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from lucazanini

[133]

il gatto balinese dopo i] poliziotti al doppio del cinema] palestrinA* con la sigla i sergenti in ordine di] A** appartengono tutti alle apparizioni ore tre venticinque gradi dopo] i pasti con i nastri tiene i balinesi il sole al plasmon un bislacco nero [sacchi pieni A***lmeno di scaduti [i cineposter

 
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from belzebu

non ho molta fiducia nei social, in generale espressione dei tempi moderni, carichi di odio a saldo, come se odiare non avesse un prezzo... Canzoni leggere che parlano di soldi facili di “lambo”, mentre si mettono barriere e si coltivano pregiudizi, consideriamo il buono delle persone come una eccezione... Nel 2001, un quarto di secono fa, Peppino di Capri porte una canzone silenziosa e straoirdinaria nello stesso tempo, sposta la ripresa di una certa esistenza da una prospettiva diversa, quella del nostro prossimo, con tutte le sue umane e meraviglione banalitá. Avevamo non tanti anni fa la capacitá di empatizzare con il bene delle persone e non di vestirle solo di malessere.

chi sa magari ascoltandola una volta di piú, qualcuno potrebbe abbandonare la stazione centrale di Milano e vedere qualcosa da una nuova prospettiva, da un campo di pomodori. pioverá, speriamo... il deserto fiorirá... speriamo anche questo

 
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from Diario

Cambia la stagione, il sole arriva più tardi a illuminare la cucina, di notte mi avvolgo nella coperta come uno zar in cerca di una temperatura ovattata e calda, la testa è tutta lì che gira come un motorino da lezioni di robotica pensando alla scuola al lavoro alla pressione delle cose – già ora – da correggere, delle valutazioni da dare, gli aggiornamenti del firmware arrivano in orario, l'odore delle cose cambia, il mio è più chimico, due giorni fa mi sono preso una bomba d'acqua lungo il Bisagno sono stato un'ora sotto la tettoia dell'AMIU a guardare il grigio lampeggiare sopra di me.

In classe cerco di fare capire l'hardware della scrittura. A seconda della classe ho davanti persone scettiche o del tutto impreparate ad articolare un pensiero complesso. Ragazzi che faticano a comprendere una frase minima, che si perdono in abbagli, che – con molto aiuto e supporto – arrivano ad elaborare in maniera corretta un discorso essenziale. Tanti. Chi è fuori dal mondo scuola o chi è inchiavardato da decenni in qualche liceo non ha idea del lavoro che c'è da fare in condizioni – strutturali – inadeguate. Dall'altra parte, invece, la scrittura è malvista. Una perdita di tempo. Qualcosa di noioso e anche un po' datato. Inutilmente complicato, scrivere.

Io resto incantato, seduto, ad ascoltare i ragazzi che mi raccontano i libri che hanno letto d'estate. Dentro di me resta il dubbio che abbiano davvero letto, alcuni sicuramente sì, alcuni probabilmente in parte, altri non lo so. Comunque mi presentano i libri, con una certa serietà, vanno alla cattedra, io mi siedo tra i banchi. Prendo appunti. C'è chi ha fatto delle slide per accompagnare il discorso, altri vanno a braccio. Teniamo duro a mantenere questo virus dell'immaginazione e della fiction che gli scrittori si tramandano da millenni. Di corsa, sempre di corsa, cercando di avere dei brandelli di intimità e di privacy di questi venticinque ragazzi stipati in una stanza per otto ore, tutti i santi giorni. Nella stessa stanza per otto ore tutti i giorni per nove mesi. Che si abituino subito all'alienazione.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Giuditta disse: “Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli, cantate al Signore con i cimbali, ⌈componete per lui un salmo di lode;⌉ esaltate e invocate il suo nome! 2Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre; ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo, mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori. 3Assur venne dai monti, giù da settentrione, venne con migliaia dei suoi armati; la loro moltitudine ostruì i torrenti, i loro cavalli coprirono i colli. 4Disse che avrebbe bruciato il mio paese, stroncato i miei giovani con la spada e schiacciato al suolo i miei lattanti, che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli, e rapito le mie vergini. 5Il Signore onnipotente li ha respinti con la mano di una donna! 6Infatti il loro capo non fu colpito da giovani, né lo percossero figli di titani, né alti giganti l'oppressero, ma Giuditta, figlia di Merarì, lo fiaccò con la bellezza del suo volto. 7Ella depose la veste di vedova per sollievo degli afflitti in Israele, si unse il volto con aromi, 8cinse i suoi capelli con un diadema e indossò una veste di lino per sedurlo. 9I suoi sandali rapirono i suoi occhi, la sua bellezza avvinse il suo cuore e la scimitarra gli troncò il collo. 10I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio, per la sua forza fremettero i Medi. 11Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra e quelli si spaventarono, i miei deboli gridarono forte, e quelli furono sconvolti; gettarono alte grida, e quelli volsero in fuga. 12Figli di giovani donne li trafissero, li trapassarono come disertori, perirono nella battaglia del mio Signore. 13Canterò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella potenza e invincibile. 14Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu hai detto e tutte le cose furono fatte, hai mandato il tuo spirito e furono costruite, nessuno resisterà alla tua voce. 15I monti sulle loro basi sussulteranno insieme con le acque, davanti a te le rocce si scioglieranno come cera; ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio. 16Poca cosa è per te ogni sacrificio di soave odore, e meno ancora ogni grasso offerto a te in olocausto; ma chi teme il Signore è sempre grande. 17Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, metterà fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre”. 18Quando giunsero a Gerusalemme, si prostrarono ad adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro olocausti, le offerte spontanee e i doni. 19Giuditta offrì in voto a Dio tutti gli oggetti di Oloferne che il popolo le aveva dato, e anche la cortina che aveva preso direttamente dalla camera da letto di lui. 20Il popolo continuò a far festa a Gerusalemme vicino al tempio per tre mesi e Giuditta rimase con loro.

