📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Gedeone (6,1-9,57) 1Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li consegnò nelle mani di Madian per sette anni. 2La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le caverne e le cime scoscese. 3Ogni volta che Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalèk e i figli dell'oriente venivano contro di lui, 4si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti della terra fino alle vicinanze di Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: né pecore né buoi né asini. 5Venivano, infatti, con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette – essi e i loro cammelli erano senza numero – e venivano nella terra per devastarla. 6Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore. 7Quando gli Israeliti ebbero gridato al Signore a causa di Madian, 8il Signore mandò loro un profeta che disse: “Dice il Signore, Dio d'Israele: Io vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho fatto uscire dalla condizione servile. 9Vi ho strappato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di quanti vi opprimevano; li ho scacciati davanti a voi, vi ho dato la loro terra 10e vi ho detto: “Io sono il Signore, vostro Dio; non venerate gli dèi degli Amorrei, nella terra dei quali abitate”. Ma voi non avete ascoltato la mia voce”.

11Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita. Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel frantoio per sottrarlo ai Madianiti. 12L'angelo del Signore gli apparve e gli disse: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!”. 13Gedeone gli rispose: “Perdona, mio signore: se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: “Il Signore non ci ha fatto forse salire dall'Egitto?”. Ma ora il Signore ci ha abbandonato e ci ha consegnato nelle mani di Madian”. 14Allora il Signore si volse a lui e gli disse: “Va' con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?”. 15Gli rispose: “Perdona, mio signore: come salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. 16Il Signore gli disse: “Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo”. 17Gli disse allora: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. 18Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti”. Rispose: “Resterò fino al tuo ritorno”. 19Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un'efa di farina fece focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20L'angelo di Dio gli disse: “Prendi la carne e le focacce azzime, posale su questa pietra e vèrsavi il brodo”. Egli fece così. 21Allora l'angelo del Signore stese l'estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; dalla roccia salì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime, e l'angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. 22Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse: “Signore Dio, ho dunque visto l'angelo del Signore faccia a faccia!”. 23Il Signore gli disse: “La pace sia con te, non temere, non morirai!”. 24Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò “Il Signore è pace”. Esso esiste ancora oggi a Ofra degli Abiezeriti.

25In quella stessa notte il Signore gli disse: “Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l'altare di Baal che appartiene a tuo padre, e taglia il palo sacro che gli sta accanto. 26Costruisci un altare al Signore, tuo Dio, sulla cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai tagliato”. 27Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come il Signore gli aveva ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura dei suoi parenti e della gente della città, lo fece di notte. 28Quando il mattino dopo la gente della città si alzò, ecco che l'altare di Baal era stato demolito, il palo sacro accanto era stato tagliato e il secondo giovenco era offerto in olocausto sull'altare che era stato costruito. 29Si dissero l'un altro: “Chi ha fatto questo?”. Investigarono, si informarono e dissero: “Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo”. 30Allora la gente della città disse a Ioas: “Conduci fuori tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l'altare di Baal e ha tagliato il palo sacro che gli stava accanto”. 31Ioas rispose a quanti insorgevano contro di lui: “Volete difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Chi vorrà difendere la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se è davvero un dio, difenda da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare”. 32Perciò in quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub-Baal, perché si disse: “Baal difenda la sua causa contro di lui, perché egli ha demolito il suo altare”.

33Tutti i Madianiti, Amalèk e i figli dell'oriente si radunarono, passarono il Giordano e si accamparono nella valle di Izreèl. 34Ma lo spirito del Signore rivestì Gedeone; egli suonò il corno e gli Abiezeriti furono convocati al suo seguito. 35Egli mandò anche messaggeri in tutto Manasse, che fu pure chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali, le quali vennero a unirsi agli altri. 36Gedeone disse a Dio: “Se tu stai per salvare Israele per mano mia, come hai detto, 37ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se ci sarà rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resterà asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto”. 38Così avvenne. La mattina dopo Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua. 39Gedeone disse a Dio: “Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, una volta ancora: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno”. 40Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno.

__________________________ Note

6,1-9,57 l lungo ciclo di Gedeone mette insieme materiali di diversa epoca e provenienza e può essere così ripartito: vocazione di Gedeone (c. 6); campagna militare a ovest del Giordano (7,1-8,3); campagna a est del Giordano (8,4-35); vicenda di Abimèlec (c. 9). Il Deuteronomista si è limitato ad aggiungere la sua teologia dei quattro momenti (vedi introduzione) e l’intervento di un profeta anonimo. Il duplice nome, Gedeone e Ierub-Baal (6,32), attribuito al protagonista, indica probabilmente la fusione di due diversi personaggi e dei rispettivi gruppi etnici.

6,2-3 I Madianiti, con i quali Mosè era imparentato (Es 2,11-3,1), erano nomadi che avevano il loro centro a nord-est della penisola del Sinai. I figli di Amalèk e i figli dell’oriente, che il ciclo di tanto in tanto affianca ai Madianiti, erano rispettivamente popolazioni a sud della terra di Canaan e, genericamente, a est del Giordano.

6,11-24 Il racconto della vocazione di Gedeone richiama sia Gen 18, sia altre scene di vocazione (vedi, ad es., Es 3; Ger 1,4-10) e soprattutto la vocazione di Saul in 1Sam 9. L’angelo del Signore: si alterna nel testo con Signore (v. 14); Abiezerita: appartenente a un piccolo clan della tribù di Manasse.

6,32 fu chiamato Ierub-Baal: il testo prende questo nome in senso canzonatorio: “Baal difenda/protegga se stesso”, cosa che non ha fatto! Ma in sé il nome è una invocazione: “Baal difenda/protegga”, analogo a Ioiarib: “il Signore difenda/protegga”.

6,34 lo spirito del Signore rivestì Gedeone: per proteggerlo (vedi 1Cr 12,19) e metterlo in grado di coinvolgere anche altri nella missione che deve compiere.

6,35 Il versetto menziona tutto Manasse e le tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali. Ma forse è un ampliamento, perché in 8,2 viene menzionato solo il clan di Abièzer.

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Approfondimenti

6,1-9,57. I cc. 6-9 si riferiscono a una situazione diversa da quella di Debora. È chiaro che gli Israeliti si sono ormai insediati nel paese e trasformati in contadini, dediti all'agricoltura ed esposti alle irruzioni improvvise e impietose dei beduini del deserto. Il testo parla più volte della tribù di Madian, che opera insieme agli Amaleciti e ai «figli dell'oriente» (6,3.33; 7,12). Si tratta di tribù nomadi, dedite al commercio e al trasporto di mercanzie. Questi beduini hanno ormai a disposizione il cammello, che sostituisce l'asino ed è molto più robusto, resistente è veloce. Nel libro dei Giudici abbiamo la più antica notizia letteraria di tribù nomadi guerriere che cavalcano cammelli. Queste “razzie” (dall'arabo razwa, «scorreria, assalto improvviso») erano diventate possibili proprio grazie all'addomesticamento dei cammelli, o meglio dei dromedari, verso la fine del secondo millennio a.C. Con questa “nave del deserto” era possibile attraversare ampie zone prive d'acqua. I Madianiti possedevano cammelli «senza numero, come la sabbia sulla riva del mare» (Gdc 7, 12). Israele si vede totalmente esposto alle loro scorrerie, specialmente durante il raccolto.

Ma accanto a questo pericolo se ne presentano altri, connessi. Quello del sincretismo, ad esempio, per cui gli Israeliti, insieme all'arte della coltivazione, sono portati a mutuare dai Cananei anche i riti e le credenze religiose. I cambiamenti sociali, il bisogno di maggiore sicurezza, protezione e stabilità, sembrano spingere gli Israeliti verso l'istituzione monarchica (8,22), un fenomeno che risulterà centrale nella storia successiva d'Israele.

Questi quattro capitoli attingono a tradizioni diverse, messe insieme dal redattore Deuteronomista, di cui è facile scorgere la presenza nelle frasi stereotipe ricorrenti, che fanno da cornice e da punti di sutura alle varie unità.

La figura dominante è Gedeone (cc. 6-8), il personaggio sin qui presentato con maggior ampiezza e articolazione. Abimelech (c. 9), figlio di Gedeone, non è un giudice e la sua attività non va a beneficio d'Israele. Non è eletto da JHWH, non è foriero di vittoria e di pace, muore di morte violenta. Nell'economia del libro è una figura destinata a fare da contrasto a Gedeone.

6,1-40. Le tradizioni su Gedeone provengono dalla tribù di Manasse e si riferiscono alle spedizioni militari contro i Madianiti. Nei fatti narrati qui si riscontrano doppioni: una volta l'eroe del racconto si chiama Gedeone, l'altra Ierub-Baal; da un lato vengono uccisi due principi madianiti, Oreb e Seeb, nella valle del Giordano, dall'altro due re madianiti, Zebach e Lalmunna, nella Transgiordania. Per queste e altre ragioni, l'esegesi storico-critica ipotizza che nella storia di Gedeone siano confluite due diverse tradizioni, con i rispettivi episodi. Certamente, lo scontro d'Israele con Madian fu ben più complesso e lungo di quanto narrino queste pagine bibliche, che concentrano tutto attorno a un personaggio e a una battaglia. L'importanza storica di questi eventi sta nel fatto che la migrazione di gruppi beduini in Israele, ripetutasi più volte nel corso dei secoli e alla quale avevano preso parte anche alcuni antenati delle tribù israelitiche, ora viene definitivamente bloccata. Con la vittoria sui Madianiti, Israele si libera di un nemico acerrimo, e di questo evento storico è stata conservata memoria per lungo tempo, come attesta l'espressione «il giorno di Madian» usata anche altrove nella Bibbia. Cfr., ad esempio, Is 9,3: «Poiché il giogo che gli pesava, e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato, come nel giorno di Madian». Il brano isaiano prosegue (v. 5): «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». Poiché la cristianità vede in questo bambino il Cristo, il «giorno di Madian» può essere anche per noi un'espressione tipica per indicare il Dio che ci libera da ogni necessità e oppressione.

Il c. 6 di Gdc, sulla vocazione di Gedeone e sulle sue prime imprese, presenta:

  • a) la situazione di peccato e di oppressione d'Israele (vv. 1-10);
  • b) la vocazione di Gedeone (vv. 11-24);
  • c) l'abbattimento dell'altare di Baal (vv. 25-32);
  • d) la chiamata alle armi e la prova del vello (vv. 33-40).

1-10. In origine i Madianiti, che possedevano zone da pascolo non lontane dal Sinai, sulla via per l'Egitto, mantennero rapporti amichevoli con gli Ebrei. Gn 25,2-4 li fa discendenti di Abramo. Mosè sposa una donna madianita (Es 2,15ss.) e la sua visione del roveto ardente avviene a Madian (Es 3,2). Ora invece le loro invasioni e violenze sono un vero flagello per Israele. Anche gli Amaleciti sono un'antica tribù nomade (Gn 14,7; 36,12) del Negheb (Nm 13,29). Saul intraprenderà una guerra di sterminio contro di loro (1Sam 15,1ss.). Quanto ai «figli dell'oriente», si tratta di una tribù legata al nome geografico dell'oriente, a meno che l'espressione non venga tradotta con «altri popoli d'oriente», il che la renderebbe ancor più generica. L'invio del “profeta” da parte di JHWH (vv. 8-10) corrisponde all'invio del “messaggero” di 2,1-5. In ambedue i brani si ha l'accusa contro Israele infedele, sottolineata contrapponendo a questa infedeltà i benefici di JHWH.

11-24. Il tenore del racconto richiama scene analoghe nelle vicende dei patriarchi, e soprattutto l'apparizione di JHWH ad Abramo in Gn 18, dove la divinità assume gli stessi tratti antropomorfici e dialoga con l'uomo. Il nostro brano parla dell'«angelo di JHWH» (vv. 11.12.20.22) e di «JHWH» (vy. 12.14.16.23) indifferentemente, sempre in riferimento al misterioso personaggio che si presenta a Gedeone. Si tratta chiaramente dello stesso JHWH. Qui l'espressione «angelo di JHWH» o «messaggero di JHWH» indica JHWH in quanto appare, nel suo manifestarsi e ostentarsi all'uomo. La scena è dominata dal dialogo tra JHWH e Gedeone ed è analoga, nei suoi elementi strutturali, ad altre scene di vocazione (Es 3; Ger 1,4-10, e soprattutto 1Sam 9):

  • intervento di JHWH che intende affidare alla persona scelta un incarico (vv. 11-14);
  • resistenza opposta dall'interessato e sue obiezioni (v. 15);
  • assicurazione da parte di JHWH del suo aiuto (v. 16);
  • richiesta di un segno (vv. 17s.);
  • JHWH acconsente a dare un segno (vv. 20-21).

Sotto alcuni aspetti tuttavia, il racconto di vocazione di Gdc 6 si trova particolarmente vicino soprattutto al racconto della vocazione di Saul (1Sam 9) e anticipa elementi di una struttura che sarà più tardi alla base delle vocazioni profetiche. I momenti del racconto di vocazione veterotestamentario si ritroveranno poi nell'annunciazione dell'angelo a Maria di Lc 1,26-38. Anche la reazione finale di Gedeone è un motivo ricorrente nell'Antico Testamento (vv. 22-23). Vedere JHWH faccia a faccia implica il pericolo di morire e suscita terrore. La costruzione di un altare (v. 24) a ricordo dell'evento richiama una consuetudine già riscontrata nei casi di Abramo (Gn 12,7), Isacco (Gn 26,25) e Giacobbe (Gn 35,1ss.).

