D͏i͏-s͏p͏e͏n͏s͏a͏

Dibuddismo

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Ho letto una storia Sufi: “Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva piú uscirne. L’asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Infine, il contadino prese una decisione crudele: concluse che l’asino era ormai molto vecchio e che non serviva piú a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l’animale dal pozzo. Al contrario, chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l’asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L’asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase zitto. Il contadino allora si decise a guardare verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. A ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l’asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, l’asino riuscí ad arrivare fino all’imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando”.

Meditare non è cercare vie d’uscita, ma piuttosto vie d’entrata. È questo che fa l’asino. Entra nella sua situazione, sente la disperazione, grida, poi accoglie quello che sta succedendo, non ne resta sommerso, non è vittima della situazione, si scrolla di dosso la terra e quella stessa terra diventa la sua risorsa.

Chandra Livia Candiani da 'Il silenzio è cosa viva' #Dibuddismo #Divita

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Parlando con i membri indiani Shin’ichi aveva percepito che molti di loro avevano iniziato a praticare con il desiderio di trasformare il proprio karma. In India, infatti, il concetto di karma è profondamente diffuso tra le persone. Ogni forma di vita percorre perennemente il ciclo di nascita e morte. In questo ciclo continuo le azioni che si manifestano tramite il corpo, la bocca (Le parole) e il pensiero (il cuore), generano il karma di una persona. La gioia o la sofferenza che proviamo adesso non sono altro che la conseguenza che ne deriva.

In altre parole, le azioni malvagie compiute nelle esistenze passate accumulandosi sono divenute cause negative che producono le retribuzioni karmiche che si manifestano in questa esistenza. Viceversa, dalle buone azioni derivano le cause positive. Le azioni negative compiute in questa vita diverranno retribuzioni nelle prossime, e lo stesso vale per le buone azioni che saranno le cause positive per le prossime vite.

La Legge di causa ed effetto che regola la vita costituisce un insegnamento basilare del Buddismo. Il problema è come si possa trasformare in questa vita il karma che ci affligge e che deriva dalle retribuzioni negative. Secondo questa visione, per quante buone azioni possiamo accumulare non saremo comunque in grado di estinguere in questa sola esistenza il karma negativo che causa le nostre attuali sofferenze, dal momento che questo si è accumulato nel corso delle esistenze passate.

L’estinzione del karma negativo è un processo che prosegue per l’eternità, continuando ad accumulare cause positive, e non si limita a questa esistenza ma si estende a quelle future. Secondo questa visione all’essere umano non resta che accettare passivamente le sofferenze e l’infelicità in questa esistenza.

Al contrario il Buddismo di Nichiren Daishonin afferma il conseguimento della Buddità in questa esistenza, e la via per manifestare la condizione di Buddità inerente alle nostre vite e per riuscire a spezzare le catene del karma. Grazie alla fede, infatti, siamo in grado di compiere la nostra rivoluzione umana, di creare una condizione vitale invincibile e superare qualsiasi genere di difficoltà.

Attraverso la prova concreta che manifestiamo superando le nostre sofferenze, siamo in grado di dimostrare quanto è vero il Buddismo di Nichiren Daishonin e di far avanzare kosen-rufu. In altre parole, le nostre sofferenze sono un requisito fondamentale per dimostrare l’efficace potere di questo insegnamento, e grazie a ciò il nostro karma si trasforma immediatamente nella nostra missione. Grazie alla fede si passa dalla rassegnazione a un’esistenza in cui siamo pronti a sfidarci in ogni cosa.

Ciascuno dei membri indiani aveva percepito questo, e per questo sentiva il proprio cuore ardere di gioia.

NRU — vol. 29, punt. 26, vol. 29 NR, 588, p.17 #Dibuddismo

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I nostri sogni possono anche essere meravigliosi, le nostre speranze elevate e i nostri ideali nobilissimi, ma in definitiva per realizzarli abbiamo bisogno di coraggio. Possiamo avere le idee più geniali e i progetti più grandiosi del mondo, o sentirci colmi d’illimitata compassione per gli altri, ma tutto questo non ci porterà a nulla se non abbiamo il coraggio di tradurlo in azione.

Senza azione è come se non fosse mai esistito.

I coraggiosi hanno la forza di spingersi in avanti con determinazione, attraversando con calma gli alti e bassi della vita e avanzando costantemente verso la realizzazione dei traguardi e dei sogni che hanno scelto. Coloro che mancano di coraggio, invece, deviano dal corretto sentiero della vita e soccombono all’apatia, alla negatività e ai comportamenti distruttivi. Essi sfuggono alle difficoltà, cercando soltanto di vivere una vita facile e comoda.

