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Salerno. Sicurezza stradale, interviene il coordinamento cittadino del Psi Cosmic radiation Alla luce dell’ultimo triste episodio che ha visto l’ennesima vittima travolta e uccisa sul lungomare della nostra città, il coordinamento cittadino del Psi di Salerno evidenzia doverosamente e opportunamente il problema della sicurezza stradale in città. Troppe le morti dovute ad incidenti stradali sulle strade, causate sicuramente dallo scarso rispetto del codice della strada e all’alta velocità, ma anche dall’evidente carenza dei dovuti controlli e dalla scarsa manutenzione del territorio dovuto alla mancanza di personale. Stante quanto evidenziato, il coordinamento cittadino del Psi, in vista dell’imminente approvazione del bilancio di previsione, auspica che venga istituito un apposito capitolo sulla sicurezza stradale e che vengano stanziati fondi sulla manutenzione e sull’incremento della segnaletica stradale orizzontale, verticale e luminosa. Segnatamente, proponiamo la realizzazione di più strisce pedonali rialzate, semafori sempre funzionanti (evitando il giallo lampeggiante fisso durante le ore mattutine e notturne), l’installazione di autovelox in modalità “tutor” lungo le arterie cittadine a scorrimento veloce che calcolino la velocità media delle autovetture e dei ciclomotori. Quanto all’aumento dei controlli in città, riteniamo indispensabile avviare un riordino del corpo di polizia municipale considerato che, anche le ultime assunzioni non hanno soddisfatto l’esigenza di avere maggiori vigili in strada. Inoltre, visto che nel prossimo trienno circa l’85% dei vigili urbani attualmente in servizio andrà in pensione, auspichiamo che l’amministrazione comunale si adoperi ad attivare, sin da ora, le procedure per il reclutamento di personale idoneo. Nelle more, auspichiamo ancora che l’amministrazione comunale affronti l’emergenza della sicurezza stradale in città organizzando, con le autorità competenti, un gruppo interforze dedito al controllo e alla vigilanza stradale.

 
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Formia: il convegno contro la violenza sulle donne, ad allestire la sala le ragazze del Convitto Celletti Cosmic radiation Si è tenuto venerdì 3 febbraio il convegno per l’eliminazione della violenza contro le donne, rimandato il 25 novembre per l’allerta meteo. Nella sala convegni Lucciola dell’Istituito Alberghiero Celletti sono intervenute le donne prof.ssa Fiorenza Taricone Rettrice Vicaria dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale, la dott.ssa Monica Piantadosi dirigente scolastico dell’Alberghiero, la pedagogista Stefania Valerio, la prof.ssa Maria Manzo referente del progetto, la prof.ssa Marinelli Antonelli dell'ass.ne Azione sulle donne in Iran, l’educatrice Loredana Treglia. In Italia nel 2019 ci sono state più vittime di femminicidio in Italia che in Iran, negli anni successivi il regime di Teheran non ha reso pubblici i dati. E’ un paradosso, ma è la dura realtà, la violenza sulle donne c’è; per tale motivo si tengono queste giornate di sensibilizzazione per eliminare la violenza. Ad allestire la sala dove si è tenuto il convegno le ragazze convittrici del Convitto annesso all’Istituto di Istruzione Superiore Alberghiero Celletti. Le ragazze studiano all’Alberghiero, provengono in maggior parte dalle province di Napoli e di Caserta. Non tutti sanno cosa sono i convitti: in alcune scuole pubbliche italiane c'è qualcosa di più che non si trova nelle altre, i convitti per l'appunto, a Formia c’è. Ci sono sempre stati, non sono solo college, pensionati, posti dove studiare e alloggiare. Per i ragazzi, il convitto spesso diventa una seconda famiglia perché ci sono gli educatori chiamati maestri o istitutori che gli educano, formano e li aiutano nella loro crescita. Gli educatori fanno da amici, da padre o madre quando i genitori sono lontani. Gli educatori stanno sempre al loro fianco durante un periodo così difficile come quello dell'adolescenza. Svolgono un ruolo complesso e speciale. Li hanno vicini al pomeriggio, la sera, la notte, a volte di sabato e le domeniche, li aiutano a studiare, li rimproverano quando serve ma li sostengono quando è necessario, ascoltano le loro confidenze e le loro paure – fa sapere l'educatore Vincenzo Prassino: “La violenza sulle donne continua purtroppo ad essere un tema complesso presente nella cronaca quotidiana, da cui l'importanza di parlarne attraverso ogni mezzo. E' importante che ad allestire la sala siano state giovani donne convittrici”.

 
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from Blogicamente

Trito e ritrito. Le notizie sono un copia e incolla. E' facile copiare e incollare, bastano pochi istanti ed il gioco è fatto e ancora meno di un'istante nel regalarci notizie che sembrano nuove, fresche e pulite ma che invece sono minestre riscaldate. Se tralasciamo la cronaca nera e giudiziaria la rimanenza è un'accozzaglia di parole che si avvicendano ad immagini quasi di “repertorio” ma che le testate giornalistiche ci ripropongono emulandone i contorni e perché no anche gli interni. La causa di questa proliferazione di notizie ripetute sta nella mala gestione dell'informazione italiana che di concerto con i social e le testate online arrecano piu' danni che rimedi. Internet e soprattutto gli smartphone hanno cambiato drasticamente il modo di fare informazione: se prima le notizie venivano date in maniera stringata al telegiornale (ma bisognava essere davanti alla TV) o il giorno dopo sui quotidiani cartacei, oggi tutto è completamente diverso. La proliferazione di siti e giornali online, di blog di improvvisati giornalisti dove ognuno scrive in tempo reale tutto ciò che gli succede e gli viene in mente all’impazzata fornendo notizie spesso futili ma talvolta anche veritiere, obbliga ai giornalisti di informare nel piu' breve tempo possibile perché altrimenti perderebbero lettori, sponsor e quindi denaro. Questo si collega a quanto sopra citato sulla ripetizione delle news che innesca un processo di produzione di notizie con un livello di credibilità pari a zero. Il futuro dell'informazione è online e nei grandi dibattiti televisivi che si trasformano in talk-show con tanto di risse e di scazzottature ma si sa... Chi grida di piu'...

