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from L'Impopolare

Collasso. L'Italia e l'Europa ad un passo dal baratro.

Il Covid19 ha messo a nudo tutte le contraddizioni e le debolezze della nostra società. Sono bastate poche settimane per trasformare la nostra Nazione in una cloaca di isteria e individualismo. Certo tanti stanno combattendo in prima linea per contrastare la diffusione del virus, altri nel privato della propria dimora cercano di rincuorare i propri cari, di badare ai propri figli, di dare un piccolo contributo a rallentare la diffusione di questo morbo. Il punto purtroppo non sono gli sforzi immensi che si stanno compiendo e non sono neppure gli assalti ai supermercati o alle farmacie. Il punto non è neppure la fuga dalla Lombardia di centinaia, forse migliaia di persone verso il Sud. Il punto è che il nostro sistema istituzionale sta collassando su se stesso, nessuno se ne accorge e nessuno fa niente per impedirlo. Il punto è che una nuova crisi economica potrebbe esplodere e non saremmo nelle condizioni di affrontarla. Nonostante tutti ormai sappiamo che di per sé il nuovo coronavirus non sia estremamente letale, è oramai sempre più chiaro che ciò che fa veramente la differenza tra la vita e la morte è la possibilità di accedere prontamente a cure mediche di qualità. Queste ultime purtroppo come ogni cosa di valore è estremamente limitata ed in questo momento ciò è più che mai evidente. Ce la si potrebbe prendere con la classe dirigente nazionale e regionale, che ha progressivamente ridotto il numero di posti letto a fronte di una popolazione sempre più anziana e bisognosa di cure, ma non è questo il momento. Sul punto ci sarà una resa dei conti, ma solo quando la tempesta sarà passata. Prima o poi infatti questa crisi passerà, ma il punto nodale della questione è cosa si lascerà alle spalle. Ad oggi infatti l’economia è quella maggiormente colpita dal virus. L’Italia non è la Cina, la sua struttura macro e micro economica è estremamente ramificata sul territorio ed estremamente dipendente dall’export e dal turismo. Attività non particolarmente indicate in periodo di pandemia. Non è un segreto: la domanda interna è da anni stagnante. Le imprese si basano quindi sulla domanda straniera e se a ciò aggiungiamo una spiccata interconnessione delle catene produttive a livello europeo e globale ecco che emerge il quadro di insieme, per niente tranquillizzante. Stiamo camminando a grandi passi verso la fase acuta del contagio in tutto l’Occidente. La diffidenza verso le merci italiane si diffonde, mentre la continuità produttiva è messa a repentaglio dalle scelte del Governo. Certo è sacrosanto limitare il contagio, ma bisognerebbe fare qualcosa per evitare il collasso economico del paese. L’apertura dei cantieri, le Grandi Opere non sono la risposta ai nostri problemi. E’ necessario un intervento radicale per fare fronte all’emergenza. Di opzioni ce ne sono tante: la sospensione di tutti i tributi, il ricorso a maggior deficit, il commissariamento di interi settori produttivi. Sarebbe indispensabile creare linee logistiche con gli altri paesi europei per consentire lo scambio in sicurezza di beni, ma anche di materiale medico e medicinali. Ci troviamo in un’emergenza, dovremmo iniziare a reagire adeguatamente. C’è un estremo bisogno di chiarezza e di visione di insieme e purtroppo ce n’è penuria. A livello nazionale, il regionalismo sta ingolfando la gestione della crisi sanitaria ed economica. Non c’è una vera catena di comando ed ogni governatore va per conto suo. A livello europeo, l’isolamento dell’Italia è sempre più evidente, così come il probabile avvitamento della situazione finanziaria. In una sola parola: caos. Sotto i nostri occhi si sta dipanando senza troppe cerimonie una pietra miliare della Storia. L’infinitamente piccolo sta mettendo in crisi finanche il civilizzato Occidente. L’epidemia sta mostrando tutto il meglio e il peggio dell’homo oeconomicus. Ci eravamo così assuefatti alla pace, al c.d. “progresso”, che ci eravamo convinti che la stessa morte fosse un’eco distante. Un avvenimento remoto da esorcizzare. Ora che la stabilità artificiale e rarefatta che ci eravamo costruiti sta scricchiolando ci rendiamo conto di quanto le nostre società così avanzate siano così vulnerabili. E’ bastato un virus neppure così tanto letale a far serpeggiare il panico e lo scoramento, soprattutto e purtroppo tra i governanti. Mancano i nervi saldi e manca un centro decisionale unitario. Mancano solidarietà e collaborazione. Domani Lunedì 09.03.2020 inizia una nuova settimana e un nuovo ciclo della Storia nazionale ed europea. Si respira aria di crisi e questo in Italia ha sempre significato una cosa: Governo tecnico, del Presidente et similia. D’altronde Mario Draghi è da poco disoccupato e le borse europee sono in rosso fisso da settimane. Lo spread salirà, i trader finanziari si renderanno conto che la bolla speculativa che fino ad oggi ha continuato a far salire gli indici di borsa potrebbe esplodere. I tassi di interesse negativi che fino ad oggi le banche nazionali di tutto il mondo hanno tenuto bassi per invogliare gli investitori a continuare ad acquistare potrebbero dimostrarsi in fin dei conti pillole omeopatiche contro il cancro. In quel caso nessun paese sarebbe al sicuro. Nel 2008 la crisi partì dalla bolla speculativa dei mutui sub prime, nel 2020 la crisi potrebbe partire dalla consapevolezza che senza la costante e continua iniezione di liquidità da parte delle Banche Centrali il mercato semplicemente non può andare avanti. Non c’è abbastanza denaro in circolo, perché mai come prima d’ora chi lo detiene lo tesaurizza, immobilizzandolo. Tutte le imprese anche quelle bancarie sono a corto di liquidi. Non c’è cash nelle borse, ci sono solo titoli di stato, debito (pubblico). In fondo, la guerra commerciale di Trump aveva fatto già intravedere lo spettro della crisi. Il coronavirus gli ha dato concretezza, bloccando per settimane il cuore pulsante della manifattura mondiale: la Cina. Xi Jinping sta cercando disperatamente di far ripartire la produzione, ma non è detto che ce la faccia in tempo. E’ anzi possibilissimo che l’acuirsi dell’epidemia nel resto del mondo blocchi le catene produttive in Occidente. Insomma siamo in bel pasticcio. Potremmo trovarci all’inizio di un nuovo maelstorm finanziario. L’epicentro potrebbe essere proprio la vecchia Europa, dannatamente divisa e con istituzioni lente e poco reattive. Si salvi chi può.

 
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from Gippo

Nota: quella che segue è una mia vecchia fanfiction su Twilight.

