Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Un blog di un cultore della materia. Comprendere dove nel mondo, perché e con quali dinamiche spaziali si sviluppa la criminalità organizzata

La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa “plus”

La Direzione Investigativa Antimafia italiana (#DIA) ha firmato con la Direzione Generale Immigrazione e Affari Interni (DG Home) della Commissione europea l'Accordo di Sovvenzione per il nuovo progetto ”@ON plus”, parte della già esistente rete di cooperazione @ON. L'iniziativa, finanziata per 3 milioni di euro e della durata di tre anni (2026–2029), è entrata in vigore il 1° maggio 2026.

Grazie al progetto, le 56 Agenzie di polizia partner, che rappresentano 45 Stati membri, potranno utilizzare il sistema informatico “@ON click” per la gestione dei progetti. Questo strumento consentirà alle agenzie di richiedere direttamente online, tramite il canale sicuro “SIENA”: – l'apertura di nuove indagini transnazionali; – il dispiegamento all'estero di investigatori specializzati; – il noleggio di strumentazione tecnica investigativa; – operazioni sotto copertura e supporto linguistico per le indagini.

Tutte le attività saranno coordinate in collaborazione con le Agenzie Europol ed Eurojust e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali.

La misura si inserisce nel più ampio sforzo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per rafforzare la cooperazione di polizia contro le organizzazioni criminali transnazionali che minacciano la sicurezza dei cittadini europei. L'iniziativa è coerente con la strategia dell'Unione Europea e si prepara al semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE, previsto per il primo semestre del 2028 (gennaio–giugno).


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Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa

Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (https://www.salute.gov.it/LogoCommercioElettronico/CercaSitoEComm)


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Policia national spagnola e ROS carabinieri assieme a caccia di latitanti: ne scovano tre a Tenerife

A conclusione di un’articolata attività svolta in sinergia con il Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, la Comisaría General de Información della Polizia nazionale spagnola di Madrid ha localizzato e arrestato 3 latitanti di nazionalità italiana colpiti da mandato di arresto europeo per i reati di percosse, lesioni personali, danneggiamento, evasione, truffa, ricettazione, contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione o certificazione, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale, sostituzione di persona e furto, derivanti da 3 distinte condanne definitive.

L’attività della Comisaría General de Información della Polizia nazionale ha permesso di disarticolare un’organizzazione criminale che gestiva una vera e propria centrale di produzione e smistamento di documenti falsi a Tenerife, nelle Isole Canarie. I tre latitanti – identificati ed arrestati nel corso di intensa e prolungata collaborazione col ROS – si avvalevano sistematicamente di tali documenti per eludere i controlli e garantirsi la propria permanenza in territorio spagnolo sotto falso nome.

Le indagini della Comisaría General de Información della Polizia Nazionale, che hanno permesso di colpire la citata organizzazione dedita alla produzione di documenti falsi, prende le mosse dalla cattura di ulteriori tre latitanti, avvenuta il 15 agosto 2025 ad Ibiza, che si erano sottratti alla misura cautelare dell’indagine ANEMONE del ROS (eseguita il giorno 8 luglio 2025), la cui permanenza all’estero era stata favorita dalla medesima rete criminale. L’operazione – svolta simultaneamente a Barcellona e Tenerife (Spagna), dove i tre soggetti sono stati rintracciati – è il risultato della cooperazione internazionale tra forze di Polizia, con il supporto di Eurojust.


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Cybercrime. Incontro tra l'assetto specialistico della Polizia di Stato e l' FBI

La Polizia di Stato ha ospitato presso il Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica una delegazione del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense. La visita si è inserita nel quadro delle attività di cooperazione internazionale già avviate tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, nonché tra la rete TACU (FBI – Threat Analytics Collaboration Unit) e il CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).

L'iniziativa ha avuto l'obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra le strutture specializzate dei due Paesi nella lotta al cybercrime.

