📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Il Cristo centro della storia

40. Egli (Cristo) ha promulgato l’alleanza nuova ed eterna in cui l’uomo, rinnovato per la benignità di Dio, può vivere una vita nuova secondo lo Spirito.

Con la sua venuta, la prima alleanza, nella quale a parte pochi patriarchi e profeti e santi sconosciuti che la capirono rettamente, quel popolo sensuale comportandosi secondo l’uomo vecchio, desiderava da Dio ricompense materiali che riceveva come figura dei beni spirituali, quella prima alleanza si rivelò dunque sorpassata. Il Signore fatto uomo ridimensionò tutti i beni del mondo, perché ci rendessimo conto che non bisogna puntare su di essi, assunse poi tutti i mali terreni che insegnava a sopportare: perché imparassimo a non cercare nei beni terreni la felicità, e a non pensar che nelle disgrazie fosse l’infelicità. (24)

Benché sua madre l’abbia concepito senza contatto con l’uomo, e sia rimasta vergine nella concezione, nel parto e fino alla morte, tuttavia ella aveva per marito un artigiano: e ciò fa sparire da noi ogni ambizione fondata su nobili natali.

Nacque a Betlemme, tra i più piccoli villaggi della Giudea, e ancora oggi è una borgata, perché vuole che nessuno possa vantarsi della grandezza della città natale.

È signore di tutto e ha creato tutto, ma nacque povero, per impedire che i credenti si vantino della ricchezza. Non volle che lo facessero re, mentre tutto il creato lo proclama signore; così mostra che l’umiltà avvicina a Dio mentre la superbia allontana da Dio.

Ebbe fame, lui che dà a tutti il nutrimento, soffrì la sete, lui che dona ogni bevanda, che è pane spirituale per gli affamati e sorgente d’acqua pura per gli assetati. Viaggiò e si stancò, proponendosi per noi come strada verso il cielo.

Fu come sordo e muto davanti a chi lo insultava, lui che fece udire i sordi e parlare i muti. Fu legato, lui che ci ha liberati dalle catene della debolezza. Fu flagellato, lui che libera il corpo dell’uomo dai colpi di tutte le sofferenze. Fu appeso alla croce, lui che pone fine ai nostri dolori. Morì, lui che risuscita i morti. Ma risusciterà per non essere mai più soggetto alla morte, perché non avvenga che snobbiamo la morte, come se dopo non si esistesse più.

__________________________ Note

(24) La figura di Gesù nella catechesi ha una importanza ed efficacia molto superiore a quella di ogni rivoluzionario o innovatore. Non si limita a indicare ad altri ciò che essi devono fare, ma «assume» tutta la realtà umana: gode dei beni e ne rivela la precarietà; accetta i mali e anche di essi rivela il valore e il peso. __________________________

«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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XXII – Le grandi epoche della storia

39. Passarono così le prime cinque epoche della storia.

  • La prima va dall’inizio dell’umanità, cioè dal primo uomo, Adamo, fino a Noè che costruì l’arca al tempo del diluvio (Gn 6).
  • La seconda va da Noè ad Abramo, che fu chiamato padre di tutte le genti, beninteso di quelle che come lui avrebbero avuto la fede (Gn 17,4). Fu tuttavia padre per diretta discendenza carnale del futuro popolo giudaico: e prima che il vangelo fosse annunciato ai pagani, questo fu l’unico popolo; a onorare il vero Dio, e da questo popolo nacque, secondo la carne, il Cristo Salvatore. Questa articolazione delle prime due età è messa in evidenza dai libri dell’AT. Delle successive tre parti si parla nel vangelo, che poi riporta la notizia della nascita del Signore Gesù Cristo (Mt 1,17).
  • La terza va da Abramo al re David.
  • La quarta va da David alla schiavitù babilonese.
  • La quinta va da quell’esilio alla venuta del Signore Gesù Cristo.
  • La sesta epoca comincia appunto dalla venuta del Cristo: e di qui il dono dello Spirito, che prima solo i patriarchi e i profeti conoscevano, divenne noto anche ai pagani. Così ora chi vuole onorare Dio, lo viene a onorare disinteressatamente, e a lui chiede la vita eterna per godere lui solo, non ricompense materiali o la felicità mondana. Questa sesta epoca è quella in cui l’uomo deve rinnovarsi secondo l’immagine di Dio, come nel sesto giorno della creazione l’uomo fu fatto sull’immagine di Dio (Gn 1,27).