E' un pomeriggio tranquillo qui a casa Cullen e ce ne stiamo tutti spaparanzati sul divano a guardarci una vecchia registrazione di Domenica Cinque (di quelle condotte da Barbara D'Urso: troppo forte la zia Barbie!). Beh, non proprio tutti... Jasper è fuori in giardino a fare tiro al bersaglio e Rosalie ed Emmet sono in viaggio di nozze. Per questo ci stupiamo quando vediamo entrare proprio Rosalie dal portone d'ingresso. Dietro di sè trotterella un maiale grosso e rubicondo. “Rosalie!” dice Esme “Va tutto bene?” “Sì” risponde lei “Tranne per il fatto che abbiamo incontrato un temibile clan di vampiri gitani che ci ha lanciato addosso una maledizione!” “Oh, no!” dice Esme. Così Rosalie ci spiega che, a seguito di questa maledizione, lei non può più pronunciare la parola 'frigorifero' (e suoi derivati) mentre Emmett è stato trasformato in un maiale. Dunque era lui quello alle sue spalle. “Oh, no!” ribadisce Esme. Entra in quel momento Jasper. “Non c'è bisogno che mi spiegate: ho sentito tutto.” “Jasper caro” dice Esme “Dovresti cambiarti le scarpe quando rientri in casa. Sono tutte infangate.” Jasper si osserva le sue scarpe sudicie e, dopo alcuni istanti di riflessione, fa: “Emmett, per favore, mi puoi portare le pantofole che tengo sotto al letto?” Il maiale Emmett fa un grufoliò di disapprovazione, poi afferma: “Sono un maiale, non un cane.” “Che orrore, parla!” esclama Esme. Poi, siccome potrebbe sembrare un'osservazione indelicata, per cambiare argomento chiede a tutti noi: “Cosa vuol dire la parola 'gitani'?” Carlisle interviene: “E' un aggettivo qualificativo, riferito generalmente alle popolazioni nomadi dell'est europeo.” Per fortuna, la situazione torna subito serena. “Ma, a parte la maledizione, come mai siete tornati a casa così presto dalla vostra ennesima luna di miele?” chiede Carlisle. “Il punto è” spiega Rosalie “che molti alberghi non accettano animali in camera, oltre al fatto che avevo serie difficoltà a farmi portare bevande per il... per il... per il...” “Frigobar” conclude misericordiosamente il grosso e rubicondo maiale Emmett. Si crea un piccolo momento di imbarazzo e di impasse. “Vabbè, non pensiamoci!” dice Alice “Ho scaricato da internet 'Alice in Wonderland' di Tim Burton, vi va di vederlo?” “Sì, ma prima finiamo Domenica Cinque con la zia Barbie” impone Carlisle. Così ci risistemiamo tutti tra divani e poltrone (Esme allestisce al volo una lettiera e una trocca colma di carrube per Emmett) e ci vediamo la finale di Domenica Cinque. Poi attacchiamo con la visione di 'Alice in Wonderland'. La protagonista finisce di nuovo nel Sottomondo dopo vari anni dal primo viaggio. Qui scopre di essere oggetto di una profezia, quindi si mette l'armatura di Kristen Stewart in “Biancaneve e il cacciatore” e ammazza un drago con la spada. Poi apre nuove rotte commerciali per la Cina. Finita la visione, Carlisle ci comanda cosa dobbiamo fare: Esme deve mettere l'acido nel water (anche se non lo usiamo mai), Edward deve sintonizzarsi sui pensieri dei capi della C.I.A. e del F.B.I. per capire se sanno qualcosa sull'esistenza dei vampiri, Alice deve compilare un mazzetto di schedine della Lottomatica, Jasper deve pulire in soggiorno dove è tutta un'impronta di fango, Rosalie deve sbrinare il congelatore, Emmett è libero di grufolare a piacimento in qualche pozza d'acqua piovana in giardino. “Allora io mi dirigo verso quell'elettrodomestico della cucina dove generalmente si conservano i cibi” dice Rosalie. Anche gli altri si recano nei luoghi designati dal capofamiglia. “Papà” dice Alice “Stavolta al lotto cerchiamo di non vincere troppi soldi, tipo azzeccando la cinquina...” “Perché tesoro?” chiede Carlisle. “La scorsa volta non ci hanno dato del denaro ma dei terreni in Aspromonte.” “Pensavo che questa storia dei terreni in Aspromonte per chi vince al lotto fosse una specie di leggenda metropolitana...” In quel momento suonano alla porta. Carlisle va ad aprire ed è Emma Marcegaglia. “Salve, vengo anche per una questione di buon vicinato” dice “Ho delle terre in Aspromonte, come voi, e mi chiedevo se ve la sentivate di creare una rete commerciale che, coinvolgendo tutte le più meritevoli istanze della giovane e vivace imprenditoria calabra, potesse, con base qui nello stato di Washington, costituire un volano virtuso per la ripresa della nostra economia, anche interagendo coi mercati emergenti dell'estremo oriente e della Cina in particolare.” “Apriremo nuove rotte per la Cina!” esclama Alice “Papà, posso?” “Credo che dovremmo discutere di queste cose con calma” risponde Carlisle “Magari davanti ad una vecchia registrazione di Pomeriggio Cinque.” Così mettiamo su la cassetta e Emma Marcegaglia si siede con noi. “La zia Barbie non me la perdo!” esclama Esme accorrendo. Pian piano, accorre tutta la famiglia. Alla fine della proiezione, Emma Marcegaglia ci saluta e ci ringrazia. Siamo costretti a declinare le sue interessanti proposte ma, come risarcimento, i membri femminili della nostra famiglia si impegnano ad iscriversi a Confindustria anche se lei ormai non siede più al vertice dell'associazione. “Mi piacciono troppo le donne che hanno un nome che inizia per 'Emma' e un cognome che inizia per 'Mar'...” dice Alice staccandosi dalle orecchie il lettore mp3 da cui, fino a pochi istanti prima, suonava il motivo di una cantante che ebbe una relazione sentimentale con Stefano De Martino poco prima che questi incontrasse Belen Rodriguez. “E ora che facciamo?” si chiede Esme. “Io ho scaricato un film-tv tedesco ispirato ad uno dei romanzi di Rosamunde Pilcher” dice Jasper. “Perché mai hai fatto una cosa del genere?” chiede Emmett. Jasper alza le spalle. Un nuovo momento di impasse, ma alla fine decidiamo tutti insieme di vederci il film-tv su Rosamunde Pilcher. Poi quando tutto è finito, andiamo tutti a letto, facendo finta di addormentarci, stanchi ma contenti della felice giornata.

