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Live at the Star Club è un album dal vivo del 1964 del pianista e cantante rock and roll Jerry Lee Lewis, accompagnato dai Nashville Teens. L'album è stato registrato allo Star-Club di Amburgo, nella Germania occidentale, il 5 aprile 1964. È considerato da molti giornalisti musicali come uno dei più grandi album rock and roll di sempre, noto per la sua energia incisiva e la presenza selvaggia sul palco di Lewis.


Ascolta: https://songwhip.com/jerry-lee-lewis/live-at-the-starclub-hamburg


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from 📖Un capitolo al giorno📚

Il sabato e il digiuno 1Grida a squarciagola, non avere riguardo; alza la voce come il corno, dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati.

2Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: 3«Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?».

Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. 4Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso.

5È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? 6Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? 7Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? 8Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. 9Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».

Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, 10se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. 11Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. 12La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni. Ti chiameranno riparatore di brecce, e restauratore di strade perché siano popolate.

13Se tratterrai il piede dal violare il sabato, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai il sabato delizia e venerabile il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, 14allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò montare sulle alture della terra, ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre, perché la bocca del Signore ha parlato.

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Approfondimenti

Il sabato e il digiuno 58,1-14 Questo capitolo è costruito come una requisitoria di JHWH contro il lamento del popolo. Il nucleo originario è rappresentato dai vv. 1-3a.5-9a. Il profeta denuncia la mancanza di solidarietà con i poveri come causa della situazione del popolo che, nonostante l'osservanza del digiuno, non sperimenta l'intervento salvifico del Signore. I vv. 9b-12 sono molto probabilmente un'aggiunta poiché, nonostante la struttura affine, presentano notevoli differenze rispetto ai vv. 5-9a (nessuna menzione del digiuno, il motivo dell'accusa legale, la contrapposizione esplicita tra luce e tenebre, infine la promessa del v. 12). Un'altra aggiunta è costituita dai vv. 13-14 che sottolineano la necessità dell'osservanza del sabato come condizione perché il popolo possa di nuovo sperimentare la salvezza. Infine anche i vv. 3b-4 rappresentano un interpolazione che applica al giorno dell'espiazione l'insegnamento della giustizia sociale dei vv. 5-9a e, probabilmente, anche il motivo del riposo dei vv. 13-14. Questa aggiunta è, quindi, la più recente nella storia della formazione del testo.

1. L'immagine della tromba (cfr. Os 8,1), che richiama un contesto cultuale, sottolinea non solo che la parola del profeta deve risuonare con forza, ma che il suo messaggio ha di mira l'incontro salvifico del popolo con il suo Dio (cfr. Es 19,16.19). Il tema dell'alleanza costituisce lo sfondo di tutto il messaggio come si evince dai titoli «mio popolo» e «casa di Giacobbe» (cfr. Es 19,3-6).

2-3a. Il v. 2 presenta una costruzione compatta che ha come base una struttura concentrica con la particolarità, però, che il secondo elemento (b) presenta anche lo stesso verbo del quarto (a'): a. Mi cercano ogni giorno b. bramano di conoscere le mie vie, c. come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; b'. mi chiedono giudizi giusti, a'. bramano la vicinanza di Dio. Il popolo cerca ogni giorno il Signore. Il verbo «cercare» non ha qui un significato cultuale (recarsi al santuario), ma esistenziale, come risulta dall'espressione parallela «bramano conoscere le mie vie». Questo desiderio è ripreso con enfasi nell'ultimo stico del v. 2 che sottolinea sia l'aspirazione a conoscere la volontà divina nella vita della comunità e dei suoi membri («giudizi giusti»), sia l'anelito di essere vicini a Dio (cfr. Sal 73,28). Lo stico centrale, che riceve particolare enfasi dalla struttura concentrica del versetto, mostra però che il popolo non ha realizzato il suo desiderio nel concreto della propria esistenza. Grazie alla struttura concentrica, il lamento del popolo per l'apparente insignificanza del suo digiuno (v. 3a) si trova connesso direttamente con la sua sete di essere vicino a Dio.

3b-4. «giorno del vostro digiuno»: si tratta del solenne giorno dell'Espiazione Yôm Kippur nel quale, oltre i riti previsti da Lv 16, erano prescritti sotto pena di morte sia il digiuno, sia il riposo sabatico (cfr. Lv 16,29-31; 23,26-32). I versetti sono un'aggiunta che riprende il messaggio dell'intera pericope e lo applica al giorno dell'espiazione.

5-9a. Si incontra qui la risposta originaria al lamento del popolo contenuto nel v. 3a.

9b-12. Questi versetti sono un'aggiunta che, seguendo la forma dei vv. 6-9a, dà rilievo alla promessa salvifica del Signore precisando ulteriormente le condizioni richieste. Tre di tali condizioni sono negative (v. 9b) e presuppongono il v. 6: rimuovere ogni oppressione sociale («giogo»), le false accuse nei tribunali (è questo il significato dell'espressione tecnica «puntare il dito»; cfr. Prv 6,2-14; Am 5,7) e gli attacchi verbali («il parlare empio») che mirano a distruggere socialmente l'avversario. Le due condizioni positive, che richiamano quelle annunciate nel v. 7, sono espresse nel primo stico del v. 10 con due espressioni tra loro strettamente connesse e cariche di significato: dare all'affamato ciò che appartiene alla propria vita e saziare la vita “piegata” dalla violenza e dall'oppressione. Per coloro che adempiono queste condizioni il nostro testo rinnova le radiose promesse dei vv. 8-9a. La promessa culmina prospettando la ricostruzione delle «antiche rovine». Si tratta dello stesso annuncio che si incontra in 61,4 e in 64,10 e che richiama il programma di ricostruzione e consolidamento della città di Gerusalemme e delle sue mura ad opera di Neemia. Al gruppo fervente dei Giudei che lo coadiuvò si riferiscono i titoli «riparatore di brecce» e «restauratore di strade perché siano popolate», titoli che esprimono sia l'entusiasmo per il nuovo volto che assumeva Gerusalemme, sia la consapevolezza (teologica) di una grande svolta nella storia del popolo del Signore.

