeroporto, in attesa del terzo e ultimo volo che mi ha finalmente condotto alla destinazione finale. Ma questa è un&#39;altra storia che racconterò, forse, in un prossimo post.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:Americacentrale" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Americacentrale</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:Americalatina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Americalatina</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:Amsterdam" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Amsterdam</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:erotismo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">erotismo</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:Guatemala" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Guatemala</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:Olanda" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Olanda</span></a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/amsterdam-la-disneyland-delle-cose-proibite</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Sep 2021 16:14:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tuqtuquilal, Lanquín, Guatemala</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/tuqtuquilal-lanquin-guatemala</link>
      <description>&lt;![CDATA[Qualche giorno fa sono stato a Tuqtuquilal (@tuqtuquilal). Il posto è un&#39;oasi di pace vicino a Lanquin, in Alta Verapaz, Guatemala. Sono tante le cose che mi sono piaciute: la qualità dell&#39;aria, dell&#39;acqua, la bellezza della natura, la valle con il suo pendio che scende sotto i tuoi piedi e risale dall&#39;altro lato del fiume creando così una visuale estremamente gradevole per ogni momento della giornata. Mi sarebbe piaciuto passare lì molto più tempo, ma l&#39;incombere del viaggio di ritorno in Italia mi ha obbligato ad abbandonarlo dopo solo 5 giorni. &#xA;&#xA;Ecco qualche parola su ciò che mi è piaciuto di più stando lì:&#xA;!--more--&#xA;L&#39;aria. Prima di descrivere l&#39;aria bisogna fare una piccola premessa. Se in Italia stiamo uscendo dalla pandemia e praticamente tutti vanno in giro senza mascherina, quando si trovano all&#39;aperto, in Guatemala non è così: la diffusione del virus è assolutamente fuori controllo e vige ancora l&#39;obbligo di uso della mascherina in qualunque situazione pubblica: per strada, nei mezzi pubblici, nei mercati e supermercati e nei luoghi pubblici. &#xA;In Alta Verapaz sembra esserci un&#39;eccezione. Forse perché i messaggi diramati dalla capitale stentano ad arrivare e a farsi accettare, forse perché la popolazione è più giovane e quindi meno esposta al rischio, forse perché lo stile di vita meno contaminato dalle influenze occidentali crea una popolazione più forte e resistente alle patologie, fatto sta che l&#39;impressione comune è che ci siano meno casi di contagio che nel resto del paese.&#xA;Detto ciò, l&#39;aria è quella dei boschi tropicali, dell&#39;azzurro del cielo e del verde della vegetazione fulgida, clima caldo di giorno e fresco in serata, eppur sempre piacevole. Aria pulita, limpida, celestiale.&#xA;&#xA;L&#39;acqua. Elemento iper-rappresentato a Tuqtuquilal, ne ho goduto la sua purezza e vitalità. L&#39;acqua che si beve è della sorgente, così come l&#39;acqua che esce dai rubinetti e dalle docce (che sono riscaldate con pannelli solari). È acqua viva anche quella del fiume che scorre al fondo della valle (río Lanquín), a pochi metri dall&#39;ingresso principale; e anche quella del fiume Cahabon che si unisce al suddetto pochi chilometri più a est. È benedizione che scende dal cielo anche l&#39;acqua che piove a volte di pomeriggio, a volte la sera, durante la stagione delle piogge (maggio-ottobre).&#xA;Il fiume è saggio. Attraversa la foresta, scorre impetuosamente senza sosta, racconta storie lontane, cicli idrici interminabili, alimenta la foresta e rinfresca gli animali, umani e non. &#xA;È vivo, e lo vedi così com&#39;è sempre stato. In altri posti è molto frequente imbattersi in buste di plastica ed altri rifiuti. Lì ne ho visti davvero pochi, quasi nessuno. Puoi facilmente immaginare che ciò che vedi corrisponde a ciò che avresti potuto vedere due milioni di anni fa, prima che questo animaletto strano chiamato homo sapiens iniziasse a espandersi e a modificare l&#39;ambiente intorno.&#xA;&#xA;La valle. Penso di avere una predilezione per le valli. Amo la vista creata dal pendio: le punte degli alberi sono abbastanza in basso da non ostacolare la vista, e la terra scende sotto i tuoi piedi e risale dall&#39;altra parte della valle. La vegetazione tinge la superficie del rilievo di verde, un verde intenso, vivido. Le palme si mescolano ad altri alberi e ogni tanto spunta un fiore a ravvivare ancora di più il quadretto.&#xA;&#xA;Il progetto. Tuqtuquilal nasce come un centro ecologico di rigenerazione. Quindi vi trovate bungalow costruiti secondo i principi della bioedilizia, con tecniche quali l&#39;adobe, il bahareque, e anche molto bambù. Producono e trasformano cacao, vendono cioccolato di altissima qualità, ovviamente tutto biologico e socialmente responsabile verso le famiglie produttrici. Si possono fare visite guidate, nelle piantagioni e nei laboratori, con cui si può conoscere le tecniche produttive del cacao, della curcuma e degli altri prodotti. Ci sono laboratori formativi per la comunità locale e in genere un contatto abbastanza stretto tra i membri di Tuqtuquilal e gli abitanti del paesino circostante.&#xA;&#xA;Il soggiorno a Tuqtuquilal è stato davvero rigenerante. Breve ma intenso. Così intenso che in pochi giorni ho riacquisito un po&#39; del senso del selvatico che un po&#39; inevitabilmente avevo perduto vivendo in ambienti urbani e che il contatto con la natura, con la terra, la visione delle foglie secche, il contatto con l&#39;erba e con il fango, il canto del ruscello, hanno contribuito a risvegliare.&#xA;Probabilmente nel viaggio in Brasile cercherò anche posti così, in modo da poter vivere un po&#39; di vita selvatica lontana dalla cattività degli ambienti antropici.&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa sono stato a Tuqtuquilal (<a href="https://www.instagram.com/tuqtuquilal/" rel="nofollow">@tuqtuquilal</a>). Il posto è un&#39;oasi di pace vicino a Lanquin, in Alta Verapaz, Guatemala. Sono tante le cose che mi sono piaciute: la qualità dell&#39;aria, dell&#39;acqua, la bellezza della natura, la valle con il suo pendio che scende sotto i tuoi piedi e risale dall&#39;altro lato del fiume creando così una visuale estremamente gradevole per ogni momento della giornata. Mi sarebbe piaciuto passare lì molto più tempo, ma l&#39;incombere del viaggio di ritorno in Italia mi ha obbligato ad abbandonarlo dopo solo 5 giorni.</p>

<p>Ecco qualche parola su ciò che mi è piaciuto di più stando lì:

<strong>L&#39;aria</strong>. Prima di descrivere l&#39;aria bisogna fare una piccola premessa. Se in Italia stiamo uscendo dalla pandemia e praticamente tutti vanno in giro senza mascherina, quando si trovano all&#39;aperto, in Guatemala non è così: la diffusione del virus è assolutamente fuori controllo e vige ancora l&#39;obbligo di uso della mascherina in qualunque situazione pubblica: per strada, nei mezzi pubblici, nei mercati e supermercati e nei luoghi pubblici.
In Alta Verapaz sembra esserci un&#39;eccezione. Forse perché i messaggi diramati dalla capitale stentano ad arrivare e a farsi accettare, forse perché la popolazione è più giovane e quindi meno esposta al rischio, forse perché lo stile di vita meno contaminato dalle influenze occidentali crea una popolazione più forte e resistente alle patologie, fatto sta che l&#39;impressione comune è che ci siano meno casi di contagio che nel resto del paese.
Detto ciò, l&#39;aria è quella dei boschi tropicali, dell&#39;azzurro del cielo e del verde della vegetazione fulgida, clima caldo di giorno e fresco in serata, eppur sempre piacevole. Aria pulita, limpida, celestiale.</p>

<p><strong>L&#39;acqua</strong>. Elemento iper-rappresentato a Tuqtuquilal, ne ho goduto la sua purezza e vitalità. L&#39;acqua che si beve è della sorgente, così come l&#39;acqua che esce dai rubinetti e dalle docce (che sono riscaldate con pannelli solari). È acqua viva anche quella del fiume che scorre al fondo della valle (río Lanquín), a pochi metri dall&#39;ingresso principale; e anche quella del fiume Cahabon che si unisce al suddetto pochi chilometri più a est. È benedizione che scende dal cielo anche l&#39;acqua che piove a volte di pomeriggio, a volte la sera, durante la stagione delle piogge (maggio-ottobre).
Il fiume è saggio. Attraversa la foresta, scorre impetuosamente senza sosta, racconta storie lontane, cicli idrici interminabili, alimenta la foresta e rinfresca gli animali, umani e non.
È vivo, e lo vedi così com&#39;è sempre stato. In altri posti è molto frequente imbattersi in buste di plastica ed altri rifiuti. Lì ne ho visti davvero pochi, quasi nessuno. Puoi facilmente immaginare che ciò che vedi corrisponde a ciò che avresti potuto vedere due milioni di anni fa, prima che questo animaletto strano chiamato <em>homo sapiens</em> iniziasse a espandersi e a modificare l&#39;ambiente intorno.</p>

