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from Alviro

C'è un'antica presunzione, diffusa tra coloro che si compiacciono di una certa rozzezza spirituale, secondo cui la verità sarebbe una sorta di clava, e che il suo valore sia direttamente proporzionale al dolore che essa infligge. Costoro scambiano la propria incapacità di dominare l'aggressività istintiva per una forma di coraggio intellettuale.

In realtà, la questione merita un esame più attento, libero da questa superstizione masochista. Se consideriamo la verità non come un'entità mistica, ma come una proposizione che corrisponde ai fatti, diventa subito evidente che la sua enunciazione è un atto sociale, e come tale soggetto a quelle leggi di cooperazione e cortesia che rendono possibile la convivenza civile. Dire la verità con garbo non significa edulcorarla o tradirla, ma semplicemente riconoscere che l'interlocutore è, al pari di noi, un fascio di nervi e suscettibilità, e che una comunicazione efficace richiede che il messaggio sia recapitato integro, e non distorto dalla violenza inutile del tono.

Si potrebbe obiettare che la brutalità sia, in certi casi, un dovere. Ma questa è una scusa pigra. La storia della conoscenza umana ci mostra che le verità più dirompenti – da Copernico a Darwin – sono state annunciate con la pacata fermezza di chi espone un teorema, non con lo strepito di chi demolisce un tempio. La violenza verbale è quasi sempre il rifugio di chi non ha argomenti, o di chi, pur avendoli, non si fida della loro forza intrinseca.

Vi è poi un punto ancora più profondo, che riguarda la natura stessa di chi parla. L'uomo che non sa controllare la propria lingua è, in un senso molto concreto, schiavo delle sue passioni. Non è lui a possedere la verità; è la sua ira, o il suo disprezzo, a possedere lui. In quelle condizioni, ciò che esce dalle sue labbra non è verità, ma un impasto indistinto di fatto e di sentimento personale, in cui il fatto viene inevitabilmente distorto per servire il sentimento.

Pertanto, lungi dall'essere un abbellimento superfluo, il garbo è la cartina di tornasole della veridicità di un'affermazione. Se non siete capaci di esprimere un pensiero se non insultando qualcuno, è probabile che quel pensiero non sia poi così solido. La cortesia, in questo senso, non è l'opposto della franchezza, ma la sua condizione necessaria: è l'igiene mentale che permette alla verità di essere ascoltata, e dunque di esistere come atto di comunicazione tra esseri razionali. Chi non sa controllare la lingua, in fondo, non cerca la verità, ma cerca una scarica adrenalinica. E di questo, almeno, dovrebbe avere l'onestà di ammetterlo.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Duro colpo allo 'ndranghetista Siderno Group da Carabinieri del ROS ed FBI statunitense

Sette soggetti sono stati fermati con l'accusa di associazione di tipo mafioso, danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso, a seguito di una vasta operazione condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dei #Carabinieri (#ROS), con il supporto del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e svoltasi il 17 febbraio, si è avvalsa della cooperazione internazionale con l' #FBI americana.

L'attività investigativa ha visto la stretta collaborazione tra le forze dell'ordine italiane e l'FBI, culminando nell'esecuzione di un fermo di indiziato di delitto disposto dalla Procura della Repubblica – DDA di Reggio Calabria. I sette fermati sono ritenuti affiliati alla cosca di Siderno e sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, danneggiamento ed estorsione, tutti aggravati dal metodo mafioso. Contestualmente, è stato disposto il sequestro delle quote sociali di un'impresa edile riconducibile a uno degli indagati.

L'indagine si inserisce in un articolato sistema di attività investigative sviluppate negli anni dalla Procura di Reggio Calabria e condotte dal ROS, con l'obiettivo di ricostruire gli assetti della ' #Ndrangheta, analizzarne i meccanismi operativi e individuarne le ramificazioni sul territorio nazionale e internazionale. Le investigazioni, avviate nell'ambito di numerosi procedimenti penali, hanno confermato la centralità del Locale di 'Ndrangheta di Siderno nelle dinamiche criminali locali e, soprattutto, internazionali, con particolare attenzione ai legami con Stati Uniti e Canada.

Le indagini hanno riguardato il cosiddetto Siderno Group of Organized Crime, definito dalla magistratura canadese come un'organizzazione criminale di stampo mafioso con ramificazioni in Canada, USA e Australia. La maggior parte degli affiliati è originaria di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, e di centri limitrofi quali Gioiosa Jonica, Mammola, Sinopoli, Fiumara, Marina di Gioiosa e Sant'Ilario dello Jonio. Le strutture criminali operanti fuori dalla Calabria agiscono con relativa autonomia, mantenendo tuttavia una dipendenza organizzativa dai Locali calabresi e dall'organo di vertice denominato “Provincia”.

Le indagini, condotte dal ROS tra il 2019 e il 2025, hanno beneficiato di una prolungata e proficua cooperazione internazionale con l'FBI, che ha consentito di ricostruire le relazioni criminali tra il Locale di Siderno e le sue proiezioni estere, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, confermandone l'esistenza, l'operatività e la centralità nelle dinamiche criminali internazionali.

