📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Riforma di Giosia in Giuda 1Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. 2Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell'alleanza, trovato nel tempio del Signore. 3Il re, in piedi presso la colonna, concluse l'alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l'anima, per attuare le parole dell'alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all'alleanza. 4Il re comandò al sommo sacerdote Chelkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di portare fuori dal tempio del Signore tutti gli oggetti fatti in onore di Baal, di Asera e di tutto l'esercito del cielo; li bruciò fuori di Gerusalemme, nei campi del Cedron, e ne portò la cenere a Betel. 5Destituì i sacerdoti creati dai re di Giuda per offrire incenso sulle alture delle città di Giuda e dei dintorni di Gerusalemme, e quanti offrivano incenso a Baal, al sole e alla luna, ai segni dello zodiaco e a tutto l'esercito del cielo. 6Fece portare il palo sacro dal tempio del Signore fuori di Gerusalemme, al torrente Cedron; lo bruciò nel torrente Cedron, lo ridusse in polvere e gettò la polvere sul sepolcro dei figli del popolo. 7Demolì le case dei prostituti sacri, che erano nel tempio del Signore, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera. 8Fece venire tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, rese impure le alture, dove i sacerdoti offrivano incenso, da Gheba a Bersabea; demolì l'altura dei satiri, che era all'ingresso della porta di Giosuè, governatore della città, a sinistra di chi entra per la porta della città. 9I sacerdoti delle alture non salivano più all'altare del Signore a Gerusalemme; tuttavia potevano mangiare pani azzimi in mezzo ai loro fratelli. 10Giosia rese impuro il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Innòm, perché nessuno vi facesse passare il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloc. 11Rimosse i cavalli che i re di Giuda avevano posto in onore del sole all'ingresso del tempio del Signore, presso la stanza del cortigiano Netan-Mèlec, che era accanto alla loggia, e diede alle fiamme i carri del sole. 12Demolì gli altari sulla terrazza della stanza superiore di Acaz, eretti dai re di Giuda, e gli altari eretti da Manasse nei due cortili del tempio del Signore; il re li frantumò e ne gettò in fretta la polvere nel torrente Cedron. 13Il re rese impure le alture che erano di fronte a Gerusalemme, a destra del monte della Perdizione, erette da Salomone, re d'Israele, in onore di Astarte, obbrobrio di quelli di Sidone, in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, e in onore di Milcom, abominio degli Ammoniti. 14Fece a pezzi le stele e tagliò i pali sacri, riempiendone il posto con ossa umane.

La riforma di Giosia in Israele 15Quanto all'altare di Betel e all'altura eretta da Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto commettere peccati a Israele, lo demolì insieme con l'altura e bruciò l'altura; triturò, ridusse in polvere e bruciò il palo sacro. 16Giosia si voltò e vide i sepolcri che erano là sul monte; egli mandò a prendere le ossa dai sepolcri e le bruciò sull'altare, rendendolo impuro, secondo la parola del Signore, che aveva proclamato l'uomo di Dio quando Geroboamo, durante la festa, stava presso l'altare. Quindi si voltò; alzato lo sguardo verso il sepolcro dell'uomo di Dio che aveva proclamato queste cose, 17Giosia domandò: “Che cos'è quel cippo che io vedo?”. Gli uomini della città gli dissero: “È il sepolcro dell'uomo di Dio che, partito da Giuda, proclamò queste cose che hai fatto riguardo all'altare di Betel”. 18Egli disse: “Lasciatelo riposare; nessuno rimuova le sue ossa”. Così preservarono le sue ossa, insieme con le ossa del profeta venuto dalla Samaria. 19Giosia eliminò anche tutti i templi delle alture, costruiti dai re d'Israele nelle città della Samaria provocando a sdegno il Signore. Fece a loro riguardo quello che aveva fatto a Betel. 20Immolò sugli altari tutti i sacerdoti delle alture del luogo; su di essi bruciò ossa umane. Quindi ritornò a Gerusalemme. 21Il re ordinò a tutto il popolo: “Celebrate la Pasqua in onore del Signore, vostro Dio, come è scritto nel libro di questa alleanza”. 22Difatti una Pasqua simile a questa non era mai stata celebrata dal tempo dei giudici che governarono Israele, ossia per tutto il periodo dei re d'Israele e dei re di Giuda. 23Soltanto nell'anno diciottesimo del re Giosia questa Pasqua fu celebrata in onore del Signore a Gerusalemme. 24Giosia fece poi scomparire anche i negromanti, gli indovini, i terafìm, gli idoli e tutti gli obbrobri che erano comparsi nella terra di Giuda e a Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della legge scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel tempio del Signore. 25Prima di lui non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima e con tutta la sua forza, secondo tutta la legge di Mosè; dopo di lui non sorse uno come lui. 26Tuttavia il Signore non si ritirò dall'ardore della sua grande ira, che si era accesa contro Giuda a causa di tutte le prevaricazioni con cui Manasse l'aveva provocato. 27Perciò il Signore disse: “Anche Giuda allontanerò dalla mia presenza, come ho allontanato Israele; respingerò questa città, Gerusalemme, che avevo scelto, e il tempio di cui avevo detto: “Lì sarà il mio nome”“. 28Le altre gesta di Giosia e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 29Nei suoi giorni, il faraone Necao, re d'Egitto, marciò per raggiungere il re d'Assiria sul fiume Eufrate. Il re Giosia gli andò incontro, ma Necao lo uccise presso Meghiddo appena lo vide. 30I suoi ufficiali posero su un carro il morto per portarlo da Meghiddo a Gerusalemme e lo seppellirono nel suo sepolcro. Il popolo della terra prese Ioacàz, figlio di Giosia, lo unse e lo proclamò re al posto di suo padre.

Ioacàz, re di Giuda 31Quando divenne re, Ioacàz aveva ventitré anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Libna e si chiamava Camutàl, figlia di Geremia. 32Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come avevano fatto i suoi padri. 33Il faraone Necao lo fece prigioniero a Ribla, nel paese di Camat, perché non regnasse a Gerusalemme; alla terra egli impose un tributo di cento talenti d'argento e di un talento d'oro.

Ioiakìm, re di Giuda 34Il faraone Necao nominò re Eliakìm, figlio di Giosia, al posto di Giosia, suo padre, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quindi prese Ioacàz. Questi andò in Egitto, ove morì. 35Ioiakìm consegnò l'argento e l'oro al faraone, in quanto aveva tassato la terra per consegnare il denaro secondo la disposizione del faraone. Con una tassa individuale, proporzionata ai beni, egli riscosse l'argento e l'oro dal popolo della terra per consegnarlo al faraone Necao. 36Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Sua madre era di Ruma e si chiamava Zebidà, figlia di Pedaià. 37Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come avevano fatto i suoi padri.

__________________________ Note

23,8 Giosia fece venire sacerdoti da tutto il territorio di Giuda, contrassegnato da Gheba e Bersabea, cioè dai confini nord e sud del regno. L’altura dei satiri: luogo sacro pagano proibito dalla legge (Lv 17,7).

23,10 rese impuro il Tofet: il luogo dove venivano sacrificati i bambini a Moloc. La valle di Ben-Innòm fiancheggia la parte sud-ovest di Gerusalemme ed è chiamata anche Geenna.

23,21 Celebrate la Pasqua in onore del Signore: secondo il rito prescritto in Dt 16,1-8; in quanto celebrata nel tempio di Gerusalemme, e non più in ogni città e in ogni casa (Es 12,21-23), tale Pasqua divenne un grandioso pellegrinaggio nazionale: una Pasqua simile a questa non era mai stata celebrata (v. 22).

23,29 Necao, re d’Egitto: faraone dal 609 al 595, marciò per raggiungere il re d’Assiria, cioè per aiutarlo e impedire che si accrescesse troppo la potenza dell’impero dei Babilonesi.

23,31 Ioacàz: chiamato anche Sallum (Ger 22,11), fu re per soli tre mesi durante l’anno 609.

23,33 Ribla: in Siria nella valle dell’Oronte, in una regione che aveva per capitale Camat.

23,34 Necao mette sul trono Eliakìm, il figlio di Giosia, al quale cambia il nome in Ioiakìm in segno di dipendenza verso l’Egitto. Il regno di Ioiakìm durò dal 609 al 598 circa.

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Approfondimenti

1-3. Il prototipo di questo rito si trova in Es 24 e Gs 24. Il contenuto del libro ritrovato viene ora reso pubblico e assunto da tutto il popolo. Da questo impegno scaturirà una tenacia maggiore nella rimozione degli idoli. Il v. 3 presenta un linguaggio marcatamente deuteronomista.

4-6. Nel suo resoconto l'autore pare così travolto dall'entusiasmo da non curarsi dell'ordine nell'esposizione e ci consegna pertanto una relazione non aliena da confusione e ripetizioni. Le più alte classi sacerdotali sono incaricate di eliminare gli oggetti devozionali del culto cananaico a Baal e Asera e del culto astrale assiro ripristinati da Manasse (21,3-7). Le ceneri di questi oggetti bruciati presso il Cedron furono gettate nelle tombe comuni destinate a chi non aveva una tomba di famiglia.

5. Senza specificare quale fosse la sorte ad essi riservata, si riferisce del licenziamento dei sacerdoti pagani.

7. Nel tempio era ritornata anche la prostituzione sacra maschile per i riti di fecondità (cfr. 1Re 14,24). In quell'edificio le donne si davano alla tessitura, ma è difficile stabilire se producessero tende destinate ai culti orgiastici nelle feste della dea o vesti per le sue statue.

8-9. Gheba era una città sul confine settentrionale di Giuda (cfr. 1Re 15,22). Viene introdotta una discriminazione tra i sacerdoti gerosolimitani e quelli provenienti dalla campagna. A questi ultimi, che avevano praticato il culto di JHWH sulle alture, viene limitato l'esercizio del culto. I satiri erano demoni rappresentati in forma di capra. Secondo l'opinione popolare avevano il loro luogo di dominio nel deserto (cfr. Is 13,21; 34,14). Forse la loro altura si trovava presso una delle porte da dove si potevano prendere le strade per il deserto, o a oriente o a sud.

10. La valle di Ben-Innom, a sud di Gerusalemme, sul punto di incontrarsi con quella di Tiropeon ospitava il famigerato Tofet, probabile santuario cananaico in cui si praticava il culto di Moloch che prevedeva sacrifici di bambini (cfr. 1Re 16,3; Ger 7,31-32; 19,1-13).

11. Il culto astrale assiro immaginava che il sole percorresse il cielo su un carro trascinato da cavalli. Il moto celeste veniva riprodotto in una processione, elemento tipico del culto solare, in cui il carro del sole era trainato da cavalli. Per questi una cella del tempio era stata trasformata in stalla. Ora vengono allontanati e il carro distrutto.

12. Le terrazze erano un punto privilegiato per la venerazione degli astri (cfr. 20,11; Sof 1,5; Ger 32,29). Acaz aveva costruito altari sul piano superiore della reggia. Anche questi vengono rimossi insieme a quelli costruiti da Manasse sempre per il culto astrale, ma nei cortili del tempio (cfr. 21,4-5). Al v. 13 si parla dei santuari che Salomone aveva concesso alle sue concubine straniere (cfr. 1Re 11,7).

14. Sono i segni del culto cananaico risalente a Geroboamo (1Re 12,33).

15-18. L'Assiria è più debole e il coraggio di Gio-sia più forte; egli porta ora la riforma al di fuori dei suoi confini, nei vecchi territori del regno del Nord. La profanazione dell'altare di Betel non è esente da valore politico. Verso il presente essa costituisce in qualche modo una sfida verso l'Assiria; verso il passato sottolinea la grossolanità dell'errore di Geroboamo (1Re 12,31-33) che dividendo il regno l'ha portato alla rovina; verso il futuro vorrebbe segnare la ripresa dei tempi davidici e salomonici in cui l'unico tempio confermava la prosperità di un unico regno sotto un unico re. Un avvenimento così importante naturalmente era stato previsto: 1Re 13,1-10. La parola profetica puntualmente si compie. A testimonianza dell'autenticità della profezia resterà anche la tomba inviolata dell'uomo di Dio.

19-20. La riforma si propaga a tutto il territorio dell'ex-regno settentrionale che ormai ha definitivamente assunto il nome della vecchia capitale. Non si dimentichi però la difficoltà incontrata nel territorio per l'applicazione delle nuove regole. Si parla per la prima volta dell'uccisione dei sacerdoti.

21-23. Dt 16,1-8 dà indicazioni per la celebrazione della Pasqua. Giosia desidera che questa normativa sia seguita per la festa più tipica dell'ebraismo e che può prestarsi assai bene al recupero dell'unità civile e religiosa. Collocata a questo punto della narrazione, questa Pasqua ha il sapore di una grande festa celebrata per la ritrovata libertà dalla servitù dell'idolatria.

24. Dopo la rimozione dell'idolatria più rilevante sul piano sociale viene varcata anche la soglia del privato. Le pratiche magiche vietate in Dt 18,10-12 sono perseguite.

25-27. Già Ezechia era stato presentato come ineguagliabile (18,5); ora Giosia condivide lo stesso giudizio. Purtroppo però il suo zelo non supera né i peccati dei predecessori, veramente eccessivi, né la collera divina accesa da questi. La riflessione serve al lettore perché ancora una volta si renda conto dei motivi della tragedia dell'esilio nonostante il grande sforzo di conversione di Giosia. Si noti come nel v. 25 questo sforzo venga descritto con i termini dello Shemá (Dt 6,5).

28-30. Dopo la caduta di Ninive, i superstiti assiri si rifugiarono nella regione di Carchemis. Col pretesto di portar loro aiuto, Necao II (609-594) intraprese una campagna che aveva come vero scopo l'estensione del potere egiziano fino all'Eufrate attraverso la conquista dei territori della Palestina e della Siria. Temendo di perdere la propria indipendenza, Giosia organizzò uno scontro diretto. Nonostante la scelta di un punto strategicamente propizio Giosia venné sconfitto e perse la vita. Gli fu dato come successore il figlio non primogenito Ioacaz che condivideva in pieno la linea politica del padre.

