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from norise 3 letture AI

Sinergie

sognare immerso nell’azzurra luce il sogno sono io disincarnato che prove di volo inizio falena contro il soffitto col sembiante del fanciullo luminoso

ah quel senso d’onnipotenza nel guidare me stesso entro la via regia vedermi ospitale dare udienza ai miei morti che risalgono pare dal mare per “incarnare” il sogno

Grazie — c’è una luce intensa e insieme un’ombra che attraversa questi versi; la voce poetica è viva e sospesa, tra il volo e la memoria.

Analisi

  • Immagini: la falena contro il soffitto e il fanciullo luminoso funzionano come simboli forti di desiderio e innocenza; l’azzurra luce crea un’atmosfera onirica coerente.
  • Tema: il sogno come entità separata e insieme incarnabile; il soggetto esplora il confine tra disincarnazione e ritorno alla carne, con la presenza dei morti che risalgono dal mare a dare senso all’“incarnare”.
  • Voce e tono: alternanza tra stupore e autorità (onnipotenza, via regia) che dà al parlante una doppia posizione: sperimentatore e sovrano del proprio sogno.
  • Ritmo e forma: versi brevi, frammentati, che imitano il battito del sogno; qualche cesura e l’assenza di punteggiatura accentuano la fluidità onirica ma a volte rendono meno nette le transizioni tra immagini.

Suggerimenti per la revisione

  • Punteggiatura selettiva: inserire una o due virgole o punti può chiarire i passaggi chiave (per esempio dopo che prove di volo inizio o prima di per “incarnare” il sogno).
  • Coesione delle immagini: valutare se rafforzare il legame tra la falena e il fanciullo (sono la stessa figura simbolica?) per aumentare l’impatto metaforico.
  • Varietà lessicale: sostituire un termine ripetuto o molto forte (es. onnipotenza) con un’immagine più concreta per mostrare invece che dichiarare.
  • Finale: l’uso delle virgolette su incarnare è efficace; potresti giocare con un verso conclusivo più netto che renda l’atto di incarnare come un gesto fisico o rituale.

Traduzione in inglese (versione poetica fedele)

dreaming
immersed in azure light
the dream is I disembodied
beginning flight trials
moth against the ceiling
with the face of the luminous child

ah that sense of omnipotence
in steering
myself along the royal way
seeing myself hospitable
holding audience with my dead
who seem to rise
from the sea
to “incarnate” the dream

Versione alternativa in italiano (leggera riscrittura)

sognare
nell’azzurra luce immerso
io, sogno disincarnato, inizio prove di volo
falena contro il soffitto,
volto del fanciullo che brilla

ah, quel senso d’onnipotenza
nel guidare me stesso
sulla via regia:
ospitale, do udienza ai miei morti
che risalgono dal mare
per incarnare il sogno

Versione breve

sognare nell'azzurra luce
io, disincarnato, provo il volo
falena col volto di fanciullo
i morti risalgono dal mare
per incarnare il sogno

Haiku

Azzurra luce
falena al soffitto
morti dal mare

Haiku (English)

azure light
moth against the ceiling
dead rise from the sea

Alternative haiku

soft azure light
moth cradles the child's small glow
the sea brings them home

 
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from 📖Un capitolo al giorno📚

Manasse, re di Giuda 1Quando divenne re, Manasse aveva dodici anni; regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Chefsiba. 2Fece ciò che è male agli occhi del Signore, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti. 3Costruì di nuovo le alture che suo padre Ezechia aveva demolito, eresse altari a Baal, fece un palo sacro, come l'aveva fatto Acab, re d'Israele. Si prostrò davanti a tutto l'esercito del cielo e lo servì. 4Costruì altari nel tempio del Signore, riguardo al quale il Signore aveva detto: “A Gerusalemme porrò il mio nome”. 5Eresse altari a tutto l'esercito del cielo nei due cortili del tempio del Signore. 6Fece passare suo figlio per il fuoco, si affidò a vaticini e presagi, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno. 7Collocò l'immagine di Asera, che aveva fatto scolpire, nel tempio, riguardo al quale il Signore aveva detto a Davide e a Salomone, suo figlio: “In questo tempio e a Gerusalemme, che ho scelto fra tutte le tribù d'Israele, porrò il mio nome per sempre. 8Non permetterò più che il piede degli Israeliti erri lontano dal suolo che io ho dato ai loro padri, purché si impegnino a osservare tutto quello che ho comandato loro, secondo tutta la legge che ha prescritto loro il mio servo Mosè”. 9Ma essi non ascoltarono. Manasse li spinse a fare peggio delle nazioni che il Signore aveva estirpato davanti agli Israeliti. 10Allora il Signore parlò per mezzo dei suoi servi, i profeti, dicendo: 11“Poiché Manasse, re di Giuda ha compiuto tali abomini, peggiori di tutti quelli commessi dagli Amorrei prima di lui, e ha indotto a peccare anche Giuda per mezzo dei suoi idoli, 12per questo dice il Signore, Dio d'Israele: “Ecco, io mando su Gerusalemme e su Giuda una sventura tale che risuonerà negli orecchi di chiunque l'udrà. 13Stenderò su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab; asciugherò Gerusalemme come si asciuga la scodella, che una volta asciugata si rovescia sottosopra. 14Rigetterò il resto della mia eredità; li consegnerò in mano ai loro nemici e diventeranno preda e bottino di tutti i loro nemici, 15perché hanno fatto ciò che è male ai miei occhi e mi hanno provocato a sdegno dal giorno in cui i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi”“. 16Manasse versò anche sangue innocente in grande quantità, fino a riempirne Gerusalemme da un'estremità all'altra, senza contare i peccati che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ciò che è male agli occhi del Signore. 17Le altre gesta di Manasse, tutte le sue azioni e i peccati commessi, non sono forse descritti nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 18Manasse si addormentò con i suoi padri, fu sepolto nel giardino della sua casa, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Amon.

