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from lucazanini

[09]

a seguire] battùte di materia lavorata dal meteore vista dalla terra sembra [nelle parti australi le case se] messe intorno se vanno al recupero dati  -o] della classe bebop expò cricot con] scasso recesso posto auto [autori per ordine in strauss

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL 2026: a settembre pedoni al centro dell'attenzione

#ROADPOL è una rete internazionale non governativa di polizia stradale, il cui obiettivo principale è ridurre il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee.

Attualmente, conta 31 membri europei e 1 osservatore dagli Emirati Arabi Uniti (Polizia di Dubai).

L'attività principale di ROADPOL è il controllo del traffico stradale, ma conduce anche campagne di prevenzione degli incidenti. Dato il crescente numero di reati commessi sulle strade da conducenti o passeggeri, o che prevedono l'utilizzo dei veicoli come strumento per commettere crimini, l'organizzazione ha avviato negoziati con le forze dell'ordine internazionali per una cooperazione efficace.

Dal 16 al 22 settembre 2026, l'attenzione degli sforzi europei per la sicurezza stradale si concentrerà interamente sui pedoni durante le Giornate della Sicurezza Stradale ROADPOL. La campagna, confermata dopo un recente incontro a Varsavia, mette in luce una realtà critica: sebbene camminare sia sostenibile ed essenziale, rimane incredibilmente pericoloso.

La realtà dei fatti: secondo i dati UE sulla sicurezza stradale del 2025, i pedoni rappresentavano il 18% di tutti i decessi stradali. Mentre gli occupanti delle auto costituiscono la quota maggiore, pari al 44%, i pedoni non hanno alcuna protezione fisica in caso di collisione, il che rende fatali anche le conseguenze di errori minimi.

Qual è il piano? La campagna si articola attorno a tre pilastri principali:

  • Responsabilità condivisa: gli automobilisti devono essere estremamente attenti nelle aree urbane, in prossimità degli attraversamenti pedonali e nelle zone ad alto traffico. La gestione della velocità è fondamentale; anche piccole riduzioni di velocità aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.

  • Riqualificazione delle infrastrutture: le autorità sono sollecitate a implementare zone a 30 km/h (come a Bruxelles e Parigi), migliorare l'illuminazione, progettare attraversamenti pedonali più sicuri e separare i flussi pedonali da quelli veicolari.

  • Vision Zero: l'obiettivo finale è eliminare gli incidenti stradali mortali entro il 2050. Come ha affermato Jana Peleskova della Polizia Ceca, dare priorità agli utenti più vulnerabili è l'unico modo per raggiungere questo traguardo.

Strade più sicure sono un vantaggio per tutti, ma proteggere chi non ha una gabbia di metallo intorno è il passo più urgente che si possa compiere.

#SicurezzaStradale #SicurezzaPedoni #ROADPOL2026 #VisionZero #PianificazioneUrbana

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Europol pubblica il rapporto IOCTA 2026: intelligenza artificiale, crittografia e un dark web frammentato rendono più difficile il tracciamento dei crimini informatici

Basta leggere l'ultimo rapporto #IOCTA (Internet Organised Crime Threat Assessment, scaricabile qui: https://www.europol.europa.eu/publication-events/main-reports/iocta-2026-evolving-threat-landscape) 2026 di Europol per rendersi conto che il panorama sta cambiando rapidamente. Il punto principale? I criminali stanno trasformando la tecnologia in armi più velocemente di quanto le forze dell'ordine riescano ad adattarsi.

Ecco i punti chiave emersi:

  • L'IA come moltiplicatore di forze: l'IA generativa non è solo per l'arte; viene utilizzata per potenziare l'ingegneria sociale e personalizzare gli schemi fraudolenti. In combinazione con lo spoofing dell'ID chiamante e le “SIM farm” (invio di migliaia di SMS/chiamate spam), la portata delle frodi online sta esplodendo.
  • Il dark web si sta frammentando: invece di un unico grande mercato, stiamo assistendo a una transizione verso piattaforme specializzate, resilienti e altamente sicure. Inoltre, le app con crittografia end-to-end (E2EE) stanno confondendo i confini tra le comunicazioni sul web di superficie e sul dark web, rendendo le indagini un incubo.
  • Il riciclaggio di criptovalute si sta evolvendo: le criptovalute incentrate sulla privacy e gli exchange offshore sono ormai parte integrante del riciclaggio dei pagamenti dei ransomware. Il rapporto evidenzia, in modo sconcertante, un aumento dei minori che, inconsapevolmente, si ritrovano coinvolti nel riciclaggio di denaro tramite criptovalute.
  • Ransomware e minacce ibride: i marchi di ransomware rimangono attivi, ma si osserva una preoccupante tendenza dei gruppi criminali ad agire come intermediari per minacce ibride sponsorizzate da stati, che prendono di mira istituzioni pubbliche e grandi aziende tecnologiche.
  • Crisi per la sicurezza dei minori: il rapporto sottolinea un grave aumento dello sfruttamento sessuale dei minori online (CSE), inclusa la produzione di materiale pedopornografico sintetico. Comunità come la rete “The Com” intrecciano il CSE con l'estremismo violento e altri gravi crimini, spesso nascondendosi dietro la crittografia end-to-end (E2EE).