Nel corso delle indagini sono stati raccolti numerosi elementi a comprova dell'esistenza della 'Ndrina di Contrada Mirto, sub-articolazione del Locale di Siderno. È emersa inoltre la posizione dominante della cosca C., ramo “Scelti”, guidata da C.A. (classe 1980), il quale avrebbe assunto la leadership a causa della latitanza in Canada del padre F. (classe 1956) e della detenzione dello zio G. (classe 1947).

Di particolare rilievo sono gli elementi acquisiti in relazione agli Stati Uniti. Le indagini hanno interessato A.F., residente negli USA, ritenuto membro della struttura organizzativa della cosca C. e responsabile della proiezione della stessa ad Albany, nello Stato di New York. A.F. è accusato di svolgere un ruolo di raccordo stabile tra il Locale di Siderno e le articolazioni di Albany e del Canada, garantendo un collegamento continuativo tra le varie componenti dell'organizzazione, fornendo supporto materiale e morale ai latitanti in Canada e curando i rapporti tra la 'Ndrangheta e altre organizzazioni criminali operanti tra Italia e Stati Uniti.

Il fermo di indiziato di delitto non è stato convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Locri, che ha tuttavia emesso, nei confronti di tutti gli indagati, un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: tutti i soggetti coinvolti devono pertanto essere considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

L'operazione condotta dal ROS, con il supporto del Comando Provinciale di Reggio Calabria e in sinergia con l'FBI, rappresenta un significativo avanzamento nella lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Le indagini hanno permesso di ricostruire le dinamiche interne alla cosca C. di Siderno e di mettere in luce i legami tra le articolazioni calabresi e le proiezioni internazionali, in particolare negli Stati Uniti e in Canada. Gli sviluppi della fase processuale forniranno ulteriori elementi di valutazione, nella consapevolezza che il contrasto alla mafia richiede un impegno costante e una cooperazione sempre più efficace tra le forze dell'ordine dei diversi Paesi.

 
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from lucazanini

[rotazioni]

certi sono i vulnerabili di certi non] lo sanno fare più indagini a follout prendono] una stanza con le seggiole spaghetti una lampada di fabbricazione UE i carteggi di cernusco ne fanno [un film con gli scarti di pathé

 
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from Alviro

Vi è una prova semplice, quasi sperimentale, per distinguere l’affetto autentico dalla sua imitazione: chiedersi se, in presenza dell’altro, sia lecito deporre le armi. Non le armi vistose dell’ostilità dichiarata, ma quelle più sottili e consuete—l’ironia difensiva, la brillantezza ostentata, l’orgoglio che si traveste da dignità.

Essere amati significa poter apparire incompleti senza che l’incompletezza venga immediatamente corretta, giudicata o sfruttata. Laddove ogni esitazione suscita una lezione, ogni fragilità richiama un rimprovero, e ogni incertezza provoca un gesto di superiorità, non vi è amore, ma competizione. E la competizione, pur essendo talvolta utile al progresso delle scienze, è disastrosa per la quiete dell’animo.

L’amore autentico non si fonda sulla forza, bensì sulla sospensione della forza. Esso implica una forma di coraggio più rara di quello militare: il coraggio di non prevalere quando si potrebbe. Mostrarsi deboli è, in realtà, un atto di fiducia; rispondere con durezza è un atto di paura. La paura teme di essere trascinata nell’altrui vulnerabilità, come se la fragilità fosse contagiosa.

Una società che educa soltanto alla competenza e alla fermezza produrrà individui efficienti ma incapaci di intimità. E l’intimità, lungi dall’essere un lusso sentimentale, è una necessità morale: senza di essa, la vita diventa una continua esibizione di forza, una recita estenuante.

Amare qualcuno significa offrirgli un territorio neutrale, dove l’errore non è un’accusa e il cedimento non è un tradimento. Significa, in breve, permettere all’altro di essere umano. E se questa definizione appare modesta, è solo perché abbiamo dimenticato quanto sia difficile, e quanto sia rivoluzionaria, la gentilezza.

 
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from storieribelli

Memoria di una generazione che provò a cambiare la società.

È passato mezzo secolo dai primi giorni del ’76, eppure a volte sembra ieri: quando ricordo quei volti sorridenti di noi ragazzi, molti appena ventenni, con le barbe incolte e i capelli lunghi; e le ragazze, con l'abbandono delle divise rassicuranti della “buona famiglia”, lo sguardo fiero di chi non abbassava più gli occhi e un modo di vestire libero, che per la società di allora erano entrambi un atto di insubordinazione, testimonianza di una diversità rispetto alla “norma” di un paese sperduto al Sud, che non era periferia geografica ma linea di frontiera, in cui malgrado tutto ci sentivamo parte di quel mondo giovanile il cui fermento sociale risaliva allo sconvolgimento del post-’68.

