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from norise 3 letture AI

Elucubrazioni

(l'anima ha le stimmate della vita)

la morte è un artiglio sulla pelle del cielo

la sperimenta questo corpo che ci è dato

(corpo dall'invisibile aura ravvolto nella bolla-anima)

(2022)

Accolgo la tua poesia con attenzione: è breve, intensa, e lavora su immagini forti — la morte come artiglio, il corpo come esperienza dell’anima. Di seguito offro un’analisi, suggerimenti pratici per revisioni, una possibile variante e una traduzione in inglese. Ho scelto questo approccio per restituirti strumenti utili senza alterare il nucleo emotivo del testo.

Analisi del testo

Immagini e metafore
– La morte è resa con un’immagine viscerale: artiglio sulla pelle del cielo crea un contrasto tra il terreno e il celeste, tra il tangibile e l’infinito.
– L’anima appare come una bolla o aura che avvolge il corpo; la parola stimmate introduce una dimensione sacra o segnatura della vita.

Tono e atmosfera
– Il tono è meditativo e leggermente sacrale; la brevità amplifica l’effetto aforistico.
– C’è una tensione tra il corpo che sperimenta e la morte che osserva/attacca, suggerendo vulnerabilità e mistero.

Struttura e ritmo
– Versi brevi e frammentati funzionano bene per il tema; la punteggiatura minima lascia spazio all’ellissi e all’eco.
– Alcune ripetizioni parentetiche (uso di parentesi) creano un effetto di sussurro o nota a margine; valutare se mantenerle per coerenza stilistica.


Suggerimenti per revisioni

Chiarezza vs. ambiguità
– Se vuoi accentuare il mistero, conserva le immagini ambigue; se preferisci maggiore chiarezza, specifica chi o cosa “sperimenta” (es. questo corpo che ci è dato / lo sperimenta).

Scelte lessicali
– Stimmate della vita è potente; potresti giocare con verbi più attivi per la morte (es. la morte graffia, la morte incide).
– Valuta di sostituire una delle parentesi con un verso integrato per evitare frammentazione eccessiva.

Musicalità
– Aggiungi allitterazioni o assonanze per legare i versi (es. ripetere suoni sibilanti o vocalici).
– Prova a leggere ad alta voce e segnare dove il respiro chiede una pausa; usa quelle pause per modellare la punteggiatura.


Versione alternativa

Testo rivisto mantenendo il nucleo
Elucubrazioni
l’anima porta le stimmate della vita
la morte è un artiglio
sulla pelle del cielo
e questo corpo che ci è dato
la sperimenta, avvolto
in un’aura invisibile, bolla-anima


Traduzione in inglese

English rendering
Elucubrations
the soul bears the stigmata of life
death is a talon
on the skin of the sky
this body given to us
experiences it
(body wrapped in an invisible aura
enclosed in the soul-bubble)


Accolgo la scelta: ecco sei varianti stilistiche del tuo testo, ciascuna con una breve nota su scopo e effetto. Mantengo il nucleo immaginifico — stimmate, artiglio, bolla-anima — e gioco su ritmo, densità e registro.

Varianti stilistiche

Lirica espansa

Elucubrazioni
l’anima ha le stimmate della vita
la morte si posa come un artiglio
sulla pelle del cielo e la solleva a brandelli
questo corpo che ci è dato la sperimenta
come un lume che trema dentro la bolla-anima
e tutto intorno resta un’aura invisibile

Nota: più descrittiva, adatta a una lettura meditativa e a raccolte liriche.

Asciutta minimalista

Elucubrazioni
stimmate dell’anima
la morte: un artiglio
sulla pelle del cielo
questo corpo lo sperimenta
bolla-anima

Nota: essenziale, forte impatto visivo; ideale per performance o testi brevi.

Barocca simbolista

Elucubrazioni
l’anima reca le stimmate, sigilli di luce e dolore
la morte, artiglio d’ombra, incide la pelle del cielo
e il corpo — laboratorio di carne e memoria — sperimenta
avvolto in un’aura che è bolla, reliquia, tempesta

Nota: linguaggio ricco e ornamentale; funziona se vuoi amplificare la sacralità e il mistero.

