📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Conquista di Ai (8,1-29) 1Il Signore disse a Giosuè: «Non temere e non abbatterti. Prendi con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io consegno nella tua mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio. 2Tratta Ai e il suo re come hai trattato Gerico e il suo re; tuttavia prenderete per voi il suo bottino e il suo bestiame. Tendi un agguato contro la città, dietro a essa». 3Giosuè e tutto il suo esercito si accinsero ad assalire Ai. Egli scelse trentamila guerrieri valenti, li inviò di notte 4con questo comando: «State attenti: voi tenderete agguati dietro la città, senza allontanarvi troppo da essa. State tutti all'erta. 5Io e tutta la gente che è con me ci avvicineremo alla città. Quando usciranno contro di noi, come la prima volta, noi fuggiremo davanti a loro. 6Essi usciranno dietro a noi finché li avremo attirati lontano dalla città, perché penseranno: “Fuggono davanti a noi come la prima volta!”. Mentre noi fuggiremo davanti a loro, 7voi balzerete fuori dall'imboscata e occuperete la città, e il Signore, vostro Dio, la consegnerà in mano vostra. 8Una volta occupata, appiccherete il fuoco alla città. Agite secondo il comando del Signore. Fate attenzione! Questi sono i miei ordini». 9Giosuè allora li inviò, ed essi andarono al luogo dell'imboscata e si posero fra Betel e Ai, a occidente di Ai; Giosuè passò quella notte in mezzo al popolo. 10Di buon mattino passò in rassegna il popolo e, con gli anziani d'Israele alla testa del popolo, salì contro Ai. 11Anche tutti quelli idonei alla guerra, che erano con lui, salirono e, avvicinandosi, giunsero di fronte alla città. Si accamparono a settentrione di Ai, lasciando la valle tra loro e Ai. 12Giosuè aveva preso circa cinquemila uomini e li aveva posti in agguato tra Betel e Ai, a occidente della città. 13Il popolo aveva collocato tutto l'accampamento a settentrione di Ai, mentre l'agguato era a occidente della città; Giosuè di notte andò in mezzo alla valle. 14Non appena il re di Ai si accorse di ciò, gli uomini della città si alzarono in fretta e uscirono incontro a Israele per il combattimento, il re con tutto il popolo, verso il pendio di fronte all'Araba. Non sapeva, però, che era teso un agguato contro di lui dietro la città. 15Giosuè e tutto Israele si diedero per vinti dinanzi a loro e fuggirono per la via del deserto. 16Tutta la gente che era dentro la città, gridando, si mise a inseguirli. Inseguirono Giosuè e furono attirati lontano dalla città. 17In Ai non rimase nessuno che non inseguisse Israele. E così, per inseguire Israele, lasciarono la città aperta. 18Il Signore disse a Giosuè: «Tendi verso la città il giavellotto che tieni in mano, perché io la consegno nelle tue mani». Giosuè tese verso la città il giavellotto che teneva in mano 19e, non appena stese la mano, quelli che erano in agguato balzarono subito dal loro nascondiglio, corsero per entrare in città, la occuparono e in un attimo vi appiccarono il fuoco. 20Quelli di Ai si voltarono indietro e videro che il fumo della città si alzava verso il cielo. Ma ormai non c'era più per loro alcuna possibilità di fuga in nessuna direzione, poiché il popolo che fuggiva verso il deserto si era voltato contro gli inseguitori. 21Giosuè e tutto Israele videro che quelli dell'agguato avevano conquistato la città e che il fumo della città si era levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini di Ai. 22Anche gli altri uscirono dalla città contro di loro, e così i combattenti di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli da una parte e dall'altra. Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco. 23Presero vivo il re di Ai e lo condussero da Giosuè. 24Quando gli Israeliti ebbero finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai, che li avevano inseguiti in campo aperto nel deserto, e tutti fino all'ultimo furono passati a fil di spada, tutti gli Israeliti rientrarono in Ai e la colpirono a fil di spada. 25Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutta la popolazione di Ai. 26Giosuè non ritirò la mano che brandiva il giavellotto, finché non ebbero votato allo sterminio tutti gli abitanti di Ai. 27Gli Israeliti trattennero per sé soltanto il bestiame e il bottino della città, secondo l'ordine che il Signore aveva dato a Giosuè. 28Giosuè incendiò Ai, riducendola a una collina di rovine per sempre, una desolazione fino ad oggi. 29Fece appendere il re di Ai a un albero, fino alla sera. Al tramonto Giosuè comandò che il suo cadavere fosse calato giù dall'albero; lo gettarono all'ingresso della porta della città e vi eressero sopra un gran mucchio di pietre, che esiste ancora oggi.

Sacrificio e lettura della legge sul monte Ebal (8,30-35) 30In quell'occasione Giosuè costruì un altare al Signore, Dio d'Israele, sul monte Ebal, 31come aveva ordinato Mosè, servo del Signore, agli Israeliti, secondo quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, un altare di pietre intere, non levigate dal ferro; vi bruciarono sopra olocausti in onore del Signore e immolarono sacrifici di comunione. 32In quel luogo Giosuè scrisse sulle pietre una copia della legge di Mosè, che questi aveva scritto alla presenza degli Israeliti. 33Tutto Israele, gli anziani, gli scribi, i giudici, il forestiero come quelli del popolo, stavano in piedi da una parte e dall'altra dell'arca, di fronte ai sacerdoti leviti, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore: una metà verso il monte Garizìm e l'altra metà verso il monte Ebal, come aveva prescritto Mosè, servo del Signore, per benedire il popolo d'Israele anzitutto. 34Giosuè lesse poi tutte le parole della legge, la benedizione e la maledizione, secondo quanto sta scritto nel libro della legge. 35Di tutto quanto Mosè aveva comandato, non ci fu parola che Giosuè non leggesse davanti a tutta l'assemblea d'Israele, comprese le donne, i fanciulli e i forestieri che camminavano con loro.

__________________________ Note

8,1-29 Una volta rimosso l’ostacolo del sacrilegio, Dio dà agli Israeliti la città di Ai. La narrazione è una delle più dettagliate imprese militari riferite dalla Bibbia. A conquista avvenuta, Giosuè rende la città una collina di rovine per sempre (v. 28).

8,29 l tramonto Giosuè comandò: l’autore è sotto l’influsso di Dt 21,22-23; il cadavere di un giustiziato, che per infamia è stato appeso a un albero, deve essere sepolto prima del tramonto. Vedi ancora Gs 10,26-27.

8,32-33 Giosuè scrisse sulle pietre: l’autore si richiama forse a una festa di rinnovamento dell’alleanza, nel grande scenario dell’Ebal (m. 938) e del Garizìm (m. 870), che diventerà il monte sacro dei Samaritani. Nella gola tra i due monti si trova Sichem, luogo caro alle tradizioni patriarcali.

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Approfondimenti

1-29. A differenza del c. 6, questo brano riesce a presentare abbastanza bene i movimenti strategici delle truppe di Giosuè, sebbene non pochi dati topografici siano di difficile identificazione e poco armonizzabili. A parte le precondizioni indispensabili (l'eliminazione del peccato, l'assicurazione dell'assistenza divina), l'attacco è preparato con cura e con astuzia. L'espediente dell'imboscata riesce. Il ḥērem questa volta è più mitigato. Giosuè potrà trattenere per il popolo ßil bottino e il bestiame”, dopo aver sterminato gli abitanti.

1. Espiata la colpa di Acan e ottenuta la riconciliazione con JHWH, Israele torna in situazione di guerra santa. Qui però, come s'è accennato, l'azione è prettamente militare. Non si riscontrano influssi di carattere liturgico.

10-13. Il racconto risulterebbe più scorrevole ponendo tra parentesi questi versetti, che non sono del tutto in sintonia con il resto e che, forse, sono stati inseriti come una variante della tradizione relativa alla conquista di Ai.

18-19. Il testo ricorda quello di Mosè nella battaglia contro gli Amaleciti, cfr. Es 17,8-15 (cfr. anche il v. 26).

30-35. Il brano è di grande importanza per la storia d'Israele. Lo scenario è già consacrato dalla memoria dei patriarchi. Abramo fece sosta a Sichem, ebbe la teofania presso la quercia di More e costruì un altare (Gn 12,6-18). Anche Giacobbe vi si stabili e anch'egli costruì un altare (Gn 33,18). Sichem, con i monti Ebal e Garizim, entra in questione come luogo della celebrazione del rinnovamento dell'alleanza in Dt 27 e in Gs 24. Nel c. 27 del Deuteronomio, a conclusione del corpo legislativo deuteronomico, e secondo quanto aveva detto Mosè in Dt 11,26-30, si riscontrano elementi analoghi a quelli del nostro brano: l'erezione dell'altare, fatto di pietre «intatte, non toccate dal ferro» (v. 31, cfr. Dt 27,5), l'offerta dei sacrifici (v. 31b; cfr. Dt 27,6-7), la scrittura su pietre di una copia della legge (v. 32; cfr. Dt 27,2.3.8), la sistemazione degli Israeliti tra i due monti (v. 33; cfr. Dt 27,11-13). Quanto alle benedizioni e alle maledizioni (v. 34), nel Deuteronomio esse figurano, in forma ampliata, nei cc. 27-28. Questo nostro brano dunque, unito a Dt 27, oltre che a Gs 24, propone un modello ideale, compiuto, di rinnovamento dell'alleanza quale era praticato periodicamente da Israele ormai stabilito nella terra promessa. Qui il brano può anche essere fuori posto. La sua collocazione naturale sembra essere il c. 24, alla fine dell'occupazione e dell'insediamento nel paese. Il suo inserimento a questo punto intende forse sottolineare il seguente dato: la conquista di Gerico e di Ai va considerata una tappa decisiva nella campagna di occupazione della Palestina e come tale merita di essere celebrata. Potrebbe valere anche un altro motivo, ossia il parallelismo tra l'esodo e l'ingresso in Canaan. Come l'esodo culmina nell'alleanza al Sinai, così l'ingresso nella terra culmina nell'alleanza celebrata a Sichem.