La legge stessa giunge a perfezione quando gli ordini vengono eseguiti non per cupidigia di premi materiali, ma per amore di chi li ha dati. Chi può rifiutare di rispondere all’amore di un Dio estremamente giusto e generoso, che ha amato per primo uomini prigionieri dell’ingiustizia e della superbia, al punto da mandare a causa loro il suo unico Figlio, a motivo del quale aveva creato l’universo? Questo Figlio che s’è fatto uomo, non cessando di essere Dio, ma assumendo l’umanità, ha accettato non solo la possibilità di vivere con loro, ma anche quella di essere ucciso per loro, anzi per mano loro!

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38. Dopo i simbolici 70 anni predetti del profeta Geremia, come prefigurazione della fine del tempo, in Gerusalemme fu riedificato il tempio di Dio: e così il simbolo si completò.

Ma allora, come dicevo, tutto avveniva in figura: e quindi la pace e la libertà che i giudei ottennero non furono stabili. Difatti arrivarono i romani, li vinsero e li resero tributari. (23)

Siccome poi c’era il pericolo che identificassero in qualcuno dei loro re il promesso Cristo liberatore, fin dal momento dell’ingresso nella terra della promessa e poi da quando cominciarono ad avere dei re le profezie riguardanti il Cristo divennero più esplicite e frequenti. Non ne parlò solo David, ma anche tutti i grandi e santi profeti, fino alla schiavitù babilonese; e durante lo stesso periodo di schiavitù altri profeti annunciarono il futuro liberatore universale, Cristo Gesù.

Così anche quando passarono i 70 anni e il tempio fu ricostruito, i giudei dovettero sopportare da parte dei pagani tante e così gravi disgrazie, che fu loro facile rendersi conto che il liberatore non era ancora venuto, anche se loro non intendevano un liberatore spirituale, ma uno terreno.

__________________________ Note

(23) Secondo la visione agostiniana, come secondo la visione ecclesiale, i fatti simbolici esprimono sì ciò di cui sono simbolo, ma solo in parte. E Agostino fa esempi: la libertà di Gerusalemme fu vera libertà, ma la libertà del nuovo popolo di Dio è molto più grande: la pace offerta al tempo del ritorno in patria ebbe una certa stabilità, ma la pace che il Signore darà non sarà mai più turbata. __________________________

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XXI – Una catechesi di liberazione

37. Passarono altre generazioni, e il Signore mostrò altre figure assai significative ed esemplari. Gerusalemme fu occupata, e molti degli abitanti furono portati in Babilonia.

Come Gerusalemme richiama la città e la società dei santi, così Babilonia (etimologicamente significa confusione) richiama la città e la società dei cattivi.

Abbiamo parlato più sopra di queste due città, le cui vicende s’intrecciano sino alla fine del mondo, quando nell’ultimo giudizio saranno definitivamente separate (cf. c. 19). Il Signore per mezzo di Geremia, profeta di quel tempo, comanda che i cittadini di Gerusalemme fatti prigionieri prendano la via dell’esilio e vengano condotti schiavi in Babilonia.

Succede poi che i re babilonesi, sotto i quali vivevano schiavi, impressionati da alcuni prodigi compiuti a favore degli ebrei, incominciano a conoscere il vero Dio, ad adorarlo e a farlo adorare come colui che ha creato l’universo (cf. Dn 2.5.14).

