Revolution By Night

pensieri e azioni contro il torpore quotidiano

In Italia, quando i giovani studenti e le giovani studentesse delle superiori o ai primi anni di università durante l'estate lavorano part-time da cameriere, magazziniere, aiuto imbianchino, commesso, bagnino, animatore nei centri estivi o qualsiasi altro delle decine di lavori che i ragazzi svolgono per racimolare due soldi, letteralmente, e pagarsi le vacanze, si dice che fanno “un lavoretto”. Con questo stupido termine paternalistico e svilente, chi lo usa ammette, accetta o pratica lui stesso lo sfruttamento del lavoro.

Il “lavoretto” è sempre sinonimo di paga oraria da fame, la stessa percepita anche da qualche altro milione di lavoratori italiani, sempre rigorosamente in nero e con orari di lavoro assurdi da servi della gleba.

La mentalità del “lavoretto” è stata trasmessa ai figli da genitori fermi a 50 anni fa. Sono gli stessi genitori che convincono i figli ad accettare qualsiasi lavoro, indipendentemente dai loro studi o preparazione, con qualsiasi paga o contratto, perché “in fondo è sempre meglio di niente”; e a non lamentarsi mai, a non chiedere mai un aumento, a non chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, a non chiedere che gli vengano pagati gli straordinari, a non prendere mai un permesso lavorativo, a sottostare a tutti i ricatti e le vessazioni di cui buona parte dei datori di lavoro italiani sono capaci.

Ma le impietose statistiche e ricerche sul mondo del lavoro ci dicono poi che i giovani che “si accontentano” e accettano fin da subito salari e contratti di lavoro non adeguati alla loro preparazione, studi e esperienza, nel corso della loro intera vita lavorativa fanno molta più fatica a migliorare le loro condizioni salariali e di lavoro in generale.

La cultura tossica del “lavoretto” e della gavetta, in una società in cui i giovani sono mediamente molto più istruiti, preparati e innovativi dei loro genitori, è roba da 1800. Allucinante.

Siamo “tutti bulicci col culo degli altri” dicono a Genova (perdonate il politically incorrect). Finché si tratta di sfruttare i figli degli altri va tutto bene, poi quando si tratta dei propri, tanti imprenditori chiedono raccomandazioni a destra e a manca, anche per figli totalmente incapaci, o li mettono direttamente a dirigere la propria azienda. Ciò ha la perversa conseguenza che il livello imprenditoriale medio, A.D. 2025, da noi è peggiore di quello del secolo scorso.

Mio figlio studia in Francia e in estate lavora per due o tre mesi per contribuire al suo mantenimento all'estero e per pagarsi le meritate, e spesso brevi, vacanze estive che si concede. Tante altre possibilità in famiglia non ne abbiamo.

In Francia non esiste il concetto di “lavoretto”. Esiste solo il concetto e la parola lavoro. Qualsiasi lavoro faccia, un ragazzo, studente o meno, part-time o full-time, 3 o 5 o 6 giorni alla settimana, anche senza alcuna esperienza, ha sempre un regolare contratto, con permessi retribuiti, straordinari pagati, riposi regolari e una paga almeno pari al salario minimo legale in vigore in Francia: 11,88 euro/ora lordi, circa 9 euro/ora netti. Cioè quanto prenderebbe un adulto neo-assunto a tempo indeterminato, con la stessa esperienza, nello stesso posto di lavoro per svolgere le stesse mansioni.

Prima del periodo estivo, in primavera, in quasi tutte le maggiori città della Francia si tengono delle vere e proprie fiere di settore dove imprese grandi, medie e piccole incontrano i giovani studenti disposti a lavorare durante il periodo estivo, per coprire le esigenze aziendali nel periodo di ferie dei suoi dipendenti.

La Francia ha una pressione fiscale alta quanto la nostra, i contributi complessivi pagati dai lavoratori (cotisations) sono più alti che da noi. Tutti pagano le tasse e lo stato sociale, il welfare, funziona abbastanza bene. La tassazione è realmente progressiva (2025): – da 0 € a 11.497 €: 0% – da 11.498 € a 29.315 €: 11% – da 29.316 € a 83.823 €: 30% – da 83.824 € a 180.294 €: 41% – oltre 180.294 €: 45%

I principi fondanti della Costituzione francese sono Liberté, Égalité, Fraternité. Tre ideali fondamentali e universali, chiari, netti e poco manipolabili. Chiunque vi si può appellare e ad essi può essere ricondotta e subordinata ogni legge. Non concedono ambiguità. Su questi principi i cittadini Francesi sono intransigenti.

L'art. 1 della nostra Costituzione sancisce che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma l'art. 1 della nostra Costituzione è stato violentato, manipolato e vilipeso. L'art. 36 è solo un baffo di inchiostro che deturpa una pagina.

