📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1Dopo qualche tempo, nei giorni della mietitura del grano, Sansone andò a visitare sua moglie, le portò un capretto e disse: “Voglio entrare da mia moglie nella camera”. Ma il padre di lei non gli permise di entrare 2e gli disse: “Credevo proprio che tu l'avessi presa in odio e perciò l'ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non è più bella di lei? Prendila dunque al suo posto”. 3Ma Sansone rispose loro: “Questa volta non sarò colpevole verso i Filistei, se farò loro del male”. 4Sansone se ne andò e catturò trecento volpi; prese delle fiaccole, legò coda a coda e mise una fiaccola fra le due code. 5Poi accese le fiaccole, lasciò andare le volpi per i campi di grano dei Filistei e bruciò i covoni ammassati, il grano ancora in piedi e perfino le vigne e gli oliveti. 6I Filistei chiesero: “Chi ha fatto questo?”. La risposta fu: “Sansone, il genero dell'uomo di Timna, perché costui gli ha ripreso la moglie e l'ha data al compagno di lui”. I Filistei salirono e bruciarono tra le fiamme lei e suo padre. 7Sansone disse loro: “Poiché agite in questo modo, io non la smetterò finché non mi sia vendicato di voi”. 8Li sbatté uno contro l'altro, facendone una grande strage. Poi scese e si ritirò nella caverna della rupe di Etam. 9Allora i Filistei vennero, si accamparono in Giuda e fecero una scorreria fino a Lechì. 10Gli uomini di Giuda dissero loro: “Perché siete venuti contro di noi?”. Quelli risposero: “Siamo venuti per legare Sansone, per fare a lui quello che ha fatto a noi”. 11Tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della rupe di Etam e dissero a Sansone: “Non sai che i Filistei dominano su di noi? Che cosa ci hai fatto?”. Egli rispose loro: “Quello che hanno fatto a me, io l'ho fatto a loro”. 12Gli dissero: “Siamo scesi per legarti e metterti nelle mani dei Filistei”. Sansone replicò loro: “Giuratemi che non mi colpirete”. 13Quelli risposero: “No; ti legheremo soltanto e ti metteremo nelle loro mani, ma certo non ti uccideremo”. Lo legarono con due funi nuove e lo trassero su dalla rupe. 14Mentre giungeva a Lechì e i Filistei gli venivano incontro con grida di gioia, lo spirito del Signore irruppe su di lui: le funi che aveva alle braccia divennero come stoppini bruciacchiati dal fuoco e i legacci gli caddero disfatti dalle mani. 15Trovò allora una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa mille uomini. 16Sansone disse: “Con una mascella d'asino, li ho ben macellati! Con una mascella d'asino, ho colpito mille uomini!“. 17Quand'ebbe finito di parlare, gettò via la mascella; per questo, quel luogo fu chiamato Ramat-Lechì. 18Poi ebbe gran sete e invocò il Signore dicendo: “Tu hai concesso questa grande vittoria per mezzo del tuo servo; ora dovrò morire di sete e cadere nelle mani dei non circoncisi?”. 19Allora Dio spaccò la roccia concava che è a Lechì e ne scaturì acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita. Perciò quella fonte fu chiamata En-Kore: essa esiste a Lechì ancora oggi. 20Sansone fu giudice d'Israele, al tempo dei Filistei, per venti anni.

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Approfondimenti

1-8. Il brano presenta una serie di azioni e reazioni in maniera rapida e stringata: il suocero rifiuta a Sansone, desideroso di accostare la moglie, l'accesso a lei, vv. 1-2; Sansone reagisce dando fuoco ai campi dei Filistei, vv. 3-5. I Filistei sembrano dar ragione a Sansone e puniscono suo suocero incendiandogli la casa; anche la moglie di Sansone trova la morte; Sansone, che evidentemente è ancora innamorato della moglie, si vendica contro i Filistei e fa una carneficina,

7-8. Il motivo della vendetta domina il brano. C'è anche la tendenza ad allargare la vicenda familiare di Sansone, per conferirle una dimensione quanto meno tribale. Una volta placatosi, il nostro eroe si ritira a vivere in una caverna.

9-20. Anche in questo brano si ha un'azione dei Filistei, vv. 9-13, e la consueta reazione di Sansone. I due momenti però qui sono molti più sviluppati e in crescendo. Si amplia il raggio d'influenza di Sansone. Fino ad ora era stata coinvolta solo la piccola tribù di Dan. Ora entra in campo la tribù di Giuda, abitante la catena montagnosa che si trova alle spalle del territorio danita. A quanto pare, Giuda intende conservare rapporti non bellicosi con i Filistei, dà ragione a costoro e consegna Sansone legato. Sansone, investito dallo spirito di JHWH (v. 14), prima spezza le funi, poi con una mascella d'asino elimina un grande numero di Filistei. Le cifre, qui come lungo tutto il ciclo di Sansone, sono iperboliche. Si nota però un'intenzionale crescendo nella presentazione del vigore fisico del protagonista. Il motivo delle funi spezzate sarà ripreso e diventerà centrale nel capitolo seguente.

20. Il v. ha valore conclusivo. La notizia è ripetuta in 16,31b. Forse qui è dovuta a un redattore che, considerando indecorosa la morte di Sansone, volle eliminarne il racconto e terminare qui la storia delle gesta dell'eroe.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Sansone scese a Timna, e a Timna vide una donna tra le figlie dei Filistei. 2Tornato a casa, disse al padre e alla madre: “Ho visto a Timna una donna, una figlia dei Filistei; prendetemela in moglie”. 3Suo padre e sua madre gli dissero: “Non c'è una donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, perché tu vada a prenderti una moglie tra i Filistei non circoncisi?”. Ma Sansone rispose al padre: “Prendimi quella, perché mi piace”. 4Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal Signore, il quale cercava un motivo di scontro con i Filistei. In quel tempo i Filistei dominavano Israele. 5Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leoncello venirgli incontro ruggendo. 6Lo spirito del Signore irruppe su di lui, ed egli, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre e alla madre. 7Scese dunque, parlò alla donna e questa gli piacque. 8Dopo qualche tempo tornò per prenderla e uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco, nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e del miele. 9Egli ne prese nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo camminando. Quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede loro ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. 10Suo padre scese dunque da quella donna e Sansone fece là un banchetto, perché così usavano fare i giovani. 11Quando lo ebbero visto, presero trenta compagni perché stessero con lui. 12Sansone disse loro: “Voglio proporvi un enigma. Se voi me lo spiegate entro i sette giorni del banchetto e se l'indovinate, vi darò trenta tuniche e trenta mute di vesti; 13ma se non sarete capaci di spiegarmelo, darete trenta tuniche e trenta mute di vesti a me”. 14Quelli gli risposero: “Proponi l'enigma e noi lo ascolteremo”. Egli disse loro:

“Da colui che mangia è uscito quel che si mangia e dal forte è uscito il dolce”. Per tre giorni quelli non riuscirono a spiegare l'enigma. 15Al quarto giorno dissero alla moglie di Sansone: “Induci tuo marito a spiegarti l'enigma; se no, daremo fuoco a te e alla casa di tuo padre. Ci avete invitati qui per spogliarci?”. 16La moglie di Sansone si mise a piangergli intorno e a dirgli: “Tu hai per me solo odio e non mi ami; hai proposto un enigma ai figli del mio popolo e non me l'hai spiegato!”. Le disse: “Ecco, non l'ho spiegato neanche a mio padre e a mia madre e dovrei spiegarlo a te?”. 17Ella continuò a piangergli intorno durante i sette giorni del banchetto. Il settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava, e lei spiegò l'enigma ai figli del suo popolo. 18Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: “Che c'è di più dolce del miele? Che c'è di più forte del leone?“. Rispose loro: “Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste sciolto il mio enigma”. 19Allora lo spirito del Signore irruppe su di lui ed egli scese ad Àscalon; vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede le mute di vesti a quelli che avevano spiegato l'enigma. Poi, acceso d'ira, risalì alla casa di suo padre, 20e la moglie di Sansone fu data al compagno che gli aveva fatto da amico di nozze.

__________________________ Note

14,1 Timna: si trova a pochi chilometri da Sorea; assegnata alla tribù di Dan (Gs 19,43), al tempo di Sansone la città doveva essere in mano ai Filistei.

14,4 i Filistei dominavano Israele: dalla zona costiera, i Filistei tentavano di risalire la zona collinare dove si svolgono i fatti, zona chiamata la Sefela, e da questa, sempre muovendo verso est, cercavano di penetrare nel territorio di Giuda (vedi 15,11). Saranno un pericolo costante fino a quando Davide non li sconfiggerà definitivamente.

14,6 Lo spirito del Signore: è all’origine della forza di Sansone; così anche in 14,19 e 15,14.

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Approfondimenti

14,1-20. I rapporti tra Ebrei e Filistei non dovevano essere così tesi, se si potevano fare matrimoni misti. Le nozze erano sempre iniziativa dei genitori. Di solito era il padre a scegliere la sposa e a condurre le trattative. La celebrazione delle nozze era accompagnata da banchetti e giochi, che duravano alcuni giorni. In caso di matrimonio di un Ebreo con una donna di un altro popolo, di solito la sposa rimaneva nell'abitazione dei genitori. Il marito le faceva visita di quando in quando e i figli erano parte del clan materno (cfr. il caso di Abimelech, 9,1ss.). Il racconto non è del tutto lineare, soprattutto per quanto concerne la figura e l'iniziativa del padre di Sansone. Vi si parla di successive visite di Sansone alla famiglia della sposa e non è sempre chiaro se il padre sia presente o meno. I tentativi esegetici di rendere coerente il racconto in questo senso sono molti, sia di ordine testuale che di ordine psicologico. Nonostante la menzione esplicita dello spirito di JHWH, che investe Sansone (v. 6.19), il tono del racconto è del tutto profano.

6. Il leone, o analoghe bestie feroci, sono spesso simbolo del nemico. Qui la fiera è il popolo ostile, i Filistei, superiori e temuti, perché – tra l'altro – sono abili nel lavorare il ferro, e che Sansone affronta con la forza delle sue mani.

8. Il miele che esce dalla carcassa del leone morto può simboleggiare la donna di Timna, che Sansone sceglie come sposa.

9. Il contato con cadaveri contamina. Il miele in questo caso è contaminato. Sansone non vuole che i genitori lo sappiano.

14. L'indovinello, traducibile anche con: «Cibo uscì dal mangiatore e dolcezza dal forte», aveva probabilmente in origine un riferimento preciso allo sposo ed era di carattere sessuale. La storia del leone è usata forse anche per desessualizzarlo.

15-17. Le indicazioni cronologiche dei vv. 14 «tre giorni», 15 «quarto giorno» e 17 «durante i sette giorni» sono difficilmente armonizzabili.

18. Il contro-indovinello degli ospiti nuziali ha come risposta: l'amore. La replica di Sansone è carica di oscenità.

20. L'amico dello sposo era il capo dei “paraninfi”, il gruppo di giovani scelto per accompagnare lo sposo alla casa della sposa (cfr. v. 10).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Sansone (13,1-16,31) 1Gli Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani dei Filistei per quarant'anni. 2C'era allora un uomo di Sorea, della tribù dei Daniti, chiamato Manòach; sua moglie era sterile e non aveva avuto figli. 3L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. 4Ora guàrdati dal bere vino o bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro. 5Poiché, ecco, tu concepirai e partorirai un figlio sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio fin dal seno materno; egli comincerà a salvare Israele dalle mani dei Filistei”. 6La donna andò a dire al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto maestoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, 7ma mi ha detto: “Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'impuro, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”“. 8Allora Manòach pregò il Signore e disse: “Perdona, mio Signore, l'uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. 9Dio ascoltò la preghiera di Manòach e l'angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manòach, suo marito, non era con lei. 10La donna corse in fretta a informare il marito e gli disse: “Ecco, mi è apparso quell'uomo che venne da me l'altro giorno”. 11Manòach si alzò, seguì la moglie e, giunto da quell'uomo, gli disse: “Sei tu l'uomo che ha parlato a questa donna?”. Quegli rispose: “Sono io”. 12Manòach gli disse: “Quando la tua parola si sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che cosa dovrà fare?”. 13L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Si astenga la donna da quanto le ho detto: 14non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d'impuro; osservi quanto le ho comandato”. 15Manòach disse all'angelo del Signore: “Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!”. 16L'angelo del Signore rispose a Manòach: “Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore”. Manòach non sapeva che quello era l'angelo del Signore. 17Manòach disse all'angelo del Signore: “Come ti chiami, perché ti rendiamo onore quando si sarà avverata la tua parola?”. 18L'angelo del Signore gli rispose: “Perché mi chiedi il mio nome? Esso è misterioso”. 19Manòach prese il capretto e l'offerta e sulla pietra li offrì in olocausto al Signore che opera cose misteriose. Manòach e la moglie stavano guardando: 20mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare. Manòach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la faccia a terra 21e l'angelo del Signore non apparve più né a Manòach né alla moglie. Allora Manòach comprese che quello era l'angelo del Signore. 22Manòach disse alla moglie: “Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio”. 23Ma sua moglie gli disse: “Se il Signore avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta, non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste”. 24E la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse. 25Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui quando era nell'Accampamento di Dan, fra Sorea ed Estaòl.