 
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from I miei piccoli Grundgestalt

Grundgestalt è una parola tedesca che significa forma fondamentale. La forma fondamentale, in musica, è un concetto introdotto da Schoenberg per indicare l'idea che è fondamento di un brano musicale. Questa idea di base, in Schoenberg, non è solo l'idea dalla quale “parte” un brano; in realtà quella idea è il brano stesso, o meglio il suo gene entro il quale già tutto il brano è contenuto e dal quale tutto il brano è derivabile attraverso una procedura meccanica, deterministica. Il Grundgestalt quindi è la forma più compatta per esprimere un brano musicale; un genotipo dal quale si puo' derivare automaticamente un fenotipo complesso, eppure già tutto contenuto nel seme iniziale. In un certo senso, è la forma più compressa di una certa informazione musicale, il brano sviluppato. Grundgestalt è dunque la forma fondativa, di base, di una idea musicale complessa.

Questo, Schoenberg lo dice molto chiaramente nel suo articolo del 1950, nel quale afferma:

“Tutto quel che accade in un brano musicale è l'infinito rimodellarsi della forma di base... Non c'è nulla in un brano musicale se non quanto deriva dal tema, scaturisce da esso e può essere ricondotto ad esso; per dirla ancora più strettamente, nient'altro che il tema stesso.”

Quindi il tema è il Grundgestalt, ed è allo stesso tempo il brano musicale che un certo algoritmo decomprime. O, potremmo dire, realizza (rende reale), o fa nascere. Mi piace pensarlo anche come un isomorfismo che conserva il significato passando da un dominio genotipico ad uno fenotipico.

I miei piccoli Grundgestalt

Io non so cos'era nella pratica il Grundgestalt per Schoenberg. In effetti proprio non capisco come abbia potuto creare un modello compositivo come questo senza l'ausilio di computer moderni. Ma io, che vivo in un'epoca diversa, con relativa facilità ho potuto giocare con modelli compositivi basati sul Principio di Schoenberg. L'idea deriva dalla definizione di sistema dinamico: si ha una funzione f ed un valore di dominio x; si calcola f(x) e lo si utilizza di nuovo come input a f (si suppone naturalmente che f(x) sia ancora parte del dominio di f). Quel che si ottiene è una serie di valori:

x, f(x), f(f(x)), f(f(f(x))), ...

e cosi' via. La matematica dei sistemi dinamici studia le proprietà di queste serie al variare di x ed f. Ed è questa la matematica dei Grundgestalt, nella quale x non è altro che il tema di cui parlava Schoenberg!

Ecco allora che è possibile, ed anche semplice, creare un modello compositivo che segua la teoria di Schoenberg. Se la mia funzione f agisce su un dominio fatto di oggetti musicali, la serie di valori x, f(x), f(f(x)), eccetera, essa crea una composizione musicale. E questa composizione musicale deriva, necessariamente, dalla scelta di f e dalla scelta di x. In un certo senso,

non vi è niente in quel brano musicale se non x; tutto scaturisce da x e può essere ricondotto a quel “tema iniziale”.

Mi piace chiamare Grundgestalt quei brani musicali che rispondono a questa definizione — a questa matematica. Ed i miei brani sono proprio dei Grundgestalt. Utilizzo due funzioni f (una delle quali è computata da questo programma) e come x delle semplici stringhe alfanumeriche. Alcuni risultati sono al mio orecchio sorprendenti, inspiegabili. Si possono ascoltare qui e qui.

Una piccola selezione di Grundgestalt...

...che ampliero' poco alla volta:


license This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License. Author is Eidon.

license Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale. Ne è l'autore Eidon.

 
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from Phil in Fediverse

facchetti

Questo mio post riguarda quella che ritengo la deriva culturale del nostro presente, e parte da un “materiali di base” del tutto identico a decine e decine di altre analoghe “proposte”, che magari potrebbero risultare ancora più disturbanti.

Si direbbe che la famigerata Chiara Ferragni ha fatto scuola. Sto parlando infatti dei suoi emuli o cloni più o meno dichiarati, come quello che mi accingo a descrivere.

Insomma, il canale YouTube di questa sbarbatella belloccia, al secolo Chiara Facchetti, per me è solo e unicamente un esempio. Non un esempio per criticare questa ragazza, che non conosco, e che probabilmente interpreta una parte, ed è frutto di un casting ad hoc, o di qualsivoglia operazione di marketing social-based. No. Il mio intento è solo di illustrare a quello che dovrebbe essere il mondo adulto, appunto, la terribile (lo ribadisco) deriva culturale nel quale l'adolescenza e addirittura la seconda infanzia stanno sprofondando.

In primis, è evidente che questi personaggi si rivolgono a un pubblico di giovanissimi, e costituiscono per loro non solo un esempio meramente iconografico, ma anche un vero e proprio modello di vita (che evidentemente viene poi investito dalla conseguente emulazione). Della serie: fare la bella vita senza preoccuparsi troppo dell'origine del denaro che permette di farla. E credo che siano in molti i “genitori bancomat” all'ascolto che potranno confermare.

Ora, chi abbiamo di fronte quanto snoccioliamo gli interventi video di questa Chiara Facchetti (che evidentemente vanta comunque uno staff di grafici e videomaker piuttosto versati, pur nella loro invisibilità)? Cioè, cosa vediamo?

Noi vediamo una bella ragazzina “della porta accanto” che istante dopo istante riproduce questa esistenza:

  1. non sembra avere alcun impiego degno di questo nome, eppure passa la totalità della sua giornata a spendere quantità di denaro esorbitanti, usufruendo, pare, di un tempo libero infinito;
  2. spesso e volentieri “compra cose” solo per la pulsione di recensirle e poi, si presume, gettarle;
  3. rappresenta tutti i luoghi comuni alimentati dalle massime multinazionali planetarie, dalla Apple ad Amazon, passando per la McDonalds;
  4. schiocca le dita e (tanto per dirne una) cambia un arredamento spendendo oltre diecimila euro;
  5. si permette di catalogare come “acquisti stupidi” cifre dell'ordine di una quindicina di migliaia di euro (che spesso vengono pure rendicontate).

Ora, è evidente, direte voi, che gran parte della produzione video di questa ragazza, probabilmente classificabile come pura attrice al servizio del marketing, altro non è che il frutto di specifiche sponsorizzazioni da parte di ditte che si occupano di altrettanto specifici prodotti, dal make-up al food, passando per l'elettronica di consumo.