31-34. Regno di Ioacaz in Giuda (609). Il partito antiegizio era così riuscito ad imporre il suo candidato. Terminata la campagna siriana, Necao riprese il controllo di Giuda e fece deportare Ioacaz nel suo quartier generale, a Ribla, città siriana sull'Oronte. Al suo posto Necao collocò Eliakim, figlio primogenito di Giosia, non succeduto al padre forse proprio per la sua politica filo-egiziana. Il cambiamento del nome in Ioiakim indica autorità, ma anche avvedutezza. Infatti il prefisso teoforo lo richiama direttamente JHWH e risultava più gradito ai Giudei del generico El.

35. Ancora una volta bisogna soddisfare l'aggravio fiscale imposto dal nuovo padrone; il peso del tributo pare essere equamente distribuito, ma pesa completamente sulle spalle del popolo.

23,36-24,7. Regno di Ioiakim in Giuda (609-598). Parallelo in 2Cr 36,5-7.

37. Il giudizio negativo su Ioiakim è sottolineato da Geremia: 22,13-19; 36,30.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosia, re di Giuda 1Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni a Gerusalemme. Sua madre, di Boskat, si chiamava Iedidà, figlia di Adaià. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, seguendo in tutto la via di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra

Scoperta del libro della legge 3Nell'anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò Safan, figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio del Signore, dicendo: 4“Sali da Chelkia, il sommo sacerdote, perché metta assieme il denaro depositato nel tempio del Signore, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. 5Lo si dia in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore; costoro lo diano agli esecutori dei lavori che sono nel tempio del Signore, per riparare le parti danneggiate del tempio, 6ossia ai falegnami, ai costruttori e ai muratori, per l'acquisto di legname e pietre da taglio per riparare il tempio. 7Tuttavia non si controlli il denaro consegnato nelle loro mani, perché lavorano con onestà”. 8Il sommo sacerdote Chelkia disse allo scriba Safan: “Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge”. Chelkia diede il libro a Safan, che lo lesse. 9Lo scriba Safan quindi andò dal re e lo informò dicendo: “I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l'hanno consegnato in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore”. 10Poi lo scriba Safan annunciò al re: “Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro”. Safan lo lesse davanti al re. 11Udite le parole del libro della legge, il re si stracciò le vesti. 12Il re comandò al sacerdote Chelkia, ad Achikàm figlio di Safan, ad Acbor, figlio di Michea, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: 13“Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro ora trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi”. 14Il sacerdote Chelkia, insieme con Achikàm, Acbor, Safan e Asaià, si recò dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tikva, figlio di Carcas, custode delle vesti, la quale abitava nel secondo quartiere di Gerusalemme; essi parlarono con lei 15ed ella rispose loro: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Riferite all'uomo che vi ha inviati da me: 16Così dice il Signore: Ecco, io farò venire una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, conformemente a tutte le parole del libro che ha letto il re di Giuda, 17perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera si accenderà contro questo luogo e non si spegnerà!“. 18Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete questo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: Quanto alle parole che hai udito, 19poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore, all'udire quanto ho proferito contro questo luogo e contro i suoi abitanti, per farne motivo di orrore e di maledizione, e ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ho ascoltato, oracolo del Signore! 20Per questo, ecco, io ti riunirò ai tuoi padri e sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo”“. Quelli riferirono il messaggio al re.

__________________________ Note

22,1-2 Insieme a Ezechia, Giosia è il re che il Deuteronomista maggiormente elogia (23,25) per le sue benemerenze religiose. Sul piano politico il giudizio che si dà di lui, invece, non è positivo. Regnò dal 640 al 609.

22,3 Verso l’anno 622, diciottesimo del re Giosia (v. 3), durante i lavori di restauro del tempio, venne scoperto un antico manoscritto: il libro della legge (v. 8). Si ritiene comunemente che il contenuto di questo libro si sia conservato nelle parti più antiche dell’attuale Deuteronomio.

22,14 La profetessa Culda non è ricordata altrove. Esercitavano già il ministero profetico Geremia e Sofonia, che però non vengono consultati.

22,20 Le parole di questo versetto probabilmente derivano da una fonte che venne redatta prima della tragica fine di Giosia a Meghiddo (23,29-30).

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Approfondimenti

22,1-23,30. Il regno di Giosia (640-609). Parallelo in 2Cr 34,1-36,1. Nel 626 a.C. muore Assurbanipal. Questa data segna un'accelerazione decisiva nel declino dell'Assiria. Nel 625 la sua capitale Ninive subisce il primo assedio da parte dei Medi, mentre i Babilonesi, diventati dato il suo contributo alla rovina dell'Assiria. Oltre alle potenze politiche ebbe non poco peso il disordine causato da tribù provenienti dalle montagne del nord che operavano razzie e distruzioni. Il territorio dell'Assiria si andava sempre più restringendo e in ogni caso essa non poteva più darsi molta premura per le province periferiche. Così i territori del regno settentrionale inglobato dagli Assiri conobbero una ventata di libertà che non impedì a Giosia di estendere là la sua influenza, come pure a sud, nei territori recuperati dai Filistei. Intuendo che il momento storico era favorevole, Giosia si applicò non solo alla riforma religiosa, ma perlomeno sognò una restaurazione dell'impero davidico per la quale il contributo religioso era determinante. Nel 612 Ninive cadde sotto l'assedio dei Medi e dei Babilonesi; di lì a poco come conseguenza di questo fatto e delle sue risonanze sul piano internazionale cadrà anche Giosia. Egli è l'eroe vero e proprio della storiografia deuteronomista, campione di fedeltà a JHWH e di coraggio e determinazione nell'eliminazione della idolatria. Con un solo colpo d'occhio, nel presente capitolo e nel successivo, l'autore narra il processo di purificazione del culto dalle infiltrazioni assire e cananaiche. Il racconto dà l'idea di un'attuazione scorrevole e rapida. In realtà si trattò di un'opera lenta, che conobbe ostacoli e che non ottenne un risultato pieno, stando ai dati archeologici che attestano la sopravvivenza di luoghi di culto periferici e sincretisti durante il regno di Giosia. Anche il collegamento con la scoperta del “libro della legge” in termini di causa ed effetto rispetto alla riforma religiosa pone sul piano storico incredibili difficoltà. Soprattutto in questo caso però si deve tenere presente lo stato d'animo dell'autore. Come sempre egli passa la storia al vaglio della teologia e qui, in più, ritrae Giosia nella luce di un'ammirazione che idealizza.

22,1-2. L'accostamento a Davide è particolarmente sottolineato specificando la rettitudine come assenza di deviazione. Rafforzare la somiglianza di Giosia a Davide, il re ideale, è di grande importanza per il nostro autore.

3-7. Poco dopo 1835, anno della sua ascesa al trono, Ioas aveva avviato il primo restauro del tempio (12,5-16); ora dopo un secolo un nuovo restauro è necessario. Anche se non si accetta il rapporto causa-effetto tra il rinvenimento del libro e l'avvio della riforma, la data rimane comunque un orientamento cronologico significativo per l'opera intrapresa da Giosia. La notizia dei restauri verte soprattutto sulle preoccupazioni amministrative ad essi collegate. Sulla scorta di Ger 36,11-12 si può riconoscere in Safan il segretario di stato di Giosia, mentre le antiche tradizioni identificano Chelkia con il padre di Geremia (cfr. Ger 1,1), ma non si deve dimenticare che la confusione diventa più probabile nel caso di nomi assai comuni come questo.

8. Recuperando l'indizio cronologico del v. 3 la data della scoperta del rotolo della legge è da collocare al 622. Il versetto ci pone di fronte a una delle questioni più importanti dell'AT. Qual è il contenuto del libro? È andato notevolmente aumentato il consenso della critica circa la risposta. Si tratta della parte più propriamente legale del Deuteronomio, i cc. 12-26, la cui lunghezza permette la lettura per intero nel corso di un'assemblea liturgica (cfr. 22,11 e 23,2). Un'ipotesi assai verosimile sulle origini del libro è che si rifaccia a tradizioni portate dal nord a Gerusalemme dopo il 721 e che sia stato messo per iscritto sotto il regno di Ezechia. Al tempo di Manasse lo scritto cadde nella dimenticanza a causa del clima religioso ostile. Ora si combinano due circostanze che lo fanno riemergere: una linea religiosa simile a quella di Ezechia e i restauri del tempio. Le Cronache (2Cr 34,14-21) riportano l'episodio dopo aver dato notizia dell'avvio delle riforme (2Cr 34,3-7). Anche se con qualche tinta esagerata la versione è più verosimile. Come infatti si poteva pensare a un restauro del tempio senza aver prima deciso la rimozione delle sovrastrutture idolatriche collocate da Manasse e Amon?

13. Il fatto che Giosia non ritenga direttamente rivolte a lui le parole del libro, e le interpreti invece come un ammonimento profetico contro la condotta dei padri conferma le ipotesi che le sue riforme erano già cominciate.

14. Viene composta una commissione regia per consultare il Signore. L'autore non trova strano che sia scelta una donna. L'AT dà il titolo di “profetessa” a Maria, sorella di Mosè (Es 15,20), a Debora (Gdc 4,4) e all'assai meno nota Noadia (Ne 6,14). Forse Geremia e Sofonia non avevano ancora raggiunto grande notorietà.

16-17. L'intervento di Culda è un anello di una lunga catena in cui si intravede l'amaro destino di Giuda (1Re 8,46-53; 9,3-9; 2Re 17,19-20; 20,16-18; 21,10-15; 23,26-27). Questa prima parte dell'oracolo è rivolta contro gli abitanti di Gerusalemme. Il motivo del biasimo divino è ancora una volta l'idolatria. Per ora divampa solo l'ira di Dio; tra non molto le fiamme divoreranno veramente la città.

18-20. La seconda parte dell'oracolo è dedicata a Giosia. Il suo atteggiamento è gradito a Dio che lo ricompenserà facendolo ricomporre in pace nel suo sepolcro. La profezia stride con 23,29 che presenta la morte violenta di Giosia nella battaglia contro il faraone Necao. Se pur tragica, la fine di Giosia viene però ritenuta una benedizione. Meglio quella morte onorata in battaglia che vedere la distruzione di Gerusalemme e venir deportato.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Manasse, re di Giuda 1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Chefsiba. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari a Baal, fece un palo sacro, come l'aveva fatto Acab, re d'Israele. Si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare suo figlio per il fuoco, si affidò a vaticini e presagi, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine di Asera, che aveva fatto scolpire, nel tempio, riguardo al quale il Signore aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho dato ai loro padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge che ha prescritto loro il mio servo Mosè”. 9Ma essi non ascoltarono. Manasse li spinse a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti. 10Allora il Signore parlò per mezzo dei suoi servi, i profeti, dicendo: 11“Poiché Manasse, re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrei prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, 12per questo dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, io mando su Gerusalemme e su Giuda una sventura tale che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 13Stenderò su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab; asciugherò Gerusalemme come si asciuga la scodella, che una volta asciugata si rovescia sottosopra. 14Rigetterò il resto della mia eredità; li consegnerò in mano ai loro nemici e diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici, 15perché hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e mi hanno provocato a sdegno dal giorno in cui i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi”“. 16Manasse versò anche sangue innocente in grande quantità, fino a riempirne Gerusalemme da un'estremità all'altra, senza contare i peccati che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ciò che è male agli occhi del Signore. 17Le altre gesta di Manasse, tutte le sue azioni e i peccati commessi, non sono forse descritti nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 18Manasse si addormentò con i suoi padri, fu sepolto nel giardino della sua casa, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon, re di Giuda 19Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. Sua madre, di Iotba, si chiamava Mesullèmet, figlia di Carus. 20Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. 21Seguì in tutto la via su cui aveva camminato suo padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. 22Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore. 23Gli ufficiali di Amon congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 24Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re al suo posto suo figlio Giosia. 25Le altre gesta che compì Amon non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 26Lo seppellirono nel suo sepolcro, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Giosia.

__________________________ Note

21,1 Manasse: è il re che ha regnato più di ogni altro (687-642). Enumerando i peccati di Manasse, l’autore sacro elenca i peccati che Giuda ha commesso lungo tutta la sua storia. Il brano ha una funzione analoga alla riflessione sulla fine di Israele (2Re 17,7-23).

21,13 Dio stenderà su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab, cioè distruggerà Gerusalemme come ha distrutto Samaria e il palazzo di Acab. La cordicella e il piombino servivano, oltre che per costruire, anche per verificare la stabilità di un edificio in vista della sua demolizione (Lam 2,8).

21,19 Amon: regna su Giuda soltanto due anni (642-640).

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Approfondimenti

1-18. Manasse re di Giuda (686-642). Parallelo in 2Cr 33,1-10.

1. Il regno più lungo della storia di Giuda, più di mezzo secolo, viene naturalmente presentato nella prospettiva tipica della valutazione religiosa. In questo lungo periodo l'Assiria sale i gradini del massimo splendore con Sennacherib (705-681), Assarhaddon (681-670), Assurbanipal (669-633) e conosce la massima espansione territoriale invadendo addirittura l'Egitto con la sconfitta di Tiraca nel 671. I rapporti di Giuda con la massima potenza sono di sottomissione: Manasse è ricordato più di una volta nei documenti assiri che riportano le liste dei re vassalli. Ma l'interesse per questi avvenimenti è vinto dall'autore da un altro pensiero. Il regno di Manasse è per lui una profonda notte religiosa in cui viene incredibilmente oscurata la fedeltà a JHWH. Affondano qui le radici del disastro che travolgerà Giuda come mostrano i vv. 11-15; 23,26-27; 24,3 e Ger 15,1-4. Non si riesce a spiegare come mai la situazione religiosa si sia completamente ribaltata rispetto al tempo di Ezechia. Può darsi che il partito contrario alle sue riforme abbia fatto presa sul giovane monarca condizionandolo a vantaggio proprio e del meno impegnativo culto sincretista e pagano. 2Cr 33,11-20 parla di una deportazione di Manasse in Babilonia con successiva liberazione e conversione, ma è un timido tentativo di riabilitazione difficilmente conciliabile con la situazione internazionale ricordata sopra.

