Gippo

Un blog di come se ne scrivevano una volta, quando i treni arrivavano in ritardo

Attenzione amico lettore! Questo post parte lento, quasi innocuo, cullandoti nei pigri ragionamenti personali dell’autore. Ma non farti ingannare! E’ un post scomodo!

Scrivo questo post su Microsoft Word 2013. Ho tanta nostalgia per il periodo in cui ho ottenuto legalmente questa copia di Office 2013! Un corso della regione in cui giovani promettenti (ma disoccupati) si impegnavano a creare nuove idee imprenditoriali e organizzative, specializzandosi nella nobile arte del project managing. Che nostalgia! Ma nemmeno troppa, eh.

Ultimamente ho un nuovo PC e debbo dire che ce l’avevo quasi fatta a conservarlo completamente privo di programmi piratati. Ma poi ho voluto provare Dead or Alive 5 Last Round. E l’emulazione della Playstation 1 e 2. E del Gamecube. E della Dreamcast. Soprattutto vale l’amara considerazione che, se voglio ancora dire a me stesso che un po’ sono artista, non posso prescindere da Adobe Photoshop CS2. Quindi vai di Keygen per l’attivazione telefonica farlocca. Il punto critico della questione è che il filtro Stamp di Adobe Photoshop non ce l’ha nemmeno il Krita del 2026 con G’Mic al seguito. Sì, si chiama allo stesso modo, sì, si possono usare dei workaround (come dicono gli angli), ma Stamp di Photoshop CS2, nato nella prima decade di questo secolo climaticamente riscaldato e ancora in corso, risulta ineguagliato ai miei modesti scopi. In quale altro modo potevo conservare ancora l’illusione di avere qualcosa da dire a livello artistico senza il filtro Stamp? Ho provato a fare le lineart con Inkscape e debbo dire che è anche divertente ed esaltante (specie se non sai disegnare) rimodellare quelle linee, magari sopra la rassicurante guida di una figura sottostante, piegandole a tuo piacimento. Ma io un pochino so disegnare. Nulla eguaglia la sensazione e il controllo della matita su carta, mi spiace. E nulla eguaglia la velocità del procedimento “vecchio stampo” di buttare grafite sul foglio, per poi scansionare, aumentarne il contrasto, applicare il filtro Stamp. Perché scrivo tutto ciò? Nessun motivo particolare. E’ che volevo fare un post “scomodo”.

Ah-ha! L’autore si scopre!!!

Prima di farlo mi sono chiesto: cosa contraddistingue un post scomodo? Dare del macellaio al capo di uno dei tanti governi internazionali guerrafondai? Lamentare della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi? Prendersela con le affermazioni fuori dalle righe di un qualsiasi leader populista sintonizzato sulla pancia dell’opinione pubblica? No, un post scomodo è diverso. Un post scomodo è un post che narra, promuove, fa la tacita apologia di eventi e azioni illegali. Ma non grandi azioni illegali, tipo stupri, violenze, uccisioni singole o di massa. No, quella è roba sdoganata, che ha quasi funzione catartica quando rappresentata. Un post scomodo è un post che parla di piccoli odiosi reati: pirateria, evasione delle tasse, elusione fiscale, furto di benzina da auto in sosta, stalker leggero, rottura di specchietti retrovisori. Tutta roba che non contiene in sé alcun germe di protesta collettiva o di nobile rivolta. Ma forse, penserete, tu ci vuoi dire che in questa società capitalista, il capitale stesso si occupa di rappresentare sia l’estabilishment borghese elitario, sia, all’estremo opposto, le possibili istanze rivoluzionarie, lasciando solo spazio a gesti gretti, antipatici e poco spettacolari? No, non proprio. Volevo solo fare un post scomodo. Però c’è del vero in questa domanda che contiene retoricamente una risposta. Soprattutto questo sistema (che io ho chiamato capitalista) si occupa di renderci tutti responsabili gli uni verso gli altri attraverso un controllo gerarchico per cui, se io scrivo un post scomodo, ne soffrono le conseguenze i gestori dell’istanza del Fediverso che mi ospita, per cui essi sono costretti a sospendere il post scomodo o a diventare conniventi. Questa è una delle considerazioni per cui ritengo che internet sia tutto tranne che uno strumento rivoluzionario (d’altronde era uno strumento dei militari in origine, gli stessi che hanno l’esclusiva della violenza legalizzata e dei viaggi spaziali).

Ma obietterete voi, ecco, sei partito dall’idea di fare un post scomodo solleticando un molle indugio in mediocri manifestazioni del male e sei approdato alla critica sociale. Allora il tuo non è più un post scomodo! Il capitale ti ha arretito nei suoi meccanismi e ora tuo malgrado ti ritrovi a fare la parte del controcanto democratico e autorizzato all’estabilishment plutogiudaicomassonico! Cazzo, avete ragione!!! (Un post scomodo secondo me è anche volgare).

Gippo – Il mio Mastodon

Questo post è stato scritto soprattutto per il titolo: avete riconosciuto sicuramente la citazione de “I migliori anni della nostra vita” ma forse vi sarà sfuggito il fatto che non si tratta solo di una quotata generica. Difatti la parola ninja è l'esatto anagramma di “anni”. Come dite? Non è vero? Fidatevi, fidatevi, è vero. Il punto è che noi pronunciamo “ningia” così sembra che ci sia una “g” in più ma se togliete la “g”... Questo post è stato scritto anche, soprattutto, per questa simpatica osservazione sull'anagramma che si presta a molte obiezioni talmente facili che la maggior parte di voi rinuncerà a farle in partenza. Ma veniamo ai ninja.