Perché le leggi lo hanno permesso e perché la cultura dell'illegalità, dell'egoismo e del “fottere il prossimo tuo” che ci contraddistingue si porta dietro l'idea che quel lavoro possa essere ...a qualunque costo, con qualunque paga e a qualunque condizione. Solo perché l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E l'inevitabile corollario è che se un datore di lavoro, fulgido esempio dell'italica (im)prenditoria, magari commendatore o cavaliere del lavoro, ci da un lavoro qualunque e con qualunque salario, in fondo ci sta facendo un favore.

Now playing: “Talking to Myself” Sirena – Cousteau – 2002


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Sono piemontese, torinese, cresciuto con il Dolcetto, la Barbera, il Nebbiolo, il Roero, il Grignolino, l'Arneis (l'unico bianco che bevo abitualmente) e poi il grandioso Barolo e l'eccelso Barbaresco.

Da italiano amante del vino reagisco disgustato ogni volta che mi viene proposto un Prosecco come aperitivo. Del Prosecco si salva una minima parte di tutta la produzione italiana, quella di eccellenza di un'area geografica molto ristretta del Veneto e del Friuli, e solo se rigorosamente biologica.

Tutto il resto, per me è robaccia imbevibile, di pessima qualità e piuttosto malsana, visto l'abuso di pesticidi che caratterizza gran parte della sua produzione (cosa che per la verità riguarda molta della produzione vinicola nazionale), come raccontato da importanti inchieste giornalistiche, studi scientifici e analisi di laboratorio e come denunciato da anni da associazioni e comitati di cittadini che vivono nella ormai vastissima area di produzione.

Considero gran parte del Prosecco prodotto in Italia la Peroni dei vini bianchi e degli spumanti, la Coca Cola degli alcolici, ma questa se non altro non fa venire il mal di testa a causa dei solfiti. Il Prosecco è mediamente una bevanda alcolica dozzinale e caso di studio di enorme, abile e riuscita operazione di marketing.

Se un tedesco in vacanza in Italia vuole stordirsi di Prosecco, convinto di bere un superbo vino italiano, lo faccia pure, cavoli suoi. Ma un italiano, un minimo avveduto, a cui piace bere con moderazione e a cui piace vantarsi, a ragione, dell'italian food e del vino italiano dovrebbe sputare per terra ogni volta che gli viene offerto un calice di Prosecco da supermercato, in un bar o una pizzeria, locali che notoriamente non si approvvigionano con bottiglie di prima qualità.

Le bollicine buone (il Prosecco buono esiste) e il vino buono in genere vanno pagati il giusto, come il cibo sano e buono. Altrimenti tanto vale stordirsi di vino da cucina in cartoccio.

Now playing: “Like a Hurricane” American Stars 'n Bars – Neil Young & Crazy Horse – 1977


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

L'imbarbarimento generalizzato di questo paese è responsabilità del governo fascio-forza-leghista.

La raffica ininterrotta di condoni fiscali ha portato l'evasione a superare nuovamente i 100 miliardi di euro. L'evasione è indirettamente favorita e promossa dai provvedimenti e dalle dichiarazioni dei membri del governo. Un italiano su due non paga nemmeno 1 euro di tasse e il 15% dei contribuenti si fa carico dell'80% delle tasse incassate dallo Stato. L'Italia è un paese invivibile per la grande maggioranza delle persone. L'Italia è un paese dove vive bene solo il ricco. I ricchi sono i piccoli e medi imprenditori evasori, i collusi con le mafie, i politici. I ricchi sono i dirigenti di azienda il cui stipendio è 1000 volte superiore a quello dei lavoratori, sono i proprietari e i CdA delle imprese che reinvestono in azienda solo il 20% degli utili, mentre il restante 80% se lo distribuiscono in dividendi.

In Italia succede che un lavoratore, dopo 35 anni di lavoro, abbia uno stipendio mensile che a malapena raggiunge i 1.400 euro. In Italia succede che centinaia dei quasi mille contratti nazionali di categoria esistenti (in gran parte categorie fantasy) paghino 5.50 euro/ora.

L'imbarbarimento dilagante è promosso da questo governo, il governo di una minoranza di fascisti (16% degli aventi diritto al voto), di ducettǝ caricaturali capaci solo di scimmiottare l'originale criminale, di seminalafabeti, di impresentabili ignoranti, di felpati baciacrocifissi-baciasalami-baciapiloni, sovvenzionati dalla macchina propagandistica di Putin.

Questo governo non è certo il governo degli Italiani. Da 3 anni l'affluenza alle urne è in costante e inesorabile picchiata. Non ha mai raggiunto livelli così bassi nella nostra storia repubblicana. Le persone sono sempre più sfiduciate e disgustate, non vanno più a votare. Non credono più nel loro riscatto e nel riscatto del Paese, ormai in preda ad uno sbando civile incontrollato.

