📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Negoziati e uccisione di Abner 1La guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide fu lunga. Davide andava facendosi più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi. 2A Ebron nacquero a Davide dei figli e furono: il primogenito Amnon, nato da Achinòam di Izreèl; 3il secondo Chilab, nato da Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel; il terzo Assalonne, figlio di Maacà, figlia di Talmài, re di Ghesur; 4il quarto Adonia, figlio di Agghìt; il quinto Sefatia, figlio di Abitàl; 5il sesto Itreàm, nato da Egla, moglie di Davide. Questi nacquero a Davide a Ebron. 6Mentre c'era lotta tra la casa di Saul e quella di Davide, Abner era diventato potente nella casa di Saul. 7Saul aveva avuto una concubina chiamata Rispa, figlia di Aià. Ora Is-Baal disse ad Abner: “Perché ti sei unito alla concubina di mio padre?”. 8Abner si adirò molto per le parole di Is-Baal e disse: “Sono dunque una testa di cane di Giuda? Fino ad oggi ho usato benevolenza verso la casa di Saul tuo padre, i suoi fratelli e i suoi amici, e non ti ho fatto cadere nelle mani di Davide. Oggi tu mi rimproveri una colpa di donna. 9Così faccia Dio ad Abner e anche peggio, se io non farò per Davide ciò che il Signore gli ha giurato: 10trasferire cioè il regno dalla casa di Saul e stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea”. 11Quegli non fu capace di rispondere una parola ad Abner, perché aveva paura di lui. 12Abner inviò subito messaggeri a Davide per dirgli: “Di chi è la terra?”, per dire: “Fa' alleanza con me, ed ecco la mia mano sarà con te per far volgere a te tutto Israele”. 13Rispose: “Bene! Io farò alleanza con te. Però ho una cosa da chiederti ed è questa: non vedrai il mio volto senza condurmi Mical, figlia di Saul, quando verrai a vedere il mio volto”. 14Davide spedì messaggeri a Is-Baal, figlio di Saul, dicendogli: “Ridammi mia moglie Mical, che feci mia sposa al prezzo di cento prepuzi di Filistei”. 15Is-Baal mandò a toglierla a suo marito, Paltièl, figlio di Lais. 16Suo marito partì con lei, camminando e piangendo dietro di lei fino a Bacurìm. Poi Abner gli disse: “Torna indietro!”. E quegli tornò. 17Intanto Abner rivolse questo discorso agli anziani d'Israele: «Da tempo voi desiderate avere Davide come vostro re. 18Ora mettetevi in azione, perché il Signore ha detto così a Davide: “Per mezzo di Davide, mio servo, salverò il mio popolo Israele dalle mani dei Filistei e dalle mani di tutti i suoi nemici”». 19Abner ebbe colloqui anche con gli uomini di Beniamino. Poi Abner andò da Davide a Ebron, a parlargli di quanto era parso bene agli occhi d'Israele e di tutta la casa di Beniamino. 20Abner venne dunque da Davide a Ebron con venti uomini e Davide fece un banchetto per Abner e i suoi uomini. 21Abner disse poi a Davide: “Adesso vado a radunare tutto Israele intorno al re, mio signore. Essi faranno alleanza con te e regnerai secondo il tuo desiderio”. Davide congedò poi Abner, che partì in pace. 22Ed ecco, i servi di Davide e Ioab tornavano da una scorreria e portavano con sé grande bottino. Abner non era più con Davide a Ebron, perché questi lo aveva congedato, ed egli era partito in pace. 23Quando arrivarono Ioab e la sua truppa, fu riferito a Ioab: “È venuto dal re Abner, figlio di Ner, ed egli l'ha congedato e se n'è andato in pace”. 24Ioab andò dal re e gli disse: “Che cosa hai fatto? Ecco, è venuto Abner da te; come mai l'hai congedato ed egli ha potuto andarsene? 25Lo sai chi è Abner, figlio di Ner? È venuto per ingannarti, per conoscere le tue mosse, per sapere ciò che fai”. 26Ioab si allontanò da Davide e mandò messaggeri dietro Abner e lo fece tornare indietro dalla cisterna di Sira, senza che Davide lo sapesse. 27Abner tornò a Ebron e Ioab lo prese in disparte dentro la porta, come per parlargli pacificamente, e qui lo colpì a morte al ventre, per vendicare il sangue di Asaèl, suo fratello. 28Davide seppe più tardi la cosa e disse: “Sono innocente io e il mio regno per sempre davanti al Signore del sangue di Abner, figlio di Ner. 29Ricada sulla testa di Ioab e su tutta la casa di suo padre. Nella casa di Ioab non manchi mai chi soffra di gonorrea o sia colpito da lebbra o si appoggi al bastone, chi cada di spada o chi sia senza pane”. 30Ioab e suo fratello Abisài avevano trucidato Abner, perché aveva ucciso Asaèl, loro fratello, a Gàbaon in battaglia. 31Davide disse a Ioab e a tutta la gente che era con lui: “Stracciatevi le vesti, vestitevi di sacco e fate il lamento davanti ad Abner”. Anche il re Davide seguiva la bara. 32Seppellirono Abner a Ebron e il re levò la sua voce e pianse davanti al sepolcro di Abner; pianse anche tutto il popolo. 33Il re intonò un lamento funebre su Abner e disse: “Come muore un insensato, doveva dunque Abner morire? 34Le tue mani non sono state legate, i tuoi piedi non sono stati stretti in catene! Sei caduto come si cade davanti ai malfattori!“. Tutto il popolo riprese a piangere su di lui. 35Tutto il popolo venne ad invitare Davide a prendere cibo, mentre era ancora giorno; ma Davide giurò: “Così mi faccia Dio e anche di peggio, se io gusterò pane o qualsiasi altra cosa prima del tramonto del sole”. 36Tutto il popolo notò la cosa e l'approvò; quanto fece il re ebbe l'approvazione del popolo intero. 37Tutto il popolo e tutto Israele fu convinto in quel giorno che non era stato il re a far uccidere Abner, figlio di Ner. 38Disse ancora il re ai suoi servi: “Non sapete che oggi è caduto un capo, un grande in Israele? 39Io oggi sono tenero, sebbene già unto re, mentre questi uomini, i figli di Seruià, sono più duri di me. Provveda il Signore a trattare il malvagio secondo la sua malvagità”.

__________________________ Note

3,14 Ridammi mia moglie Mical: Mical era moglie di Davide. Al momento della fuga di questi da Gerusalemme, era stata assegnata a Paltì, uomo della tribù di Beniamino (1Sam 25,44).

3,16 Bacurìm: a est del monte degli Ulivi, sulla strada che da Gerusalemme scende verso la valle del Giordano.

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Approfondimenti

2-5. Secondo un costume diffuso in tutta l'antichità e accettato anche nel mondo ebraico, la potenza del re veniva misurata dal numero delle mogli e dei figli (cfr. 1Sam 25,43-44). La miglior prova del rafforzamento di Davide (v. 1) è perciò offerta dalla presentazione della sua numerosa famiglia. Oltre ad Achinoam di Izreel e Abigail (1Sam 25,42-43) Davide ha sposato altre quattro donne, ciascuna delle quali gli ha generato un figlio maschio. Dei sei eredi, tre scompaiono subito senza lasciare traccia, gli altri tre procureranno al loro genitore innumerevoli dispiaceri e moriranno violentemente: Amnon (c. 14), Assalonne (cc. 14-19), Adonia (1Re 1-2).

6-11. Man mano che il tempo passa, Is-Baal appare sempre più in balia di Abner. È lui il vero padrone del piccolo regno e non esita a dimostrarlo. Essendo considerato un bene ereditario del re, l'harem di Saul era passato di diritto a suo figlio Is-Baal (cfr. 1Sam 25,43-44). Ora, accade che Abner intreccia una relazione con una delle concubine del re. Che tale gesto implichi delle pretese regali (come Assalonne in 12,8 e 16,21-22 e Adonia in 1Re 2,13-25) oppure sia solo una bravata da soldato, poco importa; fatto sta che Is-Baal si sente offeso e accenna una debole protesta, subito rintuzzata dal vecchio zio (1Sam 14,50), l'unico sostenitore della famiglia, che gli rinfaccia i favori prestati. Ma per l'inetto sovrano non è ancora finita. Chissà come Abner è venuto a sapere di un “giuramento” fatto dal Signore di «stabilire il trono di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea» (v. 10). Potrebbe aver raccolto le confidenze di Saul riguardo alla sentenza di Samuele (1Sam 15,28-29) o aver udito qualche profezia divulgata recentemente. Se le cose stanno così – dice Abner – invece di opporsi alla volontà di Dio è meglio prestare aiuto a colui che egli ha eletto (cfr. 3,18). Il destino di Is-Baal è ormai segnato. Teologia e realismo politico concorrono dunque a spianare gli ultimi ostacoli che si frappongono alla riunificazione dell'intero popolo israelita sotto la corona di Davide.

7. «Rizpa»: questa concubina (pilegeš) o moglie di second'ordine (cfr. Gn 22,24; 25,6; Gdc 8,31; 19,1; 2Sam 15,16; 1Re 11,3; Ct 6,8) aveva dato a Saul due figli. Il suo amore materno si esprimerà in modo struggente al momento della loro morte (21,8-10).

8. «Sono io la testa di un cane di Giuda?»: ingiuria gravissima. Cfr. 1Sam 17,43.

9. «Tanto faccia Dio...»: formula del giuramento imprecatorio (cfr. 1Sam 3,17). C'è un gioco verbale tra «tanto faccia Dio ad Abner...» e «se io non farò per Davide...».

10. «trasferire... stabilire..»: entrambi i verbi sono coniugati secondo la forma causativa hifil (lett. «far abbandonare» e «far sorgere»). Con questa sottile sfumatura Abner giustifica la sua defezione come ossequio all'irresistibile profezia divina che sembra aver scelto proprio lui quale strumento della propria realizzazione. Abner vede giunto il tempo di mettersi al servizio di Davide per «ricondurre» a lui tutto Israele (lett. «far volgere» – verbo all'hifil! – v. 12).

12-21. Senza indugio Abner mette in atto i suoi propositi: dopo aver preso contatti con Davide (vv. 12-13) cerca di convincere i capi delle varie tribù a sottomettersi a Davide (vv. 17-19a); infine si reca di persona a Ebron per definire i particolari dell'accordo (vv. 19b-21). A questo punto Davide può imporre senza difficoltà a Is-Baal l'immediata restituzione della moglie Mikal (1Sam 18,20-29) che Saul aveva data in sposa a Palti (o Paltiel) dopo la sua fuga (1Sam 25,44). Lo sventurato marito la segue in lacrime fin presso Gerusalemme, dove essa vien presa in consegna da Abner per ottemperare alle condizioni poste da Davide per la trattativa (v. 13). «A chi il paese?»: con queste parole un po' sibilline Abner intende dire: «A chi appartiene Israele [sott. se non a te]?», come spiegherà nella seconda parte del versetto.

16. «Bacurim»: località poco distante da Gerusalemme (a nord-est del Monte degli Ulivi) che fungeva da confine tra Beniamino e Giuda (cfr. 16,5; 17,18; 1Re 2,8).

18. Non conosciamo il contesto di una simile profezia. Abner vi ha già accennato in 3,9-10 (cfr. 3,6-11). È possibile che una profezia sia stata effettivamente pronunciata e Abner se ne faccia zelatore, ma potrebbe pure essere una finzione letteraria a conferma del giudizio teologico sulla sostituzione di Saul con Davide, riprendendo un tema già ampiamente anticipato in 1Sam 13,14; 15,28; 16,1; 23,17; 24,21; 25,30 (cfr. anche 2Sam 5,2). Forse quest'ultima ipotesi è la più adeguata in quanto Abner dichiara il trasferimento della missione di Saul (1Sam 9,16) sulla persona di Davide con una corrispondenza verbale quasi perfetta, che non è certo casuale. Non è difficile intravedervi il magistrale intervento di un redattore che ben conosce il corso degli eventi e ne sa cogliere i nessi nascosti ma reali. Egli scruta la storia con gli occhi della fede, cioè con gli occhi stessi di Dio il quale «guarda il cuore» delle cose (cfr. 1Sam 16,7).

22-39. Davide rimane stranamente in silenzio davanti a Ioab, che lo mette in guardia dalle trame di Abner (vv. 23-25); non è affatto da escludere un'implicita adesione del re al progetto di Ioab di assassinare Abner. C'è il sangue di Asael che attende di essere vendicato (2,23) ma anche Davide non potrebbe che trarre vantaggio dalla scomparsa di un personaggio di grande prestigio ma pur sempre infido. Forse c'è di mezzo anche la gelosia fra commilitoni: Ioab sa che prima o poi la guerra tra Israele e Giuda finirà, e allora Abner potrebbe essere un concorrente scomodo ai vertici dell'esercito riunificato (questa è indubbiamente la ragione dell'omicidio di Amasa: 19,14; 20,4-12). Il racconto si dilunga volutamente – potremmo dire “apologeticamente” – sulle dichiarazioni d'innocenza del re (vv. 28-29.38), sul suo sincero lutto durante il rito funebre (vv. 31-35) e sull'approvazione del popolo al suo atteggiamento (vv. 36-37). Davide rigetta l'iniziativa di Ioab (o, almeno, le sue modalità di esecuzione) perché, come ribadirà nel testamento a Salomone, «ha sparso in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra» (1Re 2,5.31-33; cfr. v. 30). È importante che l'alba del nuovo regno non sia minimamente offuscata dal sospetto di complicità con Ioab, il cui cinismo doveva essere noto a tutti (cfr. 11,18-21; 10-14).

22. Seguendo il costume dei suoi contemporanei (cfr. Gdc 6; 1Sam 11; 27) Davide continua a trovare nella razzia la più cospicua fonte di approvvigionamento per il suo piccolo stato. Non ci deve sorprendere il vedere il pittoresco esercito di Giuda tornare carico di bottino da qualche scorribanda nel deserto.

25. «per conoscere le tue mosse»: lett. «per conoscere il tuo uscire e il tuo entrare». La tipica espressione semitica (cfr. 5,2; 1Sam 18,16; 29,6; Sal 121,8) si riferisce al complesso dei movimenti e delle attività di Davide.

27. «lo colpì al basso ventre»: Abner subisce la stessa sorte di Asael (2,23). Sventrare l'avversario con un solo colpo di spada doveva essere la specialità di Ioab: farà lo stesso con Amasa in 20,10.

28-29. In caso di vendetta di sangue era d'uso fare una dichiarazione di addebito di responsabilità (cfr. 1,16 e il caso analogo di Pilato in Mt 27,24-25). La protesta d'innocenza di Davide però sconfina in una risentita maledizione contro Ioab e la sua famiglia, abbastanza strana dal momento che il v. 30 sembra avallare il diritto di Ioab a vendicare il proprio fratello. Forse Davide ha intuito le mire nascoste di Ioab, disoneste al di là della lecita riparazione, e glielo fa capire allusivamente. I malanni augurati a Ioab sono tra i peggiori: la gonorrea e la peste rendono legalmente impuri (ossia escludono dalla comunità civile e religiosa) e impediscono la nascita di figli, il fuso (pelek) può essere un eufemismo per indicare la presenza in famiglia di effeminati, evirati, impotenti (i LXX leggono «bastone» al posto di «fuso», come sinonimo di malattia e debolezza), la spada e la fame sono le piaghe che castigano l'infedeltà al Signore (Ger 12,12-13; 14,12.16; 25,29; 29,16-19; Lam 2,19-21; 3,3-15; Am 4,9-10). Proprio Ioab sarà il primo a subire la pena della spada (1Re 2,34).

30. «in battaglia»: purtroppo i testi biblici a proposito dell'omicidio e della vendetta di sangue (Gn 4,14; 9,6; Es 21,12-14; Nm 35,11-28; Dt 19,4-13; Gdc 8,18-21; 2Sam 14,6-7; 21,1; 2Re 9,26) non sono così chiari come vorremmo. L'omicidio premeditato era sottoposto alla vendetta da parte del parente più prossimo della vittima. Ma la precisazione «in battaglia» fa supporre che l'autore voglia accennare discretamente a una qualche irregolarità commessa da Ioab sotto l'apparenza della vendetta legale. Il sospetto trova conferma in 1Re 2,5 dove il vecchio Davide affida a Salomone l'eliminazione di Ioab. Il suo peccato consisterebbe nel non aver fatto distinzione tra il sangue versato in tempo di pace (bᵉšālôm) e quello sparso in battaglia (dᵉmê milḥāmâ, lett. «sangue di guerra»). Se ne deduce che il primo ricade sotto la norma generale della vendetta, mentre il secondo no. La morte di Asael (2,23) non invocava la vendetta in ragione delle circostanze belliche in cui era avvenuta, quindi la vendetta «senza motivo» (1Re 2,31) contro Abner si ritorce giustamente su Ioab. Se la deduzione è vera, la posizione giudiziaria di Abner e Ioab si capovolge: da colpevole, Abner diventa vittima innocente e da vendicatore (gō’ēl) Ioab diventa assassino da perseguire.

