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DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall'esilio, quelli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato a Babilonia e che tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno alla sua città; essi vennero 2con Zorobabele, Giosuè, Neemia, Seraià, Reelaià, Mardocheo, Bilsan, Mispar, Bigvài, Recum, Baanà. Questa è la lista degli uomini del popolo d'Israele. 3Figli di Paros: duemilacentosettantadue. 4Figli di Sefatia: trecentosettantadue. 5Figli di Arach: settecentosettantacinque. 6Figli di Pacat-Moab, cioè figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentododici. 7Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro. 8Figli di Zattu: novecentoquarantacinque. 9Figli di Zaccài: settecentosessanta. 10Figli di Banì: seicentoquarantadue. 11Figli di Bebài: seicentoventitré. 12Figli di Azgad: milleduecentoventidue. 13Figli di Adonikàm: seicentosessantasei. 14Figli di Bigvài: duemilacinquantasei. 15Figli di Adin: quattrocentocinquantaquattro. 16Figli di Ater, cioè di Ezechia: novantotto. 17Figli di Besài: trecentoventitré. 18Figli di Iora: centododici. 19Figli di Casum: duecentoventitré. 20Figli di Ghibbar: novantacinque. 21Figli di Betlemme: centoventitré. 22Uomini di Netofà: cinquantasei. 23Uomini di Anatòt: centoventotto. 24Figli di Azmàvet: quarantadue. 25Figli di Kiriat-Iearìm, di Chefirà e di Beeròt: settecentoquarantatré. 26Figli di Rama e di Gheba: seicentoventuno. 27Uomini di Micmas: centoventidue. 28Uomini di Betel e di Ai: duecentoventitré. 29Figli di Nebo: cinquantadue. 30Figli di Magbis: centocinquantasei. 31Figli di un altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. 32Figli di Carim: trecentoventi. 33Figli di Lod, Adid e Ono: settecentoventicinque. 34Figli di Gerico: trecentoquarantacinque. 35Figli di Senaà: tremilaseicentotrenta. 36Sacerdoti: figli di Iedaià della casa di Giosuè: novecentosettantatré. 37Figli di Immer: millecinquantadue. 38Figli di Pascur: milleduecentoquarantasette. 39Figli di Carim: millediciassette. 40Leviti: figli di Giosuè e di Kadmièl, cioè figli di Odavia: settantaquattro. 41Cantori: figli di Asaf: centoventotto. 42Portieri: figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon, figli di Akkub, figli di Catità, figli di Sobài: in tutto centotrentanove. 43Oblati: figli di Sica, figli di Casufà, figli di Tabbaòt, 44figli di Keros, figli di Siaà, figli di Padon, 45figli di Lebanà, figli di Agabà, figli di Akkub, 46figli di Agab, figli di Samlài, figli di Canan, 47figli di Ghiddel, figli di Gacar, figli di Reaià, 48figli di Resin, figli di Nekodà, figli di Gazzam, 49figli di Uzzà, figli di Pasèach, figli di Besài, 50figli di Asna, figli dei Meuniti, figli dei Nefisiti, 51figli di Bakbuk, figli di Akufà, figli di Carcur, 52figli di Baslùt, figli di Mechidà, figli di Carsa, 53figli di Barkos, figli di Sìsara, figli di Temach, 54figli di Nesìach, figli di Catifà. 55Figli degli schiavi di Salomone: figli di Sotài, figli di Assofèret, figli di Perudà, 56figli di Iala, figli di Darkon, figli di Ghiddel, 57figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di Pocheret-Assebàim, figli di Amì. 58Totale degli oblati e dei figli degli schiavi di Salomone: trecentonovantadue. 59Questi sono coloro che ritornarono da Tel-Melach, Tel-Carsa, Cherub-Addan e Immer, ma non avevano potuto indicare se il loro casato e la loro discendenza fossero d'Israele: 60i figli di Delaià, i figli di Tobia, i figli di Nekodà: seicentocinquantadue; 61tra i sacerdoti, i figli di Cobaià, i figli di Akkos, i figli di Barzillài, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillài, il Galaadita, e veniva chiamato con il loro nome. 62Costoro cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono allora esclusi dal sacerdozio. 63Il governatore disse loro che non potevano mangiare le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urìm e tummìm. 64Tutta la comunità nel suo insieme era di quarantaduemilatrecentosessanta persone, 65oltre i loro schiavi e le loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette; avevano anche duecento cantori e cantatrici. 66I loro cavalli erano settecentotrentasei, i loro muli duecentoquarantacinque, 67i loro cammelli quattrocentotrentacinque e gli asini seimilasettecentoventi. 68Alcuni capi di casato, al loro arrivo al tempio del Signore che è a Gerusalemme, fecero offerte spontanee al tempio di Dio per edificarlo al suo posto. 69Secondo le loro possibilità diedero al tesoro della fabbrica sessantunmila dracme d'oro, cinquemila mine d'argento e cento tuniche sacerdotali. 70Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati si stabilirono nelle loro città e tutti gli Israeliti nelle loro città.

__________________________ Note

2,1 La lista (vv. 1-70) è ripetuta, con poche varianti, in Ne 7,6-72. Il richiamo è intenzionale, per unificare tutta l’epoca della ricostruzione.

2,63 governatore: qui indica una carica amministrativa diversa da quella citata in Esd 5,14 e Ne 5,14. urìm e tummìm: strumenti divinatori per ottenere da Dio risposta su un determinato quesito (vedi Es 28,30; 1Sam 14,41-42).

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Approfondimenti

Secondo questa lista, la carovana dei reduci era composta di 42.360 persone (v. 64). La cifra eccessiva ha fatto ritenere che essa non rappresenti la prima spedizione, ma un censimento posteriore della popolazione di Giudea, accresciutasi soprattutto al tempo di Cambise (530-522), il figlio di Ciro conquistatore dell'Egitto. La lista si ritrova in Ne 7 con varianti nella forma dei nomi e nelle cifre parziali, ma non nella somma totale. La sua presenza ha qui lo scopo di mostrare la genuinità del rinnovato Israele. Lo conferma la puntigliosità nel rilevare l'incertezza, per mancanza di documentazione, dell'appartenenza a Israele di alcune casate laiche e sacerdotali (vv. 59-62). Il ricco dispiegarsi di clan, dai legami interni ben definiti, rievoca però ancora una volta l'esodo dall'Egitto (Nm 1), anche se ora l'insieme del popolo, compresi i sacerdoti e il personale del tempio, è poco più della dodicesima parte di quelli che si misero in marcia allora verso la terra promessa.

1-2a. La provincia i cui abitanti vengono censiti è quella di Giuda, un piccolo distretto ricavato all'interno della grande entità amministrativa persiana costituita dalla Siria e dalla Palestina e per il quale era stato inviato governatore Sesbassar (5,14). I reduci vi rientrano, guidati da dodici capi, a simboleggiare che con essi si ricompone in pienezza l'antico Israele (cfr. 2,2b: «Computo degli uomini del popolo d'Israele»). Da notare che il numero simbolico di dodici si ha qui computando anche Sesbassar (1,8. II); l'elenco originale però vi prescindeva, perché, come si può vedere da Ne 7,7, esso comprendeva anche il nome di Nacamani.

2b-35. In questi versetti sono censiti i laici che tornarono; essi vengono designati per clan – e in questo caso sono designati come «Figli di Paros» ecc. – o dal nome della località di origine o in cui si erano stabiliti, per es.: «Figli di Betlemme», ecc. Per Azmavet (v. 24), Magbis (v. 30), Carim (v. 32) e Senaa (v. 35) è incerto se si tratti di nomi personali o di luogo.

36-58. Abbiamo qui la lista del personale consacrato al culto, distribuito in sei gruppi: sacerdoti (vv. 36-39), leviti (v. 40), cantori (v. 41), portieri (v. 42), oblati (vv. 43-53), figli dei servi di Salomone (vv. 55-58). I sacerdoti ammontano a 4.289 individui, circa un terzo della somma dei reduci. Dei ventiquattro gruppi familiari in cui Davide aveva organizzato i sacerdoti per il servizio del culto (1Cr 24), solo quattro (Pascur è figlio di Malchia: 1Cr 9,12) sono rappresentati tra quelli che tornarono. Le stesse quattro famiglie sono menzionate in 10,18-22, diverse generazioni più tardi. Da queste quattro famiglie furono poi ricostituite le ventiquattro classi che a turno prestavano servizio nel tempio (cfr. Lc 1,5) e che furono designate con gli antichi nomi della classificazione davidica. I leviti (v. 40) costituiscono il gruppo più piccolo, forse perché la loro funzione tra il personale cultuale in pratica non era molto ben definita ed essi si erano impegnati nell'esilio in altre attività, meno umili e più redditizie. Di qui più tardi il pressante appello di Esdra a essi perché prendessero parte più attivamente al ristabilimento del tempio (8,15-20). Anche i cantori, incaricati di celebrare il Signore con musica e canti, erano stati organizzati da Davide in ventiquattro compagnie (1Cr 25). Pure di essi ritorna solo un piccolo gruppo, discendente da Asaf (1Cr 25,2), l'autore dei Sal 50 e 73-83. I portieri, secondo l'ordinamento di Davide, erano incaricati di custodire gli ingressi del tempio e i magazzini (1Cr 26,1-19). Si trattava di un ufficio di per sé assai umile (cfr. 1Sam 3,15; Sal 84,11). Gli oblati (ebr. nᵉtînîm) (vv. 43-54) erano originariamente schiavi di guerra che erano stati donati ai leviti perché li utilizzassero come ausiliari nell'accudire il santuario (Nm 31,30.47; Gs 9; Esd 8,20). Essi erano pressoché tutti stranieri, ma abbracciarono in seguito la fede mosaica e divennero parte integrante d'Israele, nel cui computo infatti sono annoverati (cfr. 2,2; Ne 10,29). Affini agli oblati sono i «servi di Salomone» (v. 55), cananei superstiti all'opera di israelizzazione della loro terra e che Salomone sottopose a un regime di lavoro coatto (1Re 9,20-21). Anch'essi col tempo accolsero la fede dei loro dominatori.

