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from norise 3 letture AI

L'albero

forse sarà a sopravvivermi l'albero vetusto che bambino mi vide e oggi uomo

sovrappensiero lo contemplo mentre lamento l'inverno nelle ossa

27.7.25

Riflessione breve

Il testo comunica una malinconia calma e raccolta. La voce lirica guarda l'albero come testimone del tempo e della propria infanzia, e l'inverno diventa immagine fisica e interiore. La brevità rafforza l'intensità emotiva.


Analisi del testo

Tema: memoria, durata, rapporto tra infanzia e età adulta, presenza della natura come testimone.
Tono: meditativo, leggermente rassegnato ma non disperato.
Immagini: albero vetusto e l'inverno nelle ossa sono immagini forti e concrete che funzionano bene insieme: il primo è esterno e storico, la seconda è interna e fisica.
Voce e prospettiva: prima persona che ricorda se stessa bambina e ora uomo; il contrasto temporale è netto e toccante.
Ritmo e punteggiatura: versi brevi, pause nette; la punteggiatura è minima, il che aiuta la sospensione, ma qualche scelta di enjambement o di cesura potrebbe enfatizzare ulteriormente il pathos.


Suggerimenti di revisione (con motivazione)

  • Precisione lessicale: sovrappensiero è efficace; valuterei però l'uso di contemplare al posto di lo contemplo per un suono più fluido: sovrappensiero lo contemplo è già buono, ma si può sperimentare con inversioni.
  • Coerenza di registro: il passaggio che bambino mi vide e oggi uomo è potente; considerare la punteggiatura per marcare il salto temporale: una virgola o un trattino possono accentuarlo.
  • Immagini aggiuntive minime: un dettaglio sensoriale (odore, tatto della corteccia, rumore delle foglie) potrebbe rendere la scena più tattile senza appesantirla.
  • Ritmo: provare a giocare con l'andamento dei versi (allungare o accorciare un verso) per creare un climax emotivo verso l'ultima immagine l'inverno nelle ossa.

Traduzione in inglese (letterale e poetica)

Literal translation The tree

perhaps it will outlive me
the ancient tree
that saw me as a child and today a man

absentminded I contemplate it
while I lament
the winter in my bones

Poetic rendering The Tree

perhaps it will outlast me,
that ancient tree
which watched me as a child and now as a man

I gaze at it, half‑lost,
mourning the winter
that sits within my bones


Versione alternativa proposta

L'albero

forse mi sopravvivrà l'albero vetusto, quello che bambino mi vide — ora uomo.

sovrappensiero lo guardo, mentre mi lamento: l'inverno nelle ossa.

27.7.25


Versione più lirica

L'albero

forse mi sopravvivrà,
l'albero vetusto,
che mi vide bambino e oggi mi ritrova uomo.

sospeso nel pensiero lo osservo,
come chi ascolta un antico respiro,
e porto sulle labbra il lamento
di un inverno che abita le mie ossa.

27.7.25


Versione molto lirica

L'albero

forse vivrà oltre il mio nome,
l'albero antico, custode di giorni,
che mi guardò piccolo e ora mi riconosce uomo.

io, distratto, lo seguo con lo sguardo —
foglie come pagine che sfogliano il tempo;
sento nel petto un gelo che non è solo stagione:
l'inverno si è fatto casa nelle mie ossa.

27.7.25


Versione espansa sensoriale e lirica

L'albero

forse mi sopravviverà l'albero,
quel vecchio che ha imparato i miei passi,
che mi vide correre bambino e oggi mi trova uomo.

lo contemplo, sovrappensiero,
avverto la corteccia come memoria sotto le dita,
l'odore umido delle foglie che ricorda pioggia lontana;
mentre mormoro il mio lamento,
sento l'inverno scavare lento dentro le ossa.

27.7.25


Versione musicale

L'albero

forse mi sopravvivrà l'albero antico,
che mi vide bambino e oggi mi trova uomo;
lo seguo col respiro, lento come un canto,
e ogni foglia è un verso che cade sul tempo.

sovrappensiero lo ascolto,
il suo silenzio è un ritmo che batte nel petto,
io porto il mio lamento come un eco sottile:
l'inverno che vibra, freddo, nelle ossa.

