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from 📖Un capitolo al giorno📚

Esordio 1Ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io che, di presenza, sarei con voi debole ma che, da lontano, sono audace verso di voi: 2vi supplico di non costringermi, quando sarò tra voi, ad agire con quell’energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni, i quali pensano che noi ci comportiamo secondo criteri umani. 3In realtà, noi viviamo nella carne, ma non combattiamo secondo criteri umani. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, 4ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, 5distruggendo i ragionamenti e ogni arroganza che si leva contro la conoscenza di Dio, e sottomettendo ogni intelligenza all’obbedienza di Cristo. 6Perciò siamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza, non appena la vostra obbedienza sarà perfetta.

Confutazione delle accuse 7Guardate bene le cose in faccia: se qualcuno ha in se stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che, se lui è di Cristo, lo siamo anche noi. 8In realtà, anche se mi vantassi di più a causa della nostra autorità, che il Signore ci ha dato per vostra edificazione e non per vostra rovina, non avrò da vergognarmene. 9Non sembri che io voglia spaventarvi con le lettere! 10Perché «le lettere – si dice – sono dure e forti, ma la sua presenza fisica è debole e la parola dimessa». 11Questo tale rifletta però che quali noi siamo a parole, per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza. 12Certo, noi non abbiamo l’audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé, ma, mentre si misurano su se stessi e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza. 13Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la misura della norma che Dio ci ha assegnato, quella di arrivare anche fino a voi. 14Non ci arroghiamo un’autorità indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perché anche a voi siamo giunti col vangelo di Cristo. 15Né ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancor più nella vostra considerazione, secondo la nostra misura, 16per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci, alla maniera degli altri, delle cose già fatte da altri. 17Perciò chi si vanta, si vanti nel Signore; 18infatti non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.

Approfondimenti

(cf SECONDA LETTERA AI CORINZI – Introduzione, traduzione e commento – a cura di Francesco Bianchini © EDIZIONI SAN PAOLO, 2015)

La sezione dei capitoli 10–13 rappresenta una lettera successiva alla precedente, benché priva del suo praescriptum. Se i capitoli 1–9 avevano indicato una riconciliazione ormai raggiunta nei rapporti tra l’apostolo e la sua comunità, quelli successivi si presentano inaspettatamente segnati da un profondo conflitto, dovuto all’azione degli avversari giudeo-cristiani, che hanno creato tale frattura. Inoltre, mentre in 2 Corinzi A Paolo tratta di sé insieme ai suoi collaboratori, in 2 Corinzi B l’«io» paolino è del tutto preponderante e l’apostolo si trova da solo sulla scena, rivolgendosi direttamente alla comunità, ma tenendo ben conto della presenza degli oppositori con i quali si confronta. In generale, il problema sottostante la sezione non è principalmente quello della polemica contro gli avversari, sebbene essi abbiano uno spazio rilevante, bensì quello del ministero di Paolo nei confronti dei destinatari: egli si scaglia contro i primi non tanto per denigrarli, quanto per riconquistare a sé i secondi, che subivano l’influenza degli oppositori.

Esordio Il testo di 10,1-6 introduce 2 Corinzi B presentandone i protagonisti: Paolo, i Corinzi, con i quali egli si relaziona direttamente, e, sullo sfondo, gli avversari. Da subito è chiaro anche il clima di conflitto che segna la nuova lettera. Perciò già all’inizio l’apostolo, rivolgendosi accoratamente ai destinatari, si scaglia contro gli avversari al fine di difendere il proprio apostolato da generiche critiche. L’apostolo poi riferisce di un’accusa sollevata a Corinto nei suoi confronti, riguardo all’incapacità di imporsi quando si trova all’interno della comunità, mentre si dimostra forte da lontano, scrivendo le sue lettere. Al v. 2 Paolo riprende l’appello nei confronti dei Corinzi, mostrandone il contenuto: chiede ai suoi, allorché li visiterà, di non essere costretto ad agire audacemente con quella fermezza che ritiene invece di dover utilizzare nei confronti degli avversari, che, a loro volta, lo giudicano come uno che si comporta secondo la mentalità mondana. La pavidità che, secondo il versetto precedente, è attribuita all’apostolo troverà quindi una concreta smentita in occasione della sua terza visita a Corinto, che egli desidererebbe non fosse segnata dallo scontro, ma dalla riconciliazione con la comunità (cfr. 12,14; 13,10), mentre promette un duro intervento nei confronti dei suoi detrattori. Al v. 3 Paolo, da una parte, ammette di vivere l’esistenza naturale e limitata di ogni uomo; dall’altra, sostiene di non svolgere il combattimento, che è il suo ministero apostolico, seguendo criteri mondani. Amplificando quanto affermato nel v. 3, Paolo nel v. 4a si diffonde a parlare della sua battaglia non «secondo la carne». infatti, egli afferma che le sue armi non sono mondane, ma hanno una forza che è posta al servizio di Dio per la distruzione delle fortezze innalzate contro il Vangelo. Nei vv. 4b-5 si comincia a fornire l’interpretazione dell’immagine militare. Dapprima Paolo afferma che le fortezze votate alla distruzione sono i vani ragionamenti e gli atteggiamenti arroganti che si pongono da ostacolo alla conoscenza di Dio. Poi, alla fine di 10,5, in positivo, attraverso la metafora militare si sviluppa l’idea del prendere prigioniera ogni mente per condurla all’obbedienza di fede a Cristo, contenuto della predicazione paolina. Il v. 6 conclude l’esplicitazione della metafora militare: Paolo sostiene che è preparato a castigare ogni disobbedienza a Corinto non appena l’obbedienza dei destinatari sarà piena. Non è chiaro come Paolo possa punire i primi, se non forse cacciandoli dalla comunità, mentre per i secondi è più facile pensare a un intervento medicinale trattandosi di membri della Chiesa corinzia (cfr. 1Cor 5,4-7; 2Cor 2,6-7). Il versetto conclude l’esordio con il tentativo di separare i destinatari dagli oppositori paolini penetrati nella comunità, richiamando la fedeltà a Cristo e al suo Vangelo, predicato da Paolo. Tutto questo ci dice che la riconciliazione tra l’apostolo e la comunità, celebrata in 2 Corinzi A attraverso la manifestazione di una piena fiducia e la conseguente iniziativa di ripresa della colletta (cfr. 7,16; 9,2.13-15), appartiene ormai al passato. Infatti Paolo, come si mostrerà nello sviluppo successivo, deve di nuovo e più aspramente lottare per riconquistare a sé i Corinzi.

