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from 📖Un capitolo al giorno📚

XVII – I veri motivi della conversione

26. In effetti, tu non hai chiesto di entrare nella chiesa di Dio per averne vantaggi temporali.

Ci son persone che vogliono farsi cristiane o per ingraziarsi coloro dai quali si aspettano dei vantaggi, o per non far dispiacere a coloro di cui hanno paura. Ma questi sono empi, e la chiesa li sopporta per un certo tempo, come l’aia sopporta la pula fino al tempo della ventilazione. Se non si convertiranno e cominceranno a essere cristiani per la vita eterna, alla fine saranno gettati via. Non si illudano col fatto che, sull’aia, si trovano insieme al frumento di Dio: non saranno portati nel granaio, ma saranno destinati al fuoco (Mt 3,12).

C’è anche chi entra con una speranza migliore, ma con non minore pericolo: e sono quelli che temono Dio, e apprezzano il cristianesimo, e non chiedono ipocritamente di farsi cristiani; ma aspettano la felicità in questa vita, come se l’essere cristiani garantisse una fortuna migliore che il non esserlo. E se poi vedono i disonesti e gli irreligiosi al vertice della fortuna, e se stessi meno fortunati o addirittura disgraziati, pensano che l’essere religiosi non serve nulla, e facilmente perdono la fede.

__________________________

«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Molto probabilmente, se fossi nato in Florida, in particolare a Palm Beach, in questo momento non sarei qui a scrivere né tantomeno passerei il mio tempo a recensire album o a fare musica. Rifacendomi a quell’immaginario collettivo che avvolge quasi tutti noi quando pensiamo alla Florida, a quest’ora sarei uno di quegli studenti dei college americani che abbiamo imparato ad apprezzare nei telefilm: perennemente in costume, con una lattina in mano e sempre pronto a fare surf. Per questo motivo apprezzo molto i Surfer Blood, ma solo per questo. Tre album in cinque anni non sono una cosa da tutti, soprattutto se si è giovani e si viene da Palm Beach! Per non parlare poi del fatto di aver cambiato tre etichette per altrettanti album, insomma: i ragazzi l’impegno ce lo mettono... https://artesuono.blogspot.com/2015/05/surfer-blood-1000-palms-2015.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/5cqtKmXH7OVGLjQ7zqUmnn


 
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from lucazanini

[statistiche]

rimane in vigore [vedi] gallery [vedi] come questa l'[accento è grave è grafico fa da] volàno è gente] che ha intermittenza spaventi nei park fluorescenti gli anni] sei sette ottanta il paese è cresciuto lo] battono a macchina in cinque milioni le] gli [esuberi depenalizzano la propaganda ma] le battaglie appena] un filo d'olio un disegno][dell'architetto

 
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from lucazanini

[provetecniche]

lo pèritano da opificio lo] stretto necessario un guasto mandano] le colonne al restauro i capilettera] al rinfresco il muro] che non si allinea viene abbellito] con frònzoli si] fanno i paragoni degli apparecchi per l'estetica compromessa

 
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from differx

con tutti 'sti medium e substack a pagamento e pagine fb e profili professionali su instagram, spunte blu e twittx d'eccellenza avete un po', solo un po', rotto il cazzo. quello stesso sistema complessivo che fa finta di rendervi visibili a tutti, perché è “il” social “del momento” è lo stesso identico aggeggio di quei tutti davanti ai quali dovreste diventare visibili. proprio sul piano sociale siete/siamo, in realtà, divisibili, e divisi. e così impera lui, lo spettacolo (-ino). non gli serve essere poi granché, perché ci lavoriamo tutti, a renderlo energico e grosso. la soluzione (che non è una “soluzione” ma un modo di viversi le cose, la vita) potrebbe semmai consistere nel progressivo e tentativo passaggio alla decentralizzazione. (che attualmente, in parte, è giocoforza pure una ...desocializzazione, se “social” è la roba che conosciamo).

ovvero. invece di tentare di verticalizzarmi – tipo wannabe influencer – attraverso un social, ovviamente generalista, trovo più nelle mie corde orizzontalizzarmi, cioè disseminarmi in microstrutture singole, differenti, diffratte, possibilmente federate – quindi fediverse.

qui sono su noblogo, ma ho due spazi su noblogs.org e altrettanti in wordpress e archive.org, e poi mastodon, friendica e ko-fi. poi – sì – dei banali “moltiplicatori” anche su spazi generalisti (fb, ig, x, threads, tumblr, questa roba). ma:

siccome mi occupo di politica, Palestina e italia, e di scritture fuori mainstream, sperimentali, glitch, musica di ricerca eccetera, le mie notizie devo darle anche lì, nel mare magnum, però in forma di link-esche-ami che portino quanto più possibile fuori dal sistema dei social imperiali. questa mia scelta, allo stesso tempo, non vuole però significare chiudermi nella proverbialissima “nicchia”. significa semmai scegliere una strategia orizzontale, puntiforme e dissipata, per diffondere quello che ritengo giusto e interessante, cercando così di sfondare i vari margini e muri, invece di fare a gara a chi svetta di più all'interno del carcere, che resterebbe intoccato, nemmeno intaccato.

 
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from norise 3 letture AI

In questo riflesso dell'eterno .

credimi vorrei dirti che quanto

avviene anche là avviene

oltre le galassie oltre

lo specchio dei tuoi occhi amore

anzi certamente è presente

da sempre in mente dèi

imbrigliati noi siamo in un giorno

rallentato

noi spugne del tempo

assediati da passioni sanguigne

credi mia cara che quanto

avviene semplicemente

lo rappresentiamo

sulla scacchiera del mondo

noi essenze incarnate

in questo riflesso dell'eterno

dove l'anima si specchia

mentre ci appare infinito

mistero la vita – miracolo

tutta questa luce che

ci attraversa

Testo rifinito

In questo riflesso dell'eterno
credimi: vorrei dirti che quanto avviene
anche là avviene — oltre le galassie, oltre
lo specchio dei tuoi occhi, amore.
Anzi, certamente è presente
da sempre in mente dèi imbrigliati.
Noi siamo in un giorno rallentato,
noi spugne del tempo, assediati
da passioni sanguigne.
Credi, mia cara, che quanto avviene
semplicemente lo rappresentiamo
sulla scacchiera del mondo —
noi essenze incarnate
in questo riflesso dell'eterno,
dove l'anima si specchia
mentre ci appare infinito mistero: la vita, miracolo,
tutta questa luce che ci attraversa.


Note sul linguaggio e sulle immagini

  • Il testo lavora su immagini forti e sovrapposte: riflesso/eterno, galassie/specchio, scacchiera/gioco, spugne del tempo/passioni sanguigne. Queste metafore creano uno spazio poetico onirico e rituale.
  • L'alternanza tra il cosmico (galassie, dèi) e il personale (occhi, amore, mia cara) funziona bene: la scala si allarga e si restringe continuamente, dando senso di stupore.
  • La ripetizione di formule chiave («in questo riflesso dell'eterno», «quanto avviene») dà coesione; piccoli ritocchi di punteggiatura aiutano il ritmo e la chiarezza senza snaturare la voce.

