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from L'arbre du Ténéré

Poème / Pavillon

Alors que tout autour de moi oscille en équilibre, Je me suis fait capitaine, architecte et magistrat. Je ne veux ni commander ni obéir, je veux être libre. Et je ne le serai que lorsque tout le monde le sera.

Dans ma chambre je suis minoritaire parmi les minoritaires, Et je retire enfin mon masque parmi les exilés. Partout ou je suis, infirme mais jamais tributaire ! Le poète qui ne se soumet pas est un homme mutilé ! *

J'arpente les villes en faisant flotter ma bannière, Et mon sombre chapeau en guise d'accessoire. Ma colère, mes idées, et aussi ma matière, Même l'ombre de mon drapeau est noire !

Looping, 19 et 21 septembre 2026

  • Léo Ferré Préface.
 
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from lucazanini

[vortex]

un dittico stanza dittici un punctatum superpartes lo fanno nelle scatole del burro belga lo [comprano come l'arte mangiano] in maniera ordinatissima all'intaglio soffia una parte oropilla] e panico da masolinO

 
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from Diario

Sempre in auto racconto a Elettra questa cosa, anzi no, eravamo nelle gallerie. Ogni volta che passava una bici elettrica faceva un rumore come di insetto, e allora ho raccontato questa cosa che da bambino/ragazzino avevo visto un cartone animato. Non so cosa fosse, una cosa seriale, probabilmente una delle cose Hanna & Barbera che intimamente odiavo. In questo cartone animato c'era un insetto, forse una zanzara, non ricordo. Forse più grande del dovuto. In ogni caso questa zanzara o cosa era, prima di colpire faceva un suono. Diceva “Bron-zi-ga!”. E poi colpiva con il suo aculeo. “Del cartone non ricordo nulla, ma – capisci – ho cinquantasei anni e quel 'bronziga' è ancora dentro di me. Perché? Forse il suono, bronziga, ha una sonorità che mi è rimasta impressa dentro. Mi ha marchiato”. Elettra scuote la testa, rassegnata.

Bron-zi-ga. Anche lui morirà con me.

Il cuore del discorso era capire le cose che mi fanno felice. Era anche l'inizio di questo diario. È un problema essere felici, la felicità in generale. Un mescolamento ibrido di amore ed egoismo. Roba animale, muscolare, che si aggancia a un nucleo centrale in perenne mutamento. Cosa ne so come essere felice. Dipende. Una parte di me ragiona per conto suo, con movimenti muti. Non mi informa – questa grossa testa di cazzo che tengo dentro – di cosa e perché sia felice o depressa o scazzata. È irragionevole e costruisce dentro di me la sua galassia temporanea, temporary galaxy, fatta di piccole gemme, smeraldi, falli color delfino, talco mentolato, pelle scarificata a mostrare la carne viva che pulsa, coperta con fitostimoline garza, acqua ossigenata a spruzzo. Scarafaggi, fuochiste. Riutilizzo tutto, non butto via niente.

Essere felice, e poi di cosa. L'altro giorno lo pensavo, perché dovrei essere felice? I diari di carta che avevo da bambino/ragazzino iniziavano con “caro diario”, come nei film. Di cosa dovrei essere felice. Essere felice è la condizione in cui si ritrova chi non gli importa di esserlo, chi lo ritiene poco importante. Temporary galaxy. Raccontare cose buffe. Ricordare i frammenti di godimento e conservarli come si conserverebbe un odore, senza poterci ragionare sopra. Stare bene, avere la speranza di un corpo migliore. Di un pasto migliore. Di un risveglio migliore. Ridere dentro. Qualche giorno fa sono andato nel letto del Bisagno a fare riprese con il cellulare in bianco e nero, per i miei video. Ci sono restato un'ora, dice lo smartphone. Giravo tra i sassi. Prendevo spazzatura, la lavavo nell'acqua del fiume. Riprendevo tutto. Sono stato – in quell'ora – felice. Non lo so. Ero elettrizzato. Basta per essere felici?

Quella galassia dentro è cangiante. Passa dall'euforia per niente alla pesantezza, alla depressione al niente. Resiste, è resiliente. Muta, a mia insaputa. Elettra mi ha chiesto se ho un posto privato dove scrivo cose che nessuno legge. Le ho detto che ho una cartella in tutti i miei computer chiamata “scriptabilia” dove dentro ci sono cose che scrivo così, all'improvviso. Irrelate. Centinaia di file. Ma non c'è niente di privato. Le cose private le vivo. Oggi, per dire, ho adattato un mobile di metallo con Elettra, l'abbiamo tagliato con un seghetto da ferro, riassemblato. Ad un certo punto, Elettra non c'era, tenevo con una mano la sbarra di ferro, sul tavolo, e con la seconda tagliavo, ma il ferro si muoveva per l'attrito del seghetto da ferro. Allora ho messo un piede nudo sul tavolo, sopra il ferro, a tenerlo fermo. Avevo la mia mano sinistra e a fianco questa strana mano pedestre, tutte e due occupate a tenere fermo il ferro che intanto – con la terza mano – tagliavo. Forse, in quel momento, essere a tre mani, sono stato felice della metamorfosi.

Ad un certo punto, mentre eravamo nella galleria tra Bonassola e Levanto, sentiamo un ambulanza. Vediamo la luce nella galleria i lampeggianti. Non me lo aspettavo. Arriva a tutta velocità mentre i pedoni e le biciclette, nella penombra, si mettono a lato. L'auto passa a sirene spiegate. Le sirene spiegate bene. È una presenza irreale. Vedo per un attimo il volto teso dell'autista, poi scompare via verso la sua missione. Dopo il suo passaggio la galleria torna al suo ciclo turistico, ai suoi rumori di onde lontane, il buio fresco del sottoterra, le gocce che cadono dalla volta, voci straniere, rumori di bibiclette che si avvicinano, ti passano vicino, filano via ronzando. Bronziga.

 
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from Endurista

Sarzana, Volterra, Siena, Golfo di Baratti Vecchi buoni amici, ed i loro giovani figli Cacciucchi, fiorentine e Montecucchi Colline verdi e morbide strade che le abbracciano Piegati pini marittimi e onde azzurre vento, vele ed arcipelaghi Ti ho vissuta 15 anni, Toscana Diobò, non ti si può scordare (al pensier di dover svizzerare tra un paio di giorni c'ho il magone)

 
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from Tra Le Righe by Anto

Da Substack a noblogo (WriteFreely)?

Negli ultimi anni devo dire che scrivo abbastanza sia a livello di “penna” sia su tastiera, e per quanto ci sia una lotta tra le due metodologie, preferisco scriere su tasteira rispetto alla penna, anche se quest'ultimo è indispensabile per mettere giù le idee.

Come dico, e ho scritto più volte, ho iniziato a scrivere per necessità, per terapia, e sto continuando questo metodo di scrittura a questa entità “DIARIO”.

Substack in questo campo mi ha catturato immediatamente perché è piena di persone con la stessa ideologia, che stanno cambiando il loro modo di vivere i giorni moderni, che leggon di più... In sostanza mi ha dato e mi sta dando tanti punti di riflessione molto stimolanti.

Il punto è un altro: rimane comunque una piattaforma social, qundi con post brevi, importanza alle immagini, risptto al testo, e la presenza di un algoritmo. Non credo faccia più per me, dall'essere di aiuto e un'altra piattaforma che inizia a sovrastimolare.