Fine della vita di Giuditta 21Dopo quei giorni ognuno tornò nella propria dimora, e anche Giuditta tornò a Betùlia e rimase nella sua proprietà. Per il resto della sua vita fu famosa in tutta la terra. 22Molti se ne invaghirono, ma nessun uomo la conobbe per tutti i giorni della sua vita, da quando suo marito Manasse morì e fu riunito al suo popolo. 23Ella andò molto avanti negli anni, protraendo la vecchiaia nella casa del marito fino a centocinque anni. Concesse pure la libertà alla sua ancella preferita. Quando morì a Betùlia, la seppellirono nella grotta sepolcrale del marito Manasse 24e la casa d'Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i suoi beni tra i parenti più stretti di Manasse, suo marito, e tra i parenti più stretti della sua famiglia. 25Non vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per lungo tempo dopo la sua morte.

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Approfondimenti

Il cantico di Giuditta si presenta come una composizione poetica che riprende liricamente la materia trattata nel libro e trasforma il racconto in lode riconoscente a Dio. Il testo si segmenta così:

  • vv. 1-2: invito alla lode con motivazione;
  • vv. 3-12: riepilogo storico in tre parti: l'invasione nemica (vv. 3-4), l'impresa della donna (vv. 4-10), fuga e strage dei nemici (vv. 11-12);
  • vv. 13-17 inno di ringraziamento.

L'unità di composizione e l'attribuzione all'autore del libro sono tuttora oggetto di discussione. La tesi che riscuote significativi consensi vede alla base del cantico una preghiera di lode (forse di origine sinagogale), comprendente i vv. 1-4.11-17 entro cui, in occasione della sua introduzione nel libro di Giuditta, fu inserita la sezione dei vv. 5-10 che tratta appunto dell'impresa dell'eroina. A favore di questa tesi sta soprattutto la natura antologica dei vv. 13-17, che riprendono idee e fraseologia da tutta una serie di testi precedenti. Nonostante ciò non si può escludere che lo stesso autore del libro di Giuditta, pur servendosi di motivi letterari e di temi famosi, sia il responsabile di questo inno.

1-2. L'invito alla lode è motivato anzitutto riprendendo un titolo divino presente nella versione greca di Es 15,3 «Dio che stronca le guerre» (cfr. anche Gdt 9,7), un ulteriore indizio della ripresa di motivi legati all'Esodo (cfr. 15,14). Le espressioni di Giuditta in prima persona singolare («mi», «mi») non si riferiscono a lei personalmente: Giuditta parla a nome del popolo, il quale è il vero oggetto dell'agire salvifico di Dio (mentre Giuditta ne è lo strumento).

3-4. L'invasione del nemico è descritta con accenti che ricordano i testi profetici, nei quali Assur è in certo qual modo il simbolo del nemico d'Israele (cfr. Is 5,26-29; 10,5-16) e la venuta del nemico è sempre «dal settentrione» (cfr. Ger 1,14). Anche la descrizione delle atrocità perpetrate dai nemici corrisponde a tale modello.

5-10. La sintesi del racconto contenuto nei cc. 8-15. Il resoconto parte dallo strumento scelto da Dio per attuare la salvezza, cioè la «mano di una femmina (BC ha donna)» (v. 5), per descrivere poi come tale evento si è svolto. Il titolo dato a Oloferne (v. 6: «capo») rende il vocabolo greco dynatos, «campione», un appellativo dato a Golia in 1Sam 17,4.51 e vuole probabilmente mostrare lo stretto legame tra l'impresa attuata da Davide e quella di Giuditta. La scelta di Dio non è andata nell'ordine della potenza da opporre a potenza: i titani sono le divinità ribelli a Zeus nella mitologia greca; con «giganti» nella versione greca dei Settanta si traducono diversi vocaboli ebraici, ma il riferimento è sostanzialmente a due tipi di persone: uomini giganteschi (cfr. Dt 2,11.20; 3,11; 2Sam 21,16-22) o semidei (cfr. Gn 6,1-4). La scelta di Dio non è caduta quindi su ciò che è potente, ma su Giuditta, la cui arma era la bellezza, che ha sconvolto gli Assiri e ha portato il loro capo alla morte (v. 9). Nel v. 10 la menzione dei Persiani e dei Medi è anacronistica: i Medi sono già stati distrutti precedentemente, secondo il racconto (cfr. 1,13-16), inoltre all'epoca di Nabucodonosor la Persia era ancora una regione insignificante. Potrebbe però essere un indizio che l'originaria ambientazione del racconto era l'epoca persiana, e che solo in un secondo tempo, per motivi a noi ignoti, è stato retrocesso all'epoca assira.

11-12. La reazione del popolo suscita nell'invasore lo stesso terrore che era insorto nelle regioni occidentali all'apparire dell'esercito assiro (cfr. 2,28). A differenza del popolo ebraico però, gli Assiri si comportano come imbelli («figli di donnicciuole») e disertori: non hanno cioè avuto il coraggio di affrontare la lotta contro Israele e sono morti da vili. Una descrizione che intende mostrare tutto il disprezzo per i nemici del popolo eletto.