33-34. Lamento funebre di Davide in forma di qînâ, simile a quello composto in occasione della morte di Saul e Gionata (1,19-27). Davide vi esprime tutto il rammarico (cfr. anche v. 38) per la fine ingloriosa di un grande condottiero, morto come muore un «uomo da nulla» (la traduzione BC «insensato» dell'ebraico nābāl non è aderente al contesto). Solo il tradimento poteva aver ragione di un soldato come Abner! Certamente Davide non immagina che la prossima volta sarà proprio lui, il re, a suggerire a Ioab una simile impresa vergognosa (11,14-25)...

39. «mi sono comportato dolcemente, sebbene già consacrato re»: traduzione incerta, fondata su Vg. Lett. «Io oggi sono rak, sebbene unto re». Per alcuni Davide confessa la sua debolezza di fronte a Ioab e Abisai e rimette a Dio il giudizio sul loro operato (cfr. 1Re 2,5-6.31-34); per altri rak esprime la volontaria mitezza del re rispetto alla violenza dei suoi parenti. La frase ebraica consente entrambe le soluzioni. Cfr. 19,23. «Provveda il Signore a trattare...»: cfr. Sal 28,4; Is 3,11.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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DAVIDE DIVENTA RE SU GIUDA E ISRAELE (2Sam 2,1-8,18)

Davide re di Giuda 1Dopo questi fatti, Davide consultò il Signore dicendo: “Devo salire in qualcuna delle città di Giuda?”. Il Signore gli rispose: “Sali!”. Chiese ancora Davide: “Dove salirò?”. Rispose: “A Ebron”. 2Davide dunque vi salì con le sue due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 3Davide portò con sé anche i suoi uomini, ognuno con la sua famiglia, e abitarono nelle città di Ebron. 4Vennero allora gli uomini di Giuda e qui unsero Davide re sulla casa di Giuda. Come fu annunciato a Davide che gli uomini di Iabes di Gàlaad avevano sepolto Saul, 5Davide inviò messaggeri agli uomini di Iabes di Gàlaad per dire loro: “Benedetti voi dal Signore, perché avete compiuto questo gesto d'amore verso Saul, vostro signore, dandogli sepoltura. 6Vi renda dunque il Signore amore e fedeltà. Anche io farò a voi del bene, perché avete compiuto quest'opera. 7Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate uomini forti. È morto Saul, vostro signore, ma quelli della tribù di Giuda hanno unto me come re sopra di loro». 8Intanto Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese Is-Baal, figlio di Saul, e lo condusse a Macanàim. 9Poi lo costituì re su Gàlaad, sugli Asuriti, su Izreèl, su Èfraim e su Beniamino, cioè su tutto Israele. 10Is-Baal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando fu fatto re d'Israele e regnò due anni. Solo la casa di Giuda seguiva Davide. 11Il periodo di tempo durante il quale Davide fu re di Ebron fu di sette anni e sei mesi. 12Abner, figlio di Ner, e i servi di Is-Baal, figlio di Saul, partirono da Macanàim per Gàbaon. 13Anche Ioab, figlio di Seruià, e i servi di Davide partirono e li incontrarono presso la piscina di Gàbaon. Questi stavano presso la piscina da una parte e quelli dall'altra parte. 14Abner disse a Ioab: “Si alzino i giovani e lottino davanti a noi”. Ioab rispose: “Si alzino pure”. 15Si alzarono e sfilarono in rassegna: dodici dalla parte di Beniamino e di Is-Baal, figlio di Saul, e dodici tra i servi di Davide. 16Ciascuno afferrò la testa dell'avversario e gli conficcò la spada nel fianco: così caddero tutti insieme e quel luogo fu chiamato Campo dei Fianchi, che si trova a Gàbaon. 17La battaglia divenne in quel giorno molto dura e furono sconfitti Abner e gli Israeliti dai servi di Davide. 18Vi erano là tre figli di Seruià: Ioab, Abisài e Asaèl. Asaèl era veloce nella corsa come le gazzelle della campagna. 19Asaèl si era messo a inseguire Abner e non deviava né a destra né a sinistra dietro ad Abner. 20Abner si volse indietro e gli disse: “Tu sei Asaèl?”. Rispose: “Sì”. 21Abner aggiunse: “Volgiti a destra o a sinistra, afferra qualcuno dei giovani e porta via le sue spoglie”. Ma Asaèl non volle cessare d'inseguirlo. 22Abner tornò a dirgli: “Tìrati via. Perché vuoi che ti stenda a terra? Come potrò alzare lo sguardo verso Ioab, tuo fratello?”. 23Ma siccome quegli non voleva ritirarsi, lo colpì con l'estremità inferiore della lancia al ventre, così che la lancia gli uscì dall'altra parte ed egli cadde e morì sul posto. Allora quanti arrivarono al luogo dove Asaèl era caduto e morto, si fermarono. 24Ma Ioab e Abisài inseguirono Abner, finché, al tramonto del sole, essi giunsero alla collina di Ammà, di fronte a Ghiach, sulla strada del deserto di Gàbaon. 25I Beniaminiti si radunarono dietro Abner formando un gruppo compatto e si fermarono in cima a una collina. 26Allora Abner gridò a Ioab: “Dovrà continuare per sempre la spada a divorare? Non sai quanta amarezza ci sarà alla fine? Perché non ti decidi a ordinare al popolo di cessare l'inseguimento dei loro fratelli?”. 27Disse Ioab: “Per la vita di Dio, se tu non avessi parlato, nessuno della truppa avrebbe cessato fino al mattino di inseguire il proprio fratello”. 28Allora Ioab fece suonare il corno e tutto il popolo si fermò e non inseguì più Israele e non combatté più. 29Abner e i suoi uomini marciarono per l'Araba tutta quella notte; passarono il Giordano e, dopo aver camminato tutta la mattina, arrivarono a Macànaim. 30Ioab, tornato dall'inseguimento di Abner, radunò tutto il popolo. Degli uomini di Davide ne mancavano diciannove, oltre Asaèl. 31Ma i servi di Davide avevano colpito e ucciso trecentosessanta uomini tra i Beniaminiti e la gente di Abner. 32Essi presero Asaèl e lo seppellirono nel sepolcro di suo padre, che è a Betlemme. Ioab e i suoi uomini marciarono tutta la notte; spuntava il giorno quando furono a Ebron.

__________________________ Note

2,4 Davide era stato già consacrato da Samuele (1Sam 16,1.13); con questa seconda unzione, egli inaugura il regno su Giuda. Dopo la morte di Is-Baal, riceverà una terza unzione da parte degli anziani d’Israele (5,3), che avrà il valore di un riconoscimento ufficiale della sua sovranità su tutta la nazione. Le due entità, Giuda e Israele, saranno unite nella persona del re solo sotto Davide e Salomone; con Roboamo vi sarà già la rottura (1Re 12).

2,8 Macanàim: significa “i due accampamenti” ed è città della Transgiordania nelle vicinanze dello Iabbok. Al tempo della ribellione di Assalonne, Davide e la sua gente vi riceveranno assistenza (17,27-29). Salomone ne farà la prefettura del distretto comprendente il sud della Transgiordania (1Re 4,14). Secondo Gen 32,2-3 Macanàim è il luogo dove Giacobbe avrebbe avuto una visione di angeli, e il nome della città sarebbe collegato a quella visione.

2,12 Gàbaon: località situata a una decina di chilometri a nord-ovest di Gerusalemme. Diviene, coi suoi dintorni, il teatro della guerra di successione tra i partigiani di Davide e quelli di Is-Baal.

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Approfondimenti

2,1-20,26. Il protagonista della lunga sezione che abbraccia quasi tutto il secondo libro di Samuele è indubbiamente Davide, ormai maturo per esercitare la regalità destinatagli dal Signore (1Sam 16,1-13). Le prove, le difficoltà, i pericoli esperimentati alla corte di Saul, nel deserto e durante l'esilio hanno temprato la sua personalità già così ricca (cfr. 1Sam 16,18) mentre si è venuta affinando l'indispensabile arte del governo. Davide ha pure dimostrato di essere “migliore” di Saul (cfr. 1Sam 15,28) soprattutto per il sincero ossequio alla volontà di Dio. Si può dire che egli vive costantemente alla presenza di Dio; persino nel peccato non cerca giustificazioni o compromessi (uno dei difetti tipici di Saul, che finiva sempre per seguire il proprio istinto: cfr. 1Sam 13-15) ma riconosce semplicemente di aver «peccato contro il Signore» (12,13) e accetta il castigo come espiazione giusta e necessaria per ottenere la misericordia divina (12,15-23; 16,10-12; 24,10-17). La nobiltà d'animo non basta tuttavia a fare di Davide il protagonista incontrastato della storia israelita del suo tempo. Dapprima egli deve sconfiggere i nemici esterni che insidiano il suo trono (Israele e i discendenti di Saul: cc. 2-4; i Gebusei, i Filistei e altri popoli confinanti: cc. 5-8); quando la pace sembra ormai consolidata (7,1; 8,14-18) le ombre si addensano sulla sua stessa casa: l'adulterio con la moglie del suo ufficiale Uria (cc. 11-12), la violenza del figlio Amnon sulla sorella Tamar e la vendetta del fratello Assalonne (c. 13), la rivolta del medesimo Assalonne contro Davide che si concluderà tragicamente (cc. 14-19), una nuova sommossa delle tribù del Nord rimaste fedeli a Saul (c. 20). Questa lunga serie di vicende – talvolta scabrose – dominate dalla corsa al potere, da gelosie, tradimenti e sotterfugi, si differenzia da altre storie analoghe per il giudizio teologico che l'autore esprime sui fatti: finiti i miracoli e i segni prodigiosi dei tempi antichi il Dio d'Israele nasconde la sua Gloria nelle pieghe della storia, laddove solo chi ha il cuore puro è capace di vedere l'opera misteriosa di Dio (cfr. Mt 5,8). Bastano poche parole collocate opportunamente perché tutto acquisti una profondità nuova: «Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (11,27); «Il Signore amò Salomone» (12,25); «Il Signore aveva stabilito di mandare a vuoto il saggio consiglio di Achitofel per far cadere la sciagura su Assalonne» (17,14). Il motore segreto di tutto, che imprime agli eventi una direzione ben precisa, è la promessa del c. 7. Come può la storia sacra progredire nonostante il peccato umano, se non perché Dio s'impone come soggetto attivo di essa (7,11-12.16)? Tutta la narrazione dell'ascesa al trono di Davide (cc. 2-6) e, subito dopo, del travagliato cammino verso la sua successione (cc. 9-20) è illuminata dalla promessa irrevocabile di un regno stabile e di una discendenza da cui non sarà mai ritirato il favore divino (7,15).

**2,1-4,12. Questi capitoli contengono gli episodi salienti della prima fase del regno di Davide, esercitato solo su Giuda per un periodo di circa sette anni (2,11; 5,5) durante il quale una lunga guerra contrappone i sostenitori di Davide a quelli di Saul. Questi ultimi non riconoscono la legittimità del nuovo re e vogliono che la corona passi a un discendente di Saul (cfr. 1Sam 20,30-31). Almeno uno dei suoi figli, di nome Is-Baal, è infatti scampato alla strage del Gelboe; rifugiatosi in Transgiordania con l'appoggio del generale Abner, viene intronizzato sulle dieci tribù del Nord. Abner passa segretamente dalla parte di Davide (3,6-12) ma poco dopo viene assassinato da Ioab per vendetta e gelosia (3,22-30). Due partigiani di Davide eliminano anche Is-Baal (c. 4) mettendo fine al suo breve regno (durato due anni, secondo 2,10) e alle aspirazioni di quanti vagheggiavano una monarchia beniaminita. La “parola” su Saul si è compiuta inesorabilmente (1Sam 15,26-29) come quella su Eli (1Sam 2,27-3,14; cfr. 1Sam 22,6-23). L'elezione di Davide (1Sam 16,1-13) può ora diventare realtà.

2,1-7. Dopo la fine della persecuzione, Davide deve prendere una decisione sul futuro proprio e dei suoi uomini. Seguendo la consuetudine di sottoporre ogni scelta importante al giudizio divino (cfr. 1Sam 23,2-4.9-12; 30,7-8) egli consulta il Signore mediante l'efod (cfr. 1Sam 2,18 e 14,41). Il responso lo indirizza a Ebron, capoluogo del territorio assegnato ai Calebiti (Gs 14,13-14; Gdc 1,20) con i quali Davide si è imparentato mediante il matrimonio con Abigail (cfr. 1Sam 25). Ma il Signore spinge il suo eletto a Ebron per un motivo più profondo, non scevro da notevoli implicazioni teologiche. Come aveva introdotto il giovane Saul alla sua nuova condizione regale facendogli compiere un pellegrinaggio ideale ai luoghi santi di Giacobbe/Israele (cfr. 1Sam 10,2-4), così anche Davide deve attingere le ragioni della sua elezione alle sorgenti più pure dell'alleanza. La località conserva una particolare memoria di Abramo. Infatti il patriarca piantò le sue tende «alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore» (Gn 13,18) e ivi ricevette la visita misteriosa dei «tre uomini» che gli annunciarono la nascita di Isacco (Gn 18,1-15), il figlio della promessa (Gn 17). In tal modo il regno davidico che ci si appresta ad inaugurare (v. 4) diventa il pegno della rinnovata volontà divina di portare al suo definitivo compimento – nella persona del Messia – la promessa «fatta ad Abramo e alla sua discendenza per sempre» (Lc 1,55.73; cfr. 1Sam 30,6; 2Sam 7; Is 7,10-16; Sal 110; Mt 22,41-45; At 2,29-36). A questo proposito è particolarmente significativo l'esordio del Vangelo di Matteo (1,1-17): «Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo» (v. 1).

4a. Nonostante la sfortunata esperienza con Saul, la necessità di un governo centralizzato è ormai riconosciuta da tutti. Per prima si muove la tribù di Giuda, conquistata dalle qualità umane e militari del giovane soldato (ma pure dalla sua accorta politica: cfr. 1Sam 27,8-11; 30,26-31) e lo unge re. Questo gesto non contraddice la prima unzione compiuta da Samuele in 1Sam 16,1-13 (che era segreta); è una prima conferma pubblica cui ne seguirà un'altra in 5,3. Così il paragone con Saul è completo (cfr. 1Sam 10,17-27).

4b-7. Il primo atto ufficiale del re Davide consiste nel mandare un'ambasceria a congratularsi per l'«opera di misericordia» (ḥesed: cfr. 1Sam 20,8) compiuta dagli abitanti della città transgiordana di Iabes col dare sepoltura a Saul e ai suoi figli (1Sam 31,11-13). Sarebbe ingiusto interpretare il messaggio di Davide solo come una captatio benevolentiae, tanto più che in diverse occasioni ha manifestato una sincera deferenza verso la persona del defunto sovrano (1Sam 24; 26; 2Sam 1). D'altra parte è pure un'innegabile dimostrazione di destrezza diplomatica: tra una parola e laltra i Galaaditi vengono informati dell'avvenuta elezione di Davide da parte di Giuda, affinché sappiano di poter contare sulla sollecita attenzione del nuovo re così come accadde una volta con Saul (1Sam 11).

8-11. Non tutti si lasciano convincere dell'ineluttabile declino della dinastia di Saul. Le tribù del Nord riconoscono Is-Baal come «re d'Israele», ma il vero regista di questa scelta politica è Abner (cfr. 1Sam 26,5.14.16). Infatti Is-Baal si dimostra completamente succube dell'abile generale (cfr. 3,6-11; 4 1). I vv. 10-11 offrono un'anteprima del computo “sincronico” (tipicamente deuteronomistico) dei regni d'Israele e di Giuda che farà da sfondo ai due libri dei Re.

8. «Macanaim»: città della Transgiordania non lontana dal fiume Iabbok. Gn 32,3.8.11 segnala l'imposizione del nome da parte di Giacobbe: «due accampamenti». Sarà il rifugio di Davide durante la rivolta di Assalonne (17,24) e ivi Salomone porrà la sede di una delle dodici prefetture del regno (1Re 4,14).

9. «Asuriti»: la forma è incerta. TM ha ’ašûrî (Assiri?), i LXX leggono Thasiri, Vg e Syr «Gesuri» (ma è improbabile che Abner abbia sottomesso il regno aramaico indipendente di Ghesur). Il Targum, ispirandosi a Gdc 1,32, interpreta come bêt ’āšēr «la casa di Aser».