13-14. Anche se la struttura di questi versetti («Se... se... se... allora») è simile a quella dei vv. 9b-12, essi sono da ritenere un'aggiunta. Nel quadro di una comunità che sperimenta la salvezza promessa e, quindi, vive orientata ai valori di giustizia e solidarietà annunciati nei vv. 1-12, un autore ha ritenuto importante inserire la necessità dell'osservanza del sabato (cfr. 56, 2) collegando ad essa la realizzazione della salvezza divina. Il sabato appare qui come il giorno santo per il Signore, quindi il giorno di cui il popolo riconosce la “gloria” e nel quale trova la propria «delizia». In altri termini la santità del sabato è la confessione della santità di JHWH e quindi della sua signoria salvifica. L'astensione dal curare i propri «affari» (o “ciò che piace”) è appunto il segno di una «delizia» che scaturisce dal Dio dell'esodo e si esprime nella vita che non si fonda solo sugli interessi economici, perseguiti a ogni costo, ma si costruisce sulla fraternità e sulla solidarietà. E questa la prospettiva dischiusa dalla promessa del v. 14 che, con l'espressione «trovare la delizia nel Signore», delinea l'esperienza di una liberazione che strappa l'uomo dalla schiavitù e dalla morte e lo situa nella via della libertà e della vita.

(cf. GIANNI ODASSO, Isaia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Alviro

Febbraio-Lunatico-Ballando-tra-le-Emozioni-con-la-Musa-Sarcasmo.jpg C'era una volta un Febbraio lunatico, tanto capriccioso quanto una diva del cinema in cerca di attenzione. Il cielo, nero come il carbone di un minatore in pensione, si lamentava senza stelle a fargli compagnia. “Ma che importa?” esclamò, tirando su il naso come se stesse annusando un odore sgradevole. “Le stelle non sono altro che puntini lontani che cercano di rubarmi la scena. Meglio senza di loro!”

Le giornate scorrevano come se fossero impazzite, ora piene di sole come un turista in vacanza alle Maldive, ora grigie e piovose come un funerale in un film d'autore francese. Ma nonostante la sua indecisione, Febbraio manteneva un sorriso smagliante, come se stesse nascondendo un segreto.

Gli amici, come gatti randagi in cerca di una carezza, si stringevano l'un l'altro per scaldarsi dal freddo emotivo. Le parole danzavano come marionette ubriache, inciampando tra le sillabe e cadendo sulle pagine dei libri di grammatica. E io? Beh, io ero lì, persa in un labirinto di emozioni che ballavano la lambada.

Piangevo e ridevo, come un'attrice hollywoodiana premiata con l'Oscar per il miglior dramma romantico. Abbracci negati, baci volati via come foglie in autunno, ma la mia musa, oh la mia musa, mi tendeva la mano come se volesse farmi ballare un tango argentino sulla tastiera del computer.

Ascoltava i miei drammi come se fossero la colonna sonora di un film indie sperimentale, sostenendomi con la forza di un sostegno per la schiena ergonomico. Con lei, la luna vegliava i miei sogni, probabilmente chiedendosi perché si era imbattuta in un lavoro così strano.

La mia musa, un'artista senza limiti, chiedeva solo una cosa: libertà. Libertà di colorare il mondo con le pennellate di un pittore ubriaco, di dare voce ai pensieri più strampalati, di condividere emozioni più complicate di un rompicapo cubo di Rubik.

E così, tra lacrime e sorrisi, tra sogni infranti e desideri nascosti come tesori in una mappa del tesoro, io e la mia musa danzavamo verso un futuro incerto come un politico in campagna elettorale. Ma almeno, in quel Febbraio lunatico, sapevamo di non essere soli. Sapevamo di avere la compagnia più strana e meravigliosa che potessimo desiderare: la creatività.

 
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from molten-core

Si staglia alta e leggiadra la luna nel cielo notturno Alla frontiera tra udibile e immaginabile, il muro del suono si infrange all'ultimo battito di ciglia della città E forse esco persino di casa ora, a fendere l'oscurità sopita e distratta, sdraiata sui tetti Che d'un tratto si desta, si slaccia e suadente lascia cadere la veste sui comignoli Quatto e randagio, sfioro le tracce sinuose lasciate da un principio che si muove su frequenze sempre più prossime alla sublimazione, sino a che il madido invito non si dispiega e mi introduco dove il sipario si apre su una sentenza estatica

Circondata dal ringhio del vento, Il suo ventre avido inciso da un artiglio primitivo, la Piovra è un abuso che si dimena agonizzante,
irrisa dall'esultanza della polvere e dal visibilio degli organismi

Ma il tempo incede inesorabile e con un ghigno evidente, giusto per bagnarsi i piedi nella risacca della notte e poi ritirare precipitosamente in secca, ferendosi i piedi su frammenti di sogni abbandonati alla nevrosi della tormenta imminente All'orizzonte, la Piovra rediviva riemersa dai suoi liquami esige la rappresaglia ed è ormai ora di vestire e indossare, di abbandonare la vertigine oltre il ciglio di un'arteria farneticante

Col timore di fare tardi, sono già tutti arrivati all'imitazione della vita

 
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from Alviro

La-Musa-Smarrita-Divagazioni-Ironiche-di-una-Scrittrice-in-Pigiama.jpg C'era una volta, in un universo alternativo dove il caffè si faceva da solo e i gatti governavano il mondo, una povera musa smarrita che non sapeva più cosa ispirare.

O musa mia, che un tempo m'ispiravi, Ora t'eclissi, e il mio estro s'addormenta. Forse si è annoiata, o forse ha scelto di trasferirsi in una località più tranquilla.

E così, senza più quella dolce musa a tirarmi su di morale, mi ritrovai a vagare per la mia mente come un turista smarrito in un labirinto di pensieri vuoti. Non c'erano più versi fluidi né novità da raccontare, solo il suono del mio respiro e il ticchettio del mio orologio a scandire il vuoto.