__________________________ Note

13,1-16,31 Il ciclo di Sansone comprende i seguenti momenti: annuncio della nascita (13,1-25); matrimonio (14,1-20); vendetta contro i Filistei (15,1-8); episodio della mascella d’asino (15,9-20); episodio delle porte di Gaza (16,1-3); Dalila e la cattura di Sansone (16,4-21); ultima vendetta e morte (16,22-31).

13,2 Sorea: circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme, fa parte, insieme alle vicine Timna e Estaòl, del territorio di Dan. I fatti si collocano dopo la migrazione di gran parte di questa tribù verso il nord.

13,5 nazireo: persona consacrata a Dio in modo particolare (Nm 6). Come segno esterno di questa sua consacrazione, Sansone non taglierà mai i capelli.

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Approfondimenti

13,1-16,31. Con Sansone, della tribù di Dan, lo scenario geografico muta. Non più la Transgiordania, o la catena montuosa centrale, ma la Sefela (= zona bassa), fa da sfondo alle imprese di questo personaggio, il più strano tra le pur sorprendenti figure incontrate sinora, e tra i più familiari nell'immaginario religioso comune. La Sefela è una catena di colline che si distende tra i monti di Giuda a est e la pianura costiera a ovest, ed è abitata dai Filistei. La zona è singolare. È una regione fertile, coltivata oggi a frumento, viti e olivi, mentre nell'antichità era folta di boschi. È sempre stata densamente abitata. Le colline hanno una configurazione peculiare: sono coniche e si elevano ad altezze tra i 100 e i 450 metri. Nella divisione di Canaan questa zona era toccata alla tribù di Dan. Ma i Daniti, pressati continuamente dai Filistei, emigrarono (verso la fine del sec. XII) nell'estremità settentrionale del territorio ebraico (cfr. Gs 19,27; gli episodi descritti in Gdc 17-18 avvengono durante questa migrazione).

I Filistei sono il popolo che ha dato il nome alla Palestina. La Filistea è la pianura costiera tra il mare e la Sefela, che raggiunge una larghezza massima di 25 chilometri all'altezza di Gaza. I Filistei erano di origine egeo-asiatica, e secondo la Bibbia provenivano da Caftor, o Creta, Di razza indoeuropea, avevano una cultura mediterranea avanzata. Fecero parte di quei “popoli del mare” che nel sec. XII crearono grande scompiglio nel vicino Oriente mediterraneo. I Filistei furono il popolo più importante e pericoloso con il quale gli Ebrei ebbero a che fare. Solo Davide riuscì ad assoggettarli. Stanziatisi in Palestina, si mescolarono ben presto ai Cananei locali e si organizzarono politicamente in una specie di pentapoli. Le loro cinque città principali erano i porti di Gaza e Ascalon e le fortezze di Asdod, Gat ed Ekron.

I cc. 13-16, il cosiddetto “ciclo di Sansone”, ci presentano un “giudice” e “salvatore” d'Israele che, forse più di ogni altro, manca dei tratti che il nostro libro vorrebbe attribuire a tali figure. Più che in ogni altro caso, le sue vicende con i Filistei sembrano riguardare la sua tribù, o meglio, la sua persona e la sua vita privata. D'altra parte, più che in ogni altro caso si mette in luce la dimensione religiosa del personaggio: la sua nascita miracolosa, preceduta da un annuncio, occupa un intero capitolo. Sansone è un consacrato a JHWH (nāzîr, «fin dal seno materno», «fino al giorno della sua morte», che «non beve vino né bevanda» e sulla cui testa «non passa rasoio» (cfr. Gdc 13,5.7; 16,17, vedi 1Sam 1,11; il termine ricorre con particolare frequenza in Nm 6), sebbene ai doveri della consacrazione sembri preferire la legge dell'arbitrio, della forza, dell'astuzia e della passione. Anche di lui si afferma che è mosso dallo spirito di Dio (cfr. 3,7-11), ma – pure in questo caso – si direbbe che a spingerlo siano più le sue passioni di contadino gigante, dotato di una straordinaria forza fisica, amante delle donne e del cibo, e deciso a portare avanti la propria vendetta personale contro gli odiati Filistei. Neanche lo schema teologico della vittoria del debole, eletto di JHWH, contro i potenti, può essere applicato nel caso di Sansone. Piuttosto, le sue gesta sono abbellite e amplificate, fino ad apparire mirabolanti. La sua figura è esaltata, al di là di ogni componente religiosa, con senso d'orgoglio da parte di una tribù costretta a subire per generazioni la legge del più forte. Come “giudice” e “salvatore”, d'Israele Sansone è troppo individualista, passionale, avventuriero, troppo furbo e arrogante. Da un'ottica teologica egli è, se mai, un peccatore, che paga le proprie colpe con una fine tragica, la quale peraltro contribuisce a farne un eroe, più che uno strumento nelle mani di JHWH per salvare Israele. Letterariamente, il ciclo di Sansone è composto di saghe e racconti popolari, il cui realismo e la cui vivacità sono indizio di una relativa vicinanza al tempo e al luogo in cui avvennero i fatti, anche se le imprese del protagonista sono già enormemente dilatate dalla tradizione orale e dalla fantasia popolare. Il “ciclo di Sansone” presenta la nascita miracolosa dell'eroe (c. 13), il suo matrimonio e l'uccisione del leone (c. 14), la perdita della moglie e la vendetta delle volpi (15,1-8), l'episodio della mascella d'asino (15,9-20), l'agguato alle porte di Gaza (16,1-3), la storia della cattura e dell'ultima prodezza, cui è legata la morte (16,4-31).

13,1-25. Tra i racconti biblici di annunciazione, questo – insieme a Lc 1,5-25 – è il più sviluppato. Alcuni motivi sono analoghi a quelli di 6,11-23, ma qui risultano notevolmente amplificati. Si tratta della figura del messaggero divino (vedi 2,1-5) e del suo messaggio, dell'offerta di cibo che diventa olocausto, del motivo del timore e di quello della rassicurazione. Altri elementi tipici del genere letterario “annunciazione”, qui presenti, sono il concepimento dell'eletto da parte di una donna sterile, l'astinenza del bambino e della madre (il verbo nzr significa propriamente consacrazione mediante astinenza) e il destino futuro del neonato. Qui manca l'indicazione del nome e la sua spiegazione, mentre si riscontra uno sviluppo abnorme del motivo dell'astinenza, applicato anche alla madre. Il racconto ha una sua struttura letteraria complessa e rigorosa. Ai vv. 2-3 (la donna sterile e senza figli) corrisponde il v. 24 (la donna che partorisce un figlio). All'interno di questa cornice, si possono individuare tre sezioni della narrazione.

  • Vv. 3-10, l'apparizione dell'angelo alla donna. La sezione è segnata da una inclusione (v. 3, «l'angelo apparve», v. 10: «Ecco mi è apparso quell'uomo»).
  • Vv. 11-18, il discorso in cui Manoach fa quattro domande al messaggero (v. 11; vv. 12-14; vv. 15-16; vv. 17-18), ricevendone quattro risposte.
  • Vv. 19-23, in cui è rivelata l'identità del messaggero divi-no. La sezione è incorniciata dai riferimenti a Manoach che «prende» (lqḥ) il capretto e l'offerta (v. 19) e a JHWH che «accetta» (lqḥ) l'offerta dell'uomo. La radice r’h, oltre che fare da inclusione nella prima sezione, funge da termine chiave di tutto il brano. Le domande sollevate da Manoach nella sezione centrale sono tra una sezione che tratta della apparizione (r’h) del messaggero divino e una sezione che sottolinea il «guardare» (r’h, v. 19 «stavano guardando») la teofania da parte di Manoach e la moglie.

Dei cinque personaggi coinvolti nell'azione, in primo piano sono la donna, Manoach e soprattutto l'angelo di JHWH, mentre il bambino è l'occasione del racconto e JHWH la forza che sta dietro agli eventi.

Alla fine peraltro il brano si concentra su Sansone, su cui si posa la benedizione di JHWH (v. 24), che lo fa crescere, e lo «spirito» di JHWH, che lo sottrae gradualmente alla sfera familiare.

1. Riappare la formula solita, segno indubbio dell'intervento del redattore deuteronomista (cfr. 3,12; 4,1; 10,6).

2. Zorea si trovava circa 25 chilometri a ovest di Gerusalemme.

17-18. La richiesta del nome, nel tentativo di identificare l'essere misterioso e soprannaturale, fa pensare alle visioni di Giacobbe (Gn 32) e di Mosè (Es 3).

19-21. Come Abramo (Gn 18), così Manoach intende assolvere ai propri doveri di ospite nei confronti del visitatore.

25. Lo spirito di JHWH è conferito a Sansone come forza carismatica, per sé intesa a spingere l'eletto a compiere la sua missione (vedi 3,7).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Gli uomini di Èfraim si radunarono, passarono il Giordano verso Safon e dissero a Iefte: “Perché sei andato a combattere contro gli Ammoniti e non ci hai chiamati con te? Noi bruceremo te e la tua casa”. 2Iefte rispose loro: “Io e il mio popolo abbiamo avuto grandi lotte con gli Ammoniti; quando vi ho chiamati in aiuto, non siete venuti a salvarmi dalle loro mani. 3Vedendo che non venivate voi a salvarmi, ho esposto al pericolo la vita, ho marciato contro gli Ammoniti e il Signore li ha consegnati nelle mie mani. Perché dunque siete venuti oggi contro di me a muovermi guerra?“. 4Iefte, radunati tutti gli uomini di Gàlaad, diede battaglia a Èfraim; gli uomini di Gàlaad sconfissero gli Efraimiti, perché questi dicevano: “Voi siete fuggiaschi di Èfraim; Gàlaad sta in mezzo a Èfraim e in mezzo a Manasse”. 5I Galaaditi occuparono i guadi del Giordano in direzione di Èfraim. Quando uno dei fuggiaschi di Èfraim diceva: “Lasciatemi passare”, gli uomini di Gàlaad gli chiedevano: “Sei un Efraimita?”. Se rispondeva: “No”, 6i Galaaditi gli dicevano: “Ebbene, di' scibbòlet”, e se quello diceva: “Sibbòlet”, non riuscendo a pronunciare bene, allora lo afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano. In quell'occasione perirono quarantaduemila uomini di Èfraim. 7Iefte fu giudice d'Israele per sei anni. Poi Iefte, il Galaadita, morì e fu sepolto nella sua città in Gàlaad.

Ibsan 8Dopo di lui fu giudice d'Israele Ibsan, di Betlemme. 9Egli ebbe trenta figli e trenta figlie: fece sposare queste ultime con uomini di fuori e fece venire da fuori trenta fanciulle per i suoi figli. Fu giudice d'Israele per sette anni. 10Poi Ibsan morì e fu sepolto a Betlemme.