30. Il monte Ebal, a nord-ovest di Sichem, è la cima più alta della Palestina. Forse il testo in origine aveva «Garizim», che è il monte delle benedizioni (Dt 27,12), sostituito con Ebal (come in Dt 27,4) per polemico contro i Samaritani, che sul Garizim avevano il loro tempio.

33. Dt 27 invece non fa alcun cenno all'arca, né ai sacerdoti leviti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Acan viola l’interdetto e viene punito 1Ma gli Israeliti violarono la legge dello sterminio: Acan, figlio di Carmì, figlio di Zabdì, figlio di Zerach, della tribù di Giuda, si impadronì di cose votate allo sterminio e allora la collera del Signore si accese contro gli Israeliti. 2Giosuè inviò degli uomini da Gerico ad Ai, che si trova presso Bet-Aven, a oriente di Betel, con quest'ordine: “Salite a esplorare la regione”. Quegli uomini salirono a esplorare Ai, 3ritornarono da Giosuè e gli dissero: “Non c'è bisogno che vada tutto il popolo: vadano all'assalto due o tremila uomini, ed espugneranno Ai; non impegnare tutto il popolo, perché sono in pochi”. 4Vi andarono allora del popolo circa tremila uomini, ma dovettero fuggire davanti a quelli di Ai, 5che ne uccisero circa trentasei, li inseguirono dalla porta della città fino a Sebarìm, sconfiggendoli sulle pendici. Il cuore del popolo si sciolse come acqua. 6Giosuè si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra davanti all'arca del Signore e lì rimase fino a sera insieme agli anziani d'Israele, e si cosparsero il capo di polvere. 7Giosuè disse: “Ah! Signore Dio, perché hai voluto far passare il Giordano a questo popolo, per consegnarci poi nelle mani dell'Amorreo e distruggerci? Avessimo deciso di stabilirci al di là del Giordano! 8Perdona, Signore mio: che posso dire, dal momento che Israele ha dovuto volgere le spalle di fronte ai suoi nemici? 9Lo udranno i Cananei e tutti gli abitanti della regione, ci accerchieranno e cancelleranno il nostro nome dalla terra. E tu, che farai per il tuo grande nome?“. 10Rispose il Signore a Giosuè: “Àlzati, perché stai con la faccia a terra? 11Israele ha peccato. Essi hanno trasgredito il patto che avevo loro imposto e hanno preso cose votate allo sterminio: hanno rubato, hanno dissimulato, le hanno messe nei loro sacchi! 12Gli Israeliti non potranno resistere ai loro nemici, volgeranno loro le spalle, perché sono incorsi nello sterminio. Non sarò più con voi, se non estirperete da voi la causa dello sterminio. 13Su, santifica il popolo e di' loro: “Per domani santificatevi, perché così dice il Signore, Dio d'Israele: C'è una causa di sterminio in mezzo a te, Israele! Tu non potrai resistere ai tuoi nemici, finché non eliminerete da voi la causa dello sterminio. 14Vi accosterete dunque domattina divisi per tribù: la tribù che il Signore avrà designato con la sorte si accosterà per casati e il casato che il Signore avrà designato si accosterà per famiglie; la famiglia che il Signore avrà designato si accosterà per individui. 15Colui che risulterà causa di sterminio sarà bruciato lui e tutte le sue cose, per aver trasgredito il patto del Signore e aver commesso un'infamia in Israele”“. 16Giosuè si alzò di buon mattino e fece accostare Israele per tribù e venne sorteggiata la tribù di Giuda. 17Fece accostare i casati di Giuda e venne sorteggiato il casato degli Zerachiti; fece accostare il casato degli Zerachiti per famiglie e venne sorteggiato Zabdì; 18fece accostare la sua famiglia per individui e venne sorteggiato Acan, figlio di Carmì, figlio di Zabdì, figlio di Zerach, della tribù di Giuda. 19Disse allora Giosuè ad Acan: “Figlio mio, da' gloria al Signore, Dio d'Israele, e rendigli lode. Raccontami dunque che cosa hai fatto, non me lo nascondere”. 20Acan rispose a Giosuè: “È vero, io ho peccato contro il Signore, Dio d'Israele, e ho fatto quanto vi dirò: 21avevo visto nel bottino un bel mantello di Sinar, duecento sicli d'argento e un lingotto d'oro del peso di cinquanta sicli. Li ho desiderati e me li sono presi, ed eccoli nascosti in terra al centro della mia tenda, e l'argento è sotto”. 22Giosuè mandò incaricati che corsero alla tenda, ed ecco, tutto era nascosto nella tenda e l'argento era sotto. 23Presero il tutto dalla tenda, lo portarono a Giosuè e a tutti gli Israeliti e lo deposero davanti al Signore. 24Giosuè allora prese Acan figlio di Zerach con l'argento, il mantello, il lingotto d'oro, i suoi figli, le sue figlie, i suoi buoi, i suoi asini, le sue pecore, la sua tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele era con lui ed egli li condusse alla valle di Acor. 25Giosuè disse: “Come tu ci hai arrecato disgrazia, così oggi il Signore l'arrechi a te!”. Tutti gli Israeliti lo lapidarono. Poi li bruciarono tutti e li coprirono di pietre. 26Eressero poi sul posto un gran mucchio di pietre, che esiste ancora oggi. E il Signore placò l'ardore della sua ira. Perciò quel luogo si chiama valle di Acor fino ad oggi. __________________________ Note

7,2 Ai: città situata al centro della terra di Canaan, circa venti chilometri a nord-ovest di Gerico e due da Betel, in un importante punto strategico. Il suo nome significa “rovina”.

7,24-25 La punizione, che raggiunge non solo Acan, ma anche i suoi figli e le sue figlie, si basa sull’antica legge della solidarietà, che coinvolgeva nella punizione i membri della famiglia e del clan (Nm 16,32). A essa subentrerà più tardi la legge della responsabilità personale (Dt 24,16; Ger 31,30; Ez 18,2-4).

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Approfondimenti

Il capitolo, nella sua forma attuale, continua il precedente. Giosuè aveva raccomandato di non violare le norme del ḥērem, (6,18), le cui trasgressioni avrebbero comportato conseguenze funeste. Ciò nonostante, qualcuno in Israele venne meno. È questa mancanza – afferma sostanzialmente il nostro brano – la causa vera della iniziale disfatta subita da Giosuè nel tentativo di occupare Ai. Pur essendo uno solo il colpevole, per la legge della solidarietà tutti risultano partecipi del peccato e destinatari del castigo. Solo dopo che sarà scontata la pena, e Israele sarà purificato, Giosuè potrà procedere alla conquista della città. Da Gs 7 risulta con particolare chiarezza il nesso tra il ḥērem (7,1.11.13.15) e la guerra santa (cfr. anche Gs 6,17s.). Ciò che è interdetto, il ḥērem, appartiene in ogni caso a JHWH e qualsiasi trasgressione di questo diritto di proprietà causa la rovina della comunità consacrata. L'uso cultuale e l'uso collegato con la guerra santa qui si identificano. Con la monarchia, l'uso del ḥērem legato alla guerra scomparirà, mentre nei testi deuteronomici e deuteronomistici (specie quelli di Gs 10-11) il ḥērem della guerra santa significa l'annientamento del nemico a scopo religioso.

2. Anche la città di Ai era situata in un punto strategico per l'ingresso in Palestina, circa 20 chilometri a nord-ovest di Gerico e a soli due chilometri da Betel (l'odierno centro urbano arabo di Beitin) il santuario legato al ricordo dei patriarchi. Per essere diventata centro di culti idolatrici, i profeti la chiameranno Bet-Aven, «casa della nullità» o «casa della vanità». Come per Gerico, anche ora Giosuè invia i suoi uomini ad esplorare la zona. «Ai» significa rovina, e probabilmente il centro urbano era già ridotto a macerie all'epoca della conquista di Giosuè. Il brano è parallelo al racconto della conquista di Gabaa (Gdc 20) e la sua origine va ricercata forse nel vicino santuario di Betel.

5. La sconfitta ingenera uno scoraggiamento profondo. Israele si sente abbandonato da JHWH e umiliato di fronte al nemico.

6-9. Lamento e riti penitenziali di Giosuè e degli anziani. Si veda il comportamento di Mosè in circostanze simili (Es 32,11; Nm 14,13-19; Dt 9,6). Anche Giosuè intercede per il popolo, come Mosè, anche se la sua preghiera non raggiunge i vertici di quella di Mosè.

