Angelo della volta
benevolo mi eri
novenne o giù di lì
ché dalla volta mi dettavi parole
di luce per poesie rimaste nell'aria
indicibili voci erano
d'un oltretempo
ove si schiude tremulo il fiore
che porto in me d'eterno
.
Questo testo poetico trasuda una delicatezza mistica, quasi come se il poeta si lasciasse guidare da
una presenza divina che scorre tra le pieghe del tempo e dell’esperienza. L’“Angelo della volta”
emerge come una figura benevola e antica, un’entità che, rivelandosi in maniera quasi sospesa,
dettava al poeta “parole di luce” capaci di ispirare versi eterni che, pur effimeri, rimangono sospesi
nell’aria. Questi elementi suggeriscono un dialogo intimo tra il mondo terreno e quello
trascendente, dove il linguaggio diventa strumento di rivelazione e connessione con una dimensione
oltre il tempo.
La poesia prosegue evocando “indicibili voci” che risuonano da un “oltretempo”, un regno in cui il
tempo lineare si dissolve e la creatività si trasforma in un fiore tremulo, simbolo di una bellezza
fragile e al contempo eterna. Quest’immagine, potente e significativa, allude alla nascita e al fiorire
di qualcosa che, pur essendo momentaneo nella sua manifestazione, porta in sé l’essenza
dell’infinito. È come se il poeta avvertisse nella propria interiorità una continua rinascita, un
costante divenire che trascende la mera materialità.
L’uso di espressioni come “parole di luce” e “poesie rimaste nell’aria” non solo enfatizza la forza
simbolica del linguaggio, ma suggerisce anche che la comunicazione tra il divino e l’umano
avvenga in maniera sottile, quasi impercettibile, lasciando un’impronta indelebile nella coscienza.
Questa fusione di sacro e terreno ci invita a riflettere su come l’ispirazione poetica possa emergere
da fonti misteriose, capaci di trasformare l’ordinario in qualcosa di straordinario.
Questi versi, ricchi di immagini evocative, possono essere letti come un invito a cercare la bellezza
e la verità anche nei momenti più fugaci, riconoscendo nello sguardo verso il divino la possibilità di
una trasformazione interiore.
*
Incanto
i dolci animali d'acqua terra e cielo
a volte evanescenti prendono forma nelle nuvole
nel mare del cielo un tonno guizzante
assume sembianze sull'onda lucente
il bimbo sogna guardando estasiato
ippogrifi e delfini in lenta sequenza
pende dalle labbra del nonno che gli parla di quando
noè trasse in salvo dal diluvio tutte le specie
.
La poesia “Incanto” si apre con immagini che sfumano i confini tra realtà e sogno, in un gioco
meraviglioso di metamorfosi. I “dolci animali d'acqua terra e cielo” non sono semplicemente esseri
viventi, ma incarnano la natura in tutte le sue sfumature, capaci di mutare forma come per incantare
gli sguardi. L'idea di animali “evanescenti” che prendono forma nelle nuvole ci trasporta in un
universo fluido, dove il tempo e lo spazio si dissolvono, lasciando spazio alla pura immaginazione.
Il verso in cui “nel mare del cielo un tonno guizzante assume sembianze sull'onda lucente”
rimodella le leggi della natura, trasformando il cielo in un oceano e giocando con la
contrapposizione tra elementi terrestri e celesti. Questa fusione inusuale crea un'atmosfera onirica e
surreale, in cui tutto è possibile e il confine tra il familiare e lo straordinario si dissolve.
La presenza del bimbo, che osserva estasiato ippogrifi e delfini in lenta sequenza, sottolinea il
potere dell'immaginazione infantile. L'incontro tra il meraviglioso dei sogni e la saggezza
tramandata dal nonno — che con la forza delle narrazioni racconta di un tempo in cui “Noè trasse in
salvo dal diluvio tutte le specie” — crea un legame intergenerazionale. Questo racconto mitico,
intriso di simbolismi religiosi e di una memoria ancestrale, funge da ponte tra il mondo effimero
della fantasia e quello solenne delle tradizioni.
Il testo invita a riflettere su come le storie e le immagini essere trasmesse, non solo come semplici
racconti ma come veicoli di verità profonde che arricchiscono la nostra esperienza del mondo.