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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Latitante di ‘ndrangheta arrestato in una operazione congiunta da Carabinieri, la Polizia Cantonale di Zurigo e la Polizia federale elvetica

La Polizia Cantonale di Zurigo in collaborazione con la Polizia Federale elvetica, su indicazione del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (ROS), ha arrestato il latitante Bruno Vitale, considerato appartenente alla cosca di ndrangheta Gallace di Guardavalle (Catanzaro).

L’attività si inserisce nell’ambito dell’indagine “Ostro-Amaranto” dei Carabinieri del ROS, attraverso la quale è stata ricostruita, a livello di gravità indiziaria, l’operatività della locale di ‘ndrangheta di Guardavalle, attiva nel Soveratese e con ramificazione nel Centro-Nord Italia.

L’indagine, conclusa a gennaio dello scorso anno, ha visto l’esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), nei confronti di 44 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, voto di scambio politico mafioso, procurata inosservanza di pena, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, detenzione, porto in luogo pubblico e traffico, pure internazionale, di armi, anche da guerra, nonché di materiale esplodente, aggravati dal metodo mafioso.

La cattura del latitante costituisce il culmine di un’ attività di ricerca posta in essere dai Carabinieri del ROS. Sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, con il supporto dell’Unità I-CAN (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) e in stretta collaborazione con i Reparti Investigativi della Polizia Federale Svizzera, nonché con quelli della Polizia Cantonale di Svitto e di Zurigo diretti e coordinati dall’Ufficio Federale di Giustizia Svizzero e Ministero Pubblico della Confederazione Elvetica, mediante attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, anche transfrontaliero, si è localizzato il ricercato all’interno di un’abitazione di Wetzikon, cittadina del cantone di Zurigo.

Vitale è stato momentaneamente ristretto presso un carcere elvetico in attesa di essere estradato in Italia, dovrà rispondere non solo delle accuse di partecipazione all’associazione mafiosa e possesso di armi contestategli nell’operazione “Ostro-Amaranto”, ma anche di reati concernenti il traffico internazionale di sostanze stupefacenti contestategli con la misura cautelare dell’operazione “Kleopatra” a cui era sfuggito lo scorso maggio.

#carabinieri #armadeicarabinieri #ros #ICAN #ndrangheta #PoliziaCantonaleZurigo #Polizia federale elvetica #latitante

 
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from Transit

(201)

(GM1)

Facciamo il punto sul lavoro del Governo Meloni. Tanto per essere chiari.

Il governo #Meloni aveva promesso la rivoluzione, si è presentato con lo slogan “Pronti a risollevare l’Italia” e per ora ha risollevato soprattutto le aspettative tradite. In campagna elettorale si parlava di “taglio delle tasse”, “riduzione della pressione fiscale”, flat tax estesa alle partite IVA fino a 100 mila euro e progressiva eliminazione dell’Irap, il tutto condito dal ritornello sulle famiglie schiacciate dal fisco. A distanza di anni, i numeri raccontano una storia lievemente diversa dalle conferenze stampa: la pressione fiscale è cresciuta, toccando il 42,5 per cento nel 2024, e le tanto sbandierate rivoluzioni fiscali sono rimaste un genere letterario.

La leggendaria flat tax “per tutti” non si è vista, se non in forma di annunci evaporati tra un vertice di maggioranza e una nota del #MEF. L’estensione promessa alle partite IVA fino a 100 mila euro è stata rinviata, limata, poi discretamente accantonata nelle ultime manovre, mentre ci si è dedicati a piccoli ritocchi spacciati per “svolta epocale”. Nel frattempo il grande riordino delle detrazioni ha prodotto un aumento di gettito a regime, con tagli che colpiscono anche famiglie e contribuenti medio‑alti: altro che liberazione fiscale, sembra più una stretta travestita da riforma coraggiosa.

Capitolo carburanti, ovvero l’epica saga delle accise. Dall’opposizione Meloni e soci ripetevano che le accise sui carburanti andavano progressivamente abolite, come se bastasse un cambio di governo perché il pieno costasse magicamente la metà. Una volta arrivati a Palazzo Chigi, improvvisamente si è scoperto che il bilancio dello Stato non si regge sugli slogan: il piano strutturale concordato con Bruxelles prevede un graduale aumento delle accise sul gasolio per allinearle alla benzina, mentre si procede a un robusto disboscamento delle detrazioni fiscali per circa 7 miliardi l’anno. Il risultato è che chi faceva il pieno sognando “meno tasse” oggi paga di più e ha pure meno margini di detrazione, ma può sempre consolarsi con un post su X in cui gli spiegano che la colpa è dell’Europa, del passato, del destino cinico e baro, mai delle scelte del governo.

(GM2)

Sul fronte sociale, il racconto era quello della difesa del ceto medio e della “dignità del lavoro”, con promesse di rilancio dello Stato sociale e di un grande investimento nella sanità pubblica. Peccato che, nella realtà, l’Italia nel 2024 destini alla sanità circa il 6,3 per cento del PIL, sotto la media OCSE ed europea, mentre i cittadini fanno la fila mesi per una visita o scivolano nel privato a pagamento. Il governo rivendica “record di risorse” stanziate, ma si dimentica di aggiungere che l’aumento nominale serve in gran parte solo a inseguire l’inflazione, lasciando il servizio sanitario in cronico affanno e sempre più lontano dalla retorica della “sanità per tutti”.

Se si allarga lo sguardo all’insieme del programma del centrodestra, il quadro diventa quasi didattico. Un’analisi su cento impegni chiave mostra che solo poco più di una ventina possono dirsi compiutamente realizzati, mentre il resto è in sospeso, annacquato o francamente tradito.