13-17. La titolatura «canto nuovo», benché riprenda una terminologia ricorrente (cfr. Sal 144,9) dà pure inizio a un testo che si distacca da quanto precede e presenta motivi tratti dal libro dei Salmi, da Gdc 5 e da Isaia. Si passa dalla lode narrativa (vv. 5-12) all'inno vero e proprio, introdotto dalla titolatura divina (v. 13b su cui cfr. Sal 86,10; 147,5 [LXX]) e che prosegue con la proclamazione del potere universale di Dio, fondato sulla sua opera creatrice (v. 14; cfr. Sal 33,9; 104,30; 148,5) e sulla sua apparizione teofanica che prelude al suo intervento salvifico (le espressioni del v. 15 riprendono infatti le descrizioni poetiche della reazione della creazione all'apparizione divina, cfr. Gdc 5,5; Sal 97,5). Quasi a compendio dell'attitudine religiosa che il libro intende suscitare, il v. 16 espone un tema presente in alcuni testi fondamentali per la teologia dell'AT (cfr.Is 1,11-17; 40,16; Sal 50; 51,18-19), mostrando che l'autentica relazione con Dio non si manifesta attraverso le pratiche cultuali, ma nell'abbandono fiducioso alla sua volontà («temere il Signore», cfr. Sir 1,11-14): appunto questo ha caratterizzato l'eroina del libro (e con lei il popolo che ella rappresenta) e ha portato perciò alla grazia della liberazione attuata da Dio. L'inno termina con una minaccia rivolta ai nemici del popolo di Dio che riprende la conclusione del canto di Debora in Gdc 5,31 (v. 17a) e Is 66,24 (v. 17b): la prospettiva è escatologica, ma difficilmente si intende la condizione dopo la morte (ciò vale anche per la punizione dei malvagi con «fuoco e vermi», cfr. Sir 7,17; 2Mac 9,9). L'espressione «giorno del giudizio» (cfr. Tb 1,18; Est 10,3; Prv 6,34; Is 34,8) va compresa alla luce del racconto precedente: per gli Assiri tale giorno si è già attuato, per i nemici del popolo esso è qui annunciato; la prospettiva non è perciò di un giudizio al di fuori della storia e si intende invece annunciare che Dio nella storia dimostra la sua fedeltà al popolo che si è scelto.

18-20. La conclusione del rendimento di grazie si compie nell'offerta cultuale. Ancora il narratore ci fa apprezzare l'alta statura religiosa dell'eroina: nulla di quanto le è stato concesso dal popolo come bottino è da lei trattenuto e dedica a Dio persino le cortine del letto di Oloferne prese come trofeo della sua vittoria (cfr. 13,9). Giuditta agisce secondo lo spirito della legislazione antica (cfr. Lv 27,28) e consacrando (in greco anathēma che traduce l'ebraico hērem) il trofeo di guerra a Dio attesta con forza ancor più grande che è lui il vero vincitore.

21-25. L'epilogo si compone di due parti: si accenna anzitutto alla condotta che ha contrassegnato l'esistenza successiva di Giuditta (vv. 21-22) e poi si narra la conclusione della sua vita (vv. 23-25). Giuditta perseverò nella sua vedovanza consacrata a Dio, nonostante la sua bellezza accendesse il desiderio di molti uomini. Come ai patriarchi, anche a lei Dio concesse una lunga vita; alcuni interpreti riferiscono i 105 anni di Giuditta alla durata del regno asmoneo (168-63 a.C.), il che sposterebbe la data di composizione del libro al I sec. a.C., a meno che si intenda l'annotazione come una glossa al testo. Anche le ultime notizie sul comportamento di Giuditta manifestano la sua saggezza e probità: liberò l'ancella che era uscita accanto a lei incontro a Oloferne e distribuì i suoi beni tra il parentado, secondo le prescrizioni della legge di Mosè (cfr. Nm 27,5-11), perché il patrimonio non uscisse dall'ambito della famiglia e della tribù; «la casa d'Israele la pianse sette giorni»: l'AT non riporta alcuna prescrizione per la durata del lutto, tuttavia si accenna a una simile durata del lutto nel caso di alcuni personaggi (Gn 50,10: Giacobbe; 1Sam 31,13: Saul) e abbiamo una testimonianza assai vicina alla composizione del nostro libro che riporta una notizia analoga (Sir 22,11). La versione latina di Girolamo conclude con una notizia relativa a una festa che avrebbe annualmente commemorato la vittoria conseguita da Giuditta: si tratta probabilmente di un'aggiunta tendente a imitare la conclusione del libro di Ester (cioè la festa di Purim, cfr. Est 9,26-28) e quella di 2Maccabei («il giorno di Nicanore», cfr. 2Mac 15,36). La glossa latina potrebbe trovare tuttavia la sua spiegazione nel fatto che il racconto di Giuditta era letto nelle sinagoghe in occasione della festa di Hanukka (come attestano i midrashim medievali).

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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In principio era la Parola, e la Parola era presso Simone Jeffes. Poi una malattia se l’è portato via, allora la Parola ha trovato ospitalità presso il figlio, Arthur. Era così che l’orchestra del “caffé pinguino” diventava semplicemente Penguin Café e licenziava il primo disco nella nuova incarnazione, un Imperfet Sea che ha convinto, ma senza riuscire a colmare davvero la scomparsa di Simon. Tutto sommato, però, meglio che una totale estinzione dei pinguini… Cosa che i pinguini, quelli veri che popolano l’Antartide e altri territori ghiacciati, rischiano davvero... https://artesuono.blogspot.com/2019/10/penguin-cafe-handfuls-of-night-2019.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1472540380


 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

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E’ un abbraccio fraterno quello che ci offrono dalla copertina del nuovo album Ballaké Sissoko e Baba Sissoko. I due cugini sono quasi coetanei, Baba è nato nel 1963, Ballaké cinque anni dopo, entrambi a Bamako, entrambi in famiglie di musicisti molto conosciuti. Djelimady Sissoko, padre di Ballaké, non desiderava che suo figlio maggiore scegliesse la via della musica. Così Ballaké ha imparato a suonare la kora da autodidatta ed è entrato a far parte dell’Ensemble instrumental du Mali a soli tredici anni, alla morte del padre, nel 1981 – proprio mentre Baba sostituiva il padre, Djeli Madou Sissoko che aveva potato per andare in pensione... https://artesuono.blogspot.com/2019/12/ballake-sissoko-baba-sissoko-sissoko.html


Ascolta il disco: https://album.link/i/1482025878


 
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from onde

C'est un peu comme une veillée funèbre mais pas exactement, pas encore.

