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from Gippo

Immaginatevi un'isola lontana lontana. In quest'isola ci sono due gruppi sociali: il gruppo A e il gruppo B. Il gruppo A è impegnato nella raccolta delle noci di cocco, il gruppo B si dedica invece alla pesca dei merluzzi. La loro attività è di tipo economico perché è volta a soddisfare dei bisogni. Nello specifico, quelli di sopravvivenza. Un giorno quelli del gruppo A si stufano di mangiare noci di cocco e quelli del gruppo B di mangiare merluzzi. Per questo cominciano a commerciare noci di cocco in cambio di merluzzi. Essendo le noci di cocco meno deperibili dei merluzzi, quindi maggiormente “tesaurizzabili” (cioè risparmiabili e accumulabili), si sceglie di pesare ogni merce in termini di noci di cocco: un chilo di merluzzi vale 8 noci di cocco, ad esempio. Nasce così il DENARO. Nel caso della nostra isola, la prima forma che assume il denaro è quindi quella di “noci di cocco”. Gli scambi crescono, la tecnologia evolve, i prodotti si ampliano. Per le loro caratteristiche di divisibilità, di portabilità e, come già detto, di capacità di tesaurizzazione, emerge poi come nuova forma di denaro quella rappresentata dai metalli. I metalli sono utili e hanno un “valore merce” innegabile: possono essere utilizzati per creare attrezzi e gioielli e, senza citare motti e proverbi, sappiamo come possano piacere al mondo femminile e quindi, di riflesso, stimolare l'impegno di quello maschile. E' anche comodo sceglierli come forma di denaro perché, come detto sono frazionabili comodamente grazie alla divisibilità in unità di peso (uno o dieci grammi, ecc.). Inoltre sono più facilmente trasportabili e tesaurizzabili, sicuramente più di un camion di noci di cocco. In virtù di queste caratteristiche, essendo stati scelti come forma di denaro, assumono anche un valore di scambio. Ma per il momento non preoccupiamoci di questo. Concentriamoci invece sul fatto che l'uomo ha inventato il denaro che, per la nostra isola, nel momento in cui scriviamo, è rappresentato da pezzetti d'oro. Tutto va a gonfie vele ma ci sono alcuni problemi che affliggono la gente comune che appartiene ai gruppi A e B: i falsari. Questi ultimi usano del denaro falso fatto con metalli scadenti e più facili da reperire che manda all'aria tutto il sistema di scambi e di fiducia (ricordiamoci questa parola) messo su con tanta fatica. Cosa succede allora? Arriva da un paese lontano un soggetto impiccione chiamato Stato. Questo decide di farsi garante del denaro, attraverso la Zecca dello Stato. I pezzi d'oro diventano monete d'oro, hanno le zigrinature ai lati e una serie di stampe che ne rendono molto più difficile la falsificazione. Beh, lo Stato fa anche altre cosette: sicurezza, strade, leggi di civile convivenza... il tutto su larga scala, dove non possono arrivare le primordiali comunità. Con l'intervento dello Stato va tutto a gonfie vele di nuovo. Ma rimane un problema ancora: i delinquenti. Ok, i soldi non si possono più falsificare tanto facilmente ma si possono sempre rubare. I mercanti prendono delle belle botte in testa durante i loro viaggi, risvegliandosi senza i preziosi incassi per i quali lavorano. Il commercio crea benessere e, se viene penalizzato, ciò è un male per tutta la società. Per questo viene in aiuto un nuovo soggetto che fa da intermediario. Chiamiamolo Banca. La Banca prende in deposito il denaro e crea una serie di prodotti finanziari che eliminano una serie di inconvenienti del denaro “solido” e rinsaldando il meccanismo della fiducia attraverso il quale si consolida tutta l'espansione dell'attività economica. Al posto delle monete di metallo, viaggiano gli assegni e le lettere di credito. E, di nuovo, va tutto bene finché, sulla nostra scena non appare un individuo inquietante. Giunge un giorno di tempesta, su di una carrozza trainata da enormi cavalli neri come la pece ed entra in banca fra lampi e tuoni. E' un'entrata in scena talmente eclatante che richiede un capitolo a parte. E' il Misterioso Stregone.

L'AVVENTO DEL MISTERIOSO STREGONE

Questo individuo inquietante si presenta di fronte al direttore generale della Banca e punta i occhi magnetici su quelli del pavido funzionario. “Mi dica la situazione depositi alla data attuale!” tuona autoritario. Il direttore della Banca, soggiogato dal suo carisma e sintomatico mistero, non può che obbedire e gli presenta il seguente quadro:

GRUPPO A: 1000 monete d'oro GRUPPO B: 1000 monete d'oro

“Bene!” – dice compiaciuto – “Ora mi faccia un piacere: prenda la penna e scriva ciò che segue”

MISTERIOSO STREGONE: 1000 monete d'oro

La volontà del direttore di banca, pur vacillante, ha un sussulto. “Ma così potrà ritirare e utilizzare dei soldi non suoi! E cosa accadrà” piagnucola “se il Gruppo A e il Gruppo B decidono di ritirare tutto il loro denaro e io non glielo posso dare?” “Lei sa bene che questo non avverrà mai, soprattutto ora che l'economia va bene e i depositi sono in crescita” “Ma... almeno mi vuol dire che ci vuol fare con questi soldi?” “Obbella! Li spendo!” “Sì, ma come?” Il Misterioso Stregone tace e si fa serio. “La metà li darò ai poveri.” Il direttore di Banca, che in fondo in fondo ha una coscienza, tira un muto sospiro di sollievo. Il Misterioso Stregone non sembra una cattiva persona. Usa questo denaro per darlo ai poveri, assolve una lodevole funzione sociale. No? “E l'altra metà?” – chiede il direttore di Banca più rinfrancato. “L'altra metà” – risponde il Misterioso Stregone – “La userò per promuovere il mio sport preferito: Stappachiappa”.

DEFINIZIONE DI STAPPACHIAPPA TRATTA DA WIKIPEDIA: Stappachiappa è uno sport inventato da un Misterioso Stregone che consiste nel tentare di stappare una bottiglia di birra solo con l'aiuto dei muscoli locati in corrispondenza delle natiche.

“Ma...” balbetta il direttore. “Niente ma” replica il Misterioso Stregone “vedrà che si troverà bene, lasci fare a me”.