 
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from @FrankRamsey

Il bosone di Higgs e le mistificazioni sulla scienza fisica.

La scienza fisica opera, secondo i principi fissati da Galileo, mediante induzione. Si tratta di un ragionamento incompleto che consiste nel definire che si ha una legge fisica se (molto sinteticamente e in termini puramente divulgativi): 1)Tutte le esperienze fatte conducono ad affermare che è vera la legge fisica che si è fissata; 2) Allo stato attuale delle nostre conoscenze essa è vera. Ovvero si tratta di qualcosa che somiglia molto al sillogismo che passa dal particolare (l’esperienza limitata per giungere a questo risultato) all’universale (la formulazione della teoria fisica) temperato, nell’erroneità evidente del metodo e della logica, dal rispetto della condizione 2) sopra indicata. In altri termini la fisica opera in un’ambito che secondo L. Wittgenstein, come confermato da F. Ramsey, è di tipo psicologico, ovvero dipendente dal modo di pensare specifico del ricercatore. Quello che la scienza fisica ci propone non è quindi una verità sul mondo esterno, ma una interpretazione di questo secondo gli schemi mentali di uno o più ricercatori. Quindi le leggi fisiche sono invenzioni e non scoperte che ci permettono di interpretare il mondo esterno, ma non sono in nessun modo una esatta riproduzione del mondo esterno. Infatti per poter definire oggettivamente (o più propriamente in forma atemporale) leggi sul mondo esterno occorrerebbe un tempo infinito al fine di testare l’infinita serie sperimentale che occorre per rendere l’esperienza completa ovvero avere una base di conoscenza universale e non particolare. Per semplificare ricorro ad un esempio. Facciamo l’ipotesi che un ricercatore di storia dell’arte abbia potuto trovare una parte di un affresco sotto un intonaco e, in attesa di liberarlo tutto dalla calce, osservi questo oggetto e induttivamente supponga che si tratti di una parte di un abito di un personaggio sacro che per il colore, la foggia e la forma si potrebbe riferire ad un particolare santo. Poi questa parte di dipinto viene liberato e si scopre che, guarda caso, non si tratta di quel santo, ma di un autoritratto dell’autore che si è così firmato. Certamente si tratta di un personaggio, si tratta di un affresco, ma il risultato della ricerca si è rivelato parzialmente errato. Il modo di procedere della fisica è analogo e quindi la scoperta di una particella non è altro che una conseguenza della teoria che si applica e dei mezzi usati per sperimentarla. Se ad esaminare l’affresco, anziché uno storico dell’arte ci fosse stato un particolare extraterrestre, con capacità percettive basate su differenti sistemi rispetto ai nostri e che ne ignorasse l’origine umana, avrebbe potuto benissimo ritenere che si trattasse di una formazione naturale e da questa trarre differenti proposizioni che comunque potevano risultare coerenti ancorché per noi smentite dalla nostra conoscenza che fossero dipinto dalla mano dell’uomo,. Infatti l’unico elemento che può inficiare una teoria fisica è un risultato incoerente nella sperimentazione. Se questo accade si modifica la teoria o si perfeziona con modifiche più o meno complesse fino al completo rigetto e sostituzione con altra più coerente. Nel caso del bosone di Higgs analogamente si tratta di un’ipotesi derivante da una teoria che è risultata, per ora coerente, in quanto si è trovata la particella che si cercava utilizzando metodi sperimentali coerenti con la teoria. Ma non si tratta di un oggetto che esiste realmente perché è il prodotto di una induzione, ovvero della psicologia di un ricercatore che ha definito quelle leggi fisiche. Se avesse creato una diversa teoria, a condizione che risultasse coerente, avrebbe potuto trovare qualcos’altro che avrebbe avuto un altro nome e non essere, ad esempio, una particella. Quindi il bosone di Higgs trovato al CERN ha solo dato l’informazione che la teoria fisica relativa, per ora è coerente. Ma già dall’esperimento risulta che le cose sono molto più complicate di come la teoria le ha rappresentate. Induction: Keynes and Wittgenstein I am going to discuss one of the most important philosophical questions, which is of general interest and not, I think, difficult to understand. What, however, is so difficult, that I have abandoned the attempt, is to explain the reasons which are to me decisive in favor of the view which I shall put forward, namely that it is the only one compatible with the rest of Mr. Wittgenstein's system. “The process of induction” he says, “is the process of assuming the simplest law that can be made to harmonize with our experience. This process, however, has no logical foundation but only a psychological one. It is clear that there are no grounds for believing that the simplest course of event will really happen”. This is the view which I wish to defend, but I shall begin by considering the only plausible account of an alternative view, with which I am acquainted; namely, that of Keynes in his Treatise on Probability. He introduces an hypothesis, which he calls the hypothesis of limited variety, which is roughly that all properties of things arise from the various combination of absence and presence of a finite number of fundamental or generator properties. He argues that the assumptions of this hypothesis would justify our attributing certainty to their conclusions, but that the appropriate degree of probability would approach certainty as more and more observations were made which confirmed conclusions. It seems to me that his argument for adequacy of this hypothesis contains a mistake; that what is required is not of the hypothesis that variety is limited, but that it has some definite limit. We can justify induction by supposing that there are only 1000 generator properties, or by supposing that there are only 5000000; but it is not enough to suppose merely that they are finite number. To explain why I think this modification necessary, is not possible without going into difficult details. (da Notes on Philosophy, probability and mathematics – Frank Plumpton Ramsey curato da Maria Carla Galavotti – ed. Bibliopolis. Par. 79 pagg. 296-297)

