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    <title>Cisgiordania &amp;mdash; Transit </title>
    <link>https://noblogo.org/transit/tag:Cisgiordania</link>
    <description>Il blog di Alessandra Corubolo e Daniele Mattioli (on-line, in varie forme,  dal 2005.)</description>
    <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 19:42:22 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Gaza non è una bugia. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/gaza-non-e-una-bugia</link>
      <description>&lt;![CDATA[(233)&#xA;&#xA;(N1)&#xA;&#xA;Nota: chi ha avuto la pazienza di seguirmi su questo Blog, sa come la penso. Se questo post scontenta qualcuno me ne dispiaccio, ma non posso scrivere diversamente. Non sarei coerente e di gente che non lo è ce n&#39;è troppa.&#xA;&#xA;Ieri all’Assemblea generale delle #NazioniUnite Benjamin #Netanyahu ha trasformato un’aula diplomatica in un palco da campagna elettorale, usando un linguaggio che non nasconde disprezzo per chi lo critica e una rimozione totale del diritto dei palestinesi ad avere una terra e una libertà, anche in #Cisgiordania. &#xA;&#xA;Ha iniziato con una provocazione diretta a chi aveva già abbandonato l’aula in segno di protesta: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, lo facciano ora”, detto a decine di delegazioni che non volevano ascoltare un discorso già scritto altrove. &#xA;Non è un dettaglio di forma: è il tono con cui un capo di governo si rivolge alla comunità internazionale quando sa di essere isolato, e risponde alzando la voce invece di rispondere nel merito. &#xA;&#xA;Sul cuore della questione #Gaza e le accuse di genocidio, Netanyahu ha usato una formula che cancella il diritto internazionale e le migliaia di morti civili: “Accusare Israele di genocidio è la più grande bugia del secolo”, aggiungendo che “Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha prevenuto un genocidio.” &#xA;Questa non è una difesa, è un ribaltamento della realtà: trasformare chi denuncia distruzioni di massa, fame imposta, ospedali e scuole colpiti in complici di un presunto genocidio “preventivo” è un argomento che non regge fuori dalla propaganda. &#xA;E quando parla della Cisgiordania occupata, il tono non cambia: i coloni che aggrediscono villaggi palestinesi, bruciano uliveti e costringono famiglie a fuggire diventano per lui sono “...un manipolo di giovani delinquenti minorenni”, come se la violenza sistematica degli insediamenti fosse un teppismo da cortile e non una politica di espansione sostenuta dallo Stato israeliano. &#xA;&#xA;(N2)&#xA;&#xA;È lo stesso linguaggio con cui ha liquidato il sindaco di New York, #ZohranMamdani, accusandolo di “...diffondere queste bugie sul mio paese o sui miei coraggiosi soldati” e dipingendolo come alleato di #Hamas, &#xA;Ed è anche il modo con cui ha chiamato “tiranni” leader europei e turchi che hanno criticato la guerra a Gaza, incluso #Erdoğan. &#xA;&#xA;Il risultato è un discorso che offende, minaccia e nega, ma non riconosce alcun diritto ai palestinesi se non quello di essere “protetti” mentre vivono sotto occupazione. &#xA;Quando, poi, si sposta sulla storia e sui confini, Netanyahu non usa il diritto internazionale ma la Bibbia: al presidente siriano al-Sharaa ha detto “Signor al-Sharaa, dovrebbe sapere che gli ebrei sono sulle alture del #Golan dai tempi di Mosè. Può leggerlo nella Bibbia”, trasformando un’occupazione militare in un titolo di proprietà divino. &#xA;È lo stesso spirito con cui tratta la Cisgiordania, che per lui resta parte di un diritto storico ebraico, non un territorio occupato dove milioni di palestinesi vivono senza Stato, senza confini certi, senza libertà di movimento. &#xA;Su Hamas non fa sconti, come è normale che sia. &#xA;E qui va detto con chiarezza: i crimini del 7 ottobre, gli ostaggi, gli attacchi contro civili israeliani sono condannabili senza ambiguità, e nessun discorso sui diritti palestinesi può giustificarli. &#xA;Ma Netanyahu tutto questo come scudo per coprire tutto il resto: la distruzione di Gaza, l’assedio, le migliaia di bambini uccisi, la pulizia etnica strisciante in Cisgiordania. &#xA;Dice che “Hamas ha usato i civili palestinesi come scudi umani”, e lo ripete come mantra per rendere invisibile il fatto che un popolo intero non può essere ridotto a ostaggio di una organizzazione militante e contemporaneamente privato di ogni diritto nazionale. &#xA;&#xA;La parte più pericolosa del discorso, però, è quella sulla guerra all’ #Iran, presentata come atto di sopravvivenza quasi eroico: &#34;Devastare le strutture nucleari dell’Iran è stato difficile. È stato molto difficile farlo. Ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere come primo ministro, perché se non l’avessimo fatto, saremmo tutti morti&#34;. &#xA;Qui Netanyahu non parla di diplomazia, di controlli, di accordi: parla di un attacco preventivo come unica soluzioneéé, e ringrazia #Trump per la «leadership audace», normalizzando l’idea che si possa colpire un paese sovrano in nome di una minaccia futura. &#xA;È la stessa logica che applica a Gaza e in Cisgiordania: la sicurezza di Israele come valore assoluto, tutto il resto come rumore di fondo. &#xA;&#xA;Alla fine, la frase che riassume il suo messaggio è “Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta.” &#xA;Ma chi decide cosa significa “vincere”? &#xA;Per i palestinesi, “vincere” significa restare senza Stato, senza confini riconosciuti, senza libertà, mentre lui parla di “prevenire genocidi” e di “delinquenti minorenni” quando si tratta delle loro terre. &#xA;&#xA;Un discorso così non costruisce pace, non costruisce sicurezza. &#xA;Costruisce solo un’idea di Israele che può esistere esclusivamente negando l’esistenza politica degli altri Stati**.&#xA;&#xA;#Blog #ONU #World #Politics #Gaza #Iran #Cisgiordania #Opinions &#xA;&#xA;Dove trovare i post, in alternativa.&#xD;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social/&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(233)</p>

<p><img src="https://www.aljazeera.com/wp-content/uploads/2025/09/2025-09-26T131247Z_1007864458_RC2PZGAE5Y8F_RTRMADP_3_UN-ASSEMBLY-1758893020.jpg?resize=1920%2C1080" alt="(N1)"></p>

<p><strong><em>Nota: chi ha avuto la pazienza di seguirmi su questo Blog, sa come la penso. Se questo post scontenta qualcuno me ne dispiaccio, ma non posso scrivere diversamente. Non sarei coerente e di gente che non lo è ce n&#39;è troppa.</em></strong></p>

<p>Ieri all’Assemblea generale delle <a href="/transit/tag:NazioniUnite" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">NazioniUnite</span></a> Benjamin <a href="/transit/tag:Netanyahu" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Netanyahu</span></a> ha <strong>trasformato un’aula diplomatica in un palco da campagna elettorale</strong>, usando un linguaggio che non nasconde disprezzo per chi lo critica e una rimozione totale del diritto dei palestinesi ad avere una terra e una libertà, anche in <a href="/transit/tag:Cisgiordania" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cisgiordania</span></a>.</p>

