📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

DUE INTRODUZIONI (1,1-3,6)

L’insediamento nella terra promessa (1,1-2,5)

1Dopo la morte di Giosuè, gli Israeliti consultarono il Signore dicendo: “Chi di noi salirà per primo a combattere contro i Cananei?”. 2Il Signore rispose: “Salirà Giuda: ecco, ho messo la terra nelle sue mani”. 3Allora Giuda disse a suo fratello Simeone: “Sali con me nel territorio che mi è toccato in sorte, e combattiamo contro i Cananei; poi anch'io verrò con te in quello che ti è toccato in sorte”. Simeone andò con lui. 4Giuda dunque salì, e il Signore mise nelle loro mani i Cananei e i Perizziti; sconfissero a Bezek diecimila uomini. 5A Bezek trovarono Adonì-Bezek, l'attaccarono e sconfissero i Cananei e i Perizziti. 6Adonì-Bezek fuggì, ma essi lo inseguirono, lo catturarono e gli amputarono i pollici e gli alluci. 7Adonì-Bezek disse: “Settanta re, con i pollici e gli alluci amputati, raccattavano gli avanzi sotto la mia tavola. Dio mi ripaga quel che ho fatto”. Lo condussero poi a Gerusalemme, dove morì. 8I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero; la passarono a fil di spada e l'abbandonarono alle fiamme. 9Poi essi discesero a combattere contro i Cananei che abitavano la montagna, il Negheb e la Sefela. 10Giuda marciò contro i Cananei che abitavano a Ebron, che prima si chiamava Kiriat-Arbà, e sconfisse Sesài, Achimàn e Talmài. 11Di là andò contro gli abitanti di Debir, che prima si chiamava Kiriat-Sefer. 12Disse allora Caleb: “A chi colpirà Kiriat-Sefer e la prenderà io darò in moglie mia figlia Acsa”. 13La prese Otnièl, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb; a lui diede in moglie sua figlia Acsa. 14Ora, mentre andava dal marito, ella lo convinse a chiedere a suo padre un campo. Scese dall'asino e Caleb le disse: “Che hai?”. 15Ella rispose: “Concedimi un favore; poiché tu mi hai dato una terra arida, dammi anche qualche fonte d'acqua”. Caleb le donò la sorgente superiore e la sorgente inferiore. 16I figli del suocero di Mosè, il Kenita, salirono dalla città delle palme con i figli di Giuda nel deserto di Giuda, a mezzogiorno di Arad; andarono e abitarono con quel popolo. 17Poi Giuda marciò con suo fratello Simeone: sconfissero i Cananei che abitavano a Sefat e votarono allo sterminio la città, che fu chiamata Corma. 18Giuda prese anche Gaza con il suo territorio, Àscalon con il suo territorio ed Ekron con il suo territorio. 19Il Signore fu con Giuda, che scacciò gli abitanti delle montagne, ma non poté scacciare gli abitanti della pianura, perché avevano carri di ferro. 20Come Mosè aveva ordinato, Ebron fu data a Caleb, che scacciò da essa i tre figli di Anak. 21I figli di Beniamino non scacciarono i Gebusei che abitavano Gerusalemme, perciò i Gebusei abitano con i figli di Beniamino a Gerusalemme ancora oggi.

22La casa di Giuseppe salì anch'essa, ma contro Betel, e il Signore fu con loro. 23La casa di Giuseppe mandò a esplorare Betel, città che prima si chiamava Luz. 24Gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città e gli dissero: “Insegnaci una via di accesso alla città e noi ti faremo grazia”. 25Egli insegnò loro la via di accesso alla città ed essi passarono la città a fil di spada, ma risparmiarono quell'uomo con tutta la sua famiglia. 26Quell'uomo andò nella terra degli Ittiti e vi edificò una città, che chiamò Luz: questo è il suo nome fino ad oggi. 27Manasse non scacciò gli abitanti di Bet-Sean e delle sue dipendenze, né quelli di Taanac e delle sue dipendenze, né quelli di Dor e delle sue dipendenze, né quelli d'Ibleàm e delle sue dipendenze, né quelli di Meghiddo e delle sue dipendenze; i Cananei continuarono ad abitare in quella regione. 28Quando Israele divenne più forte, costrinse al lavoro coatto i Cananei, ma non li scacciò del tutto. 29Nemmeno Èfraim scacciò i Cananei che abitavano a Ghezer, perciò i Cananei abitarono a Ghezer in mezzo a Èfraim.

30Zàbulon non scacciò gli abitanti di Kitron né gli abitanti di Naalòl; i Cananei abitarono in mezzo a Zàbulon e furono costretti al lavoro coatto. 31Aser non scacciò gli abitanti di Acco né gli abitanti di Sidone né quelli di Aclab, di Aczib, di Chelba, di Afik, di Recob; 32i figli di Aser si stabilirono in mezzo ai Cananei che abitavano la regione, perché non li avevano scacciati. 33Nèftali non scacciò gli abitanti di Bet-Semes né gli abitanti di Bet-Anat, e si stabilì in mezzo ai Cananei che abitavano la regione; ma gli abitanti di Bet-Semes e di Bet-Anat furono da loro costretti al lavoro coatto. 34Gli Amorrei respinsero i figli di Dan sulla montagna e non li lasciarono scendere nella pianura. 35Gli Amorrei continuarono ad abitare ad Ar-Cheres, Àialon e Saalbìm, ma la mano della casa di Giuseppe si aggravò su di loro e furono costretti al lavoro coatto. 36Il confine degli Amorrei si estendeva dalla salita di Akrabbìm, da Sela in su.

__________________________ Note

1,1 L’insediamento, secondo questa prima introduzione, non è stato un movimento unitario, ma frutto dell’iniziativa delle singole tribù; è avvenuto o pacificamente o con le armi; è stato solo parziale. Il testo concorda con le parti del libro di Giosuè non ritoccate dal Deuteronomista, che presentano come incompleta la conquista ai tempi di Giosuè (Gs 13,1-7; 16,10; 17,13.18).

1,8 presero Gerusalemme: è un’anticipazione (vedi v. 21). La città sarà conquistata da Davide in epoca successiva (2Sam 5,6-9).

1,21 non scacciarono: l’autore informa che le tribù del centro-nord della terra di Canaan non riescono a conquistare completamente il territorio a esse assegnato e che i Cananei-Gebusei continuano a convivere con gli Israeliti.

1,27 Bet-Sean… Taanac… Dor… Meghiddo: le tribù non riescono a conquistare quelle città-stato che controllano la pianura di Èsdrelon o hanno, in qualche modo, un’importanza particolare.

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Approfondimenti

1,1-2,5. Questa prima introduzione presenta un quadro della conquista della Palestina molto diverso da quello di Gs 1-12. Qui le tribù operano da sole, oppure unite in coalizioni minori. L'insediamento ha luogo in tempi lunghi. Il racconto risale a tradizioni antiche, di stampo jahvistico, che assegnano un ruolo preponderante alla tribù di Giuda, alla quale è riconosciuta un'elezione speciale da parte di JHWH. Alcune tribù non sono menzionate (Levi, Issacar, Ruben e Gad).

La sezione presenta le seguenti unità:

  • 1,1-21, le tribù al sud (Giuda, Simeone e Beniamino, oltre ai Calebiti e ai Keniti);
  • 1,22-29, le tribù del centro (Manasse ed Efraim) e la conquista di Betel;
  • 1,30-36, le tribù del nord (Zabulon, Aser, Neftali, Dan).
  • 2,1-5 è una specie di liturgia penitenziale, intesa a spiegare il fallimento parziale della conquista e del tentativo di eliminare del tutto la popolazione di Canaan.

1,1-21. Alla tribù di Giuda è dedicato uno spazio molto ampio. Simeone figura come alleato della tribù maggiore. Giuda e Simeone sono le due tribù del sud, probabilmente penetrate nella Palestina senza fare il giro attraverso la Transgiordania. Per lungo tempo le loro vicende sono state notevolmente indipendenti da quelle delle altre tribù (cfr. c. 5). Il brano presuppone la morte di Giosuè (v. 1a), mentre la seconda introduzione inizia informando sulla morte di Giosuè. Suscita non poche difficoltà anche l'episodio dei vv. 5-8, perché è escluso che in quel periodo Gerusalemme fosse già nelle mani degli Ebrei. La roccaforte fu conquistata solo con Davide. L'episodio dei vv. 10-15 è di carattere eziologico. Serve infatti a dare ragione di una proprietà di famiglia nel territorio di Giuda. Della tribù di Beniamino si parla soltanto al v. 21.

22-29. Le due tribù di Efraim e di Manasse sono trattate in un primo tempo insieme, come «casa di Giuseppe» (vv. 22-26). Per quanto riguarda Manasse, il brano si riferisce solo a quella metà della tribù stanziatasi a ovest del Giordano. Betel, a circa 22 chilometri a nord di Gerusalemme, era il centro cultuale più importante degli Ebrei. Abramo vi costruì un altare (Gn 12,8; 13,3); Giacobbe vi esperimentò la teofania e vi eresse una stele di pietra (Gn 28,10ss.). Come santuario (Gn 35,1-8.9-15) ebbe un importanza centrale e fu associato fin dai tempi più antichi alle tradizioni cultuali d'Israele. Di Betel si parla anche in Gs 7,2 e 8,9. Il nostro brano racconta la conquista di Betel ad opera della casa di Giuseppe, nonché il cambiamento del nome della località, da Luz in Betel. Betel sarà anche un centro profetico di primo piano, associato con le figure di Eliseo, Osea e Amos. La tribù di Manasse (vv. 27-28) si insediò a nord di Efraim. In mezzo ad essa continuarono a vivere gruppi di Cananei, in vari centri. Neanche Efraim riuscì a liberarsi del tutto dei Cananei (v. 29). Il fatto che molte tribù si stabilirono tra le popolazioni locali, accontentandosi di assoggettarle e di costringerle ai lavori forzati, senza scacciarle, sarà ritenuto il peccato fondamentale della conquista. Viene da chiedersi se e in quale misura l'idea del Dio unico e fedele, che esige fedeltà e ubbidienza, sia qui utilizzata in senso settario.

