📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

XIX – La presenza dei buoni e dei cattivi nella chiesa

31. Né ci deve far impressione il fatto che sono molti quelli che seguono il diavolo, e pochi quelli che seguono il Signore. Anche il grano sull’aia fa magra figura in confronto alla paglia. Ma il contadino sa bene cosa fare della montagna di paglia, come Dio sa dare il peso giusto alla massa di peccatori, e non permette che mettano in difficoltà o deturpino il suo regno.

Né si può dire che il diavolo abbia vinto la battaglia per il fatto che molti vanno con lui e solo pochi lo vincono.

Fino alla fine del mondo le due città — quella degli empi e quella dei buoni — camminano vicine nel corpo, lontane nello spirito: ma nel giorno del giudizio saranno separate anche fisicamente.

Quanti amano la superbia e il potere, l’orgoglio e il lusso e la sopraffazione, costituiscono una sola città; e anche se tra di loro spesso litigano per i vizi che li fanno uguali, si scavano insieme la fossa e insieme vi precipitano.

Anche quelli che cercano non la gloria propria ma quella di Dio, e vi si dedicano con amore, appartengono a una stessa città.

Ma il Signore è pieno di misericordia, ha pazienza per i peccatori e offre loro modo di pentirsi e di correggersi. (18)

__________________________ Note

(18) Noteremo che Agostino rifiuta anche qui di stare al gioco di coloro che chiedevano a Gesù quanti siano a salvarsi. C’è il premio per i buoni, e c’è il castigo per i cattivi: ma la cosa più importante da dire è che Dio è buono e paziente con tutti. __________________________

«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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Il peccato originale

30. Dio ha posto l’uomo e la donna in un luogo di gioia perenne chiamato dalla Scrittura paradiso. Vi sarebbero rimasti per sempre, se avessero rispettato il suo comando; in caso contrario, sarebbero andati incontro alla morte. Egli già sapeva che avrebbero disubbidito; ma poiché è creatore e fa le cose buone, quando fece gli animali per riempire la terra di beni, creò anche l’uomo, che vale più di loro; perché l’uomo, anche se cattivo, vale sempre più delle bestie. E impartì l’ordine, che fu poi violato, soprattutto perché non potessero avere scuse al momento del rendiconto.

Così, in qualunque modo l’uomo si comporti, non può fare a meno di riconoscere che Dio è giusto: se agisce bene, lo trova giusto nel dare la ricompensa; se pecca, lo trova giusto nel castigare; se pecca e poi si pente, lo trova giusto nel perdonare.

E allora perché, anche sapendo che avrebbe peccato, non avrebbe dovuto creare l’uomo, quando era sua intenzione di farlo re, se non peccava, di richiamarlo sulla retta strada, se fosse caduto e di aiutarlo, se avesse voluto rialzarsi, meritando in ogni caso l’ammirazione per la sua bontà, per la sua giustizia e clemenza?

Tanto più che Dio sapeva, tra l’altro, che ci sarebbero stati fra la discendenza di Adamo uomini santi che avrebbero glorificato non se stessi, ma Dio, accettando di essere da lui liberati dalla propria corruzione, e meritando quindi di vivere per sempre coi suoi angeli.

La stessa libertà di arbitrio che diede agli uomini per servirlo con decisione responsabile, Dio la diede agli angeli. E anche l’angelo, quando insuperbì e coi suoi seguaci rifiutò di obbedire, non fece danno a Dio, ma a se stesso.

Il Signore sa poi richiamare all’ordine chi lo abbandona, gli fa prendere coscienza della sua miseria e provvede di leggi opportune e sapienti l’umanità.

Di conseguenza l’angelo non fece danno a Dio né quando peccò lui stesso, né quando indusse alla colpa mortale l’uomo; né l’uomo diminuì in alcun modo la verità o la potenza o la beatitudine del suo Dio, quando sua moglie si lasciò sedurre dal demonio, e insieme fecero coscientemente ciò che Dio aveva vietato. Sia l’uomo che il demonio furono giustamente colpiti: e Dio ebbe gloria per la sua giustizia, e loro vergogna per la bassezza della colpa (Gn 2,3).

Quando l’uomo abbandonò il suo Dio si ritrovò schiavo del diavolo; ma quando tornò al suo creatore gli fu promessa la sconfitta del tentatore: e così chi cammina fino alla morte col diavolo va con lui nel supplizio eterno, mentre chi si sottomette a Dio, e con lui vince il diavolo, merita il premio eterno.

