noblogo.org

Reader

Leggi gli ultimi post dagli utenti di noblogo.org.

from Developers Italia

Cloud e interoperabilità alimentano il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni per semplificare la vita di cittadini e imprese

di Claudio Cocciatelli, Daniele Pizzolli, Matteo Fortini, Rocco Affinito e Fabrizio De Rosa, Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri

L'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta accelerando il percorso di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana rendendo l'accesso ai servizi pubblici più semplice e immediato.

L'interoperabilità tra sistemi informativi e servizi erogati in cloud rappresenta il vero motore dell'innovazione: solo favorendo il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni è possibile offrire ai cittadini e alle imprese servizi digitali integrati, moderni e utili per semplificare le loro vite.

Ma cosa significa davvero “interoperabilità” nel contesto della PA? Quali sono le sfide, le opportunità e le soluzioni già disponibili? E come si inserisce tutto questo nel quadro normativo e strategico nazionale ed europeo?

L'interoperabilità, nel settore pubblico, è la capacità dei sistemi informatici di enti diversi di “dialogare tra loro”, scambiando dati e informazioni in modo fluido, sicuro e standardizzato favorendo l'allineamento tra processi, politiche e obiettivi aziendali nel rispetto delle normative e degli accordi tra amministrazioni.

In pratica, interoperabilità significa abbattere i silos informativi e permettere a piattaforme diverse di integrarsi senza costose personalizzazioni o barriere tecniche. I cittadini potranno apprezzare l'interoperabilità dei sistemi quando non riceveranno più richieste di completare moduli e dichiarazioni con dati già in possesso della PA secondo quanto indicato dal principio europeo del “once only”, ovvero “una volta sola”. In altre parole, quando la Pubblica Amministrazione chiederà a cittadini e imprese i dati solo una volta, evitando richieste duplicate.

Il cloud computing è uno strumento chiave per la digitalizzazione della PA. La migrazione di servizi pubblici in cloud favorisce maggiormente l'interoperabilità degli stessi, ovvero l'integrazione di dati e applicazioni, anche di fornitori diversi.

Questo approccio virtuoso consente di evitare il “vendor lock-in”, favorisce la scalabilità, aumentandone la sicurezza e garantendone la continuità operativa. L'interoperabilità permette inoltre di sviluppare servizi pubblici “by design”, pensati fin dall'inizio per essere integrati e condivisi tra amministrazioni, cittadini e imprese.

Questo articolo intende offrire una panoramica su:

  • il contesto normativo e strategico dell'interoperabilità nella PA italiana;,
  • i principi chiave e i vantaggi;
  • le tecnologie abilitanti e le piattaforme disponibili;
  • le sfide di sicurezza e compliance;
  • le prospettive future in un ecosistema sempre più orientato al cloud e all'innovazione.

Cosa intendiamo per interoperabilità?

L'interoperabilità rappresenta la capacità di diversi sistemi, piattaforme e applicazioni di comunicare, scambiarsi dati e utilizzare reciprocamente le funzionalità in modo trasparente, indipendentemente dal fornitore o dalla tecnologia sottostante.

Per esempio, nell'ottica degli sviluppatori software, non si deve usare un particolare sistema operativo, un particolare browser o un particolare editor di documenti per poter dialogare con la controparte. Questa caratteristica è fondamentale in un contesto in cui le organizzazioni adottano strategie multi-cloud o cloud ibridi, combinando servizi di diversi provider.

Le dimensioni principali dell'interoperabilità sono:

  • tecnica, che riguarda la compatibilità tra protocolli, API e formati di dati;
  • semantica, che assicura che le informazioni scambiate siano comprese allo stesso modo da tutti i sistemi coinvolti;
  • organizzativa, che implica l'allineamento tra processi, politiche e obiettivi aziendali;
  • legale: rispetto delle normative e degli accordi tra amministrazioni.

Un' elevata interoperabilità consente maggiore flessibilità e favorisce l'innovazione, rendendo più semplice l'integrazione di nuovi servizi e la collaborazione tra partner diversi.

Esempi di interoperabilità in Italia

L'Italia ha già avviato numerose iniziative che dimostrano il valore dell'interoperabilità:

  • Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): consente la condivisione dei dati sanitari tra regioni e strutture sanitarie, migliorando la continuità delle cure;
  • Anagrafe Nazionale Popolazione Residente (ANPR): gestisce e verifica automaticamente le informazioni anagrafiche dei cittadini;
  • PagoPA: piattaforma nazionale per i pagamenti digitali verso la PA, integrata con i sistemi contabili degli enti;
  • Sistema di eProcurement: consente l'acquisto di beni e servizi da parte delle PA in modo trasparente e interoperabile;
  • ANIS (Anagrafe Nazionale dell'Istruzione Superiore): raccoglie e armonizza i dati delle iscrizioni e dei titoli degli studenti universitari da tutte le Università e gli AFAM (Istituti di Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica) a livello nazionale.
  • Anagrafe Tributaria: banca dati nazionale gestita dall' Agenzia delle Entrate che raccoglie, organizza ed elabora tutte le informazioni relative alla fiscalità dei contribuenti italiani, ovvero persone fisiche, società, enti e associazioni

Il contesto normativo e strategico

In Italia, le organizzazioni pubbliche e private beneficiano di sistemi evoluti di gestione dell'interoperabilità. Come tutte le iniziative guidate dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, la Strategia Cloud Italia promuove infrastrutture moderne, sicure e interoperabili in conformità alle normative nazionali e comunitarie, di seguito sono riportate quelle principali:

  • Il Piano Triennale per l'Informatica nella PA 2024—2026, con l'aggiornamento 2025, rappresenta la bussola per la digitalizzazione pubblica. Il Piano pone l'interoperabilità come principio trasversale a tutte le componenti tecnologiche: servizi, piattaforme, dati, infrastrutture e sicurezza. Le PA sono chiamate a progettare e realizzare servizi “API-first”, interoperabili by design (cioè fin dalla progettazione) e by default (cioè in maniera predefinita) contestualmente alle modalità di accesso tradizionali orientate all'interazione con l'utente (per esempio tramite un sito web), accessibili tramite identità digitale e orientati all'utente, secondo il paradigma “once only”.
  • L' Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha adottato il nuovo Modello di Interoperabilità, sviluppato in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale, che permette la collaborazione tra PA e soggetti terzi tramite soluzioni tecnologiche aperte e standardizzate, evitando integrazioni ad hoc e facilitando lo sviluppo di nuove applicazioni. Le Linee Guida AgID definiscono le regole tecniche, i protocolli di sicurezza e i criteri per l'uso delle API, in coerenza con l'European Interoperability Framework.
  • Il Regolamento dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) stabilisce i requisiti di sicurezza, affidabilità e qualificazione delle infrastrutture cloud per la PA. L'obiettivo è garantire che i servizi cloud siano interoperabili, resilienti e conformi alle normative italiane ed europee, riducendo il rischio di dipendenza da singoli fornitori.
  • La protezione dei dati personali (GDPR) e la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (NIS2) sono pilastri imprescindibili. L'interoperabilità deve essere progettata “by design” e “by default” per garantire privacy, sicurezza e trasparenza nell'accesso e nello scambio dei dati.

Press enter or click to view image in full size

Interazioni macchina-macchina (M2M) nel cloud

Cosa sono le interazioni macchina-macchina e perché sono fondamentali nell'ecosistema cloud?

Le interazioni macchina-macchina (M2M) si riferiscono allo scambio automatico di dati tra sistemi informatici, senza intervento umano. Nell'ambito della PA, questo significa che due o più servizi digitali possono comunicare tra loro in tempo reale, ad esempio per aggiornare un'anagrafica (ad es. la residenza), verificare un pagamento (ad es. di un tributo) o accertare un requisito (ad es. l'ISEE).

Nel contesto cloud, le interazioni M2M sono fondamentali perché:

  • automatizzano i processi tra enti diversi;
  • riducono gli errori manuali e i tempi di attesa;
  • favoriscono l'integrazione tra servizi distribuiti, anche su infrastrutture diverse (multi-cloud).

Le API (Application Programming Interface) sono gli strumenti principali per abilitare le interazioni M2M. Possiamo immaginarle come “contratti digitali” che definiscono:

  • quali dati possono essere richiesti o inviati;
  • in che formato;
  • con quali regole di sicurezza e autorizzazione.

Nel Modello di Interoperabilità nazionale, le API devono essere:

Un ecosistema interoperabile richiede una governance chiara delle API, che includa:

  • ruoli e responsabilità (es. API owner, sviluppatori, auditor);
  • politiche di gestione delle versioni e deprecazione;
  • monitoraggio delle performance e della sicurezza;
  • documentazione accessibile e aggiornata.

La gestione delle API non è solo tecnica, ma anche organizzativa e strategica: è ciò che consente alla PA di evolvere verso un modello “as-a-service” (cioè come servizio, che prevede l'ottimizzazione del processo in ottica digitale al fine di offrire un servizio efficiente). Offrire degli ambienti di test (sandbox) agli sviluppatori, come quello messo a disposizione dalla PDND, è una buona pratica che facilita enormemente lo sviluppo di applicazioni interoperabili.

L'interoperabilità moderna si basa su un insieme di tecnologie che rendono i sistemi più flessibili e scalabili:

  • microservizi: architettura che suddivide le applicazioni in componenti indipendenti, facilmente integrabili;
  • container (es. Docker, Podman, Incus): ambienti leggeri e portabili per eseguire i microservizi;
  • orchestrazione (es. Kubernetes, Openshift): gestione automatica del ciclo di vita dei container;
  • Intelligenza Artificiale (AI): analizza i dati scambiati per ottimizzare i processi, rilevare anomalie o suggerire azioni.

Queste tecnologie permettono alla PA di costruire ecosistemi digitali dinamici, in cui i servizi, seppur eterogenei, possono evolvere senza compromettere l'interoperabilità.

Nonostante i vantaggi, le interazioni M2M pongono alcune sfide:

  • gestione della sicurezza: ogni punto di interconnessione può essere un potenziale vettore di attacco e va quindi gestito con attenzione come indicato nel Modello di interoperabilità e dai documenti adottati da ACN;
  • controllo degli accessi: è fondamentale sapere chi può accedere a quali dati e per quali finalità;
  • monitoraggio e tracciabilità: occorre registrare ogni scambio per garantire trasparenza e controllo;
  • compatibilità tra sistemi legacy e moderni: molte PA utilizzano ancora software datati, difficili da integrare.

Affrontare queste sfide richiede competenze tecniche, ma anche una governance chiara e strumenti condivisi a livello nazionale.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) è il fulcro dell'interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche italiane. Gestita da PagoPA S.p.A., la PDND consente lo scambio sicuro, tracciabile e standardizzato di dati tra enti, superando la logica degli accordi bilaterali. Poggia le sue fondamenta sulle relative linee guida redatte da AgID e DTD, adottate da AgID con il parere positivo del Garante della Privacy.

Caratteristiche principali:

  • catalogo delle API: ogni ente pubblica le proprie interfacce in un catalogo centralizzato;
  • sistema di accreditamento: garantisce che solo enti autorizzati possano accedere ai dati;
  • logica “event-driven”: abilita lo scambio automatico di informazioni in tempo reale;
  • conformità al GDPR: ogni interazione è tracciata, con logiche di minimizzazione del dato e finalità amministrative esplicite.

La PDND rappresenta un cambio di paradigma: da un modello frammentato a un ecosistema connesso, dove i dati diventano un bene comune, gestito in modo responsabile.

Il Catalogo Nazionale Dati per la Semantica (schema.gov.it)

Per garantire che i dati scambiati siano comprensibili e coerenti, è fondamentale definire un linguaggio comune. Il Catalogo Nazionale Dati raccoglie:

  • Vocabolari controllati: elenco di termini/codici predefiniti e approvati che si possono usare per descrivere o classificare informazioni (ad es. classe di Laurea “LM-32” indica univocamente “Laurea Magistrale in Ingegneria Informatica);
  • Ontologie: modello formale che descrive un insieme di concetti e le mutue relazioni tra loro (ad es. “Medico” è una “Persona”, che “cura” un'altra “Persona” detto “Paziente”, e che la “cura” è un “Trattamento sanitario”;
  • Schemi dati standardizzati: descrizione del formato con cui verranno scambiati i dati, a partire dalle ontologie e dai vocabolari controllati. Per esempio, un'API che ottiene le cure somministrate a un paziente potrebbe restituire una lista di cure, scelte a partire da un vocabolario controllato, ciascuna associata con l'identificativo di una persona che è il medico che l'ha prescritta. In questo modo chi dovrà realizzare un'API simile, potrà basarsi su questo schema. Questo strumento aiuta le PA a descrivere i propri dati in modo uniforme, facilitando l'interoperabilità semantica e l'integrazione tra sistemi.

