📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Eliseo compie vari miracoli (4,1-8,15) 1Una donna, una delle mogli dei figli dei profeti, gridò a Eliseo: “Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il creditore per prendersi come schiavi i miei due bambini”. 2Eliseo le disse: “Che cosa posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa”. Quella rispose: “In casa la tua serva non ha altro che un orcio d'olio”. 3Le disse: “Va' fuori a chiedere vasi da tutti i tuoi vicini: vasi vuoti, e non pochi! 4Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli. Versa olio in tutti quei vasi e i pieni mettili da parte”. 5Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi le porgevano e lei versava. 6Quando i vasi furono pieni, disse a suo figlio: “Porgimi ancora un vaso”. Le rispose: “Non ce ne sono più”. L'olio cessò. 7Ella andò a riferire la cosa all'uomo di Dio, che le disse: “Va', vendi l'olio e paga il tuo debito; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà”. 8Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era un'illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. 9Ella disse al marito: “Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. 10Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare”. 11Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. 12Egli disse a Giezi, suo servo: “Chiama questa Sunammita”. La chiamò e lei si presentò a lui. 13Eliseo disse al suo servo: “Dille tu: “Ecco, hai avuto per noi tutta questa premura; che cosa possiamo fare per te? C'è forse bisogno di parlare in tuo favore al re o al comandante dell'esercito?”“. Ella rispose: “Io vivo tranquilla con il mio popolo”. 14Eliseo replicò: “Che cosa si può fare per lei?”. Giezi disse: “Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio”. 15Eliseo disse: “Chiamala!”. La chiamò; ella si fermò sulla porta. 16Allora disse: “L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia”. Ella rispose: “No, mio signore, uomo di Dio, non mentire con la tua serva”. 17Ora la donna concepì e partorì un figlio, nel tempo stabilito, in quel periodo dell'anno, come le aveva detto Eliseo. 18Il bambino crebbe e un giorno uscì per andare dal padre presso i mietitori. 19Egli disse a suo padre: “La mia testa, la mia testa!”. Il padre ordinò a un servo: “Portalo da sua madre”. 20Questi lo prese e lo portò da sua madre. Il bambino sedette sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì. 21Ella salì a coricarlo sul letto dell'uomo di Dio; chiuse la porta e uscì. 22Chiamò il marito e gli disse: “Mandami per favore uno dei servi e un'asina; voglio correre dall'uomo di Dio e tornerò subito”. 23Quello domandò: “Perché vuoi andare da lui oggi? Non è il novilunio né sabato”. Ma lei rispose: “Addio”. 24Sellò l'asina e disse al proprio servo: “Conducimi, cammina, non trattenermi nel cavalcare, a meno che non te lo ordini io”. 25Si incamminò; giunse dall'uomo di Dio sul monte Carmelo. Quando l'uomo di Dio la vide da lontano, disse a Giezi, suo servo: “Ecco la Sunammita! 26Su, corrile incontro e domandale: “Stai bene? Tuo marito sta bene? E tuo figlio sta bene?”“. Quella rispose: “Bene!”. 27Giunta presso l'uomo di Dio sul monte, gli afferrò i piedi. Giezi si avvicinò per tirarla indietro, ma l'uomo di Dio disse: “Lasciala stare, perché il suo animo è amareggiato e il Signore me ne ha nascosto il motivo; non me l'ha rivelato”. 28Ella disse: “Avevo forse domandato io un figlio al mio signore? Non ti dissi forse: “Non mi ingannare”?“. 29Eliseo disse a Giezi: “Cingi i tuoi fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se incontrerai qualcuno, non salutarlo; se qualcuno ti saluta, non rispondergli. Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo”. 30La madre del ragazzo disse: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Allora egli si alzò e la seguì. 31Giezi li aveva preceduti; aveva posto il bastone sulla faccia del ragazzo, ma non c'era stata voce né reazione. Egli tornò incontro a Eliseo e gli riferì: “Il ragazzo non si è svegliato”. 32Eliseo entrò in casa. Il ragazzo era morto, coricato sul letto. 33Egli entrò, chiuse la porta dietro a loro due e pregò il Signore. 34Quindi salì e si coricò sul bambino; pose la bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le mani sulle mani di lui, si curvò su di lui e il corpo del bambino riprese calore. 35Quindi desistette e si mise a camminare qua e là per la casa; poi salì e si curvò su di lui. Il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi. 36Eliseo chiamò Giezi e gli disse: “Chiama questa Sunammita!”. La chiamò e, quando lei gli giunse vicino, le disse: “Prendi tuo figlio!”. 37Quella entrò, cadde ai piedi di lui, si prostrò a terra, prese il figlio e uscì. 38Eliseo tornò a Gàlgala. Nella regione c'era carestia. Mentre i figli dei profeti stavano seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: “Metti la pentola grande e cuoci una minestra per i figli dei profeti”. 39Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo che cosa fossero. 40Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: “Nella pentola c'è la morte, uomo di Dio!”. Non ne potevano mangiare. 41Allora Eliseo ordinò: “Andate a prendere della farina”. Versatala nella pentola, disse: “Danne da mangiare a questa gente”. Non c'era più nulla di cattivo nella pentola. 42Da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all'uomo di Dio: venti pani d'orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: “Dallo da mangiare alla gente”. 43Ma il suo servitore disse: “Come posso mettere questo davanti a cento persone?”. Egli replicò: “Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”“. 44Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.

__________________________ Note

4,29 non salutarlo: data l'urgenza della missione, il servo non deve perdere tempo nei saluti, che in Oriente erano particolarmente lunghi. La stessa cosa richiederà Gesù (Lc 10,4). Metterai il mio bastone sulla faccia del ragazzo: quasi che quel bastone possieda la forza che ha il profeta stesso, come già il mantello di Elia (2Re 2,14) e il bastone di Mosè (Es 4,17).

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Approfondimenti

Il materiale agiografico del ciclo di Eliseo è molto dilatato: in esso l'attività taumaturgica del profeta prende grande rilievo. Da qui fino a 6,7 ci troviamo in una raccolta di miracoli di diverso tipo, raccontati a scopo edificante e per suscitare nel lettore l'ammirazione verso l'uomo di Dio. I racconti sono di qualità letteraria inferiore rispetto alle pagine del ciclo di Elia.

1-7. Nella sua sostanza, soccorso a una vedova moltiplicando l'olio, il racconto è un parallelo di 1Re 17,8-15. La legge ebraica tutelava le vedove e gli orfani (Es 22,21-23), ma prevedeva anche la riduzione allo stato servile per i debitori inadempienti (Lv 25,39-41; Am 2,6; 8,6; Is 50,1). Tale stato non poteva durare più di 6 anni (Es 21,2). Anche se il motivo principale che muove la vedova è l'affetto materno, non si può dimenticare che i figli erano indispensabili per il suo sostentamento. Il miracolo avviene utilizzando le poche risorse già a disposizione e per la fede nella parola profetica. Il risultato del miracolo è la soluzione del problema più urgente, il pagamento dei debiti, ma anche la tranquillità per il futuro.

8-37. Il racconto congiunge la narrazione di due miracoli: una nascita miracolosa da una donna sterile e la risurrezione del figlio. La prima parte del racconto presenta delle affinità con Gn 18,10-15, mentre la seconda si accosta a 1Re 17,17-24.

8-10. Sunem (cfr. 1Re 1,3) si trova sulla strada che va da Abel-Mecola al Carmelo. Una facoltosa donna del posto insiste per avere Eliseo suo ospite. Quella sosta diverrà un'abitudine. La stanza costruita al piano di sopra e arredata con mobilio è segno di grande agiatezza. La gente comune dormiva per terra avvolta nel mantello (cfr. Es 22,25ss.).

11-13. È il primo tentativo di Eliseo di esprimere la sua gratitudine per l'ospitalità. L'offerta del profeta fa rilevare i suoi buoni rapporti con la corte. Dal re e dal capo dell'esercito si poteva ottenere, oltre che protezione, uno sgravio fiscale o agevolazioni per le prestazioni militari. La donna si sente protetta dal suo clan e declina l'offerta.

14-17. Eliseo non si arrende. Appresa la notizia della sterilità della coppia decide di far dono ai suoi ospiti della benedizione più ambita (cfr. Sal 128,3-4) e comunica la notizia alla donna con una formula assai tenera.

18-20. Il bambino ormai cresciuto partecipa festosamente all'attività familiare. Improvvisamente la disgrazia.Forse per una forte insolazione il bambino accusa forti dolori alla testa. Il tenero contatto col corpo materno dal quale era venuto non può rianimarlo. La tragedia è consumata.

21. In oriente si usava seppellire la sera stessa del decesso; per questo la madre nasconde il corpo del bambino. Essa deve prendere il tempo necessario per raggiungere l'uomo di Dio per il cui intervento aveva avuto il figlio e dal quale spera ora di riaverlo. La determinazione di questa madre è sbalorditiva. La reazione al decesso tipica delle orientali, pianto e grida, non la sfiora neppure. In lei prevale la speranza operosa.

22. L'asina, abituale mezzo di trasporto, avrebbe permesso di accelerare il compimento dell'urgente missione. Il tratto di strada da Sunem al Carmelo va dai 25 ai 30 km.

23. Le scadenze più frequenti del calendario liturgico venivano celebrate nel regno del Nord, staccato dal tempio di Gerusalemme, anche con adunanze presso i profeti.

25. Il Carmelo, così caro ad Elia, è ora un luogo che fa parte dell'eredità ricevuta da Eliseo dal suo maestro.

28. Le parole della donna esprimono la paura e quasi lo sdegno di essere stata tradita dal profeta. L'attuale dolore è senz'altro superiore al rammarico per la sterilità.

29. Il primo rimedio posto in atto da Eliseo è l'invio del servo Giezi. Più giovane, correrà velocemente e porterà il bastone del maestro simbolo della sua autorità e del suo potere (cfr. Es 7,8-20; 8 1-2.12-13; 17,5-7). Lo poserà sul viso del fanciullo sperando l'effetto miracoloso. L'ordine di non salutare sottolinea l'urgenza della missione. Il cerimoniale orientale dei saluti era prolungato e poteva divenire una perdita di tempo prezioso. Gesù dà un'istruzione simile agli apostoli in Lc 10,4.

30-31. Anche Eliseo è mosso dalle suppliche della madre. Per via ecco tornare Giezi con il suo insuccesso. La presenza del profeta è indispensabile.

34. Eliseo ripete il gesto di Elia in 1Re 17,21, ma l'azione è descritta qui con maggiori particolari.

35. Lo starnuto sembra un elemento favolistico. Ricordando Gn 2,7 e Is 2,22 diventa un segno del ritorno della vita con le narici riaperte alla respirazione.

36-37. L'episodio si conclude in modo analogo a 1Re

23-24. Il bambino è reso vivo alla madre e questa riconosce il potere del profeta: nel caso di Elia con una esclamazione, in quello presente con una prostrazione.

38-41. La notizia circa la carestia presuppone che si tratti della medesima circostanza di cui si parla in 8,1-6. In una situazione di difficoltà Eliseo si mostra ospitale e ancora una volta disponibile all'aiuto. Il brano potrebbe suffragare l'appartenenza di Eliseo a circoli profetici. La scarsità di cibo costringeva all'uso di erbe selvatiche. Il servo, anonimo nel TM, ma identificato con Giezi nei LXX, raccoglie una specie di zucca selvatica dal sapore molto amaro e che produce dissenteria e vomito. I profeti che consumano il pasto preparato con quell'ingrediente avvertendo il forte sapore amaro, pensano al veleno e si appellano a Eliseo il quale con un gesto molto semplice risolve miracolosamente la difficoltà.

42-44. Il possidente terriero proveniente da Baal-Salisa, attuale Kefr Tilt a 26 km ad ovest di Galgala (cfr. 2,1), porta con sé le primizie destinate a Dio secondo Lv 23,17-18. Con esse egli intende onorare l'uomo di Dio. La scarsità di cibo dovuta alla carestia spinge Eliseo a condividere il dono. Molto probabilmente le cento persone sono ancora discepoli dei profeti. Un pane d'orzo era la razione per una persona: cosa dare alle altre ottanta? L'obiezione del servitore è legittima, ma la fiducia di Eliseo nell'intervento del Signore più forte. Pronuncia un oracolo e il miracolo della sazietà e dell'abbondanza è ancora compiuto. Il brano presenta somiglianze con i racconti evangelici di moltiplicazione dei pani, specie nell'obiezione del servo molto simile alla difficoltà sollevata dagli apostoli (cfr. Mt 14,20; 15,37 e paralleli).