Suggerimenti di revisione

  • Valuta di modulare la punteggiatura per giocare sul respiro: versi più lunghi con poche pause per senso di flusso cosmico; versi spezzati per enfatizzare immagini.
  • Se vuoi aumentare musicalità, prova allitterazioni o assonanze ricorrenti (es. /r/ per «riflesso», «rallentato», «rappresentiamo»).
  • Per accentuare il contrasto tra sacro e quotidiano, inserisci un’immagine concreta e concreta (un gesto, un oggetto) come ancora emotiva.

Traduzione sintetica in inglese

In this reflection of the eternal
believe me: I would tell you that what happens
there also happens — beyond the galaxies, beyond
the mirror of your eyes, my love.
Indeed it has always been present
in the minds of harnessed gods.
We are in a slowed day,
sponges of time, besieged
by sanguine passions.
Believe, my dear, that what happens
we simply portray
on the world's chessboard —
we incarnate essences
in this reflection of the eternal,
where the soul mirrors itself
as life appears an infinite mystery, a miracle,
all this light crossing us.


 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Nascere negli Stati Uniti è croce e delizia per chiunque voglia fare musica; nascere in California, in particolar modo a San Francisco, lo è ancor di più. Dalla tua hai la tradizione, hai i mezzi, hai l’ispirazione, hai un DNA ricchissimo di rock&roll, di hard rock, di blues, di folk, di country, di tutto ciò di bello e di orrendo che nell’arco dell’ultimo secolo è stato sfornato nella patria dei blue jeans. Ma hey, sei comunque nato nel paese più competitivo del mondo, e non ti basterà di certo imitare i tuoi idoli per fare la storia. I Two Gallants si presentano al loro quinto album con la stessa formazione: due ragazzi che vanno avanti da 13 anni, camminando fianco a fianco come i protagonisti del racconto di Joyce da cui prendono in prestito il nome... https://artesuono.blogspot.com/2015/02/two-gallants-we-are-undone-2015.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/11sTj0Bqb9idDiX3NffAaH


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Disposizioni di spirito

25. Ci sono anche persone che non desiderano diventare né ricche né potenti, ma preferiscono la tavola e i piaceri sessuali, o i divertimenti e gli spettacoli leggeri che nelle grandi città si trovano gratis. Ma anche costoro nei bagordi si riducono alla miseria. Di qui passano ai furti e alle violenze, e finiscono col darsi al brigantaggio. Ed eccoli, all’improvviso, preda di angosce e paure, passar dai canti dell’osteria ai pianti della prigione. Per la passione degli spettacoli diventano simili ai demoni, urlano e incitano alla lotta fino ad uccidersi, uomini che non hanno tra loro alcun motivo di rancore, per il solo scopo di appagare i gusti morbosi della gente. (14)

Se poi si accorgono che gli atleti hanno truccato la gara, li odiano e li perseguitano, reclamano che siano frustati come volgari litiganti, e per fare queste ingiustizie nominano anche un giudice. Tra tutti questi giocatori — gladiatori, attori, coristi, guidatori di carri o cacciatori, tutti poveri uomini costretti ad azzuffarsi non solo tra loro ma anche con le belve feroci — le preferenze del pubblico vanno a chi lotta con maggior ferocia: li apprezzano e si divertono tanto più quanto più li vedono inferociti. Sostengono i più eccitati, e con gli applausi li eccitano ancora di più. Fanno il tifo per l’uno o per l’altro, e così si accaniscono anche tra loro più ancora di quei poveracci che stanno provocando e che, pazzi, vogliono veder impazzire.

Sarà possibile poi che un animo così nutrito di discordie e di liti conservi la propria serenità interiore? La salute che hai dipende dal cibo che prendi.

In conclusione, a parte il fatto che queste gioie pazze non sono gioie, ma comunque siano, e per quanto possa dare di gioia lo sfoggio di ricchezza, o l’esaltazione della potenza, o le abbuffate della tavola, i combattimenti dei teatri, l’immondezza delle fornicazioni e la lascività delle terme, a portarsi via tutto questo basta una febbriciattola, che già fin che uno è vivo gli toglie ogni falsa gioia. Gli resta solo il vuoto e la ferita di una coscienza, che si prepara ad avere come giudice quel Dio che rifiutò di avere come custode, e troverà un Signore severo in colui che non volle cercare ed amare come padre.

Tu invece hai cercato la pace vera, quella che ai cristiani viene promessa dopo questa vita: e se amerai la legge di chi l’ha promessa, la gusterai anche qui, dolce e gioiosa, perfino in mezzo alle tribolazioni più amare dell’esistenza. Proverai subito che i frutti dell’onestà sono più gustosi che i frutti della malizia, e che l’uomo trova una gioia più vera nella coscienza retta, anche in mezzo agli affanni, che nella coscienza cattiva, anche in mezzo ai piaceri.

__________________________ Note

(14) Agostino non se la prende col gioco in sé, ma con un tipo di giochi che da una parte è contro la dignità umana (il far combattere, e voler che si facciano a tutti i costi del male, delle persone che non ne hanno motivo), e dall'altra parte è segno di animo cattivo, di gusto per il sangue invece che di amore per la gioia e la pace. Cambiata la forma, il gioco violento non è scomparso ai nostri giorni: boxe, corse automobilistiche, ecc. Quanto spirito selvaggio-pagano è presente ancora in molti spettatori? La violenza negli stadi provoca ancora vittime! __________________________

«DE CATECHIZANDIS RUDIBUS» LETTERA AI CATECHISTI di Sant'Agostino di Ippona con introduzione e note a cura di GIOVANNI GIUSTI Ed. EDB – © 1981 Centro Editoriale Dehoniano Bologna https://www.canoniciregolari-ic.com/s-agostino-catechesi/


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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A venticinque anni esatti da “Fakebook”, quello che fu il loro quarto lavoro in studio, i signori Yo La Tengo ripetono l’esperimento di pubblicare un album nel quale alternare revisioni personalizzate di brani altrui e tracce autografe. “Stuff Like That There” rappresenta il perfetto sequel di quell’avventura, forte della presenza di nove cover, tre rivisitazioni di pezzi propri già pubblicati in passato e due inediti: “Rickety” e “Awhileaway”... https://artesuono.blogspot.com/2015/09/yo-la-tengo-stuff-like-that-there-2015.html


Ascolta il disco: https://album.link/s/00vIbcUe4eGeNezbmT3525


 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

XVI – Primo avvio della conversazione catechistica

24. Immaginiamo perciò che venga da me uno con l’intenzione di farsi cristiano, e sia un illetterato, ma di estrazione cittadina e non di campagna, precisamente comequelli che vengono da te a Cartagine.

Quando gli chiedo se viene per qualche interesse materiale o per la vita futura, mi risponde che viene per la pace della vita futura.