10-15. L'oracolo del Signore dà ragione della sconfitta. È stato violato il ḥērem, è stato commesso un peccato di infedeltà e di slealtà nei confronti di Dio e dell'intera comunità. Si tratta di un sacrilegio che contagia tutto Israele. È necessario che il popolo si “santifichi” purificandosi (v. 13). La ricerca del colpevole (v. 14) è eseguita con ordine e scrupolo.

16-23. Il peccatore è individuato. Acan fa piena confessione della colpa (vv. 20-21). Il prezioso mantello rubato è posto nel tesoro di JHWH (vv. 22-23).

24-26. Acan viene lapidato, i membri del suo clan sono bruciati. Alla lapidazione prende parte tutto il popolo. La radice ebraica per «disgrazia» è ‘kr, che suona lontanamente simile ad Acor, il che permette l'artificiosa associazione tra Acan e la valle di Acor.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Conquista di Gerico 1Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava. 2Disse il Signore a Giosuè: “Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri. 3Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni. 4Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. 5Quando si suonerà il corno d'ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé”. 6Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro: “Portate l'arca dell'alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca del Signore”. 7E al popolo disse: “Mettetevi in marcia e girate intorno alla città e il gruppo armato passi davanti all'arca del Signore”. 8Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d'ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono le trombe, mentre l'arca dell'alleanza del Signore li seguiva. 9Il gruppo armato marciava davanti ai sacerdoti che suonavano le trombe e la retroguardia seguiva l'arca; si procedeva al suono delle trombe. 10Giosuè aveva dato quest'ordine al popolo: “Non lanciate il grido di guerra, non alzate la voce e non esca parola dalla vostra bocca fino al giorno in cui vi dirò di gridare. Allora griderete”. 11L'arca del Signore girò intorno alla città, percorrendone il perimetro una volta. Poi tornarono nell'accampamento e passarono la notte nell'accampamento. 12Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l'arca del Signore; 13i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca del Signore, procedevano suonando le trombe. Il gruppo armato marciava davanti a loro e la retroguardia seguiva l'arca del Signore; si procedeva al suono delle trombe. 14Il secondo giorno girarono intorno alla città una volta e tornarono poi all'accampamento. Così fecero per sei giorni. 15Il settimo giorno si alzarono allo spuntare dell'alba e girarono intorno alla città sette volte, secondo questo cerimoniale; soltanto in quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città. 16Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: “Lanciate il grido di guerra, perché il Signore vi consegna la città. 17Questa città, con quanto vi è in essa, sarà votata allo sterminio per il Signore. Rimarrà in vita soltanto la prostituta Raab e chiunque è in casa con lei, perché ha nascosto i messaggeri inviati da noi. 18Quanto a voi, guardatevi da ciò che è votato allo sterminio: mentre operate la distruzione, non prendete nulla di ciò che è votato allo sterminio, altrimenti rendereste votato allo sterminio l'accampamento d'Israele e gli arrechereste una disgrazia. 19Tutto l'argento e l'oro e gli oggetti di bronzo e di ferro sono consacrati al Signore: devono entrare nel tesoro del Signore”. 20Il popolo lanciò il grido di guerra e suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba e lanciò un grande grido di guerra, le mura della città crollarono su se stesse; il popolo salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e si impadronirono della città. 21Votarono allo sterminio tutto quanto c'era in città: uomini e donne, giovani e vecchi, buoi, pecore e asini, tutto passarono a fil di spada. 22Giosuè aveva detto ai due uomini che avevano esplorato la terra: “Entrate nella casa della prostituta, conducetela fuori con quanto le appartiene, come le avete giurato”. 23Quei giovani esploratori entrarono e condussero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e quanto le apparteneva. Fecero uscire tutti quelli della sua famiglia e li posero fuori dell'accampamento d'Israele. 24Incendiarono poi la città e quanto vi era dentro. Destinarono però l'argento, l'oro e gli oggetti di bronzo e di ferro al tesoro del tempio del Signore. 25Giosuè lasciò in vita la prostituta Raab, la casa di suo padre e quanto le apparteneva. Ella è rimasta in mezzo a Israele fino ad oggi, per aver nascosto gli inviati che Giosuè aveva mandato a esplorare Gerico. 26In quella circostanza Giosuè fece giurare: “Maledetto davanti al Signore l'uomo che si metterà a ricostruire questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!”. 27Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutta la regione.

__________________________ Note

6,1-27 Ritorna il vocabolario liturgico-cultuale dei tre capitoli precedenti. Nell’ultimo giorno, tutto il popolo si muove processionalmente dietro l’arca in totale silenzio. L’autore non vuole riferire le precise modalità che hanno portato alla conquista di Gerico, ma si limita a descrivere una liturgia guerriera che fa risaltare come l’esito dell’impresa sia da attribuire solo a Dio (v. 2).

6,1 La Gerico di Giosuè viene situata nell’attuale Tell es-Sultan, tre chilometri a nord-est della Gerico erodiana. Un’abbondante sorgente d’acqua fa della zona di Gerico un’oasi fertilissima, abitata fin dalla più remota antichità.

6,17-19 Il racconto si interrompe per riportare l’interdetto, o sterminio, che Giosuè lancia contro la città, nel quadro della guerra santa. Si tratta di uno sterminio totale; così ancora in 8,20-26; 10,28-11,23. Era, questa, una pratica diffusa nell’antichità; ma l’immagine di uno sterminio generalizzato dei popoli della terra di Canaan, compiuto dagli Israeliti, viene smentita dal seguito dell’opera (vedi Gdc 1; 1Re 9,20-21). Questi stermini sono da considerare, per gran parte, creazioni dell’autore, fatte a scopo didattico-religioso: gli Israeliti non devono aver rapporti con i pagani.

6,26 Il compimento di queste parole di Giosuè si ha in 1Re 16,34.

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Approfondimenti

1-27. Sul piano degli avvenimenti esterni, il capitolo si riaggancia all'episodio degli esploratori (c. 2). È importante però leggere questa pagina, ben nota per i suoi aspetti ritenuti pittoreschi e mirabolanti (le gigantesche mura di Gerico che crollano al suono delle trombe), nella prospettiva giusta. Come s'è accennato, i dati archeologici ci informano che in effetti Gerico era già un mucchio di rovine quando gli Israeliti entrarono in Canaan. Se la tradizione e l'immaginazione popolare collegarono questo centro urbano antichissimo e strategico con le gesta mitiche di Giosuè, è perché Gerico, durante il periodo pre-monarchico e monarchico, si presentava come località quasi disabitata. Il testo che abbiamo dinanzi non è certo una pagina di cronaca. Si tratta piuttosto di un brano da leggere in chiave socio-religiosa, oltre che teologica e liturgica, nella stessa ottica con cui abbiamo letto l'attraversamento del Giordano, che si presenta come la celebrazione liturgica intesa a ricordare, esaltare e riattualizzare l'evento nel suo senso perenne. In questo caso, il significato teologico è il seguente: non sono stati gli Israeliti ad abbattere gli ostacoli che impedivano l'ingresso nella terra promessa, bensì JHWH. Il segno visibile della sua presenza come capo d'Israele nella guerra santa è l'arca, che già nel deserto e nella traversata del Giordano aveva guidato il popolo, considerato come un esercito e insieme una comunità liturgica, in marcia o in processione. Della guerra santa il c. 6 di Giosuè contiene altri elementi caratteristici, che danno ragione della sua doppia dimensione: militare e liturgica. Già prima di partire, i combattenti hanno la certezza della vittoria (v. 2). Le azioni sono di carattere simbolico, perché espressione e veicolo – secondo una teologia arcaica e un po' magica – della potenza divina. Per questo sono azioni rituali, che obbediscono a norme precise: i sette giri dell'arca attorno alle mura, i sette giorni, i sette sacerdoti, le sette trombe. L'intervento di JHWH è diretto. Sul nemico e sui suoi beni viene eseguito lo sterminio (ḥērem, vv. 18-24). Questi elementi, ed altri ancora (vedi il commento ai singoli versetti), fanno del c. 6 più che il racconto di un'impresa militare, la presentazione della liturgia di un evento mirabile, il cui messaggio e valore sono sempre attuali: JHWH ha manifestato la sua fedeltà a Israele in un (altro) momento cruciale della sua storia, all'atto di superare ostacoli enormi per entrare in Palestina.

2-5. JHWH ordina a Giosuè: per sei giorni si dovrà girare attorno a Gerico con l'arca preceduta da sette sacerdoti con sette trombe; il settimo giorno si dovranno fare sette giri. Il numero sette è sacro e, a quanto pare, era uno dei numeri usati per le benedizioni e le maledizioni. La presenza dei sacerdoti e il ruolo di primo piano svolto da essi costituisce un altro dato caratteristico della guerra santa, come del resto il suono del corno (cfr. ad esempio Gdc 7,8). Esso era usato anche in sede liturgica, per introdurre l'acclamazione del popolo nel rituale dell'arca (1Sam 4,5ss.; 2Sam 6,15), in cui JHWH era riconosciuto quale capo supremo dell'esercito. Qui (v. 20) l'acclamazione è “il grido di guerra”, al quale JHWH risponde manifestando direttamente la sua potenza e facendo crollare le mura della città.

