...cosa ne pensa Jollanza?

storie e divagazioni inutili sull'internet

Le luci si accendono ed una frazione di secondo dopo un pubblico di più di duecento persone si spende in un mare di applausi, mentre la sigla che apre la puntata fatta di trombe jazz squillanti ed allegre accompagna il tutto. Il presentatore entra in scena con la sua pettinatura sgargiante ed il sorriso fresco di detartrasi.

Conan

«Benvenute e benvenuti, eccoci anche oggi in una nuova puntata del vostro talk-show preferito, live sui social!»

applausi

Il pubblico continua ad applaudire, l'orchestrina fa il suo lavoro per tenere alta l'eccitazione e l'eleganza della trasmissione. Una volta terminata l'entrata in scena gli operatori segnalano al pubblico di calmarsi in attesa della punch-line che apre la puntata:

«...avrete sentito, il Papa sta sempre meglio: è stata decisiva la scelta di servirsi di un ospedale laico invece di andare a Lourdes come avrebbe fatto un vero credente!»

badum-tiss risponde il batterista, altri applausi e risate come da copione. Il presentatore fa spallucce ed una faccia buffa, come se dovesse scusarsi di qualcosa che ha detto, lascia che il pubblico si sfoghi e poi continua: «A parte gli scherzi siamo tutti contenti che si stia riprendendo, davvero. Ma l'ospite di questa serata non è un Papa o una persona del suo calibro: ha quasi quarant'anni e possiede un particolare talento per l'overthinking! Un applauso al Baron Jollanza!»

Faccio la mia entrata con un sorriso imbarazzato, salutando il pubblico che applaude e fischia dall'eccitazione. Un operatore mi indica la poltrona dove dovrò sedermi, posta naturalmente proprio di fianco alla scrivania del presentatore che mi accoglie con una stretta di mano calorosa. Mi siedo, silenzio in sala, attacca lui il discorso.

Talk

«Allora, Jollanza... Baron Jollanza... Barone... Jolla... come dovremmo chiamarti oggi?» mi domanda per rompere il ghiaccio. «In realtà non mi è mai importato molto, tanto mi giro comunque» sorridendo in camera. Non sono a mio agio e più cerco di non dimostrarlo più lo dimostro. «D'accordo allora! A quanto ho capito oggi sei qui da noi per fare un annuncio molto importante, è corretto?» «Esattamente... » non so il nome del presentatore quindi i punti di sospensione restano lì. Non l'ho chiesto, non guardo la tv ed onestamente la cosa è strana perché tutta questa storia è opera mia sulle pagine di un blog piuttosto anonimo «sono qui per dirvi che mollo Instagram.»

Il silenzio in sala perdura, forse qualcuno mormora aspettando una battuta che faccia ridere, ma lo stupore c'è tutto. Il presentatore osserva la scena, deve dire qualcosa o questo silenzio continuerà all'infinito.

«...ma nel senso che ti prendi una pausa e poi tornerai, è corretto?» «Non credo» rispondo io «e ne ho tutte le ragioni.»

Altra pausa nel silenzio. Visto che nessuno, nemmeno il chiacchierone, prende parola allora continuo io con tutta calma.

«Mettiamola così, lo faccio per stare meglio. Con me stesso e con chi vuole stare con me. È una scelta che trovo matura e» Vengo interrotto dal presentatore: «Beh ma non mi sembra che salverai il mondo con questa scelta o che chi controlla quel social si metterà le mani nei capelli dalla disperazione, dico bene?» rivolgendosi al pubblico per avere del supporto, ma gli applausi sono circa la metà di quelli avuti a inizio puntata.

Gli rispondo: «Vedi, non è una questione di “cosa cambia” o “non serve a nulla”. È una cosa che faccio per me, perché sento che potrebbe essere la strada migliore percorribile per stare bene. Mi spiego» dico, mentre mi sistemo sulla poltrona e mi rivolgo direttamente al pubblico e non più alla telecamera «il Cyberpunk è molto probabilmente il mio genere letterario preferito. Il ramo della fantascienza più distopico ed arrugginito ci ha dato dei veri capolavori sia in ambito letterario che cinematografico. Penso anche nel campo musicale dopotutto, se guardiamo a certi sottogeneri della techno.»

Talk

Il presentatore sorride, sembra più tranquillo ora che sto parlando senza freni quindi mi fa procedere dandomi spazio.

Continuo: «è un genere che è nato come parodia, o meglio, come satira di un mondo che sarebbe stato mangiato dalle corporazioni e dall'indifferenza. Negli anni '80 quegli autori già si immaginavano una torma di zombie allacciati alla Rete, tecnologie incredibili ma usate male e meno diritti per la persona comune in cambio di altri giocattoli. E la cosa che più mi fa imbestialire non è che ci siamo già a quel punto ma il principio che c'è dietro: abbiamo preso quelle storie di satira per un manualetto di istruzioni e l'abbiamo seguito alla lettera nonostante la scritta in copertina che dice “TI PREGO NON FARLO”.»

Il presentatore mi guarda un pochino confuso, e mi chiede: «...d'accordo, ma tutto questo cosa c'entra con Instagram ed il mondo social?» si mette a guardare la cartellina col copione che ha sulla scrivania e legge «dopotutto il primissimo articolo del tuo blog parla di come usare i social in maniera più sana ed etica, non di abbandonarli del tutto. Come mai questo cambio di opinione?»

Bella domanda.

«beh... non è che volessi fare il guru/santone tecnologico da seguire all'epoca, non rinnego quell'articolo soprattutto perché lo ritengo ancora valido. Il FediVerso funziona ed è gestito da esseri umani al contrario di»

Questa volta vengo interrotto a metà frase: «ahh il problema sono le IA quindi, le intelligenze artificiali! È un problema che hanno in molti ultimamente ed abbiamo preparato apposta un servizio che»

lo interrompo a mia volta: «No, non è un problema di IA. Le studio, sto per prendere una seconda certificazione sull'argomento e mi fido della tecnologia. Il mio problema è come i miei dati personali vengono usati da quelle IA, o da algoritmi, e quanto» prendo dalla tasca il telefono e lo consulto, come per cercare qualcosa in particolare che provi il mio punto. «Durante questo mese me ne sono successe parecchie. Volevo già mollare quella piattaforma e lo dicevo da un paio di mesi, ma poi mi sono capitate cose meravigliose ed altre diametralmente opposte tutte nello stesso periodo. Quindi mi sono sfogato con degli amici via messaggio ed il risultato è stato trovarmi gli stessi argomenti consigliati fino allo sfinimento sul feed di Instagram.»

Mostro velocemente ai presenti il telefono. Non vedranno una mazza, ma tanto è gente abituata a non leggere ed a fidarsi della prima cosa che vedono. Potrei mettere una foto di Madre Teresa a cavalcioni su un T-Rex con un mitra e la prenderebbero per vera.

trex

«...appena ho perso i contatti con una persona a me cara Instagram mi ha subito consigliato video e post di espertoni chad che mi dicevano come superare quella condizione di tristezza e diventare un maschio alpha come impone la moda, possibilmente misogino. Un mio amico se n'è andato ed ecco altri video che mi raccontano come posso superare un lutto in 10 velocissimi passi e sul perché non devo essere un perdente come lui. Mi rubano la bici? Subito arrivano le pubblicità su annunci di bici in vendita e video di immigrati che le rubano» sospiro «e ricordate, tutte queste cose derivano da chat dove mi sono sfogato con persone a me molto vicine. Cose private. Non ho mai cercato questi argomenti online e nemmeno su Instagram, tanto più se puntati verso destra. Se prima la mia schermata era piena di pseudo modelle, scienziati e meme minchioni... nel giro di un giorno è diventato il raduno degli psicologi da supermercato. Adesso per esempio è bastato lo spazio di un venerdì sera ed un weekend, dove mi sento molto meglio, ed il mio feed è tornato magicamente come prima. Non lo trovate assurdo? Assurdo quanto il lamentarsi dei troppi controlli da parte delle autorità mentre siamo ben disposti a mettere i nostri selfies e le geolocalizzazioni su qualche server controllato dalle stesse autorità verso cui puntiamo il dito. Passiamo il tempo a frignare su quanto fanno schifo gli Stati Uniti e poi non sappiamo staccarci dai loro servizi. Non voglio passare per paranoico o convincervi a fare lo stesso, è che ho bisogno di un cambio di rotta per una questione di coerenza e cominciare da qui credo sia la mossa più logica perché mi sembra, almeno ultimamente, di aver curato più la mia persona digitale che quella reale.»

