📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1Davide si alzò e partì, e Giònata tornò in città.

Fuga di Davide (21,2 -22,5) 2Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimèlec. Achimèlec, trepidante, andò incontro a Davide e gli disse: “Perché sei solo e non c'è nessuno con te?”. 3Rispose Davide al sacerdote Achimèlec: “Il re mi ha ordinato e mi ha detto: “Nessuno sappia niente di questa cosa per la quale ti mando e di cui ti ho dato incarico”. Ai miei giovani ho dato appuntamento al tal posto. 4Ora però se hai sottomano cinque pani, dammeli, o altra cosa che si possa trovare”. 5Il sacerdote rispose a Davide: “Non ho sottomano pani comuni, ho solo pani sacri per i tuoi giovani, se si sono almeno astenuti dalle donne”. 6Rispose Davide al sacerdote: “Ma certo! Dalle donne ci siamo astenuti dall'altro ieri. Quando mi misi in viaggio, il sesso dei giovani era in condizione di santità, sebbene si trattasse d'un viaggio profano; tanto più oggi”. 7Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c'era là altro pane che quello dell'offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per mettervi pane fresco nel giorno in cui quello veniva tolto. 8Ma era là in quel giorno uno dei ministri di Saul, trattenuto presso il Signore, di nome Doeg, Edomita, capo dei pastori di Saul. 9Davide disse ad Achimèlec: “Non hai per caso sottomano una lancia o una spada? Io non ho preso con me né la mia spada né altre mie armi, perché l'incarico del re era urgente”. 10Il sacerdote rispose: “Guarda, c'è la spada di Golia il Filisteo, che tu hai ucciso nella valle del Terebinto; è là dietro l'efod, avvolta in un manto. Se te la vuoi prendere, prendila, perché qui non c'è altra spada che questa”. Rispose Davide: “Non ce n'è una migliore. Dammela”. 11Quel giorno Davide si alzò e si allontanò da Saul e giunse da Achis, re di Gat. 12I ministri di Achis gli dissero: “Non è costui Davide, il re del paese? Non cantavano a lui tra le danze dicendo: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”?“. 13Davide si preoccupò di queste parole e temette molto Achis, re di Gat. 14Allora cambiò comportamento ai loro occhi e faceva il folle tra le loro mani: tracciava segni strani sulle porte e lasciava colare la saliva sulla barba. 15Achis disse ai ministri: “Ecco, vedete anche voi che è un pazzo. Perché lo avete condotto da me? 16Non ho abbastanza pazzi io, perché mi conduciate anche costui per fare il pazzo davanti a me? Dovrebbe entrare in casa mia un uomo simile?“.

__________________________ Note

21,2 Nob: forse corrisponde al versante orientale del monte Scopus, a nord-est di Gerusalemme, ma la localizzazione del santuario è discussa.

21,5 pani sacri: vedi Es 25,30; Lv 24,5-9. L’episodio figura sulla bocca di Gesù in Mc 2,25s, dove l’evangelista cita Abiatàr (= Ebiatàr) invece di Achimèlec.

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Approfondimenti

2-10. Inizia la vita raminga di Davide. La prima tappa del suo pellegrinaggio è la cittadella sacerdotale di Nob (vi si trovano circa novanta sacerdoti con le loro famiglie: 22,18-19) per gli indispensabili rifornimenti di cibo e di armi che nella fuga non aveva avuto modo di portare con sé. Con una scusa Davide si fa consegnare dal sacerdote Achimelech la spada di Golia e i pani sacri riservati dalla legge ai soli sacerdoti (Lv 24,5-9). Tutto sembra andare per il meglio, ma la presenza casuale di uno dei ministri di Saul getta sul racconto un velo d'inquietudine. Per ora si dice solo che si chiama Doeg, è un Idumeo ed è «capo dei pastori di Saul». Solo più avanti verrà messo in luce il suo fosco ruolo nella vicenda (22,9-10).

2. «Nob»: Isaia pone questa località pochi chilometri a nord-ovest di Gerusalemme (Is 10,32) e non può essere che la stessa nominata da Neemia in 11,32. Si trova sulla via per la Filistea, dove Davide ha fin d'ora intenzione di rifugiarsi (vv. 11-15). Al tempo di Davide Nob è uno dei vari santuari della nazione in cui sono custoditi gli oggetti principali del culto (cfr. Es 25-27), andati dispersi nel corso delle vicende storiche. L'arca dell'alleanza si trova a Kiriat-Iearim (7,1), la tenda e l'altare degli olocausti a Gabaon (1Cr 16,39-40; 2Cr 1,3.5.13), l'efod e la tavola dei pani dell'offerta a Nob. «Achimelech»: in 14,3 è chiamato Achia. È pronipote del sacerdote Eli (cc. 1-4). «Perché sei solo?»: Davide passava spesso da Nob per consultare il Signore prima delle sue imprese (cfr. 22,15), ma era sempre arrivato equipaggiato per la guerra e in compagnia dei suoi soldati. Il sacerdote gli va incontro in segno di omaggio alla sua alta dignità ma non può fare a meno di stupirsi del suo strano modo di presentarsi, quasi furtivo.

4. Nel TM la frase è leggermente diversa: «Ora, c'è qualcosa sottomano? Dammi cinque pani, o quel che si può trovare».

5. «pani sacri»: sono i dodici pani dell'offerta collocati “innanzi al Signore” su una tavola apposita nella tenda (Es 25,23-30; 37,10-16), simboleggianti l'alleanza di Dio con Israele (Lv 24,8). Ogni sabato erano sostituiti con focacce fresche. Quelle vecchie dovevano essere consumate esclusivamente dai sacerdoti all'interno del sacro recinto come “cosa santissima”' (Lv 24,9). Derogando da queste regole a causa dell'impellente necessità prospettatagli da Davide, Achimelech si assicura che sia almeno rispettato l'obbligo della purità legale (Lv 22,3). Il caso più frequente di impurità – che inabilitava ad ogni azione sacra (cfr. Es 19,10.15) – era l'atto sessuale anche lecito (cfr. 20,26). «se i tuoi giovani si sono almeno astenuti...»: TM dice lett. «Almeno, i giovani si sono astenuti da donna?».

6. La traduzione del versetto è incerta. La difficoltà maggiore deriva dalla parola kᵉlî, che può significare “oggetto” in genere (la purità legale riguarda tutto ciò che uno ha con sé, vesti e bagagli: Lv 11,32; 15,16-24), “tascapane” (in cui i pani sacri dovrebbero essere riposti, cfr. 17,40.49), “corpo” dell'uomo (come in 1Ts 4,4; 2 Cor 4,7) o anche – eufemisticamente – “membro virile”. Una traduzione letterale suonerebbe così: «Certo, donna è stata proibita a noi ieri e l'altro ieri ; quando esco [in viaggio] le “cose” (kᵉlîm) dei giovani sono monde, anche se è un viaggio profano. Tanto più oggi c'è mondezza nella “cosa” (kᵉlî)».

7. «Il sacerdote gli diede il pane sacro»: Gesù vedrà nel gesto di Achimelech (chiamato da Marco «sommo sacerdote Abiatar» [2,26], essendo questi un figlio di Achimelech: 22,20) un lodevole atto di libertà che non viola la sostanza della legge. Inoltre Davide è visto come prefigurazione di Cristo, che è «signore anche del sabato» (Mt 12,3-4; Mc 2,25-26; Lc 6,3-4).

8. «trattenuto presso il Signore»: essendo Doeg uno straniero, nonostante la sua carica è probabilmente tenuto a compiere un turno di servizio presso il santuario (cfr. Gs 9,21-27; Dt 29,10).

10. «c'è la spada di Golia»: cfr. 17,54. «dietro l'efod»: l'efod riapparirà in 23,6.9 nelle mani del figlio di Achimelech. Questo strumento divinatorio (cfr. 2,18) doveva avere dimensioni ragguardevoli (cfr. Gdc 8,26).

11-15. Non abbiamo argomenti sufficienti per liquidare questi versetti come “doppione” del c. 27. Non è da escludere che Davide si sia rifugiato presso il re di Gat una prima volta al principio della sua vita errabonda e poi una seconda volta per offrire i suoi servigi come capo di una banda mercenaria. Fatto sta che Davide viene accolto alla corte di Achis con benevolenza, finché qualcuno lo riconosce e si ricorda delle sue imprese: che ci fa a Gat costui? Allora Davide, che alla corte di Saul doveva essersi scaltrito a sufficienza, comincia a fingersi folle. Egli sa bene che un malato di mente è circondato di un timore sacro in ragione delle sue stranezze, attribuite alla possessione di qualche spirito malvagio. Mettergli le mani addosso può essere pericoloso: meglio cacciarlo via, prima che contamini altri. Le lamentele di Achis hanno tratti umoristici che rendono comica la figura di questo re, poco sensibile alle finezze della politica e troppo ingenuo per la carica che riveste (cfr. cc. 27.29).

12. «re del paese»: espressione difficile. Potrebbe essere intesa come vocativo rivolto al re Achis; in riferimento a Davide denoterebbe la popolarità conseguita con le sue imprese, grazie alle quali viene esaltato come “re” più grande di Saul. In tal senso il ritornello cantato dalle donne in 18,7 potrebbe essere stato ripreso qui (e in 29,5) proprio in relazione con l'appellativo di “re” dato a Davide.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Davide fuggì da Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: “Che cosa ho fatto, che colpa e che peccato ho nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?”. 2Rispose: “Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!”. 3Ma Davide giurò ancora: “Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: “Giònata non deve sapere questa cosa, perché si affliggerebbe”. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c'è soltanto un passo tra me e la morte”. 4Giònata disse: “Che cosa desideri che io faccia per te?”. 5Rispose Davide: “Domani è la luna nuova e io dovrei fermarmi a mangiare con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. 6Se tuo padre noterà la mia assenza, dirai: “Davide mi ha supplicato di andare in fretta a Betlemme, sua città, perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia”. 7Se dirà: “Va bene”, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. 8Agisci con bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se c'è colpa in me, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?“. 9Giònata rispose: “Non sia mai! Se di certo io sapessi che è deciso il male contro di te da parte di mio padre, non te lo farei forse sapere?”. 10Davide disse a Giònata: “Chi mi avvertirà se tuo padre ti risponde duramente?”. 11Giònata rispose a Davide: “Vieni, andiamo in campagna”.

Uscirono tutti e due nella campagna. 12Allora Giònata disse a Davide: “Per il Signore, Dio d'Israele, domani e dopodomani a quest'ora scruterò le intenzioni di mio padre. Se sarà benevolo verso Davide e io non manderò subito a riferirlo al tuo orecchio, 13tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece sembrerà bene a mio padre decidere il male a tuo riguardo, io te lo confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà con te come è stato con mio padre. 14Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del Signore. Se sarò morto, 15non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; neppure quando il Signore avrà eliminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide, 16non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide”. 17Giònata volle ancora far giurare Davide, perché gli voleva bene e lo amava come se stesso. 18Giònata disse a Davide: “Domani è la luna nuova e la tua assenza sarà notata perché si guarderà al tuo posto. 19Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta e ti recherai al luogo dove ti sei nascosto il giorno di quel fatto e resterai presso quella collinetta. 20Io tirerò tre frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio per conto mio. 21Poi manderò il ragazzo gridando: “Va' a cercare le frecce!”. Se dirò al ragazzo: “Guarda, le frecce sono più in qua di dove ti trovi, prendile!”, allora vieni, perché tutto va bene per te; per la vita del Signore, non c'è niente. 22Se invece dirò al giovane: “Guarda, le frecce sono più avanti di dove ti trovi!”, allora va', perché il Signore ti fa partire. 23Riguardo alle parole che abbiamo detto tu e io, ecco è testimone il Signore tra me e te per sempre”. 24Davide dunque si nascose nel campo.

Arrivò la luna nuova e il re sedette a mangiare. 25Il re sedette come al solito sul sedile contro il muro; Giònata si mise di fronte, Abner si sedette al fianco del re e si notò il posto di Davide. 26Ma Saul non disse nulla quel giorno, perché pensava: “È un caso: non sarà puro. Certo non è puro”. 27Ma l'indomani, il secondo giorno della luna nuova, si notò il posto di Davide. Saul disse allora a Giònata, suo figlio: “Perché il figlio di Iesse non è venuto a prendere cibo né ieri né oggi?”. 28Giònata rispose a Saul: “Davide mi ha chiesto con insistenza di andare a Betlemme. 29Mi ha detto: “Lasciami andare, perché abbiamo in città il sacrificio di famiglia e mio fratello me ne ha fatto un obbligo. Se dunque ho trovato grazia ai tuoi occhi, lasciami libero, perché possa vedere i miei fratelli”. Per questo non è venuto alla tavola del re”. 30Saul si adirò molto con Giònata e gli gridò: “Figlio di una scostumata, non so io forse che tu preferisci il figlio di Iesse, a tua vergogna e a vergogna della nudità di tua madre? 31Perché fino a quando vivrà il figlio di Iesse sulla terra, non avrai sicurezza né tu né il tuo regno. Manda dunque a prenderlo e conducilo qui da me, perché merita la morte”. 32Rispose Giònata a Saul, suo padre: “Perché deve morire? Che cosa ha fatto?”. 33Saul afferrò la lancia contro di lui per colpirlo e Giònata capì che suo padre aveva ormai deciso di uccidere Davide. 34Giònata si alzò dalla tavola acceso d'ira e non volle prendere cibo in quel secondo giorno della luna nuova. Era rattristato per Davide, perché suo padre l'aveva offeso.

35Il mattino dopo Giònata uscì in campagna, per l'appuntamento con Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo. 36Egli disse al ragazzo: “Corri a cercare le frecce che io tirerò”. Il ragazzo corse ed egli tirò la freccia più avanti di lui. 37Il ragazzo corse fino al luogo dov'era la freccia che Giònata aveva tirato e Giònata gridò al ragazzo: “La freccia non è forse più avanti di te?”. 38Giònata gridò ancora al ragazzo: “Corri svelto e non fermarti!”. Il ragazzo di Giònata raccolse le frecce e le portò al suo padrone. 39Il ragazzo non aveva capito niente; soltanto Giònata e Davide sapevano la cosa. 40Allora Giònata diede le armi al ragazzo che era con lui e gli disse: “Va' e riportale in città”. 41Partito il ragazzo, Davide si alzò da dietro la collinetta, cadde con la faccia a terra e si prostrò tre volte, poi si baciarono l'un l'altro e piansero insieme, finché Davide si fece forza. 42E Giònata disse a Davide: «Va' in pace, ora che noi due abbiamo giurato nel nome del Signore in questi termini: “Il Signore sia tra me e te, tra la mia discendenza e la tua discendenza per sempre”». 21,1 Davide si alzò e partì, e Giònata tornò in città.

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Approfondimenti

20,1-21,1. Ultimo tentativo di riconciliazione mediata tra Davide e Saul. Mentre quest'ultimo giace vergognosamente nudo a Naiot (19,24), Davide ritorna di nascosto a Gabaa per incontrare Gionata. È la prova suprema della loro amicizia. Gionata sembra essere all'oscuro dei disegni criminali del padre (cfr. 19, 1-7), ma quando è costretto a prenderne atto la sua decisione é, senza tentennamenti, a favore dell'amico. Gionata sa che cosa rischia: quando cambiava la dinastia, era normale che il nuovo re sterminasse tutta la famiglia del predecessore (1Re 15,28-29; 16,10-11; 2Re 10,7). È difficile non riconoscere in quest'eroico altruismo l'azione del Signore, che apre il cuore del principe all'accettazione del piano divino («quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide...», v. 15) là dove Saul vede solo un antagonista per sé e la dinastia (v. 31). La gravità del momento è rimarcata da molteplici formule di giuramento (vv. 3.12.16.17.21.23.42) con cui Gionata e Davide si rassicurano vicendevolmente sulla reciproca fedeltà al «patto del Signore» (v. 8) stipulato nel momento in cui si sono conosciuti (18,3). C'è una struggente insistenza nelle parole concitate che si scambiano; l'uno consegna la propria vita nelle mani dell'altro in una dipendenza assoluta e libera (v. 8). Il capitolo può essere suddiviso in quattro scene:

  • 1) vv. 1-11: Davide propone a Gionata un ultimo tentativo per sondare le intenzioni di Saul a suo riguardo;
  • 2) vv. 12-24a: riconferma dell'eterna fedeltà promessa col “patto”; Gionata stabilisce il modo per comunicare a Davide l'esito del suo tentativo presso Saul;
  • 3) vv. 24b-34: al banchetto del novilunio Saul manifesta apertamente le sue intenzioni omicide;
  • 4) 20,35 – 21, 1: incontro tra Gionata e Davide e separazione tra i due amici

3. «per la vita del Signore e per la tua vita»: formula di doppio giuramento, usata anche altrove (25,26; 2Sam 11,11; 15,21; 2Re 2,2).

4. «Che cosa desideri che io faccia per te?»: lett. «Cosa dice la tua anima e cosa posso fare per te?». Molto spesso la parola nepeš – che il greco traduce con psychē e noi con “anima” – viene usata come sinonimo di “essere vivente, persona”, còlta nel suo aspetto volitivo (= desiderio, brama, richiesta, pretesa). Cfr. Sal 42,2-3; 84,3; Is 26,9.

