📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Replica di Dio 1Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti. 2Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. 3È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. 4Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».

INVETTIVE

Contro l'ingordigia e l'ingiusto guadagno 5La ricchezza rende perfidi; il superbo non sussisterà, spalanca come gli inferi le sue fauci e, come la morte, non si sazia, attira a sé tutte le nazioni, raduna per sé tutti i popoli. 6Forse che tutti non lo canzoneranno, non faranno motteggi per lui? Diranno: «Guai a chi accumula ciò che non è suo, – e fino a quando? – e si carica di beni avuti in pegno!». 7Forse che non sorgeranno a un tratto i tuoi creditori, non si sveglieranno e ti faranno tremare e tu diverrai loro preda? 8Poiché tu hai saccheggiato molte genti, gli altri popoli saccheggeranno te, perché hai versato sangue umano e hai fatto violenza a regioni, alle città e ai loro abitanti. 9Guai a chi è avido di guadagni illeciti, un male per la sua casa, per mettere il nido in luogo alto e sfuggire alla stretta della sventura. 10Hai decretato il disonore alla tua casa: quando hai soppresso popoli numerosi hai fatto del male contro te stesso. 11La pietra infatti griderà dalla parete e la trave risponderà dal tavolato.

Contro la violenza e la crudeltà 12Guai a chi costruisce una città sul sangue, ne pone le fondamenta sull’iniquità. 13Non è forse volere del Signore degli eserciti che i popoli si affannino per il fuoco e le nazioni si affatichino invano? 14Poiché la terra si riempirà della conoscenza della gloria del Signore, come le acque ricoprono il mare. 15Guai a chi fa bere i suoi vicini mischiando vino forte per ubriacarli e scoprire le loro nudità. 16Ti sei saziato d’ignominia, non di gloria. Bevi anche tu, e denùdati mostrando il prepuzio. Si riverserà su di te il calice della destra del Signore e la vergogna sopra il tuo onore, 17poiché lo scempio fatto al Libano ricadrà su di te e il massacro degli animali ti colmerà di spavento, perché hai versato sangue umano e hai fatto violenza a regioni, alle città e ai loro abitanti.

Contro l'idolatria 18A che giova un idolo scolpito da un artista? O una statua fusa o un oracolo falso? L’artista confida nella propria opera, sebbene scolpisca idoli muti. 19Guai a chi dice al legno: «Svégliati», e alla pietra muta: «Àlzati». Può essa dare un oracolo? Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento, ma dentro non c’è soffio vitale. 20Ma il Signore sta nel suo tempio santo. Taccia, davanti a lui, tutta la terra!

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Approfondimenti

Replica di Dio 2,1-4 L'oracolo contiene l'annuncio del profeta (v. 1) e la parola di Dio, che impartisce un ordine (v. 2), ne dà il motivo (v. 3) e formula la sentenza, la quale è la chiave d'interpretazione di tutto il libretto. Viene ribadito il principio della retribuzione temporale.

v. 1. Il versetto descrive la preparazione psicologica del profeta, che attende la rivelazione divina. «stare sulla fortezza» significa ricevere l'oracolo dall'alto dopo una lunga attesa, espressa con l'immagine della sentinella (cfr. Ger 28,11s.; 42,7) e col verbo «spiare» (cfr. Mic 7,7; Sal 5,4; 130,7).

v. 2. L'ordine di scrivere la visione, cioè il responso del v. 4 (cfr. Is 8,1; 30,8; Ger 30,2; Ez 37,16), su tavolette di legno, pietra o bronzo (cfr. Ez 37,16; Gb 19,23s.), ha lo scopo di rendere possibile la moltiplicazione delle copie, perché tutti ne possano essere informati.

  1. La parola di Dio (visione) personificata possiede una intrinseca efficacia, perché compie ciò che significa, per cui vale la pena di attenderne con fiducia la realizzazione.

  2. La sentenza divina redatta in forma lapidaria, antitetica, possiede un dono anonimo e misterioso, di portata generale, che riassume bene la teologia dell'alleanza. «colui che non ha l'animo retto»: è colui che, pur accettando le prescrizioni divine, non le mette in pratica, pecca di orgoglio e perciò è votato all'insuccesso e alla rovina (cfr. Sal 1,4s.; 35,5; Gb 21,18). La fede caratteristica dell'uomo giusto, è la fiducia in Dio e la fedeltà alla sua legge, considerata come causa di ogni successo. Applicata in concreto alla questione posta nel v. 1,13, l'oracolo afferma che l'empio oppressore caldeo e anche gli iniqui Giudei andranno in rovina, mentre i giusti Giudei sopravvivranno alla calamità (cfr. Dt 30,15; Prv 10,27; 11,19; 13,12.14; 14,27; 15,24). Il termine ebraico per fede ('emûnah) deriva da una radice verbale ('mn) che indica fermezza, sicurezza e stabilità. Nella forma bifil il verbo significa: appoggiarsi su JHWH, fidarsi di lui, aver fede in lui. Questo è il significato dei testi che riguardano la fede di Abramo (Gn 15,6), del popolo nel deserto (Es 14,31; 19,9; Nm 14,11; Dt 1,32) e soprattutto del sacro resto al tempo di Isaia (Is 7,9; 30,15; 28,16). Il sostantivo 'emûnah implica la fede e la fedeltà, cioè l'accettazione della parola di Dio (cfr. Ger 7,28), l'osservanza delle prescrizioni morali e la rettitudine della vita religiosa in un contesto di fedeltà e costanza (cfr. Ger 5,1.3). Questo testo di Abacuc è citato letteralmente in Eb 10,36.39 e, in un senso approfondito a partire dalla versione dei LXX, in Rm 1,17 e Gal 3,11. Paolo spiega il testo in senso individuale, mentre nell'originale esso si applica a tutto il popolo in senso comunitario. La vita diventa in Paolo la salvezza escatologica, mentre la fede-fedeltà si identifica con la fede in Gesù Cristo morto e risorto per la redenzione degli uomini.

INVETTIVE 2,5-20 Una serie di cinque imprecazioni denuncia le malefatte dell'oppressore e ne minaccia la punizione. Le invettive presentano tutte la stessa formula; esse iniziano con l'espressione «guai», quindi descrivono metaforicamente la colpa, cui fa seguito, secondo la legge del contrasto, l'annuncio di un castigo. Il contenuto non è originale, essendo una requisitoria contro la politica di rapacità e violenza praticata probabilmente dalla nazione caldea (cfr. Is 5,8-24; Mic 2,1ss.; Ger 22,13-18). Il brano rappresenta un'amplificazione dei propositi espressi nei vv. 1,11; 2,4. Il crudele e superbo Babilonese non sussisterà e pagherà secondo giustizia i suoi eccessi.

Contro l'ingordigia e l'ingiusto guadagno 2,5-11 Dopo un preludio (vv. 5-6a) cui viene esposto il principio secondo il quale l'orgoglio non avvantaggia l'uomo, viene pronunciato il primo «guai» contro coloro che per ammucchiare ricchezze, derubano gli altri (vv. 6b-8). Il secondo «guai» è per coloro che si fanno una posizione onorevole con acquisti illeciti (vv. 9-11). Probabilmente viene denunciata l'incontenibile avidità dei Caldei e la loro sfrenata ambizione, che non rifugge dall'usare mezzi ingiusti per appagarla.

v. 5. L'introduzione ai «guai» sottolinea l'insaziabilità di rapina e di conquiste propria del Caldeo, paragonata a quella degli inferi e della morte. Il luogo sotterraneo, dove sono raccolti i defunti, è talvolta simbolo di voracità e viene presentato in modo antropomorfico come una persona che ha una bocca e una gola insaziabili (cfr. Is 5,14; Prv 27,20; 30,15s.). «La ricchezza»: è la lezione di 1QAh; il TM legge «vino».

v. 6. Le invettive sono considerate come appartenenti al genere sapienziale, perché sono proferite in termini velati, che hanno bisogno di essere interpretati (cfr. Is 14,4; Mic 2,4). Il primo «guai» riguarda l'avidità del Caldeo che impossessandosi dei beni altrui mediante rapine, stragi e violenze, ne diventa debitore, quasi gli fossero stati prestati. A questo titolo egli sarà a suo turno preda dei popoli spogliati, che diventano suoi inesorabili creditori. Viene così applicata la legge del taglione (v. 7).

v. 8. Dalla metafora si passa alla dura realtà. La «regione» e la «città» hanno un significato collettivo e generale (cfr. Ger 46,8).

v. 9. La seconda invettiva è diretta contro gli sfruttatori, che fanno illeciti profitti. Vengono descritti con la metafora satirica dell'uccello, che per mettere al sicuro il nido, lo va a porre molto in alto (cfr. Is 14,13; Ger 22,13-17; 49,16; Nm 24,31). La «casa» è la dinastia caldea e insieme il territorio da essa occupato.

v. 11. Immagine originale: le pietre delle pareti domestiche e le travi del soffitto delle case costruite con beni male acquistati, accusano, quasi fossero delle persone, l'empio usurpatore.

Contro la violenza e la crudeltà 2,12-17 La terza invettiva è diretta contro coloro che praticano una politica violenta (vv. 12-14). I vv. 13s. sembrano essere un'addizione. La quarta minaccia è rivolta contro coloro che ubriacano gli altri per umiliarli; saranno ripagati secondo la legge del taglione (vv. 15-17).

v. 12. Viene usata la metafora di colui che costruisce una casa sopra il «sangue», cioè con il cadavere di un sacrificio umano (cfr. Ger 22,13; Gs 6,26; 1Re 16,34).

v. 13. Dio vuole che le nazioni pagane, giunte al vertice della gloria ricadano nel nulla, perché sopraffatte da altre (cfr. Ger 51,58). I popoli si avvicendano sul quadrante della storia, secondo un precostituito piano divino.

v. 14. Il versetto è una citazione di Is 11,9 (cfr. Nm 14,21; Is 6,3; Sal 72,19). L'umiliazione del conquistatore babilonese farà conoscere la potenza del Signore, trionfatore di tutto e di tutti.

v. 15. Il versetto si ispira al racconto dell'ubriachezza di Noè (cfr. Gn 9,20), che denudatosi divenne oggetto di scherno da parte del figlio Cam. Il cinismo del conquistatore giunge fino al punto di ubriacare i popoli per umiliarli (cfr. Ger 51,7).

v. 16. «il calice della destra del Signore» è simbolo del castigo che colpisce gli empi (cfr. Is 51,17-21; Ger 25,1.15-29; 49,12; Ez 23,32ss.; Sal 60,5; 75,9). Il Caldeo ubriacato a sua volta, è coperto di infamia a causa della nudità, ciò che è motivo di vergogna (cfr. Gn 2,25; Nm 3,5), e a causa della incirconcisione, segno della non appartenenza al popolo dell'alleanza.

v. 17. Si allude alla distruzione della vegetazione, del bestiame e degli abitanti operata dal Caldeo nei paesi occupati (cfr. Is 14,8; 33,4). Il Libano, conquistato più volte a motivo del suoi cedri, può essere immagine del regno di Giuda (cfr. Is 33,9; Ger 21,14; 22,6s.13ss.20-23).