Sia quel che sia, io penso però che la questione sia ben altra. **Questa ragazza viene di fatto seguita da oceani di adolescenti che matematicamente non potranno mai e poi mai avere la vita che in tale “sostanziale fiction” viene mimata.** Ossia, i figli di papy esistono indubbiamente, e non fatico a pensare che questa vita la facciano sul serio. Esiste poi indubbiamente una larga fetta di adolescenti che, a furia di rompere le balle ai propri genitori, magari qualcosa di simile la ottiene pure. Ma questa radicale corsa verso la totale bulimia consumistica elevata a standard esistenziale a cosa porterà, se non alla costruzione di un esercito di perfetti frustrati?

Insomma. Socialmente parlando, quanti potranno essere i membri di questo Gotha? Un dieci percento della popolazione a farla grande? E gli altri che sbavano da vicino? Facciamo, esagerando, un quaranta percento? Ebbene, tutti gli altri che faranno?

Questo. Semplicemente questo mi chiedo. Che società stiamo alimentando?

 
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from rudycorter@noblogo.org

#Perchè credo

So di essere un Dodo sulla questione, ma non riesco a farne a meno; io credo. Dicono che la fede sia un dono, forse è vero, ciò non toglie che sia anche un peso. Sento la mia fede in Gesù come il piombo dello scafandro di un palombaro: scomodo, pericoloso, ma permette di andare in profondità. Sia chiaro, frequento poco la chiesa e una comunità fissa, ma non voglio nemmeno passare per il solito “credente non praticante”. Prego, leggo i testi e seguo due o tre biblisti che trovo interessanti, partecipo ad incontri, ma provo repulsione per quasi tutte le comunità cattoliche che ho intorno. Trovo che la Chiesa italiana sia un tronco marcescente, magari vi possono trovare riparo animali interessanti, ma, in generale, sempre d un tronco vuoto e morto si tratta.

 
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from rudycorter@noblogo.org

#silenzio, prego.

Alle volte penso che mi piacerebbe rimanere in silenzio. Sia chiaro, non parlo molto, ma sento spesso il mio cervello che continua a “girare a vuoto”. Pertanto, a volte, vorrei chiedere ai pensieri che si accalcano di calmarsi, sedersi, e permettermi di rimanere in silenzio.

 
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from Phil in Fediverse

Cari amici, cari compagni, cari intervenuti. Mi è stato chiesto di dire due parole sulla politica. Sì, sulla politica in genere. Prendendola, per così dire, molto alla larga.

Per quel che mi riguarda il “grado zero” della politica scaturisce dalla piena comprensione di una nota storiella: quella dell'ubriaco e del lampione.

Notte fonda. Un ubriaco cerca affannosamente qualcosa sotto un lampione. Passa un poliziotto che gli chiede cosa stia cercando. “Le chiavi di casa”, risponde l'ubriaco. Il poliziotto allora ribatte: “Ma le hai perse lì sotto?” L'ubriaco ci pensa un attimo e dice: “No. Però qui sotto c'è luce.”

Ecco. Se non capiamo questa storiella non possiamo fare politica, oppure se la capiamo, ma facciamo ugualmente la parte dell'ubriaco, non possiamo farla in modo efficace e sensato.

 
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from Phil in Fediverse

Il testo originale...

Tempo fa sono incappato in questo video online, che riportava il breve intervento TED di un certo Jeroen van Loon circa la possibilità e opportunità di staccarsi dal web e bloggare in via totalmente analogica. Una follia? No, una forte provocazione che può farci riflettere.

Premessa. Io sono nato nel 1975, e dunque non sono un nativo digitale. Tuttavia ho iniziato a usare i personal computer già da adolescente, e oggi conosco il mondo dei computer direi da esperto medio-alto; quindi ho avuto modo di testare sia il mondo prima che quello dopo le grandi rivoluzioni digitali degli ultimi trent'anni. Questa premessa è importante, perché mi ha permesso di maturare un principio generale: La comunicazione di massa nei social media è perfetta per veicolare velocemente messaggi che possono permettersi di essere mediocri, ovvero tanto più grossolani quanto più elevato è il numero di persone che raggiungono. In altre parole, più sono gli utenti digitali di un certo messaggio e più quel messaggio, per passare, deve essere basso, spicciolo, stereotipato, e in definitiva banale. Basti pensare alla politica, oggi a base di selfie e tweet, per rendersene conto (anche se penso che un adolescente medio non possa avere gli strumenti per rendersene conto).

Questo non significa che la tecnologia sia una cosa sbagliata. Questo significa che la sua applicazione di massa ha prodotto fenomenologie da detestare, piaghe sociali, deformazioni dalle quali sarebbe opportuno purgarsi. In che modo? Io credo che esista un solo modo: l'utilizzo della tecnologia per veicolare contenuti esclusivamente fruibili nel mondo reale.

Più nel dettaglio, credo che si debba enunciare un concetto ancora più specifico e profondo, che è il seguente:

Le vere reti sociali devono essere costituite da esseri umani, e non da collegamenti ipertestuali. L'unica rete digitale in grado di funzionare veramente con efficacia è quella che riproduce in scala uno a uno la relativa rete di relazioni sociali nei territori reali.

 
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from diorama

carro alien facebook düsseldorf Didascalia: Carro di carnevale con Alien-Facebook e il suo carico di HETZE, HAϟϟ (odio, scritto con le rune delle SS), RADIKALISIERUNG (radicalizzazione) che avanza per le strade di Düsseldorf. La giustizia prova ad acchiapparlo per la coda ma nun glia fa. Credits: @ggg@mastodon.bida.im