Confutazione delle accuse Paolo comincia col rivolgersi esplicitamente ai destinatari, che intende convincere dell’infondatezza delle accuse a lui rivolte. al v. 7 l’elemento del confronto retorico ruota attorno alla questione del ministero cristiano, e Paolo sembra concedere agli oppositori lo status apostolico che poi negherà loro (cfr. 11,13-15). Tuttavia, il testo indica che tale piuttosto è la loro percezione e che di questo, al momento, l’autore non si preoccupa, perché più importante è mettere i destinatari di fronte all’evidenza della sua apostolicità, dimostrata proprio a partire da quanto operato nella loro comunità (cfr. 1Cor 9,1-2). al v. 8, Paolo offre una conferma della sua dichiarazione di essere ministro di Cristo e parla di un suo vanto. L’apostolo sostiene la positiva natura dell’esercizio della sua autorità a Corinto, volta a fare crescere la comunità e ciascuno dei suoi membri. D’altra parte la strategia della distruzione, come visto nell’esordio di 2Cor 10,1-6, è riservata agli avversari. Apparirà ben presto chiaro che di questo suo agire ministeriale, soprattutto a vantaggio della comunità corinzia non avrà paura a vantarsi. Il v. 9 riprende quanto detto nel precedente riguardo all’autorità paolina indirizzata a edificare la comunità di Corinto e non a distruggerla. L’apostolo, per non sembrare troppo arrogante di fronte ai suoi detrattori, ammette indirettamente il fatto che le sue lettere siano in un certo qual modo dure e quindi spaventino gli ascoltatori, benché questo non rappresenti lo scopo voluto dall’autore. Il v. 10 chiarisce il motivo per il quale l’apostolo ha avanzato la questione della severità delle sue lettere: egli deve controbattere una calunnia diffusa a Corinto dai suoi avversari. Finalmente, dopo gli accenni presenti nell’esordio riguardanti le critiche nei suoi confronti, qui – a differenza degli altri passaggi paolini dove non si riportano direttamente le posizioni degli oppositori – viene esplicitata un’accusa rivolta a Paolo che poi sarà confutata. essa consiste nell’incongruenza tra le lettere, da una parte, e la presenza e la parola, dall’altra. Nel contesto culturale del tempo si poneva attenzione al modo di presentarsi dell’oratore in ordine alla sua capacità comunicativa e persuasiva; questo modo di pensare potrebbe essere dietro all’accusa di discrepanza tra le lettere inviate dall’apostolo e la sua effettiva presenza a Corinto. Al v. 11, Paolo risponde all’accusa sollevata dagli avversari. La confutazione paolina sostiene che l’apostolo è lo stesso, da assente come da presente, e allude probabilmente anche alla prossima futura terza visita a Corinto nella quale egli promette di far sperimentare ai destinatari la forza della sua presenza (cfr. 13,2-3). Tutta la questione qui affrontata è comprensibile all’interno di un mondo dove gli spostamenti non erano così veloci e agevoli. Perciò lo scritto epistolare fungeva da sostituto della persona e talvolta anche del discorso che l’autore avrebbe potuto fare se fosse stato presente in mezzo ai suoi destinatari. Inoltre nel versetto è presente il problema della coerenza tra «parola» e «azione», affrontato nella letteratura greca, ma anche dal Nuovo Testamento con le critiche di Gesù all’atteggiamento farisaico (cfr. Mt 23,1-3) e da Paolo stesso, che in Rm 2,17-24 mostra l’ipocrisia del suo fittizio interlocutore giudeo. Al v. 12 continua la confutazione paolina, introducendo la difesa da un’altra accusa proveniente dagli oppositori. In 3,1 si era parlato della raccomandazione degli avversari di Paolo attraverso lettere; ora il discorso è diverso, perché la questione è intrecciata con quella del vanto ed è legata ai criteri sui quali basarsi per tutto ciò, così come chiariranno anche i vv. 17-18. Per il momento Paolo invita i Corinzi a riconoscere che gli oppositori sono insensati, perché si valutano da se stessi – al limite confrontandosi semplicemente con quelli della propria cerchia – senza aprirsi a un giudizio esterno. Nel testo l’insistente ripetizione di «se stessi» in relazione agli avversari indica la loro chiusura. Al v. 13 l’apostolo riporta l’accusa di un vanto indebito riguardo il suo ministero di evangelizzatore. Inoltre contrasta il suo atteggiamento con quello degli avversari, promettendo di diffondersi in un elogio di sé, cosa che avverrà soprattutto in 11,21b–12,10. Qui, a motivo anche del versetto precedente, l’apostolo indirettamente critica gli oppositori di un vanto smisurato, perché non basato sulla competenza e sull’autorità conferita da Dio come avviene invece per lui. Il v. 14 riprende e motiva il vanto del versetto precedente, cominciando la confutazione vera e propria dell’accusa sollevata nei confronti di Paolo. Infatti, egli sostiene che non si esalta oltre il dovuto, perché è giunto sino a Corinto e lo ha fatto portandovi il Vangelo che ha come contenuto lo stesso Cristo. I Corinzi stessi permetteranno così all’apostolo di autoelogiarsi, senza risultare arrogante, dal momento che ‒ come detto pure al v. 13 ‒ egli rispetta i limiti derivanti dal mandato divino. Ma l’attenzione del v. 14 è soprattutto al contenuto dell’annuncio paolino; si tratta come già visto in 2,12 del «Vangelo di Cristo». Implicitamente il testo fa intendere che è questo l’elemento che differenzia l’apostolo dagli avversari che annunciano un altro Vangelo e un altro Cristo (cfr. 2Cor 11,4). Il v. 15 riprende il v. 13, ma continua anche la confutazione iniziata al versetto precedente. paolo, infatti, afferma che il suo vanto non è basato sul lavoro missionario di altri, ma egli nutre la speranza che i Corinzi, con la crescita della loro fede, facciano crescere anche la loro considerazione per lui in ragione del mandato ricevuto da Dio. Il v. 16 mostra con chiarezza la ragione per la quale Paolo desidera di essere apprezzato e considerato a Corinto. La finalità è quella di portare il Vangelo oltre Corinto senza gloriarsi di quanto compiuto dagli altri missionari all’interno del loro campo d’azione. Al v. 17 abbiamo il riferimento scritturistico più chiaro di tutta la sezione. Infatti, senza introdurlo come citazione, è presentato il testo di Ger 9,23 LXX. Il riferimento alla Scrittura vuole sancire in definitiva qual è il vanto legittimo: è quello di colui che si vanta nel Signore. Il v. 18 riprende dal v. 12 il tema della raccomandazione, vicino a quello del vanto, e conclude la confutazione paolina con una nuovo probabile riferimento di contrasto con gli avversari. Egli vuol far intendere ai Corinzi che lui solo, e non alcun avversario, è approvato da Dio come apostolo, in quanto egli lascia, ancora a differenza degli oppositori, che sia il Signore a operare, accogliendo da lui il mandato e l’ambito della propria missione, la quale l’ha condotto sino a Corinto (cfr. v. 13).