6-10. In obbedienza al comando di JHWH, Giosuè comunica ai sacerdoti e al popolo l'ordine di mettersi in movimento. La sfilata è composta dai guerrieri d'avanguardia, seguiti dai sacerdoti con le trombe, davanti all'arca, e quindi da altri guerrieri e dal popolo non armato, come retroguardia. La disposizione non è militare, ma liturgica. Si tratta di una processione, non di una marcia. Nessuno può far sentire la propria voce, fino a quando sarà dato l'ordine di lanciare il grido di guerra.

11-19. Il racconto non è del tutto organico. Si noti il crescendo nell'azione liturgica, che ne sottolinea il carattere simbolico. Al momento finale il ritmo è interrotto da un altro discorso di Giosuè, che ripete e precisa come dovranno svolgersi i fatti, insistendo sul ḥērem (vv. 17-18).

20-21. Cfr. i vv. 17-18. Lo sterminio dei vinti è il punto culminante della guerra santa, una pratica comune ai popoli antichi, con differenti forme di intensità. Questo annientamento era considerato alla stregua di una consacrazione delle vittime al proprio Dio. Il bottino e gli uomini fatti prigionieri erano ḥērem, “separati”, consacrati, appartenenti per diritto a JHWH e sottratti perciò all'uso profano. Qui il ḥērem è applicato nella sua forma più rigorosa: tutta la città dev'essere bruciata e gli oggetti preziosi dovranno essere riservati alla casa di JHWH. Il Deuteronomio (13,14-16; 20,10-15) prevede forme più miti di ḥērem.

22-25. Raab viene risparmiata – ed è l'unica eccezione – perché era stata strumento prezioso per Israele in questa impresa.

26. Gerico sopravvisse priva di mura, in condizioni miserevoli. Chiel di Betel le ricostruì, “gettando le fondamenta sopra Abiram, suo primogenito” e innalzandone le porte “sopra Segub, suo ultimogenito” (1Re 16,34). La condizione di umiliazione della città e le circostanze orribili della ricostruzione delle sue mura sono considerate il compimento della maledizione pronunciata da Giosuè.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Giosuè e gli Israeliti a Gàlgala 1Quando tutti i re degli Amorrei, a occidente del Giordano, e tutti i re dei Cananei, lungo il mare, vennero a sapere che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano davanti agli Israeliti, al loro passaggio, si sentirono venir meno il cuore e rimasero senza coraggio davanti agli Israeliti. 2In quel tempo il Signore disse a Giosuè: «Fatti coltelli di selce e fa' una nuova circoncisione agli Israeliti». 3Giosuè si fece coltelli di selce e circoncise gli Israeliti al colle dei Prepuzi. 4La ragione di questa circoncisione praticata da Giosuè è la seguente: tutto il popolo uscito dall'Egitto, i maschi, tutti gli uomini atti alla guerra, erano morti nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto. 5Tutti coloro che erano usciti erano circoncisi, mentre tutti coloro che erano nati nel deserto, dopo l'uscita dall'Egitto, non erano circoncisi. 6Quarant'anni infatti avevano camminato gli Israeliti nel deserto, finché non fu estinta tutta la generazione degli uomini idonei alla guerra, usciti dall'Egitto; essi non avevano ascoltato la voce del Signore e il Signore aveva giurato di non far loro vedere quella terra che il Signore aveva giurato ai loro padri di darci, terra dove scorrono latte e miele. 7Al loro posto suscitò i loro figli e Giosuè circoncise costoro; non erano infatti circoncisi, perché non era stata fatta la circoncisione durante il viaggio. 8Quando si terminò di circoncidere tutti, rimasero a riposo nell'accampamento fino al loro ristabilimento. 9Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l'infamia dell'Egitto». Quel luogo si chiama Gàlgala fino ad oggi. 10Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. 11Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. 12E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan. 13Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?». 14Rispose: «No, io sono il capo dell'esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che ha da dire il mio signore al suo servo?». 15Rispose il capo dell'esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece. _________________ Note

5,1 si sentirono venir meno il cuore: Dio paralizza con lo spavento gli avversari del suo popolo. Parlando di Amorrei e Cananei, l’autore vuole indicare tutte le popolazioni che allora esistevano nella terra di Canaan. Il tema della paura ha un posto notevole nel libro (vedi 2,9-11; 2,24; 6,1).

5,4-5 tutti coloro che erano nati nel deserto: il testo intende spiegare perché Mosè non avesse più praticato la circoncisione. Probabilmente si riallaccia a Nm 14, che parla di una defezione generale d’Israele.

5,9 l’infamia dell’Egitto: forse la non circoncisione della generazione del deserto. Segue l’eziologia che dà una nuova spiegazione del nome di Gàlgala, facendolo derivare dal verbo ebraico galal, che significa “far ruotare”, “girare” (vedi nota a 4,20).

5,10 La celebrazione della Pasqua ha segnato l’uscita dall’Egitto (Es 12) e ora segna l’inizio del possesso della terra. Questo parallelismo era stato già abbozzato dall’episodio precedente: la circoncisione è il presupposto per celebrare la Pasqua (Es 12,44.48).

5,12 Una volta entrati nella terra, gli Israeliti, invece della manna, incominciano a mangiare i frutti della terra. Iniziano così una nuova pagina della loro storia.

5,13 alzò gli occhi e vide un uomo: l’apparizione divina a Giosuè si determina gradualmente. Si tratta di una replica dell’apparizione di Dio a Mosè sul Sinai (Es 3,5).

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Approfondimenti

1-9. Anche questo brano non è molto coerente. Perché nel deserto Mosè non ha fatto circoncidere i figli d'Israele? I profeti parlano del periodo del deserto come di un tempo ideale, di familiarità con JHWH (Os 2,17; 13, 4; Ger 2,2). Probabilmente, l'autore qui si ricollega a Nm 14, dove si racconta di una apostasia generale d'Israele. Giosuè si preoccupa di rinnovare nel popolo il segno esterno dell'alleanza. La circoncisione è per il codice sacerdotale (Gn 17, P) il segno dell'alleanza ed è prescritta da Es 12,44-49 come condizione per consumare la Pasqua. Il legame tra la circoncisione e la Pasqua, presente anche qui, crea un ulteriore parallelismo con l'esodo. Per guarire dalla febbre provocata dalla circoncisione occorrevano alcuni giorni. Il momento più doloroso si aveva il terzo giorno. «l'infamia d'Egitto» (v. 9) può essere un'allusione al fatto che l'epoca dell'Egitto e delle sue conseguenze è definitivamente tramontata. La circoncisione (e la Pasqua) di Galgala segnano un nuovo inizio, nella libertà della terra promessa. L'etimologia di Galgala (v. 9) è artificiosa. Il verbo gll significa far ruotare, girare, rimuovere, in riferimento al rito della circoncisione praticato in questa località.

10-15. Il brano narra la celebrazione della Pasqua (vv. 10-12), anche questa volta sul modello della celebrazione avvenuta dopo il passaggio del Mar Rosso. Si parla quindi di una teofania a Giosuè (vv. 13-15), che richiama le antiche teofanie ai patriarchi, e soprattutto l'apparizione di JHWH a Mosè nel roveto ardente (Es 3).

10-12. In origine la Pasqua era una festa pastorale, nella quale si celebravano le nascite primaverili del gregge. In seguito è stata storicizzata come celebrazione dell'esodo. La festa degli Azzimi era inizialmente una ricorrenza agraria, di ringraziamento per l'inizio del raccolto. Le due celebrazioni furono ben presto unificate (Lv 23,5-6; Es 12; Nm 28,16-17; Dt 16,1-8), nell'associazione con l'accadimento fondante dell'esodo. Qui l'autore le presuppone già unite. La fine della manna è indizio della fine di un periodo nella storia d'Israele. Ha inizio l'era dell'esistenza nel paese «dove scorre latte e miele» (Es 3,8.17; 13,5, e soprattutto Dt 11,10-17).

