📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

L’esodo, la legge del Sinai, David

35. In seguito Dio guidò il popolo attraverso il deserto per 40 anni e gli diede la legge scritta col proprio dito (Es 1-20.32.34; Nm 14,33, Dt 29,5). Il dito indica lo Spirito santo, come appare evidente dal vangelo (Lc 11,20). È chiaro che Dio non è limitato da alcuna forma corporea e che in lui non si devono immaginare membra e dita come per noi: però la forma della mano, che all’inizio è una sola cosa e poi si divide nelle cinque dita senza che queste si stacchino dalla mano, diventa immagine dei doni dello Spirito, che son diversi tra loro pur procedendo dallo stesso amore; nelle dita è visibile anche una specie di divisione, che però non è un distacco dall’unità; comunque, sia questo o sia un altro motivo per cui lo Spirito è chiamato «dito di Dio», non dovremo mai pensarlo in termini anatomici.

Dunque il popolo ricevette la legge scritta su tavole, che erano di pietra, per sottolineare la durezza di cuore che ne impediva l’osservanza. Erano avidi di beni materiali, e si facevano convincere più dalle minacce che dall’amore: mentre solo l’amore rende capaci di osservare in pieno la legge. Perciò ebbero bisogno di essere tenuti sotto controllo con molte osservanze esteriori, per cui ricevettero leggi riguardanti i cibi, i sacrifici, e moltissime altre prescrizioni.

Ma tutto questo era segno delle realtà spirituali che riguardano il Signore Gesù Cristo e la sua chiesa; allora, però, soltanto pochi fedeli seppero interpretare il senso che avevano in ordine alla salvezza, e osservarono tali prescrizioni come conveniva in quell’epoca, mentre la massa le osservò solo materialmente, senza capirle.

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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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XX – La grande epopea pasquale (21)

34. Il popolo ebraico fu condotto in Egitto e divenne schiavo di un re crudele. Ammaestrato da tremende sofferenze, cercò in Dio la liberazione.

Gli fu mandato un uomo appartenente allo stesso popolo, il santo servo di Dio Mosè, che incusse terrore con la potenza di Dio alla crudele gente egiziana, e condusse fuori il popolo passando attraverso il mare Rosso. Qui l’acqua si aprì e fece strada al popolo ebraico, ma si richiuse al passaggio degli inseguitori egiziani e li sommerse nei flutti. Così nell’acqua il popolo ebraico trovò la strada della salvezza, e i nemici quella della morte: come nell’acqua del diluvio trovarono la morte i peccatori, e la terra fu purificata, mentre nel legno dell’arca si salvarono i giusti. Anche là il legno assunse significato profetico: il miracolo difatti avvenne, quando Mosè toccò l’acqua col bastone. In ambedue i casi abbiamo un segno del santo battesimo, in cui chi ha fede passa alla vita nuova, mentre il nemico — il peccato — viene distrutto e cancellato.

Nella storia del popolo ebraico abbiamo anche una figura abbastanza chiara della passione, allorché ricevette l’ordine di uccidere e di mangiare l’agnello, segnare col suo sangue gli stipiti delle case, e celebrare poi questa festa ogni anno chiamandola pasqua del Signore. È evidente il rapporto al Signore Gesù Cristo, che «come pecora è stato condotto all’immolazione» (Is 53,7).

Anche tu riceverai sulla fronte — come sullo stipite — il segno della passione e della croce, che contraddistingue tutti i cristiani.

__________________________ Note

(21) Tutto il presente capitolo è costruito sulla pasqua; ed è il punto di riferimento di tutta la celebrazione della Pasqua cristiana. In particolare la notte del Sabato Santo ripropone nei riti solenni, nelle letture e nella preghiera la grande epopea che Agostino sintetizza con maestria. Il valore catechistico, sia del racconto che della celebrazione pasquale, dovrebbe essere maggiormente posto in rilievo. __________________________

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Abramo e la fede nel Cristo

33. Non mancarono comunque in quell’epoca i cittadini della santa città, a cui Dio rivelò la futura umiliazione del Cristo loro re, e che da lui furono salvati, per cui cercavano Dio con amore e superarono la superbia del demonio.