Questa volta il silenzio in sala è dato dalla confusione, come quella che tutti abbiamo provato quando abbiamo saputo che Babbo Natale non esiste anche se lo sospettavamo fortemente, prove in mano. Il presentatore prende parola.

calm down

«D'accordo è una cosa che può spaventare, ma è proprio il concetto di “contenuto mirato” quello che stai sperimentando. E la censura a volte è necessaria» puntualizza. «Per il “contenuto mirato” posso anche starci concettualmente: la regola è “dai all'algoritmo qualcosa da mangiare e lui sputerà fuori qualcosa di simile” autoalimentandosi. Non è male l'idea ma qui mi leggono le chat e non mi sta bene per nulla. E per la censura sono sempre stato della politica “se scrivi una minchiata te ne prendi la responsabilità” quando invece vedo che chi dovrebbe essere redarguito viene idolatrato, portandoci sul fondo dell'ignoranza avendo più traino di chi invece vuole divulgare sapere. Chi protesta per il clima, chi vuole più diritti, chi cerca di migliorare le cose viene additato come un terrorista perché l'informazione viene trasformata in indignazione senza possibilità di replica. Oh sapete quanto mi piaceva passare il tempo a leggere i commenti degli imbecilli che invocano la pena di morte qua o sperano in uno Stato di Polizia senza freni là. E quanto mi piaceva rispondergli a tono, vedendoli incazzati ed incapaci di argomentare ma... ho capito che alla fine sono come loro. Siamo sulla stessa moneta, solo facce diverse. Quella che insulto molto spesso è una persona sola che cerca attenzioni e se gli dò corda dimostro di essere come lui, ma se non gli rispondo penserà di avere ragione per via della regola dell'ultima parola. Vedetelo come un percorso di disintossicazione, non mi interessa più passare il tempo a vedere quanti likes ha fatto un mio commento arguto o se la foto del mio ultimo hobby ha ricevuto qualche cuoricino. Potrei pulire il feed e cercare moderazione, ma ci ho già provato fallendo altre volte ed alla fine sono sempre al punto di partenza. Ho un migliaio di ricette salvate nei preferiti ma ne avrò realizzate solo un paio in tutto questo tempo perché “poi lo faccio”, e mentre aspetto il momento giusto sto guardando altri reels senza soluzione di continuità. Ecco quanto è inutile tutto questo, ecco quanto tempo spreco dietro ad una buona tecnologia che uso malissimo. E l'unica cura per questa cosa, siccome mi conosco, è un taglio netto di punto in bianco.»

il presentatore è spiazzato: «wow, beh... erh... ma non ti annoierai a morte da oggi? Voglio dire, mollare tutto di colpo, cancellare l'abitudine...»

«Ti ringrazio per la domanda» e non so ancora dargli un nome perché non aggancio il volto. Cambia di continuo, come la gente famosa che seguiamo «magari mi annoierò presto e avrò la tentazione di tornare online, ma al momento ho solo voglia di uscire e sentire chi avrà voglia di stare con me. L'obiettivo è quello di avere conversazioni sane senza l'affanno di cercare un video coi gattini per riempire lo spazio appena c'è un attimo di silenzio» in quel momento mi accorgo che il presentatore suda: ha notato che il pubblico è quasi del tutto sparito, restano una manciata di persone ancora interessate al mio discorso ed attente mentre gli operatori staccano le fibre ottiche dalle telecamere, che si spengono. «No aspettate, voi non» dice nel panico, come se la fine stesse davvero arrivando.

Lo tranquillizzo: «calmati, sei solo un personaggio che mi è servito per illustrare un punto qui sul mio spazio. Ho fatto tutto questo perché volevo dimostrare che da ora in poi voglio passare del tempo di qualità senza sprecarlo dietro ad uno schermo, tu potrai stare qui in attesa di essere tirato fuori per un'altra occasione speciale. Non sono riuscito a darti ancora un volto perché la mia immaginazione è bollita dal periodo, ma appena capirò come visualizzarti ti concederò un'altra intervista in esclusiva. Avere una vita continuamente esposta in vetrina non lascia segreti, per quello da domani cambia la musica.»

fading

Si tranquillizza e sparisce senza dire nulla. Le luci si spengono, qualche applauso arriva, ma inizia Aprile e per me è come se partisse un anno nuovo con tanti propositi e la voglia di fare meno cazzate.

C'è ancora una telecamera accesa, è questo blog. Io e la poltrona siamo gli unici oggetti di scena illuminati ora e mi rivolgo direttamente a chi legge: «Non sarò più il saccentone che sa tutto perché passa la sua giornata a scorrere reels per le ultime tendenze: voglio che mi dica qualcosa tu ora. Sei il mio nuovo schermo da seguire con tante cose interessanti da vedere. Invitami ai concerti, fammi sapere delle ultime novità, raccontami tutto.»

ella è non-morta: è NOSFERATU!“ “Lucy è sarda?

E dopo questa brevissima introduzione gentilmente donataci da quel genio del male di Mel Brooks, possiamo finalmente parlare del filmone di quest'anno. Quello che mi sono sparato 2 volte nella stessa settimana, per cui ho rotto le scatole ad amici e parenti per un mese e che mi ha fatto dubitare di molte cose soprattutto legate al cinema contemporaneo.

locandina

Ma prendiamola larga parlando dei film horror che hanno fatto la storia nel secondo '900, l'epoca dove Universal ed Hammer tiravano fuori un film su Dracula o Frankenstein ogni due mesi al punto da spremere ogni idea possibile per nuove sceneggiature e lanciandosi a piedi uniti nel ridicolo degli ultimi anni solo per seguire la moda. Poi negli USA fra gli anni '70 ed i primi anni '90 abbiamo avuto una serie di nuovi mostri e maschere capaci di farci tremare nuovamente e finalmente dal terrore e dal raccapriccio. Basta col mostro creato da un esperimento dallo scienziato pazzo di turno: entri Jason Voohres, con maschera da hockey e machete, pronto a sventrare tutti i teenagers in tempesta ormonale del campeggio. Perché avere paura del vampiro nobile ed educatissimo che ti resta fuori dalla finestra perché non lo hai invitato ad entrare? La pezza ce la mette Freddy Krueger, che ti entra direttamente nei sogni senza chiedere e ti insulta male mentre ti fa a striscioline sottili col suo guanto da giardiniere professionista. Nuovi mostri che hanno saputo scavarsi il loro posto nella storia del cinema e nei ricordi di tutti noi, salvo andare a picco negli anni '90 per manifesta incapacità di chi doveva scrivere sceneggiature nuove per i loro film. Grazie a loro Jason diventa un trash con budget da musical indiano, Freddy si trasforma in un simpaticone che ti rompe la quarta parete perché fa ridere e Pinhead... non voglio parlare di lui perché lo hanno davvero trattato malissimo (anche se ho tradotto i sottotitoli del film del 2022 che ho veramente apprezzato). Spremuti anche questi personaggi e persa ogni pretesa di credibilità abbiamo cercato un po' di calore nell'abbraccio dei classici, riproponendo un Dracula dannato ma romantico con Gary Oldman ed un tragicissimo mostro di Frankenstein interpretato da De Niro poco tempo dopo.

frankenstein

Eviterò accuratamente tutto il discorso sui film del filone delle possessioni demoniache partito dall'inizio del millennio, con fantasmi incazzosi e mostri sotterranei fino a quella cagata pazzesca di Padre Amorth interpretato da Russell Crowe. Tralascerò anche la recente saga di Terrifier perché per quanto mi stia simpatico Art the Clown comunque stiamo parlando di uno splatter e non me la sento di inserirlo nella Hall of Fame del genere, nonostante tutto. Sarà perché in qualche modo risulta troppo divertente e quindi mi ricorda troppo quel Krueger simpaticone che non voglio più vedere... Così arriviamo finalmente al Nosferatu di Eggers che ha scelto la repulsione più totale come cavallo di battaglia, come ci aveva insegnato il buon Lucio Fulci.

fulci

Questa seconda premessa invece è doverosa per dare un minimo di contesto in più sul film: l'originale Nosferatu è un film del 1922 girato dal tedeschissimo Murnau che ha tentato, cambiando nomi e luoghi, di aggirare i diritti d'autore legati a Dracula di Stoker. La moglie dello scrittore è riuscita però a farsi valere vincendo la causa, cosa che ha portato il tribunale ad ordinare la distruzione di tutte le “pizze” contenenti la pellicola. Murnau ha commentato la cosa con un “mavaffanculo” ed è riuscito a contrabbandare alcune copie negli USA, facendo arrivare la sua opera intatta ai giorni nostri dove viene considerata una delle più importanti per la storia del cinema. E dicono che la pirateria danneggia l'arte.

murnau

Negli anni '70 arriva Herzog, noto per essere matto da generazioni, che decide di omaggiare il conterraneo rivisitando l'opera: il vampiro Orlok non è più un sadico a caso ma è un poverino assuefatto dalla sua stessa condizione di parassita, i personaggi sono tutti più o meno disturbati già in partenza e a fare da cornice a tutto c'è una Wisburg grigia e deprimente. La luce naturale usata in ogni scena regala un'aria di etereo ed è un lavoro apprezzato un po' da tutti essendo effettivamente il tramite fra il cinema tedesco espressionista di inizio secolo e quello più moderno e realista, mettendo nel mixer le atmosfere tetre del primo con una ricca sceneggiatura e nuove tecniche di ripresa tipiche del secondo.

murnau

Il terzo film sul vampiro calvo invece è di Merhige, che ha esordito con Begotten nel 1989 dimostrando pure lui di non stare bene. Nel suo “l'Ombra del Vampiro” inscena la leggenda che aleggia sul film di Murnau (qui interpretato da John Malkovic) e di come ha girato il film usando un vampiro vero (Willelm Dafoe), che porta ad incidenti sul set e la sostituzione di elementi della troupe di continuo perché il vampiro ha fame e gli viene negata la protagonista fino all'ultima scena. Si segnala anche la presenza di quel figo imperiale di Udo Kier, che interpreta Albin Grau (il produttore), immancabile come sempre quando si tratta di film sui vampiri o sui nazisti.

dafoe

Arriviamo quindi ad Eggers, il regista di questa nuova iterazione.

