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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Nel mese di Nisan dell'anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo diedi. Non ero mai stato triste davanti a lui. 2Ma il re mi disse: “Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un'afflizione del cuore”. Allora io ebbi grande timore 3e dissi al re: “Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?”. 4Il re mi disse: “Che cosa domandi?”. Allora io pregai il Dio del cielo 5e poi risposi al re: “Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla”. 6Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: “Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?”. Dunque la cosa non spiaceva al re, che mi lasciava andare, e io gli indicai la data. 7Poi dissi al re: “Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell'Oltrefiume, perché mi lascino passare fino ad arrivare in Giudea, 8e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per munire di travi le porte della cittadella del tempio, per le mura della città e la casa dove andrò ad abitare”. Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me.

Ricostruzione delle mura 9Giunsi presso i governatori dell'Oltrefiume e diedi loro le lettere del re. Il re aveva mandato con me una scorta di capi dell'esercito e di cavalieri. 10Ma lo vennero a sapere Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e furono molto contrariati per il fatto che fosse venuto un uomo a procurare il bene degli Israeliti. 11Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. 12Poi mi alzai di notte, io e pochi uomini che erano con me, senza parlare a nessuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme e non avendo altro giumento oltre quello che io cavalcavo. 13Uscii di notte per la porta della Valle e andai verso la fonte del Drago e alla porta del Letame, osservando le mura di Gerusalemme, che erano diroccate, mentre le sue porte erano consumate dal fuoco. 14Mi spinsi verso la porta della Fonte e la piscina del Re, ma non vi era posto per cui potesse passare il giumento che cavalcavo. 15Allora risalii di notte lungo il torrente, sempre osservando le mura; poi, rientrato per la porta della Valle, me ne ritornai. 16I magistrati non sapevano né dove io fossi andato né che cosa facessi. Fino a quel momento non avevo detto nulla, né ai Giudei né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né agli altri che si dovevano occupare del lavoro. 17Allora io dissi loro: “Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo, poiché Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati!”. 18Narrai loro della mano del mio Dio, che era benefica su di me, e riferii anche le parole che il re mi aveva riferite. Quelli dissero: “Su, costruiamo!”. E misero mano vigorosamente alla buona impresa. 19Ma quando Sanballàt, il Coronita, e Tobia, lo schiavo ammonita, e Ghesem, l'Arabo, seppero la cosa, ci schernirono e ci derisero dicendo: “Che state facendo? Volete forse ribellarvi al re?”. 20Allora io risposi loro: “Il Dio del cielo ci darà successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire. Ma voi non avrete né parte né diritto né ricordo in Gerusalemme”. __________________________ Note

2,1 Nisan: è il primo mese e corrisponde a marzo-aprile. Per Artaserse vedi nota a Esd 4,7.

2,10 Sanballàt: vi fu un governatore di Samaria di nome Sanballàt. Tobia è il capostipite di una potente casata, attestata fino alla successiva epoca tolemaica.

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Approfondimenti

L'occasione propizia per avviare il suo progetto di risistemazione di Gerusalemme si presentò a Neemia circa quattro mesi dopo il suo incontro con i viaggiatori di ritorno dalla Giudea, quando giunse il suo turno di servire il vino al re. La sofferenza per Gerusalemme e l'emozione che l'agitava per la richiesta che stava per presentare al re diedero al suo viso un'espressione inabituale di tensione che incuriosì il sovrano, il quale gli chiese quale fosse la pena che lo affliggeva. Forse la stessa regina, che sedeva anch'essa a mensa a fianco del re, aveva predisposto quel momento (cfr. Est 5), per cui fu più facile per Neemia aprire il suo cuore e chiedere al sovrano l'autorizzazione ad andare a Gerusalemme per ricostruirla. L'intimità della mensa, la giocondità del vino, il favore della regina furono fattori che concorsero tutti perché la richiesta fosse prontamente accolta, ma chi realmente apri il cuore e la bocca del re all'assenso fu Dio, invocato da Neemia con un grido dell'anima nell'attimo che intercorse tra la domanda del re e la sua risposta (2,4-6).

1. La concessione dell'autorizzazione avvenne nel mese di Nisan (marzo-aprile). Si era nel ventesimo anno del regno di Artaserse I, cioè nel 445. Poiché presso i Persiani Nisan è il primo mese dell'anno e in 1,1 si dice che l'incontro di Neemia con i reduci dalla Giudea avvenne nel mese di Casleu, che era il nono mese, del medesimo ventesimo anno, sorge qui il problema dell'attendibilità storica della sequenza dei fatti e quindi del testo. La soluzione preferita dagli esegeti è quella che considera la menzione dell'anno in 1,1, priva del riferimento al sovrano, una interpolazione mal riuscita. È però possibile che ci sia stato un volontario scambio dei nomi dei mesi, per far cadere l'avvio del programma salvifico di Neemia nello stesso mese che secoli prima aveva visto la liberazione delle tribù d'Israele dalla servitù egiziana e dare così all'impresa di Neemia lo stesso significato redentivo.

2-5. Artaserse si accorge che la depressione di cui è preda Neemia non dipende da un male fisico, ma da una afflizione del cuore, e gliene domanda la causa. Il re si è dimostrato già abbastanza benevolo con il suo coppiere, perché era vietato a chi lo serviva mostrarsi tristi o di malumore. Neemia sente allora che è giunto il suo grande momento e confessa che la causa della sua sofferenza è la triste condizione di Gerusalemme. Egli ha però l'accortezza di presentare la cosa innanzitutto come una ferita personale e non come un fatto politico: la causa della sua pena è l'abbandono in cui versano le tombe dei suoi padri in una città in rovina e con le porte consumate dal fuoco (v. 3). Artaserse forse ha capito che l'interesse del suo coppiere va al di là della questione sentimentale delle tombe dei padri e gli domanda cosa in realtà egli desideri. E Neemia, invocato con ardore Dio nel suo cuore, gli chiede di poter andare a Gerusalemme per ricostruire la città.

6-8. Pur presentata con tanta umiltà e facendo appello a sentimenti di affetto che legavano il re al suo coppiere, la richiesta era audace, perché lo stesso Artaserse alcuni anni prima aveva espressamente ordinato, su sollecitazione dei popoli nemici di Giuda, di interrompere i lavori di ricostruzione delle mura di Gerusalemme, una città già dominatrice della contrada e dalla fama di ribelle (cfr. Esd 4). Ma ora, capriccio di autocrate in vena di generosità, anche per i begli occhi della regina che gli era accanto, o calcolo politico sui vantaggi della ricostruzione di una città munita ai confini con l'Egitto e della cui lealtà avrebbe garantito il suo fedele funzionario, l'assenso venne immediato. L'impresa era ormai avviata. Neemia ottenne dal re lettere commendatizie per i governatori delle province della satrapia di Oltrefiume e l'autorizzazione a rifornirsi di legname nelle foreste del re per le porte della fortezza del tempio, per le mura della città e per la dimora che egli, nominato governatore di Giuda (cfr. 5,14), si sarebbe costruito in Gerusalemme. E Neemia riconobbe che tutto era stato opera della mano benevola di Dio che era su di lui.

