📖Un capitolo al giorno📚

DIARIO DI LETTURA DAL 25 DICEMBRE 2022

Divisione del paese 1Quando voi spartirete a sorte la terra, in eredità, preleverete dal territorio, in offerta al Signore, una porzione sacra, lunga venticinquemila cubiti e larga ventimila: essa sarà santa per tutta la sua estensione. 2Di essa sarà per il santuario un quadrato di cinquecento cubiti per cinquecento, con una zona libera all’intorno di cinquanta cubiti. 3In quella superficie misurerai un tratto di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza, dove sarà il santuario, il Santo dei Santi. 4Esso sarà la parte sacra del paese, sarà per i sacerdoti ministri del santuario, che si avvicinano per servire il Signore: questo luogo servirà per le loro case e come luogo sacro per il santuario. 5Uno spazio di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza sarà il possesso dei leviti che servono nel tempio, con città dove abitare. 6Come possesso poi della città assegnerete un tratto di cinquemila cubiti di larghezza per venticinquemila di lunghezza, parallelo alla parte assegnata al santuario: apparterrà a tutta la casa d’Israele. 7Al principe sarà assegnato un possesso di qua e di là della parte sacra e del territorio della città, al fianco della parte sacra offerta e al fianco del territorio della città, a occidente fino all’estremità occidentale e a oriente fino al confine orientale, per una lunghezza uguale a ognuna delle parti, dal confine occidentale fino a quello orientale. 8Questa sarà la sua terra, il suo possesso in Israele e così i miei prìncipi non opprimeranno il mio popolo, ma lasceranno la terra alla casa d’Israele, alle sue tribù. 9Così dice il Signore Dio: Basta, prìncipi d’Israele, basta con le violenze e le rapine! Agite secondo il diritto e la giustizia; eliminate le vostre estorsioni dal mio popolo. Oracolo del Signore Dio. 10Abbiate bilance giuste, efa giusta, bat giusto. 11L’efa e il bat saranno della medesima misura, in modo che il bat e l’efa contengano un decimo di homer; la loro misura sarà in relazione all’homer. 12Il siclo sarà di venti ghera: venti sicli, venticinque sicli e quindici sicli saranno la vostra mina. 13Questa sarà l’offerta che voi preleverete: un sesto di efa per ogni homer di frumento e un sesto di efa per ogni homer di orzo. 14Norma per l’olio – che si misura con il bat – è un decimo di bat per ogni kor. Dieci bat corrispondono a un homer, perché dieci bat formano un homer. 15Dal gregge, dai prati fertili d’Israele, una pecora ogni duecento. Questa sarà data per le oblazioni, per gli olocausti, per i sacrifici di comunione, in espiazione per loro. Oracolo del Signore Dio. 16Tutta la popolazione del paese dovrà prelevare quest’offerta per il principe d’Israele. 17A carico del principe saranno gli olocausti, le oblazioni e le libagioni nelle solennità, nei noviluni e nei sabati, in tutte le feste della casa d’Israele. Egli provvederà per il sacrificio per il peccato, l’oblazione, l’olocausto e il sacrificio di comunione per l’espiazione della casa d’Israele. 18Così dice il Signore Dio: Il primo giorno del primo mese, prenderai un giovenco senza difetti e purificherai il santuario. 19Il sacerdote prenderà il sangue della vittima del sacrificio per il peccato e lo metterà sugli stipiti del tempio e sui quattro angoli dello zoccolo dell’altare e sugli stipiti delle porte del cortile interno. 20Lo stesso farà il sette del mese per chi abbia peccato per errore o per ignoranza: così purificherete il tempio. 21Il quattordici del primo mese sarà per voi la Pasqua, festa d’una settimana di giorni: si mangerà pane azzimo. 22In quel giorno il principe offrirà, per sé e per tutta la popolazione del paese, un giovenco in sacrificio per il peccato; 23nei sette giorni della festa offrirà in olocausto al Signore sette giovenchi e sette montoni, senza difetti, in ognuno dei sette giorni, e un capro in sacrificio per il peccato, ogni giorno. 24In oblazione offrirà un’efa per giovenco e un’efa per montone, con un hin di olio per ogni efa. 25Il quindici del settimo mese, alla festa, farà altrettanto per sette giorni, per i sacrifici per il peccato, per gli olocausti, le oblazioni e l’olio.

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Approfondimenti

Divisione del paese 45,1-46,24 Continuando nel suo discorso, JHWH designa gli spazi destinati alle varie categorie, di sacerdoti e leviti, del principe d'Israele, della comunità in genere, e dà pure altre prescrizioni

45,1-8. Al centro dell'altipiano ideale di Sion c'è il complesso del tempio di JHWH, un quadrato di 500 canne (= m 1.550 ca.), recintato da una striscia di terreno larga 50 cubiti (= m 25,250): la parte più alta e preziosa (42, 15-20). Attorno ad esso, un primo rettangolo di 25.000 canne (= km 78.750) per 10.000 (= km 31,50), destinati ai sacerdoti sadociti per le loro dimore e per i pascoli dei loro greggi; parallelo ad esso, verso il nord, un secondo rettangolo di 25.000 canne per 10.000 è per la classe dei leviti che vi costruiranno le loro case: sarà a loro uso. Delle due zone, sacerdoti e leviti ne avranno l'usufrutto; ma ne resterà proprietario il Signore (44,28; Dt 10,9). Un terzo rettangolo di 25.000 canne per 5.000 (= km 15.750) si stende, verso il sud, lasciato in uso comune per tutta la gente d'Israele, con in mezzo la nuova città, di cui si parlerà in 48, 15-17. In tutto risulterà un grande quadrato di 25.000 canne per 25.000; ai suoi due lati, orientale e occidentale, per la larghezza di 25.000 canne, una vasta estensione di terreno apparterrà al principe d'Israele (v. 8). Una sistemazione saggia, che eviterà i soprusi e le violenze del passato: i governanti non avranno più motivo di angariare il popolo. Un buon ordinamento dei diritti e dei doveri di ogni classe sociale crea rispetto e concordia tra i singoli cittadini: è la meta dell'alleanza di pace del Dio d'Israele (34, 29-31; 37, 26s.).

45,9-17. Viene ricordato, a questo proposito, l'impegno di tutti a trattare gli altri con sincerità, come, ad es., nel commercio e nelle prestazioni stabilite per il tempio: usare l'efa (per i solidi: grano, orzo) e il bat (per i liquidi), del valore di ca. 135, sempre come un decimo del comer; e il siclo, come 20 ghere (1 ghera d'argento = gr 14,200), e la mina, come 60 sicli (20+25+15: v. 12). Secondo tali misure si presenteranno i dovuti contributi al principe, che a sua volta curerà le oblazioni e gli olocausti comunitari nelle varie solennità.

45,18-25. Quanto aisingoli sacrifici, ecco le modalità: nel 1° giorno dell'anno (richiamo alla creazione del cosmo), cioè del mese di Nisan (marzo-aprile), si offrirà un giovenco senza alcuna macchia per la purificazione del tempio, versandone il sangue presso la porta del santuario, l'altare e la porta dell'atrio interno. Lo stesso si farà il giorno di quel mese per le espiazioni di tutte le trasgressioni piuttosto involontarie del popolo. Il 14 di Ni-san, in ricordo dell'uscita dall'Egitto, inizia la celebrazione della Pasqua. Da allora si mangerà pane azzimo; in quel primo giorno il principe offrirà un giovenco in espiazione dei peccati suoi e del popolo, e per ognuno dei 7 giorni successivi un olocausto di 7 giovenchi e 7 arieti e il sacrificio espiatorio di un capro, con l'aggiunta di un'efa di farina e di un hin (sesto di bat) di olio. Lo stesso si praticherà il 15° giorno del 7° mese (settembre-ottobre) per la durata di 7 giorni (ricorreva la festa delle Capanne, in ricordo della dimora nel deserto sinaitico, prima dell'ingresso in Canaan). Il popolo eletto dovrà rivivere la memoria delle grandi gesta salvifiche compiute da JHWH nelle vicende della sua storia. Le prescrizioni suggerite sono, in molti punti, diverse da quelle date nella torah mosaica: vogliono simboleggiare l'esattezza e la generosità delle prestazioni cultuali a lode dell'Altissimo.

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il nuovo culto

Nuove disposizioni cultuali 1Mi condusse poi alla porta esterna del santuario rivolta a oriente; essa era chiusa. 2Il Signore mi disse: «Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa. 3Ma il principe, in quanto principe, siederà in essa per cibarsi davanti al Signore; entrerà dal vestibolo della porta e di lì uscirà». 4Poi mi condusse per la porta settentrionale, davanti al tempio. Guardai, ed ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Caddi con la faccia a terra 5e il Signore mi disse: «Figlio dell’uomo, sta’ attento, osserva bene e ascolta quanto io ti dirò sui regolamenti riguardo al tempio e su tutte le sue leggi; sta’ attento a come si entra nel tempio da tutti gli accessi del santuario. 6Riferirai a quei ribelli, alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o casa d’Israele! 7Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne, perché stessero nel mio santuario e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, infrangendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini. 8Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma, al vostro posto, avete affidato loro la custodia del mio santuario. 9Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso di carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo ai figli d’Israele. 10Anche i leviti, che si sono allontanati da me nel traviamento d’Israele e hanno seguito i loro idoli, sconteranno la propria iniquità; 11serviranno nel mio santuario come guardie delle porte del tempio e come servi del tempio; sgozzeranno gli olocausti e le vittime per il popolo e staranno davanti ad esso pronti al suo servizio. 12Poiché l’hanno servito davanti ai suoi idoli e sono stati per la casa d’Israele occasione di peccato, perciò io ho alzato la mano su di loro – oracolo del Signore Dio – ed essi sconteranno la loro iniquità. 13Non si avvicineranno più a me per esercitare il sacerdozio e per accostarsi a tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la vergogna e gli abomini che hanno compiuto. 14Affido loro la custodia del tempio e ogni suo servizio e qualunque cosa da compiere in esso. 15I sacerdoti leviti figli di Sadoc, che hanno osservato le prescrizioni del mio santuario quando i figli d’Israele si erano allontanati da me, si avvicineranno a me per servirmi e staranno davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue. Oracolo del Signore Dio. 16Essi entreranno nel mio santuario e si avvicineranno alla mia tavola per servirmi e custodiranno le mie prescrizioni. 17Quando entreranno dalle porte del cortile interno, indosseranno vesti di lino; non porteranno alcun indumento di lana, durante il loro servizio alle porte del cortile interno e nel tempio. 18Porteranno in capo turbanti di lino e avranno calzoni di lino sui fianchi: non si cingeranno con indumenti che fanno sudare. 19Quando usciranno nel cortile esterno verso il popolo, si toglieranno le vesti con le quali hanno officiato e le deporranno nelle stanze del santuario: indosseranno altre vesti per non comunicare con esse la consacrazione al popolo. 20Non si raderanno il capo né si lasceranno crescere la chioma, ma avranno i capelli normalmente tagliati. 21Nessun sacerdote berrà vino quando dovrà entrare nel cortile interno. 22Non prenderanno in sposa una vedova né una ripudiata, ma solo una vergine della stirpe d’Israele: potranno sposare però una vedova, se è la vedova di un sacerdote. 23Indicheranno al mio popolo ciò che è sacro e ciò che è profano, e gli insegneranno ciò che è impuro e ciò che è puro. 24Nelle liti essi saranno i giudici e decideranno secondo le mie norme. In tutte le mie feste osserveranno le mie leggi e i miei regolamenti e santificheranno i miei sabati. 25Nessuno di essi si avvicinerà a un cadavere per non rendersi impuro, ma potrà rendersi impuro per il padre, la madre, un figlio, una figlia, un fratello o una sorella non maritata: 26dopo essersi purificato, gli si conteranno sette giorni 27e quando egli rientrerà nel luogo santo, nel cortile interno per servire nel santuario, offrirà il suo sacrificio per il peccato. Oracolo del Signore Dio. 28Essi non avranno alcuna eredità: io sarò la loro eredità. Non sarà dato loro alcun possesso in Israele: io sono il loro possesso. 29Saranno loro cibo le oblazioni, i sacrifici per il peccato, i sacrifici di riparazione; apparterrà loro quanto è stato votato allo sterminio in Israele. 30La parte migliore di tutte le vostre primizie e ogni specie di tributo da voi offerto apparterranno ai sacerdoti: così darete al sacerdote le primizie dei vostri macinati, per far scendere la benedizione sulla vostra casa. 31I sacerdoti non mangeranno la carne di alcun animale morto di morte naturale o sbranato, di uccelli o di altri animali.

