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Spazio Autori, Gianluca Parisi: tra giornalismo d’inchiesta e narrativa storica nel panorama culturale campano

Gianluca Parisi è un autore attivo nella provincia di Caserta, dove ha sviluppato a partire dalla fine degli anni '90 un percorso intellettuale caratterizzato da un costante dialogo tra giornalismo, ricerca storica e scrittura narrativa. Attraverso i suoi racconti pubblicati nei blog e raccolti nel libro “E morirono tutti felici e contenti” con lo pseudonimo Russo Gianluca, ha svolto nel corso degli anni un ruolo centrale nella costruzione di una memoria locale attraverso la documentazione e la rappresentazione delle dinamiche sociali, culturali e ambientali del territorio.

Ha diretto la collana editoriale Il Mezzogiorno, dedicata a figure storiche e culturali del territorio campano, ha curato un inserto domenicale multilingue per la comunità immigrata sul Giornale di Caserta, anticipando tematiche di inclusione e mediazione culturale. Ha collaborato con numerose testate locali e online, tra cui Caserta24ore, da lui fondata nel 1999, occupandosi prevalentemente di cronaca, approfondimenti sociopolitici e analisi del contesto regionale.

Sebbene non sia un nome di notorietà nazionale mainstream, è autore di diversi libri, in particolare nel campo della narrativa storica e del giallo ambientato al Sud Italia, dove unisce il rigore del giornalismo alla forza evocativa della scrittura letteraria. Alcune delle sue opere esplorano vicende legate alla memoria storica e alle contraddizioni della società contemporanea nel Sud Italia, attraverso le quali ha raccontato luci e ombre del territorio casertano.

Tra le sue opere più significative in vendita sulle piattaforme (Lulu.com) e (Amazon)

Il brigante Repubblicano (2012) è un romanzo storico che si colloca al crocevia tra inchiesta giornalistica, memoria collettiva e narrazione romanzesca. L’opera rappresenta un esempio emblematico della sua doppia vocazione, cronista e narratore. Offre una riflessione critica sulle dinamiche di potere e resistenza nel contesto storico del Sud durante il periodo dell’Unità d’Italia.

Redazione Chiocciola (2009) è un’opera di carattere documentario-narrativo che ricostruisce gli eventi della rivendicazione via email dell’omicidio di Marco Biagi nel marzo del 2002 da parte delle Nuove Brigate Rosse, e che lo videro protagonista. È una rappresentazione ironica ma accurata del sistema mediatico dell’epoca. Da giornalista diede notizia del comunicato di rivendicazione prima di tutte le testate italiane. Il cambiamento di modalità comunicative dell’epoca fu citato nel manuale universitario “New journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale” edito da Mondadori, nel 2008 con ristampa nel 2013.

E morirono tutti felici e contenti (2025) è una raccolta di novelle antiche e racconti moderni. Spazia dal tema dell'amore della regina Didone nell'Eneide, al dubbio di Masuccio Salernitano autore di Mariotto e Ganozza, precursori di Romeo e Giulietta con la domanda finale al lettore: “È più grande l'amore dell'uomo o della donna?”, fino a racconti dei nostri tempi sul tema dell'amore, della corruzione, dell'immigrazione e dell'attualità. Tutti i racconti sono scritti in chiave universale e interculturale, riflettendo una sensibilità letteraria attenta alla tradizione e al dialogo tra epoche. (Amazon)

La vita di strada. E' un romanzo storico ambientato alla fine degli anni ’90 che affronta il tema della tratta di esseri umani, con particolare attenzione alle donne vittime di sfruttamento sessuale. L’opera, ispirata a storie reali, si configura come un’indagine sociologica e narrativa sulla marginalità, l’emarginazione e il desiderio di riscatto, con una forte componente emotiva e una struttura narrativa incentrata sulla voce della protagonista. È dedicato ad Alma Seidjni, vittima della tratta, scomparsa suicida a Roma nel 2021 all’età di 47 anni a testimonianza di come gli abusi subiti segnino indelebilmente la vita di chi li patisce. (Amazon)

L’educatore nei convitti scolastici (2024) è un manuale professionale che affronta, con rigore metodologico, il ruolo dell’educatore scolastico nel sistema della pubblica istruzione italiana, offrendo una prospettiva teorica e operativa su una figura professionale poco conosciuta.

Sui social è presente sulla piattaforma https://flipboard.social/@reporter

Scrivigli

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto

Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale

Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale

La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future

Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio

L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia

 
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from Revolution By Night

È assurdo e illogico, contro natura. Il mondo che lasceremo ai nostri figli sarà uno schifo. La responsabilità è dei vecchi boomer, stupidi, ottusi e corrotti nel migliore dei casi, mentecatti, squilibrati e criminali nella loro peggiore letale versione.

Queste generazioni sono le responsabili della distruzione del sistema di sostentamento che rende possibile la nostra esistenza: l'ecosistema. Una condotta idiota che la parte di genere umano che sopravviverà alla catastrofe climatica, a partire dai nostri figli e nipoti, condannerà e maledirà per i secoli a venire.

Già basterebbe questo per assicurare la dannazione eterna alla generazione di vecchi che oggi governa e pilota il mondo verso l'abisso più nero. Una generazione violenta e arrogante, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati i giovani (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che si ribellano e ci accusano a ragione di avergli rubato il futuro, di avergli dato una sola certezza: quella di un'esistenza precaria, incerta e estremamente pericolosa.

Il nostro mondo è condotto velocemente verso il baratro da 70enni incontinenti e psicolabili come Trump, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come Netanyahu, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come Putin.

Che razza di genitori siamo? I nostri figli sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, soltanto colpa nostra. Assistono disperati e impotenti alla distruzione di ogni loro futura possibilità di benessere, di pace e di felicità.

E quando noi non ci saremo più, e quei folli squilibrati criminali saranno sotto 3 metri di terra, il pianeta sarà un pianeta in fiamme, sotto tutti i punti di vista. Sarà un pianeta inabitabile, falcidiato da eventi naturali estremi; inondato da oceani e allo stesso tempo desertificato in vastissime aree; costantemente in uno stato di guerra generalizzata per l'accaparramento delle risorse di base, acqua e cibo, che tra meno di 50 anni non saranno più scontate per oltre due terzi della popolazione mondiale.

Sono tanti i genitori, che lottano quotidianamente per difendere il diritto ad un futuro almeno decente dei propri figli e nipoti. Ma non siamo abbastanza. C'è una grande moltitudine di genitori che vivono in un relativo stato di benessere (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero impegnarsi e ribellarsi all'odioso crimine che ogni giorno viene commesso contro le future generazioni. E invece restano indifferenti, pigri e indolenti, complici silenziosi. Ma colpevoli tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.

Now playing: “Child in time” Deep Purple in Rock – Deep Purple – 1970

 
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from elettrona

Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.

Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell'attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti.

Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione. Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.

Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio. Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti. Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti. A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.

fonte: Il gazzettino

 
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from Geocriminalità e Cooperazione Internazionale di Polizia

Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue

Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia

 
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from Cyberdyne Systems

cloudflare-warp È noto come l'uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all'ISP.

Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:

  1. DNS over HTTPS (DoH)
  2. DNS over TCP (DoT)
  3. DNS over WARP (DoW)

I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.