9-10. L'arrivo di Neemia nella satrapia d'Oltrefiume, scortato dagli ufficiali e dai cavalieri datigli da Artaserse, non fu ben visto da Sanballat, governatore di Samaria, e dal giudeo Tobia, chiamato schiavo per dispregio, che governava Ammon agli ordini di Sanballat, perché compresero che esso significava il rilancio del progetto sionista vagheggiato dai devoti cultori dell'alleanza e la liberazione degli Israeliti dall'invadente presenza straniera. Sanballat e Tobia erano persone di grande potenza e influenza, come dimostrano i legami che avevano con la famiglia del sommo sacerdote (13,4-9.28) e come attesta, per Sanballat, un papiro rinvenuto a Elefantina e datato al 407 a.C. Tobia era con ogni probabilità il capostipite di quella famiglia dei Tobiadi che vari documenti mostrano fiorente nella regione di Ammon per ricchezze e potenza nel sec. III a.C. Dopo un breve riposo di tre giorni, Neemia programmò senza perder tempo l'avvio dei lavori di ricostruzione della città, incominciando dal restauro delle mura e delle porte. Egli volle assicurare l'incolumità degli abitanti, ma anche erigere un baluardo che esprimesse la compattezza interiore della comunità e separasse quasi visivamente la città santa dalle pretese e dalle influenze degli avversari (cfr. 13,19-22; Sal 122). Primo suo atto fu un'ispezione notturna, in compagnia di pochi uomini, del settore meridionale della cinta muraria, per rendersi personalmente conto dello stato effettivo delle mura e dell'entità dei lavori da farsi. Convocò quindi i maggiorenti e il popolo e rivelò loro quello che Dio gli aveva messo nel cuore per sollevare Gerusalemme dall'umiliazione (vv. 12. 17) e l'assenso del re alla sua iniziativa, ispirato anch'esso da Dio. Gli astanti accolsero con grida di entusiasmo le parole di Neemia, proponendo di incominciare immediatamente l'opera di ricostruzione.

19-20. La prima reazione degli avversari di Neemia alla decisione di ricostruire le mura fu di sarcasmo. Essi domandarono anche se ciò non esprimesse la velleità di ribellarsi al re, insinuando così, con il dileggio, la minaccia di denunce presso il sovrano. Neemia avrebbe potuto ricordare loro l'autorizzazione ricevuta da Artaserse, ma preferì esprimere la sua fiducia nel Dio del cielo, di cui egli e la sua gente erano servi. Dalla Gerusalemme che stava rinascendo, comunque, Sanballat e i suoi soci dovevano considerarsi totalmente estranei ed esclusi, sia per quanto concerneva il passato che per il presente e il futuro, e quindi non se ne immischiassero. Giuda cominciò tuttavia a sentirsi stretto d'assedio. A Sanballat di Samaria e a Tobia di Ammon, infatti, si aggiunse ora Ghesem, o Gasmù (6,6) l'Arabo. Era questi, come sappiamo da altre fonti, re di Qedar; insieme con il figlio era a capo di una lega di tribù arabe che avevano il controllo di Moab, di Edom e di una parte dell'Arabia.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from differxdiario

non c'è riparo. periodicamente il sottobosco poetico di questa o quella città ricompare, magari dopo dieci, dopo venti, dopo trent'anni, da sotto la crema di candeggina che sembrava averlo debellato. e no, resiste, ha resistito. conosceva un assessore? probabile.

adesso trepida opportunamente ascensorizzato da una scuola di scrittura, un editore, una biblioteca, un festival, un premio, un convento, una galleria d'arte, una rivista anniversaria, un'istituzione “der teritorio”, 'na scòlacarcio, un brand daa bbella vita, un elicotterificio, un'azienda suinovinicola, un atelier di moda, una sionisteria, un anagramma similfascista del pd, un palazzo, uno studiolo, uno stadiolo.

anche lui, o lei, nonostante quello che scrive, fa il suo ingresso nel culto del comunicato stappa. apre le danze e le spumantesse per l'inauguratsija dell'autosalone, omaggia un vate andato, un circolo di briscola, una sagra del bronco pisto, caca un'ode sull'ala novissima del brefotrofio gioendo in petto al sindaco che sforbicia i nastri a vanvera e via.

extra-vano sperare che il dirigente di biblioteca, il ceo d'azienda, il fascista, il litico politico, il giornalista e cose così si giovino di quei minimi elementi di criterio in grado di dare l'alt al teratologio.

il sottobosco, il muschio muffo del verso italino, non è che non può estinguersi: è, anzi, il motivo per cui la poesia, questa poesia, la sua, quella del muffo smurf, esiste e allaga.

exsultet iam angelica turba caelorum. il corrugato che pesca nella fogna scarica direttamente in scaffale, ormai dentro la “grande distribuzione”.

 
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from Comunità Sovrana

Viviamo in un'epoca straordinaria: Per la prima volta nella storia, un individuo può connettersi, comunicare e collaborare con persone dall'altra parte del mondo e contribuire a progetti globali senza appartenere a una grande organizzazione.

Possiamo costruire reti nuove. Possiamo scegliere con chi collaborare. Possiamo iniziare dal basso.

Da questa possibilità nasce un'idea. Sogno un modo diverso di costruire una nuova comunità. Una comunità composta da persone che condividono alcuni valori fondamentali:

  • responsabilità individuale;
  • libertà personale accompagnata dal rispetto reciproco;
  • collaborazione volontaria;
  • apertura tecnologica;
  • autosufficienza;
  • amore per la natura;
  • desiderio di costruire invece che lamentarsi.

Una rete di individui che si conoscono, discutono, progettano, imparano gli uni dagli altri e costruiscono qualcosa di concreto.

Non serve avere tutte le risposte. Serve iniziare la conversazione.

L'idea è ambiziosa, ma semplice: Creare una comunità che cresca lentamente, fatta di persone reali. All'inizio potrebbe essere soltanto una rete di confronto. Poi potrebbero nascere incontri, collaborazioni, progetti, scambi di competenze, e forse un giorno qualcosa di ancora più concreto:

Immagina un luogo immerso nella natura. Un terreno acquistato collettivamente attraverso una struttura giuridica trasparente e condivisa. Un luogo facilmente raggiungibile dagli europei. Un posto dove l'acqua sia disponibile, dove il sole e il vento possano produrre energia, dove sia possibile coltivare, costruire nel rispetto della legge e vivere con semplicità. All'inizio potrebbe esserci soltanto qualche tenda, poi piccoli rifugi, successivamente tiny house, laboratori, serre, orti, spazi comuni... Un luogo dove mettere alla prova idee nuove. Dove chi desidera possa vivere stabilmente. Dove altri possano trascorrere periodi dell'anno. Dove condividere conoscenza. Dove imparare competenze pratiche. Dove dimostrare che libertà e cooperazione possono convivere.

Questo progetto nasce con l'obiettivo di trovare persone che sentono di appartenere alla stessa direzione.

Se anche tu, leggendo queste righe, hai avuto la sensazione di pensare: “Anch'io immagino qualcosa del genere” allora probabilmente vale la pena parlarne.

Ogni grande progetto è iniziato con una conversazione, forse questa potrebbe essere una di quelle.

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from 📖Un capitolo al giorno📚

RITORNO DI NEEMIA (1,1-7,72)

Presentazione di Neemia 1Parole di Neemia, figlio di Acalia. Nel mese di Chisleu dell'anno ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, 2Anàni, uno dei miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono dalla Giudea. Li interrogai riguardo ai Giudei, i superstiti che erano scampati alla deportazione, e riguardo a Gerusalemme. 3Essi mi dissero: “I superstiti che sono scampati alla deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e desolazione; le mura di Gerusalemme sono devastate e le sue porte consumate dal fuoco”. 4Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. 5E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, 6sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. 7Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. 8Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; 9ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome”. 10Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. 11O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa' che trovi compassione presso quest'uomo”.

