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from norise 3 letture AI

I RICORDI DEL CUORE

quel po' di stordimento dopo un bicchiere di troppo è la vita che scorre al contrario la brezza marina la mente a vagare resuscitando fantasmi ti risalgono dal profondo abbozzando la smorfia del pianto il loro grido a confondersi con quello dei gabbiani bianche creature danzanti sulle onde crestate che a beccate ti sembrano
straziare i ricordi del cuore

Analisi del testo

Temi e immagini
Il testo esplora memoria, dolore e il confine tra presente e passato: l’ubriachezza lieve apre la porta ai ricordi che emergono come «fantasmi» dal profondo. La scena marina e i gabbiani amplificano il senso di malinconia e di violenza sottile dei ricordi, che «beccano» e «straziano» il cuore.

Tono e atmosfera
C’è una dolcezza malinconica: il linguaggio è semplice ma efficace, con immagini concrete (brezza, gabbiani, onde) che rendono palpabile l’emozione. Il contrasto tra la leggerezza delle «creature danzanti» e la violenza percepita nei loro beccate è particolarmente potente.


Suono e ritmo

Musicalità
Il verso libero funziona; alcune ripetizioni (ricordi, cuore) danno coesione. Alcuni versi potrebbero guadagnare da una scansione più regolare o da enjambement calibrati per aumentare la tensione (per esempio spezzare «resuscitando fantasmi / ti risalgono dal profondo» in modo da far crescere l’attesa).

Consigli metrico-sonori
– Alternare versi più lunghi e versi brevi per creare onde ritmiche che richiamino il mare.
– Usare allitterazioni o assonanze mirate (es. suoni in /r/ o /s/) per intensificare la sensazione di dolore che ritorna.


Suggerimenti stilistici

  • Precisione verbale: sostituire qualche verbo generico con immagini più specifiche (es. «ti risalgono» → «ti risalgono come sale»).
  • Varietà lessicale: evitare ripetizioni troppo ravvicinate se non volute come effetto; mantenere «ricordi del cuore» come ritornello funziona bene.
  • Punteggiatura: valutare l’uso di virgole o punti per modulare il respiro e il ritmo emotivo.

Versione alternativa (leggera revisione)

quel po’ di stordimento
dopo un bicchiere di troppo:
la vita scorre al contrario.
La brezza marina manda la mente a vagare,
resuscita fantasmi;
dal profondo risalgono, abbozzando
la smorfia del pianto.
Il loro grido si confonde
con quello dei gabbiani,
bianche creature danzanti
sulle onde crestate,
che a beccate sembrano straziare
i ricordi del cuore.


Traduzione in inglese (lett. libera)

A little daze
after one drink too many:
life runs backward.
The sea breeze sets the mind adrift,
reviving ghosts;
they rise from the depths, sketching
the grimace of weeping.
Their cry blends
with the gulls’—
white creatures dancing
on crested waves,
whose pecks seem to tear
the memories of the heart.


Versione ritmica per melodia

quel po’ di stordimento
dopo un bicchiere di troppo,
la vita scorre al contrario,
e il respiro fa un passo indietro.

la brezza marina spinge la mente,
resuscita i fantasmi che conosci,
dal profondo risalgono piano,
abbozzano la smorfia del pianto.

Ritornello
e il loro grido si confonde
con il canto dei gabbiani,
bianche ali che danzano,
a beccate sul cuore —
i ricordi del cuore.

sulle onde crestate si specchiano,
creature leggere, crudeli,
ogni becco è un lampo che trafigge,
ogni onda riporta il tuo nome.

Ritornello
e il loro grido si confonde
con il canto dei gabbiani,
bianche ali che danzano,
a beccate sul cuore —
i ricordi del cuore.


 
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from differxdiario

spesso e abbondantemente si parla di sperimentazione letteraria (scritture di ricerca) e sperimentazione artistica (di asemic writing, per esempio). un'occasione in cui i due versanti si parlano è questa, il 4 giugno nella galleria Bianco contemporaneo (via Reno 18a, Roma): https://slowforward.net/2026/05/29/4-giugno-roma-galleria-bianco-contemporaneo-nz-di-antonio-syxty-e-asemics-di-marco-giovenale/

mi piacerebbe che fossero molti gli amici, quel giorno, in dialogo. l'invito è aperto

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

L'Intelligenza Artificiale (AI) contro i crimini ambientali. Una analisi del GI-TOC

La Global Initiative (GI-TOC) è un'organizzazione indipendente della società civile, con sede a Ginevra, Svizzera, con un segretariato distribuito in tutto il mondo e un comitato consultivo di alto livello. I membri della sua rete includono eminenti professionisti delle forze dell’ordine, della governance e dello sviluppo che si dedicano alla ricerca di strategie e risposte nuove e innovative alla criminalità organizzata.

Nella sua ultima analisi affronta il tema dell'intelligenza artificiale e di come possa essere utilizzata nella lotta ai crimini ambientali. Il documento è scaricabile qu: https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2026/05/Artificial-intelligence-for-environmental-crime-enforcement-GI-TOC-May-2026.pdf

L'intelligenza artificiale (#AI) si sta affermando come strumento fondamentale per combattere crimini ambientali complessi e transnazionali come il disboscamento illegale, l'attività mineraria e il traffico di specie selvatiche, ambiti in cui le forze dell'ordine si trovano spesso ad affrontare risorse limitate e vaste aree di monitoraggio. Tuttavia, i principali ostacoli a un'efficace implementazione dell'AI sono di natura strutturale piuttosto che tecnica, e includono infrastrutture dati inadeguate, una governance frammentata, incertezza giuridica e capacità istituzionali limitate.