<p>Ha iniziato con una provocazione diretta a chi aveva già abbandonato l’aula in segno di protesta: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, lo facciano ora”, detto a decine di delegazioni che non volevano ascoltare un discorso già scritto altrove.
<strong>Non è un dettaglio di forma: è il tono con cui un capo di governo si rivolge alla comunità internazionale quando sa di essere isolato, e risponde alzando la voce invece di rispondere nel merito</strong>.</p>

<p>Sul cuore della questione <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a> e le accuse di genocidio, <strong>Netanyahu ha usato una formula che cancella il diritto internazionale e le migliaia di morti civili</strong>: “Accusare Israele di genocidio è la più grande bugia del secolo”, aggiungendo che “Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha prevenuto un genocidio.”
<strong>Questa non è una difesa, è un ribaltamento della realtà</strong>: trasformare chi denuncia distruzioni di massa, fame imposta, ospedali e scuole colpiti in complici di un presunto genocidio “preventivo” è un argomento che non regge fuori dalla propaganda.
<strong>E quando parla della Cisgiordania occupata, il tono non cambia</strong>: i coloni che aggrediscono villaggi palestinesi, bruciano uliveti e costringono famiglie a fuggire diventano per lui sono “...un manipolo di giovani delinquenti minorenni”, <strong>come se la violenza sistematica degli insediamenti fosse un teppismo da cortile e non una politica di espansione sostenuta dallo Stato israeliano</strong>.</p>

<p><img src="https://www.middleeastmonitor.com/wp-content/uploads/2024/09/AA-20240927-35753846-35753841-NETANYAHU_DISPLAYS_MAP_DURING_UN_SPEECH_SHOWING_WEST_BANK_GAZA_AS_ISRAEL-scaled-e1727459342430.jpg" alt="(N2)"></p>

<p>È lo stesso linguaggio con cui ha liquidato il sindaco di New York, <a href="/transit/tag:ZohranMamdani" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">ZohranMamdani</span></a>, accusandolo di “...diffondere queste bugie sul mio paese o sui miei coraggiosi soldati” e dipingendolo come alleato di <a href="/transit/tag:Hamas" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Hamas</span></a>,
Ed è anche il modo con cui ha chiamato “tiranni” leader europei e turchi che hanno criticato la guerra a Gaza, incluso <a href="/transit/tag:Erdo%C4%9Fan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Erdoğan</span></a>.</p>

<p><strong>Il risultato è un discorso che offende, minaccia e nega, ma non riconosce alcun diritto ai palestinesi se non quello di essere “protetti” mentre vivono sotto occupazione</strong>.
Quando, poi, si sposta sulla storia e sui confini, <strong>Netanyahu non usa il diritto internazionale ma la Bibbia</strong>: al presidente siriano al-Sharaa ha detto “Signor al-Sharaa, dovrebbe sapere che gli ebrei sono sulle alture del <a href="/transit/tag:Golan" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Golan</span></a> dai tempi di Mosè. Può leggerlo nella Bibbia”, <strong>trasformando un’occupazione militare in un titolo di proprietà divino</strong>.
È lo stesso spirito con cui tratta la Cisgiordania, che per lui resta parte di un diritto storico ebraico, non un territorio occupato dove milioni di palestinesi vivono senza Stato, senza confini certi, senza libertà di movimento.
Su Hamas non fa sconti, come è normale che sia.
E qui va detto con chiarezza: i crimini del 7 ottobre, gli ostaggi, gli attacchi contro civili israeliani sono condannabili senza ambiguità, e nessun discorso sui diritti palestinesi può giustificarli.
<strong>Ma Netanyahu tutto questo come scudo per coprire tutto il resto</strong>: la distruzione di Gaza, l’assedio, le migliaia di bambini uccisi, la pulizia etnica strisciante in Cisgiordania.
Dice che “Hamas ha usato i civili palestinesi come scudi umani”, e lo ripete come mantra per rendere invisibile il fatto che un popolo intero non può essere ridotto a ostaggio di una organizzazione militante e contemporaneamente privato di ogni diritto nazionale.</p>

<p><strong>La parte più pericolosa del discorso, però, è quella sulla guerra all’ <a href="/transit/tag:Iran" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Iran</span></a>, presentata come atto di sopravvivenza quasi eroico</strong>: “Devastare le strutture nucleari dell’Iran è stato difficile. È stato molto difficile farlo. Ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere come primo ministro, perché se non l’avessimo fatto, saremmo tutti morti”.
**Qui Netanyahu non parla di diplomazia, di controlli, di accordi: parla di un attacco preventivo come unica soluzioneéé, e ringrazia <a href="/transit/tag:Trump" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Trump</span></a> per la «leadership audace», normalizzando l’idea che si possa colpire un paese sovrano in nome di una minaccia futura.
<strong>È la stessa logica che applica a Gaza e in Cisgiordania: la sicurezza di Israele come valore assoluto, tutto il resto come rumore di fondo</strong>.</p>

<p>Alla fine, la frase che riassume il suo messaggio è “Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta.”
Ma chi decide cosa significa “vincere”?
<strong>Per i palestinesi, “vincere” significa restare senza Stato</strong>, senza confini riconosciuti, senza libertà, mentre lui parla di “prevenire genocidi” e di “delinquenti minorenni” quando si tratta delle loro terre.</p>

<p><strong>Un discorso così non costruisce pace, non costruisce sicurezza.
Costruisce solo un’idea di Israele che può esistere esclusivamente negando l’esistenza politica degli altri Stati</strong>.</p>

<p><a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:ONU" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">ONU</span></a> <a href="/transit/tag:World" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">World</span></a> <a href="/transit/tag:Politics" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Politics</span></a> <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a> <a href="/transit/tag:Iran" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Iran</span></a> <a href="/transit/tag:Cisgiordania" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cisgiordania</span></a> <a href="/transit/tag:Opinions" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Opinions</span></a></p>

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<p>
Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/deed.it" rel="nofollow">(qui)</a></p>

