📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Risposta del re 1Allora il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell'archivio, là dove si depongono i tesori a Babilonia, 2e a Ecbàtana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritta la seguente annotazione: 3“Nell'anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio di Dio a Gerusalemme: il tempio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti. 4Vi siano nei muri tre ordini di pietre squadrate e un ordine di legno. La spesa sia sostenuta dalla reggia. 5E anche i vasi del tempio di Dio, d'oro e d'argento, che Nabucodònosor portò via dal tempio che è a Gerusalemme e trasferì a Babilonia, siano restituiti e vadano al tempio che è a Gerusalemme, al loro posto, e siano deposti nel tempio di Dio”. 6“Quindi, Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e voi, loro colleghi, funzionari dell'Oltrefiume, tenetevi in disparte. 7Lasciate che lavorino a quel tempio di Dio. Il governatore dei Giudei e i loro anziani costruiscano quel tempio di Dio al suo posto. 8Ed ecco il mio ordine circa quello che dovrete fare con quegli anziani dei Giudei per la costruzione di quel tempio di Dio: con il denaro del re, quello delle tasse dell'Oltrefiume, siano integralmente sostenute le spese di quegli uomini, perché non vi siano interruzioni. 9Ciò che loro occorre, giovenchi, arieti e agnelli, per gli olocausti al Dio del cielo, grano, sale, vino e olio siano loro forniti ogni giorno senza negligenza, secondo le indicazioni dei sacerdoti di Gerusalemme, 10perché facciano offerte di profumo gradito al Dio del cielo e preghino per la vita del re e dei suoi figli. 11E ordino che se qualcuno trasgredirà questo decreto, sia estratta una trave dalla sua casa e venga innalzata perché vi sia appeso e la sua casa sia ridotta a letamaio per questo motivo. 12Il Dio che ha fatto abitare lì il suo nome, rovesci qualsiasi re o popolo che osi stendere la propria mano per trasgredire e distruggere quel tempio di Dio che è a Gerusalemme. Io, Dario, ho emanato quest'ordine: sia eseguito integralmente”.

Completamento dei lavori 13Allora Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i loro colleghi, fecero integralmente come il re Dario aveva comandato. 14Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e fecero progressi, grazie alla profezia del profeta Aggeo e di Zaccaria, figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione per ordine del Dio d'Israele e per ordine di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia. 15Si terminò questo tempio per il giorno tre del mese di Adar, nell'anno sesto del regno del re Dario. 16Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio; 17offrirono per la dedicazione di questo tempio di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli e dodici capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d'Israele. 18Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè. 19I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. 20Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi. 21Ne mangiarono gli Israeliti che erano tornati dall'esilio e quanti si erano separati dalla contaminazione del popolo del paese, unendosi a loro per cercare il Signore, Dio d'Israele. 22Celebrarono con gioia la festa degli Azzimi per sette giorni, poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re d'Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio di Dio, il Dio d'Israele.

__________________________ Note

6,2 Ecbàtana: oggi Hamadan, era la residenza estiva della corte persiana.

6,15 Adar: dodicesimo mese, corrisponde a febbraio-marzo.

6,22 re d’Assiria: l’espressione indica il re persiano, ma allude a una svolta storica: è cioè terminata l’epoca che era iniziata con la distruzione del regno del nord, a opera degli Assiri.

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Approfondimenti

Dario ordinò di compiere ricerche intorno all'autorizzazione concessa da Ciro di cui avevano parlato i notabili giudei di Gerusalemme, e di essa fu trovata memoria negli archivi reali custoditi nella fortezza di Ecbatana. Il documento, che comprovava la lealtà del comportamento dei sudditi gerosolimitani, fu quindi inserito nella risposta di Dario al suo rappresentante nella provincia d'Oltrefiume, al quale fu ingiunto di non interferire nel corso dei lavori, provvedendovi anzi alle loro spese utilizzando il denaro proveniente dai tributi. Con lo stesso denaro si doveva provvedere alle spese per i sacrifici e le oblazioni quotidiane, in modo che si pregasse anche per il benessere del re e della sua famiglia. Ricordiamo che la preghiera per i sovrani pagani non era estranea alla pietà ebraica; cfr. Ger 29,7; Bar 1,10-11; 1Mac 7,33.

3-5. La memoria rinvenuta pare che riproducesse essenzialmente gli ordini di Ciro sulle dimensioni del tempio e la restituzione degli utensili sacri d'oro e d'argento, dopo averli restaurati, ai Giudei che tornavano in patria. Da notare che le dimensioni prescritte da Ciro darebbero un edificio più grande di quello elevato da Salomone (cfr. 1Re 6,2), e ciò sembra mal conciliarsi con i rilievi negativi attestati da Esd 3,12 e da Ag 2,3. È perciò probabile che tali rilievi fossero originati dalla minore ricchezza decorativa e di utensili del nuovo tempio rispetto al precedente (1Re 6).

9-10. La specificazione dei sacrifici ha presente le prescrizioni della torah ed è perciò dovuta a uno scriba ebreo. Alla penna di tale scriba si deve anche l'uso (v. 12) dell'espressione deuteronomistica: «Il Dio che ha fatto risiedere là il suo nome». Cfr. Dt 12,11; 14,23; 16,2.6; 26,2.

11-12. A chi dei suoi sudditi avesse osato contraddire alle sue direttive a riguardo della casa di Dio, Dario comminò la pena di morte per impiccagione a una trave divelta dalla stessa casa del reo (cfr. Est 2,23; 7,9-10), casa che doveva essere trasformata in immondezzaio. La maledizione divina viene infine invocata contro i re o i popoli che avessero recato danno alla casa di Dio in Gerusalemme.

14-18. I lavori per il tempio vennero dunque completati con successo, anche perché avevano all'origine la volontà divina, che aveva inclinato a benevolenza i cuori dei re (v. 22; 1,1) e sostenuto gli animi mediante la parola dei profeti. Il terzo giorno del mese di Adar, corrispondente al nostro febbraio-marzo, del 515 a.C., fu inaugurato ufficialmente con sacrifici il culto nel nuovo tempio e ristabilite le funzioni e i turni di servizio dei sacerdoti e dei leviti, secondo le prescrizioni di Mosè (cfr. Es 29; Lv 8; Nm 3,5-10; 8,5-22). Tra i sacrifici, non grande cosa rispetto ai 22.000 buoi e 120.000 pecore immolati da Salomone in un'identica circostanza (1Re 8,62-63), spicca l'offerta di dodici capri per tutte le tribù che componevano l'antico Israele, che ora sopravviveva nel piccolo numero di coraggiosi discendenti di Giuda, Beniamino e Levi.

19. Il 14 del mese seguente a quello dell'inaugurazione fu celebrata con grande gioia nel tempio la prima grande festività dell'anno liturgico ebraico, cioè la Pasqua, e questa volta in segno di gratitudine al Signore che aveva ispirato il re di Persia ad aiutarli nella ricostruzione del santuario. In origine la festa veniva celebrata dovunque uno abitasse, ma poi le fu assegnata come sede per la macellazione degli agnelli e la loro consumazione il luogo in cui sarebbe sorto il santuario (Dt 16,2), cioè Gerusalemme. La celebrazione solenne della festa si era già avuta in occasione del rinnovamento del culto nel tempio a cura di Ezechia (2Cr 30,15-26) e di Giosia (2Cr 35,1-18).

20. La macellazione degli agnelli veniva eseguita dai singoli fedeli (cfr. Es 12,6; Dt 16,2), ma qui essa viene attribuita ai leviti; anche in 2Cr 30,17 tale atto è eseguito dai leviti, ma solo per chi non aveva la purità richiesta. Qui invece tutti sono puri – e su tale purità si insiste, a differenza della situazione di 2Cr 30,15-19 –, per cui è da pensare che con tale attribuzione si voglia da una parte assicurare il lettore sull'assoluta purità dei riti compiuti nel nuovo tempio, dall'altra approfondire lo stacco tra clero e laici. All'epoca del NT comunque, erano gli stessi fedeli che sgozzavano le vittime. I sacerdoti ne raccoglievano il sangue e lo portavano all'altare, a cui solo essi potevano accostarsi.

21. Presero parte alla celebrazione della Pasqua sia i Giudei che non erano stati deportati, sia i proseliti che avevano aderito al Dio d'Israele. Tutti prima si purificarono, i primi dalle contaminazioni prodotte dalla promiscuità con genti di fede non jahvista; i secondi da quelle provenienti dalla loro origine non giudaica.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ripresa dei lavori 1Ma i profeti, cioè il profeta Aggeo e Zaccaria, figlio di Iddo, profetarono ai Giudei che erano in Giuda e a Gerusalemme, nel nome del Dio d'Israele, che era con loro. 2Allora Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, si levarono e ripresero a costruire il tempio di Dio che è a Gerusalemme; con essi c'erano i profeti di Dio, che li sostenevano. 3In quel tempo Tattènai, governatore della regione dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i loro colleghi vennero da loro e dissero: “Chi vi ha dato ordine di costruire questo tempio e di preparare questo legname? 4Chi sono e come si chiamano gli uomini che costruiscono questo edificio?“. 5Ma l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei: quelli perciò non li fecero smettere, in attesa che pervenisse a Dario una relazione e poi fosse rimandato un rescritto su questo affare.

