📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

INNO DI RINGRAZIAMENTO

1 Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.

2 Dica Israele: “Il suo amore è per sempre”.

3 Dica la casa di Aronne: “Il suo amore è per sempre”.

4 Dicano quelli che temono il Signore: “Il suo amore è per sempre”.

5 Nel pericolo ho gridato al Signore: mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.

6 Il Signore è per me, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo?

7 Il Signore è per me, è il mio aiuto, e io guarderò dall'alto i miei nemici.

8 È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo.

9 È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.

10 Tutte le nazioni mi hanno circondato, ma nel nome del Signore le ho distrutte.

11 Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore le ho distrutte.

12 Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra i rovi, ma nel nome del Signore le ho distrutte.

13 Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto.

14 Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza.

15 Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti: la destra del Signore ha fatto prodezze,

16 la destra del Signore si è innalzata, la destra del Signore ha fatto prodezze.

17 Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore.

18 Il Signore mi ha castigato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte.

19 Apritemi le porte della giustizia: vi entrerò per ringraziare il Signore.

20 È questa la porta del Signore: per essa entrano i giusti.

21 Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza.

22 La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo.

23 Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.

24 Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo!

25 Ti preghiamo, Signore: dona la salvezza! Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria!

26 Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore.

27 Il Signore è Dio, egli ci illumina. Formate il corteo con rami frondosi fino agli angoli dell'altare.

28 Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto.

29 Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre.

_________________ Note

118,1 Tutto Israele, con i suoi sacerdoti e con quanti osservano fedelmente la legge, viene esortato alla lode e al ringraziamento a Dio per il suo agire amorevole e provvidenziale (vv. 1-4). L’inno prosegue poi con la storia personale del salmista, contrassegnata da pericoli, prove e sofferenze (vv. 5-18), ma sempre custodita e protetta dal Signore. I vv. 19-27 collocano l’orante all’ingresso del tempio, dove si snoda una processione festosa attorno all’altare (con allusioni alla festa delle Capanne).

118,19 porte della giustizia: le porte del tempio.

118,22 La pietra è simbolo del popolo d’Israele e, nel NT, di Cristo (vedi Mt 21,42-44; Ef 2,20 1Pt 2,7). La pietra d’angolo (o chiave di volta) univa due muri, assicurandone la stabilità (vedi anche Is 28,16; Ger 51,26; Zc 4,7).

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Approfondimenti

Solenne e festoso ringraziamento per la premurosa bontà di Dio Salmo di ringraziamento collettivo (+ motivi liturgici e sapienziali)

È l'ultimo dell'Hallel pasquale. E pieno di vivacità e di articolazioni interne. Infatti è un salmo di ringraziamento che ha anche chiare tracce dello stesso cerimoniale liturgico effettuato o immaginato poeticamente, in cui intervengono vari personaggi (l'orante principale, il coro, i sacerdoti...). Il testo attuale rispecchia l'atmosfera del postesilio (cfr. Ne 9,13-18; 12,27-28). Il ritmo nel TM è a volte di 3 + 3 accenti e a volte di 3 + 2 (qînâ). Nel TM il nome Signore (JHWH) ricorre 27 volte, e l'espressione «nel nome del Signore» 4 volte (vv. 10. 11.12.26). C'è inclusione tra il primo e l'ultimo versetto (v. 1.36). La simbologia è molto ricca. È spaziale, temporale, liturgica, antropomorfica, bellica.

Divisione:

  • vv. 1-4: solenne invito a lodare;
  • vv. 5-18: narrazione dell'esperienza dell'orante;
  • vv. 19-28: ringraziamento nel tempio;
  • v. 29: invito a lodare (inclusione con il v. 1).

v. 1. «Celebrate il Signore...: il salmo si apre con l'antifona caratteristica del Sal 136 (Grande Hallel) e dei Sal 106; 107 e termina con la stessa (vv. 1.29). Nei vv. 1-4 si segue la formula solista-coro (cfr. Sal 136; 1Cr 16,34; 2Cr 5,13). All'invito-acclamazione del solista: «Celebrate...» il coro risponde «perché eterna è la sua misericordia».

vv. 2-4. «Israele... la casa di Aronne... chi teme Dio»: con queste espressioni si invitano rispettivamente gli Israeliti in genere, i sacerdoti e leviti, e coloro che sono particolarmente impegnati a osservare la legge di Dio.

vv. 6-7. «Il Signore è con me...»: cfr. Gs 1,9. Questi versetti sono del solista. La fedeltà e la vicinanza del Signore ai suoi inviati è fonte di sicurezza e di vittoria sui nemici, cfr. Is 40,10; Sal 56,12.

vv. 8-9. «E meglio rifugiarsi...»: il coro risponde al solista, approvando e generalizzando quanto è scaturito dalla testomonianza personale del solista stesso. La ripetizione anaforica di «È meglio confidare...» serve al poeta a meglio ribadire il concetto di fiducia nel solo Dio.

v. 10. «li ho sconfitti»: alla lett. «li ho circoncisi». L'espressione è realistica e significa «li ho fatti a pezzi» sterminandoli.

v. 14. «Mia forza e mio canto è il Signore...»: è il grido di esultanza dopo la liberazione. Il versetto è frutto di un collage tra il cantico di Mosè (Es 15,2b = v. 14a) e Is 12,26.

vv. 15-16. Il coro acclama. Il v. 15a è un invito ad ascoltare le grida di vittoria e di festa che si elevano nelle tende (case) dei salvati, oggetto della giustizia salvifica di Dio e delle sue promesse. I vv. 15b-16 sono un'elaborazione di Es 15,2.

v. 17. «Non morirò...»: ritorna l'orante-solista che annuncia il suo proposito di propagandare, finché avrà vita, i benefici del Signore. Egli vuole essere una viva testimonianza delle sue opere. È un motivo comune nei salmi di ringraziamento.

v. 18. «Il Signore mi ha provato...»: il salmista conclude la testimonianza ammettendo la dura prova del Signore, ma anche la sua salvezza. Si allude al valore della sofferenza dell'uomo in generale, in funzione pedagogica e purificatrice, cfr. Sal 6,2; Prv 3,11-12; Ger 10,24; 31,18; Lam 3,31-33.

v. 19. «le porte della giustizia»: sono le porte dalle quali entrano solo i giusti, cfr. v. 20. In questo versetto l'orante-solista chiede di entrare nel tempio.

v. 20. «E questa la porta...»: i sacerdoti indicano all'orante la porta del tempio, da cui entrano i giusti, come lui.

v. 22. «La pietra scartata...»: nell'interpretazione individuale è l'orante che viene identificato con la pietra che ha cambiato destinazione: da pietra di scarto è diventata la più importante («testata d'angolo»), che tiene uniti saldamente due muri che si congiungono ad angolo. Il paragone diventa più chiaro se si pensa all'importanza della “chiave di volta” dei tempi più recenti. Nell'interpretazione collettiva la «pietra» è Israele che, prima scartato, rigettato dal Signore con l'esilio, poi è stato rivalutato con la restaurazione, ricevendo da lui il suo posto “chiave” nella comunità dei popoli (cfr. Is 28,16; Sal 60,3.12-14). Ma il sostegno di questa «pietra» (Israele) è sempre il Signore (cfr. Esd 3,10-11).