<p><strong>La valle</strong>. Penso di avere una predilezione per le valli. Amo la vista creata dal pendio: le punte degli alberi sono abbastanza in basso da non ostacolare la vista, e la terra scende sotto i tuoi piedi e risale dall&#39;altra parte della valle. La vegetazione tinge la superficie del rilievo di verde, un verde intenso, vivido. Le palme si mescolano ad altri alberi e ogni tanto spunta un fiore a ravvivare ancora di più il quadretto.</p>

<p><strong>Il progetto</strong>. Tuqtuquilal nasce come un centro ecologico di rigenerazione. Quindi vi trovate bungalow costruiti secondo i principi della bioedilizia, con tecniche quali l&#39;adobe, il bahareque, e anche molto bambù. Producono e trasformano cacao, vendono cioccolato di altissima qualità, ovviamente tutto biologico e socialmente responsabile verso le famiglie produttrici. Si possono fare visite guidate, nelle piantagioni e nei laboratori, con cui si può conoscere le tecniche produttive del cacao, della curcuma e degli altri prodotti. Ci sono laboratori formativi per la comunità locale e in genere un contatto abbastanza stretto tra i membri di Tuqtuquilal e gli abitanti del paesino circostante.</p>

<p>Il soggiorno a Tuqtuquilal è stato davvero rigenerante. Breve ma intenso. Così intenso che in pochi giorni ho riacquisito un po&#39; del senso del selvatico che un po&#39; inevitabilmente avevo perduto vivendo in ambienti urbani e che il contatto con la natura, con la terra, la visione delle foglie secche, il contatto con l&#39;erba e con il fango, il canto del ruscello, hanno contribuito a risvegliare.
Probabilmente nel viaggio in Brasile cercherò anche posti così, in modo da poter vivere un po&#39; di vita selvatica lontana dalla cattività degli ambienti antropici.</p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/tuqtuquilal-lanquin-guatemala</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Sep 2021 10:01:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Viaggiare è spesso un privilegio di classe</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/viaggiare-e-spesso-un-privilegio-di-classe</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vivo in Guatemala. Qui, tanto nei piccoli posti turistici, come nelle città più popolose, la gente ha un&#39;immagine stereotipata degli stranieri, che qui sono in maggioranza statunitensi. Qui la gente pensa che gli statunitensi siano bianchi, alti e coi capelli castani. In effetti non hanno tutti i torti, visto che è questo il tipo di persone che arriva qui, da quel paese. Tuttavia sappiamo che questi appartengono alla minoranza privilegiata che domina economicamente il resto delle &#34;razze&#34; in un paese fortemente multietnico. Nella piramide sociale e cromatica degli USA, i bianchi rappresentano il vertice, e la base è costituita da afroamericani, latinos e asiatici; eppure è proprio la classe più ricca quella che viaggia di più, arrivando a confondere gli abitanti dei paesi del Sud circa i tratti somatici dominanti negli States.&#xA;&#xA;I poveri, seppur costituiscano la maggior parte della popolazione (soprattutto nelle americhe, in cui la classe media è ridotta), sono sotto-rappresentati nella comunità dei viaggiatori. &#xA;Perché viaggiano meno? Perché hanno meno possibilità di farlo, per ragioni economiche e culturali. &#xA;!--more--&#xA;Ho passato anni in viaggio: dapprima come backpacker in Europa, muovendomi con un budget estremamente ridotto, cercando di spendere quanto meno possibile, usufruendo delle reti di ospitalità (tipo couchsurfing e hospitality club, di cui ho parlato in un post precedente ); poi in America Centrale e del Sud. Ho viaggiato in autostop via terra dal Guatemala verso il sud, impiegando un anno e mezzo per arrivare in Brasile, di cui ho conosciuto solo una piccolissima parte. Nel viaggio ho conosciuto ogni sorta di persone: turisti ricchi, giovani in gap year, vagabondi di lungo corso, esuli dai loro paesi in crisi, esploratori nomadi nel sangue, e molti altri tipi umani.&#xA;&#xA;Ho conosciuto una gran diversità di viaggiatori appartenenti a diverse classi sociali, eppure riconosco che è relativamente più facile muoversi, per chi appartiene a una classe sociale media o alta. Il vantaggio si manifesta in tanti modi: avere un po&#39; di soldi da parte o la sicurezza che ti dà un bonifico che i tuoi genitori ti possono fare in caso di emergenza. È come una rete di sicurezza, che ovviamente non tutti hanno. Inoltre, la povertà è multi-dimensionale. È povertà anche vivere in un ambiente in cui le ragazzine hanno il loro primo figlio a 16 o 17 anni, e il secondo entro i 20. È povertà anche il modo sopravvivenza che si attiva nelle classi sociali meno abbienti: chi lotta quotidianamente per mangiare, per pagare l&#39;affitto, chi deve ingoiare il rospo ogni giorno per far fronte al sovraffollamento di una casa in cui vivono otto o dieci persone, per far fronte ai soprusi sul lavoro tipici della struttura dittatoriale dei lavori in cui sei solo manodopera e ti maltrattano per il semplice gusto di farlo e perché sanno che hai un disperato bisogno di continuare a ricevere uno stipendio; se una persona vive queste difficoltà come una realtà quotidiana, ha meno probabilità di cercare di superarsi, di guarire, di esplorare, di conoscere per mezzo di un viaggio. La prospettiva non è viaggiare, al massimo emigrare verso un paese del Nord globale in cui vivere una vita decente. Da questo punto di vista, lo ammetto, il viaggio è un lusso e per questo è moooolto difficile trovare tra i viaggiatori il figlio del minatore di coltan in Congo, o la ragazza madre che vive nei sobborghi precari delle periferie di una capitale del Sud globale e che è rimasta incinta del nuovo fidanzato di sua madre, o uno dei tanti bambini-adulti che lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero senza essere mai andati a scuola, o le bambine scalze delle comunità rurali del terzo mondo abituate all&#39;obbedienza e alla sottomissione, formate al loro ruolo di future gestanti e serve nella casa del marito. Per queste persone è incredibilmente difficile &#34;viaggiare&#34;, sono ancorate al loro nucleo di origine perché rappresenta l&#39;unica possibilità di sopravvivenza. La comunità, almeno in America Latina, è il nido di favori, prestiti, aiuti, obblighi, che ti permette di farcela con i pochi mezzi di cui si dispone. Abbandonarla è un grande salto nel vuoto che pochi sono disposti a fare.&#xA;&#xA;Eppure ogni tanto succede. Come quando mi sono messo in viaggio con la mia ex fidanzata guatemalteca, e il mio passaporto - rosso - copriva il suo permettendole di oltrepassare ogni frontiera senza problemi, mentre altri suoi connazionali avrebbero potuto essere fermati da un doganiere razzista e propenso a ostacolare il transito ad altri suoi simili in virtù del piccolo potere che la sua uniforme gli permetteva. O come Chepe, salvadoregno in viaggio in bici e senza soldi verso la Patagonia; come ci sia arrivato? non so, ma - conoscendolo - direi, pedalando. O come le migliaia di argentini e colombiani che lasciano casa con una moneta svalutata e attraversano chilometri con una chitarra, o delle clave da giocoleria, o con un po&#39; di braccialetti di macramè. O come quando ti inventi un lavoro da fare durante il viaggio e sei disposto a tutto pur di andare avanti: a dormire in spiaggia, nelle stazioni di servizio, a fare autostop per ore sotto il sole dei tropici o a cucinare ogni tuo pasto perché anche comprare un panino preparato sforerebbe il tuo budget giornaliero. &#xA;&#xA;Viaggiare è (quasi) sempre possibile. Il problema è che le classi dominanti usano questo pretesto per giustificare il loro dominio e far credere alle classi oppresse che, se si sforzano, possono arrivare molto in alto. E allo stesso tempo colpevolizzarle della loro povertà dicendo che sono persone pigre e che non lavorano abbastanza. Il lato oscuro del sogno americano. Ogni nero che negli USA sfonda nel basket o nella musica è un pretesto che i bianchi usano per dire &#34;vedi, il problema non è il sistema, il problema sei tu che non ti sforzi abbastanza, se lavori duro puoi farcela&#34;. Non voglio cadere in questa porcheria. Posso semplicemente dire quello che ho visto, e la realtà è duale, è molteplice. Da un lato viviamo in un sistema ingiusto, classista, razzista, neoliberale che crea una struttura sociale piramidale e opprime le classi inferiori non solo legalmente, ma anche psichicamente ancorandole ad una mentalità che non lascia molto spazio libero. D&#39;altro canto siamo tutti parte di questa piramide e qualunque posto occupiamo dentro di essa abbiamo sempre persone più in alto e persone più in basso di noi. Non siamo quasi mai nè i primi nè gli ultimi e siamo sempre contemporaneamente privilegiati e oppressi in un complesso sistema intersezionale composto di classe, etnia, genere, specie, geografia, ecc. Abbiamo quasi sempre qualche risorsa da usare a nostro vantaggio e un certo margine di azione che ci permette di ritagliarci un certo spazio vitale, a volte esiguo, a volte un po&#39; più grande. Per questo penso che dobbiamo essere coscienti delle ingiustizie e allo stesso tempo agire per migliorare tanto la nostra condizione quanto quella delle persone che stanno peggio di noi.&#xA;&#xA;#viaggi e #viaggiatori , #viaggiopensiero #disuguaglianze&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vivo in Guatemala. Qui, tanto nei piccoli posti turistici, come nelle città più popolose, la gente ha un&#39;immagine stereotipata degli stranieri, che qui sono in maggioranza statunitensi. Qui la gente pensa che gli statunitensi siano bianchi, alti e coi capelli castani. In effetti non hanno tutti i torti, visto che è questo il tipo di persone che arriva qui, da quel paese. Tuttavia sappiamo che questi appartengono alla minoranza privilegiata che domina economicamente il resto delle “razze” in un paese fortemente multietnico. Nella piramide sociale e cromatica degli USA, i bianchi rappresentano il vertice, e la base è costituita da afroamericani, latinos e asiatici; eppure è proprio la classe più ricca quella che viaggia di più, arrivando a confondere gli abitanti dei paesi del Sud circa i tratti somatici dominanti negli <em>States</em>.</p>