30-36. Fra la tribù di Manasse e quella di Zabulon c'era Issacar, qui non menzionata. Il brano insiste sugli insuccessi degli Israeliti nella conquista e nell'occupazione del territorio, o sulla condiscendenza degli Ebrei, che scesero a compromessi con le popolazioni locali, compromessi che – nell'ottica del libro – sono condannati senza eccezione, quasi che la capacità di accettazione di altri popoli, con le loro usanze e consuetudini, fosse un delitto, anziché un grande segno di maturità umana e religiosa. L'idea del proprio Dio unico ed esclusivo, che garantisce il paese al suo popolo, deve percorrere ancora un lungo cammino, per diventare liberante.

Il v. 34 ci riporta al sud, nei pressi di Gerusalemme, dove s'insediò in un primo tempo la tribù di Dan, costretta poi a trasmigrare verso l'estremo nord della Palestina, come ci diranno i cc. 17-18.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Solenne alleanza di Sichem 1 Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. 2Giosuè disse a tutto il popolo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. 3Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. 4A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. 5In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l'Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. 6Feci uscire dall'Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, 7ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. 8Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. 9In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. 10Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani. 11Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. 12Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. 13Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”. 14Ora, dunque, temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà. Eliminate gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume e in Egitto e servite il Signore. 15Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”. 16Il popolo rispose: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! 17Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. 18Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano la terra. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio”. 19Giosuè disse al popolo: “Voi non potete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. 20Se abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi annienterà”. 21Il popolo rispose a Giosuè: “No! Noi serviremo il Signore”. 22Giosuè disse allora al popolo: “Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelti il Signore per servirlo!”. Risposero: “Siamo testimoni!”. 23”Eliminate allora gli dèi degli stranieri, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il vostro cuore al Signore, Dio d'Israele!“. 24Il popolo rispose a Giosuè: “Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!”. 25Giosuè in quel giorno concluse un'alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem. 26Scrisse queste parole nel libro della legge di Dio. Prese una grande pietra e la rizzò là, sotto la quercia che era nel santuario del Signore. 27Infine, Giosuè disse a tutto il popolo: “Ecco: questa pietra sarà una testimonianza per noi, perché essa ha udito tutte le parole che il Signore ci ha detto; essa servirà quindi da testimonianza per voi, perché non rinneghiate il vostro Dio”. 28Poi Giosuè congedò il popolo, ciascuno alla sua eredità.

Morte di Giosuè e di Eleàzaro 29Dopo questi fatti, Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni 30e lo seppellirono nel territorio della sua eredità, a Timnat-Serach, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. 31Israele servì il Signore in tutti i giorni di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte le opere che il Signore aveva compiuto per Israele. 32Gli Israeliti seppellirono le ossa di Giuseppe, che avevano portato dall'Egitto, a Sichem, in una parte della campagna che Giacobbe aveva acquistato dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuto in eredità. 33Morì anche Eleàzaro, figlio di Aronne. Lo seppellirono a Gàbaa, che apparteneva a Fineès, suo figlio, in quanto era stata assegnata a lui, nella zona montuosa di Èfraim.

__________________________ Note

24,1-28 Questo capitolo non si riallaccia al precedente, ma va collocato accanto a Gs 8,30-35, dove si era già parlato di un rinnovamento dell’alleanza. Giosuè radunò tutte le tribù: il raduno si svolge a Sichem, luogo centrale della terra di Canaan, caro per le memorie di Abramo (Gen 12,6-7) e di Giacobbe (Gen 33,18-20).

24,14 temete il Signore e servitelo: l’unità etnica di tutte le tribù, motivata dai comuni antenati provenienti da oltre il Fiume (v. 15), cioè da oltre l’Eufrate, si accompagna ora a quella religiosa, mediante il culto al Signore unico Dio.

24,26 Scrisse queste parole: l’alleanza viene scritta nel libro della legge di Dio, o forse viene incisa su una stele, a perenne testimonianza (vv. 26-27).

24,32 Per la tradizione riguardante le ossa di Giuseppe, vedi Gen 50,24-25; Es 13,19.

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Approfondimenti

Anche qui viene creato un parallelo chiaro tra la figura di Mosè e quella di Giosuè. Secondo Dt 29ss., Mosè prima di morire aveva celebrato il rinnovamento dell'alleanza a Moab. Giosuè fa ora la medesima cosa, non più al di là del Giordano, bensì a Sichem. Di un rinnovo dell'alleanza a Sichem si era già parlato in Gs 8,30-35. Il nostro capitolo va letto tenendo presente quel brano complementare. Dopo la convocazione dell'assemblea (v. 1), Giosuè introduce il cerimoniale del rinnovamento del patto con una panoramica storica (vv. 2-13), nella quale passa in rassegna gli avvenimenti principali, da Abramo, attraverso l'esodo, fino al passaggio del Giordano e al dono della terra. Quindi (vv. 14-15) propone ad Israele di operare una scelta decisa tra JHWH e le divinità straniere. L'assemblea risponde (vv. 16-18) con una professione di fedeltà nel Dio dell'esodo e della terra: «Noi vogliamo servire JHWH, perché egli è il nostro Dio». Il dialogo liturgico prosegue. Giosuè (vv. 19-20) mette in guardia Israele da defezioni, ricordando l'estrema serietà dell'impegno assunto dinanzi al Dio santo e geloso. Il dialogo s'infittisce (vv. 21-24), in un susseguirsi di domande e risposte intense e drammatiche. È il momento centrale della celebrazione, in cui Israele ribadisce formalmente e ufficialmente la volontà di accettare l'alleanza e di “servire” solo JHWH. Al dialogo segue il rito che sigilla il patto, con la stesura per iscritto del suo testo, il quale viene deposto nel santuario (vV. 25-27). Quindi Giosuè scioglie l'assemblea (v. 28). Mancano le benedizioni e le maledizioni, presenti invece nel brano integrativo di 8,30-35.

1. Su Sichem si veda il commento a 8,30ss.

2-13. Il riepilogo storico di grande respiro, che fa da prologo al rinnovamento del patto, si articola in tre momenti:

  • gli inizi, con “i padri” (vv. 2-4);
  • l'Egitto e l'esodo (vv. 5-7);
  • le vicende in Transgiordania e, dopo la morte di Mosè, l'ingresso nella terra (vv. 8-13).

Al racconto storico, apparentemente disorganico, è sotteso uno schema letterario e teologico accurato, impiegato per esprimere la realtà della salvezza, incentrata attorno al binomio “uscire-entrare, se il soggetto è l'uomo, “far uscire-far entrare” quando il soggetto è JHWH. Lo schema binario è integrato qui da un terzo elemento, costituito dalla tappa intermedia, la peregrinazione attraverso il deserto (con l'uso dei verbi “camminare”, in riferimento a Israele, e “condurre”, in rapporto a JHWH). Risulta determinante anche la ripetizione insistente del verbo «dare» (ntn, uno dei verbi più attestati nell'Antico Testamento, anche con valenza teologica in quanto è rapportato spessissimo a JHWH donatore) e di verbi similari, riferiti all'azione di JHWH, a indicare tutta una serie di doni divini che culmineranno nella terra promessa.

14-15. La proposta di Giosuê insiste sul «servire JHWH» non come «i padri che servirono altri dei». Il verbo «servire» (‘bd), che costituisce il leitmotiv di tutto il nostro capitolo (16 volte in tutto), in questi versetti ricorre per ben sette volte e sarà ripreso come verbo centrale nel dialogo che segue (vv. 16-24). È tipico del Deuteronomio e, insieme al sostantivo ‘ebed (Mosè è il “servo di JHWH” per eccellenza), riferito a JHWH designa anzitutto il rapporto personale con JHWH inteso come Signore (’ādôn). Se il verbo riferito al servizio tra uomini può essere ambivalente, in rapporto a JHWH è sempre positivo e indica una relazione ampia e intensa con lui. L'alternativa a “servire JHWH” è “servire altri dei” in un servizio che, comunque, impegna sempre l'intera esistenza. Se in taluni contesti “servire JHWH” indica la celebrazione del sacrificio e il culto in genere (un significato sopravvissuto nel linguaggio ecclesiastico e sinagogale), in Gs 24 è particolarmente chiara l'accezione nel senso di scelta decisiva di JHWH come signore d'Israele, una opzione che comporta un servizio permanente, una decisione in favore di JHWH ribadita ogni giorno nella vita. Tale servizio manifestato nella propria esistenza è il medesimo servizio esistenziale che Dt esprime con la formula «servire JHWH con tutto il cuore e con tutta l'anima» (ad es. Dt 10,12; vedi anche Dt 4,29).

16-24. Le espressioni del dialogo sono di grande incisività. «Servire JHWH» ha come parallelo «scegliere JHWH», «rivolgere il cuore verso JHWH» (v. 23), «obbedire alla sua voce» (v. 24), «eliminare gli dei dello straniero» (v. 23). Espressioni opposte sono: «abbandonare JHWH» (vv. 16.20), «servire altri dei» (vv. 16.20). Di JHWH si dice che è «santo e geloso». Egli «non perdona» (v. 19), «si volterà contro» Israele e lo «consumerà» (v. 20).