Di conseguenza, chi manca di coraggio non può dedicarsi alla felicità degli altri, né migliorare se stesso, né realizzare nulla di importante e duraturo. E’ come se il suo motore funzionasse male. Se avrete il coraggio di sfidare qualcosa, non avrete mai rimpianti. Com’è triste trascorrere la vita pensando: se solo avessi un po’ più di coraggio!

Qualunque sia il risultato, la cosa importante è fare un passo avanti sul sentiero che ritenete giusto. Non preoccupatevi di quello che possono pensare gli altri. Siate fedeli a voi stessi. Dopo tutto, la vita è vostra.

D. Ikeda — Tratto da: I protagonisti del XXI° secolo — Dialoghi con i giovani #Dibuddismo

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Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.

Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno, lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro. Tra lei e lei pensò “ma tu guarda se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno…”. Così ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno ne prendeva uno anche lui.

Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: “ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti!”. L’uomo prima che lei prendesse l’ultimo biscotto lo divise a metà! “Ah, questo è troppo” pensò e cominciò a sbuffare e indignata si prese le sue cose il libro e la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.

Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette in una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno.

Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quel uomo seduto accanto a lei che generosamente aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

La morale: Quante volte nella nostra vita mangeremo o abbiamo già mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, dobbiamo guardare attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano.

da: Buddismo e vita quotidiana #Dibuddismo

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«Chi ha ricevuto la vita, non può evitare la morte. Questa è una verità che tutti gli esseri umani conoscono, dall’imperatore fino al più umile cittadino, ma in realtà neanche uno su mille o diecimila prende questa questione seriamente o se ne preoccupa», scrive Nichiren Daishonin nel Gosho Conversazione tra un saggio e un uomo non illuminato (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pp. 27–28).

«Quando improvvisamente ci troviamo di fronte all’impermanenza della vita [possiamo spaventarci al pensiero dell’ignoto e disperarci per la brevità del mondo a noi familiare], ma consideriamo sfortunati coloro che ci hanno preceduto nella morte, e superiori noi che siamo rimasti in vita. Presi da un impegno ieri e da un altro oggi, siamo vincolati senza scampo dai cinque desideri della nostra natura terrena. Inconsapevoli del fatto che il tempo passa veloce come un puledro bianco visto attraverso la fessura di un muro, ignari come una pecora condotta al macello, irrimediabilmente prigionieri del cibo e del vestiario, cadiamo senza accorgercene nella trappola della fama e del guadagno. E alla fine torniamo nella familiare dimora dei tre cattivi sentieri, ripetendo il ciclo delle rinascite nei sei sentieri dell’esistenza. Quale persona di animo sensibile può non rattristarsi per questo stato di cose e non soffrirne?».

Ma cos’è che fa paura giacché «chi ha ricevuto la vita, non può evitare la morte»? Cosa? giacché «Questo nostro corpo comunque diventerà nulla più del terreno delle colline e dei campi; è inutile attaccarsi alla vita perché, per quanto lo desideri, non puoi trattenerla per sempre. Anche una persona che vive a lungo, non vive oltre i cento anni e tutti gli eventi di una vita non sono che il sogno di un breve sonno»? (Op. cit., vol. 5, p. 180). Cosa? visto che, come dice Shakyamuni nel Sutra del Loto (Esperia, p. 298) «La mia vita dura da un incalcolabile numero di asamkhya di kalpa e durante tutto questo periodo io sono sempre vissuto qui e la mia vita non si è mai estinta»?

È che io non ci voglio credere. È che prendo sul serio il problema «del cibo e del vestiario». È che cado e neanche me ne accorgo, «nella trappola della fama e del guadagno». È che, proprio per questo, continuo a tornare «nella familiare dimora dei tre cattivi sentieri», Inferno, Avidità e Animalità, e a dimenticare che tutto origina dalla stessa cosa. Perché, come dice Daisaku Ikeda, «la sofferenza di nascita e morte, la sofferenza dell’impermanenza, è all’origine di tutte le sofferenze umane, di tutti i malesseri della società moderna» (La saggezza del Sutra del Loto, vol. 3, p. 64).

È che non riesco a credere che la mia vita sia eterna. Poi penso al sonno e a come il mio “io” si perde. A come a volte nella notte mi sveglio e confusa mi domando chi sono. Non ricordo. Per un attimo non sono più niente. E penso a come questo debba somigliare alla morte. Penso a quante volte ho incontrato una persona con la sensazione di averla già vista, già conosciuta; con la sensazione di riprendere un discorso interrotto; penso a come compio un gesto, faccio una cosa, con la certezza di aver finalmente portato a termine qualcosa. Persino quando inizio a recitare Daimoku o quando mi siedo di fronte al Gohonzon, ho la sensazione bellissima, avvolgente, di essere già stata lì. Di aver già visto quella pergamena, di aver già pronunciato quel mantra, Nam-myoho-renge-kyo. Ed è proprio lì davanti che tutti i pezzi si ricompongono.