Il successo dipende meno dalla sofisticazione tecnologica e più dall'allineamento delle applicazioni di AI con le realtà operative, garantendo solide basi di dati e mantenendo la supervisione umana per interpretare il contesto locale e le sfumature legali. Studi di caso indicano che l'AI funziona al meglio quando potenzia (anziché sostituire), il giudizio umano; affronta problemi specifici all'interno dei flussi di lavoro esistenti e tratta dati e strumenti come beni pubblici per evitare di rafforzare le disuguaglianze o di trascurare complesse reti criminali. In definitiva, per realizzare il potenziale dell'AI è necessario investire nei sistemi sottostanti, promuovere la collaborazione transfrontaliera e istituire solidi quadri di governance per garantire che questi strumenti producano un impatto duraturo laddove sono più necessari.

#criminiambientali #GITOC

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Tutela dei territori amazzonici. In Brasile la cooperazione contro deforestazione e criminalità organizzata con il sostegno dell'Italia

Con l'obiettivo di rafforzare la difesa dei territori indigeni amazzonici contro miniere illegali, deforestazione e criminalità organizzata, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e l'Istituto di ricerca ambientale dell'Amazzonia (IPAM) hanno presentato presso l'ambasciata d'Italia a Brasilia un nuovo manuale di buone pratiche per la vigilanza territoriale indigena. L'evento si è svolto grazie alla cooperazione internazionale e al protagonismo delle comunità locali.

Un momento della presentazione del Manuale

L'iniziativa rientra nel progetto Sar-Ti, sostenuto dal governo italiano attraverso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nell'intervento di apertura, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Alessandro Cortese, ha sottolineato il valore «politico e operativo» della pubblicazione, definendola uno strumento in grado di raccogliere le esperienze delle comunità indigene e di rafforzare «una cooperazione multilaterale efficace nell'ambito delle Nazioni Unite» contro deforestazione, miniere illegali e traffici illeciti che colpiscono la regione amazzonica.

Il manuale sistematizza le esperienze sviluppate in diverse aree del Brasile attraverso incontri tecnici e scambi tra leader indigeni, organizzazioni civili e istituzioni pubbliche. Il documento descrive modelli di monitoraggio territoriale che combinano conoscenze tradizionali e strumenti tecnologici, come immagini satellitari, droni, geolocalizzazione e sistemi di comunicazione in tempo reale.

Secondo l'UNODC, i territori indigeni si trovano oggi in prima linea di fronte all'avanzata del crimine organizzato legato all'estrazione illegale dell'oro, al disboscamento e ai traffici ambientali. La pubblicazione mira a rafforzare i sistemi comunitari di allerta rapida e il coordinamento con le autorità pubbliche, migliorando la prevenzione, la raccolta di prove e la risposta ai reati ambientali.

 
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from mementomori

Oggi, il 29 di maggio del 2026, nella quasi certa estate, penso alla pioggia, alla neve, all'inverno ed al natale......

non mi succedeva da una vita...letteralmente da almeno tre anni minimo, nemmeno a natale mi sento così preso bene da video trovati su youtube (pochi, malinconici stile mood russo e quelli “veri”, quello che l'utenza vuole) alle 3 di notte e lasciare vagare i CAZZO di pensieri e di non pensare a nulla, cristo. E finalmente...

ci dev'essere anche stato di mezzo il fattore di essermi immerso nella tecnologia “meno tecnica e da pippe mentali e pseudo-paradossi informatici articolatissimi da ingegnere informatico” grazie alla mia prima sbronza da a.i. durata una settimana in cui ci ho passato le notti sveglio e anche 14 ore di fila per avviare una creazione di un progetto per creare un videogame. ma questo è un altro discorso.

complice è di più quell'aria estiva ma fresca/autunnale/primaverile/non se capisce più che stagione è/signora mia non ci sono più le mezze stagggioni etc. di questa notte ma sto veramente da urlo (ma senza nessun urlo, pls, è notte grazie lol).

la veglia di notte stile “ehi sono chiuso in casa da una settimana e non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno e nemmeno se piglio fuoco io con antani a destra e questo ha fatto risorgere in me il lato sia negativo (meno) che positivo (sopratutto direi) dell'esser stato un ex-hikikomori per 7 anni e questo mi ha permesso di attivare le funzioncine cerebrali (da cerebroleso...no scherzo, forse lol) per affrontare la vita anche a casa e durante la notte in totale convivialità e pacificità.


Ma ora alcuni link da presa bene se è notte e pure da te c'è fresco:

https://www.youtube.com/watch?v=Rv0QsmjIQ_U quando dormi stai sul tetto con questo a volume basso e guarda lo schermo in cui vedi la neve mentre trovi o ritrovi la tua anima malinconica da vero russo

https://www.youtube.com/watch?v=QI68giYtnXs questo è per chi vuole riscoprire e riavere i feelz di death note malinconici di 14-18 anni fa con un misto di post-rock

https://www.youtube.com/watch?v=9EJ4EpUvNZs&t=612s feelsssssz dell'anime parasyte

https://www.youtube.com/watch?v=KVmtUWJmbNs “la bellezza vera è quello che sei tu davvero nella tua mente, corpo, anima e ciò che eri e sei ora e come non sei stato recentemente per davvero....”

extra per i veri hiki-nerd: yume nikki maker online che è uscito da poco e gasa https://sierpinski-simon.itch.io/yume-nikki-maker


aggiungo che ho pure fatto una donazione ad una distribuzione di linux (mint, quella che uso!) e che ne sono contento visto che nemmeno lo 0,1% delle persone che la usa dona all'associazione che la gestisce (non so le altre distribuzioni se hanno numeri simili) e valuto se farla pure a postmarketOS...


have a funny day tomorrow, bye!

 
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from cronache dalla scuola

Oggi ai ragazzi di seconda, dopo aver fatto l'autovalutazione dell'attività dell'Antigone ho proposto di vedere un film. Gli ho spiegato – molto brevemente – come esista una cosa chiamata letteratura comparata che analizza opere di letteratura, non in modo cronologico e autorale, ma andando a riconoscere modelli comuni ad opere distanti nel tempo.

Come ad esempio Antigone di Sofocle e Nausicaa della valle del vento di Miyazaki. Due opere diversissime, lontanissime nel tempo e nello spazio, ma che – a mio parere – presentavano alcuni modelli e archetipi attigui.