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ioram, re d’Israele 1Ioram, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria l'anno diciottesimo di Giòsafat, re di Giuda. Ioram regnò dodici anni. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, ma non come suo padre e sua madre. Egli allontanò la stele di Baal, che aveva fatto suo padre. 3Ma restò legato, senza allontanarsene, ai peccati che Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto commettere a Israele. 4Il re di Moab, Mesa, era un allevatore di pecore. Egli inviava come tributo al re d'Israele centomila agnelli e la lana di centomila arieti. 5Ma alla morte di Acab il re di Moab si ribellò al re d'Israele. 6Un giorno il re Ioram uscì da Samaria e passò in rassegna tutto Israele. 7Dopo essere partito mandò a dire a Giòsafat, re di Giuda: “Il re di Moab si è ribellato contro di me; verresti con me alla guerra contro Moab?”. Egli rispose: “Verrò; conta su di me come su di te, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi”. 8“Per quale strada saliremo?”, domandò Giòsafat. L'altro rispose: “Per la strada del deserto di Edom”. 9Allora si avviarono in marcia il re d'Israele, il re di Giuda e il re di Edom. Girarono per sette giorni. Non c'era acqua per l'esercito né per le bestie che lo seguivano. 10Il re d'Israele disse: “Ohimè! Il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab”. 11Giòsafat disse: “Non c'è qui un profeta del Signore, per mezzo del quale possiamo consultare il Signore?”. Rispose uno dei servi del re d'Israele: “C'è qui Eliseo, figlio di Safat, che versava l'acqua sulle mani di Elia”. 12Giòsafat disse: “La parola del Signore è in lui”. Scesero da lui il re d'Israele, Giòsafat e il re di Edom. 13Eliseo disse al re d'Israele: “Che cosa c'è tra me e te? Va' dai profeti di tuo padre e dai profeti di tua madre!”. Il re d'Israele gli disse: “No, perché il Signore ha chiamato questi tre re per consegnarli nelle mani di Moab”. 14Eliseo disse: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, se non fosse per il rispetto che provo verso Giòsafat, re di Giuda, a te non avrei neppure badato, né ti avrei guardato. 15Ora andate a prendermi un suonatore di cetra”. Mentre il suonatore suonava il suo strumento, la mano del Signore fu sopra Eliseo. 16Egli annunciò: “Così dice il Signore: “Scavate molte fosse in questo alveo”. 17Infatti così dice il Signore: “Voi non vedrete vento, non vedrete pioggia, eppure quest'alveo si riempirà d'acqua; berrete voi, il vostro bestiame minuto e i vostri giumenti”. 18Ciò è poca cosa agli occhi del Signore: egli consegnerà anche Moab nelle vostre mani. 19Voi colpirete tutte le città fortificate e tutte le città principali, abbatterete ogni albero buono e ostruirete tutte le sorgenti d'acqua, rovinerete tutti i campi riempiendoli di pietre”. 20Al mattino, nell'ora dell'offerta del sacrificio, ecco venire acqua dalla direzione di Edom; la terra si riempì d'acqua. 21Tutti i Moabiti, udito che erano saliti i re per fare loro guerra, radunarono chiunque sapesse portare un'arma e si schierarono sulla frontiera. 22I Moabiti si alzarono presto al mattino, quando il sole splendeva sulle acque, e videro da lontano le acque rosse come sangue. 23Esclamarono: “Quello è sangue! I re si sono scontrati e l'uno ha ucciso l'altro. Ebbene, Moab, alla preda!”. 24Andarono dunque nell'accampamento d'Israele. Ma gli Israeliti insorsero e sconfissero i Moabiti, che fuggirono davanti a loro. Li inseguirono e sconfissero i Moabiti. 25Demolirono le città, in ogni campo buono ognuno gettò la sua pietra fino a riempirlo, ostruirono tutte le sorgenti d'acqua e abbatterono ogni albero buono, fino a lasciare a Kir-Carèset solo le sue pietre: i frombolieri l'aggirarono e l'assalirono. 26Il re di Moab, visto che la guerra era superiore alle sue forze, prese con sé settecento uomini che maneggiavano la spada per aprirsi un passaggio verso il re di Edom, ma non ci riuscì. 27Allora prese il figlio primogenito, che doveva regnare dopo di lui, e l'offrì in olocausto sulle mura. Si scatenò una grande ira contro gli Israeliti, che si allontanarono da lui e tornarono nella loro terra.

__________________________ Note

3,1 Il regno di Ioram si estese negli anni 852-841 circa.

3,4 Il re di Moab, Mesa: a Diban, l’antica Dibon, nel 1868 fu scoperta una stele chiamata poi stele di Mesa, che offre un racconto dell’evento qui narrato. La stele riferisce l’assoggettamento di Moab a Omri e Acab e la successiva guerra di liberazione, passando sotto silenzio la sconfitta subita nel primo momento di quell’impresa. La narrazione riferisce il buon andamento iniziale della spedizione e accenna rapidamente alla conclusione negativa.

3,13 Che cosa c’è tra me e te?: questa espressione indica un certo distacco. Vedi 1Re 17,18.

3,27 l’offrì in olocausto sulle mura: un sacrificio umano al dio Camos, considerato dai Moabiti offerta gradita alla divinità, ma sempre condannato dalla Bibbia.

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Approfondimenti

1-3. Ioram re d'Israele (852-841). Ritorna lo schema fisso per la presentazione dei regni. Il giudizio morale è attenuato lievemente a causa della soppressione di una stele o statua di Baal. Di un gesto simile si parla anche in 10,26 dove il gesto è compiuto dai partigiani di Ieu. Sopravvivono ancora i vitelli d'oro di Geroboamo (1Re 12,28), peccato originale del regno settentrionale richiamato in continuazione (1Re 15,26-34; 16,26-31; 22,53; 2Re 10,29; 13,2-11; 14,24; 15,9.18.24.28).

4-27. Il racconto dell'insurrezione di Moab riprende alcune modalità narrative incontrate nella descrizione delle guerre aramee (v. 7: cfr. 1Re 22,4; v. 11: cfr. 1Re 22,7). Anche qui la figura profetica gioca un ruolo essenziale nello svolgimento della narrazione. La predizione di Eliseo puntualmente avverata costituisce un rinnovato tocco agiografico e un solido aggancio del brano al ciclo del successore di Elia.

4. I rapporti tra Moab e Israele sono sempre stati soggetti a turbolenza. Già Davide aveva reso i Moabiti suoi vassalli (2Sam 8,2), quindi dopo una breve indipendenza furono nuovamente soggiogati da Omri (1Re 16,27). Al nome di Mesa è anche legata una stele scoperta nel 1868 a Diban nella quale trovano conferma i fatti raccontati dal testo biblico. Le cifre qui presentate sono eccessive, ma segnano il collaudato uso di una cifra tonda assai elevata per indicare una grande quantità. Non viene specificata la periodicità del tributo, ma può darsi che fosse annuale (cfr. 17, 3-4). A questo tributo allude probabilmente Isaia nel suo oracolo contro Moab (16,1).

5. Riprende la notizia di 1,1. Il verbo usato (pš‘), «ribellarsi» è tecnico nelle relazioni vassallo e sovrano; esso non indica necessariamente una insurrezione armata. Può trattarsi solo di negazione del tributo o di denuncia del trattato di vassallaggio.

7-8. Prima di affrontare il vassallo ribelle, Ioram manda un'ambasciata al collega meridionale il cui aiuto gli è necessario per due motivi: un alleato su cui contare e che possa aprire la strada verso Moab da sud. Durante le guerre aramee, Moab aveva fortificato il suo confine settentrionale. Aprire il fronte da quella parte significava dare al nemico un vantaggio troppo forte. Abbandonato l'attraversamento diretto del Giordano, l'alternativa era un percorso attorno al Mar Morto per attaccare da sud Edom, vassallo di Giuda, poteva offrire un apporto indispensabile con le sue forze e ancor più col suo territorio.

9. 1Re 22,47 e 2Re 8,20 ci avvertono che il trono di Edom è vacante, tuttavia viene usato il titolo di re forse per l'importanza del governatore dello stato vassallo di Giuda. L'attraversamento della zona desertica comporta difficoltà nel rifornimento idrico. Partirà da questa necessità la consultazione di Eliseo.

10-11. Due reazioni diverse all'imprevisto. Ioram lo legge in maniera assai negativa: un presagio di morte che lo pone fortemente in ansia; Giosafat conserva la fiducia: un profeta del Signore indicherà la soluzione. La presenza di Eliseo in quella circostanza può essere dovuta al fatto che egli si trovasse al seguito della spedizione.

12. Raggiunto dalla fama di Eliseo che si era sparsa ormai anche nel regno meridionale, Giosafat acconsente quasi con entusiasmo a consultarlo. La formula di assenso di Giosafat dipende dalla concezione deuteronomista del vero profeta (Dt 18,18) ripresa anche in altri testi (1Sam 3,19-21; Ger 1,8-9; 27,18).

13. Riemerge la tensione tra regnanti d'Israele e uomo di Dio, tra il successore del persecutore Acab e il successore del perseguitato Elia.

14. Eliseo ha ereditato da Elia la medesima autorità con Dio; come lui vive alla sua presenza (cfr. 1Re 17,1; 18,15). È su questa condizione di intimo di JHWH che si basa la sua autorevolezza.

15. Viene inserito nel racconto un particolare curioso che appartiene allo stile di alcune confraternite profetiche e di cui troviamo notizia in 1Sam 10,5-6.

16-17. È la prima parte dell'oracolo. L'acqua verrà procurata senza seguire le vie naturali. La parola del profeta richiede una fede operosa: bisogna scavare fosse che contengano l'acqua che verrà data assai abbondantemente.

18-19. La seconda parte dell'oracolo riguarda i combattimento. Esso sarà di una tale violenza che verrà travolto persino un precetto dato per le battaglie in Dt 20,19 che vieta l'abbattimento degli alberi da frutto.

20. L'intervento divino si manifesta nell'ora dell'offerta (cfr. 1Re 18,29), anche se in questo caso si tratta di quella mattutina (Es 29,30ss.; Lv 6,9). L'acqua giunge per improvvisi temporali che si abbattono sui pianori lasciando scorrere a valle copiosi torrenti. Le fosse prescritte da Eliseo dovevano trattenere l'acqua prima che si disperdesse nella sabbia.

21-23. Il sole che sorge crea un riflesso rosso sulle fosse piene d'acqua. I Moabiti all'oscuro dell'operato nemico per l'approvvigionamento idrico credono sia sangue e pensano di scatenarsi contro un nemico ormai stremato da lotte interne.

24-25. Sorpresi invece da un esercito nel pieno delle forze si danno alla fuga. Gli inseguitori compiono l'oracolo di Eliseo mentre incalzano i Moabiti che si precipitano verso la loro capitale Kir Careset. Questa era una città fortificata situata a 949 m d'altezza; Mesa nella sua stele si vanta d'averne costruito lui stesso le mura. La città corrisponde all'attuale Kerak in Transgiordania. Nell'antichità era chiamata anche Kir-Moab (Is 15,1; 16,7).

26. Nella disperata situazione, Mesa tenta di aprirsi un varco fra gli assedianti prendendo d'assalto le truppe di Edom, forse a causa della situazione politica di quella regione, le più deboli. Qualche autore sostiene la correzione di Edom (ߴdm) in Aram (’rm) suggerendo così una fuga verso nord chiedendo aiuto agli Aramei.

27. Nella stele di Mesa si parla dell'ira di Camos, divinità nazionale moabita (1Re 11,7), contro il suo popolo. Forse per placare quest'ira Mesa decise e attuò il sacrificio del suo primogenito, pratica diffusa nelle popolazioni cananaiche (cfr. Dt 12,29ss.) e ricordata anche in Mic 6,7 come rito espiatorio. La fine della vicenda è assai misteriosa. La spedizione comunque sembra non avere successo. In modo enigmatico viene presentata la sconfitta descritta nella stele di Moab subita dagli Israeliti. Il sacrificio compiuto sulle mura ha l'aspetto di un rito magico che serve a difendere la città e un tono di spettacolarità terrificante.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Rapimento di Elia 1Quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. 2Elia disse a Eliseo: “Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel”. Eliseo rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. Scesero a Betel. 3I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Ed egli rispose: “Lo so anch'io; tacete!”. 4Elia gli disse: “Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”; e andarono a Gerico. 5I figli dei profeti che erano a Gerico si avvicinarono a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore porterà via il tuo signore al di sopra della tua testa?”. Rispose: “Lo so anch'io; tacete!”. 6Elia gli disse: “Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano”. Egli rispose: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”. E procedettero insieme. 7Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. 8Elia prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull'asciutto. 9Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te”. Eliseo rispose: “Due terzi del tuo spirito siano in me”. 10Egli soggiunse: “Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà”. 11Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. 12Eliseo guardava e gridava: “Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!”. E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. 13Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. 14Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, dicendo: “Dov'è il Signore, Dio di Elia?”. Quando anch'egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo le attraversò. 15Se lo videro di fronte, i figli dei profeti di Gerico, e dissero: “Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo”. Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui. 16Gli dissero: “Ecco, fra i tuoi servi ci sono cinquanta uomini vigorosi; potrebbero andare a cercare il tuo signore nel caso che lo spirito del Signore l'abbia preso e gettato su qualche monte o in qualche valle”. Egli disse: “Non mandateli!”. 17Insistettero tanto con lui che egli disse: “Mandateli!”. Mandarono cinquanta uomini, che cercarono per tre giorni, ma non lo trovarono. 18Tornarono da Eliseo, che stava a Gerico. Egli disse loro: “Non vi avevo forse detto: “Non andate”?“.

