📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1Ora Iefte, il Galaadita, era un guerriero forte, figlio di una prostituta; lo aveva generato Gàlaad. 2La moglie di Gàlaad gli partorì dei figli, i figli di questa donna crebbero e cacciarono Iefte e gli dissero: “Tu non avrai eredità nella casa di nostro padre, perché sei figlio di un'altra donna”. 3Iefte fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nella terra di Tob. Attorno a Iefte si raccolsero alcuni sfaccendati e facevano scorrerie con lui. 4Qualche tempo dopo gli Ammoniti mossero guerra a Israele. 5Quando gli Ammoniti iniziarono la guerra contro Israele, gli anziani di Gàlaad andarono a prendere Iefte nella terra di Tob. 6Dissero a Iefte: “Vieni, sii nostro condottiero e così potremo combattere contro gli Ammoniti”. 7Ma Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: “Non siete forse voi quelli che mi avete odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell'angoscia?”. 8Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: “Proprio per questo ora ci rivolgiamo a te: verrai con noi, combatterai contro gli Ammoniti e sarai il capo di noi tutti abitanti di Gàlaad”. 9Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: “Se mi fate ritornare per combattere contro gli Ammoniti e il Signore li mette in mio potere, io sarò vostro capo”. 10Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: “Il Signore sia testimone tra noi, se non faremo come hai detto”. 11Iefte dunque andò con gli anziani di Gàlaad; il popolo lo costituì suo capo e condottiero, e Iefte ripeté tutte le sue parole davanti al Signore a Mispa.

12Poi Iefte inviò messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli: “Che cosa c'è tra me e te, perché tu venga contro di me a muover guerra nella mia terra?”. 13Il re degli Ammoniti rispose ai messaggeri di Iefte: “Perché Israele, quando salì dall'Egitto, si impossessò del mio territorio, dall'Arnon fino allo Iabbok e al Giordano; restituiscilo pacificamente”. 14Iefte inviò di nuovo messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli: 15“Dice Iefte: Israele non si impossessò della terra di Moab, né di quella degli Ammoniti. 16Quando salì dall'Egitto, Israele attraversò il deserto fino al Mar Rosso e giunse a Kades, 17e mandò messaggeri al re di Edom per dirgli: “Lasciami passare per la tua terra”. Ma il re di Edom non acconsentì. Ne mandò anche al re di Moab, ma anch'egli rifiutò e Israele rimase a Kades. 18Poi camminò per il deserto, fece il giro della terra di Edom e di quella di Moab, giunse a oriente della terra di Moab e si accampò oltre l'Arnon senza entrare nei territori di Moab, perché l'Arnon segna il confine di Moab. 19Allora Israele mandò messaggeri a Sicon, re degli Amorrei, re di Chesbon, e gli disse: “Lasciaci passare dalla tua terra, per arrivare alla nostra meta”. 20Ma Sicon non si fidò a lasciar passare Israele per i suoi territori; anzi radunò tutta la sua gente, si accampò a Iaas e combatté contro Israele. 21Il Signore, Dio d'Israele, mise Sicon e tutta la sua gente nelle mani d'Israele, che li sconfisse; così Israele conquistò tutta la terra degli Amorrei che abitavano quel territorio: 22conquistò tutti i territori degli Amorrei, dall'Arnon allo Iabbok e dal deserto al Giordano. 23Ora il Signore, Dio d'Israele, ha scacciato gli Amorrei davanti a Israele, suo popolo, e tu vorresti scacciarlo? 24Non possiedi tu quello che Camos, tuo dio, ti ha fatto possedere? Così anche noi possederemo la terra di quelli che il Signore ha scacciato davanti a noi. 25Sei tu forse più di Balak, figlio di Sippor, re di Moab? Litigò forse con Israele o gli fece guerra? 26Da trecento anni Israele abita a Chesbon e nelle sue dipendenze, ad Aroèr e nelle sue dipendenze e in tutte le città lungo l'Arnon; perché non gliele avete tolte durante questo tempo? 27Io non ti ho fatto torto, e tu agisci male verso di me, muovendomi guerra; il Signore, che è giudice, giudichi oggi tra gli Israeliti e gli Ammoniti!“. 28Ma il re degli Ammoniti non ascoltò le parole che Iefte gli aveva mandato a dire.

29Allora lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad e Manasse, passò a Mispa di Gàlaad e da Mispa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. 30Iefte fece voto al Signore e disse: “Se tu consegni nelle mie mani gli Ammoniti, 31chiunque uscirà per primo dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io lo offrirò in olocausto”. 32Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli e il Signore li consegnò nelle sue mani. 33Egli li sconfisse da Aroèr fin verso Minnit, prendendo loro venti città, e fino ad Abel-Cheramìm. Così gli Ammoniti furono umiliati davanti agli Israeliti. 34Poi Iefte tornò a Mispa, a casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con tamburelli e danze. Era l'unica figlia: non aveva altri figli né altre figlie. 35Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: “Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi”. 36Ella gli disse: “Padre mio, se hai dato la tua parola al Signore, fa' di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici”. 37Poi disse al padre: “Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne”. 38Egli le rispose: “Va'!”, e la lasciò andare per due mesi. Ella se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. 39Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli compì su di lei il voto che aveva fatto. Ella non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele questa usanza: 40le fanciulle d'Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il Galaadita, per quattro giorni ogni anno.

__________________________ Note

11,1 lo aveva generato Gàlaad: Gàlaad viene presentato come nome di persona; altrove (11,8) come nome geografico. La regione di Gàlaad corrisponde al territorio occupato dalla tribù di Gad (Nm 32).

11,29 lo spirito del Signore venne su Iefte: la venuta dello spirito ha il compito di far riportare a Iefte la vittoria sugli Ammoniti (11,32-33).

11,30 Iefte fece voto al Signore: il voto era conosciuto dal tempo antico e il popolo vi ricorreva spesso; in molti testi la Bibbia dice che il voto fatto a Dio deve essere mantenuto. Ma, nello stesso tempo, la Bibbia ha un costante orrore per i sacrifici umani, che ripetutamente condanna (Lv 18,21; 20,2-3); inoltre, in alcuni testi, si attenua il rigore del voto (vedi Lv 27).

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Approfondimenti

11,1-11. Iefte è figlio di un ebreo e di una prostituta, verosimilmente non ebrea. E detto «Galaadita», il che si riferisce al fatto che abitava nella regione di Galaad. È detto anche figlio di Galaad, nel qual caso Galaad non è più nome geografico, ma di persona. Galaad è il nome del figlio di Machir, un clan di Manasse che si era stabilito nella zona settentrionale della regione (vedi 5,14-18). Il testo non ci dice di quale tribù fosse lefte. Forse apparteneva alla tribù di Manasse, o forse alla tribù di Gad, considerato che è detto abitante della città gadita di Mizpa (11,34). C'è anche la possibilità che il nome vero del padre sia caduto, sostituito da quello della regione.

3. Il «paese di Tob», verso il deserto, nell'estremo nord, al di là dei pascoli eccellenti che erano caratteristici del territorio più a sud.

4. Iefte oltre che bastardo (v. 1), respinto dalla famiglia e diseredato (v. 2), è fuggiasco in zone desertiche, circondato da “sfaccendati” dediti a colpi di mano ai danni delle carovane di passaggio. Il motivo teologico di JHWH che sceglie le persone deboli e insignificanti per fare grandi cose e salvare il suo popolo trova qui variazioni singolari.

11. Dopo i negoziati con gli “anziani” (i rappresentanti del popolo), Iefte è nominato capo a Mizpa, dove JHWH ha il suo santuario. Il termine ro’š può indicare un capo tribù (Dt 1,15; 5,23), ma può essere usato anche per indicare funzioni militari e giudiziarie (cfr. Dt 1,15) o anche il re stesso (Os 2,2; Is 7,8s.).

12-28. A differenza di Abimelech, deciso nell'azione quanto estraneo alle vie diplomatiche, Iefte si comporta come vero capo politico e cerca di intavolare trattative con il re degli Ammoniti.

15-28. I fatti menzionati dagli ambasciatori di Iefte si riferiscono a Nm 2-21 e Dt 2,22-37. La seconda ambasciata di Iefte (vv. 14-27) sostiene in concreto, rifacendo la storia di ben tre contratti precedenti, che gli Israeliti consideravano loro proprietà quel territorio, per averlo conquistato combattendo contro Sicon, re degli Amorrei, che JHWH «ha scacciato davanti a Israele» (v. 23). Il territorio spettante agli Ammoniti, precisano, si trova più a oriente, là dove cessano i pascoli e iniziano le steppe e il deserto.

29-40. Ecco un'altra pagina a dir poco sconcertante, di questo libro pieno di orrori. Provoca sgomento l'episodio in sé, del padre guerriero che sacrifica la figlia unica. Aumenta lo sconcerto il fatto che l'elezione carismatica di lefte (v. 29: «lo spirito di JHWH venne su di lui») sembri direttamente rapportata alla vittoria sugli Ammoniti e al voto. Il sacrificio umano, non insolito in molte religioni, anche nell'ambiente in cui visse l'Israele antico, era esplicitamente proibito agli Ebrei (cfr. Lv 18,21; Dt 12,31). La plasticità della scena (vv. 34-39), la sua linearità e coerenza artistica, i contrasti di grande effetto che l'autore crea con tocchi semplici (la figlia che esce danzando e cantando incontro al padre di ritorno dalla guerra; la ragazza errante per i monti, che piange con le amiche la sua verginità) in questo caso non fanno che aumentare il senso di brivido e di orrore. È inevitabile chiedersi – nonostante Eb 11,32, che esalta la fede di Iefte, insieme a quella di altri personaggi dell'Antico Testamento – quale idea di divinità si nasconda dietro a questa pagina. La teologia del sacrificio nella tradizione occidentale denuncia allarmanti ambiguità nella concezione di Dio in rapporto alle “vittime” a lui “sacrificate”. È una pagina comunque istruttiva, come riflesso di tempi oscuri e che devono restare lontani, e come monito contro l'assunzione di motivi sacrificali pagani nella concezione del Dio di Gesù Cristo.

37. La ragazza chiede una dilazione di due mesi «per piangere la sua verginità», perché destinata a morire senza essere stata né sposa né madre, due motivi di vergogna, di disonore e di disperazione per la donna ebrea (cfr. Is 54,16).

39. Come nel caso di Isacco (Gn 22), la vittima prima di essere immolata è distesa su una catasta di legna, perché l'olocausto comporta la cremazione.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Tola 1Dopo Abimèlec, sorse a salvare Israele Tola, figlio di Pua, figlio di Dodo, uomo di Ìssacar. Dimorava a Samir, sulle montagne di Èfraim; 2fu giudice d'Israele per ventitré anni, poi morì e fu sepolto a Samir.

Iair 3Dopo di lui sorse Iair, il Galaadita, che fu giudice d'Israele per ventidue anni; 4ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli e avevano trenta città, che si chiamano anche oggi villaggi di Iair e sono nella terra di Gàlaad. 5Poi Iair morì e fu sepolto a Kamon.

Iefte (10,6-12,7) 6Gli Israeliti continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal, le Astarti, gli dèi di Aram, gli dèi di Sidone, gli dèi di Moab, gli dèi degli Ammoniti e quelli dei Filistei; abbandonarono il Signore e non lo servirono più. 7L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò nelle mani dei Filistei e nelle mani degli Ammoniti. 8Questi afflissero e oppressero per diciotto anni gli Israeliti, tutti i figli d'Israele che erano oltre il Giordano, nella terra degli Amorrei in Gàlaad. 9Poi gli Ammoniti passarono il Giordano per combattere anche contro Giuda, contro Beniamino e contro la casa di Èfraim, e Israele fu in grande angoscia. 10Allora gli Israeliti gridarono al Signore: “Abbiamo peccato contro di te, perché abbiamo abbandonato il nostro Dio e abbiamo servito i Baal”. 11Il Signore disse agli Israeliti: “Non vi ho forse liberati dagli Egiziani, dagli Amorrei, dagli Ammoniti e dai Filistei? 12Quando quelli di Sidone, gli Amaleciti e i Madianiti vi opprimevano e voi gridavate a me, non vi ho forse salvati dalle loro mani? 13Eppure, mi avete abbandonato e avete servito altri dèi; perciò io non vi salverò più. 14Andate a gridare agli dèi che avete scelto: vi salvino loro nel tempo della vostra angoscia!“. 15Gli Israeliti dissero al Signore: “Abbiamo peccato! Fa' di noi ciò che sembra bene ai tuoi occhi; soltanto, liberaci in questo giorno”. 16Eliminarono gli dèi stranieri e servirono il Signore, il quale non tollerò più la tribolazione d'Israele. 17Gli Ammoniti si radunarono e si accamparono in Gàlaad e anche gli Israeliti si adunarono e si accamparono a Mispa. 18La gente, i prìncipi di Gàlaad, si dissero l'un l'altro: “Chi sarà l'uomo che comincerà a combattere contro gli Ammoniti? Egli sarà il capo di tutti gli abitanti di Gàlaad”.

__________________________ Note

10,6-12,7 Gli oppressori sono gli Ammoniti; ma il Deuteronomista amplia di molto il quadro sul piano religioso e politico, tanto da far pensare ai tempi di Saul. La narrazione contiene i quattro momenti tipici delle biografie dei giudici maggiori.

10,8 tutti i figli d’Israele che erano oltre il Giordano: cioè le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse, che si erano installate a est del Giordano.