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Approfondimenti

Il nuovo culto 44,1-46,24 Vengono date le norme del nuovo culto (44,2-31), e vengono assegnati gli spazi abitabili per sacerdoti e leviti, per il principe della comunità (cc. 45-46).

Nuove disposizioni cultuali 44,1-31 1-3. Angelo guida e profeta si ritrovano, per la 3° volta, dinanzi alla porta orientale del recinto esterno (40,6; 41,1). Ora la vedono chiusa e la guida spiega: «Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c'è passato il Signore» (v. 2). Vi si potrà accostare solo il futuro principe della gente d'Israele (che ormai si chiamerà naśî' «chi è in alto», e non melek «re»: 34,24), giungendovi però dal vestibolo dell'atrio esterno, per consumarvi le carni offerte al Signore (43,27), uscendone poi per la stessa via. È noto che alcuni Padri hanno visto in tale disposizione un simbolo della perpetua verginità della madre di Gesù, senza che tuttavia si possa arguire dalle loro affermazioni un significato biblico oggettivo. Qualcosa di simile riscontriamo negli antichi palazzi orientali: vi erano dei posti riservati ai re o eroi: nessun altro vi poteva accedere o transitare (Sal 24,7-10).

4-9. Condotto attraverso la porta settentrionale dell'atrio esterno, il profeta è fatto entrare nell'atrio interno di fronte al portico del santuario: rivede la gloria e, caduto faccia a terra, riode la voce dell'Altissimo: «il Signore mi disse» (v. 5). Viene qui richiesta una nuova attenzione, perché possa riferire con esattezza le norme che gli verranno segnalate. Queste assumono un rilievo particolare nel contesto della visione (v. 6). Nel passato si è permesso di accostarsi al santuario a gente profana: «non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne» (v. 7). Ci si riferisce probabilmente a quei non ebrei prigionieri di guerra o semplici immigrati, che venivano adibiti per i servizi più umili del tempio, come trasportare l'acqua, la legna e le vittime per il sacrificio, e avevano così l'occasione di assistere all'offerta delle cose sacre al Dio d'Israele. «cibo, grasso, sangue» (v. 7b) erano i doni più preziosi che si presentavano dai sacerdoti sull'altare: la loro sacralità veniva contaminata dalla presenza di quegli stranieri incirconcisi. Ormai nel nuovo tempio si sarebbe dovuto prestare il culto più puro; doveva essere tenuto lontano qualsiasi ombra di difetto, sia rituale (mancanza di circoncisione fisica “segno di consacrazione a JHWH”: Gn 17,10s.), sia morale (mancanza di circoncisione del cuore, cioè di docilità ai divini precetti: Ger 4,4).

10-14. Al posto dei servi laici dovranno subentrare unicamente gli appartenenti alla tribù di Levi, come era già stato stabilito dal tempo di Mosè (Nm 18,1-7). Ad essi sono demandate la manutenzione del santuario, la custodia del suo accesso, e le prestazioni preparatorie dei sacrifici (sgozzare e ripulire le vittime, cfr. 40,39). Alcuni di loro nel periodo preesilico partecipavano alle funzioni più alte “sacerdotali”, come deporre le vittime sull'altare, offrire gli olocausti e l'incenso, cibarsi dei sacrifici d'espia-zione (Lv 6, 18-20). Erano una parte dei discendenti di Aronne, cioè quelli della famiglia di Ebiatar. Ma poiché, dopo la divisione delle 12 tribù del tempo di Geroboamo, essi si macchiarono di idolatria e «furono per la gente d'Israele occasione di peccato» (v. 12), nel tempio rinnovato saranno retrocessi e accomunati alla massa degli altri leviti: dovranno così espiare la loro colpa, servendo in quegli uffici umili e tenendosi a distanza dai luoghi più venerandi. Saranno di monito per chi osasse trasgredire le supreme leggi del culto divino (v. 12b).

15-22. Resteranno invece incaricati delle mansioni puramente sacerdotali i soli sadociti, i discendenti levitici cioè di quel capo-sacerdote, Zadok, che si dimostrò fedele alla legittima dinastia davidica (1Re 2,2-35), e al retto culto del tempio di Sion (vv. 15s.). A loro saranno riservati la presentazione delle vittime e del loro sangue sull'altare, l'accesso vicino al Santo dei Santi, la proposizione del pane e l'accensione delle lampade sulla mensa sacra. Ma per essi vengono prescritte norme particolari, affinché l'adempimento del loro ufficio sia il più perfetto possibile. Dovendosi accostare al santuario, indosseranno abiti di lino; eviteranno così il sudore causato dai soliti indumenti di lana e si terranno fisicamente più mondi. Anche il turbante e la biancheria intima saranno di lino, per la medesima ragione (v. 17-18). Terminato poi il servizio sacro, deporranno nelle apposite stanze quegli abiti, usandone altri, per non comunicare la loro sacralità ai profani e obbligarli così a rituali purificazioni (Lv 21,12; 22,14-16). Non porteranno capelli lunghi (i capelli, ritenuti sacri, se lasciati crescere troppo, potevano essere esposti a necessarie purificazioni), né si raderanno la testa (si radeva la testa e si lasciava crescere i capelli chi era in lutto: Ez 7,18; Is 22,12). Era loro proibito bere vino quando dovevano entrare in servizio: per l'esercizio del sacro ministero occorreva limpidezza di mente e serenità di spirito. Si proibiva poi a tutti i sacerdoti di Zadok quel che il Levitico (Lv 21,13s.) prescriveva per il solo sommo sacerdote, sposare cioè una vedova qualsiasi o una ripudiata o una non israelita: un gradino di più nella santità matrimoniale (v. 22).

23-27. Le altre norme richiamano quelle già sancite dalla legge mosaica: il compito di istruire il popolo sui precetti morali e rituali, “distinguere fra il sacro e il profano” (22,26; Dt 19,17), di dirimere imparzialmente le liti, di santificare il sabato e le altre solennità, di non contaminarsi accostandosi a qualche cadavere (a meno che non sia di qualche parente stretto, che poi esigerà la purificazione), o cibandosi di animali morti (Lv 22,8): la morte originata dalla colpa dell'umanità contamina ritualmente ogni fedele, ma particolarmente i ministri del Signore della vita (Lv 21, 1-4; Nm 19,11).

28-31. Consacrati interamente all'onore di JHWH, saranno sostentati dalle principali offerte sacre del suo altare. Non avranno alcun possesso ereditario nel territorio del popolo ebraico: loro tonte di energia sarà il Dio vivente. In particolare vengono designate le parti loro spettanti dei sacrifici e dei doni presentati al Signore: le semplici offerte di animali, le oblazioni, le vittime di espiazione per colpe sia morali che rituali, le vittime per ammenda di qualche danno (Lv 7,6; Nm 19,8), il meglio delle primizie dei campi, e tutto ciò che era stato votato al Signore (kol-hērem, v. 29: da hrm «separare, riservare»; per sé: «ciò che è separato da tutto» a causa della sua corruzione o abominazione, ovvero a causa della sua completa dedicazione a Dio; qui è preso in questo secondo senso). I sacerdoti divengono così testimonianza radicale della santità divina: esseri consegnati al Dio trascendente e alimentati solo dalla sua gloria!

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ritorno della gloria e nuovo altare 1Mi condusse allora verso la porta che guarda a oriente 2ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria. 3La visione che io vidi era simile a quella che avevo visto quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo visto presso il fiume Chebar. Io caddi con la faccia a terra. 4La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente. 5Lo spirito mi prese e mi condusse nel cortile interno: ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. 6Mentre quell’uomo stava in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi parlava 7e mi diceva: «Figlio dell’uomo, questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo ai figli d’Israele, per sempre. E la casa d’Israele, il popolo e i suoi re, non profaneranno più il mio santo nome con le loro prostituzioni e con i cadaveri dei loro re e con le loro stele, 8collocando la loro soglia accanto alla mia soglia e i loro stipiti accanto ai miei stipiti, con un semplice muro fra me e loro; hanno profanato il mio santo nome con tutti gli abomini che hanno commesso, perciò li ho distrutti con ira. 9Ma d’ora in poi essi allontaneranno da me le loro prostituzioni e i cadaveri dei loro re e io abiterò in mezzo a loro per sempre. 10Tu, figlio dell’uomo, descrivi questo tempio alla casa d’Israele, perché arrossiscano delle loro iniquità; ne misurino la pianta 11e, se si vergogneranno di quanto hanno fatto, manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i suoi regolamenti, tutte le sue forme e tutte le sue leggi: mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perché osservino tutte queste leggi e tutti questi regolamenti e li mettano in pratica. 12Questa è la legge del tempio: alla sommità del monte, tutto il territorio che lo circonda è santissimo; ecco, questa è la legge del tempio». 13Queste sono le misure dell’altare in cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. La base era di un cubito di altezza per un cubito di larghezza: il suo bordo intorno era un palmo. Tale lo zoccolo dell’altare. 14Dalla base che posava a terra fino alla piattaforma inferiore vi erano due cubiti di altezza e un cubito di larghezza: dalla piattaforma piccola alla piattaforma più grande vi erano quattro cubiti di altezza e un cubito di larghezza. 15Il focolare era di quattro cubiti e sul focolare vi erano quattro corni. 16Il focolare era dodici cubiti di lunghezza per dodici di larghezza, cioè quadrato. 17La piattaforma superiore era un quadrato di quattordici cubiti di lunghezza per quattordici cubiti di larghezza, con un orlo intorno di mezzo cubito, e la base, intorno, di un cubito: i suoi gradini guardavano a oriente. 18Egli mi disse: «Figlio dell’uomo, così dice il Signore Dio: Queste sono le leggi dell’altare, quando verrà costruito per offrirvi sopra l’olocausto e aspergervi il sangue. 19Ai sacerdoti leviti della stirpe di Sadoc, che si avvicineranno a me per servirmi, tu darai – oracolo del Signore Dio – un giovenco per il sacrificio per il peccato. 20Prenderai di quel sangue e lo spanderai sui quattro corni dell’altare, sui quattro angoli della piattaforma e intorno all’orlo. Così lo purificherai e ne farai l’espiazione. 21Prenderai poi il giovenco del sacrificio per il peccato e lo brucerai in un luogo appartato del tempio, fuori del santuario. 22Il secondo giorno offrirai, per il peccato, un capro senza difetto e farai la purificazione dell’altare come hai fatto con il giovenco. 23Terminato il rito della purificazione, offrirai un giovenco senza difetti e un montone del gregge senza difetti. 24Tu li offrirai al Signore e i sacerdoti getteranno il sale su di loro, poi li offriranno in olocausto al Signore. 25Per sette giorni sacrificherai per il peccato un capro al giorno e verrà offerto anche un giovenco e un montone del gregge senza difetti. 26Per sette giorni si farà l’espiazione dell’altare e lo si purificherà e consacrerà. 27Finiti questi giorni, dall’ottavo in poi, i sacerdoti immoleranno sopra l’altare i vostri olocausti, i vostri sacrifici di comunione e io vi sarò propizio». Oracolo del Signore Dio.