22. In analoghi trattati hittiti, stipulati fra il sovrano e i re vassalli, come testimoni sono invocate le divinità delle due parti in causa. Qui testimone è lo stesso Israele.

25. «concluse un'alleanza», in ebraico è «tagliò un'alleanza», il che allude forse al sacrificio che di solito faceva parte del rito.

26. Mosè aveva inciso la legge su tavole di pietra. Giosuè – si dice qui – scrive il testo dell'alleanza «nel libro della legge di Dio». Si tratta di un'espressione tardiva, tipica di Ne e 1-2 Cr. Di fatto Giosuè deve aver fatto incidere il testo su una stele, che poi eresse come memoriale (v. 27).

29-33. I vv. 29-31 figurano anche, in ordine inverso, in Gdc 2,8-9. Qui fanno da conclusione a tutto il libro di Giosuè. Per completare il ciclo che era iniziato con la discesa di Giuseppe in Egitto, il v. 32 informa sulla sepoltura a Sichem delle sue ossa. Un'aggiunta del codice sacerdotale, interessata al destino del sommo sacerdote Eleazaro, dà notizia della sua morte e sepoltura.

29. Giosuè è detto anch'egli, al pari di Mosè, «servo di JHWH». Con l'annotazione che la sua morte è avvenuta a 110 anni di età, forse si vuol creare un parallelo con la figura di Giuseppe (nel senso che questi aveva introdotto Israele in Egitto, Giosuè aveva introdotto Israele nella terra promessa), morto anch'egli all'età di 110 anni (Gn 50,26).

30. Per Timnat-Serach cfr. 19,50.

32. Secondo Gn 50,24s. Giuseppe, prima di morire, s'era fatto promettere dai «figli d'Israele» che non avrebbero abbandonato le sue ossa in Egitto. Mosè, secondo Es 13,19, prese con sé i resti mortali di Giuseppe al momento dell'esodo. La sepoltura ha luogo a Sichem, nel terreno comprato a suo tempo da Giacobbe (Gn 33,19).

33. Dopo Mosè ed Aronne, anche Giosuè ed Eleazaro scompaiono dalla scena. A differenza però dei loro due grandi predecessori, morti prima di attraversare il Giordano, ad essi è dato di morire ed essere sepolti nella terra promessa.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Discorso d’addio di Giosuè 1 Molto tempo dopo che il Signore aveva dato tregua a Israele da tutti i nemici che lo circondavano, Giosuè, ormai vecchio e molto avanti negli anni, 2convocò tutto Israele, gli anziani, i capi, i giudici e gli scribi e disse loro: “Io sono vecchio, molto avanti negli anni. 3Voi avete visto quanto il Signore, vostro Dio, ha fatto a tutte queste nazioni, scacciandole dinanzi a voi. Il Signore stesso, vostro Dio, ha combattuto per voi. 4Guardate: ho ripartito tra voi a sorte, come eredità per le vostre tribù, queste nazioni rimanenti – oltre a tutte quelle che ho sterminato – dal Giordano fino al Mare Grande, a occidente. 5Il Signore, vostro Dio, le disperderà egli stesso dinanzi a voi e le scaccerà dinanzi a voi, e voi prenderete possesso dei loro territori, come il Signore, vostro Dio, vi ha promesso. 6Siate forti nell'osservare e mettere in pratica quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare da esso né a destra né a sinistra, 7senza mescolarvi con queste nazioni che rimangono fra voi. Non invocate i loro dèi. Non giurate su di loro. Non serviteli e non prostratevi davanti a loro. 8Restate invece fedeli al Signore, vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi. 9Il Signore ha scacciato dinanzi a voi nazioni grandi e potenti; nessuno ha potuto resistere a voi fino ad oggi. 10Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché il Signore, vostro Dio, ha combattuto per voi, come vi aveva promesso. 11Abbiate gran cura, per la vostra vita, di amare il Signore, vostro Dio. 12Perché, se vi volgete indietro e vi unite al resto di queste nazioni che sono rimaste fra voi e vi imparentate con loro e vi mescolate con esse ed esse con voi, 13sappiate bene che il Signore, vostro Dio, non scaccerà più queste nazioni dinanzi a voi. Esse diventeranno per voi una rete e una trappola, flagello ai vostri fianchi e spine nei vostri occhi, finché non sarete spazzati via da questo terreno buono, che il Signore, vostro Dio, vi ha dato. 14Ecco, io oggi me ne vado per la via di ogni abitante della terra; riconoscete con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che non è caduta neppure una parola di tutte le promesse che il Signore, vostro Dio, aveva fatto per voi. Tutte si sono compiute per voi: neppure una parola è caduta. 15Ma, come è giunta a compimento per voi ogni promessa che il Signore, vostro Dio, vi aveva fatto, così il Signore porterà a compimento contro di voi tutte le minacce, finché vi abbia eliminato da questo terreno buono che il Signore, vostro Dio, vi ha dato. 16Se trasgredirete l'alleanza che il Signore, vostro Dio, vi ha imposto, andando a servire altri dèi e prostrandovi davanti a loro, l'ira del Signore si accenderà contro di voi e voi sarete spazzati via dalla terra buona che egli vi ha dato”.

__________________________ Note

23,1-16 Ormai vecchio, Giosuè rivolge le sue ultime raccomandazioni, come altri personaggi dell’AT (vedi i discorsi di congedo di Mosè in Dt 32,1-43 e di Samuele in 1Sam 12).

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Approfondimenti

Nelle pagine storiografiche dell'Antico Testamento – e nelle culture antiche in genere – i discorsi messi in bocca ai protagonisti prima della loro morte sono particolarmente densi di contenuto. In essi l'autore non solo riprende, in uno sguardo d'insieme, i punti principali dell'attività del personaggio, ma ne fornisce anche un'interpretazione complessiva. Questi discorsi di congedo diventano pertanto il momento privilegiato per far emergere con puntualità e linearità la concezione storica e teologica del redattore o della redazione finale di un'opera. (Ciò peraltro vale anche per alcuni libri del Nuovo Testamento. Si pensi, ad esempio, al discorso del Paolo lucano a Mileto, At 20, o del Gesù giovanneo in Gv 13-18). È stato questo il caso dei discorsi di Mosè nel Deuteronomio – che possono essere intesi come un commento omiletico e attualizzante dell'alleanza celebrata a Sichem (Gs 24) –, ed è questo il caso anche del discorso di congedo tenuto da Giosuè. Esso ruota attorno ai seguenti motivi: Dio ha combattuto per Israele, disperdendo i popoli nemici e permettendo agli Ebrei di prendere possesso di Canaan (cfr. Gs 1-12). Egli inoltre ha suddiviso equamente il paese fra tutte le tribù (cfr. Gs 13-21). Con queste due imprese, condotte a termine tramite Giosuè, JHWH ha portato a compimento le promesse fatte ai padri. Ora chiede che Israele si mostri fedele, lo riconosca come Dio unico ed esclusivo, ne osservi la legge data mediante Mosè. I motivi dominanti del discorso sono dunque quelli tipici della teologia deuteronomistica. E deuteronomistica è pure la prospettiva nascosta del brano. Non è Giosuè che parla all'Israele del passato, ma l'autore che si sta rivolgendo ai suoi contemporanei. Questo spiega un altro elemento del discorso, la minaccia di scomparire dal «buon paese» (v. 16, vedi Dt 11,10-17), per infedeltà, una minaccia che al tempo della redazione di questa pagina era o stava per diventare realtà amara, con la catastrofe del 587 e con l'esilio.

6. I moniti che seguono nei vv. 7ss. acquistano grande attualità e intensità se letti nella prospettiva dell'esilio imminente o già in atto. Cfr. Dt 7,3, che parla dei matrimoni misti, e tutto quanto il c. 7, che costituisce la fonte principale di questi versetti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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EPISODI CONCLUSIVI (22,1-24,33)