59-60. L'importanza dei registri genealogici era duplice: essi servivano per provare i diritti di proprietà e per garantire che i membri della restaurata comunità appartenessero all'Israele originale. Al tempo dell'indipendenza, i registri erano tenuti e aggiornati da funzionari dell'amministrazione centrale e locali (cfr. 1Cr 5,7.16-17; 9,22). Ogni famiglia provvedeva poi a conservare un registro, o archivio, privato. Nel nostro caso pare che il dubbio verta sull'appartenenza dei tre capostipiti – Delaia, Tobia e Nekoda – alla stirpe d'Israele e che fossero invece proseliti (ctr. v. 59b). Forse appartenevano al gruppo di Recabiti, i nomadi di fede jahvista ma non Giudei, che entrarono in Gerusalemme al tempo dell'assedio (Ger 35). I discendenti di Delaia, Tobia e Nekoda, comunque, non furono rigettati, ma assimilati ai forestieri che avevano abbracciato con cuore sincero il giudaismo.

61-63. Assolutamente necessario era invece documentare la propria appartenenza alla stirpe sacerdotale. Sacerdoti lo si era infatti per nascita – per «prescrizione carnale» dirà Eb 7,16 –, in quanto appartenenti alla tribù di Levi (Nm 3). Il loro stato doveva essere certo, perché da esso dipendeva la validità degli atti di culto, la stessa facoltà di muoversi negli spazi sacri, assolutamente interdetti ai laici, e il diritto di mangiare dalle oblazioni e dai sacrifici (Lv 2,3; 7,28-36; 10,12-15). Il terribile castigo di Core e dei suoi seguaci restava a perenne ammonimento, perché nessun estraneo che non fosse della discendenza di Aronne si accostasse a bruciare incenso davanti al Signore, pena la sorte di Core e di quelli che erano con lui (Nm 17,5). Proprio per evitare che una qualche calamità si abbattesse sulla collettività in caso di immissione nei ruoli sacerdotali di personale non consa-crato, fu deciso di non riconoscere lo stato sacerdotale ad alcuni reduci che lo rivendicavano ma non erano in grado di documentarlo (vv. 61-62); anzi, intervenne lo stesso governatore – la faccenda, come si è detto, poteva avere risvolti pubblici negativi – per interdire loro di nutrirsi di cibi offerti in sacrificio. Egli tuttavia non chiuse del tutto la questione, rimandando la decisione definitiva a un sacerdote che sapesse maneggiare gli urîm e tummîm, una procedura per conoscere la verità simile al sorteggio, ma di cui al momento non ci si ricordava più la modalità di esecuzione.

64-67. Il totale di 42.360 persone ritorna in Ne 7,66, tuttavia la somma dei componenti i vari gruppi è di 29.818 persone per Esdra e di 31.089 per Neemia. Certamente l'agiografo nel fare la somma ha tenuto conto di persone, forse bambini, non enumerate volta per volta nelle varie casate. A confronto di coloro che rimasero a Babilonia, forse non furono molti quelli che ripresero la via per Gerusalemme. Ma essi erano mossi dal Signore e fortificati dal suo spirito (Zc 4,6), come già la piccola schiera di Gedeone (Gdc 7,1-8) e come lo sarà il piccolo gregge di Gesù di Nazaret (Lc 12,32).

68-69. La schiera dei reduci si era presentata in patria ricca di ogni sorta di beni, tra cui schiavi e schiave. C'erano persino cantori e cantanti, le cui voci erano indicate come una delle piacevolezze delle corti e delle persone facoltose (2Sam 19,35; Qo 2,8). Solo una parte, tuttavia, dei capifamiglia al loro arrivo a Gerusalemme fece offerte volontarie e sincere («Secondo le loro forze») per la ricostruzione del tempio e la ripresa del culto (vv. 68-69). Qui l'agiografo vuole però sottolineare non la scarsa partecipazione alle offerte, ma alcune ricche oblazioni, per richiamare ancora una volta l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 25,2-7; 35,4-9; Nm 7).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PRIMI RIMPATRIATI (1,1-6,22)

Decreto per la ricostruzione 1Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2“Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”“. 5Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. 6Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Lista dei rimpatriati 7Anche il re Ciro fece prelevare gli utensili del tempio del Signore, che Nabucodònosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. 8Ciro, re di Persia, li fece prelevare da Mitridate, il tesoriere, e li consegnò a Sesbassàr, principe di Giuda. 9Questo è il loro inventario: bacili d'oro: trenta; bacili d'argento: mille; coltelli: ventinove; 10coppe d'oro: trenta; coppe d'argento di second'ordine: quattrocentodieci; altri utensili: mille. 11Tutti gli utensili d'oro e d'argento erano cinquemilaquattrocento. Sesbassàr li riportò tutti, quando gli esuli tornarono da Babilonia a Gerusalemme.

__________________________ Note

1,1 Ciro: conquista Babilonia nel 539. il Signore suscitò lo spirito di Ciro: con queste parole l’autore si riferisce, più che a Geremia, al testo del Secondo Isaia (Is 41,2.25; 44,28; 45,13).

1,5 Dopo la fine del regno del nord, il concetto di vero Israele è limitato ormai alle tribù di Giuda e Beniamino; vedi nota a 2Cr 15,2.

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Approfondimenti

1-11. Tra le pieghe dei progetti umani si nasconde il progetto del Santo d'Israele, e gli uomini lo realizzano sovente ignari di essere i tessitori di una trama divina a favore del popolo eletto. Con questa affermazione si apre il libro di Esdra, rivelando subito la dimensione religiosa in cui devono essere letti i fatti. Ciro, il re di Persia, aveva conquistato nell'autunno del 539 Babilonia, la capitale di quell'impero che aveva distrutto nel 587 Gerusalemme e il suo tempio e deportato tra il Tigri e l'Eufrate (cfr. Sal 137,1-2) i notabili e le forze più vive della popolazione di Giuda. Il successo gli arrise, perché il Dio d'Israele lo aveva scelto come strumento per il castigo di Babilonia e per la restaurazione di Gerusalemme (Is 41,25; 44,28; 45,1-4). La sua vittoria segnò l'avveramento della promessa che il Signore aveva fatto per mezzo di Geremia, secondo la quale gli Ebrei sarebbero rimasti in regime di deportazione per settant'anni (Ger 25,11-12; 29,10).

1-4. L'anno primo del suo regno sull'impero babilonese, Ciro decretò che venisse ricostruito il tempio del Signore Dio d'Israele, dando facoltà a chiunque appartenesse al popolo di Giuda di partirsene per compiere l'opera (v. 2-4). Egli dice di essere stato ispirato per questa inizlativa da «JHWH, Dio del cielo». Il Dio del cielo è certamente Ahura-Mazda, il «Signore saggio» creatore della luce e di tutto ciò che è buono, adorato come divinità suprema nella religione persiana, e perciò identificato – probabilmente dall'agiografo più che dalla cancelleria imperiale – con JHWH, il «Dio che dimora a Gerusalemme» (vv. 2-3), che resta quindi l'unico sovrano della storia. Altrove comunque i Giudei precisano che JHWH non è solo l'autore della luce, ma anche delle tenebre e di tutto ciò che può apparire male (Is 45,5-7), opere queste che la religione persiana attribuiva invece a Ahriman, l'antagonista cattivo di Ahura-Mazda. Per il credente giudeo fu dunque il solo JHWH che ispirò Ciro a emanare il decreto, quello stesso Dio che già lo aveva consacrato re (Is 45,1) e proclamato suo pastore, perché un giorno dicesse a Gerusalemme: «Sarai edificata; e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta» (Is 44,28). Da notare che la promessa divina della liberazione si realizza assai prima che si adempiano i settant'anni, in qualsiasi modo questi vogliano essere computati, partendo cioè dalla caduta di Gerusalemme del 587 (Ger 39,1-14) o dall'inizio del vassallaggio del re di Giuda Ioiakim a Nabucodonosor nel 605 (2Re 24,1). Ciò significa che Dio è Signore della sua stessa parola, e nella sua misericordia può anche modificarla, abbreviando i tempi della sofferenza (cfr. Mt 24,22).