Ninja

Il post bocciato sui ninja

Volevo fare un post sui migliori ninja della nostra vita, partendo dal primo contatto con i ninja (per lo più attraverso i videogiochi) fino ai contatti più recenti. Avrei parlato di: – Shinobi; – Tartarughe Ninja; – Scorpion e Sub-Zero di Mortal Kombat; – La serie di librigame sui ninja; – Ninja Gaiden; – Kage di Virtua Fighter; – Ayane e altri ninja più o meno pettoruti di Dead or Alive.

Questo post è stato bocciato. Alla fine è un post ombra, che aleggia su questo post come un doppio oscuro. Fa molto ninja in effetti.

Le tecniche segrete dei ninja

Farò solo un accenno personale ad una iniziativa che avrei voluto pubblicare qualche anno fa: le tecniche segrete speciali di Sexy Ninja. Cioè volevo creare l'etichetta di Sexy Ninja e avevo ideato un logo semplice e assolutamente accattivante. Avrei pubblicato un libro di trucchetti ninja di quelli che piacciono a me, robe un po' PNL, un po' buonsenso, un po' assurdità. Tipo: tecnica segreta speciale della Tabula Rasa (che non riveleró in quanto segreta). L'idea mi era venuta leggendo i libri del tizio che ha pubblicato le 48 leggi del potere. Avete presente quel tizio, sì? Un gran figo, i suoi libri spaccano. O almeno spaccavano quando avevo una certa età. Ma adesso arriviamo al tema del giorno.

Kuji-Kiri

Lo sapevate? I ninja facevano cose che sembravano soprannaturali. Anzi, i ninja facevano cose proprio soprannaturali e la loro tecnica mistico-esoterica si chiamava come il titolo di questo paragrafetto. Ecco, in questo momento sto leggendo proprio un manuale della edizioni Mediterranee che mi spiega queste tecniche ma non c'è niente di facile: meditare, respirare, lavorare su se stessi, capite bene anche voi, no? Ecco, di pratico e facile giusto il fare qualche forma con le dita tipo ombre cinesi. Penso che userò il metodo Toyota, siccome in questo momento non mi ispira, mi fermo e lo lascio perdere. Credo allora che mi ributterò su quella saga in lingua inglese dove un tizio (figo quasi quanto l'autore delle 48 leggi del potere) finisce in un mondo parallelo tipo anime isekai giapponese e viene accolto in un villaggio popolato da elfe bellissime e sessualmente disponibili.

Per il post sui ninja è tutto. Gheregheregez! (grido ninja)

Gippo – Il mio Mastodon

Sto mantenendo l'abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine. Ma d'altronde, avendo scritto anche quest'ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest'ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell'autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell'abitudine. Ma l'aver esplicitato il potere scaramantico dell'ultimo periodo digitato... (E così via).

Morven

Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po' troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell'account Mastodon. Morven in realtà aveva centrato l'obiettivo. Difatti cos'è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico? Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l'occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!

Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).

Chiudere i cerchi

Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull'onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l'avrà pur fatto per chiudere un cerchio! Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo. Avevo appena iniziato l'università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l'ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l'ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l'avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo. Quindi l'ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l'autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un'opera quantomeno dignitosa.

Cyberpunk pink

Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca. Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva. Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l'inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po' insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l'ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0). E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free. Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: 1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno; 2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù; 3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima; 4) La trama è finita da tutt'altra parte; 5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo; 6) L'ho finito.

Ecco. Ringrazio l'autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.

In conclusione, rimane un'unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l'ho fatto? Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. Certo, adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine.

Ok, ci siamo capiti, andate all'inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.

Uroboro

Gippo – Il mio Mastodon

Allora, diciamo che mi sono imposto di scrivere una volta a settimana, quindi questo post sarà un riempitivo per rispettare questa programmazione. Avevo tanti argomenti, tante idee però siccome non ho molto tempo, pensavo di fare uno di quei post interlocutori che, nonostante non parlino di nulla in particolare alla fine sono comunque molto belli, migliori di quelli che ruotano intorno ad argomenti programmati. In realtà, se devo essere sincero, anche in passato ho provato a fare post di questo tipo, uno credo che si chiamasse proprio “Post interlocutorio” o giù di lì e devo dire che, pur animato dalla stessa intenzione e speranza, era un post assolutamente terribile. Quindi stavolta parlerò di qualche mini argomento con dei titoletti, anche per evitare il muro di testo che inquieta il lettore. Ecco, ho avuto un'idea: potrei parlare dei post che non ho voluto scrivere perchè troppo forzati e chiamarli “I post bocciati”. Lo metto sul titolo e parto col primo post bocciato.