GLI ANNI PASSANO

Come suggerisce il titolo di questo capitoletto, gli anni passano e il Misterioso Stregone, coi suoi soldi, inizia a concretizzare gli effetti delle sue spese sulla società. I poveri prendono i soldi e lo votano, cosicché il Misterioso Stregone, una volta eletto, possa riprelevarli di nuovo attraverso le tasse. E lo sport Stappachiappa? Non ha subito vita facile. Inizialmente la gente si chiede: ma che senso ha provare a stappare le bottiglie di birra col culo? Ma poi nascono nuovi mestieri oltre a quelli antichi creati col vecchio modo di pensare e produrre. I bambini cominciano a sognare di diventare, da grandi, campioni di Stappachiappa perché guadagnano bene e sono famosi. I grandi scoprono nuove frontiere del giornalismo, scrivendo della “gloriosa millenaria lotta delle natiche umane contro i tappi delle bottiglie di birra”, e promuovendo ulteriormente lo sport. Qualcun altro si mette a vendere tute dotate di un buon grip nella zona derrière. Insomma, si sviluppa un certo indotto. E tutti si scordano di mangiare noci di cocco e merluzzi. O quantomeno lo danno per scontato. Finché...

TRADIMENTO! RIVOLUZIONE!

Il meccanismo che sembrava poter funzionare in eterno smette di funzionare: non tutti sono felici e si creano molte differenze sociali e sacche di povertà a dispetto delle politiche redistributive. Così tutti si accorgono all'improvviso, come per magia, dei magheggi del Misterioso Stregone. “L'avevo capito io che uno che inventa uno sport chiamato Stappachiappa era solo un maniaco pervertito!” dicono i soliti abituèe del “te l'avevo detto!”. Il Misterioso Stregone è sotto accusa. Portato su una pubblica piazza per la decapitazione però si difende. “Stolti!” tuona col suo indomito orgoglio stregonesco “Pensate che io vi abbia fatto del male? Che abbia procurato dei danni alla società? Siete fortunati che vi sia capitato io che ho distribuito soldi ai più poveri e ho impedito loro di diventare briganti. Io che vi ho allenato in modo giocoso a stringere le vostre natiche per evitare di avere sorprese alle vostre spalle! Sapete cosa avviene nelle altre isole?” I membri del pubblico giunti per l'esecuzione in piazza si guardano in faccia gli uni gli altri, in silenzio. Non hanno la risposta a quella domanda. Sono rimasti talmente tanti anni a cogliere noci di cocco e a pescare merluzzi che non hanno mai sentito il bisogno di chiedersi cosa avvenisse al di fuori della loro isola. “Ebbene” continua il Misterioso Stregone “Ve lo dico io! Là i miei colleghi hanno utilizzato i miei stessi espedienti ma non hanno indirizzato il denaro ai poveri o allo sport. Nossignore. Hanno costruito bombe termonucleari e allestito eserciti con cui un giorno verranno qui da voi, sottomettendovi. E se anche rinuciassero alla violenza più bruta, sappiate che hanno investito in settori strategici dell'economia che consentiranno loro di spazzarvi via dal mercato solo con la forza dei loro prezzi e con la qualità dei loro prodotti! Altro che merluzzi e noci di cocco...” A quelle parole il popolo riflette. Il Misterioso Stregone è antipatico ma forse è uno dei meno peggio. O no? Qualunque sia il responso sulla sua moralità, un giorno l'isola si troverà di fronte altre isole e con l'avanzare della tecnologia le distanze si annulleranno... E allora cosa accadrà? Il popolo però vacilla solo per un attimo. Insomma, si sono mossi da casa per vedere un'esecuzione capitale e sarebbe brutto rinunciarci solo per due parolette messe in fila in un momento di intima e ben celata disperazione. Che il misterioso stregone (togliamo la maiuscola) venga impiccato! Ma prima si tolga quel cappuccio che copre costantemente il suo volto, il quale, immerso nella penombra, lascia solo baluginare i due occhi fiammeggianti. Così il boia allunga una mano e scopre l'arcano. E il volto che emerge è... quello del direttore di Banca! Scopriamo così che si tratta de

IL CLASSICO VECCHIO ESPEDIENTE NARRATIVO DEL RISVEGLIO DALL'INCUBO

Il direttore di Banca si risveglia madido di sudore. Ha appena sognato di essere su una pubblica piazza, in attesa di essere giustiziato da una folla inferocita. Si solleva dal letto e beve un sorso dal bicchiere d'acqua che tiene sempre sul comodino, ogni notte. Sua moglie dorme tranquilla di fianco. I suoi figli sono silenziosi nell'altra stanza. Asciugandosi il sudore dalla fronte, tira un sospiro. Ma il sollievo non è lo stesso di quando si risveglia dall'incubo in cui lo insegue un gorilla assassino con la faccia di Carlo Marx. Non è del tutto sollevato perché la situazione “è quella che è”, come si suol dire. No, non c'è stato (e non c'è) alcun Misterioso Stregone. E così i ricordi riaffiorano. Era tutto cominciato con qualcuno che chiedeva un prestito. La Banca gliel'aveva concesso, in cambio di un giusto tasso di interesse. D'altronde, si diceva una volta, stava tutto lì, in quel tasso di interesse, il reddito della Banca. Poi i prestiti sono aumentati e anche la quantità e la qualità dei debitori. E' arrivato anche lo Stato a far debiti. E il direttore di Banca era contento. Tutti erano contenti. Tutti erano d'accordo. Sembrava un'ottima idea. “E' ancora un'ottima idea” bisbiglia il direttore di Banca con un filo di voce, a rischio di svegliare la moglie. Certo oggi bisogna un po' registrarla, raffinarla, forse rivederla. Già, manca una trovata risolutiva che quadri tutto. O forse, manca solo lui: un Misterioso Stregone da osannare e impiccare alla bisogna.

FINE

 
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from My Little Grundgestalts

As you may know, Fred Hoyle co-wrote a beautiful novel called “A for Andromeda”, in which a very special message coming from the cosmos is received through a radiotelescope leading to a number of surprising events. I have often been thinking about that book because of my current experience with algorithmic music. In short, I'm cuurently experiencing a puzzling variant of a Turing test, in which I know that my interlocutor is artificial and I have to tell whether their messages may be considered, to some extent, “more than artificial.”

I'm talking of tracks such as the ones I called Kwaidan, Mantra, ReLIFE, and several others. These tracks were produced by very simple seeds, interpreted as pack of cards that simulate a game. All the notes are actually the states of the game as it is played. What emerges from those so simple seeds is a truly unexpected complexity — a complexity that is making me reflect on my limited way of understanding intelligence and evolution. I see now more clearly — or I should better say I hear — that the infinite variety of random and not-so-random combinations occasionally result in something that is smart-by-pure-chance; something that, because of its superior “smartness,” is naturally propelled to the next stages of the evolutionary path. All this makes me think of biological evolution in a different way: as an algorithmic, living composition.

Herewith I invite you to perform the above mentioned Turing test variant yourself, and listen to those messages — messages that come not from the cosmos, as in Hoyle's book, but rather from the domain of mathematical ideas...