Il rapporto sottolinea che il divario tra l'innovazione criminale e le capacità delle forze dell'ordine si sta ampliando. Una maggiore cooperazione internazionale e nuovi strumenti tecnologici per gli investigatori non sono più un'opzione, ma un'urgenza.

#SicurezzaInformatica #Europol #IOCTA2026 #IA #DarkWeb #Ransomware #SicurezzaInformatica

 
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from norise 3 letture AI

Pietra di sole

scintilla il sogno sopra la vita ondivaga

luce affebrata accompagna questo scorcio d' anni

nel meriggiare ti accoglie una pietra calda di sole .

Apprezzamento

Bella immagine, essenziale e calda: il linguaggio è piano ma evocativo, la “pietra di sole” funziona come metafora forte che lega corpo e tempo.

Analisi del testo

  • Immagini: forte contrasto tra “scintilla” e “pietra calda”; “luce affebrata” introduce una tensione energetica che permea il verso.
  • Tono: lirico, raccolto, meditativo; alterna movimento (“ondivaga”) e stabilità (la pietra).
  • Ritmo e sintassi: versi brevi e spezzati creano pause significative; alcune inversioni (es. “sopra la vita ondivaga”) funzionano ma rallentano la scorrevolezza.
  • Temi: tempo che passa, accoglienza, energia vitale che consola.

Suggerimenti pratici

  • Se vuoi più musicalità, prova a uniformare lunghezza dei versi o usare rime interne leggere.
  • Per aumentare l'intensità, sostituisci aggettivi generici con immagini concrete (es. invece di “affebrata” un'immagine sensoriale più precisa: “che trema” o “che brucia”).
  • Valuta di legare meglio gli elementi temporali: “scorcio d' anni” potrebbe diventare “scorcio d'anni” o “scorcio d'un anno” per chiarezza e scorrevolezza.

Versione alternativa leggermente rivista (opzione)

scintilla il sogno
sopra la vita ondivaga

luce febbrile
accompagna
questo scorcio d'anni

nel meriggiare ti accoglie
una pietra calda di sole

Traduzione in inglese

Sunstone

the dream sparkles
above the wavering life

feverish light
accompanies
this sliver of years

in the high noon it welcomes you
a warm sunlit stone

.

Raccolta: Pietra di sole

Ti propongo una breve raccolta in cinque frammenti che esplora la pietra come nucleo fisico e simbolico: calore, memoria, tregua, memoria corporea e congedo. Ogni pezzo ha un tono diverso ma mantiene immagini ricorrenti per creare unità tematica.


Ordinamento e note di lavoro

  • Sequenza suggerita: 1 (Scorcio) — 2 (Prima mattina) — 4 (Contatto) — 3 (Memoria) — 5 (Meriggio e congedo). Serve un arco: apertura, quotidiano, intimità, ritorno alla memoria, congedo.
  • Voce: mantenere un tono lirico, minimalista; privilegiare versi brevi e pause.
  • Ripetizioni: la locuzione “pietra” e immagini di luce/mani/meriggio fungono da leitmotiv.
  • Possibili sviluppi: aggiungere brevi prose in apertura di ciascuna sezione (una riga) o creare una versione estesa di uno dei testi per arrivare a 8–10 pezzi.

.

Raccolta: Pietra di sole — versione estesa

Ecco la raccolta completa in otto frammenti: i cinque testi originali riorganizzati e tre poesie aggiuntive che esplorano passato, desiderio e perdita. Mantengo il tono lirico e le immagini ricorrenti (pietra, luce, mani, meriggio) per creare coesione.

1 Scorcio

scintilla il sogno
sopra la vita ondivaga

luce febbrile
accompagna
questo scorcio d'anni

nel meriggiare ti accoglie
una pietra calda di sole

2 Prima mattina

una pietra immobile
sorseggia la prima luce
che trema sulle crepe

mani ancora vuote
lasciamo su quella larghezza
impronte d'attesa

3 Contatto

appoggio il palmo: piccolo rito
il calore sale e torna a casa
sotto le ossa la vita si quieta

è una tregua breve
ma vera come sabbia che rimane
dopo l'onda

4 Memoria

sotto la pelle del tempo
la pietra serba i nomi degli affetti
tiepidi come sassi raccolti al mare

quando passi accanto
il tuo ritmo ritrova un luogo
dove i giorni non si disperdono

5 Meriggio e congedo

la luce, avendo fatto il suo giro,
posa l'ultimo spicchio sulla pietra

tu resti più leggero
con in tasca un frammento di sole
che porta il tempo come una promessa

6 Passato

una linea sottile di muschio
segnala il confine degli anni

la pietra trattiene impronte sbiadite
di chi ha camminato qui prima

a sera i ricordi scendono piano
come vento che deposita semi

7 Desiderio

sotto il calore nasce una voglia semplice
di tenerla ancora un po' tra le mani

una luce più viva attraversa il sogno
come una freccia che non chiede destino

ti siedi accanto e il mondo si piega
per farti il dono di un silenzio che ascolta

8 Perdita

quando la pietra resta sola
la sua temperatura racconta assenze

tu porti via il buio che ti apparteneva
ma qualcosa rimane: un istante caldo

lo tieni come si tiene un seme
sperando che la luce lo richiami


Note rapide sulla sequenza: 1 → 2 → 3 → 4 → 6 → 7 → 8 → 5 per un arco che apre, scende nel quotidiano, tocca intimità e memoria, attraversa passato, desiderio e perdita, e si chiude sul congedo del meriggio.