<p>Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a:
corubomatt@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/transit/gaza-non-e-una-bugia</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:35:47 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un decreto contro l’odio che colpisce il dissenso.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/un-decreto-contro-lodio-che-colpisce-il-dissenso</link>
      <description>&lt;![CDATA[(211) &#xA;&#xA;(DLA1)&#xA;&#xA;Dopo il voto di oggi al Senato, il decreto legge «antisemitismo» entra nella sua seconda fase: il testo passa ora alla Camera, dove la maggioranza punta a confermarne l’impianto senza modifiche sostanziali, blindando in via definitiva la nuova cornice giuridica su antisemitismo e critica a Israele. &#xA;&#xA;All’inizio di questo post voglio essere chiaro su un punto essenziale: criticare lo Stato di Israele per la sua condotta a #Gaza e in #Cisgiordania non significa, in alcun modo, essere antisemiti. &#xA;L’antisemitismo è un odio antico e pericoloso che va combattuto con la massima determinazione, ma proprio per questo non può essere usato come scusa per zittire chi denuncia bombardamenti su civili, occupazione militare, annessione di territori e violazioni sistematiche del diritto internazionale.&#xA;&#xA;Il decreto «antisemitismo» non è più solo una minaccia: oggi il Senato lo ha approvato, confermando in aula l’impianto liberticida già emerso nei lavori della “Commissione Affari costituzionali” e facendo un passo decisivo verso la trasformazione della critica a Israele in sospetto di odio razziale. &#xA;Il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA, già al centro di durissime critiche perché, in concreto, tende a far passare come “antisemita” ogni critica radicale al sionismo e alle politiche del governo israeliano, compresa la denuncia di apartheid, annessione della Cisgiordania e pulizia etnica a Gaza. &#xA;&#xA;(DLA2) &#xA;&#xA;Nonostante gli appelli di giuristi, associazioni per i diritti umani e pezzi importanti della società civile, la maggioranza ha tirato dritto, respingendo gli emendamenti delle opposizioni che provavano almeno a limitare i danni di una norma che confonde deliberatamente dissenso politico e razzismo.&#xA;&#xA;Rispetto alla versione iniziale, alcune delle disposizioni più sfacciatamente repressive sono state limate per evitare una bocciatura immediata davanti alla Corte costituzionale, in particolare quelle che prevedevano in modo esplicito il divieto di manifestazioni pubbliche anti ebree e l’inasprimento delle sanzioni contro personale scolastico e universitario critico verso Israele. &#xA;&#xA;Ma il cuore del problema è rimasto intatto: l’adozione piena della definizione #IHRA e l’inquadramento dell’antisemitismo in una logica securitaria che consente di trattare le manifestazioni contro la politica israeliana come minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. &#xA;&#xA;“Amnesty International”, tra gli altri, ha avvertito che così si soffocano il dibattito pubblico, l’accademia, la libertà di associazione e di protesta, perché chi denuncia crimini di guerra, apartheid e genocidio rischia di essere equiparato per legge a chi diffonde odio antiebraico.&#xA;&#xA;Considero l’antisemitismo uno dei veleni più persistenti della storia europea, da combattere con decisione nella scuola, nella cultura, nei media, nella vita quotidiana. &#xA;Proprio per questo trovo gravissimo che la memoria della “Shoah” e la sacrosanta lotta all’antisemitismo vengano piegate a diventare scudo di uno Stato che oggi bombarda, assedia, occupa, annette, e che pretende immunità morale e politica in nome delle proprie vittime passate. &#xA;&#xA;Difendere gli ebrei dall’odio non significa blindare il governo #Netanyahu dalle sue responsabilità, né trasformare in reato di opinione chi usa parole dure (come genocidio, apartheid, pulizia etnica) per descrivere ciò che accade sul terreno in #Palestina. &#xA;&#xA;In uno Stato che voglia dirsi democratico, criticare Israele per la sua condotta deve essere non solo possibile, ma necessario, esattamente come si critica qualsiasi altro governo quando calpesta il diritto internazionale e i diritti umani.&#xA;&#xA;Con il voto di oggi, il governo Meloni mostra ancora una volta il suo vero volto: non quello del presunto baluardo di libertà, ma quello di un potere che piega le leggi alla ragion di Stato filo-israeliana, subordina i diritti costituzionali alla fedeltà a un alleato e considera il dissenso un problema di ordine pubblico da neutralizzare. &#xA;&#xA;Il testo ora proseguirà il suo iter alla Camera, dove la stessa maggioranza che l’ha imposto al Senato punta a blindarlo in tempi rapidi, respingendo le richieste di cambiamento di chi chiede almeno di separare chiaramente antisemitismo e critica legittima a Israele. &#xA;&#xA;Ma qualunque sarà la forma finale, una cosa è già chiara: oggi Palazzo Madama ha votato non solo un disegno di legge, ha votato un messaggio politico preciso (in Italia si può dire “mai più” solo se non disturba gli equilibri geopolitici) e la libertà di parola finisce dove comincia l’interesse del governo a non irritare Tel Aviv e Washington.&#xA;&#xA;#Blog #GovernoMeloni #DLAntisemitismo #Politica #Italia #Opinioni&#xA;&#xA;Dove trovare i post, in alternativa.&#xD;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social/&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(211)</p>

<p><img src="https://www.lafionda.org/wp-content/uploads/2025/12/Cartellone-Palestina-definitivo.png" alt="(DLA1)"></p>

<p>Dopo il voto di oggi al Senato, il decreto legge <strong>«antisemitismo»</strong> entra nella sua seconda fase: il testo passa ora alla Camera, dove la maggioranza punta a confermarne l’impianto senza modifiche sostanziali, blindando in via definitiva la nuova cornice giuridica su antisemitismo e critica a Israele.</p>

<p>All’inizio di questo post voglio essere chiaro su un punto essenziale: criticare lo Stato di Israele per la sua condotta a <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a> e in <a href="/transit/tag:Cisgiordania" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cisgiordania</span></a> non significa, in alcun modo, essere antisemiti.
L’antisemitismo è un odio antico e pericoloso che va combattuto con la massima determinazione, ma proprio per questo non può essere usato come scusa per zittire chi denuncia bombardamenti su civili, occupazione militare, annessione di territori e violazioni sistematiche del diritto internazionale.</p>

<p>Il decreto «antisemitismo» non è più solo una minaccia: oggi il Senato lo ha approvato, confermando in aula l’impianto liberticida già emerso nei lavori della “Commissione Affari costituzionali” e facendo un passo decisivo verso la trasformazione della critica a Israele in sospetto di odio razziale.
Il testo adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA, già al centro di durissime critiche perché, in concreto, tende a far passare come “antisemita” ogni critica radicale al sionismo e alle politiche del governo israeliano, compresa la denuncia di apartheid, annessione della Cisgiordania e pulizia etnica a Gaza.</p>

<p><img src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2025/06/07/LP_23438854.jpg" alt="(DLA2)"></p>

<p>Nonostante gli appelli di giuristi, associazioni per i diritti umani e pezzi importanti della società civile, la maggioranza ha tirato dritto, respingendo gli emendamenti delle opposizioni che provavano almeno a limitare i danni di una norma che confonde deliberatamente dissenso politico e razzismo.</p>

<p><strong>Rispetto alla versione iniziale, alcune delle disposizioni più sfacciatamente repressive sono state limate</strong> per evitare una bocciatura immediata davanti alla Corte costituzionale, in particolare quelle che prevedevano in modo esplicito il divieto di manifestazioni pubbliche anti ebree e l’inasprimento delle sanzioni contro personale scolastico e universitario critico verso Israele.</p>

<p>Ma il cuore del problema è rimasto intatto: l’adozione piena della definizione <a href="/transit/tag:IHRA" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">IHRA</span></a> e l’inquadramento dell’antisemitismo in una logica securitaria che consente di trattare le manifestazioni contro la politica israeliana come minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale.</p>

<p>“Amnesty International”, tra gli altri, ha avvertito che così si soffocano il dibattito pubblico, l’accademia, la libertà di associazione e di protesta, perché chi denuncia crimini di guerra, apartheid e genocidio rischia di essere equiparato per legge a chi diffonde odio antiebraico.</p>