Here they are!

 
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from My Little Grundgestalts

Mr. Howard Bloom kindly sent me this message:

listened to the music. it's fascinating. i can see how it gives you a metaphor for the emergence of life. with warmth and oomph—howard

From Wikipedia:

“Howard Bloom (born June 25, 1943) is an American author. He was a music publicist in the 1970s and 1980s for singers and bands such as Prince, Billy Joel, and Styx. He has published a book on Islam, The Muhammad Code, an autobiography, How I Accidentally Started The Sixties, and three books on human evolution and group behavior: The Genius of the Beast, Global Brain, and The Lucifer Principle.”

 
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from Chumenen

How to Bypass Omantel Filters and Access Blocked Websites in Oman

With one of the strictest internet censorship policies firmly in place, Oman makes it nearly impossible to access popular websites while using an IP address inside the national borders. In an effort to monitor its citizens while working to shape its society, the government utilizes its state-controlled Omantel telecom ISP. This ensures that citizens and visitors alike are unable to use websites that fall outside of the government’s scope of “acceptable content”. Dissenters of the Omani government have been imprisoned due to their “destructive” opinions, making it critical that anyone visiting the country understands the laws and brings the proper tools to safely surf the internet.

In nations like Oman, the use of Virtual Private Networks, or VPNs, is on the rise. Because foreign IP addresses cannot be blocked by the Omantel filters, logging in to one of these services can remove the blockages and risks. In addition to the foreign IP access point, the channel is also encrypted, adding an extra layer of protection for users.

Most reputable VPN providers will have access points that are stationed across the globe, reducing the amount of lag experienced by the user, while still providing the necessary IP location.

Like many Middle Eastern nations, Oman is showing no signs of discontinuing its strict regulation on the internet. The compilation of browsing data is also practiced, making many users uneasy, given the government’s propensity for arrests based on internet activity.

Business travelers have found it incredibly difficult to stay in touch with friends and family while abroad, as many of the popular messenger and VoIP services are prohibited, as well. Any of these travelers can simply log into a VPN service, avoid the blockage, and carry out VoIP conversations in private, without concern of the government’s spying or reactions.

Utilizing a Virtual Private Network is imperative when visiting Middle Eastern countries such as Oman. With strict societal regulations in place, the government telecom services are always on guard, concerned over the subject matter of conversations and the information being shared. These regulations should not be taken lightly.

So, before your next business trip to Oman, be sure that you find a reliable VPN service (as VeePN unblocker) to bring with you. The few moments in takes to log into the network could ensure your online privacy, while preventing any government spying!

 
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from Gippo

Ripropongo una vecchia recensione fatta per un blog. A quei tempi c'era un video con due ex Take That (“Shame”) che si richiamava a Brokeback Mountain e Twilight coi suoi vampiri scintillanti andava per la maggiore. A quei tempi era solo un post politically uncorrect, oggi potrebbe rivendicarlo l'alt-right o finire sul blog di Maurizio Blondet. Sembrano passati due secoli e le cose sono peggiorate...

Freddy Krueger

“A nightmare on Elm Street” è un videogioco del 1989. “A nightmare on Elm Street” (d'ora in poi ANOES) è inoltre una sottospecie di action-rpg top-down che entra di diritto a far parte delle recensioni mancate di G.... essenzialmente perché nell'anno di pubblicazione G.... ancora non esisteva. Molte cose ancora non esistevano. Ad esempio non c'erano nemmeno i Take That ignorati dagli adolescenti odierni e i cui echi lontani sopravvivono blandi oggigiorno solo nelle persone del noto ufologo Robin Williams e del “cicciobombo dei Take That” Gary Barlow, recentemente insieme in un singolo con annesso video dalle atmosfere tipicamente country-gay. A chi si chieda di cosa tratti il videogioco in questione solletichiamo la fantasia con la seguente domanda: vi dice niente “Nightmare”, la nota serie di film horror che tanto spopolava negli anni 80? A quei tempi (io facevo le elementari) noi bambini pensavamo tutti che il mostro con la faccia brutta e le unghie a lama affilata si chiamasse effettivamente “Nightmare” e desse il suo nome ai titoli della serie. Sebbene ci fosse qualche intellettuale in erba a precisare con la sua aria da saputello che “nightmare” in inglese vuol dire “incubo” con chiaro riferimento ad una trama che vedeva tale Freddy Krueger tornare a vendicarsi nei sogni, molti lo isolavano con crudeltà, forse perché, se gli avessero dato spago, sarebbero stati costretti ad ammettere di non aver mai visto i film ma semplicemente il trailer pubblicitario. Solo così si poteva continuare a raccontare versioni fantastiche delle vicende cinematografiche, versioni in cui il carismatico “Nightmare” faceva cose talmente terribili che persino i veri sceneggiatori sarebbero inorriditi. “A nightmare on Elm Street” (d'ora in poi ANOES, lo prometto) non è solo il titolo del videogioco ma anche del lungometraggio originale, cosa che un bambino italiano vissuto negli anni 80 non avrebbe potuto accettare. Francamente l'unica cosa notevole del videogame è la schermata iniziale dove c'è il fantastico ghigno di Nigh... di Freddy Krueger che agita le unghie nel modo beffardo che l'ha consacrato mito. Roba da far schiattare tutta la classe di invidia di fronte al PC 286. Oggi tuttavia vi consigliamo di non esibire schermate del genere se non ad una fiera del modernariato. Il gioco è molto buffo. C'è un ministage iniziale in cui si corre per una città piena di case molto simili l'una all'altra, accorgimento questo semplice ma geniale per creare una straniante sensazione di claustrofobia e, soprattutto, far risparmiare un sacco di tempo ai grafici. Vagando dunque per le strade deserte con il cattivone alle calcagna (ovviamente l'urbanista locale ha ben pensato di strutturare le vie in forma di labirinto) occorre trovare la casa di Freddy Krueger, compito questo alquanto banale visto che l'abitazione è distinta dalle altre grazie alle finestre lampeggianti. Una volta dentro, una suora (!) ci dirà un paio di parole di circostanza circa la necessità di combattere il male, dando inizio al gioco vero e proprio. L'architetto della casa, che probabilmente è anche l'urbanista della città, ha creato un dedalo inestricabile di stanze e corridoi all'interno dei vari piani, con tanto di leve e muri nascosti, nonché chiavi lasciate in bella mostra e ben distanti dalla serratura di riferimento. Ovviamente si scende sempre più in basso, di piano in piano, accumulando livelli, bevendo tazze di liquidi per recuperare salute, raccogliendo mazze da baseball per picchiare scheletri e fantasmi. Non ho ben capito l'obiettivo finale, comunque credo che si incontri Freddy, anche se non ci sono arrivato. A questo punto potrei dare una lettura psicologica di matrice edipica relativamente all'entrare nella casa per uccidere il mostro, ma preferirei astenermi. Mi piace invece sottolineare che negli anni 80 i cattivi erano veramente cattivi e non c'era spazio per comprensioni o immedesimazioni. “Nightmare” era carismatico finché si voleva ma rappresentava il male e andava combattuto. Noi ragazzi comuni che dovevamo combattere il male, spesso cavandocela (o soccombendo) senza l'aiuto dell'autorità, rappresentavamo indiscutibilmente il Bene, come ben sancisce la figura della suora di “A Nightmare on Elm Street” (purtroppo non me la sento più di promettere che d'ora in poi sarà abbreviato in ANOES). Oggi invece tutti 'sti vampiri di quel Pattinson lì hanno creato confusione, alimentando il cosiddetto “pensiero debole” tipico dei nostri tempi incerti: una volta l'unica forma di interazione consentita con i malvagi succhiasangue e il loro amici lupi mannari, diavoli, abomini a quattro zampe, mostri, fantasmi, assicuratori e extraterrestri era semplicemente la soppressione. Però mi accorgo che sto generalizzando troppo perché negli anni 80 c'era anche roba tipo “E.T.” in cui gli alieni erano buoni. Insomma, forse è tutta colpa di Spielberg. Inclusa la passione per l'ufologia di Robin Williams.