Elon 11Dopo di lui fu giudice d'Israele Elon, lo Zabulonita; fu giudice d'Israele per dieci anni. 12Poi Elon, lo Zabulonita, morì e fu sepolto ad Àialon, nel territorio di Zàbulon.

Abdon 13Dopo di lui fu giudice d'Israele Abdon, figlio d'Illel, di Piratòn. 14Ebbe quaranta figli e trenta nipoti, i quali cavalcavano settanta asinelli. Fu giudice d'Israele per otto anni. 15Poi Abdon, figlio d'Illel, di Piratòn, morì e fu sepolto a Piratòn, nel territorio di Èfraim, sul monte dell'Amalecita.

__________________________ Note

12,6 scibbòlet: termine ebraico che vuol dire “spiga”. È questo l’unico passo della Bibbia in cui troviamo un riferimento alla pronuncia locale o dialettale di una parola.

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Approfondimenti

12,1-7. Anche in questo episodio gli Efraimiti mostrano suscettibilità e presunzione (cfr. 8,1-3). E sono anche arroganti e minacciosi: «bruceremo te e la tua casa» (v. 1b). È comprensibile perciò il risentimento delle altre tribù, che va dallo scherno burlesco a forme di violenza, anche questa volta per noi incomprensibili, tanto più che essa qui è praticata tra esponenti dello stesso popolo. Le rivalità tribali in Israele non furono mai sopite, neanche con l'avvento della monarchia.

6. In ebraico šibbolet significa «spiga». La pronuncia normale della š iniziale è come l'italiano “sc”. Questo è l'unico caso in cui la Bibbia ci presenta una particolarità di pronuncia di una tribù. In tutti gli ambienti e le epoche le differenze dialettali, messe in rilievo e fatte oggetto di scherno, possono essere segno di rivalità profonde. La cifra di quarantaduemila è evidentemente esagerata.

12,8-10. Dopo Samgar (3,31), Tola e Iair (10,3-5), ecco gli altri tre “giudici minori”: Ibsan, Elon e Abdon (12,8-15), presentati tutti secondo lo schema consueto che abbiamo già incontrato.

8. È impossibile che la Betlemme di cui si parla qui (v. 8.10) sia la Betlemme della tribù di Beniamino. C'era un'altra Betlemme, ai confini tra Zabulon e Aser, ed è a questa città alla quale il testo si riferisce.

12,11-12. Questi versetti contengono lo schema relativo ai giudici minori nella sua forma più lineare.

12,13-15. Piraton è un villaggio a sud-ovest di Sichem, nelle vicinanze di Nablus.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ora Iefte, il Galaadita, era un guerriero forte, figlio di una prostituta; lo aveva generato Gàlaad. 2La moglie di Gàlaad gli partorì dei figli, i figli di questa donna crebbero e cacciarono Iefte e gli dissero: “Tu non avrai eredità nella casa di nostro padre, perché sei figlio di un'altra donna”. 3Iefte fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nella terra di Tob. Attorno a Iefte si raccolsero alcuni sfaccendati e facevano scorrerie con lui. 4Qualche tempo dopo gli Ammoniti mossero guerra a Israele. 5Quando gli Ammoniti iniziarono la guerra contro Israele, gli anziani di Gàlaad andarono a prendere Iefte nella terra di Tob. 6Dissero a Iefte: “Vieni, sii nostro condottiero e così potremo combattere contro gli Ammoniti”. 7Ma Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: “Non siete forse voi quelli che mi avete odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell'angoscia?”. 8Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: “Proprio per questo ora ci rivolgiamo a te: verrai con noi, combatterai contro gli Ammoniti e sarai il capo di noi tutti abitanti di Gàlaad”. 9Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: “Se mi fate ritornare per combattere contro gli Ammoniti e il Signore li mette in mio potere, io sarò vostro capo”. 10Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: “Il Signore sia testimone tra noi, se non faremo come hai detto”. 11Iefte dunque andò con gli anziani di Gàlaad; il popolo lo costituì suo capo e condottiero, e Iefte ripeté tutte le sue parole davanti al Signore a Mispa.

12Poi Iefte inviò messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli: “Che cosa c'è tra me e te, perché tu venga contro di me a muover guerra nella mia terra?”. 13Il re degli Ammoniti rispose ai messaggeri di Iefte: “Perché Israele, quando salì dall'Egitto, si impossessò del mio territorio, dall'Arnon fino allo Iabbok e al Giordano; restituiscilo pacificamente”. 14Iefte inviò di nuovo messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli: 15“Dice Iefte: Israele non si impossessò della terra di Moab, né di quella degli Ammoniti. 16Quando salì dall'Egitto, Israele attraversò il deserto fino al Mar Rosso e giunse a Kades, 17e mandò messaggeri al re di Edom per dirgli: “Lasciami passare per la tua terra”. Ma il re di Edom non acconsentì. Ne mandò anche al re di Moab, ma anch'egli rifiutò e Israele rimase a Kades. 18Poi camminò per il deserto, fece il giro della terra di Edom e di quella di Moab, giunse a oriente della terra di Moab e si accampò oltre l'Arnon senza entrare nei territori di Moab, perché l'Arnon segna il confine di Moab. 19Allora Israele mandò messaggeri a Sicon, re degli Amorrei, re di Chesbon, e gli disse: “Lasciaci passare dalla tua terra, per arrivare alla nostra meta”. 20Ma Sicon non si fidò a lasciar passare Israele per i suoi territori; anzi radunò tutta la sua gente, si accampò a Iaas e combatté contro Israele. 21Il Signore, Dio d'Israele, mise Sicon e tutta la sua gente nelle mani d'Israele, che li sconfisse; così Israele conquistò tutta la terra degli Amorrei che abitavano quel territorio: 22conquistò tutti i territori degli Amorrei, dall'Arnon allo Iabbok e dal deserto al Giordano. 23Ora il Signore, Dio d'Israele, ha scacciato gli Amorrei davanti a Israele, suo popolo, e tu vorresti scacciarlo? 24Non possiedi tu quello che Camos, tuo dio, ti ha fatto possedere? Così anche noi possederemo la terra di quelli che il Signore ha scacciato davanti a noi. 25Sei tu forse più di Balak, figlio di Sippor, re di Moab? Litigò forse con Israele o gli fece guerra? 26Da trecento anni Israele abita a Chesbon e nelle sue dipendenze, ad Aroèr e nelle sue dipendenze e in tutte le città lungo l'Arnon; perché non gliele avete tolte durante questo tempo? 27Io non ti ho fatto torto, e tu agisci male verso di me, muovendomi guerra; il Signore, che è giudice, giudichi oggi tra gli Israeliti e gli Ammoniti!“. 28Ma il re degli Ammoniti non ascoltò le parole che Iefte gli aveva mandato a dire.

29Allora lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad e Manasse, passò a Mispa di Gàlaad e da Mispa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. 30Iefte fece voto al Signore e disse: “Se tu consegni nelle mie mani gli Ammoniti, 31chiunque uscirà per primo dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io lo offrirò in olocausto”. 32Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli e il Signore li consegnò nelle sue mani. 33Egli li sconfisse da Aroèr fin verso Minnit, prendendo loro venti città, e fino ad Abel-Cheramìm. Così gli Ammoniti furono umiliati davanti agli Israeliti. 34Poi Iefte tornò a Mispa, a casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con tamburelli e danze. Era l'unica figlia: non aveva altri figli né altre figlie. 35Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: “Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi”. 36Ella gli disse: “Padre mio, se hai dato la tua parola al Signore, fa' di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici”. 37Poi disse al padre: “Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne”. 38Egli le rispose: “Va'!”, e la lasciò andare per due mesi. Ella se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. 39Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli compì su di lei il voto che aveva fatto. Ella non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele questa usanza: 40le fanciulle d'Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il Galaadita, per quattro giorni ogni anno.

__________________________ Note

11,1 lo aveva generato Gàlaad: Gàlaad viene presentato come nome di persona; altrove (11,8) come nome geografico. La regione di Gàlaad corrisponde al territorio occupato dalla tribù di Gad (Nm 32).

11,29 lo spirito del Signore venne su Iefte: la venuta dello spirito ha il compito di far riportare a Iefte la vittoria sugli Ammoniti (11,32-33).

11,30 Iefte fece voto al Signore: il voto era conosciuto dal tempo antico e il popolo vi ricorreva spesso; in molti testi la Bibbia dice che il voto fatto a Dio deve essere mantenuto. Ma, nello stesso tempo, la Bibbia ha un costante orrore per i sacrifici umani, che ripetutamente condanna (Lv 18,21; 20,2-3); inoltre, in alcuni testi, si attenua il rigore del voto (vedi Lv 27).

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Approfondimenti

11,1-11. Iefte è figlio di un ebreo e di una prostituta, verosimilmente non ebrea. E detto «Galaadita», il che si riferisce al fatto che abitava nella regione di Galaad. È detto anche figlio di Galaad, nel qual caso Galaad non è più nome geografico, ma di persona. Galaad è il nome del figlio di Machir, un clan di Manasse che si era stabilito nella zona settentrionale della regione (vedi 5,14-18). Il testo non ci dice di quale tribù fosse lefte. Forse apparteneva alla tribù di Manasse, o forse alla tribù di Gad, considerato che è detto abitante della città gadita di Mizpa (11,34). C'è anche la possibilità che il nome vero del padre sia caduto, sostituito da quello della regione.

3. Il «paese di Tob», verso il deserto, nell'estremo nord, al di là dei pascoli eccellenti che erano caratteristici del territorio più a sud.

4. Iefte oltre che bastardo (v. 1), respinto dalla famiglia e diseredato (v. 2), è fuggiasco in zone desertiche, circondato da “sfaccendati” dediti a colpi di mano ai danni delle carovane di passaggio. Il motivo teologico di JHWH che sceglie le persone deboli e insignificanti per fare grandi cose e salvare il suo popolo trova qui variazioni singolari.

11. Dopo i negoziati con gli “anziani” (i rappresentanti del popolo), Iefte è nominato capo a Mizpa, dove JHWH ha il suo santuario. Il termine ro’š può indicare un capo tribù (Dt 1,15; 5,23), ma può essere usato anche per indicare funzioni militari e giudiziarie (cfr. Dt 1,15) o anche il re stesso (Os 2,2; Is 7,8s.).

12-28. A differenza di Abimelech, deciso nell'azione quanto estraneo alle vie diplomatiche, Iefte si comporta come vero capo politico e cerca di intavolare trattative con il re degli Ammoniti.

15-28. I fatti menzionati dagli ambasciatori di Iefte si riferiscono a Nm 2-21 e Dt 2,22-37. La seconda ambasciata di Iefte (vv. 14-27) sostiene in concreto, rifacendo la storia di ben tre contratti precedenti, che gli Israeliti consideravano loro proprietà quel territorio, per averlo conquistato combattendo contro Sicon, re degli Amorrei, che JHWH «ha scacciato davanti a Israele» (v. 23). Il territorio spettante agli Ammoniti, precisano, si trova più a oriente, là dove cessano i pascoli e iniziano le steppe e il deserto.

29-40. Ecco un'altra pagina a dir poco sconcertante, di questo libro pieno di orrori. Provoca sgomento l'episodio in sé, del padre guerriero che sacrifica la figlia unica. Aumenta lo sconcerto il fatto che l'elezione carismatica di lefte (v. 29: «lo spirito di JHWH venne su di lui») sembri direttamente rapportata alla vittoria sugli Ammoniti e al voto. Il sacrificio umano, non insolito in molte religioni, anche nell'ambiente in cui visse l'Israele antico, era esplicitamente proibito agli Ebrei (cfr. Lv 18,21; Dt 12,31). La plasticità della scena (vv. 34-39), la sua linearità e coerenza artistica, i contrasti di grande effetto che l'autore crea con tocchi semplici (la figlia che esce danzando e cantando incontro al padre di ritorno dalla guerra; la ragazza errante per i monti, che piange con le amiche la sua verginità) in questo caso non fanno che aumentare il senso di brivido e di orrore. È inevitabile chiedersi – nonostante Eb 11,32, che esalta la fede di Iefte, insieme a quella di altri personaggi dell'Antico Testamento – quale idea di divinità si nasconda dietro a questa pagina. La teologia del sacrificio nella tradizione occidentale denuncia allarmanti ambiguità nella concezione di Dio in rapporto alle “vittime” a lui “sacrificate”. È una pagina comunque istruttiva, come riflesso di tempi oscuri e che devono restare lontani, e come monito contro l'assunzione di motivi sacrificali pagani nella concezione del Dio di Gesù Cristo.

