📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

La chiesa

53. Tutto ciò che vedi ora nella chiesa di Dio, e ciò che in tutto il mondo si fa nel nome di Cristo, è stato predetto molti secoli fa, e noi vediamo realizzato ciò che leggiamo. Questo rafforza la nostra fede.

Avvenne un tempo il diluvio che coprì tutta la terra e spazzò via tutti i peccatori: si salvarono tuttavia quelli che si rifugiarono nell’arca che divenne simbolo della chiesa futura, la quale ora naviga tra i flutti e non affonda, perché è sostenuta dal legno della croce di Cristo.

A un solo uomo, Abramo, fedele servo di Dio, fu predetto che da lui sarebbe nato un popolo che in mezzo a tanti popoli adoratori degli idoli, avrebbe adorato il vero Dio. E tutto avvenne come era stato preannunciato.

Era stato ancora predetto che da quel popolo, cioè dal seme di Abramo stesso sarebbe nato secondo la carne il Cristo, Signore e Dio di tutti i santi, perché tutti coloro che l’avessero imitato, potessero diventare figli di Abramo. E così avvenne: dalla vergine Maria, discendente di Abramo, è nato il Cristo.

I profeti predissero che sarebbe stato crocefisso da quello stesso popolo da cui proveniva: e così avvenne.

Fu predetto che sarebbe risorto. Ebbene, risorse, e, secondo le stesse profezie, salì al cielo e mandò lo Spirito santo ai discepoli.

Non solo i profeti, ma lo stesso Gesù Cristo predisse che la sua chiesa si sarebbe diffusa per tutto il mondo, in certo modo piantata dalle testimonianze e dalle sofferenze dei credenti; e ciò fu predetto in un periodo in cui il suo nome non era conosciuto, o, dov’era conosciuto, veniva anche deriso.

Invece, per la potenza dei miracoli, sia quelli compiuti da lui sia quelli operati dai suoi fedeli, queste cose sono annunciate e credute, e vediamo che la profezia si realizza, al punto che i re un tempo persecutori dei cristiani, ora si sottomettono al nome di Cristo.

Fu anche previsto che nella chiesa sarebbero scoppiate divisioni ed eresie, e col pretesto di parlare di lui alcuni avrebbero cercato la gloria propria: e anche questoavvenne. __________________________

«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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La creazione

52. Sicuramente, amico mio, la gioia che nel futuro è riservata ai santi è vera e grande. Tutte le cose visibili passano. Il lusso e i divertimenti e le curiosità svaniranno, portando con sé alla tomba i loro amatori. Ma Dio, che è buono, intende liberare gli uomini da questa morte, cioè dalle pene eterne, purché non siano nemici di se stessi e non vogliano resistere alla bontà del loro creatore. Perciò ha mandato il suo Figlio, la sua Parola uguale a sé, la Parola con cui ha creato l’universo.

Restando Dio, senza allontanarsi dal Padre e senz’altri cambiamenti, ma facendosi uomo e partecipando alla vita umana come uomo tra gli uomini, il Figlio è venuto tra noi. E così, come a causa di un solo uomo, il primo Adamo, entrò nel mondo la morte, perché trasgredì il comando di Dio e obbedì alla moglie ingannata dal diavolo, così per merito di un solo uomo, che è anche il Figlio di Dio, Gesù Cristo, tutte le colpe passate sono state distrutte, e coloro che hanno fede in lui possono entrare nella vita eterna (cf. Rm 5,12-19).

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XXVII – Un modello breve di catechesi

Pregio della brevità

51. Se questo mio discorso, col quale ho cercato di istruire persone prive di particolare cultura, ti sembra troppo lungo, puoi dire le stesse cose più brevemente, ma ti sconsiglierei dal far discorsi più lunghi.

Devi anche essere attento alle esigenze che possono nascere dall’argomento trattato e a quanto gli ascoltatori sono in grado di sopportare, o desiderano sapere.

Comunque, quando occorre essere brevi, considera come si possa facilmente esaurire tutto l’argomento.