Durante la prima giornata, i lavori si sono concentrati sulle attività del Commissariato di polizia online e sulle sinergie operative con l'FBI. Sono state illustrate le principali azioni di prevenzione e supporto ai cittadini, con particolare attenzione alla gestione delle segnalazioni online, alla tutela dei minori e alla gestione di casi delicati, inclusi quelli relativi a fenomeni di suicidio e situazioni di vulnerabilità. È stato inoltre sottolineato il costante coordinamento del Commissariato di polizia online con le altre articolazioni del Servizio di polizia postale e per la sicurezza cibernetica e con gli uffici territoriali, nell'ottica di una risposta integrata ai fenomeni criminali e alle emergenze gestite attraverso il web.

Nel corso della seconda giornata, il Direttore del CNAIPIC ha presentato le attività del Centro, evidenziando i punti di contatto con la delegazione ospite, in particolare per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche nazionali, i partenariati pubblico-privato, gli enti pubblici, le imprese strategiche e gli operatori di servizi essenziali. La delegazione ha visitato la sala operativa del CNAIPIC e il First Response Team, struttura centrale impegnata nell'analisi e nella gestione dei principali attacchi informatici, nonché nell'emissione di alert e IOC (Indicatori di Compromissione), elementi fondamentali per il tempestivo coordinamento delle attività di prevenzione e risposta agli incidenti cyber.

Sono state inoltre illustrate le principali attività investigative, anche transnazionali, svolte nel contrasto alle frodi informatiche, al phishing e al riciclaggio di denaro tramite strumenti digitali, con un focus specifico sulle tecniche più avanzate di analisi della blockchain e di tracciamento dei flussi finanziari illeciti.

L'iniziativa ha consentito di gettare le basi per l'attivazione di un canale di comunicazione diretto tra il CNAIPIC e la rete TACU, finalizzato alla condivisione e allo scambio in tempo reale di alert di sicurezza preventiva elaborati dalle rispettive strutture di Cyber Threat Intelligence, a beneficio delle infrastrutture critiche di entrambi i Paesi.

Sempre nell'ottica di consolidare il rapporto di cooperazione internazionale tra l'FBI e il Commissariato di polizia online, sono state avviate le interlocuzioni per programmare incontri periodici tra i referenti dei due centri specializzati, al fine di condividere best practices, trend criminali e le principali linee di indirizzo nelle attività di prevenzione e contrasto al cybercrime.

#Cnaipic #Commissariatodipoliziaonline #fbi #cooperazioneinternazionale #cybercrime


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Progetto “wanted”: alla ricerca dei latitanti

A Tirana, le autorità di polizia albanesi su indicazione degli organi investigativi della Polizia di Stato italiana, hanno individuato e arrestato un narcotrafficante albanese di 45 anni, latitante dal 2022.

L’uomo, ricercato a livello internazionale e sottoposto a una red notice emessa dal Segretariato generale di INTERPOL a Lione, era stato indagato tra il 2019 e il 2021 nell’ambito di operazioni antidroga coordinate dalla Procura distrettuale di Venezia e condotte dalla Squadra Mobile.

Le indagini hanno portato alla condanna definitiva dell’individuo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di droga, confermata dalla Corte d’Appello di Venezia. La sentenza ha riconosciuto il suo ruolo di spicco in un’organizzazione criminale operativa a Venezia, dedita al narcotraffico, in particolare all’importazione e alla distribuzione di cocaina destinata alle piazze di spaccio dell’hinterland veneziano.

Il cittadino albanese, che all’epoca viveva a Mestre, è stato identificato come vertice operativo e decisionale del sodalizio, responsabile diretto dell’approvvigionamento della droga e della gestione della sua distribuzione sul territorio lagunare.

Le operazioni per la sua cattura, guidate da un gruppo di lavoro composto da investigatori della Squadra Mobile di Venezia e dello SCO (Servizio Centrale Operativo) della Polizia di Stato, si sono intensificate dopo l’estensione delle ricerche a livello internazionale, richiesta dalla Procura generale di Venezia. Grazie al monitoraggio degli spostamenti dei suoi stretti familiari e all’analisi delle loro abitudini, è stata ipotizzata la presenza del latitante tra Albania e Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Gli approfondimenti, supportati dall’uso di banche dati e tecnologie avanzate per la sorveglianza elettronica, hanno permesso di confermare che, anche in passato, i familiari si erano recati in Albania, probabilmente per incontrarlo, avvalendosi del supporto logistico di una vasta rete di favoreggiatori.