2. L'editto di Ciro è riprodotto qui, al c. 6,3-5 e in 2Cr 36,23; esso è inoltre riassunto in Esd 5,13. Sembra che la forma più vicina all'originale sia quella riscontrata nell'archivio reale, cioè quella riportata in Esd 6,3-5; in questa l'ordine di ricostruire il santuario è accompagnato dalle misure dell'edificio e da alcune modalità edificative dei muri. Di per sé l'editto ebbe per oggetto la riedificazione del tempio e la ripresa del culto, non il rimpatrio dei deportati, ma il loro ritorno vi era compreso perché solo essi avrebbero potuto eseguire l'opera, ricollocare in essa gli arredi sacri e riprendervi il culto (vv. 7-11).

4. L'ordine di fare donativi in oro, argento, bestiame e altri beni ai Giudei che tornavano in patria riguardava in primo luogo le autorità, che avrebbero dovuto provvedere le carovane dei reduci del necessario per il viaggio e per i lavori di ricostruzione, ma anche i Giudei che restavano a Babilonia. L'autore sacro mira però a creare intorno ai partenti un clima di generale benevolenza che ricordi l'esodo dall'Egitto (cfr. Es 3,21-22; 11,2-3; 12,35-36), per assimilare a esso questa nuova uscita (cfr. Ger 16,14-15; 23,7-8; Is 43,16-21; 48,20-21).

7-11. I preziosi utensili che Nabucodonosor aveva razziato a Gerusalemme (2Re 24,13; 25,14-15) furono da lui deposti nel tempio del suo dio, in segno di omaggio alla propria divinità vittoriosa (cfr. 1Sam 5,2), Il Dio d'Israele vegliava però sulle proprie cose (cfr. Dn 5) e la vittoria finale fu sua: gli utensili furono tratti fuori dal tempio babilonese e riportati a Gerusalemme. La lista, in aramaico, degli utensili cultuali restituiti sembra mutila; forse per questo il totale (v. 11) non corrisponde alla somma degli oggetti enumerati. Gli oggetti furono consegnati a Sesbassar, probabilmente un Giudeo già al servizio della corte babilonese e ora di quella persiana, messo ufficialmente a capo dei reduci e responsabile sia del trasferimento del tesoro che dell'avvio dei lavori di ricostruzione del tempio (5,14-16).

11. «degli esuli»: in ebr. hagôlâ, lett. «esilio», e quindi «esuli». Nei libri di Esdra e Neemia si insiste nell'indicare con il termine gôlâ i componenti la realtà giudaica che stava rinascendo in patria, e ciò per sottolinearne l'autenticità e la purezza rispetto alla condizione sospetta, dal punto di vista spirituale e nazionale, della gente umile che gli invasori babilonesi avevano lasciato nel paese (cfr. 2Re 25,12).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ioacàz re 1Il popolo della terra prese Ioacàz, figlio di Giosia, e lo proclamò re, al posto del padre, a Gerusalemme. 2Quando divenne re, Ioacàz aveva ventitré anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. 3Il re d'Egitto lo destituì a Gerusalemme e impose alla terra un tributo di cento talenti d'argento e di un talento d'oro. 4Il re d'Egitto nominò re su Giuda e Gerusalemme il fratello Eliakìm, cambiandogli il nome in Ioiakìm. Quanto al fratello di lui, Ioacàz, Necao lo prese e lo deportò in Egitto.

Ioiakìm re 5Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. 6Contro di lui salì Nabucodònosor, re di Babilonia, che lo legò con catene di bronzo per deportarlo a Babilonia. 7Nabucodònosor portò a Babilonia parte degli oggetti del tempio del Signore, che depose a Babilonia nella sua reggia. 8Le altre gesta di Ioiakìm, gli abomini da lui commessi e ciò che risulta a suo carico, sono descritti nel libro dei re d'Israele e di Giuda. Al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn.

Ioiachìn re 9Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. 10All'inizio del nuovo anno il re Nabucodònosor mandò a prenderlo per deportarlo a Babilonia con gli oggetti più preziosi del tempio del Signore. Egli nominò re su Giuda e Gerusalemme suo fratello Sedecìa.

Sedecìa re 11Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. 12Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. 13Si ribellò anche al re Nabucodònosor, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio. Egli indurì la sua cervice e si ostinò in cuor suo a non far ritorno al Signore, Dio d'Israele.

Fine di Gerusalemme 14Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. 15Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. 16Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. 17Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. 18Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. 19Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. 20Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, 21attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: “Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni”.

Editto di Ciro_ 22Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 23«Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!“».

__________________________ Note

*36,6** Nabucodònosor: re di Babilonia negli anni 605-562.

36,10 Il primo assedio di Gerusalemme è del 598-597.

36,17 La distruzione di Gerusalemme si colloca nell’anno 587 (per alcuni 586).

36,21 ino al compiersi di settanta anni: vedi Ger 25,11-12; 29,10.

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Approfondimenti

1-21. Gli ultimi re di Gerusalemme (609-587) prima della caduta del regno di Giuda nel 587 sono stati tutti personaggi asserviti alla potenza babilonese. Le premesse alla distruzione di Gerusalemme, la stessa tragica fine della città e la deportazione in Babilonia sono narrate ampiamente in 2Re 23,31-25,26, oltre che nel libro di Geremia cc. 39.52. Il Cronista riduce tutto a una dozzina di versetti, in cui parla successivamente di Ioacaz, vv. 1-3; Ioiakim, vv. 4-8; Ioiachin, vv. 9-10; Sedecia, vv. 11-13. Più spazio è dedicato al saccheggio della città santa e alla deportazione (vv. 14-21).

1-3. Ioacaz (609), cfr. 2Re 23,31-33, con l'omissione del nome della madre del re. Dopo la battaglia di Carchemis e la morte improvvisa di Nabopolassar, Nabucodonosor (Nebucadnezzar) conquista il predominio su tutta l'Asia Anteriore e riduce Giuda a una provincia del suo impero.

4-8. Ioiakim (608-597), cfr. 2Re 23,34-24,6, che qui viene sunteggiato.

9-10. Ioiachin (597), cfr. 2Re 24,8-17. Il Cronista non parla dell'assedio di Gerusalemme del 597, seguito dal terribile saccheggio della città santa.

11-21. Sedecia (597-587), cfr. 2Re 24,18-20, con modifiche e riduzioni, e soprattutto con l'interpretazione teologica della tragedia, causata dall'infedeltà di Israele. Al peccato dell'ultimo re di Giuda (vv. 12-13), s'aggiungono le trasgressioni di tutto il popolo (vv. 14-16): la catastrofe (vv. 17-21) è conseguenza logica e inevitabile.

22-23. I versetti ripetono alla lettera Esd 1,1-3 e sono presi di là. Sono stati posti alla fine delle Cronache quando 1-2 Cr venne inserito nel canone ebraico dopo Esdra, quasi a formare una conclusione positiva del libro.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Celebrazione della Pasqua 1Giosia celebrò a Gerusalemme la Pasqua in onore del Signore. La Pasqua fu immolata il quattordici del primo mese. 2Egli ristabilì i sacerdoti nei loro uffici e li incoraggiò al servizio del tempio del Signore. 3Egli disse ai leviti che ammaestravano tutto Israele e che si erano consacrati al Signore: “Collocate l'arca santa nel tempio costruito da Salomone, figlio di Davide, re d'Israele; essa non costituirà più un peso per le vostre spalle. Ora servite il Signore, vostro Dio, e il suo popolo Israele. 4Disponetevi, secondo il vostro casato, secondo le vostre classi, in base alla prescrizione di Davide, re d'Israele, e alla prescrizione di Salomone, suo figlio. 5State nel santuario a disposizione dei casati dei vostri fratelli, dei figli del popolo; per i leviti ci sarà una parte in ogni casato. 6Immolate la Pasqua, santificatevi e mettetevi a disposizione dei vostri fratelli, secondo la parola del Signore comunicata per mezzo di Mosè”. 7Giosia diede ai figli del popolo, a quanti erano lì presenti, del bestiame minuto, cioè trentamila agnelli e capretti, come vittime pasquali, e in più tremila giovenchi. Ciò proveniva dai beni del re. 8I suoi capi fecero offerte spontanee per il popolo, per i sacerdoti e per i leviti. Chelkia, Zaccaria e Iechièl, sovrintendenti al tempio di Dio, diedero ai sacerdoti, per i sacrifici pasquali, duemilaseicento agnelli e trecento giovenchi. 9Conania, Semaià e Netanèl suoi fratelli, Casabia, Ieièl e Iozabàd, capi dei leviti, diedero ai leviti, per i sacrifici pasquali, cinquemila agnelli e cinquecento giovenchi. 10Così tutto fu pronto per il servizio; i sacerdoti si misero al loro posto, così anche i leviti secondo le loro classi, conformemente al comando del re. 11Immolarono la Pasqua: i sacerdoti spargevano il sangue, mentre i leviti scorticavano. 12Misero da parte l'olocausto da distribuire ai figli del popolo, secondo le divisioni per casato, perché lo presentassero al Signore, come sta scritto nel libro di Mosè. Lo stesso fecero per i giovenchi. 13Secondo la regola arrostirono la Pasqua sul fuoco; le parti consacrate le cossero in pentole, in caldaie e in tegami e le distribuirono sollecitamente a tutto il popolo. 14Dopo, prepararono la Pasqua per se stessi e per i sacerdoti, poiché i sacerdoti, figli di Aronne, furono occupati fino a notte nell'offrire gli olocausti e le parti grasse; per questo i leviti la prepararono per se stessi e per i sacerdoti, figli di Aronne. 15I cantori, figli di Asaf, occupavano il loro posto, secondo le prescrizioni di Davide, di Asaf, di Eman e di Iedutùn, veggente del re; i portieri erano alle varie porte. Costoro non dovettero allontanarsi dal loro posto, perché i leviti loro fratelli prepararono per loro. 16Così in quel giorno fu disposto tutto il servizio del Signore per celebrare la Pasqua e per offrire gli olocausti sull'altare del Signore, secondo l'ordine del re Giosia. 17Gli Israeliti presenti celebrarono allora la Pasqua e la festa degli Azzimi per sette giorni. 18Dal tempo del profeta Samuele non era stata celebrata una Pasqua simile in Israele; nessuno dei re d'Israele aveva celebrato una Pasqua come questa, celebrata da Giosia insieme con i sacerdoti, i leviti, tutti quelli di Giuda e d'Israele presenti e gli abitanti di Gerusalemme. 19Questa Pasqua fu celebrata nel diciottesimo anno del regno di Giosia.