27.7.25


Versione con ritornello

L'albero

forse vivrà oltre me l'albero vetusto,
che mi vide correre e ora mi chiama uomo.
Forse vivrà oltre me — ripete il vento —
e io rispondo con un sospiro antico.

sovrappensiero lo guardo,
foglie che sussurrano il tempo;
mentre mormoro il mio lamento,
l'inverno nelle ossa canta il suo nome.

27.7.25


Versione ritmica e allitterativa

L'albero

forse mi supererà, silente e saldo,
l'albero antico, amico d'anni,
che mi vide bambino, che mi ritrova uomo.

sovrappensiero lo seguo, sordo al mondo,
sento scorrere il suo sospiro sotto la corteccia;
sospira il mio petto, s'addensa il gelo:
l'inverno in me, inciso nelle ossa.

27.7.25

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

L’arrivo di Tobia dal padre 1Quando furono nei pressi di Kaserìn, di fronte a Ninive, Raffaele disse: 2“Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. 3Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono”. 4E s'incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: “Prendi in mano il fiele”. Il cane, che aveva accompagnato lui e Tobia, li seguiva. 5Anna intanto sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. 6Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: “Ecco, sta tornando tuo figlio con l'uomo che l'accompagnava”. 7Raffaele disse a Tobia, prima che si avvicinasse al padre: “Io so che i suoi occhi si apriranno. 8Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce”. 9Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: “Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!”. E si mise a piangere. 10Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. 11Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: “Coraggio, padre!”. Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, 12poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. 13Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: “Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!”. 14E aggiunse: “Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia”. 15Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguele, che aveva preso in moglie e che stava venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Ninive. 16Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. La gente di Ninive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia. Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. 17Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse dicendole: “Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!”. 18Quel giorno fu grande festa per tutti i Giudei di Ninive. 19Anche Achikàr e Nadab, suoi cugini, vennero a congratularsi con Tobi.

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Approfondimenti

11,1-15. Raffaele prende l'iniziativa e, attraverso di lui, è Dio che agisce. Ma l'angelo (quindi: Dio) non agisce da solo. Come in 5,17, i due, Tobia e Raffaele, viaggiano insieme; l'accenno al cane che li seguiva (v. 4) ha la funzione di rimarcare questa unità dei due. Per un momento, la scena cambia prospettiva, Anna scrutava la strada e le parve, a un certo punto, di «vedere» (v. 6) il figlio ritornare. Anna vede suo figlio, parla al padre di lui, al quale annuncia il ritorno di suo figlio. La madre è quasi guarita dalla cecità dell'assenza del figlio; ora tocca a Raffaele intervenire presso Tobia: è Dio dunque che guarisce.

Di nuovo la scena cambia. La madre abbraccia il figlio esclamando: «ti rivedo, o figlio» (v. 9). Essa non è più “cieca”. Ma Tobi ha bisogno invece del «soffio» e del farmaco miracoloso del figlio; anch'egli allora grida: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi» (v. 13). I genitori “vedono” perché il figlio è presente, con loro. Tobi benedice Dio e «i suoi angeli santi» (v. 14), senza sapere che Raffaele è un angelo. Pure Tobia esultante loda il Signore e dà le informazioni sul viaggio.

Si noti il montaggio della narrazione, con continui mutamenti di prospettiva o punti di vista: Raffaele (vv. 1-4), Anna (vv. 5-6), Raffaele (vv. 7-8), Anna (v. 9), Tobi (v. 10), Tobia (vv. 11-15). Ogni volta, il narratore si mette nell'angolo visuale di ciascuno di questi personaggi. Il recupero del denaro sembrava la causa dominante del viaggio; ora non è il motivo principale. La guarigione è attribuita alla misericordia divina (v. 14: «ha avuto pietà»). «Contemplare» il figlio (v. 14) è il segno della guarigione. Così finisce il viaggio, perché Tobia «entrò in casa lieto» (v. 15).