 
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from Social Network Italia

decentralizzazione dei social media

Twitter sta cercando di decentralizzarsi, e ci sono già reti sociali più piccole supportate da blockchain. Ecco perché è una buona cosa.

I social network, un tempo un modo divertente e innovativo per connettersi con gli amici e gli interessi online, hanno assunto un tono molto più frustrante e scoraggiante per molti utenti negli ultimi anni. È un albatros che molti di noi non riescono a scrollarsi di dosso.

Twitter e Facebook si sono trasformati in giganti monolitici che hanno un grande peso sul nostro modo di consumare informazioni e di interagire in rete. E non riescono a risolvere la loro miriade di impatti negativi sulla società... o peggio, non ne vedono il valore. Facebook permette la menzogna nella pubblicità politica e gioca in modo veloce e sciolto con i dati degli utenti; Twitter lascia che i falsi account si rivoltino in tutto il suo servizio.

La tecnologia decentralizzata potrebbe essere la chiave per rompere la loro presa sulla nostra vita sociale online, il tutto mentre ci connette meglio ai nostri interessi e alle nostre comunità e protegge i nostri dati? Diverse reti concorrenti utilizzano già approcci decentralizzati e anche Twitter, che ci crediate o no, sta investendo in un potenziale futuro decentralizzato.

Ecco uno sguardo ad alcune delle piattaforme attuali e delle proposte future, insieme ai potenziali vantaggi e svantaggi di ciascuna.

Esplorare il fediverso di Mastodon

Mastodon è probabilmente il più noto del gruppo, dato che il social network decentralizzato ha un look and feel ispirato a Twitter con 500 caratteri per ogni “toot” (post). Le differenze sono però significative. Non solo non c'è un'azienda o un gruppo centrale che stabilisce gli standard, modera i contenuti o raccoglie i dati, ma Mastodon non è nemmeno concepito come un'unica grande rete completamente collegata.

Mastodon agisce invece come una federazione di migliaia di istanze ospitate dagli utenti (il “fediverso”), ognuna delle quali funge da comunità individuale. Alcune sono molto più grandi di altre, ma sono tutte autogestite da ciascun gruppo di utenti. Ogni istanza ha la possibilità di connettersi con gli altri, in più Mastodon stesso si collegherà solo a server che accettano di seguire determinate regole, come moderare il linguaggio d'odio e fornire un preavviso di tre mesi di una chiusura imminente.

Con oltre 4,4 milioni di utenti, la rete di Mastodon continua a crescere. Tuttavia, anche l'approccio decentralizzato del fediverso pone delle sfide. L'anno scorso, Gab, un sito di social media noto per i suoi legami con i supremecisti bianchi, ha creato un fork di Mastodon e ne è diventato l'istanza più popolosa. Essendo una rete decentralizzata, Mastodon non potevano bloccare questo inserimento, ma le singole istanze potevano bloccare e quindi aiutare a isolare ulteriormente il server. Non c'è una forza centrale che guidi la moderazione in tutta la rete, ma le indecorose comunità di Mastodons sono costrette a vivere nell'ombra.

Piattaforme di social media decentralizzate

Ci sono altri approcci per un'esperienza di social media decentralizzata. Peepeth è un altro esempio attuale, ed è uno che usa un contratto intelligente sul blockchain di Ethereum per tenere un registro di tutte le attività. Le vostre interazioni effettive non avvengono direttamente sulla blockchain, ma sono ospitate altrove e vengono salvate fuori dalla catena fino a un certo punto, fino a quando non le inviate all'Ethereum per una piccola somma. Gli utenti veterani sono in grado di evitare alcune tariffe dopo aver raggiunto una certa soglia.

Minds offre una proposta convincente, permettendo agli utenti di guadagnare dei gettoni per l'utilizzo della piattaforma e per la visualizzazione dei contenuti. È anche possibile dare una mancia agli altri utenti con i gettoni, oltre a pagare per aumentare la visualizzazione dei propri contenuti, se lo si desidera. Piuttosto che avere qualche azienda centralizzata che guadagna denaro dalle vostre interazioni, Minds permette agli utenti di guadagnare e diffondere quel denaro.

 
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from Peertube Italia

Da un anno stiamo gestendo una istanza per liberarci tutti da YouTube & Co. Vi chiederete perché? Beh, perché crediamo sinceramente nel potere emancipatorio di PeerTube.

Federazione e istanze per evitare di creare un nuovo gigante della tecnologia

L'obiettivo di PeerTube è quello di creare un'alternativa emancipatrice alle piattaforme centralizzate a la YouTube. In un servizio centralizzato, ci si iscrive con un unico indirizzo, e ogni singola azione, video e dati sono raccolti su un unico enorme computer. Ad esempio, quello di Google, che ospita YouTube (per la precisione, sono server farm piuttosto che enormi computer, ma a livello simbolico è la stessa cosa!)

Federazione Peertube

PeerTube è un software. Può essere installato su un server da chiunque abbia le competenze adeguate; diciamo, per esempio, il collettivo di sviluppo devol di Milano o un'associazione cinefila. Questo server che fa girare Peertube si chiama istanza. In concreto, ospitando un'istanza si crea un sito web (diciamo, peertube.uno e vidcommons.org sul quale è possibile guardare video o iscriversi per poter interagire o caricare i propri contenuti.