Supponi ancora una volta che uno chieda di farsi cristiano; che tu lo abbia già interrogato, e t’abbia risposto come l’altro. Se t’avesse risposto diversamente, dovresti cercare di rettificare la sua risposta.

Ecco come dovresti imbastire il seguito del tuo discorso.

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XXVI – La catechesi sui riti sacramentali

50. Al termine dell’istruzione catechistica, verifica se il candidato è disposto ad accogliere i tuoi insegnamenti e intende metterli in pratica. Se risponde affermativamente, come prescrive il rito, lo segnerai con il segno della croce e lo tratterai secondo le consuetudini della chiesa.

Riguardo al sacramento che riceve, gli si deve spiegare bene che i riti sono anzitutto segno visibile delle cose divine; ma queste cose invisibili anche le contengono, e ciò che viene santificato con la benedizione non è più quel che era prima per l’uso comune.

Gli si spiegherà il significato delle formule, l’effetto che hanno, e a cosa si riferisce l’oggetto che viene benedetto.

Si approfitterà anche di questa occasione per ricordargli che se troverà nelle Scritture qualcosa che abbia un senso carnale, anche se non lo capisce deve credere che lì vi è un significato spirituale che si riferisce alla vita di fede e all'eternità.

Imparerà così in breve che tutto ciò che trova nei libri canonici e non può direttamente riferire all’amore dei beni eterni, della verità e della santità, e all’amore del prossimo, dev’essere interpretato in senso simbolico, e si sforzerà di riferire il tutto a quel duplice amore.

Purché naturalmente non interpreti «prossimo» in senso carnale, ma vi includa tutti i possibili abitatori di quella santa città: vi siano essi già o non vi siano ancora; e non perda per nessun uomo la speranza della conversione: perché se vede che Dio con uno è paziente, lo è al solo fine — come dice l’apostolo — di condurlo al pentimento (Rm 2,4).

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Vivere nella Chiesa con la fede in Dio solo

49. Fa’ amicizia coi buoni, che amano il Signore come lo ami tu: ne troverai molti, se comincerai a esserlo tu.

E come prima ti piaceva andare all’anfiteatro con coloro che come te facevano il tifo per un auriga o per un gladiatore o per qualche istrione, tanto più devi trovar piacere a stare insieme con coloro che come te amano un Dio di cui gli amici non avranno mai da arrossire, perché non può essere vinto da nessuno, anzi è capace di rendere invincibile chi lo ama.

Non porre tuttavia la tua speranza neppure nell’uomo, cioè in quei buoni che sono venuti alla fede prima di te e onorano il Signore con te; perché se farai della strada non lo dovrai neppure a te, ma a colui che liberandoti dal male ti ha messo in grado di compiere il bene.

Di Dio infatti puoi fidarti, perché egli è immutabile; ma, se sei prudente, diffida di qualsiasi uomo.

Tu forse obietterai: se dobbiamo amare chi non è ancora giusto, affinché lo diventi, molto più dobbiamo amare chi lo è già! Ti risponderò che porre la propria speranza in una persona e amarla non è la stessa cosa. Dobbiamo amare tutte le persone, anche quelle che non hanno la fede e assai di più quelle che l’hanno. Ma la differenza tra amare le persone e sperare in esse è così grande che, mentre Dio ordina di amarle, proibisce severamente di riporre in esse la propria speranza.

Se poi dovrai affrontare insulti e tribolazioni per il nome di Cristo, e non verrai meno, riceverai un premio più grande. Coloro invece che cederanno alle seduzioni del diavolo, perderanno tutto.

Sottomettiti a Dio ed egli non permetterà che tu sia provato oltre le tue forze.

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Le tentazioni

48. Conserva questo insegnamento nel tuo cuore e chiedi a Dio in cui credi, che ti difenda dalle tentazioni del demonio. E sii prudente, perché il diavolo astutamente non ti si accosti e per una malvagia soddisfazione della propria dannazione, non riesca a procurarsi altri compagni di pena. Per le tentazioni che suscita contro i credenti non si serve solo di chi vuole restare legato agli idoli e alle superstizioni diaboliche, di chi odia i cristiani e non tollera che siano diffusi in tutto il mondo: a volte si serve anche di quelli che chiamiamo eretici e scismatici e che, come prima si diceva, sono tagliati fuori dall’unità della chiesa, come i rami recisi dalla vite durante la potatura. A volte per tentare e ingannare si serve anche dei giudei.