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XVIII – La creazione dell’uomo

29. Dio onnipotente, buono, giusto e misericordioso, ha fatto buone tutte le cose, le grandi e le piccole, le sublimi e le infime; le cose visibili (il cielo, la terra e il mare, e nel cielo il sole e la luna e le altre stelle, sulla terra e nel mare gli alberi, le piante da frutto e gli animali di ogni specie, e tutti i corpi terrestri e celesti) e le cose invisibili (come gli spiriti che animano e danno vita al corpo). Fece anche l’uomo, a propria immagine: perché come egli governa con la sua onnipotenza tutto il creato, così l’uomo, con l’intelligenza, che gli permette di conoscere e amare il suo Creatore, dominasse tutti gli animali della terra.

Gli diede come aiuto la donna, non certo perché appagasse la propria concupiscenza tanto più che nella condizione d’incorruttibilità antecedente al peccato essa neppure esisteva, ma perché la donna fosse per l’uomo titolo di gloria, e la guidasse verso Dio facendosi per lei modello di santità e di pietà, diventando lui titolo di gloria per il Signore nell’imitarne la sapienza. (17)

__________________________ Note

(17) La visione maschilista del rapporto tra uomo e donna non era scomparsa ai tempi di Agostino; come, nonostante tutto, non è ancora scomparsa nemmeno oggi. Anche Agostino ne era contagiato. L’affermazione che la donna non è creata per essere oggetto delle tendenze istintuali del maschio, ma come persona accanto a lui, è un passo in avanti verso la liberazione della donna. __________________________

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Il racconto della creazione

28. Di questo riposo parla la Scrittura. Dice che all’inizio del mondo, quando Dio fece il cielo e la terra, per sei giorni operò, e il settimo giorno riposò (cf. Gn 1; 2,1-3). (15) Essendo onnipotente, poteva far tutto in un istante. Certo fatica non ne aveva fatta quando «disse, e le cose furono fatte; comandò, e furono create» (Sai 148,5); e quindi non poteva aver bisogno di riposo. Volle solo indicare che dopo le sei età di questo mondo, il settimo giorno riposerà coi suoi santi; o meglio, saranno loro stessi a riposare in lui, dopo averlo servito con le buone opere, le opere che lui compie in loro, lui che chiama, e comanda, e perdona le colpe passate rendendo giusto chi prima era empio. Così, come nel momento che essi operano il bene si dice che è lui a operare il bene, così quando essi riposano si dice che è lui a riposare in essi. Dio non ha certo bisogno di riposo perché non prova la fatica. Tutto ha fatto con la sua parola; e la Parola è il Cristo, in cui hanno riposo nel silenzio santo gli angeli e tutti i puri spiriti del cielo.

Caduto per la colpa, l’uomo ha perduto il riposo che aveva nella divinità del Verbo, ma poi lo ha riacquistato nella sua umanità. (16)

Per questo, quando ha ritenuto maturi i tempi, Dio s’è fatto uomo ed è nato da una donna. Non poteva essere contaminato dalla carne, colui che avrebbe purificato la carne.

Lo Spirito rivelò agli antichi santi che sarebbe venuto, ed essi profetarono: e così si salvarono credendo nella sua venuta futura, come noi ci salviamo credendo che è venuto. Lo ha fatto perché amassimo Dio che ci ha amati a tal punto da mandare il suo unico Figlio, vestito della nostra carne mortale, a morire a causa dei peccatori e per i peccatori. Fin dall’inizio dei tempi la profondità e sublimità di questo mistero non cessa di essere prefigurata ed annunciata.

__________________________ Note

(15) Vediamo come, nel parlare della creazione, Agostino non pone molto l’accento sul significato «materiale» del racconto biblico, ma vi ricerca subito il significato profondo, religioso.

(16) Prima della colpa l’uomo era in pace con Dio (quindi anche col Verbo non ancora fatto carne). Dopo la colpa la pace fu riacquistata attraverso il sacrificio del Verbo che s’è fatto uomo. __________________________

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Il motivo più autentico

27. Vero cristiano è l’uomo che vuole abbracciare la fede in vista del riposo e della pace senza fine che Dio promette ai credenti dopo questa vita, deciso a non andare nel fuoco eterno col diavolo, ma a entrar nel regno eterno col Cristo (cf. Mt 25,34.41).