Queste istanze possono scegliere di seguirsi l'un l'altra (questo si chiama federazione). Ad esempio, se il responsabile dei servizi informatici di devol desidera che i video di vidcommons appaiano su PeerTube.uno, non deve far altro che federarsi con vidcommons. I video di vidcommons rimarranno sul loro server, ma gli utenti di Peertube.uno potranno vederli.

In questo caso, Peertube Uno e Vidcommons diventano federate. Piuttosto che creare un'unica gigantesca piattaforma, PeerTube permette di creare una moltitudine di piccole, diverse e interconnesse piattaforme.

Un anno di lavoro per far maturare PeerTube Italia

A inizio 2019 abbiamo avviato i lavori per lo sviluppo dellistanza per un PeerTube Italiano, i primi in Italia.

Durante lo scorso anno, la missione principale è stata quella di migliorare PeerTube. PeerTube in Italia si è arricchito, tra l'altro, di :

Sepia

  • Sepia, la nuova mascotte di PeerTube, di David Revoy (CC-By)
  • Strumenti di moderazione, ad esempio gli amministratori una storia di orologi
  • I video si avviano automaticamente al codice temporale in cui vi siete fermati (a condizione che abbiate effettuato il login)
  • Notifiche (nuovi commenti, video o abbonamenti, menzioni, ecc.)
  • Playlist (inclusa una “guarda dopo”, che ora è una caratteristica predefinita su tutti gli account)
  • Gestione dei file audio durante il caricamento: PeerTube li trasformerà in video

Piccolo bonus che fa la differenza !

Una nuova caratteristiche che ci piace particolarmente, in quanto offre maggiore libertà, comfort e controllo agli utenti di PeerTube, anche considerando che un maggiore controllo non fa parte dei modelli di business delle piattaforme mainstream ( Youtube, Vimeo e i video di Facebook!)

Condividere un videoclip

Quando si condivide un link video, la maggior parte delle piattaforme offre l'opzione “start at”, che fa iniziare il video a 53 secondi se quello che si desidera condividere inizia a 54 secondi.

Abbiamo semplicemente aggiunto l'opzione “stop at”. Potrebbe sembrare stupido (e in realtà lo è), ma considerando che il lavoro di YouTube nell'economia dell'attenzione è quello di catturarla per il più lungo tempo possibile per venderlo al miglior inserzionista, è ovviamente inimmaginabile che ti permettano di fermare i video!

Il futuro di PeerTube sei ancora TU!

Sarebbe impossibile nominare tutti coloro che hanno contribuito al codice, al finanziamento, alla progettazione, alla traduzione, alla documentazione, all'illustrazione e alla promozione di PeerTube... ma il minimo che possiamo fare è esprimere la nostra gratitudine!

Dopo un anno di sviluppo e di maturazione del progetto, stiamo mettendo molte riflessioni sul suo futuro. La gente ha desideri diversi, voi ci avete dato un sacco di idee. Tutti i feedback che stiamo ricevendo da voi, in particolare sulla sezione dedicata a PeerTube Italia su Mastodon (il posto migliore per i vostri suggerimenti!) sono per noi inestimabili.

Oggi, stiamo immaginando nuovi miglioramenti (all'interfaccia, all'esperienza utente, al motore di ricerca, al sistema di plug-in), strumenti importanti, applicazioni mobili, oltre a nuove e potenti funzionalità. Volete remixare facilmente i video online dal vostro account PeerTube? Oppure fare livestreams? Anche noi!

Ci è permesso avere tutti i tipi di sogni e aspirazioni per PeerTube, ma quello che è certo è che la realizzazione avrà un costo. L'anno che abbiamo speso per lo sviluppo di PeerTube.uno è stato finanziato interamente dai fondatori del collettivo devol, ma contiamo nelle donazioni regolari degli utenti per realizzare tutti i nostri progetti per PeerTube nel 2020, anche con pochi centesimi alla settimana (le donazioni restano anonime).

Nel frattempo, sentitevi liberi di aiutare PeerTube a crescere, di promuovere l'istanza e i video che vi piacciono e se volete, di congratularvi con l'intera comunità.

 
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from Gippo

Avendo una certa età, sono abituato ad associare l’idea di procurarmi un gioco con quella di comprare una scatola colorata con un supporto fisico dentro e, se va bene, pure un piccolo manuale: un vecchio concetto che risale alla fine del ventesimo secolo e ai primi anni Zero. Ho speso dei bei soldi in passato per procurarmi quelle scatole che fanno parte della mia collezione che, suppongo, oggi, in tempi di digital download, non abbia più alcun valore. Eppure, se mi chiedete di spendere 0,99 euro per comprare una personalizzazione grafica per un personaggio, ho la tentazione di sputarvi in faccia. La mia abitudine di spesa prevede 50 euro per una scatola col gioco completo e non pochi euro per rendere più bello il mio personaggio o facilitarmi il gioco in sé. E poi, non esiste il mondo dei mod per questo? Il modello economico alla base dei giochi per cellulare prevede proprio microtransazioni e viene detto freemium, cioè, il gioco è gratis (free) ma se vuoi la vita più facile, oppure procurarti più in fretta le risorse limitate espresse dalla valuta di gioco, oppure mostrare quanto sei figo con una personalizzazione del tuo avatar che sa tanto di perversione del meccanismo di selezione naturale… ebbene, allora devi pagare. E’ più forte di me, deriva dalla mia cultura del videogioco: non posso pagare per avere vita facile. Ed è per questo che pensavo che il modello freemium non potesse attecchire con me. Beh, mi sbagliavo. Il modello freemium mi spinge invece ad esplorare il modo per capire come tirar fuori il massimo dal videogame senza sborsare una lira. Ed è un gioco nel gioco.

L’ho fatto per due-tre anni con Clash Royale, per cellulare. Vedevo gente che shoppava (noi giovani diciamo così e se non ci credete vi killo) ma perdeva e, in cuor mio, sghignazzavo malignamente. Io leggevo guide per risparmiare, per massimizzare, per ottimizzare. Poi, dal mio osservatorio privilegiato come F2p (free-to-play) potevo anche capire come poteva essere gestito il gioco dal punto di vista degli sviluppatori. E mi dicevo, ad esempio: come F2p questo gioco sta diventando troppo difficile a questo punto della ladder (scalata, letteralmente) e l’accumulazione di risorse è troppo lenta. Quindi pensavo:

*“Io sono un pazzo ossessivo compulsivo e rimango in trincea ma suppongo che frotte di millennials con la soglia di attenzione di un pesce rosso stiano fuggendo a gambe levate”. *

E non mi sbagliavo: di lì a poco un update rendeva il gioco più facile nella progressione. In generale, più il gioco perdeva appeal, più gli sviluppatori diventavano generosi.