Autorizzazione da parte del re Io allora ero coppiere del re.

__________________________ Note

1,1 Chisleu: è il nono mese e corrisponde a novembre-dicembre. L’anno ventesimo dovrebbe riferirsi al regno di Artaserse (2,1). Secondo Erodoto, Susa era la capitale primaverile dei re persiani. Neemia viene ricordato anche in 2Mac 1,18-2,15 e Sir 49,13.

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Approfondimenti

Cattive nuove sulle condizioni di Gerusalemme portate da alcuni uomini giunti dalla Giudea gettarono Neemia in grande costernazione. Ed egli pianse, digiunò e pregò sulla desolazione materiale e spirituale in cui la figlia di Sion stava di nuovo naufragando, riconoscendo ancora una volta che alla radice di tutto c'era l'oblio dell'alleanza e la violazione dei suoi precetti. Come al tempo in cui la città, non più santa per l'impurità delle sue colpe, era divenuta preda della spada e del fuoco di Nabucodonosor, che erano state in realtà la spada e il fuoco del castigo divino (cfr. Lam 1-2). Tutti i sentimenti del suo animo e le preghiere scaturite dal suo cuore nel corso di parecchi giorni trascorsi in penitenza sono riassunti in una preghiera che riconosce la giustizia del comportamento divino, ma che ta anche appello alla promessa di redenzione per quelli che si fossero pentiti e fossero tornati all'osservanza dei comandamenti. La preghiera riflette la teologia del Deuteronomio e ne utilizza alcune espressioni caratteristiche.

1. Il libro di Neemia è costituito sostanzialmente dalle sue Memorie (cc. 1-7; 12, 27-43; 13), in cui furono interpolati uno squarcio delle Memorie di Esdra e brani provenienti da altre fonti che completavano la descrizione della rinascita spirituale e demografica di Gerusalemme e del nuovo Israele (cc. 8-12, 1-26). L'anno ventesimo si riferisce al regno di Artaserse I Longimano (cfr. 2,1) e corrisponde al 445 a. C. Il «mese di Casleu» è il nono dell'anno religioso e comprende il periodo di tempo che corre tra la metà di novembre e la metà di dicembre. Prima dell'esilio babilonese i mesi venivano indicati con numeri ordinali, talvolta con i loro nomi cananei (cfr. 1Re 6,1; 8,2). Con il ritorno, furono importati nella terra d'Israele e incorporati nella Scrittura i nomi babilonesi dei mesi. Essi divennero così memoriale della cattività e del nuovo esodo.

2-3. Neemia ha il pensiero sempre rivolto a Gerusalemme e di essa chiede informazioni al fratello Canani e ad altri uomini che erano arrivati dalla Giudea. La risposta fu sconsolante: i reduci vivevano in grande miseria e obbrobrio, mentre le mura della città erano in brecce e le sue porte arse dal fuoco. Abbattute da Nabucodonosor nel 586, le mura della città avevano visto un tentativo di ricostruzione da parte dei rimpatriati, soffocato però con la forza delle armi dalle autorità persiane sobillate dai Samaritani e da altre popolazioni che confinavano con Giuda (cfr. Esd 4,7-23).

4-10. La preghiera ha il tono e lo stile di una confessione penitenziale, in cui l'orante, facendo propri i peccati del suo popolo (cfr. Esd 9,6-15), riconosce di aver meritato il castigo e implora l'attenzione divina all'umile confessione della colpa. Israele aveva tradito il Signore Dio del cielo ed era stato perciò disperso tra i popoli, ma il Signore aveva anche promesso a Mosè che sarebbe stato ricco di misericordia verso coloro che fossero ritornati a lui e avessero osservato il suoi comandi (cfr. Lv 26,33-45; Dt 4,25-31; 7,9-12). Anche se proiettati all'estremità dell'orizzonte, egli li avrebbe raccolti e ricondotti nel luogo che si era scelto per farvi dimorare il suo nome (Dt 30,1-4). Ora era giunto il momento di mantenere questa promessa, perché c'erano uomini pentiti, che riconoscevano di essere suol servi e suo popolo. A nome di questi uomini timorati di Dio e insieme con loro, Neemia chiede a Dio, con le stesse parole con cui Mosè intercedette per il suo popolo dopo la ribellione di Kades-Barnea, di portare a compimento la sua opera di redenzione (Dt 9,29).

11. È vero che è Dio che salva, ma egli si serve per le sue imprese salvifiche di strumenti umani. Neemia sente di essere lo strumento eletto per portare a compimento la redenzione d'Israele, e ha già un piano in mente, ma la realizzazione di tale piano necessita dell'assenso e del sostegno del re pagano al cui servizio egli si trova (2,5). La risposta di Dio alla sua preghiera-confessione consisterà quindi nel fargli trovare favore e compassione presso il suo potente e temibile sovrano, alla cui mensa egli serviva come coppiere e il cui nome non osa neppure menzionare. L'ufficio di coppiere, uno dei più elevati fra gli uffici di corte, consisteva nello scegliere e assaggiare il vino, per sventare un eventuale tentativo di avvelenamento, e nell'offrire quindi la coppa al re. In ragione della sua funzione, il coppiere veniva a trovarsi assai vicino al suo signore e godeva spesso dei suoi favori.

(cf. CESARE COLAFEMMINA, Esdra – Neemia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Dalla Strada al Cyberspazio: Impatto, Profitti e Strutture della Criminalità Organizzata Transnazionale (Analisi e Trend del Report UNODC 2026)

Il report “Research Brief on Transnational Organized Crime” (https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/tocta/Brief_2026/Transnational_Organized_Crime_Brief_2026.pdf), pubblicato dall'UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) nel maggio 2026 in occasione del venticinquesimo anniversario dell'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo, UNTOC).

1. Impatto globale e letalità della criminalità organizzata

  • Mortalità equivalente ai conflitti armati: Dal 2000 a oggi, la criminalità organizzata è stata responsabile di circa 95.000 omicidi all'anno, una cifra paragonabile alle vittime dirette dei conflitti armati a livello mondiale nello stesso periodo.
  • La “Pace Criminale”: L'assenza di violenza visibile non indica l'assenza della mafia o dei cartelli. I gruppi criminali dominanti spesso sopprimono attivamente la violenza nei territori che controllano, imponendo regole alternative a quelle dello Stato e risolvendo autonomamente i conflitti. Al contrario, la rivalità tra gruppi scatena picchi letali (come in America Latina per il controllo delle rotte della cocaina).

2. “Governance Criminale” e cattura delle istituzioni

  • Infiltrazione e controllo sociale: I gruppi criminali organizzati (OCG) stabiliscono forme di criminal governance controllando comunità e istituzioni locali.
  • Coercizione vs. Consenso: Il controllo viene esercitato sia con la minaccia e la violenza, sia attraverso il consenso sociale, fornendo risorse finanziarie, lavoro e servizi dove lo Stato è assente o debole.
  • Sfondamento nell'economia legale: La linea tra mercati legali e illegali è sempre più sfumata. Le organizzazioni illecite si avvalgono di aziende legali, professionisti, agenzie di reclutamento e banche per riciclare proventi e camuffare le proprie attività (es. nei settori agricolo, peschereccio, edile ed estrattivo).