Ma il pericolo maggiore lo s’incontra all’interno della chiesa cattolica, in quei falsi cristiani che sono come la paglia da bruciare sull’aia. Il Signore è paziente nei loro riguardi, sia per provare e verificare mediante il loro contatto la prudenza e la fede degli eletti, sia perché la bontà di Dio spinge molti a migliorarsi e a diventare ferventi nella fede.

Non è poi detto che tutti coloro verso i quali il Signore è paziente accumulino l’ira per il giorno del giudizio di Dio; anzi, molti sono portati dalla stessa pazienza a frutti di salutare pentimento (Rm 2,5.4). Fino a quando ciò avverrà, metteranno alla prova non solo la capacità di sopportazione, ma anche la misericordia dei buoni.

Troverai quindi purtroppo molti ubriaconi, avari, imbroglioni, giocatori d’azzardo, adulteri, fornicatori, superstiziosi e molti dediti allo spiritismo e a cose del genere. Ti accorgerai anche che le stesse persone riempiono le chiese cristiane nei giorni di festa, e i teatri nelle celebrazioni dei pagani; e anche tu sarai tentato di seguirli.

Ma non c’è bisogno che dica io cose che già sai: purtroppo molti si chiamano cristiani e si comportano così. E forse tu conosci cristiani che si rendono colpevoli di misfatti assai più gravi.

Ma se tu fossi venuto a farti cristiano con l’intenzione di proseguire tranquillo in comportamenti di questo genere, ti sbagli di molto. Non ti potrà servire nulla l’essere stato cristiano, il giorno che ti troverai davanti a quel giudice severo che ora invece è misericordioso nel sollevarti dal male. Nel vangelo s’è già spiegato bene: «Non chi dice: “Signore Signore”, entrerà nel regno dei cieli... Molti in quel giorno mi diranno: “Signore Signore, nel tuo nome abbiamo mangiato e bevuto”...» (Mt 7,21-22).

Chi non smette di comportarsi in questo modo, finirà condannato. Quando perciò vedrai che molti non solo si comportano così, ma anche si giustificano e ne fanno propaganda, non seguirli, ma aggrappati alla legge di Dio: perché non sarai giudicato sulle loro opinioni, ma sulla verità di Dio.

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XXV La fede nella risurrezione

46. Rafforza dunque la tua fede, fratello, nel nome e con l’aiuto del Cristo in cui credi, contro le chiacchiere di chi ascolta il demonio e irride la nostra fede; e in particolare contro chi schernisce e nega la risurrezione. Credi che sopravviverai a te stesso, com’è vero che ora esisti, mentre prima non esistevi.

Dov’erano qualche anno fa, quando non eri nato ancora, e addirittura non concepito, le fattezze del tuo corpo e l’articolazione delle tue membra? Dov’erano la tua mole e la tua statura? Non è vero che sei venuto alla luce, per l’azione misteriosa di Dio, passando attraverso i segreti della creazione, e hai raggiunto l’attuale statura e forma crescendo gradualmente nel corso degli anni?

E pensi che sia difficile a Dio, che in un momento sa radunare dai suoi segreti depositi ammassi di nubi e in un batter d’occhio sa coprire il cielo, pensi sia difficile ricostruire com’era prima questo piccolo tuo corpo, a lui che l’ha fatto dal nulla?

Tutto va verso la morte e scompare dalla nostra vista, ma devi credere irremovibilmente che per l’onnipotenza di Dio tutto resta salvo e intatto, e che lui può restaurare ogni essere, d’un colpo e senza difficoltà: perlomeno quegli esseri che ritiene degni.

