Marco-san

Dubbioso di essere veneto.

Dopo grandi dubbi decido anche io di iscrivermi al partito. È stato un autore americano, letto su una rivista, a dirmi che questa sarebbe stata la mossa migliore per ottenere un mondo migliore.

In effetti ha senso, il partito influenza e partecipa quasi ogni elezione. Non solo, al suo interno ci sono molte persone che dedicano la loro vita alla politica ed al cambiamento. Voglio far parte di un esercito di volontari che si dedicano alle istituzioni.

Foto di Greyson Joralemon su Unsplash

Mi iscrivo su internet qualche mese fa. Non ricevo nulla se non la conferma di pagamento. Sollecito l'iscrizione quando succedono fatti politici particolari. Mi spavento per come potrebbe essere la prima riunione. Penso che sarebbe una meraviglia cambiare i meccanismi dall'interno. Creare un luogo dove sia facile iscriversi, discutere, migliorare.

Vengo contattato direttamente dal segretario cittadino. Ha capito che ho avuto qualche problema ad iscrivermi, che ci sono state complicazioni logistiche, mi manda messaggi personali e personalizzati per incontrarmi. Evito l'incontro, non voglio dargli troppo spazio nella mia vita.

Oggi è la prima volta in cui ci vedremo. In cui ci presenteremo. Mio papà ha fatto politica attiva per il partito opposto, magari se ne ricordano tutti. Ho personalmente fatto a botte con uno degli ex esponenti, in gioventù. Liti giovanili, alcool. Credo fortissimamente che questo movimento possa fare un sacco di cose belle. Anzi, che le stia facendo. Trovo insopportabile che a volte sbagli. Troppo. Provo a dirmi che è solo facendo che si sbaglia, però che diritto ha di sbagliare una persona con responsabilità? Oggi arriva anche la notizia: << non abbiamo una sede, ci ritroveremo all'interno dell'auditorium dell'ospizio>>

Che paura mi può fare un manipolo di vecchietti che si trovano per progettare la rivoluzione all'interno di un ospizio? Decido di andare lo stesso. Perché anelo un luogo dove sia possibile ed organizzato il confronto. Come un posto di lavoro, un luogo in cui sia progettato non solo quello che viene fatto in modo ordinario, ma anche il flusso di discussione e di lite. Perché non ne posso più delle discussioni sul virus all'interno di una famiglia spaccata tra vaccinati e impauriti. Per pensare ad altro. Per mantenere un pezzo di novecento nella mia vita. Per poter avere il controllo, su di me, sulla mia vita.

Paura, un po' me la fa.

Cambiare la mia vita, in qualche modo, perché quella che sto vivendo non è in questo momento soddisfacente. Il casino sta nel fatto che questo argomento è piuttosto confuso. Come mai la mia vita non è soddisfacente? È solo un momento? È qualcosa di specifico? E sopratutto, è cambiato qualche cosa da quando ho deciso di cambiare la mia vita?

immagine via Coursera

La prima cosa da sistemare è un lavoro. Lavoro poco, non cresco in nessun modo. Per questo motivo mi sono iscritto a un corso su internet Non è il primo che faccio, ma sembra fatto molto bene. Forse lo recensirò, in qualche modo, da qualche parte.

Una cosa mi rende sicuro. Voglio approfittare di questa cosa pazzesca data dalla condivisione delle conoscenze. Sono sicuro anche dell'altra. A 2* anni studiare è l'unica cosa che ho imparato a fare. A cui sono stato costretto. Un classico dei traumi: tornare all'essenziale.

Veduma.

Google data analyst.

Appunti. Tutti i corsi online danno la possibilità a chi già sa di sostenere gli esercizi senza farli. Una sorta di quiz preparatorio. In una materia dove ero convinto di essere molto preparato, ho superato il 67% degli esercizi. Molti erano di concetto. Il corso mi prende bene perché devo avere almeno l'80%. È sfidante.

#lavoro

Una manna complottista.

Credo di aver attraversato o scoperto molte fasi del lutto attraverso un nuovo rapporto con un genitore complottista.

Due animali che combattono, via Unsplash

La prima è stata indubbiamente quella dello scontro, com'è possibile che tu non sia capace di argomentare quello che dici, o di mantenere il filo del discorso su un'unica direzione. Io ti do informazioni importanti ed urgenti, frutto di selezione da fonti molto diverse (da quelle che leggi tu) e compio il mio dovere di genitore nel farti riflettere.