L’indagine è stata agevolata dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (SCIP), che, tramite l’Ufficio dell’Esperto per la sicurezza a Tirana, ha garantito un costante scambio di informazioni con le autorità estere. Questo ha consentito alle forze di polizia albanesi di monitorare il contesto relazionale del latitante e di localizzarlo.

L’arresto si inserisce nel quadro del progetto “WANTED”, coordinato dallo SCO per l’individuazione e la cattura di latitanti di alto profilo, sia in Italia che all’estero. Il successo dell'iniziativa si basa su un modello investigativo integrato che combina le Squadre mobili e le Sisco, favorendo il coordinamento tra uffici centrali e territoriali per condividere risorse e informazioni. La strategia unisce metodi tradizionali, come osservazioni e pedinamenti, con tecnologie avanzate di digital forensic e intercettazioni telematiche, permettendo di ricostruire le dinamiche criminali e di intercettare anche le strategie di mimetizzazione della criminalità organizzata.


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L' “autostrada della cocaina” atlantica subisce un duro colpo. Utilizzavano trasferimenti in mare aperto per eludere i porti tradizionali

Nel corso di un'importante operazione internazionale di contrasto al narcotraffico, condotta tra il 13 e il 26 aprile 2026, è stata smantellata con successo una sofisticata rete di traffico di cocaina operante attraverso l'Oceano Atlantico. L'operazione, guidata dalla Guardia Civil spagnola, coordinata da Europol, l'agenzia di contrasto dell'Unione Europea, e che ha visto la partecipazione anche della Guardia di Finanza italiana, si è concentrata sulle strategie in continua evoluzione delle bande criminali che tentano di eludere i tradizionali controlli portuali effettuando complessi trasferimenti in mare aperto. L'obiettivo principale di questa campagna di due settimane è stato il corridoio atlantico orientale, una vasta e remota distesa d'acqua situata tra le Isole Canarie spagnole e le Azzorre portoghesi, che è diventata sempre più una rotta privilegiata per il traffico di stupefacenti dall'America Latina all'Europa.

L'operazione ha avuto un successo considerevole, portando al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, all'intercettazione di otto imbarcazioni e all'arresto di 54 persone collegate alle reti di narcotraffico. Questa azione decisiva è giunta in risposta diretta agli avvertimenti lanciati all'inizio dell'anno da Europol, che aveva individuato una tendenza preoccupante: le reti criminali stavano abbandonando le consolidate rotte marittime attraverso i principali porti europei a favore di un modello frammentato e offshore, progettato per minimizzare i rischi ed eludere i controlli. Trasferendo le proprie operazioni in acque internazionali, queste reti miravano a frammentare la catena di approvvigionamento in più fasi, rendendo significativamente più difficile per le autorità tracciare il carico dalla sua origine alla sua destinazione finale.

Il modus operandi scoperto dagli investigatori prevedeva una struttura logistica a più livelli. Grandi “navi madri”, spesso camuffate da navi portacontainer, navi da carico o persino imbarcazioni non commerciali di dimensioni più ridotte, raccoglievano ingenti carichi di cocaina in America Latina e navigavano per centinaia, a volte migliaia, di miglia nautiche nell'Atlantico remoto. Una volta raggiunta la zona di trasferimento designata, gli stupefacenti venivano scaricati su imbarcazioni veloci, tra cui gommoni a scafo rigido e altre imbarcazioni rapide in grado di affrontare lunghe traversate oceaniche. Queste imbarcazioni intermedie avrebbero poi trasportato il carico fino all'ultima tappa del viaggio, dove barche più piccole avrebbero ricevuto la spedizione per uno sbarco clandestino su spiagge remote o piccoli porticcioli lungo le coste del Portogallo e della Spagna. Questa strategia di frammentazione del rischio tra equipaggi e imbarcazioni diverse era stata specificamente ideata per garantire che, anche se una parte della catena fosse stata compromessa, l'intera operazione avrebbe potuto sopravvivere.

Per saperne di più sulla diversificaione del traffico di cocaina: https://www.europol.europa.eu/cms/sites/default/files/documents/Diversification_in_maritime_cocaine_trafficking_modi_operandi.pdf Questo rapporto esplora il modo in cui le reti criminali stanno impiegando metodi di traffico marittimo di cocaina che eludono i porti commerciali come punti di ingresso in Europa o si affidano a tecniche di occultamento progettate per minare l’efficacia delle ispezioni visive, degli scanner e dei test di rilevamento.