Contro l'idolatria 2,18-20 La quinta imprecazione, che nella forma si distingue dalle precedenti, è una satira antidolatrica, che sottolinea l'irragionevolezza e l'inutilità del culto degli idoli nello stile usato dagli altri profeti (ctr. Os 8,4ss.; Is 40,18ss.; 41,6s.; 44,9-20; 46,5ss.; Dt 4,28; Ger 2,26ss.; 10,2-6; 1Re 18,25-28).

v. 20. La maestà dell'unico Dio si oppone agli idoli senza vita. «il suo santo tempio» può indicare la dimora di Dio in Gerusalemme o forse, meglio, la sede celeste, dalla quale esce il Signore (cfr. Ab 3,2ss.; Dt 26,15; Is 40,22; 1Re 8,20; Sal 11,4ss.). Il riverente silenzio di tutta la terra prepara la successiva teofania.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Abacuc – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Titolo 1Oracolo ricevuto in visione dal profeta Abacuc.

DIALOGO TRA IL PROFETA E DIO

Primo lamento di Abacuc 2Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? 3Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. 4Non ha più forza la legge né mai si afferma il diritto. Il malvagio infatti raggira il giusto e il diritto ne esce stravolto.

Risposta divina 5«Guardate fra le nazioni e osservate, resterete stupiti e sbalorditi: c’è chi compirà ai vostri giorni una cosa che a raccontarla non sarebbe creduta. 6Ecco, io faccio sorgere i Caldei, popolo feroce e impetuoso, che percorre ampie regioni per occupare dimore non sue. 7È feroce e terribile, da lui sgorgano il suo diritto e la sua grandezza. 8Più veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, più agili dei lupi di sera. Balzano i suoi cavalieri, sono venuti da lontano, volano come aquila che piomba per divorare. 9Tutti, il volto teso in avanti, avanzano per conquistare. E con violenza ammassano i prigionieri come la sabbia. 10Si fa beffe dei re, e dei capi se ne ride; si fa gioco di ogni fortezza: l’assedia e la conquista. 11Poi muta corso come il vento e passa oltre: si fa un dio della propria forza!».

Secondo lamento del profeta 12Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo! Signore, tu lo hai scelto per far giustizia, l’hai reso forte, o Roccia, per punire. 13Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l’oppressione, perché, vedendo i perfidi, taci, mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui? 14Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come animali che strisciano e non hanno padrone. 15Egli li prende tutti all’amo, li pesca a strascico, li raccoglie nella rete, e contento ne gode. 16Perciò offre sacrifici alle sue sciàbiche e brucia incenso alle sue reti, perché, grazie a loro, la sua parte è abbondante e il suo cibo succulento. 17Continuerà dunque a sguainare la spada e a massacrare le nazioni senza pietà?

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Approfondimenti

Titolo 1,1 1, 1. «Oracolo»: lett. «peso», termine usato per indicare sentenze contenenti minacce (cfr. Ger 23,33-40). La «visione» indica una rivelazione divina, prescindendo dal modo in cui essa viene fatta. La combinazione di «oracolo» e «visione» si trova anche in Na 1,1.

DIALOGO TRA IL PROFETA E DIO 1,2-2,4 In un dittico ben costruito in forma di dialogo che ricorda le confessioni di Geremia (cfr. Ger 11,18-12,6), viene esposta la duplice richiesta di spiegazione del problema del male (1,2-4.12-17) e la duplice risposta divina, che suscita nuovi interrogativi (1,5-11; 2,1-4).

Primo lamento di Abacuc 1,2-4 Angosciato davanti al trionfo dell'empietà e dell'ingiustizia il profeta si rivolge a Dio chiamandolo in aiuto, siccome egli sembra indifferente di fronte alla triste situazione, ed espone le miserie di cui soffre. I termini generali potrebbero alludere a delle circostanze internazionali, ma è preferibile applicarli alla situazione interna della Giudea. Il profeta parla a nome del suo popolo (cfr. Ger 10,23s.; 14,2-9.19-22) e dei giusti oppressi, di cui diventa il portavoce (cfr. Is 37,4; Ger 37,3; 1Re 13,6).

v. 2. «Fino a quando»: espressione di supplica o rimprovero dettata dall'impazienza; è frequente nei salmi di lamentazione (cfr. Sal 13,2s.; 62,4; Ger 12,4); viene messo in questione l'atteggiamento di Dio riguardo al male.

v. 3. Viene designata la condotta dell'oppressore, che potrebbe essere il re di Giuda Ioiakim e le classi dirigenti del paese.

v. 4. La legge è ciò che è ordinato da Dio; la giustizia è l'osservanza dei precetti divini (cfr. Am 5,7.10.12; Is 5,7; Mic 3,11).

Risposta divina 1,5-11 Senza entrare in merito alla domanda del profeta Dio annuncia un imminente mutamento politico, cioè la venuta dei Caldei (v. 5), che con una marcia fulminea invaderanno il paese (vv. 6-10). Nel v. 11 si trova una velata minaccia contro lo straniero. Questo fatto inaudito e incredibile pone un nuovo problema, che induce a riflettere.

v. 5. «una cosa»: lett. «un'opera»; viene designato con questo termine un intervento di Dio nella creazione e nella storia (cfr Is 5,12; 45,11; Dt 32,4; Gb 36,24; Sal 44,2; 64,10; 77,13). Si tratta qui dell'invio di un popolo pagano, che sarà lo strumento della giustizia divina (cfr. Am 3,11; Is 10,5-27; Ger 5,14-19; 25,1-13; 27,6-22; 51,20-23).

v. 6. La Caldea era una provincia della Babilonia meridionale. Nel 626 Nabopolassar rese il regno di Babilonia indipendente dall'Assiria. Caduta Ninive nel 612 e battuti gli Assiri aiutati dagli Egiziani a Carchemis nel 605 a.C., i Caldei (Babilonesi) iniziarono l'invasione della Siria-Palestina (cfr. Ger 46,2; 2Re 25,4.10.13).

vv. 7-8. I Babilonesi, non riconoscendo né Dio né altri sovrani, attribuiscono alla propria potenza i successi militari. La rapida ed efficace descrizione delle avanzate e conquiste belliche e le immagini violente usate per rappresentarle, evocano lo spettro della feroce dominazione assira. L'invasione del Caldeo, assimilato al nemico mitico e invincibile che viene dal nord (cfr. Gl 2,20; Ger 1,14; 4,6s.; Ez 38), assume delle proporzioni sovrumane. L'attenzione del profeta è rivolta soprattutto alla cavalleria.

v. 9. Il testo è incerto. Il «vento d'oriente», cioè quello del deserto che dissecca tutto, simboleggia qualche volta l'invasione che viene dall'est (cfr. Os 2,2; 13,15; Ger 18,17; Ez 17,10s.). La sabbia è un'immagine corrente che indica la moltitudine (cfr. Gn 22,17; 1Re 4,20).

v. 10. I re vinti sono quello di Ninive conquistata nel 612 a.C., il figlio suo Assur-Uballit sconfitto nel 609 e il faraone Necao battuto nel 605. Le piazzeforti venivano assalite dai Babilonesi mediante scarpate e terrapieni.

v. 11. Il versetto ammette diverse interpretazioni. La potenza militare è paragonabile al vento che passa e non ritorna più. I Caldei conquistatori dei popoli pongono la loro fiducia nelle proprie forze, quindi peccano di empietà; di conseguenza la loro gloria sparirà.

Secondo lamento del profeta 1,12-17 Poco soddisfatto della prima risposta, il profeta rivolge un nuovo appello a Dio (vv. 12s.) descrivendo i mali di cui soffre il popolo da parte dell'empio (vv. 14-17). Il modo come Dio governa gli uomini è quanto mai oscuro, perché rimangono impuniti i misfatti dell'iniquo.

v. 12. Il versetto è interpretato in modo diverso, dato che si può riferire ai Caldei o agli abitanti di Giuda. Gli epiteti innici dati a Dio mettono in rilievo la distanza che esiste tra la potenza di Dio e l'uomo che si lamenta e fa un'appassionata professione di fede (cfr. Sal 80,2; Is 37,16; Ger 14,8; 32,17-22). «fin da principio»: si riferisce al tempo dell'esodo e della marcia attraverso il deserto. «non moriremo»: versione originale del testo ebraico «tu che non puoi morire», riferito a Dio. Gli scribi ebrei hanno corretto il testo, perché ritenuto offensivo per il Signore. «lo hai scelto... reso forte»: il singolare sembra avere un senso collettivo e riferirsi al Caldeo, inviato in Palestina per un'opera passeggera di punizione.

v. 13. Sembra che Dio lasci indisturbati gli empi; il problema è presentato in termini generali, ma applicabili ai Caldei, che con la loro perfidia oltrepassano i limiti loro assegnati da Dio nell'opprimere il giusto, cioè il popolo eletto. Una vittoria illimitata dell'avversario mette in dubbio gli attributi divini della santità e della giustizia.

v. 14. A Dio, apostrofato direttamente, viene attribuita una severa condotta verso gli uomini (cioè i Giudei), paragonati ai pesci e ai rettili lasciati in balia di chi li vuole pigliare (cfr. Ger 16,16; Ez 12,13; 17,20; 29,4s.; 32,3), cioè conquistare militarmente.

v. 15. L'iniquo comportamento è ora attribuito al conquistatore caldeo, che usa tre strumenti per la pesca (amo, giacchio, rete).

v. 16. I Caldei rendevano un culto alle loro armi vittoriose simboleggiate dalla rete e alla pari di altri popoli veneravano gli stendardi, la spada. Ma il significato profondo del culto è che si inorgoglivano della loro potenza ritenuta divina, invece di considerarsi come strumenti nelle mani di Dio.

v. 17. L'interrogazione, che richiama il v. 2, equivale a una supplica (cfr. il v. 13b). La prepotenza si riferisce ai continui successi militari dei Caldei.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Abacuc – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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I peccati della capitale 1Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine, che non cessa di depredare! 2Sibilo di frusta, fracasso di ruote, scalpitìo di cavalli, cigolìo di carri, 3cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade, scintillare di lance, feriti in quantità, cumuli di morti, cadaveri senza fine, s’inciampa nei cadaveri. 4È per le tante seduzioni della prostituta, della bella maliarda, della maestra d’incanti, che faceva mercato dei popoli con le sue tresche e delle nazioni con i suoi incantesimi. 5«Eccomi a te – oracolo del Signore degli eserciti –: alzerò le tue vesti fin sulla faccia e mostrerò alle nazioni la tua nudità, ai regni le tue vergogne. 6Ti getterò addosso immondizie, ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio. 7Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te e dirà: “Ninive è distrutta! Chi la compiangerà? Dove cercherò chi la consoli?”.