5. «Domani è la luna nuova»: il novilunio, che dava inizio a un nuovo mese lunare, era celebrato con sacrifici (Nm 10,10; 28,11-15) e banchetti (previsti per il sacrificio di comunione: cfr. 1 Sam 1,4; 9,19-24; 16,5). La festa del novilunio era paragonabile al sacro giorno del sabato (cfr. 2Re 4,23; Is 1,13-14; 66,23; Ez 46,1-3; Os 2,13; Am 8,5). Al banchetto offerto dal re dovevano obbligatoriamente partecipare tutti i cortigiani (cfr. v. 25).

6-7. «sacrificio annuale»: Davide si assenta dal banchetto adducendo la scusa del sacrificio annuale familiare (cfr. 1,3-4). Tale festività doveva godere di particolare considerazione da parte di ogni buon Israelita. L'assenza di Davide servirà a saggiare i sentimenti nascosti di Saul («la bocca parla dalla pienezza del cuore», Mt 12,34).

8. «Mostra la tua bontà...»: lett. «mostra il tuo ḥesed». L'ḥesed indica un profondo atteggiamento di bontà. Esso implica non solo la benevolenza di un uomo verso l'altro, ma anche una reciproca fedeltà in forza di un impegno interiore (verso se stessi), tanto da acquisire un valore quasi giuridico. Quando nell'AT l'ḥesed viene riferito a Dio, ciò accade sempre in rapporto all'alleanza che egli ha concluso con Israele. Tale alleanza si manifesta come dono e grazia soprattutto quando Israele la infrange unilateralmente e Dio non è più obbligato a rispettare l'impegno assunto. Proprio allora l'ḥesed svela il suo aspetto più profondo: l'amore che perdona, l'amore più potente del tradimento, la grazia più forte del peccato. Frutto di tale amore sono la ricostituzione dello stato di grazia e il ristabilimento dell'alleanza interiore. «patto del Signore»: questa parola conferisce un'insospettata profondità al dialogo tra i due amici, poiché innesta il rapporto che li unisce nel più grande ambito dell'ḥesed che lega Dio a Israele (cfr. sopra). Davide esige da Gionata la stessa “bontà” che il Signore usa verso il suo popolo! Ciò diverrà esplicito nel v. 14: «Usa verso di me la benevolenza (ḥesed) del Signore».

10. «Chi mi avvertirà se...»: la particella condizionale “se” è resa con i LXX e Vg. TM ha «oppure». Nonostante le varie proposte d'interpretazione e di correzione, la sintassi della frase ebraica rimane claudicante.

11. «Uscirono tutti e due nei campi»: l'incontro tra i due amici è già pericoloso di per sé; tanto più si dovrà essere al riparo da orecchie indiscrete mentre si concordano i dettagli del piano.

12-19. Il testo ebraico è molto difficile da tradurre a causa del cattivo stato di conservazione. BC ricostruisce il testo con l'aiuto dei LXX.

12. «Per il Signore... indagherò»: ricostruzione congetturale del TM, che ha: «Il Signore Dio d'Israele certo indagherò...». Si tratta presumibilmente di un'antica corruzione di una formula di giuramento (cfr. 14,39) da cui è caduta la parola iniziale ḥay «per la vita..». I LXX si sono accorti della difficoltà testuale e hanno cercato di completare la formula in altro modo: «Il Signore Dio d'Israele sa (oiden) che indagherò..».

16. «Il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide»: secondo l'uso comune della formula di giuramento (cfr. 3,17) ci si aspetterebbe «ne chiederà conto a Davide». Ma Gionata smorza con delicatezza la terribile frase imprecatoria rivolta all'amico nel caso che non osservasse le condizioni del patto e la indirizza sui suoi “nemici”. Cfr. 25,22 e 2Sam 12,14.

17. «perché gli voleva bene e lo amava come se stesso»: lett. «a causa del suo amore per lui; poiché lo amava come amava la propria anima». Questa frase è considerata un argomento a favore della versione greca della prima parte del versetto (= Gionata giura a Davide perché gli vuol bene; cfr. sopra). Ma può essere letta anche in altro modo: Gionata esige un giuramento da parte di Davide in forza dell'impegno di fedeltà che lega l'uno all'altro (cfr. v. 8).

19. «Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta»: traduzione congetturale. TM ha lett.: «Triplicherai, scenderai molto». I LXX non aiutano molto: «Trinerai e cercherai». La BC sembra ispirarsi parzialmente anche a Vg: requiretur enim sessio tua usque perendie. Descendes ergo festinus. «il giorno di quel fatto»: non si sa a quale circostanza Gionata faccia riferimento. Forse alla sua prima intercessione a favore di Davide (19,1-3).

20-22. In vista dell'impossibilità di un nuovo incontro, Gionata stabilisce delle espressioni convenzionali affinché Davide sappia come regolarsi: “più in qua” vorrà dire che Davide può venire a corte e non ci sono pericoli, “più avanti” avvertirà Davide di fuggire.

26. «Gli sarà successo un inconveniente: non sarà mondo»: la legge proibiva a chi fosse impuro di mangiare carni sacrificate (Lv 7,20-21). L'immondezza si contraeva con estrema facilità toccando cadaveri di uomini o animali, avendo relazioni sessuali anche lecite, mediante una polluzione involontaria o le mestruazioni, per contatto con persone oppure cose contaminate dall'immondezza, ecc. (cfr. Lv 11-15; Nm 19,11-16; Dt 14,3-21). Per ritornare puri occorrevano uno o più giorni (Lv 15,16-18.27-30; Nm 19,17-22). Saul è senz'altro stizzito di non poter mettere le mani su Davide ma tace e cerca di calmarsi trovando una giustificazione plausibile alla sua assenza: se oggi non è venuto per qualche ragione di impurità, senz'altro domani verrà. Come oserebbe mancare al banchetto dei grandi del regno?

30-31. Saul manifesta tutto il suo risentimento, senza più controllarsi. Investe Gionata con parole volgari, ma il vero bersaglio è quel «figlio di Iesse» (talmente disprezzabile da non meritare neppure d'esser chiamato per nome; cfr. 22,8; 25,10; 2Sam 20,1; 1Re 12,16) che sta sfruttando subdolamente l'amicizia con Gionata per appropriarsi del suo trono, cioè per rovinarlo. Per quanto sappiamo la successione al trono non era ancora ereditaria e il re poteva essere designato da un profeta, acclamato dal popolo (cfr. 11,15; 2Sam 2,4) oppure imposto da qualcuno (in 2Sam 2,9: dall'esercito). Davide raccoglie già molti consensi tra il popolo (18,5.7-8.16.30) e può ragionevolmente aspirare al regno, con tutte le conseguenze che tale fatto comporterebbe per la famiglia di Saul. Affinché ciò non avvenga c'è un'unica soluzione: eliminarlo. Per Gionata è il momento della grande tentazione. Senza saperlo Saul ha toccato il punto più delicato dell'amicizia con Davide, insinuando il sospetto nel “patto del Signore” con il quale Gionata si è consegnato senza riserve nelle mani dell'amico (vv. 13-16; cfr. v. 17). Insistendo sul «tu e il tuo regno», Saul sembra invitare il figlio a tornare indietro finché è in tempo, a scuotersi di dosso l'illusione che quest'amicizia sia diversa dalle altre, a pensare al proprio futuro più che a quello altrui. Ma tutti i ragionamenti sono impotenti contro un patto il cui garante è Dio (v. 23).

35. «ragazzo ancora piccolo»: Gionata si porta dietro uno scudiero per non destare sospetti con la sua uscita mattutina. Temendo d'essere spiato, ha cura di sceglierlo «ancora piccolo» e innocente, così non capirà e non farà domande sulla sua strana esercitazione con l'arco.

41. «finché per Davide si fece tardi»: traduzione congetturale. TM ha: «finché Davide fece qualcosa di grande». LXX traduce: «abbondantemente», senza citare Davide. Syr concorda con Vg: «ma Davide [pianse] di più».

42. Con un ulteriore giuramento di eterna fedeltà i due amici si separano. Si rivedranno un'ultima volta a Corsa, dove rinnoveranno il “patto davanti al Signore” (23,16-18).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide. Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide. 2Giònata informò Davide dicendo: “Saul, mio padre, cerca di ucciderti. Sta' in guardia domani, sta' al riparo e nasconditi. 3Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Ciò che vedrò te lo farò sapere”. 4Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: “Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. 5Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?“. 6Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: “Per la vita del Signore, non morirà!”. 7Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.

8Ci fu di nuovo la guerra e Davide uscì a combattere i Filistei e inflisse loro una grande sconfitta, così che si dettero alla fuga davanti a lui. 9Ma un cattivo spirito del Signore fu su Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra. 10Saul tentò di inchiodare Davide con la lancia nel muro. Ma Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì e quella notte si salvò.

11Saul mandò messaggeri alla casa di Davide per sorvegliarlo e ucciderlo il mattino dopo. Mical, sua moglie, avvertì Davide dicendo: “Se non metti in salvo la tua vita questa notte, domani sarai ucciso”. 12Mical calò Davide dalla finestra e quegli partì di corsa e si salvò. 13Mical prese allora i terafìm e li pose sul letto. Mise dalla parte del capo un tessuto di pelo di capra e li coprì con una coltre. 14Saul mandò dunque messaggeri a prendere Davide, ma ella disse: “È malato”. 15Saul rimandò i messaggeri a vedere Davide dicendo: “Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire”. 16Tornarono i messaggeri, ed ecco che sul letto c'erano i terafìm e il tessuto di pelo di capra dalla parte del capo. 17Saul disse a Mical: “Perché mi hai ingannato a questo modo e hai permesso al mio nemico di salvarsi?”. Rispose Mical a Saul: “Egli mi ha detto: “Lasciami andare, altrimenti ti uccido”“. 18Davide dunque fuggì e si salvò. Andò da Samuele a Rama e gli narrò quanto gli aveva fatto Saul; poi Davide e Samuele andarono ad abitare a Naiot. 19La cosa fu riferita a Saul: “Ecco, Davide sta a Naiot di Rama”. 20Allora Saul spedì messaggeri a catturare Davide, ma quando videro profetare la comunità dei profeti, mentre Samuele stava in piedi alla loro testa, lo spirito di Dio fu sui messaggeri di Saul e anch'essi fecero i profeti. 21Annunciarono a Saul questa cosa ed egli spedì altri messaggeri, ma anch'essi fecero i profeti. Saul mandò di nuovo messaggeri per la terza volta, ma anch'essi fecero i profeti. 22Allora venne egli stesso a Rama e si portò alla grande cisterna che si trova a Secu e domandò: “Dove sono Samuele e Davide?”. Gli risposero: “Eccoli: sono a Naiot di Rama”. 23Egli si incamminò verso Naiot di Rama, ma fu anche su di lui lo spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finché giunse a Naiot di Rama. 24Anch'egli si tolse gli abiti e continuò a fare il profeta davanti a Samuele; poi crollò e restò nudo tutto quel giorno e tutta la notte. Da qui è venuto il detto: “Anche Saul è tra i profeti?”.

__________________________ Note

19,24 Anch’egli si tolse gli abiti: si tratta di una forma di profetismo estatico, assai diversa dalla effusione iniziale dello spirito divino (10,10), benché il detto proverbiale sia lo stesso in entrambi i contesti (qui e in 10,12). La nudità di Saul lo rende spregevole agli occhi di Samuele e dei profeti (vedi anche 2Sam 6,20).

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Approfondimenti

1-10. Al culmine dei suoi tristi pensieri, durante una seduta del consiglio di stato Saul comunica ai suoi ministri l'intenzione di togliere di mezzo Davide. Nessuno dei cortigiani osa protestare nonostante la stima che tutti hanno per Davide (18,5); contraddire il re vorrebbe dire esser destinati a subire la medesima sorte. Solo Gionata non ricusa di difendere l'amico che ama “come se stesso” e parla al padre per convincerlo a tornare sulla sua decisione (vv. 4-5). L'omicidio sarebbe un grave peccato d'ingiustizia verso un uomo che ha prestato grandi servizi allo stato e allo stesso re. Gionata si guarda bene dal ricordare l'entusiasmo del popolo per Davide e insiste sui guadagni ottenuti con le sue imprese: una nuova speranza per Israele, la sicurezza di avere un prode e fedele guerriero tra le proprie schiere. Come può il re dimenticare la lieta sorpresa di quel giorno, nella Valle del Terebinto? Come mai oggi arreca amarezza ciò che ieri aveva suscitato giubilo? Saul, sempre volubile, giura solennemente di rinunciare all'uccisione di Davide, ma nemmeno stavolta rispetterà l'impegno preso. La pericope non si salda molto bene col c. 20 dove Gionata sembra all'oscuro delle intenzioni di Saul. Potrebbe trattarsi di due diverse tradizioni sull'intervento di Gionata a favore di Davide oppure tra i due episodi è intercorso un lasso di tempo considerevole e il primo fatto potrebbe essere stato dimenticato.

11-17. Nuovo attentato alla vita di Davide. Lo “spirito cattivo sovrumano” s'impadronisce ancora una volta di Saul, turbandolo con tetre considerazioni sull'ennesimo successo conseguito dal giovane condottiero contro i Filistei (v. 8; cfr. 18,8-10). Stavolta Saul non si limita a brandire la lancia (18,11) ma la scaglia violentemente contro la parete, ormai determinato a farla finita. La fuga di Davide non basta a placare Saul invaso dalla furia omicida; per tre volte, nel cuor della notte, manda messaggeri a casa di Davide: prima per sorvegliarlo dall'esterno in attesa del mattino, poi per catturarlo subito e infine per dare un ordine che solo una mente squilibrata può dare: «Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire» (v. 15). Solo il sangue freddo di Mikal riesce a frenare temporaneamente la furia del re (v. 17).

13. «li pose presso il letto»: secondo un uso babilonese attestato, presso il capezzale degli infermi si collocavano delle statuette di terracotta o rame allo scopo di allontanare gli spiriti malvagi. Mikal fa lo stesso. I terafim (cfr. 15,22-23; qui non si tratta necessariamente di “idoli” veri e propri, forse sono raffigurazioni degli antenati) dovrebbero segnalare inequivocabilmente la presenza di un malato nella stanza. «tessuto di pelo di capra»: «tessuto» è una traduzione congetturale dell'hapax kᵉbîr. Di qualunque oggetto si tratti (coperta, panno, cuscino, ecc.) è chiaro che serve a simulare il corpo di Davide giacente a letto malato. Dopo aver coperto il tutto con una coltre, alla debole luce della lampada sarà difficile accorgersi dell'inganno.

17. Mikal sopporta impavidamente l'urto dell'ira paterna, conducendo sino in fondo l'inganno pur di salvare il marito. L'amore coniugale (cfr. 18,20) è più forte del legame parentale (cfr. Gn 2,23-24). Mikal dimostra a Davide una fedeltà esemplare nel momento più difficile. La sua protesta in 2Sam 6,20 – interpretata da Davide come un malevolo accenno alla sua usurpazione del regno di Saul – è forse dovuta a un moto di gelosia ben intenzionato da parte di questa donna rimastagli devota nonostante tutto (25,44; 2Sam 3,14-16).

18-24. È un racconto indipendente, ritenuto da molti esegeti un doppione di 10,10-12. Ricorda un fatto simile accaduto al profeta Elia (2Re 1,9-17). Fuggito dalla propria casa in Gabaa (v. 12) Davide non torna a Betlemme (certamente Saul lo farà cercare anzitutto presso i suoi parenti) ma si dirige verso Rama. Ivi abita il vecchissimo Samuele, il garante della sua regalità (16,1-13), cui si rivolge per chiedere consiglio sul da farsi. Saul viene avvertito della loro presenza in una località a noi ignota, Naiot, da spie o da zelanti sudditi. Come nella notte della fuga di Davide, Saul invia per ben tre volte i suoi emissari per catturare il nemico e poi si reca di persona a Naiot. Anche stavolta tutti soccombono, però non di fronte all'astuzia di una donna ma davanti allo spirito di Dio che s'impossessa di loro e li costringe a “fare i profeti” contro la loro volontà (cfr. Balaam in Nm 22,20.35). Secondo 15,35 Saul e Samuele non dovevano più rivedersi. Ma lo scopo del brano giustifica la trasgressione narrativa. I due “Unti” s'incontrano presso il profeta che li ha consacrati re entrambi. È l'atto conclusivo di un dramma epocale: Samuele è l'ultimo dei “giudici” d'Israele ritiratosi dopo aver esaudito la richiesta del popolo di avere un re (cc. 8-12); di nuovo è stato chiamato a consacrare un altro re in sostituzione del primo, falso e infedele; infine deve assistere alla lotta dell'uno contro l'altro. C'è un'unica possibilità affinché la storia sacra non sia soffocata dal male: che per un istante si permetta allo spirito – che era sceso su Saul (10,10) e poi si era ritirato per scendere su Davide (16,13-14) – di operare, per comprendere chi è il vero «arbitro e giudice» (24,13.16) degli eventi. Il Signore offre a Saul un'ultima occasione per “obbedire allo spirito”, cioè per essere libero davvero dalla schiavitù dell'invidia, della gelosia, dell'odio. Purtroppo Saul non riesce adesso come non era mai riuscito in tutta la sua carriera (cfr. i cc. 13-15).

20. «comunità di profeti»: cfr. 10,5-7. Non sappiamo come mai Samuele si sia unito a questo gruppo di estatici, lui che è sempre vissuto in solitudine.

20-24. «fare il profeta»: anche per quest'espressione, cfr. 10,5-7.