Si narra sia nato in un manicomio criminale tipo Outlast. Un bel giorno si è svegliato dicendosi “l'horror ha bisogno di un messia” quindi si è presentato su una produzione qualunque nel bel mezzo delle riprese e cacciando in malo modo il regista ha urlato a tutti “BENE OGGI GIRIAMO THE VVITCH, SE NON AVETE UN VESTITO DA QUACCHERO SPARITE DALLA MIA VISTA” mettendo le basi per suo primo, pazzesco, film. E qui non aveva ancora preso il vizio di nuotare negli allucinogeni insieme a Willem Dafoe, ormai suo attore feticcio, che lo accompagnerà per le altre tre pellicole della sua filmografia.

Ecco magari Eggers non è proprio così come l'ho descritto ma mi piace pensarlo. Perché se c'è qualcosa di vero in quelle poche righe di delirio che ho scritto più su è comunque che questo regista è sul serio il messia del genere horror, a me tanto caro. O se non dell'horror più classico, beh almeno di quelli che giocano su angoscia e follia di quella pesante. Ho sempre pensato che The Lighthouse fosse perfetto per ospitare una colonna sonora scritta ed eseguita dagli Electric Wizards e la stessa cosa vale con The Northman se lo facciamo accompagnare (almeno in alcune scene) dai Bolt Thrower. Si prende i suoi tempi per mettere in scena il tutto, cura tantissimo il movimento di macchina e i colori delle inquadrature, pretende prese dirette lunghissime e soprattutto monta le sequenze in modo che abbiano sempre un senso senza lasciare nulla al caso. Non so voi ma io mi sono stufato dei registi ultrablasonati che fanno un film lasciando i buchi ben esposti così da farti comprare il fumetto o avere spazio per un sequel che li colmi: Eggers ti consegna una storia completa, le dimenticanze non sono accettabili. Quello che c'è da spiegare è nel film e non devi ipotizzare nulla. Se proprio vuoi approfondire puoi farlo senza inventarti cose (come invece molti fanno con Star Wars ad esempio) e questo è il motivo per cui tantissimi youtuber che parlano di lore e teorie filmiche lo detestano: non ci si può appendere a nulla con lui.

rotten

Adesso andiamo sul film.

La storia racconta di Ellen (interpretata da Lily Depp), sposata con tale Thomas (Nicholas Hoult) che lavora per Tecnocasa cercando di sfruttare la bolla immobiliare come gli ha consigliato il suo migliore amico, che è diventato a sua volta ricchissimo con le criptovalute che al mercato mio padre comprò. Il cadavere parassita di turno vuole lei per qualche motivo mentre decide di trasferirsi nella sua stessa città, il marito gli si oppone, vari paletti di frassino vengono piantati qui e là fra le bestemmie di tutti e si conclude la cosa col solito finale struggente perché alla fine il mostro è stato sconfitto ma non ci sono veri vincitori. La storia è sempre quella che condivide con Dracula, del resto deriva proprio da lì ed anche i sassi la conoscono, quindi chiudo qui perché tanto non avrebbe senso scadere nella ripetizione.

...se non fosse che in realtà sono i dettagli aggiunti da Eggers a rendere molto diverso questo film permettendogli di essere considerato nuovo.

Da qui in poi, e sembrerà assurdo, c'è l'allarme spoiler. Non dite che non vi ho avvertiti.

quadro

Il film si apre con una giovanissima Ellen (alcuni anni prima della storia) che prega nel buio qualcuno che la venga a prendere e che la porti via. La ragazza è talmente disperata nella solitudine della sua casa, dove viene considerata malata da Genitore 1 in seguito ad episodi di crisi epilettiche, da cercare le attenzioni di chiunque senza pensare che la richiesta di aiuto potrebbe essere colta anche da un mostro ripugnante. Io subito ci ho letto una critica verso OnlyFans. Sia come sia, questa è stata l'aggiunta più importante al mucchio essendo la premessa che muove tutto il film: qui è lei che richiama il vampiro nella vita sua e di tutti quelli che la circondano. Negli altri film è sempre stato il contrario, è lei che viene cercata e braccata, vuoi perché l'Orlok di Kinski vuole ciucciarsi una bella donna che ha visto una volta sola in foto o perché il Vlad di Oldman è ancora innamorato di sua moglie dopo secoli e casualmente trova la sua reincarnazione a Londra. Ma con Ellen dobbiamo ancora capire il perché.

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Poi abbiamo Thomas, povero piciu fresco di matrimonio, che invece di stare con la sua Ellen si reca al castello sperando di chiudere quel contratto che lo metterebbe economicamente a posto per sempre. Già gli zingari che lo prendono per il culo appena arrivato al villaggio non sono un buon segno, anche perché gli ciulano immediatamente il cavallo, ma oltretutto assiste ad un loro rito di esorcismo su un cadavere che si scopre essere ancora animato nella tomba. Trova il suo cliente al castello di famiglia il giorno successivo e questa scena l'ho davvero preferita fra tutte quelle del film perché finalmente ci viene presentata nella forma più credibile che abbia mai visto. In qualunque Dracula o nei due Nosferatu precedenti (quello di Mehrige lo escludiamo in quanto parodia) l'agente immobiliare arriva con i contratti pronti da firmare ed è talmente preso dal lavoro che non si accorge delle stranezze che gli stanno intorno. Si ok il castello è lugubre e quel nobile magiaro è strano ma... pazienza. Cioé ci mette GIORNI a capire che sta per finire nel tritacarne, improvvisandosi anche investigatore per riuscire a capirci qualcosa appena intuisce che la realtà è stata stravolta. Qui Thomas è decisamente più sveglio capendo immediatamente chi ha di fronte e si caca addosso come neanche GG Allin già nei primi 5 minuti. Non perde tempo e vuole che si firmi il contratto il prima possibile, così da poter tornare al galoppo dalla moglie pensando magari di mollare il lavoro per aprirsi un ortofrutta che gli eviterebbe di incontrare certi soggetti. Ha davanti un diavolo vero che puzza di cadavere, il castello è in rovina ed inabitabile, nessuno lo serve come invece ci si aspetterebbe in una casa di alta levatura e dei lupi enormi e neri sono sempre in agguato per lui.

thomas

Il padrone di casa è il Conte Graf Orlok (Bill Skasgard). Qui non c'è un bel dandy educato e sexy: abbiamo un morto animato che usa i vestiti per nascondere la putrefazione del suo corpo, con baffi sempre inzuppati del sangue di qualcuno, i polmoni marci in perenne debito d'ossigeno e la sgarbatezza tipica di chi aveva il potere in quelle terre 600 anni prima e che ancora lo pretende. Come dicevo prima a Eggers piace giocare coi dettagli ed infatti ecco l'occasione perfetta che cercavo per illustrare il punto. Alcuni amici ed anche molti post su internet che ho visto facevano sempre questa domanda: “ok ma che tipo di vampiro è lui?” complice il fatto che effettivamente è un essere atipico rispetto a quello dell'immaginario classico, che sia cinematografico o proveniente da un gioco di ruolo. Perché lui non ti beve sangue dal collo ma ti buca all'altezza del cuore. Il suo corpo non si rigenera dopo ogni bevuta perché è sempre mezzo decomposto e così resta. Non si trasforma in uno stormo di pipistrelli o in licantropo, tanto fa già terrore così com'è. Non è stato morso da un altro vampiro, non si è elevato dalla morte per un capriccio verso il suo Dio e soprattutto non è rimasto in non-vita per paura di morire definitivamente come invece succede nel Dracula di Netflix. Anche Caino c'entra poco. Come ho detto, la risposta è nel film stesso ma bisogna mettere insieme tutti gli indizi.

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Egli è un Şolomanari, un negromante che cavalca draghi, come ci dice la madre superiora del convento attraverso la sua traduttrice mentre spiega la cosa a Thomas in via di guarigione:

Un incantatore nero era in vita. Şolomanari. Il diavolo preservò la sua anima affinché il suo cadavere potesse camminare di nuovo nella bestemmia.