Tra loro fu scelto Abramo, devoto e fedele servo di Dio. A lui fu rivelato il mistero del Figlio di Dio, perché tutti i futuri credenti lo imitassero e potessero chiamarsi suoi figli nella fede. Da lui venne il popolo che onorava Dio Creatore del cielo e della terra, quando gli altri popoli erano schiavi di idoli e di demoni.

Solo in questo popolo fu prefigurata con grande evidenza la chiesa futura. C’era tra loro molta gente materialista, (20) che onorava Dio per aver vantaggi materiali, ma c’era anche un piccolo numero di persone che pensavano e cercavano la pace della patria futura; e Dio attraverso i profeti rivelava loro la futura incarnazione del nostro Signore e re Cristo Gesù, perché credessero e fossero liberati dalla superbia e dalla presunzione.

Questi santi vissero prima di Cristo, ma la loro parola, e perfino la vita, il matrimonio, i figli, le azioni, furono profezia di questo nostro tempo, in cui la fede nella passione di Cristo raduna la chiesa di tra le genti.

È attraverso questi santi patriarchi e profeti che Dio a volte provvedeva il carnale popolo ebraico, che sono poi i giudei di oggi, dei beni che desiderava, oppure durante certi periodi lo castigava, quando la durezza del loro cuore lo richiedeva. In tutto ciò Dio ha posto dei significati reconditi, che si riferiscono al Cristo e alla sua Chiesa: e alla chiesa appartenevano anche quei santi, anche se per nascita precedettero il Signore Gesù.

Questo Signore Gesù figlio unico del Padre, Parola del Padre, uguale al Padre ed eterno con lui, questo figlio sul cui modello Dio padre ha creato l’universo, s’è fatto uomo per noi ed è capo del corpo che è la chiesa.

Da un episodio avvenuto ai patriarchi qualcuno ha voluto trovare un simbolo che illumina il nostro discorso: la mano che Giacobbe mette fuori per prima dal seno materno non è più importante del corpo intero, ma fa parte di esso e vive legata a esso e vive della sua vita: e così tutti i santi che vissero prima della nascita di Cristo salvatore, anche se vissuti prima, fanno parte del suo corpo e restano uniti a lui (Gn 25,25).

__________________________ Note

(20) Abbiamo usato il termine «materialista», anche se non ha corrispondente nel latino (Agostino usa parlare di «moltitudo carnalis»): ci pare esprima in modo attuale il senso originario voluto da Agostino, che riguarda, più che il rifiuto positivo di Dio, la scelta del benessere come unico interesse, o «unico dio». __________________________

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Dio è sempre paziente

32. Anche al tempo del diluvio, quando nell’arca si salvò l’unico uomo giusto con la sua famiglia, Dio sapeva che i cattivi non si sarebbero corretti, e tuttavia per cent’anni, quanti ne occorsero a fabbricare l’arca, ai cattivi fu minacciato il castigo di Dio (Gn 6,7).

Se si fossero pentiti, Dio li avrebbe perdonati, come più tardi perdonò ai cittadini di Ninive, quando fecero penitenza per la predicazione di Giona (Gio 3).

Dio offrì la possibilità di convertirsi anche a coloro che non l’avrebbero fatto, per stimolare col suo luminoso esempio la nostra capacità di sopportazione: così ci è dato di comprendere quanto si debba essere tolleranti con coloro che peccano, dato che Dio è disposto al perdono e li lascia vivere; e noi non sappiamo — a differenza di lui — come domani si comporteranno.

Col misterioso episodio del diluvio, in cui i buoni furono salvati dal legno dell’arca, Dio preannunciò la chiesa futura, che Cristo suo signore, inchiodato sul legno, libera dal pericolo di inabissarsi nel gorgo di questo mondo. Il Signore sapeva che anche tra coloro che uscivano salvi dall’acqua, qualcuno sarebbe divenuto cattivo e avrebbe di nuovo inquinato la terra. Ciò nonostante diede un esempio del giudizio futuro e volle preannunciare la liberazione di chi ha fede, attraverso il mistero della croce.