24. «Anch'egli si tolse gli abiti»: a quanto pare la nudità totale o parziale contrassegnava coloro che “facevano i profeti”. Nel presente contesto la nudità di Saul acquista anche il senso di un'umiliazione davanti a Samuele e al suo rivale, causata dalla tenace opposizione al disegno divino. «Da qui è venuto il detto»: il proverbio è lo stesso citato in 10,11. Ambedue gli episodi, analoghi sotto diversi aspetti, possono aver dato origine al medesimo detto. Non è necessario ipotizzare due tradizioni diverse di un unico evento.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Rottura tra Saul e Davide (18,6-21,1)

1Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, la vita di Giònata s'era legata alla vita di Davide, e Giònata lo amò come se stesso. 2Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. 3Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. 4Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. 5Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.

6Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. 7Le donne cantavano danzando e dicevano: “Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila”. 8Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: “Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno”. 9Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.

10Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul, il quale si mise a fare il profeta in casa. Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. 11Saul impugnò la lancia, pensando: “Inchioderò Davide al muro!”. Ma Davide gli sfuggì per due volte. 12Saul cominciò a sentire timore di fronte a Davide, perché il Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul. 13Saul lo allontanò da sé e lo fece comandante di migliaia e Davide andava e veniva al cospetto del popolo. 14Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con lui. 15Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui. 16Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli andava e veniva alla loro testa.

17Ora Saul disse a Davide: “Ecco Merab, mia figlia maggiore. La do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le battaglie del Signore”. Saul pensava: “Non sia contro di lui la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei”. 18**Davide rispose a Saul: “Chi sono io, che cos'è la mia vita, e che cos'è la famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del re?”. 19E così, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a Davide, fu data invece in moglie ad Adrièl di Mecolà. 20Intanto Mical, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli sembrò giusta. 21Saul diceva: “Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui”. E Saul disse a Davide: “Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero”. 22Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite in segreto a Davide: “Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re”“. 23I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pare piccola cosa diventare genero del re? Io sono povero e di umile condizione”. 24I ministri di Saul gli riferirono: “Davide ha risposto in questo modo”. 25Allora Saul disse: “Riferite a Davide: “Il re non vuole il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”“. Saul tramava di far cadere Davide in mano ai Filistei. 26I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e a Davide sembrò giusta tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora compiuti i giorni fissati, 27quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e abbatté tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò tutti quanti i loro prepuzi al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mical. 28Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mical, sua figlia, lo amava. 29Saul ebbe ancora più paura nei riguardi di Davide e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. 30I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul, e divenne molto famoso.

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Approfondimenti

1-4. Il coraggio, la bellezza, la freschezza interiore di Davide soggiogano (il verbo qšr è molto forte, cfr. Gn 44,30-31) il principe ereditario Gionata, dotato delle sue medesime qualità. L'attrazione reciproca diventa un “patto” irrevocabile che in 20,8 è chiamato «un patto del Signore» (bᵉrit JHWH), quasi che l'amicizia tra i due debba superare i confini personali per assurgere a simbolo della alleanza (bᵉrit) che lega il Signore al suo popolo. Gionata ama Davide «come se stesso», anzi più di se stesso perché oscura volontariamente la propria luce per far posto all'amico. Gionata svolge un ruolo profetico, intuendo in Davide l'eletto del Signore e mettendo a sua disposizione la propria vita. In questo è molto simile a Giovanni il Battista, la cui grandezza sta proprio nel riconoscere che «nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo... egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,27.30).

4. Le vesti erano considerate un prolungamento della persona cui appartenevano, un'espressione pubblica del suo modo di essere e di agire (cfr. 24,5-6; 2Re 2,13-14; Rt 3,9). Donando i propri indumenti e le proprie armi a Davide, Gionata gli consegna la propria dignità regale e si mette al suo servizio.

6-9. La festa per la vittoria è ancora in corso quando Saul manifesta i primi segni d'insofferenza nei confronti di Davide. Era normale che le donne uscissero incontro ai combattenti per inneggiare alle loro imprese con danze e ritornelli cantati al suono di strumenti (cfr. Es 15,20-21; Gdc 5; 11,34; 16,23-24), ma stavolta esagerano: non solo paragonano il re con un ragazzo, ma preferiscono addirittura quest'ultimo – fortunato ma pur sempre inesperto – al vecchio guerriero! Forse Saul incomincia a sospettare che Davide sia “l'uomo migliore di lui” cui il Signore ha promesso il regno (15,28) e il tormento si acuisce in lui.

7. «Saul ha ucciso i suoi mille...»: le cifre non sono da prendere alla lettera. Nell'euforia della disfatta inflitta ai Filistei le lodi si sprecano e acquistano rapidamente tratti leggendari. Il ritornello dovette avere un gran successo se divenne famoso anche presso i Filistei (21,12; 29,5).

10-16. In questi pochi versetti si definisce acutamente la complessa situazione interiore di Saul: la tetra malinconia (effetto del “cattivo spirito sovrumano” 16,14-23), il delirio (v. 10), la gelosia irrazionale fino al delitto (v. 11), il timore che cerca di cancellare l'avversario dalla propria presenza (vv. 12-15). Ma sopra tutto, la consapevolezza umiliante della propria miseria mentre Davide riesce sempre in tutto ciò che fa (vv. 5.14.15) «perché il Signore è con lui» (v. 12).

11. «impugnò la lancia»: l'arma è una specie di distintivo di Saul (una mania o un attributo di regalità?): la tiene presso di sé a mensa (20,33), durante i consigli di corte (22 6), persino quando dorme (26,7). Anche nella tragedia del Gelboe, ormai ferito, è visto appoggiarsi all'arma inseparabile (2Sam 1,6).

17-30. La strategia di Saul contro l'ingombrante rivale si va man mano affinando. Conscio di non poter intervenire direttamente a causa del grande affetto che tutto il popolo nutre per Davide (v. 16), pensa di farlo cadere per mano dei Filistei sfruttando la sua impavida generosità e persino i sentimenti d'amore che nutre nei confronti delle sue figlie Merab e Mikal. La vile speranza di Saul è che Davide rimanga ucciso nel corso di qualche impresa militare. Davide supera tutte le prove impostegli per ottenere in moglie prima Merab e poi Mikal ma tutto ciò, ben lungi dal placare l'astio del re, lo tramuta in guerra aperta. Ormai Saul si è reso conto che la storia lo sta oltrepassando (v. 28) e, come aveva tatto un giorno con Samuele (15,27), tenta in tutti i modi di fermarla. I suoi atti inconsulti tradiscono una tragica impotenza, aggravata dalla nota finale sui successi di Davide (v. 30) che stanno diventando un'ossessione.

17. «Ecco Merab... la do in moglie a te»: è l'adempimento della promessa fatta sul campo di battaglia: «Chiunque abbatterà il Filisteo... il re gli darà in moglie la figlia» (17,25). Però Saul impone una nuova condizione, senza peraltro fissare limiti di tempo alla celebrazione delle nozze: Davide dovrà combattere “le battaglie del Signore”, cioè guerreggiare valorosamente nel nome del Signore (in Nm 21,14 si cita addirittura un «Libro delle guerre del Signore»; cfr. 17,47). In realtà Saul prende tempo sperando che Davide soccomba per il troppo zelo.

18. «Chi sono io e che importanza ha la famiglia di mio padre»: TM dice lett. «Chi sono io e chi la mia vita, la famiglia di mio padre». La versione BC è ottenuta modificando leggermente la vocalizzazione del TM: «... e chi la vita (= lo stato, la condizione) della famiglia...». Il versetto manca nei LXX. Le rimostranze di Davide (cfr. anche v. 23) danno l'impressione di essere sincere, ma non è da escludere la complimentosa ritualità che accompagnava ogni gesto importante (cfr. 2Sam 24,22-24; Gn 23,11-15). Un forte sentimento d'indegnità aveva colto anche Saul al momento della sua elezione (9,21).

19. Non sono note le circostanze che possono aver indotto Saul a violare la sua promessa né vengono registrate particolari reazioni di Davide. I cinque figli nati dal matrimonio di Merab con Adriel faranno una tragica fine (cfr. 2Sam 21,8-9).

21. «hai una seconda occasione..»: traduzione ipotetica dell'ebraico bištayim (= «per la seconda volta»?). Il versetto suscita alcuni interrogativi: non si ode alcuna risposta di Davide e i versetti seguenti suppongono un accordo segreto fra Saul e i suoi ministri prima che Davide sia stato avvertito della possibilità di diventare genero del re.

25-27. Basandosi sul diritto acquisito dal padre della sposa di ricevere dal futuro genero una dote nuziale e considerando le modeste possibilità di Davide, Saul gli tende una trappola che a lui pare infallibile. Non pretende il pagamento di una somma in denaro, bensì «solo (!) cento prepuzi di Filistei». Presso gli antichi era costume di contare i nemici uccisi tagliando loro la testa (presso gli Assiri), le mani (in Egitto) oppure il membro virile. In questo caso Saul esige i prepuzi: poiché i Filistei sono gli “incirconcisi” per eccellenza tra i popoli della regione, Davide non potrà ingannare Saul uccidendo a caso qualche malcapitato ma dovrà per forza avventurarsi in Filistea a rischio della propria vita. Inutile dire che Saul conta proprio su quest'eventualità. Inoltre costringe Davide a compiere l'impresa entro un tempo relativamente breve (v. 26). Ma il coraggio (e, perché no, l'ambizione) di colui che «ha abbattuto il leone e l'orso» (17,36) avrà ragione anche delle trame ordite contro di lui, uccidendo addirittura il doppio dei Filistei richiesti (secondo TM; i LXX dicono «cento»).

27. «li contò»: traduzione incerta del termine ebraico waymalᵉ’ûm (dal verbo ml’ = «riempire, compiere, completare»: «li consegnò in numero esatto»?). I LXX hanno: «li consegnò».

30. Nonostante le vittorie d'Israele (cc. 14.17) i Filistei non demordono. Anzi, d'ora in poi si faranno ancor più minacciosi (19,8; 23,27; 28,1) sino all'ecatombe del Gelboe (c. 31).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Davide sconfigge Golia 17,1-18,5 1I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm. 2Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia contro i Filistei. 3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele sul monte dall'altra parte, e in mezzo c'era la valle. 4Dall'accampamento dei Filistei uscì uno sfidante, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. 5Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. 6Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. 7L'asta della sua lancia era come un cilindro di tessitori e la punta dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. 8Egli si fermò e gridò alle schiere d'Israele: “Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me. 9Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri servi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri servi e ci servirete”. 10Il Filisteo aggiungeva: “Oggi ho sfidato le schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme”. 11Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; rimasero sconvolti ed ebbero grande paura. 12Davide era figlio di un Efrateo di Betlemme di Giuda chiamato Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era un vecchio avanzato negli anni. 13I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava Eliàb, il secondo Abinadàb, il terzo Sammà. 14Davide era ancora giovane quando questi tre più grandi erano andati dietro a Saul. 15Egli andava e veniva dal seguito di Saul e pascolava il gregge di suo padre a Betlemme. 16Il Filisteo si avvicinava mattina e sera; continuò così per quaranta giorni. 17Ora Iesse disse a Davide, suo figlio: “Prendi per i tuoi fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e corri dai tuoi fratelli nell'accampamento. 18Al comandante di migliaia porterai invece queste dieci forme di formaggio. Infórmati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga. 19Essi con Saul e tutto l'esercito d'Israele sono nella valle del Terebinto, a combattere contro i Filistei”. 20Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge a un guardiano, prese il carico e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò ai carriaggi quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano il grido di guerra. 21Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro schiera. 22Davide si liberò dei bagagli consegnandoli al custode, poi corse allo schieramento e domandò ai suoi fratelli se stavano bene. 23Mentre egli parlava con loro, ecco lo sfidante, chiamato Golia il Filisteo, di Gat. Avanzava dalle schiere filistee e tornò a dire le sue solite parole e Davide le intese. 24Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed ebbero grande paura. 25Ora un Israelita disse: “Vedete quest'uomo che avanza? Viene a sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze, gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni gravame in Israele”. 26Davide domandava agli uomini che gli stavano attorno: “Che faranno dunque all'uomo che abbatterà questo Filisteo e farà cessare la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo incirconciso per sfidare le schiere del Dio vivente?”. 27Tutti gli rispondevano la stessa cosa: “Così e così si farà all'uomo che lo abbatterà”. 28Lo sentì Eliàb, suo fratello maggiore, mentre parlava con quegli uomini, ed Eliàb si irritò con Davide e gli disse: “Ma perché sei venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto giù per vedere la battaglia”. 29Davide rispose: “Che cosa ho dunque fatto? Era solo una domanda”. 30Si allontanò da lui, andò dall'altra parte e fece la stessa domanda, e tutti gli diedero la stessa risposta. 31Sentendo le domande che Davide faceva, le riferirono a Saul e questi lo fece chiamare. 32Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d'animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo”. 33Saul rispose a Davide: “Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi fin dalla sua adolescenza”. 34Ma Davide disse a Saul: “Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. 35Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la pecora dalla sua bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle, l'abbattevo e lo uccidevo. 36Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha sfidato le schiere del Dio vivente”. 37Davide aggiunse: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo”. Saul rispose a Davide: “Ebbene va' e il Signore sia con te”. 38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: “Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato”. E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo. 41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: “Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?”. E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche”. 45Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai sfidato. 46In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. 47Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani”. 48Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. 49Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. 50Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l'uccise, benché Davide non avesse spada. 51Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga. 52Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda, alzando il grido di guerra, e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I cadaveri dei Filistei caddero lungo la strada di Saaràim, fino all'ingresso di Gat e fino a Ekron. 53Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. 54Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda. 55Saul, mentre guardava Davide uscire contro il Filisteo, aveva chiesto ad Abner, capo delle milizie: “Abner, di chi è figlio questo giovane?”. Rispose Abner: “Per la tua vita, o re, non lo so”. 56Il re soggiunse: “Chiedi tu di chi sia figlio quel giovinetto”. 57Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. 58Saul gli chiese: “Di chi sei figlio, giovane?”. Rispose Davide: “Di Iesse il Betlemmita, tuo servo”.

__________________________ Note

17,1 Soco e Azekà: secondo Gs 15,35, sono città della Sefela, cioè delle colline occidentali di Giuda.

17,2 valle del Terebinto: è identificata con l’attuale wadi Es-Sant, a sud-ovest di Betlemme.

17,5 Un siclo equivaleva a circa 11 grammi. La corazza pesava circa 55 kg.

17,7 La lama dell’asta pesava circa 6,5 kg.

17,11 I vv. 12-31 (omessi nella traduzione greca dei LXX) seguono una tradizione diversa, forse anteriore alla narrazione di 16,14-23. Lo stesso vale per la narrazione di 17,55-18,5. La sequenza narrativa riprende al v. 32, con l’entrata in scena di Davide.

17,54 la portò a Gerusalemme: la conquista di Gerusalemme è successiva, viene raccontata solo in 2Sam 5,6-9. Questo accenno è un anacronismo, segno della redazione tardiva della narrazione.

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Approfondimenti

7,1-18,5. L'epico racconto della vittoria su Golia fa da cornice al secondo racconto sull'adozione di Davide da parte di Saul. Dopo un certo periodo di pace i Filistei si spingono nuovamente verso il territorio di Giuda. Saul è costretto a scendere col suo esercito per tagliare la strada agli invasori. Le due schiere si attestano l'una di fronte all'altra nella cosiddetta Valle del Terebinto (vv. 1-3); come nella guerra precedente (c. 14) nessuno dei contendenti si decide a ingaggiare la battaglia. A un certo punto i Filistei propongono un duello risolutivo tra il loro campione, un certo Golia di Gat, e un prode Israelita che sia disposto a misurarsi con lui (vv. 4-11). È una consuetudine abbastanza documentata nella antichità: nell'Iliade omerica (Ettore ed Aiace Telamonio; Paride e Menelao) e nella storia romana (Orazi e Curiazi) troviamo casi simili. Per diversi giorni nessuno osa raccogliere la sfida di Golia, finché arriva al campo il giovane Davide. Questi viene presentato nuovamente come se fosse affatto sconosciuto.

Mentre tutto l'esercito israelita è vergognoso per l'impotenza cui si vede ridotto, Davide si offre e, insperata-mente, vince (vv. 12-54). Da quel giorno Davide passa alla corte del re, divenendo in breve tempo un capo militare stimato da tutto il popolo e persino dai dignitari di Saul (17,55-18,5).

Quel che potrebbe apparire come un mero (per quanto straordinario) episodio di cronaca militare, assume con pochi tratti i contorni di una disputa ben più seria in cui si decide della superiorità del Dio d'Israele rispetto agli dei filistei. Il capitolo 17 vede in Davide il prosecutore della missione di Saul: «Egli libererà il mio popolo dalle mani dei Filistei», 9,16; 10,1); entrambi sono stati scelti da Dio (9,17; 10,1.24; 16,1.9) per custodire Israele dai suoi nemici e per condurlo al possesso pacifico della terra promessa ai padri (cfr. Es 3). La conquista di Canaan non ha soltanto una dimensione politico militare ma anche e soprattutto religiosa, in quanto la lotta decisiva è quella del Signore contro gli altri dei (cfr gli importantissimi capitoli di Gs 23-24). Il non andar dietro alle divinità straniere sarà infatti la migliore garanzia per un futuro sereno e fecondo, pena la scomparsa dalla terra in seguito all'oppressione delle «nazioni» (cfr. la parenesi deuteronomistica in Dt 4-11 e 28). La prima realizzazione della minaccia si ha nella battaglia di Eben-Ezer, quando l'arca viene catturata dai Filistei e deposta come bottino di guerra ne empio di Dagon (1Sam 4-5), Le iniquità dei figli di Eli (c. 2) hanno sancito l'apparente sconfitta del Signore rispetto al dio dei Filistei, ma questi dovrà infine prostrarsi dinanzi al «Dio degli eserciti che siede sui cherubini» (cfr. 5,1-5). L'attuale guerra tra Israeliti e Filistei rilancia anche la lotta teologica, come dimostra insistentemente Davide nelle sue parole contro Golia: «Come osi sfidare – tu incirconciso (la circoncisione è il segno dell'alleanza!) – le schiere del Dio vivente?» (17,26.36.45).