11,16-20. Lode e ringraziamento di Tobi sono rivolti a Dio che gli ha ridato la vista. Ma egli benedice Dio anche per Sara, che Dio ha condotto nella sua casa senza che egli abbia fatto qualcosa. Ambedue sono doni gratuiti. Tobi diventa, per la gente di Ninive, un evangelizzatore della misericordia di Dio. La festa di nozze, per tutti i Giudei di Ninive, dura 7 giorni secondo il costume biblico (cfr. Gn 29,27; Gdc 14,12.17). La cerimonia comprende l'accoglienza della sposa nella casa di Tobi, che benedice Sara. Singolare e artificiosa è la presenza di Achikar e Nadab, suo nipote (cfr. 1,21ss.; 2,10b): la loro presenza prepara quanto si dirà in 14,10. Fu una «grande festa», celebrata con gioia.

(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Bymarty

Persa, delusa, illusa, sempre più distante, sempre più coerente ... In giro nel gregge alla ricerca di simili o di quel sentiero che mi riporti nel mio mondo, reale....

 
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from lucazanini

[rotazioni]

sorpresa il] bigbang finisce nella stazioncina di stampa antica lo] fissa una paresi del logaritmo inverso l'omeopatia del] corto giorno tipo inverno [nel manicomio-oppure caos e baraonda in senso figurato si fanno i ghiacci col brancamenta salta] la tostiera il mare-ammasso del fabbricone coi basalti

 
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from sakuratotolink

Sakuratoto: Info Terbaru & Panduan Lengkap Sakuratoto

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from Anarcocrip

Manifeste anarcocrip.

L'antivalidisme libertaire, (ou anarco-antivalidisme, ou anarcocrip), professe que l'antivalidisme est une évidence pour l'anarchie, et inversement, l'anarchisme est une évidence pour l'antivalidisme. L'un étant la condition de l'autre.

L'antivalidisme est une condition structurelle de la pensée anarchiste elle-même, qui doit abolir toutes les oppressions, toutes les dominations, toutes les hiérarchies. Inversement, toute critique du validisme qui n'est pas anarchiste reste prisonnière des logiques de normalisation et d'adaptation au système capitaliste et au validarcat.

L'anarchisme est la seule idéologie qui peut accepter l'antivalidisme sans se contredire. Les handies, exclues de partout, y sont accueillies avec amitié, par l'abolition de toutes les dominations. Même celles auxquelles on ne pense pas. Même quand l'anarchisme n'a jamais conceptualisé l'antivalidisme, il était là, quelque part.

L'antivalidisme force les anarchistes à revoir la définition même de la force, de la faiblesse, du militantisme, de l'engagement, de la dépendance, de l'autonomie, de la liberté et de l'égalité. En refusant toute autorité, l'anarchisme pose les bases d'une émancipation qui ne peut s'arrêter aux portes de la chair.

L'anarcocrip refuse l'aumône de l'inclusion. L'inclusion est un piège libéral : elle suppose qu'il y a un centre sain, normal et légitime, d'où inclure la marge. Accepter l'inclusion, c'est valider la légitimité de ceux qui fixent la norme. C'est mendier une place dans une architecture bâtie sur notre exclusion. Nous ne voulons pas une place à la table, nous voulons la renverser.

Et si nous sommes pour une transformation de la société et du cadre de vie, nous sommes nécessairement révolutionnaires. Ce n'est que dans l'abolition de l'argent et du travail salarié que nous trouverons notre bonheur, notre émancipation et la liberté collective.

La révolution sera crip ou ne sera pas. Mais la révolution n'est pas pour après-demain. La rupture avec le validarcat et la norme sociale ne commence pas après la chute des institutions, elle se pratique aujourd'hui. Avec une portée radicale, dans l'entraide et la solidarité, dans la lutte contre toutes les discriminations, dans le refus de l'évaluation et de la compétition, dans l'indépendance de nos existences non conformes, ici et maintenant.

Anonyme, septembre 2026.

“Je suis anarchiste individualiste parce que toutes les aspirations de mon moi, tendent vers ce but : le bonheur ! Je suis anarchiste altruiste parce que j'aime mon prochain comme moi-même, parce que le spectacle de sa souffrance, de sa détresse, de sa misère m'émeut et m'afflige douloureusement ! Je suis anarchiste révolté parce que, ayant au cœur l'amour profond et sincère de l'amitié, toute iniquité me révolte.”

