Transit

lavoro

Ricorda un certo tipo di fantascienza la storia della #bidellapendolare, che così tanto ci ha impegnato in questi giorni. Quel tipo di letteratura o film in cui, tramite una storia fantastica e proiettata in un futuro -di qualsiasi genere-, si parla in realtà del presente, degli accadimenti già passati o di qualche storia accaduta realmente. Si maschera la realtà con la fantasia del dopo, del divenire.

Gli somiglia perchè, senza andare lontano, quello che contiene è la foto di una parte dell'Italia attuale, una grande parte. Quella fetta di paese che vivacchia con lavori sempre meno solidi, dei pendolari eterni, delle paghe insultanti, della mobilità traballante. Non sta di certo a me dire se quello che ha occupato il web in queste ore sia vero o no. C'è chi ve/ce lo dirà con cognizione di causa (o di #debunking.)

Gli elementi che la compongono, però, dovrebbero indurre a quella riflessione che siamo così intenti a demandare da permettere che tutto quello di cui sopra sia argomento d'interesse sempre per troppa poca gente. Potete partire dagli affitti, ma senza circoscrivere il problema a Milano, dato che è comune a tutta Italia, ma proprio tutta.

Se volete, invece, si potrebbe discutere degli stipendi. Quelli che sono definiti così impropriamente, dato che il termine esatto sarebbe “elemosina.” O, ancora, dai prezzi dei trasporti: dato che è chiaro che l'erosione dei salari la pagano solo quelli che li hanno bassi e che per muoversi nessuno gli fa sconti, il conto è presto fatto.

Direi, quindi, che questa vicenda l'ho “letta” come un lungo sottotesto (quello che sta tra le righe, per dirla come un tempo) e ciò che vi ho trovato non è consolante, per niente e nessuno. Tutto il resto sono orpelli da #SocialNetwoek, per la maggior parte inutili e ridondanti. Come metà delle cose che scriviamo.

#Opinioni #Opinions #Italia #Lavoro #SocialNetwork

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Torno a buttare giù due righe di cui fregherà nulla quasi a nessuno (il Blog? Arcaico...). Non è invidia per nessuno, perchè è un sentimento che non mi appartiene, ma vedere che alcuni #CCNL vengono rinnovati con celerità, con determinazione ed io sono senza aumenti, senza adeguamenti, senza soluzioni economiche dignitose da sei (6) anni fa incazzare. Non arrabbiare, incazzare proprio. Tralascio volutamente gli atteggiamenti vessatori di alcune grandi cooperative di lavoro che, senza alcun pudore, si mettono di traverso dall'alto del loro numero di occupati (come e con che paghe non chiedetelo, si offendono), tralascio la praticamente nulla coesione da parte dei lavoratori quando si tratta di una protesta, di uno sciopero. E punto sul fatto che quelli stessi lavoratori si prestano a qualsiasi vessazione, perchè ha funzionato benissimo il gioco massacrante del ribasso, sia negli appalti, sia e soprattutto verso il concetto di lavoro giustamente retribuito. La verità è il ricatto: non fornendo, all'atto pratico, nessuna formazione, non chiedendo nessuna attitudine, nessuna professionalità questo viene perpetrato. La tua vita è loro, i tuoi turni li gestiscono in base alle esigenze delle ditte e a quelle dell'incapacità conclamata di persone che non lo sanno fare, il mestiere del coordinatore. E' quello che gli ipocriti chiamano “lavoro non qualificato”, ma che lo è lo stesso, un lavoro. Migliaia e migliaia di donne e uomini che si sbattono per ore ed ore, che non hanno i soldi nemmeno per arrivare al 10 del mese, non alla fine: che sono invisibili, nonostante la pandemia, nonostante la stragrande maggioranza di loro faccia il suo “dovere” ed abbia a che fare con la gente, il pubblico, le persone. Eppure non si sente una mosca una che dica qualcosa. Ci sono sempre quelli che lo sanno e cercano di darsi da fare, di cambiare, ma sono pochissimi e, spesso, sfiancati. Sei anni, una pandemia, una guerra, crisi vere o presunte abbattono chiunque. Questo è sfruttamento, lo capirebbe anche chi ha tutto l'interesse a che non se ne parli, mai. Tollerato in nome di un liberismo assurdo ed inumano. Questo non sembri il solito e reiterato lamento per uno scopo politico (anche se il discorso sul #salariominimo si è iniziato a farlo), ma è un appello a guardare questi lavoratori per quello che sono: persone che, come tutti, devono vivere con dignità, non appesi ad un filo sottile come quello dei subappalti, che devono pagare tutto come tutti e non vedono un soldo in più dal 2016. Chiedere se sia giusto è retorico. Mi rendo conto di aver fatto un pistolotto anche di martedì. Ci vuole un altro caffè, mi sa.

#transit #blog #lavoro #sfruttamento #CCNL #italia #personal #personale

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