La vittoria di Davide dimostrerà che «vi è un Dio in Israele» (v. 46). Dall'altra parte Golia accetta la sfida maledicendo Davide «in nome dei suoi dei» (v. 43). In tale prospettiva il racconto si innesta coerentemente sul tronco della storia religiosa d'Israele, ne scrive un nuovo, importante capitolo e preannuncia temi che saranno ripresi successivamente (cfr. Elia sul monte Carmelo, 1Re 18. Particolarmente significativo per un confronto con 1Sam 17 è il v. 36: «Oggi si sappia che tu sei Dio in Israele...»).

17,1-11. La pericope ha lo scopo di preparare il racconto dell'impresa di Davide: la descrizione del luogo (vv. 1-3), del gigante filisteo (vv. 4-7); la sfida lanciata a Israele (v. 8-10); il terrore dell'esercito di Saul (v. 11). Solo nel v. 12 Davide comparirà sulla scena per risolvere miracolosamente la disperata situazione del suo popolo.

1-3. Il luogo della contesa si trova sul confine tra la Filistea e Israele (Gs 10,10-11; 15,35) a circa 25 km da Betlemme. La Valle del Terebinto (oggi Wadi es-Sant) è ampia e affiancata da colline tondeggianti, luogo ideale per accamparsi in posizione difensiva. La valle è solcata dal letto di un torrente, arido nel periodo estivo. È da esso che Davide sceglie i ciottoli levigati che saranno i suoi proiettili contro Golia (v. 40).

4. «campione»: lett. ’îš habbēnayim, ossia «l'uomo che sta nello spazio intermedio tra due». Sarebbe colui che viene a collocarsi tra i due eserciti per sfidare gli avversari. La parola italiana più vicina morfologicamente è “duellante”. «alto sei cubiti e un palmo»: secondo le misure correnti Golia dovrebbe essere alto circa tre metri. La menzione di uomini giganteschi è frequente nella Bibbia. Ricordando i giganti esistenti al tempo del diluvio (Gn 6,4; cfr. Sir 16,7) essa afferma che ce ne furono “anche dopo” Dt 1,28 parla dei giganti «figli degli Anakiti» visti in Canaan dagli esploratori mandati da Mosè (cfr. 2,10; Nm 13,28.32-33). Gs 11,21-22 riferisce che Giosuè sterminò tutti gli Anakiti, all'infuori di quelli residenti a Gaza, Gat (!) e Asdod. 2Sam 21,15-22 registra un'altra tradizione sui «figli di Rafa», uno dei quali era «fratello di Golia di Gat».

8-10. Le parole di Golia dimostrano un totale disprezzo per i nemici, considerati stolti già per il fatto di aver accettato la sfida nonostante siano solo dei «servi di Saul». Fissando le condizioni del duello Golia gioca sulla parola «servi» (‘ăbādîm): «Se il mio avversario vincerà, noi Filistei accetteremo l'estrema abiezione (“serviremo” i “servi di Saul”); se invece vincerò io, voi sarete “nostri servi” (e non più “servi di Saul”!) e “ci servirete”». La posta in gioco è altissima e aveva già fatto tremare i Filistei nel passato (4,9), ma stavolta Golia è sicuro della vittoria. Al contrario Israele, paralizzato dal terrore (v. 11), non riesce neppure a invocare il Signore.

12-31. Questa lunga pericope ebraica manca nella recensione alessandrina dei LXX, mentre è conservata dalle recensioni Origeniana e Lucianica, da Vg e Syr. La lacuna è imputabile all'intenzione di armonizzare il presente racconto con la precedente versione della vocazione di Davide (16,14-23). Quest'ipotesi sembra confermata dal fatto che vengono omessi anche i vv. 55-58 (Saul chiede notizie sul conto di Davide e lo fa chiamare) e 18,1-5 (cooptazione di Davide alla corte di Saul). Ne risulta un testo perfettamente compatibile con 16,14-23 ma, appunto, è frutto di un'operazione artificiosa. Meglio mantenere integro il TM con le sue difficoltà non sempre risolvibili (cfr. cc. 16-19). Dal punto di vista stilistico si può riconoscere la composizione unitaria della pericope confrontando il v. 26 coi vv. 36.45.

12-15. La fonte – diversa da quella di 16,1-13 – presenta Davide e la sua famiglia. Forse l'ultimo di otto fratelli, egli rimane a casa col padre anziano per custodire il gregge e, a quanto pare, periodicamente si reca al fronte (v. 15) per rifornire di cibo i suoi tre fratelli maggiori. È una conferma della notizia data in 14,52: Saul aveva formato un piccolo esercito permanente costituito da tutti gli uomini validi che riusciva a raccogliere. Ma in caso di guerra si ricorreva ugualmente alla mobilitazione della popolazione civile, in primo luogo degli abitanti della zona in cui si sarebbero svolte le operazioni militari. L'arruolamento di tre figli su otto è una proporzione abbastanza plausibile.

*12. «Efratita di Betlemme di Giuda»: appartenente al clan di Efrata “padre di Betlemme” (1Cr 4,4; cfr. Rt 1,2; Mic 5,1).

14. «Davide era ancor giovane»: l'iconografia classica ha voluto esaltare la disparità di forze tra Golia e Davide raffigurando quest'ultimo come un bambino, ma poiché Saul lo riveste della sua armatura (v. 38) non si tratta certo di un fanciullo, bensi di un giovanotto già formato anche se non ancora in età di arruolamento.

15. «Egli andava e veniva»: se il versetto fosse – come taluni credono – una glossa armonizzatrice con la tradizione di 16,14-23 (in particolare con 16,21), rimarrebbero ancora da comporre le differenze dei vv. 55-58. Il testo è talmente vago che è lecito interpretare “l'andare e venire” di Davide come un accenno al tragitto da lui compiuto saltuariamente tra Betlemme e l'accampamento.

18-20. «capo di migliaia»: cfr. 8,12; 22,7; 2Sam 18,1. L'origine di quest'autorità militare è fatta risalire ai consigli di Ietro in vista di una migliore organizzazione del popolo (Es 18,21). Si veda anche Es 31,14 dove i “capi di migliaia” governano ciascuno il contingente di una tribù, consistente appunto in mille soldati. Iesse pensa saggiamente di mandare un regalo anche all'ufficiale superiore: è un atto doveroso di omaggio e può sempre tornare utile ai figli sottoposti al suo comando. «paga»; lett. «pegno». Non è chiaro cosa sia; forse è una ricevuta comprovante l'avvenuta esecuzione della commissione. È incerta la corresponsione di uno stipendio ai soldati prima del tempo dei Maccabei (1Mac 14,32). «e truppe uscivano per schierarsi»: non è forse la prima volta che i due eserciti si fronteggiano a distanza senza poi attaccare battaglia. Le guerre antiche erano scandite da riti e ritmi che sfuggono alle strategie militari odierne.

22-24. A Davide non sembra vero di esser giunto in tempo per partecipare in qualche maniera ai combattimenti; proprio allora Golia sta uscendo nuovamente per sfidare Israele. Con questo richiamo alla scena iniziale (v. 1-11) si conclude la meticolosa disposizione degli elementi necessari a preparare l'entrata in scena del vero eroe del racconto, Davide.

23. «usci dalle schiere filistee»: testo corretto secondo il qere. TM (ketib) ha: «uscì dalle spelonche» (?).

25. «un Israelita disse»: per incoraggiare un eventuale contendente Saul ha probabilmente incaricato un banditore di proclamare il bando dei premi destinati a colui che osasse accettare la sfida e vincesse. «esenterà la casa di suo padre da ogni gravame»: il TM dice semplicemente: «farà ḥopšî la casa di suo padre». Questa parola significa «libero, liberato» (dalla schiavitù: Es 21,2.5; Dt 15,12; Is 58,6; Ger 34,9-11). Il contesto suggerisce un riferimento al “diritto del re” (8,11-17).

26-27. La curiosità di Davide fornisce il pretesto per riportare l'attenzione al vero significato della sfida di Golia: essa getta la vergogna su Israele ed è un insulto alle «schiere del Dio vivente», dunque a Dio stesso (cfr. c. 17).

28-31. Differenti reazioni alle parole di Davide: il fratello maggiore Eliab lo rimprovera aspramente perché si intromette in faccende che non lo riguardano, oppure per dissimulare l'imbarazzo del primogenito nei confronti del fratello minore, che dimostra di essere più coraggioso di lui? Invece Saul si interessa a quel giovane sconosciuto che potrebbe risolvere l'umiliante situazione del suo esercito. 17,32-37. Nel dialogo si percepisce un forte contrasto fra la prudenza di Saul e la risolutezza di Davide. Non è più il Saul di un tempo, investito dallo spirito del Signore e capace di imprese straordinarie (11,1-11); ora «lo spirito del Signore si è ritirato da lui» (16,14) e vede le cose secondo un'ottica puramente umana. Egli augura a Davide “che il Signore sia con lui” (v. 37) ma in questa frase s'intuisce la rassegnazione e lo scetticismo dell'adulto disincantato davanti all'insistenza del giovane un po' presuntuoso. Tutto ciò non fa che evidenziare ancor di più la fede di Davide nel «Dio vivente» (vv. 26.36) davanti al quale anche la forza del gigante dovrà piegarsi (cfr. 5,1-12). Infatti, «Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). Solo riaffermando questa certezza – l'unica che possa motivare la fedeltà alla sua alleanza giorno dopo giorno, generazione dopo generazione – diventa ragionevole il paradossale criterio divino: «La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12,9).

32. «Nessuno si perda d'animo»: lett. « Non si perda d'animo il cuore dell'uomo». I LXX hanno cercato d'interpretare l'inconsueta locuzione traducendo: «Non si perda d'animo il cuore del mio signore».

38. «armatura»: più genericamente il TM dice: «vesti, indumenti». La natura di questo capo d'abbigliamento è incerta. Il “dare le proprie vesti” esprime una comunicazione delle proprie qualità personali: energia, abilità, sentimenti (cfr. 18,4).

43-47. Lo scambio di invettive tra i combattenti faceva parte della lotta (anche gli eroi di Omero si comportavano allo stesso modo). Alle benedizioni e maledizioni si annetteva un infallibile effetto (cfr. 3,11-14; Nm 22-24), ossia la capacità di influenzare il corso degli eventi in senso positivo o negativo. Se questo vien fatto “in nome” di una divinità (Golia maledice «in nome dei suoi dei» e Davide accetta la sfida «nel nome del Signore degli eserciti») significa che se ne richiede l'intervento a proprio favore. La lotta tra uomini diventa così una lotta tra dei impegnati a difendere la propria credibilità (cfr. 1Re 18,24: «Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!»). Davide affida la sua causa al “Dio vivente”, perciò è sicuro che oggi «tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele». Gli dei del Filisteo sono idoli innocui, «perché non fanno alcun male, come non e loro potere tare il bene» (Ger 10,5).

43. «Sono io forse un cane»: era un apprezzamento estremamente offensivo (2Sam 16,9; cfr. Gb 30,1) oppure espressione di umiltà (24,15; 2Sam 9,8; 2Re 8,13).

47. Sono le stesse parole pronunciate da Gionata in 14,6.10. C'è un forte parallelismo tra le imprese dei due amici (cfr. 14,1-14). «il Signore è arbitro della lotta»: lett. «del Signore è la guerra». Il termine giuridico “arbitro” (= tra due contendenti) appare in realtà solo in 24,16. Qui l'accento è posto sulla sovranità illimitata del Signore nel decidere le sorti della lotta (cfr. 14,6; Sal 33,8-19; Gdt 9,7-14; Prv 21,31). La guerra è considerata un'impresa divina (Gs 6-7; 10,14; Gdc 3,28; 20,35; 1Sam 7,10; Gb 38,23) e i combattenti sono sottoposti a regole sacre (Dt 23,10-15).

50. Questo versetto di carattere riassuntivo, pieno di meraviglia per l'accaduto, manca nei LXX (recensione alessandrina).

51. È percepibile un certo parallelismo di tutto il racconto – e in particolare di questo versetto – con la Storia di Sinube, romanzo egiziano del XIX sec. a.C.

52. «fin presso Gat»: con i LXX. TM, Vg e Syr hanno: «fino all'imboccatura della valle» (gayᵉ’). I LXX, forse influenzati dalla seconda parte del versetto, hanno letto geth.

54. «la portò a Gerusalemme»: è un'anticipazione storica, dal momento che Davide conquisterà la città gebusea solo in 2Sam 5. «Le armi di lui le pose nella sua tenda»: la frase ha senso solo nel caso che Davide fosse già scudiero di Saul e avesse una propria tenda al campo (cfr. vv. 12-31). In base alla notizia che la spada di Golia andrà a finire nel santuario di Nob (21,10), qualcuno ha pensato che “tenda” sia da intendere nel senso di “tabernacolo” (cfr. Es 26-27).

17,55-18,5. Anche questa parte è omessa dalla recensione alessandrina dei LXX (cfr. vv. 12-31). Saul sembra non conoscere Davide e manda Abner a informarsi sul suo conto. L'animo di Gionata si sente potentemente attratto verso il giovane eroe; nasce così un'amicizia tanto salda da superare non soltanto la ragion di stato (19,1-7; 20) ma anche le barriere della morte (20,14-16.42; 2Sam 1,25-26; 9,1-13; 21,7). In questa breve pericope che conclude i tre racconti della vocazione di Davide (16,1-13; 14-23; 17,1-18,5) vien riassunto lo stato delle relazioni tra i vari personaggi alle soglie di un nuovo periodo storico. Davide è amato da tutti: Saul, Gionata, il popolo, l'ambiente di corte. Ma una prova inattesa sta per abbattersi su di lui per saggiarne le virtù.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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TRAMONTO DI SAUL E ASCESA DI DAVIDE (1Sam 16,1-2Sam 1,27)

Samuele unge re Davide 1Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”. 2Samuele rispose: “Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà”. Il Signore soggiunse: “Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. 3Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò”. 4Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: “È pacifica la tua venuta?”. 5Rispose: “È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio”. Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. 6Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: “Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!”. 7Il Signore replicò a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”. 8Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 9Iesse fece passare Sammà e quegli disse: “Nemmeno costui il Signore ha scelto”. 10Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. 11Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele disse a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. 12Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: “Àlzati e ungilo: è lui!“. 13Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama.

Davide entra al servizio di Saul 14Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul e cominciò a turbarlo un cattivo spirito, venuto dal Signore. 15Allora i servi di Saul gli dissero: “Ecco, un cattivo spirito di Dio ti turba. 16Comandi il signore nostro ai servi che gli stanno intorno e noi cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il cattivo spirito di Dio sarà su di te, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai meglio”. 17Saul rispose ai ministri: “Ebbene, cercatemi un uomo che suoni bene e fatelo venire da me”. 18Rispose uno dei domestici: “Ecco, ho visto il figlio di Iesse il Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell'aspetto, e il Signore è con lui”. 19Saul mandò messaggeri a dire a Iesse: “Mandami tuo figlio Davide, quello che sta con il gregge”. 20Iesse prese un asino, del pane, un otre di vino e un capretto e, per mezzo di Davide, suo figlio, li inviò a Saul. 21Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Questi gli si affezionò molto ed egli divenne suo scudiero. 22E Saul mandò a dire a Iesse: “Rimanga Davide con me, perché ha trovato grazia ai miei occhi”. 23Quando dunque lo spirito di Dio era su Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.