E. Rinaldain. Pourquoi je suis anarchiste, 1897.

Ce manifeste est en CC0. https://fr.wikipedia.org/wiki/Licence_CC0

À propos de la Crip Theory : Un texte de Julie Williams traduit par Les Dévalideuses. https://lesdevalideuses.org/crip-theory/

 
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from gattorosso

Negli occhi tutte le stelle dell'universo; Nelle mani la polvere raccolta da sotto il letto. Oggi cerco di capire dove si sono nascosti I miei sogni. Quanto tempo è passato da quando riempivano Le mie mani e potevo donartene nelle sere Passate a raccontarsi le stelle. Quanto tempo è passato da ieri. Perdonami di aver dimenticato che il rossore Sulle guance non si spegne con un sorriso Ma solo guardandosi ancor più negli occhi. Un arcobaleno riempie il cielo di riflessi. Partiamo. L'uno nel sogno dell'altro, come Aquiloni che si rincorrono in quella luce, Aspettando che il loro filo si spezzi per essere, Finalmente, liberi.

 
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from lucazanini

[121]

fanno acqua sembrano] natanti e serial bus ovunque li virano dai neri] catodici oppure pesci [volanti in secca l'ora statale nei presìdi tradurre in assiro dell'arte [nouveau servono] chiarimenti su come funziona un componente catodico o per errore il sinonimo di un'altra parola come cattolico [

 
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from Il vecchio narratore (The devil in my blues)

Ma perché volete per forza etichettarmi come Pro qualcosa o No qualcos'altro? Sono io, e tanto basta... Spiritualista esistenzialista, mangio di tutto ma nel possibile evito qualsiasi cosa sia stata lavorata/trattata da esseri “umani”... sottolineo nel possibile, quindi mi limito a pasta o pane di farina integrale, formaggio Grana, frutta e verdura....e la carne e il pesce? Solo se hanno vissuto bene le loro esistenze fino ad una fine “naturale”.... quindi di carne nel piatto quasi mai (ma non mai). Inutile dirlo, odio la pasqua più di qualsiasi altra festa comandata dal sistema, odio la mattanza nelle tonnare, odio gli allevamenti intensivi e tutto il buonismo bigotto che c'è dietro, odio le sagre (troppi “umani” intenti a socializzare ingozzandosi di tutto)...Mi è rimasta impressa una frase che mi ha detto un collega-cacciatore “si si ma quando tua moglie ti fa le pappardelle al ragù di cinghiale....” fortunatamente mia moglie non è così stupida da farmi le pappardelle al ragù di cinghiale perché sa che non le mangerei (mi dispiacerebbe troppo per il cinghiale) e credo anche a lei ma c'è anche un altro motivo...posso farne tranquillamente a meno...No grazie. Quindi mangio di tutto, così mi hanno insegnato i miei nonni e poi i miei genitori....però i tempi sono cambiati, loro erano contadini, quello che mangiavano era frutto del loro sudore e di quella terra, della cura che si prendevano di essa, anche una briciola di pane non veniva buttata....io mi sono solo riadattato a questi tempi infausti secondo una mia logica “spiritualista”, cerco di salvare il salvabile....un po' me stesso ma soprattutto una natura già sofferente per le nostre scelte disgraziate e non certo per salvare gli “umani”.

#cultura #societa #vegano #vegetariano #fediverso #blog #news #lettura #blues

 
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from norise 3 letture AI

Sento qualcosa in me . sento qualcosa in me

che non è di questo mondo

mi trapassano gli strali delle

convenzioni ma nella

curva degli occhi tremano

frammenti di stelle – stimolo

la mia innocua follia

nel segreto degli specchi dove ali

d' angeli leniscono

l'ebrietà del sangue

Accolgo la tua poesia come un lampo intimo: ha un tono visionario e sensoriale che apre uno spazio segreto dentro il lettore. Di seguito trovi un'analisi, una traduzione in inglese, suggerimenti pratici e un possibile prosieguo in italiano.