13-15. L'angelo appare a Giosuè in veste di guerriero (cfr. per apparizioni similari 1Cr 21,16; Es 23,20), come «capo dell'esercito del Signore», affermando: «Giungo proprio ora». Anche qui si può scorgere un tratto parallelo all'esodo, dove l'angelo sterminatore aveva dato avvio a una notte di salvezza per Israele. A quel primo atto salvifico ne segue ora un secondo, correlativo: l'introduzione nella terra, per iniziativa dell'angelo di JHWH e del suo esercito. In questo senso l'apparizione introduce anche l'episodio di guerra santa che segue, al c. 6. Il v. 15 crea un nuovo punto di contatto con le vicende dell'esodo, questa volta ancor più esplicito. L'angelo ripete a Giosuè le parole dette da JHWH a Mosè al roveto ardente (Es 3,5). Il paese in cui Israele sta per entrare, è sacro. Anche ciò costituisce un tratto introduttivo al c. 6.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Le dodici pietre commemorative e l’arrivo a Gàlgala 1Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il Signore disse a Giosuè: 2«Sceglietevi tra il popolo dodici uomini, un uomo per ciascuna tribù, 3e comandate loro di prendere dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti, di trasportarle e di deporle dove questa notte pernotterete». 4Giosuè convocò i dodici uomini che aveva designato tra gli Israeliti, un uomo per ciascuna tribù, 5e disse loro: «Passate davanti all'arca del Signore, vostro Dio, in mezzo al Giordano, e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, 6perché siano un segno in mezzo a voi. Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, 7risponderete loro: “Le acque del Giordano si divisero dinanzi all'arca dell'alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero. Queste pietre dovranno essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre”». 8Gli Israeliti fecero quanto aveva comandato Giosuè, presero dodici pietre in mezzo al Giordano, come aveva detto il Signore a Giosuè, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, le trasportarono verso il luogo di pernottamento e le deposero là. 9Giosuè poi eresse dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza: esse si trovano là fino ad oggi. 10I sacerdoti che portavano l'arca rimasero fermi in mezzo al Giordano, finché non si fosse compiuto quanto Giosuè aveva comandato al popolo, secondo l'ordine del Signore e secondo tutte le prescrizioni dategli da Mosè. Il popolo dunque si affrettò ad attraversare il fiume. 11Quando poi tutto il popolo ebbe terminato la traversata, anche l'arca del Signore attraversò e i sacerdoti si posero dinanzi al popolo. 12Quelli di Ruben, di Gad e metà della tribù di Manasse, ben armati, attraversarono in testa agli Israeliti, secondo il comando di Mosè; 13circa quarantamila, militarmente equipaggiati, attraversarono davanti al Signore pronti a combattere, in direzione delle steppe di Gerico. 14In quel giorno il Signore rese grande Giosuè agli occhi di tutto Israele. Essi lo temettero, come avevano temuto Mosè tutti i giorni della sua vita. 15Il Signore disse a Giosuè: 16«Comanda ai sacerdoti che portano l'arca della Testimonianza di risalire dal Giordano». 17Giosuè comandò ai sacerdoti: «Risalite dal Giordano». 18Quando i sacerdoti, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore, risalirono dal Giordano, nello stesso momento in cui la pianta dei loro piedi toccò l'asciutto, le acque del Giordano tornarono al loro posto e rifluirono come nei giorni precedenti su tutta l'ampiezza delle loro sponde. 19Il popolo risalì dal Giordano il dieci del primo mese e si accampò a Gàlgala, sul confine orientale di Gerico. 20Giosuè eresse a Gàlgala quelle dodici pietre prese dal Giordano 21e disse agli Israeliti: «Quando un domani i vostri figli chiederanno ai loro padri: “Che cosa sono queste pietre?”, 22darete ai vostri figli questa spiegazione: “All'asciutto Israele ha attraversato questo Giordano, 23poiché il Signore, vostro Dio, prosciugò le acque del Giordano dinanzi a voi, finché non attraversaste, come il Signore, vostro Dio, fece con il Mar Rosso, che prosciugò davanti a noi finché non attraversammo; 24perché tutti i popoli della terra sappiano che la mano del Signore è potente e voi temiate tutti i giorni il Signore, vostro Dio”».

_________________ Note

4,5-8 La terminologia usata è quella propria della catechesi deuteronomistica di Dt 6,20; vedi anche Es 12,26.

4,9 fino ad oggi: frase abituale che accompagna una eziologia. L’autore dice che, quando lui scriveva, si vedevano ancora dodici pietre, che si pensava fossero quelle fatte porre da Giosuè.

4,19 il dieci del primo mese: giorno in cui iniziava la preparazione della Pasqua (Es 12,3). La data serve a preparare la celebrazione della Pasqua di 5,10-12.

4,20 Gàlgala: etimologicamente vuole dire “cerchio” (di pietre); è la località-santuario del tempo di Giosuè, di Samuele (1Sam 11,14-15), di Davide (2Sam 19,16). A Gàlgala Giosuè stabilisce il suo quartier generale (Gs 9,6; 10,6-9). Dalle tradizioni nate intorno al santuario di Gàlgala, probabilmente, proviene il materiale confluito nella prima parte di questo libro.

4,21-24 Seconda catechesi, ugualmente di formulazione deuteronomistica.

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Approfondimenti

Il capitolo è complesso e contiene dati contraddittori. Lo si può leggere nel seguente modo.

I vv. 1-9 rappresentano la prima unità. In essa

  • a) JHWH ordina a Giosuè di scegliere dodici uomini, che trasportino dodici pietre dal Giordano all'accampamento (vv. 1-3);
  • b) Giosuè comunica l'ordine ricevuto (vv. 4-7);
  • c) l'ordine viene eseguito (v. 8).

  • Il v. 9 è di difficile spiegazione.

  • I vv. 10-14 riprendono 3,17, per ribadire che la traversata è avvenuta.

I vv. 15-24 costituiscono una seconda unità, anch'essa in tre momenti:

  • a) JHWH ordina a Giosuè di comandare a sua volta ai sacerdoti di uscire dal letto del Giordano (vv. 15-16);
  • b) i sacerdoti con il popolo obbediscono; Israele si accampa a Galgala, dove Giosuè fa erigere le dodici pietre (vv. 18-20);
  • c) Giosuè parla agli Israeliti (vv. 21-24).

Oltre al parallelismo dei tre momenti (ordine di JHWH a Giosuè – trasmissione dell'ordine – sua esecuzione), balza agli occhi il parallelismo formale e contenutistico tra il punto b) della prima unità e il punto c) della seconda. Si tratta di due catechesi, sullo stile di quella di Dt 6,20-25. Anche Dt 4,9-10 insiste sulla catechesi ai figli; cfr. pure – di origine non deuteronomica – Es 12,26-27 e 13,14-15.

6-7. Le pietre devono servire da memoriale dell'evangelo salvifico che, pur legato a un preciso momento e spazio storico, conserva in sé una validità perenne e sempre attualizzabile nella celebrazione liturgica.

9. È difficile pensare a pietre collocate nel letto del Giordano che siano visibili e resistano all'impeto della corrente.

10-14. Parlano della fine della traversata, riprendendo 3,17. Il v. 13 mette in rilievo il carattere anche militare dell'avvenimento, cosa che avviene solo in questo punto del racconto.

21-24. Cfr. v. 6-7. Si noti la posizione di rilievo data a Giosuè, come mediatore di JHWH, oltre che della tradizione parenetica e catechetica d'Israele.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Passaggio del Giordano 1Giosuè si levò di buon mattino; si mossero da Sittìm e giunsero al Giordano, lui e tutti gli Israeliti. Lì pernottarono prima di attraversare. 2Trascorsi tre giorni, gli scribi percorsero l'accampamento 3e diedero al popolo quest'ordine: «Quando vedrete l'arca dell'alleanza del Signore, vostro Dio, e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete; 4vi sia però tra voi ed essa una distanza di circa duemila cubiti: non avvicinatevi. Così potrete conoscere la strada dove andare, perché prima d'oggi non siete passati per questa strada». 5Giosuè ordinò al popolo: «Santificatevi, poiché domani il Signore compirà meraviglie in mezzo a voi». 6E ai sacerdoti Giosuè disse: «Sollevate l'arca dell'alleanza e attraversate il fiume davanti al popolo». Essi sollevarono l'arca dell'alleanza e camminarono davanti al popolo. 7Il Signore disse a Giosuè: «Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che, come sono stato con Mosè, così sarò con te. 8Da parte tua, ordina ai sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: “Una volta arrivati alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete”». 9Disse allora Giosuè agli Israeliti: «Venite qui ad ascoltare gli ordini del Signore, vostro Dio». 10Disse ancora Giosuè: «Da ciò saprete che in mezzo a voi vi è un Dio vivente: proprio lui caccerà via dinanzi a voi il Cananeo, l'Ittita, l'Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l'Amorreo e il Gebuseo. 11Ecco, l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra sta per attraversare il Giordano dinanzi a voi. 12Sceglietevi dunque dodici uomini dalle tribù d'Israele, un uomo per ciascuna tribù. 13Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca del Signore di tutta la terra si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno: l'acqua che scorre da monte si fermerà come un solo argine». 14Quando il popolo levò le tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti portavano l'arca dell'alleanza davanti al popolo. 15Appena i portatori dell'arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti è colmo fino alle sponde durante tutto il tempo della mietitura –, 16le acque che scorrevano da monte si fermarono e si levarono come un solo argine molto lungo a partire da Adam, la città che è dalla parte di Sartàn. Le acque che scorrevano verso il mare dell'Araba, il Mar Morto, si staccarono completamente. Così il popolo attraversò di fronte a Gerico. 17I sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore stettero fermi all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele attraversava all'asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano.

_________________ Note

3,1-17 L’impostazione cultuale della narrazione, già presente in Gs 1, riprende in modo più vistoso. Essa avrà il suo punto culminante in Gs 6. Più che una marcia militare di avvicinamento, l’autore sacro descrive una processione solenne, con alla testa l’arca, simbolo della presenza di Dio e dell’alleanza divina con Israele.

3,16 Le acque si fermarono a partire da Adam, città comunemente identificata con l’odierna ed-Damiye, circa 25 chilometri a nord di Gerico; incerta è invece l’identificazione di Sartàn.