Fine inevitabile 8Sei forse più forte di Tebe, adagiata sui canali del Nilo, circondata dalle acque? Per baluardo aveva il mare e per bastione le acque. 9L’Etiopia e l’Egitto erano la sua forza che non aveva limiti. Put e i Libi erano i suoi alleati. 10Eppure anch’essa fu deportata, andò schiava in esilio. Anche i suoi bambini furono sfracellati ai crocicchi di tutte le strade. Si spartirono a sorte i suoi nobili e tutti i suoi grandi furono messi in catene. 11Anche tu berrai fino a ubriacarti e ti sentirai venir meno, anche tu cercherai scampo dal nemico. 12Tutte le tue fortezze sono come alberi di fico carichi di frutti primaticci: appena scossi, cadono in bocca a chi li vuole mangiare. 13Ecco il tuo popolo: in te vi sono solo donne; si spalanca la porta della tua terra ai nemici, il fuoco divora le tue sbarre. 14Attingi acqua per l’assedio, rinforza le tue difese, pesta l’argilla, impasta mattoni, prendi gli stampi. 15Eppure il fuoco divorerà te, ti sterminerà la spada, anche se ti moltiplicassi come le cavallette, se diventassi numerosa come le locuste, 16e moltiplicassi i tuoi mercanti più che le stelle del cielo. La cavalletta mette le ali e vola via! 17Quelli che ti controllano sono come le locuste, i tuoi funzionari come sciami di cavallette, che si annidano fra i muretti quando è freddo, ma quando spunta il sole si dileguano e non si sa dove siano andate.

Ironico lamento 18Re di Assur, i tuoi pastori dormono, si riposano i tuoi eroi! Il tuo popolo è disperso per i monti e nessuno lo raduna. 19Non c’è rimedio per la tua ferita, incurabile è la tua piaga. Chiunque sentirà tue notizie batterà le mani. Perché, su chi non si è riversata senza tregua la tua crudeltà?».

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Approfondimenti

I peccati della capitale 3,1-7 Brano di singolare efficacia, drammatico e conciso, in cui si descrive per la seconda volta la caduta di Ninive. Esso comprende una minaccia (v. 1), l'evocazione del castigo (vv. 2-3), un'accusa di colpa (v. 4), la sentenza ed esecuzione del castigo (vv. 5-6) e una lamentazione (v. 7).

v. 1. Minaccia contro la città, che si macchia di stragi, frodi e rapine. La ferocia degli Assiri era proverbiale nel mondo antico.

vv. 2-3. Il profeta ci fa assistere all'ultimo assalto contro Ninive (cfr. 2,2-11). L'azione furibonda degli assalitori è evocata mediante la ripetizione di sostantivi dagli effetti sonori, mediante fugaci visioni, e la presenza ossessiva dei cadaveri.

v. 4. La colpa di Ninive è chiamata «prostituzione». In Osea (1,2; 4,12; 9,1) il termine indica l'infedeltà del popolo d'Israele di fronte a Dio; qui designa l'attrazione nefasta e la seduzione che l'Assiria esercitò sugli altri popoli a causa dei suoi sogni di grandezza e di dominazione.

v. 5. Dio applica all'Assiria il castigo delle donne adultere (cfr. Os 2,5; Ez 16,36-43; 23,25-30). Era motivo di profonda umiliazione l'essere costretto a mostrare in pubblico le parti intime del corpo (cfr. Os 5,12; Ger 13,22.26; Is 47,2s.). La vergogna designa metaforicamente il fallimento dell'imperialismo assiro sulla scena mondiale.

v. 6. Le immondezze, oltre agli escrementi, potrebbero significare anche gli idoli (cfr. Ger 16,18; 1Re 15,12).

v. 7. Dio stesso è incapace di trovare qualcuno che consoli Ninive, cioè faccia lamenti sulla sua sorte e le mostri simpatia. È il sommo della sventura e l'espressione più eloquente della gioia maligna per la distruzione della città.

Fine inevitabile 3,8-17 La rovina di Ninive è annunciata in modo ironico mediante due esempi storici: la caduta di Tebe, capitale dell'Egitto, ritenuta inespugnabile (vv. 8-11), e la demolizione delle fortezze assire ben munite (vv. 12-15). Infine l'immagine delle cavallette è usata per descrivere la distruzione totale della metropoli (vv. 16-17).

vv. 8-9. Ammirata e iperbolica presentazione di Tebe, capitale egiziana del nuovo impero, ben protetta dalle acque, celebre per potenza, ricchezza e munificenza di templi e palazzi. Il «mare» designa il Nilo (cfr. Is 19,5). Ninive, cui è rivolto il discorso secondo un procedimento retorico, è invitata a tirare una conclusione dalla sorte di Tebe, che fu difesa dal faraone Toharka, appartenente alla XXV dinastia, originario dell'Etiopia, cioè della Nubia. Put sembra designare la Somalia (cfr. Ger 46,9; Ez 39,9).

v. 10. Tebe fu saccheggiata dall'Assiria nel 667 a.C. e poi occupata nel 663. Le conseguenze della vittoria del nemico sono l'uccisione dei bambini, barbaro costume semitico tendente alla decimazione della futura popolazione (cfr. 2Re 8,12; Os 10,14; 14,1; Is 13; 16; Sal 137,9), la deportazione degli abitanti e l'incarcerazione dei notabili.

v. 11. Il disastro di Ninive è annunciato con l'immagine dell'ebbrezza che induce uno stato di ebetudine e delirio (cfr. Is 29,9; 51,21; Ger 25,15ss.; Ez 23,33; Lam 4,21).

v. 12. Ninive è matura per cadere, poiché le sue fortezze non hanno resistito davanti agli assalti dell'esercito babilonese. L'immagine dei fichi primaticci che cadono esprime bene l'inconsistenza delle fortificazioni assire. Si allude forse all'occupazione delle piazzeforti di Tarbis e Assur avvenuta nel 614 a.C. da parte dei Babilonesi.

v. 13. Il paragone del popolo con le donne è dispregiativo, secondo le idee del tempo (cfr. Is 19,16; Ger 49,22; 50,37; 51,30) e sottolinea la debolezza della difesa della città. E un paragone topico, perché di fatto i difensori di Ninive sostennero coraggiosamente l'assedio per due anni.

v. 14. Ironico invito rivolto alla capitale, perché si prepari all'assedio. Il problema dell'approvvigionamento d'acqua, molto abbondante a Ninive, rivela un punto di vista palestinese, non conforme alla situazione mesopotamica. I mattoni cotti al sole, principale materiale edilizio in Assiria-Babilonia, erano necessari per riparare le mura rovinate dagli arieti di guerra.

vv. 15b-17. L'immagine delle cavallette (cfr. Gdc 6,5; Ger 46,23), che sciamano numerose nel paese rimanendo aggrappate al muro durante le notti fredde e che volano via appena sopraggiunge il giorno senza lasciare traccia di sé, descrive in modo brillante la totale distruzione della città.

Ironico lamento _3,18-19 Oracolo di scherno in forma di finta lamentazione sulla città, la cui rovina è paragonabile a una piaga inguaribile e a una ferita irrimediabile.

v. 18. Naum vede per anticipazione i capi e i guerrieri di Assur addormentati nel sonno della morte (cfr. Is 14,18; Sal 13,41) e il popolo in fuga (cfr. 1Re 22,17).

v. 19. Parla un rappresentante del popolo ebraico, che applaude lieto alla sconfitta, considerata una liberazione.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Naum – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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1Ecco sui monti i passi d’un messaggero che annuncia la pace! Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti, poiché il malvagio non passerà più su di te: egli è del tutto annientato.

LA CADUTA DI NINIVE

Assalto alla città 2Contro di te avanza un distruttore. «Monta la guardia alla fortezza, sorveglia le vie, cingi i tuoi fianchi, raccogli tutte le forze». 3Infatti il Signore restaura il vanto di Giacobbe, rinnova il vanto d’Israele, anche se i briganti li hanno depredati e saccheggiano i loro tralci. 4Lo scudo dei suoi prodi rosseggia, i guerrieri sono vestiti di scarlatto, come fuoco scintillano i carri di ferro pronti all’attacco, si brandiscono le lance. 5Per le vie avanzano i carri, scorrazzano per le piazze, il loro aspetto è come di fiamma, guizzano come saette. 6Si fa l’appello dei più coraggiosi, che accorrendo si urtano: essi si slanciano verso le mura, la copertura di scudi è formata. 7Le porte dei fiumi si aprono, la reggia trema tutta. 8La Signora è condotta in esilio, le sue ancelle gemono con voce come di colombe, percuotendosi il petto. 9Ninive è sempre stata come una vasca piena d’acqua, ma ora le acque sfuggono. «Fermatevi! Fermatevi!», ma nessuno si volta. 10«Saccheggiate l’argento, saccheggiate l’oro». Ci sono tesori infiniti, ammassi d’oggetti preziosi! 11Devastazione, spoliazione, desolazione; cuori scoraggiati, ginocchia vacillanti, brividi ai fianchi, su tutti i volti il pallore. 12Dov’è la tana dei leoni, il luogo dove venivano nutriti i leoncelli? Là si rifugiavano il leone, la leonessa e i leoncelli e nessuno li disturbava. 13Il leone sbranava per i suoi piccoli, azzannava per le sue leonesse; riempiva i suoi covi di preda, le sue tane di rapina. 14«Eccomi a te – oracolo del Signore degli eserciti –: manderò in fumo la tua moltitudine e la spada divorerà i tuoi leoncelli. Distruggerò dalla terra le tue prede, non si udrà più la voce dei tuoi messaggeri».