In teoria doveva essere la stagione della riscossa nazionale; in pratica è diventata la stagione del “non abbiamo potuto”, “ci hanno impedito”, “non è colpa nostra”, mentre le famiglie fanno i conti con tasse non più leggere, servizi non più efficienti e un futuro che assomiglia terribilmente al passato.

Le promesse mancate del governo Meloni non sono incidenti: sono il vero progetto politico, dove la propaganda viene mantenuta con rigore assoluto e la realtà può tranquillamente arrangiarsi.

#Blog #Politica #Economia #Italia #GovernoMeloni #Opinioni

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Bello il titolo e ancor più bello il disco di Peter Wolf “Midnight Souvenirs“. Non si può certamente dire che il nostro sessantaquattrenne cantautore non abbia rispettato il motto di “pochi ma buoni” perché infatti nei venticinque anni di carriera musicale la sua produzione discografica non ha riempito i scaffali dei negozi di dischi e neanche le tasche della sue case discografiche. Ha inciso infatti solo sette album, l’ultimo “Sleepless” risale a otto anni fa ed è considerato tra i primi 500 album di tutti i tempi per la rivista Rolling Stones... https://www.silvanobottaro.it/archives/4038


Ascolta il disco: https://youtu.be/tv0l5OH6XeA?si=3_YD30t_HOZwpdqy


 
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from norise 3 letture AI

Non sei dei loro

nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po’ ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora-

sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli

. Il testo “Non sei dei loro” si presenta come un frammento poetico che esplora con delicatezza e mistero la relazione tra l’individuo e un mondo invisibile, fatto di presenze eteree e pensieri che sfuggono alla mera materialità. La prima parte, dove si afferma:

nel chiuso della stanza o di pomeriggio nel sole da un po’ ti sorprendono a parlare coi morti – questi non tornano e tu non sei dei loro -ancora-

ci invita a considerare quei momenti in cui, sia nella sicurezza di un ambiente chiuso sia sotto la luce del giorno, la persona viene inaspettatamente raggiunta da conversazioni con chi non è più fra noi. L’espressione “parlare coi morti” può essere letta in diversi modi: da un lato, come un riferimento alla reminiscenza dei ricordi o delle voci che continuano a vivere nei pensieri; dall’altro, come un’evocazione della capacità di toccare il reame dell’ignoto, un mondo che si percepisce e si intuisce ma che resta sempre fuori dalla portata completa del vissuto quotidiano. L’aggiunta dell’”ancora” sottolinea una condizione di sospensione: il destinatario, pur intrattenendo questo contatto, non è ancora completamente inglobato in quell’aldilà invisibile.

La seconda parte del testo amplifica questo suspence e la sensazione di mistero:

sono spirito (ma di essi poco si sa) -ubiqui ti leggono il pensiero e a volte giocano con le nuvole – quando nelle tue pareidolie ti pare ravvisarli

Qui si introduce l’idea di entità spirituali, ammantate di un alone di enigma («poco si sa»), che cercano una forma di comunicazione più sottile e pervasiva, tanto da poter «leggere il pensiero». Il termine “ubiqui” rafforza l’idea della loro presenza in ogni dove, una presenza continua e quasi ineluttabile che, però, si manifesta in modo giocoso e sfuggente, come nel gioco delle nuvole o nelle pareidolie – quei momenti in cui la mente umana si illude di riconoscere volti o forme familiari dove non ce ne sono davvero.

Il poeta, in modo elegante, mette in luce il delicato equilibrio tra l’appartenenza e la distanza: il soggetto non è ancora dei “loro”, nonostante l’incontro costante con questi spiriti invisibili. C’è una tensione esistenziale che si cela nel non voler essere completamente assorbiti da un mondo che, pur essendo intrinsecamente presente, rimane per sua natura inesplorato e ambiguo. Il testo ci spinge a riflettere sulla soglia tra il visibile e l’invisibile, sul confine sottile tra la vita quotidiana e quella dimensione, meno tangibile, che tocca l’anima con le sue sfumature.

Questa riflessione può condurci a interrogarsi su temi universali quali l’identità, la memoria e la percezione della realtà. Ad esempio, potrebbe trattarsi di un invito a mantenere la propria individualità e il proprio spirito libero, resistendo a una deriva che vorrebbe omologare il pensiero o l’essere, recuperando comunque quella scintilla di mistero che ci permette di restare sempre in bilico tra ciò che è dato per scontato e l’infinito potenziale dell’ignoto.