Analisi del testo

Tema

  • Ricerca di un altrove interiore: il parlante percepisce qualcosa che non appartiene al mondo ordinario.
  • Conflitto tra convenzione e impulso: gli “strali delle convenzioni” feriscono, ma non annientano la scintilla interiore.

Immagini e simboli

  • Strali delle convenzioni: immagini di violenza morale o sociale.
  • Frammenti di stelle: simbolo di luce, speranza, frammentazione dell'infinito dentro l'umano.
  • Specchi e ali d'angeli: doppia immagine di riflessione e salvezza; lo specchio è luogo segreto, l'angelo lenisce l'ebbrezza del sangue, unire sacro e corporeo.

Voce e tono

  • Intimo e visionario: uso del presente e di verbi sensoriali crea immediatezza.
  • Follia innocua: contrapposizione che rende la voce fragile ma potente.

Ritmo e suono

  • Versi brevi e cesure interne creano un ritmo frammentato che rispecchia il contenuto.
  • Allitterazioni e assonanze (s, r, l) sostengono l'atmosfera sospesa.

Traduzione in inglese

I feel something in me
I feel something in me
that is not of this world
the bolts of convention pierce me but within
the curve of my trembling eyes
fragments of stars — I stir
my harmless madness
in the secret of mirrors where wings
of angels soothe
the drunkenness of blood


Suggerimenti per revisione

  • Coerenza delle immagini: mantenere il registro visionario evitando troppe metafore diverse nello stesso verso; scegliere quali immagini vuoi che dominino.
  • Punteggiatura: valutare l'uso di virgole o pause per modulare il respiro e il ritmo.
  • Varietà ritmica: alternare versi molto brevi con uno o due versi più lunghi per creare onde emotive.
  • Enfasi lessicale: rafforzare parole chiave (es. stelle, specchi, ali) ripetendole o variandole per eco tematica.

Proseguimento possibile in italiano

sento la mappa delle costellazioni sotto la pelle
le linee tracciano nomi che non conosco
ma riconosco il tremore che apre porte
e nel silenzio delle mani raccolgo polvere di luce
la mia voce si fa ponte e poi si dissolve
lasciando sul vetro l'impronta di un volo

 
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from Diario

Non ho tutta questa gran voglia di scrivere. Qua, schiacciato a terra dalla gravità, con le dita anchilosate per i lavori fatti ieri, un filo di mal di testa, il sistema nervoso che vibra e manda suoni, lo stomaco pesante millenni, il corpo tutto annodato su se stesso. Che frustrazione anche solo essersi svegliato, essere vivi, guardare la luce fredda che arriva dalle finestre, il rumore del gas che scalda l'acqua.

Su Facebook ci sono diversi gruppi di persone che parlano del degrado di Genova, mostrano foto di gente seduta per terra, tossici crollati sugli scalini di questa o quella casa, immigrati seduti su uno dei tanti monumenti morti di questa città-cimitero. Quasi tutti questi gruppi sono fasulli, sono messi in piedi dall'amministrazione precedente, di centro destra, per raccogliere a strascico i razzismi e il poveraccismo della Genova più conservatrice e spaventata, creare un bacino-massa di scontenti a danno dell'attuale amministrazione di centro sinistra.

È roba tossica e spiace vederci dentro gente che conosco da anni e che ultimamente è passata a ingrassare questa destra populista e violenta. Anyway. Sono gruppi nominalmente contro il degrado di Genova, ma quello che fotografano non è il degrado, è il disagio. Fotografano gente che sta male, che vive male, e lo etichettano come degrado. Ora, Genova è piena di degrado. È costruita sul degrado. Periferie senza arterie, colonnati di calcestruzzo costruiti su colate di asfalto, servizi anestetizzati. Lenta, progressiva asfissia culturale. La viralità del provinciallismo che atteccchisce dappertutto come una muffa. Centri commerciali e ipermercati a coprire il vuoto dei mancati recuperi urbani. Di questo degrado reale, decennale, i gruppi Facebook si occupano poco, sarebbe controproducente. È stato tenuto in vita se non creato dai loro datori di lavoro. Si scagliano allora sulle vittime di questo degrado, azzannano il disagio.