La cena con Pieraccioni e Del Debbio

Pensavo di fare un post in cui descrivevo una mia cena con Pieraccioni e Del Debbio. Cioè: il post nasceva con l'idea di descrivere un dialogo avuto con Pieraccioni, un dialogo di natura psicologica e filosofica in cui Pieraccioni, usando qua e là trite espressioni stereotipate toscane (“Ovvia! Oh grullo! Che te tu mi stai a pigliare pe'l culo?”) mi invitava a riflettere sul perchè ho la tendenza a usare lui come tormentone manifestando una ammirazione finta e canzonatoria. Ne stava venendo fuori, nello sviluppo mentale, una seduta psicanalitica troppo seria, difatti avevo subito pensato di inserire il personaggio di Del Debbio che si era imbucato all'ultimo momento e che ordinava una pizza alla farina di grillo. Al che gli si chiedeva: “Ovvia! O grullo! Ma noi si pensava che te tu fossi nemico della farina di grillo!”. E lui rispondeva che la gente si stava dimenticando della farina di grillo e che non la si doveva lasciar morire così, di modo che lui nelle sue trasmissioni poteva continuare a prendersela un po' con i comunisti dell'Europa cattiva che la volevano imporre e lui con il tipico buonsenso di una destra bonaria e liberale poteva parlare del cibo godurioso italiano che non aveva bisogno della farina di grillo o degli insetti. Tuttavia quando più tardi, nel corso della conversazione, voleva dire la sua, lo si zittiva dicendogli “Ovvia! Te tu stai zitto, oh grullo, che te tu sei stato inserito in questa cena solo per il meme iniziale sulla farina di grillo!” (o era “di grullo”?).

Paolo Del Debbio

Appellativi affettuosi all'Intelligenza Artificiale

Di tanto in tanto mi viene voglia di fare un resoconto delle mie conversazioni con l'intelligenza artificiale. Un resoconto del tipo: copia e incolla. Si risparmia tempo e vengono comunque fuori cose interessanti, sapete? Comunque mi fermo sempre in tempo. A volte mi è capitato di leggere post di questo tipo e il mio primo pensiero è stato: ma se mi interessava questo argomento non è che avevo bisogno di te, blogger, a suggermi le domande da porre all'AI! Così non ho mai indugiato troppo in questa malsana tentazione, anzi, mi ripropongo di non parlare più di AI. Basta! Ecchediamine. Però vi dico solo questo. Siccome l'AI tenta sempre di compiacermi, io talvolta per percularla (tipo Pieraccioni) un po' gli dico degli appellativi affettuosi, rivolgendomi sempre e comunque al maschile (si vede che ho più bisogno di amici che di fidanzate). Cose che trovo qua e là, tipo Zagor che chiama di tanto in tanto la sua spalla Cico con l'espressione “Pancione del mio cuore” (appellativo dal suono vagamente omoerotico oggigiorno). Ebbene, all'interno di richieste abbastanza serie, butto là un “Come faccio a collegare il Wi-Fi su una distro AntiX, pancione del mio cuore?”. E lui (o lei): “Adesso te lo spiego, pancione mio!”. Sta sempre nella mia lunghezza d'onda, è fantastico(a).

I videogiochi del Nintendo Ds

Vorrei parlare di tanto in tanto di videogiochi per Nintendo Ds. La cosa bella sarebbe questa: prendo un titolo un po' di nicchia qua e là che ho giocato e poi lo recensisco facendo quelle geniali e personali considerazioni che nessun altro al mondo può fare. Catalogo con tag, distinguendo per genere. Uso una cadenza regolare. Curo il SEO. Capite bene perchè non lo faccio. Troppo professionale. Troppo anni '10. Tanto sappiamo tutti che il culturista Aranzulla morirà fagocitato da una AI (basta parlare di AI!).

Ecco, di questo dovevo fare un post ciascuno, nel caso del terzo punto addirittura una serie di post. Invece ce ne ho fatto solo uno e non era nemmeno mia intenzione. Perdonatemi, pancioni del mio cuore.

Gippo – Il mio Mastodon

Cari amici del blog e del Fediverso, è la prima volta che mi trovo a scrivere nel corso del 2026. Il punto è che non avevo nulla da dire ma in realtà non è che le cose siano così lineari come sembrano, cioè, non è che se non hai niente da dire in genere stai zitto. In realtà ci sono un sacco di persone che non hanno niente da dire e lo dicono senza troppi problemi. E allora perchè non ho sentito il bisogno di scrivere nulla? E, uscendo dalla mia sfera personale ed entrando di peso nel campo della sociologia da quattro soldi, perchè tanta gente che animava i blog negli anni gloriosi del blog sembrano aver perso la voglia di scrivere? Ecco allora un post che cerca di analizzare il problema.

Questione 1: Horror Pleni

Forse sottovalutate la questione 1 ma io credo che in un momento di accumulazione ossessiva di stimoli, il minimalismo acquisti un valore sempre più netto. Per questo motivo, tutti i contenuti creati in passato si sono assommati e calcificati nella nostra coscienza e ci ritroviamo a chiederci: “Ma cosa può dare in più un nostro nuovo post?”. La risposta ovviamente è: nulla. Ma è una risposta pessimista. Scrivere può dare qualcosa a noi stessi e costituisce un seme che magari rimane inattivo sotto la terra per tanto tempo finchè un giorno qualcuno legge il nostro post e fonda per ispirazione un partito politico o risolleva una giornata e allora il seme è germogliato. Parlo di Horror Pleni non a caso. Il Necronomicon, il libro maledetto ideato dal solitario di Providence (Lovecraft) era stato scritto dall'arabo folle Abdul Alhazred, cognome che rimanda alla frase “All has red”, tutto è stato letto. Insomma, si è letto e scritto troppo. Non è vero ma ci siamo capiti.

