Transit

diritticivili

(192)

(M1)

A Minneapolis, a pochi isolati dal punto in cui fu ucciso George Floyd, un’agente dell’ #ICE ha sparato e ucciso una donna di 37 anni durante una maxi‑operazione anti‑migranti, colpendola alla testa mentre era alla guida della sua auto. Il suo nome era Renee Nicole Good ed era disarmata, identificata da più testimoni e da rappresentanti politici come una osservatrice legale presente per monitorare l’azione federale, non per minacciare nessuno. L’ennesima uccisione a freddo, nel solco di una repressione sempre più brutale, rischia di incendiare ancora una volta il tessuto sociale degli Stati Uniti nei prossimi mesi.​

L’ICE sostiene che la donna stesse tentando di investire gli agenti, ma i video circolati online mostrano un’auto che si muove lentamente e un agente che spara in testa mentre il veicolo prova ad allontanarsi, una versione che molti leader locali definiscono inaccettabile e menzognera.

Il sindaco ha chiesto apertamente agli agenti federali di “andarsene affanculo fuori da #Minneapolis e dal Minnesota”, accusandoli di seminare caos e violenza in una città che porta ancora le cicatrici del 2020. I democratici parlano di “esecuzione” e di uso temerario della forza, mentre dalla Casa Bianca di #Trump arrivano dichiarazioni che bollano le proteste come “terrorismo interno”, capovolgendo la realtà e criminalizzando il dissenso.​

Minneapolis non è un luogo qualsiasi: è il simbolo dell’omicidio di George Floyd e dell’esplosione di “Black Lives Matter”, e tornare a vedere una persona uccisa da un agente, a pochi isolati da lì, apre ferite mai rimarginate.

(M2)

Negli ultimi mesi, almeno una decina di sparatorie che coinvolgono agenti federali in operazioni migratorie sono state segnalate dai media, segno di un clima in cui l’uso letale della forza contro corpi percepiti come “sacrificabili” sta diventando routine.

Le prime ore dopo l’uccisione hanno visto nascere veglie, cortei, blocchi simbolici di edifici federali e proteste in altre città, con una parola d’ordine chiara: “ICE out of our cities”.​​ L’episodio arriva nel pieno di una nuova stretta federale sull’immigrazione, alimentata da una retorica razzista contro la comunità somala e da scandali usati come pretesto per un intervento muscolare di Trump sul territorio. È prevedibile un rafforzamento dei movimenti abolizionisti e delle reti di difesa dei migranti, che già ora chiedono lo smantellamento dell’ICE e il ritiro delle forze federali dalle città, trasformando il caso di Renee Nicole Good in un simbolo nazionale.

In questo scenario, lo scontro tra amministrazioni locali e governo federale rischia di radicalizzarsi: sindaci, governatori e consigli comunali si trovano stretti tra la pressione delle comunità e la linea dura della Casa Bianca, creando un conflitto istituzionale che alimenterà mobilitazioni, boicottaggi e campagne di disobbedienza civile.​

Quando un governo difende l’uccisione di una donna disarmata e definisce “terrorista” chi protesta, non sta solo coprendo un crimine: sta normalizzando l’idea che alcuni corpi possano essere eliminati senza processo, senza domande, senza memoria. Il fatto che una osservatrice legale, presente per tutelare diritti fondamentali, venga abbattuta come un bersaglio qualsiasi dice molto sul livello di disumanizzazione raggiunto dalla macchina della deportazione e del controllo. Nei prossimi mesi, gli Stati Uniti si muoveranno su un crinale pericoloso: da un lato una società sempre più abituata a vedere immagini di esecuzioni in diretta, dall’altro comunità che rifiutano di accettare l’idea che lo Stato possa sparare a chi osserva, filma, documenta.​