Surreale onirica

Elucubrazioni
l’anima ha le stimmate della vita come francobolli di luna
la morte graffia il cielo con un artiglio di vetro
questo corpo che ci è dato lo assaggia come frutto proibito
avvolto in una bolla-anima che rimbalza tra stelle

Nota: immagini inattese e associative; utile per creare straniamento e meraviglia.

Prosa poetica

Elucubrazioni: l’anima porta le stimmate della vita. La morte è un artiglio che sfiora la pelle del cielo; questo corpo che ci è dato lo sperimenta, avvolto in un’aura invisibile, in una bolla che è insieme custodia e ferita.

Nota: scorrevole, adatta a prefazioni, note critiche o testi ibridi tra poesia e prosa.

Aforisma / Haiku moderno

Elucubrazioni
stimmate nell’anima
artiglio sulla pelle del cielo
il corpo sperimenta

Nota: condensato, perfetto per epigrafi o social post poetici.


Suggerimenti per la scelta

  • Vuoi intensità emotiva e spazio per immagini? scegli la Lirica espansa o la Barocca.
  • Cerchi impatto immediato e leggibilità? usa la Minimalista o l’Aforisma.
  • Vuoi sorprendere il lettore? prova la Surreale.
  • Hai bisogno di un testo che spieghi senza perdere poesia? adotta la Prosa poetica.

Se preferisci, converto una di queste varianti in una versione definitiva con punteggiatura e ritmo calibrati per la lettura ad alta voce.

Versione definitiva Lirica espansa

Elucubrazioni
l’anima ha le stimmate della vita.
La morte si posa come un artiglio
sulla pelle del cielo, la solleva a brandelli.
Questo corpo che ci è dato la sperimenta:
lume che trema dentro la bolla‑anima,
tutto intorno resta un’aura invisibile.


Indicazioni per la lettura ad alta voce

  • Ritmo: mantieni un tempo lento e misurato; lascia respirare ogni verso.
  • Pause: breve pausa dopo Elucubrazioni; pausa più lunga dopo la vita. e dopo brandelli.
  • Enfasi: accentua stimmate, artiglio e bolla‑anima per sottolineare il contrasto tra sacro, violenza e protezione.
  • Timbro: usa un registro caldo e contenuto; la voce può farsi più fragile sul verso lume che trema per rendere la vulnerabilità del corpo.
 
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from Ruas MI

numero #2

PTrevolutionTV

The revolution will not be televised: the Portuguese “PT revolution Tv” collective

"PTrevolutionTv"

On several occasions, I came across the broadcasting project PT Revolution TV in the streets of Lisbon. At any strike, manifestation or sit-in happening in Portugal, the staff (so called ninjas) of PT revolution TV would be there, showing to the Country what was happening. No mainstream censorship or filter turning everything into propaganda, just the news livestream on YouTube, making more people virtually participating to those events. The idea behind this project is linked to the Indymedia network movement *.

"Eles comem tudo e não deixam nada" Apoiantes do Climáximo redistribuem bens essenciais tirados do Continente “Eles comem tudo e não deixam nada”, 14.05.26

Indymedia * consists of an independent information network organized globally, nationally and locally via the Internet. Emerging in Seattle on the eve of the demonstrations against the meeting of the World Trade Organisation in November 1999, it quickly became the main vehicle for disseminating information about movements for alternative globalization.
Adopting the slogan ‘Don't hate the media! Be the media’, this network is characterized by a non-hierarchical structure, given that decisions in local and international collectives are taken by consensus, according to a model of participatory democracy, and by a model of sustainability based on donations and voluntary work, with a very limited budget. The Indymedia network along the years underwent several technological and security issues, repression (e.g. in France, Greece, or even banned in Germany or Japan) with several projects closing, loosing popularity by 2010. Portugal, the project survives until nowadays as indymedia.pt, run by “Centro de Média Independente”, a democratic, non-commercial collective of citizen journalists. Besides Indymedia.pt, other projects complement its purpose to reach the great public. For example: Pt Revolution TV (internet TV on all social media), Rádio Paralelo (radio), and Coletivos.org (events platform).