v. 24. «Questo è il giorno...»: è un giorno speciale, in cui il Signore ha dato la sua salvezza all'orante, perciò il coro si associa nella gioia per lodare il Signore.

v. 25. «Dona... la tua salvezza»: alla lett. «Dona la salvezza». È qui più che una supplica, un acclamazione del coro, come un “evviva”. Il coro festante riconosce che tutto viene dal Signore (v. 23).

v. 26. I sacerdoti nel tempio benedicono sia l'orante che avanza sia il corteo che lo accompagna.

v. 27a. «Dio, il Signore, è nostra luce...»: alla benedizione sacerdotale di Nm 6,24-25, il popolo risponde richiamandosi a essa con una professione collettiva di fede e di assenso in Dio «luce» di salvezza, che porta gioia e benessere.

v. 27b. «Ordinate il corteo...»: con un nuovo intervento i sacerdoti comandano di organizzare la processione. Il versetto è la citazione di una rubrica liturgica. «con rami frondosi...»: c'è probabilmente il richiamo alla festa della Capanne (Sukkôt) (Lv 23,40; Ne 8,15; 2Mac 10,7). I rami frondosi sono segno di vitalità. «ai lati dell'altare»: alla lett.: «ai corni dell'altare». Ogni altare ne aveva quattro. Essi sono segno della potenza efficace di Dio. La loro esistenza è documentata anche dalle scoperte archeologiche.

v. 28. «Sei tu il mio Dio...»: l'orante beneficato unisce a quella del popolo anche la sua professione di fede e di fedeltà. Ritorna a ringraziare il Signore, come nel cantico di Mosè in Es 15,2b. La professione di fede del v. 28a è composta, nel TM, da cinque parole tutte inizianti con la lettera alef (cfr. Es 15, 9).

Nel NT il v. 22 («la pietra scartata») è citato da Lc 20,17. Mt 21,42 e Mc 12,10 citano, oltre al v. 22, anche il 23 secondo i LXX. Lo stesso v. 22 è citato in At 4,11-12, che lo applica anche a Gesù. 1Pt 2,6-7 cita il v. 22, ma unito a Is 28,16. In Ef 2,19-22 si usa l'immagine della pietra angolare (v. 22 del salmo) in chiave ecclesiologica.

Il v. 25 è riportato come grido della folla osannante a Gesù nell'ingresso in Gerusalemme e nel tempio da Mt 21,9; Mc 11,9-11; Lc 19,18; Gv 12,13. In Mt 23,39 si trova citato ancora il v. 26 nel contesto del lamento di Gesù su Gerusalemme.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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DA TUTTI I POPOLI, LODE AL SIGNORE

1 Genti tutte, lodate il Signore, popoli tutti, cantate la sua lode,

2 perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre.

Alleluia.

_________________ Note

117,1 Con le sole 17 parole che lo compongono nel testo ebraico, questo inno si presenta come il salmo più breve. Tuttavia è anche uno dei più intensi nel proporre il cuore della fede biblica (l’amore e la fedeltà del Signore, v. 2) e l'universalità della salvezza offerta da Dio.

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Approfondimenti

Lode a Dio per il suo amore Inno

È il più breve di tutto il Salterio. Qualcuno dubita che in origine sia stato un canto a sé stante, ma lo crede piuttosto un'introduzione a un inno (cfr. Sal 117,1; 135,1). Tuttavia, pur nella sua brevità, il salmo ha tutti gli elementi del genere letterario degli inni e nella Bibbia si trovano altri inni simili (cfr. Is 49,13; Ger 20,13). Ciascuno dei due versetti che lo compongono ha un perfetto parallelismo: c'è un duplice invito (v. 1) e una duplice motivazione.

Divisione:

  • v. 1: doppio invito;
  • v. 2: doppia motivazione.

v. 1. «popoli tutti...»: si esprime la totalità dei popoli, l'universalità degli uomini senza esclusione di qualsiasi genere.

v. 2. «perché forte è il suo amore..»: cfr. Sal 103,11. È adoperato il verbo ebraico gbr (= essere forte, robusto, valido) che di solito richiama a contesti bellici. Il Signore stesso è chiamato «Dio forte» (’el gibbôr) (Dt 10,17; Is 9,5; 10,21) e si vede in azione tra l'altro in Es 15,1-21. L'amore del Signore perciò ha mostrato la sua fortezza nel prevalere sui nemici del suo popolo; lo difende sempre e supera anche la sua durezza di cuore e l'infedeltà all'alleanza, restandogli fedele, «per noi»: alla lett. «su di noi»; suggerisce la stabilità dell'amore di Dio «su Israele».

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1 Amo il Signore, perché ascolta il grido della mia preghiera.

2 Verso di me ha teso l'orecchio nel giorno in cui lo invocavo.

3 Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi, ero preso da tristezza e angoscia.

4 Allora ho invocato il nome del Signore: “Ti prego, liberami, Signore”.

5 Pietoso e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso.

6 Il Signore protegge i piccoli: ero misero ed egli mi ha salvato.

7 Ritorna, anima mia, al tuo riposo, perché il Signore ti ha beneficato.

8 Sì, hai liberato la mia vita dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi dalla caduta.

9 Io camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

10 (115,1) Ho creduto anche quando dicevo: “Sono troppo infelice”.

11 (115,2) Ho detto con sgomento: “Ogni uomo è bugiardo”.

12 (115,3) Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?

13 (115,4) Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

14 (115,5) Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo.

15 (115,6) Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli.

16 (115,7) Ti prego, Signore, perché sono tuo servo; io sono tuo servo, figlio della tua schiava: tu hai spezzato le mie catene.

17 (115,8) A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore.

18 (115,9) Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo,

19 (115,10) negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme.

Alleluia. _________________ Note

116,1 Diviso in due diverse composizioni dalle antiche versioni greca e latina (dando così origine ai Sal 114 e 115), questo inno contiene la professione di fede dell’orante, che Dio ha liberato dalla morte, e il suo ringraziamento nel tempio, con l’offerta di sacrifici e libagioni.

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Approfondimenti

Fiducia e sacrificio di lode Salmo di ringraziamento (+ motivi di lamentazione-supplica e di fiducia)

Il salmo si presenta spezzato in due nei LXX e nella Vulgata (v. 1-9 = Sal 114; vv. 10-19 = Sal 115), ma la sua unità è corroborata dall'identità di stile, di sintassi, dall'uso di aramaismi (vv. 7.12.16) e da altri indizi nelle due parti. In particolare rilievo è il verbo «invocare» (qr’) (vv. 2.4.13.17) e l'espressione «invocare il nome del Signore» (vv. 4.13.17) che svolgono un ruolo strutturante. Si tratta di una lirica personalizzata, carica di passione e di sincerità, sebbene ricorra a citazioni e luoghi comuni. La simbologia è quella del dialogo, della morte-vita e liturgica.