<p>I poveri, seppur costituiscano la maggior parte della popolazione (soprattutto nelle americhe, in cui la classe media è ridotta), sono sotto-rappresentati nella comunità dei viaggiatori.
Perché viaggiano meno? Perché hanno meno possibilità di farlo, per ragioni economiche e culturali.

Ho passato anni in viaggio: dapprima come backpacker in Europa, muovendomi con un budget estremamente ridotto, cercando di spendere quanto meno possibile, usufruendo delle reti di ospitalità (tipo couchsurfing e hospitality club, di cui ho parlato in un <a href="https://noblogo.org/zainoinspalla/la-resistenza-nello-zaino" rel="nofollow">post precedente</a> ); poi in America Centrale e del Sud. Ho viaggiato in autostop via terra dal Guatemala verso il sud, impiegando un anno e mezzo per arrivare in Brasile, di cui ho conosciuto solo una piccolissima parte. Nel viaggio ho conosciuto ogni sorta di persone: turisti ricchi, giovani in <em>gap year</em>, vagabondi di lungo corso, esuli dai loro paesi in crisi, esploratori nomadi nel sangue, e molti altri tipi umani.</p>

<p>Ho conosciuto una gran diversità di viaggiatori appartenenti a diverse classi sociali, eppure riconosco che è relativamente più facile muoversi, per chi appartiene a una classe sociale media o alta. Il vantaggio si manifesta in tanti modi: avere un po&#39; di soldi da parte o la sicurezza che ti dà un bonifico che i tuoi genitori ti possono fare in caso di emergenza. È come una rete di sicurezza, che ovviamente non tutti hanno. Inoltre, la povertà è multi-dimensionale. È povertà anche vivere in un ambiente in cui le ragazzine hanno il loro primo figlio a 16 o 17 anni, e il secondo entro i 20. È povertà anche il modo sopravvivenza che si attiva nelle classi sociali meno abbienti: chi lotta quotidianamente per mangiare, per pagare l&#39;affitto, chi deve ingoiare il rospo ogni giorno per far fronte al sovraffollamento di una casa in cui vivono otto o dieci persone, per far fronte ai soprusi sul lavoro tipici della struttura dittatoriale dei lavori in cui sei solo manodopera e ti maltrattano per il semplice gusto di farlo e perché sanno che hai un disperato bisogno di continuare a ricevere uno stipendio; se una persona vive queste difficoltà come una realtà quotidiana, ha meno probabilità di cercare di superarsi, di guarire, di esplorare, di conoscere per mezzo di un viaggio. La prospettiva non è viaggiare, al massimo emigrare verso un paese del Nord globale in cui vivere una vita decente. Da questo punto di vista, lo ammetto, il viaggio è un lusso e per questo è moooolto difficile trovare tra i viaggiatori il figlio del minatore di coltan in Congo, o la ragazza madre che vive nei sobborghi precari delle periferie di una capitale del Sud globale e che è rimasta incinta del nuovo fidanzato di sua madre, o uno dei tanti bambini-adulti che lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero senza essere mai andati a scuola, o le bambine scalze delle comunità rurali del terzo mondo abituate all&#39;obbedienza e alla sottomissione, formate al loro ruolo di future gestanti e serve nella casa del marito. Per queste persone è incredibilmente difficile “viaggiare”, sono ancorate al loro nucleo di origine perché rappresenta l&#39;unica possibilità di sopravvivenza. La comunità, almeno in America Latina, è il nido di favori, prestiti, aiuti, obblighi, che ti permette di farcela con i pochi mezzi di cui si dispone. Abbandonarla è un grande salto nel vuoto che pochi sono disposti a fare.</p>

<p>Eppure ogni tanto succede. Come quando mi sono messo in viaggio con la mia ex fidanzata guatemalteca, e il mio passaporto – rosso – copriva il suo permettendole di oltrepassare ogni frontiera senza problemi, mentre altri suoi connazionali avrebbero potuto essere fermati da un doganiere razzista e propenso a ostacolare il transito ad altri suoi simili in virtù del piccolo potere che la sua uniforme gli permetteva. O come Chepe, salvadoregno in viaggio in bici e senza soldi verso la Patagonia; come ci sia arrivato? non so, ma – conoscendolo – direi, pedalando. O come le migliaia di argentini e colombiani che lasciano casa con una moneta svalutata e attraversano chilometri con una chitarra, o delle clave da giocoleria, o con un po&#39; di braccialetti di macramè. O come quando ti inventi un lavoro da fare durante il viaggio e sei disposto a tutto pur di andare avanti: a dormire in spiaggia, nelle stazioni di servizio, a fare autostop per ore sotto il sole dei tropici o a cucinare ogni tuo pasto perché anche comprare un panino preparato sforerebbe il tuo budget giornaliero.</p>

<p>Viaggiare è (quasi) sempre possibile. Il problema è che le classi dominanti usano questo pretesto per giustificare il loro dominio e far credere alle classi oppresse che, se si sforzano, possono arrivare molto in alto. E allo stesso tempo colpevolizzarle della loro povertà dicendo che sono persone pigre e che non lavorano abbastanza. Il lato oscuro del sogno americano. Ogni nero che negli USA sfonda nel basket o nella musica è un pretesto che i bianchi usano per dire “vedi, il problema non è il sistema, il problema sei tu che non ti sforzi abbastanza, se lavori duro puoi farcela”. Non voglio cadere in questa porcheria. Posso semplicemente dire quello che ho visto, e la realtà è duale, è molteplice. Da un lato viviamo in un sistema ingiusto, classista, razzista, neoliberale che crea una struttura sociale piramidale e opprime le classi inferiori non solo legalmente, ma anche psichicamente ancorandole ad una mentalità che non lascia molto spazio libero. D&#39;altro canto siamo tutti parte di questa piramide e qualunque posto occupiamo dentro di essa abbiamo sempre persone più in alto e persone più in basso di noi. Non siamo quasi mai nè i primi nè gli ultimi e siamo sempre contemporaneamente privilegiati e oppressi in un complesso sistema intersezionale composto di classe, etnia, genere, specie, geografia, ecc. Abbiamo quasi sempre qualche risorsa da usare a nostro vantaggio e un certo margine di azione che ci permette di ritagliarci un certo spazio vitale, a volte esiguo, a volte un po&#39; più grande. Per questo penso che dobbiamo essere coscienti delle ingiustizie e allo stesso tempo agire per migliorare tanto la nostra condizione quanto quella delle persone che stanno peggio di noi.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:viaggi" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">viaggi</span></a> e <a href="/zainoinspalla/tag:viaggiatori" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">viaggiatori</span></a> , <a href="/zainoinspalla/tag:viaggiopensiero" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">viaggiopensiero</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:disuguaglianze" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">disuguaglianze</span></a></p>

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<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/viaggiare-e-spesso-un-privilegio-di-classe</guid>
      <pubDate>Sun, 29 Aug 2021 20:38:24 +0000</pubDate>
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      <title>Panta rei</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/panta-rei</link>
      <description>&lt;![CDATA[Panta rei, non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume.&#xA;&#xA;Gli ultimi giorni sono stati frenetici. Vivo da anni in Guatemala, in America centrale. Tra pochi giorni sarò in Italia e questi sono i giorni degli addii: alle persone care, alle amicizie degli ultimi anni e agli amori degli ultimi giorni.&#xA;!--more--&#xA;Ho passato gli ultimi giorni a vendere tutto ciò che avevo: elettrodomestici, bici, cose che non posso portare via con me, visto che il bagaglio in stiva permette solo 23 kg e preferisco portarmi appresso i libri.&#xA;&#xA;Ho lasciato anche la mia casa. Ero in affitto, in un paesino che si affaccia su di un lago meraviglioso. Nella mia permanenza lì, non troppo lunga a dir la verità, avevo conosciuto persone molto belle, e che quasi sicuramente non rivedrò mai più. È stato bello stare insieme, ed è stato bello anche separarsi. Ho provato un senso di gratitudine per aver avuto l&#39;opportunità di condividere anche solo un briciolo della nostra vita. Piaceri, dissapori, è pur sempre tutto parte della nostra esistenza come esseri materiali.&#xA;&#xA;E proprio come la materia fluisce, come un fiume scorre, anche noi cambiamo costantemente. Facciamo nuove esperienze, impariamo cose che prima non sapevamo, raccontiamo i nostri punti di vista e ascoltiamo quelli degli altri, ci contaminiamo, ci inoculiamo le idee che si diffondono e mutano e si adattano. Quello che era, quello che è stato, non è più. &#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Panta rei, non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume.</p>

<p>Gli ultimi giorni sono stati frenetici. Vivo da anni in Guatemala, in America centrale. Tra pochi giorni sarò in Italia e questi sono i giorni degli addii: alle persone care, alle amicizie degli ultimi anni e agli amori degli ultimi giorni.