La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all'interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 – rif. https://datatracker.ietf.org/meeting/interim-2021-masque-03/materials/slides-interim-2021-masque-03-sessa-masque-interim-2021-04-h3-dgram-00). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.

Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L'ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.

DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.

DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.

DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).

DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l'intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.

Anche se l'obiettivo rimane l'approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH

Configurare risoluzioni DNS DoH

Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all'applicazione, il browser tipicamente. Se l'applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.

Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).

Configurare risoluzioni DNS DoT

DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l'anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.

Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.

sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved

Un veloce test su https://1.1.1.1/help (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:

Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP

indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.

Cloudflare WARP

E poi c'è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all'occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).

Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.

Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.

Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.

La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.

Anonimato sì/no?

Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l'anonimato completo o nascondere la posizione dell'utente.

Sostituisce l'IP dell'utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.

Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.

Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.

In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.

Configurare Cloudflare WARP

L'installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c'è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer. La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.

Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:

# facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect

Per terminare:

warp-cli disconnect

Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un'installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Cloudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.

E arriviamo al caso d'uso che volevo approfondire riguardante l'“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.

L'esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.

OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.

Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c'è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).

Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un'ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).

A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l'installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.

Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c'è verso di far funzionare la risoluzione. L'unica via d'usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.

Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all'avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.

Configurazione wgcf

# Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status & trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace

Configurazione connman

Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn

Nel file di configurazione, l'host va indicato con l'ip non con l'fqdn (engage.cloudflareclients.com)

# Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = <my_private_key>
WireGuard.PublicKey = <cloudlare_wg_public_key>
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25

Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd

# elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO <SSID>           wifi_<id>_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1

Affinché la connessione alla vpn parta all'avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:

  1. esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione
  2. effettui la connessione vpn
# Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target

Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:

# connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1

Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio

chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service

E il gioco è fatto.

Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.

Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l'endpoint Cloudflare, non dispongo delle altre funzionalità che warp-cli offre.

Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un'alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.

#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc

 
Continua...

from Novità in libreria

NARRATIVA:

  • LE STORIE VENEZIANE di Neri Pozza, a cura di Luca Scarlini (Neri Pozza). Una raccolta di racconti scritti dal fondatore dell'omonima casa editrice. Personaggi realmente esistiti legati all'arte veneziana sono calati in vicende verosimili, ancorché frutto di invenzione: Tiziano, Tintoretto, il Veronese, eccetera. So che non è una novità editoriale in senso stretto (sono passati molti anni dalla loro prima pubblicazione), ma mi sembrava comunque una segnalazione interessante. Per saperne di più: scheda libro.
  • LA VIA DELL'ARCANGELO di Sergio Costanzo (Solferino). Flann e Bren, due pescatori, fratelli orfani nell'antica irlanda del 795 d.C., sono afflitti dalla sciagura: Flann infatti è perseguitato da visioni che gli hanno alienato la dura società dei druidi. I due fratelli sono così costretti a lasciare il loro villaggio per percorrere la cosiddetta “Via dell'Arcangelo”, che attraversa l'Europa e il mare fino a Gerusalemme, alla ricerca del significato di quelle visioni. Per saperne di più: scheda libro.
  • IL LIBRAIO DI GAZA di Rachid Benzine (Corbaccio). Un fotografo francese, girando per le viuzze di Gaza, intravede la possibilità dello scatto perfetto: un uomo, circondato da pile di volumi vecchi e nuovi, legge un libro davanti alla sua bottega. Nabil, così si chiama il libraio di Gaza, gli permette di fotografarlo, non prima di avergli raccontato la sua storia. Per saperne di più: scheda libro.
  • DESTINAZIONE ERRATA di Domenico Starnone (Einaudi). Uno sceneggiatore trentottenne, sposato e padre di tre figli, per puro caso manda a una collega di lavoro un messaggio d'amore, in realtà destinato a sua moglie. Anziché chiudere l'“incidente”, la collega gli risponde che anche lei lo ama, scatenando così in lui pensieri nuovi e pericolosi, altri percorsi che finora erano latenti. Per saperne di più: scheda libro.
  • ULTIMA NOTTE DA POVERI di Fernando Aramburu (Guanda). Una serie di racconti, in cui l'autore di PATRIA coglie situazioni di apparente quotidianità (una passeggiata al parco, un uomo che cade per strada, un acquisto inconsueto, eccetera) che si trasformano in piccole storie che indagano le emozioni umane più profonde. Per saperne di più: scheda libro.
  • ESTRANEA di Yael van der Wouden (Garzanti). Isabel conduce una vita solitaria, in una casa tenuta con precisione e pulizia maniacale. Un giorno, però, Eva, la fidanzata di suo fratello, si presenta alla sua porta: dovrà stare con lei per qualche tempo. La vitalità e l'entusiasmo di Isabel sconvolge le giornate e la tranquillità di Isabel. Per saperne di più: scheda libro.
  • SULLE TRACCE DI 'ENAYAT di Iman Mersal (Crocetti). Un'indagine storica, biografica e intellettuale per le vie del Cairo, alla ricerca della figura della poetessa egiziana 'Enayat al-Zayyat, morta suicida giovanissima negli anni '60. Tutto scaturisce dal ritrovamento in un mercatino di una copia della sua opera postuma “L'amore e il silenzio”. Per saperne di più: scheda libro.
  • ANNA K. di Tiziana Ferrario (Fuoriscena). Il romanzo della vita di Anna Kuliscioff, a cento anni dalla sua morte, una grande donna che, durante l'ascesa del fascismo, ha lottato per i diritti sociali delle classi sfruttate e oppresse. Per saperne di più: scheda libro.

NOIR, GIALLI E THRILLER:

  • UNA MORTE “EROICA” di Carlo Simonelli (Ediciclo). Un giornalista, soprannominato dai tutti “Il Mammifero”, viene assassinato in concomitanza con la gara ciclistica Eroica di Montalcino. Il Commissario Reti dovrà districarsi tra una folla di ciclisti, giornalisti sportivi e spettatori appassionati. Per saperne di più: scheda libro.
  • ASSASSINIO ALL'ARENA di Antonia Montenovesi (Solferino). Una giovane mezzosoprano viene trovata morta durante la stagione estiva dell'Arena. Le indagini sono affidate al commissario Laura Tremolini. Un noir adatto agli appassionati di lirica. Per saperne di più: scheda libro.
  • PICCOLI INGANNI CRUDELI di Bak Sulmi (Longanesi). Un'insegnante di ripetizioni segnata dal trauma di una tragedia familiare, una lussuosa casa con un adolescente introverso e un fratello maggiore, brillante studente, incoraggiato da una madre ambiziosa. Un thriller in cui ogni personaggio nasconde qualcosa. Per saperne di più: scheda libro.
  • SCOMPARSO di Elisa Capano (Sem). Romanzo ispirato a una storia vera: la scomparsa di Sebastiano, un bambino di 5 mesi, getta nello sconforto più atroce un'intera famiglia. Il tempo passa e il caso viene archiviato, ma a Cremeno, un paese in provincia di Lecco, si consuma un altro dramma familiare... Chi è quel bambino di otto anni, a cui mancano inspiegabilmente i documenti? E i suoi genitori, chi sono realmente? Per saperne di più: scheda libro.
  • L'OMBRA DEL DRAGONE di Tom Clancy e Marc Cameron (Rizzoli). Un segnale misterioso negli abissi dell'Artico, uno scienziato cinese scomparso, una talpa nei Servizi Segreti americani, sottomarini silenziosi armati di missili balistici... la tensione internazionale tra Cina e USA sale alle stelle e Jack Ryan ha una nuova missione pericolosissima: liberare una giovane donna, prigioniera in una delle città cinesi più sorvegliate. Per saperne di più: scheda libro.