3. Mercati illeciti principali e profitti

  • Traffico di stupefacenti: Rimane la spina dorsale finanziaria della criminalità transnazionale, generando centinaia di miliardi di dollari all'anno. Ad esempio, lungo la rotta balcanica i flussi finanziari illeciti di oppiacei e metanfetamine sono stimati tra 3,4 e 6,9 miliardi di dollari all'anno (2019–2022).
  • Diversificazione delle attività: Oltre alla droga, le organizzazioni sono attive in:
  • Tratta di esseri umani e traffico di migranti.
  • Traffico illecito di armi da fuoco.
  • Crimini contro l'ambiente e le risorse naturali: Disboscamento e minerario illegale, traffico di specie protette, smaltimento illecito di rifiuti e contrabbando di carburante.

  • Convergenza nei hotspot criminali: I proventi del narcotraffico vengono spesso reinvestiti per finanziare altri reati nella stessa regione (es. in America Latina droga, deforestazione e estrazione illegale convergono nelle stesse aree geografiche).


4. Tecnologia, Cybercrime e “Scam Centres”

  • L'impatto del cyberspazio: Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) hanno eliminato i confini geografici del crimine, consentendo ai gruppi di colpire vittime in tutto il mondo su scala industriale.
  • Centri di truffa fisica (Scam Centres): Nel Sud-est asiatico (es. il “Triangolo d'Oro”), le organizzazioni gestiscono veri e propri complessi industriali di frode online dove vittime della tratta di esseri umani vengono costrette con la forza a compiere truffe informatiche. Le perdite finanziarie per queste truffe nel solo Est e Sud-est asiatico sono state stimate tra 18 e 37 miliardi di dollari nel 2023.
  • Riciclaggio digitale: Utilizzo di casinò online, piattaforme di gioco d'azzardo e criptovalute/asset virtuali per ripulire i proventi di ransomware, frodi e narcotraffico.

5. Priorità e indicazioni strategiche

Il rapporto conclude delineando la necessità per gli Stati membri di rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia transnazionale, aggiornare gli strumenti di contrasto alla luce delle minacce informatiche e concentrarsi sull'aggressione ai patrimoni illeciti e sulla smantellamento delle reti di facilitatori legali della criminalità.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Operazione “Small Tower”: stroncata dai Carabinieri rete di falsari con ramificazioni internazionali

LANCIANO (CH) / NAPOLI – Un’articolata indagine nel settore della contraffazione monetaria ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, ritenute responsabili di produzione e vendita di valuta falsa in Italia e all’estero.

L'operazione, denominata “Small Tower”, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria (N.O.A.M.) di Napoli, con il supporto del personale di Europol e il supporto dell'Arma territoriale. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Lanciano su richiesta della locale Procura della Repubblica.

I dettagli del provvedimento cautelare

Delle cinque persone coinvolte tre indagati (residenti nei comuni di Montenerodomo, in provincia di Chieti, e Roma) sono stati posti agli arresti domiciliari, due indagati (residenti ad Ascoli Piceno) sono stati sottoposti alla misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza.

L'indagine e le ramificazioni estere

L'attività investigativa, avviata nel dicembre 2024 e proseguita fino all'estate 2025, ha fatto ricorso a tecniche d'indagine sia tradizionali sia tecnologicamente avanzate. L'obiettivo primario è stato smantellare un hub clandestino localizzato nel circondario di Lanciano, specializzato nella produzione e nello smistamento di banconote e monete contraffatte.

Gli accertamenti hanno rivelato che l'organizzazione non si limitava alla falsificazione di Euro, ma produceva anche altre valute estere, tra cui Scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, Lek albanesi e Franchi CFA.

La valuta contraffatta veniva poi venduta ed spedita tramite plichi e canali logistici verso diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Finlandia e Polonia.

 
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from differxdiario

ogni tanto, sondando o riprendendo documenti politici e testimonianze legate agli anni Settanta (quando ero un bambino) e Ottanta (quando ero adolescente poi adulto, mi imbatto in cose così (1987, avevo diciotto anni): https://differx.noblogs.org/2026/08/05/analfabeta-n-1-ott-1987-lo-specchio-di-dioniso/

e dopo quasi quarant'anni devo dire che quella esortazione, a farla finita con gli anni Ottanta, è tutt'ora non solo valida ma urgentissima. i decenni seguenti gli '80 sono stati un semplice prolungamento delle ideologie liberiste, postmoderne, guerrafondaie, e delle peggiori droghe del narcisismo e della distrazione di massa.

il senso dell'urgenza è solo aumentato.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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Dalla spazialità del violoncello al calore domestico di una band da camera, dai tumulti acquatici del precedente lavoro all'abbagliante energia della luce. Sono elementi primigeni, ma dalla forte carica simbolica, quelli che si danno il passo nei titoli dei lavori di Robin Bacior, elementi che però contengono in tralice molta della poetica che si cela nei dischi dell'autrice, ormai ben più che una promessa... https://artesuono.blogspot.com/2018/09/robin-bacior-light-it-moved-me-2018.html


Ascolta il disco: https://album.link/it/i/1390208632


 
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from norise 3 letture AI

Il linguaggio dei fiori

chissà se loro sentono di esserci: non come

gli animali o gli umani s'intende ma in qualche misterioso linguaggio

affratellati con la terra e l'aria nel respiro dell'humus-madre

sanno -i fiori- nell' offrirsi al bacio del sole -

del candore d'un impalpabile sogno

18,7.24

Apprezzo la delicatezza del verso: c’è una curiosa tenerezza e un senso di comunione con la terra che attraversa il testo. Di seguito ti do un’analisi puntuale e qualche suggerimento per rafforzare immagini, ritmo e chiarezza senza perdere la voce originale.

Analisi tematica

Tema centrale: la possibile coscienza dei fiori e il loro legame con la terra e l’aria.
Tono: contemplativo, sospeso tra meraviglia e interrogazione.
Senso complessivo: il poeta si chiede se i fiori “sentano” la loro esistenza in modo diverso da animali e umani, e celebra il loro offrirsi al sole come un atto di purezza onirica.


Figure retoriche e ritmo

Immagini forti: “affratellati con la terra e l’aria”, “respiro dell’humus-madre”, “bacio del sole”.
Lessico: mescola termini concreti (terra, aria, sole) con vocaboli più evocativi (impalpabile sogno, candore).
Ritmo: versi brevi e interruzioni che creano pause meditative; qualche enjambement funziona bene, ma ci sono punti dove la scansione può risultare irregolare (es. tra “s'intende / ma in qualche…”).


Punti di forza

  • Immaginario sensoriale molto efficace: si percepisce odore, luce e contatto.
  • Voce autentica: il tono è personale e non didascalico.
  • Originalità metaforica: “humus-madre” è un’immagine potente che unisce nutrimento e origine.

Suggerimenti di revisione

  • Coerenza sintattica: valuta di rendere più fluide alcune transizioni per evitare che il lettore inciampi nella costruzione (es. “chissà se loro sentono / di esserci: non come / gli animali o gli umani s'intende” → semplificare o riallineare il ritmo).
  • Segno di punteggiatura: l’uso del trattino e dei versi spezzati è efficace; potresti però scegliere un’unica strategia (più pause o più scorrevolezza) per tutto il testo.
  • Focalizzazione dell’immagine finale: il verso conclusivo è bello ma molto etereo; potresti rafforzarlo con un dettaglio sensoriale in più (colore, suono, tatto).