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Approfondimenti

16,1-31,13 e 2Sam 1,1-27. Questa lunga sezione si dipana lungo due filoni paralleli, ma allo stesso tempo inscindibilmente intrecciati. Da una parte c'è il declino di Saul – re di fatto ma non più di diritto – oppresso da incubi e malinconie, disposto a tutto pur di assicurare una continuità al proprio regno (20,31), dall'altra sta sorgendo il nuovo astro di Davide, il pastorello che diventa prima scudiero del re e poi alto ufficiale dell'esercito. Saul è legato a Davide da un iniziale rapporto di simpatia che si trasforma ben presto in gelosia (18,8-9), timore e sospetto (18,15.29). Nonostante i buoni uffici di Gionata, Davide è costretto a fuggire per salvarsi dalle manie omicide di Saul (19,10 e 21,1). Inizia così la sua vita errabonda nel deserto di Giuda. Attorno a lui si raduna una banda abbastanza consistente di emarginati e dissidenti. Dopo essere sfuggito varie volte agli inseguimenti di Saul (cc. 22-26) Davide si rifugia infine con i suoi uomini presso il re filisteo Achis. Lì impiega tutta la sua astuzia in un delicato doppio gioco: apparentemente presta la sua opera come mercenario e vassallo devoto dei Filistei, combattendo però attivamente contro i predoni del deserto e rendendosi meritevole presso i suoi connazionali Giudei (c. 27). Un dissidio tra i capi filistei solleva provvidenzialmente Davide dal dovere di combattere contro Israele sul Gelboe (c. 29), dove Saul e i suoi figli perdono la vita e il regno (c. 31). Ora Davide ha la strada libera per diventare re al posto di Saul, prima su Giuda e poi su Israele. Non si può fare a meno di notare l'inaudita “laicità” del narratore nel riferire avvenimenti così importanti. Lo spazio in cui si attua la storia appare del tutto profano e i protagonisti agiscono senza essere spinti da particolari impulsi religiosi. Ma il vero regista degli eventi, nonostante le apparenze, è Dio. Anche se la sua azione è nascosta agli occhi degli uomini, anche se non accadono più i miracoli eclatanti dei tempi antichi, tutto è guidato dalla sua sapiente mano: «Lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi» (16,13); «Davide riusciva in tutte le sue imprese, perché il Signore era con lui» (18,14.28); «Saul lo ricercava sempre; ma Dio non lo mise mai nelle sue mani» (23,14). Dal punto di vista puramente storico Davide sale sul trono di Saul come usurpatore, dopo aver condotto una vita da fuorilegge ed essersi reso colpevole – almeno in apparenza – di collaborazionismo coi Filistei. L'intento non solo storico ma anche storiografico dei libri di Samuele invita però a una valutazione più profonda degli eventi. Il mercenario Davide vien descritto come un uomo dalle aspre contraddizioni interiori: politico lungimirante, combattuto da passioni che lo spingono fino al delitto, debole con i figli ma anche capace di grandi impulsi e di ammirevole dignità nella sventura. L'autore sacro non nasconde i difetti dell'eroe (come farà più tardi il Cronista) ma li vede sotto un profilo assolutamente originale, quello della sua vocazione. Il lettore è invitato a guardare peccati, sofferenze, inganni, ambizioni, umiliazioni, scaltrezze e atti di vera fedeltà con gli occhi stessi di Dio, riconoscendo in tutto questo la “ storia sacra” che egli ha voluto intessere con un uomo non certo migliore degli altri e tuttavia segnato da un'elezione senza pentimento: «Va' da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re» (16,1). Il destino di Saul, Davide, Gionata e di tutti coloro che li circondano non è determinato da un cieco gioco di casualità ma da una promessa che si compirà inesorabilmente a favore di tutta l'umanità: «Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...» (Mt 1,1). Per quel che concerne l'aspetto letterario della sezione, si registrano numerose ripetizioni: si leggono due narrazioni dell'introduzione di Davide nella corte di Saul (16,14-23; 17,1-18,5); due volte Saul tenta di uccidere Davide (18,10-11; 19,9-10) e due volte Davide risparmia la vita di Saul (24; 26). Saul promette per due volte di dare in moglie a Davide una propria figlia (18,17-19.20-27); Gionata interviene due volte in favore di Davide (19,1-7; 20,25-34); vien riferita due volte la fuga di Davide (19,10-18; 20,1-21,1) e tre volte il tradimento degli amici (23,1-13.19-28; 26,1-2). Questi “doppioni” sono forse dovuti alla redazione di fonti diverse, ma non è da escludere (anzi è altamente probabile) che la ripetizione di certi fatti cruciali sia funzionale all'intreccio globale dell'opera.

16,1-19,10. La cronaca della vita di Davide alla corte di Saul tra successi e pericoli si apre con tre distinti racconti sugli inizi della sua carriera:

  • a) 16,1-13: vocazione religiosa e unzione di Davide;
  • b) 16,14-23: chiamata di Davide a corte come musico e scudiero del re:
  • c) 17,12-18,5: impresa contro Golia e accoglienza a corte.

Tutti e tre concordano sul fatto che Davide «stava col gregge» (16,11.19; 17,15). Il secondo e il terzo racconto narrano in modo contraddittorio le circostanze che hanno portato il giovane Davide alla corte di Saul, ma non è possibile pronunciarsi categoricamente sull'attendibilità dell'uno o dell'altro, né sono risolvibili tutte le divergenze tra le due versioni. Se qualcuno propende per la storicità esclusiva di 16,14-23, c'è anche chi fa notare che la vittoria di Davide su Golia è presupposta più volte dalla narrazione seguente (19,5; 21,10; 22,10.13; cfr. anche 2Sam 21,19). Al contrario, il primo racconto è strettamente connesso con il c. 15 mediante il “pianto di Samuele” (15,35 e 16,1), ma rimane isolato rispetto a quanto segue. Alcuni studiosi sostengono che l'unzione di Davide serve ad associarlo – come Saul – al ministero profetico di Samuele, ma che essa non ha avuto valore effettivo, tanto che Eliab la ignora (17,28) e sarà ripetuta in Ebron (2Sam 2,4 e 5,3). Se ciò può costituire un problema per la storia della redazione, l'analisi teologica del testo canonico suggerisce un'altra conclusione: le vicende di Saul e Davide sono presentate secondo un parallelismo antitetico, nel quale 16,1-13 corrisponde all'unzione segreta di Saul (9,1-10,1); l'unzione ufficiale di Davide come re di Giuda e Israele in Ebron (2Sam 2,4; 5,3) rispecchia invece la designazione pubblica di Saul a Mizpa (10,17-27) e “l'inaugurazione del regno” a Galgala (11,12-15). Si noti che in entrambi i casi si tratta di luoghi sacri all'antica fe israelitica. 16,1-13 costituisce quindi la premessa teologica agli altri due racconti sugli inizi di Davide. Non se ne parlerà più, come non si era più parlato di 9,1-10,1, ma l'episodio rimarrà sullo sfondo come chiave di lettura irrinunciabile di tutta la storia.

Ai tre racconti di “vocazione” seguono altri episodi della vita di Davide alla corte di Saul. Fin dal trionfale ritorno dopo l'uccisione del Filisteo, nel cuore di Saul cova il timore di essere prima o poi spodestato dal nuovo eroe. La paura diventa ossessione e Davide sopravvive fortunosamente agli attentati più o meno occulti perpetrati dal re, finché si vede costretto a fuggire: dapprima presso Samuele (19,11-24) e poi presso i Filistei (21,2-15). Non sono che gli inizi di un lungo periodo di peregrinazioni nel deserto (cc. 22-26), durante il quale i due rivali si cercheranno e si fuggiranno ripetutamente in una misteriosa e sconcertante schermaglia.

1-13. Le illusioni suscitate dalla neonata monarchia sono già svanite. Se il Signore stesso «si è pentito» (15,10.35) riguardo a Saul, cosa accadrà? Certamente egli ha promesso di consegnare il regno «a un altro» (15,28), ma come e quando ciò avverrà? E sopra tutto pesa la terribile condanna di Saul (15,23.26.28). Mentre Samuele piange sul disgraziato re, il Signore interviene risolutamente ordinandogli di partire (v. 1). Nella storia sacra l'ordine di “partire” risuona sempre quando Dio decide di creare qualcosa di nuovo nella storia del suo popolo (Abramo, Mosè, Giona, i Profeti...). L'estrema gratuità di Dio mette in crisi tutti i programmi e le precauzioni umane, affinché sia lo spirito vivificante ad agire. Così lo spirito scende su Davide, «il più piccolo» tra gli otto figli di lesse (Saul era invece “il maggiore”: 10,24), colui che in apparenza è il meno adatto a capitanare le guerre di liberazione che lo attendono. La suprema libertà di Dio – «i miei pensieri non sono i vostri pensieri» (Is 55,8-9) – coglie di sorpresa anche Samuele: il vecchio profeta deve tornare a scuola – come succederà allo scriba Nicodemo – per imparare che «l'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuoге» (v. 7).

1. L'unzione “consacrava” i re e i sacerdoti, ossia li metteva in una speciale relazione di intimità con Dio (cfr. 10,1). «Iesse il Betlemmita»: stranamente non si dà alcuna genealogia di Iesse, e quindi di Davide. È forse un indizio dell'antichità della fonte. Rt ne accenna una breve in 4,17; quella più ampia (4,18-22) è forse mutuata da 1Cr 2,5-15. Cfr. anche Mt 1,5 e Lc 3,32. Il nome di Iesse diverrà famoso perché legato all'attesa messianica (cfr. anche Is 11,1.10); così pure quello di Betlemme (Mic 5,1).

2-3. «mi ucciderà»: dopo la rottura con Samuele, Saul si è insospettito nei riguardi dell'esistenza di un suo rivale (15,28) e probabilmente ha già proferito qualche minaccia esplicita in proposito. Il Signore stesso suggerisce a Samuele di ingannare la vigilanza di Saul e dei suoi informatori celando il viaggio a Betlemme sotto le apparenze di una delle sue innumerevoli peregrinazioni (cfr. 7,16-17).

4-5. Gli anziani del villaggio accolgono trepidanti Samuele temendo che la sua visita annunci rimproveri o vaticini poco piacevoli. Il profeta li rassicura, invitandoli anzi a un sacrificio di comunione e al relativo banchetto. È significativo che la scelta del nuovo re si svolga nel medesimo contesto sacro che vide l'elezione di Saul (9,19-24). Come dopo il “pentimento” che diede luogo al diluvio Dio ricominciò da capo, quasi si trattasse di una nuova creazione (Gn 8,13: «il primo mese, il primo giorno del mese»), anche oggi, dopo essersi pentito di Saul (15,11.35), rifà tutto di nuovo come se fosse la prima volta. In questo si manifesta la paternità del Dio «misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà» (Es 34,6).

6-12. I criteri dell'elezione divina sfuggono a tutte le predeterminazioni umane: la primogenitura (cfr. Giacobbe ed Esaù), l'aspetto fisico (anche se più avanti si dirà spesso che Davide è «forte e coraggioso»: v. 18; 17,35-37; 18,5.14; 19,5; cfr. S. Paolo in 2Cor 10,1.10), il grado d'istruzione (gli apostoli), la capacità dialettica (Mosè: Es 4,10-12), l'età (Geremia: 1,6-9), ecc. Tutta la Bibbia insegna che Dio può sovranamente prescindere dalle inclinazioni e dalle qualità soggettive del chiamato, anzi può persino decidere di compiere la sua opera proprio attraverso le persone naturalmente meno dotate o addirittura in presenza di controindicazioni psicologiche o morali.

7. «io non guardo»: aggiunta ad sensum con Vg. Il TM omette; i LXX hanno: «Dio non guarda»; «il Signore guarda il cuore»: il cuore (lēb) abbraccia tutte le dimensioni dell'esistenza umana. I sentimenti, le passioni, la conoscenza, il discernimento e il giudizio, la volontà, la coscienza hanno nel lēb la loro sede naturale. Il “cuore” dunque è il centro vitale della persona, o meglio indica la persona stessa còlta nei suoi rapporti con la realtà (le cose, gli altri uomini, Dio). È da questo punto di vista segreto che il Signore giudica il valore di un uomo (cfr. 2,1).

12. La descrizione di Davide ricorda quella di Saul (9,2; 10,23), ma quel che conta non è tanto la prestanza fisica quanto una piacevolezza d'aspetto che lascia intravvedere un'interiorità altrettanto accattivante.

13. «lo spirito del Signore si posò su Davide»: la prima, diretta conseguenza dell'unzione regale è l'irruzione” dello spirito sull'eletto. È impressionante vedere come l'autore prepari con poche parole il passaggio al brano seguente: dopo aver detto che lo spirito è sceso su Davide, egli annoterà lapidariamente nel v. 14: «Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul». In questo contrasto senza sfumature si condensano il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo: mentre una storia si avvia al declino (cfr. Eli e i suoi figli: 2,12-36) si fa strada un nuovo inizio pieno di speranza.

14-23. Quando lo spirito aveva “investito” Saul (10,10; 11,6) gli aveva «mutato il cuore» (10,9), conferendogli allo stesso tempo tutta l'assistenza necessaria per compiere la sua missione quale “Unto del Signore”. Ora lo spirito lo ha abbandonato per scendere su Davide (v. 13; 18,12). Non più sostenuto dal Signore il vecchio re rimane in balia della propria fragilità spirituale e psichica. Le debolezze caratteriali della gioventù (aggravate dai sensi di colpa e dalle sue manie religiose: cfr. 14,18-19) degenerano ora in accessi d'ira terribile (18,11; 20,30-33), ora in frequenti crisi di cupa malinconia e di taciturnità sospettosa (16,23; 18,8-9). Ma non si tratta solo di una grave patologia psichica; l'autore sacro vi intravvede un intervento punitivo di Dio. In tal senso dice che lo «spirito cattivo» che turba Saul è «da parte del Signore», in quanto ogni forza che opera nel mondo e nell'uomo ha origine in lui. I ministri cercano premurosamente una soluzione al problema e propongono al re di chiamare a corte un citaredo affinché sollevi il suo spirito con la musica. Tutte le religioni riconoscono alla musica una potenzialità soprannaturale, come facoltà d'introdurre al contatto con la divinità (cfr. 2Re 3,15). In 10,5-6 la musica viene utilizzata per provocare uno stato di trance mistico; nel nostro caso svolge evidentemente una funzione terapeutica rilassante, allontanando lo «spirito cattivo». Col consenso di Saul vien chiamato a corte il giovane Davide, dotato di tutte le qualità necessarie, riassunte dalla formula: «il Signore era con lui» (cfr. 17,37; 18,12.28; 20,13.42).

15. «spirito sovrumano»: lett. «spirito di Elohim». È una locuzione ebraica abbastanza ricorrente per esprimere la grandezza di qualcosa: la sapienza di Salomone (1Re 3,28), il terrore dei nemici (1Sam 14,15), la città di Ninive (Gio 3,3). Forse qui ’elõhîm ha pure un significato attenuato di soprannaturale-divino-demoniaco.

16. «e noi cercheremo»: lett. «ed essi cercheranno». Nell'ossequiosa terminologia di corte, l'etichetta voleva ci si rivolgesse al sovrano in terza persona.

20. «preparò un asino e provvide pane...»: lett. il TM ha: «prese un asino di pane (sic!)». La difficoltà testuale ha fatto pensare a un errore di trascrizione della parola «asino» (ḥămôr) (i LXX hanno gomor = ‘ōmer: unità di misura per solidi e liquidi), ma le varie correzioni proposte sono tutte congetturali.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Saul è rifiutato come re 1Samuele disse a Saul: “Il Signore ha inviato me per ungerti re sopra Israele, suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2Così dice il Signore degli eserciti: “Ho considerato ciò che ha fatto Amalèk a Israele, come gli si oppose per la via, quando usciva dall'Egitto. 3Va', dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini”“. 4Saul convocò il popolo e passò in rassegna le truppe a Telaìm: erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. 5Saul venne alla città di Amalèk e tese un'imboscata nella valle. 6Disse inoltre Saul ai Keniti: “Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima che vi distrugga insieme con loro, poiché avete usato benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall'Egitto”. I Keniti si ritirarono da Amalèk. 7Saul colpì Amalèk da Avìla in direzione di Sur, che è di fronte all'Egitto. 8Egli prese vivo Agag, re di Amalèk, e sterminò a fil di spada tutto il popolo. 9Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, cioè gli animali grassi e gli agnelli, tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito. 10Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore: 11“Mi pento di aver fatto regnare Saul, perché si è allontanato da me e non ha rispettato la mia parola”. Samuele si adirò e alzò grida al Signore tutta la notte. 12Al mattino presto Samuele si alzò per andare incontro a Saul, ma fu annunciato a Samuele: “Saul è andato a Carmel, ed ecco si è fatto costruire un trofeo, poi è tornato passando altrove ed è sceso a Gàlgala”. 13Samuele raggiunse Saul e Saul gli disse: “Benedetto tu sia dal Signore; ho eseguito gli ordini del Signore”. 14Rispose Samuele: “Ma che è questo belar di pecore che mi giunge all'orecchio, e questi muggiti d'armento che odo?”. 15Disse Saul: “Li hanno condotti qui dagli Amaleciti, come il meglio del bestiame grosso e minuto, che il popolo ha risparmiato per sacrificarli al Signore, tuo Dio. Il resto l'abbiamo votato allo sterminio”. 16Rispose Samuele a Saul: “Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte”. E Saul gli disse: “Parla!”. 17Samuele continuò: “Non sei tu capo delle tribù d'Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d'Israele? 18Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va', vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. 19Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?“. 20Saul insisté con Samuele: “Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. 21Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala”. 22Samuele esclamò: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. 23Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l'ostinazione. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re”. 24Saul disse allora a Samuele: “Ho peccato per avere trasgredito il comando del Signore e i tuoi ordini, mentre ho temuto il popolo e ho ascoltato la sua voce. 25Ma ora, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché possa prostrarmi al Signore”. 26Ma Samuele rispose a Saul: “Non posso ritornare con te, perché tu stesso hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha rigettato, perché tu non sia più re sopra Israele”. 27Samuele si voltò per andarsene, ma Saul gli afferrò un lembo del mantello, che si strappò. 28Samuele gli disse: “Oggi il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato a un altro migliore di te. 29D'altra parte colui che è la gloria d'Israele non mentisce né può pentirsi, perché egli non è uomo per pentirsi”. 30Saul disse: “Ho peccato, ma onorami ora davanti agli anziani del mio popolo e davanti a Israele; ritorna con me perché mi possa prostrare al Signore, tuo Dio”. 31Samuele ritornò con Saul e questi si prostrò al Signore. 32Poi Samuele disse: “Conducetemi Agag, re di Amalèk”. Agag avanzò in catene verso di lui e disse: “Certo è passata l'amarezza della morte!”. 33Samuele l'apostrofò: “Come la tua spada ha privato di figli le donne, così tra le donne sarà privata di figli tua madre”. E Samuele abbatté Agag davanti al Signore a Gàlgala. 34Samuele andò quindi a Rama e Saul salì a casa sua, a Gàbaa di Saul. 35Samuele non rivide più Saul fino al giorno della sua morte; ma Samuele piangeva per Saul, perché il Signore si era pentito di aver fatto regnare Saul su Israele.