IL CICLO DI ELISEO (2,19-13,25)

Miracoli di Eliseo 19Gli uomini della città dissero a Eliseo: “Ecco, è bello soggiornare in questa città, come il mio signore può constatare, ma le acque sono cattive e la terra provoca aborti”. 20Ed egli disse: “Prendetemi una scodella nuova e mettetevi del sale”. Gliela portarono. 21Eliseo si recò alla sorgente delle acque e vi versò il sale, dicendo: “Così dice il Signore: “Rendo sane queste acque; da esse non verranno più né morte né aborti”“. 22Le acque rimasero sane fino ad oggi, secondo la parola pronunciata da Eliseo. 23Di lì Eliseo salì a Betel. Mentre egli andava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo: “Sali, calvo! Sali, calvo!”. 24Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orse, che sbranarono quarantadue di quei bambini. 25Di là egli andò al monte Carmelo, e quindi tornò a Samaria.

__________________________ Note

2,1-18 Il racconto del rapimento di Elia verso il cielo vuole mettere in luce la fine terrena di un uomo particolarmente caro a Dio, come già nel caso del patriarca Enoc (Gen 5,24; Ml 3,23-24). Elia è figura importante anche nel NT: precursore del Messia (Mt 17,10-13; Mc 9,11-13), nell’episodio della trasfigurazione appare con Mosè accanto a Gesù (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36). 2,9 Due terzi del tuo spirito siano in me: due terzi erano la parte del primogenito (Dt 21,15-17). Eliseo chiede così di essere l’erede spirituale di Elia.

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Approfondimenti

1-18. L'apoteosi del profeta scorre sul binario della spettacolarità e della discrezione. Il rapimento nel turbine, il carro di fuoco costituiscono l'elemento spettacolare che trasporta Elia nella dimensione celeste. Le modalità con cui il nostro personaggio esce dalla scena sono così singolari che rischiano di bruciare l'attenzione del lettore su diversi particolari del racconto che discretamente accostano Elia ai grandi personaggi della storia precedente. Il verbo lqḥ, «prendere, rapire», in bocca ai profeti (vv. 3.5) per indicare la dipartita di Elia, è lo stesso usato per Enoch in Gn 5,24. Il fatto che Elia scompaia al di là del Giordano in una zona attigua al monte Nebo senza che esista la sua tomba lo accosta a Mosè (Dt 34,5-6), come pure l'apertura delle acque battendole con qualcosa di personale (v. 8: par. Es 14,16-22). L'accostamento a Mosè viene sigillato nei testi canonici in Ml 3,22-24; Mt 17,3; Mc 9,3; Lc 9,30. Da ultimo l'apertura delle acque del Giordano assimila Elia a Giosuè, il conquistatore della terra (Gs 3,13-17). Attraverso questo brano dunque Elia scompare dagli avvenimenti sia per salire gloriosamente alla più alta intimità con Dio, sia per entrare splendidamente nella grande storia. L'autore del Siracide nella galleria dei suoi personaggi (Sir 44-50) dedica al nostro profeta un ritratto pieno di ammirazione (48,1-11). Inoltre il presente racconto è il punto di partenza della tradizione giudaica che attende il ritorno di Elia, così ben documentata anche nei testi evangelici (Mt 11,14; 17,10-12; Mc 9,9-13; Lc 9,8-19; ecc. La narrazione è solenne come la cronaca di una liturgia. Le ripetizioni che contiene la costituiscono in un rito di congedo. Il brano è simultaneamente la conclusione del ciclo di Elia e l'inaugurazione di quello di Eliseo: un robusto anello di congiunzione fra le vicende dei due uomini di Dio. Le pagine dedicate a Eliseo vanno da 2,1 a 9,10 e comprendono anche il frammento 13,14-21 che raccoglie il racconto della morte del profeta. Il materiale è raccolto senza essere ordinato; non si segue un ordine cronologico e c'è genericità in luoghi e personaggi. Si tratta forse di narrazioni popolari probabilmente composte durante la prima metà del sec. VIII a.C.

1. La tempesta è uno degli elementi che manifestano la presenza e l'azione di Dio (cfr. Es 29,6; Ger 23,19; 25,32; Ez 1,4; Na 1,3). Galgala, che sarebbe da identificare con l'attuale Gilgilja, 12 km a nord di Betel, è uno dei centri del ministero di Eliseo (cfr. 4,38). Meglio escludere l'identificazione con il centro omonimo nei pressi di Gerico, decisamente respinta da tutti i più importanti commentatori

2. Nell'imminenza della sua dipartita, Elia avverte un forte bisogno di solitudine. Oltre qui, altre due volte (4.6) inviterà Eliseo a lasciarlo. Sembra che voglia anticipare il tu per tu con Dio che sta per diventare definitivo, ma pare anche di cogliere in Elia un certo pudore per ciò che gli sta per succedere e per il quale non vorrebbe testimoni. Betel è uno dei santuari patriarcali (Gn 12,8; 28,10-22; 35,1-15) divenuto con Geroboamo il santuario nazionale del Nord (1Re 12,28-33). Con una solenne formula di giuramento Eliseo si mostra del tutto risoluto a non lasciare Elia.

3. I figli dei profeti, modo semitico per indicare i discepoli dei profeti, erano delle specie di confraternite laicali che praticavano una certa comunione di vita, vivevano del proprio lavoro e di carità (2Re 4,8; 6,5); alcuni di essi godevano di un vero spirito profetico e comunicavano con azioni simboliche (1Re 20,35-42). Non siamo in grado di affermare che fossero guidati da Elia e da Eliseo; sembra più probabile una loro autonomia anche se i contatti con Eliseo sono ben documentati (2Re 2,3.5.15; 4,38-41; 6,1-7; 9,1-4). Essi sono al corrente del segreto di Elia ed Eliseo li prega di conservarlo. Nel momento del definitivo distacco l'intimità e la riservatezza sono indispensabili.

7. Si tratta probabilmente del guado nei pressi di Gerico (cfr. 2Sam 19,32-40).

8. Per l'apertura delle acque si veda Es 14,16-22; Gs 3,13-17 e quanto già riferito nell'introduzione al brano.

9. Su invito di Elia, Eliseo fa una domanda, ma si dimostra molto audace nella richiesta. Secondo Dt 21,17 i due terzi dei beni paterni era quanto spettava come eredità al primogenito.

10. Il carisma profetico è dono di Dio; per questo la risposta di Elia pone una condizione. Se Dio permetterà a Eliseo di vedere il rapimento di Elia sarà segno che la richiesta è stata esaudita.

11. La funzione del carro e dei cavalli di fuoco pare sia solo quella di separare i due profeti, mentre è propriamente il turbine-tempesta a trasportare Elia. L'associazione di tempesta e fuoco come manifestazione di Dio che appare sul suo carro celeste è ben presentata in Sal 18,11-13; 104,3-4.

12. Nel suo grido di dolore per la separazione da Elia, Eliseo chiama il maestro «cocchio d'Israele e suo cocchiere». L'immagine serve ad indicare che per la difesa d'Israele il profeta valeva molto più dell'esercito per la forza della sua fedeltà e della sua preghiera. La lacerazione delle vesti è un segno di grande lutto e di profondo dolore (Gn 37,29-34; 44,13; Gs 7,6; 2Sam 1,11; ecc.).

13-14. Il mantello di Elia che già un giorno aveva ricoperto Eliseo (1Re 19,19) è ora definitivamente raccolto dal discepolo. Con esso si posa su Eliseo anche lo spirito del maestro. L'ultimo miracolo di Elia, ripetuto alla lettera da Eliseo, sta a dire che questi è ora pienamente l'erede del carisma e della missione.

15. Già in 1Re 18,12 abbiamo incontrato la convinzione popolare che Elia venisse trasportato qua e là dallo Spirito di JHWH. Questo giustifica il desiderio di ricercarlo da parte dei discepoli dei profeti.

19-22. Il miracolo di risanamento delle acque trova un parallelo in Es 15,22-25. Le fonti di Gerico a causa della vicinanza del Mar Morto danno acqua con percentuale di zolfo e di sale. Gli effetti sull'uomo potevano essere veramente nocivi. Il gesto di Eliseo è simbolico ma efficace. Il sale era ritenuto un elemento purificatore, per questo lo si usava in alcuni sacrifici (Lv 2,13; Es 43,24); posto nella fonte la risana.

23-25. A parere di alcuni autori, i profeti praticavano la tonsura quale segno distintivo del loro stato religioso. Se così fosse la canzonatura dei ragazzi sarebbe una derisione del ministero profetico esemplarmente punita. Altri notano una somiglianza con le storie a valenza morale per cui il piccolo brano serve ad insegnare ai bambini il rispetto per i loro superiori. Nell'attuale contesto l'episodio serve a corroborare l'autorità del profeta.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Elia e Acazia 1Dopo la morte di Acab, Moab si ribellò a Israele. 2Acazia cadde dalla finestra della stanza superiore a Samaria e rimase ferito. Allora inviò messaggeri con quest'ordine: “Andate e interrogate Baal-Zebùb, dio di Ekron, per sapere se sopravviverò a questa mia infermità”. 3Ma l'angelo del Signore disse a Elia, il Tisbita: “Su, va' incontro ai messaggeri del re di Samaria e di' loro: “Non c'è forse un Dio in Israele, perché dobbiate andare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? 4Pertanto così dice il Signore: Dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. Ed Elia se ne andò. 5I messaggeri ritornarono dal re, che domandò loro: “Perché siete tornati?”. 6Gli dissero: “Ci è venuto incontro un uomo che ci ha detto: “Su, tornate dal re che vi ha inviati e ditegli: Così dice il Signore: Non c'è forse un Dio in Israele, perché tu debba mandare a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron? Pertanto, dal letto, in cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. 7Domandò loro: “Qual era l'aspetto dell'uomo che è salito incontro a voi e vi ha detto simili parole?”. 8Risposero: “Era un uomo coperto di peli; una cintura di cuoio gli cingeva i fianchi”. Egli disse: “Quello è Elia, il Tisbita!”. 9Allora gli mandò un comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi salì da lui, che era seduto sulla cima del monte, e gli disse: “Uomo di Dio, il re ha detto: “Scendi!”“. 10Elia rispose al comandante dei cinquanta uomini: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. Scese un fuoco dal cielo e divorò quello con i suoi cinquanta. 11Il re mandò da lui ancora un altro comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questi gli disse: “Uomo di Dio, ha detto il re: “Scendi subito”“. 12Elia rispose loro: “Se sono uomo di Dio, scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. Scese il fuoco di Dio dal cielo e divorò lui e i suoi cinquanta. 13Il re mandò ancora un terzo comandante di cinquanta con i suoi cinquanta uomini. Questo terzo comandante di cinquanta salì e, giunto, cadde in ginocchio davanti a Elia e lo supplicò: “Uomo di Dio, sia preziosa ai tuoi occhi la mia vita e la vita di questi tuoi cinquanta servi. 14Ecco, è sceso un fuoco dal cielo e ha divorato i due primi comandanti di cinquanta con i loro uomini. Ora la mia vita sia preziosa ai tuoi occhi”. 15L'angelo del Signore disse a Elia: “Scendi con lui e non aver paura di lui”. Si alzò e scese con lui dal re 16e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebùb, dio di Ekron – non c'è forse un Dio in Israele per consultare la sua parola? –, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”“. 17Difatti morì, secondo la parola del Signore pronunciata da Elia. Al suo posto divenne re suo fratello Ioram, nell'anno secondo di Ioram figlio di Giòsafat, re di Giuda, perché egli non aveva un figlio. 18Le altre gesta compiute da Acazia non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele.

__________________________ Note

1,2 il nome del dio di Ekron, la più settentrionale delle cinque città filistee, 15 chilometri a sud di Giaffa, significa “il signore delle mosche”, ed è dispregiativo. Il suo vero nome era Baal-Zebùl,conservato in Mt 12,24 (Beelzebùl), che significa “Baal il Principe”.

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Approfondimenti

Un'altra storia profetica. Il re è cambiato ma ritroviamo le costanti dei precedenti episodi di Elia. Il re è idolatra, il profeta perseguitato, un oracolo di rovina è portato al re e si compie.

1. Questa brevissima notizia ambienta cronologicamente l'episodio ancorandolo alla storia. Di questa ribellione si parlerà in 3,4-27. Omri aveva imposto a Moab un tributo (vedi 1Re 16,28) e questo provocò la ribellione dopo l'indebolimento d'Israele in seguito alla sconfitta aramea. Acazia colpito dal gravissimo infortunio non fu in grado di affrontare la situazione.

2. Il palazzo di Samaria come tutte le dimore gentilizie aveva il piano superiore. Un parapetto di legno (śᵉbākâ) non resse quando il re si affacciò, e ne provocò la caduta. Nell'infermità Acazia manda a consultare una divinità filistea il cui santuario si trovava a Accaron, una delle cinque città filistee, l'attuale Agir a 15 km a sud-est di Giaffa. Il nome della divinità, così come lo abbiamo, è frutto di una deformazione della sagacia popolare verso una divinità straniera. La formulazione attuale Baal-Zebub significherebbe «signore delle mosche». I vangeli invece hanno conservato l'onomastica originale Beelzebul (Mt 10,25; 12,24; Mc 3,22; Lc 11,15) che significa Baal-Principe.

