📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Lettera ai deportati 1Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al resto degli anziani in esilio, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nabucodònosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia; 2la mandò dopo che il re Ieconia, la regina madre, i dignitari di corte, i capi di Giuda e di Gerusalemme, gli artigiani e i fabbri erano partiti da Gerusalemme. 3Fu recata per mezzo di Elasà, figlio di Safan, e di Ghemaria, figlio di Chelkia, che Sedecìa, re di Giuda, aveva inviati a Nabucodònosor, re di Babilonia, a Babilonia. Essa diceva: 4«Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: 5Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; 6prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie, e costoro abbiano figlie e figli. Lì moltiplicatevi e non diminuite. 7Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro. 8Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni che essi sognano, 9perché falsamente profetizzano nel mio nome: io non li ho inviati. Oracolo del Signore. 10Pertanto così dice il Signore: Quando saranno compiuti a Babilonia settant’anni, vi visiterò e realizzerò la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. 11Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – oracolo del Signore –, progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. 12Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò. 13Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; 14mi lascerò trovare da voi. Oracolo del Signore. Cambierò in meglio la vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho disperso. Oracolo del Signore. Vi ricondurrò nel luogo da dove vi ho fatto deportare. 15Voi dite: “Il Signore ci ha suscitato profeti a Babilonia”. 16Ebbene, così dice il Signore al re che siede sul trono di Davide e a tutto il popolo che abita in questa città, ai vostri fratelli che non sono partiti con voi nella deportazione: 17Così dice il Signore degli eserciti: Ecco, manderò contro di loro la spada, la fame e la peste e li renderò come i fichi guasti, che non si possono mangiare tanto sono cattivi. 18Li perseguiterò con la spada, la fame e la peste; li renderò un esempio terrificante per tutti i regni della terra, e maledizione, stupore, scherno e obbrobrio in tutte le nazioni nelle quali li ho dispersi, 19perché non hanno ascoltato le mie parole – oracolo del Signore – quando con assidua premura mandavo loro i miei servi, i profeti, ed essi non hanno ascoltato. Oracolo del Signore. 20Voi però, deportati tutti, che ho mandato da Gerusalemme a Babilonia, ascoltate la parola del Signore. 21Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, riguardo ad Acab, figlio di Kolaià, e a Sedecìa, figlio di Maasia, che vi profetizzano menzogne nel mio nome: Ecco, li darò in mano a Nabucodònosor, re di Babilonia, che li ucciderà sotto i vostri occhi. 22E se ne trarrà una formula di maledizione che si diffonderà presso tutti i deportati di Giuda a Babilonia; si dirà: “Ti tratti il Signore come Sedecìa e Acab, che il re di Babilonia fece arrostire sul fuoco!”. 23Poiché essi hanno operato cose nefande a Gerusalemme, hanno commesso adulterio con le mogli del prossimo, hanno proferito nel mio nome parole menzognere senza che io avessi dato loro alcun ordine. Io stesso lo so bene e ne sono testimone. Oracolo del Signore. 24E dirai a Semaià, il Nechelamita: 25Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Hai mandato nel tuo nome lettere a tutto il popolo di Gerusalemme e a Sofonia, figlio di Maasia, il sacerdote, e a tutti i sacerdoti, dicendo: 26“Il Signore ti ha costituito sacerdote al posto del sacerdote Ioiadà, perché fossi sovrintendente nel tempio del Signore, per reprimere qualunque forsennato che fa il profeta, ponendolo in ceppi e in catene: 27orbene, perché non reprimi Geremia di Anatòt, che fa profezie fra di voi? 28Infatti egli ci ha mandato a dire a Babilonia: Durerà a lungo la vostra situazione! Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti!”». 29Il sacerdote Sofonia lesse questa lettera in presenza del profeta Geremia. 30Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia: 31«Invia questo messaggio a tutti i deportati: Così dice il Signore riguardo a Semaià, il Nechelamita: Poiché Semaià ha parlato a voi come profeta mentre io non l’avevo mandato e vi ha fatto confidare nella menzogna, 32per questo dice il Signore: Ecco, punirò Semaià, il Nechelamita, e la sua discendenza; nessuno dei suoi dimorerà in mezzo a questo popolo, né vedrà il bene che farò al mio popolo – oracolo del Signore –, perché ha predicato la ribellione al Signore».

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Approfondimenti

Lettera ai deportati 29,1-32 Contiene una lunga lettera di Geremia agli esiliati del 597 (vv. 4-23), scritta in occasione di una missione diplomatica a Babilonia, probabilmente nel 593 (cfr. 51,59) e un oracolo contro Semaia che aveva chiesto misure energiche contro Geremia (vv. 24-32).

1-23. La lettera testimonia non solo la preoccupazione che suscitava in patria la sorte dei deportati, ma anche le illusioni che si coltivavano in proposito, alle quali ancora una volta si oppone Geremia che prevede una lunga permanenza in esilio (nel v. 10 ritorna la cifra di 70 anni; cfr. 25,11) e invita a viverla con serena fiducia. Si ha qui un esempio di lettura dei segni dei tempi libera e anticonformista: Geremia insiste nel presentare l'esilio come parte del disegno di Dio da accettare quale espiazione e via al rientro nell'amicizia divina mediante una conversione in profondità (v. 12: «mi cercherete con tutto il cuore»). Non manca nella lettera la polemica contro quelli che alimentano con sogni e visioni la speranza di un ritorno tra breve, soprattutto contro alcuni più scalmanati (vv. 21ss.) ai quali Geremia preannuncia un terribile castigo (cfr. v. 22). Ma il tono generale è di fiducia e lo sguardo sull'avvenire è colmo di speranza: il Signore verrà a liberarli (v. 10: «vi visiterò») e ristabilirà con essi rapporti amichevoli come un tempo.

24-32. Come appendice è riportata una specie di polemica profetica a distanza tra Geremia e Semaia: questi, dall'esilio, incita le autorità di Gerusalemme a prendere provvedimenti contro Geremia per quanto ha scritto; Geremia risponde con la predizione della rovina a cui Semaia è stato condannato da Dio per il suo comportamento.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1In quell’anno, all’inizio del regno di Sedecìa, re di Giuda, nell’anno quarto, nel quinto mese, Anania, figlio di Azzur, il profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo: 2«Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! 3Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. 4Farò ritornare in questo luogo – oracolo del Signore – Ieconia, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia». 5Il profeta Geremia rispose al profeta Anania, sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo, che stavano nel tempio del Signore. 6Il profeta Geremia disse: «Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai profetizzato, facendo ritornare gli arredi nel tempio e da Babilonia tutti i deportati. 7Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire a te e a tutto il popolo. 8I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi profetizzarono guerra, fame e peste contro molti paesi e regni potenti. 9Il profeta invece che profetizza la pace sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà». 10Allora il profeta Anania strappò il giogo dal collo del profeta Geremia, lo ruppe 11e disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor, re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni». Il profeta Geremia se ne andò per la sua strada. 12Dopo che il profeta Anania ebbe rotto il giogo che il profeta Geremia portava sul collo, fu rivolta a Geremia questa parola del Signore: 13«Va’ e riferisci ad Anania: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. 14Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Pongo un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodònosor, re di Babilonia, e lo servano; persino le bestie selvatiche gli consegno». 15Allora il profeta Geremia disse al profeta Anania: «Ascolta, Anania! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; 16perciò dice il Signore: Ecco, ti faccio sparire dalla faccia della terra; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore». 17In quello stesso anno, nel settimo mese, il profeta Anania morì.