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

1Dopo qualche tempo, nei giorni della mietitura del grano, Sansone andò a visitare sua moglie, le portò un capretto e disse: “Voglio entrare da mia moglie nella camera”. Ma il padre di lei non gli permise di entrare 2e gli disse: “Credevo proprio che tu l'avessi presa in odio e perciò l'ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non è più bella di lei? Prendila dunque al suo posto”. 3Ma Sansone rispose loro: “Questa volta non sarò colpevole verso i Filistei, se farò loro del male”. 4Sansone se ne andò e catturò trecento volpi; prese delle fiaccole, legò coda a coda e mise una fiaccola fra le due code. 5Poi accese le fiaccole, lasciò andare le volpi per i campi di grano dei Filistei e bruciò i covoni ammassati, il grano ancora in piedi e perfino le vigne e gli oliveti. 6I Filistei chiesero: “Chi ha fatto questo?”. La risposta fu: “Sansone, il genero dell'uomo di Timna, perché costui gli ha ripreso la moglie e l'ha data al compagno di lui”. I Filistei salirono e bruciarono tra le fiamme lei e suo padre. 7Sansone disse loro: “Poiché agite in questo modo, io non la smetterò finché non mi sia vendicato di voi”. 8Li sbatté uno contro l'altro, facendone una grande strage. Poi scese e si ritirò nella caverna della rupe di Etam. 9Allora i Filistei vennero, si accamparono in Giuda e fecero una scorreria fino a Lechì. 10Gli uomini di Giuda dissero loro: “Perché siete venuti contro di noi?”. Quelli risposero: “Siamo venuti per legare Sansone, per fare a lui quello che ha fatto a noi”. 11Tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della rupe di Etam e dissero a Sansone: “Non sai che i Filistei dominano su di noi? Che cosa ci hai fatto?”. Egli rispose loro: “Quello che hanno fatto a me, io l'ho fatto a loro”. 12Gli dissero: “Siamo scesi per legarti e metterti nelle mani dei Filistei”. Sansone replicò loro: “Giuratemi che non mi colpirete”. 13Quelli risposero: “No; ti legheremo soltanto e ti metteremo nelle loro mani, ma certo non ti uccideremo”. Lo legarono con due funi nuove e lo trassero su dalla rupe. 14Mentre giungeva a Lechì e i Filistei gli venivano incontro con grida di gioia, lo spirito del Signore irruppe su di lui: le funi che aveva alle braccia divennero come stoppini bruciacchiati dal fuoco e i legacci gli caddero disfatti dalle mani. 15Trovò allora una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa mille uomini. 16Sansone disse: “Con una mascella d'asino, li ho ben macellati! Con una mascella d'asino, ho colpito mille uomini!“. 17Quand'ebbe finito di parlare, gettò via la mascella; per questo, quel luogo fu chiamato Ramat-Lechì. 18Poi ebbe gran sete e invocò il Signore dicendo: “Tu hai concesso questa grande vittoria per mezzo del tuo servo; ora dovrò morire di sete e cadere nelle mani dei non circoncisi?”. 19Allora Dio spaccò la roccia concava che è a Lechì e ne scaturì acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita. Perciò quella fonte fu chiamata En-Kore: essa esiste a Lechì ancora oggi. 20Sansone fu giudice d'Israele, al tempo dei Filistei, per venti anni.

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Approfondimenti

1-8. Il brano presenta una serie di azioni e reazioni in maniera rapida e stringata: il suocero rifiuta a Sansone, desideroso di accostare la moglie, l'accesso a lei, vv. 1-2; Sansone reagisce dando fuoco ai campi dei Filistei, vv. 3-5. I Filistei sembrano dar ragione a Sansone e puniscono suo suocero incendiandogli la casa; anche la moglie di Sansone trova la morte; Sansone, che evidentemente è ancora innamorato della moglie, si vendica contro i Filistei e fa una carneficina,

7-8. Il motivo della vendetta domina il brano. C'è anche la tendenza ad allargare la vicenda familiare di Sansone, per conferirle una dimensione quanto meno tribale. Una volta placatosi, il nostro eroe si ritira a vivere in una caverna.

9-20. Anche in questo brano si ha un'azione dei Filistei, vv. 9-13, e la consueta reazione di Sansone. I due momenti però qui sono molti più sviluppati e in crescendo. Si amplia il raggio d'influenza di Sansone. Fino ad ora era stata coinvolta solo la piccola tribù di Dan. Ora entra in campo la tribù di Giuda, abitante la catena montagnosa che si trova alle spalle del territorio danita. A quanto pare, Giuda intende conservare rapporti non bellicosi con i Filistei, dà ragione a costoro e consegna Sansone legato. Sansone, investito dallo spirito di JHWH (v. 14), prima spezza le funi, poi con una mascella d'asino elimina un grande numero di Filistei. Le cifre, qui come lungo tutto il ciclo di Sansone, sono iperboliche. Si nota però un'intenzionale crescendo nella presentazione del vigore fisico del protagonista. Il motivo delle funi spezzate sarà ripreso e diventerà centrale nel capitolo seguente.

20. Il v. ha valore conclusivo. La notizia è ripetuta in 16,31b. Forse qui è dovuta a un redattore che, considerando indecorosa la morte di Sansone, volle eliminarne il racconto e terminare qui la storia delle gesta dell'eroe.

(cf. VINCENZO GATTI, Giudici – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from La biblioteca di Amarganta

Iniziamo il viaggio ... dal Titolo

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Inifinita. Lettera &, creatore Antonio Basioli

Esiste un libro che tutti conoscono e che pochissimi hanno letto. È un classico del fantasy di cui sono molto più quelli che hanno visto i film.

No! Non stiamo parlando del Signore degli Anelli del professor Tolkien, ma de La Storia Infinita di Michael Ende.

Tutti lo conoscono, ma pochi lo hanno letto. E molti si fermano al film. Un film che lo stesso Ende disconobbe. Un film che malgrado il messaggio edificante, una canzone memorabile e bellissimi animatronici ... appiattisce quello che Ende voleva dire veramente. Come cosa il Nulla veramente significasse e (sopratutto) su cosa il Nulla effettivamente facesse agli abitanti di Fantasìa!

Perché sì, il Nulla per Ende non è una forza che semplicemente consuma. Il Nulla per Ende era (SPOILER) bensì una forza che corrompe, non dissimile dai Signori Grigi del suo altro successo Momo, ma ... ci torneremo su questo!

Il titolo che ho scelto per questo blog fa riferimento poi a un luogo che nei tre film degli anni '80-'90 non è mai apparso: la Biblioteca di Amarganta, cioè la Biblioteca della Città D'Argento (se avete visto anche La Storia Infinita 2 forse la conoscete), oltre a richiamare la famosa Biblioteca di Alessandria!