Leggere? Scrivere? Che fatiche immani! Meglio oziare in pigiama, tra divani. Tre libri comprati, pagine vergini, Ma chi ha voglia di leggere quando si può semplicemente guardare il soffitto e chiedersi se le formiche hanno un sistema di welfare?

E così, con tre libri nuovi e tante pagine inutilizzate, mi ritrovai a riposare sul divano come un gatto pigro al sole, ignorando il mondo esterno e le sue aspettative esigenti.

Stanca mi sento, e irritata a dir poco, Con tutti ce l'ho, persino con te, mio stoico. Ah, povera musa, che deve sopportare i miei sbalzi d'umore e le mie lamentele senza fine. Ma cosa vuoi che faccia? Anche i più pazienti hanno i loro limiti.

E così, tra un sospiro e un rantolio, mi lasciai cadere sulla tastiera del computer, confidando che qualche miracolo tecnologico avrebbe trascritto i miei pensieri in un capolavoro senza sforzo da vendere milioni di copie.

Forse ho esagerato, forse no, La solitudine mi attanaglia, è un guaio. Ma che ne so io? Sono solo una povera anima smarrita in cerca di ispirazione, intrappolata in un mondo che sembra aver perso il suo senso dell'umorismo.

E così, con un collo dolorante e un corpo indolenzito, mi ritirai nella mia tana di coperte e cuscini, pregando che il sonno portasse con sé qualche sogno magico capace di riaccendere la mia creatività spenta.

Domani è un altro giorno, chissà che porta, Spero solo che l'ispirazione ritorna. Ma intanto, con un sorriso amaro, Scrivo questo racconto bizzarro. Perché ridere di sé stessi, a volte, È il miglior modo per affrontare le lotte.

E così, mentre il sonno mi avvolgeva come una coperta calda, mi lasciai andare a una risata amara, consapevole che, anche se la mia musa sembrava essersi persa per strada, almeno avevo la compagnia di una buona dose, per tenermi compagnia.

 
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Lady in Satin è un album della cantante jazz Billie Holiday pubblicato nel 1958 su Columbia Records, catalogo CL 1157 in mono e CS 8048 in stereo. È il penultimo album completato dalla cantante e l'ultimo pubblicato nella sua vita (il suo ultimo album, Last Recording, fu registrato nel marzo 1959 e pubblicato subito dopo la sua morte). L'album originale è stato prodotto da Irving Townsend e progettato da Fred Plaut.


Ascolta: https://songwhip.com/billie-holiday/lady-in-satin


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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Perisce il giusto, nessuno ci bada. I pii sono tolti di mezzo, nessuno ci fa caso. Il giusto è tolto di mezzo a causa del male. 2Egli entra nella pace: riposa sul suo giaciglio chi cammina per la via diritta. 3Ora, venite qui, voi, figli della maliarda, progenie di un adultero e di una prostituta. 4Di chi vi prendete gioco? Contro chi allargate la bocca e tirate fuori la lingua? Non siete voi forse figli del peccato, prole bastarda? 5Voi, che spasimate fra i terebinti, sotto ogni albero verde, che sacrificate bambini nelle valli, tra i crepacci delle rocce. 6Tra le pietre levigate del torrente è la parte che ti spetta: esse sono la porzione che ti è toccata. Anche ad esse hai offerto libagioni, hai portato offerte sacrificali. E di questo dovrei forse avere pietà? 7Su un monte alto ed elevato hai posto il tuo giaciglio; anche là sei salita per fare sacrifici. 8Dietro la porta e gli stipiti hai posto il tuo emblema. Lontano da me hai scoperto il tuo giaciglio, vi sei salita, lo hai allargato. Hai patteggiato con coloro con i quali amavi trescare; guardavi la mano. 9Ti sei presentata al re con olio, hai moltiplicato i tuoi profumi; hai inviato lontano i tuoi messaggeri, ti sei abbassata fino agli inferi. 10Ti sei stancata in tante tue vie, ma non hai detto: «È inutile». Hai trovato come ravvivare la mano; per questo non ti senti esausta. 11Chi hai temuto? Di chi hai avuto paura per farti infedele? E di me non ti ricordi, non ti curi? Non sono io che uso pazienza da sempre? Ma tu non hai timore di me. 12Io divulgherò la tua giustizia e le tue opere, che non ti gioveranno. 13Alle tue grida ti salvino i tuoi idoli numerosi. Tutti se li porterà via il vento, un soffio se li prenderà. Chi invece confida in me possederà la terra, erediterà il mio santo monte.

Promesse di consolazione 14Si dirà: «Spianate, spianate, preparate la via, rimuovete gli ostacoli sulla via del mio popolo». 15Poiché così parla l’Alto e l’Eccelso, che ha una sede eterna e il cui nome è santo. «In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi. 16Poiché io non voglio contendere sempre né per sempre essere adirato; altrimenti davanti a me verrebbe meno lo spirito e il soffio vitale che ho creato. 17Per l’iniquità della sua avarizia mi sono adirato, l’ho percosso, mi sono nascosto e sdegnato; eppure egli, voltandosi, se n’è andato per le strade del suo cuore. 18Ho visto le sue vie, ma voglio sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni. E ai suoi afflitti 19io pongo sulle labbra: “Pace, pace ai lontani e ai vicini – dice il Signore – e io li guarirò”». 20I malvagi sono come un mare agitato, che non può calmarsi e le cui acque portano su melma e fango. 21«Non c’è pace per i malvagi», dice il mio Dio.

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Approfondimenti

Capi indegni e progenie idolatra 56,9-57,13 57,1-2 I versetti collegano il detto precedente con quello che segue. A causa dell'irresponsabilità delle guide del popolo, «perisce il giusto, nessuno ci bada». I passi paralleli di Sal 12,2 e Mic 7,2 mostrano che qui ci si riferisce alla violenza degli empi che mirano ad eliminare i giusti. Questa contrapposizione, già attestata nell'opera del Cronista, non si situa a livello sociologico tra empio e povero, come nei profeti preesilici, ma a livello teologico tra coloro che sono venuti meno all'alleanza (empi) e coloro che vi rimangono fedeli.