FANTASY E HORROR:

  • ALCHEMISED di SenLin Yu (Rizzoli). Dopo una guerra sanguinosa, il mondo è governato da spietati e corrotti negromanti, capaci di evocare creature mostruose. Helena, un'alchimista che ha perso la memoria, è tenuta prigioniera da uno dei negromanti più potenti e temibili. Nella sua memoria perduta, infatti, potrebbe celarsi l'ultimo atto della Resistenza. Per saperne di più: scheda libro.
  • THE WITCHER. IL CROCEVIA DEI CORVI di Andrzej Sapkowski (Nord). Prequel della saga di THE WITCHER: le origini di Geralt di Rivia, con il suo mentore Preston Holt, che sembra avere un passato oscuro e fini ancor più oscuri. Grazie agli insegnamenti di Holt, Geralt capisce cosa vuol dire essere uno strigo, ovvero un cacciatore di mostri, in un mondo che lo rifiuta. Per saperne di più: scheda libro.

FUMETTI E GRAPHIC NOVEL:

  • SCOTLAND. VOL.1 – LE FANTASTICHE MISSIONI DI KATHY AUSTIN di Rodolphe, Leo e Marchal (Editoriale Cosmo). L'agente dei servizi segreti britannici Kathy Austin gira il mondo, dall'Africa all'Amazzonia, all'inseguimento di un mistero ancestrale: forse non siamo soli, su questa Terra... Per saperne di più: scheda libro.
  • RURIDRAGON. VOL.1 di Masaoki Shindo (Star Comics). Una normalissima ragazza delle superiori si sveglia una mattina con due strane corna in testa, scoprendo così che suo padre è un drago. Inizia per lei una nuova esistenza, tra la curiosità dei compagni di classe e i nuovi poteri che Ruri dovrà imparare a controllare. Per saperne di più: scheda libro.
  • I NOSTRI MONDI PERDUTI di Marion Montaigne (BAO). Graphic novel sulla nascita della paleontologia, in un'epoca un cui era facilissimo incappare in accuse di eresia. Umorismo unito alla divulgazione, anche per scoprire perché i mostri preistorici sono così importanti per il nostro immaginario. Per saperne di più: scheda libro.

SAGGISTICA:

  • FORGIATI DALLA GUERRA di Mark Galeotti (Leg). Per capire come si è arrivati alla guerra Russia-Ucraina, è utile ripercorrere la storia militare e bellica della Russia, dal Medioevo fino alle guerre e invasioni del XX e XXI secolo. Per saperne di più: scheda libro.
  • DOLOMITI, LO SPETTACOLO INFINITO di Paolo Paci (Corbaccio). Un percorso che offre l'interpretazione del paesaggio delle Dolomiti, visto con gli occhi di artisti, fotografi e pubblicitari. Per saperne di più: scheda libro.
  • IL LUNGO SENTIERO di Claudio Ferlan (Il Mulino). La storia dei popoli nativi americani, che hanno plasmato il continente e hanno costituito una strenua resistenza all'invasione degli europei e dei loro discendenti. Per saperne di più: scheda libro.
  • MARIO RIGONI STERN. DALLA RUSSIA ALLA VALLE SABBIA di Alessandro Nora (Fusta Editore). Ecco un libro che non troverete di certo sugli scaffali dei supermercati. Nel 1974, a Vestone, piccolo borgo della Valle Sabbia, si incontrarono Mario Rigoni Stern, uno dei più grandi scrittori italiani, e Felice Mazzi, farmacista appassionato di storia. Fu l'inizio di una profonda amicizia, fonte di un esteso archivio privato di lettere, fotografie e documenti. Questo libro nasce appunto da quella serie di documenti, che ci restituiscono una dimensione intima dello scrittore alpino, vestonese d'adozione. Per saperne di più: scheda libro.
  • TACCUINO DI FISICA ILLUSTRATA di Massimo Temporelli, illustrazioni di Alice Azario (Gribaudo). L'autore spiega le 10 leggi fisiche su cui si fonda l'universo, e le illustra attraverso esempi, aneddoti e riflessioni. Per saperne di più: scheda libro.
  • EBREI IN GUERRA. DIALOGO TRA UN RABBINO E UN DISSIDENTE di Riccardo Di Segni e Gad Lerner (Feltrinelli). Il rabbino capo di Roma e il celebre giornalista intellettuale si confrontano sui temi più attuali: la guerra in Palestina, l'antisemitismo, la politica, e, soprattutto, la divisione lacerante all'interno del mondo ebraico e nello Stato di Israele. Per saperne di più: scheda libro.
  • A proposito di guerra in Palestina: VOCI DAL CONFINE di Elia Milani (Mondadori). Il resoconto del corrispondente di guerra dal confine israelo-palestinese si unisce al racconto di chi, in quelle martoriate terre, ci vive. Otto anni di reportage da Gerusalemme che inquadrano esistenze e contraddizioni. Per saperne di più: scheda libro.
  • LA STRADA VERSO CASA di Matteo Righetto (Rizzoli). Racconto (corredato da fotografie) autobiografico alla scoperta del contatto con le montagne e i boschi, celebrando l'unione fra l'anima e la natura alpina. Per saperne di più: scheda libro.
  • LA ROCCIA DI VENTOTENE di Gianluca Passarelli (Einaudi). Un luogo di punizione, nel 1941, divenne la culla di un documento che fu di ispirazione per i padri costituenti e primo embrione di un'Europa unita. Un piccolo saggio che ripercorre la storia di quegli uomini e quelle donne che ebbero la forza di pensare al futuro, durante i giorni bui del giogo fascista. Per saperne di più: scheda libro.
  • LA VITA CHE CI PIACE di Vincenzo Schettini (Mondadori Electa). Il professore di fisica (attivissimo sui social) Vincenzo Schettini riflette sui temi dell'educazione, dell'adolescenza e della vita, usando la scienza e i suoi concetti. Per saperne di più: scheda libro.