37. La ragazza chiede una dilazione di due mesi «per piangere la sua verginità», perché destinata a morire senza essere stata né sposa né madre, due motivi di vergogna, di disonore e di disperazione per la donna ebrea (cfr. Is 54,16).

39. Come nel caso di Isacco (Gn 22), la vittima prima di essere immolata è distesa su una catasta di legna, perché l'olocausto comporta la cremazione.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Tola 1Dopo Abimèlec, sorse a salvare Israele Tola, figlio di Pua, figlio di Dodo, uomo di Ìssacar. Dimorava a Samir, sulle montagne di Èfraim; 2fu giudice d'Israele per ventitré anni, poi morì e fu sepolto a Samir.

Iair 3Dopo di lui sorse Iair, il Galaadita, che fu giudice d'Israele per ventidue anni; 4ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli e avevano trenta città, che si chiamano anche oggi villaggi di Iair e sono nella terra di Gàlaad. 5Poi Iair morì e fu sepolto a Kamon.

Iefte (10,6-12,7) 6Gli Israeliti continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal, le Astarti, gli dèi di Aram, gli dèi di Sidone, gli dèi di Moab, gli dèi degli Ammoniti e quelli dei Filistei; abbandonarono il Signore e non lo servirono più. 7L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò nelle mani dei Filistei e nelle mani degli Ammoniti. 8Questi afflissero e oppressero per diciotto anni gli Israeliti, tutti i figli d'Israele che erano oltre il Giordano, nella terra degli Amorrei in Gàlaad. 9Poi gli Ammoniti passarono il Giordano per combattere anche contro Giuda, contro Beniamino e contro la casa di Èfraim, e Israele fu in grande angoscia. 10Allora gli Israeliti gridarono al Signore: “Abbiamo peccato contro di te, perché abbiamo abbandonato il nostro Dio e abbiamo servito i Baal”. 11Il Signore disse agli Israeliti: “Non vi ho forse liberati dagli Egiziani, dagli Amorrei, dagli Ammoniti e dai Filistei? 12Quando quelli di Sidone, gli Amaleciti e i Madianiti vi opprimevano e voi gridavate a me, non vi ho forse salvati dalle loro mani? 13Eppure, mi avete abbandonato e avete servito altri dèi; perciò io non vi salverò più. 14Andate a gridare agli dèi che avete scelto: vi salvino loro nel tempo della vostra angoscia!“. 15Gli Israeliti dissero al Signore: “Abbiamo peccato! Fa' di noi ciò che sembra bene ai tuoi occhi; soltanto, liberaci in questo giorno”. 16Eliminarono gli dèi stranieri e servirono il Signore, il quale non tollerò più la tribolazione d'Israele. 17Gli Ammoniti si radunarono e si accamparono in Gàlaad e anche gli Israeliti si adunarono e si accamparono a Mispa. 18La gente, i prìncipi di Gàlaad, si dissero l'un l'altro: “Chi sarà l'uomo che comincerà a combattere contro gli Ammoniti? Egli sarà il capo di tutti gli abitanti di Gàlaad”.

__________________________ Note

10,6-12,7 Gli oppressori sono gli Ammoniti; ma il Deuteronomista amplia di molto il quadro sul piano religioso e politico, tanto da far pensare ai tempi di Saul. La narrazione contiene i quattro momenti tipici delle biografie dei giudici maggiori.

10,8 tutti i figli d’Israele che erano oltre il Giordano: cioè le tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse, che si erano installate a est del Giordano.

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Approfondimenti

10,1-2. Tola, della tribù di Issacar, è il primo dei sei “giudici minori”. Anch'egli, afferma il testo, «sorse a salvare (lᵉ hošîa‘) Israele» (lo stesso si dice di Samgar, Gedeone e Sansone, cfr. Gdc 3,31; 6,14s.31.36s.; 13,5). Il redattore cerca di legare questo personaggio alle figure precedenti (v. 1: «Dopo [la morte di] Abimelech»), presentandolo poi secondo uno schema identico a quello usato per tutti gli altri giudici minori. Ma anziché delle loro iniziative di “liberatori”, nel caso dei giudici minori si parla specificamente della loro attività di giudici, e si indica la durata del loro ufficio. Tale autorità e ufficio si estendeva ai clan, alle famiglie o al massimo alla tribù; non certo a tutto Israele, come afferma il testo (v. 2), con la solita tendenza a dare valenza nazionale ai personaggi (vedi anche 4,1-13).

10,3-5. Iair è il nome di un clan della tribù di Manasse. Siamo ora al di là del Giordano, nel territorio di Galaad (cfr. Nm 32,41; Dt 3,4). Le «città» di cui si parla, dette anche «i Villaggi di Iair» (v. 4), sono tendopoli di nomadi e abitazione di diversi clan. Anche in questo caso l'estensione dell'ufficio di Iair a tutto Israele è inverosimile.

10,6-12,7. La storia di Iefte è introdotta da un brano (10,6-16) che contiene il linguaggio e i tratti teologici tipici della redazione deuteronomistica e richiama l'introduzione di 2,6-3,6 (cfr. anche 6,7-10). Entrano in campo nuovi popoli nemici, dopo i Moabiti (Eud), i Cananei (Debora e Barak), i Madianiti e gli Amaleciti (Gedeone). Si tratta degli Ammoniti, nomadi d'origine aramaica stanziatisi già nel sec. XII nella zona più povera della Transgiordania, a est di Galaad, lungo le rive dello Iabbok superiore, che segnava i confini tra i clan israelitici di Galaad, insediati nella zona più fertile e quindi esposti alle scorrerie e ai tentativi ripetuti di penetrazione da parte di gruppi nomadici. Il personaggio Iefte per la sua origine e per come ha iniziato l'attività, richiama la figura di Abimelech. Il testo ci presenta la sua nomina a capo del clan di Galaad (11,1-11); l'ambasceria agli Ammoniti (11,12-28); il suo tragico voto – legato alla vittoria militare contro costoro – che lo costringe a uccidere la figlia (11,29-39); la rivalità con Efraim (12,1-6). Il versetto conclusivo (12,7) utilizza il formulario tipico dei giudici minori.

10,6-18. Il brano menziona, con gli Ammoniti, anche i Filistei (v. 6.7.11), i quali però entreranno in questione più avanti, con Sansone (cc. 13-16), oltre che con Samuele (1Sam 1-12). Ciò induce a pensare che questa nostra pagina risulti dalla fusione di due tradizioni, una riferita a Iefte, con la menzione degli Ammoniti (vv. 6s.9.12), l'altra di introduzione a Sansone e a Samuele. La regione interessata è quella di Galaad, abitata dalla metà transgiordanica della tribù di Manasse, nonché dalle tribù di Ruben e di Gad. Il suo estremo confine meridionale è costituito dall'Arnon, mentre a nord confina con la regione di Basan. Questa introduzione a Iefte contiene i quattro momenti tipici dello schema deuteronomistico, ma con variazioni: peccato d'Israele (v. 6), punizione (vv. 7-9), pentimento (vv. 10-15). Il quarto momento è accennato al v. 16 ed è costituito globalmente dalla storia di Iefte, che segue.

6. L'elenco dei popoli e delle rispettive divinità con cui gli Israeliti avrebbero avuto contatti sincretistici è esagerato e dilata enfaticamente la formula solita che segnala il primo momento dello schema storico-salvifico di Gdc. Di fatto, dal v. 9 in poi si parlerà solo degli Ammoniti, l'unica popolazione che entra in questione qui.

10-16. La fase del pentimento è esposta in forma dialogica, tipica della liturgia penitenziale (cfr. 2,1-5; 6,7-10), che qui però inizia con la confessione d'Israele (v. 10), invece che con l'accusa da parte di JHWH (vv. 11-14). La confessione del peccato peraltro è ripetuta (v. 15).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ora Abimèlec, figlio di Ierub-Baal, andò a Sichem dai fratelli di sua madre e disse a loro e a tutta la parentela di sua madre: 2“Riferite a tutti i signori di Sichem: “È meglio per voi che vi governino settanta uomini, tutti i figli di Ierub-Baal, o che vi governi un solo uomo? Ricordatevi che io sono delle vostre ossa e della vostra carne”“. 3I fratelli di sua madre riferirono a suo riguardo a tutti i signori di Sichem tutte quelle parole e il loro cuore si piegò a favore di Abimèlec, perché dicevano: “È nostro fratello”. 4Gli diedero settanta sicli d'argento, presi dal tempio di Baal-Berit; con essi Abimèlec assoldò uomini sfaccendati e avventurieri che lo seguirono. 5Venne alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa pietra i suoi fratelli, figli di Ierub-Baal, settanta uomini. Ma Iotam, figlio minore di Ierub-Baal, scampò, perché si era nascosto. 6Tutti i signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlec, presso la Quercia della Stele, che si trova a Sichem. 7Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizìm e, alzando la voce, gridò: “Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi! 8Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all'ulivo: “Regna su di noi”. 9Rispose loro l'ulivo: “Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 10Dissero gli alberi al fico: “Vieni tu, regna su di noi”. 11Rispose loro il fico: “Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 12Dissero gli alberi alla vite: “Vieni tu, regna su di noi”. 13Rispose loro la vite: “Rinuncerò al mio mosto, che allieta dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?“. 14Dissero tutti gli alberi al rovo: “Vieni tu, regna su di noi”. 15Rispose il rovo agli alberi: “Se davvero mi ungete re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano”. 16Voi non avete agito con lealtà e onestà proclamando re Abimèlec, non avete operato bene verso Ierub-Baal e la sua casa, non lo avete trattato secondo il merito delle sue azioni. 17Mio padre, infatti, ha combattuto per voi, ha esposto al pericolo la sua vita e vi ha liberati dalle mani di Madian. 18Voi invece siete insorti oggi contro la casa di mio padre, avete ucciso i suoi figli, settanta uomini, sopra una stessa pietra e avete proclamato re dei signori di Sichem Abimèlec, figlio di una sua schiava, perché è vostro fratello. 19Se dunque avete operato oggi con lealtà e onestà verso Ierub-Baal e la sua casa, godetevi Abimèlec ed egli si goda voi! 20Ma se non è così, esca da Abimèlec un fuoco che divori i signori di Sichem e Bet-Millo; esca dai signori di Sichem e da Bet-Millo un fuoco che divori Abimèlec!“. 21Iotam corse via, si mise in salvo e andò a stabilirsi a Beèr, lontano da Abimèlec, suo fratello.