3-5. Le espressioni «figli della maliarda» e «progenie di un adultero e di una prostituta» indicano che gli apostrofati persistono nelle colpe dei loro padri, già condannate dal profeti: la magia (Is 2,6; Mic 5,11; Ger 27,9) e l'idolatria. Quest'ultima è marchiata con i termini di «adulterio» e «prostituzione» non solo per le pratiche sessuali che ne accompagnavano il culto, ma soprattutto perché era considerata un'infedeltà all'amore sponsale del Signore (cfr. Os 1-3; Ger 3; 3,1-5; Ez 16;23). Il v. 5, forse un'aggiunta analoga a quelle di 1,28-31; 65,3-5.7b.11b; 66,3-7.17, specifica ulteriormente l'accusa menzionando due pratiche idolatriche: i riti sessuali di fertilità e il sacrificio dei bambini. Il plurale «valli» suggerisce che questi sacrifici non erano praticatati solo nella valle di Ben-In-nom, o Geenna (cfr. Ger 2,23; 7,31; Ez 20,26-31), ma anche in altre località.

6-13. L'accusa si riferisce anzitutto a delle pratiche idolatriche nelle valli (le «pietre levigate» alludono forse a emblemi connessi al culto della fertilità) di cui si presenta l'indicibile gravità (v. 6). Il popolo, che ha il Signore come «sua parte di eredità» e suo «calice» (cfr. Sal 16,5), pone la propria sicurezza e il proprio destino nel culto degli idoli. Con il v. 7 la descrizione si sposta su «un monte imponente ed elevato», un monte che riceve gli attributi divini (cfr. Is 6,1) e perciò è l'anti-Sion per antonomasia, il simbolo di tutti gli alti luoghi contaminati dai culti idolatrici. Simili culti sono penetrati addirittura nelle case (v, 8a). Dietro «la porta e gli stipiti», dove avrebbero dovuto essere collocate le parole di JHWH che Israele è chiamato ad ascoltare (cfr. Dt 6,4-9; 11,20), si trova invece un «emblema», simbolo di fertilità secondo la tradizione religiosa cananea. Per il nostro autore ciò è segno di un'infedeltà che non solo ha colpito la società, ma ha raggiunto lo stesso ambito familiare. Il popolo, ormai lontano dal Signore, con un atto di volontaria apostasia ha sostituito l'alleanza che l'univa al suo Dio con numerose espressioni idolatriche caratterizzate da forti componenti sessuali (v. 8bc). Il v. 9 ricorda infine le pratiche cultuali in onore del dio Melek, penetrate in Giuda dalla vicina Fenicia (Tiro), e forse contiene anche un'allusione sarcastica al culto del dio fenicio Mot (Morte) e alle pratiche negromantiche che esso comportava. Questa continua ricerca di nuovi culti idolatrici avrebbe dovuto portare il popolo a comprendere che gli idoli non offrono la sicurezza desiderata (v. 10). Il popolo, però, invece di constatare l'insipienza della propria condotta, vi si è dedicato ancora più assiduamente lasciandosi irretire dai riti a sfondo sessuale e, quindi, dall'illusione di una prosperità immediata (il termine «mano» del v. 10b ha probabilmente lo stesso significato già incontrato nel v. 8c). I vv. 12-13a accennano alla sentenza di condanna. Ricorrendo all'espressione con cui nei Salmi si connota la proclamazione della giustizia salvifica di Dio, l'autore presenta il Signore che annuncia la «giustizia» del suo popolo. Il contesto non lascia dubbi sul significato ironico dell'espressione che, mentre denuncia l'infedeltà del popolo, richiama i prodigi incommensurabili dell'amore divino. Davanti all'intervento del Signore crolleranno le false speranze del popolo infedele, che infatti non troverà la salvezza né nelle sue opere, che alla luce del Signore mostrano la loro inutilità, né nei suoi dei.

Promesse di consolazione 57,14-21 La pericope contiene il primo annuncio di salvezza che si incontra nei cc. 56-66. Benché lo stile presenti notevoli affinità con quello del Deuteroisaia e vi siano vari richiami ai cc. 40-55 (cfr. v. 14 con 40,3; v. 17 con 44,8; v. 18 con 40,1; v. 19 con 43,5-6 e 49,12), il testo appare con un'individualità propria. Il motivo della consolazione (v. 18) orienta a porre la sua composizione in rapporto all'opera di Neemia. Il brano si articola nelle seguenti parti: appello a preparare la via (v. 14); dichiarazione che il tempo dell'ira è finito (vv. 16-17); annuncio dell'intervento divino che guarisce e consola il suo popolo (vv. 18-19); esclusione degli empi dalla promessa (vv. 20-21).

16-17. La parola originaria del profeta compare nel v. 16. Qui il Signore comunica la sua volontà di non conservare per sempre la sua ira perché ogni spirito da lui creato (cfr. 42,5) possa sviluppare la propria vita nella comunione dell'alleanza e quindi nella pienezza dell'amore. Questa profonda riflessione, che ha forse la sua origine con il profeta Geremia (cfr. Ger 3,4.12), si trova ampiamente sviluppata nei salmi postesilici (cfr. Sal 103,3. 8-10; 130,9). In realtà le infedeltà (indicate con un termine che richiama la rapina, e quindi la violenza e l'ingiustizia sociale) avevano spinto il Signore a intervenire per punire il suo popolo v. 17). Oltre le prove sperimentate nella storia e compendiate nella locuzione «l'ho percosso», il testo richiama anche il “nascondimento” di Dio con un linguaggio che rievoca Is 54,7 e che racchiude un significato profondo. Se la confessione del Dio «nascosto» è esperienza somma di salvezza (cfr. 45,15), il silenzio del “nascondimento” divino delinea l'esistenza del popolo che si chiude al dono dell'amore e si ostina a rimanere in balia di se stesso, camminando verso la propria rovina. Gli interventi di JHWH scaturivano, paradossalmente, da un progetto d'amore che mirava alla conversione del popolo. Essi, però, non ottennero l'effetto sperato in quanto il popolo continuò a camminare secondo le proprie scelte («per le strade del suo cuore»).