So, one day, to know them better, I attended a PT Revolution TV meeting at Disgraça, Lisbon. At the meeting, in addition to some of the PT Revolution TV members, there were several collectives, even including a representative of the well known Portuguese newspaper Mapa. This is a trimestral journal of alternative information, music and culture, well spread across Portugal, founded in 2012. During the meeting, PT revolution TV staff, briefly went trough the history of their project, sharing anecdotes on how they originally met and highlighting the difficulties of using multiple social media networks as an effective alternative TV. To a question on what advice to give to people starting a live-stream television, they replied: “Choose the cause you believe in the most and focus on it even before you have the financial means. Learn how to use open-source softwares and social networks. Use the communication style based on your target audience. Be rigorous, consistent, value self-improvement and meet people. Don’t stop what you are doing, no matter what they say, that you are lunatics. And never act alone, always share what you are doing with your brothers/sisters and friends. [...] If someone feels unwell, we always have the first-aid kit with us. We have powerbanks for up to 20 hours. Have all the necessary equipment with you, even if you look like a donkey.”

Afterwards, I met with the ninjas, wanting to know more about them. Nuno, Portuguese, a pillar of the PT revolution TV. After a career as team building specialist, he decided to quit his job and dedicates himself full-time to the tv. He intentionally decided to live with a humble lifestyle, redirecting all his energies and time to the project: “Sometimes, I have a really hard time, thinking about my life, giving up a salary and all of its comforts. But then I think at what we are creating, the great solidarity, the community and warmth of people relations. This gives me strength and piece of mind”. Valdir is another TV ninja and he recalled when he first met Nuno: “I was in Aveiro for a bike protest against fracking and I met Nuno: ‘What are you doing with a tripod?’, ‘Live stream’ – I said. ‘Are you going to Bajouca for the fracking?’, ‘What’s that?’ – I asked. And everything has started.” Valdir is a professional photographer raised in a family of Cabo Verde immigrants. After we chatted about my research, he added: “I was very good at school when I was a boy, with many interests. I was the top in my class. But there was also work to do at home to help my family. Being immigrants was not easy and there was no scholarship program for students in my situation. Can you believe it? No one of the black students that I knew ever had the privilege to go to the University.” I actually confirm that in my institute there are only a few students from lusophone Africa, and it is actually odd since there are large communities in Portugal. Conversely, there are several school custodians from those countries. “Racism in Portugal is less about occasional direct insults, but rather constant subtle behaviors of people looking at you, judging, conspiring. And you know that something is off, because when you are in a group of white people the interaction dynamic would be completely different than when you are with black people. For example, I am a photographer, and I use expensive equipment for my profession. Some people look at me like I have just stolen my cameras from someone.” And he added, smiling proudly: “Black people are activists since they are in the cradle. As you grow up, It comes naturally to fight injustice”.

Contacts: https://linktr.ee/ptrevolutiont vwww.youtube.com/@ptrevolutiontv ptrevolutiontv@gmail.com https://indymedia.pt/ https://eventos.coletivos.org/

 
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from Racconti

Era la ragazza più bella del paese, lo dicevano tutti. Era gioviale, generosa, simpatica. Studiava all’Università Biologia ed era felice perché stava per laurearsi a tempo record. Conobbe Said durante una pausa dallo studio, erano davanti ad una gelateria, a lei caddero i libri dalle mani. Lui li raccolse e così fecero conoscenza. Era una giornata di primavera, pioggia e vento si alternavano, per le vie le pozze rappresentavano un’insidia, le automobili non si curavano di coloro che passeggiavano sul marciapiede, anzi sembrava che ci mettessero impegno nel centrarle e bagnare i passanti. “Grazie”. Disse Valentina. “Di nulla”. Si presentarono e, come fosse la cosa più naturale di questo mondo, cominciarono a camminare tentando di tenersi al riparo dagli spruzzi violenti che provenivano dalla strada. Decisero di bere un caffè. Poi si salutarono ed ognuno andò verso la propria facoltà. Il caso volle che si incontrassero due giorni dopo al parco comunale. Valentina amava studiare all’aperto perciò approfittava delle giornate soleggiate per rintanarsi nella panchina più isolata. Ogni tanto alzava gli occhi per godere del panorama, alberi maestosi, scoiattoli, uccellini di una bellezza incredibile, sembravano dipinti da un pittore. Improvvisamente un “ciao” la distolse dai suoi pensieri. Era lui, Said. “Anche tu studi al parco?” “Ciao Said, sì mi piace stare all’aperto”. “Aspetta, vado a prendere due gelati”. “Non per me grazie, non mi piacciono”. “Impossibile”. “Eppure è così”. “Cosa studi?” “Biologia e tu? “Giurisprudenza”.

