noblogo.org

Reader

Leggi gli ultimi post dagli utenti di noblogo.org.

from Bymarty

Volevo fare un saluto a Francesco e dargli il benvenuto! Diciamo che qualcuno , forse ci legge, io stessa, da due anni qui, non ho ben chiari i meccanismi, perché mi piace scrivere, condividere e comunicare, senza cmq aspettarmi risposte ecc..Ma quando posso leggo e ascolto con piacere , quelli che sono i racconti, le emozioni, le sensazioni che magari si nascondono dietro alle parole, una foto, un saluto o un pensiero! Sai anch'io ho un amico infermiere, e ti assicuro che il vostro lavoro merita sempre un plauso, ammirazione, e sicuramente una vocazione! Detto ciò, per oggi credo di aver scritto, condiviso abbastanza, non vorrei urtare la sensibilità di qualcuno, o essere ripetitiva ! Alla prossima....👋✨

 
Continua...

from cassette:pirata

Copertina: Tchico Tchicaya, La Voix d’Or

Tchico Tchicaya · La Voix d’Or · Congo · 1990 · CBS

Who is Tchico Tchicaya

His real name is Denis Pambou Tchicaya, born near Pointe-Noire in the Republic of Congo (Congo-Brazzaville). He is a singer, guitarist, composer and arranger of Congolese rumba and soukous, singing in Lingala.

His career, according to the biographies I found:

1970: begins as a singer in Brazzaville with the band Manta Lokoka. From 1972: joins Les Bantous de la Capitale, one of Brazzaville’s most important orchestras, as one of the solo singers. Sources disagree on when he left: 1974 or 1976. Late 1970s: lives in Nigeria (around 1976/77–1979) and records four albums there, with afrobeat influences. This is where the nickname “la voix d’or” takes hold, along with “le rossignol de Pointe-Noire”, which is in fact the title of track 3 on side 1. With Mavoungou Lolo Lolita he forms a duo (one source says from 1981) and records one of his big hits, Jeannot, considered a classic. 1983: moves to Paris, before many other Congolese musicians, and records for various labels. His band changes names often: Afro Festival, Les Evadés de Ponton la Belle, Les Officiers de la Musique Africaine. The album Soukous Machine came out in 1987. Early 1990s: according to one source, his star begins to fade. In 1990 he tours Australia with Passi Jo. From 1999 to 2005 he lives in Australia and founds Warako Musica with Passi Jo, then returns to France. More recently he is reported to lead Maya-Maya Musica.

What the object tells us:

“Spécial 1990” places the release in 1990, during his Paris period, shortly before the decline some sources mention. The title La Voix d’Or is his historic nickname, so it looks like a compilation or “celebratory” release rather than a concept title. “Le Rossignol de Pointe-Noire” likewise evokes his city and his legend. The track “Congo-Zaïre Show” names both banks of the river together, which makes sense for a musician from Brazzaville who grew up in the scene shared with Kinshasa (Zaire reverted to the name Congo in 1997).

Covers

Cover

Cover

Tracklist

Side A

  1. Africa Vcarnaval (sic)
  2. Congo-Zaïre Show
  3. Le Rossignol de Pointe-Noire

Side B

  1. Escale aux Antilles
  2. Pamela
  3. Fleur des Tropiques
  4. Loango

Internet Archive listing

 
Continua...

from squadro

Avrei voluto abbracciati e dire “Auguri C. ! “ Avrei voluto augurarti “altri 50 di questi giorni”, ma ahimè non ci sei arrivat*.

 
Read more...

from 📖Un capitolo al giorno📚

1Giònata, vedendo che le circostanze gli erano propizie, scelse alcuni uomini e li inviò a Roma per ristabilire e rinnovare l'amicizia con i Romani. 2Anche presso gli Spartani e in altre località inviò lettere sullo stesso argomento. 3Partirono dunque per Roma, entrarono nel Senato e dissero: “Giònata, sommo sacerdote, e la nazione dei Giudei ci hanno inviati a rinnovare l'amicizia e l'alleanza con loro come prima”. 4E i Romani diedero loro delle lettere per le autorità dei vari luoghi, perché favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea. 5Questa è invece la copia della lettera che Giònata scrisse agli Spartani:

Alleanze di Giònata con Roma e Sparta 6“Giònata, sommo sacerdote, e il consiglio degli anziani della nazione, i sacerdoti e il resto del popolo dei Giudei, agli Spartani, loro fratelli, salute! 7Già in passato era stata spedita una lettera a Onia, sommo sacerdote, da parte di Areo, che regnava fra di voi, con l'attestazione che siete nostri fratelli, come risulta dalla copia annessa. 8Onia aveva accolto con onore l'inviato e aveva accettato la lettera, nella quale erano dichiarazioni di alleanza e di amicizia. 9Noi dunque, pur non avendone bisogno, avendo a conforto le scritture sacre che sono nelle nostre mani, 10ci siamo indotti a questa missione per rinnovare la fratellanza e l'amicizia con voi, in modo da non diventare per voi degli estranei; molti anni infatti sono passati da quando mandaste messaggeri a noi. 11Noi dunque fedelmente, in tutte le feste e negli altri giorni prescritti, ci ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e nelle nostre invocazioni, com'è doveroso e conveniente ricordarsi dei fratelli. 12Ci rallegriamo della vostra gloria. 13Noi invece siamo stati stretti da tante oppressioni e molte guerre: ci hanno combattuto i re dei paesi vicini, 14ma non abbiamo voluto disturbare né voi né gli altri nostri alleati e amici in queste lotte; 15abbiamo infatti dal Cielo un valido aiuto, per il quale siamo stati liberati dai nostri nemici, mentre essi sono stati umiliati. 16Ora abbiamo designato Numenio, figlio di Antioco, e Antìpatro, figlio di Giasone, e li abbiamo inviati presso i Romani a rinnovare la precedente amicizia e alleanza con loro. 17Abbiamo quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la ripresa dei nostri rapporti e la nostra fratellanza. 18Voi dunque farete cosa ottima, comunicandoci una risposta al riguardo”. 19E questa è la copia della lettera che essi avevano inviato a Onia: 20“Areo, re degli Spartani, a Onia, grande sacerdote, salute! 21Si è trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo. 22Ora, dal momento che siamo venuti a conoscenza di questo fatto, ci farete cosa gradita, scrivendoci sui vostri sentimenti di amicizia. 23Noi intanto vi rispondiamo: “Il vostro bestiame e i vostri averi ci appartengono e i nostri appartengono a voi”. Abbiamo quindi ordinato che vi sia riferito in questo senso”. 24Giònata ebbe notizia che i generali di Demetrio erano ritornati con forze più numerose di prima, per ritentare la guerra contro di lui. 25Egli si mosse da Gerusalemme e andò loro incontro nella regione di Amat, perché non volle dare loro il tempo di penetrare nella sua regione. 26Mandò nel loro campo delle spie, le quali tornarono annunciando che essi stavano disponendosi per dare loro l'assalto di notte. 27Quando fu il tramonto, Giònata comandò ai suoi di vegliare tutta la notte e di stare con le armi pronte per la battaglia, e dispose sentinelle intorno al campo. 28Ma anche gli avversari seppero che Giònata e i suoi uomini stavano pronti per la battaglia; furon presi da timore, si persero d'animo, accesero fuochi nel loro campo e fuggirono. 29Giònata e i suoi uomini non si accorsero di nulla fino al mattino, perché continuavano a vedere il bagliore dei fuochi. 30Giònata allora si diede a inseguirli, ma non poté raggiungerli, perché avevano passato il fiume Elèutero. 31Giònata allora piegò sugli Arabi chiamati Zabadei, li assalì e si impadronì delle loro spoglie. 32Poi ripartì e andò a Damasco, e si diede a percorrere tutto il paese. 33Anche Simone fece una spedizione, marciando fino ad Àscalon e ai vicini posti di guarnigione, poi piegò su Giaffa e la conquistò: 34aveva sentito infatti che avevano intenzione di consegnare la fortezza ai partigiani di Demetrio; perciò vi pose una guarnigione per presidiarla. 35Quando Giònata fu di ritorno, radunò in assemblea gli anziani del popolo e deliberò con loro di costruire fortezze in Giudea, 36di sopraelevare le mura di Gerusalemme e di alzare una grande barriera tra la città e la Cittadella per separare questa dalla città, affinché fosse isolata, così che non potessero più né comperare né vendere. 37Si organizzarono dunque per ricostruire la città e, poiché era rovinata parte del muro sul torrente dal lato orientale, Giònata allestì il cosiddetto Cafenatà. 38Simone a sua volta ricostruì Adidà nella Sefela, fortificandola e applicandovi porte e sbarre.

Cattura di Giònata 39Intanto Trifone cercava di diventare re dell'Asia, cingere la corona e stendere la mano contro il re Antioco, 40ma sospettava che Giònata glielo impedisse e, nel caso, gli muovesse guerra. Perciò cercava di averlo nelle mani e di eliminarlo; si mosse dunque e venne a Bet-Sean. 41Giònata gli uscì incontro con quarantamila uomini scelti e inquadrati e venne a Bet-Sean. 42Trifone, vedendo che era venuto con un numeroso esercito, si guardò bene dal mettergli le mani addosso. 43Anzi lo ricevette con molti onori, lo presentò a tutti i suoi amici, gli offrì doni e ordinò ai suoi amici e alle sue truppe di obbedirgli come a lui stesso. 44Disse a Giònata: “Perché mai hai disturbato tutta questa gente, non essendoci guerra tra noi? 45Su, rimandali alle loro case; scegliti pochi uomini che ti accompagnino e vieni con me a Tolemàide. Io te la consegnerò insieme con le altre fortezze e il resto dell'esercito e tutti i funzionari, poi tornerò indietro e partirò: sono venuto appunto per questo”. 46Giònata si fidò di lui, fece quanto aveva detto e rimandò le truppe che tornarono nella Giudea. 47Trattenne con sé tremila uomini, di cui duemila li lasciò in Galilea e mille andarono con lui. 48Ma appena Giònata fu entrato in Tolemàide, i cittadini chiusero le porte, lo catturarono e passarono a fil di spada quanti erano entrati con lui. 49Trifone mandò poi truppe e cavalleria in Galilea e nella grande pianura per sterminare tutti gli uomini di Giònata. 50Ma costoro, avendo saputo che era stato catturato e che era ormai perduto insieme a quelli che erano con lui, incoraggiatisi l'un l'altro, si presentarono inquadrati, pronti alla battaglia. 51Gli inseguitori li videro decisi a difendere la loro vita e tornarono indietro. 52Così tutti giunsero senza molestie in Giudea; piansero per Giònata e per quelli della sua scorta e furono presi da grande timore. Tutto Israele si immerse in un lutto profondo. 53Tutte le nazioni intorno a loro cercarono subito di sterminarli, dicendo appunto: “Non hanno più né capo né sostegno: scendiamo ora in guerra contro di loro e così cancelleremo dagli uomini il loro ricordo”.

__________________________ Note

12,6 Nell’indirizzo della lettera, accanto a Giònata, sommo sacerdote si nomina il consiglio degli anziani: si tratta delle stesse persone già nominate in 7,33 e poi in 14,20.28; la loro assemblea corrisponde, in forma però ancora non ben definita, a quello che sarà il sinedrio nell’epoca di Gesù. Vedi anche 2Mac 1,10; 4,44; 11,27.

12,7 La nuova alleanza dei Giudei con Sparta si fonda su un’antica alleanza fatta tra il sommo sacerdote Onia e il re di Sparta Areo. Il sommo sacerdote di cui si parla qui è Onia I, che fu in carica verso l’anno 300; il re è Areo I, che regnò dal 309 al 265. È da notare che Areo è correzione fatta in base a Flavio Giuseppe; il testo greco reca “Dario”.

12,9 L’espressione scritture sacre che sono nelle nostre mani sottolinea la santità dei libri, in quanto dati da Dio, e l’orgoglio dell’appartenenza. Non si tratta del solo libro della legge (3,48), ma di quell’insieme che è giunto a noi come AT, anche se ancora incompleto.