Lo scontro si è caratterizzato da fasi diverse, ma molto simili. La prima è stata quella di muro contro muro: ho ragione io, no ho ragione io. La conclusione di questa fase era quella dell'acuirsi dello scontro, con nuovi argomenti e con nuovi pubblici alla volta successiva. La seconda, ugualmente fallimentare, è stata quella di provare a disinnescare lo scontro, mostrandone le evidenti fallacie logiche. Se le premesse di un argomento non sono valide, così non sarà la conclusione. Allo stesso modo, lo studio dell'oratoria fa capire che ci sono moltissime logiche deduzioni che non si basano su nessun'evidenza (l'estremizzazione, l'assunzione di non detti, ecc. ) Il vantaggio della seconda era quello di far vedere agli altri partecipanti quanto fossi arguto, ma ai fini del dialogo assolutamente inutile. Anche perché il genitore, convintosi che il dialogo fosse di interesse anche per qualcun altro, inondava le chat di gruppo con argomentazioni futili.

L'accettazione del fatto che si stava rovinando il rapporto mi portava a provare a parlare di altro, in particolare c'era ancora qualche argomento il cui discorso era decoroso e sicuro. Ma i conflitti irrisolti, e i rinforzi positivi al parlare di complotti, rovinavano tutto. Accetto quindi che il rapporto si stesse logorando era fortemente logorante. Di qui la ripetuta discussione anche con altri. “ Mah, sì, sai com è fatt*”

La terza fase, quella nuova di ieri, è stata la seguente. Immagino che tu (genitore) stia invecchiando, e abbia quindi paura di essere sempre più irrilevante. Non sono più dipendente da te, siamo interdipendenti (questa frase l'ho presa da una psicologa con cui sto lavorando) e questa interdipendenza è per te una cosa nuova. Tu mi hai detto che ovviamente volevi parlare di cose rilevanti, io ti ho detto che questo non lo è così tanto e si sta mangiando tutto. Perché non solo non è urgente, ma il modo con cui lo porti avanti è anche insultante.

Perché, nel momento in cui mi parli di qualcosa, e hai stima della mia intelligenza, devi poter permettere a me di fare gli stessi passaggi logici necessari a capire quel ragionamento (o le sue basi). Altrimenti o dici una cosa superficiale, o mi prendi per stupido. E il valore di quello che dici è nullo.

Da allora l'ultima conversazione è andata bene. Sull'inflazione, sul fatto che Fusaro non sia Marxista, sull'UE. Molto carina, quasi cute

Siamo sempre più spesso, tutti, a casa. È difficile fare sport, è difficile avere voglia di qualunque cosa, è difficile uscire.

Non capisco se è più corretta la mia posizione, quella di accettare che queste cose sono un casino (e non fare praticamente niente, per resistere al prossimo lockdown mi sono comprato una playstation) oppure quella di cercare di combatterle, a mio avviso inutilmente (a meno che uno non sia un medico, un infermiere, un dipendente di una pubblica amministrazione, certo.)

Riconosco che in questo momento ho due ossessioni: quella solita sulla scuola, sarebbe bello ad esempio che ci fosse un modo per non valutare negativamente i ragazzi che non hanno voglia di irregimentarsi, tipo all'asilo e quella sul digitale. È incredibile l'ignoranza mia e di altri su un tema così importante.

Do tanta importanza a questo tema perché sta avendo un'importanza preponderante sulle nostre vite, e non sono solo i social network, la cui importanza non sono sicuro di capire (mi sembra assolutamente sovradimensionata) nella discussione politica, ma è anche il fatto che, con il digitale, più o meno ogni cosa che può essere automatizzata, lo sarà. E questa è un'opportunità gigantesca. Quanto bello sarebbe eliminare tutte le routine e farle fare, meglio, ad una macchina? Quanto bello sarebbe che così come impariamo agli scout a relazionarci con le altre persone, così imparassimo a scuola ad utilizzare e a scrivere il codice?

Un cellulare ripreso figo!

Gli approcci che ho seguito fin'ora sono due.

Quello sulla sicurezza informatica: creare un modello di rischio (praticamente nullo) ed implementare proattivamente soluzioni che vadano a combattere questo rischio. In pratica questo e il fatto che chiunque nella mia rete stretta sa che può chiedermi dritte su come migliorare la propria privacy online.