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Approfondimenti

10,1-2. Tola, della tribù di Issacar, è il primo dei sei “giudici minori”. Anch'egli, afferma il testo, «sorse a salvare (lᵉ hošîa‘) Israele» (lo stesso si dice di Samgar, Gedeone e Sansone, cfr. Gdc 3,31; 6,14s.31.36s.; 13,5). Il redattore cerca di legare questo personaggio alle figure precedenti (v. 1: «Dopo [la morte di] Abimelech»), presentandolo poi secondo uno schema identico a quello usato per tutti gli altri giudici minori. Ma anziché delle loro iniziative di “liberatori”, nel caso dei giudici minori si parla specificamente della loro attività di giudici, e si indica la durata del loro ufficio. Tale autorità e ufficio si estendeva ai clan, alle famiglie o al massimo alla tribù; non certo a tutto Israele, come afferma il testo (v. 2), con la solita tendenza a dare valenza nazionale ai personaggi (vedi anche 4,1-13).

10,3-5. Iair è il nome di un clan della tribù di Manasse. Siamo ora al di là del Giordano, nel territorio di Galaad (cfr. Nm 32,41; Dt 3,4). Le «città» di cui si parla, dette anche «i Villaggi di Iair» (v. 4), sono tendopoli di nomadi e abitazione di diversi clan. Anche in questo caso l'estensione dell'ufficio di Iair a tutto Israele è inverosimile.

10,6-12,7. La storia di Iefte è introdotta da un brano (10,6-16) che contiene il linguaggio e i tratti teologici tipici della redazione deuteronomistica e richiama l'introduzione di 2,6-3,6 (cfr. anche 6,7-10). Entrano in campo nuovi popoli nemici, dopo i Moabiti (Eud), i Cananei (Debora e Barak), i Madianiti e gli Amaleciti (Gedeone). Si tratta degli Ammoniti, nomadi d'origine aramaica stanziatisi già nel sec. XII nella zona più povera della Transgiordania, a est di Galaad, lungo le rive dello Iabbok superiore, che segnava i confini tra i clan israelitici di Galaad, insediati nella zona più fertile e quindi esposti alle scorrerie e ai tentativi ripetuti di penetrazione da parte di gruppi nomadici. Il personaggio Iefte per la sua origine e per come ha iniziato l'attività, richiama la figura di Abimelech. Il testo ci presenta la sua nomina a capo del clan di Galaad (11,1-11); l'ambasceria agli Ammoniti (11,12-28); il suo tragico voto – legato alla vittoria militare contro costoro – che lo costringe a uccidere la figlia (11,29-39); la rivalità con Efraim (12,1-6). Il versetto conclusivo (12,7) utilizza il formulario tipico dei giudici minori.

10,6-18. Il brano menziona, con gli Ammoniti, anche i Filistei (v. 6.7.11), i quali però entreranno in questione più avanti, con Sansone (cc. 13-16), oltre che con Samuele (1Sam 1-12). Ciò induce a pensare che questa nostra pagina risulti dalla fusione di due tradizioni, una riferita a Iefte, con la menzione degli Ammoniti (vv. 6s.9.12), l'altra di introduzione a Sansone e a Samuele. La regione interessata è quella di Galaad, abitata dalla metà transgiordanica della tribù di Manasse, nonché dalle tribù di Ruben e di Gad. Il suo estremo confine meridionale è costituito dall'Arnon, mentre a nord confina con la regione di Basan. Questa introduzione a Iefte contiene i quattro momenti tipici dello schema deuteronomistico, ma con variazioni: peccato d'Israele (v. 6), punizione (vv. 7-9), pentimento (vv. 10-15). Il quarto momento è accennato al v. 16 ed è costituito globalmente dalla storia di Iefte, che segue.

6. L'elenco dei popoli e delle rispettive divinità con cui gli Israeliti avrebbero avuto contatti sincretistici è esagerato e dilata enfaticamente la formula solita che segnala il primo momento dello schema storico-salvifico di Gdc. Di fatto, dal v. 9 in poi si parlerà solo degli Ammoniti, l'unica popolazione che entra in questione qui.

10-16. La fase del pentimento è esposta in forma dialogica, tipica della liturgia penitenziale (cfr. 2,1-5; 6,7-10), che qui però inizia con la confessione d'Israele (v. 10), invece che con l'accusa da parte di JHWH (vv. 11-14). La confessione del peccato peraltro è ripetuta (v. 15).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ora Abimèlec, figlio di Ierub-Baal, andò a Sichem dai fratelli di sua madre e disse a loro e a tutta la parentela di sua madre: 2“Riferite a tutti i signori di Sichem: “È meglio per voi che vi governino settanta uomini, tutti i figli di Ierub-Baal, o che vi governi un solo uomo? Ricordatevi che io sono delle vostre ossa e della vostra carne”“. 3I fratelli di sua madre riferirono a suo riguardo a tutti i signori di Sichem tutte quelle parole e il loro cuore si piegò a favore di Abimèlec, perché dicevano: “È nostro fratello”. 4Gli diedero settanta sicli d'argento, presi dal tempio di Baal-Berit; con essi Abimèlec assoldò uomini sfaccendati e avventurieri che lo seguirono. 5Venne alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa pietra i suoi fratelli, figli di Ierub-Baal, settanta uomini. Ma Iotam, figlio minore di Ierub-Baal, scampò, perché si era nascosto. 6Tutti i signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlec, presso la Quercia della Stele, che si trova a Sichem. 7Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizìm e, alzando la voce, gridò: “Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi! 8Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all'ulivo: “Regna su di noi”. 9Rispose loro l'ulivo: “Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 10Dissero gli alberi al fico: “Vieni tu, regna su di noi”. 11Rispose loro il fico: “Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 12Dissero gli alberi alla vite: “Vieni tu, regna su di noi”. 13Rispose loro la vite: “Rinuncerò al mio mosto, che allieta dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 14Dissero tutti gli alberi al rovo: “Vieni tu, regna su di noi”. 15Rispose il rovo agli alberi: “Se davvero mi ungete re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano”. 16Voi non avete agito con lealtà e onestà proclamando re Abimèlec, non avete operato bene verso Ierub-Baal e la sua casa, non lo avete trattato secondo il merito delle sue azioni. 17Mio padre, infatti, ha combattuto per voi, ha esposto al pericolo la sua vita e vi ha liberati dalle mani di Madian. 18Voi invece siete insorti oggi contro la casa di mio padre, avete ucciso i suoi figli, settanta uomini, sopra una stessa pietra e avete proclamato re dei signori di Sichem Abimèlec, figlio di una sua schiava, perché è vostro fratello. 19Se dunque avete operato oggi con lealtà e onestà verso Ierub-Baal e la sua casa, godetevi Abimèlec ed egli si goda voi! 20Ma se non è così, esca da Abimèlec un fuoco che divori i signori di Sichem e Bet-Millo; esca dai signori di Sichem e da Bet-Millo un fuoco che divori Abimèlec!“. 21Iotam corse via, si mise in salvo e andò a stabilirsi a Beèr, lontano da Abimèlec, suo fratello.

22Abimèlec dominò su Israele tre anni. 23Poi Dio mandò un cattivo spirito fra Abimèlec e i signori di Sichem, e i signori di Sichem si ribellarono ad Abimèlec. 24Questo avvenne perché la violenza fatta ai settanta figli di Ierub-Baal ricevesse il castigo e il loro sangue ricadesse su Abimèlec, loro fratello, che li aveva uccisi, e sui signori di Sichem, che gli avevano dato man forte per uccidere i suoi fratelli. 25I signori di Sichem tesero agguati contro di lui sulla cima dei monti, rapinando chiunque passasse vicino alla strada. Abimèlec fu informato della cosa. 26Poi Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli vennero e si stabilirono a Sichem e i signori di Sichem riposero in lui la loro fiducia. 27Usciti nella campagna, vendemmiarono le loro vigne, pigiarono l'uva e fecero festa. Poi entrarono nella casa del loro dio, mangiarono, bevvero e maledissero Abimèlec. 28Gaal, figlio di Ebed, disse: “Chi è Abimèlec e che cosa è Sichem, perché dobbiamo servirlo? Non dovrebbero piuttosto il figlio di Ierub-Baal e Zebul, suo luogotenente, servire gli uomini di Camor, capostipite di Sichem? Perché dovremmo servirlo noi? 29Se avessi in mano questo popolo, io scaccerei Abimèlec e direi: “Accresci pure il tuo esercito ed esci in campo”. 30Ora Zebul, governatore della città, udite le parole di Gaal, figlio di Ebed, si accese d'ira 31e mandò in segreto messaggeri ad Abimèlec per dirgli: “Ecco, Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli sono venuti a Sichem e sollevano la città contro di te. 32Àlzati dunque di notte con la gente che hai con te e prepara un agguato nella campagna. 33Domattina, non appena spunterà il sole, ti alzerai e piomberai sulla città mentre lui con la sua gente ti uscirà contro: tu gli farai quel che riterrai opportuno”. 34Abimèlec e tutta la gente che era con lui si alzarono di notte e tesero un agguato contro Sichem, divisi in quattro schiere. 35Gaal, figlio di Ebed, uscì e si fermò all'ingresso della porta della città; allora Abimèlec uscì dall'agguato con la gente che aveva. 36Gaal, vista quella gente, disse a Zebul: “Ecco gente che scende dalle cime dei monti”. Zebul gli rispose: “Tu vedi l'ombra dei monti e la prendi per uomini”. 37Gaal riprese a parlare e disse: “Ecco gente che scende dall'ombelico della terra e una schiera che giunge per la via della Quercia dei Maghi”. 38Allora Zebul gli disse: “Dov'è ora la spavalderia di quando dicevi: “Chi è Abimèlec, perché dobbiamo servirlo?”. Non è questo il popolo che disprezzavi? Ora esci in campo e combatti contro di lui!“. 39Allora Gaal uscì alla testa dei signori di Sichem e diede battaglia ad Abimèlec. 40Ma Abimèlec lo inseguì ed egli fuggì dinanzi a lui e molti uomini caddero morti fino all'ingresso della porta. 41Abimèlec ritornò ad Arumà e Zebul scacciò Gaal e i suoi fratelli, che non poterono più rimanere a Sichem.

42Il giorno dopo il popolo di Sichem uscì in campagna e Abimèlec ne fu informato. 43Egli prese la sua gente, la divise in tre schiere e tese un agguato nella campagna: quando vide che il popolo usciva dalla città, si mosse contro di loro e li batté. 44Abimèlec e la sua schiera fecero irruzione e si fermarono all'ingresso della porta della città, mentre le altre due schiere si gettarono su quelli che erano nella campagna e li colpirono. 45Abimèlec combatté contro la città tutto quel giorno, la prese e uccise il popolo che vi si trovava; poi distrusse la città e la cosparse di sale. 46Tutti i signori della torre di Sichem, all'udir questo, entrarono nel sotterraneo del tempio di El-Berit. 47Fu riferito ad Abimèlec che tutti i signori della torre di Sichem si erano adunati. 48Allora Abimèlec salì sul monte Salmon con tutta la gente che aveva con sé; prese in mano la scure, tagliò un ramo d'albero, lo sollevò e se lo mise in spalla, poi disse alla sua gente: “Quello che mi avete visto fare, fatelo presto anche voi!”. 49Tutti tagliarono un ramo ciascuno e seguirono Abimèlec; posero i rami contro il sotterraneo e lo bruciarono con quelli che vi erano dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne.

50Poi Abimèlec andò a Tebes, la cinse d'assedio e la prese. 51In mezzo alla città c'era una torre fortificata, dove si rifugiarono tutti gli uomini e le donne, con i signori della città; vi si rinchiusero dentro e salirono sul terrazzo della torre. 52Abimèlec, giunto alla torre, l'attaccò e si accostò alla porta della torre per appiccarvi il fuoco. 53Ma una donna gettò giù il pezzo superiore di una macina sulla testa di Abimèlec e gli spaccò il cranio. 54Egli chiamò in fretta il giovane che gli portava le armi e gli disse: “Estrai la spada e uccidimi, perché non si dica di me: “L'ha ucciso una donna!”“. Il giovane lo trafisse ed egli morì. 55Quando gli Israeliti videro che Abimèlec era morto, se ne andarono ciascuno a casa sua. 56Così Dio fece ricadere sopra Abimèlec il male che egli aveva fatto contro suo padre, uccidendo settanta suoi fratelli. 57Dio fece anche ricadere sul capo della gente di Sichem tutto il male che essa aveva fatto. Così si avverò su di loro la maledizione di Iotam, figlio di Ierub-Baal.

__________________________ Note

9,8-15 Questo apologo, scritto in poesia, appartiene al genere sapienziale, coltivato in tutto il Vicino Oriente, e prepara da lontano le parabole dei vangeli.

9,37 ombelico della terra: forse un poggio su uno dei monti intorno a Sichem; viene considerato il luogo dove la terra si congiunge al cielo e diventa il centro religioso del mondo. Per Ezechiele l’ombelico è Gerusalemme (Ez 38,12), per i Babilonesi è Babilonia. La Quercia dei Maghi è forse quella di Morè, ricordata in Gen 12,6.

9,50 Tebes: a una quindicina di chilometri a nord-est di Sichem.

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Approfondimenti

9,1-21. Da 8,31 sappiamo che Abimelech non era un ebreo puro, come suo padre Gedeone. In lui circolava anche sangue pagano, poiché sua madre era cananea. Sichem – che ora diventa lo scenario dell'azione – doveva avere una popolazione mista, di Cananei e Israeliti. Essa non venne mai conquistata militarmente da Israele. Il c. 9 presuppone una coesistenza tra la componente pagana e quella israelitica. Ma la menzione di un governo di settanta «figli di lerub-Baal» (v. 2) induce a pensare a un predominio nella città della parte israelitica. Abimelech, che era cresciuto a Sichem presso la famiglia di sua madre, alla morte del padre torna nella città e ritrova la solidarietà della madre e di «tutta la parentela di sua madre» (v. 1). Sfumato ormai il ricordo delle imprese di Gedeone e dimenticato il debito di riconoscenza verso di lui (8,34s.; 9,16ss.), per Abimelech – che possiede una personalità decisa, intraprendente e spregiudicata – è facile far appello alla parentela di parte cananea e in genere alla componente pagana della zona, verosimilmente desiderosa di reagire al predominio israelitico, per tentare la scalata al potere. Il brano presenta gli inizi e le tappe fondamentali di tale ascesa (vv. 1-6), alla quale si contrappone l'intervento di Iotam, fratellastro di Abimelech e voce della coscienza d'Israele (vv. 6-21).