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from Oltre la corsa

Frasi Motivazionali

Le frasi motivazionali servono fino ad un certo punto. Nello sport di Resistenza (corsa e ciclismo esci soffri perche vuoi soffrire perche cerchi quel dolore che ti distrae dal mondo che è comunque li a farti da contorno. E lo fai non perchè sei la “versione migliore di te stesso” ma perche inconsciamente cerchi una maggiore centratura, che anche se la trovi ne vuoi ancora e ancora e ancora. Corri/pedala fino a sanguinare e basta, il resto lascialo a chi resta sul divano e gode vedendo scorrere la vita, mentre tu corri e basta.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Fiducia nei Corinzi 1Riguardo poi a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che io ve ne scriva. 2Conosco infatti la vostra buona volontà, e mi vanto di voi con i Macèdoni, dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo.

Compito dei delegati 3Ho mandato i fratelli affinché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma, come vi dicevo, siate realmente pronti. 4Non avvenga che, se verranno con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi si debba arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia. 5Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una grettezza.

Motivazione scritturistica sulla natura della colletta 6Tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. 7Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 8Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. 9Sta scritto infatti: Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno. 10Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Il frutto della colletta 11Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. 12Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede solo alle necessità dei santi, ma deve anche suscitare molti ringraziamenti a Dio. 13A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. 14Pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. 15Grazie a Dio per questo suo dono ineffabile!

Approfondimenti

(cf SECONDA LETTERA AI CORINZI – Introduzione, traduzione e commento – a cura di Francesco Bianchini © EDIZIONI SAN PAOLO, 2015)

Fiducia nei Corinzi Al v. 1 l’apostolo afferma che riguardo alla colletta non è necessario che egli ne parli ancora ai destinatari. La raccolta è chiamata, esattamente come in 8,4, «servizio a beneficio dei santi» e Paolo intende proprio a partire da qui approfondirne il significato: vuole rimarcare l’importanza di una questione e approfondirne i fondamenti, mentre nello stesso tempo desidera esprimere la sua fiducia nei destinatari. il v. 2 fornisce la motivazione del versetto precedente. Infatti, l’apostolo afferma che sa della disponibilità dei destinatari, della quale si vanta con i Macedoni, sostenendo che l’Acaia si è preparata per la colletta sin dall’anno precedente; in effetti il loro ardore ha funzionato da positivo stimolo per gran parte di coloro che hanno ascoltato Paolo. Se in 8,1-6 Paolo aveva usato l’esempio dei Macedoni per incoraggiare i Corinzi, ora fa esattamente il contrario. In ogni modo egli desidera promuovere una positiva emulazione tra le sue comunità (cfr. 1Ts 1,7; 2,14), nel nostro caso riguardo all’iniziativa della colletta.

Compito dei delegati Paolo afferma che sta per mandare Tito e gli altri due fratelli a Corinto, affinché il vanto dei destinatari in merito alla colletta non risulti ingiustificato, e affinché essi siano del tutto pronti al momento dell’arrivo dell’apostolo. Alle due finalità dell’invio dei delegati, espresse nel v. 3, è aggiunta una terza finalità nel v. 4, questa volta in negativo: quella di non doversi vergognare dei Corinzi, per non dire della vergogna degli stessi destinatari riguardo al progetto della colletta. Come in 2,3 e in 8,19, ma in maniera più chiara, qui Paolo fa riferimento a una sua prossima visita della comunità. Al v. 5 Paolo sostiene che ritiene necessario pregare i delegati di recarsi prima di lui a Corinto e di fare in modo che la colletta, da tempo iniziata, sia completata prima che lui giunga nella comunità accompagnato dai Macedoni. Nella seconda parte del versetto l’apostolo chiede che la colletta sia un dono generoso da parte dei destinatari e non il frutto della loro grettezza; in questo modo è annunciata la riflessione sulla natura della raccolta che sarà sviluppata in 9,6-15. Ancora una volta Paolo parla di essa in termini non economici, ma teologici, perché non solo l’«offerta» generosa è vista in relazione a Dio, ma anche la stessa «spilorceria» in quanto forma di idolatria (cfr. Col 3,5) ha chiaramente a che fare con lui.