La biblioteca è il luogo di una scena molto importante che rivela un aspetto fondamentale del world-building Endeliano e che lo rende anomalo rispetto a tutti quelli che conosciamo. Un mondo dove spazio e tempo non sono quelli che noi conosciamo! Si tratta della scena dove si capisce che Fantasìa non è il mondo di una storia fantastica, bensì il mondo delle storie fantastiche. Perché “una storia può essere nuova eppure parlare di tempi lontanissimi.”

E come la biblioteca è il posto dove i lettori veramente conoscono e capiscono Fantasìa, questo blog vuole fare lo stesso. Perché Fantasìa non è comprensibile senza conoscere i suoi luoghi, i suoi personaggi e i suoi visitatori.

Atreiu (con la I mi raccomando!), Bastiano (sì all'italiana!), il fortunadrago Fùcur, l'Infanta Imperatrice, Xayde, Mork e i Bisolitari ... in questo viaggio li vedremo e li incontreremo tutti, in un viaggio che (al pari dei capitoli del libro) seguirà l'ordine alfabetico delle 26 lettere e che ci farà conoscere anche il pensiero del suo autore!

Siete pronti a cominciare?

 
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from norise 3 letture AI

Il mare era una favola

“non vorrei più uscire da questa dimensione eppure basterebbe come altre volte stringere forte gli occhi e…”

ma voglia non ne avevo – poi giocoforza mi ritrovai quasi deluso nel mio letto

avevo lasciato un mare che era una favola un’immensa tavola imbandita per i gabbiani a frotte

. Questo testo evoca un viaggio interiore carico di dissonanze tra l'incanto del sogno e la realtà del risveglio. La poesia, intitolata “Il mare era una favola”, si sofferma su quella dimensione magica e quasi irreale che, pur essendo percepita con intensità, svanisce lasciando dietro di sé solo il retrogusto della quotidianità.

Il desiderio di restare nell'incanto

La prima parte del testo presenta una voce interiore che esprime il desiderio di non abbandonare una dimensione onirica, quasi come se fosse un porto sicuro in cui rifugiarsi: > “non vorrei più uscire da questa > dimensione eppure basterebbe > come altre volte > stringere forte gli occhi e…”

Qui l’atto del “stringere forte gli occhi” diventa un gesto simbolico per entrare (o forse riconnettersi) con quella dimensione magica. L'ellissi suggerisce un invito implicito a lasciare correre l'immaginazione, a completare il gesto in modo personale, cosa che accenna a un rituale intimo di evasione dalla realtà.

Il contrasto tra l’immaginario e la realtà

Subito dopo, il tono muta: > ma voglia non ne avevo – poi giocoforza > mi ritrovai quasi deluso nel mio letto

La transizione dal desiderio alla realtà si manifesta in forma quasi forzata; il poeta, per mancanza di «voglia», non si concede più quella fuga e si ritrova, con una nota di delusione, nel mondo del risveglio. È come se il lasciar andare quella dimensione onirica comportasse inevitabilmente una profonda consapevolezza della banalità del quotidiano.

La trasformazione del mare in metafora

Le ultime righe introducono l'immagine del mare, trasformato in una favola e paragonato ad un’immensa tavola imbandita: > avevo lasciato un mare che era > una favola > un’immensa tavola > imbandita per i gabbiani a frotte*

Qui il mare, tradizionalmente simbolo di vastità, mistero ed emozione, diventa la rappresentazione di quel mondo immaginativo che il poeta ha abbandonato. La metafora della tavola imbandita richiama invece un’immagine di abbondanza e festa, ma destinata, ironicamente, ai “gabbiani a frotte”: creature che, nella loro banalità e quotidianità, non colgono il senso profondo di quella ricchezza preternaturale. È come se l'ispirazione, una volta lasciata, si ritrovi ad essere messa a disposizione di chi non sa apprezzarla, quasi a simboleggiare lo spreco di una bellezza unica.

Riflessioni sul significato

Il testo ci invita a riflettere su come l'intensità dell’immaginazione e del sogno possa svanire con la riscoperta del vivere quotidiano. C'è un palpabile senso di nostalgia per quella dimensione perduta, un rimpianto per aver lasciato andare la magia, pur sapendo che bastava un semplice gesto – lo stesso che, in altre occasioni, aveva il potere di trasportarlo in quel mondo fatato.

Il contrasto tra il desiderio di permanenza nell'incanto e la realtà che ritorna, quasi controcorrente, evidenzia una tensione esistenziale: il bisogno di fuggire dalla banalità e l’impossibilità di perpetuare indefinitamente quella fuga. In questo gioco di immagini, i gabbiani possono essere visti come simbolo delle forze materiali e quotidiane che reclamano ciò che è stato abbandonato, rendendo la “favola” un ricordo ormai sbiadito.

 
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from rimelimerick

IL CANE DI LUCA È TUTTO NERO, IL GATTO DI CARLA SALE SUL PERO.

TRA LE CANNE FA IL NIDO L’OCA, NEL MARE BLU NUOTA LA FOCA.

CORRE IL CAVALLO, DORME IL CAMMELLO, IL CALAMARO NON È MOLTO BELLO.

LA PECORA BELA, E FA LA LANA, LA LUMACA VA PIANO, MA VA LONTANA.