2,12-3,1. Episodio della guerra civile che per lungo tempo contrappone il partito di Is-Baal a quello di Davide. Anche se è una scaramuccia come tante altre, l'autore la descrive diffusamente a causa delle sue importanti conseguenze sui futuri rapporti tra Abner e Ioab in un momento cruciale del rapporto tra i due regni (c. 3). Un duello tra pochi guerrieri (vv. 14-16; cfr. 1Sam 14; 17) si trasforma in battaglia generale tra i due schieramenti; i Beniaminiti hanno la peggio e si danno alla fuga. Asael, fratello di Ioab e Abisai (cfr. 1Sam 26,6), insegue Abner e questi è costretto ad ucciderlo (vv. 20-23). Verso sera Abner convince Ioab ad interrompere l'insensata carneficina, cosicché le due schiere tornano ciascuna alla propria base (vv. 25-28). La superiorità di Giuda è evidente e lascia presagire la vittoria definitiva: «Davide con l'andar del tempo si faceva più forte, mentre la casa di Saul andava indebolendosi» (3,1). Sono anni d'incertezza: chi vincerà la guerra? Quali saranno le sorti future del paese? E i Filistei, sono stati ricacciati nei loro confini oppure no? In tale difficile congiuntura suscita ulteriore sconcerto e persino scandalo la contesa che lacera il popolo eletto. È vero che si tratta di antiche rivalità (cfr. Gdc 5,14-18; Gdc 19-21) che troveranno momentanea quiete durante il regno di Salomone dopodiché l'unità tornerà ad infrangersi (1Re 12), ma ciò non fa che acuire il disagio di chi assiste alla vicenda. La discordia – conseguenza del primo peccato (Gn 3,11) – non risparmia neppure la “proprietà particolare” del Signore (cfr. 1Sam 8,5). Bisognerà attendere che il Signore invii un «figlio di Davide» (Mt 1,1) capace di «ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele» (Is 49,5), «riconciliando a sé, per mezzo di lui, tutte le cose» (cfr. Col 1,20). La liberazione dal male (Mt 6, 13) giungerà come grazia elargita dall'alto, manifestandosi pienamente nel cuore «mite e umile» del Messia di Nazaret. Il brano è diviso in tre quadri o scene:

  • 1) vv. 12-16: il duello alla piscina di Gabaon;
  • 2) vv. 17-24: battaglia generale e fuga di Abner;
  • 3) vv. 25-3,1: cessazione delle ostilità.

12. «Gabaon»: da gib‘â, collina. Località cananea (cfr. Gs 9) a circa 12 km a nord-ovest di Gerusalemme, celebre per la vittoria di Giosuè (Gs 10,10-14) e perché custodiva la tenda e l'altare degli olocausti (1Cr 16,39-40; 2Cr 1,3.5.13; cfr. 1Sam 21,2). Apparteneva al territorio di Beniamino e segnava il confine fra Giuda e Israele. Il luogo vedrà altri due fatti di sangue: l'uccisione proditoria di Amasa ad opera di Ioab (20,8-13) e l'impiccagione di sette discendenti di Saul (21,1-9).

13. «Ioab»: nipote di Davide (cfr. 1Sam 26,6). Da questo momento in poi s'impone come figura di primo piano nelle vicende del regno davidico, sino alla sua morte decretata da Salomone in punizione del suo sostegno ad Adonia (1Re 2,26-35) insieme al sacerdote Ebiatar (cfr. 1Sam 22,20). «presso la piscina»: nel 1956 è stato riportato alla luce il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui Gabaon disponeva. La cisterna circolare (del diametro di 12 metri circa e profonda 11 metri) era fornita di una scala circolare scavata nella roccia, che procedeva poi in un tunnel per altri 14 metri di profondità e terminava in una grande sala dov'era possibile attingere alla falda sotterranea. In totale le due rampe contavano 79 gradini. Fu questo il presumibile teatro della contesa tra i partigiani di Davide e quelli di Is-Baal.

14-16. Duelli simili a questo sono documentati da alcuni bassorilievi mesopotamici. I contendenti si disponevano a coppie l'uno di fronte all'altro e dovevano afferrare con la mano sinistra la testa o la barba dell'avversario, trafiggendogli il fianco con la spada. Nel nostro caso l'irruenza dello scontro avrebbe condotto alla morte di tutti e ventiquattro i “campioni”

22. «Come potrò alzare lo sguardo su Ioab tuo fratello?»: Abner non teme la vendetta di sangue (cfr. 3,30) bensì un eventuale incontro con Ioab, suo vecchio amico e commilitone. Comunque vadano gli eventi futuri, sarebbe difficile essere amici come prima.

23. «lo colpì...» senza neppure interrompere la corsa Abner dà un colpo violento all'indietro con la lancia (fornita di un piccolo tridente per piantarla nel terreno) e Asael, che lo inseguiva da presso, rimane trafitto.

26. «Non sai che alla fine sarà una sventura?»: lett. «Non sai che alla fine sarà una cosa amara?». In poche parole Abner delinea le conseguenze della lotta fratricida e invita Ioab alla tregua. In 20,19 Ioab si sentirà apostrofato allo stesso modo da una saggia abitante di Abel-Bet-Maaca, che i fedeli di Davide stanno forsennatamente cingendo d'assedio per catturare un uomo solo.

29-31. È interessante notare le differenze nella cronaca postbellica: di Abner si descrive dettagliatamente l'itinerario del ritorno a Macanaim (una lunga ritirata), invece il raduno dei combattenti di Ioab «dopo l'inseguimento di Abner» è l'occasione per verificare la superiorità militare di Giuda. I caduti sono stati «diciannove oltre Asael» (citato a parte in quanto fratello di Ioab e nipote del re) mentre Israele ha perso ben trecentosessanta uomini. Si può intuire l'entusiasmo dei vincitori: due sole tribù – Giuda e Simeone – valgono diciotto volte più delle altre dieci tribù insieme!

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Davide apprende della sconfitta d’Israele 1Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase a Siklag due giorni. 2Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. 3Davide gli chiese: “Da dove vieni?”. Rispose: “Sono fuggito dal campo d'Israele”. 4Davide gli domandò: “Come sono andate le cose? Su, dammi notizie!”. Rispose: “È successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Giònata sono morti”. 5Davide chiese ancora al giovane che gli portava le notizie: “Come sai che sono morti Saul e suo figlio Giònata?”. 6Il giovane che recava la notizia rispose: “Ero capitato per caso sul monte Gèlboe e vidi Saul curvo sulla lancia: lo attaccavano carri e cavalieri. 7Egli si volse indietro, mi vide e mi chiamò vicino. Dissi: “Eccomi!”. 8Mi chiese: “Chi sei tu?”. Gli risposi: “Sono un Amalecita”. 9Mi disse: “Gèttati sopra di me e uccidimi: io sento i brividi, ma la vita è ancora tutta in me”. 10Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore”. 11Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. 12Essi alzarono lamenti, piansero e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata, suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele, perché erano caduti di spada. 13Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: “Di dove sei tu?”. Rispose: “Sono figlio di un forestiero amalecita”. 14Davide gli disse allora: “Come non hai temuto di stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?”. 15Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: “Accòstati e aggrediscilo”. Egli lo colpì subito e quegli morì. 16Davide gridò a lui: “Il tuo sangue ricada sul tuo capo. Attesta contro di te la tua bocca che ha detto: “Io ho ucciso il consacrato del Signore!”“.

Lamento di Davide su Saul e Giònata 17Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata 18e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda; è il canto dell'arco e si trova scritto nel libro del Giusto: 19“Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto! Come sono caduti gli eroi? 20Non fatelo sapere in Gat, non l'annunciate per le vie di Àscalon, perché non ne facciano festa le figlie dei Filistei, non ne gioiscano le figlie dei non circoncisi! 21O monti di Gèlboe, non più rugiada né pioggia su di voi né campi da primizie, perché qui fu rigettato lo scudo degli eroi; lo scudo di Saul non fu unto con olio, 22ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi. O arco di Giònata! Non tornò mai indietro. O spada di Saul! Non tornava mai a vuoto. 23O Saul e Giònata, amabili e gentili, né in vita né in morte furono divisi; erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni. 24Figlie d'Israele, piangete su Saul, che con delizia vi rivestiva di porpora, che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti. 25Come son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Giònata, sulle tue alture trafitto! 26Una grande pena ho per te, fratello mio, Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna. 27Come sono caduti gli eroi, sono perite le armi?“.

__________________________ Note

1,10 Il racconto appare qui diverso da quanto viene narrato in 1Sam 31,4 ove lo scudiero di Saul rifiuta di ucciderlo e si dà la morte, imitando il suo re. Il diadema è un’insegna regale.

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Approfondimenti

1-27. Il primo capitolo del secondo libro di Samuele conclude la storia di Saul, fungendo al contempo da ponte verso la nuova sezione dedicata interamente a Davide. Infatti, 2Sam 1 completa il ritratto del futuro re che si è venuto delineando nei capitoli precedenti, soprattutto per quanto riguarda il suo atteggiamento di devozione all'“Unto del Signore” (cfr. 1Sam 24.26). Davide si è dimostrato grande perché ha riconosciuto in Saul quell'elezione divina che lo rendeva degno di rispetto nonostante i suoi peccati e le sue aspre contraddizioni. Proprio nel momento del trionfo – Saul è morto, il potere è a portata di mano – piange la scomparsa dell'amico più caro e quella del nemico: «Saul e Gionata, amabili e gentili» (v. 23), col medesimo struggimento con cui piangerà sul figlio ribelle Assalonne (18,19-19,9). «Tu sei stato più giusto di me, perché mi hai reso il bene...» (1Sam 24,18): in fondo, anche Saul aveva ammesso la superiorità spirituale di Davide, quella che conta davvero (cfr. 1Sam 16,7).

1-16. L'annuncio della morte di Saul vien messo in relazione temporale con gli eventi precedenti (vv. 1-2; cfr. 1Sam 28,4; 29,1; 30,1.17; 31,8) così da costituire idealmente l'ultimo atto di una tragedia recitata contemporaneamente su diversi scenari, in un mirabile intreccio di personaggi e situazioni. Davide viene a conoscenza dell'ecatombe sul Gelboe più o meno nel momento in cui i cittadini di Iabes stanno seppellendo le ossa di Saul e Gionata (1Sam 31,13) e altri messaggeri stanno diffondendo la notizia per tutta la Filistea (1Sam 31,9). L'Amalecita che giunge a Ziklag è una figura ambigua: il suo è il tipico aspetto luttuoso (cfr. 1Sam 4,12) e descrive la battaglia quasi con le stesse parole del Beniaminita che annunciò a Eli la perdita dell'arca (1Sam 4,16-17). Ma non si comprende come abbia potuto attraversare incolume la Filistea pur essendo un nemico, né come faccia a sapere che Davide era ritornato a Ziklag e neppure perché sia venuto di corsa proprio da lui, manifestandogli tra l'altro un rispetto non comune: «cadde a terra e si prostrò» (v. 2). Ancora: la sua versione della morte di Saul è decisamente in contrasto con la cronaca di 1Sam 31,4. L'Amalecita racconta di essersi trovato «per caso» vicino al re sulla cima del Gelboe e di averlo ucciso esaudendo la sua richiesta, ma poi aggiunge una giustificazione personale che lascia perplessi: «capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta» (v. 10). Infine consegna a Davide il diadema regale e il braccialetto di Saul, non si sa se per accreditare coi fatti le proprie parole (come Davide in 1Sam 24,12 e 26,16) o con la segreta speranza di ricevere un premio da colui che prevede essere il nuovo re. L'esame della narrazione – e in particolare delle incongruenze rilevate nel comportamento dell'Amalecita – induce a valutare prudentemente la soluzione sbrigativa di alcuni esegeti che ritengono 2Sam 1,1-16 un maldestro “doppione” di 1Sam 31,1-6. Le due versioni della morte di Saul risultano contraddittorie in ragione della fiducia che siamo disposti a riporre nell'Amalecita: dice il vero oppure è un abile profittatore delle disgrazie altrui? L'autore non si pronuncia chiaramente, e questa è una ragione in più per stare in guardia. Il lettore è già a conoscenza della stringata relazione storica in 1Sam 31; sta a lui valutare le parole del misterioso straniero giunto a Ziklag con i segni inequivocabili della morte di Saul. Comunque, che l'Amalecita abbia detto la verità oppure no, poco importa. Le sue stesse affermazioni lo condannano senz'appello (v. 16). Se credeva di portare una buona notizia si è sbagliato: «Come non hai provato timore?» (v. 14) (cfr. l'orrore di Davide al solo pensiero di una simile azione: 1Sam 24,7; 26,9-11). Il lutto di Davide e dei suoi uomini è sincero «per Saul e Gionata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele» (v. 12). Nessuno, se non uno straniero, potrebbe guardare con distacco alla disgrazia del popolo del Signore e del suo “Unto”, e in tal caso la morte è l'unica ricompensa che si merita.

1. «Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage»: il presente versetto non è solo un discreto richiamo dei fatti precedentemente descritti per introdurre il nuovo episodio; citando l'uno dopo l'altro i due grossi eventi degli ultimi giorni, costringe il lettore a paragonarli e valutarli in rapporto con tutta la sezione narrativa cui appartengono (1Sam 16-2Sam 1). La tragedia del Gelboe è più o meno contemporanea al trionfo di Davide sugli Amaleciti (1Sam 30). I due fatti sono antitetici sotto tutti i punti di vista: da una parte c'è una sconfitta, dall'altra una vittoria; Saul perde tutto mentre Davide “ricupera tutto” (1Sam 30,19) e si appresta ad acquistare anche ciò che apparteneva a Saul; il Gelboe è l'ultima conseguenza del “silenzio di Dio” (cfr. 1Sam 16,14; 28,6) mentre Davide ha raggiunto i ladroni grazie alla parola del Signore (1Sam 30,8); Saul muore per le sue infedeltà (1Sam 13-15) e Davide inizia una vita nuova; un re scompare e uno nuovo sorge all'orizzonte.

6. «appoggiato alla lancia»: la notizia mira ad avvalorare la testimonianza oculare dell'Amalecita. In varie circostanze è stata notata la presenza della lancia presso Saul come un suo attributo particolare (cfr. 1Sam 18,11). «carri e cavalieri»: in quest'epoca solo i Filistei sanno utilizzare i carri da guerra (cfr. 1Sam 13,5). Nemmeno Davide saprà che farsene quando ne catturerà un gran numero (8,4). Assalonne ne farà un uso improprio (15,1); soltanto Salomone li schiererà nel suo esercito (1Re 9,19; 10,26-27) e diventeranno abbastanza comuni nel tempo successivo (1Re 18,44; 22,31-38; 2Re 9,16-27).

9. «sento le vertigini»: trad. incerta dell'ebraico šabāṣ. Nelle versioni si fanno vari tentativi: LXX «tenebra orrenda» e Vg «angustia» danno un'interpretazione più psicologica (= angoscia dell'anima, aggravata dall'ineluttabilità della catastrofe; cfr. Mc 14,34; Lc 22,44). Tale soluzione fatica ad accordarsi con l'ultima parte della frase «ma la vita è ancora tutta in me». E forse preferibile pensare a una patologia fisica: vertigini o – come alcuni commentatori propongono – crampi, spasmi dovuti alle ferite (cfr. 1Sam 31,3).

10. «diadema»: ebr. nēzer. Consisteva in un ornamento del capo, probabilmente di stoffa preziosa o di metallo, che indicava la “consacrazione” della persona che lo portava (Es 39,30; 2Re 11,12; Sal 132,18; Zc 9,16).

13. «figlio di un forestiero»: lett. «figlio di un gēr». Il gēr è un immigrato che ha fissato la sua residenza in mezzo a Israele accettando di osservare almeno parzialmente la legge (Lv 17,10.12; Es 20,10). Viene addirittura assimilato al popolo dell'alleanza (Dt 29,10-12) e come tale sarà partecipe dei beni messianici (Is 56,3.6-7; Ez 47,22). L'Amalecita è dunque un suddito di Saul a tutti gli effetti; ciò spiega la sua presenza nell'esercito israelita ma ne rende anche più grave la posizione riguardo all'uccisione del «consacrato del Signore» (v. 14).

15-16. La sentenza di Davide può sembrare eccessiva, ma ci sono diversi motivi che la giustificano: Davide è innanzitutto genero di Saul, quindi è tenuto a vendicarne il sangue secondo l'antica usanza nomadica (temperata dalla legge con l'istituzione di “città rifugio” per gli omicidi involontari): Gn 4,23-24; Es 21,12-14; Nm 35,9-34; Dt 19,1-13; 2Sam 3,22-27.30; 14,6-11). Inoltre l'assassinio del “consacrato del Signore” – per qualunque ragione esso venga perpetrato – è un sacrilegio senza possibilità di remissione (cfr. 4,4-12).

16. «Il tuo sangue ricada sul tuo capo»: Davide ribadisce la giustezza dell'esecuzione dell'Amalecita in quanto reo confesso del sangue di Saul. Con questa dichiarazione di tipo giuridico, equivalente a un addebito di responsabilità (cfr. 1Re 2,32-33; Lv 20,9; Gs 2,19), si inibiva l'obbligo di una nuova vendetta da parte dei parenti del giustiziato. Nel NT l'espressione compare in Mt 27,24-25 (cfr. Ger 26,15); At 5,28; 18,6; 20,26. Lo “scuotere la polvere dai sandali” (Lc 9,5 e paralleli; 10,11) riveste un analogo significato.