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Approfondimenti

Il giogo di Babilonia e le reazioni di Anania 27,1-28,17 La posizione sostenuta da profeta Geremia provoca la reazione dei filo egiziani. Se ne fa portavoce il profeta Anania che dà luogo a una scena drammatica per lo scontro tra profetismo vero e non, e per l'incertezza nel distinguere una parola autentica di Dio da una sua contraffazione. Sia Anania che Geremia sembrano muoversi sullo stesso piano (cfr. 28,2-5: Anania è qualificato, come Geremia, «profeta») e persino Geremia riconosce (28,5ss.) la possibilità che la parola di Anania sia un vero oracolo di JHWH. Anche un profeta autentico non ha sempre la certezza di ciò che vuole Dio e Geremia deve attendere che si faccia chiarezza, portando l'umiliazione di apparire, lui, un profeta inautentico (28,6-10b). Il discernimento della profezia, come la valutazione dei profeti, ha sempre costituito un problema a cui Dt 18,21 dà un criterio simile a quello di Geremia (28,7-9). Che il preannuncio di sventura abbia maggiori garanzie di autenticità deriva dal fatto che il profeta si trova di fronte a una realtà di peccato che non può non denunciare a nome di Dio, e per esprimere il rifiuto divino della deviazione dell'uomo si serve abitualmente del concetto di punizione. Ciò tuttavia non esclude che ci possano essere oracoli autentici di benedizione, come lo stesso Geremia testimonia abbondantemente nel suo libro (cfr. i cc. 30-33). D'altra parte, realizzazioni constatate di una predizione (cfr. v. 17) sono una conferma, seppure non assoluta, di una investitura profetica.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il giogo di Babilonia e le reazioni di Anania 1Al principio del regno di Sedecìa, figlio di Giosia, re di Giuda, fu rivolta questa parola a Geremia da parte del Signore: 2«Così mi dice il Signore: Procùrati capestri e un giogo e mettili al collo. 3Quindi manda un messaggio al re di Edom, di Moab, degli Ammoniti, di Tiro e di Sidone, per mezzo dei loro ambasciatori venuti a Gerusalemme dal re di Giuda, Sedecìa; 4affida loro questo mandato per i loro signori: Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Così parlerete ai vostri signori: 5La terra, l’uomo e gli animali che sono sulla terra, li ho fatti io con la mia grande potenza e con il mio braccio potente e li do a chi voglio. 6Ora consegno tutte quelle regioni in mano al mio servo Nabucodònosor, re di Babilonia; persino le bestie selvatiche gli consegno, perché lo servano. 7A lui, a suo figlio e al figlio di suo figlio saranno soggette tutte le nazioni, finché anche per il suo paese non verrà il momento stabilito e allora molte nazioni e re potenti lo assoggetteranno. 8Ma intanto la nazione o il regno che non si assoggetterà a Nabucodònosor, re di Babilonia, e che non sottoporrà il collo al giogo del re di Babilonia, quella nazione la punirò con la spada, la fame e la peste – oracolo del Signore –, finché non li avrò messi in suo potere. 9Non date retta ai vostri profeti, indovini, sognatori, maghi e stregoni, che vi dicono: “Non sarete soggetti al re di Babilonia!”. 10Vi predicono menzogne per farvi andare lontano dalla vostra terra e perché io vi disperda e così andiate in rovina. 11Invece la nazione che sottoporrà il collo al giogo del re di Babilonia e gli sarà soggetta io la lascerò stare tranquilla sul proprio suolo, lo coltiverà e lo abiterà. Oracolo del Signore». 12A Sedecìa, re di Giuda, io ho parlato proprio allo stesso modo: «Piegate il collo al giogo del re di Babilonia, siate soggetti a lui e al suo popolo e avrete salva la vita. 13Perché tu e il tuo popolo vorreste morire di spada, di fame e di peste, come ha preannunciato il Signore per la nazione che non si assoggetterà al re di Babilonia? 14Non date retta alle parole dei profeti che vi dicono: “Non sarete soggetti al re di Babilonia!”. Vi profetizzano menzogne. 15Io infatti non li ho mandati – oracolo del Signore – ed essi profetizzano menzogne nel mio nome; perciò io vi scaccerò e perirete voi e i profeti che vi fanno tali profezie». 16Ai sacerdoti e a tutto questo popolo ho detto: «Dice il Signore: Non ascoltate le parole dei vostri profeti che vi predicono che gli arredi del tempio del Signore saranno subito riportati da Babilonia, perché essi vi profetizzano menzogne. 17Non ascoltateli! Servite il re di Babilonia e vivrete. Perché questa città dovrebbe essere ridotta a una desolazione? 18Se quelli sono veri profeti e se la parola del Signore è con loro, intercedano presso il Signore degli eserciti, perché gli arredi rimasti nel tempio del Signore e nella casa del re di Giuda e a Gerusalemme non vadano a Babilonia». 19Così dice infatti il Signore degli eserciti riguardo alle colonne, al Mare, ai carrelli e al resto degli arredi lasciati in città 20e che Nabucodònosor, re di Babilonia, non prese quando deportò Ieconia, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, da Gerusalemme a Babilonia, con tutti i notabili di Giuda e di Gerusalemme. 21Dice dunque così il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, riguardo agli arredi rimasti nel tempio del Signore, nella casa del re di Giuda e a Gerusalemme: 22«Saranno portati a Babilonia e là rimarranno finché non li ricercherò – oracolo del Signore – e li porterò indietro e li riporrò in questo luogo».

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Approfondimenti

Il giogo di Babilonia e le reazioni di Anania 27,1-28,17 27,1 – 28, 17. Vanno letti insieme in quanto il secondo è la continuazione del primo e la sua conclusione. In realtà anche il c. 29 è cronologicamente, tematicamente e lessicalmente legato agli altri due, collocandosi nello stesso loro tempo e collegandosi con l'esilio, dato che riproduce la lettera di Geremia ai deportati. Si preferisce però trattarlo separatamente perché abbastanza autonomo e concluso in se stesso.

I cc. 27-28 raccontano un'azione simbolica di Geremia: girare per la città di Gerusalemme con un giogo da buoi sulle spalle per significare la sottomissione a Babilonia. Siamo probabilmente dopo il 597 («principio del regno di Sédecia»: v.1), nel 593 tenuto conto di 28,1: «quinto mese», cioè gennaio-febbraio. Fermenti di ribellione alla potenza dominante si erano fatti sentire, alimentati dall'Egitto che con Psammetico andava stuzzicando movimenti di rivolta negli stati assoggettati a Babilonia. Anche Giuda vi aderisce, anzi pare prendere l'iniziativa di radunare i re della coalizione (v. 3). Geremia si affanna a predicare la sottomissione con oracoli agli ambasciatori (27,1-11), al re (27,12-15), ai sacerdoti e al popolo (27, 16-22). I motivi sono di saggezza politica e soprattutto teologica: accettare l'esilio come purificazione voluta da Dio, riconoscendo di avere sbagliato ed entrando così nella dinamica della conversione, e confessare Dio come signore della storia oltre che della natura (vv. 5-8). È questo un tema caro al Deuteroisaia che qui viene anticipato.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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RACCONTI SU GEREMIA E ORACOLI DI CONSOLAZIONE