Minneapolis sembra lontana, ma ciò che accade lì parla anche all’Europa e all’Italia, dove la logica dell’“emergenza migranti” viene usata per giustificare respingimenti, morti in mare, abusi ai confini e nei CPR (pure vuoti e pure all'estero.) Se oggi un’agente federale può sparare alla testa di una donna che documenta un’operazione, domani chiunque alzi un telefono, una penna, una telecamera per raccontare può diventare un bersaglio: è questo il messaggio più inquietante che arriva dagli Stati Uniti, la più grande anti-democrazia del mondo.​

#Blog #USA #Minneapolis #ICE #DirittiCivili #DirittiUmani #Opinioni

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(141)

(IS)

Non è perchè Italiana. Non è perchè il suo “processo” è totalmente sbilanciato, visto il reato che ha commesso. Non è perchè ci sia “solo” Lei. Non è perchè l'Ungheria è Europa, una della 27 nazioni che la formano. Non è perchè adesso i #SocialMedia hanno trovato un'altra vicenda di cui imbottirsi e andare avanti per qualche giorno. Non è perchè i personaggi famosi si svegliano, in maniera selettiva.

Non è solo per questo che #IlariaSalis è, comunque, importante. E' importante come lo sono tutti gli esseri umani, soprattutto quelli che la società ritiene, in qualche maniera, sbagliati. Quelli contro cui è semplice schierarsi, sempre imbevuti della convinzione di essere dalla parte giusta. Quelli verso i quali si tende il dito dell'accusa o della difesa, magari pensando ad uno, ed un solo, aspetto del loro caso.

E' importante, quindi, comprendere che l'erosione dei #diritticivili e di quelli umani è in continuo avanzamento, in tutto il mondo, Ungheria compresa. Come si soleva dire “Se Sparta piange, Atene non ride.” Quelli più evidentemente divisivi fanno audience, oscurando, nel contempo, i milioni di avvenimenti simili sparsi, con continuità disarmante, su tutto il globo.

Ogni riferimento è voluto, adesso e nel passato. Si sta scivolando verso un “cupio dissolvi”, che fa dei corpi e delle storie unicamente un indistinto brusio da far tacere, in ogni maniera, meglio se disumana. Se può apparire come un pensiero oltre il pessimismo, allora si vuole assolutamente evadere (sic) dalla realtà tangibile. Ed è concreta proprio perchè inequivocabile.

Milioni di argomenti si possono collegare a quello che sta accadendo alla nostra concittadina. Sicuramente verranno sviscerati, uno ad uno, da chi fa questo per mestiere o per credere di essere qualcuno in rete (magari anche il sottoscritto.) Esattamente come sono milioni le persone che subiscono, senza poter opporsi, il loro voler giustizia, quella che dovrebbe apparire cristallina, pura, indiscutibile.

E' tutto aleatorio, tutto perennemente in bilico. Per prima cosa lo sono le azioni di umanità, a cui non si concede più nemmeno lo spazio di un secondo. Non serve pensare. Occorre reprimere, fare da esempio, in qualsiasi maniera. Se qualcuno protesta, ditegli di stare ordinato e silenzioso. Le catene abbondano. Ce n'è per tutti. (D.)

#Opinioni #Italia #DirittiCivili #DirittiUmani

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125

(Femminicidi)

Il femminicidio è un problema culturale che affligge molte società in tutto il mondo, rivelando profonde problematiche culturali e strutturali. Si tratta di omicidi perpetrati contro le donne a causa del loro sesso, manifestazione estrema di una violenza di genere radicata in una cultura che spesso non riconosce e non affronta adeguatamente il valore e i diritti delle donne. Il femminicidio è alimentato da stereotipi dannosi che contribuiscono a creare un clima di discriminazione e oppressione. Le donne sono, talvolta, percepite come inferiori, deboli o subordinate agli uomini, e questa visione distorta può portare a credere giustificabili comportamenti violenti. La cultura del patriarcato, che attribuisce un valore superiore agli uomini, è uno dei principali contesti in cui si sviluppa il femminicidio. La società spesso perpetua norme e valori che minimizzano la violenza contro le donne o che addirittura la giustificano. L'idea errata che le donne siano di proprietà degli uomini o che debbano conformarsi a determinati ruoli tradizionali può alimentare un ambiente che favorisce la violenza. In molte società, la vergogna associata alle vittime può anche ostacolare la denuncia di abusi e violenze, creando un ciclo di silenzio e impunità.