2-9. È la più lunga lista di peccati di idolatria che si possa trovare nei libri dei Re. Alcuni di essi sono di vecchia tradizione e compaiono pure nelle liste di 17,7-12.14-17 costituendo così un parallelo tra le motivazioni della caduta di Giuda e quella di Samaria. Altri peccati giungono a questo appuntamento di ogni idolatria corroborati dal nuovo clima culturale assiro. Si tratta del culto degli astri, che verrà solennemente proibito da Dt 4,19; 17,3, e che troverà l'ostilità della predicazione profetica: Ger 7,18; 44,18-19; Sof 1,5; e delle pratiche magiche proibite da Lv 19,26.31, ripresa da Dt 18,10-12. Viene richiamato due volte (vv. 3.7) il tema della presenza di Dio nel tempio, in mezzo a Giuda, argomento di importanza capitale per il nostro autore, già contenuto in germe nella promessa fondamentale in 2Sam 7,13, ripreso nella preghiera di dedicazione del tempio (1Re 8,16.29) e sancito nella fonte teologica principale dello scrittore deuteronomista (Dt 12,5.11).

10-15. Non può non esserci l'immancabile ammonimento profetico. Il discorso indiretto di Dio comincia con una espressione tipica di Geremia (Ger 6,19; 11,11; 19,3; 45,5): il destino di Giuda sarà come quello di Samaria e della casa di Acab (cfr. 1Re 21,21-22) sulle quali fu steso il filo a piombo del muratore non per edificare, ma per distruggere (cfr. Is 34,11; Am 7,7-8; Lam 2,8). Israele come eredità del Signore è un tema diffuso (cfr. Dt 4,20; 9,26; 1Sam 10,1; 1Re 8,53; Is 19,25; Ger 10,16; Mic 7,14.18). Un buon parallelo del v. 14 è Ger 12,7.

16. Può darsi che si alluda qui a una persecuzione contro i profeti o i sostenitori del culto di JHWH. La tradizione ebraica (Talmud Babilonese, Ascensione di Isaia), che forse riecheggia in Eb 11,37, attribuisce a Manasse l'ordine di aver fatto uccidere Isaia facendolo segare in due.

18. Dopo Ezechia non si ha più notizia della sepoltura dei re nelle tombe reali.

19-25. Amon re di Giuda (642-640). Parallelo in 2Cr 33,21-25.

20-22. Il giovane re Amon emulatore del padre nella condotta religiosa riceve un giudizio parimenti severo.

23-24. Dopo solo due anni di regno una congiura elimina Amon, ma l'intervento popolare vendica il monarca e soprattutto garantisce la continuità dinastica collocando sul trono il figlio Giosia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Malattia e guarigione di Ezechia 1In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Il profeta Isaia, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: “Così dice il Signore: “Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”“. 2Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: 3“Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi”. Ed Ezechia fece un gran pianto. 4Prima che Isaia uscisse dal cortile centrale, la parola del Signore fu rivolta a lui, dicendo: 5“Torna indietro e riferisci a Ezechia, principe del mio popolo: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io ti guarirò: fra tre giorni salirai al tempio del Signore. 6Aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città per amore di me e di Davide, mio servo”“. 7Isaia disse: “Andate a prendere un impiastro di fichi”. Andarono a prenderlo, lo posero sull'ulcera e il re guarì. 8Ezechia disse a Isaia: “Qual è il segno che il Signore mi guarirà e che fra tre giorni salirò al tempio del Signore?”. 9Isaia rispose: “Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto: vuoi che l'ombra avanzi di dieci gradi oppure che retroceda di dieci gradi?“. 10Ezechia disse: “È facile per l'ombra allungarsi di dieci gradi. Non così! L'ombra deve tornare indietro di dieci gradi”. 11Il profeta Isaia invocò il Signore che fece tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che era già scesa sull'orologio di Acaz.

L’ambasciata di Merodac-Baladàn 12In quel tempo Merodac-Baladàn, figlio di Baladàn, re di Babilonia, mandò lettere e un dono a Ezechia, perché aveva sentito che Ezechia era stato malato. 13Ezechia ne fu molto lieto e mostrò agli inviati tutto il tesoro, l'argento e l'oro, gli aromi e l'olio prezioso, il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il suo regno. 14Allora il profeta Isaia si presentò al re Ezechia e gli domandò: “Che cosa hanno detto quegli uomini e da dove sono venuti a te?”. Ezechia rispose: “Sono venuti da una regione lontana, da Babilonia”. 15Quegli soggiunse: “Che cosa hanno visto nella tua reggia?”. Ezechia rispose: “Hanno visto quanto si trova nella mia reggia; non c'è nulla nei miei magazzini che io non abbia mostrato loro”. 16Allora Isaia disse a Ezechia: “Ascolta la parola del Signore: 17“Ecco, verranno giorni nei quali tutto ciò che si trova nella tua reggia e ciò che hanno accumulato i tuoi padri fino ad oggi verrà portato a Babilonia; non resterà nulla, dice il Signore. 18Prenderanno i figli che da te saranno usciti e che tu avrai generato, per farne eunuchi nella reggia di Babilonia”“. 19Ezechia disse a Isaia: “Buona è la parola del Signore, che mi hai riferita”. Egli pensava: “Perché no? Almeno vi saranno pace e stabilità nei miei giorni”. 20Le altre gesta di Ezechia, tutta la sua potenza, la costruzione della piscina e del canale per introdurre l'acqua nella città, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 21Ezechia si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Manasse.

__________________________ Note

20,11 La maggior durata della luce del giorno, segnalata dall’ombra sulla meridiana che è tornata indietro di dieci gradi, sta a indicare il prolungamento della vita di Ezechia.

20,12 Merodac-Baladàn: resosi indipendente dall’Assiria, fu re di Babilonia dal 721 al 710, poi nel 703. Viene a visitare Ezechia per avere Giuda come alleato contro l’Assiria.

20,20 Il canale per introdurre l’acqua nella città scorreva dalla fontana di Ghicon, che era all’esterno della città, a quella che viene chiamata la piscina di Sìloe (Gv 9,7) e che era dentro le mura. È il tunnel di Ezechia, scavato tutto nella roccia, che sostituiva un canale più antico, scavato in parte a cielo aperto.

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Approfondimenti

20,1-11. Paralleli in 2Cr 32,24 e Is 38,1-8.

1. Il capitolo si apre con una indicazione cronologica generica, ma bisogna chiarire che i fatti qui raccontati precedono cronologicamente il contenuto dei cc. 18-19. Retrocedendo di quindici anni dalla morte di Ezechia (v. 6), avvenuta nel 699, si raggiunge una data anteriore di circa un decennio all'invasione di Sennacherib. Per avere conferma di questo basta confrontare 18,14 e 20,13; nell'ultimo passo Ezechia è ancora in possesso di tutti i suoi tesori. Anche la profezia del v. 6 non avrebbe senso se i fatti fossero già avvenuti come si narrava nei cc. 18-19. Molto probabilmente l'autore si è lasciato guidare dalla teologia più che dalla cronologia. I vv. 16-18 infatti sono la profezia che annuncia la caduta di Giuda per bocca di Isaia ed è assai conforme al suo stile concludere i racconti con predizioni di castighi destinati o a Israele, o a Giuda, o ai loro re (cfr. 1Re 11,31-39; 14,6-16; 21,20-24; 22,28; 2Re 10,30; 17,19-20; 20,16-18; 21,11-15; 23,26-27). Non si riesce a diagnosticare la malattia di Ezechia. Dalla terapia suggerita si può dedurre che essa comportava acuti effetti infiammatori esterni.

2-3. La richiesta di Ezechia riposa sulla convinzione che alla fedeltà a Dio corrisponde una lunga vita (cfr. Gn 25,8; 35,29; Dt 6,1-2). Si noti il contrasto tra la brevità della preghiera e il prolungarsi del pianto.

4-6. Prima che Isaia lasci il cortile centrale la risposta del Signore è già arrivata. Egli viene presentato come Dio di Davide, titolo che lo lega alla promessa dinastica (2Sam 7). Considerando l'età con cui Manasse è salito al trono (21,1), probabilmente non era ancora nato al tempo della malattia di Ezechia. La morte del re avrebbe costituito una prematura interruzione della discendenza davidica. La risposta divina concede alla vita del re una dilazione precisamente limitata: quindici anni. Essi, oltre a essere un'alternativa alquanto apprezzata alla morte, saranno anche il tempo per vedere la forza della fedeltà divina all'amore per Gerusalemme.

7. L'impiastro di fichi è un uso antico ben attestato per la cura di ulcere e infiammazioni. La collocazione più logica del versetto è dopo il v. 11. Infatti non ha senso il segno se la guarigione è già avvenuta (cfr. Is 38,21).

8-11. Il «segno» per la guarigione può essere scelto dallo stesso Ezechia nell'ambito indicato da Dio. La retrocessione dell'ombra solare su una scala è un miracolo maggiormente in contrasto con le leggi naturali, che non l'avanzamento, ma è anche un simbolo di quanto accade a Ezechia. La sua vita giunta la tramonto ora recupera tempo.

12-15. Merodak-Baladan è il principe caldeo Marduk-Apal-Iddin, che contro la volontà degli Assiri occupò il trono di Babilonia dal 721 al 710. Allontanato da Sargon II, rioccupò il trono dal 703 al 702. L'ambasciata non ha solo lo scopo di ottemperare alle norme di cortesia vigenti tra le corti orientali per cui i sovrani amici inviavano delegazioni in occasioni di malattie dei colleghi, ma vuole essere l'occasione per un accordo antiassiro. Merodak-Baladan era infatti accanito avversario dell'Assiria. Questo spiega la reazione di Isaia contrario ad alleanze pericolose.

16-18. È la prima profezia sulla caduta di Gerusalemme (cfr. 21,11-15; 22,15-20; 23,26-27) che troverà compimento in 25,1-21. Significativo che il primo annuncio della tragica fine di Giuda sia dato da un profeta importantissimo come fu Isaia.

19. Tenendo conto che la seconda metà del v. manca nei LXX, pare che la risposta di Ezechia fosse solo improntata a rassegnazione e non a egoistico interesse come risulta dal TM.

20. Nella conclusione del regno si fa riferimento alle opere idrauliche fatte eseguire da Ezechia. Per rifornire d'acqua Gerusalemme, anche in caso d'assedio, Ezechia fece scavare sotto la collina di Ofel una galleria per poter prendere acqua dalla sorgente di Ghicon e convogliarla in un bacino urbano nella valle del Tiropeon (2Cr 32,30; Sir 48,17). Secondo Is 22,9-11, l'impresa fu compiuta dopo l'invasione del 701. Sir 48,17-21 colloca Ezechia nell'elogio dei padri.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Quando udì, il re Ezechia si stracciò le vesti, si ricoprì di sacco e andò nel tempio del Signore. 2Quindi mandò Eliakìm il maggiordomo, Sebna lo scriba e gli anziani dei sacerdoti ricoperti di sacco dal profeta Isaia, figlio di Amoz, 3perché gli dicessero: “Così dice Ezechia: “Giorno di angoscia, di castigo e di disonore è questo, poiché i bimbi stanno per nascere, ma non c'è forza per partorire. 4Forse il Signore, tuo Dio, udrà tutte le parole del gran coppiere, che il re d'Assiria, suo signore, ha inviato per insultare il Dio vivente e lo castigherà per le parole che il Signore, tuo Dio, avrà udito. Innalza ora una preghiera per quel resto che ancora rimane”“. 5Così i ministri del re Ezechia andarono da Isaia. 6Disse loro Isaia: “Riferite al vostro signore: “Così dice il Signore: Non temere per le parole che hai udito e con le quali i ministri del re d'Assiria mi hanno ingiuriato. 7Ecco, io infonderò in lui uno spirito tale che egli, appena udrà una notizia, ritornerà nella sua terra, e nella sua terra io lo farò cadere di spada”“. 8Il gran coppiere ritornò, ma trovò il re d'Assiria che combatteva contro Libna; infatti aveva udito che si era allontanato da Lachis, 9avendo avuto, riguardo a Tiraka, re d'Etiopia, questa notizia: “Ecco, è uscito per combattere contro di te”.

Nuova minaccia di Sennàcherib Allora il re d'Assiria inviò di nuovo messaggeri a Ezechia dicendo: 10“Così direte a Ezechia, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d'Assiria. 11Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d'Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? 12Gli dèi delle nazioni, che i miei padri hanno devastato, hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Resef e i figli di Eden che erano a Telassàr? 13Dove sono il re di Camat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva?“”. 14Ezechia prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l'aprì davanti al Signore 15e pregò davanti al Signore: “Signore, Dio d'Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. 16Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. 17È vero, Signore, i re d'Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, 18hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d'uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. 19Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio”. 20Allora Isaia, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechia: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d'Assiria. 21Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui: Ti disprezza, ti deride la vergine figlia di Sion. Dietro a te scuote il capo la figlia di Gerusalemme. 22Chi hai insultato e ingiuriato? Contro chi hai alzato la voce e hai levato in alto i tuoi occhi? Contro il Santo d'Israele! 23Per mezzo dei tuoi messaggeri hai insultato il mio Signore e hai detto: Alla guida dei miei carri sono salito in cima ai monti, sugli estremi gioghi del Libano: ne ho reciso i cedri più alti, i suoi cipressi migliori, sono penetrato nel suo angolo più remoto, nella sua foresta lussureggiante. 24Io ho scavato e bevuto acque straniere, ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi tutti i fiumi d'Egitto. 25Non l'hai forse udito? Da tempo ho preparato questo, da giorni remoti io l'ho progettato; ora lo eseguo. E sarai tu a ridurre in mucchi di rovine le città fortificate. 26I loro abitanti, stremati di forza, erano atterriti e confusi, erano erba del campo, foglie verdi d'erbetta, erba di tetti, grano riarso prima di diventare messe. 27Ti sieda, esca o rientri, io lo so. 28Poiché il tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi, porrò il mio anello alle tue narici e il mio morso alle tue labbra; ti farò tornare per la strada, per la quale sei venuto”. 29Questo sarà per te il segno: mangiate quest'anno il frutto dei semi caduti, nel secondo anno ciò che nasce da sé, nel terzo anno seminate e mietete, piantate vigne e mangiatene il frutto. 30Il residuo superstite della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto. 31Poiché da Gerusalemme uscirà un resto, dal monte Sion un residuo. Lo zelo del Signore farà questo. 32Perciò così dice il Signore riguardo al re d'Assiria: “Non entrerà in questa città né vi lancerà una freccia, non l'affronterà con scudi e contro essa non costruirà terrapieno. 33Ritornerà per la strada per cui è venuto; non entrerà in questa città. Oracolo del Signore. 34Proteggerò questa città per salvarla, per amore di me e di Davide mio servo”“. 35Ora in quella notte l'angelo del Signore uscì e colpì nell'accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco, erano tutti cadaveri senza vita. 36Sennàcherib, re d'Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Ninive, dove rimase. 37Mentre si prostrava nel tempio di Nisroc, suo dio, i suoi figli Adrammèlec e Sarèser lo colpirono di spada, mettendosi quindi al sicuro nella terra di Araràt. Al suo posto divenne re suo figlio Assarhàddon.