Profetismo vero e falso

Arresto e giudizio di Geremia 1All’inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, fu rivolta a Geremia questa parola da parte del Signore: 2«Così dice il Signore: Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una parola. 3Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni. 4Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi 5e se non ascolterete le parole dei profeti, miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato, 6io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione per tutti i popoli della terra». 7I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che diceva queste parole nel tempio del Signore. 8Ora, quando Geremia finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire! 9Perché hai predetto nel nome del Signore: “Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata”?». Tutto il popolo si radunò contro Geremia nel tempio del Signore. 10I capi di Giuda vennero a sapere queste cose e salirono dalla reggia nel tempio del Signore e sedettero all’ingresso della porta Nuova del tempio del Signore. 11Allora i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!». 12Ma Geremia rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. 13Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. 14Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; 15ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole». 16I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». 17Allora si alzarono alcuni anziani del paese e dissero a tutta l’assemblea del popolo: 18«Michea di Morèset, che profetizzava al tempo di Ezechia, re di Giuda, affermò a tutto il popolo di Giuda: “Così dice il Signore degli eserciti: Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diventerà un cumulo di rovine, il monte del tempio un’altura boscosa!”. 19Forse Ezechia, re di Giuda, e tutti quelli di Giuda lo uccisero? Non temettero piuttosto il Signore e non lo supplicarono, e così il Signore si pentì del male che aveva loro annunciato? Noi, invece, stiamo per commettere una grave iniquità a nostro danno». 20C’era anche un altro uomo che profetizzava nel nome del Signore, Uria, figlio di Semaià, da Kiriat-Iearìm; egli profetizzò contro questa città e contro questo paese con parole simili a quelle di Geremia. 21Il re Ioiakìm, tutte le sue guardie e tutti i capi udirono le sue parole e il re cercò di ucciderlo, ma Uria lo venne a sapere, ebbe paura e fuggì, andandosene in Egitto. 22Allora il re Ioiakìm inviò degli uomini in Egitto, Elnatàn, figlio di Acbor, e altri con lui. 23Costoro fecero uscire dall’Egitto Uria e lo condussero al re Ioiakìm, che lo fece uccidere di spada e fece gettare il suo cadavere nelle fosse della gente comune. 24Ma la mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremia, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.

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Approfondimenti

RACCONTI SU GEREMIA E ORACOLI DI CONSOLAZIONE Con il c. 26 iniziano i brani narrativi su Geremia, attribuiti a Baruc, che si estendono in una prima sezione fino al c. 29 per riprendere dopo il c. 33. La distribuzione di questi episodi non sembra rispecchiare, almeno nel contesto attuale, un criterio propriamente temporale, anche se l'episodio di apertura (c. 26) pare effettivamente il più antico della serie, e dal c. 37 in poi ci si muove secondo una linea cronologica. Si direbbe piuttosto che qui si voglia delineare il progressivo inasprimento dell'ostilità contro il profeta e la sua crescente forza di resistenza che mostra veramente attuata la promessa divina iniziale di fare di lui «una fortezza, un muro di bronzo» (1,18). I cc. 26-29 possono considerarsi legati, seppure tenuemente, dal tema di Geremia vero profeta: a motivo di questa caratteristica gli toccano rischi mortali (c. 26) e umiliazioni cocenti (c. 28). Sullo sfondo (cfr. 26,7.11.16) o in primo piano (c. 28) sta il contrasto tra il profetismo vero e quello inautentico.

Arresto e giudizio di Geremia 26,1-24 Il capitolo ci dà le coordinate di tempo (a. 609/608) e di luogo del discorso riportato nel c. 7 e qui compendiato in tre versetti (4-6): Geremia, inviato a predicare nell'atrio del tempio, vi solleva un tumulto e rischia il linciaggio. Sembra che a sobillare i disordini siano stati «i sacerdoti e i profeti» (cfr. vv. 8.11) che manipolano il popolo (cfr. 9b) per liberarsi con un giudizio sommario di chi li aveva gravemente urtati nei loro interessi. Ma il rumore della folla mette in allarme le autorità civili (v. 10) che accorrono per sedare il tumulto. Si istruisce un regolare processo nella sede adatta, con esposizione dei capi d'accusa (v. 11), difesa dell'imputato (vv. 12-15) e verdetto di assoluzione (v. 16). Geremia è salvo, diversamente da quanto capitò al profeta Uria.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Rovina di Israele, condanna delle nazioni 1Questa parola fu rivolta a Geremia per tutto il popolo di Giuda nel quarto anno del regno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè nel primo anno del regno di Nabucodònosor, re di Babilonia. 2Il profeta Geremia l’annunciò a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli abitanti di Gerusalemme dicendo: 3«Dall’anno tredicesimo del regno di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, fino ad oggi sono ventitré anni che mi è stata rivolta la parola del Signore e io ho parlato a voi con premura e insistenza, ma voi non avete ascoltato. 4Il Signore vi ha inviato con assidua premura tutti i suoi servi, i profeti, ma voi non avete ascoltato e non avete prestato orecchio per ascoltare 5quando vi diceva: “Ognuno abbandoni la sua condotta perversa e le sue opere malvagie; allora potrete abitare nella terra che il Signore ha dato a voi e ai vostri padri dai tempi antichi e per sempre. 6Non seguite altri dèi per servirli e adorarli e non provocatemi con le opere delle vostre mani e io non vi farò del male. 7Ma voi non mi avete ascoltato – oracolo del Signore – e mi avete provocato con l’opera delle vostre mani per vostra disgrazia”. 8Per questo dice il Signore degli eserciti: Poiché non avete ascoltato le mie parole, 9ecco, manderò a prendere tutte le tribù del settentrione – oracolo del Signore – e Nabucodònosor re di Babilonia, mio servo, e li farò venire contro questo paese, contro i suoi abitanti e contro tutte le nazioni confinanti, voterò costoro allo sterminio e li ridurrò a oggetto di orrore, a scherno e a obbrobrio perenne. 10Farò cessare in mezzo a loro i canti di gioia e di allegria, il canto dello sposo e della sposa, il rumore della mola e il lume della lampada. 11Tutta questa regione sarà distrutta e desolata e queste genti serviranno il re di Babilonia per settanta anni. 12Quando saranno compiuti i settanta anni, punirò per i loro delitti il re di Babilonia e quel popolo – oracolo del Signore –, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò a una desolazione perenne. 13Manderò dunque a effetto su questo paese tutte le parole che ho pronunciato a suo riguardo, tutto quanto è scritto in questo libro, ciò che Geremia aveva profetizzato contro tutte le nazioni. 14Nazioni numerose e re potenti ridurranno in schiavitù anche costoro, e così li ripagherò secondo le loro azioni e le opere delle loro mani». 15Così mi disse il Signore, Dio d’Israele: «Prendi dalla mia mano questa coppa di vino della mia ira e falla bere a tutte le nazioni alle quali ti invio, 16perché ne bevano, ne restino inebriate ed escano di senno dinanzi alla spada che manderò in mezzo a loro». 17Presi dunque la coppa dalla mano del Signore e la diedi a bere a tutte le nazioni alle quali il Signore mi aveva inviato: 18a Gerusalemme e alle città di Giuda, ai re e ai capi, per abbandonarli alla distruzione, all’orrore, allo scherno e alla maledizione, come avviene ancora oggi; 19anche al faraone, re d’Egitto, ai suoi ministri, ai suoi nobili e a tutto il suo popolo, 20alla gente d’ogni razza e a tutti i re del paese di Us, a tutti i re del paese dei Filistei, ad Àscalon, a Gaza, a Ekron e ai superstiti di Asdod, 21a Edom, a Moab e ad Ammon, 22a tutti i re di Tiro e a tutti i re di Sidone e ai re dell’isola che è al di là del mare, 23a Dedan, a Tema, a Buz e a quanti si radono le tempie, 24a tutti i re degli Arabi che abitano nel deserto, 25a tutti i re di Zimrì, a tutti i re dell’Elam e a tutti i re della Media, 26a tutti i re del settentrione, vicini e lontani, agli uni e agli altri e a tutti i regni che sono sulla terra; il re di Sesac berrà dopo di loro. 27«Tu riferirai loro: Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Bevete e inebriatevi, vomitate e cadete senza rialzarvi davanti alla spada che io mando in mezzo a voi. 28Se poi rifiuteranno di prendere dalla tua mano la coppa da bere, tu dirai loro: Dice il Signore degli eserciti: Berrete per forza! 29Ecco, io comincio a castigare la città che porta il mio nome, e voi pretendete di rimanere impuniti? No, non resterete impuniti, perché io farò venire la spada su tutti gli abitanti della terra. Oracolo del Signore degli eserciti. 30Profetizzerai tutte queste cose e dirai loro: Il Signore ruggisce dall’alto, dalla sua santa dimora fa udire la sua voce; alza il suo ruggito contro la prateria, manda grida di giubilo come i pigiatori delle uve, contro tutti gli abitanti della terra. 31Il rumore giunge fino all’estremità della terra, perché il Signore fa un processo alle nazioni; chiama in giudizio ogni uomo, condanna a morte gli empi. Oracolo del Signore. 32Dice il Signore degli eserciti: Ecco, la sventura passa di nazione in nazione, si alza un grande turbine dall’estremità della terra». 33In quel giorno i colpiti dal Signore si troveranno da un’estremità all’altra della terra; non saranno rimpianti né raccolti né sepolti, ma diverranno come letame sul suolo. 34Urlate, pastori, gridate, rotolatevi nella polvere, capi del gregge! Perché sono giunti i giorni del vostro macello; stramazzerete come vaso prezioso. 35Non ci sarà rifugio per i pastori né scampo per i capi del gregge. 36Voci e grida dei pastori, urla delle guide del gregge, perché il Signore distrugge il loro pascolo; 37sono devastati i prati tranquilli a causa dell’ardente ira del Signore. 38Il leone abbandona la sua tana, la loro terra è diventata una desolazione, a causa della spada devastatrice e della sua ira ardente.

