📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

1In quel giorno si lesse in presenza del popolo il libro di Mosè e vi si trovò scritto che l'Ammonita e il Moabita non dovevano mai entrare nella comunità di Dio, 2perché non erano venuti incontro agli Israeliti con il pane e l'acqua e perché, contro di loro, avevano pagato Balaam per maledirli, sebbene il nostro Dio avesse mutato la maledizione in benedizione. 3Quando ebbero udito la legge, separarono da Israele tutti gli stranieri.

Neemia verifica gli impegni assunti 4Prima di questo il sacerdote Eliasìb, assegnato alle stanze del tempio del nostro Dio, parente di Tobia, 5aveva preparato per lui una camera grande dove, prima di allora, si riponevano le offerte, l'incenso, gli utensili, la decima del grano, del vino e dell'olio, spettanza di legge dei leviti, dei cantori, dei portieri, e il tributo per i sacerdoti. 6Quando si faceva tutto questo, io non ero a Gerusalemme, perché nell'anno trentaduesimo di Artaserse, re di Babilonia, ero andato dal re; ma dopo qualche tempo, chiesi di congedarmi dal re, 7venni a Gerusalemme e mi accorsi del male che Eliasìb aveva fatto in favore di Tobia, preparando per lui una stanza nei cortili del tempio di Dio. 8La cosa mi dispiacque molto e feci gettare fuori dalla stanza tutti gli oggetti della casa di Tobia; 9poi ordinai che si purificassero quelle camere e vi feci tornare gli utensili del tempio di Dio, le offerte e l'incenso. 10Seppi anche che le porzioni fissate per i leviti non erano state consegnate e che i leviti e i cantori, che prestavano il servizio, erano fuggiti ognuno al suo paese. 11Allora rimproverai i magistrati e dissi loro: “Perché il tempio di Dio è stato abbandonato?”. Poi li radunai e li ristabilii nei loro uffici. 12Allora tutto Giuda portò ai magazzini la decima del frumento, del vino e dell'olio; 13incaricai dei magazzini il sacerdote Selemia, lo scriba Sadoc, Pedaià, uno dei leviti, e al loro fianco Canan, figlio di Zaccur, figlio di Mattania, perché erano reputati uomini fedeli. Così stava a loro fare le parti per i loro fratelli. 14Ricòrdati per questo di me, o mio Dio, e non cancellare la fedeltà con cui ho agito per il tempio del mio Dio e per il suo servizio! 15In quei giorni osservai in Giuda alcuni che pigiavano nei tini durante il sabato, altri che trasportavano i covoni e li caricavano sugli asini, e anche vino, uva, fichi e ogni sorta di carichi, e li portavano a Gerusalemme in giorno di sabato; io protestai a motivo del giorno in cui vendevano le derrate. 16C'erano anche alcuni di Tiro stabiliti in città che portavano pesce e ogni sorta di merci e le vendevano durante il sabato ai figli di Giuda e a Gerusalemme. 17Allora io rimproverai i notabili di Giuda e dissi loro: “Che cosa è mai questo male che fate, profanando il giorno del sabato? 18I nostri padri non hanno fatto così? Il nostro Dio per questo ha fatto cadere su noi e su questa città tutti questi mali. Voi accrescete l'ira contro Israele, profanando il sabato!“. 19Non appena le porte di Gerusalemme comiciavano a essere nell'ombra, prima del sabato, io ordinai che le porte fossero chiuse e che non si riaprissero fin dopo il sabato; collocai alcuni miei uomini alle porte: non doveva entrare nessun carico durante il sabato. 20Così i mercanti e i venditori di ogni merce una o due volte passarono la notte fuori di Gerusalemme. 21Allora io protestai contro di loro e dissi: “Perché passate la notte davanti alle mura? Se lo farete un'altra volta, stenderò la mano contro di voi”. Da quel momento non vennero più durante il sabato. 22Ordinai ai leviti di purificarsi e di venire a custodire le porte per santificare il giorno del sabato. Anche per questo ricòrdati di me, mio Dio, e abbi pietà di me secondo il tuo grande amore! 23In quei giorni vidi anche che alcuni Giudei si erano ammogliati con donne di Asdod, di Ammon e di Moab; 24la metà dei loro figli parlava l'asdodeo, nessuno di loro sapeva parlare giudaico, ma solo la lingua di un popolo o dell'altro. 25Io li rimproverai, li maledissi, ne picchiai alcuni, strappai loro i capelli e li feci giurare su Dio: “Non darete le vostre figlie ai loro figli e non prenderete le loro figlie per i vostri figli o per voi stessi. 26Salomone, re d'Israele, non ha forse peccato appunto in questo? Certo, fra le molte nazioni non ci fu un re simile a lui: era amato dal suo Dio e Dio l'aveva fatto re di tutto Israele; eppure le donne straniere fecero peccare anche lui. 27Dovremmo dunque ascoltare voi e fare tutto questo grande male e prevaricare contro il nostro Dio sposando donne straniere?“. 28Uno dei figli di Ioiadà, figlio di Eliasìb, il sommo sacerdote, era genero di Sanballàt, il Coronita; io lo cacciai via da me. 29Ricòrdati di loro, mio Dio, poiché hanno profanato il sacerdozio e l'alleanza dei sacerdoti e dei leviti. 30Così li purificai da ogni elemento straniero e ristabilii gli incarichi dei sacerdoti e dei leviti, ognuno al suo compito, 31quelli dell'offerta della legna ai tempi stabiliti, e delle primizie. Ricòrdati di me in bene, mio Dio!

__________________________ Note

13,1-2 I vv. 1-2 si riferiscono a Dt 23,4-7. L’episodio di Balaam è narrato in Nm 22-24.

13,4 Tobia: è il nemico di Neemia, già incontrato in 2,10.19; 3,35; 4,1; 6,1.12.14.17.19.

13,6 nell’anno trentaduesimo di Artaserse: vedi Esd 4,7 e nota relativa.

13,24 asdodeo: lingua degli abitanti di Asdod, città filistea sulla costa mediterranea.

13,26 L’episodio di Salomone è riferito in 1Re 11,1-2, ma è assente nel parallelo in 2Cr.

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Approfondimenti

I vv. 13,1-3 completano la visione idealizzata del tempo di Neemia incontrata in 12,44-47. Alla perfezione del servizio liturgico nel tempio, garantito dall'osservanza delle disposizioni divine e di quelle di Davide e di Salomone, corrisponde la perfezione della comunità, che si era impegnata a non ammettere elementi estranei (10,31), che avrebbero potuto pervertirla nella sua identità e nella sua fede. Sembra che originariamente il libro si concludesse con questa visione (12,44-13,3). L'autore ispirato non poteva però accontentarsi di una simile conclusione “a lieto fine”, che non rendeva giustizia delle tensioni reali che agitano sempre la vita di una comunità. Per questo volle aggiungere un'appendice che mostrava come la perfezione nei due settori, quello cultuale e quello sociale, non si ottenne, e non si ottiene, una volta per tutte per decreto, ma che tu necessaria una vigilanza appassionata e una lotta continua contro l'intiepiedimento e il compromesso. L'appendice narra dunque di una seconda venuta di Neemia a Gerusalemme (vv. 6-7) e dei suoi interventi energici per riportare i correligionari all'osservanza degli impegni presi solennemente con Dio (cfr. c. 10) e che essi avevano trascurato durante la sua assenza (13,4-31). Il capitolo ha una struttura che potremmo dire a chiasmo: espulsione degli elementi estranei nei vv. 1-3 e 23-30; santità del tempio e del sabato nei vv. 4-9 e 15-22; al centro i provvedimenti per la raccolta e la conservazione delle decime a favore dei cantori e dei leviti (vv. 10-14). Un ulteriore intervento circa la raccolta della legna per il tempio e le primizie conclude l'azione di Neemia (v. 31).

1-3. Dopo aver innalzato con le mura uno schermo protettivo intorno a Gerusalemme, Neemia provvide a ripulire l'interno della città santa dalle presenze idolatriche, rappresentate, secondo il testo, da Ammoniti e Moabiti. La prescrizione mosaica con cui si giustificò l'azione è Dt 23,4-6, in cui si proibisce di ammettere nella comunità del Signore, neppure alla decima generazione, i discendenti di Ammon e a Moab per essersi opposti ai figli di Israele nel loro cammino verso la terra promessa e per aver prezzolato Balaam perché li maledicesse. Tuttavia, come sappiamo da altri testi, se qualcuno di tali discendenti, come Rut la Moabita (Rt 1,16) o Achior di Ammon (Gdt 5-6), si convertiva sinceramente, egli era accolto a pieno titolo nella comunità dei figli d'Israele.

4-9. In assenza di Neemia, tornato dal suo sovrano dopo aver realizzato il programma di rialzare le mura e di rimettere ordine nella vita sociale e liturgica, il suo acerrimo nemico, Tobia di Ammon, ebbe la sfrontatezza di chiedere e ottenere un vasto locale del tempio, in cui erano riposti gli arredi sacri e le decime, per adibirlo a magazzino delle sue mercanzie. Tobia non incontrò ostacoli nella sua richiesta, perché era imparentato con Eliasib, che era probabilmente il sommo sacerdote (cfr. 3,1.20), certamente il sovrintendente alle camere del tempio (v. 4). La concessione, così sprezzante della santità della casa di Dio, aveva permesso a Tobia di piazzarsi nel cuore di Gerusalemme e di interferire nella vita della città con la sua influenza e i suoi intrighi. Ma il primo gesto compiuto da Neemia al suo ritorno a Gerusalemme fu di scaraventare fuori dall'ambiente del tempio le masserizie di Tobia e di restituire la camera, dopo averla fatta purificare, alla sua destinazione sacra. Un gesto analogo sarà compiuto secoli dopo nel tempio da Gesù di Nazaret (Mt 21,12-13; Gv 2,13-17).

10-13. L'entusiasmo di Giuda per il servizio cultuale non era durato a lungo: dopo il ritorno di Neemia da Artaserse, non si provvide più a versare le decime e, come sappiamo da Malachia, gli stessi sacrifici erano fatti con animali di scarto (Ml 1,13-14). Privi di sostentamento, i leviti e i cantori erano tornati precipitosamente ai loro villaggi per guadagnarsi di che vivere, mentre il tempio si copriva di silenzio e di ragnatele. Neemia non se la prende con loro, ma con i magistrati (v. 11), così come Malachia biasima i sacerdoti per gli animali difettosi che accettavano di offrire in sacrificio (Ml 1,6-2,9). I rimproveri, comunque, non sarebbero bastati per risanare la situazione: Neemia, perciò, richiamò i leviti e provvide a far versare da tutti i Giudei le decime dovute e a depositarle in mani sicure nel tempio.