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Approfondimenti

v. 1. Oracolo di consolazione rivolto direttamente a Giuda, invitato a celebrare con gioia la vittoria di Dio (cfr. Is 52,7; Zc 9,10). La «pace» è l'insieme di beni che procurano la sicurezza e la felicità (cfr. Is 32,17ss.; Sal 85,9s.). Le «feste» sono celebrazioni che esaltano la salvezza operata da Dio (cfr. Is 9,2; 24,14; 65,18; Sof 3,14s.). «il malvagio» è il re assiro, Sennacherib, che invase il paese nel 701 a.C., e rappresenta il tipico tiranno universalmente odiato.

LA CADUTA DI NINIVE 2,2-3,19 Con varie forme letterarie viene descritta la rovina della capitale assira. Due quadri, uno descrittivo (2,2-11) e l'altro oracolare di condanna (3,1-7) presentano la presa della città. Due immagini, la caverna dei leoni (2,12-14) e l'invio delle cavallette (3,15b-17) sono usate negli oracoli diretti contro Assur. La distruzione di Ninive si fonda su degli esempi storici: il sacco di Tebe e la caduta delle fortezze assire (3,8-11.12-15). La conclusione contiene una lamentazione ironica (3,18-19). Questa parte del libretto costituisce una delle pagine più belle della lirica ebraica.

Assalto alla città 2,2-14 Viene descritto l'attacco finale contro Ninive (2,3-6), che incapace di contenerlo, apre le porte agli assalitori (v. 7), mentre i cittadini alla rinfusa cercano scampo nella fuga (vv. 8-9) e gli assalitori si impadroniscono delle sue immense ricchezze (vv. 10-11). Segue una satirica lamentazione (vv. 12-13) e un oracolo di giudizio (v. 14). Le scene si succedono in modo rapido e vivace, descritte con tratto impressionistico, con frasi brevi, costruzioni asindetiche ricche di participi e imperativi, assonanze e allitterazioni. Le immagini si succedono con una rapidità allucinante, piene di colori ed emozione. Il poeta parla al presente, ma si tratta probabilmente di una rappresentazione immaginaria, anziché della descrizione di un evento che ha già avuto luogo.

v. 2. Questo versetto sembra fuori posto. Il profeta ironizza chiedendo alla capitale assira di prendere le precauzioni necessarie per far fronte all'imminente assedio; bisogna dar prova di coraggio e intraprendenza.

**v.3 **. La restaurazione di tutto Israele è presentata mediante la classica immagine della vigna (cfr. Is 5,1-7; 27,2; Ger 2,21; 12,10; Ez 17,3-10; Sal 80,9-19). Giacobbe potrebbe indicare il regno di Giuda. Il senso del versetto però rimane ambiguo.

v. 4. L'esercito assalitore è formidabile, esso forma un'immensa macchia di colore in cui domina lo scarlatto; i soldati babilonesi portavano vestiti di colore rosso, nell'intento di propiziarsi la vittoria (cfr. Ez. 23,6; 27,7.24).

v. 5. Splendida descrizione del furore dell'esercito nemico con sfoggio di effetti sonori (cfr. Ger 46,9; 25,16). Le piazze sono quelle che si trovano davanti alle porte all'esterno della città (cfr. Ne 8,1).

v. 6. Probabilmente si tratta di truppe scelte nemiche, che nell'assalto sorprendono la città. «la copertura di scudi» è una specie di scudo collettivo che ai piedi del muro protegge gli assalitori, come si può vedere su un bassorilievo di Ninive, che rappresenta la presa di Lachis da parte di Sennacherib (cfr. 2Re 19,32; Ez 26,8).

v. 7. «Le porte dei fiumi»: Ninive era circondata dal Tigri e dal suo affluente Koser; aperte le chiuse che davano sul fiume, la città viene inondata.

v. 8. Versetto corrotto e difficile; la «regina» è probabilmente la statua di Istar, divinità dell'amore e della guerra, circondata da sacerdotesse piangenti o dalle prostitute sacre. L'idolo è rimosso dal tempio e portato via dal vincitore.

v. 9. Ninive è nominata qui per la prima volta dopo il titolo. Essa è paragonata a una cisterna, che perforata perde le acque (cfr. Ger 2,13; Sal 104,7), cioè i suoi abitanti l'abbandonano in folla. Quasi testimone della disordinata fuga dei difensori e degli abitanti, il poeta con un ordine ripetuto due volte, li scongiura a sospendere la folle corsa.

v. 10. Naum interpella i vincitori, perché si impossessino violentemente delle favolose ricchezze della capitale. Il versetto è ricco di assonanze e allitterazioni.

v. 11. Con i suoni onomatopeici delle parole del primo stico e con immagini classiche viene descritto il panico generale degli abitanti (cfr. Is 8,5-8; 9,17ss.; 13,7; Ez 28,11-19).

vv. 12-13. Lamentazione dal tono satirico, introdotta da una interrogazione retorica, contenente allusioni alla potenza e all'azione devastatrice dell'Assiria. Ninive è paragonata a una tana di leoni, simbolo della forza selvaggia (cfr. Ger 4,7; 49,19; 50,17). Al v. 13 viene descritta la ferocia e voracità dell'impero assiro. Il leone simboleggia il re, i piccoli e le leonesse indicano gli abitanti dell'impero (cfr. Is 5,25-30; 10,27-34; Ger 5,15ss.; 6,1-5; 46,3-10).

v. 14. Oracolo di condanna di fattura classica, in cui l'intervento di Dio espresso in prima persona è seguito dalle inevitabili conseguenze descritte in terza persona. I «messaggeri» sono coloro che erano incaricati di riscuotere i tributi e le tasse dalle nazioni vinte e asservite (cfr. 2Re 18,1-17ss.).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Naum – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Titolo 1Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elkos.

INNO A DIO GIUSTO GIUDICE

Alef 2Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici. 3Il Signore è lento all’ira, ma grande nella potenza e nulla lascia impunito. Bet Nell’uragano e nella tempesta è il suo cammino e le nubi sono la polvere dei suoi passi. Ghimel 4Minaccia il mare e lo rende asciutto, prosciuga tutti i fiumi. Dalet Basan e il Carmelo inaridiscono, anche il fiore del Libano languisce. He 5Davanti a lui tremano i monti, ondeggiano i colli. Vau Si leva la terra davanti a lui, il mondo e tutti i suoi abitanti. Zain 6Davanti al suo sdegno chi può resistere e affrontare il furore della sua ira? Het La sua collera si spande come il fuoco e alla sua presenza le rocce si spezzano. Tet 7Buono è il Signore, un asilo sicuro nel giorno dell’angoscia. Iod Si prende cura di chi si rifugia in lui 8anche quando l’inondazione avanza. Caf Distrugge chi insorge contro di lui, i suoi nemici insegue nelle tenebre.

ROVINA PER COLORO CHE AFFLIGGONO GIUDA

9Che cosa tramate voi contro il Signore? Egli distrugge: non sopravverrà due volte la sciagura, 10poiché, intrecciati come rovi, avvinazzati come ubriachi, saranno consunti come paglia secca. 11Da te è uscito colui che trama il male contro il Signore. 12Così dice il Signore: «Siano pure potenti, siano pure numerosi, saranno falciati e spariranno. Ma se ti ho afflitto, non ti affliggerò più. 13Ora, infrangerò il suo giogo che ti opprime, spezzerò le tue catene». 14Contro di te decreta il Signore: «Nessuna discendenza porterà il tuo nome, dal tempio dei tuoi dèi farò sparire le statue scolpite e quelle fuse, preparerò il tuo sepolcro, poiché non vali nulla».

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Approfondimenti

Titolo 1,1 Il titolo è composto di due elementi. Il libretto viene designato come «Oracolo», lett. «carico, peso», indicante il giudizio contro le nazioni pagane (cfr. Is 13,1; 14,28; 15,1; 17,7) e insieme come «visione», cioè rivelazione divina. Caso unico nella letteratura profetica: la raccolta degli oracoli è detta «libro». Ninive è la capitale del regno di Assiria. Il nome Naum non è frequente nella Bibbia (cfr. Ne 7,7).

INNO A DIO GIUSTO GIUDICE _1,2-8 Composizione acrostica senza introduzione e conclusione, in cui, ogni due righe, inizia una nuova lettera dell'alfabeto ebraico. Però il numero delle lettere non è completo: esso va dalla lettera alef a kaf, eccetto dalet. I limiti del poema sono incerti. L'inno, nel quale si mescolano elementi lirici e retorici, presenta una struttura concentrica. Dio è presentato come vendicatore e misericordioso all'inizio e alla fine (1,2-3a; 7-8), al centro è descritta una solenne teofania (1,3b-6). Il brano, ricco di reminiscenze liturgiche e profetiche si distingue dal resto degli oracoli per lo stile elevato e per l'orizzonte cosmico in cui si situa l'azione divina. È una degna introduzione alle dichiarazioni di giudizio che sono sviluppate nel libro. L'inno è stato probabilmente composto dal profeta, ovvero è stato da lui rielaborato e adattato.

v. 2. Decisa affermazione della «gelosia» e vendetta di Dio, sentimenti antropomorfici, che mettono in rilievo l'intolleranza del male e del peccato da parte di Dio. «Gli avversari» non sono specificati, ma si presume che siano coloro che calpestano i diritti dei servi del Signore (cfr. Dt 32,35s.41).

v. 3. «lento all'ira» significa che Dio rimanda la punizione del male al giorno del giudizio (cfr. Nm 14,18). Immagine originale è quella di Dio che avanzando solleva una nube di polvere (cfr. Dt 28,24; Is 5,24; 29,5).

v. 4. La teofania è descritta mediante riferimenti alla potenza del creatore che organizza il caos originale dominando le acque (Gn 1,9; Is 51,9s.; Sal 74,12-15; 104,7; Gb 26,12) e mediante richiami alla storia d'Israele, in particolare all'esodo dall'Egitto (cfr. Es 14s.). La reazione del cosmo all'apparizione di Dio è indicata con la siccità che colpisce le regioni più fertili della Transgiordania (Basan), della Palestina (Carmelo) e del Libano (cfr. Is 29,17; 33,9; 35,2; 37,24).

v. 5. Le immagini vivide e grandiose degli effetti del terremoto dimostrano l'invincibile potenza di Dio e della sua collera (cfr. Ger 4,24; Sal 46,3s.).

v. 6. Nel versetto si trova un'allusione alle eruzioni vulcaniche (cfr. Is 26,11; Sal 79,5; 83,15; 89,47).

vv. 7-8. Vengono messi in rilievo due aspetti indissociabili dell'atteggiamento divino: la bontà per chi si fida di lui, e la severità, malgrado la sua pazienza, per chi persiste a resistergli (cfr. 1,2.3b). «conosce» significa: si prende cura, protegge (cfr. Am 3,2; Sal 1,6). L'inondazione è un simbolo di estremo pericolo.