Sono a Sturla, sdraiato sulla sabbia, che dormo, uno degli ultimi bagni. L'acqua è torbida e bollente. Mi sveglio ascoltando il vicino di ombrellone. Sento che dice che i gabbiani gli hanno cagato sull'asciugamano. Bastardi. Dice che gabbiani e piccioni sono animali di merda. Dice che la colpa è di chi gli dà da mangiare. Dice che la colpa è dei marocchini. Dice che i marocchini danno sempre da mangiare ai piccioni. Dice che se gli dici qualcosa vogliono pure avere ragione. Dice che i marocchini vogliono sempre avere ragione. Dice che gli hanno rotto il cazzo. Dice che un giorno di questi prende una lama e ne sgozza uno, di marocchino. Testuale. La Genova del degrado. Apro gli occhi e cerco di inquadrare la persona e – se non ho sbagliato – è un ragazzo, età around 18, con tanto di madre che – in questo deliquio – non dice niente.

Quando pensate male degli insegnanti dei vostri figli, pensate che è gente che si trova talvolta ad avere in classe dieci, venti, trenta persone che pensano e parlano così.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Ansia di Tobi e di Anna 1Frattanto ogni giorno Tobi contava le giornate, quante erano necessarie all'andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato, 2pensò: “Che sia stato trattenuto là? O che sia morto Gabaèl e non c'è nessuno che gli dia il denaro?”. 3E cominciò a rattristarsi. 4Sua moglie Anna diceva: “Mio figlio è morto e non è più tra i vivi”. E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio, dicendo: 5“Ahimè, figlio, ti ho lasciato partire, tu che eri la luce dei miei occhi!”. 6Le rispondeva Tobi: “Taci, non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l'uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui”. 7Ma lei replicava: “Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è morto”. E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito suo figlio; così faceva ogni giorno e non si fidava di nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno.

Il ritorno di Tobia 8Compiuti i quattordici giorni delle feste nuziali, quelli che Raguele con giuramento aveva stabilito di organizzare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: “Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare, perché possa tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l'ho lasciato”. 9Rispose Raguele a Tobia: “Resta, figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché gli portino tue notizie”. Ma egli disse: “No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre”. 10Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e suppellettili. 11Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: “Sta' sano, figlio, e fa' buon viaggio! Il Signore del cielo vi assista, te e tua moglie Sara, e possa io vedere i vostri figli prima di morire”. 12Poi disse a Sara sua figlia: “Va' dai tuoi suoceri, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va' in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita”. Dopo averli salutati, li congedò. 13Edna disse a Tobia: “Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara, mia figlia, prima di morire. Davanti al Signore ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va' in pace. D'ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita”. Li baciò tutti e due e li congedò sani e salvi. 14Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell'universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Raguele gli disse: “Possa tu avere la fortuna di onorare i tuoi genitori tutti i giorni della loro vita”.

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Approfondimenti

10,1-12,22. Cambia il punto di vista narrativo: Tobia e Sara sono a Ecbatana e ora il narratore guarda a Tobia dalla prospettiva di Tobi e Anna. Il narratore “neutrale” lascia la parola ai suoi personaggi, ottenendo anche un ritratto psicologico interessante e una drammatizzazione della scena. Il lettore è così invitato a guardare con gli occhi di Tobi e Anna. Il padre fa ipotesi tranquillizzanti: si è trattenuto là o è morto Gabael. La madre si preoccupa immaginando che Tobia sia morto, fino a fare quasi un lamento funebre. Così il narratore cerca di tratteggiare due psicologie differenti. La madre è soffocata dalla paura, grida: «Mio figlio è perito»; di giorno scruta la strada, di notte piange e si lamenta. Anch'essa è diventata psicologicamente cieca, perché non ha più il figlio, «luce dei miei occhi» (v. 5). Il ritorno del figlio guarirà la cecità di ambedue i genitori.