 
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from @FrankRamsey

L'intelligenza artificiale non può prescindere dal comprendere in cosa consiste l'intelligenza naturale e, in particolare, che è deviante pensare il cervello come un organo che “funziona” assimilandolo ad altri organi interni. Il cervello è un organo di rappresentazione del mondo esterno da cui ricava i dati tramite i propri strumenti: gli organi di senso. Questo è stato scoperto da Ludwig Wittgenstein come espresso nel Big Typescript:

7 ..... Il processo , che chiamiamo capire una proposizione, una descrizione, è, talvolta, una traduzione da un simbolismo ad un altro; un ricalcare l'immagine, un copiare, oppure un trasporre in un altro modo di rappresentazione. Capire la descrizione vuol dire, allora, farsi un'immagine della cosa descritta. E il processo è più o meno simile a questo: eseguire un disegno secondo una descrizione. Ludwig Wittgenstein – Grammatica filosofica – La Nuova Italia – Edizione a cura di Mario Trinchero

 
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from Maica

Io non credevo al colpo di fulmine, ma il destino mi ha fatto un brutti scherzo: Mi ha dato un amore impossibile; Quando ti ho vista per un attimo il mio cuore si è fermato. Abbracciarti é stata una gioia immensa e una piccola morte; Come puoi “amare” una persona appena conosciuta. Mi manchi più di quello che dico.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols è l'unico album in studio del gruppo punk rock inglese Sex Pistols, pubblicato il 28 ottobre 1977 dalla Virgin Records nel Regno Unito e l'11 novembre 1977 dalla Warner Bros. Records negli Stati Uniti. L'album ha influenzato molte band e musicisti e l'industria in generale. In particolare, l'energia grezza dell'album, la consegna beffarda e il “mezzo canto” di Johnny Rotten sono spesso considerati rivoluzionari. È spesso indicato come l'album punk più influente e uno degli album migliori e più importanti di tutti i tempi. Le relazioni interne della band sono sempre state instabili e la formazione ha visto dei cambiamenti durante la registrazione dell'album. Il bassista originale Glen Matlock ha lasciato la band all'inizio del processo di registrazione e, sebbene sia accreditato come co-autore di tutte le tracce tranne due, ha eseguito solo il basso e le cori in una traccia, “Anarchy in the UK” Le sessioni di registrazione sono continuate con un nuovo bassista, Sid Vicious, che è accreditato su due delle canzoni che la band ha scritto dopo che si è unito. Mentre il modo di suonare il basso di Vicious è apparso su due tracce, la sua mancanza di abilità con lo strumento ha fatto sì che molte delle tracce siano state registrate con il chitarrista Steve Jones che suonava invece il basso. Il batterista Paul Cook, Jones e il cantante Rotten appaiono in ogni traccia. Le varie sessioni di registrazione sono state condotte alternativamente da Chris Thomas o Bill Price, e talvolta entrambi insieme, ma poiché le canzoni degli album finali spesso combinavano mix di sessioni diverse, o erano scarsamente documentate su chi fosse presente nella cabina di registrazione in quel momento, ciascuna la canzone è accreditata congiuntamente a entrambi i produttori. Al momento della sua uscita, i Sex Pistols erano già controversi, avevano pronunciato parolacce in diretta TV, erano stati licenziati da due etichette discografiche e gli era stato vietato di suonare dal vivo in alcune parti della Gran Bretagna. Il titolo dell'album si è aggiunto a quella controversia, con alcune persone che hanno trovato offensiva la parola “cazzate”. Molti negozi di dischi si sono rifiutati di portarlo e alcune classifiche discografiche si sono rifiutate di elencarne il titolo, mostrando invece solo uno spazio vuoto. In parte a causa della sua notorietà e nonostante i numerosi divieti di vendita presso i principali rivenditori, l'album ha debuttato al numero uno delle classifiche degli album del Regno Unito. Ha ottenuto ordini anticipati di 125.000 copie dopo una settimana dalla sua uscita ed è diventato disco d'oro solo poche settimane dopo, il 17 novembre. È rimasto un best-seller per quasi un anno, trascorrendo 48 settimane tra i primi 75. L'album è stato anche certificato disco di platino dalla RIAA. Ha visto diverse ristampe, l'ultima nel 2017. Nel 1987, la rivista Rolling Stone ha definito l'album il secondo migliore degli ultimi 20 anni, dietro solo al Sgt dei Beatles. La banda del club dei cuori solitari di Pepper. La stessa rivista lo ha classificato al numero 80 nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi nel 2020. Nel 2006, è stato scelto dalla rivista Time come uno dei 100 migliori album di sempre.

Full Album: https://invidious.namazso.eu/watch?v=LD2i99QPVI0

#ascolti

 
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from 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞

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Irlandesi e soprattutto figli di irlandesi, i Pogues nascono a Londra, a King’s Road, la via dorata del punk. Shane MacGowan e i suoi denti storti si notano ancora oggi nei pochi filmati dei primi concerti dei Sex Pistols. La storia è proprio quella: il folk, l’eredità irlandese una scoperta, e mica tanto ovvia. La ventata di punk folk che attraversa il continente, fa resuscitare i dialetti e gli strumenti della tradizione, e il usa come nuova linfa per l’albero secco del rock’n’roll. Questa è roba nuova, forte, e se sotto ci sono fisarmoniche, flauti o cornamuse, meglio ancora. Di tutto ciò i Pogues sono il meglio, grazie al talento di molti dei musicisti della band e per via della più impresentabile rockstar di sempre. Shane, appunto, denti marci e stonature continue, alcolista senza possibilità di salvezza. Capace, nei rari momenti di lucidità, di scrivere canzoni strepitose. L’album precedente, Rum Sodomy & The Lash, ha messo a fuoco il punk celtico che li caratterizzerà per sempre, ma questo If Should Fall… ha almeno tre o quattro pezzi strepitosi, in particolare le ballate: Thousands Are Sailing, peraltro non scritta da MacGowan, The Broad Majestic Shannon e Fairytale Of New York, cantata in duetto con Kirsty MacColl. Lui e lei sono irlandesi di New York, si odiano dopo essersi amati alla follia. Se esistesse una lista di classici rock’n’roll da inviare nello Spazio per far mostrare all’universo quanta umanità possa stare dentro una canzone, Fairytale Of New York salirebbe a bordo con tutti gli onori: quattro minuti e mezzo perfetti, grazie ai quali il declino alcolico di Shane MacGowan mette ancora più tristezza. La stessa tristezza dei due irlandesi della canzone.