INFANZIA E RAGAZZI:

  • CHI SONO IO? (Coccinella). Libro cartonato: tira i cursori e compariranno tutti gli animali che si nascondono tra le pagine (con una sorpresa finale). Età di lettura: dai 2 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • È QUI LA FESTA? di Ross Montgomery e Sarah Warburton (Lapis). L'invito alla festa di compleanno della formica Andy si diffonde senza controllo e una folla di formiche si presenta alla porticina della sua piccola casetta. Un formichiere famelico, però, è in agguato, pronto a rovinare la festa... Età di lettura: dai 4 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • POKÉMON BOX DELUXE (Mondadori). Una scatola che contiene gadget, sorprese e tre libri pieni di giochi e figure da colorare a tema Pokémon Horizon. Età di lettura: dai 5 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • MITI E LEGGENDE DELLA CINA ANTICA. STORIE DAL REGNO DI MEZZO di Alessandro Polito, illustrazioni di Yulong Lli (NuiNui). Una raccolta di 15 racconti della tradizione cinese: eroi, divinità e personaggi mitici, all'origine della millenaria cultura cinese. Età di lettura: dai 7 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • TUTTI POSSONO DISEGNARE (PURE TE) di Fraffrog (Gigaciao). Un manuale di disegno pensato anche per chi crede di non sapere disegnare: consigli pratici, aneddoti, fumetti e indicazioni per acquisire le capacità di base. Contiene anche svariati QR code per accedere ai contenuti digitali. Età di lettura: 7 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • CAMPIONI DELL'INTER DI IERI E DI OGGI di Roberto Bratti (Edizioni EL). Un piccolo libro illustrato con aneddoti, gol, imprese memorabili dei più grandi campioni dell'Inter. Età di lettura: dagli 8 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • LIBROGAME. IL CASTELLO DELLA PAURA di Luca Tebaldi (Edizioni EL). Libro game: enigmi e trappole in un castello infestato dai vampiri. Età di lettura: dai 9 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • LO RICORDO IO PER TE di Michele Bravi, illustrazioni di Mauro Balletti (Feltrinelli). Un progetto artistico (costituito non solo dal libro ma anche da un cortometraggio e una canzone) che racconta in modo delicato la storia dei nonni dell'autore. Età di lettura: dai 10 anni. Per saperne di più: scheda libro.
  • Per Mondadori, due titoli della collana Piccoli Brividi. La Casa del Terrore (età di lettura: dai 10 anni), come di consueto a firma di R.L. Stine:
    • ACQUE SPAVENTOSE (scheda libro): una semplice nuotata nel torrente diventa un incubo.
    • LA NOTTE DELLA MUMMIA VIVENTE (scheda libro): Happy, il protagonista, è ossessionato dalle mummie, ma non sa quali guai stanno per arrivare direttamente dall'antico Egitto!
 
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from elettrona

Troppe persone si scagliano contro il “woke”, il “politicamente corretto”, rivendicano il diritto di usare liberamente termini offensivi verso interi gruppi. L'unica volta in cui do loro ragione è quando considerano insensato dire “operatore cimiteriale” al posto di “becchino” o “operatore ecologico” anziché “netturbino” perché chi si prende cura dei morti PRIMA della sepoltura non è chi fa il custode dei cimiteri, chi pulisce le strade non è lo stesso che smista i rifiuti dove ci si occupa di riciclo, ecc.

Il punto qui è proprio la morte: perché si vorrebbe usare la n-word senza conseguenze, ma poi se qualcuno muore, si fa di tutto per non chiamare la morte col suo nome? Non dire “è morto improvvisamente”, ma “se n'è andato così com'è venuto” (manco fosse morto dopo una eiaculazione).

Oppure, “se n'è andato dolcemente”. Peggio ancora quando si parla di tumori maligni. Non un cancro, un tumore maligno. No. “Un male incurabile, un male cattivo, un brutto male”.

Il punto è che la morte tocca tutti, loro compresi. E le parole che la riguardano, fanno loro male. Li mettono a disagio. Non le usano. Mentre le altre? Le altre non li riguardano, usarle contro gli altri li fa sentire superiori.

Finché non arriva... la signora con la falce... a rimetterli al loro posto.

 
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from Transit

(217)

(LDC1)

In #Italia ogni conflitto, aperto o latente, nasce da una diseguaglianza di fondo: quella tra chi possiede e chi sopravvive. In un paese che si illude di essere uscito dall’età delle contrapposizioni, la linea di frattura tra le classi si è soltanto spostata, assumendo forme più sottili, più digitali, ma non meno violente. Negli ultimi decenni il linguaggio politico ha provato a disinnescare la parola “classe”, quasi fosse un relitto ideologico. Si è preferito parlare di “merito”, “mobilità sociale” o “uguaglianza di opportunità”.

Ma dietro la facciata della modernità resta immutata la gerarchia di fondo: chi nasce povero continua, statisticamente, a restare tale, mentre chi nasce ricco eredita non solo patrimoni, ma anche relazioni, competenze e possibilità. In questa Italia apparentemente pacificata, la lotta di classe non è mai finita: ha solo cambiato campo di battaglia. Le nuove forme di conflitto sociale attraversano i luoghi di lavoro precario, le piattaforme digitali, le periferie abbandonate, le scuole pubbliche impoverite.

Dalle piazze per il diritto alla casa ai cortei studenteschi, fino alle battaglie per un salario minimo dignitoso, si muove una costellazione di resistenze che hanno tutte lo stesso nemico: un sistema economico che concentra ricchezza in poche mani e lascia briciole al resto della nazione. Eppure queste voci vengono spesso derise, ignorate o criminalizzate. La narrazione dominante le descrive come minoritarie o “ideologiche”, quando in realtà raccontano la condizione di milioni di lavoratori, giovani, pensionati e migranti.

(LDC2)

La sinistra italiana sconta anni di arretramento culturale: ha accettato troppe volte le logiche del mercato e della finanza, dimenticando che la giustizia sociale non si misura in punti di PIL ma in vite dignitose. Il vero dramma è che anche il fronte istituzionale, l’attuale governo, procede in direzione opposta. Le politiche fiscali favoriscono i grandi patrimoni, la sanità pubblica viene smantellata pezzo per pezzo, la scuola vive di precarietà e tagli mentre il lavoro stabile è trattato come un privilegio.

Si parla di sicurezza e decoro, mai di povertà; si invocano le “radici cristiane” ma si abbandonano i più fragili. In questo scenario, riaffermare il valore delle lotte sociali significa restituire senso politico alla parola solidarietà. Significa ricordare che ogni rivendicazione, dal diritto a un reddito dignitoso alla difesa del territorio, riguarda sempre la distribuzione del potere e della ricchezza.

Riconoscere questo non è nostalgia, ma lucidità: finché l’Italia rimarrà divisa tra chi accumula e chi resiste, tra chi governa e chi sopporta, resterà intatta la verità di fondo da cui tutto parte: che ogni lotta, in ultima istanza, è una lotta di classe.

#Blog #LottaDiClasse #Italia #Diseguaglianze #Opinioni #Società

 
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from μετανοειτε

È ormai diventato un luogo comune che le crisi possano essere occasioni di grande cambiamento, occasioni per uscire dalla nostra zona di confort (e questo vale sia per i singoli che per le società). Al di là della tragedia umanitaria e dell'oltraggio al diritto internazionale compiuto dalle “democrazie”, quali preziose opportunità di cambiamento si celano dietro l'attuale, spaventosa crisi in Medio Oriente? Possiamo accogliere questa crisi, tragedia per il business as usual, come un volano che ci fornisca l'energia (spirituale) per realizzare una società radicalmente nuova e realmente sostenibile?

Cosa sta accadendo

Relativamente ai recenti sviluppi della situazione in medio oriente, scrive l'economista Gabriele Guzzi in un un post di ieri:

Non credo che ci rendiamo conto di quello che sta accadendo:

la più grave crisi energetica di sempre si sta avvicinando.

Se la guerra in Iran proseguisse ancora, non solo ci sarebbe una forte ripercussione sull'offerta mondiale – come già sta avvenendo – ma ci sarebbero effetti a cascata su tutti i mercati di approvvigionamento.