Cosa confermata anche da Von Franz (Willelm Dafoe):

Il nostro Nosferatu è di una malignità speciale. È un arci-incantatore, Şolomonari, il discepolo colto di Satana. Ulteriori chiarimenti portano solo alla follia.

knock

Von Franz riconosce immediatamente il codice dei Şolomonari nel libro di incantamenti detenuto dal capo di Thomas, col quale crea macabri rituali ed evocazioni dal suo ufficio. E proprio questo, Herr Knock, si appresta a diventare il successore del Şolomonari Orlok facendosi trovare nella bara del suo padrone, confessando di aver impegnato la sua anima e di aver fatto “tutto il necessario” per diventare il nuovo Signore dei Ratti. Parole sue eh, ed io ci credo perché non penso che un essere con tanto potere e carattere di merda abbia voglia di condividere qualcosa con un suo simile. Gli sta lasciando il posto e ne ha tutte le motivazioni come per esempio lo schifo dell'abitare un corpo devastato dai vermi e dalla peste. Non vuole restare su questa terra più del necessario quindi, ma è stato evocato da Ellen e non può avere riposo finché lei non lo seguirà nel mondo dei morti. Nella scena dove si incontrano fisicamente per la prima volta, dopo l'ennesima volta che lui le ripete “tu non sei parte dell'umano genere” e “non sei per i vivi”, lui aggiunge che era in una fossa quando lei lo ha richiamato diventando il suo tormento e le chiede ancora “ti ricordi come eravamo?”. Diventa chiaro che Ellen in realtà era già con Orlok in una vita precedente anche se non viene specificato il legame, che lei lo ha richiamato inconsapevolmente e che lui vuole mettere fine a tutto portandosela di nuovo via per avere la pace eterna. Il tutto viene infiocchettato in una bega burocratica fra contratti e patti, le solite cose che si fanno con i demoni per avere qualcosa in cambio, quindi qualcosa si è rotto e l'accordo deve essere rinnovato con Ellen che deve offrirsi spontaneamente come clausola. Perciò lei è tanto importante ed è la chiave di tutto, e se ne sono dette tante su di lei: è quella che ha scatenato la cosa e quindi deve pagare, è l'agnello sacrificale della storia oppure è la vittima di una storia gestita da maschi.

Io invece sono giunto alla conclusione che questo film semplicemente vuole dirci che tutti hanno una parte in qualcosa ed una natura, non importa quanto bella o mostruosa essa possa essere, e che dobbiamo accettarla senza fare troppe storie.

franz

Orlok è una forza della natura che si aggrappa al suo antico potere sapendo che non può durare a lungo, perciò arriva in Germania dove la superstizione è morta e nessuno sa più come combatterlo. Thomas è il poveretto che si trova in mezzo ad una situazione che non può capire, cercando di risolverla comunque perché è lui che porta i pantaloni senza comprendere di valere quanto il 2 di coppe nella briscola a bastoni. Il Dottor Sievers sarebbe la voce della scienza e della ragione, ma ha il kink dei salassi e dei corsetti da donna strettissimi al limite dell'apnea, dimostrando che alla fine tutti i suoi studi non risolvono un cazzo. Von Franz è fuori come un poggiolo, qualcosa del sovrannaturale anche lo conosce, ma nemmeno lui ha soluzioni ed alla fine si arrende all'inevitabile. Deve affidarsi all'unica che ci ha capito qualcosa, perché la soluzione è solamente Ellen. Lei che per una vita è stata vista come la matta e la stupida, ha il potere di firmare o rifiutare il contratto col demonio ed accettandolo accetta anche la sua natura lasciandosi prendere dalla morte, felice come aveva sognato tempo prima in un incubo premonitore. Ha capito il suo posto in tutta quella faccenda e che può mettere fine a tutto per sempre secondo le sue condizioni, al punto che mentre il sole colpisce il vampiro lei addirittura lo abbraccia con un sorriso e cerca di tranquillizzarlo mentre lui urla e soffre. Il rituale del loro “matrimonio” doveva permettere a entrambi di tornare nel regno dei dannati forse come sovrani, ma con l'interferenza del sole e la decisione di Ellen di porre fine a tutto tramite un sacrificio ha effettivamente spezzato una maledizione lunga secoli, e nessuno dei due rinascerà più. O tornerà come vampiro, come dice Von Franz:

il volontario sacrificio così spezzò la maledizione, e li liberò dalla piaga del Nosferatu

ellen2

Come Thomasine in The VVitch quando comprende il suo destino accettando di diventare una strega perché predestinata a quel ruolo, lo stesso fa Ellen. In qualche modo questo film conferma quanto Eggers aveva già fatto col suo primo lavoro, la superstizione la fa da padrone e gli uomini impazziscono davanti all'ignoto perché non vogliono accettarne l'esistenza. Il che mi colpisce moltissimo perché ho sempre preferito la razionalità, quindi se fossi un personaggio di Eggers finirei sicuramente male.

Per me questo film è un 10/10 (voto dato nel solo genere horror e non della cinematografia mondiale), non ho trovato mezzo difetto perché ha fatto i compiti come ci si aspettava valorizzando anche le opere precedenti, ed il regista entra nel mio olimpo personale di fianco a Villeneuve.

Meno male che esistono ancora registi capaci come loro, o avrei smesso già da tempo di andare al cinema.

Hayfields

Ci sono delle volte che nella noia della navigazione sull'internet si inciampa in qualcosa di BELLO. Ma bello proprio, nel vero senso del termine, di quelle cose che risvegliano in te un range di emozioni che ti rendono felice o che ti coccolano in momenti tristi.

Ecco io questa mattina alle 6 ero sveglio e cazzeggiavo sul telefono per cercare qualche melodia nuova che mi facesse cominciare bene il lunedì e sono incappato in Keath Ósk, in arte YAELOKRE.

Keath

Frutto dell'incontro fra un islandese ed una filippina, direttamente da Manila ci porta in un mondo fatato di sua invenzione: ha inventato i personaggi, ha fatto i costumi, il loro aspetto disegnato e su disco li interpreta tutti mentre live si affida un po' al pubblico e un po' a chi ha voglia di suonare con lei, tutto questo per raccontare la storia di quattro orfani liberi da qualunque vincolo che giocano e suonano nei boschi col volto coperto da maschere impersonando i quattro esseri mitologici che abitano Meadowlark, il campo dove si svolge la storia.

QUI la lore completa (documento lunghissimo).

Harkers

Si è formata una community bella solida, solo all'inizio per ora ma che conta già migliaia di fans (me compreso), a supporto del progetto che realizza artwork e cosplay in suo onore e che la festeggia per ogni cosa che combina. Non male per un progetto appena nato con solo 6 canzoni all'attivo sparsi su due EP.

Ma purtroppo il lupo cattivo ha buon fiuto e... il suo lavoro è stato “tributato” anche dai fan della famigerata Rule34, che ha trasformato i suoi personaggi in furry o direttamente versioni porno degli stessi. Tutti sanno che niente sfugge dalla Rule34, però che cazzo dai almeno questo lasciatemelo stare... La risposta di Keath è stata un “fumetto” su internet dove chiede scusa ai suoi personaggi per averli portati in questo mondo facendoli diventare dei bersagli, con loro che invece la tranquillizzano perché “tanto è così che funziona e non ci si può fare nulla”. Mi auguro che sia un fenomeno passeggero e che non prenda il sopravvento.

bunny

Tornando alla musica invece parliamo di un folk fatto con strumenti acustici come nella migliore delle tradizioni, dove lo strumento principale di tutta la situazione è il guitalele (un incrocio fra una chitarra ed un ukulele), supportato da tamburelli flauti e quanto altro. Il che non è male, perché ultimamente il mondo folk o ci butta dentro chitarre elettriche per attirare i metallari o gnocche clamorose vestite da vichinghe per fare visuals su youtube. O entrambe le cose.

Apparentemente Yaelokre non ha bisogno di tutto questo.

Davvero non riesco a capacitarmi di come un progetto del genere sia cicciato fuori così dal nulla, pieno di una mitologia tutta sua e gestito da una sola persona. Quanto può essere rara una cosa del genere?

Yaelokre

In un mondo dove la musica sta diventando dozzinale, finalmente ecco qualcosa di nuovo e ben ragionato. Si, ci sono rimasto decisamente sotto.

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Improvvisamente mi sono accorto di avere in canna un argomento per il blog talmente pazzesco da arrivare addirittura a 5 lettori. La categoria non è quella del rant (anche se potrei farci uno spin-off in merito, si) e nemmeno quella del “cosa penso del mondo blablabla”, ma semplicemente una serie di storie vere, accadute, capitate a personaggi incredibili. Quelli che li leggi e ti dici “ma com'è possibile che Hollywood non ci faccia un film sopra?” invece di propinarci cagate che vengono anche rebootate.

Quindi da oggi ecco la nuova rubrica: “Gente che Porca Puttana”. Per chi mi legge probabilmente avrà notato l'assonanza con un altro acronimo di una pagina FB che frequento via telegram, CCPD, ma fottesega. Magari pagherò pegno ma lo vedo come un tributo.

Apriamo la sezione con

JOE CARSTAIRS Joe1

Tale Marion Barbara Carstairs decide di nascere il primo giorno di Febbraio del 1900 nella freddissima Inghilterra per fare un po' quello che le pare nella sua esistenza perché fanculo tutti. Infatti già da ragazzina mal sopportava l'etichetta, il buon gusto, le buone maniere in favore di quello che probabilmente solo 70 anni dopo negli stessi paraggi diventerà il Punk Rock. Ecco lei ne sarebbe stata la regina indiscussa.

Mandata a cagare definitivamente la madre alcolizzata decise di vestirsi da uomo e ricoprirsi di tatuaggi (ripetiamo insieme: donna in Inghilterra a inizio 1900), apertamente lesbica ebbe relazioni con la nipote di Oscar Wilde, Greta Garbo, Marlene Dietrich e tutto questo mentre guidava macchine da corsa e smontava motori.

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Si arruola volontaria nella Prima Guerra Mondiale come autista di ambulanze, che devono essere veloci ma tanto lei ha già il piede adatto quindi diventa la migliore della trincea. Finita la guerra torna in Francia, nuovamente volontaria, per tirare fuori i cadaveri dal terriccio e dare loro degna sepoltura in qualità di ufficiale nel Royal Army Service Corps.