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Approfondimenti

Rovina di Israele, condanna delle nazioni 25,1-38 Consta di due parti nettamente distinte ma legate tra loro dal fatto di essere ambedue un compendio di quanto precede e di quanto, nella stesura primitiva, seguiva.

  • I primi 13 vv., infatti, riassumono l'attività profetica di Geremia sino al 605, con probabile riferimento al rotolo di cui si parla al c. 36 e il cui materiale è passato, almeno in parte, negli attuali primi 24 capitoli.
  • I vv. 14-38 aprono il discorso contro le nazioni, che però nel TM è continuato nei cc. 46-51, mentre segue immediatamente nei LXX, con una collocazione probabilmente più originaria. Va anche notato che TM e LXX divergono qui notevolmente anche come ampiezza, giacché manca nel testo greco molto della seconda parte (vv, 14-38). In ogni caso il capitolo, in certo senso centrale, riesce a darci una raffigurazione completa del profeta di Anatot, instancabile annunciatore della parola di Dio al suo popolo e «profeta delle nazioni», come nella vocazione era stato preannunciato (cfr. 1,5).

1-13. La collocazione cronologica è accurata: nel 605. Ciò però riguarda solo il contenuto del brano, perché la forma presenta marcate connotazioni deuteronomistiche che fanno concludere a una stesura più recente. In evidenza è l'indocilità di Giuda ai richiami divini, rivolti pressantemente ad opera dei profeti. Conseguentemente viene ribadita la punizione ad opera di Nabucodonosor che attuerà una distruzione feroce e una deportazione di cui si dà la durata in cifra tonda (70 anni), il che solleciterà speculazioni successive (cfr. Dn 9). La minaccia si chiude con uno spiraglio di liberazione.

14-38. Con Israele, anche le nazioni sono oggetto dell'ira divina, espressione dell'avversione per il peccato e del rifiuto di ogni compromissione con ciò che rovina l'uomo. Il profeta filtra questo atteggiamento di Dio attraverso la sua sensibilità umana e gli presta il sapore acre della vendetta per il male subito dal suo popolo (vv. 17 ss.). Il brano comprende una parte in prosa (vv. 14-29) in cui il profeta in visione riceve da Dio una coppa di vino gagliardo che prepara al castigo i popoli vicini a Israele, condannati alla spada (vv. 27.29). Questi sono elencati secondo un criterio geografico con riferimento a Gerusalemme, al centro: si va dall'Egitto a Babilonia («Sesach», v. 26, è probabilmente crittogramma per Babilonia). Ma è palese che c'è stato un processo di accrescimento dell'elenco a mano a mano che aumentavano i popoli ostili a Israele, e ciò ha imbrogliato lo schema primitivo. La parte in poesia che segue (vv. 30-38) è, a sua volta, costituita da due componimenti: uno (due versi in poesia e uno in prosa) descrive il giudizio divino sui popoli della terra in generale (vv. 30-32) toccando il tema del dominio di Dio su tutti gli uomini, ed è comunemente considerato postesilico: un altro (vv. 34-38) preannuncia la rovina di Israele e della sua terra, con toni violenti (cfr. v. 34) come opera di un leone, un'immagine che può essere riferita sia a Dio sia a Nabucodonosor.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Contro i rimasti in patria 1Il Signore mi mostrò due canestri di fichi posti davanti al tempio del Signore, dopo che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme Ieconia, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, i capi di Giuda, gli artigiani e i fabbri e li aveva condotti a Babilonia. 2Un canestro era pieno di fichi molto buoni, come i fichi primaticci, mentre l’altro canestro era pieno di fichi cattivi, così cattivi che non si potevano mangiare. 3Il Signore mi disse: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Dei fichi; i fichi buoni sono molto buoni, quelli cattivi sono molto cattivi, tanto che non si possono mangiare». 4Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 5«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Come si trattano con riguardo i fichi buoni, così io tratterò i deportati di Giuda che ho mandato da questo luogo nel paese dei Caldei. 6Poserò lo sguardo su di loro per il loro bene; li ricondurrò in questo paese, li edificherò e non li abbatterò, li pianterò e non li sradicherò mai più. 7Darò loro un cuore per conoscermi, perché io sono il Signore; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, se torneranno a me con tutto il cuore. 8Come invece si trattano i fichi cattivi, che non si possono mangiare tanto sono cattivi – così dice il Signore –, così io tratterò Sedecìa, re di Giuda, i suoi capi e il resto di Gerusalemme, ossia i superstiti in questo paese, e coloro che abitano nella terra d’Egitto. 9Li renderò un esempio terrificante per tutti i regni della terra, l’obbrobrio, la favola, lo zimbello e la maledizione in tutti i luoghi dove li scaccerò. 10Manderò contro di loro la spada, la fame e la peste, finché non saranno eliminati dalla terra che io diedi a loro e ai loro padri».