<p>Considero l’antisemitismo uno dei veleni più persistenti della storia europea, da combattere con decisione nella scuola, nella cultura, nei media, nella vita quotidiana.
Proprio per questo trovo gravissimo che la memoria della “Shoah” e la sacrosanta lotta all’antisemitismo vengano piegate a diventare scudo di uno Stato che oggi bombarda, assedia, occupa, annette, e che pretende immunità morale e politica in nome delle proprie vittime passate.</p>

<p>Difendere gli ebrei dall’odio non significa blindare il governo <a href="/transit/tag:Netanyahu" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Netanyahu</span></a> dalle sue responsabilità, né trasformare in reato di opinione chi usa parole dure (come genocidio, apartheid, pulizia etnica) per descrivere ciò che accade sul terreno in <a href="/transit/tag:Palestina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Palestina</span></a>.</p>

<p><strong>In uno Stato che voglia dirsi democratico, criticare Israele per la sua condotta deve essere non solo possibile</strong>, ma necessario, esattamente come si critica qualsiasi altro governo quando calpesta il diritto internazionale e i diritti umani.</p>

<p>Con il voto di oggi, il governo Meloni mostra ancora una volta il suo vero volto: non quello del presunto baluardo di libertà, ma quello di un potere che piega le leggi alla ragion di Stato filo-israeliana, subordina i diritti costituzionali alla fedeltà a un alleato e considera il dissenso un problema di ordine pubblico da neutralizzare.</p>

<p>Il testo ora proseguirà il suo iter alla Camera, dove la stessa maggioranza che l’ha imposto al Senato punta a blindarlo in tempi rapidi, respingendo le richieste di cambiamento di chi chiede almeno di separare chiaramente antisemitismo e critica legittima a Israele.</p>

<p><strong>Ma qualunque sarà la forma finale, una cosa è già chiara: oggi Palazzo Madama ha votato non solo un disegno di legge, ha votato un messaggio politico preciso (in Italia si può dire “mai più” solo se non disturba gli equilibri geopolitici) e la libertà di parola finisce dove comincia l’interesse del governo a non irritare Tel Aviv e Washington</strong>.</p>

<p><a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:GovernoMeloni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">GovernoMeloni</span></a> <a href="/transit/tag:DLAntisemitismo" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">DLAntisemitismo</span></a> <a href="/transit/tag:Politica" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Politica</span></a> <a href="/transit/tag:Italia" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Italia</span></a> <a href="/transit/tag:Opinioni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Opinioni</span></a></p>

<p>Dove trovare i post, in alternativa.
Mastodon: <a href="https://noblogo.org/@/alda7069@mastodon.uno" class="u-url mention" rel="nofollow">@<span>alda7069@mastodon.uno</span></a>
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Friendica: <a href="https://noblogo.org/@/danmatt@poliverso.org" class="u-url mention" rel="nofollow">@<span>danmatt@poliverso.org</span></a>
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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/deed.it" rel="nofollow">(qui)</a></p>

<p>Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a:
corubomatt@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/transit/un-decreto-contro-lodio-che-colpisce-il-dissenso</guid>
      <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 15:57:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dal cessate il fuoco all’assedio permanente: come Israele usa la tregua per  consolidare l’annessione.</title>
      <link>https://noblogo.org/transit/dal-cessate-il-fuoco-allassedio-permanente-come-israele-usa-la-tregua-per</link>
      <description>&lt;![CDATA[(183) &#xA;&#xA;(T1)&#xA;&#xA;L’attuale quadro in Medio Oriente, tra Striscia di #Gaza e #Cisgiordania, continua a smentire nei fatti la narrativa di una tregua solida e orientata alla pace. &#xA;Nelle ultime settimane, mentre le autorità israeliane e statunitensi insistono sulla “fragilità”, ma ancora tenuta del cessate il fuoco, le operazioni militari israeliane in Cisgiordania e il perdurare dell’emergenza umanitaria a Gaza mostrano la distanza tra il linguaggio diplomatico e la realtà sul terreno. &#xA;Organizzazioni per i diritti umani e osservatori indipendenti hanno parlato di una tregua “solo sulla carta”, che non ha interrotto il ciclo di violenza contro la popolazione palestinese.​&#xA;&#xA;A Gaza, il cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025 è stato più volte “messo alla prova” da raid israeliani giustificati come risposta a presunti attacchi di #Hamas, con decine di morti palestinesi anche dopo la proclamazione della tregua. &#xA;Alcuni resoconti parlano di oltre 200 palestinesi uccisi nella Striscia dopo l’accordo di cessate il fuoco, a conferma del carattere estremamente fragile e unilaterale della tregua. &#xA;&#xA;Nel frattempo, le condizioni di vita della popolazione restano drammatiche: la stragrande maggioranza degli oltre due milioni di abitanti è sfollata o senza casa, esposta a fame, malattie e mancanza di accesso ai servizi essenziali, in continuità con una crisi umanitaria aggravata da 18 anni di blocco israeliano.​&#xA;&#xA;Le organizzazioni umanitarie sul terreno, tra cui “Emergency”, “WeWorld“ e altre ONG internazionali, descrivono campi sovraffollati, mancanza di acqua potabile, elettricità e cure mediche adeguate, con l’arrivo delle piogge invernali che trasforma le aree di accampamento in distese di fango e rifiuti. &#xA;I rapporti parlano di accesso agli aiuti ostacolato dalle autorità israeliane e di un sistema di “evacuazioni” che comprime la popolazione in aree sempre più ristrette, priva di infrastrutture vitali. &#xA;&#xA;(T2) &#xA;&#xA;In questo contesto, la tregua appare come un dispositivo che congela l’assedio e ne normalizza gli effetti devastanti, piuttosto che come un passo verso la fine delle ostilità.​&#xA;Nella Cisgiordania occupata, tra fine novembre e oggi si è registrata una ulteriore intensificazione delle operazioni israeliane nel nord del territorio, in particolare nelle aree di Tubas, Tammun, Aqaba e Jenin. &#xA;&#xA;Le IDF, affiancate dallo Shin Bet, hanno lanciato maxi-operazioni “antiterrorismo” con irruzioni notturne nelle abitazioni, arresti mirati, blocchi stradali, uso di bulldozer per isolare interi quartieri e il dispiegamento di mezzi corazzati ed elicotteri. &#xA;Secondo fonti militari israeliane, tali azioni mirano a “decapitare le cellule terroristiche” nel nord della Cisgiordania, ma le conseguenze pratiche sono un ulteriore irrigidimento del regime di occupazione e la compressione degli spazi di vita per la popolazione palestinese.​&#xA;&#xA;Queste operazioni si inseriscono in un quadro più ampio di consolidamento del controllo israeliano sulla Cisgiordania, che comprende l’espansione delle colonie, la frammentazione territoriale e l’avanzamento di proposte legislative di annessione formale delle aree occupate.&#xA;Analisi giornalistiche hanno parlato di “nessun ritiro” e di un processo di annessione strisciante, in cui la presenza militare e dei coloni prepara il terreno alla cancellazione di fatto della prospettiva di uno Stato palestinese contiguo. &#xA;&#xA;La quotidianità palestinese è così segnata da check-point, incursioni armate e violenza dei coloni, in un contesto che molte organizzazioni definiscono di apartheid e pulizia etnica lenta.​&#xA;&#xA;Gli Stati Uniti continuano a presentare il piano del presidente #Trump come architettura di riferimento per la tregua e il processo politico, la cui “prima fase” ha costituito la base dell’accordo di cessate il fuoco del 9 ottobre.&#xA;Tale piano prevede, nelle fasi successive, il progressivo ritiro israeliano verso la cosiddetta “Linea Gialla”, l’istituzione di un’autorità di transizione per governare Gaza, il dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale e l’avvio della ricostruzione. &#xA;Importanti organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato come l’accordo non affronti le cause strutturali del conflitto (blocco, occupazione, impunità) e rischi di consolidare uno status quo di subordinazione palestinese.​&#xA;&#xA;Il Consiglio di Sicurezza dell’ #ONU ha approvato a novembre 2025 una risoluzione su Gaza che, secondo il “Centro diritti umani” dell’Università di Padova, rappresenta un “piano di guerra e non di pace”, poiché trasferisce poteri essenziali a un nuovo “Board of Peace” guidato dagli Stati Uniti, svuotando di fatto il ruolo dell’Onu in materia di pace e sicurezza internazionale. &#xA;L’Unione Europea, pur ribadendo nei suoi documenti il sostegno alla soluzione a due Stati e la necessità di preservare la tregua, continua a limitarsi a dichiarazioni e richiami al diritto internazionale, senza dotarsi di strumenti coercitivi efficaci per contrastare l’espansione militare e coloniale israeliana. &#xA;&#xA;Ne deriva una asimmetria di potere in cui gli Stati Uniti dettano la cornice del processo, mentre l’UE rimane un attore essenzialmente reattivo e marginale.​&#xA;Appare sempre più evidente che la tregua ufficiale funzioni principalmente come cornice retorica dietro cui Israele continua a perseguire, con mezzi militari, politici ed economici, un piano di lungo periodo di disarticolazione del tessuto sociale palestinese. &#xA;&#xA;Le offensive “mirate” in Cisgiordania, l’assedio strutturale di Gaza, l’ostacolo sistematico agli aiuti umanitari e l’assenza di reali garanzie internazionali configurano un processo di distruzione progressiva delle condizioni di esistenza del popolo palestinese, sotto l’ombrello di un cessate il fuoco che non interrompe, ma piuttosto normalizza, la violenza strutturale. &#xA;&#xA;La tregua non rappresenta un passo verso la pace, bensì uno strumento di gestione del conflitto che consente a Israele di avanzare nel proprio progetto coloniale e di annessione, mentre la comunità internazionale, tra complicità e inerzia, assiste all’erosione ulteriore dei diritti e della stessa possibilità di autodeterminazione palestinese.​&#xA;&#xA;#Medioriente #Gaza #Israele #Peace #Blog #Opinioni&#xA;&#xA;Dove trovare i post, in alternativa.&#xD;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social/&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var 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Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(183)</p>