Ho passato gli ultimi giorni a vendere tutto ciò che avevo: elettrodomestici, bici, cose che non posso portare via con me, visto che il bagaglio in stiva permette solo 23 kg e preferisco portarmi appresso i libri.</p>

<p>Ho lasciato anche la mia casa. Ero in affitto, in un paesino che si affaccia su di un <a href="https://duckduckgo.com/?q=lago+Atitl%C3%A1n&amp;t=fpas&amp;ia=images&amp;iax=images" rel="nofollow">lago meraviglioso</a>. Nella mia permanenza lì, non troppo lunga a dir la verità, avevo conosciuto persone molto belle, e che quasi sicuramente non rivedrò mai più. È stato bello stare insieme, ed è stato bello anche separarsi. Ho provato un senso di gratitudine per aver avuto l&#39;opportunità di condividere anche solo un briciolo della nostra vita. Piaceri, dissapori, è pur sempre tutto parte della nostra esistenza come esseri materiali.</p>

<p>E proprio come la materia fluisce, come un fiume scorre, anche noi cambiamo costantemente. Facciamo nuove esperienze, impariamo cose che prima non sapevamo, raccontiamo i nostri punti di vista e ascoltiamo quelli degli altri, ci contaminiamo, ci inoculiamo le idee che si diffondono e mutano e si adattano. Quello che era, quello che è stato, non è più.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/panta-rei</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Aug 2021 23:16:47 +0000</pubDate>
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      <title>La Resistenza nello zaino</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/la-resistenza-nello-zaino</link>
      <description>&lt;![CDATA[C&#39;è qualcosa che mi ha fatto riflettere, in questi giorni. È il fatto che, a volte, in un viaggio cerchiamo di scoprire mondi migliori di quello in cui viviamo, soprattutto quando questo ci sembra grigio, monotono, insostenibile sotto tanti punti di vista.&#xA;&#xA;Non sono ancora partito, ma esistono altri modi di vivere il viaggio. Una di queste è ospitare viaggiatori a casa. Esistono alcuni siti per farlo: c&#39;è couchsurfing, che è più grande e commerciale, e c&#39;è anche trustroots più piccolo e indipendente. Il meccanismo è semplice: come viaggiatore fai una ricerca nella città in cui vuoi andare, trovi una certa quantità di persone, ognuna con il suo profilo, mandi qualche messaggio e con un po&#39; di fortuna qualcuno ti ospita.&#xA;&#xA;Negli ultimi mesi ho ricevuto un po&#39; di gente proveniente da diversi paesi del mondo: Giappone, Stati Uniti, Cina, Messico, Repubblica Ceca. I viaggiatori erano molto diversi tra di loro, anche a livello umano: dal classico turista in giro per il mondo, ai viaggiatori più accaniti degni del miglior libro di Jack Kerouac. Con alcuni il dialogo è semplice, rimane sul di dove sei cosa fai da dove vieni dove vai com&#39;è quel posto come sono i cibi nel tuo paese qual è il tuo lavoro che musica ascolti eccetera eccetera. Con altri, invece, si crea una connessione più profonda, ci si arriva a confrontare su altre esperienze della vita e ragioni più profonde che ci spingono al viaggio e a fare le cose che facciamo.&#xA;&#xA;In particolare con un paio di persone ho intravisto una tendenza, o una caratteristica, comune, che posso provare a riassumere così: la ricerca nel viaggio di libertà soprattutto come fuga da un contesto di origine caratterizzato da una forte pressione sociale, regole rigide e non adatte al benessere umano. Insomma persone che vanno via perché, se stanno a casa, impazziscono.&#xA;!--more--&#xA;Questo mi ricorda l&#39;esperienza di Augusto Boal, fondatore del Teatro dell&#39;oppresso. Le sue tecniche nacquero in Brasile, nell&#39;America del sud della guerra fredda, violenta contro i manifestanti, in lotta tra imposizione del sistema capitalista e le rivendicazioni dei lavoratori per i loro diritti. Una terra contesa tra i due blocchi contrapposti: da un lato la dottrina Monroe che voleva trasformare le Americhe nello zerbino degli Stati Uniti, dall&#39;altro l&#39;Unione Sovietica che cercava di attirare quanti più paesi nella sua orbita di influenza.&#xA;Nella contesa dei grandi tori, le piccole rane della grande periferia americana cercavano di agire anche loro sul loro territorio per portare avanti la loro lotta. La guerriglia con gli AK-47, i paramilitari con gli M16, gli studenti con le occupazioni, gli operai con gli scioperi, gli artisti con le loro opere.. e poi c&#39;era chi si inventava altri modi come, appunto, Boal.&#xA;&#xA;La sua tecnica si basa sul far emergere coscienza nelle classi oppresse, in modo creativo, per mezzo del teatro. Lui e i suoi collaboratori creavano situazioni in cui ci fosse una descrizione diretta o metaforica delle situazioni di oppressione, e invitavano il pubblico a partecipare irrompendo sulla scena e sostituendosi a qualcuno degli attori per proporre soluzioni ai problemi di oppressione sociale ed economica. &#xA;&#xA;Poi Boal viaggiò in Europa: Francia, Italia.. e si trovò di fronte ad una situazione inaspettata: se in Sud America era evidente chi fossero gli oppressori e gli oppressi, se era evidente quali fossero le persone che marciavano per i loro diritti e chi li voleva ricondurre con il manganello a dei salari da fame, se era evidente QUALI fossero gli ostacoli alla liberazione delle classi oppresse, in Europa la situazione era diversa. Sembrava che ci fossero altre inibizioni interne agli stessi cittadini che, ancor prima degli ostacoli esterni, non gli permettessero di esprimersi liberamente. Per descrivere questo stato di cose creò l&#39;espressione &#34;Le flic dans la tête&#34; (il poliziotto nella testa).&#xA;Boal individuò difficoltà psicologiche, internalizzazione delle regole del sistema, insomma non c&#39;è bisogno della repressione degli squadroni della morte: sai già cosa non devi fare e come ti devi comportare.&#xA;&#xA;Nella nostra società c&#39;è tutta una serie di regole che abbiamo internalizzato, assorbito fin dall&#39;infanzia, e che magari non siamo neanche in grado di riconoscere immediatamente perché ci sembrano normali. &lt; Studia, trovati un buon lavoro, pensa ai soldi, metti su famiglia, fai figli, se sei femmina devi essere magra alta e bella, se sei maschio devi scopare come un toro, se sei madre devi avere pazienza e farti carico della casa e dei figli, se sei padre devi guadagnare più di tua moglie, se sei single sei incompleto, se hai un account sui social network devi avere tanti follower e tanti likes, se vuoi avere tanti likes devi sembrare cool, intelligente nel tuo campo o mostrare una tetta, se lavori devi essere contento del tuo lavoro ed essere produttivo, e devi anche ringraziare la tua azienda per darti denaro a cambio delle tue energie, in un contesto sociale devi essere sempre positivo/a allegro/a brillante, se sei maschio devi nascondere i tuoi problemi perché parlarne ti rende vulnerabile, ti fa meno uomo, eccetera eccetera eccetera   Non è umano vivere così. Queste regole sono, semplicemente, insostenibili. La costrizione sotto la quale viviamo, a seguirle tutte, crea una forte pressione psicologica, una tensione tra quello che vogliamo, quello che ci farebbe stare bene, quello di cui abbiamo bisogno e quello che ci viene richiesto dalla società. Siamo esseri umani creativi ed è un insulto alla natura sciuparci pensando a &#34;che diranno gli altri&#34;.&#xA;&#xA;Nella mia esperienza con i viaggiatori ho incontrato diverse persone che hanno vissuto una sofferenza psicologica derivante dalle regole assurde del contesto da cui provenivano. In maggioranza venivano da paesi &#34;sviluppati&#34;, ma non solo. &#xA;Mi hanno raccontato che finché erano a casa stavano male: storie di depressione, ansia, insoddisfazione, terapie, farmaci e tanto dolore. &#xA;&#xA;Penso che la medicina occidentale abbia inventato macchine portentose capaci di osservare dentro il corpo senza aprirlo, di ingrandire cose infinitamente piccole e decifrare catene di molecole attribuendo loro un significato. Però, quando si tratta della psiche, ha delle profonde mancanze perché mette in discussione solamente il paziente e non la società. Analizzare la depressione come un problema individuale, senza osservare il contesto di competitività, senza osservare cosa significa sopravvivere in un sistema capitalista basato sul profitto e sull&#39;egoismo mi sembra, semplicemente, incompleto.&#xA;Per me è ovvio che se ti propongono di vivere facendo cose che non ti interessano, al servizio di un&#39;entità che non sei tu, per il resto della tua vita con una miseria di momenti di tempo libero, potresti non starci. E se sei circondato/a da persone che sono già addomesticate e non fanno che ripeterti &#34;così è la vita&#34;, potresti sentirti solo/a, inadeguato/a.&#xA;È ovvio che se la misura dell&#39;accettazione sociale è essere fighi, facendo cose difficili o innaturali o inutili o superficiali, è sano che ti fai delle domande, che dubiti che sia l&#39;unico o il miglior sistema possibile.&#xA;E tuttavia quella continua ad essere la tua gabbia, perché tutto intorno a te funziona così: le persone, le strutture, le istituzioni. Fino a quando decidi di evadere dalla gabbia. E lì è il viaggio.&#xA;&#xA;Quanto sarebbe bello il mondo se parte dello sforzo che si fa per innovare la tecnologia fosse destinato a prenderci cura delle nostre ferite. Se qualche anno fa, quando avevamo ancora i telefoni senza schermo grande, e si viveva tranquillamente, anziché investire miliardi in sviluppare la tecnologia degli smartphone si fossero spesi in terapie per conoscersi meglio e diventare persone migliori. Nel prossimo futuro avremo macchine che si guidano da sole, ma siamo incapaci di sentirci felici. Avremo sistemi di intelligenza artificiale negli apparati domestici ma continueremo ad avere profonde divisioni di classe, razzismo, attacchi d&#39;ansia. Avremo un futuro profondamente tecnologico mentre lottiamo ancora con le nostre miserie umane da secoli.&#xA;Chi è malato? Chi deve prendere le medicine: l&#39;individuo o il sistema?&#xA;&#xA;Il viaggio ti permette di vedere la cultura in cui sei nato/a da un punto di vista esterno. Comincia con la voglia di andar via, di evadere dalla gabbia. Comincia con il sogno di qualcos&#39;altro, qualsiasi altra cosa che non sia la palude stagnante che conosci già. Il desiderio di ricominciare da zero in un contesto nuovo, ideale, dove non ti conosce nessuno e puoi proporti così come ti senti, così come vorresti essere. Poi vabbè, la tua ombra viaggia con te e ti porti dietro un po&#39; dei tuoi mostri, ma per fortuna non tutti. Qualcuno sei riuscito a lasciarlo a casa. E intanto scopri mondi nuovi, altre culture, altre persone. Altri modi di vivere la vita, persone che finalmente la pensano come te. E allora scopri di non essere solo/a in questa resistenza. Sì: resistenza. Come i partigiani durante l&#39;occupazione nazista, come le reti clandestine sotto ogni dittatura: chi non si rassegna, chi non accetta, chi si ribella anche prima di capire esattamente cosa vuole, prima di avere un&#39;analisi perfetta della situazione, prima di poter strutturare coerentemente e compiutamente una teoria del tutto, in base all&#39;innato istinto che ti dice che qualcosa non va. Dubiti per un tempo interminabile se il problema sei tu o qualcos&#39;altro fuori di te. Molti non ce la fanno e rimangono &#34;a casa&#34;. Molti si rassegnano e si spengono. Ma ogni tanto qualcuno ce la fa a bucare la coltre di nubi e scoprire che al di là c&#39;è il sole.&#xA;&#xA;E poi.. poi c&#39;è la complicata operazione di far quadrare il cerchio. Rimettere insieme tutti i pezzi e fare qualcosa che sta insieme.&#xA;Qualche tempo fa parlavo con alcuni viaggiatori di alcune droghe sintetiche, tipo LSD o DMT. Loro, entusiasti, ma anche saggiamente, dicevano che creano uno squarcio, aprono una finestra che per mezz&#39;ora ti fa vedere come [il mondo] potrebbe essere. Poi la richiudono. E sta a te trovare il modo di ritrovare la strada tra la tua realtà quotidiana e quella cosa che ti è stata prospettata in un momento di -forse- illuminazione.&#xA;Non mi interessa entrare qui nel dibattito sulle droghe (&#34;evasione o terapia?&#34;); l&#39;unica cosa che voglio recuperare da quest&#39;aneddoto è la sensazione di quando, con le droghe o con il viaggio, dopo aver vissuto un&#39;esperienza che ti ha portato fuori dalla tua realtà abituale, devi fare in modo che questa sia sostenibile. Insomma che l&#39;evasione si trasformi in un&#39;alternativa. Devi ritagliarti il tuo spazio vitale fuori dalle convenzioni per abitarlo in modo permanente. E anche che &#34;il viaggio&#34; qualunque esso sia stato, sia servito per trovare degli spazi di innovazione tra l&#39;essere e il possibile, tra il qui e il lì, insomma che abbia fatto circolare delle idee provenienti da altri luoghi in cui si vive meglio e che questo possa contribuire a migliorare la realtà in cui ti trovi o da cui sei partito.&#xA;&#xA;Sì, forse il viaggio è proprio questo: una medicina degli individui e dei popoli, perché è da sempre stato così come sono circolate le idee, soprattutto quelle buone. Rimedio contro l&#39;ottusità tradizionalista, via di fuga dal consumismo schiavista e dal ticchettio degli orologi che ci inquadrano nei loro ingranaggi.&#xA;&#xA;#viaggiopensiero #resistenza&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>C&#39;è qualcosa che mi ha fatto riflettere, in questi giorni. È il fatto che, a volte, in un viaggio cerchiamo di scoprire mondi migliori di quello in cui viviamo, soprattutto quando questo ci sembra grigio, monotono, insostenibile sotto tanti punti di vista.</p>