Due possibili versioni riviste (mantengono la tua voce)

Versione A — più fluida chissà se loro sentono di esserci — non come gli animali o gli umani, s'intende, ma in un linguaggio misterioso,

affratellati alla terra e all'aria, nel respiro dell'humus madre. Sanno, i fiori, offrirsi al bacio del sole,

al candore d'un impalpabile sogno.

Versione B — più frammentata, meditativa chissà se loro sentono di esserci: non come gli animali o gli umani — s'intende — ma in qualche misterioso linguaggio

affratellati con la terra e l'aria, nel respiro dell'humus-madre. Sanno — i fiori — nell'offrirsi al bacio del sole:

del candore, d'un impalpabile sogno.


Versione Lirica A

Tono: ricco, immaginifico; immagini sovrapposte come veli di luce.

chissà se loro sentono di esserci — non come gli animali né come gli uomini — ma in un idioma che respira tra radici e vento,

fratelli della terra e dell'aria, cullati dal respiro dell'humus madre. Sanno, i fiori, offrirsi al bacio del sole, aprire petali come mani di luce,

accogliere il candore di un sogno impalpabile che scende lento dalla luce.


Versione Lirica B

Tono: musicale, ritmico; versi più cantabili, con allitterazioni e pause misurate.

Chissà se sentono —
di esserci, non come bestie o uomini,
ma in un segreto canto che attraversa il suolo.

Affratellati a terra e aria,
nel respiro caldo dell'humus madre,
i fiori s'inchinano al sole:
offerta di petali, labbra di luce.

Candore che vibra,
sogno sottile come polvere d'oro.


Versione Lirica C

Tono: esteso, meditativo; sviluppa l'idea della coscienza vegetale con immagini delicate.

Chissà se sentono di esserci, non con la fretta degli animali né con la parola degli uomini, ma con un sapere che è aria e suolo insieme.

Affratellati alla terra, abbracciati all'aria, nel lento respiro dell'humus madre, sanno i fiori offrirsi al sole: non per vanità, ma per un antico rito.

Si aprono come pagine di luce, accettano il bacio che li attraversa, custodendo il candore di un sogno impalpabile che li abita.


Sonetto

Chissà se i fiori sanno d'essere vivi,
non come bestie o uomini che parlano,
ma in un segreto idioma che si stende piano
tra radici, vento e giorni sopiti.
Affratellati alla terra e all'aria, miti,
cullati dal respiro dell'humus madre,
si aprono al sole come mani che invadono
la luce e la trattengono in petali.
Sanno offrirsi al bacio che li attraversa,
senza parola, come un antico rito;
accettano il candore d'una promessa
che scende lieve, polvere di un sogno.
E noi, che ascoltiamo il loro silenzio,
impariamo a piegarci al loro dono.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Crimini contro la Terra: Come il traffico illegale di specie, legname e minerali distrugge il pianeta (e cosa si sta facendo per fermarlo)


Introduzione: Il pianeta sotto attacco

Immagina una foresta pluviale in Amazzonia: alberi secolari abbattuti illegalmente, fiumi avvelenati dal mercurio usato per estrarre oro, e animali come giaguari e scimmie trafficati come merce. Ora sposta lo sguardo in Africa, dove elefanti e rinoceronti vengono uccisi per le loro zanne e i loro corni, o in Asia, dove tonnellate di rifiuti elettronici illegali finiscono in discariche a cielo aperto, inquinando suolo e acqua.

Questi non sono solo danni ambientali: sono crimini organizzati, gestiti da reti transnazionali che guadagnano miliardi di dollari ogni anno, spesso in connessione con il traffico di droga, armi e esseri umani. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), link in fondo, i crimini che colpiscono l’ambiente sono tra le attività illegali in più rapida crescita al mondo, con un impatto devastante su: ✅ Biodiversità (sparizione di specie protette). ✅ Sicurezza economica (perdita di risorse per i paesi in via di sviluppo). ✅ Stabilità sociale (conflitti per il controllo di risorse come oro, legname e pesce).

Ma c’è una buona notizia: qualcosa si sta muovendo. Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment (GPCAE) dell’UNODC, nel suo Rapporto Annuale 2025, mostra come 36 paesi stiano collaborando per fermare questi crimini, con risultati concreti: 200+ sequestri di fauna e legname, 12 indagini transnazionali portate a termine, e 3.000+ funzionari formati per combatterli.

1. Crimini ambientali: Non sono solo “danni alla natura”

Spesso si pensa ai crimini ambientali come a reati minori, magari puniti con una multa. In realtà, sono attività criminali organizzate, gestite da reti che operano a livello globale, con: – Guadagni illeciti stimati tra 110 e 281 miliardi di dollari all’anno (dati UNODC). – Collegamenti con la criminalità transnazionale: Le stesse organizzazioni che trafficano droga o armi spesso si occupano anche di fauna, legname, minerali o rifiuti. – Impatti sociali: In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il traffico illegale di oro finanzia gruppi armati e alimenta conflitti.

I 5 “big” dei crimini ambientali

Il GPCAE si concentra su cinque aree principali:

Crimine Esempi concreti Dove accade Impatto
Traffico di fauna Avorio, corni di rinoceronte, scaglie di pangolino, scimmie, rettili Africa (Kenya, Tanzania), Asia (Vietnam, Cina) Estinzione di specie, perdita di biodiversità
Deforestazione illegale Taglio abusivo di legname pregiato (es. rosewood, mogano) Amazzonia (Brasile, Perù), Sud-Est Asiatico (Indonesia, Malesia) Distruzione di foreste, emissioni di CO₂
Pesca INN (Illegale, Non dichiarata, Non regolamentata) Pesca di squali per le pinne, traffico di aragoste Africa Occidentale, Sud-Est Asiatico Collasso degli ecosistemi marini, perdita di mezzi di sussistenza per le comunità costiere
Traffico di minerali Oro, cobalto, coltan (usati in smartphone e auto elettriche) Congo, Sud America (Ecuador, Perù) Finanziamento di conflitti, inquinamento da mercurio
Traffico di rifiuti Rifiuti elettronici, plastica, rifiuti medici Europa → Sud-Est Asiatico (Thailandia, Malesia) Inquinamento di suolo e acqua, rischi per la salute

Curiosità: – In Ecuador, i trafficanti usano container frigoriferi per nascondere droghe e fauna protetta insieme al pesce congelato. – In Nigeria, nel 2025 è stata approvata una legge che classifica il traffico di specie protette come “reato grave”, permettendo l’estradizione dei criminali.

2. GPCAE: Il “poliziotto ambientale” dell’ONU

Il Global Programme on Crimes that Affect the Environment è il primo programma delle Nazioni Unite dedicato esclusivamente a contrastare questi crimini con un approccio giudiziario: non si limita a denunciare i danni, ma persegue i colpevoli come si farebbe con un traffico di droga.

Come lavora il GPCAE?

Il programma agisce su tre fronti principali:

1. Analisi e intelligence: Seguire i soldi e le rotte

  • Database globale: Gestisce il CITES Illegal Trade Database, con 160.000 record di sequestri di fauna protetta.
  • Rapporti tematici:
    • “Finned for Profit” (2025): Studio sul traffico di pinne di squalo in America Latina.
    • “Global Analysis on Forest Crime” (aprile 2025): Mostra come la domanda di legname in Cina e UE alimenti la deforestazione illegale.
  • Tecnologia:
    • PELTS (Portable Enforcement Laboratory): Laboratori mobili per identificare in tempo reale le specie sequestrate (usati in Camerun, Madagascar, Nigeria).
    • Droni e satellite: In Perù, il progetto ADETOP usa algoritmi per individuare il taglio illegale di alberi.