Io, probabilmente, gli terrei questo discorso:

Ringrazio Dio, fratello, e mi congratulo con te, e godo per te, perché tra le tante bufere di questo mondo hai saputo trovare il tempo di occuparti di una sicurezza vera e duratura. C’è gente infatti che cerca, e a prezzo di enormi sacrifici, la sicurezza in questo mondo, ma le cattive tendenze impediscono di trovarla.

Costoro pretendono di trovar la pace in cose che non hanno consistenza e stabilità; e siccome queste passano e si perdono, perdono anch’essi la serenità e restano prigionieri della paura e della sofferenza. Quando cerca pace nella ricchezza, l’uomo diventa più superbo che sicuro, perché la ricchezza, qualcuno la perde di colpo e qualche altro si perde con essa, o perché la desidera o perché ne vien privato da altri ancor più avidi di lui. Ma anche se la potesse conservare per tutta la vita, ed essa non l’abbandonasse, egli stesso dovrebbe ugualmente lasciarla in punto di morte.

E quant’è lunga la vita dell’uomo, anche nell’ipotesi che possa diventare molto vecchio? E quando gli uomini bramano d’invecchiare, cos’altro desiderano se non una lunga malattia?

E anche gli onori, qui sulla terra, cos’altro sono se non orgoglio, vanità, pericolo di rovina?

Così dice la Scrittura: Ogni uomo è come l’erba, e lo splendore dell’uomo come il fiore. L’erba si secca, e il fiore appassisce; e solo la parola del Signore resta per sempre (Is 40,6-8).

Chi dunque cerca la vera pace e la vera gioia, deve distogliere la speranza dalle cose che passano e muoiono, e riporla nella parola del Signore: e poiché quella resta per sempre, anche colui che vi aderisce vivrà in eterno.

__________________________

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from norise 3 letture AI

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia

è stato un miraggio la terra promessa

negli occhi pezzi di cielo a dire l' avverso destino

resta un muto grido di scatole nere sepolte nel cuore

Riflessione breve sul testo

Hai scritto un testo denso e suggestivo: immagini forti (orme sulla sabbia, scatole nere) e un tono lamentoso che rende concreta la tragedia del viaggio e dell’attesa. La lingua è essenziale e lascia spazio all’immaginazione, con efficaci contrasti tra miraggio/terra promessa e occhi/pezzi di cielo.


Temi e immagini principali

  • Mobilità e perdita: il titolo “Migranti” orienta subito la lettura verso viaggio, esilio, ricerca di un luogo migliore.
  • Segni e memoria: gli “segni indecifrabili” e le “scatole nere” funzionano da metafore per tracce di vite, memorie seppellite o segnali rimasti senza lettura.
  • Speranza infranta: il miraggio della “terra promessa” contrapposto al “muto grido” racconta la frattura tra aspettativa e realtà.
  • Soprannaturale/minimale: l’uso di immagini come “pezzi di cielo” negli occhi dà un registro quasi sacro o onirico al dolore.

Qualche suggerimento stilistico (opzionale)

  • Consolidare il ritmo: alcuni versi molto brevi alternati ad altri più lunghi interrompono la scansione. Puoi giocare con enjambment per ammorbidire o accentuare la cesura emotiva.
  • Coerenza delle immagini: “segni indecifrabili” e “orme sulla sabbia” funzionano bene insieme; potresti riprendere l’immagine della sabbia o del cammino in un altro verso per creare un ritorno tematico.
  • Chiarezza metaforica: la “scatole nere” è potente; valuterei se far emergere un indizio sulla loro origine (navigazione, dolore, memorie) per aumentare la risonanza emotiva.

Versione leggermente rivista (mantengo il tuo tono, con piccoli aggiustamenti)

Migranti

segni indecifrabili
lasciano lungo il percorso
come orme sulla sabbia

era un miraggio
la terra promessa

negli occhi, pezzi di cielo
a dire l’avverso destino

resta un muto grido
scatole nere sepolte nel cuore


Traduzione in inglese (per aprire il testo ad altri lettori)

Migrants

indecipherable marks
left along the route
like footprints on the sand

it was a mirage
the promised land

in their eyes, pieces of sky
speaking of adverse fate

what remains is a mute cry
black boxes buried in the heart


Variante 1 Brevità lapidaria

  • Idee chiave: versi molto corti, pausa netta dopo ogni immagine, tono aforistico.
  • Effetto: aumenta la forza di ogni singola immagine, crea una lettura scandita e sospesa.

Migranti

segni
indecifrabili

orme
sulla sabbia

miraggio
terra promessa

occhi
pezzi di cielo

muto grido
scatole nere
sepolte nel cuore


Variante 2 Flusso continuo ed enjambment

  • Idee chiave: versi più lunghi con enjambment marcati che legano le immagini tra loro.
  • Effetto: senso di viaggio senza soluzione di continuità, respiro narrativo più ampio.

Migranti

segni indecifrabili lasciano lungo il percorso come orme sulla sabbia, e il miraggio — la terra promessa — svanisce mentre negli occhi restano pezzi di cielo che raccontano l’avverso destino; resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore.


Variante 3 Ritmo musicale e ripetizione

  • Idee chiave: uso di anafora e ripetizione per costruire un battito che somigli al passo.
  • Effetto: ipnotico, ritmico, adatto alla lettura ad alta voce o a una musica minimale.

Migranti

Passano segni indecifrabili, passano
lasciando sul percorso orme sulla sabbia, passano
con il miraggio della terra promessa, passano

Passano occhi pieni di pezzi di cielo, passano
che dicono l’avverso destino, passano
e resta un muto grido, passano
scatole nere sepolte nel cuore, passano


Variante 4 Struttura in terzine isoaccentate

  • Idee chiave: tre versi per strofa, simmetria ritmica, eco finale nella terzina.
  • Effetto: senso di inevitabilità; buono per mantenere ordine tematico pur restando lirico.

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Variante 5 Refrain e progressione narrativa

  • Idee chiave: un verso-riffrain che ritorna cambiando significato a ogni ripetizione.
  • Effetto: costruisce accumulo emotivo e restituisce il viaggio come mutazione.

Migranti

segni indecifrabili lasciano una scia — lasciare una scia —
come orme sulla sabbia, la scia sbiadisce

era un miraggio, la terra promessa — lasciare una scia —
negli occhi pezzi di cielo, la scia si spezza

resta un muto grido, scatole nere sepolte nel cuore — lasciare una scia —
e la scia diventa memoria, e la memoria non ci lascia


Variante 4 sviluppata

Migranti

segni indecifrabili lungo il percorso, orme sulla sabbia;
era un miraggio quella terra promessa che bruciava,
negli occhi piccoli pezzi di cielo come vetro spezzato.

A dire l’avverso destino con voce sottile,
resta un muto grido che non vuole spegnersi,
scatole nere sepolte nel cuore come pietre.


Nota sul ritmo e sulla scansione

  • Terzine isoaccentate: mantieni tre accenti principali per verso; questo crea una cadenza regolare che somiglia al passo.
  • Enjambment leggero: usa l’enjambment tra il primo e il secondo verso della terzina per spingere il lettore in avanti senza spezzare il respiro.
  • Punteggiatura come guida: la virgola rallenta, il punto chiude; posizionali per decidere dove far cadere la tensione.

