📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Conclusione dei lavori 1Quando Sanballàt, Tobia e Ghesem, l'Arabo, e gli altri nostri nemici sentirono che io avevo edificato le mura e che non vi era più rimasta alcuna breccia, sebbene a quel momento ancora non avessi messo i battenti alle porte, 2Sanballàt e Ghesem mi mandarono a dire: “Vieni, incontriamoci a Chefirìm, nella valle di Ono”. Essi pensavano di farmi del male. 3Ma io inviai loro messaggeri a dire: “Sto facendo un gran lavoro e non posso scendere: perché dovrebbe interrompersi il lavoro, mentre io lo lascio per scendere da voi?“. 4Essi mandarono quattro volte a dirmi la stessa cosa e io risposi nello stesso modo. 5Allora Sanballàt, per la quinta volta, mi mandò a dire la stessa cosa per mezzo del suo servo, che aveva in mano una lettera aperta, 6nella quale stava scritto: “Si sente dire fra queste nazioni, e Gasmu lo afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi e perciò tu costruisci le mura e, secondo queste voci, tu diventeresti loro re 7e avresti inoltre stabilito profeti, perché proclamino di te a Gerusalemme: “Vi è un re in Giuda!”. Ora questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque e consultiamoci insieme”. 8Ma io gli feci rispondere: “Non è come tu dici. Tu inventi!”. 9Tutta quella gente infatti ci voleva impaurire e diceva: “Le loro mani desisteranno e il lavoro non si farà”. Io invece irrobustii le mie mani! 10Io andai a casa di Semaià, figlio di Delaià, figlio di Meetabèl, perché era impedito; egli disse: “Troviamoci insieme nel tempio, dentro il santuario, e chiudiamo le porte del santuario, perché verranno ad ucciderti; di notte verranno ad ucciderti”. 11Ma io risposi: “Un uomo come me può darsi alla fuga? E chi nella mia condizione entrerebbe nel santuario per salvare la vita? No, non entrerò”. 12Compresi che non era mandato da Dio, ma aveva pronunciato quella profezia a mio danno, perché Tobia e Sanballàt l'avevano pagato. 13Era stato pagato per impaurirmi e indurmi ad agire in quel modo e a peccare, così avrebbero avuto un capo di accusa per screditarmi. 14Mio Dio, ricòrdati di Tobia e di Sanballàt, per queste loro opere, e anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che cercavano di spaventarmi! 15Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. 16Quando lo seppero, tutti i nostri nemici ebbero paura, tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest'opera si era compiuta per l'intervento del nostro Dio. 17In quei giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; 18infatti molti in Giuda erano suoi alleati, perché egli era genero di Secania, figlio di Arach, e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm, figlio di Berechia. 19Anche in mia presenza parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole, mentre Tobia mandava lettere per intimorirmi.

__________________________ Note

6,11 nella mia condizione: al laico Neemia non è concesso di entrare nella parte più sacra del tempio.

6,15 Elul: il sesto mese, corrisponde ad agosto-settembre.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Svanite, a motivo della diuturna vigilanza armata, le possibilità di attacchi di sorpresa ai cantieri, i nemici di Neemia ripiegano sulla tattica del tradimento e della congiura. Agitando lo spauracchio di una possibile denuncia di Neemia presso la corte per voci assai diffuse che lo volevano ormai aspirante a re di Giuda, essi invitarono per ben cinque volte Neemia a degli incontri per discutere e consultarsi insieme su tali dicerie (6,4-5). Neemia sapeva che in realtà tanta premura era solo un tranello per assassinarlo e declinò sempre gli inviti, adducendo i suoi impegni urgenti. Visto che non si era capaci di trar fuori Neemia dalla città, Sanballat e i suoi alleati tentarono il tradimento, ricorrendo ad amici di Gerusalemme che non condividevano per motivi vari la politica sociale e religiosa di Neemia. Un profeta, Semaia, fu prezzolato per consigliare Neemia di rifugiarsi nel santuario, dove lui, laico, non poteva entrare, per screditarlo agli occhi del popolo e, chissà, procurargli un linciaggio. Neemia e la sua gente resistettero impavidi a tutte le intimidazioni e nello spazio di 52 giorni la ricostruzione delle mura fu portata a termine e furono messi i battenti alle porte.

5-8. Il quinto tentativo fatto da Sanballat per attirare Neemia fuori di Gerusalemme fu affidato a una lettera aperta in cui lo avvisava della diceria che circolava tra le nazioni confinanti, secondo la quale egli ricostruiva le mura per farsi proclamare re, e che aveva perciò preparato dei profeti che avrebbero simulato che la sua elezione era voluta da Dio (cfr. 1Sam 9,15-17; 10,1; 16,1-13; 2Re 9,1-13). Notiamo che i profeti Aggeo e Zaccaria avevano vagheggiato la regalità per Zorobabele (Ag 1,1; 2,20-24; Zc 6,12-13), che il Talmud identifica proprio con Neemia (b Sanhedrin 38a). Neemia non si lascia intimorire dalla lettera sibillina inviata tanto platealmente da Sanballat e risponde che è tutto sua invenzione.

10-13. Una trama ancora più subdola fu quella intessuta dal sacerdote e profeta Semaia, il quale fece andare Neemia a casa sua perché doveva comunicargli di aver saputo per ispirazione di un complotto in città per assassinarlo. Neemia comprese subito che l'oracolo poteva sì essergli venuto dal cielo: «verranno ad ucciderti, di notte verranno ad ucciderti», ma non certo il consiglio che Semaia gli dava di rifugiarsi e rinchiudersi insieme con lui nella parte più intima del tempio, quella riservata ai sacerdoti. Anche Baalam aveva ricevuto oracoli autentici da parte di Dio (Nm 22-24), ma poi aveva dato suggerimenti suoi personali per aggirare le benedizioni divine e far perdere Israele (Nm 31,16). Neppure l'ufficio profetico, insomma, preserva di per sé dal compiere il male. Neemia fiutò subito nella proposta di Semaia il tranello mortale e respinse quindi il suggerimento fraudolento, appellandosi all'obbligo che aveva, nella sua condizione di capo, di non mostrarsi vigliacco, e richiamando la sua condizione di laico, e forse anche di eunuco, che gli interdiceva di entrare nel santuario (Nm 18,7.22; 2Cr 26,16-21; Dt 23,2).

14. Forze esterne e forze interne, tra cui diversi profeti, si coalizzarono per perdere Neemia, e su tutti egli invoca il giudizio di Dio. Da notare che, mentre degli avversari egli menziona esplicitamente Tobia e Sanballat, non ricorda Semaia, bensì una profetessa, Noadia. Questo fa pensare che la donna sia stata la vera autrice dell'insidia tramata. Ma anche le profetesse, come i loro colleghi maschi, potevano abusare del loro ruolo. Si veda la profetessa Miriam, che mormorò contro il fratello Mosè (Es 15,20-21; Nm 12) e le protetesse che al tempo di Ezechiele adattavano gli oracoli o inventavano visioni secondo i desideri del committente o del miglior offerente (Ez 13,15-23).

15-19. Contemporaneamente al crescere delle mura, s'infittiva e diventava più vischiosa la rete di intrighi che gli avversari tessevano intorno a Neemia per eliminarlo o renderlo innocuo. A capo dell'opposizione e dei maneggi c'era il Giudeo Tobia di Ammon, il quale era collegato, anche per motivi di parentela, con molti degli appartenenti alle classi alte di Gerusalemme; questi provvedevano a informarlo sia di quanto accadeva in città, sia delle reazioni di Neemia alle lodi di lui che essi intessevano provocatoriamente alla presenza del governatore. Tobia, poi, servendosi di certo di tali informazioni, cercava di terrorizzare Neemia con lettere minatorie.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Ostacoli nella comunità 1Si alzò un gran lamento da parte della gente del popolo e delle loro mogli contro i loro fratelli Giudei. 2Alcuni dicevano: “I nostri figli e le nostre figlie sono numerosi; prendiamoci del grano per mangiare e vivere!”. 3Altri dicevano: “Dobbiamo impegnare i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci il grano durante la carestia!”. 4Altri ancora dicevano: “Abbiamo preso denaro a prestito sui nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re. 5La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ecco, dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù, e alcune delle nostre figlie sono già state ridotte schiave, e non possiamo fare nulla, perché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d'altri”. 6Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. 7Dopo aver riflettuto dentro di me, accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: “Voi esigete dunque un interesse tra fratelli?”. Convocai contro di loro una grande assemblea 8e dissi loro: “Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?”. Allora quelli tacquero e non seppero che cosa rispondere. 9Io dissi: “Quello che voi fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici? 10Ma anch'io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo questo debito! 11Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l'interesse del denaro del grano, del vino e dell'olio, che voi esigete da loro”. 12Quelli risposero: “Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici”. Allora chiamai i sacerdoti e li feci giurare di attenersi a questa parola. 13Poi scossi la piega anteriore del mio mantello e dissi: “Così Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non manterrà questa parola e così sia egli scosso e svuotato di tutto!”. Tutta l'assemblea disse: “Amen” e lodarono il Signore. Il popolo si attenne a questa parola. 14Inoltre, da quando il re mi aveva stabilito loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, durante dodici anni, né io né i miei fratelli mangiammo la provvista assegnata al governatore. 15I governatori che mi avevano preceduto avevano gravato il popolo, ricevendone pane e vino, oltre a quaranta sicli d'argento; perfino i loro servi angariavano il popolo, ma io non ho fatto così, per timore di Dio. 16Anzi ho messo mano ai lavori di restauro di queste mura e non abbiamo comprato alcun podere. Tutti i miei giovani erano raccolti là a lavorare. 17Avevo alla mia tavola centocinquanta uomini, Giudei e magistrati, oltre a quelli che venivano a noi dalle nazioni vicine. 18Quello che si preparava ogni giorno, un bue, sei capi scelti di bestiame minuto e uccelli, veniva preparato a mie spese. Ogni dieci giorni vino per tutti in abbondanza. Tuttavia non ho mai chiesto la provvista assegnata al governatore, perché il popolo era già gravato abbastanza a causa dei lavori. 19Mio Dio, ricòrdati in mio favore di quanto ho fatto a questo popolo.