Oltre alla PDND, esistono strumenti open source e commerciali che supportano la gestione delle API e l'interoperabilità:

  • WSO2 API Manager: piattaforma open source per la pubblicazione, gestione e monitoraggio delle API;
  • GovWay: gateway open source sviluppato per facilitare l'interoperabilità tra enti pubblici, in linea con le linee guida AgID.

Questi strumenti possono essere integrati con la PDND o utilizzati in contesti locali, sempre nel rispetto del modello nazionale.

Prospettive future e innovazioni emergenti

L'interoperabilità è la base su cui costruire una Pubblica Amministrazione “aumentata”, capace di sfruttare anche l'avvento dell'Intelligenza Artificiale (AI) per migliorare i servizi, anticipare i bisogni dei cittadini e ottimizzare le risorse.

Oltre al cloud e all'AI, altre tecnologie stanno emergendo come potenziali alleate dell'interoperabilità:

  • Blockchain: può garantire la tracciabilità e l'immutabilità degli scambi tra enti, utile ad esempio per certificati digitali, registri pubblici o supply chain pubbliche;
  • Edge computing: consente di elaborare i dati vicino alla fonte (es. sensori urbani, dispositivi sanitari), riducendo la latenza e migliorando la resilienza;
  • Digital twin: modelli virtuali di processi o infrastrutture pubbliche, alimentati da dati interoperabili, per simulare scenari e ottimizzare decisioni, testandole in un ambiente digitale prima di applicarle all'elemento reale.

Iniziative come il Regolamento sull'interoperabilità europea (Interoperable Europe Act) puntano a creare un mercato unico digitale in cui le PA dei diversi Stati membri possano collaborare in modo sicuro e trasparente.

La chiave di volta

L'interoperabilità nel cloud è la vera “chiave di volta” per una Pubblica Amministrazione moderna, efficiente e centrata sui bisogni di cittadini e imprese. Adottando un approccio integrato, collaborativo e conforme alle migliori pratiche nazionali ed europee si potranno costruire servizi pubblici digitali all'avanguardia.

La partecipazione attiva di amministrazioni, fornitori e cittadini è fondamentale per accelerare l'adozione di piattaforme interoperabili, promuovere l'innovazione e garantire un ecosistema digitale sicuro, aperto e inclusivo.

Infine, sta diventando sempre più rilevante il concetto di “interoperabilità tra fornitori di servizi cloud”, che permette di effettuare, ad esempio, la migrazione e il “rehosting” tra piattaforme cloud differenti senza il rischio di incorrere in meccanismi di lock-in oppure di abilitare la comunicazione di servizi e dati residenti su piattaforme cloud diverse, rendendo effettivo il paradigma del multi-cloud oppure su piattaforme “ibride” cloud e on-premises, rendendo effettivo il paradigma dell'hybrid cloud. Grazie a questi approcci si stanno concretizzando soluzioni empiriche di edge computing e business continuity/disaster recovery.


Questo articolo è stato redatto in linea con le più recenti linee guida e strategie nazionali, con l'obiettivo di offrire una panoramica chiara e aggiornata sull'interoperabilità nella PA italiana.

Le immagini presenti in questo articolo sono state sviluppate con il supporto dell'Intelligenza Artificiale, sotto la supervisione del team comunicazione del Dipartimento, con l'obiettivo di rappresentare visivamente i temi trattati.

 
Continua...

from Revolution By Night

In Italia, quando i giovani studenti e le giovani studentesse delle superiori o ai primi anni di università durante l'estate lavorano part-time da cameriere, magazziniere, aiuto imbianchino, commesso, bagnino, animatore nei centri estivi o qualsiasi altro delle decine di lavori che i ragazzi svolgono per racimolare due soldi, letteralmente, e pagarsi le vacanze, si dice che fanno “un lavoretto”. Con questo stupido termine paternalistico e svilente, chi lo usa ammette, accetta o pratica lui stesso lo sfruttamento del lavoro.

Il “lavoretto” è sempre sinonimo di paga oraria da fame, la stessa percepita anche da qualche altro milione di lavoratori italiani, sempre rigorosamente in nero e con orari di lavoro assurdi da servi della gleba.

La mentalità del “lavoretto” è stata trasmessa ai figli da genitori fermi a 50 anni fa. Sono gli stessi genitori che convincono i figli ad accettare qualsiasi lavoro, indipendentemente dai loro studi o preparazione, con qualsiasi paga o contratto, perché “in fondo è sempre meglio di niente”; e a non lamentarsi mai, a non chiedere mai un aumento, a non chiedere maggiore sicurezza sul lavoro, a non chiedere che gli vengano pagati gli straordinari, a non prendere mai un permesso lavorativo, a sottostare a tutti i ricatti e le vessazioni di cui buona parte dei datori di lavoro italiani sono capaci.

Ma le impietose statistiche e ricerche sul mondo del lavoro ci dicono poi che i giovani che “si accontentano” e accettano fin da subito salari e contratti di lavoro non adeguati alla loro preparazione, studi e esperienza, nel corso della loro intera vita lavorativa fanno molta più fatica a migliorare le loro condizioni salariali e di lavoro in generale.

La cultura tossica del “lavoretto” e della gavetta, in una società in cui i giovani sono mediamente molto più istruiti, preparati e innovativi dei loro genitori, è roba da 1800. Allucinante.

Siamo “tutti bulicci col culo degli altri” dicono a Genova (perdonate il politically incorrect). Finché si tratta di sfruttare i figli degli altri va tutto bene, poi quando si tratta dei propri, tanti imprenditori chiedono raccomandazioni a destra e a manca, anche per figli totalmente incapaci, o li mettono direttamente a dirigere la propria azienda. Ciò ha la perversa conseguenza che il livello imprenditoriale medio, A.D. 2025, da noi è peggiore di quello del secolo scorso.

Mio figlio studia in Francia e in estate lavora per due o tre mesi per contribuire al suo mantenimento all'estero e per pagarsi le meritate, e spesso brevi, vacanze estive che si concede. Tante altre possibilità in famiglia non ne abbiamo.

In Francia non esiste il concetto di “lavoretto”. Esiste solo il concetto e la parola lavoro. Qualsiasi lavoro faccia, un ragazzo, studente o meno, part-time o full-time, 3 o 5 o 6 giorni alla settimana, anche senza alcuna esperienza, ha sempre un regolare contratto, con permessi retribuiti, straordinari pagati, riposi regolari e una paga almeno pari al salario minimo legale in vigore in Francia: 11,88 euro/ora lordi, circa 9 euro/ora netti. Cioè quanto prenderebbe un adulto neo-assunto a tempo indeterminato, con la stessa esperienza, nello stesso posto di lavoro per svolgere le stesse mansioni.

Prima del periodo estivo, in primavera, in quasi tutte le maggiori città della Francia si tengono delle vere e proprie fiere di settore dove imprese grandi, medie e piccole incontrano i giovani studenti disposti a lavorare durante il periodo estivo, per coprire le esigenze aziendali nel periodo di ferie dei suoi dipendenti.

La Francia ha una pressione fiscale alta quanto la nostra, i contributi complessivi pagati dai lavoratori (cotisations) sono più alti che da noi. Tutti pagano le tasse e lo stato sociale, il welfare, funziona abbastanza bene. La tassazione è realmente progressiva (2025): – da 0 € a 11.497 €: 0% – da 11.498 € a 29.315 €: 11% – da 29.316 € a 83.823 €: 30% – da 83.824 € a 180.294 €: 41% – oltre 180.294 €: 45%

I principi fondanti della Costituzione francese sono Liberté, Égalité, Fraternité. Tre ideali fondamentali e universali, chiari, netti e poco manipolabili. Chiunque vi si può appellare e ad essi può essere ricondotta e subordinata ogni legge. Non concedono ambiguità. Su questi principi i cittadini Francesi sono intransigenti.

L'art. 1 della nostra Costituzione sancisce che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma l'art. 1 della nostra Costituzione è stato violentato, manipolato e vilipeso. L'art. 36 è solo un baffo di inchiostro che deturpa una pagina.

Perché le leggi lo hanno permesso e perché la cultura dell'illegalità, dell'egoismo e del “fottere il prossimo tuo” che ci contraddistingue si porta dietro l'idea che quel lavoro possa essere ...a qualunque costo, con qualunque paga e a qualunque condizione. Solo perché l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E l'inevitabile corollario è che se un datore di lavoro, fulgido esempio dell'italica (im)prenditoria, magari commendatore o cavaliere del lavoro, ci da un lavoro qualunque e con qualunque salario, in fondo ci sta facendo un favore.

Now playing: “Talking to Myself” Sirena – Cousteau – 2002

 
Continua...

from norise 3 letture AI

Un volgere d'anni

mi sveglia il canto del gallo non trovo la tua mano ti sei appena alzata

c'incalza tiranno il tempo in questo volgere d'anni

benché non t'abbia sciupato questa luminosità del viso

quanti da aspettare ancora inverni a gelare le ossa

30.10.23

Risposta breve

Bellissima poesia: semplice, intima, sospesa sul tempo che avanza e sull’assenza che pesa. Le immagini del mattino e del corpo che invecchia funzionano molto bene.


Lettura e temi principali

  • Tema: lo scorrere del tempo e il peso dell’assenza affettiva nell’intimità quotidiana.
  • Immagini ricorrenti: il canto del gallo (risveglio, quotidiano), la mano non trovata (vuoto), la luce del viso che resiste (tenacia della bellezza/interiorità), gli inverni a gelare le ossa (metafora del tempo che consuma).
  • Tono: malinconico ma non rassegnato; c’è attenzione tenera verso la persona amata.

Forza stilistica

  • Il linguaggio è piano e diretto, efficace per il registro confidenziale.
  • L’alternanza tra azione quotidiana (“mi sveglia il canto del gallo”, “ti sei appena alzata”) e meditazione sul tempo crea un buon equilibrio.
  • L’espressione finale “quanti da aspettare ancora / inverni a gelare le ossa” chiude con un’immagine potente e resistente.

Piccoli suggerimenti di revisione

  • Valuta di lavorare sulle cesure per regolare il ritmo: qualche verso più corto o una pausa puntata possono rafforzare la scansione meditativa.
  • Considera una lieve variazione lessicale per evitare ripetizioni vicine (es. “volgere d’anni” e “in questo volgere d’anni” sono simili; si può mantenere la formula solo una volta per maggior impatto).
  • Punteggiatura: l’inserimento di una virgola o un punto in punti strategici (dopo “mi sveglia il canto del gallo” o dopo “ti sei appena alzata”) può modulare la voce del parlante senza appesantire.

Esempio di alternativa minimale: mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano;
ti sei appena alzata.


Traduzione inglese proposta

A turning of years

the rooster’s call wakes me
I don’t find your hand
you have just risen

time presses like a tyrant
in this turning of years

though it has not wasted you
this brightness of face

how many more to wait
winters to freeze the bones


Varianti mantenendo la stessa voce


Variante 1 — piccole cesure (ritmo scandito)

mi sveglia il canto del gallo,
non trovo la tua mano.
Ti sei appena alzata.

C’incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Benché non t’abbia sciupata
questa luminosità del viso,

quanti ancora da aspettare,
inverni a gelare le ossa.

Breve nota: introduce virgole e punti per modulare il respiro senza cambiare le immagini.


Variante 2 — lingua più piana, tono colloquiale

Mi sveglia il canto del gallo.
La tua mano non c’è;
ti sei appena alzata.

Il tempo ci spinge, tiranno,
in questo volgere d’anni.

Eppure non ti ha consumata
questa luce sul viso.

Quanti inverni ancora aspettare
per sentire le ossa gelare.

Breve nota: frasi leggermente più dirette, ordine invertito negli ultimi versi per chiudere sull’immagine dell’inverno.