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Approfondimenti

Contro i rimasti in patria 24,1-10 Una visione mostra al profeta qual è nel progetto di Dio la posizione dei due gruppi di Israeliti formatisi in conseguenza della campagna di Nabucodonosor del 597: gli esiliati e i rimasti in patria. Ai primi, che sembrano più colpevoli perché puniti con la deportazione, viene assicurato il ritorno e una situazione nuova di amicizia con Dio («essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio» è formula di alleanza), in termini che richiamano Ger 31,31ss. circa il cambiamento all'interno dell'uomo («cuore») che lo renderà capace di nuovi rapporti con Dio. L'azione di salvezza promessa (v. 6) è proprio il rovescio di quella affidata al profeta al momento della sua vocazione (cfr. 1,10): inizia una vita nuova, che solo la grazia di Dio è in grado di realizzare. In esilio, invece, duramente colpiti, andranno gli attuali rimasti perché sono corrotti come «fichi» portati al tempio quale offerta votiva, ma divenuti immangiabili. Pur non espressa, la responsabilità dell'uomo è palesemente sottintesa: i Giudei di Palestina (quelli d'«Egitto» sono probabilmente i rifugiati in tale paese) si ostinano nel tradimento dell'alleanza; riceveranno il castigo dei fedifraghi, la cacciata di casa.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Contro le guide spirituali d'Israele 1«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. 2Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. 3Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. 4Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore. 5Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. 6Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia. 7Pertanto, ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali non si dirà più: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire gli Israeliti dalla terra d’Egitto!”, 8ma piuttosto: “Per la vita del Signore che ha fatto uscire e ha ricondotto la discendenza della casa d’Israele dalla terra del settentrione e da tutte le regioni dove li aveva dispersi!”; costoro dimoreranno nella propria terra». 9Contro i profeti. Mi si spezza il cuore nel petto, tremano tutte le mie ossa, sono come un ubriaco e come uno inebetito dal vino, a causa del Signore e delle sue sante parole. 10La terra è piena di adùlteri; per la maledizione tutta la terra è in lutto, sono inariditi i pascoli della steppa. La loro corsa è diretta al male e la loro forza è l’ingiustizia. 11«Persino il profeta, persino il sacerdote sono empi, persino nella mia casa ho trovato la loro malvagità. Oracolo del Signore. 12Perciò la loro strada sarà per loro come sentiero sdrucciolevole, saranno sospinti nelle tenebre e cadranno in esse, poiché io manderò su di loro la sventura, nell’anno del loro castigo. Oracolo del Signore. 13Tra i profeti di Samaria ho visto cose stolte: profetavano in nome di Baal e traviavano il mio popolo Israele. 14Ma tra i profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande: commettono adultèri e praticano la menzogna, danno aiuto ai malfattori, e nessuno si converte dalla sua malvagità; per me sono tutti come Sòdoma e i suoi abitanti come Gomorra». 15Pertanto così dice il Signore degli eserciti contro i profeti: «Ecco, farò loro ingoiare assenzio e bere acque avvelenate, perché dai profeti di Gerusalemme l’empietà si è sparsa su tutta la terra». 16Così dice il Signore degli eserciti: «Non ascoltate le parole dei profeti che profetizzano per voi; essi vi fanno vaneggiare, vi annunciano fantasie del loro cuore, non quanto viene dalla bocca del Signore. 17A coloro che disprezzano la parola del Signore, dicono: “Avrete la pace!”, e a quanti, ostinati, seguono il loro cuore: “Non vi coglierà la sventura!”. 18Ma chi ha assistito al consiglio del Signore, chi l’ha visto e ha udito la sua parola? Chi vi ha fatto attenzione e ha obbedito? 19Ecco la tempesta del Signore, il suo furore si scatena; una tempesta travolgente turbina sul capo dei malvagi. 20Non cesserà l’ira del Signore, finché non abbia compiuto e attuato i progetti del suo cuore. Alla fine dei giorni lo comprenderete pienamente! 21Io non ho inviato questi profeti ed essi corrono; non ho parlato a loro ed essi profetizzano. 22Se hanno assistito al mio consiglio, facciano udire le mie parole al mio popolo e li distolgano dalla loro condotta perversa e dalla malvagità delle loro azioni. 23Sono forse Dio solo da vicino? Oracolo del Signore. Non sono Dio anche da lontano? 24Può nascondersi un uomo nel nascondiglio senza che io lo veda? Oracolo del Signore. Non riempio io il cielo e la terra? Oracolo del Signore. 25Ho sentito quanto affermano i profeti che profetizzano falsamente nel mio nome: “Ho avuto un sogno, ho avuto un sogno!”. 26Fino a quando ci saranno nel mio popolo profeti che predicono cose false e profetizzano le fantasie del loro cuore? 27Essi credono di far dimenticare il mio nome al mio popolo con i loro sogni, che si raccontano l’un l’altro, come i loro padri dimenticarono il mio nome per Baal! 28Il profeta che ha avuto un sogno racconti il suo sogno; chi ha udito la mia parola annunci fedelmente la mia parola. Che cosa ha in comune la paglia con il grano? Oracolo del Signore. 29La mia parola non è forse come il fuoco – oracolo del Signore – e come un martello che spacca la roccia? 30Perciò, eccomi contro i profeti – oracolo del Signore – i quali si rubano gli uni gli altri le mie parole. 31Eccomi contro i profeti – oracolo del Signore – che muovono la lingua per dare oracoli. 32Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri – oracolo del Signore – che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato loro alcun ordine; essi non gioveranno affatto a questo popolo. Oracolo del Signore. 33Quando dunque questo popolo o un profeta o un sacerdote ti domanderà: “Qual è il peso del messaggio del Signore?”, tu riferirai loro: “Voi siete il peso del Signore; io vi rigetterò”. Oracolo del Signore. 34E il profeta o il sacerdote o il popolo che dica: “Peso del Signore!”, io lo punirò nella persona e nella famiglia. 35Direte l’uno all’altro: “Che cosa ha risposto il Signore?”, e: “Che cosa ha detto il Signore?”. 36Non farete più menzione del peso del Signore, altrimenti per chiunque la sua stessa parola sarà considerata un peso, per avere travisato le parole del Dio vivente, del Signore degli eserciti, nostro Dio. 37Così dirai al profeta: “Che cosa ti ha risposto il Signore?”, e: “Che cosa ha detto il Signore?”. 38Ma se direte: “Peso del Signore”, allora così parla il Signore: Poiché ripetete: “Peso del Signore”, mentre vi avevo ordinato di non dire più: “Peso del Signore”, 39ecco, proprio per questo, io mi caricherò di voi come di un peso e getterò lontano dal mio volto voi e la città che ho dato a voi e ai vostri padri. 40Vi coprirò di obbrobrio perenne e di confusione perenne, che non sarà mai dimenticata».

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Approfondimenti

Contro le guide spirituali d'Israele 23,1-40 Contro le guide spirituali di Israele, responsabili delle sue deviazioni. Il tema non è nuovo (cfr. Os 4,4-10; 5,1-7; Ger 2,8; 10,21, ecc.) e troverà la sua formulazione più sviluppata in Ez 34. In Geremia si inizia con il rimprovero alle guide in genere (vv. 1-8) e si passa poi, molto più diffusamente, a contestare i falsi profeti (23,9-40), con una serie di oracoli probabilmente riuniti antecedentemente in una raccolta a se stante.

23,1-8. Questa prima sezione consta di tre brani alternativamente in prosa e in poesia:

  • minaccia ai pastori indegni (vv. 1-4) con promessa di nuove guide;
  • preannuncio di un futuro pastore perfetto (vv. 5s.);
  • garanzia di ritorno dall'esilio (vv. 7s.) già presentata in 16,14-15.

Il brano, in poesia (vv. 5-6), con l'implicito riferimento a Sedecia, sembra da assegnare al periodo di tale re; il primo sembra posteriore, vista l'allusione all'esilio (v. 3), e il terzo può riferirsi ai primordi dell'attività di Geremia.

1-4. Il brano, ricco di giochi di parole (i pascolatori pascolanti [v. 2] che non hanno visitato il gregge, saranno visitati da Dio che radunerà le pecore da dove le aveva fatte disperdere, perché essi le avevano disperse [vv. 2.3]), è soprattutto un oracolo di benessere: l'accento è sul dono prospettato di nuovi capi per una nuova condizione di vita. La tonalità è messianica.

5-8. Ancora più accentuatamente messianico è l'oracolo successivo (cfr. Zc 3,8; 6,12) introdotto dall'espressione che troviamo spesso nelle promesse di un futuro di benedizione, talvolta escatologico: «ecco, verranno giorni». Si colloca nella linea del messianismo regale, che collega la salvezza divina con il casato di Davide (cfr. Is 7,14ss.; 9,1-6; 11,1-5; Mic 5,1-4; Ger 33,15; Zc 3,8), ma insieme lo trascende per un intervento speciale di Dio. Qui si dice che il «germoglio» del ceppo davidico (cfr. Is 9,1; 4,1) realizzerà in maniera perfetta l'azione divina di «diritto e giustizia» sui due tronconi del popolo di Israele (v. 5) finalmente riunito (v. 6), sì da diventarne come l'incarnazione visibile. Il soprannome che lo designa («Signore nostra giustizia») non solo lo contrappone al re del momento (Sedecia = «Signore mia giustizia»), ma preannuncia in lui una presenza singolare del Dio giusto e salvatore.