3-4. Giocando sul termine mal’ak che in ebraico significa sia angelo, sia messaggero, l'autore crea qui un bel gioco letterario. Il re ha invitato i suoi mal’akîm a un'altra divinità e Dio manda a lui il suo mal’ak tramite Elia. Questo incontro tra inviati sconvolge il piano e le aspettative del re. Il Dio ignorato ed escluso si manifesta ancora come sovrano degli eventi. Acazia pagherà con la vita la sua sfiducia verso JHWH e il suo gesto idolatra.

5-6. L'autorità con cui Elia ha riferito le intenzioni di Dio dev'essere stata ben forte se i messi reali ritornano sui loro passi. Coloro che dovevano essere cercatori di speranza sono diventati portatori di una sentenza capitale.

8. Viene descritto qui l'abbigliamento di Elia che permette di identificarlo. Sono gli indumenti anche del Battista in Mt 3,4; Mc 1,6.

9-14. Acazia accoglie l'ambasciata di Elia come un affronto e vorrebbe punirlo. Anche in questi versetti c'è un bel gioco letterario sulle consonanti ’š e la radice yrd. Questo gioco mette in ridicolo la pretesa del re che vuole far scendere (yrd) dal monte l'uomo (’îš) che fa scendere (yrd) dal cielo il fuoco (’ēš). Al v. 9 la cima del monte con articolo fa pensare a un luogo ben determinato. Verrebbe da pensare al Carmelo (cfr. 1Re 18,42).

15-16. Elia riceve una nuova missione. Garantito della sua incolumità lascia il monte per incontrare personalmente il re affinché ascolti dalla sua viva voce l'oracolo riferitogli.

17. Acazia non ha figli. Tocca al fratello succedergli. Gli inizi del regno di Ioram sono classicamente presentati in 3,1.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Nuova guerra aramea e morte di Acab 1Trascorsero tre anni senza guerra fra Aram e Israele. 2Nel terzo anno Giòsafat, re di Giuda, scese dal re d'Israele. 3Ora il re d'Israele aveva detto ai suoi ufficiali: “Non sapete che Ramot di Gàlaad è nostra? Eppure noi ce ne stiamo inerti, senza riprenderla dalla mano del re di Aram”. 4Disse a Giòsafat: “Verresti con me a combattere per Ramot di Gàlaad?”. Giòsafat rispose al re d'Israele: “Conta su di me come su te stesso, sul mio popolo come sul tuo, sui miei cavalli come sui tuoi”. 5Giòsafat disse al re d'Israele: “Consulta, per favore, oggi stesso la parola del Signore”. 6Il re d'Israele radunò i profeti, quattrocento persone, e domandò loro: “Devo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o devo rinunciare?”. Risposero: “Attacca; il Signore la metterà in mano al re”. 7Giòsafat disse: “Non c'è qui ancora un profeta del Signore da consultare?”. 8Il re d'Israele rispose a Giòsafat: “C'è ancora un uomo, per consultare tramite lui il Signore, ma io lo detesto perché non mi profetizza il bene, ma il male: è Michea, figlio di Imla”. Giòsafat disse: “Il re non parli così!”. 9Il re d'Israele, chiamato un cortigiano, gli ordinò: “Convoca subito Michea, figlio di Imla”. 10Il re d'Israele e Giòsafat, re di Giuda, sedevano ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli, nello spiazzo all'ingresso della porta di Samaria; tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 11Sedecìa, figlio di Chenaanà, che si era fatto corna di ferro, affermava: “Così dice il Signore: “Con queste cozzerai contro gli Aramei sino a finirli”“. 12Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo: “Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo. Il Signore la metterà in mano al re”. 13Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: “Ecco, le parole dei profeti concordano sul successo del re; ora la tua parola sia come quella degli altri: preannuncia il successo!“. 14Michea rispose: “Per la vita del Signore, annuncerò quanto il Signore mi dirà”. 15Si presentò al re, che gli domandò: “Michea, dobbiamo andare in guerra contro Ramot di Gàlaad o rinunciare?”. Gli rispose: “Attaccala e avrai successo; il Signore la metterà nella mano del re”. 16Il re gli disse: “Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del Signore?”. 17Egli disse: “Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore che non hanno pastore. Il Signore dice: “Questi non hanno padrone; ognuno torni a casa sua in pace!“”. 18Il re d'Israele disse a Giòsafat: “Non te l'avevo detto che costui non mi profetizza il bene, ma solo il male?”. 19Michea disse: “Perciò, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. 20Il Signore domandò: “Chi ingannerà Acab perché salga contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro. 21Si fece avanti uno spirito che, presentatosi al Signore, disse: “Lo ingannerò io”. “Come?”, gli domandò il Signore. 22Rispose: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti”. Gli disse: “Lo ingannerai; certo riuscirai: va' e fa' così”. 23Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo parla di sciagura”. 24Allora Sedecìa, figlio di Chenaanà, si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: “In che modo lo spirito del Signore è passato da me per parlare a te?”. 25Michea rispose: “Ecco, lo vedrai nel giorno in cui passerai di stanza in stanza per nasconderti”. 26Il re d'Israele disse: “Prendi Michea e conducilo da Amon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re. 27Dirai loro: “Così dice il re: Mettete costui in prigione e nutritelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace”“. 28Michea disse: “Se davvero tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio”. E aggiunse: “Popoli tutti, ascoltate!”. 29Il re d'Israele marciò, insieme con Giòsafat, re di Giuda, contro Ramot di Gàlaad. 30Il re d'Israele disse a Giòsafat: “Io per combattere mi travestirò. Tu resta con i tuoi abiti”. Il re d'Israele si travestì ed entrò in battaglia. 31Il re di Aram aveva ordinato ai comandanti dei suoi carri, che erano trentadue: “Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re d'Israele”. 32Appena videro Giòsafat, i comandanti dei carri dissero: “Certo, quello è il re d'Israele”. Si avvicinarono a lui per combattere. Giòsafat lanciò un grido. 33I comandanti dei carri si accorsero che non era il re d'Israele e si allontanarono da lui. 34Ma un uomo tese a caso l'arco e colpì il re d'Israele fra le maglie dell'armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: “Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito”. 35La battaglia infuriò in quel giorno; il re stette sul suo carro di fronte agli Aramei. Alla sera morì; il sangue della sua ferita era colato sul fondo del carro. 36Al tramonto questo grido si diffuse per l'accampamento: “Ognuno alla sua città e ognuno alla sua terra!”. 37Il re dunque morì. Giunsero a Samaria e seppellirono il re a Samaria. 38Il carro fu lavato nella piscina di Samaria; i cani leccarono il suo sangue e le prostitute vi si bagnarono, secondo la parola pronunciata dal Signore. 39Le altre gesta di Acab, tutte le sue azioni, la costruzione della casa d'avorio e delle città da lui erette, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re d'Israele? 40Acab si addormentò con i suoi padri e al suo posto divenne re suo figlio Acazia.

Giòsafat, re di Giuda 41Giòsafat, figlio di Asa, divenne re su Giuda l'anno quarto di Acab, re d'Israele. 42Giòsafat aveva trentacinque anni quando divenne re; regnò venticinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Azubà, figlia di Silchì. 43Seguì in tutto la via di Asa, suo padre, non si allontanò da essa, facendo ciò che è retto agli occhi del Signore. 44Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture. 45Giòsafat fece pace con il re d'Israele. 46Le altre gesta di Giòsafat e la potenza con cui agì e combatté, non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 47Egli spazzò via dalla terra il resto dei prostituti sacri, che era rimasto al tempo di suo padre Asa. 48Allora non c'era re in Edom; lo sostituiva un governatore. 49Giòsafat costruì navi di Tarsis per andare a cercare l'oro in Ofir; ma non ci andò, perché le navi si sfasciarono a Esion-Ghèber. 50Allora Acazia, figlio di Acab, disse a Giòsafat: “I miei servi vadano con i tuoi servi sulle navi”. Ma Giòsafat non volle. 51Giòsafat si addormentò con i suoi padri, fu sepolto con i suoi padri nella Città di Davide, suo padre, e al suo posto divenne re suo figlio Ioram.

Acazia, re d’Israele 52Acazia, figlio di Acab, divenne re su Israele a Samaria nell'anno diciassettesimo di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. 53Fece ciò che è male agli occhi del Signore, seguendo la via di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele. 54Servì Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio d'Israele, come aveva fatto suo padre.

__________________________ Note

22,3 Ramot di Gàlaad: città nella Transgiordania settentrionale.

22,39 casa d’avorio: decorata con avori scolpiti.

22,41 Giòsafat: regnò probabilmente negli anni 870-848.

22,52 Acazia: fu re all’incirca negli anni 853-852.

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Approfondimenti

1-4. Passo parallelo in 2Cr 18,2-3. Le relazioni tra Israele e Giuda, ritornate pacifiche forse per la comune partecipazione alla lega antiassira e consolidate dal matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18), vengono ulteriormente corroborate da visite di stato. La questione che urge nel regno settentrionale è la riconquista di Ramot, roccaforte collocata nel Galaad, in Transgiordania, città levitica assegnata alla tribù di Dan (Dt 4,43) e sede di un prefetto al tempo di Salomone (4,13), caduta nelle mani degli Aramei. Nonostante le vittorie già ottenute sulla Siria (c. 20), Acab chiede l'aiuto di Giosafat. L'intenzione, oltre che militare, potrebbe essere politica. Una spedizione condotta insieme e conclusa vittoriosamente sarebbe il miglior sigillo all'impresa.

5-12. Passo parallelo in 2Cr 18,4-11. Giosafat, il re pio, intende mantenere l'antico uso di consultare il Signore prima della battaglia (Gdc 1,1; 20,18; 1Sam 14,37; 23,2-4; Ger 21,2).

6. Si avvia il confronto tra vera e falsa profezia. Il gruppo dei profeti presentati per primi non è al servizio di Dio, ma del re. Il loro impegno non è volto a conoscere e trasmettere la volontà divina, bensì ad assecondare quella del monarca desideroso di un supporto morale per la sua impresa. Si noti che la falsa profezia pronunciata qui e ribadita ai vv. 12 e 15 non è introdotta da una delle consuete formule del linguaggio profetico che introducono gli oracoli come ad esempio “così dice il Signore”, che ritorna puntualmente nelle profezie di 20,13.28.42. Anche là parlano profeti a uomini in tempo di guerra, ma la qualità della profezia è opposta a quella presente.

8. Il re si mostra insofferente verso chi lo contraddice e maldisposto ad accogliere la volontà divina se divergente dalla sua. Il profeta in questione ha solo il nome in comune con Michea, profeta minore del libro canonico, vissuto circa un secolo e mezzo più tardi.

11. Uno dei profeti decide di uscire dall'anonimato con un'azione simbolica. Si è preparato due corna di ferro simbolo di forza (Nm 23,22; Dt 33,17). La sua personale iniziativa stride fragorosamente con la formula con cui dà il via all'oracolo: “così dice il Signore” I vv. 10-12 sono ritenuti da alcuni un'aggiunta posteriore perché arrestano lo scorrere del racconto aprendo una digressione nella vicenda di Michea.

13-28. Passo parallelo in 2Cr 18,12-27.

13-14. Si pretende qui un oracolo su commissione che fa ricordare l'episodio di Nm 22,4b-6 e la risposta di Balaam 22,8 analoga a quella di Michea.

15-16. Sarcasticamente Michea si allinea al responso dei falsi profeti, ma la presa in giro è volutamente vistosa e pertanto respinta dal re che sollecita la verità. Anche il contrasto con il solito modo di parlare al re aveva rivelato ad Acab che non si trattava del vero pensiero da profeta.

17. Michea comunica la prima visione. L'attuale formulazione in versi può darsi che sia il frutto di una elaborazione successiva. L'inizio dell'oracolo con il verbo r’h, tecnico per la profezia, avverte che il contenuto è stato “rivelato” al profeta. L'immagine del pastore viene presentata in maniera negativa in Ger 10,21; 23,1-2; Ez 34,5-6 per indicare il pessimo governo dei dirigenti d'Israele. Pertanto una prima lettura dell'oracolo potrebbe essere la seguente: l'impresa di Ramot è frutto di un governante sconsiderato. Meglio rinunciarci e accontentarsi della pace. Una seconda lettura, più difficile da conciliare col ritorno a casa in pace, ma forse più probabile, induce a vedere nelle parole di Michea l'annuncio della disfatta e della morte del re, per cui il gregge è privato del pastore e disperso.

19-23. La seconda visione di Michea riprende categorie antropomorfe per parlare della divinità. Dio viene presentato come un monarca orientale che si circonda della sua corte per tenere consiglio (cfr. Gb 1,6; 2,1; Is 6,1). All'ordine del giorno l'attuazione del castigo di Acab (21,19; 20,41). Fra i personaggi della corte celeste si fa avanti uno ben determinato (nel TM «lo spirito») che si offre per diventare menzogna sulla bocca dei profeti. A proposito di questi versetti vengono sollevate difficoltà nella “morale” di Dio che approva la proposta della falsità. È più probabile ritenere che la visione raccontata serva a smascherare i falsi profeti e offrire così una possibilità di salvezza ad Acab. A che serve fare un piano contro il nemico e poi mandarglielo a dire? Con questo racconto del profeta Dio scopre le sue carte per ricordare al re che il piano divino si sta inesorabilmente compiendo. Tuttavia se la vera profezia venisse accolta ci sarebbe ancora una via d'uscita. La visione è un disperato tentativo di aprire gli occhi del re alla verità e alla salvezza.