2. «signori di Sichem» puo essere tradotto anche concittadini di Sichem». Qui l'espressione deve riferirsi a cittadini particolari, ricchi e potenti.

5. Fra le tante scene di atrocità offerte sinora da Gdc, questa è – per adesso – la più infame. Abimelech dev'essersi presentato ai suoi fratelli di Ofra fingendo un atteggiamento amichevole, per eliminarli nel modo più brutale Iotam, il figlio minore di Gedeone, scampa all'eccidio. Secondo il senso dell'onore e del dovere del suo ambiente, dovrebbe impugnare le armi e fare vendetta. Invece preferisce difendere la memoria di suo padre con un lungo discorso.

6. Ai «signori di Sichem» si aggiunge «tutta Bet-Millo». Si tratta probabilmente di un clan che aveva stretti rapporti con i Sichemiti. Bet-Millo (millo = terrapieno) sembra riferirsi alla zona dove si trovava la roccaforte della città.

7-15. L'apologo di Iotam non calza perfettamente con la situazione. La composizione è preesistente all'attuale contesto e forse non è di origine israelitica. In forma ripetitiva, semplice e popolare, non fa che sottolineare un unico motivo, quello della avversione decisa alla monarchia. All'olivo, al fico e alla vite, tutti alberi molto preziosi per l'economia della Palestina, sono contrapposti il rovo, brutto e dannoso, e i cedri del Libano, maestosi, belli, ma inutili. Al di là delle immagini, il messaggio è chiaro. I signori di Sichem (i cedri) si sono scelti un re pericoloso (il rovo), che li manderà in rovina. La favola ha paralleli nelle letterature dell'antico Oriente. In essa non mancano tratti ironici. La pianta di rovo accetta di fare il re delle altre piante, ma esige da esse fedeltà e concede come riparo la sua ombra. La maledizione finale, che parla di un fuoco divoratore, si avvera alla lettera in 9,48ss.; cfr. 9, 56ss.

16-20. Anche nell'applicazione dell'apologo, Iotam ripete la maledizione del fuoco divoratore (v. 20). La madre di Abimelech è diventata «la schiava» di Gedeone (v. 18).

21. Iotam si rifugia a Beer, non lontano da Ofra, che era il centro del clan di Abiezer (8,2).

9,22-41. Il dominio di Abimelech su Sichem (non «su Israele», v. 1, vedi commento sotto) non può durare a lungo. La motivazione fornita dal testo del mutamento della situazione è prettamente teologica (vv. 23-24), ma la tensione tra Abimelech e i suoi elettori ha avuto ragioni molto concrete, come sono concrete (v. 25) le iniziative dei Sichemiti per liberarsi di lui. Della lotta cerca di approfittare Gaal, forse anch'egli sichemita, ma Abimelech si dimostra ancora una volta abile e deciso. Il terzo personaggio è Zebul, che governa Sichem a nome del re. Egli cerca di barcamenarsi, tra il re che dovrebbe rappresentare e Gaal, di cui ha timore, vista la simpatia che lo circonda.

22. Il versetto è redazionale. E anche impreciso. Non è vero che Abimelech «dominò» (come dice il TM, con un verbo, jšr, che non significa «regnare» in senso proprio) su tutto Israele. Tanto meno è vero che «regnò» su Israele, come traduce la Vulgata.

23. Il «cattivo spirito» può essere tradotto anche «spirito di discordia», uno stato d'animo che qui è personalizzato, in forza del verbo «mandare», che ha come soggetto Dio.

27. La vendemmia era accompagnata da banchetti sfrenati. In stato di ebbrezza i Sichemiti «maledissero Abimelech», il che significa «lo detronizzarono».

28. Sulla bocca di Gaal, Abimelech è «il figlio di Ierub-Baal», non della «schiava» di Gedeone (v. 18).

30. Zebul ha un atteggiamento ambiguo. Non interviene personalmente contro Gaal, ma invia messaggeri ad Abimelech. Si trova poi al fianco di Gaal (vv. 36ss.) e sembra volerlo provocare ad agire contro Abimelech (o ha intenzione di ingannarlo e ritardarne l'azione, vv. 36.37). Infine, è lui che «cacciò Gaal e i suoi fratelli» da Sichem (v. 41).

9,42-49. È ancora in primo piano il temperamento determinato e implacabile di Abimelech. Una volta cacciato dalla città Gaal, i Sichemiti pensano che tutto sia finito ed escono nella campagna (vv. 42-43). Abimelech invece progetta e realizza, con la solita fredda concretezza, il suo piano di vendetta contro i Sichemiti, rei di tanta ribellione. Sulla città distrutta sparge il sale (v. 45), per rendere il suolo desolato come Sodoma e Gomorra (Dt 29,22s.).

46-47. Non è chiaro a chi si riferisce l'espressione «i signori della torre di Sichem», rifugiatisi nella fortezza («torre»), adiacente al tempio (o nel tempio-fortezza).

49. La maledizione si avvera, cfr. 9,15.20.57.

9,50-57. Tebez, distante una quindicina di chilometri da Sichem (verso nord-est) aveva forse partecipato alla rivolta contro Abimelech. Può essere questa la ragione per cui ora il re l'assedia, trovando la morte mentre cerca di appiccare il fuoco alla torre. La guerra cessa non appena gli assalitori vedono che il re è morto. Il testo parla di soldati «Israeliti» (v. 55). O il dato è impreciso, oppure bisogna pensare che Abimelech, un volta avvenuto il contrasto con l'elemento cananeo, s'era riavvicinato agli Israeliti ed ora il suo esercito era formato esclusivamente da questi.

57. Il versetto esprime la prospettiva teologica arcaica del racconto: JHWH vendica il sangue di Gedeone. La maledizione di 9,15.20 si compie.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ma gli uomini di Èfraim gli dissero: “Perché ti sei comportato a questo modo con noi, non chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?”. Litigarono con lui violentemente. 2Egli rispose loro: “Che cosa ho fatto io, in confronto a voi? La racimolatura di Èfraim non vale più della vendemmia di Abièzer? 3Dio ha consegnato in mano vostra i capi di Madian, Oreb e Zeeb; che cosa mai ho potuto fare io, in confronto a voi?“. A tali parole, la loro animosità contro di lui si calmò.

4Gedeone arrivò al Giordano e lo attraversò. Ma egli e i suoi trecento uomini erano esausti per l'inseguimento. 5Disse a quelli di Succot: “Date per favore focacce di pane alla gente che mi segue, perché è esausta, e io sto inseguendo Zebach e Salmunnà, re di Madian”. 6Ma i capi di Succot risposero: “Tieni forse già nelle tue mani i polsi di Zebach e di Salmunnà perché dobbiamo dare pane al tuo esercito?”. 7Gedeone disse: “Ebbene, quando il Signore mi avrà consegnato nelle mani Zebach e Salmunnà, vi strazierò le carni con le spine del deserto e con i cardi”. 8Di là salì a Penuèl e parlò agli uomini di Penuèl nello stesso modo; essi gli risposero come avevano fatto quelli di Succot. 9Egli disse anche agli uomini di Penuèl: “Quando tornerò vittorioso, abbatterò questa torre”. 10Zebach e Salmunnà erano a Karkor con il loro accampamento di circa quindicimila uomini, quanti erano rimasti dell'intero esercito dei figli dell'oriente: erano caduti centoventimila uomini armati di spada. 11Gedeone salì per la via dei nomadi, a oriente di Nobach e di Iogbea, e mise in rotta l'esercito quando esso si credeva sicuro. 12Zebach e Salmunnà si diedero alla fuga, ma egli li inseguì, prese i due re di Madian, Zebach e Salmunnà, e sbaragliò tutto l'esercito. 13Poi Gedeone, figlio di Ioas, tornò dalla battaglia per la salita di Cheres. 14Catturò un giovane tra gli uomini di Succot e lo interrogò; quello gli mise per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succot: settantasette uomini. 15Poi venne dagli uomini di Succot e disse: “Ecco Zebach e Salmunnà, a proposito dei quali mi avete insultato dicendo: “Tieni forse già nelle tue mani i polsi di Zebach e di Salmunnà perché dobbiamo dare pane alla tua gente esausta?”“. 16Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i cardi castigò gli uomini di Succot. 17Demolì la torre di Penuèl e uccise gli uomini della città. 18Poi disse a Zebach e a Salmunnà: “Come erano gli uomini che avete ucciso al Tabor?”. Quelli risposero: “Erano come te; ognuno di loro aveva l'aspetto di un figlio di re”. 19Egli riprese: “Erano miei fratelli, figli di mia madre; per la vita del Signore, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi ucciderei!”. 20Quindi disse a Ieter, suo primogenito: “Su, uccidili!”. Ma il giovane non estrasse la spada, perché aveva paura, essendo ancora giovane. 21Zebach e Salmunnà dissero: “Suvvia, colpisci tu stesso, poiché qual è l'uomo, tale è la sua forza”. Gedeone si alzò e uccise Zebach e Salmunnà e prese le lunette che i loro cammelli portavano al collo.

22Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: “Governa tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, poiché ci hai salvati dalla mano di Madian”. 23Ma Gedeone rispose loro: “Non vi governerò io né vi governerà mio figlio: il Signore vi governerà”. 24Poi Gedeone disse loro: “Una cosa voglio chiedervi: ognuno di voi mi dia un anello del suo bottino”. I nemici avevano anelli d'oro, perché erano Ismaeliti. 25Risposero: “Li daremo volentieri”. Egli stese allora il mantello e ognuno vi gettò un anello del suo bottino. 26Il peso degli anelli d'oro, che egli aveva chiesto, fu di millesettecento sicli d'oro, oltre le lunette, le catenelle e le vesti di porpora, che i re di Madian avevano addosso, e oltre i collari che i loro cammelli avevano al collo. 27Gedeone ne fece un efod che pose a Ofra, sua città; tutto Israele vi si prostituì, e ciò divenne una causa di rovina per Gedeone e per la sua casa. 28Così Madian fu umiliato davanti agli Israeliti e non alzò più il capo; la terra rimase tranquilla per quarant'anni, durante la vita di Gedeone.

29Ierub-Baal, figlio di Ioas, se ne andò ad abitare a casa sua. 30Gedeone ebbe settanta figli nati da lui, perché aveva molte mogli. 31Anche la sua concubina che stava a Sichem gli partorì un figlio, che chiamò Abimèlec. 32Gedeone, figlio di Ioas, morì dopo una felice vecchiaia e fu sepolto nella tomba di Ioas, suo padre, a Ofra degli Abiezeriti. 33Dopo la morte di Gedeone gli Israeliti tornarono a prostituirsi ai Baal e presero Baal-Berit come loro dio. 34Gli Israeliti non si ricordarono del Signore, loro Dio, che li aveva liberati dalle mani di tutti i loro nemici all'intorno, 35e non dimostrarono gratitudine alla casa di Ierub-Baal, cioè di Gedeone, per tutto il bene che egli aveva fatto a Israele.

__________________________ Note

8,4 arrivò al Giordano e lo attraversò: la campagna in Transgiordania non è la continuazione della precedente, ma una diversa spedizione militare. I re in questione non sono più Oreb e Zeeb, i cui nomi significano “corvo” e “lupo” (vedi 8,3) ma Zebach e Salmunnà, i cui nomi significano “vittime” e, forse, “ombra vagante” (vedi 8,5).

8,6 Succot: città a nord della foce dello Iabbok.

8,8 Penuèl: lungo il corso dello Iabbok, circa a otto chilometri al di là di Succot.

8,27 fece un efod: cioè un oggetto cultuale (Es 28,6-14; Gdc 17,5; 18,14-20; 1Sam 14,18.41), che il testo considera come idolatrico.

8,33 Baal-Berit: è il dio dell’alleanza venerato dai Cananei di Sichem; in 9,46 viene chiamato El-Berit.

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Approfondimenti

8,4-21. Il brano si riferisce non a un nuovo episodio, legato al precedente, ma a una iniziativa militare di Gedeone, in Transgiordania. Non necessariamente l'esercito dev'essere ancora di «trecento uomini» (v. 4). A questa riduzione eccessiva corrisponde l'esagerazione in senso opposto, al v. 10, riferita al numero dei nemici. Le zone interessate sono qui Succot (= «capanne») e Penuel (= «volto di El»), due località poste sulle rive dello Iabbok, nella valle del Giordano. La narrazione procede in maniera diversa dal capitolo precedente. Manca la menzione dell'intervento di JHWH, sia nel comandare a Gedeone di intraprendere questa nuova iniziativa militare, sia nel garantire, con segni miracolosi, la vittoria sul nemico. Gedeone stesso agisce non tanto come inviato carismatico di JHWH in funzione di tutto Israele, quanto piuttosto come esponente di un clan, disinteressato alla causa comune e attento a vendicare offese familiari. In un primo momento (vv. 4-8) il testo presenta i motivi del contrasto fra Gedeone e gli abitanti di Succot e di Penuel, che dovranno pagare a caro prezzo il loro rifiuto di aiutare i soldati «stanchi e affamati» (v. 4). I vv. 10-12 presentano la sconfitta dell'esercito dei due re medi, Zebach e Zalmunna, i cui nomi in ebraico sono ironicamente storpiati e suonano come «uccisione» e «rifugio negato»; i vv. 13-17 descrivono la terribile vendetta di Gedeone contro gli abitanti di Succot e Penuel. Con i primi Gedeone procede con una forma di tortura raffinata: la battitura con fasci di spine. Con i secondi la sua crudeltà è ancora maggiore. I vv. 18-21 descrivono un nuovo episodio, che avviene probabilmente in un altro luogo, forse a Ofra, la città di Gedeone. Vi si parla della vendetta del protagonista, una vera e propria vendetta di sangue, ispirata alla giustizia tribale, caratteristica del periodo precedente la monarchia. La vendetta dev'essere fatta da un esponente della famiglia. Gedeone vorrebbe iniziare a questa funzione, ritenuta un sacrosanto diritto e dovere, oltre che un onore, il primogenito, che però non ne è ancora all'altezza. Del resto, i capi nemici preferiscono morire per mano di un soldato di valore.

