Oggi ho corretto compiti in classe, se continuo con questo ritmo per pasqua li finisco e posso restituirli agli studenti che li terranno in mano come antiche mappe di cui hanno dimenticato il senso. Segno, compilo griglie di valutazione, metto via, tipo catena di montaggio. Mi distraggo. Le cose da catena di montaggio le faccio, ma mi distraggo, come il tipo di Duel, avete presente. Penso, guardo internet, cerco cose.
Ultimamente sto ampliando il raggio delle mie malattie. Cerco di pensare sempre alla peggio cosa, per sicurezza. Sento qualcosa di strano mentre sono in bagno. Cerco su internet. O tumore al retto o emorroidi. Devo scegliere. Prima, ero in cucina, due dita diventano insensibili. Solo della mano sinistra. Con le dita restanti cerco in rete “dita insensibili mano sinistra infarto”. L'IA di Google dice che forse sono spacciato, ma non è sicura. Devono venirmi altri sintomi che tardano a venire e dopo un po' torna la sensibilità alle dita e ci resto anche un po' male. Niente, mi tocca cucinare.
Mi arriva un bite perché – pare – che di notte io digrigni i denti e morda nel sonno. Così dice chi vive attorno a me. Apro la scatola del bite, scatola che ho conquistato con grave fortuna perché il corriere Amazon, che aveva l'aria di un adolescente strafatto, aveva buttato letteralmente la mia busta Amazon in una scala in cemento armato in mezzo a un prato a un chilometro da casa mia. Perché – a suo dire – di solito i pacchi me li lascia lì. Non so cosa si fosse fatto ma era roba buonissima. Venti minuti a girare per le viuzze delle alture genovesi, fino a trovare questo prato storto dove è stata costruita – per motivi a me sconosciuti – una scala in cemento armato dove c'era il mio pacco, tornato a casa stavo per scrivere un reclamo di fuoco, poi mi sono fermato. “Ma che cazzo me ne frega” ho pensato. Davvero. Ma cosa cazzo me ne frega.
Ho aperto il pacco del bite e ho letto le istruzioni. Dovevo prendere l'apparecchio bite, buttarlo in una pentola con dell'acqua a 90 gradi per venti secondi, tirarlo fuori per cinque secondi, metterlo in bocca e poi fare varie operazioni con la lingua e le dita che manco da adolescente nelle panchine dei parchetti sarei riuscito a fare. Qui – ho pensato – finisco dritto nel centro grandi ustioni. E invece il materiale era di qualche tipo di plastica che si è raffreddata al volo e ho potuto limonare con il bite per qualche minuto, cercando di plasmarlo.
Mentre limonavo con le microplastiche del bite leggevo questo articolo di Valditara, articolo è una parola un po' grossa, diciamo intervento, non chirurgico, in cui il nostro indicava da lontano il pericolo del melting pot, da un lato abbiamo questa grande linea che unisce la bibbia, l'illuminismo, il capitalismo e Trump – ovvero la civiltà – e dall'altra i regni teocratici, il Corano, Mamdani e il melting pot culturale – ovvero il male. Ok il capitalismo e Trump ce li ho messi io, Valditara li aveva persi di vista. La democrazia, ecco, forse aveva scritto la democrazia al posto di “il capitalismo e Trump”. Vabbé. E comunque diceva che dobbiamo insegnare questa prima linea a scuola, dobbiamo dare identità ai nostri ragazzi, una identità occidentale. Mi facevano male gli occhi mentre leggevo, e anche la lingua, ma quello perché limonavo.
Alla sera ho chiesto a terzogenita, anzi non ho chiesto, ho spiegato, no anzi ho chiesto, ma senti, ho chiesto, terzogenita, tu che sei esperta di apparecchi per i denti, quando questa notte inghiottirò nel sonno il bite, quanto ci metterò per soffocare? Sentirò male? Lei mi ha rassicurato. Mi ha detto, ma quando dormi, tieni mica la bocca spalancata! E io le ho risposto, eh non lo so. E lei, come non lo sai? E io, dormo, amore, quando dormo potrei anche ballare, che ne so io. Dormo. Lei ha scosso la testa e ha detto che una volta si è svegliata senza apparecchio ed era terrorizzata di averlo ingoiato. Ah, ho detto io. A questo punto secondogenito ha pensato fosse il momento giusto per dirci che fuori di casa nostra c'era un topo decapitato. Un altro! ho esclamato io. Secondogenito ha alzato le spalle. Per me – ha aggiunto – è il gatto dei vicini.
Sono rimasto zitto ad aprire noci e mangiare parte del contenuto edibile. Chissà – pensavo – se quando morirò per i mille mali che mi stanno per colpire, qualcuno di questi qua si prenderà la briga di raccogliere tutte le cose che ho scritto, come si prendono le briciole rimaste sulla tavola prima di sbatterle fuori dalla finestra, via verso il centro del cosmo.
Ah sto anche perdendo capelli, come spaghetti di una stella avvicinatasi innavertitamente nei pressi di un buco nero dormiente che le recide la testa, ne fa uscire una parte di energia molecolare, o cosa è, non ricordo, e il resto del mio corpo sorcio stellare viene succhiato via dentro questo buco nero del flipperone della vita.