__________________________ Note

15,2 Così dice il Signore degli eserciti: la formula introduce un ordine di sterminio, tipico della guerra santa. A partire dall’oracolo di Nm 24,20 gli Amaleciti sono divenuti il nemico-simbolo di Israele.

15,4 Telaìm: una città del Negev già citata nell’elenco di Gs 15,24 (Telem).

15,6 Keniti: secondo Gdc 4,11 a questi nomadi apparteneva anche il suocero di Mosè. Questo spiegherebbe il riguardo usato da Saul nei loro confronti.

15,23 colpa e terafìm: la ribellione di Saul merita la stessa condanna della divinazione e della stregoneria. I terafìm sono condannati in 2Re 23,24.

15,27 Lo strappo del mantello avviene accidentalmente, ma Samuele lo interpreta come un simbolo profetico (v. 28). In un episodio simile, il profeta Achia strappa invece intenzionalmente il proprio mantello (1Re 11,30).

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Approfondimenti

1-35. Il racconto della vittoria sugli Amaleciti, della trasgressione del voto di sterminio e del conseguente ripudio di Saul viene considerato spesso come un doppione del c. 13, prodotto da una tradizione diversa del medesimo episodio. In realtà non è difficile intravvedere qui un avanzamento della prospettiva teologica rispetto al c. 13: la prima infedeltà aveva fatto svanire la prospettiva di una dinastia saulide (13,13-14); la nuova (e ben più grave) mancanza fa cadere sulla testa di Saul la sentenza tremenda del ripudio personale dal regno: «Egli ti ha rigettato come re» (15,23). Questo capitolo è il culmine letterario e teologico dell'intera sezione (cc. 8-15) dedicata al conferimento della regalità a Saul. Vi appare Samuele in dialogo con Saul come in 9,19-10,8, ma stavolta il ricordo della consacrazione regale (vv. 1.17) è reso amaro dal pentimento irrevocabile di Dio (vv. 10.23.26.28.35). Il profeta che aveva ricevuto l'incarico di ungere Saul come capo su Israele (9,16) deve ora assolvere l'ingrata missione di comunicargli la sentenza pronunziata dal Signore a suo riguardo (vv. 10-11.16; qui Samuele è simile al profeta Geremia: Ger 20,7-9), e Saul deve insistere affinché Samuele gli renda con riluttanza quell'onore (v. 30) che un giorno gli era stato attribuito spontaneamente (9,19-20.22.24; 1O,1). La tragedia si consuma a Galgala dov era stato inaugurato il regno (11,14-15) e dove c'era stato il primo confronto polemico tra Samuele e Saul (13,7-15). È importante sottolineare che il “pentimento” del Signore (cfr. Gn 6,6) giunge come ultima conseguenza di un processo di logoramento che ha svuotato dall'interno il rapporto d'amicizia con l'eletto: il tradimento di Saul ha fatto venir meno le condizioni minimali della fiducia, ha neutralizzato la buona volontà di Dio nei suoi confronti fino a provocare un'incompatibilità reciproca (vv. 11.23.26) È questo rifiuto di dipendenza filiale che turba Samuele (v. 11) e lo fa piangere di dolore (v. 35), poiché capisce che sta trascinando il re alla rovina. Saul cerca invano di fermare gli eventi (v. 27); per lui comincia l'inferno della lontananza dal Signore (16,14) e del suo silenzio (28,6). Da oggi in poi sarà ancora re di nome e di fatto (come l'elezione, anche la destituzione avviene segretamente: vv. 30-31), ma non più di diritto: «Il Signore ha strappato da te il regno d'Israele e l'ha dato ad un altro migliore di te» (v. 28).

1-9. La guerra contro Amalek viene ordinata solennemente da Samuele in nome del Signore degli eserciti per portare a compimento il comando impartito in Dt 25,17-19 a punizione dell'episodio di razzia narrato in Es 17,8-16. Gli Amaleciti erano stanziati nel Negheb e sulle montagne di Seir (Nm 13,29; 1Cr 4,42-43), cioè nel deserto a sud del Mar Morto.

3. «vota allo sterminio»: la prassi dell'ḥērem (verbo ḥrm all'hifil) era diffusa anche presso altri popoli (ad es. gli Assiri: 2Re 19,11). Consisteva nella “consacrazione” a Dio di oggetti, animali o persone, ossia nella sottrazione di tali cose all'uso profano. Affinché nessuno potesse appropriarsene (come accade in Gs 7) esse venivano votate alla distruzione totale – generalmente nel corso di una guerra – per sottolinearne il carattere sacro (come qui) o per impetrare da Dio un aiuto particolarmente efficace (Nm 21,2-3; Dt 7,2). L'ḥērem comportava la rinuncia ad ogni profitto materiale sulla vittoria (Gs 6,21.24) in quanto la guerra era combattuta in nome di Dio ed era vinta col suo aiuto. Perciò tutto quanto veniva conquistato gli apparteneva esclusivamente. Erano possibili delle eccezioni: Nm 31,18; Dt 2,34-35; 3,6-7; 20,14; Gs 8,27; Gdc 21,12. Nel caso presente l'ordine è chiaro: nulla dev'essere risparmiato.

4. «duecentomila fanti»: nuova cifra iperbolica. Mentre in 11,8 e 2Sam 19,44 la proporzione fra le truppe di Giuda e quelle di Israele è di uno a dieci, qui è addirittura di uno a venti.

6. «Keniti»: era una tribù imparentata con Mosè (Gdc 1,16; 4,11) e alleata degli Israeliti fin dai tempi dell'esodo, che viveva nel territorio controllato dagli Amaleciti (cfr. Nm 24, 20-21).

9. Saul viola la prescrizione dell'ḥērem totale. La differenza tra il «bestiame scadente e patito» e quello migliore è stabilita del tutto arbitrariamente, seppur in buona fede. Infatti sembra che il popolo voglia riservare «tutto il meglio» per un sacrificio più solenne (vv. 15.21). La sostanza del peccato però non cambia. Se il Signore ha ordinato lo sterminio senza eccezioni, significa che questo è il modo in cui vuol essere onorato! Perché affannarsi quando basterebbe la semplice obbedienza? Ogni interpretazione personale della volontà di Dio porta inevitabilmente a fare la “propria” volontà.

10-31. La rivelazione notturna è molto simile a quella narrata nel c. 3 a proposito di Eli e dei suoi figli. Ma mentre allora il ragazzo era stato sollecitato dallo stesso Eli a narrarne il contenuto (3,17), Samuele affronta Saul senza tentennamenti (v. 16), consapevole della propria missione profetica.

La scena del dialogo tra Samuele e Saul a Galgala (vv. 13-31) è architettata come un serrato dibattimento processuale che passa attraverso i seguenti momenti:

  1. indagine preliminare (vv. 13-15),
  2. accusa (vv. 16-19),
  3. replica della difesa (vv. 20-21),
  4. sentenza di primo grado (vv. 22-23)
  5. seguita dal ricorso in appello (vv. 24-25),
  6. conferma della sentenza (v. 26).

Durante il processo Saul perde progressivamente l'iniziale sicurezza (v. 13), preoccupato com'è di giustificare il suo operato (v. 15.21.24), fino al gesto disperato del v. 27 con cui, vedendosi perduto, cerca invano di trattenere Samuele. L'interpretazione profetica del gesto (vv. 28-29) offre a Samuele un'ulteriore occasione per ribadire l'irreversibilità del peccato commesso e della relativa condanna. Tuttavia Samuele concede al disgraziato re – almeno per ora – l'apparente riconoscimento della sua autorità davanti agli occhi del popolo (vv. 30-31).

15. Il tentativo di addossare la responsabilità dell'errore a qualcun altro appartiene, fin dal principio della storia umana (Gn 3,11-13), alla dinamica intrinseca del peccato. Nel v. 9 è stato detto chiaramente che la decisione di risparmiare parte del bestiame era stata presa da Saul insieme col popolo. Ora invece Saul cerca di defilarsi con noncuranza tra un'impersonale terza persona plurale («li hanno condotti..»), un accenno al volere del popolo (terza persona singolare) e l'insistenza sulla concorde esecuzione dell'ordine (prima persona plurale: «noi abbiamo votato allo sterminio»). Lo stesso avverrà anche nei vv. 20-21.

19. «ti sei attaccato al bottino»: Samuele individua nel cuore di Saul i germe nascosto dell'avidità, del calcolo e dell'amor proprio. L'autore del libro, che dimostra una notevole capacità analitica, sta scrutando il mondo interiore di Saul la cui conoscenza sarà così importante per comprendere i cc. 16-31

22-23. La piccola composizione in versi è costituita da otto stichi, che vanno a coppie di due: nella prima coppia il parallelismo è antitetico, nella seconda e nella terza (in vicendevole rapporto antitetico) è sinonimico. L'ultima coppia annuncia precisamente le conseguenze del peccato per il regno di Saul (il ritmo è fortemente sbilanciato: non più 4+3 e 3+3 accenti come nelle altre coppie, bensì un secco 4+2 accenti). Il rapporto dell'uomo col suo Signore si fonda sull'obbedienza trasparente e senza riserve ad ogni suo cenno. Le pratiche cultuali devono essere un'espressione viva di quest'atteggiamento interiore, altrimenti sono vane o addirittura fatali (cfr. 1Cor 11,28-29). Il detto «obbedire è meglio del sacrificio» trova risonanza negli scritti profetici (Am 5,21; Os 6,6) e nel Salterio (Sal 40,7-9; 51,18-19) e verrà ripetuto anche da Gesù (Mt 9,13 = 12,7) quale espressione adeguata del nuovo tempo di grazia da lui inaugurato (cfr. Gv 1,17; Lc 4,16-22).

«peccato di divinazione è la ribellione...» l'osservanza esteriore che non corrisponde al volere di Dio può tramutarsi inaspettatamente in un gesto idolatrico. I terafîm erano dei piccoli idoli domestici (Gn 31,19.30-35; Gdc 17,5; 1Sam 19,13; 2Re 23,24) che fungevano pure, a quanto sembra, da strumenti divinatori (Ez 21,26; Zc 10,2). In quanto oggetti di culto, in alcuni passi (p. es. Gdc 18,17-20 e Os 3-4) sono accoppiati con l'efod, ma la loro differenza specifica non è nota.

27-28. Gioco di parole tra mᵉ‘îl («mantello») e mē‘āleykā («da te»). Samuele coglie il significato simbolico del lembo lacerato: Dio ha già strappato di dosso a Saul il regno cui egli si aggrappa disperatamente e l'ha consegnato «a un altro».

32-35. Samuele stesso provvede a completare l'ḥērem, ammazzando Agag «davanti al Signore».

32. «tutto tremante»: con i LXX. Il senso della parola ebraica ma‘ādannōt (usata solo qui e in Gb 38,31) è incerto. «Certo è passata l'amarezza della morte»: con il TM. La frase di Agag è interpretata come il sollievo di chi si sente ormai in salvo. Non così i LXX, che hanno uno sconsolato: «Davvero la morte è così amara?».

35. Il pianto di Samuele è aggancio con la sezione successiva (1Sam 16 – 2Sam 1). Lì dove Samuele vede solo rovine, Dio ha in serbo qualcosa di nuovo (16,1).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Un giorno Giònata, figlio di Saul, disse al suo scudiero: “Su, portiamoci fino alla postazione dei Filistei che sta qui di fronte”. Ma non disse nulla a suo padre. 2Saul se ne stava al limitare di Gàbaa, sotto il melograno che si trova a Migron; la gente che era con lui ammontava a circa seicento uomini. 3Achia, figlio di Achitùb, fratello di Icabòd, figlio di Fineès, figlio di Eli, sacerdote del Signore a Silo, portava l'efod e il popolo non sapeva che Giònata era partito. 4Tra i varchi che Giònata cercava per passare alla postazione dei Filistei, c'era un dente di roccia da una parte e un dente dall'altra parte: uno si chiamava Boses, l'altro Senne. 5Uno dei denti si ergeva di fronte a Micmas a settentrione, l'altro era di fronte a Gheba a meridione. 6Giònata disse allo scudiero: “Vieni, avviciniamoci alla postazione di questi incirconcisi; forse il Signore opererà per noi, perché non è difficile per il Signore salvare con molti o con pochi”. 7Lo scudiero gli rispose: “Fa' quanto hai nel cuore. Avvìati! Eccomi con te, come il tuo cuore desidera”. 8Allora Giònata disse: “Ecco, noi ci avvicineremo a questi uomini e ci faremo vedere da loro. 9Se ci diranno: “Fermatevi finché vi raggiungiamo!”, restiamo in basso e non saliamo da loro. 10Se invece ci diranno: “Venite su da noi!”, saliamo, perché il Signore ce li ha consegnati nelle mani e questo sarà per noi il segno”. 11Quindi i due si lasciarono scorgere dalla postazione filistea e i Filistei dissero: “Ecco gli Ebrei che escono dalle caverne dove si erano nascosti”. 12Poi gli uomini della guarnigione dissero a Giònata e al suo scudiero: “Salite da noi: abbiamo una cosa da dirvi!“. Giònata allora disse al suo scudiero: “Sali dopo di me, perché il Signore li ha consegnati nelle mani d'Israele”. 13Giònata si arrampicava con le mani e con i piedi e lo scudiero lo seguiva; quelli cadevano davanti a Giònata e, dietro, lo scudiero li finiva. 14Questa fu la prima strage nella quale Giònata e il suo scudiero colpirono una ventina di uomini, in circa mezzo iugero di campo. 15Si sparse così il terrore nell'accampamento, nella campagna e tra tutto il popolo. Anche la guarnigione e gli uomini d'assalto furono atterriti. La terra tremò e ci fu un terrore divino. 16Le vedette di Saul a Gàbaa di Beniamino guardarono e videro la moltitudine in agitazione che fuggiva qua e là. 17Allora Saul disse alla gente che era con lui: “Su, controllate e vedete chi sia partito da noi”. Controllarono, ed ecco non c'erano né Giònata né il suo scudiero. 18Saul disse ad Achia: “Avvicina l'arca di Dio”. Infatti in quel giorno c'era l'arca di Dio con gli Israeliti. 19Mentre Saul parlava al sacerdote, il tumulto nel campo filisteo andava propagandosi e crescendo. Saul disse al sacerdote: “Ritira la mano”. 20Saul e la gente che era con lui alzarono grida e mossero all'attacco, ed ecco trovarono che la spada dell'uno si rivolgeva contro l'altro, in una confusione molto grande. 21Anche quegli Ebrei che erano con i Filistei da qualche tempo e che erano saliti con loro all'accampamento, cominciarono anch'essi a stare dalla parte degli Israeliti che erano con Saul e Giònata. 22Inoltre anche tutti gli Israeliti che si erano nascosti sulle montagne di Èfraim, quando seppero che i Filistei erano in fuga, si unirono con loro nella battaglia. 23Così il Signore in quel giorno salvò Israele e la battaglia si estese fino a Bet-Aven. 24Gli uomini d'Israele erano sfiniti in quel giorno, ma Saul fece giurare a tutto il popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo prima di sera, prima che io mi sia vendicato dei miei nemici”. E nessuno del popolo gustò cibo. 25Tutta la gente passò per una selva, dove c'erano favi di miele sul suolo. 26Il popolo passò per la selva, ed ecco si vedeva colare il miele, ma nessuno stese la mano e la portò alla bocca, perché il popolo temeva il giuramento. 27Ma Giònata non aveva saputo che suo padre aveva fatto giurare il popolo, quindi allungò la punta del bastone che teneva in mano e la intinse nel favo di miele, poi riportò la mano alla bocca e i suoi occhi si rischiararono. 28Uno fra la gente intervenne dicendo: “Tuo padre ha fatto fare questo solenne giuramento al popolo: “Maledetto chiunque toccherà cibo quest'oggi!”, sebbene il popolo fosse sfinito”. 29Rispose Giònata: “Mio padre ha rovinato il paese! Guardate come si sono rischiarati i miei occhi perché ho gustato un po' di questo miele. 30Magari il popolo avesse mangiato oggi del bottino dei nemici che ha trovato. Quanto maggiore sarebbe stata ora la sconfitta dei Filistei!“. 31In quel giorno essi batterono i Filistei da Micmas fino ad Àialon e il popolo era sfinito. 32Il popolo si gettò sulla preda e presero pecore, buoi e vitelli e li macellarono per terra e li mangiarono con il sangue. 33La cosa fu annunciata a Saul: “Ecco, il popolo pecca contro il Signore, mangiando con il sangue”. Rispose: “Avete prevaricato! Rotolate subito qui una grande pietra”. 34Saul soggiunse: “Passate tra il popolo e dite loro che ognuno mi conduca qua il suo bue e il suo montone e li macellerete su questa pietra e ne mangerete; così non peccherete contro il Signore, mangiando il sangue”. E tutto il popolo condusse nella notte ciascuno il bestiame che aveva e là lo macellò. 35Saul innalzò un altare al Signore. Fu questo il primo altare che egli edificò al Signore. 36Quindi Saul disse: “Scendiamo a inseguire i Filistei questa notte stessa e deprediamoli fino al mattino e non lasciamo scampare uno solo di loro”. Gli risposero: “Fa' quanto ti sembra bene”. Ma il sacerdote disse: “Accostiamoci qui a Dio”. 37Saul dunque interrogò Dio: “Devo scendere a inseguire i Filistei? Li consegnerai in mano d'Israele?”. Ma quel giorno non gli rispose. 38Allora Saul disse: “Accostatevi qui, autorità tutte del popolo. Cercate ed esaminate da chi sia stato commesso oggi il peccato, 39perché per la vita del Signore, salvatore d'Israele, certamente costui morirà, anche se si trattasse di mio figlio Giònata”. Ma nessuno del popolo gli rispose. 40Perciò disse a tutto Israele: “Voi state da una parte e io e mio figlio Giònata staremo dall'altra”. Il popolo rispose a Saul: “Fa' quanto ti sembra bene”. 41Saul disse al Signore: “Dio d'Israele, da' una risposta chiara”. E furono indicati Giònata e Saul, mentre il popolo restò libero. 42Saul soggiunse: “Tirate a sorte tra me e mio figlio Giònata”. E fu indicato Giònata. 43Saul disse a Giònata: “Narrami quello che hai fatto”. Giònata raccontò: “Sì, ho assaggiato un po' di miele con la punta del bastone che avevo in mano. Ecco, morirò”. 44Saul disse: “Faccia Dio a me questo e anche di peggio, se non andrai a morte, Giònata!”. 45Ma il popolo disse a Saul: “Dovrà forse morire Giònata, che ha ottenuto questa grande vittoria in Israele? Non sia mai! Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello del suo capo, perché in questo giorno egli ha operato con Dio”. Così il popolo riscattò Giònata, che non fu messo a morte. 46Saul si ritrasse dall'inseguire i Filistei e questi raggiunsero il loro territorio. 47Saul si assicurò il regno su Israele e combatté contro tutti i nemici all'intorno: contro Moab e gli Ammoniti, contro Edom e i re di Soba e i Filistei, e dovunque si volgeva, aveva successo. 48Compì imprese coraggiose, batté gli Amaleciti e liberò Israele dalle mani degli oppressori. 49Figli di Saul furono Giònata, Isvì e Malchisùa; le sue due figlie si chiamavano Merab, la maggiore, e Mical, la più piccola. 50La moglie di Saul si chiamava Achinòam, figlia di Achimàas. Il capo delle sue milizie si chiamava Abner figlio di Ner, zio di Saul. 51Kis, padre di Saul, e Ner, padre di Abner, erano figli di Abièl. 52Durante tutto il tempo di Saul vi fu guerra aperta con i Filistei; se Saul scorgeva un uomo robusto o un giovane coraggioso, lo prendeva al suo seguito.