Per quanto riguarda la sovrastimolazione, in me questa senza sensazione si traduce come il DOVER essere produttivo per portare CHISSA' QUALE RISULTATO.

Da qui arriva “noblogo”, seguo Devol da anni, pur applicando la Degooglizzazione molto lentamente, e questo servizio mi ha sempre attirato, forse è giunto il momento di abitarlo.

D'altronde, rimango un grande fan di https://scrivi.la/ made by Riccardo Palombo.

Per scrivere basta poco: un font leggibile, un foglio virtuale in dark mode, e basta (neanche il grassetto e il corsivo, tutto rumore).

 
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from norise 3 letture AI

Il mio posto a David Maria Turoldo

nella tua costruzione Signore dove metti il mio tassello

quale il mio posto:

sia pure l'ultimo – ma come Tu disponi:

indelebile profumerà per Te il fiore del mio sangue

Testo ricevuto

Hai incollato la poesia «Il mio posto» attribuita a David Maria Turoldo:

nella tua costruzione
Signore dove
metti il mio tassello

quale
il mio posto:

sia pure
l'ultimo – ma
come Tu disponi:

indelebile
profumerà
per Te il fiore
del mio sangue

Breve contestualizzazione su David Maria Turoldo

David Maria Turoldo è stato un sacerdote, poeta e intellettuale italiano del Novecento noto per la sua intensa spiritualità, l’impegno sociale e la produzione poetica che fonde fede e attenzione al mondo. La sua opera poetica è spesso breve, concentrata e carica di immagini religiose e morali.


Analisi del testo (in italiano)

Tema centrale
– La poesia è una preghiera di offerta e di umile disponibilità: il parlante chiede al Signore dove collocare il proprio «tassello» nella grande opera divina. L’immagine della costruzione suggerisce che ogni vita è parte di un progetto più vasto.

Tono e atteggiamento
– Il tono è rassegnato ma fiducioso: l’autore accetta anche il «posto» più umile («sia pure l’ultimo») purché sia la disposizione divina. C’è una resa volontaria alla volontà di Dio.

Immagini e simboli
Tassello / costruzione: metafora della vita come elemento di un edificio spirituale o comunitario.
Fiore del mio sangue: immagine forte che unisce il sacrificio personale (sangue) e la bellezza/offerta (fiore); indica che anche il sacrificio più intimo diventa profumo per Dio, cioè atto di lode o valore spirituale.
Indelebile / profumerà: parole che sottolineano la permanenza e l’effetto positivo dell’offerta personale.

Struttura e ritmo
– Versi brevi, frammentari, quasi come battiti di preghiera; l’assenza di punteggiatura accentua la continuità del flusso interiore.

Possibile lettura esistenziale
– La poesia può essere letta come accettazione della propria marginalità o piccolezza, trasformata in valore attraverso la dedizione e il sacrificio. È un inno alla disponibilità totale: non importa il ruolo, importa la fedeltà alla chiamata.


Suggerimenti d’uso e lettura

  • Lettura ad alta voce: rallenta sulle immagini chiave («tassello», «ultimo», «fiore del mio sangue») per far emergere la tensione tra umiltà e offerta.
  • Per meditazione: leggere il testo come breve mantra, ripetendo l’ultima immagine per interiorizzarne il senso di dono.
  • Per analisi scolastica: confrontalo con altre poesie religiose del Novecento che usano metafore costruttive (edificio, pietra, tessera).

Contesto e attribuzione

David Maria Turoldo è poeta e sacerdote italiano del Novecento la cui opera unisce impegno religioso, sociale e linguaggio poetico essenziale. La poesia «Il mio posto» si inserisce nella sua produzione breve e meditativa, caratterizzata da immagini religiose e da una forte tensione etica e spirituale.


Lettura complessiva

Il testo si presenta come una preghiera in forma condensata: il parlante si rivolge al Signore chiedendo dove collocare il proprio «tassello» nella «costruzione» divina. La domanda sulla collocazione esprime insieme umiltà e disponibilità: non si pretende un ruolo, si chiede solo di essere disposto secondo la volontà di Dio. L’offerta finale — il «fiore del mio sangue» — trasforma la marginalità in valore sacro, suggerendo che anche il sacrificio personale diventa profumo gradito a Dio. Questa dinamica di resa e trasfigurazione è tipica della poetica turoldiana.


Struttura, lingua e ritmo

  • Versificazione e sintassi: i versi sono brevi, frammentari, privi di punteggiatura forte; la sintassi spezzata crea un ritmo di invocazione e di sospensione. La disposizione a blocchi e l’uso di enjambement implicano una lettura meditativa, quasi a scandire atti di fede.
  • Lessico: parole come costruzione, tassello, indelebile, profumerà sono scelte dense di significato: la terminologia edile rimanda all’idea di comunità e progetto, mentre i termini sensoriali (profumo, fiore) traslano il sacrificio in esperienza estetica e spirituale.
  • Economia espressiva: la brevità non è povertà ma concentrazione; ogni parola è carica di valenze simboliche. Questa economia è coerente con la produzione di Turoldo, che privilegia l’essenzialità e l’intensità emotiva.

Simboli e immagini principali

  • La costruzione e il tassello: metafora della vita come parte di un tutto; il singolo è elemento necessario ma non autosufficiente. L’immagine richiama anche la tradizione cristiana della Chiesa come corpo o edificio spirituale.
  • L’ultimo posto: non è resa passiva ma scelta di obbedienza; l’ultimo diventa luogo di fedeltà. Qui si coglie una tensione morale: l’accettazione dell’umiltà come virtù.
  • Il fiore del mio sangue: immagine centrale e ambivalente: unisce la violenza del sangue al simbolo di bellezza e offerta (fiore). Il sangue, trasformato in fiore, diventa dono che «profuma» — cioè che produce un effetto spirituale duraturo e gradevole a Dio. Questa trasmutazione sacramentale è un tratto ricorrente nella poesia religiosa moderna.

Temi esistenziali e teologici

  • Disponibilità e vocazione: il parlante non pretende, ma si mette a disposizione; la vocazione è intesa come collocazione nel progetto divino più che come realizzazione personale autonoma.
  • Sofferenza redentiva: la menzione del sangue rimanda al tema cristiano del sacrificio redentore; tuttavia Turoldo non lo esibisce in chiave eroica, bensì come offerta umile e profumata, segno che la sofferenza, se donata, acquista valore trascendente.
  • Memoria e indelibilità: l’aggettivo indelebile sottolinea che l’atto di offerta lascia una traccia permanente nella relazione con il divino; la piccolezza umana non è annullata ma inscritta nella storia sacra.

Possibili letture critiche e aperture interpretative

  1. Lettura spirituale: testo come preghiera di consacrazione; la costruzione è la Chiesa o l’opera di Dio nella storia.
  2. Lettura esistenziale: il «tassello» può rappresentare il ruolo sociale o familiare; l’accettazione dell’ultimo posto diventa etica della responsabilità e del servizio.
  3. Lettura politica/etica: in chiave turoldiana più ampia, la poesia può essere letta come invito alla solidarietà con i marginali: scegliere l’ultimo posto significa schierarsi con gli ultimi della società. Questa lettura si collega all’impegno civile che caratterizza parte della produzione di Turoldo.