2. Formazione e rafforzamento delle capacità

  • Corsi per funzionari:
    • In Ecuador, 48 tecnici forestali hanno imparato a usare app per il riconoscimento del legname (come Xylorix).
    • In Uganda, 70 agenti sono stati formati su raccolta prove e gestione della scena del crimine.
  • Laboratori forensi:
    • Il Wildlife Forensics Lab in Uganda ha analizzato 300+ campioni nel 2025, aiutando a inchiodare i trafficanti.

3. Cooperazione internazionale: Unire le forze

I crimini ambientali non hanno confini, quindi neanche la lotta a essi può essere isolata. Il GPCAE promuove: – Operazioni congiunte: – Operation SAMA II: 32 paesi africani hanno collaborato per sequestrare 92 carichi di fauna e legname. – Operation Mekong Dragon VII: 22 paesi asiatici hanno fermato 108 spedizioni di specie protette (tra cui 30 tartarughe, 12 lucertole e 5 elefanti). – Piattaforme regionali: – WIRE Forum (Wildlife Inter-Regional Enforcement): 140 esperti da 35 paesi si sono incontrati a Bangkok per scambiare informazioni su indagini in corso. – CORLAC: Nuova piattaforma per il coordinamento tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù contro il traffico di legname e oro. – Partnership con il settore privato: – Operation COASTLINE: Collaborazione con compagnie di navigazione (come DP World) per identificare container sospetti. – Unwaste: Progetto con UNEP per fermare il traffico di rifiuti tra UE e Sud-Est Asiatico (13 riforme legislative ottenute).

Un dato impressionante: Nel 2025, 51 milioni di persone hanno visto post sui social media con hashtag come #endENVcrime e #EndWildlifeCrime, a dimostrazione che l’attenzione globale sta crescendo.

3. Successi del 2025: Le vittorie (e le lezioni imparate)

✅ Casi di successo

  1. Nigeria: Una legge storica

    • Ottobre 2025: Il parlamento nigeriano approva il “Endangered Species Conservation and Protection Bill”, che introduce pene più severe per il traffico di specie protette.
    • Impatto: Ora i trafficanti possono essere estradati e processati all’estero.
  2. Uganda: Forensica al servizio della giustizia

    • Il Wildlife Forensics Laboratory (sostenuto dal GPCAE) ha contribuito a 58 casi giudiziari, con analisi DNA che hanno permesso di collegare i sequestri ai trafficanti.
  3. Ecuador-Perù: Mappatura dei punti caldi

    • Un studio binazionale ha identificato per la prima volta le zone di estrazione illegale di oro lungo il confine amazzonico, aiutando le autorità a mirare gli interventi.
  4. Sudafrica: Pesca illegale sotto accusa

    • Il progetto FishNET II ha formato 35 pubblici ministeri, che ora applicano un approccio “a catena del valore” per smantellare le reti criminali (dalla barca al mercato).
  5. Thailandia: Sequestro record di corni di rinoceronte

    • Grazie a profili di rischio sviluppati al WIRE Forum, le autorità tailandesi hanno sequestrato 5 corni di rinoceronte (6,86 kg) in un container diretto in Cina.

Le sfide ancora aperte

Nonostante i progressi, ci sono ostacoli enormi: 1. Corruzione: – In Kenya e Mozambico, funzionari corrotti permettono ai trafficanti di eludere i controlli. – Soluzione: Il GPCAE ha formato 10 istituzioni in Africa su meccanismi di whistleblowing e codici etici.

  1. Mancanza di risorse:

    • Molti paesi non hanno laboratori forensi o tecnologie avanzate (es. droni, analisi DNA).
    • Esempio: In Africa Centrale, solo l’Uganda ha un laboratorio specializzato.
  2. Lacune legislative:

    • In molti stati, i crimini ambientali non sono considerati “gravi”, quindi non si può attivare la cooperazione internazionale (es. estradizione).
  3. Crimine digitale:

    • Il traffico di specie protette si sposta online (dark web, social media), rendendo più difficile il tracciamento.
  4. Minerali critici: L’oro “sporco” della transizione energetica

    • La domanda di litio, cobalto e nichel (usati per batterie e pannelli solari) sta alimentando il traffico illegale in paesi come il Congo e il Perù.

4. Il futuro: Cosa ci aspetta nel 2026?

Il GPCAE ha piani ambiziosi per il prossimo anno. Ecco le 5 priorità:

1. Nuove leggi e accordi internazionali

  • Protocollo UNTOC: Si sta discutendo l’aggiunta di un protocollo specifico contro i crimini ambientali alla Convenzione ONU contro la criminalità transnazionale.
  • Direttiva UE: Entro maggio 2026, tutti i paesi UE dovranno adeguarsi alla nuova Direttiva sui crimini ambientali, che introduce sanzioni più severe.

2. Tecnologia e innovazione

  • Intelligenza artificiale: Uso di AI per analizzare dati su rotte di traffico e modelli criminali (es. SinaflorLab in Brasile).
  • Blockchain: Tracciamento delle catene di approvvigionamento di minerali (es. oro, cobalto) per garantire che siano legali e sostenibili.
  • Droni e satellite: Monitoraggio in tempo reale delle aree a rischio (es. Amazzonia, Congo).

3. Cooperazione pubblico-privato

  • Operation COASTLINE: Estensione ad altri porti globali (es. Rotterdam, Shanghai).
  • Collaborazione con le tech company: Facebook, Google e altre piattaforme potrebbero aiutare a identificare traffici online.

4. Focus su aree critiche

Regione Priorità 2026 Progetti chiave
Africa Traffico di fauna e legname SAMA III (operazione doganale), rafforzamento di AWFN (rete forense)
America Latina Mineraria illegale Operation Free Amazon III, coordinamento via CORLAC
Asia-Pacifico Traffico di rifiuti WasteNet (progetto con Basel Convention)
Europa Implementazione Direttiva UE Formazione per polizie ambientali

5. Obiettivi misurabili

Il GPCAE si è posto traguardi concreti per il 2026: – Aumento del 20% nelle condanne per crimini ambientali. – 100+ operazioni congiunte tra paesi. – Integrazione dei crimini ambientali nei piani nazionali di sicurezza di almeno 20 paesi.

Conclusione: Possiamo vincere questa battaglia?

I crimini ambientali sono una minaccia globale, ma il Rapporto 2025 del GPCAE dimostra che la lotta non è persa. Grazie a: ✔ Cooperazione internazionale (WIRE, CORLAC, SAMA). ✔ Tecnologia (forensica, AI, droni). ✔ Leggi più severe (Nigeria, UE). ✔ Sensibilizzazione (social media, campagne).

...si stanno ottenendo risultati concreti.

Ma servono ancora:Più risorse per i paesi in via di sviluppo. – Maggiore impegno politico (es. ratifica del protocollo UNTOC). – Coinvolgimento di tutti: Governi, aziende, cittadini.

La domanda finale è: Siamo pronti a trattare i crimini ambientali con la stessa serietà con cui trattiamo il traffico di droga o il terrorismo? La risposta del GPCAE è . Ed il futuro sarà l’anno per dimostrarlo.