Sposò un uomo, tale conte francese Jacques de Pret, ma solo per motivi fiscali per poter accedere all'eredità della madre perché aveva uno “sposati con un maschio” fra le clausole. Matrimonio terminato un mese dopo appena firmate le carte ed intascato il malloppo, in accordo col conte comunque.

Con i soldi presi apre un salone ed una serie di appartamenti sopra di esso, fondando “X-GARAGE” un servizio di autonoleggio con autista dove la crew è interamente femminile, dai meccanici agli autisti, con ogni elemento che parlava diverse lingue ed il requisito fondamentale di aver preso parte a qualche battaglia negli anni precedenti perché comunque “non hai le ovaie per lavorare” se non hai fatto la Grande Guerra.

Nel 1925 chiude il garage ma eredita una fortuna milionaria tramite la nonna, quindi si costruisce un motoscafo chiamato GWEN in onore del suo grande amore (Gwen Farrar) e ci vince alcune gare perché SI, mettendosi anche a gareggiare professionalmente.

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Nello stesso anno la sua ragazza del tempo (Ruth Baldwin) le regala una bambola Steiff che chiamò Lord Tod Wadley. Questo dettaglio lo teniamo per dopo.

Fra il 1925 e il 1930 fa il pieno di premi nelle gare per motoscafi vincendo una riga di tornei e coppe tali da riempire scaffali interi, ma è anche parca con i colleghi al punto da cominciare addirittura a finanziarli economicamente: la BLUE-BIRD di Malcom Campbell è stata costruita in parte grazie a lei.

bluebird

Nel 1934 decide che i motoscafi sono noiosi, quindi investe parte del suo patrimonio nel COSTRUIRSI UNA CAZZO DI NAZIONE e si compra l'isola di Whale Cay alle Bahamas. Qui ci porta la Dietrich e la Duchessa di Windsor ed è conoscenza comune che siano state settimane piacevoli. Costruì scuole, un faro, una chiesa e alcune fabbriche per il sostentamento della popolazione locale portando finalmente una (giusta) civiltà in un posto che aveva visto solo lo sfruttamento da parte di turisti ricchi. Autoconsideratasi governatrice ufficiale dell'isola, emanando leggi contro l'adulterio e l'abuso di alcool, comincia a battezzare i nuovi nati dell'isola personalmente ed officia matrimoni, assumendo persino una milizia privata per proteggere l'isola e gli abitanti. Acquistò in seguito altre isole dell'arcipelago, ma dovette abbandonare tutto nel 1975 sentendo il peso dell'età.

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Morì nel 1993 a 93 anni. La bambola Lord Tod Wadley venne cremata con lei. Le sue ceneri e quelle di Ruth Baldwin (morta 55 anni prima) vennero sepolte insieme al cimitero di Oakland a New York.

...adesso ditemi: davvero non vedreste un film basato sulla sua storia?

Gullibility is a failure of social intelligence in which a person is easily tricked or manipulated into an ill-advised course of action. It is closely related to credulity, which is the tendency to believe unlikely propositions that are unsupported by evidence.

Per chi non capisce l'inglese è semplicemente la definizione di “credulone”, e credo che questo aggettivo non abbia bisogno di spiegazioni.

Dove voglio andare a parare? Ecco...

nikonew

...questo tizio mi è sempre stato sui coglioni fin dalla prima volta che l'ho visto ormai tanti anni fa.

Per darvi un contesto egli era il classico ragazzino desideroso di mostrare qualche suo talento sulla nuova piattaforma video di Google (YouTube). Molte attuali celebrità di calibro mondiale sono uscite da lì, prendiamo ad esempio Ed Sheeran che pubblicava i video di quando suonava per strada col cappello in terra mentre adesso fa il sold-out negli stadi. In Italia alla stessa maniera molti sono partiti da video di rutti e parrucche ripresi in cameretta col telefonino per poi finire in TV o al cinema o sugli scaffali dei negozi di dischi: pensate a Wilwoosh o Matano, e persino Fedez, tutti loro devono tantissimo a YT. Erano gli influencers prima degli influencers.

Niko violin

Nikocado Avocado (pseudonimo di Nicholas Perry) è bravo col violino e vuole dimostrarlo. Il suo è un discreto successo ma il problema è che quasi a nessuno frega un cazzo delle doti artistiche che propone e del suo veganesimo, perché nel 2014 agli internauti interessano solo le challenge coi secchi d'acqua e le cosplayers al limite del porno. La risposta alle sue preghiere per diventare famoso arriva dall'Asia:

Il mukbang watching è la pratica di guardare contenuti audiovisivi online in cui vengono mangiate grandi quantità di cibo. Si tratta di un fenomeno enormemente diffuso sulle piattaforme social e di streaming, che attrae un gran numero di spettatori.

...e lui ci si butta a pesce cominciando a mangiare come un tritarifiuti in video.

niko

Tanto che ci vuole? Prendi un bustone di roba, la ficchi in un secchio e ingoi fino a scoppiare. La cosa interessa al pubblico e più gli cliccano like più lui mangia, quindi si crea un circolo vizioso che lo fa arrivare intorno ai 200kg. Non è però l'unico a usare questo tipo di format per darsi visibilità, gli serve un tipo di contenuto che non tutti possono fare unicamente per orgoglio: fa virare i suoi video verso situazioni ridicole che lo vedono protagonista (pur mantenendo il cibo al centro dell'attenzione) dimostrando la sua incapacità nel fare le cose più basilari come raccogliere una roba da terra, mettersi lo smalto alle unghie dei piedi e tanto altro ancora. La dignità ormai l'ha lanciata dalla finestra ma il canale registra QUATTRO MILIONI di iscritti in breve tempo. L'idea funziona, YT gli paga tutto fino all'ultimo centesimo perché la gente lo segue, e quindi giù a mangiare ancora di più e a fare letteralmente schifo nelle situazioni che crea volontariamente.

Sono sempre di più gli insulti al suo indirizzo nei commenti, ormai è un fenomeno da baraccone e bersaglio di tutti ma i video continuano ad essere pubblicati.

Niko

Internet comincia ad allarmarsi per la sua salute, non di rado ho letto commenti di gente che conosco e non dal tono preoccupato ricordando nel frattempo la sua bravura col violino. Lui invece fa' spallucce e continua a ingurgitare roba, pubblicando un video al mese cercando di fare sempre di più, e di più, e di più ...tentando di raggiungere un fondo di barile che sembra irraggiungibile. Arriva al punto che guardare i suoi video fa venire la nausea, diventa tutto un freak show tale che ormai lo guardi solo per darti la spinta a cominciare finalmente quella dannata dieta che insegui da tempo e che non fai mai.

Poi improvvisamente, ieri...

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...si presenta così.

Spiega che negli ultimi due anni si è impegnato in una dieta ferrea, che ha dato una svolta alla sua vita, che i video pubblicati in questo periodo erano tutti pre-registrati e che è stato tutto un esperimento sociale. Racconta come si è divertito a leggere i commenti contro di lui, come il fat-shaming fosse lo sport principale dei suoi iscritti sui canali social e come tutti facciano sinceramente schifo ergendosi a paladino dei diritti e della giustizia. Si autodefinisce due passi avanti rispetto a tutti, il cattivo che ha sconfitto il sistema, un novello Joker insomma che ha fregato l'intera Internet con largo anticipo e pianificando le sue mosse per farla pagare a tutti.

L'Internet fa l'unica cosa che può fare in questi casi: ESPLODE. Chi urla al miracolo, chi lo dichiara genio assoluto, chi si congratula per la perdita di 114kg (mecojoni complimentissimi davvero) e quanti altri commenti ho letto che semplicemente mi hanno fatto capire quanto laggente si beva tutto quello che gli viene raccontato.

Non lo dico perché sono sicuro che sia tutta una messa in scena, di prova non ne ho manco mezza, ma sono abituato a farmi una mia idea al contrario di tanta gente che prende per buona la prima cosa che gli viene detta. Oltretutto possibile che non abbia visto anima viva in 2 anni e che nessuno manco per sbaglio gli abbia fatto una foto di striscio? Ad un personaggio così famoso?

Quindi la mia ricostruzione del caso è: Il nostro mangia come al solito fino a scoppiare. Ormai è diventata abitudine quotidiana, così come avere una telecamera in registrazione sempre puntata davanti in ogni cosa che fa h24. Registra così tanto materiale che non sa quasi che farci, è talmente numeroso il numero di video che deve fare delle scremature o diventa un casino. Deve razionare e pubblica solo i video che ritiene abbastanza interessanti da lucrarci su mentre gli altri li archivia. Nel frattempo è diventato morbosamente obeso, il dottore lo mette in guardia una volta per tutte e il marito è sul punto di mandarlo a fanculo definitivamente.

Si mette a stecchetto (probabilmente grazie a un pallone gastrico) perché in questa narrazione magari gli è venuto anche un malore, ma nel frattempo non ha un lavoro e YouTube gli ha sempre pagato le bollette quindi non può mollare la carriera da videomaker così come non può cambiare format al suo canale: è stato dimostrato da tantissimi suoi colleghi che spostarsi verso contenuti diversi equivale a perdere iscritti. Prende quindi i video scartati e dopo ulteriore scrematura pubblica i migliori a cadenza mensile. Mentre dimagrisce e comincia a sentirsi meglio il canale va' avanti, con quella versione che ormai ha lasciato indietro ma che tutti ancora vedono e ritengono attuale e reale.