Per chi è interessato a questi aspetti, i giochi freemium sono intriganti proprio nel capire come viene gestita nel tempo l’economia di gioco. In questo senso possono essere considerati come giochi aperti, con una componente sociale, quasi socio-economica, in continua, costante evoluzione. Molto spesso questo genere di giochi ha una natura competitiva, esemplificata da classifiche e ranking o arene gerarchiche. Insomma, come accennavo prima, sono uno specchio della società e, addirittura, possono aiutare a comprenderla meglio nei suoi elementi economici e a immedesimarsi in chi ha le chiavi per gestirla. Il F2p può essere identificato come la classe sociale più umile ma anche quella più numerosa, quella che fa volume e numeri, quella che, pur non contribuendo molto in termini monetari (anzi, pur non contribuendo affatto) ha un ruolo fondamentale, anche, non ultimo, quello di carne da macello per quella dei P2w (ovvero pay-to-win). E’ ovvio che i P2w vadano favoriti ma se non hanno nessuno da schiantare nel loro cammino glorioso potrebbero perdere il gusto del gioco e spendere di meno. D’altro canto i F2p potrebbero semplicemente smettere di giocare e questo non va bene: magari sarebbero diventati pure loro un giorno P2w, invece niente, hanno disinstallato e basta. E poi chi schiantano i P2w? Allora bisogna calibrare bene l’economia di gioco, promuovendo se possibile una specie di ”ascensore sociale”.

Notate un’ultima cosa: per mesi e mesi i giocatori più rumorosi fra i F2p e i P2w si sono lamentati che nel gioco mancassero delle opzioni, fosse blando il senso di progresso, fossero troppo alti i prezzi. Ma finché le whales (balene: i grandi acquirenti) e la maggioranza dei normali P2w continuavano a spendere, il gioco non cambiava. Poi, i forum si sono un po’ calmati o semplicemente riempiti di meme inutili e sembrava che andasse tutto alla grande, senza nemmeno un thread di lamentela (o rant). Però, con la riduzione degli acquisti, pur in assenza di proteste plateali, gli sviluppatori sono improvvisamente diventati molto liberali, hanno aggiunto più opzioni e contenuti e, oggi che il gioco è in fase calante, la progressione del giocatore è più rapida di quanto lo sia mai stata. Una metafora utile?

P.S: Volevo fare tutto un altro discorso ma alla fine è venuta fuori una roba politica e vagamente populista. E’ lo zeitgeist, credo.

 
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from fa66

Well, LBRY is a great option for video publishers. One of the interesting things about LBRY is that it gives the option to publish files as well, any file! Amazing!! In fact you can serve static HTML pages or Markdown files inside LBRY! How cool is that?!

So many channels are trying to make use of this feature. For example, OYE News publishes articles on LBRY. Brendon J. Brewer has many interesting tips and articles on his channel. LBRY itself is not shying away. They are also publishing a copy of their newsletter on LBRY as markdown files that neatly renders as formatted text, just like a webpage would do.

That's all perfect and wonderful, but recently when I tried to click a link on their newsletter, it didn't open within the app. It opened on my browser, despite of it being a link to a video. To be completely honest, this is expected, since the software is being developed and under beta. So I posted about it on their subreddit. They said that this is going to take a while to fix.

I didn't want to wait. I went on to creating a temporary fix (like I always do). I created some JS code to handle the link appropriately. It opens the link on the same instance of LBRY whether on app or on web. It is not battle tested yet, but let me know if it causes any trouble.

Check out the project here: https://gitlab.com/funapplic66/lbry-link-automator

 
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from Gippo

Non sappiamo esattamente come evolveranno gli anni futuri ma sembra che un po’ tutti siano coscienti di una cosa: così non può durare. La frequenza delle lamentele fra la gente ormai non può più rivelare soltanto un atteggiamento viziato e petulante; è l’indizio che ci indica come qualche presupposto su cui abbiamo fondato la nostra società negli anni passati sia destinato definitivamente a crollare. E la sensazione allarmante è che questo crollo travolgerà tutto.

Passo indietro

Un paio di settimane fa pubblicai un giochino, se vogliamo ‘mediocre’, su itch.io. Questo giochino, totalmente gratuito, ha collezionato la “bellezza” di 16 visualizzazioni in 4 giorni. Poi basta. Vero è che non c’è stata promozione e che la schermata iniziale è stata fatta volutamente con un titolo nel font Arial: il più banale e bistrattato font di tutto l’universo fontesco. Però questo giochino, oggi chiamato “Zombie Hams” non è nuovo. L’avevo pubblicato qualche anno addietro su un altro portale per giochi chiamato Game Jolt. In Game Jolt c’è una specie di condivisione dei guadagni pubblicitari per cui, a seconda delle impressions e del numero delle giocate, c’hai la tua piccola fetta di introito. Continuo a considerare questo giochino abbastanza carino, difatti ho registrato pure qualche sincero apprezzamento tra i commenti, oltre che molte più visualizzazioni rispetto a itch.io. Ma forse erano tempi diversi e, soprattutto, piattaforme diverse.

Qualche tempo prima avevo pubblicato su Game Jolt un altro gioco che aveva una teoria del complotto sia nel sottotitolo sia nella trama, facendo riferimento ad una nota vip americana: avevo preso questa teoria del complotto da quella cloaca che tutti conoscete chiamata 4chan e avevo deciso di fare la classica roba un po’ scioccante (se pur divertente nelle meccaniche di gioco: anche lì una sorta di platform/puzzle). Qualcuno aveva pure deciso di farci un video su Youtube: un aspirante youtuber destinato a rimanere tale, almeno ai fini del reddito e della qualifica da scrivere sulla carta d’identità. La cosa più importante però era quella di esser stato messo nella homepage del portale e, soprattutto, esserci rimasto per qualche giorno.

Dice un’antica maledizione cinese: possano i tuoi sogni avverarsi.