Geremia comandò loro di pregare anche per chi li teneva prigionieri, e di fondare la speranza di pace per sé su quella dei dominatori, per potersi formare la famiglia, e avere figli, e coltivare orti e vigneti. Promise pure che sarebbero stati liberati dopo 70 anni (Ger 25,29). Tutto ciò significava che la Chiesa di Cristo, la Gerusalemme celeste, con quelli che ne sono cittadini, rende il suo servizio a Dio vivendo sotto il potere dei dominatori di questo mondo. (22)

Anche l’apostolo ci insegna che ognuno deve star soggetto al potere superiore, e che siano garantiti a tutti i propri diritti: a chi spetta il tributo, il tributo, a chi l’imposta, l’imposta (Rm 13,1.7), e così via per tutti i doveri civili, salvo sempre il fondamentale onore dovuto a Dio. Lo stesso Signore Gesù, fatto uomo, pagò il tributo per darcene l’esempio (Mt 17,26). Anche agli schiavi cristiani e ai credenti onesti è fatto obbligo di servire con onestà e fedeltà ai padroni terreni (Ef 6,5). Avverrà poi che, se questi persevereranno nel male fino alla fine, saranno da loro giudicati, oppure regneranno con loro, se si convertiranno al vero Dio. A tutti comunque è fatto obbligo di sottoporsi ai poteri umani fino al tempo stabilito da Dio (è questo il senso dei 70 anni), quando la chiesa sarà liberata dalla confusione come Gerusalemme fu liberata da Babilonia.

Così come avvenne per Babilonia, la schiavitù del popolo fedele offre ai regnanti idolatri, per i quali Paolo apostolo ordina di pregare anche se sono persecutori, l’occasione di conoscere e di onorare il vero Dio e signore Gesù. Così dice Paolo: «Vi raccomando anzitutto di elevare suppliche, lodi, invocazioni e ringraziamenti per i re, per tutti gli uomini e per tutti i potenti, perché ci permettano di vivere con serenità nel rispetto reciproco e nell’amore» (1Tm 2,1.2).

Loro hanno dato pace alla chiesa, anche se una pace e una tranquillità temporale, ma che permette di edificare spiritualmente le famiglie, e di coltivare orti e vigneti. Anche in questo momento io sto edificando e coltivando te col mio discorso. E ciò è possibile fare in tutto il mondo per merito della pace custodita dai re cristiani, per cui l’apostolo stesso può dire: «siete coltivazione di Dio, costruzione di Dio» (1Cor 3,9).

__________________________ Note

(22) L’insegnamento di Agostino in questo campo sembra poco conforme alla attuale lotta per la giustizia che la chiesa è chiamata a sostenere a fianco dei «poveri». Se però guardiamo in profondità ci accorgiamo che una giusta comprensione dell’insegnamento di Agostino è conforme al vangelo. Come Cristo, il suo seguace è indomabile nel gridare contro l’ingiustizia, e mite nel subirla, perché ha da mostrare che non combatte per il proprio vantaggio, ma per il regno di Dio. Potremo aggiungere che i colpi più grossi all’ingiustizia vengono dati non dai mitra che uccidono i tiranni, ma dal sangue di chi accetta di morire per i fratelli testimoniando contro i tiranni. __________________________

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Il Regno d’Israele e le sue vicende

36. Sarebbe troppo lungo elencare qui tutti gli avvenimenti — che noi oggi riconosciamo come simbolo della vita attuale della chiesa — attraverso i quali Dio condusse il suo popolo fino alla terra della promessa perché ne fosse signore alla maniera carnale, secondo le aspirazioni umane; tuttavia quel regno terreno offrì l’immagine del regno spirituale.