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Approfondimenti

Il testo a prima vista si presenta denso di ripetizioni e incoerenze, che sembrano tradire una storia piuttosto complessa della sua formazione. Vi fanno capo, a quanto pare, alcune tradizioni cresciute attorno a Galgala e altre narrazioni. Ma l'evento centrale – la miracolosa separazione delle acque del Giordano, che consente al popolo di attraversare il fiume a piedi asciutti, in solenne processione liturgica (v. 16) – è narrato una sola volta. Ad esso è ricollegata un'eziologia, che spiega l'origine delle pietre collocate nel santuario di Galgala (4,20), e forse anche una seconda tradizione, che intende dare ragione delle pietre ammassate nel letto del Giordano (4,9). A queste tradizioni è connessa l'arca dell'alleanza, che in questo capitolo svolge un ruolo di primo piano. Il racconto del passaggio del Giordano (c. 3) prosegue (4,1-5,12) con quello dell'ingresso in Canaan. Le due narrazioni formano una unità teologica analoga a quella dell'esodo, come fa rilevare la mano redazionale (3,7; 4,14.23).

Il motivo del “passaggio” è sottolineato dal ricorrere frequente del verbo «passare» (‘br). L'autore insiste sul carattere miracoloso dell'evento e sui punti di contatto con il racconto dell'uscita dall'Egitto. JHWH ferma le acque del Giordano (3,7-4,18) come aveva fatto per il Mare dei Giunchi (Es 14,5-31). A guidare Israele ora è l'arca (3,6-17; 4,10-11), come a suo tempo era stata la colonna di nube o di fuoco (Es 13,21-22; 14,19-20). Altri punti di contatto con il ciclo dell'esodo sono il ruolo svolto da Giosuè (3,7; 4,14), analogo a quello di Mosè, il rinnovamento della circoncisione (5,2-9), la cessazione della manna (5,12; Es 16), la celebrazione della Pasqua (5,10; Es 12,1-28; 13,3-10).

L'avvenimento centrale, la traversata del Giordano, è descritto non come marcia militare, bensì come processione liturgica (cfr. Es 14). Altri elementi liturgici nella nostra pagina sono le pietre, dodici di numero, come le dodici tribù d'Israele (cfr. Es 24,4), anche se la loro funzione non è esposta in modo coerente, oltre all'arca, di cui s'è già detto, trasportata da “sacerdoti leviti”, mentre il resto del popolo deve restare a una distanza precisa da essa. L'arca è una specie di santuario mobile, contenente il documento dell'alleanza. Già durante la peregrinazione nel deserto veniva trasportata in testa alla colonna degli Israeliti in marcia (Nm 10,33ss.) Nella guerra santa l'arca stava di fronte all'esercito in battaglia (la sua assenza comportava la sconfitta d'Israele, Nm 14,44).

Dopo il passaggio del Giordano, sarà portata per sette giorni di seguito attorno alle mura di Gerico e, ad insediamento avvenuto, sarà collocata nel santuario di Silo (1Sam 3,3s.) e infine – dopo le vicende con i Filistei (1Sam 4,10s.; 5,3ss.; 6,1ss.) e con Davide (2Sam 6,2ss.; 11,11) – sarà situata nel tempio di Salomone (1Re 8,6ss.), dove resterà fino alla catastrofe del 587. L'arca era simbolo della presenza personale di JHWH in mezzo al suo popolo e dell'alleanza stipulata con Israele. L'indagine scientifica ha rilevato la presenza di santuari portatili analoghi nelle tribù preislamiche d'Arabia, tipici dei popoli nomadi o seminomadi, senza dimora fissa e quindi senza tempio.

1. Ci si ricollega a 1,10s.

2-6. Il viaggio descritto è quello per arrivare al Giordano, dove gli Israeliti «si accamparono prima di attraversare» (v. 1). L'arca è trasportata dai sacerdoti della tribù di Levi, ai quali il Deuteronomio (18,6s.) attribuisce ancora piena autorità sacerdotale, mentre la riforma centralizzatrice di Giosia ridurrà notevolmente l'importanza dei leviti. La distanza tra i sacerdoti che sorreggono l'arca e il popolo (v. 4) ha significato cultuale ed è un dato liturgico qui retroproiettato. Per partecipare alla guerra santa gli Israeliti devono “santificarsi” (v. 5), purificarsi, ottenere la purità rituale richiesta, che contempla l'astensione sessuale (1Sam 21,6) e l'osservanza di alcune norme igieniche. La stessa cosa aveva dovuto fare il popolo d'Israele al Sinai (Es 19).

10. La lista completa (sette nomi) è riportata anche in Es 3,8.17; 13,5; Dt 7,1; 20,17: cfr. altresì Ne 9,8. Non si sa molto di questi popoli. I Gebusei erano una popolazione mista di Hittiti e Amorriti, che avevano come centro Gerusalemme. Amorrei può significare, genericamente, “occidentali”, mentre è difficile identificare i Gergesei (Gn 10,16) e i Perizziti (Gn 13,7; 34,30). Quanto agli Evei, sembra trattarsi di un popolo di origine hurrita, affermatosi in Mesopotamia nel sec. XVI e che ritroviamo nelle montagne di Seir e a Sichem. Gli Hittiti, provenienti dalla Siria settentrionale, erano penetrati in Canaan nel sec. XV. I Cananei infine costituivano la popolazione principale della Palestina.

11. «Ecco l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra» (cfr. v. 13) è locuzione arcaica. «Signore di tutta la terra» è titolo attribuito a JHWH-re in Sal 97,5.

12. Il versetto è in rapporto con 4,1-10a, dove i «dodici uomini» entrano in azione.

14-17. Ecco la descrizione della traversata mirabile del Giordano. Secondo il c. 5, si è alla vigilia della Pasqua. Qui invece si parla dei «giorni della mietitura» dell'orzo, verso la fine di aprile. In ogni caso, siamo nel periodo in cui si sciolgono le nevi sui monti al nord e il fiume è in piena. Il testo rapporta il miracolo al ruolo dei sacerdoti. Finché questi restano immobili, in mezzo all'alveo del fiume, le acque si trattengono.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Spedizione delle spie a Gerico

1Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittìm due spie, ingiungendo: «Andate, osservate il territorio e Gerico». Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono. 2Fu riferito al re di Gerico: «Guarda che alcuni degli Israeliti sono venuti qui, questa notte, per esplorare il territorio». 3Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa' uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti a esplorare tutto il territorio». 4Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: «Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. 5All'imbrunire, quando stava per chiudersi la porta della città, uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli, presto! Li raggiungerete di certo». 6Ella invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che teneva lì ammucchiati. 7Quelli li inseguirono sulla strada del Giordano, fino ai guadi, e si chiuse la porta della città, dopo che furono usciti gli inseguitori. 8Quegli uomini non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza, 9e disse loro: «So che il Signore vi ha consegnato la terra. Ci è piombato addosso il terrore di voi e davanti a voi tremano tutti gli abitanti della regione, 10poiché udimmo che il Signore ha prosciugato le acque del Mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall'Egitto, e quanto avete fatto ai due re amorrei oltre il Giordano, Sicon e Og, da voi votati allo sterminio. 11Quando l'udimmo, il nostro cuore venne meno e nessuno ha più coraggio dinanzi a voi, perché il Signore, vostro Dio, è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra. 12Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza con voi, così anche voi userete benevolenza con la casa di mio padre; datemi dunque un segno sicuro 13che lascerete in vita mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla morte». 14Quegli uomini le dissero: «Siamo disposti a morire al vostro posto, purché voi non riveliate questo nostro accordo; quando poi il Signore ci consegnerà la terra, ti tratteremo con benevolenza e lealtà». 15Allora ella li fece scendere con una corda dalla finestra, dal momento che la sua casa era addossata alla parete delle mura, e là ella abitava, 16e disse loro: «Andate verso i monti, perché non v'incontrino gli inseguitori. Rimanete nascosti là tre giorni, fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada». 17Quegli uomini le risposero: «Saremo sciolti da questo giuramento che ci hai richiesto, se non osservi queste condizioni: 18quando noi entreremo nella terra, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra da cui ci hai fatto scendere e radunerai dentro casa, presso di te, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. 19Chiunque uscirà fuori dalla porta della tua casa, sarà responsabile lui della sua vita, non noi; per chiunque invece starà con te in casa, saremo responsabili noi, se gli si metteranno le mani addosso. 20Ma se tu rivelerai questo nostro accordo, noi saremo liberi dal giuramento che ci hai richiesto». 21Ella rispose: «Sia come dite». Poi li congedò e quelli se ne andarono. Ella legò la cordicella scarlatta alla finestra. 22Se ne andarono e raggiunsero i monti. Vi rimasero tre giorni, finché non furono tornati gli inseguitori. Gli inseguitori li avevano cercati in ogni direzione, senza trovarli. 23Quei due uomini allora presero la via del ritorno, scesero dai monti e attraversarono il fiume. Vennero da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quanto era loro accaduto. 24Dissero a Giosuè: «Il Signore ha consegnato nelle nostre mani tutta la terra e davanti a noi tremano già tutti gli abitanti della regione». __________________________ Note

2,1-24 Sittìm: “le acacie” (Abel-Sittìm in Nm 33,49) è l’ultima tappa delle tribù prima dell’entrata nella terra promessa; si trova a est del Giordano subito sopra il Mar Morto. Raab: il ricordo di questa figura passa al NT, dove ha l’onore di essere menzionata nella genealogia di Gesù (Mt 1,5: Racab) e di essere lodata per la sua fede operosa (Eb 11,31; Gc 2,25).