In entrambe la protagonista è una ragazza e in entrambe è una eroina. In entrambe la protagonista è una aristocratica, figlia, sorella e nipote degli ultimi re di Tebe la prima, figlia del re della valle del vento la seconda.

In entrambe la ragazza sceglie di andare contro le leggi dell'uomo per abbracciarne altre, divine e naturali. Per Antigone le leggi divine appunto, dove per divino si intende però quell'impasto etico che rende l'uomo uomo. Il rispetto di elementi naturali come la vita e la morte. La sepoltura. Per Nausicaa l'opposizione è alle forme di governo violente che non ascoltano e non tengono in considerazione l'ambiente naturale e le sue leggi.

In entrambe le storie c'è poi il modello del profeta cieco. Tiresia in Antigone, che – pur non vedendo – profetizza il destino del re, e la Gran Dama in Nausicaa, che profetizza l'arrivo dell'uomo vestito di azzurro che riconcilierà la razza umana con l'ambiente della natura (Nausicaa stessa).

E infine, ho detto, la storia si conclude in entrambe con il sacrificio della protagonista. Irrimediabile quello di Antigone, più articolato e felice quello di Nausicaa, ho concluso e poi ho chiesto quanti di loro lo avessero già visto, il film.

Nessuno.

“Ah” ho detto. Attonito. A casa mia i miei figli sono cresciuti a pane e Miyazaki, volevo dire, ma ho preferito tenermi tutto dentro. Ho anche avvertito che il film è dei primi anni ottanta, parte molto lento, crea piano piano i personaggi, insomma, è molto diverso dai film di azione contemporanei.

Ho fatto partire il film. Onestamente mi aspettavo di perdere un terzo della classe. Quando fai vedere un film a fine anno, un terzo lo guarda davvero, se va bene, un terzo lo ascolta mentre scrolla di nascosto (certo...) il cellulare, un terzo non è pervenuto. Qua Miyazaki è stato perso da tre, quattro studenti, gli altri hanno bene o male seguito fino al suono della campanella. Una media altissima. Domani continueremo.

Questa cosa che stavo introducendo Miyazaki ai ragazzi di una seconda mi ha fatto strano. Ho pensato quanta roba che diamo per scontato o che sappiamo verrebbe rifiutata dagli studenti solo perché la offre la scuola. O non fa parte della programmazione del loro indirizzo. Tipo Rotella. Pensavo oggi. A qualche studente, Rotella potrebbe piacere. Una volta dati gli strumenti per capirlo, Rotella potrebbe piacere.

Ma non lo sa. Mi sembra sempre un grande spreco, avere tutte queste teste intelligenti e vederle scappare via il più lontano possibile appena suona la campanella.

Anyway, a un certo punto c'è una scena di Nausicaa, quando Yupa regala a Nausicaa un animaletto furioso di rabbia e Nausicaa lo vuole accarezzare e l'animaletto la morde. E lei sente male, si vede anche il rosso del sangue. Ma resta immobile, continua a parlare all'animaletto con voce dolce, finché l'animaletto smette di mordere, abbassa le orecchie e lecca la ferita che ha appena provocato. Eri solo spaventato, dice Nausicaa accarezzandolo.

Ecco, mi ricordo che la prima volta che ho visto quella scena, in una scalcagnata VHS copia di copia di copia della messinscena della RAI, sfuocatissima e con l'audio ovattato, io avevo “pianto”, cioé mi si erano appannati gli occhi. Pianto in questo senso un po' costipato.

E me lo ricordo, non perché abbia buona memoria, ma perché lì in classe, appoggiato al muro, nel vedere 23 persone che stavano guardando questa stessa scena, e nel cercare di immaginare cosa stessero provando a vederla, ecco, mi si sono appannati gli occhi, che per fortuna ero alle loro spalle.

 
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from ...cosa ne pensa Jollanza?

A Torino un inventore dice: “ho inventato la macchina del tempo! Ora riavvolgerò il tempo indietro di due secondi”...“idnoces eud id oerteidni opmet li òreglovvair arO !opmet led anihccam al otatnevni oh” :ecid erotnevni nu oniroT A

loop

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Omicidio e traffico di droga tra Albania ed Italia. DIA e Procure Speciali di Bari e Tirana assestano un colpo all'organizzazione

È stata portata a compimento un’operazione congiunta tra la Direzione Distrettuale Antimafia (#DDA) di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione e Criminalità Organizzata (SPAK) di Tirana, coordinata da Eurojust, mirata a contrastare un gruppo criminale dedito al riciclaggio internazionale di denaro e al traffico di droga tra Italia e Albania. L'indagine ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (11 in Albania e 4 in Italia) legate all'omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto a Canosa di Puglia il 25 aprile 2025, e all'attività di un'organizzazione strutturata con sede a Tirana.

Dettagli principali dell'operazione:

  • Omicidio Diviesti: Francesco Diviesti è stato ucciso a distanza ravvicinata con 5 colpi di pistola (esplosi da due armi diverse) all'interno di grotte isolate nell'alta Murgia, dopo essere stato coinvolto in una colluttazione in un bar di Barletta. Il cadavere è stato poi bruciato all'interno di copertoni, una metodica che richiama lo stile mafioso degli anni '90 nella zona BAT. Le indagini hanno identificato un cittadino albanese come autore materiale e due italiani di Barletta (un uomo e una donna) come complici, coinvolti per aver cancellato le tracce del reato.
  • Motivazione: L'omicidio sarebbe stato commesso per affermare la supremazia criminale e il controllo sulle attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella città di Barletta, in particolare per eliminare una vittima di una tentata estorsione.
  • Riciclaggio Internazionale: Il gruppo aveva sede a Tirana ed era responsabile del trasferimento continuativo di denaro contante (proveniente dalla vendita all'ingrosso di stupefacenti in Italia) verso l'Albania. Sono stati sequestrati oltre 412.000 euro dai familiari dell'arrestato principale e 680.000 euro presso un valico di frontiera tra Montenegro e Albania.