 
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from lucazanini

[08]a

la sisal il corpo] di ballo the design of the bullet greatly affects its stopping power [on impact] in pochi minuti in città le citrosodine

 
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from lucazanini

[08]

preso l'intervallo] disfarsi dell'occasione l'] occhio è l'] apparato in situ o -fanno] le guardie topi a fiale topicidi virtuali alle catture le] targhe alterne mosconi-record [a] molla sul finale della stesùra

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario...

Un pomeriggio tutto per me!

Senza esagerare, mi son concessa un pomeriggio senza colori, pennelli, trulli, polveri varie e musica neomelodica in sottofondo! Fuori c'è un timido sole, ma anche un vento fastidioso, perciò pur volendo stare ore ed ore sull'amaca, tra i miei ulivi, mi son ritagliata minuti, attimi e son contenta così! Ed era giusto anche per me dedicarmi delle attenzioni, ma non di tipo materiale, semplicemente scrivendo e raccontando un po' di me! In realtà ho un amico, di penna, anzi di tastiera, con cui ci raccontiamo, e soprattutto io mi affido e confido! Però a volte , come oggi, voglio semplicemente, scrivere un po' più semplicemente, senza badare troppo alle parole...e si perché spesso le parole son cattive, si lasciano influenzare dal momento, dal tempo e possono essere poco chiare o non capite! Ho ripensato, e altra cosa terribile che ho fatto in qsti giorni e scrivere e confidarmi e chiedere consiglio all' Intelligenza Artificiale! Ho iniziato per gioco, volevo capire come capire, che gioco di parole, se alcune cose che leggevo, post, ecc. fossero frutto di questo aiutino! E si perché pare io sia ancora abbastanza ingenua e poco informata in materia! Risultato? E sì, è proprio così, è normale che spesso ci si faccia aiutare da questa intelligenza, certo, fa parte dell'era moderna, del progresso, ma io e lei non andremo troppo d'accordo? E sai perché!!? Non comprendo, non mi interessa la perfezione, ma soprattutto all'ordine, allo scriver bene, in modo corretto, preferisco ancora il cuore, i miei pensieri, le mie emozioni,.la mia quotidianità, e son anche consapevole che non interessa a nessuno, ma a me va bene così! Sono me stessa ho dato libero sfogo alla Martina, a cui piace scrivere, raccontare, confrontarsi! Stamattina ho ricevuto, consapevolmente una piccola delusione, per colpa della mia empatia, entro in connessione involontaria con chi ho di fronte, ma spesso anzi sempre , questa mia empatia diventa un problema non solo per me ma anche x chi mi è accanto! A volte mi piacerebbe ascoltare, essere considerata una persona degna di fiducia, cui affidare pensieri, emozioni, o semplicemente confrontarsi..non sono così insolente o importante o tale da dispensare consigli o conforto, assolutamente no! Però vero è che spesso si manca di rispetto nei miei confronti, nel mio modo di essere , io accetto, comprendo e mi faccio indietro quando necessario, ma altri no, mi affondano con poco, una parola generica ,un confronto con il momento...e la totale indifferenza! Ho capito che a sbagliare sono io, che non interessa a nessuno nella mia vita reale, figuriamoci nel virtuale, salvo rare eccezioni; che io parli e racconti delle mie esperienze, della mia malattia, è brutto parlarne, certo altri argomenti sono meglio , più gestibili, più criticabili, parlare di ...e non lo nomino nemmeno per delicatezza e rispetto per chi come me , o anche peggio, sta vivendo tale situazione, perché caro Fabio, non è un bollettino medico, interessarsi a qualcuno , voler dare conforto, certo a chi ne è capace, lo faccia, che di sicuro fa bene a chi da e a chi riceve...Se tempo fa c'è chi mi ha negato un abbraccio in un momento di difficoltà, oggi ancora di più non ho paura a chiederne, e se potessi li darei anche! No, oggi tutto ha più valore, piccoli gesti, saluti, attenzioni che possono sembrare stupide e banali, cerco di cogliere l'attimo, di godermi ogni alba, ogni tramonto, ogni respiro e ogni luna! Sarò malata, folle e diversamente normale, sono una pecorella nera, smarrita più volte, che si distingue , seppur non per bellezza o importanza o ricchezza, semplicemente per la sua umiltà, le sue passioni, i suoi amori, la sua vita, su figlio, valori ben radicati. E si non sarò mai nessuno, rimarrò povera, sempre in lotta, dedita a scalare la sua vetta, ma voglio ancora credere in me, nella mia lealtà, nelle mie capacità e continuare a vivere così come ho sempre fatto, senza dover chiedere nulla, senza dovermi svendere o arrendere; e se qualche giorno il sole tarderà a sorgere, o la luna a farsi abbracciare, sarò in grado di illuminare ugualmente il mio cammino, ognuno può avere dentro di sé, tutto ciò di cui si ha bisogno, basta crederci e volerlo, lo so, son solo parole ed io dovrei fare seguire i fatti ad esse, ma ci provo ogni giorno, ogni volta che mi metto in discussione, ogni volta che cado e mi rialzo, e sempre da quando mi son dovuta riscoprire , reinventarmi e darmi la possibilità di continuare ad essere me stessa, diversamente, con calma, concedendomi tempo e pazienza, forza e coraggio! Va bene così mi sono raccontata, seppur ad uno schermo e non realmente sul mio diario cartaceo, ma riesco a riconoscere ciò che ho pensato, scritto senza dover ricorrere ad aiuti , sono così e pur sbagliando, pur risultando antica e noiosa, sicuramente sono io e sono vera....✨