Variante 3 — tono più intimo e concentrato (minimalista)

canto del gallo: mi sveglia.
la tua mano non trovo.
ti sei alzata.

tiranno è il tempo
in questo volgere d’anni.

non t’ha sciupata
questa luminosità.

quanti inverni ancora
a gelare le ossa

Breve nota: versi più scarni, poche maiuscole per aumentare l’intimità e l’urgenza.


Variante 4 — lieve intensificazione lirica

Mi sveglia il canto del gallo;
mano che cerco e non trovo —
ti sei appena alzata.

Ci incalza, tiranno, il tempo
in questo volgere d’anni.

Non ti ha consumata, no:
questa luminosità del viso.

E allora quanti ancora aspettare,
quanti inverni a gelare le ossa?

Breve nota: piccole ripetizioni enfatiche e punteggiatura più vivace per accentuare il punto emotivo.


 
Read more...

from Die Dämmerung

My zavoevany! Vanny Duši. Lift. Lif duši rasstegnuli, Telo žgut ruki. Kriči, ne kriči: “Â ne hotela!” (Ci han conquistato! Bagni. Docce. Ascensore. Hanno slacciato il corsetto dell'anima. Mani ustionano il corpo Che tu gridi o che no: “Io non volevo!”) Vladimir Majakovskik – iz ulicy v ulicu. Traduzione di Guido Carpi

Alla notizia di intelligenze artificiali che fanno la spesa (la spesa!) al posto nostro, di sistemi operativi con intelligenza artificiale in ogni singolo elemento dell'interfaccia e di un internet che collassa oramai con cadenza mensile non posso che pensare a questa lirica di Majakovskik poco prima della rivoluzione nel 1913. Probabilmente la mia interpretazione sarà sbagliata, ma la successione di “bagni/docce/ascensori” non è casuale. In russo, come visibile sopra, sono rispettivamente “Vanny/Duši/Lift” e nel verso dopo “Lif duši rasstegnuli” si può notare come ascensore e bagno siano simili a “slacciare” e “anima” (posto al genitivo, dunque con valore di dell'anima). Forse un'iperbole o un caso, ma già allora si vedeva come la tecnologia stesse uccidendo il contatto dell'uomo con la natura, un processo che ora mi pare si sia spostato all'intelletto e alla nostra integrità morale. In poche parole, ci stanno facendo a pezzi, l'anima l'hanno slacciata da un bel po'. Il punto, è che oggi come allora, sia che gridiamo o che non gridiamo, non possiamo fermare qualcosa di irreversibile.

 
Read more...

from Transit

(181)

(S1)

Spesso sui social capita che, se parli sempre e solo di una certa causa (per esempio la #Palestina) qualcuno ti accusi di non interessarti ad altri drammi, come quelli che succedono in #Sudan o in altri luoghi del mondo. Questa è una questione che merita un po’ di chiarezza, perché il punto vero è un altro: nessuno di noi è un’agenzia di stampa, e non parlare di una cosa non significa affatto fregarsene. La verità è che tutti noi abbiamo dei limiti: di tempo, di energie, ma anche di capacità emotiva.

Non possiamo essere costantemente presenti su ogni emergenza, su ogni ingiustizia, su ogni tragedia che si presenta nel mondo. E, sinceramente, provarci significherebbe anche rischiare di annullare noi stessi, perdendo quella sensibilità che ci spinge a interessarci davvero di alcune questioni.

La partecipazione emotiva è inevitabilmente selettiva: ci sentiamo più vicini e coinvolti in certe storie perché le conosciamo meglio, le capiamo, o semplicemente perché in quel momento sentiamo di poter fare qualcosa di più concreto.

Non è una questione di indifferenza verso le altre cause, ma una scelta, consapevole o meno, di dove concentrare le nostre forze, anche per proteggere la nostra salute mentale. E poi, diciamolo: sui #socialmedia la pressione è fortissima. Se non ti vedi parlare di tutto, c’è chi pensa che non ti importi. Ma questa è una falsa aspettativa.

(S2)

La responsabilità di dare voce a ogni singola emergenza non spetta a noi singoli individui, ma a un sistema di informazione ben più complesso. Noi partecipiamo con ciò che possiamo, con quello che sappiamo, con quello che ci muove davvero.

Quando vedi qualcuno che si concentra spesso su una sola causa, non darla per scontata: può significare un impegno profondo, non una mancanza di interesse per il resto. E chi ti conosce sa che dietro quel silenzio ci sono comunque solidarietà, preoccupazione e rispetto. Non serve parlare di tutto per esserci davvero.

In fondo, la vera indifferenza è un’altra cosa: è non provarci nemmeno, è non farsi toccare da niente, è voltare le spalle senza nemmeno chiedersi come si potrebbe fare la differenza. La partecipazione selettiva, invece, è umana, corretta e spesso necessaria. Insomma, non siamo agenzie di stampa, ma persone. E va bene così.

#Blog #SocialMedia #Opinioni #EmpatiaSelettiva #PartecipazioneEmotiva

 
Continua...

from Transit

(180)

(P1)

La posizione del primo ministro israeliano Benjamin #Netanyahu e dei suoi governi rispetto alla nascita di uno stato palestinese è stata storicamente e sistematicamente di netta opposizione. Tale linea, consolidata nel corso di più mandati, si fonda su motivazioni di sicurezza, strategie politiche interne e supporto di alleati significativi come gli #USA, con uno specifico ruolo anche dell'Unione Europea, specialmente negli ultimi anni di conflitto e nella fragile tregua in atto.​

Netanyahu si è sempre opposto in modo esplicito alla nascita di uno stato palestinese, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, sostenendo che la creazione di tale entità comporterebbe gravi rischi per la sicurezza di Israele e porterebbe il territorio sotto l'influenza di Hamas e di altri gruppi considerati terroristici.

Nel corso dei decenni, il leader israeliano ha argomentato che l’origine del conflitto non dipende dall’assenza di uno stato palestinese, ma dall’opposizione all’esistenza stessa di Israele da parte di diverse parti palestinesi e arabe. Tale convinzione ha portato Netanyahu a promuovere politiche di isolamento dell’Autorità Nazionale Palestinese e al rafforzamento di Hamas a Gaza per mantenere la divisione tra i palestinesi: “Chi desidera ostacolare la nascita di uno stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di #Hamas”, ha dichiarato in riunioni di partito.​

A partire dal ritorno alla guida di #Israele nel dicembre 2022, il governo Netanyahu ha accentuato la sua opposizione a qualsiasi riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese. Nel 2024, la Knesset ha votato formalmente contro la nascita di uno stato palestinese, definendo l’eventuale riconoscimento “un regalo al terrorismo”. Il primo ministro ha ottenuto il sostegno sia dai partiti di destra che da quelli centristi, consolidando una linea che respinge apertamente ogni diktat internazionale su tale questione. Parallelamente, sono state accelerate le operazioni militari a Gaza e l’espansione degli insediamenti in #Cisgiordania, rallentando o impedendo ogni serio negoziato di pace.​

(P2)

Gli Stati Uniti hanno storicamente sostenuto Israele anche rispetto al veto posto contro il riconoscimento di uno stato palestinese presso le Nazioni Unite. Nell’ultimo conflitto a #Gaza, Washington ha ripetutamente bloccato con il proprio veto risoluzioni ONU che chiedevano l’arresto delle ostilità e l’apertura agli aiuti umanitari, dichiarando che tali pressioni pianificate “indebolirebbero la sicurezza israeliana e rafforzerebbero Hamas”.

Tuttavia, segnali recenti indicano un leggero cambiamento: una parte del Congresso USA ha iniziato a proporre la risoluzione per il riconoscimento dello Stato palestinese, seppur senza concreto esito. La tregua attuale rimane estremamente fragile e subordinata alle dinamiche interne israeliane e alle pressioni internazionali, con il governo di Netanyahu che continua a minare la stabilità e i processi negoziali.​

L’Unione Europea si è mostrata maggiormente incline a sostenere la “soluzione a due stati”, criticando apertamente la politica israeliana contemporanea. Tuttavia, la reale capacità d’influenza della #UE sulle scelte del governo israeliano rimane marginale, sia per le profonde divergenze interne alla stessa Europa che per il peso geopolitico degli Stati Uniti nelle politiche israeliane. La posizione della UE si limita spesso a dichiarazioni di principio e pressioni diplomatiche, risultando poco efficace nel condizionare gli sviluppi concreti sul campo.​

L’opposizione di Netanyahu e del suo governo alla creazione di uno stato palestinese appare più radicata che mai nel contesto attuale. Le strategie di divisione interpalestinese, la retorica sulla sicurezza e la gestione della crisi di Gaza sono pilastri di questa immunità ai cambiamenti internazionali. Gli apparati di potere statunitensi e, in misura minore, europei, nonostante alcuni segnali di evoluzione, continuano a garantire una protezione diplomatica che rende difficile qualunque concreta attuazione della “soluzione a due stati”. #Israele vuole essere l’unico stato nella Palestina. Lo dice con le armi e la distruzione di ogni ragionevole ipotesi contraria.

#Blog #Israele #Palestina #USA #UE #Opinioni #Medioriente

 
Continua...

from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

## DOSSIER: MINACCE AL SETTORE AGROALIMENTARE. LE FRODI, l’AGROPIRATERIA. LA RISPOSTA IN AMBITO EUROPEO E NAZIONALE

È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo regolamento UE per proteggere agricoltori e fornitori di prodotti alimentari dalle pratiche commerciali sleali transfrontaliere.

Il nuovo regolamento prevede una Cooperazione transfrontaliera che crei un sistema in cui i paesi dell'UE possano collaborare per indagare e porre fine alle pratiche sleali che coinvolgono aziende di diversi Stati membri. Le autorità nazionali potranno: – condividere informazioni tra loro; – coordinare le indagini; – informare altri paesi sulle decisioni relative alle pratiche sleali.

Se le pratiche sleali interessano fornitori in almeno 3 paesi UE, un paese verrà designato per coordinare la risposta.

Il regolamento include norme per proteggere i fornitori da ritorsioni quando segnalano pratiche sleali, comprese misure di protezione dei dati e riservatezza ed affronta anche le pratiche sleali da parte di acquirenti situati al di fuori dell'UE che trattano con agricoltori europei.

Il settore agroalimentare rappresenta un'infrastruttura economica globale di importanza strategica, ma è parallelamente esposto a forme di criminalità organizzata che superano la tradizionale sfera della sicurezza igienico-sanitaria. La frode agroalimentare, o food fraud, si configura come un fenomeno intrinsecamente complesso e transnazionale, richiedendo risposte coordinate a livello di polizia, intelligence e legislazione. L'analisi qui presentata si concentra sull'architettura di enforcement internazionale e sulla dettagliata risposta giuridica e operativa intrapresa dallo Stato italiano.

La necessità di un approccio integrato è determinata dalla natura ibrida della minaccia, che danneggia simultaneamente la salute pubblica (sebbene non sempre in modo immediato), la concorrenza leale tra gli operatori economici e la fiducia dei consumatori. La lotta a tali pratiche non può limitarsi al controllo dei prodotti finiti ma deve penetrare l'intera filiera produttiva e distributiva, inclusa la dimensione del commercio elettronico.

La distinzione tra una semplice non conformità amministrativa (errore procedurale o igienico non intenzionale) e una frode intenzionale è fondamentale per mobilizzare le risorse di law enforcement appropriate.

A livello europeo, sebbene la legislazione UE non fornisca una singola definizione onnicomprensiva di frode, il Regolamento (UE) 2017/625, relativo ai controlli ufficiali, e la Commissione Europea, tramite il sistema iRASFF, hanno stabilito i criteri operativi per l'identificazione della frode.

Il quadro normativo definisce la frode agroalimentare come “una non conformità relativa a qualsiasi presunta azione intenzionale da parte di imprese o individui, allo scopo di ingannare gli acquirenti e trarne indebito vantaggio, in violazione delle norme di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2017/625”. Affinché un caso venga classificato come sospetto di frode, devono essere soddisfatti cumulativamente quattro criteri operativi stabiliti dall'EU Food Fraud Network (FFN):

1. Violazione del diritto UE: Deve esistere un illecito previsto da una o più regole codificate nella vasta legislazione UE in materia di alimenti e mangimi.