Divisione:

  • vv. 1-2: introduzione;
  • vv. 3-13: I movimento: narrazione e soliloquio;
  • vv. 14-19: II movimento: soliloquio e ringraziamento.

v. 1. «Amo il Signore...»: è una professione schietta e intensa di amore al Signore. È una formula che si ispira al Deuteronomio (vv. 6,5; 10,12; 11,1; 19,9) ed è originale all'inizio di un salmo. «perché ascolta»: è la motivazione della dichiarazione di amore, e anche una professione di fede.

v. 3. «funi di morte... lacci degli inferi»: cfr. Sal 18,4-7. La morte e gli inferi sono personificati. Essi sono visti come spietati avversari che stringono l'orante in una morsa per farlo morire. Si allude qui o alla morte reale o a quella morale determinata da pene e amarezze della vita (cfr. Sal 13; 31,11; 107,39; 119,28; Ger 20,18).

v. 7. «Ritorna, anima mia...»: alla lett. «Ritorna, anima mia, al tuo riposo». L'orante dialoga con se stesso in un autoincoraggiamento (cfr. Sal 42,6.12; 103,1-5) riconsiderando il beneficio del Signore, che lo ha sottratto alla morte (v. 8), e invita la sua coscienza a stare tranquilla, perché l'incubo mortale è passato.

v. 9. «Camminerò alla presenza del Signore..»: il salmista, sottratto alla morte dal Signore, adesso può stare tra i vivi, essere felice della vita, lodare e ringraziare Dio camminando alla luce dei suoi precetti. Si tratta perciò di una risurrezione fisica e spirituale, come per i reduci da Babilonia (cfr. Is 40,1-11).

vv. 10-11. Riprendendo il soliloquio il salmista ricorda la sua fede incrollabile del momento di angustia e di dolore mortale, mentre constata la fragilità e la caducità della condizione umana (v. 11).

vv. 12-13. «Che cosa renderò...»: dalla considerazione del beneficio avuto dal Signore l'orante non può non pensare a come mostrargli la sua riconoscenza: manifesterà il suo ringraziamento con una pubblica celebrazione.

v. 13. «calice della salvezza»: l'espressione si trova solo qui nella Bibbia. Può alludere a un banchetto rituale festoso di ringraziamento, cfr. Sal 16,5; 22,27, ma può riferirsi anche alla libazione rituale col vino e con l'olio (Es 29,40-41; Lv 6,14).

v. 14. «Adempirò i miei voti...»: l'espressione si ripete identica nel v. 18, quasi come ritornello e includendo quest'ultima strofa del salmo. «Sciogliere il voto» è basilare nell'Oriente Antico e nella Bibbia, ove è prevista una dettagliata normativa (cfr. Lv 7,16-17; 22,17-25; Nm 6; 15,1-10). L'adempimento avveniva mediante un sacrificio di ringraziamento (= o di lode), come il salmista è intenzionato a fare (v. 17).

v. 15. «Preziosa agli occhi del Signore...»: il salmista, partendo dalla sua esperienza trascorsa, asserisce che la morte dei fedeli non può lasciare Dio inattivo e indifferente, come non lo è stato nei suoi riguardi.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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L’UNICO VERO DIO E I FALSI IDOLI

1 (113,9) Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da' gloria, per il tuo amore, per la tua fedeltà.

2 (113,10) Perché le genti dovrebbero dire: “Dov'è il loro Dio?”.

3 (113,11) Il nostro Dio è nei cieli: tutto ciò che vuole, egli lo compie.

4 (113,12) I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell'uomo.

5 (113,13) Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,

6 (113,14) hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano.

7 (113,15) Le loro mani non palpano, i loro piedi non camminano; dalla loro gola non escono suoni!

8 (113,16) Diventi come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida!

9 (113,17) Israele, confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.

10 (113,18) Casa di Aronne, confida nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.

11 (113,19) Voi che temete il Signore, confidate nel Signore: egli è loro aiuto e loro scudo.

12 (113,20) Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: benedice la casa d'Israele, benedice la casa di Aronne.

13 (113,21) Benedice quelli che temono il Signore, i piccoli e i grandi.

14 (113,22) Vi renda numerosi il Signore, voi e i vostri figli.

15 (113,23) Siate benedetti dal Signore, che ha fatto cielo e terra.

16 (113,24) I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l'ha data ai figli dell'uomo.

17 (113,25) Non i morti lodano il Signore né quelli che scendono nel silenzio,

18 (113,26) ma noi benediciamo il Signore da ora e per sempre.

Alleluia. _________________ Note

115,1 (113,9) Questo salmo, che le antiche versioni greca e latina hanno unito al precedente, ha come sfondo la comunità d’Israele (chiamata casa d’Israele, v. 12, vedi anche v. 9), che con i suoi sacerdoti (chiamati casa di Aronne, vv. 10.12) loda e celebra la grandezza del suo Dio.

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Approfondimenti

Gloria e fiducia nell’unico vero Dio Salmo di fiducia (+ motivi di supplica, liturgici e innici)

Il carme è stato classificato come “penitenziale”, “di rinnovamento dell'alleanza» o “per una generica funzione liturgica”. È indubbio tuttavia la sua origine nell’ambiente liturgico, tanto più che fa parte dell'Hallel pasquale. Probabilmente risale al post-esilio. II TM è ben conservato ed è ritmato con 3 + 3 accenti; nei vv. 4-8 è ripreso dal Sal 135, 15-18 con delle varianti. A livello strutturale ha la tendenza a procedere per agganci di parole, come «Dio» (nei vv. 2-3), «opera» (nei vv. 3-4), «confidare» (nel vv. 8-9), «cielo e terra» (nei vv. 15-16). La voce «cieli» fa da inclusione nei vv. 3 e 16. Lo sviluppo del pensiero è per antitesi. Il nome del Signore (JHWH) ricorre 12 volte. La simbologia è personale-somatica, spaziale-temporale (universalità), liturgica.

Divisione:

  • v. 1: introduzione: supplica d'intervento di Dio;
  • vv. 2-8: polemica antidolatrica;
  • vv. 9-15: fiducia e benedizione;
  • vv. 16-18: inno corale finale.

v. 1. «Non a noi...»: la comunità d'Israele non chiede direttamene il suo interesse, ma quello del Signore. È la sua gloria che desidera. E Dio stesso è pregato di manifestarla ancora.

v. 2. «Dov'è il loro Dio»: con l'intervento salvifico d'Israele Dio attesta la sua esistenza e la sua potenza presso i popoli, che ne hanno messo in dubbio ironicamente la sua esistenza e potenza (cfr. Sal 42,4-11; 79,10) ed è perciò un atto di gloria alla sua persona («suo nome») (cfr. Is 42,8; 48,11).

v. 3. Il salmista professa la fede nella trascendenza e onnipotenza di Dio. È la risposta alla provocazione dei pagani.

v. 8. «Sia come loro..»: è un'imprecazione contro i fabbricanti di idoli e chi pone in essi (idoli) la sua fiducia (cfr. Is 44,9).

v. 9. «loro aiuto e loro scudo»: l'espressione si ripete anche nei vv. 10b.11b, cfr. Sal 33,20; Dt 33,29.

v. 10. «la casa di Aronne»: si riferisce ai sacerdoti (Nm 3,10), custode del tempio e responsabile del culto divino.

v. 14. L'effetto della benedizione si manifesta nella fecondità, cfr. Gn 1,28; 8,17; 9,1; Dt 1,11; 1Cr 21,3. Ciò vale specialmente nel contesto storico del postesilio, dopo le sofferenze e la decimazione della popolazione.

v. 16. «I cieli sono i cieli del Signore»: in linea con i vv. 3-7 si afferma ancora che solo il Signore abita i cieli e non gli altri dei. Solamente lui è il re dell'universo. Egli ha dato la terra agli uomini per abitarla. Ad Israele ha dato la terra di Canaan nel contesto dell'alleanza.