17-27. Lo struggente congedo di Davide da Saul e Gionata prende la forma di un canto eroico, vero e proprio lamento funebre destinato all'istruzione dei «figli di Giuda» (v. 18). Più volte i commentatori hanno notato che da questa solenne elegia manca totalmente il nome di Dio. Il genere epico del canto potrebbe esserne la causa, né si può esigere ovunque un'esplicito richiamo a temi religiosi; l'omissione risponde piuttosto alla constatazione che il Signore si è allontanato da Israele, lo ha abbandonato nelle mani dei suoi nemici e del loro scherno (v. 20). Per ben tre volte risuona una domanda angosciosa: «Perché sono caduti gli eroi?» (vv. 19.25.27). Il silenzio sul nome è la tacita risposta al quesito. Fin dal principio il canto è dominato da un senso di desolazione: «Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto» (v. 19). Non si può non ricordare l'ultimo gemito della nuora di Eli morente, che dice tutto lo sgomento per la perdita dell'arca: «Se n'è andata lungi da Israele la Gloria» (1Sam 4,22). Sono espressioni quasi identiche per definire due esperienze molto vicine tra loro per struttura e significato. In entrambi i casi Israele ha perso il “luogo” della presenza divina (l'arca e il re) in uno scontro con i suoi nemici per antonomasia, i Filistei. Le due sconfitte sono uno scacco militare ma gli occhi della fede vi scorgono un castigo, anzi una trappola nella quale il popolo del Signore è caduto dopo essersela approntata. Certo, solo poche persone hanno la responsabilità diretta dell'accaduto, ma il peccato – ogni peccato! – è tale che «per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna» (Rm 5,18). La domanda martellante di Davide (vv. 19.22.27) è in realtà il grido dell'umanità intera che invoca dall'alto quella liberazione che non riesce a procurarsi da sé (cfr. Sal 130).

17. «lamento»: in ebraico qînâ. Su questo genere poetico si veda il libro dei Salmi.

18. «Libro del Giusto»: opera sconosciuta, forse una raccolta di quei poemi epici sulle gesta degli eroi d'Israele citata anche in Gs 10,13. Il senso del titolo è incerto è un appellativo di Dio o un sinonimo di “valoroso, eroe”?).

19. Il ritornello (cfr. vv. 25.27) è ripreso in maniera molto simile in 1Mac 9,21 in occasione dei funerali di Giuda Maccabeo.

20. Supplica retorica a uditori imprecisati perché non venga divulgata la notizia dell'onta toccata a Israele (cfr. 1Sam 31,9; Mic 1,10). Il versetto è costituito da due coppie di stichi in parallelismo sinonimico.

21-22a. Imprecazione contro i monti del Gelboe, degni della peggior maledizione (l'aridità e la sterilità, cfr. la benedizione opposta in Gn 27,28; Dt 33,13) per essere stati infausti agli eroi, il cui scudo – segno del loro valore – giace ora abbandonato (nig‘al). Particolare menzione merita quello di Saul, guerriero eccezionale. Mentre gli altri soldati ungevano periodicamente le pelli conciate che coprivano lo scudo per mantenerle elastiche e viscide alle armi nemiche (Is 21,5), Saul compiva quest'operazione col sangue e l'adipe degli innumerevoli avversari trafitti dalla sua spada. È un'intensa immagine laudativa del defunto re, al quale Davide rende giusto onore.

22b-23. Alla lode di Saul s'aggiunge quella di Gionata, anch'egli intrepido combattente. Gionata è rimasto accanto al padre sino alla fine nonostante tutto (cfr. 1Sam 20,30-31; 22,8). Sapeva che non ne avrebbe ereditato il regno (1Sam 23,17) ma ha condiviso la sua triste sorte senza tirarsi indietro, fosse anche per salvare la propria vita. Davide dimostra di avere un cuore grande, capace di riconoscere il valore umano del suo antagonista (cui non ha mai voluto attribuire la responsabilità diretta della persecuzione: 1Sam 26,19). In tal modo ha vinto la sua più dura battaglia, quella contro l'odio che avvelena l'animo (cfr. Ef 6,12). Ciò lo rende degno della corona d'Israele (cfr. 1Sam 24,21).

24. «Figlie d'Israele»: l'esortazione al lamento su colui che procurava loro un ricco bottino (cfr. Gdc 5,30) si contrappone al biasimo per le «figlie dei non circoncisi» del v. 20.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Sconfitta d’Israele e morte di Saul 1I Filistei attaccarono Israele, ma gli uomini d'Israele fuggirono davanti ai Filistei e caddero trafitti sul monte Gèlboe. 2I Filistei si strinsero attorno a Saul e ai suoi figli e colpirono a morte Giònata, Abinadàb e Malchisùa, figli di Saul. 3La battaglia si concentrò intorno a Saul: gli arcieri lo presero di mira con gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli arcieri. 4Allora Saul disse al suo scudiero: “Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano quegli incirconcisi a trafiggermi e a schernirmi”. Ma lo scudiero non volle, perché era troppo spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra. 5Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gettò anche lui sulla sua spada e morì con lui. 6Così morirono insieme in quel giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e anche tutti i suoi uomini. 7Quando gli Israeliti che erano dall'altra parte della valle e quelli che erano oltre il Giordano videro che gli uomini d'Israele erano in fuga e che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e fuggirono. Vennero i Filistei e vi si stabilirono. 8Il giorno dopo, i Filistei vennero a spogliare i cadaveri e trovarono Saul e i suoi tre figli caduti sul monte Gèlboe. 9Essi gli tagliarono la testa, lo spogliarono delle armi e mandarono a dare il felice annuncio in giro nella terra dei Filistei, ai templi dei loro idoli e al popolo. 10Deposero le sue armi nel tempio di Astarte e appesero il suo corpo alle mura di Bet-Sean. 11Gli abitanti di Iabes di Gàlaad vennero a sapere quello che i Filistei avevano fatto a Saul. 12Tutti i guerrieri si mossero: viaggiarono tutta la notte e presero il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli dalle mura di Bet-Sean, li portarono a Iabes e qui li bruciarono. 13Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto il tamerisco che è a Iabes e fecero digiuno per sette giorni.

__________________________ Note

31,10 Bet-Sean: città molto antica, sviluppatasi soprattutto nel corso del secondo millennio a.C. e poi in epoca ellenistica, quando prese il nome di Scitopoli; era collocata in posizione strategica, su una via di comunicazione che collegava la pianura di Izreèl con la valle del Giordano.

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Approfondimenti

1-13. Il racconto dell'ecatombe sul Gelboe chiude la parabola di Saul e con essa il primo libro di Samuele. È il duro giudizio su una storia iniziata sotto i migliori auspici (cc. 9-11) ma degenerata rapidamente per varie ragioni: l'oggettiva difficoltà di riunire tribù fino ad allora autonome, la malattia, l'ambizione ma, soprattutto, l'inguaribile propensione del re Saul a “fare da sé”. Si prova un'infinita pena per la figura tragica di quest'uomo che non ha compreso che la vera maestà sarebbe consistita per lui nell'obbedienza al Signore piuttosto che nell'esercizio affannoso e disordinato del libero arbitrio (cfr. cc. 13-15). Mentre 1Sam 31 è molto riservato nel giudicare la morte di Saul, il testo parallelo di 1Cr 10,13 l'attribuisce esplicitamente all'infedeltà verso Dio (il Cronista è molto interessato a mostrare un'immagine idealizzata di Davide in pieno contrasto con la figura totalmente negativa del suo predecessore, del quale vien riferita solo la fine ingloriosa). La cronaca della battaglia sul Gelboe riferisce con qualche dettaglio solo l'episodio centrale cioè quello della morte di Saul. Dei suoi tre figli Gionata, Abinadab e Malkisua si dice semplicemente che i Filistei «li colpirono a morte» (v. 2). La misura della catastrofe è data con poche, misurate parole: «morirono insieme in quel giorno Saul e i suoi tre figli, lo scudiero e ancora tutti i suoi uomini» (v. 6). Con la fuga in massa della popolazione locale i Filistei prendono il controllo della regione e in particolare della fortezza di Beisan (o Bet-Sean; cfr. 2Mac 12,29; in Gdt 3,10 viene chiamata col nome greco di Scitopoli), che sarà riconquistata definitivamente solo da Davide (1Re 4,12). Mai Israele si era trovato in una situazione così critica dal giorno dell'entrata nella terra promessa.

4-5. Un'altra versione della morte di Saul si trova in 2Sam 1,6-10. La Bibbia dà un giudizio implicitamente negativo solo su due casi di suicidio (di Achitofel traditore di Davide: 2Sam 17,23 e di Giuda traditore di Gesù: Mt 27,5). Sugli altri pochissimi casi citati (Gdc 9,54; 16,30; 1Re 16,18; 2Mac 14,37-46) non si esprime chiaramente. 2 Mac sembra additare come esempio il suicidio del pio Razis. Il darsi la morte per sfuggire al disonore (qui e Gdc 9,54) non pare essere considerato un vero suicidio. D'altra parte non ci si può ragionevolmente attendere dall'AT quella chiara coscienza sull'argomento che verrà conquistata faticosamente dopo discussioni interminabili (cfr. S. Tommaso, Ia.IIae, 64,5, ad IV).

6. «tutti i suoi uomini»: 1Cr 10,6 dice «tutta la sua casa». È un'espressione iperbolica o forse si riferisce solo a quelli che si trovavano con lui sulla cima del Gelboe. Infatti Abner, capo dell'esercito, si salva e così pure Is-Baal, figlio di Saul (cfr. 2 Sam 2-4). Il versetto riassume lugubremente le perdite della giornata con tre stichi sottolineati da una rima che si potrebbe rendere: «Morirono in quel giorno Saul e i tre suoi figli – e il portatore delle armi sue – e tutti gli uomini suoi».

8-10. È il rituale che si ripeteva ad ogni vittoria, da cui non era assente un risvolto religioso («posero le sue armi nel tempio di Astarte» (cfr. 5,2; 21,10). «tagliarono la testa di lui» (v. 9): cfr. 17,51. 1Cr 10,10 aggiunge che «il teschio [di Saul] l'inchiodarono nel tempio di Dagon», macabro trofeo di guerra in riparazione della beffa subita tanti anni prima (5,1-6,16). «girando dovunque per dare il felice annunzio»: la sconfitta di un guerriero valoroso come Saul suscita emozione e gioia persino eccessive, tanto che vengono mandati ovunque messaggeri a portare la grande notizia. Solo la cattura di Sansone era stata celebrata con tanta pompa (Gdc 16,23-24).

11-13. I cittadini di Iabes di Galaad ricordano i benefici ricevuti da Saul nel momento del bisogno (11,1-11) oltre che i reciproci legami di parentela (cfr. 11, 1). Nottetempo riescono a sottrarre i poveri corpi mutilati di Saul e dei suoi figli dalle mura della fortezza di Beisan e li portano a Iabes. «li bruciarono» (v. 12): in Israele la cremazione non era prevista se non come pena comminata dalla legge per alcuni peccati gravissimi (Lv 20,14; 21,9; cfr. Gn 38,24); in Am 6,10 sarebbe giustificata dal timore di una pestilenza. Nel nostro caso i cittadini di Iabes si trovano forse costretti a bruciare i cadaveri a causa dell'avanzato stato di decomposizione che avrebbe reso difficili le normali esequie. Però hanno l'avvertenza di sottrarre al rogo le ossa per inumarle secondo l'usanza comune. Cfr. un caso simile nell'Iliade (I,52; VII,334-335; XXIII,237-244). Le ossa di Saul e Gionata saranno recuperate da Davide e sepolte nella tomba di famiglia a Zela (2Sam 21,13-14). «sotto il tamarisco» (v. 13): un albero simile si trovava sull'altura (bāmâ) di Gabaa (cfr. 22,6); «fecero digiuno per sette giorni»: in segno di grave lutto (cfr. Gn 50,10; Gdt 16,24; Sir 22,11).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Quando Davide e i suoi uomini arrivarono a Siklag il terzo giorno, gli Amaleciti avevano fatto una razzia nel Negheb e a Siklag. Avevano distrutto Siklag appiccandole il fuoco. 2Avevano fatto prigioniere le donne e quanti vi erano, piccoli e grandi; non avevano ucciso nessuno, ma li avevano presi e portati via. 3Tornò dunque Davide e gli uomini che erano con lui alla città che era in preda alle fiamme; le loro donne, i loro figli e le loro figlie erano stati condotti via prigionieri. 4Davide e la sua gente alzarono la voce e piansero finché ne ebbero forza. 5Le due mogli di Davide, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel, erano state condotte via prigioniere. 6Davide fu in grande angustia perché la gente parlava di lapidarlo. Tutti avevano l'animo esasperato, ciascuno per i suoi figli e le sue figlie. Ma Davide ritrovò forza e coraggio nel Signore, suo Dio. 7Allora Davide disse al sacerdote Ebiatàr, figlio di Achimèlec: “Portami l'efod”. Ebiatàr portò l'efod a Davide. 8Davide consultò il Signore e chiese: “Devo inseguire questa banda? La raggiungerò?”. Gli rispose: “Insegui, perché certamente raggiungerai e libererai i prigionieri”. 9Davide e i seicento uomini che erano con lui partirono e giunsero al torrente di Besor, dove quelli rimasti indietro si fermarono. 10Davide continuò l'inseguimento con quattrocento uomini: si fermarono invece duecento uomini che erano troppo affaticati per passare il torrente di Besor. 11Trovarono nella campagna un Egiziano e lo portarono a Davide. Gli diedero da mangiare pane e gli diedero da bere acqua. 12Gli diedero anche una schiacciata di fichi secchi e due grappoli di uva passa. Mangiò e si rianimò, perché non aveva preso cibo e non aveva bevuto acqua da tre giorni e tre notti. 13Davide gli domandò: “A chi appartieni tu e di dove sei?”. Rispose: “Sono un giovane egiziano, schiavo di un Amalecita. Il mio padrone mi ha abbandonato perché tre giorni fa mi sono ammalato. 14Noi abbiamo fatto razzia nel Negheb dei Cretei, in quello di Giuda e nel Negheb di Caleb, e abbiamo appiccato il fuoco a Siklag”. 15Davide gli disse: “Vuoi guidarmi verso quella banda?”. Rispose: “Giurami per Dio che non mi ucciderai e non mi riconsegnerai al mio padrone, e ti condurrò da quella banda”. 16Così fece da guida, ed ecco erano sparsi sulla distesa di quella regione a mangiare e a bere e a far festa con tutto l'ingente bottino che avevano preso dal territorio dei Filistei e dal territorio di Giuda. 17Davide li colpì dalle prime luci dell'alba fino alla sera del giorno dopo e non sfuggì alcuno di loro, se non quattrocento giovani, che montarono sui cammelli e fuggirono. 18Davide liberò tutti coloro che gli Amaleciti avevano preso e liberò anche le sue due mogli. 19Non mancò nessuno tra loro, né piccolo né grande, né figli né figlie, né la preda né ogni altra cosa che era stata presa loro: Davide recuperò tutto. 20Davide prese tutte le greggi e le mandrie; spingevano davanti a lui questo bestiame e gridavano: “Questo è il bottino di Davide”. 21Davide poi raggiunse i duecento uomini che, essendo troppo sfiniti per seguirlo, aveva fatto rimanere al torrente di Besor. Essi andarono incontro a Davide e a tutta la sua gente: Davide con la truppa si avvicinò e domandò loro come stavano. 22Ma tutti i cattivi e gli scellerati tra gli uomini che erano andati con Davide si misero a dire: “Poiché non sono venuti con noi, non si dia loro niente della preda che abbiamo ricavato, eccetto le mogli e i figli di ciascuno: li conducano via e se ne vadano”. 23Davide rispose: “Non fate così, fratelli miei, con quello che il Signore ci ha dato, salvandoci tutti e mettendo nelle nostre mani quella banda che era venuta contro di noi. 24Chi vorrà ascoltarvi in questa proposta? Perché, quale è la parte di chi scende a battaglia, tale è la parte di chi resta ai bagagli: insieme faranno le parti”. 25Da quel giorno in poi stabilì questo come regola e norma in Israele fino ad oggi. 26Quando arrivò a Siklag, Davide mandò parte del bottino agli anziani di Giuda, suoi amici, con queste parole: “Eccovi un dono proveniente dal bottino dei nemici del Signore”. Ne inviò 27a quelli di Betel, a quelli di Ramot-Negheb, a quelli di Iattir, 28a quelli di Aroèr, a quelli di Sifmot, a quelli di Estemòa, 29a quelli di Racal, a quelli delle città degli Ieracmeeliti, a quelli delle città dei Keniti, 30a quelli di Corma, a quelli di Bor-Asan, a quelli di Atac, 31a quelli di Ebron e a quelli di tutti i luoghi per cui era passato Davide con i suoi uomini.