Siamo il Paese europeo che ha il maggior numero di giornalisti sotto scorta. Per la prima volta, guarda caso proprio sotto il governo di estrema destra, un giornalista, conduttore dello storico programma le cui inchieste non hanno risparmiato nessuno negli ultimi 30 anni, è stato bersaglio di un fuoco incessante di intimidazioni verbali, di minacce di revoca della scorta (!), di tentativi di controllo e di imbavagliamento da parte di parlamentari, presidenti di Senato e Ministri. E per la prima volta dopo decenni, che pensavamo definitivamente superati (ma non dimenticati), quel giornalista ha subito un avvertimento in pieno stile mafioso a base di tritolo, che ha fatto saltare in aria la sua auto e quella della figlia parcheggiate davanti a casa. In un clima, creato artatamente dalla maggioranza, di incessanti attacchi verbali a chi dissente e a chi racconta verità, invariabilmente qualcuno si sente autorizzato a passare agli attacchi fisici.

Now playing: “Ramble On” Led Zeppelin II – Led Zeppelin – 1969


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Il voto utile è il voto che ha ostacolato, impedito il formarsi di un movimento e di una classe politica realmente di sinistra, che non avrebbe abbandonato a se stessa la classe lavoratrice e avrebbe contribuito al crearsi di una nuova e forte coscienza di classe.

Con una forte e consapevole coscienza di classe non avremmo avuto 25 anni di strapotere berlusconiano e i governi democristiani di Prodi e Renzi, spacciati per centro-sinistra, emanazione della Confindustria e delle banche italiche non meno dei governi di centrodestra.

Dopo essere stata cornuta e mazziata dal voto utile, la classe media, la classe lavoratrice si è disgregata anche economicamente, vittima della macelleria sociale di stampo neo-liberista perpetrata dalla metà degli anni '90 ad oggi. Non è un caso se in Paesi come la Francia e la Spagna, dove i partiti socialisti sono sempre stati forti e hanno anche governato più volte (a partire dagli anni '80 in Francia e '90 in Spagna), le forze e le spinte neo-liberiste non sono mai riuscite interamente nel loro intento. La classe lavoratrice di questi paesi oggi è più coesa e consapevole e la classe media non è in ginocchio come in Italia. I premier di centrodestra (penso ad esempio a Sarkozy in Francia) dovettero fare i conti con un forte partito socialista, formato da politici di così alto livello e così preparati da decidere di assegnargli importanti incarichi nei loro stessi governi.

L'Italia è un Paese prevalentemente di destra, per precise e chiare ragioni storiche, sociali e culturali. Ma se i cittadini di sinistra avessero votato e votassero oggi, in piena e libera coscienza, i partiti da cui si sentono davvero più rappresentati e con i quali condividono le idee fondamentali e il modello di società da perseguire, quelle forze politiche oggi non si fermerebbero allo zerovirgola o all'uno, due, tre per cento, ma costituirebbero certamente una forza politica di sinistra molto forte: un interlocutore obbligato di qualsiasi governo di destra e centro-destra, una forza di opposizione con cui dovere fare i conti e a cui rendere conto, perché portatrice autorevole delle istanze di una parte della popolazione consistente e coesa.

Il bieco e cinico utilitarismo è arma della classe dominante di turno. Se questa riesce a convincere le classi subordinate a votare come lei allora ha vinto e di certo il voto è stato utile solo per lei. Non c'è niente di più solenne, significativo e potente di un voto fortemente idealista e ideologico, dato secondo la propria personale coscienza e convinzione, senza compromessi. Un voto così porta con sé una enorme capacità di trasformazione della società e del mondo.

Now playing: “Man of Golden Words” Apple – Mother Love Bone – 1990


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

“L'agricoltura estensiva-intensiva deve produrre sempre più cibo perché c'è da sfamare 8 miliardi di persone.” Falso.

Si stima che nel mondo oggi si produca già cibo per 12 miliardi di persone. La popolazione mondiale obesa o sovrappeso ha superato quella malnutrita o che soffre la fame: 900 milioni vs 800 milioni. Più di un terzo del cibo che mettiamo in tavola nei paesi ricchi del mondo finisce nella spazzatura. Nel 2024, per la prima volta nella storia umana, i bambini obesi o sovrappeso hanno superato quelli malnutriti. Il fenomeno riguarda anche i Paesi poveri, non solo quelli ricchi come l'Italia dove 1 bambino su 3 tra i 6 e i 10 anni è sovrappeso o obeso. La sindrome metabolica in Italia colpisce sempre di più anche bambini e adolescenti.

Mangiamo troppo e male. E il problema non è produrre più cibo, ce ne sarebbe già a sufficienza per tutti, ma distribuirlo equamente senza sprecarlo.

Non serve aumentare la produzione di cibo e farlo con un'agricoltura estensiva-intensiva industriale è estremamente dannoso e insostenibile. La maggior parte dell'agricoltura produce mangime per i bovini della cui carne l'Occidente (e da qualche anno anche l'Oriente) consuma quantità esagerate che, è ormai arcinoto, provocano gravi danni alla salute e sono la causa di malattie cardiovascolari e svariati tumori.