<p>Non sono ancora partito, ma esistono altri modi di vivere il viaggio. Una di queste è ospitare viaggiatori a casa. Esistono alcuni siti per farlo: c&#39;è <a href="https://www.couchsurfing.com" rel="nofollow">couchsurfing</a>, che è più grande e commerciale, e c&#39;è anche <a href="https://www.trustroots.org/" rel="nofollow">trustroots</a> più piccolo e indipendente. Il meccanismo è semplice: come viaggiatore fai una ricerca nella città in cui vuoi andare, trovi una certa quantità di persone, ognuna con il suo profilo, mandi qualche messaggio e con un po&#39; di fortuna qualcuno ti ospita.</p>

<p>Negli ultimi mesi ho ricevuto un po&#39; di gente proveniente da diversi paesi del mondo: Giappone, Stati Uniti, Cina, Messico, Repubblica Ceca. I viaggiatori erano molto diversi tra di loro, anche a livello umano: dal classico turista in giro per il mondo, ai viaggiatori più accaniti degni del miglior libro di Jack Kerouac. Con alcuni il dialogo è semplice, rimane sul di dove sei cosa fai da dove vieni dove vai com&#39;è quel posto come sono i cibi nel tuo paese qual è il tuo lavoro che musica ascolti eccetera eccetera. Con altri, invece, si crea una connessione più profonda, ci si arriva a confrontare su altre esperienze della vita e ragioni più profonde che ci spingono al viaggio e a fare le cose che facciamo.</p>

<p>In particolare con un paio di persone ho intravisto una tendenza, o una caratteristica, comune, che posso provare a riassumere così: la ricerca nel viaggio di libertà soprattutto come fuga da un contesto di origine caratterizzato da una forte pressione sociale, regole rigide e non adatte al benessere umano. Insomma persone che vanno via perché, se stanno a casa, impazziscono.

Questo mi ricorda l&#39;esperienza di Augusto Boal, fondatore del Teatro dell&#39;oppresso. Le sue tecniche nacquero in Brasile, nell&#39;America del sud della guerra fredda, violenta contro i manifestanti, in lotta tra imposizione del sistema capitalista e le rivendicazioni dei lavoratori per i loro diritti. Una terra contesa tra i due blocchi contrapposti: da un lato la dottrina Monroe che voleva trasformare le Americhe nello zerbino degli Stati Uniti, dall&#39;altro l&#39;Unione Sovietica che cercava di attirare quanti più paesi nella sua orbita di influenza.
Nella contesa dei <a href="https://duckduckgo.com/?t=ffab&amp;q=i+tori+e+le+rane&amp;ia=web" rel="nofollow">grandi tori, le piccole rane</a> della grande periferia americana cercavano di agire anche loro sul loro territorio per portare avanti la loro lotta. La guerriglia con gli AK-47, i paramilitari con gli M16, gli studenti con le occupazioni, gli operai con gli scioperi, gli artisti con le loro opere.. e poi c&#39;era chi si inventava altri modi come, appunto, Boal.</p>

<p>La sua tecnica si basa sul far emergere coscienza nelle classi oppresse, in modo creativo, per mezzo del teatro. Lui e i suoi collaboratori creavano situazioni in cui ci fosse una descrizione diretta o metaforica delle situazioni di oppressione, e invitavano il pubblico a partecipare irrompendo sulla scena e sostituendosi a qualcuno degli attori per proporre soluzioni ai problemi di oppressione sociale ed economica.</p>