22Abimèlec dominò su Israele tre anni. 23Poi Dio mandò un cattivo spirito fra Abimèlec e i signori di Sichem, e i signori di Sichem si ribellarono ad Abimèlec. 24Questo avvenne perché la violenza fatta ai settanta figli di Ierub-Baal ricevesse il castigo e il loro sangue ricadesse su Abimèlec, loro fratello, che li aveva uccisi, e sui signori di Sichem, che gli avevano dato man forte per uccidere i suoi fratelli. 25I signori di Sichem tesero agguati contro di lui sulla cima dei monti, rapinando chiunque passasse vicino alla strada. Abimèlec fu informato della cosa. 26Poi Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli vennero e si stabilirono a Sichem e i signori di Sichem riposero in lui la loro fiducia. 27Usciti nella campagna, vendemmiarono le loro vigne, pigiarono l'uva e fecero festa. Poi entrarono nella casa del loro dio, mangiarono, bevvero e maledissero Abimèlec. 28Gaal, figlio di Ebed, disse: “Chi è Abimèlec e che cosa è Sichem, perché dobbiamo servirlo? Non dovrebbero piuttosto il figlio di Ierub-Baal e Zebul, suo luogotenente, servire gli uomini di Camor, capostipite di Sichem? Perché dovremmo servirlo noi? 29Se avessi in mano questo popolo, io scaccerei Abimèlec e direi: “Accresci pure il tuo esercito ed esci in campo”. 30Ora Zebul, governatore della città, udite le parole di Gaal, figlio di Ebed, si accese d'ira 31e mandò in segreto messaggeri ad Abimèlec per dirgli: “Ecco, Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli sono venuti a Sichem e sollevano la città contro di te. 32Àlzati dunque di notte con la gente che hai con te e prepara un agguato nella campagna. 33Domattina, non appena spunterà il sole, ti alzerai e piomberai sulla città mentre lui con la sua gente ti uscirà contro: tu gli farai quel che riterrai opportuno”. 34Abimèlec e tutta la gente che era con lui si alzarono di notte e tesero un agguato contro Sichem, divisi in quattro schiere. 35Gaal, figlio di Ebed, uscì e si fermò all'ingresso della porta della città; allora Abimèlec uscì dall'agguato con la gente che aveva. 36Gaal, vista quella gente, disse a Zebul: “Ecco gente che scende dalle cime dei monti”. Zebul gli rispose: “Tu vedi l'ombra dei monti e la prendi per uomini”. 37Gaal riprese a parlare e disse: “Ecco gente che scende dall'ombelico della terra e una schiera che giunge per la via della Quercia dei Maghi”. 38Allora Zebul gli disse: “Dov'è ora la spavalderia di quando dicevi: “Chi è Abimèlec, perché dobbiamo servirlo?”. Non è questo il popolo che disprezzavi? Ora esci in campo e combatti contro di lui!“. 39Allora Gaal uscì alla testa dei signori di Sichem e diede battaglia ad Abimèlec. 40Ma Abimèlec lo inseguì ed egli fuggì dinanzi a lui e molti uomini caddero morti fino all'ingresso della porta. 41Abimèlec ritornò ad Arumà e Zebul scacciò Gaal e i suoi fratelli, che non poterono più rimanere a Sichem.

42Il giorno dopo il popolo di Sichem uscì in campagna e Abimèlec ne fu informato. 43Egli prese la sua gente, la divise in tre schiere e tese un agguato nella campagna: quando vide che il popolo usciva dalla città, si mosse contro di loro e li batté. 44Abimèlec e la sua schiera fecero irruzione e si fermarono all'ingresso della porta della città, mentre le altre due schiere si gettarono su quelli che erano nella campagna e li colpirono. 45Abimèlec combatté contro la città tutto quel giorno, la prese e uccise il popolo che vi si trovava; poi distrusse la città e la cosparse di sale. 46Tutti i signori della torre di Sichem, all'udir questo, entrarono nel sotterraneo del tempio di El-Berit. 47Fu riferito ad Abimèlec che tutti i signori della torre di Sichem si erano adunati. 48Allora Abimèlec salì sul monte Salmon con tutta la gente che aveva con sé; prese in mano la scure, tagliò un ramo d'albero, lo sollevò e se lo mise in spalla, poi disse alla sua gente: “Quello che mi avete visto fare, fatelo presto anche voi!”. 49Tutti tagliarono un ramo ciascuno e seguirono Abimèlec; posero i rami contro il sotterraneo e lo bruciarono con quelli che vi erano dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne.

50Poi Abimèlec andò a Tebes, la cinse d'assedio e la prese. 51In mezzo alla città c'era una torre fortificata, dove si rifugiarono tutti gli uomini e le donne, con i signori della città; vi si rinchiusero dentro e salirono sul terrazzo della torre. 52Abimèlec, giunto alla torre, l'attaccò e si accostò alla porta della torre per appiccarvi il fuoco. 53Ma una donna gettò giù il pezzo superiore di una macina sulla testa di Abimèlec e gli spaccò il cranio. 54Egli chiamò in fretta il giovane che gli portava le armi e gli disse: “Estrai la spada e uccidimi, perché non si dica di me: “L'ha ucciso una donna!”“. Il giovane lo trafisse ed egli morì. 55Quando gli Israeliti videro che Abimèlec era morto, se ne andarono ciascuno a casa sua. 56Così Dio fece ricadere sopra Abimèlec il male che egli aveva fatto contro suo padre, uccidendo settanta suoi fratelli. 57Dio fece anche ricadere sul capo della gente di Sichem tutto il male che essa aveva fatto. Così si avverò su di loro la maledizione di Iotam, figlio di Ierub-Baal.

__________________________ Note

9,8-15 Questo apologo, scritto in poesia, appartiene al genere sapienziale, coltivato in tutto il Vicino Oriente, e prepara da lontano le parabole dei vangeli.

9,37 ombelico della terra: forse un poggio su uno dei monti intorno a Sichem; viene considerato il luogo dove la terra si congiunge al cielo e diventa il centro religioso del mondo. Per Ezechiele l’ombelico è Gerusalemme (Ez 38,12), per i Babilonesi è Babilonia. La Quercia dei Maghi è forse quella di Morè, ricordata in Gen 12,6.

9,50 Tebes: a una quindicina di chilometri a nord-est di Sichem.

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Approfondimenti

9,1-21. Da 8,31 sappiamo che Abimelech non era un ebreo puro, come suo padre Gedeone. In lui circolava anche sangue pagano, poiché sua madre era cananea. Sichem – che ora diventa lo scenario dell'azione – doveva avere una popolazione mista, di Cananei e Israeliti. Essa non venne mai conquistata militarmente da Israele. Il c. 9 presuppone una coesistenza tra la componente pagana e quella israelitica. Ma la menzione di un governo di settanta «figli di lerub-Baal» (v. 2) induce a pensare a un predominio nella città della parte israelitica. Abimelech, che era cresciuto a Sichem presso la famiglia di sua madre, alla morte del padre torna nella città e ritrova la solidarietà della madre e di «tutta la parentela di sua madre» (v. 1). Sfumato ormai il ricordo delle imprese di Gedeone e dimenticato il debito di riconoscenza verso di lui (8,34s.; 9,16ss.), per Abimelech – che possiede una personalità decisa, intraprendente e spregiudicata – è facile far appello alla parentela di parte cananea e in genere alla componente pagana della zona, verosimilmente desiderosa di reagire al predominio israelitico, per tentare la scalata al potere. Il brano presenta gli inizi e le tappe fondamentali di tale ascesa (vv. 1-6), alla quale si contrappone l'intervento di Iotam, fratellastro di Abimelech e voce della coscienza d'Israele (vv. 6-21).

2. «signori di Sichem» puo essere tradotto anche concittadini di Sichem». Qui l'espressione deve riferirsi a cittadini particolari, ricchi e potenti.

5. Fra le tante scene di atrocità offerte sinora da Gdc, questa è – per adesso – la più infame. Abimelech dev'essersi presentato ai suoi fratelli di Ofra fingendo un atteggiamento amichevole, per eliminarli nel modo più brutale Iotam, il figlio minore di Gedeone, scampa all'eccidio. Secondo il senso dell'onore e del dovere del suo ambiente, dovrebbe impugnare le armi e fare vendetta. Invece preferisce difendere la memoria di suo padre con un lungo discorso.

6. Ai «signori di Sichem» si aggiunge «tutta Bet-Millo». Si tratta probabilmente di un clan che aveva stretti rapporti con i Sichemiti. Bet-Millo (millo = terrapieno) sembra riferirsi alla zona dove si trovava la roccaforte della città.

7-15. L'apologo di Iotam non calza perfettamente con la situazione. La composizione è preesistente all'attuale contesto e forse non è di origine israelitica. In forma ripetitiva, semplice e popolare, non fa che sottolineare un unico motivo, quello della avversione decisa alla monarchia. All'olivo, al fico e alla vite, tutti alberi molto preziosi per l'economia della Palestina, sono contrapposti il rovo, brutto e dannoso, e i cedri del Libano, maestosi, belli, ma inutili. Al di là delle immagini, il messaggio è chiaro. I signori di Sichem (i cedri) si sono scelti un re pericoloso (il rovo), che li manderà in rovina. La favola ha paralleli nelle letterature dell'antico Oriente. In essa non mancano tratti ironici. La pianta di rovo accetta di fare il re delle altre piante, ma esige da esse fedeltà e concede come riparo la sua ombra. La maledizione finale, che parla di un fuoco divoratore, si avvera alla lettera in 9,48ss.; cfr. 9, 56ss.

16-20. Anche nell'applicazione dell'apologo, Iotam ripete la maledizione del fuoco divoratore (v. 20). La madre di Abimelech è diventata «la schiava» di Gedeone (v. 18).

21. Iotam si rifugia a Beer, non lontano da Ofra, che era il centro del clan di Abiezer (8,2).

9,22-41. Il dominio di Abimelech su Sichem (non «su Israele», v. 1, vedi commento sotto) non può durare a lungo. La motivazione fornita dal testo del mutamento della situazione è prettamente teologica (vv. 23-24), ma la tensione tra Abimelech e i suoi elettori ha avuto ragioni molto concrete, come sono concrete (v. 25) le iniziative dei Sichemiti per liberarsi di lui. Della lotta cerca di approfittare Gaal, forse anch'egli sichemita, ma Abimelech si dimostra ancora una volta abile e deciso. Il terzo personaggio è Zebul, che governa Sichem a nome del re. Egli cerca di barcamenarsi, tra il re che dovrebbe rappresentare e Gaal, di cui ha timore, vista la simpatia che lo circonda.

22. Il versetto è redazionale. E anche impreciso. Non è vero che Abimelech «dominò» (come dice il TM, con un verbo, jšr, che non significa «regnare» in senso proprio) su tutto Israele. Tanto meno è vero che «regnò» su Israele, come traduce la Vulgata.

23. Il «cattivo spirito» può essere tradotto anche «spirito di discordia», uno stato d'animo che qui è personalizzato, in forza del verbo «mandare», che ha come soggetto Dio.

27. La vendemmia era accompagnata da banchetti sfrenati. In stato di ebbrezza i Sichemiti «maledissero Abimelech», il che significa «lo detronizzarono».

28. Sulla bocca di Gaal, Abimelech è «il figlio di Ierub-Baal», non della «schiava» di Gedeone (v. 18).

30. Zebul ha un atteggiamento ambiguo. Non interviene personalmente contro Gaal, ma invia messaggeri ad Abimelech. Si trova poi al fianco di Gaal (vv. 36ss.) e sembra volerlo provocare ad agire contro Abimelech (o ha intenzione di ingannarlo e ritardarne l'azione, vv. 36.37). Infine, è lui che «cacciò Gaal e i suoi fratelli» da Sichem (v. 41).

9,42-49. È ancora in primo piano il temperamento determinato e implacabile di Abimelech. Una volta cacciato dalla città Gaal, i Sichemiti pensano che tutto sia finito ed escono nella campagna (vv. 42-43). Abimelech invece progetta e realizza, con la solita fredda concretezza, il suo piano di vendetta contro i Sichemiti, rei di tanta ribellione. Sulla città distrutta sparge il sale (v. 45), per rendere il suolo desolato come Sodoma e Gomorra (Dt 29,22s.).

46-47. Non è chiaro a chi si riferisce l'espressione «i signori della torre di Sichem», rifugiatisi nella fortezza («torre»), adiacente al tempio (o nel tempio-fortezza).

49. La maledizione si avvera, cfr. 9,15.20.57.

9,50-57. Tebez, distante una quindicina di chilometri da Sichem (verso nord-est) aveva forse partecipato alla rivolta contro Abimelech. Può essere questa la ragione per cui ora il re l'assedia, trovando la morte mentre cerca di appiccare il fuoco alla torre. La guerra cessa non appena gli assalitori vedono che il re è morto. Il testo parla di soldati «Israeliti» (v. 55). O il dato è impreciso, oppure bisogna pensare che Abimelech, un volta avvenuto il contrasto con l'elemento cananeo, s'era riavvicinato agli Israeliti ed ora il suo esercito era formato esclusivamente da questi.