14. Invocazione piena di fede, che rimette a Dio la ricompensa per tutta la dedizione leale e sofferta messa nel servizio della sua causa e della sua casa. Nel v. 22 Neemia ripeterà la sua richiesta, divenuta ormai un ritornello (cfr. 5,19; 6,14; 13,22.32), invocando questa volta anche la misericordia divina. Perché Dio non è obbligato nei confronti di nessuno, neppure dei giusti, ai quali egli provvede con la vita e dando loro l'opportunità e la gioia di servirlo. E soltanto per compassione e bontà che egli retribuisce coloro che si sforzano di essere giusti, come se essi avessero davvero meritato.

15-22. Dio aveva prescritto a Israele un luogo privilegiato nello spazio per adorarlo: il tempio, e un giorno privilegiato nel tempo: il sabato. Dopo aver rimesso ordine nel tempio, Neemia si rivolge al sabato, che i Giudei profanavano con i lavori della raccolta e del trasporto delle derrate e i pagani con il trasporto e la vendita delle mercanzie. Da notare che al momento del rinnovamento solenne dell'alleanza, non si era preso nessun impegno circa l'astensione dal lavoro nel sabato da parte dei Giudei, perché nessuno aveva fino allora osato tanto, ma solo previsto che i mercanti stranieri avrebbero potuto indurre i Giudei a violare il giorno del Signore con l'offerta delle loro merci (10,32). Anche questa volta i rimproveri sono per i notabili di Giuda, responsabili con il loro lassismo della dissacrazione, ricordando loro i castighi che i padri avevano fatto cadere sul popolo e sulla città per la loro violazione del giorno sacro al Signore (Es 20,8-11; Dt 5,12-15; Ger 17,19-27). E ancora una volta Neemia corrobora il rimprovero con misure appropriate, ordinando cioè di chiudere le porte al tramonto del venerdì e di non riaprirle finché non fosse trascorso il sabato (v. 19). Affidò quindi l'osservanza di tale mandato ai leviti, affinché, per rispetto alla santità del sabato, essi l'eseguissero come un ufficio sacro, per il quale era necessaria la previa purificazione (v. 22).

23-30. L'ultimo intervento di Neemia riguarda la purezza del patrimonio spirituale del popolo eletto. Nonostante gli impegni presi (13,1-3), parecchi Giudei avevano preso in moglie donne di Asdod, di Moab e di Ammon. Queste donne avrebbero potuto far prevaricare i figli d'Israele, così come era accaduto con Salomone; questi fu prediletto da Dio e non c'era re pari a lui fra tutte le nazioni, eppure le donne straniere lo indussero a peccare. Lo stesso sarebbe potuto accadere ora. Questa era un'eventualità, suffragata di certo anche da fatti. Ma c'era un altro aspetto negativo in tali matrimoni, questo sì assolutamente reale e che sconvolse Neemia. Egli si accorse che molti dei bambini nati da detti matrimoni non parlavano né la lingua giudaica (la lingua di Giuda è ormai l'aramaico occidentale), né alcun'altra lingua, ma un gergo confuso fatto di giudaico e di lingua materna (v. 24; cfr. Os 7,8). Se il fenomeno si fosse esteso, continuando nei matrimoni misti, Giuda sarebbe sprofondato in una melma linguistica in cui sarebbe affondata anche la sua identità culturale costruitasi nel corso di tanti secoli e, insieme con essa, il suo futuro. Ricordiamo che Neemia fondò una biblioteca a Gerusalemme, in cui raccolse «i libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re intorno ai doni» (2Mac 2, 13), ossia le autorizzazioni e i privilegi concessi dai re persiani. La reazione di Neemia nei confronti dei colpevoli fu violenta: li rimproverò, ne picchiò alcuni, ad altri strappò i capelli, a tutti fece giurare che non ci sarebbero state più simili unioni. Questa volta, comunque, non cacciò nessuno (cfr. v. 3), a eccezione di un innominato figlio di Ioiada figlio di Eliasib, il sommo sacerdote, che aveva sposato addirittura una figlia di Sanballat, il più duro nemico di Neemia e di Giuda (2, 10. 19; 6, 1). Un matrimonio, dunque, che aveva portato una straniera, ma soprattutto l'influenza di suo padre, nel cuore della classe più santa d'Israele. L'affermazione di Neemia di aver purificato il sacerdozio espellendo da Gerusalemme il figlio di Ioiada, fa ritenere che egli abbia esteso ai figli del sommo sacerdote, destinati sovente a succedere al genitore, lo speciale precetto mosaico che obbligava il sommo sacerdote a sposare «una vergine della sua gente» (Lv 21,14-15). Sembra doversi riconoscere in questo figlio di Ioiada, il Manasse genero di Sanballat che, secondo Flavio Giuseppe (Ant. IX, 7,2) – il quale erra però nella cronologia –, vendicò la sua espulsione erigendo tra i Samaritani un tempio rivale di quello di Gerusalemme sul Monte Garizim.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Questi sono i sacerdoti e i leviti che tornarono con Zorobabele, figlio di Sealtièl, e con Giosuè: Seraià, Geremia, Esdra, 2Amaria, Malluc, Cattus, 3Secania, Recum, Meremòt, 4Iddo, Ghinnetòn, Abia, 5Miamìn, Maadia, Bilga, 6Semaià, Ioiarìb, Iedaià, 7Sallu, Amok, Chelkia, Iedaià. Questi erano i capi dei sacerdoti e dei loro fratelli al tempo di Giosuè. 8Leviti: Giosuè, Binnùi, Kadmièl, Serebia, Giuda, Mattania, che era preposto agli inni con i suoi fratelli. 9Bakbukia e Unnì, loro fratelli, si alternavano con loro secondo gli incarichi. 10Giosuè generò Ioiakìm, Ioiakìm generò Eliasìb, Eliasìb generò Ioiadà, 11Ioiadà generò Giònata, Giònata generò Iaddua. 12Al tempo di Ioiakìm i sacerdoti capi di casato erano: del casato di Seraià, Meraià; di quello di Geremia, Anania; 13di quello di Esdra, Mesullàm; di quello di Amaria, Giovanni; 14di quello di Melikù, Giònata; di quello di Sebania, Giuseppe; 15di quello di Carim, Adna; di quello di Meraiòt, Chelkài; 16di quello di Iddo, Zaccaria; di quello di Ghinnetòn, Mesullàm; 17di quello di Abia, Zicrì; di quello di Miniamìn, ...; di quello di Moadia, Piltài; 18di quello di Bilga, Sammùa; di quello di Semaià, Giònata; 19di quello di Ioiarìb, Mattenài; di quello di Iedaià, Uzzì; 20di quello di Sallu, Kallài; di quello di Amok, Eber; 21di quello di Chelkia, Casabia; di quello di Iedaià, Netanèl. 22I leviti furono registrati, quanto ai capi di casato, al tempo di Eliasìb, di Ioiadà, di Giovanni e di Iaddua; e i sacerdoti sotto il regno di Dario, il Persiano. 23I leviti capi di casato furono registrati nel libro delle Cronache fino al tempo di Giovanni, figlio di Eliasìb. 24I capi dei leviti Casabia, Serebia, Giosuè, figlio di Kadmièl, e i loro fratelli si alternavano con loro per lodare e ringraziare, secondo l'ordine di Davide, uomo di Dio, turno per turno. 25Mattania, Bakbukia, Abdia, Mesullàm, Talmon, Akkub erano portieri e facevano la guardia ai magazzini delle porte. 26Questi vivevano al tempo di Ioiakìm, figlio di Giosuè, figlio di Iosadàk, e al tempo di Neemia, il governatore, e di Esdra, sacerdote e scriba.

Dedicazione delle mura di Gerusalemme 27Per la dedicazione delle mura di Gerusalemme si mandarono a cercare i leviti da tutti i luoghi dove si trovavano, per farli venire a Gerusalemme, per celebrare la dedicazione con gioia, con azioni di grazie, con il canto, con cimbali, arpe e cetre. 28I cantori si radunarono dal distretto intorno a Gerusalemme, dai villaggi dei Netofatiti, 29da Bet-Gàlgala e dal territorio di Gheba e di Azmàvet, poiché i cantori si erano edificati villaggi nei dintorni di Gerusalemme. 30I sacerdoti e i leviti si purificarono e purificarono il popolo, le porte e le mura. 31Allora io feci salire sulle mura i capi di Giuda e formai due grandi cori. Il primo s'incamminò dal lato destro, sulle mura, verso la porta del Letame; 32dietro a loro camminavano Osea, metà dei capi di Giuda, 33Azaria, Esdra, Mesullàm, 34Giuda, Beniamino, Semaià, Geremia, 35e dei sacerdoti con le trombe Zaccaria, figlio di Giònata, figlio di Semaià, figlio di Mattania, figlio di Michea, figlio di Zaccur, figlio di Asaf, 36e i suoi fratelli Semaià, Azarèl, Milalài, Ghilalài, Maài, Netanèl, Giuda, Anàni, con gli strumenti musicali di Davide, uomo di Dio; lo scriba Esdra era davanti a loro. 37E alla porta della Fonte e davanti a loro salirono per le scale della Città di Davide lungo la salita del muro, oltre la casa di Davide, fino alla porta delle Acque, a oriente. 38Il secondo coro si incamminò a sinistra e io lo seguivo, con l'altra metà del popolo, sopra le mura, dalla torre dei Forni e fino al muro largo, 39e dalla porta di Èfraim alla porta Vecchia e alla porta dei Pesci, alla torre di Cananèl e alla torre dei Cento, fino alla porta delle Pecore, e si fermarono alla porta della Prigione. 40I due cori si fermarono nel tempio di Dio; così feci io, con la metà dei magistrati che si trovavano con me 41e i sacerdoti Eliakìm, Maasia, Miniamìn, Michea, Elioenài, Zaccaria, Anania con le trombe, 42e Maasia, Semaià, Eleàzaro, Uzzì, Giovanni, Malchia, Elam, Ezer. I cantori facevano sentire la voce e Izrachia ne era il direttore. 43In quel giorno il popolo offrì numerosi sacrifici e si rallegrò, perché Dio gli aveva concesso una grande gioia. Anche le donne e i fanciulli si rallegrarono e la gioia di Gerusalemme si sentiva di lontano. 44In quel giorno, alcuni uomini furono preposti alle stanze dei magazzini delle offerte, delle primizie e delle decime, per raccogliervi, dalle campagne di ogni località, le parti assegnate dalla legge ai sacerdoti e ai leviti, poiché i Giudei gioivano per i sacerdoti e i leviti intenti alle funzioni: 45essi svolgevano il servizio del loro Dio e il servizio della purificazione, come i cantori e i portieri, secondo l'ordine di Davide e di Salomone, suo figlio. 46Infatti, al tempo di Davide e di Asaf, in antico, vi erano capi cantori e canti di lode e di ringraziamento a Dio. 47E tutto Israele, al tempo di Zorobabele e al tempo di Neemia, ogni giorno forniva le porzioni prescritte ai cantori e ai portieri e quelle consacrate ai leviti, i quali le davano ai figli di Aronne.

__________________________ Note

12,23 nel libro delle Cronache: non si riferisce al libro biblico delle Cronache.