__________________________ Note

5,5 La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli: il prestito di denaro e la schiavitù non erano illegali (Es 21,2-11; 22,24-26; Lv 25; Dt 15,1-18; 24,10-13); qui il testo mette l’accento sulla solidarietà tra fratelli.

5,14 L’affermazione che Neemia fu governatore non ha necessariamente un valore politico; inoltre non implica che fosse stato lui il primo a portare questo titolo in Giudea.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

L'abiezione di Gerusalemme descritta da Canani a Neemia (1,2-3) non era dovuta soltanto allo spadroneggiare in essa di elementi estranei, ma anche alla mancanza di solidarietà tra i diversi strati della sua popolazione, per cui i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più miseri. La mobilitazione generale nel lavoro e nelle armi per la ricostruzione e la difesa della patria comune provocò l'esplosione della protesta dei poveri contro i loro fratelli Giudei: non si poteva chiedere ai proletari di lavorare alle mura dall'alba all'apparire delle stelle (4,15) se a essi e ai loro figli non si dava del pane. Demotivati, anche per l'incalzare delle scadenze e il moltiplicarsi degli interessi, erano anche molti piccoli possidenti che si erano spogliati dei loro beni, giungendo persino a vendere come schiave le proprie figlie, per acquistare cibo o per pagare le tasse. Neemia prestò ascolto al lamento e riprese aspramente i responsabili del degrado sociale, cioè i notabili e i magistrati; appellandosi alla fraternità che legava i Giudei tra loro (v. 7) e al rispetto verso Dio, di cui agli occhi dei pagani apparivano devoti risibili (v. 9), riuscì a imporre in una grande assemblea la restituzione dei campi e delle case prese in pegno e la remissione degli interessi maturati.

1-5. Alla richiesta di pane e alla protesta contro l'iniquità sociale ed economica presero parte anche le donne e questo indica la gravità della situazione, la cui denuncia ha riscontro anche nel profeta Malachia (2,9-10; 3,5-15).

6-13. La legge permetteva il prestito su pegno (Es 22,25-26; Dt 24,10-13) e persino la vendita di se stessi o di un membro della propria famiglia a compratori o creditori Ebrei, col riacquisto però della libertà dopo sette anni (Es 21,2-6; Dt 15,12-18). Si ritiene che il prestito a interesse fra Israeliti fosse vietato (Es 22,24), ma forse la proibizione si riferiva all'interesse elevato, quello che noi chiamiamo usura. Lo stesso Neemia, infatti, e gli uomini venuti con lui prestavano denaro e grano a interesse (5,10). Ciò che era delittuoso nella pratica dei ricchi creditori gerosolimitani era forse il tasso elevato, ma ancor più la spietatezza nell'appropriarsi dei beni – cose o persone – ricevuti in pegno. Gli schiavi Ebrei venivano di solito rivenduti ai pagani, dai quali venivano poi riscattati dai Giudei della diaspora (v. 8), portando in tasche private denaro che doveva essere invece speso per la causa comune. La proposta di Neemia di restituire i pegni e di condonare gli interessi fu accolta dai creditori nel corso di una grande assemblea popolare e l'assenso reso sacro mediante giuramento alla presenza dei sacerdoti e di tutto il popolo (vv. 12-13). La concordia raggiunta, ma soprattutto il favore popolare che si riversò su Neemia, divennero il vero fondamento per la costruzione della nuova Gerusalemme.

14-19. Neemia ricorda il comportamento esemplare che egli tenne nel corso del suo governatorato durato dodici anni (445-433 a.C.). Egli non riscosse dalla popolazione l'imposta per il suo mantenimento e non angariò nessuno; lavorò insieme con i suoi servi alla ricostruzione delle mura; nutrì alla sua mensa a proprie spese i magistrati, la gente semplice e i forestieri che vi facevano capo, non acquistò alcun podere. Tutta la sua impresa era stata pura dedizione di amore, per Dio e per i fratelli. L'unica ricompensa che egli chiedeva era la compiacenza divina per quanto aveva fatto per il suo popolo (v. 19). Da notare che questa richiesta, dall'aspetto tanto innocente ed edificante, rivelerebbe, secondo alcuni antichi maestri Ebrei, la presunzione in Neemia d'aver acquisito meriti davanti a Dio per quanto aveva fatto e di cui chiese il riconoscimento. Ma nessuna azione dell'uomo, essi dicono, per quanto buona, è degna in se stessa di merito se non la si accompagna con l'invocazione della misericordia divina. Per questo Neemia fu punito con la cancellazione del suo nome come autore del libro che narra le sue gesta (6 Sanhedrin 93b). Tanto rigore sembra ingeneroso – né d'altronde era condiviso da tutti i maestri – nei confronti di chi aveva sempre invocato Dio come principio, sostegno e fine di ogni sua azione, ma almeno conferma che anche nel giudaismo ogni merito è pura grazia.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

1Ma quando Sanballàt, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdoditi sentirono che il restauro delle mura di Gerusalemme progrediva e che le brecce cominciavano a venir chiuse, si adirarono molto 2e tutti insieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e crearvi confusione. 3Allora noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle di giorno e di notte per difenderci da loro. 4Quelli di Giuda dicevano: “Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo ricostruire le mura!”. 5I nostri avversari dicevano: “Senza che s'accorgano di nulla, noi piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo cessare i lavori”. 6Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero a riferirci dieci volte: “Da tutti i luoghi dove vi volgete saranno contro di noi”, 7io, in luoghi bassi oltre le mura, nei punti scoperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi. 8Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “Non li temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!”. 9Quando i nostri nemici sentirono che eravamo informati della cosa, Dio fece fallire il loro disegno e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. 10Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l'altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i preposti stavano dietro a tutta la casa di Giuda. 11Quelli che ricostruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi con una mano lavoravano e con l'altra tenevano la loro arma; 12tutti i costruttori, lavorando, portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il suonatore di corno stava accanto a me. 13Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “L'opera è grande ed estesa e noi siamo sparsi sulle mura e distanti l'uno dall'altro. 14Dovunque udrete il suono del corno, raccoglietevi presso di noi; il nostro Dio combatterà per noi”. 15Così continuavamo i lavori, mentre la metà di loro teneva impugnata la lancia, dal sorgere dell'alba allo spuntare delle stelle. 16Anche in quell'occasione dissi al popolo: “Ognuno con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, così saranno per noi una guardia di notte e mano d'opera di giorno”. 17Io, poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l'arma a portata di mano.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Poiché l'offensiva degli scherni e delle provocazioni non aveva sortito effetto e la riparazione delle mura progrediva, i nemici di Giuda decisero di ricorrere alla violenza e progettarono di assalire di sorpresa i cantieri e demolire quanto era stato costruito, in modo da riportare Gerusalemme alla precedente condizione di vulnerabilità. Ai nemici già noti si aggiunsero ora anche gli abitanti della città filistea di Asdod (v. 1), completando così l'accerchiamento politico e psicologico di Gerusalemme. Ma al centro dell'assedio, a fianco del suo popolo, c'era Dio, ricordò Neemia ai suoi (v. 14). E coniugando fede e prudenza umana, egli organizzò e armò gli operai in modo da non essere colti di sorpresa da eventuali assalti.

4-17. Le mura erano giunte a metà altezza, ma il lavoro da fare era ancora tanto, e sotto la minaccia dei nemici esso prese a pesare doppiamente, al punto che una qînâ (lamento) risuonò sulle bocche degli operai: «Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo costruire le mura». Neemia reagì a questo senso d'impotenza, eccitando gli animi con preparativi di battaglia e infiammandoli a combattere a difesa dei propri cari e dei propri beni; accompagnando questi preparativi con parole di fede, esortandoli a non temere i nemici, perché Iddio grande e tremendo avrebbe combattuto insieme con loro (vv. 3.8.14). Pur ricorrendo alle risorse umane, Neemia era sempre lì a ricordare che «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode» (Sal 127,1).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