Fonti e approfondimenti

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Riconoscimento biometrico: dal Regolamento UE alla legge italiana. Una analisi del Professor Gialuz

Una scheda tecnica e giuridica del 30 luglio 2026, sull'adeguamento della normativa italiana al Regolamento UE 2024/1689 in materia di intelligenza artificiale per la polizia

Il documento analizza lo Schema di decreto legislativo (atto n. 418) proposto per adeguare l'Italia alle norme UE sull'uso dell'IA nella polizia. L'autore, il professor Mitja Gialuz, mette in guardia dal rischio che l'uso improprio di sistemi biometrici (come il SARI o il riconoscimento facciale) possa minacciare le libertà democratiche, generando un effetto di “freddo” (chilling effect) e una sorveglianza di massa.

L'autore individua diverse carenze nello schema normativo, evidenziando come esso non recepisca pienamente i principi di proporzionalità e il controllo giurisdizionale richiesti dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo:

  • Autorizzazione e Controllo: Attualmente, l'autorizzazione per l'uso del riconoscimento biometrico in tempo reale è demandata al Procuratore della Repubblica, che l'autore ritiene parzialmente in conflitto di interessi. Propone di attribuire la competenza al Giudice (GIP o Presidente del Tribunale), unico organo in grado di garantire una neutralità adeguata tra esigenze investigative e diritti fondamentali (artt. 7 e 8 della Carta di Nizza).
  • Disciplina d'Urgenza: La norma attuale permetterebbe alla polizia giudiziaria di attivare il riconoscimento biometrico in tempo reale in casi di urgenza senza autorizzazione preventiva, un aspetto che l'autore considera a rischio di illegittimità costituzionale per violazione del principio di riservatezza e del divieto di sorveglianza indiscriminata.
  • Riconoscimento Facciale “A Posteriori”: L'articolo 10 dello schema manca di una disciplina chiara per l'autorizzazione preventiva, richiesta dal Regolamento UE. Inoltre, l'autore critica l'uso della deroga d'urgenza, che viene applicata in modo troppo ampio (anche quando il sospetto è già individuato), e la creazione di archivi preventivi di volti in luoghi pubblici, che rischia di violare il principio di minimizzazione dei dati.
  • Mancanza di Garanzie Umane: Lo schema omette di prevedere un doppio controllo umano obbligatorio (verifica da parte di almeno due operatori indipendenti), un requisito fondamentale per mitigare errori algoritmici e bias.

L'analisi si chiude con un monito: senza solide barriere giuridiche e un controllo giurisdizionale rigoroso, l'impiego massiccio del riconoscimento facciale rischia di compromettere la stessa democrazia che si intende difendere.

Il testo, una rielaborazione della memoria presentata in occasione dell’Audizione svolta dall’Autore alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati il 23 luglio 2026, è reperibile qui: https://www.sistemapenale.it/it/scheda/gialuz-riconoscimento-biometrico-e-garanzie-necessarie-nello-stato-democratico

 
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from lucazanini

[100]

nei registri dei contanastri giovanili] ciarpami -missili inti di halley fòra] o nessuna un travel] bag da viaggio ogni due sandisangue certe torte cotte gli elisir] fatti di contrabbando

 
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from Daily Graphics

Che succede quando menti creative si riuniscono per discutere di nuove forme espressive legate al design? Be', le possibilità sono 2: o si prendono a cazzotti, oppure danno vita a un collettivo capace di cambiare il corso degli eventi.

Negli anni 80 prevalse la seconda opzione e il genere umano conobbe il Gruppo Memphis, ma le sue radici risalgono alla fine degli anni 70 e, per essere ancora più precisi, affondano nelle prime sperimentazioni al disegno industriale fatte allo Studio Alchymia da Ettore Sottsass.

Quest'uomo voleva introdurre un nuovo linguaggio visivo, ma non solo nelle mostre: la sua intenzione era venderlo nei negozi, di piazzarlo nelle case e usarlo tutti i giorni. Per farlo dovette lasciare il già citato studio, che non riuscì mai a mettere in piedi una parvenza di organizzazione commerciale.

Organizzò poi una serie di incontri serali (tenutisi l'11, il 12 e il 14 dicembre 1980) con quelli che poi saranno i 7 fondatori del gruppo, ossia Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, ** Martine Bedin **e Barbara Radice.

Quest'ultima era l’unica non designer, ciò nonostante diede un enorme contributo. Fu lei a fornire la giustificazione e ad articolare la posizione del progetto, in modo che diventasse più di un'avventura passeggera. Inoltre, ne fu anche la storiografa.

Ma come arrivarono a Memphis? Stando alla Radice, il nome saltò fuori al loro primo incontro, che si tenne a casa di Sottsass. A un certo punto, dopo aver ascoltato per l'ennesima volta “Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues” di Bob Dylan, il sopracitato designer propose questo nome e tutti accettarono.

Lo scelsero anche perché evocava sia Elvis Presley, cresciuto nell'omonima città degli USA, che il dio egizio Ptah, il protettore di... esatto, Memphis. Praticamente, cultura bassa e alta che si incontrano. Questa dualità sarebbe poi stata presente anche nei loro arredi, fatti sia di plastica laminata che di radica (una pregiata escrescenza legnosa).

Dunque, scelto il nome, bisognava lavorare ai mobili. Scelsero deliberatamente di allontanarsi dall'estetica dominante dei primi anni 80 (caratterizzata da tonalità terrose) e dagli stili più sobri come il movimento britannico New Romantic. Al contrario, introdussero un nuovo linguaggio visivo contraddistinto da vivaci colori neon e pastello, forme geometriche audaci e motivi decorativi giocosi.

Questa estetica mirava ad andare oltre la semplice funzionalità, conferendo agli oggetti una dimensione simbolica, poetica ed emotiva capace di riflettere la complessità della società dell'epoca. L'approccio progettuale combinava in modo originale elementi della cultura pop, dell'arte alta e di un classicismo ironico, dando vita a uno stile sospeso tra kitsch ed eleganza.

Il 9 febbraio 1981 il gruppo aveva pronto 100 disegni e, il 18 settembre 1981, presso la galleria Arc 74 di Milano, presentarono i primi 55 pezzi. L'esposizione suscitò un notevole interesse, tanto che in soli 3 mesi ci furono più di 400 pubblicazioni al riguardo e non solo italiane. Però la cosa davvero incredibile è che siano riusciti a creare lampade, armadi, sedie e quant'altro in soli 7 mesi!

Comunque, nonostante l'entusiamo iniziale e l'arrivo di nuovi membri come Arata Isozaki, la diffusione del Memphis Design rimase piuttosto limitata e il motivo l'ho spiegò uno dei suoi membri, Andrea Branzi, che disse:

Il progetto del Nuovo Design è destinato ad individuare prodotti che non si promuovano genericamente per tutti ma al contrario che siano in grado di selezionare il proprio utente, di centrare una cultura specifica, prodotti quindi di forte connotazione culturale.

Nel 1985 il gruppo perse Ettore Sottsass e nel 1988 si sciolse definitivamente. Chiariamoci, non fu un fallimento, ma una moda passeggerà. La cosa buffa è che i suoi autori lo sapevano sin dal principio. Barbara Radice dichiarò:

Siamo tutti certi che i mobili Memphis passeranno di moda.