La possibile risposta delle élite europee – del tutto inadatte ad affrontare questi tempi – sarebbe austerità energetica e controllo sociale: una specie di mix perverso tra austerità e lockdown.

È proprio vero che viviamo nel disvelamento dell'Eurosuicidio: tutto si sta mostrando, tutto sta venendo alla luce. Ma in questo tempo di smascheramento si producono morti e feriti.

Dovremo ragionare sempre più seriamente su costruire reti autonome, anche per i beni di prima necessità, senza rinunciare a cambiare i rapporti di forza, cioè a provare a fare veramente politica.

È il tempo delle scelte, sia a livello personale che collettivo: o la guerra o un cambiamento radicale.

Non facciamoci ingannare dagli stregoni della separazione, e continuiamo ad alimentare un fuoco di verità e di comunità. Qui c'è il futuro dell'umanità.

Gabriele Guzzi

Ora, forse molti non se ne rendono conto, ma dal novecento in poi la nostra organizzazione socioeconomica si basa sul petrolio a basso costo, dal quale produce gran parte dei nostri prodotti di uso quotidiano (dalle aspirine alla plastica, dai rossetti a capi d’abbigliamento) e che ci permette di localizzare la produzione, progettando in America, producendo in Asia, confezionando in Africa e vendendo in Europa. Anche l'elettricità che consumiamo, i mezzi di trasporto che usiamo quotidianamente sono fortemente dipendenti dal petrolio. Quindi la crisi del petrolio conduce direttamente alla crisi dell'industria, dei trasporti, della socialità, dell'energia. Questo non significa che il petrolio sparirà, ma che sarà sempre meno accessibile, o che comunque costerà molto di più di quanto costa ora, indipendentemente da una qualsiasi proclamazione o manovra che potranno escogitare i nostri governi. Qualcuno ha detto che la nostra società è drogata di petrolio, e stiamo per entrare in un regime di astinenza forzata. Cosa ci aspetta quindi? Se una persona fortemente dipendente da sostanze rimane in privazione ed entra in crisi da astinenza, ha di fronte a sé una scelta: fare letteralmente di tutto (violenze, truffe, prostituzione) per procurarsi le sostanze da cui dipende, oppure entrare in un regime di disintossicazione, che potrà essere difficile ma che porterà senza dubbio ad un futuro più libero e sereno. Anche per la nostra società possiamo individuare due modelli, che dipendono dal mondo in cui scegliamo di rispondere a questa crisi. Le alternative che si prospettano vanno in direzioni opposte:

  • Futuro alla Mad Max: l'energia sarà nelle mani di gruppi sempre più ristretto di persone che, grazie a questo privilegio, potranno alimentare il sistema della guerra e del controllo totalitario sviluppato per tenere sottomessa la stragrande maggioranza della popolazione.
  • Futuro Pianeta Verde: i popoli si auto-organizzano in modo da salvaguardare la civiltà, ridistribuendo equamente l'energia, adattandosi a un futuro più “verde”, con meno energia a disposizione, ma con più saggezza (maturità dell'umanità)

È ovvio che il sistema “Trump” sta spingendo nella prima direzione, bullizzando il resto del mondo per appropriarsi dei giacimenti petroliferi di Sudamerica e Medio Oriente, ed è altrettanto ovvio che le masse occidentali non sono psicologicamente pronte a impegnarsi con decisione per perseguire una via di umanizzazione e trasformazione sistemica.

Esistono però da decenni minoranze attive che, rendendosi conto che la civiltà del petrolio stava per finire, si sono impegnati a creare, sperimentare e condividere gli strumenti per una transizione “sana” verso un mondo a meno energia e a maggiore felicità. Oltre agli ecovillaggi, ai gruppi per il cambiamento degli stili di vita, o a quelli che volti alla decrescita, alla permacultura, le Comunità Laudato Sì, vorrei portare l'attenzione sulle esperienze legate alle Transition Town (città in transizione) che rispondono “chirurgicamente” a uno scenario di crisi petrolifera globale che era stato previsto da decenni e che ora si sta dispiegando davanti ai nostri occhi.

Il movimento delle città in transizione

La premessa di base sulla quale si fondano le pratiche di transizione è questa:

La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.

https://transitionitalia.it/cose-la-transizione-2/

https://jessicaperlstein.com/products/the-fifth-sacred-thing-international?_pos=1&_sid=685317ed0&_ss=r [Jessica Perlstein, The Fifth Sacred Thing]

Le Transition Towns (Città in Transizione) sono quindi comunità locali che, partendo dall'iniziativa dei cittadini, si preparano a ridurre la dipendenza dal petrolio e contrastare il cambiamento climatico. Nato nel 2005-2006 da Rob Hopkins nel Regno Unito, il movimento promuove dal basso resilienza, sostenibilità e buone pratiche come orti urbani, energie rinnovabili e mercati locali, fino ad arrivare a modelli di organizzazione municipale. 

Ecco alcuni dettagli chiave sul movimento:

  • Origini: Il modello è nato a Kinsale (Irlanda) e Totnes (Inghilterra) tra il 2005 e il 2006 grazie al permacultore Rob Hopkins.
  • Obiettivi: Preparare le comunità al picco del petrolio e al riscaldamento globale, costruendo economie locali più solide, resilienti e autosufficienti.
  • Metodo: Si basa sulla “transizione”, un processo dal basso che incoraggia i cittadini a proporre soluzioni pratiche per ridurre sprechi e rifiuti.
  • Azioni concrete: Progetti comuni includono l'orticoltura urbana, la promozione della mobilità sostenibile, l'efficienza energetica e la creazione di monete locali al fine di mantenere la ricchezza sul territorio.
  • Rete: Il movimento è internazionale, con il sito Transition Network che connette comunità e offre risorse. In Italia, la rete è coordinata da Transition Italia

Il cuore del movimento è la capacità di immaginare un futuro sostenibile e agire localmente attraverso la collaborazione e la riprogettazione degli stili di vita.

[! info] video presentazione di Cristiano Bottone

https://www.youtube.com/watch?v=40Zgh17fIyo

In cosa consiste questa metodologia? «Attualmente è denominata “Local Transformation Toolkit” ed è stata sperimentata attraverso un progetto di 4 anni chiamato “Municipalities in Transition” che ha visto applicazioni pilota in Italia (Valsamoggia, Roma V Municipio, Santorso), Spagna, Ungheria, Portogallo e Brasile. Si tratta di dotare la comunità di tutto ciò che serve a formare un centro permanente di sviluppo, coordinamento e valutazione delle attività di transizione che possa operare e prendere decisioni al di fuori dei normali processi di competizione politica e pressione di mercato, focalizzandosi completamente sul senso delle azioni da intraprendere. Cristiano Bottone

https://www.terranuova.it/news/stili-di-vita/transition-towns-idee-e-strumenti-per-mettere-in-pratica-la-transizione

Segnaliamo inoltre che proprio il mese scorso, il Parlamento scozzese ha approvato il Community Wealth Building Bill, una legge che impone un modello alternativo di sviluppo economico per favorire lo sviluppo delle comunità locali https://valori.it/scozia-legge-sviluppo-comunita-locali/

Non si tratta quindi di apportare dei cambiamenti cosmetici alla società, o togliere per 20 giorni le accise sulla benzina, oppure riempire il territorio di mega impianti industriali atti a produrre energia più o meno verde ma, come ha affermato la relatrice ONU Francesca Albanese, è necessario fare i conti con il colonialismo intrinseco nella nostra società, e da questa partorirne una nuova, basata su altri valori, fondata sull'amore. Sono questi valori, elevati ma antichi, che possono e devono guidarci nella foschia di guerra nella quale siamo immersi.