2. Intenzionalità: La condotta deve essere verificata come deliberata, non accidentale, ad esempio la sostituzione intenzionale di un ingrediente di alta qualità con uno di qualità inferiore.

3. Guadagno economico indebito: L'atto fraudolento deve portare a una forma di vantaggio economico diretto o indiretto per l'autore.

4. Inganno del cliente/consumatore: Deve esserci una forma di inganno, come l'alterazione dell'etichettatura o della colorazione, che nasconde la vera qualità o natura del prodotto.

L'impostazione dei quattro criteri operativi, e in particolare l'insistenza sull'elemento dell'intenzionalità e del guadagno economico, trasforma la frode agroalimentare da un problema di igiene (tipicamente gestito dalla DG SANTE [la Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare è una direzione generale della Commissione europea responsabile delle politiche dell'UE in materia di salute e sicurezza alimentare, con la missione di proteggere e migliorare la salute pubblica, garantire che gli alimenti siano sicuri e sani e sostenere l'innovazione in entrambi i settori] e dalle autorità sanitarie) in un mandato di sicurezza pubblica e tutela del mercato. Questa distinzione è essenziale per giustificare il coinvolgimento di agenzie di law enforcement specializzate, come Europol e OLAF, nelle operazioni congiunte. Le azioni di contrasto, come l'Operazione OPSON, non si concentrano infatti solo sul ritiro di merce pericolosa, ma puntano all'identificazione e all'interruzione delle reti criminali organizzate.

Il riconoscimento che la frode non è solo un rischio sanitario ma anche un inganno economico legittima l'uso di risorse di intelligence economica e di investigazioni penali, essenziali per la tutela dei beni immateriali connessi al cibo, come la reputazione e l'autenticità dei prodotti.

Inoltre, sempre in ambito europeo, è stato di recente approvato dal Parlamento e successivamente, il 26 marzo 2024, dal Consiglio, il Regolamento UE 2024/1143 - pubblicato nella G.U. dell'UE il 23 aprile 2024 – che ha abrogato il Regolamento UE n. 1151/2012. Esso è volto a riformare la normativa UE in materia di protezione delle indicazioni geografiche dei vini, delle bevande spiritose e dei prodotti agricoli. Il regolamento 2024/1143 – pubblicato nella G.U. dell'UE il 23 aprile 2024 - prevede, tra l'altro: – una procedura di registrazione semplificata ed un periodo massimo di 6 mesi, per l'esame delle domande; – una maggiore protezione delle indicazioni geografiche (IG), anche online. I nomi di dominio che le utilizzino illegalmente potranno essere chiusi o disabilitati. L'Ufficio dell'UE per la proprietà intellettuale (European Union Intellectual Property Office, EUIPO) istituirà a tal fine un sistema di allarme; – un ruolo rafforzato per le associazioni di produttori che potranno, laddove non lo siano già, essere riconosciute dagli Stati membri e a cui potranno essere conferiti maggiori poteri e responsabilità; – regole per l'uso di un prodotto a denominazione IG come ingrediente di un prodotto trasformato. Per comparire nell'etichetta o nella pubblicità di tali prodotti l'ingrediente IG dovrà essere utilizzato in quantità sufficienti da costituirne una caratteristica essenziale e la sua percentuale dovrà essere indicata. L'utilizzo dei prodotti con denominazioni IG come ingrediente di prodotti alimentari preimballati, dovrebbe essere consentito previa notifica alla pertinente associazione di produttori riconosciuta; – regole per l'utilizzo dei nomi dei produttori e delle IG sugli imballaggi; – la valorizzazione di pratiche di sostenibilità ambientale, sociale od economica, anche nel disciplinare.

L'ARCHITETTURA INTERNAZIONALE DEL CONTRASTO

Il sistema di lotta alle frodi agroalimentari nell'Unione Europea è stato profondamente rimodellato a seguito di crisi di fiducia di vasta portata. Il caso della carne equina, emerso all'inizio del 2013, rappresenta un punto di svolta. I controlli ufficiali in diversi Stati membri rivelarono che prodotti preconfezionati, come gli hamburger, contenevano carne di cavallo non dichiarata, spacciata per manzo, ingrediente con un prezzo superiore.

La frode di etichettatura non era l'unico rischio; la problematica era aggravata dal timore che nella catena alimentare umana fosse penetrata carne di cavallo proveniente da animali a cui era stato somministrato fenilbutazone, un medicinale veterinario il cui uso è consentito solo per cavalli non destinati alla produzione alimentare.

Questo scandalo evidenziò la necessità di una risposta coordinata e immediata. La Commissione Europea (con il supporto della Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare, DG SANTE) reagì raccomandando un piano coordinato di controllo a livello UE per stabilire la prevalenza di pratiche fraudolente, coinvolgendo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), Europol e gli enti competenti nazionali. Da questo momento in poi, la Commissione ha formalizzato il potere di raccomandare tali piani coordinati in caso di sospetto di frode nel campo dell'alimentazione umana e animale. Il ripristino della fiducia dei consumatori divenne un obiettivo esplicito delle strategie di contrasto.

La cooperazione internazionale di polizia è incardinata nel progetto OPSON (dal greco opson, che significa 'cibo' o 'piatto prelibato'), coordinato a livello globale da INTERPOL e a livello UE da Europol fin dal 2011. Europol, l'agenzia di polizia dell'Unione Europea con sede all'Aia, ha la missione di sostenere gli Stati membri nella lotta contro tutte le forme gravi di criminalità organizzata e internazionale, inclusa la frode alimentare. INTERPOL, invece, coordina le attività condotte al di fuori dell'Unione Europea.

L'Operazione OPSON XIV, la 14ª edizione dell'iniziativa annuale coordinata da Europol per combattere la contraffazione e la commercializzazione di alimenti e bevande non conformi nell'Unione Europea, che si è svolta tra dicembre 2024 e aprile 2025, ha portato al sequestro di beni per un valore di 95 milioni di euro. L'operazione, che ha coinvolto 31 paesi, l'Ufficio Europeo Antifrode (OLAF), la DG SANTE e il settore privato, ha portato al sequestro di 11,6 milioni di chilogrammi di alimenti e 1,4 milioni di litri di bevande. Tra le frodi più comuni individuate vi sono la falsificazione delle date di scadenza di prodotti alimentari scaduti, spesso recuperati da imprese di smaltimento rifiuti infiltrate da gruppi criminali organizzati. Altre pratiche illegali includono la contraffazione di prodotti con indicazioni geografiche protette, specialmente per olio d'oliva e vino, e la vendita di carne e pesce prodotti in condizioni igieniche inadeguate. In Italia, sette persone sono state arrestate per lo sfruttamento illegale di cavalli trattati con farmaci, con il sequestro di un impianto clandestino di macellazione e di un camion con carne illegale. In Portogallo, un'operazione di macellazione illegale senza standard sanitari è stata smantellata. 

Parallelamente all'attività di polizia, l'Unione Europea ha sviluppato strumenti di intelligence amministrativa. La Rete Europea contro le frodi agroalimentari (FFN) e il sistema di assistenza e cooperazione amministrativa per le frodi alimentari (AAC-FF) rappresentano il veicolo primario per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti degli Stati membri. Questi sistemi consentono la trasmissione e la ricezione di richieste di assistenza per la verifica della conformità alla legislazione sulla filiera agroalimentare.

La cooperazione transfrontaliera è in costante crescita. Il numero annuale di casi scambiati tra gli Stati membri tramite i sistemi FFN/AAC-FF è più che raddoppiato in cinque anni, passando da 157 nel 2016 a 349 nel 2020. Questa intensificazione delle interazioni dimostra un rafforzamento della capacità europea di identificare, investigare e proteggere i cittadini da pratiche illegali che coinvolgono più giurisdizioni. La Commissione, avendo accesso ai dati sinottici di tracciabilità e allerta, coordina le attività e richiede indagini alle autorità competenti di Paesi terzi, specialmente per le frodi riguardanti le importazioni.

Un elemento chiave di questa struttura è il sistema di assistenza e allerta rapida iRASFF (Information and Alerts). L'iRASFF si è rivelato uno strumento indispensabile per la protezione delle eccellenze italiane e delle Indicazioni Geografiche (IG). L'Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi (ICQRF) ha utilizzato con successo le richieste iRASFF per segnalare casi di Italian sounding che costituiscono violazioni dell'Articolo 7 del Regolamento (UE) n. 1169/2011 (pratiche corrette di informazione).

Il successo nell'utilizzo di iRASFF per risolvere casi di usurpazione di denominazione (come l'evocazione del Prosciutto di Parma DOP, del Prosecco DOP greco o di prodotti Italian sounding norvegesi) suggerisce che l'efficacia della tutela delle IG può essere ottenuta in modo più rapido attraverso la cooperazione amministrativa transfrontaliera che attraverso i complessi e lunghi meccanismi di cooperazione giudiziaria internazionale, come le rogatorie. I meccanismi amministrativi FFN/iRASFF offrono, in sostanza, una via di “giustizia rapida” che permette all'ICQRF di agire tempestivamente contro l'inganno commerciale all'estero, integrando e rafforzando l'azione delle forze dell'ordine. Un caso di sostituzione del latte di bufala con latte di altre lattifere in taluni formaggi, che ha coinvolto Italia e Spagna, è stato coordinato con successo tramite la rete UE.

Tabella: Coordinamento Transnazionale e Funzioni Centrali nella Lotta alle Frodi Agroalimentari

Organismo/Rete Natura Giuridica Funzione Principale Raggio d'Azione
Europol/INTERPOL (OPSON) Polizia Giudiziaria/Coercitiva Investigazione, interruzione reti criminali, sequestri massivi. Globale (INTERPOL) / UE (Europol)
EU Food Fraud Network (FFN) Cooperazione Amministrativa/Intelligence Scambio di informazioni su sospetti di frode intenzionale e non conformità. Unione Europea
iRASFF (Food Fraud) Sistema di Allerta Rapida/Informazione Notifica e gestione di casi di non conformità che richiedono azione in più Paesi, inclusa la tutela delle IG. Unione Europea
OLAF Ufficio Anti-Frodi UE Indagini amministrative interne, azioni congiunte contro la contraffazione alimentare. Unione Europea

IMPATTO ECONOMICO E SOCIALE DELLE FRODI IN ITALIA

L'impatto delle frodi agroalimentari in Italia è massimizzato dall'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore, un fenomeno noto come “Agromafie”. Il volume d'affari complessivo generato dalle Agromafie è stimato da Coldiretti/Eurispes in almeno 12,5 miliardi di euro. Questa cifra si scompone in 8,8 miliardi di euro derivanti direttamente da attività illecite (frode, contraffazione, sofisticazione) e 3,7 miliardi di euro provenienti dal reinvestimento dei proventi in attività lecite, un chiaro segnale di riciclaggio di denaro.

Le modalità operative delle Agromafie vanno ben oltre la semplice vendita di prodotti falsificati. Le reti criminali sfruttano le pieghe della burocrazia, promuovono il credito illegale e acquisiscono aziende agricole in difficoltà per riciclare denaro. Approfittano della crisi economica e dell'aumento dei costi di produzione per indebolire gli imprenditori onesti, costringendoli a cedere terre e attività sotto minaccia. La legislazione italiana sull'origine consente inoltre che circa il 33% del fatturato agroalimentare totale, destinato alla vendita in Italia e all'export, derivi da materie prime importate ma poi trasformate e vendute con il marchio Made in Italy.

La minaccia esterna più rilevante per il comparto agroalimentare italiano è rappresentata dal fenomeno dell'Italian Sounding, ovvero l'evocazione ingannevole, l'imitazione o l'usurpazione dei marchi e delle Indicazioni Geografiche (IG) italiane. Questo fenomeno sfrutta la reputazione dell'eccellenza italiana per prodotti non autentici, causando un danno economico e reputazionale immenso.

Le stime sul valore globale del mercato del falso Made in Italy variano, attestandosi in un intervallo significativo tra i 60 e i 120 miliardi di euro. Secondo le analisi di Coldiretti, sei prodotti su dieci venduti all'estero con richiami all'Italia sono in realtà falsi. Gli Stati Uniti sono identificati come il primo produttore mondiale di falso cibo Made in Italy, con l'industria del tarocco stimata in un valore di 40 miliardi di dollari.