1Eliasìb, sommo sacerdote, con i suoi fratelli sacerdoti si misero a costruire la porta delle Pecore. La consacrarono e vi misero i battenti; la consacrarono fino alla torre dei Cento e fino alla torre di Cananèl. 2Accanto a lui costruirono gli uomini di Gerico e accanto a lui costruì Zaccur, figlio di Imrì. 3I figli di Senaà costruirono la porta dei Pesci, la munirono di travi e vi posero i battenti, le serrature e le sbarre. 4Accanto a loro lavorò al restauro Meremòt, figlio di Uria, figlio di Akkos; accanto a loro lavorò al restauro Mesullàm, figlio di Berechia, figlio di Mesezabèl; accanto a loro lavorò al restauro Sadoc, figlio di Baanà. 5Accanto a loro lavorarono al restauro quelli di Tekòa, ma i loro notabili non piegarono il collo a lavorare all'opera del loro Signore. 6Ioiadà, figlio di Pasèach, e Mesullàm, figlio di Besodia, restaurarono la porta Vecchia, la munirono di travi e vi posero i battenti, le serrature e le sbarre. 7Accanto a loro lavorarono al restauro Melatia di Gàbaon, Iadon di Meronòt e gli uomini di Gàbaon e di Mispa, alle dipendenze della sede del governatore dell'Oltrefiume. 8Accanto a loro lavorò al restauro Uzzièl, figlio di Caraià, uno degli orefici, e accanto a lui lavorò al restauro Anania, uno dei profumieri. Essi ricostruirono Gerusalemme fino al muro largo. 9Accanto a loro lavorò al restauro Refaià, figlio di Cur, capo della metà del distretto di Gerusalemme. 10Accanto a loro lavorò al restauro, di fronte alla sua casa, Iedaià, figlio di Carumàf, e accanto a lui lavorò al restauro Cattus, figlio di Casabnia. 11Malchia, figlio di Carim, e Cassub, figlio di Pacat-Moab, restaurarono la parte seguente e la torre dei Forni. 12Accanto a loro lavorò al restauro, insieme con le figlie, Sallum, figlio di Allochès, capo della metà del distretto di Gerusalemme. 13Canun e gli abitanti di Zanòach restaurarono la porta della Valle; la costruirono, vi posero i battenti, le serrature e le sbarre. Fecero inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del Letame. 14Malchia, figlio di Recab, capo del distretto di Bet-Cherem, restaurò la porta del Letame; la costruì, vi pose i battenti, le serrature e le sbarre. 15Sallum, figlio di Col-Cozè, preposto del distretto di Mispa, restaurò la porta della Fonte; la ricostruì, la munì di tetto, vi pose i battenti, le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro della piscina di Sìloe, presso il giardino del re, fino alla scalinata per cui si scende dalla Città di Davide. 16Dopo di lui Neemia, figlio di Azbuk, preposto della metà del distretto di Bet-Sur, lavorò al restauro fin davanti alle tombe di Davide, fino alla piscina artificiale e fino alla casa dei prodi. 17Dopo di lui lavorarono al restauro i leviti, con Recum, figlio di Banì, e accanto a lui lavorò al restauro, per il suo distretto, Casabia, preposto della metà del distretto di Keila. 18Dopo di lui lavorarono al restauro i loro fratelli, Binnùi, figlio di Chenadàd, preposto dell'altra metà del distretto di Keila. 19Accanto a lui Ezer, figlio di Giosuè, preposto di Mispa, restaurò un'altra parte, di fronte alla salita dell'arsenale, sul Cantone. 20Dopo di lui Baruc, figlio di Zabbài, restaurò con impegno un'altra parte, dal Cantone fino alla porta della casa di Eliasìb, sommo sacerdote. 21Dopo di lui Meremòt, figlio di Uria, figlio di Akkos, restaurò un'altra parte, dalla porta della casa di Eliasìb fino all'estremità della casa di Eliasìb. 22Dopo di lui lavorarono al restauro i sacerdoti che abitavano la periferia. 23Dopo di loro Beniamino e Cassub lavorarono al restauro di fronte alla loro casa. Dopo di loro Azaria, figlio di Maasia, figlio di Anania, lavorò al restauro presso la sua casa. 24Dopo di lui Binnùi, figlio di Chenadàd, restaurò un'altra parte delle mura, dalla casa di Azaria fino al Cantone e fino all'angolo. 25Palal, figlio di Uzài, lavorò al restauro di fronte al Cantone e alla torre sporgente dalla parte superiore della reggia, che dà sul cortile della prigione. Dopo di lui Pedaià, figlio di Paros, 26e gli oblati che abitavano sull'Ofel lavorarono al restauro fin davanti alla porta delle Acque, verso oriente, e alla torre sporgente. 27Dopo di loro quelli di Tekòa restaurarono un'altra parte, di fronte alla grande torre sporgente e fino al muro dell'Ofel. 28I sacerdoti lavorarono al restauro sopra la porta dei Cavalli, ciascuno di fronte alla propria casa. 29Dopo di loro lavorò al restauro Sadoc, figlio di Immer, di fronte alla sua casa, e dopo di lui Semaià, figlio di Secania, custode della porta Orientale. 30Dopo di lui Anania, figlio di Selemia, e Canun, sesto figlio di Salaf, restaurarono un'altra parte. Dopo di loro Mesullàm, figlio di Berechia, lavorò al restauro di fronte alla propria stanza. 31Dopo di lui Malchia, uno degli orefici, lavorò al restauro fino alla casa degli oblati e dei mercanti, di fronte alla porta della Rassegna e fino al vano superiore dell'angolo. 32Gli orefici e i mercanti lavorarono al restauro fra il vano superiore dell'angolo e la porta delle Pecore.

Ostacoli da parte dei nemici 33Sanballàt, quando sentì che noi riedificavamo le mura, si adirò, si indignò molto, si fece beffe dei Giudei 34e disse in presenza dei suoi fratelli e dei soldati di Samaria: “Che vogliono fare questi miserabili Giudei? Dobbiamo lasciarli fare? Offriranno sacrifici? Finiranno in un sol giorno? Vogliono far rivivere da mucchi di polvere delle pietre già consumate dal fuoco?”. 35Tobia l'Ammonita, che gli stava accanto, disse: “Edifichino pure! Se una volpe vi salta sopra, farà crollare il loro muro di pietra!”. 36Ascolta, o nostro Dio, come siamo disprezzati! Fa' ricadere sul loro capo l'insulto e abbandonali al saccheggio in un paese di schiavitù! 37Non coprire la loro colpa e non sia cancellato dalla tua vista il loro peccato, perché hanno offeso i costruttori. 38Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono ben consolidate fino a metà altezza, e al popolo stava a cuore il lavoro.

__________________________ Note

3,1 la porta delle Pecore: in questo capitolo si trova la più completa descrizione topografica della Gerusalemme dell’AT, ma l’identificazione di molti nomi è ipotetica.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Sull'onda dell'entusiasmo suscitato dalle parole di Neemia, si diede subito inizio ai lavori. Il circuito delle mura fu diviso in 42 lotti, ognuno dei quali fu affidato un gruppo di costruttori, che poteva essere costituito da una classe omogenea (cfr. i sacerdoti, i leviti e gli oblati dei vv. 1.17.22.26.28), dagli abitanti di un medesimo luogo, da un clan, da una corporazione (gli orefici, i profumieri e i mercanti dei vv. 8.32); tra i gruppi familiari, risalta quello di Sallum, che ebbe accanto a sé nel cantiere le sue figlie (v. 12). Alcuni si riservarono la ricostruzione della sezione di mura prospiciente la loro casa (vv. 10,23,28-30). Qualcuno, come Baruch figlio di Zaccai, si segnalò per l'ardore straordinario che mise nel lavoro (v. 20), tutti comunque – capi, personale cultuale, semplici cittadini – appaiono profondamente partecipi e impegnati nell'opera esaltante di restituire alla vita e alla libertà la loro città, che era anche la madre della nazione. Qualche località invero, come Betlem, non è menzionata tra i ricostruttori, forse perché sotto influenza samaritana; quanto agli abitanti di Tekoa, solo i poveri parteciparono all'opera di ricostruzione, addossandosi la riparazione di una doppia sezione di mura, mentre gli aristocratici rifiutarono di piegare il collo al lavoro (v. 5).

33-38. La notizia che i Giudei si erano messi sul serio al lavoro e che le mura cominciavano a riprendere rapidamente forma bruciò a Sanballat, che si recò a Gerusalemme circondato di amici e di un buon nerbo di armati di Samaria. Celando l'ira che lo agitava, preferì per questa volta dare un tacito avvertimento di quello che sarebbe potuto accadere se si fosse perseverato nel ricostruire le fortificazioni. Intanto abbondò negli insulti, ironizzando sui tempi brevi impostisi dai Giudei per completare i lavori e chiedendo se davvero essi, imbelli com'erano, pensassero di far risorgere una città sepolta sotto mucchi di cenere e arrivare a offrire sacrifici per celebrare il completamento dell'opera. La celerità con cui le mura crescevano era il segno della loro debolezza e quindi dell'inutilità degli sforzi. Sarebbe bastato che una volpe vi saltasse sopra, ironizzò Tobia l'Ammonita, perché esse si sgretolassero. A questi insulti Neemia non reagì, ma rivolse al Signore l'antica invocazione (Ger 18,23; Sal 69,25-28; 109,15-18) di prender nota degli scherni di cui erano fatti oggetto e di far ricadere sul capo degli oltraggiatori i tracotanti sarcasmi con cui avevano umiliato la sua gente. La quale uscì dalla prova più compatta e decisa che mai e continuò con passione il lavoro, portando in breve il muro a metà altezza.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

1Nel mese di Nisan dell'anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo diedi. Non ero mai stato triste davanti a lui. 2Ma il re mi disse: “Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un'afflizione del cuore”. Allora io ebbi grande timore 3e dissi al re: “Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?”. 4Il re mi disse: “Che cosa domandi?”. Allora io pregai il Dio del cielo 5e poi risposi al re: “Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla”. 6Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: “Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?”. Dunque la cosa non spiaceva al re, che mi lasciava andare, e io gli indicai la data. 7Poi dissi al re: “Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell'Oltrefiume, perché mi lascino passare fino ad arrivare in Giudea, 8e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per munire di travi le porte della cittadella del tempio, per le mura della città e la casa dove andrò ad abitare”. Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me.

Ricostruzione delle mura 9Giunsi presso i governatori dell'Oltrefiume e diedi loro le lettere del re. Il re aveva mandato con me una scorta di capi dell'esercito e di cavalieri. 10Ma lo vennero a sapere Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e furono molto contrariati per il fatto che fosse venuto un uomo a procurare il bene degli Israeliti. 11Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. 12Poi mi alzai di notte, io e pochi uomini che erano con me, senza parlare a nessuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme e non avendo altro giumento oltre quello che io cavalcavo. 13Uscii di notte per la porta della Valle e andai verso la fonte del Drago e alla porta del Letame, osservando le mura di Gerusalemme, che erano diroccate, mentre le sue porte erano consumate dal fuoco. 14Mi spinsi verso la porta della Fonte e la piscina del Re, ma non vi era posto per cui potesse passare il giumento che cavalcavo. 15Allora risalii di notte lungo il torrente, sempre osservando le mura; poi, rientrato per la porta della Valle, me ne ritornai. 16I magistrati non sapevano né dove io fossi andato né che cosa facessi. Fino a quel momento non avevo detto nulla, né ai Giudei né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né agli altri che si dovevano occupare del lavoro. 17Allora io dissi loro: “Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo, poiché Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati!”. 18Narrai loro della mano del mio Dio, che era benefica su di me, e riferii anche le parole che il re mi aveva riferite. Quelli dissero: “Su, costruiamo!”. E misero mano vigorosamente alla buona impresa. 19Ma quando Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e Ghesem, l'Arabo, seppero la cosa, ci schernirono e ci derisero dicendo: “Che state facendo? Volete forse ribellarvi al re?”. 20Allora io risposi loro: “Il Dio del cielo ci darà successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire. Ma voi non avrete né parte né diritto né ricordo in Gerusalemme”. __________________________ Note

2,1 Nisan: è il primo mese e corrisponde a marzo-aprile. Per Artaserse vedi nota a Esd 4,7.