Passati due anni e finiti i video meritevoli di pubblicazione gli viene l'idea: “faccio finta che fosse tutto già deciso, monto su un discorso dove mi presento come un fine stratega due passi avanti rispetto a tutti e me la gioco col giudicare un sistema di bulli (l'utenza media di internet) atteggiandomi da superiore. Dichiaro il tutto come “esperimento sociale” e aspetto che la fama torni a me, che ormai ero quasi dimenticato ed etichettato come gasteropode o con altri epiteti meno cordiali, quando da oggi invece mi vedranno come un genio!“.

...e dopo il monologo (durata 5 minuti circa) torno a mangiare come prima.

cibo

Niko: ma vaffanculo va'!

Non scrivo da un anno e mezzo a ben vedere. E questo perché sono un incoerente del cacchio, come sempre. Cos'è, la quarta volta che ho un blog e dopo un po' smetto di pubblicare roba? Non va bene, non va bene.

Dall'ultimo post è passato un anno e mezzo, molte cose sono cambiate. È arrivato il Governo dei Meme, c'è stato uno scandalo dietro l'altro, ho mandato a cagare alcuni amici di lungo corso e ne ho conosciuti di nuovi che ben rimpiazzano quelli vecchi.

In questo periodo ho pensato molto a questo paginone, non solo su quello che volevo portare come contenuti ma anche ad una nuova veste grafica: sto lavorando ad entrambe le cose.

In particolare sulla questione contenuti ho ritrovato la cartella dove mettevo tutte le bozze incomplete e ci ho trovato:

  • bozza di articolo sugli angeli biblici, che sono strani forte
  • bozza di articolo su “perché chiamerò un mio probabile figlio come l'Ammiraglio Adama di Battlestar Galactica” in 10 punti e dimostrabili matematicamente
  • DIOCRISTO LA MELONI E IL SUO GOVERNO
  • una fracca di film che ho visto e che ho recensito a metà
  • robe di lavoro, portando avanti la rubrica “Storie di un programmatore poco giovane”
  • nuovi hobbies, come tirare con l'arco e imbottigliare liquori casalinghi
  • nuovi posti che ho visto
  • ...tornare a vivere da solo.

Ecco, l'ultimo punto è quello che mi ha dato una sorta di ripartenza per quanto riguarda questo mio spazio.

Dopo 36 anni (senza considerare 3 anni e mezzo spesi all'estero) ho finalmente lasciato Porta Palazzo per andare in un nuovo quartiere, con una casa nuova di pacca e tutte le mie cose. Raggiungere per la terza volta l'indipendenza. Si perché la mia vita è stata piuttosto altalenante. 6 anni fa mi sono trasferito in Portogallo, 3 anni fa sono tornato in Italia con la promessa che “oh a breve parto per Barcellona che ho un contatto potentissimo” e solo un anno fa ho fatto i conti in tasca alla mia vita: mi conveniva restare qui. Ho cercato una casa qui, complice l'avere un posto di lavoro che definire “d'oro” è riduttivo (grazie azienda, grazie Roberta mia paziente responsabile) e tutta una serie di cose... beh mi hanno permesso di FINALMENTE trovare quella serenità e spazio che cercavo da tanti anni. E che finalmente mi sono guadagnato. E questa è la parola chiave: “guadagnato”. Perché mi sono fatto un culo così, e non scherzo, per ottenerlo.

Sostanzialmente il mio spazio è un trilocale con un terrazzo esagerato in una zona riqualificata grazie alle Olimpiadi 2006, con un contratto di affitto di 99 anni (con somma risibile rispetto alla media torinese), box auto e acqua incluse nella spesa e molte comodità a seguire. Storie di cooperative sociali insomma. Scusate se flexo ma vaffanculo per una volta nella mia vita voglio farlo e posso.

Un mese che sono qui.

Non nego che l'inizio sia stato un po' una novità in tutto: la prima cacata, la prima doccia, la prima pasta col pesto del barattolo, la prima birra stappata, la prima sigaretta “condita” dal balcone. Una serie di cose che tutto sommato avevo sì già sperimentato prima in Polonia e poi a Lisbona ma hanno tutte un sapore davvero nuovo e meritato in questa nuova situazione.

Mi è pure ripartita la scimmia del DIY, quindi (come anticipato) ho cominciato la produzione del limoncello casalingo, della ginger beer, coltivazioni di lattughe e patate, e molto altro in cantiere che arriverà anche se in maniera abbastanza sperimentale. Ho un barile di birra da riconvertire a fermentatore, ho ritirato fuori telaio e racla per farmi le magliette, voglio ricominciare a suonare il basso, intendo fare un corso di cucina ed uno di falegnameria, voglio fare esperimenti con delle vecchie celle fotovoltaiche che ho da parte e alcune metrature di led per fare delle decorazioni e... non avevo mai sentito il bisogno di un televisore prima di questa fase della mia vita. Il mio soggiorno è piuttosto vuoto e grande, che fare se non delle serate film sul divanone con gli amici che ho se poi non ho un televisore adeguato allo scopo?

Cambiamenti, uno dietro l'altro.

E soldi che volano a stormi fuori dal portafogli per atterrare nelle casse del supermercato sotto casa, come tutte le imprese all'inizio della carriera. Ma è tutto a posto, era tutto previsto. Piano piano le spese andranno ad ammortizzarsi in automatico non avendo più “il bisogno” di comprare qualcosa che ho già e comunque ho fatto la formichina per anni e il mio conto ha qualche zero mi fa stare tranquillo.

Comunque sia i nuovi contenuti che volevo portare sono un po' di roba che faccio e che creo magari, come ho spiegato. Ricette, tecniche e quanto altro non solo per chi mi legge ma anche per avere un foglio con tutto scritto per me.

Non prometto nulla, non so quando uscirà il prossimo perché come ho già detto sono un incoerente pazzesco anche in ciò che mi piace fare, però intendo dedicare un poco del mio tempo a questa mia passione che è la scrittura, anche se su uno strumento desueto come un blog, nella sua forma molto molto artigianale ed assolutamente non pubblicizzata.

Perché farlo allora? Come al solito, “perché no!?”.

È una giornata di primavera anticipata questa del 5 Marzo 2023. Una bella e calda giornata di primavera a Torino. Decido di vestirmi ed uscire di casa per mangiare qualcosa fuori e farmi una bella e lunga passeggiata, trattando la questione come se fosse un regalo perché ultimamente sono uscito poco di domenica a causa del brutto tempo fin qui avuto o per la mancanza cronica di cose da fare. È bello avere la scelta di poter uscire di casa, una cosa che davamo per scontata prima dell'arrivo del Covid.

Durante il mio giretto mi guardavo intorno e se sei di Porta Palazzo come me, o di zone accostabili ad essa come se ne trovano in ogni grande città, allora conosci fisicamente il degrado di un posto che chiami casa ma lo hai incorporato da tempo. Perciò non ho avuto nessun tipo di emozione nel trovare graffiti e vetrine venate a colpi di porfido nelle vie del mio quartiere. Sono cose che ho già visto e non ci posso fare davvero caso: come dire che mi posso accorgere di un piccolo cambiamento nel paesaggio ma solo perché mi viene fatto notare. Piuttosto però noto con piacere che il corteo anarchico di ieri è stato dirottato apposta verso questa zona che già ha problemi di suo, in modo da lasciare quasi intonse le vie dell'alta moda come Via Garibaldi dove i soldi girano più facilmente grazie al turismo.

Ecco la novità, il dettaglio che stavo per notare nel paesaggio: il turismo. Ma del disagio.

Perché se graffiti e vetrine non mi hanno dato un senso di novità, le persone che ho incrociato per la strada invece lo hanno fatto. Tutte facce nuove che camminavano avanti e indietro per queste vie che solitamente non sono trafficate se non durante i giorni del mercato, tutti pronti a scattare la foto alla vetrina o al graffito, assolutamente in prima linea per l'opinionismo. E le opinioni che ho sentito pronunciare da tante di queste persone sono roba tipo “dovrebbero manganellarli di più vedi come gli passa la voglia poi”, “altro che 41-bis ci vuole la pena di morte” e vari insulti di rito come companatico lanciati al nulla quasi 24 ore dopo l'accaduto perché ieri erano tutti a casa a guardare coraggiosamente la tv. Queste opinioni e foto poi andranno sui social, saranno condivise, saranno sparpagliate per l'internet come la proverbiale merda sul ventilatore e diventeranno un grido d'aiuto lanciato ad uno Stato che è sempre meno permissivo e sordo alle vere problematiche del cittadino che dice di voler salvaguardare. Uno Stato che pensa attivamente ma dice a mezza bocca che, come diceva Volonté in un suo vecchio film, “la repressione è il nostro vaccino”.

Questi turisti del disagio non si sono presi la briga di pensare un minimo di più a quanto stavano dicendo e a cosa stava succedendo intorno a loro perché erano troppo impegnati a formulare il solito pensiero di pancia, che negli ultimi 10 anni ha letteralmente prodotto dei mostri ed una politica ancora più malata. Voglio dire, io mi sarei fatto qualche domanda in più... come “ma se le FFO erano in assetto antisommossa, in gran numero ed avevano mezzi ruotati ed elicotteri allora come hanno potuto le 500 persone formanti il piccolo corteo di ieri creare tutto questo caos? Come mai invece quando ci sono cortei studenteschi da migliaia di ragazzini il manganello sventola facilmente?”.