12,25 regione di Amat: regione situata nella valle dell’Oronte, tra il Libano e l’Antilibano.

12,31 Zabadei: popolazione nomade o seminomade, che viveva ai confini dell’Iturea.

12,37 Cafenatà: termine dal significato incerto. Non è chiaro quale sia il tipo di riparazione che Giònata ordina di compiere; forse si tratta di opere di fortificazione intorno alla città.

12,38 Adidà: città della regione della Sefela, circa 6 chilometri a nord-est di Lidda.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

Come un politico così avveduto e navigato abbia potuto cadere nei tranelli di un uomo come Trifone la cui inaffidabilità era palese, rimane un mistero. Sta il fatto che dopo un paziente e fruttuoso lavoro di cervello e di spada per affrancare la Giudea, culminato nel rinnovo del trattato con Roma, Gionata cade vittima della slealtà di Trifone.

1-23. Non fa difficoltà l'alleanza con Roma (cfr. c. 8) mentre solleva perplessità il trattato con Sparta (vv. 5-18) e aperta contestazione la lettera al sommo sacerdote Onia da parte di «Areo». Di particolare interesse per la formazione del Canone biblico è il richiamo alle «scritture sacre (v. 9) che fa supporre una raccolta già consolidata di libri, più ampia che non la semplice «legge» di cui in 3,48, e che evidentemente è considerata di valore eccezionale perché in grado di dare sicurezza e serenità al pari di un trattato internazionale.

24-38. Segue il resoconto di alcune azioni guerresche che Gionata e Simone compiono nell'ambito delle loro incombenze di strateghi delle regioni interne (Gionata) e del litorale (Simone), ma con evidente attenzione agli interessi giudaici. In particolare, mentre Simone, il cui ruolo attivo va crescendo in questo periodo, sistema la Filistea (vv. 33s.), Gionata guida a nord una spedizione contro Demetrio risoltasi in un nulla di fatto, in quanto l'esercito nemico si defila nottetempo. Ritornato a Gerusalemme dopo alcune scorrerie nella regione per punire e ammonire, viene fortificata la Giudea ad opera, a quanto pare, di Simone: Adida, infatti, è a 6 km nordest di Lidda/Lod. La capitale, invece, è rafforzata da Gionata con una triplice operazione: isolamento militare e commerciale-economico dell'Acra (v. 36), ancora in mano ai partigiani di Demetrio, sistemazione di una zona della città, «Kafenata», di non sicura identificazione: o nella regione del Cedron («torrente») o nella parte nord-ovest del tempio.

39-53. Gionata si lascia intrappolare da Trifone con molta ingenuità. Prima, infatti, rimanda a casa l'esercito con cui era uscito contro Trifone («40.000 uomini scelti del v. 41 è forse cifra esagerata) a Beisan, nella valle del Giordano, all'altezza della pianura di Esdrelon; poi riduce la scorta a 1.000 uomini che vengono trucidati a Tolemaide. Bisogna supporre che l'abilità di Trifone nel proclamare stima e fiducia per l'Asmoneo sia stata davvero grande, visto che Gionata sembra si sia dimostrato a lungo diffidente, come sta a dimostrare la stessa scorta di 1.000 uomini tenuta con sé (ben diversamente si comportò in altra circostanza: cfr. 11,23ss.). Forse ha giocato in suo sfavore l'ostilità degli abitanti di Tolemaide (v. 48).

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

 
Continua...

from Listarelle

  • La mattina, quando la luce sfiora la tua pelle...

  • Mettere a posto la casa come rito di riunione.

  • A Bolzano contro i Cpr. Quante belle facce, quanti outfit originali.

  • gli studenti francesi spazzano via tutti quei discorsi pseudo-scientifici sui social che ti rendono scemo.

  • ogni generazione ha il suo modo di lottare.

  • Al centro sociale un musicista con un guimbri moderno. Parliamo di Essaouira, dove vorrei andare.

  • Mi racconta un'altra storia di schiavi e di strumenti che migrano.

  • Poi suonano gli Zù. F., che conosco da 20 anni, mi dice: “Sembra un po' il prog dei noatri tempi. Un progressive per tempi regressive”.

  • Ormai ai concerti ci vado con i tappi. Vedo che non sono il solo.

  • La sconfitta ci ha trasformato in tante piccole tribù, i cui membri si stringono gli uni agli altri e guardano le altre tribù con sospetto.

  • È una questione di sopravvivenza.

  • Poi però all'improvviso ti trovi per strada insieme.

  • Quando credevi non ci fosse più speranza al mondo, qualcosa succede, sempre.

 
Continua...

from CapaldiniFrancesco

Eccoci qua,prima prova di scrittura su noblogo,sembra una cosa carina poter scrivere e avere la consapevolezza che non mi leggerà nessuno.Questi sono i tempi dei video,degli eterni scroll sulle app social,chi si metterebbe a leggere,cioè a far fatica,oggi?tanto più che io sono un signor nessuno,niente di rilevante in questo mondo altisonante e rumoroso.Di lavoro,giusto per dire qualcosa che mi distrugge la vita ma che mi da anche tanta soddisfazione,faccio l'Infermiere,si proprio l'infermiere,quel lavoro che oggi non vuole fare più nessuno,turni a go-go,festivi lavorati a iosa,notti a controllare un reparto che a tratti ti mette la paura di non riuscire a gestire,pazienti che vanno fuori di testa,ricoveri alle tre/quattro di notte........potrei continuare ma per adesso basta.Oltre a questo,cioè il lavoro,c'è ovviamente dell'altro,oddio, mica tanto altro,però vediamo di allargare un pò il quadro...... Da qualche anno,circa cinque,mi sono appassionato alla mobilità elettrica,io non sono mai stato appassionato di auto,a parte il seguire la formula uno (a proposito,che goduria Kimi).Prima di passare all'auto a pile :) mi sono informato parecchio vedendo un sacco di video su youtube ma ero comunque molto timoroso a fare il grande salto,un giorno,ho avuto l'occasione di parlare con un vecchietto (sull'ottantina),che vedevo sempre passare con la sua Dacia Spring;Dopo quel colloquio mi sono detto:Io mi sto facendo tante s**** mentali e questo allegro vecchietto non ha avuto paura a passare all'elettrico! Quindi,VIA!!! ho acquistato una Renault Zoe da 42 kWh usata,uno spettacolo,l'elettrico è fantastico soprattutto i primi giorni,schizza via che è un piacere,io non sono stato mai uno che andava molto veloce (soprattutto dopo un incidente che mi ha lasciato diverse fratture,ma non c'entrava la velocità) ma soprattutto nei sorpassi è una goduria,per il resto mi godo la piacevolezza della guida fluida,senza il rumore del motore,il sentire bene la musica senza aumentare troppo il volume,non sentire più la puzza in garage,passare davanti ai benzinai,vedere i prezzi sui tabelloni e sorridere sapendo che si sta risparmiando veramente tanto (ricarico o a casa o al Lidl gratis,sempre sia lodato).