#millenovecentoottantasette

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

La parabola dei contadini omicidi 1Si mise a parlare loro con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 2Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. 3Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 4Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. 5Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 7Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. 8Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. 10Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; 11questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?». 12E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Controversia sul tributo imperiale 13Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». 15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». 16Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». 17Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Controversia sulla risurrezione 18Vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: 19«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 20C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. 21Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, 22e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. 23Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 24Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 25Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. 26Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? 27Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Controversia sul comandamento più grande 28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

L'insegnamento ambiguo degli scribi 35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi. 37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri. 38Diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

La testimonianza della povera vedova 41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO MARCO – Introduzione, traduzione e commento a cura di Giacomo Perego © Ed. San Paolo, 2011)

La parabola dei contadini omicidi La parabola mette in evidenza due movimenti opposti tra loro, enfatizzando la drammaticità del racconto: da un lato il proprietario della vigna che manifesta un crescendo di attenzioni nei confronti della proprietà da cui, tuttavia, prende le distanze affidandola a contadini che dovrebbero averne cura; dall'altro i contadini che, pur avendo fatto fruttificare la vigna, manifestano non solo il rifiuto di rendere quanto è dovuto al proprietario ma anche una reazione violenta, del tutto incuranti delle conseguenze a cui ciò può portare. Di fronte alla reazione assurda dei contadini ci si aspetterebbe l’arrivo del padrone in persona e invece, in modo del tutto paradossale, il proprietario compie una scelta inedita: prima fa umiliare tutti i servi a sua disposizione, poi invia «il figlio amato». Il figlio viene a trovarsi tra i due “crescendo”, esprimendo da un lato il massimo delle attenzioni del proprietario nei confronti dei contadini e della vigna e, dall’altro, assumendo la violenza a cui i contadini sono spinti dalla propria cupidigia. Infatti i con­tadini presi dalla cupidigia per i frutti e per l’intera proprietà, vedono nel figlio «l’erede» e all’assurdità dell’atto omicida aggiungono il gesto oltraggioso di gettarne il cadavere fuori dalla vigna, lasciandolo insepolto, gesto che contraddice nel modo più radicale l’attesa di rispetto. Solo a questo punto il proprietario interviene, mettendo fine al suo periodo di assenza e prendendo i dovuti provvedimenti. L’associazione del figlio amato con Gesù e delle autorità religiose con i contadini è alquanto evidente. Se nella parabola della vigna il lettore assiste a un progressivo percorso di umiliazione che termina con la morte e il rigetto del figlio amato, nella ripresa del Sal 118 si assiste al procedimento inverso: la pietra scartata diventa prima «pietra d’angolo» e poi «opera del Signore». Il passaggio da immagini legate alla viticoltura ad altre connesse con l’architettura rende il messaggio ancora più efficace. Il figlio amato viene così identificato con la pietra angolare di un nuovo edificio che sembra anticipare il «nuovo tempio» destinato a sostituire quello di cui «non resterà pietra su pietra» (13,2). Le autorità religiose al posto di aprirsi all’insegnamento indirizzato loro, finiscono per indurire ulteriormente il loro cuore. Tale indurimento si manifesta nel desiderio, per il momento ostacolato dalla folla, di arrestare Gesù. Pur ritirandosi le autorità religiose non si danno per vinte e in tre sequenze successive cercano di intrappolare Gesù sorprendendolo in uno dei suoi insegnamenti.

Controversia sul tributo imperiale Se a Cesare bisogna rendere ciò che reca il suo sigillo e la sua effìge/immagine, a Dio bisogna restituire ciò che porta l’impronta della sua effige. Gesù invita, così, ad andare in profondità, richiamando indirettamente Gen 1,27: «Dio creò l’uomo a sua immagine a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». Chi è stato creato a immagine di Dio non può appartenere a Cesare: a quest’ultimo appartiene solo la moneta che porta incisa la sua effige, niente di più. Il pagamento del tributo, in tal senso, non va colto come un atto di sottomissione alla persona dell’imperatore, ma come un gesto legato alla temporanea condizione di oppressione in cui vive il popolo, gesto che non ha la forza di strappare la reale identità di chi lo compie. La moneta va quindi restituita al suo proprietario, Cesare, nella ferma convinzione che l’identità profonda della persona resta custodita in Dio, vero garante di ogni cuore, al di là delle maschere e delle effìgi circolanti, comprese quelle dei farisei e degli erodiani. L’abilità di Gesù sta nel portare il livello del discorso da un piano po­litico a un livello, molto più ampio, di natura teologica. Egli rifiuta di rispondere e di mettere a confronto Cesare e Dio, per il semplice fatto che queste due realtà non sono confrontabili; invita, invece, i suoi interlocutori ad andare alla sorgente della questione, distinguendo ciò che viene da Dio da ciò che viene dall’uomo.

Controversia sulla risurrezione Il caso presentato dai sadducei parte dal dovere primordiale di ogni uomo di trasmettere la vita (Gen 1,28): è in vista di tale dovere che i fratelli del marito defunto si uniscono alla cognata. Riprendendo il caso che gli viene proposto, Gesù sottolinea che il valore della vita va ben oltre i limiti spazio-temporali dell’esistenza umana. I sadducei si sono sbagliati su una questione di somma importanza: se Mosè, a cui Dio si è rivelato con una definizione precisa, ha potuto guidare il popolo dalla schiavitù alla libertà è solo perché ha potuto immergersi nell’esperienza viva dei patriarchi e della loro relazione con Dio. Credere in Dio, nell’insegnamento di Gesù, deve andare di pari passo con la fede nella risurrezione. E non a caso Gesù cita i grandi patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe non senza fatica hanno assolto al dovere di trasmettere la vita ma, fiduciosi nella potenza di Dio, sono alla fine diventati sorgente di una discendenza numerosa in mezzo alla quale restano come una presenza viva, non come una realtà superata o morta. Lo stesso Mosè viene ripreso da Gesù in modo originale: i sadducei ne parlano al passato, fissando lo sguardo sulla Scrittura che Mosè ha lasciato, Gesù ne mostra l’attualità rimandando a una scena (quella del roveto ardente) in cui Dio si rivela come l’eterno presente nella storia dei suoi figli.