Che quei riflessi di eternità che percepisco dentro me assumono un senso più profondo, più “rotondo”. Che non si tratta solo di belle o interessanti parole, ma di una porta che, come dice il Sutra del Loto, si può varcare solo con la fede. Lì davanti percepisco che, come spiega il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, la vita è eterna. È una consapevolezza che mi esplode dentro, mentre recito Nam-myoho-renge-kyo; lo scopo di quel capitolo, spiega Daisaku Ikeda (ibidem, p. 67), «è spiegare che non solo Shakyamuni, ma tutti gli esseri viventi sono Budda dall’infinito passato e far sì che ne prendano coscienza aprendo gli occhi alla grande vita universale.

La rivelazione di Nichiren Daishonin di Nam-myoho-renge-kyo, il principio implicito nel Sutra del Loto, lo ha reso possibile. Toda disse: “Lo scopo ultimo di praticare il Buddismo del Daishonin è di risvegliarsi all’eternità della vita, di sperimentare personalmente che la vita è eterna. Allora sperimenteremo l’assoluta felicità, una felicità che dura eternamente e che niente può turbare”. Ciò può essere ottenuto solo con la fede, approfondendo e perfezionando la fede. Toda sosteneva che capire una cosa con l’intelletto è facile, ma afferrarla con la fede è ben diverso. L’eternità della vita si può afferrare solo con la fede».

Solo con la fede. Sento che è in quella lotta quotidiana per realizzare qualcosa, qualunque cosa che lì davanti acquista un valore immenso, che passa questa mia eternità: ecco perché bonno soku bodai, i desideri terreni sono Illuminazione; ecco perché lottare tutti i giorni in questi corpo a corpo con la parte oscura di sé ha così tanto significato.

Solo con la fede. Ripenso al racconto dell’Illuminazione di Toda in carcere. A quando, «improvvisamente, prima che se ne accorgesse, Toda si ritrovò nel mezzo di un’enorme folla, forse simile ai granelli di sabbia di sessantamila fiumi, intenta a venerare il Dai Gohonzon» (La rivoluzione umana, vol. 4, p. 12). Sento che quella cerimonia è la stessa a cui sto assistendo io, qui davanti, mentre recito Nam-myoho-renge-kyo. Ed enorme e potente come una valanga — che il mio pensiero non riesce ad arrestare, nonostante il piccolo “io” che grida, che si dibatte — cresce la gioia, la certezza di comprendere “davvero” quello che avevo letto sull’esperienza di Toda, di condividere quella «gioia che lo faceva sentire quasi in preda al delirio» (ibidem, p. 13).

E ora non solo comprendo ma mi sento tutt’uno con quella frase del Sutra del Loto che dice: «Non vi è nascita né morte, non vi è esistenza in questo mondo né estinzione. Non è reale né illusorio, non è così né diverso. Non è così come viene percepito da coloro che vi dimorano» (Esperia, p. 298). E ora, qui davanti, mentre la mia bocca pronuncia Nam-myoho-renge-kyo, e la mia mente è finalmente calma, e il mio corpo è cullato da quel ritmo così forte eppure così semplice, ecco che la sento. Quella scheggia di eternità, quel frammento nascosto eppure pronto a esplodere come un fuoco d’artificio in una notte senza luna. E allora, ecco, adesso lo so: «Non c’è nulla di cui rammaricarsi o di cui temere».

Toda sosteneva che capire una cosa con l’intelletto è facile, ma afferrarla con la fede è ben diverso. Nel Sutra del Loto vi è una frase che dice: «Non vi è nascita né morte, non vi è esistenza in questo mondo né estinzione. Non è reale né illusorio, non è così né diverso. Non è così come viene percepito da coloro che vi dimorano» Davanti a queste affermazioni cosa può la mente?

Sempre attraverso il Sutra del Loto, Nam-myoho-renge-kyo ci appare non solo come belle o interessanti parole, ma come una porta che si può varcare solo con la fede. Varcarla non è facile, tanti si fermano sulla soglia, altri la attraversano più volte continuando a tornare «nella familiare dimora dei tre cattivi sentieri» (Inferno, Avidità e Animalità) alcuni una volta varcata non tornano più indietro… questa è l’illuminazione.