8,22-28. I vv. 22-23 illuminano un aspetto di grande importanza per la storia d'Israele, che sarà percorsa, d'ora in poi, da due opposte tendenze, l'una in favore della monarchia, l'altra contro di essa. Il desiderio degli Israeliti di avere un re nasce dalla necessità di una conduzione politica e militare unitaria e forte, che garantisca stabilità e tranquillità. La risposta di Gedeone (v. 23) afferma un principio che, anche in futuro, sarà alla base di ogni tendenza antimonarchica: solo JHWH è re d'Israele. Il fenomeno abbozzato in questi due versetti si ripete su larga scala in 1Sam 8ss. Là il desiderio degli Israeliti di avere un re è considerato da JHWH un rifiuto della sua sovranità (1Sam 8,7s.). Si noti come già qui la concezione del re sia legata strettamente a quella del combattente che “salva” o “libera” Israele (vv. 6,14s.31.36s.). I vv. 24-28 possono essere considerati una prima conclusione delle storie di Gedeone, il quale rinuncia a diventare re, ma non alla parte del bottino che gli spetta come capo della sua gente. Il termine efod indica altrove un paramento del culto. In Es 28,6ss.; 39,2-7 è una specie di grembiule dorato che il sommo sacerdote indossa, applicandolo alle spalle con due strisce. 1Sam 2,18 parla di un efod di lino portato da Samuele in servizio nel santuario. Qui invece il termine sembra riferirsi a una specie di statua o simulacro, a meno che non si voglia pensare a un manto prezioso usato per rivestire una statua. In ogni caso il narratore l'interpreta come un oggetto idolatrico, davanti al quale si prostra in adorazione «tutto Israele», un'espressione questa che è esagerata; induce infatti a pensare ad un'aggiunta successiva, dovuta alla tendenza già notata spesso a dare valenza nazionale ai liberatori tribali o locali. La notizia comunque prelude alla tragedia cui va incontro la famiglia di Gedeone. Di essa si parla nel capitolo che segue. Il v. 28 chiude, con una formula tipicamente deuteronomistica, la storia di Gedeone liberatore.

8,29-35. Più che una seconda conclusione alla storia di Gedeone, questi versetti costituiscono un'introduzione al capitolo seguente. Gedeone è presentato con i tratti del personaggio potente e con i contrassegni tipici di tale potenza: un grande numero di mogli e di figli. Il termine tradotto con «concubina» (v. 31) indica una moglie di rango inferiore. Essa appartiene al clan della madre di Gedeone e continua a vivere tra la sua gente, insieme ai suoi figli, dei quali è menzionato qui Abimelech, il protagonista del c. 9. La morte di Gedeone (v. 32) è descritta sulla falsariga della morte di Abramo e di Davide, a indicare l'importanza che la tradizione attribuisce al personaggio. I vv. 33-35 riportano le formule usuali sul traviamento d'Israele, che si ripete con puntualità alla morte di ciascun liberatore. In questo caso sembrerebbe che, anziché il sincretismo, sia avvenuto un vero e proprio cambiamento di religione. Gli Israeliti, si dice (v. 33), «presero Baal-Berit (= Baal dell'alleanza) come loro dio». Baal-Berit era il dio di Sichem, centro importante ancor prima dell'ingresso in Canaan degli Israeliti. La superiore cultura urbana dei Cananei rischia di soffocare la cultura ebraica nella sua stessa anima, ossia nella sua componente religiosa.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ierub-Baal dunque, cioè Gedeone, con tutta la gente che era con lui, alzatosi di buon mattino, si accampò alla fonte di Carod. Il campo di Madian era, rispetto a lui, a settentrione, ai piedi della collina di Morè, nella pianura. 2Il Signore disse a Gedeone: “La gente che è con te è troppo numerosa, perché io consegni Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: “La mia mano mi ha salvato”. 3Ora annuncia alla gente: “Chiunque ha paura e trema, torni indietro e fugga dal monte di Gàlaad”“. Tornarono indietro ventiduemila uomini tra quella gente e ne rimasero diecimila. 4Il Signore disse a Gedeone: “La gente è ancora troppo numerosa; falli scendere all'acqua e te li metterò alla prova. Quello del quale ti dirò: “Costui venga con te”, verrà; e quello del quale ti dirò: “Costui non venga con te”, non verrà”. 5Gedeone fece dunque scendere la gente all'acqua e il Signore gli disse: “Quanti lambiranno l'acqua con la lingua, come la lambisce il cane, li porrai da una parte; quanti, invece, per bere, si metteranno in ginocchio, li porrai dall'altra”. 6Il numero di quelli che lambirono l'acqua portandosela alla bocca con la mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio per bere l'acqua. 7Allora il Signore disse a Gedeone: “Con questi trecento uomini che hanno lambito l'acqua, io vi salverò e consegnerò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua”. 8Essi presero dalle mani della gente le provviste e i corni; Gedeone rimandò tutti gli altri Israeliti ciascuno alla sua tenda e tenne con sé i trecento uomini. L'accampamento di Madian gli stava al di sotto, nella pianura.

9In quella stessa notte il Signore disse a Gedeone: “Àlzati e piomba sul campo, perché io l'ho consegnato nelle tue mani. 10Ma se hai paura di farlo, scendi con il tuo servo Pura 11e ascolterai quello che dicono; dopo, prenderai vigore per piombare sul campo”. Egli scese con Pura, suo servo, fino agli avamposti dell'accampamento. 12I Madianiti, gli Amaleciti e tutti i figli dell'oriente erano sparsi nella pianura, numerosi come le cavallette, e i loro cammelli erano senza numero, come la sabbia che è sul lido del mare. 13Quando Gedeone vi giunse, un uomo stava raccontando un sogno al suo compagno e gli diceva: “Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una pagnotta d'orzo rotolare nell'accampamento di Madian: giunse alla tenda, la urtò e la rovesciò e la tenda cadde a terra”. 14Il suo compagno gli rispose: “Questo non è altro che la spada di Gedeone, figlio di Ioas, uomo d'Israele; Dio ha consegnato nelle sue mani Madian e tutto l'accampamento”.

15Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua interpretazione, si prostrò; poi tornò al campo d'Israele e disse: “Alzatevi, perché il Signore ha consegnato nelle vostre mani l'accampamento di Madian”. 16Divise i trecento uomini in tre schiere, mise in mano a tutti corni e brocche vuote con dentro fiaccole 17e disse loro: “Guardate me e fate come farò io; quando sarò giunto ai limiti dell'accampamento, come farò io, così farete voi. 18Quando io, con quanti sono con me, suonerò il corno, anche voi suonerete i corni intorno a tutto l'accampamento e griderete: “Per il Signore e per Gedeone!”“. 19Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all'estremità dell'accampamento, all'inizio della veglia di mezzanotte, quando avevano appena cambiato le sentinelle. Suonarono i corni spezzando la brocca che avevano in mano. 20Anche le tre schiere suonarono i corni e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra, e con la destra i corni per suonare, e gridarono: “La spada per il Signore e per Gedeone!”. 21Ognuno di loro rimase al suo posto, attorno all'accampamento: tutto l'accampamento si mise a correre, a gridare, a fuggire. 22Mentre quelli suonavano i trecento corni, il Signore fece volgere la spada di ciascuno contro il compagno, per tutto l'accampamento. L'esercito fuggì fino a Bet-Sitta, verso Sererà, fino alla riva di Abel-Mecolà, presso Tabbat. 23Gli Israeliti si radunarono da Nèftali, da Aser e da tutto Manasse e inseguirono i Madianiti. 24Intanto Gedeone aveva mandato messaggeri per tutte le montagne di Èfraim a dire: “Scendete contro i Madianiti e occupate prima di loro le acque fino a Bet-Bara e anche il Giordano”. Così tutti gli uomini di Èfraim si radunarono e occuparono le acque fino a Bet-Bara e anche il Giordano. 25Presero due capi di Madian, Oreb e Zeeb; uccisero Oreb alla roccia di Oreb, e Zeeb al torchio di Zeeb. Inseguirono i Madianiti e portarono le teste di Oreb e di Zeeb a Gedeone, oltre il Giordano.

__________________________ Note

7,1 Gedeone si accampa ai piedi dei monti di Gèlboe, presso la fonte di Carod, nome che significa “avere paura”, “tremare” (vedi 7,3). Il campo dei Madianiti è un po’ più a nord-ovest, ai piedi della collina di Morè, zona collinare del Piccolo Ermon.

7,13 La pagnotta d’orzo che rotola sulla tenda è simbolo di un popolo agricolo, cioè degli Israeliti dediti da tempo all’agricoltura; la tenda che cade perché urtata dalla pagnotta è simbolo di un popolo nomade, cioè dei Madianiti.

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Approfondimenti

7,1-8,3. Il brano ha tre momenti:

  • vv. 1-8, la selezione dei combattenti;
  • vv. 9-14, il sogno e la sua interpretazione;
  • 7,15-8,3, l'assalto all'accampamento dei Madianiti e la disfatta del nemico.

Nella prima unità uno dei temi centrali della storia deuteronomistica (la salvezza è dono di JHWH) trova una esemplificazione eloquente e famosa. JHWH ordina ripetutamente a Gedeone di ridurre le sue truppe, che sono «troppo numerose» (vv. 2.4). In tre selezioni successive (vv. 2-8), Gedeone arriva a comporre un drappello agile e imprevedibile. Il dato ha due risvolti. Uno teologico, di cui s'è già detto. JHWH, paradossalmente, aiuta il debole e regala vittorie impossibili. L'altra concerne la strategia militare. Contro i beduini ben armati e avvezzi a combattere, Gedeone sceglie non lo scontro aperto, bensì l'espediente astuto, che spaventa e disperde il nemico, come ci diranno i vv. 16ss.

La seconda unità (v. 9-14) presenta un segno premonitore di quanto accadrà. Anche per l'Israelita il sogno è visto come mezzo per comunicare con la divinità e cogliere gli eventi futuri. Basti pensare a Gn 40,1ss. (Giuseppe interpreta i sogni nella prigione) e a Dn 2ss. (le interpretazioni da parte di Daniele dei sogni del re). Non mancano peraltro passi dell'Antico Testamento che mettono in guardia contro i sogni. Dt 13,2-6 ammonisce dal prestare ascolto a profeti e sognatori avversi allo jahvismo. Geremia (23,25ss.) fa una distinzione netta tra la parola di JHWH e il sogno del profeta menzognero. Qui il dato è eccezionale: il sogno è fatto ed è interpretato da un non ebreo. Nel caso concreto «la pagnotta d'orzo» (v. 13) simboleggia gli Israeliti, oramai trasformati in agricoltori. La conclusione del brano (v. 14) ripete un motivo comune della guerra santa: JHWH ha già deciso l'esito della battaglia.

La terza unità (7,15-8,3) descrive la messa in atto dello stratagemma escogitato da Gedeone, e la conseguente vittoria sul nemico. I trecento soldati di Gedeone, suddivisi in tre gruppi, raggiungono l'accampamento nemico senza farsi notare e lo circondano, lasciando un'unica via d'uscita verso il Giordano. Al segnale di Gedeone, il suono delle trombe, l'agitarsi delle fiaccole, il fracasso delle brocche spezzate, semina il panico nei beduini svegliati di soprassalto, i quali fuggono verso i guadi del fiume, colpendosi a vicenda. La presenza di Efraim a questo punto (7,24-8,3) è difficile da spiegare. Non sembra verosimile una sua convocazione e un suo intervento in questo momento, anche se è plausibile che abbiano collaborato alle campagne militari di Ge-deone. In questo episodio la tribù di Efraim figura contrapposta al clan di Abiezer, il che conferma il carattere orgoglioso degli Efraimiti. Efraim mirava a diventare la tribù guida di tutto Israele. La sua aggressività e voglia di espansione sono ricordate in Gs 17, 14-18. Anche in Gdc 12, 1-6 essa si troverà contro le altre tribù. Saranno gli Efraimiti a spingere alla divisione dei due regni, dopo la morte di Salomone (1Re 12,1ss.).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Gedeone (6,1-9,57) 1Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani di Madian per sette anni. 2La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le caverne e le cime scoscese. 3Ogni volta che Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalèk e i figli dell'oriente venivano contro di lui, 4si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti della terra fino alle vicinanze di Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: né pecore né buoi né asini. 5Venivano, infatti, con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette – essi e i loro cammelli erano senza numero – e venivano nella terra per devastarla. 6Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore. 7Quando gli Israeliti ebbero gridato al Signore a causa di Madian, 8il Signore mandò loro un profeta che disse: “Dice il Signore, Dio d'Israele: Io vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho fatto uscire dalla condizione servile. 9Vi ho strappato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di quanti vi opprimevano; li ho scacciati davanti a voi, vi ho dato la loro terra 10e vi ho detto: “Io sono il Signore, vostro Dio; non venerate gli dèi degli Amorrei, nella terra dei quali abitate”. Ma voi non avete ascoltato la mia voce”.

11Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. 12L'angelo del Signore gli apparve e gli disse: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!”. 13Gedeone gli rispose: “Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall'Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian”. 14Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Va' con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?”. 15Gli rispose: “Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”. 17Gli disse allora: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. 18Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti”. Rispose: “Resterò fino al tuo ritorno”. 19Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un'efa di farina fece focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20L'angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e le focacce azzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo”. Egli fece così. 21Allora l'angelo del Signore stese l'estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime, e l'angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. 22Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse: “Signore Dio, ho dunque visto l'angelo del Signore faccia a faccia!”. 23Il Signore gli disse: “La pace sia con te, non temere, non morirai!”. 24Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò “Il Signore è pace”. Esso esiste ancora oggi a Ofra degli Abiezeriti.

25In quella stessa notte il Signore gli disse: “Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l'altare di Baal che appartiene a tuo padre, e taglia il palo sacro che gli sta accanto. 26Costruisci un altare al Signore, tuo Dio, sulla cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai tagliato”. 27Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come il Signore gli aveva ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura dei suoi parenti e della gente della città, lo fece di notte. 28Quando il mattino dopo la gente della città si alzò, ecco che l'altare di Baal era stato demolito, il palo sacro accanto era stato tagliato e il secondo giovenco era offerto in olocausto sull'altare che era stato costruito. 29Si dissero l'un altro: “Chi ha fatto questo?”. Investigarono, si informarono e dissero: “Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo”. 30Allora la gente della città disse a Ioas: “Conduci fuori tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l'altare di Baal e ha tagliato il palo sacro che gli stava accanto”. 31Ioas rispose a quanti insorgevano contro di lui: “Volete difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Chi vorrà difendere la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se è davvero un dio, difenda da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare”. 32Perciò in quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub-Baal, perché si disse: “Baal difenda la sua causa contro di lui, perché egli ha demolito il suo altare”.

33Tutti i Madianiti, Amalèk e i figli dell'oriente si radunarono, passarono il Giordano e si accamparono nella valle di Izreèl. 34Ma lo spirito del Signore rivestì Gedeone; egli suonò il corno e gli Abiezeriti furono convocati al suo seguito. 35Egli mandò anche messaggeri in tutto Manasse, che fu pure chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali, le quali vennero a unirsi agli altri. 36Gedeone disse a Dio: “Se tu stai per salvare Israele per mano mia, come hai detto, 37ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se ci sarà rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resterà asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto”. 38Così avvenne. La mattina dopo Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua. 39Gedeone disse a Dio: “Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, una volta ancora: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno”. 40Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno.

__________________________ Note

6,1-9,57 l lungo ciclo di Gedeone mette insieme materiali di diversa epoca e provenienza e può essere così ripartito: vocazione di Gedeone (c. 6); campagna militare a ovest del Giordano (7,1-8,3); campagna a est del Giordano (8,4-35); vicenda di Abimèlec (c. 9). Il Deuteronomista si è limitato ad aggiungere la sua teologia dei quattro momenti (vedi introduzione) e l’intervento di un profeta anonimo. Il duplice nome, Gedeone e Ierub-Baal (6,32), attribuito al protagonista, indica probabilmente la fusione di due diversi personaggi e dei rispettivi gruppi etnici.

6,2-3 I Madianiti, con i quali Mosè era imparentato (Es 2,11-3,1), erano nomadi che avevano il loro centro a nord-est della penisola del Sinai. I figli di Amalèk e i figli dell’oriente, che il ciclo di tanto in tanto affianca ai Madianiti, erano rispettivamente popolazioni a sud della terra di Canaan e, genericamente, a est del Giordano.

6,11-24 Il racconto della vocazione di Gedeone richiama sia Gen 18, sia altre scene di vocazione (vedi, ad es., Es 3; Ger 1,4-10) e soprattutto la vocazione di Saul in 1Sam 9. L’angelo del Signore: si alterna nel testo con Signore (v. 14); Abiezerita: appartenente a un piccolo clan della tribù di Manasse.

6,32 fu chiamato Ierub-Baal: il testo prende questo nome in senso canzonatorio: “Baal difenda/protegga se stesso”, cosa che non ha fatto! Ma in sé il nome è una invocazione: “Baal difenda/protegga”, analogo a Ioiarib: “il Signore difenda/protegga”.

6,34 lo spirito del Signore rivestì Gedeone: per proteggerlo (vedi 1Cr 12,19) e metterlo in grado di coinvolgere anche altri nella missione che deve compiere.

6,35 Il versetto menziona tutto Manasse e le tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali. Ma forse è un ampliamento, perché in 8,2 viene menzionato solo il clan di Abièzer.

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Approfondimenti

6,1-9,57. I cc. 6-9 si riferiscono a una situazione diversa da quella di Debora. È chiaro che gli Israeliti si sono ormai insediati nel paese e trasformati in contadini, dediti all'agricoltura ed esposti alle irruzioni improvvise e impietose dei beduini del deserto. Il testo parla più volte della tribù di Madian, che opera insieme agli Amaleciti e ai «figli dell'oriente» (6,3.33; 7,12). Si tratta di tribù nomadi, dedite al commercio e al trasporto di mercanzie. Questi beduini hanno ormai a disposizione il cammello, che sostituisce l'asino ed è molto più robusto, resistente è veloce. Nel libro dei Giudici abbiamo la più antica notizia letteraria di tribù nomadi guerriere che cavalcano cammelli. Queste “razzie” (dall'arabo razwa, «scorreria, assalto improvviso») erano diventate possibili proprio grazie all'addomesticamento dei cammelli, o meglio dei dromedari, verso la fine del secondo millennio a.C. Con questa “nave del deserto” era possibile attraversare ampie zone prive d'acqua. I Madianiti possedevano cammelli «senza numero, come la sabbia sulla riva del mare» (Gdc 7, 12). Israele si vede totalmente esposto alle loro scorrerie, specialmente durante il raccolto.

Ma accanto a questo pericolo se ne presentano altri, connessi. Quello del sincretismo, ad esempio, per cui gli Israeliti, insieme all'arte della coltivazione, sono portati a mutuare dai Cananei anche i riti e le credenze religiose. I cambiamenti sociali, il bisogno di maggiore sicurezza, protezione e stabilità, sembrano spingere gli Israeliti verso l'istituzione monarchica (8,22), un fenomeno che risulterà centrale nella storia successiva d'Israele.

Questi quattro capitoli attingono a tradizioni diverse, messe insieme dal redattore Deuteronomista, di cui è facile scorgere la presenza nelle frasi stereotipe ricorrenti, che fanno da cornice e da punti di sutura alle varie unità.

La figura dominante è Gedeone (cc. 6-8), il personaggio sin qui presentato con maggior ampiezza e articolazione. Abimelech (c. 9), figlio di Gedeone, non è un giudice e la sua attività non va a beneficio d'Israele. Non è eletto da JHWH, non è foriero di vittoria e di pace, muore di morte violenta. Nell'economia del libro è una figura destinata a fare da contrasto a Gedeone.

6,1-40. Le tradizioni su Gedeone provengono dalla tribù di Manasse e si riferiscono alle spedizioni militari contro i Madianiti. Nei fatti narrati qui si riscontrano doppioni: una volta l'eroe del racconto si chiama Gedeone, l'altra Ierub-Baal; da un lato vengono uccisi due principi madianiti, Oreb e Seeb, nella valle del Giordano, dall'altro due re madianiti, Zebach e Lalmunna, nella Transgiordania. Per queste e altre ragioni, l'esegesi storico-critica ipotizza che nella storia di Gedeone siano confluite due diverse tradizioni, con i rispettivi episodi. Certamente, lo scontro d'Israele con Madian fu ben più complesso e lungo di quanto narrino queste pagine bibliche, che concentrano tutto attorno a un personaggio e a una battaglia. L'importanza storica di questi eventi sta nel fatto che la migrazione di gruppi beduini in Israele, ripetutasi più volte nel corso dei secoli e alla quale avevano preso parte anche alcuni antenati delle tribù israelitiche, ora viene definitivamente bloccata. Con la vittoria sui Madianiti, Israele si libera di un nemico acerrimo, e di questo evento storico è stata conservata memoria per lungo tempo, come attesta l'espressione «il giorno di Madian» usata anche altrove nella Bibbia. Cfr., ad esempio, Is 9,3: «Poiché il giogo che gli pesava, e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato, come nel giorno di Madian». Il brano isaiano prosegue (v. 5): «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». Poiché la cristianità vede in questo bambino il Cristo, il «giorno di Madian» può essere anche per noi un'espressione tipica per indicare il Dio che ci libera da ogni necessità e oppressione.

Il c. 6 di Gdc, sulla vocazione di Gedeone e sulle sue prime imprese, presenta:

  • a) la situazione di peccato e di oppressione d'Israele (vv. 1-10);
  • b) la vocazione di Gedeone (vv. 11-24);
  • c) l'abbattimento dell'altare di Baal (vv. 25-32);
  • d) la chiamata alle armi e la prova del vello (vv. 33-40).

1-10. In origine i Madianiti, che possedevano zone da pascolo non lontane dal Sinai, sulla via per l'Egitto, mantennero rapporti amichevoli con gli Ebrei. Gn 25,2-4 li fa discendenti di Abramo. Mosè sposa una donna madianita (Es 2,15ss.) e la sua visione del roveto ardente avviene a Madian (Es 3,2). Ora invece le loro invasioni e violenze sono un vero flagello per Israele. Anche gli Amaleciti sono un'antica tribù nomade (Gn 14,7; 36,12) del Negheb (Nm 13,29). Saul intraprenderà una guerra di sterminio contro di loro (1Sam 15,1ss.). Quanto ai «figli dell'oriente», si tratta di una tribù legata al nome geografico dell'oriente, a meno che l'espressione non venga tradotta con «altri popoli d'oriente», il che la renderebbe ancor più generica. L'invio del “profeta” da parte di JHWH (vv. 8-10) corrisponde all'invio del “messaggero” di 2,1-5. In ambedue i brani si ha l'accusa contro Israele infedele, sottolineata contrapponendo a questa infedeltà i benefici di JHWH.

11-24. Il tenore del racconto richiama scene analoghe nelle vicende dei patriarchi, e soprattutto l'apparizione di JHWH ad Abramo in Gn 18, dove la divinità assume gli stessi tratti antropomorfici e dialoga con l'uomo. Il nostro brano parla dell'«angelo di JHWH» (vv. 11.12.20.22) e di «JHWH» (vy. 12.14.16.23) indifferentemente, sempre in riferimento al misterioso personaggio che si presenta a Gedeone. Si tratta chiaramente dello stesso JHWH. Qui l'espressione «angelo di JHWH» o «messaggero di JHWH» indica JHWH in quanto appare, nel suo manifestarsi e ostentarsi all'uomo. La scena è dominata dal dialogo tra JHWH e Gedeone ed è analoga, nei suoi elementi strutturali, ad altre scene di vocazione (Es 3; Ger 1,4-10, e soprattutto 1Sam 9):

  • intervento di JHWH che intende affidare alla persona scelta un incarico (vv. 11-14);
  • resistenza opposta dall'interessato e sue obiezioni (v. 15);
  • assicurazione da parte di JHWH del suo aiuto (v. 16);
  • richiesta di un segno (vv. 17s.);
  • JHWH acconsente a dare un segno (vv. 20-21).

Sotto alcuni aspetti tuttavia, il racconto di vocazione di Gdc 6 si trova particolarmente vicino soprattutto al racconto della vocazione di Saul (1Sam 9) e anticipa elementi di una struttura che sarà più tardi alla base delle vocazioni profetiche. I momenti del racconto di vocazione veterotestamentario si ritroveranno poi nell'annunciazione dell'angelo a Maria di Lc 1,26-38. Anche la reazione finale di Gedeone è un motivo ricorrente nell'Antico Testamento (vv. 22-23). Vedere JHWH faccia a faccia implica il pericolo di morire e suscita terrore. La costruzione di un altare (v. 24) a ricordo dell'evento richiama una consuetudine già riscontrata nei casi di Abramo (Gn 12,7), Isacco (Gn 26,25) e Giacobbe (Gn 35,1ss.).

25-32. Questo racconto della costruzione di un altro altare è considerato dalla critica parallelo al precedente. 6,11-24 è un racconto di vocazione, questo invece è un racconto di conversione a JHWH del protagonista, concretizzata nella distruzione dell'altare al dio cananeo Baal, in esercizio nell'aia di suo padre, e nella costruzione di un altare a JHWH. Il brano apre uno squarcio sulla situazione di sincretismo in cui viveva Israele in quel periodo. Il padre di Gedeone, ebreo, possiede un altare, che è usato da lui e dai vicini per sacrificare a Baal, dio cananeo della fertilità. Tocca a suo figlio ora provocare, con un gesto coraggioso, una decisione per JHWH contro gli dei pagani. È questa la prima iniziativa di Gedeone, chiamato a mostrare non solo la sua fede esclusiva in JHWH, ma anche i suo ardimento, necessario per reagire alle resistenze della popolazione locale. Il nome nuovo dato a Gedeone, Ierub-Baal, significa per sé «Baal combatta (per lui)», o «Baal (lo) difenda». È questo un altro indizio della situazione di sincretismo in cui vive Israele. Portare un nome composto con Baal non è considerato atto sacrilego. A meno che «Baal» non sia inteso nel suo senso etimologico, di «signore, padrone» e, come tale, sia applicato anche a JHWH. Più tardi, onde evitare qualsiasi parvenza di sincretismo, lo jahvismo autentico considererà blasfemo tale nome, che sarà trasformato in bošet (= infamia, vergogna). Anche Ierub-Baal diventerà Ierub-bošet (2Sam 11,21, TM; cfr. un caso analogo in 2Sam 2,8, dove Is-Baal è trasformato dal TM in Iš-bošet = figlio dell'infamia).