Ispezione e relazione al re 6Ecco la copia della lettera che Tattènai, governatore dell'Oltrefiume, Setar-Boznài e i suoi colleghi, funzionari dell'Oltrefiume, mandarono al re Dario. 7Gli mandarono un rapporto in cui era scritto: “Al re Dario salute perfetta! 8Sia noto al re che siamo andati nella provincia della Giudea, al tempio del grande Dio. Esso viene costruito con pietre squadrate e si mette legno alle pareti; quel lavoro viene fatto con diligenza e progredisce nelle loro mani. 9Allora abbiamo interrogato quegli anziani e abbiamo detto loro: “Chi vi ha dato ordine di costruire questo tempio e di preparare questo legname?”. 10Inoltre abbiamo domandato i loro nomi, per farteli conoscere, scrivendo il nome degli uomini che stanno loro a capo. 11Essi hanno risposto: “Noi siamo servitori del Dio del cielo e della terra e ricostruiamo il tempio che fu edificato molti anni fa. Un grande re d'Israele lo ha costruito e lo ha portato a termine. 12Ma poiché i nostri padri hanno provocato all'ira il Dio del cielo, egli li ha messi nelle mani di Nabucodònosor, re di Babilonia, il Caldeo, che distrusse questo tempio e deportò a Babilonia il popolo. 13Ma nel primo anno di Ciro, re di Babilonia, il re Ciro ha dato ordine di costruire questo tempio di Dio; 14inoltre i vasi del tempio di Dio, d'oro e d'argento, che Nabucodònosor aveva portato via dal tempio di Gerusalemme e trasferito al tempio di Babilonia, il re Ciro li ha fatti togliere dal tempio di Babilonia e li ha fatti consegnare a un tale di nome Sesbassàr, che egli aveva costituito governatore. 15Gli disse: Prendi questi vasi e va' a deporli nel tempio che è a Gerusalemme e il tempio di Dio sia costruito al suo posto. 16Allora quel Sesbassàr venne, gettò le fondamenta del tempio di Dio che è a Gerusalemme e da allora fino ad oggi esso è in costruzione, ma non è ancora finito”. 17Ora, se piace al re, si cerchi negli archivi del re a Babilonia se risulta che dal re Ciro sia stato emanato un decreto di costruire quel tempio di Dio a Gerusalemme, e ci venga inviata la decisione del re a questo proposito”.

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Approfondimenti

Se gli avversari di Giuda riuscirono temporaneamente a impedire la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, non furono capaci di fermare il risorgere del tempio del Signore. Certo, la loro ostilità aveva talmente scoraggiato i rimpatriati, che questi si convinsero «che non era ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore» (Ag 1,2). Ma la parola di Dio li scosse dalla loro rassegnazione, ed essi si rimisero al lavoro. Messaggeri del Signore furono i profeti Aggeo e Zaccaria, la cui parola ci è giunta nei due libri che recano il loro nome. In ambedue i profeti il tempio è al centro dei loro interessi, insieme con il futuro di gloria che germoglierà da esso, a differenza dei profeti che li avevano preceduti prima della cattività, per i quali il tempio e i suoi riti erano secondari rispetto all'osservanza del decalogo e all'esercizio della giustizia e della carità (cfr. Is 1,10-20; Ger 7,2-28). Ma ora Giuda, sia quello che vive nella terra dei padri sia quello che è lontano nella diaspora, ha bisogno del santuario verso cui orientarsi e in cui darsi convegno per celebrare solennemente la sua fede nell'Unico che aveva ritrovato attraverso la purificazione dell'esilio. La parola di Dio è viva e si conforma alle necessità del momento. Di lì a non molto, il profeta Malachia rampognerà aspramente i suoi concittadini per la meschinità e la trascuratezza del loro culto, associando a tale rimprovero la riprensione per i matrimoni misti e i facili divorzi (Ml 2,10-16).

1-2. La nazione era in letargo, ma il Signore vegliava su essa. Ed egli ruppe il silenzio facendo gridare i suoi profeti. Aggeo e Zaccaria esortarono nel suo nome il popolo a riprendere i lavori del tempio, assicurando che «Dio era con loro» (Ag 1,13). Nello stesso tempo, il Signore operò anche sui cuori dei destinatari del messaggio profetico, perché l'accogliessero e l'eseguissero. Precisa infatti Aggeo 1,14-15: «E il Signore destò lo spirito di Zorobabele figlio di Sealtiel, governatore della Giudea e di Giosuè figlio di Iozadak, sommo sacerdote, e di tutto il resto del popolo ed essi si mossero e intrapresero i lavori per la casa del Signore degli eserciti. Questo avvenne il ventiquattro del settimo mese dell'anno secondo del re Dario», l'ultimo giorno della festa delle Capanne, nell'ottobre 520.

3-5. La ripresa dei lavori per l'esecuzione di un così grande progetto non poteva passare inosservata agli occhi delle autorità persiane. E così Tattenai, governatore civile della satrapia d'Oltrefiume, accompagnato da Setar-Boznai, certamente il suo segretario e scriba (cfr. 4,9), e altri funzionari, si recarono a Gerusalemme per indagare su quello che stava accadendo. L'impero era stato scosso da rivolte indipendentiste, tra cui quella della stessa Babilonia, nei primi due anni del regno di Dario, e bisognava vigilare perché un nuovo focolaio non si accendesse in Giudea. Tattenai chiese perciò a coloro che presiedevano ai lavori, di cui volle sapere i nomi, da chi fossero stati autorizzati a rialzare l'edificio.

6-17. Le risposte dei Giudei sono riportate nella lettera che Tattenai scrisse al re, ed esse sono un riassunto della storia del santuario, da Salomone alla sua distruzione per mano di Nabucodonosor, all'ordine di Ciro di ricostruirlo. Tattenai fu abbastanza convinto dalle risposte dei notabili Giudei, che probabilmente gli mostrarono anche il documento con l'autorizzazione di Ciro, ma volle mettersi al sicuro chiedendo, nel rapporto da lui inviato al re, se esistesse davvero il riscontro dell'autorizzazione negli archivi reali a Babilonia. Nell'attesa della risposta, egli permise che si proseguissero i lavori, e l'agiografo attribuisce questa sua benevolenza all'azione divina, perché «l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei» (5,5). Questo Dio, secondo la fraseologia giudaica (cfr. Dt 7,21; 10,17; Sal 77,14) adottata dal governatore in conformità con lo spirito sincretista dell'impero persiano, è detto «grande» (v. 8). Per i Giudei egli è il «Dio del cielo e della terra» (v. 11) e il «Dio del cielo» (v. 12) – e in ciò parzialmente identificato con Ahura-Mazda, il Dio supremo di Dario –, il cui santuario era stato distrutto non perché egli fosse più debole del dio di Nabucodonosor, ma perché volle punire i suoi fedeli che lo avevano irritato (v. 12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Interruzione dei lavori 1Quando i nemici di Giuda e di Beniamino vennero a sapere che gli esuli rimpatriati stavano costruendo un tempio al Signore, Dio d'Israele, 2si presentarono a Zorobabele e ai capi di casato e dissero: “Vogliamo costruire anche noi insieme con voi, perché anche noi, come voi, cerchiamo il vostro Dio; a lui noi facciamo sacrifici dal tempo di Assarhàddon, re d'Assiria, che ci ha fatto salire qui”. 3Ma Zorobabele, Giosuè e gli altri capi di casato d'Israele dissero loro: “Non conviene che costruiamo insieme una casa al nostro Dio; noi soltanto la costruiremo al Signore, Dio d'Israele, come Ciro, re di Persia, ci ha ordinato”. 4Allora la popolazione locale si mise a scoraggiare il popolo dei Giudei e a intimorirlo perché non costruisse. 5Inoltre con denaro misero contro di loro alcuni funzionari, per far fallire il loro piano; e ciò per tutto il tempo di Ciro, re di Persia, fino al regno di Dario, re di Persia. 6Durante il regno di Serse, al principio del suo regno, essi presentarono una denuncia contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme. 7Poi al tempo di Artaserse, Bislam, Mitridate, Tabeèl e gli altri loro colleghi scrissero ad Artaserse re di Persia: il testo del documento era in caratteri aramaici e tradotto in aramaico. 8Recum, governatore, e Simsài, scriba, scrissero al re Artaserse contro Gerusalemme la lettera seguente: 9“Da parte di Recum, governatore, e Simsài, scriba, e gli altri loro colleghi giudici e prefetti, uomini di Tarpel, di Persia, di Uruc, di Babilonia e di Susa, cioè di Elam, 10e altri popoli che il grande e illustre Asnappàr deportò e stabilì nella città di Samaria e nel resto della regione dell'Oltrefiume...“. 11Questa è la copia della lettera che gli mandarono: “Al re Artaserse i tuoi servi, uomini della regione dell'Oltrefiume. 12Sia noto al re che i Giudei che sono partiti da te e sono venuti presso di noi, a Gerusalemme, stanno ricostruendo la città ribelle e malvagia: hanno terminato le mura e riparato le fondamenta. 13Ora sia noto al re che, se quella città è ricostruita e le mura sono riparate, tributi, imposte e tasse non saranno più pagati e questo danneggerà i re. 14Ora, poiché noi mangiamo il sale della reggia e per noi non è decoroso stare a guardare la spoliazione del re, mandiamo informazioni al re, 15perché si facciano ricerche nel libro delle memorie dei tuoi padri: tu troverai nel libro delle memorie e constaterai che quella città è una città ribelle, causa di guai per re e province, e vi hanno fatto sedizioni fin dai tempi antichi. Per questo quella città è stata distrutta. 16Noi informiamo il re che, se quella città è ricostruita e le mura sono riparate, non avrai più possedimenti nella regione dell'Oltrefiume”. 17Il re inviò questa risposta: “A Recum, governatore, e Simsài, scriba, e agli altri loro colleghi, che risiedono in Samaria e nel resto della regione dell'Oltrefiume, salute! Ora, 18la lettera che ci avete mandato è stata letta davanti a me accuratamente. 19Dietro mio ordine si sono fatte ricerche, e si è trovato che quella città fin dai tempi antichi si è sollevata contro i re e in essa sono avvenute rivolte e sedizioni. 20A Gerusalemme vi furono re potenti che comandavano su tutto il territorio dell'Oltrefiume: a loro si pagavano tributi, imposte e tasse. 21Date perciò ordine di fermare quegli uomini, e quella città non sia ricostruita, fino a mio ordine nuovo. 22Badate di non essere negligenti in questo, perché non aumenti il danno arrecato al re”. 23Appena la copia della lettera del re Artaserse fu letta davanti a Recum e a Simsài, scriba, e ai loro colleghi, questi andarono in gran fretta a Gerusalemme dai Giudei e li fecero smettere con la forza e con la violenza. 24Così cessò il lavoro per il tempio di Dio che è a Gerusalemme e rimase fermo fino all'anno secondo del regno di Dario, re di Persia.