__________________________ Note

19,9a Tiraka, re d'Etiopia: faraone della XXV dinastia, di origine etiopica, che i testi egiziani chiamano Taharqa e che sostenne una politica antiassira. Regnò dal 690 al 664; nel 701, anno dell'invasione vittoriosa di Sennàcherib, Tiraka non era ancora re.

19,35 colpì: come aveva fatto lo sterminatore con i primogeniti d’Egitto (Es 12,12-13.23). Forse colpì con la peste (2Sam 24,15-16): si potrebbe collegare questa notizia del testo biblico a un racconto di Erodoto secondo il quale, nel corso di una battaglia tra Sennàcherib e il faraone, ai confini dell’Egitto, un’invasione di topi provocò la peste nell’accampamento degli Assiri.

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Approfondimenti

1-4. Ezechia fa consultare Isaia. Il re paragona la situazione difficile di Gerusalemme a quella di una partoriente che non ha energie necessarie per dare alla luce il bambino. La paura di fronte al nemico descritta come dolore simile a quella del parto è ricorrente (Sal 48,7; Is 13,8; Ger 6,24; Mic 4,9). Così pure l'oltraggio a Dio fatto dai nemici (Sal 74,10.18.12-23; 79,12). Qui Dio è qualificato come il vivente in contrasto con la sua equiparazione agli idoli in 18,35, tema conduttore del Sal 115. L'ambasciata si conclude con un tema tipico della predicazione d'Isaia: il resto d'Israele risparmiato per la conversione (Is 1,9; 4,3; 7,3; 10,20-21).

5-7. Pur distante dalla capitale per dirigere imprese militari, il re è costantemente raggiunto da notizie circa il resto dell'impero. Una di queste causerà la sua partenza e infine la sua morte. Il compimento della profezia si trova nei vv. 36-37.

8-9. Sennacherib ha spostato l'accampamento più a sud presso Libna (cfr. 8,22), e Tiraca, al comando delle truppe egiziane, è uscito verso di lui. Questa mossa rende necessario sollecitare di nuovo la capitolazione di Gerusalemme, prima che i suoi alleati siano troppo vicini.

10-13. La lettera in aramaico inviata a Ezechia riprende il tema di 18,32b-35. Proprio per questo alcuni pensano che l'unità 9-28 sia una seconda versione dei fatti narrati in 18,17-19,7. Oltre ai luoghi già citati in 18,34, si ricordano Gozan e Carran (cfr. 17,6); Rezef sull'Eufrate, odierna Resafa a nord-est di Palmira; Eden, zona posta sul medio Eufrate.

14. Convinto della presenza del Signore nel tempio, Ezechia si reca da lui, srotola la lettera imperiale davanti ai suoi occhi affinché la legga.

15-19. I cherubini che ornavano il coperchio dell'arca (Es 25,16) erano il trono di Dio, il Dio dell'esodo e del creato. La preghiera di Ezechia è una professione di fede nel Dio vivente, Dio universale, in contrasto con l'idea di un Dio nazionale. Gli dei sono descritti col linguaggio del Deuteronomio e dei profeti: opera delle mani dell'uomo (Dt 4,28; 31,29; Os 14,4; Es 2,8; Ger 1,16; 2,28; 44,8). Prodotti di legno e di pietra (Dt 4,28; 28,36.64; Ger 2,27; 3,9; Es 20,32), non potevano né salvarsi, né salvare, ma lo può il Dio vivente di Giuda.

20-22. L'oracolo di Isaia viene accompagnato da un poema di scherno. In Is 10,5-10 si trova un altro esempio di sarcasmo contro l'Assiria. Un parallelo perfetto di 19,20-34 si trova in Is 37,21-35. Gerusalemme personificata (cfr. Is 23,10; 28,1; Lam 2,13) deride Sennacherib che ha insultato il Santo d'Israele, espressione tipica d'Isaia (cfr. Is 1,4; ecc.).

23-24. L'arroganza di Sennacherib risuona nel testo che fa l'elenco delle sue imprese.

25-26. Bruscamente il vanto del re assiro è interrotto da Dio che prende la parola. Sennacherib altro non ha fatto che eseguire il volere di Dio, da tempo progettato e a suo tempo realizzato (Is 41,22; 42,9; 46,10; 48,3; ecc.).

27-28. L'attività umana viene indicata nel linguaggio biblico con i binomi sedersi-alzarsi, entrare-uscire (Dt 31,2; Sal 139,2-3; Lam 3,63). Tutto quanto Sennacherib fa è noto a Dio che lo domerà come si doma un animale selvatico. L'anello al naso e il morso erano però una umiliazione che i re assiri infliggevano ai re da loro vinti. Ora questa sorte è annunciata a Sennacherib.

29-31. È il secondo oracolo che propone il «segno». Nel terzo anno, dopo un periodo di difficoltà dovuto proprio alle invasioni assire che impedivano il lavoro agricolo, si tornerà all'abbondanza del raccolto e alla normalità della vita che farà prosperare il “resto” di Giuda. Per questo tema vedi 19,4.

32-34. Il terzo oracolo annuncia che per amor suo e di Davide Dio lascerà incolume Gerusalemme. Anche se cinta d'assedio la battaglia non la penetrerà; l'assediante partirà senza entrarvi. Si può collegare Os 1,7 con il nostro passo che promette protezione amorosa.

35-37. Viene descritta la fine dell'assedio e dell'assediante in conformità alle profezie precedenti. La presenza dell'angelo del Signore fa pensare a una peste sterminatrice nell'accampamento assiro (cfr. 2Sam 24,15-17). La fuga probabilmente è dovuta anche alle notizie provenienti dall'Egitto (v. 9). Arrivato in patria, Sennacherib trova la morte proprio nel tempio del suo dio, fine ironica per chi ha disprezzato il Signore. L'episodio non è però da collocare immediatamente dopo la partenza da Gerusalemme; è infatti accertato che la morte di Sennacherib è avvenuta nel 681. Il prisma B di Assarhaddon conferma che l'assassinio è stato compiuto dai figli di Sennacherib, dei quali però non si danno i nomi; così non si può confermare i dati biblici. È anche impossibile definire quale sia la divinità in questione perché il suo nome è giunto deformato nel testo; è confermato invece il nome dell'erede.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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GIUDA FINO ALLA CADUTA DI GERUSALEMME (18,1-25,30)

Ezechia, re di Giuda 1Nell'anno terzo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, divenne re Ezechia, figlio di Acaz, re di Giuda. 2Quando egli divenne re, aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abì, figlia di Zaccaria. 3Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. 4Egli eliminò le alture e frantumò le stele, tagliò il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, che aveva fatto Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustàn. 5Egli confidò nel Signore, Dio d'Israele. Dopo non vi fu uno come lui tra tutti i re di Giuda, né tra quelli che ci furono prima. 6Aderì al Signore e non si staccò da lui; osservò i precetti che il Signore aveva dato a Mosè. 7Il Signore fu con lui ed egli riusciva in tutto quello che intraprendeva. Egli si ribellò al re d'Assiria e non lo servì. 8Sconfisse i Filistei fino a Gaza e ai suoi territori, dalla torre di guardia alla città fortificata. 9Nell'anno quarto del re Ezechia, cioè l'anno settimo di Osea, figlio di Ela, re d'Israele, Salmanàssar, re d'Assiria, salì contro Samaria e l'assediò. 10Dopo tre anni la prese; nell'anno sesto di Ezechia, cioè l'anno nono di Osea, re d'Israele, Samaria fu presa. 11Il re d'Assiria deportò gli Israeliti in Assiria, li collocò a Calach, e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media. 12Ciò accadde perché quelli non avevano ascoltato la voce del Signore, loro Dio, e avevano trasgredito la sua alleanza, cioè tutto quello che egli aveva ordinato a Mosè, servo del Signore: non l'avevano ascoltato e non l'avevano messo in pratica.

L’invasione di Sennàcherib 13Nell'anno quattordicesimo del re Ezechia, Sennàcherib, re d'Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prese. 14Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d'Assiria a Lachis: “Ho peccato; allontànati da me e io accetterò quanto mi imporrai”. Il re d'Assiria impose a Ezechia, re di Giuda, trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro. 15Ezechia consegnò tutto il denaro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia. 16In quel tempo Ezechia fece a pezzi i battenti del tempio del Signore e gli stipiti che egli stesso, re di Giuda, aveva ricoperto con lamine, e li diede al re d'Assiria.

Minaccia di Sennàcherib contro Gerusalemme 17Il re d'Assiria mandò da Lachis a Gerusalemme, dal re Ezechia, il tartan, il grande eunuco e il gran coppiere con una schiera numerosa. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; salirono, arrivarono e si fermarono presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio. 18Essi chiamarono il re e gli andarono incontro Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista. 19Il gran coppiere disse loro: “Riferite a Ezechia: “Così dice il grande re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? 20Pensi forse che la sola parola delle labbra sia di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per ribellarti a me? 21Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata che è l'Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone, re d'Egitto, per tutti coloro che confidano in lui. 22Se mi dite: Noi confidiamo nel Signore, nostro Dio, non è forse quello stesso del quale Ezechia eliminò le alture e gli altari, ordinando alla gente di Giuda e di Gerusalemme: Vi prostrerete solo davanti a questo altare a Gerusalemme? 23Ora fa' una scommessa col mio signore, re d'Assiria; io ti darò duemila cavalli, se potrai mettere tuoi cavalieri su di essi. 24Come potrai far voltare indietro uno solo dei più piccoli servi del mio signore? Ma tu confidi nell'Egitto per i carri e i cavalieri! 25Ora, non è forse secondo il volere del Signore che io sono salito contro questo luogo per mandarlo in rovina? Il Signore mi ha detto: Sali contro questa terra e mandala in rovina”“. 26Eliakìm, figlio di Chelkia, Sebna e Iòach risposero al gran coppiere: “Per favore, parla ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo; ma non parlarci in giudaico: il popolo che è sulle mura ha orecchi per sentire”. 27Il gran coppiere replicò: “Forse il mio signore mi ha inviato per pronunciare tali parole al tuo signore e a te e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la propria urina con voi?”. 28Il gran coppiere allora si alzò in piedi e gridò a gran voce in giudaico; parlò e disse: “Udite la parola del grande re, del re d'Assiria. 29Così dice il re: “Non vi inganni Ezechia, poiché non potrà liberarvi dalla mia mano. 30Ezechia non vi induca a confidare nel Signore, dicendo: Certo, il Signore ci libererà, questa città non sarà consegnata in mano al re d'Assiria”. 31Non ascoltate Ezechia, poiché così dice il re d'Assiria: “Fate la pace con me e arrendetevi. Allora ognuno potrà mangiare i frutti della propria vigna e del proprio fico e ognuno potrà bere l'acqua della sua cisterna, 32fino a quando io verrò per condurvi in una terra come la vostra, terra di frumento e di mosto, terra di pane e di vigne, terra di ulivi e di miele; così voi vivrete e non morirete. Non ascoltate Ezechia che vi inganna, dicendo: Il Signore ci libererà! 33Forse gli dèi delle nazioni sono riusciti a liberare ognuno la propria terra dalla mano del re d'Assiria? 34Dove sono gli dèi di Camat e di Arpad? Dove gli dèi di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? Hanno forse liberato Samaria dalla mia mano? 35Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano?“”. 36Quelli tacquero e non gli risposero nulla, perché l'ordine del re era: “Non rispondetegli”. 37Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.

__________________________ Note

18,1 Ezechia: regna dal 716 al 687 circa. Dal punto di vista religioso è fra i pochi re che il Deuteronomista loda in modo incondizionato (vv. 5-6); da un punto di vista politico, invece, porta il regno alla quasi totale rovina, con un territorio che si riduce appena a Gerusalemme e ai suoi dintorni.

18,4 La riforma religiosa di Ezechia, per il Deuteronomista, è completa: il re elimina il culto sulle alture, cosa che nessuno dei suoi predecessori aveva realizzato; elimina le stele e il palo sacro (Dt 7,5; 12,3); frantuma il serpente di bronzo forgiato da Mosè (Nm 21,6-9), diventato poi oggetto di culto idolatrico.

18,7 Egli si ribellò al re d’Assiria e non lo servì: forse l’anno 711, in occasione della rivolta di Asdod (Is 20,1); o ancora meglio verso la fine del regno di Sargon (705) o all’inizio di quello di Sennàcherib (704-681).

18,13 Quanto viene detto qui sull’invasione di Sennàcherib nel 701 è narrato anche nei documenti assiri, i quali però non contengono nulla di quanto viene detto nel seguito del testo biblico (18,17-19,37). Tutto il racconto (2Re 18,13.17-19,37) è riportato anche in Is 36-37.