ROVINA PER COLORO CHE AFFLIGGONO GIUDA 1,9-2,1 Raccolta eterogenea di sentenze spesso corrotte dal punto di vista testuale, pronunciate in diverse occasioni alternativamente in favore di Giuda (1,9-10.12-13; 2,1-2) e contro Assur e il suo re (1,11.14). Si nota l'uso alternato della seconda e terza persona e il cambiamento continuo dei destinatari e delle immagini. Questi oracoli potrebbero essere raggruppati in due serie parallele, ma nessuna delle due sembra formare un tutto.

vv. 9-10. Versetti oscuri e corrotti testualmente. L'ammonizione sembra diretta contro i Giudei scoraggiati per l'oppressione assira e che dubitano della potenza del Signore. Il profeta annuncia che la sciagura, quella provocata dall'invasione di Sennacherib (701 a.C.) o quella che attende Ninive, non si ripeterà (cfr. 1Sam 26,8; 2Sam 20,10). L'immagine dell'incendio indica probabilmente che l'impero assiro vive i suoi ultimi giorni (cfr. Is 5,24; 10,17; 27,4; 33,11s.; Ger 5,14; 2Sam 23,6).

v. 11. Il v. sembra rivolto contro Ninive (cfr. 2,9; 3,7) che non viene menzionata. Il «consigliere malvagio» è probabilmente Sennacherib, la cui invasione di Giuda ha lasciato un ricordo profondo (cfr. 2Re 18s.).

vv. 12-13. Oracolo di JHWH introdotto, per l'unica volta la salvezza a Giuda in seguito a uno sconvolgimento della politica mondiale. Per il fatto che la fine dell'impero assiro è decisa e annunciata da Dio, essa è considerata come già realizzata. In ebraico i verbi dei versetti sono nella forma del perfetto profetico.

v. 14. Il profeta si rivolge al re di Ninive che rappresenta tutta la nazione e annuncia il castigo deciso da Dio: la sparizione della discendenza dinastica per cui sono soppresse tutte le prospettive d'avvenire, l'abolizione della religione pagana e la profanazione della tomba regale, che era destinata a perpetuare la memoria del defunto sovrano. L'estinzione della dinastia segna il tracollo definitivo di colui che aspirava alla dominazione e alla gloria mondiale.

(cf. STEFANO VIRGULIN, Naum – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Lamento sulla corruzione del popolo 1Ahimè! Sono diventato come uno spigolatore d’estate, come un racimolatore dopo la vendemmia! Non un grappolo da mangiare, non un fico per la mia voglia. 2L’uomo pio è scomparso dalla terra, non c’è più un giusto fra gli uomini: tutti stanno in agguato per spargere sangue; ognuno con la rete dà la caccia al fratello. 3Le loro mani sono pronte per il male: il principe avanza pretese, il giudice si lascia comprare, il grande manifesta la cupidigia, e così distorcono tutto. 4Il migliore di loro è come un rovo, il più retto una siepe di spine. Nel giorno predetto dalle tue sentinelle, il tuo castigo è giunto, adesso è il loro smarrimento. 5Non credete all’amico, non fidatevi del compagno. Custodisci le porte della tua bocca davanti a colei che riposa sul tuo petto. 6Il figlio insulta suo padre, la figlia si rivolta contro la madre, la nuora contro la suocera e i nemici dell’uomo sono quelli di casa sua. 7Ma io volgo lo sguardo al Signore, spero nel Dio della mia salvezza, il mio Dio mi esaudirà.

ORACOLI DI RESTAURAZIONE

Cantico di fiducia 8Non gioire di me, o mia nemica! Se sono caduta, mi rialzerò; se siedo nelle tenebre, il Signore sarà la mia luce. 9Sopporterò lo sdegno del Signore perché ho peccato contro di lui, finché egli tratti la mia causa e ristabilisca il mio diritto, finché mi faccia uscire alla luce e io veda la sua giustizia. 10La mia nemica lo vedrà e sarà coperta di vergogna, lei che mi diceva: «Dov’è il Signore, tuo Dio?». I miei occhi gioiranno nel vederla: sarà calpestata come fango della strada.

Annuncio della restaurazione 11È il giorno in cui le tue mura saranno riedificate; in quel giorno più ampi saranno i tuoi confini. 12In quel giorno si verrà a te dall’Assiria fino alle città dell’Egitto, dall’Egitto fino al Fiume, da mare a mare, da monte a monte. 13La terra diventerà un deserto a causa dei suoi abitanti, per il frutto delle loro azioni.

Preghiera per Gerusalemme 14Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella foresta tra fertili campagne; pascolino in Basan e in Gàlaad come nei tempi antichi. 15Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto, mostraci cose prodigiose. 16Vedranno le genti e resteranno deluse di tutta la loro potenza. Si porranno la mano sulla bocca, i loro orecchi ne resteranno assorditi. 17Leccheranno la polvere come il serpente, come i rettili della terra; usciranno tremanti dai loro nascondigli, trepideranno e di te avranno timore.

Certezza dell'esaudimento 18Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità? Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. 19Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. 20Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.

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Approfondimenti

Lamento sulla corruzione del popolo 7,1-7 Impressionante descrizione della decadenza pubblica e privata, (vv. 2-3.5-6) introdotta da una lamentazione (v. 1) e conclusa con un'affermazione di fede (v. 7). Il brano ricco di allitterazioni e di temi tradizionali (cfr. Is 57,1-2; 59,4-8; Sal 12.14) presenta un quadro della società più fosco di quello descritto in Mic 2-3.

v. 1. Le immagini alludono alla prescrizione della legge, secondo la quale i mietitori e i vendemmiatori dovevano lasciare qualcosa nei campi per i poveri (cfr. Dt 24,19ss.; Lv 19,10; 23,22; Rt 2,2).

v. 2. I soprusi e le angherie commesse dai potenti contro le classi più deboli e indifese sono così frequenti, che sembrano spariti gli uomini giusti (cfr. Mic 3,2-3; 3,10; Os 4,2; Is 1,15; Ab 3,12; Ez 22,2).

v. 3. Il testo, oscuro, sottolinea le colpe delle classi dirigenti (cfr. Mic 2,1-2; 3,9ss.).

v. 4. La corruzione è descritta con le immagini del «pruno» e delle «spine» adatte solamente ad essere bruciati (cfr. 2Sam 22,6). «le sentinelle» sono i profeti (cfr. Is 21,6; Ab 2,1; Ger 6,17; Ez 3,17).

v. 5. La malafede che regna nella vita privata si estende all'amico, al prossimo e alla sposa. «le porte della bocca» sono le labbra.

v. 6. Lo sconvolgimento dei rapporti familiari, necessari alla sopravvivenza della vita sociale, è descritto in modo dettagliato ed eloquente (cfr. Es 20,12; 21,15; Dt 5,16; 21,18ss.). Secondo Mt 10,35 e Lc 12,53, Gesù citò questo testo in riferimento alla fine del mondo.

v. 7. Profonda reazione del profeta di fronte all'universale corruzione: egli pone la sua salda speranza in Dio e nel suo intervento. I termini del versetto si trovano nei salmi (Sal 5,4; 31,15-16; 38,16; 42,6.12; 71,14ss.; Is 8,17).

ORACOLI DI RESTAURAZIONE 7,8-20 L'ultima parte del libro contiene quattro pericopi distinte per soggetto e contenuto, ma costituenti una specie di liturgia a sfondo promissorio. Gerusalemme esprime la sua fiducia nella restaurazione (vv. 8-10), che viene descritta in senso materiale e spirituale (vv. 11-13):alla supplica del popolo segue l'annuncio delle meraviglie divine (vv.14-17) e un inno di lode alla misericordia di Dio (v. 18-20). I generi letterari usati sono il dialogo, la preghiera e l'inno.

Cantico di fiducia 7,8-10 Con termini presi dai salmi la città santa personificata, parlando ai suoi nemici, esprime la sua fiducia in Dio (v. 8), confessa i propri peccati (v. 9) e celebra il trionfo sugli avversari (v. 10).

v. 8. Gerusalemme, sotto l'immagine di una figura femminile (cfr. Is 14,29; Lam 4,21), si rivolge alla «nemica», nome femminile collettivo in ebraico, che designa i nemici in generale, e specialmente Edom (cfr. Is 34; Abd 10s.; Ez 25,12s.).

v. 9. Si suppone che ogni disgrazia sia l'effetto di una punizione meritata e disposta da Dio per condannare la colpa (cfr. Is 30,30; Sal 6,2s.; 38,2; 88,8; 2Cr 28,9). Inoltre si presume che le nazioni di cui Dio si è servito per punire Israele, abbiano abusato del potere loro conferito esagerando nel rigore del castigo (cfr. Is 10,5-6; Ab 1,11; Zc 1,5). «la sua giustizia» è la vittoria riportata dal Signore sui nemici (cfr. Is 41,2.10; 45,8.13; 46,13; 51,6.8).

v. 10. I motivi di gioia vengono dalla reazione della nemica di Sion di fronte alla salvezza operata da Dio e dalla reazione di Sion davanti alla rovina della nemica. L'ironica interrogazione del nemico è un insulto contro Dio e provoca sofferenza nel popolo, la cui causa è strettamente collegata con quella del suo Dio (cfr. Gl 2,17; 2Re 18,34; Sal 79,10; 115,2).

Annuncio della restaurazione 7,11-13 Il profeta predice il ristabilimento materiale e spirituale della città in modo diretto (vv. 11-12) e in modo indiretto, annunciando il castigo riservato agli altri popoli (v. 13). Questi versetti si inseriscono bene nel contesto storico di Neemia e nella visione escatologica di una nuova epoca del mondo (cfr. Is 61,4-9; 62,10ss.; Sal 72,8-11; 80,10ss.).

v. 11. Le mura di Gerusalemme furono ricostruite da Neemia nel 446 a.C. L'ampliamento del territorio alla fine dei tempi è attestato in Am 9,12s.; Abd 19; Zc 10,10.

v. 12. Il ripopolamento sembra dovuto al ritorno solamente degli Israeliti. Vengono indicati in forma approssimativa i quattro punti cardinali (Assiria, Egitto, Eufrate, mare, monti). I confini abbastanza ampi del territorio sono descritti in forma generica.

v. 13. Il versetto, redatto più in prosa che in poesia e che si presenta come una parentesi intercalata nella visione dell'avvenire, sembra rivolto ai nemici di Israele che abitano fuori della Palestina (terra); si annuncia lo spopolamento delle loro regioni, essendo il deserto simbolo di sterilità e solitudine (cfr. Zc 14,17ss.).