  • Risultati delle indagini:
    • Arresto in Ungheria dell'indagato principale (accusato anche di detenzione di 24 kg di cocaina pura).
    • Sequestro di beni per diversi milioni di euro e di oltre sette tonnellate di droga (cocaina, eroina, hashish) nelle operazioni correlate “Shefi”, “Kulmi”, “Shpirti” e “Ura” (2018-2025).
    • Esecuzione di mandati in Italia (Barletta, Roma, Anagni), Albania (Tirana, Fier, Valona) e Spagna (Madrid).
    • Altre 3 persone italiane sono state indagate e risultano attualmente in libertà.

L'operazione rappresenta il seguito di un progetto investigativo pluriennale che ha portato finora a 170 misure cautelari, dimostrando l'efficacia della collaborazione transnazionale nella lotta alla criminalità organizzata albanese.

 
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from Cambiare le cose

#storie #riflessioni #libri

Attenzione: in questo post ci sono spoiler sul libro Piranesi di Susanna Clarke

Ho letto Piranesi. All'inizio non mi prendeva, sembrava la brutta copia della Biblioteca di Babele di Borges, poi però ha cambiato registro ed è diventato un “thriller tra i mondi” molto più appassionante. Anche se, e me ne accorgo mentre sto scrivendo ora, forse gli ho dato un voto troppo alto su Story Graph perché, pur essendo una bella storia credo che i personaggi, al di là del protagonista, avrebbero meritato una maggiore introspezione psicologica. Piranesi Al di là della storia, quello che mi ha colpito, però, è il concetto di mondi effluenti introdotto dall'autrice. Secondo Laurence Arne-Sayles, il mad scientist o mad wizard del romanzo, un mondo effluente viene generato dalle energie creative e magiche che, costrette ad abbandonare un mondo devono sfogare da qualce parte e perciò ne creano uno nuovo. L'idea di Arne-Sayles è che nell'antichità gli esseri umani avessero grandi poteri, fossero plamatori di forme [^cosa curiosa]. Potevano trasformarsi, volare, comandare il mare; potevano farsi trasportare dai fiumi parlare con loro, ottenendo risposta [^altra cosa curiosa]. Poi, con il progresso, queste abilità animistiche, la forza creatrice, la capacità di plasmare le forme sono andate perse. Solo che l'energia non si può distruggere e quindi tutta quella che gli umani hanno smesso di usare non sfruttando le loro capacità ha dovuto sfogarsi in qualche modo, andare da un'altra parte. Come l'acqua che filtra in un pertugio nel terreno e lentamente scava una caverna, così l'energia è filtrata in un pertugio tra i mondi e ha creato un mondo nuovo, una sorta di dimensione parallela ch eporta con sé il ricordo dal mondo da cui proviene.

Questo è ovviamente un artificio letterario, che nel romanzo poi è solo enunciato senza spiegazioni particolarmente dettagliate, ma lo spunto è interessante. Pensare a un ateoria fisica basata sull'idea dei mondi effluenti, una forma nuova dell'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, in cui gli universi che si creano dopo ogni misurazione non sono artifici matematici ma sono reali e in contatto, e in cui il principio di conservazione dell'energia abbia una formulazione più generale, considerando anche scambi energetici tra mondi paralleli, proprio come nei mondi effluenti di Susanna Clarke. Secondo questa teoria, quindi, l'energia oscura potrebbe non essere altro che un flusso di energia che proviene da un mondo efflenete e che sta creando il nostro universo, e magari in questa interpretazione anche la massa dell'universo potrebbe continuare ad aumenteare, come nelle vecchie teori di universo stazionario, con l'energia oscura che fluendo nel nostro universo, si trasforma in galassie, stelle, pianeti...

Questa è ovviamente una pura speculazione senza nessuna pretesa di veridicità e senza nessuna base scientifica, ma mi è sembrata un'idea divertente che volevo condividere. E magari così posso dire di essere il primo ad averci pesnato, nel caso salti fuori che non è del tutto strampalata.

[^cosa curiosa]: sto leggendo Sandman e uno degli epiteti di Sogno è proprio Plasmatore di Forme. [^altra cosa curiosa]: ieri ho ascoltato per caso la Canzone del Piave, in cui il fiume è personificato.

 
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from cronache dalla scuola

Arrivo a scuola e sono già in ansia perché ho organizzato con i ragazzi di seconda questa cosa, invece che leggere qualche estratto di questa o quella opera teatrale, provare a fare una messinscena integrale dell'Antigone di Sofocle, utilizzando come trucco lo stationdrama “alla Tosse”, dividendo cioé il dramma in sette stazioni che poi gli studenti avrebbero rappresentato contemporaneamente mentre una seconda classe, anche lei divisa in sette gruppi, avrebbe girato per le stazioni cercando di ricostruire la storia all'origine.

Ogni gruppo recita la sua parte “in loop”, ripetendo sempre la stessa scena ogni volta che arriva un gruppetto degli studenti spettatori e io sono in ansia perché è una cosa piuttosto complicata, i ragazzi un po' recitano, un po' leggono il testo che hanno adattato loro e alcuni sono agitati, quattro attori oggi non ci sono e io avevo solo due attori di scorta e trovare sette “aule” isolate all'interno della scuola per permettere lo spostamento degli spettatori e avere sette diverse zone di scena, non è stato così pacifico, ci abbiamo lavorato per più di un mese e ovviamente non l'ho mai provato prima, non so se gli spostamenti funzioneranno, se gli studenti-pubblico saranno collaborativi, eccetera.

Insomma, ansia, ho il supporto della docente di inglese che mi ha prestato i suoi studenti come pubblico e quando arrivo i ragazzi sono calmi, vengono da me per dirmi dei quattro studenti mancanti, gli dico le soluzioni che ho pensato, salta una scena e gli attori si spostano, tirano fuori i trucchi, iniziano a vestirsi e truccarsi, ridono, mi fanno vedere i fogli con la scenografia disegnata, io li sposto, li distribuisco nelle aulette che ho prenotato, loro appendono le scenografie, si fanno i selfie con i vestiti alla greca, iniziano a provare alcune parti.