Gli allevamenti intensivi e industriali per la produzione di carne sono una delle industrie più dannose per l'ecosistema e tra i numerosi pesanti impatti che hanno sull'ambiente c'è anche la grave alterazione dei cicli biogeochimici dell'azoto e del fosforo, cicli che la scienza planetaria annovera tra i principali tipping points climatici (punti di non ritorno) che l'umanità non dovrebbe mai superare.

Gli OGM sono uno dei cardini dell'agricoltura industriale e l'agroindustria ne promuove l'uso indiscriminato e indifferenziao ad ogni latitudine, in barba al più elementare principio di precauzione.

I benefici dell'uso di OGM sono stati reali e documentati in alcune delle aree più povere del mondo, come nel sud-est asiatico e nella lotta a determinati parassiti tra i più nocivi e infestanti. Anche se l'hype montato mediaticamente ad esempio sul Golden Rice si è rivelato esagerato alla prova dei fatti. Il contributo degli OGM alla lotta alla fame nel mondo sono stati finora limitati. Ad oggi è ancora carente la letteratura scientifica indipendente sul reale impatto sull'ambiente e sulla biodiversità di un uso diffuso degli OGM. E si hanno ancora meno dati e studi ufficiali sull'impatto economico e sociale sui piccoli agricoltori di tutto il mondo (che sono ancora i maggiori produttori di cibo), a causa dei brevetti e degli stringenti vincoli legali a cui essi sono sottoposti.

La letteratura scientifica sull'efficacia dell'uso diffuso degli OGM ad oggi è soltanto aneddotica e parziale, tutt'altro che sistemica e condivisa, e a volte contraddittoria. Per fare un esempio là dove in alcuni casi l'utilizzo di OGM ha portato una forte diminuzione dell'uso di pesticidi, ha tuttavia richiesto un significativo aumento dell'uso di erbicidi. Serve ancora molta ricerca scientifica.

La pressione selettiva esercitata dagli OGM sulla microflora e sulla fauna edafica dei suoli non è ancora stata scientificamente indagata come sarebbe saggio e doveroso fare. Non si può certo escludere che, come avviene a causa dell'abuso di antibiotici, possa causare lo sviluppo di resistenze (come per esempio il Mais Bt) . E non è razionale prendere ingenuamente come oro colato quanto raccontano i dati e gli studi (comunque pochi) finanziati e commissionati dai colossi dell'agroindustria come Bayer-Monsanto, Dow-Dupont, ChemChina e Syngenta.

L'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD) è un imponente studio-ricerca condotto per 3 anni (2005-2007) da oltre 800 scienziati, esperti e tecnici di tutto il mondo, sotto la direzione del grande scienziato di fama internazionale Sir Robert Watson. Lo IAASTD analizza lo stato dell'arte dell'agricoltura mondiale e i suoi stretti legami con i popoli e le società, la cultura, l'economia, la politica, l'ambiente e la biodiversità, con particolare attenzione ai paesi poveri e quelli in via di sviluppo.

Nello IAASTD sono dedicate numerose pagine agli OGM, ne vengono descritti e analizzati i vantaggi ma anche le numerose le criticità in vari ambiti, ancora oggi irrisolte, e si conclude che è indispensabile fare ancora molta ricerca, soprattutto indipendente per valutarne obiettivamente gli effetti, le problematiche e le prospettive.

Now playing: “Start Choppin'” Where You Been – Dinosaur Jr. – 1993


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Garantire la sicurezza sul luogo di lavoro è un dovere e obbligo del datore. Ogni singolo incidente sul posto di lavoro e colpa unicamente del datore di lavoro. Inclusa buona parte degli incidenti che avvengono nel tragitto da e per il luogo di lavoro, dovuti quasi sempre a eccessiva stanchezza o stress a cui i lavoratori sono sottoposti dai padroni.

Un datore di lavoro ha a disposizione tutti gli strumenti normativi e coercitivi, fino alla minaccia di licenziamento, per obbligare anche il dipendente più irresponsabile e superficiale a indossare i DPI previsti e a rispettare tutte le prescrizioni di sicurezza. Un bravo imprenditore non solo adempie agli obblighi ma è lui per primo a trasmettere la cultura della sicurezza sul lavoro ai suoi lavoratori. Pochi lo sanno, ma esiste il principio di Responsabilità Sociale d'Impresa, codificata e normata da apposite leggi europee. Anche nella nostra Costituzione sono indicati i valori che devono guidare l'attività imprenditoriale.

Il pesce puzza sempre dalla testa, quindi se in un'azienda i lavoratori non rispettano le norme sulla sicurezza significa che la sicurezza non fa parte della cultura aziendale e non è un valore fondamentale nelle persone che la gestiscono e la guidano.