Morte del re Giosia 20Dopo tutto ciò, dopo che Giosia aveva riorganizzato il tempio, Necao, re d'Egitto, salì a combattere a Càrchemis sull'Eufrate. Giosia uscì incontro a lui. 21Quegli mandò messaggeri a dirgli: “Che c'è fra me e te, o re di Giuda? Io non vengo oggi contro di te, ma sono in guerra contro un'altra casa e Dio mi ha imposto di affrettarmi. Pertanto non opporti a Dio che è con me, affinché egli non ti distrugga”. 22Ma Giosia non si ritirò. Deciso ad affrontarlo, non ascoltò le parole di Necao, che venivano dalla bocca di Dio, e attaccò battaglia nella valle di Meghiddo. 23Gli arcieri tirarono sul re Giosia. Il re diede quest'ordine ai suoi servi: “Portatemi via, perché sono ferito gravemente”. 24I suoi servi lo tolsero dal suo carro, lo misero in un altro suo carro e lo riportarono a Gerusalemme, ove morì. Fu sepolto nei sepolcri dei suoi padri. Tutti quelli di Giuda e di Gerusalemme fecero lutto per Giosia. 25Geremia compose un lamento su Giosia; tutti i cantanti e le cantanti lo ripetono ancora oggi nei lamenti su Giosia: è diventata una tradizione in Israele. Esso è inserito fra i lamenti. 26Le altre gesta di Giosia, le sue opere di pietà secondo ciò che è scritto nella legge del Signore, 27le sue gesta, dalle prime alle ultime, sono descritte nel libro dei re d'Israele e di Giuda.

__________________________ Note

35,20 Il faraone Necao (609-595) andò in aiuto degli Assiri nel 609. Nel 612 i Babilonesi avevano distrutto Ninive, la capitale assira; nel 606 metteranno fine all’impero assiro.

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Approfondimenti

1-19. I tre versetti che 2Re (23,21-23) dedicano alla celebrazione della Pasqua sotto la penna del Cronista si trasformano in uno scenario grandioso e movimentato, denso di partecipazione e pieno di dettagli. Il nostro autore qui è pienamente a suo agio. Come al solito, anche in questa pagina la sua attenzione è rivolta in modo particolare ai leviti e alle loro mansioni e competenze. La pagina è anche una preziosa documentazione di come si celebrava la Pasqua al tempo del Cronista. Questa Pasqua fa da punto di partenza dell'apocrifo Libro primo di Esdra.

20-27. Il re Giosia cade in combattimento nello scontro col faraone Necao, cfr. 2Re 23,29-30, a soli 39 anni, una sventura che il Cronista spiega, secondo la sua logica, incolpando il sovrano (vv. 21-22) di disubbidienza: «Non ascoltò le parole di Necao che venivano dalla bocca di Dio» (v. 22). La sua tragica fine (vv. 23-24) ricorda da vicino la morte di Acab, cfr. 2Cr 18,33s.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosia re 1Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni a Gerusalemme. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, seguendo le vie di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra. 3Nell'anno ottavo del suo regno, quando era ancora un ragazzo, cominciò a cercare il Dio di Davide, suo padre. Nel dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dalle alture, dai pali sacri e dalle immagini scolpite o fuse. 4Sotto i suoi occhi furono demoliti gli altari dei Baal, infranse gli altari per l'incenso che vi erano sopra, distrusse i pali sacri e le immagini scolpite o fuse, riducendoli in polvere, che sparse sui sepolcri di coloro che avevano sacrificato a tali cose. 5Le ossa dei sacerdoti le bruciò sui loro altari; così purificò Giuda e Gerusalemme. 6Lo stesso fece nelle città di Manasse, di Èfraim e di Simeone fino a Nèftali, nei loro villaggi circostanti. 7Demolì gli altari, fece a pezzi i pali sacri e gli idoli, in modo da ridurli in polvere, demolì tutti gli altari per l'incenso in tutta la terra d'Israele; poi fece ritorno a Gerusalemme.

Scoperta del libro della legge 8Nell'anno diciottesimo del suo regno, dopo aver purificato la terra e il tempio, mandò Safan, figlio di Asalia, Maasia, governatore della città, e Iòach, figlio di Ioacàz, archivista, per restaurare il tempio del Signore, suo Dio. 9Costoro si presentarono al sommo sacerdote Chelkia e gli consegnarono il denaro depositato nel tempio di Dio; l'avevano raccolto i leviti custodi della soglia da Manasse, da Èfraim e da tutto il resto d'Israele, da tutto Giuda, da Beniamino e dagli abitanti di Gerusalemme. 10Lo misero in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore, ed essi lo diedero agli esecutori dei lavori che lavoravano nel tempio del Signore per consolidare e riparare il tempio. 11Lo diedero ai falegnami e ai muratori per l'acquisto di pietre da taglio e di legname per l'armatura e la travatura dei locali lasciati rovinare dai re di Giuda. 12Quegli uomini lavoravano con onestà; erano stati loro preposti per la direzione Iacat e Abdia, leviti dei figli di Merarì, Zaccaria e Mesullàm, dei figli di Keat. Leviti esperti di strumenti musicali 13sorvegliavano i portatori e dirigevano quanti compivano lavori di qualsiasi genere; altri leviti erano scribi, ispettori e portieri. 14Mentre si prelevava il denaro depositato nel tempio del Signore, il sacerdote Chelkia trovò il libro della legge del Signore, data per mezzo di Mosè. 15Chelkia prese a parlare e disse allo scriba Safan: “Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge”. Chelkia diede il libro a Safan. 16Safan portò il libro dal re; egli inoltre lo informò dicendo: “Quanto è stato ordinato, i tuoi servitori lo eseguono. 17Hanno versato il denaro trovato nel tempio del Signore e l'hanno consegnato in mano ai sorveglianti e agli operai”. 18Poi lo scriba Safan annunciò al re: “Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro”. Safan ne lesse una parte davanti al re. 19Udite le parole della legge, il re si stracciò le vesti. 20Il re comandò a Chelkia, ad Achikàm, figlio di Safan, ad Abdon, figlio di Mica, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: 21“Andate, consultate il Signore per me e per quanti sono rimasti in Israele e in Giuda riguardo alle parole del libro che è stato trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è riversata su di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole del Signore, mettendo in pratica quanto sta scritto in questo libro”. 22Chelkia, insieme con coloro che il re aveva designato, si recò dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tokat, figlio di Casra, custode delle vesti, la quale abitava nel secondo quartiere di Gerusalemme. Le parlarono in tal senso 23ed ella rispose loro: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Riferite all'uomo che vi ha inviati da me: 24Così dice il Signore: Ecco, io farò venire una sciagura su questo luogo e sui suoi abitanti, tutte le maledizioni scritte nel libro letto davanti al re di Giuda, 25perché hanno abbandonato me e hanno bruciato incenso ad altri dèi per provocarmi a sdegno con tutte le opere delle loro mani; la mia collera si riverserà contro questo luogo e non si spegnerà!“. 26Al re di Giuda, che vi ha inviati a consultare il Signore, riferirete questo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: Quanto alle parole che hai udito, 27poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti a Dio, all'udire le sue parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, poiché ti sei umiliato davanti a me, ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch'io ho ascoltato, oracolo del Signore! 28Ecco, io ti riunirò ai tuoi padri e sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo e sui suoi abitanti”“. Quelli riferirono il messaggio al re.

Rinnovamento dell’alleanza 29Allora il re mandò a radunare tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. 30Il re salì al tempio; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i leviti e tutto il popolo, dal più grande al più piccolo. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell'alleanza, trovato nel tempio del Signore. 31Il re, in piedi presso la colonna, concluse l'alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima, per mettere in pratica le parole dell'alleanza scritte in quel libro. 32Fece impegnare quanti si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino. Gli abitanti di Gerusalemme agirono secondo l'alleanza di Dio, Dio dei loro padri. 33Giosia rimosse tutti gli abomini da tutti i territori appartenenti agli Israeliti; costrinse quanti si trovavano in Israele a servire il Signore, loro Dio. Finché egli visse, non desistettero dal seguire il Signore, Dio dei loro padri.