Le istituzioni legali e giudiziarie spesso riflettono e perpetuano queste disuguaglianze. Le leggi e le normative possono essere inadeguate o applicate in modo discriminato, offrendo poco sostegno alle vittime di femminicidio. L'assenza di misure preventive e protettive adeguate può esporre ulteriormente le donne al rischio di violenza, creando un circolo vizioso difficilmente interrompibile.

La mancanza di educazione e consapevolezza sulla questione contribuisce ulteriormente alla sua perpetuazione. La società, spesso, trascura di affrontare il problema alla radice, fornendo poca istruzione sul rispetto dei diritti delle donne e sulla necessità di costruire relazioni basate sull'uguaglianza e il rispetto reciproco, sull’affettività. L'educazione è uno strumento fondamentale per cambiare le mentalità e le prospettive culturali che sostengono la violenza di genere.

Anche la presenza diffusa dei media nella società moderna può influenzare notevolmente la percezione collettiva del femminicidio. Tuttavia, spesso i “social media” possono contribuire involontariamente alla normalizzazione della violenza di genere, attraverso la rappresentazione distorta delle donne e la sensazionalizzazione dei casi di femminicidio. Un approccio più responsabile e consapevole da parte del giornalismo e degli utenti stessi potrebbe giocare un ruolo chiave nel cambiamento dell'opinione pubblica e nella promozione di cambiamenti culturali.

La lotta contro il femminicidio richiede un impegno a livello globale per cambiare mentalità e istituzioni. È essenziale che governi, organizzazioni non governative e cittadini lavorino insieme per implementare e rafforzare leggi che proteggano le donne, promuovano l'uguaglianza di genere e puniscano severamente coloro che commettono femminicidio. L'educazione deve svolgere un ruolo centrale in questa lotta, con programmi che insegnino il rispetto reciproco, l'uguaglianza di genere e il rifiuto della violenza. È importante anche promuovere la consapevolezza sui segnali di abuso e la disponibilità di risorse per le vittime, incoraggiando la denuncia e riducendo la vergogna associata alla violenza domestica.

Il femminicidio è un problema culturale complesso che richiede un approccio integrato a livello sociale, legale ed educativo. Solo attraverso un impegno collettivo e sostenuto è possibile sperare di porre fine a questa forma estrema di violenza di genere e costruire una società in cui le donne possano vivere libere da paura e violenza. In cui ci sia realmente una parità di genere, che può portare, in qualsiasi ambito, una crescita, un salto definitivo verso un’umanità più giusta, più vera.

#Blog #Italia #DirittiCivili #DirittiUmani #Opnioni

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Dieci righe 91

(Lavoro minorile in Italia)

Il dato è (qui), molto nero su di un bianco sbiadito. Il 6,8% dei #minori italiani lavora. Abbandona la scuola (ma la percentuale, nel caso, è molto più alta) e inizia a faticare, a cercare di guadagnare qualcosa. In uno #Stato dove il #lavoro è un problema angosciante, dove si muore per vivere (ossimoro che è ancora più devastante per i minori -(qui)–, è davvero tutto al limite dell'assurdo. Una scuola che non sa più, da tempo, svolgere un ruolo di appoggio alle famiglie perchè depauperata, abbandonata, sotto finanziate e derisa (sì, anche questo), che non attrae, che non riesce più ad educare alla legalità. Un sommerso lavorativo che non si ferma, anzi si espande. Uno Stato inerme e complice. Mettete tutto insieme e questi sono i risultati. Ben poco resta da scrivere, a ben poco servirà una “giornata” per sensibilizzare su questo argomento. Ne facciamo a iosa, una al giorno. Come i nostri post. Insomma, la stessa litania che mettiamo giù per mille altre cose. Italia. (A&D)