Col loro corpo col quale hanno agito, gli uomini renderanno conto delle loro azioni; e nel corpo, se avranno onorato lui, saranno trasformati nella celeste immortalità; mentre se avranno vissuto male, si troveranno in una nuova situazione di corruttibilità, non nel senso che saranno soggetti alla morte, ma nel senso che resteranno per sempre soggetti ai tormenti.

La felicità in Dio

47. Con una fede indefettibile e con un comportamento onesto tieniti lontano, fratello, tieniti lontano da quei tormenti in cui gli aguzzini non si stancano e i torturati non muoiono; perché la loro morte eterna consiste nell’essere fra i tormenti e non poterne morire.

E ardi di amore e di desiderio per l’eterna vita dei santi, dove l’attività non sarà più gravosa, né il riposo più fastidioso; dove si loderà Dio senza nausea e senza venir meno; non ci sarà disagio nello spirito né stanchezza nel corpo; sarà scomparsa la povertà, sia quella che ti può rendere bisognoso sia quella del prossimo che dovresti alleviare. Dio sarà per tutti la felicità, e nella città celeste tutti i santi saranno saziati della sua conoscenza e della sua gioia.

Come egli ha promesso, e sulla sua parola lo speriamo, saremo come angeli di Dio (cf. Lc 20,36), e godremo della visione diretta della Trinità, mentre ora camminiamo sì in Dio, ma nella fede (cf. 2Cor 5,7).

Crediamo infatti cose che non vediamo, e proprio per merito della fede, potremo vedere e possedere ciò che ora non vediamo. E se ora proclamiamo con le parole della fede e gridiamo sillabando l’uguaglianza del Padre del Figlio e dello Spirito santo, e l’unità della Trinità, e come i tre sono un solo Dio, un giorno nel silenzio eterno saremo inebriati da una contemplazione che ci riempie di vivissima carità e ci inonda di indefettibile luce.

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XXIV – Il difficile cammino della chiesa

44. Ma la chiesa simboleggiata dalle vite, di cui hanno parlato i profeti e alla quale il Signore stesso ha fatto riferimento, diffondeva nel mondo i tralci carichi di frutti e quanto più veniva irrorata dal sangue dei martiri tanto più moltiplicava i suoi polloni.

Mentre un numero incalcolabile di martiri moriva, anche il potere dei persecutori rimase colpito a morte e liberato dalla propria superbia riconobbe il Cristo e cominciò a onorarlo. (26)

Cristo aveva detto che la vite deve essere potata, e che i rami infruttuosi devono essere tagliati: e intendeva far riferimento alle eresie e alle scissioni che un po’ ovunque sorgono per opera di chi si serve del nome di Cristo per la propria gloria. Queste continue opposizioni servono come addestramento alla chiesa e verificano e fanno risaltare la dottrina e la sua perseveranza.

L’attesa della vita eterna

45. Tutti questi fatti che si leggono nelle profezie scritte tanto tempo fa sappiamo che sono accaduti; e mentre i primi cristiani, che non avevano mai visto la realizzazione delle profezie, credevano per la forza dei miracoli, noi siamo spinti a credere per il fatto che si sono verificati molto tempo dopo che erano stati predetti; e proprio come erano stati predetti, ora li vediamo realizzati. Perciò siamo forti e perseveranti nel Signore, nella certezza che anche le altre cose promesse si avvereranno.

Ci aspettano naturalmente — a quanto leggiamo nelle Scritture — delle altre tribolazioni, e ci aspetta il giorno del giudizio, quando tutti i cittadini delle due città risorgeranno col proprio corpo e renderanno conto di sé davanti al tribunale del Cristo giudice.

Mentre prima s’era degnato di venire nella debolezza dell’umanità, alla fine verrà nello splendore della sua potenza. Separerà i buoni dai cattivi; e cattivi saranno considerati non solo coloro che non hanno voluto credere in lui, ma anche coloro che avranno creduto invano e senza frutti. Renderà partecipi i primi del suo regno eterno, e agli altri infliggerà il castigo eterno col demonio. Nessuna felicità umana è paragonabile alla gioia della vita eterna che i santi riceveranno; come d’altra parte nessun tormento conosciuto sulla terra è paragonabile agli eterni tormenti dei dannati.