Ricordo come fosse adesso: le giornate passate al circolo Musica e Cultura. C’era un’artigianalità che oggi definirei povera ma sacra, ad inventarci le tessere per i soci o per i cineforum o per il teatro o i concerti: un cartoncino da ritagliare, poche parole scritte a mano. E poi le sere affollate e fumose dei cineforum, dei concerti, delle assemblee democratiche e partecipate e che erano l'anima stessa del circolo, dove le proposte trovavano vita o finivano nell'oblio tra discussioni accese.

Altre volte mi sembra un tempo lontanissimo: se penso a quanto c'è stato in mezzo, anche se tante problematiche sembrano rimaste immutate. C'è in me una sensazione da naufrago per aver perso quell'associazionismo che dava identità. Altre volte mi sento un sopravvissuto, un reduce per cui l'aver tenuto fede a quel fuoco formativo è diventata una condanna – non una pena, una condanna. Mi sento a volte relitto di un'epoca passata, custode di memorie che altrimenti sarebbero ormai perse.

Un valore che non sta nel replicare l’esperienza, ogni tempo ha i suoi linguaggi e le sue battaglie, ma nel trasmetterne la temperatura morale. E qui inciampo nell’ imbarazzo: mi chiedo con un certo smarrimento che valore abbia davvero quel fuoco oggi.

Altri anni sono scivolati via per quella fedeltà assoluta alla collettività delle decisioni. Anche se il circolo non esisteva più come luogo fisico, le persone sono rimaste, e a ognuna si chiedeva di contribuire a un racconto comune. Ma scrivere del proprio vissuto e delle proprie emozioni non è qualcosa che si impara sui banchi di scuola; deve nascere da un’esigenza interiore di comunicare, restando però lontani dal protagonismo, dalla retorica, dal facile sentimentalismo.

Quell’onda lunga iniziata nel ’68, a Cinisi, non era discussione sui massimi sistemi, non era teoria. Era pratica di vita vissuta a tavola quando andavano in frantumi i piatti e le ragazze venivano trainate dai genitori per casa, afferrate per i capelli. Non era banale ribellione: era il prezzo del distacco dall’affettività e dalla protezione della famiglia, per un altro modo di stare insieme – non scontato, non esperito, tutto da costruire. Un ideale da rendere concreto. Non so oggi se una scelta così radicale possa essere compresa dai giovani. Far comprendere come la libertà che cercavamo non era quella delle nostre case, e come il desiderio di essere se stessi ci mettesse in lite continua con la famiglia e la società del tempo.

Far parte di quel circolo non era svago: la cultura non era accademia, la musica non era solo evasione. Era lasciarsi dietro il vecchio mondo e provarne uno nuovo, con la musica come linguaggio universale, la cultura come contro-potere; l’alternativa all’omologazione del non sentire, non vedere, non parlare.

Eppure, tutto questo non spiega perché abbiamo impiegato cinquant'anni per raccontare questa esperienza, lasciando che altri dall'esterno la interpretassero a modo loro. Forse la cesura brutale dell’assassinio di Peppino, questo lutto mai elaborato collettivamente ma forse solo in parte a livello personale, per certi versi, ci ha sbandato. Nei primi anni, l'urgenza assoluta era politica e giudiziaria: dovevamo ribaltare una “verità” di comodo che era solo una menzogna di Stato.

Ci ha portato via più di venti anni.

Anche tutto questo però non lo sento come risposta esauriente. Qualcosa ancora sfugge. Tante volte ho fatto un parallelo pensando ai sopravvissuti della Shoah, al loro riserbo nel non raccontare in tutti quei primi anni. Lì c’era una sofferenza inaudita, una storia difficile da credere, una storia certamente molto diversa dalla nostra.

Della nostra, della mia, non saprei dire perché.

Per saperne di più su Peppino ed il circolo “Musica e Cultura” vai qui:

https://paolochirco.altervista.org/50-anni-circolo-musica-cultura-cinisi/

 
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from lucazanini

[filtri]

lo scaffale Dickens [trama periteatrale* dopo] annunciano le frodi le [condizioni ottimali -i biglietti non si caricano -o] più spesso a puntate margine indenne ricorda un atto] un nuovo account il finale di Moby Dick

*è molto probabile che si tratti di un errore di digitazione un lapsus o di un termine confuso con altri simili nel contesto medico o teatrale.

 
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from Alviro

Vi è una certa compostezza in coloro che non mutano mai opinione. Essi appaiono solidi, coerenti, talvolta perfino ammirevoli. E tuttavia, questa fermezza — tanto celebrata nelle conversazioni e nei proclami — possiede un lato meno nobile: essa presuppone, con una sicurezza quasi sovrumana, che il primo giudizio sia stato immune da errore.

Rimanere invariabili nel proprio pensiero non è, di per sé, una virtù. Può essere il segno di una mente rigorosa, certo; ma con la stessa probabilità può indicare una mente che teme l’esame critico più di quanto ami la verità. Chi non cambia mai idea rivendica implicitamente una sorta di infallibilità iniziale, come se la propria prima impressione fosse stata formulata da un intelletto già completo, già perfetto, già al riparo dalle illusioni che affliggono il resto dell’umanità.