Risorse:

#società #economia #crisi #transizione #conversione #regno

 
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from Revolution By Night

Quando si esaurirà finalmente la sbornia collettiva post referendum di giornalisti e politici di opposizione? La Gruber, a distanza di due settimane, al consueto meteorismo verbale dei Bocchino, delle Bolloli e dei Senaldi, risponde ancora con “Comunque il No ha vinto e il Sì ha perso”. Ok, va bene... e adesso?

Naturalmente a quei laidi cortigiani senza dignità, non importa nulla di avere perso il referendum. Loro si fanno pagare per diffondere menzogne, inquinare i pozzi e titillare i più bassi istinti dell'italico elettore.

Malgrado il fallimento, occupano ancora le poltrone di Direttore e Vicedirettore della cartastraccia su cui scrivono, che sono rimasti i soli al mondo a chiamare ancora giornali.

Perché? Semplice, perché i loro lauti e rubati stipendi sono pagati anche da noi attraverso contributi pubblici. Non solo, Libero, nella cui redazione si registra la più alta concentrazione di servi pennivendoli, è uno dei quotidiani che riceve in assoluto la maggiore quantità di contributi pubblici. Ciò spiega perché le sue firme più “autorevoli”, e più ospitate in TV, siano così solerti e attive nella loro opera di servilismo e sevizie della verità oggettiva.

Fatta questa breve digressione, torno alla pseudo-sinistra che, dopo la schiacciante vittoria non sua, riprende il filo del discorso dove lo aveva lasciato due settimane fa: suicidarsi politicamente.

La scelta su come suicidarsi è caduta ancora una volta sulle primarie. Giusto perché l'elettorato di sinistra ma soprattutto quello che si è rotto le balle di andare a votare senza alcuna speranza, ha proprio ancora bisogno dell'ennesimo duello politico fratricida senza esclusione di colpi.

Mi raccomando, confermare sempre la totale incapacità della sinistra (però mi viene il vomito a chiamarla così) a trovare un accordo che duri più di un cambio di mutande è un imperativo categorico assoluto ineludibile.

Ma attenzione, qualcuno ha trovato la soluzione alternativa! Ancora più sucida delle primarie: trovare un leader federatore moderato. Moderato? E che cazzo ci facciamo con la moderazione quando i fascisti vincono con la violenza verbale, con le menzogne e la falsa propaganda e diffondendo odio e livore contro i più deboli e i poveri?

sniff sniff... mi sembra di sentire l'acre olezzo di Renzi e Franceschini...

I nomi venuti fuori sono già un caso di studio per la psichiatria mondiale. Gabrielli, ex-capo della polizia. Il candidato perfetto per il voto dei giovani, a cui questa sgangherata sinistra-democrista dice di volersi rivolgere e chiede di mantenere l'attivismo.

Ruffini, il democristiano figlio di Ministro democristiano, nipote del cardinale e arcivescovo di Palermo e ex-direttore dell'Agenzia dell'Entrate. Ottimo e abbondante per compattare ancora di più a destra il vastissimo e trasversale popolo di evasori fiscali italiani e a far tirare giù tutti i santi del Paradiso dai veri e genuini elettori di sinistra che credono ancora in uno Stato fortemente laico.

Now playing: “You Can't Bring Me Down” Lights...Camera...Revolution! – Suicidal Tendencies – 1990

 
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from elettrona

Perché a doverci vergognare e nascondere siamo sempre noi persone, in qualche modo, marginalizzate? LGBT, con HIV, con disabilità, migranti, o con più di una condizione in contemporanea. I guerrafondai, giustizialisti da tastiera, estremisti di ogni genere urlano in continuazione. Poi se sei una persona con disabilità devi piegarti alle loro aspettative: – chi si piange addosso, pieno di problemi, che chiede aiuto; – chi fa l'eroe, in una volgare pornografia dell'ispirazione e del dolore.

Anche basta. L'ultima mi arriva da qualcuno secondo cui io, HIV negativa, non dovrei parlare della mia passata relazione con un uomo HIV positivo.

Se lui è sempre stato il primo a non nascondersi, perché dovrei farlo io? Perché dovrei negare il mio passato? Non ho rubato né truffato né ammazzato qualcuno. Parlare significa esistere, far sentire la propria voce in un mondo che si muove come se tu non ci fossi; paghi le tasse, rispetti le leggi, ma guai se chiedi qualcosa in più di quello che ti concedono. Lo stigma esiste, e io sono stata fortunata a non subire ripercussioni come è accaduto ad altri nella stessa situazione, o che vivono col virus direttamente. Quando posso, cerco di dare voce anche agli altri e soprattutto di combattere l'attivismo performativo, la pornografia del dolore. Quell'atteggiamento indecente di chi parla di sé per costruire un prodotto. Io non sono in vendita, sono una persona attiva nelle cause in cui credo. E mando a quel paese l'ipocrisia.

 
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from Bymarty

📒Dal mio diario, racconto di un giorno speciale!

✨Il 4/4/2024, mi ricorda una giornata di sole, quasi mezzogiorno ed io seduta fuori in giardino senza troppi pensieri, pronta per iniziare una piccola avventura virtuale, ma che poi mi ha accompagnata in questi due anni, portandomi a ripensare a questi giorni, mesi e intensi anni! Questa istanza, (Snowfan), agli inizi aveva un qualcosa di magico, surreale, così come colui che mi aveva invitata, convinta e accettata a far parte di questo strano mondo, per me nuovo, sconosciuto e a volte anche incomprensibile.. Credo di essere entrata in punta di piedi, senza indossare maschere, senza nascondere nulla di me, né nome, né emozioni, né limiti, né insicurezze... Mi sono ritrovata in questa enorme bolla, dove era tutto strano, perfetto, tutti che andavano d'accordo, un social diverso e come viene definito decentralizzato! Io non scappavo da quelli tradizionali, non ho mai avuto problemi, ho sempre ritenuto di essere me stessa, allo scopo di poter interagire e comunicare in qualche modo con parenti e amici lontani! Due lunghi anni, parte della mia vera vita, spesso mi hanno vista mettermi da parte, isolarmi, per una mia semplice forma di autodifesa! Perché in fondo mi sono sempre sentita diversa, fuori posto, perché non ero in grado di comprendere i meccanismi , le dinamiche e anche semplicemente dare una risposta per me era complicato! Non è sempre andato tutto bene, i miei errori li ho commessi, di valutazione, di ingenuità e forse sicuramente per colpa del mio modo di essere entrata semplicemente con la mia sincerità, con la mia voglia di condividere, di cercare connessioni e forse anche amicizie. Così mi sono illusa, affezionata, ho ricevuto anche delusioni e ho dovuto anche fare mea culpa, sul fatto che fossi io il problema, non l'istanza, la gente, il fatto che io non riuscissi spesso ad interagire, inserirmi, a comprendere come funzionasse questo social, a non trovare interessi comuni ecc. Dipendeva e credo dipenda ancora dal fatto che io non comprendo davvero le finalità o utilità, sono inesperta, una pecorella nera, che vive sul suo bel prato verde, con sue idee, convinzioni, interessi, pregi e soprattutto tanti limiti.✨