IL CAMALEONTE DAI MILLE COLORI VIVE SULL’ ALBERO PIENO DI FIORI.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Pirateria audiovisiva. L'Italia guida un'operazione internazionale che punta allo “switch-off”

Si è conclusa in questi giorni una indagine internazionale denominata “Switch off” per il contrasto al cybercrime e alla pirateria audiovisiva, diretta dalla Procura della Repubblica di Catania e svolta con il coordinamento di #Eurojust con le autorità giudiziarie dei singoli Paesi coinvolti, con il coinvolgimento e la collaborazione di #Europol ed #Interpol.

L’attività si è svolta con il coordinamento operativo del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica italiano, nonché il supporto della rete @On (Operation network), che è finanziata dalla Commissione europea con la guida dalla Direzione investigativa antimafia (DIA).

L’indagine ha consentito di acquisire indizi di colpevolezza nei confronti dei 31 componenti di un gruppo criminale organizzato a carattere transnazionale, accusati della diffusione di palinsesti televisivi ad accesso condizionato, accesso abusivo a un sistema informatico, frode informatica, intestazione fittizia di beni e riciclaggio.

L’attività ha permesso di smantellare una infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di utenti finali, in ambito nazionale e internazionale. Con un sofisticato sistema informatico, quello delle Iptv illegali, venivano fraudolentemente captati e rivenduti i palinsesti live e i contenuti on demand protetti da diritti televisivi, di proprietà delle piattaforme televisive nazionali ed internazionali, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount, Disney+.

Oltre cento operatori della Polizia postale hanno effettuato perquisizioni nei confronti di 31 indagati in 11 città in Italia e 14 obiettivi situati all’estero, in collaborazione con le Forze di polizia di Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo. Eseguiti provvedimenti anche in Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi uniti, grazie alla cooperazione della autorità locali.

L’indagine è stata avviata un anno fa grazie agli spunti investigativi ottenuti da una precedente operazione internazionale, convenzionalmente denominata “Taken down”.

Gli investigatori hanno analizzato i numerosi dati acquisiti dai sequestri dei dispositivi e delle apparecchiature, dal monitoraggio della rete e analisi dei flussi, nonché delle informazioni da fonti aperte e dai sistemi di messaggistica oltre al tracciamento delle transazioni finanziarie, soprattutto in criptovalute.

Gli indagati hanno adottato strategie avanzate di anonimizzazione che si sono concretizzate in una serie di operazioni, quali l’investimento in criptovalute, l’intestazione fittizia di beni e la costituzione di società fittizie, in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei proventi e si sono resi responsabili di frode fiscale attraverso il regime nelle transazioni intracomunitarie.

Tali attività illecite hanno permesso all’organizzazione criminale di realizzare un giro di affari di milioni di euro mensili, provocando notevoli danni economici ai broadcaster, case cinematografiche e leghe sportive.

L'operazione ha bloccato l'attività di un migliaio di rivenditori italiani con oscuramento di oltre 100mila utenti finali in Italia e milioni a livello mondiale.

In Italia sono state sequestrate tre piattaforme Iptv illegali, con apposizione di pannelli di sequestro ai siti vetrina e gruppi Telegram utilizzati per la vendita.

In Romania è stata individuata una rilevante Iptv mondiale che distribuiva contenuti attraverso sei server, cinque ubicati in Romania e in uno Stato africano.

 
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from lucazanini

[esclusioni]

gli istituti sono nello schermo li] accendono provocate cautele bis di formati-frau non tutti] gli istituti sono registrati alcuni] per effetto delle vite scientifiche settanta gli schedari

 
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from storieribelli

Impressioni di un neurodivergente ... forse

Una giornata di vento, il mare agitato. C'è un momento in cui il rumore del mondo diventa un muro bianco, come schiuma di mare. Forse è la mia coscienza irrequieta e neurodivergente, in perenne sovraccarico. E non è un difetto di fabbrica, ma una frequenza diversa: un segnale che viaggia su onde più alte, più veloci, più feroci ... come onde del mare spumeggianti, che si accavallano, irrompono sulla spiaggia, travolgono e si sciolgono in un nulla. Forse c'è un richiamo più profondo, non è spettinare i pensieri, ma spazzarli per fare spazio. Il bisogno di un reset totale. Non è una fuga: è necessità sistemica: riformattare ogni percezione, spegnere il rumore, riformulare il dolore e le sovrastrutture per tornare all'essenziale. Ricominciare da capo. Come quest'acqua: capace di distruggersi per poi ricomporsi, sempre diversa, sempre nuova. Ricominciare, non dal nulla, ma da se stessi.