18-19. In tale contesto si inserisce l'annuncio positivo della salvezza. Il Signore conosce le vie del suo popolo e, proprio per questo, si manifesta ora in modo nuovo (v. 18). Egli non percuote più! Al contrario interviene con amore (cfr. Is 54,7-8) per «guarire» il suo popolo (cfr. Os 6,1; 7,1; 11,3; 14,5; Ger 3,22; 6,14; 30,17; 33,6; Sal 103,3), per «guidarlo» (cfr. Ne 9,12-19; inoltre Es 15,13; Sal 27,11; 31,4; 73,24; 139,2) e per dargli l'abbondanza delle sue consolazioni (cfr. 40,1-2). Sulle labbra di coloro che sono «afflitti», come afferma il v. 18, il Signore crea una parola (frutto delle «labbra») che esprime una realtà nuova: «Pace». Questa promessa, che dischiude l'alleanza di pace (cfr. 54,10) e, quindi, l'era della benedizione (cfr. Nm 6,24-26), riguarda sia i vicini, che vivono in Gerusalemme e Giuda, sia i lontani che si trovano nella diaspora. Il Targum ha reinterpretato la categoria spaziale in prospettiva cronologica. La promessa si riferisce sia al «giusto che ha osservato da sempre la mia legge», sia al «pentito che è ritornato da poco alla mia legge».

20-21. L'annuncio della salvezza è stato successivamente reinterpretato con l'aggiunta dei vv. 20-21. La salvezza promessa, si puntualizza, non riguarda gli «empi» in quanto persistono nella loro apostasia da JHWH e tentano con ogni mezzo di ridurre al silenzio i giusti.

(cf. GIANNI ODASSO, Isaia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Alfonso Cataldi

Venerdì 16/02/2024, ho partecipato alla presentazione di un libro di poesia, al caffè letterario di Roma “il Mangiaparole”. Non voglio qui parlare delle poesie, non conosco l'autore e non mi permetterei mai. Mi interessa invece fare una riflessione sulla necessità di scrivere ancora poesia nel 2024, argomento affrontato nel corso della serata. Cosa può aggiungere una poesia scritta oggi a quanto è stato già scritto nei secoli scorsi? L'autore ha affermato che una poesia è da ritenersi necessaria se muove da un'urgenza reale che porta a riscrivere in modo “nuovo” un'esperienza già descritta. A tal proposito e in relazione ad alcuni testi in cui i protagonisti erano i figli appena nati, è stata nominata la poesia “sincera” di Saba . Il prefatore ha aggiunto che la cultura e la conoscenza approfondita della poesia da parte dell'autore della pubblicazione, lo hanno messo al riparo dallo scrivere poesia ingenua, poesia già scritta e quindi non necessaria. Io non sono convinto di questo approccio. È un metro che non può che portare, se si è davvero onesti, se non si fa un discorso retorico tra amici di vecchia data che se la raccontano, a considerare tutta la poesia scritta oggi, del tutto inutile. Oltretutto, la cultura è da considerarsi un'aggravante. Lo dico avendo pubblicato nel 2017 la raccolta “Ci vuole un occhio lucido” con la sezione “in prospettiva di Sofia” quasi interamente dedicata a mia figlia. Ho scritto quei testi con la consapevolezza piena di una riscrittura, di un tema affrontato fino allo sfinimento. Quei sentimenti, seppur trascesi e messi in poesia attraverso la mia estetica, appartengono a tutti gli umani, a tutti i poeti che diventano genitori. Cosa ha spinto allora l'autore di venerdì sera a ritenere la sua paternità diversa e quei testi degni di essere pubblicati e letti, degni di suscitare interesse rinnovato a un pubblico conoscitore della poesia? La parola chiave, l'aggettivo usato dall'autore è “nuovo”. Se vogliamo affrontare seriamente la questione, dobbiamo partire da quanto scrive Giorgio Linguaglossa “Un nuovo linguaggio e un nuovo stile nasce quando una nuova «autenticità politica» ha derubricato e sostituito la vecchia. Un nuovo linguaggio emerge quando il vecchio è andato in pensione.” Nessuna urgenza può costruire una poesia necessaria se viene riportata in un libro con uno «stile derivato», uno stile che “sopravvive parassitariamente e aproblematicamente sulle spalle di una tradizione stilistica”. Fuori da questo ragionamento, tutta la poesia è giustificata, poesia “colta” e poesia “ingenua”. La poesia, è per definizione un'arte inutile: non porta dibattito e non dà ritorni economici. Chi scrive poesia è un ossessionato dalle parole che ad un certo punto ha la “necessità” di liberarsene; prima di tutto è quindi una necessità privata. In una intervista della radiotelevisione svizzera, il 17 Febbraio del 1969, Pasolini risponde a Marco Blaser “Scrivo poesie raramente, ad esempio ne ho scritte due l'altro giorno tornando dall'Africa, e poi non le pubblico. Io continuo a scrivere per inerzia, per abitudine. Ho cominciato a scrivere poesie a sette anni e mezzo e non mi sono chiesto perché lo facessi L'unico senso del continuare a essere scrittore è un senso esistenzialistico, cioè l'abitudine a esprimersi, come l'abitudine di mangiare e dormire. I limiti della scrittura sono quelli linguistici”. Ho avuto il sospetto, mentre assistevo alla presentazione, che si stesse invece facendo confusione tra poesia scritta bene, e poesia scritta male. Scrivere poesia, è un atto politico e come tale insindacabile. Ben altra cosa è l'autenticità politica di cui parla Linguaglossa. A cosa si riferisce, parlando di linguaggio? Persino mia figlia tredicenne, alla quale riconosco una certa libertà intellettuale, si è permessa di dire alla sua professoressa di Italiano “Petrarca è noioso, non fa che parlare dei suoi fatti privati, approfondiamo Dante!” Un linguaggio è autentico quando accetta con responsabilità i valori e i comportamenti che si è data la società, qualunque essi siano. Assistiamo, ormai già a partire dagli anni 80 del 900, a una progressiva e inesorabile semplificazione della realtà, alla nascita di scorciatoie per la risoluzione di problemi complessi. Il populismo è il frutto dell'asservimento del potere politico al potere capitalista, funzionale alla divisione sociale e all'indebolimento della democrazia. L'odio e la frustrazione vengono alimentati dai media, costretti a sopravvivere con i click. Come ne esce il linguaggio da questa dinamica oppressiva? Franto, labile, impulsivo, distratto. La poesia non può girarsi dall'altra parte, deve necessariamente scompaginare le carte, caricarsi sulle spalle queste disfunzionalità e costruire mostri con la testa al posto dei piedi, entità irriconoscibili e imprendibili dal senso spaurito e depauperato che la circonda. Sul tema, Linguaglossa aggiunge “Oggi chi produce una poesia sulla categoria della «Armonia» cade nel buco nero dell'armonia...” Se per l'autore, in una sua poesia “Carlotta scrive già da tempo il senso di ogni mia parola mantenendolo segreto in un luogo vicino lontano raggiungibile non raggiungibile”, per me Carlotta scrive il senso sepolto tra i pezzi del fu Muro di Berlino.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Astor Pantaleón Piazzolla (11 marzo 1921 – 4 luglio 1992) è stato un compositore di tango argentino, suonatore di bandoneon e arrangiatore. Le sue opere hanno rivoluzionato il tango tradizionale in un nuovo stile chiamato nuevo tango, incorporando elementi del jazz e della musica classica. Bandoneonista virtuoso, esegue regolarmente le sue composizioni con una varietà di ensemble. Nel 1992, il critico musicale americano Stephen Holden descrisse Piazzolla come “il principale compositore mondiale di musica di tango”.