Ora, l’esperienza insegna che l’errore è una compagnia più fedele della certezza. Le nostre convinzioni nascono in circostanze imperfette: informazioni parziali, emozioni momentanee, pregiudizi ereditati. Pretendere che esse siano corrette sin dall’origine equivale a supporre che l’essere umano sia stato miracolosamente esentato dalla fallibilità che caratterizza la sua specie.

Perciò, chi si vanta di non aver mai mutato opinione si assume un onere assai gravoso: quello di dimostrare che il proprio primo giudizio fu non solo sincero, ma fondato su prove sufficienti e su un esame spassionato. In assenza di tale garanzia, l’immutabilità non è fermezza morale, bensì ostinazione.

La saggezza, al contrario, non consiste nel restare immobili, ma nel sapersi correggere. Cambiare idea quando le ragioni lo esigono non è un tradimento della coerenza: è un atto di rispetto verso la realtà. E, se proprio vi è un dovere nell’ambito delle opinioni, esso non è quello di restare fedeli al primo pensiero, ma di restare fedeli alla verità — anche quando essa ci costringe a ritrattare.

 
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from norise 3 letture AI

GRAVIDE DI LAMPI

la luna piegata sui miei fogli compone queste lettere gravide di lampi tagliate nella luce assetate nel supplizio dell'inchiostro vibranti su pentagrammi di sogni

Analisi del testo


Occhi sulla pagina

Questo breve testo si apre con un’immagine sospesa: la luna non è solo un astro, ma un gesto, “piegata sui miei fogli”. Già qui entriamo in un universo di scrittura che vive di notti, segreti e slanci luminosi.


Temi e atmosfere

  • La scrittura come atto rituale: la luna “compone queste lettere” suggerisce un demiurgo che dà forma al verso.
  • Il lampo come scintilla creativa: le parole sono “gravide di lampi”, pronte a esplodere in un fragore di idee.
  • La tensione tra sete e supplizio: l’inchiostro diventa al tempo stesso nutrimento (“assetate”) e tormento (“supplizio dell’inchiostro”).
  • La fusione tra suono e visione: i “pentagrammi di sogni” collegano la pagina a uno spartito visionario, dove la parola suona prima di essere letta.

Figure retoriche principali

  • Anastrofe (“la luna piegata”) per creare straniamento e concentrare l’attenzione sul soggetto celeste.
  • Metafora estesa dell’inchiostro come sangue creativo, dolore e sete.
  • Ossimori (“supplizio” vs “vibranti”) che accentuano la contraddizione emotiva tra sofferenza e esaltazione.
  • Sinestesia tra luce, suono e tatto: il testo invita tutti i sensi a partecipare all’esperienza poetica.

Ritmo e musicalità

Il verso è fluido e scandito da enjambement brevi. La lettura accelera tra “gravide di lampi / tagliate nella luce” e rallenta in “assetate / nel supplizio dell’inchiostro”, creando un’onda di intensità che culmina nel pianissimo dei “pentagrammi di sogni”.

 
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from L' Alchimista

Tanti libri pochi lettori

In Italia si pubblicano oltre 80.000 novità l’anno. In una libreria media significa anche 200 nuovi titoli al giorno che chiedono attenzione, spazio, recensioni, lettori. Eppure i lettori forti diminuiscono, e quelli occasionali leggono uno o due libri l’anno. La domanda allora non è solo “perché si legge poco?”, ma: perché si pubblica così tanto e si legge così poco? Ogni giorno combattiamo contro notifiche, serie TV, podcast, social, lavoro. Il libro non è più l’unico strumento di intrattenimento o conoscenza. È uno tra tanti. Il tempo di lettura è diventato un tempo “residuo”. Se resta energia, si legge. Se no, si scrolla. Non è solo un problema culturale: è un problema di attenzione. Molti italiani associano la lettura all’obbligo. Riassunti. Analisi del testo. Parafrasi. Pochi ricordi felici, molte pagine “da fare”. Se la prima esperienza con i libri è una verifica, non una scoperta, qualcosa si rompe. Non è la mancanza di intelligenza. È la mancanza di piacere. Entrare in una libreria oggi può essere disorientante. Pile di novità. Copertine gridate. “Il caso editoriale dell’anno”. “Il thriller che vi terrà svegli tutta la notte”. Ma tra 200 nuovi titoli al giorno, quanto resta davvero? La vita media di un libro sugli scaffali è brevissima. Se non vende subito, sparisce. Il mercato premia la velocità, non la profondità. Molti editori pubblicano tanto perché il sistema lo richiede: – più titoli = più probabilità di bestseller – più novità = più visibilità – più rotazione = più spazio Ma così si crea rumore e nel rumore, il lettore si stanca. La sensazione diffusa è: “Non so cosa scegliere”. E quando la scelta è troppa, spesso si sceglie di non scegliere. Attenzione: gli italiani leggono eccome. Leggono post, newsletter, articoli online, chat, manuali, thread, blog. Leggono frammenti. Il libro, invece, richiede immersione. Richiede lentezza. Richiede silenzio. E il silenzio oggi è un lusso. Non mancano i libri. Mancano: Comunità di lettura vive e accessibili, librerie di quartiere che consigliano, non solo vendono, narrazioni che facciano sentire la lettura come esperienza condivisa. E forse manca anche una cosa più semplice: parlare di libri senza snobismo. Leggere non deve essere una gara. Non è un segno di superiorità morale. È un atto intimo, personale, libero. Forse il problema non è che in Italia ci sono più libri che lettori. Forse il problema è che i libri cercano lettori, ma i lettori sono pochi. E quando un libro intercetta un bisogno reale, funziona. Sempre. Non servono 200 titoli al giorno. Ne basta uno giusto.