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Approfondimenti

Prima di narrare la solenne consacrazione delle mura di Gerusalemme (vv. 27-43), l'agiografo trascrive tre liste di nomi che interessano unicamente famiglie sacerdotali e levitiche. Queste erano incaricate della liturgia, dei sacrifici e del mantenimento del tempio, l'istituzione santa in funzione della quale la città di Gerusalemme ormai esisteva e le cui mura erano state ricostruite. Le liste rappresentano quindi una riaffermazione della sacralità della città e del ruolo primario del clero nella sua nuova storia iniziata con l'editto con cui Ciro ordinava di riedificare il tempio (Esd 1,2-4).

22-23. L'agiografo ricorda che le liste furono aggiornate, quella dei sacerdoti fino a Dario il Persiano e quella dei leviti fino al tempo di Giovanni figlio di Eliasib, il quale ultimo visse al tempo di Neemia. Il Dario qui menzionato potrebbe essere Dario II Noto (424-405 a.C.), e allora ci troveremmo in un'epoca di poco posteriore a Neemia, o, più probabilmente, Dario III Codomano (336-330), l'ultimo degli Achemenidi. Il Libro delle Cronache contenente l'elenco aggiornato dei capifamiglia dei leviti (v. 23) non è il nostro libro canonico ma una cronaca, o diario, ufficiale del tempio.

27-39. Dopo aver convocato da tutti i luoghi dove abitavano leviti e cantori forniti di cembali, salteri e cetre, Neemia celebrò con una cerimonia spettacolare l'inaugurazione delle mura, e il cui ricordo egli fissò nelle sue Memorie (vv. 38.40). I sacerdoti si purificarono da ogni immondezza rituale e quindi procedettero alla purificazione del popolo, delle porte e delle mura con abluzioni, aspersioni speciali e sacrifici (cfr. Nm 8,6-22; Ez 43,18-27; 2Cr 29,3-6). Si formarono poi due processioni che, partendo dalla porta della Valle, s'incamminarono lungo le mura in direzioni diverse, come per avvolgere in un gioioso abbraccio di fede la città e ricongiungersi quindi nel tempio. La città tornava santa, dopo aver perduto per i suoi peccati la santificazione con cui era stata benedetta quando Salomone consacrò il primo tempio (b Shevuot 16a). Ogni corteo era composto di un coro di sacerdoti con trombe d'argento, seguito da notabili e popolo. A capo del corteo che seguì le mura in direzione SE l'agiografo pone Esdra, qualificato col suo titolo ufficiale di «scriba» (v. 36), anche per distinguerlo dall'omonimo presente nella stessa schiera (v. 33); Neemia guida l'altra schiera, ma procedendo dopo il coro dei sacerdoti (v. 38), a indicare ancora una volta il primato della dimensione religiosa della città.

38-43. Il significato delle due processioni non si esaurì nella circumambulazione rituale delle mura e delle torri, tra canti di lode e di ringraziamento (cfr. Sal 48,13-15), perché il loro punto d'arrivo fu la «casa di Dio». Qui i cantori alzarono con fervore i suoni dei loro strumenti e le voci dei loro canti, qui furono immolati numerosi sacrifici, qui fu fatta festa grande, a cui presero parte anche donne e fanciulli, per ringraziare il Signore del suo favore. A differenza della festa che accompagnò la riedificazione del tempio (Esd 3,13), in cui riso e lacrime si mescolavano, questa volta la gioia fu generale, e il vento portò lontano il suo suono intenso e puro (v. 43; cfr. Sal 48,10-12).

44-47. La menzione del tempio porta l'autore a tracciare un quadro idealizzato dell'età di Zorobabele e di Neemia (v. 47), il quale avrebbe riorganizzato la raccolta e la conservazione delle decime e di tutti i contributi prescritti dalla legge a favore dei sacerdoti e dei leviti, in modo che questi potessero attendere con serenità ai loro ruoli e mansioni nel tempio. Il popolo non si sentiva angariato per la corresponsione delle contribuzioni, perché vedeva che il clero adempiva esattamente ciò che Dio aveva loro comandato (vv. 44-45). Gli stessi leviti, poi, davano il buon esempio nel pagamento delle decime, corrispondendo ai sacerdoti la decima delle decime (v. 47; cfr. 10,38-40).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Liste di ricapitolazione 1I capi del popolo si stabilirono a Gerusalemme; il resto del popolo tirò a sorte per far venire uno su dieci ad abitare a Gerusalemme, la città santa, e nove nelle altre città. 2Il popolo benedisse quanti si erano offerti spontaneamente per abitare a Gerusalemme. 3Questi sono i capi della provincia che si stabilirono a Gerusalemme, mentre nelle città di Giuda si stabilirono nelle rispettive città, ognuno nella sua proprietà, Israeliti, sacerdoti, leviti, oblati e i figli degli schiavi di Salomone. 4A Gerusalemme si stabilirono figli di Giuda e figli di Beniamino. Dei figli di Giuda: Ataià, figlio di Ozia, figlio di Zaccaria, figlio di Amaria, figlio di Sefatia, figlio di Maalalèl, dei figli di Peres; 5Maasia, figlio di Baruc, figlio di Col-Cozè, figlio di Cazaià, figlio di Adaià, figlio di Ioiarìb, figlio di Zaccaria, figlio del Silonita. 6Totale dei figli di Peres che si stabilirono a Gerusalemme: quattrocentosessantotto, uomini valorosi. 7Questi sono i figli di Beniamino: Sallu, figlio di Mesullàm, figlio di Ioed, figlio di Pedaià, figlio di Kolaià, figlio di Maasia, figlio di Itièl, figlio di Isaia 8e, dopo di lui, Gabbài, Sallài: novecentoventotto. 9Gioele, figlio di Zicrì, era prefetto su di loro e Giuda, figlio di Assenuà, era il secondo sulla città. 10Dei sacerdoti: Iedaià, figlio di Ioiarìb, Iachin, 11Seraià, figlio di Chelkia, figlio di Mesullàm, figlio di Sadoc, figlio di Meraiòt, figlio di Achitùb, preposto del tempio di Dio, 12e i loro fratelli addetti al lavoro del tempio, in numero di ottocentoventidue; Adaià, figlio di Ierocàm, figlio di Pelalia, figlio di Amsì, figlio di Zaccaria, figlio di Pascur, figlio di Malchia, 13e i suoi fratelli, preposti di casato, in numero di duecentoquarantadue; Amassài, figlio di Azarèl, figlio di Aczài, figlio di Mesillemòt, figlio di Immer, 14e i loro fratelli, uomini valorosi, in numero di centoventotto; Zabdièl, figlio di Ghedolìm, era prefetto su di loro. 15Dei leviti: Semaià, figlio di Cassub, figlio di Azrikàm, figlio di Casabia, figlio di Bunnì; 16Sabbetài e Iozabàd al servizio esterno del tempio, fra i capi dei leviti; 17Mattania, figlio di Mica, figlio di Zabdì, figlio di Asaf, il capo che iniziava intonando la preghiera, e Bakbukia, secondo tra i suoi fratelli; Abda, figlio di Sammùa, figlio di Galal, figlio di Iedutùn. 18Totale dei leviti nella città santa: duecentoottantaquattro. 19Portieri: Akkub, Talmon e i loro fratelli, custodi delle porte: centosettantadue. 20Il resto d'Israele, dei sacerdoti e dei leviti si stabilì in tutte le città di Giuda, ognuno nella sua eredità. 21Gli oblati si stabilirono sull'Ofel, con Sica e Ghispa alla testa degli oblati. 22Il prefetto dei leviti a Gerusalemme era Uzzì, figlio di Banì, figlio di Casabia, figlio di Mattania, figlio di Mica, dei figli di Asaf, i cantori per il servizio del tempio di Dio; 23vi era infatti una disposizione del re a loro riguardo e un ordine per i cantori, prescrizione per ogni giorno. 24Petachia, figlio di Mesezabèl, dei figli di Zerach, figlio di Giuda, suppliva il re per tutti gli affari del popolo. 25Nei villaggi delle campagne, alcuni figli di Giuda si stabilirono a Kiriat-Arbà e nelle sue dipendenze, a Dibon e nelle sue dipendenze, a Iekabseèl e nei suoi villaggi, 26a Iesua, a Moladà, a Bet-Pelet, 27 a Casar-Sual, a Bersabea e nelle sue dipendenze, 28a Siklag, a Meconà e nelle sue dipendenze, 29a En-Rimmon, a Sorea, a Iarmut, 30a Zanòach, ad Adullàm e nei loro villaggi, a Lachis e nelle sue campagne, ad Azekà e nelle sue dipendenze. Si insediarono da Bersabea fino alla valle di Innòm. 31I figli di Beniamino si stabilirono a Gheba, Micmas, Aià, Betel e sue dipendenze, 32ad Anatòt, Nob, Anania, 33Asor, Rama, Ghittàim, 34Adid, Seboìm, Neballat, 35Lod e Ono, nella valle degli Artigiani. 36Dei leviti parte si stabilì con Giuda, parte con Beniamino.

__________________________ Note

11,1 uno su dieci: la città santa è abitata da una popolazione santa, che si è offerta come decima in luogo di tutto il popolo.

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Approfondimenti

Come gemma incastonata nell'oro di un gioiello, così l'agiografo volle far rifulgere al centro del libro la visione della torah proclamata da Esdra al popolo, la celebrazione gioiosa del precetto riguardante la festa delle Capanne, l'impegno solenne preso dall'intera comunità di camminare secondo la legge di Dio (cc. 8-10). Ora che il popolo si è purificato con il pentimento e la conversione, l'agiografo può ritornare alla storia della missione di Neemia, riprendendo la narrazione del ripopolamento della città santa, interrotto al c. 7,72. Ci troviamo dinanzi a un testo composito, alcune sezioni del quale (cfr. 11,4-19 con 1Cr 9,1-18 e 11,25-35) sembrano proprio riflettere situazioni posteriori, o anteriori, a Neemia. La presenza di queste liste, come anche di quelle che troviamo nel c. 12, ha per fine di dimostrare la continuità del nuovo Israele con l'antico e quindi la sua genuinità; inoltre, si vuole anche tramandare il nome di coloro che presero parte, con le loro persone, le loro forze e i loro beni, alla rinascita di Gerusalemme.

1-3. Nella campagna per il ripopolamento di Gerusalemme, i capi diedero l'esempio stabilendosi tutti in essa, che era anche la loro sede più naturale. Per il popolo ordinario non era invece facile lasciare le fertili dimore della campagna per rinchiudersi in una città colma di rovine e in cui fino ad allora era prevalsa, nei rapporti sociali ed economici, la cupidigia spietata dei ricchi (5, 1-13). Si comprende quindi il plauso della moltitudine per coloro che si erano offerti spontaneamente di abitare in Gerusalemme (v. 2). Essendo tuttavia il loro numero insufficiente, si scelse a sorte fra tutti gli altri uno su dieci (cfr. Prv 16,33; Lv 16,8; Nm 26,55-56; 36,2; At 1,23-26). Gerusalemme è chiamata «la città santa» per il suo tempio, nella cui parte più intima e recondita, detta appunto “il Santo dei Santi', ossia “santissima”, abitava il Nome di Dio (cfr. 1Re 8,10-29). Per estensione, tutta la città fu chiamata santa (cfr. Is 48,2; 52,1; Dn 9,24; Tb 13,10; Mt 4,5; Ap 11,2) e quindi l'intera regione cisgiordanica della terra d'Israele (Zc 2,16; Gs 22,19).