Domande che potrebbero tranquillamente essere accompagnate da altre, come: – “Come mai Matteo Messina Denaro ha latitato per 30 anni e sapevano tutti dov'era ma l'hanno preso solo quest'anno, ad esattamente 650 metri di distanza dal Centro Operativo di Palermo della Direzione Investigativa Antimafia?“ – “Perché all'Istituto Tecnico di Piazza Armerina durante un'assemblea autorizzata per discutere ed informare sul tema della cannabis la polizia è entrata pretendendo di identificare rappresentanti d'istituto e presenti?“ – “Perché a Mestre la Polizia Locale si è presa la briga di fermare ed identificare gli organizzatori e partecipanti al banchetto di Marco Cappato sul tema a lui tanto caro dell'eutanasia?“ – “Perché quando gli ultras hanno bloccato l'autostrada A1 e fatto davvero guerriglia non ci sono stati arresti di eco nazionale, dure reprimende, ed addirittura il rilascio di uno degli indagati che già di base parte con una fedina penale lunga un chilometro?

...E tante altre domande che possono anche loro unirsi alla prima, e che continuano a farmi pensare che non siamo un Paese ma un meme. Perché non è possibile che a seconda dell'occasione le FFO riescono ad essere le migliori al mondo o le peggiori. Così come trovo assurdo che un pezzo di città venga fatto danneggiare a favore di telecamera per servire un nemico alla rabbia popolare e solo perché il tema immigrazione non è più di tendenza. Non è possibile che Cospito, con tutte le colpe che può avere, debba morire lentamente ed isolato al ritmo del tamburello dello Stato invece che come un essere umano con l'unica certezza che per qualcuno sarà un martire. Personalmente non sono contro il 41-bis se applicato ad un mafioso perché trattasi di una misura per costringere un qualcuno, spogliandolo dei diritti basilari, a cedere e tradire i propri compagni per guadagnare un minimo di libertà in più a discapito di un sistema clandestino che uccide, ma... Cospito chi dovrebbe tradire? E allora si tratta semplicemente di accanimento verso un gruppo eletto a nemico in mancanza di altre scuse per mascherare la propria incapacità.

Il corteo di ieri è stato mosso da gente che ha un ideale, per quanto condivisibile o meno, e che non ha avuto paura di mostrarlo apertamente a differenza di quanti oggi facevano commenti e foto, pronti a dire la loro ma solo se e quando conviene dietro il rassicurante schermo del cellulare. Le vetrine dei negozi, dei marchi presi di mira almeno, sono tutte assicurate. I suv da 50000 euro suppongo siano assicurati pure contro la sfiga e i meteoriti. Gli unici che ci hanno guadagnato insomma sono i vetrai ed il Governo, quello che avete scelto barattando i vostri diritti per avere più sicurezza contro... contro chi alla fine? Fino a ieri gli anarchici erano sei squattrinati ai bordi della società che si fumavano delle canne nei CSOA, mentre oggi sono considerati al pari di un'organizzazione terroristica che manco l'ISIS. Oggi sento tanto odio per strada verso un gruppo di persone che poco intelligentemente ha seguito un copione alla lettera, alimentando volontariamente una macchina del fango già puntata verso di loro.

Ma pazienza dai, il sole oggi splendeva e mi sono goduto comunque la mia passeggiata... quanti pensieri però. Anche perché proprio oggi ricorreva l'anniversario dell'arresto di Sole e Baleno, che nel 1998 si suicidarono nelle rispettive celle.

Hai presente quando ti capita una cosa talmente strana che non ci credi manco tu? Fammi partire prima dall'inizio con un breve riassunto della mia vita lavorativa che se no non ci capiamo:

Goldblum

Diplomato in grafica da istituto professionale del cazzo coi preti, nel 2008 un paio di amici mi hanno detto “hey vieni a smontare computer con noi?” e da lì è cominciata la mia vita da informatico. Certificato CISCO nel 2013 con 92/100 decido di tentare la fortuna in Polonia (a Bielsko), ci riesco pure ma purtroppo sono costretto a rientrare in Italia dopo 6 mesi per questioni personali. Trovo lavoro quasi subito sempre nell'IT, cambio solo un paio di aziende e nel 2018 mi stufo di dormire nelle sale server e ritento la fortuna in Portogallo (Lisbona), dove le cose mi sono andate piuttosto bene fino a che non è arrivata la quarantena che mi ha fatto letteralmente impazzire. Torno a Torino a Marzo 2021, mi metto a studiare da sviluppatore full-stack specializzato per un CRM in particolare, trovo lavoro, cambio azienda ed eccomi qui. Prendo un ottimo stipendio, coi colleghi non c'è male, lavoro in full remote da casa col cane di fianco (letteralmente, ha una poltrona tutta sua) e quando non ho una mazza da fare gioco a Star Citizen.

Nonostante tutto, oggi, se guardo indietro mi chiedo: ma non potevo andare a zappare l'orto?

Fatto sta, su LinkedIn mi contatta questa azienda di assicurazioni interessatissima al mio profilo. Mi propongono un colloquio conoscitivo mettendo sull'amo un vermicello con scritto “FULL REMOTE, RAL 35K E CONTRATTO INDETERMINATO”, io abbocco e ci mettiamo d'accordo. Per completezza decido di mandare il mio CV aggiornato, mi rispondono che

LinkedIn message

Quindi mi sembra che entrambe le parti siano già abbastanza in sintonia. Mi sbarbo dopo due mesi che la mia faccia non vede un rasoio, mi vesto a modino e monto la webcam in modo che non si veda tutta la mia camera ma solo il 50% ordinato (il restante è praticamente magazzino) e attendo.

Comincia il colloquio, dopo i convenevoli di rito si parte con “Allora, hai letto della nostra proposta?”.

Rispondo che rispecchio praticamente tutti i requisiti, tranne forse per un punto: per quel determinato CRM si richiede una esperienza di almeno 3 anni e confesso da subito che in realtà uso quel prodotto solo da un anno.

Ah allora abbiamo letto male. Ci risentiremo più avanti, grazie della disponibilità!” E chiudono.

Durata totale del colloquio: 6 minuti e 14 secondi.

Yeah

Non ci sono rimasto male, anzi, mi sono fatto una risata che non finiva più complice anche il fatto che comunque non sto cercando attivamente lavoro e sto con i proverbiali “piedi al caldo”. Però poi pensandoci meglio mi sono un attimo incazzato, non per la fatica del spendere 10 minuti per sbarbarmi e presentarmi in maniera umana ad una perfetta sconosciuta tramite webcam, e giuro che ero vestito, ma... cazzarola, sul serio? È la prima volta che mi succede una cosa del genere. E vedendo il riassunto della mia vita lavorativa lassù in cima a questo articolo verrebbe da dire che almeno un centinaio di colloqui nella mia vita li abbia fatti, sia in Italia che all'estero, e che io sia preparato anche all'evenienza più strana, ma questa breve [non so come definirla] supera tutti i colloqui più assurdi a cui abbia partecipato con un notevole distacco guadagnando la prima posizione sul podio!

E niente, volevo solo raccontarvi questo piccolo aneddoto che apre ufficialmente la mia rubrica “STORIA DI UN PROGRAMMATORE POCO GIOVANE”.

È ora di mettersi di nuovo la tuta da casa, lasciare che l'entropia riprenda possesso della mia camera e che il disordine mi inghiotta come piace a me, almeno fino al prossimo colloquio.

Blade Runner

Cosmic radiation

Si torna a scrivere. Dopo 4 anni. L'ultima volta ero a Lisbona che buttavo giù parole per l'articolo settimanale quando ad un certo punto mi chiama mio fratello dicendomi che c'è “una scatoletta nera nello sgabuzzino che manda un odore di circuiti bruciati”. La scatoletta nera era il serverino artigianale, un Intel Z83 mini con sopra Archlinux, che fungeva sia da piattaforma per il blog che da printerserver per la stampante che era così in grado di ricevere documenti anche dal tablet di mamma. 2000km mi separavano da quel coso maledetto e le alternative che conoscevo giravano su piattaforme proprietarie tipo Wordpress o Blogger, e proprio non mi andava di vedere la mia roba pubblicata col timbro di un colosso informatico che può decidere cosa farne dei miei dati e dei miei scritti senza darmi nulla in cambio. Il dominio, appositamente comprato e registrato, scadde poco dopo e così lasciai definitivamente il mondo dei bloggers conscio che i social avevano ormai vinto: nessuno buttava tempo nel leggere pensieri di sconosciuti più lunghi di uno status da 200 lettere, tutto doveva essere confezionato in maniera rapida e senza troppi giri di parole. I nuovi social erano veloci, tanto quanto il vento di estinzione che stava raggiungendo vecchi blog e forum lasciando dietro di sé pagine non più aggiornate e discorsi a metà.