25-32. Questo racconto della costruzione di un altro altare è considerato dalla critica parallelo al precedente. 6,11-24 è un racconto di vocazione, questo invece è un racconto di conversione a JHWH del protagonista, concretizzata nella distruzione dell'altare al dio cananeo Baal, in esercizio nell'aia di suo padre, e nella costruzione di un altare a JHWH. Il brano apre uno squarcio sulla situazione di sincretismo in cui viveva Israele in quel periodo. Il padre di Gedeone, ebreo, possiede un altare, che è usato da lui e dai vicini per sacrificare a Baal, dio cananeo della fertilità. Tocca a suo figlio ora provocare, con un gesto coraggioso, una decisione per JHWH contro gli dei pagani. È questa la prima iniziativa di Gedeone, chiamato a mostrare non solo la sua fede esclusiva in JHWH, ma anche i suo ardimento, necessario per reagire alle resistenze della popolazione locale. Il nome nuovo dato a Gedeone, Ierub-Baal, significa per sé «Baal combatta (per lui)», o «Baal (lo) difenda». È questo un altro indizio della situazione di sincretismo in cui vive Israele. Portare un nome composto con Baal non è considerato atto sacrilego. A meno che «Baal» non sia inteso nel suo senso etimologico, di «signore, padrone» e, come tale, sia applicato anche a JHWH. Più tardi, onde evitare qualsiasi parvenza di sincretismo, lo jahvismo autentico considererà blasfemo tale nome, che sarà trasformato in bošet (= infamia, vergogna). Anche Ierub-Baal diventerà Ierub-bošet (2Sam 11,21, TM; cfr. un caso analogo in 2Sam 2,8, dove Is-Baal è trasformato dal TM in Iš-bošet = figlio dell'infamia).

33-40. Il brano potrebbe essere ricollegato direttamente a 6,6 e segnare l'inizio della storia di Gedeone in termini analoghi a quella dei “giudici maggiori” precedenti, per i quali, invece di storie di vocazione e di conversione, si aveva l'intervento improvviso dello «spirito di JHWH» che investe con la sua forza l'eletto (v. 34, vedi 3,10). La scena non descrive una teofania. Gedeone interroga Dio e chiede un segno, una prima volta. Il segno gli viene concesso (vv. 36-38). Non contento, Gedeone ripete la richiesta, variandola, e Dio acconsente ancora (vv. 39-40). Il nuovo “giudice” ha iniziato intanto a raccogliere attorno a sé guerrieri anzitutto dal suo clan, la gente di Abiezer (v. 34, cfr. 6,11), e dalla tribù di Manasse. Quindi ha esteso il suo appello alle tribù di Aser, Zabulon e Neftali (v. 35). Più avanti (7,24-25) saranno coinvolti anche «gli uomini di Efraim».

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Cantico di Dèbora 1In quel giorno Dèbora, con Barak, figlio di Abinòam, elevò questo canto: 2“Ci furono capi in Israele per assumere il comando; ci furono volontari per arruolarsi in massa: benedite il Signore! 3Ascoltate, o re, porgete l'orecchio, o sovrani; io voglio cantare al Signore, voglio cantare inni al Signore, Dio d'Israele! 4Signore, quando uscivi dal Seir, quando avanzavi dalla steppa di Edom, la terra tremò, i cieli stillarono, le nubi stillarono acqua. 5Sussultarono i monti davanti al Signore, quello del Sinai, davanti al Signore, Dio d'Israele. 6Ai giorni di Samgar, figlio di Anat, ai giorni di Giaele, erano deserte le strade e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi. 7Era cessato ogni potere, era cessato in Israele, finché non sorsi io, Dèbora, finché non sorsi come madre in Israele. 8Si preferivano dèi nuovi, e allora la guerra fu alle porte, ma scudo non si vedeva né lancia per quarantamila in Israele. 9Il mio cuore si volge ai comandanti d'Israele, ai volontari tra il popolo: benedite il Signore! 10Voi che cavalcate asine bianche, seduti su gualdrappe, voi che procedete sulla via, meditate; 11unitevi al grido degli uomini schierati fra gli abbeveratoi: là essi proclamano le vittorie del Signore, le vittorie del suo potere in Israele, quando scese alle porte il popolo del Signore. 12Déstati, déstati, o Dèbora, déstati, déstati, intona un canto! Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri, o figlio di Abinòam!

13Allora scesero i fuggiaschi per unirsi ai prìncipi; il popolo del Signore scese a sua difesa tra gli eroi. 14Quelli della stirpe di Èfraim scesero nella pianura, ti seguì Beniamino fra le tue truppe. Dalla stirpe di Machir scesero i comandanti e da Zàbulon chi impugna lo scettro del comando. 15I prìncipi di Ìssacar mossero con Dèbora, Barak si lanciò sui suoi passi nella pianura. Nei territori di Ruben grandi erano le esitazioni. 16Perché sei rimasto seduto tra gli ovili ad ascoltare le zampogne dei pastori? Nei territori di Ruben grandi erano le dispute. 17Gàlaad sta fermo oltre il Giordano e Dan perché va peregrinando sulle navi? Aser si è stabilito lungo la riva del mare e presso le sue insenature dimora. 18Zàbulon invece è un popolo che si è esposto alla morte, come Nèftali, sui poggi della campagna! 19Vennero i re, diedero battaglia, combatterono i re di Canaan a Taanac, presso le acque di Meghiddo, ma non riportarono bottino d'argento. 20Dal cielo le stelle diedero battaglia, dalle loro orbite combatterono contro Sìsara. 21Il torrente Kison li travolse; torrente impetuoso fu il torrente Kison. Anima mia, marcia con forza! 22Allora martellarono gli zoccoli dei cavalli al galoppo, al galoppo dei destrieri.

23Maledite Meroz – dice l'angelo del Signore –, maledite, maledite i suoi abitanti, perché non vennero in aiuto al Signore, in aiuto al Signore tra gli eroi. 24Sia benedetta fra le donne Giaele, la moglie di Cheber il Kenita, benedetta fra le donne della tenda! 25Acqua egli chiese, latte ella diede, in una coppa da prìncipi offrì panna. 26Una mano ella stese al picchetto e la destra a un martello da fabbri, e colpì Sìsara, lo percosse alla testa, ne fracassò, ne trapassò la tempia. 27Ai piedi di lei si contorse, cadde, giacque; ai piedi di lei si contorse, cadde; dove si contorse, là cadde finito. 28Dietro la finestra si affaccia e si lamenta la madre di Sìsara, dietro le grate: “Perché il suo carro tarda ad arrivare? Perché così a rilento procedono i suoi carri?“. 29Le più sagge tra le sue principesse rispondono, e anche lei torna a dire a se stessa: 30“Certo han trovato bottino, stan facendo le parti: una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo; un bottino di vesti variopinte per Sìsara, un bottino di vesti variopinte a ricamo; una veste variopinta a due ricami è il bottino per il mio collo”.

31Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! Ma coloro che ti amano siano come il sole, quando sorge con tutto lo splendore”.

Poi la terra rimase tranquilla per quarant'anni.

__________________________ Note

5,1-31 Questo breve poema molto antico, detto cantico di Dèbora, narra lo stesso evento di 4,1-23.

5,4-5 Seir… Edom… Sinai: stanno a indicare il meridione d’Israele; un’antica tradizione attesta che Dio abita nel sud e da qui viene in aiuto al suo popolo (Dt 33,2; Sal 68,8-9; Ab 3,3).

5,14-18 In questa antichissima lista di tribù mancano Giuda e Simeone, perché lontane o perché le comunicazioni sono state tagliate. Machir (v. 14) sta per Manasse occidentale, Gàlaad (v. 17) sta forse per Gad.

5,19 Vennero i re: si trattò, quindi, di una coalizione e non di un singolo re, come dice il testo in prosa. Taanac e Meghiddo sono due delle più importanti città che sorgono a controllo della valle di Izreèl. Le acque di Meghiddo sono forse il piccolo torrente che passa vicino a questa città e si getta nel Kison.

5,23 Maledite Meroz: forse una città posta a sud di Kedes di Nèftali, che non ha partecipato al combattimento.

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Approfondimenti

5,1-31. Questa mirabile composizione poetica è detta “cantico di Debora” non perché sia stata scritta da Debora, nonostante i vv. 1 e 7. Debora (in ebraico significa «ape») è anzi direttamente interpellata nel cantico (v. 12). Il poema fa menzione esplicita di Giaele, dichiarandola «benedetta fra le donne» (v. 24). Ma la lode e la benedizione espresse con grande lirismo nel carme si concentrano soprattutto su JHWH e sulle sue vittorie in favore d'Israele. L'autore ha fatto uso, verosimilmente, di materiale antecedente. Per altro è egli stesso da collocare in un periodo molto antico, forse non molto tempo dopo i fatti, nel sec. XI a.C. Lungo il cantico si alternano descrizioni in terza persona, del peccato d'Israele (vv. 6-8), o delle varie tribù (vv. 14-18), o della battaglia (vv. 19-22), a invocazioni dirette, in cui l'autore si rivolge o a Israele, per invitarlo a benedire JHWH (v. 2.9-11), oppure ai nemici (v. 3), allo stesso JHWH (v. 4), o anche a Debora (v. 12) e a Barak (v. 12b).

Le scene proposte di volta in volta sono di grande intensità e vivacità. Il poeta, in prima persona, emerge qua e là d'improvviso, invitando, interrogando, rimproverando, minacciando. Il canto è chiuso da tre unità, la cui diversità d'accento e di contenuto crea contrasti di notevole effetto: un invito a maledire (v. 23), la già menzionata benedizione di Giaele, dilatata nella agile, crudele e compiacente descrizione della sua impresa (vv. 24-27), e infine il quadro di singolare intensità e modernità della madre di Sisara, che attende invano il ritorno del figlio ucciso. Tra i tanti aspetti mirabili di questa pagina, che è tra le più notevoli della letteratura antica, c'è anche il rilievo dato alle tre figure femminili, Debora, Giaele e la madre di Sisara, scolpite con raffinatezza.

1. Il versetto è un'aggiunta fatta in un secondo momento. Né Debora né Barak (nonostante il v. 7) figurano come autori, lungo tutto il cantico.

4-5. Cfr. per teofanie analoghe, Dt 33,2; Sal 68,8s.; Ab 3,3-15. JHWH esce dal sud, dove abita (Seir qui indica genericamente la regione di Edom) e procede accompagnato da fenomeni naturali straordinari. Il cosmo e la natura segnalano e veicolano la presenza potente di JHWH. In altre teofanie JHWH arriva dal nord (Ez 1,4), o da Sion (Sal 50,2). È sempre accompagnato da sconvolgimenti cosmici. Oltre al terremoto, alle nubi e alla pioggia, elencati qui, Sal 18,8-16 menziona il tuono, il lampo, il fumo, la grandine, le tenebre. Al profeta Elia, invece, è dato di esperimentare una teofania opposta (1Re 19,11ss.) JHWH gli si manifesta non nella grandiosità degli elementi naturali scatenati, bensì nell'impercettibile brezza, a significare che la sua azione quotidiana e nascosta non è meno efficace delle sue gesta potenti.

6-7. Né Samgar né Giaele erano israeliti. Dovevano appartenere a clan nomadici, che in qualche modo si sono trovati a combattere dalla parte d'İsraele, contro nemici comuni. Samgar contro i Filistei (3,31) e Giaele da protagonista contro Sisara. Debora è detta «madre in Israele», con un titolo altamente onorifico.

14-18. Machir è figlio primogenito di Manasse e capo di metà della tribù omonima stanziatasi al di là del Giordano, nel territorio di Galaad e di Basan (Nm 26,29; 32,39ss.; 36,1; 1Cr 7,14-17). Nell'elenco mancano le tribù di Giuda e di Simeone. Galaad sta per Gad. Zabulon è menzionata due volte.

19-22. Qui si parla di «re di Canaan», alleatisi contro Israele, anche se il v. 20 menziona come nemico d'Israele soltanto Sisara. Il cielo combatte contro il capo delle truppe nemiche, riversando acque abbondanti, che fanno straripare il fiume e impantanare i carri dell'esercito.

23. Gli abitanti di Meroz, pur essendo Israeliti, devono essersi rifiutati di collaborare. Per questo, meritano una maledizione, che equivale all'esclusione definitiva dalla comunità d'Israele.

24-27. Può darsi che Gdt 13,18-20 si ispiri a questo passo. L'immagine intensa e non priva di gioia crudele è quella di Sisara colpito con estrema precisione e violenza alla nuca, mentre sta dissetandosi avidamente a una coppa di latte acido.

28-30. Anche il quadro finale è insolitamente vivace e patetico, carico di tragica ironia.