<p><img src="https://www.ispionline.it/wp-content/uploads/2025/07/2025-07-01T182716Z_1311456824_RC2SDFASFLAG_RTRMADP_3_ISRAEL-PALESTINIANS-GAZA-1.jpg" alt="(T1)"></p>

<p>L’attuale quadro in Medio Oriente, tra Striscia di <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a> e <a href="/transit/tag:Cisgiordania" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cisgiordania</span></a>, continua a smentire nei fatti la narrativa di una tregua solida e orientata alla pace.
Nelle ultime settimane, mentre le autorità israeliane e statunitensi insistono sulla “fragilità”, ma ancora tenuta del cessate il fuoco, le operazioni militari israeliane in Cisgiordania e il perdurare dell’emergenza umanitaria a Gaza mostrano la distanza tra il linguaggio diplomatico e la realtà sul terreno.
Organizzazioni per i diritti umani e osservatori indipendenti hanno parlato di una tregua “solo sulla carta”, che non ha interrotto il ciclo di violenza contro la popolazione palestinese.​</p>

<p>A Gaza, il cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025 è stato più volte “messo alla prova” da raid israeliani giustificati come risposta a presunti attacchi di <a href="/transit/tag:Hamas" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Hamas</span></a>, con decine di morti palestinesi anche dopo la proclamazione della tregua.
Alcuni resoconti parlano di oltre 200 palestinesi uccisi nella Striscia dopo l’accordo di cessate il fuoco, a conferma del carattere estremamente fragile e unilaterale della tregua.</p>

<p>Nel frattempo, le condizioni di vita della popolazione restano drammatiche: la stragrande maggioranza degli oltre due milioni di abitanti è sfollata o senza casa, esposta a fame, malattie e mancanza di accesso ai servizi essenziali, in continuità con una crisi umanitaria aggravata da 18 anni di blocco israeliano.​</p>

<p>Le organizzazioni umanitarie sul terreno, tra cui “Emergency”, “WeWorld“ e altre ONG internazionali, descrivono campi sovraffollati, mancanza di acqua potabile, elettricità e cure mediche adeguate, con l’arrivo delle piogge invernali che trasforma le aree di accampamento in distese di fango e rifiuti.
I rapporti parlano di accesso agli aiuti ostacolato dalle autorità israeliane e di un sistema di “evacuazioni” che comprime la popolazione in aree sempre più ristrette, priva di infrastrutture vitali.</p>

<p><img src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2025/10/10/130235763-8d266557-0210-4954-86d1-7e7df364406e.jpg" alt="(T2)"></p>

<p>In questo contesto, la tregua appare come un dispositivo che congela l’assedio e ne normalizza gli effetti devastanti, piuttosto che come un passo verso la fine delle ostilità.​
Nella Cisgiordania occupata, tra fine novembre e oggi si è registrata una ulteriore intensificazione delle operazioni israeliane nel nord del territorio, in particolare nelle aree di Tubas, Tammun, Aqaba e Jenin.</p>

<p>Le IDF, affiancate dallo Shin Bet, hanno lanciato maxi-operazioni “antiterrorismo” con irruzioni notturne nelle abitazioni, arresti mirati, blocchi stradali, uso di bulldozer per isolare interi quartieri e il dispiegamento di mezzi corazzati ed elicotteri.
Secondo fonti militari israeliane, tali azioni mirano a “decapitare le cellule terroristiche” nel nord della Cisgiordania, ma le conseguenze pratiche sono un ulteriore irrigidimento del regime di occupazione e la compressione degli spazi di vita per la popolazione palestinese.​</p>

<p>Queste operazioni si inseriscono in un quadro più ampio di consolidamento del controllo israeliano sulla Cisgiordania, che comprende l’espansione delle colonie, la frammentazione territoriale e l’avanzamento di proposte legislative di annessione formale delle aree occupate.
Analisi giornalistiche hanno parlato di “nessun ritiro” e di un processo di annessione strisciante, in cui la presenza militare e dei coloni prepara il terreno alla cancellazione di fatto della prospettiva di uno Stato palestinese contiguo.</p>

<p>La quotidianità palestinese è così segnata da check-point, incursioni armate e violenza dei coloni, in un contesto che molte organizzazioni definiscono di apartheid e pulizia etnica lenta.​</p>