Costui è prudente nelle tentazioni e non si lascia corrompere nella prosperità, né abbattere nelle avversità, è sobrio e misurato quando è nell’abbondanza, forte e perseverante nella tribolazione. Costui progredirà spiritualmente fino a dare più importanza all’amore di Dio che al timore dell’inferno. Se Dio stesso gli dicesse: «Goditi per sempre le delizie carnali, pecca pure quanto vuoi; per questo non morrai, né andrai all’inferno, ma solo sarai privato della mia presenza», ne avrebbe orrore e non peccherebbe certo, non tanto per evitare di cadere dove teme di cadere, ma per non offendere colui che ama; perché in lui solo si trova il riposo che occhio non vide, né orecchio sentì, né mente umana potè percepire, e che Dio ha preparato a chi lo ama (1Cor 2,9).

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XVII – I veri motivi della conversione

26. In effetti, tu non hai chiesto di entrare nella chiesa di Dio per averne vantaggi temporali.

Ci son persone che vogliono farsi cristiane o per ingraziarsi coloro dai quali si aspettano dei vantaggi, o per non far dispiacere a coloro di cui hanno paura. Ma questi sono empi, e la chiesa li sopporta per un certo tempo, come l’aia sopporta la pula fino al tempo della ventilazione. Se non si convertiranno e cominceranno a essere cristiani per la vita eterna, alla fine saranno gettati via. Non si illudano col fatto che, sull’aia, si trovano insieme al frumento di Dio: non saranno portati nel granaio, ma saranno destinati al fuoco (Mt 3,12).

C’è anche chi entra con una speranza migliore, ma con non minore pericolo: e sono quelli che temono Dio, e apprezzano il cristianesimo, e non chiedono ipocritamente di farsi cristiani; ma aspettano la felicità in questa vita, come se l’essere cristiani garantisse una fortuna migliore che il non esserlo. E se poi vedono i disonesti e gli irreligiosi al vertice della fortuna, e se stessi meno fortunati o addirittura disgraziati, pensano che l’essere religiosi non serve nulla, e facilmente perdono la fede.

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Disposizioni di spirito

25. Ci sono anche persone che non desiderano diventare né ricche né potenti, ma preferiscono la tavola e i piaceri sessuali, o i divertimenti e gli spettacoli leggeri che nelle grandi città si trovano gratis. Ma anche costoro nei bagordi si riducono alla miseria. Di qui passano ai furti e alle violenze, e finiscono col darsi al brigantaggio. Ed eccoli, all’improvviso, preda di angosce e paure, passar dai canti dell’osteria ai pianti della prigione. Per la passione degli spettacoli diventano simili ai demoni, urlano e incitano alla lotta fino ad uccidersi, uomini che non hanno tra loro alcun motivo di rancore, per il solo scopo di appagare i gusti morbosi della gente. (14)

Se poi si accorgono che gli atleti hanno truccato la gara, li odiano e li perseguitano, reclamano che siano frustati come volgari litiganti, e per fare queste ingiustizie nominano anche un giudice. Tra tutti questi giocatori — gladiatori, attori, coristi, guidatori di carri o cacciatori, tutti poveri uomini costretti ad azzuffarsi non solo tra loro ma anche con le belve feroci — le preferenze del pubblico vanno a chi lotta con maggior ferocia: li apprezzano e si divertono tanto più quanto più li vedono inferociti. Sostengono i più eccitati, e con gli applausi li eccitano ancora di più. Fanno il tifo per l’uno o per l’altro, e così si accaniscono anche tra loro più ancora di quei poveracci che stanno provocando e che, pazzi, vogliono veder impazzire.

Sarà possibile poi che un animo così nutrito di discordie e di liti conservi la propria serenità interiore? La salute che hai dipende dal cibo che prendi.

In conclusione, a parte il fatto che queste gioie pazze non sono gioie, ma comunque siano, e per quanto possa dare di gioia lo sfoggio di ricchezza, o l’esaltazione della potenza, o le abbuffate della tavola, i combattimenti dei teatri, l’immondezza delle fornicazioni e la lascività delle terme, a portarsi via tutto questo basta una febbriciattola, che già fin che uno è vivo gli toglie ogni falsa gioia. Gli resta solo il vuoto e la ferita di una coscienza, che si prepara ad avere come giudice quel Dio che rifiutò di avere come custode, e troverà un Signore severo in colui che non volle cercare ed amare come padre.

Tu invece hai cercato la pace vera, quella che ai cristiani viene promessa dopo questa vita: e se amerai la legge di chi l’ha promessa, la gusterai anche qui, dolce e gioiosa, perfino in mezzo alle tribolazioni più amare dell’esistenza. Proverai subito che i frutti dell’onestà sono più gustosi che i frutti della malizia, e che l’uomo trova una gioia più vera nella coscienza retta, anche in mezzo agli affanni, che nella coscienza cattiva, anche in mezzo ai piaceri.