4-19. Sappiamo da 1Cr 9,3 che a Gerusalemme si stabilirono anche appartenenti alle tribù di Efraim e di Manasse. Ma il nucleo del nuovo Israele era costituito dalle tribù di Giuda, Beniamino e Levi, che erano rimaste fedeli alla casa di Davide e su loro, che forse agli occhi dell'agiografo avevano più sicuri titoli di genuinità, si concentra ogni interesse.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Impegno scritto della comunità 1Tuttavia noi vogliamo sancire un patto e lo mettiamo per iscritto. Sul documento sigillato figurino i nostri capi, i nostri leviti e i nostri sacerdoti”. 2Sui documenti sigillati figuravano Neemia, il governatore, figlio di Acalia, e Sedecìa, 3Seraià, Azaria, Geremia, 4Pascur, Amaria, Malchia, 5Cattus, Sebania, Malluc, 6Carim, Meremòt, Abdia, 7Daniele, Ghinnetòn, Baruc, 8Mesullàm, Abia, Miamìn, 9Maazia, Bilgài, Semaià; questi erano i sacerdoti. 10Leviti: Giosuè, figlio di Azania, Binnùi dei figli di Chenadàd, Kadmièl 11e i loro fratelli Sebania, Odia, Kelità, Pelaià, Canan, 12Mica, Recob, Casabia, 13Zaccur, Serebia, Sebania, 14Odia, Banì, Beninu. 15Capi del popolo: Paros, Pacat-Moab, Elam, Zattu, Banì, 16Bunnì, Azgad, Bebài, 17Adonia, Bigvài, Adin, 18Ater, Ezechia, Azzur, 19Odia, Casum, Besài, 20Carif, Anatòt, Nebài, 21Magpiàs, Mesullàm, Chezir, 22Mesezabèl, Sadoc, Iaddua, 23Pelatia, Canan, Anaià, 24Osea, Anania, Cassub, 25Allochès, Pilca, Sobek, 26Recum, Casabna, Maasia, 27Achia, Canan, Anan, 28Malluc, Carim, Baanà. 29Il resto del popolo, i sacerdoti, i leviti, i portieri, i cantori, gli oblati e quanti si erano separati dai popoli di terre straniere per aderire alla legge di Dio, le loro mogli, i loro figli e le loro figlie, quanti potevano intendere, 30si unirono ai loro fratelli più ragguardevoli e fecero un patto e un giuramento di camminare nella legge di Dio, data per mezzo di Mosè, servo di Dio, promettendo di osservare e mettere in pratica tutti i comandi del Signore, il Signore nostro, le sue norme e le sue leggi. 31E così non daremo le nostre figlie ai popoli della regione e non prenderemo le loro figlie per i nostri figli. 32Dai popoli della regione, che portano le mercanzie e ogni genere di grano in giorno di sabato per venderli, non faremo acquisti di sabato o in un giorno santo. Lasceremo in riposo la terra ogni settimo anno e condoneremo ogni debito. 33Ci siamo imposti per legge di dare ogni anno il terzo di un siclo per il servizio del tempio del nostro Dio: 34per i pani dell'offerta, per l'oblazione perenne, per l'olocausto perenne, nei sabati, nei noviluni, nelle feste, per le cose sacre, per i sacrifici per il peccato in vista dell'espiazione in favore d'Israele, e per ogni attività del tempio del nostro Dio. 35Sacerdoti, leviti e popolo, abbiamo tirato a sorte per l'offerta della legna da portare al tempio del nostro Dio, secondo i nostri casati, a tempi fissi, anno per anno, per bruciarla sull'altare del Signore, nostro Dio, come sta scritto nella legge, 36e per portare ogni anno al tempio del Signore le primizie del nostro suolo e le primizie di ogni frutto di qualunque pianta, 37come anche i primogeniti dei nostri figli e del nostro bestiame, secondo quanto sta scritto nella legge, e i primi parti del nostro bestiame grosso e minuto, per portarli al tempio del nostro Dio e ai sacerdoti che prestano servizio nel tempio del nostro Dio. 38Porteremo ai sacerdoti nelle stanze del tempio del nostro Dio le primizie della nostra farina, le nostre offerte, i frutti di qualunque albero, il vino e l'olio, e porteremo la decima del nostro suolo ai leviti. I leviti stessi preleveranno le decime in tutte le città del nostro lavoro. 39Un sacerdote, figlio di Aronne, sarà con i leviti quando i leviti preleveranno le decime e i leviti porteranno la decima della decima al tempio del nostro Dio nelle stanze del tesoro, 40perché in quelle stanze i figli d'Israele e i figli di Levi devono portare l'offerta prelevata sul frumento, sul vino e sull'olio; in quel luogo stanno gli utensili del santuario, i sacerdoti che prestano il servizio, i portieri e i cantori. Non trascureremo il tempio del nostro Dio.

__________________________ Note

10,32 non faremo acquisti di sabato: la legge del sabato ha subìto un’evoluzione: dapprima riguardava le attività agricole, poi quelle commerciali (Es 23,12; 20,8-11; Am 8,5); ora diventa più rigida: si proibisce anche la compravendita e la si applica a tutti i giorni festivi.

10,33 ogni anno il terzo di un siclo: prima era una tassa eccezionale di mezzo siclo (Es 30,11-16; 38,25-26). Il siclo era peso (11 gr) e anche moneta.

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Approfondimenti

Un atto penitenziale autentico non può non terminare con un proposito di mutare vita e di conformarla per il futuro al volere di Dio. Il cammino di fede e di conversione percorso dal popolo (cc. 8-9), culmina dunque nell'impegno solenne di osservare la legge di Dio data per mezzo di Mosè suo servo, in particolare i precetti che erano stati fino allora violati (vv. 31-38).

1-30. Dopo aver celebrato la fedeltà e la giustizia di Dio e sciorinato le infedeltà e l'ottusità dei suoi devoti, i leviti trovano logico (v. 1: «A causa di tutto questo») proporre al popolo compunto di obbligarsi mediante un impegno scritto, firmato da tutti i capi e rappresentanti d'Israele, a mutare la loro vita e a seguire in tutto il volere di Dio. L'adesione a questo patto di fedeltà fu unanime. Il documento tu steso, autenticato e firmato dal governatore Neemia e dai capi dei sacerdoti, dei leviti e dei laici (vv. 2-28). Tutti gli altri membri della comunità, compresi i proseliti, le donne e chiunque fosse in grado di intendere e volere (v. 29), condivisero con i loro fratelli più ragguardevoli la decisione e si obbligarono con giuramento a mantenersi fedeli ad essa, pena la maledizione divina (v. 30).

31-32. Il patto, pur riaffermando l'impegno a mettere in pratica tutti i comandi divini, s'incentrava sui problemi e sulle necessità che interessavano la comunità. Ci si obbligò così a non contrarre matrimoni misti, a non commerciare con gli stranieri nel giorno di sabato o in altro giorno sacro, a osservare l'anno sabbatico facendo riposare la terra e non esigendo alcun debito (cfr. Es 23,10-11; Lv 1-7; Dt 1-2), a contribuire alle necessità del tempio con un obolo annuale in denaro e con l'offerta delle primizie, la fornitura della legna e la corresponsione delle decime. Istruzioni dettagliate sulle modalità di esazione, trasporto e conservazione delle offerte accompagnano l'elenco degli impegni e delle risoluzioni (vv. 33-40).

33-34. Il Signore aveva ordinato a Mosè di imporre a ogni maschio, dai vent'anni in su, un contributo di mezzo siclo per i bisogni del culto e del santuario (cfr. Es 30,13-16; 2Cr 24,4-6); qui si parla di un terzo di siclo, che equivaleva in moneta persiana al mezzo siclo mosaico.