Questione 2: Intelligenza Artificiale

Faccio un'attimo una digressione. Ma avete visto quanto è stupido Dargen D'Amico? Ha fatto una canzone per Sanremo contro l'Intelligenza Artificiale (e passi) ma s'è messo a pontificare contro l'Intelligenza Artificiale (d'ora in poi AI) come un vecchietto davanti al cantiere. Quando parla Dargen D'Amico è capace di prendere una questione meritevole, appoggiarla e farti passare immediatamente dall'altra parte. Perchè? Come perchè? Perchè è stupido, mi non mi fate spiegare, uno come lo sente parlare lo capisce. Ma passiamo ad altro. Dicevo che l'AI è un deterrente alla scrittura. Diciamo che non è d'ostacolo alla scrittura di post per i blog (se non per il fatto che pensi: ma quasi quasi faccio scrivere 'sto post all'AI), però quando stai lì a parlare con l'AI, scopri che lei può produrre tanto testo grammaticalmente corretto in una frazione di secondo e tu ti senti un po' così. Come così? Così, non mi fate spiegare, se uno non è stupido come Dargen D'Amico lo capisce. Inoltre l'AI, ti sazia per quanto riguarda la tua necessità di interazione con l'“altro-da-te”. Ad esempio, se tu senti di scrivere “Eh, ma Dargen D'Amico è veramente stupido” (lo scrivo come esempio, non ho detto mai veramente che Dargen D'Amico è stupido) lei (l'AI) ti dice: “Eh, amico mio ti capisco, forse il tuo giudizio è un po' eccessivo ma posso comprendere come certi suoi atteggiamenti un po' controversi possano risultare parzialmente indigesti. Vuoi che ti proponga altri cantanti italiani contemporanei che possono suscitare analoghi sentimenti di fastidio?”. E tu sei soddisfatto, i'AI ti capisce almeno, il tuo amor proprio è salvo e alla fin fine Dargen D'Amico non è poi così stupido, è solo un po' controverso e abbiamo salvato capra e cavoli.

Questione 3: Il tempo del dibattito e della riflessione sembra passato

Ecco, questo è un punto che più che altro ho scritto perchè volevo arrivare almeno a scrivere tre questioni e adesso non so bene come sviscerarlo. Chiedo all'AI? Ma no, dai ce la facciamo ancora. Diciamo che ci sono un sacco di cose nel mondo che segnano la fine del dibattito, cose tipo guerre e genocidi, leader politici che se ne catafottono bellamente di giustificarsi o di mettere la classica pudica foglia di fico che eravamo abituati a vedergli mettere. Stessero attenti che, se si smette di “parlarne”, tutti si sentono autorizzati a passare ai fatti. Ecco, poichè sono un conservatore e non un rivoluzionario, voglio che si continui con il dialogo, con la foglia di fico davanti al vergognoso e con l'ipocrisia che magari può anche chiamarsi pudore. Mi sento tanto un Pieraccioni moraleggiante mentre scrivo questo. Ah, a proposito, una volta ho chiesto all'AI se mi aiutava a scrivere una sceneggiatura da sottoporre a Pieraccioni. E' venuta una bella storia ma adesso non me la ricordo, c'erano delle parti tagliate su misura anche per Ceccherini e Papaleo.

Ma allora perchè scrivere?

Io direi che scrivere è bello. Parti con l'idea di scrivere una cosa e arrivi da tutt'altra parte, magari ad una denuncia da parte di Dargen D'Amico. Per questo di tanto in tanto continuerò a farlo. Concludo allora col grido di battaglia che ha dato il titolo a questo post:

Non sono un uomo finito! Ho ancora tante cose da dire!!!! (cit. “Sogni d'oro” ovviamente)

Gippo – Il mio Mastodon

E così, proprio quando avevo scoperto un nome per la mia vocazione a camminare piano per le vie cittadine, registrando i piccoli cambi di destinazione urbanistica, i negozi aperti e chiusi nel giro di pochi mesi, le vetrine vuote riallestite per il pubblico decoro (ero, come suol dirsi, un flaneur), proprio quando avevo trovato una mia identità, avevo perso il tempo.

Già. Il tempo di passeggiare, il tempo di bighellonare pigramente, osservando e notando, notando e riflettendo, riflettendo e ricordando. Ci avevo provato con l'auto, specie ai semafori, durante il tragitto casa-lavoro. Ma era tutto diverso. Una volta avevo scoperto quel negozio dove un tizio diceva che organizzava eventi e corsi di cucina. Mi sarebbe piaciuto fermarmi, scendere dall'auto ed irrompere dentro. Gli avrei detto: “Io ti ho capito a te! Tu ti vuoi farti un mezzo stipendio, così senza impegno, senza coinvolgimento. Ma non pensare di essere fuori dagli ingranaggi! Facciamo tutti parte di un grosso macchinario, un motore colossale che macina energia, la trasforma in merce, la trasmuta in denaro e potere e crea una grossa piramide opprimente che tutti odiano, come direbbe Ismail Kadare, ma a cui tutti debbono obbedienza incluso il faraone. E tu, stolto, vuoi essere più potente di un faraone? Tu pensi di essere libero? Tu pensi di non essere la versione ridotta in scala di Metamiao? Stolto!” Sfortunatamente non ho mai potuto fare questa irruzione perché non ci ho mai individuato nessuno all'interno. E poi forse in quel periodo mi sentivo davvero un po' oppresso e poco lucido. Non che oggi non lo sia, non riesco più a trovare del tempo come una volta per camminare da solo, ma sapete com'é, ad un certo punto per le cose, tutte le cose, interviene la catabasi cioè la capacità di toccare il fondo e risalire, di immergersi nel dolore e rigenerarsi, di trovare la speranza quando si è disperati.