__________________________ Note

30,7-8 efod, inteso come “il pettorale del giudizio” (Es 28,15) intessuto dello stesso materiale dell’efod: il pettorale è di forma quadrata con incastonate dodici pietre da fermare alle bretelle dell’efod. Aveva la funzione di memoriale delle dodici tribù, ma era anche strumento di divinazione, poiché conteneva gli urìm e i tummìm (v. 30), pietre di diverso colore con cui si gettava la sorte. L’efod del sommo sacerdote (cfr. Es 28,4) è una specie di grembiule o corsetto senza maniche, tenuto fermo al collo per mezzo di spalline o bretelle policrome. Sulle spalline erano fermate due pietre di onice con i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr. Es 28,11). Era come un memoriale del popolo, esibito dal sacerdote a Dio nel culto (cfr. Es 28,12).

30,14 Cretei: più tardi costoro forniranno mercenari a Davide (2Sam 8,18; 15,18; 20,7.23).

30,27-31 Eccettuata Betel, si tratta di località meridionali. Questo atteggiamento munifico faciliterà l’accettazione di Davide come re, dopo la morte di Saul.

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Approfondimenti

1-31. Il racconto è la naturale continuazione del precedente. Dopo il rifiuto dei capi Filistei di farlo partecipare alla battaglia, Davide e i suoi compagni prendono la via del ritorno. Giunti in vista di Ziklag si accorgono con sgomento che la città è stata saccheggiata dai predoni Amaleciti e le loro famiglie sono state rapite con tutto il bestiame. Gli Amaleciti erano stati più volte “visitati” da Davide nel corso delle sue razzie nel deserto (27,8); venuti a conoscenza della partenza di tutti gli uomini validi, ne hanno approfittato per vendicarsi una volta per tutte. Dopo un momento di sconforto Davide riprende «forza e coraggio nel Signore suo Dio» (v. 6). Al pari di Mosè in Es 17,4 e Nm 14,10, Davide rischia la lapidazione da parte del popolo esasperato e, come allora, la soluzione consiste nell affidarsi alla parola del Signore. Dopo aver consultato Dio con l'efod, parte senz'altro all'inseguimento dei predoni. Dal lato narrativo l'acme è già raggiunto qui: il lettore è persuaso che la vicenda giungerà a buon fine perché il Signore ha ormai assunto il comando della spedizione. Il provvidenziale salvataggio nel deserto di un giovane schiavo egiziano mezzo morto di fame e di malattia permette a Davide di rintracciare la banda dei ladroni. L'improvviso assalto sbaraglia gli Amaleciti sorpresi a «mangiare e a bere e a far festa» (v. 16); solo alcuni superstiti riescono a fuggire. Il ritorno a Ziklag è trionfale. Il bottino è stato così ingente da render possibile l'invio di doni importanti ai capi delle tribù meridionali della Giudea «di tutti i luoghi per cui era passato Davide con i suoi uomini» (vv. 26-31). Davide sente che il momento del ritorno si avvicina e che è assolutamente necessario rinsaldare i legami con gli amici di oggi e i sudditi di domani, proprio mentre Saul sta combattendo la sua ultima battaglia sul Gelboe.

2. «non avevano ucciso nessuno»: nelle razzie si evitava di uccidere (cfr. 27,10-11) e si prendevano come prigioniere soprattutto le donne, buona merce di scambio sulle vicine piazze egiziane (cfr. Gn 37,28.36).

5. Si fa menzione particolare delle mogli di Davide (cfr. anche v. 18) che è il capo del gruppo e il vero protagonista della storia.

6. «ritrovò forza e coraggio nel Signore»: lett. «si rafforzò nel Signore». Il verbo ḥzq (itpael) ha il senso di “sforzarsi, riprender forza, imporsi, armarsi di coraggio, sentirsi confortato”. Davide compie un atto di fede nel Signore, «sperando contro ogni speranza» (cfr. Rm 4,18) come Abramo sottoposto alla prova del sacrificio del figlio. Ma al Signore bastò vedere quanto Abramo si fidasse di lui, poi gli restituì Isacco e aggiunse una promessa ancor più grande: «Io ti benedirò con ogni benedizione... la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici» (Gn 22,17). Riponendo tutta la sua speranza in Dio, Davide raccoglie i frutti della promessa fatta al patriarca non soltanto recuperando i suoi beni ma acquistandone addirittura di nuovi: «Questo è il bottino di Davide!» (v. 20). Per il rapporto Abramo-Davide: cfr. 2Sam 2,1-7.

7-8. L'efod con cui si consultava il Signore si trovava col sacerdote Ebiatar presso Davide fin dal giorno del massacro dei sacerdoti di Nob (22,6-23; 23,6.9). Come in 23,2.4 c'è una duplice richiesta: la prima per sapere se fare o meno una cosa, la seconda per conoscerne l'esito.

12. «Gli diedero anche una schiacciata di fichi secchi..»: come mai quest'informazione, così superflua per la dinamica dell'azione? Più che di pura finzione letteraria, sembra trattarsi piuttosto di un particolare rimasto impresso nella memoria di qualche testimone e tramandato con la minuziosità tipica dei racconti dei reduci di guerra.

14. «Cretei» (o «Kereti»): abitanti del Negheb, di stirpe filistea come i Peletei. Tra queste popolazioni Davide arruolerà le sue guardie del corpo (2Sam 8,18; 15,18; 20,7.23; 1Re 1,38.44; 1Cr 18,17).

16. «sparsi sulla distesa di quella regione»: gli Amaleciti sono così sicuri di sé e intenti a godere i frutti delle ultime scorrerie, da non pensare neppure a collocare qualche sentinella di vedetta. Una scena simile è descritta in Gdc 7,12 e 8,11.

20. «Questo è il bottino di Davide»: oltre ad aver recuperato i propri familiari, il bestiame e tutti i beni, gli uomini di Davide hanno tolto ai predoni anche il bottino da questi fatto nel «Negheb dei Cretei, quello di Giuda e il Negheb di Caleb» (v. 14). Secondo le regole della razzia, al capo della spedizione toccava la parte migliore della preda.

21-25. Il diverbio tra i combattenti e gli uomini rimasti indietro per la stanchezza (cfr. vv. 9-10) fornisce l'opportunità di ribadire la saggezza di Davide, che si dimostra superiore alla mentalità rozza e semplicista del suo tempo. Anche tra i suoi compagni si trovano dei «cattivi e iniqui» (molti sono debitori insolventi o disadattati a vario titolo: cfr. 22,2) che protestano per il trattamento riservato nella divisione del bottino a quei duecento sfaticati che non hanno rischiato la vita in combattimento. Davide dimostra pazienza e magnanimità nel convincerli, insistendo sul fatto che il successo è stato conseguito grazie all'aiuto del Signore. Come si può essere egoisti e avidi quando tutto ciò che si è conquistato è un dono? Perciò vien fissata una regola in base alla quale il bottino di guerra verrà equamente diviso tra i soldati che hanno combattuto e quelli che sono rimasti a guardia del campo. Tutti hanno obbedito agli ordini impartiti per il bene comune; tutti hanno quindi diritto alla ricompensa. Una legge analoga è attribuita a Mosè (Nm 31,25-30; cfr. Gs 22,8) ma il contesto è diverso, come pure le regole di distribuzione (qui riguardano solo l'esercito e non tutto il popolo).

26-31. Coerentemente con la sua politica di beneficenza interessata verso la tribù di Giuda (cfr. 25,15-16; 27,10-11) Davide invia ai capi delle varie località (alcune sono incerte quanto a grafia e localizzazione) una parte dell'ingente bottino strappato agli Amaleciti. La parola usata per il dono è «benedizione» (bᵉrākâ), che – ad eccezione di Is 65,8 – nell'AT appare sempre in qualche relazione con l'agire di Dio. La radice brk è collegata col concetto del «donare» e riguarda specialmente Dio che comunica la salvezza (= lo spirito, la vita, la giustizia, la prosperità, la fecondità, la felicità). In sei o sette passi (qui; Gs 15,19 = Gdc 1,15; Gn 33,11; 1Sam 25,27; 2Re 3,15; Prv 11,26 e 1Re 10,8-10) bᵉrākâ indica un regalo che vuol rendere partecipe il destinatario della munificenza divina. Alla stessa maniera chiamare uno “benedetto” (cfr. ad es. 25,33; Rt 2,20) significa augurargli tutte le “benedizioni” che sono proprie di Dio e che solo lui può dare. «nemici del Signore»: poiché ogni guerra ha un valore religioso (cfr. 14,6 e 17,47), i nemici d'Israele sono anche e soprattutto nemici del Signore: ogni sconfitta coinvolge anche lui (cfr. 4,1-5,1) e ogni vittoria gli appartiene (11,13; 14,45; 17,46-47; 30,23).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Davide è congedato dai capi filistei 1I Filistei avevano concentrato tutte le schiere ad Afek, mentre gli Israeliti erano accampati presso la sorgente che si trova in Izreèl. 2I prìncipi dei Filistei marciavano con le loro centinaia e le loro migliaia. Davide e i suoi uomini marciavano nella retroguardia con Achis. 3I capi dei Filistei domandarono: “Che cosa fanno questi Ebrei?”. Achis rispose ai capi dei Filistei: “Non è forse costui Davide, servo di Saul, re d'Israele? È stato con me un anno o due e non ho trovato in lui nulla da ridire dal giorno che è capitato qui fino ad oggi”. 4I capi dei Filistei si irritarono tutti contro di lui e gli intimarono: “Rimanda quest'uomo: torni al luogo che gli hai assegnato. Non venga con noi in guerra, perché non diventi nostro avversario durante il combattimento. Come riacquisterà costui il favore del suo signore, se non con le teste di questi uomini? 5Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze dicendo: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”?“. 6Achis chiamò Davide e gli disse: “Per la vita del Signore, tu sei retto e io vedrei bene che tu vada e venga con le mie schiere, perché non ho trovato in te alcun male, da quando sei arrivato fino ad oggi. Ma non sei gradito agli occhi dei prìncipi. 7Quindi torna e va' in pace, così non farai cosa sgradita agli occhi dei prìncipi dei Filistei”. 8Rispose Davide ad Achis: “Che cosa ho fatto e che cosa hai trovato nel tuo servo, da quando sono stato alla tua presenza fino ad oggi, perché io non possa venire a combattere contro i nemici del re, mio signore?”. 9Rispose Achis a Davide: “So bene che tu mi sei prezioso come un messaggero di Dio; ma i capi dei Filistei mi hanno detto: “Non deve venire con noi a combattere”. 10Àlzati dunque domani mattina con i servi del tuo signore che sono venuti con te. Alzatevi presto e allo spuntar del giorno partite”. 11Il mattino dopo Davide e i suoi uomini si alzarono presto e partirono, tornando nel territorio dei Filistei. I Filistei salirono a Izreèl.

__________________________ Note

29,1 Afek: città a una sessantina di chilometri circa da Endor, presso la sorgente del fiume Iarkon, nella piana costiera di Saron.

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Approfondimenti

1-11. La notizia che i Filistei «avevano concentrato tutte le forze in Afek» (v. 1) situa il nuovo episodio in un rapporto di anteriorità rispetto ai fatti del capitolo precedente. Infatti Afek è la località a mezza via tra la Filistea e il Gelboe, dove i Filistei si erano accampati tanti anni prima quando Israele aveva perso l'arca dell'alleanza (4,1-11). Anche ora è il punto di concentramento per le milizie provenienti da tutte le città filistee; poi avanzeranno insieme in territorio israelita per attestarsi in Sunam (28,4). Dunque, mentre l'esercito si muove ordinatamente verso il nord, Davide si trova nella retroguardia. Achis ha voluto che egli venisse a tutti i costi con lui (28,1-2) ma gli altri capi Filistei non sono dello stesso avviso: ricordano troppo bene il tradimento dei mercenari ebrei nella battaglia di Mimas (14,21) per fidarsi di quella banda, capitanata dall'uomo al quale le donne inneggiavano: «Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila» (cfr. 18,7; 21,12). Achis è troppo ingenuo per immaginare un repentino voltafaccia della sua «guardia del corpo» (28,2), ma nessuno può escludere l'eventualità di una riconciliazione in extremis con Saul, le cui spese verrebbero fatte dai combattenti filistei (v. 4). Il c. 30 mostrerà il risvolto provvidenziale del rientro forzato a Ziklag.

1. L'accampamento degli Israeliti si trova molto più a nord di Afek, alle pendici del Gelboe (cfr. 28, 4), forse perché Saul ha intuito l'intenzione dei Filistei di forzare la pianura di Izreel; «sorgente che si trova in Izreel»: è l'attuale ‘Ayin Galud, chiamata in Gdc 7,1 «fonte di Carod».

2. «marciavano con le loro centinaia e le migliaia»: era l'organizzazione classica degli eserciti di allora (cfr. 17,18).

3. «un anno o due». Con i LXX: «adesso è il secondo anno». TM ha lett.: «già giorni o già anni» (cfr. Vg «da molti giorni o anni»). Per il senso di “giorno” = “un anno”, cfr. 27,7.

4. «nemico»: lett. śāṭān. Questa parola, il cui senso generale è «avversario» (Nm 22,22.32; 2Sam 19,23; 1Re 5,18) e «accusatore» (Sal 109,6), è stata applicata all'avversario per eccellenza: il diavolo, Satana (Gb 1,6-9; 2,1-4; 1Cr 21,1). Con tale significato è presente 36 volte nel NT. Achis cercherà di compensare la durezza dei capi Filistei chiamando Davide col titolo opposto di «inviato (lett. angelo) di Dio» (v. 9; cfr. 2Sam 14,17.20; 19,28).

6. «Per la vita del Signore»: Achis non è Ebreo; la formula di giuramento jahvista in bocca a un pagano è interpretabile in due modi: o è una pia finzione del narratore israelita oppure (con maggiore probabilità) il Signore è invocato da Achis per dare valore assoluto alla sua dichiarazione di stima nei confronti di Davide. «non ho trovato in te alcuna malizia»: la buona fede del re è persino ridicola per il lettore che conosce i retroscena delle scorrerie di Davide (27,10-11). Non sarà certo l'astuto mercenario a rivelargli i suoi segreti! Anzi, la sua risposta un po' spavalda commuoverà ancor di più il povero Achis, fugando definitivamente ogni sospetto a suo proposito (v. 8).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1In quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro Israele e Achis disse a Davide: “Tieni bene a mente che devi uscire in campo con me insieme con i tuoi uomini”. 2Davide rispose ad Achis: “Tu sai già quello che farà il tuo servo”. Achis disse: “Bene! Ti faccio per sempre mia guardia del corpo”.

Saul e la chiromante di Endor 3Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito a Rama, sua città. Saul aveva bandito dalla terra i negromanti e gli indovini. 4I Filistei si radunarono e andarono a porre il campo a Sunem. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gèlboe. 5Quando Saul vide il campo dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore tremò. 6Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti. 7Allora Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. I suoi ministri gli risposero: “Vi è una negromante a Endor”. 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: “Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Èvocami colui che ti dirò”. 9La donna gli rispose: “Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?“. 10Saul le giurò per il Signore: “Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda”. 11Ella disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Èvocami Samuele”. 12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: “Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!”. 13Le rispose il re: “Non aver paura! Che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. 14Le domandò: “Che aspetto ha?”. Rispose: “È un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello”. Saul comprese che era veramente Samuele e s'inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. 15Allora Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato evocandomi?”. Saul rispose: “Sono in grande angustia. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me: non mi ha più risposto, né attraverso i profeti né attraverso i sogni; perciò ti ho chiamato, perché tu mi manifesti quello che devo fare”. 16Samuele rispose: “Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? 17Il Signore ha fatto quello che ha detto per mezzo mio. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato a un altro, a Davide. 18Poiché non hai ascoltato la voce del Signore e non hai dato corso all'ardore della sua ira contro Amalèk, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19Il Signore metterà Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore metterà anche le schiere d'Israele in mano ai Filistei”. 20All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato nulla tutto quel giorno e tutta quella notte. 21Allora la donna si accostò a Saul e, vedendolo sconvolto, gli disse: “Ecco, la tua serva ha ascoltato la tua voce. Ho esposto al pericolo la mia vita per ascoltare la parola che tu mi hai detto. 22Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. 23Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. 24La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. 25Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

__________________________ Note

28,4 Sunem: oggi Sôlem, a 6 chilometri a nord del villaggio di Zeriin, corrisponde all’antica Izreèl; Gèlboe: massiccio montuoso (497 metri sul livello del mare) del settentrione della terra di Canaan, che domina, a sud-est, la piana di Izreèl.