__________________________ Note

4,1 i nemici di Giuda e di Beniamino: gli abitanti del nord d’Israele (vedi 2Re 17,24-41).

4,2 Il re assiro Assarhàddon (680-669) è citato anche in 2Re 19,37; Is 37,38.

4,5 Dario: si pensa abitualmente a Dario I (521-486), ma vi fu anche Dario II (423-404) e Dario III (335-330).

4,6 Serse: Serse I (486-465); vi fu però anche Serse II (423).

4,7 Artaserse: vi furono tre Artaserse: I (465-423), II (404-358), III (358-337). Quest’ultimo è da escludere sulla base di Ne 13,6, perché non raggiunse i trentadue anni di regno. Di solito si pensa al primo; ma una scelta qui è difficile. Nello scambio di lettere di questo capitolo, non si parla del tempio ma della città e delle sue mura (vedi vv. 12.16.21). Del tempio si parla invece nelle lettere dei cc. 5-6 (vedi 5,8ss; 6,1ss). È anche da osservare che il decreto di Ciro (1,2-4) parlava unicamente del tempio. Per queste e per altre ragioni, diversi commentatori pensano che la corrispondenza epistolare del c. 4 sia fuori posto: essa dovrebbe riferirsi a un tempo successivo, dopo la ricostruzione del tempio, e, forse, va collegata in qualche modo con l’opera di Neemia (Ne 2-6). In questa ipotesi il re persiano qui menzionato sarebbe Artaserse II. La corrispondenza epistolare è in lingua aramaica e viene raccolta entro una cornice pure di lingua aramaica (4,8-6,18): l’aramaico allora era la lingua ufficiale delle cancellerie.

4,10 Asnappàr: è tradizionalmente identificato col re assiro Assurbanipal (669-631).

4,14 noi mangiamo il sale della reggia: mangiare il sale di qualcuno significa essere suo stipendiato o alleato (vedi la “alleanza del sale” o “alleanza inviolabile” in Nm 18,19 e 2Cr 13,5).

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Approfondimenti

Le popolazioni che abitavano intorno a Giuda non accettarono la ricomparsa in mezzo a loro di Israele, di cui ben compresero le aspirazioni di autonomia politica e religiosa. Di qui i loro tentativi di intrufolarsi nei suoi progetti cultuali e di restaurazione urbana, nella sua economia, nell'intimità dei suoi nuclei familiari. I cc. 4-6, insieme con Ne 1-6, riassumono le vicende della lunga lotta sul piano cultuale-politico; Esd 9-10 e Ne 10,1-31; 13,23-29 quelle contro i matrimoni misti

1-3. La ricostruzione del tempio da parte dei reduci di Giuda e di Beniamino, le due tribù che avevano costituito insieme con i leviti il regno davidico dopo la scissione delle tribù del Nord (2Cr 11,12-13), suscitò l'interesse delle popolazioni vicine, soprattutto di quelle che abitavano nel territorio che aveva costituito l'antico regno di Samaria, le quali chiesero di condividere anch'esse l'onore e l'onere dell'impresa. In passato, al tempo del re Giosia, esse avevano già contribuito con offerte alla riparazione della casa del Signore e nel 621 avevano preso parte senza contrasto alcuno alla solenne festa di Pasqua celebrata a Gerusalemme per iniziativa di quel re (2Cr 34,9; 35,18). Della fede ortodossa di queste popolazioni non si poteva dubitare, perché, anche se con i superstiti di Samaria si erano mescolate genti deportate in quella regione dai re d'Assiria, esse adoravano lo stesso Dio adorato dai Giudei e con gli stessi riti. La presenza attiva dei Samaritani nella città santa, avrebbe però necessariamente inficiato il progetto di rigorosa autonomia religiosa e nazionale vagheggiato dai capi dei reduci; di qui la loro qualifica di «nemici di Giuda e di Beniamino» da parte dell'agiografo (v. 1) e il rifiuto della loro offerta di collaborazione. Assaraddon regnò in Assiria dal 680 al 669 a. C. Egli era nipote di Sargon, che aveva espugnato Samaria nel 722.

4-5. Gli esclusi dall'opera di ricostruzione ricorsero con accanimento a ogni mezzo per bloccare i lavori, e ci riuscirono. L'opera rimase così ferma per circa sedici anni, fin quando non fu ripresa e portata a termine sotto la spinta della parola profetica di Aggeo e di Zaccaria (5,1). Da notare che l'espressione ‘am-hā’āreṣ, letteralmente (popolo della terra), usata per indicare i non Giudei che abitavano la contrada, sembra avere qui il senso, che poi le sarà comune, di gente ignorante della legge e impura.

6-7. La menzione dell'interruzione dei lavori per il tempio conseguita dagli antagonisti dei Giudei rimpatriati, offre all'agiografo l'occasione per ricordare la lunga storia delle intimidazioni e delle calunnie messe in atto dalle popolazioni locali contro la rinascita di Gerusalemme e del suo tempio. Su questo ostruzionismo esisteva una raccolta di documenti in aramaico, che vengono utilizzati nella loro lingua originale. L'aramaico era in quel tempo la lingua della Siria e della Palestina settentrionale, quando fu adottato dagli stessi Giudei, che riscrissero con i suoi caratteri – comunemente detti “quadrati” – anche i testi della torah. Diffuso come lingua franca del commercio internazionale, esso era regolarmente usato anche dall'amministrazione persiana nei documenti riguardanti le province a occidente dell'Eufrate. Il dossier abbraccia i cc. 4,8-6,18.