<p>Gli Stati Uniti continuano a presentare il piano del presidente <a href="/transit/tag:Trump" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Trump</span></a> come architettura di riferimento per la tregua e il processo politico, la cui “prima fase” ha costituito la base dell’accordo di cessate il fuoco del 9 ottobre.
Tale piano prevede, nelle fasi successive, il progressivo ritiro israeliano verso la cosiddetta “Linea Gialla”, l’istituzione di un’autorità di transizione per governare Gaza, il dispiegamento di una forza di sicurezza multinazionale e l’avvio della ricostruzione.
Importanti organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato come l’accordo non affronti le cause strutturali del conflitto (blocco, occupazione, impunità) e rischi di consolidare uno status quo di subordinazione palestinese.​</p>

<p>Il Consiglio di Sicurezza dell’ <a href="/transit/tag:ONU" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">ONU</span></a> ha approvato a novembre 2025 una risoluzione su Gaza che, secondo il “Centro diritti umani” dell’Università di Padova, rappresenta un “piano di guerra e non di pace”, poiché trasferisce poteri essenziali a un nuovo “Board of Peace” guidato dagli Stati Uniti, svuotando di fatto il ruolo dell’Onu in materia di pace e sicurezza internazionale.
L’Unione Europea, pur ribadendo nei suoi documenti il sostegno alla soluzione a due Stati e la necessità di preservare la tregua, continua a limitarsi a dichiarazioni e richiami al diritto internazionale, senza dotarsi di strumenti coercitivi efficaci per contrastare l’espansione militare e coloniale israeliana.</p>

<p>Ne deriva una asimmetria di potere in cui gli Stati Uniti dettano la cornice del processo, mentre l’UE rimane un attore essenzialmente reattivo e marginale.​
Appare sempre più evidente che la tregua ufficiale funzioni principalmente come cornice retorica dietro cui Israele continua a perseguire, con mezzi militari, politici ed economici, un piano di lungo periodo di disarticolazione del tessuto sociale palestinese.</p>

<p>Le offensive “mirate” in Cisgiordania, l’assedio strutturale di Gaza, l’ostacolo sistematico agli aiuti umanitari e l’assenza di reali garanzie internazionali configurano un processo di distruzione progressiva delle condizioni di esistenza del popolo palestinese, sotto l’ombrello di un cessate il fuoco che non interrompe, ma piuttosto normalizza, la violenza strutturale.</p>

<p><strong>La tregua non rappresenta un passo verso la pace, bensì uno strumento di gestione del conflitto che consente a Israele di avanzare nel proprio progetto coloniale e di annessione, mentre la comunità internazionale, tra complicità e inerzia, assiste all’erosione ulteriore dei diritti e della stessa possibilità di autodeterminazione palestinese</strong>.​</p>

<p><a href="/transit/tag:Medioriente" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Medioriente</span></a> <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a> <a href="/transit/tag:Israele" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Israele</span></a> <a href="/transit/tag:Peace" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Peace</span></a> <a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:Opinioni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Opinioni</span></a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/transit/dal-cessate-il-fuoco-allassedio-permanente-come-israele-usa-la-tregua-per</guid>
      <pubDate>Sun, 30 Nov 2025 12:55:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nessuno stato Palestinese: la via di Netanyahu. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/nessuno-stato-palestinese-la-via-di-netanyahu</link>
      <description>&lt;![CDATA[(180) &#xA;&#xA;(P1) &#xA;&#xA;La posizione del primo ministro israeliano Benjamin #Netanyahu e dei suoi governi rispetto alla nascita di uno stato palestinese è stata storicamente e sistematicamente di netta opposizione. &#xA;Tale linea, consolidata nel corso di più mandati, si fonda su motivazioni di sicurezza, strategie politiche interne e supporto di alleati significativi come gli #USA, con uno specifico ruolo anche dell&#39;Unione Europea, specialmente negli ultimi anni di conflitto e nella fragile tregua in atto.​&#xA;&#xA;Netanyahu si è sempre opposto in modo esplicito alla nascita di uno stato palestinese, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, sostenendo che la creazione di tale entità comporterebbe gravi rischi per la sicurezza di Israele e porterebbe il territorio sotto l&#39;influenza di Hamas e di altri gruppi considerati terroristici. &#xA;&#xA;Nel corso dei decenni, il leader israeliano ha argomentato che l’origine del conflitto non dipende dall’assenza di uno stato palestinese, ma dall’opposizione all’esistenza stessa di Israele da parte di diverse parti palestinesi e arabe. Tale convinzione ha portato Netanyahu a promuovere politiche di isolamento dell’Autorità Nazionale Palestinese e al rafforzamento di Hamas a Gaza per mantenere la divisione tra i palestinesi: “Chi desidera ostacolare la nascita di uno stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di #Hamas”, ha dichiarato in riunioni di partito.​&#xA;&#xA;A partire dal ritorno alla guida di #Israele nel dicembre 2022, il governo Netanyahu ha accentuato la sua opposizione a qualsiasi riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese. &#xA;Nel 2024, la Knesset ha votato formalmente contro la nascita di uno stato palestinese, definendo l’eventuale riconoscimento “un regalo al terrorismo”. &#xA;Il primo ministro ha ottenuto il sostegno sia dai partiti di destra che da quelli centristi, consolidando una linea che respinge apertamente ogni diktat internazionale su tale questione. &#xA;Parallelamente, sono state accelerate le operazioni militari a Gaza e l’espansione degli insediamenti in #Cisgiordania, rallentando o impedendo ogni serio negoziato di pace.​&#xA;&#xA;(P2)&#xA;&#xA;Gli Stati Uniti hanno storicamente sostenuto Israele anche rispetto al veto posto contro il riconoscimento di uno stato palestinese presso le Nazioni Unite. Nell’ultimo conflitto a #Gaza, Washington ha ripetutamente bloccato con il proprio veto risoluzioni ONU che chiedevano l’arresto delle ostilità e l’apertura agli aiuti umanitari, dichiarando che tali pressioni pianificate “indebolirebbero la sicurezza israeliana e rafforzerebbero Hamas”. &#xA;&#xA;Tuttavia, segnali recenti indicano un leggero cambiamento: una parte del Congresso USA ha iniziato a proporre la risoluzione per il riconoscimento dello Stato palestinese, seppur senza concreto esito. La tregua attuale rimane estremamente fragile e subordinata alle dinamiche interne israeliane e alle pressioni internazionali, con il governo di Netanyahu che continua a minare la stabilità e i processi negoziali.​&#xA;&#xA;L’Unione Europea si è mostrata maggiormente incline a sostenere la “soluzione a due stati”, criticando apertamente la politica israeliana contemporanea. Tuttavia, la reale capacità d’influenza della #UE sulle scelte del governo israeliano rimane marginale, sia per le profonde divergenze interne alla stessa Europa che per il peso geopolitico degli Stati Uniti nelle politiche israeliane. La posizione della UE si limita spesso a dichiarazioni di principio e pressioni diplomatiche, risultando poco efficace nel condizionare gli sviluppi concreti sul campo.​&#xA;&#xA;L’opposizione di Netanyahu e del suo governo alla creazione di uno stato palestinese appare più radicata che mai nel contesto attuale. Le strategie di divisione interpalestinese, la retorica sulla sicurezza e la gestione della crisi di Gaza sono pilastri di questa immunità ai cambiamenti internazionali. Gli apparati di potere statunitensi e, in misura minore, europei, nonostante alcuni segnali di evoluzione, continuano a garantire una protezione diplomatica che rende difficile qualunque concreta attuazione della “soluzione a due stati”. &#xA;Israele vuole essere l’unico stato nella Palestina. &#xA;Lo dice con le armi e la distruzione di ogni ragionevole ipotesi contraria.&#xA;&#xA;#Blog #Israele #Palestina #USA #UE #Opinioni #Medioriente &#xA;&#xA;Dove trovare i post, in alternativa.&#xD;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social/&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(180)</p>