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Approfondimenti

34,1-35,27. Insieme a Davide, Salomone, Giosafat ed Ezechia, il re Giosia (640-609) rientra fra i re ideali per il Cronista, che gli dedica due capitoli, nei quali tratta della sua riforma cultuale (34,1-7), della scoperta del libro della legge (34,8-28), del rinnovamento dell'alleanza (34,29-33) e della celebrazione della Pasqua (35,1-19), per raccontare infine la sua tragica morte (35,20-27). La fonte è costituita da 2Re 22,3-20; 23,1-20, che l'autore segue da vicino, mettendo in rilievo il ruolo dei leviti. C'è però una differenza determinante tra 2Re e 2Cr: nel libro dei Re è la scoperta del «Libro della legge» ad avviare la riforma, il cui inizio per il Cronista coincide invece con l'ascesa al trono di Giosia. Le due posizioni non sono necessariamente contraddittorie. È possibile che parziali misure di riforma adottate durante i primi diciotto anni del regno abbiano subito un vero balzo di qualità con la scoperta del «Libro della legge», dando alla riforma una svolta radicale.

34,1-7. Dopo aver ripreso, nei vv. 1-2, i dati di 2Re 22,1-2, (omettendo il nome della madre di Giosia) nei vv. 3-7 il Cronista enuncia di propria mano e con visibile soddisfazione gli interventi antidolatrici del re, quasi a purificare il paese e prepararlo al grande evento del rinvenimento della legge nel tempio.

8-33. È il fatidico anno diciottesimo del regno di Giosia. Il re ha ventisei anni. Il brano sul ritrovamento del rotolo è ripreso da 2Re 22,8-13, ma con interventi che lo rendono più scorrevole e con l'introduzione di sana pianta dei leviti (vv. 12-13), ai quali sono attribuiti compiti importanti. Inoltre questo «Libro della legge di JHWH» (v. 14), che per 2Re sembra essere solo il nucleo centrale del Deuteronomio, per il Cronista sembra comprendere l'intero Pentateuco, considerata la sua tendenza a raccontare il passato avendo come riferimento la situazione del suo presente.

29-33. Il rinnovamento dell'alleanza è preceduto dalla lettura del rotolo ritrovato. Al v. 30 il Cronista sostituisce i leviti ai profeti di cui parla 2Re 23,2. Il v. 33 è proprio del Cronista, che sunteggia 2Re 23,4-20.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Manasse re 1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari ai Baal, fece pali sacri, si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome per sempre”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare i suoi figli per il fuoco nella valle di Ben-Innòm, si affidò a vaticini, presagi e magie, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine dell'idolo, che aveva fatto scolpire, nel tempio di Dio, riguardo al quale Dio aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho destinato ai vostri padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge, gli statuti e i decreti comunicati per mezzo di Mosè”. 9Manasse spinse Giuda e gli abitanti di Gerusalemme a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti. 10Il Signore parlò a Manasse e al suo popolo, ma non gli prestarono attenzione. 11Allora il Signore mandò contro di loro i comandanti dell'esercito del re assiro; essi presero Manasse con uncini, lo legarono con catene di bronzo e lo condussero a Babilonia. 12Ridotto in tale miseria, egli placò il volto del Signore, suo Dio, e si umiliò molto di fronte al Dio dei suoi padri. 13Egli lo pregò e Dio si lasciò commuovere, esaudì la sua supplica e lo fece tornare a Gerusalemme nel suo regno; così Manasse riconobbe che il Signore è Dio. 14In seguito, egli costruì il muro esterno della Città di Davide, a occidente del Ghicon, nella valle fino alla porta dei Pesci, e circondò l'Ofel, e lo sollevò a notevole altezza. In tutte le fortezze di Giuda egli pose comandanti dell'esercito. 15Rimosse gli dèi degli stranieri e l'idolo dal tempio del Signore, insieme con tutti gli altari che egli aveva costruito sul monte del tempio del Signore e a Gerusalemme, e gettò tutto fuori della città. 16Restaurò l'altare del Signore e offrì su di esso sacrifici di comunione e di lode e comandò a Giuda di servire il Signore, Dio d'Israele. 17Tuttavia il popolo continuava a sacrificare sulle alture, anche se lo faceva in onore del Signore, suo Dio. 18Le altre gesta di Manasse, la preghiera al suo Dio e le parole che i veggenti gli comunicarono a nome del Signore, Dio d'Israele, ecco sono descritte negli atti dei re d'Israele. 19La sua preghiera e come fu esaudito, tutta la sua colpa e la sua infedeltà, le località ove costruì alture, eresse pali sacri e immagini scolpite prima della sua umiliazione, sono descritte negli atti di Cozài. 20Manasse si addormentò con i suoi padri, lo seppellirono nel suo palazzo e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon re 21Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. 22Egli fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. Amon offrì sacrifici a tutti gli idoli eretti da Manasse, suo padre, e li servì. 23Non si umiliò davanti al Signore, come si era umiliato Manasse, suo padre; anzi Amon aumentò le sue colpe. 24I suoi ufficiali congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 25Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re, al suo posto, suo figlio Giosia.

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Approfondimenti

1-20. Per il libro dei Re (2Re 21,1-18) Manasse (686-642) è il peggiore monarca della dinastia davidica, mentre il Cronista (vv. 11-17), parla di una conversione di Manasse che, tornato dall'esilio sul trono di Gerusalemme, intraprende una riforma religiosa. Ma il quadro iniziale della perversione di Manasse (vv. 1-10) ricalca quello di 2Re 21,1-10. Da 2Re 21 il Cronista omette i vv. 10-15, ossia il brano sui profeti che annunciano la rovina di Giuda e Gerusalemme a causa dei peccati del re.

11-17. Probabilmente il brano serve al Cronista per spiegare teologicamente il lungo regno di Manasse, non compatibile con la sua perversione. La sua conversione e riforma spiega invece la benedizione di JHWH sul suo regno. Ma la storicità del Manasse penitente e riformatore è difficile da provare. Al v. 15 le espressioni usate per descrivere le sue iniziative riformatrici sono le stesse che il Cronista impiega per la riforma religiosa di Asa, Ezechia e Giosafat.

*18-20. Il Cronista si ricollega alla fonte, 2Re 21,17. Può darsi che la menzione della “preghiera di Manasse” sia alla base dell'apocrifo omonimo.

21-25. I cinque versetti che il Cronista dedica al re Amon (642-640) riprendono e riducono alquanto 2Re 21,19-26. Essi trattano dell'idolatria del re e della cospirazione di cui fu vittima. Il Cronista lascia cadere la formula di conclusione di 2Re 21,25s.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Invasione degli Assiri 1Dopo questi fatti e queste prove di fedeltà, venne Sennàcherib, re d'Assiria. Penetrato in Giuda, assediò le città fortificate e ordinò di espugnarle. 2Ezechia vide l'avanzata di Sennàcherib, che si dirigeva verso Gerusalemme per assediarla. 3Egli decise con i suoi comandanti e con i suoi prodi di ostruire le acque sorgive, che erano fuori della città. Essi l'aiutarono. 4Si radunò un popolo numeroso per ostruire tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso la regione, dicendo: “Perché dovrebbero venire i re d'Assiria e trovare acqua in abbondanza?”. 5Agì da forte: ricostruì tutta la parte diroccata delle mura, vi innalzò torri e al di fuori un altro muro, fortificò il Millo della Città di Davide e preparò armi in abbondanza e scudi. 6Designò capi militari sopra il popolo; li radunò presso di sé nella piazza della porta della città e così parlò al loro cuore: 7“Siate forti e coraggiosi! Non temete e non abbattetevi davanti al re d'Assiria e davanti a tutta la moltitudine che l'accompagna, perché con noi c'è uno più grande di quello che è con lui. 8Con lui c'è un braccio di carne, con noi c'è il Signore, nostro Dio, per aiutarci e per combattere le nostre battaglie”. Il popolo rimase rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda.