23,9-40. Nella sezione si distinguono brani cronologicamente e anche tematicamente non sempre coerenti, appartenenti a diversi periodi dell'attività di Geremia: dal tempo di Giosia a quello dell'esilio. L'affinità di argomento (l'accusa contro i falsi profeti) ha favorito la raccolta di questi oracoli, di particolare interesse storico-psicologico, oltre che teologico.

9-15. Anche così delimitato, il brano non è contenutisticamente unitario. Inizia con un cenno autobiografico di grande drammaticità (v. 9), che richiama 15,17 e 20,9 e descrive le ripercussioni sulla personalità del profeta della rivelazione divina: ne è sconvolto a livello somatico, oltre che psichico e affettivo. Segue (vv. 10-12) una generica denuncia dell'empietà che contamina anche coloro che sono chiamati ad essere di esempio. Si conclude (vv. 13-15) con l'amara constatazione che i profeti del regno meridionale sono peggiori di quelli del regno settentrionale (cfr. Ez 16,44-52). In realtà, al tempo di Geremia non esisteva più il regno settentrionale di cui Samaria fu capitale (cfr. 2Re 17). Si fa perciò riferimento al tempo in cui esisteva il regno settentrionale, considerato sempre parte di Israele, anche dopo il 722 (cfr. Ez 23). Nel contesto attuale l'argomento dei falsi profeti entra nel tema più vasto riguardante la corruzione del popolo eletto. I profeti di Gerusalemme sono ritenuti ancora più spregevoli di quelli di Samaria, anche se accusa rivolta ad entrambi è la stessa: hanno incoraggiato la comunità a commettere il male. Mentre tuttavia dei profeti del Nord si dice solo che «profetavano in nome di Baal» (v. 13), dei profeti del Sud invece si condanna anche il comportamento perverso (v. 14), descritto nei dettagli. L'asprezza dell'accusa rivolta ai profeti di Gerusalemme manifesta l'astio del profeta nel loro confronti: la loro condotta è talmente perversa che si possono identificare con Sodoma e Gomorra, le città distrutte da JHWH per la loro corruzione (Gn 19; per il paragone con le due città, cfr. anche Is 1,10; Ez 16,46.48). Se i profeti di Samaria hanno fatto traviare il popolo, quelli di Gerusalemme hanno reso se stessi Sodoma e Gomorra, cioè sono diventati i veri nemici di Dio.

16-18. Non più la condotta bensì l'esercizio del compito profetico viene ora stigmatizzato: i profeti affermano falsamente di aver ricevuto una comunicazione divina e insistono nel presentare come parola di Dio, a coloro che di Dio non si curano, l'affermazione che tutto andrà per il meglio («avrete la pace»: v. 17). Il v. 18, forse una glossa, per respingere tale pretesa si richiama alla concezione del profeta come partecipe privilegiato del consiglio del Signore (cfr. 1Re 22,19-23).

19-24. Questa idea è ripresa e sviluppata nel brano successivo. Geremia, per la propria sofferta esperienza della parola di Dio, non può non sdegnarsi e preannunciare «tempesta» a chi se ne fa carico con tanta leggerezza e disinvoltura. Divenuto portavoce di un Dio che ha presente tutta la condotta dell'uomo («anche Dio da lontano»: v. 23), il profeta non può che esortare alla conversione.

25-32. La valutazione dei sogni da parte della Bibbia non è univoca: condanna o approvazione dipendono dalle circostanze storiche in cui il fenomeno è vissuto. Dalla presentazione favorevole di Genesi (cfr. 15,12-21; 20,3-6; 28,11-22, есс.) o addirittura ufficiale di 2Sam 7,4ss., si va alla condanna di Dt 13,2-6. A partire da un certo momento i sogni sono stati considerati con diffidenza, probabilmente per reazione alla pratica delle religioni ambientali. Geremia si mostra in questo passo non del tutto sfavorevole: un sogno può essere considerato tramite di comunicazione divina se le circostanze lo avallano. L'importante è discernere il vero dal falso messaggio di Dio (v. 28b), il «grano» dalla «paglia», contro la quale la parola di Dio è fuoco divoratore.

33-40. Il profeta gioca in questo passo sul duplice senso del termine ebraico maśśā' che significa sia «peso» sia «oracolo» (cfr. Is 13,1; 14,28; 19,1; Zc 9,1, ecc.) di minaccia, gravoso. Si suppone che tra il popolo si vada ripetendo con tono di lamento (o magari di ironia?) che gli oracoli sono un peso e ci si domanda quando il prossimo «peso» si farà sentire. Il profeta a nome di Dio invita a smetterla di parlare in questo modo perché è il popolo, semmai, un peso per il Signore; se continueranno cosi, proprio come peso fastidioso Dio li scaricherà lontano da sé e la parola stessa diverrà un peso schiacciante per chi l'ha pronunciata.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Così dice il Signore: «Scendi nella casa del re di Giuda e là proclama questo messaggio. 2Tu dirai: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda che siedi sul trono di Davide, tu, i tuoi ministri e il tuo popolo, che entrano per queste porte. 3Dice il Signore: Praticate il diritto e la giustizia, liberate il derubato dalle mani dell’oppressore, non frodate e non opprimete il forestiero, l’orfano e la vedova, e non spargete sangue innocente in questo luogo. 4Se osserverete lealmente quest’ordine, entreranno ancora per le porte di questa casa i re che siedono sul trono di Davide, montati su carri e cavalli, insieme ai loro ministri e al loro popolo. 5Ma se non ascolterete queste parole, io lo giuro per me stesso – oracolo del Signore –, questa casa diventerà una rovina. 6Poiché così dice il Signore riguardo alla casa del re di Giuda: Tu sei per me come Gàlaad, come una vetta del Libano, ma ti ridurrò simile a un deserto, a città disabitate. 7Sto preparando i tuoi distruttori, ognuno con le armi. Abbatteranno i tuoi cedri migliori, li getteranno nel fuoco. 8Molte genti passeranno vicino a questa città e si chiederanno: “Perché il Signore ha trattato in questo modo una città così grande?”. 9E risponderanno: “Perché hanno abbandonato l’alleanza del Signore, loro Dio, hanno adorato e servito altri dèi”». 10Non piangete sul morto e non fate lamenti per lui, ma piangete amaramente su chi parte, perché non tornerà più, non rivedrà la terra natale. 11Poiché dice il Signore riguardo a Sallum, figlio di Giosia, re di Giuda, che regna al posto di Giosia, suo padre: «Chi esce da questo luogo non vi farà più ritorno, 12ma morirà nel luogo dove lo condurranno prigioniero e non rivedrà più questa terra». 13Guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e i suoi piani superiori senza equità, fa lavorare il prossimo per niente, senza dargli il salario, 14e dice: «Mi costruirò una casa grande con vasti saloni ai piani superiori», e vi apre finestre e la riveste di tavolati di cedro e la dipinge di rosso. 15Pensi di essere un re, perché ostenti passione per il cedro? Forse tuo padre non mangiava e beveva? Ma egli praticava il diritto e la giustizia e tutto andava bene, 16tutelava la causa del povero e del misero e tutto andava bene; non è questo che significa conoscermi? Oracolo del Signore. 17Invece i tuoi occhi e il tuo cuore non badano che al tuo interesse, a spargere sangue innocente, a commettere violenze e angherie. 18Per questo così dice il Signore su Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda: «Non faranno per lui il lamento: “Ahi, fratello mio! Ahi, sorella!”. Non faranno per lui il lamento: “Ahi, signore! Ahi, maestà!”. 19Sarà sepolto come si seppellisce un asino, lo trascineranno e lo getteranno al di là delle porte di Gerusalemme». 20Sali sul Libano e grida e in Basan alza la voce; grida dai monti Abarìm, perché tutti i tuoi amanti sono abbattuti. 21Ti parlai al tempo della tua prosperità, ma tu dicesti: «Non voglio ascoltare». Questa è stata la tua condotta fin dalla giovinezza: non hai ascoltato la mia voce. 22Tutti i tuoi pastori saranno pascolo del vento e i tuoi amanti andranno schiavi. Allora ti vergognerai e sarai confusa, per tutta la tua malvagità. 23Tu che dimori sul Libano, che ti sei fatta il nido tra i cedri, come gemerai quando ti coglieranno i dolori, come le doglie di una partoriente! 24«Per la mia vita – oracolo del Signore –, anche se Conìa, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, fosse un anello da sigillo nella mia destra, io me lo strapperei. 25Ti metterò nelle mani di chi vuole la tua vita, nelle mani di quanti tu temi, nelle mani di Nabucodònosor, re di Babilonia, e nelle mani dei Caldei. 26Scaccerò te e tua madre che ti ha generato in un paese dove non siete nati e là morirete. 27Ma nella terra in cui brameranno tornare, non torneranno». 28Questo Conìa è forse un vaso spregevole, rotto, un oggetto che non piace più a nessuno? Perché dunque lui e la sua discendenza sono scacciati e gettati in una terra che non conoscono? 29Terra, terra, terra! Ascolta la parola del Signore! 30Dice il Signore: «Registrate quest’uomo come uno senza figli, un uomo che non ha successo nella vita, perché nessuno della sua stirpe avrà la fortuna di sedere sul trono di Davide e di regnare ancora su Giuda».