33-40. Il brano potrebbe essere ricollegato direttamente a 6,6 e segnare l'inizio della storia di Gedeone in termini analoghi a quella dei “giudici maggiori” precedenti, per i quali, invece di storie di vocazione e di conversione, si aveva l'intervento improvviso dello «spirito di JHWH» che investe con la sua forza l'eletto (v. 34, vedi 3,10). La scena non descrive una teofania. Gedeone interroga Dio e chiede un segno, una prima volta. Il segno gli viene concesso (vv. 36-38). Non contento, Gedeone ripete la richiesta, variandola, e Dio acconsente ancora (vv. 39-40). Il nuovo “giudice” ha iniziato intanto a raccogliere attorno a sé guerrieri anzitutto dal suo clan, la gente di Abiezer (v. 34, cfr. 6,11), e dalla tribù di Manasse. Quindi ha esteso il suo appello alle tribù di Aser, Zabulon e Neftali (v. 35). Più avanti (7,24-25) saranno coinvolti anche «gli uomini di Efraim».

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Cantico di Dèbora 1In quel giorno Dèbora, con Barak, figlio di Abinòam, elevò questo canto: 2“Ci furono capi in Israele per assumere il comando; ci furono volontari per arruolarsi in massa: benedite il Signore! 3Ascoltate, o re, porgete l'orecchio, o sovrani; io voglio cantare al Signore, voglio cantare inni al Signore, Dio d'Israele! 4Signore, quando uscivi dal Seir, quando avanzavi dalla steppa di Edom, la terra tremò, i cieli stillarono, le nubi stillarono acqua. 5Sussultarono i monti davanti al Signore, quello del Sinai, davanti al Signore, Dio d'Israele. 6Ai giorni di Samgar, figlio di Anat, ai giorni di Giaele, erano deserte le strade e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi. 7Era cessato ogni potere, era cessato in Israele, finché non sorsi io, Dèbora, finché non sorsi come madre in Israele. 8Si preferivano dèi nuovi, e allora la guerra fu alle porte, ma scudo non si vedeva né lancia per quarantamila in Israele. 9Il mio cuore si volge ai comandanti d'Israele, ai volontari tra il popolo: benedite il Signore! 10Voi che cavalcate asine bianche, seduti su gualdrappe, voi che procedete sulla via, meditate; 11unitevi al grido degli uomini schierati fra gli abbeveratoi: là essi proclamano le vittorie del Signore, le vittorie del suo potere in Israele, quando scese alle porte il popolo del Signore. 12Déstati, déstati, o Dèbora, déstati, déstati, intona un canto! Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri, o figlio di Abinòam!

13Allora scesero i fuggiaschi per unirsi ai prìncipi; il popolo del Signore scese a sua difesa tra gli eroi. 14Quelli della stirpe di Èfraim scesero nella pianura, ti seguì Beniamino fra le tue truppe. Dalla stirpe di Machir scesero i comandanti e da Zàbulon chi impugna lo scettro del comando. 15I prìncipi di Ìssacar mossero con Dèbora, Barak si lanciò sui suoi passi nella pianura. Nei territori di Ruben grandi erano le esitazioni. 16Perché sei rimasto seduto tra gli ovili ad ascoltare le zampogne dei pastori? Nei territori di Ruben grandi erano le dispute. 17Gàlaad sta fermo oltre il Giordano e Dan perché va peregrinando sulle navi? Aser si è stabilito lungo la riva del mare e presso le sue insenature dimora. 18Zàbulon invece è un popolo che si è esposto alla morte, come Nèftali, sui poggi della campagna! 19Vennero i re, diedero battaglia, combatterono i re di Canaan a Taanac, presso le acque di Meghiddo, ma non riportarono bottino d'argento. 20Dal cielo le stelle diedero battaglia, dalle loro orbite combatterono contro Sìsara. 21Il torrente Kison li travolse; torrente impetuoso fu il torrente Kison. Anima mia, marcia con forza! 22Allora martellarono gli zoccoli dei cavalli al galoppo, al galoppo dei destrieri.

23Maledite Meroz – dice l'angelo del Signore –, maledite, maledite i suoi abitanti, perché non vennero in aiuto al Signore, in aiuto al Signore tra gli eroi. 24Sia benedetta fra le donne Giaele, la moglie di Cheber il Kenita, benedetta fra le donne della tenda! 25Acqua egli chiese, latte ella diede, in una coppa da prìncipi offrì panna. 26Una mano ella stese al picchetto e la destra a un martello da fabbri, e colpì Sìsara, lo percosse alla testa, ne fracassò, ne trapassò la tempia. 27Ai piedi di lei si contorse, cadde, giacque; ai piedi di lei si contorse, cadde; dove si contorse, là cadde finito. 28Dietro la finestra si affaccia e si lamenta la madre di Sìsara, dietro le grate: “Perché il suo carro tarda ad arrivare? Perché così a rilento procedono i suoi carri?“. 29Le più sagge tra le sue principesse rispondono, e anche lei torna a dire a se stessa: 30“Certo han trovato bottino, stan facendo le parti: una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo; un bottino di vesti variopinte per Sìsara, un bottino di vesti variopinte a ricamo; una veste variopinta a due ricami è il bottino per il mio collo”.

31Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! Ma coloro che ti amano siano come il sole, quando sorge con tutto lo splendore”.

Poi la terra rimase tranquilla per quarant'anni.

__________________________ Note

5,1-31 Questo breve poema molto antico, detto cantico di Dèbora, narra lo stesso evento di 4,1-23.

5,4-5 Seir… Edom… Sinai: stanno a indicare il meridione d’Israele; un’antica tradizione attesta che Dio abita nel sud e da qui viene in aiuto al suo popolo (Dt 33,2; Sal 68,8-9; Ab 3,3).

5,14-18 In questa antichissima lista di tribù mancano Giuda e Simeone, perché lontane o perché le comunicazioni sono state tagliate. Machir (v. 14) sta per Manasse occidentale, Gàlaad (v. 17) sta forse per Gad.

5,19 Vennero i re: si trattò, quindi, di una coalizione e non di un singolo re, come dice il testo in prosa. Taanac e Meghiddo sono due delle più importanti città che sorgono a controllo della valle di Izreèl. Le acque di Meghiddo sono forse il piccolo torrente che passa vicino a questa città e si getta nel Kison.

5,23 Maledite Meroz: forse una città posta a sud di Kedes di Nèftali, che non ha partecipato al combattimento.

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Approfondimenti

5,1-31. Questa mirabile composizione poetica è detta “cantico di Debora” non perché sia stata scritta da Debora, nonostante i vv. 1 e 7. Debora (in ebraico significa «ape») è anzi direttamente interpellata nel cantico (v. 12). Il poema fa menzione esplicita di Giaele, dichiarandola «benedetta fra le donne» (v. 24). Ma la lode e la benedizione espresse con grande lirismo nel carme si concentrano soprattutto su JHWH e sulle sue vittorie in favore d'Israele. L'autore ha fatto uso, verosimilmente, di materiale antecedente. Per altro è egli stesso da collocare in un periodo molto antico, forse non molto tempo dopo i fatti, nel sec. XI a.C. Lungo il cantico si alternano descrizioni in terza persona, del peccato d'Israele (vv. 6-8), o delle varie tribù (vv. 14-18), o della battaglia (vv. 19-22), a invocazioni dirette, in cui l'autore si rivolge o a Israele, per invitarlo a benedire JHWH (v. 2.9-11), oppure ai nemici (v. 3), allo stesso JHWH (v. 4), o anche a Debora (v. 12) e a Barak (v. 12b).

Le scene proposte di volta in volta sono di grande intensità e vivacità. Il poeta, in prima persona, emerge qua e là d'improvviso, invitando, interrogando, rimproverando, minacciando. Il canto è chiuso da tre unità, la cui diversità d'accento e di contenuto crea contrasti di notevole effetto: un invito a maledire (v. 23), la già menzionata benedizione di Giaele, dilatata nella agile, crudele e compiacente descrizione della sua impresa (vv. 24-27), e infine il quadro di singolare intensità e modernità della madre di Sisara, che attende invano il ritorno del figlio ucciso. Tra i tanti aspetti mirabili di questa pagina, che è tra le più notevoli della letteratura antica, c'è anche il rilievo dato alle tre figure femminili, Debora, Giaele e la madre di Sisara, scolpite con raffinatezza.

1. Il versetto è un'aggiunta fatta in un secondo momento. Né Debora né Barak (nonostante il v. 7) figurano come autori, lungo tutto il cantico.

4-5. Cfr. per teofanie analoghe, Dt 33,2; Sal 68,8s.; Ab 3,3-15. JHWH esce dal sud, dove abita (Seir qui indica genericamente la regione di Edom) e procede accompagnato da fenomeni naturali straordinari. Il cosmo e la natura segnalano e veicolano la presenza potente di JHWH. In altre teofanie JHWH arriva dal nord (Ez 1,4), o da Sion (Sal 50,2). È sempre accompagnato da sconvolgimenti cosmici. Oltre al terremoto, alle nubi e alla pioggia, elencati qui, Sal 18,8-16 menziona il tuono, il lampo, il fumo, la grandine, le tenebre. Al profeta Elia, invece, è dato di esperimentare una teofania opposta (1Re 19,11ss.) JHWH gli si manifesta non nella grandiosità degli elementi naturali scatenati, bensì nell'impercettibile brezza, a significare che la sua azione quotidiana e nascosta non è meno efficace delle sue gesta potenti.

6-7. Né Samgar né Giaele erano israeliti. Dovevano appartenere a clan nomadici, che in qualche modo si sono trovati a combattere dalla parte d'İsraele, contro nemici comuni. Samgar contro i Filistei (3,31) e Giaele da protagonista contro Sisara. Debora è detta «madre in Israele», con un titolo altamente onorifico.

14-18. Machir è figlio primogenito di Manasse e capo di metà della tribù omonima stanziatasi al di là del Giordano, nel territorio di Galaad e di Basan (Nm 26,29; 32,39ss.; 36,1; 1Cr 7,14-17). Nell'elenco mancano le tribù di Giuda e di Simeone. Galaad sta per Gad. Zabulon è menzionata due volte.

19-22. Qui si parla di «re di Canaan», alleatisi contro Israele, anche se il v. 20 menziona come nemico d'Israele soltanto Sisara. Il cielo combatte contro il capo delle truppe nemiche, riversando acque abbondanti, che fanno straripare il fiume e impantanare i carri dell'esercito.

23. Gli abitanti di Meroz, pur essendo Israeliti, devono essersi rifiutati di collaborare. Per questo, meritano una maledizione, che equivale all'esclusione definitiva dalla comunità d'Israele.

24-27. Può darsi che Gdt 13,18-20 si ispiri a questo passo. L'immagine intensa e non priva di gioia crudele è quella di Sisara colpito con estrema precisione e violenza alla nuca, mentre sta dissetandosi avidamente a una coppa di latte acido.

28-30. Anche il quadro finale è insolitamente vivace e patetico, carico di tragica ironia.

31. Il versetto conclusivo sintetizza la teologia del canto. Parlando della «pace», o riposo, o tranquillità, in cui viene a trovarsi «il paese», esso denuncia senza ambiguità la mano del Deuteronomista (cfr. Gs 21,44). La frase chiude questa pagina altamente poetica e riconduce il racconto nel suo alveo prosastico, ma di una prosa anch'essa molto valida sul piano letterario, come mostrano i capitoli seguenti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Dèbora e Barak 1Eud era morto, e gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del Signore. 2Il Signore li consegnò nelle mani di Iabin, re di Canaan, che regnava ad Asor. Il capo del suo esercito era Sìsara, che abitava a Caroset-Goìm. 3Gli Israeliti gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e da vent'anni opprimeva duramente gli Israeliti. 4In quel tempo era giudice d'Israele una donna, una profetessa, Dèbora, moglie di Lappidòt. 5Ella sedeva sotto la palma di Dèbora, tra Rama e Betel, sulle montagne di Èfraim, e gli Israeliti salivano da lei per ottenere giustizia. 6Ella mandò a chiamare Barak, figlio di Abinòam, da Kedes di Nèftali, e gli disse: “Sappi che il Signore, Dio d'Israele, ti dà quest'ordine: “Va', marcia sul monte Tabor e prendi con te diecimila figli di Nèftali e figli di Zàbulon. 7Io attirerò verso di te, al torrente Kison, Sìsara, capo dell'esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua gente che è numerosa, e lo consegnerò nelle tue mani”“. 8Barak le rispose: “Se vieni anche tu con me, andrò; ma se non vieni, non andrò”. 9Rispose: “Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini, perché il Signore consegnerà Sìsara nelle mani di una donna”. Dèbora si alzò e andò con Barak a Kedes. 10Barak convocò Zàbulon e Nèftali a Kedes; diecimila uomini si misero al suo seguito e Dèbora andò con lui. 11Cheber, il Kenita, si era separato dai Keniti, discendenti di Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le tende alla Quercia di Saannàim, che è presso Kedes. 12Fu riferito a Sìsara che Barak, figlio di Abinòam, era salito sul monte Tabor. 13Allora Sìsara radunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui da Caroset-Goìm fino al torrente Kison. 14Dèbora disse a Barak: “Àlzati, perché questo è il giorno in cui il Signore ha messo Sìsara nelle tue mani. Il Signore non è forse uscito in campo davanti a te?”. Allora Barak scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15Il Signore sconfisse, davanti a Barak, Sìsara con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito; Sìsara scese dal carro e fuggì a piedi. 16Barak inseguì i carri e l'esercito fino a Caroset-Goìm; tutto l'esercito di Sìsara cadde a fil di spada: non ne scampò neppure uno. 17Intanto Sìsara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele, moglie di Cheber il Kenita, perché vi era pace fra Iabin, re di Asor, e la casa di Cheber il Kenita. 18Giaele uscì incontro a Sìsara e gli disse: “Férmati, mio signore, férmati da me: non temere”. Egli entrò da lei nella sua tenda ed ella lo nascose con una coperta. 19Egli le disse: “Dammi da bere un po' d'acqua, perché ho sete”. Ella aprì l'otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. 20Egli le disse: “Sta' all'ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: “C'è qui un uomo?”, dirai: “Nessuno”“. 21Allora Giaele, moglie di Cheber, prese un picchetto della tenda, impugnò il martello, venne pian piano accanto a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì. 22Ed ecco sopraggiungere Barak, che inseguiva Sìsara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: “Vieni e ti mostrerò l'uomo che cerchi”. Egli entrò da lei ed ecco Sìsara era steso morto, con il picchetto nella tempia. 23Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Canaan, davanti agli Israeliti. 24La mano degli Israeliti si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché ebbero stroncato Iabin, re di Canaan.