<p><img src="https://unipd-centrodirittiumani.it/storage/media/d9/1c/gaza-3829403_1920.jpg" alt="(P1)"></p>

<p>La posizione del primo ministro israeliano Benjamin <a href="/transit/tag:Netanyahu" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Netanyahu</span></a> e dei suoi governi rispetto alla nascita di uno stato palestinese è stata storicamente e sistematicamente di netta opposizione.
Tale linea, consolidata nel corso di più mandati, si fonda su motivazioni di sicurezza, strategie politiche interne e supporto di alleati significativi come gli <a href="/transit/tag:USA" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">USA</span></a>, con uno specifico ruolo anche dell&#39;Unione Europea, specialmente negli ultimi anni di conflitto e nella fragile tregua in atto.​</p>

<p>Netanyahu si è sempre opposto in modo esplicito alla nascita di uno stato palestinese, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, sostenendo che la creazione di tale entità comporterebbe gravi rischi per la sicurezza di Israele e porterebbe il territorio sotto l&#39;influenza di Hamas e di altri gruppi considerati terroristici.</p>

<p>Nel corso dei decenni, il leader israeliano ha argomentato che l’origine del conflitto non dipende dall’assenza di uno stato palestinese, ma dall’opposizione all’esistenza stessa di Israele da parte di diverse parti palestinesi e arabe. Tale convinzione ha portato Netanyahu a promuovere politiche di isolamento dell’Autorità Nazionale Palestinese e al rafforzamento di Hamas a Gaza per mantenere la divisione tra i palestinesi: “Chi desidera ostacolare la nascita di uno stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di <a href="/transit/tag:Hamas" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Hamas</span></a>”, ha dichiarato in riunioni di partito.​</p>

<p>A partire dal ritorno alla guida di <a href="/transit/tag:Israele" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Israele</span></a> nel dicembre 2022, il governo Netanyahu ha accentuato la sua opposizione a qualsiasi riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese.
Nel 2024, la Knesset ha votato formalmente contro la nascita di uno stato palestinese, definendo l’eventuale riconoscimento “un regalo al terrorismo”.
Il primo ministro ha ottenuto il sostegno sia dai partiti di destra che da quelli centristi, consolidando una linea che respinge apertamente ogni diktat internazionale su tale questione.
Parallelamente, sono state accelerate le operazioni militari a Gaza e l’espansione degli insediamenti in <a href="/transit/tag:Cisgiordania" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Cisgiordania</span></a>, rallentando o impedendo ogni serio negoziato di pace.​</p>

<p><img src="https://www.linformale.eu/wp-content/uploads/2025/05/download.jpeg" alt="(P2)"></p>

<p>Gli Stati Uniti hanno storicamente sostenuto Israele anche rispetto al veto posto contro il riconoscimento di uno stato palestinese presso le Nazioni Unite. Nell’ultimo conflitto a <a href="/transit/tag:Gaza" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Gaza</span></a>, Washington ha ripetutamente bloccato con il proprio veto risoluzioni ONU che chiedevano l’arresto delle ostilità e l’apertura agli aiuti umanitari, dichiarando che tali pressioni pianificate “indebolirebbero la sicurezza israeliana e rafforzerebbero Hamas”.</p>

<p>Tuttavia, segnali recenti indicano un leggero cambiamento: una parte del Congresso USA ha iniziato a proporre la risoluzione per il riconoscimento dello Stato palestinese, seppur senza concreto esito. La tregua attuale rimane estremamente fragile e subordinata alle dinamiche interne israeliane e alle pressioni internazionali, con il governo di Netanyahu che continua a minare la stabilità e i processi negoziali.​</p>

<p>L’Unione Europea si è mostrata maggiormente incline a sostenere la “soluzione a due stati”, criticando apertamente la politica israeliana contemporanea. Tuttavia, la reale capacità d’influenza della <a href="/transit/tag:UE" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">UE</span></a> sulle scelte del governo israeliano rimane marginale, sia per le profonde divergenze interne alla stessa Europa che per il peso geopolitico degli Stati Uniti nelle politiche israeliane. La posizione della UE si limita spesso a dichiarazioni di principio e pressioni diplomatiche, risultando poco efficace nel condizionare gli sviluppi concreti sul campo.​</p>

<p><strong>L’opposizione di Netanyahu e del suo governo alla creazione di uno stato palestinese appare più radicata che mai nel contesto attuale. Le strategie di divisione interpalestinese, la retorica sulla sicurezza e la gestione della crisi di Gaza sono pilastri di questa immunità ai cambiamenti internazionali. Gli apparati di potere statunitensi e, in misura minore, europei, nonostante alcuni segnali di evoluzione, continuano a garantire una protezione diplomatica che rende difficile qualunque concreta attuazione della “soluzione a due stati”.
<a href="/transit/tag:Israele" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Israele</span></a> vuole essere l’unico stato nella Palestina.
Lo dice con le armi e la distruzione di ogni ragionevole ipotesi contraria.</strong></p>

<p><a href="/transit/tag:Blog" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Blog</span></a> <a href="/transit/tag:Israele" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Israele</span></a> <a href="/transit/tag:Palestina" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Palestina</span></a> <a href="/transit/tag:USA" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">USA</span></a> <a href="/transit/tag:UE" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">UE</span></a> <a href="/transit/tag:Opinioni" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Opinioni</span></a> <a href="/transit/tag:Medioriente" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Medioriente</span></a></p>

<p>Dove trovare i post, in alternativa.
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Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/deed.it" rel="nofollow">(qui)</a></p>