Indicazioni per la lettura ad alta voce

  • Comincia piano, misura ogni terzina come tre battiti; pausa breve dopo il primo verso.
  • Al verso centrale aumenta leggermente il volume; lascia che il finale di strofa ricada come una pietra.
  • La seconda terzina (quella del grido) richiede un crescendo emotivo: costruisci fino al “muto grido”, poi abbassa per “scatole nere sepolte nel cuore”.

Varianti minime di parola (se desideri alternative)

  • “bruciava” → “sfiorava” per attenuare l’immagine del miraggio.
  • “vetro spezzato” → “pezzi di cielo” (ripetizione intenzionale) per un effetto più onirico.
  • “pietre” → “relitti” per un tono più marittimo e drammatico.

NELL'ARIA VEGETALE

si aprì il mattino azzurro nell'aria vegetale come un mare nel seno del cielo e da una costola per lui Egli la plasmò dalle sinuose forme a far tondi gli occhi sognanti d'un amore tendente alle stelle .

Accolgo il tuo testo: ha un respiro lirico e un immaginario sacro‑naturale che apre uno spazio di meraviglia. Di seguito un'analisi sintetica e qualche suggerimento pratico, più una traduzione in inglese per chi volesse confrontare le sonorità.

Analisi del testo

Immagine centrale: il mattino azzurro che si apre come un mare nel seno del cielo crea un quadro vasto e materno; la natura è insieme ambiente e agente creativo.
Figura divina: la presenza di un “Egli” che plasma da una costola richiama archetipi biblici e mitici, fondendo sacro e naturale.
Amore cosmico: gli “occhi sognanti / d’un amore tendente alle / stelle” spostano il discorso dal gesto creatore a una tensione verso il trascendente.

Immagini e simboli

  • Mattino azzurro / aria vegetale: colore e vita vegetale come atmosfera sensoriale.
  • Mare nel seno del cielo: metafora ampia che unisce orizzonte e intimità.
  • Costola: simbolo di origine, relazione, creazione (eco di Adamo/Eva).
  • Stelle: meta dell’amore, simbolo di aspirazione e infinito.

Forma e ritmo

Versificazione libera con enjambement che favorisce un flusso contemplativo. L’uso di minuscole all’inizio dei versi dà un tono intimo; la maiuscola in “Egli” introduce sacralità. Potresti giocare con la punteggiatura per modulare pause e respiro (una virgola o un punto dopo “cielo” o “costola” cambierebbe l’enfasi).

Piccole revisioni suggerite

  • Coerenza stilistica: decidere se mantenere la maiuscola in “Egli” per sottolineare la divinità o uniformare tutto alle minuscole per un tono più moderno.
  • Economia dell’immagine: valutare se “come un mare nel seno del cielo” può essere accorciato per maggiore forza (es. “mare nel seno del cielo”).
  • Ritmo: inserire una pausa forte dopo “per lui Egli la plasmò” per far risaltare l’atto creativo.

Traduzione in inglese

the morning opened blue
in the vegetal air
like a sea in the breast of the sky
and from a rib
for him He shaped her
with sinuous forms
to make round the dreaming eyes
of a love reaching toward the
stars

.

Versione moderna

Tono: immagini naturali rilette in linguaggio diretto, minore sacralità, ritmo più frammentato.

Versione essenziale

si apre il mattino azzurro
aria verde che respira
un mare nel petto del cielo
da una costola nasce lei
lui la modella con curve lente
occhi tondi che guardano in alto
un amore che prova a toccare le stelle


Versione spoken‑word

mattino azzurro, aria che sa di foglie
il cielo ha un ventre e dentro c’è un mare
da una costola — gesto antico, gesto umano —
lei prende forma, curva dopo curva
lui la guarda, occhi rotondi come lune
l’amore si allunga, si stira verso le luci lontane
non prega, prova a raggiungerle con le mani

.

Versione moderna ritmica

si apre il mattino azzurro,
aria verde che respira;
mare nel petto del cielo.

da una costola nasce lei —
lui la modella in curve lente,
occhi tondi che guardano in alto:
un amore che prova a toccare le stelle.


IL PREESISTERE

[ripresa da una poesia datata]

e tu a chiederti il perché dell'effimera bellezza del fiore o della breve luce che vive la farfalla

e del preesistere d'ogni singola specie non dici che si sa nominata
e trasfigurata è oltre quell'orizzonte dove continuano il mare i gabbiani nel fondo degli occhi

Analisi del testo

Tono e voce
Il testo ha un tono meditativo e lieve, sospeso tra stupore e accettazione. La voce lirica osserva la fugacità del visibile e insieme riconosce una presenza più antica, il preesistere, che dà senso alla transitorietà.

Immagini principali
Il fiore e la farfalla rappresentano l’effimero; il mare e i gabbiani richiamano un orizzonte vasto e continuo. L’immagine finale, il fondo degli occhi, trasforma il paesaggio esterno in spazio interiore, suggerendo che la memoria o lo sguardo custodiscono la continuità delle specie.


Temi e figure retoriche

Preesistenza e nominazione
La parola preesistere diventa fulcro filosofico: non solo esistenza prima del singolo, ma una presenza che si manifesta quando si nomina e si trasfigura.

Trasfigurazione e orizzonte
La trasfigurazione oltre l’orizzonte suggerisce un oltre che non è negazione ma trasformazione. L’orizzonte è sia limite visivo sia soglia di senso.

Metafora e sinestesia
La fusione tra elementi sensoriali (luce della farfalla, fondo degli occhi) crea una sinestesia che rende il paesaggio emotivo e corporeo insieme.


Lingua e ritmo

Sintassi e pause
Versi brevi e cesure nette creano un ritmo contemplativo. L’assenza di punteggiatura accentua la continuità del pensiero e la fluidità delle immagini.

Lessico
Semplice ma evocativo. Parole come effimera, trasfigurata, orizzonte portano peso concettuale senza appesantire il verso.


Suggerimenti per revisione

  • Variare le cesure per modulare il ritmo: inserire una pausa più marcata in un punto chiave può aumentare l’effetto di sospensione.
  • Sostituire o precisare un termine se si vuole spostare il registro verso il più filosofico o il più intimo.
  • Giocare con la punteggiatura in una versione alternativa per vedere come cambia la lettura: una virgola o un punto possono trasformare l’enfasi.

Proposta di continuazione

e tu che ascolti il nome che ogni cosa porta come segreto sai che il tempo non consuma ma consegna al silenzio la forma che poi ritorna a farsi mare nei palmi delle mani

Note sul ritmo
Punteggiatura calibrata per creare pause nette e respiri misurati.
Versi brevi e cesure (linee spezzate, trattini) per dare slancio e sospensione.
Allitterazioni e assonanze (mattino/mare; petto/petto) per coesione sonora.