Preghiera per Gerusalemme 7,14-17 Fervida supplica di tenore salmico redatta in gran parte secondo il ritmo dell'elegia funebre, in cui Sion personificata chiede il benefico intervento di Dio: il rinnovamento dei prodigi dell'esodo (vv. 14-15) e l'umiliazione delle nazioni pagane (vv. 16-17).

v. 14. L'isolamento di Israele allude forse alle penose condizioni in cui si trovava il popolo dopo il ritorno dall'esilio di Babilonia, confinato nel limitato distretto di Gerusalemme. «Basan» e «Galaad» sono le fertili regioni della Transgiordania, simbolo di prosperità e abbondanza (cfr. Dt 3,10; Gs 13,9ss.; 20,80; Ger 50,19). È da notare l'insistenza posta sul rapporto particolare esistente tra Dio e Israele, fondato sull'alleanza («tuo» popolo, «tua» verga, «tua» eredità). L'immagine del pastore come guida del suo popolo è spesso usata dai profeti (cfr. Mic 2,12; 4,6; Is 40,11; Ger 23,2s.; Ez 34,11s.).

v. 15. Le meraviglie dell'esodo sono le piaghe dell'Egitto e la miracolosa uscita dal paese sotto la guida diretta del Signore (cfr. Es 13,21; Gdc 5,4; Sal 114,1).

v. 16. I verbi di questo versetto possono essere intesi in forma ottativa con significato di una preghiera o anche nella forma del futuro indicativo, quasi si trattasse di un fatto che avverrà sicuramente. I nemici saranno sconfitti per la loro impotenza davanti all'intervento del Signore in favore di Israele; «portare la mano alla bocca» è un gesto che esprime stupore e sconcerto di fronte a un fatto inspiegabile (cfr. Gdc 18,19; Is 52,15; Prv 30,32; Gb 21,5; 29,9).

v. 17. L'immagine del serpente, usata in Gn 3,14 in un contesto di maledizione, viene applicato ora alle nazioni nel senso di sconfitta assoluta e definitiva, che comporta una profonda umiliazione. I popoli pagani capitolano davanti a Dio e si sottomettono al suo dominio.

Certezza dell'esaudimento 7,18-20 Ardente inno di lode alla misericordia di Dio che perdona, redatto in forma salmica, e pronunciato dal popolo che usa la prima e la seconda persona (vv. 19b.18.20). Il brano rappresenta una elevata meditazione sul mistero di Dio (v. 19a).

v. 18. L'interrogazione retorica mette in rilievo la trascendenza e incomparabilità di Dio (cfr. Es 15,11; Sal 35,10; 77,14; 89,7.9).

v. 19. Il nemico principale di Israele è il peccato, che viene sprofondato nel mare come l'esercito del faraone (Es 15).

v. 20. La salvezza che Dio opera ora per il popolo non è che una conferma e una continuazione della benevolenza manifestata ai padri della nazione (cfr. Es 34,6; Ne 9,17; Sal 86,15; 103,8; 145,8).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Michea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Arringa contro il popolo 1Ascoltate dunque ciò che dice il Signore: «Su, illustra la tua causa ai monti e i colli ascoltino la tua voce!». 2Ascoltate, o monti, il processo del Signore, o perenni fondamenta della terra, perché il Signore è in causa con il suo popolo, accusa Israele. 3«Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi. 4Forse perché ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, ti ho riscattato dalla condizione servile e ho mandato davanti a te Mosè, Aronne e Maria? 5Popolo mio, ricorda le trame di Balak, re di Moab, e quello che gli rispose Balaam, figlio di Beor. Ricòrdati di quello che è avvenuto da Sittìm a Gàlgala, per riconoscere le vittorie del Signore». 6«Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo? Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno? 7Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il mio peccato?». 8Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio.

La disonestà dei capi 9La voce del Signore grida alla città e chi ha senno teme il suo nome: «Ascoltate, tribù e assemblea 10della città. Ci sono ancora nella casa dell’empio i tesori ingiustamente acquistati e una detestabile efa ridotta? 11Potrò io giustificare le bilance truccate e il sacchetto di pesi falsi? 12I ricchi della città sono pieni di violenza e i suoi abitanti proferiscono menzogna; le loro parole sono un inganno! 13Allora anch’io ho cominciato a colpirti, a devastarti per i tuoi peccati. 14Mangerai, ma non ti sazierai, e la tua fame rimarrà in te; metterai da parte, ma nulla salverai; e se qualcosa salverai, io lo consegnerò alla spada. 15Seminerai, ma non mieterai; frangerai le olive, ma non ti ungerai d’olio; produrrai mosto, ma non berrai il vino. 16Tu osservi gli statuti di Omri e tutte le pratiche della casa di Acab, e segui i loro progetti, perciò io farò di te una desolazione, i tuoi abitanti oggetto di scherno e subirai l’obbrobrio del mio popolo».

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Approfondimenti

Arringa contro il popolo 6,1-8 Commovente dialogo giudiziario, in cui, chiamati a raccolta i testimoni (v. 1-2), il Signore ricorda con accorati accenti i benefici concessi al popolo (vv. 3-5), che si interroga circa le esigenze del vero culto da rendere a Dio (vv. 6-7). Il profeta risponde a nome di Dio, esponendo le richieste essenziali dell'alleanza (v. 8).

vv. 1-2. Il poetico processo assume un carattere cosmico, poiché tutto l'universo personificato è invocato come testimone. I monti rappresentano ciò che vi è di più elevato nel mondo (cfr. Gn 20,16; Is 30,8), mentre i «fondamenti della terra» sono ciò che vi è di più basso e solido. I due estremi indicano la totalità.

vv. 3-5. L'accusa diventa un lamento o un'autodifesa espressa in modo paradossale. Invece di incolpare il popolo, Dio propone retoricamente una serie di atti salvifici, quasi l'avessero reso reo di fronte a Israele. I vv. 3-4 sono usati dalla Chiesa romana nella liturgia del Venerdì Santo.

v. 3. Pressante domanda rivolta al popolo prediletto, che vive in una situazione difficile, la cui causa è attribuita a Dio stesso. La fatica è forse la sottomissione al potere nemico permesso da Dio.

vv. 4-5. Vengono menzionati i benefici che costituiscono tutta l'epopea dell'esodo: la liberazione dall'Egitto, la marcia attraverso il deserto sotto la guida di Mosè, Aronne e Maria, la liberazione dalle insidie di Balak e l'entrata miracolosa nella terra promessa (Gdc 3ss.) Questo è l'unico passo nei libri profetici in cui si fa menzione di Aronne e Maria. «Sittim» e «Galgala» sono due località situate di qua e di là del fiume Giordano, considerate come il punto di partenza e di arrivo dell'attraversamento del fiume.

vv. 6-7. Mediante quattro interrogazioni il popolo pentito si chiede come possa riparare il suo peccato. Si pensa al culto, ai sacrifici, alle libazioni, alle offerte di derrate (cfr. Es 27,20; 31,40; 1Re 5,25). Non si escludono i sacrifici umani, proibiti dalla legge e mai spariti in Israele (cfr. 1Re 16,34; Ger 7,31; 19,5; 32,25; Ez 16,20; 20,26).

v. 8. Lapidaria risposta del profeta, che sintetizza ciò che è gradito a Dio seguendo l'insegnamento di Mosè e di tutti i profeti.

La disonestà dei capi 6,9-16 In tono retorico ed appassionato Dio accusa i ricchi truffatori (vv. 9-12) e pronuncia la condanna contro di essi (vv. 13-15). Il v. 16 è un oracolo isolato comprendente rimprovero e minaccia, che sembra riepilogare i vv. precedenti.

v. 9. Sono interpellati i ricchi della capitale Gerusalemme, che si riuniscono per discutere sui comuni interessi.

vv. 10-12. Con due interrogazioni e un'affermazione vengono denunciati gli imbrogli nel commercio, le violenze e le menzogne (cfr. Mic 2,1-2; 3,1-4; Am 8,5; Ger 9,4; 40,16; 43,2). I pesi della bilancia generalmente si solevano custodire in una borsa.

v. 13. Introduzione generale ai castighi riservati ai colpevoli.

vv. 14-15. Si allude alla carestia, così frequente in Palestina (cfr. Gn 12,10-20; 26,1-11), e alle devastazioni della guerra; il nemico si appropria di tutti i raccolti trovati sui campi (cfr. Is 1,7; Am 5,11; Os 8,7). Nei giorni di festa ci si ungeva d'olio per manifestare la gioia o per onorare l'ospite (cfr. Am 6,6; Sal 23,5; 45,8; 2Sam 12,20; 14,2).

v. 16. «gli statuti di Omi» sono probabilmente il culto di Baal o il lusso dei grandi che opprimono i miseri. «la casa di Acab» designa verosimilmente tutta la dinastia, che si spense con il successore di Acab, Acazia (853-852 a.C.) (cfr. 1Re 22,52; 2Re 9,29).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Michea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il futuro principe messianico 1E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. 2Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. 3Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. 4Egli stesso sarà la pace! Se Assur entrerà nella nostra terra e metterà il piede nei nostri palazzi, noi schiereremo contro di lui sette pastori e otto capi di uomini, 5che governeranno la terra di Assur con la spada, la terra di Nimrod con il suo stesso pugnale. Egli ci libererà da Assur, se entrerà nella nostra terra e metterà piede entro i nostri confini.

Il resto d'Israele 6Il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a molti popoli, come rugiada mandata dal Signore e come pioggia che cade sull’erba, che non attende nulla dall’uomo e nulla spera dai figli dell’uomo. 7Allora il resto di Giacobbe sarà in mezzo a numerose nazioni come un leone tra le belve della foresta, come un leoncello tra greggi di pecore, il quale, se entra, calpesta e sbrana e non c’è scampo. 8La tua mano si alzerà contro tutti i tuoi nemici, e tutti i tuoi avversari saranno sterminati.