8-24. Non accontentandosi dunque di intimidire e scoraggiare i rimpatriati, l'opposizione si rivolse all'autorità regia, accusando i Giudei di nutrire progetti di ribellione. Si incominciò con lo stesso Ciro, che aveva da poco concesso ai Giudei la facoltà di rimpatriare e di ricostruire il santuario (v. 5) e si continuò con Serse, in ebraico ’Ahašwērôš, appena questi salì sul trono (485 a.C.) (v. 6). Di Serse si parla diffusamente nel libro di Ester, in cui si racconta del progetto fallito del suo ministro Aman di sterminare tutti i Giudei che abitavano nell'impero. L'intervento contro i Giudei di Gerusalemme ebbe esito positivo presso Artaserse, figlio e successore di Serse (465-424), ma la situazione si capovolgerà per merito di Neemia (Ne 2-7). Dell'intervento dei nemici di Giuda presso Artaserse l'agiografo tramanda una relazione abbastanza dettagliata. L'esposto contro i Giudei rimpatriati, accusati di costumi sediziosi e di propositi di ribellione sulla scia dei loro padri, fu firmato da tutte le autorità della regione, sia indigene che di nomina reale, tra cui lo stesso governatore Recum. La denuncia fu giustificata dall'obbligo di fedeltà e di gratitudine che quei sudditi sentivano di avere nei confronti del re, da cui ricevevano il nutrimento. A corte si prestò fede alle insinuazioni, che furono confermate da una ricerca eseguita negli archivi reali, da cui risultò che effettivamente in passato Gerusalemme era stata governata da re potenti, che avevano spadroneggiato su tutta la regione al di qua dell'Eufrate, e che la città da sempre aveva dato fastidi all'autorità, fomentando ribellioni e congiure. Di conseguenza, il re ordinò di far sospendere la ricostruzione della città e delle sue mura e di vigilare perché non si verificassero maggiori danni. Ricevuto l'ordine reale, il governatore Recum si precipitò a Gerusalemme e impose con le armi il fermo dei lavori.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Arrivo e inizio dei lavori 1Giunse il settimo mese e gli Israeliti stavano nelle città. Il popolo si radunò come un solo uomo a Gerusalemme. 2Allora si levarono Giosuè, figlio di Iosadàk, con i suoi fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele, figlio di Sealtièl, con i suoi fratelli, e costruirono l'altare del Dio d'Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio. 3Fissarono l'altare sulle sue basi, poiché erano presi dal terrore delle popolazioni locali, e vi offrirono sopra olocausti al Signore, gli olocausti del mattino e della sera. 4Celebrarono la festa delle Capanne, come sta scritto, e offrirono olocausti quotidiani, nel numero prescritto per ogni giorno, 5e poi l'olocausto perenne, per i noviluni, per tutte le solennità consacrate al Signore e per tutti coloro che volevano fare offerte spontanee al Signore. 6Cominciarono a offrire olocausti al Signore dal primo giorno del mese settimo, benché del tempio del Signore non fossero poste le fondamenta. 7Allora diedero denaro agli scalpellini e ai falegnami, e alimenti, bevande e olio alla gente di Sidone e di Tiro, perché inviassero il legname di cedro dal Libano per mare fino a Giaffa, secondo la concessione fatta loro da Ciro, re di Persia. 8Nel secondo anno dal loro arrivo al tempio di Dio a Gerusalemme, nel secondo mese, diedero inizio ai lavori Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, con gli altri fratelli sacerdoti e leviti e quanti erano tornati dall'esilio a Gerusalemme. Essi incaricarono i leviti dai vent'anni in su di dirigere i lavori del tempio del Signore. 9Giosuè, i suoi figli e i suoi fratelli, Kadmièl e i suoi figli, i figli di Giuda, si misero come un solo uomo a dirigere chi faceva il lavoro nel tempio di Dio; così pure i figli di Chenadàd con i loro figli e i loro fratelli, leviti. 10Mentre i costruttori gettavano le fondamenta del tempio del Signore, vi assistevano i sacerdoti con i loro paramenti e con le trombe, e i leviti, figli di Asaf, con i cimbali, per lodare il Signore secondo le istruzioni di Davide, re d'Israele. 11Essi cantavano lodando e rendendo grazie al Signore, ripetendo: “Perché è buono, perché il suo amore è per sempre verso Israele”. Tutto il popolo faceva risuonare grida di grande acclamazione, lodando così il Signore perché erano state gettate le fondamenta del tempio del Signore. 12Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capi di casato anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si gettavano sotto i loro occhi le fondamenta di questo tempio, piangevano forte; i più, invece, continuavano ad alzare grida di acclamazione e di gioia. 13Così non si poteva distinguere il grido dell'acclamazione di gioia dal grido di pianto del popolo, perché il popolo faceva risuonare grida di grande acclamazione e il suono si sentiva lontano.

__________________________ Note

3,3 popolazioni locali: nel post-esilio sono quelle popolazioni pagane che hanno occupato la terra abbandonata dagli esuli.

3,4 la festa delle Capanne: è descritta in Ne 8,14-18.

3,11 Perché è buono, perché il suo amore è per sempre: la citazione è un ritornello frequente nel salterio (Sal 100,5; 106,1; 107,1; vedi pure 1Mac 4,24).

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Approfondimenti

1-13. Giunti in patria, i reduci danno inizio al processo di ricostruzione restaurando l'altare. Abramo aveva segnato il suo arrivo nella terra promessa erigendo un altare al Dio della promessa (Gn 12,7); anche Davide eresse un altare a Gerusalemme prima ancora di innalzarvi un tempio (2Sam 24,25). La ripresa del culto quotidiano e di quello festivo (Nm 28) era urgente per poter riannodare ufficialmente il dialogo con il Signore, che aveva promesso appunto d'incontrarsi sull'altare con i figli d'Israele (Es 29, 38-46), e chiedergli l'aiuto per vincere le minacce provenienti dalle popolazioni vicine (v. 3).

1. Il settimo mese è Tishri (settembre-ottobre), già Etanim. Dal punto di vista religioso, era uno dei mesi più importanti dell'anno ebraico. In esso, infatti, cadevano la «festa del soffiare dello šopar», divenuta poi la festa di Capodanno, il «giorno dell'Espiazione» e la «festa delle Capanne» (Lv 23,23-44; Nm 29). Particolare importante: proprio nel settimo mese il re Salomone convocò in assemblea a Gerusalemme tutti i capi d'Israele e di Giuda per l'inaugurazione solenne del tempio, che avvenne in occasione della festa delle Capanne (1Re, 8,1-4; 2Cr 5,2-5).

2-6. I lavori per il ripristino del culto sono diretti da Giosuè e da Zorobabele, rappresentanti rispettivamente della classe sacerdotale e dei laici. Si incominciò con la risistemazione dell'altare sul suo sito primitivo, consacrato da un uso plurisecolare e da antiche tradizioni (cfr. Gn 22,1-19; 2Cr 3,1; 2Sam 24,16-25) in modo da riavviare subito la liturgia sacrificale, secondo quanto era scritto nella legge di Mosè, assai verosimilmente il Deuteronomio (cfr. Dt 12, 4-14). Fu quindi celebrata la festa delle Capanne, che era “la festa” di JHWH per eccellenza (Lv 23,39; Ez. 45,25; 1Re 8,2). Essa durava otto giorni, durante i quali era d'obbligo abitare in capanne fatte di rami, a ricordo del periodo trascorso dai padri nel deserto (Lv 23,33-44). Secondo il Talmud, la gioia più vivace caratterizzava la festa, dovuta forse anche al vino nuovo che veniva gustato.

7-9. Trascorsa la festa, iniziarono i preparativi per la costruzione del tempio, reclutando la manodopera specializzata e commissionando alle genti di Sidone e di Tiro il legname per le impalcature e le coperture, così come avevano fatto Davide e Salomone (cfr. 1Cr 22,1-5; 2Cr 2,1-2.9.14). L'anno secondo dal loro ritorno, nello stesso mese in cui Salomone cominciò a costruire la casa del Signore, cioè nel mese di Iyyar (aprile-maggio), anche i nostri reduci diedero inizio ai lavori (1Re 6,1; 2Cr 3,2). La supervisione fu affidata ai leviti dai vent'anni in su, un'età assai minore di quella fissata loro dal Signore per essere impiegati nei servizi cultuali, cioè dai trenta ai cinquant'anni (cfr. Nm 4,1-3.23; 1Cr 23,3). L'abbassamento dell'età fu giustificato di certo dalla necessità del momento, cioè dal piccolo numero dei leviti ritornati (2,40); il Cronista lo presenta tuttavia come voluto da Davide e da Ezechia nella loro riorganizzazione del culto (1Cr 23,24-27; 2Cr 31,17).