2,10 Sanballàt: vi fu un governatore di Samaria di nome Sanballàt. Tobia è il capostipite di una potente casata, attestata fino alla successiva epoca tolemaica.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

L'occasione propizia per avviare il suo progetto di risistemazione di Gerusalemme si presentò a Neemia circa quattro mesi dopo il suo incontro con i viaggiatori di ritorno dalla Giudea, quando giunse il suo turno di servire il vino al re. La sofferenza per Gerusalemme e l'emozione che l'agitava per la richiesta che stava per presentare al re diedero al suo viso un'espressione inabituale di tensione che incuriosì il sovrano, il quale gli chiese quale fosse la pena che lo affliggeva. Forse la stessa regina, che sedeva anch'essa a mensa a fianco del re, aveva predisposto quel momento (cfr. Est 5), per cui fu più facile per Neemia aprire il suo cuore e chiedere al sovrano l'autorizzazione ad andare a Gerusalemme per ricostruirla. L'intimità della mensa, la giocondità del vino, il favore della regina furono fattori che concorsero tutti perché la richiesta fosse prontamente accolta, ma chi realmente apri il cuore e la bocca del re all'assenso fu Dio, invocato da Neemia con un grido dell'anima nell'attimo che intercorse tra la domanda del re e la sua risposta (2,4-6).

1. La concessione dell'autorizzazione avvenne nel mese di Nisan (marzo-aprile). Si era nel ventesimo anno del regno di Artaserse I, cioè nel 445. Poiché presso i Persiani Nisan è il primo mese dell'anno e in 1,1 si dice che l'incontro di Neemia con i reduci dalla Giudea avvenne nel mese di Casleu, che era il nono mese, del medesimo ventesimo anno, sorge qui il problema dell'attendibilità storica della sequenza dei fatti e quindi del testo. La soluzione preferita dagli esegeti è quella che considera la menzione dell'anno in 1,1, priva del riferimento al sovrano, una interpolazione mal riuscita. È però possibile che ci sia stato un volontario scambio dei nomi dei mesi, per far cadere l'avvio del programma salvifico di Neemia nello stesso mese che secoli prima aveva visto la liberazione delle tribù d'Israele dalla servitù egiziana e dare così all'impresa di Neemia lo stesso significato redentivo.

2-5. Artaserse si accorge che la depressione di cui è preda Neemia non dipende da un male fisico, ma da una afflizione del cuore, e gliene domanda la causa. Il re si è dimostrato già abbastanza benevolo con il suo coppiere, perché era vietato a chi lo serviva mostrarsi tristi o di malumore. Neemia sente allora che è giunto il suo grande momento e confessa che la causa della sua sofferenza è la triste condizione di Gerusalemme. Egli ha però l'accortezza di presentare la cosa innanzitutto come una ferita personale e non come un fatto politico: la causa della sua pena è l'abbandono in cui versano le tombe dei suoi padri in una città in rovina e con le porte consumate dal fuoco (v. 3). Artaserse forse ha capito che l'interesse del suo coppiere va al di là della questione sentimentale delle tombe dei padri e gli domanda cosa in realtà egli desideri. E Neemia, invocato con ardore Dio nel suo cuore, gli chiede di poter andare a Gerusalemme per ricostruire la città.

6-8. Pur presentata con tanta umiltà e facendo appello a sentimenti di affetto che legavano il re al suo coppiere, la richiesta era audace, perché lo stesso Artaserse alcuni anni prima aveva espressamente ordinato, su sollecitazione dei popoli nemici di Giuda, di interrompere i lavori di ricostruzione delle mura di Gerusalemme, una città già dominatrice della contrada e dalla fama di ribelle (cfr. Esd 4). Ma ora, capriccio di autocrate in vena di generosità, anche per i begli occhi della regina che gli era accanto, o calcolo politico sui vantaggi della ricostruzione di una città munita ai confini con l'Egitto e della cui lealtà avrebbe garantito il suo fedele funzionario, l'assenso venne immediato. L'impresa era ormai avviata. Neemia ottenne dal re lettere commendatizie per i governatori delle province della satrapia di Oltrefiume e l'autorizzazione a rifornirsi di legname nelle foreste del re per le porte della fortezza del tempio, per le mura della città e per la dimora che egli, nominato governatore di Giuda (cfr. 5,14), si sarebbe costruito in Gerusalemme. E Neemia riconobbe che tutto era stato opera della mano benevola di Dio che era su di lui.

9-10. L'arrivo di Neemia nella satrapia d'Oltrefiume, scortato dagli ufficiali e dai cavalieri datigli da Artaserse, non fu ben visto da Sanballat, governatore di Samaria, e dal giudeo Tobia, chiamato schiavo per dispregio, che governava Ammon agli ordini di Sanballat, perché compresero che esso significava il rilancio del progetto sionista vagheggiato dai devoti cultori dell'alleanza e la liberazione degli Israeliti dall'invadente presenza straniera. Sanballat e Tobia erano persone di grande potenza e influenza, come dimostrano i legami che avevano con la famiglia del sommo sacerdote (13,4-9.28) e come attesta, per Sanballat, un papiro rinvenuto a Elefantina e datato al 407 a.C. Tobia era con ogni probabilità il capostipite di quella famiglia dei Tobiadi che vari documenti mostrano fiorente nella regione di Ammon per ricchezze e potenza nel sec. III a.C. Dopo un breve riposo di tre giorni, Neemia programmò senza perder tempo l'avvio dei lavori di ricostruzione della città, incominciando dal restauro delle mura e delle porte. Egli volle assicurare l'incolumità degli abitanti, ma anche erigere un baluardo che esprimesse la compattezza interiore della comunità e separasse quasi visivamente la città santa dalle pretese e dalle influenze degli avversari (cfr. 13,19-22; Sal 122). Primo suo atto fu un'ispezione notturna, in compagnia di pochi uomini, del settore meridionale della cinta muraria, per rendersi personalmente conto dello stato effettivo delle mura e dell'entità dei lavori da farsi. Convocò quindi i maggiorenti e il popolo e rivelò loro quello che Dio gli aveva messo nel cuore per sollevare Gerusalemme dall'umiliazione (vv. 12. 17) e l'assenso del re alla sua iniziativa, ispirato anch'esso da Dio. Gli astanti accolsero con grida di entusiasmo le parole di Neemia, proponendo di incominciare immediatamente l'opera di ricostruzione.

19-20. La prima reazione degli avversari di Neemia alla decisione di ricostruire le mura fu di sarcasmo. Essi domandarono anche se ciò non esprimesse la velleità di ribellarsi al re, insinuando così, con il dileggio, la minaccia di denunce presso il sovrano. Neemia avrebbe potuto ricordare loro l'autorizzazione ricevuta da Artaserse, ma preferì esprimere la sua fiducia nel Dio del cielo, di cui egli e la sua gente erano servi. Dalla Gerusalemme che stava rinascendo, comunque, Sanballat e i suoi soci dovevano considerarsi totalmente estranei ed esclusi, sia per quanto concerneva il passato che per il presente e il futuro, e quindi non se ne immischiassero. Giuda cominciò tuttavia a sentirsi stretto d'assedio. A Sanballat di Samaria e a Tobia di Ammon, infatti, si aggiunse ora Ghesem, o Gasmù (6,6) l'Arabo. Era questi, come sappiamo da altre fonti, re di Qedar; insieme con il figlio era a capo di una lega di tribù arabe che avevano il controllo di Moab, di Edom e di una parte dell'Arabia.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

RITORNO DI NEEMIA (1,1-7,72)

Presentazione di Neemia 1Parole di Neemia, figlio di Acalia. Nel mese di Chisleu dell'anno ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, 2Anàni, uno dei miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono dalla Giudea. Li interrogai riguardo ai Giudei, i superstiti che erano scampati alla deportazione, e riguardo a Gerusalemme. 3Essi mi dissero: “I superstiti che sono scampati alla deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e desolazione; le mura di Gerusalemme sono devastate e le sue porte consumate dal fuoco”. 4Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. 5E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, 6sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. 7Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. 8Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; 9ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome”. 10Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. 11O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa' che trovi compassione presso quest'uomo”.

Autorizzazione da parte del re Io allora ero coppiere del re.

__________________________ Note

1,1 Chisleu: è il nono mese e corrisponde a novembre-dicembre. L’anno ventesimo dovrebbe riferirsi al regno di Artaserse (2,1). Secondo Erodoto, Susa era la capitale primaverile dei re persiani. Neemia viene ricordato anche in 2Mac 1,18-2,15 e Sir 49,13.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Cattive nuove sulle condizioni di Gerusalemme portate da alcuni uomini giunti dalla Giudea gettarono Neemia in grande costernazione. Ed egli pianse, digiunò e pregò sulla desolazione materiale e spirituale in cui la figlia di Sion stava di nuovo naufragando, riconoscendo ancora una volta che alla radice di tutto c'era l'oblio dell'alleanza e la violazione dei suoi precetti. Come al tempo in cui la città, non più santa per l'impurità delle sue colpe, era divenuta preda della spada e del fuoco di Nabucodonosor, che erano state in realtà la spada e il fuoco del castigo divino (cfr. Lam 1-2). Tutti i sentimenti del suo animo e le preghiere scaturite dal suo cuore nel corso di parecchi giorni trascorsi in penitenza sono riassunti in una preghiera che riconosce la giustizia del comportamento divino, ma che ta anche appello alla promessa di redenzione per quelli che si fossero pentiti e fossero tornati all'osservanza dei comandamenti. La preghiera riflette la teologia del Deuteronomio e ne utilizza alcune espressioni caratteristiche.

1. Il libro di Neemia è costituito sostanzialmente dalle sue Memorie (cc. 1-7; 12, 27-43; 13), in cui furono interpolati uno squarcio delle Memorie di Esdra e brani provenienti da altre fonti che completavano la descrizione della rinascita spirituale e demografica di Gerusalemme e del nuovo Israele (cc. 8-12, 1-26). L'anno ventesimo si riferisce al regno di Artaserse I Longimano (cfr. 2,1) e corrisponde al 445 a. C. Il «mese di Casleu» è il nono dell'anno religioso e comprende il periodo di tempo che corre tra la metà di novembre e la metà di dicembre. Prima dell'esilio babilonese i mesi venivano indicati con numeri ordinali, talvolta con i loro nomi cananei (cfr. 1Re 6,1; 8,2). Con il ritorno, furono importati nella terra d'Israele e incorporati nella Scrittura i nomi babilonesi dei mesi. Essi divennero così memoriale della cattività e del nuovo esodo.