MINACCE DI CALAMITÀ

Contro Giuda 9«In quel giorno – oracolo del Signore – distruggerò i tuoi cavalli in mezzo a te e manderò in rovina i tuoi carri; 10distruggerò le città della tua terra e demolirò tutte le tue fortezze. 11Ti strapperò di mano i sortilegi e non avrai più indovini. 12Distruggerò in mezzo a te i tuoi idoli e le tue stele, né più ti prostrerai davanti a un’opera delle tue mani. 13Estirperò da te i tuoi pali sacri, distruggerò le tue città. 14Con ira e furore, farò vendetta delle nazioni che non hanno voluto obbedire».

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Approfondimenti

Il futuro principe messianico 5,1-5 Celebre testo messianico redatto nella forma di un antico oracolo genealogico-tribale (cfr. Gn 49; Dt 33), che annuncia l'avvento di un misterioso personaggio dalle origini lontane (v. 1) che governerà in pace le nazioni (v. 3). Il suo apparire è messo in rapporto con la fine dell'esilio (v. 2) e con la liberazione dall'oppressione assira (vv. 4-5). Il vaticinio, che ha una chiara impronta isaiana, e che può risalire al profeta Michea, accusa diverse tensioni e incongruenze, dovute al lavoro redazionale. Il v. 2, redatto in prosa, è messo in bocca al profeta e interrompe il discorso. Nei vv. 1.3 parla JHWH, mentre nei vv. 4b-5 interviene il popolo. Nei vv. 1-3 è messa in rilievo l'azione di Dio, invece nei vv. 4b-5 la vittoriosa impresa militare del popolo. La tradizione cristiana ha riconosciuto in questo oracolo una profezia messianica e Mt 2,6 la considera realizzata nella nascita di Gesù a Betlemme.

v. 1. In contrasto con il versetto precedente, JHWH prende la parola identificando la sua causa con quella di Israele. Si rivolge direttamente a Betlemme di Efrata. Il nome Betlemme, che manca nei LXX e sembra essere una glossa tardiva, designa la località situata a 10 km a sud di Gerusalemme, dove è nato Davide (cfr. 1Sam 16,1.4). Il termine «Efrata» (= feconda) designò all'inizio un clan alleato a Caleb (cfr. 1Cr 2,19.24.50) e in seguito la cittadina di Betlemme (Gs 15,59; Gn 35,16; 48,7; Rt 4,11), che fa misera figura di fronte alle altre famose località della Giudea. Ma proprio qui nascerà o da qui sorgerà, seguendo la linea davidica, il principe di Israele, che però non viene chiamato re. Le sue origini tuttavia rimontano alla casa davidica, poiché il padre di Davide, Isai, era efrateo di Betlemme (1Sam 16,1-13). Da questo versetto un po' imbarazzato e contorto emerge un ritratto ricco e profondo del Messia. Viene da Betlemme come Davide, è scelto da Dio nella sua condizione di povertà e porta a compimento nella sua persona il vaticinio di Natan, che è stato interpretato in senso individuale ed escatologico dal profeta Isaia (9,1-6; 11,1-9).

v. 2. Allusione all'esilio a Babilonia e al ritorno dei Giudei dispersi, messo in rapporto con la nascita del Messia, di cui si menziona la madre. Non è escluso che il redattore pensi a Is 7,14.

v. 3. Presentato sotto la figura di un pastore e re potentissimo (cfr. Sal 12; 110), il Messia svolge tre funzioni: conduce il suo popolo, lo protegge e provvede per lui.

vv. 4-5. Lo stico 4a permette diverse interpretazioni. Seguendo la versione della BC, il Messia è descritto come la sorgente e la garanzia della prosperità e del benessere sia materiale che spirituale. I vv. 4b-5 sembrano essere il frammento di una composizione più diffusa e tardiva in cui si afferma che ogni nemico, anche potentissimo, rappresentato da Assur, dovrà fare i conti con un'accanita resistenza. Le cifre 7 e 8 indicano un numero considerevole (cfr. Am 1,3; Prv 30,15). Previsione del futuro e avvenimenti contemporanei sono accostati e si compenetrano vicendevolmente, come sovente avviene negli oracoli profetici. Nimrod (v. 5) era una figura leggendaria dell'antico Oriente (cfr. Gn 10,10ss.) e designa il paese di Assur.

Il resto d'Israele 5,6-8 L'oracolo, ricco di immagini (rugiada, leone), è composto di due strofe simmetriche: annuncio di benedizione riservata al resto (v. 6) e suo trionfo sui pagani (v. 7). Il v. 8 sembra essere un'aggiunta del redattore, di difficile interpretazione.

v. 6. La rugiada, considerata di origine divina, è simbolo di abbondanza e prosperità (cfr. Is 26,19; 45,8; Os 14,6; Sal 72,6; Ez 34,26). Caratteristica del nuovo popolo messianico è la totale fiducia nel Signore.

v. 7. Il resto, paragonato a un leone, simbolo di arditezza e violenza, compie la punizione dei popoli pagani, riportando la vittoria.

v. 8. Il versetto che sviluppa il concetto espresso in 5,7, introduce l'oracolo seguente. La mano levata è segno di vittoria (cfr. Es 14,8; Dt 32,27).

MINACCE DI CALAMITÀ 5,9-7,7 Questa sezione comprende quattro pericopi di varia ampiezza, in cui si annuncia la soppressione di ogni falsa sicurezza (5,9-14), si accusa il popolo di ingratitudine (6,1-8), di ingiustizia (6,9-16) e di depravazione (7,1-7). Viene usato il genere letterario del processo, che si conclude con il verdetto del castigo (6,13ss.; 16b; 7,4bss.). Non mancano testi che indicano la via della salvezza (cfr. 6,8; 7,7).

Contro Giuda _5,9-14 Il brano, che presenta delle affinità con Is 2,6-8, e fa una sintesi dei peccati di Israele, contiene l'annuncio della soppressione di tutto ciò che poteva puntellare la falsa sicurezza del popolo: la potenza militare (vv. 9-10), la magia (v. 11) e l'idolatria (vv. 12-13). La pericope termina con una minaccia contro le nazioni ribelli (v. 14).

vv. 9-10. La soppressione delle armi e di ogni opera difensiva è il presupposto di un'era di pace (cfr. Os 3,4; 8,14; 14,4; Is 30,1-3.15s.; 31,1-3).

v. 11. «I sortilegi» sono probabilmente degli oggetti di divinazione a noi sconosciuti (cfr. 1Sam 28; Ger 27,9; Ez 13,18; Ml 3,5).

v. 12. «le stele» sono delle pietre usate come memoriale e oggetto di culto. Su di esse venivano offerti dei sacrifici (cfr. Dt 12,3-4; Es 23,24; 2Re 23,13-14).

v. 13. «i pali sacri» erano il simbolo della dea cananea della fertilità, moglie di Baal; erano di legno e potevano avere forme diverse, come quella di un albero, di un bastone o di un legno scolpito (cfr. Dt 7,5; 12,3; 16,21; 1Re 15,3; 2Re 23,4-7).

v. 14. Il castigo delle genti è un tema dell'attesa escatologica (cfr. Is 60,12; Zc 14,17ss.).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Michea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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PROMESSE

Il regno divino universale 1Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno i popoli. 2Verranno molte genti e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. 3Egli sarà giudice fra molti popoli e arbitro fra genti potenti, fino alle più lontane. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. 4Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, perché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato! 5Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, in eterno e per sempre.

Restaurazione di Gerusalemme 6«In quel giorno – oracolo del Signore – radunerò gli zoppi, raccoglierò i dispersi e coloro che ho trattato duramente. 7Degli zoppi io farò un resto, dei lontani una nazione forte». E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. 8E a te, torre del gregge, colle della figlia di Sion, a te verrà, ritornerà a te la sovranità di prima, il regno della figlia di Gerusalemme. 9Ora, perché gridi così forte? In te non c’è forse un re? I tuoi consiglieri sono forse periti, perché ti prendono i dolori come di partoriente? 10Spasima e gemi, figlia di Sion, come una partoriente, perché presto uscirai dalla città e dimorerai per la campagna e andrai fino a Babilonia. Là sarai liberata, là il Signore ti riscatterà dalla mano dei tuoi nemici.

Vittoria sui nemici di Dio 11Ora si sono radunate contro di te molte nazioni, che dicono: «Sia profanata, e godano i nostri occhi alla vista di Sion». 12Ma esse non conoscono i pensieri del Signore e non comprendono il suo consiglio, poiché le ha radunate come covoni sull’aia. 13Àlzati e trebbia, figlia di Sion, perché renderò di ferro il tuo corno e di bronzo le tue unghie e tu stritolerai molti popoli: consacrerai al Signore i loro guadagni e le loro ricchezze al padrone di tutta la terra. 14Ora fatti delle incisioni, o figlia guerriera; hanno posto l’assedio intorno a noi, con la verga percuotono sulla guancia il giudice d’Israele.

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Approfondimenti

PROMESSE 4,1-5,8 Raccolta redazionale di oracoli eterogenei dovuti a diversi autori e diversi contesti che hanno per tema principale la restaurazione escatologica del popolo di Dio oppresso e umiliato. Gerusalemme diventerà il centro del regno di Dio (4,1-5), i dispersi saranno riuniti (4,6-8) e i nemici annientati (4,9-12.13s.; 5,4-5); il Messia instaurerà il suo regno (5,1-5); Israele sarà superiore a tutti i popoli (5,6-8). La restaurazione di Israele è presentata ora come imminente, ora come futura, compiuta con mezzi militari o senza forzatura.