10-13. La posa delle fondamenta e il primo innalzarsi dei muri furono resi solenni e festosi dal suono delle trombe da parte dei sacerdoti rivestiti dei sacri paramenti e dal canto dei Salmi, con accompagnamento di cembali (cfr. 1Cr 15,19.24), eseguito a cori alterni dai leviti. I Salmi erano probabilmente il 100, il 106 e certamente il 136, il cui ritornello è costituito appunto dalle parole: «Egli è buono, perché la sua grazia dura sempre». I canti erano gli stessi che già riecheggiarono in quel luogo, ma con ben altro scenario, secoli prima (2Cr 5,11-13). Allora Salomone, all'apice di un regno felice, inaugurava una costruzione superba, sfavillante di pietre pregiate e di metalli preziosi, che ospitava nel suo cuore l'Arca dell'alleanza; ora invece si celebrano appena gli inizi di un nuovo Santuario, tra le macerie dell'antico. E molti degli anziani che ricordavano gli antichi splendori piansero a voce alta, mescolando il loro pianto e le loro grida di dolore al pianto di gioia e alle grida entusiaste di tutto il resto del popolo.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall'esilio, quelli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato a Babilonia e che tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno alla sua città; essi vennero 2con Zorobabele, Giosuè, Neemia, Seraià, Reelaià, Mardocheo, Bilsan, Mispar, Bigvài, Recum, Baanà. Questa è la lista degli uomini del popolo d'Israele. 3Figli di Paros: duemilacentosettantadue. 4Figli di Sefatia: trecentosettantadue. 5Figli di Arach: settecentosettantacinque. 6Figli di Pacat-Moab, cioè figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentododici. 7Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro. 8Figli di Zattu: novecentoquarantacinque. 9Figli di Zaccài: settecentosessanta. 10Figli di Banì: seicentoquarantadue. 11Figli di Bebài: seicentoventitré. 12Figli di Azgad: milleduecentoventidue. 13Figli di Adonikàm: seicentosessantasei. 14Figli di Bigvài: duemilacinquantasei. 15Figli di Adin: quattrocentocinquantaquattro. 16Figli di Ater, cioè di Ezechia: novantotto. 17Figli di Besài: trecentoventitré. 18Figli di Iora: centododici. 19Figli di Casum: duecentoventitré. 20Figli di Ghibbar: novantacinque. 21Figli di Betlemme: centoventitré. 22Uomini di Netofà: cinquantasei. 23Uomini di Anatòt: centoventotto. 24Figli di Azmàvet: quarantadue. 25Figli di Kiriat-Iearìm, di Chefirà e di Beeròt: settecentoquarantatré. 26Figli di Rama e di Gheba: seicentoventuno. 27Uomini di Micmas: centoventidue. 28Uomini di Betel e di Ai: duecentoventitré. 29Figli di Nebo: cinquantadue. 30Figli di Magbis: centocinquantasei. 31Figli di un altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. 32Figli di Carim: trecentoventi. 33Figli di Lod, Adid e Ono: settecentoventicinque. 34Figli di Gerico: trecentoquarantacinque. 35Figli di Senaà: tremilaseicentotrenta. 36Sacerdoti: figli di Iedaià della casa di Giosuè: novecentosettantatré. 37Figli di Immer: millecinquantadue. 38Figli di Pascur: milleduecentoquarantasette. 39Figli di Carim: millediciassette. 40Leviti: figli di Giosuè e di Kadmièl, cioè figli di Odavia: settantaquattro. 41Cantori: figli di Asaf: centoventotto. 42Portieri: figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon, figli di Akkub, figli di Catità, figli di Sobài: in tutto centotrentanove. 43Oblati: figli di Sica, figli di Casufà, figli di Tabbaòt, 44figli di Keros, figli di Siaà, figli di Padon, 45figli di Lebanà, figli di Agabà, figli di Akkub, 46figli di Agab, figli di Samlài, figli di Canan, 47figli di Ghiddel, figli di Gacar, figli di Reaià, 48figli di Resin, figli di Nekodà, figli di Gazzam, 49figli di Uzzà, figli di Pasèach, figli di Besài, 50figli di Asna, figli dei Meuniti, figli dei Nefisiti, 51figli di Bakbuk, figli di Akufà, figli di Carcur, 52figli di Baslùt, figli di Mechidà, figli di Carsa, 53figli di Barkos, figli di Sìsara, figli di Temach, 54figli di Nesìach, figli di Catifà. 55Figli degli schiavi di Salomone: figli di Sotài, figli di Assofèret, figli di Perudà, 56figli di Iala, figli di Darkon, figli di Ghiddel, 57figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di Pocheret-Assebàim, figli di Amì. 58Totale degli oblati e dei figli degli schiavi di Salomone: trecentonovantadue. 59Questi sono coloro che ritornarono da Tel-Melach, Tel-Carsa, Cherub-Addan e Immer, ma non avevano potuto indicare se il loro casato e la loro discendenza fossero d'Israele: 60i figli di Delaià, i figli di Tobia, i figli di Nekodà: seicentocinquantadue; 61tra i sacerdoti, i figli di Cobaià, i figli di Akkos, i figli di Barzillài, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillài, il Galaadita, e veniva chiamato con il loro nome. 62Costoro cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono allora esclusi dal sacerdozio. 63Il governatore disse loro che non potevano mangiare le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urìm e tummìm. 64Tutta la comunità nel suo insieme era di quarantaduemilatrecentosessanta persone, 65oltre i loro schiavi e le loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette; avevano anche duecento cantori e cantatrici. 66I loro cavalli erano settecentotrentasei, i loro muli duecentoquarantacinque, 67i loro cammelli quattrocentotrentacinque e gli asini seimilasettecentoventi. 68Alcuni capi di casato, al loro arrivo al tempio del Signore che è a Gerusalemme, fecero offerte spontanee al tempio di Dio per edificarlo al suo posto. 69Secondo le loro possibilità diedero al tesoro della fabbrica sessantunmila dracme d'oro, cinquemila mine d'argento e cento tuniche sacerdotali. 70Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati si stabilirono nelle loro città e tutti gli Israeliti nelle loro città.

__________________________ Note

2,1 La lista (vv. 1-70) è ripetuta, con poche varianti, in Ne 7,6-72. Il richiamo è intenzionale, per unificare tutta l’epoca della ricostruzione.

2,63 governatore: qui indica una carica amministrativa diversa da quella citata in Esd 5,14 e Ne 5,14. urìm e tummìm: strumenti divinatori per ottenere da Dio risposta su un determinato quesito (vedi Es 28,30; 1Sam 14,41-42).

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Approfondimenti

Secondo questa lista, la carovana dei reduci era composta di 42.360 persone (v. 64). La cifra eccessiva ha fatto ritenere che essa non rappresenti la prima spedizione, ma un censimento posteriore della popolazione di Giudea, accresciutasi soprattutto al tempo di Cambise (530-522), il figlio di Ciro conquistatore dell'Egitto. La lista si ritrova in Ne 7 con varianti nella forma dei nomi e nelle cifre parziali, ma non nella somma totale. La sua presenza ha qui lo scopo di mostrare la genuinità del rinnovato Israele. Lo conferma la puntigliosità nel rilevare l'incertezza, per mancanza di documentazione, dell'appartenenza a Israele di alcune casate laiche e sacerdotali (vv. 59-62). Il ricco dispiegarsi di clan, dai legami interni ben definiti, rievoca però ancora una volta l'esodo dall'Egitto (Nm 1), anche se ora l'insieme del popolo, compresi i sacerdoti e il personale del tempio, è poco più della dodicesima parte di quelli che si misero in marcia allora verso la terra promessa.

1-2a. La provincia i cui abitanti vengono censiti è quella di Giuda, un piccolo distretto ricavato all'interno della grande entità amministrativa persiana costituita dalla Siria e dalla Palestina e per il quale era stato inviato governatore Sesbassar (5,14). I reduci vi rientrano, guidati da dodici capi, a simboleggiare che con essi si ricompone in pienezza l'antico Israele (cfr. 2,2b: «Computo degli uomini del popolo d'Israele»). Da notare che il numero simbolico di dodici si ha qui computando anche Sesbassar (1,8. II); l'elenco originale però vi prescindeva, perché, come si può vedere da Ne 7,7, esso comprendeva anche il nome di Nacamani.

2b-35. In questi versetti sono censiti i laici che tornarono; essi vengono designati per clan – e in questo caso sono designati come «Figli di Paros» ecc. – o dal nome della località di origine o in cui si erano stabiliti, per es.: «Figli di Betlemme», ecc. Per Azmavet (v. 24), Magbis (v. 30), Carim (v. 32) e Senaa (v. 35) è incerto se si tratti di nomi personali o di luogo.

36-58. Abbiamo qui la lista del personale consacrato al culto, distribuito in sei gruppi: sacerdoti (vv. 36-39), leviti (v. 40), cantori (v. 41), portieri (v. 42), oblati (vv. 43-53), figli dei servi di Salomone (vv. 55-58). I sacerdoti ammontano a 4.289 individui, circa un terzo della somma dei reduci. Dei ventiquattro gruppi familiari in cui Davide aveva organizzato i sacerdoti per il servizio del culto (1Cr 24), solo quattro (Pascur è figlio di Malchia: 1Cr 9,12) sono rappresentati tra quelli che tornarono. Le stesse quattro famiglie sono menzionate in 10,18-22, diverse generazioni più tardi. Da queste quattro famiglie furono poi ricostituite le ventiquattro classi che a turno prestavano servizio nel tempio (cfr. Lc 1,5) e che furono designate con gli antichi nomi della classificazione davidica. I leviti (v. 40) costituiscono il gruppo più piccolo, forse perché la loro funzione tra il personale cultuale in pratica non era molto ben definita ed essi si erano impegnati nell'esilio in altre attività, meno umili e più redditizie. Di qui più tardi il pressante appello di Esdra a essi perché prendessero parte più attivamente al ristabilimento del tempio (8,15-20). Anche i cantori, incaricati di celebrare il Signore con musica e canti, erano stati organizzati da Davide in ventiquattro compagnie (1Cr 25). Pure di essi ritorna solo un piccolo gruppo, discendente da Asaf (1Cr 25,2), l'autore dei Sal 50 e 73-83. I portieri, secondo l'ordinamento di Davide, erano incaricati di custodire gli ingressi del tempio e i magazzini (1Cr 26,1-19). Si trattava di un ufficio di per sé assai umile (cfr. 1Sam 3,15; Sal 84,11). Gli oblati (ebr. nᵉtînîm) (vv. 43-54) erano originariamente schiavi di guerra che erano stati donati ai leviti perché li utilizzassero come ausiliari nell'accudire il santuario (Nm 31,30.47; Gs 9; Esd 8,20). Essi erano pressoché tutti stranieri, ma abbracciarono in seguito la fede mosaica e divennero parte integrante d'Israele, nel cui computo infatti sono annoverati (cfr. 2,2; Ne 10,29). Affini agli oblati sono i «servi di Salomone» (v. 55), cananei superstiti all'opera di israelizzazione della loro terra e che Salomone sottopose a un regime di lavoro coatto (1Re 9,20-21). Anch'essi col tempo accolsero la fede dei loro dominatori.