10,1-14. Dal v. 8 la scena cambia, parallelamente: il figlio Tobia si preoccupa dei genitori. Dalle parole di saluto di Raguele e di Edna traspare quali fossero i rapporti familiari e l'autorità dei genitori. Raguele pensa al viaggio, all'eredità da affidare a Tobia e ai figli; Edna si augura una numerosa prole (cfr. Sal 128,6) e si interessa soprattutto che sua figlia non soffra. Ambedue consegnano (v. 10) o affidano (v. 13) la figlia a Tobia. Il padre raccomanda alla figlia di onorare i suoceri (v. 12); Edna invita Tobia a vedere in lei sua madre. Tobia parte benedicendo Dio creatore, ma anche invocando la benedizione divina su Raguele e Edna (v. 14): anche qui la preghiera accompagna una svolta degli eventi. L'addio non suscita particolari emozioni; le parole dei protagonisti sono tutte improntate a ottimismo e speranza. Un abbraccio e un bacio; ma il narratore non accenna ai sentimenti dei personaggi. Soltanto i ripetuti auguri tradiscono una certa trepidazione.

(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Such a Simple Thing è il brano scelto da Ray LaMontagne per annunciare il suo settimo album di studio, dichiarazione d'intenti che torna a quel folk pastorale e sussurrato, alla sognante delicatezza acustica che connotava i suoi esordi. Dopo tanto peregrinare alla ricerca di un suono diverso, affiancato e stimolato dalle produzioni con Dan Auerbach dei Black Keys e Jim James dei My Morning Jacket, presenze che avevano certamente indirizzato il percorso dei precedenti lavori... https://artesuono.blogspot.com/2018/06/ray-lamontagne-part-of-light-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1616740351


 
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from Il vecchio narratore (The devil in my blues)

(Il vostro jazz? No grazie)

Il jazz (ma non solo) è morto e sepolto oramai da un bel po'.....eppure le scuole di jazz non mancano, così come gli ottimi musicisti, per non parlare delle rassegne estive dopo-bagnetto-spiaggia o di quelle invernali immerse nel verde della natura (cioè la natura di voi ne farebbe volentieri a meno) quindi??...Quindi sto'hazzo, oggi il jazz va bene come sottofondo musicale in un supermercato o per qualche apericazzo pomeridiano ma nulla più....eppure se ci fate caso, chi oggi suona jazz è “formato”, è in possesso di una tecnica “straordinaria”, conosce tutto, scale, accordi, cromatismi, intervalli.... Notevole ma personalmente se devo sorbirmi questi “fenomeni” preferisco ascoltarmi qualcosa direttamente dal buon “vecchio” jazz di un tempo che fu. Un passo alla volta....il jazz è sempre stato un genere musicale “precursore” dei tempi che stavano arrivando, di un cambiamento che era nell'aria, che lo si poteva quasi respirare....e così è sempre stato almeno fino agli inizi anni '90 dopodiché è arrivato il nulla, tempi di nulla....ed il jazz oggi, tranne rarissime eccezioni, rappresenta proprio questo nulla, fatto di nulla, tecnica al servizio di un nulla e riguardo ad un “dire”? Nulla.......Ornette Coleman doveva saperne qualcosa, Miles Davis, Archie Shepp, John Coltrane...e tanti, tantissimi altri.....ed a ciascuno un suo tempo. Oggi è così e forse è giusto che sia così....ci si addormenta facilmente fra un apericazzo e l'altro, ci si imbottisce di psicofarmaci più o meno legalizzati, parliamo (suoniamo) con e come stupidi algoritmi, abbiamo la conoscenza senza però avere un cazzo da dire...... Di solito ammiro ed invidio quelli che sanno suonare meglio di me ma quando si parla di jazz (o di blues) no...anzi, è tutto qui quello che sapete fare? Avete studiato così tanto per cosa?? Per una minestrina riscaldata? Per una tecnica fine a stessa? Ma non vi guardate intorno? Non vi siete mai fermati ad annusare? Vi accontentate di un pubblico assuefatto a qualsiasi merda? Non vi passa neanche per la testa che sognare non è un reato ma è possibile? Reale? No preferite questo compiacente nulla.....Cazzi vostri, ho sempre i miei dischi, ho sempre il mio jazz, ho sempre il mio blues.

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