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I-CAN, lottare contro la 'Ndrangheta si può, anche in America Latina

Dal 27 al 29 aprile si è svolto a Buenos Aires il workshop operativo I-CAN dedicato al continente americano, organizzato dalla italiana Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dal Segretariato Generale Interpol. L'incontro mira a rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi partecipanti al progetto I-CAN e a raccogliere intelligence sull'espansione della ‘Ndrangheta nel continente.

I lavori, introdotti dal Capo della Polizia Federale Argentina, Commissario Generale Luis Alejandro Rolle, e dal Project Leader, Primo Dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti, hanno visto la partecipazione di investigatori italiani delle Forze di Polizia, dell'Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Presenti anche 35 agenti di 12 Paesi del continente (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti con l'FBI e Uruguay).

Il gruppo ha analizzato le possibili connessioni operative e logistiche tra la ‘Ndrangheta e oltre 30 organizzazioni criminali locali e straniere attive in America Latina, tra cui il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano e il Cartel de Jalisco Nueva Generacion messicano. Esaminato anche l'impiego di modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio, anche digitale, attraverso il dark web, le criptovalute e l'intelligenza artificiale.

Le autorità della Polizia Federale Argentina e i responsabili dei programmi EMPACT ed EL PACTO 2.0 hanno riconosciuto la validità e i progressi del progetto I-CAN, definendolo un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che in America Latina opera come una vera e propria “holding criminale”. I risultati confermano la forte accelerazione operativa guidata dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Raffaele Grassi, e testimoniano il ruolo della ‘Ndrangheta come broker mondiale del traffico di cocaina. Nel 2025 sono stati arrestati 4 ‘ndranghetisti, di cui 3 in Colombia e uno in Costa Rica.

Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, sottolineano l'importanza di sensibilizzare le diverse forze di polizia mondiali sul “fenomeno ‘Ndrangheta”. Il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) conta oggi 25 Paesi e circa 2.500 investigatori formati. Sono stati arrestati 176 ‘ndranghetisti in oltre 30 Paesi nel mondo, di cui 68 latitanti; 73 arresti sono stati effettuati dall'inizio del 2025 a oggi. Dal 2020 ad oggi, 21 ‘ndranghetisti sono stati arrestati in America, inclusi 18 latitanti.

Per saperne di più: https://www.interpol.int/Crimes/Organized-crime/Projects/INTERPOL-Cooperation-against-Ndrangheta-I-CAN-Phase-2

#ndrangheta #ican


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Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro dell'attenzione

#ROADPOL è una rete internazionale non governativa di polizia stradale, il cui obiettivo principale è ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee.

Attualmente, conta 31 membri europei e 1 osservatore dagli Emirati Arabi Uniti (Polizia di Dubai).

L'attività principale di ROADPOL è il controllo del traffico stradale, ma conduce anche campagne di prevenzione degli incidenti. Dato il crescente numero di reati commessi sulle strade da conducenti o passeggeri, o che prevedono l'utilizzo dei veicoli come strumento per commettere crimini, l'organizzazione ha avviato negoziati con le forze dell'ordine internazionali per una cooperazione efficace.

Dal 16 al 22 settembre 2026, l'attenzione degli sforzi europei per la sicurezza stradale si concentrerà interamente sui pedoni durante le Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL. La campagna, confermata dopo un recente incontro a Varsavia, mette in luce una realtà critica: sebbene camminare sia sostenibile ed essenziale, rimane incredibilmente pericoloso.

La realtà dei fatti: secondo i dati UE sulla sicurezza stradale del 2025, i pedoni rappresentavano il 18% di tutti i decessi stradali. Mentre gli occupanti delle auto costituiscono la quota maggiore, pari al 44%, i pedoni non hanno alcuna protezione fisica in caso di collisione, il che rende fatali anche le conseguenze di errori minimi.

Qual è il piano? La campagna si articola attorno a tre pilastri principali:

  • Responsabilità condivisa: gli automobilisti devono essere estremamente attenti nelle aree urbane, in prossimità degli attraversamenti pedonali e nelle zone ad alto traffico. La gestione della velocità è fondamentale; anche piccole riduzioni di velocità aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.