Controversia sul comandamento più grande L’interrogativo dello scriba è preceduto da una cer­ ta attrattiva nei confronti di Gesù, scandita da tre participi che mostrano prima 1’avvicinarsi, poi l’ascolto, quindi una positiva presa di coscienza. Il tutto sfocia in una domanda di grande peso: «Qual è il primo comandamento in assoluto?» (v. 28). Gesù propone come essenza della Legge una relazione, quella dell’uomo con Dio e con il prossimo. Il modo stesso in cui vengono ripresi i comandamenti va in tale direzione: Gesù non parla all’infinito, come invece farà lo scriba, ma sottolinea la dimensione dell’ascolto e un «io» che si rivolge a un «tu» riconosciuto nelle fondamentali dimensioni della sua identità (il cuore, l’anima, la mente, le forze), ricondotte all’unità dall’atto di amare Colui che è «l’unico Signore». Lo scriba, in modo inatteso, non solo accoglie la risposta di Gesù, ma la conferma e la fonda, associando ai brani citati (attinti entrambi dalla Torà), secondo lo stile tipico dei maestri della Legge, altri due brani, attinti questa volta dai Profeti: Dt 6,4 viene associato a Is 45,21-22, mentre Lv 19,18, che diventa una sola cosa con Dt 6,5 (mostrando che lo scriba ha colto molto bene il senso della risposta data da Gesù), viene associato a 1Sam 15,22 e a Os 6,6. Se ancora una volta teniamo presente che il contesto in cui si svolge la scena è quello del tempio e che tutta la serie di controversie è nata a partire dai gesti profetici compiuti da Gesù il giorno precedente, la conferma dello scriba conferisce un’autorevolezza unica alle parole di Gesù. Allo stesso tempo, però, lo scriba sembra impoverire quanto Gesù ha detto: abbandonando l’invito all’ascolto e il gioco “io-tu” evocato dal Maestro, lo scriba trasforma il tutto in una sequenza di regole. Perde, in altre parole, la dimensione relazionale, ben evidenziata dal Maestro. Nonostante ciò, coglie che ogni atto cultuale, privato di amore a Dio e al prossimo, è svuotato del suo significato più profondo. Il confronto si chiude con una parola elogiativa nei confronti dell’interlocutore che Gesù definisce «non lontano dal regno di Dio». Viene quindi dichiarata una vicinanza che, tuttavia, resta caratterizzata da un permanente elemento di distanza.

L'insegnamento ambiguo degli scribi L’obiet­tivo di Gesù è quello di dimostrare l’insufficienza della lettura che ne fanno gli scribi. In altre parole, pur legato a Davide, il Messia va ben al di là dell’attesa del «nuovo Davide», destinato a ristabilire l’antico regno davidico-salomonico, a purificare il tempio e a cacciare l’occupante romano. Essendo «suo signore», il regno messianico non può avere come modello David e quanto questi ha fatto, ma va ben oltre. Per il lettore tale precisazione è importante: il lettore sa, infatti, fin dal primo versetto del vangelo (1,1), che Gesù è il Cristo/Messia; l’insegnamento dei vv. 35-37 permette di correggere eventuali errori di prospettiva che alcuni passaggi (cfr. 10,47.48; 11,10) possono aver suscitato e di mettere in luce come l’autorità di Gesù vada molto al di là rispetto a quella del «nuovo Davide». Con un solo versetto Gesù sintetizza la sua esperienza dal momento in cui è giunto a Gerusalemme: seduto su un asino è stato accolto come espressione del «regno del nostro padre Davide» (11,10), ma tale regno si stabilisce all’insegna della resistenza che ha per protagonisti niente meno che i capi religiosi; questi stanno già complottando contro di lui per arrestarlo e metterlo a morte (11,18; 12,12). La presa di posizione nei confronti di una tradizione ben radicata conferma ancora una volta la straordinaria e sovversiva autorità con cui Gesù si presenta ai suoi contemporanei, preparandoli ai tratti inediti che il Messia assumerà nel mistero ormai prossimo della passione, morte e risurrezione. Dal ritratto che Gesù ricostruisce, gli scribi emer­gono come figure di primo piano in ambito sociale («i primi posti nei banchetti»), religioso («i primi seggi nelle sinagoghe»), politico («i saluti nelle piazze»), eco­nomico («divorano le case delle vedove»). Da un lato, amano e desiderano tutto ciò che li mette in evidenza; dall’altro, in maniera nascosta e ambigua, profittano della loro posizione ostentata. Nella figura di alcuni di loro (Gesù non sta parlan­do di «tutti» gli scribi) si profila l’icona dell’antidiscepolo per eccellenza: a chi desidera seguirlo Gesù ha, infatti, proposto gli ultimi posti (9,35; 10,41.44-45) e una logica di totale servizio e dono di sé (10,43-44).