(Tratto da una lettera a “Buddismo e società”) #Dibuddismo

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immagine «Le avversità sono la scuola migliore», come dice un proverbio. Maggiori sono gli attacchi e le persecuzioni che una persona sopporta, più forte e più grande diventerà. Il mio impegno personale è sempre stato con la gente e per la gente. Ogni giorno mi sforzo di portare avanti la mia crescita e il mio sviluppo individuali e credo fermamente che questo sforzo porti direttamente alla crescita e allo sviluppo di tutto il resto. Non temo insulti né critiche. Non temo la comparsa di individui sleali. Quando cercate di diventare una persona in grado di fronteggiare senza paura qualunque situazione, finirete per creare un io indomabile.

Nella vita, e nelle varie sfide che intraprendiamo, ci sono volte in cui avanziamo e volte in cui facciamo un passo indietro. Ci sono anche volte in cui è meglio star fermi. La vita è piena di cambiamenti e lungo il cammino verso le vostre mete è perfettamente naturale che anche voi ne attraversiate molti. La saggezza e la conoscenza sono importanti. Perciò dovete coltivare la capacità di studiare e di apprendere e dovete maturare la saggezza necessaria per comprendere correttamente le vostre relazioni con gli altri e con la società, sviluppando un sano intuito. In una realtà in continuo cambiamento, c’è un consiglio che non cambierà mai, ed è questo: «A prescindere dai tempi o da quel che dicono gli altri, non fatevi sviare dalle vostre convinzioni fondamentali, che devono restare salde e inamovibili come il monte Fuji».

Desidero che ognuno di voi sviluppi un io incrollabile come una maestosa montagna, dotato di coraggio, perseveranza e capacità.

Tratto da: I protagonisti del XXI secolo vol. 2, pag. 106 — Daisaku Ikeda #Dibuddismo

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immagine Forse, cercando dentro dentro, dove le parole sembrano quasi inutili perché non bastano a spiegare, ognuno di noi lo sa. Poi c’ è la vita di tutti ì giorni, quella vera e concreta in cui ogni attimo decide del futuro, e tutto è talmente troppo e tutto mischiato, sentimenti, ricordi, desideri, pensieri, aspettative.

Ci sono gli altri e ci sono io, questo piccolo io che fatica così tanto a capire qual’è la giusta direzione, e come comportarsi e come fare per fare bene. La pratica del Buddismo in fondo è una lotta senza fine, una eterna lotta fra il bene e il male, l ‘oscurità e l’illuminazione, la felicità e l’infelicità, la pace e la guerra, la creazione e la distruzione, l’armonia e il disaccordo.

Questo è il vero aspetto dell’universo. Perciò l’unica strada, l’unica alternativa è lottare e vincere. Per questo il Budda viene chiamato anche il vittorioso. Non si può eliminare l’oscurità. Ma combatterla si, si deve. Vincere tendenze, pensieri che offendono la vita, attaccamenti, stupidità.

Vincere l’illusione di essere poveri e impotenti, bisognosi e deboli, combattere lo sguardo di miseria, di invidia o di rancore. Ogni giorno illuminarci e vincere sulla nostra oscurità. Il male c’è, ovunque. E può distruggere i nostri sforzi, le cose belle, persino la vita. Se non lo combattiamo, se non abbiamo il coraggio di guardarlo negli occhi e sfidarlo.

Non domani, non quando ci sentiremo pronti, ma ora. In questo luogo, in questo istante posso decidere di sconfiggere il male che vedo dentro e fuori di me. E vincere, da Budda e da essere umano.

Buddismo e Società n°158 #Dibuddismo

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immagine Cosa vede uno yorkshire che entra in un prato d’erba non tagliato rispetto a un alano? Il piccoletto entra in una foresta. L’alano passeggia su un prato. Il prato è lo stesso eppure ciascuno/a ha esperienza di quella realtà a partire dal proprio karma. Un gatto, al buio, può vedere un mare di cose che noi non possiamo percepire. Un cane conosce, riconosce e ricorda la realtà attraverso l’olfatto e quando annusa un angolo sta leggendo tutto di quell’angolo: cosa c’è, chi c’è, chi c’è stato. Noi, proprio come gli animali, siamo capaci di guardare quello che i nostri sensi ci permettono di vedere, di conoscere, di ricordare. Quella è la realtà per noi. Ci sembra vero solo quello che le emozioni, le paure, i pensieri e le esperienze vissute fino a quel momento ci fanno vedere della realtà. La realtà allora è solo soggettiva, tutta individuale, determinata dallo stato d’animo del momento e dalla nostra storia. Ed esistono tante possibili realtà quante il karma di ognuno consente di vederne. Tutte vere, tutte degne. Ecco perché prego. Per vedere davvero. Grazie Sensei di Gianna Mazzini #Dibuddismo

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