36-37. Insieme con le primizie (bikkûrîm) dei prodotti della terra, ci si impegna a portare nel tempio i propri primogeniti (Es 13,13; Nm 3,47-48) e i primogeniti degli animali grossi e minuti; questi venivano sacrificati e la loro carne mangiata dai sacerdoti (Nm 18,8-19).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Preghiera 1Il ventiquattro dello stesso mese, gli Israeliti si radunarono per un digiuno, vestiti di sacchi e coperti di polvere. 2I discendenti d'Israele si separarono da tutti gli stranieri e in piedi confessarono i loro peccati e le colpe dei loro padri. 3Si alzarono in piedi e lessero il libro della legge del Signore, loro Dio, per un quarto della giornata; per un altro quarto essi confessarono i peccati e si prostrarono davanti al Signore, loro Dio. 4Giosuè, Banì, Kadmièl, Sebania, Bunnì, Serebia, Banì e Chenanì salirono sulla pedana dei leviti e invocarono a gran voce il Signore, loro Dio. 5I leviti Giosuè, Kadmièl, Banì, Casabnia, Serebia, Odia, Sebania e Petachia dissero: “Alzatevi e benedite il Signore, vostro Dio, da sempre e per sempre! Benedicano il tuo nome glorioso, esaltato al di sopra di ogni benedizione e di ogni lode! 6Tu, tu solo sei il Signore, tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e quanto sta su di essa, i mari e quanto è in essi; tu fai vivere tutte queste cose e l'esercito dei cieli ti adora. 7Tu sei il Signore Dio, che hai scelto Abram, lo hai fatto uscire da Ur dei Caldei e lo hai chiamato Abramo. 8Tu hai trovato il suo cuore fedele davanti a te e hai stabilito con lui un'alleanza, promettendo di dare la terra dei Cananei, degli Ittiti, degli Amorrei, dei Perizziti, dei Gebusei e dei Gergesei, di darla a lui e alla sua discendenza; hai mantenuto la tua parola, perché sei giusto. 9Tu hai visto l'afflizione dei nostri padri in Egitto e hai ascoltato il loro grido presso il Mar Rosso; 10hai operato segni e prodigi contro il faraone, contro tutti i suoi servi, contro tutto il popolo della sua terra, perché sapevi che li avevano trattati con durezza, e ti sei fatto un nome che dura ancora oggi. 11Hai aperto il mare davanti a loro ed essi sono passati in mezzo al mare sull'asciutto; quelli che li inseguivano hai precipitato nell'abisso, come una pietra in acque impetuose. 12Li hai guidati di giorno con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco, per rischiarare loro la strada su cui camminare. 13Sei sceso sul monte Sinai e hai parlato con loro dal cielo, e hai dato loro norme giuste e leggi sicure, statuti e comandi buoni; 14hai fatto loro conoscere il tuo santo sabato e hai dato loro comandi, statuti e una legge per mezzo di Mosè, tuo servo. 15Hai dato loro pane del cielo per la loro fame e hai fatto scaturire acqua dalla rupe per la loro sete, e hai detto loro di andare a prendere in possesso la terra che avevi giurato di dare loro. 16Ma essi, i nostri padri, si sono comportati con superbia, hanno indurito la loro cervice e non hanno obbedito ai tuoi comandi. 17Si sono rifiutati di obbedire e non si sono ricordati dei tuoi prodigi, che tu avevi operato in loro favore; hanno indurito la loro cervice e nella loro ribellione si sono dati un capo per tornare alla loro schiavitù. Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e non li hai abbandonati. 18Anche quando si sono fatti un vitello di metallo fuso e hanno detto: “Ecco il tuo Dio che ti ha fatto uscire dall'Egitto!“, e ti hanno insultato gravemente, 19tu nella tua grande misericordia, non li hai abbandonati nel deserto, non hai ritirato da loro la colonna di nube di giorno, per guidarli nel cammino, né la colonna di fuoco di notte, per rischiarare loro la strada su cui camminare. 20Hai concesso loro il tuo spirito buono per istruirli e non hai rifiutato la tua manna alle loro bocche e hai dato loro l'acqua per la loro sete. 21Per quarant'anni li hai nutriti nel deserto e non è mancato loro nulla; le loro vesti non si sono logorate e i loro piedi non si sono gonfiati. 22Poi hai dato loro regni e popoli e li hai divisi definendone i confini; essi hanno posseduto la terra di Sicon e la terra del re di Chesbon e la terra di Og, re di Basan. 23Hai moltiplicato i loro figli come le stelle del cielo e li hai introdotti nella terra nella quale avevi comandato ai loro padri di entrare per prenderne possesso. 24I figli sono entrati e hanno preso in possesso la terra; tu hai umiliato dinanzi a loro gli abitanti della terra, i Cananei, e li hai messi nelle loro mani con i loro re e con i popoli della terra, perché ne disponessero a loro piacere. 25Essi si sono impadroniti di città fortificate e di una terra grassa e hanno posseduto case piene di ogni bene, cisterne scavate, vigne, oliveti, alberi da frutto in abbondanza; hanno mangiato e si sono saziati e si sono ingrassati e sono vissuti nelle delizie per la tua grande bontà. 26Ma poi hanno disobbedito, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti, che li ammonivano per farli tornare a te, e ti hanno insultato gravemente. 27Perciò tu li hai messi nelle mani dei loro nemici, che li hanno oppressi. Ma nel tempo della loro angoscia essi hanno gridato a te e tu hai ascoltato dal cielo e, nella tua grande misericordia, tu hai dato loro salvatori, che li hanno salvati dalle mani dei loro nemici. 28Ma quando avevano pace, ritornavano a fare il male dinanzi a te, perciò tu li abbandonavi nelle mani dei loro nemici, che li opprimevano; poi quando ricominciavano a gridare a te, tu ascoltavi dal cielo. Così nella tua misericordia più volte li hai liberati. 29Tu li ammonivi per farli tornare alla tua legge, ma essi si mostravano superbi e non obbedivano ai tuoi comandi; peccavano contro i tuoi decreti, che fanno vivere chi li mette in pratica, offrivano spalle ribelli, indurivano la loro cervice e non obbedivano. 30Hai pazientato con loro molti anni e li hai ammoniti con il tuo spirito per mezzo dei tuoi profeti; ma essi non hanno voluto prestare orecchio. Allora li hai messi nelle mani dei popoli di terre straniere. 31Però, nella tua grande compassione, tu non li hai sterminati del tutto e non li hai abbandonati, perché sei un Dio misericordioso e pietoso. 32Ora, o nostro Dio, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni l'alleanza e la benevolenza, non sembri poca cosa ai tuoi occhi tutta la sventura che è piombata su di noi, sui nostri re, sui nostri capi, sui nostri sacerdoti, sui nostri profeti, sui nostri padri, su tutto il tuo popolo, dal tempo dei re d'Assiria fino ad oggi. 33Tu sei giusto per tutto quello che ci è accaduto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo comportati da malvagi. 34I nostri re, i nostri capi, i nostri sacerdoti, i nostri padri non hanno messo in pratica la tua legge e non hanno obbedito né ai comandi né agli ammonimenti con i quali tu li ammonivi. 35Essi, mentre godevano del loro regno, del grande benessere che tu largivi loro e della terra vasta e fertile che tu avevi messo a loro disposizione, non ti hanno servito e non hanno abbandonato le loro azioni malvagie. 36Oggi, eccoci schiavi; e quanto alla terra che tu hai concesso ai nostri padri, perché ne mangiassero i frutti e i beni, ecco, in essa siamo schiavi. 37I suoi prodotti abbondanti sono per i re, che hai posto su di noi a causa dei nostri peccati e dispongono dei nostri corpi e del nostro bestiame a loro piacimento, e noi siamo in grande angoscia.

__________________________ Note

9,7 È l’unica volta in cui si ricorda la provenienza di Abramo da Ur, al di fuori di Genesi (Gen 11,31). Le carovane dei rimpatriati hanno ripercorso il suo stesso itinerario.

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Approfondimenti

Neemia non aveva voluto che il pianto e la tristezza, anche se motivate dal confronto perdente della propria vita con la legge, sciupassero la gioia della festa del Signore (8,9-10). La gioia perdurò per tutta l'ottava della festa delle Capanne, ma l'indomani, il 24 dello stesso mese di Tishri, i figli di Israele si radunarono vestiti di sacco e coperti di polvere per celebrare una giornata di penitenza. Questa volta dovevano concentrarsi interamente sull'esame della propria vita, sul riconoscimento delle proprie colpe, sull'implorazione di perdono da elevare a Dio. Le modalità con cui fu vissuta la giornata penitenziale richiamano quelle del giorno dell'Espiazione (Yom Kippur), che cade il 10 del mese di Tishri, ossia cinque giorni prima della festa delle Capanne (Lv 16,1-34; 23,26-32; Nm 29,7-11). È probabile che in questa occasione essa sia stata rimandata a dopo tale festa, in modo da potersi preparare meglio con la diuturna lettura e meditazione della legge alla confessione dei propri peccati e all'impegno di mutar vita.

1-3. I figli d'Israele esclusero dal loro raduno penitenziale i pagani. Essi erano il popolo che aveva accettato l'elezione divina e si era accollato il giogo della legge nel patto del Sinai e quindi da essi Dio richiedeva una dedizione particolare (cfr. Lc 12,48). Procedettero quindi alla confessione dei peccati, elemento essenziale del pentimento, insieme con il rimorso e la risoluzione di non più peccare. L'esame di coscienza e la confessione delle colpe furono fatte alla luce della parola di Dio contenuta nel libro della legge (v. 3).

4-36. Dopo aver invitato gli astanti a benedire il Signore, un gruppo di leviti innalzò una fervida preghiera in cui si proclamava la gloria e la bontà fedele di Dio e l'ingratitudine dell'uomo. Sullo sfondo grandioso della creazione (v. 6), prese quindi a snodarsi la storia di Israele, incominciando dalla vocazione di Abramo e proseguendo per l'esodo, il dono della legge sul Sinai, l'immissione nel possesso della terra promessa, il ricordo di tutti gli interventi di Dio per ricondurre a sé il suo popolo quando errava; a questa serie di gesti di misericordia, si contrappone la catena di infedeltà commesse con pervicacia dai padri, sino all'ultima, compiuta da essi stessi, che pure avevano esperimentato la misericordia divina che non aveva permesso che fossero sterminati, come invece avrebbero meritato. La preghiera, simile a quella di Esd 9,6-15, ma di più ampi orizzonti, è una vivace sintesi di tutta la storia sacra sino a Esdra, composta con citazioni e reminiscenze bibliche.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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LETTURA DELLA LEGGE E ORGANIZZAZIONE DELLA COMUNITÀ (8,1-13,31)

Lettura della legge 1Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. 2Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. 3Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. 4Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza, e accanto a lui stavano a destra Mattitia, Sema, Anaià, Uria, Chelkia e Maasia, e a sinistra Pedaià, Misaele, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullàm. 5Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. 6Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: “Amen, amen”, alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. 7Giosuè, Banì, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maasia, Kelità, Azaria, Iozabàd, Canan, Pelaià e i leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi. 8Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. 9Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: “Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!”. Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. 10Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”. 11I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: “Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!”. 12Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni e a esultare con grande gioia, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.

Festa delle Capanne 13Il secondo giorno i capi di casato di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti si radunarono presso lo scriba Esdra per esaminare le parole della legge. 14Trovarono scritto nella legge data dal Signore per mezzo di Mosè che gli Israeliti dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese 15e dovevano proclamare e far passare questa voce in tutte le loro città e a Gerusalemme: “Uscite verso la montagna e portate rami di ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palme e rami di alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto”. 16Allora il popolo uscì, portò l'occorrente e si fecero capanne, ciascuno sul tetto della propria casa, nei loro cortili, nei cortili di Dio, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di Èfraim. 17Così tutta la comunità di coloro che erano tornati dalla deportazione si fece capanne e dimorò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè, figlio di Nun, gli Israeliti non avevano fatto così fino a quel giorno. Vi fu gioia molto grande. 18Si lesse il libro della legge di Dio ogni giorno, dal primo giorno fino all'ultimo giorno. Fecero festa per sette giorni e all'ottavo giorno si tenne una solenne assemblea, com'è prescritto.

__________________________ Note

_8,1 La lettura pubblica del libro della legge vede la ricomparsa di Esdra, che aveva appunto il compito di far conoscere la legge. Ora al centro della comunità sta un libro. Non sappiamo se la legge in mano a Esdra sia qualche raccolta legislativa contenuta nelle tradizioni conservate dalla scuola sacerdotale o deuteronomistica, oppure, come ritengono alcuni, se si tratti già del Pentateuco attuale.

8,2 Il settimo mese aveva un importante significato religioso (Lv 23,24; Nm 29,1).

8,14 La festa delle Capanne è descritta in Lv 23,33-43 e Dt 16,13-15.