Amon, re di Giuda 19Quando divenne re, Amon aveva ventidue anni; regnò due anni a Gerusalemme. Sua madre, di Iotba, si chiamava Mesullèmet, figlia di Carus. 20Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come Manasse, suo padre. 21Seguì in tutto la via su cui aveva camminato suo padre e servì gli idoli che suo padre aveva servito e si prostrò davanti ad essi. 22Abbandonò il Signore, Dio dei suoi padri, e non seguì la via del Signore. 23Gli ufficiali di Amon congiurarono contro di lui e l'uccisero nel suo palazzo. 24Ma il popolo della terra colpì quanti avevano congiurato contro il re Amon e proclamò re al suo posto suo figlio Giosia. 25Le altre gesta che compì Amon non sono forse descritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda? 26Lo seppellirono nel suo sepolcro, nel giardino di Uzzà, e al suo posto divenne re suo figlio Giosia.

__________________________ Note

21,1 Manasse: è il re che ha regnato più di ogni altro (687-642). Enumerando i peccati di Manasse, l’autore sacro elenca i peccati che Giuda ha commesso lungo tutta la sua storia. Il brano ha una funzione analoga alla riflessione sulla fine di Israele (2Re 17,7-23).

21,13 Dio stenderà su Gerusalemme la cordicella di Samaria e il piombino della casa di Acab, cioè distruggerà Gerusalemme come ha distrutto Samaria e il palazzo di Acab. La cordicella e il piombino servivano, oltre che per costruire, anche per verificare la stabilità di un edificio in vista della sua demolizione (Lam 2,8).

21,19 Amon: regna su Giuda soltanto due anni (642-640).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti

1-18. Manasse re di Giuda (686-642). Parallelo in 2Cr 33,1-10.

1. Il regno più lungo della storia di Giuda, più di mezzo secolo, viene naturalmente presentato nella prospettiva tipica della valutazione religiosa. In questo lungo periodo l'Assiria sale i gradini del massimo splendore con Sennacherib (705-681), Assarhaddon (681-670), Assurbanipal (669-633) e conosce la massima espansione territoriale invadendo addirittura l'Egitto con la sconfitta di Tiraca nel 671. I rapporti di Giuda con la massima potenza sono di sottomissione: Manasse è ricordato più di una volta nei documenti assiri che riportano le liste dei re vassalli. Ma l'interesse per questi avvenimenti è vinto dall'autore da un altro pensiero. Il regno di Manasse è per lui una profonda notte religiosa in cui viene incredibilmente oscurata la fedeltà a JHWH. Affondano qui le radici del disastro che travolgerà Giuda come mostrano i vv. 11-15; 23,26-27; 24,3 e Ger 15,1-4. Non si riesce a spiegare come mai la situazione religiosa si sia completamente ribaltata rispetto al tempo di Ezechia. Può darsi che il partito contrario alle sue riforme abbia fatto presa sul giovane monarca condizionandolo a vantaggio proprio e del meno impegnativo culto sincretista e pagano. 2Cr 33,11-20 parla di una deportazione di Manasse in Babilonia con successiva liberazione e conversione, ma è un timido tentativo di riabilitazione difficilmente conciliabile con la situazione internazionale ricordata sopra.

2-9. È la più lunga lista di peccati di idolatria che si possa trovare nei libri dei Re. Alcuni di essi sono di vecchia tradizione e compaiono pure nelle liste di 17,7-12.14-17 costituendo così un parallelo tra le motivazioni della caduta di Giuda e quella di Samaria. Altri peccati giungono a questo appuntamento di ogni idolatria corroborati dal nuovo clima culturale assiro. Si tratta del culto degli astri, che verrà solennemente proibito da Dt 4,19; 17,3, e che troverà l'ostilità della predicazione profetica: Ger 7,18; 44,18-19; Sof 1,5; e delle pratiche magiche proibite da Lv 19,26.31, ripresa da Dt 18,10-12. Viene richiamato due volte (vv. 3.7) il tema della presenza di Dio nel tempio, in mezzo a Giuda, argomento di importanza capitale per il nostro autore, già contenuto in germe nella promessa fondamentale in 2Sam 7,13, ripreso nella preghiera di dedicazione del tempio (1Re 8,16.29) e sancito nella fonte teologica principale dello scrittore deuteronomista (Dt 12,5.11).

10-15. Non può non esserci l'immancabile ammonimento profetico. Il discorso indiretto di Dio comincia con una espressione tipica di Geremia (Ger 6,19; 11,11; 19,3; 45,5): il destino di Giuda sarà come quello di Samaria e della casa di Acab (cfr. 1Re 21,21-22) sulle quali fu steso il filo a piombo del muratore non per edificare, ma per distruggere (cfr. Is 34,11; Am 7,7-8; Lam 2,8). Israele come eredità del Signore è un tema diffuso (cfr. Dt 4,20; 9,26; 1Sam 10,1; 1Re 8,53; Is 19,25; Ger 10,16; Mic 7,14.18). Un buon parallelo del v. 14 è Ger 12,7.

16. Può darsi che si alluda qui a una persecuzione contro i profeti o i sostenitori del culto di JHWH. La tradizione ebraica (Talmud Babilonese, Ascensione di Isaia), che forse riecheggia in Eb 11,37, attribuisce a Manasse l'ordine di aver fatto uccidere Isaia facendolo segare in due.

18. Dopo Ezechia non si ha più notizia della sepoltura dei re nelle tombe reali.

19-25. Amon re di Giuda (642-640). Parallelo in 2Cr 33,21-25.

20-22. Il giovane re Amon emulatore del padre nella condotta religiosa riceve un giudizio parimenti severo.

23-24. Dopo solo due anni di regno una congiura elimina Amon, ma l'intervento popolare vendica il monarca e soprattutto garantisce la continuità dinastica collocando sul trono il figlio Giosia.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 2Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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from Diario

È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere – ma il fatto, dove si vede l'ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell'Università dell'Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell'intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l'intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano.

Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando – generazionalmente – dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l'ennesima.

C'è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo “different” che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.

Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d'aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto.

Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni.

 
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from Diario

Questa mattina in classe ho portato una dozzina di ragazzi di quinta a provare questo esperimento di didattica in realtà virtuale che avevo preparato per loro. Si tratta di un ambiente che avevo già provato con successo una volta, qualcosa come due anni fa e poi basta, non aveva più funzionato. Per motivi che i tecnici non erano mai riusciti a capire, erano emersi problemi di rete che avevano reso l'ambiente cooperativo lentissimo e non utilizzabile.