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Approfondimenti

Ritorno della gloria e nuovo altare 43,1-27 Osservate le disposizioni del nuovo tempio, i due visitatori tornano al punto di partenza, di fronte alla porta del primo recinto, che guarda a oriente (40,6). Sempre in estasi (43,3), il veggente assiste a un grande evento, il rientro della gloria di JHWH nella sua risorta dimora (vv. 1-12), e, quasi a complemento delle indicazioni precedenti (cc. 40-42), contempla il modello del nuovo altare (vv. 13-27).

1-12. La gloria di Dio che si era allontanata dal suo santuario, uscendo verso est (10,18s.; 11,22s.), adesso ritorna dall'est dirigendosi verso l'interno attraverso la porta orientale. La sua fulgente configurazione era esattamente come quella vista dal profeta presso la riva del Chebar (1,1-28) e poi al momento della distruzione del tempio (10,1-22). Un grande bagliore si diffondeva sul monte e intorno risuonava un enorme fragore, come quello di immense acque. Il profeta, come presso il Chebar, si prostra al suolo nell'atteggiamento di chi ha già concepito la più grande riverenza per il Dio santissimo dimorante nei cieli e in quel suo magnifico edificio (Is 6,3-5). Ancora una volta viene sollevato dalla rûah e trasportato nell'atrio interno (v. 5), dove può ammirare l'espandersi della nube della gloria nel suo santuario; e da lì una voce risuona. Non era quella dell'angelo che gli stava sempre accanto, ma di Uno che lo interpella come dallo splendido carro del Chebar (1,28): gli dichiara anzitutto che il nuovo tempio, in cui saranno attuate le norme della più perfetta santità, sarà la sede della sua suprema maestà (v. 7). Cesserà allora ogni pericolo di profanazione del nome e della santità divina, quale si era compiuta nel passato per via dei culti paganeggianti entro lo stesso tempio (8,5-17; 22,3-8), o nelle immediate vicinanze (la reggia costruita attorno al santuario, piena di stele e are idolatriche, peger, nel senso di “oggetti idolatrici”, anziché di “cadaveri”): causa del loro grande castigo, per cui «li ho distrutti con ira» (v. 8). A tale scopo viene ribadito a Ezechiele di mettere diligentemente in iscritto tutta la serie delle nuove sezioni e misure del recinto sacro e poi tutte le prescrizioni che ne regolino l'accesso e le pratiche cultuali, affinché i suoi concittadini provino vivo pentimento e vi si adeguino ora con la loro condotta: temi già delineati in oracoli precedenti: sentire confusione e dispiacere per i gravi errori commessi (16,60-63; 20,43s.; 36,31s.), al confronto con le nuove esperienze.

13-17. In un intermezzo gli è mostrato il modello del nuovo altare (v. 13). Sorge su una base alta ca. 50 cm, con un bordo di ca. 8 cm all'intorno per il deflusso del sangue proveniente dall'alto. Sulla base si eleva una piattaforma, alta ca. 100 cm con una sporgenza larga 50 cm; su di essa una 2ª piattaforma alta 2 m con una sporgenza di 50 cm; su quest'ultima, la 3ª piattaforma alta anch'essa 2 m, chiamata 'arîēl o «focolare»: era un quadrato di m 6,30 per lato; mentre la piattaforma sottostante misurava ca. m 7,30 per lato. Ai 4 angoli sporgevano 4 specie di «corni», forse residui di antiche stele che si erigevano in luoghi sacri e si consideravano dotati di speciale santità.

18-27. Riprende quindi a parlare JHWH (v. 18). Vengono indicati i riti per la consacrazione dell'altare posto al centro dell'atrio interno. Per 7 giorni si immoleranno giovenchi e montoni senza difetti e se ne verserà il sangue sugli angoli delle piattaforme e sul bordo della base. Tutto il materiale veniva così liberato da ogni contaminazione («espiazione»), e «purificato» e reso adatto al culto divino (“santificazione” –“consacrazione”) (vv. 20.26). Vengono determinate le vittime per i singoli giorni: un giovenco per il primo giorno, che sarà poi offerto in olocausto fuori del tempio, quasi a consumare ogni profanazione riversata in esso (v. 21); per gli altri 6 giorni un capro, immolato per la purificazione, mentre un giovenco e un montone, aspersi col sale, saranno offerti in olocausto (vv. 22-25). Dall'ottavo giorno in poi si potranno offrire sacrifici graditi a Dio (v. 27). Tale consacrazione sarà compito di sacerdoti leviti della stirpe di Zadok, i veri prescelti del Signore (40,46; 44,15), non di ogni discendente di Aronne (Dt 18, 3-6). Gli esegeti notano anche in questa cerimonia molte differenze con le prescrizioni dell'Esodo (Es 29,11.36), del Levitico (Lv 8,15.18-31), del Deuteronomio (Dt 18,3-6). Le indicazioni di Ezechiele non pretendono di essere normative, ma mirate solo a suscitare il massimo di attenzione e di rispetto per il culto divino da parte del nuovo Israele.

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Fabbricati annessi 1Allora mi fece uscire nel cortile esterno dal lato settentrionale e mi condusse all’appartamento che sta di fronte allo spazio libero prospiciente l’edificio verso settentrione. 2Nella facciata aveva una lunghezza di cento cubiti, verso settentrione, e cinquanta cubiti di larghezza. 3Di fronte ai venti cubiti del cortile interno e di fronte al lastricato esterno, vi era un porticato davanti a un altro porticato a tre piani; 4davanti alle stanze c’era un corridoio di dieci cubiti di larghezza per cento di lunghezza: gli ingressi delle stanze guardavano a settentrione. 5Le stanze superiori erano più strette delle inferiori e intermedie, perché i porticati occupavano parte dello spazio. 6Erano a tre piani, ma non avevano colonne come quelle degli altri, e perciò le stanze superiori erano più strette rispetto a quelle intermedie e a quelle inferiori. 7Il muro esterno parallelo alle stanze, dal lato del cortile esterno, aveva, davanti alle stanze, una lunghezza di cinquanta cubiti. 8Infatti la lunghezza delle stanze del cortile esterno era di cinquanta cubiti, mentre dal lato dell’aula era di cento cubiti. 9In basso le stanze avevano l’ingresso rivolto verso oriente, entrando dal cortile esterno, 10sulla larghezza del muro del cortile. A mezzogiorno, di fronte allo spazio libero e all’edificio, c’erano stanze 11e, davanti ad esse, un passaggio simile a quello delle stanze poste a settentrione: la lunghezza e la larghezza erano uguali a quelle, come anche le varie uscite e le loro disposizioni. Come gli ingressi di quelle, 12così erano gli ingressi delle stanze che davano a mezzogiorno; un ingresso era al principio dell’ambulacro, lungo il muro corrispondente a oriente di chi entra. 13Egli mi disse: «Le stanze a settentrione e quelle a mezzogiorno, di fronte allo spazio libero, sono le stanze sacre, dove i sacerdoti che si accostano al Signore mangeranno le cose santissime: ivi riporranno le cose santissime, le oblazioni e le vittime di espiazione e di riparazione, perché santo è questo luogo. 14Quando i sacerdoti vi saranno entrati, non usciranno dal luogo santo verso il cortile esterno, ma deporranno là le loro vesti con le quali hanno prestato servizio, perché esse sono sante: indosseranno altre vesti e così si avvicineranno al luogo destinato al popolo». 15Quando ebbe terminato di misurare l’interno del tempio, egli mi condusse fuori per la porta che guarda a oriente, e misurò la cinta intorno. 16Misurò il lato orientale con la canna da misura: era cinquecento canne, in canne da misura, all’intorno. 17Misurò il lato settentrionale: era cinquecento canne, in canne da misura, all’intorno. 18Misurò il lato meridionale: era cinquecento canne, in canne da misura. 19Si volse al lato occidentale: misurò cinquecento canne, in canne da misura. 20Da quattro lati egli misurò il tempio; aveva intorno un muro lungo cinquecento canne e largo cinquecento, per separare il sacro dal profano.

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Approfondimenti

Fabbricati annessi 42,1-20 Dal portico nord dell'atrio interno l'angelo conduce il profeta verso un nuovo complesso di camere: si trova a sinistra di chi esce dal santuario e parallelo a questo; consta di stanze disposte in tre piani con portici rivolti verso il lato nord: si dispongono per la lunghezza di 52,50 m quanto è lungo tutto il santuario con una larghezza a pian terreno di m 10,5. Dinanzi ad esse c'è un corridoio largo m 5,25 e lungo m 52,50. Parallelamente a questo corridoio si allineano per m 25,25 altri tre piani di stanze uguali alle precedenti. Da notare che qui le stanze superiori erano più corte di quelle inferiori a causa dei loro portici che riducevano gli spazi. Vi si poteva accedere da un ingresso aperto verso il lato orientale (v. 9). Stesse camere e stessa posizione e misure si trovavano nel lato meridionale, cioè a destra di chi esce dal santuario (vv. 10-12).

L'angelo spiega (vv. 13-20) che quelle stanze serviranno ai sacerdoti: per consumarvi le parti più sacre, e precisamente le porzioni loro spettanti (oblazioni incruente di vegetali, farina, olio: Lv 2,1-3) dei sacrifici d'espiazione (per colpe che non ledevano i diritti di altri: Lv 6,17-22), dei sacrifici di riparazione (per colpe con danni di altri: Lv 5,14ss.); per deporvi le vesti sacre adoperate nel culto: i ministri dell'altare non potranno uscire dal santuario se non indossando altri abiti, perché non contaminino il sacro col profano (v. 14).

A conclusione, angelo e profeta si portano fuori del recinto esterno è misurano il lungo muro che circonda tutti gli edifici sacri: un quadrato di 500 canne, cioè di m 1.570 ca. per lato.

Dimensioni e posizione dei luoghi riservati al culto dovevano ispirare ai futuri ministri e agli stessi fedeli una somma venerazione per JHWH e la più sincera rettitudine di vita: recinto previo di tutto il complesso (40,5), primo atrio “esterno” a 7 gradini di altezza (40,22), secondo atrio “interno” a 8 gradini di altezza (40,34), uno spazio di forma quadrata, dedicato alle aule più sacre, il vestibolo, il “Santo”, il “Santo dei santi” (anch'esso un quadrato), elevato sull'atrio interno di 10 gradini; vittime purificate già prima di entrare nel luogo santo (40,38-43); sacerdoti della stirpe integra di Zadok, che non possono uscire dal santuario con le stesse vesti adibite per il sacrificio (42,14), adoratori che dovranno attraversare più spazi recintati (i vari vestiboli e cortili) prima di essere ammessi nelle vicinanze del santuario (42,15-20). Tutto ha un significato simbolico: inculcare il massimo rispetto interiore ed esteriore per il Dio trascendente che abita in mezzo al suo popolo, nella sua nuova santissima dimora!