2-3. Neemia ha il pensiero sempre rivolto a Gerusalemme e di essa chiede informazioni al fratello Canani e ad altri uomini che erano arrivati dalla Giudea. La risposta fu sconsolante: i reduci vivevano in grande miseria e obbrobrio, mentre le mura della città erano in brecce e le sue porte arse dal fuoco. Abbattute da Nabucodonosor nel 586, le mura della città avevano visto un tentativo di ricostruzione da parte dei rimpatriati, soffocato però con la forza delle armi dalle autorità persiane sobillate dai Samaritani e da altre popolazioni che confinavano con Giuda (cfr. Esd 4,7-23).

4-10. La preghiera ha il tono e lo stile di una confessione penitenziale, in cui l'orante, facendo propri i peccati del suo popolo (cfr. Esd 9,6-15), riconosce di aver meritato il castigo e implora l'attenzione divina all'umile confessione della colpa. Israele aveva tradito il Signore Dio del cielo ed era stato perciò disperso tra i popoli, ma il Signore aveva anche promesso a Mosè che sarebbe stato ricco di misericordia verso coloro che fossero ritornati a lui e avessero osservato il suoi comandi (cfr. Lv 26,33-45; Dt 4,25-31; 7,9-12). Anche se proiettati all'estremità dell'orizzonte, egli li avrebbe raccolti e ricondotti nel luogo che si era scelto per farvi dimorare il suo nome (Dt 30,1-4). Ora era giunto il momento di mantenere questa promessa, perché c'erano uomini pentiti, che riconoscevano di essere suol servi e suo popolo. A nome di questi uomini timorati di Dio e insieme con loro, Neemia chiede a Dio, con le stesse parole con cui Mosè intercedette per il suo popolo dopo la ribellione di Kades-Barnea, di portare a compimento la sua opera di redenzione (Dt 9,29).

11. È vero che è Dio che salva, ma egli si serve per le sue imprese salvifiche di strumenti umani. Neemia sente di essere lo strumento eletto per portare a compimento la redenzione d'Israele, e ha già un piano in mente, ma la realizzazione di tale piano necessita dell'assenso e del sostegno del re pagano al cui servizio egli si trova (2,5). La risposta di Dio alla sua preghiera-confessione consisterà quindi nel fargli trovare favore e compassione presso il suo potente e temibile sovrano, alla cui mensa egli serviva come coppiere e il cui nome non osa neppure menzionare. L'ufficio di coppiere, uno dei più elevati fra gli uffici di corte, consisteva nello scegliere e assaggiare il vino, per sventare un eventuale tentativo di avvelenamento, e nell'offrire quindi la coppa al re. In ragione della sua funzione, il coppiere veniva a trovarsi assai vicino al suo signore e godeva spesso dei suoi favori.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Le donne straniere vengono allontanate 1Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo, prostrato davanti al tempio di Dio, si riunì intorno a lui un'assemblea molto numerosa d'Israeliti: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto. 2Allora Secania, figlio di Iechièl, uno dei figli di Elam, prese la parola e disse a Esdra: “Abbiamo prevaricato contro il nostro Dio, sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo. Orbene, a questo riguardo c'è ancora una speranza per Israele. 3Facciamo dunque un patto con il nostro Dio, impegnandoci a rimandare tutte le donne e i figli nati da loro, secondo la volontà del mio signore e rispettando il comando del nostro Dio. Si farà secondo la legge! 4Àlzati, perché a te è affidato questo compito. Noi saremo con te; sii forte e mettiti all'opera!“. 5Allora Esdra si alzò e fece giurare ai capi dei sacerdoti e dei leviti e a tutto Israele che avrebbero agito secondo quelle parole; essi giurarono. 6Esdra quindi si alzò da dove si trovava, davanti al tempio di Dio, e andò nella camera di Giovanni, figlio di Eliasìb, e vi andò senza prendere cibo né bere acqua, perché era in lutto a causa della prevaricazione dei rimpatriati. 7Poi in Giuda e a Gerusalemme si comunicò a tutti i rimpatriati di radunarsi a Gerusalemme: 8se qualcuno non fosse venuto entro tre giorni, secondo la disposizione dei preposti e degli anziani, sarebbero stati votati allo sterminio tutti i suoi beni ed egli stesso sarebbe stato escluso dalla comunità dei rimpatriati. 9Allora tutti gli uomini di Giuda e di Beniamino si radunarono a Gerusalemme entro tre giorni; si era al nono mese, il venti del mese. Tutto il popolo stava nella piazza del tempio di Dio, tremante per questo evento e per la gran pioggia. 10Allora il sacerdote Esdra si levò e disse loro: “Voi avete prevaricato sposando donne straniere: così avete accresciuto le mancanze d'Israele. 11Ma ora rendete lode al Signore, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà, separandovi dalle popolazioni del paese e dalle donne straniere”. 12Tutta l'assemblea rispose a gran voce: “Sì! Dobbiamo fare come tu ci hai detto. 13Ma il popolo è numeroso e siamo al tempo delle piogge; non è possibile restare all'aperto. D'altra parte non è lavoro di un giorno o di due, perché siamo in molti ad aver peccato in questa materia. 14I nostri preposti stiano a rappresentare tutta l'assemblea; e tutti quelli delle nostre città che hanno sposato donne straniere vengano in date determinate e con gli anziani della città, ogni città con i suoi giudici, finché non sia allontanata da noi l'ira ardente del nostro Dio, causata da questa situazione”. 15Soltanto Giònata, figlio di Asaèl, e Iaczia, figlio di Tikva, si opposero, appoggiati da Mesullàm e dal levita Sabbetài. 16I rimpatriati fecero come si era detto. Furono scelti il sacerdote Esdra e alcuni capi di casato, secondo il loro casato, tutti designati per nome. Essi iniziarono le sedute il primo giorno del decimo mese per esaminare la questione 17e terminarono con tutti gli uomini che avevano sposato donne straniere il primo giorno del primo mese. 18Tra i figli dei sacerdoti, che avevano sposato donne straniere, si trovarono: dei figli di Giosuè, figlio di Iosadàk, e tra i suoi fratelli: Maasia, Elièzer, Iarib e Godolia; 19essi si impegnarono a rimandare le loro donne e offrirono un ariete come sacrificio di riparazione per le loro mancanze; 20dei figli di Immer: Anàni e Zebadia; 21dei figli di Carim: Maasia, Elia, Semaià, Iechièl e Ozia; 22dei figli di Pascur: Elioenài, Maasia, Ismaele, Netanèl, Iozabàd ed Eleasà; 23dei leviti: Iozabàd, Simei, Kelaià, chiamato anche Kelità, Petachia, Giuda ed Elièzer; 24dei cantori: Eliasìb; dei portieri: Sallum, Telem e Urì. 25Quanto agli Israeliti: dei figli di Paros: Ramia, Izzia, Malchia, Miamìn, Eleàzaro, Malchia e Benaià; 26dei figli di Elam: Mattania, Zaccaria, Iechièl, Abdì, Ieremòt ed Elia; 27dei figli di Zattu: Elioenài, Eliasìb, Mattania, Ieremòt, Zabad e Azizà; 28dei figli di Bebài: Giovanni, Anania, Zabbài e Atlài; 29dei figli di Banì: Mesullàm, Malluc, Adaià, Iasub, Seal e Ieramòt; 30dei figli di Pacat-Moab: Adna, Chelal, Benaià, Maasia, Mattania, Besalèl, Binnùi e Manasse; 31dei figli di Carim: Elièzer, Issia, Malchia, Semaià, Simeone, 32Beniamino, Malluc, Semaria; 33dei figli di Casum: Mattenài, Mattattà, Zabad, Elifèlet, Ieremài, Manasse e Simei; 34dei figli di Banì: Maadài, Amram, Uèl, 35Benaià, Bedia, Cheluu, 36Vania, Meremòt, Eliasìb, 37Mattania, Mattenài e Iaasài; 38dei figli di Binnùi: Simei, 39Selemia, Natan, Adaià, 40Macnadbài, Sasài, Sarài, 41Azarèl, Selemia, Semaria, 42Sallum, Amaria, Giuseppe; 43dei figli di Nebo: Ieièl, Mattitia, Zabad, Zebinà, Iaddài, Gioele, Benaià. 44Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

L'abbattimento di Esdra, percepibile nella stessa sua preghiera e nel grido di estrema indegnità con cui essa si chiude, ha scosso la folla che l'attornia. Tutti scoppiano in pianto, ma tanto avvilimento non sfocia nella disperazione. Se il cuore rimprovera, Dio è più grande del nostro cuore (1Gv 3,19). Israele ha colto anche questa verità nella sua storia. Di qui le parole fiduciose di Secania: «Malgrado tutto, c'è ancora una speranza per Israele (BC: Orbene, c'è ancora...)» (v. 2). In questo capitolo l'agiografo riprende la narrazione in terza persona, probabilmente riassumendo le Memorie di Esdra.

1-4. I gesti e le parole di Esdra hanno attirato l'attenzione di un folto gruppo di persone, di ogni sesso ed età, che si stringe attorno all'orante e condivide con commozione i suoi sentimenti. Secania si fa loro portavoce, e pur non essendo annoverato tra i colpevoli, si immedesima con loro (v. 2), come aveva fatto Esdra. Egli riconosce che la comunità ha mancato di fedeltà nei confronti del Signore, ma è sicuro che essa può ancora sperare il perdono divino (cfr. Dt 30,1-10), purché si liberi dei corpi estranei che l'avevano inquinata. Era questa epurazione che volevano Esdra, i timorati di Dio e la stessa legge: dunque l'intraprendesse con coraggio (cfr. Gs 1,6-9), sapendo che aveva molti dalla sua parte.