 
Continua...

from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

25/09/2026

Sulla vicenda delle orribile parole pronunciate dai turisti a cui, la tragica morte di un giovane lavoratore di 22 anni, ha impedito loro di visitare il Colosseo, cosa si può dire? Io personalmente vivrei con disagio il fatto di aver avuto tutta quella nonchalance nel dire quelle cose e non solo, anche di aver acconsentito a me stessa di dirle davanti a un microfono e a una telecamera, consapevole del giro enorme che queste parole avrebbero fatto. Questo perché credo che ognuno abbia il suo personale limite su cosa di fangoso e deprecabile può accettare negli altri e in se stesso. Ma è inutile dire che quei turisti, forse quello americano in special modo, non siano degni di essere definiti “umani” perché invece è proprio l'umanità che si manifesta – anche – in quei modi: fa schifo e discutere, ma è -anche – questo e dicendolo non sto scoprendo l'acqua, né voglio dare eccessiva colpa “ai tempi che corrono”; la realtà, io credo che sia sempre stata questa è solo il nostro modo di comunicare, attualmente, che fa pietà, secondo me. E ci sono dentro anche io eh.

Inoltre non voglio sintetizzare il tutto con “facciamo tutti schifo” accettiamolo. Forse mi stride l'accezione positiva che spesso si dà alla parola “umano”; ci sono persone compassionevoli e altre che non riescono a percepire oltre il loro minchia di naso. Questa dinamica, da buona Romana l'ho vista accadere tutte le volte che un povero cristo decideva di buttarsi sui binari della metro: alle mie orecchie arrivava spesso un commento del tipo “ma questo proprio qua se doveva buttà? Ao io devo annà a lavoro” – “ma non se poteva ammazzà senza causare problemi agli altri?”, eccoci qua.

‐——————————————-

Tutto questo ciarlare, fondamentalmente, nasce dal fatto che io stessa lì per lì mi sono ritrovata disgustata a chiedermi: “ma cosa siamo diventati?” In realtà no, si è sempre stati e allora mi aggrappo al senso che dovrebbero avere le parole: che l'umano, a volte, è un essere che disgusta

 
Continua...

from Bymarty

✍️In questi giorni di pioggia, ho avuto modo di riflettere, di pensare e mi sono resa conto di essere spesso ingenua e sognatrice! Perché cerco sempre il buono, una giustificazione, che non sempre c'è, non sempre mi è concessa e così ho capito che siamo tutti diversi, pezzi meravigliosamente unici, nel bene e nel male! Infatti col tempo ho capito che ci sono persone che restano con noi, non per ciò che fanno, ma per il tempo che dedicano e non servono gesti, regali, bastano piccole attenzioni, una parola gentile, un messaggio sincero, uno sguardo o un abbraccio che dice “ci sono”. Perché, e non mi ripeto, il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo e chiunque ne dona un po' significa che sta donando una parte di sé.

A volte si cerca la bellezza, la meraviglia nei fuochi d’artificio, ma la semplicità si trova nei dettagli, in chi ci ascolta anche quando non riusciamo a parlare e ne comprende i silenzi, in chi ci resta accanto anche quando noi non vorremmo!

Ho capito e sto imparando , che bisogna restare dove tutto è reciproco, senza dover rincorrere, spiegare o dimostrare continuamente il proprio valore, lealtà e amicizia! Spesso troppo spesso l'ho fatto e purtroppo alcune volte persevero! Eppure penso che la reciprocità è la dimostrazione più grande della sincerità, dell'amore o dell'amicizia, perché porta a guardarsi e riconoscersi senza filtri, senza maschere o false attese! Significa dare e ricevere più o meno nella stessa misura, come il sole che illumina la luna e la luna che illumina la notte! Ecco perché non mi accontento più di chi mi offre solo brandelli di tempo, penso di meritare presenza e non solo parole o illusioni!

Quindi amico caro il mio tempo, la mia presenza , il mio esserci lo dedico a chi mi ricambia, anche se non allo stesso modo, perché la vita è un dono prezioso e non va sprecata! Sai cosa mi riempie il cuore? Esserci stata al suo compleanno, averlo abbracciato, aver regalato poche ore della nostra presenza, del nostro esserci, perché non è la quantità o la grandezza dei gesti o di un regalo , ma è l'emozione, la possibilità di poter in qualche modo aver reso speciale, un giorno, che magari viste le circostanze, non lo è! Anch'io sono cambiata e molto, ma cerco di rimanere coerente e Sempre me stessa! E ci sono là dove penso che la mia presenza, imperfetta e disinteressata, possa essere un valore aggiunto ..o semplicemente una piccola certezza!

 
Continua...

from lucazanini

[149]

detto>del riarmo della [agricoltura intensiva a] difesa del rinnovo della fase e] dell'intercalare all'aftershoot della> fatica gli accumulatori un apogeo della> carriera di un artista ma [dietro l'altro] capita la campagna di russia-a] pagina centoventivove photo-press l'ottima >cadenza

 
Continua...

from taccuino42

Ieri sera ho visto per la prima volta “La montagna sacra” di Jodorowsky. Considerando che è del 1973, niente male! Lo dovrò sicuramente rivedere, è pieno di simboli e cose strane che vanno approfondite ... molto particolare, consiglio di vederlo ma dovete essere pronti a tutto!