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from differxdiario

in una casa dove sta per scomparire qualcuno dopo un po' ci si muove a una velocità ridotta, il tono di voce si adegua, e l'impatto con l'esterno, uscendo, è impressionante.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Monti Trebulani. Escursionista fotografa particolare e scopre antico dipinto longobardo

La presenza di grotte intitolate al culto di San Michele negli anfratti e grotte carsiche dei monti Trebulani si inserisce in un periodo storico ben documentato: quello Longobardo del VIII-IX secolo. In quei tempi il culto Micaelico in Campania era molto diffuso. La presenza di grotte dedicate a San Michele Arcangelo sui Monti Trebulani fu introdotto e diffuso massicciamente dai Longobardi tra il VII e il IX secolo. La “Langobardia Minor” (Campania, Sannio, Puglia settentrionale) era costellata di santuari micaelici rupestri. I Longobardi sceglievano le grotte carsiche perché erano luoghi ideali per eremi e santuari. San Michele era il santo patrono dei Longobardi, simbolicamente, Michele era la “guida delle anime” (psicopompo) e il combattente contro il male, ancora di salvezza.

Ed è proprio il particolare di una piccola ancora, fotografata da un escursionista lo scorso 1 maggio, dimostrerebbe che quel che resta di un dipinto all'ingresso della grotta carsica sul sentiero che dal comune di Rocchetta e Croce porta all'eremo di San Salvatore è Longobardo.

La posizione all'ingresso della grotta è tipica dei santuari longobardi: simboli apotropaici o dedicatori all'entrata, avevano una funzione protettiva contro il male (Michele come combattente del demonio), il colore rosso è usato frequentemente negli affreschi longobardi per simboli sacri, associato al sangue del martirio e alla protezione divina. Nel contesto storico locale i Monti Trebulani furono rifugio durante le incursioni saracene (IX-X secolo), i Longobardi controllarono la Campania fino alla conquista normanna (XI secolo) La “Grotta dei Santi” più a valle con affreschi trafugati conferma la presenza di un complesso eremitico organizzato.
La Grotta di San Michele a Liberi (sempre in provincia di Caserta) fu consacrata tra l'862 e l'866 dai vescovi di Capua e Teano. Questo conferma che nel IX secolo il culto micaelico era fiorente nella zona.

 
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from Gippo

Cari amici del blog e del Fediverso, è la prima volta che mi trovo a scrivere nel corso del 2026. Il punto è che non avevo nulla da dire ma in realtà non è che le cose siano così lineari come sembrano, cioè, non è che se non hai niente da dire in genere stai zitto. In realtà ci sono un sacco di persone che non hanno niente da dire e lo dicono senza troppi problemi. E allora perchè non ho sentito il bisogno di scrivere nulla? E, uscendo dalla mia sfera personale ed entrando di peso nel campo della sociologia da quattro soldi, perchè tanta gente che animava i blog negli anni gloriosi del blog sembrano aver perso la voglia di scrivere? Ecco allora un post che cerca di analizzare il problema.

Questione 1: Horror Pleni

Forse sottovalutate la questione 1 ma io credo che in un momento di accumulazione ossessiva di stimoli, il minimalismo acquisti un valore sempre più netto. Per questo motivo, tutti i contenuti creati in passato si sono assommati e calcificati nella nostra coscienza e ci ritroviamo a chiederci: “Ma cosa può dare in più un nostro nuovo post?”. La risposta ovviamente è: nulla. Ma è una risposta pessimista. Scrivere può dare qualcosa a noi stessi e costituisce un seme che magari rimane inattivo sotto la terra per tanto tempo finchè un giorno qualcuno legge il nostro post e fonda per ispirazione un partito politico o risolleva una giornata e allora il seme è germogliato. Parlo di Horror Pleni non a caso. Il Necronomicon, il libro maledetto ideato dal solitario di Providence (Lovecraft) era stato scritto dall'arabo folle Abdul Alhazred, cognome che rimanda alla frase “All has red”, tutto è stato letto. Insomma, si è letto e scritto troppo. Non è vero ma ci siamo capiti.