57. Il versetto esprime la prospettiva teologica arcaica del racconto: JHWH vendica il sangue di Gedeone. La maledizione di 9,15.20 si compie.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ma gli uomini di Èfraim gli dissero: “Perché ti sei comportato a questo modo con noi, non chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?”. Litigarono con lui violentemente. 2Egli rispose loro: “Che cosa ho fatto io, in confronto a voi? La racimolatura di Èfraim non vale più della vendemmia di Abièzer? 3Dio ha consegnato in mano vostra i capi di Madian, Oreb e Zeeb; che cosa mai ho potuto fare io, in confronto a voi?“. A tali parole, la loro animosità contro di lui si calmò.

4Gedeone arrivò al Giordano e lo attraversò. Ma egli e i suoi trecento uomini erano esausti per l'inseguimento. 5Disse a quelli di Succot: “Date per favore focacce di pane alla gente che mi segue, perché è esausta, e io sto inseguendo Zebach e Salmunnà, re di Madian”. 6Ma i capi di Succot risposero: “Tieni forse già nelle tue mani i polsi di Zebach e di Salmunnà perché dobbiamo dare pane al tuo esercito?”. 7Gedeone disse: “Ebbene, quando il Signore mi avrà consegnato nelle mani Zebach e Salmunnà, vi strazierò le carni con le spine del deserto e con i cardi”. 8Di là salì a Penuèl e parlò agli uomini di Penuèl nello stesso modo; essi gli risposero come avevano fatto quelli di Succot. 9Egli disse anche agli uomini di Penuèl: “Quando tornerò vittorioso, abbatterò questa torre”. 10Zebach e Salmunnà erano a Karkor con il loro accampamento di circa quindicimila uomini, quanti erano rimasti dell'intero esercito dei figli dell'oriente: erano caduti centoventimila uomini armati di spada. 11Gedeone salì per la via dei nomadi, a oriente di Nobach e di Iogbea, e mise in rotta l'esercito quando esso si credeva sicuro. 12Zebach e Salmunnà si diedero alla fuga, ma egli li inseguì, prese i due re di Madian, Zebach e Salmunnà, e sbaragliò tutto l'esercito. 13Poi Gedeone, figlio di Ioas, tornò dalla battaglia per la salita di Cheres. 14Catturò un giovane tra gli uomini di Succot e lo interrogò; quello gli mise per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succot: settantasette uomini. 15Poi venne dagli uomini di Succot e disse: “Ecco Zebach e Salmunnà, a proposito dei quali mi avete insultato dicendo: “Tieni forse già nelle tue mani i polsi di Zebach e di Salmunnà perché dobbiamo dare pane alla tua gente esausta?”“. 16Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i cardi castigò gli uomini di Succot. 17Demolì la torre di Penuèl e uccise gli uomini della città. 18Poi disse a Zebach e a Salmunnà: “Come erano gli uomini che avete ucciso al Tabor?”. Quelli risposero: “Erano come te; ognuno di loro aveva l'aspetto di un figlio di re”. 19Egli riprese: “Erano miei fratelli, figli di mia madre; per la vita del Signore, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi ucciderei!”. 20Quindi disse a Ieter, suo primogenito: “Su, uccidili!”. Ma il giovane non estrasse la spada, perché aveva paura, essendo ancora giovane. 21Zebach e Salmunnà dissero: “Suvvia, colpisci tu stesso, poiché qual è l'uomo, tale è la sua forza”. Gedeone si alzò e uccise Zebach e Salmunnà e prese le lunette che i loro cammelli portavano al collo.

22Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: “Governa tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, poiché ci hai salvati dalla mano di Madian”. 23Ma Gedeone rispose loro: “Non vi governerò io né vi governerà mio figlio: il Signore vi governerà”. 24Poi Gedeone disse loro: “Una cosa voglio chiedervi: ognuno di voi mi dia un anello del suo bottino”. I nemici avevano anelli d'oro, perché erano Ismaeliti. 25Risposero: “Li daremo volentieri”. Egli stese allora il mantello e ognuno vi gettò un anello del suo bottino. 26Il peso degli anelli d'oro, che egli aveva chiesto, fu di millesettecento sicli d'oro, oltre le lunette, le catenelle e le vesti di porpora, che i re di Madian avevano addosso, e oltre i collari che i loro cammelli avevano al collo. 27Gedeone ne fece un efod che pose a Ofra, sua città; tutto Israele vi si prostituì, e ciò divenne una causa di rovina per Gedeone e per la sua casa. 28Così Madian fu umiliato davanti agli Israeliti e non alzò più il capo; la terra rimase tranquilla per quarant'anni, durante la vita di Gedeone.

29Ierub-Baal, figlio di Ioas, se ne andò ad abitare a casa sua. 30Gedeone ebbe settanta figli nati da lui, perché aveva molte mogli. 31Anche la sua concubina che stava a Sichem gli partorì un figlio, che chiamò Abimèlec. 32Gedeone, figlio di Ioas, morì dopo una felice vecchiaia e fu sepolto nella tomba di Ioas, suo padre, a Ofra degli Abiezeriti. 33Dopo la morte di Gedeone gli Israeliti tornarono a prostituirsi ai Baal e presero Baal-Berit come loro dio. 34Gli Israeliti non si ricordarono del Signore, loro Dio, che li aveva liberati dalle mani di tutti i loro nemici all'intorno, 35e non dimostrarono gratitudine alla casa di Ierub-Baal, cioè di Gedeone, per tutto il bene che egli aveva fatto a Israele.

__________________________ Note

8,4 arrivò al Giordano e lo attraversò: la campagna in Transgiordania non è la continuazione della precedente, ma una diversa spedizione militare. I re in questione non sono più Oreb e Zeeb, i cui nomi significano “corvo” e “lupo” (vedi 8,3) ma Zebach e Salmunnà, i cui nomi significano “vittime” e, forse, “ombra vagante” (vedi 8,5).

8,6 Succot: città a nord della foce dello Iabbok.

8,8 Penuèl: lungo il corso dello Iabbok, circa a otto chilometri al di là di Succot.

8,27 fece un efod: cioè un oggetto cultuale (Es 28,6-14; Gdc 17,5; 18,14-20; 1Sam 14,18.41), che il testo considera come idolatrico.

8,33 Baal-Berit: è il dio dell’alleanza venerato dai Cananei di Sichem; in 9,46 viene chiamato El-Berit.

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Approfondimenti

8,4-21. Il brano si riferisce non a un nuovo episodio, legato al precedente, ma a una iniziativa militare di Gedeone, in Transgiordania. Non necessariamente l'esercito dev'essere ancora di «trecento uomini» (v. 4). A questa riduzione eccessiva corrisponde l'esagerazione in senso opposto, al v. 10, riferita al numero dei nemici. Le zone interessate sono qui Succot (= «capanne») e Penuel (= «volto di El»), due località poste sulle rive dello Iabbok, nella valle del Giordano. La narrazione procede in maniera diversa dal capitolo precedente. Manca la menzione dell'intervento di JHWH, sia nel comandare a Gedeone di intraprendere questa nuova iniziativa militare, sia nel garantire, con segni miracolosi, la vittoria sul nemico. Gedeone stesso agisce non tanto come inviato carismatico di JHWH in funzione di tutto Israele, quanto piuttosto come esponente di un clan, disinteressato alla causa comune e attento a vendicare offese familiari. In un primo momento (vv. 4-8) il testo presenta i motivi del contrasto fra Gedeone e gli abitanti di Succot e di Penuel, che dovranno pagare a caro prezzo il loro rifiuto di aiutare i soldati «stanchi e affamati» (v. 4). I vv. 10-12 presentano la sconfitta dell'esercito dei due re medi, Zebach e Zalmunna, i cui nomi in ebraico sono ironicamente storpiati e suonano come «uccisione» e «rifugio negato»; i vv. 13-17 descrivono la terribile vendetta di Gedeone contro gli abitanti di Succot e Penuel. Con i primi Gedeone procede con una forma di tortura raffinata: la battitura con fasci di spine. Con i secondi la sua crudeltà è ancora maggiore. I vv. 18-21 descrivono un nuovo episodio, che avviene probabilmente in un altro luogo, forse a Ofra, la città di Gedeone. Vi si parla della vendetta del protagonista, una vera e propria vendetta di sangue, ispirata alla giustizia tribale, caratteristica del periodo precedente la monarchia. La vendetta dev'essere fatta da un esponente della famiglia. Gedeone vorrebbe iniziare a questa funzione, ritenuta un sacrosanto diritto e dovere, oltre che un onore, il primogenito, che però non ne è ancora all'altezza. Del resto, i capi nemici preferiscono morire per mano di un soldato di valore.

8,22-28. I vv. 22-23 illuminano un aspetto di grande importanza per la storia d'Israele, che sarà percorsa, d'ora in poi, da due opposte tendenze, l'una in favore della monarchia, l'altra contro di essa. Il desiderio degli Israeliti di avere un re nasce dalla necessità di una conduzione politica e militare unitaria e forte, che garantisca stabilità e tranquillità. La risposta di Gedeone (v. 23) afferma un principio che, anche in futuro, sarà alla base di ogni tendenza antimonarchica: solo JHWH è re d'Israele. Il fenomeno abbozzato in questi due versetti si ripete su larga scala in 1Sam 8ss. Là il desiderio degli Israeliti di avere un re è considerato da JHWH un rifiuto della sua sovranità (1Sam 8,7s.). Si noti come già qui la concezione del re sia legata strettamente a quella del combattente che “salva” o “libera” Israele (vv. 6,14s.31.36s.). I vv. 24-28 possono essere considerati una prima conclusione delle storie di Gedeone, il quale rinuncia a diventare re, ma non alla parte del bottino che gli spetta come capo della sua gente. Il termine efod indica altrove un paramento del culto. In Es 28,6ss.; 39,2-7 è una specie di grembiule dorato che il sommo sacerdote indossa, applicandolo alle spalle con due strisce. 1Sam 2,18 parla di un efod di lino portato da Samuele in servizio nel santuario. Qui invece il termine sembra riferirsi a una specie di statua o simulacro, a meno che non si voglia pensare a un manto prezioso usato per rivestire una statua. In ogni caso il narratore l'interpreta come un oggetto idolatrico, davanti al quale si prostra in adorazione «tutto Israele», un'espressione questa che è esagerata; induce infatti a pensare ad un'aggiunta successiva, dovuta alla tendenza già notata spesso a dare valenza nazionale ai liberatori tribali o locali. La notizia comunque prelude alla tragedia cui va incontro la famiglia di Gedeone. Di essa si parla nel capitolo che segue. Il v. 28 chiude, con una formula tipicamente deuteronomistica, la storia di Gedeone liberatore.

8,29-35. Più che una seconda conclusione alla storia di Gedeone, questi versetti costituiscono un'introduzione al capitolo seguente. Gedeone è presentato con i tratti del personaggio potente e con i contrassegni tipici di tale potenza: un grande numero di mogli e di figli. Il termine tradotto con «concubina» (v. 31) indica una moglie di rango inferiore. Essa appartiene al clan della madre di Gedeone e continua a vivere tra la sua gente, insieme ai suoi figli, dei quali è menzionato qui Abimelech, il protagonista del c. 9. La morte di Gedeone (v. 32) è descritta sulla falsariga della morte di Abramo e di Davide, a indicare l'importanza che la tradizione attribuisce al personaggio. I vv. 33-35 riportano le formule usuali sul traviamento d'Israele, che si ripete con puntualità alla morte di ciascun liberatore. In questo caso sembrerebbe che, anziché il sincretismo, sia avvenuto un vero e proprio cambiamento di religione. Gli Israeliti, si dice (v. 33), «presero Baal-Berit (= Baal dell'alleanza) come loro dio». Baal-Berit era il dio di Sichem, centro importante ancor prima dell'ingresso in Canaan degli Israeliti. La superiore cultura urbana dei Cananei rischia di soffocare la cultura ebraica nella sua stessa anima, ossia nella sua componente religiosa.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ierub-Baal dunque, cioè Gedeone, con tutta la gente che era con lui, alzatosi di buon mattino, si accampò alla fonte di Carod. Il campo di Madian era, rispetto a lui, a settentrione, ai piedi della collina di Morè, nella pianura. 2Il Signore disse a Gedeone: “La gente che è con te è troppo numerosa, perché io consegni Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: “La mia mano mi ha salvato”. 3Ora annuncia alla gente: “Chiunque ha paura e trema, torni indietro e fugga dal monte di Gàlaad”“. Tornarono indietro ventiduemila uomini tra quella gente e ne rimasero diecimila. 4Il Signore disse a Gedeone: “La gente è ancora troppo numerosa; falli scendere all'acqua e te li metterò alla prova. Quello del quale ti dirò: “Costui venga con te”, verrà; e quello del quale ti dirò: “Costui non venga con te”, non verrà”. 5Gedeone fece dunque scendere la gente all'acqua e il Signore gli disse: “Quanti lambiranno l'acqua con la lingua, come la lambisce il cane, li porrai da una parte; quanti, invece, per bere, si metteranno in ginocchio, li porrai dall'altra”. 6Il numero di quelli che lambirono l'acqua portandosela alla bocca con la mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio per bere l'acqua. 7Allora il Signore disse a Gedeone: “Con questi trecento uomini che hanno lambito l'acqua, io vi salverò e consegnerò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua”. 8Essi presero dalle mani della gente le provviste e i corni; Gedeone rimandò tutti gli altri Israeliti ciascuno alla sua tenda e tenne con sé i trecento uomini. L'accampamento di Madian gli stava al di sotto, nella pianura.