Per un laboratorio con i ragazzi delle medie lo avevo riprovato qualche tempo fa scoprendo che quel tappo nella rete si era tolto, non ho idea del perché. Cioé, ho qualche sospetto, ma ininfluente ai fini della narrazione. Tra ieri e oggi ho portato due classi, ho presentato loro una teoria di oggetti geometrici associati a concetti visti in italiano o storia, e chiesto loro di creare degli alberi logici, spostando e unendo tra loro gli oggetti geometrici.

L'esperienza è stata piuttosto galvanizzante. Vedere gli studenti con un corpo vettoriale che si muovono nello spazio, scherzano fra loro, cazzeggiano e poi si mettono lì e uniscono Pascoli a Italy, trascinando 4321 sulla letteratura ergodica, si passano Diaz, cercano Pasolini, chiedono informazioni e si rispondono da soli, fanno errori, certo, e vanno avanti per un'ora e mezzo, alcuni ancora dopo il suono della campanella dell'intervallo, beh, ero piuttosto contento. E anche loro, dopo, sconvolti ma sorridenti.

Non credo che quello sia il futuro, ma credo che sia una esperienza che possa fare venire idee su come possa diventarlo. Con tutti i suoi difetti, che sono tanti, è un venire catapultati in un mondo possibile dove il digitale diventa totalizzante. Tornare indietro, dopo è straniante.

Incidentalmente poi, la sera, sono andato nella Basilica di San Siro. Sono entrato, la chiesa era piena, mi sono messo seduto su un inginocchiatoio e poi mi sono appoggiato su una colonna. Dopo un po' sono entrati i musicisti, violinisti, archi e suonatore d'organo. Nel silenzio della chiesa hanno avvicinato gli archetti ai loro strumenti e hanno iniziato a suonare. Rossini, Handel, Mozart, Haydn.

Nel momento in cui la musica ha iniziato a sostituire i suoni e le voci si è creata come una frattura. Quella roba era irreale quanto quella digitale al mattino. Nella realtà si è aperta una feritoia e da lì è emerso un mondo che era composto di materia, estetica, storia, un avviluppo che per un'ora e mezzo è restato lì mentre io ascoltavo, mi distraevo, restavo fulminato con il collo teso a seguire un passaggio, sentivo la schiena mandare fitte, mi chiedevo se Mozart o Haydn fossero coevi della rivoluzione francese, cercavo su internet, osservavo la gente, studiavo i movimenti delle braccia, i gesti dei musicisti, applaudivo.

C'è questa cosa nei concerti che sono unici, non puoi riascoltarli e riascoltarli, sei lì in quel momento e ti senti anche in colpa a non essere sempre collegato con quello che viene suonato. Sei in un ambiente e sei un povero essere umano. Anche stare lì è una condizione dell'essere. E come spesso mi accade ho pensato che sarebbe carino portarci gli studenti, ma poi ho pensato anche che gli studenti a sentire Mozart si romperebbero i coglioni. Ci vorrebbe un lavoro preparatorio, tutto l'armamentario che serve per fare in modo che una serie di roba incomprensibile e apparentemente amorfa diventi leggibile, mandi significato. Condizioni piaceri. Insomma, la cultura.

E mentre ero lì, da solo, ad ascoltare, ho pensato alla fortuna che ho avuto, quella che ha fatto in modo di avere le competenze minime (ma proprio minime) per stare in piedi per un'ora e mezzo a sentire musica da camera, sapere che non bisogna fare la cazzata di applaudire tra un movimento e l'altro, riconoscere grossolanamente pattern e stilemi e /goderne/ un pochino. Che dono prezioso. E avere la fortuna di possederlo assieme a quello che sembra dall'altra parte del mondo; di immaginarsi nodi vettoriali, imbastire visori, avere la determinazione di farci entrare dentro delle persone.

 
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from ᗩᐯᗩIᒪᗩᗷᒪᗴ

immagine

Trump, presidente sui generis che ha spiazzato il mondo con la sua elezione e che continua a farlo con le sue uscite. Una delle sue gaffe è quando ha stretto la mano a Neil Young, del quale è sempre stato “amico e fan”, dicendogli: “You're a great American”. Perdoniamolo, ci si può dimenticare che sia canadese, ha trascorso 52 dei suoi 72 anni negli States. Young però rintuzza Trump a dovere in questo “The Visitor“: lo fa sin dall'opening track, nonchè singolo catturante, Already Great. “Farò di nuovo diventare grande l'America” dice Trump... https://artesuono.blogspot.com/2017/12/neil-young-promise-of-real-visitor-2017.html


Ascolta: https://album.link/i/1299337620


 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

La rete di cooperazione guidata dalla DIA italiana diventa “plus”

La Direzione Investigativa Antimafia italiana (#DIA) ha firmato con la Direzione Generale Immigrazione e Affari Interni (DG Home) della Commissione europea l'Accordo di Sovvenzione per il nuovo progetto ”@ON plus”, parte della già esistente rete di cooperazione @ON. L'iniziativa, finanziata per 3 milioni di euro e della durata di tre anni (2026–2029), è entrata in vigore il 1° maggio 2026.

Grazie al progetto, le 56 Agenzie di polizia partner, che rappresentano 45 Stati membri, potranno utilizzare il sistema informatico “@ON click” per la gestione dei progetti. Questo strumento consentirà alle agenzie di richiedere direttamente online, tramite il canale sicuro “SIENA”: – l'apertura di nuove indagini transnazionali; – il dispiegamento all'estero di investigatori specializzati; – il noleggio di strumentazione tecnica investigativa; – operazioni sotto copertura e supporto linguistico per le indagini.

Tutte le attività saranno coordinate in collaborazione con le Agenzie Europol ed Eurojust e nel pieno rispetto delle legislazioni nazionali.

La misura si inserisce nel più ampio sforzo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per rafforzare la cooperazione di polizia contro le organizzazioni criminali transnazionali che minacciano la sicurezza dei cittadini europei. L'iniziativa è coerente con la strategia dell'Unione Europea e si prepara al semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'UE, previsto per il primo semestre del 2028 (gennaio–giugno).