 
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from L' Alchimista Digitale

Le parole: piccole bombe a orologeria del pensiero

Nasce, oggi più che mai, l’esigenza di dare senso alle parole, alle cose, ai rapporti umani, alla politica — intesa nel suo significato più nobile, quello dell’agire collettivo consapevole. Le parole, ormai, sembrano stanche, logore, a volte persino annoiate di noi. Le abbiamo usate così tanto, così male e così spesso, che si sono svuotate di significato come una vecchia batteria del telefono che non regge più la carica. Le nostre parole non sono più strumenti di comunicazione, ma spesso rumore di fondo. Per tornare a raccontare davvero, dobbiamo imparare a rigenerarle, a farle respirare di nuovo. E per farlo serve un atto coraggioso e quasi chirurgico: fare a pezzi le parole per ricostruirle. Questo processo si chiama manomissione — termine dal doppio volto. Da un lato significa alterazione, gesto “violativo” nei confronti del linguaggio. Dall’altro, dal latino manumissio, indica la liberazione di uno schiavo. E forse è proprio questo il punto: dobbiamo liberare le parole da ciò che le imprigiona, da significati abusati, da slogan vuoti e dal chiacchiericcio sterile dei social. Siamo legati a parole che spesso non corrispondono a ciò che vorremmo davvero dire. Ci autocensuriamo per paura dell’indifferenza o per quella fastidiosa insicurezza che ci spinge a cercare parole “giuste” anziché parole vere. Ma una parola, anche la più semplice, esprime un pensiero, un mondo interiore, un punto di vista. Se cambio la parola, cambio il pensiero. E se cambio il pensiero, inevitabilmente, cambia anche la mia percezione del mondo. Ecco perché il linguaggio non è mai neutro. È un atto di potere, un atto di creazione. Le parole costruiscono o distruggono, uniscono o separano, fanno nascere sogni o scavano abissi. Non c’è bisogno di essere poeti per capirlo: basta una discussione di coppia o un commento affrettato in riunione per rendersi conto che una sola parola può scatenare l’apocalisse o salvare la giornata. Il linguaggio, quindi, ha un impatto profondo sulla vita quotidiana. È necessario intervenire sul modo in cui lo usiamo, dosandolo come un farmaco: la giusta misura fa bene, l’eccesso può essere tossico. Imparare a misurare le parole non significa parlare meno, ma parlare meglio. Come ricordava Louise Hay: “Le parole sono un’arma molto potente perché influenzano il nostro stato d’animo, la nostra percezione del mondo e le nostre scelte. Proprio come scegliamo con cura il cibo, il nutrimento per il nostro corpo, occorre prestare attenzione anche alle parole che utilizziamo per il nostro dialogo interiore e per le interazioni con gli altri. Esse sono la base per la nostra forza e serenità interiore. Nelle parole è racchiuso il seme della felicità.” E allora forse dovremmo iniziare ogni mattina scegliendo con cura le parole da “indossare”, come facciamo con i vestiti. Alcune sono scomode, altre eleganti, altre ancora così leggere che ci fanno sentire più vivi. Dopotutto, una parola gentile costa meno di un caffè, ma può risvegliare un’anima addormentata. Con le parole, dunque, bisogna stare attenti: sono creature vive, capricciose, a volte dispettose. Più le misuriamo, più impariamo ad ascoltarle, e più riusciremo a farci ascoltare a nostra volta. Perché il vero dialogo non nasce dal parlare tanto, ma dal parlare bene — con cuore, misura e un pizzico di ironia. E ricordiamolo: le parole non sono solo quello che diciamo, ma anche quello che diventiamo dopo averle dette.

 
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from fenix

V_1.1 del 29 Gennaio 2026

#tutorial #guide #linux #flatpak


Installazione di Applicazioni con Flatpak

Passaggi per Installare un'Applicazione

  1. Assicurati che Flatpak sia installato: Verifica se Flatpak è già installato sul tuo sistema.
   flatpak --version

Se non è installato, puoi farlo tramite il gestore di pacchetti della tua distribuzione.

  1. Aggiungi un Repository (opzionale): Se l'applicazione che desideri installare non è presente nel repository predefinito, potresti dover aggiungere un repository. Ad esempio, per Flathub (il repository più comune):
   flatpak remote-add --if-not-exists flathub https://flathub.org/repo/flathub.flatpakrepo
  1. Trova l'ID dell'Applicazione: Puoi cercare l'applicazione di tuo interesse su Flathub o utilizzare il comando:
   flatpak search <nome-applicazione>
  1. Installa l'Applicazione: Una volta trovato l'ID dell'applicazione, utilizza il comando seguente:
   flatpak install flathub <ID-applicazione>

Ad esempio, per installare Spotify, esegui:

   flatpak install flathub com.spotify.Client

Esempio Completo

Ecco un esempio completo per installare un'applicazione:

flatpak install flathub com.spotify.Client

Conclusione

Dopo aver eseguito il comando, Flatpak scaricherà e installerà l'applicazione selezionata. Puoi quindi avviare l'applicazione dal menu delle applicazioni del tuo sistema oppure utilizzando il comando:

flatpak run <ID-applicazione>

Sostituisci <ID-applicazione> con l'ID corretto dell'applicazione installata.


Installazione di un File Flatpak

Passaggi per Installare un File Flatpak

  1. Apri il Terminale: Inizia aprendo il terminale sul tuo sistema.

  2. Naviga alla Directory del File: Usa il comando cd per spostarti nella cartella dove si trova il file .flatpak. Ad esempio:

   cd /percorso/del/file
  1. Installa il File Flatpak: Usa il seguente comando per installare il file:
   flatpak install --user nomefile.flatpak

Sostituisci nomefile.flatpak con il nome esatto del tuo file.

Esempio

Se il tuo file si chiama app.flatpak, il comando sarà:

flatpak install --user app.flatpak

Nota Aggiuntiva

  • Opzione --user: Questa opzione è utilizzata per installare l'applicazione solo per l'utente corrente. Se desideri installarla per tutti gli utenti, ometti questa opzione (se hai i permessi necessari).

Conferma Installazione

Flatpak ti chiederà di confermare l'installazione e ti fornirà informazioni sull'applicazione. Segui le istruzioni a schermo per completare il processo.

Conclusione

Una volta completata l'installazione, puoi avviare l'applicazione dal menu delle applicazioni o utilizzando il comando:

flatpak run <ID-applicazione>

Sostituisci <ID-applicazione> con l'ID corretto dell'applicazione installata.