28,7 Endor: a sud del monte Tabor, a una quindicina di chilometri da Nazaret, nel territorio di Ìssacar ma appartenente a Manasse (Gs 17,11). Il nome della città biblica, oggi conservato in quello del villaggio di Endur, significa “sorgente dell’insediamento”. La presenza della negromante nella città si può spiegare con la notazione di Gs 17,12, secondo cui gli Israeliti non riuscirono a sottrarla del tutto all’influenza cananea.

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Approfondimenti

1-2. In concomitanza col progressivo indebolimento fisico e psichico di Saul i Filistei acquistano sempre più coraggio, fino a decidere di attaccare in forze il regno d'Israele. Anche la banda di Davide viene mobilitata da Achis con una comunicazione ufficiale che sembra l'imposizione di un obbligo: «Tieni bene a mente che...». Ancora una volta Davide non si tira indietro ma risponde in modo ambiguo: «Tu sai già quello che farà il tuo servo». Cosa farà Davide? Forse nemmeno lui lo sa, ma solo l'ingenuità di Achis può vedere in queste sibilline parole la promessa di atti eroici contro Israele. S'infiamma d'entusiasmo, tanto da nominare Davide sua guardia del corpo.

3-25. I Filistei avevano ripetutamente cercato di forzare le difese Israelite per raggiungere la Transgiordania, dove passavano le grandi vie di comunicazione internazionale (come la “Via del Re”) che collegavano l'Egitto alla Mesopotamia passando per la Siria. Ma le montagne erano un terreno disagevole per l'esercito filisteo abituato alle rapide manovre dei carri da guerra (cfr. 13,5); infatti le battaglie precedenti – a parte il successo di Eben-Ezer (4,1-11) – si erano risolte quasi tutte con un fallimento (7,10-11; 14,20-23; 17,51-53). Per tale motivo cercano ora di attirare gli Israeliti su un campo di battaglia più favorevole: la pianura di Izreel, nel nord della Palestina. Saul non può far altro che accorrere là dove i Filistei stanno ammassando uomini e armi, e schierare il proprio esercito in posizione difensiva sulle pendici del monte Gelboe per chiudere l'imboccatura della pianura a sud di Sunam. Vedendo l'enorme spiegamento delle forze avversarie Saul si sente venir meno e consulta il Signore per sapere come comportarsi (cfr. 14,18-19). Ma come la sera della battaglia di Micmas Dio non risponde (14,37). Né i sogni (indicati in Nm 12,6 come uno dei modi con cui Dio poteva manifestare la sua volontà: cfr. Gn 20,3-7; 40,5; 41,1; 1Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12.13.19), né gli urîm (cfr. 14,41), né i profeti (forse autentici, forse gregari dei gruppi nominati in 10,5.10 e 19,20) danno il responso desiderato. A questo punto Saul non vede altra soluzione che voltare le spalle al Signore per cercare una risposta presso quei «negromanti e indovini» che lui stesso aveva bandito dal paese. In incognito Saul si reca a Endor presso una negromante sfuggita alle sue persecuzioni e le chiede di evocare lo spirito di Samuele. Dopo la violenta separazione del c. 15, non si sa che cosa Saul si aspettasse di sentire dal profeta defunto (v. 15). La sua è la decisione irrazionale di un disperato; fatto sta che Samuele gli comunica davvero l'imminente realizzazione della sentenza pronunciata contro di lui in 15,26-28 (vv. 16-19). Samuele la riprende quasi parola per parola ma c'è una novità rispetto al passato: l'uomo «migliore» a cui il Signore ha consegnato il regno di Saul (15,28) è finalmente identificato con Davide. Non c'è più ragione di tener nascosto ciò che il re aveva già intuito per conto suo (cfr. 18,15.29; 21,31; 23,17; 24,21; 26,25) né di continuare a fingere un accordo che non c'è più (cfr. 15,30-31). Saul si trova in una situazione analoga a quella di Eli, cui Samuele ancora fanciullo aveva rivelato la catastrofe che stava per abbattersi sulla sua famiglia (3,17-18). Però, mentre il vecchio sacerdote aveva accettato con rassegnazione il suo destino: «Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (3,18), Saul resta paralizzato dal terrore. Nel corso della sua vita il punto debole è sempre stato la fede nella potenza salvifica di Dio, per cui si è sempre sforzato di risolvere i suoi problemi autonomamente. D'improvviso si rende conto che la vita gli sfugge di mano, né può fare qualcosa per trattenerla; è il culmine della tragedia umana e “teologica” di un re che dimenticando di essere “l'Unto del Signore”, ha creduto che Israele fosse a sua disposizione «come tutti i popoli» (cfr. 8,5) e lui stesso potesse comportarsi come tutti gli altri re.

3. La notizia della morte di Samuele è già stata data in 25,1 ma viene ripetuta qui per introdurre il racconto dell'evocazione del suo spirito. Nel medesimo versetto si fornisce pure l'altra informazione essenziale alla narrazione: «Saul aveva bandito dal paese negromanti e indovini». Questo dato è affatto nuovo, ma c'è da credere che la guerra di Saul contro la magia in conformità alla legge mosaica (Lv 20,27) – magari incoraggiato dallo stesso Samuele – risalisse ai tempi migliori del suo regno. La negromanzia era praticata in tutto l'Oriente e anche in Israele (2Re 21,6; Is 8,19) nonostante fosse duramente punita come atto idolatrico (Lv 19,26-31; 20,6; Dt 18,10-14). Essa prosperava probabilmente per la grande scaltrezza dei “maghi” e per la credulità dei loro clienti. Nel presente caso (l'unico ricordato in tutta la Bibbia) l'autore lascia però intendere che accade qualcosa di veramente soprannaturale, tanto che la stessa negromante ne rimane atterrita (v. 12).

4. «Sunam»: località nel territorio di Issacar (Gs 19,18). Sarà la città natale di Abisag (1Re 1,3) e in essa Eliseo richiamerà in vita il figlio della donna che l'ospitava in casa sua.

7. «Endor»: gli ufficiali di Saul sono in grado di rintracciare una negromante superstite nel villaggio di Endor, appartenente alla tribù di Manasse nonostante la sua ubicazione nel territorio di Issacar (Gs 17,11), a circa 15 km a nord del Gelboe. Gs 17,12 dice che gli Israeliti non riuscirono a scacciare da questa zona gli abitanti Cananei, che perciò continuarono ad abitarla.

8-10. Sapendo di essere fuorilegge la negromante guarda con sospetto il cliente giunto col favore delle tenebre. Che sia una trappola tesa dalla polizia di Saul? Non può certo immaginare che il persecutore in persona è venuto da lei a elemosinare un responso!

8. «Arrivò da quella donna di notte»: queste poche parole bastano ad evocare l'atmosfera cupa dell'episodio. Non è solo un'annotazione cronologica; per l'intensità drammatica è paragonabile all'analoga espressione di Gv 13,30 (impregnata da una forte valenza teologica): «Preso il boccone, egli [Giuda] subito uscì. Ed era notte».

11. «Evocami Samuele»: lett. «fammi salire Samuele». L'antico Israele localizzava lo šᵉ’ôl negli inferi, sotto la terra (come l'adēs greco): cfr. Gb 17,16; Qo 9,10; Is 14,9.15; Ez 32,17-32. L'escatologia veterotestamentaria più antica non aveva cognizioni precise sulla condizione dei trapassati; considerava lo šᵉ’ôl come l'unico luogo in cui tutti i morti, anche i giusti, conducono una vita d'ombra, un'esistenza incolore. La leggenda mesopotamica della Discesa di Ištar agli inferi descrive questo luogo come «nera dimora, donde chi è entrato non fa ritorno, via donde non è sentiero che porti indietro, dove quelli che entrano sono privati di luce, dove polvere è loro cibo e creta loro alimento, dove non vedono luce» (cfr. Gb 7,9). L'aspetto più rilevante dello šᵉ’ôl è l'esclusione dal culto divino e dalla sua azione nella storia (Is 38,18; Sal 6,6); tuttavia – esercitando il potere anche sullo šᵉ’ôl (Sal 139,8; Am 9,2) – Dio può anche permettere che le anime dei morti possano “risalire” seppur temporaneamente. Concezioni ebraiche più recenti intravvedono una distinzione fra il destino glorioso dei giusti e quello tormentoso dei peccatori (Sap 3; cfr. Mt 25,34; Lc 16,23-30; 23,43). Al tempo dei Maccabei è attestata anche la dottrina della risurrezione dei corpi e della remissione dei peccati ai defunti (cfr. in particolare 2Mac 7,9.14.23.29.36.40; 12,44; Dn 12,2-4). Cfr. però 1Sam 2,6.

12-14. La negromante non ha nemmeno il tempo di dare inizio ai suoi riti magici, che lo spirito di Samuele appare ai suoi occhi, terrorizzandola (solo lei vede la figura del profeta, mentre Saul ne ode solo la voce). Nemmeno la maga era abituata a essere presa così sul serio dai morti che evocava! Istintivamente riconosce Saul, l'unico che potesse avere un rapporto così stretto con Samuele. Rassicurata, descrive la visione come un «essere divino» (’elôhîm): il termine è troppo generico perché si possano trarre delle conclusioni sul suo valore; esprime in generale il livello sovrumano della apparizione (cfr. 4,8).

14. «avvolto in un mantello»: era l'abbigliamento tipico di Samuele (cfr. 2,19).

15-19. Samuele rimprovera Saul perché questi vuol forzarlo a dare un responso. Se Dio tace, il suo profeta non può permettersi d'agire a propria discrezione. Samuele sancisce una volta per tutte l'abbandono di Saul da parte del Signore dichiarato in 15,26: “Poiché tu non l'hai ascoltato, anch'egli ora non ti ascolta più, anzi: è diventato tuo nemico”

17. «... ha fatto nei tuoi riguardi»: con LXX e Vg. TM ha: «ha fatto a lui [per sé?]». Il contesto è a favore delle versioni, che quasi sicuramente conservano la lezione originale (wayya‘aś lᵉkā) tramutatasi nel TM in wayya‘aś lô per un banale errore di scrittura (waw al posto di kaf: le lettere sono facilmente equivocabili).

21-25. La donna, passato lo spavento, prova compassione per il suo disgraziato re. Prepara sollecitamente qualcosa da mangiare e cerca di rincuorare Saul, sfinito dal prolungato digiuno e atterrito dalle ultime parole di Samuele: «Domani tu e i tuoi figli sarete con me» (v. 19).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Davide al servizio di un re filisteo (27,1-28,2) 1Davide pensò: “Certo, un giorno o l'altro sarò tolto di mezzo per mano di Saul. Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nella terra dei Filistei; Saul rinuncerà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò alle sue mani”. 2Così Davide si alzò e si portò, con i seicento uomini che aveva con sé, presso Achis, figlio di Maoc, re di Gat. 3Davide rimase presso Achis a Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con la famiglia; Davide con le due mogli, Achinòam di Izreèl e Abigàil, già moglie di Nabal di Carmel. 4Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat e non lo cercò più. 5Davide disse ad Achis: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi sia concesso un luogo in una città della campagna dove io possa abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città regale?”. 6E Achis quello stesso giorno gli diede Siklag. Per questo Siklag è rimasta ai re di Giuda fino ad oggi. 7La durata del soggiorno di Davide nella campagna dei Filistei fu di un anno e quattro mesi. 8Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i Ghirziti e gli Amaleciti: questi abitano da sempre il territorio che si estende in direzione di Sur fino alla terra d'Egitto. 9Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava indietro e andava da Achis. 10Quando Achis chiedeva: “Dove avete fatto razzie oggi?”, Davide rispondeva: “Contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli Ieracmeeliti, contro il Negheb dei Keniti”. 11Davide non lasciava in vita né uomo né donna da portare a Gat, pensando: “Non vorrei che riferissero contro di noi: “Così ha fatto Davide”“. Tale fu la sua norma finché dimorò nella campagna dei Filistei. 12Achis si fidò di Davide, pensando: “Si è proprio reso odioso al suo popolo, Israele, e così sarà per sempre mio servo”.

__________________________ Note

27,6 Siklag: potrebbe corrispondere all’attuale Tell el-Huweilifah, a nord-nord-est di Bersabea.

27,8 Per i Ghesuriti vedi Gs 13,2. I Ghirziti sono nominati solo qui. Per gli Amaleciti, vedi Nm 24,20.

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Approfondimenti

1Sam 27,1-2Sam 1,27. È il tempo dell'esilio vero e proprio in Filistea prima di tornare in Israele come re. Davide sa che prima o poi Saul riuscirà a prenderlo; inoltre la sua libertà di movimento è limitata dal numero sempre crescente della gente che gli va appresso. La soluzione migliore sembra essere quella di abbandonare il territorio d'Israele e chiedere asilo politico ai vicini più potenti, i Filistei. Davide sceglie di recarsi a Gat, dov'era già stato al principio della fuga (21,11-15). Ma se in quel primo soggiorno era stato costretto a fingersi matto per sfuggire alle sgradite curiosità dei ministri di Achis, ora vi torna con una fama di ribelle e – ciò che più conta – con una banda di mercenari disposti ad offrire il proprio valore alla causa del paese. Ma se c'è un punto fermo nelle intenzioni di Davide, è proprio quello di approfittare della benevolenza di Achis senza alienarsi la simpatia dei suoi connazionali. Nei sedici mesi di permanenza presso i Filistei Davide intesse ottimi rapporti di amicizia con le tribù israelite del meridione, rapporti che gli saranno tanto più utili al momento del ritorno in patria. Anche la provvidenza lavora a favore di Davide facendo sì che i generali Filistei lo escludano dal partecipare come ausiliario alla battaglia decisiva contro Saul. Sarebbe stato terribile combattere contro i propri fratelli ed essere costretto ad «alzare la mano contro il consacrato del Signore» (cfr. 24,7; 26,9-11)! Le circostanze portano uno straniero Amalecita a compiere tale atto sacrilego (2Sam 1,10) per il quale Davide lo punisce esemplarmente (2Sam 1,15-16; sulla veridicità del racconto dell'Amalecita cfr. 2Sam 1,1-16). Dopo tutto questo Davide non ha più ragioni per rimanere presso i Filistei; torna in Giudea e una nuova epoca della sua vita ha inizio (2Sam 2).

27,1-12. La fuga di Davide presso i Filistei sembra ricalcata sul passo parallelo di 21,11-15. Non è detto tuttavia che si tratti di un artificio puramente retorico (inclusione) per segnalare la fine dell'unità letteraria (21,11-27,12). Non è possibile escludere a priori la storicità di entrambi i soggiorni di Davide in Filistea (cfr. 21,11-15). La sofferta decisione di andarsene in terra straniera ha comunque un esito immediato: Saul rinuncia alle ricerche, incerto tra la rassegnazione per la preda sfuggita e il segreto sollievo per l'allontanamento di Davide. Senz'altro – pensa Saul – Davide si sistemerà come tanti altri esuli presso i Filistei, ne diverrà mercenario e dimenticherà le mire al regno d'Israele. Ma Saul si sbaglia. Davide è fuggito, ma non per sempre. Con un'astuzia sorprendente, pari alla purezza delle sue intenzioni verso Saul, riesce a farsi assegnare da Achis una residenza alla periferia sud-orientale del territorio, la città di Ziklag. Il luogo è ideale da vari punti di vista: pur essendo alle dipendenze di Achis come vassallo, la relativa distanza dalla corte garantisce a Davide una certa libertà di movimento; la milizia personale (seicento uomini più le rispettive famiglie) può essere mantenuta e magari incrementata; infine, con la scusa di proteggere il fianco sud della Filistea da assalti stranieri, Davide può fare scorrerie e razzie fra le tribù nemiche di Giuda (Ghesuriti, Ghirziti, Amaleciti) guadagnandosi la riconoscenza e la simpatia dei suoi futuri sudditi (cfr. 30,26-31). Il legame con il proprio popolo, insomma, anziché indebolirsi ne esce rafforzato.

5. «Perché dovrà stare il tuo servo...»: apparentemente, Davide esprime ad Achis la propria indegnità di abitare «nella città reale», dove tra l'altro non sarebbe che d'intralcio con tutta la sua gente. In realtà mira a farsi assegnare un feudo che gli assicuri piena libertà di azione.

6. «Ziklag»: località a circa 25 km a nord-ovest di Bersabea; «è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi»: è probabile che Achis abbia ceduto Ziklag in proprietà permanente a Davide e che poi la città sia passata ai re di Giuda per diritto ereditario. Sarebbe interessante per la datazione del testo stabilire a quale epoca alluda l'autore col suo «fino ad oggi», ma non è possibile farlo con certezza dato che l'appartenenza di Ziklag alla tribù di Giuda è attestata fino al tempo di Neemia (Ne 11,28).

7. «un anno e quattro mesi»: lett. «giorni e quattro mesi». LXX e Vg hanno soltanto «quattro mesi». Vi sono diversi casi in cui yom «giorno» ha il significato di «anno» (Es 13,10; Lv 25,29; Gdc 17,10; 1Sam 1,3.21; 2,19; 20,6; 2Sam 14,26).