Proposte di resa 9In seguito Sennàcherib, re d'Assiria, mandò i suoi servitori a Gerusalemme, mentre egli con tutte le forze assaliva Lachis, per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti quelli di Giuda che erano a Gerusalemme: 10“Così parla Sennàcherib, re d'Assiria: “In chi avete fiducia voi, per restare a Gerusalemme assediata? 11Ezechia non vi inganna forse per farvi morire di fame e di sete quando asserisce: Il Signore, nostro Dio, ci libererà dalle mani del re d'Assiria? 12Egli non è forse lo stesso Ezechia che ha eliminato le sue alture e i suoi altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Vi prostrerete davanti a un solo altare e su di esso soltanto offrirete incenso? 13Non sapete che cosa abbiamo fatto io e i miei padri a tutti i popoli del mondo? Forse gli dèi delle nazioni del mondo hanno potuto liberare i loro paesi dalla mia mano? 14Quale, fra tutti gli dèi di quelle nazioni che i miei padri avevano votato allo sterminio, ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Potrà il vostro Dio liberarvi dalla mia mano? 15Ora, non vi inganni Ezechia e non vi seduca in questa maniera! Non credetegli, perché nessun dio di qualsiasi nazione o regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano e dalle mani dei miei padri. Nemmeno i vostri dèi vi libereranno dalla mia mano!“”. 16Parlarono ancora i suoi servitori contro il Signore Dio e contro Ezechia, suo servo. 17Sennàcherib aveva scritto anche lettere insultando il Signore, Dio d'Israele, e parlando contro di lui in questi termini: “Come gli dèi delle nazioni del mondo non hanno potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così il Dio di Ezechia non libererà dalla mia mano il suo popolo”. 18Gli inviati gridarono a gran voce in giudaico al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo al fine di occuparne la città. 19Essi parlarono del Dio di Gerusalemme come di uno degli dèi degli altri popoli della terra, opera di mani d'uomo.

Fine dell’assedio 20Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amoz, pregarono a questo riguardo e gridarono al cielo. 21Il Signore mandò un angelo, che sterminò tutti i soldati valorosi, ogni condottiero e ogni comandante, nel campo del re d'Assiria. Questi se ne tornò, con la vergogna sul volto, nella sua terra. Entrò nel tempio del suo dio, dove alcuni suoi figli, nati dalle sue viscere, l'uccisero di spada. 22Così il Signore salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennàcherib, re d'Assiria, e dalla mano di tutti gli altri e concesse loro tregua alle frontiere. 23Allora molti portarono offerte al Signore a Gerusalemme e oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, che dopo queste cose aumentò di prestigio agli occhi di tutte le nazioni.

Morte del re Ezechia 24In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Egli pregò il Signore, che l'esaudì e operò un prodigio per lui. 25Ma Ezechia non corrispose ai benefici a lui concessi, perché il suo cuore si era insuperbito; per questo su di lui, su Giuda e su Gerusalemme si riversò l'ira divina. 26Tuttavia Ezechia si umiliò della superbia del suo cuore e a lui si associarono gli abitanti di Gerusalemme; per questo l'ira del Signore non si abbatté su di loro, durante i giorni di Ezechia. 27Ezechia ebbe ricchezze e gloria in abbondanza. Egli si costruì depositi per l'argento, l'oro, le pietre preziose, gli aromi, gli scudi e per qualsiasi cosa preziosa, 28magazzini per i prodotti del grano, del mosto e dell'olio, stalle per ogni genere di bestiame, ovili per le pecore. 29Si edificò città; ebbe molto bestiame minuto e grosso, perché Dio gli aveva concesso beni molto grandi. 30Ezechia chiuse l'apertura superiore delle acque del Ghicon, convogliandole in basso verso il lato occidentale della Città di Davide. Ezechia riuscì in ogni sua impresa. 31Ma quando i capi di Babilonia gli inviarono messaggeri per informarsi sul prodigio avvenuto nel paese, Dio l'abbandonò per metterlo alla prova e conoscerne completamente il cuore. 32Le altre gesta di Ezechia e le sue opere di pietà sono descritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amoz, nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33Ezechia si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella salita dei sepolcri dei figli di Davide. Alla sua morte gli resero omaggio tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. Al suo posto divenne re suo figlio Manasse.

__________________________ Note

32,25 il suo cuore si era insuperbito: forse allude all’alleanza con il re di Babilonia Merodac-Baladàn (vedi 2Re 20,12-21).

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Approfondimenti

1-23. Il Cronista procede con una certa indipendenza dalle sue fonti, che sono 2Re 18,13-19,37 e Is 36-37. Dopo aver descritto, con più abbondanza di particolari che in 2Re, i preparativi condotti da Ezechia per la guerra (vv. 1-8), l'autore presenta l'ambasceria di Sennacherib, che per ben due volte invita Ezechia alla resa (vv. 9-19), per descrivere quindi la prodigiosa liberazione di Gerusalemme (vv. 20-23).

3. La notizia, esclusiva del Cronista, è ripresa al v. 30 e ha trovato riscontro clamoroso negli scavi archeologici che hanno portato alla luce questa opera idrica imponente per il periodo in cui fu costruita. Il canale, della larghezza di circa 60 cm e alto circa 1 metro e 80 cm, partiva dalla fonte del Ghicon per raggiungere la parte opposta della collina dell'Ofel, ad occidente, per una lunghezza di 443 metri e scendendo a una profondità massima di 50 metri.

9-19. Il discorso degli ambasciatori d'Assiria riassume il racconto di 2Re. Vengono omessi i dettagli topografici e il riferimento all'aiuto del faraone, per sottolineare il dato essenziale: JHWH riesce vittorioso sugli idoli.

20. È questa l'unica menzione da parte del Cronista del profeta Isaia, che aveva rimproverato la mancanza di fede in JHWH (Is 22,11).

22-23. Sono propri del Cronista ed espressivi della sua visione teologica.

24-33. Della malattia di Ezechia si parla in 2Re 20,1-19 e Is 38. Il Cronista sunteggia 2Re 20,1-11 al v. 24 e 2Re 20,12-19 nei vv. 25-26, omettendo il segno dell'ombra e l'intervento di Isaia.

27-29. Sono propri del Cronista.

32-33. Cfr. 2Re 20,20s. La menzione della «visione del profeta Isaia» potrebbe essere un riferimento al fatto che i capitoli di 2Re 18,17-20,21 si ritrovano in Is 36-39.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Riorganizzazione del culto 1Quando tutto questo finì, tutti gli Israeliti presenti andarono nelle città di Giuda a infrangere le stele, a tagliare i pali sacri e ad abbattere completamente le alture e gli altari da tutto Giuda e Beniamino e in Èfraim e Manasse. Poi tutti gli Israeliti tornarono nelle loro città, ognuno nella sua proprietà. 2Ezechia ricostituì le classi dei sacerdoti e dei leviti secondo le loro funzioni, assegnando a ognuno, ai sacerdoti e ai leviti, il proprio servizio riguardo all'olocausto e ai sacrifici di comunione, per celebrare e lodare con inni e per servire alle porte degli accampamenti del Signore. 3Una parte dei beni del re era per gli olocausti del mattino e della sera, gli olocausti dei sabati, dei noviluni e delle feste, come sta scritto nella legge del Signore. 4Egli ordinò al popolo, agli abitanti di Gerusalemme, di consegnare ai sacerdoti e ai leviti la loro parte, perché questi potessero attendere alla legge del Signore. 5Appena si diffuse quest'ordine, gli Israeliti offrirono in abbondanza le primizie del grano, del mosto, dell'olio, del miele e di ogni altro prodotto agricolo e la decima abbondante di ogni cosa. 6E gli Israeliti e i Giudei, che abitavano nelle città di Giuda, portarono anche loro la decima degli armenti e delle greggi, come anche la decima dei doni consacrati al Signore, loro Dio, facendone grandi mucchi. 7Nel terzo mese si cominciò a fare i mucchi, che furono completati nel settimo mese. 8Vennero Ezechia e i capi; visti i mucchi, benedissero il Signore e il popolo d'Israele. 9Ezechia interrogò i sacerdoti e i leviti riguardo ai mucchi 10e il sommo sacerdote Azaria della casa di Sadoc gli rispose: “Da quando si è cominciato a portare l'offerta nel tempio del Signore, noi abbiamo mangiato e ci siamo saziati, ma ne è rimasta in abbondanza, perché il Signore ha benedetto il suo popolo; ne è rimasta questa grande quantità”. 11Ezechia allora ordinò che si preparassero stanze nel tempio del Signore. Le prepararono. 12Vi depositarono scrupolosamente le offerte, le decime e le cose consacrate. A tali cose presiedeva il levita Conania, alle cui dipendenze era il fratello Simei. 13Iechièl, Azazia, Nacat, Asaèl, Ierimòt, Iozabàd, Elièl, Ismachia, Macat e Benaià erano sorveglianti, sotto la direzione di Conania e di suo fratello Simei, per ordine del re Ezechia e di Azaria, sovrintendente al tempio di Dio. 14Cori, figlio di Imna, levita custode della porta d'oriente, era preposto alle offerte spontanee fatte a Dio; egli distribuiva quanto si prelevava per l'offerta al Signore e le cose santissime. 15Da lui dipendevano Eden, Miniamìn, Giosuè, Semaià, Amaria e Secania nelle città sacerdotali, come distributori fedeli tra i loro fratelli, grandi e piccoli, secondo le loro classi, 16oltre ai maschi registrati dai tre anni in su; questi entravano ogni giorno nel tempio del Signore per il loro servizio, secondo le loro funzioni e secondo le loro classi. 17La registrazione dei sacerdoti era fatta secondo i loro casati; quella dei leviti, dai vent'anni in su, secondo le loro funzioni e secondo le loro classi. 18Erano registrati con tutti i bambini, le mogli, i figli e le figlie di tutta la comunità, poiché dovevano consacrarsi con fedeltà a ciò che è sacro. 19Per i figli di Aronne, ossia per i sacerdoti residenti in campagna, nelle zone attorno alle loro città, in ogni città c'erano uomini designati per nome per distribuire la parte dovuta a ogni maschio fra i sacerdoti e a ogni registrato fra i leviti. 20Ezechia fece lo stesso in tutto Giuda; egli fece ciò che è buono, retto e leale davanti al Signore, suo Dio. 21Quanto aveva intrapreso per il servizio del tempio di Dio, per la legge e per i comandamenti, cercando il suo Dio, lo fece con tutto il cuore; per questo ebbe successo.