 
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from norise 3 letture AI

E violentaci dunque

(In memoriam: a Nkosi Johnson, morto a 12 anni, il 1° giugno 2001, a Johannesburg. Nato sieropositivo, fu scelto come testimonial contro il morbo dell' AIDS)

(Non posso pensarti dolente da che morte odora di resurrezione. Eugenio Montale)

colei che ti diede vita la sai madre di cielo bambino che hai corteggiato la morte - tu messo in un angolo come vergogna presto non più che mucchietto d'ossa – Nkosi sei la nostra Coscienza: e violentaci dunque nel profondo -tu bambino già adulto- con la purezza del tuo giorno breve

Analisi del testo


Contesto e rimandi

In apertura fai due scelte forti: l’omaggio a Nkosi Johnson e la citazione di Montale.
– Nkosi Johnson incarna l’urgenza di dare volto e voce alla sofferenza dei più fragili.
– Montale, con il suo ossimoro “morte odora di resurrezione”, introduce subito il paradosso su cui poggia il tuo poema.

Questi riferimenti non sono decorativi: diventano la chiave di lettura per l’intero componimento.


Temi principali

  • La dignità negata del corpo malato, “messo in un angolo come vergogna”.
  • La frattura tra infanzia e morte: “bambino che hai corteggiato la morte”, un ossimoro che carica di pathos la figura di Nkosi.
  • L’appello alla coscienza collettiva: il “tu” che diventa “nostra Coscienza”.
  • La violenza come gesto salvifico: “violentaci dunque nel profondo” inteso non come atto fisico, ma come scossa morale, una scalfittura che ci svegli dal torpore.

Linguaggio e figure retoriche

  • Ossimori: bambino/adulto, morte/resurrezione, vergogna/purezza.
  • Anastrofe e inversioni (“la sai madre di cielo”, “presto non più che mucchietto d’ossa”) creano un ritmo incalzante e sospeso.
  • Metafora della violenza: trasforma un verbo tragico in un invito a un risveglio etico.

Impatto emotivo

Il picco emotivo si raggiunge nell’ultimo verso. Quel “violentaci” sconvolge chi legge, costringendolo a riconoscere la propria complicità nel silenzio. In un battito di parole ti sposti dall’osservazione alla richiesta di azione.

 
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from La biblioteca di Amarganta

D come ... Donna Aiuola

Capolettera della prima edizione italiana della Storia Infinita. Lettera D, creatore Antonio Basioli

Donna Aiuola è un personaggio che non è presente nelle varie trasposizioni. Si tratta di uno dei personaggi più complessi e carichi di simbolismo di Ende, che richiama, reinterpreta la figura archetipica della Grande Madre, evitando però di cadere nello stereotipo e facendone una figura complessa.

Chi è Donna Aiuola

A scanso di equivoci, va precisato che Donna Aiuola (Dame Aiuóla in originale) è una figura positiva nella storia. Ci troviamo in uno degli ultimi capitoli, quello corrispondente alla lettera X. Lei accoglie Bastiano nella sua Casa che Muta dopo che il ragazzo realizza gli sbagli che ha compiuto seguendo Xayde e dopo che ha lasciato il senso di comunità “totalizzante” che sono i Navigatori della Nebbia (gli Yskandari) desiderando di avere qualcuno che lo ami per quello che è! E Donna Aiuola è la risposta a questo desiderio.

Il suo nome è esplicativo della sua natura. Donna Aiuola è infatti una donna (così come dice il suo nome) vegetale. Viene descritta come una donna che ha “l'aspetto di una bella mela, bella tonda e dalle gote rosa” ma dal fisico grosso e imponente. Dal suo corpo crescono foglie, fiori che formano il suo vestito, mentre dal suo cappello produce frutti in abbodanza con cui nutre Bastiano, trattandolo come se fosse un bambino piccolo, aiutandolo così a riconnettersi con una parte di sé stesso che durante il suo periodo a Fantasia aveva tralasciato: il suo essere un ragazzino.