Ritorno delle tribù a est del Giordano 1In quel tempo Giosuè convocò quelli di Ruben e di Gad e la metà della tribù di Manasse 2e disse loro: “Voi avete adempiuto quanto Mosè, servo del Signore, vi aveva ordinato e avete ascoltato la mia voce, in tutto quello che io vi ho comandato. 3Non avete abbandonato i vostri fratelli durante questo lungo tempo fino ad oggi e avete osservato scrupolosamente il comandamento del Signore, vostro Dio. 4Ora che il Signore, vostro Dio, ha dato tranquillità ai vostri fratelli, come aveva loro promesso, tornate e andatevene alle vostre tende, nella terra di vostra proprietà, che Mosè, servo del Signore, vi ha assegnato a oriente del Giordano. 5Tuttavia abbiate gran cura di eseguire il comandamento e la legge che Mosè, servo del Signore, vi ha dato: amare il Signore, vostro Dio, camminare in tutte le sue vie, osservare i suoi comandamenti, aderire a lui e servirlo con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima”. 6Poi Giosuè li benedisse e li congedò ed essi tornarono alle loro tende. 7Mosè aveva dato a metà della tribù di Manasse un possesso in Basan e Giosuè diede all'altra metà un possesso tra i loro fratelli, al di qua del Giordano, a occidente. Anche costoro Giosuè rimandò alle loro tende e li benedisse. 8Disse loro: “Tornate alle vostre tende con grandi ricchezze, con bestiame molto numeroso, con argento, oro, bronzo, ferro e una grande quantità di vesti; dividete con i vostri fratelli il bottino, tolto ai vostri nemici”. 9I figli di Ruben e di Gad e la metà della tribù di Manasse tornarono. Lasciarono gli Israeliti a Silo, nella terra di Canaan, per andare nel territorio di Gàlaad, la terra di loro proprietà, che avevano ricevuto in possesso, secondo il comando del Signore, per mezzo di Mosè. 10Giunti a Ghelilòt del Giordano, nella terra di Canaan, i Rubeniti e i Gaditi e la metà della tribù di Manasse vi costruirono un altare, presso il Giordano: un altare grande, ben visibile. 11Gli Israeliti udirono che si diceva: “Ecco, Rubeniti, Gaditi e metà della tribù di Manasse hanno costruito un altare di fronte alla terra di Canaan, a Ghelilòt del Giordano, dalla parte degli Israeliti”. 12Quando gli Israeliti vennero a saperlo, riunirono tutta la loro comunità a Silo per muover loro guerra. 13Gli Israeliti inviarono Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, nel territorio di Gàlaad, ai Rubeniti, ai Gaditi e alla metà della tribù di Manasse, 14e con lui dieci capi, un capo per ciascun casato di tutte le tribù d'Israele: tutti erano capi di un casato fra i gruppi di migliaia d'Israele. 15Quando giunsero da quelli di Ruben, di Gad e di metà della tribù di Manasse nel territorio di Gàlaad, dissero loro: 16“Così dice tutta la comunità del Signore: “Che cos'è questa infedeltà che avete commesso contro il Dio d'Israele, smettendo oggi di seguire il Signore, con la costruzione di un altare per ribellarvi oggi al Signore? 17Non ci basta forse la colpa di Peor, dalla quale non ci siamo ancora purificati oggi e che ha attirato quel flagello sulla comunità del Signore? 18Voi oggi avete smesso di seguire il Signore! Poiché oggi vi siete ribellati al Signore, domani egli si adirerà contro tutta la comunità d'Israele. 19Se la terra del vostro possesso è impura, ebbene, passate pure nella terra che è possesso del Signore, dove sta la Dimora del Signore, e stabilitevi in mezzo a noi; ma non ribellatevi al Signore e non rendeteci complici di ribellione, costruendovi un altare oltre l'altare del Signore nostro Dio. 20Quando Acan figlio di Zerach commise un'infrazione contro lo sterminio, l'ira del Signore non venne forse su tutta la comunità d'Israele, sebbene fosse un individuo solo? Non morì forse per la sua colpa?“”. 21Allora quelli di Ruben, di Gad e la metà della tribù di Manasse risposero così ai capi delle migliaia d'Israele: 22“Dio degli dèi è il Signore! Dio degli dèi è il Signore! Egli lo sa, ma lo sappia anche Israele. Se abbiamo agito con ribellione o con infedeltà verso il Signore, egli non ci salvi oggi stesso! 23Se abbiamo costruito un altare per smettere di seguire il Signore, per offrirvi olocausti od oblazioni e per farvi sacrifici di comunione, il Signore stesso ce ne chieda conto! 24Non è così! L'abbiamo fatto perché siamo preoccupati che in avvenire i vostri figli potrebbero dire ai nostri: “Che avete in comune voi con il Signore, Dio d'Israele? 25Il Signore ha posto il Giordano come confine tra noi e voi, figli di Ruben e di Gad; voi non avete parte alcuna con il Signore!“. Così i vostri figli farebbero desistere i nostri figli dal temere il Signore. 26Perciò ci siamo detti: Costruiamo questo altare, non per olocausti o per sacrifici, 27ma perché sia testimonianza fra noi e voi e fra i nostri discendenti dopo di noi, che vogliamo compiere il nostro servizio al Signore davanti a lui, con i nostri olocausti, con le nostre vittime e con i nostri sacrifici di comunione. Così i vostri figli non potranno un domani dire ai nostri: “Voi non avete parte con il Signore”. 28Ci siamo detti: Se in avvenire essi diranno questo a noi o ai nostri discendenti, risponderemo: “Guardate la forma dell'altare del Signore, che i nostri padri hanno costruito, non per olocausti o per sacrifici, ma perché fosse testimonianza fra noi e voi”. 29Lontano da noi l'idea di ribellarci al Signore e di smettere oggi di seguirlo, costruendo un altare per olocausti, offerte e sacrifici, oltre l'altare del Signore, nostro Dio, che è davanti alla sua Dimora!“. 30Quando il sacerdote Fineès, i capi della comunità e i comandanti delle migliaia d'Israele che l'accompagnavano, udirono le parole degli uomini di Ruben, di Gad e di Manasse, esse parvero buone ai loro occhi. 31Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, disse a quelli di Ruben, di Gad e di Manasse: “Oggi sappiamo che il Signore è in mezzo a noi, poiché non avete commesso questa infedeltà verso il Signore. Avete così liberato gli Israeliti dalla mano del Signore”. 32Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, e i capi lasciarono quelli di Ruben e di Gad e tornarono dal territorio di Gàlaad alla terra di Canaan presso gli Israeliti, ai quali riferirono l'accaduto. 33La cosa parve buona agli occhi degli Israeliti, i quali benedissero Dio e non parlarono più di muover guerra contro quelli di Ruben e di Gad, per devastare il territorio che essi abitavano. 34Quelli di Ruben e di Gad chiamarono quell'altare Testimonianza, perché dissero: “È una testimonianza fra noi che il Signore è Dio”.

__________________________ Note

22,1-34 Il ritorno delle tribù situate a est del Giordano alle sedi originarie conclude la collaborazione che – secondo il redattore deuteronomista – esse avevano dato fin dall’inizio per la conquista di Canaan (vedi 1,12-18). Il contrasto sorto per il fatto che esse avevano costruito un altare grande, ben visibile (v. 10), alle sponde del Giordano, forse suppone malintesi di natura cultuale fra tribù orientali e occidentali.

22,19 Se la terra del vostro possesso è impura: il motivo di fondo del contendere è se la terra a est del Giordano faccia veramente parte della terra santa (Zc 2,16).

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Approfondimenti

22,1-24,33. Questi ultimi capitoli rappresentano una specie di appendice all'attività di Giosuè, analogamente a quanto avviene nei capitoli finali del Deuteronomio in riferimento a a Mosè. Qui peraltro la mano del redattore Deuteronomista è molto più presente che nei capitoli precedenti. Dopo aver licenziato le tribù di Ruben, Gad e metà Manasse, che tornano nei loro territori in Transgiordania (c. 22), Giosuè – sull'esempio di Mosè – pronuncia un suo discorso di congedo, il suo testamento per i figli d'Israele, contenente le ultime raccomandazioni e direttive (c. 23). Infine, a Sichem raduna per l'ultima volta tutte le tribù per il rinnovamento solenne dell'alleanza (24,1-28). I vv. 29-33 contengono informazioni sulla morte e sepoltura di Giosuè, e anche – in una tipica aggiunta del codice sacerdotale – sulla morte e sepoltura di Eleazaro.

Al di là del fatto raccontato, il tema del capitolo 22 riguarda un argomento ricorrente e di grande importanza nella storia d'Israele (tuttora di attualità): il Giordano come confine politico e teologico della terra promessa. I cc. 1-3 lo toccavano implicitamente, mettendo in rilievo l'attraversamento del fiume come momento centrale nella vicenda d'Israele dall'esodo alla terra, la fase di ingresso e penetrazione nel paese. Esso riemerse all'atto della ripartizione della Palestina fra le dodici tribù. Qui è ripreso in forma quasi tematica. In che senso il Giordano è confine sacro della terra promessa? Che dire delle tribù abitanti al di là del fiume? La risposta, messa sulla bocca di Giosuè, riafferma che l'assegnazione alle due tribù e mezza di territori transgiordanici è stata fatta da Mosè in persona, per ordine di JHWH. Essa quindi conserva tutto il suo valore giuridico e teologico. Anche i figli di Ruben, i figli di Gad e i figli di metà Manasse vivono in territorio consacrato, godono della “tranquillità” garantita dal Signore al suo popolo e devono sentirsi obbligati, come tutte le altre tribù, all'osservanza delle leggi emanate da Mosè. Dopo le parole di congedo di Giosuè (v. 1-6), le due tribù e mezza prendono la via del ritorno (vv. 9-11), e in prossimità del Giordano costruiscono un altare che è visto come segno di apostasia dalle altre tribù, le quali reagiscono vivacemente. Attorno a questo incidente è sviluppato il tema della sacralità o meno del territorio transgiordanico e quindi dell'appartenenza a Israele di Ruben, Gad e metà Manasse (vv. 12-34).

1-5. Il brano è intriso di espressioni deuteronomiche e deuteronomistiche. Si noti l'insistenza sulla «osservanza» del «comando» o dei «comandi» e della «legge», sulla «ubbidienza» alla «voce» di JHWH. Si noti anche la menzione dell'«oggi», della «fedeltà», del dovere di «amare» JHWH «camminando per le sue vie». Il tema della «tranquillità» (v. 4) si riferisce al possesso pacifico della terra, come abbiamo detto (cfr. commento a Gs 21,40-45).

7-9. Questi versetti riprendono Nm 31-32.

10-11. Sulla base del testo non è possibile precisare se questo altare fu costruito in Cisgiordania o in Transgiordania. La nostra traduzione interpreta: «di fronte al paese di Canaan», ossia dall'altra parte del Giordano. Ciò che importa del resto è che qui si presuppone il fatto che Silo rivendicava di essere l'unico centro di culto per tutte le tribù, con una specie di anticipazione del motivo della centralizzazione del culto voluta più tardi da Giosia (cfr. Dt 12,1ss.; 13,12s.). Perciò la costruzione dell'altare è considerata un gesto di ribellione, di infedeltà e di apostasia. Ma dietro all'episodio, come s'è detto, c'è la questione teologica più ampia, dell'appartenenza alla comunità d'Israele, un'appartenenza concepita in termini fortemente sacrali: si tratta dell'appartenenza alla comunità destinataria della salvezza (esodo), dell'alleanza (Sinai), del possesso della terra (il problema del Giordano). Sono visibili qui i primi tratti di una semplificazione geografica e storica in funzione teologica, che saranno sviluppati non solo nell'Antico Testamento, ma anche in alcuni autori del Nuovo.