Ascolta: https://songwhip.com/astorpiazzolla3/the-new-tango-recorded-at-the-montreux-festival


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from 📖Un capitolo al giorno📚

LA NUOVA SION E I POPOLI

La salvezza senza frontiere 1Così dice il Signore: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi». 2Beato l’uomo che così agisce e il figlio dell’uomo che a questo si attiene, che osserva il sabato senza profanarlo, che preserva la sua mano da ogni male. 3Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». 4Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, 5io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. 6Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, 7li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». 8Oracolo del Signore Dio, che raduna i dispersi d’Israele: «Io ne radunerò ancora altri, oltre quelli già radunati».

Capi indegni e progenie idolatra 9Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare; voi tutte, bestie della foresta, venite. 10I suoi guardiani sono tutti ciechi, non capiscono nulla. Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare; sonnecchiano accovacciati, amano appisolarsi. 11Ma questi cani avidi, che non sanno saziarsi, sono i pastori che non capiscono nulla. Ognuno segue la sua via, ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione. 12«Venite, io prenderò del vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti. Domani sarà come oggi, e molto più ancora».

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Approfondimenti

La salvezza senza frontiere 56,1-8 Con questa pericope inizia la terza parte del libro di Isaia (cc. 56-66). Il suo carattere peculiare, quanto al contenuto e alle prospettive teologiche, appare già dal fatto che i termini salvifici dei cc. 40-55 si presentano ora con una nuova accezione (cfr. v. 1b con 46,13; v. 5b con 55,13). Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di una reinterpretazione dei capitoli 40-55 che è percepibile in modo quasi sistematico. Il nucleo della nostra pericope è costituito dai vv. 3-7, che sono un insegnamento (torah) profetico relativo all'accoglienza dello straniero e dell'eunuco nella comunità di JHWH. I vv. 1-2 formano un raccordo redazionale tra i cc. 40-55 e i vv. 3-7. Il v. 8 pone i cc. 56-66 nella luce del Signore che «raduna i dispersi di Israele».

1-2. Nel comando di «osservare il diritto e praticare la giustizia» appare una visuale diversa rispetto al Deuteroisaia, che non chiede mai all'uomo di praticare il diritto e la giustizia, ma di attenderli come opera salvifica del Signore. Inoltre nei cc. 40-55 la vicinanza della salvezza (cfr. 46,13) costituisce il messaggio gioioso che apre un futuro di speranza al popolo. Nel nostro testo, invece, la prossimità della salvezza fonda la risposta del popolo, chiamato a rimanere fedele all'alleanza in tutti gli ambiti della sua esistenza.

3-7. Secondo la legge di Dt 23,2-9, gli eunuchi e, salve poche eccezioni, gli stranieri erano esclusi dalla comunità cultuale di Gerusalemme. Il problema si presentò in termini nuovi dopo l'esilio quando in Giuda non solo aumentarono gli stranieri, ma crebbe anche il numero degli eunuchi. Tra coloro che fecero ritorno a Gerusalemme, infatti, si trovavano anche dei deportati che erano stati assunti al servizio della corte babilonese e, successivamente, da quella persiana e che, per questo motivo, avevano dovuto subire la castrazione. Le misure di Neemia e di Esdra, che sanzionarono la separazione della comunità dagli stranieri, contribuirono a rendere la questione ancora più drammatica (cfr. Esd 9,1-2; 10; Ne 9,2). Il v. 3 presuppone il problema sociale e religioso di questi due gruppi e prospetta che il tempo del loro lamento è finito. Il motivo di questo messaggio è indicato, con ordine chiastico, nei vv. 4-5 (per gli eunuchi) e nei vv. 6-7 (per gli stranieri). In entrambi i casi, seguendo uno stesso schema bipartito, si precisano anzitutto le condizioni richieste e, quindi, si proclama la promessa che offre una nuova soluzione al problema.