A/I ne disparaîtra qu'à minuit, je le sais déjà, nous le savons. Et nous voici toutes et tous à son chevet, à attendre qu'il rende son dernier souffle. Certain.es, trop occupé.es ou trop ému.es, n'ont pas pu ou pas voulu être présent.es, mais nous sommes déjà si nombreux à te tenir la main.

La pénombre règne dans la pièce et dans nos cœurs et si nous ne parvenons pas à tous et toutes nous voir, nous reconnaître, nous savons, sentons, cet esprit qui nous anime. Nous sommes frères et sœurs de cœur, par nos idées et nos valeurs, par tout ce qui nous unit avec toi, autour de toi. Par la connaissance de nos ennemis aussi.

Ils vont – encore une fois – croire qu'ils ont gagné, qu'il t'ont, nous ont, vaincu(es). Mais ils ont tort – encore une fois, comme à chaque fois – car si tu as choisi de disparaître c'est pour nous permettre de survivre, de nous préparer aux combats futurs. L'Histoire le sait que, depuis toujours, les méchants, les fascistes, les racistes, toutes celles et ceux qui croient un instant qu'iels vont pouvoir asservir le monde, tous ceux-là vont de nouveau être défaits comme ils le sont depuis des siècles.

L'Amour de la Liberté est plus fort que tout et, si nous sommes tristes et blessé.es aujourd'hui, nous vaincrons demain, pour toi, grâce à toi A/I.

 
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from norise

ALTRE PROSPETTIVE 2

31

Il torero

(da una omelia)

sollevò la spada per il colpo decisivo - si fermò – lo fissò negli occhi per un istante senza tempo – sospeso - lo sguardo fiero della bestia diceva: “uccidimi pure non voglio combattere con te”

10.5.26

32

L'angelo

quando la città si addormenta l’angelo si siede sul bordo dei tetti e conta le ferite umane

nel buio delle vene riconosce memorie nomi che non trovano voce

porta segni tracciati con dita sporche di mondo che indicano dove si può ancora abitare la vita

10.5.26

33

Provviste

prodotti all'altezza degli occhi e delle mani si consiglia l'acquisto con lo stomaco pieno o fare per eccesso -ingiustificata fobia- provviste irrazionali in vista di una imminente guerra (?)

12.5.26

34

Non ci sono mucche sulla neve

sul bordo la mente lascia impronte d'acqua. il mio refrain gli tocca il cuore. scende nel profondo scandaglia emerge
elebora mette in vetrina la nudità del vento. lei la falciatrice lei passa nel vento. giungono a lui polpette di luce rotolano sul corrimano degli occhi. ingrato sul sagrato. occhei 2.0 / i pesci volanti attraversano il soffitto lo sguardo cade sullo sguardo che si guarda. sciabole di sole e vanità. il gatto vivo/morto. non ci sono mucche sulla neve. la vettura ha messo le scarpe nuove. sul grido che nasce s'innesta un meccanismo emulativo. odi alla beltà del tuo corpo che si offre al sole nascente

(sono frasi sgrammaticate in dormiveglia e non)

35

Invasioni

(Roma e Ravenna, maggio 2026)

si ha paura di uscire col cane in quelle zone invase dai cinghiali

* in piazza fanno la ruota i pavoni

19.5.26

36

I voltafaccia

da ragazzo sognavo volare contro il soffitto e la stanza era un mare copovolto - ora non più: sogno treni che non arrivano mai o che perdo per un soffio - i voltafaccia della vita

19.5.26

37

Doppelganger

sembra mi manchi sempre qualcosa – a separarmi una distanza

so il mio Sé spiarmi da un'altra dimensione

20.5.26

38

IA

perdiamo pezzi di noi “l'algoritmo scrive la nostra storia” dice Papa Leone

anima e corpo ci assorbe il digitale: lo smartphone è estensione del braccio

26.5.26

39

Di bimba sepolta da macerie

la bambina è un germoglio che trattiene il vento nelle mani chiuse
sogna ali non ancora nate
e il sogno le insegna a ricordare il volo

(spunto da una mia poesia con supporto IA)

29.5.26

40

La vita altra

l'essere presente a te nel sogno (il corpo come morto) ti suggerisce la vita altra

s'acquieta l'anima in quel suo ondivagare nel mistero

1.6.26

41

Mi straccerà una mano

sto incollato a un muro vi resterò forse finché una reclame non m’imbavaglierà
o forse mi straccerà una mano ignota ma sarò ancora la voce dei senza-voce sarò il suo sangue che urla dai miei squarci aperti

(rifatta da una prima stesura del 1983)

42

L'amore è

l'amore terreno è solo assaggio del divino

i santi non dormono nelle icone fanno miracoli inavvertiti all'uomo

l'universo è un cuore infinito che palpita

6.6.26

43

Creatura

(materializzare i processi mentali: si pensa ai santoni o gli pseudo Sai Baba -ma solo Lui lo può)

basta il suo sguardo a tenerla viva la Sua creatura e la tiene sospesa tra idea e carne -

Lui la pensò come progetto di luce prima ancora del sogno poi il sogno si fece gesto – poi il gesto carne -il suo farsi respiro nome

8.6.26

44

Storiella triste

mio marito mi cacciò di casa sono finita per strada donna di strada il mio tetto il cielo - il minore dei mali potevano parlare i giornali non ho un magnaccia e i soldi me li bevo in osteria - nei sogni un angelo viene a coprirmi con la sua ala di compassione

17.6.26

45

Anni 80

(prendendo spunto da alcuni versi di quel periodo)

alla catena di montaggio grondi sudore come una bestia la fontanella a pochi passi e non poter bere ché la linea ti scappa a sera stracco neanche la voglia di parlare (guardi negli occhi la moglie fingendo che tutto va bene) poi cadi nelle braccia di morfeo - l'indomani un nuovo giorno di prostrazione

19.6.26

46

Domani

scevra d'affanni l'anima s'appoggia ad una spalliera di brezza

21.6.26

47

La verità

in tanti se ne vanno pe 'o munno 'a verità ma verità è solo una parola a parte la sua “bocca” dove puoi lasciarci la mano noi qui a cazzaggiare a farci le scarpe il furbo sembra farla franca ma poi: non lascia tutto qui?