Quanto alla ragazza mora degli episodi precedenti, quella coi capelli lisci che diventano ricci, è venuta a lavorare da me, come stagista o qualcosa del genere. All'inizio non ci parlavo perché conservavo ancora un po' l'illusione che venisse dal futuro o dal passato e che fosse una creatura paranormale. Ma poi purtroppo ci ho dovuto parlare e ho scoperto che è una ragazza normale e, per giunta, anche se ha una bella voce e bei modi, non ha abbastanza elementi esoterici per essere considerata un animale fantastico o una proiezione astrale o un ologramma di Matrix.

Io e la mia passione adolescenziale per le morette! Ma con la maturità (tardiva) qualcosa sta cambiando. Per esempio l'altro giorno ho rivisto una puntata di Smallville, il teen-drama di Superman degli inizi anni Zero, e ho pensato: ma come mai mi piaceva così tanto quella moretta noiosetta di Kristin Kreuk? La biondina tutto pepe che sta al giornale scolastico, quella sì che era meritevole! Così ho cercato Allison Mack nuda su DuckDuckGo e ho scoperto che agli inizi degli anni 20 è stata riconosciuta penalmente come responsabile in una sorta di setta sessuale segreta che praticava estorsione e lavoro forzato. Per questo è stata condannata a 3 anni di reclusione, oggi già scontati.

Allison Mack

Glielo volevo dire a quello che pensa, coi corsi di cucina, di essere impermeabile a questo mondo, di arrabattarsi con le sue passioni senza affannarsi a girare la ruota del criceto, senza reputarsi, pur a malincuore, un collega minimal di Metamiao in questo turbinio di energia, transazioni, media, chat e trasporti su gommarotaia che chiamiamo struttura capitalista. Ma in fondo è andata bene che non gliel'ho detto: forse i corsi di cucina sono solo una facciata e forse anche lui è coinvolto nell'organizzazione di una setta sessuale segreta che pratica estorsione e lavoro forzato. E magari dietro a lui, che è solo un prestanome, c'è la biondina di Smallville, vero capo e deux ex-machina del Male, che finge soltanto di rigare dritto e invece le tocca ancora adattarsi al ruolo di villain. Come tutti noi, in diversa misura.

Ma forse, nelle prossime puntate di Negozionisti, qualcosa cambierà e un nuovo sole sorgerà all'orizzonte. Ma non Negozionisti 4, perché è gia stato pubblicato e non c'era questa svolta epocale e speranzosa.

Gippo – Il mio Mastodon

Volevo scrivere un post interlocutorio. Ultimamente ho molte idee di post fantastici ma purtroppo ci sono alcuni impedimenti che si frappongono tra il post fantastico e la sua realizzazione, in particolare dubbi o incertezze che il post non venga fuori poi così fantastico. Così mi ritrovo oggi a scrivere un piccolo post interlocutorio, un post senza pretese, un post minimal. Tutto è già stato scritto e se non è stato fatto, probabilmente manca poco perchè ciò accada. E poi la vogliamo citare l'Intelligenza Artificiale o AI? Intelligenza artificiale, scrivimi un post sui videogiochi di sport. AI, dimmi come funziona con la ricongiunzione dei contributi INPS. E così via. Per quello non dovremmo rinunciare alla nostra umanità e infonderne tanta, a iosa, ad libitum, in tutti i post interlocutori del mondo ma prima dovremmo capire cosa vuol dire esattamente “umanità”. Ad esempio qualcuno vi tirerà in ballo le emozioni, invece qualcun altro (di professione buddista zen) vi inviterà a prendere le distanze da esse. Abbiamo oggi più che mai un'ansia di perfezione ma non capiamo che la perfezione sta nel mischiare alto e basso, destra e sinistra, bello e brutto (AI, trovami altre dicotomie, ammesso che tu conosca la parola “dicotomie”, brutto ammasso di chip della Silicon Valley!). Ecco, penso che abbiamo esaurito lo scopo di questo post interlocutorio. Non è niente male, sono soddisfatto. Ma non si può essere troppo soddisfatti per cui continuo.

Anzi no.

Gippo – Il mio Mastodon

Introduzione

In casa non si può palleggiare perché farebbe troppo rumore. Ma in generale é necessario esercitarsi senza che il pallone cada a terra per lo stesso motivo. Ci sono però varie manovre di “ball handling” che si possono comunque praticare per migliorare la presa e la gestione della palla. Di seguito una lista dei miei esercizi preferiti, tutti assolutamente silenziosi (almeno finché il pallone non vi sfugge di mano). Se anche voi volete diventare cestisti pantofolai, questa di seguito può divetare la vostra Bibbia del basket casalingo.