Valutazione stilistica e importanza poetica

La forza del testo sta nella concentrazione immaginativa: poche immagini, ma potenti, che condensano teologia, etica e sentimento. La lingua asciutta evita retorica e rende la preghiera credibile e intima. In termini di poetica, il componimento è esemplare della capacità di Turoldo di fondere parola religiosa e sensibilità moderna, mantenendo una tensione tra umiltà e grandezza spirituale.


Conclusione e suggerimenti per approfondire

La poesia funziona come un piccolo rito verbale: chiede, si offre, trasforma. Per approfondire, è utile leggere altre poesie di Turoldo che esplorano il tema del sacrificio, della marginalità e della vocazione, e confrontarle con poeti religiosi del Novecento per cogliere affinità e differenze stilistiche. Se vuoi, posso:
– proporre un confronto testuale con un’altra poesia di Turoldo;
– preparare una versione commentata verso per verso;
– suggerire riferimenti critici e bibliografia su Turoldo.

 
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from Revolution By Night

“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

Le parole sono importanti, sempre. Il linguaggio modella il pensiero e il pensiero plasma la realtà. “Ripudia”: significa respinge con decisione, rinnega. Rinnegare le guerra significa opporsi ad essa con decisione, rifiutarla senza esitazioni o condizioni.

Chiunque promuova la guerra, con qualsiasi argomentazione e in qualsiasi versione, va contrastato con decisione e fermezza. Ogni suo argomento a favore della guerra va respinto, ripudiato.

art. 11 Costituzione

I nostri costituenti hanno scelto ogni singola parola con massima attenzione e cura. La Costituzione è stata scritta da persone con idee politiche anche molto diverse, a volte apparentemente inconciliabili. Ma nell'immaginare e auspicare insieme il futuro del nostro Stato, hanno dato il massimo esempio di democrazia, condivisione e pacifismo.

Chiarisco subito a tutti quelli che “eh, ma la Resistenza?”, “eh ma l'Ucraina invasa!”. La Resistenza italiana non centra una beneamata cippa! I partigiani erano disertori dell'esercito della Repubblica Sociale, il regime collaborazionista dei Tedeschi nazisti. Hanno combattuto prima di tutto contro il loro stesso Stato, quindi erano disertori e traditori. C'era la guerra in due terzi del mondo e la diplomazia aveva fallito miseramente, anzi si era proprio girata dall'altra parte ignorando colpevolmente tutti i segnali che erano arrivati dalla Germania.

L'Ucraina è stata invasa, non l'Italia. L'Italia, se volesse aderire pienamente ai principi costituzionali, potrebbe aiutare gli Ucraini in tanti modi senza inviare loro armi e munizioni. Allo stesso tempo dovrebbe proporsi come leader della diplomazia per la fine del conflitto. Avrebbe titolo, autorevolezza e credibilità per farlo, più di altri paesi europei. Ma chi governa l'Italia e la parte reazionaria e novecentesca dell'opposizione vogliono e promuovono la guerra. Costoro sono i veri traditori della nostra democrazia .

L'unico modo di finire una guerra è la diplomazia. Non possono più esistere un vincitore e uno sconfitto sul campo da quando esiste l'atomica . Senza una soluzione negoziale e diplomatica la guerra durerà per sempre . Altre decine di migliaia di giovani ucraini e russi (in gran parte mandati al fronte contro la loro volontà a farsi macellare senza possibilità di scampo dai droni, robot) moriranno in modo insensato e inutile.

Sostengo e approvo pienamente le parole di Virginia Libero. Disprezzo i politici come Gori, Guerrini, Del Rio, Calenda, Renzi, Picierno... e tutta la destra guerrafondaia. E disprezzo il paternalismo tossico di alcune persone genuinamente di sinistra che hanno criticato la Libero perché ha usato il termine 'diserzione', come Bersani e Zoro, quello di Propaganda. Il primo ha rimproverato la Libero perché secono lui era più corretto il termine “obiezione di coscienza” invece di diserzione. Zoro, dimostrando una certa ignoranza e una retorica omologata, le ha ricordato la Resistenza.

Tanto per incominciare Virginia Libero ha 28 anni, è un politico fatto e finito come tutti gli altri ed è libera di dire e dichiarare ciò che vuole. Nessun vecchio trombone, maschio patriarcale mediterraneo (questo hanno dimostrato di essere Zoro e Bersani), si deve sentire autorizzato a farle correggere il tiro o a suggerirle le paroline giuste per non infastidire le loro coscienze conformiste e aggrappate ancora a categorie e idee novecentesche.

I giovani hanno il diritto e il dovere di plasmare il mondo e il loro futuro come meglio credono. Perché il mondo e il futuro sono di loro proprietà. Eppure il mondo è in mano a governanti vecchi, a una finanza e un'industria dominate da vecchi. Ma i vecchi non sono più in grado di capire un mondo che gli è scivolato di mano a folle velocità. Cercano di frenarlo, rallentarlo e trattenerlo nel passato con mezzi anacronistici, fuori tempo massimo.

I giovani come la Libero e i ventenni ad ogni latitudine del pianeta, sono gli unici al passo con i tempi. Sono coloro che hanno la forza e la ricetta per salvarci da noi stessi, dalla guerra, dall'egoismo, dall'odio e dalla catastrofe climatica che fa da scenario a tutto. I vecchi, quelli davvero saggi, dovrebbero semplicemente mettersi da parte, lasciar fare a chi è capace, a chi ha voglia, determinazione e pieno diritto: i giovani.

Le parole della Libero sono giuste, corrette, ineccepibili e rispecchiano pienamente quanto è scritto nella nostra Costituzione. Non so se sia la più bella del mondo o meno, ma è sicuramente la più pacifista.

Now playing: “I Don't Wanna Grow Up” Bone Machine – Tom Waits – 1992

 
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from Diario

In pratica, dopo l'ultimo upgrade del firmware, il mio Tab XC della Onyx, quando lo attaccavo alla tastiera mentre era in modalità portrait, congelava tutto. Dovevo premere un po' di tasti per farlo tornare in vita e poi cambiare manualmente la modalità da portrait a landscape. La cosa non è grave, ma è una seccatura, tanto che scrivo a Onyx per dire di questo bug utilizzando il loro form di feedback. Loro – dopo un po' – mi rispondono, mi dicono che gli dispiace, lo fanno sempre, mi chiedono di controllare alcune impostazioni, io le controllo, sono già tutte giuste, glielo scrivo. Nessuna risposta. Nel frattempo è agosto.

A settembre torna l'autunno, il vento, la scuola, si rivaluta lo stare chiusi in casa a proteggersi dagli eventi, anche quelli atmosferici. Io riscrivo a Onyx e dico, guardate che il problema è ancora qua. Loro chiedono scusa, lo fanno sempre, e mi dicono di fare un video di me che uso il Tab XC e di registrare dal vivo il bug. Io mi metto lì con il cellulare, registro me stesso che attacca il tablet alla tastiera e mostro come tutto il sistema si congeli, un piano sequenza nitidissimo, carico il video nella cartella dei video del tablet e lo allego al messaggio del form assistenza.

Il giorno dopo Onyx mi risponde che il video che ho inviato forse non è quello giusto. Mi gratto la testa, apro la cartella dei video e effettivamente mi rendo conto di aver inviato un video che era in un'altra cartella. Purtroppo il form non tiene memoria degli allegati, quindi non so esattamente quale video ho inviato. Nella cartella ce ne sono quattro. Apro il primo: è un video di me che faccio delle cose con il Tab XC. Apro il secondo, stessa cosa. Apro il terzo. Apro il quarto. “Cristo” penso. Il terzo e il quarto non ci sono io che uso il Tab XC.