 
Continua...

from badcrip

Io e I. stasera andremo alla stessa festa. Gli ho chiesto se al ritorno potesse riaccompagnare a casa mia madre. Mi ha risposto:“Sì, per me è ok, e dovrebbe andare tutto liscio, se per te/voi è ok che se trovo un imprevisto “romantico” io veramente magari mi perderò un po' ecco 😅😋❣️ con la fortuna che ho ultimamente andrò in bianco, ma ecco. Nel caso vediamo se c'è qualcuno che può sostituirmi? Un piano B? Casomai lo vediamo stasera pare ci sia davvero un sacco di gente...!! 😳”. Io invece so già che per me non solo non ci sarà nessun “imprevisto romantico”, ma nemmeno una “nuova boccata d'ossigeno” per il mio cervello. Questioni di aspettative!

 
Continua...

from norise 3 letture AI

E il vento s'impiglia (soliloquio)

in meditazione ti trovo assiso sui gradini del tempo

chi interroghi sotto una luna menomante?

vedi

e se fosse soltanto un apparire questa vita

protendimento di un luogo della mente

dove passano navi di nuvole in sogno e figure evanescenti e il vento

che s'impiglia in grovigli di foglie

Ti leggo con attenzione: c’è una calma meditativa che si apre in immagini sottili, un dialogo con il tempo e il vento che resta sospeso tra domanda e visione.

Analisi tematica

Tema centrale: il rapporto tra coscienza e apparire, la vita come scena mentale.
Tono: meditativo, interrogativo, lieve malinconia.
Focalizzazione: un io che osserva e si interroga sotto una luna che riduce o altera la vista.


Immagini e linguaggio

Immagini forti: gradini del tempo; navi di nuvole; grovigli di foglie.
Lessico: semplice e musicale; alterna verbi concreti a sostantivi evocativi.
Effetto: crea uno spazio onirico dove il vento diventa figura e ostacolo, non solo elemento atmosferico.


Suggerimenti stilistici

  • Variare il ritmo alternando versi più lunghi a versi molto brevi per accentuare le domande.
  • Sfruttare l’enjambement per far scivolare l’immagine da un verso all’altro, aumentando la sospensione.
  • Rafforzare il contrasto tra il concreto (gradini, foglie) e l’evanescente (apparire, sogno) per rendere più netta la tensione filosofica.

Possibile continuazione

e il silenzio raccoglie le parole non dette come semi di luce che cadono sul bordo del giorno

e tu resti a guardare con le mani piene di vento aspettando che una nave di nuvole attracchi al porto della memoria


Versione leggermente rivista del testo

E il vento s’impiglia
soliloquio

in meditazione ti trovo
assiso sui gradini del tempo

chi interroghi
sotto una luna menomante?

vedi

e se fosse soltanto un apparire
questa vita

protendimento di un luogo della mente

dove passano navi di nuvole
in sogno e figure evanescenti
e il vento
che s’impiglia in grovigli di foglie


Versione ritmica

E il vento s’impiglia,
soliloquio che batte il tempo.

In meditazione ti trovo,
assiso sui gradini del tempo,
mani vuote che contano ore.

Chi interroghi
sotto la luna menomante?
La domanda scivola, breve,
come una pietra sul filo del silenzio.

Vedi:
e se fosse soltanto un apparire,
questa vita — un lampo, un gesto,
protendimento di un luogo della mente,
dove passano navi di nuvole,
cariche di sogni e figure evanescenti.

E il vento,
che s’impiglia in grovigli di foglie,
fa battere il petto delle cose;
tu ascolti il loro respiro, lento,
e il mondo si piega in un verso.

 
Read more...