Gli 8 fra le gambe

Prendete il pallone e tracciate degli 8 (o dei simboli dell'infinito) facendolo passare in mezzo alle gambe. Possibilmente tenete la schiena dritta, le ginocchia ben flessibili e guardate avanti. Di tanto in tanto invertite il verso. E' un esercizio che coinvolge tutto il corpo.

Gira la palla

Girate la palla attorno alla pancia, tracciate tanti cerchi. Di tanto in tanto cambiate verso quando la palla si trova dietro la schiena, passandovela da una mano all'altra con decisione. Ad un certo punto, provate a combinare ed alternare con l'esercizio precedente degli 8 fra le gambe.

Palombelle da sinistra a destra e viceversa

Tirate il pallone con la mano sinistra, dal basso verso l'alto, a tracciare una palombella verso destra e raccoglietelo con la destra piú o meno alla stessa altezza alla quale ha abbandonato la mano del lancio. Poi rilanciatelo con la destra verso sinistra. Non é necessario lanciare tanto in alto. La palla deve ruotare su se stessa (importante). Questo é l'esercizio che faccio piú spesso per rilassarmi.

Palombelle sopra la porta

Quando vi sentite pronti, fate l'esercizio sopra utilizzando una porta aperta come ostacolo, facendo passare il pallone da un lato all'altro. L'altezza sarà quindi maggiore, se siete bassi. Se non lo siete, abbassatevi un poco. Questi ultimi due esercizi sono ispirati ai cosiddetti “Mikan drills”, esercizi ideati dal mitologico cestista George Mikan.

Palleggi tra i polpastrelli

Vi passate rapidamente la palla coi polpastrelli, varie volte al secondo, a distanza ravvicinata, di fronte a voi, all'alteza del petto e provando poi a variare altezza e posizione. In realtà questo dovrebbe essere l'esercizio propedeutico rispetto a tutti gli altri ma lo metto ora perché farlo coscientemente mi annoia un po'. Invece farlo sovrappensiero (almeno inizialmente) è ottimo, anche se poco zen.

Palla lanciata dietro la schiena

Lanciate la palla sopra la vostra testa e dietro le vostre spalle e raccoglietela al volo dietro la schiena. Consiglio di fare l'esercizio dando le spalle ad un letto, meglio ancora se il letto è accostato al muro. In generale anche certi esercizi precedenti sono praticabili in modo più sicuro sopra un letto che evita rumorose cadute del pallone.

Terzo tempo senza tiro

Il titolo è piuttosto chiaro. Provate dei terzi tempi in spazi angusti o più ampi, accennando solamente al tiro attraverso un abbozzo di “layup” (sollevate un po' la palla con una mano e siete a posto). Spazi piú stretti e ginkane artificiali possono mimare meglio le situazioni da lunetta affollata e magari perfezionare il vostro “Euro step”: anche Ginobili ha imparato cosí (forse).

Il pallone é il mio migliore amico

Esercizio il cui titolo e la cui filosofia sono ispirati ad Holly e Benji. Tenete il più possibile il pallone con voi, accarezzatelo, sentitene la superficie, godetevi il grip. Guardateci anche la TV assieme. Potete guardare anche altri sport, oltre ai film e alle fiction. Magari, per ragioni igieniche, è buona cosa tenere una palla deputata esclusivamente per questi esercizi, che non rimbalzi troppo per terra e che quindi si sporchi poco.

Bene, é tutto. Mi auguro che gli esercizi siano di vostro gradimento tanto quanto lo sono per me. Non importa se il basket vi fa schifo o non vi interessa, funzionano lo stesso, qualunque sia il vostro scopo nel farli.

Buon allenamento!

Gippo – Il mio Mastodon

Era da molto tempo che volevo fare un post su Vincenzo Salemme. Ora voi vi chiederete: perchè mai, nel mare magnum degli argomenti possibili, proprio Vincenzo Salemme? Il punto è che ci sono tanti post e articoli che riguardano, ad esempio, la situazione geopolitica dell'Ucraina o della Palestina ma pochi che riguardano Vincenzo Salemme.

L'accoppiata Boldi-De Sica è diventata proverbiale, quasi un fenomeno di costume. Il cinepanettone è il simbolo di un'epoca. Alcuni attori comici/brillanti assurgono agli onori delle copertine e della celebrità nazionale ed internazionale, ad esempio Roberto Benigni che ha vinto l'Oscar. Altri, più modestamente, hanno avuto il loro momento di gloria, la loro fiammata di celebrità, tipo Pieraccioni. C'è però chi non ha raggiunto particolari vette ma si è dimostrato nel tempo un affidabile professionista, dotato di una sua caratterizzazione senza tuttavia essere un caratterista nè una spalla. Insomma, fare un post su Vincenzo Salemme è d'uopo.