#Blog #DieciRighe #LavoroMinorile #DirittiCivili #Italia

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Dieci righe 90

(#FreeJulianAssange)

Rimandare. Un verbo che per alcuni appare sempre coniugato all'infinito. Non è così, mai. Non lo sarà, ma speriamo assolutamente di essere smentiti, per #JulianAssange. Sapete tutti benissimo qual è la sua vicenda e di come si trovi da anni -troppi, fossero anche giorni- rinchiuso in un carcere di “massima sicurezza” britannico. Sapete tutti benissimo che gli #USA ne bramano (altro termine sarebbe riduttivo) l'estradizione (qui) e per un unico scopo: punirlo a vita per avere osato dire ciò che sanno tutti -di nuovo-. Ovvero che sono criminali e che l'esportazione che gli riesce meglio è quella della loro (sottolineato cinquanta volte) “#democrazia”, quella che li rende i guardiani non eletti di un mondo che ritengono libero se, e solo se, sta alla loro mercè. Questo post è stato scritto solo per ricordarci che la lotta di #JulianAssange è la nostra lotta e chi continua a difendere una serie di prevaricazioni e di abusi che nulla hanno a che fare con l'idea di umanità, è solo uno sciocco (se gli dice bene.) Un pericoloso idiota nella realtà. (A&D)

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(#FreeJulianAssange)

Rimandare. Un verbo che per alcuni appare sempre coniugato all'infinito. Non è così, mai. Non lo sarà, ma speriamo assolutamente di essere smentiti, per #JulianAssange. Sapete tutti benissimo qual è la sua vicenda e di come si trovi da anni -troppi, fossero anche giorni- rinchiuso in un carcere di “massima sicurezza” britannico. Sapete tutti benissimo che gli #USA ne bramano (altro termine sarebbe riduttivo) l'estradizione (qui) e per un unico scopo: punirlo a vita per avere osato dire ciò che sanno tutti -di nuovo-. Ovvero che sono criminali e che l'esportazione che gli riesce meglio è quella della loro (sottolineato cinquanta volte) “#democrazia”, quella che li rende i guardiani non eletti di un mondo che ritengono libero se, e solo se, sta alla loro mercè. Questo post è stato scritto solo per ricordarci che la lotta di #JulianAssange è la nostra lotta e chi continua a difendere una serie di prevaricazioni e di abusi che nulla hanno a che fare con l'idea di umanità, è solo uno sciocco (se gli dice bene.) Un pericolo idiota nella realtà. (A&D)

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(#FreeJulianAssange)

Rimandare. Un verbo che per alcuni appare sempre coniugato all'infinito. Non è così, mai. Non lo sarà, ma speriamo assolutamente di essere smentiti, per #JulianAssange. Sapete tutti benissimo qual è la sua vicenda e di come si trovi da anni -troppi, fossero anche giorni- rinchiuso in un carcere di “massima sicurezza” britannico. Sapete tutti benissimo che gli #USA ne bramano (altro termine sarebbe riduttivo) l'estradizione (qui) e per un unico scopo: punirlo a vita per avere osato dire ciò che sanno tutti -di nuovo-. Ovvero che sono criminali e che l'esportazione che gli riesce meglio è quella della loro (sottolineato cinquanta volte) “#democrazia”, quella che li rende i guardiani non eletti di un mondo che ritengono libero se, e solo se, sta alla loro mercè. Questo post è stato scritto solo per ricordarci che la lotta di #JulianAssange è la nostra lotta e chi continua a difendere una serie di prevaricazioni e di abusi che nulla hanno a che fare con l'idea di umanità, è solo uno sciocco (se gli dice bene.) Un pericolo idiota nella realtà. (A&D)