(secondo verso: espressione di Totò)

26.6.26

48

Pareidolie (incanto)

i dolci animali d'acqua terra e cielo a volte evanescenti prendono forma nelle nuvole nel mare del cielo un tonno guizzante assume sembianze sull'onda lucente il bimbo sogna guardando estasiato ippogrifi e delfini in lenta sequenza pende dalle labbra del nonno che gli spiega di noè quando trasse in salvo con l'arca tutte le specie

(2021- riveduta 7.26)

49

Ispirazione

mi sorprendo a vedermi abitato da una voce che non m'appartiene

-sarà a dettarmi un angelo?

8.7.26

50

Come una cosa

creo dunque sono sì – ma è come non esserci se ti abbandona l'estro e ti senti come una cosa rilasciata sull'arenile

18.7.26

51

Il cuore leggero

a volte mi meraviglio che in metrò mi cedano il posto che mi prendano per l'età che ho ma non la dimostro non sono quel che si dice un ragazzino ma ancora giovane dentro vari interessi mi attraggono che tengono attiva la mente anche se un termine o un nome mi sfugge le gambe un po' appesantite sì ma il cuore leggero

29.7.26

52

Come queste ombre

non c'è verità: tutti chi più chi meno si finge si sta al gioco

faccio il mio giro poi rincaso e nel chiuso della stanza le ombre s'allungano sui muri prendono sembianze strane

tutto un apparire la vita come queste ombre

30.7.26

53

Lo stravedere

agosto: città imbalsamata aria di vetro – sonnolenza postprandiale lo stravedere del vecchio nel suo sogno lucido

gli veniva incontro il tempo nella luce marina che vive il suo incanto – l'anima che si apre sul mare le rondini a lacerare l'azzurro

gli venivano incontro i vicoli teatro di giochi e se il cuore sussultava era per quel candido sorprendersi della vita

12-18.8.26

54

Il corpo

(a Federico Faggin)

lo controlla come un drone il campo quantistico generato dal campo di Uno

è la coscienza e non è del corpo

si vedrà dall'alto lui che era l'osservatore e l'osservato

31.8.26

55

Dimensioni

ieri è mancato un amico stanotte l'ho sognato

la morte? uno “stargate”

una dimensione superiore che comprende questa come una bolla

3.9.26

56

C'è uno sopra di me

(da una intervista a Federico Faggin)

c'è uno sopra di me che mi osserva – vedrà questo corpo disfarsi

non sono questo corpo - anche se ne ero convinto

6.9.26

57

Dipingeva il sonno della rosa

(frasi sgrammaticate o nonsense in dormiveglia e non)

allucinazione forse - lei veniva come dal fondo dei secoli. un sole iperbolico? manutentore della morte. getta gl'intingoli dalla finestra/ e poi si pente. archiviare il baule del nonno. fare un test sulla panna arzigogolata? dipingeva il sonno della rosa. jay paul – si fa chiamare all'americana. mistificare il male. il vento sulle spalle. le vele del vento. mashmello

11.9.26

58

Se ti lasci tentare

se ti lasci tentare da uno sfizio ti sembra fare torto a un poveretto che chiede una piccola moneta -e dire lo spreco che si fa al confronto tu sembri una formica

14.9.26

59

Far West

uno sparo dalla strada -forse per gioco- e se ti prendesse attraverso la finestra -ci pensi?

è il far west - non sei sicuro neanche in casa tua

che tempi!

17.9.26

60

Carme

tu passi come un arco nel cielo beneamata

sei il mio angelo dove i nostri spiriti combaciano in uno si fondono

18.9.26

 
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from norise 3 letture AI

La Musa

dove inginocchiata è la luce lo spirito contempla

come un incantesimo la novità di lei la tua corda sfiora

accordando il tuo vagheggiare

s'anima il tuo cielo in volo d'angeli

e febbre è la parola

Ho letto la tua poesia con attenzione: ha un tono intimo e sospeso, un immaginario che fonde luce, musica e desiderio. Qui sotto trovi un'analisi puntuale, osservazioni sul suono e sul ritmo, e alcune proposte concrete per chiudere o variare il testo mantenendone l'essenza.

Analisi del testo

Immagini principali
La musa è evocata come presenza sacra e luminosa; la luce che si inginocchia trasforma l'ispirazione in atto rituale. La corda e l’accordare introducono la metafora musicale: il poeta non solo contempla, ma si sintonizza su di lei.

Senso e tensione
C’è uno spostamento dall’osservazione (lo spirito contempla) all’azione sensoriale (la corda sfiora), fino alla trasformazione totale (s’anima il tuo cielo). L’ultima immagine — e febbre è la parola — chiude con una sinestesia che rende la lingua corpo e temperatura.

Suono e ritmo

Allitterazioni e assonanze
Suoni ricorrenti: /s/ in spirito, sfiora, s'anima crea un filo sibilante; le vocali aperte in luce, novità, febbre danno contrasto. Il verso è libero, con enjambment che mantiene la lettura fluida e sospesa.

Ritmo e pause
I versi brevi e le cesure implicite favoriscono un ritmo meditativo. L’assenza di punteggiatura forte lascia spazio all’interpretazione, ma qualche virgola o un punto strategico potrebbero intensificare il climax finale.

Temi e tono

Ispirazione e desiderio
La Musa è insieme fonte spirituale e stimolo sensuale; il tono oscilla tra devozione e brama. La parola come febbre suggerisce che il linguaggio è contagio e combustione.