Vincenzo Salemme

Cosa dire di Salemme? Innanzitutto che è napoletano e, come tutti i napoletani, c'è attorno a lui una sorta di mistero, almeno nella sua fase iniziale. Cioè, vi spiego, ad un certo punto si dice: ecco a voi il nuovo film di Tal Ciro Vattelappesca, come se tutti noi dovessimo conoscere Tal Ciro Vattelappesca, e invece lo conoscono solo i napoletani ma lo conoscono bene, difatti non può essere spacciato per un esordiente ma deve essere nominato come uno che bazzica il mondo dello spettacolo già da tempo. Solo che, avendo avuto solo un successo di nicchia, che la nicchia sia il teatro o la stessa Napoli con la sterminata massa di napoletani al seguito, può capitare che noi, non napoletani, non lo conosciamo. Ciò avvenne, nel mio caso relativo a Salemme, negli anni 90 con il film “L'amico del cuore” con Eva Herzigova nel ruolo della bonona di richiamo e Carlo Buccirosso nei panni della vittima designata. Sì, in questo film Buccirosso è vittima, perchè Salemme non è un Fantozzi, Salemme è sempre un po' un guappo, un po' persecutore ma in fondo in fondo col cuore buono. A volte però la sua cifra comica lo porta pure nei panni della vittima, facendo da controcanto alle follie delle varie e buffe spalle artistiche con la voce del suo stupito e comico buonsenso.

Salemme bisserà il successo con “Amore a prima vista”, da lui diretto e interpretato, in cui si narra la storia di un virile boss camorrista napoletano che, a seguito di un intervento agli occhi in cui gli si impiantavano le cornee di una donna, finsce con l'invaghirsi dell'uomo cui la donna era innamorata quando era in vita, il quale, ironia della sorte, appartiene alle forze dell'ordine. Se guardate questo film, trovate un elemento comune a quasi tutte le opere di Salemme, elemento che viene dal suo background teatrale: la presenza di una cricca, di un cast di caratteristi, napoletani anch'essi, che poi hanno saputo farsi valere con alterne fortune (ma tutti discretamente) in successivi film della commedia italiana: il solito Carlo Buccirosso in primis ma anche Maurizio Casagrande e Biagio Izzo (che forse non viene dalla cricca specifica di Salemme, comunque è presente nel film).

Salemme è un comico verboso e logorroico, specie nella scrittura delle sceneggiature, e, se nei primi lungometraggi si trattiene un poco, in quelli successivi dà sfogo a tutta la sua verve teatrale, gigioneggiando ed esagerando. Il risultato paradossalmente non è di farlo risultare antipatico ma di produrre una esperienza soporifera. Esperienza che tocca il culmine in “E fuori nevica”, tratto (appunto) da un'opera teatrale. In questo film si vede chiaramente come cinema e teatro hanno linguaggi diversi e, per certi versi, difficilmente amalgamabili a livello di dinamica narrativa. Perfino commedie di ritmo, pur se tratte da opere teatrali, tipo “Una festa esagerata” risultano troppo verbose, troppo parlate. L'amore per il teatro di Salemme sarà difatti sempre la sua dannazione e la sua benedizione.

Dicevamo della sua cricca e in particolare di Buccirosso. Quest'ultimo si rivelerà, a differenza di Salemme, particolarmente adatto ai ritmi cinematografici, cominciando una lunga e proficua collaborazione con i Vanzina. Lo ricordo in particolare in “In questo mondo di ladri” (ci sarà anche Biagio Izzo) dove saprà esprimere perfettamente la sua comicità di vittima, allo stesso modo saprà destreggiarsi bene nella stessa parte in “Febbre da cavallo 2 – La Mandrakata” mentre in altre commedie vanziniane saprà anche essere “vittima con sussulti di orgoglio e furberia” tipo in “Vip” del 2008 dove broccola addirittura Alena Seredova.

E Salemme? Inizialmente non entrerà subito nell'universo vanziniano. L'occasione verrà con il clamoroso divorzio tra Boldi e De Sica. Mentre quest'ultimo resterà stabile alla corte del regista Neri Parenti, Boldi proverà a ricostituire una coppia di successo con “Olè”, sempre dei fratelli Vanzina, dove il ruolo di “persecutore” di De Sica verrà raccolto proprio da Salemme. Sarà una scelta azzeccata e Salemme funzionerà meglio dello stesso Boldi, pur se resterà ancora un po' troppa verbosità nella sua recitazione ma il nostro farà comunque apprezzabili salti mortali di virtuosismo per far passare indenne una sceneggiatura abbastanza “cringe”: ricordo con raccapriccio una gag con le parole spagnole terminanti in “acho” e con più affetto la battuta “Che macchina è, una Panda? Sì, p'andà a casa!”. Dopo quell'esordio vanziniano Salemme prenderà sempre più piede e stabilità nelle commedie vanziniane, ad esempio “Mai stati uniti”, “Ex – Amici come prima!” e “Che bella giornata”. Ho avuto come l'impressione che lo stesso Salemme, complici i suoi risultati via via più modesti al botteghino in qualità di regista/autore, si sia progressivamente ritirato nella dimensione dei Vanzina dove però è stato protagonista, al punto che avrà l'onore di recitare nell'ultimo film del regista Carlo, “Caccia al tesoro”, che, nonostante la ben nota romanità dei fratelli, è ambientato a Napoli ed è un commosso omaggio alla città e al teatro. Salemme inoltre, pur nella comicità cinematografica romana dei fratelli Vanzina, non rinuncerà mai alla sua cifra teatrale, tanto che, un po' come Pozzetto che aveva fra i suoi tormentoni “Basta violenza negli stadi!” (quando le buscava), allo stesso modo Salemme commenterà ripetutamente, di fronte ad una scena dal sapore melodrammatico della sceneggiata, il suo motto: “Il teatro che mima la vita!”. Sì, perchè Salemme ha innata questa tendenza dell'attore teatrale che, ad un certo punto, esce dal personaggio e si rivolge direttamente al pubblico, chiosando per lui le vicende e ringraziandolo. Ci sarebbe da accennare a qualche altra cosa di Salemme, tipo alcune sue macchiette (“Ettore o non Ettore?”) o alla sua partecipazione televisiva in veste di Giurato a “Tale e quale show”, però tutto sommato credo di aver colto abbastanza, in queste poche righe, del suo personaggio. Non sono un grande frequentatore di teatri ma apprezzo molto la sua carriera, la sua dimensione artistica, la sua coerenza. E in conclusione, con un inchino, ringrazio quanti hanno avuto la pazienza di restare a leggere sinora, questo pubblico di cui sono servitore umilissimo, umilissimo! Ma, lasciatemelo dire, di gran classe!