9In quella stessa notte il Signore disse a Gedeone: “Àlzati e piomba sul campo, perché io l'ho consegnato nelle tue mani. 10Ma se hai paura di farlo, scendi con il tuo servo Pura 11e ascolterai quello che dicono; dopo, prenderai vigore per piombare sul campo”. Egli scese con Pura, suo servo, fino agli avamposti dell'accampamento. 12I Madianiti, gli Amaleciti e tutti i figli dell'oriente erano sparsi nella pianura, numerosi come le cavallette, e i loro cammelli erano senza numero, come la sabbia che è sul lido del mare. 13Quando Gedeone vi giunse, un uomo stava raccontando un sogno al suo compagno e gli diceva: “Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una pagnotta d'orzo rotolare nell'accampamento di Madian: giunse alla tenda, la urtò e la rovesciò e la tenda cadde a terra”. 14Il suo compagno gli rispose: “Questo non è altro che la spada di Gedeone, figlio di Ioas, uomo d'Israele; Dio ha consegnato nelle sue mani Madian e tutto l'accampamento”.

15Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua interpretazione, si prostrò; poi tornò al campo d'Israele e disse: “Alzatevi, perché il Signore ha consegnato nelle vostre mani l'accampamento di Madian”. 16Divise i trecento uomini in tre schiere, mise in mano a tutti corni e brocche vuote con dentro fiaccole 17e disse loro: “Guardate me e fate come farò io; quando sarò giunto ai limiti dell'accampamento, come farò io, così farete voi. 18Quando io, con quanti sono con me, suonerò il corno, anche voi suonerete i corni intorno a tutto l'accampamento e griderete: “Per il Signore e per Gedeone!”“. 19Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all'estremità dell'accampamento, all'inizio della veglia di mezzanotte, quando avevano appena cambiato le sentinelle. Suonarono i corni spezzando la brocca che avevano in mano. 20Anche le tre schiere suonarono i corni e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra, e con la destra i corni per suonare, e gridarono: “La spada per il Signore e per Gedeone!”. 21Ognuno di loro rimase al suo posto, attorno all'accampamento: tutto l'accampamento si mise a correre, a gridare, a fuggire. 22Mentre quelli suonavano i trecento corni, il Signore fece volgere la spada di ciascuno contro il compagno, per tutto l'accampamento. L'esercito fuggì fino a Bet-Sitta, verso Sererà, fino alla riva di Abel-Mecolà, presso Tabbat. 23Gli Israeliti si radunarono da Nèftali, da Aser e da tutto Manasse e inseguirono i Madianiti. 24Intanto Gedeone aveva mandato messaggeri per tutte le montagne di Èfraim a dire: “Scendete contro i Madianiti e occupate prima di loro le acque fino a Bet-Bara e anche il Giordano”. Così tutti gli uomini di Èfraim si radunarono e occuparono le acque fino a Bet-Bara e anche il Giordano. 25Presero due capi di Madian, Oreb e Zeeb; uccisero Oreb alla roccia di Oreb, e Zeeb al torchio di Zeeb. Inseguirono i Madianiti e portarono le teste di Oreb e di Zeeb a Gedeone, oltre il Giordano.

__________________________ Note

7,1 Gedeone si accampa ai piedi dei monti di Gèlboe, presso la fonte di Carod, nome che significa “avere paura”, “tremare” (vedi 7,3). Il campo dei Madianiti è un po’ più a nord-ovest, ai piedi della collina di Morè, zona collinare del Piccolo Ermon.

7,13 La pagnotta d’orzo che rotola sulla tenda è simbolo di un popolo agricolo, cioè degli Israeliti dediti da tempo all’agricoltura; la tenda che cade perché urtata dalla pagnotta è simbolo di un popolo nomade, cioè dei Madianiti.

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Approfondimenti

7,1-8,3. Il brano ha tre momenti:

  • vv. 1-8, la selezione dei combattenti;
  • vv. 9-14, il sogno e la sua interpretazione;
  • 7,15-8,3, l'assalto all'accampamento dei Madianiti e la disfatta del nemico.

Nella prima unità uno dei temi centrali della storia deuteronomistica (la salvezza è dono di JHWH) trova una esemplificazione eloquente e famosa. JHWH ordina ripetutamente a Gedeone di ridurre le sue truppe, che sono «troppo numerose» (vv. 2.4). In tre selezioni successive (vv. 2-8), Gedeone arriva a comporre un drappello agile e imprevedibile. Il dato ha due risvolti. Uno teologico, di cui s'è già detto. JHWH, paradossalmente, aiuta il debole e regala vittorie impossibili. L'altra concerne la strategia militare. Contro i beduini ben armati e avvezzi a combattere, Gedeone sceglie non lo scontro aperto, bensì l'espediente astuto, che spaventa e disperde il nemico, come ci diranno i vv. 16ss.

La seconda unità (v. 9-14) presenta un segno premonitore di quanto accadrà. Anche per l'Israelita il sogno è visto come mezzo per comunicare con la divinità e cogliere gli eventi futuri. Basti pensare a Gn 40,1ss. (Giuseppe interpreta i sogni nella prigione) e a Dn 2ss. (le interpretazioni da parte di Daniele dei sogni del re). Non mancano peraltro passi dell'Antico Testamento che mettono in guardia contro i sogni. Dt 13,2-6 ammonisce dal prestare ascolto a profeti e sognatori avversi allo jahvismo. Geremia (23,25ss.) fa una distinzione netta tra la parola di JHWH e il sogno del profeta menzognero. Qui il dato è eccezionale: il sogno è fatto ed è interpretato da un non ebreo. Nel caso concreto «la pagnotta d'orzo» (v. 13) simboleggia gli Israeliti, oramai trasformati in agricoltori. La conclusione del brano (v. 14) ripete un motivo comune della guerra santa: JHWH ha già deciso l'esito della battaglia.

La terza unità (7,15-8,3) descrive la messa in atto dello stratagemma escogitato da Gedeone, e la conseguente vittoria sul nemico. I trecento soldati di Gedeone, suddivisi in tre gruppi, raggiungono l'accampamento nemico senza farsi notare e lo circondano, lasciando un'unica via d'uscita verso il Giordano. Al segnale di Gedeone, il suono delle trombe, l'agitarsi delle fiaccole, il fracasso delle brocche spezzate, semina il panico nei beduini svegliati di soprassalto, i quali fuggono verso i guadi del fiume, colpendosi a vicenda. La presenza di Efraim a questo punto (7,24-8,3) è difficile da spiegare. Non sembra verosimile una sua convocazione e un suo intervento in questo momento, anche se è plausibile che abbiano collaborato alle campagne militari di Ge-deone. In questo episodio la tribù di Efraim figura contrapposta al clan di Abiezer, il che conferma il carattere orgoglioso degli Efraimiti. Efraim mirava a diventare la tribù guida di tutto Israele. La sua aggressività e voglia di espansione sono ricordate in Gs 17, 14-18. Anche in Gdc 12, 1-6 essa si troverà contro le altre tribù. Saranno gli Efraimiti a spingere alla divisione dei due regni, dopo la morte di Salomone (1Re 12,1ss.).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Gedeone (6,1-9,57) 1Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani di Madian per sette anni. 2La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le caverne e le cime scoscese. 3Ogni volta che Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalèk e i figli dell'oriente venivano contro di lui, 4si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti della terra fino alle vicinanze di Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: né pecore né buoi né asini. 5Venivano, infatti, con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette – essi e i loro cammelli erano senza numero – e venivano nella terra per devastarla. 6Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore. 7Quando gli Israeliti ebbero gridato al Signore a causa di Madian, 8il Signore mandò loro un profeta che disse: “Dice il Signore, Dio d'Israele: Io vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho fatto uscire dalla condizione servile. 9Vi ho strappato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di quanti vi opprimevano; li ho scacciati davanti a voi, vi ho dato la loro terra 10e vi ho detto: “Io sono il Signore, vostro Dio; non venerate gli dèi degli Amorrei, nella terra dei quali abitate”. Ma voi non avete ascoltato la mia voce”.

11Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. 12L'angelo del Signore gli apparve e gli disse: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!”. 13Gedeone gli rispose: “Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall'Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian”. 14Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Va' con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?”. 15Gli rispose: “Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”. 17Gli disse allora: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. 18Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti”. Rispose: “Resterò fino al tuo ritorno”. 19Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un'efa di farina fece focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20L'angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e le focacce azzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo”. Egli fece così. 21Allora l'angelo del Signore stese l'estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime, e l'angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. 22Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse: “Signore Dio, ho dunque visto l'angelo del Signore faccia a faccia!”. 23Il Signore gli disse: “La pace sia con te, non temere, non morirai!”. 24Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò “Il Signore è pace”. Esso esiste ancora oggi a Ofra degli Abiezeriti.

25In quella stessa notte il Signore gli disse: “Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l'altare di Baal che appartiene a tuo padre, e taglia il palo sacro che gli sta accanto. 26Costruisci un altare al Signore, tuo Dio, sulla cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai tagliato”. 27Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come il Signore gli aveva ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura dei suoi parenti e della gente della città, lo fece di notte. 28Quando il mattino dopo la gente della città si alzò, ecco che l'altare di Baal era stato demolito, il palo sacro accanto era stato tagliato e il secondo giovenco era offerto in olocausto sull'altare che era stato costruito. 29Si dissero l'un altro: “Chi ha fatto questo?”. Investigarono, si informarono e dissero: “Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo”. 30Allora la gente della città disse a Ioas: “Conduci fuori tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l'altare di Baal e ha tagliato il palo sacro che gli stava accanto”. 31Ioas rispose a quanti insorgevano contro di lui: “Volete difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Chi vorrà difendere la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se è davvero un dio, difenda da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare”. 32Perciò in quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub-Baal, perché si disse: “Baal difenda la sua causa contro di lui, perché egli ha demolito il suo altare”.

33Tutti i Madianiti, Amalèk e i figli dell'oriente si radunarono, passarono il Giordano e si accamparono nella valle di Izreèl. 34Ma lo spirito del Signore rivestì Gedeone; egli suonò il corno e gli Abiezeriti furono convocati al suo seguito. 35Egli mandò anche messaggeri in tutto Manasse, che fu pure chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali, le quali vennero a unirsi agli altri. 36Gedeone disse a Dio: “Se tu stai per salvare Israele per mano mia, come hai detto, 37ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se ci sarà rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resterà asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto”. 38Così avvenne. La mattina dopo Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua. 39Gedeone disse a Dio: “Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, una volta ancora: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno”. 40Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno.