5-14. Esdra accolse la proposta di Secania, ma temendo che l'adesione così appassionata e corale potesse dissolversi passato l'entusiasmo del momento, volle impegnare con giuramento tutti i capi della comunità a eseguire quanto avevano suggerito. Quindi si ritirò ancora colmo di afflizione nella stanza di Giovanni figlio di Eliasib, che probabilmente era il sommo sacerdote. Il processo, comunque, per avviare a soluzione il problema era stato già avviato. Venne indetta un'assemblea generale, che cadde in un giorno freddo e piovoso (vv. 9.13), e in essa si stabilì di creare una commissione composta da Esdra stesso e dai capi del popolo perché giudicasse i singoli casi. Per assicurare l'imparzialità fu deciso che ogni accusato fosse assistito dagli anziani e dai giudici della sua città (v. 14).

15. A questa proposta alcuni si opposero, sostenuti anche da un levita. Secondo alcuni interpreti, essi si sarebbero opposti perché ritenevano troppo brutale il rimedio; il ripudio, inoltre, avrebbe potuto provocare reazioni violente da parte delle genti da cui le donne provenivano. Altri, al contrario, ritengono che i quattro, nel loro zelo, avrebbero giudicato assai lenta la procedura. Quest'ultima interpretazione sembra condivisa anche dai LXX, secondo i quali i quattro sarebbero stati in realtà i soli veri sostenitori di Esdra.

16-17. L'esame dei casi durò tre mesi. Esso iniziò, infatti, il primo del mese di Tebet (dicembre-gennaio) e terminò il primo del mese di Nisan (marzo-aprile) dell'anno successivo. Era questo il mese della Pasqua e la comunità poteva ormai celebrarla purificata da presenze estranee. Da notare che i sacerdoti colpevoli – ma questo si può ritenere anche dei laici (cfr. Lv 5,17-19) – si erano impegnati con giuramento, oltre che a mandar via la moglie pagana, a offrire un ariete in espiazione della propria colpa (v. 19).

18-43. La lista dei trasgressori comprende in tutto 111 persone, di cui 17 sacerdoti (vv. 18-22), 10 leviti (23-24) e 84 laici (25-43). Il numero relativamente basso dei trasgressori rispetto all'emotiva spettacolarità con cui il problema fu portato alla ribalta, fa pensare che la lista non sia stata riprodotta integralmente, ma limitata agli appartenenti alle classi più alte. Confermerebbe questa ipotesi la mancanza in essa di nomi di oblati e di schiavi di Salomone (2,43-58). L'agiografo pone in testa alla lista i membri del clero, di certo per confonderli a motivo della loro maggiore responsabilità e nello stesso tempo per ammonire che nessuno, né per peculiarità di natali né per ufficio, può ritenersi immune dal peccato. Non avendo occultato o sminuito la responsabilità dei propri colleghi, il sacerdote Esdra e i suoi collaboratori possono parlare con franchezza del peccato ed essere rigidi nella riforma.

44. Questo versetto nella sua seconda parte sembra corrotto. BC, che parla di ripudio dei figli insieme con le loro madri, si basa su una congettura sollecitata dall'apocrifo 3Esdra 9,36 e sulla proposta di Secania riportata al v. 3. Il TM lascia però aperte anche altre possibilità. Esso potrebbe, tra l'altro, tradursi: «e c'erano tra essi donne che (o da cui) avevano generato figli», sottolineando con ciò quanto costò ad alcuni in sofferenza e in rigore l'espulsione, senza dire se essa si estese ai figli. Ibn Ezra ritiene che 44b si riferisca invece proprio al problema dei figli nati dall'unione con donne straniere, «figli che essi (i padri) posero» (trad. letterale del TM) davanti al tribunale dei capifamiglia perché decidessero se dovevano essere espulsi o accettati come proseliti.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

Matrimoni con straniere 1Terminate queste cose, sono venuti da me i preposti per dirmi: “Il popolo d'Israele, i sacerdoti e i leviti non si sono separati dalle popolazioni locali, per quanto riguarda i loro abomini, cioè da Cananei, Ittiti, Perizziti, Gebusei, Ammoniti, Moabiti, Egiziani, Amorrei, 2ma hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli: così hanno mescolato la stirpe santa con le popolazioni locali, e la mano dei preposti e dei governatori è stata la prima in questa prevaricazione”. 3All'udire questa parola, stracciai il mio vestito e il mio mantello, mi strappai i capelli del capo e la barba e mi sedetti costernato. 4Quanti tremavano per i giudizi del Dio d'Israele su questa prevaricazione dei rimpatriati, si radunarono presso di me. Ma io sedevo costernato, fino all'offerta della sera. 5All'offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e 6dissi: “Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. 7Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. 8Ma ora, per un po' di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. 9Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme. 10Ma ora, o nostro Dio, che cosa possiamo dire dopo questo? Infatti abbiamo abbandonato i tuoi comandamenti, 11che tu avevi dato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: “La terra che voi andate a prendere in eredità è una terra contaminata, a causa delle contaminazioni dei popoli indigeni, e delle loro nefandezze, che l'hanno colmata da un capo all'altro con le loro impurità. 12E allora non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli; non dovrete mai contribuire alla loro prosperità e al loro benessere, così diventerete forti voi e potrete mangiare i beni della terra e lasciare un'eredità ai vostri figli per sempre”. 13Dopo ciò che è venuto su di noi a causa delle nostre cattive azioni e per le nostre grandi mancanze, benché tu, nostro Dio, sia stato indulgente nonostante la nostra colpa e ci abbia dato superstiti come questi, 14potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandamenti e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare né resto né superstite? 15Signore, Dio d'Israele, tu sei giusto, poiché ci è stato lasciato un resto, come oggi: eccoci davanti a te con le nostre mancanze, anche se per questo non potremmo reggere davanti a te!“.

__________________________ Note

9,2 hanno mescolato la stirpe santa: alcune leggi proibivano i matrimoni misti (Dt 7,1-4), ma nonostante ciò essi erano una pratica diffusa (vedi Ne 10,31; 13,23-31). Il concetto di stirpe santa richiede una stretta endogamia.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Sono trascorsi quattro mesi da quando Esdra e la sua carovana sono giunti a Gerusalemme. In questo tempo Esdra ha provveduto a istruire il popolo nella legge (Ne 7,73-8,18), che era poi il motivo precipuo per cui si era mosso da Babilonia (7,10.25-26). Le parole sante non caddero su un terreno sterile e portarono subito frutto: la comunità provvide a liberarsi degli elementi estranei che erano entrati nelle sue file senza integrarsi nella sua fede.

1-2. Nel clima del momento, segnato da un'acuta ricerca d'identità, i capi rimasero colpiti dalle prescrizioni della legge relative alla sacralità di Israele (Es 19,6; Lv 20,26; cfr. anche Ml 2,15; Is 6,13) e alla necessaria separazione dalle genti di Canaan e dei paesi confinanti e presero coscienza di quanto si erano allontanati da esse. Si presentarono quindi da Esdra e gli denunciarono apertamente la situazione, servendosi di parole dal suono arcaico (cfr. Es 34,11-16; Dt 7,1-4), che rivelano anche quanto essi si sentissero protagonisti di un nuovo esodo.

3-4. In una situazione analoga, Neemia era esploso in rimproveri e in maledizioni, arrivando persino a picchiare i colpevoli e a strappare loro i capelli (Ne 13,23-25). Esdra non se la prende invece con alcuno, ma scarica su di sé la sua rabbiosa insofferenza per tanta degradazione, strappandosi vestiti e capelli e quindi accasciandosi a terra muto, sino all'ora del sacrificio della sera (cfr. Es 29,41). Intorno a lui si radunarono tutti coloro che avevano compreso la gravità dell'infedeltà e temevano i castighi che Dio aveva minacciato (cfr. Dt 28,15-46 e 2Re 22,11-19); appartenevano certamente a loro quelli che avevano sporto la denuncia.

5-9. All'ora dell'offerta della sera, Esdra esce dalla sua prostrazione e, con le mani stese verso il cielo, ma a capo chino per la vergogna, effonde una preghiera che è insieme confessione della misericordia di Dio e denunzia dell'ingratitudine e ottusità del suo popolo nella sua storia antica e recente. Ma egli si immedesima con questo popolo, come si vede dal passaggio dalla prima persona singolare del v. 6 alla prima persona plurale del versetto seguente, associandosi così alle sue responsabilità (cfr. Is 53,12); in questo modo può pregare meglio per i suo popolo ed esortare alla conversione, senza umiliare alcuno.

10-14. Come già i padri, i superstiti non hanno appreso la lezione della storia (cfr. Gdc 2,11-15; Ez 18), e rischiano col loro comportamento di far definitivamente naufragare quel poco che, per la generosità divina, era rimasto della nazione giudaica. Questa, infatti, non sarebbe potuta davvero sopravvivere se si fosse imbastardita nel sangue e nella fede, congiungendosi con le popolazioni pagane (v. 14) e sfidando la volontà divina. Restavano sempre validi e cogenti i divieti promulgati da Dio per mezzo dei suoi profeti. I vv. 11-12 riassumono tali divieti e ammonimenti, raccogliendoli da vari libri biblici: Es 34,16; Dt 4,5; 7,1-3; 23,1-7; 2Re 17,23; 21,10; 24,2; Gs 23,12; Is 1,19; Ez 37,25.