Il terzo e il quarto ci sono delle registrazioni che ho fatto a Barcellona di una installazione di una artista catalana, “Declaration of love for Lenin”. In una c'è lei con un passamontagna fatto all'uncinetto rosa che fa delle mosse tipo musica trap, completamente nuda dalla vita in su. Nel secondo c'è lei con una maglietta rosa di Che Guevara, completamente nuda dalla vita in giù, mentre usa in maniera inequivocabile un vibratore. “Cazzo” penso. Cazzo. Ho il cinquanta per cento di possiblità di aver inviato alla Onyx uno dei due video dell'artista catalana. Mi immagino la faccia dell'impiegato cinese di Onyx che apre il mio video e vede le tette al vento di Juana Dolores Romero Casanova, o sempre lei alle prese con un vibratore.

“Sorry” scrivo. Wrong video. Gli mando quello giusto. Loro mi rispondono che gli dispiace, lo fanno sempre, dicono che manderanno tutto ai tecnici. Chiudo il Tab XC. Stanotte mi arriva la patch, due giga. Data la dimensione spero sia un porno, per ricambiare del mio, e invece no, è proprio la patch che Onyx ha preparato per me per correggere il bug che gli avevo segnalato. Capite? Hanno fatto una patch per me. Solo per me. Gli voglio bene. Penso di caricare il video di “Declaration of love for Lenin” nel form dell'assistenza. Glielo mando come ringraziamento.

L'ultima cosa non è vera, devo ancora rispondere confermando che la patch funziona, e funziona, ma non allegherò il video della Casanova peché penso sia più opportuno così. Meglio non insistere. In compenso oggi ho fatto quello che probabilmente sarà l'ultimo bagno della stagione. In un posto di cui non ricordo mai il nome. Ho proposto ad Elettra di andarci declamando la bellezza del posto, le viuzze caratteristiche, i negozietti, la spiaggia. Quando, dopo un'ora buona, ci siamo arrivati ho scoperto di non esserci mai stato. Giravo come uno dei protagonisti di quei film che scoprono che una parte del loro passato è stata riscritta. “Qua c'erano dei negozietti!” dicevo ad Elettra indicando un muro mentre lei scuoteva la testa rassegnata. “Qua, qua c'era una panetteria!”. Indicavo una panchina. Niente, tutto cancellato.

Camminiamo allora tra Bonassola e Levanto, ci sono delle gallerie abbandonate che ora sono diventate percorsi pedonali e per biciclette, partono in realtà da Framura e arrivano a Levanto. Qua ritrovo il paesino che mi ricordavo, le viuzze, come un'epifania. “Vedi, vedi” dico ad Elettra indicando questa volta i negozietti e le panetterie reali. Esistevano davvero. Lei scuote la testa rassegnata. La cosa non è pacifica, spesso i miei ricordi sono legati a cose inesistenti. Ho visto una intera scena di Blade Runner che non è mai stata girata. Levanto mi rincuora, ero stato qua anni fa, non a Bonassola. Camminando tra la gente, ascolto.

Una donna che passeggia con un'amica racconta di essersi svegliata dall'anestesia ancora sotto i ferri dell'operazione e di aver sentito il chirurgo che diceva: “è stata l'operazione più difficile della mia vita”. Meraviglioso. Io ascolto tutto, chissà se la gente si rende conto di quante informazioni cede mentre chiacchiera. Potrei scrivere un romanzo solo trascrivendo questi log, la narrazione di se stessi. Lo dico agi studenti, la struttura della fiaba, lo spannung, il flashback, le cesure, le peripezie, noi in realtà le usiamo sempre, inconsciamente, anche quando chiacchieriamo con gli amici. In occidente almeno. Sono modelli nella cui broda siamo immersi ancora dal liquido amniotico e che ci portiamo dentro per il resto della nostra vita. Ci raccontiamo come se fossimo un romanzo, rimastichiamo i fatti indifferenti della natura come se ci fosse un senso, ci aggiungiamo spezie e desiderio e quello che raccontiamo è una fiction. Divoriamo e produciamo fiction, come lombrichi sotto la terra.

Commento il fatto delle due signore con Elettra e lei scuote la testa, rassegnata. “Ma ascolti sempre la gente di nascosto?” mi chiede. Io faccio un gesto con le mani. Nell'aria. Guardo il mare. “Sono uno scrittore” dico. A modo mio. Più tardi, in auto, parliamo di Isabelle Allende. Elettra sta leggendo un suo libro in spagnolo, una sorta di biografia mescolata a lezioni di scrittura. Parliamo della Allende mentre – di tanto in tanto – il sole ci abbaglia come per ucciderci, specie in curva. Ci regala dei tramonti con tendaggi rosso fuoco, rosso cenere, merletti azzurrastri, le incisioni bianche dei motori degli aerei lassù, nel soffitto cobalto e malinconico del cielo. Dalla Allende il discorso si sposta, non so bene perché su di me. Pare che io e la Allende abbiamo in comune alcune tecniche di scrittura. tl;dr: Scriviamo entrambi moltissimo. Riprendiamo in mano idee di anni e anni prima. Lei poi è letta da milioni di persone, io una ventina; le analogie hanno le gambe corte.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

PRESENTAZIONE DEI PERSONAGGI

Sogno premonitore di Mardocheo TESTO GRECO 1aNel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. 1bEgli era ⌈un Giudeo che abitava nella città di Susa⌉, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re 1c⌈e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea.⌉ 1d Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. 1eEd ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, [e risuonò potente il loro grido.] 1f⌈Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti.⌉ 1gEcco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra! 1h⌈Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire⌉ e levarono a Dio il loro grido. 1iMa dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. 1kApparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. 1lMardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare. 1m ⌈Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. 1nIntese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. 1oIl re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo. 1pPoi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. 1qIl re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose. 1rMa vi era anche Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re.⌉

I banchetti di Artaserse e la ribellione di Vasti 1Dopo queste cose, al tempo di Artaserse – quell'Artaserse che regnava dall'India sopra centoventisette province –, 2proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, 3l'anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centoottanta giorni, 5quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. 6La sala era adornata con drappi di lino delicato e pregiato, appesi a cordoni di lino color porpora, fissati a ganci d'oro e d'argento, su colonne di marmo pario e di pietra. I divani erano d'oro e d'argento, sopra un pavimento di pietra verde smeraldo e di madreperla e di marmo pario; vi erano inoltre tappeti con ricami variegati e rose disposte in circolo. 7Per bere c'erano coppe d'oro e d'argento, come pure un piccolo calice di turchese, del valore di trentamila talenti. Il vino era abbondante e dolce e lo stesso re ne beveva. 8Si poteva bere senza limiti: così infatti aveva voluto il re, ordinando ai camerieri di soddisfare il desiderio suo e degli altri. 9Anche Vasti, la regina, tenne un banchetto per le donne nella stessa reggia di Artaserse. 10Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò ad Aman, Bazan, Tarra, Borazè, Zatoltà, Abatazà, Tarabà, i sette eunuchi che erano al servizio del re Artaserse, 11di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. 12Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato 13e disse ai suoi amici: “Così e così ha parlato Vasti: giudicate, dunque, secondo la legge e il diritto”. 14Si fecero avanti Archeseo e Sarsateo e Maleseàr, prìncipi dei Persiani e dei Medi, che erano più vicini al re e che, primi, sedevano accanto al re, 15e gli espressero il proprio parere su che cosa si dovesse fare alla regina Vasti, secondo le leggi, perché non aveva eseguito l'ordine datole dal re Artaserse per mezzo degli eunuchi. 16Mucheo disse in presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi del re 17– infatti costui aveva riferito loro le parole della regina e come ella aveva risposto al re – e, come ella ha risposto al re Artaserse, 18così oggi le altre principesse dei capi dei Persiani e dei Medi, avendo udito ciò che ella ha detto al re, oseranno disprezzare allo stesso modo i loro mariti. 19Se dunque sembra bene al re, sia emanato un decreto reale, scritto secondo le leggi dei Medi e dei Persiani e irrevocabile, secondo il quale la regina non possa più comparire davanti a lui, e il re conferisca la dignità a una donna migliore di lei. 20E l'editto emanato dal re sia fatto conoscere nel suo regno e così tutte le donne rispetteranno i loro mariti, dal più povero al più ricco”. 21La proposta piacque al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Mucheo: 22mandò lettere a tutto il regno, a ogni provincia secondo la sua lingua, in modo che i mariti fossero rispettati nelle loro case.