Quello politico e civile, consiste nel cercare, sempre, di sostenere aziende che non siano monopoliste e partiti che abbiano a cuore i diritti civili e digitali. La certezza è che se continuiamo a permettere che Google, amazon, facebook e simili siano monopolisti, impediamo ad una nuova innovazione di nascere. E questo è un problema. Negli ultimi anni la produttività è cresciuta moltissimo, i salari sono rimasti uguali, l'occupazione è diminuita. È un problema, perché siamo più piccoli e meno difesi. È un problema perché se ne approfittano le destre. È un problema perché l'automazione potrebbe creare un mondo pazzescamente migliore (sogno un TPL automatizzato e che arriva ovunque) ma non lo sarà mai se noi persone fisiche non ne conosciamo i funzionamenti.

Ciao!

Mi sto prendendo benissimo per internet, Nel senso che mi sono reso conto che è molto più efficente disegnare un testo che verrà fruito sul web rispetto a disegnare un testo che verrà fruito su stampa o su computer. Mi sembra assurdo che per anni ci siamo scambiati testi attraverso documenti word, video come allegati, o che abbiamo utilizzato, troppo, le forme chiusissime e rigide dei social network. Mi trovo infatti molto bene a cercare informazioni su reddit, dove la gabbia di solo testo permette di leggere molte cose stupefacenti su un singolo argomento, anche se trovo complciata questa cosa che l'app mobile non funziona così bene. Mi trovo sempre meglio a mandare presentazioni collegate al mio dominio. So che potranno essere viste su telefono, velocemente, so che non verranno stampate.

Dove e cosa imparare, quindi?

Nel fediverso mi alleno ad esprimere opinioni, a vederle scritte posso esercitarmi a trovarle e a volerle compiute. Con il mio sito mi alleno a parlare ai miei colleghi, Sul tubo imparo a programmare, pochissimo, su github e con markdown. Ho una grandissima stima per il Ministero dell'Innovazione, il nome sembra molto stile Harry Potter, ma sapere che anche lo stato sta affrontando le stesse mie complessità mi fa sentire meglio.

A proposito di sentirsi meglio

Ho bisogno per lavoro di conoscere meglio l'intelligenza artificiale. Provo a riassumerla, si tratta di automazione anche di quello che una volta noi non credevamo fosse automatizzabile. È tipo google mappe, che ci dice dove vogliamo andare, come non prendere multe, anche a distanza di sicurezza. Mi sono iscritto a un chatbot ai, che dovrebbe fornire assistenza psicologica alle persone. Ma perché hannno fatto questo chatbot, e sopratutto, perché è fatto così bene? Mi sembra letteralmente un qualcosa che c'entra con gli attori e le attrici: gente capace di farti sentire bene, compreso, anche se non è vero. Vorrei tantissimo parlarne con uno psicologo, perché funziona! Non solo parlarne con uno psicologo, ma anche perché vorrei che lui/lei lo valutasse.

Farsi muscolosi

È un casino se non si ha una routine. Mi trovo a fantasizzare di orologi super intelligenti che mi possano dire quando muovermi o quando bere, ma mi rendo conto che non ne ho nessuna voglia. Cerco sedie ergonomiche che mi facciano star bene al computer ma mi rendo conto che è stare tutto il giorno al computer che mi provoca un certo tipo di alienazione. Nessun film come Her, comunque, mi ha fatto rivalutare l'intelligenza artificiale. Minchia, c'è un servizio che se pago, mi chiama, interagisce con me durante la giornata. Ma come mi posso fidare?

Mi interesso di formazione da quando ho iniziato a cercare lavoro.

Una foto di mucche trovata su Unsplash

È andata così: diploma liceale acquisito in ritardo, partenza immediata per una località lontana ma non lontanissima dove studiare una materia a cui ero molto interessato ma solo vagamente preparato, (mi piacerebbe dire sia stata la matematica, ma appunto, mi trovo nel 202* ad aprire un blog anonimo) scoperta di un mondo che non pensavo potesse essere così vasto, arrivo della fatidica estate, momento in cui ho capito che toccava mettere in pratica le nuove competenze, per evitare di dover gravare sull'affitto estivo, perché credevo di essere bravo abbastanza da trovare lavoro in un attimo.