Nell'ora successiva avviene questo piccolo miracolo; che la cosa funziona. Il pubblico gira, è collaborativo, passano studenti di altre classi che entrano ad ascoltare anche loro, i ragazzi si rendono conto che la cosa sta succedendo. Ci sono errori, problemi di acustica in due aule, a volte il pubblico si accalca, a volte una stazione resta vuota, qualche attore esce dal personaggio, qualcuno fa lo scemo. Ma – al netto di tutto – la cosa funziona. Migliorabilissima, ma funziona. E io giro, sposto i gruppi del pubblico quando finiscono, controllo, e a un certo punto lo ammetto – nel mezzo del trambusto – penso: ma chi me lo ha fatto fare.

Per un attimo penso che quell'ora l'avrei potuta passare in classe seduto a leggere Sofocle, tutti belli composti. Meno stress. Eppure quell'ora dura un secondo e – quando è finita – mi sembra che sia passata una settimana. Suona l'intervallo e diversi studenti si fermano, si rivestono da studenti, si confrontano, si commentano. Alcuni, non voglio dirlo forte, se lo ricorderanno. Scherzano con me. “Ci mette dieci per questo, vero?” dicono e ammiccano lussureggianti.

Poi, due ore dopo, sono nella classe degli studenti-pubblico che mi danno il loro punto di vista, mi dicono chi sono stati gli attori migliori, quelli che hanno letto e quelli che hanno recitato, i problemi di acustica e poi mi danno la loro versione di Antigone, quella che hanno ricostruito dalle sei tappe che hanno ascoltato in maniera random. E resto lì – a un certo punto – affascinato dal meccanismo che faceva sì che uno studente che non aveva mai letto niente di Sofocle fosse di fronte a me, nel 2026, a raccontarmi per filo e per segno la storia di questa eroina greca della protesta antisistema, e me la racconta per il fatto di averla vista parlare e urlare poco prima nelle aulette della sua scuola.

 
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from Diario

Mi capita in mano questo libro di Vico, stampato nel millesettecento, ricoperto di pelle, con pagine piccole, la dedica al cardinale di turno, lo sfoglio e a un certo punto c'è una pagina che è piegata su se stessa, delicatamente la apro, c'è già uno strappo, la svolgo ancora e viene fuori una mappa cronologica del mondo, dal diluvio in poi, con tanto di datazione rispetto all'inizio del mondo.

Resto affascinato dalla meccanica e dall'interfaccia, l'idea che i problemi che oggi abbiamo nel visualizzare tabelle negli ebook reader fossero già una rogna secoli fa con la carta; e ovviamente dalla intraprendenza di andare oltre l'oggetto libro “ampliandolo” materialmente, in questo caso incollando una tabella che – aperta – è almeno quattro volte più grande del libro.

E la seconda cosa che mi affascina, una volta che mi metto a decifrare la tabella, è vedere come una manciata di anni fa, nel millesettecento, Vico affermasse che il diluvio fosse avvenuto milleseicento anni dopo la creazione del mondo, ovvero che il mondo tutto avesse giusto qualche migliaio di anni.

L'ossatura di quello che noi sappiamo del mondo è recentissima e forse non sarebbe da dimenticare. Anche le impalcature di quello che è la nostra società civile talvolta le diamo per scontate, ma sono – in ultima analisi – una felice psicosi collettiva, da conservare con cura e resilienza.