24-25. Sedecia pretende il monopolio della verità e non tollera concorrenti e smascheramenti. Tuttavia si renderà conto drammaticamente della correttezza di Michea quando, in preda al panico, correrà da una stanza all'altra cercando invano di nascondersi per sfuggire al nemico vincitore.

26-27. L'autentica missione profetica comporta la persecuzione. L'incarcerazione potrebbe anche essere una “custodia cautelare” perché la nota stonata di Michea nel coro degli assensi non si diffonda corrodendo l'entusiasmo creatosi per la spedizione militare. Le parole di Acab tradiscono un desiderio di vendetta, ostinandosi nell'illusione di vincere. Al ritorno vorrebbe punire il dissidente.

28. La risposta di Michea è molto umile. Conosce le regole sul discernimento dei veri profeti (Dt 18) ed è pronto a riconoscersi non autentico qualora le sue parole non si compissero.

29-31. Acab preferisce entrare in battaglia camuffato da semplice soldato, o perché prevedeva la strategia nemica volta a colpire subito il capo (v. 31) o perché sperava di eludere la profezia che aveva annunciato la sua fine (vv. 17-23).

32-33. Giosafat risalta nella mischia per l'abito regale. Secondo gli ordini impartiti (v. 31), i migliori del nemico sono contro di lui. Il suo grido di guerra o il suo accento meridionale lo identificano come il bersaglio sbagliato. Secondo il parallelo di 2Cr 18,31, il grido è rivolto a Dio e a lui si deve l'allontanamento dei nemici.

34. Una freccia vagante va a colpire Acab in un punto che raramente viene penetrato. Il re è trafitto non in un valoroso combattimento, ma da uno sconosciuto che forse non sa neppure quale sia stato il bersaglio del suo tiro casuale. Triste ed ironico l'incidente che conduce il re fuori combattimento nonostante le precauzioni prese.

35. Almeno qui si mostra il valore del re che nonostante la ferita rimane presso il suo esercito contro il nemico fino alla morte.

36. Il grido della ritirata amaramente ricorda ed efficacemente contrasta con la prima profezia di Michea (v. 17).

38. La profezia di Elia in 21,19 è compiuta. Rimane difficile da spiegare il riferimento alle prostitute. Può darsi che si tratti di un intervento successivo nella redazione destinato a rendere più vergognosa la fine di Acab.

39-40. Già in 16,30-33 è stato presentato un sunto del regno di Acab in cui è espresso l'immancabile giudizio morale. Qui semplicemente si presenta un sommario bilancio dell'attività edilizia. I dati archeologici confermano l'abbondanza di decorazioni e arredi d'avorio nel palazzo di Acab. Anche il profeta Amos (3,15) menziona il palazzo d'avorio scagliandosi contro il lusso della corte settentrionale.

41-51. Giosafat re di Giuda (870-848). Parallelo in 2Cr 17,1-21,1.

41-42. L'inizio del regno sarebbe da collocarsi all'872. Per la durata del regno, se accettiamo i 25 anni adottati qui, sorgono molti problemi di cronologia. Forse nella cifra sono inclusi gli anni in cui Giosatat coadiuvava il padre debilitato dalla malattia (15,23).

43-47. La politica religiosa di Giosafat, in linea con quella paterna, è approvata dall'autore, al quale non sfugge però la tolleranza verso le alture. Anche se erano luoghi di culto jahwista sono malgiudicate dall'autore deuteronomista sostenitore dell'unico luogo di culto. Il v. 43 è una glossa assente nei LXX e in Cronache. La prostituzione sacra maschile per riti di fecondità è proibita da Dt 23,19.

48-50. Al tempo di Giosafat, Edom, il regno a sud di Giuda verso il golfo di Agaba, attraversava un momento di forte instabilità politica che ha permesso a Giuda la riapertura dei cantieri navali a Ezion-Gheber (9,26-28). Questa volta il fallimento è immediato forse per l'assenza di personale specializzato come nelle spedizioni salomoniche (10,26-27).

52-54. Acazia re d'Israele (853-852). Anche lui, compromesso tra JHWH e Baal, come il padre, riceve un giudizio molto severo dall'autore. La sua condotta negativa è accostata anche a quella della madre, cioè Gezabele.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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La vigna di Nabot 1In seguito avvenne questo episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samaria. 2Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale”. 3Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri”. 4Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: “Non ti cederò l'eredità dei miei padri!”. Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. 5Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: “Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?”. 6Le rispose: “Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un'altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”“. 7Allora sua moglie Gezabele gli disse: “Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!”. 8Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. 9Nelle lettere scrisse: “Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. 10Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l'accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia”. 11Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. 12Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. 13Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: “Nabot ha maledetto Dio e il re”. Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. 14Quindi mandarono a dire a Gezabele: “Nabot è stato lapidato ed è morto”. 15Appena Gezabele sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: “Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto”. 16Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso. 17Allora la parola del Signore fu rivolta a Elia il Tisbita: 18“Su, scendi incontro ad Acab, re d'Israele, che abita a Samaria; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. 19Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!“. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”“. 20Acab disse a Elia: “Mi hai dunque trovato, o mio nemico?”. Quello soggiunse: “Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. 21Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 22Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. 23Anche riguardo a Gezabele parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl”. 24Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo”. 25In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabele l'aveva istigato. 26Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 27Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. 28La parola del Signore fu rivolta a Elia, il Tisbita: 29“Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio”.

__________________________ Note

21,10 Il divieto di maledire Dio e il re si trova in Es 22,27.

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Approfondimenti

1. Il titolo di re di Samaria che si trova solo qui e in 2Re 1,3 potrebbe sottolineare l'avidità di Acab il quale, non contento dell'eredità di suo padre (16,24), concupisce la proprietà di un contadino. Izreel è già apparsa in 18,45 come una delle residenze del sovrano (vedi anche 2Re 8,29; 9,30).

2. La proposta di Acab è ragionevole, ma il rifiuto di Nabot più che comprensibile. Egli ottempera a un precetto della legge (Nm 36,7; Lv 25,13) che proibiva di alienare l'eredità dei propri padri e della propria tribù. Inoltre da buon contadino non può rinunciare al podere che gli dava diritto di cittadinanza e che custodiva la sepoltura degli antenati (2,34; 1Sam 25,1; 2Sam 2,32).

5-7. L'intervento di Gezabele diventa più comprensibile se si tiene presente la sua provenienza pagana. Nella sua mentalità valeva il concetto di re con diritto di vita o di morte sui sudditi. Essa ignorava la tipicità del re israelita per il quale vigeva la legge di Dio vincolante anche per la condotta del re (Dt 17,14-20).

8. Il sigillo reale ancor più della firma garantiva l'autenticità del documento.

9. Il digiuno veniva bandito in caso di delitti pubblici (1Sam 7,6; 14,24ss.) e serviva a placare la divinità finché non fossero puniti i peccatori. La sua menzione qui dà più solennità e crea maggior tensione, pur rimanendo difficile il legame logico con lo svolgimento del processo fondato sulla falsa testimonianza (contrariamente Dt 16,18) e che presuppone quindi un reato non pubblico. La trama di Gezabele presuppone la conoscenza del diritto ebraico che prevede la pena di morte per l'insulto a Dio e al re (Es 22,27 e Lv 24,14). Inoltre per la condanna si prevede la deposizione di almeno due testimoni (Nm 35,30; Dt 17,6; 19,15). Stando a 2Re 9,26, anche i figli di Nabot vennero uccisi. Così non c'era più nessuno che poteva reclamare la vigna.

15-16. Può darsi che i beni di un pubblico peccatore venissero confiscati dopo la sua morte passando alle proprietà regali.

17-19. Elia, vero profeta, non è solo il difensore dei diritti di Dio, ma anche l'avvocato degli oppressi. Come Natan dovette denunciare il peccato di Davide (2Sam 12) così Elia deve svelare la colpa di Acab. Inoltre nel caso di Acab, come in quello di Davide, le mancanze sono le stesse. Esse sono concupiscenza e omicidio e la condanna viene pronunciata seguendo lo schema della legge del taglione (Es 21,23-25; Lv 24,19-20).

20. Tra il v. 19 e il v. 20 probabilmente è caduto qualche versetto in cui Elia adempiva il mandato. L'omissione può essere dovuta ad un caso di omoteleuto. La risposta di Acab non esprime pentimento; invece vi è quasi alterigia.

21-22. Si ripete qui il rituale già trovato in 14,10-11, l'oracolo di Achia di Silo contro Geroboamo, e in 16,2-4, l'oracolo di Ieu contro Baasa. Ancora una volta il profeta annuncia un cambiamento di dinastia violentemente operato dalle colpe e dall’idolatria del re che frutteranno la sua rovina. Il compimento della profezia è riferito in 2Re 9-10.

23. Non poteva sfuggire alla condanna Gezabele, per la sua origine straniera assolutamente sgradita all'autore, e nella gestione del regno vera manovratrice del sottomesso Acab. La sua fine veramente tragica è raccontata più avanti, in 2Re 9,30-37.

25-26. Questa riflessione di tipo morale tesa a ribadire e giustificare la condanna di Acab è un intervento dell'agiografo che interrompe la narrazione. Viene ripreso qui il giudizio sul re già espresso in 16,30- 34.

27. La penitenza di Acab consiste nell'indossare il sacco, un ruvido tessuto che irritava la pelle e fungeva da cilicio, e nel digiunare. L'andare a testa bassa contrasta efficacemente con l'orgoglio della prima risposta a Elia (v. 20).

29. Si manifesta ancora la misericordia divina. Per quanto grande sia il peccato di Acab, la sua penitenza ottiene da Dio una dilazione del castigo. Ancora per poco la dinastia continuerà nei figli, ma il decreto divino è irrevocabile.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Gli Aramei assediano Samaria 1Ben-Adàd, re di Aram, radunò tutto il suo esercito; con lui c'erano trentadue re con cavalli e carri. Egli salì contro Samaria per cingerla d'assedio ed espugnarla. 2Inviò messaggeri in città ad Acab, re d'Israele, 3per dirgli: “Così dice Ben-Adàd: Il tuo argento e il tuo oro appartengono a me e le tue donne e i tuoi figli migliori sono per me”. 4Il re d'Israele rispose: “Avvenga secondo la tua parola, o re, mio signore; io e quanto possiedo siamo tuoi”. 5Ma i messaggeri tornarono di nuovo e dissero: “Così dice Ben-Adàd, che ci manda a te: “Mi consegnerai il tuo argento, il tuo oro, le tue donne e i tuoi figli. 6Domani, a quest'ora, manderò da te i miei servi che perquisiranno la tua casa e le case dei tuoi servi; essi prenderanno tutto ciò che è prezioso agli occhi tuoi e lo porteranno via”“. 7Il re d'Israele convocò tutti gli anziani del paese, ai quali disse: “Sappiate e vedete come costui ci voglia fare del male. Difatti mi ha mandato a chiedere le mie donne e i miei figli, il mio argento e il mio oro e io non gli ho opposto rifiuto”. 8Tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: “Non ascoltarlo e non consentire!”. 9Egli disse ai messaggeri di Ben-Adàd: “Dite al re, mio signore: “Quanto hai imposto prima al tuo servo lo farò, ma la nuova richiesta non posso soddisfarla”“. I messaggeri andarono a riferire la risposta. 10Ben-Adàd allora gli mandò a dire: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se la polvere di Samaria basterà per riempire il pugno di coloro che mi seguono”. 11Il re d'Israele rispose: “Riferitegli: “Chi cinge le armi non si vanti come chi le depone”“. 12Nell'udire questa risposta – egli stava insieme con i re a bere sotto le tende – disse ai suoi ufficiali: “Circondate la città!”. Ed essi la circondarono. 13Ed ecco un profeta si avvicinò ad Acab, re d'Israele, per dirgli: “Così dice il Signore: “Vedi tutta questa moltitudine immensa? Ebbene oggi la metto nella tua mano; saprai che io sono il Signore”“. 14Acab disse: “Per mezzo di chi?”. Quegli rispose: “Così dice il Signore: “Per mezzo dei giovani dei capi delle province”“. Domandò: “Chi attaccherà la battaglia?”. Rispose: “Tu!”. 15Acab ispezionò i giovani dei capi delle province: erano duecentotrentadue. Dopo di loro ispezionò tutto il popolo, tutti gli Israeliti: erano settemila. 16A mezzogiorno fecero una sortita. Ben-Adàd stava bevendo e ubriacandosi sotto le tende, insieme con i trentadue re che lo aiutavano. 17Per primi uscirono i giovani dei capi delle province. Ben-Adàd mandò a vedere e gli fu riferito: “Alcuni uomini sono usciti da Samaria!”. 18Quegli disse: “Se sono usciti per la pace, catturateli vivi; se sono usciti per la guerra, catturateli ugualmente vivi”. 19Quelli usciti dalla città erano i giovani dei capi delle province seguiti dall'esercito; 20ognuno di loro uccise chi gli si fece davanti. Gli Aramei fuggirono, inseguiti da Israele. Ben-Adàd, re di Aram, si mise in salvo a cavallo insieme con alcuni cavalieri. 21Uscì quindi il re d'Israele, che colpì i cavalli e i carri e inflisse ad Aram una grande sconfitta.