<p>Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a:
corubomatt@gmail.com</p>
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      <guid>https://noblogo.org/transit/nessuno-stato-palestinese-la-via-di-netanyahu</guid>
      <pubDate>Mon, 17 Nov 2025 13:28:57 +0000</pubDate>
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      <title>L&#39; impunità Israeliana in Cisgiordania. </title>
      <link>https://noblogo.org/transit/l-impunita-israeliana-in-cisgiordania</link>
      <description>&lt;![CDATA[(172)&#xA;&#xA;(Cis) &#xA;&#xA;L’inchiesta di Ronen Bergman e Mark Mazzetti, pubblicata nel 2024 sul “New York Magazine” ed ora tradotta da “Internazionale” per la sua nuova collana “Extra Large”, è una documentazione profonda e drammatica dell’impunità dei coloni israeliani nella Cisgiordania occupata. Partendo da un contesto storico che risale al 1967, anno in cui Israele occupò militarmente la Cisgiordania dopo la “Guerra dei sei giorni”, la colonizzazione si è sviluppata come un progetto sostenuto da ideologie nazionaliste e da una politica statale che ha favorito gli insediamenti di coloni ebrei, oggi circa 700mila nella regione. Questi insediamenti sono considerati illegali dal diritto internazionale e spesso anche dalla legge israeliana stessa.&#xA;&#xA;Secondo gli autori, il quadro che emerge è quello di una violenza dei coloni contro i palestinesi che avviene in un clima di quasi totale impunità.&#xA;Gli atti violenti, dalle aggressioni fisiche agli attacchi incendiari, raramente vengono perseguiti dalle autorità israeliane.&#xA;L’inchiesta racconta la storia del villaggio di Khirbet Zanuta, dove dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’escalation di violenze dei coloni è degenerata senza alcun intervento efficace delle forze di sicurezza israeliane nonostante ripetute richieste di aiuto.&#xA;&#xA;È emerso come funzionari di alto livello, tra cui il ministro dell’Amministrazione della Cisgiordania Bezalel Smotrich, abbiano attivamente ostacolato l’applicazione della legge contro l’espansione illegale degli insediamenti e la violenza dei coloni.&#xA;&#xA;Una fonte militare israeliana ha dichiarato che «gli sforzi per reprimere la costruzione di insediamenti illegali si sono ridotti fino a scomparire», mentre gruppi per i diritti umani israeliani hanno evidenziato che solo il 3% dei casi di violenza dei coloni tra il 2005 e il 2023 ha portato a una condanna.&#xA;Ami Ayalon, ex capo dello “Shin Bet”, ha sottolineato che “...il primo ministro e il gabinetto fanno capire che se viene ucciso un ebreo è una cosa terribile, mentre se viene ucciso un arabo non è la fine del mondo.”&#xA;&#xA;Questa disparità di trattamento ha contribuito a cementare un sistema di due giustizie: una per i coloni e un’altra per i palestinesi.&#xA;L’inchiesta rivela anche come la complicità tra coloni e Stato israeliano, alimentata da indugi politici e da un’ideologia radicale, stia minando non solo i diritti dei palestinesi ma anche le basi della democrazia israeliana stessa, consegnando la Cisgiordania a un ciclo di violenza e ingiustizia senza fine.&#xA;Questa analisi mette a nudo una realtà in cui “coloni violenti e Stato sono diventati “una cosa sola”, sottolineando come l’impunità sia il cemento di un’occupazione violenta e continua, nonostante tutto questo sia stato dichiarato illegale nel diritto internazionale.&#xA;La solita, ammessa e protetta protervia di Israele.&#xA;&#xA;Nota: per acquistare l’inchiesta in formato e-book o cartaceo, potete andare sul sito di “Internazionale”: https://www.internazionale.it/&#xA;&#xA;#Cisgiordania #Israele #Journalism #Opinioni #World #Medioriente&#xA;&#xA;Dove trovare i post, in alternativa.&#xD;&#xA;Mastodon: @alda7069@mastodon.uno&#xD;&#xA;Telegram: https://t.me/transitblog&#xD;&#xA;Friendica: @danmatt@poliverso.org&#xD;&#xA;Blue Sky: https://bsky.app/profile/mattiolidaniele.bsky.social/&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;scriptfunction loadScript(a){var b=document.getElementsByTagName(&#34;head&#34;)[0],c=document.createElement(&#34;script&#34;);c.type=&#34;text/javascript&#34;,c.src=&#34;https://tracker.metricool.com/resources/be.js&#34;,c.onreadystatechange=a,c.onload=a,b.appendChild(c)}loadScript(function(){beTracker.t({hash:&#34;70edbb2602e0451c4267847447b07ce2&#34;})});/script&#xD;&#xA;Gli scritti sono tutelati da &#34;Creative Commons&#34; (qui)&#xD;&#xA;&#xD;&#xA;Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: &#xD;&#xA;corubomatt@gmail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(172)</p>

<p><img src="https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2016/07/13840563_10210212489976976_2064365845_o.jpg" alt="(Cis)"></p>

<p>L’inchiesta di Ronen Bergman e Mark Mazzetti, pubblicata nel 2024 sul “New York Magazine” ed ora tradotta da “Internazionale” per la sua nuova collana “Extra Large”, è una documentazione profonda e drammatica dell’impunità dei coloni israeliani nella Cisgiordania occupata. Partendo da un contesto storico che risale al 1967, anno in cui Israele occupò militarmente la Cisgiordania dopo la “Guerra dei sei giorni”, la colonizzazione si è sviluppata come un progetto sostenuto da ideologie nazionaliste e da una politica statale che ha favorito gli insediamenti di coloni ebrei, oggi circa 700mila nella regione. Questi insediamenti sono considerati illegali dal diritto internazionale e spesso anche dalla legge israeliana stessa.</p>

<p>Secondo gli autori, il quadro che emerge è quello di una violenza dei coloni contro i palestinesi che avviene in un clima di quasi totale impunità.
Gli atti violenti, dalle aggressioni fisiche agli attacchi incendiari, raramente vengono perseguiti dalle autorità israeliane.
L’inchiesta racconta la storia del villaggio di Khirbet Zanuta, dove dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’escalation di violenze dei coloni è degenerata senza alcun intervento efficace delle forze di sicurezza israeliane nonostante ripetute richieste di aiuto.</p>

<p>È emerso come funzionari di alto livello, tra cui il ministro dell’Amministrazione della Cisgiordania Bezalel Smotrich, abbiano attivamente ostacolato l’applicazione della legge contro l’espansione illegale degli insediamenti e la violenza dei coloni.</p>

<p>Una fonte militare israeliana ha dichiarato che «gli sforzi per reprimere la costruzione di insediamenti illegali si sono ridotti fino a scomparire», mentre gruppi per i diritti umani israeliani hanno evidenziato che solo il 3% dei casi di violenza dei coloni tra il 2005 e il 2023 ha portato a una condanna.
Ami Ayalon, ex capo dello “Shin Bet”, ha sottolineato che “...il primo ministro e il gabinetto fanno capire che se viene ucciso un ebreo è una cosa terribile, mentre se viene ucciso un arabo non è la fine del mondo.”</p>

<p>Questa disparità di trattamento ha contribuito a cementare un sistema di due giustizie: una per i coloni e un’altra per i palestinesi.
L’inchiesta rivela anche come la complicità tra coloni e Stato israeliano, alimentata da indugi politici e da un’ideologia radicale, stia minando non solo i diritti dei palestinesi ma anche le basi della democrazia israeliana stessa, consegnando la Cisgiordania a un ciclo di violenza e ingiustizia senza fine.
Questa analisi mette a nudo una realtà in cui “coloni violenti e Stato sono diventati “una cosa sola”, sottolineando come l’impunità sia il cemento di un’occupazione violenta e continua, nonostante tutto questo sia stato dichiarato illegale nel diritto internazionale.
La solita, ammessa e protetta protervia di Israele.</p>

<p>Nota: per acquistare l’inchiesta in formato e-book o cartaceo, potete andare sul sito di “Internazionale”: <a href="https://www.internazionale.it/" rel="nofollow">https://www.internazionale.it/</a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/transit/l-impunita-israeliana-in-cisgiordania</guid>
      <pubDate>Sat, 25 Oct 2025 16:20:57 +0000</pubDate>
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