L'usurpazione delle DOP e IGP—come il formaggio generico danese che evoca la Fontina, o il vino spumante greco che evoca il Prosecco—non solo devia ingenti flussi di profitto verso soggetti privi di legame con l'Italia, ma altera la concorrenza sul mercato globale e vanifica gli investimenti dei produttori legittimi che rispettano i rigidi disciplinari. L'eventuale scomparsa o la difficoltà di trovare prodotti italiani autentici sugli scaffali esteri fornirebbe un assist decisivo a questa fiorente industria del tarocco.

Sebbene la maggior parte delle frodi sia motivata dal guadagno economico, le conseguenze sulla salute pubblica possono essere gravi. Le adulterazioni e le sofisticazioni intenzionali introducono rischi di contaminazione chimica e microbiologica. Tra gli esempi di sofisticazione riscontrati in Italia si annoverano l'utilizzo di polvere di latte vietata nei formaggi, l'impiego di olio di semi trattato con clorofilla spacciato per extravergine, l'uso di perossido di benzoile per sbiancare la mozzarella, o l'aggiunta di anidride solforosa per rendere la carne più rossa.

In casi estremi, la frode può portare a gravissimi rischi sanitari, come il caso del latte in polvere cinese contaminato con melamina. Anche fenomeni meno acuti, come la comparsa di Pseudomonas fluorescens nelle “mozzarelle blu,” sebbene non immediatamente patogeni per l'uomo, rappresentano un segnale di anomalie nel sistema di produzione e di conservazione.

L'impatto sociologico è parimenti significativo. Il ripetersi degli scandali alimentari erode la fiducia dei consumatori: un'analisi Coldiretti/Ixe' ha rivelato che due italiani su tre (68%) sono preoccupati dell'impatto sulla salute di ciò che mangiano. Questa profonda sfiducia si traduce in una forte domanda di giustizia: quasi 1 italiano su 3 (29%) ritiene che i casi di frode e contraffazione alimentare debbano essere puniti con l'arresto, e la maggioranza (51%) richiede comunque la chiusura immediata dell'attività.

Questa intensa reazione pubblica dimostra che la frode intenzionale, che implica l'inganno del cliente per un guadagno illecito, è percepita come un crimine morale e di sicurezza collettiva, non come un mero illecito amministrativo. La consapevolezza della gravità morale e la richiesta di pene severe giustificano pienamente la direzione intrapresa dalla legislazione nazionale verso l'inasprimento delle sanzioni penali e l'introduzione di strumenti cautelari e di polizia più incisivi.

IL SISTEMA DI ENFORCEMENT ITALIANO

L'Italia ha strutturato un sistema di controllo altamente specializzato per proteggere la sua produzione agroalimentare di eccellenza, basato su una sinergia tra enti amministrativi e forze di polizia a competenza penale. Questo modello a più livelli è essenziale per affrontare la natura ibrida del crimine (amministrativo, economico e sanitario).

L’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi (ICQRF) è un'agenzia governativa che opera sotto il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), è riconosciuto come uno dei principali enti europei nel controllo della qualità agroalimentare. Svolge controlli mirati sulla qualità dei prodotti, l'etichettatura e la repressione delle frodi commerciali e documentali. L'ICQRF è l'autorità centrale per la tutela delle Indicazioni Geografiche e delle filiere certificate. I risultati operativi del 2021 mostrano la sua capacità di azione: sono state emesse 4.699 contestazioni amministrative e 4.954 diffide nei confronti degli operatori, con un sequestro di merce per circa 5,5 milioni di kg, per un valore di oltre 9,1 milioni di euro. L'azione si estende oltre confine, con 955 interventi fuori dai confini nazionali e sul web a tutela delle IG, e collaborazioni internazionali (UE e non-UE) per 151 casi.

I Carabinieri NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) intervengono principalmente per la tutela della salute pubblica e la sicurezza alimentare, operando in tutti i luoghi legati alla produzione, lavorazione e vendita di alimenti.Sono l'organo primario nelle indagini penali che riguardano adulterazione, sofisticazione e violazioni della sicurezza alimentare. I dati operativi confermano il loro ruolo cruciale: in un periodo non specificato ma riferito a operazioni significative, sono state riscontrate 8.515 infrazioni alla sicurezza alimentare. Le loro operazioni di rilievo, come l'Operazione Surface (febbraio 2019) sulla contraffazione di vino di pregio, dimostrano la loro specializzazione nelle indagini complesse.

Il MASAF (Ministro dell'agricoltura, della sovranità e delle foreste) si avvale del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri che svolge i compiti di cui agli articoli 7 e 8, comma 2, lettera c) , del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177. Il Comando carabinieri per la tutela agroalimentare svolge controlli straordinari sulla erogazione e percezione di aiuti comunitari nel settore agroalimentare e della pesca e acquacoltura, sulle operazioni di ritiro e vendita di prodotti agroalimentari, ivi compresi gli aiuti a Paesi in via di sviluppo e indigenti ed esercita controlli specifici sulla regolare applicazione di regolamenti comunitari e concorre, coordinandosi con ICQRF, nell'attività di prevenzione e repressione delle frodi nel settore agroalimentare. Nello svolgimento di tali compiti, il reparto può effettuare accessi e ispezioni amministrative avvalendosi dei poteri previsti dalle norme vigenti per l'esercizio delle proprie attività istituzionali. Il contingente di detto personale è stato potenziato, dalla legge di bilancio 2023 (articolo 1, commi 666-667, L. n. 197/2022), di 120 unità .

Inoltre il D.L. n. 63/2024 (convertito con modificazioni dalla legge n. 101 del 12 luglio 2024) ha disposto la riorganizzazione del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, istituendo la figura del personale ispettivo con compiti di polizia agroalimentare, stabilendo le modalità per definirne le competenze e i criteri generali per lo svolgimento delle attività ispettive. Il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma è posto alle dipendenze funzionali del Ministro dell'agricoltura, della sovranità e delle foreste, in luogo del Ministro della transizione ecologica, ora Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica (articolo 9). 

La Guardia di Finanza interviene nel contrasto alle frodi fiscali, alla contraffazione dei marchi e alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione Europea. Il Nucleo della Guardia di Finanza per la Repressione delle Frodi nei confronti dell'UE svolge anche la funzione di Segreteria Tecnica del COLAF (Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell'UE). Inoltre, l'Agenzia delle Dogane (che gestisce i laboratori doganali) e la Guardia di Finanza operano controlli a tutela della salute e della sicurezza sui prodotti di origine animale importati.

La divisione funzionale del sistema di enforcement è la chiave del suo successo. L'ICQRF gestisce il front-line amministrativo e di qualità, garantendo la correzione rapida delle non conformità (diffide e contestazioni amministrative). I Carabinieri NAS (salute e sicurezza) e la Guardia di Finanza (finanza e fiscalità) intervengono quando è accertata l'intenzionalità e il potenziale criminale del fenomeno. La nuova “Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare”, istituita dal DDL 2025 presso il MASAF, ha l'obiettivo di formalizzare e armonizzare ulteriormente questo indispensabile coordinamento.

Non tutti i settori agroalimentari presentano lo stesso livello di vulnerabilità alla frode. L'analisi operativa dimostra una costante necessità di sorveglianza intensiva in comparti strategici, in particolare l'olio d'oliva e il vino.

Il comparto oleario è strutturalmente esposto alla frode di diluizione e di falsa attribuzione di qualità (olio di semi trattato come extravergine) a causa dell'alto valore di mercato. I dati operativi dell'ICQRF per il 2024 confermano la criticità del settore:

• Su oltre 54.000 ispezioni alimentari totali, più di 8.200 hanno riguardato gli oli vegetali.

• I controlli analitici hanno rilevato un tasso di irregolarità del 23% (un olio su quattro), il dato più alto dopo il settore delle carni.

• L'olio d'oliva è il comparto che registra il maggior numero di notizie di reato (72 nel 2024), superando nettamente il lattiero-caseario (28) e il vino (18).

• Le autorità hanno confiscato 455.000 chilogrammi di olio d'oliva non conforme, per un valore di oltre 4 milioni di euro.

Questa elevata incidenza di irregolarità e il numero record di notizie di reato classificano l'olio d'oliva come un settore ad altissimo rischio di frodi. Per contrastare tale vulnerabilità, l'ICQRF si affida al Registro Nazionale Digitale degli Oli d'Oliva (RTO), un sistema destinato a tracciare in tempo reale l'intera filiera a livello nazionale, monitorando ogni movimento di materia prima e prodotto.

Nonostante il comparto vitivinicolo abbia un numero di notizie di reato inferiore rispetto all'olio d'oliva (18 nel 2024), è bersaglio di frodi complesse che minacciano direttamente la credibilità delle denominazioni di origine. L'ICQRF ha condotto circa diecimila verifiche sui vini di qualità, riscontrando 60 violazioni per “evocazione o usurpazione” delle denominazioni geografiche.

Tra gli esempi recenti di frode penale si annoverano:

1. Frodi di denominazione: Il caso in Sardegna dove vino di scarsa qualità proveniente da Sicilia e Puglia veniva venduto come Cannonau di Sardegna Doc, Vermentino di Sardegna Doc e Vermentino di Gallura Docg. L'indagine ha rivelato che un'azienda vitivinicola falsificava le giacenze e le rese per ettaro per mascherare l'acquisto di vini comuni.

2. Tecniche di Refilling e Contraffazione: L'operazione “Vuoti a rendere” ha stroncato una centrale di contraffazione nel Bresciano, dove vini generici acquistati anche online venivano spacciati per vini Igt, Doc e Docg pregiati (anche oltre 1.000 euro a bottiglia). I falsari riempivano bottiglie vuote di pregio con vini inferiori, sigillandole con tappi e capsule contraffatte e rivendendole su piattaforme come eBay sul mercato nazionale e internazionale (Spagna, Germania, Belgio, Francia e USA).

L'EVOLUZIONE LEGISLATIVA NAZIONALE (DDL 2025)

Riconoscendo che la disciplina sanzionatoria vigente non era sufficiente per intercettare efficacemente le condotte criminose lungo l'intera filiera agroalimentare, il Governo italiano ha approvato un Disegno di Legge (DDL) che riorganizza sanzioni e tracciabilità, con l'obiettivo esplicito di salvaguardare la fiducia dei consumatori e garantire la trasparenza del mercato. Il DDL, firmato dai Ministri Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio, interviene inasprendo le sanzioni e ampliando il quadro penale.

L'aspetto più significativo è l'integrazione del codice penale con l'introduzione di nuove fattispecie di reato per fornire una risposta organica contro l'Agropirateria. Nello specifico, si introducono i nuovi reati di:

• Frode Alimentare.

• Commercializzazione di Alimenti e Bevande con Segni Mendaci.

Questi nuovi reati sono concepiti per penalizzare le condotte intenzionali lungo tutta la catena, dalla produzione alla distribuzione, focalizzandosi sulla frode di qualità e sull'inganno commerciale in modo complementare ai preesistenti reati contro l'incolumità pubblica.

Il DDL potenzia gli strumenti investigativi e introduce misure cautelari amministrative rapide.

In materia di indagini, il provvedimento introduce modifiche procedurali per affrontare l'urgenza dei casi, consentendo l'ispezione sulle cose e il prelievo di campioni con urgenza, anche senza il preventivo avviso al difensore, laddove la rapidità sia necessaria. Inoltre, il DDL interviene in materia di intercettazioni e “operazioni sotto copertura,” includendo i nuovi reati di frode alimentare e commercio con segni mendaci tra quelli per cui tali strumenti tecnici possono essere utilizzati.

CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE

La lotta efficace alle frodi agroalimentari, che in Italia generano un giro d'affari criminale di oltre 12,5 miliardi di euro e danneggiano l'export per decine di miliardi attraverso l'Italian Sounding, si fonda su un modello di contrasto integrato e multilivello. A livello transnazionale, l'integrazione di polizia giudiziaria (Europol/INTERPOL e Operazioni OPSON) e intelligence amministrativa (FFN/iRASFF) è risultata indispensabile per disarticolare le reti criminali e per garantire una tutela rapida delle Indicazioni Geografiche.