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Il santuario 1M’introdusse poi nell’aula e misurò i pilastri: erano larghi sei cubiti da una parte e sei cubiti dall’altra. 2L’ingresso era largo dieci cubiti e i lati dell’ingresso cinque cubiti da una parte e cinque cubiti dall’altra. Misurò quindi l’aula: era lunga quaranta cubiti e larga venti. 3Andò poi nell’interno e misurò i pilastri dell’ingresso, due cubiti, e l’ingresso, sei cubiti; la larghezza dell’ingresso era di sette cubiti. 4Ne misurò ancora la lunghezza, venti cubiti e la larghezza, davanti all’aula, venti cubiti; poi mi disse: «Questo è il Santo dei Santi». 5Misurò poi il muro del tempio, sei cubiti; poi la larghezza dell’edificio laterale, quattro cubiti, intorno al tempio. 6Le celle laterali erano una sull’altra, trenta per tre piani. Per le celle all’intorno, c’erano, nel muro del tempio, delle rientranze in modo che fossero collegate fra loro, ma non collegate al muro del tempio. 7Salendo da un piano all’altro l’ampiezza delle celle aumentava, perciò la costruzione era più larga verso l’alto. Dal piano inferiore si poteva salire al piano di mezzo e da questo a quello più alto. 8Io vidi intorno al tempio un’elevazione. I basamenti dell’edificio laterale erano di una canna intera di sei cubiti. 9La larghezza del muro esterno dell’edificio laterale era di cinque cubiti, come quella dello spazio rimanente. Fra l’edificio laterale del tempio 10e le stanze c’era una larghezza di venti cubiti intorno al tempio. 11Gli ingressi dell’edificio laterale rimanevano sullo spazio libero; un ingresso dava a settentrione e uno a mezzogiorno. Lo spazio libero era di cinque cubiti tutt’intorno. 12La costruzione che era di fronte allo spazio libero sul lato occidentale, aveva settanta cubiti di larghezza; il muro della costruzione era tutt’intorno dello spessore di cinque cubiti, la sua lunghezza di novanta cubiti. 13Poi misurò il tempio: lunghezza cento cubiti; lo spazio libero, l’edificio e le sue mura, anch’essi cento cubiti. 14La larghezza della facciata del tempio con lo spazio libero a oriente, cento cubiti. 15Misurò ancora la larghezza dell’edificio di fronte allo spazio libero nella parte retrostante, con le gallerie di qua e di là: era cento cubiti. L’interno dell’aula, il suo vestibolo, 16gli stipiti, le finestre a grate e le gallerie attorno a tutti e tre, a cominciare dalla soglia, erano rivestiti di tavole di legno, tutt’intorno, dal pavimento fino alle finestre, che erano velate. 17Dall’ingresso, dentro e fuori del tempio e su tutte le pareti interne ed esterne erano dipinti 18cherubini e palme. Fra cherubino e cherubino c’era una palma; ogni cherubino aveva due aspetti: 19aspetto d’uomo verso una palma e aspetto di leone verso l’altra palma, effigiati intorno a tutto il tempio. 20Da terra fin sopra l’ingresso erano disposti cherubini e palme sulle pareti del santuario. 21Gli stipiti dell’aula erano quadrangolari. Davanti al santuario c’era come 22un altare di legno, alto tre cubiti, due cubiti di lunghezza e due di larghezza. Gli angoli, la base e i lati erano di legno. Mi disse: «Questa è la tavola che sta davanti al Signore». 23L’aula e il santuario avevano due porte ciascuno. 24Ogni porta aveva due battenti girevoli: due per una porta e due per l’altra. 25Sulle porte erano dipinti cherubini e palme come sulle pareti: una cancellata di legno era sulla facciata del vestibolo all’esterno. 26Finestre e grate e palme erano da tutt’e due le parti, ai lati del vestibolo, alle celle annesse al tempio e alle ali laterali.

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Approfondimenti

Il santuario 40,48-41,26 41,1-4. Attraversato il vestibolo, viene misurato il hê-kāl (etimologicamente dal sumerico E-Gal che significa «grande casa») chiamato anche «il Santo» (qādôš) antistante alla cella più intima: vi si accede tra due enormi pilastri (spessore m 3,15) che sostengono una porta larga m 5,50; grandezza del «Santo»: m 21 x 10,5. Quindi la guida celeste entra da sola nel «Santissimo» (qōdeš haqqodāšîim, lett. «Santo dei santi», un superlativo), detto anche d'bîr, completamente al buio e dopo la distruzione del 587 a.C. vuoto, ritenuto dimora del Dio altissimo, JHWH: era un quadrato di m 10,5 per lato, la cui porta con lo stipite centrale era larga m 3,70 ca. Vi entrava una volta l'anno il sommo sacerdote per il giorno dell'Espiazione. Ezechiele, essendo semplice sacerdote, rimase fuori (10,6s.). A questo punto viene rotto il silenzio, che finora ha avvolto tutto l'itinerario, amplificando l'interiore riverenza dei due visitatori: «Questo (proclama l'angelo) è il Santo dei santi», cioè la veneranda abitazione del Dio tre volte santo (Is 6,1-3).

41,5-16. Viene poi misurato lo spessore del muro del santuario (m 3,15) e di un secondo muro che lo circonda a breve distanza (m 2,10). Fra i due muri vi sono tre piani, ciascuno con 30 piccole stanze, disposte in modo che poggiassero su delle sporgenze del muro del santuario, e non nello stesso muro (sempre per rispetto della sacralità), e le più alte risultassero più larghe delle altre. In questa fila di stanze si aprivano lateralmente due porte, una verso nord e una verso sud. Si notava infine un'altra serie di camere alla distanza di ca. 10 metri dal suddetto marciapiede, a nord e sud del santuario; e inoltre a ovest una grande costruzione rettangolare di m 47,30 x 36,70 con un muro spesso m 2,60. Questa prima tappa termina con una misurazione generale (vv. 13s.): tutto il tempio-santuario con le aree ad esso riservate (edificio, mura e spazio libero) risulta un grande quadrato, come il temenos mesopotamico dalla forma perfetta, di metri 2,30 per lato.

41,17-26. Il veggente può ancora osservare alcuni particolari. Le pareti interne del vestibolo e del santuario e le pareti interiori degli stipiti e delle finestre erano tutte ricoperte di legno, e fino all'altezza della porta erano dipinte con figure di palme e di cherubini, dal duplice aspetto di uomo nel viso e di leone nel corpo; ognuno di essi stava tra due palme. Dinanzi al Santo dei santi vi era una specie di altare di legno (alto m 1,60 x 1,5 di lunghezza e 1,5 di larghezza) con angoli e base di legno speciale, denominato dall'angelo «tavola che sta davanti al Signore» (v. 22), poiché vi si ponevano l'incenso e i pani di proposizione. Sul fronte del vestibolo vi era un'architrave di legno. Santo e Santo dei santi avevano una doppia porta con due battenti girevoli; anch'essi ornati di palme: tutti gli esseri rendono omaggio a JHWH.

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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NUOVO TEMPIO E NUOVA TERRA

Descrizione del tempio

Gli atri 1Nell’anno venticinquesimo della nostra deportazione, al principio dell’anno, il dieci del mese, quattordici anni da quando era stata presa la città, in quel medesimo giorno, la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là. 2In visione divina mi condusse nella terra d’Israele e mi pose sopra un monte altissimo, sul quale sembrava costruita una città, dal lato di mezzogiorno. 3Egli mi condusse là: ed ecco un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, in piedi sulla porta, con una cordicella di lino in mano e una canna per misurare. 4Quell’uomo mi disse: «Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti. Tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu poi manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto». 5Ed ecco, il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per misurare che l’uomo teneva in mano era di sei cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. Egli misurò lo spessore del muro: era una canna, e l’altezza una canna. 6Poi andò alla porta che guarda a oriente, salì i gradini e misurò la soglia della porta; era una canna di larghezza. 7Ogni stanza misurava una canna di lunghezza e una di larghezza, da una stanza all’altra vi erano cinque cubiti: anche la soglia della porta dal lato del vestibolo della porta stessa, verso l’interno, era di una canna. 8Misurò il vestibolo della porta: 9era di otto cubiti; i pilastri di due cubiti. Il vestibolo della porta era verso l’interno. 10Le stanze della porta a oriente erano tre da una parte e tre dall’altra, tutt’e tre della stessa grandezza, come di una stessa misura erano i pilastri da una parte e dall’altra. 11Misurò la larghezza dell’apertura della porta: era di dieci cubiti; l’ampiezza della porta era di tredici cubiti. 12Davanti alle stanze vi era un parapetto di un cubito, da un lato e dall’altro; ogni stanza misurava sei cubiti per lato. 13Misurò poi la porta dal tetto di una stanza al suo opposto: la larghezza era di venticinque cubiti, da un’apertura all’altra. 14I pilastri li calcolò alti sessanta cubiti; dai pilastri cominciava il cortile che circondava la porta. 15Dalla facciata della porta d’ingresso alla facciata del vestibolo della porta interna vi era uno spazio di cinquanta cubiti. 16Le stanze e i pilastri avevano finestre con grate verso l’interno intorno alla porta, come anche vi erano finestre intorno che davano sull’interno del vestibolo. Sui pilastri erano disegnate delle palme. 17Poi mi condusse nel cortile esterno e vidi delle stanze e un lastricato costruito intorno al cortile; trenta erano le stanze lungo il lastricato. 18Il lastricato si estendeva ai lati delle porte per una estensione uguale alla larghezza delle porte stesse: era il lastricato inferiore. 19Misurò lo spazio dalla facciata della porta inferiore alla facciata della porta interna, erano cento cubiti a oriente e a settentrione. 20Poi misurò la lunghezza e la larghezza della porta che guarda a settentrione e conduce al cortile esterno. 21Le sue stanze, tre da una parte e tre dall’altra, i pilastri, il vestibolo avevano le stesse dimensioni della prima porta: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 22Le finestre, il vestibolo e le palme avevano le stesse dimensioni di quelle della porta che guarda a oriente. Vi si accedeva per sette scalini: il vestibolo era davanti. 23Vi era una porta verso il cortile interno, di fronte alla porta settentrionale, come quella orientale; misurò la distanza fra porta e porta: erano cento cubiti. 24Mi condusse poi verso mezzogiorno: ecco una porta rivolta a mezzogiorno. Ne misurò i pilastri e il vestibolo: avevano le stesse dimensioni. 25Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre uguali alle altre finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 26Vi si accedeva per sette gradini: il vestibolo stava verso l’interno. Sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme. 27Il cortile interno aveva una porta verso mezzogiorno; egli misurò la distanza fra porta e porta in direzione del mezzogiorno: erano cento cubiti. 28Allora mi introdusse nel cortile interno, per la porta meridionale, e misurò questa porta: aveva le stesse dimensioni. 29Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le medesime misure. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 30Intorno vi erano vestiboli di venticinque cubiti di lunghezza per cinque di larghezza. 31Il suo vestibolo era rivolto verso il cortile esterno; sui pilastri c’erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto. 32Poi mi condusse nel cortile interno che guarda a oriente e misurò la porta: aveva le solite dimensioni. 33Le stanze, i pilastri e il vestibolo avevano le stesse dimensioni. Intorno alla porta, come intorno al vestibolo, vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 34Il suo vestibolo dava sul cortile esterno: sui pilastri, da una parte e dall’altra, vi erano ornamenti di palme, e i gradini per i quali vi si accedeva erano otto. 35Poi mi condusse alla porta settentrionale e la misurò: aveva le solite dimensioni, 36come le stanze, i pilastri e il vestibolo. Intorno vi erano finestre: cinquanta cubiti di lunghezza per venticinque di larghezza. 37Il suo vestibolo dava sul cortile esterno; sui pilastri, da una parte e dall’altra, c’erano ornamenti di palme, e i gradini per cui vi si accedeva erano otto. 38C’era anche una stanza con un’entrata propria vicino ai pilastri delle porte; là venivano lavati gli olocausti. 39Nel vestibolo della porta vi erano due tavole da una parte e due dall’altra, sulle quali venivano sgozzati gli olocausti e i sacrifici per il peccato e i sacrifici di riparazione. 40Altre due tavole erano sul lato esterno, a settentrione di chi entra per la porta, e due tavole all’altro lato, presso il vestibolo della porta. 41Così a ciascun lato della porta c’erano quattro tavole da una parte e quattro tavole dall’altra: otto tavole in tutto. Su di esse si sgozzavano le vittime. 42C’erano poi altre quattro tavole di pietre squadrate, per gli olocausti, lunghe un cubito e mezzo, larghe un cubito e mezzo e alte un cubito: su di esse venivano deposti gli strumenti con i quali si immolavano gli olocausti e gli altri sacrifici. 43Uncini d’un palmo erano attaccati all’interno tutt’intorno; sulle tavole si mettevano le carni delle offerte. 44Fuori della porta interna, nel cortile interno, vi erano due stanze: quella accanto alla porta settentrionale guardava a mezzogiorno, l’altra accanto alla porta meridionale guardava a settentrione. 45Egli mi disse: «La stanza che guarda a mezzogiorno è per i sacerdoti che hanno cura del tempio, 46mentre la stanza che guarda a settentrione è per i sacerdoti che hanno cura dell’altare: sono essi i figli di Sadoc, che, tra i figli di Levi, si avvicinano al Signore per il suo servizio». 47Misurò quindi il cortile: era un quadrato di cento cubiti di larghezza per cento di lunghezza. L’altare era di fronte al tempio. 48Mi condusse poi nel vestibolo del tempio e ne misurò i pilastri: erano ognuno cinque cubiti da una parte e cinque cubiti dall’altra; la larghezza della porta era di tre cubiti da una parte e tre cubiti dall’altra. 49La lunghezza del vestibolo era di venti cubiti e la larghezza di dodici cubiti. Vi si accedeva per mezzo di dieci gradini; accanto ai pilastri c’erano due colonne, una da una parte e una dall’altra.