31. Il versetto conclusivo sintetizza la teologia del canto. Parlando della «pace», o riposo, o tranquillità, in cui viene a trovarsi «il paese», esso denuncia senza ambiguità la mano del Deuteronomista (cfr. Gs 21,44). La frase chiude questa pagina altamente poetica e riconduce il racconto nel suo alveo prosastico, ma di una prosa anch'essa molto valida sul piano letterario, come mostrano i capitoli seguenti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Dèbora e Barak 1Eud era morto, e gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del Signore. 2Il Signore li consegnò nelle mani di Iabin, re di Canaan, che regnava ad Asor. Il capo del suo esercito era Sìsara, che abitava a Caroset-Goìm. 3Gli Israeliti gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e da vent'anni opprimeva duramente gli Israeliti. 4In quel tempo era giudice d'Israele una donna, una profetessa, Dèbora, moglie di Lappidòt. 5Ella sedeva sotto la palma di Dèbora, tra Rama e Betel, sulle montagne di Èfraim, e gli Israeliti salivano da lei per ottenere giustizia. 6Ella mandò a chiamare Barak, figlio di Abinòam, da Kedes di Nèftali, e gli disse: “Sappi che il Signore, Dio d'Israele, ti dà quest'ordine: “Va', marcia sul monte Tabor e prendi con te diecimila figli di Nèftali e figli di Zàbulon. 7Io attirerò verso di te, al torrente Kison, Sìsara, capo dell'esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua gente che è numerosa, e lo consegnerò nelle tue mani”“. 8Barak le rispose: “Se vieni anche tu con me, andrò; ma se non vieni, non andrò”. 9Rispose: “Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini, perché il Signore consegnerà Sìsara nelle mani di una donna”. Dèbora si alzò e andò con Barak a Kedes. 10Barak convocò Zàbulon e Nèftali a Kedes; diecimila uomini si misero al suo seguito e Dèbora andò con lui. 11Cheber, il Kenita, si era separato dai Keniti, discendenti di Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le tende alla Quercia di Saannàim, che è presso Kedes. 12Fu riferito a Sìsara che Barak, figlio di Abinòam, era salito sul monte Tabor. 13Allora Sìsara radunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui da Caroset-Goìm fino al torrente Kison. 14Dèbora disse a Barak: “Àlzati, perché questo è il giorno in cui il Signore ha messo Sìsara nelle tue mani. Il Signore non è forse uscito in campo davanti a te?”. Allora Barak scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15Il Signore sconfisse, davanti a Barak, Sìsara con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito; Sìsara scese dal carro e fuggì a piedi. 16Barak inseguì i carri e l'esercito fino a Caroset-Goìm; tutto l'esercito di Sìsara cadde a fil di spada: non ne scampò neppure uno. 17Intanto Sìsara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele, moglie di Cheber il Kenita, perché vi era pace fra Iabin, re di Asor, e la casa di Cheber il Kenita. 18Giaele uscì incontro a Sìsara e gli disse: “Férmati, mio signore, férmati da me: non temere”. Egli entrò da lei nella sua tenda ed ella lo nascose con una coperta. 19Egli le disse: “Dammi da bere un po' d'acqua, perché ho sete”. Ella aprì l'otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. 20Egli le disse: “Sta' all'ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: “C'è qui un uomo?”, dirai: “Nessuno”“. 21Allora Giaele, moglie di Cheber, prese un picchetto della tenda, impugnò il martello, venne pian piano accanto a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì. 22Ed ecco sopraggiungere Barak, che inseguiva Sìsara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: “Vieni e ti mostrerò l'uomo che cerchi”. Egli entrò da lei ed ecco Sìsara era steso morto, con il picchetto nella tempia. 23Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Canaan, davanti agli Israeliti. 24La mano degli Israeliti si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché ebbero stroncato Iabin, re di Canaan.

__________________________ Note

4,2 Iabin: viene presentato qui come re di Canaan, ma più avanti si parla al plurale dei re di Canaan (5,19). Non sappiamo quale fosse la collocazione geografica di Caroset-Goìm.

4,4 era giudice d’Israele una donna: il personaggio dominante è la coraggiosa Dèbora, che ha accanto l’indeciso soldato Barak. Dèbora è profetessa, come Maria, la sorella di Mosè (Es 15,20), e anche giudice (4,5).

4,6 Kedes di Nèftali: a nord-ovest di quello che un tempo era il lago di Hule, oggi prosciugato: Barak deve raccogliere truppe dalle tribù del nord e concentrarle sul Tabor, a nord-est della pianura di Izreèl, zona di confine delle tribù di Zàbulon, Nèftali e Ìssacar. Oltre alle due tribù settentrionali, il cantico (5,1-31) ci dice che hanno partecipato all’impresa anche altre tribù.

4,7 Kison: è un ruscello che attraversa la pianura di Izreèl e sfocia come fiume nella baia di Haifa.

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Approfondimenti

4,1-5,31. I cc. 4 e 5 sono due versioni di un medesimo avvenimento: la vittoria delle tribù d'Israele sui re cananei alleatisi per difendere il paese e ricacciare il popolo invasore. Intorno alla figura di Debora si forma un'ampia coalizione di tribù israelitiche, comprendente Beniamino, Efraim, Zabulon, Issacar e Neftali, decise a combattere contro questi re cananei. Costoro si sono resi conto della grave minaccia costituita dagli Israeliti, oramai stabilitisi in due blocchi a nord e a sud di Canaan. Resta da occupare la fertile pianura centrale. E qui che i due eserciti si danno battaglia. I Cananei dispongono di armi d'avanguardia, i carri. Lo scontro armato non è descritto nei dettagli. Il testo mette in rilievo piuttosto la vittoria ad opera di JHWH, che si serve di una donna (Giaele) per uccidere Sisara, comandante delle truppe nemiche. La vicenda è esposta nel c. 4 in prosa, nel c. 5 nella forma di un cantico poetico, che è considerato uno dei brani più arcaici di tutto l'Antico Testamento. Vi sono differenze tra le due versioni. Il resoconto in prosa parla di Iabin, re di Canaan, mentre il carme menziona una coalizione di re cananei, cosa di per sé più verosimile. Nel racconto Sisara è il generale dell'esercito di Iabin, mentre nel cantico è il capo della lega cananea ed è re egli stesso. Il personaggio dominante è Debora, giudice e profetessa, resa ardimentosa dalla propria fede in JHWH. Accanto a lei c'è Barak, figura di soldato indeciso e privo di coraggio.

4,1-24. Il racconto ignora Samgar e si riaggancia a Eud (v. l1a). Inizia riproponendo i motivi teologici consueti, con il linguaggio solito: caduta d'Israele (v. 1b), punizione (v. 2), invocazione d'aiuto (v. 3). L'elemento «JHWH suscita un giudice» qui trova una variante, non solo nel fatto che Debora è donna, ma perché «era giudice» (v. 4), vale a dire esercitava una funzione stabile. È la prima menzione in Gdc di questa istituzione, che ci porta a distinguere tra i giudici “carismatici”, suscitati dallo spirito di JHWH in determinate occasioni, e i giudici “istituzionali”, con incombenze locali, ossia, principalmente con compiti giudiziari consistenti nel dirimere contese, nell'amministrare la giustizia tra i componenti delle varie tribù (v. 5). Ma Debora è anche profetessa (v. 4), il che le conferisce l'autorità di convocare Barak per comunicargli l'oracolo di JHWH (vv. 6-7). La descrizione dei preparativi per la battaglia e dell'esito dello scontro segue i canoni della guerra santa. Il successo è garantito (v. 7b), grazie a JHWH e non all'esercito israelitico (vv. 9b.15.18ss.). Il cantico (5,20ss.) spiega invece la sconfitta dell'esercito di Sisara: piogge violente e improvvise fecero straripare il torrente Kison, i carri cananei restarono imprigionati nel terreno fangoso, i soldati, Sisara compreso, dovettero fuggire a piedi (v. 17a). La battaglia termina comunque con lo sterminio di rito (ḥērem, vv. 16b.24), come vuole la guerra santa (cfr. Gs 7). Lo scenario è la valle di Izreel, a sud del Tabor, percorsa dal fiume Kison, che sfocia nel Mediterraneo a nord del Carmelo. Il racconto in prosa nomina esplicitamente solo le due tribù (settentrionali): Neftali e Zabulon, diversamente dal cantico (cfr. 5,14-18).

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Queste sono le nazioni che il Signore lasciò sussistere, allo scopo di mettere alla prova per mezzo loro Israele, cioè quanti non avevano visto tutte le guerre di Canaan. 2Ciò avvenne soltanto per istruire le nuove generazioni degli Israeliti, per insegnare loro la guerra, perché prima non l'avevano mai conosciuta: 3i cinque prìncipi dei Filistei, tutti i Cananei, quelli di Sidone e gli Evei che abitavano le montagne del Libano, dal monte Baal-Ermon fino all'ingresso di Camat. 4Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele avrebbe obbedito ai comandi che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè. 5Così gli Israeliti abitarono in mezzo ai Cananei, agli Ittiti, agli Amorrei, ai Perizziti, agli Evei e ai Gebusei; 6ne presero in moglie le figlie, fecero sposare le proprie figlie con i loro figli e servirono i loro dèi.

STORIA DEI GIUDICI (3,7-16,31)

_Otnièl (3,7-11) 7Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, loro Dio, e servirono i Baal e le Asere. 8L'ira del Signore si accese contro Israele e li consegnò nelle mani di Cusan-Risatàim, re di Aram Naharàim; gli Israeliti furono servi di Cusan-Risatàim per otto anni. 9Poi gli Israeliti gridarono al Signore e il Signore fece sorgere per loro un salvatore, Otnièl, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, e li salvò. 10Lo spirito del Signore fu su di lui ed egli fu giudice d'Israele. Uscì a combattere e il Signore gli consegnò nelle mani Cusan-Risatàim, re di Aram; la sua mano fu potente contro Cusan-Risatàim. 11La terra rimase tranquilla per quarant'anni, poi Otnièl, figlio di Kenaz, morì.

_Eud (3,12-30) 12Gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del Signore; il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perché facevano ciò che è male agli occhi del Signore. 13Eglon radunò intorno a sé gli Ammoniti e gli Amaleciti, fece una spedizione contro Israele, lo batté e occuparono la città delle palme. 14Gli Israeliti furono servi di Eglon, re di Moab, per diciotto anni. 15Poi gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore, Eud, figlio di Ghera, Beniaminita, che era mancino. Gli Israeliti mandarono per mezzo di lui un tributo a Eglon, re di Moab. 16Eud si fece una spada a due tagli, lunga un gomed, e se la cinse sotto la veste, al fianco destro. 17Poi presentò il tributo a Eglon, re di Moab, che era un uomo molto grasso. 18Finita la presentazione del tributo, ripartì con la gente che l'aveva portato. 19Ma egli, dal luogo detto Idoli, che è presso Gàlgala, tornò indietro e disse: “O re, ho una cosa da dirti in segreto”. Il re disse: “Silenzio!” e quanti stavano con lui uscirono. 20Allora Eud si accostò al re che stava seduto al piano di sopra, riservato a lui solo, per la frescura, e gli disse: “Ho una parola di Dio per te”. Quegli si alzò dal suo seggio. 21Allora Eud, allungata la mano sinistra, trasse la spada dal suo fianco e gliela piantò nel ventre. 22Anche l'elsa entrò con la lama; il grasso si richiuse intorno alla lama. Eud, senza estrargli la spada dal ventre, uscì dalla finestra, 23passò nel portico, dopo aver chiuso i battenti del piano di sopra e aver tirato il chiavistello. 24Quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono e videro che i battenti del piano di sopra erano sprangati; pensarono: “Certo attende ai suoi bisogni nel camerino della stanza fresca”. 25Aspettarono fino a essere inquieti, ma quegli non apriva i battenti del piano di sopra. Allora presero la chiave, aprirono, ed ecco che il loro signore era steso per terra, morto. 26Mentre essi indugiavano, Eud era fuggito e, dopo aver oltrepassato gli Idoli, si era messo in salvo nella Seirà. 27Appena arrivato là, suonò il corno sulle montagne di Èfraim e gli Israeliti scesero con lui dalle montagne ed egli si mise alla loro testa. 28Disse loro: “Seguitemi, perché il Signore vi ha consegnato nelle mani i Moabiti, vostri nemici”. Quelli scesero dopo di lui, occuparono i guadi del Giordano in direzione di Moab, e non lasciarono passare nessuno. 29In quella circostanza sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e valorosi; non ne scampò neppure uno. 30Così in quel giorno Moab fu umiliato sotto la mano d'Israele e la terra rimase tranquilla per ottant'anni.

_Samgar (3,31) 31Dopo di lui ci fu Samgar, figlio di Anat. Egli sconfisse seicento Filistei con un pungolo da buoi; anch'egli salvò Israele.

__________________________ Note

3,7 La narrazione descrive concretamente i quattro momenti caratteristici delle biografie dei giudici. L’eroe, già nominato in Gs 15,17, riceve il titolo di salvatore (v. 9) prima di quello di giudice (v. 10) e, in quanto lo spirito del Signore fu su di lui (v. 10), è il primo dei quattro giudici carismatici.

3,31 Il nome di questo liberatore non è israelitico. Egli è nominato anche nel cantico di Dèbora (5,6). Di lui non sappiamo altro; era forse un capo tribù.

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Approfondimenti

2,20-3,6. L'aggiunta intende spiegare, di nuovo, perché in mezzo a Israele continuano a vivere popolazioni straniere. Fornisce (3,1-6) un elenco di popolazioni – inframmezzato a ripetizioni del motivo teologico ricorrente – con le quali Israele si trova a vivere in stretto contatto, non solo perché confina con esse, ma anche grazie a forme di convivenza e fusione (cfr. il v. 6, che parla di matrimoni misti). 3,2 sembra contraddire 2,11ss. Qui i popoli stranieri non sono un castigo per l'infedeltà, ma un mezzo per conservare lo spirito guerriero nel popolo d'Israele.