Una che non si può definire rivoluzionaria o idealista, un' ospite un po' diversa! Il merito va esclusivamente a chi mi ha accolta, sopportata, supportata finché ha ritenuto opportuno, lasciata da sola, per darmi la possibilità di imparare a gestirmi, a comprendere, senza che ci fosse sempre qualcuno pronto a prendermi per mano e a darmi la pappa pronta! Così forse qualcosa l'ho imparata e piano piano ho iniziato a muovere i miei passi, sempre sotto la supervisione del mio grande Maestro! Mi sono persa diverse volte, alcune volte ho pensato di andare via, perché forse in quei momenti, altri interessi, priorità, esigenze mi portavano a non sentirmi nel posto giusto, ma soprattutto a non avere la forza mentale per starci! La cosa che più mi affascinava oltre al mio supereroe, era questa capacità di conoscere gente da ogni parte, luogo, certo di argomenti vicini a me né ho sempre incontrati pochi e poi la gente, questi pseudo amici, questa catena di relazioni nuove che si venivano a creare, a consolidare, soprattutto al di fuori della mia casa, ma era bello per questo, poter trovare interessi al di fuori! Quante connessioni sbagliate ho coltivato, quante incomprensioni, quante illusioni mi sono creata e anche delusioni. Perché sono così anche nella mia vita reale, sono una persona umile, un'appassionata di arte, della luna e di pensieri, che spesso mi hanno portato consensi, applausi, ma anche qualche incomprensione! Quando nella mia vita c'è stato un terremoto che mi ha sconvolta e ferita, anche in quella circostanza ho voluto rimanere, raccontare, raccontarmi con immagini, foto, parole ed emozioni avendo il mio angolino, che potevo gestire, secondo le mie necessità, bisogni ecc. Non sarò ripetitiva, ho voluto raccontare altri aspetti, ho lasciato da parte emozioni, relazioni vere e ho raccontato un'altra visione, certo sarà sempre una visione isolata, una di quelle che non apporterà benefici o cambiamenti, ma è il mio modo dì esserci stata, di esserci ancora con rispetto, stima e sincerità! Perché ciascuno di noi ha il proprio posto, passioni, non sempre condivisibili, ma nel mio piccolo mondo mi sono sentita libera di essere sempre me stessa!

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from Bymarty

Quando un nostro amico animale, un componente della nostra famiglia che abbiamo amato, attraversa quel ponte colorato, il mondo non si ferma, anzi l'orologio continua a segnare gli attimi, i minuti, le ore, le giornate vanno avanti, la quotidianità chiama, si ripresenta, incalza senza sosta! La gente continua a parlare, a ridere, a lavorare, tutto sembra andare avanti come sempre, ma quasi nessuno si accorge che, per qualcuno, quel giorno è cambiato tutto, per qualche attimo il tempo si è fermato , e ci si è messi in pausa fermi davanti al dolore! Perché quando perdi un animale non perdi solo, un gatto, un cane, un canarino, ma viene a mancare una presenza che faceva parte della nostra vita ogni giorno. All'improvviso ci mancheranno i loro passi fedeli in giro per casa, quegli occhi dolci e compassionevoli bisognosi di coccole, attenzioni o semplicemente catturarci al nostro rientro a casa.. Quando un piccolo amichetto peloso va via, perdiamo quel silenzioso conforto che arrivava senza bisogno di parole, senza richiesta ... perché loro sono famiglia, non semplici animali, sono una compagnia presente sempre ogni giorno, ogni attimo, sono il nostro rifugio nei momenti difficili. Sono amore puro, incondizionato, semplice che non chiede nulla in cambio, perché spontaneo, sincero . Eppure questo tipo di lutto spesso rimane invisibile, incompreso, perché non è concesso fermarsi a piangere, ad elaborare, non ci si può assentare per questo tipo di dolore e perdita! A volte c’è chi sorride, chi si prende gioco dei nostri cari, quasi fossero oggetti, solo animali, indegni di ricevere il nostro conforto e il nostro stesso dolore! Come se l’amore potesse essere misurato, ma chi ha amato davvero un animale sa che la loro perdita, spezza qualcosa dentro, disarma il cuore, lascia un vuoto difficile da colmare! Fa male e basta! Perché quando un animale entra nella nostra vita, non va più via, diventa parte di essa e quando se ne va, va via un pezzo di noi, e mentre la vita fuori continua, in noi qualcosa si ferma per un momento, i silenzi diventano più assordanti, la casa sembra improvvisamente vuota, ogni angolo ci ricorda chi c'era... perché amare così con quella fedeltà, significa anche soffrire profondamente quando arriva il momento di lasciarlo andare..Ed io ci sono passata tante volte, adesso sto soffrendo perché una mia cucciola sta soffrendo, è tutto reale, come il dolore, le lacrime, l'impotenza, quella sensazione che ti porta a volerla solo abbracciare e accompagnare dolcemente attraverso e per quel ponte che inevitabilmente la porterà lontana dai miei occhi, ma non dal mio cuore! Non significa essere troppo sensibile, perché semplicemente stiamo voltando pagina e iniziando un nuovo capitolo nel quale qualcuno non ci sarà più a movimentare il racconto, la storia.. Ma quell’amore, quell'assenza, anche se fa male, rimarra' per sempre con noi nei ricordi e nelle immagini scolpite in angoli speciali del nostro cuore!🐾 ( Dedicata a tutti i miei pelosetti che hanno attraversato quel ponte e che oggi giocano felici lassù)..

 
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from CASERTA24ORE.IT dal 1999 on line

Dalla ribellione di Gesù Cristo ai martiri moderni

Domenica, con la Festa delle Palme, i cristiani ricordano l'ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme in groppa a un asino. Fu un gesto di ribellione nei confronti dei Romani e dei re giudei che, per gioco forza, avevano accettato l'imperialismo di Roma. Con quel gesto, quell'ingresso, Gesù diede avvio alla propria passione che, nel giro di pochi giorni, lo portò a essere giustiziato sulla croce dai Romani e dal suo stesso popolo. Gli ebrei mal tolleravano che un semplice falegname stesse raccogliendo intorno a sé tanto seguito. Quel che accadde nei secoli successivi è storia; fu proprio grazie al martirio del profeta Gesù e dei tanti suoi seguaci che il Cristianesimo conquistò Roma. Sono passati due millenni e in quelle zone sembra di essere ancora a quei tempi. C'è un nuovo imperialismo, i re giudei sono stati sostituiti dagli emiri e ci sono persone che non vogliono essere governate da questo impero per motivi diversi. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi in Iran è diverso da quanto avvenuto in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto e così via. In questi Stati chi regnava lo faceva per brama di potere e, per denaro, entrava in contrasto con l'imperialismo globale. Così è stato eliminato di volta in volta: si veda la fine di Saddam Hussein in Iraq, quella di Gheddafi in Libia, e qui mi fermo.