TESTO EBRAICO 1Al tempo di Assuero, di quell'Assuero che regnava dall'India fino all'Etiopia sopra centoventisette province, 2in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, 3l'anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell'esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. 4Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, 5passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. 6Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d'argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d'oro e d'argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. 7Si porgeva da bere in vasi d'oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. 8Vi era l'ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà. 9Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. 10Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, 11che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l'ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. 13Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi – poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, 14e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno –, 15e domandò dunque: “Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l'ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?”. 16Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: “La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. 17Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: “Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata”. 18D'ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. 19Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un'altra migliore di lei. 20Quando l'editto emanato dal re sarà conosciuto nell'intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo”. 21La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: 22mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.

__________________________ Note

1,1a In questo apparato sono riportate le principali varianti che caratterizzano la Nova Vulgata (NVg) rispetto al testo critico (greco) seguito nella presente traduzione. Viene indicato il versetto, o la parte di esso, che differisce per cambiamento del testo (invece), omissione (omette), o aggiunta (aggiunge). Le parole comprese tra i due segni ⌈.....⌉ sono variate o omesse come indicato in nota; il segno ⊥ indica invece il luogo dell’inserimento delle parole trascritte in nota. 1,1b NVg omette. 1,1c NVg omette. 1,1e NVg (1,1d) omette. 1,1f NVg (1,1e) invece ed essi scatenarono una grande battaglia, e stavano vincendo, e si radunarono le nazioni 1,1h NVg (1,1g) invece Ed essi temettero la rovina. 1,1m-r NVg omette.

1,1a La prima aggiunta del testo greco all’ebraico (1,1a-1r) serve da introduzione all’intera vicenda, nella quale si mette subito al centro la figura di Mardocheo, che nell’ebraico invece entrerà in scena soltanto in 2,5. Artaserse: s’intende Artaserse I (465-423). Il testo ebraico ha invece il nome Assuero, che corrisponde a Serse. Susa: una delle tre capitali dell’impero persiano, assieme a Ecbàtana e Babilonia. Gabatà e Tarra: il greco anticipa qui l’episodio che l’ebraico riporterà in 2,21-23.

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Approfondimenti

Il libro di Ester è un unicum nel panorama biblico per varie ragioni: per la complessità della condizione dei testi antichi, per il suo ricco messaggio teologico, per la storia della interpretazione nelle tradizioni e nelle liturgie ebraica e cristiana. Il lettore italiano che prende in mano la Bibbia CEI del 2008 si trova però di fronte ad una situazione inedita: nella stessa pagina sono stampati due testi, il testo greco nella parte superiore e il testo ebraico nella parte inferiore. La Nota editoriale ne dà conto così: «Poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l’ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi. Il testo greco di Ester è stampato nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica». Per spiegare una tale situazione, unica nella Bibbia italiana, bisogna tornare indietro ai testi antichi in nostro possesso. La tradizione testuale ebraica presenta un testo in dieci capitoli, che contiene una storia ben definita con i personaggi di Ester e Mardocheo come protagonisti. La tradizione testuale greca, invece, offre un testo più ampio di ben sei capitoli, tra questi c’è la celebre preghiera di Ester (Est 4,17k-u). Quando san Girolamo (347-420) tradusse il libro di Ester in latino, pur volendo dare la priorità al testo ebraico, non poté trascurare queste ulteriori sezioni di testo in greco. La Vulgata, cioè la traduzione di san Girolamo che divenne nei secoli autorevole, contiene quindi di fatto le sensibilità di entrambi i testi antichi: ebraico e greco.

(cf. DIONISIO CANDIDO, LIBRO DI ESTER – in: Sussidio Giornata dialogo tra cattolici ed ebrei 2019)


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from lucazanini

[134]

ore diciassette venticinque gradi Dieses] Alphabet hat eine eigene Ästhetik nota al volo rischiara altro [volo per le parti dei crolli la] bandiera o flag sa di spago le ciminiere in miniaturissime gli scontrini parlanti dai fùmi le [coltivazioni occhiali vedi] traduzione la fine [della fiera

 
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from onde

IELS ont disparu, effectivement, mais c'était un quart d'heure avant minuit.

Ça fait tout drôle cette disparition, brutale bien qu'annoncée depuis plusieurs jours. Un vide, un grand vide et, bien pire encore, la disparition d'un espoir, d'une façon de voir et d'être au monde. Je n'ai jamais “visité le monde”, faute de moyens financiers et de temps, parce que certaines possibilités ne se sont pas présentées. Tout cela ne me manque pas, mes voyages ont toujours été, essentiellement, “intérieurs” mais au moins avais-je la possibilité, le droit, d'aller “là-bas”, de passer les frontières, d'aller à la rencontre des Autres, ces inconnu.es à la fois attirant.es et, parfois oui, inquiétant.es. Et l'on me prive aujourd'hui de cette “simple” possibilité de – simplement – pouvoir découvrir un ailleurs, d'y confronter mes idées préconcues, mes a-priori imbéciles, à d'autres réalités que la mienne.

 
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from Cyberdyne Systems

pills-tux

Le shell *nix sono delle miniere di chicche utili per l'amministratore di sistema.

Fra queste, ce n'è una che ho sempre trovato particolarmente intrigante ed è update-alternatives (o alternatives nei sistemi redhat-based).

Questo comando permette di gestire link simbolici e risulta comodo quando ci sono gruppi di oggetti (alternative) a cui deve afferire il link. Ad es. supponiamo di avere 4 oggetti e un link che, in base alla necessità, possa puntare ad uno dei 4.

Si tratta quindi di avere:

  • /path/oggetto/1
  • /path/oggetto/2
  • /path/oggetto/3
  • /path/oggetto/4

Se ad es. volessi un link generico che punti prima al 2, poi al 4 , poi all'1 e poi di nuovo al 2, una gestione ordinaria di detto link avverrebbe grossomodo così:

ln -s /path/oggetto/2 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/4 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto
...
rm /path/link/oggetto
ln -s /path/oggetto/1 /path/link/oggetto

Creo un link, lo cancello, lo ricreo, lo cancello... e così via.