8. Nell'attuale contesto il raduno dei dispersi di Israele assicura il futuro del popolo dell'alleanza e, conseguentemente, il futuro del tempio, destinato ad essere per tutti i popoli il luogo della comunione con il Signore (cfr. v. 7). Perciò alla proclamazione tradizionale del Signore «che ha fatto uscire il suo popolo dal paese di Egitto» (cfr. Dt 5,6), si affianca ora la formula che confessa JHWH come il Dio «che raduna i dispersi di Israele». L'ardente preghiera di Sal 106,4 e l'attesa di un popolo riunito da tutta la terra (cfr. Ez. 36,24) trovano in questa confessione non solo il proprio fondamento, ma anche la sicurezza di essere esaudite.

Capi indegni e progenie idolatra 56,9-57,13 Nella presente sezione sono raccolti tre detti profetici. Il loro tema è l'annuncio del giudizio: contro i capi indegni del popolo (56,9-12); contro le deviazioni cultuali di natura idolatrica (57,3-5); contro le pratiche idolatriche (v. 5-13a). La loro unione redazionale è stata effettuata con l'aggiunta di 57,1-2.13b. Circa la datazione dei singoli detti, il parere degli esegeti è discorde. A motivo del loro carattere di giudizio alcuni li ritengono preesilici. Tuttavia le motivazioni addotte non sono determinanti dato che il lamento per i capi indegni e la lotta contro le deviazioni idolatriche non terminarono con l'esilio. Il commento indicherà i motivi favorevoli a una datazione postesilica. In ogni caso la loro “composizione” redazionale riflette il periodo in cui nella comunità di Gerusalemme si era già formata la contrapposizione tra i “giusti” e gli “empi”.

56,10-11. Il termine «guardiani» in senso traslato è riferito soprattutto ai profeti (cfr. Os 9,8; Mic 7,7; Ab 2,1; Ger 6,17; Ez 33,2). Il nostro brano denuncia quindi, in primo luogo, la cecità, l'incapacità di discernimento e il silenzio delle guide spirituali, la cui colpa risulta aggravata dalla loro irresponsabile indolenza e inoperosità (v. 10). La stessa condanna riguarda anche i «pastori», cioè i capi della comunità. Anch'essi sono incapaci di discernimento, anzi ciascuno, spinto da avidità, ha di mira non il bene del popolo, ma il proprio tornaconto; detto in altri termini, segue la propria via.

(cf. GIANNI ODASSO, Isaia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Dedicato ad Azzurra

Mancherai alla tua bimba, alla tua famiglia, ma anche a me manchi tantissimo.

Ritorna alla memoria l'ultima volta che ti ho visto: https://noblogo.org/antonello/riconoscersi

Vorrei essere con Te, ovunque Tu sia, per dirTi che ci sono, che non ti ho dimenticato.

E' dall'incontro che nasce il coraggio di donarsi.

Io ce la metterò tutta.

Questo nome che risuona in tutti gli istanti della mia vita.

Grazie Francesca.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Hot Shots II è il secondo album in studio del gruppo musicale scozzese The Beta Band, pubblicato il 16 luglio 2001. Colin “C-Swing” Emmanuel e la band hanno co-prodotto l'album. Il lavoro precedente della band aveva utilizzato una densa sperimentazione, ma Hot Shots II aveva uno stile minimale influenzato da R&B, hip hop ed elettronica. Pitchfork ha posizionato Hot Shots II al numero 118 nella lista dei 200 migliori album degli anni 2000. L'album è incluso anche nell'edizione 2010 di 1001 album che devi ascoltare prima di morire. Kludge lo ha classificato al numero 1 nella lista dei 10 migliori album del 2001.


Ascolta: https://songwhip.com/the-beta-band/hot-shots-ii


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from Blog in Blu

Aborted Defa!

I lunghi li ho fatti, meglio del previsto, gli allenamenti di qualità fatti, anche qui meglio del previsto, insomma fisicamente sto alla grande. Ieri ultimo allenamento di qualità: 6x1000 ad andatura allegra. Il riscaldamento andato bene, e poi vado coi 1000. Il primo troppo veloce, ma avevo un pezzetto di discesa, ci sta, dal secondo al quarto mille tutti troppo veloci, di poco ma comunque veloci, vuol dire che sto bene. Arrivo al quinto mille e rallento e sto nel tempo dato, ottimo, cosi all'ultimo posso morire andando a tuono! Ultimo mille, appena dopo la meta una scossa mi parte dal piede, li per li mi sembra dall'articolazione dell'alluce. Porto a termine il mille, e mi fermo, ma niente il piede ok, nessun male, nessun fastidio, va bè avrò messo giu male il piede. Recupero e parto col Defa, anche perchè sono a un chilometro da casa e in qualche modo ci devo tornare a casa. 700 metri e il piede mi fa male, tanto che, anche se l'andatura è da Defa, mi fermo, smetto e cammino. Arrivo a casa e il piede basta, nessun doloro, PANICO, manca una settimana alla maratona e il piede i fa sti giochi? No è, già la testa è andata se anche il fisico mi lascia cosi, no!

Oggi il piede non fa male, ho fatto 4 passi per una commissione e zero dolore o fastidio, ma ghiaccio, crema ed esercizi per fascite perchè si la scossa l'ho sentita dall'articolazione dell'alluce ma massaggiando l'arco plantare del piede si sente che è più teso, tirato, insomma un po' infiammato! Il sinistro è invece rilassato. Diminuisco i volumi della settimana, che son già bassi e ghiaccio, crema e stretching e in qualche modo la Maratona la porto a casa!

 
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from Bymarty

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Non riesco più a scrivere Come vorrei, però a te mia luna dedico i miei pensieri, Speranze, emozioni..mi affido a te e confido in te, affinché tu possa illuminare sempre I nostri cieli ...sei bellissima stasera e ogni volta che ti cerco e non ci sei,mi manchi Tanto ... accompagnami in questa notte e veglia sui miei pensieri..