Il male continuò a diffondersi anche dopo questi fatti, con la superbia, la lussuria e la crudeltà, quando l’uomo abbandonò il suo creatore e non si limitò ad adorare le creature di Dio al posto di Dio, ma si prostrò davanti agli idoli, fabbricati con le proprie mani e opera di artigiani. Il demonio e i suoi ne trionfano ancora più turpemente, felici di essere adorati e onorati in quelle statue, e associando al proprio il fallimento degli altri. (19)

__________________________ Note

(19) II discorso catechistico sulla idolatria è ridotto in Agostino all’essenziale, e perciò è del tutto attuale. Adorare l’opera delle proprie mani o l’opera degli artigiani è cosa che avviene in tutto il corso della storia: adoriamo i nostri progetti e successi, adoriamo le messinscena di altri, ci esaltiamo per cose che non hanno stabilità; e perdiamo il collegamento con Dio. Il demonio non può essere felice, neppure dei nostri fallimenti: ma qui lo si afferma in un discorso paradossale, che vuol colpire il lettore. __________________________

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XIX – La presenza dei buoni e dei cattivi nella chiesa

31. Né ci deve far impressione il fatto che sono molti quelli che seguono il diavolo, e pochi quelli che seguono il Signore. Anche il grano sull’aia fa magra figura in confronto alla paglia. Ma il contadino sa bene cosa fare della montagna di paglia, come Dio sa dare il peso giusto alla massa di peccatori, e non permette che mettano in difficoltà o deturpino il suo regno.

Né si può dire che il diavolo abbia vinto la battaglia per il fatto che molti vanno con lui e solo pochi lo vincono.

Fino alla fine del mondo le due città — quella degli empi e quella dei buoni — camminano vicine nel corpo, lontane nello spirito: ma nel giorno del giudizio saranno separate anche fisicamente.

Quanti amano la superbia e il potere, l’orgoglio e il lusso e la sopraffazione, costituiscono una sola città; e anche se tra di loro spesso litigano per i vizi che li fanno uguali, si scavano insieme la fossa e insieme vi precipitano.

Anche quelli che cercano non la gloria propria ma quella di Dio, e vi si dedicano con amore, appartengono a una stessa città.

Ma il Signore è pieno di misericordia, ha pazienza per i peccatori e offre loro modo di pentirsi e di correggersi. (18)

__________________________ Note

(18) Noteremo che Agostino rifiuta anche qui di stare al gioco di coloro che chiedevano a Gesù quanti siano a salvarsi. C’è il premio per i buoni, e c’è il castigo per i cattivi: ma la cosa più importante da dire è che Dio è buono e paziente con tutti. __________________________

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Il peccato originale

30. Dio ha posto l’uomo e la donna in un luogo di gioia perenne chiamato dalla Scrittura paradiso. Vi sarebbero rimasti per sempre, se avessero rispettato il suo comando; in caso contrario, sarebbero andati incontro alla morte. Egli già sapeva che avrebbero disubbidito; ma poiché è creatore e fa le cose buone, quando fece gli animali per riempire la terra di beni, creò anche l’uomo, che vale più di loro; perché l’uomo, anche se cattivo, vale sempre più delle bestie. E impartì l’ordine, che fu poi violato, soprattutto perché non potessero avere scuse al momento del rendiconto.

Così, in qualunque modo l’uomo si comporti, non può fare a meno di riconoscere che Dio è giusto: se agisce bene, lo trova giusto nel dare la ricompensa; se pecca, lo trova giusto nel castigare; se pecca e poi si pente, lo trova giusto nel perdonare.

E allora perché, anche sapendo che avrebbe peccato, non avrebbe dovuto creare l’uomo, quando era sua intenzione di farlo re, se non peccava, di richiamarlo sulla retta strada, se fosse caduto e di aiutarlo, se avesse voluto rialzarsi, meritando in ogni caso l’ammirazione per la sua bontà, per la sua giustizia e clemenza?