Nel NT si riprende la polemica antidolatrica dei vv. 4-7 in 1 Cor 10,19-20; 12,2; Rm 1,23; Ap 9,20.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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LE MERAVIGLIE DELL’ESODO DALL’EGITTO

1 Quando Israele uscì dall'Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,

2 Giuda divenne il suo santuario, Israele il suo dominio.

3 Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro,

4 le montagne saltellarono come arieti, le colline come agnelli di un gregge.

5 Che hai tu, mare, per fuggire, e tu, Giordano, per volgerti indietro?

6 Perché voi, montagne, saltellate come arieti e voi, colline, come agnelli di un gregge?

7 Trema, o terra, davanti al Signore, davanti al Dio di Giacobbe,

8 che muta la rupe in un lago, la roccia in sorgenti d'acqua.

_________________ Note

114,1 Evocazione dell’esodo dall’Egitto, che abbraccia poesia e preghiera, fede e storia, lode e canto. A Dio che stende la mano per liberare il suo popolo dalla schiavitù egiziana, risponde con prontezza tutto il creato, alleandosi con lui in questa prodigiosa opera.

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Approfondimenti

La natura rema ed esulta Inno

Il salmo celebra la liberazione dall'Egitto e l'elezione d'Israele a essere santuario e dominio di Dio. Il tutto è visto nella luce di un unico intervento teofanico. È una lirica bella, vivace, ritmica, essenziale, regolare nei suoi elementi e ardita nelle immagini. Il centro del salmo è dato dal v. 2 ove si dice che Giuda e Israele diventano santuario e dominio di Dio; i restanti versetti sono esplicativi e evocativi. C'è un effetto di suspense perché il Signore, soggetto delle azioni, si rivela solo al v. 7, alla fine. La natura è personificata: mare, Giordano, monti, colline, terra si muovono e tremano davanti all'epifania del Signore. Gli accenti nel TM sono 3 + 3. L'invito iniziale alla lode, comune negli inni, è dato semplicemente dall'alleluia d'inizio. Non c'è conclusione. Nelle antiche versioni (LXX, Vulgata), il Sal 114 era considerato unito al 115, ma è del tutto diverso da esso per genere letterario e per stile.

La divisione formale è:

  • vv. 1-2 (I strofa): Esodo ed elezione d'Israele;
  • vv. 3-4 (II strofa): i miracoli dell'esodo (mare, Giordano, monti);
  • vv. 5-6 (III strofa): domande al mare, al Giordano e ai monti protagonisti dei miracoli dell'esodo;
  • vv. 7-8 (IV strofa): teofania e prodigi nel deserto.

v. 1. «da un popolo barbaro»: alla lettera: «popolo balbuziente», nel senso che parla una lingua incomprensibile, straniera (cfr. Dt 28,49; Is 28,11; 33,19; Ger 5,15).  v. 2. «Giuda... Israele»: sebbene indichino i due regni divisi dopo Salomone, qui per la legge del parallelismo si riferiscono al popolo d'Israele nella sua unità e totalità. «il suo santuario... il suo dominio»: i due sostantivi sono da prendersi sia in senso territoriale che in senso spirituale. Si afferma la sacralità del popolo d'Israele, e del suo territorio, come anche il possesso divino sia d'Israele geografico, sia d'Israele come popolo. Le due dimensioni, quella territoriale e quella esistenziale, qui convergono.  v. 3. «il Giordano si volse indietro»: stando al verbo originale sbb (girare), che è adoperato anche per il girare frenetico del danzatori, si allude qui al vorticoso movimento delle acque del fiume, che si ritira in fretta come un nemico messo in fuga. In questo versetto il poeta supera nella sua visione immaginifica il dato di Gs 3,16, ove si parla solo di arresto del fiume, e non di fuga all'indietro. Si accentua così maggiormente l'aspetto prodigioso.

v. 4. «i monti saltellarono come arieti..»: il poeta descrive il terremoto della teofania del Sinai (Es 19) con l'immagine di un gregge improvvisamente impaurito o invasato, che si abbandona a una danza frenetica determinata da eccitati sobbalzi.

v. 7. «Trema»: il verbo ḥwl significa specificamente «contorcersi» per i dolori del parto (cfr. Sal 96,9; Ab 3,10). La terra deve contorcersi come una donna che sta per partorire, davanti all'apparizione maestosa dell'onnipotenza del Dio di Giacobbe.

v. 8. «che muta la rupe in un lago...»: tra tutti i prodigi avvenuti nel cammino del deserto, il salmista prende solo quello dell'acqua fatta scaturire dalla roccia (a Refidim e a Kades), e lo ingigantisce nella sua visione poetica, come ha fatto per il miracolo del Giordano. «che muta»: si usa qui un participio innico (hahōpkî) sottolineando la durata dell'azione. Significa quindi che Dio dà sempre acqua abbondante al suo popolo (Is 41,18; 48,21; cfr. Sal 78,15-16.20; 107,35).

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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INNO A DIO, AMOREVOLE VERSO I POVERI

1 Alleluia.

Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore.

2 Sia benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre.

3 Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore.

4 Su tutte le genti eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria.

5 Chi è come il Signore, nostro Dio, che siede nell'alto

6 e si china a guardare sui cieli e sulla terra?

7 Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero,

8 per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo.

9 Fa abitare nella casa la sterile, come madre gioiosa di figli.

Alleluia.

_________________ Note

113,1 La collezione dei Sal 113-118 è conosciuta con il nome di Hallel, o “piccolo Hallel” (“inno di lode”, dall’acclamazione Alleluia, “Lodate il Signore”, che contraddistingue le singole composizioni) e fa da sfondo alla celebrazione di varie solennità della liturgia ebraica, soprattutto quella di Pasqua (vedi anche Mt 26,30; Mc 14,26). Da questo inno sale una lode universale a Dio che, con la sua bontà, abbraccia ogni ambito della vita dell’uomo e ogni dimensione del suo mondo ed estende la sua signoria su tutto il creato.

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Approfondimenti

Dio eccelso, giusto e pietoso Inno

È il primo del gruppo di salmi formanti l'Hallel (Sal 113-118), adoperati nel culto in occasione delle maggiori feste d'Israele (Pasqua, Pentecoste, Capanne, Dedicazione, Novilunio). Stando alla Mishnah, nella celebrazione pasquale, i primi due (Sal 113-114) venivano recitati prima della cena e gli altri (Sal 115-118) dopo. Nei vv. 5-9 si hanno nel TM le forme verbali con desinenza in y (segno di arcaizzazione o di antichità del salmo?). Tra gli elementi strutturanti abbiamo: un chiasmo tra i vv. 2a e 3b: «il nome del Signore sia benedetto... sia lodato il nome del Signore», e in 2b e 3a due polarismi di carattere temporale «ora e sempre» e «dal sorgere... al tramonto». Si noti il gioco di parole tra «sole» (šemeš) e «nome» (šēm) nel v. 3. Il movimento interno del salmo è in senso spaziale discendente nei vv. 4-6 e in senso ascendente nei vv. 7-8.