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Approfondimenti

Questo capitolo e il seguente provengono dalle Memorie di Esdra e si ricollegano a Esd 8,36. Essi appartengono a un'epoca posteriore a quella di Neemia e non è perciò possibile che i due grandi riformatori siano stati insieme nella piazza davanti alla porta delle Acque (8,9-10) o durante la cerimonia della dedicazione delle mura (12,36.38). Ma l'integrazione della narrazione di Neemia con quella di Esdra ha un senso religioso che trascende quello della successione cronologica. Essa, cioè, vuole mostrare la struttura ideale del governo del popolo di Dio, con i due poteri – quello laico rappresentato da Neemia e quello sacro rappresentato dal sacerdote e maestro Esdra – che operano concordemente alla luce della parola di Dio, che spetta comunque agli esperti, che qui sono i leviti, spiegare. Guardando più da vicino la struttura delle Memorie di Neemia, che hanno come oggetto la ricostruzione delle mura di Gerusalemme in vista della sua rinascita spirituale, i nostri tre capitoli insegnano che non c'è vera rinascita se non con l'ascolto della torah, la presa di coscienza della propria situazione spirituale, il pentimento sincero, il rinnovamento dell'alleanza con Dio su aspetti ben definiti in cui i singoli e la comunità sentono di essere stati fino a quel momento infedeli. Da notare come l'incontro della comunità con la parola di Dio descritto nel c. 8 sia modellato sul rituale e le modalità della lettura sinagogale della torah. La tradizione giudaica, anzi, ha visto proprio in questa assemblea l'epifania di Israele come popolo che ha ormai il suo punto di riferimento nel Libro, venerato, proclamato e spiegato nella liturgia sinagogale, che sarebbe nata nella stessa occasione. Come appare dall'esortazione finale aggiunta dagli scribi al libro di Malachia (3,22): «Tenete a mente le legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull'Oreb statuti e norme per tutto Israele», la lettura sinagogale della torah divenne «memoria» (zikkārôn), ossia riattualizzazione liturgica della rivelazione del Sinai. La comunità si pone alla presenza di Dio (cfr. 8,5-6) e accoglie come rivolti a sé i precetti dell'alleanza, confrontando con essi la propria vita. L'assemblea presieduta da Esdra rappresenterebbe anche gli inizi della “Grande Sinagoga” (secc. V-III a.C.)) cui fu attribuita, tra l'altro, l'organizzazione della liturgia sinagogale, la fissazione delle benedizioni e delle preghiere, l'istituzione della festa di Purim e l'inserimento di Ezechiele, Daniele, Ester e dei Dodici Profeti minori nel Canone.

1-8. Il primo giorno del settimo mese, ossia di Tishri (settembre-ottobre), festa dell'Anno Nuovo civile (cfr. Lv 23,24-25; Nm 29,1-6), «tutto il popolo si radunò come un solo uomo davanti alla piazza sulla porta delle Acque» e chiese a Esdra, che Artaserse II aveva inviato in Giudea per insegnare la legge del suo Dio (Esd 7,14.25-26), di conoscere quella legge, scritta nel libro di Mosè (v. 1). Questo libro coincide sostanzialmente con il Pentateuco, ormai definito nelle scuole di Babilonia e che da Giuda passerà anche ai Samaritani, i quali si separarono definitivamente dai Giudei nel IV secolo a. C. Esdra non lesse in quell'occasione tutto il Pentateuco, come si può dedurre dal testo che dice che egli lesse «in esso» (bô) e che la lettura durò dal mattino sino a mezzogiorno, un tempo non sufficiente per leggere l'intera raccolta (v. 3). Tanto più che la lettura fu fatta «a brani distinti», che venivano man mano tradotti e spiegati al popolo dai leviti (vv. 7-8). Esdra scelse certamente dei brani adatti alla festività che stavano celebrando e a quella prossima delle Capanne, oppure pertinenti ai problemi che agitavano in quel momento la comunità. Tra gli uditori c'erano tutti: uomini, donne e fanciulli in età di comprendere (v. 2). La legge infatti voleva che l'Ebreo fin dall'infanzia conoscesse non soltanto le parole di Dio (cfr. 2Tm 3,14-15), ma anche i riti e i loro significati (Es 12,26-27; 13,1-8.13-14; Dt 4,6; 31,12-13): la mancanza di conoscenza, aveva proclamato Osea, era stato l'inizio della distruzione di Israele (Os 4,6).

9-12. Il popolo si sentì confuso e scoppiò in pianto nel constatare quanto si era allontanato da ciò che Dio aveva prescritto nella sua legge, ma le feste devono essere vissute con gioia, perché si è davanti al Signore, suoi ospiti (cfr. Dt 12,7.12.18; 14,26; 16,11.14). E questa gioia deve esprimersi anche con un buon pranzo di carni gustose innaffiate di vino dolce, come suggerì Neemia alla folla, mentre i leviti non sapevano dire altro se non di non piangere per non sciupare la santità della festa. Con l'abituale nobiltà del suo cuore (cfr. 5,14-19) il governatore invitò anche a mandare delle porzioni a quelli che non avevano potuto preparare nulla di speciale per la festa, affinché anch'essi partecipassero alla gioia del giorno. Questa gioia, egli aggiunse, prorompente dal profondo al ricordo degli interventi salvifici del Signore, avrebbe fortificato gli animi contro scoraggiamenti e paure (v. 10): Dio era stato ed era con il suo popolo.

13. A studiare la legge si ritrovarono l'indomani intorno a Esdra non solo i sacerdoti e i leviti, ma anche i capi-famiglia, ai quali spettava diffondere all'interno dei loro clan e delle loro famiglie la conoscenza dei precetti del Signore (Dt 6,6-7).

14-16. Si era nel mese di Tishri, in cui cade, tra il 15 e il 22, la festa delle Capanne dedicata tradizionalmente al ringraziamento per i raccolti d'autunno (Dt 16,13-15). Ma esaminando il libro della legge, che Esdra opportunamente aprì alle pagine relative all'imminente festa (cfr. Es 23,16; Lv 23,33-36.39-43), l'esegeta spiegò che essa era anche commemorativa del tempo trascorso da Israele nel deserto quando uscì dall'Egitto, e che in ricordo di ciò si doveva abitare per sette giorni in capanne costruite a cielo aperto con rami di ulivo, di mirto, di palma e di altri alberi folti (Lv 23,41-43).

17-18. La festa fu celebrata secondo le modalità e lo spirito prescritti dalla legge, in una Gerusalemme restaurata in cui Dio aveva rialzato la capanna (ossia il tempio) di Davide (Am 9,11), ed ebbe una riuscita eccezionale, sintetizzata nell'espressione iperbolica: dai tempi di Giosuè non si era mai visto niente di simile! Esdra approfittò dei giorni di festa per continuare la lettura della legge, come era prescritto in Dt 31,10-13 per la festa delle Capanne che cade in un anno sabbatico. E il seme della parola cadde in un terreno ormai ben preparato a riceverlo, farlo attecchire, germogliare, portare frutto.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a posto le porte, e i portieri, i cantori e i leviti furono stabiliti nei loro uffici, 2affidai il governo di Gerusalemme a Anàni, mio fratello, e ad Anania, comandante della cittadella, perché era un uomo fedele e temeva Dio più di tanti altri. 3Ordinai loro: “Le porte di Gerusalemme non si aprano finché il sole non cominci a scaldare e si chiudano e si sbarrino i battenti mentre gli abitanti sono ancora in piedi; si stabiliscano delle guardie prese fra gli abitanti di Gerusalemme, ognuno al suo turno e ognuno davanti alla propria casa”.

Lista di ricapitolazione 4La città era spaziosa e grande; ma dentro vi era poca gente e non c'erano case costruite. 5Il mio Dio mi ispirò di radunare i notabili, i magistrati e il popolo, per farne il censimento. Trovai il registro genealogico di quelli che erano tornati dall'esilio la prima volta e vi trovai scritto: 6Questi sono gli abitanti della provincia che ritornarono dall'esilio, quelli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato e che tornarono a Gerusalemme e in Giudea, ognuno nella sua città; 7essi vennero con Zorobabele, Giosuè, Neemia, Azaria, Raamia, Nacamanì, Mardocheo, Bilsan, Mispèret, Bigvài, Necum e Baanà. Questa è la lista degli uomini del popolo d'Israele. 8Figli di Paros: duemilacentosettantadue. 9Figli di Sefatia: trecentosettantadue. 10Figli di Arach: seicentocinquantadue. 11Figli di Pacat-Moab, cioè figli di Giosuè e di Ioab: duemilaottocentodiciotto. 12Figli di Elam: milleduecentocinquantaquattro. 13Figli di Zattu: ottocentoquarantacinque. 14Figli di Zaccài: settecentosessanta. 15Figli di Binnùi: seicentoquarantotto. 16Figli di Bebài: seicentoventotto. 17Figli di Azgad: duemilatrecentoventidue. 18Figli di Adonikàm: seicentosessantasette. 19Figli di Bigvài: duemilasessantasette. 20Figli di Adin: seicentocinquantacinque. 21Figli di Ater, cioè di Ezechia: novantotto. 22Figli di Casum: trecentoventotto. 23Figli di Besài: trecentoventiquattro. 24Figli di Carif: centododici. 25Figli di Gàbaon: novantacinque. 26Uomini di Betlemme e di Netofà: centoottantotto. 27Uomini di Anatòt: centoventotto. 28Uomini di Bet-Azmàvet: quarantadue. 29Uomini di Kiriat-Iearìm, di Chefirà e di Beeròt: settecentoquarantatré. 30Uomini di Rama e di Gheba: seicentoventuno. 31Uomini di Micmas: centoventidue. 32Uomini di Betel e di Ai: centoventitré. 33Uomini di un altro Nebo: cinquantadue. 34Figli di un altro Elam: milleduecentocinquantaquattro. 35Figli di Carim: trecentoventi. 36Figli di Gerico: trecentoquarantacinque. 37Figli di Lod, di Adid e di Ono: settecentoventuno. 38Figli di Senaà: tremilanovecentotrenta. 39Sacerdoti: figli di Iedaià della casa di Giosuè: novecentosettantatré. 40Figli di Immer: millecinquantadue. 41Figli di Pascur: milleduecentoquarantasette. 42Figli di Carim: millediciassette. 43Leviti: figli di Giosuè, cioè di Kadmièl, figli di Odva: settantaquattro. 44Cantori: figli di Asaf: centoquarantotto. 45Portieri: figli di Sallum, figli di Ater, figli di Talmon, figli di Akkub, figli di Catità, figli di Sobài: centotrentotto. 46Oblati: figli di Sica, figli di Casufà, figli di Tabbaòt, 47figli di Keros, figli di Sià, figli di Padon, 48figli di Lebanà, figli di Agabà, figli di Salmài, 49figli di Canan, figli di Ghiddel, figli di Gacar, 50figli di Reaià, figli di Resin, figli di Nekodà, 51figli di Gazzam, figli di Uzzà, figli di Pasèach, 52figli di Besài, figli dei Meuniti, figli dei Nefisesiti, 53figli di Bakbuk, figli di Akufà, figli di Carcur, 54figli di Baslìt, figli di Mechidà, figli di Carsa, 55figli di Barkos, figli di Sìsara, figli di Temach, 56figli di Nesìach, figli di Catifà. 57Figli degli schiavi di Salomone: figli di Sotài, figli di Sofèret, figli di Peridà, 58figli di Iala, figli di Darkon, figli di Ghiddel, 59figli di Sefatia, figli di Cattil, figli di Pocheret-Assebàim, figli di Amon. 60Totale degli oblati e dei figli degli schiavi di Salomone: trecentonovantadue. 61Questi sono coloro che ritornarono da Tel-Melach, Tel-Carsa, Cherub-Addon e Immer, ma non avevano potuto dichiarare se il loro casato e la loro discendenza fossero d'Israele: 62i figli di Delaià, i figli di Tobia, i figli di Nekodà: seicentoquarantadue; 63tra i sacerdoti: i figli di Cobaià, i figli di Akkos, i figli di Barzillài, il quale aveva preso in moglie una delle figlie di Barzillài, il Galaadita, e veniva chiamato con il loro nome. 64Costoro cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e furono quindi esclusi dal sacerdozio. 65Il governatore disse loro che non potevano mangiare le cose santissime, finché non si presentasse un sacerdote con urìm e tummìm. 66Tutta la comunità nel suo insieme era di quarantaduemilatrecentosessanta persone, 67oltre i loro schiavi e le loro schiave in numero di settemilatrecentotrentasette; avevano anche duecentoquarantacinque cantori e cantatrici. 68Avevano quattrocentotrentacinque cammelli, seimilasettecentoventi asini. 69Alcuni capi di casato fecero offerta alla fabbrica. Il governatore diede al tesoro mille dracme d'oro, cinquanta vasi per l'aspersione, cinquecentotrenta tuniche sacerdotali. 70Alcuni capi di casato diedero al tesoro della fabbrica ventimila dracme d'oro e duemiladuecento mine d'argento. 71Ciò che il resto del popolo diede era ventimila dracme d'oro, duemila mine d'argento e sessantasette tuniche sacerdotali. 72Poi i sacerdoti, i leviti, i portieri, i cantori, alcuni del popolo, gli oblati e tutti gli Israeliti si stabilirono nelle loro città. Giunse il settimo mese e gli Israeliti stavano nelle loro città.