__________________________ Note

(26) S. Paolo fa notare che, sulla croce, morì anche la morte (1Cor 15,55; cf. Os 13,14). Qui Agostino fa notare che quel potere che perseguitava i cristiani veniva meno proprio mentre portava a morte i nostri martiri. Ma la comunità bagnata dal sangue dei martiri, è più viva che mai. __________________________

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Paolo l'apostolo delle genti

43. Anche l’apostolo Paolo veniva dalle file di questi persecutori dei cristiani. Era stato più di ogni altro loro accanito avversario; ma poi si convertì a Cristo e diventò apostolo. Quindi fu inviato dal Signore ad annunciare ai pagani il vangelo, per il quale sopportò sofferenze più tremende di quelle che aveva inflitto ai cristiani.

Dovunque predicava, Paolo costituiva ferventi comunità cristiane; e siccome non era facile convincere i neofiti che si convertivano dal paganesimo a vendere tutto e a distribuire il ricavato ai poveri, si limitava a esortarli insistentemente a raccogliere offerte per mandarle ai poveri delle comunità esistenti in Giudea. Così col suo insegnamento costituì alcuni, per così dire, come soldati del vangelo, altri invece come contribuenti provinciali. (25)

Secondo la profezia stabilì fra di loro il Cristo come pietra angolare; e in lui congiunse, come due pareti, due popoli di diversa provenienza: giudei e greci (cf. Sal 97,22 e Is 28,16).

Ma più tardi i pagani rimasti infedeli suscitarono sempre più violente e frequenti persecuzioni contro la chiesa di Cristo, e ogni giorno si adempiva la profezia di Cristo: «Vi mando come agnelli tra i lupi» (Mt 10,16).

__________________________ Note

(25) Ci pare di dover prendere questa affermazione (di alcuni «soldati» e altri «contribuenti») in quel tono scherzoso che Agostino più sopra indica come necessario a superare situazioni di stanchezza. È però vero che, tra coloro che credono in Cristo, c’è chi rischia tutto e non tiene per sé nulla (il soldato; chi vive la povertà evangelica nel senso più esigente) e chi è disposto a privarsi di parte dei propri beni, ma non rinuncia a una sicurezza umana fondamentale (il contribuente). Nell’attuale situazione e organizzazione economica il problema è ancora più complicato che al tempo di Gesù e di Agostino. __________________________

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La conversione dei giudei

42. I giudei avevano fatto crocifiggere Gesù un po’ per odio, un po’ per errore. Vedendo ora i numerosi miracoli operati nel suo nome, alcuni si accanirono a perseguitare gli apostoli che predicavano, numerosi altri invece, colpiti ancora di più dai miracoli compiuti nel nome di chi avevano maltrattato e deriso, pentiti si convertirono e credettero in lui.

Smisero allora di aspettare da Dio benefici materiali e domini terreni, e quindi di attendere Cristo come un re terreno. Si posero nella prospettiva dei beni immortali e amarono colui che, dopo aver subito da loro e per loro tormenti mortali, a prezzo del proprio sangue aveva perdonato i loro peccati e offerto il desiderio e la speranza di risorgere con lui.

Colmi di gioia per la novità della vita secondo lo spirito, e mortificando i desideri carnali dell’uomo vecchio, cominciarono a vendere, in obbedienza al vangelo, i beni che avevano, e portavano agli apostoli il ricavato, perché ne disponessero secondo il bisogno di ciascuno (At 2,44; 4,34). Vivevano uniti nell’amore di Cristo, non rivendicavano proprietà, ma possedevano le cose insieme, e formavano un cuor solo e un’anima sola per il Signore (At 4,32-35).

In seguito anch’essi furono perseguitati dai giudei loro connazionali rimasti ligi alle loro tradizioni carnali, e si dispersero, portando così dovunque l’annuncio di Cristo e imitando anch’essi la pazienza del loro Dio: perché lui per primo era stato mansueto, e voleva che anch’essi fossero mansueti per amore suo.

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