Nuova campagna degli Aramei 22Allora il profeta si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Su, sii forte; sappi e vedi quanto dovrai fare, perché l'anno prossimo il re di Aram salirà contro di te”. 23Ma i servi del re di Aram gli dissero: “Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; se combatteremo contro di loro in pianura, certamente saremo superiori a loro. 24Fa' così: ritira i re, ognuno dal suo luogo, e sostituiscili con governatori. 25Tu prepara un esercito come quello che ti è venuto meno: cavalli come quei cavalli e carri come quei carri; quindi combatteremo contro di loro in pianura. Certamente saremo superiori a loro”. Egli ascoltò la loro voce e agì in tal modo. 26L'anno dopo, Ben-Adàd ispezionò gli Aramei, quindi andò ad Afek per attaccare gli Israeliti. 27Gli Israeliti, ispezionati e approvvigionati, mossero loro incontro, accampandosi di fronte; sembravano due piccoli greggi di capre, mentre gli Aramei riempivano la regione. 28Un uomo di Dio si avvicinò al re d'Israele e gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in mano tua tutta questa moltitudine immensa; così saprete che io sono il Signore”“. 29Per sette giorni stettero accampati gli uni di fronte agli altri. Al settimo giorno si arrivò alla battaglia. Gli Israeliti in un giorno uccisero centomila fanti aramei. 30I superstiti fuggirono ad Afek, nella città, le cui mura caddero sui ventisettemila superstiti. Ben-Adàd fuggì e, entrato nella città, cercava rifugio da una stanza all'altra. 31I suoi servi gli dissero: “Ecco, abbiamo sentito che i re della casa d'Israele sono re clementi. Indossiamo sacchi ai fianchi e mettiamoci corde sulla testa e usciamo incontro al re d'Israele. Forse ti lascerà in vita”. 32Si legarono sacchi ai fianchi e corde sulla testa, quindi si presentarono al re d'Israele e dissero: “Il tuo servo Ben-Adàd dice: “Possa io vivere!”“. Quello domandò: “È ancora vivo? Egli è mio fratello!”. 33Gli uomini vi scorsero un buon auspicio, si affrettarono a strappargli una decisione. Dissero: “Ben-Adàd è tuo fratello!”. Quello soggiunse: “Andate a prenderlo”. Ben-Adàd si recò da lui, che lo fece salire sul carro. 34Ben-Adàd gli disse: “Restituirò le città che mio padre ha preso a tuo padre; tu potrai disporre di mercati in Damasco come mio padre ne aveva in Samaria”. Ed egli: “Io ti lascerò andare con questo patto”. E concluse con lui il patto e lo lasciò andare. 35Allora uno dei figli dei profeti disse al compagno per ordine del Signore: “Colpiscimi!”. L'uomo si rifiutò di colpirlo. 36Quello disse: “Poiché non hai obbedito alla voce del Signore, appena sarai andato via da me, ti colpirà il leone”. Se ne andò via da lui, il leone lo trovò e lo colpì. 37Quello, trovato un altro uomo, gli disse: “Colpiscimi!”. E quello lo colpì e lo ferì. 38Il profeta andò ad attendere il re sulla strada, dopo essersi reso irriconoscibile con una benda agli occhi. 39Quando passò il re, gli gridò: “Il tuo servo era nel cuore della battaglia, ed ecco un uomo fuggì; qualcuno lo condusse da me, dicendomi: “Fa' la guardia a quest'uomo: se per disgrazia verrà a mancare, la tua vita sostituirà la sua oppure dovrai pagare un talento d'argento”. 40Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quello scomparve”. Il re d'Israele disse a lui: “La tua condanna è giusta; hai deciso tu stesso!”. 41Ma egli immediatamente si tolse la benda dagli occhi e il re d'Israele riconobbe che era uno dei profeti. 42Costui gli disse: “Così dice il Signore: “Poiché hai lasciato andare libero quell'uomo da me votato allo sterminio, la tua vita sostituirà la sua, il tuo popolo sostituirà il suo popolo”“. 43Il re d'Israele rientrò a casa amareggiato e irritato ed entrò in Samaria.

__________________________ Note

20,1 Verso la metà del sec. IX non esisteva ancora un serio pericolo dall’Assiria e gli Aramei cercavano di espandersi, a spese di Israele. Ben-Adàd: è Ben-Adàd II, successore di Ben-Adàd I (15,18). Verrà assassinato da Cazaèl (2Re 8,15).

20,26 Afek: a oriente del lago di Gennèsaret, dove passava la via per Damasco.

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Approfondimenti

1-43. I LXX collocano questo capitolo dopo l'attuale c. 21 in cui si parla della vigna di Nabot con la ricomparsa di Elia. Si crea così una continuità tra la prima fase del “ciclo” del profeta e il racconto delle guerre aramee. Infatti il presente capitolo ha la sua continuazione in 22,1-38. Prima di procedere al commento è necessario aprire una finestra sul panorama internazionale per una rapida osservazione. I rapporti con il regno di Giuda sono ora distesi grazie anche al matrimonio tra il figlio di Giosafat e la figlia di Acab (2Re 8,18). La Siria non può più giocare il suo ruolo di ago della bilancia, alternando la sua alleanza ora al Nord ora al Sud dal momento che la reciproca deterrenza è terminata. Anzi ora sono i due regni ad affrontare uniti la Siria. Questa a sua volta è confinante con la neo potenza assira che la tiene a volte fortemente sotto pressione. Tuttavia, non appena si alleggerisce l'emergenza assira, la Siria subito recupera le sue mire espansioniste tese a dilatare e garantire le comunicazioni commerciali. A questo si aggiunga la necessità di coalizione di tutti i piccoli stati occidentali per arginare il gigante assiro desideroso di giungere al Mediterraneo. Gli annali assiri annotano una battaglia al Qargar sull'Oronte dell'853 in cui risultarono sconfitti Adad-Ezer di Damasco e Acab l'israelita. È dunque un tempo di rapidi cambiamenti di alleanza, di repentine modifiche di schieramento nel turbine delle necessità e delle convenienze. Anche nel presente capitolo sono in scena entrambi gli elementi. Ad Acab è necessario difendersi, ma è conveniente risparmiare l'avversario per non doversi trovare lui direttamente faccia a faccia con la temuta Assiria. Le notizie sulle guerre aramee, decisamente di indole politica e non religiosa, come nei capitoli precedenti, presentano Acab in luce positiva, abile nel governo, sostenuto religiosamente dal ministero dei profeti. Che la fonte siano gli Annali di Acab?

1. Il re in questione è Ben-Adad II successore di Ben-Adad I (cfr. 15,18). I trentadue re sono da intendere come vassalli e, nell'esercito, capi della fanteria pesante (22,31). Lo schieramento posto in campo è poderoso.

3-4. Comincia il racconto un po' confuso, nel TM, delle richieste di Ben-Adad. Per ora egli pretende solo un tributo: oro e argento. Acab accetta di diventare vassallo.

5. La facilità con cui Acab ha ceduto alla prima richiesta incoraggia il nemico a essere più esigente. La pretesa varca l'harem personale del re e include la sua famiglia.

7-9. Per far fronte alla nuova situazione Acab convoca il consiglio degli anziani: la decisione da prendere è importante. Rifiutare significa la guerra. Tuttavia la risposta è fermamente negativa.

10. Ancora una formula abbreviata di giuramento politeista (cfr. 19,2). Un'iperbole di tipico gusto orientale formula le aspettative di Ben-Adad per Samaria: non rimarrà neanche una manciata di polvere per il pugno di un soldato.

11. La replica di Acab alla minaccia di Ben-Adad non è inferiore come forma letteraria (si tratta di un proverbio), ma superiore come saggezza. Solo dopo il combattimento si può cantare vittoria.

13. L'apparizione sulla scena di un profeta e l'oracolo proferito torniscono la chiave di lettura religiosa di quanto accadrà. La vittoria d'Israele è dono di Dio.

14. Il suggerimento è di scommettere su corpi scelti a servizio dei prefetti delle province, forse attrezzati con un'armatura leggera e che non davano l'impressione di un vero e proprio attacco.

17-19. L'attacco avviene di sorpresa, mentre il nemico è distratto. Ben-Adad dimostra la sua scarsa capacità militare sia dandosi al bere insieme agli alleati senza stare in allerta (v. 16), sia pretendendo che fossero catturati vivi i nemici (v. 18), costringendo praticamente i suoi a rinunciare alle armi.

20-21. Sorpresi dall'attacco inaspettato, terrorizzati dalle prime perdite, gli Aramei si danno alla fuga, abbandonando sul campo carri e cavalli, divenuti prezioso bottino d'Israele.

22. Il ritorno dell'anno consisteva nell'inizio d'anno a primavera, stagione particolarmente adatta al combattimento dopo la fine delle piogge e prima della calura estiva (cfr. 2Sam 11,1).

23. Conformemente all'idea politeista che ogni nazione avesse la propria divinità protettrice, ispirati dalla regione montuosa di Samaria, gli Aramei credono che la vittoria nemica sia dovuta al “Dio montanaro” degli Israeliti. La scelta della pianura si basa sull'illusione di allontanarsi dalla zona d'influenza del Dio d'Israele.

26. Afek a est del lago di Genezaret, corrisponde all'attuale Fiq-Afiq sulla strada Damasco-Beisan. È ricordata anche in 1Sam 29,1; 1Re 18,45.

27. Con una immagine assai ricorrente nel suo ambiente – un paio di greggi di capre – l'autore descrive l'esiguità di mezzi dell'esercito israelita.

28. Un altro profeta compare per annunciare un altro intervento divino. Con la nuova vittoria Dio dimostrerà ancora di essere Signore universale.

29-30. I numeri sono assai gonfiati; con essi si vuole ingrandire la vittoria israelita. Per la seconda volta Ben-Adad è in fuga, ma ora il panico è superiore.

31. La clemenza del re d'Israele risalta per contrasto dal confronto con i re assiri, terribili con gli avversari sconfitti.

32-33. Fratello è il titolo che i sovrani usavano scambiarsi quando vi erano fra loro relazioni di pace. Si veda 9,13 e la testimonianza delle tavolette di Amarna. Far salire il re vinto sul proprio carro, anziché trascinarlo dietro a sé nel corteo trionfale, è veramente, da parte del vincitore, un gesto di squisita cortesia.

34. Ben-Adad ricambiò restituendo le città sottratte a Omri e dando garanzie per le attività commerciali israelitiche a Damasco. Si stipula un'alleanza preziosa per tentare di contenere gli Assiri che con Salmanassar III premono sempre più verso il Mediterraneo.

35-43. Con un procedimento somigliante a quello usato da Natan per Davide (2Sam 12,1-14) un profeta si prepara per raccontare al re una storia che dovrà portarlo a esprimere lui stesso la sua condanna. Ben-Adad era stato messo dal Signore nelle mani di Acab, ma non era una sua proprietà; non spettava a lui liberarlo. Ciò che viene dalla guerra è di Dio, le decisioni in materia spettano a lui.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’incontro con Dio sull’Oreb 1Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro”. 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb. 9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”. 14Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 15Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato”.

La chiamata di Eliseo 19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te”. 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

__________________________ Note

19,12 sussurro di una brezza leggera: l’espressione indica la forza creatrice di Dio, che non ha bisogno di frastuono, ma opera nel segreto attraverso la conversione del cuore.

19,15-16 Elia compie solo la terza missione; le prime due saranno adempiute da Eliseo.

19,19 mantello: secondo la mentalità degli antichi, la veste di una persona rappresenta la persona stessa e ne conserva la forza.

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Approfondimenti

1-2. La reazione di Gezabele alla vittoria di Elia è furiosa. Sotto giuramento decide per Elia una fine simile a quella dei profeti da lei mantenuti, e massacrati al Kison. La formula del giuramento è riportata in modo abbreviato. I LXX hanno questo esordio: «Se tu sei Elia io sono Gezabele», proclama dell'arroganza più schietta della regina. Il TM tralascia la lista di sventure che normalmente erano invocate su di sé da chi emetteva il giuramento: «Gli dei mi facciano questo» e nulla si dice di più. Da notare l'invocazione degli «dei» del tutto conforme al politeismo professato da Gezabele.

3. Il TM non parla della paura di Elia dovuta alla versione dei LXX. Ciò è più coerente con l'immagine e col carattere del profeta presentati nel capitolo precedente. Tuttavia Elia fugge. Dapprima nel regno di Giuda fino alla località più meridionale, Bersabea, dove lascia il garzone.

4. Il deserto è un rifugio sicuro, ma anche un luogo gravido di evocazioni, specialmente tenendo presente l'esito della fuga: l'incontro con Dio all'Oreb. Elia ripercorre l'esperienza di Israele. Fugge alla persecuzione di Gezabele come i suoi antenati dal faraone, attraversa il deserto, ritornando alle sorgenti della rivelazione e della religione mosaica. Ma di tutto ciò non è ancora consapevole. Per ora c'è coscienza solo della fatica senza tregua che la sua missione e la sua fedeltà comportano. Per questo invoca per sé la fine dei suoi padri ribelli a Dio e morti nel deserto (Nm 14). L'invocazione della morte come liberazione dalla sofferenza trova forti paralleli in Gb 6,9; 7,15.