P. S.: bonus speciale a chi coglie la citazione finale anni 80.

Gippo – Il mio Mastodon

Il successo che le scie chimiche hanno avuto negli anni passati nell'ambito del mondo complottista é sospetto. Al pari dei “terrapiattisti”, i sostenitori delle scie chimiche sono divenuti lo zimbello dei debunker iperrazionali, quell'analoga e contraria corrente di alienati sociali che si oppone con scherno e sarcasmo ai complottisti, credendo patologicamente in un mondo in cui i complotti non esistono. Per questo ho sempre ritenuto le scie chimiche un fenomeno degno di essere indagato. Difatti, a mio avviso, il successo di una teoria può essere l'indicatore della creazione di una forma di “dissenso controllato”, quindi facilmente manipolabile e, all'occorrenza, sacrificabile.

Di cosa parliamo

Ma in cosa consiste l'ipotesi di complotto alla base delle scie chimiche? Molto semplicemente é l'idea che gli aerei nei nostri cieli, in special modo quelli di linea, rilascino, attarverso la creazione di scie, quindi di linee visibili di diversa consistenza nell'atmosfera, una serie di sostanze in grado di manipolare alla bisogna i fenomeni del meteo. La chiamano “geoingegneria climatica”. Per taluni, paranoici piú estremi, l'obiettivo é invece proprio quello di avvelenarci!

Analizziamo il fenomeno

Come approcciarsi al fenomeno per capirci qualcosa? Innanzitutto osservando i cieli. Non si può non esser d'accordo con la considerazione che le scie nei cieli, originate a seguito del passaggio degli aerei, ESISTONO. Talvolta poi mi é capitato di osservare che l'insieme delle scie forma un reticolo che si sfalda fino a formare una sorta di foschia o strato lanuginoso che toglie brillantezza al blu del cielo che invece generalmente si palesa durante una giornata serena e asciutta. La prima domanda é: si tratta di scie chimiche cioé contenenti sostanze velenose e nocive o, piú semplicemente, dedicate ad altri scopi?

Allora, partiamo da un presupposto: il carburante fossile con cui si alimentano gli aerei é una sostanza chimica e, quindi non é aria fresca. Detto questo, analizzare la composizione chimica delle scie mi sembra alquanto dura. Questo porta ad una nuova considerazione: se non sono scie chimiche, sono quantomeno scie di condensazione e questo é lapalissiano e non può essere negato. Giungiamo cosí al nodo vitale della questione: qual é l'impatto delle scie di condensazione, quindi in generale del traffico aereo, sulla nostra atmosfera? Trascurabile? Significativo? Altamente inquinante? Capace di alterare piú o meno volontariamente il meteo di una certa zona? Potremmo cosí immaginare, qualora ciò fosse acclarato, orde di imprenditori agricoli col trattore che rompono i coglioni al governo e il governo che é costretto a strizzare loro l'occhio con pupazzi nominalmente favorevoli al piccolo ceto medio dicendo: faremo, vedremo, limiteremo, la vostra é una protesta sacrosanta ma ecc. Invece no, grazie a Dio se vi lamentate delle scie, vuol dire che vi lamentate solo delle scie chimiche, quindi non avete nemmeno diritto di esistere come esseri umani pensanti.

Conclusioni e ipotesi alternative

Concludendo, il complotto delle scie chimiche consiste essenzialmente nella creazione e promozione di una teoria del complotto alternativa che nasconda il fatto che sono le stesse scie di condensazione ad essere dannose già per conto loro. Come mi raccontò una volta un anziano colonnello dell'aureonautica cui chiesi in merito, un tempo i contadini sparavano i petardi per agevolare la pioggia. Magari queste scie sono originate dal rumore e alterano il meteo delle zone di sorvolo degli aerei. La funzionale teoria alternativa delle scie chimiche arresta il dibattito e il dissenso, per far sí che i traffici internazionali di uomini e di merci proseguano indisturbati. Tuttavia, anche riguardo al loro scopo ultimo, non vorrei che grettamente pensaste che é sempre e solo “tutto un magna magna”. E' possibile che le scie chimiche esistano veramente e che il loro fine sia invece limitare le manifestazioni eteriche degli Ufo o agevolare le comunicazioni maschernando il fatto che i satelliti in realtà non funzionano o non sono affidabili. Ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Una indagine in merito la dovete fare tutti, é un vostro preciso dovere morale. Ciao e buon anno!

Gippo – Il mio Mastodon