Spirituale e musicale
La fusione di immagini sacre (inginocchiata, angeli) e musicali (corda, accordando) crea una tensione originale: la poesia è rito e melodia.

Suggerimenti di revisione

Piccole varianti per chiarezza o intensità
– Aggiungere una virgola dopo come un incantesimo per rallentare:
come un incantesimo,
la novità di lei la tua corda

– Rendere più esplicita la relazione soggetto‑azione: sostituire la novità di lei la tua corda sfiora con la novità di lei sfiora la tua corda per maggiore scorrevolezza.

Opzione per aumentare musicalità
Sostituire qualche parola con sinonimi più sonori: vagheggiarevagheggiar; febbre è la parolala parola è febbre per chiudere con inversione ritmica.

Due versioni alternative brevi

Versione più fluida
dove inginocchiata è la luce
lo spirito contempla
come un incantesimo, la novità di lei
sfiora la tua corda
accordando il tuo vagheggiare
s'anima il tuo cielo in volo d'angeli
la parola è febbre

Versione più essenziale
la luce inginocchiata
lo spirito contempla
la novità di lei sfiora la corda
accorda il tuo vagheggiare
s'anima il cielo in volo d'angeli
febbre la parola

Chiusura
Il testo funziona molto bene così com’è: ha immagini nette e un finale che brucia.

dove inginocchiata è la luce
lo spirito contempla il tremore del giorno,
come un incantesimo la novità di lei sfiora la tua corda,
e le dita, lente, accordano il vagheggiare.
Si apre un respiro di vetro nel petto,
s'anima il tuo cielo in volo d'angeli e polvere d'oro,
ogni nota è una piccola preghiera che si perde,
e il silenzio si piega a raccogliere il suono.
La voce si fa lume, la mano un archetto che cerca,
la parola si accende e brucia come febbre,
trasforma il desiderio in canto, il canto in luce,
e resti, col cuore teso, a ricevere la sua grazia.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Tutti quelli che erano nelle tende, appena seppero dell'accaduto, restarono allibiti 2e furono presi da paura e terrore, e nessuno volle più restare a fianco dell'altro, ma tutti insieme, disperdendosi, fuggivano per ogni sentiero della pianura e della montagna. 3Anche quelli accampati sulle montagne intorno a Betùlia si diedero alla fuga.

A questo punto gli Israeliti, cioè quanti tra loro erano abili alle armi, si buttarono su di loro. 4Ozia mandò subito a Betomestàim, a Bebài, a Coba, a Cola e in tutti i territori d'Israele messaggeri ad annunciare l'accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici per sterminarli. 5Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito quello che era accaduto nell'accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano in Gàlaad e nella Galilea li accerchiarono colpendoli terribilmente, finché giunsero a Damasco e nel suo territorio. 6Gli altri che erano rimasti a Betùlia si gettarono sul campo degli Assiri, si impadronirono delle loro spoglie e si arricchirono grandemente. 7Gli Israeliti tornati dalla strage si impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n'era in grandissima quantità.

Tripudio da Betùlia a Gerusalemme 8Allora il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio degli anziani degli Israeliti, che abitavano a Gerusalemme, vennero a vedere i benefìci che il Signore aveva operato per Israele e anche per incontrare Giuditta e salutarla. 9Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le rivolsero parole di benedizione ed esclamarono verso di lei: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele, tu splendido onore della nostra gente. 10Compiendo tutto questo con la tua mano, hai operato per Israele nobili cose: di esse Dio si è compiaciuto. Sii per sempre benedetta dal Signore onnipotente”. Tutto il popolo soggiunse: “Amen!”. 11Per trenta giorni tutto il popolo continuò a saccheggiare l'accampamento. A Giuditta diedero la tenda di Oloferne, tutte le argenterie, i letti, i vasi e tutti gli arredi di lui. Ella prese tutto in consegna e caricò la sua mula; poi aggiogò anche i suoi carri e vi accatastò sopra tutte quelle cose. 12Tutte le donne d'Israele si radunarono per vederla e la colmarono di elogi e composero tra loro una danza in suo onore. Ella prese in mano dei tirsi e li distribuì alle donne che erano con lei. 13Insieme con loro si incoronò di fronde di ulivo: si mise in testa a tutto il popolo, guidando la danza di tutte le donne, mentre seguivano, armati, tutti gli uomini d'Israele, portando corone e inneggiando con le loro labbra. 14Allora Giuditta intonò questo canto di riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo accompagnava a gran voce questa lode.

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Approfondimenti

14,19-15,3a. La scena che ci è dato osservare nel campo assiro è da comprendere in rapporto alle reazioni disperate osservate precedentemente nella città di Betulia (cfr. 8,29) durante l'assedio: mentre tuttavia in quel frangente gli Ebrei seppero volgere il loro sconforto in preghiera, elevando suppliche a Dio, ora gli Assiri sono totalmente in preda al panico e sono costretti a darsi alla fuga. Non possono certo pregare Nabucodonosor!

15,3b-7. L'esercito in preda al panico ormai è soltanto un'accozzaglia di sbandati in balia della rappresaglia giudaica, la quale non si fa attendere e assume proporzioni tali da coinvolgere tutto Israele, da Gerusalemme alla Galilea e fino in Transgiordania (v. 5). Quanto alle città menzionate nel v. 4, Betomastaim è probabilmente una pronuncia diversa del sito menzionato in 4,6; la città di Bebai è menzionata soltanto nel codice alessandrino, in alcuni minuscoli e nella versione etiopica, ma non ci è nota da altre fonti; Cobai (v. 4) è altrettanto sconosciuta e forse corrisponde a Coba menzionata in Gdt 4,4 (e 15,5); anche Cola è una località sconosciuta.