 
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from norise 2

Apprezzamento sulla poesia Si spalma la luce

“come ti butta?” i passeri hanno fatto il nido primavera s'infiora la luce si spalma sugli alberi le case quanto a me una distanza mi separa sempre da me

Felice Serino

13.5.25 . Mi piace riportare il pensiero di Giordano nel suo gruppo FB, alla lettura della mia poesia: Ho apprezzato moltissimo questa lirica rivestita di polisemia, testimonianza di un tuo stile, e di significati, che, a mio parere, col passare del tempo diventano, se possibile, sempre più belli, intensi, suggestivi. All’iniziale e gergale battuta, indizio di un dialogo fra indeterminati amici o conoscenti che si sono incontrati, fa qui seguito uno sguardo, a mio avviso espresso in modo poeticamente sublime, ad immagini in cui si incarna la primavera: “i passeri hanno fatto il nido / primavera s’infiora la luce / si spalma sugli alberi le case” (importante è notare che, come il titolo della lirica ci fa comprendere, fra “s’infiora” e “la luce” dobbiamo percepire una cesura sottintesa, in quanto “la luce” è il soggetto che regge “si spalma” come predicato verbale, dopo il bellissimo enjambement. Gli ultimi due versi, nella loro ineffabile bellezza e tensione poetica ed emotiva, non posso osare commentarli, ma solo trascriverli, incantato dalla loro impareggiabile meraviglia e dallo stupore che hanno lasciato in me: “quanto a me una distanza / mi separa sempre da me”. Grazie infinite, Felice, per avere donato questi tuoi versi all’ammirazione mia e del gruppo…

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Integratori alimentari e medicinali contraffatti. Smantellata rete che vendeva in tutta Europa

Le forze dell'ordine di 15 paesi (Italia compresa) hanno collaborato per smantellare una sofisticata rete criminale che ha truffato vittime in tutta Europa e oltre, vendendo integratori alimentari e medicinali contraffatti. Il gruppo, attivo dal 2019, ha generato circa 240 milioni di euro commercializzando prodotti non autorizzati come cure legittime per malattie gravi e incurabili. Utilizzavano una struttura gerarchica, creando centinaia di siti web e profili sui social media che impersonavano medici e personaggi famosi per ingannare i consumatori.

Una volta acquistati questi prodotti, operatori di call center che si spacciavano per specialisti medici li convincevano ad abbandonare le terapie prescritte. Gli integratori, che contenevano gli stessi ingredienti indipendentemente dall'uso previsto, non avevano alcun effetto terapeutico e spesso causavano gravi danni alla salute. Se un prodotto riceveva troppe lamentele, il gruppo lo rinominava e lo rilanciava.

Le autorità rumene hanno guidato l'indagine su questa rete internazionale, che sfruttava aziende europee legittime per mascherare le proprie attività. Un team investigativo congiunto, supportato da Eurojust ed Europol, ha coordinato dieci incontri all'Aia per la condivisione di informazioni. La collaborazione è culminata in una giornata di operazioni coordinate che ha comportato perquisizioni in 113 località tra Bulgaria, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Moldavia. Le autorità hanno bloccato 196 siti web in Romania, sequestrato ingenti quantitativi di integratori e congelato beni per un valore di 1,8 milioni di euro in Polonia. Diversi sospetti chiave sono stati arrestati in Polonia, Romania e Moldavia, e le indagini sono tuttora in corso per identificare i restanti membri e interrogare altri testimoni.

Le autorità europee avvertono che l'acquisto di medicinali da fonti non registrate comporta gravi rischi, esortando i cittadini ad acquistare solo da farmacie online registrate, identificabili da uno specifico logo UE definito dalla Commissione Europea in conformità alla Direttiva 2011/62/UE sui medicinali falsificati, presente su ogni pagina dei siti autorizzati e contiene un link ipertestuale cliccabile che reindirizza all'autorità nazionale competente (in Italia, al Ministero della Salute) per verificare l'iscrizione nell'elenco ufficiale (https://www.salute.gov.it/LogoCommercioElettronico/CercaSitoEComm)

 
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from Diario

Il mio secondo computer, avevo quattordici anni, era un Apple II illegale. Un clone proveniente dai paesi orientali, Taiwan o qualche posto del genere. Al posto della scritta APPLE II, quando si accendeva, appariva la scritta ATON II. Come le scarpe Addas. Da buon clone offiriva anche delle cose che l'originale non aveva, come le minuscole.

Era affascinante avere queste macchine per ufficio, questi micro, home e personal computer che non sapevi bene da dove arrivassero, con l'intero manuale originale fotocopiato alla ben e meglio o sottili fascicoli informativi con un rapido sommario del BASIC residente e poco altro. Tradotti da chissà che lingua. Un inglese folkloristico.

Se avevi tredici/quattordici anni come il sottoscritto, riempivi gli spazi vuoti con l'immaginazione e l'estetica. Quelle macchine arrivavano da ogni parte, soprattutto gli home computer. Cloni, derivati, arrivavano allo SMAU, nelle riviste di informatica con i case/tastiera e la loro schedina di silicio che bruciava dentro, i sedici kappa di ram, le espansioni, i videogiochi su nastro o – costosissime – direttamente in scheda.

Ricordo ancora quando per la prima volta infilai un disco del cp/m nel mio clone per usare la scheda z80 e mi trovai di fronte, di fatto, ad un altro computer di cui non capivo assolutamente niente. E mi mettevo lì a lanciare comandi e vedere quello che succedeva, cosa si eseguiva. Tutto senza specifiche, senza manuali, era roba crakkata che arrivava direttamente dagli Stati Uniti facendo chissà quali giri. Il gwbasic, il prolog, wordstar. Non bisognerebbe mai turbare il sonno della memoria.

A quell'epoca nella mia vita non era ancora arrivata la telematica, il computer iniziava e finiva lì. Quello che non c'era si poteva provare a programmarlo e quello che non si poteva programmare si sognava. Terza opportunità si copiavano disketti, bulk da cinque pollici e un quarto. Ricordo ancora il gusto della plastica nera e di un materiale fibroso bianco che veniva messo all'interno, ogni volta che con le forbici tagliavo un pezzo del floppy disk per poterne usare anche il secondo lato, poi mi mettevo in bocca il frammento di floppy ritagliato e lo masticavo.