Divisione:

  • vv. 1-3: introduzione: invito alla lode;
  • vv. 4-9: corpo: motivazioni della lode. Manca la conclusione.

v. 1. «servi del Signore»: sono in senso stretto i sacerdoti o i leviti come in Sal 135,2, o più genericamente i fedeli (cfr. Sal 19,12.14; 27,9; 31,17; 34,23).

v. 4. «Su tutti i popoli eccelso è il Signore...»: si sottolinea la regalità e la maestà divina sugli uomini e sul creato, cfr. Sal 46,11; 92,2.

vv. 5-6. Questi due versetti centrali del salmo presentano nello stesso tempo la trascendenza (v. 5) e la condiscendenza di Dio (v. 6). Egli, la cui dimora sta oltre i cieli, al di sopra del firmamento (cfr. Sal 8,2; 47,10; 57,6.12; 104,3), «si china a guardare...» (v. 6), oltre i cieli che stanno ai suoi piedi, anche la terra, per venire incontro all'uomo.

vv. 7-9. I versetti riecheggiano il cantico di Anna (1Sam 2,1-10). Con alcune esemplificazioni si descrivono due casi di condiscendenza di Dio: il caso dell'indigente e del povero, e quello della sterile.

vv. 7-8. «l'indigente... il povero»: Dio solleva dallo stato di sofferenza, di miseria, di angoscia e di emarginazione l'indigente (ebr. dāl), colui che non ha un volto decoroso, e il povero (ebr. ’ebyôn) desideroso di pane e di dignità «polvere... immondizia»: l'indigente e il povero, come Giobbe (Gb 2,7-9), sono emarginati. Ma Dio li solleva dalla polvere e dall'immondizia, intese in senso materiale e morale, dando loro benessere e dignità (cfr. Gb 36,7).

v. 9. «Fa abitare la sterile...»: la sterilità nell'antico Israele era considerata maledizione di Dio (cfr. Gn 16,4-5; 1Sam 1,5-6; 2,5; Os 9,14). La sterile qui diventa madre, non solo, ma con numerosa prole; da triste ed emarginata si trasforma in «gioiosa».

Nel NT il Sal 113 ha contatti con il Magnificat: il v. 6 con Lc 1,48, e il v. 7 con Lc 1,52.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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INNO DI ELOGIO DEL GIUSTO

1 Alleluia.

א Alef Beato l'uomo che teme il Signore ב Bet e nei suoi precetti trova grande gioia.

ג Ghimel 2 Potente sulla terra sarà la sua stirpe, ד Dalet la discendenza degli uomini retti sarà benedetta.

ה He 3 Prosperità e ricchezza nella sua casa, ו Vau la sua giustizia rimane per sempre.

ז Zain 4 Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti: ח Het misericordioso, pietoso e giusto.

ט Tet 5 Felice l'uomo pietoso che dà in prestito, י Iod amministra i suoi beni con giustizia.

כ Caf 6 Egli non vacillerà in eterno: ל Lamed eterno sarà il ricordo del giusto.

מ Mem 7 Cattive notizie non avrà da temere, נ Nun saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

ס Samec 8 Sicuro è il suo cuore, non teme, ע Ain finché non vedrà la rovina dei suoi nemici.

פ Pe 9 Egli dona largamente ai poveri, צ Sade la sua giustizia rimane per sempre, ק Kof la sua fronte s'innalza nella gloria.

ר Res 10 Il malvagio vede e va in collera, ש Sin digrigna i denti e si consuma. ת Tau Ma il desiderio dei malvagi va in rovina.

_________________ Note

112,1 La tecnica letteraria della composizione alfabetica avvicina questo inno (come il precedente) alla riflessione sapienziale, caratterizzata dall’elogio del giusto e dalla disapprovazione del malvagio (vedi anche Sal 1).

112,10 digrigna i denti: immagine di disperazione e di irrimediabile sconfitta.

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Approfondimenti

Chi teme il Signore avrà successo Salmo sapienziale

Il salmo si basa sulla dottrina della retribuzione terrena. Si mostra molto legato strutturalmente e ideologicamente con il Sal 111 che lo precede. Tra l'altro in ambedue c'è l'identica frase «la sua giustizia permane per sempre» (Sal 112,3b.9b / Sal 111,3b), inoltre il Sal 111,10 (ultimo versetto) termina con l'accenno al «timore del Signore» che si ritrova nel Sal 112,1 (all'inizio), e il ritratto del giusto è presente sia in Sal 111,1-2 che in Sal 112,2. Ma non si può parlare di completa identità, perché nel Sal 111 si evidenzia la bontà di Dio verso il suo popolo, e nel Sal 112, a livello più individuale, si mettono in risalto gli effetti della risposta positiva (vv. 2-9) o negativa (v. 10) dell'uomo nei riguardi di Dio. Il salmo è acrostico, ma per emistichi. Per la dottrina della retribuzione terrena è in sintonia con il Sal 37. Il campo semantico e simbolico è dato dallo spazio e dal tempo, dal corpo e dalla psiche, e dall'immagine bellica.

Divisione: * v. 1: beatitudine; * vv. 2-9: sviluppo della beatitudine per il giusto; * v. 10: rabbia dell'empio.

v. 1. «che teme il Signore»: cfr. Sal 111,10.

v. 2. «Potente sulla terra»: la potenza riguarda sia la solidità che l'abbondanza della discendenza nella «terra promessa».

v. 4. «come luce»: cfr. Is 58,10. «buono, misericordioso e giusto»: si attribuiscono al giusto le stesse qualità di Dio (unico caso nella Bibbia), cfr. Es 34,6; Sal 111,4.

v. 5. «con giustizia»: il giusto amministra i suoi beni con equità, senza inganno e illeciti interessi a differenza dell'empio (cfr. Sal 37,21).

v. 9. «Egli dona largamente ai poveri»: cfr. Prv 19,17; Tb 4,7-8. «la sua giustizia»: la giustizia qui significa «generosità, misericordia, munificenza», cfr. Mt 6,1; 2Cor 9,7-9.

v. 10. «L'empio vede...»: con forte contrasto e in antitesi è descritta, in un solo versetto, la rabbia e la delusione dell'empio.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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INNO DI LODE A DIO

1 Alleluia.

Alef Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, Bet tra gli uomini retti riuniti in assemblea.

Ghimel 2 Grandi sono le opere del Signore: Dalet le ricerchino coloro che le amano.

He 3 Il suo agire è splendido e maestoso, Vau la sua giustizia rimane per sempre.

Zain 4 Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie: Het misericordioso e pietoso è il Signore.

Tet 5 Egli dà il cibo a chi lo teme, Iod si ricorda sempre della sua alleanza.

Caf 6 Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere, Lamed gli diede l'eredità delle genti.

Mem 7 Le opere delle sue mani sono verità e diritto, Nun stabili sono tutti i suoi comandi,

Samec 8 immutabili nei secoli, per sempre, Ain da eseguire con verità e rettitudine.

Pe 9 Mandò a liberare il suo popolo, Sade stabilì la sua alleanza per sempre. Kof Santo e terribile è il suo nome.

Res 10 Principio della sapienza è il timore del Signore: Sin rende saggio chi ne esegue i precetti. Tau La lode del Signore rimane per sempre.