La testimonianza della povera vedova Dopo aver descritto quegli scribi che hanno una particolare tendenza ai primi posti e al protagonismo, portando in sé il divario tra l’apparenza e la realtà, ecco che viene presentata una povera vedova, socialmente collocabile al polo opposto: è una donna, è povera, è vedova, ha bisogno di essere tutelata legalmente, non ha alcun influsso politico e sociale, è lungi da lei l’intenzione di attirare su di sé gli sguardi altrui. Essa compie un gesto destinato a suscitare reazioni opposte: da un lato emerge la sua generosità, in quando consegna tutto ciò che ha; dall’altro si coglie l’assurdità di un gesto che mette in pericolo l’intera esistenza per soste­ nere un tempio di cui «non rimarrà pietra su pietra» (13,2). L’episodio, unitamente a quello della donna di Betania (14,3-9), fa da cornice al grande discorso tenuto da Gesù di fronte al tempio (13,5-37). Gesù trasforma l’ingresso in scena della povera vedova in un importante insegnamento rivolto ai discepoli: dietro la gestualità della donna, si può intravedere il destino di Gesù che presto riporrà l’intera sua vita nelle mani di autorità religiose e politiche che non ne sapranno assolutamente apprezzare il valore (cfr. 10,45; 14,22.24) e che lo metteranno a morte. Con questo piccolo episodio dai molteplici risvolti si chiude l’ultima visita di Gesù al tempio.


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Una serie storica. Grazie a Netflix mi sto godendo la seconda serie di Vikings Whalalla 2, una produzione canadese e irlandese che sta ottenendo un discreto successo anche se per me discreto non è sufficiente il “discreto successo” perché merita molto di piu' per tre buone ragioni: 1) L'intera seconda stagione è stata girata nella contea di Wicklow in Irlanda e chi è stato in Irlanda avrà riconosciuto sicuramente dalle inquadrature i paesaggi e la bellezza di questa terra. 2) Lo spin-off di Vikings che ebbe inizio con la conquista del monastero di Lindsfarme nel 793 d.C. è proseguita fino ad arrivare al XI secolo d.C. quando gli attriti tra vichinghi e inglesi erano quasi arrivati al grande scontro finale. 3) L'impatto storico che nella sceneggiatura è il principio di tutto, in questa seconda serie i personaggi trovano una loro vera identità. Leif Eriksson, Harald Hardrada, Freydís Eiríksdóttir, Re Canuto il Grande, Emma di Normandia e tanti altri protagonisti rientrano a pieno titolo in un periodo storico contestatissimo, affascinante e sanguinoso. In virtù della loro opera, l'Europa del Nord e la Gran Bretagna non furono più le stesse, culture, popoli e credenze si unirono e scontrarono, cambiando lo scacchiere geopolitico in modo radicale. Vikings Whalalla 2 lo scrivo a titolo di suggerimento e non come consiglio, è indicato per chi ama la storia antica e le sue numerose sfumature dove si dipanano intrighi, amori, battaglie contornate da grandi gesta eroiche e salvezze inaspettate. Un bel 8,5 in pagella non glielo toglie nessuno.

 
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Trout Mask Replica è il terzo album in studio della band americana Captain Beefheart and his Magic Band, pubblicato come doppio album il 16 giugno 1969 dalla Straight Records. La musica è stata composta da Captain Beefheart (Don Van Vliet) e arrangiata dal batterista John “Drumbo” French. Combinando elementi di R&B, garage rock e blues con free jazz, approcci avant-garde e altri generi di musica americana, l'album è considerato un'importante opera di musica sperimentale e art rock. L'album è stato prodotto da Frank Zappa e registrato nel marzo 1969 ai Whitney Studios di Glendale, in California, dopo otto mesi di intense prove in una piccola casa comune in affitto a Los Angeles. La formazione della Magic Band in quel momento era composta da Bill “Zoot Horn Rollo” Harkleroad e Jeff “Antennae Jimmy Semens” Cotton alla chitarra, Mark “Rockette Morton” Boston al basso, Victor “The Mascara Snake” Hayden al clarinetto basso, e John “Drumbo” French alla batteria e alle percussioni. Beefheart ha suonato diversi ottoni e strumenti a fiato, tra cui sassofono, musette e corno naturale, e ha contribuito alla maggior parte delle parti vocali, mentre Zappa e membri della band hanno fornito voci e narrazioni occasionali. La ben collaudata Magic Band ha registrato tutte le tracce strumentali [a 1] per l'album in un'unica sessione di registrazione di sei ore; Le tracce vocali e di corno di Beefheart furono stabilite nei giorni successivi. Trout Mask Replica ha venduto male al suo rilascio iniziale negli Stati Uniti, dove non è apparso in nessuna classifica. Ha avuto più successo nel Regno Unito, dove ha trascorso una settimana al numero 21 della UK Albums Chart. Negli ultimi anni, tuttavia, Trout Mask Replica è stato ampiamente considerato come il capolavoro della carriera musicale di Beefheart, nonché un'importante influenza su molti artisti successivi. Il suo stile musicale altamente non convenzionale, che include poliritmia, voci multi-ottava e politonalità, continua a polarizzare il pubblico e ha dato all'album una reputazione come una delle registrazioni più impegnative nel canone musicale del 20° secolo. È stato classificato al numero 60 nell'edizione 2012 di Rolling Stone della lista dei 500 migliori album di tutti i tempi ed è apparso nelle liste dei “migliori” di molte altre pubblicazioni.

Full Album: https://invidious.namazso.eu/watch?v=aF0g-2SeoMM

#ascolti

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’ingresso a Gerusalemme e la prima visita al tempio 1Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. 3E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». 4Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. 5Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». 6Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. 7Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. 8Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. 9Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». 11Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

Il fico e la seconda visita al tempio 12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. 15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». 18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. 20La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. 21Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». [26]

La terza visita al tempio e l'autorità discussa 27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 32Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Approfondimenti

(cf VANGELO SECONDO MARCO – Introduzione, traduzione e commento a cura di Giacomo Perego © Ed. San Paolo, 2011)