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Approfondimenti

È un capitolo esclusivo del Cronista, particolarmente espressivo del suo zelo per le cose sacre, considerate anche sotto il loro aspetto concreto e utile. Il re Ezechia infatti, dopo aver eliminato dal paese i santuari illegittimi (v. 1), riorganizza le funzioni cultuali, distribuendole fra sacerdoti e leviti (v. 2), garantisce abbondanti offerte al santuario e al clero, sia dalle casse della casa regale (v. 3) che dal popolo (che viene gravato da decime di ogni genere, vv. 4-10), intese a garantire il mantenimento del clero, ormai impegnato in grande misura anche ad immagazzinare e custodire ciò che non riesce a consumare (vv. 11-19).

2. Ezechia ristabilisce la situazione così com'era al tempo di Salomone, cfr. 2Cr 8,14.

3-6. Per le primizie, cfr. Dt 7,13; 11,14; ecc. Per le decime cfr. Dt 12,17; 14,22 e Lv 27,30-33.

7-16. Anche se al Cronista interessa meno e perciò non ne fa menzione, questa accumulazione di derrate e altri beni nella capitale risulterà di enorme utilità in occasione della campagna militare di Sennacherib.

20-21. Il lettore disinibito questa volta leggerà con occhio diverso l'esaltazione teologica delle benemerenze del re. Vista in chiave sociale, la centralizzazione del culto da parte di Ezechia è un'operazione che, trasferendo a Gerusalemme tutto il clero del paese e ponendolo alle sue dirette dipendenze, per giunta con la garanzia di laute provvigioni, assicura al re l'assoggettamento ideologico del ceto pensante della nazione.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Invito alla celebrazione della Pasqua 1Ezechia mandò messaggeri per tutto Israele e Giuda e scrisse anche lettere a Èfraim e a Manasse per convocare tutti nel tempio del Signore a Gerusalemme, a celebrare la Pasqua per il Signore, Dio d'Israele. 2Il re, i capi e tutta l'assemblea di Gerusalemme decisero di celebrare la Pasqua nel secondo mese. 3Infatti non avevano potuto celebrarla nel tempo fissato, perché i sacerdoti non si erano santificati in numero sufficiente e il popolo non si era radunato a Gerusalemme. 4La proposta piacque al re e a tutta l'assemblea. 5Stabilirono di proclamare con bando in tutto Israele, da Bersabea a Dan, che tutti venissero a celebrare a Gerusalemme la Pasqua per il Signore, Dio d'Israele, perché molti non avevano osservato le norme prescritte. 6Partirono i corrieri, con lettere da parte del re e dei capi, per recarsi in tutto Israele e Giuda. Secondo l'ordine del re dicevano: “Israeliti, fate ritorno al Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, ed egli ritornerà a quanti fra voi sono scampati dalla mano dei re d'Assiria. 7Non siate come i vostri padri e i vostri fratelli, infedeli al Signore, Dio dei loro padri, che perciò li ha abbandonati alla desolazione, come vedete. 8Ora non siate di dura cervice come i vostri padri, date la mano al Signore, venite nel santuario che egli ha consacrato per sempre. Servite il Signore, vostro Dio, e si allontanerà da voi l'ardore della sua ira. 9Difatti, se fate ritorno al Signore, i vostri fratelli e i vostri figli troveranno compassione presso coloro che li hanno deportati; ritorneranno in questa terra, poiché il Signore, vostro Dio, è misericordioso e pietoso e non distoglierà lo sguardo da voi, se voi farete ritorno a lui”. 10I corrieri passarono di città in città nel territorio di Èfraim e di Manasse fino a Zàbulon, ma la gente li derideva e si faceva beffe di loro. 11Solo alcuni di Aser, di Manasse e di Zàbulon si umiliarono e vennero a Gerusalemme. 12In Giuda invece si manifestò la mano di Dio e generò negli uomini un cuore concorde per eseguire il comando del re e dei capi, secondo la parola del Signore. 13Si riunì a Gerusalemme una grande folla per celebrare la festa degli Azzimi nel secondo mese; fu un'assemblea molto numerosa. 14Cominciarono a eliminare gli altari che si trovavano a Gerusalemme; eliminarono anche tutti gli altari dei profumi e li gettarono nel torrente Cedron.

Celebrazione della Pasqua 15Essi immolarono la Pasqua il quattordici del secondo mese; i sacerdoti e i leviti, pieni di vergogna, si santificarono e quindi portarono gli olocausti nel tempio del Signore. 16Occuparono il proprio posto, secondo le regole fissate per loro nella legge di Mosè, uomo di Dio. I sacerdoti facevano aspersioni con il sangue che ricevevano dalle mani dei leviti, 17perché molti dell'assemblea non si erano santificati. I leviti si occupavano dell'uccisione degli agnelli pasquali per quanti non erano puri, per consacrarli al Signore. 18In realtà la maggioranza della gente, fra cui molti provenienti da Èfraim, da Manasse, da Ìssacar e da Zàbulon, non si era purificata; mangiarono la Pasqua senza fare quanto è prescritto. Ezechia pregò per loro: “Il Signore che è buono liberi dalla colpa 19chiunque abbia il cuore disposto a cercare Dio, ossia il Signore Dio dei suoi padri, anche senza la purificazione necessaria per il santuario”. 20Il Signore esaudì Ezechia e risparmiò il popolo. 21Gli Israeliti che si trovavano a Gerusalemme celebrarono la festa degli Azzimi per sette giorni con grande gioia, mentre i sacerdoti e i leviti lodavano ogni giorno il Signore, suonando con tutte le forze per il Signore. 22Ezechia parlò al cuore di tutti i leviti, che avevano dimostrato grande avvedutezza nei riguardi del Signore; per sette giorni parteciparono al banchetto solenne, offrirono sacrifici di comunione e lodarono il Signore, Dio dei loro padri. 23Tutta l'assemblea decise di festeggiare altri sette giorni; così passarono ancora sette giorni di gioia. 24Difatti Ezechia, re di Giuda, aveva donato all'assemblea mille giovenchi e settemila pecore; anche i capi avevano donato all'assemblea mille giovenchi e diecimila pecore. I sacerdoti si santificarono in gran numero. 25Tutta l'assemblea di Giuda, i sacerdoti e i leviti, tutta l'assemblea venuta da Israele, i forestieri venuti dal territorio d'Israele e gli abitanti di Giuda furono pieni di gioia. 26Ci fu una gioia straordinaria a Gerusalemme, perché dal tempo di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, non c'era mai stata una cosa simile a Gerusalemme. 27I sacerdoti e i leviti si levarono a benedire il popolo; la loro voce fu ascoltata e la loro preghiera raggiunse la sua santa dimora nel cielo.

__________________________ Note

30,6 re d’Assiria: sono Tiglat-Pilèser III (745-727), Salmanàssar V (726-722) e Sargon II (721-705).

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Approfondimenti

Scatta la seconda fase della riforma religiosa di Ezechia, caratterizzata dalla presenza quasi ecumenica di «tutto Israele e Giuda» (v. 1), «una grande folla», «un'assemblea molto numerosa « (v. 13), in cui spiccano ovviamente «i leviti» (vv. 16.17 e soprattutto v. 22): dopo grandi preparativi (vv. 1-12) Ezechia celebra con ogni solennità la Pasqua (vv. 13-22) che dura due settimane (vv. 23-27) e si svolge in tutto e per tutto secondo le prescrizioni rituali. L'entusiasmo liturgico e levitico dell'autore trova qui i suoi accenti più ispirati.

1-12. I preparativi per la Pasqua assumono proporzioni ecumeniche e coinvolgono persino il regno del Nord (vv. 1.10), anche se al Nord pochi accolgono l'invito del re che è, nel nostro contesto, un invito implicito che il Cronista intende rivolgere ai Samaritani del suo tempo, come si desume chiaramente dalle espressioni poste sulla bocca di Ezechia nel suo discorso (vv. 6-9).

13-22. Al tempo di Ezechia la festa degli Azzimi era già unita a quella della Pasqua, come risulta da Dt 16,1-8, uno dei numerosi passi che codificano la centralizzazione del culto attorno al tempio di Gerusalemme.

18-19. Sono di grande importanza per correggere l'impressione legalistica che potremmo avere avuto sinora dell'autore: qui i valori umani ed ecumenici prevalgono sulla norma, l'atteggiamento interiore ha la meglio sulle esigenze del rito, Dio «che è buono» garantisce la priorità assoluta del «cuore disposto a cercarlo» nei confronti di ogni esigenza, per quanto giustificata, della norma.