Perché gli (im)prenditori non rispettano le norme sulla sicurezza è facile da spiegare: sono pessimi imprenditori e il rischio di un controllo è quasi 0. Con la legge voluta dalla nuova coppia Abbott&Costello (Gianni e Pinotto) alias Meloni&Calderone (ma la ducetta e quella con la laurea farlocca non fanno un cazzo ridere), i controlli sono pre-citofonati all'azienda una settimana prima. Se vengono rilevate irregolarità o omissioni il padrone se la può comunque cavare con una risibile sanzione e bruciando qualche punto della patente a punti aziendale (la geniale trovata del governo più nemico della classe lavoratrice della nostra storia repubblicana). Ma niente panico, i punti persi sono facilmente recuperabili nei mesi successivi facendo finta di fare un corso di aggiornamento sulla sicurezza all'interno dell'azienda (com'è prassi in Italia da sempre). Si tratta di norme criminogene, non si può definirle diversamente.

Perché questo governo è molto più indulgente con un datore di lavoro responsabile della morte di un suo dipendente che con un pericoloso automobilista fermato con un alto tasso alcolemico? Ovviamente la domanda è retorica.

Se invece il padrone ha abbastanza neuroni da farsi trovare in regola il giorno fissato per il controllo, riceve un encomio e la garanzia scritta che nei successivi 12 mesi non riceverà più alcun controllo. La 'ndrangheta e le migliaia di aziende fuorilegge e criminali ringraziano questo governo.

Now playing: “Silver Groover” Free For Fever – FFF-Fédération Française de Fonck – 1993


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Il linguaggio modella il nostro pensiero e la realtà che ci circonda. La parola è creatrice.

Due concetti ovvi, semplici, ma che tocca ricordare in un tempo in cui qualcuno sta cercando di ridefinire un mondo che era già abbastanza iniquo e assurdo per molti di noi.

Lo spunto mi arriva dalle parole dette qualche tempo fa da uno dei più fulgidi rappresentanti, o almeno così è considerato dai suoi, dell'intellighenzia neo-fascista. E che ne definisce impietosamente la cifra.

Con le sue ubique ospitate televisive è quanto di meglio questa Destra è riuscita ad esprimere per imporre la sua egemonia culturale. Un personaggio che vent'anni fa era considerato una nullità dai suoi stessi compagni di partito e dal suo Segretario, che lo aveva collocato in una posizione dove non potesse nuocere. Ma con la Meloni viene riesumato e proposto come giornalista-intellettuale-opinionista-portavoce nonché “esperto di numeri” (giuro, si auto-definisce così).

L'antefatto: il provvedimento del presidente argentino Milei, che qualche mese fa con una legge dello Stato ha stabilito che riguardo alle persone con disabilità mentali e fisiche potranno essere usati termini come ritardato mentale, handicappato, mongoloide, idiota e imbecille nei documenti ufficiali e nei rapporti con le istituzioni pubbliche.

Ciò significa che tutte le famiglie argentine con figli o parenti disabili saranno costrette, ad esempio, a firmare i moduli di richiesta di un sussidio, o di qualsiasi altro tipo di sostegno, nei quali i loro figli o parenti sono chiamati con quegli appellativi.

In tempo zero, buttate nel cesso conquiste fondamentali in tema di disabilità come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), pubblicato dall’American Psychiatric Association, oggi utilizzato in tutto il mondo.

Insomma, una mostruosità disumana, civile, giuridica e scientifica.

Visto l'andazzo non mi stupirei se i prossimi passi dell'amico sudamericano della Meloni saranno quelli di una vera e propria discriminazione, dell'emarginazione sociale, del rifiuto e magari dell'internamento. Un processo che se adottato in altre parti del mondo potrebbe rievocare lo spettro dell'eugenetica. Futuro distopico? A me sembra di esserci già dentro fino al collo.

Il commento del nostro piccolo individuo, in una nota trasmissione televisiva, fu più o meno questo (per estremo rigore non metto “”, ma in rete si trova “tutto il girato”): con il politically correct si è andati troppo oltre, se Milei ritiene che sia giusto usare quei termini dobbiamo rispettare la sua opinione e la decisione di uno Stato sovrano. E in fondo si tratta solo di parole, ognuno può usare quelle che preferisce. Io sono per la libertà di pensiero e di parola.

Sovranisti un tanto a parola e comunque sempre col culo degli altri.

Questo stanno facendo le destre e personaggi pericolosissimi come Trump, Putin, Milei, Bolsonaro, Orban, partiti come FdI, Vox, AfD, Lega-Felpini e la grottesca bassa manovalanza come il succitato novello filosofo: criticano, sbeffeggiano e denigrano il politically correct, l'uso politico delle parole da parte della cultura di sinistra egemone (ci credono solo loro), ma cercano con tutte le loro forze di rimodellare il nostro pensiero e il mondo che conosciamo con le loro parole e il loro linguaggio di intolleranza, razzismo, violenza e disumanità.