18,17 Sul piano narrativo abbiamo due narrazioni parallele: 18,17-19,9a e 19,9b-37. Non è chiaro se il testo voglia dire che Sennàcherib ha invaso due volte il territorio di Giuda, nel 701 e verso il 690, oppure se abbia compiuto la sola invasione del 701.

18,26 parla… in aramaico: cioè nella lingua che stava diventando internazionale e che solo le persone istruite conoscevano; il giudaico (cioè l’ebraico parlato nella regione di Gerusalemme) era capito da tutta la gente

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Approfondimenti

18,1-25,30. Siamo all'ultima parte dell'opera. Giuda è rimasto solo, si trova come stretto in una tenaglia tra l'Egitto e l'Assiria con la quale confina ormai direttamente. L'equilibrio politico è delicatissimo; a mantenerlo contribuiscono Michea e Isaia i cui consigli di mantenere una sola alleanza, quella con Dio, si rivelano preziosi anche dal punto di vista dei rapporti internazionali. L'autore prediligerà Ezechia (cc. 18-20) e Giosia (cc. 22-23) ai quali dedica molta attenzione a causa del loro impegno religioso. Tuttavia anche su Manasse l'autore indugerà (21,1-18) per riprovarne l'incredibile empietà. La caduta di Giuda comincia ad emergere in discorsi esplicativi (20,16-19; 21,10-15; 22,15-19; 23,26-27) per preparare il lettore alla tragedia finale. Anche le storie profetiche sono presenti in quest'ultima parte (18,17-20.21; 22,14-20; 23,16-20) tanto da far pensare a un ciclo di Isaia somigliante a quello di Elia ed Eliseo con notizie biografiche raccolte dai discepoli (cfr. Is 8,16, ma naturalmente l'interesse dell'autore è più teologico che biogratico).

18,1-20,21. Ezechia re di Giuda (716-686).

18,1-2. Dal suo osservatorio, dove la storia è vista in prospettiva teologica, l'autore ammira Ezechia come figura particolarmente luminosa, tanto da accostarla direttamente a Davide, l'ideale del re fedele (v. 3). Prima però di passare al commento di questo regno entusiasticamente e lungamente descritto (cc. 18-20), è bene dare uno sguardo più obiettivo agli avvenimenti storici in cui si collocano i tre dati d'archivio riportati in queste pagine: riforme religiose (v. 4), guerre con i Filistei (v. 8), rivolte antiassire (vv. 7.13-16). L'Assiria conduceva simultaneamente alla sua espansione una politica molto dura verso i sottomessi creando insofferenza e tentativi di ribellione. Questi vengono coagulati alle estremità dell'impero da Merodak-Baladan, re di Elam, a est, e da Tiraca, re di Etiopia, a ovest. Questi capi della resistenza potevano contare su una solida base di potere dal momento che il primo aveva occupato il trono di Babilonia nel 721, e il secondo si era impossessato del trono d'Egitto proclamandosi faraone. L'Assiria era così costretta ad una forte vigilanza a oriente e a occidente e a spostamenti di truppe là dove maggiormente fremeva la rivolta. Si poteva così approfittare del-l'allentata sorveglianza a causa dell'impegno assiro sul fronte opposto per riconquistare autonomie e vantaggi perduti. In questo alveo si svolgono gli avvenimenti del regno di Ezechia.

4. La riforma religiosa viene descritta in maniera particolareggiata in 2Cr 29-31. L'eliminazione delle alture e dei pali sacri, già parecchio esecrati dall'autore (cfr. 1Re 3,2; 11,5; 16,33; ecc.), è il fulcro del rinnovamento con la probabile intenzione di un culto centralizzato. Potrebbero trovarsi già qui le radici della determinante riforma di Giosia (cfr. cc. 22 e 23). Il culto del serpente poteva insinuare infiltrazioni idolatriche delle pratiche di fertilità cananaiche. Sebbene la sua immagine trovi legittimazione nella legge (Nm 21,4-9), viene eliminata.

5-6. Elogio della fede di Ezechia che trova un passo affine in 23,25 a proposito di Giosia.

7. Il dato enfatico del pieno successo di Ezechia non regge alla prova della storia; infatti riuscì appena a mantenere l'incolumità della capitale. Inoltre il dato sulla ribellione antiassira è palesemente in contrasto con i cc. 13-16.

8. Le vittorie sui Filistei hanno invece un riscontro storico. Nel 711 Sargon II aveva condotto una campagna vittoriosa contro i Filistei. Negli ultimi travagliati anni del suo regno e all'inizio di quello di Sennacherib, dunque intorno al 705, Ezechia recupera territori dei Filistei, che durante il regno di Acaz avevano conosciuto una nuova espansione (cfr. 2Cr 28,18; Is 14,28-32), e conduce prigioniero a Gerusalemme Padi re di Ekron. Data però la vittoria assira sui Filistei, l'impresa di Ezechia poteva essere un tentativo di ribellione.

9-12. È una ripetizione: cfr. 17,1-6.

13-16. Questa notizia non trova paralleli nella letteratura biblica che parla dell'invasione di Sennacherib, ma è confermata dalle fonti assire. Il primo problema è di vedere quale rapporto esista tra la conclusione proposta qui, cioè il pagamento del tributo, e il resto del racconto che vede l'assedio di Gerusalemme dissolversi inspiegabilmente facendone una lettura miracolosa. Si è proposto di vedere qui descritte due diverse campagne, la prima nel 701, la seconda nel 689-688, ma è attualmente impossibile fornire una prova che confermi. Siamo di fronte ad un nodo non ancora sciolto. Lachis è l'attuale Tell ed-Duweir, 24 km ad ovest di Ebron nella Sefela.

17-18. Inizia la seconda versione dell'invasione di Sennacherib che ha paralleli in 2Cr 32,1-23; Is 36,1-37.38; Sir 48,18-22. Sennacherib manda i suoi collaboratori più stretti e i suoi più alti dignitari: il tartan, cioè il comandante in capo delle forze armate (cfr. Is 20,1), il capo degli eunuchi (cfr. Ger 39,3) che ricoprivano incarichi assai alti nelle corti orientali, e il gran coppiere a cui era riservato l'incarico di comunicare i messaggi e che viene ricordato da solo nel parallelo di Is 36,2. Il luogo dell'incontro è il medesimo luogo in cui Isaia fu inviato a incontrare Acaz (Is 7,3) all'estremità sud-orientale di Gerusalemme. Ezechia da parte sua risponde con una delegazione formata pure dai più alti personaggi (cfr. 1Re 4,1-6). Sebna ed Eliakim vengono ricordati anche in Is 22,15-25; 36,3.

19-25. Il discorso degli ambasciatori nella sua prima parte tende a demolire la fiducia di Ezechia. Dal punto di vista politico l'Egitto è una potenza inferiore all'Assiria e dunque non si può che ricevere danno appoggiandosi a lui. Sul piano religioso la riforma di Ezechia viene presentata come non gradita al Signore, che quindi non darà il suo appoggio. Non resta che mettersi nelle mani del re d'Assiria che viene presentato come inviato divino per la distruzione di Giuda. Anche Isaia condivide l'idea che sia stato Dio a inviare l'assiro, non però per la distruzione di Giuda, ma perché venga distrutto lui stesso: Is 14,25.

26. L'aramaico era già la lingua internazionale parlata in tutto il Medio Oriente. La reazione dei Giudei al primo discorso è la paura.

27-35. La risposta assira all'invito di parlare aramaico parte dalla volgarità e prosegue con l'arroganza. Il discorso sembra avere lo scopo di provocare una contrapposizione tra Ezechia e il popolo. Se vi sono crepe tra la gente e il re sarà più facile aprire brecce nelle mura della città. Stavolta il discorso scorre sul filo della liberazione. Ezechia non sarà in grado di garantirla perché spinge il popolo verso alleanze inefficaci; Dio viene visto come uno dei tanti dei già abbattuti dai re assiri. La promessa fatta da parte di Sennacherib (v. 32) riprende il linguaggio del Deuteronomio (cfr. Dt 8,7-10) e del profeti: Mic 4,4; Zc 3,10. Per Camat, Sefarvaim e Avva cfr. 17,24; Arpad è l'attuale Tell Ergad a nord di Aleppo; Ena non è ancora stata identificata.

36-37. Viene osservato l'ordine del re di evitare lo scontro verbale. I messaggeri ritornano in atteggiamento di lutto.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Osea, ultimo re d’Israele 1Nell'anno dodicesimo di Acaz, re di Giuda, Osea, figlio di Ela, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò nove anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come i re d'Israele che l'avevano preceduto. 3Contro di lui mosse Salmanàssar, re d'Assiria; Osea divenne suo vassallo e gli pagò un tributo. 4Ma poi il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea; infatti questi aveva inviato messaggeri a So, re d'Egitto, e non spediva più il tributo al re d'Assiria, come ogni anno. Perciò il re d'Assiria lo arrestò e, incatenato, lo gettò in carcere. 5Il re d'Assiria invase tutta la terra, salì a Samaria e l'assediò per tre anni. 6Nell'anno nono di Osea, il re d'Assiria occupò Samaria, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media.

Riflessioni sulle cause della rovina 7Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, dalle mani del faraone, re d'Egitto. Essi venerarono altri dèi, 8seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d'Israele. 9Gli Israeliti riversarono contro il Signore, loro Dio, parole non giuste e si costruirono alture in ogni loro città, dalla torre di guardia alla città fortificata. 10Si eressero stele e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero verde. 11Ivi, su ogni altura, bruciarono incenso come le nazioni che il Signore aveva scacciato davanti a loro; fecero azioni cattive, irritando il Signore. 12Servirono gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: “Non farete una cosa simile!”. 13Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: “Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti”. 14Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervice, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. 15Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro; seguirono le vanità e diventarono vani, seguirono le nazioni intorno a loro, pur avendo il Signore proibito di agire come quelle. 16Abbandonarono tutti i comandi del Signore, loro Dio; si eressero i due vitelli in metallo fuso, si fecero un palo sacro, si prostrarono davanti a tutta la milizia celeste e servirono Baal. 17Fecero passare i loro figli e le loro figlie per il fuoco, praticarono la divinazione e trassero presagi; si vendettero per compiere ciò che è male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno. 18Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda. 19Neppure quelli di Giuda osservarono i comandi del Signore, loro Dio, ma seguirono le leggi d'Israele. 20Il Signore rigettò tutta la discendenza d'Israele; li umiliò e li consegnò in mano a predoni, finché non li scacciò dal suo volto. 21Quando aveva strappato Israele dalla casa di Davide, avevano fatto re Geroboamo, figlio di Nebat; poi Geroboamo aveva spinto Israele a staccarsi dal Signore e gli aveva fatto commettere un grande peccato. 22Gli Israeliti imitarono tutti i peccati che Geroboamo aveva commesso; non se ne allontanarono, 23finché il Signore non allontanò Israele dal suo volto, come aveva detto per mezzo di tutti i suoi servi, i profeti. Israele fu deportato dalla sua terra in Assiria, fino ad oggi.

Origine dei Samaritani 24Il re d'Assiria mandò gente da Babilonia, da Cuta, da Avva, da Camat e da Sefarvàim e la stabilì nelle città della Samaria al posto degli Israeliti. E quelli presero possesso della Samaria e si stabilirono nelle sue città. 25All'inizio del loro insediamento non veneravano il Signore ed egli inviò contro di loro dei leoni, che ne facevano strage. 26Allora dissero al re d'Assiria: “Le popolazioni che tu hai trasferito e stabilito nelle città della Samaria non conoscono il culto del dio locale ed egli ha mandato contro di loro dei leoni, i quali seminano morte tra loro, perché esse non conoscono il culto del dio locale”. 27Il re d'Assiria ordinò: “Mandate laggiù uno dei sacerdoti che avete deportato di là: vada, vi si stabilisca e insegni il culto del dio locale”. 28Venne uno dei sacerdoti deportati da Samaria, che si stabilì a Betel e insegnava loro come venerare il Signore. 29Ogni popolazione si fece i suoi dèi e li mise nei templi delle alture costruite dai Samaritani, ognuna nella città dove dimorava. 30Gli uomini di Babilonia si fecero Succot-Benòt, gli uomini di Cuta si fecero Nergal, gli uomini di Camat si fecero Asimà. 31Gli Avviti si fecero Nibcaz e Tartak; i Sefarvei bruciavano nel fuoco i propri figli in onore di Adrammèlec e di Anammèlec, divinità di Sefarvàim. 32Veneravano anche il Signore; si fecero sacerdoti per le alture, scegliendoli tra di loro: prestavano servizio per loro nei templi delle alture. 33Veneravano il Signore e servivano i loro dèi, secondo il culto delle nazioni dalle quali li avevano deportati. 34Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la legge e il comando che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe, a cui impose il nome d'Israele. 35Il Signore aveva concluso con loro un'alleanza e aveva loro ordinato: “Non venerate altri dèi, non prostratevi davanti a loro, non serviteli e non sacrificate a loro, 36ma venerate solo il Signore, che vi ha fatto salire dalla terra d'Egitto con grande potenza e con braccio teso: a lui prostratevi e a lui sacrificate. 37Osservate le norme, i precetti, la legge e il comando che egli ha scritto per voi, mettendoli in pratica tutti i giorni; non venerate altri dèi. 38Non dimenticate l'alleanza che ho concluso con voi e non venerate altri dèi, 39ma venerate soltanto il Signore, vostro Dio, ed egli vi libererà dal potere di tutti i vostri nemici”. 40Essi però non ascoltarono, ma continuano ad agire secondo il loro culto antico. 41Così quelle popolazioni veneravano il Signore e servivano i loro idoli, e così pure i loro figli e i figli dei loro figli: come fecero i loro padri essi fanno ancora oggi.

__________________________ Note

17,1 Osea: regna dal 732 al 724 circa.

17,3 Salmanàssar V: figlio di Tiglat-Pilèser III, re d’Assiria dal 726 al 722 circa.