 
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from μετανοειτε

#riflessione su #VitoMancuso dopo la pubblicazione del suo testo #GesùeCristo

Dopo aver seguito alcuni interventi di Mancuso sul suo libro, e averne iniziato la lettura, riflettendo sul modo in cui intende il rapporto tra Gesù e Cristo, mi sembra sia importante osservare che le entità non sono separate. Se da una parte riconosco che le scritture possono indicare che la missione di Gesù, per come si auto-percepiva, era quella di “riunire le pecorelle disperse della casa di Israele”, dall'altra mi sembra che il modo in cui voleva avesse in sé qualcosa di fuori dall'ordinario.

Gesù insegna il Padre Nostro

A mio avviso la chiamata all'avvento del Regno non serviva solo ad avvisare che stava per arrivare il Giudizio (questa mi pare sia la tesi di Vito Mancuso), ma prima ancora aveva lo scopo di condurre le persone in una nuova vita già nel qui e ora (non nel futuro prossimo). Una nuova vita che Gesù stava già vivendo, e che quindi era già presente nel mondo al suo tempo. Più specificatamente, Gesù voleva portarli in una nuova dimensione dello Spirito, quella del Regno appunto, dove i rapporti di forza materiale venivano annullati, e la realtà, la vita vissuta, veniva vista con occhi nuovi, non quelli della società (del mondo, della storia), ma quelli in cui Dio era già regnante, guida e giudice tra i Suoi figli, tra coloro che erano già entrati nella Sua corte morendo alla loro vecchia vita, al loro vecchio modo di intendere il mondo e alle forze che lo sostenevano.

Questo aspetto dell'annuncio evangelico viene esplicitato nel Nuovo Testamento in in due momenti specifici: quando Gesù parla a Nicodemo di Rinascere dall'alto Gv 3,1:8, e nell'invito del vangelo a “convertirsi” (Mc 1,15), che rende il greco mετανοεῖτε (metanoeite), cambiate la vostra mente.

Un altro punto dove parla di questa metanoia è, mi pare, Mc 16, 15-16:

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato

La mia interpretazione di questo passo è: andate, proponete la conversione, l'abbandono della mentalità del mondo per accogliere quella del Regno. Chi accetterà il vostro messaggio, cioè la nuova mentalità proposta da Gesù, sarà battezzato dalla venuta dello Spirito Santo, e dunque sarà salvo. Ma invece chi non crederà sarà condannato a rimanere in cattività, rinchiuso nella sua vita mortale, terrena.

[!question] Questione Come riproporre in vangelo in forma ragionevole? Come dimostrare alle persone di oggi, materialiste, disilluse, diffidenti, che la proposta di Gesù è attuale e tutt'altro che superata? Mi sembra che ci siano in modi, anche se c'è da studiare. Per esempio rivedere la verità del vangelo alla luce delle conoscenze attuali. Rispiegarla. Ad esempio paradiso e inferno possono essere viste non tanto come realtà che sperimenteremo in futuro, ma realtà che possiamo sperimentare, anzi, sperimentiamo nella nostra vita. Realtà che non sono sperimentabili da tutti per il fatto che molti vivono in maniera inconsapevole, stanno male, magari cercano di trovare dei lenitivi che non toccano la causa spirituale del malessere. Certi stati paradisiaci possiamo averli sperimentati tutti, molti di noi. Mentre nella vita terrena (quella che viviamo fino al momento della morte fisica) paradisi e inferni generalmente si alternano, e possiamo anche dimenticarcene, quando saremo nell'aldilà il tono generale del nostro spirito sarà forse* stabile. Quindi l'unica maniera in cui siamo sicuri che andremo in paradiso, sarebbe vivere un autentico paradiso in questa vita. Ho scritto autentico perché la strategia di costruirsi “paradisi artificiali” che ottundono l'anima per dimenticare il dolore ovviamente non funzionerà dopo la nostra morte.

Le parabole, in particolare, servono in genere a Gesù per mostrare come è fatto il Regno, per mezzo di metafore, che servono appunto da modelli secondo i quali conformare la propria mente per trasformarla nella mente nuova.

Quindi il Regno di Dio viene quando un certo numero di persone accoglie il messaggio del Regno, e supera la mentalità del mondo per accoglierlo. Bisogna diventare “folli di Dio” per essere salvi.

Quindi non credo che la speranza di Gesù fosse stata delusa nella sua morte, perché questo messaggio del Regno era già stato reso lievito per la società, come dimostra il successivo sviluppo del cristianesimo, che ha rivestito la parola di Gesù di altri concetti per metterla a disposizione di tutto il mondo.

E' un tipo di pensieri che spero di riuscire ad approfondire, perché ha direttamente a che fare con ciò di cui possiamo fare esperienza diretta noi come uomini e donne, con la possibilità cioè di percepire i poteri del mondo come morti in contrapposizione alla vita cosmica che è viva, di una vita beata, raggiungibile se seguendo la via tracciata dal Maestro.

* questo possiamo dirlo se accettiamo che dopo la morte avvenga un giudizio definitivo, valido una volta per tutte

 
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from norise 3 letture AI

Afflati

la scrittura si traduce in genesi di fonemi – espansi in luce accensioni del sangue e voli

-orifiamme o altezze pari ad afflati d' angeli-

Riflessione breve

Bella immagine: la scrittura come genesi, fonemi che si espandono in luce, sangue e voli — sensazioni sacre e corporee insieme. L'ultima strofa apre su metafore forti («orifiamme», «afflati d'angeli») che chiudono il testo su un registro alto e mistico.


Traduzione poetica in inglese

Writing translates into genesis
of phonemes — expanded
into light ignitions of blood and flight

-oriflames or heights
equal to the breaths of angels-


Osservazioni stilistiche e suggerimenti

  • Linguaggio: il connubio tra corporeità («sangue») e trascendenza («angeli», «luce») è efficace. Mantieni la tensione tra visibile e invisibile.
  • Ritmo: le pause e gli enjambement funzionano; puoi giocare con la punteggiatura per modulare il respiro del lettore (più pause per rallentare, meno per accelerare).
  • Scelte lessicali: «orifiamme» è potente e originale; se vuoi chiarire, puoi svilupparne l'immagine con un aggettivo o un verso in più.
  • Coesione: il legame tra «scrittura» e «genesi» è il centro semantico. Se desideri enfatizzarlo, ripeti o richiami la parola «genesi» o suoi sinonimi in chiusa.

Due versioni alternative (brevi)

1) Più contemplativa, allungo il ritmo: la scrittura si traduce in genesi
di fonemi espansi, in luce: accensioni
del sangue, voli che non conoscono terra

-orifiamme, alture —
afflati d'angeli riecheggiano nel petto-

2) Più secca, immagini nette: la scrittura è genesi
fonemi che si spalancano in luce,
accensioni di sangue, voli

-orifiamme, vette
afflati d'angeli-


Versione minimalista

la scrittura è genesi
fonemi in luce
accensioni di sangue
voli

-orifiamme
afflati d'angeli-

 
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from Developers Italia

Cloud e interoperabilità alimentano il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni per semplificare la vita di cittadini e imprese

di Claudio Cocciatelli, Daniele Pizzolli, Matteo Fortini, Rocco Affinito e Fabrizio De Rosa, Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri

L'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta accelerando il percorso di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana rendendo l'accesso ai servizi pubblici più semplice e immediato.