Instradare una guerra di classe sempre più cruenta — e rigorosamente dall’alto — verso l’anestetizzazione del conflitto (Movimento 5 Stelle) o la simulazione della guerra dei poveri ai più poveri (Lega) non è stato facile. Come non è facile candidarsi a gestire la trasformazione tecnologica del sistema produttivo per quegli epigoni post-comunisti e post-democristiani che ruotano intorno al Partito Democratico. Preferisco tenermi lontano dalle “analisi di fase”: data la complessità sistemica, queste “analisi” dovrebbero essere frutto di intelligenze collettive e non di singoli commentatori (quasi sempre maschi). Osservo solo che gli effetti di “formule magiche” degli 80 euro, del “reddito” di “cittadinanza” e della quota 100 svaniscono troppo in fretta. Dalle tre F borboniche “Feste, Farina e Forca” pare sia scomparsa la farina sotto il paradigma multipartisan dell’austerità (sì, vale pure per la Lega: sono rimaste solo le feste e la forca da somministrare. Ritornano (anche se di misura) le ipotesi di “buon governo” e si sgonfia l’“antipolitica”. Si fa sempre più largo la pacificazione del conflitto negando l’intrinseca valenza politica di quest’ultimo. Si starà preparando la strada per un governo tecnico o simil-tecnico? Vedremo. Le tendenze sistemiche però sono evidenti. Nell’ultimo trimestre del 2019, le cinque aziende più grandi per capitalizzazione sono state Apple, Microsoft, Alphabet (cioè Google), Amazon, Facebook. C’è perfino un acronimo dedicato: GAFAM. Pur con dovute differenze, questi colossi multimiliardari condividono un modello di business che si basa sull’“allevamento delle persone” [«people farming» nell’originale]. Sembra qualcosa di meno altisonante del capitalismo della sorveglianza ma è molto più inquietante. Batterie intensive di miliardi di esseri umani seguono lucine, lasciano tracce ovunque, e in base a quelle tracce sono ricostruite “a ritroso” le loro abitudini, preferenze, opinioni. Le lucine che inseguivano prima sono ora modificate in modo più fedele alla ricostruzione, questi esseri sono ancora più attratti, e così via in ciclo verso il perfetto “stimolo” e il perfetto “profilo” di ogni persona. Gli apparati istituzionali e informativi tradizionali sono sempre più dipendenti sia economicamente che politicamente dai social network. Chi meglio di questi “cyberborboni” poteva somministrare feste e forca? Ci sono certamente cause dovute a una emorragia di vendite dei giornali stampati e a una crisi di credibilità della “classe” politica, per la quale «l’unica ragione del contendere è [diventata solo] l’amministrazione del potere». Temo però che con una lettura contingente ci perderemmo le derive sistemiche. A colpi di emergenze non si promette nulla di buono.

 
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from rudycorter@noblogo.org

#incendio

Tutto è cresciuto nel bene e nel male. Gli alberi centenari muoiono, quelli giovani crescono, cercando aria e luce tra le soffocanti radici. I semplici mangiano, vivono, muoiono; i furbi, per loro natura, vivono sfruttando ciò che trovano. Nessuno penserà, o avrà la forza di pensare alle foglie secche che si depositano, al caldo che arriva, alla scintilla che scocca. Tutti bruceranno, i vecchi lamentandosi della fine, i giovani per le possibilità inespresse. Ma il fuoco brucerà i giusti ed i cattivi. Dalla cenere un giorno, i semi germoglieranno, con fare indifferente.

 
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from diorama

Bisognerebbe togliere la patente di voto a chi propone di togliere la patente di voto, in forza degli stessi argomenti propugnati da chi vorrebbe togliere la patente di voto.

  • I primi della lista a cui toglierla sarebbero tutti quei professoroni (quasi sempre maschi) che non riconoscono responsabilità sistemiche ma dalle loro cattedre sanzionano comportamenti poco avveduti di singole/i. È invece proprio individualizzando i problemi sociali che ci si allontana dalle soluzioni. La rinuncia più importante comincia da chi, godendo di una vista privilegiata su quelle cattedre, avrebbe più capacità per opporsi a questa “deriva sistemica” di un mondo sempre più complesso e noi sempre più imbecilli.

  • I secondi fanno parte della galassia del fact checking che fanno sfoggio della propria arguzia investigativa sui social estrattivi (people farming, capitalismo della sorveglianza) costruiti appositamente per far circolare false notizie sensazionalistiche e che attingono al pozzo nero dell’essere umano. Basta un solo fact checking per fargli cadere un castello di carte raziosuprematista foraggiato da gamificazione social, oppure – detta bene – dagli stessi rinforzi positivi azzardopatici per cui alle elezioni vincono partiti goebbelsiani.

  • E via via scorrendo nella lista troverete pure me che scrivo questo commento e che, in circolarità, vi rimando alle prime due righe.

Questi sono vari esempi di un “analfabetismo selettivo di comodo”. Chi ha gli strumenti per analizzare i problemi (e magari farci fare qualcosa verso una loro soluzione) preferisce invece consolidare proprie posizioni di potere. Troppo difficile tradire la propria classe di appartenenza.

Il mito del buon selvaggio nasceva per sfatare il mito del buon illuminato. Le blastature social vorrebbero farcelo rientrare dalla finestra.

Diciamo no all’“analfabetismo selettivo di classe”.

P.S. Mi ispiro a questo post. Le deprivazioni psicologiche sono un problema. La mancanza di cultura dell’empatia è un problema. MA parlarne nel contesto di patenti di voto ci allontana e non ci avvicina alle soluzioni, come dimostrano peraltro i commenti a quel post.

 
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from Cose sparse

Il Filo Rosso è il tentativo di un gruppo di ragazzi e ragazze di ispirare e ispirarsi. L'intento è lodevole. Tanto da meritare un contributo. Il Filo raccoglie qualunque tipo di lavoro, quindi voglio tentare qualcosa di inusuale, una sorta di copione/canovaccio teatrale. Usate l'immaginazione.

INDECISIONE

Ai due lati del palcoscenico, due leggii a podio di legno. Quello alla sinistra del pubblico (SX) illuminato da un fascio di luce solare, in sfondo spiagge, paesaggi luminosi. Quello alla destra del pubblico (DX) illuminato da fioca luce lunare, in sfondo foreste, montagne, notte stellata. Al centro, emerge dalle ombre il protagonista(P). Calzamaglia nera, mutande bianche sopra essa, maglia nera. Corre verso SX come un bambino, si afferra rumorosamente al podio sbattendovi le mani sopra.

Sapete, a me piace un sacco il mare! È bellissimo, tutti quei pesciolini...

P si guarda intorno, corre allegro verso DX, ci sbatte contro come sopra.

Ma anche le montagne! Sono bellissime! Scoiattoli e stambecchi! Quando andiamo in gita al bosco mi metto sempre a esplorare tutto, valli, passi, strade…

Come sopra, verso SX.

Fino ad arrivare alla spiaggia, ma non è che la preferisco anzi, non saprei dire cosa mi piace di più. La sabbia, il calore del sole, le onde che non si fermano mai… MAI!

Come sopra, verso DX.

Eppure anche la calma della foresta, il placido riposare della notte, il respiro della montagna. Ah…

P corre al centro, si ferma, toglie le mutande, indossa dei pantaloni, una giacca elegante lasciata aperta con camicia bianca. Incede verso SX, dove una donna, bionda in vesti rosse e sbarazzine, lo attende. Si abbracciano, si scambiano baci appassionati. P la lascia e sbatte la mano sul leggio.

Clara! Oh clara, non puoi capire quanto t’amo. Le tue labbra rosse come il fuoco, i tuoi occhi più luminosi del cielo!

P fa una smorfia, scende dal podio, incede verso DX, dove una donna, mora in vesti grigie ed eleganti, lo attende. Si abbracciano, eseguono un profondo casqué, P la bacia a lungo. Si rialzano, P la lascia, sbatte la mano sul leggio.