  • Riqualificazione delle infrastrutture: le autorità sono sollecitate a implementare zone a 30 km/h (come a Bruxelles e Parigi), migliorare l'illuminazione, progettare attraversamenti pedonali più sicuri e separare i flussi pedonali da quelli veicolari.

  • Vision Zero: l'obiettivo finale è eliminare gli incidenti stradali mortali entro il 2050. Come ha affermato Jana Peleskova della Polizia Ceca, dare priorità agli utenti più vulnerabili è l'unico modo per raggiungere questo traguardo.

Strade più sicure sono un vantaggio per tutti, ma proteggere chi non ha una gabbia di metallo intorno è il passo più urgente che si possa compiere.

#SicurezzaStradale #SicurezzaPedoni #ROADPOL2026 #VisionZero #PianificazioneUrbana


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Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici

Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: https://www.europol.europa.eu/publication-events/main-reports/iocta-2026-evolving-threat-landscape) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica


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La task force di Europol per l'identificazione di vittime di sfruttamento sessuale minorile. Partecipa anche l'Italia

Dal 13 al 24 aprile 2026, Europol ha ospitato presso la propria sede all'Aia una task force per l'identificazione delle vittime (VIDTF) di casi di sfruttamento sessuale minorile, che ha riunito 34 specialisti di Europol, INTERPOL e 31 paesi di tutto il mondo (Italia compresa). L'operazione si è concentrata anche sull'identificazione dei responsabili. A seguito dell'operazione, sono stati identificati in via preliminare 12 minori.

Durante le due settimane di attività, gli esperti hanno analizzato oltre 317 set di dati contenenti immagini e video di sfruttamento sessuale minorile (CSE). Questi materiali riguardavano vittime di entrambi i sessi, di età compresa tra la prima infanzia e l'adolescenza, e rappresentavano diverse nazionalità. La task force ha generato 204 piste investigative, che sono state trasmesse alle autorità nazionali per ulteriori indagini.

Europol elabora il materiale attraverso il suo Sistema di Analisi di Immagini e Video (IVAS), che ha analizzato oltre 118 milioni di file unici dal suo lancio nel 2016. Il procedimento è spiegato in un video presente su Youtube. Le task force per l'identificazione delle vittime si tengono due volte l'anno. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2026, queste operazioni hanno analizzato 8.585 set di dati, producendo 3.484 spunti di intelligence. Le successive indagini condotte dalle autorità nazionali hanno portato all'identificazione e alla protezione di 1.190 vittime e all'arresto di 330 responsabili.

un frame del video

Danny van Althuis di Europol, ha sottolineato il costante impegno dell'organizzazione: “Il rilevamento volontario online di materiale pedopornografico potrebbe essersi interrotto, ma la nostra dedizione e la nostra missione non sono cambiate. Europol continuerà a indagare sui casi di sfruttamento sessuale minorile, a identificare i responsabili e a proteggere i bambini. Non possiamo restare inerti, perché milioni di file rimangono da esaminare. Dietro ogni numero c'è un bambino. Il nostro lavoro è tutt'altro che concluso”.

Il formato della task force si è dimostrato estremamente efficace. Gli specialisti analizzano i dati per scoprire indizi che identifichino le vittime, i responsabili o il probabile paese di produzione. Utilizzando IVAS, raggruppano il materiale in serie e lo caricano nel database internazionale sullo sfruttamento sessuale minorile (ICSE) dell'INTERPOL. Gli analisti di Europol incrociano quindi questi dati per creare pacchetti di intelligence più completi per i partner operativi pertinenti. Questo approccio collaborativo facilita la condivisione delle conoscenze e uno scambio di informazioni efficiente, portando a risultati concreti.

Per dare ulteriore impulso a questi sforzi, Europol ha ampliato la sua campagna Stop Child Abuse – Trace an Object (Fermiamo gli abusi sui minori – Traccia un oggetto) , invitando i cittadini a contribuire all'identificazione delle vittime riconoscendo oggetti in casi irrisolti. Dal lancio della piattaforma, 31 vittime sono state identificate grazie a segnalazioni anonime.

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