 
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from Novità in libreria

Chiudiamo la settimana con qualche novità di Messaggerie.

NARRATIVA:

  • CAPOTE'S WOMEN di Laurence Leamer (Garzanti): ...mmm... sinceramente non ricordo per quale motivo, mesi fa, ho prenotato questo libro. A quanto mi par di capire, racconta la storia del rapporto tra Truman Capote e le belle e raffinate donne della New York ricca e godereccia, tra gli anni '50 e '60. Per saperne di più: scheda libro.
  • IL PENNINO di Elin Wägner (HarperCollins): un romanzo del 1910 sulla figura della suffragetta, all'epoca presa di mira dalla società borghese conservatrice. La protagonista è una donna forte, emancipata, che non ha paura di affermare i propri diritti, ma non rinuncia all'amore (che pratica in libertà, ovviamente dando scandalo). Per saperne di più: scheda libro.
  • DANTE DI SHAKESPEARE III – COME È DURO CALLE di Rita Monaldi e Francesco Sorti (Solferino): terzo volume della saga firmata dall'effervescente coppia di narratori su un Dante raccontato da Shakespeare. Il libro pare essere un romanzo storico movimentato e scoppiettante, pieno di colpi di scena sulla vita di Dante sotto forma di dramma shakespeariano. Per saperne di più: scheda libro

SAGGISTICA:

  • ILDEGARDA MEDICO di Bruno Brigo, Francesco Brigo e Fabio Dal Corobbo (Età dell'Acquario): un saggio su Ildegarda di Bingen (1098-1179), dottore della Chiesa, un personaggio caposaldo della storia della medicina. Il libro propone in chiave moderna anche consigli per il benessere ispirati al suo pensiero. Per saperne di più: scheda libro.
  • SEI UN GENIO DELL'AMORE E NON LO SAI di Candida Morvillo (HarperCollins). Il sottotitolo recita: “Amare e farsi amare in sei semplici passi” direi che basta questo, no? Non vi basta? Allora traggo spunto dalla sinossi: “Questo libro parla di come amare e di come farsi amare, di come trovare un amore sano e di come evitare le relazioni tossiche”. Per saperne di più: scheda libro.

INFANZIA E RAGAZZI:

  • MEZZI DI SOCCORSO (Edicart – Crealibri): un libro con pagine pop-up, con 5 mezzi di soccorso impegnati nello svolgimento delle loro meritorie funzioni. Ogni pagina è ricca di spiegazioni. Età di lettura: dai 4 anni. Purtroppo non ho trovato la scheda del libro sul loro sito: Edicart.
  • IL NOSTRO CANE MAX di Alessandra Bocchetti (Biancoenero): anche se non è una novità, mi permetto di segnalarlo perché fa parte di una collana che ha questa particolarità: contiene dei QR code che rimandano a video con la traduzione nella Lingua Italiana dei Segni (LIS), in collaborazione con l'ENS (Ente Nazionale per la Protezione e l'Assistenza dei Sordi ETS APS). Un progetto di inclusività che mi piace sostenere. Età di lettura: dai 6 anni. Per saperne di più: scheda libro
  • MITICA ASTRID – IN CLASSE CON I FANTASMI di Fabrice Parme (Terre di Mezzo): ecco il secondo albo a fumetti di Astrid, che stavolta dovrà andare in collegio. Naturalmente i guai sono dietro l'angolo, perché il collegio di Canterville è infestato dai fantasmi... Età di lettura: dai 7 anni (ma lo apprezzo anch'io che sono bacucco). Per saperne di più: scheda libro.
  • LA SCALA EVANESCENTE di Maureen Johnson (HarperCollins): secondo capitolo della saga TRULY DEVIOUS SERIES. In questa seconda puntata, la protagonista Stevie Bell vuole tornare alla Ellingham Academy, dopo aver risolto il delitto del libro precedente, per risolvere il caso di un triplice omicidio avvenuto nel '36. Età di lettura: dai 14 anni. Per saperne di più: scheda libro.
 
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from Bymarty

Carissimo amico...

Vorrei parlarti e non posso, Scriverti e non posso, chiamarti e non ho il coraggio, perciò ti scrivo qui dove tutti possono leggere e magari c'è qualcuno che ha bisogno di essere ascoltato o semplicemente ha bisogno di scrivere , e di condividere se stesso, pensieri, ansie, interrogativi! Ti chiedo scusa laddove avessi in qualche modo offeso la nostra amicizia, ti chiedo scusa se non sono stata all'altezza di questo legame, e se le scuse non bastano? Non so che altro scrivere, fare, a chi rivolgermi! È vero l'amicizia, l'amore , qualsiasi rapporto credo sia difficile da gestire e coltivare ai giorni nostri! Io ti ho accolto nel mio giardino e perché no anche nel mio cuore, insieme abbiamo condiviso musica , pensieri, passioni, ovviamente ci siamo anche scontrati, confrontati e anche quando ho creduto che fosse finito tutto, questo tenero germoglio si è rialzato, e piano piano si è rinforzato! L'amicizia è fatta di silenzi, di rispetto, di comprensione ,ma anche di tanta pazienza, ed io purtroppo non ne ho mai avuta, ma grazie a te ho imparato l'importanza dell'essere umili, pazienti ed ho imparato ad ascoltare i silenzi! Io nn amo il silenzio, anzi, io in esso mi perdo e rischio di annegare, ma se ho sempre rispettato i silenzi della nostra amicizia, oggi io sono confusa, triste e amareggiata! Nel mio giardino è cambiato qualcosa, lo sento, lo vedo e mi rattrista! Perché io che di giardini ne ho visti tanti perderne il colore, i fiori, i profumi, dopo aver conosciuto te, oggi ti dico che mi manchi tanto e che non voglio rinunciare a questo dono meraviglioso! Perciò amico mio, sappi che io ti aspetto sempre e qualsiasi cosa abbia detto o fatto non pensavo potesse creare in me questo senso di vuoto e tristezza...

 
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