Allora fu costruita Gerusalemme, la celeberrima città di Dio che serviva a lui in libertà, come simbolo della Gerusalemme celeste (Gal 4,25.26): Gerusalemme è termine ebraico, e significa visione di pace. Suoi cittadini sono tutti gli uomini liberati dalla colpa nel passato, nel presente e nel futuro, e tutti gli spiriti santificati, compresi quelli che nell’alto dei cieli sono pronti agli ordini di Dio e rifiutano la superbia del demonio e dei suoi seguaci.

Il re della città è il Signore Gesù Cristo, Verbo di Dio che governa gli angeli, ma anche Verbo di Dio che si fa uomo per essere Signore degli uomini che con lui regneranno nella pace eterna.

La figura di re che maggiormente prefigurò in quel tempo il regno di Cristo fu David, dalla cui discendenza venne il vero re e signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio al quale per tutti i secoli va ogni benedizione (Rm 9,5).

Molti dei fatti avvenuti nella terra della promessa sono simbolo del Cristo e della chiesa, e man mano che leggerai i santi libri imparerai anche tu a interpretarli.

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L’esodo, la legge del Sinai, David

35. In seguito Dio guidò il popolo attraverso il deserto per 40 anni e gli diede la legge scritta col proprio dito (Es 1-20.32.34; Nm 14,33, Dt 29,5). Il dito indica lo Spirito santo, come appare evidente dal vangelo (Lc 11,20). È chiaro che Dio non è limitato da alcuna forma corporea e che in lui non si devono immaginare membra e dita come per noi: però la forma della mano, che all’inizio è una sola cosa e poi si divide nelle cinque dita senza che queste si stacchino dalla mano, diventa immagine dei doni dello Spirito, che son diversi tra loro pur procedendo dallo stesso amore; nelle dita è visibile anche una specie di divisione, che però non è un distacco dall’unità; comunque, sia questo o sia un altro motivo per cui lo Spirito è chiamato «dito di Dio», non dovremo mai pensarlo in termini anatomici.

Dunque il popolo ricevette la legge scritta su tavole, che erano di pietra, per sottolineare la durezza di cuore che ne impediva l’osservanza. Erano avidi di beni materiali, e si facevano convincere più dalle minacce che dall’amore: mentre solo l’amore rende capaci di osservare in pieno la legge. Perciò ebbero bisogno di essere tenuti sotto controllo con molte osservanze esteriori, per cui ricevettero leggi riguardanti i cibi, i sacrifici, e moltissime altre prescrizioni.

Ma tutto questo era segno delle realtà spirituali che riguardano il Signore Gesù Cristo e la sua chiesa; allora, però, soltanto pochi fedeli seppero interpretare il senso che avevano in ordine alla salvezza, e osservarono tali prescrizioni come conveniva in quell’epoca, mentre la massa le osservò solo materialmente, senza capirle.

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XX – La grande epopea pasquale (21)

34. Il popolo ebraico fu condotto in Egitto e divenne schiavo di un re crudele. Ammaestrato da tremende sofferenze, cercò in Dio la liberazione.

Gli fu mandato un uomo appartenente allo stesso popolo, il santo servo di Dio Mosè, che incusse terrore con la potenza di Dio alla crudele gente egiziana, e condusse fuori il popolo passando attraverso il mare Rosso. Qui l’acqua si aprì e fece strada al popolo ebraico, ma si richiuse al passaggio degli inseguitori egiziani e li sommerse nei flutti. Così nell’acqua il popolo ebraico trovò la strada della salvezza, e i nemici quella della morte: come nell’acqua del diluvio trovarono la morte i peccatori, e la terra fu purificata, mentre nel legno dell’arca si salvarono i giusti. Anche là il legno assunse significato profetico: il miracolo difatti avvenne, quando Mosè toccò l’acqua col bastone. In ambedue i casi abbiamo un segno del santo battesimo, in cui chi ha fede passa alla vita nuova, mentre il nemico — il peccato — viene distrutto e cancellato.