3,-16,31. Si ha ora la presentazione delle figure dei “salvatori”, la cui esistenza e attività è stilizzata secondo lo schema teologico: peccato, punizione, pentimento e invocazione, intervento di salvezza. Ma alla base troviamo abbondante materiale antico, sia nelle brevi storie dei cc. 3-12, che nell'ampio complesso della tradizione su Sansone, dei cc. 13-16. A proposito di questi documenti più antichi, sotto il profilo della cosiddetta critica “alta”, ossia della storia della formazione del testo, si è cercato di farli rientrare in parte nei documenti Jahvista ed Elohista. Tra gli studiosi c'è chi sostiene che le storie brevi fanno parte ancora del Pentateuco jahvistico. Le storie lunghe invece costituirebbero l'inizio del ciclo di storie relative a Saul, Samuele e Davide. In effetti, i racconti brevi di questa porzione del libro dei Giudici hanno alla base elenchi di “giudici”, canti di vittoria, narrazioni epiche, antiche tradizioni su specifici luoghi di culto, con in parte segni chiari della tradizione orale e di una esistenza autonoma, prima della loro elaborazione e assemblaggio letterario, mentre tra le storie lunghe, quelle di Gedeone e di Sansone, attraverso il tema delle “vocazioni”, sono ricollegate in qualche modo alla vicenda di Saul. Non sempre peraltro la cornice teologica riesce a imprigionare e standardizzare i vari personaggi. Spesso le figure storich non s'adattano al modello redazionale, creando una tensione istruttiva fra interpretazione teologica e realtà storica. Il rispetto che la mano redazionale mostra per le figure storiche è indizio di una visione teologica tipica non solo della scuola deuteronomistica, ma della fede d'Israele in genere: al di là di ogni schematismo e pragmatismo storico, c'è la sovrana libertà di JHWH,artefice di novità. L'interprete biblico non intende dettare a Dio le leggi della storia, bensì interpretare le vicende storiche nella prospettiva della fede in colui che, creatore del mondo e della storia, è anche fautore e difensore della libertà umana, ne rispetta le manifestazioni e fa di essa una componente della storia della salvezza.

3, 7-11. Lo schema redazionale è applicato alla prima figura di giudice in misura massiccia. Il peccato d'Israele (v. 7), la punizione (v. 8), l'invocazione a JHWH (v. 9a), l'intervento di JHWH che suscita un liberatore (v. 9b), appartengono alla cornice teologica e sono espressi con formule ricorrenti, che abbiamo già riscontrato in 2, 11-19. L'elemento nuovo e caratterizzante, al v. 10, è la menzio ne dello «spirito di JHWH», che dà luogo alla manifestazione del carisma. La rûah JHWH, «spirito di Dio» caratterizza il fenomeno della guida carismatica nei primi tempi d'Israele e per il Deuteronomista esprime il modo in cui JHWH effettua la sua salvezza afferrando uomini per farne mediatori della sua opera (qui, Otniel; 11, 29, Iefte; 6,34, Gedeone; 1Sam 11,6, Saul; 14,6.19; 15,14, Sansone). Il suo carattere dinamico è sottolineato dai verbi rapportati a rûab: «venire sopra» (qui; 11, 29; 1Sam 19,20-23), «penetrare» (Gdc 14,6.19; 15,14; 1Sam 10,6.10), «investire» (cfr. 1Cr 12,19; 2Cr 24,20), o anche «piombare» (Ez 11,5). Il “giudice” così chiamato (gli schemi di vocazione più completi si avranno con Gedeone, lefte, Sansone e Saul), “libera” Israele (3, 9, vedi Introduzione), “combattendo” contro il nemico; la conseguenza è la «pace» (il riposo e la tranquillità) nel paese «per quarant'anni» (v. 11, cfr. commento a Gs 21, 40-44).

3,12-30. Il racconto, nel caso di Eud, si fa ben più varo e ricco, e raggiunge punte di grande realismo ed umorismo. Anche in questo caso è facile distinguere le formule teologiche dal resoconto. Nel caso di Eud manca l'investitura carismatica. Scelto e inviato dai connazionali per recare il tributo al re di Moab, di sua iniziativa uccide il re nemico e quindi convoca Israele alla battaglia contro i Moabiti, che vengono sconfitti. La vicenda, che doveva riguardare alcune tribù, è riferita qui a tutto Israele, secondo un procedimento redazionale che si nota per tutti i giudici. Ma qui, oltre ai tratti redazionali, è il racconto in sé che merita attenzione, sotto il profilo narrativo, stilistico e strutturale. L'organizzazione del racconto, le scelte sintattiche e lessicali, i repentini cambiamenti di prospettiva, il dialogo secco e collocato in punti strategici, i giochi di parole, ne fanno un brano tipico della narrativa di invenzione, o di quella storia romanzata in cui il sentimento e il significato degli eventi sono colti concretamente mediante le risorse dell'arte narrativa biblica, con le sue raffinate tecniche e numerose convenzioni. Per limitarci ad alcune osservazioni, sorprende anzitutto l'attenzione ai dettagli sull'uccisione e come qui la descrizione circostanziata dei particolari contribuisca alla comprensione del tutto. Eud è mancino e i guerrieri beniaminiti mancini erano noti per il loro valore, ma nel caso di Eud questa peculiarità è parte della sua strategia, tutta impostata sulla sorpresa: la spada corta, o daga, è appesa al fianco destro ed Eud può così impugnarla e sfilarla facilmente con la mano sinistra. È corta abbastanza per tenerla nascosta sotto il vestito, e lunga quanto serve per risolvere “il problema Eglon” senza doversi avvicinare troppo alla vittima. Ed è a doppio taglio, il che garantisce l'effetto letale di un colpo ben assestato. Eglon è grasso e quindi è obiettivo ancor più facile, quando si alza goffamente dal suo seggio. E dopo averlo colpito, forse Eud lascia la spada immersa nel corpo per evitare che il sangue gli sprizzi addosso, e poter così uscire senza destare sospetto. Il racconto, oltre che circostanziato e ben legato, è fortemente satirico, impostato su un linguaggio che è denso di rime e di allitterazioni. L'autore gioca, tra l'altro, anche su una etimologizzazione implicita del nome di Eglon, che fa pensare all'ebraico egel, vitello (Eglon vitello grasso pronto per la macellazione). La corpulenza di Eglon è segno della sua pesantezza fisica, facilmente vulnerabile, oltreché della sua rozzezza e stupidità regale. Un tratto ironico e drammatico insieme si ha anche nelle due frasi di Eud: «O re, ho una cosa da dirti in segreto» (v. 19), «Ho una parola da dirti da parte di Dio» (v. 20). La “cosa segreta” , nascosta sotto il vestito di Eud, è in effetti la “parola da parte di Dio” (in ebraico il termine è sempre dâbar, che può significare parola, messaggio o cosa), che il liberatore suscitato da JHWH sta per arrecare al re nemico. Un altro tratto di umorismo, questa volta un po' volgare, riguarda i cortigiani che pensano al massiccio monarca che si sta attardando sul pitale, e vengono associati così alla credulità del loro re. L'ottusità del nemico diventa volentieri obiettivo della satira in tempo di guerra. Tale atteggiamento satirico verso il nemico emerge con particolare vividezza nei vv. 24 e 25, in una sintassi che produce mirabilmente le rapide fasi della percezione della situazione da parte dei lenti e ottusi cortigiani: «I servi vennero... videro... aspettarono... presero le chiavi... aprirono». E a questo punto ecco il disinganno: il loro re è steso bocconi al suolo, morto. Qui peraltro la satira, insistendo sulla stupidità dei Moabiti, ha la funzione tematica di mostrare la grossolana impotenza dell'oppressore pagano di fronte al liberatore suscitato da JHWH, il Dio d'Israele. Ed è su questo punto che, in ultima analisi, l'intenzione del narratore originario e del redattore finale s'incontrano.

3,31. Questa figura di “liberatore” è non poco problematica. Il suo nome non è israelitico. Quanto a Anat, si tratta del nome di una ben nota dea ugaritica. Di Samgar parla anche il cantico di Debora (5, 6), in connessione con Giaele, anch'essa non israelita. Samgar combatte contro un gruppo di Filistei con un'arma di fortuna, un «pungolo da buoi». È il primo dei cosiddetti “giudici minori”

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ora l'angelo del Signore salì da Gàlgala a Bochìm e disse: “Io vi ho fatto uscire dall'Egitto e vi ho fatto entrare nella terra che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: “Non infrangerò mai la mia alleanza con voi, 2e voi non farete alleanza con gli abitanti di questa terra; distruggerete i loro altari”. Ma voi non avete obbedito alla mia voce. Che cosa avete fatto? 3Perciò anch'io dico: non li scaccerò dinanzi a voi; ma essi vi staranno ai fianchi e i loro dèi saranno per voi una trappola”. 4Appena l'angelo del Signore ebbe detto queste parole a tutti gli Israeliti, il popolo alzò la voce e pianse. 5Chiamarono quel luogo Bochìm e là offrirono sacrifici al Signore.

Condotta d’Israele nel tempo dei giudici (2,6-3,6) 6Quando Giosuè ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne andarono, ciascuno nella sua eredità, a prendere in possesso la terra. 7Il popolo servì il Signore durante tutta la vita di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere che il Signore aveva fatto in favore d'Israele. 8Poi Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni 9e fu sepolto nel territorio della sua eredità, a Timnat-Cheres, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. 10Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di essa ne sorse un'altra, che non aveva conosciuto il Signore, né l'opera che aveva compiuto in favore d'Israele.

11Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; 12abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d'Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, 13abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti. 14Allora si accese l'ira del Signore contro Israele e li mise in mano a predatori che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, ed essi non potevano più tener testa ai nemici. 15In tutte le loro spedizioni la mano del Signore era per il male, contro di loro, come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono ridotti all'estremo. 16Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. 17Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via seguita dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del Signore: essi non fecero così. 18Quando il Signore suscitava loro dei giudici, il Signore era con il giudice e li salvava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice, perché il Signore si muoveva a compassione per i loro gemiti davanti a quelli che li opprimevano e li maltrattavano. 19Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, seguendo altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro: non desistevano dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata.

20Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e disse: “Poiché questa nazione ha violato l'alleanza che avevo stabilito con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce, 21anch'io non scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli che Giosuè lasciò quando morì. 22Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se custodiranno o no la via del Signore, camminando in essa, come la custodirono i loro padri”. 23Il Signore lasciò sussistere quelle nazioni, senza affrettarsi a scacciarle, e non le consegnò nelle mani di Giosuè.

__________________________ Note

2,6 La seconda introduzione riproduce la conclusione del libro di Giosuè. Essa descrive il comportamento morale degli Israeliti nel tempo che intercorre tra un giudice e l’altro e dà la ragione della sopravvivenza delle nazioni straniere all’interno della terra di Canaan. Il tutto serve a preparare le biografie successive dei singoli giudici.

2,13 servirono Baal e le Astarti: questa coppia di nomi sta a indicare gli dèi di Canaan. Baal, “il Signore”, è il dio che personifica la forza vitale che erompe dalla natura e si esprime nella fertilità e nella crescita. Astarte è la dea dell’amore e della fecondità (vedi 3,7).

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Approfondimenti

2,1-5. Ecco un primo tentativo di spiegazione teologica degli insuccessi d'Israele. JHWH ha condotto il suo popolo nella terra promessa, ma era dovere d'Israele distruggere i luoghi di culto degli abitanti della Palestina, cosa che gli Israeliti non hanno fatto. Per questo, la permanenza di popolazioni non israelitiche in Canaan si risolverà in un castigo divino per Israele; «l'angelo del Signore» (Es 23,20ss.) indica la presenza di JHWH presso il suo popolo, nelle sue manifestazioni esterne. Mal’ak JHWH (in greco aggelos che però nei LXX indica anche altri esseri celesti), il «messaggero di JHWH» (oltre a 2,1.4, cfr. 5,23; 13,3-21 ecc.), è locuzione frequente anche altrove nella Bibbia (ad es. Gn 16,7.9-11; 22,11.15; Es 3,2), che indica in generale persone incaricate di curare gli interessi del mandante in una regione lontana (Gn 32,4.7), con la caratteristica specifica di dover superare una distanza spaziale per assolvere l'incarico. La loro attività è espressa di solito col verbo bśr, col senso frequente di «portare una buona notizia», o anche di seminare sventura e rovina (2Re 19,35). Il mal’ak non indica necessariamente un inviato celeste. Talune volte può riferirsi anche a un profeta, che parla a nome di JHWH. Costui – ci dice il testo – viene da Galgala, nella pianura di Gerico, dove gli Israeliti avevano posto il loro accampamento principale dopo il passaggio del Giordano (Gs 4,19s.).

La prima introduzione doveva chiudersi originariamente con la notizia del trasporto dell'arca da Galgala a Bochim (2,1a.5b), ma il redattore Deuteronomista ha voluto dare una sua interpretazione teologica a Gdc 1, indicando il mancato annientamento iniziale delle popolazioni pagane in Canaan come causa del rifiuto di JHWH di sostenere Israele nelle successive fasi della conquista. Il discorso del mal’ak JHWH può essere considerato un frammento di una liturgia penitenziale. JHWH (tramite il suo messaggero) denuncia il proprio partner d'alleanza di infedeltà, pronunciando una sentenza di condanna, alla quale il popolo risponde con un gesto penitenziale: «il popolo alzò la voce e pianse», v. 4.

2,6-3,6. In questa seconda introduzione occorre distinguere tre unità: 2,6-10; 2,11-19; 2,20-3,6.

  • Il primo brano, 2,6-10, è parallelo a Gs 24,28-31. Ripetendo gli ultimi versetti di Gs, il brano intende legare Gdc ad esso, con un'operazione redazionale analoga, ad esempio a quella per cui Esd 1,1-3 ripete 2Cr 36,22-23.
  • La terza unità, 2,20-3,6, intende spiegare la sopravvivenza di popoli stranieri in Palestina.
  • La seconda, 2,11-19, in una prima redazione precedeva immediatamente 3,7s. È l'unità centrale, contenente una visione teologica complessiva del periodo dei giudici.