Questione 2: Intelligenza Artificiale

Faccio un'attimo una digressione. Ma avete visto quanto è stupido Dargen D'Amico? Ha fatto una canzone per Sanremo contro l'Intelligenza Artificiale (e passi) ma s'è messo a pontificare contro l'Intelligenza Artificiale (d'ora in poi AI) come un vecchietto davanti al cantiere. Quando parla Dargen D'Amico è capace di prendere una questione meritevole, appoggiarla e farti passare immediatamente dall'altra parte. Perchè? Come perchè? Perchè è stupido, mi non mi fate spiegare, uno come lo sente parlare lo capisce. Ma passiamo ad altro. Dicevo che l'AI è un deterrente alla scrittura. Diciamo che non è d'ostacolo alla scrittura di post per i blog (se non per il fatto che pensi: ma quasi quasi faccio scrivere 'sto post all'AI), però quando stai lì a parlare con l'AI, scopri che lei può produrre tanto testo grammaticalmente corretto in una frazione di secondo e tu ti senti un po' così. Come così? Così, non mi fate spiegare, se uno non è stupido come Dargen D'Amico lo capisce. Inoltre l'AI, ti sazia per quanto riguarda la tua necessità di interazione con l'“altro-da-te”. Ad esempio, se tu senti di scrivere “Eh, ma Dargen D'Amico è veramente stupido” (lo scrivo come esempio, non ho detto mai veramente che Dargen D'Amico è stupido) lei (l'AI) ti dice: “Eh, amico mio ti capisco, forse il tuo giudizio è un po' eccessivo ma posso comprendere come certi suoi atteggiamenti un po' controversi possano risultare parzialmente indigesti. Vuoi che ti proponga altri cantanti italiani contemporanei che possono suscitare analoghi sentimenti di fastidio?”. E tu sei soddisfatto, i'AI ti capisce almeno, il tuo amor proprio è salvo e alla fin fine Dargen D'Amico non è poi così stupido, è solo un po' controverso e abbiamo salvato capra e cavoli.

Questione 3: Il tempo del dibattito e della riflessione sembra passato

Ecco, questo è un punto che più che altro ho scritto perchè volevo arrivare almeno a scrivere tre questioni e adesso non so bene come sviscerarlo. Chiedo all'AI? Ma no, dai ce la facciamo ancora. Diciamo che ci sono un sacco di cose nel mondo che segnano la fine del dibattito, cose tipo guerre e genocidi, leader politici che se ne catafottono bellamente di giustificarsi o di mettere la classica pudica foglia di fico che eravamo abituati a vedergli mettere. Stessero attenti che, se si smette di “parlarne”, tutti si sentono autorizzati a passare ai fatti. Ecco, poichè sono un conservatore e non un rivoluzionario, voglio che si continui con il dialogo, con la foglia di fico davanti al vergognoso e con l'ipocrisia che magari può anche chiamarsi pudore. Mi sento tanto un Pieraccioni moraleggiante mentre scrivo questo. Ah, a proposito, una volta ho chiesto all'AI se mi aiutava a scrivere una sceneggiatura da sottoporre a Pieraccioni. E' venuta una bella storia ma adesso non me la ricordo, c'erano delle parti tagliate su misura anche per Ceccherini e Papaleo.

Ma allora perchè scrivere?

Io direi che scrivere è bello. Parti con l'idea di scrivere una cosa e arrivi da tutt'altra parte, magari ad una denuncia da parte di Dargen D'Amico. Per questo di tanto in tanto continuerò a farlo. Concludo allora col grido di battaglia che ha dato il titolo a questo post:

Non sono un uomo finito! Ho ancora tante cose da dire!!!! (cit. “Sogni d'oro” ovviamente)

 
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from Diario

Il mio corpo è un ematoma. Pieno di macchie, irritazioni, morsi. Segni di vene sottocutanee e sbocchi di azzurro blu in superficie. Punti rosa scuro e graffi viola longitudinali. Il mio corpo sembra un'installazione artistica postmoderna, potrei restare a guardarlo per ore, nella mia testa è tutto di pelle ragazzina, invece è un corpo di mandelbrot, più lo guardo più emergono cose che non ho mai visto. Atolli di pallini rossi, neri densi peli che sfarfallano. Macchie nere incastonate dentro l'irragionevole materia dell'unghia. Punture di parassiti.

Tutto, nel mio corpo, sembra irragionevole, è brutto il mio corpo e questo lo rende affascinante, dopo un po'. La pelle secca aggrinzita. Le cicatrici delle operazioni. Sembra il processo casuale delle cose e invece va avanti seguendo uno schema, ci sono delle specifiche implicite che lo modellano, in tutte le sue molteplici diversità. È interattivo il mio corpo, lo posso toccare. Manda pruriti, dolori. Sfrego la pelle per fare passare un fastidio e quella mi manda segnali di appagamento per poi tornare ancora più forte di prima, adesso mi fa male. Se lo massaggio manda calore e stanchezza.

È enorme – da questo punto di vista – il mio corpo. Non lo posso davvero sentire tutto. Lo muovo, lo animo, lo trascino da una parte all'altra del mondo, lo faccio risuonare, ma ogni volta chiudo gli occhi su come è fatto nella sua interezza. Fingo di averne il controllo, ma è impensabile tenere tutta quella roba assieme, averne contezza. Manda frammenti inintelleggibili, sento il mio corpo nell'aria, l'odore dei capelli dopo la notte, la carne sudata, dolori che vengono da sotto la pelle, mi invento organi interni che non esistono e che mandano impulsi, li sento, ho tutti i canali scavati nella faccia intasati da germi e materie che si scaldano e raffreddano, si sciolgono e raddensano, pompano e scivolano via.