<p>Poi Boal viaggiò in Europa: Francia, Italia.. e si trovò di fronte ad una situazione inaspettata: se in Sud America era evidente chi fossero gli oppressori e gli oppressi, se era evidente quali fossero le persone che marciavano per i loro diritti e chi li voleva ricondurre con il manganello a dei salari da fame, se era evidente QUALI fossero gli ostacoli alla liberazione delle classi oppresse, in Europa la situazione era diversa. Sembrava che ci fossero altre inibizioni <strong>interne</strong> agli stessi cittadini che, ancor prima degli ostacoli esterni, non gli permettessero di esprimersi liberamente. Per descrivere questo stato di cose creò l&#39;espressione “<em><a href="https://www.istituto-formazione-politica.eu/le-flic-dans-la-tete-storie-ordinaria-oppressione/" rel="nofollow">Le flic dans la tête</a></em>” (il poliziotto nella testa).
Boal individuò difficoltà psicologiche, internalizzazione delle regole del sistema, insomma non c&#39;è bisogno della repressione degli squadroni della morte: <em>sai già</em> cosa non devi fare e come ti devi comportare.</p>

<p>Nella nostra società c&#39;è tutta una serie di regole che abbiamo internalizzato, assorbito fin dall&#39;infanzia, e che magari non siamo neanche in grado di riconoscere immediatamente perché ci sembrano <em>normali</em>. &lt;&lt; Studia, trovati un buon lavoro, pensa ai soldi, metti su famiglia, fai figli, se sei femmina devi essere magra alta e bella, se sei maschio devi scopare come un toro, se sei madre devi avere pazienza e farti carico della casa e dei figli, se sei padre devi guadagnare più di tua moglie, se sei single sei incompleto, se hai un account sui social network devi avere tanti follower e tanti likes, se vuoi avere tanti likes devi sembrare cool, intelligente nel tuo campo o mostrare una tetta, se lavori devi essere contento del tuo lavoro ed essere produttivo, e devi anche ringraziare la tua azienda per darti denaro a cambio delle tue energie, in un contesto sociale devi essere sempre positivo/a allegro/a brillante, se sei maschio devi nascondere i tuoi problemi perché parlarne ti rende vulnerabile, ti fa meno uomo, eccetera eccetera eccetera &gt;&gt;</p>

<p>Non è umano vivere così. Queste regole sono, semplicemente, insostenibili. La costrizione sotto la quale viviamo, a seguirle tutte, crea una forte pressione psicologica, una tensione tra quello che vogliamo, quello che ci farebbe stare bene, quello di cui abbiamo bisogno e quello che ci viene richiesto dalla società. Siamo esseri umani creativi ed è un insulto alla natura sciuparci pensando a “che diranno gli altri”.</p>

<p>Nella mia esperienza con i viaggiatori ho incontrato diverse persone che hanno vissuto una sofferenza psicologica derivante dalle regole assurde del contesto da cui provenivano. In maggioranza venivano da paesi “sviluppati”, ma non solo.
Mi hanno raccontato che finché erano a casa stavano male: storie di depressione, ansia, insoddisfazione, terapie, farmaci e tanto dolore.</p>

<p>Penso che la medicina occidentale abbia inventato macchine portentose capaci di osservare <strong>dentro</strong> il corpo senza aprirlo, di ingrandire cose infinitamente piccole e decifrare catene di molecole attribuendo loro un significato. Però, quando si tratta della psiche, ha delle profonde mancanze perché mette in discussione solamente il paziente e non la società. Analizzare la depressione come un problema individuale, senza osservare il contesto di competitività, senza osservare cosa significa sopravvivere in un sistema capitalista basato sul profitto e sull&#39;egoismo mi sembra, semplicemente, incompleto.
Per me è ovvio che se ti propongono di vivere facendo cose che non ti interessano, al servizio di un&#39;entità che non sei tu, per il resto della tua vita con una miseria di momenti di tempo libero, potresti non starci. E se sei circondato/a da persone che sono già addomesticate e non fanno che ripeterti “così è la vita”, potresti sentirti solo/a, inadeguato/a.
È ovvio che se la misura dell&#39;accettazione sociale è essere fighi, facendo cose difficili o innaturali o inutili o superficiali, è sano che ti fai delle domande, che dubiti che sia l&#39;unico o il miglior sistema possibile.
E tuttavia quella continua ad essere la tua gabbia, perché tutto intorno a te funziona così: le persone, le strutture, le istituzioni. Fino a quando decidi di evadere dalla gabbia. E lì è il viaggio.</p>

<p>Quanto sarebbe bello il mondo se parte dello sforzo che si fa per innovare la tecnologia fosse destinato a prenderci cura delle nostre ferite. Se qualche anno fa, quando avevamo ancora i telefoni senza schermo grande, e si viveva tranquillamente, anziché investire miliardi in sviluppare la tecnologia degli smartphone si fossero spesi in terapie per conoscersi meglio e diventare persone migliori. Nel prossimo futuro avremo macchine che si guidano da sole, ma siamo incapaci di sentirci felici. Avremo sistemi di intelligenza artificiale negli apparati domestici ma continueremo ad avere profonde divisioni di classe, razzismo, attacchi d&#39;ansia. Avremo un futuro profondamente tecnologico mentre lottiamo ancora con le nostre miserie umane da secoli.
Chi è malato? Chi deve prendere le medicine: l&#39;individuo o il sistema?</p>

<p>Il viaggio ti permette di vedere la cultura in cui sei nato/a da un punto di vista esterno. Comincia con la voglia di andar via, di evadere dalla gabbia. Comincia con il sogno di <em>qualcos&#39;altro</em>, qualsiasi altra cosa che non sia la palude stagnante che conosci già. Il desiderio di ricominciare da zero in un contesto nuovo, ideale, dove non ti conosce nessuno e puoi proporti così come ti senti, così come vorresti essere. Poi vabbè, la tua ombra viaggia con te e ti porti dietro un po&#39; dei tuoi mostri, ma per fortuna non tutti. Qualcuno sei riuscito a lasciarlo a casa. E intanto scopri mondi nuovi, altre culture, altre persone. Altri modi di vivere la vita, persone che <strong>finalmente</strong> la pensano come te. E allora scopri di non essere solo/a in questa resistenza. Sì: resistenza. Come i partigiani durante l&#39;occupazione nazista, come le reti clandestine sotto ogni dittatura: chi non si rassegna, chi non accetta, chi si ribella anche prima di capire esattamente cosa vuole, prima di avere un&#39;analisi perfetta della situazione, prima di poter strutturare coerentemente e compiutamente una teoria del tutto, in base all&#39;innato istinto che ti dice che qualcosa non va. Dubiti per un tempo interminabile se il problema sei tu o qualcos&#39;altro fuori di te. Molti non ce la fanno e rimangono “a casa”. Molti si rassegnano e si spengono. Ma ogni tanto qualcuno ce la fa a bucare la coltre di nubi e scoprire che al di là c&#39;è il sole.</p>

<p>E poi.. poi c&#39;è la complicata operazione di far quadrare il cerchio. Rimettere insieme tutti i pezzi e fare qualcosa che sta insieme.
Qualche tempo fa parlavo con alcuni viaggiatori di alcune droghe sintetiche, tipo LSD o DMT. Loro, entusiasti, ma anche saggiamente, dicevano che creano uno squarcio, aprono una finestra che per mezz&#39;ora ti fa vedere come [il mondo] potrebbe essere. Poi la richiudono. E sta a te trovare il modo di ritrovare la strada tra la tua realtà quotidiana e quella cosa che ti è stata prospettata in un momento di -forse- illuminazione.
Non mi interessa entrare qui nel dibattito sulle droghe (“evasione o terapia?”); l&#39;unica cosa che voglio recuperare da quest&#39;aneddoto è la sensazione di quando, con le droghe o con il viaggio, dopo aver vissuto un&#39;esperienza che ti ha portato fuori dalla tua realtà abituale, devi fare in modo che questa sia sostenibile. Insomma che l&#39;evasione si trasformi in un&#39;alternativa. Devi ritagliarti il tuo spazio vitale fuori dalle convenzioni per abitarlo in modo permanente. E anche che “il viaggio” qualunque esso sia stato, sia servito per trovare degli spazi di innovazione tra l&#39;essere e il possibile, tra il qui e il lì, insomma che abbia fatto circolare delle idee provenienti da altri luoghi in cui si vive meglio e che questo possa contribuire a migliorare la realtà in cui ti trovi o da cui sei partito.</p>

<p>Sì, forse il viaggio è proprio questo: una medicina degli individui e dei popoli, perché è da sempre stato così come sono circolate le idee, soprattutto quelle buone. Rimedio contro l&#39;ottusità tradizionalista, via di fuga dal consumismo schiavista e dal ticchettio degli orologi che ci inquadrano nei loro ingranaggi.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:viaggiopensiero" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">viaggiopensiero</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:resistenza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">resistenza</span></a></p>