2,6-10. Cfr. Gs 24,28-31, ripreso con qualche variante. La generazione di Giosuè era stata fedele a JHWH, perché aveva vissuto in prima persona l'ingresso in Canaan. La divisione netta di generazioni (v. 10) è artificiosa. Risponde al bisogno di idealizzare i tempi degli inizi, dando ad essi un valore teologico di portata emblematica. Il v. 10 non ha corrispondenti nel passo finale di Gs. Serve qui da collegamento con quanto segue.

11-19. Il brano è un'interpretazione teologica della storia d'Israele nel periodo dei giudici, che ne evidenzia alcune costanti. Esso inizia denunciando il peccato d'Israele (vv. 11-13), con espressioni di chiara matrice deuteronomistica. Gli Israeliti «fecero ciò che è male agli occhi di JHWH», è detto al v. 11, con una locuzione ricorrente nei libri di Giosuè, Giudici, oltreché nel Deuteronomio, «abbandonarono» il Dio dell'esodo, per «seguire» e «servire» altre divinità. È il peccato dell'idolatria, della defezione da JHWH. Si ha poi l'enunciazione del castigo (vv. 14-15). L'«ira di JHWH» si accende contro Israele. JHWH consegna il suo popolo in mano ai nemici, ripetendo alla rovescia quanto accade nella guerra santa. In terzo luogo (v. 16) si presenta il momento della liberazione, nella quale entrano in gioco esplicitamente i giudici, suscitati da JHWH per fedeltà al suo popolo. Il quarto momento di questo ritmo storico-salvifico (vv. 17-19) è costituito dalla ricaduta nel peccato, che sembra chiudere il corso degli eventi in un tragico cerchio. È un cerchio che solo Dio può spezzare, intervenendo liberamente e sovranamente.

2,20-3,6. L'aggiunta intende spiegare, di nuovo, perché in mezzo a Israele continuano a vivere popolazioni straniere. Ripete anzitutto (vv. 20-23) che è stata l'infedeltà di Israele la vera causa di questa situazione; e che tale situazione si risolve in una prova e punizione per il popolo di Dio.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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DUE INTRODUZIONI (1,1-3,6)

L’insediamento nella terra promessa (1,1-2,5)

1Dopo la morte di Giosuè, gli Israeliti consultarono il Signore dicendo: “Chi di noi salirà per primo a combattere contro i Cananei?”. 2Il Signore rispose: “Salirà Giuda: ecco, ho messo la terra nelle sue mani”. 3Allora Giuda disse a suo fratello Simeone: “Sali con me nel territorio che mi è toccato in sorte, e combattiamo contro i Cananei; poi anch'io verrò con te in quello che ti è toccato in sorte”. Simeone andò con lui. 4Giuda dunque salì, e il Signore mise nelle loro mani i Cananei e i Perizziti; sconfissero a Bezek diecimila uomini. 5A Bezek trovarono Adonì-Bezek, l'attaccarono e sconfissero i Cananei e i Perizziti. 6Adonì-Bezek fuggì, ma essi lo inseguirono, lo catturarono e gli amputarono i pollici e gli alluci. 7Adonì-Bezek disse: “Settanta re, con i pollici e gli alluci amputati, raccattavano gli avanzi sotto la mia tavola. Dio mi ripaga quel che ho fatto”. Lo condussero poi a Gerusalemme, dove morì. 8I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero; la passarono a fil di spada e l'abbandonarono alle fiamme. 9Poi essi discesero a combattere contro i Cananei che abitavano la montagna, il Negheb e la Sefela. 10Giuda marciò contro i Cananei che abitavano a Ebron, che prima si chiamava Kiriat-Arbà, e sconfisse Sesài, Achimàn e Talmài. 11Di là andò contro gli abitanti di Debir, che prima si chiamava Kiriat-Sefer. 12Disse allora Caleb: “A chi colpirà Kiriat-Sefer e la prenderà io darò in moglie mia figlia Acsa”. 13La prese Otnièl, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb; a lui diede in moglie sua figlia Acsa. 14Ora, mentre andava dal marito, ella lo convinse a chiedere a suo padre un campo. Scese dall'asino e Caleb le disse: “Che hai?”. 15Ella rispose: “Concedimi un favore; poiché tu mi hai dato una terra arida, dammi anche qualche fonte d'acqua”. Caleb le donò la sorgente superiore e la sorgente inferiore. 16I figli del suocero di Mosè, il Kenita, salirono dalla città delle palme con i figli di Giuda nel deserto di Giuda, a mezzogiorno di Arad; andarono e abitarono con quel popolo. 17Poi Giuda marciò con suo fratello Simeone: sconfissero i Cananei che abitavano a Sefat e votarono allo sterminio la città, che fu chiamata Corma. 18Giuda prese anche Gaza con il suo territorio, Àscalon con il suo territorio ed Ekron con il suo territorio. 19Il Signore fu con Giuda, che scacciò gli abitanti delle montagne, ma non poté scacciare gli abitanti della pianura, perché avevano carri di ferro. 20Come Mosè aveva ordinato, Ebron fu data a Caleb, che scacciò da essa i tre figli di Anak. 21I figli di Beniamino non scacciarono i Gebusei che abitavano Gerusalemme, perciò i Gebusei abitano con i figli di Beniamino a Gerusalemme ancora oggi.

22La casa di Giuseppe salì anch'essa, ma contro Betel, e il Signore fu con loro. 23La casa di Giuseppe mandò a esplorare Betel, città che prima si chiamava Luz. 24Gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città e gli dissero: “Insegnaci una via di accesso alla città e noi ti faremo grazia”. 25Egli insegnò loro la via di accesso alla città ed essi passarono la città a fil di spada, ma risparmiarono quell'uomo con tutta la sua famiglia. 26Quell'uomo andò nella terra degli Ittiti e vi edificò una città, che chiamò Luz: questo è il suo nome fino ad oggi. 27Manasse non scacciò gli abitanti di Bet-Sean e delle sue dipendenze, né quelli di Taanac e delle sue dipendenze, né quelli di Dor e delle sue dipendenze, né quelli d'Ibleàm e delle sue dipendenze, né quelli di Meghiddo e delle sue dipendenze; i Cananei continuarono ad abitare in quella regione. 28Quando Israele divenne più forte, costrinse al lavoro coatto i Cananei, ma non li scacciò del tutto. 29Nemmeno Èfraim scacciò i Cananei che abitavano a Ghezer, perciò i Cananei abitarono a Ghezer in mezzo a Èfraim.

30Zàbulon non scacciò gli abitanti di Kitron né gli abitanti di Naalòl; i Cananei abitarono in mezzo a Zàbulon e furono costretti al lavoro coatto. 31Aser non scacciò gli abitanti di Acco né gli abitanti di Sidone né quelli di Aclab, di Aczib, di Chelba, di Afik, di Recob; 32i figli di Aser si stabilirono in mezzo ai Cananei che abitavano la regione, perché non li avevano scacciati. 33Nèftali non scacciò gli abitanti di Bet-Semes né gli abitanti di Bet-Anat, e si stabilì in mezzo ai Cananei che abitavano la regione; ma gli abitanti di Bet-Semes e di Bet-Anat furono da loro costretti al lavoro coatto. 34Gli Amorrei respinsero i figli di Dan sulla montagna e non li lasciarono scendere nella pianura. 35Gli Amorrei continuarono ad abitare ad Ar-Cheres, Àialon e Saalbìm, ma la mano della casa di Giuseppe si aggravò su di loro e furono costretti al lavoro coatto. 36Il confine degli Amorrei si estendeva dalla salita di Akrabbìm, da Sela in su.

__________________________ Note

1,1 L’insediamento, secondo questa prima introduzione, non è stato un movimento unitario, ma frutto dell’iniziativa delle singole tribù; è avvenuto o pacificamente o con le armi; è stato solo parziale. Il testo concorda con le parti del libro di Giosuè non ritoccate dal Deuteronomista, che presentano come incompleta la conquista ai tempi di Giosuè (Gs 13,1-7; 16,10; 17,13.18).

1,8 presero Gerusalemme: è un’anticipazione (vedi v. 21). La città sarà conquistata da Davide in epoca successiva (2Sam 5,6-9).

1,21 non scacciarono: l’autore informa che le tribù del centro-nord della terra di Canaan non riescono a conquistare completamente il territorio a esse assegnato e che i Cananei-Gebusei continuano a convivere con gli Israeliti.

1,27 Bet-Sean… Taanac… Dor… Meghiddo: le tribù non riescono a conquistare quelle città-stato che controllano la pianura di Èsdrelon o hanno, in qualche modo, un’importanza particolare.

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Approfondimenti

1,1-2,5. Questa prima introduzione presenta un quadro della conquista della Palestina molto diverso da quello di Gs 1-12. Qui le tribù operano da sole, oppure unite in coalizioni minori. L'insediamento ha luogo in tempi lunghi. Il racconto risale a tradizioni antiche, di stampo jahvistico, che assegnano un ruolo preponderante alla tribù di Giuda, alla quale è riconosciuta un'elezione speciale da parte di JHWH. Alcune tribù non sono menzionate (Levi, Issacar, Ruben e Gad).

La sezione presenta le seguenti unità:

  • 1,1-21, le tribù al sud (Giuda, Simeone e Beniamino, oltre ai Calebiti e ai Keniti);
  • 1,22-29, le tribù del centro (Manasse ed Efraim) e la conquista di Betel;
  • 1,30-36, le tribù del nord (Zabulon, Aser, Neftali, Dan).
  • 2,1-5 è una specie di liturgia penitenziale, intesa a spiegare il fallimento parziale della conquista e del tentativo di eliminare del tutto la popolazione di Canaan.

1,1-21. Alla tribù di Giuda è dedicato uno spazio molto ampio. Simeone figura come alleato della tribù maggiore. Giuda e Simeone sono le due tribù del sud, probabilmente penetrate nella Palestina senza fare il giro attraverso la Transgiordania. Per lungo tempo le loro vicende sono state notevolmente indipendenti da quelle delle altre tribù (cfr. c. 5). Il brano presuppone la morte di Giosuè (v. 1a), mentre la seconda introduzione inizia informando sulla morte di Giosuè. Suscita non poche difficoltà anche l'episodio dei vv. 5-8, perché è escluso che in quel periodo Gerusalemme fosse già nelle mani degli Ebrei. La roccaforte fu conquistata solo con Davide. L'episodio dei vv. 10-15 è di carattere eziologico. Serve infatti a dare ragione di una proprietà di famiglia nel territorio di Giuda. Della tribù di Beniamino si parla soltanto al v. 21.

22-29. Le due tribù di Efraim e di Manasse sono trattate in un primo tempo insieme, come «casa di Giuseppe» (vv. 22-26). Per quanto riguarda Manasse, il brano si riferisce solo a quella metà della tribù stanziatasi a ovest del Giordano. Betel, a circa 22 chilometri a nord di Gerusalemme, era il centro cultuale più importante degli Ebrei. Abramo vi costruì un altare (Gn 12,8; 13,3); Giacobbe vi esperimentò la teofania e vi eresse una stele di pietra (Gn 28,10ss.). Come santuario (Gn 35,1-8.9-15) ebbe un importanza centrale e fu associato fin dai tempi più antichi alle tradizioni cultuali d'Israele. Di Betel si parla anche in Gs 7,2 e 8,9. Il nostro brano racconta la conquista di Betel ad opera della casa di Giuseppe, nonché il cambiamento del nome della località, da Luz in Betel. Betel sarà anche un centro profetico di primo piano, associato con le figure di Eliseo, Osea e Amos. La tribù di Manasse (vv. 27-28) si insediò a nord di Efraim. In mezzo ad essa continuarono a vivere gruppi di Cananei, in vari centri. Neanche Efraim riuscì a liberarsi del tutto dei Cananei (v. 29). Il fatto che molte tribù si stabilirono tra le popolazioni locali, accontentandosi di assoggettarle e di costringerle ai lavori forzati, senza scacciarle, sarà ritenuto il peccato fondamentale della conquista. Viene da chiedersi se e in quale misura l'idea del Dio unico e fedele, che esige fedeltà e ubbidienza, sia qui utilizzata in senso settario.

30-36. Fra la tribù di Manasse e quella di Zabulon c'era Issacar, qui non menzionata. Il brano insiste sugli insuccessi degli Israeliti nella conquista e nell'occupazione del territorio, o sulla condiscendenza degli Ebrei, che scesero a compromessi con le popolazioni locali, compromessi che – nell'ottica del libro – sono condannati senza eccezione, quasi che la capacità di accettazione di altri popoli, con le loro usanze e consuetudini, fosse un delitto, anziché un grande segno di maturità umana e religiosa. L'idea del proprio Dio unico ed esclusivo, che garantisce il paese al suo popolo, deve percorrere ancora un lungo cammino, per diventare liberante.