Serve una lotta dura e senza quartiere, serve risvegliarsi dal torpore e sollevarsi.

Now playing: “Mr. Crowley” Blizzard of Ozz – Ozzy Osbourne – 1980

R.I.P. Godfather of Metal.


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Il riconoscimento dello Stato di Palestina è l'ennesima odiosa ipocrisia di un mondo complice del genocidio del popolo palestinese compiuto dal diabolico stato nazi-sionista di Israele.

Francia, Germania, Canada, UK dichiarano di avere avviato, o meglio di volere avviare, “il processo di riconoscimento dello Stato di Palestina”. Ma certo, con calma e senza fretta: non c'è alcuna urgenza. Ma poi, quali risultati si possano raggiungere con il riconoscimento? E' chiarissimo: nessuno. Niente di niente.

Proprio per questo motivo gli squallidi Capi di Stato, Primi Ministri e Capi di Governo lo dichiarano, ostentando un gravità e una determinazione false, ipocrite. La verità è che non vogliono fare nulla e si nascondono dietro a insignificanti parole. Sono succubi della lobby nazi-sionista oggi al potere in Israele. Si guardano bene dall'utilizzare la parola genocidio.

Ma l'opinione pubblica non si beve le loro menzogne. Ne ha le tasche piene di dover assistere impotente ad un sterminio di innocenti. I nostri figli vedono i filmati e le immagini e ci chiedono perché avviene tutto ciò e perché non facciamo niente per fermarlo. Tra rabbia e frustrazione dobbiamo spiegargli ancora una volta che il mondo che abbiamo preso in prestito da loro 30 anni fa lo abbiamo reso una merda, che glielo restituiremo infinitamente peggiore di come lo avevamo preso.

La realtà è che i nostri Paesi, che si autoproclamano democratici e strenui difensori dei diritti umani, sono complici. Nessun politico e governante invoca le sole azioni che servirebbero adesso, subito: sanzioni e embargo. Senza sanzioni economiche e embargo totale siamo colpevoli quanto Israele.

Sono morte oltre 60 mila persone, civili. Ma gli analisti concordano nel considerare questo conteggio molto sottostimato. L'IDF, l'esercito israeliano, dichiara che tra i 14.000 e 17,000 fossero terroristi. Sicuramente c'è da credergli...

Nel frattempo lo sterminio pianificato va avanti. I morti per fame, sete e malattia aumentano vertiginosamente ogni giorno. Le organizzazioni umanitarie denunciano una catastrofe le cui conseguenze andranno avanti per anni. Ma i Governi europei ciarlano del futile e inutile riconoscimento, che non produrrà il benché minimo effetto concreto. Maledetti complici di assassini.

Now playing: “Sober” Undertow – Tool – 1994


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Qualche sparuto studente sceglie di non presentarsi all'orale della maturità come gesto di protesta nei confronti di un intero sistema scolastico inadeguato, anacronistico e incapace di formarli e prepararli al mondo di oggi e a quello che verrà.

Come al solito schiere di boomer sbraitanti si scagliano contro le nuove generazioni, incapaci, a loro dire, di stare al mondo e di affrontare la realtà (quella costruita da loro stessi e a loro misura) e di adattarsi alle logiche della modernità (una modernità novecentesca). Ma le critiche vengono proprio da una generazione di persone che vivono di e nel passato e che non hanno capito nulla del mondo di oggi (infatti fanno di tutto per distruggerlo e per distruggerci) e in particolare di quello dei giovani. In Italia, tanto per cambiare, più che in molti altri Paesi europei.

Ho due figli 20enni, buoni studenti e responsabili. Loro e i loro coetanei dicono più o meno tutti la stessa cosa delle scuole superiori, il disagio è generalizzato: nelle scuole superiori dirigenti e docenti sono letteralmente ossessionati dal programma e dai voti. Non esiste altro. Eppure la scuola è altro. Imperativo categorico assoluto è finire meticolosamente il programma, anche se è sconfinato. Chi riesce a stare dietro ad un ritmo da criceto nella ruota si salva, comunque a fatica, ma rinunciando a parte della vita che un adolescente ha il diritto e il dovere di fare al di fuori della scuola. Gli altri, la maggioranza, annaspano, vanno in crisi e si rifugiano in un silenzioso rifiuto. Le parole ansia, stress, angoscia ricorrono sempre nei loro discorsi. Personalmente lo trovo allucinante, gravissimo.

Ho fatto le superiori negli anni '80, tornavo a casa alle 13, studiavo 2/3 ore e poi uscivo con gli amici, tutti i pomeriggi. Mi sono diplomato con un buono voto, senza troppa fatica e godendomi la mia età. Stress e ansia erano concetti sconosciuti.