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]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/la-resistenza-nello-zaino</guid>
      <pubDate>Thu, 12 Aug 2021 04:27:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cambridge Analytica e la manipolazione dell&#39;opinione pubblica</title>
      <link>https://noblogo.org/zainoinspalla/cambridge-analytica-e-la-manipolazione-dellopinione-pubblica</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nei post precedenti ho parlato diverse volte di Cambridge Analytica. Questo nome è comunemente associato al concetto di &#34;vendita di dati degli utenti di Facebook&#34;. In realtà stato molto più di questo: è stato un complesso apparato di propaganda e manipolazione dell&#39;opinione pubblica, che ha fatto leva su rilevazioni psichiche di milioni di utenti per indurli a votare in un modo piuttosto che in un altro per mezzo della paura e dell&#39;odio, e queste operazioni hanno portato a scelte sostanziali i cui esempi più conosciuti - ma non sono gli unici - sono la Brexit e l&#39;elezione di Trump. E lo stesso ex tecnico che ha segnalato queste operazioni dall&#39;interno dell&#39;azienda (il whistleblower Christopher Wylie) ha affermato che operazioni simili sono state condotte anche in Italia, a beneficio di un partito politico non specificato.&#xA;In questo post desidero entrare un po&#39; più nel dettaglio della vicenda, a partire dal film-documentario &#34;The great hack&#34; e dalle parole dell&#39;ex CEO di Cambridge Analytica, in cui ha descritto per filo e per segno a cosa si dedicasse la sua azienda.&#xA;&#xA;Lungi dal pretendere di essere un&#39;analisi esaustiva, questo post vuole fornire un paio di strumenti per capire il potere persuasivo delle reti ed il ruolo che questo può avere nelle nostre vite.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Psicografia all&#39;opera&#xA;La base delle operazioni dell&#39;azienda Cambridge Analytica sono state le rilevazioni psichiche: è stata scannerizzata l&#39;attività online di milioni di utenti di Facebook. Status pubblicati, parole chiave, links, foto, commenti, gruppi, posizione geografica.. la stessa azienda ha dichiarato di possedere in media diverse migliaia di &#34;informazioni&#34; per ogni utente. Da questi dati è stato possibile ricostruire un profilo psichico di ogni persona. Un profilo basato su 5 assi: apertura mentale, disciplina, estroversione, empatia, propensione alla paura.&#xA;&#xA;La fase successiva è stata capire come ogni combinazione di queste 5 scale di valori correlasse con le preferenze elettorali. Questa indagine è stata svolta mediante un questionario abbastanza dettagliato, a cui hanno risposto alcune decine di migliaia di utenti di fb. La correlazione tra profilo psichico e orientazione politica è un semplice problema di analisi statistica.&#xA;In altre parole le informazioni ricavate sulle decine di migliaia di utenti che hanno risposto al questionario sono servite come campione per desumere informazioni che sono poi state estese al resto degli utenti (milioni) che erano stati scannerizzati individuando, quindi, quali fossero le persone suscettibili di manipolazione, dove si trovassero, il loro status economico, i temi su cui scrivevano su facebook e tutte le altre caratteristiche (segmentazioni) che sono familiari a chi abbia mai fatto advertising online.&#xA;&#xA;La terza fase è stata la produzione di contenuto mirato, incentrato sulla paura e sull&#39;odio, per spostare l&#39;ago della bilancia quel poco che bastava per far cambiare opinioni sul voto, per modificare il risultato di pochi punti percentuali in modo da ottenere una sovversione dell&#39;esito elettorale. Sono stati prodotte immagini e video con molteplici sfaccettature, e somministrati a una molteplicità di categorie psichiche e sociali individuate con le analisi precedenti. Questi contenuti sono stati poi &#34;spammati&#34; via web nelle piattaforme di advertising più comuni, in particolare Facebook, Youtube e Google Ads. Sono stati spesi milioni di dollari in annunci.&#xA;I contenuti facevano leva sui temi che sono il cavallo di battaglia delle destre: immigrazione (usando immagini propagandistiche anche false, cioè non basate su dati reali), ordine e disciplina, liberalizzazione del porto d&#39;armi, famiglia, religione, eccetera.&#xA;Si possono vedere alcuni esempi degli annunci nel TED talk di Carole Cadwalladr, giornalista presso l&#39;Observer che, oltre a presentare il risultato della sua indagine, ci racconta anche delle difficoltà legate alla ricostruzione della vicenda poiché gli annunci sono stati trasmessi su piattaforme private e l&#39;unica entità in possesso dei registri delle pubblicazioni è proprio facebook, che ha ostacolato la ricostruzione dei fatti fornendo una quantità molto limitata di informazioni.&#xA;&#xA;Pochi mesi più tardi, lo stesso meccanismo è stato messo in atto negli Stati Uniti e ha contribuito all&#39;elezione di Trump.&#xA;&#xA;Nel 2018 lo scandalo è venuto alla luce e pochi mesi più tardi l&#39;azienda ha dichiarato bancarotta cessando, ufficialmente, l&#39;attività.&#xA;&#xA;Lo stesso documentario &#34;The great hack&#34; ci informa che l&#39;azienda di cui era parte Cambridge Analytica, che si chiamava SCL Group, ha operato in diversi paesi, manipolando l&#39;opinione pubblica su diversi temi. È possibile consultare la pagina Wikipedia di SCL Group, ed il loro sito, non più online, ma conservato su archive.org.&#xA;&#xA;Nel 2020 il film &#34;The Social Dilemma&#34; ha ripreso il tema della manipolazione dell&#39;opinione pubblica con fini politici per mezzo dei social network, riportandolo a un livello un po&#39; più &#34;generale&#34;, in un contesto fittizio e slegato da fatti storici.&#xA;&#xA;Manipolazione oltre Cambridge Analytica&#xA;Desidero riportare alcune altre fonti interessanti che analizzano il tema della manipolazione nei social network, con il fine di ampliare ulteriormente il quadro della situazione. &#xA;&#xA;Veritasium, Post-verità: i fatti non sono più necessari.&#xA;Sulla divisione sociale indotta da campagne di disinformazione basate sulla paura e sull&#39;odio.&#xA;&#xA;Grey, Questo video ti farà incazzare&#xA;Sulla viralizzazione di contenuti anche umoristici con trasfondo politico in contesti di polarizzazione ideologica, che provoca un progressivo allontanamento delle parti sociali.&#xA;&#xA;SmarterEveryDay, La manipolazione dell&#39;algoritmo di Youtube.&#xA;Parla della creazione seriale di video di youtube che cercano di inserirsi tra i video consigliati per diffondere un messaggio politico.&#xA;&#xA;Juan Ruocco, Come l&#39;estrema destra si è impadronita di 4chan&#xA;Sulla ridondanza ideologica dei micro-messaggi politici trasmessi per mezzo di memes. Questi spesso si basano su presupposti di discriminazione sociale o razziale.&#xA;&#xA;Conclusioni&#xA;L&#39;episodio Cambridge Analytica è probabilmente solo la punta dell&#39;iceberg dell&#39;insieme dei conflitti che si giocano nella dimensione dell&#39;informazione online. Il canale SmarterEveryDay ha dedicado una serie di video ad analizzare questo problema intervistando gli addetti alla sicurezza dei principali social network. Questi hanno raccontato l&#39;esistenza di sciami di milioni di bots creati per alterare le statistiche di credibilità (likes, karma) e promuovere determinati messaggi politici.&#xA;&#xA;Gli interessi in gioco sono molto grandi e ciò favorisce l&#39;intervento di entità che rispondono ai propri interessi a scapito della collettività. Inoltre, le regole che - come società - ci eravamo dati rispetto alla convivenza civica, la gestione dei poteri pubblici e del &#34;quarto potere&#34;, quello dell&#39;informazione, sono state scritte in un passato in cui la nostra vita era solo offline. Con l&#39;espansione dei media digitali e la crescente interazione con i social network c&#39;è chi ha trovato il modo di &#34;bucare&#34; quello scampolo di democrazia che ci sembrava di avere, l&#39;ha hackerata.&#xA;&#xA;Per ritrovare la bussola in questo relativismo digitale, in cui non sembrano contare più le prove e la ripetizione mille volte di una bugia trasforma anche la terra piatta in una verità, probabilmente possiamo afferrarci ai buoni vecchi e sani valori umani. Che spirito critico, solidarietà ed empatia fungano da antidoto contro il riemergere delle destre di pancia, dello scetticismo e del fondamentalismo religioso.&#xA;&#xA;#CambridgeAnalytica #manipolazione #profiling&#xA;&#xA; hr style=&#34;width:50%&#34; &#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Ho un account su Mastodon.&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Questo blog ha anche un mirror su Wordpress che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nei post precedenti ho parlato diverse volte di Cambridge Analytica. Questo nome è comunemente associato al concetto di “vendita di dati degli utenti di Facebook”. In realtà stato molto più di questo: è stato un complesso apparato di propaganda e manipolazione dell&#39;opinione pubblica, che ha fatto leva su rilevazioni psichiche di milioni di utenti per indurli a votare in un modo piuttosto che in un altro per mezzo della paura e dell&#39;odio, e queste operazioni hanno portato a scelte sostanziali i cui esempi più conosciuti – ma non sono gli unici – sono la Brexit e l&#39;elezione di Trump. E lo stesso ex tecnico che ha segnalato queste operazioni dall&#39;interno dell&#39;azienda (il whistleblower Christopher Wylie) ha affermato che operazioni simili sono state condotte anche in Italia, a beneficio di un <a href="https://www.agi.it/politica/partito_italiano_cambridge_analytica_intervista_wylie-3684939/news/2018-03-26/" rel="nofollow">partito politico non specificato</a>.
In questo post desidero entrare un po&#39; più nel dettaglio della vicenda, a partire dal film-documentario “<a href="https://searx.devol.it/search?q=%22the%20great%20hack%22%20torrent&amp;categories=general&amp;language=en-US" rel="nofollow">The great hack</a>” e dalle <a href="https://searx.devol.it/search?q=The%20Power%20of%20Big%20Data%20and%20Psychographics%20Cambridge%20Analytica&amp;categories=videos&amp;language=it-IT" rel="nofollow">parole dell&#39;ex CEO di Cambridge Analytica</a>, in cui ha descritto per filo e per segno a cosa si dedicasse la sua azienda.</p>