 
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from Milano Dopo Mezzanotte

Nebbia sul Naviglio

La nebbia sul Naviglio Grande non si alzava, galleggiava come un lenzuolo sporco sull'acqua immobile. Erano le quattro passate e Milano, sotto la pioggia sottile, sembrava un corpo congelato. L’ispettore Mauro Bolognini spense il motore dell'auto d’istituto all’angolo con via Corsico. Porta Genova a quell’ora perdeva ogni smalto da aperitivo; restavano solo l’asfalto viscido, l'odore di bitume e i fari delle volanti che tagliavano il buio. Non c’era nessun appartamento di lusso stavolta. La chiamata lo aveva trascinato sul retro di un vecchio cantiere abbandonato per il restauro di un vicolo di ringhiera, a due passi dalla darsena. L'ispettore superò il nastro bicolore della polizia, affondando gli anfibi nel fango e nei detriti. Domenico Riva, il suo agente scelto, lo aspettava sotto la luce violenta di un faro alogeno della scientifica. Aveva la faccia di chi avrebbe voluto essere ovunque, tranne che lì. «Dimmelo subito, Riva. Odio il fango. Ringhiò Bolognini, accendendosi una sigaretta protetta dal palmo della mano. «Niente fango nei polmoni, ispettore. La vittima è dentro la betoniera». Bolognini si avvicinò al grosso cilindro d'acciaio fermo, inclinato verso il basso. All'interno, seminudo e ricoperto da uno strato di cemento fresco che cominciava a fare presa, c’era il corpo di un uomo. La calce gli imbiancava la pelle, ma il foro del proiettile alla base del cranio era pulito. Un’esecuzione in piena regola. «Chi ha dato l'allarme?» «Il guardiano notturno. Dice di aver visto un suv scuro scappare verso viale Gorizia alle tre e mezza». Bolognini si chinò sul bordo della macchina edile. Notò qualcosa sul metallo: un'impronta parziale di fango, ma non della terra del cantiere. Era argilla rossa, tipica dei campi della periferia Sud, fuori dalla cerchia dei Navigli. Poi lo sguardo cadde sui vestiti della vittima, ammucchiati in un angolo del cantiere. Aprì il portafogli con la punta della penna. «Vittorio Moretti.» Lesse Bolognini. «Il re dei subappalti del Corvetto. Questo non è un delitto di gelosia, Riva. Questa è roba pesante». «La Comasina?» azzardò l'agente. «Peggio. Guarda qui». L'ispettore indicò l'orologio della vittima, un Rolex d'oro rimasto a terra, fermo sulle tre e un quarto. Il vetro era spaccato, segno di una colluttazione precedente. Ma sul polso della vittima c'era un segno fresco: un graffio profondo, parallelo a una bruciatura di sigaretta. Lo avevano torturato prima di sparargli. Per cosa? Per farsi dare una chiave, una combinazione, un nome. Bolognini si rizzò in piedi, aspirando una boccata profonda. «Moretti gestiva i soldi in nero della riqualificazione degli scali ferroviari. Se lo hanno cercato qui, cercavano l'archivio dei pagamenti. E sapevano che lo nascondeva nel cantiere». «Abbiamo controllato in ufficio, ispettore. È tutto in ordine». «Perché cercate dove cercano tutti.>> Tagliò corto Bolognini. Si incamminò verso la vecchia cabina elettrica in disuso del cantiere, l'unico punto asciutto e protetto dalle telecamere stradali. La porta di ferro era socchiusa. All'interno, l'odore di ozono e polvere era coperto da quello dolciastro di un profumo maschile costoso. Sul pavimento, una grata di ferro era stata sollevata. Sotto c’era una borsa di tela impermeabile, aperta. Vuota. Il telefono di Bolognini vibrò in tasca. Era la centrale. «Bolognini. Parla». «Ispettore, abbiamo intercettato la targa segnalata dal guardiano. Il suv risulta intestato alla holding di un certo ingegner Fontana. Il rilevatore Gps lo dà fermo da cinque minuti in un parcheggio sotterraneo in via Solari». Bolognini guardò Riva. I due si capirono al volo. «Andiamo. Niente sirene». Il parcheggio di via Solari era un labirinto di cemento armato a tre piani sotto terra. L’aria era fredda, satura di gas di scarico. Trovarono il suv nero col motore ancora caldo, parcheggiato nell'angolo più buio del secondo seminterrato. Bolognini estrasse la Beretta. Fece un cenno a Riva di coprire il lato destro. Passi felpati, le ombre dei pilastri che si allungavano sui muri grigi. Dal fondo del corridoio arrivò il rumore metallico di uno sportello di un cassonetto di sicurezza che si chiudeva. Poi, il ticchettio di scarpe eleganti sul cemento. «Fontana!» La voce di Bolognini tagliò il silenzio del garage come una lama. «Fermi dove siete!». Un uomo sulla quarantina, cappotto di cashmere bagnato e borsa di tela sotto il braccio, si voltò di scatto. Aveva gli occhi sbarrati, il respiro affannato e le mani sporche di quella stessa argilla rossa che Bolognini aveva visualizzato mentalmente poco prima. «Non sapete cosa c'è qui dentro, ispettore.» Disse Fontana, la voce che tremava ma lo sguardo lucido dei disperati. «Se mi arrestate, domani Milano brucia. Ci sono i nomi di mezza giunta comunale qui dentro». «Meglio un bel falò, ingegnere.» Rispose l'ispettore senza abbassare l'arma. «Ma prima mi spiega perché ha infilato Moretti in una betoniera». Fontana accennò un sorriso tirato, lo sguardo che scivolò per un millesimo di secondo dietro le spalle dell'ispettore. Un riflesso condizionato. Bolognini avvertì il pericolo prima ancora di sentirlo. Un brivido freddo lungo la schiena. Non erano soli. Dall'oscurità dietro il pilastro alle spalle di Riva emerse una seconda figura, la canna di una pistola munita di silenziatore già puntata alla nuca dell'agente scelto. «Posa il ferro, Bolognini.» Disse una voce gelida, che non apparteneva a Fontana. «O il tuo ragazzo non vede l'alba». Il silenzio del sotterraneo divenne assoluto. Bolognini sentiva solo il ticchettio del motore del suv che si raffreddava. Il caso era risolto, i colpevoli erano lì, ma la notte di Milano esigeva ancora il suo prezzo. Il riflesso di Bolognini fu puro istinto, forgiato in trent'anni di asfalto e piombo. Non abbassò la Beretta. La mantenne dritta sul petto di Fontana, ma spostò lo sguardo sul nuovo arrivato. Era l’ombra dietro i subappalti, l’uomo dei servizi che ripuliva i pasticci della Milano bene. «Se spari a lui, Fontana muore un secondo dopo.» Disse Bolognini. La voce era un sussurro di calce e tabacco, ferma, priva di emozione. «E senza Fontana, non incassi un euro». Un secondo. Lungo come una notte in questura. Riva, immobile con la canna premuta dietro l'orecchio, non respirava. Fontana guardava la Beretta dell'ispettore, l'indice di Bolognini che esercitava già tre chili di pressione sul grilletto. «Non hai le palle, ispettore.» Azzardò l'uomo nell'ombra, ma la canna della sua pistola tremò di un millimetro. «Prova! Dai! Prova!» Rispose Bolognini. Il bluff saltò. L'uomo nell'ombra tentò di spostare la mira verso l'ispettore, ma Riva sfruttò quella frazione di secondo: un colpo di reni, una gomitata secca allo sterno del criminale che perse l'equilibrio. Il colpo silenziato spaccò il cemento del pilastro, sollevando una nuvola di polvere. L'ispettore non aspettò altro tempo. Sparò un colpo solo, preciso, alla gamba dell'aggressore, che crollò sul pavimento del garage urlando e stringendosi il ginocchio. La sua pistola rotolò lontano. Fontana, colto dal panico, mollò la borsa di tela e tentò di correre verso l'uscita, ma Bolognini lo intercettò con un placcaggio duro, scaraventandolo contro la fiancata del suv. Il metallo rimbombò nel sotterraneo. L'ingegnere finì a terra, la faccia premuta contro l'asfalto sporco di olio. Bolognini gli piantò un ginocchio tra le scapole, tirandogli indietro le braccia fino a far scattare le manette. Un clic metallico, secco. Definitivo. «È finita, ingegnere.» Ansimò l'ispettore, raccogliendo la borsa di tela impermeabile. La aprì con una mano: dentro c'erano i registri contabili in nero dello scalo di Porta Genova e tre chiavette USB. L'intera mappa della corruzione milanese. Riva si rialzò, recuperando la pistola dell'uomo ferito e tenendolo sotto tiro. Aveva la divisa sporca e il fiato corto, ma era vivo. «Grazie, capo». Bolognini si accese finalmente la sigaretta, l'accendino che illuminò per un attimo le rughe profonde del suo volto. Guardò i due uomini a terra, poi la borsa che stringeva tra le mani. Il caso della betoniera era chiuso. I colpevoli andavano in cella. Ma guardando quei faldoni, l'ispettore sapeva che la vera guerra era appena cominciata. Risalì i gradini del parcheggio mentre le prime luci dell'alba, livide e fredde, cominciavano a tagliare la nebbia di via Solari. Milano si stava svegliando, ignara che sotto la sua pelle il cancro aveva appena perso una battaglia.