__________________________ Note

14,23 Bet-Aven: significa “casa del nulla” (già in 13,5) ed è il soprannome dato dai profeti al santuario di Betel dopo che il re Geroboamo vi eresse un vitello d’oro; Bet-El vuol dire “casa di Dio” e Bet-Aven ne è una storpiatura.

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Approfondimenti

1-14. Dio può sempre suscitare un miracolo, anche nelle circostanze più disperate. L'esigua schiera di Saul (600 uomini) non può ragionevolmente presumere di misurarsi con le forze filistee, perciò si è attestata in luogo sicuro. Ma anche i Filistei fanno altrettanto: è una situazione di stallo. Ecco però che Gionata, figlio maggiore di Saul, unisce la sua temerarietà giovanile a una fede schietta nell'onnipotenza divina e osa ciò che sarebbe parso impossibile a chiunque. La sua impresa sembra anticipare quella di Davide contro Golia (c. 17) in cui riscontriamo le medesime caratteristiche.

3. «Achia»: è un pronipote del sacerdote Eli (cfr. 1Sam 1-4), identificato con l'Achimelech di 21,2 e 22,9.

4-5. L'impresa di Gionata e del suo scudiero consiste nel calarsi sul fondo del burrone che separa Gabaa da Micmas, risalendo poi dall'altra parte ove si trova un posto di osservazione filisteo. Impresa ardua e pericolosa, anche se non impossibile.

6. «non circoncisi»: è l'espressione di disprezzo più comune a carico dei Filistei (17,26; 31,4; Gdc 14,3; 15,18). Questi, provenienti da terre lontane (il Mare Egeo), non praticavano la circoncisione come tutti gli altri popoli semiti. La circostanza spiega la strana richiesta di Saul in 18,25. «non è difficile per il Signore...»: cfr. l'episodio famoso di Gedeone (Gdc 7) e 1Mac 3,18-19. Il giudizio di Davide in 17,47 riprenderà le parole di Gionata, suggerendo una comparazione tra le imprese dei due amici.

8-10. La volontà di Dio si manifesta mediante dei “segni” che spesso non valicano i limiti degli eventi naturali e per essere riconosciuti richiedono un impegno della libertà, cioè un impegno di fede. Il più grande “segno” sarà la persona stessa di Gesù (cfr. soprattutto il Vangelo secondo Giovanni) ma egli stesso si stupirà dell'incredulità nei suoi confronti (Mc 6,1-6; Mt 11,21-24; 13,58; Lc 4,16-30; 7,31-35; 19,44). Nell'AT i “segni” possono essere dati da Dio stesso (Es 3,12; Is 7,14) o da un “uomo di Dio” (1Sam 2,34; 10,7-9; 2Re 19,29) oppure sono sollecitati direttamente dagli interessati (qui; Gn 24,12-14; Gdc 6,17.36-40; 2Re 20,8-10).

11-14. I Filistei, coraggiosi finché Gionata e il suo scudiero erano in fondo alla scarpata, vedendo la loro audacia vengono presi dal panico e tentano invano di disperdersi tra le rocce. Gionata li atterra (con un colpo di bastone?) e lo scudiero li finisce con la spada.

15-23. L'improvviso parapiglia al posto di guardia attaccato mette sottosopra tutti i presidi filistei, presi di sorpresa dalla coraggiosa sortita di Gionata. L'intervento divino non è estraneo all'ondata di terrore che travolge l'esercito nemico: la terra «tremò» (v. 15b; cfr. Es 19,18; 2Sam 22,8) e «la spada dell'uno si rivolgeva contro l'altro» (v. 20). Quest'ultimo fenomeno non è un caso unico nella Bibbia (Gdc 7,22; Ez 38,21). La reazione israelita non si fa attendere: Saul, i mercenari ebrei ch'erano presso i Filistei e tutti gli Israeliti nascosti tra le montagne investono contemporaneamente le schiere filistee e le mettono in fuga; «in quel giorno» il vero salvatore d'Israele non è Saul col suo esercito (invano egli si era preoccupato per la sua impotenza militare: 13, 11-12...) bensì il Signore per il quale «non è difficile... salvare con molti o con pochi» (14,4).

18-19. Nell'imminenza del combattimento Saul convoca il sacerdote per consultare Dio, ma poi decide di non perdere altro tempo e parte all'attacco. Non è la prima volta (né sarà l'ultima) in cui il re denuncia una religiosità strana, che invoca il Signore ad ogni occasione e poi lo mette frettolosamente da parte per agire con istintività (13,7-9; 14,36-45; 15,9-30; 19,6-10; 22,11-19; 24,18-22; 26,21-25; 28,3-25).

21. «si voltarono»: TM omette per probabile corruzione del testo. L'aggiunta è fatta con i LXX, Vg e Syr.

24-35. Ha inizio un nuovo episodio, collegato col precedente, in cui si va man mano precisando il carattere contorto di Saul. Il ripudio del c. 15 non giungerà inaspettato. Il giuramento cui Saul vincola la sua gente sfinita è realmente insensato, come dice a chiare lettere l'aggiunta dei LXX al v. 24 (omessa da TM per parablepsi): «Saul commise un grosso errore in quel giorno». Gionata lo trasgredisce inconsapevolmente. La sua risposta a chi lo avverte del pericolo è forse esagerata o irrispettosa, ma in sostanza l'autore biblico gli dà ragione. Tutta la vicenda suscita un senso di pena e d'imbarazzo insieme: che bisogno c'era di esasperare il popolo, salvo poi correre ai ripari per rimediare ai guai provocati da uno zelo intemperante?

25. «Tutta la gente passò per una selva»: traduzione congetturale di un testo corrotto fino all'inintelligibilità (TM: «Tutta la terra entrarono nella selva»; LXX: «E tutta la terra pranzava...»).

31-35. Attanagliato dalla fame, appena calata la sera il popolo si getta sul bestiame catturato al nemico e lo macella in gran fretta, senza badare alle norme legali. Poiché si riteneva che nel sangue risiedesse la vita e l'uomo non aveva il diritto di appropriarsene, la legge vietava di mangiare qualunque carne non dissanguata (Gn 9,4; Lv 3,17; 7,26-27; 17,10-14; 19,26; Dt 12,16.23-24).

33. «Rotolate subito qui una grande pietra»: evidentemente non si tratta di un vero altare né di un vero sacrificio (cfr. 6,14-15; Gdc 13,19), anche se l'uccisione di un animale non era mai un gesto esclusivamente profano. La pietra serve come supporto rialzato per far gocciolare il sangue a terra secondo le prescrizioni della legge.

35. «innalzò un altare»: con ogni probabilità Saul edifica un altare a scopo di memoriale, come in Es 17,15; Gs 22,26-29; Gdc 6,24. Non è da escludere che esso possa servire anche per offrire sacrifici (cfr. Gs 8,30-31); potrebbe esserci anche un giudizio negativo sull'operato di Saul da parte del redattore Deuteronomista, in quanto ogni nuovo altare comporterebbe il pericolo di una deviazione idolatrica (cfr. 1Re 12,31-33; 14,23-24; 16,32; 2Re 16,10-15; 21,3).

36-46. Anche se commessa inavvertitamente, la violazione del giuramento da parte di Gionata (v. 27) ha provocato l'ira del Signore, che rimane muto alla consultazione notturna indetta da Saul. Questi fa un nuovo, terribile giuramento, accecato dal furore di vedersi sfuggire la vittoria completa sui Filistei. La faccenda deve essersi ormai risaputa, ma nessuno tradisce il figlio del re (v. 39). Una nuova consultazione – molto simile a quella che aveva designato Saul come re (10,19-21) – fa individuare in Gionata la causa del castigo. Solo il buon senso e l'insistenza generosa del popolo riesce a salvare il giovane dall'ostinazione di suo padre (v. 45).

39. «per la vita del Signore..»: formula usuale del giuramento solenne (v. 45; 25,34; 2Sam 12,5; 14,11).

44. «Faccia Dio a me...»: altra formula di imprecazione (vedi 3,17).

45. «salvò Gionata»: lett. «liberò, riscattò», mediante l'offerta sostitutiva di un sacrificio animale (cfr. Es 13,15; 34,20; Nm 18,15-16).

47-52. La prima vittoria contro i Filistei segna un punto d'arrivo della missione di Saul. L'autore biblico ha ritenuto opportuno collocare a questo punto un breve riepilogo dell'attività pubblica e privata di Saul: le guerre di liberazione (vv. 47-48), notizie sulla famiglia (vv. 49-51), di nuovo la lotta contro i Filistei (v. 52). Anche di Samuele era stato dato un prospetto riassuntivo dopo il primo episodio rilevante della sua attività profetica (3,19-21; cfr. anche 7,15-17) e la stessa cosa verrà fatta per Davide (2Sam 3,2-5; 5,13-16; 8,1-14). E una caratteristica dei libri di Samuele il fermarsi di tanto in tanto a riassumere fatti passati e futuri, alcuni dei quali vengono soltanto enunciati e non più narrati in seguito, come le guerre contro Moab, Edom e Zoba.

49. «Isbaal»: ebr. yišwî (Vg: Iesui; LXX: Iessiou). Sembra essere lo stesso Isbaal di cui si parla in 2Sam 2-4 e 1Cr 8,33 (cfr. 2Sam 2,8).

50. «Abner»: cfr. 26,5.

52. Saul inizia a formare un esercito regolare costituito da soldati scelti, professionisti. Fino ad ora i combattenti venivano reclutati occasionalmente e in massa (11,7-8). Questo cambiamento di strategia era stato previsto da Samuele in 8,11-12.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Saul e Giònata sconfiggono i Filistei (13,1-14,52) 1Saul era nel pieno degli anni quando cominciò a regnare, e regnò due anni su Israele. 2Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul a Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda. 3Allora Giònata sconfisse la guarnigione dei Filistei che era a Gàbaa e i Filistei lo seppero. Ma Saul suonò il corno in tutta la regione gridando: “Ascoltino gli Ebrei!”. 4Tutto Israele udì e corse la voce: “Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i Filistei”. Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala. 5I Filistei si radunarono per combattere Israele, con trentamila carri e seimila cavalieri, e una moltitudine numerosa come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. Così si levarono e posero il campo a Micmas, a oriente di Bet-Aven. 6Quando gli Israeliti videro di essere alle strette e che il popolo era incalzato, cominciarono a nascondersi nelle grotte, nelle cavità, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne. 7Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano, nella terra di Gad e di Gàlaad. Saul restava a Gàlgala, e tutto il popolo che era con lui s'impaurì. 8Aspettò tuttavia sette giorni per l'appuntamento fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo cominciò a disperdersi lontano da lui. 9Allora Saul diede ordine: “Portatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione”. Quindi offrì l'olocausto. 10Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele, e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11Samuele disse: “Che hai fatto?”. Saul rispose: “Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi all'appuntamento, mentre i Filistei si riunivano a Micmas, 12ho detto: “Ora scenderanno i Filistei contro di me a Gàlgala, mentre io non ho ancora placato il Signore”. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto”. 13Rispose Samuele a Saul: “Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore, tuo Dio, ti aveva dato, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. 14Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e gli comanderà di essere capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore”. 15Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che si trovava con lui: erano seicento uomini. 16Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di Beniamino e i Filistei erano accampati a Micmas. 17Dall'accampamento filisteo uscì una pattuglia d'assalto divisa in tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso la regione di Sual, 18un'altra si diresse sulla via di Bet-Oron, la terza schiera si diresse sulla strada della regione che guarda la valle di Seboìm verso il deserto. 19Allora non si trovava un fabbro in tutta la terra d'Israele, “perché – così dicevano i Filistei – gli Ebrei non fabbrichino spade o lance”. 20Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare ognuno l'aratro o la zappa o la scure o il vomere dell'aratro. 21Il prezzo era di un pim per l'aratro e le zappe, e di un terzo di siclo per le scuri e per raddrizzare il pungolo. 22Nel giorno della battaglia, tra tutta la gente che stava con Saul e Giònata non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Se ne trovò solo per Saul e suo figlio Giònata. 23Intanto una guarnigione di Filistei era uscita verso il passo di Micmas.

__________________________ Note

13,2 Micmas: “luogo nascosto”, a 12 chilometri a nord-nord-est di Gerusalemme, sulla strada che collegava Betel a Gerico.

13,3 Gàbaa: “collina”, può definire la posizione geografica di molti luoghi della terra di Canaan. Qui si tratta o di una località a 3 chilometri a sud-ovest di Micmas, che il testo ebraico chiama altrove Gheba, o di una collina a 6 chilometri a nord di Gerusalemme. Ebrei: il testo fa distinzione tra gli Israeliti e gli Ebrei, qui e al v.7. Si potrebbe trattare di migranti, o di mercenari al servizio degli Israeliti.

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Approfondimenti

13,1-15,35. I tre capitoli successivi al discorso di Samuele narrano le gesta di Saul contro i Filistei e gli Amaleciti. Sono racconti contraddittori e sorprendenti in quanto descrivono al contempo la realizzazione della missione di Saul – quella di liberare Israele «dalle mani dei nemici che gli stanno intorno» (10,1) – e la drammatica, ripetuta infedeltà del re alla volontà di Dio. Samuele si ritira dopo aver richiamato ancora una volta le condizioni del nuovo status politico (12,12-14), affidando l'«Unto del Signore» allo spirito che l'aveva investito al principio (10,6-7). Saul si ritrova solo dinanzi al grande interrogativo che si era delineato sin dal momento della sua vocazione: com'è possibile conciliare le esigenze politico-militari del regno con la libertà carismatica dello spirito, che ricollega direttamente tutta la sfera della vita all'obbedienza a Dio? Il testo lascia coesistere l'aspro contrasto dei due momenti: la libertà di fare secondo quanto le circostanze richiedono (10,7) e la rigorosa prescrizione di attendere il profeta per sette giorni per ricevere indicazioni sul da farsi (10,8). Tutta la storia d'Israele – da Davide sino all'ultimo re – sarà dominata da questa gravosa e tuttavia feconda tensione tra libertà e obbedienza. La tragedia del ripudio di Saul matura nel susseguirsi di episodi bellici, mentre il re esercita malamente la sua autorità prendendo decisioni avventate che poi tenta invano di giustificare presso il profeta. La religiosità di Saul, generosa ma talvolta sconfinante nella superstizione, lo porta ad ascoltare più se stesso che la voce del Signore, il quale continua a parlargli mediante Samuele. Il personaggio di Saul, così fragile di fronte alla tentazione di “interpretare” la volontà di Dio secondo l'istintività del momento e secondo le categorie “laiche” della politica, è il “tipo” del peccatore che non si lascia redimere fino in fondo e cerca di dimostrare a tutti i costi la propria innocenza. È talmente attaccato al proprio peccato da non riuscire mai a liberarsene veramente; il groviglio dell'animo diviene inestricabile al punto da respingere persino l'abbraccio misericordioso di Dio (15,26.29). Del tutto diverso sarà Davide, «migliore di lui» (15,28) non certo per un'irreprensibile moralità ma per la limpidezza del giudizio anche nell'errore («Ho peccato»: 2Sam 12,13) e la fiducia estrema nella correzione divina (dura ma paterna: 2Sam 12,13-23; 15,25-26; 16,11-12; 24,10-17). Saul dovrà sopportare sino alla fine della vita la lontananza del Signore, col cuore gonfio di sofferenza per la consapevolezza che – nonostante l'elezione non venga meno (cfr. 24,7; 26,9; 2Sam 1,14.16) – Dio si è pentito a suo riguardo (15,10.35).