Rimozione di Applicazioni con Flatpak

Passaggi per Rimuovere un'Applicazione

  1. Trova l'ID dell'Applicazione (se non lo ricordi): Puoi ottenere un elenco delle applicazioni installate con il seguente comando:
   flatpak list --app --columns=application
  1. Rimuovi l'Applicazione: Una volta trovato l'ID, usa il comando seguente per rimuovere l'applicazione:
   flatpak uninstall <ID-applicazione>

Esempio

Se vuoi rimuovere Spotify, esegui:

flatpak uninstall com.spotify.Client

Opzioni Aggiuntive

  • Rimuovere Tutti i Dati: Se desideri rimuovere anche i dati associati all'applicazione, puoi aggiungere l'opzione --delete-data:
flatpak uninstall --delete-data com.spotify.Client
  • Conferma Rimozione: Flatpak ti chiederà di confermare la rimozione. Basta seguire le istruzioni sullo schermo.

Conclusione

Dopo aver eseguito il comando, l'applicazione sarà rimossa dal tuo sistema. Puoi verificare che sia stata effettivamente disinstallata ripetendo il comando per elencare le applicazioni installate.


Libera spazio rimuovendo i runtime Flatpak inutilizzati

Sarebbe saggio pulire il sistema e liberare spazio di tanto in tanto. È possibile rimuovere i runtime Flatpak inutilizzati con questo comando:

flatpak uninstall --unused

Il comando sopra elenca i tempi di esecuzione inutilizzati e ti dà la possibilità di rimuoverli tutti.

È inoltre possibile eliminare i dati dell'utente per i pacchetti Flatpak che non sono più nel sistema:

flatpak uninstall --unused --delete-data

flatpak mostrare l' id delle aplicazioni installate

Puoi utilizzare il comando seguente nel terminale:

flatpak list --app --columns=application

Spiegazione dei Comandi

  • flatpak list: Questo comando elenca tutte le applicazioni e i runtime installati.
  • --app: Filtra l'output per mostrare solo le applicazioni installate, non i runtime.
  • --columns=application: Mostra solo la colonna con gli ID delle applicazioni.

Questo ti restituirà un elenco degli ID delle applicazioni installate sul tuo sistema tramite Flatpak. Se desideri più dettagli, puoi semplicemente omettere il parametro --columns:

flatpak list --app

In questo modo verrà visualizzata anche la versione e altre informazioni relative alle applicazioni installate.


Aggiornamento di una Singola Applicazione

Utilizza il seguente comando:

flatpak update <ID-applicazione>

Esempio

Se vuoi aggiornare, ad esempio, l'applicazione chiamata com.spotify.Client, esegui:

flatpak update com.spotify.Client

Spiegazione dei Comandi

  • flatpak update: Comando utilizzato per aggiornare le applicazioni Flatpak.
  • : Sostituisci questa parte con l'ID dell'applicazione che desideri aggiornare.

Informazioni Aggiuntive

Puoi controllare se ci sono aggiornamenti disponibili per le applicazioni usando il comando:

flatpak remote-info --show-updates <ID-applicazione>

Questo mostrerà informazioni sull'aggiornamento disponibile per l'applicazione specificata.


Aggiornamento di tutte le applicazioni Flatpak

È possibile aggiornare tutti i pacchetti Flatpak che possono essere aggiornati con questo singolo comando:

flatpak update

Il comando sopra controllerà se sono disponibili versioni più recenti dei Flatpak installati, se sono presenti verranno scaricati e installati.


 
Continua...

from norise 2

LA SCHIZOFRENIA DELLA FABBRICA Antonio Catalfamo

Da: IL CALENDARIO DEL POPOLO – Poeti operai [numero monografico n. 730, maggio 2008] . Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Dopo vari impieghi nel settore alberghiero e come benzinaio, ha lavorato per ben trentuno anni alla micidiale catena di montaggio della Fiat Mirafiori, a Torino.

Poeta autodidatta, “mail artista” e studioso di astrologia, vive tuttora nella capitale italiana dell'automobile. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Il dio-boomerang (1978); Frammenti dell'immagine spezzata (1981); Di nuovo l'utopia (1984); Delta & grido (1988); Idolatria di un'assenza (1994); Fuoco dipinto (2002); La difficile luce (2005); Il sentire celeste (in e-book, 2006); Dentro una sospensione (2007).

I versi di Serino sono costruiti, non a caso, attraverso la tecnica del monologo interiore, che, spinto all'estremo, sconfina nel flusso di coscienza: i pensieri vengono riprodotti su carta così come affluiscono alla mente, saltando i nessi grammaticali, logici e cronologici.

Il poeta vuole rappresentarli in presa diretta, senza mediazione alcuna, per rendere palpabile al lettore la condizione psicologica alienata dell'operaio.

Così salta anche la punteggiatura, i piani narrativi si intrecciano, il “prima” si fonde col “poi”.

Non esiste un “tempo di fabbrica” e un “tempo di libertà”, separati l'uno dall'altro. Anche quando l'operaio è a casa con la famiglia, a letto con la moglie, nell'intimità dell'amplesso, nella dimensione ludica del rapporto affettivo con la figlioletta, la fabbrica è sempre presente, nel pensiero, con i suoi rumori, i suoi ritmi, le sue ansie ed i suoi pericoli.

Pure il verso prende un ritmo incessante, come quello della catena di montaggio. Solo qualche enjambement consente una pausa, poi il macchinario continua a girare, costringendo l'operaio ad inseguirlo, ad adeguare i propri tempi a quelli del mostro tecnologico.

E' questa la “qualità totale” di cui tanto si parla. L'impresa impone la propria centralità, precludendo ogni spazio esistenziale privato all'operaio, assumendo una funzione totalizzante.

Si noti, inoltre, il clima di angoscia incessante, che domina i versi di Serino.