Il regno divino universale 4,1-5 Ammirabile poema escatologico, che descrive la gloria messianica di Gerusalemme (v. 1), punto di raccolta di tutte le nazioni (v. 2), che vivono in pace sotto la guida di Dio (vv. 3-4); la conclusione contiene una solenne professione di fede in JHWH (v. 5). Il testo viene riprodotto con qualche variante in Is 2,1-4 e presenta delle forti somiglianze con Is 60. È possibile che per la composizione di questo testo profetico sia stato utilizzato un oracolo preesitente e che il brano sia da riportare al periodo postesilico. La pericope, che è uno dei vertici teologici dell'AT, è in evidente contrasto con 3,12.

v. 1. «Alla fine dei giorni»: l'espressione indica la fine di un'epoca e l'inaugurazione di quella definitiva (cfr. Dt 4,30; Ger 48,47; 49,39; Os 3,5). L'elevazione e la saldezza del monte Sion è da intendersi in senso metaforico: il tempio del Signore attira a sé tutti i popoli, quale centro religioso mondiale.

v. 2. I popoli pagani in modo spontaneo esprimono il significato del loro volontario accorrere a Gerusalemme (cfr. Is 42,1.4; 49,6; 55,3ss.; Zc 14,16-19). «le vie» sono i precetti del Signore (cfr. Dt 8,6; 10,12; Ger 22,5); «i sentieri» sono gli insegnamenti dei sapienti d'Israele (cfr. Sal 25,4.10; 119,15). Sion è il luogo della rivelazione divina e dell'insegnamento religioso e morale destinato a tutti i popoli.

v. 3. Il diretto governo mondiale di Dio si esprime nell'eliminazione della guerra e nel lavoro fecondo (cfr. Is 9,3; 11,6-9; Sal 46,9ss.; 76,3-7).

v. 4. Versetto proprio di Michea, mancante in Is 2,1-4. La tipica immagine agricola palestinese esprime la sicurezza e la felicità del regno di Dio (cfr. 1Re 5,5; Zc 3,10). La formula conclusiva del versetto significa che Dio si rende garante della veracità delle promesse.

v. 5. Il v., che sembra fuori posto, è una professione di monoteismo di origine liturgica.

Restaurazione di Gerusalemme 4,6-10 Oracolo promissorio del tempo esilico in cui si afferma che il Signore raccoglierà gli sbandati (v. 6) e li trasformerà in una grande nazione (v. 7), retta da un discendente della casa davidica (v. 8). In un secondo oracolo introdotto da una lamentazione si preannuncia l'esilio babilonese e la liberazione (vv. 9-10).

v. 6. «In quel giorno» si riferisce alla restaurazione postesilica (cfr. Os 2,18.20.23; Am 2,16). «gli zoppi» sono gli esiliati (cfr. Sof 3,19; Ez 34,4). Dio stesso ha voluto direttamente la deportazione e l'esilio onde purificare Israele (cfr. Ger 25,29; 31,28; Zc 8, 4).

v. 7. «il resto» è il popolo rinnovato, reso forte spiritualmente, sul quale regna il Signore (cfr. Am 5,15; Is 10,20s; 27,5; Sal 93,1; 96,10; 99,1).

v. 8. La «Torre del gregge» è un'espressione metaforica, che designa Gerusalemme come un gregge che pascola in un terreno custodito da una torre di guardia. Il regno futuro è presentato come una rinascita di quello del tempo di Davide e di Salomone (cfr. 1Re 9,19; Ger 34,1).

v. 9. Lamentazione composta da interrogazioni retoriche, che considerano Gerusalemme, privata del re e dei capi, come una donna che si trova nelle doglie del parto (cfr. Ger 4,31; 6,24; 15,6; 30,6s.).

v. 10. L'annuncio della deportazione e dell'esilio è seguito dalla liberazione espressa con i termini dell'esodo dall'Egitto (cfr. Es 6,4; Dt 9,26; 15,15; 21,8).

Vittoria sui nemici di Dio 4,11-14 Brano dal genere letterario complesso, in cui si fondono elementi profetici e apocalittici, e si prospetta un assalto generale delle nazioni contro Sion (v. 11), ma il popolo di Dio riporterà la vittoria finale (vv. 12-13). In conclusione si legge un invito al lutto (v. 14).

v. 11. Il v. si riferisce probabilmente alla catastrofe del 987 a.C., cioè alla distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor.

v. 12. Il piano di Dio, incomprensibile agli uomini (cfr. Is 55,8; Ger 49,20; 50,45), è che i nemici vittoriosi rappresentano dei covoni, che saranno bruciati dopo la mietitura (cfr. Zc 12,6).

v. 13. La vittoria di Sion sugli avversari è espressa con l'immagine del bue cornuto dotato di forza invincibile (cfr. 1Sam 2,1; Sal 75,11; Ez 29,21) che calpesta il grano, e con quella dell'animale furioso che schiaccia il nemico con le unghie (cfr. Is 41,15).

v. 14. Versetto di difficile interpretazione, congiunto talvolta col brano seguente. È un frammento di poema, che ha come tema l'assedio di Gerusalemme (cfr. v. 9s.). «figlia dell'orda» significa «esposta all'esercito degli assalitori». Le incisioni sono segno di lutto e dolore. «il giudice d'Israele» è il personaggio del v. 9. «percuotere sulla guancia» è un gesto che implica un grande insulto (cfr. Gb 16,16).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Michea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Contro i giudici e i falsi profeti 1Io dissi: «Ascoltate, capi di Giacobbe, voi governanti della casa d’Israele: Non spetta forse a voi conoscere la giustizia?». 2Nemici del bene e amanti del male, voi togliete loro la pelle di dosso e la carne dalle ossa. 3Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di dosso, ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi, come carne in una pentola, come lesso in un calderone. 4Allora grideranno al Signore, ma egli non risponderà; nasconderà loro la faccia, in quel tempo, perché hanno compiuto azioni malvagie. 5Così dice il Signore contro i profeti che fanno traviare il mio popolo, che annunciano la pace se hanno qualcosa tra i denti da mordere, ma a chi non mette loro niente in bocca dichiarano la guerra. 6Quindi, per voi sarà notte invece di visioni, tenebre per voi invece di responsi. Il sole tramonterà su questi profeti e oscuro si farà il giorno su di loro. 7I veggenti saranno ricoperti di vergogna e gli indovini arrossiranno; si copriranno tutti il labbro, perché non hanno risposta da Dio. 8Mentre io sono pieno di forza, dello spirito del Signore, di giustizia e di coraggio, per annunciare a Giacobbe le sue colpe, a Israele il suo peccato.

Contro un'autorità venale 9Udite questo, dunque, capi della casa di Giacobbe, governanti della casa d’Israele, che aborrite la giustizia e storcete quanto è retto, 10che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme con il sopruso; 11i suoi capi giudicano in vista dei regali, i suoi sacerdoti insegnano per lucro, i suoi profeti danno oracoli per denaro. Osano appoggiarsi al Signore dicendo: «Non è forse il Signore in mezzo a noi? Non ci coglierà alcun male». 12Perciò, per causa vostra, Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diverrà un mucchio di rovine, il monte del tempio un’altura boscosa.

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Approfondimenti

Contro i giudici e i falsi profeti 3,1-8 Nei vv. 1-3 vengono esposte le accuse in seconda e terza persona contro i capi che sfruttano il popolo e viene loro comminato il castigo (v. 4). Nel v. 5 Dio denuncia i profeti mercenari e minaccia il castigo sotto forma di notte, guai e vergogna (vv. 6-7). In forma autobiografica Michea espone le caratteristiche del vero messaggero di JHWH (v. 8). Dal punto di vista della forma letteraria del processo i vv. 5-8 sono tra i migliori brani dell'AT.

v. 1. Il discorso, che fa seguito ai vv. 2,10-11, è rivolto agli alti magistrati del regno di Giuda. «conoscere la giustizia» significa praticare le prescrizioni stabilite da Dio per il popolo dell'alleanza (cfr. Am 5,6; 6,12).

vv. 2-3. Le metafore violente e quasi brutali descrivono lo sfruttamento dei poveri, soprattutto nei processi legali condotti dai giudici, che sguazzano nei festini e nei bagordi (cfr. Is 1,16.23; 3,14s.; Am 2,6ss.; Sof 1,9; Ger 2,34; Ez 22,29). Il «lesso in una caldaia» è un'immagine realistica e brutale, riutilizzata da Ezechiele (Ez 34,10).

v. 4. Il castigo è generico. JHWH nasconde la faccia quando sembra abbandonare i suoi fedeli (cfr. Is 8,17; 54,8; 59,2; Ger 33,5; Ez 39,23s.).

v. 5. La formula iniziale del v. è rara in Michea. I profeti che ricevevano dei doni in viveri e denaro per i loro servizi (cfr. 1Sam 9,7) sono accusati di essere dei mercenari.

v. 6. Il castigo è la cessazione dell'ispirazione profetica. La notte, durante la quale i profeti ricevevano le comunicazioni divine (cfr. Gn 15,12-21; 1Sam 3; 2Sam 7,5; 1Re 3,4-15), diventa un tempo di sventura (cfr. Es 11,4; 12,8; Is 5,30; 8,22; Ger 13,16; Gb 34,20).

v. 7. «Coprirsi il labbro», cioé tutta la parte interiore del viso, è segno di confusione, lutto e impurità (cfr. Lv 13,45; Ez 24,17.22).

v. 8. Parlando della sua esperienza profetica Michea traccia, per contrasto, il vero ritratto del testimone di Dio.

Contro un'autorità venale 3,9-12 Oracolo di minaccia di fattura classica, rivolto contro i capi corruttibili del paese, contenente un'introduzione con i nomi dei destinatari (v. 9a), le colpe dovute alla venalità (vv. 9b-11) e il tragico castigo (v. 12). Il brano non è dissimile da 3,1-4, ma più dettagliato. I vv. 9.10.12 sono in seconda persona, mentre il v. 11 è in terza persona.

v. 9. «la giustizia» sono le norme che proteggono i diritti degli innocenti nelle dispute circa la vita e la proprietà (cfr. Es 23,1ss.; Dt 16,19).

v. 10. «il sangue» è una metafora che significa vessazione, ingiustizia e violenza (cfr. Sal 5,7; 26,9; Is 1,15). I lussuosi palazzi di Gerusalemme erano stati costruiti con mezzi illeciti. Il profeta stigmatizza la passione per le ricche costruzioni (cfr. Is 1,15-21; Ger 22,13s.).

v. 11. Sono sintetizzati i reati delle varie categorie dei detentori del potere. I giudici proferiscono le sentenze secondo le gratificazioni che sono loro fatte con lo scopo di corromperli (cfr. Es 23,8; Dt 16,19; Am 5,12; Is 1,23; 5,23; 33,15). L'insegnamento dei sacerdoti riguarda le decisioni prese nei casi pratici (cfr. Es 22,8; Dt 17,8-13; Ger 18,18; Ez 7,26; Ag 2,11-14; Ml 2,7). Gli ultimi stichi esprimono la falsa fiducia dei capi nei benefici dell'alleanza (cfr. Es 17,1; 24,9; Dt 6,15; 7,21; 23,15).

v. 12. Con grande coraggio il profeta preannuncia la totale distruzione della città santa. Questo scandaloso annuncio, pronunciato per la prima volta nella storia di Giuda, sarà ricordato ancora un secolo dopo al tempo di Geremia (cfr. Ger 26,18).

(cf. STEFANO VIRGULIN, Michea – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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