A livello nazionale, il sistema si basa sulla complementarietà delle competenze tra l'ICQRF (controllo di qualità e repressione amministrativa delle frodi), i Carabinieri NAS (salute pubblica e investigazioni penali su adulterazione), i carabinieri per la tutela agroalimentare e la Guardia di Finanza (frode fiscale e tutela degli interessi UE). I dati operativi dimostrano la necessità di mantenere un focus elevato sui settori ad alto rischio come l'olio d'oliva, che nel 2024 ha registrato il tasso di irregolarità analitica e il numero di notizie di reato più elevati.

Il Disegno di Legge approvato nel 2025 rappresenta un'evoluzione cruciale, riconoscendo la necessità di una risposta penale più specifica e robusta contro l'Agropirateria. L'introduzione dei nuovi reati di Frode Alimentare e Commercializzazione con Segni Mendaci colma lacune normative, fornendo una base penale mirata contro l'inganno intenzionale e il guadagno illecito.

Le nuove misure cautelari amministrative, in particolare il Blocco Ufficiale Temporaneo e l'Interdizione cautelare dell'uso delle denominazioni protette, garantiscono agli organi amministrativi come l'ICQRF l'agilità necessaria per interrompere immediatamente le condotte fraudolente sul mercato, prima che i lunghi procedimenti penali o amministrativi giungano a conclusione definitiva. L'istituzione di piattaforme di tracciabilità iper-specifiche, come quella per il latte di bufala, stabilisce inoltre un precedente tecnologico per la difesa preventiva delle filiere critiche.

#FoodFraud #Frodialimentari #OPSON #Agromafie #ItalianSounding

#contraffazionegroalimentare

#Ispettoratocentraledellatuteladellaqualitàedellarepressionefrodi

#Icqrf #agropirateria #Armadeicarabinieri #GuardiadiFinanza

 
Continua...

from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali

Il 14 novembre del 1970 venne elaborata a Parigi la Convenzione universalmente riconosciuta come il primo strumento legislativo sulle misure da adottare per interdire e impedire gli illeciti relativi all’importazione, all’esportazione e al trasferimento di proprietà dei beni culturali.

Nel 2020, a distanza di 50 anni, l’UNESCO indisse, in ricordo di quella data, la Giornata Internazionale contro il traffico illecito di beni culturali col fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema ancora oggi di estrema attualità,

In seno alla Giornata Internazionale, The Journal of Cultural Heritage Crime, La Sapienza Università di Roma e Art Crime Project APS hanno organizzato il Convegno di Studi Database e archivi per il contrasto ai crimini contro il patrimonio culturale. L’iniziativa è giunta al terzo appuntamento, dopo aver dato voce nelle precedenti edizioni alle principali istituzioni preposte alla tutela e alla ricerca accademica impegnate, ognuna per le proprie finalità, al contrasto dei fenomeni illeciti contro il patrimonio culturale e, successivamente, ai musei italiani quali presidi impegnati nel quotidiano nella promozione di una cultura della legalità.

Nella giornata presso Sapienza Università di Roma e’ stata la volta dell’incontro tra le istituzioni nazionali ed internazionali impegnate contro il traffico illecito dei beni culturali, gli scavi clandestini e i rischi a cui sono soggetti i luoghi della cultura e la dolorosa dispersione del patrimonio archeologico e culturale, in particolare l’interesse era sui database e gli archivi creati per supportare il lavoro di contrasto al traffico illecito ed ai crimini contro il patrimonio. All’azione fondamentale dei corpi di polizia dedicati alla lotta a tutte le azioni illecite contro il patrimonio, in primis i Carabinieri per la tutela della Cultura, si affianca l’attività delle più importanti organizzazioni internazionali, istituzioni universitarie e centri di ricerca che interverranno illustrando i progetti in corso, aventi come oggetto lo studio scientifico del patrimonio disperso, i materiali provenienti da sequestro, la gestione dei depositi, gli studi sulla provenienza e sull’autenticità dei manufatti che entrano nelle collezioni museali.

Nel corso della giornata e’ stato conferito il Premio ‘Paolo Giorgio Ferri‘, alla sua prima edizione, istituito in memoria del magistrato che ha dedicato la propria vita professionale alla tutela del patrimonio culturale e al contrasto del traffico illecito di beni culturali. Il riconoscimento nasce con l’intento di onorare, con cadenza annuale, personalità che si siano distinte per l’impegno, la competenza e la visione nel campo della protezione dei beni culturali. La scelta di intitolarlo a Paolo Giorgio Ferri, figura centrale nelle politiche italiane di recupero e restituzione, ha voluto ribadire il valore etico e giuridico del suo contributo, che ha ridefinito un modello di cooperazione tra magistratura, forze di polizia e istituzioni museali a livello internazionale. Il premio assegnato in questa occasione rappresenta il simbolo di una continuità ideale tra la memoria e l’attualità del contrasto ai crimini contro il patrimonio.

La Giornata del 14 novembre come un momento di incontro e di scambio di buone pratiche tra tutti gli attori coinvolti nella lotta alla cultura dell’illegalità e del crimine contro il patrimonio, ma anche di riflessione sulle modalità di narrazione e sensibilizzazione dei pubblici verso una sempre più attenta e collaborativa cultura della legalità.

 
Continua...

from CASERTA24ORE.IT

L’Intelligenza Artificiale decifra un’antica preghiera di guarigione del Casertano


Grazie all’intelligenza artificiale, è stata ricostruita un’antica preghiera di guarigione, tramandata per secoli nelle campagne della Terra di Lavoro. Un testo che, fino a oggi, era rimasto incomprensibile, e quasi dimenticato, per la sua forma linguistica ibrida, vagamente simile al latino ma inaccessibile ai filologi.

Nel 2011, un gruppo di ricerca dell’ArcheoClub di Calvi Risorta intraprese un’indagine sul campo, intervistando soprattutto anziani nei paesi della zona alla ricerca di tradizioni orali e testi religiosi popolari. Tra le scoperte: dei “respensori”, un’intercessione a Sant’Elena, un adattamento popolare del Vangelo secondo Giovanni, e una preghiera di guarigione in un idioma incomprensibile. Proprio per questa sua oscurità linguistica, la preghiera non fu inclusa nei risultati ufficiali della ricerca.

Gianluca Parisi, all’epoca membro del gruppo: «Ricordo che consultammo diversi professori di latino, nella speranza di decifrarne il significato. Ma ogni tentativo risultò vano: le parole non corrispondevano a nessun termine classico o volgare conosciuto». Oggi, a distanza di quasi quindici anni, l’Intelligenza Artificiale ha permesso di ricostruire una versione verosimile del testo. Come è stato possibile? «È stato sorprendentemente semplice», spiega Parisi. «La difficoltà che incontrarono i professori all’epoca era legata alla necessità di confrontare manualmente migliaia di varianti lessicali. Oggi, invece, abbiamo chiesto all’IA di cercare, nel suo vasto corpus linguistico, il termine latino che più si avvicinava a ciascuna parola della preghiera. In pochi minuti, ha prodotto una ricostruzione coerente e plausibile».

L’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito storico e linguistico rappresenta una svolta epocale. Non si tratta di “inventare” il passato, ma di “ricostruirlo” con strumenti nuovi, senza perdere il rispetto per la sua complessità. L’IA, in questo caso, non ha creato nulla: ha semplicemente aiutato a leggere ciò che era già lì nascosto, ma non perduto.

La preghiera, riportata qui sotto nella sua forma originale e in quella ricostruita, veniva tramandata oralmente, da madre in figlia, nelle comunità agricole del Casertano. Non esiste una versione “perfetta”: ogni persona che la imparava a memoria la modificava, talvolta per migliorarla, altre per errore. Una delle ultime a conoscerla fu Maria Grazia Fusco, detta Caterina, nata a Giano Vetusto il 3 luglio 1924 e scomparsa a Calvi Risorta il 17 dicembre 1997. Fu proprio dai suoi amici e parenti che l’ArcheoClub ottenne il testo. Le sue origini potrebbero risalire all’epoca dei monaci basiliani, che diffondevano riti di guarigione nelle comunità rurali. Anche in Spagna si trovano preghiere simili, come quelle legate a Nostra Signora del Pilar, che prevedono il rito di cingere la fronte del malato con un nastro o un panno benedetto, un gesto simbolico di protezione e guarigione.

“Benedici Tibi Benes Convertati viotiure et sereno molto mesta Diot salvamet seon miseri perto vior ognius date nobis et vobis salutem corporis o per exfelat corporis tui satis cum olà furiondo male patis per prevedentione eius filose provvedeste mei Spirito Santo Amen”.

«Noi che crediamo in Te, benediciamo il Signore! Con il Tuo aiuto, Dio, salvami, misero peccatore, e donaci sempre ogni forza e salute del corpo. Per i Tuoi patimenti, fa’ che il male furioso se ne vada, oppure sopportalo con serenità, in vista della Tua eterna salvezza.“Aiutami attraverso lo Spirito Santo”. Amen» #news #notizie

 
Continua...

from Il pinguino sul Ticino

Da Affinity Serif ad Affinity by Canva. Ovvero l'approccio di un veterano a una suite creativa realmente alternativa dalla versione ancora in beta di Designer solo per Mac fino alla versione 3.0 multipiattaforma attuale.

Mettetevi comodi, non ci sono video né immagini. Questa è solo una chiacchierata tra appassionati di grafica. Vi racconterò com'è andata la mia prima settimana con la nuova incarnazione di Affinity targata Canva.

Ho iniziato a usare Affinity fin da quando era in beta (“Io c'ero, Gandalf, tremila anni fa”), ai tempi in cui esisteva solo per Mac. All'epoca si parlava soltanto di Affinity Designer, e già allora permetteva cose incredibili, come uno zoom praticamente infinito.

Ricordo ancora il video di presentazione: un’illustrazione piena di dettagli in cui, man mano che lo zoom aumentava, scoprivi nuovi disegni dentro altri disegni. Era stupefacente. Mostrava anche la possibilità di unire forme in modo non distruttivo o proiettare un disegno su un’altra superficie con prospettiva controllata, così da vedere subito il risultato finale durante la modifica. Insomma, pura magia per chi era abituato ad altri software.

L'alfabeto al rovescio: dalla S di Serif alla C di Canva

Mi sento davvero un veterano del software. Ho seguito Affinity passo dopo passo, acquistando le licenze della versione 1 e poi della 2. Ora siamo arrivati alla grande novità: Canva ha acquisito Affinity. E così è arrivata la versione 3 che, fortunatamente, non è un semplice rebranding, ma la naturale evoluzione del progetto originale di Serif.

Mi sono fidato fin dal principio di Serif perché sono sviluppatori europei con alle spalle oltre trent’anni di esperienza: nati in Inghilterra nel 1987, hanno sempre puntato su soluzioni accessibili e innovative, arrivando a competere seriamente con i colossi della grafica professionale con la serie Affinity prima ancora dell’acquisizione da parte di Canva.

Il nuovo logo mi ha lasciato perplesso all’inizio, con quel font un po’ rétro che segue la tendenza del momento, un modo per dire: “Ehi, siamo sul pezzo!” A me non piace molto questo approccio perché sembra vada a snaturare l'identità reale a discapito dell'omologazione. Osservandolo bene però l’idea dietro è affascinante: una “A” disegnata come da un pennino, con un tratto sinuoso che richiama il mondo creativo. Sono riusciti a cavalcare il momento, sfruttandolo per sintetizzare bene il lavoro che dovrebbe fare una suite grafica. Dal mio punto di vista si sono salvati proprio per un pelo. Sul sito si nota anche una piccola animazione che evidenzia come Affinity oggi unisca disegno, foto e impaginazione in un unico ecosistema, sempre seguendo la filosofia del pennino e della sagoma.

E qui sta il vero cuore di questa versione. I tre programmi Designer, Photo e Publisher ora formano un solo software, all’interno del quale si passa liberamente da una modalità all’altra: vettore, pixel e layout. Non che prima non ci fosse integrazione: grazie al motore comune, già dalla versione 1 era possibile aprire un file Designer in Photo e viceversa, mantenendo effetti e filtri non distruttivi. Ma ora tutto è davvero unificato.