Tutto questo può essere semplificato con update-alternatives, che centralizza questo tipo di gestione dei link, creando tutti i possibili link per poi eleggere il “link leader” (il link effettivamente attivo) in base all'esigenza.

Aggiungere alternatives

Per creare il gruppo di alternative si usa --install:

# sintassi
# --install <path_link> <nome> <path_fisico> <priorità>
# la priorità è un intero, l'intero più grande diventa il link di default
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto "nome gruppo" /path/oggetto/1 100
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto "nome gruppo" /path/oggetto/2 110
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto "nome gruppo" /path/oggetto/3 150
sudo update-alternatives --install /path/link/oggetto "nome gruppo" /path/oggetto/4 120

Nell'esempio che seguirà, vogliamo che il link che punta ad oggetto_2, punti ad oggetto_1:

È possibile modificare interattivamente il link leader con --config:

# --config <nome>
sudo update-alternatives --config 'nome gruppo'
Ci sono 4 programmi che forniscono 'nome gruppo'.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /path/oggetto/1
+  2           /path/oggetto/2
 * 3           /path/oggetto/3
   4           /path/oggetto/4

Invio per mantenere l'attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione: 1

oppure da cli (la modalità scriptabile):

# --set <nome> <path_fisico> 
sudo update-alternatives --set "nome gruppo" /path/oggetto/1

oppure automaticamente (scriptabile anche questa), con la selezione automatica della voce con priorità più alta:

# --auto <nome>
sudo update-alternatives --auto 'nome gruppo'

La rimozione di un alternative dal gruppo, si fa con --remove. Rimuoviamo “oggetto_2” ad es.:

# --remove <nome> <path_fisico>
sudo update-alternatives --remove 'nome gruppo' /path/oggetto/2

Per la rimozione di tutto il gruppo invece:

# -- remove-all <nome>
sudo update-alternatives --remove-all 'nome gruppo'

Per elencare tutti i gruppi di link presenti (ce ne sono diversi già a sistema) si usa il flag --list:

sudo update-alternatives --list
google-chrome         	auto  	/usr/bin/google-chrome-stable
jre_25                	manual	/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk
java                  	manual	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk/bin/java
jre_openjdk           	auto  	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk
wine-dxgi(x86-32)     	auto  	/usr/lib/wine/i386-windows/wine-dxgi.dll
javadocdir            	auto  	/usr/share/javadoc/java-24-openjdk/api
jre_26                	auto  	/usr/lib/jvm/java-latest-openjdk
jre_25_openjdk        	auto  	/usr/lib/jvm/java-25-openjdk
javadocdir_25         	auto  	/usr/share/javadoc/java-latest-openjdk/api
libnssckbi.so.x86_64  	auto  	/usr/lib64/pkcs11/p11-kit-trust.so
w
...

che restituisce la lista delle alternatives.

La visualizzazione delle info di una particolare alternative può avvenire con --config (che è più una modalità di configurazione come sappiamo), o col più verboso --display.

--config mostra l'id dell'oggetto e il path fisico:

sudo update-alternatives --config 'nome gruppo'
Ci sono 4 programmi che forniscono 'nome gruppo'.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /path/oggetto/1
+  2           /path/oggetto/2
 * 3           /path/oggetto/3
   4           /path/oggetto/4

Invio per mantenere l'attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:

Notare che nel display di --config, il simbolo [*] rappresenta la voce con priorità più alta, il simbolo [+] rappresenta quella attiva.

--display fornisce informazioni in più:

sudo update-alternatives --display 'nome gruppo'
'nome gruppo' - stato: manuale.
 il link attualmente punta a /path/oggetto/2
/path/oggetto/1 - priorità 100
/path/oggetto/2 - priorità 110
/path/oggetto/3 - priorità 150
/path/oggetto/4 - priorità 120
La migliore versione attuale è /path/oggetto/3.

Restituisce info sullo stato del link leader, manuale (se il leader è stato scelto con --config o --set) o automatico (se il leader è stato scelto con --auto), elenca i path fisici, le loro priorità e i follower che vedremo subito dopo.

Un altro flag interessante è l'ex --slave mutato nel più politicamente corretto --follower che dà la possibilità di aggiungere molteplici triple, <nome gruppo, link, path> tutte associate al link leader.

Se il contesto afferito dal link leader prevede che vi siano altri contesti associati che devono variare di conseguenza, piuttosto che gestire n contesti separatamente, ne gestisco sempre uno che trascinerà tutti i contesti associati con --follower

I follower possono essere aggiunti in blocco durante la creazione delle alternatives:

# --follower <path_link_follower> <nome_follower> <path_fisico_follower>
sudo update-alternatives \
  --install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-1.0 10 \
  --follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz

O aggiunti in un secondo momento:

# --add-follower <nome> <path_link> <path_link_follower> <nome_follower> <path_fisico_follower>
sudo update-alternatives \
  --add-follower mytool /usr/bin/mytool-1.0 /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop

Così come i follower possono essere aggiunti singolarmente, allo stesso modo possono anche essere rimossi:

# --remove-follower <nome> <path_fisico> <nome_follower>
sudo update-alternatives \
  --remove-follower mytool /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop mytool.desktop

Aggiungiamo una seconda alternative all'esempio iniziale per avere un link leader che punti al binario e due follower che puntino ai rispettivi man e lanciatore:

sudo update-alternatives \
--install /usr/bin/mytool mytool /usr/bin/mytool-2.0 20 \
--follower /usr/share/man/man1/mytool.gz mytool.gz /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1path follower_name.gz \
--follower /usr/share/applications/mytool.desktop  mytool.desktop /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop

possiamo notare come sia semplice cambiare parecchi link con un colpo solo a differenza di una gestione manuale

sudo update-alternatives --config  mytool

Ci sono 2 programmi che forniscono 'mytool'.

  Selezione    Comando
-----------------------------------------------
   1           /usr/bin/mytool-1.0
*+ 2           /usr/bin/mytool-2.0

Invio per mantenere l'attuale selezione[+], o inserire il numero di selezione:

La selezione, in un colpo solo, trascinerà con sè il link all'eseguibile, al man e al lanciatore .desktop.

--display mostra per bene quanto sia articolata la sua configurazione:

sudo update-alternatives --display mytool

mytool - stato: manuale.
 il link attualmente punta a /usr/bin/mytool-2.0
/usr/bin/mytool-1.0 - priorità 10
 seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-1.0.1.desktop
 seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-1.0.1.gz
/usr/bin/mytool-2.0 - priorità 20
 seguace mytool.desktop: /usr/share/applications/mytool-2.0.1.desktop
 seguace mytool.gz: /usr/share/man/man1/mytool-2.0.1.gz
La migliore versione attuale è /usr/bin/mytool-2.0.

Per usare update-alternatives anche senza avere privilegi di amministrazione, si può ricorrere ai flag --altdir e --admindir che servono per specificare le cartelle (su cui chiaramente si devono avere permessi r/w) in cui vengono depositati, rispettivamente, i puntamenti ai path fisici e le configurazioni mostrate da --display

mkdir -p $HOME/.local/var/lib/alternatives
mkdir -p $HOME/.local/etc/alternatives

# bonus: definizione di un alias in .bash_aliases per esempio
alias update-local-alternatives='/usr/bin/update-alternatives --altdir "$HOME/.local/etc/alternatives" --admindir "$HOME/.local/var/lib/alternatives"'

In questo modo è possibile usare update-alternatives con l'alias nella propria home, senza privilegi di amministrazione, sacrificando un pizzico di bash-completion.