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Approfondimenti

NUOVO TEMPIO E NUOVA TERRA 40,1-48,35 Nell'ultima parte del volume viene descritta la rivelazione che il profeta riceve dal Signore sul nuovo tempio (cc. 40-42), sull'ordinamento del nuovo culto (cc. 43-46) e sulla sistemazione del territorio sacro nell'era nuova (cc. 47-48). Non si tratta di una planimetria del santuario da ricostruire, né di una precisa riorganizzazione dei riti e delle aree abitabili. Molti dati della visione sono astratti e imprecisi e spesso in discordanza con le descrizioni dei testi del Pentateuco (es. Lv 2; 4; 8s.; 17; Es 29; Nm 28). È piuttosto una presentazione simbolica, ideale che esalta la maestà e la trascendenza di JHWH, e che dovrà ispirare il comportamento del popolo rinnovato dallo spirito in tutti i suoi rapporti col Dio santissimo: precisamente come certe narrazioni del passato servivano a glorificare la potenza e la fedeltà del Dio dei padri (cfr. Es 7-17; Gs 2-22). Non tutto probabilmente è di provenienza del nostro profeta. La moderna esegesi attribuisce larghi tratti all'opera dei suoi discepoli o redattori, ma sempre nella prospettiva del veggente di Tel-Aviv (ad es. 40,38-46; 41,16-26; 42,1-14; 43,13-26; 44,26-31; 46,1-3).

Descrizione del tempio 40,1-42,20 In questi tre capitoli abbiamo tre scene: 1. 40,1-47: dopo una breve introduzione sull'epoca e l'oggetto della visione (vv. 1-4), assistiamo alla presentazione, e misurazione dei cortili del tempio; 2. 40,48-41,26: presentazione e misurazione del santuario più alto; 3. 42,1-20: presentazione dei fabbricati laterali annessi.

Gli atri 40,1-47 1-4. Si era nel 25° anno dalla deportazione, cioè nel 573-572, a 14 anni dalla distruzione della città santa e del tempio salomonico: forse nei primi giorni del nuovo anno ebraico (marzo-aprile). Ancora una volta il veggente si sente trasportato in estasi (vv. 1s.; 8,3). C'è già un primo elemento simbolico: il monte Sion in realtà non è altissimo; è però, come dirà Is 2,2, il più alto dei monti per la sua funzione rivelatrice universale. Dinanzi a sé scorge una grande costruzione, non come le piccole case di Tel-Aviv, ma simile ai grandi palazzi delle città; e presso la porta dell'edificio un uomo dall'aspetto ultraterreno («come di bronzo», v. 3), che ha in mano una «cordicella» e una «canna»; questa, di circa m 3,15, serve per le piccole misure, la prima per le grandi. L'essere celeste gli rivolge la parola, come ha fatto finora JHWH, con l'appellativo «Figlio dell'uomo». Gli richiama il compito per cui è stato eletto: riferire quel che il Signore gli fa vedere e sentire alla sua gente; per questo è stato trasportato ancora adesso in quel monte; faccia dunque molta attenzione a ciò che sarà mostrato, come già gli è stato raccomandato all'inizio del suo ministero (cfr. 3,10s.). Il portavoce di JHWH è abilitato a percepire i suoi messaggi, non tanto per sé, quanto a vantaggio dei suoi fratelli. Essi ora hanno bisogno di imparare a riverire convenientemente la maestà divina, come attraverso le terribili visioni della rovina di Sion hanno dovuto valutare la mostruosità dei loro crimini (cc. 8-11).

5-27. Inizia ora una dettagliata misurazione del grande edificio. La seguiremo a grandi linee per rilevarne il significato religioso. Anzitutto è misurato il muro che lo circonda e lo separa dal mondo profano: è già un segno di sacralità. Era alto e largo una canna (la quale era di 6 cubiti, e quindi 6 x cm 2, = m 3,15: noi qui ne daremo un'approssimativa equivalenza nel nostro sistema metrico), cioè era m 3,15 di altezza e 3,15 di larghezza. Poi viene misurata la porta rivolta ad oriente: la sua soglia aveva lo stesso spessore del muro di cinta, cioè m 3,15; vi si accedeva per 7 gradini (vv. 22. 26). Attraversatala, si allineavano 3 stanze a destra e 3 a sinistra, tutte uguali, separate tra loro da larghi pilastri. Dopo le 3 stanze c'erano ancora due pilastri (larghi m 3,15) e quindi il vestibolo che immetteva nell'atrio esterno del tempio. Vengono date le misure in altezza dei pilastri (m 31,50) e della lunghezza complessiva del portico e del vestibolo (m 26,25); delle finestre erano disposte nelle pareti delle stanze, e sui pilastri erano incise delle palme. Un ingresso imponente doveva produrre fin dall'inizio un profondo senso di stupore e di riverenza a chi vi si accostava! Entrati nell'atrio esterno (il più basso), tutt'intorno al muro di cinta vi era un lastricato e su di esso erano distribuite 30 camere (v. 17; cfr. 1Cr 28,12). Dal limite del vestibolo orientale fino al portico dell'atrio interno, furono misurati m 52,50 (100 cubiti). Un identico vestibolo e portico con altrettanti pilastri e stanze e stesse dimensioni si trovavano nel lato nord e nel lato meridionale (vv. 20-26).

28-47. Dopo aver visitato tutto l'atrio esterno, il veggente è introdotto in quello più interno attraverso la porta meridionale: vi si saliva per 8 gradini; e tutto l'ingresso era uguale a quello visto e misurato negli ingressi del primo atrio, con identiche stanze, pilastri e ornamenti di palme, salvo che il vestibolo era rivolto verso l'esterno, anziché dall'altra parte. Stessa disposizione si osserva negli ingressi dei lati nord e orientale (vv. 28-37). Al profeta vengono quindi segnalate una camera con entrata particolare presso i pilastri delle porte, che doveva servire per lavarvi le vittime prima di essere offerte sull'altare (v. 38); 8 tavole disposte nel vestibolo presso la porta, sulle quali dovevano sgozzarsi le vittime degli olocausti o di altri sacrifici; mentre su 4 tavole più piccole si sarebbero deposti gli attrezzi adoperati, e a degli uncini sistemati sulle pareti si sarebbero appesi gli animali sgozzati (vv. 39-43); poiché nell'area del santo sacrificio (cioè presso l'altare) non potevano introdursi che offerte pure e ben preparate: un nuovo simbolo della sacralità del luogo. Fuori della porta del lato nord vi era inoltre una stanza rivolta verso il sud; e fuori della porta del lato sud, un'altra stanza rivolta verso nord. La prima era riservata ai sacerdoti che servivano nel santuario; la seconda per quelli addetti al servizio dell'altare: tutti discendenti di Zadok cioè di quel sacerdote della stirpe di Aronne il quale a differenza di Ebiatar rimase molto fedele a Davide in momenti critici (1Re 1,32-45; 2,26). Furono infine prese le misure di tutto l'atrio interno: un quadrato di m 52,50 per lato, al cui centro stava l'altare degli olocausti (v. 47). Viene qui notata una importante differenza tra le prescrizioni del Levitico e della visione di Ezechiele, riguardanti il rituale dei sacrifici: in Lv 1, 11 le vittime venivano sgozzate dai sacerdoti immediatamente sull'altare; per Ezechiele, dovevano esserlo ancora fuori dell'atrio interno, nel vestibolo (v. 39): 1l sacerdote-proteta ha più alte esigenze!

Il santuario 40,48-41,26 48-49. I due visitatori avanzano verso il santuario: devono salire ancora 10 gradini; attraversano il vestibolo, che con la soglia e i pilastri ha la lunghezza di ca. 10 m e la larghezza di 6 m: qualcosa di maestoso anche qui! Accanto ai pilastri si elevano due colonne, probabilmente come quelle di bronzo del tempio di Salomone (1Re 7,31.41).

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Strage di Gog e trionfo di Dio 1E tu, figlio dell’uomo, profetizza contro Gog e annuncia: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te, Gog, capo supremo di Mesec e Tubal. 2Io ti sospingerò e ti condurrò e dagli estremi confini del settentrione ti farò salire e ti porterò sui monti d’Israele. 3Spezzerò l’arco nella tua mano sinistra e farò cadere le frecce dalla tua mano destra. 4Tu cadrai sui monti d’Israele con tutte le tue schiere e i popoli che sono con te: ti ho destinato in pasto agli uccelli rapaci d’ogni specie e alle bestie selvatiche. 5Tu sarai abbattuto in aperta campagna, perché io ho parlato. Oracolo del Signore Dio. 6Manderò un fuoco su Magòg e sopra quelli che abitano tranquilli le isole. Sapranno che io sono il Signore. 7Farò conoscere il mio nome santo in mezzo al mio popolo Israele, e non permetterò che il mio santo nome sia profanato. Le nazioni sapranno che io sono il Signore, santo in Israele. 8Ecco, questo avviene e si compie – oracolo del Signore Dio –; è questo il giorno di cui ho parlato.