L'interoperabilità tra sistemi informativi e servizi erogati in cloud rappresenta il vero motore dell'innovazione: solo favorendo il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni è possibile offrire ai cittadini e alle imprese servizi digitali integrati, moderni e utili per semplificare le loro vite.

Ma cosa significa davvero “interoperabilità” nel contesto della PA? Quali sono le sfide, le opportunità e le soluzioni già disponibili? E come si inserisce tutto questo nel quadro normativo e strategico nazionale ed europeo?

L'interoperabilità, nel settore pubblico, è la capacità dei sistemi informatici di enti diversi di “dialogare tra loro”, scambiando dati e informazioni in modo fluido, sicuro e standardizzato favorendo l'allineamento tra processi, politiche e obiettivi aziendali nel rispetto delle normative e degli accordi tra amministrazioni.

In pratica, interoperabilità significa abbattere i silos informativi e permettere a piattaforme diverse di integrarsi senza costose personalizzazioni o barriere tecniche. I cittadini potranno apprezzare l'interoperabilità dei sistemi quando non riceveranno più richieste di completare moduli e dichiarazioni con dati già in possesso della PA secondo quanto indicato dal principio europeo del “once only”, ovvero “una volta sola”. In altre parole, quando la Pubblica Amministrazione chiederà a cittadini e imprese i dati solo una volta, evitando richieste duplicate.

Il cloud computing è uno strumento chiave per la digitalizzazione della PA. La migrazione di servizi pubblici in cloud favorisce maggiormente l'interoperabilità degli stessi, ovvero l'integrazione di dati e applicazioni, anche di fornitori diversi.

Questo approccio virtuoso consente di evitare il “vendor lock-in”, favorisce la scalabilità, aumentandone la sicurezza e garantendone la continuità operativa. L'interoperabilità permette inoltre di sviluppare servizi pubblici “by design”, pensati fin dall'inizio per essere integrati e condivisi tra amministrazioni, cittadini e imprese.

Questo articolo intende offrire una panoramica su:

  • il contesto normativo e strategico dell'interoperabilità nella PA italiana;,
  • i principi chiave e i vantaggi;
  • le tecnologie abilitanti e le piattaforme disponibili;
  • le sfide di sicurezza e compliance;
  • le prospettive future in un ecosistema sempre più orientato al cloud e all'innovazione.

Cosa intendiamo per interoperabilità?

L'interoperabilità rappresenta la capacità di diversi sistemi, piattaforme e applicazioni di comunicare, scambiarsi dati e utilizzare reciprocamente le funzionalità in modo trasparente, indipendentemente dal fornitore o dalla tecnologia sottostante.

Per esempio, nell'ottica degli sviluppatori software, non si deve usare un particolare sistema operativo, un particolare browser o un particolare editor di documenti per poter dialogare con la controparte. Questa caratteristica è fondamentale in un contesto in cui le organizzazioni adottano strategie multi-cloud o cloud ibridi, combinando servizi di diversi provider.

Le dimensioni principali dell'interoperabilità sono:

  • tecnica, che riguarda la compatibilità tra protocolli, API e formati di dati;
  • semantica, che assicura che le informazioni scambiate siano comprese allo stesso modo da tutti i sistemi coinvolti;
  • organizzativa, che implica l'allineamento tra processi, politiche e obiettivi aziendali;
  • legale: rispetto delle normative e degli accordi tra amministrazioni.

Un' elevata interoperabilità consente maggiore flessibilità e favorisce l'innovazione, rendendo più semplice l'integrazione di nuovi servizi e la collaborazione tra partner diversi.

Esempi di interoperabilità in Italia

L'Italia ha già avviato numerose iniziative che dimostrano il valore dell'interoperabilità:

  • Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): consente la condivisione dei dati sanitari tra regioni e strutture sanitarie, migliorando la continuità delle cure;
  • Anagrafe Nazionale Popolazione Residente (ANPR): gestisce e verifica automaticamente le informazioni anagrafiche dei cittadini;
  • PagoPA: piattaforma nazionale per i pagamenti digitali verso la PA, integrata con i sistemi contabili degli enti;
  • Sistema di eProcurement: consente l'acquisto di beni e servizi da parte delle PA in modo trasparente e interoperabile;
  • ANIS (Anagrafe Nazionale dell'Istruzione Superiore): raccoglie e armonizza i dati delle iscrizioni e dei titoli degli studenti universitari da tutte le Università e gli AFAM (Istituti di Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica) a livello nazionale.
  • Anagrafe Tributaria: banca dati nazionale gestita dall' Agenzia delle Entrate che raccoglie, organizza ed elabora tutte le informazioni relative alla fiscalità dei contribuenti italiani, ovvero persone fisiche, società, enti e associazioni

Il contesto normativo e strategico

In Italia, le organizzazioni pubbliche e private beneficiano di sistemi evoluti di gestione dell'interoperabilità. Come tutte le iniziative guidate dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, la Strategia Cloud Italia promuove infrastrutture moderne, sicure e interoperabili in conformità alle normative nazionali e comunitarie, di seguito sono riportate quelle principali:

  • Il Piano Triennale per l'Informatica nella PA 2024—2026, con l'aggiornamento 2025, rappresenta la bussola per la digitalizzazione pubblica. Il Piano pone l'interoperabilità come principio trasversale a tutte le componenti tecnologiche: servizi, piattaforme, dati, infrastrutture e sicurezza. Le PA sono chiamate a progettare e realizzare servizi “API-first”, interoperabili by design (cioè fin dalla progettazione) e by default (cioè in maniera predefinita) contestualmente alle modalità di accesso tradizionali orientate all'interazione con l'utente (per esempio tramite un sito web), accessibili tramite identità digitale e orientati all'utente, secondo il paradigma “once only”.
  • L' Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha adottato il nuovo Modello di Interoperabilità, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale, che permette la collaborazione tra PA e soggetti terzi tramite soluzioni tecnologiche aperte e standardizzate, evitando integrazioni ad hoc e facilitando lo sviluppo di nuove applicazioni. Le Linee Guida AgID definiscono le regole tecniche, i protocolli di sicurezza e i criteri per l'uso delle API, in coerenza con l'European Interoperability Framework.
  • Il Regolamento dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) stabilisce i requisiti di sicurezza, affidabilità e qualificazione delle infrastrutture cloud per la PA. L'obiettivo è garantire che i servizi cloud siano interoperabili, resilienti e conformi alle normative italiane ed europee, riducendo il rischio di dipendenza da singoli fornitori.
  • La protezione dei dati personali (GDPR) e la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (NIS2) sono pilastri imprescindibili. L'interoperabilità deve essere progettata “by design” e “by default” per garantire privacy, sicurezza e trasparenza nell'accesso e nello scambio dei dati.

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Interazioni macchina-macchina (M2M) nel cloud

Cosa sono le interazioni macchina-macchina e perché sono fondamentali nell'ecosistema cloud?