**15,8-16,20. Dopo la descrizione della disfatta degli Assiri siamo resi partecipi dell'entusiasmo che regna nel popolo giudaico e che si effonde in espressioni riconoscenti verso gli artefici della salvezza ottenuta: Giuditta e Dio. Se Giuditta ha sempre e volutamente accentuato che ella agiva per attuare il piano divino, nello stesso tempo il testo ha sottolineato che tale opera divina si realizzava «per mano sua» (8,33; 9,10; 12,4; 13,4.14.15; cfr. anche 15,10; 16,6), perciò anch'essa diventa oggetto della lode riconoscente del popolo. La sezione si divide in tre parti:

  • 15,8-10: Giuditta onorata dai capi del popolo;
  • 15,11-13: il popolo rende onore a Giuditta;
  • 15,14-16,20: Giuditta e il popolo rendono grazie a Dio.

15,8-10. La scena sottolinea l'onore riservato a Giuditta per la qualifica dei personaggi che si presentano a lodarla e per l'atto da essi compiuto (v. 9: addirittura entrano nella sua casa, un gesto ritenuto sconveniente e perciò corretto in alcuni mss. greci). I capi «vanno a vedere»: oggetto di tale visione sono sia i benefici compiuti da Dio, sia lo strumento scelto da Dio per attuare tali benefici. La lode profusa nei confronti di Giuditta (vv. 9-10) culmina nella benedizione: il popolo d'Israele può vantarsi di possedere una donna come Giuditta, che ha compiuto quanto è gradito a Dio e che a nome di Dio ha agito a favore del suo popolo. Il v. 9 è applicato nella liturgia latina alla Vergine Maria. Il v. 10 presenta nella Vulgata motivazioni diverse per la lode rivolta a Giuditta: «Poiché hai agito virilmente e ridato vigore al nostro cuore, perché hai amato la castità e non ti sei unita ad altro uomo dopo (la morte di) tuo marito: perciò la mano di Dio ti ha resa forte e sarai quindi benedetta per sempre».

15,11-13. Si accenna nuovamente al saccheggio dell'accampamento assiro (cfr. 15,6-7) per illustrare come il popolo ha dimostrato la sua riconoscenza a colei che ha dato l'avvio alla riscossa d'Israele: a lei è riservata la parte più pregiata del bottino, quella tenda e quegli arredi che furono teatro della sua vittoria sul tracotante nemico del suo popolo. Con una scena che richiama 1Sam 18,6-7, Giuditta è lodata dalle donne d'Israele e forma con esse un corteo trionfale. La scena presenta dei tratti tipicamente ellenistici: i tirsi (oggetto nominato nell'AT soltanto qui e in 2Mac 10,7 in occasione della festa della purificazione del tempio) che erano dei rami o bastoni ricoperti di frasche usati specialmente dalle baccanti e le corone (v. 13), che pure riflettono un costume ellenistico. Questi tratti depongono per una datazione recente del libro.

15,14-16,20. Giuditta è qui descritta sul modello di Maria, sorella di Aronne (cfr. Es 15,20-21), che a capo delle donne israelite intonò le lodi di Dio dopo la vittoria contro gli Egiziani.

(cf. FLAVIO DALLA VECCHIA, Giuditta – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from lucazanini

[132]

pasture poche da mirmecologo un [cuneo] cattivante la città in fase in originale distacca il resto] l'abbuono di famiglia a metri 10-[22-38 dall'ossauro riscrive] l'astoriA

 
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from badcrip

Procrastinare rientra nelle mie specialità. A volte penso a come sarebbe bello condividere con una persona e sentirsi come non mi sono sentita mai. Non è tanto una questione di sesso, quanto il non sentirsi sole a portare tutto il fardello delle scelte che si fanno e, soprattutto, di quelle che non si riescono a fare. Mi chiedo sempre più spesso qual è il significato della vita, di questa mia vita qui. A. crede nel karma e nella reincarnazione. Io no, ma mi chiedo che cazzo voglia insegnarmi questa vita. Io non lo capisco. A scegliere? A rendermi conto che non sono un'educatrice migliore di lei e che ho fallito anch'io? Quanto vorrei essere sciolta in un abbraccio, stasera. M. non risponde, è il suo modo di dirmi:“Sai cosa dovresti fare, te l'ho detto, ce lo siamo dette. Non lo stai facendo, che vuoi da me?”. La metafora del pane, che accumulo ma non mangio, vale anche stavolta. L'insistenza delle due mosche che mi ronzano intorno e s'appoggiano sulla mia pelle in continuazione rende bene il senso di fastidio che trasuda da tutti i miei pori. Sono protetta da persone amate, non sono sola. Eppure mi manca il “sentirmi viva” e qualcuno che mi dica: “Questa merda la gestiamo insieme”, oppure “Ti aiuto a reggerne il peso”. Perché è una valanga di merda! Perché alla fine sono io che dovrò decidere e attuare la mia decisione. È sparita la poesia dalle mie parole. Strizzata via dall'esasperazione, dalla disillusione, dalla morte del sogno. Schizzata via, come una molecola impazzita. Non era quello che avevo sperato per te. Avrei dovuto prenderti prima, quando l'ho fatto era già troppo tardi. Avrebbero dovuto tutelarti prima, adesso è difficile incollare i pezzi. “Forse devi recuperare il bambino che era”. Ma quel bambino è morto, sotto i colpi di chi l'ha fatto crescere troppo in fretta. Un po' di responsabilità ce l'hai anche tu. Potevi scegliere altro, potresti scegliere altro, invece di perpetuare l'autocondanna di tua madre. Potresti scegliere altro ma non lo fai. La vita ti presenterà il conto e tu le attribuirai la colpa. Ho visto gente innamorata, di recente. Mi sembra uno stato d'animo antico, che odora di armadio chiuso da troppo tempo. O forse sono io che odoro così.

Ps. Anche le mosche si sono rotte il cazzo, pare. O forse no...