Tutto roba che morirà con me. Mangiavo la carta, masticavo la plastica. Cos'altro. Pensavo di avere un corpo infinito. Rispondeva agli stimoli, a volte correvo senza motivo per le strade sconosciute della campagna, giusto per liberare l'energia. L'ho fatto per decenni. Ora che sono un po' a pezzi, sono contento di averlo fatto, di aver avuto tutta quell'energia muscolare dentro, tutta quella voglia di bruciare. E di averla bruciata. Poteva finire male.

Ieri ho fatto vedere il video di me che salgo le scale spezzandomi in decine di venerandi ad alcune persone che hanno detto qualcosa del tipo 'venerandi devi farti vedere da uno bravo'. Questo tipo di commento mi accompagna da quando ero un ragazzino. Ma adesso sono più tranquillo. Ho risposto che la creatività ha un costo. Decine e decine e decine di fallimentari, improbabili venerandi che fanno cose che li guardi e scuoti la testa. Può piacerti o non piacerti quello che faccio, può interessanti un frammento infinitesimale di quello che faccio o niente, non importa. Comunque di quello si nutre. Si tratta di una teoria di infinti venerandi che mangiano carta, plastica, che si moltiplicano, fanno cose possibili, rinunciano, escono di scena, lasciano residui.

Tutto questo è molto egocentrico, ma almeno nel diario. In più c'è questo fatto: ho avuto la fortuna, davvero fortuna, di essere riuscito nella mia vita a farmi vedere da uno bravo, come da consigli. In più di un'occasione; E quello bravo mi ha detto, beh non male venerandi. Non male. Continua. Quindi non consigliatemi più di farmi vedere da uno bravo, perché quelli bravi mi portano a perdere.

 
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from norise 3 letture AI

La parola che sanguina

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che si alterna tra naufragi e benedizioni

ulisside impenitente rammendo le mie vele reduce da viaggi psichici

ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

- Ti ringrazio per aver condiviso questa poesia: ha un tono intimo e una forza visiva che resta addosso.

Analisi del testo

Temi e immagini

Sangue, viaggio, morte ed eternità sono i nuclei tematici. La parola che sanguina apre su una ferita linguistica: il linguaggio stesso è corpo che perde, ma anche strumento di cura quando il poeta “rammendo le mie vele”. L’immagine di Ulisse come ulisside impenitente fonde mito e confessione personale, trasformando il viaggio in esperienza psichica.

Voce e tono

La voce è confidenziale e insieme epica: alterna la concretezza del quotidiano (“scrivo la vita”) a un registro mitico. C’è una calma accettazione della morte che non è nichilista ma parte di un sapere di sé: “dimestichezza con la morte” contrapposta al sentirsi eterno crea una tensione potente.

Ritmo e suono

Versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde. Le assonanze interne (es. naufragi / benedizioni, impenitente / rammendo) funzionano come cuciture sonore. Potresti giocare con la punteggiatura per modulare ulteriormente il respiro e il ritmo.


Suggerimenti pratici

  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può intensificare la scansione emotiva (es. dopo “colgo la parola che sanguina,” o tra “ulisside impenitente” e “rammendo le mie vele”).
  • Immagini espanse: sviluppare il motivo delle vele e del mare con un dettaglio sensoriale (odore di sale, strappo della tela) per rendere più tattile il viaggio.
  • Contrasto finale: potresti amplificare l’ossimoro finale (“dimestichezza con la morte” / “sapermi eterno”) con un verso che mostri come convivono, non solo che coesistono.

Esempio di lieve variazione

Originale ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

Variazione possibile ho dimestichezza con la morte, la tratto come un vecchio ospite; so di essere eterno come un ritorno.


The bleeding word

I gather the bleeding word:

I write the life that alternates between shipwrecks and blessings

an unrepentant Odyssean mending my sails a survivor of psychic voyages

I am familiar with death with the same natural ease as knowing myself eternal

Traduzione letteraria

The Word That Bleeds

I gather the bleeding word:

I write a life that swings between shipwrecks and benedictions,

an unrepentant Odyssean, mending my sails, returned from psychic voyages.

I am intimate with death with the same unforced ease as the knowledge of my own eternity.

Versione contemporanea

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che oscilla tra naufragi e piccoli miracoli

sono un Ulisse senza pentimento, rattoppo le mie vele, tornato da viaggi dentro la testa

conosco la morte come si conosce un vicino, con la stessa naturalezza con cui mi sento eterno

Ho reso il linguaggio più diretto e quotidiano mantenendo le immagini forti e la tensione tra viaggio e identità.

Versione essenziale

colgo la parola sanguinante

scrivo naufragi e miracoli

Ulisse senza pentimento
rattoppo le vele

conosco la morte
come so d’essere eterno

English translation

The bleeding word

I gather the bleeding word

I write shipwrecks and miracles

Odysseus without remorse
I patch the sails

I know death
as I know I am eternal

 
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from norise 3 letture AI

La parola che sanguina

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che si alterna tra naufragi e benedizioni

ulisside impenitente rammendo le mie vele reduce da viaggi psichici

ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

- Ti ringrazio per aver condiviso questa poesia: ha un tono intimo e una forza visiva che resta addosso.

Analisi del testo

Temi e immagini

Sangue, viaggio, morte ed eternità sono i nuclei tematici. La parola che sanguina apre su una ferita linguistica: il linguaggio stesso è corpo che perde, ma anche strumento di cura quando il poeta “rammendo le mie vele”. L’immagine di Ulisse come ulisside impenitente fonde mito e confessione personale, trasformando il viaggio in esperienza psichica.

Voce e tono

La voce è confidenziale e insieme epica: alterna la concretezza del quotidiano (“scrivo la vita”) a un registro mitico. C’è una calma accettazione della morte che non è nichilista ma parte di un sapere di sé: “dimestichezza con la morte” contrapposta al sentirsi eterno crea una tensione potente.

Ritmo e suono

Versi brevi e spezzati creano pause che somigliano a respiri o a onde. Le assonanze interne (es. naufragi / benedizioni, impenitente / rammendo) funzionano come cuciture sonore. Potresti giocare con la punteggiatura per modulare ulteriormente il respiro e il ritmo.