Al termine del mio soggiorno in homepage, i numeri della mia dashboard parlavano di migliaia di visualizzazioni e di giocate. Quelli del mio saldo in soldoni fisici arrivavano sì e no ad un paio di dollari. Così si inizia a fare due conti: se si vogliono almeno i soldi per la pizza, occorre promuovere, scioccare, pubblicare su molti portali, avere un portfolio di giochini di buon livello, curare i social, creare una reputazione online… Però… fermi tutti. Aspettate un attimo. Questo è una specie di lavoro a paga aleatoria! Allora ti vengono in mente, come dice Fabio Volo, i minatori e quelli che asfaltano le strade sotto il sole di agosto e dici a te stesso: “Sei un viziato! Fai i giochini e non sopporti nemmeno un po’ di sporco lavoro di promozione, di cura della tua presenza online! E poi, quanto ti aspetti da un giochino online?”. Così ripensi a quanto tempo ci hai messo a fare Zombie Hams. Diciamo che l’hai fatto nei ritagli di tempo e che non ci hai impiegato più di cinque ore. Diciamo che il tuo guadagno è di cento dollari (cifra ultraottimista, ma diciamolo). Converti in euro, togli il 30% di tasse, ci metti i 60 euri del commercialista che devi pagare perché non basta più il Cud avendo come unico introito il tuo lavoro “normale” ma c’occorre la dichiarazione dei redditi. Quanto hai guadagnato? Nulla: hai perso 5 ore e qualche spicciolo.

Parliamoci chiaro, siamo tutti a favore di un mondo che sappia muoversi anche al di fuori della logica del profitto. Ma non possiamo contemplare un mondo che ignori, in generale, le regole dell’economia. Quando lo facciamo, vengono fuori perversioni di ogni genere, tipo l’associazione nazionale per la promozione della filologia romanza e della provola affumicata nelle grotte di Castellana, ovvero cose per le quali nessuno nella vita sborserebbe una lira, tranne lo Stato e qualche politico compiacente. Tutto ciò che è gratuito, inclusi i principali social network (Zurkerberg, scelgo te!) s’è scoperto dopo che ha potuto consolidare la sua esistenza solo grazie allo Stato e all’aspetto strategico e di controllo cui la funzione lasciava presagire. Quante start-up avete sentito nominare nei vostri tg locali di questo o quel giovane che creavano un nuovo social network molto di nicchia? Io, qualche anno fa, sentivo spesso di queste presunte success stories ma poi mi dicevo: questo ha preso un piccolo finanziamento a fondo perduto elargito dallo Stato e dal politico compiacente. Difatti, molto onestamente il giovane spesso si accontentava del contributo pubblico senza ambire alla benevolenza del mercato. C’era pure qualcuna di queste start-up che faceva un bel social network per chi doveva portare a pisciare i cani. Ma alla fin fine, pensavi, conveniva creare un gruppo Facebook sugli “Esploratori di luoghi ove portare i nostri amici a quattro zampe alla minzione”. Perché in conclusione il banco vince sempre.

E’ una questione matematica, si chiama “rovina del giocatore”.: certi siti matematici vi spiegano come, anche in presenza di un gioco equo, la differenza nella disponibilità finanziaria conduce alla fine il giocatore a perdere tutti i suoi soldi, a meno che non esca prima dal gioco.

In un gioco equo contro un banco illimitato ogni giocatore e' destinato a perdere.

Ovviamente, se il gioco non è equo, le probabilità di terminare prima per insufficienza di fondi sono moooolto più alte.

Qual è la conclusione a cui si arriva seguendo questo percorso tortuoso e carico di digressioni? Semplice: prima o poi l’economia viene a reclamare il suo tributo in termini di razionalità. E alla fine tutti gli entusiasmi si smorzano contro i numeri che non sono a favore.

Questo, secondo me, crea il presupposto per l’agire delle forze del caos (rappresentate dalla maggioranza della popolazione mondiale) affinché si rendano conto che esiste un modo più semplice per vincere: puntare una pistola alla tempia del banco. Non passerà molto tempo prima che qualcuno ci arrivi. Poi un altro. Poi un altro ancora. Quella sarà la fine dei tempi.

 
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from TopBrandsCompare

Antivirus and internet security for windows

Windows 10 is considered the most secure window yet. There is build-in ongoing security programs exist in Window which are capable of protecting the computer from external malicious programs. If you keep updated your windows then you will be able to protect your computer as updated windows makes you have latest features and protection.

Stay up to date to stay secure

It is really very easy t o update your windows . Even if you set your windows 10 on automatic updates then you don’t have to check for updates as of when you restart your computer, window gets automatically up to date.

With the updates, you will be able to have the latest features and enhanced security system which makes you have security from malicious programs.

Window defender antivirus and internet security software for windows
Window defender antivirus program makes your computer secure by providing real-time protection against threats, viruses, spyware, malware. This window defender antivirus program keeps your PC safe from external intruders.

You will get higher security and as a result peace of mind. Window defender antivirus allows you surf internet, check your emails without worrying about spamming advertisements which contain malicious software.

There are many other computer virus protection software that makes your computer secure.


Best Free Antivirus 2020

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from fa66

I think LBRY is the best thing that happened to video sharing. It's FOSS and it's getting popular everyday.

As users and content creators we need to link to content from time to time. I prepared a test content to see how linking different ways work on LBRY.

I included 4 types of links here for testing – (1) open.lbry.tv link that we get from the share option, (2) lbry.tv link that the share link goes to, (3) lbry:// protocol url, (4) protocol url without lbry://.

Test Markdown

I included something like this:

link test description:
1-> https://open.lbry.com/@lbry:3f/android-fireworks:d
2-> https://lbry.tv/@lbry:3f/android-fireworks:d
3-> lbry://@lbry#3f/android-fireworks#d
4-> @lbry#3f/android-fireworks#d

I tested these 4 links on both the app and lbry.tv...

From app:

  1. Opens the lbry.tv equivalent link on browser
  2. Opens the lbry.tv link on browser
  3. Opens the content in app, as expected
  4. Opens the content in app, as expected

From LBRY.tv

  1. Opens the content on same tab/browser, as expected
  2. Opens the content on same tab/browser, as expected
  3. Opens the content on same tab/browser, as expected
  4. Opens the content on same tab/browser, as expected

*NOTE: I will post this on LBRY subreddit, so this behavior might change in future.

Whether I placed the links on comment or description worked the same way. From my test attempts, it seems sharing the lbry protocol links is better, since it let's me enjoy the linked content on the medium I am currently on (either app or browser). This is better for continuity with the experience.

So what about links opening on browser from app? I think it should be best if they could also be kept within the app. (at least for the open.lbry.com link, I understand that someone might want to link to lbry.tv directly for some reason.)

I noticed this when I was watching a content where there was links inside the markdown content that linked to open.lbry.com and the linked content did not open on the app. Instead it opened on the browser. So it would be a better experience if it opened inside the app.

 
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from L'Impopolare

Il più grande problema dell’Europa.

Una criticità conosciuta da tutti, ma che nessuno vuole risolvere.

Dopo la parentesi populista giallo-verde, il Governo e il suo Primo Ministro, l’avvocato del popolo Giuseppe Conte, si sono riscoperti europeisti ortodossi e prontamente sono tornati a Bruxelles chiedendo flessibilità per la Legge di Bilancio. Proprio come aveva fatto il Governo precedente, quello prima e quello prima ancora.