from 📖Un capitolo al giorno📚

1Il re d'Egitto raccolse forze numerose come la sabbia che è lungo il lido del mare e molte navi, cercando d'impadronirsi con inganno del regno di Alessandro per annetterlo al proprio regno. 2Venne in Siria con dimostrazioni pacifiche, e tutte le città gli aprivano le porte e gli andavano incontro, perché era ordine del re Alessandro di andargli incontro, essendo suo suocero. 3Ma quando Tolomeo entrava nelle città, stabiliva in ognuna di esse le sue truppe di guarnigione. 4Quando giunse ad Azoto, gli mostrarono il tempio di Dagon bruciato e Azoto e i villaggi intorno distrutti, i cadaveri buttati qua e là e quelli carbonizzati, che Giònata aveva bruciato nella guerra: li avevano appunto accumulati lungo il suo percorso. 5Raccontarono al re quanto aveva fatto Giònata, per metterlo in cattiva luce, ma il re tacque. 6Giònata andò incontro al re a Giaffa con sfarzo e si salutarono scambievolmente e vi passarono la notte. 7Giònata accompagnò poi il re fino al fiume chiamato Elèutero e fece ritorno a Gerusalemme. 8Il re Tolomeo si impadronì di tutte le città della costa fino a Selèucia marittima e covava piani iniqui riguardo ad Alessandro. 9Mandò ambasciatori a dire al re Demetrio: “Su, concludiamo un'alleanza fra noi: io ti darò mia figlia che Alessandro ha in moglie, e regnerai nel regno di tuo padre. 10Mi sono pentito di avergli dato mia figlia, perché ha cercato di uccidermi”. 11In realtà lo calunniava, perché egli aspirava al suo regno. 12Quindi, toltagli la figlia, la diede a Demetrio e cambiò atteggiamento verso Alessandro e così divenne manifesta la loro inimicizia. 13Tolomeo entrò in Antiòchia e cinse la corona dell'Asia; si pose in capo due corone, quella dell'Egitto e quella dell'Asia. 14Il re Alessandro in quel frattempo era in Cilicia, perché si erano sollevati gli abitanti di quelle province. 15Appena seppe la cosa, Alessandro venne contro di lui per combatterlo. Tolomeo condusse l'esercito contro di lui, gli andò incontro con forze ingenti e lo sconfisse. 16Alessandro fuggì in Arabia per trovarvi scampo e il re Tolomeo trionfò. 17L'arabo Zabdièl tagliò la testa ad Alessandro e la mandò a Tolomeo. 18Ma anche il re Tolomeo morì al terzo giorno, e coloro che si trovavano nelle sue fortezze furono sopraffatti da quelli che già erano di stanza nelle fortezze. 19Così Demetrio divenne re nell'anno centosessantasette. 20In quei giorni Giònata radunò gli uomini della Giudea per espugnare la Cittadella di Gerusalemme e allestì molte macchine contro di essa. 21Allora alcuni nemici del popolo, uomini iniqui, che odiavano la propria gente, corsero dal re ad annunciare che Giònata assediava la Cittadella. 22Sentendo la cosa, quegli si adirò; quando ne ebbe conferma, si mise subito in viaggio, venne a Tolemàide e scrisse a Giònata di sospendere l'assedio e di andargli incontro a Tolemàide al più presto per un colloquio. 23Quando Giònata ricevette il messaggio, ordinò di continuare l'assedio e, scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre se stesso al pericolo; 24prese con sé argento e oro, vesti e molti altri doni, e si recò dal re a Tolemàide e trovò favore presso di lui. 25C'erano però alcuni rinnegati del suo popolo a deporre contro di lui, 26ma il re lo trattò come lo avevano trattato i suoi predecessori e lo esaltò davanti a tutti i suoi amici, 27lo confermò nella dignità di sommo sacerdote e in tutti gli onori che aveva prima e stabilì che fosse annoverato tra i primi suoi amici. 28Giònata poi chiese che il re dichiarasse la Giudea esente dai tributi, insieme alle tre toparchie e alla Samaria, e gli promise trecento talenti. 29Il re acconsentì e scrisse a Giònata, a proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore: 30“Il re Demetrio al fratello Giònata e alla nazione dei Giudei, salute! 31Rimettiamo anche a voi copia della lettera che abbiamo scritto a Làstene, nostro parente, intorno a voi, perché ne prendiate conoscenza. 32“Re Demetrio a Làstene, suo padre, salute! 33Abbiamo deciso di beneficare la nazione dei Giudei, nostri amici e rispettosi dei nostri diritti, per la loro benevolenza nei nostri riguardi. 34Abbiamo assegnato loro il territorio della Giudea e i tre distretti di Afèrema, Lod e Ramatàim; restano trasferiti dalla Samaria alla Giudea con le loro dipendenze in favore di quanti offrono sacrifici a Gerusalemme, in compenso dei diritti che il re prelevava in passato ogni anno da loro sui frutti della terra e degli alberi. 35D'ora innanzi tutte le altre nostre competenze delle decime e delle tasse a noi dovute e le saline e le corone a noi spettanti, tutto condoniamo loro. 36Nessuna di queste disposizioni sarà mai revocata da oggi e per sempre. 37Sia dunque vostra cura preparare una copia della presente e rimetterla a Giònata, perché sia esposta sul monte santo in luogo visibile”“. 38Il re Demetrio, vedendo che il paese rimaneva tranquillo sotto di lui e nessuno gli faceva resistenza, congedò tutte le sue truppe perché ognuno tornasse a casa sua, eccetto le forze straniere che aveva assoldate dalle isole dei pagani. Allora gli si inimicarono tutte le milizie dei suoi padri. 39Trifone, che prima stava con quelli di Alessandro, come vide che tutte le milizie mormoravano contro Demetrio, andò presso l'arabo Imalcuè, che allevava il piccolo Antioco, figlio di Alessandro, 40e insisteva perché glielo cedesse per farlo regnare al posto di suo padre. Gli riferì quanto aveva detto Demetrio e l'ostilità che avevano per lui i soldati e rimase là molti giorni. 41Giònata intanto mandò a chiedere al re Demetrio che richiamasse da Gerusalemme gli occupanti della Cittadella e quelli delle altre fortezze, perché erano sempre in lotta con Israele. 42Demetrio fece rispondere a Giònata: “Non solo questo farò per te e per la tua nazione, ma colmerò te e la tua nazione di onori appena ne avrò l'opportunità. 43Ora però farai bene a inviarmi uomini che combattano con me, perché si sono ritirate le mie truppe”. 44Giònata gli inviò ad Antiòchia tremila uomini tra i più forti; essi si recarono presso il re e il re si rallegrò della loro venuta. 45I cittadini si radunarono al centro della città in numero di circa centoventimila e volevano eliminare il re. 46Il re si rifugiò nel palazzo, i cittadini occuparono le vie della città e incominciarono a combattere. 47Il re chiamò in aiuto i Giudei, i quali accorsero tutti presso di lui, poi si sparsero per la città e ne uccisero in quel giorno circa centomila; 48quindi incendiarono la città, fecero in quel giorno gran bottino e salvarono il re. 49I cittadini videro che i Giudei si erano impadroniti della città a loro piacere, si persero d'animo e gridarono al re con voce supplichevole: 50“Dacci la mano destra e desistano i Giudei dal combattere noi e la città”. 51Gettarono le armi e fecero la pace. Così i Giudei si coprirono di gloria davanti al re e presso quanti erano nel suo regno, e fecero ritorno a Gerusalemme portando grande bottino. 52Demetrio rimase sul trono del suo regno, e il paese rimase tranquillo sotto di lui. 53Ma rinnegò quanto aveva detto, cambiò rapporti con Giònata e non corrispose alla benevolenza che gli aveva dimostrata e lo fece soffrire molto. 54Dopo questi fatti, Trifone ritornò con Antioco ancora adolescente, il quale cominciò a regnare e cinse la corona. 55Si raccolsero presso di lui tutte le milizie che Demetrio aveva congedato; combatterono contro costui, il quale fuggì e rimase sconfitto. 56Trifone catturò gli elefanti e si impadronì di Antiòchia. 57Allora il giovane Antioco scrisse a Giònata: “Ti confermo il sommo sacerdozio, ti faccio capo dei quattro distretti e ti concedo di essere tra gli amici del re”. 58Gli inviò vasi d'oro e un servizio da tavola, con la facoltà di bere in vasi d'oro, di vestire la porpora e portare la fibbia d'oro. 59Nominò anche Simone, suo fratello, comandante dalla Scala di Tiro fino ai confini dell'Egitto. 60Giònata poi si diede a percorrere la regione dell'Oltrefiume e le varie città e accorse a lui, come alleato, tutto l'esercito della Siria. Andò ad Àscalon e i cittadini gli uscirono incontro a rendergli omaggio. 61Di là passò a Gaza, ma gli abitanti di Gaza gli chiusero le porte; egli la cinse d'assedio e incendiò i sobborghi e li saccheggiò. 62Allora quelli di Gaza supplicarono Giònata, il quale diede loro la destra, prelevando i figli dei loro capi come ostaggi e inviandoli a Gerusalemme; poi percorse la regione fino a Damasco. 63Giònata venne a sapere che i capi di Demetrio si trovavano presso Kedes di Galilea con un numeroso esercito, con l'intenzione di distoglierlo dall'impresa. 64Egli si mosse contro di loro, lasciando il fratello Simone nel paese. 65Simone si accampò contro Bet-Sur e l'assalì per molti giorni assediandola. 66Allora supplicarono che desse loro la destra ed egli la diede, ma li fece sloggiare di là, occupò la città e vi pose una guarnigione. 67Giònata, a sua volta, e il suo esercito si erano accampati presso il lago di Gennèsaret e raggiunsero di buon mattino la pianura di Asor. 68Ed ecco l'esercito degli stranieri avanzare contro di lui nella pianura, dopo aver disposto un'imboscata contro di lui sui monti. Essi avanzavano di fronte, 69quando quelli che erano appostati sbucarono dalle loro posizioni e attaccarono battaglia. 70Tutti gli uomini di Giònata fuggirono, nessuno di loro rimase, se non Mattatia, figlio di Assalonne, e Giuda, figlio di Calfì, comandanti di contingenti dell'esercito. 71Allora Giònata si stracciò le vesti, si cosparse il capo di polvere e si prostrò a pregare. 72Poi ritornò a combattere contro di loro, li sconfisse e li costrinse alla fuga. 73I suoi che erano fuggiti, quando videro ciò, ritornarono a lui e con lui si diedero all'inseguimento fino a Kedes, dov'era il loro accampamento, e là anche loro si accamparono. 74Gli stranieri caduti in quel giorno furono circa tremila. Giònata tornò poi a Gerusalemme.