Motivazione scritturistica sulla natura della colletta Al v. 6 Paolo approfondisce quanto appena detto a proposito della natura della colletta attraverso una frase che introduce un detto dal sapore proverbiale: chi semina poco, poco raccoglierà; chi semina molto, molto raccoglierà. In altre parole: il raccolto dipende dalla semina, ovvero, meno i destinatari della lettera daranno, meno riceveranno in cambio; al contrario, più daranno, più riceveranno in cambio. Al v. 7 Paolo invita infatti ciascuno a donare in base a quanto ha deliberato nel suo cuore, senza addolorarsi o sentirsi costretto, perché Dio si compiace di colui che fa il suo dono con gioia: la decisione deve essere interiore, non con tristezza e non per forza. Paolo desidera evitare che il suo invito alla raccolta e la relativa azione degli stessi delegati possano essere compresi dai Corinzi come delle forme di imposizione; per questo rimanda alla volontà di Dio citata per mezzo del ricorso a Pr 22,8a. il v. 8 vuol mostrare in che cosa consistono l’amore e l’approvazione di Dio per colui che dona con gioia. Paolo sostiene quindi che Dio può far abbondare nei Corinzi ogni dono spirituale e materiale in modo che, avendo in ogni circostanza e ambito il necessario, compiano generosamente le opere dell’amore. La grazia di Dio, già richiamata in 8,1 a proposito della partecipazione alla colletta dei Macedoni, ha il potere di rendere i destinatari capaci di «ogni opera buona». Riguardo all’opera di carità dei Corinzi, al v. 9 Paolo introduce, attraverso una formula di citazione, una parte del Sal 111,9 LXX (TM 112,9). Il testo biblico annuncia che l’uomo che largheggia e dona ai poveri vedrà la sua giustizia rimanere per sempre. Così l’apostolo desidera promuovere la generosità dei Corinzi, invitando a vedere nelle parole del salmo un riferimento loro diretto. Il v. 10 riprende, attraverso l’uso della scrittura, sia il v. 8, rimarcando la generosità dei doni divini, sia il v. 9, riferendosi alla giustizia dei destinatari. Come Dio provvede all’uomo i mezzi per la produzione del cibo, così provvederà ai destinatari i mezzi per contribuire alla colletta e incrementerà i buoni frutti del loro giusto agire. L’insistenza paolina è sul fatto che all’origine della possibilità stessa della raccolta sta l’azione di Dio, il quale fornirà un’abbondante quantità di risorse, in modo che i Corinzi possano donare ai poveri di Gerusalemme, senza paura di trovarsi a loro volta nel bisogno.

Il frutto della colletta il v. 11 riprende i versetti precedenti e introduce i successivi. In maniera entusiastica l’apostolo comincia qui a parlare degli effetti della colletta con la sicurezza che i destinatari vi aderiranno, poiché essi abbondano dei doni di grazia di Dio, concessi loro non solo in vista della raccolta, ma anche per il compimento di ogni altra opera buona (cfr. v. 8). Poi il dono dei Corinzi, recato da Paolo e dai suoi collaboratori, condurrà la comunità di Gerusalemme a innalzare un ringraziamento a Dio. Dalla grazia (greco, cháris) della colletta si passerà quindi al relativo rendimento di grazie (greco, eucharistía), in ogni caso Dio vi sarà sempre pienamente coinvolto. Il v. 12 funge da spiegazione dell’ultima parte del versetto precedente che riguardava il ringraziamento a Dio. Paolo afferma così che il ministero della colletta non solo provvede all’indigenza dei cristiani di Gerusalemme ma, cosa ancor più importante, è fecondo di molti ringraziamenti rivolti a Dio. Appare evidente che la liturgia voluta da Dio per i suoi si deve esprimere nell’aiuto concreto ai fratelli in difficoltà, e la colletta è perciò un vero atto di culto a lui rivolto. Il v. 13 motiva ed espande la questione dei molti ringraziamenti menzionati nel versetto precedente. Qui la raccolta è vista da Paolo come prova concreta dell’amore cristiano maturato dai Corinzi (cfr. 8,8.24). D’altro canto, secondo l’apostolo, i beneficiari di essa, glorificando Dio, riconosceranno nella colletta il segno che davvero il Vangelo è stato accolto in Acaia e il desiderio dei Corinzi di una profonda comunione con la Chiesa madre di Gerusalemme e con tutte le altre comunità cristiane. Alla glorificazione di Dio del versetto precedente, segue nel v. 14 la preghiera di intercessione. Infatti, Paolo sostiene che i credenti di Gerusalemme pregheranno per quelli di Corinto, manifestando in questo modo la loro affettuosa riconoscenza a motivo della straordinaria grazia di Dio donata alla comunità dell’Acaia nell’ambito della colletta. L’espressione di affetto dei beneficiari verso i donatori è normale, ma nel nostro caso essa è legata al riconoscimento dell’azione di Dio. Di nuovo viene ribadito che, come per i Macedoni, anche per i Corinzi all’origine della loro generosità c’è la grazia di Dio (cfr. v. 8), cosicché essa si trova all’inizio e alla fine di tutta l’esortazione alla colletta, attestando il suo ruolo fondamentale nella raccolta (cfr. 8,1). Avendo parlato nei versetti precedenti dei positivi effetti della colletta sostenuta dall’azione di Dio, Paolo conclude al v. 15 tutta la sezione con un breve ma denso ringraziamento al suo Signore, segnato da un linguaggio enfatico tipico del climax finale. L’apostolo, infatti, esprime il suo «grazie» (da notare il nuovo uso di cháris) a Dio per il dono ineffabile da lui concesso. Si tratta proprio della raccolta per i poveri della comunità di Gerusalemme che ancora una volta, com’è avvenuto nel corso della sezione, viene nominata con un eufemismo, in questo caso al fine di indicare che essa è un dono divino sia per i benefattori che per i beneficiari. In questo modo l’apostolo tiene alto il valore della colletta e la riporta a Dio, dalla cui grazia trae inizio e compimento, desiderando unire nel suo ringraziamento tutti coloro che in ogni modo sono coinvolti in essa.

Con questo climax di ringraziamento il percorso epistolare appare opportunamente concluso, cosicché si deve pensare che il corpus di 2 Corinzi a terminasse qui, e a esso seguisse soltanto il tipico postscriptum paolino con i saluti e la benedizione finali. Paolo chiude la sua lettera con un senso di ottimismo sul completamento della colletta derivante, più che dalla confidenza nei destinatari, dalla fiducia nella grazia di Dio che è vista all’opera nella Chiesa. D’altronde la fiducia di Paolo negli ascoltatori e nel loro completamento della colletta non fa presagire in alcun modo quanto troveremo in 2 Corinzi B. Nei capitoli 10–13 infatti assisteremo a una difesa dell’apostolo segnata da forti rimproveri nei confronti della comunità che, tra l’altro, lo attacca proprio per la sua gestione della colletta a Corinto (cfr. 12,14-18), la quale comunque deve avere avuto alla fine un certo frutto (cfr. Rm 15,26-27).