Nella storia del popolo ebraico abbiamo anche una figura abbastanza chiara della passione, allorché ricevette l’ordine di uccidere e di mangiare l’agnello, segnare col suo sangue gli stipiti delle case, e celebrare poi questa festa ogni anno chiamandola pasqua del Signore. È evidente il rapporto al Signore Gesù Cristo, che «come pecora è stato condotto all’immolazione» (Is 53,7).

Anche tu riceverai sulla fronte — come sullo stipite — il segno della passione e della croce, che contraddistingue tutti i cristiani.

__________________________ Note

(21) Tutto il presente capitolo è costruito sulla pasqua; ed è il punto di riferimento di tutta la celebrazione della Pasqua cristiana. In particolare la notte del Sabato Santo ripropone nei riti solenni, nelle letture e nella preghiera la grande epopea che Agostino sintetizza con maestria. Il valore catechistico, sia del racconto che della celebrazione pasquale, dovrebbe essere maggiormente posto in rilievo. __________________________

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Abramo e la fede nel Cristo

33. Non mancarono comunque in quell’epoca i cittadini della santa città, a cui Dio rivelò la futura umiliazione del Cristo loro re, e che da lui furono salvati, per cui cercavano Dio con amore e superarono la superbia del demonio.

Tra loro fu scelto Abramo, devoto e fedele servo di Dio. A lui fu rivelato il mistero del Figlio di Dio, perché tutti i futuri credenti lo imitassero e potessero chiamarsi suoi figli nella fede. Da lui venne il popolo che onorava Dio Creatore del cielo e della terra, quando gli altri popoli erano schiavi di idoli e di demoni.

Solo in questo popolo fu prefigurata con grande evidenza la chiesa futura. C’era tra loro molta gente materialista, (20) che onorava Dio per aver vantaggi materiali, ma c’era anche un piccolo numero di persone che pensavano e cercavano la pace della patria futura; e Dio attraverso i profeti rivelava loro la futura incarnazione del nostro Signore e re Cristo Gesù, perché credessero e fossero liberati dalla superbia e dalla presunzione.

Questi santi vissero prima di Cristo, ma la loro parola, e perfino la vita, il matrimonio, i figli, le azioni, furono profezia di questo nostro tempo, in cui la fede nella passione di Cristo raduna la chiesa di tra le genti.

È attraverso questi santi patriarchi e profeti che Dio a volte provvedeva il carnale popolo ebraico, che sono poi i giudei di oggi, dei beni che desiderava, oppure durante certi periodi lo castigava, quando la durezza del loro cuore lo richiedeva. In tutto ciò Dio ha posto dei significati reconditi, che si riferiscono al Cristo e alla sua Chiesa: e alla chiesa appartenevano anche quei santi, anche se per nascita precedettero il Signore Gesù.

Questo Signore Gesù figlio unico del Padre, Parola del Padre, uguale al Padre ed eterno con lui, questo figlio sul cui modello Dio padre ha creato l’universo, s’è fatto uomo per noi ed è capo del corpo che è la chiesa.

Da un episodio avvenuto ai patriarchi qualcuno ha voluto trovare un simbolo che illumina il nostro discorso: la mano che Giacobbe mette fuori per prima dal seno materno non è più importante del corpo intero, ma fa parte di esso e vive legata a esso e vive della sua vita: e così tutti i santi che vissero prima della nascita di Cristo salvatore, anche se vissuti prima, fanno parte del suo corpo e restano uniti a lui (Gn 25,25).

__________________________ Note

(20) Abbiamo usato il termine «materialista», anche se non ha corrispondente nel latino (Agostino usa parlare di «moltitudo carnalis»): ci pare esprima in modo attuale il senso originario voluto da Agostino, che riguarda, più che il rifiuto positivo di Dio, la scelta del benessere come unico interesse, o «unico dio». __________________________

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Dio è sempre paziente

32. Anche al tempo del diluvio, quando nell’arca si salvò l’unico uomo giusto con la sua famiglia, Dio sapeva che i cattivi non si sarebbero corretti, e tuttavia per cent’anni, quanti ne occorsero a fabbricare l’arca, ai cattivi fu minacciato il castigo di Dio (Gn 6,7).