2,19 sarà responsabile lui della sua vita: letteralmente, “il sangue suo ricadrà sul suo capo”. La frase ha valore giuridico e viene riecheggiata da Mt 27,25.

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Approfondimenti

2,1-14. Come già aveva fatto Mosè (Nm 13-14) e secondo una prassi militare che sarà praticata anche in seguito (Gdc 18), prima di avventurarsi al di là del Giordano, Giosuè invia esploratori in avanscoperta. Provenendo dal sud, una volta attraversato il Giordano essi si troveranno in una fertile pianura, con al centro la città di Gerico, punto d'accesso all'altopiano centrale. Il nome della città (composto da yarēab, «luna» e rûah = «vento») può contenere tracce di un antico culto lunare cananeo. Come tutte le città dei Cananei, Gerico ha un suo re ed è circondata da mura possenti. Una sorgente garantisce l'acqua agli abitanti e al bestiame, il che spiega perché questo sito fu abitato a partire dal quinto millennio a.C. La Gerico biblica è situata dagli studiosi 2 chilometri circa a nord-est della Gerico attuale, a 8 chilometri dal Giordano. Scavi archeologici recenti hanno gettato nuova luce sulla Gerico del secolo XIII, epoca in cui va collocato l'ingresso degli Israeliti in Palestina. In quell'epoca la città sembra fosse oramai ridotta a un ammasso di rovine, anche se la fertile pianura circostante continuò ad attirare insediamenti. Per il redattore deuteronomista è anche questa una buona occasione per affermare che la città aveva subito la punizione divina sancita dal Deuteronomio. Ma diversamente dal c. 1, di stampo deuteronomico, questo capitolo riporta tradizioni legate al centro di Galgala. La tecnica del racconto è quella del contrasto, tra l'azione degli esploratori e quella degli inviati del re. Il tono è popolare, vivace; i motivi narrativi non sono nuovi, come – ad esempio – il tema della donna astuta che, pur essendo una meretrice, si mostra però caritatevole e religiosa: la meretrice Raab, che riconosce JHWH, è così inserita misteriosamente nella storia della salvezza. L'autore ricorre ad inversioni cronologiche, anticipando alcuni dati e posticipandone altri, per far salire la tensione dell'ascoltatore e introdurre nel vivo dell'azione. È presente anche il motivo dell'ironia (ad esempio, il contrasto tra azioni delle guardie del re e iniziativa degli esploratori). L'accumulazione dei verbi, all'inizio e alla fine, conferisce intensità e ritmo alla vicenda, nei suoi due momenti di progettazione ed effettuazione.

Ma l'episodio è narrato per motivi religiosi. Il brano ha il suo nucleo contenutistico nella confessione della prostituta Raab, che riconosce JHWH: la sua “fede” la inserisce misteriosamente nella serie delle figure protagoniste della storia salvifica. Raab è la prima straniera ad essere incorporata nella comunità d'Israele. Di lei parleranno la lettera agli Ebrei (11,31) e la lettera di Giacomo (2,25). Il Vangelo di Matteo (1,5) ne farà un anello nella genealogia di Gesù. I Padri della Chiesa vedranno in questa donna una figura della Chiesa stessa, fuori dalla quale non c'è salvezza. Il racconto assolve anche ad un'altra funzione. Esso intende spiegare perché il clan di Raab, presso Gerico, di origine cananea, sia sfuggito allo sterminio (ḥērem) voluto dalla guerra santa (su ḥērem e guerra santa, voci centrali per il libro di Giosuè, vedi più avanti, il commento a Gs 7).

2. La presenza di piccoli re locali è tipica della situazione della Palestina dei secoli precedenti alla monarchia davidica. Il re di Gerico, informato sul movimento degli Israeliti, doveva aver disposto un suo servizio di contro-spionaggio.

4-7. La scaltrezza della donna, la sua presenza di spirito, l'ironia che trapela, il realismo della situazione, sono tratti che rendono avvincente questo racconto.

8-11. La “confessione di fede” di Raab è stilizzata ed enumera le gesta di JHWH (le vittorie ottenute al di là del Giordano), ponendo in rilievo alcuni dati tipici della guerra santa: i re amorrei sconfitti sono votati alla morte, la terra promessa viene assegnata a Israele, il terrore afferra le popolazioni conquistate. JHWH è il «Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra», un'espressione polare, che indica totalità. La forma è indizio di una pietà profondamente israelitica, di stampo deuteronomico (cfr. ad esempio Dt 4,39).

12-14. Il giuramento è espresso con formule ricorrenti nella Bibbia. Raab e le spie sigillano un patto di mutua lealtà, ma gli esploratori vi aggiungono una clausola restrittiva. I particolari dell'accordo ci saranno comunicati più avanti, ai vv. 18-21, secondo la tecnica narrativa di inversione di cui s'è parlato, destinata a imprimere vivacità e ritmo psicologico alla narrazione.

15-21. La narrazione corre ora rapidamente verso l'epilogo. Il v. 24 ribadisce che è JHWH l'autore della guerra santa. Gli scavi hanno messo in luce abitazioni costruite a ridosso delle mura di cinta, dalle quali poteva essere facile discendere lungo il muro. La zona verso la quale Raab indirizza gli esploratori corrisponde alla regione di Gebel Qarantal, caratterizzata da luoghi scoscesi e con la presenza di numerose grotte, che offrivano un rifugio sicuro. Questa zona desertica sarà lo scenario del ritiro di Gesù, prima dell'inizio della sua vita pubblica.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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CONQUISTA DELLA TERRA PROMESSA (1,1-12,24)

Dio porta avanti il suo piano 1Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun, aiutante di Mosè: 2«Mosè, mio servo, è morto. Ora, dunque, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso la terra che io do loro, agli Israeliti. 3Ogni luogo su cui si poserà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho assegnato, come ho promesso a Mosè. 4Dal deserto e da questo Libano fino al grande fiume, l'Eufrate, tutta la terra degli Ittiti, fino al Mare Grande, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. 5Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te: non ti lascerò né ti abbandonerò. 6Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai assegnare a questo popolo la terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. 7Tu dunque sii forte e molto coraggioso, per osservare e mettere in pratica tutta la legge che ti ha prescritto Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, e così avrai successo in ogni tua impresa. 8Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte, per osservare e mettere in pratica tutto quanto vi è scritto; così porterai a buon fine il tuo cammino e avrai successo. 9Non ti ho forse comandato: “Sii forte e coraggioso”? Non aver paura e non spaventarti, perché il Signore, tuo Dio, è con te, dovunque tu vada».

Le tribù a est del Giordano collaborano per la conquista 10Allora Giosuè comandò agli scribi del popolo: 11«Passate in mezzo all'accampamento e comandate al popolo: “Fatevi provviste di viveri, poiché fra tre giorni voi attraverserete questo Giordano, per entrare a prendere possesso della terra che il Signore, vostro Dio, vi dà in proprietà”». 12A quelli di Ruben e di Gad e alla metà della tribù di Manasse Giosuè disse: 13«Ricordatevi delle cose che vi ha ordinato Mosè, servo del Signore, dicendo: “Il Signore, vostro Dio, vi concede riposo e vi dà questa terra”. 14Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame staranno nella terra che Mosè vi ha assegnato al di là del Giordano; ma voi, prodi guerrieri, attraverserete ben armati davanti ai vostri fratelli e li aiuterete, 15fino a quando il Signore non concederà riposo ai vostri fratelli, come a voi, e anch'essi prenderanno possesso della terra che il Signore, vostro Dio, assegna loro. Allora ritornerete, per possederla, nella terra della vostra eredità, che Mosè, servo del Signore, vi ha dato oltre il Giordano, a oriente». 16Essi risposero a Giosuè: «Faremo quanto ci ordini e andremo dovunque ci mandi. 17Come abbiamo obbedito in tutto a Mosè, così obbediremo a te; purché il Signore, tuo Dio, sia con te com'è stato con Mosè. 18Chiunque si ribellerà contro di te e non obbedirà a tutti gli ordini che ci darai, sarà messo a morte. Tu dunque sii forte e coraggioso». __________________________ Note

1,1 Il materiale di cui l’autore si serve è molteplice e comprende narrazioni di episodi e tradizioni che hanno trasmesso i fatti, spesso abbellendoli, schematizzandoli e accompagnandoli con elementi folcloristici; talvolta l’autore tenta anche di fornire una spiegazione del fatto narrato (le cosiddette eziologie). Alcuni episodi sono presentati come azioni liturgiche e, a tratti, si nota un forte influsso dell’ambiente sacerdotale. Buona parte di questo materiale si lega al santuario di Gàlgala e alla tribù di Beniamino.

1,3-4 I confini della terra qui delineati sono del tutto ideali e più ampi rispetto a quelli dei territori effettivamente conquistati e occupati sotto la guida di Giosuè (vedi anche Dt 11,24-25).