#bash #pills #updateAlternatives #link

 
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from giuliano1993

Ciao a chiunque leggerà questo post. Il mio nome è Giuliano, e per la prima volta dopo molti anni ho deciso di rimettermi a scrivere un po'. Lo farò per me principalmente, ma magari se uscirà qualcosa di buono potrebbe essere un buono modo anche per condividere con altri il mio pensiero.

Come dicevo è molto che non scrivo, quindi probabilmente non lo farò bene, e non lo farò necessariamente in un modo che sia pensato per internet. Mai stato quel genere di persona che riesce a scrivere in un modo che si confaccia al marketing, anche quelle volte che magari ci ho provato. Anche per questo ho scelto uno spazio come questo, che fosse fuori dalle classiche reti social, uno spazio dove potessi concentrarmi solo sullo scrivere ed esprimere i miei pensieri senza dover pensare al numero di caratteri o dover associare qualche foto o qualsiasi altra cosa.

È un momento storico pazzo, quello in cui stiamo vivendo, e probabilmente da questo nasce il bisogno di parlare, di esprimere tutto quello che non viene detto, o magari viene detto a mezza bocca, in uno sbuffo tra una conversazione e l'altra, perché c'è stanchezza verso “le solite quattro cose che ci fanno girare le palle” e a volte può sembrare di girare intorno e ridire sempre le stesse cose. Ma non è così, se da un lato vogliamo la nostra quiete e tirarci fuori dal discutere di quelle tematiche che ci fanno ribollire il sangue, dall'altro credo ci sia bisogno di esprimerle in modo chiaro, anche se già le sappiamo. Ora, non sto unsando il noi perché mi aspetto che tutti abbiano questo atteggiamento, probabilmente c'è chi non se lo fa questo problema. Magari proprio tu che stai leggendo non te lo fai questo problema; ma allargare a un ipotetico “noi” fa sentire meno sciocchi a dire certe cose; inoltre se tu che leggi ti trovi nella mia stessa situazione, allora sappi che non sei in questo “dilemma” da solo. Ho quindi deciso di ricominciare a scrivere per districare la matassa di pensieri che questo momento storico / sociale mi mette in testa. Per fare chiarezza, per sfogarmi. Per avere uno spazio dove semplicemente esprimere in modo chiaro quello che penso. Ma anche in modo non chiaro, in modo caotico. Se avessi chiaro tutto quello che voglio esprimere non sarebbe una massa da districare, ma un filo chiaro da seguire, che è proprio quello che non ho, quantomeno non sempre.

Le vicende delle ultime settimane a partire dalla chiusura di A/I mi ha fatto riportato molto a riflettere sull'importanza di riprendersi gli spazi, non solo quelli pubblici, quelli nella vita fisica, ma anche gli spazi digitali che nascono liberi e tali dovrebbero rimanere. Nella vita io lavoro come programmatore, e nella mia testa fare questo mestiere è legato molto più al mutuo aiuto, costruzione condivisa, informazione condivisa che non alla costruzione dell'ennesima startup orientata alla costruzione di più capitale. Per questo ho pensato/deciso intanto di ricominciare dal riprendere dello spazio digitale e usarlo per decostruire e ricostruire il mio pensiero. Per reclamare dello spazio libero di espressione lontano da tutta quella finta libertà che viene venduta sui canali mainstream.

Di cosa parlerò? Possibilmente di tutto quello che mi passa per la testa che ha bisogno di uno sfogo, dalla questione poc'anzi citata della chiusura di A/I, del senso talvolta di impotenza davanti le spregiudicatezza di una superpotenza come gli USA che pensano di poter fare nel mondo quello che vogliono insieme al supporto dello stato genocida di Israele. Parlerò di turbocapitalismo, di come siamo costretti a correre di continuo e a deperirci per un sistema che ci sfrutta tutti, magari anche di qualche spunto o riflessione sul rallentare. Parlerò di banalissima politica, che riesce a mandare a rotoli un paese ricco di realtà sane che magari vorrebbero emergere ma vengono schiacciate da meccaniche repressive, retrograde e / o fasciste. Parlerò di tante cose, almeno questa è la mia intenzione, il mio prologo. Non lo farò in modo regolare, lo farò quando ne avrò voglia, quando ne sentirò il bisogno.

Voglio reclamare il mio spazio per esprimere e palesare cose che sicuramente sono state dette da altre mille persone, cose che sono ovvie per chiunque leggerà probabilmente.

Voglio poter esprimere in parole la rabbia, che in molti proviamo, ognuno a suo modo ognuno col suo sentire.

Voglio dire tutto questo a modo mio, a costo di essere banale.

In fondo questo spazio non è fatto per intrattenere nessuno, è fatto per sbrogliare i miei pensieri, come scrivere a uno specchio. Se però, a rileggere queste parole non ci fossi solo io, ma tu, che stai leggendo sei una terza persona, benvenut* spero troverai qualcosa di interessante, fosse anche solo uno spunto per cominciare anche tu a sbrogliare i tuoi pensieri.

Ci sentiamo la prossima volta.

G.

 
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from NetTalk

A che età la violenza diventa una scelta? Tredici anni non significa senza volontà

“Un casco da softair. Due coltelli. Uno spray urticante. Uno smartphone acceso. Una videochiamata già partita. Poi una porta che si apre.”

Non è una scena di un film di Quentin Tarantino. Non c'è una colonna sonora, nessuna macchina da presa, nessun regista che urla «azione». C'è un'aula di scuola media e c'è una professoressa e davanti a lei un ragazzo di tredici anni che ha preparato tutto.

È successo il 18 settembre 2026, alla scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma. E no, non è l'inizio della sceneggiatura dell'ultimo film di Tarantino. È la realtà.

Che cosa succede quando la violenza non esplode semplicemente, ma viene preparata, organizzata e persino trasformata in uno spettacolo da condividere?

Non è stato uno scatto improvviso.

Gli elementi finora emersi descrivono una sequenza che presenta diversi elementi preparatori. Il ragazzo sarebbe entrato in ritardo a scuola, e passando dal bagno, avrebbe indossato casco e occhiali da softair, preparato due coltelli e avviato una videochiamata prima dell'aggressione. La docente è stata colpita dopo che il ragazzo avrebbe utilizzato dello spray urticante. Il telefono è stato sequestrato e gli investigatori stanno verificando l'eventuale trasmissione dell'azione attraverso Telegram. Un compagno sarebbe poi intervenuto interrompendo l'aggressione.

Sono elementi importanti perché mostrano una differenza sostanziale tra un comportamento impulsivo e una condotta nella quale compaiono preparazione, scelta degli strumenti, individuazione di un bersaglio e costruzione di una possibile scena da condividere.

Questo, però, non significa che siano già note tutte le motivazioni. È stato riferito anche un possibile risentimento legato a due debiti formativi, ma il movente e l'eventuale ruolo di comunità online restano oggetto di accertamento. Trasformare queste ipotesi in certezze significherebbe anticipare un'indagine che non è ancora conclusa.

Quando la violenza cerca anche un pubblico

È forse questo l'aspetto più interessante dell'episodio. Un'aggressione può essere un atto di rabbia, di vendetta o di perdita di controllo. Ma quando compaiono strumenti da ripresa e una potenziale trasmissione in diretta, entra in gioco un'altra dimensione: quella della performance.