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Spagna. Recuperata una preziosa tavola fiamminga del Cinquecento grazie ai Carabinieri Italiani

C’è un lieto fine che sa di vittoria per tutta la comunità culturale internazionale: una splendida tavola fiamminga del XVI secolo, trafugata e illegalmente esportata, ha fatto ritorno in Spagna. Un risultato reso possibile non solo dalla tenacia delle autorità iberiche, ma anche grazie al fondamentale contributo dei #Carabinieri italiani, confermando ancora una volta l’eccellenza del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (#TPC) nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.

Il Ministero della Cultura spagnolo ha recentemente consegnato al Museo di Belle Arti di La Coruña (in Galizia) una pregevole tavola fiamminga raffigurante la Vergine col Bambino, Sant’Anna e San Giuseppe. L’opera, attribuita a un maestro anonimo della scuola di Anversa dei primi del Cinquecento, si distingue per il suo eccezionale stato di conservazione. Il dipinto è infatti entrato a far parte in modo permanente della collezione del museo galiziano, tornando a essere fruito dalla collettività.

Dietro questo felice epilogo si nasconde un’indagine complessa e affascinante, nota come Operazione “Altarpiece”. Le indagini hanno rivelato che l’opera, insieme ad altri preziosi manufatti (tra cui tavole rinascimentali e opere attribuite a nomi del calibro di Amedeo Modigliani e Bruegel), proveniva da una lussuosa villa a Marbella, in Andalusia.

Questi tesori erano stati illegalmente esportati in Italia, eludendo i controlli e ignorando il diniego delle autorità spagnole, che avevano già negato i permessi di esportazione proprio a causa dell’inestimabile valore storico di queste opere per il patrimonio iberico. Grazie alla stretta collaborazione tra il Ministero della Cultura spagnolo, la Guardia Civil e i Carabinieri italiani, è stato possibile rintracciare i manufatti in gallerie d’arte e residenze private di diverse città italiane, riuscendo anche a seguire le tracce di altre opere già vendute e riesportate dall’Italia verso Paesi terzi.

Il recupero di questi beni ha innescato una straordinaria operazione di “restituzione” alla collettività. Oltre alla tavola fiamminga di La Coruña (la cui assegnazione è stata formalizzata durante la 97ª riunione del Consiglio per il Patrimonio Storico, tenutasi a Roma nell’ottobre 2025), altri reperti sono stati destinati a prestigiose istituzioni spagnole. Tra queste, i musei di León, Málaga, Valencia, Valladolid, e importanti realtà madrilene come il Museo Reina Sofía, il Museo Nazionale di Antropologia e il Museo Nazionale di Arti Decorative.

Il successo dell’Operazione “Altarpiece” è un monito severo per i trafficanti e un incoraggiamento per tutti coloro che credono che l’arte non sia un bene di lusso da nascondere in collezioni private, ma una memoria collettiva da custodire. Se vi trovate in Galizia, non perdete l’occasione di ammirare questa splendida tavola fiamminga: è la testimonianza vivente che, a volte, l’arte riesce davvero a tornare a casa.

#ArteRecuperata #CarabinieriTPC #PatrimonioCulturale #ArteFiamminga #Spagna #TutelaDellArte #OperazioneAltarpiece #MuseoLaCoruña

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Sud America-Piemonte. Arresti in Brasile in un'operazione contro la tratta di cocaina

Con il supporto di Europol, le forze dell'ordine italiane (Raggruppamento Operativo Speciale – #ROS – Carabinieri) e brasiliane (Polícia Federal Curitiba – Grupo de Investigações Sensíveis – GISE) hanno smantellato una vasta rete di traffico di droga e riciclaggio di denaro collegata alla ‘Ndrangheta. L’operazione, denominata EREDITÀ, ha portato all’arresto di sette persone e rappresenta il culmine di anni di indagini su traffico di cocaina su vasta scala tra Sud America e Europa.

Il 16 settembre 2026, in Brasile, le autorità di São Paulo hanno condotto una serie di perquisizioni e operazioni sincronizzate, con l’appoggio di esperti di #Europol. Sono stati sequestrati 9 immobili, 2 aziende e altri beni, oltre a numerosi conti bancari congelati. Durante le operazioni, sono state arrestate otto persone di nazionalità italiana e brasiliana coinvolte nel traffico e nel riciclaggio di denaro. Gli indagati sono stati raggiunti Palhoça (Santa Catarina) e nelle città dello stato di San Paolo di San Paolo, São Caetano, Santos e Americana. Avrebbero assunto il controllo delle attività illecite in Sud America, dove da tempo volti di spicco della famiglia Assisi e della 'ndrangheta piemontese risiedono e fanno affari.

L’indagine ha portato alla luce un sistema industriale di traffico di droga, che movimentava tonnellate di cocaina dalla Brasile verso l’Europa attraverso carichi commerciali legittimi come ceramiche, legname, sanitari e alimentari. La rete sfruttava infrastrutture portuali strategiche in Brasile, mantenendo legami profondi tra Italia e Brasile tramite familiari e collaboratori.

Il gruppo criminale utilizzava piattaforme criptate e meccanismi sofisticati per il riciclaggio, con facilitatori finanziari specializzati nelle transazioni internazionali clandestine. Una parte dei profitti veniva reinvestita in nuove operazioni, perpetuando un ciclo criminale che si è evoluto nel tempo, mantenendo i legami con le reti già attive dal 2019.

Europol ha fornito analisi operative, intelligence e supporto finanziario, contribuendo a coordinare le attività tra Italia e Brasile. Un esperto di Europol è stato presente sul campo per monitorare in tempo reale le operazioni e garantire una collaborazione efficace tra le autorità.

#AntiDroga #Ndrangheta #Brasile #Italia #OperazioneEREDITÀ #CooperazioneInternazionale

 
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from lucazanini

[piriche]

camera [bianca all'avanguardia l'] arma carica l'arciducherie le accise-patrol i dati [saranno serrati lo squadro ittico measure [for] measure

 
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