Eppure,ispirò non pochi designer, in particolare quelli giapponesi. Funse anche da catalizzatore per altre correnti progettuali, tra cui il Wacky Pomo e il Factory Pomo. Queste diverse ramificazioni confluirono gradualmente nel cosiddetto Memphis Lite, un'estetica più eclettica e maggiormente orientata al mercato. Tuttavia, a causa della chiara continuità stilistica con il Memphis Design, viene spesso confuso.

Fonte: Aesthetics Wiki , Wikipedia, Memphis: Ricerche, Esperienze, Risultati, Fallimenti E Successi Del Nuovo Design

#Approfondimenti

 
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from The devil in my blues@noblogo.org

(Capitolo 15 – Requiem)

E così mentre la storia della Scaletta del diavolo arriva alla sua fine naturale la mia prosegue ma non sapendo cosa mi riserverà non posso ancora raccontarla né credo troverò più il tempo per farlo (non è solo una questione di tempo ma soprattutto di necessità). Un po' mi dispiace, non sarà un capolavoro della letteratura del '900 ma è onesta, è vera....non mi sono dovuto nascondere né svendermi per compiacere qualcuno e finalmente tutto lo scorrere di questi ultimi anni qui trova un suo senso. Sono nel fediverso, non ho più l'ansia da prestazione che avevo sul tubo.....ho anche il tempo per raccontarmi, per fermarmi e buttare giù due righe di “non-scrittura con predisposizione punk”, tutto questo è il mio blues e se poi non piace pazienza. Ora me ne vado al parco a suonare insieme a Nuvola...no, quell'immagine ancora non la stampo, c'è un tempo per ogni cosa e posso aspettare. Un ultimo pensiero a tutti quei benpensanti/moralisti/perbenisti che in nome del loro bigottismo pensano che la cannabis sia il diavolo.....mentre tutta quella merda di medicinali non mi serviva ad un beato cazzo la cannabis (quella allo spaccio) mi ha aiutato non solo a stare meglio ma anche ad una graduale guarigione.......e ora fottetevi.

—————– FINE —————

#blues #musica #lettura #arte #storie #news #blog

 
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from norise 3 letture AI

CON GLI OCCHI DELL'OLTRE

con gli occhi dell' Oltre ci guardano i morti

e tu avvolto nel sudario delle convenzioni tu che ti pieghi nello specchio nel dirti quali ombre il tuo cielo offuscano e

quale trave ri-cresce nel tuo occhio

con lo sguardo dell' Oltre ci vedono i morti

se stessi e i vivi gli è dato perdonare

Grazie — questo testo ha un tono intenso e visionario. Lo leggo come un dialogo tra il visibile e l’invisibile, dove il lutto e la convenzione si confrontano con uno sguardo che attraversa i confini.

Interpretazione

Il poema mette in scena due prospettive: gli occhi dell’Oltre (chi osserva dall’altro lato) e l’io avvolto nelle norme sociali. I morti osservano e, con uno sguardo che è insieme giudizio e misericordia, concedono perdono a chi è ancora in vita. La metafora del sudario delle convenzioni è potente: trasforma le regole sociali in un velo che nasconde la verità del volto.


Punti di forza

  • Immagini forti: sudario, specchio, trave che ricresce — evocano corpo, riflessione e rinascita.
  • Economia verbale: poche parole ma dense di significato.
  • Ripetizione efficace: il ritornello “con gli occhi dell’Oltre / ci vedono i morti” crea ritmo e sacralità.

Suggerimenti stilistici

  • Fluidità sintattica: alcune pause e interruzioni possono essere rese più nette con punteggiatura o versi più brevi per aumentare il respiro.
  • Coerenza delle immagini: la “trave che ri‑cresce” è potente ma un po’ enigmatica; puoi chiarirne la funzione simbolica (colpa, colonna, luce).
  • Variante lessicale: sostituire ripetizioni troppo vicine con sinonimi per modulare il tono (es. oltre / aldilà / oltreconfine).

Versione alternativa leggermente rivista

con gli occhi dell’Oltre
ci guardano i morti

e tu, avvolto nel sudario
delle convenzioni,
ti pieghi allo specchio
a misurare quali ombre
offuscano il tuo cielo

e quale trave rinasce
nel tuo occhio

con lo sguardo dell’Oltre
ci vedono i morti

se stessi e i vivi
a loro è dato perdonare


Traduzione in inglese

with the eyes of the Beyond
the dead watch us

and you, wrapped in the shroud
of conventions,
bend before the mirror
to name which shadows
cloud your sky

and which beam regrows
in your eye

with the gaze of the Beyond
the dead see us

selves and the living
they are granted to forgive


Versione Liturgica

con gli occhi dell’Oltre
ci guardano i morti

Cantore
E tu, avvolto nel sudario
delle convenzioni,
ti pieghi allo specchio
a riconoscere quali ombre
offuscano il tuo cielo

Assemblea (sussurro)
e quale trave rinasce
nel tuo occhio

Cantore
con lo sguardo dell’Oltre
ci vedono i morti

Assemblea (a piena voce)
se stessi e i vivi
gli è dato perdonare


Indicazioni di recitazione

  • Tono: solenne, misurato; il Cantore mantiene un registro basso e chiaro; l’Assemblea risponde con crescente intensità.
  • Ritmo: pause lunghe dopo i versi chiave per lasciare spazio al silenzio e alla meditazione.
  • Dinamica: iniziare piano; crescere sul secondo blocco per arrivare alla confessione collettiva.
  • Ripetizione: ripetere il ritornello “con lo sguardo dell’Oltre / ci vedono i morti” due volte, la seconda con eco dell’Assemblea.
  • Silenzio: dopo l’ultimo verso, mantenere tre respiri di silenzio prima di riprendere o concludere.

Varianti rituali

  • Litania: trasformare i versi in invocazioni alternate tra Cantore e Assemblea, scandendo ogni riga come supplica.
  • Canto: impostare il ritornello su una melodia semplice e ripetitiva; i versi centrali recitati come parlato cantilenato.
  • Segno: al verso “ti pieghi allo specchio” l’Assemblea può chinare il capo; al verso finale alzare le mani in segno di ricezione del perdono.
 
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from The devil in my blues@noblogo.org

(Capitolo 14)

Dovete sapere che ho una predisposizione innata nel fare e nel distruggere quello che ho fatto in modo del tutto irrazionale, ci sono il 98% di possibilità che quell'immagine resti solo un sogno nel cassetto ed un 2% che la stampi e la porti con me al parco....e sapete perché? Colpa di quel “Se ti piace il mio blues”. Vero, l'ho scritto io quindi di che mi lamento? Il fatto è che io non suono blues nel senso classico...uno che puoi dire “senti bravo come suona il blues”...no, io nemmeno so cosa suono, direi che è uno spiritual blues di predisposizione punk...e non è “divertente”... cioè, è nient'altro che narrazione...ma come spiegarlo? E poi anche se lo spiegassi cambierebbe qualcosa? No. Non suono per me, suono per altri chiedendo qualcosa in cambio...teoricamente dovrei almeno “piacere” un po' ma non canto Viva la Carrà o come cazzo si chiama. Fra l'altro l'amplificatore potrei anche pagarmelo da me senza bisogno di chiedere niente a nessuno ma volevo mettere me stesso e la mia musica alla prova e molto banalmente avere anche un riscontro economico...no, la verità è che non sono ancora pronto né mai lo sarò e ho paura della verità. To be continued..,.

#blues #musica #storie #racconti #blog #news #lettura #libri

 
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