L’ingresso a Gerusalemme e la prima visita al tempio Se i primi dieci capitoli coprono l’insieme del ministero pubblico di Gesù, vale a dire circa due anni, i sei capitoli che seguono, vale a dire un terzo dell’intera narrazione, sono dedicati all’ultima settimana della sua vita. L’episodio si apre con la menzione dei luoghi che caratterizzeranno gli ultimi due atti del ministero pubblico di Gesù: Gerusalemme, scenario che farà da sfondo al resto della narrazione; Bètfage, il cui nome rimanda alla figura del fico, simbolo chiave di questa sezione; Betània, luogo dove Gesù trova accoglienza ma anche spazio dove avviene il gesto simbolico dell’unzione del Maestro (14,3-9); il monte degli Ulivi, cornice privilegiata dell'insegnamento ai discepoli e della consegna nelle mani del Padre. All’interno dell’episodio gioca un ruolo significativo la figura del giovane asino alla ricerca del quale vengono dedicati ben sette versetti (vv. 1-7). È la prima volta che Gesù fa uso di un animale per i suoi spostamenti e il fatto che questo avvenga proprio alle porte di Gerusalemme deve quantomeno far pensare. Gli elementi che caratterizzano la descrizione dell’asino evidenziano in primo luogo un bisogno, poi una novità, quindi una promessa. Il primo tratto (il bisogno) sottolinea una dimensione paradossale del «Signore» di cui i due inviati sono discepoli: che «Signore» può essere colui che non possiede nemmeno una cavalcatura e che ha bisogno di un atto benevolo di aiuto per fare un pezzo di strada o di due intermediari per chiedere il prestito di un animale? Alle porte di Gerusalemme, la signoria di Gesù non si manifesta in modo trionfale ma, al contrario, all’insegna di un bisogno che passa attraverso i discepoli da un lato, il proprietario dell’asino dall’altro e coloro che assistono alla scena, i quali, con le loro domande, potrebbero ostacolare l’azione. Il secondo tratto associa al bisogno l’elemento della novità: l'animale in questione, infatti, è un animale giovane sul quale «nessuno si è ancora seduto» (v. 2). Se è vero che tale espressione può rimandare alle cavalcature riservate a personaggi di rilievo e ai re, è anche vero che esso anticipa quella novità di cui Gesù è voce e carne. Il suo ingresso a Gerusalemme avviene sotto il segno di una novità che giunge senza imporsi, che compie le antiche profezie (cfr. Zc 9,9) senza esigere alcun riconoscimento, che segna una svolta senza proclami politici o sociali. Infine, il terzo tratto evoca la promessa: tutto ciò che Gesù dice ai due discepoli si realizza e si compie in modo enigmatico; i due discepoli trovano l’asinello, come aveva assicurato il Maestro, e la parola loro affidata per i presenti basta a non ostacolare un’azione che comunque poteva destare qualche sospetto. In altre parole, il lettore ha come l’impressione che tutto si svolga sotto l’egida di un “regista” nascosto che guida gli eventi verso un significato “altro” che il lettore è invitato a discernere e a decodificare.

Il fico e la seconda visita al tempio Il fico sembra essere immagine non tanto del popolo, quanto del tempio e di coloro che lo gestiscono. La stessa insistenza sul fogliame va nella medesima direzione: il fogliame colpisce l’occhio, proprio come le pietre del tempio colpiscono lo sguardo del pellegrino (13,1) e come le autorità religiose amano farsi notare (12,38-40), ma l’assenza di frutti indica l’impossibilità da parte del tempio di mantenere la promessa nei confronti di chi vi sale cercando qualcosa. Il gesto di Gesù anticipa profeticamente la distruzione del tempio o sot­tolinea la necessità di una sua radicale riforma? Da un lato in essi emerge chiaro il tema della riforma del tempio e del sistema che lo caratterizza, dall’altro sembra che tutto questo possa realizzarsi solo attraverso la totale purificazione del sistema vigente. Le conseguenze del gesto e delle parole di Gesù sono ben enunciate dai vv. 20-25 dove l'immagine del fico «seccato fin dalle radici» richiama il simbolismo del tempio e del sistema di culto da esso rappresentato, destinati a finire nel nulla.

La terza visita al tempio e l'autorità discussa Al centro dell’intero brano, c’è il tema dell’autorità di Gesù (11,28), esplicitamente messa in dubbio dai capi religiosi e implicitamente ribadita dalle parole e dai gesti di Gesù. Due logiche sembrano confrontarsi in questo episodio: la logica e l’autorità che vengono da Dio (il «cielo»), che passano attraverso il mistero della sofferenza ma che si caratterizzano per la loro libertà; la logica e l’autorità che vengono dagli uomini, che passano attraverso un potere incapace di discernere le cose di Dio e si caratterizzano per la paralisi costante e per i condi­zionamenti legati alle mille implicazioni politiche e diplomatiche.


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Cosi vanno le cose. Confusione e infelicità ma soprattutto indifferenza che ha superato il livello di guardia mista ad una patetica e dissacrante ipocrisia che come un potente veleno sembra aver preso il posto del sangue che circola nelle nostre arterie. Non abbiamo molta aria per respirare, poca acqua da bere, fuoco per riscaldarci e terra da concimare. I quattro elementi primordiali di cui siamo fatti stanno per finire le ultime scorte. Dopo c'è solo l'estinzione. Il sociologo Zygmunt Bauman ha definito la società moderna una società “liquida” che sta per liquefarsi, sciogliersi. I legami tra gli individui sono legami d'interesse economico globalizzato, egemonizzato e manipolato. L'immigrazione è volutamente inarrestabile, l'invecchiamento sempre piu' presente e sempre meno nascite. Il disincanto civile edulcora i palati dei benpensanti e dei perbenisti che saltano la fila per un posto nell'emisfero della pseudo-felicità. L'etica, l'educazione, la disciplina, l'ordine, la cultura sono carne da macello per i demoni che dimorano nel regno del quotidiano vivere che è solo una corsa contro il tempo che corre impazzito nella clessidra della nostra vita.

 
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from La vita in famiglia è bellissima

In pratica correvo per prendere mia figlia terzogenita, avete presente, da calcio per portarla dall'ortodontista e ho messo male il piede, si è storto, ma storto storto che ho pensato cazzo così tanto storto non è bene, e ci sono caduto sopra, e ho sentito male come se fossi caduto con la moto ma senza moto.

Sono rovinato a terra come Harrier Du Bois, riuscendomi a sbucciarmi le ginocchia pur cadendo con tutto il peso sullo zainetto che avevo sulle spalle dove c'era l'ebook reader, ero sparso sul marciapiede come una vecchia giacca.