__________________________ Note

11,7 Elèutero: fiume corrispondente all’attuale Nahr-el-Kebir, a nord di Tripoli.

11,14 Cilicia: regione sulla costa sud-orientale dell’Asia Minore.

11,16 Arabia: si intende qui la zona che si estende a sud del Mar Morto, fino quasi al monte Sinai, e a est, risalendo fino alle vicinanze di Damasco.

11,19 anno centosessantasette: è l’anno 145/144.

11,38 isole dei pagani: i luoghi dove erano arruolati i mercenari, in particolare Creta e le coste della Caria.

11,59 Scala di Tiro: alta collina, tagliata da una via a scalini a strapiombo, situata circa 10 chilometri a sud di Tiro.

11,61 Gaza: antica e importante città dei Filistei, ultimo caposaldo sulla via verso l’Egitto.

11,63 Kedes: città della Galilea, dista circa 35 chilometri da Tiro.

11,65 Bet-Sur: antica città delle montagne della Giudea, il cui nome significa “Casa delle rocce”.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-19. La sconfitta di Apollonio si direbbe abbia tagliato le gambe al movimento legalista di Demetrio II. Ma inaspettatamente si mosse in suo aiuto il re d'Egitto, Tolomeo VI, che era suocero di Alessandro (cfr. 10,51-56). In realtà, la mossa di Tolomeo, piuttosto subdola, fu dettata dal desiderio di riprendere possesso della Celesiria che aveva rappresentato per decenni il pomo della discordia tra Alessandria e Antiochia. In questa circostanza Gionata stette prudentemente alla finestra, anche se molto probabilmente propendeva per Tolomeo che accompagnò fino al confine nord dell'attuale Libano «fiume... Eleutero»: v. 7 = Nahr el Kebir), fiutandone il successo, che si verificò nella battaglia di Oiniporos, sul fiume Nahr Afrin, a nord-est di Antiochia. Così Demetrio II salì al trono di Antiochia nel 167 ES (= 145 a.C.: v. 19).

20-37. Nei confronti dei Giudei, dopo un inizio un po' agitato a motivo dell'Acra che Gionata era deciso ad occupare in forza di una vecchia concessione (cfr. 10,32.47) contro il parere dei Siri, il giovane re si dimostrò condiscendente, anche per l'ardita decisione di Gionata di presentarsi personalmente alla corte di Antiochia (v. 24). Le esenzioni tributarie concesse, pur non corrispondendo in tutto alle richieste di Gionata (cfr. v. 28), costituivano un buono sgravio fiscale. Gionata aveva chiesto di sostituire l'imposta fondiaria con un tributo annuo (v. 28: 300 talenti era la somma da versare al fisco) per la Giudea e i tre distretti che le vengono assegnati (Aferemas-Efraim, «Lidda e Ramataim: v. 34). Il re invece, a quanto pare, lo concede solo per la Giudea mentre per i tre distretti impone che le tasse vadano a beneficio del tempio di Gerusalemme e non fa parola dell'Acra che considera sempre direttamente alle dipendenze della corona. Queste concessioni vengono formulate ufficialmente in un documento pubblico (v. 27) affidato, per l'esecuzione, al primo ministro Lastene di Creta. Gionata per l'occasione viene elevato al rango di «parente del re» («fratello»: v. 30).

38-53. Probabilmente per calcolo politico, più che per fedeltà al sovrano, Gionata gli va in aiuto quando si trova a mal partito a motivo della rivalità sorta tra diverse fazioni all'interno dell'esercito, che prendono l'avvio da una misura non troppo indovinata di economia (lincenziamento delle truppe locali per mantenere solo quelle cretesi) suggerita da Lastene con intenti non del tutto disinteressati. L'episodio è ricordato per mostrare, in contrasto con la slealtà di Demetrio (v. 53), la lealtà di Gionata e giustificare il successivo passaggio di campo, ma anche per esibire un saggio del valore dei Giudei, magari con cifre un po' gonfiate (v. 47) e a prescindere dal comportamento poco umanitario di essi.