Studio Link è stata la svolta che ha reso Affinity una vera alternativa ai software più blasonati. Bastava cliccare sull’icona corrispondente in Publisher per passare all'interfaccia di Designer o Photo, fornendo strumenti specifici di disegno vettoriale o correzione fotografica senza mai uscire dal progetto in corso. Una funzionalità semplice ma geniale, che ha reso il flusso di lavoro molto più fluido.

Con la nuova release l’integrazione è ancora più profonda. Ora si installa un solo programma e si sceglie la modalità di lavoro in base alle proprie esigenze. Nonostante sia un'offerta 3x1, la mia impressione è che sia ancora più leggero e fluido. Posso dirlo con cognizione di causa, poiché lo noto su una macchina brizzolata che monta ancora un processore i3 dual core, 12 GB di RAM e una semplice scheda grafica dedicata AMD Radeon 5450.

Buuh! Non sai disegnare, hai ricalcato!

Artisticamente parlando il ricalco è considerato un mezzuccio semplificato, ma quando devi ridisegnare un elemento raster è più facile partire da un ricalco e nel caso rifinirlo. La funzione di ricalco vettoriale è già presente da anni nei software professionali e anche nei miei amati progetti open source ed era richiesta a più riprese anche nel popolatissimo e vivace forum. Finalmente ora l'hanno inserito! Non vedo l’ora di testarlo a fondo, ma già questa è una conquista.

Effetto o scherzetto?

Continua a gestire più tavole di disegno di dimensioni diverse nello stesso file, perfetto per creare versioni per stampa, social e web senza duplicare il progetto. L’unica sorpresa è stata la scomparsa apparente della mitica funzione Persona Esporta che mi permetteva di scegliere il formato e la qualità di esportazione per ogni tavola. Non ho proprio intenzione di salvarle una per una tutte le volte. Cerco sotto Esporta. Niente. Guardo nella colonna di destra tra gli effetti e i livelli dove compariva di solito, ma nessuna traccia. Cerco nella documentazione, non c'è alcun riferimento a un Ex Persona Esporta. PANICO.

In realtà lo hanno nascosto bene, poiché si trova sotto un nuovo menu accanto alle modalità Vettore, Pixel e Layout, nella sezione dedicata alla personalizzazione dell’interfaccia. Bisogna andare a cercare Studio Sezione o premere il tasto F5 senza restare sconcertati. Una scelta meno immediata ma più coerente con la nuova filosofia modulare. E così facendo ho scoperto che si possono anche programmare Studi personalizzati, includendo tutti gli strumenti a piacimento. Un'evoluzione più fluida del vecchio Set di impostazioni. Non male davvero.

Il piacere della lettura anche per la nonna cecata

Tra le opzioni di esportazione ora è presente anche il formato EPUB, un passo importante verso la condivisione universale dei documenti. Chi legge su tablet, Kindle o smartphone potrà finalmente gestire il testo in modo fluido, adattandolo alle proprie necessità. Rispetto al PDF, statico e legato al formato della pagina, EPUB è un formato vivo, che si adatta ai bisogni del lettore, che magari ha bisogno di ingrandire i caratteri sul proprio dispositivo perché deve leggere in pubblico o perché ha reali problemi di miopia, o ancora è in una condizione di dislessia, perciò è costretto a impostare lato utente un font speciale per favorire la leggibilità.

Nonostante Canva (o grazie a Canva?) Affinity 3 è promosso

Dopo una settimana di sperimentazione il bilancio è molto positivo. Nonostante sia diventato un software firmato Canva, tutto ciò che amavo di Affinity è ancora lì. L’interfaccia è familiare, i comportamenti sono coerenti, e anzi sembra perfino più reattivo rispetto ai tre programmi separati della scorsa versione.

I filtri non distruttivi restano il fiore all’occhiello del sistema, ora disponibili in tutte le modalità. Le maschere continuano a crearsi semplicemente trascinando una forma sul livello, si possono ancora importare i plugin di Photoshop e il workflow resta intuitivo e coerente.

La registrazione ora passa attraverso Canva, ma anche l’account gratuito offre tutto ciò che serve per lavorare. Questo aspetto è quello che più mi irrita perché non vorrei affidare i miei dati a Canva per lavorare offline. Speravo si potesse mantenere l'iscrizione storica con Affinity. Che serve comunque se si vogliono importare i plugin acquistati in precedenza. Ma l'account principale resta quello di Canva d'ora in poi. La cosa positiva è che si può disattivare la telemetria. Ok, Canva, vuoi un utente in più, ma almeno chi desidera fornire meno dati possibili ai colossi del web può tirare la tende alla finestra e non lasciarli sbirciare. Personalmente l'ho attivata solo per lanciare il segnale “Ehi, amico, io lo faccio pure l'account di Canva, ma come vedi ho associato anche un account decennale al software originale. Io seguo Serif, non te.” Non sarà altro che un debole ronzio in una tempesta, ma nel mio piccolo lo faccio consapevole di cosa farà Canva col mio account.

Chi ha l’abbonamento Pro, invece, può sbloccare le integrazioni con i servizi di Canva. Al momento non mi interessa minimamente la generazione con l'AI, che è comunque relegata all'account Pro, ma io sono un barbone e quindi ciaone. Però, anche con la licenza gratuita è disponibile la funzione Segmentazione, un modello da installare, quindi che gira in locale senza scomodare alcun server esterno, che riconosce meglio i pixel che formano un'immagine e dovrebbe garantire una selezione più accurata. Anche questo sarà oggetto di test più approfonditi.

Guardiamo al futuro senza essere Cassandra o Sibilla Cooman

Non è ancora chiaro quale sarà il modello di business a lungo termine. Canva ha sicuramente guadagnato una nuova ondata di utenti, ma resta da capire se in futuro ci saranno funzionalità a pagamento o una versione “Pro” di Affinity separata. Speriamo riescano a sostenersi con i nuovi abbonamenti alla versione Pro di Canva. Per il momento la promessa è che Affinity resterà così com'è. Speriamo di non trovare un Gramo nei fondi del tè.

Ciò che conta è che questa nuova era non spezza con il passato: Affinity 3 è una vera continuazione, non un reboot. Serif ha sempre dimostrato competenza e visione, e con il supporto di Canva potrebbe arrivare ancora più lontano. Magari un giorno vedremo anche la versione nativa per Linux anche se, ammettiamolo, ormai ci crediamo poco.

Nel frattempo, resta una splendida alternativa per chi cerca un software professionale, completo, veloce e finalmente gratuito.

Il futuro è tutto da disegnare.

#Affinity

 
Continua...

from Transit

(179)

(CA)

La “Colletta alimentare” si svolge ogni anno in #Italia perché, nonostante i proclami istituzionali, milioni di persone sono costrette a scegliere se tagliare sulle spese alimentari per sopravvivere, segno di un abbandono da parte dello Stato che dovrebbe garantire i diritti fondamentali. Nel 2024, oltre 5,9 milioni di residenti (quasi il 10% della popolazione) vivono una condizione di #povertà alimentare, mentre più di 4 milioni di famiglie sono a rischio, numeri che aumentano nelle regioni del Sud come Calabria (31,7%) e Sardegna (27,2%).​

L’iniziativa nasce dalla presa d’atto che un aiuto concreto non può più aspettare politiche pubbliche che spesso si rivelano insufficienti. Dal 1997, ogni novembre, decine di migliaia di volontari presidiano oltre 12.000 supermercati, invitando i cittadini a donare alimenti a lunga conservazione da destinare a chi non può permetterseli. Il banco alimentare distribuisce, poi, queste donazioni, integrandole con fondi e surplus europei, raggiungendo più di 1,7 milioni di persone ogni anno.​

Il vero problema è che la “Colletta alimentare” si è resa necessaria perché lo Stato appare incapace di rispondere a un bisogno primario: la sicurezza alimentare. Nel 2024 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati dell' 11,8%, ma il welfare pubblico non è stato in grado di tutelare le fasce più vulnerabili. Così, la solidarietà privata si ritrova a coprire un vuoto creato da una politica che preferisce ignorare la realtà dei “nuovi poveri”, spesso invisibili alle statistiche ma quotidianamente in fila per un pacco di pasta o una scatola di legumi.​

Solo l'anno scorso, grazie a più di 155.000 volontari, sono state raccolte oltre 119.000 tonnellate di cibo, aiutate quasi 1,8 milioni di persone e coinvolti più di 5 milioni di donatori in tutta Italia. Questi numeri descrivono una società civile che prova a tappare falle lasciate aperte dal sistema pubblico, facendo del gesto solidale l’ultimo baluardo di dignità per chi è stato dimenticato.​

#CollettaAlimentare #Italia #Blog #Opinioni #Povertà #Diseguaglianze

 
Continua...

from Revolution By Night

Sono piemontese, torinese, cresciuto con il Dolcetto, la Barbera, il Nebbiolo, il Roero, il Grignolino, l'Arneis (l'unico bianco che bevo abitualmente) e poi il grandioso Barolo e l'eccelso Barbaresco.

Da italiano amante del vino reagisco disgustato ogni volta che mi viene proposto un Prosecco come aperitivo. Del Prosecco si salva una minima parte di tutta la produzione italiana, quella di eccellenza di un'area geografica molto ristretta del Veneto e del Friuli, e solo se rigorosamente biologica.

Tutto il resto, per me è robaccia imbevibile, di pessima qualità e piuttosto malsana, visto l'abuso di pesticidi che caratterizza gran parte della sua produzione (cosa che per la verità riguarda molta della produzione vinicola nazionale), come raccontato da importanti inchieste giornalistiche, studi scientifici e analisi di laboratorio e come denunciato da anni da associazioni e comitati di cittadini che vivono nella ormai vastissima area di produzione.

Considero gran parte del Prosecco prodotto in Italia la Peroni dei vini bianchi e degli spumanti, la Coca Cola degli alcolici, ma questa se non altro non fa venire il mal di testa a causa dei solfiti. Il Prosecco è mediamente una bevanda alcolica dozzinale e caso di studio di enorme, abile e riuscita operazione di marketing.

Se un tedesco in vacanza in Italia vuole stordirsi di Prosecco, convinto di bere un superbo vino italiano, lo faccia pure, cavoli suoi. Ma un italiano, un minimo avveduto, a cui piace bere con moderazione e a cui piace vantarsi, a ragione, dell'italian food e del vino italiano dovrebbe sputare per terra ogni volta che gli viene offerto un calice di Prosecco da supermercato, in un bar o una pizzeria, locali che notoriamente non si approvvigionano con bottiglie di prima qualità.

Le bollicine buone (il Prosecco buono esiste) e il vino buono in genere vanno pagati il giusto, come il cibo sano e buono. Altrimenti tanto vale stordirsi di vino da cucina in cartoccio.

Now playing: “Like a Hurricane” American Stars 'n Bars – Neil Young & Crazy Horse – 1977

 
Continua...

from ...cosa ne pensa Jollanza?

«Oh oggi è l'UNDICI» «...si lo so...» «Ok, ma UNDICI dovrebbe dirti qualcosa. Ripetuto 3 volte magari...» «No. Aspetta, non vorrai mica dirmi» «SI» «...che hai ripreso a guardare Stranger Things? Te l'ho detto già varie volte, quella serie sarebbe epica solo se durasse una sola stagione grazie al sacrificio della protagonista che-» «NO, non hai capito. UNDICI. UNDICI. UNDICI.» «Oddio»

Si perché l'undici novembre duemilaundici per me è una data da ricordare, e lo stesso vale per moltissimi gamer che vogliono essere considerati come tali. Una di quelle date che devono essere intese come parte integrante della storia contemporanea. Una cosa che MANNAGGIA.

Skyrim1

Ma eccovi il trailer di quello che dovreste conoscere come una pietra miliare, se fate parte del mondo gamer, perché sono nozioni importanti da tramandare ai posteri. Altrimenti beh... godetevelo perché comunque è un video da brividi.