9Gli abitanti delle città d’Israele usciranno e per accendere il fuoco bruceranno armi, scudi grandi e piccoli, e archi e frecce e mazze e giavellotti, e con quelle alimenteranno il fuoco per sette anni. 10Non andranno a prendere la legna nei campi e neppure a tagliarla nei boschi, perché faranno il fuoco con le armi: spoglieranno coloro che li avevano spogliati e deprederanno coloro che li avevano saccheggiati. Oracolo del Signore Dio. 11In quel giorno assegnerò a Gog come sepolcro un luogo famoso in Israele, la valle di Abarìm, a oriente del mare: essa chiude il passo ai viandanti. Lì sarà sepolto Gog e tutta la sua moltitudine e quel luogo si chiamerà valle della Moltitudine di Gog. 12La casa d’Israele darà loro sepoltura per sette mesi per purificare il paese. 13Lì seppellirà tutta la popolazione del paese e sarà per loro glorioso il giorno in cui manifesterò la mia gloria. Oracolo del Signore Dio. 14Saranno scelti uomini che percorreranno di continuo il paese per seppellire con l’aiuto dei viandanti quelli che sono rimasti a fior di terra, per renderla pura; cominceranno le ricerche alla fine del settimo mese. 15Quando, percorrendo il paese, vedranno ossa umane, vi porranno un segnale, finché i seppellitori non le sotterrino nella valle della Moltitudine di Gog: 16Amonà sarà chiamata la città. Così purificheranno il paese. 17A te, figlio dell’uomo, così dice il Signore Dio: Annuncia agli uccelli d’ogni specie e a tutte le bestie selvatiche: Radunatevi, venite; raccoglietevi da ogni parte sul sacrificio che offro a voi, sacrificio grande, sui monti d’Israele. Mangerete carne e berrete sangue; 18mangerete carne d’eroi, berrete sangue di prìncipi del paese: sono tutti montoni, agnelli, capri e tori grassi di Basan. 19Mangerete grasso a sazietà e berrete fino all’ebbrezza il sangue del sacrificio che preparo per voi. 20Alla mia tavola vi sazierete di cavalli e cavalieri, di eroi e di guerrieri di ogni razza. Oracolo del Signore Dio.

21Fra le nazioni manifesterò la mia gloria e tutte le nazioni vedranno la giustizia che avrò fatto e la mano che avrò posto su di voi. 22La casa d’Israele da quel giorno in poi saprà che io sono il Signore, loro Dio. 23Le nazioni sapranno che la casa d’Israele per la sua iniquità era stata condotta in schiavitù, perché si era ribellata a me e io avevo nascosto loro il mio volto e li avevo dati in mano ai loro nemici, perché tutti cadessero di spada. 24Secondo le loro impurità e le loro trasgressioni io li trattai e nascosi loro la faccia. 25Perciò così dice il Signore Dio: Ora io ristabilirò la sorte di Giacobbe, avrò compassione di tutta la casa d’Israele e sarò geloso del mio santo nome. 26Quando essi abiteranno nella loro terra tranquilli, senza che alcuno li spaventi, si vergogneranno della loro ignominia e di tutte le ribellioni che hanno commesso contro di me. 27Quando io li avrò ricondotti dai popoli e li avrò radunati dalle terre dei loro nemici e avrò mostrato in loro la mia santità, davanti a numerose nazioni, 28allora sapranno che io sono il Signore, loro Dio, poiché, dopo averli condotti in schiavitù fra le nazioni, li avrò radunati nella loro terra e non ne avrò lasciato fuori neppure uno. 29Allora non nasconderò più loro il mio volto, perché diffonderò il mio spirito sulla casa d’Israele». Oracolo del Signore Dio.

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Approfondimenti

Strage di Gog e trionfo di Dio 39,1-29

Il c. 39 è un'espansione del precedente: contiene la specificazione del disastro di Gog e di tutta la sua moltitudine, e la descrizione del grande trionfo del Dio d'Israele.

1-8. Dopo la ripresentazione della causalità divina nell'irruzione dei popoli contro i monti d'Israele, il Signore ne annunzia la pronta sconfitta con l'immagine dell'arco che si spezza nella mano sinistra e delle frecce che cadono dalla mano destra: si troverà completamente inerme al momento del turbine lanciato da JHWH (v. 3). Colpiti a morte, saranno preda delle bestie e degli uccelli. Si compirà quanto era stato da lui predetto, e risplenderà la gloria del suo nome (v. 8).

9-20. La descrizione dell'enorme strage, evidentemente simbolica, è presentata in tre scene:

  1. incenerimento delle armi (vv. 9-10). Saranno così ingenti gli attrezzi di cui erano forniti i guerrieri morti, che gli Israeliti non avranno bisogno di far legna nei loro campi per attizzare il fuoco, per 7 anni: basterà togliere quelle spoglie a coloro che li volevano depredare e usarle come legna;
  2. sepoltura (vv. 11-16). Tutti i cadaveri saranno sepolti nella valle a est del Mar Morto, fuori quindi del territorio sacro (47,18; 48,18), che sarà denominata «Valle della moltitudine di Gog»; vi saranno impegnati per 7 mesi gli abitanti del luogo; e se dopo i 7 mesi i passanti troveranno ancora qualche osso umano, vi porranno accanto un segnale, perché gli affossatori lo sotterrino nella suddetta valle: nulla di impuro dovrà restare nel paese di JHWH;
  3. pasto di belve (vv. 17-20). Nel frattempo saranno invitati gli uccelli e le fiere dei campi a nutrirsi di carni scelte, come di animali prelibati (tori, agnelli, arieti, cioè i prodi e i capi di quei popoli), e di sangue in abbondanza: è un'immensa ecatombe sacrificale preparata dal Signore (v. 17).

21-29. Le genti scorgeranno allora la trascendente grandezza di JHWH; la riconoscerà in modo speciale il suo stesso popolo: tutti capiranno che l'esilio inflitto a Israele non è stato causato dallo strapotere dei suoi nemici o dalla debolezza del suo Dio; ma semplicemente dall'infedeltà dei figli di Giacobbe. Solo per questo l'Altissimo nascose loro il suo volto e li abbandonò in mano dei nemici (v. 21-24). Ma adesso – il veggente nel tratto finale dei vv. 25-29 pare si rivolga ai suoi uditori in esilio – il Signore farà sì che i deportati tornino in patria e vi dimorino in perfetta tranquillità, senza che alcuno di loro sia lasciato fuori e senza che mai più ne siano allontanati: poiché in essi lui infonderà il suo spirito ed essi gli aderiranno con perenne fedeltà e umiltà, pentiti del male commesso in passato. Ritornano qui i concetti espressi negli oracoli precedenti (16,60-63; 20,42-44; 36,25-32). Con questa visione, quasi apocalittica, viene riaffermata la concezione del nostro profeta e di conseguenza dei suoi discepoli riguardo al piano di JHWH sulla storia sacra. Le potenze del male, spinte dalla loro avidità, tenteranno l'annientamento del ricostituito popolo eletto, che vive in pace al centro dei popoli (5,5). Ma sarà stato certamente il Signore dell'universo a permettere loro di dirigersi con tutta la loro arroganza contro i monti di Giuda. Con estrema chiarezza è anzitutto presentata la duplice causalità di ogni evento storico: la causa prima del Dio trascendente, e quella seconda delle sue creature libere, senza nulla detrarre alla loro sostanziale identità. La causa trascendente opererà in pieno rispetto della libertà della causa creaturale; ma allo stesso tempo questa viene indefettibilmente indirizzata ai fini del supremo protagonista. E quando tutto potrà sembrare prossimo al crollo sotto gli attacchi della malvagità umana, un istantaneo misterioso colpo di scena getterà lo sgomento nell'agguerrita moltitudine degli invasori, e il mite clan d'Israele assisterà allo sfacelo dell'orda nemica; e non potrà non riconoscervi l'azione del suo divino salvatore, che da secoli gli aveva preannunziato un'immancabile protezione a gloria del suo nome (20,5s. 33); come faranno altrettanto gli altri popoli, i quali comprenderanno che se a volte Israele è stato allontanato dalla sua divina presenza, ciò è derivato unicamente dalle sue trasgressioni. Il Dio di Giacobbe si dimostrerà sempre fedele al suo disegno di glorificarsi in Israele; e questi non avrà mai nulla da temere finché si lascerà guidare dal suo spirito. Vi è qui una specie di paradigma della sorte storica del popolo del Dio altissimo.

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Sicurezza escatologica d'Israele

L'assalto di Gog 1Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2«Figlio dell’uomo, volgiti verso Gog nel paese di Magòg, capo supremo di Mesec e Tubal, e profetizza contro di lui. Annuncerai: 3Così dice il Signore Dio: Eccomi contro di te Gog, capo supremo di Mesec e Tubal; 4io ti aggirerò, ti metterò ganci alle mascelle e ti farò uscire con tutto il tuo esercito, cavalli e cavalieri, tutti ben equipaggiati, tutti muniti di spada, truppa immensa con scudi grandi e piccoli. 5La Persia, l’Etiopia e Put sono con loro, tutti con scudi ed elmi. 6Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarmà, le estreme regioni del settentrione e tutte le loro schiere. Popoli numerosi sono con te. 7Sta’ pronto, fa’ i preparativi insieme con tutta la moltitudine che si è radunata intorno a te: sii a mia disposizione. 8Dopo molto tempo ti sarà dato l’ordine: alla fine degli anni tu andrai contro una nazione che è sfuggita alla spada, che in mezzo a molti popoli si è radunata sui monti d’Israele, rimasti lungamente deserti. Essa è uscita dai popoli e tutti abitano tranquilli. 9Tu vi salirai, vi giungerai come un uragano: sarai come un nembo che avvolge la terra, tu con tutte le tue schiere e con i popoli numerosi che sono con te. 10Così dice il Signore Dio: In quel giorno ti sorgeranno in mente dei pensieri e concepirai progetti malvagi. 11Tu dirai: “Andrò contro una terra indifesa, assalirò quelli che abitano tranquilli e se ne stanno sicuri, che abitano tutti in luoghi senza mura, che non hanno né sbarre né porte”, 12per depredare, saccheggiare, mettere la mano su rovine ora ripopolate e sopra un popolo che si è riunito dalle nazioni, dedito agli armenti e ai propri affari, che abita al centro della terra. 13Saba, Dedan, i commercianti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli ti domanderanno: “Vieni per saccheggiare? Hai radunato la tua gente per venire a depredare e portare via argento e oro, per rapire armenti e averi e per fare grosso bottino?”. 14Perciò profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia a Gog: Così dice il Signore Dio: In quel giorno, quando il mio popolo Israele dimorerà del tutto sicuro, tu ti leverai, 15verrai dalla tua dimora, dagli estremi confini del settentrione, tu e i popoli numerosi che sono con te, tutti su cavalli, una turba grande, un esercito potente. 16Verrai contro il mio popolo Israele, come un nembo per coprire la terra. Alla fine dei giorni io ti manderò sulla mia terra perché le nazioni mi conoscano quando per mezzo tuo, o Gog, manifesterò la mia santità davanti ai loro occhi. 17Così dice il Signore Dio: Non sei tu quegli di cui parlai nei tempi antichi per mezzo dei miei servi, i profeti d’Israele, i quali, in quei tempi e per molti anni, profetizzarono che io ti avrei mandato contro di loro? 18Ma quando Gog giungerà nella terra d’Israele – oracolo del Signore Dio – divamperà la mia collera. 19Nella mia gelosia e nel mio furore ardente io vi dichiaro: In quel giorno ci sarà un grande terremoto nella terra d’Israele: 20davanti a me tremeranno i pesci del mare, gli uccelli del cielo, gli animali selvatici, tutti i rettili che strisciano sul terreno e ogni uomo che è sulla terra: i monti franeranno, le rocce cadranno e ogni muro rovinerà al suolo. 21Contro di lui, su tutti i monti d’Israele, chiamerò la spada. Oracolo del Signore Dio. La spada di ognuno di loro sarà contro il proprio fratello. 22Farò giustizia di lui con la peste e con il sangue: riverserò su di lui e le sue schiere, sopra i popoli numerosi che sono con lui, una pioggia torrenziale, grandine come pietre, fuoco e zolfo. 23Io mostrerò la mia potenza e la mia santità e mi rivelerò davanti a nazioni numerose e sapranno che io sono il Signore.