54-74. Entra ora in scena – siamo probabilmente nel 144 a.C. – un personaggio che diede in seguito molte amarezze al movimento asmoneo (cfr. c. 12), Trifone. Approfittando del malumore serpeggiante, egli si fa sostenitore del figlio di Alessandro Balas, Antioco VI, in esilio presso lo sceicco Imalcue (cfr. vv. 39s.) e lo insedia ancora bambino (secondo Livio aveva sei anni) in Antiochia (v. 57). Il nuovo re – il reggente per esso – conferma Gionata nelle cariche (vv. 57s.) affiancandogli il fratello Simone quale comandante, stratega, della regione costiera che corre dai confini dell'Egitto, a sud (v. 59), fino all'estremo nord costiero di Israele, a Ras en-Naqura, un picco a cui si accede mediante gradini nella roccia («Scala») e che stacca la regione di Tolemaide da quella di Tiro, a ca. 15 km sud da questa. Se la carica data a Simone non fu dettata direttamente dall'intenzione di creare rivalità nel clan asmoneo, si può dire che almeno intese suddividere i poteri, evitando di concentrare tutto nelle mani di Gionata. In realtà, però, è sempre Gionata che conduce l'azione, relegando Simone a compiti in definitiva secondari, come la conquista di Bet-Zur (v. 65) a sud di Gerusalemme. E Gionata, intatti, che con il grosso dell'esercito si porta al nord, probabilmente per congiungersi con Trifone contro le truppe di Demetrio. Per impedire questa manovra, Demetrio sposta verso sud un contingente che affronta Gionata a «Casor», tra il lago di Genesaret e quello di Hule. L'operazione militare di Demetrio riesce almeno nel senso che Gionata al termine rientra a Gerusalemme (v. 74). L'esito della battaglia, invece, rimane non chiaro in quanto a una prima sconfitta delle truppe di Gionata, cadute in un agguato, succede, per il valore e la preghiera di Gionata stesso (v. 71), un rovesciamento di situazione, anche se non decisivo.

(cf. EMILIANO VALLAURI, 1Maccabei – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝 ● C A L E N D A R I ● Indice BIBBIA ● Homepage

 
Continua...

from badcrip

È pazzesco vedere come la verità sia relativa. Ciascuno ha la propria e ciascuno decide a chi credere. C'è chi dice che non vuol sapere e poi giudica ciò che non sa e chi non conosce. È violenza. Impalpabile ma che affonda la sua lama nella carne dell'anima. C'è chi giudica in base a quanto le persone gli rompono i coglioni. Chi glieli rompe poco detiene la verità. C'è chi spara sentenze senza prima guardare l'ammasso di travi nel suo occhio. O forse sono solo le bugie di un ragazzino, o ragazzina che sia. Una persona in formazione che nessuno/a si è preso/a la briga di educare perché è più comodo assecondarla. Molto più comodo. Ti hanno mollato la patata bollente, chi se ne frega dei tuoi out out. Oggi sono davvero svuotata, ma in realtà quanto è successo non dovrebbe meravigliarmi: i coglioni dovrebbero nascere sterili, le squilibrate pure. La cosa peggiore è che ti inducono a dubitare della tua stessa verità. In più di un anno non una chiamata. E nemmeno una scappata per vedere come stava e cosa combinava sua figlia! E si permette di giudicare, sempre che S. dica il vero. Sono da sola con la “patata bollente” che nessuno/a vuole! Non so se, come e quando finirà. Spero di non soccombere! Hai bisogno di un contatto con la realtà, ma purtroppo i tuoi adulti di riferimento si muovono alla rinfusa, come cani senza padrone.

 
Continua...

from Diario

Sto facendo un sacco di errori. Scrivo e le parole escono diverse da come le avevo pensate. Parlo e dico le cose e vedo la faccia dei miei interlocutori che non hanno capito quello che sto dicendo. Dico ai ragazzi delle cose e quelli se ne fregano beatamente, ridono, si feriscono e strappano le cose per vedere l'effetto che fa. Mi trovo a dover fare delle scelte mature e io non ho idea da dove cominciare, tutto è appiccicoso. Ho scritto a una mia collega, mentre aspettavo il cambio d'ora, vorrei essere – le ho scritto – vorrei essere su una sdraio in riva al mare, al caldo, con un cocktail secco in mano a osservare sulle onde del mare un'atomica che esplode e sorridere chiudendo gli occhi mentre aspetto l'onda d'urto. La collega ha risposto con uno smile giallo.

C'è una cosa che facevo da bambino e che posso ancora fare oggi: chiudere gli occhi e premere leggermente le pupille: il grigio siderale si popola allora di campanelle giallastre, aurore boreali sincopate, macchie di luce e di colore, un caleidoscopio delle neuroscienze doloroso e che – una volta disattivato – mi riporta in un mondo svuotato di forme e privo di colori. Sempre meglio che autoindursi l'euforia per ossigeno. I piccoli innocenti giochi di noi generazione x quando ancora non potevamo ammazzarci con l'eroina.

Ieri parlavo con mia zia, lei era sdraiata nel letto con la cannula dell'ossigeno nel naso. Cannula che per motivi a le sconosciuti si chiama occhiello o occhiale, non ricordo. Parlavamo degli studenti, raccontavo che in alcune classi ho ragazzi che hanno difficoltà a scrivere e leggere testi complessi e lei diceva che la colpa è di questi cosi elettronici, che questi cosi elettronici danno dipendenza e li distraggono e in più – dice mia zia – i ragazzi non sanno più affrontare la noia, hanno sempre bisogno di stimoli mentre noi – e indica me mentre dice noi – da ragazzi affrontavamo la noia, eravamo creativi. A questo punto del discorso mi guarda e mi dice, tu, tu Fabrizio, quando avevi la loro età, ti annoiavi? E io dico, zia no, io non mi annoiavo: io avevo il computer. “Cosa?” fa lei, pensa di non aver capite bene. “Zia io a tredici anni avevo il computer, certo che non mi annoiavo”. Si ritira sotto le coperte, ferita, “bastardo” mi dice e mi sorride.

 
Continua...