 
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from cronache dalla scuola

In quarta sto cercando di spiegare Leopardi con amore, non ricambiato né dagli studenti né da Leopardi che sembra contorcersi sulle pagine pur di non fare il percorso – per quanto breve – che va dallo schermo della LIM alla coscienza degli studenti stessi che – dal loro canto – si contorcono nell'aria calda maggiolina come insetti zanzara, guardano la natura che fiorisce e sboccia fuori dalle finestre del loro amato istituto tecnico che li ha infilzati nel banco ad ascoltare la vociacca del Venerandi che geeeeeme cose che Leopardi aveva scritto secoli prima non certo pensando che sarebbe arrivato questo infelice giorno in cui un cinquantacinquenne avrebbe cercato di declamare i suoi pensieri, decodificare le sue idee, stropicciarle, semplificarle, mesmerizzarle per farle sentirle a un branco di adolescenti che, bro, mollaci.

In questo caso la teoria del piacere che a Venerandi piace tanto e che vuole inculcare nelle menti degli studenti un po' come il seme del dubbio nel famoso lungometraccio di Nolan, quello con la trottolina che non sai se cade o se non cade – anyway – la prima volta Venerandi aveva letto l'incipit della teoria del piacere facendo scorrere il testo sulla LIM e commentandolo e semplificandolo davanti a una classe che lentamente scivolava nell'oblio del digitale e dell'iperconnessione: vani o parzialmente vani i richiami ad personam del Venerandi, l'inserimento di aneddoti personali di dubbio gusto (sì, anche quello), l'imbarazzante tentativo di rendere più interattiva la cavallina morta di una lezione sfrontatamente frontale.

Oggi il Venerandi ci riprova e decide che – nella dieta didattica – quella lezione resta frontale, ekkekazzo, ogni tanto devono saper reggere anche une lezione frontale, come nella vita prima o poi capita con l'automobile: dentro Venerandi è bene dirlo, c'è il desiderio di trasformare quella lezione frontalona in una cosa meno accidentale, rielaborarla in un gioco, un pezzo circense, una di quelle cose che si facevano con i foglietti e le dita alle elementari con i rombetti che si aprivano e chiudevano rivelando scritte nascoste: la tentazione il Venerandi ce l'ha, anche perché ha contato il Venerandi il numero di verifiche, interrogazioni, recuperi, et similia che la classe ha avuto negli ultimi dieci giorni e ne ha contate qualcosa come quattordici, un campo minato mortale che solo nel mondo scuola.

Anyway, oggi arrivo e porgo loro le fotocopie, questa volta ho pure fotocopiato tutta la teoria del piacere in modo che la distanza tra le parole del Leopardi e la loro attenzione sia accorciata di qualche metro, e mi metto davanti alla cattedra come Napoleone davanti alla valle di Waterloo e dico a loro di leggere, in modo da non mettere la mia vociacca come distrattore, Venerandi & Leopardi in mass attack e prima ancora di leggere decido di fare un rapido rebrifing di quello che si era già detto e dico, ecco, ecco ragazzi, vi vi ricordaaaate, che Leopardiii dice che l'assueffaziooone ha sia aspetti positivi che negativiiii, vi ricordateeee perchééé? più o meno con questo tono isterico che la tipografia può solo parzialmente riprodurre.

E siccome nessuno si azzarda a interagire con il Venerandi, lo stesso si guarda attorno come caimano in cerca della preda e vede mr. sorriso (il nome è di fantasia), mr. sorriso che ha passato le ultime – boh – ottocento lezioni nella più vaga presenza in classe, ridendo costantemente con il compagno davanti, o a fianco o dietro e in alcune particolari combo con tutti e tre contemporaneamente, Venerandi vede mr. sorriso che chiaramente non ha sentito nemmeno la domanda perché sta ridacchiando con i compagni e Venerandi dice, tu – sì tu – mr. sorriso, mi dici perché il Leopardi dice che l'assuefazione ha sia aspetti positivi che negativi? Eh?

Mr. sorriso chiaramente non se lo aspetta, si guarda attorno come dire, abbà abbà, perché io, osserva il soffitto come per aspettare una ispirazione divina, poi si volta serio verso Venerandi e a sintagmi tardi e lenti inizia a snocciolare la parte della teoria del piacere del Leopardi in maniera decisamente corretta e con anche alcuni esempi personali che ci stavano mentre Venerandi, lì in piedi, – inaffondabile – continua ad ascoltare questo discorso che man mano diventa sempre più corretto e alla fine Venerandi dice, beh, mr. sorriso, bravo, sei stato un libro stampato, ma dentro di sé Venerandi è davanti a una copia di Venerandi, entrambi attoniti che dicono, tra loro e loro:

ma allora 'sti disgraziati ascoltano.

Non so come, non so quanto, non so in che modo, nel disinteresse più completo, questi disgraziati ascoltano quello che dico, in maniere e intensità diverse, mentre chattano, schiantano, schizzano, ok anche ascoltano, ok, e quindi il Venerandi inspira e dice solenne: beeee, e e e ora proseguiaaammooo, leeeggi un po' tu mr. cagnescooo?