59-60. L'importanza dei registri genealogici era duplice: essi servivano per provare i diritti di proprietà e per garantire che i membri della restaurata comunità appartenessero all'Israele originale. Al tempo dell'indipendenza, i registri erano tenuti e aggiornati da funzionari dell'amministrazione centrale e locali (cfr. 1Cr 5,7.16-17; 9,22). Ogni famiglia provvedeva poi a conservare un registro, o archivio, privato. Nel nostro caso pare che il dubbio verta sull'appartenenza dei tre capostipiti – Delaia, Tobia e Nekoda – alla stirpe d'Israele e che fossero invece proseliti (ctr. v. 59b). Forse appartenevano al gruppo di Recabiti, i nomadi di fede jahvista ma non Giudei, che entrarono in Gerusalemme al tempo dell'assedio (Ger 35). I discendenti di Delaia, Tobia e Nekoda, comunque, non furono rigettati, ma assimilati ai forestieri che avevano abbracciato con cuore sincero il giudaismo.

61-63. Assolutamente necessario era invece documentare la propria appartenenza alla stirpe sacerdotale. Sacerdoti lo si era infatti per nascita – per «prescrizione carnale» dirà Eb 7,16 –, in quanto appartenenti alla tribù di Levi (Nm 3). Il loro stato doveva essere certo, perché da esso dipendeva la validità degli atti di culto, la stessa facoltà di muoversi negli spazi sacri, assolutamente interdetti ai laici, e il diritto di mangiare dalle oblazioni e dai sacrifici (Lv 2,3; 7,28-36; 10,12-15). Il terribile castigo di Core e dei suoi seguaci restava a perenne ammonimento, perché nessun estraneo che non fosse della discendenza di Aronne si accostasse a bruciare incenso davanti al Signore, pena la sorte di Core e di quelli che erano con lui (Nm 17,5). Proprio per evitare che una qualche calamità si abbattesse sulla collettività in caso di immissione nei ruoli sacerdotali di personale non consa-crato, fu deciso di non riconoscere lo stato sacerdotale ad alcuni reduci che lo rivendicavano ma non erano in grado di documentarlo (vv. 61-62); anzi, intervenne lo stesso governatore – la faccenda, come si è detto, poteva avere risvolti pubblici negativi – per interdire loro di nutrirsi di cibi offerti in sacrificio. Egli tuttavia non chiuse del tutto la questione, rimandando la decisione definitiva a un sacerdote che sapesse maneggiare gli urîm e tummîm, una procedura per conoscere la verità simile al sorteggio, ma di cui al momento non ci si ricordava più la modalità di esecuzione.

64-67. Il totale di 42.360 persone ritorna in Ne 7,66, tuttavia la somma dei componenti i vari gruppi è di 29.818 persone per Esdra e di 31.089 per Neemia. Certamente l'agiografo nel fare la somma ha tenuto conto di persone, forse bambini, non enumerate volta per volta nelle varie casate. A confronto di coloro che rimasero a Babilonia, forse non furono molti quelli che ripresero la via per Gerusalemme. Ma essi erano mossi dal Signore e fortificati dal suo spirito (Zc 4,6), come già la piccola schiera di Gedeone (Gdc 7,1-8) e come lo sarà il piccolo gregge di Gesù di Nazaret (Lc 12,32).

68-69. La schiera dei reduci si era presentata in patria ricca di ogni sorta di beni, tra cui schiavi e schiave. C'erano persino cantori e cantanti, le cui voci erano indicate come una delle piacevolezze delle corti e delle persone facoltose (2Sam 19,35; Qo 2,8). Solo una parte, tuttavia, dei capifamiglia al loro arrivo a Gerusalemme fece offerte volontarie e sincere («Secondo le loro forze») per la ricostruzione del tempio e la ripresa del culto (vv. 68-69). Qui l'agiografo vuole però sottolineare non la scarsa partecipazione alle offerte, ma alcune ricche oblazioni, per richiamare ancora una volta l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 25,2-7; 35,4-9; Nm 7).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage# ESD – Capitolo 1

PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ioacàz re 1Il popolo della terra prese Ioacàz, figlio di Giosia, e lo proclamò re, al posto del padre, a Gerusalemme. 2Quando divenne re, Ioacàz aveva ventitré anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. 3Il re d'Egitto lo destituì a Gerusalemme e impose alla terra un tributo di cento talenti d'argento e di un talento d'oro. 4Il re d'Egitto nominò re su Giuda e Gerusalemme il fratello Eliakìm, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quanto al fratello di lui, Ioacàz, Necao lo prese e lo deportò in Egitto.

Ioiakìm re 5Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. 6Contro di lui salì Nabucodònosor, re di Babilonia, che lo legò con catene di bronzo per deportarlo a Babilonia. 7Nabucodònosor portò a Babilonia parte degli oggetti del tempio del Signore, che depose a Babilonia nella sua reggia. 8Le altre gesta di Ioiakìm, gli abomini da lui commessi e ciò che risulta a suo carico, sono descritti nel libro dei re d'Israele e di Giuda. Al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn.

Ioiachìn re 9Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 10All'inizio del nuovo anno il re Nabucodònosor mandò a prenderlo per deportarlo a Babilonia con gli oggetti più preziosi del tempio del Signore. Egli nominò re su Giuda e Gerusalemme suo fratello Sedecìa.

Sedecìa re 11Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. 12Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. 13Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d'Israele.

Fine di Gerusalemme 14Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. 15Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. 16Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. 17Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. 18Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. 19Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. 20Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, 21attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: “Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni”.

Editto di Ciro_ 22Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 23«Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!“».

__________________________ Note

*36,6** Nabucodònosor: re di Babilonia negli anni 605-562.

36,10 Il primo assedio di Gerusalemme è del 598-597.

36,17 La distruzione di Gerusalemme si colloca nell’anno 587 (per alcuni 586).

36,21 ino al compiersi di settanta anni: vedi Ger 25,11-12; 29,10.

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Approfondimenti

1-21. Gli ultimi re di Gerusalemme (609-587) prima della caduta del regno di Giuda nel 587 sono stati tutti personaggi asserviti alla potenza babilonese. Le premesse alla distruzione di Gerusalemme, la stessa tragica fine della città e la deportazione in Babilonia sono narrate ampiamente in 2Re 23,31-25,26, oltre che nel libro di Geremia cc. 39.52. Il Cronista riduce tutto a una dozzina di versetti, in cui parla successivamente di Ioacaz, vv. 1-3; Ioiakim, vv. 4-8; Ioiachin, vv. 9-10; Sedecia, vv. 11-13. Più spazio è dedicato al saccheggio della città santa e alla deportazione (vv. 14-21).

1-3. Ioacaz (609), cfr. 2Re 23,31-33, con l'omissione del nome della madre del re. Dopo la battaglia di Carchemis e la morte improvvisa di Nabopolassar, Nabucodonosor (Nebucadnezzar) conquista il predominio su tutta l'Asia Anteriore e riduce Giuda a una provincia del suo impero.

4-8. Ioiakim (608-597), cfr. 2Re 23,34-24,6, che qui viene sunteggiato.

9-10. Ioiachin (597), cfr. 2Re 24,8-17. Il Cronista non parla dell'assedio di Gerusalemme del 597, seguito dal terribile saccheggio della città santa.

11-21. Sedecia (597-587), cfr. 2Re 24,18-20, con modifiche e riduzioni, e soprattutto con l'interpretazione teologica della tragedia, causata dall'infedeltà di Israele. Al peccato dell'ultimo re di Giuda (vv. 12-13), s'aggiungono le trasgressioni di tutto il popolo (vv. 14-16): la catastrofe (vv. 17-21) è conseguenza logica e inevitabile.