_________________ Note

111,1 Accanto alla lode e al ringraziamento a Dio per i grandi prodigi compiuti nella storia della salvezza e accanto allo stupore per il suo agire, sempre caratterizzato dalla giustizia, dalla fedeltà, dalla misericordia e dalla pietà, l’orante rinnova l’impegno di mantenersi fedele all’alleanza e alla legge ricevuta dal suo Dio. Per il ricorso alla tecnica della composizione alfabetica vedi nota a Sal 9.

111,6 l’eredità delle genti: la terra promessa.

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Approfondimenti

Lode e ringraziamento per le opere di Dio Inno

Salmo alleluiatico, come tutti i successivi fino al Sal 117. È acrostico alfabetico come il seguente Sal 112, ma per singoli emistichi e non per interi versetti. Dato il carattere più marcatamente liturgico (cfr. v. 1), è probabile il suo impiego nelle feste di rinnovamento dell'alleanza (cfr. v. 9) o nella festa di Pasqua, per l'accenno al «ricordo/memoriale» (cfr. v. 4a). Risale probabilmente al tempo del postesilio, per la fissità e stilizzazione delle formule della storia salvifica usate. Risente di qualche influsso sapienziale (cfr. v. 10) e deuteronomistico (cfr. vv. 1.4). Dal punto di vista letterario, il salmista, considerata la scelta dell'acrostico per emistichio, si avvale di formule dense e stringate, rinunciando alla legge del parallelismo. Adopera spesso lo stato enfatico (cfr. TM), come per es., nei vv. 2a (grandi), 3a (splendore), 4a (ricordo), 5a (cibo), 9a (redenzione). Gli accenti nel TM sono 3 + 3. Risalta nel salmo il dinamismo dell'attività di Dio (cfr. i vari verbi di azione) e la simbologia del “tempo” di Dio che corrisponde all'eternità. Il salmo si può così dividere:

  • v. 1: introduzione: proposito di ringraziare il Signore;
  • vv. 2-3: motivazione generale solenne;
  • vv. 4-9: corpo: racconto delle azioni salvifiche di Dio;
  • v. 10: conclusione: riflessione sapienziale (stimolo alla risposta dell'uomo).

v. 5. «Egli dà il cibo.»: la voce «cibo» (ṭerep) nel TM sta in stato enfatico e di per sé significa: preda, bottino, provvista. Oltre al riferimento storico della manna e delle quaglie di Es 16 e Nm 11, si evidenzia sia la gratuità del dono («dà») che la sua quotidianità. Dio infatti, come lo ha dato allora, lo dà tutti i giorni, perché «si ricorda sempre della sua alleanza» (cfr. Sal 81,17; 136,25; 147,14).

vv. 7-8. Professando la «stabilità, fedeltà» (verità) e l'equità (diritto) delle opere di Dio, precedentemente accennate, il salmista applica le stesse qualità alla legge. Facendo un paragone dice che come le sue opere sono stabili e giuste, così anche i suoi vari precetti.

v. 10. «Principio della sapienza è il timore del Signore»: «principio» (rē’šît) più che nel senso di «inizio» è da vedersi nel senso di «massima espressione, culmine» della sapienza (ḥokmāh), che è completa conoscenza della realtà. Il «timore di Dio»: esprime la risposta riverenziale religiosa di fede a Dio che si manifesta all'uomo. «la lode del Signore è senza fine»: come la sua giustizia del v. 3b, con cui il v. 10c fa inclusione, anche la lode di Dio non ha fine. L'espressione è un atto di fede e un augurio nello stesso tempo.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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IL MESSIA, RE E SACERDOTE 1 Di Davide. Salmo.

Oracolo del Signore al mio signore: “Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”.

2 Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici!

3 A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.

4 Il Signore ha giurato e non si pente: “Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek”.

5 Il Signore è alla tua destra! Egli abbatterà i re nel giorno della sua ira,

6 sarà giudice fra le genti, ammucchierà cadaveri, abbatterà teste su vasta terra;

7 lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa.

_________________ Note

110,1 Regalità e sacerdozio sono i motivi che confluiscono in questo salmo che, insieme con Sal 2, nella tradizione giudaica e cristiana è stato interpretato in chiave messianica (e cristologica, per i cristiani). Si tratta di una composizione molto antica, ma continuamente attualizzata nella liturgia e citata spesso nel NT (Mt 22,41-45; Mc 12,35-37; Lc 20,41-44; vedi anche At 2,34-35; 1Cor 15,25.27; Eb 1,13; 10,12-13). Il primo oracolo (vv. 1-3) riguarda l’investitura regale e ha come sfondo 2Sam 7; il secondo oracolo (vv. 4-6) è pronunciato durante l’investitura sacerdotale. La dignità sacerdotale del re non viene ricondotta al sacerdozio levitico (di cui Aronne era il rappresentante principale), ma a quella di Melchìsedek, il re-sacerdote della città di Gerusalemme non ancora conquistata da Davide (Gen 14). È da ricordare che il re di discendenza davidica, benché non fosse di stirpe sacerdotale, tuttavia esercitava, in particolari situazioni, compiti sacerdotali (vedi 1Re 8,62-66).

110,1 Oracolo: designa una dichiarazione di particolare importanza; signore è il titolo attribuito al re; la destra è il posto d’onore; sgabello dei tuoi piedi è riferito ai nemici, sui quali il re vittorioso poneva il piede in segno di dominio.

110,3 Questo versetto viene tradotto qui secondo la versione greca dei LXX. Il testo ebraico dice: “Il tuo popolo è pronto nel giorno della tua potenza; a te, tra santi splendori, dal grembo dell’aurora viene la rugiada della tua giovinezza”.

110,4 La figura di Melchìsedek compare in Gen 14,18. Nella lettera agli Ebrei il sacerdozio di Cristo è descritto a partire dal Sal 110 (vedi Eb 5,6.10; 6,20; 7,11.17).

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Approfondimenti

Il Messia re e sacerdote Salmo regale

L'orante riporta in questo salmo sostanzialmente due oracoli, con i quali un sovrano del regno di Giuda viene investito sia della regalità (vv. 1-3) come nel Sal 2, sia del sacerdozio, la cui origine ed esercizio non è da vedersi in Aronne, ma in Melchisedek (vv. 4-7). Si tratta di un componimento arcaico; è uno dei salmi più importanti del Salterio e tra i più commentati. Molto probabilmente risale all'epoca davidica, ma liturgicamente è stato continuamente attualizzato fino a che, con la scomparsa della monarchia, ha ricevuto una chiara interpretazione messianica. Nel salmo si evidenzia la figura di un re-guerriero che si addice di più a Davide. La simbologia corrente è quella spaziale, regale, bellica e politica. Lo stato del TM è globalmente accettabile anche se presenta delle incertezze e alcuni problemi d'interpretazione (cfr. v. 3). Nel v. 1 c'è (in ebraico) l'assonanza tra «al mio signore... alla mia destra» (la’adōnî/lîmînî) e «i tuoi nemici... ai tuoi piedi» (’ōybêka/lᵉraglêka). Nei vv. 1b-3 prevale la rima in... êka. Strutturalmente si divide in due quadretti riportanti ciascuno un oracolo. Il primo oracolo (la regalità) ha come sfondo 2Sam 7 e il secondo (il sacerdozio) Gn 14,18-20.