15. Le ultime parole della preghiera di Esdra proclamano ancora una volta la misericordia di Dio, che non ha permesso l'annientamento della nazione. Questa tuttavia, per la pervicacia del suo peccato, non meriterebbe di continuare a sussistere. Profondamente compenetrato del senso di tanta colpevolezza, Esdra non ha l'ardire di chiedere perdono, magari solleticando, come già Mosè e altri (Es 32,11-12; Nm 14,10-19; Gl 2,17; Sal 79,10-11) l'orgoglio divino. Anche perché, al punto in cui si era giunti, spettava ormai all'uomo prendere una decisione, afferrando la mano che Dio da troppo tempo, e sembrava invano, gll aveva teso per salvarlo.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

1Questi sono, con le loro indicazioni genealogiche, i capi di casato che sono partiti con me da Babilonia, sotto il regno del re Artaserse: 2dei figli di Fineès: Ghersom; dei figli di Itamàr: Daniele; dei figli di Davide: Cattus, 3figlio di Secania; dei figli di Paros: Zaccaria, e con lui furono registrati centocinquanta maschi; 4dei figli di Pacat-Moab: Elioenài, figlio di Zerachia, e con lui duecento maschi; 5dei figli di Zattu: Secania, figlio di Iacazièl, e con lui trecento maschi; 6dei figli di Adin: Ebed, figlio di Giònata, e con lui cinquanta maschi; 7dei figli di Elam: Isaia, figlio di Atalia, e con lui settanta maschi; 8dei figli di Sefatia: Zebadia, figlio di Michele, e con lui ottanta maschi; 9dei figli di Ioab: Abdia, figlio di Iechièl, e con lui duecentodiciotto maschi; 10dei figli di Banì: Selomìt, figlio di Iosifia, e con lui centosessanta maschi; 11dei figli di Bebài: Zaccaria, figlio di Bebài, e con lui ventotto maschi; 12dei figli di Azgad: Giovanni, figlio di Akkatàn, e con lui centodieci maschi; 13dei figli di Adonikàm: gli ultimi, di cui ecco i nomi: Elifèlet, Ieièl e Semaià, e con loro sessanta maschi; 14dei figli di Bigvài: Utài e Zabbud, e con loro settanta maschi. 15Io li ho radunati presso il fiume che scorre verso Aavà. Là siamo stati accampati per tre giorni. Ho fatto una rassegna tra il popolo e i sacerdoti e non vi ho trovato nessun levita. 16Allora ho mandato a chiamare i capi Elièzer, Arièl, Semaià, Elnatàn, Iarib, Elnatàn, Natan, Zaccaria, Mesullàm e gli istruttori Ioiarìb ed Elnatàn, 17e li ho mandati da Iddo, capo nella località di Casifià, e ho messo loro in bocca le parole da dire a Iddo e ai suoi fratelli oblati nella località di Casifià, perché ci mandassero dei ministri per il tempio del nostro Dio. 18Poiché la mano benefica del nostro Dio era su di noi, ci hanno mandato un uomo assennato, dei figli di Maclì, figlio di Levi, figlio d'Israele, cioè Serebia, con i suoi figli e fratelli: diciotto persone; 19inoltre Casabia e con lui Isaia, dei figli di Merarì, i suoi fratelli e i loro figli: venti persone, 20e infine degli oblati, che Davide e i capi avevano assegnato al servizio dei leviti: duecentoventi oblati. Tutti furono registrati per nome. 21Là, presso il fiume Aavà, ho indetto un digiuno, per umiliarci davanti al nostro Dio e implorare da lui un felice viaggio per noi, i nostri bambini e tutti i nostri averi. 22Avevo infatti vergogna di domandare al re soldati e cavalieri per difenderci lungo il cammino da un eventuale nemico, poiché avevamo detto al re: “La mano del nostro Dio è su quanti lo cercano, per il loro bene; ma la sua potenza e la sua ira su quanti lo abbandonano”. 23Così abbiamo digiunato e implorato Dio per questo ed egli ci ha esaudito. 24Quindi ho scelto dodici tra i capi dei sacerdoti: Serebia e Casabia e con loro dieci loro fratelli; 25ho pesato per loro l'argento, l'oro e i vasi, l'offerta per il tempio del nostro Dio fatta dal re, dai suoi consiglieri, dai suoi capi e da tutti gli Israeliti che si trovavano da quelle parti. 26Ho pesato dunque nelle loro mani seicentocinquanta talenti d'argento, vasi d'argento per cento talenti, cento talenti d'oro, 27e inoltre venti coppe d'oro per mille dàrici e due vasi di bronzo pregiato e lucente, preziosi come l'oro. 28Ho detto loro: “Voi siete consacrati al Signore e i vasi sono cosa sacra; l'argento e l'oro sono offerta spontanea al Signore, Dio dei nostri padri. 29Abbiatene cura e custoditeli, finché non li peserete davanti ai preposti dei sacerdoti e dei leviti e ai preposti di casato d'Israele a Gerusalemme, nelle stanze del tempio del Signore”. 30Allora i sacerdoti e i leviti presero in consegna il carico dell'argento e dell'oro e dei vasi, per portarli a Gerusalemme nel tempio del nostro Dio. 31Il dodici del primo mese siamo partiti dal fiume Aavà per andare a Gerusalemme e la mano del nostro Dio era su di noi: egli ci ha liberato dagli assalti dei nemici e dei briganti lungo il cammino. 32Siamo arrivati a Gerusalemme e ci siamo rimasti tre giorni. 33Il quarto giorno è stato pesato l'argento, l'oro e i vasi nel tempio del nostro Dio nelle mani del sacerdote Meremòt, figlio di Uria, e con lui vi era Eleàzaro, figlio di Fineès, e con loro i leviti Iozabàd, figlio di Giosuè, e Noadia, figlio di Binnùi; 34il numero e il peso corrispondeva in tutto e il peso totale fu registrato in quel momento. 35Quelli che venivano dall'esilio, i deportati, offrirono olocausti al Dio d'Israele: dodici tori per tutto Israele, novantasei arieti, settantasette agnelli, dodici capri per il peccato, tutto come olocausto al Signore. 36Quindi consegnarono i decreti del re ai satrapi del re e ai governatori dell'Oltrefiume, i quali iniziarono a proteggere il popolo e il tempio di Dio.

__________________________ Note

8,17 perché ci mandassero dei ministri per il tempio: non tutti i Giudei ritornarono subito a Gerusalemme; molti rimasero in Babilonia e costituirono un nucleo importante della cosiddetta diaspora.

8,36 ai satrapi: secondo lo storico greco Erodoto, Dario I divise l’impero in venti satrapie.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Esdra non dedica molto spazio al cammino della carovana e al suo arrivo a Gerusalemme, mentre si mostra assai più interessato nel dare l'elenco nominativo dei capi che sarebbero rimpatriati e il numero dei componenti ogni famiglia; molta cura egli mostra anche nel registrare tutto ciò che aveva ricevuto di prezioso, la sua preoccupazione di affidarlo per il viaggio a persone di stirpe sacerdotale, e la sua consegna al tempio tre giorni dopo l'arrivo a Gerusalemme.

1-14. I clan dai quali Esdra attinse volontari per la spedizione furono quindici, i primi due dei quali erano di stirpe sacerdotale e il terzo di stirpe regale; con gli altri dodici, è come un Israele in miniatura che si costituisce per ristabilirsi nella terra dei padri. I clan menzionati, eccetto quello di Ioab (v. 9), avevano già contribuito con loro membri al primo convoglio di reduci, al tempo di Ciro (cfr. 2,3-15). La nostra lista si apre con il clan di Finees, appartenente alla linea di Zadok, la sola presente nella lista dei primi reduci, a cui segue il clan di Itamar, della linea di Ebiatar, che Salomone aveva allontanato dal servizio del santuario perché favorevole al suo antagonista Adonia (1Re 2,27). La presenza dei discendenti di Itamar significa che le due famiglie si erano riconciliate. Esse infatti si divideranno il sacerdozio nel nuovo tempio, anche se i sadokiti conserveranno la preponderanza con sedici classi contro le otto della stirpe di Itamar (1Cr 24,4).

15-20. Il personale cultuale fu completato con l'arrivo di alcune famiglie di leviti e di un congruo numero di oblati, i nᵉtînîm (cfr. 2,43). Il reclutamento dei ministri inferiori del culto non fu facile, forse anche per le umili funzioni a cui si sentivano destinati, ed esso fu visto come frutto dell'abilità diplomatica della delegazione di notabili e di saggi inviata loro da Esdra, ma soprattutto della benevola mano di Dio che sosteneva l'intera iniziativa.

21-23. La presenza efficace di Dio si respira a ogni riga del diario di Esdra. La coscienza della protezione divina non genera tuttavia presunzione e arroganza: essa è intesa come dono, e perciò viene implorata con la preghiera purificata dal digiuno (vv. 21,23). In totale fiducioso abbandono alla provvidenza divina, Esdra non chiede per la sua inerme carovana una scorta armata, che umanamente sarebbe stata più che opportuna vista la grande quantità di oro e di argento che si doveva trasportare a Gerusalemme. In questa assoluta fiducia, egli aveva prevenuto la disponibilità del re a dargli una scorta, dichiarandogli che la mano del suo Dio protegge i suoi adoratori mentre abbatte quelli che si allontanano da lui. Questo genere di fede si ritrova in molti testi biblici (cfr. Sal 118,6-17; 146,5-10; Prv 2,7-8; 3,1-26); altri testi correggono però tale concezione, sia affermando l'assoluta libertà di Dio nei confronti di chicchessia (vedi la vicenda di Giobbe), sia aprendo orizzonti nuovi, ultraterreni, alla ricompensa divina (cfr. Sal 73; Sap 3-5; At 2,22-28).

24-36. La carovana impiegò 120 giorni (7,9) per coprire le mille miglia circa che separavano Babilonia da Gerusalemme. Giunti sani e salvi nella città santa, essi dedicarono i soliti tre giorni (cfr. v. 15 e Ne 2,11) al riposo e al riordino delle masserizie e quindi si recarono al tempio. Primo loro atto fu la consegna dell'oro, dell'argento e degli utensili cultuali ai sacerdoti e ai leviți responsabili della loro custodia; quindi offrirono sacrifici d'olocausto, sia in segno di adorazione e di ringraziamento, sia in espiazione per i peccati e per la purificazione da eventuali contaminazioni contratte; infine consegnarono i decreti reali ai rappresentanti di Artaserse nella provincia d'Oltrefiume. Il numero 12, come il suo multiplo 96, che ricorre due volte nella menzione dei sacrifici (v. 35), esprime ancora una volta il convincimento che la nuova comunità, per quanto sparuta e in via di assestamento, rappresenta l'intero popolo ebraico. Il numero 77 degli agnelli immolati indicherebbe invece perfezione.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

RITORNO DI ESDRA (7,1-10,44)

Presentazione di Esdra 1Dopo questi avvenimenti, sotto il regno di Artaserse, re di Persia, Esdra, figlio di Seraià, figlio di Azaria, figlio di Chelkia, 2figlio di Sallum, figlio di Sadoc, figlio di Achitùb, 3figlio di Amaria, figlio di Azaria, figlio di Meraiòt, 4figlio di Zerachia, figlio di Uzzì, figlio di Bukkì, 5figlio di Abisùa, figlio di Fineès, figlio di Eleàzaro, figlio di Aronne, sommo sacerdote, 6Esdra dunque partì da Babilonia. Egli era uno scriba esperto nella legge di Mosè, data dal Signore, Dio d'Israele. Poiché la mano del Signore, suo Dio, era su di lui, il re aveva esaudito ogni sua richiesta. 7Partirono per Gerusalemme alcuni Israeliti, sacerdoti, leviti, cantori, portieri e oblati, nel settimo anno del re Artaserse. 8Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l'anno settimo del re. 9Egli aveva fissato la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e il primo del quinto mese arrivò a Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era su di lui. 10Infatti Esdra si era dedicato con tutto il cuore a studiare la legge del Signore e a praticarla e a insegnare in Israele le leggi e le norme.