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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John Hiatt, uno dei migliori songwriter elettrici della scena rock americana con questo disco ha creato il suo capolavoro. Nel’85 la morte della moglie suicida e pochi mesi dopo, la morte della madre, porta Hiatt in una crisi profonda che lo allontana dalla musica portandolo alla dipendenza da alcol e droghe. Sembra che ormai la sua carriera sia finita. Per fortuna però esistono gli amici, esiste Ry Cooder che, gli sta vicino assistendolo e riportandolo un poco alla volta verso la musica. Disintossicato dall’alcool e trovata una nuova stabilità familiare, Hiatt ritorna negli studi di registrazione e in soli quattro giorni, incide Bring the Family.

L’album è la materializzazione musicale di questo momento di vita, della rinascita, della voglia di vivere dopo un periodo che lo ha visto in contatto diretto con la depressione, con il “buio”. Questo disco è un sogno ed è la fine di un incubo.

Registrato in presa diretta insieme ad un trio superlativo Nick Lowe, Jim Keltner e l’amico di sempre RY COODER, fa si che i brani di questo disco siano tesi e forti, un equilibrio perfetto di rabbia e serenità di dubbi e convinzioni.

Quest’opera mette in evidenza le capacità compositive e le notevoli doti vocali dell’artista, è un’opera di un musicista sensibile, ma teso ed arrabbiato, di un uomo che vuole esprimere al mondo la sua prima disperazione e la poi raggiunta tranquillità. Il disco ne acquista in feeling, forza e valore.

Il suono è un misto di rock, blues, soul e R&B, che si fondono nei dieci brani di scarna ed intensa bellezza. Le canzoni sono essenziali, nelle sofferte linee melodiche e cantate con intensità dalla voce nera che Hiatt possiede. Sono reali capolavori; iniziando con la splendida e struggente ballata “Have a little faith in me” per poi proseguire con: Thank you girl, Thing called love, Memphis in the meantime, Lipstick sunset, Tip of my toungue. Bring the Family è un disco che parla di amore, verso le persone, verso la natura, verso il mondo. E’ un disco perfetto: dieci canzoni di grandissimo spessore che sanno regalare emozioni genuine e dirette. Ry Cooder suona splendidamente ed Hiatt canta come non aveva mai fatto in precedenza. Se amate il rock americano non potete certamente farvi scappare questo meraviglioso disco.


Ascolta: https://songwhip.com/john-hiatt/bring-the-family


 
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from project7

Avvenire 30 maggio 2023 Mathias Risse https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/le-superintelligenze-artificiali-possono-decidere-di-eliminarci

“Una volta che l’IA generale sarà più intelligente di noi, potrebbe produrre qualcosa di più intelligente di sé stessa, e così via, forse molto rapidamente. Quel momento è noto come la singolarità, un’esplosione di intelligenza che sarebbe probabilmente il più grande evento della storia umana.”

IA GENERALE approccio non specialistico per affrontare problemi imparando dagli errori

Quanto costano gli errori di un ia?! In termini: economici, sociali, ecologici, umani,

#tech

 
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from La mia vita il disordinata

Homebrewing Lite

Un hobby, uno sfizio una passione? Un po' di tutto questo, è circa un anno e mezzo che faccio birra fatta in casa, al momento sono e resto a quello che è definito il livello base. Uso malti pronti, al momento mi va bene cosi, poco sbattimento, poco margine di errore, ma succede, ho gia sbagliato, e tanta soddisfazione.

Ma la cosa positiva è che da quando ho iniziato a fare la birra fatta in casa o iniziato ad apprezzare e a capire il mondo brassicolo. Come in ogni mondo alla fine a casa propria ognuno fa quello che vuole ma, conoscere i vari stili e il perchè delle cose è un qualcosa di affascinante.

Lo svantaggio qual'è? E' che se si esce in compagnia le birre industriali non le apprezzo più, capita la differenza, prevalentemente di materiale, in quanto il processo è lo stesso identico. Una massima del Kuaska (se non sapete chi è cercatelo) è:“quando bevo una birra artigianale io sto bevendo il Mastro birraio che l'ha realizzata”. Mentre nel vino io bevo la cantina, il territorio nella birra io bevo l'idea del mastro birraio che l'ha realizzata e in una birra industriale quella sensazione non c'è.

La mia prossima produzione sarà una classica estiva: una Blonde Ale Menta e Limone, una classica Ratler estiva e non fate gli schizzinosi che dogmi nella creazione/realizzazione di birra non esistono, ma è sempre tutto un gioco!

 
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from Oltre la corsa

Quanto fa schifo correre!

Questo fine settimana Domenica ho saltato l'uscita in Z2 per questioni di tempo e non solo, nel senso che è da qualche giorno, no qualche mese la testa non è in equilibrio ottimale. Lunedì mattina avrei avuto un 18/20km il lungo e la mattina alzato non mi sentivo benissimo, classici sintomi da raffreddore. Ma da tabella “dovevo” fare il lungo, quindi niente esco e dopo una manciata di chilometri vado e la testa pensa ad altro le gambe girano e porto a casa una mezzamaratona, non troppo tirata ma arrivato a casa mi sentivo fresco come un fiore!

Quanto cazzo fa schifo correre?! Parti a fatica che non ne hai voglia, non stai bene e poi dopo X-chilometri il fisico e la testa cambia. Chiaro non sempre la cosa funziona l'uscire a correre, la corsa non ha la risposta ma almeno da un idea di che filo seguire.

Ora con la tabella nuova si ricomincia e la testa spero trovi un quadratura ma per ora va bene cosi.