Le immagini degli omicidi bianchi, le morti violente, che si susseguono in fabbrica, come lampi al magnesio, esplodono nella sua mente, impedendogli una vita “normale”; rimangono impigliati nei meccanismi della macchina e ossessionano il poeta in ogni momento del suo ciclo vitale, che ne risulta irrimediabilmente alterato.

Su tutto (sentimenti, valori) domina il plusvalore, che Taylor diceva furbescamente di voler ridurre in un cantuccio. La produzione, secondo lui, avrebbe raggiunto vette così alte che il problema della distribuzione del plusvalore sarebbe diventato marginale.

Ma nei decenni il Pil (Prodotto interno lordo) è aumentato progressivamente, senza che ciò contribuisse ad eliminare l'alienazione del lavoratore.

Come osserva giustamente Serino, l'operaio, anzi, resta impigliato in un nuovo ciclo alienante, “produci-consuma-produci”, diventa vittima sacrificale per un nuovo “dio-mammona”, “pedina in massacri calcolati”.

Traspare dalle poesie del Nostro (sin dai titolo delle raccolte: Il dio-boomerang; e poi nelle immagini bibliche ricorrenti: l'operaio come Cristo crocifisso, le presenze diaboliche che affiorano qua e là) una religiosità violata, tradita da un ordine sociale cinico, che calpesta persino le leggi di natura, i principi evangelici.

Antonio Catalfamo

Da: IL CALENDARIO DEL POPOLO – Poeti operai

[numero monografico n. 730, maggio 2008]

– – – –

PROLETARI

1

distinzioni di classi

niente di nuovo la storia si ripete

noi pendolari voi vampiri

dell'industria che evadete il fisco

(imboscando capitali sindona insegna)

ed esponete le chiappe al solleone

sulla costa azzurra o smeralda

(lontani dal nostro morire –

in città-vortice sangue solare

innalziamo piramidi umane

per l'alba di mammona)

dopo aver fatto il bello e il cattivo tempo

(burattinai per vocazione

di questa babele tecnocratica)

averci diseredati crocifissi

con bulloni a catene di montaggio

2

cieche corse cronometriche

cottimi barattati con la salute

pensieri accartocciati desideri

condannati a morte

uccidi la tua anima per otto ore

sventola la tua bandiera-di-carne

produci-consuma-produci

per il dio-mammona per il benessere (di chi?!)

sei bestia per il giogo del potere

pedina in massacri calcolati

SPIRALE

metti la caffettiera sul gas

il tempo di fare l'amore

la casa un'isola nella nebbia

di ieri nella testa il grido dell'officina

non ti avanza tempo per buttare su carta

quattro versi che ti frullano nel cervello

la bimba vuol passare nel lettone sorridi

per il polistirolo ritrovatosi in bocca

con la torta ieri il suo compleanno

trepiderai ancora una volta al ritorno

davanti alla cassetta delle lettere

e la moglie a dire qui facciamo i salti

mortali per quadrare il bilancio

il borbottìo del caffè ti alzi

esci e penetri il muro di nebbia

nella testa il grido stridulo d'officina

a cui impigliati restano brandelli

d'anima e carne

d'un'altra settimana di passione

stasera deporrai la croce

LINEA DI MONTAGGIO

lo hanno visto inginocchiarsi

davanti alla centoventesima vettura: come se

volesse specchiarvisi o adorare

il dio-macchina:

46 anni: infarto – parole

di circostanza chi deve informare la

famiglia – l'attimo

di sconcerto poi li risucchia il ritmo

vorticante: come se nulla

sia accaduto: la produzione

innanzitutto

MORTE BIANCA

al paese (le donne avvolte

in scialli si segnano ai lampi)

hanno saputo di stefano volato

dall'impalcatura come angelo senz'ali

– non venire a mettere radici – scriveva al fratello

minore – qui anche tu nella

città di ciminiere e acciaio: qui dove

mangio pane e rabbia: dove si vive

in mano a volontà cieche

UOMO TECNOLOGICO

parabole di carne convertite in

plusvalore – l'anima canta nell'acciaio – pensieri

decapitati al dileguarsi di essenze: vuota

occhiaia del giorno dilatato:

coscienza che si lacera all'infinito

L'ANIMA TESA SUL GRIDO

l'anima tesa sul grido

dopo otto ore alla catena

neanche la voglia di parlare

davanti alla tivù-caminetto

e morfeo ti apre le braccia

(impigliàti nello stridìo

della macchina

brandelli di coscienza)

domani ancora una pena

l'anima tesa sul grido

del giorno

in spirali di alienazione

OLOCAUSTO

immolato al moloch del consumo

deponi la croce delle otto ore lasciando

brandelli di anima lungo la catena

biascichi parole di fumo prima del sonno e sogni

strappare alla vita il sorriso ammanettato

dal giorno tieni in vita la tua morte tra vortici

dell'essere e trucioli d'acciaio rovente ti farà

fuori una overdose di nevrosi-solitudine

cuore-senza-paese immolato al moloch

dei consumi il sangue vorticante nella babele di

pacifici massacri offerta quotidiana

[Le poesie di quegli anni 80, sono servite se non altro alla mia crescita.]

.

 
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from lucazanini

[stime]

radunano quelle] recenti l'ispezione la coronarica nei fondi a] contrasto dopo] argomenti spotify è certa [l'apparire il suono serico dell'arpeggione ci sono] [ancora posti delle maschere pensionate bruciature] al velluto

 
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from lucazanini

[rotazioni]

-in una località [isolata a metà strada- [accedi acceca] prati stabili raggi emessi magredi l'[astato prima o dopo avvisano mancano] i numeri lì

 
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