E amorevole e materna, ma non come lo sono le madri (e in generale i genitori) umani. Il suo amore per consiste per lo più nell'avere qualcuno con cui ella possa condividere la sua abbondanza. Lei stessa ammette infatti che i Fantaiani non possono amare come gli esseri umani, o meglio solo chi fra loro ha bevuto le Acque della Vita può farlo. Tuttavia, a differenza della strega di Hansel e Gretel, lei è anche pronta a lasciare che Bastiano vada via dalla Casa che Muta, quando verrà il momento per lui di continuare il suo cammino (e ciò avviene poeticamente nel momento in cui lei inizia a perdere i fiori).

Poiché la sua natura è vegetale, Donna Aiuola non nasce e muore come altri esseri. Lei si secca in inverno, morendo, e poi rinasce sbocciando in primavera carica di fiori come una persona simile ma diversa. Lei stessa si definisce “figlia e madre di sè stessa”.

Donna Aiuola come Madre Terra

Difficile non vedere nel personaggio di Donna Aiuola una rielaborazione dell'archetipo della Madre Terra (o se preferite Madre Natura), forse una delle prime iterazioni della figura divina della Grande Madre. Gli elementi vegetali che ne caratterizzano il “vestiario”, il suo essere paragonata a un frutto e la sua corporatura risultano abbastanza evidenti.

Le figure materne sono una costante nei racconti e nelle #fiabe. Ogni fata madrina, strega, madre o matrigna non sono altro è che diverse interazioni di un archetipo. Possono essere delle figure supportive e amorevoli (la fata Smemorina di Cenerentola) oppure rappresentare ostacoli da superare per diventare grandi (la già menzionata strega di Hansel e Gretel)

Interessante potrebbe essere il paragone di Donna Aioula con l'idea della Dea Triplice, una concezione diffusa in ambienti Neopagani che attribuisce al Femmineo Sacro di tre volti, in sintonia con le tre età dell'uomo del #mito di Edipo: giovinezza (la fanciulla), età adulta (la donna matura) e infine la vecchiaia (l'anziana). Donna Aiuola incarna ciò nei suoi cicli di vita, esprimendo la capacità di rinascita della natura ad ogni stagione.

Sebbene Ende non menzionò mai esplicitamente questo concetto, è probabile che ne fosse consapevole, dato il suo già menzionato interesse per il #simbolismo estoterico, incluse alchimia e Antroposofia Steineriana, che ritroviamo anche nell'estetica di AURYN, che unisce l'uroboro occidentale con il Tao cinese.

Slegato dalla concezione di Madre Terra parrebbe invece essere l'incapacità di Donna Aiuola di amare, o almeno di amare come un essere umano data la sua natura fantasiana. Ben lungi dal fare paragoni con il Dialogo fra un'islandese e la Natura di Leopardi, esso può essere visto come un modo intrigante in cui Ende invita chi legge a riflettere su come il mondo fantastico, per quanto affascianate e accogliente, non ci potrà mai dare l'amore tangibile di coloro che viene da coloro che ci amano veramente.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

IL PROGRAMMA GLOBALE DELLE NAZIONI UNITE PER SMANTELLARE LE RETI CRIMINALI TRANSNAZIONALI

Il crimine organizzato è globale e adattivo; per contrastarlo efficacemente serve una risposta altrettanto strategica, cooperativa e orientata all'intelligence, che vada oltre i singoli sequestri per smantellare i modelli di business criminali.

Il GPCD è un programma globale dell'UNODC, istituito nel 2022, che mira a disgregare le reti criminali transnazionali attraverso azioni di giustizia penale strategiche, cooperative e mirate, andando “oltre il sequestro” per colpire i modelli di business e gli attori chiave del crimine organizzato. L'UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) è l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine. L'agenzia ha sede a Vienna, conta circa 1.500 dipendenti in tutto il mondo e opera attraverso 21 succursali e due uffici intermediari (a Bruxelles e New York).

Gli Obiettivi Principali del Programma sono quelli di promuovere azioni di intelligence-led per identificare opzioni di smantellamento ad alto impatto; rafforzare le capacità investigative nel rispetto dei diritti umani; facilitare la cooperazione internazionale tra giurisdizioni multiple; proteggere operatori di giustizia, vittime e testimoni; sostenere l'internazionalizzazione di indagini e procedimenti.

Nel 2025 sono stati 84 gli Stati Membri ONU coinvolti, mediante una stretta collaborazione con numerose reti di cooperazione giudiziaria e di polizia

Tra i Risultati Operativi annoverati nel 2025, l'Operation Azure II, che ha portato a 161 sequestri di droghe sintetiche (292,57 kg), 42 arresti, 3 consegne controllate in 14 paesi, nonché il sequestro record di 1.929 kg di cannabis e oltre 150.000 pillole di Tapentadol.