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Approfondimenti

22,1-30. Questa raccolta di oracoli contro la casa di Davide è stata redatta evidentemente con un criterio tematico, non cronologico. Oltre infatti al primo brano (vv. 1-9), riferito probabilmente a Sedecia, troviamo oracoli contro Ioacaz, Ioiakim e Ioiachin, cioè praticamente contro tutti i re che si succedettero, seppur per brevissimo tempo, sul trono di Giuda dopo la morte di Giosia.

1-5. Il luogo cui si fa riferimento sembra essere la reggia collocata più in basso rispetto al tempio. E vero che si parla di «queste porte» per cui entra il «popolo» (v. 2), di «questo luogo» (v. 3), di «questa casa» (v. 4), tutte espressioni che nel libro di Geremia comunemente si riferiscono al tempio. Ma è ovvio pensare che la «casa» sia quella abitata dal re e dai dignitari, a cui anche il popolo poteva in qualche caso accedere per questioni giudiziarie. Il fatto poi che il profeta sia invitato nella reggia (v. 1) per parlare al re e alla sua corte, fa supporre un tempo diverso da quello di Ioiakim (salvo a pensare ai primissimi tempi del regno), perché allora il profeta difficilmente avrebbe potuto eseguire il comando (cfr. cc. 26. 36). Probabilmente si tratta del tempo di Sedecia, e l'invito è a praticare la giustizia soprattutto nei confronti dei più deboli (cfr. Es 22,21; Dt 24,17ss.).

6-9. Dalla casa del re il discorso spontaneamente (cfr. 21,11-14) si allarga, almeno nel contesto attuale (sembra che il brano in prosa sia un'aggiunta: i vv 6s. riguardano la sola reggia), alla città di Gerusalemme (cfr. vv. 6-8) a cui si predice la distruzione mediante il «fuoco» che coinvolgerà anche la reggia (v. 7: «i migliori dei tuoi cedri» potrebbe essere allusione alla sala chiamata «foresta del Libano»: 1Re 7,2). Nel v. 7 «sto preparando» può anche essere tradotto: «io santificherò» (cfr. 6,4) e si può vedere qui un'allusione alla guerra santa, anche se in questo caso il movimento è inverso rispetto a quello presentato nelle tradizioni sacre d'Israele contenute nei libri di Giosuè e dei Giudici. In questo caso, il nemico contro il quale JHWH muove guerra non sono più le nazioni straniere, ma Giuda e in particolare la città di Gerusalemme.

10-12. Breve lamento in poesia (che invita a non fare cordoglio per chi è morto perché ben più degno di compassione è chi è condotto in esilio), seguito da un breve commento che l'applica a Sallum/Ioacaz (il morto in questo caso è Giosia, ucciso in battaglia a Meghiddo nel 609) che fu deposto da Necao vincitore, e deportato in Egitto dove effettivamente morì.

13-19. A Ioiakim viene rimproverato uno sfarzo eccessivo, in contrasto con la condotta più morigerata e sobria di suo padre Giosia, che pur viveva da re («Forse tuo padre non mangiava e beveva?»: v. 15), e urtante perché congiunto con l'ingiustizia (v. 13), la misconoscenza di Dio (v. 16) e lo sfruttamento (v. 17). La punizione sarà una sepoltura illacrimata e sconveniente (vv. 18s.).

20-30. La prima parte del brano (vv. 20-23) è un'arringa contro Gerusalemme, presentata come una donna di facili costumi, umiliata e colpita nelle sue cose più care («amanti» sembra qui designare i capi, ma ci si può chiedere se primitivamente non indicasse gli alleati: cfr. 4, 30). Ora non può far altro che gridare di dolore sulle montagne che circondano il suo territorio («Libano, Basan e Abarim» a est del Giordano) e gemere come una partoriente (v. 23). La seconda parte (vv. 24-30) si rivolge a Ioiachin, chiamato Conia, per comunicargli l'esilio a Babilonia e la cessazione di un discendente di Davide sul trono (v. 30). A lui infatti, deportato nel 589, succedette lo zio Mattania/Sedecia, dopo di che la stirpe davidica non cinse più il diadema regale.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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ORACOLI DEL TEMPO DI SEDECIA

Contro la casa regnante 1Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore quando il re Sedecìa gli mandò Pascur, figlio di Malchia, e il sacerdote Sofonia, figlio di Maasia, per dirgli: 2«Consulta per noi il Signore perché Nabucodònosor, re di Babilonia, ci fa guerra; forse il Signore compirà per noi qualcuno dei suoi tanti prodigi, in modo da farlo allontanare». 3Geremia rispose loro: «Direte a Sedecìa: 4Così dice il Signore, Dio d’Israele: Ecco, io farò rientrare le armi da guerra di cui disponete e con le quali combattete il re di Babilonia e i Caldei che vi assediano fuori delle mura, e le radunerò in mezzo a questa città. 5Io stesso combatterò contro di voi con mano tesa e con braccio potente, con ira, furore e grande sdegno. 6Percuoterò gli abitanti di questa città, uomini e bestie; essi moriranno di una grave peste. 7Poi – oracolo del Signore – io consegnerò Sedecìa, re di Giuda, i suoi ministri e la gente che sarà scampata in questa città alla peste, alla spada e alla fame, in potere di Nabucodònosor, re di Babilonia, in mano ai loro nemici e a quanti vogliono la loro vita. Egli li passerà a fil di spada; non ne avrà pietà, non perdonerà e non risparmierà nessuno. 8Dirai a questo popolo: Dice il Signore: Ecco, metto davanti a voi la via della vita e la via della morte. 9Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste; chi uscirà e si consegnerà ai Caldei che vi cingono d’assedio, vivrà e gli sarà lasciata la vita come bottino, 10perché io ho volto la faccia contro questa città, per il suo danno e non per il suo bene. Oracolo del Signore. Essa sarà data in mano al re di Babilonia, che la darà alle fiamme. 11Alla casa del re di Giuda dirai: Ascoltate la parola del Signore! 12Casa di Davide, così dice il Signore: Amministrate la giustizia ogni mattina e liberate il derubato dalla mano dell’oppressore, se no la mia ira divamperà come fuoco, si accenderà senza che nessuno la possa spegnere, a causa della malvagità delle vostre azioni. 13Eccomi a te, o abitatrice della valle, roccia nella pianura – oracolo del Signore –, voi che dite: “Chi scenderà contro di noi? Chi entrerà nelle nostre dimore?”. 14Io vi punirò secondo il frutto delle vostre opere – oracolo del Signore – e darò alle fiamme il suo bosco, esse divoreranno tutti i suoi dintorni».