__________________________ Note

(14) Agostino non se la prende col gioco in sé, ma con un tipo di giochi che da una parte è contro la dignità umana (il far combattere, e voler che si facciano a tutti i costi del male, delle persone che non ne hanno motivo), e dall'altra parte è segno di animo cattivo, di gusto per il sangue invece che di amore per la gioia e la pace. Cambiata la forma, il gioco violento non è scomparso ai nostri giorni: boxe, corse automobilistiche, ecc. Quanto spirito selvaggio-pagano è presente ancora in molti spettatori? La violenza negli stadi provoca ancora vittime! __________________________

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XVI – Primo avvio della conversazione catechistica

24. Immaginiamo perciò che venga da me uno con l’intenzione di farsi cristiano, e sia un illetterato, ma di estrazione cittadina e non di campagna, precisamente comequelli che vengono da te a Cartagine.

Quando gli chiedo se viene per qualche interesse materiale o per la vita futura, mi risponde che viene per la pace della vita futura.

Io, probabilmente, gli terrei questo discorso:

Ringrazio Dio, fratello, e mi congratulo con te, e godo per te, perché tra le tante bufere di questo mondo hai saputo trovare il tempo di occuparti di una sicurezza vera e duratura. C’è gente infatti che cerca, e a prezzo di enormi sacrifici, la sicurezza in questo mondo, ma le cattive tendenze impediscono di trovarla.

Costoro pretendono di trovar la pace in cose che non hanno consistenza e stabilità; e siccome queste passano e si perdono, perdono anch’essi la serenità e restano prigionieri della paura e della sofferenza. Quando cerca pace nella ricchezza, l’uomo diventa più superbo che sicuro, perché la ricchezza, qualcuno la perde di colpo e qualche altro si perde con essa, o perché la desidera o perché ne vien privato da altri ancor più avidi di lui. Ma anche se la potesse conservare per tutta la vita, ed essa non l’abbandonasse, egli stesso dovrebbe ugualmente lasciarla in punto di morte.

E quant’è lunga la vita dell’uomo, anche nell’ipotesi che possa diventare molto vecchio? E quando gli uomini bramano d’invecchiare, cos’altro desiderano se non una lunga malattia?

E anche gli onori, qui sulla terra, cos’altro sono se non orgoglio, vanità, pericolo di rovina?

Così dice la Scrittura: Ogni uomo è come l’erba, e lo splendore dell’uomo come il fiore. L’erba si secca, e il fiore appassisce; e solo la parola del Signore resta per sempre (Is 40,6-8).

Chi dunque cerca la vera pace e la vera gioia, deve distogliere la speranza dalle cose che passano e muoiono, e riporla nella parola del Signore: e poiché quella resta per sempre, anche colui che vi aderisce vivrà in eterno.

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XV – Modelli di catechesi

Osservazioni previe 23. Ora è giunto il momento di saldare un debito, al quale però non ero tenuto, se non te ne facevo promessa io stesso: quello di presentarti un concreto esempio di conversazione catechistica, come se stessi ora catechizzando, in modo che ti serva da modello.

Prima di cominciare, alcune premesse (12):

  • altra è la situazione spirituale di chi prepara una conversazione per un ipotetico futuro lettore, e altra è la situazione di chi parla tenendo conto dell’uditore presente;
  • altra la situazione spirituale di chi insegna a tavolino, senza che nessuno possa giudicare se fa bene, e altra la situazione di chi insegna di fatto, e si trova davanti uditori che la pensano in modo differente tra loro;
  • altra la condizione di chi sta istruendo una sola persona, mentre gli altri stanno a giudicare o confermano quanto s’insegna, e altra quella di chi si trova davanti molti ascoltatori, tutti in attesa di ciò che intendiamo dire;
  • altra la situazione che si verifica quando si sta seduti come in famiglia e si scambiano i pareri, e altra quando una folla in silenzio si volge verso l’alto da dove parla un oratore.

Non è la stessa cosa se gli ascoltatori sono molti o pochi, se sono dotti o ignoranti, oppure qualcosa dell’uno e qualcosa dell’altro; cittadini o campagnoli, o mescolati insieme, o gente di ogni categoria.

Inevitabilmente questi fatti influiscono su chi parla e su quel che dice, e il discorso rivela il volto interiore di chi lo pronuncia, mentre la diversità degli stimoli ricevuti ricade sugli ascoltatori, ed essi stessi si influenzano reciprocamente con la propria presenza.