Il v. 34 ci riporta al sud, nei pressi di Gerusalemme, dove s'insediò in un primo tempo la tribù di Dan, costretta poi a trasmigrare verso l'estremo nord della Palestina, come ci diranno i cc. 17-18.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Solenne alleanza di Sichem 1 Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. 2Giosuè disse a tutto il popolo: “Così dice il Signore, Dio d'Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. 3Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. 4A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. 5In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l'Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. 6Feci uscire dall'Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, 7ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. 8Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. 9In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. 10Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani. 11Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. 12Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. 13Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”. 14Ora, dunque, temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà. Eliminate gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume e in Egitto e servite il Signore. 15Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”. 16Il popolo rispose: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! 17Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. 18Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano la terra. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio”. 19Giosuè disse al popolo: “Voi non potete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. 20Se abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi annienterà”. 21Il popolo rispose a Giosuè: “No! Noi serviremo il Signore”. 22Giosuè disse allora al popolo: “Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelti il Signore per servirlo!”. Risposero: “Siamo testimoni!”. 23”Eliminate allora gli dèi degli stranieri, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il vostro cuore al Signore, Dio d'Israele!“. 24Il popolo rispose a Giosuè: “Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!”. 25Giosuè in quel giorno concluse un'alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem. 26Scrisse queste parole nel libro della legge di Dio. Prese una grande pietra e la rizzò là, sotto la quercia che era nel santuario del Signore. 27Infine, Giosuè disse a tutto il popolo: “Ecco: questa pietra sarà una testimonianza per noi, perché essa ha udito tutte le parole che il Signore ci ha detto; essa servirà quindi da testimonianza per voi, perché non rinneghiate il vostro Dio”. 28Poi Giosuè congedò il popolo, ciascuno alla sua eredità.

Morte di Giosuè e di Eleàzaro 29Dopo questi fatti, Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci anni 30e lo seppellirono nel territorio della sua eredità, a Timnat-Serach, sulle montagne di Èfraim, a settentrione del monte Gaas. 31Israele servì il Signore in tutti i giorni di Giosuè e degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte le opere che il Signore aveva compiuto per Israele. 32Gli Israeliti seppellirono le ossa di Giuseppe, che avevano portato dall'Egitto, a Sichem, in una parte della campagna che Giacobbe aveva acquistato dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuto in eredità. 33Morì anche Eleàzaro, figlio di Aronne. Lo seppellirono a Gàbaa, che apparteneva a Fineès, suo figlio, in quanto era stata assegnata a lui, nella zona montuosa di Èfraim.

__________________________ Note

24,1-28 Questo capitolo non si riallaccia al precedente, ma va collocato accanto a Gs 8,30-35, dove si era già parlato di un rinnovamento dell’alleanza. Giosuè radunò tutte le tribù: il raduno si svolge a Sichem, luogo centrale della terra di Canaan, caro per le memorie di Abramo (Gen 12,6-7) e di Giacobbe (Gen 33,18-20).

24,14 temete il Signore e servitelo: l’unità etnica di tutte le tribù, motivata dai comuni antenati provenienti da oltre il Fiume (v. 15), cioè da oltre l’Eufrate, si accompagna ora a quella religiosa, mediante il culto al Signore unico Dio.

24,26 Scrisse queste parole: l’alleanza viene scritta nel libro della legge di Dio, o forse viene incisa su una stele, a perenne testimonianza (vv. 26-27).

24,32 Per la tradizione riguardante le ossa di Giuseppe, vedi Gen 50,24-25; Es 13,19.

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Approfondimenti

Anche qui viene creato un parallelo chiaro tra la figura di Mosè e quella di Giosuè. Secondo Dt 29ss., Mosè prima di morire aveva celebrato il rinnovamento dell'alleanza a Moab. Giosuè fa ora la medesima cosa, non più al di là del Giordano, bensì a Sichem. Di un rinnovo dell'alleanza a Sichem si era già parlato in Gs 8,30-35. Il nostro capitolo va letto tenendo presente quel brano complementare. Dopo la convocazione dell'assemblea (v. 1), Giosuè introduce il cerimoniale del rinnovamento del patto con una panoramica storica (vv. 2-13), nella quale passa in rassegna gli avvenimenti principali, da Abramo, attraverso l'esodo, fino al passaggio del Giordano e al dono della terra. Quindi (vv. 14-15) propone ad Israele di operare una scelta decisa tra JHWH e le divinità straniere. L'assemblea risponde (vv. 16-18) con una professione di fedeltà nel Dio dell'esodo e della terra: «Noi vogliamo servire JHWH, perché egli è il nostro Dio». Il dialogo liturgico prosegue. Giosuè (vv. 19-20) mette in guardia Israele da defezioni, ricordando l'estrema serietà dell'impegno assunto dinanzi al Dio santo e geloso. Il dialogo s'infittisce (vv. 21-24), in un susseguirsi di domande e risposte intense e drammatiche. È il momento centrale della celebrazione, in cui Israele ribadisce formalmente e ufficialmente la volontà di accettare l'alleanza e di “servire” solo JHWH. Al dialogo segue il rito che sigilla il patto, con la stesura per iscritto del suo testo, il quale viene deposto nel santuario (vV. 25-27). Quindi Giosuè scioglie l'assemblea (v. 28). Mancano le benedizioni e le maledizioni, presenti invece nel brano integrativo di 8,30-35.

1. Su Sichem si veda il commento a 8,30ss.

2-13. Il riepilogo storico di grande respiro, che fa da prologo al rinnovamento del patto, si articola in tre momenti:

  • gli inizi, con “i padri” (vv. 2-4);
  • l'Egitto e l'esodo (vv. 5-7);
  • le vicende in Transgiordania e, dopo la morte di Mosè, l'ingresso nella terra (vv. 8-13).

Al racconto storico, apparentemente disorganico, è sotteso uno schema letterario e teologico accurato, impiegato per esprimere la realtà della salvezza, incentrata attorno al binomio “uscire-entrare, se il soggetto è l'uomo, “far uscire-far entrare” quando il soggetto è JHWH. Lo schema binario è integrato qui da un terzo elemento, costituito dalla tappa intermedia, la peregrinazione attraverso il deserto (con l'uso dei verbi “camminare”, in riferimento a Israele, e “condurre”, in rapporto a JHWH). Risulta determinante anche la ripetizione insistente del verbo «dare» (ntn, uno dei verbi più attestati nell'Antico Testamento, anche con valenza teologica in quanto è rapportato spessissimo a JHWH donatore) e di verbi similari, riferiti all'azione di JHWH, a indicare tutta una serie di doni divini che culmineranno nella terra promessa.

14-15. La proposta di Giosuê insiste sul «servire JHWH» non come «i padri che servirono altri dei». Il verbo «servire» (‘bd), che costituisce il leitmotiv di tutto il nostro capitolo (16 volte in tutto), in questi versetti ricorre per ben sette volte e sarà ripreso come verbo centrale nel dialogo che segue (vv. 16-24). È tipico del Deuteronomio e, insieme al sostantivo ‘ebed (Mosè è il “servo di JHWH” per eccellenza), riferito a JHWH designa anzitutto il rapporto personale con JHWH inteso come Signore (’ādôn). Se il verbo riferito al servizio tra uomini può essere ambivalente, in rapporto a JHWH è sempre positivo e indica una relazione ampia e intensa con lui. L'alternativa a “servire JHWH” è “servire altri dei” in un servizio che, comunque, impegna sempre l'intera esistenza. Se in taluni contesti “servire JHWH” indica la celebrazione del sacrificio e il culto in genere (un significato sopravvissuto nel linguaggio ecclesiastico e sinagogale), in Gs 24 è particolarmente chiara l'accezione nel senso di scelta decisiva di JHWH come signore d'Israele, una opzione che comporta un servizio permanente, una decisione in favore di JHWH ribadita ogni giorno nella vita. Tale servizio manifestato nella propria esistenza è il medesimo servizio esistenziale che Dt esprime con la formula «servire JHWH con tutto il cuore e con tutta l'anima» (ad es. Dt 10,12; vedi anche Dt 4,29).

16-24. Le espressioni del dialogo sono di grande incisività. «Servire JHWH» ha come parallelo «scegliere JHWH», «rivolgere il cuore verso JHWH» (v. 23), «obbedire alla sua voce» (v. 24), «eliminare gli dei dello straniero» (v. 23). Espressioni opposte sono: «abbandonare JHWH» (vv. 16.20), «servire altri dei» (vv. 16.20). Di JHWH si dice che è «santo e geloso». Egli «non perdona» (v. 19), «si volterà contro» Israele e lo «consumerà» (v. 20).

22. In analoghi trattati hittiti, stipulati fra il sovrano e i re vassalli, come testimoni sono invocate le divinità delle due parti in causa. Qui testimone è lo stesso Israele.

25. «concluse un'alleanza», in ebraico è «tagliò un'alleanza», il che allude forse al sacrificio che di solito faceva parte del rito.

26. Mosè aveva inciso la legge su tavole di pietra. Giosuè – si dice qui – scrive il testo dell'alleanza «nel libro della legge di Dio». Si tratta di un'espressione tardiva, tipica di Ne e 1-2 Cr. Di fatto Giosuè deve aver fatto incidere il testo su una stele, che poi eresse come memoriale (v. 27).

29-33. I vv. 29-31 figurano anche, in ordine inverso, in Gdc 2,8-9. Qui fanno da conclusione a tutto il libro di Giosuè. Per completare il ciclo che era iniziato con la discesa di Giuseppe in Egitto, il v. 32 informa sulla sepoltura a Sichem delle sue ossa. Un'aggiunta del codice sacerdotale, interessata al destino del sommo sacerdote Eleazaro, dà notizia della sua morte e sepoltura.

29. Giosuè è detto anch'egli, al pari di Mosè, «servo di JHWH». Con l'annotazione che la sua morte è avvenuta a 110 anni di età, forse si vuol creare un parallelo con la figura di Giuseppe (nel senso che questi aveva introdotto Israele in Egitto, Giosuè aveva introdotto Israele nella terra promessa), morto anch'egli all'età di 110 anni (Gn 50,26).

30. Per Timnat-Serach cfr. 19,50.

32. Secondo Gn 50,24s. Giuseppe, prima di morire, s'era fatto promettere dai «figli d'Israele» che non avrebbero abbandonato le sue ossa in Egitto. Mosè, secondo Es 13,19, prese con sé i resti mortali di Giuseppe al momento dell'esodo. La sepoltura ha luogo a Sichem, nel terreno comprato a suo tempo da Giacobbe (Gn 33,19).

33. Dopo Mosè ed Aronne, anche Giosuè ed Eleazaro scompaiono dalla scena. A differenza però dei loro due grandi predecessori, morti prima di attraversare il Giordano, ad essi è dato di morire ed essere sepolti nella terra promessa.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Discorso d’addio di Giosuè 1 Molto tempo dopo che il Signore aveva dato tregua a Israele da tutti i nemici che lo circondavano, Giosuè, ormai vecchio e molto avanti negli anni, 2convocò tutto Israele, gli anziani, i capi, i giudici e gli scribi e disse loro: “Io sono vecchio, molto avanti negli anni. 3Voi avete visto quanto il Signore, vostro Dio, ha fatto a tutte queste nazioni, scacciandole dinanzi a voi. Il Signore stesso, vostro Dio, ha combattuto per voi. 4Guardate: ho ripartito tra voi a sorte, come eredità per le vostre tribù, queste nazioni rimanenti – oltre a tutte quelle che ho sterminato – dal Giordano fino al Mare Grande, a occidente. 5Il Signore, vostro Dio, le disperderà egli stesso dinanzi a voi e le scaccerà dinanzi a voi, e voi prenderete possesso dei loro territori, come il Signore, vostro Dio, vi ha promesso. 6Siate forti nell'osservare e mettere in pratica quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare da esso né a destra né a sinistra, 7senza mescolarvi con queste nazioni che rimangono fra voi. Non invocate i loro dèi. Non giurate su di loro. Non serviteli e non prostratevi davanti a loro. 8Restate invece fedeli al Signore, vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi. 9Il Signore ha scacciato dinanzi a voi nazioni grandi e potenti; nessuno ha potuto resistere a voi fino ad oggi. 10Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché il Signore, vostro Dio, ha combattuto per voi, come vi aveva promesso. 11Abbiate gran cura, per la vostra vita, di amare il Signore, vostro Dio. 12Perché, se vi volgete indietro e vi unite al resto di queste nazioni che sono rimaste fra voi e vi imparentate con loro e vi mescolate con esse ed esse con voi, 13sappiate bene che il Signore, vostro Dio, non scaccerà più queste nazioni dinanzi a voi. Esse diventeranno per voi una rete e una trappola, flagello ai vostri fianchi e spine nei vostri occhi, finché non sarete spazzati via da questo terreno buono, che il Signore, vostro Dio, vi ha dato. 14Ecco, io oggi me ne vado per la via di ogni abitante della terra; riconoscete con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che non è caduta neppure una parola di tutte le promesse che il Signore, vostro Dio, aveva fatto per voi. Tutte si sono compiute per voi: neppure una parola è caduta. 15Ma, come è giunta a compimento per voi ogni promessa che il Signore, vostro Dio, vi aveva fatto, così il Signore porterà a compimento contro di voi tutte le minacce, finché vi abbia eliminato da questo terreno buono che il Signore, vostro Dio, vi ha dato. 16Se trasgredirete l'alleanza che il Signore, vostro Dio, vi ha imposto, andando a servire altri dèi e prostrandovi davanti a loro, l'ira del Signore si accenderà contro di voi e voi sarete spazzati via dalla terra buona che egli vi ha dato”.

__________________________ Note

23,1-16 Ormai vecchio, Giosuè rivolge le sue ultime raccomandazioni, come altri personaggi dell’AT (vedi i discorsi di congedo di Mosè in Dt 32,1-43 e di Samuele in 1Sam 12).