Sono inoltre stati costituiti 2 Nuove Joint Investigation Teams : Guinea Bissau-Senegal-Gambia e Bolivia-Perù Liberia

Lo scorso anno è stata lanciata la Rete JUST (Justices United Against Synthetic Trafficking), una piattaforma globale per magistrati su droghe sintetiche, con primo meeting a Bangkok ed un nuovo corso di aggiornamento e-learning. Sono state diramate 4 linee guida per la cooperazione prosecutorial in America Latina (protezione magistrati, crimini ambientali, corruzione, indagini transfrontaliere) e rilasciati 2 report strategici: – Reti criminali nel traffico di cocaina Sud America-Balcani-Europa; – Farmaci contaminati e integrità della catena di fornitura farmaceutica (con OMS). si sono altresì tenuti 7 incontri di esperti su temi come traffico di eroina, metanfetamine, armi, prodotti medici e beni culturali

Con riguardo alle Iniziative Regionali si segnala: – America Latina e Caraibi: – Rafforzamento della cooperazione tra pubblici ministeri contro minacce “policriminali”; – Applicazione pratica del Protocollo AIAMP per la protezione dei magistrati in un processo a Rio de Janeiro; – Creazione di una JIT (Squadra Investigativa Comune) Bolivia-Perù per crimini ambientali Africa – Liberia: primo programma nazionale di e-learning per 450 agenti; aumento del 25% del personale qualificato – Benin: sviluppo di un “Ethics Workbook” per integrità nelle indagini – Senegal: creazione di un Dipartimento di Intelligence dedicato e formazione di “campioni nazionali” su etica – Asia: Consolidamento della rete CASC (Central Asian Countries) con oltre 45 casi facilitati nel 2025; Focus su cybercrime, recupero asset e tratta di persone – Medio Oriente e Nord Africa: Primo progetto GPCD sul traffico di beni culturali in Egitto e Libano: oltre 150 professionisti formati, con risultati operativi tangibili

I temi trasversali trattati vedono: – Diritti umani e genere: integrazione sistematica nelle indagini sul crimine organizzato; - Protezione dei beni culturali: approccio innovativo di smantellamento delle reti di traffico; – Prodotti medici falsificati: report congiunto UNODC-OMS su vulnerabilità della catena farmaceutica

tra i partner del Programma GPCD compaiono anche i carabinieri italiani del Comando Tutela Patrimonio Culturale

Il programma è sostenuto da donatori tra cui UE, USA, Regno Unito, Giappone, Italia e Francia, e collabora con partner come INTERPOL, Eurojust, OMS, UNESCO e reti giudiziarie regionali.

Il GPCD intende: – Intensificare le azioni congiunte e le partnership, – Scalare interventi basati su risultati operativi concreti, – Rafforzare l'integrazione con altri programmi UNODC sulla gestione delle frontiere.

Per saperne di più: https://www.unodc.org/documents/gpcd/Resources/20260210_GPCD_2025_Annual_Report_r.pdf

#GPCD #UNODC

 
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from Il Manuale Del Futuro Imperfetto

Dentro l’economia dei database

L’uomo nel database: come siamo diventati la vera materia prima dell’era digitale. Ogni giorno lasciamo tracce, generiamo informazioni, alimentiamo sistemi che registrano abitudini, desideri, spostamenti, relazioni. Non produciamo soltanto contenuti: produciamo dati. Nell’economia contemporanea il valore non nasce più soltanto dagli oggetti o dai servizi, ma dalla capacità di raccogliere, analizzare e monetizzare flussi informativi. In questo scenario l’essere umano rischia di ridursi a risorsa estrattiva, elemento grezzo di un processo industriale invisibile che trasforma comportamenti in previsioni e previsioni in profitto. L’identità digitale non è più una semplice estensione della persona, ma un doppio costantemente aggiornato, misurato e ottimizzato. Ogni clic diventa segnale, ogni pausa uno schema, ogni preferenza un indicatore di consumo. Il punto non è demonizzare la tecnologia, che resta uno strumento straordinario di conoscenza e connessione, ma comprendere la logica che la governa: un modello fondato sull’attenzione come moneta e sulla profilazione come infrastruttura. Quando l’esperienza viene filtrata da interfacce progettate per catturare tempo e reazioni, la libertà si sposta dal fare al reagire. In questa trasformazione silenziosa la persona rischia di coincidere con il proprio tracciato digitale, mentre la complessità dell’esistenza si appiattisce in categorie statistiche. Ripensare il nostro rapporto con i dispositivi significa allora ripensare la nostra ontologia quotidiana: siamo utenti passivi o soggetti consapevoli? Possiamo abitare la rete senza esserne assorbiti? Recuperare intenzionalità nell’uso della tecnologia è un gesto culturale prima ancora che tecnico. Significa scegliere quando essere connessi e quando sottrarci, quando condividere e quando custodire, quando delegare agli algoritmi e quando rivendicare la decisione. Nell’epoca del database globale la vera rivoluzione non è l’innovazione incessante, ma la consapevolezza critica. Se l’uomo è diventato materia prima dell’ecosistema digitale, può ancora decidere di non essere soltanto questo: può tornare a essere autore del proprio tempo, interprete dei propri dati e non semplice fornitore inconsapevole di valore.