Tanto più che Dio sapeva, tra l’altro, che ci sarebbero stati fra la discendenza di Adamo uomini santi che avrebbero glorificato non se stessi, ma Dio, accettando di essere da lui liberati dalla propria corruzione, e meritando quindi di vivere per sempre coi suoi angeli.

La stessa libertà di arbitrio che diede agli uomini per servirlo con decisione responsabile, Dio la diede agli angeli. E anche l’angelo, quando insuperbì e coi suoi seguaci rifiutò di obbedire, non fece danno a Dio, ma a se stesso.

Il Signore sa poi richiamare all’ordine chi lo abbandona, gli fa prendere coscienza della sua miseria e provvede di leggi opportune e sapienti l’umanità.

Di conseguenza l’angelo non fece danno a Dio né quando peccò lui stesso, né quando indusse alla colpa mortale l’uomo; né l’uomo diminuì in alcun modo la verità o la potenza o la beatitudine del suo Dio, quando sua moglie si lasciò sedurre dal demonio, e insieme fecero coscientemente ciò che Dio aveva vietato. Sia l’uomo che il demonio furono giustamente colpiti: e Dio ebbe gloria per la sua giustizia, e loro vergogna per la bassezza della colpa (Gn 2,3).

Quando l’uomo abbandonò il suo Dio si ritrovò schiavo del diavolo; ma quando tornò al suo creatore gli fu promessa la sconfitta del tentatore: e così chi cammina fino alla morte col diavolo va con lui nel supplizio eterno, mentre chi si sottomette a Dio, e con lui vince il diavolo, merita il premio eterno.

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XVIII – La creazione dell’uomo

29. Dio onnipotente, buono, giusto e misericordioso, ha fatto buone tutte le cose, le grandi e le piccole, le sublimi e le infime; le cose visibili (il cielo, la terra e il mare, e nel cielo il sole e la luna e le altre stelle, sulla terra e nel mare gli alberi, le piante da frutto e gli animali di ogni specie, e tutti i corpi terrestri e celesti) e le cose invisibili (come gli spiriti che animano e danno vita al corpo). Fece anche l’uomo, a propria immagine: perché come egli governa con la sua onnipotenza tutto il creato, così l’uomo, con l’intelligenza, che gli permette di conoscere e amare il suo Creatore, dominasse tutti gli animali della terra.

Gli diede come aiuto la donna, non certo perché appagasse la propria concupiscenza tanto più che nella condizione d’incorruttibilità antecedente al peccato essa neppure esisteva, ma perché la donna fosse per l’uomo titolo di gloria, e la guidasse verso Dio facendosi per lei modello di santità e di pietà, diventando lui titolo di gloria per il Signore nell’imitarne la sapienza. (17)

__________________________ Note

(17) La visione maschilista del rapporto tra uomo e donna non era scomparsa ai tempi di Agostino; come, nonostante tutto, non è ancora scomparsa nemmeno oggi. Anche Agostino ne era contagiato. L’affermazione che la donna non è creata per essere oggetto delle tendenze istintuali del maschio, ma come persona accanto a lui, è un passo in avanti verso la liberazione della donna. __________________________

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Il racconto della creazione

28. Di questo riposo parla la Scrittura. Dice che all’inizio del mondo, quando Dio fece il cielo e la terra, per sei giorni operò, e il settimo giorno riposò (cf. Gn 1; 2,1-3). (15) Essendo onnipotente, poteva far tutto in un istante. Certo fatica non ne aveva fatta quando «disse, e le cose furono fatte; comandò, e furono create» (Sai 148,5); e quindi non poteva aver bisogno di riposo. Volle solo indicare che dopo le sei età di questo mondo, il settimo giorno riposerà coi suoi santi; o meglio, saranno loro stessi a riposare in lui, dopo averlo servito con le buone opere, le opere che lui compie in loro, lui che chiama, e comanda, e perdona le colpe passate rendendo giusto chi prima era empio. Così, come nel momento che essi operano il bene si dice che è lui a operare il bene, così quando essi riposano si dice che è lui a riposare in essi. Dio non ha certo bisogno di riposo perché non prova la fatica. Tutto ha fatto con la sua parola; e la Parola è il Cristo, in cui hanno riposo nel silenzio santo gli angeli e tutti i puri spiriti del cielo.