Non c'è soltanto una vittima, c'è anche un possibile pubblico anche se scelto. Un precedente avvenuto nel marzo 2026 a Trescore Balneario presenta alcune analogie: anche in quel caso un tredicenne aggredì una docente e, secondo le ricostruzioni disponibili, portò a scuola un coltello, una scacciacani e uno smartphone utilizzato per riprendere l'azione.

Le analogie sono evidenti, ma non autorizzano a trasformare episodi diversi in un unico fenomeno. Ogni caso può avere motivazioni, contesti familiari, dinamiche tra pari e percorsi personali differenti. La cosa che emerge è piuttosto un cambiamento nel modo in cui alcune forme di violenza possono essere concepite: non soltanto come azione, ma come contenuto.

Ma i minorenni sono davvero sempre più violenti?

Qui bisogna fermarsi. La cronaca può dare l'impressione di una progressiva riduzione dell'età degli autori di episodi violenti. I dati disponibili, però, non consentono di sostenere semplicemente che “l'età degli aggressori sta scendendo sempre di più”. Nel decennio considerato sono aumentate, tra i 14 e i 17 anni, le segnalazioni relative a rapine, lesioni personali, risse, minacce e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. Queste ultime sono passate da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024.

Ma il quadro è meno lineare di quanto potrebbe sembrare: nello stesso periodo i minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di servizio sociale minorile sono diminuiti da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Anche per quanto riguarda le aggressioni al personale scolastico bisogna evitare conclusioni affrettate. Il monitoraggio sistematico del Ministero dell'Istruzione è iniziato soltanto nel 2023 e gli episodi segnalati sono passati da 71 nell'anno scolastico 2023/2024 a 51 nel 2024/2025.

Insomma: esistono segnali preoccupanti nella violenza giovanile, ma non tutto cresce e non ogni episodio dimostra una tendenza generale. Intenzionalità e responsabilità non sono la stessa cosa È qui che il dibattito pubblico rischia di confondere due concetti diversi. Un tredicenne può sapere che colpire una persona con un coltello è sbagliato. Può persino organizzare concretamente un'azione per farlo.

Questo non significa automaticamente che possieda la stessa capacità di controllo, previsione delle conseguenze e autodeterminazione di un adulto. In Italia la soglia dei quattordici anni ha una conseguenza giuridica precisa: chi non ha ancora compiuto quattordici anni non è imputabile. Tra i quattordici e i diciotto anni, invece, la capacità di intendere e di volere viene valutata nel caso concreto. “Non imputabile”, però, non significa che non sia successo nulla. Significa che l'ordinamento stabilisce una diversa risposta alla condotta del minore. In presenza delle condizioni previste dalla legge possono essere adottate anche misure di sicurezza.

La distinzione è fondamentale: riconoscere l'età evolutiva non significa negare l'azione compiuta.

La scorciatoia dei social

Ogni volta che un adolescente commette un atto violento utilizzando uno smartphone, la tentazione è immediata: dare la colpa ai social. È una spiegazione semplice. Forse troppo.

Le piattaforme possono certamente avere un ruolo. Possono offrire modelli da imitare anche se negativi, linguaggi, immagini, comunità, pubblico e strumenti per trasformare un'azione in una performance. In alcuni casi di violenza mirata ed estremismo, materiali online sono stati utilizzati anche come propaganda e repertorio operativo. Ma questo non significa che una piattaforma “causi” automaticamente un'aggressione.

Nel caso romano, al momento, il social può essere considerato un possibile ambiente, strumento o amplificatore. Non è dimostrato che sia stato la causa originaria della violenza.

La differenza non è accademica. È fondamentale per capire dove intervenire.

Famiglia, scuola, piattaforme: chi deve intervenire? Cercare un unico colpevole è probabilmente la risposta più facile e meno utile.

La responsabilità penale è personale e non può essere trasferita automaticamente ai genitori. Esiste però una dimensione educativa e civile che coinvolge la famiglia. La scuola ha responsabilità di ascolto, vigilanza e segnalazione; le piattaforme hanno responsabilità nella progettazione dei servizi, nella moderazione e nella gestione dei contenuti violenti; lo Stato deve garantire servizi, prevenzione e strumenti adeguati di intervento. Questo non significa che tutti siano ugualmente responsabili. Significa piuttosto che una violenza preparata può attraversare più ambienti contemporaneamente: casa, scuola, gruppo dei pari e rete.

E proprio per questo la prevenzione non può limitarsi a cercare “il ragazzo problematico”. I segnali possono esistere prima dell'aggressione Una delle indicazioni più interessanti arriva dagli studi sugli attacchi scolastici sventati.

In un'analisi statunitense citata nel documento, il 94% degli autori aveva comunicato in qualche forma l'intenzione di attaccare; l'85% aveva compiuto preparativi relativi alle armi, il 73% aveva elaborato dettagli esecutivi e il 57% aveva documentato il piano. Il dato non significa che ogni adolescente che parla di violenza rappresenti una minaccia.

Significa qualcosa di più concreto: la prevenzione efficace deve concentrarsi sui comportamenti osservabili. Minacce specifiche, preparazione di un attacco, accesso ad armi, comunicazioni inquietanti, ricerca di informazioni operative e documentazione di un possibile piano sono segnali che non dovrebbero essere ignorati.

La risposta non è necessariamente una sorveglianza indiscriminata. È la capacità di collegare informazioni che, prese singolarmente, potrebbero sembrare insignificanti. E c'è un'altra responsabilità: quella di chi racconta

C'è infine un problema che riguarda tutti noi, compreso il modo in cui i media raccontano questi episodi. Raccontare ogni dettaglio dell'aggressore, mostrare immagini, riprodurre slogan, diffondere video o descrivere nei particolari la preparazione dell'attacco può trasformare involontariamente la cronaca in ciò che l'autore della violenza cercava: una scena, un pubblico e una forma di notorietà.

Il giornalismo responsabile deve quindi spostare il centro della narrazione. Non glorificare l'autore. Non trasformare il suo gesto in spettacolo. Non diffondere materiale che possa essere replicato. E soprattutto riportare l'attenzione sulle vittime, sulla prevenzione e sui meccanismi che possono permettere di intercettare una minaccia prima che diventi violenza.

Tredici anni non significa senza volontà

La questione centrale, alla fine, non è scegliere tra due frasi opposte: “è solo un bambino” oppure “deve essere trattato come un adulto”. Sono entrambe semplificazioni. Un tredicenne non è un adulto. Ma tredici anni non significa nemmeno assenza di volontà, di intenzionalità o di capacità di organizzare un comportamento.

La sfida per gli adulti è molto più difficile: riconoscere la responsabilità senza trasformarla in vendetta, proteggere le vittime senza rinunciare al recupero, comprendere lo sviluppo di un minore senza negare la gravità di ciò che ha fatto. E soprattutto imparare a riconoscere prima i segnali. Perché quando la violenza arriva a scuola, spesso il problema non è soltanto capire cosa sia successo.

È capire quanto di ciò che è successo avrebbe potuto essere visto prima. E voi cosa ne pensate?

Dove dovrebbe iniziare la prevenzione? Nella famiglia, nella scuola, sulle piattaforme digitali o attraverso una maggiore collaborazione tra tutti questi soggetti?

 
Continua...