<p>Lungi dal pretendere di essere un&#39;analisi esaustiva, questo post vuole fornire un paio di strumenti per capire il potere persuasivo delle reti ed il ruolo che questo può avere nelle nostre vite.
</p>

<h2 id="psicografia-all-opera">Psicografia all&#39;opera</h2>

<p>La base delle operazioni dell&#39;azienda Cambridge Analytica sono state le rilevazioni psichiche: è stata scannerizzata l&#39;attività online di milioni di utenti di Facebook. Status pubblicati, parole chiave, links, foto, commenti, gruppi, posizione geografica.. la stessa azienda ha dichiarato di possedere in media diverse migliaia di “informazioni” per ogni utente. Da questi dati è stato possibile ricostruire un profilo psichico di ogni persona. Un profilo basato su 5 assi: apertura mentale, disciplina, estroversione, empatia, propensione alla paura.</p>

<p>La fase successiva è stata capire come ogni combinazione di queste 5 scale di valori correlasse con le preferenze elettorali. Questa indagine è stata svolta mediante un questionario abbastanza dettagliato, a cui hanno risposto alcune decine di migliaia di utenti di fb. La correlazione tra profilo psichico e orientazione politica è un semplice problema di analisi statistica.
In altre parole le informazioni ricavate sulle decine di migliaia di utenti che hanno risposto al questionario sono servite come campione per desumere informazioni che sono poi state estese al resto degli utenti (milioni) che erano stati scannerizzati individuando, quindi, quali fossero le persone suscettibili di manipolazione, dove si trovassero, il loro status economico, i temi su cui scrivevano su facebook e tutte le altre caratteristiche (segmentazioni) che sono familiari a chi abbia mai fatto advertising online.</p>

<p>La terza fase è stata la produzione di contenuto mirato, incentrato sulla paura e sull&#39;odio, per spostare l&#39;ago della bilancia quel poco che bastava per far cambiare opinioni sul voto, per modificare il risultato di pochi punti percentuali in modo da ottenere una sovversione dell&#39;esito elettorale. Sono stati prodotte immagini e video con molteplici sfaccettature, e somministrati a una molteplicità di categorie psichiche e sociali individuate con le analisi precedenti. Questi contenuti sono stati poi “spammati” via web nelle piattaforme di advertising più comuni, in particolare Facebook, Youtube e Google Ads. Sono stati spesi milioni di dollari in annunci.
I contenuti facevano leva sui temi che sono il cavallo di battaglia delle destre: immigrazione (usando immagini propagandistiche anche false, cioè non basate su dati reali), ordine e disciplina, liberalizzazione del porto d&#39;armi, famiglia, religione, eccetera.
Si possono vedere alcuni esempi degli annunci nel <a href="https://www.ted.com/talks/carole_cadwalladr_facebook_s_role_in_brexit_and_the_threat_to_democracy" rel="nofollow">TED talk di Carole Cadwalladr</a>, giornalista presso l&#39;Observer che, oltre a presentare il risultato della sua indagine, ci racconta anche delle difficoltà legate alla ricostruzione della vicenda poiché gli annunci sono stati trasmessi su piattaforme private e l&#39;unica entità in possesso dei registri delle pubblicazioni è proprio facebook, che ha ostacolato la ricostruzione dei fatti fornendo una quantità molto limitata di informazioni.</p>

<p>Pochi mesi più tardi, lo stesso meccanismo è stato messo in atto negli Stati Uniti e ha contribuito all&#39;elezione di Trump.</p>

<p>Nel 2018 lo scandalo è venuto alla luce e pochi mesi più tardi l&#39;azienda ha dichiarato bancarotta cessando, ufficialmente, l&#39;attività.</p>

<p>Lo stesso documentario “The great hack” ci informa che l&#39;azienda di cui era parte Cambridge Analytica, che si chiamava SCL Group, ha operato in diversi paesi, manipolando l&#39;opinione pubblica su diversi temi. È possibile consultare la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/SCL_Group" rel="nofollow">pagina Wikipedia</a> di SCL Group, ed <a href="https://web.archive.org/web/20180323083821/https://sclgroup.cc/customers" rel="nofollow">il loro sito, non più online, ma conservato su archive.org</a>.</p>

<p>Nel 2020 il film “The Social Dilemma” ha ripreso il tema della manipolazione dell&#39;opinione pubblica con fini politici per mezzo dei social network, riportandolo a un livello un po&#39; più “generale”, in un contesto fittizio e slegato da fatti storici.</p>

<h2 id="manipolazione-oltre-cambridge-analytica">Manipolazione oltre Cambridge Analytica</h2>

<p>Desidero riportare alcune altre fonti interessanti che analizzano il tema della manipolazione nei social network, con il fine di ampliare ulteriormente il quadro della situazione.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=dvk2PQNcg8w" rel="nofollow">Veritasium, Post-verità: i fatti non sono più necessari</a>.
Sulla divisione sociale indotta da campagne di disinformazione basate sulla paura e sull&#39;odio.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=rE3j_RHkqJc" rel="nofollow">Grey, Questo video ti farà incazzare</a>
Sulla viralizzazione di contenuti anche umoristici con trasfondo politico in contesti di polarizzazione ideologica, che provoca un progressivo allontanamento delle parti sociali.</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1PGm8LslEb4" rel="nofollow">SmarterEveryDay, La manipolazione dell&#39;algoritmo di Youtube</a>.
Parla della creazione seriale di video di youtube che cercano di inserirsi tra i video consigliati per diffondere un messaggio politico.</p>

<p><a href="https://nuso.org/articulo/como-la-extrema-derecha-se-apodero-de-4chan/" rel="nofollow">Juan Ruocco, Come l&#39;estrema destra si è impadronita di 4chan</a>
Sulla ridondanza ideologica dei micro-messaggi politici trasmessi per mezzo di memes. Questi spesso si basano su presupposti di discriminazione sociale o razziale.</p>

<h2 id="conclusioni">Conclusioni</h2>

<p>L&#39;episodio Cambridge Analytica è probabilmente solo la punta dell&#39;iceberg dell&#39;insieme dei conflitti che si giocano nella dimensione dell&#39;informazione online. Il canale SmarterEveryDay ha dedicado <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PLjHf9jaFs8XVAQpJLdNNyA8tzhXzhpZHu" rel="nofollow">una serie di video</a> ad analizzare questo problema intervistando gli addetti alla sicurezza dei principali social network. Questi hanno raccontato l&#39;esistenza di sciami di milioni di bots creati per alterare le statistiche di credibilità (likes, karma) e promuovere determinati messaggi politici.</p>

<p>Gli interessi in gioco sono molto grandi e ciò favorisce l&#39;intervento di entità che rispondono ai propri interessi a scapito della collettività. Inoltre, le regole che – come società – ci eravamo dati rispetto alla convivenza civica, la gestione dei poteri pubblici e del “quarto potere”, quello dell&#39;informazione, sono state scritte in un passato in cui la nostra vita era solo offline. Con l&#39;espansione dei media digitali e la crescente interazione con i social network c&#39;è chi ha trovato il modo di “bucare” quello scampolo di democrazia che ci sembrava di avere, l&#39;ha hackerata.</p>

<p>Per ritrovare la bussola in questo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bolla_di_filtraggio" rel="nofollow">relativismo digitale</a>, in cui non sembrano contare più le prove e la ripetizione mille volte di una bugia trasforma anche la terra piatta in una verità, probabilmente possiamo afferrarci ai buoni vecchi e sani valori umani. Che <strong>spirito critico, solidarietà ed empatia</strong> fungano da antidoto contro il riemergere delle destre di pancia, dello scetticismo e del fondamentalismo religioso.</p>

<p><a href="/zainoinspalla/tag:CambridgeAnalytica" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">CambridgeAnalytica</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:manipolazione" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">manipolazione</span></a> <a href="/zainoinspalla/tag:profiling" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">profiling</span></a></p>

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<p>Questo blog ha anche un <a href="https://lozainoevia.wordpress.com/" rel="nofollow">mirror su Wordpress</a> che permette l&#39;inserimento di commenti e di seguire i nuovi post via email.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/zainoinspalla/cambridge-analytica-e-la-manipolazione-dellopinione-pubblica</guid>
      <pubDate>Sun, 08 Aug 2021 04:01:07 +0000</pubDate>
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