Negli istituti superiori oggi si fanno 30h/settimana. In quelli dove non si va al sabato, l'orario è 8-14. Si arriva a casa alle 14.30, o più tardi per chi vive fuori città, e si deve ancora pranzare. Ma non c'è tempo per tirare il fiato. I professori, evidentemente affetti da gravi disturbi psicologici, danno i compiti a casa. Compiti a casa di ogni materia... dopo 6 ore di lezione in classe. Deliranti. Ed è una mania tutta italica.

Il Ministero richiede 2/3 valutazioni a quadrimestre per ogni materia. Gran parte dei professori ne fanno 4 o 5, alcuni addirittura 7. Poi ci sono i recuperi per quelli che devono rimediare. Le verifiche si accavallano: 3 a settimana, talvolta 4 e non raramente anche con 2 compiti in classe lo stesso giorno. Allora i ragazzi cercano il dialogo, chiedono di abbassare il ritmo (oggettivamente forsennato) e il numero di prove, perché non ce la fanno. La risposta è invariabilmente da malati di mente: “Dobbiamo finire il programma e io devo essere sicura/o che voi studiate sempre”. Queste parole, se possono andare bene, forse, nella scuola dell'obbligo, a partire dalla 3^ superiore sono da TSO immediato. Trattiamo ragazzi prossimi all'età adulta come dei mocciosi. E la colpa sarebbe loro?!

Non basta. Già a partire dalla 4^ lo spauracchio della maturità è usato come un'arma affilata per alimentare panico, ansia da prestazione e stress, da cui sono funestati in primis i professori, che a loro volta scaricano senza alcun filtro, o remora, sui ragazzi. L'ho constatato personalmente seguendo 10 anni di superiori dei miei due figli.

Conta soltanto il voto, questa è la critica dei ragazzi. Hanno ragione, non importa se quel voto non rispecchia la tua reale preparazione e comprensione della materia. Non può farlo, date le condizioni da manicomio nelle quali uno studente deve e vuole fare il suo dovere.

L'Istituto Superiore di Sanità ci dice che negli ultimi 5 anni in Italia c'è stato un boom nell'uso di psicofarmaci e antidepressivi tra i giovani nella fascia 15-26 anni. Certamente la scuola non è l'unica responsabile ma sarebbe da deficienti pensare che non abbia alcun ruolo il luogo dove ragazzi passano buona parte della giornata e dove si pretende maniacalmente che siano iper-performanti.

I commenti generalizzati dei boomer fuori tempo massimo e degli psicologi d'accatto da salotto TV alla Crepet, ignoranti, supponenti e paternalistici mi fanno prudere le mani.

Now playing: “Snow (Hey Oh)” Stadium Arcadium – Red Hot Chili Peppers – 2006


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“Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no, un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.” Norberto Bobbio

Qualche sera fa mi tocca sentire in TV un dibattito tra alcuni giornalisti, considerati di sinistra o centro-sinistra, insomma facenti parte di quella enorme categoria di persone chiamata “progressisti”. Aprile, Cuzzocrea, Telese, Floris.

Costoro, come tanti, ripetevano ossessivamente il mantra che la colpa di avere portato l'estrema destra al governo è unicamente delle sinistre che non hanno saputo proporre qualcosa di credibile. E secondo loro quel qualcosa di credibile lo può proporre una sinistra ampia che si accordi “su un'idea comune moderata”, che usi toni moderati da contrapporre ad una destra dai toni radicali e estremisti. Perché, dice il saccente Floris, “in Italia i massimalisti di sinistra non hanno mai vinto”.

Quindi, secondo loro le destre nel mondo vincono le elezioni usando toni forti, radicali e estremisti, ma le sinistre devono batterli usando toni moderati, e politiche progressiste che non spaventino (forse loro?) e non stravolgano la vita delle persone e lascino da parte i massimalismi. Ma sono proprio le sinistre moderate ad essersi svendute al capitalismo “che mette tutti d'accordo”.

I casi sono due. O questi giornalisti sono totalmente incapaci di leggere e interpretare i nostri tempi, e allora è meglio che cambino mestiere, oppure sono talmente spaventati di perdere gli ampi privilegi** e le posizioni di rendita di cui gode la loro casta, che chiunque proponga politiche di sinistra massimaliste con toni radicali, ai loro occhi rappresenti un pericolo più grande della destra illiberale, liberticida e fascista.

Uno dei nomi di possibile leader della nuova sinistra che è venuto fuori intorno a quel tavolo mi ha fatto accapponare la pelle: Ernesto Maria Ruffini, l'ex-direttore dell'Agenzia delle Entrate, un renziano democristo che sta alla sinistra (vera) come la cacca sta al risotto.

Poi, in totale contraddizione con se stessi, da “acuti osservatori” quali sono, hanno indicato il 33enne che ha sbancato alle primarie del sindaco di New York, Zohrab Mamdani e AOC-Alexandria Ocasio-Cortez insieme a Bernie Sanders come i politici democratici che in USA possono battere la destra trumpiana.