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Approfondimenti

Sicurezza escatologica d'Israele 38,1-39,29 Questi due capitoli, probabilmente amplificati dai più tardi discepoli di Ezechiele, sono un'unica rappresentazione profetica della sicurezza di cui godrà il futuro regno teocratico d'Israele. E il Signore che continua a parlare nel suo portavoce (38,1; 39,1). Egli deve volgere il suo sguardo verso un tipico avversario del suo popolo: «Gog nel paese di Magog, principe capo di Mesech e Tubal» (38,2). Sono state date varie identificazioni storiche di Gog; ma sembra si tratti di un personaggio metastorico, figura dell'insieme dei nemici del popolo sacro a JHWH. Magog ne sarebbe la sede; Mesech e Tubal, due regioni a nord della Mesopotamia: localizzazioni ideali, come probabilmente i famosi fiumi dell'Eden (Gn 2,10-14). In 38,1-23 è descritto l'assalto dell'avversario e la sua disfatta; in 39,1-29 la paurosa strage col trionfo di JHWH.

L'assalto di Gog 38,1-23 L'assalto di Gog è presentato in un primo piano come l'opera di Dio stesso, in quanto è lui che permette anche alle forze del male di agire, per utilizzarle ai suoi fini (v. 3-9); ma poi si indicherà pure, in un secondo tempo, la libera iniziativa della creatura (vv. 10-16a); per riproporre infine l'intervento diretto di JHwH (vv. 16b-23).

3-9. Il Signore ha Gog a sua completa disposizione: lo trascina con dei raffi infissi nelle sue mascelle, come fa il vincitore con i vinti prigionieri (19,4; 29,4), assieme a tutta la sua gente, guerrieri e strumenti d assalto (vv. 3-4). Sono enumerate le varie popolazioni che compongono il suo esercito, fra cui Persia, Etiopia, Put (27,10) del Nord Africa, Gomer (i Cimmeri) delle sponde del Mar Nero, Togarma (l'attuale Armenia). Gli dà l'ordine di tenersi pronto per l'assalto a un popolo che, raccolto dalla dispersione, ora vive tranquillo sui monti d'Israele: gli dovrà cadere addosso «come un nembo che avvolge la terra», in un tempo non ben definito, b'aharît hassanim, che letteralmente può tradursi «nel seguito degli anni», oppure «negli anni successivi» (v. 8): un'espressione che significa «un'epoca successiva a un dato evento», senza una precisa determinazione; tanto più che qui è unita a un'altra vaga indicazione: «dopo molti anni» (v. 8). Probabilmente si intendeva accennare a un'epoca futura lontana, posteriore alla lunga era di tranquillità del popolo eletto, in cui si attendeva uno speciale intervento di JHWH senza gli esatti contorni del messianismo cristiano (escatologica anticotestamentaria).

10-16a. In quel giorno-tempo (v. 10; cfr. 24,25s.), cioè nell'epoca predetta sopra, sarà Gog medesimo a concepire il malvagio progetto di piombare su un popolo pacifico che non ha grandi eserciti e armi in sua difesa e abita in sicurezza «al centro della terra» (v. 12), per depredarlo di tutti i suoi beni, con l'ausilio dei commercianti di Saba (27,22s.), di Dedan (27,20) e di Tarsis (27,12) e delle sue agguerrite schiere (vv. 14s.). Ora è Gog che si muove e sospinge tutti i suoi alleati contro il popolo di Dio (vv. 11.13).

16b-23. Ma su quell'orda sanguinaria riappare la sovrana disposizione di JHwH, che consiste nel permettere un sì imponente attacco contro la sua nazione con una precisa finalità: la manifestazione della sua fedeltà e della sua grandezza agli occhi di tutti i popoli (v. 16b). Quell'assalto sarà la realizzazione di predizioni già proclamate a mezzo dei suoi profeti nei tempi passati (quali Ger 1,14s.; Is 34,4-10; Mic 4,1-14; Gi 4,9-13) e confermerà la trascendenza del Dio d'Israele; ma l'immediata irresistibile controffensiva ne farà risplendere l'onnipotenza e la gloria. Con immagini antropomorfiche viene descritto lo zelo della giustizia divina, e la forza devastante dei suoi flagelli: sconvolgimento in tutta la natura attorno al territorio d'Israele, peste e sangue, torrenti di pioggia, grandine, fuoco e zolfo dal cielo, terrore e ecatombe dei guerrieri di Gog (v. 19-22): tutti potranno assistere al glorioso intervento di JHWH (v. 23).

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Restaurazione e riunificazione del popolo

Le ossa aride 1La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; 2mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. 3Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». 4Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». 7Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. 8Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. 9Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». 10Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. 11Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. 12Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. 13Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. 14Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio.

Riunificazione d'Israele 15Mi fu rivolta questa parola del Signore: 16«Figlio dell’uomo, prendi un legno e scrivici sopra: “Giuda e i figli d’Israele uniti a lui”; poi prendi un altro legno e scrivici sopra: “Giuseppe, legno di Èfraim, e tutta la casa d’Israele unita a lui”. 17Accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. 18Quando i figli del tuo popolo ti diranno: “Ci vuoi spiegare che cosa significa questo per te?”, 19tu dirai loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano a Èfraim, e le tribù d’Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia. 20Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto 21e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: 22farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. 23Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 24Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. 25Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. 26Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. 27In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 28Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre».

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Approfondimenti

Restaurazione e riunificazione del popolo 37,1-28 Nel c. 37 viene dato l'annunzio simbolico della restaurazione nazionale degli esuli (vv. 1-14), e della riunificazione di tutti i dispersi d'Israele (vv. 15-28).

Le ossa aride 37,1-14 Il Signore fa contemplare al profeta, entrato in estasi, un'enorme quantità di ossa in una pianura (probabilmente nei pressi del fiume Chebar: 3,22s.); e gli chiede se reputa che quei residui di esseri umani possano lì per lì riavere la vita (v. 3). È un modo di interpellare qualcuno per fargli constatare l'obiettiva assurdità di una situazione (8,12; 17,10.15). Basandosi infatti sulle semplici potenzialità naturali, la risposta non poteva essere che negativa. Ma, guardando al potere del divino interlocutore, non c'era da esitare: dipendeva tutto dal suo volere, noto a lui solo (v. 3b): Tu lo sai, se ne prendi la decisione. Ed è proprio ciò che l'Onnipotente ha deciso. Ordina pertanto al suo portavoce di riferire a quell'esercito di estinti la sua parola creatrice, che ha tratto dal nulla tutte le cose e ha dato esistenza ai primi uomini (Gn 1,3; 2,7), infondendo in loro il soffio vitale (vv. 4s.). E difatti il messaggero di JHWH proferisce i comandi divini: che quelle ossa si ricompongano l'uno accanto all'altro suo corrispondente, si rivestano di nervi, di carne, di pelle; e che lo spirito, rievocato dai 4 angoli della terra, dove si pensava risiedesse (Sal 135,7), scenda su quei corpi (vv. 7-9). E, man mano, venivano su migliaia di organismi umani e, animati dalla rûah, un esercito di viventi (v. 10). Dio a mezzo del suo portavoce ha realizzato l'impossibile: la risurrezione di una moltitudine di ossa aride.

11-14. È la risposta allo scoraggiamento dei compagni di Ezechiele, che riecheggia le tristi prospettive degli anziani di 20,32 (v. 11; cfr. 33,10). Non è vero!, rassicura energicamente la voce del Dio vivente, quella voce che costituiva il figlio di Chelkia suo strumento («per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare» (Ger 1,10); quella stessa voce afferma, a mezzo del figlio di Buzi, che sta per aprire le loro tombe e trarre fuori il suo popolo (vv. 12s.): infonderà in essi il suo spirito e li farà rivivere e li ricondurrà nel loro paese (v. 14). Riconosceranno da questo straordinario evento che lui è il Dio grande rivelatosi ai loro antenati e che ha il potere di compiere tutto ciò che promette (v. 14b). Ne risulta un motivo di immensa consolazione per tutti i credenti. L'onnipotenza salvatrice di JHWH non ha alcun limite: come ha potuto chiamare all'esistenza con la sola sua parola tutto il cosmo (Gn 1-2) e moltiplicare come le stelle del cielo la discendenza di Abramo (Gn 12), così potrà far risorgere dalla polvere un'intera nazione e ricostituirla in tutto il suo splendore. Ma il simbolo qui adoperato, al comando del Dio della vita, prelude alla futura proclamazione della salvezza integrale dell'umanità: la risurrezione anche corporale, in unione al Cristo risorto, alla fine del tempi (1Cor 15).

Riunificazione d'Israele 37,15-28 Dal tempo di Geroboamo (933-911 a.C.), l'antica discendenza di Giacobbe era vissuta in due sezioni, tribù del Nord e tribù del Sud: le prime aggregate al clan di Efraim, figlio di Giuseppe, le altre al clan di Giuda. Tutti i loro componenti erano stati dispersi in varie regioni pagane, alcuni nel 721 dopo l'invasione assira, gli altri dopo la conquista dei Babilonesi del 586. Ricostituendo il “resto d'Israele” nella terra santa, JHWH vuole che ormai formino un'unità, un solo regno. Ezechiele deve rappresentarlo plasticamente, sotto gli occhi dei suoi uditori, su due pezzi di legno (probabilmente due tavolette): inciderà su ciascuno il nome dei due gruppi di tribù, e quindi li avvicinerà l'uno all'altro come a formare un unico legno (v. 17). Alla richiesta di spiegazione, dichiarerà il progetto del Signore per la prossima restaurazione: col ritorno degli esuli in patria si costituirà un unico popolo, cesserà la distinzione dei figli di Giacobbe del Nord e del Sud; sui monti d'Israele dove hanno abitato il loro capostipite e i loro primi antenati, dimorerà un'unica nazione con un unico pastore e sovrano, il Davide redivivo; vi si verificheranno tutte le altre predizioni, delineate già negli oracoli precedenti: osservanza fedele della torah, bando assoluto dei culti idolatrici, realizzazione dell'antica alleanza (v. 27), prosperità e sicurezza, santuario di JHWH in mezzo a loro (v. 26). Tutto contribuirà a dimostrare che colui che agisce in loro e li santifica è il Dio grande e onnipotente dei padri (v. 28). Nell'unità del popolo eletto, ritornato ai fulgori del regno davidico, risplenderà al più alto grado la gloria del Dio santo e santificatore. Vi è qui adombrata l'unità messianica del futuro popolo del Signore, raccolto da tutte le contrade del mondo, e la perennità del regno escatologico di pace e di amore, sotto la guida del più sublime discendente davidico, il Signore Gesù, faro di luce per tutte le genti (Lc 2,30ss.; Gv 10,16).