 
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from Transit

Dieci righe 87

La trasformazione sta avvenendo, è qui. Su tutti i “media” mainstream gira a palla la pubblicità che vedete in foto. Come abbiamo già detto, molto americana, molto hollywoodiana: ci sono decine di film che parlano delle assicurazioni mediche, ci sono stati politici veri che su questa cosa si sono giocati tutto. Eppure non riusciamo ancora a pensare che uno Stato con una #sanitàpubblica che è, per Costituzione, data a tutti stia scivolando verso questa vergogna. E' semplice, lo si intuisce: ci saranno categorie protette e curate e, dopo, tutti gli altri. Molto dopo. Lo smantellamento è, in realtà, in atto da decenni e nessun Governo è innocente. Più o meno nascostamente si è continuato a sottrarre fondi, professionalità e persino umanità alle strutture sanitarie: siamo allo sprofondo, in moltissime Regioni. Ma non può e non deve mai essere solo una questione di soldi. La salute ed il benessere dei cittadini è una delle priorità dello #Stato (di altre, altrettanto vessate, abbiamo parlato). Il #GovernoMeloni ha la forza, per ora, e l'appoggio per fare di questo scempio una sorta di “riforma” a favore dei propri veri sostenitori: le lobby, il capitalismo, il #welfare che arricchisce coloro che si sentono ispirati dal liberismo criminale. Il tutto suffragato dal sostegno di milioni di Italiani, così presi dal loro status, dalla loro (presunta) tranquillità economica che possono allegramente sbattersene degli altri. In un mondo sempre più arrogante e disfunzionale, dove regna un'anarchia morale che schiaccia i deboli ci stiamo uniformando. Chi non lotta contro questa e tutte le altre infamie, sul #lavoro, nella #politica, nella vita dei nostri figli, nella scuola, è solo un vigliacco destinato a svegliarsi quando sarà troppo tardi. (A&D)

Nota: questo post, leggermente diverso, è apparso su altri #SocialMedia, sempre nella giornata di oggi.

#Blog #DieciRighe #Italia #Opinioni

 
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from 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞

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Trilok Gurtu è un sessantunenne (nel 2001) percussionista di Bombay (India) molto richiesto come session man dagli esponenti del jazz e della fusion dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Notevole quindi è la sua partecipazione ai dischi e ai concerti di grandi della musica degli ultimi quarant’anni, da Don Cherry a Charlie Mariano, da Lee Konitz ad Archie Sheep, da John McLaughlin a Ralph Towner, da Jan Garbarek a Nana Vasconcelos.

Anche nei suoi dischi da solista, di solito alla testa di piccoli gruppi, Trilok Gurtu ha optato un mirabolante impasto sonoro dalle culture di svariati continenti. Basterebbe ascoltare la sua antologia “The Trilok Gurtu Collection (1997)” per constatare, attraverso una serie di brani incisi a suo nome tra il 1987 e il 1996, la vastità di spunti e l’efficacia del suo percussionismo.

In questo disco però il leader torna alle radici, ossia guarda soprattutto all’India in cui è nato e cresciuto: lo fa però non per fare solo musica etnica, bensì per far interagire quell’antica cultura con molte altre che gli sembrano vicine o comunque similari nella forma e nello spirito.

Trilok infatti si affida alla produzione di Wally Badarou, musicista del Benin, che gli suona pure le tastiere e gli affianca la conterranea Angelique Kidjo e Salif Keita del Mali, entrambi vocalist rispettivamente in Jhulelal e Have we lost our dream?. Questo spiega il generale livello afroindiano dell’intero disco, che in alcuni momenti (Passing by ad esempio) propende verso il tipico suono del leader alle tabla, mentre in altri brani la coesistenza di stili differenti è pressoché totale (con accenti funky in Ingoma).

E’ insomma un disco di world music, che passa in rassegna anche le doti strumentistiche di Gurtu su diversi fronti: oltre alle tabla indiane, lo si ascolta alla batteria, alla voce, alle percussioni, all’elettronica.

#duemilauno

 
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from 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞

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Nato dall’etichetta inglese più artigianale (all’epoca), la Virgin, frutto di un ottimo investimento, il disco scalò velocemente la classifica inglese, senza arrivare al primo posto perché le copie immesse erano poche e quindi furono subito esaurite, con i negozi d’importazione di tutto il mondo che facevano a botte per averne almeno una.

Eppure nonostante ciò Tubular Bells non è un disco commerciale, tutt’altro, è un disco con tante complessità piacevoli che difficilmente si riescono a capire con una recensione.

Mike Oldfield è il protagonista assoluto di tutti questi “solchi” (cinquanta minuti di suoni) sia come compositore che come esecutore, suonando praticamente tutti i venti e più strumenti che ivi compaiono: è proprio questa enorme varietà di strumenti la prima cosa che colpisce del disco: una vera celebrazione del suono nelle sue infinite possibilità.

Oldfield è come un grande imbuto teso ad imprigionare questo dono peculiare della musica progressiva che è la varietà dei suoni, l’emozione tonale, il perfetto rendimento acustico: da qui tutto questo patrimonio, raccolto e quindi manipolato, distorto, trasformato, esasperato o raddolcito diviene momento della sensibilità umana, istante creativo. Così la melodia, il ritmo, la composizione stessa nascono sul suono, per esso; con Oldfield ci si addentra in un profondo mutamento del concepire la composizione musicale: non più assoggettati alla monotonia degli strumenti usuali.

Così la “prima facciata” di questa variatissima suite raccoglie una serie di brevi, incisi, accattivanti flash musicali, ciascuno con i propri strumenti in una girandola emotiva di sensazioni espresse, di suoni incredibili: eppure in tutto questo variare, nell’improvviso succedersi delle melodie ai ritmi, della dolcezza più assoluta e del suono teso e lacerante, il mago Oldfield trova sottili fili conduttori, una trama di temi sovrapposti e intricati che procurano all’opera un nesso logico, il senso di una grande, maestosa progressione.

Questa progressione termina sinfonicamente nella passerella dei vari strumenti che lo stesso Mike presenta sorretto da una base ritmica di bassi spettacolari, il canto finale, simbolo della cristallinità, del poter racchiudere tutto in sé ricreando, è quello delle campane tubolari, le ispiratrici dell’opera.

La “seconda facciata” si presenta indubbiamente meno spettacolare, ma la continua varietà sonora, l’indugiare più a lungo sul modulo sonoro sprigionando in pieno la propria libertà espressiva, nulla tolgono anche a questa seconda parte. Oldfield, ormai padrone di tutti gli orizzonti musicali manifesta la sua misuratissima carica ironica incentrando il brano intorno al canto grottesco delle sue campane tubolari.