Divisione:

  • vv. 1-3: oracolo regale;
  • vv. 4-7: oracolo sacerdotale.

v. 1a. Un profeta cultuale si rivolge al sovrano con lo stile di corte, indirizzandogli un oracolo di intronizzazione. «al mio Signore»: «mio Signore» (’adōnî): così con una certa solennità, nello stile di corte, è chiamato il re (cfr. 1Sam 22,12; 25,25; 26,18; 1Re 1,13.17).

v. 1b. «Siedi alla mia destra..»: è la formula di intronizzazione. Il sedersi alla destra esprime una posizione di prestigio, la partecipazione alla stessa dignità della persona alla cui destra si siede. Alla destra del re siede la regina (Sal 45, 10), la madre di Salomone (1Re 2,19). Qui sị tratta della stessa partecipazione alla dignità di Dio, di cui il re è il luogotenente sulla terra. «finché io ponga...»: è il Signore che, nel momento dell'investitura, promette al re di assisterlo nella difesa del suo popolo sconfiggendo i suoi nemici. «sgabello dei tuoi piedi»: il simbolismo è noto nella Bibbia (cfr. Gs 10,24; Sal 99,5; Dn 7,14) e molto comune nell'Antico Oriente come segno dell'annientamento completo dei nemici.

v. 2. «Lo scettro del tuo potere...»: al simbolismo del trono e dello sgabello del v. 1 subentra quello dello scettro, simbolo di vittoria sui propri nemici. Ma non viene adoperato per la voce «scettro» il termine regale specifico šebet (Sal 2,9; 45,7; Is 9,3; 11,4; 14,5; Nm 17,16-25), ma maṭṭēh, un sinonimo più generico con il significato di «bastone pastorale» di comando (cfr. Ger 48,17; Ez 19,11), come il bastone di Aronne (Es 7,9.10.12); «stende il Signore da Sion»: si sottolinea che il potere del re viene dal Signore, il cui tempio terrestre sta in Sion. La posizione “ancipite” dell'espressione «da Sion» fa sì che si possa accordare sia con l'espressione precedente che con la seguente. Il Signore «da Sion» perciò è fonte sia dell'autorità regale che del dominio del re.

v. 3. «A te il principato...»: il v. 3 è oscuro e si presta a diverse interpretazioni. Secondo la traduzione dei LXX, ripresa dalla Vulgata, si ha qui un nuovo oracolo riguardante la filiazione adottiva divina del re, secondo il «protocollo regale» come nel Sal 2, e nella linea dell'oracolo di Natan (2Sam 7,14; Sal 89,27). Molti esegeti scorgono almeno un'allusione a una predestinazione fin dal seno materno del re-Messia. Ma il versetto si inserisce probabilmente con gli altri nello stesso contesto della cerimonia dell'incoronazione del sovrano. Così, davanti all'esercito schierato per la parata solenne dell'incoronazione, tutto il popolo presente proclama il suo impegno a combattere per il re e per la nazione. Una traduzione più aderente al TM può essere: «Il tuo popolo è generosità (= si impegna volentieri) nel giorno in cui appare la tua potenza (militare), negli splendori di santità. Dal grembo dell'aurora per te è la rugiada della (tua) gioventù (i tuoi giovani soldati)». Quindi, sulla scia del pensiero del v. 2, il v. 3 descrive la forza e l'abnegazione del popolo e dei suoi giovani militari, che il Signore mette a disposizione del re per dominare sui nemici. «dal seno dell'aurora, come rugiada..»: il «seno dell'aurora» da cui scaturisce la rugiada è un simbolismo che richiama ad antichi miti. È segno di fecondità, di forza e di vita. Secondo la traduzione dei LXX l'espressione poetica alluderebbe all'origine misteriosa del Messia. «io ti ho generato»: mentre nel Sal 2,7 l'espressione indica la figliolanza adottiva del re nel giorno dell'incoronazione, qui sembra indicare in un certo modo la figliolanza divina in senso stretto.

v. 4a. «Il Signore ha giurato»: per il giuramento solenne del Signore a Davide cfr. Sal 89,4.36.50; 132,11.

v. 4b. «Tu sei sacerdote per sempre..»: il Signore dà al sovrano accanto alla dignità regale anche quella sacerdotale: esse dureranno «sempre» perché Dio non si pentirà mai. L'investitura sacerdotale viene direttamente da lui, a differenza del sacerdozio aronnitico che si trasmetteva per l'imposizione delle mani (Lv 8-9; Es 34). Così Davide fu re e sacerdote insieme (2Sam 6) e anche suo figlio Salomone (1Re 8). «al modo di Melchisedek»: si specifica il tipo di sacerdozio. Ci si richiama al sacerdozio di Melchisedek (Gn 14,18-20) che benedisse Abramo. Si collega così la figura del re a quella di Melchisedek, re e sacerdote insieme.

v. 5a. «Il Signore è alla tua destra»: i vv. 5-7 che commentano l'oracolo si aprono con un'acclamazione che riprende liberamente il v. 1 «Siedi alla mia destra», con la variante che nel v. 1 il re è invitato a sedere alla destra di Dio, ma qui è il Signore che sta alla destra del re! L'espressione indica protezione.

vv. 5b-6. Il salmista descrive l'effetto della collera di Dio (cfr. Sal 2,5). Ma secondo un'altra interpretazione si tratta della collera del re che si inserisce su quella di Dio, perché i due agiscono all'unisono (cfr. Sal 2,9-12).

v. 7. «Lungo il cammino... alta la testa»: il versetto è enigmatico se si suppone che il soggetto sia Dio come nei vv. 5-6. Nel caso, con un forte antropomorfismo, si descrive Dio con l'atteggiamento dell'eroe, che dopo una vittoriosa battaglia, si disseta e solleva il capo in atteggiamento vittorioso (cfr. Sal 27,6). Se i vv. 5b-7 sono attribuiti al re si comprende di più la sua sosta ristoratrice dopo la battaglia e il sollevamento della testa in segno di trionfo, in contrasto con le teste dei suoi nemici cadute del v. 6.

v. 11. v. 1 è citato direttamente da Gesù in Mc 12,36 (Mt 22,44; Lc 20,42), e inoltre, come citazione semplificata, in Mt 26,64 (cfr. Mc 14,62; Lc 22,69). La lettera agli Ebrei riflette sul Sal 110; per il v. 1 (Cristo siede alla destra di Dio) cfr. Eb 1,3.13; 2.5.8; 10,12-13; 12,2; 1Pt 3,22. Il v. 4 (Cristo sacerdote secondo l'ordine di Melchisedek) è citato in particolare in Eb 7 e inoltre in Eb 5,6; 8,1.

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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SUPPLICA A DIO CONTRO GLI EMPI 1 Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.

Dio della mia lode, non tacere, 2 perché contro di me si sono aperte la bocca malvagia e la bocca ingannatrice, e mi parlano con lingua bugiarda.