22-27. Con fervore e compiacenza il Cronista dà gli ultimi tocchi al quadro di questa celebrazione, che alla fine (v. 27) vede ancora in primo piano i leviti, questa volta anche nell'atto di benedire il popolo, una funzione da sempre riservata ai soli sacerdoti. A meno che non si traduca, invece di «sacerdoti e leviti», «sacerdoti-leviti», un'espressione che nella letteratura deuteronomistica indica un tipo particolare di sacerdoti.

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ezechia re purifica il tempio 1Ezechia divenne re a venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abia, figlia di Zaccaria. 2Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. 3Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, aprì le porte del tempio e le restaurò. 4Fece venire i sacerdoti e i leviti e, dopo averli radunati nella piazza d'oriente, 5disse loro: “Ascoltatemi, leviti! Ora santificatevi e poi santificate il tempio del Signore, Dio dei vostri padri, e portate fuori l'impurità dal santuario. 6I nostri padri sono stati infedeli e hanno commesso ciò che è male agli occhi del Signore, nostro Dio, che essi avevano abbandonato, distogliendo lo sguardo dalla dimora del Signore e voltandole le spalle. 7Hanno chiuso perfino le porte del vestibolo, spento le lampade, non hanno offerto più incenso né olocausti nel santuario al Dio d'Israele. 8Perciò l'ira del Signore si è riversata su Giuda e su Gerusalemme ed egli ha reso gli abitanti oggetto di terrore, di stupore e di scherno, come potete vedere con i vostri occhi. 9Ora ecco, i nostri padri sono caduti di spada; i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli sono andati per questo in prigionia. 10Ora io ho deciso di concludere un'alleanza con il Signore, Dio d'Israele, perché si allontani da noi l'ardore della sua ira. 11Figli miei, non siate negligenti, perché il Signore ha scelto voi per stare alla sua presenza, per servirlo, per essere suoi ministri e per offrirgli incenso”. 12Si alzarono allora i seguenti leviti: Macat, figlio di Amasài, Gioele, figlio di Azaria, dei Keatiti; dei figli di Merarì: Kis, figlio di Abdì, e Azaria, figlio di Ieallelèl; dei Ghersoniti: Iòach, figlio di Zimmà, ed Eden, figlio di Iòach; 13dei figli di Elisafàn: Simrì e Ieièl; dei figli di Asaf: Zaccaria e Mattania; 14dei figli di Eman: Iechièl e Simei; dei figli di Iedutùn: Semaià e Uzzièl. 15Essi riunirono i fratelli e si santificarono; quindi entrarono, secondo il comando del re e le prescrizioni del Signore, per purificare il tempio del Signore. 16I sacerdoti entrarono nell'interno del tempio del Signore per purificarlo; portarono fuori, nel cortile del tempio del Signore, ogni impurità trovata nell'aula del Signore. I leviti l'ammucchiarono per portarla fuori nel torrente Cedron. 17Il primo giorno del primo mese cominciarono la purificazione; nel giorno ottavo del mese entrarono nel vestibolo del Signore e purificarono il tempio del Signore in otto giorni. Finirono il sedici del primo mese. 18Quindi entrarono negli appartamenti reali di Ezechia e gli dissero: “Abbiamo purificato tutto il tempio del Signore, l'altare degli olocausti con tutti gli utensili e la tavola dei pani dell'offerta con tutti gli utensili. 19Abbiamo rinnovato e consacrato tutti gli utensili che il re Acaz con empietà aveva messo da parte durante il suo regno. Ecco, stanno davanti all'altare del Signore”. 20Allora il re Ezechia, alzatosi, riunì i capi della città e salì al tempio del Signore. 21Portarono sette giovenchi, sette arieti, sette agnelli e sette capri per offrirli per la casa reale, per il santuario e per Giuda, in sacrificio per il peccato. Il re ordinò ai sacerdoti, figli di Aronne, di offrirli in olocausto sull'altare del Signore. 22Sgozzarono i giovenchi, quindi i sacerdoti ne raccolsero il sangue e lo sparsero sull'altare. Sgozzarono gli arieti e ne sparsero il sangue sull'altare. Sgozzarono gli agnelli e ne sparsero il sangue sull'altare. 23Quindi fecero avvicinare i capri per il sacrificio per il peccato, davanti al re e all'assemblea, che imposero loro le mani. 24I sacerdoti li sgozzarono e ne sparsero il sangue sull'altare, quale sacrificio per il peccato, in espiazione per tutto Israele, perché il re aveva ordinato l'olocausto e il sacrificio per il peccato per tutto Israele. 25Egli inoltre assegnò il loro posto ai leviti nel tempio del Signore, con cimbali, arpe e cetre, secondo le disposizioni di Davide, di Gad, veggente del re, e del profeta Natan, poiché si trattava di un comando del Signore, comunicato per mezzo dei suoi profeti. 26Quando i leviti ebbero preso posto con gli strumenti musicali di Davide e i sacerdoti con le loro trombe, 27Ezechia ordinò di offrire gli olocausti sull'altare. Quando iniziò l'olocausto, cominciarono anche i canti del Signore al suono delle trombe e con l'accompagnamento degli strumenti di Davide, re d'Israele. 28Tutta l'assemblea si prostrò, mentre si cantavano inni e si suonavano le trombe; tutto questo durò fino alla fine dell'olocausto. 29Terminato l'olocausto, il re e tutti i presenti si inginocchiarono e si prostrarono. 30Il re Ezechia e i suoi capi ordinarono ai leviti di lodare il Signore con le parole di Davide e del veggente Asaf; lo lodarono con entusiasmo, poi si inchinarono e si prostrarono. 31Allora Ezechia, presa la parola, disse: “Ora siete incaricati ufficialmente del servizio del Signore. Avvicinatevi e portate qui le vittime e i sacrifici di lode nel tempio del Signore”. L'assemblea portò le vittime e i sacrifici di lode, mentre quelli dal cuore generoso offrirono olocausti. 32Il numero degli olocausti offerti dall'assemblea fu di settanta giovenchi, cento arieti, duecento agnelli, tutti per l'olocausto in onore del Signore. 33Le offerte sacre furono di seicento giovenchi e tremila pecore. 34I sacerdoti erano troppo pochi e non bastavano a scorticare tutti gli olocausti, perciò i loro fratelli, i leviti, li aiutarono finché non terminò il lavoro e finché i sacerdoti non si furono santificati, poiché i leviti erano stati più zelanti dei sacerdoti nel santificarsi. 35Ci fu anche un abbondante olocausto del grasso dei sacrifici di comunione e delle libagioni connesse con l'olocausto. Così fu ristabilito il culto nel tempio del Signore. 36Ezechia con tutto il popolo gioì perché Dio aveva ben disposto il popolo; ogni cosa infatti era stata compiuta rapidamente.

__________________________ Note

29,24 per tutto Israele: durante il regno di Ezechia nel 722 (o 721) gli Assiri conquistarono Samaria e deportarono la popolazione, segnando così la fine del regno del nord. Per questo il vero Israele equivale ormai al regno di Giuda.

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Approfondimenti

29,1-32,33. A Ezechia (716-686), uno dei suoi grandi eroi positivi, il Cronista dedica quattro ampi capitoli, che solo in parte deve alla fonte canonica di 2Re 18-20. Peraltro, se per il libro dei Re gli avvenimenti di rilievo sono di carattere militare e politico, il Cronista esalta invece soprattutto l'attività cultuale di Ezechia, proponendo in successione: la purificazione del tempio e la riforma religiosa, c. 29; la celebrazione della Pasqua, c. 30; il riordinamento del culto, c. 31. Il c. 32 invece sarà dedicato all'invasione assira e alla malattia e morte del re.

29,1-36. La riforma religiosa intrapresa da Ezechia è vista dal Cronista in due iniziative: la purificazione del tempio (vv. 3-17) e il ripristino del culto (vv. 18-36). Se si eccettuano i primi due versetti del capitolo, che riprendono in sintesi 2Re 18,1-3, il resto va attribuito alla mano del Cronista. L'iniziativa di riforma di Ezechia e la sua promozione del movimento di restaurazione dell'ortodossia jahvistica sono viste dal Cronista, a posteriori, come una anticipazione della riforma giosiana, anch'essa avviata con la purificazione del tempio e la celebrazione della Pasqua.

1-2. Il giudizio complessivo su Ezechia corrisponde a quello di 2Re 18,2-3. Il Cronista omette anche questa volta la menzione del re d'Israele contemporaneo.

3. Siamo con ogni probabilità nel mese di Nisan dell'anno 715.

5-11. Nel discorso che il Cronista pone sulla bocca di Ezechia sono ripresi i temi classici della predicazione profetica: infedeltà, ira di JHWH, punizione, invito alla conversione.

12-17. Per la purificazione del tempio il re s'affida allo zelo dei sacerdoti e dei leviti.

18-36. Alla radicale purificazione del santuario può seguire ora la sua ridedicazione, accompagnata dai sacrifici (vv. 21-24). Essi sono presentati e offerti alla presenza di «tutto Israele» (due volte al v. 24), secondo i tipi e le modalità previste da Lv 4,4.15.29.33 e con l'accompagnamento musicale dei leviti, che l'autore non manca di menzionare con la solita compiacenza (vv. 25.34).

(cf. VINCENZO GATTI, 2Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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