Si apre una porta si chiude un portone.

Così mi dicevano, prendendomi per il culo, i miei amici più grandi quando un tentativo amoroso non andava a buon fine. La ricerca di un lavoro si è trasformata nella possibilità di partecipare a un corso, di incontrare persone nuove, di appassionarmi e di farmi conoscere in un contesto diverso. Il corso non era granché, ma era molto diversa l'attitudine con cui ho partecipato. Il punto non era imparare qualcosa, fine a sé stessa, ma era imparare come utilizzare tutto quello che avrei appreso la per evitare di trovarmi nello stesso brodo l'estate successiva. Il corso era focalizzato sulla ricerca del lavoro, la lotteria della fortuna ha dato ad ognuno una certa dose di talenti e di vocazioni, devi innanzitutto capire in che cosa sei capace, quindi capire come questa tua capacità si adatti al mercato del lavoro (questa era la lezione 1) le successive 10 lezioni erano concentrate su far conoscere e frequentare responsabili di risorse umane, tagliatori di teste, selezionatori che coinvolgevano gli studenti in colloqui di gruppo, colloqui singoli. Tutto il corso altro non era che un luogo sicuro dove esprimersi. Un luogo dove il partecipante era stimolato a provare. Perché fare e imparare utilizzano la medesima area del cervello. Non puoi imparare a cercare lavoro fino a che non lo cerchi. (Tautologia, verissima). Partecipare a quelle lunghe lezioni, diventare successivamente assistente di un professore visionario ma assolutamente inadeguato al lavoro di ufficio, mi ha aiutato tantissimo. Ho imparato una delle lezioni più importanti del mio curriculum: la comunicazione significa cercare di creare terreno comune. Che significa sicuramente compra i miei servizi, sono in vendita. Ma anche, sopratutto, fammi capire quali sono le tue difficoltà, che troviamo insieme la soluzione migliore.

Quindi internet.

Internet quindi ha cambiato tutto, perché se cerco un servizio di qualunque genere, sui vari marketplace lo trovo a meno. Posso scegliere di rivolgermi a un concittadino, ad un amico, a qualcuno che ha un negozio nel centro storico della mia città e che quindi ne mantiene il decoro. Ma nel momento in cui cerco un servizio ben definito, valutabile secondo dei parametri, la scelta è oggettivamente facile. Da fornitore di servizi ho la consapevolezza che internet ha cambiato le regole del gioco, quindi non ti fornisco solamente un servizio, ti fornisco un terreno comune. Dove entrambi possiamo esprimerci per trovare la soluzione migliore.

Lavoro?

Mica tanto.

Una foto scattata a Mestre

Visitavo ieri Mestre. Sono rimasto stupito da quanta differenza ci sia rispetto a Venezia. Mestre è più vitale, più rilassata e più attenta alla qualità della vita rispetto al blasonato centro storico.

Chiariamoci, poche cose fanno bene alla salute fisica e mentale come la possibilità di camminare tutti i giorni, l'assenza di ascensori, il buon cibo e il contatto continuo con la natura tipici di una vita in centro storico, ma l'enorme e gratuita ricchezza data dal possedere un appartamento affittabile ai turisti durante tutto l'anno, unita alla sfortunata suddivisione elettorale, alla cronica mancanza di spazio, hanno reso la città poco appetibile ai suoi abitanti, migrati quasi tutti in terraferma.

Non bastasse la scarsa comodità: nascere a Venezia è una vera e propria lotteria. Può capitarti di nascere in una bella casa (formalmente l'unico palazzo di Venezia è quello dogale) connessa direttamente con il canale, con il vaporino, con la stazione. Oppure ti può capitare di nascere in una casa angusta, umida, poco luminosa, che magari fa parte di quella sfortunata parte di centro che va sotto acqua. L'unicità di Venezia fa sì che il mercato immobiliare sia sempre sfavorevole ai suoi residenti. Chi nasce in una casa piccola non può sperare di traslocare in una casa più grande, se non a un prezzo sovradimensionato. Chi nasce in una casa grande non può sperare di mantenerla ad uso esclusivamente residenziale e se la vende, non mira a chi quel posto lo abiterà costantemente.