17,5-6 Dopo un assedio di tre anni, perché la città si trovava in un’eccezionale posizione strategica, nel 722 Salmanàssar occupa la capitale Samaria. Salmanàssar morì pochi mesi dopo la caduta di Samaria e, forse per questo motivo, gli Annali assiri dicono che fu Sargon II a conquistarla e a deportarne la popolazione. I deportati vengono dispersi nelle varie regioni dell’impero assiro per togliere loro ogni possibilità di riorganizzazione e di rivincita.

17,16 la milizia celeste: gli astri in quanto oggetto di culto (Dt 4,19; 2Re 21,3.5).

17,24 Alla deportazione d’Israele verso oriente gli Assiri fanno seguire la deportazione di gente straniera verso la Samaria. Di qui la nascita di un popolo nuovo, costituito da una mescolanza di stirpi e di religioni diverse. Il racconto semplifica e generalizza i fatti, in quanto quelle colonizzazioni possono essere state più di una e in tempi diversi.

17,41 essi fanno ancora oggi: si spiega così il disprezzo e il distacco nei riguardi dei Samaritani da parte dei Giudei nell’AT e nel NT (Esd 4,1-24; Gv 4,9).

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Approfondimenti

1-4. Osea re d'Israele (731-722).

1-2. Osea era già apparso in 15,30 come autore del colpo di stato contro Pekach. Nella introduzione al suo regno, stranamente non viene citato il peccato di Geroboamo, caratteristico della pressentazione dei re settentrionali (1Re 15,26.34; 16,26.31; ecc.) riservato alla conclusione (v. 22), e il giudizio pronunciato su di lui é più tenue rispetto a quelli sui predecessori. Forse l'autore aveva a disposizione un antico materiale d'archivio favorevole a Osea.

3-4. La prima parte del regno di Osea descrive i suoi rapporti come vassallo con 'Assiria. Salmanassar V assunse l'impero nel 727. Forse Osea pensava di esimersi così dal pagamento del tributo che Israele doveva all'Assiria (cfr. 15,19-20). La ricostruzione precisa dei fatti è impossibile; in ogni caso Osea dimostrò la sua illealtà verso l'Assiria non solo con l'irregolarità nel pagamento dei tributi, ma anche tentando un patto con l'Egitto al fine di scrollarsi di dosso definitivamente l'onere verso Salmanassar. L'inquietudine politica di Osea, che tende al doppio gioco, si ritrova velata anche nei testi di Osea: 7,11; 11,5; 12,2. Il nome egizio incontra nei commentatori diverse possibilità di identificazione, ma senza giungere a certezze. È probabile che non si tratti del faraone, ma di un alto ufficiale con ruolo simile al tartan di 18,17 che in egiziano viene denominato Sib’u o Sib’e, nomi assonanti al termine sô’ del TM. Scoperto il complotto, Osea viene incarcerato, ma è improbabile che l'arresto e l'imprigionamento siano avvenuti nella stessa Samaria.

5-6. Molto sobriamente viene descritto un evento importantissimo: la caduta di Samaria e la scomparsa del regno del Nord. I versetti non fanno cenno del cambiamento di governo al vertice dell'impero assiro in questo periodo. A Salmanassar V, morto nell'autunno del 722, senza eredi, successe un suo ufficiale: Sargon. Così si può trovare discordanza nell'attribuzione della conquista della Samaria per alcuni assegnata a Salmanassar, per altri a Sargon II. In effetti gli annali assiri rivendicano per Sargon l'impresa, ma ciò può trovare due spiegazioni: 1) la vittoria si ebbe nel medesimo anno in cui Sargon sali al trono; 2) essendo egli un ufficiale può aver partecipato alla conquista e se l'attribuisce. Se stiamo con gli annali assiri dobbiamo datare la caduta di Samaria al 721; se accettiamo il silenzio del testo come assenza di cambiamento di governo, ritenendo Salmanassar ancora in carica, la data è da porsi al 722. Secondo la prassi assira vengono deportate le classi qualificate della società dalle quali poteva sorgere più facilmente la resistenza ai nuovi padroni. Confrontando i dati degli annali assiri con quelli di 15,19-20, si può dedurre la deportazione di circa un decimo della popolazione. Le destinazioni dei deportati furono: Calach, un sito fino ad ora non localizzato, forse un distretto vicino alla seconda località indicata, cioè la regione del Cabor, affluente dell'Eufrate nella Mesopotamia settentrionale non lontano da Carran. Nella stessa zona si trovava anche Gozan. Le città dei Medi si trovavano sulla frontiera orientale dell'Assiria, ma l'indicazione rimane generica.

7-23. L'autore propone a questo punto una prolungata sosta meditativa. La bruciante domanda sul perché dei fatti esigeva una risposta. L'agiografo la fornisce esponendo la tesi che guida tutta la sua compilazione storica. Egli concepisce la storia quale sede della fedeltà all'unico Dio e alla sua alleanza. Tradita questa visione, tutto crolla come edificio senza fondamenta (cfr. Dt 28,32-33.47-68). Già in 1Re 9,8b-9 si trova un passaggio analogo al presente. Il modello di questa pagina si può trovare in Dt 29,24-27 e Ger 16,10-13. La meditazione qui proposta non serve solo a soddisfare una curiosità o a superare uno scandalo; l'autore intende trarre dagli avvenimenti una lezione per la vita. In 18,12 ritroveremo una sintesi di questo pensiero.

7-12. Il discorso inizia con il ricordo dei benefici ricevuti da Dio: liberazione dall'Egitto, insediamento nella terra promessa dopo l'eliminazione dei popoli ivi residenti. Si tratta di una partenza teologicamente importante. Se il Dio abbandonato è il Dio liberatore e datore della terra la mancanza di Israele risulta imperdonabile. Si passa poi alla casistica concreta in cui l'idolatria è stata consumata: alture, stele, pali sacri (cfr. 1Re 14,23 e 2Re 10,26) che contravviene a Es 23,24; 34,13; Dt 12,2. Si assume così verso Dio un atteggiamento provocatorio (cfr. Dt 4,25; 9,18; 11,7.13).

13. Prima di intervenire castigando, Dio intervenne ammonendo attraverso i profeti: risposte amorevoli e autorevoli alle provocazioni d'Israele. Geremia in modo particolare sottolinea la pazienza divina che invia profeti (7,25; 25,4; 29,19; 35,15; 44,4). Le pagine precedenti ci hanno mostrato diversi profeti all'opera: Achia, Elia, Eliseo, Michea figlio di Imla (cfr. 1Re 11,29-39; 14,1-16; 13,1-34; 16,1-4.7.12; 22,9-28; 2Re 14,25), senza dimenticare Amos e Osea. Si noti come il discorso diretto cominci con l'imperativo a tornare (sǔbû) che descrive ottimamente la missione profetica subordinata all'alleanza e alla legge alla quale deve far tornare gli Israeliti. I profeti vengono qui chiamati servi in riferimento a Dio, titolo che innalza il loro ministero sopra quello regale e sacerdotale.

14-17. Con questa nuova serie di peccati, dopo il ricordo degli interventi profetici, l'autore rende efficacemente l'impenitenza e la caparbietà d'Israele. Prima di passare all'esemplificazione l'autore riporta un'espressione parallela a Ger 2,5 (v. 15b). La lista si apre con i vitelli d'oro di Geroboamo (cfr. 1Re 12,28) per ritornare al palo sacro (Es 34,13). Dopo il culto a Baal si passa a quello degli astri vietato da Dt 4,19; 17,3. Infine i sacrifici umani (cfr. 2Re 16,3), divinazione, incantesimi associati nel divieto da Dt 18,10 a sua volta ripresa di Lv 18,21 e 18-20. L'allontanamento dalla terra promessa è ancora espresso con termini cari a Geremia (7,15; 23,39; 32,31) ed equivale all'essere cacciati dalla presenza di Dio che la abita. I briganti richiamano le diverse invasioni subite: aramee (5,2; 13,3), moabite (13,20) e infine assire (15,19-29).

21-23. Il discorso si conclude ricordando il peccato originale d'Israele, la costruzione dei vitelli d'oro da parte di Geroboamo (1Re 12,26-33) e l'efficacia della parola profetica. Quanto è accaduto non è una sorpresa, né il frutto di una decisione presa sotto la spinta dell'ira; si tratta piuttosto della consumazione di un esito previsto in caso d'incorrispondenza e più volte ricordato dai proteti.

17,24. Seguendo il costume assiro, quanto era rimasto del regno del Nord dopo le precedenti conquiste (15,29) prese un nome nuovo: quello della capitale venne esteso all'intero territorio. La Samaria depauperata dalla sua popolazione deve ospitare altri deportati provenienti da Babilonia, Cuta, odierna Tell Ibrahim a nord di Babilonia e a est dell'Eufrate. Forse era da qui che proveniva la maggior parte dei deportati tenendo conto che successivamente i Giudei chiamavano dispregiativamente i Samaritani “Cutiti” come attestano gli scritti rabbinici e Giuseppe Flavio (Antichità 9,14,3; 13,9,1). Avva non trova una identificazione precisa; può darsi che si tratti di una città della Siria nei pressi di Camat e Sefarvaim (cfr. 18,34; 19,13). Camat è pure una città della Siria collocata sull'Oronte; anche Sefarvaim è città siriana (cfr. Ez 47,16).

25-28. Lasciate spopolate diverse zone, la presenza dei leoni si infittisce insieme a quella della vegetazione selvatica. Fino al sec. XII i leoni erano componenti consueti della fauna del Medio Oriente. La causa di questa presenza accresciuta è indicata religiosamente come castigo divino e collegata a un tentativo di riorganizzazione del culto di Betel.

29-33. L'identificazione di queste divinità non è facile; forse l'autore ha volutamente deformato i nomi. Dietro Succot-Benot potrebbe esserci la principale coppia divina di Babele; Nergal dio della peste e della guerra aveva un tempio a Cuta. Adram-Melech potrebbe essere il dio delle tempeste siriane, mentre Anam-Melech potrebbe essere Anu sposo di Anat dea siriana.

34-41. Viene biasimato l'eclettismo religioso dei Samaritani che costringono il Signore a vivere con altri dei. Perno della riflessione è la liberazione dall'Egitto (v. 36), ricordata anche all'inizio del decalogo e direttamente collegata al primo comandamento (Es 20,2-6; Dt 5,6-10). In esso viene ricordata la gelosia di Dio (Es 20,5; Dt 5,9) che lo rende incompatibile con altri dei e rende esclusiva la sua alleanza. Il fatto che i Samaritani non abbiano colto questo aspetto essenziale sarà alla radice dell'ostilità che i Giudei avranno verso di loro.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Acaz, re di Giuda 1Nell'anno diciassettesimo di Pekach, figlio di Romelia, divenne re Acaz, figlio di Iotam, re di Giuda. 2Quando Acaz divenne re, aveva vent'anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Non fece ciò che è retto agli occhi del Signore, suo Dio, come Davide, suo padre. 3Seguì la via dei re d'Israele; fece perfino passare per il fuoco suo figlio, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 4Sacrificava e bruciava incenso sulle alture, sui colli e sotto ogni albero verde. 5Allora Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, salirono per combattere contro Gerusalemme; strinsero d'assedio Acaz, ma non poterono attaccare battaglia. 6In quel tempo Resin, re di Aram, recuperò Elat ad Aram ed espulse i Giudei da Elat; poi gli Edomiti entrarono in Elat e vi si sono stabiliti fino ad oggi. 7Acaz mandò messaggeri a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, per dirgli: “Io sono tuo servo e tuo figlio; sali e salvami dalla mano del re di Aram e dalla mano del re d'Israele, che sono insorti contro di me”. 8Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria. 9Il re d'Assiria lo ascoltò e salì a Damasco e la prese, ne deportò la popolazione a Kir e fece morire Resin. 10Il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, a Damasco e, visto l'altare che si trovava a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno dell'altare e il suo modello con tutta la sua lavorazione. 11Il sacerdote Uria costruì l'altare, conformemente a tutte le indicazioni che il re aveva inviato da Damasco; il sacerdote Uria fece così, prima che tornasse Acaz da Damasco. 12Arrivato da Damasco, il re si avvicinò all'altare e vi salì, 13bruciò sull'altare il suo olocausto e la sua offerta, versò la sua libagione e sparse il sangue dei sacrifici di comunione a lui spettanti. 14Spostò l'altare di bronzo, che era di fronte al Signore, dalla facciata del tempio, dal luogo tra l'altare e il tempio del Signore, e lo pose al fianco dell'altare verso settentrione. 15Il re Acaz ordinò al sacerdote Uria: “Sull'altare grande brucerai l'olocausto del mattino, l'offerta della sera, l'olocausto del re e la sua offerta, l'olocausto di tutto il popolo della terra, la sua offerta e le sue libagioni; su di esso spargerai tutto il sangue degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifici. Dell'altare di bronzo mi occuperò io”. 16Il sacerdote Uria fece quanto aveva ordinato il re Acaz. 17Il re Acaz tagliò a pezzi le traverse dei carrelli e tolse da esse i bacini. Fece scendere il Mare dai buoi di bronzo che lo sostenevano e lo collocò sul pavimento di pietre. 18A causa del re d'Assiria egli rimosse dal tempio del Signore il portico del sabato, che era stato costruito nel tempio, e l'ingresso esterno del re. 19Le altre gesta che compì Acaz non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 20Acaz si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Ezechia.

__________________________ Note

16,1 Acaz: regna negli anni 736-716. Terrorizzato per la guerra che la Siria e Israele gli stanno muovendo, Acaz si rivolge all’Assiria; è in questa situazione storica che Isaia pronuncia l’oracolo dell’Emmanuele (Is 7,1-25).

16,3 fece perfino passare per il fuoco suo figlio: lo bruciò vivo in sacrificio. Un gesto del genere, il primo ad essere compiuto da un re ebraico, viene condannato severamente dal Deuteronomio (cfr. Dt 12,31), dalla legge di santità (cfr. Lv 18,21), dai profeti (cfr. Ger 7,31).

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Approfondimenti

16,1-20. Acaz re di Giuda (736-716). Parallelo in 2Cr 28.