5-8. Come il popolo nel deserto così Elia viene nutrito miracolosamente dalla provvidenza. Gli viene offerto il cibo frugale dei viaggiatori: la focaccia, sbrigativa da preparare e da cuocere, e l'acqua. L'efficacia di quel pasto è formidabile, sosterrà il profeta per tutto il suo cammino. Dio garantisce al suo servo l'energia necessaria all'obbedienza. Il ricordo dei quaranta giorni e delle quaranta notti insiste nell'evocare l'esperienza di Mosè e così pure la citazione dell'Oreb. È questo il monte della vocazione e missione di Mosè e della rivelazione del nome divino (Es 3). È il monte delle grandi teofanie (Es 19,16-25; 34,5-9).

9. Anche la caverna in cui si rifugia Elia rimanda a Mosè, nascosto da Dio nella cavità della rupe prima della teofania (Es 33,22). L'iniziativa del dialogo spetta a Dio ancora una volta. La domanda divina, che sembra sprizzare sorpresa, intreccia amorevole rimprovero per la sfiducia precedente e incoraggiamento allo sfogo.

10. La risposta di Elia, ripetuta al v. 14 inizia con la radice ebraica qn’ che indica lo zelo e la gelosia. È la stessa che si trova in Es 20,5; 34,14; Dt 4,24; 5,9; 6,15 a proposito del “Dio geloso”. Come Dio, “zela” il proprio onore, così anche Elia. La medesima radice esprime assai bene l'impegno di Dio e del profeta nel medesimo compito. Il ricordo dell'alleanza tocca uno dei punti nodali della religiosità ebraica, tradita. La pluralità di altari dedicati a JHWH non era un problema prima dell'unico luogo di culto imposto da Giosia.

11-13. È ancora una volta il contrasto a guidare il racconto di questa teofania. Dapprima elementi spettacolari e fragorosi: uragano, terremoto, incendio, elementi devastatori dai quali Dio è assente. Poi il suono di un soave sussurro. Elia, familiare al mondo e allo stile di Dio (17,1; 18,15), capisce che si tratta del Signore; non resta che andargli incontro. Prima dell'uscita una precauzione: bisogna coprirsi il volto perché non è possibile vedere Dio in viso, pena la morte (cfr. Gn 16,13; Gdc 6,22). La modalità scelta da Dio per venire incontro al profeta contrasta con la mentalità orientale che collegava i grandi fenomeni naturali all'attiva presenza della divinità.

15-17. Elia non sarà più solo, Dio gli indica dei collaboratori: un nuovo re per la Siria, un nuovo re per Israele, un altro profeta, Eliseo. In realtà i primi due ordini non sono stati eseguiti da Elia. Forse l'autore vuole insinuare che la causa di episodi successivi è da trovare nella infedeltà e nella persecuzione al grande profeta. Infatti Cazael proverà duramente Israele con guerre (2Re 8,28-29; 10,32; 13,3); Ieu rovescerà la dinastia di Acab (2Re 9,24-33; 10,1-25). In ogni caso non vi può essere scampo per gli oppositori di JHWH. Questi due ordini verranno eseguiti da Eliseo (2Re 8,7-15) e da un suo discepolo (2Re 9,1-13).

18. Il Signore svela a Elia che altri 7000 sono rimasti fedeli. Il numero è simbolico; la realtà certa. Solo Dio che scruta i segreti dei cuori può manifestare a Elia che altri non si sono contaminati. Il bacio come atto di venerazione è ricordato anche in Gb 31,26-28; Os 13,2

19-21. Lasciato l'Oreb, Elia ritorna in pieno regno del Nord e nei pressi di Abel-Mecola incontra Eliseo, «Dio salva». Buttandogli addosso il mantello, distintivo del profeta (Zc 13,4), Elia avvolge Eliseo in una nuova dignità. Il possidente benestante (12 paia di buoi) ha ora una nuova eredità, quella di non lasciar estinguere l'opera di Elia. La raccoglierà pienamente (2Re 2,13). L'abbandono della precedente attività è radicale, ma graduale. Si congeda dai parenti e dal clan con un banchetto in cui significativamente si consumano gli attrezzi del suo lavoro. Un paio di buoi è cucinato sul fuoco prodotto dall'aratro. Comincia per Eliseo il discepolato al seguito dell'indomabile Elia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’incontro di Elia con Abdia e Acab 1Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell'anno terzo: “Va' a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra”. 2Elia andò a presentarsi ad Acab. A Samaria c'era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: “Va' nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame”. 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un'altra da solo. 7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: “Sei proprio tu il mio signore Elia?”. 8Gli rispose: “Lo sono; va' a dire al tuo signore: “C'è qui Elia”“. 9Quello disse: “Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: “Non c'è!”, egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!“. 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: “Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia”? Egli mi ucciderà”. 15Elia rispose: “Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui”. 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”. 18Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele”.

Il sacrificio del Carmelo 20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!“. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”. 25Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”. 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”. Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”. 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. 30Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”. 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: “Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!“. 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. 40Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò. 41Elia disse ad Acab: “Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale”. 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”. Quegli salì, guardò e disse: “Non c'è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. 44La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare”. Elia gli disse: “Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”“. 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. __________________________ Note

18,20 monte Carmelo: vicino alla Fenicia, luogo di culto per tutte le religioni che si sono susseguite nella terra di Canaan.

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Approfondimenti

1-2. Per la terza volta viene rivolta a Elia la parola del Signore (cfr. 17,2.8). Ora la missione è diversa e rischiosa: si deve presentare al re, suo persecutore, per annunciare la fine della siccità. La durata di questa viene presentata in tre anni. Lc 4,25 e Gc 5,17 la prolungano a tre anni e sei mesi. Il calcolo del tempo deve essere fatto in base alla modalità ebraica che considerava l'anno un'unità indivisibile. Se poco prima o poco dopo il mese di Nisan (marzo-aprile), inizio dell'anno ed epoca della pioggia, insieme all'autunno, le precipitazioni non si erano verificate, la siccità veniva estesa all'anno precedente e seguente pur essendo durata in realtà 13 o 14 mesi. Giuseppe Flavio (Antichità 18,13,2) cita un detto di Menandro che parla di una forte siccità nel Vicino Oriente durata un anno.  4. Il v. costituisce un parallelo con il v. 13; insieme ad esso ci offre una indiretta testimonianza della persecuzione di Gezabele contro i fedeli di JHWH e presenta pure gli elementi della prudente resistenza alla politica religiosa della sovrana forestiera ben organizzata anche all'interno della corte.

5. Una calamità naturale come la siccità dovrebbe essere per un re un'occasione straordinaria per dar prova del suo attaccamento al popolo organizzando razionamenti e rimedi. Acab invece è solo preoccupato del suo diritto di riscossione di una parte del raccolto (cfr. Am 7,1) per il mantenimento del suo bestiame. In ogni caso, abbandonato dalla divinità della moglie che non manda acqua ma morte, anche il re come tutti deve mendicare alla natura la propria sopravvivenza.

10. La ricerca sul piano internazionale del più tenace oppositore alla nuova politica religiosa mostra da un lato l'accanimento della persecuzione e dall'altro il fortissimo rischio al quale Elia si espone.

12. L'astuzia di Elia nell'evadere le catture era ormai conosciuta e attribuita allo spirito del Signore.

13-14. Abdia, pur avendo collaborato a proteggere i discepoli dei profeti perseguitati, è cosciente del pericolo che si deve correre per l'adempimento del comando divino e non vorrebbe essere coinvolto.

15. Per la prima volta appare l'appellativo JHWH ṣᵉbā’ôt, «Signore degli eserciti». L'epiteto divino, da correlare o all'esercito di Israele o alle schiere celesti, sottolinea la forza invincibile del Signore. L'espressione è frequente nel linguaggio profetico; tornerà ancora nella nostra opera in bocca a Elia, Eliseo, Isaia (1Re 19,10-14; 2Re 3,14; 19,31).

17. L'appellativo dato dal re a Elia è difficile da rendere. Si tratta di un participio (‘ōkēr) la cui radice (‘kr) ha il significato di «turbare», «creare scompiglio» e derivatamente «danneggiare», «affliggere». Aiuta la comprensione il ricorso a Gn 34,30; Gs 6,18; 7,25; Gdc 11,35; 1Cr 2,7, dove viene presentata una situazione religiosa invivibile, legata a sofferenza e castigo. Acab, con una prontezza pari alla sfrontatezza, identifica nel profeta il responsabile delle sciagure di Israele. Altrettanto prontamente e assai coraggiosamente Elia replica inchiodando il re alla sua responsabilità. Egli, anziché garantire la fedeltà e la prosperità del popolo, ha tradito JHWH e Israele mettendosi al seguito dello sterile Baal. In realtà la defezione di Acab non deve essere stata totale. Ne fanno fede i nomi dati ai figli: Acazia, Ioram, Atalia, nomi teofori composti con il tetragramma sacro. La sua colpa consiste nell'aver lasciato mano libera alla moglie Gezabele e nell'aver assecondato senza resistenze il suo zelo pagano.

19. Il Carmelo assai affascinante per la ricchezza della vegetazione (Ct 7,5; Is 35,2; Ger 50,19; Mic 7,14) è una catena montuosa che parte dal promontorio di Haifa e scende per una trentina di km verso sud-est. Già nelle liste di Tutmosi III, Ramses II, Ramses III, viene chiamato Rosh Qidshu = luogo santo. La sua altezza (592 m) e la sommità pianeggiante lo rendevano assai adatto a essere luogo di culto. Tutte le religioni succedutesi in Palestina hanno avuto lì una sede celebrativa, ma particolarmente forte è stata la presenza del baalismo. Non si dimentichi che appena a nord del Carmelo si trovava il territorio fenicio e le frontiere, si sa, favoriscono ogni tipo di scambio. Il luogo scelto per la sfida è dunque assai significativo e sottolinea ulteriormente il coraggio di Elia. L'avversario sarà sfidato nella sua stessa casa e nell'eventualità di una disfatta non ci sarebbe scampo. La menzione dei 400 profeti di Asera confrontata coi vv. 22 e 40 appare una glossa. Il v. 19 si chiude con il riferimento a Gezabele. I profeti idolatri mangiano alla sua tavola, vale a dire sono finanziati da lei. Non viene indicato il re come responsabile diretto della corruzione religiosa, ma la regina, come in seguito per altri fatti negativi: 19,2; 21,7.

20-40. La sfida al Carmelo è uno degli episodi più conosciuti della Bibbia e anche dal punto di vista narrativo una delle pagine più belle. L'alternarsi di dramma e fiducia, ironia e solennità, il succedersi di complessità e semplicità danno alla lettura un'emozione straordinaria. Rinunciando a una apologetica gonfia o razionale, l'autore ottiene più efficacemente lo scopo attraverso questo racconto in cui l'audacia e la confidenza di Elia guidano all'adorazione del vero Dio.

20-21. La convocazione di tutto il popolo per una grande questione religiosa fa ricordare spontaneamente l'assemblea di Sichem di Gs 24. L'analogia si riscontra anche nel fatto che là Giosuè proponeva al popolo di scegliere JHWH che lui aveva scelto e qui Elia propone JHWH che lui serve. L'esortazione di Elia è volta soprattutto a scalzare il popolo dal suo compromesso, dall'oscillare tra JHWH e Baal. Il saltellare ora su un piede ora sull'altro rende assai bene la storpiatura religiosa in cui il popolo versava. Il ministero del profeta tende al ripristino del primo comandamento «non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). Il silenzio del popolo può avere diverse letture: paura? vergogna? rimorso? Certamente è da escludere l'indifferenza.

22. Con enfasi Elia pone davanti al popolo la propria solitudine, un rammarico per le sue fatiche senza alleati, un ulteriore rimprovero al popolo divenuto grembo fecondo di falsi profeti.

24. Con un fine contrasto tra «il nome del vostro dio» e quello di JHWH ™, Elia insinua già il vantaggio di quest'ultimo, Signore universale non delimitato da aggetti vi possessivi. Finalmente il popolo si lascia coinvolgere nella proposta di Elia che si rifà alle caratteristiche di Baal dio della tempesta e dunque del fulmine. A questo infatti rimanda il fuoco che viene dal cielo. Il primo atto del dramma è concluso.

25-28. Il secondo atto vede protagonisti i profeti di Baal e prevede un crescendo nel rituale: dalla semplice invocazione alla danza rituale, alle incisioni; sono le tappe della tragedia che culminerà nella smentita di Baal e nel massacro dei suoi ministri (v. 40).

27. L'ironia di Elia non è semplice frutto di fantasia galoppante, bensì una caricatura di un personaggio identificabile facilmente con Melqart, Baal di Tiro. I Fenici gli attribuivano l'invenzione della porpora e della navigazione, pertanto con facilità lo si può immaginare in affari o in viaggio ad accompagnare i marinai. Quanto al suo risveglio, il collegamento col reale viene da una grande cerimonia nella quale si celebra una specie di risurrezione di questa divinità, richiamata dal sonno dalla preghiera di sacerdoti sorteggiati tra i più alti funzionari.