Motivi per vivere a Mestre

Mentre i problemi di Venezia crescono in modo esponenziale (lo spopolamento rende più difficile la residenzialità, ecc, ecc) spariscono sempre di più gli strumenti per una sua salvaguardia, e i Veneziani si trasferiscono a Mestre. (Pochi elettori, competizione internazionale, ecc..) Pur non essendo un comune autonomo, quello di Mestre è estremamente grazioso: si può utilizzare la bicicletta, sono immaginabili grandi spazi, la casa non viene ancora sommersa dalle maree. A Mestre non c'è il problema della monocoltura lavorativa (non quella turistica), non c'è il problema della casa, non c'è il problema delle maree.

Motivi per vivere a Venezia

Le maree sono il punto: lo diceva uno scrittore americano di cui non ricordo il nome (se qualcuno nella community di noblogo lo potesse scrivere nel reader sarei molto grato) il punto del cambiamento climatico, è che oramai non è più rimediabile. L'unica cosa che possiamo fare, quindi, è quella di cercare il più possibile la salvaguardia di quegli oggetti che ci permettono di sopravvivergli. Se chiudono la biblioteca locale, il quartiere perde uno spazio di aggregazione e di cultura, quindi diventa meno resiliente alla catastrofe.

A Venezia il cambiamento climatico è reale, impatta grandemente la vita di tutti i giorni, sia di chi affitta le case da Mestre, sia di chi ci vive. Viverci significa accettare la contraddizione, stiamo andando nella merda, in un luogo che diventerà sempre più piccolo, un luogo dove le differenze sociali saranno sempre meno emendabili, ma non vogliamo mettere nei piani una migrazione. Perché migrare è orribile, ammettiamolo. Chi vive a Venezia e cerca di renderla un posto migliore, accetta di sperimentare la vita del futuro.

W mestre?

A differenza dei concorrenti, Banca Etica ci mette mediamente due settimane ad aprire un conto corrente. Perché è meno efficiente? Certo, ma anche perché ci tiene ad avere dei correntisti tenaci. Molto. Questo spinge la mia bolla a chiedersi: che cosa è possibile offrire di così figo ai miei clienti da farli aspettare oltre due settimane per un servizio? niente

Il futuro del lavoro

È estremamente complicato immaginare come sarà il lavoro del futuro, perché: 1. tutte le operazioni il cui risultato può essere pre-definito sono potenzialmente automatizzabili; 2. oggi non tutto è convenientemente automatizzabile; 3. è sempre possibile una scelta politica.

La conoscenza di queste informazioni però rende tutto il lavoro di immaginazione del futuro molto più complesso. È un tema che mi attanaglia con moltissime domande, perché: da un lato sembra che una specializzazione artistica, diciamo artistico/performativa mi garantisce un futuro in un campo lavorativo non automatizzabile, dall'altro mi rendo facilmente conto che il campo artistico e performativo non garantisce un introito. Chiunque può raccontare storie: non è detto che abbiamo bisogno di più narratori, o che il numero dei narratori disponibili non sia più che sufficiente. Una specializzazione artistico performativa è quindi rischiosa. Quali altre specializzazioni?

La risposta è l'informatica

E tende ad essere ormai l'unica risposta possibile. Se, in teoria, dall'invenzione della scrittura, l'uomo ha acquisito una memoria infinita (scrivendo ricorda meglio, dalla scrittura di altri acquisisce conoscenze, ecc...) dall'invenzione della programmazione, l'uomo ha acquisito la possibilità (divina?) di trasformare ogni oggetto informatico (quindi presto ogni oggetto), in elemento agente. Questo mi fa pensare che siamo di fronte a una gigantesca trasformazione, ma così gigantesca che potrebbe benissimo essere che ci stiamo evolvendo, e neanche ce ne stiamo accorgendo.

Un tipo diverso di schiavitù

Il pensiero a questo punto vola: Come sarà il nostro futuro? Perché se è vero che ogni cosa sarà automatizzata, a questo punto vale la pena fare l'artista – per preservare un minimo di utilità – ma se è vero che ogni cosa verrà automatizzata, forse conviene fare il programmatore – così da lavorare in questo nuovo settore, potrei fare ad esempio il back end developer. Potrebbe funzionare anche fare il politico, uno di quelli che lotta affinché i posti di lavoro vengano preservati, le persone possano continuare a lavorare.