E’ evidente che sovranisti ed europeisti stanno sulla stessa barca quando si tratta di aumentare il debito pubblico della nostra Nazione. La Commissione europea dopo i tira e molla di rito ha infine graziosamente concesso ai nostri governanti di finanziare parte della manovra con denaro preso in prestito. Cosa ne è uscito fuori?

Una legge che a detta del Ministro Gualtieri era inemendabile e che puntualmente è stata stravolta dal Parlamento; una manovra che trasuda attendismo e totale assenza di visione per il futuro. C’è solo spesa corrente, misure di assistenzialismo e clientelismo, in perfetta linea con le “strategie economiche” adottate da almeno tre legislature a questa parte.

Il nulla mischiato al niente spacciato per miracolo laico.

Questa lunga sit com che ha accompagnato l’approvazione del Bilancio statale ha messo nuovamente in mostra una peculiarità sicuramente italiana, ma molto probabilmente comune a tutti i paesi europei:

evitare qualsiasi serio confronto sullo stato di salute dell’UE, mai stato così critico come oggi.

Questa tendenza in Italia si è tradotta (da alcuni anni a questa parte) o nell’adozione di un (finto) europeismo oltranzista o di un sovranismo posticcio e piuttosto vago.

In entrambi i casi si tratta di prospettive miopi, se non addirittura ipocrite: tutti sono consci dell’elevato grado di interconnessione economica e finanziaria delle nostre filiere produttive con quelle degli altri paesi europei; tutti sanno che l’Europa così com’è oggi è destinata a scomparire; tutti sanno che il principale problema di questa Unione sta proprio nell’assoluta insufficienza di legittimazione democratica delle sue istituzioni e nella sua struttura “germano-centrica”.

Tutti conoscono questi problemi, ma nessuno fa nulla per risolverli.

In un contesto così delicato, l’alone di mistero che avvolge il funzionamento delle istituzioni comunitarie non è certo d’aiuto, anzi non fa altro che allontanare i cittadini da un’entità percepita come distante e astrusa.

In realtà però l’UE non è niente di così trascendentale: si tratta di un’organizzazione internazionale con aspirazioni federaliste mai realizzatesi, frutto di compromessi politici compiuti sulla spinta della paura di rivivere gli orrori delle Guerre Mondiali.

Proprio perché questi sono i presupposti, il risultato non poteva che essere insoddisfacente, tant’è vero che tutti i tentativi di redigere una vera Costituzione europea, di adottare soluzioni radicali volte a ultimare il processo di integrazione politico sono falliti miseramente.

Perché?

Perché nonostante molti lo dessero per morto nel secondo dopoguerra e soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino, il Leviatano , lo Stato- Nazione di Hobbes, è sempre stato vivissimo e mai davvero pronto a farsi da parte per lasciare il posto a qualche organizzazione internazionale, men che meno all’Unione Europea.

Ciò ha inevitabilmente condotto al cortocircuito di tutto il sistema comunitario non appena da una dimensione meramente economica e commerciale, si è passati a quella politica e finanziaria.

Si è continuato ad accarezzare il sogno degli Stati Uniti d’Europa senza però fare nulla per creare una Nazione europea.

Ciò ha portato allo “scoppio” dell’euroscetticismo e non potrebbe essere altrimenti: bastano pochi esempi per rendersi conto che qualcosa non va.

La Commissione, una sorta di governo europeo, è composta esclusivamente da soggetti scelti dagli esecutivi degli Stati membri, rispetto ai quali il Parlamento Europeo svolge solo una funzione di controllo postumo;

i parlamentari europei dal canto loro non hanno neppure la facoltà di presentare proposte di legge, dovendo inoltre condividere l’esercizio del potere legislativo con il Consiglio, un organo intergovernativo composto dai soli ministri degli esecutivi nazionali;

non bisogna dimenticare poi il Consiglio europeo (da non confondere col Consiglio di cui sopra), composto dai Primi Ministri e Capi di Stato degli Stati membri, che detta le linee politiche generali a cui devono sottostare sia il Consiglio che la Commissione.

A questo complesso sistema si affiancano miriadi di Agenzie e Autorità indipendenti, oltre ovviamente alla BCE, che controlla di fatto i flussi di denaro che circolano in Europa.

Solo un cieco non vederebbe che il problema principale dell’UE sta tutta qui: nella sua insufficiente legittimazione democratica e nell’eccessiva preminenza degli organi tecnici rispetto a quelli propriamente politici.

A riguardo può citarsi tutta la vicenda del MES. Quest’ultimo è stato al centro di un aspro dibattito politico, ma tra tutti i sovranisti lillipuziani e gli europeisti immaginari che popolano i talk show e i banchi del Parlamento, nessuno ha centrato il nocciolo della questione.

Il problema della riforma del MES non è mai stato rappresentato dalle CACS, che già sono presenti in tutti i BTP emessi dopo il 2014.

Il vero problema della riforma è che la scelta sul se dare sostegno finanziario ad uno stato in difficoltà spetta ad un organo collegiale intergovernativo; mentre la scelta sulle concrete modalità degli aiuti spetta in fin dei conti a tecnici nominati dagli Stati Membri, senza nessun potere di controllo esercitabile né dalla Commissione, né dal Parlamento.

Tutta questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di quanto l’UE sia figlia di una visione tutt’altro che innovativa, che ripercorre sentieri già tracciati, dove al centro, checché se ne dica, non sono mai stati posti i bisogni delle persone, ma solo gli interessi geopolitici degli Stati.

Questi ultimi si sono dimostrati più di una volta, se non sempre, costantemente in contrapposizione.

Basta vedere la vicenda libica, scoppiata per le mire espansionistiche anglo-francesi, in cui l’Italia fu costretta ad entrare solo per cercare di salvare il salvabile, ma di fatto andando contro i suoi stessi interessi.

Anche la storia recente dimostra l’assoluta assenza di una politica estera comune a livello comunitario: la Francia continua a supportare Haftar, mentre l’Italia cerca maldestramente di mediare e di (ancora una volta) limitare al minimo i danni.

Sull’Iran l’UE risulta essere non pervenuta, eppure pare chiaro che Trump voglia un maggiore impegno in Medio Oriente da parte della NATO (cioè tutti i paesi europei).

Forse sarebbe il caso di sottolineare che in caso di shock geopolitici a pagarne maggiormente il prezzo sarebbero proprio gli europei, totalmente dipendenti dalle forniture di gas e greggio estere, soprattutto quelle che passano per lo stretto di Hormuz, quello che una volta è stato già occupato dai pasdaran.

Ma in fondo perché perdere tempo su queste bazzecole?

 
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