22-23. I versetti ripetono alla lettera Esd 1,1-3 e sono presi di là. Sono stati posti alla fine delle Cronache quando 1-2 Cr venne inserito nel canone ebraico dopo Esdra, quasi a formare una conclusione positiva del libro.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Celebrazione della Pasqua 1Giosia celebrò a Gerusalemme la Pasqua in onore del Signore. La Pasqua fu immolata il quattordici del primo mese. 2Egli ristabilì i sacerdoti nei loro uffici e li incoraggiò al servizio del tempio del Signore. 3Egli disse ai leviti che ammaestravano tutto Israele e che si erano consacrati al Signore: “Collocate l'arca santa nel tempio costruito da Salomone, figlio di Davide, re d'Israele; essa non costituirà più un peso per le vostre spalle. Ora servite il Signore, vostro Dio, e il suo popolo Israele. 4Disponetevi, secondo il vostro casato, secondo le vostre classi, in base alla prescrizione di Davide, re d'Israele, e alla prescrizione di Salomone, suo figlio. 5State nel santuario a disposizione dei casati dei vostri fratelli, dei figli del popolo; per i leviti ci sarà una parte in ogni casato. 6Immolate la Pasqua, santificatevi e mettetevi a disposizione dei vostri fratelli, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo di Mosè”. 7Giosia diede ai figli del popolo, a quanti erano lì presenti, del bestiame minuto, cioè trentamila agnelli e capretti, come vittime pasquali, e in più tremila giovenchi. Ciò proveniva dai beni del re. 8I suoi capi fecero offerte spontanee per il popolo, per i sacerdoti e per i leviti. Chelkia, Zaccaria e Iechièl, sovrintendenti al tempio di Dio, diedero ai sacerdoti, per i sacrifici pasquali, duemilaseicento agnelli e trecento giovenchi. 9Conania, Semaià e Netanèl suoi fratelli, Casabia, Ieièl e Iozabàd, capi dei leviti, diedero ai leviti, per i sacrifici pasquali, cinquemila agnelli e cinquecento giovenchi. 10Così tutto fu pronto per il servizio; i sacerdoti si misero al loro posto, così anche i leviti secondo le loro classi, conformemente al comando del re. 11Immolarono la Pasqua: i sacerdoti spargevano il sangue, mentre i leviti scorticavano. 12Misero da parte l'olocausto da distribuire ai figli del popolo, secondo le divisioni per casato, perché lo presentassero al Signore, come sta scritto nel libro di Mosè. Lo stesso fecero per i giovenchi. 13Secondo la regola arrostirono la Pasqua sul fuoco; le parti consacrate le cossero in pentole, in caldaie e in tegami e le distribuirono sollecitamente a tutto il popolo. 14Dopo, prepararono la Pasqua per se stessi e per i sacerdoti, poiché i sacerdoti, figli di Aronne, furono occupati fino a notte nell'offrire gli olocausti e le parti grasse; per questo i leviti la prepararono per se stessi e per i sacerdoti, figli di Aronne. 15I cantori, figli di Asaf, occupavano il loro posto, secondo le prescrizioni di Davide, di Asaf, di Eman e di Iedutùn, veggente del re; i portieri erano alle varie porte. Costoro non dovettero allontanarsi dal loro posto, perché i leviti loro fratelli prepararono per loro. 16Così in quel giorno fu disposto tutto il servizio del Signore per celebrare la Pasqua e per offrire gli olocausti sull'altare del Signore, secondo l'ordine del re Giosia. 17Gli Israeliti presenti celebrarono allora la Pasqua e la festa degli Azzimi per sette giorni. 18Dal tempo del profeta Samuele non era stata celebrata una Pasqua simile in Israele; nessuno dei re d'Israele aveva celebrato una Pasqua come questa, celebrata da Giosia insieme con i sacerdoti, i leviti, tutti quelli di Giuda e d'Israele presenti e gli abitanti di Gerusalemme. 19Questa Pasqua fu celebrata nel diciottesimo anno del regno di Giosia.

Morte del re Giosia 20Dopo tutto ciò, dopo che Giosia aveva riorganizzato il tempio, Necao, re d'Egitto, salì a combattere a Càrchemis sull'Eufrate. Giosia uscì incontro a lui. 21Quegli mandò messaggeri a dirgli: “Che c'è fra me e te, o re di Giuda? Io non vengo oggi contro di te, ma sono in guerra contro un'altra casa e Dio mi ha imposto di affrettarmi. Pertanto non opporti a Dio che è con me, affinché egli non ti distrugga”. 22Ma Giosia non si ritirò. Deciso ad affrontarlo, non ascoltò le parole di Necao, che venivano dalla bocca di Dio, e attaccò battaglia nella valle di Meghiddo. 23Gli arcieri tirarono sul re Giosia. Il re diede quest'ordine ai suoi servi: “Portatemi via, perché sono ferito gravemente”. 24I suoi servi lo tolsero dal suo carro, lo misero in un altro suo carro e lo riportarono a Gerusalemme, ove morì. Fu sepolto nei sepolcri dei suoi padri. Tutti quelli di Giuda e di Gerusalemme fecero lutto per Giosia. 25Geremia compose un lamento su Giosia; tutti i cantanti e le cantanti lo ripetono ancora oggi nei lamenti su Giosia: è diventata una tradizione in Israele. Esso è inserito fra i lamenti. 26Le altre gesta di Giosia, le sue opere di pietà secondo ciò che è scritto nella legge del Signore, 27le sue gesta, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re d'Israele e di Giuda.

__________________________ Note

35,20 Il faraone Necao (609-595) andò in aiuto degli Assiri nel 609. Nel 612 i Babilonesi avevano distrutto Ninive, la capitale assira; nel 606 metteranno fine all’impero assiro.

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Approfondimenti

1-19. I tre versetti che 2Re (23,21-23) dedicano alla celebrazione della Pasqua sotto la penna del Cronista si trasformano in uno scenario grandioso e movimentato, denso di partecipazione e pieno di dettagli. Il nostro autore qui è pienamente a suo agio. Come al solito, anche in questa pagina la sua attenzione è rivolta in modo particolare ai leviti e alle loro mansioni e competenze. La pagina è anche una preziosa documentazione di come si celebrava la Pasqua al tempo del Cronista. Questa Pasqua fa da punto di partenza dell'apocrifo Libro primo di Esdra.

20-27. Il re Giosia cade in combattimento nello scontro col faraone Necao, cfr. 2Re 23,29-30, a soli 39 anni, una sventura che il Cronista spiega, secondo la sua logica, incolpando il sovrano (vv. 21-22) di disubbidienza: «Non ascoltò le parole di Necao che venivano dalla bocca di Dio» (v. 22). La sua tragica fine (vv. 23-24) ricorda da vicino la morte di Acab, cfr. 2Cr 18,33s.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosia re 1Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni a Gerusalemme. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, seguendo le vie di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra. 3Nell'anno ottavo del suo regno, quando era ancora un ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide, suo padre. Nel dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dalle alture, dai pali sacri e dalle immagini scolpite o fuse. 4Sotto i suoi occhi furono demoliti gli altari dei Baal, infranse gli altari per l'incenso che vi erano sopra, distrusse i pali sacri e le immagini scolpite o fuse, riducendoli in polvere, che sparse sui sepolcri di coloro che avevano sacrificato a tali cose. 5Le ossa dei sacerdoti le bruciò sui loro altari; così purificò Giuda e Gerusalemme. 6Lo stesso fece nelle città di Manasse, di Èfraim e di Simeone fino a Nèftali, nei loro villaggi circostanti. 7Demolì gli altari, fece a pezzi i pali sacri e gli idoli, in modo da ridurli in polvere, demolì tutti gli altari per l'incenso in tutta la terra d'Israele; poi fece ritorno a Gerusalemme.