__________________________ Note

6,1-9,57 l lungo ciclo di Gedeone mette insieme materiali di diversa epoca e provenienza e può essere così ripartito: vocazione di Gedeone (c. 6); campagna militare a ovest del Giordano (7,1-8,3); campagna a est del Giordano (8,4-35); vicenda di Abimèlec (c. 9). Il Deuteronomista si è limitato ad aggiungere la sua teologia dei quattro momenti (vedi introduzione) e l’intervento di un profeta anonimo. Il duplice nome, Gedeone e Ierub-Baal (6,32), attribuito al protagonista, indica probabilmente la fusione di due diversi personaggi e dei rispettivi gruppi etnici.

6,2-3 I Madianiti, con i quali Mosè era imparentato (Es 2,11-3,1), erano nomadi che avevano il loro centro a nord-est della penisola del Sinai. I figli di Amalèk e i figli dell’oriente, che il ciclo di tanto in tanto affianca ai Madianiti, erano rispettivamente popolazioni a sud della terra di Canaan e, genericamente, a est del Giordano.

6,11-24 Il racconto della vocazione di Gedeone richiama sia Gen 18, sia altre scene di vocazione (vedi, ad es., Es 3; Ger 1,4-10) e soprattutto la vocazione di Saul in 1Sam 9. L’angelo del Signore: si alterna nel testo con Signore (v. 14); Abiezerita: appartenente a un piccolo clan della tribù di Manasse.

6,32 fu chiamato Ierub-Baal: il testo prende questo nome in senso canzonatorio: “Baal difenda/protegga se stesso”, cosa che non ha fatto! Ma in sé il nome è una invocazione: “Baal difenda/protegga”, analogo a Ioiarib: “il Signore difenda/protegga”.

6,34 lo spirito del Signore rivestì Gedeone: per proteggerlo (vedi 1Cr 12,19) e metterlo in grado di coinvolgere anche altri nella missione che deve compiere.

6,35 Il versetto menziona tutto Manasse e le tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali. Ma forse è un ampliamento, perché in 8,2 viene menzionato solo il clan di Abièzer.

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Approfondimenti

6,1-9,57. I cc. 6-9 si riferiscono a una situazione diversa da quella di Debora. È chiaro che gli Israeliti si sono ormai insediati nel paese e trasformati in contadini, dediti all'agricoltura ed esposti alle irruzioni improvvise e impietose dei beduini del deserto. Il testo parla più volte della tribù di Madian, che opera insieme agli Amaleciti e ai «figli dell'oriente» (6,3.33; 7,12). Si tratta di tribù nomadi, dedite al commercio e al trasporto di mercanzie. Questi beduini hanno ormai a disposizione il cammello, che sostituisce l'asino ed è molto più robusto, resistente è veloce. Nel libro dei Giudici abbiamo la più antica notizia letteraria di tribù nomadi guerriere che cavalcano cammelli. Queste “razzie” (dall'arabo razwa, «scorreria, assalto improvviso») erano diventate possibili proprio grazie all'addomesticamento dei cammelli, o meglio dei dromedari, verso la fine del secondo millennio a.C. Con questa “nave del deserto” era possibile attraversare ampie zone prive d'acqua. I Madianiti possedevano cammelli «senza numero, come la sabbia sulla riva del mare» (Gdc 7, 12). Israele si vede totalmente esposto alle loro scorrerie, specialmente durante il raccolto.

Ma accanto a questo pericolo se ne presentano altri, connessi. Quello del sincretismo, ad esempio, per cui gli Israeliti, insieme all'arte della coltivazione, sono portati a mutuare dai Cananei anche i riti e le credenze religiose. I cambiamenti sociali, il bisogno di maggiore sicurezza, protezione e stabilità, sembrano spingere gli Israeliti verso l'istituzione monarchica (8,22), un fenomeno che risulterà centrale nella storia successiva d'Israele.

Questi quattro capitoli attingono a tradizioni diverse, messe insieme dal redattore Deuteronomista, di cui è facile scorgere la presenza nelle frasi stereotipe ricorrenti, che fanno da cornice e da punti di sutura alle varie unità.

La figura dominante è Gedeone (cc. 6-8), il personaggio sin qui presentato con maggior ampiezza e articolazione. Abimelech (c. 9), figlio di Gedeone, non è un giudice e la sua attività non va a beneficio d'Israele. Non è eletto da JHWH, non è foriero di vittoria e di pace, muore di morte violenta. Nell'economia del libro è una figura destinata a fare da contrasto a Gedeone.

6,1-40. Le tradizioni su Gedeone provengono dalla tribù di Manasse e si riferiscono alle spedizioni militari contro i Madianiti. Nei fatti narrati qui si riscontrano doppioni: una volta l'eroe del racconto si chiama Gedeone, l'altra Ierub-Baal; da un lato vengono uccisi due principi madianiti, Oreb e Seeb, nella valle del Giordano, dall'altro due re madianiti, Zebach e Lalmunna, nella Transgiordania. Per queste e altre ragioni, l'esegesi storico-critica ipotizza che nella storia di Gedeone siano confluite due diverse tradizioni, con i rispettivi episodi. Certamente, lo scontro d'Israele con Madian fu ben più complesso e lungo di quanto narrino queste pagine bibliche, che concentrano tutto attorno a un personaggio e a una battaglia. L'importanza storica di questi eventi sta nel fatto che la migrazione di gruppi beduini in Israele, ripetutasi più volte nel corso dei secoli e alla quale avevano preso parte anche alcuni antenati delle tribù israelitiche, ora viene definitivamente bloccata. Con la vittoria sui Madianiti, Israele si libera di un nemico acerrimo, e di questo evento storico è stata conservata memoria per lungo tempo, come attesta l'espressione «il giorno di Madian» usata anche altrove nella Bibbia. Cfr., ad esempio, Is 9,3: «Poiché il giogo che gli pesava, e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato, come nel giorno di Madian». Il brano isaiano prosegue (v. 5): «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». Poiché la cristianità vede in questo bambino il Cristo, il «giorno di Madian» può essere anche per noi un'espressione tipica per indicare il Dio che ci libera da ogni necessità e oppressione.

Il c. 6 di Gdc, sulla vocazione di Gedeone e sulle sue prime imprese, presenta:

  • a) la situazione di peccato e di oppressione d'Israele (vv. 1-10);
  • b) la vocazione di Gedeone (vv. 11-24);
  • c) l'abbattimento dell'altare di Baal (vv. 25-32);
  • d) la chiamata alle armi e la prova del vello (vv. 33-40).

1-10. In origine i Madianiti, che possedevano zone da pascolo non lontane dal Sinai, sulla via per l'Egitto, mantennero rapporti amichevoli con gli Ebrei. Gn 25,2-4 li fa discendenti di Abramo. Mosè sposa una donna madianita (Es 2,15ss.) e la sua visione del roveto ardente avviene a Madian (Es 3,2). Ora invece le loro invasioni e violenze sono un vero flagello per Israele. Anche gli Amaleciti sono un'antica tribù nomade (Gn 14,7; 36,12) del Negheb (Nm 13,29). Saul intraprenderà una guerra di sterminio contro di loro (1Sam 15,1ss.). Quanto ai «figli dell'oriente», si tratta di una tribù legata al nome geografico dell'oriente, a meno che l'espressione non venga tradotta con «altri popoli d'oriente», il che la renderebbe ancor più generica. L'invio del “profeta” da parte di JHWH (vv. 8-10) corrisponde all'invio del “messaggero” di 2,1-5. In ambedue i brani si ha l'accusa contro Israele infedele, sottolineata contrapponendo a questa infedeltà i benefici di JHWH.

11-24. Il tenore del racconto richiama scene analoghe nelle vicende dei patriarchi, e soprattutto l'apparizione di JHWH ad Abramo in Gn 18, dove la divinità assume gli stessi tratti antropomorfici e dialoga con l'uomo. Il nostro brano parla dell'«angelo di JHWH» (vv. 11.12.20.22) e di «JHWH» (vy. 12.14.16.23) indifferentemente, sempre in riferimento al misterioso personaggio che si presenta a Gedeone. Si tratta chiaramente dello stesso JHWH. Qui l'espressione «angelo di JHWH» o «messaggero di JHWH» indica JHWH in quanto appare, nel suo manifestarsi e ostentarsi all'uomo. La scena è dominata dal dialogo tra JHWH e Gedeone ed è analoga, nei suoi elementi strutturali, ad altre scene di vocazione (Es 3; Ger 1,4-10, e soprattutto 1Sam 9):

  • intervento di JHWH che intende affidare alla persona scelta un incarico (vv. 11-14);
  • resistenza opposta dall'interessato e sue obiezioni (v. 15);
  • assicurazione da parte di JHWH del suo aiuto (v. 16);
  • richiesta di un segno (vv. 17s.);
  • JHWH acconsente a dare un segno (vv. 20-21).

Sotto alcuni aspetti tuttavia, il racconto di vocazione di Gdc 6 si trova particolarmente vicino soprattutto al racconto della vocazione di Saul (1Sam 9) e anticipa elementi di una struttura che sarà più tardi alla base delle vocazioni profetiche. I momenti del racconto di vocazione veterotestamentario si ritroveranno poi nell'annunciazione dell'angelo a Maria di Lc 1,26-38. Anche la reazione finale di Gedeone è un motivo ricorrente nell'Antico Testamento (vv. 22-23). Vedere JHWH faccia a faccia implica il pericolo di morire e suscita terrore. La costruzione di un altare (v. 24) a ricordo dell'evento richiama una consuetudine già riscontrata nei casi di Abramo (Gn 12,7), Isacco (Gn 26,25) e Giacobbe (Gn 35,1ss.).

25-32. Questo racconto della costruzione di un altro altare è considerato dalla critica parallelo al precedente. 6,11-24 è un racconto di vocazione, questo invece è un racconto di conversione a JHWH del protagonista, concretizzata nella distruzione dell'altare al dio cananeo Baal, in esercizio nell'aia di suo padre, e nella costruzione di un altare a JHWH. Il brano apre uno squarcio sulla situazione di sincretismo in cui viveva Israele in quel periodo. Il padre di Gedeone, ebreo, possiede un altare, che è usato da lui e dai vicini per sacrificare a Baal, dio cananeo della fertilità. Tocca a suo figlio ora provocare, con un gesto coraggioso, una decisione per JHWH contro gli dei pagani. È questa la prima iniziativa di Gedeone, chiamato a mostrare non solo la sua fede esclusiva in JHWH, ma anche i suo ardimento, necessario per reagire alle resistenze della popolazione locale. Il nome nuovo dato a Gedeone, Ierub-Baal, significa per sé «Baal combatta (per lui)», o «Baal (lo) difenda». È questo un altro indizio della situazione di sincretismo in cui vive Israele. Portare un nome composto con Baal non è considerato atto sacrilego. A meno che «Baal» non sia inteso nel suo senso etimologico, di «signore, padrone» e, come tale, sia applicato anche a JHWH. Più tardi, onde evitare qualsiasi parvenza di sincretismo, lo jahvismo autentico considererà blasfemo tale nome, che sarà trasformato in bošet (= infamia, vergogna). Anche Ierub-Baal diventerà Ierub-bošet (2Sam 11,21, TM; cfr. un caso analogo in 2Sam 2,8, dove Is-Baal è trasformato dal TM in Iš-bošet = figlio dell'infamia).

33-40. Il brano potrebbe essere ricollegato direttamente a 6,6 e segnare l'inizio della storia di Gedeone in termini analoghi a quella dei “giudici maggiori” precedenti, per i quali, invece di storie di vocazione e di conversione, si aveva l'intervento improvviso dello «spirito di JHWH» che investe con la sua forza l'eletto (v. 34, vedi 3,10). La scena non descrive una teofania. Gedeone interroga Dio e chiede un segno, una prima volta. Il segno gli viene concesso (vv. 36-38). Non contento, Gedeone ripete la richiesta, variandola, e Dio acconsente ancora (vv. 39-40). Il nuovo “giudice” ha iniziato intanto a raccogliere attorno a sé guerrieri anzitutto dal suo clan, la gente di Abiezer (v. 34, cfr. 6,11), e dalla tribù di Manasse. Quindi ha esteso il suo appello alle tribù di Aser, Zabulon e Neftali (v. 35). Più avanti (7,24-25) saranno coinvolti anche «gli uomini di Efraim».

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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