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario.. 🖋️Nel giorno del tuo compleanno!✨

Carissimo figlio, un giorno leggerai queste mie parole, emozioni e saranno un ricordo ormai lontano! Perché gli anni son volati, ma il mio ❤️ è sempre lì vicino al tuo, pronto a sostenerti, ad amarti! E chissà il tempo, i giorni, i mesi avranno asciugato, lacrime, cancellato dolori e ogni segno da me lasciato tra queste pagine del libro della tua vita!

Ti ho dato la vita, forse tardi o forse no, ti ho atteso incredula e impaurita per quasi nove mesi, ti ho visto venire al mondo forte, indifeso e bello, eppure piangevi, triste, spaesato, forse anche un po' arrabbiato! Ma io da allora ti ho dato amore, tanto o mai abbastanza, ti ho tenuto accanto al mio cuore mentre ti nutrivi ancora di me e conservo ancora quei ricordi, quel legame meraviglioso.. Ti ho reso unico figlio e forse solo, per egoismo, paura o semplicemente perché mi sentivo ancora una madre insicura e imperfetta!

Ormai stai crescendo e quel cordone che a me ti legava non c'è più, mi manca la tenerezza, ma ho la consapevolezza, che forse non c'è più timore, ma un po' di pudore, non c'è tempo per gli abbracci e i baci, io madre gioia o e mi rattristo ogni volta che avanzi in questa vita, che da me ormai un po' ti allontana...

Ti osservo ancora mentre dormi, catturo attimi di dolcezza, fugaci emozioni mentre sogni e speri che il mondo sempre ti sorrida!

Chissà un giorno anche tu piangerai, soffrirai per amore, proverai un dolore, sembrerà il mondo effimero e crudele e so bene che il mio star male ti ha inevitabilmente un po' travolto, cambiato e reso un po' più forte!

Ma ricordati che, nonostante tutto, ci sarò sempre, perché quel piccolo seme che ho nascosto nel tuo cuore, quando e se ti sentirai solo e incompreso, germoglierà e ti farà più forte! Curalo quel germoglio non avere paura di sbagliare, non credere che impossibile sia amare, non perderti dietro facili illusioni, leggi, se ti va, le mie parole, non giudicare i miei errori, non cercare di comprender tutto e tutti! E vivi, alza gli occhi al cielo, osservane l'azzurro e godine i colori, le albe, i tramonti, e sorridi alla tua vita e se hai coraggio osa, crea, conquistati il tuo pezzo di mondo, combatti per i tuoi ideali, le tue vittorie e anche le sconfitte, le mete che raggiungerai, saranno anche le mie e quando cadrai, in te troverai la forza e il coraggio per rialzarti e ricominciare. E se non ci sarò, tu continua a correre verso il tuo futuro figlio mio, perché più forte, sicuro e luminoso sarà quello spettacolo della tua vita, che io ho immaginato e tu hai realizzato!

(Con amore la tua mamma! “Un pensiero per i tuoi 15 anni”)✨

 
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from Nò Blog' di eletronico2

Militanza

Allora~~, stavo riflettendo sulla questione delle 8/8/8.

8 ore di sonno, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo. Tralasciando che non è più così perché con email e l'interconnessione sono 16 ore di lavoro e 8 di sonno e io mi voglio costringere a non farlo capitare (mi piaceva una proposta di legge mi sa Europea che dopo 2 ore dallo staccare del turno tu puoi non contattare il dipendente) ho notato che è essenziale anche nell'attivismo.

L'attivismo e la militanza dovrebbe rientrare nelle 8 ore di riposo, no? Siamo tutti d'accordo

Beh non è che vada molto bene, quindi cominciamo a dare qualche paletto, militanza max 4 ore. Punto.

So che può sembrare brutto ma se la militanza, la fai in un periodo difficile, se ti causa uno stress EXTRA a quello che hai già, diventa un problema, quindi, impariamo a dare il giusto tempo alle cose, che nessuno ci corre dietro.

Videogiochi

IO AMO I VIDEOGIOCHI. Sono da sempre la mia principale fonte di sfogo, mi permettono di sfogare tutto lo stress che ho in corpo, ma, purtroppo gioco troppo condizionato dalle emozioni, se sto male gioco male, se gioco male sto male. È un cane che si morde la coda, giocare dovrebbe essere fatto solamente quando si ha l'umore per farlo, così come per ogni attività socialmente impegnativa che richiede un minimo di pazienza e sforzo. (Nel caso mio, tutto ciò che di fa' in gruppo)

Piccoli svaghi: Anime & Manga

Per quanto una volta davo molto effort a ciò, ora li vedo come sfoghi emotivi, molti anime e manga mi permettono di sfogare emozioni che se no terrei racchiuse in me e io sono una pentola a pressione pronta a esplodere.

Ogni genere un emozione, circa, principalmente gli Slice of Life mi calmano molto, uno dei miei generi preferiti, perché ti dà un'altra prospettiva e avvolte, mi fanno capire cosa mi manca e come risolvere. Ci sono lore che ti cambiano la vita ma c'è le dimentichiamo e abbiamo bisogno di rivederle.

Meditazione, passeggiate e ciclismo

L'ultima non lo posso manco più fare, ma, queste attività richiedono concentrazione e calma, per uno come me che vive nell'ansia, nel panico e nella rabbia, sono un attimo di respiro. Forse il problema è che non respiro abbastanza

Dovremmo imparare come esseri umani a respirare più spesso, in tutti i sensi.

Attività manuali

Sono rilassanti e stressanti allo stesso tempo, il problema non è farle è iniziare a farle, ma, quando le fai, svuoti la mente, finalmente puoi dire di aver completato questo ciclo di sfogo.

In conclusione

Ognuna di queste attività funziona per me, questo schemino che spesso non seguo, quando lo seguo mi aiuta davvero tanto. Ogni consiglio è apprezzato, ogni critica è accetta (finché costruttiva) ma sono convinto che tutto ciò possa essere d'aiuto per un bel po' di persone.

Per commenti e consigli: @iam_ele2@mastodon.uno

ele
 
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