Moira, oh mia moira. Non esistono parole degne del paragone con la tua beltà. La luna non è che pallida imitazione del tuo fulgore, la notte luccicante approssimazione dei tuoi divini capelli.

Scende dal podio, incede verso SX. Al suo arrivo la donna gli appioppa un sonoro ceffone. P si massaggia la mascella.

Clara! Mia diletta! Io t’amo come una falena ama il fuoco!

La donna se ne va. P cerca di trattenerla, si dispera. Poi incede verso DX. La donna gli appioppa un sonoro ceffone. P si massaggia la mascella.

Moira! Mio usignolo! Sei per me come la luna per l’ipomea alba!

La donna se ne va. P cerca di trattenerla, si dispera.

P va al centro, toglie giacca e camicia rimanendo in maglia nera. Indossa una parrucca bianca e voluminosa, come einstein. Prende un bastone e si avvia, schiena curva e passo incerto, verso SX. Quando vi arriva, sbatte il bastone sul tavolo.

Sapete, secondo me la mattina è la parte migliore della giornata. Se ho qualcosa da fare, preferisco farla all’alba, perché c’è tutta l’energia del nuovo giorno, la promessa del divenire, la luce sfolgorante del futuro. Sì, se fosse per me, il sole tramonterebbe solo per una manciata d’ore.

Come sopra, verso DX.

Secondo me, è la notte la parte migliore della giornata. C’è calma, tranquillità. Il tempo di ricordare il passato, di pensare, di creare. O di divertirsi, anche. Fosse per me, il sole sorgerebbe solo per una manciata d’ore.

P arranca verso SX. Arrivato al centro, da sinistra entrano in scena due uomini in tuta rosa carne. DX li vede, cerca di allontanarsi, lo raggiungono. Prova a dimenarsi ma viene sopraffatto. P viene ammanettato. Dalle ombre al centro viene portato fuori un pilastro trapezoidale in legno, con un gancio a circa due metri. I due uomini vi trascinano P. Gli alzano i polsi ammanettati sopra il capo, lo appendono così al gancio. Se ne vanno. Le luci scemano, tranne lo spot su P. Tenta di andare verso SX, tenta di andare verso DX. sospira.

Ah… Indeciso mi dicono quando passo dall’alba al tramonto, dal fuoco al ghiaccio. Indeciso mi dicono quando rimango immobile nel mezzo. Ma come posso, io mi chiedo, esserlo, se nelle mie facoltà non c’è alcuna scelta, alcuna decisione?

Silenzio.

Eppure, se così non facessi, a nulla servirei.

Silenzio.

Beh, io ho fatto il mio, ora sta a voi.

Silenzio ininterrotto per più di un minuto, per la prima volta dall’inizio. Quindi sipario.

E uno e due. E uno due tre e quattro

 
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from L'Impopolare

La Sinistra riparta dall’Erasmus Una proposta che ha suscitato ilarità, di per sé non peregrina, ma che nasconde un problema più profondo…

Che le Sardine fossero dei centristi mascherati da socialisti, non era un mistero. La loro strategia è stata quella di fare leva sul dissenso di alcuni elettori nei confronti di una certa politica, rappresentata da Salvini in primis, per affermarsi come soggetto politico autosufficiente, giovane e, soprattutto, moderato.

L’interlocutore perfetto per un centrosinistra zingarettiano, voglioso di reinventarsi, magari in un movimento/partito oltre il PD. Le Sardine sebbene si fossero presentate come l'alternativa al populismo sovranista, di fatto non hanno fatto altro che divenire la terza gamba della sinistra liberal.

Quella stessa sinistra che ha rinnegato un'autentica prospettiva socialista nella convinzione che dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'Urss, la bandiera rossa fosse stata ammainata per sempre, che la storia si fosse arrestata e che la democrazia atlantica avesse definitivamente vinto.

Una sinistra pavida, asservita allo status quo, volta al perseguimento dei soli diritti civili, totalmente dimentica di quelli sociali e complice dell'europeismo ordo-liberista che ha bloccato (si spera non definitivamente) il processo di democraticizzazione dell'UE, con tutte le conseguenze che ciò ha comportato.

Le Sardine sono figlie di questa prospettiva, quella dell'homo oeconomicus di Clinton e di Obama alla sua massima espressione: smart, cosmopolita, politically correct e soprattutto perfettamente a suo agio nel sistema produttivo capitalista.

Dopo la vittoria in Emilia, la saldatura tra la “sinistra” istituzionale e il direttivo del movimento ittico si è consolidata. Come confermano sia l’incontro, poi in parte rinnegato, con Benetton, che gli screzi degli ultimi giorni con il M5S. E' in questo clima che è iniziato il dialogo con tutti i ministri del Governo Conte, da cui però non è emerso ancora nulla di concreto, a parte le polemiche.

La querelle più rilevante è quella legata all'istituzione di un Erasmus tra Nord e Sud, al fine di consentire a tutti gli studenti universitari e liceali di trascorrere un certo lasso di tempo in un’altra regione: apriti cielo. L'idea, in sé non peregrina, ha fatto storcere il naso a molti. D'altronde dietro di essa sembrano non esserci delle reali proposte politiche. E' questo il problema.

Certo sarebbe sicuramente piacevole consentire questo tipo di interscambio, ma ciò permetterebbe di risolvere il divario Nord-Sud? Come verrebbe implementato? Come dovrebbe essere finanziato? Non è dato saperlo.

I portavoce del movimento di Mattia Santori, forse anche per smorzare le critiche che piovevano sia da destra che da sinistra, hanno a più riprese sottolineato come lo scambio studentesco fosse solo una delle tante idee sul tavolo; che con il ministro del Sud il colloquio fosse durato più di due ore; che altri colloqui sarebbero stati tenuti; che presto tutto sarebbe stato sintetizzato in un unico piano programmatico.

Ennesima dichiarazione piena di parole apparentemente pregne di significato, ma che sembrano nascondere un certo grado di vacuità concettuale.

La notizia nella sia brutale semplicità è la seguente: le Sardine hanno parlato con chi di dovere, ma l'unica proposta che è stata ritenuta meritevole di menzione davanti alle telecamere è stata quella di un Erasmus entro i confini nazionali, oltre che un generico riferimento al Green New Deal (si suppone a livello europeo).

Quando, come era prevedibile, l'ira cibernetica si è manifestata, Santori & co. sono corsi ai ripari, cercando di ridimensionare la questione e dando la colpa a come la notizia fosse stata riportata.