12. Prima di entrare in guerra, le altre tribù d'Israele decidono saggiamente di discutere la questione, inviando ai gruppi transgiordanici una commissione composta dai capifamiglia e presieduta dal sacerdote Finees, figlio di Eleazaro e nipote di Aronne. Tutto questo dà modo all'autore di impostare dialogicamente il problema che gli preme.

16-20. Il discorso degli inviati si sviluppa in tre momenti. All'accusa iniziale di infedeltà sottolineata col ricorso all'esempio di Peor (vv. 16-18), segue un'esortazione esplicita a non ribellarsi a JHWH (v. 19). Il breve discorso si chiude con il richiamo all'esempio di Acan (Gs 7). L'idea centrale è la solidarietà che lega tra loro tutte le tribù d'Israele nel bene e nel male. Gli interrogativi ricorrenti danno incisività alle argomentazioni degli ambasciatori. Dominano le voci «infedeltà», «iniquità», «ribellione», «colpa, «ira del Signore».

21-29. Replicando, gli interpellati si dilungano a controbattere l'accusa di ribellione e infedeltà. L'altare non vuole essere un segno di distacco o una alternativa a Silo. Intende essere simbolo di unione ed espressione di fedeltà a JHWH. La ripetizione insistente del nome di JHWH intende sottolineare le buone intenzioni delle tribù accusate.

30-34. La reazione dei delegati è sintetizzata nella frase di Finees: «fra di noi JHWH è Dio». Nessun peccato di infedeltà è stato commesso. Esso avrebbe reso colpevole l'intera comunità d'Israele ed avrebbe avuto come conseguenza l'allontanamento della presenza e della protezione di JHWH.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Le città levitiche 1I capifamiglia dei leviti si presentarono al sacerdote Eleàzaro, a Giosuè figlio di Nun e ai capifamiglia delle tribù degli Israeliti 2e dissero loro a Silo, nella terra di Canaan: “Il Signore ha comandato, per mezzo di Mosè, che ci fossero date città da abitare, con i loro pascoli per il nostro bestiame”. 3Allora gli Israeliti, secondo il comando del Signore, diedero ai leviti le seguenti città, con i loro pascoli, prendendole dalla loro eredità.

4Si tirò a sorte per i casati dei Keatiti. Ai leviti, figli del sacerdote Aronne, toccarono in sorte tredici città della tribù di Giuda, della tribù di Simeone e della tribù di Beniamino. 5Al resto dei Keatiti toccarono in sorte dieci città dei casati della tribù di Èfraim, della tribù di Dan e di metà della tribù di Manasse. 6Ai figli di Gherson toccarono in sorte tredici città dei casati della tribù di Ìssacar, della tribù di Aser, della tribù di Nèftali e di metà della tribù di Manasse in Basan. 7Ai figli di Merarì, secondo i loro casati, toccarono dodici città della tribù di Ruben, della tribù di Gad e della tribù di Zàbulon. 8Gli Israeliti dunque assegnarono per sorteggio ai leviti queste città, con i loro pascoli, come il Signore aveva comandato per mezzo di Mosè. 9Della tribù dei figli di Giuda e della tribù dei figli di Simeone assegnarono le città qui nominate.

10Esse toccarono ai leviti, figli d'Aronne, dei casati dei Keatiti, perché il primo sorteggio fu per loro. 11Furono dunque date loro Kiriat-Arbà, padre di Anak, ossia Ebron, sulle montagne di Giuda, con i suoi pascoli tutt'intorno; 12ma diedero in possesso a Caleb, figlio di Iefunnè, i campi di questa città e i villaggi circostanti. 13Diedero dunque ai figli del sacerdote Aronne Ebron, città di asilo per l'omicida, con i suoi pascoli, Libna e i suoi pascoli, 14Iattir e i suoi pascoli, Estemòa e i suoi pascoli, 15Colon e i suoi pascoli, Debir e i suoi pascoli, 16Ain e i suoi pascoli, Iutta e i suoi pascoli, Bet-Semes e i suoi pascoli: nove città di queste tribù. 17Della tribù di Beniamino, Gàbaon e i suoi pascoli, Gheba e i suoi pascoli, 18Anatòt e i suoi pascoli, Almon e i suoi pascoli: quattro città. 19Totale delle città dei sacerdoti figli d'Aronne: tredici città e i loro pascoli.

20Ai casati dei Keatiti, cioè al resto dei leviti, figli di Keat, toccarono città della tribù di Èfraim. 21Fu loro data, come città di asilo per l'omicida, Sichem e i suoi pascoli sulle montagne di Èfraim; poi Ghezer e i suoi pascoli, 22Kibsàim e i suoi pascoli, Bet-Oron e i suoi pascoli: quattro città. 23Della tribù di Dan: Eltekè e i suoi pascoli, Ghibbetòn e i suoi pascoli, 24Àialon e i suoi pascoli, Gat-Rimmon e i suoi pascoli: quattro città. 25Di metà della tribù di Manasse: Taanac e i suoi pascoli, Ibleàm e i suoi pascoli: due città. 26Totale: dieci città con i loro pascoli, che toccarono ai casati degli altri figli di Keat.

27Ai figli di Gherson, che erano tra i casati dei leviti, furono date, di metà della tribù di Manasse, come città di asilo per l'omicida, Golan in Basan e i suoi pascoli, Astaròt con i suoi pascoli: due città; 28della tribù d'Ìssacar, Kisiòn e i suoi pascoli, Daberàt e i suoi pascoli, 29Iarmut e i suoi pascoli, En-Gannìm e i suoi pascoli: quattro città; 30della tribù di Aser, Misal e i suoi pascoli, Abdon e i suoi pascoli, 31Chelkat e i suoi pascoli, Recob e i suoi pascoli: quattro città; 32della tribù di Nèftali, come città di asilo per l'omicida, Kedes in Galilea e i suoi pascoli, Cammòt-Dor e i suoi pascoli, Kartan con i suoi pascoli: tre città. 33Totale delle città dei Ghersoniti, secondo i loro casati: tredici città e i loro pascoli.

34Ai casati dei figli di Merarì, cioè al resto dei leviti, furono date, della tribù di Zàbulon, Iokneàm e i suoi pascoli, Karta e i suoi pascoli, 35Dimna e i suoi pascoli, Naalàl e i suoi pascoli: quattro città; 36della tribù di Ruben, come città di asilo per l'omicida, Beser e i suoi pascoli, Iaas e i suoi pascoli, 37Kedemòt e i suoi pascoli, Mefàat e i suoi pascoli: quattro città; 38della tribù di Gad, come città di asilo per l'omicida, Ramot in Gàlaad e i suoi pascoli, Macanàim e i suoi pascoli, 39Chesbon e i suoi pascoli, Iazer e i suoi pascoli: in tutto quattro città. 40Totale delle città date in sorte ai figli di Merarì, secondo i loro casati, cioè il resto dei casati dei leviti: dodici città.

41Totale delle città dei leviti in mezzo ai possessi degli Israeliti: quarantotto città e i loro pascoli. 42Ciascuna di queste città comprendeva la città e il suo pascolo intorno: così di tutte queste città. 43Il Signore assegnò dunque a Israele tutta la terra che aveva giurato ai padri di dar loro, e gli Israeliti ne presero possesso e vi si stabilirono. 44Il Signore diede loro tranquillità all'intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno tra tutti i loro nemici poté resistere loro: il Signore consegnò nelle loro mani tutti quei nemici. 45Non una parola cadde di tutte le promesse che il Signore aveva fatto alla casa d'Israele: tutto si è compiuto.

__________________________ Note

21,43 Il Signore assegnò dunque: troviamo qui la conclusione generale dei cc. 13-21 e anche il tema teologico di tutto il libro, già preannunciato in 1,6. La conquista della terra è compimento delle promesse che Dio aveva fatte ai padri; essa è legata al raggiungimento della tranquillità di Israele. E tuttavia, nell’esperienza storica dell’Israele biblico, questa tranquillità sarà un bene più atteso che goduto, sempre invocato nella preghiera a Dio (Nm 6,24-26; Sal 122,6-9).

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Approfondimenti

L'elenco delle città assegnate alle famiglie della tribù di Levi sembra basarsi su un documento antico, senz'altro preesilico, sebbene risultino evidenti gli indizi di rifacimenti seriori, verosimilmente postesilici. Il quadro della situazione concernente i leviti è in ogni caso piuttosto ideale, poiché di fatto dopo la centralizzazione del culto l'attività dei leviti fuori Gerusalemme era molto ridotta.

Il capitolo presenta la messa in atto di quanto era stato detto in Nm 35,1-8. Ivi JHWH aveva disposto che ai leviti, privi di un territorio proprio, fossero assegnate città fra le altre tribù. Qui si parla dell'assegnazione alla tribù di Levi di 48 città, quattro per ciascuna tribù, di modo che essa sia presente in tutto il territorio d'Israele. Come s'è detto, si tratta di una distribuzione più simbolica che reale. Ma ancor più irreale e schematizzato risulta il quadro relativo ai leviti e alla loro posizione all'interno di Israele in Ez 48, dove il profeta, dopo aver descritto il nuovo tempio, delinea i tratti della nuova terra restaurata, sacrificando ancor più la realtà alla sua limpida geometria e teologia. In questa nostra pagina si può intravvedere l'inizio di tale costruzione simbolica. Sul piano storico, resta vero che i leviti sono stati per secoli custodi dei santuari sparsi in tutto il territorio d'Israele. Nell'elenco del nostro capitolo mancano peraltro nomi di santuari di grande rilevanza, come Silo, Nod, Rama, Kiriat-Iearim.

Il capitolo è articolato nel seguente modo:

  • dopo una introduzione, che si riaggancia a Nm 35, 1ss. (vv. 1-3),
  • vengono presentati i tre clan che prendevano il nome dai tre figli di Levi, Keat, Gherson, Merari (vv. 4-9).
  • Seguono le liste delle città (e dei pascoli intorno) assegnate rispettivamente:
  • ai figli di Keat discendenti di Aronne (vv. 10-19),
  • ai Keatiti non discendenti di Aronne (vv. 20-26),
  • ai Ghersoniti (vv. 27-33)
  • e ai discendenti di Merari (vv. 34-40).
  • I vv. 41-45 fanno da conclusione.

10-19. Mosè e Aronne erano discendenti di Keat. Ai discendenti di Aronne toccarono tredici città. Agli altri discendenti di Keat furono assegnate dieci città. Il clan dei Keatiti dunque, essendo il più numeroso, ebbe in tutto ventitré città, sparse per lo più nei territori di Giuda (Simeone) e Beniamino.

27-33. Le tredici città dei figli di Gherson erano sparse nelle zone di Manasse, Issacar, Aser e Neftali.

34-40. La maggior parte delle dodici città assegnate ai figli di Merari si trovava in Transgiordania. Alcune delle città qui menzionate figuravano già nelle liste precedenti.

41-45. La conclusione è palesemente teologica. Da un lato si sottolinea (vv. 41-42) la presenza dei leviti fra tutte le tribù d'Israele, in maniera uniforme. Si conclude così questo capitolo. Dall'altro, a conclusione di tutta l'attività di conquista e spartizione del paese, svolta sotto Mosè e Giosuè (vv. 43-45), si afferma che la conquista della terra e la distribuzione di essa corrispondono a un preciso progetto di JHWH e alle promesse da lui fatte ai padri, che trovano ora il loro compimento. A posteriori, e dal punto di vista dell'estensore, si tratta in sostanza di legittimare la situazione effettiva in cui venne a trovarsi Israele nel periodo monarchico.

I vv. 43-45 meritano una particolare attenzione, nella loro densità teologica e vivacità di espressione. Essi sottolineano da un lato la fedeltà di JHWH alla sua parola (la cui potenza risuona anche nel ricorrente “tutto”, “tutti”: «Di tutte le belle promesse che JHWH aveva fatto alla casa d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento»). Dall'altro mettono bene in risalto gli effetti di questa parola, che – donando la terra e distribuendola equamente tra le tribù d'Israele – concede «tranquillità», ossia riposo e pace. Il verbo usato qui è nwḥ, «riposare». Nella forma hifil esso signitica «procurare riposo», «procurare pace», ed in questa forma è usato in modo tipico, oltre che nel nostro brano, in altri numerosi passi di marcata impronta deuteronomistica, là dove, sempre parlando della conquista della terra promessa, si afferma che JHWH, concedendo la terra, ha «procurato pace» a Israele (cfr., ad esempio, Dt 3,20; 12,10; 25,19; Gs 1,13.15; 22,4; 23,1). Questo include in un primo momento la vittoria sui nemici. Dopo che la terra è diventata possesso d'Israele, questo secondo aspetto balza in primo piano nella formulazione teologica deuteronomistica (cfr. 2Sam 7,1.11; 1Re 5,18, ecc.). Il fatto che JHWH procuri tranquillità di fronte ai nemici implica non soltanto una situazione salvifica in senso politico e sociale, ma anche una condizione di felicità completa, tale da abbracciare tutta la vita. L'idea sarà usata quindi anche con valenza escatologica (cfr. Is 14,3), nel senso di «prosperità» e «riposo indisturbato».

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Le città di rifugio 1Il Signore disse a Giosuè: 2“Di' agli Israeliti: Sceglietevi le città di asilo, come vi avevo ordinato per mezzo di Mosè, 3perché l'omicida che avrà ucciso qualcuno per errore o per inavvertenza, vi si possa rifugiare. Vi serviranno di rifugio contro il vendicatore del sangue. 4Se qualcuno cerca asilo in una di queste città, fermatosi all'ingresso della porta della città, esporrà il suo caso agli anziani di quella città. Se costoro lo accoglieranno presso di sé dentro la città, gli assegneranno una dimora ed egli si stabilirà in mezzo a loro. 5Se il vendicatore del sangue lo insegue, essi non abbandoneranno nelle sue mani l'omicida, perché ha ucciso il prossimo per inavvertenza e senza averlo prima odiato. 6L'omicida abiterà in quella città finché comparirà in giudizio davanti alla comunità. Alla morte del sommo sacerdote in carica in quel tempo, l'omicida potrà tornarsene e rientrare nella sua città e nella sua casa, nella città da dove era fuggito”. 7Allora consacrarono Kedes in Galilea sulle montagne di Nèftali, Sichem sulle montagne di Èfraim e Kiriat-Arbà, ossia Ebron, sulle montagne di Giuda. 8Oltre il Giordano, a oriente di Gerico, stabilirono Beser, sull'altopiano desertico, nella tribù di Ruben, Ramot in Gàlaad, nella tribù di Gad, e Golan in Basan, nella tribù di Manasse. 9Queste furono le città stabilite per tutti gli Israeliti e per lo straniero dimorante in mezzo a loro, perché chiunque avesse ucciso qualcuno per errore potesse rifugiarvisi e non morisse per mano del vendicatore del sangue, prima d'essere comparso davanti alla comunità.

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Approfondimenti

La parte più antica del materiale contenuto in questo capitolo (vv. 7-9) ha i suoi paralleli in Dt 19,1-13; Nm 35,9-34. L'istituzione di luoghi di asilo era comune a molti popoli antichi. Qui tre delle città menzionate (Kades, Sichem ed Ebron) sono in rapporto con santuari. Il diritto di asilo in questi luoghi mirava a regolare casi di omicidio involontario, prima della creazione dei tribunali locali competenti in materia. L'omicida era esposto alla vendetta del “vindice di sangue” (gō’ēl, vedi Rt 2,20), il parente più prossimo dell'ucciso. Ma se l'omicidio era involontario, all'uccisore era data la possibilità di trovare scampo in questi luoghi, dove poteva continuare a vivere, senza che il vendicatore potesse raggiungerlo. Il giudizio sulla colpevolezza o innocenza spettava al consiglio degli anziani della città rifugio. Il diritto e dovere della vendetta del sangue era considerato sacrosanto, come lo è ancor oggi in alcune tribù arabe.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1La seconda parte sorteggiata toccò a Simeone, alla tribù dei figli di Simeone secondo i loro casati. La loro eredità è in mezzo a quella dei figli di Giuda. 2Ebbero nel loro territorio: Bersabea, Seba, Moladà, 3Casar-Sual, Bala, Esem, 4Eltolàd, Betul, Corma, 5Siklag, Bet-Marcabòt, Casar-Susa, 6Bet-Lebaòt e Saruchèn: tredici città e i loro villaggi; 7En, Rimmon, Eter e Asan: quattro città e i loro villaggi; 8tutti i villaggi che stanno intorno a queste città, fino a Baalàt-Beer, Ramat-Negheb. Questa è l'eredità della tribù dei figli di Simeone, secondo i loro casati. 9L'eredità dei figli di Simeone fu presa dalla parte dei figli di Giuda, perché la parte dei figli di Giuda era troppo grande per loro; perciò i figli di Simeone ebbero la loro eredità in mezzo all'eredità di quelli.

10La terza parte sorteggiata toccò ai figli di Zàbulon, secondo i loro casati. Il confine del loro territorio si estendeva fino a Sarid. 11Questo confine saliva a occidente verso Maralà e giungeva a Dabbeset e poi toccava il torrente che è di fronte a Iokneàm. 12Da Sarid girava a oriente, dove sorge il sole, sino al confine di Chislot-Tabor; poi continuava verso Daberàt e saliva a Rafia. 13Di là passava verso oriente, dove sorge il sole, per Gat-Chefer, per Et-Kasìn, usciva verso Rimmon, girando fino a Nea. 14Poi il confine piegava dal lato di settentrione verso Cannatòn e faceva capo alla valle d'Iftach-El. 15Esso includeva inoltre Kattat, Naalàl, Simron, Idalà e Betlemme: dodici città e i loro villaggi. 16Questa fu l'eredità dei figli di Zàbulon, secondo i loro casati: queste città e i loro villaggi.

17La quarta parte sorteggiata toccò a Ìssacar, ai figli d'Ìssacar, secondo i loro casati. 18Il loro territorio comprendeva: Izreèl, Chesullòt, Sunem, 19Cafaràim, Sion, Anacaràt, 20Rabbit, Kisiòn, Abes, 21Remet, En-Gannìm, En-Caddà e Bet-Passes. 22Poi il confine giungeva a Tabor, Sacasìm, Bet-Semes e faceva capo al Giordano: sedici città e i loro villaggi. 23Questa fu l'eredità della tribù dei figli d'Ìssacar, secondo i loro casati: queste città e i loro villaggi.

24La quinta parte sorteggiata toccò ai figli di Aser, secondo i loro casati. 25Il loro territorio comprendeva: Chelkat, Calì, Beten, Acsaf, 26Alammèlec, Amad, Misal. Il loro confine giungeva, verso occidente, al Carmelo e a Sicor-Libnat. 27Poi piegava dal lato dove sorge il sole verso Bet-Dagon, toccava Zàbulon e la valle di Iftach-El a settentrione, Bet-Emek e Neièl, e si prolungava verso Cabul a sinistra 28e verso Ebron, Recob, Cammon e Kana fino a Sidone la Grande. 29Poi il confine piegava verso Rama fino alla fortezza di Tiro, girava verso Cosa e faceva capo al mare, incluse Mecallèb, Aczib, 30Acco, Afek e Recob: ventidue città e i loro villaggi. 31Questa fu l'eredità della tribù dei figli di Aser, secondo i loro casati: queste città e i loro villaggi.

32La sesta parte sorteggiata toccò ai figli di Nèftali, secondo i loro casati. 33Il loro confine si estendeva da Chelef e dalla Quercia di Saanannìm ad Adamì-Nekeb e Iabneèl fino a Lakkum e faceva capo al Giordano; 34poi il confine piegava a occidente verso Aznot-Tabor e di là continuava verso Cukok, giungeva a Zàbulon dal lato di mezzogiorno, ad Aser dal lato di ponente e a Giuda del Giordano dal lato di levante. 35Le fortezze erano Siddìm, Ser, Cammat, Rakkat, Chinneret, 36Adamà, Rama, Asor, 37Kedes, Edrei, En-Asor, 38Iron, Migdal-El, Corem, Bet-Anat e Bet-Semes: diciannove città e i loro villaggi. 39Questa fu l'eredità della tribù dei figli di Nèftali, secondo i loro casati: queste città e i loro villaggi.

40La settima parte sorteggiata toccò alla tribù dei figli di Dan, secondo i loro casati. 41Il confine della loro eredità comprendeva Sorea, Estaòl, Ir-Semes, 42Saalabbìn, Àialon, Itla, 43Elon, Timna, Ekron, 44Eltekè, Ghibbetòn, Baalàt, 45Ieud, Bene-Berak, Gat-Rimmon, 46Me-Iarkon e Rakkon con il territorio di fronte a Giaffa. 47Ma il territorio dei figli di Dan si estese più lontano, perché i figli di Dan andarono a combattere contro Lesem; la presero e la passarono a fil di spada, ne presero possesso, vi si stabilirono e la chiamarono Dan, dal nome di Dan loro capostipite. 48Questa fu l'eredità della tribù dei figli di Dan, secondo i loro casati: queste città e i loro villaggi.

49Quando gli Israeliti ebbero finito di distribuire in eredità la terra secondo i suoi confini, diedero a Giosuè, figlio di Nun, una proprietà in mezzo a loro. 50Secondo l'ordine del Signore, gli diedero la città che egli chiese: Timnat-Serach, sulle montagne di Èfraim. Egli costruì la città e vi stabilì la sua dimora. 51Tali sono le eredità che il sacerdote Eleàzaro, Giosuè, figlio di Nun, e i capifamiglia delle tribù degli Israeliti distribuirono a sorte a Silo, davanti al Signore, all'ingresso della tenda del convegno. Così portarono a termine la divisione della terra.

__________________________ Note

19,1 toccò a Simeone: come la tribù di Beniamino, anche quella di Simeone era poco numerosa, quindi, più che un territorio, le vengono assegnate alcune città. Tali città erano nel territorio della tribù di Giuda (19,2). In realtà, la tribù di Simeone si assimilò ben presto alla tribù di Giuda.

19,15 Betlemme: è quella di Zàbulon, diversa dalla Betlemme di Giuda, dove secondo i vangeli nacque Gesù.

19,40-48 I Daniti possedevano all’inizio un territorio a ovest di Beniamino, con a nord Èfraim e a sud Giuda. Per la pressione degli Amorrei (v. Gdc 1,34-35) e poi dei Filistei (Gdc cc. 13-16), i Daniti furono tuttavia costretti a emigrare (v. 47).

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Approfondimenti

1-9. Anche la tribù di Simeone era poco numerosa. Più che un vero e proprio territorio, ad essa furono assegnate alcune località appartenenti al territorio della tribù di Giuda. La lista non è esauriente. Alcune delle città menzionate qui ricorrono anche nell'elenco delle città di Giuda in 15,26-32 (cfr. anche 1Cr 4,28-33). Al tempo di Saul parecchie di queste località appartenevano in effetti a Giuda. Simeone finirà con lo scomparire, assorbito totalmente dalla tribù di Giuda. Il suo nome è assente nelle benedizioni di Dt 33.

10-16. Nemmeno la frontiera di Zabulon è descritta con precisione. Insieme a Issacar, Aser e Neftali (19,17-39), Zabulon occupava il territorio della Galilea.

17-23. Se ne descrivono le frontiere solo verso il nord (dove confina con Zabulon, v. 22) e se ne elencano i centri abitati.

24-31. Il territorio della tribù si estendeva lungo la costa del Mediterraneo, a nord del Carmelo, in una zona di rara bellezza e molto fertile, e si inoltrava all'interno in una fascia di circa 20 chilometri.

32-39. Occupava la parte orientale e montagnosa della Galilea, a nord del lago di Genesaret. L'autore indica le tribù confinanti (vv. 33ss.), dimenticando però di dire che a sud Neftali confinava anche con Issacar.

40-51. In un primo tempo la tribù occupava parte del territorio fra Giuda, Beniamino ed Efraim. In seguito la maggioranza dei suoi membri si spostarono all'estremo nord della Palestina (Gdc 1, 34-35; 18).

49-51. Concludono i cc. 13-19, sulla distribuzione dei territori alle tribù. Nulla si dice altrove dell'ordine di JHWH (v. 50) di assegnare a Giosuè una città. Timnat-Se-rach è il luogo dove Giosuè sarà sepolto (24; 30), sui monti di Efraim, nella parte centrale della Palestina.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Divisione della terra tra le altre sette tribù (18,1-19,51) 1Tutta la comunità degli Israeliti si radunò a Silo, e qui eresse la tenda del convegno. La terra era stata sottomessa a loro. 2Rimanevano tra gli Israeliti sette tribù che non avevano avuto la loro parte. 3Disse allora Giosuè agli Israeliti: “Fino a quando trascurerete di andare a occupare la terra, che il Signore, Dio dei vostri padri, vi ha dato? 4Sceglietevi tre uomini per tribù e io li invierò. Essi andranno subito a ispezionare la terra, ne tracceranno un piano per la divisione in eredità e torneranno da me. 5Essi se la divideranno in sette parti: Giuda rimarrà sul suo territorio nel meridione e quelli della casa di Giuseppe rimarranno sul loro territorio al settentrione. 6Voi traccerete una mappa scritta della terra in sette parti e me la porterete qui e io getterò per voi la sorte qui, dinanzi al Signore, Dio nostro. 7Tuttavia non vi è parte per i leviti in mezzo a voi, perché il sacerdozio del Signore è la loro eredità, e Gad, Ruben e metà della tribù di Manasse hanno già ricevuto la loro eredità oltre il Giordano, a oriente, come ha concesso loro Mosè, servo del Signore”. 8Quegli uomini si misero in cammino; Giosuè comandò a coloro che andarono a tracciare una mappa scritta della terra: “Andate a perlustrare la regione, tracciatene una mappa e tornate da me e qui io getterò per voi la sorte davanti al Signore, a Silo”. 9Gli uomini andarono, ispezionarono la regione, ne tracciarono una mappa scritta secondo le città, dividendola in sette parti, e ritornarono da Giosuè all'accampamento, a Silo. 10Allora Giosuè gettò per loro la sorte a Silo, dinanzi al Signore, e lì Giosuè spartì la terra tra gli Israeliti, secondo le loro ripartizioni.

11Fu tirata a sorte la parte della tribù dei figli di Beniamino, secondo i loro casati; il territorio che toccò loro aveva i confini tra i figli di Giuda e i figli di Giuseppe. 12Dal lato settentrionale, il loro confine partiva dal Giordano, saliva il pendio settentrionale di Gerico, saliva per la montagna verso occidente e faceva capo al deserto di Bet-Aven. 13Di là passava per Luz, sul versante meridionale di Luz, cioè Betel, e scendeva ad Atròt-Addar, presso il monte che è a mezzogiorno di Bet-Oron inferiore. 14Poi il confine piegava e, al lato occidentale, girava a mezzogiorno, dal monte posto di fronte a Bet-Oron, a mezzogiorno, e faceva capo a Kiriat-Baal, cioè Kiriat-Iearìm, città dei figli di Giuda. Questo era il lato occidentale. 15Il lato meridionale cominciava all'estremità di Kiriat-Iearìm. Il confine piegava verso occidente, fino alla fonte delle acque di Neftòach, 16poi scendeva fino al crinale del monte di fronte alla valle di Ben-Innòm, nella valle dei Refaìm, a settentrione, e scendeva per la valle di Ben-Innòm, sul pendio meridionale dei Gebusei, fino a En-Roghel. 17Si estendeva quindi verso il settentrione e giungeva a En-Semes; di là si dirigeva verso Ghelilòt, che è di fronte alla salita di Adummìm, e scendeva al sasso di Boan, figlio di Ruben, 18poi passava per il pendio settentrionale di fronte all'Araba e scendeva all'Araba. 19Il confine passava quindi per il pendio settentrionale di Bet-Cogla e faceva capo al golfo settentrionale del Mar Morto, alla foce meridionale del Giordano. Questo era il confine meridionale. 20Il Giordano serviva di confine dal lato orientale. Questa era l'eredità dei figli di Beniamino, secondo i loro casati, con i suoi confini da tutti i lati. 21Le città della tribù dei figli di Beniamino, secondo i loro casati, erano: Gerico, Bet-Cogla, Emek-Kesis, 22Bet-Araba, Semaràim, Betel, 23Avvìm, Para, Ofra, 24Chefar-Ammonài, Ofni e Gheba: dodici città e i loro villaggi; 25Gàbaon, Rama, Beeròt, 26Mispa, Chefirà, Mosa, 27Rekem, Irpeèl, Taralà, 28Sela-Elef, la città gebusea, cioè Gerusalemme, Gàbaa, Kiriat-Iearìm: quattordici città e i loro villaggi. Questa era l'eredità dei figli di Beniamino, secondo i loro casati.

__________________________ Note

18,1 Silo: circa venti chilometri a sud di Sichem, nella zona centrale della terra di Canaan, dove probabilmente era ancora l’arca dell’alleanza all’epoca di questo racconto.

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Approfondimenti

1-10. Introduzione alla spartizione. Il brano intende impostare l'assegnazione dei territori alle rimanenti tribù secondo lo schema già usato per la spartizione di cui s'è parlato sinora. Alla comunità convocata a Silo, Giosuè propone il progetto di una conquista e la spartizione del territorio fra le tribù non ancora assediate. Si riepilogano i dati precedenti, osservando che Giuda, la casa di Giuseppe, i leviti (alla loro maniera), Gad, Ruben e (l'altra) metà di Manasse, sono già sistemati. Anche per le restanti sette tribù l'assegnazione dei territori è fatta tirando a sorte (vv. 8-10).

1. Silo (situata 17 chilometri a nord di Betel e 20 chilometri circa a sud di Sichem) è in una posizione più centrale di Galgala, dove si trovava l'accampamento militare all'inizio della conquista. Non è stato detto sinora, né si dice qui, quando e come sia avvenuto lo spostamento. Di Silo come luogo della «tenda del convegno» e quindi dell'arca dell'alleanza, si parlerà anche in Gs 19,51; 21,2; 22, 9.12; Gdc 18, 31. Da lì avrà origine l'attività di Samuele (1Sam 1,3). Silo resterà uno dei santuari più importanti d'Israele.

8-10. La spartizione della regione viene fatta tenendo conto delle concrete possibilità di vita delle varie zone, visitate e descritte dai tre osservatori.

11-28. Il brano presenta i confini del territorio di Beniamino (vv.1-20), seguiti da un elenco di città di questa tribù (vv. 21-28).

11-20. La tribù di Beniamino venne a trovarsi tra Efraim al nord e Giuda al sud. Qui se ne indicano i confini settentrionali (vv. 12-13, cfr. 16,1-3), occidentali (v. 14), meridionali (vv. 5-19) e orientali (v. 20).

21-28. Tra le città elencate, alcune fanno parte del territorio di Efraim. Nel complesso, Beniamino era una tribù minore, con un territorio più modesto delle altre tribù.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1 Questo è il territorio toccato in sorte alla tribù di Manasse, perché egli era il primogenito di Giuseppe. Quanto a Machir, primogenito di Manasse e padre di Gàlaad, poiché era guerriero, aveva ottenuto Gàlaad e Basan. 2Fu dunque assegnata una parte agli altri figli di Manasse secondo i loro casati: ai figli di Abièzer, di Chelek, di Asrièl, di Sichem, di Chefer, di Semidà. Questi erano i figli maschi di Manasse, figlio di Giuseppe, secondo i loro casati. 3Selofcàd, figlio di Chefer, figlio di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manasse, non ebbe figli maschi, ma ebbe figlie, delle quali ecco i nomi: Macla, Noa, Cogla, Milca e Tirsa. 4Queste si presentarono al sacerdote Eleàzaro, a Giosuè, figlio di Nun, e ai capi dicendo: “Il Signore ha comandato a Mosè di darci un'eredità in mezzo ai nostri fratelli”. Giosuè diede loro un'eredità in mezzo ai fratelli del padre loro, secondo l'ordine del Signore. 5Toccarono così dieci parti a Manasse, oltre il territorio di Gàlaad e di Basan che è a oriente del Giordano, 6poiché le figlie di Manasse ebbero un'eredità in mezzo ai figli di lui. La terra di Gàlaad fu per gli altri figli di Manasse. 7Il confine di Manasse cominciava da Aser, Micmetàt, situata di fronte a Sichem, poi il confine girava a destra verso Iasib alla fonte di Tappùach. 8A Manasse apparteneva il territorio di Tappùach, mentre Tappùach, al confine di Manasse, era dei figli di Èfraim. 9Quindi il confine scendeva al torrente Kana. A meridione del torrente vi erano le città di Èfraim, oltre quelle città che erano in mezzo alle città di Manasse. Il territorio di Manasse era a settentrione del torrente e faceva capo al mare. 10Il territorio a meridione era di Èfraim, a settentrione era di Manasse e suo confine era il mare. Con Aser erano confinanti a settentrione e con Ìssacar a oriente. 11Inoltre in Ìssacar e in Aser appartenevano a Manasse: Bet-Sean e i suoi villaggi, Ibleàm e i suoi villaggi, gli abitanti di Dor e i suoi villaggi, gli abitanti di Endor e i suoi villaggi, gli abitanti di Taanac e i suoi villaggi, gli abitanti di Meghiddo e i suoi villaggi, un terzo della regione collinosa. 12Non poterono però i figli di Manasse impossessarsi di queste città e il Cananeo continuò ad abitare in questa regione. 13Poi, quando gli Israeliti divennero forti, costrinsero il Cananeo al lavoro coatto, ma non lo spodestarono del tutto.

14I figli di Giuseppe dissero a Giosuè: “Perché mi hai dato in eredità un solo lotto e una sola parte, mentre io sono un popolo numeroso, che il Signore ha così benedetto?”. 15Rispose loro Giosuè: “Se sei un popolo numeroso, sali alla foresta e disboscala per te nel territorio dei Perizziti e dei Refaìm, dato che la zona montuosa di Èfraim è troppo stretta per voi”. 16Replicarono allora i figli di Giuseppe: “La zona montuosa non ci basta; inoltre tutti i Cananei che abitano nel territorio pianeggiante hanno carri di ferro, tanto in Bet-Sean e nei suoi villaggi quanto nella pianura di Izreèl”. 17Allora Giosuè disse alla casa di Giuseppe, cioè a Èfraim e a Manasse: “Tu sei un popolo numeroso e possiedi una grande forza; la tua non sarà una porzione soltanto, 18perché le montagne saranno tue. È una foresta, ma tu la disboscherai e sarà tua da un estremo all'altro; spodesterai infatti il Cananeo, benché abbia carri di ferro e sia forte”.

__________________________ Note

17,15 sali alla foresta e disboscala: la parte centrale della terra di Canaan era allora zona boscosa e disabitata.

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Approfondimenti

1-13. Dopo una genealogia della tribù (vv. 1-6), se ne presentano i confini (vv. 7-13).

1-6. La genealogia è ripresa da Nm 26,28-34; 27,1-11.

12-13. In questa osservazione si sente l'eco di Gdc 1,27s.

14-18. L'episodio coinvolge tutte e due le tribù, di Efraim e Manasse. Può darsi che in esso siano accostate due versioni diverse di una medesima tradizione. La più antica (vv. 16-18) si riferisce al dissodamento fatto dalla casa di Giuseppe della zona montagnosa e boscosa di Efraim. La seconda (vv. 14-15) sembra alludere all'insediamento in una zona della Transgiordania di una parte della tribù di Manasse. Il brano così com'è ora è in ogni caso indicativo della condizione degli Israeliti in Palestina nel periodo premonarchico, quando parte del territorio, soprattutto sui monti, doveva ancora essere disboscato e occupato.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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La porzione delle tribù di Èfraim e Manasse (16,1 -17,18) 1Il territorio toccato in sorte ai figli di Giuseppe si estendeva dal Giordano di Gerico verso le acque di Gerico a oriente, seguendo il deserto che per la montagna sale da Gerico a Betel. 2Il confine continuava poi da Betel a Luz e correva lungo il confine degli Architi ad Ataròt; 3scendeva a occidente verso il confine degli Iafletiti, fino al confine di Bet-Oron inferiore e fino a Ghezer, e faceva capo al mare. 4I figli di Giuseppe, Manasse ed Èfraim, ebbero così la loro eredità.

5Questi erano i confini dei figli di Èfraim, secondo i loro casati. Il confine della loro eredità era a oriente Atròt-Addar, fino a Bet-Oron superiore; 6continuava fino al mare, dal lato occidentale, verso Micmetàt a settentrione, girava a oriente verso Taanat-Silo e le passava davanti a oriente di Ianòach. 7Poi da Ianòach scendeva ad Ataròt e a Naarà, toccava Gerico e faceva capo al Giordano. 8Da Tappùach il confine andava verso occidente fino al torrente Kana e terminava al mare. Tale era l'eredità della tribù dei figli di Èfraim, secondo i loro casati, 9incluse le città riservate ai figli di Èfraim in mezzo all'eredità dei figli di Manasse, tutte le città e i loro villaggi. 10Essi non scacciarono i Cananei che abitavano a Ghezer; i Cananei hanno abitato in mezzo ad Èfraim fino ad oggi, ma sono costretti al lavoro coatto da schiavi.

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Approfondimenti

Il capitolo parla in un primo momento della parte toccata alla tribù di Giuseppe globalmente (vv. 1-4), per passare poi specificamente a Efraim (vv. 5-10).

3. Gli Iafletiti abitavano probabilmente nel territorio di Bet-Oron Superiore e Bet-Oron Inferiore. Sembra trattarsi di una popolazione cananea non sottomessa.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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