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Approfondimenti

Nelle pagine storiografiche dell'Antico Testamento – e nelle culture antiche in genere – i discorsi messi in bocca ai protagonisti prima della loro morte sono particolarmente densi di contenuto. In essi l'autore non solo riprende, in uno sguardo d'insieme, i punti principali dell'attività del personaggio, ma ne fornisce anche un'interpretazione complessiva. Questi discorsi di congedo diventano pertanto il momento privilegiato per far emergere con puntualità e linearità la concezione storica e teologica del redattore o della redazione finale di un'opera. (Ciò peraltro vale anche per alcuni libri del Nuovo Testamento. Si pensi, ad esempio, al discorso del Paolo lucano a Mileto, At 20, o del Gesù giovanneo in Gv 13-18). È stato questo il caso dei discorsi di Mosè nel Deuteronomio – che possono essere intesi come un commento omiletico e attualizzante dell'alleanza celebrata a Sichem (Gs 24) –, ed è questo il caso anche del discorso di congedo tenuto da Giosuè. Esso ruota attorno ai seguenti motivi: Dio ha combattuto per Israele, disperdendo i popoli nemici e permettendo agli Ebrei di prendere possesso di Canaan (cfr. Gs 1-12). Egli inoltre ha suddiviso equamente il paese fra tutte le tribù (cfr. Gs 13-21). Con queste due imprese, condotte a termine tramite Giosuè, JHWH ha portato a compimento le promesse fatte ai padri. Ora chiede che Israele si mostri fedele, lo riconosca come Dio unico ed esclusivo, ne osservi la legge data mediante Mosè. I motivi dominanti del discorso sono dunque quelli tipici della teologia deuteronomistica. E deuteronomistica è pure la prospettiva nascosta del brano. Non è Giosuè che parla all'Israele del passato, ma l'autore che si sta rivolgendo ai suoi contemporanei. Questo spiega un altro elemento del discorso, la minaccia di scomparire dal «buon paese» (v. 16, vedi Dt 11,10-17), per infedeltà, una minaccia che al tempo della redazione di questa pagina era o stava per diventare realtà amara, con la catastrofe del 587 e con l'esilio.

6. I moniti che seguono nei vv. 7ss. acquistano grande attualità e intensità se letti nella prospettiva dell'esilio imminente o già in atto. Cfr. Dt 7,3, che parla dei matrimoni misti, e tutto quanto il c. 7, che costituisce la fonte principale di questi versetti.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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EPISODI CONCLUSIVI (22,1-24,33)

Ritorno delle tribù a est del Giordano 1In quel tempo Giosuè convocò quelli di Ruben e di Gad e la metà della tribù di Manasse 2e disse loro: “Voi avete adempiuto quanto Mosè, servo del Signore, vi aveva ordinato e avete ascoltato la mia voce, in tutto quello che io vi ho comandato. 3Non avete abbandonato i vostri fratelli durante questo lungo tempo fino ad oggi e avete osservato scrupolosamente il comandamento del Signore, vostro Dio. 4Ora che il Signore, vostro Dio, ha dato tranquillità ai vostri fratelli, come aveva loro promesso, tornate e andatevene alle vostre tende, nella terra di vostra proprietà, che Mosè, servo del Signore, vi ha assegnato a oriente del Giordano. 5Tuttavia abbiate gran cura di eseguire il comandamento e la legge che Mosè, servo del Signore, vi ha dato: amare il Signore, vostro Dio, camminare in tutte le sue vie, osservare i suoi comandamenti, aderire a lui e servirlo con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima”. 6Poi Giosuè li benedisse e li congedò ed essi tornarono alle loro tende. 7Mosè aveva dato a metà della tribù di Manasse un possesso in Basan e Giosuè diede all'altra metà un possesso tra i loro fratelli, al di qua del Giordano, a occidente. Anche costoro Giosuè rimandò alle loro tende e li benedisse. 8Disse loro: “Tornate alle vostre tende con grandi ricchezze, con bestiame molto numeroso, con argento, oro, bronzo, ferro e una grande quantità di vesti; dividete con i vostri fratelli il bottino, tolto ai vostri nemici”. 9I figli di Ruben e di Gad e la metà della tribù di Manasse tornarono. Lasciarono gli Israeliti a Silo, nella terra di Canaan, per andare nel territorio di Gàlaad, la terra di loro proprietà, che avevano ricevuto in possesso, secondo il comando del Signore, per mezzo di Mosè. 10Giunti a Ghelilòt del Giordano, nella terra di Canaan, i Rubeniti e i Gaditi e la metà della tribù di Manasse vi costruirono un altare, presso il Giordano: un altare grande, ben visibile. 11Gli Israeliti udirono che si diceva: “Ecco, Rubeniti, Gaditi e metà della tribù di Manasse hanno costruito un altare di fronte alla terra di Canaan, a Ghelilòt del Giordano, dalla parte degli Israeliti”. 12Quando gli Israeliti vennero a saperlo, riunirono tutta la loro comunità a Silo per muover loro guerra. 13Gli Israeliti inviarono Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, nel territorio di Gàlaad, ai Rubeniti, ai Gaditi e alla metà della tribù di Manasse, 14e con lui dieci capi, un capo per ciascun casato di tutte le tribù d'Israele: tutti erano capi di un casato fra i gruppi di migliaia d'Israele. 15Quando giunsero da quelli di Ruben, di Gad e di metà della tribù di Manasse nel territorio di Gàlaad, dissero loro: 16“Così dice tutta la comunità del Signore: “Che cos'è questa infedeltà che avete commesso contro il Dio d'Israele, smettendo oggi di seguire il Signore, con la costruzione di un altare per ribellarvi oggi al Signore? 17Non ci basta forse la colpa di Peor, dalla quale non ci siamo ancora purificati oggi e che ha attirato quel flagello sulla comunità del Signore? 18Voi oggi avete smesso di seguire il Signore! Poiché oggi vi siete ribellati al Signore, domani egli si adirerà contro tutta la comunità d'Israele. 19Se la terra del vostro possesso è impura, ebbene, passate pure nella terra che è possesso del Signore, dove sta la Dimora del Signore, e stabilitevi in mezzo a noi; ma non ribellatevi al Signore e non rendeteci complici di ribellione, costruendovi un altare oltre l'altare del Signore nostro Dio. 20Quando Acan figlio di Zerach commise un'infrazione contro lo sterminio, l'ira del Signore non venne forse su tutta la comunità d'Israele, sebbene fosse un individuo solo? Non morì forse per la sua colpa?“”. 21Allora quelli di Ruben, di Gad e la metà della tribù di Manasse risposero così ai capi delle migliaia d'Israele: 22“Dio degli dèi è il Signore! Dio degli dèi è il Signore! Egli lo sa, ma lo sappia anche Israele. Se abbiamo agito con ribellione o con infedeltà verso il Signore, egli non ci salvi oggi stesso! 23Se abbiamo costruito un altare per smettere di seguire il Signore, per offrirvi olocausti od oblazioni e per farvi sacrifici di comunione, il Signore stesso ce ne chieda conto! 24Non è così! L'abbiamo fatto perché siamo preoccupati che in avvenire i vostri figli potrebbero dire ai nostri: “Che avete in comune voi con il Signore, Dio d'Israele? 25Il Signore ha posto il Giordano come confine tra noi e voi, figli di Ruben e di Gad; voi non avete parte alcuna con il Signore!“. Così i vostri figli farebbero desistere i nostri figli dal temere il Signore. 26Perciò ci siamo detti: Costruiamo questo altare, non per olocausti o per sacrifici, 27ma perché sia testimonianza fra noi e voi e fra i nostri discendenti dopo di noi, che vogliamo compiere il nostro servizio al Signore davanti a lui, con i nostri olocausti, con le nostre vittime e con i nostri sacrifici di comunione. Così i vostri figli non potranno un domani dire ai nostri: “Voi non avete parte con il Signore”. 28Ci siamo detti: Se in avvenire essi diranno questo a noi o ai nostri discendenti, risponderemo: “Guardate la forma dell'altare del Signore, che i nostri padri hanno costruito, non per olocausti o per sacrifici, ma perché fosse testimonianza fra noi e voi”. 29Lontano da noi l'idea di ribellarci al Signore e di smettere oggi di seguirlo, costruendo un altare per olocausti, offerte e sacrifici, oltre l'altare del Signore, nostro Dio, che è davanti alla sua Dimora!“. 30Quando il sacerdote Fineès, i capi della comunità e i comandanti delle migliaia d'Israele che l'accompagnavano, udirono le parole degli uomini di Ruben, di Gad e di Manasse, esse parvero buone ai loro occhi. 31Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, disse a quelli di Ruben, di Gad e di Manasse: “Oggi sappiamo che il Signore è in mezzo a noi, poiché non avete commesso questa infedeltà verso il Signore. Avete così liberato gli Israeliti dalla mano del Signore”. 32Fineès, figlio del sacerdote Eleàzaro, e i capi lasciarono quelli di Ruben e di Gad e tornarono dal territorio di Gàlaad alla terra di Canaan presso gli Israeliti, ai quali riferirono l'accaduto. 33La cosa parve buona agli occhi degli Israeliti, i quali benedissero Dio e non parlarono più di muover guerra contro quelli di Ruben e di Gad, per devastare il territorio che essi abitavano. 34Quelli di Ruben e di Gad chiamarono quell'altare Testimonianza, perché dissero: “È una testimonianza fra noi che il Signore è Dio”.

__________________________ Note

22,1-34 Il ritorno delle tribù situate a est del Giordano alle sedi originarie conclude la collaborazione che – secondo il redattore deuteronomista – esse avevano dato fin dall’inizio per la conquista di Canaan (vedi 1,12-18). Il contrasto sorto per il fatto che esse avevano costruito un altare grande, ben visibile (v. 10), alle sponde del Giordano, forse suppone malintesi di natura cultuale fra tribù orientali e occidentali.

22,19 Se la terra del vostro possesso è impura: il motivo di fondo del contendere è se la terra a est del Giordano faccia veramente parte della terra santa (Zc 2,16).

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Approfondimenti

22,1-24,33. Questi ultimi capitoli rappresentano una specie di appendice all'attività di Giosuè, analogamente a quanto avviene nei capitoli finali del Deuteronomio in riferimento a a Mosè. Qui peraltro la mano del redattore Deuteronomista è molto più presente che nei capitoli precedenti. Dopo aver licenziato le tribù di Ruben, Gad e metà Manasse, che tornano nei loro territori in Transgiordania (c. 22), Giosuè – sull'esempio di Mosè – pronuncia un suo discorso di congedo, il suo testamento per i figli d'Israele, contenente le ultime raccomandazioni e direttive (c. 23). Infine, a Sichem raduna per l'ultima volta tutte le tribù per il rinnovamento solenne dell'alleanza (24,1-28). I vv. 29-33 contengono informazioni sulla morte e sepoltura di Giosuè, e anche – in una tipica aggiunta del codice sacerdotale – sulla morte e sepoltura di Eleazaro.

Al di là del fatto raccontato, il tema del capitolo 22 riguarda un argomento ricorrente e di grande importanza nella storia d'Israele (tuttora di attualità): il Giordano come confine politico e teologico della terra promessa. I cc. 1-3 lo toccavano implicitamente, mettendo in rilievo l'attraversamento del fiume come momento centrale nella vicenda d'Israele dall'esodo alla terra, la fase di ingresso e penetrazione nel paese. Esso riemerse all'atto della ripartizione della Palestina fra le dodici tribù. Qui è ripreso in forma quasi tematica. In che senso il Giordano è confine sacro della terra promessa? Che dire delle tribù abitanti al di là del fiume? La risposta, messa sulla bocca di Giosuè, riafferma che l'assegnazione alle due tribù e mezza di territori transgiordanici è stata fatta da Mosè in persona, per ordine di JHWH. Essa quindi conserva tutto il suo valore giuridico e teologico. Anche i figli di Ruben, i figli di Gad e i figli di metà Manasse vivono in territorio consacrato, godono della “tranquillità” garantita dal Signore al suo popolo e devono sentirsi obbligati, come tutte le altre tribù, all'osservanza delle leggi emanate da Mosè. Dopo le parole di congedo di Giosuè (v. 1-6), le due tribù e mezza prendono la via del ritorno (vv. 9-11), e in prossimità del Giordano costruiscono un altare che è visto come segno di apostasia dalle altre tribù, le quali reagiscono vivacemente. Attorno a questo incidente è sviluppato il tema della sacralità o meno del territorio transgiordanico e quindi dell'appartenenza a Israele di Ruben, Gad e metà Manasse (vv. 12-34).

1-5. Il brano è intriso di espressioni deuteronomiche e deuteronomistiche. Si noti l'insistenza sulla «osservanza» del «comando» o dei «comandi» e della «legge», sulla «ubbidienza» alla «voce» di JHWH. Si noti anche la menzione dell'«oggi», della «fedeltà», del dovere di «amare» JHWH «camminando per le sue vie». Il tema della «tranquillità» (v. 4) si riferisce al possesso pacifico della terra, come abbiamo detto (cfr. commento a Gs 21,40-45).

7-9. Questi versetti riprendono Nm 31-32.

10-11. Sulla base del testo non è possibile precisare se questo altare fu costruito in Cisgiordania o in Transgiordania. La nostra traduzione interpreta: «di fronte al paese di Canaan», ossia dall'altra parte del Giordano. Ciò che importa del resto è che qui si presuppone il fatto che Silo rivendicava di essere l'unico centro di culto per tutte le tribù, con una specie di anticipazione del motivo della centralizzazione del culto voluta più tardi da Giosia (cfr. Dt 12,1ss.; 13,12s.). Perciò la costruzione dell'altare è considerata un gesto di ribellione, di infedeltà e di apostasia. Ma dietro all'episodio, come s'è detto, c'è la questione teologica più ampia, dell'appartenenza alla comunità d'Israele, un'appartenenza concepita in termini fortemente sacrali: si tratta dell'appartenenza alla comunità destinataria della salvezza (esodo), dell'alleanza (Sinai), del possesso della terra (il problema del Giordano). Sono visibili qui i primi tratti di una semplificazione geografica e storica in funzione teologica, che saranno sviluppati non solo nell'Antico Testamento, ma anche in alcuni autori del Nuovo.