13,1-7. Il brano narra le prime mosse della rivolta israelita contro i Filistei che detenevano il controllo del territorio di Efraim (cfr. anche i vv. 20-21). Le notizie sono abbastanza imprecise: Micmas sembra trovarsi in mano a Saul (vv. 1-4), poi in mano ai Filistei (vv. 5-7); c'è confusione tra la Gabaa (gib‘â) del v. 2 e la Gabaa (geba‘) del v. 3, che sono due località distinte tra Gerusalemme e Micmas. A fianco di Saul appare per la prima volta suo figlio Gionata; da ciò si deduce che siano trascorsi almeno alcuni anni dagli eventi precedenti. Gionata è la vera figura positiva della vicenda: è lui che prende l'iniziativa della rivolta (13,3); è la sua sortita solitaria che getta nel panico le preponderanti forze nemiche (14,1-15); è a lui che va l'affetto del popolo (14,45).

13,8-15. Mentre i Filistei si schierano per la battaglia, Saul si vede ridotto all'impotenza dall'ordine di Samuele (10,8): «Sette giorni aspetterai, finché io verrò a te e ti indicherò quello che dovrai fare». Alla fine le considerazioni pratiche prevalgono su quelle religiose, cosicché Saul decide d'intervenire a modo suo. Questa prima infedeltà di Saul non consiste tanto nell'aver offerto un olocausto (ciò – a quanto pare – era permesso anche ai non-sacerdoti: Gedeone in Gdc 6,26.28; Manoach in Gdc 13,15-20; Davide in 2Sam 6,17; Salomone in 1Re 3,4 e 9,25; Elia in 1Re 18,38), quanto nella rivendicazione di un'autonomia che non gli compete: proprio all'ultimo istante (v. 10) fallisce la prova dell'obbedienza alla parola profetica di Samuele. Come altrove (1Sam 15; 2Sam 11-12) l'autore dimostra una sorprendente capacità di cogliere il meccanismo psicologico e spirituale del peccato umano.

11. «Che hai fatto?»: la domanda del profeta riecheggia quella di Dio ad Eva (Gn 3,13). Il peccato di Saul è sostanzialmente simile al primo peccato e, come quello, colloca l'uomo peccatore in una distanza infinita dal suo creatore (cfr. 12,16-19).

13. «avrebbe reso stabile»: con Vg e numerose versioni moderne. TM e LXX hanno una lectio difficilior che appare migliore: «Ora, infatti, il Signore rese/aveva reso stabile il tuo regno su Israele per sempre». Infatti il regno d Saul è già stato stabilito solennemente (11,14-15; 12,2.13-14) né si accenna a ulteriori condizioni poste da Dio per una conferma definitiva. Tuttavia il Signore si era riservata una possibilità di sciogliere il patto già ratificato, prevedendo il ripudio del re in caso di disobbedienza (12,25). Il caso presente gli dà l'occasione per metterla in atto. Ben diversa sarà la profezia fatta a Davide: Dio promette la stabilità del regno, ma questa volta incondizionatamente (2Sam 7,15-16).

14. «lo costituirà..»: BC traduce al futuro con i LXX. TM e Vg hanno il passato: «Lo ha costituito». Non c'è ragione di correggere il testo, chiarissimo nel suo significato: Dio ha già deciso che sul trono di Saul non sederà un suo discendente, bensì un uomo «secondo il cuore di Dio» (cfr. 2,35). La monarchia davidica inizia a delinearsi all'orizzonte della storia d'Israele.

15. «salì da Galgala..»: tutta la frase che segue, sino a «a Gabaa di Beniamino», è restituita con i LXX. Il TM è passato per parablepsi dal primo al secondo «da Galgala», omettendo le parole intermedie.

13,16-23. La sentenza di Samuele riguarda per ora il tempo dopo la morte di Saul cui rimane il compito di liberare Israele dai Filistei. La sproporzione delle forze in campo vien descritta dettagliatamente affinché l'aiuto del Signore sia riconosciuto come determinante per la vittoria (14,6.23). La tattica dei Filistei è di devastare tutto il paese, cosicché il piccolo esercito israelita non possa ricevere viveri e rinforzi. La situazione è resa ancor più grave dal sistematico disarmo cui gli occupanti hanno ridotto da tempo gli Ebrei, mediante il monopolio dell'industria metallurgica: oltre al divieto di possedere armi c'è persino quello di esercitare il mestiere del fabbro. Anche per i normali bisogni agricoli Israele deve sottostare a un umiliante controllo. Si ricordi che i Filistei erano maestri nella recente arte di lavorare il ferro, mentre in Palestina si era ancora ai primi tentativi del genere.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Discorso di Samuele 1Allora Samuele disse a tutto Israele: “Ecco, ho ascoltato la vostra voce in tutto quello che mi avete detto e ho costituito su di voi un re. 2Ora, ecco che il re procede davanti a voi. Quanto a me, sono diventato vecchio e canuto e i miei figli eccoli tra voi. Io ho camminato dalla mia giovinezza fino ad oggi sotto i vostri occhi. 3Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo alla presenza del Signore e del suo consacrato. A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via l'asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a restituire!“. 4Risposero: “Non ci hai trattato con prepotenza, né ci hai fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno”. 5Egli soggiunse loro: “È testimone il Signore contro di voi, ed è testimone oggi il suo consacrato, che non trovaste niente in mano mia”. Risposero: “Sì, è testimone”. 6Allora Samuele disse al popolo: “È il Signore che ha stabilito Mosè e Aronne, e che ha fatto salire i vostri padri dalla terra d'Egitto. 7Ora fatevi avanti, perché voglio giudicarvi davanti al Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e con i vostri padri. 8Quando Giacobbe andò in Egitto e i vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne, che li fecero uscire dall'Egitto e li fecero risiedere in questo luogo. 9Ma essi dimenticarono il Signore, loro Dio, ed egli li consegnò in potere di Sìsara, capo dell'esercito di Asor, e in mano dei Filistei e in mano del re di Moab, che mossero loro guerra. 10Essi gridarono al Signore e dissero: “Abbiamo peccato, perché abbiamo abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astarti! Ma ora liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te”. 11Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal e Barak e Iefte e Samuele, e vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete vissuti tranquilli. 12Eppure, quando avete visto che Nacas, re degli Ammoniti, muoveva contro di voi, mi avete detto: “No, un re regni sopra di noi”. Invece il Signore, vostro Dio, è vostro re. 13Ora ecco il re che avete scelto e che avevate chiesto. Ecco che il Signore ha posto un re sopra di voi. 14Dunque, se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re che regna su di voi sarete con il Signore, vostro Dio. 15Se invece non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua parola, la mano del Signore peserà su di voi e sui vostri padri. 16Fatevi avanti ancora e osservate questa grande cosa che il Signore sta per compiere sotto i vostri occhi. 17Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io griderò al Signore ed egli manderà tuoni e pioggia. Così vi persuaderete e constaterete che grande è il male che avete fatto davanti al Signore chiedendo un re per voi”. 18Samuele allora invocò il Signore, e il Signore mandò subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo ebbe grande timore del Signore e di Samuele. 19Tutto il popolo perciò disse a Samuele: “Prega il Signore, tuo Dio, per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo aggiunto a tutti i nostri peccati il male di aver chiesto per noi un re”. 20Samuele disse al popolo: “Non temete: voi avete fatto tutto questo male, ma almeno non allontanatevi dal Signore, anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. 21Non allontanatevi dietro nullità che non possono giovare né salvare, perché appunto sono nullità. 22Certo, il Signore non abbandonerà il suo popolo, a causa del suo grande nome, perché il Signore ha deciso di fare di voi il suo popolo. 23Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la via buona e retta. 24Solo temete il Signore e servitelo fedelmente con tutto il cuore: considerate infatti le grandi cose che ha operato tra voi. 25Se invece vorrete fare il male, voi e il vostro re perirete”.

__________________________ Note

12,18 a pioggia nella stagione estiva, quando in Israele non piove mai, diviene segno dell’autenticità del carisma profetico di Samuele e occasione per un’ulteriore esortazione a servire il Signore (vv. 20.24).

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Approfondimenti

Il lungo discorso di Samuele segna il passaggio definitivo dall'epoca dei “giudici” a quella della monarchia. Il regno di Saul è stato finalmente “inaugurato” col concorso di tutto Israele (11,14-15), che ha riconosciuto in lui la guida desiderata (cfr. 8,3ss.). A questo punto il vecchio “giudice” può passare ufficialmente le consegne al giovane re. Le sue parole concludono il processo innescato dalla richiesta del c. 8 ma, ancor più, intendono riassumere l'intera storia d'Israele dall'esodo in poi, con un'attenzione particolare al periodo dei “giudici” appena trascorso (vv. 6-11). Da questo punto di vista troviamo molte somiglianze con i discorsi di congedo di Mosè (Dt 32,1-43) e Giosuè (Gs 23-24), anch'essi destinati a chiudere un periodo storico (l'esodo, la conquista) e ad aprirne uno nuovo (rispettivamente: la conquista di Canaan e l'epoca dei “giudici”). Nei tre discorsi si rilevano le medesime idee-guida e persino diverse espressioni comuni, dovute alla redazione deuteronomistica. Simile è pure il modo di procedere: alla luce del passato (ossia: dei prodigi operati dal Signore; qui nel v. 24) i condottieri invitano il popolo a seguire il Signore nel tempo presente. Il capitolo è annoverato fra i testi “antimonarchici , ma tale sbrigativa classificazione rischia di non cogliere la vera natura del discorso di Samuele: è vero che la scelta del re è stata avventata, ha provocato non poche amarezze e ne provocherà di peggiori, ed è anche vero che la monarchia non ha risolto tutti i problemi d'Israele; d'altra parte Dio stesso s'è impegnato a trovare un capo al popolo che gli appartiene (v. 13; cfr. 9,16-17; 10,1). Le circostanze storiche sono mutate rispetto al tempo di Gedeone, Barak e Iefte, ma il timore del Signore e l'obbedienza alla sua voce rimangono anche oggi la condizione imprescindibile perché Israele “viva” (v. 14). Se è stato fatto un errore (o un peccato!) nella scelta della monarchia, l'adesione «con tutto il cuore» al Signore (v. 20) può trasformarla in un'inattesa occasione di grazia. Il vero ostacolo da abbattere è la schiavitù interiore, come Israele ben sa fin dai tempi dell'esodo (“non era forse meglio per noi essere schiavi in Egitto..?”; cfr. Es 16,3; 17,3; Nm 11,5; 14,2-4; 20,5; 21,5). Il Signore non tornerà indietro dalla decisione di fare di Israele «il suo popolo» (v. 22), a condizione che questi non gli volga le spalle «per seguire vanità» (v. 21). Il discorso di Samuele ricalca la struttura tipica dei trattati di alleanza biblici ed extrabiblici (cfr. il decalogo di Es 20,2-17 e Dt 5,6-21; Es 19,4-6; Dt 28; 29,1-20; Gs 24,2-15. Sono presenti alcuni tra gli elementi più importanti di essi: le opere storiche fondanti, vv. 6-11.24; la testimonianza, v. 6; la benedizione, v. 14; la maledizione, vv. 15.25). Non è dunque impossibile ravvisare anche qui un contesto (implicito) di rinnovamento dell'alleanza, come in Dt 31 e Gs 24 (cfr. 2Sam 7).

1-5. Al cospetto del Signore e del suo “Unto”, prima di cedere il governo Samuele chiede a tutto il popolo una conferma pubblica della sua irreprensibilità. Poiché gli anziani d'Israele avevano chiesto un re a motivo della vecchiaia di Samuele e della disonestà dei suoi figli (8,5), egli intende regolare definitivamente la propria posizione: ha fatto quanto gli è stato chiesto, ha costituito un re su Israele, ma sia ben chiaro che non ha mai conculcato il diritto altrui né ha agito per proprio interesse. Piuttosto facciano attenzione al re che si sono dati, perché egli non esiterà a fare tutto questo (cfr. 8,11-17)! È un forte richiamo alla responsabilità che Israele deve assumersi di fronte a Dio nel momento in cui inizia una nuova tappa della sua storia.

6-12. Samuele traccia qui con pochi segni sicuri una sintesi storica dell'alleanza tra il Signore e Israele: in Egitto, nel deserto, in Canaan, può forse Israele accusare il suo Dio di non averlo assistito e liberato dalla mano degli avversari? In questo contesto si dà ampio risalto allo schema ciclico dell'epoca dei “giudici” (disobbedienza – oppressione – richiesta di soccorso – salvezza – nuova disobbedienza..., Gdc 2,11-19; cfr. 1Sam 7,2-17). Poi è accaduto qualcosa di imprevisto: di fronte a Nacas Israele non ha più gridato al Signore per essere aiutato, ma ha preso egli stesso l'iniziativa relegando ai margini l'assistenza divina (v. 12). Come risponderà il Signore a una simile provocazione? Le parole di Samuele fin qui pronunciate non saranno forse una rete tesa per inchiodare il popolo alle sue responsabilità?

8. «li ricondussero in questo luogo»: il discorso di Samuele viene pronunciato a Galgala (cfr. 10,8) nell'ambito della festa per Saul (11,15). “Tutto Israele” è ritornato oggi in “questo luogo” per far nuovamente memoria dei prodigi dell'esodo (cfr. Gs 4,19-24) e per rinnovare l'adesione all'alleanza.

11. «Barak»: con i LXX e Syr. TM e Vg hanno «Badan», ma il nome è sconosciuto all'onomastica biblica. Qualche esegeta lo vuol identificare con il “giudice” Abdon (Gdc 12,13-15), ma potrebbe anche trattarsi di un semplice errore scribale che ha trasformato brq in bdn. «Samuele»: probabilmente è una glossa. Essa è importante perché annovera esplicitamente Samuele tra i “giudici”.

13-15. Dio sa trasformare anche il peccato in un'occasione di grazia, la ribellione contro di lui in un desiderio ancor più grande della sua amicizia. Ecco dunque che il capriccio d'Israele vien mutato in un dono (v. 13) che implica un impegno totale, “per la vita” (vv. 14-15). Bisogna vigilare attentamente affinché la bellezza del dono non si corrompa e la benedizione non diventi una maledizione.

14. «vivrete»: correzione del TM e dei LXX che hanno «sarete» a motivo di uno scambio tra due lettere simili (he e ḥet). Vg segue il TM, ma non è molto chiara. La vita e la morte (cfr. v. 25) sono le alternative classiche prospettate nei discorsi deuteronomistici (Dt 4,25-28; 6,14-19; 8,18-20; 11,13-17.26-28; 28,1-68; 30,15-20).

15. «come pesò sui vostri padri»: traduzione ispirata al TM (evidentemente corrotto) che ha l'assurda frase: «su di voi... e sui vostri padri». I LXX hanno cercato di darle un senso, traducendo: «sul vostro re».

16-19. A conferma del valore profetico delle sue parole, Samuele invoca un segno dal cielo. Dalla fine di aprile a settembre la Palestina è completamente arida. L'improvviso uragano non può non provocare uno spavento soprannaturale (i tuoni sono la voce di Dio: 2,10; 7,10; 2Sam 22,14-15; Es 9,23-34; Sal 29,3-9). Il popolo riconosce la peccaminosità del proprio desiderio e supplica Samuele che interceda per loro. Il peccato provoca infatti un'estraneità rispetto al creatore (cfr. Gn 3,8-10).

18. «Tutto il popolo fu preso da grande timore»: frase simile in Es 14,31. Samuele sta di fronte al popolo come Mosè «servo del Signore».

20-25. Pur cedendo il governo al re, anche per il futuro Samuele non smetterà di essere quel potente intercessore che sempre è stato (cfr. 7,8-10). Il peccato non scalfisce l'amore del Signore verso il popolo che è suo (v. 22). È dalla certezza della fedeltà di Dio che la storia può ricominciare da capo, nonostante tutto.

21. «vanità»: è la stessa parola ebraica – tōhû – che ricorre anche in Gn 1,2. E il “vuoto” nel senso di “informe”, “senza nerbo”, “senza consistenza”. Seguire ciò che è tōhû è la suprema stoltezza, come la critica al culto idolatrico ribadirà più volte (Sal 115, 4-7; Is 40, 17; 41,29; 44, 9; Ger 10, 1-5; Bar 6, 3.7; Sap 13-15).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 1Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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