Poi si dice che i referendum proposti dalla CGIL falliscono perché le proposte “erano radicali, eccessivamente di sinistra, troppo socialiste”. Ma se poi si va ad analizzare i dati, si scopre che se avessero votato soltanto i 20-30-40enni i referendum sarebbero passati tutti!

Quindi poche idee ma confuse nella categoria dei giornalisti progressisti italiani, il cui mestiere dovrebbe essere quello di capire e raccontare l'attualità. Citano Mamdani, che ha stravinto le primarie perché ha usato toni e promesso politiche radicali (per un Paese ferocemente calvinista come gli USA) e ha portato a votare per lui sopratutto i giovani e citano anche AOC, il cui mentore è Bernie Sanders, un genuino socialista.

Ecco, la soluzione è proprio sotto i loro occhi, ma la loro mentalità da boomer incanutiti, aggrappati alle anacronistiche categorie di pensiero novecentesche, li rende ciechi. La verità invece è che per battere la destra estrema e radicale serve una sinistra estrema e radicale che parli, pensi e agisca soprattutto per il bene dei giovani e delle future generazioni. Che si rivolga quasi esclusivamente a loro, portandoli a votare in massa.

Il mondo dei nostri genitori non esiste più. Il tempo dei privilegiati che godono di rendite di posizione, oggi sempre più intollerabili, è finito. In questi anni '20 vincono i radicalismi e gli estremismi, perché la realtà e la vita quotidiana delle persone è complicata, durissima, sempre più insicura e spesso frustrante.

Qualunque partito che tenti di narrare la complessità della realtà, seppur in buona fede, perderà sempre le elezioni. Questa realtà è troppo dura per vedersela sbattere in faccia tutti i giorni da persone che parlano di ciò che non conoscono in prima persona e da cui si tengono ben lontani per non sporcarsi le mani e i vestiti. Il mondo è segnato da guerre, insicurezza e precarietà, esclusione sociale e disuguaglianze crescenti, forti tensioni sociali, compressione dei diritti civili, crisi climatica galoppante.

Ma la sinistra da salotto, o al massimo da studio televisivo, vuole politiche moderate dai toni moderati.

Comprendere la complessa realtà di oggi richiede uno sforzo cognitivo che quasi nessuno (purtroppo si deve prenderne atto) vuole più fare, ma soprattutto non è più in grado di fare. Oggi è tutto infinitamente più complicato di 30-40 anni fa.

Ciò che serve è una proposta e una forza radicale e massimalista per battere la destra estrema e radicale. Se le destre vincono in quanto radicali, perché a sinistra si dovrebbe pensare di poter vincere con proposte moderate?

La sinistra deve raccontare la verità, certamente, e fare debunk di ogni singola menzogna raccontata dalle destre. Deve farlo lottando sul loro stesso campo, sporcarsi le mani, i piedi e i vestiti, batterla in estremismo. Deve portare a votare in massa i giovani, gli unici che ne hanno titolo, ragione e interesse più di chiunque altro. Deve proporre politiche radicali con un linguaggio radicale e “massimalista”, adatto ai giovani idealisti, pieni di energia, spirito innovativo e entusiasmo. I giovani sono pronti a plasmare il mondo a loro misura e sensibilità, che è molto più spiccata della nostra.

Da 50enne padre di due ventenni, se dipendesse da me, toglierei il voto a tutti quelli dai 55 anni in su, meglio se dai 50, e lascerei prendere le decisioni soltanto ai giovani, alle nuove generazioni, che vedono e vivono la realtà di oggi con uno sguardo, una consapevolezza e una lungimiranza che tanti di noi hanno perso, ma spesso anche con rassegnazione e disillusione. Perché a disegnare il mondo di domani, il loro mondo, ci sono le generazioni di vecchi aggrappati ai loro meschini interessi e che ragionano con una mentalità superata, quasi arcaica.

I figli del '900 ci azzeccano poco o nulla in questo secolo, eppure pretendono di dare le carte sempre loro, difendendo odiose posizioni di privilegio costruite in un secolo passato di opulenza, benessere e sicurezza. Mentre i giovani sono tenuti ai margini. Raccontiamo loro la colossale balla che stiamo lavorando per il loro futuro, li trattiamo da bambocci perché fa comodo a noi, li escludiamo da ogni processo decisionale. In Italia è molto peggio che altrove. I 30-40enni all'estero sono manager, dirigenti e politici di primo piano, in Italia sono portaborse di padroni di azienda dell'età dei datteri e di politici rivettati alle loro poltrone da tre decenni.

Per vent'anni ho insegnato ai miei figli a non accettare il mondo così com'è ma ad impegnarsi in prima persona e se necessario a lottare per cambiarlo questo mondo. Oggi non è più tempo di politiche moderate, di centrismo, di renzismo e di democristianità oppure le destre governeranno per i prossimi 30 anni, e se non sarà la guerra a decimare l'umanità lo farà il cambiamento climatico.

Now playing: “La domenica delle salme” Le nuvole – Fabrizio De André – 1990


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