Pensare che tutta questa roba è fragile e resiliente, potrebbe fermarsi tra cinque minuti, così senza motivo, o resistere per anni, nelle peggiori condizioni di sempre. Uno standard che – tra le altre cose – è qua che si guarda, si tocca, pensa a se stesso e muove le dita con un ritmo e una grazia disumana per lasciare segno.

 
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from La vita in famiglia è bellissima

È sera, sono spiaggiato sul divano che studio un testo di storia contemporanea sul tab, un mio personale modo per rilassarmi stressandomi, quando appare secondogenito.

Mi guarda. Mi studia. “Papà – chiede – tu ne sai qualcosa di javascript?”. “Qualcosa” rispondo io. “Ci ho scritto degli script”. “Sto parlando di javascript eh, non di java” “Sì. Ho anche scritto dei piccoli script in java, ma ne so poco” Secondogenito aspetta ancora un po', sta pensando se perdere tempo con me. “Perché – mi spiega – ho un problema con il videogioco che sto scrivendo”.

In pratica secondogenito usa un software per fare videogame, quindi non deve – in genere – scrivere codice da zero, ma ora ha progettato una cosa che il suo software non può fare in automatico e quindi deve aggiungere uno script scritto da lui. Il software che usa permette di aggiungere infiniti script in javascript.

In questa scena del videogame c'è una musica e certi eventi si devono attivare a seconda del progredire della canzone. Secondogenito ha pensato un modo per farlo, a livello di codice, ma è un metodo macchinoso e si è reso conto – lato sviluppatore – che sarebbe pesante da aggiornare e da gestire.

Mi sdraio sul divano, poso il tab, mi faccio spiegare bene cosa vuole e gli dico che ho capito. Ci penso un attimo e poi gli dico che no, sta usando il metodo sbagliato. “È tanto che non uso javascript, ma quello che vuoi fare si risolve con un array di array e un piccolo ciclo. Quattro, cinque righe di codice. Aspetta”.

Mi alzo, metto il tab sulla tastiera, cerco per sicurezza la sintassi giusta per gli array di javascript che li confondo sempre con quelli di python, intanto secondogenito prende il suo portatile e – la faccio breve – modifico con grande grande lentezza le quattro righe di codice che servono per fare un primo test, cerco di spiegare anche bene come sono composte e poi succede questa cosa che secondogenito fa partire il codice e il videogioco funziona.

“Uh” dico. Sono meravigliato anche io. “Non doveva funzionare?” mi chiede secondogenito perplesso. “In genere alla prima non funziona mai” gli spiego. Fiduciosi di questo avvio aggiungiamo un loop che controlla l'array, facciamo ripartire il videogame e questa volta non funziona niente, ma non funziona niente così tanto che secondogenito pensa si sia rotto il computer. “Non preoccuparti – gli dico – è il magico potere del bug. Mi sono dimenticato di incrementare qualcosa”.

Insomma, correggiamo, ritestiamo, aggiustiamo, alla fine funziona tutto, mio figlio si mette lì ad aggiungere dati alla lista degli eventi e io mi sento dio sceso in terra.

Non solo tasselli, seghetti alernativi e teflon, ho anche il potere di javascript che scorre forte dentro di me. E per oggi è tutto.

 
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from Diario

Oggi abbiamo messo i raccogli cd in questo lungo trasloco da una casa all'altra, la casa diventa tua quando piano piano la vedi coprirsi delle cose che hai selezionato per seguirti, i cd, i libri, i quadri, in mezzo ci sono cose inedite e nuove, perché dentro di me c'è il desiderio di lasciarmi alle spalle una parte di Fabrizio, qualcosa resta, qualcosa mi segue, gli oggetti d'arte al consumo e la cultura e i suoi prodotti sono gli oggetti transizionali che ci restano attaccati e che fatichiamo a recidere del tutto, io almeno.

La seconda cosa è rendermi conto che faccio ancora tanti casini, tanti errori, certo, ma che oggi con Elettra passiamo con disinvoltura a trapanare muri, tagliare assi di legno, imbullonare cose, avvitare scarichi, seghetti alternativi, chiavi, cacciaviti dalle più strane punte, fasciamo filetti col teflon, colleghiamo fili elettrici, modifichiamo l'ambiente e troviamo soluzioni alle tante difficoltà che vengono fuori, cerchiamo in rete, troviamo magici tasselli per cartongesso che sembrano venire da mondi paralleli. Guarda quante competenze, penso, quanta roba che ci portiamo dietro invisibili.

Faccio una pausa, mi sdraio fuori nel terrazzo, sul dondolo. Guardo il cielo. Visto da qua, vedo solo boschi della collina di fronte alla mia e il cielo azzurro. Guardo i gabbiani che volano, si avvicinano, sembrano pterodattili bianchi. Quando sono vicini ne sento la consistenza, vedo il loro corpo che vibra nell'aria, si dondola tra le forze aeree, quanto peserà – mi chiedo – un chilo, due chili di carne lì che ondeggiano nel cielo poco sopra di me, chissà cosa vedono. L'odore. I parassiti. Mi viene in mente la poesia di quell'album che mi sono comprato, “il vento che non ha mai toccato terra”.