__________________________ Note

7,5 il registro genealogico: la lista fino al v. 72 è pressoché identica a Esd 2,1-70.

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Approfondimenti

Le mura non bastavano da sole a garantire la sicurezza della città, era necessario porre delle sentinelle su di esse, ma soprattutto vigilare alle porte, visto anche il via vai di lettere e di messaggi tra Tobia di Ammon e i suoi parenti e amici di Gerusalemme. Neemia dispose quindi dei custodi alle porte e ordinò di non aprirle prima che il sole cominciasse a scaldare e di chiuderle quando era ancora alto; stabilì anche pattuglie che vigilassero all'interno della città, composte di persone che abitavano in case che confinavano tra loro, in modo da renderli più interessati e attenti, dovendo essi fare la guardia intorno alle proprie abitazioni. Per garantirsi da possibili tradimenti, affidò il governo della città a Canani (cfr. 1,2) e ad Anania, comandante della cittadella, che si distingueva per la sua fedeltà a Neemia e per la sua religiosità. La città comunque era troppo grande e la popolazione poca, con ampi spazi vuoti di case, che bisognava riempire non solo per difendersi meglio ma anche per realizzare il progetto di rilancio di Gerusalemme quale centro e cuore del giudaismo. Il Signore mise in animo a Neemia (v. 5) di censire gli abitanti della città e di esaminare i registri dei reduci del primo rientro (vv. 6-73a), forse proprio per invitare quelli che si erano stabiliti altrove a raccogliersi in Gerusalemme. L'elenco è lo stesso di Esd 2,1-70, con alcune varianti sia nei nomi che nelle cifre, segno che né in un caso né nell'altro la sua fonte è stata riprodotta integralmente.

1. Insieme con i guardiani delle porte, che sembra fossero leviti (cfr. 13,22), Neemia stabilì nei loro uffici cultuali i cantori e i leviti, le cui preghiere e il cui servizio nel tempio non erano meno necessari (cfr. Sal 127,1).

73. Con questo versetto s'interrompono le Memorie di Neemia, che riprenderanno al c. 12,27, e incomincia la sezione dedicata alla riforma religiosa operata in Gerusalemme da Esdra.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Conclusione dei lavori 1Quando Sanballàt, Tobia e Ghesem, l'Arabo, e gli altri nostri nemici sentirono che io avevo edificato le mura e che non vi era più rimasta alcuna breccia, sebbene a quel momento ancora non avessi messo i battenti alle porte, 2Sanballàt e Ghesem mi mandarono a dire: “Vieni, incontriamoci a Chefirìm, nella valle di Ono”. Essi pensavano di farmi del male. 3Ma io inviai loro messaggeri a dire: “Sto facendo un gran lavoro e non posso scendere: perché dovrebbe interrompersi il lavoro, mentre io lo lascio per scendere da voi?“. 4Essi mandarono quattro volte a dirmi la stessa cosa e io risposi nello stesso modo. 5Allora Sanballàt, per la quinta volta, mi mandò a dire la stessa cosa per mezzo del suo servo, che aveva in mano una lettera aperta, 6nella quale stava scritto: “Si sente dire fra queste nazioni, e Gasmu lo afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi e perciò tu costruisci le mura e, secondo queste voci, tu diventeresti loro re 7e avresti inoltre stabilito profeti, perché proclamino di te a Gerusalemme: “Vi è un re in Giuda!”. Ora questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque e consultiamoci insieme”. 8Ma io gli feci rispondere: “Non è come tu dici. Tu inventi!”. 9Tutta quella gente infatti ci voleva impaurire e diceva: “Le loro mani desisteranno e il lavoro non si farà”. Io invece irrobustii le mie mani! 10Io andai a casa di Semaià, figlio di Delaià, figlio di Meetabèl, perché era impedito; egli disse: “Troviamoci insieme nel tempio, dentro il santuario, e chiudiamo le porte del santuario, perché verranno ad ucciderti; di notte verranno ad ucciderti”. 11Ma io risposi: “Un uomo come me può darsi alla fuga? E chi nella mia condizione entrerebbe nel santuario per salvare la vita? No, non entrerò”. 12Compresi che non era mandato da Dio, ma aveva pronunciato quella profezia a mio danno, perché Tobia e Sanballàt l'avevano pagato. 13Era stato pagato per impaurirmi e indurmi ad agire in quel modo e a peccare, così avrebbero avuto un capo di accusa per screditarmi. 14Mio Dio, ricòrdati di Tobia e di Sanballàt, per queste loro opere, e anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che cercavano di spaventarmi! 15Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. 16Quando lo seppero, tutti i nostri nemici ebbero paura, tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest'opera si era compiuta per l'intervento del nostro Dio. 17In quei giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; 18infatti molti in Giuda erano suoi alleati, perché egli era genero di Secania, figlio di Arach, e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm, figlio di Berechia. 19Anche in mia presenza parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole, mentre Tobia mandava lettere per intimorirmi.

__________________________ Note

6,11 nella mia condizione: al laico Neemia non è concesso di entrare nella parte più sacra del tempio.

6,15 Elul: il sesto mese, corrisponde ad agosto-settembre.

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Approfondimenti

Svanite, a motivo della diuturna vigilanza armata, le possibilità di attacchi di sorpresa ai cantieri, i nemici di Neemia ripiegano sulla tattica del tradimento e della congiura. Agitando lo spauracchio di una possibile denuncia di Neemia presso la corte per voci assai diffuse che lo volevano ormai aspirante a re di Giuda, essi invitarono per ben cinque volte Neemia a degli incontri per discutere e consultarsi insieme su tali dicerie (6,4-5). Neemia sapeva che in realtà tanta premura era solo un tranello per assassinarlo e declinò sempre gli inviti, adducendo i suoi impegni urgenti. Visto che non si era capaci di trar fuori Neemia dalla città, Sanballat e i suoi alleati tentarono il tradimento, ricorrendo ad amici di Gerusalemme che non condividevano per motivi vari la politica sociale e religiosa di Neemia. Un profeta, Semaia, fu prezzolato per consigliare Neemia di rifugiarsi nel santuario, dove lui, laico, non poteva entrare, per screditarlo agli occhi del popolo e, chissà, procurargli un linciaggio. Neemia e la sua gente resistettero impavidi a tutte le intimidazioni e nello spazio di 52 giorni la ricostruzione delle mura fu portata a termine e furono messi i battenti alle porte.

5-8. Il quinto tentativo fatto da Sanballat per attirare Neemia fuori di Gerusalemme fu affidato a una lettera aperta in cui lo avvisava della diceria che circolava tra le nazioni confinanti, secondo la quale egli ricostruiva le mura per farsi proclamare re, e che aveva perciò preparato dei profeti che avrebbero simulato che la sua elezione era voluta da Dio (cfr. 1Sam 9,15-17; 10,1; 16,1-13; 2Re 9,1-13). Notiamo che i profeti Aggeo e Zaccaria avevano vagheggiato la regalità per Zorobabele (Ag 1,1; 2,20-24; Zc 6,12-13), che il Talmud identifica proprio con Neemia (b Sanhedrin 38a). Neemia non si lascia intimorire dalla lettera sibillina inviata tanto platealmente da Sanballat e risponde che è tutto sua invenzione.

10-13. Una trama ancora più subdola fu quella intessuta dal sacerdote e profeta Semaia, il quale fece andare Neemia a casa sua perché doveva comunicargli di aver saputo per ispirazione di un complotto in città per assassinarlo. Neemia comprese subito che l'oracolo poteva sì essergli venuto dal cielo: «verranno ad ucciderti, di notte verranno ad ucciderti», ma non certo il consiglio che Semaia gli dava di rifugiarsi e rinchiudersi insieme con lui nella parte più intima del tempio, quella riservata ai sacerdoti. Anche Baalam aveva ricevuto oracoli autentici da parte di Dio (Nm 22-24), ma poi aveva dato suggerimenti suoi personali per aggirare le benedizioni divine e far perdere Israele (Nm 31,16). Neppure l'ufficio profetico, insomma, preserva di per sé dal compiere il male. Neemia fiutò subito nella proposta di Semaia il tranello mortale e respinse quindi il suggerimento fraudolento, appellandosi all'obbligo che aveva, nella sua condizione di capo, di non mostrarsi vigliacco, e richiamando la sua condizione di laico, e forse anche di eunuco, che gli interdiceva di entrare nel santuario (Nm 18,7.22; 2Cr 26,16-21; Dt 23,2).

14. Forze esterne e forze interne, tra cui diversi profeti, si coalizzarono per perdere Neemia, e su tutti egli invoca il giudizio di Dio. Da notare che, mentre degli avversari egli menziona esplicitamente Tobia e Sanballat, non ricorda Semaia, bensì una profetessa, Noadia. Questo fa pensare che la donna sia stata la vera autrice dell'insidia tramata. Ma anche le profetesse, come i loro colleghi maschi, potevano abusare del loro ruolo. Si veda la profetessa Miriam, che mormorò contro il fratello Mosè (Es 15,20-21; Nm 12) e le protetesse che al tempo di Ezechiele adattavano gli oracoli o inventavano visioni secondo i desideri del committente o del miglior offerente (Ez 13,15-23).