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Approfondimenti

ORACOLI DEL TEMPO DI SEDECIA Nei cc. 21-24 è riunito materiale risalente in massima parte al tempo di Sedecia, dopo Ioiakim, ma prima della caduta di Gerusalemme (587-586 a.C.). Si tratta, come nella sezione precedente, di racconti, oracoli in poesia, azioni simboliche. Non c'è propriamente un filo conduttore; però s'incontra l'indizio (vedi l'introduzione: «Alla casa del re di Giuda»: v. 11) di una raccolta antecedente di profezie contro la casa regnante (21,11-22,30) cui sono stati aggiunti oracoli contro le guide spirituali di Israele, pastori e profeti (23,1-40), e contro i rimasti in patria dopo la deportazione. Il c. 25 può essere considerato un'appendice che chiude la prima sezione del libro (cc. 1-24) e ne preannuncia l'ultima (cc. 46-51).

Contro la casa regnante 21,1-14 21,1-14. Il capitolo contiene un racconto (21,1-10) e un oracolo in poesia, contro la casa regnante (21, 11-14). Il racconto è chiaramente rapportato al periodo precedente la caduta di Gerusalemme (587), quando ormai la sorte della città sembrava inevitabile (cfr. v. 2). Più precisamente, siamo ad assedio già iniziato (cfr. v. 4), vale a dire intorno al 589-588, e la liberazione appare ormai come un miracolo che solo Dio può compiere. Il nome di Pascur (v. 1), uno dei messi del re Sedecia a Geremia, ha probabilmente determinato la collocazione del racconto in questa sede. Alla richiesta del re di pregare per ottenere la liberazione della città dall'assedio, Geremia risponde duramente che il destino è irrevocabile; unica possibilità di salvarsi per gli abitanti è di consegnarsi nelle mani dei Babilonesi (v. 9). E stato questo uno dei punti più insistentemente ribaditi nella predicazione geremiana in quel periodo e uno dei motivi di contrasto con la classe dirigente (cfr. cc. 28 e 38).

L'oracolo di 21,11-14 è indirizzato al casato di Davide, ma in quanto responsabile dell'amministrazione della «giustizia», affidata in effetti, al re che nell'ideologia regale del Vicino Oriente Antico era chiamato a incarnare il governo di Dio a tutela soprattutto dei deboli. Per questo la dura minaccia (v. 12c), se il re è infedele al mandato. Una minaccia che coinvolge Gerusalemme, considerata in tal caso, almeno nel contesto attuale, come la sede dell'azione giudiziaria del re e corresponsabile con lui. La città è vista come una fortezza («roccia», con riferimento probabilmente a Sion su cui dominavano il tempio e la reggia), che si erge al di sopra delle valli che la delimitano a est (Cedron) e a ovest (Tiropeon).

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Pascur, figlio di Immer, sacerdote e sovrintendente-capo del tempio del Signore, udì Geremia profetizzare queste cose. 2Pascur ordinò di fustigare il profeta Geremia e quindi lo fece mettere ai ceppi nella prigione che si trovava presso la porta superiore di Beniamino, nel tempio del Signore. 3Il giorno dopo, quando Pascur lo fece liberare dai ceppi, Geremia gli disse: «Il Signore non ti chiama più Pascur, ma Terrore all’intorno. 4Perché così dice il Signore: Ecco, io darò in preda al terrore te e tutti i tuoi cari; essi cadranno per la spada dei loro nemici davanti ai tuoi occhi. Consegnerò tutti gli abitanti di Giuda in mano al re di Babilonia, il quale li deporterà e li ucciderà di spada. 5Consegnerò tutte le ricchezze di questa città e i suoi prodotti, tutti gli oggetti preziosi e i tesori dei re di Giuda in mano ai loro nemici, i quali li saccheggeranno e li prenderanno e li porteranno a Babilonia. 6Tu, Pascur, e tutti quelli della tua casa andrete in schiavitù; andrai a Babilonia, là morirai e là sarai sepolto, tu e tutti i tuoi cari, ai quali hai profetizzato tante menzogne».

Ultima “confessione” 7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me. 8Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. 9Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. 10Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta». 11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa! 13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori. 14Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre mi diede alla luce non sia mai benedetto. 15Maledetto l’uomo che portò a mio padre il lieto annuncio: «Ti è nato un figlio maschio», e lo colmò di gioia. 16Quell’uomo sia come le città che il Signore ha distrutto senza compassione. Ascolti grida al mattino e urla a mezzogiorno, 17perché non mi fece morire nel grembo; mia madre sarebbe stata la mia tomba e il suo grembo gravido per sempre. 18Perché sono uscito dal seno materno per vedere tormento e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?

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Approfondimenti

20,1-6. L'intervento di Pascur, «sovrintendente capo», cioè probabilmente responsabile dell'ordine nel tempio (cfr. 29,26), è da collegarsi piuttosto con l'azione simbolica alla Porta dei cocci che con il discorso nel Tofet, nonostante 19,14a. La minaccia contro la città, allorché viene ripetuta nell'ambito del tempio, mette in moto il servizio di vigilanza che usa la mano pesante (per la fustigazione, cfr. Dt 25,2s.; per i ceppi, cfr. 2Cr 16,10). Il provvedimento, oltre che essere doloroso, era estremamente umiliante, soprattutto per un profeta.

20,7-18. L'ultima e più drammatica “confessione” nel contesto attuale è collegata con la notte di carcere nel tempio. Letterariamente però ha avuto un'origine probabilmente diversa. Consta di tre momenti non perfettamente coerenti: una recriminazione a Dio per quanto il profeta è in certo modo da lui costretto a compiere controvoglia (v. 7-10); una confessione di fiducia in Dio salvatore che non abbandona (vv. 11-13); un grido di maledizione contro se stesso per la condizione dolorosa in cui si trova (vv. 14-18). Quest'ultimo brano va letto alla luce del genere letterario dell'imprecazione che esprimeva con toni forti e talvolta violenti la reazione per una situazione di sofferenza (cfr. Giobbe). La recriminazione del profeta (vv. 7-10) lascia intravedere qualcosa della misteriosa azione divina che lo ha spinto interiormente a porsi come portavoce di Dio. All'inizio l'agire divino è presentato quasi come una seduzione oppressiva («mi hai sedotto» è verbo usato a indicare le arti messe in atto per indurre una ragazza a cedere: cfr. Es 22,15), una lotta e un assoggettamento («mi hai fatto forza»); poi viene descritto come un travaglio interiore (v. 9b), assimilato al «fuoco» che brucia nelle «ossa»: un qualcosa di estraneo eppure così interiore da sembrare scaturito dal centro del proprio essere e al quale in definitiva il profeta si arrende. Non è lui che vuole, ma la decisione non è senza di lui. Così, nonostante l'amarezza del momento, causata dalla solitudine e dall'ostilità, ritrova la confidenza in Dio. La maledizione che segue sta qui ad esprimere la mescolanza così umana dei sentimenti geremiani: amarezza e conforto, speranza e disperazione hanno per lungo tempo contrassegnato il suo vivere. E anche se lo scoraggiamento non lo ha indotto ad abbandonare il suo compito, tuttavia la fiducia in Dio non ha potuto alleviare la profonda ferita dell'anima.

(cf. EMILIANO VALLAURI e FLAVIO DELLA VECCHIA, Geremia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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