Solo il giorno prima la mia vita era molto diversa. Avevo 23 anni, già lanciato nel mondo del lavoro e tranquillo su come sarebbero andate le cose in futuro. Il problema è che il giorno dopo il mio lato da gamer avrebbe cambiato tutto. Ricordo perfettamente dov'ero: nel letto, appena suonata la sveglia delle 7, pronto a dire “ok vado in ufficio con la bici (9km) come sempre e non devo farmi notare. Non devo parlarne con gli altri per non destare sospetti”. Del resto ero stato molto attento nei mesi precedenti, tutti i calcoli erano fatti e guardavo solo l'uscita delle 17 per attuare il mio piano. Sarebbe partito alle 18.00, ora in cui avrei raggiunto il Game Stop del centro commerciale che avevo giusto di strada per andare a casa. Appena presa la copia del day one la mail era già pronta da spedire al mio medico: “eh sai mi sento l'influenza” e non saprò mai se mi avrebbe dato una mutua di qualche giorno perché anche lui avrebbe giocato a quello stesso gioco o perché chissà quale convergenza astronomica mi volesse premiare per qualche motivo, ma arrivò la mattina successiva comunque la mail fatidica:

UNA. SETTIMANA. DI. MUTUA.

Io ero raggiante. La mia xbox fremeva. Inserii il disco e... “ciao, se vuoi giocare a questo purtroppo devi togliere la modifica”. All'epoca la mia xbox era moddata e avevo più giochi pirata che altro. Guardai i giochi copiati, dissi loro “alla prossima” con un velo di tristezza ed installai l'aggiornamento.

Venti minuti dopo ero in Skyrim e tutto cambiò.

Skyrim2

Skyrim è stato il gioco della vita. Non come Half-Life che resta il mio preferito fra gli sparatutto, non un Mass Effect che come gioco di ruolo è incredibile ancora oggi e soprattutto come trilogia fà accapponare la pelle ed altri che non saprei più citare perché ormai come giocatore sono anziano e tanti titoli che conosco ormai sono dimenticati. Volete davvero che vi parli di Thunder Brigade o I-War? No, li ricordo solo io ormai. È che davvero quello, Skyrim, ha cambiato tutto. In quel periodo TUTTI ci giocavano, nessuno escluso. Questo perché a differenza di altri titoli che ho già citato era vivibile, letteralmente. Potevi viverci in Skyrim. Mangiare, dormire, farti una passeggiata per i boschi o una nuotata nel caso. Più tutto il resto naturalmente, come andare a caccia di mostri o scoperchiare cripte dimenticate che nemmeno Indiana Jones.

Alle medie ho giocato a MORROWIND, che era il terzo capitolo di una saga fantasy che ti permetteva di scegliere razza, colore e segno zodiacale per andare nelle avventure di un mondo fantastico. OBLIVION, il seguito, prometteva ancora di più. Skyrim, quinto capitolo della serie THE ELDER SCROLLS, era il massimo ed è ancora oggi la bussola del genere per molti aspetti.

Era l'UNDICI. NOVEMBRE. DUEMILAUNDICI. Quattoridici anni fa.

Sono in ritardo di 4 anni almeno per questo tributo, scusatemi, ma dovevo farlo.

Ma di che parla SKYRIM?

Ok magari non lo sai. Sono qui per questo.

Skyrim3

Ti svegli su un carro bestiame, legato, con della gente intorno a te che si lamenta. Chi dovrebbe essere condannato a morte e chi dice “Ah fanculo, sono fiero di essere un brigante” e te che non hai idea del perché quel carro avanza nella neve su un continente fantasy sconosciuto. Si decide della tua esecuzione. Oggi ti gira male, sei sul carro dei perdenti e quindi ti tagliano la testa ma... aspetta, appena ti appoggi sul ceppo del boia pronto per l'accettata finale... quello è un drago? E perché sta distruggendo il villaggio? Improvvisamente devi scegliere se scappare coi ribelli o andare incontro ai tuoi carnefici per dimostrare buona fede, nel mentre arrivano anche grizzly incazzati e ragni di tre metri che vogliono farti la pelle e in dieci minuti sei già pronto a scegliere il tuo destino guardando una valle immensa davanti a te appena uscito fuori dalla grotta che hai percorso per tutto quel tempo. Ora sei libero. Puoi andare coi ribelli, puoi allearti col governo locale, puoi costruirti una casa, puoi andare a caccia di mostri e draghi. Le tue armi? Puoi diventare un fabbro e forgiartele, o diventare un maestro di spade con la possibilità di assimilare la licantropia o passare ai ribelli e possibilmente diventare un vampiro. Sicuramente andrai a spaccare crani nelle tombe degli antichi per prendere i loro antichi tesori. O magari diventare il capo dei maghi e scriverti da te le tue pergamente e le tue magie, tutto ti è permesso. Vuoi fare l'assassino? Beh se sei abbastanza bravo prima o poi andrai a uccidere l'Imperatore in persona. Fai cosa ti pare, quel continente intero è tuo. E il bello è che quando finisci la quest principale e le secondarie, un generatore di missioni automatico ti dà l'illusione che il gioco sia infinito, una novità per l'epoca. E non si contano nemmeno le mod che negli anni gli appassionati hanno prodotto a tempo perso, solo per divertirsi e per far divertire gli altri come loro. La passione vi dico, quella vera.

Tante se ne sono raccontate fra recensioni e video su Skyrim, non devo ripetervele io. So solo che ancora vale la pena prendersi una settimana di ferie per giocare a qualcosa che, a buon diritto, dovrebbe essere preso in considerazione per capire che effettivamente il videogioco è un media che non è solo una cosa per nerd ma dovrebbe essere elevata ad arte riconosciuta. E non lo dico con leggerezza, spesso i videogiochi hanno trame che Hollywood ormai si sogna soltanto e che la stessa cerca di trasporre sui suoi schermi con risultati spesso disastrosi, trattando il videogioco come una mera nerdata senza un reale scopo e soltanto per pochi.

Ancora mi stupisco di come siano riusciti a sminchiare la serie tv di Halo fin dal primo episodio, come se gli sceneggiatori non avessero mai giocato a un singolo capitolo o almeno aver letto a grandi linee la trama.

Skyrim4

 
Read more...

from μετανοειτε

ovvero, sul perché la chiesa perde la capacità di portare avanti la sua missione.

Riflessioni scaturite dalla stimolante intervista a Vito Mancuso pubblicata sul settimanale La Lettura del 9/11/2025 in riferimento al nuovo libro, in uscita in questi giorni.

Lo scopo della Chiesa è di supportare la venuta del Regno di Dio Per questo la Chiesa, oltre che della Parola si è dotata di struttura e organizzazione, che in prima battuta riteneva fosse essa stessa la struttura del Regno, ma si è rivelata insufficiente a partire dalla modernità.

Oggi la situazione è tale che in occidente la proposta cattolica non è più capace di soddisfare le esigenze spirituali della popolazione. Antropologicamente parlando, con lo sviluppo di una cultura razionalista, la logica del sacrificio e del sacramento come atto “magico” di unione con il divino non convince più le masse. Quindi se l'asticella della richiesta spirituale si è alzata con l'evoluzione della società umana, e la capacità di offrire supporto spirituale non si è alzata allo stesso ritmo (osserviamo lo schema sottostante) allora è normale che le persone cerchino altrove risposte alle loro esigenze.


prima – – – – – – – – – proposta cristiana /\ /\ /\ gruppi sociali

adesso – – – – – – /\— – /\– – – – /\ /\ / \ / \ /\

futuro auspicato – – – – — – – – – – – – – – nuova proposta cristiana? – – – – – – /\— – /\– – – – supporto alle esigenze di sacralità /\ /\ / \ / \ /\ gruppi sociali


Abbiamo così persone che cercano risposte nelle filosofie e religioni orientali, oppure in ideologie politiche, in un tecnomessianesimo, oppure in un nichilismo che deriva dalla perdita di fiducia in ogni possibilità di miglioramento della condizione umana. La reazione della chiesa a questo processo sociale è stata la nuova evangelizzazione.

La questione oggi potrebbe essere: quali potrebbero essere i tratti per una “dottrina” cristiana che possa nel contempo essere ritenuta ragionevole per gli uomini e anche salvifica spiritualmente? Per essere ragionevole dovrebbe essere capace di dare frutti buoni, e magari essere capace di limitare i frutti cattivi. Quando diciamo buoni intendiamo sia dal punto di vista intellettivo che morale.

La capacità del cristianesimo di essere religione unificante si è persa.

Prima la chiesa aveva la capacità di guidare, offrire standard e obiettivi sociali. Adesso questi modi, standard e obiettivi sono stati introiettati dalla società, ma sono anche messi in discussione, in parte rigettati da parte della popolazione

Inoltre è palese che la necessità di certi elementi della chiesa di mantenere un luogo di leadeship fa in modo che solo le persone che li ritengono leader credibili, possano far affidamento su di loro. Ma queste persone sono spesso quelle che non hanno raggiungo il grado di maturità tale da riconoscere i problemi insiti nelle posizioni di fede alle quali aderiscono. Si formano cioè enclave chiuse dove non viene messa in discussione la dottrina ma vi è un diffuso sospetto per ogni influenza esterna, vista come minaccia a un traballante status quo. Osserviamo che – Questo fenomeno avviene anche in altre religioni, forse queste osservazioni valgono per tutte, e non solo per la religione cristiana. – Questi gruppi sono facilmente manipolabili da parte di forze politiche o economiche.

La questione diviene dunque: come si possono traghettare questi gruppi meno progrediti (uso il termine progrediti, ma senza voler ritenerli inferiori, anzi) verso una fede più matura, offrendo nel contempo ai gruppi che si sono emancipati un supporto spirituale, armonizzando nel contempo i due livelli?

Mi pare che la proposta di Mancuso sia ricevibile come un contributo in questo senso alla missione della Chiesa, oltre che un contributo alla spiritualità di ogni singolo, perplesso, cercatore della Realtà.

Oggi non è che mancano le idee per un rinnovamento della spiritualità in occidente, mancano le strutture in grado di armonizzarle e organizzarle, e così i popoli vagano nelle tenebre come pecore senza pastore.

#chiesa #spiritualità #Cristo #teologia #VitoMancuso #nuovateologia #neocristianesimo #nuovaevangelizzazione

 
Continua...

from La vita in famiglia è bellissima

Ho del tempo libero e entro in questa chiesa, è una chiesa incastonata sopra via XX Settembre, una delle vie commerciali e di shopping di Genova. All'inizio pensavo la chiesa fosse chiusa, poi ho visto che la porta laterale era aperta. Sono entrato nella navata sinistra come un visitatore e poi mi sono spostato in quella centrale. Ho guardato le pietre grigio scuro, camminato, osservato altri due visitatori che giravano.

Poi ho visto che le scalette che portavano ad una piccola zona sotterranea erano aperte. L'ambiente qua è più piccolo, le colonne sono coperte di stoffe vermiglie e – dietro all'altare – ci sono iconografie cristiane color pastello. Fa contrasto con l'ambiente algido soprastante. Sulle colonne ci sono delle foto e delle scritte, ci sono anche dei peluche posati attorno. Mi avvicino e leggo, il testo è in tre lingue. Una è italiana.

Sono foto di bambini ucraini ammazzati. Per ogni cartello c'è la foto del bambino o della bambina, una breve storia della sua vita, il luogo, la data e l'arma usata per la morte, in genere bombardamento.

Sono bambini di un'età che va da pochi mesi all'adolescenza. Ci sono anche degli scritti, in ucraino tradotto. Una bambina dice che vorrebbe giocare e sognare sulle copertine dei libri ma, cito a memoria, lei ha già scritto poesie sul fuoco dell'artiglieria e ha visto in faccia la morte.

Per un mio errore avevo letto “ho già scritto poesie sui fiocchi dell'artiglieria” e mi ero immaginato la scrittura, fisica, di versi sui fiocchi di cenere o di neve durante i bombardamenti. Sotto ci sono dei numeri, i bambini palestinesi uccisi e quelli ucraini e russi. Diverse decine di migliaia.

Una ragazza di quattordici anni, c'è scritto, è morta in un bombardamento. Era molto attiva sportivamente, dice la scritta, ed era determinata a continuare la sua vita nello sport con impegno.

Così mentre esco da questa specie di installazione, mi immagino un mondo dove i bambini morti, ammazzati così, continuino a popolare la terra. Chissà cosa succederebbe se per la Palestina, per le strade di Israele, in Ucraina, in Russia potessero continuare a girare i morti ammazzati, con i loro corpi lacerati, per inseguire i sogni che avevano da bambini. Per realizzare, infiltrati nel mondo dei vivi che li ha sterminati, quello per cui erano predestinati.

 
Continua...