Risale a metà ottobre scorso un’operazione congiunta della Guardia di finanza italiana e dei Mossos d’Esquadra (la Polizia della Cataluña iberica) sotto la supervisione di #Europol, contro il traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale.

In Italia (ove l’attività ha preso il nome convenzionale di Madera) le attività investigative hanno condotto all'individuazione dei canali di approvvigionamento e della rete di spaccio di hashish e marijuana per circa 30 tonnellate, ricostruendo traffici per 42 milioni di euro e un giro di contante di 26 milioni di euro in poco più di un anno e portando alla cattura, richiesta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano e disposta dal GIP del Tribunale, di 50 soggetti.
In Cataluña la parallela attività è stata denominata Magenta. Sono state eseguite 20 misure di custodia cautelare emesse dalla magistratura iberica. È l'indagine più ampia e di ripercussione che i Mossos d'Esquadra abbiano condotto in ambito internazionale. A livello catalano, i Mosso hanno perquisito abitazioni delle località dell'area metropolitana di Sant Esteve Sesrovires (Baix Llobregat Nord) e Piera (Anoia).

Le indagini delle due forze di polizia sono servite a scoprire due reti criminali distinte ma interconnesse, una dedita al traffico di droga e l'altra destinata ad attività di riciclaggio e frode fiscale.

Per questo ultimo aspetto in particolare, l'indagine si è focalizzata sulla ricostruzione delle modalità di pagamento utilizzate dai narcotrafficanti, i quali, per saldare gli acquisti delle partite di droga, si avvalevano di “servizi bancari” abusivi gestiti da soggetti di etnia cinese, che fungevano da veri e propri “centri di raccolta” del denaro da trasferire in Spagna con un “un meccanismo di rimessa informale di denaro denominato fei’chi en, simile alla hawala islamica”. I commercianti cinesi ricevevano contante che trasferivano in modo anonimo dietro il pagamento di una commissione.
Gli imprenditori cinesi “ricevevano contante da trasferire in Spagna, in modo anonimo, veloce e non tracciabile, dietro pagamento di una commissione variabile dall’1,5% al 2%. Il metodo di pagamento dello stupefacente si basava sulla compensazione senza trasferimento fisico di valuta, secondo partite di credito debito bilanciate tra connazionali cinesi inseriti in un circuito criminale transnazionale e che offrono analogo servizio all’estero”. Il trucco era semplice: “per l’accettazione del controvalore nominale della somma versata in Italia veniva utilizzato un codice di riconoscimento, tipo token, solitamente rappresentato dal seriale di una banconota di piccolo taglio, consegnata dal corriere al collaterale spagnolo”. Solo in caso di coincidenza tra il seriale della banconota e il numero comunicato dal punto di raccolta in Italia, la compensazione poteva considerarsi andata a buon fine. Inoltre “il denaro consegnato dai trafficanti di droga negli esercizi commerciali cinesi – nell’ordine delle decine di milioni di euro – veniva subito dopo 'venduto' a una diversa associazione criminale composta da imprenditori italiani operanti nel settore dell’acciaio e della plastica, dediti a sistematiche frodi Iva con l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con bonifici all’estero verso Cina, Svizzera e Hong Kong”.
#GuardiadiFinanza #MossosdEsquadra
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