#millenovecentosettantatre

 
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from Transit

Dieci righe 86

(Par Condicio)

#ParCondicio un paio di maroni (sic.) Questa espressione ci martella l'anima da decenni e da anni non ha quasi più senso, soprattutto per quello che riguarda la #RAI. Come abbiamo scritto, storicamente viale Mazzini è serva: possono dire ciò che credono, sulla questione, ma così è, almeno per chi ha un minimo di memoria storica. Definire “scivolone” la porcata di #RaiNews24 sul comizio della #Meloni a Catania (qui) è la solita trita manfrina italica. Indagare è la solita manfrina italica inutile. Ogni #Governo ha sempre tentato di fare della TV un fortino che spara bordate a favore della propria politica. Se c'è un barlume di novità, stavolta, è che davvero non hanno perso tempo. Tronfi e pienamente consapevoli di avere l'appoggio nostalgico e fascistoide di una bella parte di “Itagliani”, si sono messi subito di buzzo buono. E' il paese che lavora. Per il bene del proprio culo. (A&D)

#Blog #DieciRighe #Opinioni #Informazione

 
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from Transit

Dieci righe 85

(De Santis)

Dopo le nuove nomine -di regime- in #RAI (qui) potremmo starcene tranquillamente zitti, riguardo all'informazione o a ciò che ne resta. Però la marchetta di ieri su #Twitter, tra #Musk e #DeSantis (qui) può portare ad almeno una considerazione, su questa presunta democrazia che sono gli #USA. Sembra che non ci si riesca al liberare da una sorta di infanzia infinita, da quelle parti. A colpi di apparenza e cialtroneria, questa avrebbe dovuto essere la dimostrazione del superamento, a nome di un establishment pessimo, della vecchia prevalenza dei media tradizionali. E' solo, nei fatti, un modo già sorpassato di apparire “diversi”; nè uno nè (tantomeno) l'altro dei due attori rappresenta nulla di nuovo, se non l'avvallo del liberismo, della sudditanza alle banche, della reazionaria visione del mondo e degli ultimi. Insomma, come da settanta anni a questa parte, noi continuiamo ad imitare, credendoci, pure.
Mica un bel pensiero. Mica una bella cosa. (A&D)

#Blog #DieciRighe #Italia #Informazione #Opinioni

 
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from Oltre la corsa

Stanco? Un pochino, grazie

Gambe di legno dopo l'uscita in collina di lunedì, ma oggi si va al campo a sgasare! 2x1200, 2x1000, 2x800 l'importante è il gesto di corsa, queste le parole del preparatore, tirate ma l'importante è correre bene, coi piedi che spingono e le spalle rilassate e testa alta, sguardo all'orizzonte. Bè parto con i primi 1200 concentrato nel tenere la postura corretta e non mi preoccupo della velocità. Primo giro a 4'30” (+o-). Bè un po' troppo, non m i sembra di aver tirato cosi tanto, il secondo rallento. Secondo giro a 4'30” (+o-). Ottimo due giri cosi, i 1000 salto, mi concentro sempre sulla postura. Terzo e quarto 4'30” (+o-). Alla grande! le gambe fanno un po' male ma dai mancano gli 800, e niente 4'30” (+o-) anche gli ultimi due! Me lo dico da solo che andare, concentrato solo sul gesto, sul movimento, distrutto ma per la sgasata più che altro! Le gambe muscolarmente fanno un po' male ma considerando la prestazione direi alla grandissima! Fluidità, il gesto è economia di energia e quindi senza volere si spinge! Mentalmente al momento non so ancora come sono messo, un equilibrio non è ancora in vista ma ci sto lavorando. Iniziamo a quietare l'animo e poi vediamo.

 
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from Pippontoot

Avete mai fatto una Magia ?

Ultimamente le mie magie fanno sparire le persone, mi basta poco

mi basta comprare il biglietto di un concerto (Taylor Hawkins – Foo Fighters 😞)

dedicare una trasmissione su NoStream ad un gruppo musicale (Andy Rourke – The Smiths 😞)

togliere il MI SEGUI a qualcun* quassù e puff le persone scompaiono nel nulla

Litfiba-Desaparecido https://i.devol.it/watch?v=l3QdF0rZM40

Ma ieri ho scoperto che non faccio solo scomparire le persone ma le faccio anche comparire dove voglio!

⬇️0️⃣2️⃣⬇️

⬆️0️⃣1️⃣⬆️ L'altro giorno ho scritto di due bellissime persone Lea Garofalo ed Enzo Tortora, sepolte vicine al Cimitero Monumentale di Milano ⬇️

https://mastodon.uno/@Lucatermite/110396077208683651

Per entrambi vale un passaggio dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”

Pulp – Common People https://i.devol.it/watch?v=yuTMWgOduFM

Nel caso di Enzo Tortora ho citato la storia “La Colonna Infame” del Manzoni e di come si sia fatto seppellire con una copia del libro

⬇️0️⃣3️⃣⬇️

⬆️0️⃣2️⃣⬆️ La Storia della Colonna infame ci ammonisce di quanto siano perniciosi gli umori delle folle anonime,i pregiudizi,gli stereotipi; e di quali rischi si corrano quando i detentori del potere politico, legislativo o giudiziario si adoperino per compiacerli a ogni costo,cercando solo un effimero consenso

Un combinato micidiale, che invece di generare giustizia, ordine e prosperità, che è il compito precipuo di chi è chiamato a dirigere,produce tragedie,lutti e rovine

Molto attuali eh 🙂

⬇️0️⃣4️⃣⬇️

⬆️0️⃣3️⃣⬆️ Bisogna riflettere sulla tendenza, registrabile in tutto il mondo, delle classi dirigenti a assecondare la propria base elettorale o di consenso e i suoi mutevoli umori, registrati di giorno in giorno attraverso i sondaggi, piuttosto che dedicarsi a costruire politiche di ampio respiro,capaci di resistere agli anni e di definire il futuro

Lucio Dalla-Futura https://i.devol.it/watch?v=RXjE4q3Hyd4

Rimbomba nella mia testolina

Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune

⬇️0️⃣5️⃣⬇️

⬆️0️⃣4️⃣⬆️ È la persona in quanto figlia di Dio e non la stirpe,l’appartenenza a un gruppo etnico o a una comunità nazionale,a essere destinataria di diritti universali,di tutela e di protezione

È l’uomo in quanto tale,non solo in quanto appartenente a una nazione,in quanto cittadino,a essere portatore di dignità e di diritti

Simple Minds-Mandela Day https://i.devol.it/watch?v=xfk13uUuD8Q

Quando il piccolo Ciubekka ha scritto del Manzoni non sapeva che si festeggiano quest'anno i 150 anni della sua morte 😞

⬇️0️⃣6️⃣⬇️

⬆️0️⃣5️⃣⬆️ Oltre a non sapere dei 150 anni della morte del Manzoni il piccolo Ciubekka non sapeva che la sua visita al Monumentale dell'altro giorno e la sua citazione della storia della Colonna Infame avrebbe fatto apparire nello stesso posto il suo supereroe preferito!