1,6-8 Con fraseologia ripresa dal Deuteronomio, Giosuè viene esortato alla pratica della legge come condizione dell’aiuto divino.

1,10-18 Questo concorso di tutte e dodici le tribù, che dipende da Dt 3,18-20 e che viene ripreso anche in Gs 22,1-8, non concorda con Gdc 1, dove la conquista è presentata come iniziativa di singole tribù. L’autore di Giosuè scrive in questo modo per offrire al popolo ebraico un esempio di unità e di collaborazione. Gli scribi sono coloro che, secondo Dt 20,5.8-9, si occupano del reclutamento per la guerra. Nel libro di Giosuè hanno il compito di provvedere al vettovagliamento e di trasmettere ordini (3,2). Fanno parte, con altri, dei collaboratori stretti di Giosuè (vedi 23,2 e 24,1).

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Approfondimenti

1,1-18. Il libro di Giosuè si presenta come la continuazione del Deuteronomio. Ricollegandosi a Dt 34,9, dove si parla della morte di Mosè (vv. 1-2), Gs inizia con un oracolo divino d'investitura per Giosuè (vv. 2-11). Segue un brano (v. 12-18) sulla fedeltà delle tribù transgiordaniche al progetto unitario di conquista della terra.

1. «Dopo la morte di Mosè, servo di JHWH». Il linguaggio è chiaramente quello del Deuteronomio, di cui vengono ripresi qui i temi teologici preferiti. Mosè è il «servo di JHWH» per eccellenza, colui che più spesso nella Bibbia è definito tale (Es 14,31, Gs 1,2.7.13.15 ecc., una quarantina di volte in tutto; cfr. anche Dt 34,5, oltre a Nm 11,11; 12,7.8). La designazione è indicativa di una interpretazione seriore della funzione di Mosè (in specie nel Deuteronomio e nella storia deuteronomistica). Lo stesso accade per altre figure dei tempi antichi, definite anch'esse in retrospettiva «servi di JHWH» (Gn 26,24, Abramo; Gn 24,14, Isacco; Dt 9,27, Abramo, Isacco e Giacobbe, ecc.). Anche i profeti sono detti “servi” a partire dall'esilio, anche qui soprattutto dalla scuola deuteronomistica, che interpreta in tal modo la profezia preesilica. In un tempo di crescente allontanamento da JHWH, i profeti sono presentati come i campioni della fede in lui e i suoi “servi” intrepidi, fino alla figura del “servo di JHWH” del Deuteroisaia. Il titolo di «ministro di Mosè» assegnato a Giosuè (cfr. Es 24,13; 33,11; Nm 11,28) vuole essere onorifico. Esso era usato in genere per i funzionari. Figlio di Nun, della tribù di Efraim, Giosuè s'era già distinto come capo della spedizione contro gli Amaleciti (Es 17,8-14); e da allora aveva operato al fianco di Mosè. Era stato accanto al legislatore sul Sinai (Es 32,17-18) e lo aveva sostenuto e talune volte rappresentato in tutti i momenti cruciali della peregrinazione attraverso il deserto (Es 33,11; Nm 11,26-30; 13,8.16; 14,6-10. 30.38; 32,11-12). Aveva quindi ricevuto l'investitura (Nm 27,18-23) come delegato a governare militarmente e politicamente Israele (mentre le funzioni sacerdotali di Mosè erano state trasferite su Eleazaro). L'investitura era stata confermata da Mosè prima di morire (Dt 34,9).

2. «verso il paese che io do». Anche questo è un dato tipico del Deuteronomio: la «terra» è un dono di Dio al suo popolo, come si ripete spesso nella parenesi deuteronomica (vedi soprattutto Dt 11,10-17).

3. «Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi» è espressione giuridica; «calcare» significa prendere possesso, cfr. Gn 13,17; Dt 1,6-8.

4-5. Cfr. Dt 11,24-25, i cui dati qui vengono ampliati. Si veda anche Dt 1,7; 11,24.

6-7. Il successo è garantito unicamente dalla fedeltà a JHWH e dal compimento della sua legge, come s'era già insistito nel Deuteronomio (cfr., ad esempio, 29,8; 31,6.7.23). L'idea sarà ricorrente nei discorsi di Giosuè e costituirà l'argomento principale degli ultimi due capitoli del libro.

10. Questi “scribi” sono qui in effetti ufficiali di rango inferiore, specie di ispettori addetti al reclutamento o incaricati della disciplina dell'esercito (Dt 20,5-9; cfr. anche 1,15; 16,18; 29,5).

12-18. Le tribù di Ruben, Gad e metà Manasse si erano stabilite in Transgiordania. Come conciliare questo dato con il fatto che il Giordano era considerato linea di confine della terra promessa? Il libro di Giosuè risponde sostenendo che è stato lo stesso JHWH a concedere loro questa porzione del paese, quando Mosè era ancora in vita (vv. 13s.), quasi come primizia e anticipazione di quanto sarebbe accaduto alle altre tribù. Inoltre, anche queste due tribù e mezza sono impegnate a prendere parte alla guerra santa per la conquista della Cisgiordania.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Esortazione finale

55. Tu credi a queste verità, ma sta’ attento alle tentazioni, perché il demonio cerca persone per trascinarle con sé alla rovina. Il nemico può tentare di ingannarti per mezzo di persone che vivono al di fuori della chiesa: pagani, giudei ed eretici; ma anche servendosi di persone che fanno parte della chiesa, ma vivono male, sono disordinati nel mangiare e nel bere, praticano la impudicizia o sono morbosamente dediti a curiosità vane e illecite, come gli spettacoli e la superstizione, o si lasciano prendere dalla febbre dell’oro e dell’orgoglio o da altri simili comportamenti scorretti.

Tu non correre dietro a costoro, ma procurati amici buoni, che troverai facilmente, se anche tu ti impegnerai a imitarli. Così adorerete e amerete il Signore disinteressatamente, perché egli sarà tutto il vostro premio e, vivendo in comunione con lui, godrete della sua bontà e della sua bellezza.

Certo il Signore non si ama come si amano le cose che si vedono con gli occhi; si ama come la sapienza, la santità, la verità, la giustizia, la carità e cose simili, che tuttavia sono presenti in lui, non come lo sono negli uomini, ma come fonte incorruttibile e immutabile da cui scaturisce ogni bene.

Unisciti a coloro che amano queste virtù, e così, attraverso il Cristo, che si é fatto uomo per essere mediatore tra Dio e gli uomini, ti riconcilierai con Dio. Non pensare invece che i perversi, per il semplice fatto che entrano tra le pareti di una chiesa, riescano poi ad entrare anche nel regno dei cieli. Ma verrà il giorno in cui saranno definitivamente separati, a meno che non riescano tempestivamente a cambiar vita.

In conclusione, imita i buoni, sopporta i cattivi, ma ama tutti; perché non sai cosa diventerà domani colui che ora è cattivo.

Non amare la loro ingiustizia, ma amali perché apprendano la giustizia: perché dobbiamo amare sia Dio che il prossimo. In questi due comandamenti, infatti, consiste tutta la legge e i profeti.

La loro osservanza è possibile solo a chi riceve il dono dello Spirito, uguale al Padre e al Figlio: perché i tre sono Dio, e in Dio solo dobbiamo porre tutta la nostra speranza, non nell’uomo, chiunque esso sia. Dio è colui che ci fa giusti, gli altri sono coloro con i quali veniamo giustificati.

Il diavolo non solo ci lusinga con i piaceri, ma ci scoraggia anche con la paura degli insulti, delle sofferenze e della stessa morte. Ma tutte le sofferenze che l’uomo affronta per il nome di Cristo e per la speranza della vita eterna, le prove che sopporta con perseveranza gli preparano un maggior premio; mentre se accondiscende alle tentazioni del diavolo, con lui sarà condannato. Le opere di misericordia, insieme all’amore di Dio e all’umiltà, impetrano e ci ottengono da Dio la grazia che i suoi servi non siano tentati in misura superiore alle loro forze (cf. 1Cor 10,13).

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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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Le cose future

54. E le altre cose predette non succederanno? È evidente che, come si sono realizzate queste profezie, si realizzeranno anche le altre. Verranno per gli onesti i giorni della tribolazione; verrà il giorno del giudizio, che separerà gli empi dai giusti nella risurrezione da morte; e il Signore metterà da parte per il fuoco non solo coloro che sono fuori della chiesa, ma anche quei cristiani che sono paglia, e per i quali sarà paziente fino all’ultima vagliatura.

Coloro poi che negano con sarcasmo la risurrezione, perché non ammettono che possa risorgere questa carne corruttibile, risorgeranno ugualmente, ma per ricevere il meritato castigo. Il Signore farà loro vedere che, se ha potuto creare i corpi dal nulla, è capace anche di ricrearli in un istante. Tutti i cristiani risorgeranno per regnare con Cristo e saranno trasformati per diventare come angeli. Il Signore infatti ha promesso che saranno come angeli di Dio (cf. Lc 20,36); e lo loderanno senza stancarsi e senza annoiarsi, vivranno in lui e della sua vita, resi partecipi di una gioia e di una felicità inesprimibile.

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«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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