8. «da Telam»: correggendo il TM che ha «da sempre» (mē‘ôlām), forse per la confusione tra le lettere ayin e teth. Vg, che traduce letteralmente TM, ha un testo incomprensibile. La versione dei LXX è altrettanto incerta.

10-11. Ogni tanto Achis s'informa di come vanno le cose nel suo regno. Davide si guarda bene dal comunicargli le sue razzie in difesa dei connazionali; senza entrare nei dettagli accenna vagamente a imprese dirette contro i Giudei e i loro alleati Keniti (cfr. 15,4-6) nel Negheb, la regione desertica meridionale poco abitata e adibita soprattutto alla pastorizia. In genere, diversamente che nel caso di ostilità dichiarata (cfr. 15,3; 22,19), nelle scorrerie non si applicava l'ḥērem (cfr. 15,3) a causa delle rigorose leggi della vendetta di sangue (cfr. 2Sam 3,30). Il motivo della crudeltà di Davide verso quei pochi predoni che non riescono a fuggire è l'impossibilità di condurre a Gat dei testimoni scomodi, che racconterebbero subito la verità sulle razzie di Davide. Achis deve rimanere nell'illusione di poter contare ciecamente su un vassallo fedele (v. 12; 28,3).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Davide risparmia ancora la vita di Saul 1Gli abitanti di Zif si recarono da Saul a Gàbaa e gli dissero: “Non sai che Davide è nascosto sulla collina di Achilà, di fronte alla steppa?”. 2Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d'Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. 3Saul si accampò sulla collina di Achilà di fronte alla steppa, presso la strada, mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che Saul lo inseguiva nel deserto, 4Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato davvero. 5Allora Davide si alzò e venne al luogo dove si era accampato Saul. Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di lui: Saul dormiva tra i carriaggi e la truppa era accampata all'intorno. 6Davide si rivolse ad Achimèlec, l'Ittita, e ad Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, dicendo: “Chi vuol scendere con me da Saul nell'accampamento?”. Rispose Abisài: “Scenderò io con te”. 7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all'intorno. 8Abisài disse a Davide: “Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo”. 9Ma Davide disse ad Abisài: “Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?”. 10Davide soggiunse: “Per la vita del Signore, solo il Signore lo colpirà o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché scenderà in battaglia e sarà tolto di mezzo. 11Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del Signore! Ora prendi la lancia che sta presso il suo capo e la brocca dell'acqua e andiamocene”. 12Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. 13Davide passò dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. 14Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner: “Abner, vuoi rispondere?”. Abner rispose: “Chi sei tu che gridi al re?”. 15Davide rispose ad Abner: “Non sei un uomo tu? E chi è come te in Israele? E perché non hai fatto la guardia al re, tuo signore? È venuto infatti uno del popolo per uccidere il re, tuo signore. 16Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete degni di morte voi che non avete fatto la guardia al vostro signore, al consacrato del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca che era presso il suo capo”. 17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: “È questa la tua voce, Davide, figlio mio?”. Rispose Davide: “È la mia voce, o re, mio signore”. 18Aggiunse: “Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto? Che male si trova in me? 19Ascolti dunque il re, mio signore, la parola del suo servo: se il Signore ti incita contro di me, voglia accettare il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore, perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità del Signore, dicendo: “Va' a servire altri dèi”. 20Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal Signore, ora che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti”. 21Saul rispose: “Ho peccato! Ritorna, Davide, figlio mio! Non ti farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono completamente ingannato”. 22Rispose Davide: “Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! 23Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. 24Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da ogni angustia”. 25Saul rispose a Davide: “Benedetto tu sia, Davide, figlio mio. Certo, in ciò che farai avrai piena riuscita”. Davide andò per la sua strada e Saul tornò alla sua dimora.

__________________________ Note

26,12 un torpore: il termine ebraico indica un sonno profondo, straordinario, misterioso. Nel libro della Genesi indica il sonno di Adamo quando Dio crea Eva (Gen 2,21) e il sonno di Abramo durante una teofania (Gen 15,12).

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Approfondimenti

L'episodio ha molte analogie con la narrazione del c. 24. Il problema del rapporto tra i due racconti è già stato trattato nell'introduzione al capitolo 24. Anche stavolta l'avvio è dato da una delazione degli abitanti di Zif. Con la sua volubilità ormai proverbiale Saul riparte subito all'inseguimento, totalmente immemore del suo recente pentimento (24,18-22). Raduna nuovamente i suoi tremila uomini scelti (cfr. 24,3) e ritorna nel deserto di Zif. Prevedendo una lunga battuta di caccia tra i monti fissa il campo in un luogo accessibile, “presso la strada” Ma Davide non rimane inattivo. Anch'egli ha le sue spie che tengono d'occhio l'accampamento israelita; quando ha la certezza che Saul è presente nel campo, propone ai suoi compagni un'impresa audace: scendere fino all'accampamento avversario durante la notte. A far che cosa non lo dice e forse non lo sa nemmeno; c'è qualcosa che lo attrae misteriosamente verso l'uomo che lo odia mortalmente. Giunto ai margini del campo viene istigato dal suo accompagnatore ad ammazzare Saul, ma anche stavolta (cfr. 24,7-8) rifiuta con orrore. Forse è stato accarezzato per un attimo dall'idea di ripagare Saul con la stessa morte che questi ha tentato più volte d'infliggergli (cfr. 18,11; 19,10), ma dalla storia di Nabal ha compreso che non è saggio farsi giustizia da soli (25,26.31.39). Solo il Signore può esercitare la giustizia sugli uomini (cfr. 23; 13-16; 25,29.39) e tanto più sul suo consacrato (vv. 9-11; cfr. v. 23). Risalito sull'altro versante della valle grida nel buio verso Abner, capo dell'esercito, rimproverandogli sarcasticamente la sua mancata sorveglianza sulla persona del re. Davide sa che Saul lo sta sentendo; cerca di fargli comprendere velatamente la differenza che passa tra i cosiddetti “fedeli” di cui si è circondato («non hai fatto guardia al re tuo signore») e lui, il ribelle, che invece ha “custodito” la vita del suo nemico come cosa «preziosa ai suoi occhi» (v. 21). Ancora una volta è come se Saul si risvegliasse da un incubo («E questa la tua voce, Davide, tiglio mio?», v. 17) e si pente del suo errore (v. 21). Implora Davide di tornare con lui, gli promette di non fargli più del male. Ma Davide non può più fidarsi di Saul e rimette la sua causa a Dio. Sono le ultime parole di Davide a Saul: in esse non c'è astio, solo profonda tristezza per una frattura irrimediabile. Egli sa che Saul non durerà a lungo e la resa dei conti si avvicina; ha fatto tutto quanto era possibile ma ora il giudizio è nelle mani del Signore (cfr. v. 10). Si allontana definitivamente dal suo re col cuore libero dall'odio e dalla vendetta, certo che il Signore «renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà» (v. 23). L'elogio funebre di Saul e Gionata (2Sam 1,19-27) sarà il sigillo della nobiltà d'animo di Davide. Anche Saul non è da meno in quest'ultimo dialogo col suo ex-scudiero. Finora era ossessionato dal successo di Davide come da una minaccia incombente sul suo regno (18,5.16.30; 19,8). Confessando nelle tenebre il male che si portava in cuore Saul riesce infine a pronunciare le parole inaudite fino ad ora: «Benedetto tu sia, Davide figlio mio. Certo saprai fare e riuscirai in tutto» (v. 25). È l'ultimo augurio di prosperità, anzi l'ultima profezia tra quelle che hanno costellato di speranza la via di Davide nel deserto (cfr. 23,17; 24,21; 25,30).

1. «Achilà»: cfr. 23,19. La notizia sembra incoerente col v. 3. Ma non c'è niente di strano che Saul vada a presidiare proprio la posizione strategica occupata fino a poco prima dalla banda di Davide, cui è parso più sicuro rifugiarsi tra i dirupi

5. «Abner»: capo dell'esercito di Saul e suo cugino (cfr. 14,50). La sua improvvisa comparsa è legata al suo ruolo nella seconda parte del racconto (vv. 13-16). Dopo la morte di Saul ne insedierà il figlio Is-baal come re d'Israele e guiderà la lotta contro Davide (2Sam 2,8-32). Passato dalla parte di Davide, verrà ucciso da Ioab per invidia (2Sam 3,27).

6. «Abisai»: nipote di Davide per via di una delle sorelle (cfr. 1Cr 2,9-17 e 2Sam 17,25). È interessante notare che lui e i suoi fratelli vengono sempre chiamati (circa venti volte) col nome della madre «figlio di Seruia» invece che con quello del padre, probabilmente a motivo della parentela col re Davide.

10. «arriverà il suo giorno», cioè il giorno della morte naturale.

12. «torpore mandato dal Signore»: l'autore usa il termine tardēmâ, che nel libro della Genesi designa il sonno di Adamo mentre Dio crea la donna (2,21) e quello che coglie Abramo al tramonto del sole, quando il Signore stipula con lui l'alleanza (15,12). Cfr. anche Is 29,10. In Gb 4,13 e 33,15 appare nel contesto di visioni notturne. La triplice osservazione «nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò» introduce suggestivamente il lettore nell'atmosfera sovrumana che, sola, può giustificare l'assoluta impotenza dei tremila soldati a vegliare sul loro re. Nel NT si riscontra un intervento soprannaturale nel torpore invincibile che coglie gli apostoli nell'orto del Getsemani (Mt 26,38-46 e paralleli). In quel momento tutto il peccato dell'umanità grava su Gesù; egli si addentra da solo, oppresso dall'angoscia, nel mistero della volontà redentrice del Padre che lo “consegna” in mano ai peccatori (Mt 26,39.42), là dove i discepoli per ora non possono raggiungerlo. Gli “occhi appesantiti” siglano la grande tentazione, il giungere “dell'ora delle tenebre” (Lc 22,53).

19. Davide non vuol pensare che Saul lo stia inseguendo per un risentimento personale. I casi sono due: se è il Signore che lo spinge alla persecuzione (lo spirito maligno che lo tormenta da anni è detto proveniente «dal Signore»: 16,14), offra egli un sacrificio per placarlo ed essere liberato dall'odio; se invece è la malalingua degli uomini (cortigiani, zelanti delatori o altri) Saul si renda conto delle conseguenze cui espone il suo servo fedele dando loro ascolto! Davide si vede costretto a cercar rifugio in terra straniera, rischiando di precipitare nell'idolatria dei pagani a causa della propria debolezza o spinto dalle circostanze. «eredità del Signore»: essere esclusi dalla naḥălâ JHWH (cfr. 2Sam 14,16) significa perdere la propria identità, il proprio “volto interiore” segnato dal rapporto personale con il Signore e caratterizzato dall'appartenenza a un popolo e ad una terra.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nabal, Abigàil e Davide 1Samuele morì, e tutto Israele si radunò e fece il lamento su di lui. Lo seppellirono presso la sua casa a Rama. Davide si alzò e scese verso il deserto di Paran. 2Vi era a Maon un uomo che possedeva beni a Carmel; costui era molto ricco, aveva tremila pecore e mille capre e si trovava a Carmel per tosare il gregge. 3Quest'uomo si chiamava Nabal e sua moglie Abigàil. La donna era assennata e di bell'aspetto, ma il marito era rude e di brutte maniere; era un Calebita. 4Davide nel deserto sentì che Nabal era alla tosatura del gregge. 5Allora Davide inviò dieci domestici; Davide disse a questi domestici: “Salite a Carmel, andate da Nabal e chiedetegli a mio nome se sta bene. 6Voi direte così al mio fratello: “Pace a te e pace alla tua casa e pace a quanto ti appartiene! 7Ho sentito appunto che stanno facendo per te la tosatura. Ebbene, quando i tuoi pastori sono stati con noi, non abbiamo recato loro alcuna offesa e niente è stato loro sottratto finché sono stati a Carmel. 8Interroga i tuoi domestici e ti informeranno. Questi domestici trovino grazia ai tuoi occhi, perché siamo giunti in un giorno lieto. Da', ti prego, quanto puoi dare ai tuoi servi e al tuo figlio Davide”“. 9I domestici di Davide andarono e fecero a Nabal tutto quel discorso a nome di Davide e attesero. 10Ma Nabal rispose ai servi di Davide: “Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che vanno via dai loro padroni. 11Devo prendere il pane, l'acqua e la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?“. 12I domestici di Davide rifecero la strada, tornarono indietro e gli riferirono tutto questo discorso. 13Allora Davide disse ai suoi uomini: “Cingete tutti la spada!”. Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro a Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei bagagli. 14Ma Abigàil, la moglie di Nabal, fu avvertita da uno dei domestici, che le disse: “Ecco, Davide ha inviato messaggeri dal deserto per salutare il nostro padrone, ma egli ha inveito contro di loro. 15Veramente questi domestici sono stati molto buoni con noi; non ci hanno recato offesa e non ci è stato sottratto niente finché siamo stati con loro, quando eravamo in campagna. 16Sono stati per noi come un muro di difesa di notte e di giorno, finché siamo stati con loro a pascolare il gregge. 17Ora esamina bene ciò che devi fare, perché pende qualche male sul nostro padrone e su tutta la sua casa. Egli è un uomo perverso e non gli si può parlare”. 18Abigàil allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque pecore già pronte, cinque sea di grano tostato, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi, e li caricò sugli asini. 19Poi disse ai domestici: “Precedetemi, io vi seguirò”. Ma non informò il marito Nabal. 20Ora, mentre ella sul dorso di un asino scendeva lungo un sentiero nascosto della montagna, Davide e i suoi uomini scendevano di fronte a lei ed essa s'incontrò con loro. 21Davide andava dicendo: “Dunque ho custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu sottratto di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene. 22Tanto faccia Dio a Davide e ancora peggio, se di tutti i suoi lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!“. 23Appena Abigàil vide Davide, smontò in fretta dall'asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra. 24Caduta ai suoi piedi disse: “Ti prego, mio signore, sono io colpevole! Lascia che parli la tua schiava al tuo orecchio e tu ascolta le parole della tua schiava. 25Non faccia caso il mio signore a quell'uomo perverso che è Nabal, perché egli è come il suo nome: stolto si chiama e stoltezza è in lui; io, tua schiava, non avevo visto, o mio signore, i tuoi domestici che avevi mandato. 26Ora, mio signore, per la vita di Dio e per la tua vita, poiché Dio ti ha impedito di giungere al sangue e di farti giustizia da te stesso, ebbene ora siano come Nabal i tuoi nemici e coloro che cercano di fare il male al mio signore. 27E ora questo dono che la tua schiava porta al mio signore, fa' che sia dato ai domestici che seguono i passi del mio signore. 28Perdona la colpa della tua schiava. Certo il Signore edificherà al mio signore una casa stabile, perché il mio signore combatte le battaglie del Signore, né si troverà alcun male in te per tutti i giorni della tua vita. 29Se qualcuno insorgerà a perseguitarti e ad attentare alla tua vita, la vita del mio signore sarà conservata nello scrigno dei viventi presso il Signore, tuo Dio, mentre la vita dei tuoi nemici egli la scaglierà via come dal cavo della fionda. 30Certo, quando il Signore ti avrà concesso tutto il bene che ha detto a tuo riguardo e ti avrà costituito capo d'Israele, 31non sia d'inciampo o di rimorso al mio signore l'aver versato invano il sangue e l'essersi il mio signore fatto giustizia da se stesso. Il Signore farà prosperare il mio signore, ma tu vorrai ricordarti della tua schiava”. 32Davide disse ad Abigàil: “Benedetto il Signore, Dio d'Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me. 33Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita a impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me. 34Viva sempre il Signore, Dio d'Israele, che mi ha impedito di farti del male; perché, se non fossi venuta in fretta incontro a me, non sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio”. 35Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e le disse: “Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho rasserenato il tuo volto”. 36Abigàil tornò da Nabal: questi teneva in casa un banchetto come un banchetto da re. Il suo cuore era soddisfatto ed egli era fin troppo ubriaco. Ella non gli disse né tanto né poco fino allo spuntar del giorno. 37Il mattino dopo, quando Nabal ebbe smaltito il vino, la moglie gli narrò la faccenda. Allora il cuore gli si tramortì nel petto ed egli rimase come una pietra. 38Dieci giorni dopo il Signore colpì Nabal ed egli morì. 39Quando Davide sentì che Nabal era morto, esclamò: “Benedetto il Signore che ha difeso la mia causa per l'ingiuria fattami da Nabal e ha trattenuto il suo servo dal male e ha rivolto sul capo di Nabal la sua cattiveria”. Poi Davide mandò messaggeri e annunciò ad Abigàil che voleva prenderla in moglie. 40I servi di Davide andarono a Carmel e le dissero: “Davide ci ha mandato a prenderti, perché tu sia sua moglie”. 41Ella si alzò, si prostrò con la faccia a terra e disse: “Ecco, la tua schiava diventerà una serva per lavare i piedi ai servi del mio signore”. 42Abigàil si preparò in fretta, poi salì su un asino e, seguita dalle sue cinque ancelle, tenne dietro ai messaggeri di Davide e divenne sua moglie. 43Davide aveva preso anche Achinòam di Izreèl e furono tutte e due sue mogli. 44Saul aveva dato sua figlia Mical, già moglie di Davide, a Paltì figlio di Lais, che era di Gallìm.