Super Mattarella !

Ci sono solo due persone che mi hanno fatto sempre viaggiare per il mondo a testa alta, il mio Nonno Partigiano Pietro e il Nostro Super Presidente Sergio Mattarella!

REM – Superman https://i.devol.it/watch?v=x_Wz1DRuPJo

⬇️0️⃣7️⃣⬇️

⬆️0️⃣6️⃣⬆️ Le parole di questo pippontoot non erano ovviamente le mie ma quelle del Presidente Mattarella ieri a Milano

Manuel Agnelli – Milano Con La Peste https://i.devol.it/watch?v=GHf0E4xQ090

Mattarella ha usato la ricorrenza dei 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni per dare un messaggio MOLTO preciso a chi ci governa su temi come il populismo, politiche lungimiranti e sui diritti umani che vanno rispettati a prescindere dalla propria nazionalità ed etnia di appartenenza

Vi voglio tanto beneeeeeeeeeee

https://mastodon.uno/@Lucatermite/110416861408832130

 
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from Transit

Dieci righe 84

(Capaci)

Quello che ancora stiamo cercando, a trentuno anni dalla vergogna di #Capaci (qui), è il barlume della legalità. Quei cinque morti e tutti gli altri ad opera dei vigliacchi che tengono in scacco un'intera nazione praticamente da sempre, sono il monito all'incapacità di una #Democrazia mai compiuta a compiere il passo finale verso la maturità. Da allora, fino alle polemiche di oggi sulla #Colosimo, la storia sembra non aver insegnato nulla: dai gangli del #Governo giù fino alla mentalità arrogante, permissiva e faziosa di molti cittadini, è un susseguirsi di imbarazzanti e sfiancanti atteggiamenti di collusione. La realtà è che quasi nessuno vuole la verità: quasi nessuno è realmente interessato ad uscire da un pantano inumano e lesivo della dignità di chiunque si definisca “essere umano.” Nessuna parola nuova, in questo nostro post. E nessuna commemorazione ha una reale possibilità di incidere.
(A&D)

#Blog #DieciRighe #Mafia #Falcone #Italia #Opinioni

 
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from project7

https://calamarim.medium.com/cassandra-crossing-cosa-fare-delle-scuse-di-jeff-528472e4f060

By cassandra – Marco Calamari

(167) — Le scuse di Amazon non bastano, non basta che l’azienda restituisca una manciata di dollari. Perché non promette di lasciare che gli utenti fruiscano a loro piacimento della cultura che comprano.

11 settembre 2009 — Una cosa inusuale è accaduta nei giorni scorsi: riguarda la storia infinita di Amazon e della scomparsa del libro “1984” dallo scaffale elettronico di alcuni acquirenti degli e-book di Amazon che l’avevano regolarmente acquistato e lo utilizzavano sul loro lettore di e-book Kindle.

Il CEO di Amazon Jeff Bezos, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha scritto a tutti i clienti danneggiati una umilissima lettera aperta di scuse, contenente tra l’altro la promessa di restituire i dollaroni sonanti che loro avevano pagato sotto forma di assegno spedito a casa.

Cassandra si era già occupata della questione, ma avrebbe ancora qualche cosa da dire. Sì, perché da una lettura della lettera (assolutamente consigliata) potrebbe sembrare che la questione sia finita bene e che per una volta un megadirettore abbia riconosciuto davvero di aver sbagliato su tutti i fronti e abbia fatto la cosa giusta: per un attimo anche io ho preso questo abbaglio.

Non è così! Assolutamente non è così e probabilmente merita spiegare il perché, non essendo la cosa evidente.

Non si tratta solo del fatto che il perdono viene richiesto per cercare di recuperare una parte dell’immagine di azienda attenta e rispettosa dei suoi clienti.

Non è nemmeno perché vedi caso questa azione riparatrice è fatta alla vigilia dell’udienza di una class action promossa da un gruppo di tifosi di Orwell che se lo volevano leggere sul Kindle.

Nemmeno perché molta gente si è accorta che il libro “1984”, pagato a lei una decina di sonanti dollaroni, si può trovare su qualsiasi bancarella di libri usati (cartacei) per un paio di dollari, avendo anche il vantaggio che se il bancarellaio si pente non se lo può più riprendere.

No, Jeff, è ciò di cui lei non chiede perdono e che non promette di fare mai più che non le fa meritare il perdono dei suoi clienti.

Lei non promette di non farlo mai più, o che vigilerà perché nella sua azienda nessuno lo faccia.

Lei non si scusa di avere venduto un costoso prodotto (il Kindle) ai suoi clienti con una funzionalità censoria e nascosta incorporata, che la sua azienda potrà continuare ad utilizzare a sua discrezione.

Lei non riconosce che le limitazioni forzate che impone alla cultura che rivende sono un danno per i suoi clienti, e la partecipazione e l’avallo di un modello di business errato ed immorale che danneggia la cultura e la società.

Lei non promette di rimuovere questa funzionalità dal Kindle e nemmeno di non usarla mai più.

Lei non promette, pur essendo probabilmente il più grande fornitore di cultura al mondo, di rinnegare il modello di business dei DRM e della carestia culturale artificialmente indotta per alzare i prezzi ed i guadagni.

Le sue scuse sono insufficienti, sono funzionali a mantenere i suoi clienti in posizione di inferiorità e di subordinazione, sono solo una azione di convenienza.

Lei implicitamente conferma che continuerà ad abbracciare il Lato Oscuro di chi vuole spezzare il circolo virtuoso della cultura per il suo profitto.

Scuse respinte. Se le metta pure dove vuole, magari in una cornice sulla sua scrivania, e le mediti bene.

Originally published at punto-informatico.it

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