1-2. Dalla Bibbia il nome di questo re ci è noto solo in forma abbreviata; lo troviamo per intero in una fonte assira che lo registra come Ioacaz (cfr. 13,1). Probabilmente il composto teoforo è stato tralasciato dall'autore a causa dell'apostasia di Acaz. Eccezionalmente manca da questa introduzione a un regno di Giuda il nome della madre del re.

3-4. La condotta religiosa di Acaz viene descritta a partire dalla gravissima mancanza del sacrificio del figlio, pratica largamente condannata dalla legge: Lv 18,21; 20.2-5; dai profeti: Mic 6,7; Ger 7,31; 19,6; 32,35; Ez 16,20-21; 20,25-26; 23,29; e dalla normativa deuteronomista: Dt 12,31; 18,10. Purtroppo questa doveva essere una prassi non rara sia al Nord (17,17) che al Sud (16,3; 21,6; 23,10). La pratica del culto sincretista da parte di Acaz è riferita col linguaggio tipico della tradizione deuteronomista (Dt 12,2) e di Geremia (Ger 2,20; 3,6.13; 17,2).

5. Per quanto riguarda i motivi politici di questa invasione e assedio di Gerusalemme vedi il commento a 15,37. Si tenga presente però che qui ad essere in gioco è la stessa dinastia di Davide. Is 7,6 riferisce l'identità del candidato al trono designato da Rezin e Pekach si tratta del figlio di Tabeel. Is 7,1 costituisce un ottimo parallelo di questo versetto e tutto il capitolo, come anche quello successivo, possono essere letti come completamento storico e teologico di questa notizia. Anche 2Cr 28,5-8 dà con un po' d'enfasi un parallelo.

6. Il vassallo meridionale di Giuda, Edom, appena riconquistato (cfr. 14,22), approfitta della situazione per affrancarsi; 2Cr 28,17 lo presenta addirittura come alleato di Israele e Damasco contro Giuda.

7-9. I versetti riportano la sostanza della missiva diplomatica inviata da Acaz a Tiglat-Pilezer. L'iniziativa è decisamente in contrasto con i consigli di Isaia che proprio in questa circostanza pronuncia l'oracolo dell'Emmanuele (Is 7,10-17). La lettera è accompagnata da un ricchissimo dono, primo gesto di un richiesto vassallaggio. Il pagamento di questo tributo è ricordato negli annali di Tiglat-Pilezer. Nella complessità della politica internazionale anche l'iniziativa di Acaz fu determinante per la caduta di Damasco (732), il cui regno venne smembrato in quattro province assire. Secondo il costume dei vincitori, gli Aramei vinti vennero deportati. Sulla scorta di Am 9,7, Kir è da collocarsi nella bassa Caldea tra il Tigri e l'altipiano elamitico.

10-13. Forse per partecipare alle cerimonie di tronto e certamente per ossequiare il nuovo “alleato”, Acaz compie il suo viaggio a Damasco. È difficile stabilire se l'altare visto là sia quello di Adad-Rimmon (cfr. 5,18) o se sia uno nuovo costruito dai conquistatori per onorare i loro dei vittoriosi e imporli ai sottomessi. Se valesse questa seconda ipotesi, vien quasi da pensare ad un gemellaggio religioso insieme al patto politico, mentre vediamo Acaz ordinare la riproduzione di un simile altare nel tempio di Gerusalemme, comando tempestivamente eseguito.

14-16. Il vecchio altare degli olocausti (1Re 8,64) viene spostato, ma non abbandonato. La normativa cultuale è quasi completamente conforme a quella prevista dalla legge: Lv 1-9.

17. Lo smantellamento di questi arredi cultuali (cfr. 1Re 7,27-37 e 23-26) probabilmente doveva servire a procurare nuovi preziosi per il pagamento dei tributi.

18. Seguendo il TM dobbiamo mantenere l'espressione «portico del sabato», ma non si sa bene cosa sia. Invece con i LXX leggeremmo «il palco del trono», da identificarsi, secondo 1Cr 9,18 e Ez 46,1-3, con una entrata al tempio particolare, riservata al re. La chiusura di questo accesso significa così la perdita della sovranità di Acaz nel tempio, perché è riconosciuta quella del re d'Assiria.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Azaria, re di Giuda 1Nell'anno ventisettesimo di Geroboamo, re d'Israele, divenne re Azaria, figlio di Amasia, re di Giuda. 2Quando divenne re aveva sedici anni; regnò a Gerusalemme cinquantadue anni. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Iecolia. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Amasia, suo padre. 4Ma non scomparvero le alture. Il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Il Signore colpì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte e abitò in una casa d'isolamento. Iotam, figlio del re, era a capo della reggia e governava il popolo della terra. 6Le altre gesta di Azaria e tutte le sue azioni, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 7Azaria si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono con i suoi padri nella Città di Davide e al suo posto divenne re suo figlio Iotam.

Zaccaria, re d’Israele 8Nell'anno trentottesimo di Azaria, re di Giuda, Zaccaria, figlio di Geroboamo, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sei mesi. 9Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come l'avevano fatto i suoi padri; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 10Ma Sallum, figlio di Iabes, congiurò contro di lui, lo colpì a Ibleàm, lo fece morire e regnò al suo posto. 11Le altre gesta di Zaccaria sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 12Questa è la parola del Signore, che aveva rivolto a Ieu dicendo: “I tuoi figli siederanno sul trono d'Israele fino alla quarta generazione”. E avvenne così.

Sallum, re d’Israele 13Sallum, figlio di Iabes, divenne re nell'anno trentanovesimo di Ozia, re di Giuda; regnò un mese a Samaria. 14Da Tirsa salì Menachèm, figlio di Gadì, entrò a Samaria e colpì Sallum, figlio di Iabes, lo fece morire e divenne re al suo posto. 15Le altre gesta di Sallum e la congiura da lui organizzata sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele. 16Allora Menachèm colpì Tifsach, tutto quello che era in essa e il suo territorio, a partire da Tirsa. Devastò tutto il suo territorio, perché non gli avevano aperto le porte, e sventrò tutte le donne incinte.

Menachèm, re d’Israele 17Nell'anno trentanovesimo di Azaria, re di Giuda, Menachèm, figlio di Gadì, divenne re su Israele. Egli regnò dieci anni a Samaria. 18Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele in tutti i suoi giorni. 19Pul, re d'Assiria, invase il paese. Menachèm diede a Pul mille talenti d'argento, perché l'aiutasse a consolidare nelle sue mani il potere regale. 20Per quel denaro Menachèm impose una tassa su Israele, sulle persone facoltose, per poterlo dare al re d'Assiria; da ognuno richiese cinquanta sicli. Così il re d'Assiria se ne andò e non rimase là nel paese. 21Le altre gesta di Menachèm e tutte le sue azioni non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 22Menachèm si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Pekachia.

Pekachia, re d’Israele 23Nell'anno cinquantesimo di Azaria, re di Giuda, Pekachia, figlio di Menachèm, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò due anni. 24Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Contro di lui congiurò Pekach, figlio di Romelia, suo scudiero. Lo colpì a Samaria nel torrione della reggia insieme ad Argob e ad Ariè, avendo con sé cinquanta uomini di Gàlaad; lo fece morire e divenne re al suo posto. 26Le altre gesta di Pekachia e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

Pekach, re d’Israele 27Nell'anno cinquantaduesimo di Azaria, re di Giuda, Pekach, figlio di Romelia, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò vent'anni. 28Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 29Nei giorni di Pekach, re d'Israele, venne Tiglat-Pilèser, re d'Assiria, che occupò Iion, Abel-Bet-Maacà, Ianòach, Kedes, Asor, il Gàlaad e la Galilea, tutta la terra di Nèftali, deportandone la popolazione in Assiria. 30Contro Pekach, figlio di Romelia, ordì una congiura Osea, figlio di Ela, che lo colpì e lo fece morire, divenendo re al suo posto, nell'anno ventesimo di Iotam, figlio di Ozia. 31Le altre gesta di Pekach e tutte le sue azioni sono descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

_ Iotam, re di Giuda_ 32Nell'anno secondo di Pekach, figlio di Romelia, re d'Israele, divenne re Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda. 33Quando divenne re, aveva venticinque anni; regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Ierusà, figlia di Sadoc. 34Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Ozia, suo padre. 35Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. Egli costruì la porta superiore del tempio del Signore. 36Le altre gesta che compì Iotam non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 37In quei giorni il Signore cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia. 38Iotam si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Acaz.

__________________________ Note

15,1 Questo re, Azaria, indicato anche col nome di Ozia (15,13.30; Is 6,1; Os 1,1; Am 1,1), regnò negli anni 781-740 circa.

15,8 Zaccaria: è l’ultimo re della dinastia di Ieu; il redattore deuteronomista vede in lui la realizzazione della profezia che assegnava solo quattro generazioni alla dinastia di Ieu (2Re 10,30). Regnò sei mesi (v. 8), probabilmente nell’anno 743.

15,13 Uccisore di Zaccaria e usurpatore del regno d’Israele, Sallum viene a sua volta ucciso dopo un mese di regno.

15,17 Menachèm: regna dal 743 al 738 circa.

15,19 Pul: nome assunto dal grande re assiro Tiglat-Pilèser III (745-727) quando estese il suo regno su Babilonia. Negli Annali assiri Menachèm compare fra i tributari di Tiglat-Pilèser. Un talento corrispondeva a 3.000 sicli; un siclo a circa 11 grammi; mille talenti equivalevano a circa 33.000 chilogrammi.

15,27 regnò vent’anni: così il testo ebraico, probabilmente mal trasmesso. Pekach regnò in realtà dal 737 al 732 circa.

15,29 venne Tiglat-Pilèser: in occasione della campagna contro i Filistei nel 734. L’elenco dei territori, che sono a est e a ovest del lago di Gennèsaret, include anche quelli conquistati nella campagna successiva del 733-732. Per la prima volta nella Bibbia si parla di deportazione.

15,32 Iotam è re di Giuda negli anni 740-736 circa.

15,37 cominciò a far avanzare contro Giuda Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia: è il primo accenno a quella che viene chiamata guerra siro-efraimita, che vedrà Siria e Israele contro Giuda al tempo di Acaz.

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Approfondimenti

1-38. Inclusi tra due regni nel Sud, quello di Azaria (vv. 1-7) e di suo figlio Iotam (vv. 32-38), vengono descritti i burrascosi fatti del Nord. Tre colpi di stato di Sallum (v. 10), Menachem (v. 14) e Pekach (v. 25) spazzano via prima la dinastia di Ieu e poi la stabilità ad essa legata. I grandi sovrani d'Assiria (vv. 19-20.29) fanno la loro comparsa nella storia d'Israele.

1-7. Azaria re di Giuda (781-740). Parallelo in 2Cr 26,3-4.21-23. Questo re viene indicato con due nomi entrambi segnalati in questo capitolo: Azaria (1.8.17.23.27) e Ozia (13.30.32.34). In Cronache, Amos, Osea e Isaia è conosciuto con il secondo nome. La differenza potrebbe trovare questa spiegazione: Azaria era il nome di nascita, Ozia il nome assunto al momento della incoronazione.

2-7. È strano che di un regno così lungo, il più lungo in Giuda, e nel quale si esprime un giudizio positivo (v. 3) non si dia nessuna notizia se non quella della lebbra che ha colpito il re. Pare anzi di cogliere un contrasto tra la valutazione positiva e la contrazione della lebbra considerata un castigo di Dio (Nm 12, 10-15). In 2Cr 26,16-21 viene data la spiegazione della superbia del re che lo spinse ad arrogarsi funzioni sacerdotali. Proprio in seguito a questa malattia e al conseguente isolamento vi fu una coreggenza del principe ereditario Iotam. Nell'anno della morte di Azaria (Ozia), Isaia colloca la visione nel tempio, la sua vocazione profetica (Is 6,1).

8-12. Zaccaria re d'Israele (753). Zaccaria è l'ultimo re della dinastia di leu, la più numerosa e duratura del Nord. Da questo momento il regno settentrionale precipita in un gorgo di disordini che si concluderà solo con il suo crollo definitivo nelle mani degli Assiri nel 721. Infatti simultaneamente alla caduta di Israele nell'irreparabile instabilità politica si registra l'ascesa dell'Assiria sempre più robusta e avida. A questa situazione fortemente instabile fanno riferimento Os 7,7; 8,4; Is 9,19-20. L'autore segnala il nome del rivale che ha rovesciato la dinastia di Ieu e ucciso Zaccaria, cioè Sallum, ma rimane ancor più importante per lui vedere in un avvenimento saliente come questo il compimento dell'oracolo di 10,30.

13-16. Sallum re d'Israele (753). Il regno di Sallum è così breve, il più breve d'Israele dopo quello di Zimri (2Re 16,15-20) da venir presentato senza il consueto schema narrativo e soprattutto senza l'immancabile giudizio morale. Praticamente la notizia del suo regno coincide con quella della sua sconfitta da parte del rivale Menachem, proveniente da Tirza, la vecchia capitale (1Re 15,21). A questo si aggiunge l'accenno delle crudeltà perpetrate da Menachem contro Tifsach. L'accettazione del nome di questa città come si trova ora nel testo è problematica. Già menzionata in 1Re 5,4 sarebbe la città collocata sull'Eufrate e quindi decisamente al di fuori dei nostri avvenimenti. Sulla scorta del testo di Luciano alcuni propongono di correggere il nome in Tappuach, città sul confine tra Efraim e Manasse (cfr. Gs 16,8; 17,7). Il vergognoso accanimento sulle donne incinte è purtroppo una pratica non isolata di questo tempo (cfr. 2Re 8,12; Am 1,13; Os 14,1).

17-22. Menachem re d'Israele (753-742). Per la prima volta viene nominata nel libro l'Assiria (v. 19) e il suo re con il nome di Pul. Si tratta di Tiglat-Pilezer III il quale quando conquistò Babilonia nel 729 prese il nome di Pulu. Gli annali assiri confermano questo dato insieme a quello dell'accettazione del tributo da parte dei sovrani di Siria e di Menachem di Samaria. La cifra ingente fu raccolta attraverso una tassazione imposta ai facoltosi proprietari terrieri o cittadini obbligati al servizio militare in caso di guerra. Menachem si illuse di scongiurare così l'invasione; in realtà accondiscese alla prepotenza assira che di lì a poco farà sentire tutto il suo peso e dalla quale non era facile trovare scampo.