15-19. Contemporaneamente al crescere delle mura, s'infittiva e diventava più vischiosa la rete di intrighi che gli avversari tessevano intorno a Neemia per eliminarlo o renderlo innocuo. A capo dell'opposizione e dei maneggi c'era il Giudeo Tobia di Ammon, il quale era collegato, anche per motivi di parentela, con molti degli appartenenti alle classi alte di Gerusalemme; questi provvedevano a informarlo sia di quanto accadeva in città, sia delle reazioni di Neemia alle lodi di lui che essi intessevano provocatoriamente alla presenza del governatore. Tobia, poi, servendosi di certo di tali informazioni, cercava di terrorizzare Neemia con lettere minatorie.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ostacoli nella comunità 1Si alzò un gran lamento da parte della gente del popolo e delle loro mogli contro i loro fratelli Giudei. 2Alcuni dicevano: “I nostri figli e le nostre figlie sono numerosi; prendiamoci del grano per mangiare e vivere!”. 3Altri dicevano: “Dobbiamo impegnare i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci il grano durante la carestia!”. 4Altri ancora dicevano: “Abbiamo preso denaro a prestito sui nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re. 5La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ecco, dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù, e alcune delle nostre figlie sono già state ridotte schiave, e non possiamo fare nulla, perché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d'altri”. 6Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. 7Dopo aver riflettuto dentro di me, accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: “Voi esigete dunque un interesse tra fratelli?”. Convocai contro di loro una grande assemblea 8e dissi loro: “Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?”. Allora quelli tacquero e non seppero che cosa rispondere. 9Io dissi: “Quello che voi fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici? 10Ma anch'io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo questo debito! 11Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l'interesse del denaro del grano, del vino e dell'olio, che voi esigete da loro”. 12Quelli risposero: “Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici”. Allora chiamai i sacerdoti e li feci giurare di attenersi a questa parola. 13Poi scossi la piega anteriore del mio mantello e dissi: “Così Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non manterrà questa parola e così sia egli scosso e svuotato di tutto!”. Tutta l'assemblea disse: “Amen” e lodarono il Signore. Il popolo si attenne a questa parola. 14Inoltre, da quando il re mi aveva stabilito loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, durante dodici anni, né io né i miei fratelli mangiammo la provvista assegnata al governatore. 15I governatori che mi avevano preceduto avevano gravato il popolo, ricevendone pane e vino, oltre a quaranta sicli d'argento; perfino i loro servi angariavano il popolo, ma io non ho fatto così, per timore di Dio. 16Anzi ho messo mano ai lavori di restauro di queste mura e non abbiamo comprato alcun podere. Tutti i miei giovani erano raccolti là a lavorare. 17Avevo alla mia tavola centocinquanta uomini, Giudei e magistrati, oltre a quelli che venivano a noi dalle nazioni vicine. 18Quello che si preparava ogni giorno, un bue, sei capi scelti di bestiame minuto e uccelli, veniva preparato a mie spese. Ogni dieci giorni vino per tutti in abbondanza. Tuttavia non ho mai chiesto la provvista assegnata al governatore, perché il popolo era già gravato abbastanza a causa dei lavori. 19Mio Dio, ricòrdati in mio favore di quanto ho fatto a questo popolo.

__________________________ Note

5,5 La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli: il prestito di denaro e la schiavitù non erano illegali (Es 21,2-11; 22,24-26; Lv 25; Dt 15,1-18; 24,10-13); qui il testo mette l’accento sulla solidarietà tra fratelli.

5,14 L’affermazione che Neemia fu governatore non ha necessariamente un valore politico; inoltre non implica che fosse stato lui il primo a portare questo titolo in Giudea.

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Approfondimenti

L'abiezione di Gerusalemme descritta da Canani a Neemia (1,2-3) non era dovuta soltanto allo spadroneggiare in essa di elementi estranei, ma anche alla mancanza di solidarietà tra i diversi strati della sua popolazione, per cui i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più miseri. La mobilitazione generale nel lavoro e nelle armi per la ricostruzione e la difesa della patria comune provocò l'esplosione della protesta dei poveri contro i loro fratelli Giudei: non si poteva chiedere ai proletari di lavorare alle mura dall'alba all'apparire delle stelle (4,15) se a essi e ai loro figli non si dava del pane. Demotivati, anche per l'incalzare delle scadenze e il moltiplicarsi degli interessi, erano anche molti piccoli possidenti che si erano spogliati dei loro beni, giungendo persino a vendere come schiave le proprie figlie, per acquistare cibo o per pagare le tasse. Neemia prestò ascolto al lamento e riprese aspramente i responsabili del degrado sociale, cioè i notabili e i magistrati; appellandosi alla fraternità che legava i Giudei tra loro (v. 7) e al rispetto verso Dio, di cui agli occhi dei pagani apparivano devoti risibili (v. 9), riuscì a imporre in una grande assemblea la restituzione dei campi e delle case prese in pegno e la remissione degli interessi maturati.

1-5. Alla richiesta di pane e alla protesta contro l'iniquità sociale ed economica presero parte anche le donne e questo indica la gravità della situazione, la cui denuncia ha riscontro anche nel profeta Malachia (2,9-10; 3,5-15).

6-13. La legge permetteva il prestito su pegno (Es 22,25-26; Dt 24,10-13) e persino la vendita di se stessi o di un membro della propria famiglia a compratori o creditori Ebrei, col riacquisto però della libertà dopo sette anni (Es 21,2-6; Dt 15,12-18). Si ritiene che il prestito a interesse fra Israeliti fosse vietato (Es 22,24), ma forse la proibizione si riferiva all'interesse elevato, quello che noi chiamiamo usura. Lo stesso Neemia, infatti, e gli uomini venuti con lui prestavano denaro e grano a interesse (5,10). Ciò che era delittuoso nella pratica dei ricchi creditori gerosolimitani era forse il tasso elevato, ma ancor più la spietatezza nell'appropriarsi dei beni – cose o persone – ricevuti in pegno. Gli schiavi Ebrei venivano di solito rivenduti ai pagani, dai quali venivano poi riscattati dai Giudei della diaspora (v. 8), portando in tasche private denaro che doveva essere invece speso per la causa comune. La proposta di Neemia di restituire i pegni e di condonare gli interessi fu accolta dai creditori nel corso di una grande assemblea popolare e l'assenso reso sacro mediante giuramento alla presenza dei sacerdoti e di tutto il popolo (vv. 12-13). La concordia raggiunta, ma soprattutto il favore popolare che si riversò su Neemia, divennero il vero fondamento per la costruzione della nuova Gerusalemme.

14-19. Neemia ricorda il comportamento esemplare che egli tenne nel corso del suo governatorato durato dodici anni (445-433 a.C.). Egli non riscosse dalla popolazione l'imposta per il suo mantenimento e non angariò nessuno; lavorò insieme con i suoi servi alla ricostruzione delle mura; nutrì alla sua mensa a proprie spese i magistrati, la gente semplice e i forestieri che vi facevano capo, non acquistò alcun podere. Tutta la sua impresa era stata pura dedizione di amore, per Dio e per i fratelli. L'unica ricompensa che egli chiedeva era la compiacenza divina per quanto aveva fatto per il suo popolo (v. 19). Da notare che questa richiesta, dall'aspetto tanto innocente ed edificante, rivelerebbe, secondo alcuni antichi maestri Ebrei, la presunzione in Neemia d'aver acquisito meriti davanti a Dio per quanto aveva fatto e di cui chiese il riconoscimento. Ma nessuna azione dell'uomo, essi dicono, per quanto buona, è degna in se stessa di merito se non la si accompagna con l'invocazione della misericordia divina. Per questo Neemia fu punito con la cancellazione del suo nome come autore del libro che narra le sue gesta (6 Sanhedrin 93b). Tanto rigore sembra ingeneroso – né d'altronde era condiviso da tutti i maestri – nei confronti di chi aveva sempre invocato Dio come principio, sostegno e fine di ogni sua azione, ma almeno conferma che anche nel giudaismo ogni merito è pura grazia.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ma quando Sanballàt, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdoditi sentirono che il restauro delle mura di Gerusalemme progrediva e che le brecce cominciavano a venir chiuse, si adirarono molto 2e tutti insieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e crearvi confusione. 3Allora noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle di giorno e di notte per difenderci da loro. 4Quelli di Giuda dicevano: “Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo ricostruire le mura!”. 5I nostri avversari dicevano: “Senza che s'accorgano di nulla, noi piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo cessare i lavori”. 6Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero a riferirci dieci volte: “Da tutti i luoghi dove vi volgete saranno contro di noi”, 7io, in luoghi bassi oltre le mura, nei punti scoperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi. 8Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “Non li temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!”. 9Quando i nostri nemici sentirono che eravamo informati della cosa, Dio fece fallire il loro disegno e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. 10Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l'altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i preposti stavano dietro a tutta la casa di Giuda. 11Quelli che ricostruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi con una mano lavoravano e con l'altra tenevano la loro arma; 12tutti i costruttori, lavorando, portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il suonatore di corno stava accanto a me. 13Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “L'opera è grande ed estesa e noi siamo sparsi sulle mura e distanti l'uno dall'altro. 14Dovunque udrete il suono del corno, raccoglietevi presso di noi; il nostro Dio combatterà per noi”. 15Così continuavamo i lavori, mentre la metà di loro teneva impugnata la lancia, dal sorgere dell'alba allo spuntare delle stelle. 16Anche in quell'occasione dissi al popolo: “Ognuno con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, così saranno per noi una guardia di notte e mano d'opera di giorno”. 17Io, poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l'arma a portata di mano.

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Approfondimenti

Poiché l'offensiva degli scherni e delle provocazioni non aveva sortito effetto e la riparazione delle mura progrediva, i nemici di Giuda decisero di ricorrere alla violenza e progettarono di assalire di sorpresa i cantieri e demolire quanto era stato costruito, in modo da riportare Gerusalemme alla precedente condizione di vulnerabilità. Ai nemici già noti si aggiunsero ora anche gli abitanti della città filistea di Asdod (v. 1), completando così l'accerchiamento politico e psicologico di Gerusalemme. Ma al centro dell'assedio, a fianco del suo popolo, c'era Dio, ricordò Neemia ai suoi (v. 14). E coniugando fede e prudenza umana, egli organizzò e armò gli operai in modo da non essere colti di sorpresa da eventuali assalti.

4-17. Le mura erano giunte a metà altezza, ma il lavoro da fare era ancora tanto, e sotto la minaccia dei nemici esso prese a pesare doppiamente, al punto che una qînâ (lamento) risuonò sulle bocche degli operai: «Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo costruire le mura». Neemia reagì a questo senso d'impotenza, eccitando gli animi con preparativi di battaglia e infiammandoli a combattere a difesa dei propri cari e dei propri beni; accompagnando questi preparativi con parole di fede, esortandoli a non temere i nemici, perché Iddio grande e tremendo avrebbe combattuto insieme con loro (vv. 3.8.14). Pur ricorrendo alle risorse umane, Neemia era sempre lì a ricordare che «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode» (Sal 127,1).

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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