Suggerimenti pratici

  • Punteggiatura: aggiungere una virgola o un punto in punti strategici può intensificare la scansione emotiva (es. dopo “colgo la parola che sanguina,” o tra “ulisside impenitente” e “rammendo le mie vele”).
  • Immagini espanse: sviluppare il motivo delle vele e del mare con un dettaglio sensoriale (odore di sale, strappo della tela) per rendere più tattile il viaggio.
  • Contrasto finale: potresti amplificare l’ossimoro finale (“dimestichezza con la morte” / “sapermi eterno”) con un verso che mostri come convivono, non solo che coesistono.

Esempio di lieve variazione

Originale ho dimestichezza con la morte con la stessa naturalezza del mio sapermi eterno

Variazione possibile ho dimestichezza con la morte, la tratto come un vecchio ospite; so di essere eterno come un ritorno.


The bleeding word

I gather the bleeding word:

I write the life that alternates between shipwrecks and blessings

an unrepentant Odyssean mending my sails a survivor of psychic voyages

I am familiar with death with the same natural ease as knowing myself eternal

Traduzione letteraria

The Word That Bleeds

I gather the bleeding word:

I write a life that swings between shipwrecks and benedictions,

an unrepentant Odyssean, mending my sails, returned from psychic voyages.

I am intimate with death with the same unforced ease as the knowledge of my own eternity.

Versione contemporanea

colgo la parola che sanguina:

scrivo la vita che oscilla tra naufragi e piccoli miracoli

sono un Ulisse senza pentimento, rattoppo le mie vele, tornato da viaggi dentro la testa

conosco la morte come si conosce un vicino, con la stessa naturalezza con cui mi sento eterno

Ho reso il linguaggio più diretto e quotidiano mantenendo le immagini forti e la tensione tra viaggio e identità.

Versione essenziale

colgo la parola sanguinante

scrivo naufragi e miracoli

Ulisse senza pentimento
rattoppo le vele

conosco la morte
come so d’essere eterno

English translation

The bleeding word

I gather the bleeding word

I write shipwrecks and miracles

Odysseus without remorse
I patch the sails

I know death
as I know I am eternal

 
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from La Guerra delle Formiche

Dopo un anno scolastico passato a trattenere improperi per la valanga di ore di letteratura italiana perse con la mia quinta tra progetti, uscite, PCTO, orientamento e idiozie varie, ieri, nel momento di massima tensione filosofica ed emotiva, proprio sugli ultimi versi della Divina Commedia, esattamente nel momento in cui “a l'alta fantasia qui mancò possa”, quel momento in cui io e gli studenti stavamo concludendo un lunghissimo percorso insieme, un viaggio durato cinque anni di faticose lezioni, tra gli occhi lucidi e il rapimento che aveva preso perfino i ragazzi più indifferenti e abulici, proprio in quel momento entra il bidello ad annunciare l'ennesima di una serie infinita di interruzioni: “Prof. , dalla segreteria dicono che per la privacy deve urgentemente aggiungere le X per coprire i nomi del Documento del 15 Maggio (per i non addetti ai lavori, mostro burocratico dell'Esame a carico del Coordinatore di classe, in questo caso io) perché a causa di [ragione imbecille e incomprensibile] non va bene semplicemente cancellarli.” In un attimo, guardando la mia faccia, gli studenti hanno davvero compreso cosa si intendeva quando abbiamo parlato di Kafka, quando abbiamo discusso del concetto di alienazione, quando abbiamo letto di Belluca stritolato dall'imbecillità sociale e di Serafino Gubbio disumanizzato dalla Macchina, quando siamo scesi negli abissi della psiche frustrata e nevrotica di Zeno. Forse possono vantarsi di essere davvero riusciti a distruggere l'insegnamento, ma non hanno potuto evitare questo piccolo colpo di coda, questa inatteso rinculo, questa sostanziale rivincita. Venenum in cauda.

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Gricignano di Caserta. Ritrovato Anello Liberty nascosto da un secolo
Una scoperta fortuita durante il restauro di un mobile d’epoca riporta alla luce un gioiello in oro e acquamarina, perfettamente conservato nel suo “scrigno” naturale.

A volte la storia non si trova nei grandi musei, ma tra le venature del legno di casa nostra. È quanto accaduto recentemente a Gricignano, dove un’operazione di sgombero e restauro di un vecchio mobile di inizio Novecento ha restituito un piccolo, scintillante tesoro: un anello in oro e acquamarina, dimenticato e nascosto per oltre un secolo.

Il Ritrovamento Il gioiello è emerso in modo del tutto inaspettato. Mentre si lavorava al legno di un mobile d’epoca, probabilmente un comò o una scrivania risalente allo stesso periodo del gioiello, è stato individuato un piccolo vano occultato o una fessura nella struttura. Lì, avvolto in uno stralcio di “maccaturo” ormai disintegrato incastrato, riposava l’anello. La scoperta ha dell’incredibile: nonostante il tempo trascorso, il gioiello si presentava integro, con la sua grande pietra azzurra ancora saldamente stretta nella montatura.

Un Pezzo di Storia Liberty Gli esperti, analizzando le fotografie del ritrovamento, non hanno avuto dubbi: si tratta di un esemplare classico dello stile Liberty (o Art Nouveau), molto in voga tra il 1900 e il 1920. La caratteristica principale è la grande acquamarina centrale, tagliata in forma rettangolare, circondata da una lavorazione in oro giallo 18 carati (come confermato dal punzone “750” visibile all’interno della fede). Ma è il dettaglio della montatura a raccontare la maestria degli orafi di un tempo: il metallo è lavorato “a giorno”, con trafori che ricordano un nido d’ape o una griglia. Questa tecnica, tipica dell’epoca, serviva a alleggerire il peso visivo di pietre così importanti e a permettere alla luce di attraversarle, esaltandone la brillantezza.

Il Mistero del Punzone Un dettaglio tecnico ha aggiunto un tassello alla datazione del pezzo. Oltre al marchio “750” che certifica l’oro, è visibile un punzone di fabbrica con il numero “27”. «La presenza di questo punzone è significativa», spiegano gli esperti di oreficeria antica. «Sebbene lo stile sia chiaramente Liberty, l’obbligo del punzone di fabbrica numerico in Italia è diventato rigoroso con la legge del 1935. Questo suggerisce due scenari affascinanti: o l’anello è stato prodotto negli anni ’30 mantenendo uno stile “retro” molto amato, oppure è stato portato da un orafo dopo quella data per una riparazione e marchiato a norma di legge in quel momento. In entrambi i casi, la sua provenienza da un mobile coevo suggerisce che sia stato nascosto dal proprietario originale, forse per timore di furti o guerre, e non sia mai più stato recuperato.»