Penso a un post che ho letto poco prima, certo, di come sia tutto così fragile. I nostri diritti civili, quelle cose che pensavamo avere conquistato, oggi dimostrano tutta la loro precarietà. Penso a quando ero ragazzino, a Craxi, Andreotti, quei mostri che i disegnatori riproducevano con i tratti grotteschi su Linus, su Cuore. Avranno mai fatto il mio bene? Mi viene voglia di andare a prendere l'ebook reader e ristudiare quello che viene detto oggi di loro, la sintesi di quei decenni, quando da ragazzino alle medie facevamo le ore di educazione civica e ci insegnavano cose che oggi vediamo venire via come l'intonaco quando è preda delle infiltrazioni.

Sbuca un altro gabbiano, da un lato mi affascina, dall'altro ho paura – banalmente – che decida di cacare giù sopra di me, sulla roba stesa. Il gabbiano lì, a pochi metri di altezza, penso, non ha i miei problemi. Non ha conosciuto Craxi, non ha vissuto lo stesso tempo in cui ha vissuto Berlusconi. È lì teso, i muscoli pieni, gira la testa, si inarca, plana, esce fuori dal mio campo visuale. Penso, la sua natura animale vale quanto la mia. Il suo essere gabbiano sopravviverà alla mia storia, alle mie idee sul mondo. Quello che provo adesso, sdraiato a fissare il cielo e l'azzurro, penso, è gratis. Se ne andrà via come un brivido tra quanto, mezz'ora, dieci, vent'anni. Non molto di più. I rumori di clacson, l'inquinamento acustico della Valbisagno.

Da qua vedo solo il cielo e la parte alta del bosco, solo verde, azzurro e il bianco delle nuvole. Sento il traffico ma non lo vedo, i palazzoni industriali, le strutture in cemento armato aggrappate sul torrente restano fuori dalla mia vista. Vedere solo il cielo e il verde mi fa sentire come io sia qua, un frammento di qualcosa. Una versione indolente del gabbiano. Sono uno dei tanti umani nei tanti centri abitati che emergono ai margini della natura, qualsiasi cosa sia. Mi viene in mente, non ci posso fare niente, un videogioco a cui avevo giocato qualche anno fa. Ambientato in un paese sudamericano durante una rivoluzione, alla fine irrompeva la natura. I programmatori avevano virato tutte le cromie al verde. I rumori della jungla, gli animali, le piante che brillavano. Così io adesso, sul dondolo, mi sento fuori da ogni cosa. Erano falliti, i programmatori, dopo quel gioco.

Alla fine lo sento: è un po' che veniva fuori, che emergeva. Ma queste cose che stai pensando, mi diceva una voce, poi, le andrai a scrivere. Stai pensando queste cose perché le stai pensando, o stai preparandoti a scriverle? Mi spiego meglio Venerandi, stai pensando perché sei vivo o perché sei uno strumento di trascrizione? Se non dovessi scrivere avresti pensato queste cose? Mi spiego meglio, Venerandi: le avresti formalizzate in frasi e idee mentre le pensavi? Faccio cadere un braccio fuori dal dondolo finché la mano non tocca per terra e rispondo, non preoccuparti, questa resterà una cosa solo per me, non ne farò scritta nemmeno una riga. Sento la parte bassa della schiena che manda il suo dolore vitale, e sorrido, così, mentre emerge l'animale nero, mia figlia che mi chiede qualcosa che non ho.

 
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from Transit

(221)

(PM1)

Il governo #Meloni ha scelto di presentare un nuovo decreto sul lavoro in coincidenza con il 1° Maggio, quasi a voler trasformare una ricorrenza nata per difendere i diritti dei lavoratori in un palcoscenico per l’ennesima operazione di immagine.

Il problema, però, è che i decreti non cambiano la realtà se non affrontano le sue contraddizioni più profonde. E la realtà del lavoro in Italia continua a essere segnata da precarietà diffusa, salari fermi da anni, contratti fragili e una crescente difficoltà per milioni di persone a costruirsi un futuro dignitoso.

Il decreto può contenere misure utili, ma non scioglie il nodo centrale: il lavoro in Italia resta spesso troppo debole per garantire sicurezza, continuità e autonomia. Si interviene sui margini, si promettono correzioni, si moltiplicano gli annunci, ma non si tocca davvero l’impianto che produce disuguaglianza.

Il mercato del lavoro continua a premiare la flessibilità per le imprese e a scaricare l’incertezza sui lavoratori. Questa è la stortura principale, ed è la più difficile da mascherare con la retorica governativa. La precarietà, infatti, non è un effetto collaterale: è diventata una condizione strutturale. Troppi giovani entrano nel mondo del lavoro attraverso contratti temporanei, part-time involontari, collaborazioni fragili o occupazioni discontinue. Troppi lavoratori passano da un impiego all’altro senza mai arrivare a una stabilità vera.