Se si fossero pentiti, Dio li avrebbe perdonati, come più tardi perdonò ai cittadini di Ninive, quando fecero penitenza per la predicazione di Giona (Gio 3).

Dio offrì la possibilità di convertirsi anche a coloro che non l’avrebbero fatto, per stimolare col suo luminoso esempio la nostra capacità di sopportazione: così ci è dato di comprendere quanto si debba essere tolleranti con coloro che peccano, dato che Dio è disposto al perdono e li lascia vivere; e noi non sappiamo — a differenza di lui — come domani si comporteranno.

Col misterioso episodio del diluvio, in cui i buoni furono salvati dal legno dell’arca, Dio preannunciò la chiesa futura, che Cristo suo signore, inchiodato sul legno, libera dal pericolo di inabissarsi nel gorgo di questo mondo. Il Signore sapeva che anche tra coloro che uscivano salvi dall’acqua, qualcuno sarebbe divenuto cattivo e avrebbe di nuovo inquinato la terra. Ciò nonostante diede un esempio del giudizio futuro e volle preannunciare la liberazione di chi ha fede, attraverso il mistero della croce.

Il male continuò a diffondersi anche dopo questi fatti, con la superbia, la lussuria e la crudeltà, quando l’uomo abbandonò il suo creatore e non si limitò ad adorare le creature di Dio al posto di Dio, ma si prostrò davanti agli idoli, fabbricati con le proprie mani e opera di artigiani. Il demonio e i suoi ne trionfano ancora più turpemente, felici di essere adorati e onorati in quelle statue, e associando al proprio il fallimento degli altri. (19)

__________________________ Note

(19) II discorso catechistico sulla idolatria è ridotto in Agostino all’essenziale, e perciò è del tutto attuale. Adorare l’opera delle proprie mani o l’opera degli artigiani è cosa che avviene in tutto il corso della storia: adoriamo i nostri progetti e successi, adoriamo le messinscena di altri, ci esaltiamo per cose che non hanno stabilità; e perdiamo il collegamento con Dio. Il demonio non può essere felice, neppure dei nostri fallimenti: ma qui lo si afferma in un discorso paradossale, che vuol colpire il lettore. __________________________

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XIX – La presenza dei buoni e dei cattivi nella chiesa

31. Né ci deve far impressione il fatto che sono molti quelli che seguono il diavolo, e pochi quelli che seguono il Signore. Anche il grano sull’aia fa magra figura in confronto alla paglia. Ma il contadino sa bene cosa fare della montagna di paglia, come Dio sa dare il peso giusto alla massa di peccatori, e non permette che mettano in difficoltà o deturpino il suo regno.

Né si può dire che il diavolo abbia vinto la battaglia per il fatto che molti vanno con lui e solo pochi lo vincono.

Fino alla fine del mondo le due città — quella degli empi e quella dei buoni — camminano vicine nel corpo, lontane nello spirito: ma nel giorno del giudizio saranno separate anche fisicamente.

Quanti amano la superbia e il potere, l’orgoglio e il lusso e la sopraffazione, costituiscono una sola città; e anche se tra di loro spesso litigano per i vizi che li fanno uguali, si scavano insieme la fossa e insieme vi precipitano.

Anche quelli che cercano non la gloria propria ma quella di Dio, e vi si dedicano con amore, appartengono a una stessa città.

Ma il Signore è pieno di misericordia, ha pazienza per i peccatori e offre loro modo di pentirsi e di correggersi. (18)

__________________________ Note

(18) Noteremo che Agostino rifiuta anche qui di stare al gioco di coloro che chiedevano a Gesù quanti siano a salvarsi. C’è il premio per i buoni, e c’è il castigo per i cattivi: ma la cosa più importante da dire è che Dio è buono e paziente con tutti. __________________________

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