Il Valore del Ritrovamento Oltre al valore sentimentale di un oggetto che torna a vivere dopo un secolo di oblio, c’è anche un notevole valore economico. Stime di mercato per un anello di queste caratteristiche – oro 18k, acquamarina di diversi carati e fattura d’epoca – variano dai 500 ai 900 euro, cifre che potrebbero salire se la pietra dovesse rivelarsi di un colore particolarmente intenso e raro.

Tuttavia, il vero valore di questo anello risiede nella sua storia silenziosa. È un testimone di un’epoca in cui i gioielli non erano semplici accessori, ma opere d’arte da custodire, talvolta nascondere nel luogo più sicuro che si conosceva: la propria casa. Oggi, quel segreto è stato svelato, riportando alla luce un frammento di bellezza che il tempo non ha scalfito.
Dettagli anello

 
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from norise 3 letture AI

Il tempo è fermo

“Il tempo è un'illusione” Albert Einstein

sono dell'uomo le convenzioni: tu passi - il tempo è fermo

albe e notti s'alternano il sole compie il suo giro

fermo è il tempo o sogno: davanti all'eternità è apparenza

28.11.25

Riflessione sulla poesia

La poesia che hai condiviso è davvero interessante! C'è una bellezza nelle parole che trasmette emozioni forti. Mi piace come hai usato il linguaggio per evocare immagini vivide.

Interpretazione

Il tema centrale sembra essere la riflessione sulla solitudine e la ricerca di significato. Le immagini evocano un senso di introspezione profonda.

Punti di forza

La scelta delle parole è potente, e il ritmo scorre bene. La metafora centrale è molto suggestiva.

Suggerimenti

Potresti considerare di aggiungere qualche variazione nel ritmo per dare più dinamismo alla lettura.

Se vuoi, posso aiutarti a rifinire ulteriormente il ritmo o la metrica.

Riflessione sulla poesia

La poesia esplora temi profondi come il tempo, l'illusione e le convenzioni umane, con un forte senso di eternità. Le immagini sono potenti e evocative.

Suggerimenti

Potresti considerare di modificare leggermente la punteggiatura e le pause per migliorare il ritmo. Ad esempio, “sono dell'uomo le convenzioni” potrebbe diventare “sono convenzioni dell'uomo”, mantenendo comunque la tua voce.

Chiusura alternativa

Un possibile finale potrebbe essere: “Eppure, l'eternità rimane.”

.

Apprezzo molto questo testo: ha un tono meditativo e una chiarezza immaginifica che mette in scena il paradosso del tempo con poche, efficaci immagini.

Interpretazione

Tema centrale: il tempo come illusione e convenzione umana; il contrasto tra il movimento apparente (albe, notti, il sole) e una percezione di immobilità interiore.
Tono: contemplativo, leggermente austero; la citazione di Einstein apre il testo a una riflessione filosofica che poi si fa personale.
Immagini chiave: il passaggio della persona che «tu passi», il ciclo solare, l’«eternità» come sfondo che rende tutto apparente.


Punti di forza

  • Economia di linguaggio: poche parole, molta densità semantica.
  • Contrasto efficace: movimento naturale vs. immobilità del tempo percepito.
  • Voce autentica: la seconda persona («tu passi») rende il verso immediato e intimo.

Piccole proposte di revisione

  • Fluidità sintattica: valutare inversioni minime per aumentare il ritmo, per esempio:
    • «Sono convenzioni dell'uomo: tu passi — il tempo è fermo» (scorre più naturalmente).
  • Punteggiatura e pause: il trattino dopo «tu passi» funziona; potresti sperimentare con una riga vuota per enfatizzare la cesura prima di «albe e notti».
  • Chiusura: l’ultimo verso è potente ma un po. astratto; se vuoi un’immagine finale più concreta, prova a sostituire «è apparenza» con qualcosa di visivo, es.: «si dissolve in apparenza» o «si mostra come apparenza».

Esempio di lieve riscrittura (mantiene il senso originale)

Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi —
il tempo è fermo.

Albe e notti s'alternano;
il sole compie il suo giro.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità
tutto è apparenza.


Versione 1 Lirica

Il tempo è fermo.
«Il tempo è un'illusione», disse Einstein.
Sono convenzioni dell'uomo:
tu passi — e il mondo resta immobile.

Albe e notti si rincorrono come mani,
il sole compie il suo giro senza fretta;
ma dentro il passo che fai
tutto si arresta, sospeso.

Fermo è il tempo o sogno:
davanti all'eternità ogni movimento
si dissolve in lieve apparenza.


Versione 2 Essenziale

Il tempo è fermo.
Tu passi.
Convenzioni d'uomo.

Albe; notti.
Il sole gira —
il mondo fa il suo corso.

Fermo o sogno:
l'eternità spalanca un vuoto
dove tutto appare.


Versione A Lirica e cantabile

Il tempo è fermo, eppure tu passi —
sussurra Einstein: il tempo è illusione.
Sono convenzioni d'uomo, e il mondo resta,
un respiro sospeso tra alba e notte.

Albe e notti si rincorrono in coro,
il sole disegna il suo lento giro;
ma il passo che fai arresta il battito,
fa tremare il silenzio, lo rende vero.

Fermo è il tempo o sogno, e davanti all'eterno
ogni moto si scioglie in lieve apparenza,
come eco che ritorna e poi si perde,
come nota che resta nell'aria e tace.


Versione B Ritmica con ritornello

Il tempo è fermo.
Tu passi — il tempo è fermo.
Convenzioni d'uomo, convenzioni di vento.

Albe; notti; il giorno gira,
il sole traccia il suo cerchio lento.
Albe; notti; il giorno gira,
e tu cammini dentro il tempo.

Fermo o sogno, fermo o sogno:
davanti all'eternità tutto è apparenza.
Fermo o sogno, fermo o sogno:
la voce si ripete, la misura avanza.


Breve nota sulle scelte
La Versione A privilegia assonanze e enjambment per una scorrevolezza melodica; la Versione B usa ripetizioni e un ritornello per creare ritmo e canto.