Scoperta del libro della legge 8Nell'anno diciottesimo del suo regno, dopo aver purificato la terra e il tempio, mandò Safan, figlio di Asalia, Maasia, governatore della città, e Iòach, figlio di Ioacàz, archivista, per restaurare il tempio del Signore, suo Dio. 9Costoro si presentarono al sommo sacerdote Chelkia e gli consegnarono il denaro depositato nel tempio di Dio; l'avevano raccolto i leviti custodi della soglia da Manasse, da Èfraim e da tutto il resto d'Israele, da tutto Giuda, da Beniamino e dagli abitanti di Gerusalemme. 10Lo misero in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore, ed essi lo diedero agli esecutori dei lavori che lavoravano nel tempio del Signore per consolidare e riparare il tempio. 11Lo diedero ai falegnami e ai muratori per l'acquisto di pietre da taglio e di legname per l'armatura e la travatura dei locali lasciati rovinare dai re di Giuda. 12Quegli uomini lavoravano con onestà; erano stati loro preposti per la direzione Iacat e Abdia, leviti dei figli di Merarì, Zaccaria e Mesullàm, dei figli di Keat. Leviti esperti di strumenti musicali 13sorvegliavano i portatori e dirigevano quanti compivano lavori di qualsiasi genere; altri leviti erano scribi, ispettori e portieri. 14Mentre si prelevava il denaro depositato nel tempio del Signore, il sacerdote Chelkia trovò il libro della legge del Signore, data per mezzo di Mosè. 15Chelkia prese a parlare e disse allo scriba Safan: “Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge”. Chelkia diede il libro a Safan. 16Safan portò il libro dal re; egli inoltre lo informò dicendo: “Quanto è stato ordinato, i tuoi servitori lo eseguono. 17Hanno versato il denaro trovato nel tempio del Signore e l'hanno consegnato in mano ai sorveglianti e agli operai”. 18Poi lo scriba Safan annunciò al re: “Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro”. Safan ne lesse una parte davanti al re. 19Udite le parole della legge, il re si stracciò le vesti. 20Il re comandò a Chelkia, ad Achikàm, figlio di Safan, ad Abdon, figlio di Mica, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: 21“Andate, consultate il Signore per me e per quanti sono rimasti in Israele e in Giuda riguardo alle parole del libro che è stato trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è riversata su di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole del Signore, mettendo in pratica quanto sta scritto in questo libro”. 22Chelkia, insieme con coloro che il re aveva designato, si recò dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tokat, figlio di Casra, custode delle vesti, la quale abitava nel secondo quartiere di Gerusalemme. Le parlarono in tal senso 23ed ella rispose loro: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Riferite all'uomo che vi ha inviati da me: 24Così dice il Signore: Ecco, io farò venire una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, tutte le maledizioni scritte nel libro letto davanti al re di Giuda, 25perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera si riverserà contro questo luogo e non si spegnerà!“. 26Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete questo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: Quanto alle parole che hai udito, 27poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti a Dio, all'udire le sue parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, poiché ti sei umiliato davanti a me, ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ho ascoltato, oracolo del Signore! 28Ecco, io ti riunirò ai tuoi padri e sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo e sui suoi abitanti”“. Quelli riferirono il messaggio al re.

Rinnovamento dell’alleanza 29Allora il re mandò a radunare tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. 30Il re salì al tempio; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i leviti e tutto il popolo, dal più grande al più piccolo. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell'alleanza, trovato nel tempio del Signore. 31Il re, in piedi presso la colonna, concluse l'alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima, per mettere in pratica le parole dell'alleanza scritte in quel libro. 32Fece impegnare quanti si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino. Gli abitanti di Gerusalemme agirono secondo l'alleanza di Dio, Dio dei loro padri. 33Giosia rimosse tutti gli abomini da tutti i territori appartenenti agli Israeliti; costrinse quanti si trovavano in Israele a servire il Signore, loro Dio. Finché egli visse, non desistettero dal seguire il Signore, Dio dei loro padri.

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Approfondimenti

34,1-35,27. Insieme a Davide, Salomone, Giosafat ed Ezechia, il re Giosia (640-609) rientra fra i re ideali per il Cronista, che gli dedica due capitoli, nei quali tratta della sua riforma cultuale (34,1-7), della scoperta del libro della legge (34,8-28), del rinnovamento dell'alleanza (34,29-33) e della celebrazione della Pasqua (35,1-19), per raccontare infine la sua tragica morte (35,20-27). La fonte è costituita da 2Re 22,3-20; 23,1-20, che l'autore segue da vicino, mettendo in rilievo il ruolo dei leviti. C'è però una differenza determinante tra 2Re e 2Cr: nel libro dei Re è la scoperta del «Libro della legge» ad avviare la riforma, il cui inizio per il Cronista coincide invece con l'ascesa al trono di Giosia. Le due posizioni non sono necessariamente contraddittorie. È possibile che parziali misure di riforma adottate durante i primi diciotto anni del regno abbiano subito un vero balzo di qualità con la scoperta del «Libro della legge», dando alla riforma una svolta radicale.

34,1-7. Dopo aver ripreso, nei vv. 1-2, i dati di 2Re 22,1-2, (omettendo il nome della madre di Giosia) nei vv. 3-7 il Cronista enuncia di propria mano e con visibile soddisfazione gli interventi antidolatrici del re, quasi a purificare il paese e prepararlo al grande evento del rinvenimento della legge nel tempio.

8-33. È il fatidico anno diciottesimo del regno di Giosia. Il re ha ventisei anni. Il brano sul ritrovamento del rotolo è ripreso da 2Re 22,8-13, ma con interventi che lo rendono più scorrevole e con l'introduzione di sana pianta dei leviti (vv. 12-13), ai quali sono attribuiti compiti importanti. Inoltre questo «Libro della legge di JHWH» (v. 14), che per 2Re sembra essere solo il nucleo centrale del Deuteronomio, per il Cronista sembra comprendere l'intero Pentateuco, considerata la sua tendenza a raccontare il passato avendo come riferimento la situazione del suo presente.

29-33. Il rinnovamento dell'alleanza è preceduto dalla lettura del rotolo ritrovato. Al v. 30 il Cronista sostituisce i leviti ai profeti di cui parla 2Re 23,2. Il v. 33 è proprio del Cronista, che sunteggia 2Re 23,4-20.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Manasse re 1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari ai Baal, fece pali sacri, si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome per sempre”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare i suoi figli per il fuoco nella valle di Ben-Innòm, si affidò a vaticini, presagi e magie, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine dell'idolo, che aveva fatto scolpire, nel tempio di Dio, riguardo al quale Dio aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho destinato ai vostri padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge, gli statuti e i decreti comunicati per mezzo di Mosè”. 9Manasse spinse Giuda e gli abitanti di Gerusalemme a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti. 10Il Signore parlò a Manasse e al suo popolo, ma non gli prestarono attenzione. 11Allora il Signore mandò contro di loro i comandanti dell'esercito del re assiro; essi presero Manasse con uncini, lo legarono con catene di bronzo e lo condussero a Babilonia. 12Ridotto in tale miseria, egli placò il volto del Signore, suo Dio, e si umiliò molto di fronte al Dio dei suoi padri. 13Egli lo pregò e Dio si lasciò commuovere, esaudì la sua supplica e lo fece tornare a Gerusalemme nel suo regno; così Manasse riconobbe che il Signore è Dio. 14In seguito, egli costruì il muro esterno della Città di Davide, a occidente del Ghicon, nella valle fino alla porta dei Pesci, e circondò l'Ofel, e lo sollevò a notevole altezza. In tutte le fortezze di Giuda egli pose comandanti dell'esercito. 15Rimosse gli dèi degli stranieri e l'idolo dal tempio del Signore, insieme con tutti gli altari che egli aveva costruito sul monte del tempio del Signore e a Gerusalemme, e gettò tutto fuori della città. 16Restaurò l'altare del Signore e offrì su di esso sacrifici di comunione e di lode e comandò a Giuda di servire il Signore, Dio d'Israele. 17Tuttavia il popolo continuava a sacrificare sulle alture, anche se lo faceva in onore del Signore, suo Dio. 18Le altre gesta di Manasse, la preghiera al suo Dio e le parole che i veggenti gli comunicarono a nome del Signore, Dio d'Israele, ecco sono descritte negli atti dei re d'Israele. 19La sua preghiera e come fu esaudito, tutta la sua colpa e la sua infedeltà, le località ove costruì alture, eresse pali sacri e immagini scolpite prima della sua umiliazione, sono descritte negli atti di Cozài. 20Manasse si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono nel suo palazzo e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon re 21Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. 22Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. Amon offrì sacrifici a tutti gli idoli eretti da Manasse, suo padre, e li servì. 23Non si umiliò davanti al Signore, come si era umiliato Manasse, suo padre; anzi Amon aumentò le sue colpe. 24I suoi ufficiali congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 25Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re, al suo posto, suo figlio Giosia.

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Approfondimenti

1-20. Per il libro dei Re (2Re 21,1-18) Manasse (686-642) è il peggiore monarca della dinastia davidica, mentre il Cronista (vv. 11-17), parla di una conversione di Manasse che, tornato dall'esilio sul trono di Gerusalemme, intraprende una riforma religiosa. Ma il quadro iniziale della perversione di Manasse (vv. 1-10) ricalca quello di 2Re 21,1-10. Da 2Re 21 il Cronista omette i vv. 10-15, ossia il brano sui profeti che annunciano la rovina di Giuda e Gerusalemme a causa dei peccati del re.

11-17. Probabilmente il brano serve al Cronista per spiegare teologicamente il lungo regno di Manasse, non compatibile con la sua perversione. La sua conversione e riforma spiega invece la benedizione di JHWH sul suo regno. Ma la storicità del Manasse penitente e riformatore è difficile da provare. Al v. 15 le espressioni usate per descrivere le sue iniziative riformatrici sono le stesse che il Cronista impiega per la riforma religiosa di Asa, Ezechia e Giosafat.

*18-20. Il Cronista si ricollega alla fonte, 2Re 21,17. Può darsi che la menzione della “preghiera di Manasse” sia alla base dell'apocrifo omonimo.

21-25. I cinque versetti che il Cronista dedica al re Amon (642-640) riprendono e riducono alquanto 2Re 21,19-26. Essi trattano dell'idolatria del re e della cospirazione di cui fu vittima. Il Cronista lascia cadere la formula di conclusione di 2Re 21,25s.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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