23-26. Pekachia re d'Israele (742-740). L'unico dato rilevante è il colpo di stato subito da Pekachia ad opera del quasi omonimo Pekach proveniente da Galaad e dunque molto probabilmente appartenente al partito filo-siriano opposto a quello filo-assiro che appoggiava la politica di Pekachia in linea con quella del padre Menachem.

27-31. Pekach re d'Israele (740-731). Due fatti costituiscono il contenuto di questo regno: la seconda invasione assira e la congiura. Terminati i combattimenti sul fronte orientale con la definitiva sottomissione dell'Armenia, l'attenzione assira si volge ancora ad occidente dove si stava rafforzando il fronte antiassiro. Tiglat-Pilezer marcia dalla frontiera settentrionale di Israele, Ijjon, Abel-Bet-Maaca, verso il nord-ovest del lago di Huleh, Kedes, e quindi a ovest dello stesso lago. Ianoach non è mai stata identificata. La parte migliore di Israele finì così in possesso del re assiro che la divise in tre province: Galaad in Transgiordania, Meghiddo con annessa la Galilea e Dor sulla costa. Il colpo di stato di Osea, filo-assiro, probabilmente arrestò l'invasione. Questi fatti sono ricordati nella iscrizione di Tiglat-Pilezer. L'invasione è da datarsi dal 733 al 732.

32-38. Iotam re di Giuda (740-736). Parallelo in 2Cr 27,1-4.7-9. Seguendo lo schema tradizionale, l'unica notizia che ci è offerta circa il regno di Iotam è la costruzione della porta superiore del tempio (v. 35), frammento di un'attività edilizia più ampiamente descritta in 2Cr 27,3-4. Ma nella formula tradizionalmente conclusiva si riferisce l'avvenimento più importante sul piano storico, l'inizio della guerra siro-efraimita. La notizia è in una posizione così anomala da far pensare a una glossa posteriore. Pekach e Rezin di Damasco vogliono forzare Iotam a entrare nella loro coalizione per arginare il dilagare dell'Assiria. Di fronte al rifiuto di Iotam decidono la sua sostituzione con un re fantoccio che assecondi i loro progetti, ma la morte del re farà sì che sia suo figlio Acaz ad affrontare il problema. L'avvenimento è attribuito al volere di Dio anche se non viene collegato con un atteggiamento morale da punire.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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ISRAELE E GIUDA FINO ALLA CADUTA DI SAMARIA (14,1-17,41)

Amasia, re di Giuda 1Nell'anno secondo di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele, Amasia, figlio di Ioas, divenne re di Giuda. 2Quando divenne re aveva venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Ioaddàn. 3Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore, ma non come Davide, suo padre: fece come suo padre Ioas. 4Solo non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 5Quando il regno fu saldo nelle sue mani, uccise i suoi ufficiali che avevano ucciso il re, suo padre. 6Ma non fece morire i figli degli uccisori, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, ove il Signore prescrive: “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato”. 7Egli sconfisse gli Edomiti nella valle del Sale, in tutto diecimila. In quella guerra occupò Sela e la chiamò Iokteèl, come è chiamata ancora oggi. 8Allora Amasia mandò messaggeri a Ioas, figlio di Ioacàz, figlio di Ieu, re d'Israele, per dirgli: “Vieni, affrontiamoci”. 9Ioas, re d'Israele, fece rispondere ad Amasia, re di Giuda: “Il cardo del Libano mandò a dire al cedro del Libano: “Da' in moglie tua figlia a mio figlio”. Ma passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo. 10Hai ben colpito Edom, e il tuo cuore ti ha esaltato. Sii glorioso, ma resta nella tua casa. Perché ti precipiti in una disfatta? Potresti soccombere tu e Giuda con te”. 11Ma Amasia non lo ascoltò. Allora Ioas, re d'Israele, si mosse; si affrontarono, lui e Amasia, re di Giuda, presso Bet-Semes, che appartiene a Giuda. 12Giuda fu sconfitto di fronte a Israele e ognuno fuggì nella propria tenda. 13Ioas, re d'Israele, fece prigioniero Amasia, re di Giuda, figlio di Ioas, figlio di Acazia, a Bet-Semes. Quindi, andato a Gerusalemme, aprì una breccia nelle mura di Gerusalemme dalla porta di Èfraim fino alla porta dell'Angolo, per quattrocento cubiti. 14Prese tutto l'oro e l'argento e tutti gli oggetti trovati nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, e gli ostaggi, e tornò a Samaria. 15Le altre gesta che compì Ioas, la sua potenza e la guerra che combatté contro Amasia, re di Giuda, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 16Ioas si addormentò con i suoi padri, fu sepolto a Samaria con i re d'Israele e al suo posto divenne re suo figlio Geroboamo. 17Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, visse quindici anni dopo la morte di Ioas, figlio di Ioacàz, re d'Israele. 18Le altre gesta di Amasia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 19Si ordì contro di lui una congiura a Gerusalemme. Egli fuggì a Lachis, ma lo fecero inseguire fino a Lachis, dove l'uccisero. 20Lo caricarono su cavalli e fu sepolto a Gerusalemme con i suoi padri nella Città di Davide. 21Tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva sedici anni, e lo fece re al posto di suo padre Amasia. 22Egli ricostruì Elat, riannettendola a Giuda, dopo che il re si era addormentato con i suoi padri.

Geroboamo II, re d’Israele 23Nell'anno quindicesimo di Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda, Geroboamo, figlio di Ioas, re d'Israele, divenne re a Samaria. Egli regnò quarantun anni. 24Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da nessuno dei peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 25Egli recuperò a Israele il territorio dall'ingresso di Camat fino al mare dell'Araba, secondo la parola del Signore, Dio d'Israele, pronunciata per mezzo del suo servo, il profeta Giona, figlio di Amittài, di Gat-Chefer. 26Infatti il Signore aveva visto la miseria molto amara d'Israele: non c'era più né schiavo né libero e Israele non aveva chi l'aiutasse. 27Il Signore che aveva deciso di non cancellare il nome d'Israele sotto il cielo, li liberò per mezzo di Geroboamo, figlio di Ioas. 28Le altre gesta di Geroboamo, tutte le sue azioni e la potenza con cui combatté e con la quale recuperò a Israele Damasco e Camat, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 29Geroboamo si addormentò con i suoi padri, con i re d'Israele, e al suo posto divenne re suo figlio Zaccaria.

__________________________ Note

14,1 Amasia: è re negli anni 796-781 circa.

14,14 È la terza volta che vengono spogliati il tempio e la reggia dopo l’incursione di Sisak (1Re 14,25-26) e quella di Cazaèl (2Re 12,18-19).

14,19 Lachis: città fortificata di Giuda, sulla strada da Gaza a Gerusalemme.

14,22 ricostruì Elat: città perduta dal tempo del re Ioram (2Re 8,20-21), sul ramo orientale del Mar Rosso.

14,23 Sotto Geroboamo II, che regnò negli anni 783-743, vengono chiamati al ministero profetico Amos e Osea.

14,25 Del profeta Giona figlio di Amittài, al quale vengono attribuiti i fatti che si leggono nel omonimo libro di Giona, non si sa nulla.

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Approfondimenti

14,1-17,41. Si è concluso il ciclo di Eliseo. Ora si apre una nuova sezione che presenta il cammino parallelo dei due regni fino alla scomparsa di quello del Nord. Dal punto di vista letterario il termine di quest'ultimo scorcio di storia comune è da collocarsi a 17,23. Un'abbondante appendice sull'origine dei Samaritani – 17,24-41 – conclude definitivamente la sezione.

14,1-22. Amazia re di Giuda (796-781). Parallelo in 2Cr 25,1-4.11-12.17-28.

1-4. Presentazione schematica del regno con le solite caratteristiche usate per i re di Giuda. La durata del regno in ventinove anni è assai controversa. È uno dei pochi re a ricevere nel sommario un giudizio positivo (cfr. 15,3.34; 18,3; 22,2). Tuttavia anche sul regno di Amazia si stende l'ombra delle alture.

5-6. Dopo aver atteso il consolidamento del suo potere, Amazia procede a vendicare il padre (cfr. 12,21-22) applicando il principio della responsabilità individuale. Questo costituiva un progresso giuridico notevole nel diritto d'Israele. La legislazione tribale, assai attenta alla solidarietà della famiglia, la coinvolgeva completamente anche nel caso di un delitto e della pena da scontare (Gs 7,24-25; 1Sam 22,16; 2Re 9,26). Col Deuteronomio si crea invece una svolta: sono riportate qui, quasi alla lettera, le parole di Dt 24,16. La letteratura profetica si metterà su questa scia (Ger 31,29-30; Ez 18).

7. Amazia riesce a riconquistare la regione di Edom perduta con la rivolta contro Ioram (8,22). Vengono riportate due importantissime tappe della guerra. Prima la battaglia nella valle del Sale, identificata con ‘Ain-milḥ 30 km ad ovest di Petra, già nota in 2Sam 8,13 per la vittoria di Davide sugli Edomiti. Probabilmente il luogo si trovava sul cammino delle truppe verso sud. Successivamente la conquista della “rupe” da identificarsi con Umm el-Bijārah, praticamente l'acropoli di Petra. Il luogo è veramente impervio a 1160 m; per questo la vittoria creò tale stupore da assegnare al luogo il nome di Iok-teel, «Dio prende», ma il toponimo non ha avuto molta fortuna.

8. I motivi della sfida di Amazia non sono chiari. Dall'apologo che segue al v. 9 potrebbe trattarsi di una richiesta di matrimonio per il figlio di Amazia, chiedendo la figlia di Ioas, ma la risposta fu negativa. Oppure, seguendo 2Cr 25,6-10, la truppa d'Israele non accolta da Amazia fu motivo dello scontro. Infine con 2Cr 25,13 la guerra scoppiò per vendicare le razzie degli offesi Israeliti che ritornavano ai loro territori. Non è neanche da escludere la semplice ambizione per superare l'egemonia politica d'Israele dopo le vittorie sugli Aramei (13,25).

9-10. Ioas risponde alla sfida con un breve e bell'apologo che ricorda Gdc 9,7-15. La favola mostra molto bene l'inutilità del proposito di Amazia e l'altezzosità con cui il regno del Nord guardava a quello del Sud. Tuttavia questo atteggiamento viene mitigato dal consiglio del v. 10 a rinunciare all'impresa.

11-14. Il luogo dello scontro stupisce. Bet-Semes si trova a 38 km ad ovest di Gerusalemme, quasi sul confine filisteo. Sarebbe stato più comprensibile un luogo verso la frontiera settentrionale. Giuda è sconfitto. I nemici vincitori assalgono Gerusalemme privandola di 200 m di mura sul lato nord-occidentale e facendo bottino di preziosi e ostaggi. Questo è il terzo saccheggio di Gerusalemme, dopo quello di Sisach (1Re 14,25-26) e quello di Cazael (12,19).

15-16. È una ripetizione della conclusione del regno di Ioas di 13,12-13.

19-20. Anche Amazia è vittima di una congiura, forse ordita a causa del negativo esito della guerra, ma i motivi non sono trasparenti affatto. Accortosi del rischio, il re fugge a Lachis, attuale Tell ed-Duweir, ben distante da Gerusalemme verso sud-ovest, ma viene raggiunto e ucciso. È strana anche la notizia del suo trasporto a Gerusalemme che dà l'impressione di un solenne corteo funebre. Amazia è il secondo re di Giuda assassinato dopo suo padre Ioas (12,21-22).

21-22. La congiura contro Amazia non godeva di una base popolare, se la stessa gente della Giudea intronizza suo figlio Azaria come nuovo re. Egli si applica a completare l'impresa paterna della riconquista di Edom con la ricostruzione di Elat, il grande porto salomonico (cfr. 1Re 9,26).

23-29. Geroboamo II re d'Israele (782-753). Geroboamo II è il più importante re d'Israele sia per la durata del suo regno, sia per quanto riuscì a realizzare. Approfittando delle pressioni assire sulla Siria, riportò i confini settentrionali fino al limite raggiunto sotto Davide: Camat. Anche a meridione il confine fu riportato a lambire il Mar Morto (mare dell'Araba). Dal punto di vista amministrativo vi fu pure una buona riuscita. Ma l'autore non accorda la sua simpatia a questo monarca, forse per il suo scarso impegno religioso. Così in pochi versetti viene liquidato un periodo brillante della storia settentrionale. Va segnalato che durante questo regno, Amos, nativo della Giudea, svolse nel territorio del nord il suo ministero profetico (circa il 760) finché non venne espulso per i suoi interventi contro la casa reale (Am 7,10-13).

25. L'estensione dei confini viene attribuita alla realizzazione di una profezia. Giona figlio di Amittai, verso la fine del V sec. e l'inizio del IV, tu scelto come protagonista dell'omonimo libro. Gat-Chefer è posto da Gs 19,13 nella Galilea; molto probabilmente si tratta dell'attuale Kirbet ez-Zurra, 5 km a nord-est di Nazaret. Secondo Am 6,13, Geroboamo sarebbe arrivato a riconquistare la Transgiordania fino al «torrente dell'Araba», a sud-est del Mar Morto.

26-27. I versetti trovano un parallelo in 13,4-5. La formula «schiavo-libero», già comparsa in 1Re 14,10, è di sapore poetico e trova in italiano una traduzione congetturale. La forza della parola profetica e la misericordia divina messe in campo dall'autore tolgono merito ai successi di Geroboamo II.

28. La riconquista di Damasco non è da leggersi come una espugnazione militare. Per comprendere si deve tenere presente 1Re 20,34 in cui si parla della riapertura dei mercati israeliti in quella città. Si tratta qui di un'operazione analoga.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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