__________________________ Note

4,2 Iabin: viene presentato qui come re di Canaan, ma più avanti si parla al plurale dei re di Canaan (5,19). Non sappiamo quale fosse la collocazione geografica di Caroset-Goìm.

4,4 era giudice d’Israele una donna: il personaggio dominante è la coraggiosa Dèbora, che ha accanto l’indeciso soldato Barak. Dèbora è profetessa, come Maria, la sorella di Mosè (Es 15,20), e anche giudice (4,5).

4,6 Kedes di Nèftali: a nord-ovest di quello che un tempo era il lago di Hule, oggi prosciugato: Barak deve raccogliere truppe dalle tribù del nord e concentrarle sul Tabor, a nord-est della pianura di Izreèl, zona di confine delle tribù di Zàbulon, Nèftali e Ìssacar. Oltre alle due tribù settentrionali, il cantico (5,1-31) ci dice che hanno partecipato all’impresa anche altre tribù.

4,7 Kison: è un ruscello che attraversa la pianura di Izreèl e sfocia come fiume nella baia di Haifa.

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Approfondimenti

4,1-5,31. I cc. 4 e 5 sono due versioni di un medesimo avvenimento: la vittoria delle tribù d'Israele sui re cananei alleatisi per difendere il paese e ricacciare il popolo invasore. Intorno alla figura di Debora si forma un'ampia coalizione di tribù israelitiche, comprendente Beniamino, Efraim, Zabulon, Issacar e Neftali, decise a combattere contro questi re cananei. Costoro si sono resi conto della grave minaccia costituita dagli Israeliti, oramai stabilitisi in due blocchi a nord e a sud di Canaan. Resta da occupare la fertile pianura centrale. E qui che i due eserciti si danno battaglia. I Cananei dispongono di armi d'avanguardia, i carri. Lo scontro armato non è descritto nei dettagli. Il testo mette in rilievo piuttosto la vittoria ad opera di JHWH, che si serve di una donna (Giaele) per uccidere Sisara, comandante delle truppe nemiche. La vicenda è esposta nel c. 4 in prosa, nel c. 5 nella forma di un cantico poetico, che è considerato uno dei brani più arcaici di tutto l'Antico Testamento. Vi sono differenze tra le due versioni. Il resoconto in prosa parla di Iabin, re di Canaan, mentre il carme menziona una coalizione di re cananei, cosa di per sé più verosimile. Nel racconto Sisara è il generale dell'esercito di Iabin, mentre nel cantico è il capo della lega cananea ed è re egli stesso. Il personaggio dominante è Debora, giudice e profetessa, resa ardimentosa dalla propria fede in JHWH. Accanto a lei c'è Barak, figura di soldato indeciso e privo di coraggio.

4,1-24. Il racconto ignora Samgar e si riaggancia a Eud (v. l1a). Inizia riproponendo i motivi teologici consueti, con il linguaggio solito: caduta d'Israele (v. 1b), punizione (v. 2), invocazione d'aiuto (v. 3). L'elemento «JHWH suscita un giudice» qui trova una variante, non solo nel fatto che Debora è donna, ma perché «era giudice» (v. 4), vale a dire esercitava una funzione stabile. È la prima menzione in Gdc di questa istituzione, che ci porta a distinguere tra i giudici “carismatici”, suscitati dallo spirito di JHWH in determinate occasioni, e i giudici “istituzionali”, con incombenze locali, ossia, principalmente con compiti giudiziari consistenti nel dirimere contese, nell'amministrare la giustizia tra i componenti delle varie tribù (v. 5). Ma Debora è anche profetessa (v. 4), il che le conferisce l'autorità di convocare Barak per comunicargli l'oracolo di JHWH (vv. 6-7). La descrizione dei preparativi per la battaglia e dell'esito dello scontro segue i canoni della guerra santa. Il successo è garantito (v. 7b), grazie a JHWH e non all'esercito israelitico (vv. 9b.15.18ss.). Il cantico (5,20ss.) spiega invece la sconfitta dell'esercito di Sisara: piogge violente e improvvise fecero straripare il torrente Kison, i carri cananei restarono imprigionati nel terreno fangoso, i soldati, Sisara compreso, dovettero fuggire a piedi (v. 17a). La battaglia termina comunque con lo sterminio di rito (ḥērem, vv. 16b.24), come vuole la guerra santa (cfr. Gs 7). Lo scenario è la valle di Izreel, a sud del Tabor, percorsa dal fiume Kison, che sfocia nel Mediterraneo a nord del Carmelo. Il racconto in prosa nomina esplicitamente solo le due tribù (settentrionali): Neftali e Zabulon, diversamente dal cantico (cfr. 5,14-18).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Queste sono le nazioni che il Signore lasciò sussistere, allo scopo di mettere alla prova per mezzo loro Israele, cioè quanti non avevano visto tutte le guerre di Canaan. 2Ciò avvenne soltanto per istruire le nuove generazioni degli Israeliti, per insegnare loro la guerra, perché prima non l'avevano mai conosciuta: 3i cinque prìncipi dei Filistei, tutti i Cananei, quelli di Sidone e gli Evei che abitavano le montagne del Libano, dal monte Baal-Ermon fino all'ingresso di Camat. 4Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele avrebbe obbedito ai comandi che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè. 5Così gli Israeliti abitarono in mezzo ai Cananei, agli Ittiti, agli Amorrei, ai Perizziti, agli Evei e ai Gebusei; 6ne presero in moglie le figlie, fecero sposare le proprie figlie con i loro figli e servirono i loro dèi.

STORIA DEI GIUDICI (3,7-16,31)

_Otnièl (3,7-11) 7Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, loro Dio, e servirono i Baal e le Asere. 8L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò nelle mani di Cusan-Risatàim, re di Aram Naharàim; gli Israeliti furono servi di Cusan-Risatàim per otto anni. 9Poi gli Israeliti gridarono al Signore e il Signore fece sorgere per loro un salvatore, Otnièl, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, e li salvò. 10Lo spirito del Signore fu su di lui ed egli fu giudice d'Israele. Uscì a combattere e il Signore gli consegnò nelle mani Cusan-Risatàim, re di Aram; la sua mano fu potente contro Cusan-Risatàim. 11La terra rimase tranquilla per quarant'anni, poi Otnièl, figlio di Kenaz, morì.

_Eud (3,12-30) 12Gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del Signore; il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perché facevano ciò che è male agli occhi del Signore. 13Eglon radunò intorno a sé gli Ammoniti e gli Amaleciti, fece una spedizione contro Israele, lo batté e occuparono la città delle palme. 14Gli Israeliti furono servi di Eglon, re di Moab, per diciotto anni. 15Poi gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore, Eud, figlio di Ghera, Beniaminita, che era mancino. Gli Israeliti mandarono per mezzo di lui un tributo a Eglon, re di Moab. 16Eud si fece una spada a due tagli, lunga un gomed, e se la cinse sotto la veste, al fianco destro. 17Poi presentò il tributo a Eglon, re di Moab, che era un uomo molto grasso. 18Finita la presentazione del tributo, ripartì con la gente che l'aveva portato. 19Ma egli, dal luogo detto Idoli, che è presso Gàlgala, tornò indietro e disse: “O re, ho una cosa da dirti in segreto”. Il re disse: “Silenzio!” e quanti stavano con lui uscirono. 20Allora Eud si accostò al re che stava seduto al piano di sopra, riservato a lui solo, per la frescura, e gli disse: “Ho una parola di Dio per te”. Quegli si alzò dal suo seggio. 21Allora Eud, allungata la mano sinistra, trasse la spada dal suo fianco e gliela piantò nel ventre. 22Anche l'elsa entrò con la lama; il grasso si richiuse intorno alla lama. Eud, senza estrargli la spada dal ventre, uscì dalla finestra, 23passò nel portico, dopo aver chiuso i battenti del piano di sopra e aver tirato il chiavistello. 24Quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono e videro che i battenti del piano di sopra erano sprangati; pensarono: “Certo attende ai suoi bisogni nel camerino della stanza fresca”. 25Aspettarono fino a essere inquieti, ma quegli non apriva i battenti del piano di sopra. Allora presero la chiave, aprirono, ed ecco che il loro signore era steso per terra, morto. 26Mentre essi indugiavano, Eud era fuggito e, dopo aver oltrepassato gli Idoli, si era messo in salvo nella Seirà. 27Appena arrivato là, suonò il corno sulle montagne di Èfraim e gli Israeliti scesero con lui dalle montagne ed egli si mise alla loro testa. 28Disse loro: “Seguitemi, perché il Signore vi ha consegnato nelle mani i Moabiti, vostri nemici”. Quelli scesero dopo di lui, occuparono i guadi del Giordano in direzione di Moab, e non lasciarono passare nessuno. 29In quella circostanza sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e valorosi; non ne scampò neppure uno. 30Così in quel giorno Moab fu umiliato sotto la mano d'Israele e la terra rimase tranquilla per ottant'anni.

_Samgar (3,31) 31Dopo di lui ci fu Samgar, figlio di Anat. Egli sconfisse seicento Filistei con un pungolo da buoi; anch'egli salvò Israele.

__________________________ Note

3,7 La narrazione descrive concretamente i quattro momenti caratteristici delle biografie dei giudici. L’eroe, già nominato in Gs 15,17, riceve il titolo di salvatore (v. 9) prima di quello di giudice (v. 10) e, in quanto lo spirito del Signore fu su di lui (v. 10), è il primo dei quattro giudici carismatici.

3,31 Il nome di questo liberatore non è israelitico. Egli è nominato anche nel cantico di Dèbora (5,6). Di lui non sappiamo altro; era forse un capo tribù.

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Approfondimenti

2,20-3,6. L'aggiunta intende spiegare, di nuovo, perché in mezzo a Israele continuano a vivere popolazioni straniere. Fornisce (3,1-6) un elenco di popolazioni – inframmezzato a ripetizioni del motivo teologico ricorrente – con le quali Israele si trova a vivere in stretto contatto, non solo perché confina con esse, ma anche grazie a forme di convivenza e fusione (cfr. il v. 6, che parla di matrimoni misti). 3,2 sembra contraddire 2,11ss. Qui i popoli stranieri non sono un castigo per l'infedeltà, ma un mezzo per conservare lo spirito guerriero nel popolo d'Israele.

3,-16,31. Si ha ora la presentazione delle figure dei “salvatori”, la cui esistenza e attività è stilizzata secondo lo schema teologico: peccato, punizione, pentimento e invocazione, intervento di salvezza. Ma alla base troviamo abbondante materiale antico, sia nelle brevi storie dei cc. 3-12, che nell'ampio complesso della tradizione su Sansone, dei cc. 13-16. A proposito di questi documenti più antichi, sotto il profilo della cosiddetta critica “alta”, ossia della storia della formazione del testo, si è cercato di farli rientrare in parte nei documenti Jahvista ed Elohista. Tra gli studiosi c'è chi sostiene che le storie brevi fanno parte ancora del Pentateuco jahvistico. Le storie lunghe invece costituirebbero l'inizio del ciclo di storie relative a Saul, Samuele e Davide. In effetti, i racconti brevi di questa porzione del libro dei Giudici hanno alla base elenchi di “giudici”, canti di vittoria, narrazioni epiche, antiche tradizioni su specifici luoghi di culto, con in parte segni chiari della tradizione orale e di una esistenza autonoma, prima della loro elaborazione e assemblaggio letterario, mentre tra le storie lunghe, quelle di Gedeone e di Sansone, attraverso il tema delle “vocazioni”, sono ricollegate in qualche modo alla vicenda di Saul. Non sempre peraltro la cornice teologica riesce a imprigionare e standardizzare i vari personaggi. Spesso le figure storich non s'adattano al modello redazionale, creando una tensione istruttiva fra interpretazione teologica e realtà storica. Il rispetto che la mano redazionale mostra per le figure storiche è indizio di una visione teologica tipica non solo della scuola deuteronomistica, ma della fede d'Israele in genere: al di là di ogni schematismo e pragmatismo storico, c'è la sovrana libertà di JHWH,artefice di novità. L'interprete biblico non intende dettare a Dio le leggi della storia, bensì interpretare le vicende storiche nella prospettiva della fede in colui che, creatore del mondo e della storia, è anche fautore e difensore della libertà umana, ne rispetta le manifestazioni e fa di essa una componente della storia della salvezza.