Le interazioni macchina-macchina (M2M) si riferiscono allo scambio automatico di dati tra sistemi informatici, senza intervento umano. Nell'ambito della PA, questo significa che due o più servizi digitali possono comunicare tra loro in tempo reale, ad esempio per aggiornare un'anagrafica (ad es. la residenza), verificare un pagamento (ad es. di un tributo) o accertare un requisito (ad es. l'ISEE).

Nel contesto cloud, le interazioni M2M sono fondamentali perché:

  • automatizzano i processi tra enti diversi;
  • riducono gli errori manuali e i tempi di attesa;
  • favoriscono l'integrazione tra servizi distribuiti, anche su infrastrutture diverse (multi-cloud).

Le API (Application Programming Interface) sono gli strumenti principali per abilitare le interazioni M2M. Possiamo immaginarle come “contratti digitali” che definiscono:

  • quali dati possono essere richiesti o inviati;
  • in che formato;
  • con quali regole di sicurezza e autorizzazione.

Nel Modello di Interoperabilità nazionale, le API devono essere:

Un ecosistema interoperabile richiede una governance chiara delle API, che includa:

  • ruoli e responsabilità (es. API owner, sviluppatori, auditor);
  • politiche di gestione delle versioni e deprecazione;
  • monitoraggio delle performance e della sicurezza;
  • documentazione accessibile e aggiornata.

La gestione delle API non è solo tecnica, ma anche organizzativa e strategica: è ciò che consente alla PA di evolvere verso un modello “as-a-service” (cioè come servizio, che prevede l'ottimizzazione del processo in ottica digitale al fine di offrire un servizio efficiente). Offrire degli ambienti di test (sandbox) agli sviluppatori, come quello messo a disposizione dalla PDND, è una buona pratica che facilita enormemente lo sviluppo di applicazioni interoperabili.

L'interoperabilità moderna si basa su un insieme di tecnologie che rendono i sistemi più flessibili e scalabili:

  • microservizi: architettura che suddivide le applicazioni in componenti indipendenti, facilmente integrabili;
  • container (es. Docker, Podman, Incus): ambienti leggeri e portabili per eseguire i microservizi;
  • orchestrazione (es. Kubernetes, Openshift): gestione automatica del ciclo di vita dei container;
  • Intelligenza Artificiale (AI): analizza i dati scambiati per ottimizzare i processi, rilevare anomalie o suggerire azioni.

Queste tecnologie permettono alla PA di costruire ecosistemi digitali dinamici, in cui i servizi, seppur eterogenei, possono evolvere senza compromettere l'interoperabilità.

Nonostante i vantaggi, le interazioni M2M pongono alcune sfide:

  • gestione della sicurezza: ogni punto di interconnessione può essere un potenziale vettore di attacco e va quindi gestito con attenzione come indicato nel Modello di interoperabilità e dai documenti adottati da ACN;
  • controllo degli accessi: è fondamentale sapere chi può accedere a quali dati e per quali finalità;
  • monitoraggio e tracciabilità: occorre registrare ogni scambio per garantire trasparenza e controllo;
  • compatibilità tra sistemi legacy e moderni: molte PA utilizzano ancora software datati, difficili da integrare.

Affrontare queste sfide richiede competenze tecniche, ma anche una governance chiara e strumenti condivisi a livello nazionale.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) è il fulcro dell'interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche italiane. Gestita da PagoPA S.p.A., la PDND consente lo scambio sicuro, tracciabile e standardizzato di dati tra enti, superando la logica degli accordi bilaterali. Poggia le sue fondamenta sulle relative linee guida redatte da AgID e DTD, adottate da AgID con il parere positivo del Garante della Privacy.

Caratteristiche principali:

  • catalogo delle API: ogni ente pubblica le proprie interfacce in un catalogo centralizzato;
  • sistema di accreditamento: garantisce che solo enti autorizzati possano accedere ai dati;
  • logica “event-driven”: abilita lo scambio automatico di informazioni in tempo reale;
  • conformità al GDPR: ogni interazione è tracciata, con logiche di minimizzazione del dato e finalità amministrative esplicite.

La PDND rappresenta un cambio di paradigma: da un modello frammentato a un ecosistema connesso, dove i dati diventano un bene comune, gestito in modo responsabile.

Il Catalogo Nazionale Dati per la Semantica (schema.gov.it)

Per garantire che i dati scambiati siano comprensibili e coerenti, è fondamentale definire un linguaggio comune. Il Catalogo Nazionale Dati raccoglie:

  • Vocabolari controllati: elenco di termini/codici predefiniti e approvati che si possono usare per descrivere o classificare informazioni (ad es. classe di Laurea “LM-32” indica univocamente “Laurea Magistrale in Ingegneria Informatica);
  • Ontologie: modello formale che descrive un insieme di concetti e le mutue relazioni tra loro (ad es. “Medico” è una “Persona”, che “cura” un'altra “Persona” detto “Paziente”, e che la “cura” è un “Trattamento sanitario”;
  • Schemi dati standardizzati: descrizione del formato con cui verranno scambiati i dati, a partire dalle ontologie e dai vocabolari controllati. Per esempio, un'API che ottiene le cure somministrate a un paziente potrebbe restituire una lista di cure, scelte a partire da un vocabolario controllato, ciascuna associata con l'identificativo di una persona che è il medico che l'ha prescritta. In questo modo chi dovrà realizzare un'API simile, potrà basarsi su questo schema. Questo strumento aiuta le PA a descrivere i propri dati in modo uniforme, facilitando l'interoperabilità semantica e l'integrazione tra sistemi.

Oltre alla PDND, esistono strumenti open source e commerciali che supportano la gestione delle API e l'interoperabilità:

  • WSO2 API Manager: piattaforma open source per la pubblicazione, gestione e monitoraggio delle API;
  • GovWay: gateway open source sviluppato per facilitare l'interoperabilità tra enti pubblici, in linea con le linee guida AgID.

Questi strumenti possono essere integrati con la PDND o utilizzati in contesti locali, sempre nel rispetto del modello nazionale.

Prospettive future e innovazioni emergenti

L'interoperabilità è la base su cui costruire una Pubblica Amministrazione “aumentata”, capace di sfruttare anche l'avvento dell'Intelligenza Artificiale (AI) per migliorare i servizi, anticipare i bisogni dei cittadini e ottimizzare le risorse.

Oltre al cloud e all'AI, altre tecnologie stanno emergendo come potenziali alleate dell'interoperabilità:

  • Blockchain: può garantire la tracciabilità e l'immutabilità degli scambi tra enti, utile ad esempio per certificati digitali, registri pubblici o supply chain pubbliche;
  • Edge computing: consente di elaborare i dati vicino alla fonte (es. sensori urbani, dispositivi sanitari), riducendo la latenza e migliorando la resilienza;
  • Digital twin: modelli virtuali di processi o infrastrutture pubbliche, alimentati da dati interoperabili, per simulare scenari e ottimizzare decisioni, testandole in un ambiente digitale prima di applicarle all'elemento reale.

Iniziative come il Regolamento sull'interoperabilità europea (Interoperable Europe Act) puntano a creare un mercato unico digitale in cui le PA dei diversi Stati membri possano collaborare in modo sicuro e trasparente.