In altre parole, la colpa non è la loro carenza di contenuti o quanto meno la loro incapacità di esprimere al meglio le proposte discusse con il Governo; la colpa è dei giornalisti e degli avversari politici che hanno semplificato le loro proposte, riducendole a uno slogan; la colpa è dei troll e degli haters che si sono permessi di mettere in discussione il ruolo che questo tipo di progetto potrebbe avere sul miglioramento delle sorti degli studenti italiani.

A questo punto, non resta che attendere il nuovo piano programmatico e tutti i suoi effetti salvifici, ma lo scetticismo resta, perché una cosa è certa:

  • nessuna tra le eventuali proposte delle Sardine metterà in discussione come viene prodotta la ricchezza nel nostro sistema economico o come la stessa venga redistribuita;
  • nessuno si soffermerà sul gravissimo problema del diritto interno, sovrabbondante, ipertrofico, assolutamente caotico: il più grave danno che uno Stato di diritto possa fare ai suoi cittadini;
  • nessuno si interrogherà su come ripensare il nostro sistema istituzionale, attraversato da costanti crisi che stanno mettendo sempre più in pericolo la rappresentatività del Parlamento e del suo ruolo come Legislatore;
  • nessuno si porrà la questione di come salvare il sistema previdenziale e assistenziale gestito dall’INPS;
  • nessuno porrà la questione del ruolo dell’Italia in Europa e del ruolo dell’Europa nel mondo.

Nessuno porrà queste questioni perché ciò richiederebbe uno sforzo eccessivo, incompatibile con l’idea di snap politics che si è diffusa tra tutti i personaggi che popolano il sottobosco politico italiano, tra cui ritroviamo anche le Sardine, che forse ne rappresentano la più fulgente manifestazione (dopo Salvini, ovviamente).

Le proposte politiche vengono condensate in spot elettorali di pochi secondi, facendo ampio ricorso a frasi ad effetto e slogan. Questo ha condotto e conduce ancora all’impoverimento del dibattito e alla sua polarizzazione. Ad esserne danneggiate sono le istituzioni democratiche, che anziché strumenti di dialogo (anche acceso), si trasformano in clave per distruggere i propri avversari.

Prevale allora la demagogia da social network, che magari ottiene tanta visibilità e riesce a smuovere le masse, ma che alla prova dei fatti risulta essere piuttosto inconcludente, perché legata ad un clima di campagna elettorale permanente e alla convinzione che gli elettori siano asini lobotomizzati, incapaci di comprendere pensieri complessi.

E’ questa impostazione di fondo il cancro della democrazia moderna, che sottende un clima di profonda sfiducia reciproca tra sistema politico e elettorato. Nonostante le apparenze, c’è una crisi profonda in corso da tempo e ciò si traduce a Destra nella spiccata tendenza ad individuare l’ “uomo forte” e a Sinistra nel malcelato concetto di superiorità antropologica, che anima alcune forze politiche “progressiste”, completamente alienate dalla realtà e dai bisogni dei cittadini.

La vicenda delle Sardine non è che l’ennesima dimostrazione di tutto ciò.

In particolare, dopo vent’anni di berlusconismo, la cd. sinistra si ritrova sempre più al centro, sempre più lontana dai bisogni delle persone reali, sempre più prigioniera della sua retorica, ieri incentrata sull’antiberlusconismo, oggi sull’antisalvinismo.

In questo contesto ci si può davvero sorprendere che l’astensionismo sia il primo partito in Italia e che il consenso elettorale sia estremamente evanescente? Si può davvero biasimare chi deride Santori per questa idea dell’Erasmus?

Forse sarebbe il caso per Zingaretti di fare i conti con la realtà e costruire delle proposte concrete, rompendo la dialettica sloganistica e iniziando a parlare effettivamente con le persone. Che Utopia!

Che la sinistra riparta dall’Erasmus allora! Che si schianti contro il muro del dissenso elettorale filosalviniano, cantando vittoria! Si continuino ad inseguire i cavalli di battaglia degli altri partiti politici e a dare legittimità politica a movimenti come le Sardine, vivissime nelle piazze e sui social, ma assolutamente assenti nelle urne.

Comunque vada sarà un successo.

 
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from funkwhale italia

FunkWhale Logo

Funkwhale.it intende rimettere lo streaming nelle mani degli utenti di Internet, dando loro gli strumenti per caricare, condividere e finanziare la musica. Un progetto a lungo termine, di cui esistono solo i primi mattoni.

La federazione dei server nasce nel 2017 con la nascita del Fediverso, e con l'arrivo di Mastodon, ha reso questo modello popolare

Funkwhale intende adattare la federazione all'ascolto della musica, sulla base del vecchio Grooveshark, un servizio musicale gratuito dove gli utenti di Internet importavano i loro brani. Ha chiuso a metà del 2015 dopo una lotta legale contro le etichette discografiche.

Il fondatore di Funkwhale, Eliot Berriot, era particolarmente legato alla scoperta della musica, che considerava ineguagliabile su Grooveshark. In pieno sviluppo da parte di un piccolo team, lo strumento rivendica il suo status di strumento gratuito, lasciando agli amministratori la responsabilità di ciò che mettono online. Recentemente è apparsa un'istanza italiana aperta, Funkwhale.it.

I suoi creatori hanno ancora l'idea di finanziare la creazione, evitando il modello centralizzato e “privativo” dei soliti servizi di streaming, che oggi portano il mercato della musica. Piattaforme che li convincono poco, proprio come software come Plex, considerato troppo asociale.

Da Grooveshark, mantiene l'enfasi sull'ascolto degli altri utenti di Internet. Un sistema che comprendeva trasmissioni radiofoniche gestite dai membri e playlist collaborative.

Per il momento, lo strumento permette la registrazione degli utenti e importazione di musica direttamente sul server, tramite l'interfaccia web. Per gli utenti di Internet il servizio è ancora semplice, con ascolto di musica, bookmarking, creazione di playlist e stazioni radio (con i brani di un artista o di un genere, ad esempio). Alcune informazioni sono condivise, come le playlist.

Funkwhale: Una federazione da costruire

FunkWhale Logo

la federazione tra server si basa sul protocollo ActivityPub, già usato da Mastodon , Peertube, Pixelfed, Writefreely, Funkwhale, Pleroma o Plume.

Ogni istanza ha il suo catalogo. Può condividerlo con altri o richiedere l'accesso agli altri. Qualsiasi condivisione di catalogo tra due istanze è esplicitamente autorizzata. Una volta convalidato l'abbonamento al catalogo, l'istanza sottoscritta riceve le notifiche delle nuove funzionalità.

Gli utenti dell'istanza sottoscritta vedono l'intero catalogo remoto e possono ascoltarlo in diretta (con una cache locale 24 ore su 24). Tutti i metadati sono importati al momento dell'abbonamento. L'amministratore dell'istanza può anche importare i titoli che gli interessano.