Mi sono alzato e ho iniziato a zoppicare come se mi avessero sparato a una gamba e sono andato a prendere ma figlia così, scusandomi, rantolando e ho preso mia figlia, l'ho caricata in moto e sono partito per andare dall'ortodontista.

Solo quando sono sceso dalla moto ho capito che mi stava facendo troppo male per essere una semplice botta. Non riuscivo più a camminare e mia figlia, per attraversare, mi ha dato la mano. Per aiutarmi. “Grazie” le ho detto.

Nella sala d'aspetto dall'ortodontista ho avvertito Elettra. “Guarda, amore sono caduto, non con la moto, non preoccuparti, non con la moto, non so se andare al pronto soccorso”. Elettra, che è esperta, mi ha detto vai in bagno, togliti la scarpa, guarda se il piede è gonfio.

Mi sono trascinato in bagno, ho tolto la scarpa, ho tolto il calzino, e avevo un uovo, in più rispetto al piede standard, un uovo di pelle rosa che ero sempre io, il mio piede. “Cazzo cazzo” ho pensato.

Ho scritto a Elettra, le ho detto temo si sia rotto qualcosa. Elettra ha mollato tutto, ha preso l'altro figlio, è venuta a salvarmi.

Andiamo all'ospedale. C'è appena stato un incidente. Gente sporca di sangue. Mi danno una sedia a rotelle, Elettra mi spinge cercando di capire dove. Mi sento tanto James Stewart. Quando arrivo dalla dottoressa mi guarda e mi dice, senta, per onestà devo dirle che noi non abbiamo l'ortopedico. “Ah” faccio io. La dottoressa continua e mi dice che in pratica avrei fatto i raggi fra diverse ore e sarei dovuto tornare la mattina dopo, con le lastre, per l'ortopedico.

Un tempo avrei detto ok. Avrei detto sfiga, ok. Me ne sarei stato. Invece ho guardato la dottoressa e le ho chiesto, ci sono altre opzioni? E lei mi ha detto, può provare ad andare a un altro ospedale, ma non le garantisco che troverà l'ortopedico. Ho guardato Elettra, siamo andati a un altro ospedale.

Ho dei flash. Io che entro, mi mettono sulla sedia a rotelle, e mi portano in una stanza buia dove una apparecchiatura che sembra uscita da Wall-e fa ampissimi movimenti circolari e si muove verso di me e io penso ora mi uccide, sono finito in un film di fantascienza distopico. È chatGPT che si vendica. Invece si addomestica, si fa più piccola e fa uscire un piano altezza del mio piede. Bellissimo.

La scena dopo sono in un corridoio che aspetto. Ci sono letti dappertutto. Anziani, tanti anziani. Soli. Gente rabbiosa, vecchia, collerica, folle. E più sono rabbiosi più mi fanno tenerezza. Una chiede dove sia suo nipote. Che lo aspetta. Perché non viene suo nipote? Un altro, più lontano, urla che non devono legarlo. Che lo hanno sequestrato. Da quattro ore mi avete sequestrato, urla. Chiamate la polizia, urla. A questo punto dall'altra parte del corridoio urla la donna, e chiede, chi è che dice di chiamare la polizia? È mio nipote? È lui che ha bisogno della polizia?

In mezzo le infermiere cambiano pannoloni nel mezzo del corridoio, mettono flebo, fanno prelievi, sembra di essere in un ospedale da campo.

Nella scena dopo sono in boxer davanti a tre infermiere e ho una gamba normale e una ingessata e le infermiere hanno i miei pantaloni in mano e si chiedono, e ora come facciamo? Come glieli mettiamo? Una delle infermiere mi chiede se può tagliare i pantaloni, togliere le cuciture, in modo da potermeli mettere con il gesso e io dico, no la prego no, non sono miei.

L'infermiera è stupita. “Non sono suoi?”. “No – dico io – sono di mia moglie. Me li ha prestati”. L'infermiera mi guarda con uno sguardo indecifrabile, e poi dice, ok ci penso io. Alla fine Elettra mi viene a prendere con due stampelle e mi lascia al parcheggio. Dal parcheggio a casa mia c'è mezzo chilometro. Dopo venti metri capisco che le stampelle sono una tecnologia ampiamente migliorabile. Dopo cento non mi sento più le braccia. Dopo trecento metri sono fermo e spero che la rotazione terrestre autonomamente mi porti fino a casa.

Mentre arranco gli ultimi cento metri penso ai docenti che non hanno concesso la dad agli studenti malati perché – insomma – se ti rompi una gamba puoi tranquillamente venire a scuola, che c'è di difficile? No?

E penso che la sofferenza è quello che ci rende umani, alla fine, con tutti i suoi difetti.

 
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from 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞

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Con questo terzo album Stay Gold, le due sorelle svedesi Klara e Johanna Söderberg convincono alla grande e si confermano tra le più belle realtà della musica scandinava. Quello che colpisce fin dal primo ascolto è la capacità di creare armonie tanto semplici quanto belle. Mettendo in risalto le loro capacità vocali, le due sorelle di Stoccolma riescono ad assecondare gli strumenti musicali rendendoli quasi irrilevanti a favore delle liriche cantate alla perfezione. Sono cresciute notevolmente in questi quattro anni (la loro prima prova discografica risale al 2010) e da poco più che adolescenti (avevano 20 e 17 anni) sono passate all’età adulta, e non solo musicalmente parlando. La testimonianza viene data dal valore che le loro esperienze hanno contribuito alla creatività. Più sagge, per quanto siano ancora molto giovani, lo dimostrano i loro testi ma ancor di più lo dimostrano i suggestivi complessi sonori dati dalla bellezza armonica e dalla perfezione assoluta delle loro voci. Dieci brani che formano una colonna sonora di una cinquantina di minuti senza nessuna sbavatura, senza nessuna caduta di tono. Una splendida miscela palpitante, ideale per accompagnare un’estate calda e non solo atmosfericamente.

#duemilaquattordici

 
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