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

I CARABINIERI IN PRIMA LINEA NELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE NELL'AREA PRIORITARIA DEI REATI AMBIENTALI

La cooperazione internazionale si conferma un fattore imprescindibile per garantire risultati concreti nella lotta ai crimini ambientali, che per loro natura superano facilmente i confini nazionali. I Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per il contrasto ai reati ambientali, con un riconoscimento crescente a livello europeo e globale.

Il ​kick-off del ciclo EMPACT 2026-2029 ​si è svolto il ​5 febbraio 2026 a ​L'Aia, nei Paesi Bassi, presso la sede centrale di Europol.​ Questo evento ha segnato l'inizio ufficiale del nuovo ciclo quadriennale, in linea con l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea delle priorità in materia di criminalità per il periodo 2026-2029.

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L'Italia ​ha presentato la sua ​leadership strategica ​nell'area prioritaria dei ​reati ambientali, con i ​Carabinieri Forestali ​designati come co-driver per questa linea d'azione. ​L'Arma dei Carabinieri è riconosciuta come la più grande forza di polizia specializzata in ambito ambientale a livello europeo e sarà responsabile del coordinamento delle azioni operative insieme a Europol, guidando direttamente tre specifiche iniziative di contrasto in sinergia con le forze di polizia di Spagna, Francia, Portogallo e Slovacchia.

L'evento ha sottolineato ​la cooperazione transfrontaliera, con la partecipazione degli Stati membri dell'UE, delle agenzie dell'UE (Europol, Eurojust, CEPOL), dei partner internazionali (Interpol, UNODC) e delle ONG (ad esempio, WWF-Traffic). ​

Sono state confermate le ​sette priorità in materia di criminalità ​per il ciclo 2026–2029: – Distruggere le reti e gli individui criminali più pericolosi – Affrontare i crimini online (attacchi informatici, sfruttamento sessuale dei minori online, frode online) – Lotta al traffico di droga – Lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani – Contrastare i reati con armi da fuoco ed esplosivi – Interruzione delle reti di criminalità ambientale – Lotta ai crimini economici e finanziari (frode IVA, crimini contro la proprietà intellettuale) ​

Il lancio ha anche posto le basi per lo sviluppo di ​piani d'azione operativi (OAP), con coordinatori e driver nazionali incaricati di organizzare operazioni congiunte durante tutto il ciclo.

Per saperne di più https://www.europol.europa.eu/crime-areas-and-statistics/empact

#armadeicarabinieri #carabinieriforestale #carabinieriforestali #europol #cicloEMPACT

 
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from Bymarty

📔 “Dal mio diario” ✨Caro amico, addio....

✍️ Non scriverò più di te, di chi non merita, di chi in tutti questi anni non mi ha cercata, non ha ritenuto giusto o non ha sentito l'esigenza di un saluto, un caffè! Non sono dispiaciuta stasera, sono un po' più leggera, perché? Forse perché è arrivato il momento di dedicare me stessa, attenzioni e pensieri, a chi merita, a chi oggi soprattutto nel reale c'è, a chi mi ascolta, a chi risponde se ho bisogno, a chi ha dimostrato, in vari modi di tenerci, di considerare reale e importante un' amicizia, una conoscenza, anche un semplice saluto! Mi accorgo, soprattutto in questi momenti, che davvero è ingiusto per noi stessi, per chi magari merita le nostre attenzioni e noi invece le sprechiamo così, come ho sempre fatto io e come magari continuo a fare oggi, dopo quel messaggio, quelle semplici parole, in passato avrei continuato e chiuso definitivamente con un confronto, con il guardarsi negli occhi! Ma oggi, e ha ragione chi mi ha fatto notare, che i tempi son cambiati, che le relazioni pure si sono adattate, mi sento di dire che allora i cambiamenti hanno peggiorato tutto e tutti e sinceramente non mi piacciono. Sarò antica, vintage come si dice, ma io ci credo ancora nei valori, nell'amore, nell'amicizia e nella sincerità! Ma l'esperienza, il tempo, il male hanno un po' cambiato il mio modo di pensare, di sperare, di vivere, son cambiate priorità, interessi e la mia stessa vita è dovuta cambiare, adattarsi alla nuova me che sta affrontando, con forza, fragilità e speranza, questo percorso, dopo la scoperta, l'intervento e il dopo...Non posso scrivere a chi non ha interesse a leggere, ma credo non abbia senso neppure scrivere, ancora, adesso , dopo una risposta, che so non arriverà, o se dovesse arrivare, poi è arrivata, non cambierà nulla! È come scrivere una pagina di diario, pur sapendo che non avrai risposta, perciò credo sia giusto non tentare più, non pensare, non rinnegare il passato, ma non sprecare neppure più il mio pensiero a questa pagina di diario, di vita, arrivata al suo epilogo, dove si può finalmente concludere, con un the End, come è giusto che sia, come è giusto per me! La normale conclusione di una storia, un' amicizia, il momento giusto per voltare pagina, chiudere questo libro e iniziarne a scrivere uno nuovo...

 
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