Un momento

Di cosa parliamo quando parliamo di aumento della produttività? Tipo quella cosa che c'è stata in Italia quando tutte le donne hanno iniziato a lavorare, contemporaneamente, e la ricchezza è aumentata infinitamente (per non pensare a tutte le scuole aperte, ecc... e su questo si conclude la mia postilla: la socialdemocrazia è il miglior modo di vivere possibile, perché permette a un numero grandissimo di persone di vivere bene, di studiare, di avere diritti, sanità, lavoro. Di sicuro uno di queste persone cui vengono garantiti i diritti troverà una soluzione per salvare vecchio e nuovo mondo.

e uno, due, tre, quattro, ciao!

Aggiungo questa riga solo per dimostrare a noblogo che sono in grado di arrivare alle cinquecento parole per post. (515!)

Le aziende pensano ancora al natale. È pazzesco e fantastico vedere la dissonanza tra la mia bolla e quella dei miei clienti. La mia bolla è disperatamente impegnata a sopravvivere, a imparare nuove abilità che possano in qualche modo aiutare alla ricerca del lavoro. La bolla dei miei clienti ha qualcuno sottoposto a pensare alla sopravvivenza, per ora si pensa al natale.

Allora inizio anche io a pensarci, al Natale, a tutte quelle occasioni create dai reparti marketing per, immagino io, giustificare la loro stessa esistenza e presenza.

D'altronde non è bellissimo rapportarsi a qualcuno che per lavoro pensa al natale?

Una sorta di Obama, qualcuno che riesce a farti lievitare dalle difficoltà del presente per pensare alla bellezza del futuro. Mica male. Cambia tutto. Fa venir voglia di avere progetti per il futuro: tipo il mio prossimo mese, un mese che è preparativo al natale, cosa farò? Guarderò West Wing e The Newsroom, mi presenterò come collega professionista a persone con cui voglio lavorare, cercherò di limitare a due volte al giorno il mio consumo di notizie (una patologia che non avrei mai creduto di poter soffrire) andrò a correre come un ossesso, perderò peso, cercherò di non perdere le mie relazioni, se possibile costruirne di nuove, e infine, cercherò di di frequentare persone che artisticamente, politicamente, lavorativamente, stimo.

Considera Jovanotti (è lui l'aragosta)

Una sorta di Frankie Energy, cresciuto, amante del funk, che sembra davvero diversi in quello che fa. Una persona che riesce a parlare anche di altro, ma estremamente appassionato di quello che fa. Non male :)

Giorno uno di utilizzo

Rispetto al rasoio tradizionale

Taglia peggio, fa un rumore infernale, ha scritto tra le istruzioni che deve essere utilizzato una volta al giorno per 15 giorni per effettuare la fase di rodaggio e far abituare la pelle al suo utilizzo. Gli stessi 15 giorni dopo i quali non si può restituire un acquisto fatto online?

L'unico punto a favore sta nel fatto che non crea grosse irritazioni, ma la pelle è giovane.

E nella mia bolla?

In questi giorni non sta succedendo assolutamente niente. L'app Immuni sponsorizzata da Flavio Insinna, le attenzioni alla salute mentale sponsorizzate da Progetto Itaca, la voglia di normalità, ma non quella di prima, in cui chi era giovane era disoccupato.

La cosa più interessante che ho sentito è stata ad un convegno di presentazione di un nuovo macchinario per un'azienda associata confindustria. In pratica il responsabile diceva che avrebbero aiutato le imprese socie ad esternalizzare la trasformazione digitale utilizzando start-up associate. Detta in modo breve: non carichiamo le aziende grosse del rischio di impresa, che già fanno fatica, ma sviluppiamo micro soluzioni, che se falliscono non si fa male nessuno, se non falliscono portano beneficio a tutti. Non riesco a capire se sia una cosa interessante o un maleficio. Perché se la grossa azienda non si prende il rischio, come si diventa la startup innovativa associata confindustria?

Un'altra cosa interessante è stata la consapevolezza che tanti iper-professionisti se ne stanno andando via da Milano e stanno tornando nelle piccole città. Vedremo un ripopolamento dei centri? Uno spostamento progressista dei piccoli paesi? O diventeremo, noi piccoli professionisti, come quei piccoli imprenditori terrapiattoleghisti fregati dal liberalismo e vogliosi di un abbassamento delle tasse? Balleremo il liscio alle sagre?

#ciao!