In Iran oggi vige una repubblica religiosa islamica che, seppur più sanguinaria dell'imperialismo nel reprimere il dissenso, ha alla base la religione islamica. L'Islam, come il Cristianesimo, contempla il martirio ma, a differenza della morale cristiana, non contempla il perdono o il “porgere l'altra guancia”, valori che portarono i cristiani alla vittoria sull'imperialismo romano. Nei momenti tristi l'uomo si rifugia nella religione: l'uccisione sistematica, talvolta con infamia, di chi si oppone al loro imperialismo, iniziata con l'assassinio dei negoziatori iraniani all'inizio dell'estate del 2025, ha creato dei martiri e sta compattando l'opinione pubblica araba. I cittadini dei ricchi emirati si stanno rendendo conto che possono avere tutti i petrodollari del mondo, ma poi vivono male, perché la loro nazione è in fiamme, nella paura di un bombardamento improvviso o di un attentato. La Terza Guerra Mondiale, avviata dalle lobby imperialiste dei fondi sovrani, è ormai iniziata. Quello che i cristiani possono e devono fare è solidarizzare con i fratelli musulmani, prendere posizione in loro favore. Perché, come la guerra in Bosnia nel 1995 e quella recente in Ucraina dimostrano, la religione non c'entra proprio niente.

 
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from brozu

Proviamo così: quando metti un sistema di questo tipo tra lo studente e il contenuto, succede una cosa abbastanza chiara in diversi esperimenti seri. Chi usa la macchina riferisce di sentirsi più sicuro, più “a posto” con l’argomento, come se avesse capito bene. Poi però, quando li togli dall’ambiente assistito e li metti davanti a un compito nuovo, senza aiuto, spesso i risultati non sono migliori di chi ha studiato con strumenti più tradizionali, e a volte sono pure un po’ più deboli sulla parte di ragionamento profondo. Chiaro così?

C’è uno studio grosso: decine di esperimenti, migliaia di persone, gente normale che deve capire un argomento. Una volta usano il motore di ricerca, l’altra volta si fanno “spiegare” tutto da un LLM (ChatGPT, Claude e vari). Risultato? Quando leggono le risposte della chat, hanno la sensazione di aver capito di più, con meno fatica.

Bello, eh?

Peccato che ai test che chiedono di ragionare sul serio, quelli che hanno sudato con la ricerca se la cavano meglio di chi ha letto la soluzione pronta (pubmed.ncbi.nlm.nih).

Tradotto proprio grezzo: con la chat senti la testa leggera, ma l’apprendimento pesante non c’è. La comprensione vera, quella che regge tre giorni dopo, la tira fuori chi ha dovuto cercare, confrontare, filtrare, non chi ha ricevuto il “compitino finito”.

Poi c’è la storia che vendono a tutti: “facciamo l’IA socratica, dialogica, domande aperte, imparano di più”. Sì, certo.

In un'altro interessante studio hanno preso in esame ragazzi di scuole superiori, 14‑18 anni con compiti che necessitavano di stimare cose, risolvere problemi, scrivere. Un gruppo vede solo la risposta della macchina, l’altro vede anche il ragionamento passo passo. Indovina? Quando c’è il ragionamento, la risposta finale è un po’ migliore, più vicina al risultato giusto. Fin qui ok (scale.stanford).

Ma la parte interessante è dopo. Hanno messo l’IA in modalità “faccio domande, ti guido”, tipo tutor rompiscatole, e l’hanno confrontata con la versione “ti do direttamente la risposta”. Risultato? I ragazzi con la versione socratica partecipano di più, stanno più sul pezzo, interagiscono.

Perfetto, penseresti: “allora imparano meglio”. E invece no: sui test finali, quando l’IA non c’è, le differenze non sono nette, non hai questo salto di apprendimento che ti sbandierano in conferenza (papers.ssrn).

Io me li immagino: classe terza di informatica, compito di programmazione. Con l’IA in modalità tutor ti sembra di aver capito i cicli, gli array, tutto quanto. Poi all’interrogazione alla lavagna, senza aiuto, davanti a un esercizio leggermente diverso… puff, sparita la sicurezza. Lo vedi negli occhi degli studenti: “Ma prof, con la chat lo sapevo fare”. Eh, appunto.

Quando vai a guardare insieme le rassegne serie, alla fine la musica è sempre quella: questi sistemi aiutano davvero in un paio di cose, se li usi con la testa.

La prima è il feedback: su testi, bozze, esercizi, se li agganci bene ai criteri del docente riescono a restituire commenti rapidi che, in media, portano piccoli miglioramenti nella qualità del lavoro degli studenti. Non è una cura miracolosa, è un “po’ meglio di niente” o “vicino a un tutor non esperto” quando il docente da solo non riuscirebbe a seguire tutti.

La seconda è il ruolo di tutor leggero su esercizi a bassa posta: ripassi, spiegazioni brevi, chiarimenti su dettagli che bloccano. In questo tipo di attività gli studenti si tengono agganciati, sciolgono dubbi, si sbloccano su passaggi specifici.

Quello che manca? Tutto il resto. Quasi nessun dato serio su quanto ricordano dopo settimane, su quanto regge il pensiero critico, su come va davvero nelle scuole superiori.

Sui rischi, invece, c’è già un quadro abbastanza chiaro: quando la macchina sforna la risposta finita, gli studenti smettono di sbattersi. Meno controllo di qualità mentale, meno voglia di verificare, meno “aspetta, ma è davvero così?”. E se il prof non progetta attività dove devi controllare, discutere, correggere la macchina, è la fine: superficialità sopra superficialità (arxiv).

Capitolo docenti. Qui la favola è “risparmi tempo, vivi meglio”. Qualche dato c’è, eh: chi usa la macchina per preparare lezioni, tracce, griglie, dice di risparmiare qualche ora alla settimana. Non mille, non rivoluzione, qualche ora. Poi però ti ritrovi a rilegge, correggere, verificare, adattare, e una parte di quel tempo torna dalla finestra. Il “paradosso carico di lavoro” è questo: scrivi meno da zero, ma passi più tempo a fare il professionista che controlla la macchina. Se sei già al limite, non è detto che ti salvi, rischi solo di spostare la fatica (digitalcommons.acu).

E dov'è il valore vero allora? Quando lo usi come bersaglio.

La macchina genera una risposta e il lavoro della classe è controllarla, trovare errori, aggiungere ciò che manca, confrontarla con libri e materiali seri.

In quel caso non stai più insegnando a fidarsi della macchina, ma a dubitarne con criterio. Torni a leggere, sottolineare, discutere, scrivere meglio: la tecnologia diventa solo un innesco per far ragionare le persone in aula, non la soluzione pronta da copiare.

Lì tornano in gioco le cose serie: lettura critica, controllo delle fonti, argomentazione, scrittura ragionata. La macchina diventa un pretesto per obbligare gli studenti a non fidarsi del primo testo ben scritto che vedono, ma a far passare tutto dal proprio giudizio, dalla propria penna e dalla discussione in aula.

Tu che dici? Vuoi il trucchetto che ti promette voti alti in 3 mesi o vuoi tenerti stretta la cosa che nessun modello ti ruba, cioè lo sguardo sul ragazzo davanti a te e la capacità di fargli fare fatica giusta? Perché dai numeri veri, oggi, si vede solo questo: la macchina fa sentire tutti più bravi, ma senza un docente che ci mette mestiere e progettazione, l’apprendimento vero resta quello di sempre, sudato e poco instagrammabile (scale.stanford).

 
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