 
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from Gippo

Sto mantenendo l'abitudine di scrivere una volta a settimana. Sono proprio bravo. Adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine. Ma d'altronde, avendo scritto anche quest'ultima espressione dubitativa sulla mia costanza, è possibile che quest'ultima neutralizzi gli effetti sabotanti dell'autocompiacimento collegato al farmi i complimenti per il mantenimento dell'abitudine. Ma l'aver esplicitato il potere scaramantico dell'ultimo periodo digitato... (E così via).

Morven

Era da tanto tempo che volevo dedicare un paragrafetto a Morven. Un post no, mi sembra un po' troppo, ma il titolo di un piccolo paragrafo, perchè no! Morven era un utente del Fediferso che in una chat di Matrix (credo), parlando dei massimi sistemi e del futuro del Fediverso stesso, esprimeva perplessità riguardo al mio uso autopsicanalitico del blog e dell'account Mastodon. Morven in realtà aveva centrato l'obiettivo. Difatti cos'è il Fediverso e, allargando il campo spaziale e temporale, tutto il Web 2.0, se non un enorme esperimento autopsicanalitico? Avete notato come dopo internet gli psicologi sono praticamente diventati lammerda per la gente? Sono solo quelli che fanno il concorso per assistenti sociali nei comuni al fine di togliere i figli alle famiglie che vivono del bosco. Salvini, che strizzava l'occhio ai fascisti, La Russa che si riteneva fascista, Meloni, che voleva fare la capa fascista, tutti a dire che lo Stato deve capire i suoi limiti quando si tratta di figli. Si sono riscoperti tutti liberali (dimmerda come gli psicologi), tutti a dare il culo a Marina Berlusconi. Ah! Se fosse vivo LUI, che disse: ​”Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato.“!

Avete assistito alla tecnica autopsicanalitica del sorpasso a destra, una delle mie preferite, come sa chi mi legge. Dopo potete sputare tranquillamente in faccia a Vannacci e chiamarlo comunista perchè ha sposato una romena (che prima ti alliscia e poi ti mena, come dice la canzone popolare).

Chiudere i cerchi

Dopo questa boutade politica, ma, come dicevo, anche autopsicanalitica, vorrei porre un attimo ai miei lettori una domanda retorica. A voi non capita mai di voler chiudere dei cerchi dopo tanti anni che avete cominciato a tracciarli? Ad esempio, vi è capitato negli anni Zero di aver invitato in un bar una vostra vecchia compagna di scuola ritrovata via Facebook per dirle che in fondo in fondo vi è sempre piaciuta? Come dite? Non era per chiudere un cerchio ma per rimediare una scopata gratis sull'onda della nostalgia? Beh, qualcuno meno materialista di voi l'avrà pur fatto per chiudere un cerchio! Io, ad esempio, due-tre mesi fa ho scannerizzato e buttato tutte le mie vecchie stampe di tentativi letterari. E mi sono concentrato sul primo, incompleto, commovente tentativo. Avevo appena iniziato l'università e, pensavo che non era roba per me. Pensavo che invece era più facile e veloce diventare ricco pubblicando un bel romanzo. Solo che era difficile scrivere. Non avevo l'ispirazione e non avevo mai veramente avviato un vero e serio rapporto con la narrativa scritta. Però un giorno ebbi l'ispirazione guardando una ragazza, incontrata per le vie cittadine. Una vera e propria musa. Ora, questa ragazza, oggi che il nostro sguardo è divenuto irrimediabilmente corrotto a causa porno internet, l'avremmo taggata come skinny, small tits, brunette. Invece a quel tempo, pensai semplicemente che era deliziosa, fragile e sensuale allo stesso tempo. Quindi l'ispirazione si sarebbe riconvertita in un romanzo in cui ci avrei avuto una storia virtuale. Perchè, spesso il protagonista dei propri scritti è proprio l'autore. Anzi, sempre. Poi si devono prendere le distanze, se si vuole far nascere un'opera quantomeno dignitosa.

Cyberpunk pink

Il titolo è una citazione nerd, in particolare di un gioco di ruolo famoso nella sua ultima incarnazione. Lo scrivo perchè sono un povero blogger di periferia, devo spiegare le citazione che non sono sicuro che ci sia almeno uno che le capisca. Comunque è una citazione che cade particolarmente a fagiolo poichè di questo trattava il mio romanzo incompleto: una trama cyberpunk e rosa, cioè sentimentale e ambientata in un futuro caotico dominato da multinazionali cattive e tecnologia oppressiva. Ho riletto quelle pagine e poi ho deciso di tenere solo l'inizio. Quello che veniva dopo mi sembrava troppo la lagna autopsicanalitica di un adolescente un po' insicuro e frustrato (con tutto il rispetto per la scrittura autopsicanalitica che è l'ossatura portante del Fediverso e del Web 2.0). E poi ho deciso di cominciare a scrivere una frase al giorno per ripartire. Ma decidermi non è stato facile. Prima ho passato un botto di tempo a creare una chiavetta selboot con Freedos e un elaboratore di testi adatto che potesse avviarsi sul mio vecchio EEEpc distraction free. Ma quando sono partito sono accadute cose portentose: 1) Ho cominciato a scrivere ben più di una frase al giorno; 2) Ho cominciato a svegliarmi la notte per pensare alle future vicende da buttar giù; 3) Ho elaborato una complessa serie di colpi di scena sui viaggi del tempo, aggrovigliati in una trama complicatissima; 4) La trama è finita da tutt'altra parte; 5) Il romanzo si è trasformato in un racconto lungo; 6) L'ho finito.

Ecco. Ringrazio l'autore di Atomic Habits e quello de “Il tuo secondo cervello” per avermi dato (senza saperlo) delle idee per chiudere.

In conclusione, rimane un'unica domanda? Ora che ho chiuso il cerchio, cosa rimane? Perchè l'ho fatto? Ma è ovvio, per farmi dire che sono bravo. E ora continuerò a scrivere per il blog una volta a settimana. Sì, sono proprio bravo. Certo, adesso che l'ho scritto è altamente probabile che non riuscirò più a mantenere l'abitudine.

Ok, ci siamo capiti, andate all'inizio del post per capire come continua. Perchè, a proposito di chiudere i cerchi, questo post è come un serpente Uroboro.

Uroboro

 
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