3, 7-11. Lo schema redazionale è applicato alla prima figura di giudice in misura massiccia. Il peccato d'Israele (v. 7), la punizione (v. 8), l'invocazione a JHWH (v. 9a), l'intervento di JHWH che suscita un liberatore (v. 9b), appartengono alla cornice teologica e sono espressi con formule ricorrenti, che abbiamo già riscontrato in 2, 11-19. L'elemento nuovo e caratterizzante, al v. 10, è la menzio ne dello «spirito di JHWH», che dà luogo alla manifestazione del carisma. La rûah JHWH, «spirito di Dio» caratterizza il fenomeno della guida carismatica nei primi tempi d'Israele e per il Deuteronomista esprime il modo in cui JHWH effettua la sua salvezza afferrando uomini per farne mediatori della sua opera (qui, Otniel; 11, 29, Iefte; 6,34, Gedeone; 1Sam 11,6, Saul; 14,6.19; 15,14, Sansone). Il suo carattere dinamico è sottolineato dai verbi rapportati a rûab: «venire sopra» (qui; 11, 29; 1Sam 19,20-23), «penetrare» (Gdc 14,6.19; 15,14; 1Sam 10,6.10), «investire» (cfr. 1Cr 12,19; 2Cr 24,20), o anche «piombare» (Ez 11,5). Il “giudice” così chiamato (gli schemi di vocazione più completi si avranno con Gedeone, lefte, Sansone e Saul), “libera” Israele (3, 9, vedi Introduzione), “combattendo” contro il nemico; la conseguenza è la «pace» (il riposo e la tranquillità) nel paese «per quarant'anni» (v. 11, cfr. commento a Gs 21, 40-44).

3,12-30. Il racconto, nel caso di Eud, si fa ben più varo e ricco, e raggiunge punte di grande realismo ed umorismo. Anche in questo caso è facile distinguere le formule teologiche dal resoconto. Nel caso di Eud manca l'investitura carismatica. Scelto e inviato dai connazionali per recare il tributo al re di Moab, di sua iniziativa uccide il re nemico e quindi convoca Israele alla battaglia contro i Moabiti, che vengono sconfitti. La vicenda, che doveva riguardare alcune tribù, è riferita qui a tutto Israele, secondo un procedimento redazionale che si nota per tutti i giudici. Ma qui, oltre ai tratti redazionali, è il racconto in sé che merita attenzione, sotto il profilo narrativo, stilistico e strutturale. L'organizzazione del racconto, le scelte sintattiche e lessicali, i repentini cambiamenti di prospettiva, il dialogo secco e collocato in punti strategici, i giochi di parole, ne fanno un brano tipico della narrativa di invenzione, o di quella storia romanzata in cui il sentimento e il significato degli eventi sono colti concretamente mediante le risorse dell'arte narrativa biblica, con le sue raffinate tecniche e numerose convenzioni. Per limitarci ad alcune osservazioni, sorprende anzitutto l'attenzione ai dettagli sull'uccisione e come qui la descrizione circostanziata dei particolari contribuisca alla comprensione del tutto. Eud è mancino e i guerrieri beniaminiti mancini erano noti per il loro valore, ma nel caso di Eud questa peculiarità è parte della sua strategia, tutta impostata sulla sorpresa: la spada corta, o daga, è appesa al fianco destro ed Eud può così impugnarla e sfilarla facilmente con la mano sinistra. È corta abbastanza per tenerla nascosta sotto il vestito, e lunga quanto serve per risolvere “il problema Eglon” senza doversi avvicinare troppo alla vittima. Ed è a doppio taglio, il che garantisce l'effetto letale di un colpo ben assestato. Eglon è grasso e quindi è obiettivo ancor più facile, quando si alza goffamente dal suo seggio. E dopo averlo colpito, forse Eud lascia la spada immersa nel corpo per evitare che il sangue gli sprizzi addosso, e poter così uscire senza destare sospetto. Il racconto, oltre che circostanziato e ben legato, è fortemente satirico, impostato su un linguaggio che è denso di rime e di allitterazioni. L'autore gioca, tra l'altro, anche su una etimologizzazione implicita del nome di Eglon, che fa pensare all'ebraico egel, vitello (Eglon vitello grasso pronto per la macellazione). La corpulenza di Eglon è segno della sua pesantezza fisica, facilmente vulnerabile, oltreché della sua rozzezza e stupidità regale. Un tratto ironico e drammatico insieme si ha anche nelle due frasi di Eud: «O re, ho una cosa da dirti in segreto» (v. 19), «Ho una parola da dirti da parte di Dio» (v. 20). La “cosa segreta” , nascosta sotto il vestito di Eud, è in effetti la “parola da parte di Dio” (in ebraico il termine è sempre dâbar, che può significare parola, messaggio o cosa), che il liberatore suscitato da JHWH sta per arrecare al re nemico. Un altro tratto di umorismo, questa volta un po' volgare, riguarda i cortigiani che pensano al massiccio monarca che si sta attardando sul pitale, e vengono associati così alla credulità del loro re. L'ottusità del nemico diventa volentieri obiettivo della satira in tempo di guerra. Tale atteggiamento satirico verso il nemico emerge con particolare vividezza nei vv. 24 e 25, in una sintassi che produce mirabilmente le rapide fasi della percezione della situazione da parte dei lenti e ottusi cortigiani: «I servi vennero... videro... aspettarono... presero le chiavi... aprirono». E a questo punto ecco il disinganno: il loro re è steso bocconi al suolo, morto. Qui peraltro la satira, insistendo sulla stupidità dei Moabiti, ha la funzione tematica di mostrare la grossolana impotenza dell'oppressore pagano di fronte al liberatore suscitato da JHWH, il Dio d'Israele. Ed è su questo punto che, in ultima analisi, l'intenzione del narratore originario e del redattore finale s'incontrano.

3,31. Questa figura di “liberatore” è non poco problematica. Il suo nome non è israelitico. Quanto a Anat, si tratta del nome di una ben nota dea ugaritica. Di Samgar parla anche il cantico di Debora (5, 6), in connessione con Giaele, anch'essa non israelita. Samgar combatte contro un gruppo di Filistei con un'arma di fortuna, un «pungolo da buoi». È il primo dei cosiddetti “giudici minori”

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ora l'angelo del Signore salì da Gàlgala a Bochìm e disse: “Io vi ho fatto uscire dall'Egitto e vi ho fatto entrare nella terra che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: “Non infrangerò mai la mia alleanza con voi, 2e voi non farete alleanza con gli abitanti di questa terra; distruggerete i loro altari”. Ma voi non avete obbedito alla mia voce. Che cosa avete fatto? 3Perciò anch'io dico: non li scaccerò dinanzi a voi; ma essi vi staranno ai fianchi e i loro dèi saranno per voi una trappola”. 4Appena l'angelo del Signore ebbe detto queste parole a tutti gli Israeliti, il popolo alzò la voce e pianse. 5Chiamarono quel luogo Bochìm e là offrirono sacrifici al Signore.

Condotta d’Israele nel tempo dei giudici (2,6-3,6) 6Quando Giosuè ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne andarono, ciascuno nella sua eredità, a prendere in possesso la terra. 7Il popolo servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere che il Signore aveva fatto in favore d'Israele. 8Poi Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni 9e fu sepolto nel territorio della sua eredità, a Timnat-Cheres, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. 10Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di essa ne sorse un'altra, che non aveva conosciuto il Signore, né l'opera che aveva compiuto in favore d'Israele.

11Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; 12abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, 13abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti. 14Allora si accese l'ira del Signore contro Israele e li mise in mano a predatori che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ed essi non potevano più tener testa ai nemici. 15In tutte le loro spedizioni la mano del Signore era per il male, contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all'estremo. 16Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. 17Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via seguita dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così. 18Quando il Signore suscitava loro dei giudici, il Signore era con il giudice e li salvava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice, perché il Signore si muoveva a compassione per i loro gemiti davanti a quelli che li opprimevano e li maltrattavano. 19Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro: non desistevano dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata.

20Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e disse: “Poiché questa nazione ha violato l'alleanza che avevo stabilito con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, 21anch'io non scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosuè lasciò quando morì. 22Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se custodiranno o no la via del Signore, camminando in essa, come la custodirono i loro padri”. 23Il Signore lasciò sussistere quelle nazioni, senza affrettarsi a scacciarle, e non le consegnò nelle mani di Giosuè.

__________________________ Note

2,6 La seconda introduzione riproduce la conclusione del libro di Giosuè. Essa descrive il comportamento morale degli Israeliti nel tempo che intercorre tra un giudice e l’altro e dà la ragione della sopravvivenza delle nazioni straniere all’interno della terra di Canaan. Il tutto serve a preparare le biografie successive dei singoli giudici.

2,13 servirono Baal e le Astarti: questa coppia di nomi sta a indicare gli dèi di Canaan. Baal, “il Signore”, è il dio che personifica la forza vitale che erompe dalla natura e si esprime nella fertilità e nella crescita. Astarte è la dea dell’amore e della fecondità (vedi 3,7).

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Approfondimenti

2,1-5. Ecco un primo tentativo di spiegazione teologica degli insuccessi d'Israele. JHWH ha condotto il suo popolo nella terra promessa, ma era dovere d'Israele distruggere i luoghi di culto degli abitanti della Palestina, cosa che gli Israeliti non hanno fatto. Per questo, la permanenza di popolazioni non israelitiche in Canaan si risolverà in un castigo divino per Israele; «l'angelo del Signore» (Es 23,20ss.) indica la presenza di JHWH presso il suo popolo, nelle sue manifestazioni esterne. Mal’ak JHWH (in greco aggelos che però nei LXX indica anche altri esseri celesti), il «messaggero di JHWH» (oltre a 2,1.4, cfr. 5,23; 13,3-21 ecc.), è locuzione frequente anche altrove nella Bibbia (ad es. Gn 16,7.9-11; 22,11.15; Es 3,2), che indica in generale persone incaricate di curare gli interessi del mandante in una regione lontana (Gn 32,4.7), con la caratteristica specifica di dover superare una distanza spaziale per assolvere l'incarico. La loro attività è espressa di solito col verbo bśr, col senso frequente di «portare una buona notizia», o anche di seminare sventura e rovina (2Re 19,35). Il mal’ak non indica necessariamente un inviato celeste. Talune volte può riferirsi anche a un profeta, che parla a nome di JHWH. Costui – ci dice il testo – viene da Galgala, nella pianura di Gerico, dove gli Israeliti avevano posto il loro accampamento principale dopo il passaggio del Giordano (Gs 4,19s.).

La prima introduzione doveva chiudersi originariamente con la notizia del trasporto dell'arca da Galgala a Bochim (2,1a.5b), ma il redattore Deuteronomista ha voluto dare una sua interpretazione teologica a Gdc 1, indicando il mancato annientamento iniziale delle popolazioni pagane in Canaan come causa del rifiuto di JHWH di sostenere Israele nelle successive fasi della conquista. Il discorso del mal’ak JHWH può essere considerato un frammento di una liturgia penitenziale. JHWH (tramite il suo messaggero) denuncia il proprio partner d'alleanza di infedeltà, pronunciando una sentenza di condanna, alla quale il popolo risponde con un gesto penitenziale: «il popolo alzò la voce e pianse», v. 4.

2,6-3,6. In questa seconda introduzione occorre distinguere tre unità: 2,6-10; 2,11-19; 2,20-3,6.

  • Il primo brano, 2,6-10, è parallelo a Gs 24,28-31. Ripetendo gli ultimi versetti di Gs, il brano intende legare Gdc ad esso, con un'operazione redazionale analoga, ad esempio a quella per cui Esd 1,1-3 ripete 2Cr 36,22-23.
  • La terza unità, 2,20-3,6, intende spiegare la sopravvivenza di popoli stranieri in Palestina.
  • La seconda, 2,11-19, in una prima redazione precedeva immediatamente 3,7s. È l'unità centrale, contenente una visione teologica complessiva del periodo dei giudici.

2,6-10. Cfr. Gs 24,28-31, ripreso con qualche variante. La generazione di Giosuè era stata fedele a JHWH, perché aveva vissuto in prima persona l'ingresso in Canaan. La divisione netta di generazioni (v. 10) è artificiosa. Risponde al bisogno di idealizzare i tempi degli inizi, dando ad essi un valore teologico di portata emblematica. Il v. 10 non ha corrispondenti nel passo finale di Gs. Serve qui da collegamento con quanto segue.

11-19. Il brano è un'interpretazione teologica della storia d'Israele nel periodo dei giudici, che ne evidenzia alcune costanti. Esso inizia denunciando il peccato d'Israele (vv. 11-13), con espressioni di chiara matrice deuteronomistica. Gli Israeliti «fecero ciò che è male agli occhi di JHWH», è detto al v. 11, con una locuzione ricorrente nei libri di Giosuè, Giudici, oltreché nel Deuteronomio, «abbandonarono» il Dio dell'esodo, per «seguire» e «servire» altre divinità. È il peccato dell'idolatria, della defezione da JHWH. Si ha poi l'enunciazione del castigo (vv. 14-15). L'«ira di JHWH» si accende contro Israele. JHWH consegna il suo popolo in mano ai nemici, ripetendo alla rovescia quanto accade nella guerra santa. In terzo luogo (v. 16) si presenta il momento della liberazione, nella quale entrano in gioco esplicitamente i giudici, suscitati da JHWH per fedeltà al suo popolo. Il quarto momento di questo ritmo storico-salvifico (vv. 17-19) è costituito dalla ricaduta nel peccato, che sembra chiudere il corso degli eventi in un tragico cerchio. È un cerchio che solo Dio può spezzare, intervenendo liberamente e sovranamente.

2,20-3,6. L'aggiunta intende spiegare, di nuovo, perché in mezzo a Israele continuano a vivere popolazioni straniere. Ripete anzitutto (vv. 20-23) che è stata l'infedeltà di Israele la vera causa di questa situazione; e che tale situazione si risolve in una prova e punizione per il popolo di Dio.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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