Autorizzazione da parte del re 11Questa è la copia del documento che il re Artaserse consegnò a Esdra, sacerdote, scriba ed esperto nei comandamenti del Signore e nelle leggi date a Israele: 12“Artaserse, re dei re, al sacerdote Esdra, scriba della legge del Dio del cielo, salute perfetta. Ora, 13io ordino che, nel mio regno, chiunque del popolo d'Israele, dei suoi sacerdoti e dei leviti vuole venire a Gerusalemme, venga pure con te; 14infatti da parte del re e dei suoi sette consiglieri tu sei inviato a fare inchiesta in Giudea e a Gerusalemme riguardo alla legge del tuo Dio che è nelle tue mani, 15e a portare l'argento e l'oro che il re e i suoi consiglieri inviano come offerta spontanea al Dio d'Israele che abita a Gerusalemme, 16e tutto l'argento e l'oro che troverai in tutta la provincia di Babilonia, insieme con le offerte spontanee che il popolo e i sacerdoti offriranno per il tempio del loro Dio a Gerusalemme. 17Perciò con questo argento ti prenderai cura di acquistare tori, arieti, agnelli, con le loro oblazioni e le loro libagioni, e li offrirai sull'altare del tempio del vostro Dio che è a Gerusalemme. 18Con il resto dell'argento e dell'oro farete quello che sembrerà bene fare a te e ai tuoi fratelli, secondo la volontà del vostro Dio. 19I vasi, che ti sono stati dati per il culto del tempio del tuo Dio, rendili al Dio di Gerusalemme. 20Il resto di quanto occorre per il tempio del tuo Dio, e che spetta a te procurare, lo procurerai a spese del tesoro del re. 21Io, il re Artaserse, ordino a tutti i tesorieri dell'Oltrefiume: Tutto ciò che Esdra, sacerdote e scriba della legge del Dio del cielo, vi domanderà, sia fatto integralmente, 22fino a cento talenti d'argento, cento kor di grano, cento bat di vino, cento bat di olio e sale a volontà. 23Quanto è prescritto dal Dio del cielo sia fatto con diligenza per il tempio del Dio del cielo, perché non venga l'ira sul regno del re e dei suoi figli. 24E vi comunichiamo che nessuno può imporre tasse, tributi o imposte a tutti i sacerdoti, leviti, cantori, portieri, oblati e inservienti di questo tempio. 25Quanto a te, Esdra, secondo la sapienza del tuo Dio, che tu possiedi, stabilisci magistrati e giudici che giudichino tutto il popolo dell'Oltrefiume, cioè tutti coloro che conoscono le leggi del tuo Dio, e voi dovrete istruire chi non le conosce. 26Contro chiunque non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re, si faccia con sollecitudine un processo e lo si punisca con la morte o una pena corporale o un'ammenda in denaro o il carcere”.

Preparativi e viaggio 27Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto così il cuore del re a glorificare il tempio del Signore che è a Gerusalemme 28e si è volto verso di me con amore di fronte al re, ai suoi consiglieri e a tutti i comandanti del re. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore, mio Dio, era su di me e ho radunato alcuni capi da Israele, perché salissero con me.

__________________________ Note

7,1 Una lunga genealogia collega il sacerdote Esdra ad Aronne. Viene inoltre evidenziato il suo ruolo di studioso della legge: un segnale di quel lento passaggio nel giudaismo che, dopo la fine del secondo tempio, vedrà la fine del culto e la sopravvivenza della legge.

7,1 Esdra: non citato nella Bibbia al di fuori di quest’opera (Esd-Ne), avrà un ruolo preponderante nella tradizione rabbinica e cristiana. Attorno al suo nome fiorirà una ricca letteratura apocrifa.

7,7 Per Artaserse vedi nota a 4,7. Esdra dovette operare sotto il regno di Artaserse II (404-358).

7,12-26 La lettera è in lingua aramaica, come la sezione 4,8-6,18.

7,14 riguardo alla legge del tuo Dio che è nelle tue mani: non sappiamo se la legge in mano a Esdra sia qualche raccolta legislativa contenuta nelle tradizioni conservate dalla scuola sacerdotale o deuteronomistica, oppure, come ritengono alcuni, se si tratti già del Pentateuco attuale.

7,22 Il bat (equivalente all’efa) corrisponde a circa 45 litri ed è un decimo del kor. Vedi nota a Es 30,24.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Con questo capitolo ha inizio la seconda parte del libro di Esdra, interamente dedicata a questa personalità, che la tradizione giudaica considera un secondo Mosè. Inoltre, si deve soprattutto a lui se Israele è divenuto il “Popolo del Libro”. Questa sezione riproduce per lo più uno scritto dello stesso Esdra, come appare dall'uso della prima persona nei racconti diretti.

1-5. Secondo l'uso biblico, la funzione della genealogia è quella di introdurre solennemente un personaggio importante. Più sovente essa prepara la nascita del protagonista (cfr. Gn 5,1-32; 11,10-32; Mt 1,1-17), ma può anche essere data, come nel caso nostro, nel momento in cui inizia la sua missione (cfr. Es 6,14-27; Gdt 8,1; Lc 3,23-38). Come sempre, la genealogia è molto schematica. Per un periodo di circa otto secoli vengono infatti date solo sedici generazioni. La serie evidenzia le figure terminali – Aronne ed Esdra – e quella centrale di Azaria (v. 3), che fu sommo sacerdote al tempo di Salomone (1Re 4,2), il costruttore del primo tempio. Tramite un altro Azaria (v. 1), Esdra discendeva da quel Chelkia che era sommo sacerdote al tempo del re Giosia (621 a.C.), allorché, durante i restauri del tempio, fu rinvenuto il libro della legge (cfr. 2Re 22,3-10).

6-10. Esdra è qualificato come «scriba», ed era probabilmente l'esperto e il segretario per gli affari giudaici alla corte persiana, e questo spiega il favore di cui godeva presso il re. Ma qui il titolo ha già il significato tecnico di studioso della legge, accentuato, nel nostro caso, dall'aggettivo «abile», lett. «rapido» (cfr. Sal 45,2), che indica velocità nella penetrazione dei testi e agilità di movimento al loro interno. La legge di Mosè in cui Esdra era versato doveva consistere soprattutto nei testi e nelle tradizioni raccolte nel Pentateuco. Secondo l'apocrifo 4Esdra, la cui parte centrale è giudaica e fu composta nel I sec. d.C., Esdra con alcuni collaboratori trascrisse sotto ispirazione divina l'intero canone biblico e una raccolta di libri esoterici (14,23-48). Esdra ottenne facilmente dal re l'autorizzazione a organizzare una carovana di correligionari disposti a ritornare in patria, e ciò perché il Signore aveva ispirato il cuore del re a onorare la sua casa a Gerusalemme e gli conciliò nell'impresa, ciò che era affare assai arduo, tutta la corte e i funzionari più potenti (vv. 6.27-28). Ma questa benevolenza divina, manifestatasi anche proteggendolo nel corso del lungo viaggio da Babilonia a Gerusalemme, aveva una motivazione nel suo intenso amore per lo studio e la pratica della legge, ciò che aveva fatto di lui la persona più adatta per «insegnare in Israele la legge e il diritto» (v. 10).

12. La lettera di Artaserse, come le altre inserite nel libro, è in aramaico, la lingua della corrispondenza ufficiale. Dal documento risulta chiaramente che la missione di Esdra era di far conoscere la legge del suo Dio a tutti i Giudei della provincia d'Oltrefiume, legge a cui viene riconosciuto il valorᵉe di legge di stato. Sull'osservanza della legge e l'amministrazione della giustizia avrebbero vegliato magistrati (šōpṭîn) e giudici (dayyānîm) nominati dallo stesso Esdra «secondo la sapienza del suo Dio» (v. 25), espressione equivalente alla torah di Mosè (v. 6) o di JHWH (vv. 10.12.14.21.25b.26).

15-24. Per onorare il tempio del Dio di Esdra adorato a Gerusalemme e ottenerne la protezione (vv. 23.27), il re e gli altri cortigiani consegnarono al sapiente scriba grosse quantità di argento, oro e utensili preziosi, a cui si aggiunsero le offerte raccolte tra i Giudei della provincia di Babilonia (vv. 15-19); ci fu anche l'autorizzazione del re a prelevare dai tesorieri della provincia d'Oltrefiume altro denaro, vettovaglie e sale che fossero stati necessari (vv. 21-22). La serie dei doni e dei favori culmina con l'esenzione da qualsiasi tributo, imposta o pedaggio concessa ai sacerdoti e al personale cultuale (v. 24).

25-26. La legge del Dio di Esdra viene proclamata per i Giudei del distretto di Gerusalemme legge del re. Ogni Giudeo doveva essere istruito in essa e la sua violazione poteva essere punita con la morte, col bando, con multe oppure con carcere (v. 26). Per alcuni esempi di delitti da punirsi con la pena capitale, si veda Es 22,19; Lv 20,2; Dt 13,6-10 (idolatria); Lv 20,10; Dt 22,22-24 (adulterio).

27-28. Da qui sino a tutto il c. 9, è Esdra che parla, e il primo suono della sua voce è un'azione di grazie al Signore per quanto aveva operato nel cuore del re e dei suoi cortigiani (cfr. Prv 21,1). Egli ha sentito che la mano di Dio è davvero con lui e può quindi allestire, rinfrancato e pieno di fiducia, la spedizione per Gerusalemme.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage