📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

APPENDICI (21,1-24,25)

Carestia e sacrificio di sette membri della stirpe di Saul 1Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: “Su Saul e sulla sua casa c'è sangue, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti”. 2Allora il re chiamò i Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano fatto con loro un giuramento; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva cercato di colpirli. 3Davide disse ai Gabaoniti: “Che devo fare per voi? In che modo espierò, perché voi possiate benedire l'eredità del Signore?”. 4I Gabaoniti gli risposero: “Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno in Israele”. Il re disse: “Quello che voi direte io ve lo farò”. 5Quelli risposero al re: “Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva progettato di finirci, perché più non sopravvivessimo in tutto il territorio d'Israele, 6ci siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Gàbaon, sul monte del Signore”. Il re disse: “Ve li consegnerò”. 7Il re risparmiò Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, per il giuramento del Signore che c'era tra loro, tra Davide e Giònata, figlio di Saul. 8Il re prese i due figli che Rispa, figlia di Aià, aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Baal, e i cinque figli che Merab, figlia di Saul, aveva partoriti ad Adrièl di Mecolà, figlio di Barzillài. 9Li consegnò nelle mani dei Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette caddero insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo. 10Allora Rispa, figlia di Aià, prese il sacco e lo stese sulla roccia, dal principio della mietitura fino a quando dal cielo non cadde su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di notte. 11Fu riferito a Davide quello che Rispa, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. 12Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio, presso i signori di Iabes di Gàlaad, i quali le avevano sottratte furtivamente dalla piazza di Bet-Sean, dove i Filistei li avevano appesi quando avevano colpito Saul sul Gèlboe. 13Egli riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio; poi si raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14Le ossa di Saul e di Giònata, suo figlio, furono sepolte nel territorio di Beniamino a Sela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul. Fu fatto quanto il re aveva ordinato e, dopo questo, Dio si mostrò placato verso la terra.

Gesta eroiche contro i Filistei 15I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco 16e Isbi-Benòb, uno dei discendenti di Rafa, con una lancia del peso di trecento sicli di bronzo e portando una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide; 17ma Abisài, figlio di Seruià, venne in aiuto al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: “Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele”. 18Dopo questo, ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob. Allora Sibbecài di Cusa uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa. 19Ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob, ed Elcanàn, figlio di Iair, di Betlemme, uccise Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori. 20Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro, e anche lui discendeva da Rafa. 21Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 22Questi quattro discendevano da Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________ Note

21,1 I capitoli 21-24 interrompono il filo principale della narrazione, che continua in 1Re 1. Si tratta di una interruzione sia letteraria che cronologica, perché gran parte del materiale narrativo, qui inserito a opera di un redattore deuteronomistico, si riferisce a eventi precedenti alla rivolta di Assalonne.

21,17 non spegnerai la lampada d’Israele: la lampada è il segno della vita che continua, significa la discendenza regale (vedi Sal 132,17).

21,19 Elcanàn…: si registra qui una tradizione circa la morte di Golia, diversa da quella tramandata in 1Sam 17,1-18,5.

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Approfondimenti

21,1-24,25. La cronaca della successione al trono di Davide (2Sam 9-20; 1Re 1-2) è interrotta dall'inserzione di sei “appendici” di contenuto storico e poetico, incerte quanto a provenienza e datazione. Risalgono verosimilmente a un tempo molto antico, non molto diverso da quello del resto del libro, poiché sembrano rifarsi soprattutto a documenti e liste d'archivio (cataloghi di persone e cronache: cfr. 21,15-22; 8-39) oltre che a tradizioni orali. Non hanno un rapporto diretto con la narrazione precedente e non sono pochi i problemi che sorgono a ta le proposito (come valutare 21,1-14 rispetto a 5-13?). Non è l'unico caso nella Bibbia in cui l'autore (o redattore) aggiunge alla sua opera parti chiaramente eterogenee rispetto al piano generale (cfr. Gn 49; Dt 32-33; Gdc 17-18 e 19-21). Tuttavia le sei “appendici” si innestano bene su 1-2 Sam e mostrano una prospettiva teologica ben definita in funzione dell'interpretazione dell'opera e della definizione del ruolo di Davide nella storia salvifica (cfr. in particolare i cc. 22 e 24). Anche la successione delle “appendici” rivela una sensibilità tutt'altro che disprezzabile: esse sono disposte simmetricamente e concentricamente attorno alle due pericopi poetiche centrali (22,1-51 e 23,1-7) cosicché agli aneddoti di indole militare (21,15-22 e 23,8-39) che occupano le posizioni intermedie corrispondono, infine, i racconti storici (21,1-14 e 24,1-25). Il Cronista ha ripreso parte della seconda appendice (21,18-22 = 1Cr 20,4-8), la quinta e la sesta (23,8-39 = 1Cr 11,11-47 e 24,1-25 = 1Cr 21,1-30), mentre la terza (22,1-51) è riprodotta anche nel libro dei Salmi (Sal 18).

21,1-14. L'impressionante episodio dell'esecuzione di sette figli di Saul (v. 9) e della difesa dei loro cadaveri da parte di Rizpa (v. 10; cfr. 3, 7), prende le mosse da un'inspiegabile carestia che tormenta Israele. Il Signore rivela a Davide che essa è dovuta alla sua collera per un fatto di sangue commesso da Saul contro i Gabaoniti e mai vendicato (v. 1). Secondo la legge di Nm 35,33 (cfr. Gn 9,5-6) il crimine può essere espiato soltanto spargendo il sangue del reo (3,27.30; 7) o dei suoi familiari (cfr. il “principio della solidarietà”: 12,14). Davide non si rallegra del tragico destino dei sette giovani (contro la presunzione di Simei: 16,8), ma deve adeguarsi alla necessità di una riparazione cruenta anche per stornare la maledizione gettata dai Gabaoniti su Israele (v. 3). Tale disposizione interiore sembra confermata dal suo impegno nel seppellire dignitosamente le ossa dei giustiziati assieme a quelle di Saul e Gionata (cfr. 1Sam 31,13) nel sepolcro di famiglia (vv. 12-14). La menzione del figlio di Gionata Merib-Baal (v. 7) ci fa pensare che la vicenda (ammesso che sia accaduta davvero, e nei termini descritti) sia da correlare cronologicamente col c. 9. Resta irrisolta la questione suscitata da 9,3, che nega l'esistenza di altri eredi oltre a Merib-Baal.

1. «carestia»: se la pioggia è considerata una benedizione (Dt 11,14-15; Ger 5,24; Gl 2,23) nella carestia si vede invece un castigo divino (Lv 26,18-20; Dt 28,23-24; 1Re 17-18; 2Re 8,1; Gc 5,17-18). «cercò il volto del Signore»: non significa «consultare» Dio (verbo š’l: 1Sam 14,37; 23,2; 28,6; 30,8; 2Sam 2,1; cfr. 1Sam 14,41) bensì ricorrere a lui per avere il perdono (Os 5,15), essere disponibili a compiere la sua volontà (Sal 24,6; 27,7-8; 105,4) o supplicarlo affinché cessi una calamità (qui e 2Cr 7,14). La modalità della rivelazione di Dio a Davide non è precisata (rivelazione diretta o mediante un profeta?). «Su Saul... fatto di sangue»: testo completato secondo i LXX. TM ha lett. «A Saul e alla casa sangue».

2. «Gabaoniti»: questa popolazione era riuscita con un'astuzia a rimanere nel proprio territorio stringendo alleanza con Giosuè (Gs 9). Lo zelo per l'unità fra le tribù aveva indotto Saul a perseguitarli con i suoi metodi violenti (cfr. 1Sam 22,11-19). Questa gravissima violazione degli accordi intercorsi tra i Gabaoniti e Israele (cui è legata la fuga dei Beerotiti: cfr. 4,2-3) è la causa diretta della carestia.

3. «In che modo espierò»: i Gabaoniti hanno maledetto Israele a causa di Saul. Bisogna che tale maledizione si trasformi in una “benedizione” (cfr. Gdc 17,2). Gli altri modi per neutralizzare una maledizione sono l'eliminazione fisica di chi l'ha pronunciata (16,9; 1Re 2,8-9.44-46) oppure la distruzione del testo scritto che la contiene (Ger 36,23).

4-6. Secondo il tortuoso stile orientale i Gabaoniti esordiscono con una negazione, ma la formulano in modo tale da far capire a Davide l'obiettivo che intendono conseguire; solo quando Davide offre la sua disponibilità (e non può fare altrimenti, date le circostanze) essi espongono i termini della richiesta: «sette uomini». Il “sette” è un numero sacro e un simbolo di totalità (cfr. 6,13), dunque è la misura adeguata per saldare il “debito” con la casa di Saul «davanti al Signore». «li impiccheremo» (v. 6): il verbo yq‘ (hifil) appare solo qui e in Nm 25,4. Non è chiaro il genere di pena capitale cui si riferisce: impalamento, impiccagione o altro. Si potrebbe tradurre con un generico «li giustizieremo» (cfr. vv. 9.13). «Ve li consegnerò»: lett. «Io li darò». L'“io” enfatico richiama l'attenzione sul fatto che Davide intende riservarsi la scelta delle vittime tra tutti i «figli» (in senso lato) di Saul, risparmiando Merib-Baal (cfr. 19,25 ss.) in ossequio al giuramento fatto a Gionata (v. 7; cfr. 1Sam 20,15-16). Guai se dovesse disattenderlo: una nuova maledizione si abbatterebbe sulla casa di Davide. La traduzione più adeguata è perciò: «Sarò io stesso a consegnarveli».

9. «sul monte»: l'altura (bāmâ) di Gabaon era la più grande d'Israele (1Re 3,4). Fino al tempo di Salomone vi furono conservate la Dimora e l'altare dell'olocausto (1Cr 21,29). «quando si cominciava a mietere l'orzo»: evidentemente si tratta solo di un'indicazione cronologica (mese di maggio), dato che la carestia non consente il raccolto da ormai tre anni. Sta per iniziare la stagione più calda e arida: se alla scadenza naturale (ottobre-novembre) la pioggia tornerà a cadere, questo sarà il segno della ritrovata benevolenza celeste.

10-11. Rizpa difende tenacemente i cadaveri dagli uccelli e dalle fiere sino alla fine della siccità. I giustiziati vengono infatti privati della sepoltura in attesa del segno inequivocabile che la maledizione è stata annullata, in apparente contraddizione con la norma di Dt 21,22-23 (cfr. Gs 8,29). L'orrore dell'antichità per la privazione della sepoltura è ampiamente documentato: Antigone di Sofocle, Ghilgamesh (tav. XII,151-153), Palinuro (Eneide VI, 362-371), Afrodite (Iliade XXIII, 184-187: la dea custodisce la salma di Ettore dai cani “giorno e notte”). Cfr. anche 1Sam 44-46. «mantello di sacco» (v. 10): l'abito del lutto (cfr. 12,16-21) diventa un simbolo dell'audacia materna che difende i propri figli anche oltre la morte.

14. «come anche le ossa degli impiccati»: aggiunto con i LXX. «Zela»: non lontano da Gerusalemme (cfr. Gs 18,28). «fu fatto..»: si riferisce all'esecuzione, non alla sepoltura dei sette giovani. Infatti questo versetto conclude la pericope riprendendo il v. 1 a mo' d'inclusione: alla notizia della carestia corrisponde quella della sua cessazione e alla richiesta di una riparazione fa eco la conferma della sua attuazione.

15-22. La seconda appendice tramanda la memoria di alcuni episodi straordinari avvenuti durante le guerre contro i Filistei nei primi anni del regno di Davide (cfr. 5,17-25). Si tratta di quattro duelli, nel corso dei quali quattro “prodi” di Davide uccidono altrettanti Filistei, glganti «figli di Rafa» (= Refaim: commento a 1Sam 17,4). Il testo è purtroppo molto rovinato e richiede diverse correzioni. Tuttavia se ne riconoscono l'antichità (forse è un riassunto, incompleto e malamente trasmesso, di tradizioni orali) e la storicità. La dimensione religiosa è del tutto assente.

16. «cinto di una spada nuova»: la parola «spada», omessa da TM e LXX, è restituita con Vg. I LXX traducono «nuova» (ḥădāšâ) con «mazza».

  1. «Abisai»: nipote di Davide, è una figura ben nota al lettore (1Sam 26,6-9; 2Sam 2,18; 10,10; 16,9; 19,22; 20,6-7.10). 23,18-19 lo annovera tra i “prodi” di Davide. «non spegnerai la lampada d'Israele»: la vita di Davide
  2. luce, gioia, prosperità del popolo – è troppo preziosa per essere messa a repentaglio.

18. «Gob»: località sconosciuta, ubicata presumibilmente tra Gat e Gerusalemme (o Ebron, nel caso che Davide non l'avesse ancora conquistata: cfr. 5,6-12). «Sibbecai il Cusatita»: originario della zona di Betlemme (cfr. 1Cr 4,4), sarà uno dei dodici ufficiali superiori al servizio del re (1Cr 27,11). Forse appartiene anch'egli ai “prodi” (in 23,27 «Mebunnai» potrebbe essere una corruzione di «Sibbecai», a causa del facile scambio mem/samec e nun/kaf).

19. «Elcanan, figlio di Iair»: è lo stesso Elcanan, «figlio di Dodo» nominato in 23,24 tra i “prodi”? TM ha «Elcanan figlio di ya‘rê ’ōrᵉgîm (lett. dei boschi dei tessitori)». «Iair» è ricostruito col qere di 1Cr 20,5; ’ōrᵉgîm è evidentemente una dittografia della notizia sulla lancia «come un subbio di tessitori», che ci rimanda a 1Sam 17,7; «il fratello»: manca da TM, LXX e Vg. La parola è aggiunta con 1Cr 20,5 (da correggere quanto al nome del Filisteo, che rimane anonimo: «Lacmi» significa «il Betlemmita»). L'episodio non è da confondere con quello narrato da 1Sam 17.

20-22. Il quarto gigante «insulta Israele» come Golia (1Sam 17,10.26.45). Il particolare impressionante della sua polidattilia è ritenuto più essenziale del nome. Il suo uccisore è Gionata, nipote di Davide e fratello di quel Ionadab che fu cattivo consigliere di Amnon (13,3). Anche Gionata fa parte della schiera dei “prodi” (23,33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Capitò là uno scellerato chiamato Seba, figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò il corno e disse: “Non abbiamo alcuna parte con Davide e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse. Ognuno alle proprie tende, Israele!“. 2Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per seguire Seba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero uniti al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a Gerusalemme. 3Davide entrò nella reggia a Gerusalemme. Il re prese le dieci concubine che aveva lasciato a custodia della reggia e le mise in una residenza sorvegliata; dava loro sostentamento, ma non si accostava a loro. Rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, vivendo da vedove. 4Quindi il re disse ad Amasà: “Radunami tutti gli uomini di Giuda in tre giorni; poi férmati qui”. 5Amasà dunque partì per far venire gli uomini di Giuda; ma tardò più del tempo fissato. 6Allora Davide disse ad Abisài: “Seba, figlio di Bicrì, ci farà ora più male di Assalonne; prendi i servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e sfugga ai nostri occhi”. 7Con lui uscirono gli uomini di Ioab, i Cretei, i Peletei e tutti i prodi; uscirono da Gerusalemme per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 8Si trovavano presso la grande pietra che è a Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la veste militare, sopra la quale portava il cinturone con la spada pendente dai fianchi nel fodero; venendo fuori, essa gli cadde. 9Ioab disse ad Amasà: “Stai bene, fratello mio?” e con la destra prese Amasà per la barba per baciarlo. 10Amasà non fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano, e Ioab lo colpì al ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo colpì una seconda volta perché era già morto. Poi Ioab e Abisài, suo fratello, inseguirono Seba, figlio di Bicrì. 11Uno dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: “Chi ama Ioab e chi è per Davide segua Ioab!”. 12Intanto Amasà giaceva insanguinato in mezzo al sentiero e quell'uomo vide che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà fuori dal sentiero, in un campo, e gli buttò addosso una veste, perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. 13Quando fu rimosso dal sentiero, passarono tutti al seguito di Ioab per inseguire Seba, figlio di Bicrì. 14Costui passò per tutte le tribù d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà; tutti gli alleati si radunarono e lo seguirono. 15Vennero dunque, lo assediarono ad Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno addossato al contrafforte; tutto il popolo che era con Ioab faceva di tutto per far cadere le mura. 16Allora una donna saggia gridò dalla città: “Ascoltate, ascoltate! Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!”. 17Quando egli le si avvicinò, la donna gli chiese: “Sei tu Ioab?”. Egli rispose: “Sì”. Allora ella gli disse: “Ascolta la parola della tua schiava”. Egli rispose: “Ascolto”. 18Riprese: “Una volta si soleva dire: “Si consultino quelli di Abel”, e la cosa si risolveva. 19Io vivo tra uomini pacifici e fedeli d'Israele, e tu cerchi di far perire una città che è una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del Signore?“. 20Ioab rispose: “Non sia mai, non sia mai che io distrugga e devasti! 21La questione è diversa: un uomo delle montagne di Èfraim, chiamato Seba, figlio di Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui solo e io me ne andrò dalla città”. La donna disse a Ioab: “Ecco, la sua testa ti sarà gettata dalle mura”. 22Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.

23Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; 24Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; 25Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti 26e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.

__________________________ Note

20,14 Abel-Bet-Maacà: era situata all’estremità settentrionale d’Israele, nel territorio di Dan.

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Approfondimenti

1-22. Approfittando del risentimento contro Giuda c'è chi fomenta la ribellione delle tribù del Nord. Poco fa esse esigevano «dieci parti... sul re» (19, 44) ed ora osannano Seba che grida: «Non abbiamo alcuna parte con Davide!» (v. 1). Sotto un certo aspetto questo scisma è più inquietante di quello di Assalonne, perché la contesa valica i confini familiari e mette in questione l'unità del popolo di Dio. È una fugace anticipazione della grande frattura che si verificherà sul finire del regno di Salomone (1Re 11-12). Ma la nuova rivolta non riesce ad attecchire e ben presto Seba si ritrova a fuggire nell'estremo Nord del paese con il sostegno di pochi parenti (v. 14; cfr. 1Sam 22,1). Accerchiato dalle truppe di Ioab, viene infine ucciso dagli abitanti della città in cui aveva trovato rifugio (vv. 15-20). La narrazione della nuova rivolta è inframmezzata da due episodi relativi a quella appena conclusasi: la segregazione delle dieci concubine di Davide violate da Assalonne (v. 3, cfr. 16,20-22) e l'assassinio di Amasa da parte di Ioab (vv. 4-13, cfr. 19,14).

1. «uomo iniquo»: lett. «uomo di Belial» (cfr. Dt 13,14; Gdc 19,22; 1Sam 2,12; 25,25; 1Re 21,13). Nel NT «Belial» è uno dei soprannomi di Satana (2Cor 6,15) ma in ebraico bᵉliyya‘al è un termine dispregiativo che significa lett. «senza utilità». Dunque, oltre che «iniquo» (moralmente) Seba è anche un «buono a nulla», un inetto, un incosciente, un poco di buono: non potrà che finir male. «Bicri»: forma derivata da Becher, secondo figlio di Beniamino (Gn 46,21; 1Cr 7,6). «Non abbiamo alcuna parte»: lo stesso grido di rivolta (completato da un quarto stico) verrà ripetuto in 1Re 12,16 in occasione dello scisma di Geroboamo, che darà origine ai due regni del Nord e del Sud. «figlio di Iesse»: titolo offensivo (cfr. 1Sam 21,27.30.31).

3. Le dieci concubine lasciate a custodire la reggia durante l'insurrezione (15,16) e violate da Assalonne (16,20-22) vengono relegate per sempre in una dimora controllata, non perché Davide le voglia punire ma a causa della contaminazione che hanno subito (cfr. Lv 18,8; Dt 23,1; 27,20; Am 2,7). Pur non lasciando mancare loro nulla, il re non avrà più rapporti con loro per non aggiungere scandalo a scandalo.

4-13. Avendo nominato Amasa capo dell'esercito al posto di Ioab (19,14), Davide lo incarica di radunare tutti i combattenti di Giuda per contrastare Seba. Non vedendolo arrivare entro il tempo fissato, il re affida la spedizione ad Abisai. Con lui sono le truppe scelte di Davide, tra cui le guardie del corpo (Cretei e Peletei, cfr. 1Sam 30,14) e i «prodi» (cfr. 23,8-39). Giunti presso Gabaon (cfr. 2, 12) incontrano Amasa che sta tornando a Gerusalemme. Ioab coglie l'occasione per riprendere in mano il comando dell'esercito. Si avvicina ad Amasa per salutarlo e, mentre lo bacia (cfr. Mt 26,48!), lo trafigge al basso ventre (cfr. 3,27). Tolto di mezzo Amasa (in tutti i sensi: vv. 12-13) l'inseguimento riprende sotto il comando di Ioab. È difficile dire quanto i «figli di Zeruia» (3,39; 16,10; 19,23) siano devoti al re o quanto stiano curando i propri interessi. Di fatto hanno sfidato ancora una volta (cfr. 18,12-14) gli ordini di Davide. Ma verrà il giorno in cui pagheranno tutto (1Re 2,32-34).

6. «e ci sfugga»: con Vg lett. «e liberi i nostri occhi» (LXX: «oscuri i nostri occhi»). La locuzione vuol esprimere il fastidio, lo scacco provocato dall'eventuale rifugiarsi di Seba in una città fortificata, il che obbligherebbe a un lungo assedio (come di fatto avverrà: v. 15).

7. «Abisai uscì per la spedizione»: aggiunta esplicativa di BC. TM, LXX e Vg hanno: «Uscirono dietro di lui».

8. TM, LXX e Vg forniscono due differenti versioni dell'omicidio. TM dice che Ioab «estrasse ed essa cadde»: finge cioè che la spada cada mentre corre incontro ad Amasa e la raccoglie da terra con noncuranza per averla in mano senza destare sospetti. Similmente, per i LXX «la spada uscì e cadde» in seguito a qualche opportuna mossa. Per Vg, invece, la spada è fabbricata in modo tale che «con un lieve movimento» possa lestamente essere estratta e brandita. In tal caso Ioab l'avrebbe sfoderata nello stesso istante in cui bacia Amasa, sorprendendolo del tutto.

9. «prese Amasa per la barba per baciarlo»: in segno di deferenza e affetto (Ioab e Amasa sono cugini), il che rende ancor più odioso il tradimento (cfr. Prv 26,24-28; 27,6).

10. «era già morto»: apparente contraddizione col v. 12. Il testo vuol solo dire che Amasa è stato colpito a morte, senza prendere in considerazione il prolungarsi dell'agonia.

11. Uno degli scudieri di Ioab invita i soldati a non fermarsi (cfr. Es 32,26): se non amano Ioab (e c'è da credere che fossero molti a provare questo sentimento...) lo seguano almeno per Davide!

14-22. L'assedio di Abel-Bet-Maaca, la città dell'estremo nord (all'altezza di Dan e Tiro: 1Re 15,20; 2Re 15,29) in cui Seba s'è rifugiato con pochi seguaci, si conclude rapidamente grazie all'intervento di una «donna saggia» che prima chiede la ragione del pesante attacco sferrato da Ioab contro una città antica e veneranda come quella, poi esorta giudiziosamente i concittadini a consegnare la testa di Seba in cambio della pace. Vi sono alcune analogie col c. 14: in entrambe c'è una «donna saggia» che si preoccupa affinché non sia intaccata «l'eredità del Signore» (v. 19; 14,16) ma stavolta è la donna che parla e Ioab che ascolta (cfr. 14,2-3).

18-19a. «per sapere se... stabilite dai fedeli d'Israele»: il TM è molto rovinato. BC si basa parzialmente sui LXX. La donna vuol far desistere Ioab dalla distruzione della città che è rinomata in Israele per aver conservato intatte le antiche tradizioni civili e religiose del popolo.

20-22. Seba era entrato in città senza rivelare la propria condizione di ribelle. Conosciuti i termini della questione, i cittadini di Abel-Bet-Maaca non indugiano a liberarsene.

23-26. Le cariche amministrative sono rimaste pressoché immutate rispetto agli inizi del regno di Davide (cfr. 8,16-18). I figli di Davide sono stati sostituiti nell'ufficio di «ministri» (lett. «sacerdoti», cfr. 8,18) da Ira lo Iairita, e Adoniram (cfr. 1Re 4,6; 12,18) è stato preposto ai «lavori forzati» cui sono obbligati anche i sudditi non schiavi (cfr. 1Re 5,27-32; 12,4.10), specialmente nel settore dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: “Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 2Fu riferito a Ioab: “Ecco, il re piange e fa lutto per Assalonne”. 3La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: “Il re è desolato a causa del figlio”. 4Il popolo in quel giorno rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante la battaglia. 5Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: “Figlio mio Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”. 6Allora Ioab entrò in casa del re e disse: “Tu fai arrossire oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, 7perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non contano nulla; ora io ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest'oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. 8Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad oggi”. 9Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest'annuncio a tutto il popolo: “Ecco, il re sta seduto alla porta”. E tutto il popolo venne alla presenza del re.

Ritorno di Davide a Gerusalemme e repressione della rivolta (19,9b-20,26) Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. 10In tutte le tribù d'Israele tutto il popolo stava discutendo e diceva: “Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani dei Filistei; ora è dovuto fuggire dalla terra a causa di Assalonne. 11Ma Assalonne, che noi avevamo unto re su di noi, è morto in battaglia. Ora perché indugiate a fare tornare il re?“. 12Ciò che si diceva in tutto Israele era giunto a conoscenza del re. Il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: «Riferite agli anziani di Giuda: “Perché volete essere gli ultimi a far tornare il re alla sua casa? 13Fratelli miei, voi siete mio osso e mia carne e perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?“. 14Dite ad Amasà: “Non sei forse mio osso e mia carne? Dio mi faccia questo e anche peggio, se tu non diventerai davanti a me capo dell'esercito per sempre al posto di Ioab!“». 15Così piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; essi mandarono a dire al re: “Ritorna tu e tutti i tuoi servi”. 16Il re dunque tornò e giunse al Giordano; quelli di Giuda vennero a Gàlgala per andare incontro al re e per fargli passare il Giordano. 17Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di Bacurìm, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide. 18Aveva con sé mille uomini di Beniamino. Siba, il domestico della casa di Saul, i suoi quindici figli e i suoi venti servi si precipitarono al Giordano prima del re. 19La barca faceva la traversata per far passare la famiglia del re e poi fare quanto gli fosse sembrato opportuno. Intanto Simei, figlio di Ghera, si gettò ai piedi del re nel momento in cui passava il Giordano 20e disse al re: “Il mio signore non tenga conto della mia colpa! Quanto il tuo servo ha commesso quando il re, mio signore, è uscito da Gerusalemme, non ricordarlo, non lo conservi il re nel suo cuore! 21Certo, il tuo servo riconosce di aver peccato, ed ecco oggi, primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso incontro al re, mio signore”. 22Ma Abisài, figlio di Seruià, disse: “Non dovrà forse essere messo a morte Simei perché ha maledetto il consacrato del Signore?”. 23Davide disse: “Che ho io in comune con voi, o figli di Seruià, perché diventiate oggi miei avversari? Si può mettere a morte oggi qualcuno in Israele? Non so già forse di essere oggi il re d'Israele?”. 24Il re disse a Simei: “Tu non morirai!”. E il re glielo giurò. 25Anche Merib-Baal, nipote di Saul, scese incontro al re. Non si era curato i piedi né la barba intorno alle labbra e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re era partito a quello in cui tornava in pace. 26Mentre andava a Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: “Perché non sei venuto con me, Merib-Baal?”. 27Egli rispose: “O re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato! Il tuo servo aveva detto: “Io mi farò sellare l'asino, monterò e andrò con il re, perché il tuo servo è zoppo”. 28Inoltre egli ha calunniato il tuo servo presso il re, mio signore. Però il re, mio signore, è come un angelo di Dio; fa' dunque ciò che sembrerà bene ai tuoi occhi. 29Perché tutti quelli della casa di mio padre erano solo degni di morte per il re, mio signore; ma tu hai posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua tavola. E che diritto avrei ancora di supplicare il re?“. 30Il re gli disse: “Non occorre che tu aggiunga altre parole. Ho deciso: tu e Siba vi dividerete i campi”. 31Merib-Baal rispose al re: “Se li prenda pure tutti lui, dato che ormai il re, mio signore, è tornato in pace a casa sua!”. 32Barzillài il Galaadita era sceso da Roghelìm e aveva passato il Giordano con il re, per congedarsi da lui presso il Giordano. 33Barzillài era molto vecchio: aveva ottant'anni. Aveva dato sostentamento al re mentre questi si trovava a Macanàim, perché era un uomo molto facoltoso. 34Il re disse a Barzillài: “Vieni con me; io provvederò al tuo sostentamento presso di me, a Gerusalemme”. 35Ma Barzillài rispose al re: “Quanti sono gli anni che mi restano da vivere, perché io salga con il re a Gerusalemme? 36Io ora ho ottant'anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei cantanti e delle cantanti? E perché allora il tuo servo dovrebbe essere di peso al re, mio signore? 37Il tuo servo verrà con il re appena oltre il Giordano; perché il re dovrebbe darmi una tale ricompensa? 38Lascia che il tuo servo torni indietro e che io possa morire nella mia città, presso la tomba di mio padre e di mia madre. Ecco qui mio figlio, il tuo servo Chimam: venga lui con il re, mio signore; fa' per lui quello che ti piacerà”. 39Il re rispose: “Venga dunque con me Chimam e io farò per lui quello che a te piacerà; farò per te quello che desidererai da me”. 40Poi tutto il popolo passò il Giordano. Il re l'aveva già passato. Allora il re baciò Barzillài e lo benedisse; quegli tornò a casa. 41Così il re proseguì per Gàlgala e Chimam era venuto con lui. Tutta la gente di Giuda e anche metà della gente d'Israele aveva fatto passare il re. 42Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli dissero: “Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno prelevato e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?”. 43Tutti gli uomini di Giuda risposero agli Israeliti: “Il re è un nostro parente stretto; perché vi adirate per questo? Abbiamo forse mangiato a spese del re o ci fu portata qualche porzione?”. 44Gli Israeliti replicarono agli uomini di Giuda: “Io ho dieci parti sul re e anche su Davide ho la preminenza rispetto a te; perché mi hai disprezzato? Non sono forse stato il primo a proporre di far tornare il re?”. Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più ostinato di quello degli Israeliti.

__________________________ Note

19,11 che noi avevamo unto re: solo qui si apprende di un’unzione regale di Assalonne. In 15,10 si parla del suono del corno che, nel rituale regale, sarà il segno di giubilo dell’avvenuta intronizzazione (1Re 1,34; 2Re 9,13; Sal 47,6).

19,21 la casa di Giuseppe: designa forse l’insieme delle tribù del nord, in contrapposizione con la “casa di Giuda” al sud.

19,44 dieci parti: la disputa tra gli Israeliti e gli uomini di Giuda manifesta una incomprensione, che prepara lo scisma di Geroboamo e il rifiuto della sovranità della stirpe di Davide da parte delle tribù del nord (vedi 1Re 12,16). Detto scisma è anticipato qui dall’insurrezione di Seba (20,1), che toccherà a Davide sedare, appena rientrato a Gerusalemme (20,6).

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Approfondimenti

1-9. Davide rimane annichilito. Si ritira nei locali al piano superiore della torre sovrastante la porta della città, ma il suo terribile lamento si ode ovunque. I combattenti rientrano in città vergognosamente, quasi che ciascuno si sentisse responsabile della morte di Assalonne (tutti avevano udito l'ordine del re: 18,5). Poiché Davide continua a ripetere: «Fossi morto io invece di te!» Ioab, con la freddezza che lo caratterizza (cfr. 3,26-27; 11,18-21; 14,1-3; 18,9-15; 20,8-13), lo rimprovera aspramente e lo pone dinanzi alle sue responsabilità: se non smette di piangere si alienerà la devozione di coloro che hanno rischiato tutto per difendere lui e la sua famiglia, e ciò sarebbe un guaio peggiore dell'aver perduto un figlio. Come era necessario uccidere Assalonne, così bisogna che Davide riprenda al più presto le sue funzioni. Alla fine la ragion di stato prevale sulla pietà paterna. D'altra parte non c'è nulla da fare: «Posso io farlo tornare? Io andrò da lui, ma lui non tornerà da me» (cfr. 12,23). La notizia: «il re si alzò e si sedette sulla porta» (cfr. 1Re 22,10; 2Cr 32,6) segnala la sua riassunzione dei poteri regali.

10-15. Davide ha recuperato il trono ma è ancora un re senza popolo e senza terra. La pericope precedente si è conclusa con la ripetizione della notizia già data in 18,17: «Tutto Israele era fuggito ciascuno alla sua tenda» (v. 9). Tutti hanno tradito il loro re e forse si vergognano, dopo quanto è accaduto, di riconoscersi nuovamente suoi sudditi. In tutte le tribù si discute della questione ma nessuno osa farsi avanti per primo, finché Davide interviene discretamente presso la propria tribù esortandola a prendere una decisione. La parentela che li unisce è più forte di ogni contrasto e per dimostrarlo compie un gesto di fiducia: come Assalonne aveva nominato Amasa capo dell'esercito al posto del cugino Ioab, Davide farà altrettanto, destituendo Ioab (i motivi non gli mancano di certo) e assumendo Amasa come generale supremo. La generosa offerta sortisce immediatamente l'effetto desiderato. Purtroppo Ioab non tollererà di essere un subalterno e presto si riprenderà il potere con la violenza (20,8-10.23).

16-24. Sulla via del ritorno Davide ritrova i personaggi che avevano segnato vari momenti della sua fuga: Simei, Ziba, Merib-Baal, Barzillai. Anche ora vi sono i veri amici e quelli che lo sono soltanto per interesse (Ziba) o per timore (Simei). Gli incontri hanno luogo presso il guado del Giordano di fronte a Galgala, dove la tribù di Giuda si è radunata per andare incontro al suo re. Presso il santuario di Galgala, luogo storico della prima Pasqua dopo l'esodo e della circoncisione del popolo (Gs 5,2-12), fu inaugurato, lett. «rinnovato» il regno di Saul (1Sam 11,14-15). In questo giorno anche il regno di Davide vie ne “rinnovato” e Davide vien riconosciuto come re (cfr. 1Sam 11,15). Per completare l'analogia tra i due episodi non manca neppure il contrasto fra coloro che vorrebbero punire gli oppositori (v. 22 e 1Sam 11,12) e la ferma benevolenza del sovrano (v. 23; cfr. 1Sam 11,13). In questa cornice solenne e carica di significati storici s'insinua fastidiosamente Ziba il profittatore (cfr. 16,1-4). Pur di strappare a Davide qualche altra concessione, non esita a precedere – lui, beniaminita – la delegazione di Giuda (v. 18). Neppure i mille uomini che Simei (cfr. 16,5-13) s'è portato appresso (v. 18) si danno da fare quanto «i suoi quindici figli e i suoi venti servi» (cfr. 9,10) per aiutare il re ad attraversare il fiume.

21. Tutti sono alla ricerca di una “primogenitura”. Simei si presenta non a titolo personale ma come «primo di tutta la casa di Giuseppe» (cui è collegata la tribù di Beniamino: Gs 14,1; 18,11). La folta delegazione che lo accompagna vuol significare la rinnovata devozione delle tribù del Nord al re Davide.

23. «Non so dunque che oggi divento re di Israele?»: la risposta di Davide ad Abisai (cfr. 16,9) ha tutto il sapore di una rivalsa sui «figli di Zeruia». Come in quell'occasione in cui dovette piegarsi alla loro determinazione (cfr. 3,39) essi tentano di ostacolare il Nord nel suo desiderio di riconciliazione con Giuda, ma Davide oggi può contare su un'autorità molto maggiore. Ciò che non poteva esigere, pur essendo già consacrato re, lo può ora che è «re di Israele».

24. «Tu non morirai»: Davide s'impegna con un giuramento, ma Salomone non è obbligato a rispettarlo. A lui, dunque, il compito di neutralizzare la maledizione di Simei (1Re 2,8-9.36-46; cfr. 21,3).

25-31. Appena toccata la riva israelita del Giordano ecco giungere il figlio di Gionata Merib-Baal sporco e lacero in segno di mestizia (cfr. 12,20; Dt 21,12-13), protestando di essere stato calunniato da Ziba (16,1-4). Mai avrebbe tradito il re che lo aveva accolto tra i suoi intimi! Non accusa Davide di aver sterminato i discendenti di Saul come affermava Simei (16,7-8; cfr. 21,1-14); anzi riconosce la sua magnanimità verso di loro nonostante avessero «meritato la morte» (cfr. 1Sam 20,1-21,1). Alla luce di tali considerazioni il re decide di rettificare almeno parzialmente la sua precedente delibera riguardo ai beni di Merib-Baal (16,4), ma questi rifiuta (vv. 30-31).

25. «nipote di Saul»: TM ha «figlio di Saul». Nella genealogia in linea diretta bēn, «figlio» può indicare anche i discendenti più o meno prossimi. In 9,7 Saul è chiamato «avo», lett. «padre», di Merib-Baal (cfr. Mt 1,1). «mani»: aggiunto con i LXX, lett. «non si era tagliate le unghie» (cfr. Dt 21,12).

28. «come un angelo di Dio»: cfr. 14,17

32-40. Commiato dal generoso Barzillai. Egli aveva messo a disposizione di Davide vivande e suppellettili (17,27-28), ed ora questi lo vorrebbe ricambiare offrendogli un posto alla sua mensa come aveva fatto con Merib-Baal (9,7). Barzillai declina l'invito facendo presente la sua vecchiaia: ormai incapace di gioire della vita di corte, sarebbe solo di peso. Gli affida invece il figlio Chimam, al quale Davide potrà fare quel che riterrà opportuno (lett. «fa' per lui quel che è bene ai tuoi occhi»). Il re gli risponde con squisita cortesia dichiarandosi pronto a sua volta ad esaudire i desideri dell'amico: «farò per lui quel che è bene ai tuoi occhi».

36. «distingere ciò che è buono da ciò che è cattivo»: non è il discernimento morale bensì quello de sensi. Vg traduce opportunamente: «distinguere il soave dall'amaro».

38. «presso la tomba di mio padre»: era una delle massime aspirazioni di un uomo. Morire significava riunirsi ai padri (Gn 25,8-10; 35,29; 47,30; Gdc 2,10; 2Sam 21,14; 1Re 2,10); «mio figlio»: aggiunta ad sensum (cfr. 1Re 2,7) col sostegno di pochi manoscritti greci. Discendenti di Barzillai sono citati nella lista dei reduci dall'esilio (Esd 2,61; Ne 7,63).

41-44. Passata l'emozione dei primi momenti la vecchia contesa fra le tribù si riaccende attorno alla persona del re. Israele si lamenta con Giuda per aver «portato via di nascosto», lett. «rubato», il re e la sua famiglia in occasione del passaggio del Giordano; Giuda si giustifica adducendo motivi di parentela con la famiglia reale. A loro volta le tribù del Nord rivendicano la preminenza basata su due argomenti: il numero delle tribù («Dieci parti mi spettano...») e – vergogna per Giuda! (cfr. 19,13) – la loro sollecitudine nell'invocare il ritorno del re. A questo punto scoppia il litigio e la tracotanza prevale (v. 44). Ancora una volta Davide tace (cfr. 13,21) senza rendersi conto che quest'alterco prelude a un nuovo scisma non meno doloroso del precedente.

44. «Non sono forse stato il primo a proporre»: lett. «non è stato forse affare mio il primo». La frase si può intendere in due modi: 1) Israele ha preceduto Giuda nell'iniziativa; 2) la «prima preoccupazione» in senso assoluto.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Davide fece ispezione tra la sua gente e costituì comandanti di migliaia e comandanti di centinaia su di loro. 2Davide dispose la gente: un terzo sotto il comando di Ioab, un terzo sotto il comando di Abisài, figlio di Seruià, fratello di Ioab, e un terzo sotto il comando di Ittài di Gat. Poi il re disse al popolo: “Voglio uscire anch'io con voi!”. 3Ma il popolo rispose: “Tu non devi uscire, perché se noi fossimo messi in fuga, non si farebbe alcun caso di noi; quand'anche perisse la metà di noi, non se ne farebbe alcun caso, ma tu conti per diecimila di noi. Quindi è meglio che tu sia per noi di aiuto dalla città”. 4Il re rispose loro: “Farò quello che vi sembra bene”. Il re si fermò al fianco della porta, mentre tutto l'esercito usciva a schiere di cento e di mille uomini. 5Il re ordinò a Ioab, ad Abisài e a Ittài: “Trattatemi con riguardo il giovane Assalonne!”. E tutto il popolo udì quanto il re ordinò a tutti i capi a proposito di Assalonne. 6L'esercito uscì in campo contro Israele e la battaglia ebbe luogo nella foresta di Èfraim. 7La gente d'Israele fu sconfitta in quel luogo dai servi di Davide; la strage fu grande in quel giorno: ventimila uomini. 8La battaglia si estese per tutta la regione e la foresta divorò in quel giorno molta più gente di quanta non ne avesse divorata la spada. 9Ora Assalonne s'imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. 10Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: “Ho visto Assalonne appeso a una quercia”. 11Ioab rispose all'uomo che gli portava la notizia: “Dunque, l'hai visto? E perché non l'hai steso al suolo tu, sul posto? Io t'avrei dato dieci sicli d'argento e una cintura”. 12Ma quell'uomo disse a Ioab: “Quand'anche mi fossero messi in mano mille sicli d'argento, io non stenderei la mano sul figlio del re, perché con i nostri orecchi abbiamo udito l'ordine che il re ha dato a te, ad Abisài e a Ittài: “Proteggetemi il giovane Assalonne!”. 13Ma se io avessi agito con perfidia di mia testa, poiché nulla rimane nascosto al re, tu avresti preso le distanze”. 14Allora Ioab disse: “Io non voglio perdere così il tempo con te”. Prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. 15Poi dieci giovani scudieri di Ioab circondarono Assalonne, lo colpirono e lo finirono. 16Allora Ioab suonò il corno e il popolo cessò di inseguire Israele, perché Ioab aveva trattenuto il popolo. 17Quindi presero Assalonne, lo gettarono in una grande buca nella foresta ed elevarono sopra di lui un grande mucchio di pietre. Tutto Israele era fuggito, ciascuno nella sua tenda. 18Ora Assalonne, mentre era in vita, si era eretta la stele che è nella valle del Re, perché diceva: “Io non ho un figlio per conservare il ricordo del mio nome”. Chiamò quella stele con il suo nome e la si chiamò monumento di Assalonne fino ad oggi. 19Achimàas, figlio di Sadoc, disse a Ioab: “Correrò a portare al re la bella notizia che il Signore lo ha liberato dai suoi nemici”. 20Ioab gli disse: “Tu non sarai oggi l'uomo della bella notizia, la darai un altro giorno; non darai oggi la bella notizia, perché il figlio del re è morto”. 21Poi Ioab disse all'Etiope: “Va' e riferisci al re quello che hai visto”. L'Etiope si prostrò a Ioab e corse via. 22Achimàas, figlio di Sadoc, disse di nuovo a Ioab: “Comunque sia, voglio correre anch'io dietro all'Etiope”. Ioab gli disse: “Ma perché correre, figlio mio? La bella notizia non ti porterà nulla di buono”. 23E l'altro: “Comunque sia, voglio correre”. Ioab gli disse: “Corri!”. Allora Achimàas prese la corsa per la strada della valle e oltrepassò l'Etiope. 24Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. 25La sentinella gridò e l'annunciò al re. Il re disse: “Se è solo, ha in bocca una bella notizia”. Quegli andava avvicinandosi sempre più. 26La sentinella vide un altro uomo che correva e gridò al guardiano: “Ecco un altro uomo correre tutto solo!”. E il re: “Anche questo ha una bella notizia”. 27La sentinella disse: “Il modo di correre del primo mi pare quello di Achimàas, figlio di Sadoc”. E il re disse: “È un uomo buono: viene certo per una lieta notizia!“. 28Achimàas gridò al re: “Pace!”. Poi si prostrò al re con la faccia a terra e disse: “Benedetto sia il Signore, tuo Dio, che ha fermato gli uomini che avevano alzato le mani contro il re, mio signore!”. 29Il re disse: “Il giovane Assalonne sta bene?”. Achimaàs rispose: “Quando Ioab mandava il servo del re e me tuo servo, io vidi un gran tumulto, ma non so che cosa fosse”. 30Il re gli disse: “Mettiti là, da parte”. Quegli si mise da parte e aspettò. 31Ed ecco arrivare l'Etiope che disse: “Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te”. 32Il re disse all'Etiope: “Il giovane Assalonne sta bene?”. L'Etiope rispose: “Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!”.

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Approfondimenti

18,1-19,9. Il giorno della battaglia in cui Assalonne viene sconfitto e ucciso è scandito da quattro momenti di intensità drammatica crescente: * 1) 18,1-8: la battaglia; * 2) 18,9-18: l'uccisione di Assalonne; * 3) 18,19-32: la notizia viene portata a Davide; * 4) 19,1-9: la disperazione di Davide.

Il protagonista di tutt'e quattro le scene è senza dubbio Assalonne. È vero che è un protagonista “passivo” in quanto non dice né fa nulla se non «imbattersi nei servi di Davide» (18,9), ma ciò non impedisce che tutto ruoti attorno a lui. L'atmosfera è dominata da un senso d'ineluttabilità; l'ansia di Davide per la sorte del figlio ribelle contrasta violentemente col freddo realismo politico di Ioab. Da questo confronto Davide esce sconfitto (19,6-9) ma non diminuito nella sua umanità. Persino il giudizio sui peggiori sentimenti di Assalonne (alterigia, cinismo, doppiezza, cattiveria) si stempera nella pietà per il giovane principe destinato a concludere le sue imprese “appeso a un terebinto”. La sua misera fine vien sottolineata dalla menzione di un monumento che egli si era fatto costruire per «conservare il ricordo del suo nome» (18,18).

1-8. Quasi tutta la scena è occupata dagli antefatti alla battaglia vera e propria. Il cuore di Davide s'è ormai volto del tutto verso Assalonne (cfr. 14,1) nonostante la gravità dei suoi crimini (Achitofel ha errato, almeno su questo punto: 16,21?). Nonostante l'età chiede dunque di unirsi ai combattenti, ma viene da essi dissuaso. Davide deve tutto a questi uomini coraggiosi e non osa contraddirli, pur sapendo che così la vita di Assalonne correrà pericoli maggiori. Particolare rilievo assume la raccomandazione ai comandanti di «trattare con riguardo il giovane Assalonne» (v. 5). L'autore ha cura di notare che l'ordine viene udito da tutti: se Assalonne morirà, non sarà per inavvertenza o ignoranza (cfr. v. 12; 19,4). La battaglia ha luogo nella non meglio identificata «foresta di Efraim» non lungi da Macanaim, forse verso la valle del Giordano (cfr. 19,32-33). Le difficili condizioni del terreno favoriscono i più esperti soldati di Davide. Alla fine della giornata essi contano tra le file avversarie ventimila morti, dovuti sia alla spada che alle asperità naturali del luogo.

1. «capi di migliaia e capi di centinaia»: è la ripartizione degli eserciti del tempo (cfr. 1Sam 8,12; 29,2).

2. «Divise la gente in tre corpi»: cfr. 1Sam 11,11. Ittai s'è guadagnato il comando grazie alla fedeltà dimostrata in 15,18-22

9-18. Assalonne braccato dai soldati di Davide fugge a dorso di mulo (cfr. 13,29), ma non riesce ad andare molto lontano; anche lui, si può dire, vien «divorato dalla foresta» (v. 8) in quanto rimane impigliato tra i rami di un terebinto con la sovrabbondante capigliatura di cui si disse in 14,26. A differenza di colui che gli porta la notizia, Ioab non si fa scrupoli a «stendere la mano sul figlio del re» nonostante l'ordine ricevuto (v. 12). Il soldato semplice è degno del suo signore (cfr. 1Sam 24,7; 26,9) mentre il generale ragiona da politico: morto Assalonne, la rivolta si spegnerà da sola (v. 16). La notizia sulla “stele di Assalonne” (v. 18) desta particolare interesse. Probabilmente è stata collocata proprio qui e non altrove a causa di un'associazione spontanea con il “monumento” eretto su di lui in segno di disprezzo (v. 17). Assalonne si era edificato una stele nella «Valle del re» per perpetuare «il ricordo del suo nome» in mancanza di figli (cfr. 14,27); invece gli tocca un'anonima sepoltura in terra straniera, «in una grande fossa nella foresta». È la terribile ricompensa del malvagio: «il suo ricordo sparirà dalla terra... Lo getteranno dalla luce nel buio... Non famiglia, non discendenza avrà nel suo popolo» (Gb 18,17-19; cfr. Sal 37,28). La stele sopravvissuta al suo committente è un penoso ricordo dell'accaduto nonché un monito ai superbi di ogni tempo.

11. «Io non avrei mancato di darti»: è un modo discreto per far sapere al soldato che è ancora in tempo per guadagnarsi la ricompensa.

13. «nulla rimane nascosto al re»: cfr. 14,19-20. «tu stesso saresti sorto contro di me»: la malvagità di Ioab è ben nota, e tutti hanno ragione di diffidare di lui. Il soldato non osa dirglielo apertamente, ma glielo fa capire: «Se io avessi commesso di mia testa una perfidia...».

17. «Tutto Israele era fuggito ciascuno nella sua tenda»: la triste ripetizione di questo ritornello in 19,9 incornicia gli eventi succedutisi dopo la fine della battaglia. La tragedia sta nel fatto che «Israele» (cfr. anche v. 16) non è solo la lega della dieci tribù del Nord come in 2,28, bensì «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea» (17,11): è l'intero popolo di Dio che ribellatosi “all'Unto del Signore” ha subito una dura sconfitta.

18. «Valle del re»: dovrebbe trovarsi presso Gerusalemme (Gn 14,17). Ancor oggi nella valle del Cedron esiste un'antica tomba ellenistica, chiamata “Tomba di Assalonne”, che evidentemente non ha nulla a che fare con la “stele di Assalonne” qui nominata.

19-32. Al momento di portare a Davide la notizia della cessazione delle ostilità si fa avanti il figlio del sacerdote Zadok (cfr. 15,27.36; 17,17). Ioab lo dissuade perché «il figlio del re è morto»: una notizia così tragica (si noti il cinismo di Ioab, unico responsabile dell'assassinio) non è adatta a un giovane levita come lui, andrà piuttosto uno schiavo straniero (v. 21). Achimaaz insiste finché Ioab gli permette di seguire il messaggero Etiope già partito alla volta di Macanaim. Ma Achimaaz è anche scaltro: giunto per primo in città annuncia la sconfitta nemica ma risponde evasivamente all'ansiosa domanda di Davide circa la sorte di Assalonne. Ha visto un «gran tumulto» (cfr. v. 17) ma non sa nulla di più. Al sopraggiungere dell'Etiope Davide ripete la domanda su Assalonne e quello – che non ha certo la sensibilità di un Israelita (cfr. 1Sam 22,18) – ne annuncia la morte (v. 32) con un'imprecazione che non lascia dubbi sull'accaduto. L'intero episodio è imperniato sulla radice verbale bśr, che ricorre almeno nove volte. Il sostantivo bᵉśōrâ significa «buona notizia» (gr. eu-aggelion) e il verbo biśśar vuol dire «dare una buona notizia». Questi termini acquistano diversi significati a seconda delle circostanze. Vediamo dunque che Achimaaz vuol rallegrare il re con la «notizia» della vittoria (v. 19) ma Ioab lo sconsiglia: oggi non sarebbe «l'uomo della buona notizia» perché la “buona notizia” è allo stesso tempo una “cattiva notizia” a causa della morte di Assalonne (v. 20). Nel v. 22 Ioab parla ancora di «buona notizia» ma nel senso più generico di «annuncio». Scorgendo da lontano i due corridori Davide pregusta una «buona notizia», che riguarda naturalmente sia la vittoria che la salvezza di Assalonne (vv. 25-27). La massima tensione fra i significati positivo e negativo di bśr si verifica nel v. 31, dove l'Etiope afferma di portare «buone notizie per il re». Per lui sono tali sia il ristabilimento della giustizia contro i nemici (inclusione col v. 19) sia la morte del traditore. Ma quest'ultima «buona notizia» – come aveva pronosticato Ioab (v. 20) – annienta d'un colpo tutte le speranze del re. Mai gli era stata portata una bᵉśōrâ peggiore!

19. «a Ioab»: aggiunta ad sensum di BC. Manca in TM e nelle versioni.

23. «strada della valle»: lett. «via del kikkār». kikkār significa «forma rotonda» (cfr. 1Sam 2,36 e 10,3: «forma di pane»; 2Sam 12,30: “talento d'oro”), ma indica pure la parte meridionale della valle del Giordano, forse per i suoi contorni tondeggianti (Gn 13,10; 19,17.25; Dt 34,3). Era una via più lunga di quella scelta dall'Etiope, ma comoda e veloce.

25. «Se è solo»: in caso di sconfitta si scorgerebbero gruppi di sbandati in cerca di scampo.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Achitòfel disse ad Assalonne: “Sceglierò dodicimila uomini: mi metterò a inseguire Davide questa notte, 2gli piomberò addosso mentre egli è stanco e ha le braccia fiacche, lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; io colpirò solo il re 3e ricondurrò a te tutto il popolo, come ritorna la sposa al suo uomo. La vita di un solo uomo tu cerchi: la gente rimarrà tranquilla”. 4Questo parlare piacque ad Assalonne e a tutti gli anziani d'Israele. 5Ma Assalonne disse: “Chiamate anche Cusài, l'Archita, e sentiamo ciò che ha in bocca anche lui”. 6Quando Cusài fu giunto da Assalonne, questi gli disse: “Achitòfel ha parlato così e così: dobbiamo fare come ha detto lui? Se no, parla tu!“. 7Cusài rispose ad Assalonne: “Questa volta il consiglio dato da Achitòfel non è buono”. 8Cusài continuò: “Tu conosci tuo padre e i suoi uomini: sai che sono dei prodi e che hanno l'animo esasperato, come un'orsa privata dei figli nella campagna; poi tuo padre è un guerriero e non passerà la notte con il popolo. 9A quest'ora egli è nascosto in qualche buca o in qualche altro luogo; se fin da principio cadranno alcuni dei tuoi, si verrà a sapere e si dirà: “C'è stata una strage tra la gente che segue Assalonne”. 10Allora il più valoroso, anche se avesse un cuore di leone, si avvilirà, perché tutto Israele sa che tuo padre è un prode e che i suoi uomini sono valorosi. 11Perciò io consiglio che tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, si raduni presso di te, numeroso come la sabbia che è sulla riva del mare, e che tu in persona vada alla battaglia. 12Così lo raggiungeremo in qualunque luogo si troverà e piomberemo su di lui come la rugiada cade sul suolo; di tutti i suoi uomini non ne resterà uno solo. 13Se poi si ritira in qualche città, tutto Israele porterà corde a quella città e noi la trascineremo nella valle, in modo che non se ne trovi più nemmeno una pietruzza”. 14Assalonne e tutti gli Israeliti dissero: “Il consiglio di Cusài, l'Archita, è migliore di quello di Achitòfel”. Il Signore aveva stabilito di render nullo il buon consiglio di Achitòfel per far cadere la rovina su Assalonne. 15Allora Cusài disse ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr: “Achitòfel ha consigliato Assalonne e gli anziani d'Israele così e così, ma io ho consigliato diversamente. 16Ora dunque mandate in fretta a informare Davide e ditegli: “Non passare la notte presso i guadi del deserto, ma passa subito dall'altra parte, perché non sia finita per il re e la gente che è con lui”“. 17Ora Giònata e Achimàas stavano presso la fonte di Roghel e una schiava andò a portare loro le notizie che essi dovevano andare a riferire al re Davide, perché non potevano farsi vedere entrare in città. 18Ma un giovane li vide e informò Assalonne. I due partirono di corsa e giunsero a Bacurìm, a casa di un uomo che aveva nel cortile una cisterna. Essi vi si calarono 19e la donna di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna e sparse del grano su di essa, così che non ci si accorgeva di nulla. 20I servi di Assalonne vennero in casa della donna e chiesero: “Dove sono Achimàas e Giònata?”. La donna rispose loro: “Hanno oltrepassato il serbatoio dell'acqua”. Quelli si misero a cercarli, ma non riuscendo a trovarli, tornarono a Gerusalemme. 21Quando costoro se ne furono partiti, i due uscirono dalla cisterna e andarono a informare il re Davide. Gli dissero: “Muovetevi e passate in fretta l'acqua, perché così ha consigliato Achitòfel a vostro danno”. 22Allora Davide si levò con tutta la sua gente e passò il Giordano. Allo spuntare del giorno, neppure uno era rimasto che non avesse passato il Giordano. 23Achitòfel, vedendo che il suo consiglio non era stato seguito, sellò l'asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine gli affari della casa e s'impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.

Scontro tra gli eserciti e rovina di Assalonne (17,24-19,9a) 24Davide era giunto a Macanàim, quando Assalonne passò il Giordano con tutti gli Israeliti. 25Assalonne aveva posto a capo dell'esercito Amasà invece di Ioab. Amasà era figlio di un uomo chiamato Itra l'Israelita, il quale si era unito ad Abigàl, figlia di Nacas e sorella di Seruià, madre di Ioab. 26Israele e Assalonne si accamparono nel territorio di Gàlaad. 27Quando Davide fu giunto a Macanàim, Sobì, figlio di Nacas, da Rabbà degli Ammoniti, e Machir, figlio di Ammièl, da Lodebàr, e Barzillài il Galaadita, da Roghelìm, 28portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, 29miele, panna e pecore e formaggio di mucca, per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: “Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto”.

__________________________ Note

17,17 presso la fonte di Roghel: “fonte dei folloni”, corrisponde all’attuale Bir Ayub, “pozzo di Giobbe”, località situata nel punto in cui la valle della Geenna si congiunge con la valle del Cedron. In questo stesso luogo Adonia radunerà i suoi sostenitori per l’intronizzazione regale (1Re 1,9), interrotta però dalla consacrazione di Salomone (1Re 1,41-49).

17,24 Macanàim: vedi nota a 2,8.

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Approfondimenti

1-16. Il c. 16 si è chiuso con un'affermazione di principio: «un consiglio dato da Achitofel era come una parola data da Dio» (v. 23), il presente capitolo ne mostra un caso concreto. Achitofel propone (vv. 1-3) d'inseguire Davide prima che abbia tempo di riprendere forza; una volta ucciso lui, la resistenza dei suoi si dissolverà. Anzi, egli si offre di sostituire Assalonne nella guida della spedizione (non sarebbe prudente permettergli di entrare in contatto col padre, il quale sarebbe capace di riconciliarsi con lui in extremis; cfr. 1Sam 29,4!). Assalonne e gli anziani sono soddisfatti del consiglio ma vogliono sentire anche l'opinione di Cusai. Questi contrappone allo stringato intervento di Achitofel un fiume di parole e immagini iperboliche che conquistano l'entusiasmo degli astanti. Dapprima liquida magistralmente il collega: non nega l'infallibilità di Achitofel in altri casi, ma «questa volta» ha sbagliato... (v. 7). Si può immaginare lo sconcerto suscitato da un'affermazione così categorica (cfr. 16,23: «tutti i consigli»!). Ma Cusai incalza proponendo la sua soluzione: è necessario radunare «tutto Israele, da Dan fino a Bersabea»; solo così la vittoria sarà sicura (e Davide avrà il tempo per mettersi in salvo). Però, mentre Achitofel voleva sostituire Assalonne, Cusai ritiene assolutamente indispensabile che egli «vada in persona alla battaglia» (v. 11). Assalonne è troppo solleticato nell'orgoglio per resistere all'allettante proposta, ma non si accorge che, in questo modo, Cusai lo trascina alla rovina come una città sgretolata dalle fondamenta (v. 13), simbolo tragico del destino che lo aspetta (18, 17). Così il Signore ha esaudito la preghiera di Davide (15,31) disponendo che il «saggio consiglio» di Achitofel fosse respinto (v. 14). Assalonne è stato lo strumento divino per punire i peccati del padre (12,11-12) ma le sue iniquità (fratricidio, ribellione, incesto, parricidio premeditato) gli attireranno addosso la sciagura (come l'Assiria in Is 10,5-19). Nonostante il successo ottenuto, Cusai fa avvertire prudentemente Davide di rifugiarsi oltre il Giordano, onde evitare sorprese nel caso che Assalonne cambiasse improvvisamente idea.

8. «come un'orsa»: la stessa metafora si trova in Os 13,8; Prv 17,12.

11. «che tu vada in persona alla battaglia»: lett. «che essi procedano in battaglia al tuo cospetto».

17-23. Secondo gli accordi presi con Davide e Cusai (15,35-36), i figli dei sacerdoti Zadok ed Ebiatar stanno all'erta nei pressi di Gerusalemme. Se partissero all'improvviso dalla città desterebbero sospetti, perciò restano in attesa di notizie alla fonte di En-Roghel («fonte del lavandaio»: Gs 18,16; 1Re 1,9) alla confluenza delle valli di Innom e del Cedron (oggi Bir Aj-jub: «pozzo di Giobbe» o «di Ioab»?). Confondendosi tra le numerose lavandaie, una serva dei sacerdoti li informerà senza dar troppo nell'occhio. Nonostante il testo un po' disordinato supponiamo che la donna abbia portato a compimento l'incarico affidatole, anche se non è passata inosservata. I due informatori trovano rifugio a Bacurim, proprio il villaggio di Simei (16,5). Con la complicità di una donna del posto si calano nella cisterna domestica (cfr. 2Re 18,31; 2Cr 26,10; Qo 2,6) forse priva d'acqua (cfr. Gn 37,24), e vi rimangono celati finché gli inseguitori si allontanano. Quattro anni prima una «donna saggia» perorò il ritorno di Assalonne a Gerusalemme (14,1-20); una massaia non meno astuta oggi lo inganna, compromettendo il successo del colpo di stato così meticolosamente architettato (15,1-11). Sfuggito al pericolo prossimo di un attacco ai guadi del Giordano, Davide avrà la possibilità di riorganizzare il proprio esercito (18,1).

23. Achitofel s'impicca non per orgoglio bensì per disperazione. Capisce che la disfatta incombe su Assalonne e lui stesso ne sarebbe travolto. Dopo aver indotto Assalonne a violare l'harem regale (16,20-22) non può certo sperare nel perdono di Davide. Achitofel, come Giuda Iscariota, è un amico che tradisce e non crede alla possibilità di una misericordia più grande del proprio peccato. Il rimorso non riesce a tramutarsi in pentimento (come invece accade a Pietro: Lc 22,61-62; Gv 21,15-17) e non trova altra soluzione che la morte (cfr. Mt 27,3-5). Per il giudizio morale sul suicidio, cfr. 1Sam 31,4-5.

24-29. Quando Assalonne guada il Giordano col suo esercito sono passate almeno alcune settimane dagli eventi precedenti. Infatti ha dovuto radunare i combattenti «da Dan fino a Bersabea» secondo il consiglio di Cusai (17,11). Ma anche Davide è riuscito a mettere insieme un esercito consistente (cfr. 18,1), certo con l'aiuto degli amici che hanno ospitato e sfamato lui e il suo seguito (vv. 27-29). In verità, non tutto è chiaro in queste “amicizie”: Sobi è fratello di Canun re degli Ammoniti (cfr. 10,1-5) messo sul trono da Davide dopo la conquista di Rabba (12,26-31) e dunque tributario d'Israele; come mai non approfitta dell'occasione per riacquistare l'indipendenza? Machir è legato a Davide dalla comune assistenza al figlio di Gionata Merib-Baal (9,4-5). Simpatizza senz'altro per i saulidi: perché Davide accetta la sua assistenza in un momento critico dei rapporti con Merib-Baal (16,3-4) e mentre tutta la tribù di Beniamino è in fermento (16,5-13)? Sono interrogativi legittimi ma si è già visto che, in questi giorni, può accadere di tutto...

25. «Amasa»: cugino di Ioab per parte di madre; quindi sono entrambi cugini di Assalonne e nipoti di Davide. Israele è trascinato in una guerra familiare vera e propria. «Itra l'Ismaelita»: con 1Cr 2,17. TM e LXX hanno l'assurdo «Itra l'Israelita»; Vg legge: «di Izreel». «figlia di Iesse»: con 1Cr 2,13.16. TM, LXX e Vg hanno «figlia di Nacas».

27. «Barzillai»: non sono noti i precedenti dell'amicizia di Davide con quest'uomo facoltoso di Roghelim (località galaadita sconosciuta). Cfr. 19,32-40.

28. «portarono»: aggiunto con LXX e Vg, così come la parola «tappeti». TM omette.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Davide aveva appena superato la cima del monte, quand'ecco Siba, servo di Merib-Baal, gli si fece incontro con un paio di asini sellati e carichi di duecento pani, cento grappoli di uva passa, cento frutti d'estate e un otre di vino. 2Il re disse a Siba: “Che vuoi fare di queste cose?”. Siba rispose: “Gli asini serviranno da cavalcatura alla famiglia del re, i pani e i frutti d'estate sono per sfamare i giovani, il vino per dissetare quelli che saranno stanchi nel deserto”. 3Il re disse: “Dov'è il figlio del tuo signore?”. Siba rispose al re: “Ecco, è rimasto a Gerusalemme perché ha detto: “Oggi la casa di Israele mi restituirà il regno di mio padre”“. 4Il re disse a Siba: “Quanto appartiene a Merib-Baal è tuo”. Siba rispose: “Mi prostro! Possa io trovar grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore!”. 5Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando 6e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. 7Così diceva Simei, maledicendo Davide: “Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! 8Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario”. 9Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!”. 10Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”“. 11Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. 12Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. 13Davide e la sua gente continuarono il cammino e Simei camminava sul fianco del monte, parallelamente a Davide, e cammin facendo malediceva, gli tirava sassi e gli lanciava polvere. 14Il re e tutta la gente che era con lui arrivarono stanchi presso il Giordano, dove ripresero fiato.

Scontro tra i consiglieri di Assalonne (16,15-17,23) 15Intanto Assalonne con tutti gli Israeliti era entrato in Gerusalemme e Achitòfel era con lui. 16Quando Cusài l'Archita, l'amico di Davide, fu giunto presso Assalonne, gli disse: “Viva il re! Viva il re!”. 17Assalonne disse a Cusài: “Questa è la fedeltà che hai per il tuo amico? Perché non sei andato con il tuo amico?”. 18Cusài rispose ad Assalonne: “No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto, e con lui rimarrò. 19E poi di chi sarò servo? Non lo sarò forse di suo figlio? Come ho servito tuo padre, così servirò te”. 20Allora Assalonne disse ad Achitòfel: “Consultatevi su quello che dobbiamo fare”. 21Achitòfel rispose ad Assalonne: “Entra dalle concubine che tuo padre ha lasciato a custodia della casa; tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre e sarà rafforzato il coraggio di tutti i tuoi”. 22Fu dunque tesa una tenda sulla terrazza per Assalonne e Assalonne entrò dalle concubine del padre, alla vista di tutto Israele. 23In quei giorni un consiglio dato da Achitòfel era come se si fosse consultata la parola di Dio. Così era di tutti i consigli di Achitòfel, tanto per Davide che per Assalonne.

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Approfondimenti

1-4. È il primo di due incontri con membri della casa di Saul (il secondo è descritto nei vv. 5-14). Ziba è il servo di Saul che Davide aveva destinato al sostentamento del figlio di Gionata, lo storpio Merib-Baal (9,1-13). Il corteo di fuggitivi è ormai incamminato sulla via orientale che porta a Gerico (cfr. Lc 10,30) quand'ecco farsi incontro a loro Ziba con due asini carichi di provviste. Non si capisce bene se Ziba ha approntato tutto appena saputa la notizia della rivolta (cfr. 15,10) oppure si trovasse già in viaggio alla volta di Gerusalemme per altre ragioni (magari per consegnare al suo padrone le provviste pattuite: 9,10). Comunque sia, approfitta subito dell'occasione per affrancarsi dalla scomoda servitù, accusando Merib-Baal di connivenza con Assalonne. Davide non può certo controllare la veridicità delle sue parole; decide perciò di assegnare a lui tutti i beni appartenenti a Merib-Baal. La questione sarà ridiscussa durante il ritorno di Davide a Gerusalemme quando il figlio di Gionata negherà ogni cosa e accuserà Ziba di averlo calunniato (19,25-32).

5-14. L'incontro con Simei alle porte di Bacurim (cfr. 3,16) non è solo sintomatico del rancore conservato dalla tribù di Beniamino verso colui ch'essa continua a considerare un usurpatore, ma è altresì un incontro profetico che viene a ravvivare in Davide la memoria della “pedagogia” divina nei suoi riguardi. Simei inveisce contro il re spodestato dal suo stesso figlio a causa – dice lui – del «sangue della casa di Saul» (v. 8), ma Davide intuisce il vero motivo dell'anatema: «Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore» (vv. 10-11). Come non si era ribellato alla morte del figlio (12,22) e all'abbandono forzato di Gerusalemme (15,25-26), così Davide accetta docilmente la maledizione di Simei come un castigo: «tu non sdegnare la correzione dell'Onnipotente, perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana» (Gb 5,17-18; cfr. Dt 32,39; Os 6,1).

7. «sanguinario, scellerato»: non è detto che Simei stia pensando all'episodio di 21,1-9. Le uccisioni di Abner (3,22-27) e Is-Baal (4,1-7) possono ben giustificare la fama (ingiusta) di «sanguinario». In realtà, l'ignaro profeta allude al sangue di Uria l'Hittita (11,14-17); quel sangue versato iniquamente è la vera origine della tremenda serie di disgrazie che sta squassando la famiglia di Davide. L'episodio avrà un seguito in 19,17-24.

9. «Abisai figlio di Zeruia»: già una volta Davide dovette frenare l'impetuoso fratello di Ioab e Asael (cfr. 2,18) dall'alzare la mano su Saul (1Sam 26,6-11); «cane morto»: cfr. 1Sam 17,43.

10. «Che ho io in comune con voi»; lett. «Che cosa a me e [che cosa] a voi». È un'espressione per indicare l'esclusione di qualsiasi comunanza tra due soggetti oppure il rifiuto di uno ad accondiscendere alla proposta dell'altro (cfr. 19,23; Gdc 11,12; 1Re 17,18; 2Re 3,13; 2Cr 35,21; Mt 8,29; Mc 1,24; 5,7; Lc 4,34; Gv 2,4).

11. «Quanto più ora questo Beniaminita!»: se il figlio medesimo del re non ha esitato a rivoltarsi, non c'è da stupire se un membro della tribù di Saul, anzi della sua stessa «famiglia» (v. 5; cfr. Gn 46,21; Nm 26,38.41; 1Cr 8,1-5), può «cercare la vita» di Davide imprecando contro di lui.

14. «presso il Giordano»: aggiunta con i LXX (recensione Lucianica) in base a 17,16.21-22.

15-19. La narrazione retrocede di qualche ora, al momento in cui Assalonne sta entrando trionfalmente in Gerusalemme con Achitofel e gli altri rivoltosi. L'aggancio della brevissima notizia di 15,37 con 16,15 evidenzia un mirabile contrappunto fra le scene dedicate alla fuga di Davide (15,13-36; 16,1-14; 17,17-28) e quelle che narrano le vicende di Assalonne (16,15-17,16). L'«amico di Davide» entra rumorosamente alla presenza di Assalonne simulando un servile ossequio al nuovo sovrano. Questi ironizza sulla sua scelta di abbandonare l'«amico» (nella sua bocca il termine acquista un colore dispregiativo), ma Cusai non si scompone: «No, io sarò per colui che il Signore e questo popolo e tutti gli Israeliti hanno scelto e con lui rimarrò» (v. 18). Queste parole legittimano Assalonne solo apparentemente: chi più di Davide è stato scelto dal Signore (1Sam 16,10-13; 2Sam 7,8-9; 12,7-8) e da tutto Israele (5,1-5)? Assalonne invece è andato a Ebron di sua volontà e si è autonominato re (15,7-12). Tutto ciò suggerisce un'interessante riflessione sulla dialettica tra “verità” e “falsità” (oppure tra “realtà” e “finzione”) che si viene a creare tra i due personaggi:

  • Cusai: falso tradimento / vera fedeltà all'eletto;
  • Assalonne: vero tradimento / falsa elezione (= usurpazione).

20-23. Pur trattandosi di un'oggettiva infamia, Achitofel dà un consiglio “giusto”: la presa di possesso dell'harem paterno (cfr. 1Sam 25,43-44) confermerà al popolo l'irrevocabilità della via intrapresa (Davide non potrà mai perdonare un simile affronto, cfr. Gn 49,4). Ma Achitofel (come Saul in 1Sam 22,6-19 e Simei nei vv. 10-11) ignora che le sue parole stanno realizzando un'altra e ben più decisiva parola: «prenderò le tue mogli... io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole» (12,11-12). La tenda nuziale (cfr. Sal 19,6) vien tesa «alla vista di tutto Israele» sul medesimo terrazzo da cui, «un tardo pomeriggio», Davide aveva scorto Betsabea e l'aveva desiderata in segreto (11,2).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Rivolta di Assalonne 1Ma dopo questo, Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui. 2Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della via di accesso alla porta della città. Quando qualcuno aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli diceva: “Di quale città sei?”. L'altro gli rispondeva: “Il tuo servo è di tale e tale tribù d'Israele”. 3Allora Assalonne gli diceva: “Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma nessuno ti ascolta per conto del re”. 4Assalonne aggiungeva: “Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia”. 5Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava. 6Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il giudizio; in questo modo Assalonne si accattivò il cuore degli Israeliti. 7Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re: «Vorrei andare a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al Signore. 8Perché durante la sua dimora a Ghesur, in Aram, il tuo servo ha fatto questo voto: “Se il Signore mi riconduce a Gerusalemme, io servirò il Signore!“». 9Il re gli disse: “Va' in pace!”. Egli si alzò e andò a Ebron. 10Allora Assalonne mandò corrieri per tutte le tribù d'Israele a dire: «Quando sentirete il suono del corno, allora direte: “Assalonne è divenuto re a Ebron”». 11Con Assalonne erano partiti da Gerusalemme duecento uomini, i quali, invitati, partirono con semplicità, senza saper nulla. 12Assalonne convocò Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo all'offerta dei sacrifici. La congiura divenne potente e il popolo andava aumentando intorno ad Assalonne.

Fuga di Davide da Gerusalemme (15,13-16,14) 13Arrivò un informatore da Davide e disse: “Il cuore degli Israeliti è con Assalonne”. 14Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: “Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada”. 15I servi del re gli dissero: “Tutto come preferirà il re, mio signore; ecco, noi siamo i tuoi servi”. 16Il re, dunque, uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci concubine a custodire la reggia. 17Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono all'ultima casa. 18Tutti i servi del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei e tutti i Peletei e tutti quelli di Gat, seicento uomini venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re. 19Allora il re disse a Ittài di Gat: “Perché vuoi venire anche tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei uno straniero e per di più un esule dalla tua patria. 20Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei vagare con noi, mentre io stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te i tuoi fratelli. Fedeltà e lealtà!“. 21Ma Ittài rispose al re: “Per la vita del Signore e la tua, o re, mio signore, in qualunque luogo sarà il re, mio signore, per morire o per vivere, là sarà anche il tuo servo”. 22Allora Davide disse a Ittài: “Su, passa!”. Ittài di Gat passò con tutti gli uomini e con tutte le donne e i bambini che erano con lui. 23Tutta la terra piangeva con alte grida. Tutto il popolo passava, anche il re attendeva di passare il torrente Cedron, e tutto il popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto. 24Ecco venire anche Sadoc con tutti i leviti, i quali portavano l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio – anche Ebiatàr era venuto – finché tutto il popolo non finì di venire via dalla città. 25Il re disse a Sadoc: “Riporta in città l'arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà rivedere, essa e la sua sede. 26Ma se dice: “Non ti gradisco!”, eccomi: faccia di me quello che sarà bene davanti a lui”. 27Il re aggiunse al sacerdote Sadoc: “Vedi: torna in pace in città, e Achimàas, tuo figlio, e Giònata, figlio di Ebiatàr, i vostri due figli, siano con voi. 28Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia portata qualche notizia da parte vostra”. 29Così Sadoc ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e là rimasero. 30Davide saliva l'erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva. 31Fu intanto portata a Davide la notizia: “Achitòfel è con Assalonne tra i congiurati”. Davide disse: “Rendi stolti i consigli di Achitòfel, Signore!”. 32Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove ci si prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusài, l'Archita, con la tunica stracciata e il capo coperto di polvere. 33Davide gli disse: “Se tu passi con me, mi sarai di peso; 34ma se torni in città e dici ad Assalonne: “Io sarò tuo servo, o re; come sono stato servo di tuo padre prima, così sarò ora tuo servo”, tu mi renderai nulli i consigli di Achitòfel. 35E non avrai forse là con te i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr? Quanto sentirai dire nella reggia, lo riferirai ai sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr. 36Ecco, essi hanno con loro i due figli, Achimàas, figlio di Sadoc, e Giònata, figlio di Ebiatàr; per mezzo di loro mi manderete a dire quanto avrete sentito”. 37Cusài, amico di Davide, arrivò in città quando Assalonne entrava in Gerusalemme.

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Approfondimenti

1-6. Purtroppo Davide dovrà pentirsi della nuova debolezza nei riguardi del figlio. Le parole del Sal 109 sembrano fatte apposta per descrivere le conseguenze del suo gesto benevolo: «In cambio del mio amore mi muovono accuse... Mi rendono male per bene e odio in cambio di amore» (vv. 4-5). Assalonne si è prostrato umilmente dinanzi al padre (14,33) ma nel suo cuore ha già deciso di scalzarlo dal trono (non è da escludere che già l'omicidio di Amnon avesse un risvolto politico: morto il primogenito – del secondogenito Kileab non si hanno più notizie dopo 3,3 – Assalonne poteva aspirare alla corona). L'idea è forse maturata negli anni di esilio a Ghesur e nel periodo di semilibertà a Gerusalemme ed ora, ripresa la vita di corte, il principe incomincia ad attribuirsi un contegno regale senza badare a spese (v. 1). Pian piano riesce a conquistarsi la simpatia popolare (v. 6) volgendo a proprio favore il malcontento di quanti vengono a sottoporre le loro cause all'illuminato giudizio del re (cfr. 14,17.20) ma restano invischiati nell'inevitabile burocrazia della capitale (vv. 2-4). Assalonne si mostra comprensivo con tutti, amichevole, affabile, ostentando una modestia accattivante quanto interessata (v. 5). Senza dar nell'occhio Assalonne sta per infliggere a Davide la prova più dura e dolorosa: «anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Sal 41,10).

1. «cinquanta uomini che correvano innanzi a lui»: cfr. 1Sam 8,11. Anche Adonia manifesterà le sue pretese regali in questo modo (1Re 1,5).

2. «porta della città»: oltre ad essere il passaggio obbligato per quanti entravano in città, era il vero centro della vita pubblica di una città: ivi si trattavano gli affari (Gn 23,10), si amministrava la giustizia (Dt 21,19; Rt 4,1; Gb 29,7-25; Is 59,14; At 16,19), si tenevano i mercati, le assemblee (1Re 22,10; 2Cr 32,6), si conversava e discuteva animatamente (Prv 8,3; 31,23; Lc 10,10). «è di tale e tale tribù d'Israele»: lett. «di una delle tribù d'Israele». Assalonne cerca il consenso degli Israeliti del Nord, tradizionalmente ostili a quella di Giuda e, perciò, a Davide (cfr. 2,17; 3,1; 19,41-20,2).

7-12. Dopo quattro anni di paziente tessitura (cfr. 13,22-23) la trama del colpo di stato è ormai pronta. Con una scusa analoga a quella accampata da Davide per sfuggire a Saul (1Sam 20,5-6.28-29) si porta a Ebron. Davide ha congedato Assalonne col consueto augurio: «Va' in pace!» (v. 9) ignaro che il figlio si accinge a muovergli guerra. La scelta di Ebron è dettata da ragioni logistiche e ideologiche: anzitutto si trova a 35-40 km a sud di Gerusalemme, quindi abbastanza lontana per agire liberamente ma anche abbastanza vicina per controllare la capitale; inoltre Ebron riveste un valore simbolico fortissimo, essendo il santuario abramitico ove Davide fu unto re di Giuda (2,4) e re d'Israele (5,3) (cfr. 2,1-7). Assalonne si proclama pubblicamente re come se Davide fosse già morto (anche se il testo non ne parla, si presume che abbia ricevuto da parte di qualcuno l'unzione rituale: cfr. 19,11). Assalonne può già contare su una rete di «emissari» (lett. «spie») pronti a mobilitare tutto il paese (v. 10) e – fattore decisivo per il successo dell'impresa – è riuscito a trarre dalla propria parte l'infallibile consigliere di Davide Achitofel (cfr. 17,1-16).

7. «quattro anni»: con Vg. TM e LXX hanno «quarant'anni»; «a Ebron»: aggiunta (esplicativa) dei LXX (recensione Lucianica).

10. «suono della tromba»: lett. «la voce dello šōpār». Tale strumento in corno di montone serviva a dar segnali di guerra (cfr. 2,28; 18,6; 20,1.22; 1Sam 13,3; Ger 4,19) ma anche per sottolineare manifestazioni solenni e gioiose (6,15; 1Cr 15,28; 2Cr 15,14) e per l'indizione di feste (Lv 23,24; Nm 29,1). 1Re 1,34 e 2Re 9,13 registrano altri due casi di intronizzazione annunziata con lo šōpār.

11. «duecento uomini»: non vi sono indicazioni precise sul ruolo di questa ignara scorta. È un reparto di soldati sottratti astutamente alla difesa di Gerusalemme? Son amici di Assalonne invitati al banchetto sacrificale (cfr. 1Sam 9,22; 16,5; 20,24-25)?

12. «Achitofebl»: in 23,34 il “prode” Eliam vien detto «figlio di Achitofel di Ghilo». Se lo stesso Eliam fosse il padre di Betsabea (11,3), Achitofel ne sarebbe il nonno e ciò ne spiegherebbe il risentimento verso Davide.

15,13-17,28. La lunga narrazione della fuga di Davide di fronte all'incalzare di Assalonne si articola in tre grandi unità:

  • A) 15,13-16,14;
  • B) 16,15-17,16;
  • A') 17,17-28.

La disposizione del materiale è concentrica: la prima e la terza parte (A-A') ci consentono di seguire la ritirata di Davide da Gerusalemme alla Transgiordania in una successione, rispettivamente, di cinque e tre brevi episodi. Invece la seconda parte (B) descrive quanto accade alla corte dell'usurpatore. Anche qui vi sono tre episodi. In questa grave circostanza tutti i personaggi – già noti oppure no – che attraversano la scena sono chiamati ad uscire dall'ambiguità e a dichiararsi pro o contro Davide. Persino il profittatore Ziba fa la propria scelta, seppure per convenienza (16,1-4). Il lettore, giunto a un certo punto, si sente smarrito; gli eventi sembrano scuotere dei capisaldi incrollabili: gli amici più fidati tradiscono (Assalonne, Achitofel) mentre l'aiuto giunge dai più lontani, addirittura dagli stranieri (il filisteo Ittai, i Galaaditi). Con modalità e intensità differenti, la dialettica fedeltà-tradimento attraversa tutti e undici gli episodi della sezione. Ciò rimane valido anche nel caso in cui si leggano questi capitoli non dal punto di vista dell'uomo ma da quello di Dio. Anche il Signore è “fedele” e “traditore”: pur castigandolo severamente, è fedele al suo “Unto” e ne esaudisce la preghiera tradendo l'infallibilità di Achitofel (16,23; 17,14); è fedele alle promesse regali (7,12-16) ma tradisce l'ambizioso progetto politico di Assalonne fondato sull'odio e la violenza.

13-22. Temendo di restare intrappolato in città mentre tutta la nazione si è schierata con Assalonne, Davide fugge con i pochi amici prendendo «la via del deserto» (v. 23; cfr. 1Sam 13,18; 2Sam 2,24) ossia dirigendosi verso il confine del Giordano. Abbandona Gerusalemme anche per evitare rappresaglie degli insorti contro la popolazione (v. 14). Il re esce «a piedi» in segno di mestizia (cfr. v. 30), precedendo tutta la sua gente sino all'estrema periferia della capitale. E lì, mentre il popolo gli sfila davanti per salire il Monte degli Ulivi oltre la Valle del Cedron (v. 23; cfr. 5 6-12), ha la lieta sorpresa di constatare che uno straniero gli vuole più bene dei suoi stessi figli. I mercenari (Filistei? cfr. v. 18) guidati da Ittai si schierano per Davide con commovente dedizione. Forse l'amicizia con Ittai risaliva ai tempi dell'esilio a Ziklag (1Sam 27) ma al sopraggiungere della crisi c'era da aspettarsi ch'essa svanisse in nome del realismo politico. Invece Ittai conferma la propria disponibilità a seguire Davide ovunque «per morire o per vivere» (v. 21), con le medesime parole di Rut (Rt 1,16-17), bisnonna di Davide e straniera come lui. Dove tutti fuggono risplende con maggior forza la luce dell'amicizia fedele (Prv 17,17; cfr. Sir 6,7.17).

16. «lasciò dieci concubine a custodire la reggia»: nella speranza di ritornare a Gerusalemme, Davide affida la cura della reggia a dieci delle sue mogli di secondo grado (pilagšîm, «concubine»; cfr 3,7; 1Re 11,3). Ciò è possibile in quanto, col passare degli anni, l'harem di Davide si è ampliato considerevolmente (cfr. 3,2-5).

18. «Cretei e Peletei»: cfr. 1Sam 30,14. «Ittai»: la parola manca da TM, LXX e Vg. Numerose versioni moderne non ritengono necessario tale intervento ricostruttivo, apparentemente esigito dal contesto; fedeli al TM esse indentificano i «seicento uomini venuti da Gat al suo seguito» con il gruppo di seicento compagni (1Sam 27,2) tornati con Davide a Ebron dopo la morte di Saul (2,3). «Al suo seguito» si riferirebbe in tal caso a Davide, mentre Ittai sarebbe soltanto il comandante incaricato di questa milizia volontaria formata da Israeliti e da qualche straniero (cfr. 11,3 e introduzione a 23,8-39). L'ipotesi è interessante, anche se non risolve il problema dell'oscura frase del v. 20: «Appena ieri sei arrivato» si riferisce al ritorno da qualche scorreria nel deserto – cfr. 3,22 – oppure alla recentissima nomina di Ittai, giunto da Gat per l'occasione?

19. «resta con il nuovo re»: anche se non riconosce affatto la legittimità dell'intronizzazione di Assalonne, Davide comprende la difficile situazione del mercenario Ittai; se questi volesse seguire colui che è di fatto il nuovo padrone d'Israele, non si offenderà.

23-29. Tra i fuggitivi vi sono i sacerdoti Zadok ed Ebiatar con tutti i leviti e l'arca, ma il re ordina che essa venga ricondotta in Gerusalemme. Fino a poco tempo prima Davide avrebbe fatto di tutto per avere con sé il simbolo dell'alleanza e della presenza di Dio (cfr. 11,11 e 1Sam 4,3), ma le dolorose prove subite negli ultimi anni hanno maturato la sua fede consentendogli di capire che non è la presenza fisica dell'arca che può assicurare – come un talismano – il successo dinanzi ai nemici (cfr. 1Sam 4,3.7-8), bensì la consegna fiduciosa di sé alla volontà divina. Proprio nel momento in cui il bisogno di aggrapparsi a una sicurezza tangibile si fa più forte, Davide riconosce che l'adesione fiduciosa (= obbedienza) al disegno imperscrutabile di Dio è l'unico atteggiamento risolutivo di fronte all'angoscia; la salvaguardia della libertà di Dio spalanca all'uomo la vera libertà: quella di appartenere a lui senza riserve e condizioni.

23. «Cedron»: il torrente attraversa il deserto e sfocia nel Mar Morto.

28. «i guadi del deserto»: sono i guadi presso Gerico, già utilizzati dagli esploratori di Giosuè (Gs 2,7.23), strategicamente importanti in caso di guerra (Gdc 3,28; 12,5).

30-37. La notizia del tradimento di Achitofel viene ad aggiungere altro dolore al cuore affranto del re (v. 30). La situazione è disperata: egli sa che con i suoi consigli infallibili (16,23) Assalonne ha la vittoria a portata di mano. Ma invece di imprecare Davide prega (v. 31). L'unica speranza è riposta nell'unico che «solo è sapiente, molto terribile» (Sir 1, 6) e può rendere “folle” la sapienza dei saggi. La risposta divina non si fa attendere: l'amico Cusai si infiltrerà nella corte di Assalonne per conquistarsene la fiducia, abbagliarlo con la sua retorica fascinosa e distoglierlo dai consigli del terribile Achitofel

32. «luogo dove ci si prostra a Dio»: sul Monte degli Ulivi c'era forse un santuario all'aperto (bāmâ) come a Rama (cfr. 1Sam 9,13) e Gabaa (1Sam 10,5). «Cusai, l'Archita»: i LXX aggiungono «l'amico (o «socio») di Davide». Cfr. v. 37 e 16,17. Cusai era un consigliere di corte come Achitofel, ma ben più simpatico e affabile.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ritorno di Assalonne 1Ioab, figlio di Seruià, si accorse che il cuore del re si rivolgeva ad Assalonne. 2Allora mandò a prendere a Tekòa una donna saggia, e le disse: “Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto, non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo un morto; 3poi entra presso il re e parlagli così e così”. Ioab le mise in bocca le parole. 4La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a terra, si prostrò e disse: “Aiutami, o re!”. 5Il re le disse: “Che hai?”. Rispose: “Ahimè! Io sono una vedova: mio marito è morto. 6La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra loro a contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l'altro e l'uccise. 7Ed ecco, tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo: “Consegnaci il fratricida: dobbiamo farlo morire per la vita del fratello che egli ha ucciso”. Elimineranno così anche l'erede e spegneranno l'ultima brace che mi è rimasta e non si lascerà a mio marito né nome né discendenza sulla terra”. 8Il re disse alla donna: “Va' pure a casa: io darò ordini a tuo riguardo”. 9La donna di Tekòa disse al re: “O re, mio signore, la colpa cada su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono siano innocenti”. 10E il re: “Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e non ti molesterà più”. 11Riprese: “Il re giuri nel nome del Signore, suo Dio, perché il vendicatore del sangue non accresca la rovina e non mi sopprimano il figlio”. Egli rispose: “Per la vita del Signore, non cadrà a terra un capello di tuo figlio!”. 12Allora la donna disse: “La tua schiava possa dire una parola al re, mio signore!”. Egli rispose: “Parla”. 13Riprese la donna: “Allora perché pensi così contro il popolo di Dio? Il re, pronunciando questa sentenza si è come dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che ha bandito. 14Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata per terra, che non si può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche piano perché chi è stato bandito non sia più bandito lontano da lui. 15Ora, se io sono venuta a parlare così al re, mio signore, è perché la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: “Voglio parlare al re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava, 16poiché il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di chi cerca di eliminare me con mio figlio dalla eredità di Dio”. 17Quindi la tua schiava dice: “La parola del re, mio signore, sia fonte di quiete”. Perché il re, mio signore, è come un angelo di Dio nell'ascoltare il bene e il male. Il Signore, tuo Dio, sia con te!“. 18Il re rispose e disse alla donna: “Non tenermi nascosto nulla di quello che io ti domanderò”. La donna disse: “Parli pure il re, mio signore”. 19Disse il re: “La mano di Ioab non è forse con te in tutto questo?”. La donna rispose: “Per la tua vita, o re, mio signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha detto il re, mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava. 20Il tuo servo Ioab ha agito così per dare un altro aspetto alla vicenda; ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene sulla terra”. 21Allora il re disse a Ioab: “Ecco, faccio come mi hai detto; va' dunque e fa' tornare il giovane Assalonne”. 22Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re e disse: “Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi occhi, o re, mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo gli ha detto”. 23Ioab dunque si alzò, andò a Ghesur e condusse Assalonne a Gerusalemme. 24Ma il re disse: “Si ritiri in casa e non veda la mia faccia”. Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia del re. 25Ora in tutto Israele non vi era uomo bello che fosse tanto lodato quanto Assalonne; dalla pianta dei piedi alla cima del capo non era in lui difetto alcuno. 26Quando si faceva tagliare i capelli – e se li faceva tagliare ogni anno, perché la capigliatura gli pesava troppo e perciò li tagliava –, egli pesava i suoi capelli e il peso era di duecento sicli al peso del re. 27Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamar, che era donna di bell'aspetto. 28Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. 29Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. 30Allora Assalonne disse ai suoi servi: “Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l'orzo: andate e appiccatevi il fuoco!“. I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. 31Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: “Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?”. 32Assalonne rispose a Ioab: “Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!“. 33Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne.

__________________________ Note

14,2 Tekòa: 20 chilometri a sud di Gerusalemme.

14,11 il vendicatore del sangue: su questo costume giuridico, vedi Nm 35,16-21. Letteralmente, il termine ebraico vuol dire “redentore”.

14,26 duecento sicli: più di 2 kg. Vedi nota a Es 30,13.

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Approfondimenti

1-24. Man mano che il tempo passa, l'ira di Davide si stempera nella rassegnazione e, forse, nel segreto desiderio che Assalonne ritorni (13,38-39). Ma la legge (Es 21,12.14) è categorica: solo rimanendo in esilio l'omicida potrà sfuggire alla giustizia. Ioab lo sa e decide d'intervenire a favore di Assalonne, forse anche per assicurarsi il favore di colui che dovrebbe essere il nuovo erede al trono (Kileab figlio di Abigail è scomparso dalla scena, forse è già morto; cfr. 3,3). Poiché sa che tanto zelo potrebbe insospettire Davide, Ioab chiede aiuto a una persona estranea, debitamente istruita (v. 3). La brillante protagonista dell'episodio è una donna «saggia» (ḥakāmâ, ossia «accorta, abile, prudente») appositamente convocata dal vicino villaggio di Tekoa. Vicino sì, ma anche distante quanto basta per rendere credibile la finta controversia ch'essa dovrà sottoporre al giudizio del re. La circostanza è analoga a quella del c. 12, ma vi sono pure notevoli differenze: Natan si era presentato personalmente a Davide per esporgli un caso che non lo coinvolgeva direttamente («Vi erano due uomini nella stessa città», 12,1), qui Ioab delega la donna di Tekoa e le fa narrare una storia dolorosa concernente la sua stessa famiglia («La tua schiava aveva due figli», v. 5); l'allegoria di Natan (12,1-4) puntava direttamente allo svelamento della realtà (12,7) mentre la donna, dopo aver suggerito con discrezione il senso recondito della storia (vv. 13-15), si rifugia nuovamente dietro le quinte della finzione (v. 16). Si noti tuttavia una cosa importante: il caso presentato al re è “finto” ma esprime una “verità” che Davide non può non riconoscere. Ioab ha organizzato la messinscena «per dare alla cosa un'altra faccia (BC: un altro aspetto)» (v. 20), ma sotto «l'altra faccia» il re deve scoprire la propria “faccia”, ingiusta pur dietro l'apparenza della giustizia. Il problema vero è la conciliazione dei termini (apparentemente contraddittori) di “misericordia” e “giustizia” (cfr. Sal 85,11; Prv 21,21; Ger 9,23; Tb 3,3): Davide è arbitro di una giustizia divisa tra l'obbligo legale di una vendetta sanguinosa (esigita figurativamente dal parentado della donna e nella realtà dallo stesso Davide) e la misericordia (ḥesed, cfr. 1 Sam 20,8) invocata dai supremi valori (la discendenza, l'amore parentale, i “diritti” del popolo di Dio): il “massimo” di giustizia – la cui amministrazione spetta al re in veste di giudice supremo (cfr. 8,15; 1Re 3,16-28) – potrebbe tramutarsi in un male ancor più grave e irrimediabile (v. 14). A Davide è chiesta la decisione eroica di rinunciare al diritto di vendetta (cfr. v. 11) per amore del suo popolo che lo supplica per bocca della donna (vv. 11-13). L'ingratitudine di Assalonne non farà che esaltare l'eccezionalità del gesto. La struttura letteraria dell'episodio è abbastanza complessa: fra l'introduzione (vv. 1-3) e l'epilogo (vv. 21-24) la perorazione della donna si sviluppa in otto brevi interventi alternati con sette risposte di Davide (vv. 4-20). Ne risulta un gustoso dialogo, la cui conduzione è inequivocabilmente affidata al personaggio femminile. Ioab ha fornito «le parole da dire» (v. 3) ma la donna dimostra di averne assimilato la sostanza; con finissimo tatto si guarda bene dal citare il nome di Assalonne, anche se è evidente che sta parlando proprio di lui (v. 7: «l'uccisore del fratello»; «l'erede»; v. 11: «il figlio»; v. 13: «colui che ha bandito»; v. 14: «il bandito»); sarà Davide, vinto dall'insistenza della “vedova” (come non pensare a Lc 18,2-8; Mt 15,21-28?), che alla fine ordinerà di «far tornare il giovane Assalonne» (v. 21). Anche l'analisi della struttura retorica dà risultati interessanti.

  • 1) vv. 4-11: senza uscire dalla finzione, la donna conduce abilmente il re sino al punto di strappargli un giuramento sacro a favore del “figlio” (cfr. 1Sam 14,39);
  • 2) vv. 12-14: applicazione della parabola alla realtà a mo' di riflessione estemporanea. Prima che Davide riesca a intervenire;
  • 3) vv. 15-17: la donna rientra nella finzione. L'interveno termina con una captatio benevolentiae che è pure un ricatto morale: poiché il re è «come un angelo di Dio per distinguere il bene e il male», non potrà certo deludere la sua suddita...
  • 4) v. 18-20: fiutato l'inganno (troppo tardi per tirarsi indietro!) Davide chiede informazioni sul coinvolgimento di Ioab nell'iniziativa. La risposta della donna inizia e si conclude con un sincero e giocoso apprezzamento per la sua sagacia: anch'egli merita di essere chiamato «saggio» (ḥākām) come lei!

2. «Tekoa»: antica città cananea (Gs 15,59 secondo i LXX; 1Cr 2,24; 4,5), era stata assegnata alla tribù di Giuda. Si trovava a circa 18 km da Gerusalemme in direzione sud. Qui nascerà il profeta Amos (Am 1,1).

4. «andò dunque dal re»: con LXX, Vg e Syr; il TM ha: «disse al re».

7. Per la legge della vendetta di sangue cfr. commento a 3,30. «né nome, né discendenza sulla terra»: per un Israelita, non avere una posterità era la prospettiva più angosciante (cfr. Gionata in 1Sam 20,14-16). Il levirato fu istituito per ovviare nei limiti del possibile a tale eventualità (Gn 38; Dt 25,5-10; Rt 4,5). «d'ultima bracia»: il figlio è il calore, la fiamma, la vita della casa (cfr. 21,17; 1Re 11,36; 15,4; 2Re 8,19). Se le braci nel focolare vengono spente del tutto, non vi sarà più alcuna possibilità di ravvivare il fuoco (v. 14).

9. La vendetta era un obbligo; su colui che ne impediva l'attuazione potevano abbattersi gravi malanni. Per incoraggiare il re a un chiaro pronunciamento sul “figlio”/Assalonne, la donna gli assicura di assumersi tutte le responsabilità del mancato adempimento della legge.

11. «vendicatore del sangue»: gō’ēl haddam (Gs 20,9). Cfr. 1,15-16 e 3,30. Solo un giuramento solenne «Per la vita del Signore» (cfr. 1Sam 20,42) può fermare la mano del gō’ēl.

15. «la gente mi ha fatto paura»: la frase è un capolavoro di ambiguità. Forse la donna ha visto il volto di Davide rabbuiarsi all'improvviso e si affretta a dire che lei è venuta perché “qualcuno” l'ha fatta venire... Potrebbe essere una mossa tattica per stornare l'attenzione del re sulla storia fittizia dei parenti che l'hanno impaurita (v. 7), oppure un accenno velato a Ioab che l'ha costretta a dire queste cose poco piacevoli. La seconda possibilità è resa più probabile dal seguito del dialogo (vv. 18-20).

16. «sopprimere... dalla eredità di Dio»: cfr. 1Sam 26,19.

17. «angelo di Dio»: è un titolo applicato a Davide anche in 1Sam 29,9 e 2Sam 19,28. In genere l'angelo/ messaggero (mal’āk) è in rapporto molto stretto col suo mandatario, ricevendo da lui pieni poteri in modo da poter parlare o agire a suo nome. Perciò il mal’āk viene quasi identificato con colui che lo invia (vi sono alcuni testi in cui è particolarmente difficile distinguere l'azione di Dio da quella del suo “angelo”: cfr. Gn 16,7ss.; 21,17; 22,11-18; 31,11-13; Es 3,2-6; Gdc 6,11-23; 13,16-23). La donna riconosce che il discernimento di Davide riflette la somma sapienza di Dio e la rende presente sulla terra (cfr. v. 20).

21. «il re disse a Ioab»: non è necessario credere che Ioab abbia assistito al dialogo fra Davide e la donna. Il cambio di scena è plausibile anche se non dichiarato. L'episodio si chiude con l'esaudimento del desiderio formulato all'inizio (v. 1).

24. «non veda la mia faccia»: Ioab, nonostante tutto, non consegue un pieno successo. Davide concede il ritorno del figlio da Ghesur ma gli proibisce di venire a corte. Dev'essere chiaro che l'atto di clemenza è eccezionale e non implica in nessun caso l'approvazione dell'operato di Assalonne. L'espressione «vedere la faccia» significava essere ammessi alla presenza di qualcuno, frequentarne la casa, prestargli servizio (Est 1,14: «erano suoi consiglieгі», lett. «vedevano la faccia del re»). Cfr. 3,13.

25-26. La descrizione dell'aspetto fisico di Assalonne fa da sfondo alla sua capacità di «accattivarsi l'affetto degli Israeliti» (15,6). Presso gli antichi la bellezza e la prestanza fisica erano fattori importanti per la scelta e il successo del re (cfr. 1Sam 9,2). Il particolare risalto dato alla chioma di Assalonne (che in un anno raggiungeva il fantastico peso di oltre 3 kg) svolge pure la funzione di preparazione remota al racconto della sua morte (18,9).

27. «tre figli»: notizia contraddittoria rispetto a 18,18. Forse sono morti ancora piccini negli anni precedenti la rivolta? «Tamar»: i LXX aggiungono (oppure lacuna del TM?): «divenne moglie di Roboamo figlio di Salomone e gli generò Abiam». La stessa notizia si ha in 1Re 15,2 dove però la figlia di Assalonne è chiamata Maaca. Questa versione è forse da preferire: lo scriba scrisse «Tamar» per errore, influenzato dalle parole «donna di bell'aspetto» che erano state applicate poco prima alla zia della fanciulla (13,1).

28-33. La condizione imposta da Davide è dura. Dopo due anni Assalonne esige un perdono completo (v. 32) e chiede a Ioab di intercedere a suo favore. Questi rifiuta, forse per calcoli politici. Fatto sta che Assalonne costringe il generale alla resa con un atto intimidatorio, dimostrando che il suo pessimo carattere non si è modificato nel corso degli anni. Davide cede alle insistenze di Ioab e bacia Assalonne in segno di piena riconciliazione (v. 33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Uccisione di Amnon e fuga di Assalonne 1Dopo questo, accadde che, avendo Assalonne, figlio di Davide, una sorella molto bella, chiamata Tamar, Amnon figlio di Davide si innamorò di lei. 2Amnon ne ebbe una tale passione da cadere malato a causa di Tamar, sua sorella; poiché ella era vergine, pareva impossibile ad Amnon di poterle fare qualcosa. 3Ora Amnon aveva un amico, chiamato Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, e Ionadàb era un uomo molto esperto. 4Egli disse: “Perché tu, figlio del re, diventi sempre più magro di giorno in giorno? Non me lo vuoi dire?”. Amnon gli rispose: “Sono innamorato di Tamar, sorella di mio fratello Assalonne”. 5Ionadàb gli disse: “Mettiti a letto e fa' l'ammalato; quando tuo padre verrà a vederti, gli dirai: “Mia sorella Tamar venga a darmi il cibo da preparare sotto i miei occhi, perché io possa vedere e prendere il cibo dalle sue mani”“. 6Amnon si mise a letto e fece l'ammalato; quando il re venne a vederlo, Amnon gli disse: “Mia sorella Tamar venga e faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prenderò il cibo dalle sue mani”. 7Allora Davide mandò a dire a Tamar, in casa: “Va' a casa di Amnon tuo fratello e prepara una vivanda per lui”. 8Tamar andò a casa di Amnon suo fratello, che giaceva a letto. Ella prese la farina, la impastò, ne fece frittelle sotto i suoi occhi e le fece cuocere. 9Poi prese la padella e le versò davanti a lui; ma egli rifiutò di mangiare e disse: “Escano tutti di qui”. Tutti uscirono di là. 10Allora Amnon disse a Tamar: “Portami la vivanda in camera e prenderò il cibo dalle tue mani”. Tamar prese le frittelle che aveva fatto e le portò in camera ad Amnon suo fratello. 11Ma mentre gli porgeva il cibo, egli l'afferrò e le disse: “Vieni, giaci con me, sorella mia”. 12Ella gli rispose: “No, fratello mio, non farmi violenza. Questo non si fa in Israele: non commettere quest'infamia! 13E io, dove andrei a finire col mio disonore? Quanto a te, tu diverresti uno dei più infami in Israele. Parlane piuttosto al re: egli non mi rifiuterà a te”. 14Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò giacendo con lei. 15Poi Amnon concepì verso di lei un odio grandissimo: l'odio verso di lei fu più grande dell'amore con cui l'aveva amata prima. Le disse: 16“Àlzati, vattene!”. Gli rispose: “O no! Questo male, che mi fai cacciandomi, è peggiore dell'altro che mi hai già fatto”. Ma egli non volle ascoltarla. 17Anzi, chiamato il domestico che lo serviva, gli disse: “Caccia fuori di qui costei e sprangale dietro la porta”. 18Ella vestiva una tunica con le maniche lunghe, perché le figlie del re ancora vergini indossavano tali vesti. Il servo di Amnon dunque la mise fuori e le sprangò dietro la porta. 19Tamar si sparse polvere sulla testa, si stracciò la tunica con le maniche lunghe che aveva indosso, si mise le mani sulla testa e se ne andava gridando. 20Assalonne suo fratello le disse: “Forse Amnon tuo fratello è stato con te? Per ora taci, sorella mia: è tuo fratello. Non fissare il tuo cuore su questo fatto”. Tamar desolata rimase in casa di Assalonne, suo fratello. 21Il re Davide venne a sapere tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non volle urtare suo figlio Amnon, perché aveva per lui molto affetto: era infatti il suo primogenito. 22Assalonne non disse una parola ad Amnon né in bene né in male, ma odiava Amnon perché aveva fatto violenza a Tamar, sua sorella. 23Due anni dopo, Assalonne aveva i tosatori a Baal-Asor, presso Èfraim, e invitò tutti i figli del re. 24Andò dunque Assalonne dal re e disse: “Ecco, dal tuo servo ci sono i tosatori. Venga dunque anche il re con i suoi servi a casa del tuo servo!”. 25Ma il re disse ad Assalonne: “No, figlio mio, non verremo tutti, perché non ti siamo di peso”. Sebbene insistesse, il re non volle andare e gli diede la sua benedizione. 26Allora Assalonne disse: “Ma almeno venga con noi Amnon, mio fratello”. Il re gli rispose: “Perché dovrebbe venire con te?”. 27Ma Assalonne tanto insisté che Davide lasciò andare con lui Amnon e tutti i figli del re. Assalonne fece un banchetto da re 28e diede quest'ordine ai domestici: “Badate, quando Amnon avrà il cuore allegro per il vino e io vi dirò: “Colpite Amnon!”, voi allora uccidetelo e non abbiate paura. Non ve lo comando io? Siate forti e coraggiosi!“. 29I domestici di Assalonne fecero ad Amnon come Assalonne aveva comandato. Allora tutti i figli del re si alzarono, montarono ciascuno sul proprio mulo e fuggirono. 30Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa notizia: “Assalonne ha ucciso tutti i figli del re e neppure uno è scampato”. 31Allora il re si alzò, si stracciò le vesti e si gettò per terra; tutti i suoi servi che stavano là si stracciarono le vesti. 32Ma Ionadàb, figlio di Simeà, fratello di Davide, disse: “Non dica il mio signore che tutti i giovani figli del re sono stati uccisi, poiché il solo Amnon è morto: da Assalonne era stato deciso fin da quando egli aveva fatto violenza a sua sorella Tamar. 33Ora non pensi il mio signore che tutti i figli del re siano morti, poiché il solo Amnon è morto 34e Assalonne è fuggito”. Il giovane che stava di sentinella alzò gli occhi, guardò, ed ecco venire una gran turba di gente per la strada di Coronàim, dal lato del monte, sulla discesa. La sentinella venne ad avvertire il re e disse: “Ho visto uomini scendere per la strada di Coronàim, dal lato del monte”. 35Allora Ionadàb disse al re: “Ecco i figli del re che arrivano; la cosa sta come il tuo servo ha detto”. 36Come ebbe finito di parlare, ecco giungere i figli del re, i quali alzarono grida e piansero; anche il re e tutti i suoi servi fecero un gran pianto. 37Intanto Assalonne era fuggito ed era andato da Talmài, figlio di Ammiùd, re di Ghesur. Il re fece il lutto per suo figlio per lungo tempo. 38Assalonne rimase tre anni a Ghesur, dove era andato dopo aver preso la fuga. 39Poi il re Davide cessò di sfogarsi contro Assalonne, perché si era consolato per la morte di Amnon.

__________________________ Note

13,1 Amnon: era nato da Achinòam di Izreèl (3,2); Assalonne, invece, da Maacà (3,3), figlia di Talmài, re di Ghesur, presso il quale riparerà dopo l’omicidio del fratello (13,37); Tamar, non menzionata altrove, era sorella di Assalonne. Una tradizione, riportata in 2Sam 14,27, vuole che Assalonne avesse anche una figlia con lo stesso nome.

13,23 Baal-Asor: oggi Gebel Asur, in Samaria, monte alto circa 1000 metri. Sulle sue pendici pascolavano le greggi di Assalonne.

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Approfondimenti

13,1-19,44. L'adulterio con Betsabea e l'omicidio di Uria hanno innescato un meccanismo funesto che attirerà sulla famiglia di Davide una dolorosa serie di disgrazie. Il proteta Natan aveva detto: «sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa» (12,11); il personaggio centrale del dramma è proprio Assalonne, uno dei figli di Davide (cfr. 3,3). La sete di vendetta contro il fratello Amnon lo conduce all'omicidio e alla fuga (c. 13). Richiamato a Gerusalemme grazie all'intercessione di Ioab (c. 14), Assalonne capeggia una rivolta contro suo padre (cc. 15-17) ma viene sconfitto e ucciso (cc. 18-19). Davide dovrà subire le umiliazioni più terribili: la fuga dinanzi al figlio ribelle (15,13-17,28), la violazione del proprio harem (16,20-23), il tradimento degli amici (15,12.31) e infine l'uccisione di Assalonne da parte di Ioab (18,9-18). Il Signore educa Davide a consegnarsi umilmente nelle sue mani e alla fine gli restituirà il regno. Ma a quale prezzo!

13,1-39. Protagonisti dell'episodio sono tre figli di Davide: il primogenito Amnon (nato da Achinoam), Tamar e Assalonne, entrambi figli di Maaca (3,3). Amnon s'invaghisce della sorellastra al punto «da cadere ammalato». L'espressione non è rara: anche la sposa del Cantico dice di sé: «sono malata d'amore» (Ct 5,8) e il “fratello” – fidanzato dei canti d'amore egiziani – dichiara: «Pesantezza ha invaso il mio corpo, dimenticanza di sé... La mia sorella mi guarisce più d'ogni rimedio... se l'abbraccio il male va via!» (Papiro Chester Beatty I). Pur di soddisfare le sue voglie Amnon non esita a usare violenza a Tamar dopo averla attirata con una scusa in casa propria. Il fatto viene a conoscenza di Assalonne che decide di vendicare l'affronto fatto alla sorella. Sa attendere per ben due anni l'occasione propizia finché, durante una festa, fa trucidare il fratellastro incestuoso fuggendo poi presso il nonno materno Talmai, re di Ghesur. Per un omicida che abbia agito volontariamente e con premeditazione, l'esilio è l'unica possibilità per sfuggire alla pena capitale (Es 21,12.14; Dt 19,11-13). L'arte narrativa espressa in questo dittico (vv. 1-22: l'oltraggio di Amnon; vv. 23-29: la vendetta di Assalonne) è pregevole soprattutto per la descrizione vivissima dei sentimenti: si passa senza soluzione di continuità dalla passione violenta (vv. 1-2) all'odio viscerale (vv. 15-17), dalla disperazione (v. 19) alla sorda inimicizia (vv. 20.22), dalla debolezza colpevole (v. 21) al cinismo (v. 28), dallo smarrimento (v. 31) al «gran pianto» (v. 36).

2. «poiché essa era vergine, pareva impossibile...»: le principesse nubili rimanevano fino ai dodici-quindici anni sotto la custodia di eunuchi in appartamenti separati della reggia (v. 7), poi andavano spose.

3. «Simea»: in 1Sam 16,9 e 17,13 vien chiamato Samma. Inadab è quindi cugino di Amnon.

6. «frittelle»: traduzione generica dell'ebraico lᵉbibôt (stessa radice di «cuore», lēbāb); il nome dipendeva forse dalla forma della pietanza (“cuoricini”?). Anche il verbo «preparare la vivanda» qui usato (libbēb) gravita nello stesso campo semantico. Si noti che lo stesso verbo significa pure «ferire il cuore»: «Tu mi hai rapito il cuore (libbabtinî), sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo» (Ct 4,9). Amnon gioca con parole apparentemente innocenti per dissimulare la passione che lo consuma.

10-11. «in camera»: probabilmente la stanza comprendeva un angolo appartato riservato al giaciglio. Ad Amnon non basta assistere dal suo letto alla preparazione del cibo, esige che Tamar si appressi per imboccarlo.

12. «questo non si fa in Israele»: il matrimonio tra fratellastri era comunemente ammesso in Egitto: in Israele era conosciuto (Gn 20,12-13) ma fu assolutamente vietato dalla legge mosaica (Lv 18,9.11; 20,17; Dt 27,22). Dal v. 13 si arguisce che l'usanza antica non era stata del tutto soppiantata dalla legge (che sembra conosciuta da Tamar ed Amnon); «infamia»: in ebraico nᵉbālâ. Chi commette una viltà, un obbrobrio, una nefandezza di tal genere merita d'essere bollato col titolo di nābāl («malfamato»: v. 13. Cfr. 1Sam 25,25).

13. «Io dove andrei..»: una ragazza sedotta o veniva sposata dal violentatore (Es 22,15-16; Dt 22,28-29) oppure era destinata a rinunciare per sempre alle nozze (cfr. v. 20).

16. «O no! Questo torto...»: TM è mal conservato. BC ricostruisce il testo con i LXX.

18. «tunica con le maniche»: kᵉtōnet passîm. Questa parola ricorre solo qui e in Gn 37,3.23.32. La traduzione è quindi approssimativa.

19. La disperazione di Tamar si esprime con le azioni tipiche del lutto (cfr. 1Sam 4,12; 2Sam 1,2.11; Ger 2,37; Ea 27,30).

20. «desolata»: in ebraico šōmēmā, Is 54,1 usa lo stesso termine per la sposa abbandonata. Tamar sarà costretta a vivere in stato di vedovanza in casa del fratello Assalonne.

21. Le parole seguenti a «ne fu molto irritato» sono aggiunte con i LXX. Si tratta evidentemente di una lacuna del testo ebraico (passaggio per homoeoarcton dal primo «non» a quello che dà inizio al v. 22). Un codice di Qumran (4QSamª) ha conservato l'ultima parte del versetto «perché aveva per lui molto affetto; infatti era il suo primogenito» «non volle urtare»: cfr. 1Re 1,6. L'amore paterno che degenera in debolezza è uno dei limiti più marcati del caattere di Davide. Dovrebbe esigere da Amnon il più elementare atto di giustizia (cfr. Es 22,15-16) ma non osa, forse memore del proprio peccato con Betsabea.

23. «avendo i tosatori a Baal-Azor»: i figli adulti del re avevano dei possedimenti personali e li gestivano autonomamente. Baal-Azor si trovava nel territorio assegnato alla tribù di Beniamino a circa 25 km a nord di Gerusalemme (cfr. Ne 11,33) e a poca distanza dalle città di Efraim (chiamata anche Efron/Ofra: Gs 18,23; 1Sam 13,17; Gv 11,54) e di Betel (2Cr 13,19). «invitò tutti i figli del re»: Assalonne coglie l'occasione della festa annuale della tosatura per mettere a segno la vendetta lungamente covata nel silenzio. Davide, molti anni prima, stava scendendo alla fattoria di Nabal in occasione della medesima festa per punire quell'uomo che «è come il suo nome; stolto si chiama e stoltezza è in lui» (1Sam 25,25). Solo la saggezza di Abigail gli impedì di sostituirsi al giudizio di Dio, facendosi giustizia da solo (vv. 31.33). Anche Assalonne intende punire Amnon che con l'oltraggio contro Tamar è divenuto un nābāl (cfr. v. 12), ma stavolta non c'è nessuno che lo distolga dai suoi propositi omicidi. Il timore del Signore – «fondamento della sapienza» (Prv 9,10) – ha ceduto il passo alla vendetta; ciò produrrà frutti di «angoscia o rimorso» (1Sam 25,31), preparando altri e più gravi dolori.

26-27. Davide incomincia ad essere anziano. Declina l'invito del figlio ma cede alle sue insistenze affinché sia presente come suo rappresentante il principe ereditario Amnon. Forse la sua mente è attraversata per un istante dall'ansia: «Perché dovrebbe venire con te?», ma Assalonne riesce a tranquillizzarlo. «Assalonne fece un banchetto come un banchetto da re» (v. 27): aggiunta con i LXX. La frase manca dal TM probabilmente per homoioteleuton: l'occhio dello scriba è passato inavvertitamente dal primo “re”, «figlio del re» al secondo «banchetto da re». La stessa espressione si trova in 1Sam 25,36.

29. «mulo»: quest'animale inizia ad essere usato come cavalcatura di lusso proprio al tempo di Davide (in 18,9; 1Re 1,33.38.44 è simbolo di regalità; cfr. anche 1Re 10,25; 1Cr 12,41; Is 66,20; Zc 14,15), affiancando il diffusissimo asino (Gn 49,11; Gdc 5,10; 10,4; 12,14; 2Sam 17,23; Zc 9,9; Mt 21,5 e paralleli).

30-36. La tragica notizia, ingigantita dalle dicerie popolari, giunge rapidamente alla corte. Davide e i suoi ministri si disperano (cfr. 12,16-21). Solo Ionadab intuisce la verità; è un uomo intelligente e scaltro (è stato lui a suggerire ad Amnon il modo di sedurre Tamar: v. 5) e non erra nell'interpretare la reale portata dell'accaduto.

37. «Talmai... re di Ghesur»: Talmai, re del piccolo regno arameo situato a oriente del lago di Genesaret, è il nonno materno di Assalonne (cfr. 3,3). «Il re fece il lutto»: «Il re» è aggiunto con i LXX

39. «lo spirito del re Davide»: con i LXX. TM ha: «Davide, il re» (dāwid hammelek). Qumran (4QSamª) conferma la lezione greca (rûaḥ hammelek). Forse lo scriba del TM ha letto male la parola rûaḥ e l'ha trasformata in dāwid (cosa non impossibile nell'alfabeto ebraico).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: “Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. 2Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, 3mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. 4Un viandante arrivò dall'uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell'uomo povero e la servì all'uomo che era venuto da lui”. 5Davide si adirò contro quell'uomo e disse a Natan: “Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. 6Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata”. 7Allora Natan disse a Davide: “Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. 9Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Ittita”. 11Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. 12Poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”“. 13Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore!”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. 14Tuttavia, poiché con quest'azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire”. 15Natan tornò a casa. Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. 16Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. 17Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro. 18Ora, il settimo giorno il bambino morì e i servi di Davide temevano di annunciargli che il bambino era morto, perché dicevano: “Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà di peggio!”. 19Ma Davide si accorse che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servi: “È morto il bambino?”. Quelli risposero: “È morto”. 20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero del cibo e mangiò. 21I suoi servi gli dissero: “Che cosa fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!”. 22Egli rispose: “Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: “Chissà? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo”. 23Ma ora egli è morto: perché digiunare? Potrei forse farlo ritornare? Andrò io da lui, ma lui non tornerà da me!“. 24Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, andando da lei e giacendo con lei: così partorì un figlio, che egli chiamò Salomone. Il Signore lo amò 25e mandò il profeta Natan perché lo chiamasse Iedidià per ordine del Signore. 26Intanto Ioab assalì Rabbà degli Ammoniti, si impadronì della città regale **27e inviò messaggeri a Davide per dirgli: “Ho assalito Rabbà e mi sono già impadronito della città delle acque. 28Ora raduna il resto del popolo, accàmpati contro la città e prendila; altrimenti, se la prendessi io, porterebbe il mio nome”. 29Davide radunò tutto il popolo, si mosse verso Rabbà, le diede battaglia e la occupò. 30Prese dalla testa di Milcom la corona, che pesava un talento d'oro e aveva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide. Egli ricavò dalla città un bottino molto grande. 31Ne fece uscire gli abitanti e li impiegò alle seghe, ai picconi di ferro e alle asce di ferro e li trasferì alle fornaci da mattoni; allo stesso modo trattò tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua gente.

__________________________ Note

12,29-30 Milcom: è il dio nazionale degli Ammoniti, venerato a Rabbà, capitale del regno ammonita, che corrisponde all’attuale Amman, in Giordania. Il passaggio della corona, dalla divinità a Davide, esprime il trasferimento della dignità regale e della sovranità al conquistatore, ma non implica una divinizzazione del re d’Israele. Un talento d’oro equivale a circa 33 kg.

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Approfondimenti

Se gli uomini ignorano l'abominevole delitto commesso da Davide, non così il Signore; Natan viene incaricato di farlo sapere al re. Il profeta gli sottopone un finto caso giudiziario, che in realtà è una parabola in cui vien descritta metaforicamente la vicenda reale occorsa tra Davide, Betsabea e Uria (alcuni dettagli – non tutti – sono una metafora diretta, gli altri svolgono una funzione completiva nell'insieme del racconto). Davide reagisce violentemente contro l'ingiustizia narrata ma non riconosce se stesso nella figura del prevaricatore. Il vero senso della parabola gli vien svelato da una parola profetica: «Tu sei quell'uomo!» (v. 7). Raramente il giudizio divino è così reciso ed efficace (cfr. Eb 4,12) come in queste due parole: ’attâ hā’îš. Natan enumera tutte le “ricchezze” che Dio aveva donato a Davide e infine annuncia il castigo: «...la spada non si allontanerà mai dalla tua casa» (vv. 9.10; cfr. Mt 26,52!); «tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele...» (v. 12). La coscienza si vede «nuda e scoperta» (cfr. Eb 4,13); a questo punto è inutile continuare a fingere, la commedia è finita. Mentre Saul era abilissimo nel giustificarsi (1Sam 13-15), Davide riconosce semplicemente la verità: «Ho peccato contro il Signore!» (v. 13). La cosa è tanto più toccante in quanto omicidi e sopraffazioni da parte dei sovrani dovevano essere frequenti a quel tempo e nessuno si sognava certo di castigarli. Ma Israele – «popolo privilegiato tra tutti i popoli» (Dt 7,6) – è diverso. Anche il male più piccolo diventa un «insulto al Signore» (v. 14) che dev'essere riparato integralmente. L'umile pentimento risparmierà a Davide la morte (cfr. Lv 20,10) ma, poiché il Signore «nulla lascia impunito» (Na 1,3), il figlio nato dalla relazione con Betsabea dovrà morire al posto suo (cfr. v. 14). La silenziosa supplica al Signore nei sette giorni di malattia del bambino e la rassegnazione di Davide al momento della sua morte sono l'oggetto della scena delineata nei vv. 15-23. Il segno del perdono si ha subito dopo con la nascita di un altro figlio (v. 25). È Salomone, scelto tra i suoi fratelli quale erede al trono paterno (1Re 1,30). Proprio con lui, nato «da quella che era stata la moglie di Uria» (Mt 1,6), la grande promessa del c. 7 incomincerà a realizzarsi. Ancora una volta il Signore conduce il suo popolo per vie sconosciute e inattese (cfr. Is 55, 8-9). Il capitolo si chiude con la cronaca della conquista di Rabba (vv. 26-31). La successione cronologica degli avvenimenti è incerta (la presa della città è avvenuta dopo la nascita di entrambi i figli di Betsabea oppure prima?) ma è indubbio che l'autore abbia inteso disporre artisticamente il materiale narrativo così da iniziare e terminare i cc. 11-12 con le notizie relative alla campagna contro gli Ammoniti, che aveva fornito a Davide l'occasione del peccato. La vittoria conferma a Davide che il Signore non s'è pentito a suo riguardo (cfr. 1Sam 15,11) ma continua ad assisterlo (cfr. 8, 6.14).

1-12. «il profeta»: aggiunto con i LXX. Natan appare nei momenti più importanti della vita di Davide; dopo avergli annunciato la gloria futura del regno (c. 7) ha ora l'ingrato compito di correggerne il peccato. Ciò appartiene alla vocazione profetica: anche Mosè (Es 5-11), Samuele (1Sam 15), Elia (1Re 19.21), Eliseo (2Re 3), Geremia (Ger 38), Giovanni il Battista (Mt 14,1-12 e paralleli) devono proclamare la verità ai potenti senza temerli, perché la loro parola è in verità “parola del Signore”. Natan riapparirà in 1Re 1 a fianco di Salomone.

6. «Pagherà quattro volte»: secondo la legge mosaica (Es 21,37; cfr. Lc 19,8). Tuttavia Prv 6,31 parla di una restituzione sette volte maggiore del danno arrecato. La stessa scelta è fatta dai LXX anche per il caso presente («ripagherà l'agnella sette volte»). Potrebbero essere due varianti della stessa norma oppure il “sette” corrisponde a una quantità ideale, incommensurabile (cfr. Mt 18, 21-22).

7. Per ben due volte il Signore mette “l'io” in particolare evidenza («Io ti ho unto... e io ti ho liberato...») affinché Davide ricordi che tutti i beni in suo possesso non se li è meritati né conquistati, sono un dono. Eppure la gratuità divina non gli ha insegnato nulla e «non ha avuto pietà» (v. 6)! È interessante l'analogia con la parabola di Gesù in Mt 18,23-25, dove tra l'altro ricompare il problema della “quantità” della restituzione (Mt 18,21-22; cfr. v. 6).

8. «ho messo nelle tue braccia...»: l'harem del re passava di diritto al successore (cfr. 1Sam 25,43-44).

9. «la parola del Signore»: l'ebraico dābār indica non solo la “parola”, il “detto” ma anche la “promessa”, “l’opera”, il “modo di agire” (come nel v. 14: «cosa». Cfr. 1Sam 1,23). Davide non ha disprezzato solo la “prescrizione” divina ma tutto quanto il Signore ha fatto per lui, ha disdegnato i suoi ricchi doni (fatti «per sempre»: cfr. 7,12-16) per esaudire il capriccio di un solo istante. «lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti»: è quanto Saul aveva tentato di fare con Davide, mandandolo contro i Filistei (1Sam 18,17.25).

10-12. La minaccia si realizzerà con la morte violenta di Amnon (13,23-37), Assalonne (18,9-18) e Adonia (1Re 2,13-25) e con la plateale violazione dell'harem di Davide da parte di Assalonne (16, 20-23).

14. «tu hai insultato il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi)»: BC tenta di armonizzare il difficile TM che ha lett. «poiché hai proprio insultato i nemici del Signore». La frase in sé non ha senso; probabilmente la parola «i nemici» è stata inserita successivamente per evitare che il nome divino si trovasse a diretto contatto con un termine sconveniente. Due casi simili in 1Sam 20,16 e 25,22. «il figlio che ti è nato dovrà morire»: accanto al principio della responsabilità personale, secondo cui ciascuno deve scontare il proprio peccato (Dt 7,10; 24,16; 2Re 14,6; Ger 31,29-30; Ez 14,12-20; 18,1-30), l'AT ne conosce anche un altro che si può definire “principio della solidarietà”: il destino di ciascuno è condizionato dall'altrui comportamento, retto o empio che sia (cfr. Gn 18,24-32). L'ambito più immediato di applicazione è la famiglia: i figli devono scontare le colpe dei loro padri affinché sia ristabilita la “giustizia” (Es 20,5; 34,7; Dt 5,9; Ger 31,29; 32,18. Cfr. anche Lc 13,2; Gv 9,2-3). Sarebbe illecito – in nome di una storicistica “purificazione progressiva” della teologia veterotestamentaria – liquidare con leggerezza tale principio come grossolano e primitivo, dato che esso è intrinsecamente connesso con la dottrina del peccato originale e dell'universalità della redenzione di Cristo (Gn 3,17-19; Rm 3,23-24; 5,12-21; 1Cor 15,21-22). Una rilettura del “Carme del Servo sofferente” (Is 53, in particolare i vv. 4-6.12; cfr. 1Pt 2,24-25 e Gv 1,29) può essere illuminante in tal senso.

16-21. Contro tutte le consuetudini, durante i sette giorni di malattia del bambino Davide si comporta come durante il lutto (2Sam 1,11-12; 3,31; 13,31; Dn 10,3) che durava, appunto, sette giorni (1Sam 31,13), mentre all'annunzio della sua morte riprende la vita normale: si lava, si unge, depone il sacco e interrompe il digiuno. Lo spinge a ciò un doppio sentimento: dapprima la speranza che Dio possa impietosirsi e lasciar vivere il neonato (cfr. Gio 3,7-10), poi la sottomissione piena di fede al volere di Dio: «andò nella casa del Signore e vi si prostrò» (v. 20). accogliere l'arca (6,17), che attualmente si trova a Rabba con l'esercito israelita (11,11).

23. «Io andrò da lui, ma lui non ritornerà a me!»: lo šᵉ’ôl è il luogo dell'oltretomba ove tutti i defunti si recano senza poter più ritornare, se non temporaneamente (cfr. 1Sam 28,11). Cfr. Gb 10,20-22; 14,10-12.20.

24-25. «Iedidia»: significa «amato dal Signore». Questo soprannome profetico non apparirà più in seguito. Esso certifica che Dio ritiene scontata la pena per il peccato ed ha accordato il perdono al suo “Unto”.

26. «città delle acque»: TM, LXX e Vg hanno «città regia» (‘îr hammᵉlûkâ). La traduzione (congetturale in quanto richiede la modifica di due consonanti) si basa sul v. 27 ove si fa distinzione tra la città propriamente detta e una «città delle acque» (‘îr hammāyim), cioè un piccolo assembramento di case attorno alla cisterna (forse la medesima riportata alla luce dagli scavi archeologici), cui gli assediati potevano accedere attraverso una galleria sotterranea (cfr. 5,8). Una volta preso il controllo dell'approvvigionamento idrico Ioab può affermare di aver praticamente concluso l'assedio. Quest'interpretazione è confermata da Giuseppe Flavio (Antiquitates VII, 159).

28. «se la prendo io, porterebbe il mio nome»: Ioab concede al suo re l'onore di guidare l'ultimo assalto per conferire il proprio nome alla città conquistata (cfr. 5,7).

30. «di Milcom»: con i LXX. TM e Vg hanno: «del loro re» (malkām). La vocalizzazione è chiaramente errata poiché Milcom è attestato quale dio degli Ammoniti in 1Re 11,5.33; 2Re 23,13. La radice mlk significa «re»; ciò giustifica la pesante corona d'oro (circa 26 kg) che cinge il capo dell'idolo. Davide prende per sé la pietra preziosa incastonata sulla corona: la vittoria sugli Ammoniti è anche una vittoria sulle loro divinità (cfr. 1Sam 17,43-47 e 1Sam 31,8-10).

31. Gli Ammoniti sconfitti vengono obbligati ai lavori forzati, riconducibili all'ambito dell'edilizia pubblica (cfr. 5,9.11). La menzione degli strumenti in ferro ci ricorda le umilianti ristrettezze di alcuni decenni prima, quando i Filistei detenevano il monopolio dell'artigianato metallurgico (1Sam 13,19-21).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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