Venendo alla istruzione dei principianti, posso dirti di trovarmi in una situazione psicologica diversa a seconda che mi trovo dinanzi un erudito, un fannullone, un cittadino, un vagabondo, un ricco o un povero, uno sconosciuto o un personaggio famoso o un uomo di potere, di una categoria o di un’altra, di un’età, o dell’uno o dell’altro sesso, proveniente da questa o da quella sètta, o da questo o quell’errore popolare. A seconda di come vivo questa situazione, introduco, porto avanti e concludo il mio discorso.

È vero che si devono amare tutti, ma non a tutti serve la stessa medicina. Lo stesso amore ad alcuni dà vita, con altri si fa debole; ha cura di edificare gli uni e si preoccupa di non danneggiare altri; per qualcuno si piega, di fronte ad altri si impone; con qualcuno è tenero, con altri severo; a nessuno è nemico, e per tutti è madre.

E chi non ha fatto questa esperienza che viene dall’amore pensa che noi siamo felici, perché riusciamo a farci apprezzare dalla gente. Veda il Signore, alla cui presenza giungono i gemiti dei prigionieri (cf. Sal 78,11), la nostra povertà e la fatica, e perdoni i nostri peccati (13) (cf. Sal 24,18).

Se qualche elemento del mio discorso t’è piaciuto, al punto che mi hai chiesto indicazioni per il tuo compito di catechista, più utile ti sarebbe ascoltarmi quando parlo, che leggere lo scritto.

__________________________ Note

(12) La sensibilità di Agostino parte dall’esperienza. Non c’è discorso preparato, non lezione o predica o conversazione che possa essere ripetuta tale e quale in situazioni e tra persone diverse; salvo a far cose generiche, valide per tutti e per nessuno. Il paragone della medicina e dei modi diversi in cui si esprime l’amore è illuminante.

(13) È un modo per dire: abbiamo sufficienti motivi per domandare perdono, che ci impediscono di cercare la bella figura!

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22. Se poi ci prende la tristezza per qualche nostro errore o peccato, non solo ricordiamo che «lo spirito pentito è sacrificio davanti a Dio» (Sal 50,9), ma inoltre che «come l’acqua spegne il fuoco, così l’elemosina spegne il peccato» (Sir 3,33), e «io preferisco la misericordia al sacrificio» (Os 6,5). (10)

Se ci fosse in casa nostra un principio d’incendio, cercheremmo l’acqua per spegnerlo, e saremmo grati se ci venisse dal vicino; così se dentro di noi è la fiamma del peccato, e la cosa ci toglie serenità, il far catechesi è un’opera di misericordia, e pensando a questo ci rassereniamo e superiamo il disagio. A meno che siamo talmente sciocchi da pensare che ci si debba affannare di più a riempire lo stomaco di un affamato, che a nutrirne la mente con la parola di Dio.

Aggiungi che, se far catechesi fosse semplicemente utile, ma si potesse impunemente non farla, rifiutandoci correremmo il rischio di rinunciare a un’occasione che ci viene offerta più a vantaggio nostro che degli altri. (11)

A questo riguardo se il Signore ci minaccia dicendo: «Servo pigro, non dovevi mettere a interesse il denaro che t’ho dato?» (Mt 25,26.27); e noi, preoccupati per un nostro peccato, vogliamo aggravare la situazione e ne facciamo un altro, rifiutando il dono di Dio a chi ne ha bisogno e lo chiede?

Con pensieri e considerazioni di questo tipo siamo in grado di superare i motivi di tedio, e di disporci bene al compito catechistico, in modo che l’insegnamento che diamo con impegno e gioia sia accolto con piacere.

Questo dice, non a te solo, ma a tutti noi, l’amore che nei nostri cuori s’è diffuso dal momento che ci è stato dato lo Spirito (Rm 5,5).

__________________________ Note

(10) In altre parole, specie col paragone che segue, Agostino vuol dire: è possibile che tu abbia coscienza di qualche colpa, cioè di essere responsabile di aver appiccato il fuoco; ma tu hai a disposizione anche l’acqua che spegne l’incendio: cioè facendo catechesi, compi un bene con cui puoi riparare al male della colpa passata. «La carità estingue il peccato». Succede che qualche catechista si ritiene indegno di fare l’educatore, e teme che la sua indegnità renda vana l’azione educativa. Agostino gli dice: quando assumi coscienziosamente il tuo compito di educazione alla fede, hai già cancellato l’indegnità.

(11) Come dire: la proposta di far catechesi, per uno che si sente peccatore, è anche una occasione che Dio gli offre per riparare il suo peccato. Se rifiuta questa occasione, può mettere in pericolo la sua salvezza.

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