28. Le incisioni erano frutto dello stato euforico in cui si trovavano gli oranti e insieme una disperata preghiera dietro la spinta del terrore di non essere esauditi. Vengono ricordate in altri passi dell'AT (Os 7,14; Mic 4,14; Ger 16,6; 41,5, 47,5) ma erano proibite dalla legge (Lv 19,28; Dt 14,1).

29. La scadenza del tempo dei profeti di Baal è segnata dall'ora prevista per il sacrificio pomeridiano. La legge stabiliva due sacrifici quotidiani: uno mattutino, l'altro vespertino (Es 29,38-39; Nm 28,3-4). Secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio (Antichità 14,4,3), quest'ultimo costituiva l'appuntamento cultuale quotidiano più importante per il popolo. Il silenzio di Baal fa calare il sipario sul secondo atto e prepara l'intervento definitivo di Elia.

30-32. La ricostruzione dell'altare può essere dovuta alla riparazione del fanatismo di Gezabele testimoniato in 19,10. Senz'altro affiora qui il ricordo di Es 24,4: la costruzione dell'altare prima di celebrare l'alleanza. Il riconoscimento di JHWH come Dio esclusivo recupererà l'alleanza infranta.

34-35. L'azione di Elia contrasta serenamente con quella degli avversari concitati e inconcludenti. Il profeta in una perfetta padronanza di sé ostacola la combustione facendo versare acqua abbondantemente per dar maggior risalto al miracolo.

36-37. Il contrasto con i profeti di Baal prosegue nella preghiera. L'esordio richiama Es 3,15. Dio è invocato col nome da lui stesso indicato. La richiesta è duplice: riconoscimento del Signore e dell'autenticità della missione profetica di Elia. Si noti la relazione tra Dio e il cuore umano. Quest'ultimo è il vero luogo della signoria di Dio che si manifesta nella conversione.

38. La risposta del Signore è silenziosa, ma immediata, senza suoni ma efficacissima. Il fuoco divoratore di sacrifici ricorda altri episodi: Nm 11,1; 16,35; Lv 9,24; Gdc 6,21. Il fuoco non consuma solo l'olocausto, ma tutto quanto era stato preparato. La confidente preghiera è esaudita oltre ogni misura.

39. È il vertice del racconto. Conquistato dal miracolo, il popolo ha compiuto la sua scelta, è tornato all'antica e genuina fede. Il profeta ha raggiunto lo scopo della sua missione.

40. L'atteggiamento di Elia è ora imbarazzante, il suo zelo ci pare eccessivo. La morte degli idolatri è codificata in Dt 13,6; 17,2-5. L'intolleranza verso il peccato ha spinto all'eliminazione dei peccatori. Il torrente Kison accompagna tutta la catena del Carmelo sul lato settentrionale per sfociare nel Mediterraneo. Può darsi che sia stato scelto questo torrente per un suo carattere sacro.

41. Recuperata la fede, il castigo non è più necessario, la siccità può finire. L'esortazione di Elia al re perché mangi e beva non serve solo perché si concluda il sacrificio nel modo abituale; è anche un modo gioioso e indiretto per annunciare il termine del castigo. La siccità aveva costretto a strettezze; con la sua fine si può tornare all'abbondanza e alla festa.

42. Mentre il re festeggia, Elia prega. La sua prostrazione sottolinea l'intensità dell'invocazione. Pare si fondano insieme la posizione del penitente e dell'intercessore.

43-44. Anche il garzone di Elia è coinvolto con un simbolico (numero 7) andirivieni per scrutare l'orizzonte. Alla fine ecco il desiderato e atteso esito. Il primo ad essere avvisato è il re.

46. Nel viaggio di Acab verso Izreel, Elia fa da staffetta davanti al carro del re. In effetti questi versetti presentano una notevole distensione nei rapporti tra i due personaggi. Questi ultimi versetti, con la concessione della pioggia da parte di JHWH, ben coronano la vittoria su Baal. La pioggia donata è ulteriore dimostrazione dell'esistenza, signoria, generosità di JHWH. Il Salterio presenta splendide celebrazioni di Dio datore della pioggia: Sal 68,10; 104,13; 147,8; 135,7; e specialmente 64,10-12.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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CICLO DI ELIA (1Re 17,1-2Re 2,18)

La grande siccità 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io”. 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3“Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare”. 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9“Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti”. 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: “Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere”. 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: “Per favore, prendimi anche un pezzo di pane”. 12Quella rispose: “Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. 13Elia le disse: “Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”“. 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova 17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: “Che cosa c'è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?”. 19Elia le disse: “Dammi tuo figlio”. Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: “Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?”. 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. 24La donna disse a Elia: “Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”.

__________________________ Note

17,1 Tisbita: abitante o nativo di Tisbe, in Transgiordania.

17,9 Sarepta: città della Fenicia, 15 chilometri a su di Sidone.

17,18 Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio?: con questo semitismo, frequente nella Bibbia, la donna vuole prendere le distanze da Elia. =●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

IL CICLO DI ELIA

Elia è il personaggio dominante di 1Re 17-19.21 e 2Re 1-2. Le pagine raccolte in questi capitoli sono da collocare tra i testimoni più antichi della letteratura biblica e tra i capolavori della prosa ebraica. La formazione del materiale risale al tempo immediatamente successivo alla morte del profeta. Il passaggio dalla fase orale, con vivace apporto dell'immaginazione popolare, alla fissazione scritta dei testi è stato quasi immediato. Già alla fine del sec. IX a.C. si era giunti a una prima conclusione. La redazione attuale è frutto della rielaborazione deuterenomista, operata quando il ciclo è stato inserito nel libro dei Re. Scenario delle vicende è il regno settentrionale ai tempi di Acab (874-853) e Acazia (853-852). All'epoca, la situazione religiosa era assai sfavorevole ai fedeli di JHWH a causa del dilagare della devozione al Baal di Tiro promossa tenacemente da Gezabele e che aveva risvegliato i residui di religiosità cananaica. Secondo questa fede, la divinità era concepita come controllo supremo delle forze della natura. La pioggia, il fulmine, il tuono, il terremoto, il vento ne erano manifestazioni. Così l'opera di Elia deve conoscere il versante negativo di opporsi ad azioni esteriori di culto idolatrico e il versante positivo di promuovere una nuova conoscenza di JHWH come Signore del creato. Su questa solida base poggia il suo accostamento a Mosè. Elia, al pari del grande legislatore, ha penetrato più profondamente la natura e l'azione di Dio senza venir meno alla rivelazione del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Come Mosè, Elia fu genuinamente fedele alla tradizione facendone però il criterio ermeneutico della natura divina per una nuova immagine di JHWH, ripulita dalle sovrapposizioni provenienti da concezioni cananaiche della divinità. Il suo intuito teologico, il suo zelo, il suo coraggio nell'affrontare l'autorità per difendere i diritti di Dio e dei poveri fanno di lui il prototipo dei profeti biblici. Le modalità del suo ministero sono pure singolari. Elia appare come un profeta solitario, sciolto da santuari e da confraternite profetiche. È un “nomade di Dio”, viandante nella terra promessa, rifugiato in terra straniera. Anche questi elementi riconducono ai momenti salienti della storia salvifica con le vicende dei patriarchi e di Mosè. Stiamo per assistere a una rifondazione religiosa di Israele che ne salverà l'identità.

1. Come un lampo di fedeltà nell'oscurità dell'idolatria improvvisamente compare sulla scena Elia. Il suo nome suona come un grido di battaglia: «il mio Dio è JHWH», proclamando chiaramente la sua scelta religiosa coerente alla tradizione d'Israele e ostile all'innovazione della regina fenicia. Contrariamente alla tradizione biblica si tace il patronimico di Elia e si insiste sul suo luogo di origine: per ben sei volte egli viene chiamato «Tisbita» (1Re 17,1; 21,17.28; 2Re 1,3; 8,9.36). Tisbe, tradizionalmente identificata con l'odierna el-Istib, viene espressamente collocata nella regione di Galaad, Transgiordania, da non confondere con l'omonimo centro neftalita di Tb 1,2. Forse l'insistenza sul luogo di origine è dovuta al fatto che la regione oltre il Giordano era rimasta piuttosto impermeabile alle novità provenienti dall'estero e quindi religiosamente salvaguardata. Il discorso quanto mai asciutto di Elia presenta immediatamente il Signore come Dio d'Israele. Questo ribadito legame tra Dio e il popolo è una raffinata denuncia del tradimento degli Israeliti e simultaneamente un attestato della perseveranza divina. Definendosi come colui che sta alla presenza di Dio (davanti al suo volto), Elia si autodescrive come un cortigiano del Signore, cultore di una vera intimità con JHWH. La pena che viene annunciata è perfettamente in tema con la divinità concorrente di JHWH. Si riteneva infatti che Baal presiedesse alle forze della natura e alla pioggia. Ora, con questa “chiusura del cielo” (cfr. Lc 4,25) JHWH dimostrerà la sua superiorità e l'inesistenza del rivale.

2-7. Il Signore comanda cautela al suo portavoce. L'aperta sfida ad Acab potrebbe costargli la vita. Bisogna che si ritiri al sicuro. Probabilmente il Cherit corrisponde all'attuale Wadi Jabis vicino a Tisbe. La vegetazione e le caverne di un luogo con il quale Elia ha familiarità lo proteggeranno, il torrente lo disseterà, la provvidenza lo nutrirà attraverso inconsueti e insospettabili servitori: i corvi. L'alimento pane e carne al mattino e alla sera ricordano il nutrimento nel deserto come si legge in Es 16,8.12 al quale si avvicina specialmente il testo dei LXX.

8-9. Dalla sua terra natale Elia deve ora spostarsi alla terra d'origine di Gezabele e di là, donde viene la sua rovina, verrà, attraverso un'altra donna, la sua sopravvivenza. Zarepta si trova a circa 15 km a sud di Sidone sul la costa fenicia. Elia si trova dunque fuori dalla giurisdizione di Acab, forse non solo per l'esaurimento dell'acqua, ma anche perché la persecuzione è ormai aperta (cfr. 18,10). Stupisce che sia incaricata del sostentamento del profeta una vedova, già costretta dal suo stato a una vita di stenti. Anche in questo caso si vede come sia Dio a garantire la vita al di là delle umane possibilità. Si può ricordare qui Sal 146,9: «il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi».

10-12. L'abito da lutto faceva subito distinguere la vedova (cfr. Gn 38,14; Gdt 10,3). Quella assegnata a Elia onora l'ospitalità orientale premurosamente per quanto riguarda l'acqua (cfr. anche Mt 10,42), ma recrimina per la richiesta di cibo. Pesava già in Fenicia l'effetto della siccità (cfr. v. 14). L'invocazione di JHWH da parte della vedova può dipendere dal fatto di aver riconosciuto nel vestito e nella pronuncia di Elia un Ebreo e secondo il costume orientale la vedova giura per la divinità dell'ospite.

13-14. Elia rassicura la vedova prima con le proprie parole, poi pronunciando un oracolo. Alla vedova non viene più chiesto solo un atto di carità, ma anche un atto di tede. Dovrà riconoscere Ella come vero profeta e JHWH come unico signore del creato dal quale la pioggia dipende.

15-16. La vedova dà il suo assenso di fede e il miracolo si compie. L'autore sottolinea la verità dell'oracolo riprendendo al v. 16 gli stessi verbi del v. 14 e marcando il ruolo di Elia come portavoce di Dio. Questo episodio è ripreso da Gesù per rimproverare al suo popolo la recidività nell'opporsi ai profeti (Lc 4,25-26).

17. La situazione viene presentata come assai grave, ma questo versetto non ci autorizza a concludere che il figlio sia morto. Si può pensare piuttosto a una forte crisi respiratoria. Sarà il contesto, con il suo vocabolario più preciso (morire 18.20; anima 21.22; vivere 22) ad avvertirci della morte del figlio e a confermare che si tratta di un miracolo di risurrezione.

18. La protesta della donna viene dalla convinzione che il contatto con la divinità fosse fatale per il peccatore. La presenza di Dio attraverso il profeta porrebbe la donna davanti alle sue mancanze e la induce a leggere la morte del figlio come un castigo.

19-21. Elia porta il bambino nella stanza superiore più arieggiata e più pulita, ma soprattutto più riservata e lì lascia che la sua confidenza in JHWH si esprima. Con tono sorpreso e rispettoso rimprovero si rivolge al suo Dio. Il distendersi sopra il bambino ricorda rituali magici della Mesopotamia. Un gesto analogo è compiuto da Eliseo (2Re 4,34-35) e da Paolo (At 20,10).

22-24. La preghiera è accolta, il bambino vive. Prova della sua vitalità è la discesa al piano inferiore dove è ricongiunto alla madre. Il riconoscimento dell'autenticità del ministero profetico di Elia già presentato al v. 16 è ora esplicito. Il v. 24 associa la vedova e il lettore nell'assenso esplicito ad Elia ed implicito a JHWH. I miracoli compiuti sono le credenziali presentate dal profeta all'inizio del suo ministero pienamente accolte dalla donna e dai lettori.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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