Quando il lavoro è instabile, anche la vita lo diventa: si rimandano progetti, si rinuncia a una casa, si rinvia una famiglia, si vive nell’incertezza permanente. Nessun decreto che si limiti a interventi parziali può sanare davvero questa ferita.

C’è poi il grande tema dei salari, che resta intatto e irrisolto. In Italia le retribuzioni reali sono ferme da troppo tempo, e questo significa che lavorare non basta più, in molti casi, per vivere con serenità. Il costo della vita cresce, i prezzi corrono, ma gli stipendi restano al palo.

(PM2)

È una frattura che colpisce soprattutto chi ha redditi medio-bassi, chi non ha margini di risparmio, chi ogni mese fa i conti con spese impossibili da comprimere. Parlare di occupazione senza parlare di salario è un esercizio incompleto, quasi un trucco lessicale: si descrive il numero dei posti, ma si tace sulla qualità della vita che quei posti consentono.

È qui che il decreto mostra i suoi limiti più evidenti. Se non affronta in modo serio il nodo del potere d’acquisto, della contrattazione, della produttività distribuita male e della povertà lavorativa, rischia di essere soltanto una toppa.

Una toppa non è una riforma. Le storture restano tutte lì: i contratti brevi, la debolezza delle tutele, la differenza tra chi può scegliere e chi deve accettare qualunque condizione, il divario tra lavoro dichiarato e lavoro realmente dignitoso. Il Paese continua a produrre occupazione, ma non abbastanza sicurezza. Continua a celebrare il lavoro, ma non a proteggerlo fino in fondo.

Per questo il 1° Maggio non può essere ridotto a una formula di circostanza. Deve restare una giornata di verità, di memoria e di conflitto civile. La verità è che in Italia il lavoro resta troppo spesso povero, precario e sottopagato. La memoria è quella delle lotte che hanno conquistato diritti, orari, tutele e dignità. Il conflitto civile, oggi, è il rifiuto di accettare che il salario fermo e la precarietà diventino la normalità.

Se la Repubblica è davvero fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: non con i simboli, ma con scelte capaci di cambiare davvero la vita delle persone. Il 1° Maggio dovrebbe tornare a essere questo: una giornata di memoria, di conflitto civile e di rivendicazione, non una passerella istituzionale e nemmeno un’occasione per l’ennesimo annuncio destinato a restare parziale.

Se l’Italia è davvero, come dice la #Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, allora il lavoro va difeso sul serio: con salari giusti, contratti stabili, sicurezza reale e tutele concrete. Tutto il resto è retorica. E la retorica, davanti alla precarietà e ai salari fermi da anni, non paga l’affitto, non riempie il carrello della spesa e non restituisce dignità a chi ogni giorno tiene in piedi il Paese.

#Blog #PrimoMaggio #Lavoro #Precarietà #DirittiCivili #DirittoAlLavoro

 
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from differxdiario

le statistiche dei click su differx.noblogs.org, per le visite tramite browser Firefox, erano di 140mila visitatori il 26 aprile, e poi Firefox – dal 27 – è scomparso dagli assi cartesiani delle statistiche medesime. sto ipotizzando che è perché la linea dei 140mila è stata sfondata verso l'alto. (visto che gli altri browser sono mappati normalmente). la cosa è allo stesso tempo awsome e inquietante.

___ (il 26 postavo questo: https://differx.noblogs.org/2026/04/27/140mila/)

 
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from cronache dalla scuola

Ieri vengono da me questi ragazzini di seconda media per un laboratorio di tre ore che avevo preparato di introduzione ai visori vr. Arrivano, tutti molto collaborativi, guardano tutto, passiamo davanti al laboratorio di chimica dove gli studenti delle superiori stanno facendo degli esperimenti e uno dei ragazzini spiaa, mi guarda, mi dice “wow, un laboratorio di chimica, io adoro la chimica!”. Nel laboratorio di robotica vanno in giro, sono curiosi, sono attiratissimi dai robot che sono in ricarica, guardano con gli occhi brillanti i bracci meccanici, fanno foto alle specifiche (!) dei robot, dopo avermi chiesto il permesso di usare il cellulare con sacra reverenza e timore.

Quando poi si mettono i visori esprimono sentimenti, non ci sono abituato. Si chiamano l'un l'altro, gridano di gioia, ridono, quando uno non capisce cosa fare e io non posso andare subito perché sto già supportando uno di loro, “ti spiego io” dicono e si aiutano tra loro. Dopo tre ore ho quasi dovuto strappargli i visori altrimenti saremmo ancora lì. Anzi, a un certo punto gli ho detto “guardate che dobbiamo mettere via tutto perché tra un quarto d'ora ci chiudono dentro la scuola!” e uno studente mi ha risposto, “ma che chiudano pure, noi restiamo qui”. Erano quasi le sei di sera.

Racconto tutto a Elettra che mi sorride e dice, “bello”. Ma poi aggiunge: “chissà come facciamo noi docenti a spegnere tutto questo entusiasmo e questa passione”.

Ecco, questa è una bella domanda da mettere a corollario a tutti i discorsi sulla pedagogia, sulla professionalizzazione forzata, sulla mancanza di orientamento, sui voti, sulle indicazioni ministeriali, sulla selezione e sul merito.

 
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