__________________________ Note

25,1 Paran: si trova molto più a sud della regione in cui è ambientato il racconto. È preferibile, con i LXX, leggere Maon, come al v. seguente (e già prima: vedi nota a 23,24).

25,2 Carmel: situata a sud di Ebron, come Maon.

25,3 Nabal: apparteneva al clan di Caleb (vedi Gs 15,13-19; Gdc 1,10-15). Il suo nome vuol dire “pazzo, insensato”, come spiegherà sua moglie Abigàil (v. 25). E tale sarà il suo comportamento. La stoltezza sarà causa della sua morte (vv. 37-39).

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Approfondimenti

1-44. Il presente capitolo è, letterariamente, tra i più belli dei libri di Samuele. Con vivacità e finezza descrittiva, delinea in una spirale di dialoghi e personaggi una delle vicende di maggior rilievo vissute da Davide nel periodo di latitanza. Le costumanze dei pastori (vv. 2-4), le rivalità tra nomadi e sedentari ai margini del deserto (vv. 5-13), le schermaglie astute e cortesi in mezzo a un mondo rozzo e vendicativo (vv. 14-38) fanno da sfondo alla formazione del piccolo harem di Davide (vv. 39-44).

In breve la storia è questa: dopo i funerali di Samuele, Davide scende nel deserto di Paran, a sud di Corsa. Lì, non lontano da Carmel, si trova la fattoria del grosso allevatore di ovini Nabal che sta festeggiando la tosatura annuale delle pecore. Davide spedisce dieci dei suoi giovani a omaggiare Nabal, con la richiesta cortese ma ferma di una congrua ricompensa in cambio della protezione accordata ai suoi pastori (cfr. l'episodio di Keila 23,1-14). Egli però non ne vuol sapere e li caccia in malo modo. Mentre Davide sta meditando una spedizione punitiva contro Nabal, sua moglie Abigail, descritta come donna «di buon senso e di bell'aspetto», cerca di rimediare come può alla brutalità del marito: prepara una gran quantità di cibo e si fa incontro a Davide. Con un discorso abilissimo riesce a farlo desistere dal suo furore, concludendo poi la sua perorazione con la richiesta di non essere dimenticata. Davide non la scorda di certo; dopo la morte quasi improvvisa di Nabal la va a cercare e la prende in moglie. L'azione si svolge in quattro scene, cui si devono aggiungere una breve nota introduttiva e una conclusiva:

  • Introduzione: morte e funerali di Samuele (v. 1);
  • 1) Presentazione dei personaggi. Richiesta di Davide e rifiuto di Nabal. Ira di Davide (vv. 2-13);
  • 2) Intervento di Abigail in riparazione dell'offesa di Na-bal (vv. 14-20);
  • 3) Incontro tra Abigail e Davide (vv. 21-35);
  • 4) Morte di Nabal e matrimonio di Abigail con Davide (vv. 36-42);
  • Conclusione: le due mogli di Davide. Destino di Mikal (vv. 43-44).

In conseguenza delle nozze con Abigail Davide viene in possesso di non poca ricchezza ma, cosa ancor più notevole, stringe stretti legami di parentela con il clan dei Calebiti cui Nabal e probabilmente anche Abigail appartengono. I Calebiti diventano in tal modo sostenitori della sua causa, cosicché egli si trova ad avere con sé – contro Saul – tutto il sud del paese da Betlemme (luogo d'origine della famiglia: 16,1.18; 17,12) a Ebron, il capoluogo del territorio assegnato a Caleb (cfr. Gs 14,13-14). Proprio a Ebron Davide verrà incoronato re di Giuda (2Sam 2,1-4), dimorerà per sette anni e mezzo e infine sarà unto re anche su Israele (2Sam 5,1-5). Il capitolo è importante anche perché è un'occasione per riconfermare – dopo Gionata (20,14-16; 29,17) e Saul (24,21) – il destino regale di Davide. Abigail, oltre ad esibire una straordinaria arte retorica, si mostra così convinta del pieno successo di Davide da pronosticargli «una casa duratura» (v. 28). Non è facile capire se è solo un augurio di convenienza oppure qualcosa di più. Fatto sta che Abigail anticipa la profezia di Natan (2Sam 7,12-13) quasi con le stesse parole (cfr. v. 28).

1. «Samuele morì»: la notizia verrà ripresa in 28,3. È perfettamente plausibile che «tutto Israele» sia sceso a Rama per le lunghe cerimonie funebri in onore del venerando personaggio (cfr. Gn 50,3-10; il lutto per la morte di Giacobbe; Nm 20,29: per Aronne; Dt 34,8: per Mosè). Il testo non lo dice chiaramente, ma può darsi che Davide abbia partecipato alle esequie, magari approfittando della temporanea riconciliazione con Saul (c. 24). «deserto di Paran»: secondo Nm 10,12 si trova nella penisola del Sinai, molto a sud rispetto alla Palestina. Forse per tale ragione i LXX hanno proposto una lectio facilior: «deserto di Maon». Tuttavia sembra che il deserto di Pa-si estenda fino a Kades (Nm 12,16; 13,3.26) e forse anche più a nord. Non pare dunque necessario emendare il TM secondo i LXX, come qualcuno ha proposto.

3. «Nabal»: la spiegazione del nome sarà data da Abigail nel v. 25: «stolto si chiama...». Ma oltre al significato “etico” (= stolto, vile, insensato, nefando) aggettivo nabal ne ha anche uno più generico, grazie al quale esprime l'umiltà, la bassezza di condizione, l'indigenza. L'autore si sofferma anche su quest'aspetto della figura di Nabal: questi era «molto ricco» (v. 2) ma la sua stoltezza lo rende un uomo “povero”, non solo dal punto di vista interiore ma anche da quello materiale (perde tutto, anche la vita). È un gioco di parole molto fine quello che vien proposto al lettore; da esso non è certamente estranea una riflessione sapienziale sul destino umano (cfr. Prv 17,16: «A che serve il denaro in mano allo stolto (k'sîl)? Forse a comprar la sapienza se egli non ha senno?», e la parabola di Gesù sull'uomo ricco in Lc 12,13-21). «era un Calebita»: correzione del qere (kālibbî; cfr. Vg). TM (ketib) ha: «era secondo il cuore suo» (kᵉlibbô). Nabal appartiene al clan di Caleb (cfr. Gs 15,13-19; Gdc 1,12-15).

4-11. La tosatura del gregge era un avvenimento celebrato annualmente con feste (cfr. 2 Sam 13, 23ss.), in cui il proprietario del bestiame mostrava la propria generosità. Davide approfitta dell'occasione per riscuotere quel che a lui sembra giusto per la protezione accordata ai pastori di Nabal nei lunghi periodi di pascolo nel deserto. Gli amici di Davide avrebbero potuto depredare i beni di Nabal, invece sono stati «come un muro di difesa giorno e notte» (v. 16) contro le incursioni dei ladri e delle fiere. Ma la risposta di Nabal è insolente: non sarà certo lui ad aiutare dei «servi che scappano dai loro padroni» (v. 10)... e Davide è il primo fra loro!

14-19. Uno dei servi di Nabal, fortunatamente, si rende conto della tempesta che si va addensando sulla casa e corre a riferire il fatto ad Abigail. Questa è una donna assennata, ben diversa dal marito che vien definito dai domestici «troppo cattivo e non gli si può dire una parola» (v. 17). Nel trambusto generale le è facile preparare grosse quantità di vivande senza dare nell'occhio, caricarle sugli asini e far partire la piccola carovana con alcuni garzoni. «Precedetemi, io vi seguirò» (v. 19): Abigail rinvia la partenza per non insospettire il marito. Non è escluso che intenda astutamente farsi precedere dai generosi doni per calmare il furente Davide. Giacobbe – uomo non certo ingenuo (Gn 25, 29-34; 27, 1-40; 30, 25-43) – aveva pensato di usare la stessa tattica con Esaù (Gn 32, 14-21). Il v. 20 lascia supporre che il piano non sia riuscito e che il difficile compito di evitare il peggio ricada totalmente sulle parole calibrate di Abigail.

20-35. È la parte centrale della storia. I vv. 20-22 preparano stupendamente l'incontro fra Abigail e Davide. Par di vedere il «sentiero nascosto della montagna» e Abigail che si addentra con trepidazione fra le rocce consapevole della propria missione, mentre dall'altro capo del sentiero Davide sta scendendo furente con quattrocento uomini armati. Per via egli continua a rimuginare tra sé le ingiurie di Nabal, la vana generosità usatagli, la tremenda punizione che si appresta a infliggergli. Tutt'a un tratto, a una volta del sentiero, Abigail e Davide s'imbattono l'u-na nell'altro. Umilmente la donna si prostra a Davide poi, avvicinatasi, cade ai suoi piedi e comincia a parlare. Abigail deve vincere una battaglia tutt'altro che facile: espone amabilmente i suoi pensieri, attentissima a leggere negli occhi del condottiero il mutare del sentimenti

  • a) Incomincia prendendo su di sé la colpa dell'incidente occorso, chiedendo solo di essere ascoltata. Con questa prima mossa Abigail conquista l'attenzione di Davide (v. 24).
  • b) Esprime la sua totale disapprovazione per l'operato del marito, ma al contempo convince Davide a mostrarsi superiore a «quell'uomo cattivo che è Nabal»; non vale la pena di litigare con lui. Di nuovo Abigail chiede perdono per sé: se avesse assistito al litigio tra Nabal e i giovani di Davide, tutto questo non sarebbe successo (vv. 25-26).
  • c) Nel frattempo sono arrivati gli asini carichi di ogni ben di Dio. Con oculata delicatezza Abigail offre i doni (lett. «benedizione») non direttamente a Davide bensì ai suoi uomini, in maniera da renderne praticamente impossibile il rifiuto (v. 27).
  • d) Terza richiesta di perdono e, subito dopo, un lungo augurio per l'avvenire. Il merito dei successi futuri è attri-buito totalmente al Signore, che senz'altro proteggerà Da-vide a motivo della sua fedeltà. Verrà il giorno in cui questi si rallegrerà per non aver ceduto alla tentazione di am-ministrare da sé quella giustizia che appartiene solo a Dio (vv. 28-31a).
  • e) Concludendo, chiede di non essere dimenticata.

“Ricordare” implica da parte di Davide un impegno fattivo per esaudire le richieste or ora presentate (v. 31b). Davide è vinto: col cuore sgombro da sentimenti rancorosi ringrazia Abigail con parole commosse: «Benedetto il Signore... benedetto il tuo senno e benedetta tu...» (vv. 32-33). Paradossalmente Davide è ora nella medesima posizione in cui si trovava Saul nel capitolo precedente, quando dovette riconoscere nel proprio malanimo la debolezza rispetto alla bontà e giustizia usate nei suoi confronti (cfr. 24, 18-21). L'alternarsi continuo di saggezza e precipitosità, benevolenza e crudeltà, santità e peccato non deve stupire nell'“Unto del Signore” più che in un qualunque altro uomo; Dio opera meraviglie usando strumenti imperfetti affinché sia riconosciuto più limpidamente il suo operare. Verso la fine del periodo veterotestamentario la grande esperienza umana e religiosa del re Davide sarà condensata in due espressioni: «Amò colui che l'aveva creato... il Signore gli perdonò i suoi peccati» (Sir 47, 8.11). Depositario di una promessa vertiginosa quanto immeritata (2Sam 7), pronto a dimenticare il proprio onore pur di «far festa davanti al Signore» (2Sam 6, 16-23), generoso e leale (1Sam 24 e 26) ma anche determinato al male fino all'omicidio (2Sam 11), Davide è il “tipo” di tutti coloro «che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte» (Lc 1, 79) e aspettano la redenzione che entrerà nel mondo proprio attraverso un “figlio di Davide” (cfr. Lc 3, 23-38). E significativo che “l'amico dei peccatori” proclami il giudizio di misericordia sulla prostituta piangente ai suoi piedi con le stesse parole usate dal Siracide per Davide: «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato» (Lc 7, 47).

22. «Tanto faccia Dio ai nemici di Davide e ancora peggio»: è la formula di giuramento imprecatorio (cfr. commento a 3, 17). Abbiamo qui un caso di imprecazione “deviata” come in 20,16. «maschio»: l'ebraico usa un pittoresco eufemismo: «colui che orina contro il muro» (cfr. v. 34; 1Re 14,10; 16,11; 21,21; 2Re 9,8).

26. In questa frase si può apprezzare la finissima intuizione psicologica di Abigail. Si schiera con Davide, s'infiamma della sua stessa ira tremenda, però intanto gli parla come se egli avesse già deciso di rinunciare alla vendetta, lasciando al Signore il compito di punire Nabal. Davide rimarrà tanto incantato dalle parole di questa donna così bella e saggia, da immedesimarsi con esse senza accorgersene (v. 33).

28. «Il Signore concederà a te... una casa duratura»: misteriosa anticipazione di 2 Sam 7 (cfr. introduzione al presente capitolo). Lo scopo immediato di Abigail è di impedire una strage, ma è il Signore che parla attraverso di lei per forgiare l'animo del suo eletto. Non è affatto casuale che i cc. 22-26 – all'apparenza cronache di un fallimento – siano scanditi dalla martellante ripetizione di un'unica certezza: «Tu certo regnerai» (23,17; 24,21; 25,30; 26,25). Però, Davide deve imparare che il regno non se lo prenderà con la forza, gli sarà affidato come vocazione cui rispondere e come missione da realizzare.

29. «scrigno della vita»: lett. «sacchetto della vita». Con quest'immagine si esprime la certezza che Dio conserva gelosamente la vita dei suoi amici. Non è da escludere un qualche riferimento a oggetti magici. In Is 3,20 c'è una strana espressione: «case dell'anima», tradotta generalmente con «boccette di profumi». Nonostante la diversità di terminologia e del contesto si potrebbe pensare a un rapporto con l'espressione di 1Sam 25, 29, ma non possiamo andare oltre.

36-42. Epilogo della storia. Nabal (a tal punto giunge la sua stoltezza!) non si è nemmeno accorto del rischio corso, tutto preso dai suoi festeggiamenti «da re» (cfr. 2Sam 23,27). Quel poco d'intelletto che ha emerge dai fumi del vino solo il giorno successivo, quando Abigail gli narra l'accaduto. Il terrore gli provoca una paralisi (alcuni ipotizzano un attacco cardiaco) e in capo a pochi giorni muore. Udita la notizia, Davide benedice il Signore constatando la saggezza dei consigli di Abigail. Nei giorni successivi al loro incontro, Davide avrà spesso pensato con riconoscenza e affetto alla moglie di Nabal; ora che ne ha la possibilità la vuole con sé e le manda dei messi a farle la proposta di matrimonio. Non passa molto tempo che Abigail entra in casa sua e diventa sua moglie.

43-44. Notizia sulla situazione familiare di Davide. In questo momento egli ha due mogli: Abigail e Achinoam da Izreel (cfr. 27, 3; 30, 5. In 2 Sam 3, 2-5 esse vengono menzionate insieme ad altre quattro mogli). Mikal figlia di Saul vien tolta a Davide ormai diseredato e ceduta a un tal Palti figlio di Lais. Quando Davide diverrà re di Giuda ne esigerà la restituzione (2Sam 3,13-16). La società israelita ammetteva la poligamia (Dt 21,15-17 la riconosce come fatto legale) anche se la Bibbia testimonia che la monogamia era la condizione più frequente della famiglia israelitica. Avere un barem numeroso era segno di ricchezza e potenza, perciò divenne privilegio dei re. Nell'harem regale entravano spesso delle straniere (Davide sposa Maaca figlia del re arameo di Ghesur, 2Sam 3,3; Salomone prende in moglie una figlia del faraone e molte altre straniere, 1Re 3,1; 11,1) che contribuivano a sigillare alleanze e a mantenere buone relazioni di vicinato con gli altri popoli. Almeno all'inizio della monarchia l'harem è considerato proprietà del re assieme al trono, cosicché passa con quest'ultimo al successore (2Sam 12,8). Per annunciare la presa del potere Assalonne si accosterà pubblicamente alle concubine del padre (16,21-22). Nonostante la proibizione della legge (Dt 23,1) per lunghi secoli Israele non si discosterà da quest'usanza ampiamente diffusa nel Vicino Oriente. Solo pian piano la rivelazione farà maturare la coscienza del “principio” secondo il quale Dio ha creato l'uomo (Gn 2,18-24; Mt 19,3-9; 1Cor 6,16) sino alla piena intelligenza del mistero dell'amore sponsale unico e indissolubile: «lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Ef 5,21-31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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