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Dieci righe 81

(Udinese LGBTQIA)

In questa foto potete vedere la maglia che l'#Udinese Calcio indosserà Domenica prossima, nella partita che la opporrà alla Lazio. Crediamo che il messaggio sia cristallino. Stamani, per prima cosa, ci è capitato sotto gli occhi il commento #WhatsApp di un collega di lavoro (mio, nello specifico -Daniele-) che diceva testualmente: “Che vergogna. Sputtanati a vita. Quando le ideologie ti vengono imposte ed abbattono i simboli sacri e gli ideali.” Purtroppo dovete fidarvi: gli screenshot non si possono riportare. Ora immaginatevi noi che possiamo avere detto su questa persona, peraltro padre ed allenatore di giovani calciatori. Pensate a quando Daniele deve dare il cambio a uno così. La prima reazione è quella che, purtroppo, porterebbe all'arresto per percosse. La seconda, ma dopo moltissimi epiteti lanciati addosso al tipo, è quella della pietà. Bisogna avere pazienza, perchè la povertà assoluta d'animo, la mancanza totale di comprensione della vita e della società, l'ignoranza (ed è laureato, per dire...) sono da compatire. Non da accettare. Mettere all'indice questa persona non è una gogna mediatica. E' un dovere civico. (A&D)

#Blog #DieciRighe #Italia #DirittiUmani #DirittiCivili #SerieA

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Dieci righe 61

(Grigoletti)

Quattro cose sono vere: si possono difendere i propri valori, ci si deve evolvere mentalmente e umanamente, i diritti non sono ostaggio di coloro che si credono nel giusto e che la #scuola italiana ha (altri) problemi enormi. Per dire che la decisione del #Liceo “Grigoletti” di Pordenone di aprire alla carriera scolastica #Alias, oltre a inserire dei servizi igienici #NoGender (qui), ha portato alla solita, noiosa e fuori tempo polemica nazional-popolare. Addirittura si arriva al Ministero. Non è stupore, il mio. E' l'ennesima, sfiancante riprova che molte persone, anche del #Governo, sono rimaste ad una visione ristretta e parziale dei cambiamenti umani. Come ho scritto, resta un diritto non essere concordi. Forse lo è meno credere nell'immutabilità del pensiero, dei sentimenti. Chi perde sono sempre gli stessi. Quegli ipocriti trincerati in difesa, senza più armi che non siano dialettiche. La forza di chi va oltre, avanti, porterà a una vittoria che non è in discussione. Si mettano l'anima in pace. (D.)

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Dieci righe 59

(Migrazioni)

A questo mondo ci sta tutto. Tutto ci deve stare. La fotografia dell'#Italia a Pasqua è quella di due diritti, agli opposti: quello dei #migranti alla ricerca di una vita (“vita” e basta, non serve altro) e quello delle persone a muoversi per turismo, benessere, cultura. Se sembra una dicotomia, uno sfregio alla sofferenza umana messa in parallelo con una floridezza diffusa, di massa, non siamo corretti. Mentre si muore e si cerca di sopravvivere (qui) sul mare, milioni di persone vivono vacanze e “relax” nei luoghi deputati o meno: non vi è posto, ormai, che non sia invaso dal turismo, non più. La riflessione dovuta è che, come si diceva nelle prime righe, se questo ci può stare, in un certo senso ci “deve” stare, non significa che sia giusto. Lo è perchè ogni essere umano ha diritto ad una vita dignitosa, confortevole e serena, ma se nasci in certi Stati è il contrario. Ecco: siamo nati dalla parte giusta, ma che così giusta non è più, non come prima. Illudersi serve a poco. Le migrazioni sono un monito che ancora non ascoltiamo. (D.)

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