Mancano molte funzioni, come le discussioni dirette o gli abbonamenti tra utenti di diverse istanze. Per il momento esiste un solo profilo pubblico per ogni membro, accessibile agli utenti del server. Il passo successivo è quello di permettere all'utente di un'istanza di vedere ciò che l'utente di un'altra istanza sta ascoltando. D'altra parte, il team non intende federare le statistiche di ascolto, che dovrebbero rimanere specifiche per ogni istanza.

Naturalmente Funkwhale prevede di essere compatibile con gli altri servizi della Fediverse.

ActivityPub, un mondo a sé stante

AtivityPub

La difficoltà del progetto dipende ancora dall'integrazione di ActivityPub nell'applicazione.

Con ActivityPub c'è la volontà di imparare dagli errori del passato, ad esempio il protocollo XMPP, considerato troppo complesso, l'interesse principale del protocollo è quello di avere una base di utenti già presenti su reti compatibili, e una collaborazione attiva con altri sviluppatori. Non ci sarebbe (o poca) concorrenza tra i progetti del Fediverso.

Per gli amministratori, Funkwhale vuole essere semplice da installare e modulare; il server e l'interfaccia sono esplicitamente separati. Vengono proposti i pacchetti Docker e Yunohost, anche se tutto è ancora in fase di pre-release. La documentazione ha ancora bisogno di maggiori dettagli, ammette il progettista.

Il minor numero possibile di algoritmi

Saranno proposte radio e suggerimenti, in base alle scelte e ai dati degli utenti. Tuttavia, non si tratta di sovraccaricare il software con raccomandazioni algoritmiche. Non si tratta di prendere l'impronta digitale di un pezzo per trovarne di simili, ad esempio.

Nelle reti federate come Mastodon, molte persone sono fondamentalmente contrarie alle raccomandazioni algoritmiche. L'ideale sarebbe avere successo con raccomandazioni puramente umane. Il nucleo del modello sarà l'abbonamento ad altri membri con gusti simili. Le schede d'artista potrebbero anche contenere raccomandazioni basate su ciò che altri ascoltatori hanno sentito.

Per il team, i soliti algoritmi darebbero troppa importanza a un numero limitato di artisti, senza trasparenza. Potrebbero comunque essere utilizzati in casi specifici, come nel caso delle radio specializzate; anche se si tratta solo di un'idea.

La sfida della moderazione

Prima di integrarsi più profondamente nella federazione o di aprire i commenti (ad esempio sulle pagine degli artisti o degli album), il team vuole disporre di solidi strumenti di moderazione. È scottato dalle ammonizioni a cui Peertube (un'alternativa federata a YouTube) sarebbe soggetto su questo argomento.

Questo comprende “tutte le meccaniche che permettono di influenzare i contenuti presentati, per gli utenti e gli amministratori”. Inizialmente, si parte dal blocco di un utente o di un'istanza da parte dei membri, o del rifiuto di un server di federarsi con un altro (con un parere motivato).

Gli utenti avranno gli strumenti per segnalare materiale protetto da copyright o linguaggio scorretto. Il lavoro sarà importante ma necessario per avere tranquillità.

Offrendo uno strumento multimediale aperto, Funkwhale si assume il rischio di essere utilizzato per la pirateria, o addirittura preso di mira dall'industria culturale come il manager Kodi (molto popolare con i televisori a basso costo).

Se non si ha modo di impedire l'uso di Funkwhale per la condivisione illecita, ci si affida ai suoi meccanismi di reporting e di moderazione per responsabilizzare gli amministratori dei server. Dall'istanza familiare (dove tutti mettono la musica acquistata) al popolare server pubblico, devono avere i mezzi per controllare i contenuti.

Spera anche di fornire una maggiore granularità nella condivisione dei cataloghi tra le istanze. L'ideale sarebbe condividere solo i pezzi sotto licenza libera, mantenendo localmente quelli protetti da copyright. Funkwhale prevede di aggiungere presto un campo dedicato alla licenza di ogni traccia.

Un passo verso i creatori

Ancora molto orientato agli ascoltatori, Funkwhale vuole espandersi agli artisti, che potrebbero distribuire liberamente le loro creazioni sulla piattaforma. Allo stesso tempo, spera di trovare il modo di remunerarli su un modello diverso dallo streaming, basato unicamente sull'ascolto, con distribuzione automatica dei diritti, con molti intermediari e un'espropriazione della musica.

L'idea: il pagamento non dovrebbe essere un prerequisito per l'accesso alla musica. Gli artisti metterebbero consapevolmente le loro tracce online, con in cambio gli strumenti che gli utenti di Internet potrebbero finanziare.

La soluzione prevista da Berriot si basa su piattaforme esistenti (come Patreon o Tipeee). Ogni mese, gli ascoltatori di Funkwhale (o di un network come Peertube) ricevevano un bilancio dei loro ascolti. Un'applicazione collegherebbe questi artisti ai loro conti sulle piattaforme di pagamento. Tutto questo si baserebbe su uno standard decentralizzato.

L'utente di Internet sarebbe così incoraggiato a pagare gli artisti ascoltati, con la possibilità di automatizzare questi pagamenti per quelli che gli piacciono veramente. Questo sistema dovrebbe alleviare i problemi attuali di un Patreon, cioè la difficoltà di accedere ai profili di tutti gli artisti ascoltati e la valutazione del numero di ascolti per l'utente di Internet.

L'idea non è quella di concentrarsi sul pagamento, ma di riunire i creatori, le piattaforme che ospitano i contenuti e l'utente, ciò che interessa di più è incoraggiare i creatori a distribuire volontariamente i loro contenuti con licenze libere.

Uno sviluppo orientato al software libero

Il design di Funkwhale si basa il più possibile su strumenti open source, evitando piattaforme proprietarie. Per il momento, cinque persone contribuiscono regolarmente al progetto.

Questa riluttanza ad unirsi ai servizi noti rallenta la crescita di Funkwhale. Da GitHub, il codice è migrato su un'istanza dedicata di Gitlab. La comunicazione passa attraverso account Twitter e Mastodon. La comunicazione interna avviene attraverso un canale sul server principale di Riot. Un modello che potrebbe cambiare per un forum o una mailing list, più conveniente da consultare e archiviare.

I progetti che da un giorno all'altro diventano di massa, con un afflusso di persone, possono diventare molto più difficili da gestire. Uno dei valori del progetto è quello di affidarsi il più possibile a strumenti gratuiti, anche quando è difficile. Per il momento, pochi utenti contribuirebbero al progetto. Per la traduzione, ad esempio, sorgono preoccupazioni concrete che richiedono una piattaforma web dedicata.

 
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