3 Parole di odio mi circondano, mi aggrediscono senza motivo.

4 In cambio del mio amore mi muovono accuse, io invece sono in preghiera.

5 Mi rendono male per bene e odio in cambio del mio amore.

6 Suscita un malvagio contro di lui e un accusatore stia alla sua destra!

7 Citato in giudizio, ne esca colpevole e la sua preghiera si trasformi in peccato.

8 Pochi siano i suoi giorni e il suo posto l'occupi un altro.

9 I suoi figli rimangano orfani e vedova sua moglie.

10 Vadano raminghi i suoi figli, mendicando, rovistino fra le loro rovine.

11 L'usuraio divori tutti i suoi averi e gli estranei saccheggino il frutto delle sue fatiche.

12 Nessuno gli dimostri clemenza, nessuno abbia pietà dei suoi orfani.

13 La sua discendenza sia votata allo sterminio, nella generazione che segue sia cancellato il suo nome.

14 La colpa dei suoi padri sia ricordata al Signore, il peccato di sua madre non sia mai cancellato:

15 siano sempre davanti al Signore ed egli elimini dalla terra il loro ricordo.

16 Perché non si è ricordato di usare clemenza e ha perseguitato un uomo povero e misero, con il cuore affranto, per farlo morire.

17 Ha amato la maledizione: ricada su di lui! Non ha voluto la benedizione: da lui si allontani!

18 Si è avvolto di maledizione come di una veste: è penetrata come acqua nel suo intimo e come olio nelle sue ossa.

19 Sia per lui come vestito che lo avvolge, come cintura che sempre lo cinge.

20 Sia questa da parte del Signore la ricompensa per chi mi accusa, per chi parla male contro la mia vita.

21 Ma tu, Signore Dio, trattami come si addice al tuo nome: liberami, perché buona è la tua grazia.

22 Io sono povero e misero, dentro di me il mio cuore è ferito.

23 Come ombra che declina me ne vado, scacciato via come una locusta.

24 Le mie ginocchia vacillano per il digiuno, scarno è il mio corpo e dimagrito.

25 Sono diventato per loro oggetto di scherno: quando mi vedono, scuotono il capo.

26 Aiutami, Signore mio Dio, salvami per il tuo amore.

27 Sappiano che qui c'è la tua mano: sei tu, Signore, che hai fatto questo.

28 Essi maledicano pure, ma tu benedici! Insorgano, ma siano svergognati e il tuo servo sia nella gioia.

29 Si coprano d'infamia i miei accusatori, siano avvolti di vergogna come di un mantello.

30 A piena voce ringrazierò il Signore, in mezzo alla folla canterò la sua lode,

31 perché si è messo alla destra del misero per salvarlo da quelli che lo condannano.

_________________ Note

109,1 È considerato il salmo “imprecatorio” per eccellenza. Sono chiamati “imprecatori” alcuni salmi nei quali l’orante chiede a Dio di far ricadere, come giusta vendetta, sul capo dell’avversario, una serie di mali, come appunto avviene nei vv. 6-20 di questo salmo. Sono considerati “imprecatori”, oltre al Sal 109, in particolare i Salmi 35; 58; 69; 140; ma espressioni simili si leggono anche in altri salmi e nei profeti (ad es. Sal 55,24; 59,12-14; 79,6.10-12; 94,23; 137,8-9; Ger 17,18; 18,21-22). Vanno compresi alla luce della mentalità dell’uomo dell’AT, che vede il ristabilimento della giustizia nell’applicazione della legge del taglione e, spesso, non è in grado di distinguere tra nemici personali e nemici di YHWH. Egli pensa, inoltre, che non esistano nell’aldilà premio e punizione (vedi Gb 3,17 e nota), sicché il tempo della giustizia di Dio è limitato a questa vita. È da tener conto anche dell’enfasi tipica degli orientali. E tuttavia, generalmente, il cristiano trova difficoltà nel pregare con espressioni simili, che sente lontane dall’insegnamento e dall’esempio di Gesù, quali appaiono nei vangeli (vedi, ad es., i racconti della passione; Mt 5,38-48;...

109,8 e il suo posto...: in At 1,20 questo testo è citato a proposito del tradimento di Giuda.

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Approfondimenti

Supplica di un innocente Supplica individuale

Il carme è considerato “il più imprecatorio dei salmi” a causa dei vv. 6-19 ritenuti “maledizioni”, ma interpretati dai Padri della Chiesa come “predizioni” in forma imprecatoria. Questo salmo è completamente omesso dal salterio liturgico, dopo la riforma del Concilio Vaticano II. Anche l'antica liturgia sinagogale espunge tutto il salmo dall'uso liturgico. Alcuni autori tendono a vedere le imprecazioni dei vv. 6-19 come uscite dalla bocca degli accusatori e introdotte ex abrupto come accade altre volte nei salmi (2,3; 12,6; 75,3; 91,14; 95,8). Altri, anche tra i moderni, insistono tuttavia sull'interpretazione imprecatoria dei versetti, tenendo presente la legge del taglione. (Es 21,12-23.25; Lv 24,17-21). La simbologia prevalente è quella giudiziaria (uso simbolico della parola e dei verba dicendi) e antropologica. Il ruolo di parola-chiave è svolto dalla radice verbale śṭn (avversare, accusare) che ricorre nei vv. 4.20.29 e come sostantivo (accusatore) nel v. 6. Nel NT si intravede in questo salmo il tradimento di Giuda (At 1,16-20). C'è un'inclusione tra la voce «lode» (tᵉhillâ) del v. 2 e l'espressione «lo esalterò» (’ahalᵉlennû) del v. 30 derivanti ambedue dalla radice verbale hll (=lodare). La struttura si snoda in tre strofe con l'inserimento del blocco delle imprecazioni come amplificazione della prima strofa:

  • vv. 1b-5 (I strofa);
  • vv. 6-20: imprecazioni;
  • vv. 21-25 (II strofa);
  • vv. 26-31 (III strofa).

v. 1b. «Dio della mia lode, non tacere»: il salmista chiama la sua supplica «lode», e Dio cui è rivolta «Dio della mia lode» (cfr. Sal 22,4), perché è certo che Dio lo ascolterà e il suo lamento si trasformerà in lode.

v. 4. «In cambio del mio amore»: l'espressione è ripetuta nel v. 5. Si sottolinea forse che gli avversari non gli sono estranei, ma provengono dalla cerchia della sua parentela e degli amici (cfr. Sal 35,12; 38,21; 120,7; Prv 17,13).

v. 20. «Sia questa da parte del Signore..»: l'orante riassumendo («questa»: zō’t ha qui valore retrospettivo) le maledizioni dei suoi accusatori, riconoscendosi non colpevole, auspica che il Signore le riversi sui suoi accusatori, secondo la legge del taglione.

v. 21. «Ma tu...»: l'espressione «ma tu» stilisticamente segna un chiaro distacco tra ciò che precede e ciò che segue, cfr. Sal 86,5; 102,13.

v. 26. «Aiutami... salvami per il tuo amore»: l'espressione richiama il v. 21. Ha la sua stessa funzione introduttiva. Vi ritorna anche la voce ḥesed (grazia, amore); è una ripresa della supplica.

v. 31. «poiché si è messo alla destra del povero»: anziché l'empio accusatore auspicato nel v. 6 per l'orante, è il Signore, in qualità di avvocato, che si è messo alla sua destra. Il Signore si mostra insieme vero giudice e avvocato difensore.

Nel NT l'espressione del v. 8 «il suo posto l'occupi un altro» è visto realizzato da Pietro nella sorte finale di Giuda (At 1,16.20).

(cf. VINCENZO SCIPPA, Salmi – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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