La chiave di volta

L'interoperabilità nel cloud è la vera “chiave di volta” per una Pubblica Amministrazione moderna, efficiente e centrata sui bisogni di cittadini e imprese. Adottando un approccio integrato, collaborativo e conforme alle migliori pratiche nazionali ed europee si potranno costruire servizi pubblici digitali all'avanguardia.

La partecipazione attiva di amministrazioni, fornitori e cittadini è fondamentale per accelerare l'adozione di piattaforme interoperabili, promuovere l'innovazione e garantire un ecosistema digitale sicuro, aperto e inclusivo.

Infine, sta diventando sempre più rilevante il concetto di “interoperabilità tra fornitori di servizi cloud”, che permette di effettuare, ad esempio, la migrazione e il “rehosting” tra piattaforme cloud differenti senza il rischio di incorrere in meccanismi di lock-in oppure di abilitare la comunicazione di servizi e dati residenti su piattaforme cloud diverse, rendendo effettivo il paradigma del multi-cloud oppure su piattaforme “ibride” cloud e on-premises, rendendo effettivo il paradigma dell'hybrid cloud. Grazie a questi approcci si stanno concretizzando soluzioni empiriche di edge computing e business continuity/disaster recovery.


Questo articolo è stato redatto in linea con le più recenti linee guida e strategie nazionali, con l'obiettivo di offrire una panoramica chiara e aggiornata sull'interoperabilità nella PA italiana.

Le immagini presenti in questo articolo sono state sviluppate con il supporto dell'Intelligenza Artificiale, sotto la supervisione del team comunicazione del Dipartimento, con l'obiettivo di rappresentare visivamente i temi trattati.

 
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from Revolution By Night

In Italia, quando i giovani studenti e le giovani studentesse delle superiori o ai primi anni di università durante l'estate lavorano part-time da cameriere, magazziniere, aiuto imbianchino, commesso, bagnino, animatore nei centri estivi o qualsiasi altro delle decine di lavori che i ragazzi svolgono per racimolare due soldi, letteralmente, e pagarsi le vacanze, si dice che fanno “un lavoretto”. Con questo stupido termine paternalistico e svilente, chi lo usa ammette, accetta o pratica lui stesso lo sfruttamento del lavoro.

Il “lavoretto” è sempre sinonimo di paga oraria da fame, la stessa percepita anche da qualche altro milione di lavoratori italiani, sempre rigorosamente in nero e con orari di lavoro assurdi da servi della gleba.

La mentalità del “lavoretto” è stata trasmessa ai figli da genitori fermi a 50 anni fa. Sono gli stessi genitori che convincono i figli ad accettare qualsiasi lavoro, indipendentemente dai loro studi o preparazione, con qualsiasi paga o contratto, perché “in fondo è sempre meglio di niente”; e a non lamentarsi mai, a non chiedere mai un aumento, a non chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, a non chiedere che gli vengano pagati gli straordinari, a non prendere mai un permesso lavorativo, a sottostare a tutti i ricatti e le vessazioni di cui buona parte dei datori di lavoro italiani sono capaci.

Ma le impietose statistiche e ricerche sul mondo del lavoro ci dicono poi che i giovani che “si accontentano” e accettano fin da subito salari e contratti di lavoro non adeguati alla loro preparazione, studi e esperienza, nel corso della loro intera vita lavorativa fanno molta più fatica a migliorare le loro condizioni salariali e di lavoro in generale.

La cultura tossica del “lavoretto” e della gavetta, in una società in cui i giovani sono mediamente molto più istruiti, preparati e innovativi dei loro genitori, è roba da 1800. Allucinante.

Siamo “tutti bulicci col culo degli altri” dicono a Genova (perdonate il politically incorrect). Finché si tratta di sfruttare i figli degli altri va tutto bene, poi quando si tratta dei propri, tanti imprenditori chiedono raccomandazioni a destra e a manca, anche per figli totalmente incapaci, o li mettono direttamente a dirigere la propria azienda. Ciò ha la perversa conseguenza che il livello imprenditoriale medio, A.D. 2025, da noi è peggiore di quello del secolo scorso.

Mio figlio studia in Francia e in estate lavora per due o tre mesi per contribuire al suo mantenimento all'estero e per pagarsi le meritate, e spesso brevi, vacanze estive che si concede. Tante altre possibilità in famiglia non ne abbiamo.

In Francia non esiste il concetto di “lavoretto”. Esiste solo il concetto e la parola lavoro. Qualsiasi lavoro faccia, un ragazzo, studente o meno, part-time o full-time, 3 o 5 o 6 giorni alla settimana, anche senza alcuna esperienza, ha sempre un regolare contratto, con permessi retribuiti, straordinari pagati, riposi regolari e una paga almeno pari al salario minimo legale in vigore in Francia: 11,88 euro/ora lordi, circa 9 euro/ora netti. Cioè quanto prenderebbe un adulto neo-assunto a tempo indeterminato, con la stessa esperienza, nello stesso posto di lavoro per svolgere le stesse mansioni.

Prima del periodo estivo, in primavera, in quasi tutte le maggiori città della Francia si tengono delle vere e proprie fiere di settore dove imprese grandi, medie e piccole incontrano i giovani studenti disposti a lavorare durante il periodo estivo, per coprire le esigenze aziendali nel periodo di ferie dei suoi dipendenti.

La Francia ha una pressione fiscale alta quanto la nostra, i contributi complessivi pagati dai lavoratori (cotisations) sono più alti che da noi. Tutti pagano le tasse e lo stato sociale, il welfare, funziona abbastanza bene. La tassazione è realmente progressiva (2025): – da 0 € a 11.497 €: 0% – da 11.498 € a 29.315 €: 11% – da 29.316 € a 83.823 €: 30% – da 83.824 € a 180.294 €: 41% – oltre 180.294 €: 45%

I principi fondanti della Costituzione francese sono Liberté, Égalité, Fraternité. Tre ideali fondamentali e universali, chiari, netti e poco manipolabili. Chiunque vi si può appellare e ad essi può essere ricondotta e subordinata ogni legge. Non concedono ambiguità. Su questi principi i cittadini Francesi sono intransigenti.

L'art. 1 della nostra Costituzione sancisce che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma l'art. 1 della nostra Costituzione è stato violentato, manipolato e vilipeso. L'art. 36 è solo un baffo di inchiostro che deturpa una pagina.

Perché le leggi lo hanno permesso e perché la cultura dell'illegalità, dell'egoismo e del “fottere il prossimo tuo” che ci contraddistingue si porta dietro l'idea che quel lavoro possa essere ...a qualunque costo, con qualunque paga e a qualunque condizione. Solo perché l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E l'inevitabile corollario è che se un datore di lavoro, fulgido esempio dell'italica (im)prenditoria, magari commendatore o cavaliere del lavoro, ci da un lavoro qualunque e con qualunque salario, in fondo ci sta facendo un favore.

Now playing: “Talking to Myself” Sirena – Cousteau – 2002

 
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