12. Prima di entrare in guerra, le altre tribù d'Israele decidono saggiamente di discutere la questione, inviando ai gruppi transgiordanici una commissione composta dai capifamiglia e presieduta dal sacerdote Finees, figlio di Eleazaro e nipote di Aronne. Tutto questo dà modo all'autore di impostare dialogicamente il problema che gli preme.

16-20. Il discorso degli inviati si sviluppa in tre momenti. All'accusa iniziale di infedeltà sottolineata col ricorso all'esempio di Peor (vv. 16-18), segue un'esortazione esplicita a non ribellarsi a JHWH (v. 19). Il breve discorso si chiude con il richiamo all'esempio di Acan (Gs 7). L'idea centrale è la solidarietà che lega tra loro tutte le tribù d'Israele nel bene e nel male. Gli interrogativi ricorrenti danno incisività alle argomentazioni degli ambasciatori. Dominano le voci «infedeltà», «iniquità», «ribellione», «colpa, «ira del Signore».

21-29. Replicando, gli interpellati si dilungano a controbattere l'accusa di ribellione e infedeltà. L'altare non vuole essere un segno di distacco o una alternativa a Silo. Intende essere simbolo di unione ed espressione di fedeltà a JHWH. La ripetizione insistente del nome di JHWH intende sottolineare le buone intenzioni delle tribù accusate.

30-34. La reazione dei delegati è sintetizzata nella frase di Finees: «fra di noi JHWH è Dio». Nessun peccato di infedeltà è stato commesso. Esso avrebbe reso colpevole l'intera comunità d'Israele ed avrebbe avuto come conseguenza l'allontanamento della presenza e della protezione di JHWH.

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Le città levitiche 1I capifamiglia dei leviti si presentarono al sacerdote Eleàzaro, a Giosuè figlio di Nun e ai capifamiglia delle tribù degli Israeliti 2e dissero loro a Silo, nella terra di Canaan: “Il Signore ha comandato, per mezzo di Mosè, che ci fossero date città da abitare, con i loro pascoli per il nostro bestiame”. 3Allora gli Israeliti, secondo il comando del Signore, diedero ai leviti le seguenti città, con i loro pascoli, prendendole dalla loro eredità.

4Si tirò a sorte per i casati dei Keatiti. Ai leviti, figli del sacerdote Aronne, toccarono in sorte tredici città della tribù di Giuda, della tribù di Simeone e della tribù di Beniamino. 5Al resto dei Keatiti toccarono in sorte dieci città dei casati della tribù di Èfraim, della tribù di Dan e di metà della tribù di Manasse. 6Ai figli di Gherson toccarono in sorte tredici città dei casati della tribù di Ìssacar, della tribù di Aser, della tribù di Nèftali e di metà della tribù di Manasse in Basan. 7Ai figli di Merarì, secondo i loro casati, toccarono dodici città della tribù di Ruben, della tribù di Gad e della tribù di Zàbulon. 8Gli Israeliti dunque assegnarono per sorteggio ai leviti queste città, con i loro pascoli, come il Signore aveva comandato per mezzo di Mosè. 9Della tribù dei figli di Giuda e della tribù dei figli di Simeone assegnarono le città qui nominate.

10Esse toccarono ai leviti, figli d'Aronne, dei casati dei Keatiti, perché il primo sorteggio fu per loro. 11Furono dunque date loro Kiriat-Arbà, padre di Anak, ossia Ebron, sulle montagne di Giuda, con i suoi pascoli tutt'intorno; 12ma diedero in possesso a Caleb, figlio di Iefunnè, i campi di questa città e i villaggi circostanti. 13Diedero dunque ai figli del sacerdote Aronne Ebron, città di asilo per l'omicida, con i suoi pascoli, Libna e i suoi pascoli, 14Iattir e i suoi pascoli, Estemòa e i suoi pascoli, 15Colon e i suoi pascoli, Debir e i suoi pascoli, 16Ain e i suoi pascoli, Iutta e i suoi pascoli, Bet-Semes e i suoi pascoli: nove città di queste tribù. 17Della tribù di Beniamino, Gàbaon e i suoi pascoli, Gheba e i suoi pascoli, 18Anatòt e i suoi pascoli, Almon e i suoi pascoli: quattro città. 19Totale delle città dei sacerdoti figli d'Aronne: tredici città e i loro pascoli.

20Ai casati dei Keatiti, cioè al resto dei leviti, figli di Keat, toccarono città della tribù di Èfraim. 21Fu loro data, come città di asilo per l'omicida, Sichem e i suoi pascoli sulle montagne di Èfraim; poi Ghezer e i suoi pascoli, 22Kibsàim e i suoi pascoli, Bet-Oron e i suoi pascoli: quattro città. 23Della tribù di Dan: Eltekè e i suoi pascoli, Ghibbetòn e i suoi pascoli, 24Àialon e i suoi pascoli, Gat-Rimmon e i suoi pascoli: quattro città. 25Di metà della tribù di Manasse: Taanac e i suoi pascoli, Ibleàm e i suoi pascoli: due città. 26Totale: dieci città con i loro pascoli, che toccarono ai casati degli altri figli di Keat.

27Ai figli di Gherson, che erano tra i casati dei leviti, furono date, di metà della tribù di Manasse, come città di asilo per l'omicida, Golan in Basan e i suoi pascoli, Astaròt con i suoi pascoli: due città; 28della tribù d'Ìssacar, Kisiòn e i suoi pascoli, Daberàt e i suoi pascoli, 29Iarmut e i suoi pascoli, En-Gannìm e i suoi pascoli: quattro città; 30della tribù di Aser, Misal e i suoi pascoli, Abdon e i suoi pascoli, 31Chelkat e i suoi pascoli, Recob e i suoi pascoli: quattro città; 32della tribù di Nèftali, come città di asilo per l'omicida, Kedes in Galilea e i suoi pascoli, Cammòt-Dor e i suoi pascoli, Kartan con i suoi pascoli: tre città. 33Totale delle città dei Ghersoniti, secondo i loro casati: tredici città e i loro pascoli.

34Ai casati dei figli di Merarì, cioè al resto dei leviti, furono date, della tribù di Zàbulon, Iokneàm e i suoi pascoli, Karta e i suoi pascoli, 35Dimna e i suoi pascoli, Naalàl e i suoi pascoli: quattro città; 36della tribù di Ruben, come città di asilo per l'omicida, Beser e i suoi pascoli, Iaas e i suoi pascoli, 37Kedemòt e i suoi pascoli, Mefàat e i suoi pascoli: quattro città; 38della tribù di Gad, come città di asilo per l'omicida, Ramot in Gàlaad e i suoi pascoli, Macanàim e i suoi pascoli, 39Chesbon e i suoi pascoli, Iazer e i suoi pascoli: in tutto quattro città. 40Totale delle città date in sorte ai figli di Merarì, secondo i loro casati, cioè il resto dei casati dei leviti: dodici città.

41Totale delle città dei leviti in mezzo ai possessi degli Israeliti: quarantotto città e i loro pascoli. 42Ciascuna di queste città comprendeva la città e il suo pascolo intorno: così di tutte queste città. 43Il Signore assegnò dunque a Israele tutta la terra che aveva giurato ai padri di dar loro, e gli Israeliti ne presero possesso e vi si stabilirono. 44Il Signore diede loro tranquillità all'intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno tra tutti i loro nemici poté resistere loro: il Signore consegnò nelle loro mani tutti quei nemici. 45Non una parola cadde di tutte le promesse che il Signore aveva fatto alla casa d'Israele: tutto si è compiuto.

__________________________ Note

21,43 Il Signore assegnò dunque: troviamo qui la conclusione generale dei cc. 13-21 e anche il tema teologico di tutto il libro, già preannunciato in 1,6. La conquista della terra è compimento delle promesse che Dio aveva fatte ai padri; essa è legata al raggiungimento della tranquillità di Israele. E tuttavia, nell’esperienza storica dell’Israele biblico, questa tranquillità sarà un bene più atteso che goduto, sempre invocato nella preghiera a Dio (Nm 6,24-26; Sal 122,6-9).

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Approfondimenti

L'elenco delle città assegnate alle famiglie della tribù di Levi sembra basarsi su un documento antico, senz'altro preesilico, sebbene risultino evidenti gli indizi di rifacimenti seriori, verosimilmente postesilici. Il quadro della situazione concernente i leviti è in ogni caso piuttosto ideale, poiché di fatto dopo la centralizzazione del culto l'attività dei leviti fuori Gerusalemme era molto ridotta.

Il capitolo presenta la messa in atto di quanto era stato detto in Nm 35,1-8. Ivi JHWH aveva disposto che ai leviti, privi di un territorio proprio, fossero assegnate città fra le altre tribù. Qui si parla dell'assegnazione alla tribù di Levi di 48 città, quattro per ciascuna tribù, di modo che essa sia presente in tutto il territorio d'Israele. Come s'è detto, si tratta di una distribuzione più simbolica che reale. Ma ancor più irreale e schematizzato risulta il quadro relativo ai leviti e alla loro posizione all'interno di Israele in Ez 48, dove il profeta, dopo aver descritto il nuovo tempio, delinea i tratti della nuova terra restaurata, sacrificando ancor più la realtà alla sua limpida geometria e teologia. In questa nostra pagina si può intravvedere l'inizio di tale costruzione simbolica. Sul piano storico, resta vero che i leviti sono stati per secoli custodi dei santuari sparsi in tutto il territorio d'Israele. Nell'elenco del nostro capitolo mancano peraltro nomi di santuari di grande rilevanza, come Silo, Nod, Rama, Kiriat-Iearim.

Il capitolo è articolato nel seguente modo:

  • dopo una introduzione, che si riaggancia a Nm 35, 1ss. (vv. 1-3),
  • vengono presentati i tre clan che prendevano il nome dai tre figli di Levi, Keat, Gherson, Merari (vv. 4-9).
  • Seguono le liste delle città (e dei pascoli intorno) assegnate rispettivamente:
  • ai figli di Keat discendenti di Aronne (vv. 10-19),
  • ai Keatiti non discendenti di Aronne (vv. 20-26),
  • ai Ghersoniti (vv. 27-33)
  • e ai discendenti di Merari (vv. 34-40).
  • I vv. 41-45 fanno da conclusione.

10-19. Mosè e Aronne erano discendenti di Keat. Ai discendenti di Aronne toccarono tredici città. Agli altri discendenti di Keat furono assegnate dieci città. Il clan dei Keatiti dunque, essendo il più numeroso, ebbe in tutto ventitré città, sparse per lo più nei territori di Giuda (Simeone) e Beniamino.

27-33. Le tredici città dei figli di Gherson erano sparse nelle zone di Manasse, Issacar, Aser e Neftali.

34-40. La maggior parte delle dodici città assegnate ai figli di Merari si trovava in Transgiordania. Alcune delle città qui menzionate figuravano già nelle liste precedenti.

41-45. La conclusione è palesemente teologica. Da un lato si sottolinea (vv. 41-42) la presenza dei leviti fra tutte le tribù d'Israele, in maniera uniforme. Si conclude così questo capitolo. Dall'altro, a conclusione di tutta l'attività di conquista e spartizione del paese, svolta sotto Mosè e Giosuè (vv. 43-45), si afferma che la conquista della terra e la distribuzione di essa corrispondono a un preciso progetto di JHWH e alle promesse da lui fatte ai padri, che trovano ora il loro compimento. A posteriori, e dal punto di vista dell'estensore, si tratta in sostanza di legittimare la situazione effettiva in cui venne a trovarsi Israele nel periodo monarchico.

I vv. 43-45 meritano una particolare attenzione, nella loro densità teologica e vivacità di espressione. Essi sottolineano da un lato la fedeltà di JHWH alla sua parola (la cui potenza risuona anche nel ricorrente “tutto”, “tutti”: «Di tutte le belle promesse che JHWH aveva fatto alla casa d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento»). Dall'altro mettono bene in risalto gli effetti di questa parola, che – donando la terra e distribuendola equamente tra le tribù d'Israele – concede «tranquillità», ossia riposo e pace. Il verbo usato qui è nwḥ, «riposare». Nella forma hifil esso signitica «procurare riposo», «procurare pace», ed in questa forma è usato in modo tipico, oltre che nel nostro brano, in altri numerosi passi di marcata impronta deuteronomistica, là dove, sempre parlando della conquista della terra promessa, si afferma che JHWH, concedendo la terra, ha «procurato pace» a Israele (cfr., ad esempio, Dt 3,20; 12,10; 25,19; Gs 1,13.15; 22,4; 23,1). Questo include in un primo momento la vittoria sui nemici. Dopo che la terra è diventata possesso d'Israele, questo secondo aspetto balza in primo piano nella formulazione teologica deuteronomistica (cfr. 2Sam 7,1.11; 1Re 5,18, ecc.). Il fatto che JHWH procuri tranquillità di fronte ai nemici implica non soltanto una situazione salvifica in senso politico e sociale, ma anche una condizione di felicità completa, tale da abbracciare tutta la vita. L'idea sarà usata quindi anche con valenza escatologica (cfr. Is 14,3), nel senso di «prosperità» e «riposo indisturbato».

(cf. VINCENZO GATTI, Giosuè – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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