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Si risollevano i monti d'Israele 1Ora, figlio dell’uomo, profetizza ai monti d’Israele e di’: Monti d’Israele, udite la parola del Signore. 2Così dice il Signore Dio: Poiché il nemico ha detto di voi: “Bene! I colli eterni sono diventati il nostro possesso”, 3ebbene, profetizza e annuncia: Così dice il Signore Dio: Poiché siete stati devastati, perseguitati dai vicini, resi possesso delle altre nazioni, e poiché siete stati fatti oggetto di maldicenza e d’insulto della gente, 4ebbene, monti d’Israele, udite la parola del Signore Dio: Così dice il Signore Dio ai monti, alle colline, alle pendici e alle valli, alle rovine desolate e alle città deserte, che furono preda e scherno delle nazioni vicine: 5ebbene, così dice il Signore Dio: Sì, con gelosia ardente io parlo contro le altre nazioni e contro tutto Edom, che con il cuore colmo di gioia e l’animo pieno di disprezzo hanno fatto del mio paese il loro possesso per saccheggiarlo. 6Per questo profetizza alla terra d’Israele e annuncia ai monti, alle colline, alle pendici e alle valli: Così dice il Signore Dio: Ecco, io parlo con gelosia e con furore; poiché voi avete sopportato l’insulto delle nazioni, 7ebbene – così dice il Signore Dio –, io alzando la mano giuro: anche le nazioni che vi stanno intorno sopporteranno il loro insulto. 8E voi, monti d’Israele, mettete rami e producete frutti per il mio popolo Israele, perché sta per tornare. 9Ecco, infatti a voi, a voi io mi volgo; sarete ancora lavorati e sarete seminati. 10Moltiplicherò sopra di voi gli uomini, tutta quanta la casa d’Israele, e le città saranno ripopolate e le rovine ricostruite. 11Farò abbondare su di voi uomini e bestie e cresceranno e saranno fecondi: farò sì che siate popolati come prima e vi elargirò i miei benefici più che per il passato e saprete che io sono il Signore. 12Ricondurrò su di voi degli uomini, il mio popolo Israele: essi vi possederanno e sarete la loro eredità e non li priverete più dei loro figli. 13Così dice il Signore Dio: Poiché si va dicendo di te: “Tu divori gli uomini, tu hai privato di figli il tuo popolo”, 14ebbene, tu non divorerai più gli uomini, non priverai più di figli la nazione. Oracolo del Signore Dio. 15Non ti farò più sentire gli insulti delle nazioni e non subirai più lo scherno dei popoli; non priverai più di figli la tua nazione». Oracolo del Signore.

Restaurazione integrale e gloria divina 16Mi fu rivolta questa parola del Signore: 17«Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Come l’impurità delle mestruazioni è stata la loro condotta davanti a me. 18Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. 19Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni. 20Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: “Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese”. 21Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d’Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta. 22Perciò annuncia alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. 23Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. 24Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, 26vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. 28Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio. 29Vi libererò da tutte le vostre impurità: chiamerò il grano e lo moltiplicherò e non vi manderò più la carestia. 30Moltiplicherò i frutti degli alberi e il prodotto dei campi, perché non soffriate più la vergogna della fame fra le nazioni. 31Vi ricorderete della vostra cattiva condotta e delle vostre azioni che non erano buone e proverete disgusto di voi stessi per le vostre iniquità e i vostri abomini. 32Non per riguardo a voi io agisco – oracolo del Signore Dio –, sappiatelo bene. Vergognatevi e arrossite della vostra condotta, o casa d’Israele. 33Così dice il Signore Dio: Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare le vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite. 34Quella terra desolata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà di nuovo coltivata 35e si dirà: “La terra, che era desolata, è diventata ora come il giardino dell’Eden, le città rovinate, desolate e sconvolte, ora sono fortificate e abitate”. 36Le nazioni che saranno rimaste attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e coltivato di nuovo la terra che era un deserto. Io, il Signore, l’ho detto e lo farò. 37Così dice il Signore Dio: Lascerò ancora che la casa d’Israele mi supplichi e le concederò questo: moltiplicherò gli uomini come greggi, 38come greggi consacrate, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennità. Allora le città rovinate saranno ripiene di greggi di uomini e sapranno che io sono il Signore».

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Approfondimenti

Si risollevano i monti d'Israele 36,1-15 Nel secondo quadro, l'oracolo è rivolto ai monti di Giuda: è una rivendicazione dell'onore divino oltraggiato dai vicini popoli pagani, in particolare da Edom. Ha la forma di un solenne giudizio favorevole al popolo eletto, con il ya'an, «Poiché», nella protasi e il lākēn, «ebbene», nell'apodosi. Nella prima sono esposte le parole di scherno e di astio contro il paese che JHWH aveva dato ai figli d'Israele (v. 3b). Nell'apodosi vengono annunziate tutte le benedizioni che il Signore darà invece al suo popolo (v. 8), ricostituito nella sua terra. Al centro vi è il grande zelo (v. 6), che il Dio dei padri nutre per gli Israeliti, anzi «nel fuoco della sua gelosia» (v. 5). Parole di astio (vv. 2-4). Benedizioni: giuramento divino (v. 8), mentre per i monti d'Israele ci sarà fioritura, ricostruzione, ripopolamento di Israeliti, che mai più ne saranno ricacciati né sentiranno più l'insulto dei gentili (vv. 9-15). Alle maledizioni dei pagani, nemici del popolo eletto, corrisponderanno più abbondanti le assicurazioni di pace (šālôm) del Dio dei padri, geloso del suo nome e fedele alle sue promesse. Sono prospettive d'immensa consolazione per gli abbattuti esuli di Babilonia!

Restaurazione integrale e gloria divina 36,16-38 Con un analogo procedimento viene preannunziata la restaurazione integrale dei dispersi figli di Giuda. Una purificazione interiore e una splendida ricostituzione nella terra a lui sacra (vv. 25-38), in risposta al disonore del nome santo di JHWH, provocato tra le genti dal castigo della deportazione del suo popolo (vv. 16-24).

16-24. La gente d'Israele ha contaminato la terra di JHWH con le sue trasgressioni legali e morali (delitti di sangue e idolatrie: cfr. cc. 8.22): la cui gravità è sottolineata dal ribrezzo che suscita l'immagine dell'immondezza della mestruata (v. 17b). La logica della giustizia divina, come più volte è stato rilevato (5,11ss.), era la devastazione del paese e l'esilio in regioni straniere (20, 23s.). Ne derivò una grande profanazione dell'onore del Dio dei loro padri, simile a quella che stava per verificarsi dopo l'uscita dall'Egitto (v. 20; cfr. 20, 9). I popoli hanno pensato all'incapacità di JHWH a salvare Israele: un Dio che si lascia privare del culto della sua gente, allontanata dalla dimora sacra (2Re 5,17), non si dimostrava “santo”, né trascendente né onnipotente; ha come abdicato alla sua gloria. Non capivano quegli idolatri le profonde motivazioni spirituali dell'agire divino. Occorreva, però, a tempo opportuno, intervenire a correggere quella falsa concezione a beneficio stesso delle genti. Come? Trasformando la disposizione interiore degli Israeliti verso i divini voleri e quindi ricostituendoli in pace e prosperità nella loro terra (vv. 22.24). Si sarebbe allora messo in chiaro che il disastro di quel popolo non proveniva dalla debolezza di JHWH, ma dalla sua giustizia e santità; e la splendida restaurazione, dalla sua onnipotenza. Ne sarebbe risaltata in pieno la sua grande gloria (v. 23).

25-38. Viene pertanto affermata per il prossimo futuro questa azione salvifica e questa finalità (vv.25.28s.). Precede la purificazione profonda con la metafora del versamento di acqua pura, a somiglianza dell'acqua lustrale (Nm 19,7-22; Sal 51,9), con infondere cioè sentimenti di sincero pentimento per i delitti di ogni genere e per le pratiche paganeggianti (v. 25). Viene quindi l'immissione di un nuovo spirito (rûah, principio interiore di attività) e di un cuore nuovo (lēb, atteggiamento di stima e di rispetto per le realtà divine), in modo da esser capaci di osservare tutti i voleri del Signore e ricomporre l'alleanza dei padri (vv. 26-28). Ritorna qui la formula del patto sinaitico, basato ora su un principio interiore di comportamento religioso, un'inclinazione di amore e di riverenza verso l'eccelso sovrano. Segue l'elargizione di ogni benessere nei campi e nelle città ripopolate (vv. 30.34s.). Lo scopo primario di questo mirabile intervento viene ripetutamente sottolineato: si sente che sta molto a cuore dell'interlocutore divino l'onore del suo nome santo (vv. 21.32). Essi non meritavano affatto un tale trattamento di benevolenza, e ciò dovrà farli vergognare e far loro provare un perenne dispiacere per i crimini commessi contro il loro misericordioso Signore. È un concetto che ritorna più volte negli oracoli di restaurazione del nostro profeta (16,60s.; 20,43s.): l'agire pietoso e trascendente di JHWH svela al cuore umano l'abiezione e la malizia delle sue trasgressioni e lo muovono al più sincero pentimento.

Si rivela così in forma più esplicita il progetto del Signore d'Israele nel condurre la storia. Ha eletto per sé come popolo suo speciale il clan di Giacobbe perché lo servisse fedelmente al cospetto degli altri popoli e facesse risplendere dinanzi a loro la sua immensa gloria (20, 5s.). Divenuto infedele, lo ha punito in varie epoche, ma non lo ha mai sterminato come avrebbe meritato, per amore del suo nome impegnato con la loro stirpe (20,8-33). Lo ha ultimamente privato della terra loro concessa e di tutti gli altri beni, scacciandoli in schiavitù tra le genti. Ma non li lascerà perire in mezzo a loro. Ancora una volta li riporterà nel paese promesso ai loro padri, dopo averli cambiati interiormente e indotti a seguire i suoi divini voleri. Non permetterà mai che venga meno il prestigio del suo nome, pronto a mettere in moto tutte le risorse della sua infinita bontà e sapienza in vista della loro conversione: l'indefettibile meta del suo agire nelle vicende del suo popolo e di tutte le nazioni. Ci ha fatti a gloria della sua bontà (Ef 1,6), cioè a gloria dell'impegno d'amore assunto per noi sue creature razionali; e questa gloria egli intende conseguire, nel rispetto della nostra autonomia, con la nostra libera adesione al suo indefettibile amore: adesione che egli stesso sollecita e sostenta. Ci ama d'un amore davvero gratuito e generoso.

(cf. GAETANO SAVOCA, Ezechiele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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