balla di fieno

Con la noia diventai un avidissimo utente di Facebook. Mi teneva compagnia, era la mia porta sull'informazione ed un modo per tenermi in contatto con altre persone sparse in giro come me per l'Europa, ma soprattutto era una valvola di sfogo. Durante la pandemia di Covid-19 i discorsi e le litigate si sprecavano per tutta quella gente che come me doveva stare tappata in casa, la cui unica finestra sul mondo rimasta era internet coi suoi social. Le uniche persone con cui parlare erano pixel che formavano lettere ed avatar... Ancora non mi sembra vero di essere sopravvissuto a tutta quella clausura. Comunque sia si stava tutti allegramente sotto l'ombrello di Facebook che all'epoca ancora andava fortissimo fino a che non hanno dato un giro di vite di troppo all'algoritmo che, se prima dirigeva il traffico serenamente fra un buffo errore di valutazione e l'altro, adesso era peggio di un nazista: scrivevi una parolaccia? Blocco per 12 ore, puoi solo guardare gli altri E ZITTO. Hai postato una foto di tua nonna che fa la calzetta ma l'IA ha visto non si sa come un capezzolo nell'inquadratura? BAM, altro blocco di tot ore E SILENZIO. Stai facendo una discussione con una massa di capre portando dati verificati e verificabili? Le capre ti hanno segnalato in massa e noi ti blocchiamo, BECCATI 'STA DEMOCRAZIA. Questa in particolare è capitata a un mio amico, ma non voglio spiegarne il contesto. Insomma era diventato un gioco di maggioranze e del fare perennemente attenzione a cosa si postava anche se si trattava magari di roba innocentissima. Un bel giorno ci cascai pure io: ferragosto del 2021, ero pronto per farmi un viaggetto di una settimana in moto quando mi arriva una notifica: sono stato bannato. Non ricordo il motivo, ma sarà stato qualcosa legato a discussioni fatte con gli antivaccinisti, all'epoca troppo attivi e sulla cresta dell'onda. Non c'era modo di recuperare l'account visto che in quei giorni avevo cambiato numero di telefono ed il dannato sms col codice di sblocco arrivava sul vecchio ormai disattivato. A nulla serviva contattare l'assistenza, e poi per cosa? Qualche foto che comunque avevo anche su Google Drive? Presa la palla al balzo e la decisione, mi sono lasciato FB alle spalle senza mai voltarmi indietro. A chi all'epoca mi disse “eh si eh, c'è Zuckenberg che piange ora che non ci sei più tu” a tono di presa in giro rispondevo che “almeno non sono stato così ridicolo da crearmi un account di backup per lagnarmi di quanto è cattivo”.

Però sentivo comunque il bisogno di leggere una notizia o una discussione, gustarne i commenti e commentarla a mia volta... come fare?

twitter

Cominciai ad utilizzare Twitter avendo l'account registrato da anni ma inutilizzato, e sono durato una settimana scarsa. Per quanto sia una fonte di informazione efficientissima (è considerato il board principale dell'internet) è troppo veloce e troppo pieno di odio e bot per i miei gusti: avevo trovato qualcosa peggiore di Facebook e non era il caso di approfondire il discorso. Oltretutto un limite di 200 caratteri non faceva proprio per me, non puoi esprimere un concetto complesso con così poco spazio.

reddit

La risposta arrivò da Reddit, che considero il migliore fra i social ancora adesso. Ogni subreddit ha il suo argomento di riferimento, ogni utente riceve punti Karma a seconda di quanto i suoi commenti vengono votati positivamente (upvotati), una persona con tanto Karma è quindi considerata autorevole in quello che scrive. Un buon modo per tenere a bada i troll e i bot che invece ricevono solitamente downvotes, andando col Karma in negativo, in modo che l'utente medio possa riconoscerne “i meriti” a colpo d'occhio ed ignorarli. Senza accorgermene ero tornato nel mondo dei forum, anche se in una sua incarnazione decisamente più evoluta.

Proprio grazie a Reddit vengo a sapere della faccenda di Musk e Twitter... sviluppando pareri discordanti fra loro. Se da un lato sono contento quando viene bannato un complottista o un omofobo, dall'altro ritengo sbagliato che non possa esprimere la sua opinione e coprirsi di ridicolo. Se da sempre apprezzo Elon Musk per i suoi razzi ed altri progetti visionari, è anche vero che il magnate sudafricano si è fatto delle sparate talmente assurde in varie occasioni da essere catalogato definitivamente come un cretino con tanti soldi. 2 punti positivi e 2 negativi si annullano a vicenda, e così mi sono trovato d'accordo con la sua idea di riportare gentaglia come Trump sul social più utilizzato al mondo e sbloccare il ban a tutti: il potenziale memico era pressoché infinito, uno spettacolo offerto coi soldi suoi per giunta. È proprio grazie a queste decisioni che da una settimana Twitter sta vivendo una sua apocalisse personale, i bot scorrazzano senza controllo e la gente è tenuta a pagare 8$ per una spunta blu che confermi l'ufficialità del profilo, anche se questa è assolutamente inconsistente rispetto alla realtà. Tutta da ridere la notizia dell'account fake di una azienda farmaceutica che annuncia insulina gratis per tutti tramite tweet, facendo perdere punti in borsa alla reale azienda che per correre ai ripari usa lo stesso sistema di comunicazione per spiegare l'accaduto. Ma il danno è fatto, milioni di dollari sono andati in fumo, dipendenti verranno licenziati ed il disastro è manifesto a tutti. Il resto di internet sghignazza.

musk

Forse anche Zuckenberg, che dal canto suo ha bruciato cifre pazzesche dietro ad un Metaverso inutile, si è fatto una risata per coprire il fallimento di Facebook che ormai è una piattaforma per 50enni boccaloni mentre i giovani (e persino i politici!) si sono trasferiti su TikTok. E YouTube? Beh anche lui se la passa male. Sommerso dalla pubblicità sta finalmente conoscendo le ire della sua utenza, ma tanto le lamentele restano inascoltate e gli youtubers più prolifici devono affidarsi ad altri metodi per racimolare soldi, inserendo attivamente altra pubblicità all'interno dei loro video o facendo l'elemosina (non nel senso brutto del termine, intendiamoci) tramite Patreon e Ko-fi.

In tutta questa ammucchiata di colossi informatici guidati da ricchi bizzarri che giocano a Monopoly, fra una brutta figura ed un disservizio ci siamo noi utenti. Noi che troppe volte abbiamo cliccato su “Accetto Termini&Condizioni” lanciando i nostri dati personali e tutto quello che pubblichiamo su dei server da qualche parte nel mondo, senza sapere cosa effettivamente viene fatto di questi dati e perché. Sicuramente uno degli scopi è venderci qualcosa tramite la pubblicità, sempre più invasiva e mirata. Ma è il prezzo da pagare se vuoi restare sui social e connesso col mondo... oppure esiste una alternativa?

fediverse

È così che ho scoperto il FEDIVERSO. Una federazione di servizi senza scopo di lucro, basati su sistemi open source e con una idea di fondo etica e pratica: niente profilazione dei dati, privacy assicurata, nessuna pubblicità, nessuna corporazione che mette il timbro sui tuoi media, niente algoritmi, niente premium. Quello che fai non è in vendita. Nel Fediverso invece di avere tutto in un solo cesto trovi una soluzione decentralizzata: ogni server è autogestito senza dipendere da una rete unificata, ogni istanza ha le sue regole di convivenza, ogni utente ha aderito ad un preciso statuto. Per dirla più semplice, se vuoi un social basato sul tuo condominio ora puoi crearlo. Ti piace Twitter e la sua idea di microblogging? Esiste Mastodon, meno stressante della sua controparte corporativa con l'uccellino blu e senza pubblicità e bot. Quando scegli una istanza Mastodon è perché aderisci alle sue regole interne di etica e moderazione, quindi sai di essere fra amici. Adori mettere foto su Instagram? Eccoti PixelFed, una sorta di Instagram ma con licenza CreativeCommons. Vuol dire che le foto che pubblichi non appartengono ad un colosso informatico che può farne quello che vuole solo perché le hai caricate su un suo servizio, ma portano il tuo nome e chi le usa deve riconoscertene la creazione. Non male eh? Forse quello che può scoraggiare molti ad adottare la mia stessa voglia di approdare sul Fediverso è la certezza quasi matematica di non trovare (al momento) i propri amici sui social liberi, ma potrebbe essere solo questione di tempo. Se Musk, Zuckenberg ed altri ci stanno insegnando qualcosa è che i loro servizi sono senz'anima e senza scopo, se non quello di farli guadagnare ancora di più sfruttandoci.

Vedo in tutto ciò una grande occasione per Internet e chi lo popola. Magari a molti non interessa la propria privacy ed il perché viene tempestato da chiamate ed email a scopo pubblicitario (forse non dovevi permettere i cookies su quel certo sito?), ma per quanto mi riguarda mi sento a casa. Ho sempre bazzicato nel mondo di Linux e dell'Open Source, ritenendo il software una cosa talmente volatile da non poter essere marchiata da qualcuno solo perché ha i soldi per comprarne l'idea. E lo stesso vale per i miei dati, oggi più che mai importanti per il mio senso di libertà. Per questi motivi mi sono fidato anche di NoBlogo ed ho aperto questo spazio. Posso fidarmi. Posso pubblicare scritti senza temere un algoritmo che venda le mie idee o mi banni senza preavviso.

Sono tornato a scrivere alle mie condizioni, ed era anche ora.