Caduto per la colpa, l’uomo ha perduto il riposo che aveva nella divinità del Verbo, ma poi lo ha riacquistato nella sua umanità. (16)

Per questo, quando ha ritenuto maturi i tempi, Dio s’è fatto uomo ed è nato da una donna. Non poteva essere contaminato dalla carne, colui che avrebbe purificato la carne.

Lo Spirito rivelò agli antichi santi che sarebbe venuto, ed essi profetarono: e così si salvarono credendo nella sua venuta futura, come noi ci salviamo credendo che è venuto. Lo ha fatto perché amassimo Dio che ci ha amati a tal punto da mandare il suo unico Figlio, vestito della nostra carne mortale, a morire a causa dei peccatori e per i peccatori. Fin dall’inizio dei tempi la profondità e sublimità di questo mistero non cessa di essere prefigurata ed annunciata.

__________________________ Note

(15) Vediamo come, nel parlare della creazione, Agostino non pone molto l’accento sul significato «materiale» del racconto biblico, ma vi ricerca subito il significato profondo, religioso.

(16) Prima della colpa l’uomo era in pace con Dio (quindi anche col Verbo non ancora fatto carne). Dopo la colpa la pace fu riacquistata attraverso il sacrificio del Verbo che s’è fatto uomo. __________________________

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Il motivo più autentico

27. Vero cristiano è l’uomo che vuole abbracciare la fede in vista del riposo e della pace senza fine che Dio promette ai credenti dopo questa vita, deciso a non andare nel fuoco eterno col diavolo, ma a entrar nel regno eterno col Cristo (cf. Mt 25,34.41).

Costui è prudente nelle tentazioni e non si lascia corrompere nella prosperità, né abbattere nelle avversità, è sobrio e misurato quando è nell’abbondanza, forte e perseverante nella tribolazione. Costui progredirà spiritualmente fino a dare più importanza all’amore di Dio che al timore dell’inferno. Se Dio stesso gli dicesse: «Goditi per sempre le delizie carnali, pecca pure quanto vuoi; per questo non morrai, né andrai all’inferno, ma solo sarai privato della mia presenza», ne avrebbe orrore e non peccherebbe certo, non tanto per evitare di cadere dove teme di cadere, ma per non offendere colui che ama; perché in lui solo si trova il riposo che occhio non vide, né orecchio sentì, né mente umana potè percepire, e che Dio ha preparato a chi lo ama (1Cor 2,9).

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XVII – I veri motivi della conversione

26. In effetti, tu non hai chiesto di entrare nella chiesa di Dio per averne vantaggi temporali.

Ci son persone che vogliono farsi cristiane o per ingraziarsi coloro dai quali si aspettano dei vantaggi, o per non far dispiacere a coloro di cui hanno paura. Ma questi sono empi, e la chiesa li sopporta per un certo tempo, come l’aia sopporta la pula fino al tempo della ventilazione. Se non si convertiranno e cominceranno a essere cristiani per la vita eterna, alla fine saranno gettati via. Non si illudano col fatto che, sull’aia, si trovano insieme al frumento di Dio: non saranno portati nel granaio, ma saranno destinati al fuoco (Mt 3,12).

C’è anche chi entra con una speranza migliore, ma con non minore pericolo: e sono quelli che temono Dio, e apprezzano il cristianesimo, e non chiedono ipocritamente di farsi cristiani; ma aspettano la felicità in questa vita, come se l’essere cristiani garantisse una fortuna migliore che il non esserlo. E se poi vedono i disonesti e gli irreligiosi al vertice della fortuna, e se stessi meno fortunati o addirittura disgraziati, pensano che l’essere religiosi non serve nulla, e facilmente perdono la fede.

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