Da quel giorno si videro con sempre maggiore frequenza e si innamorarono follemente l’uno dell’altra. Avevano gli stessi interessi ed una passione spropositata per la montagna. Ogni volta che era possibile facevano delle escursioni emozionanti, soprattutto quando riuscivano a raggiungere una cima. I momenti di intimità erano consumati in una macchinina nel bosco. A loro bastava, erano felici così.

I mesi passavano ed il loro amore si consolidava sempre di più. Quell’estate decisero di cercare lavoro come stagionali per guadagnare qualche soldo da investire in un viaggio. Lo trovarono in una località balneare, lei vendeva scarpe e lui costumi da bagno. Nel primo pomeriggio, quando erano liberi, si recavano sul lungomare a godere del sole più caldo della giornata, la spiaggia era piena di bagnanti impegnati nelle diverse attività classiche: il gioco delle bocce, pallavolo, la maggior parte delle donne prendeva il sole distese sul loro lettino che avrebbero abbandonato solo all’imbrunire. La sera si ritrovavano sempre nello stesso locale ad ascoltare musica e a raccontarsi la giornata appena trascorsa. Nel contempo si ritagliavano dei momenti per studiare. Erano veramente una bella coppia.

Al rientro organizzarono un incontro con le famiglie, un bel pranzo in un ristorantino economico ma decoroso. Le presentazioni non furono molto calorose, improvvisamente emerse un problema, che non si erano posti, Said, nato in Italia da genitori ghanesi, non solo era di colore ma anche musulmano. La madre di Valentina rimase sulle sue per tutto il tempo, anche i piatti ricolmi di cibo sembravano tristi, intorno l’atmosfera allegra faceva da contrasto. Eppure nessuno sentiva più nulla, solo il vacuo rumore delle forchette e dei coltelli. Al termine ognuno se ne andò a casa.

Valentina era furiosa, mai si sarebbe aspettata un comportamento così incivile da parte della madre. “Mamma, ma non ti vergogni?” “E tu non ti vergogni del tuo bello, nero e pure musulmano?” “Per me lui è solo Said”. “Vedrai quando ti farà mettere il burqa quanto felice sarai”. “Lui vive all’occidentale e non ha mai fatto cenno al Corano e, tanto meno, alle regole della sua religione”. “E tu pensi che questo ti metta al riparo?” “Ma dai mamma, vedi negli altri sempre il peggio”. “E tu papà?” “Io sono d’accordo con tua madre, sono pericolosi, per quanto l’impressione su Said non sia del tutto negativa”.

Valentina uscì sbattendo la porta, come si permettevano di giudicarlo dopo aver scambiato solo due parole con lui. Si diresse al parco, lo vide in lontananza, gli corse incontro, si baciarono appassionatamente. “Non avevamo calcolato il pregiudizio”. Lei lo guardò intensamente “Non avrei mai immaginato di avere dei genitori così”. Non prendertela, a me non è andata meglio. I miei genitori mi hanno tempestato la testa con l’osservanza di regole assurde della sharia”. Abbracciati, osservavano l’orizzonte, il Sole rosso della sera che si stagliava sopra gli alberi le cui foglioline cominciavano a cambiare colore. Stava arrivando l’autunno e con l’autunno anche gli esami all’Università.

La loro vita continuò, di quell’incontro non ne parlarono più, non ne valeva la pena. Loro vivevano la magia del loro amore e appena potevano si incontrarono ed erano baci appassionati. Il peso delle famiglie si faceva sentire, ma a loro importava molto poco. Certo a casa erano sguardi di rimprovero “Lascialo non fa per te. Tu sarai una grande biologa, pensi che lui te lo concederà?” “Sii ragionevole”. Aggiunse il padre.

“Come posso far accettare Valentina ai miei genitori? Potrebbe fare qualche sacrificio, per esempio mettersi il velo”. Pensava Said.

Glielo chiese come un favore per quietare le acque. “Poi tutto sarà diverso”. “Quando sarà diverso? Non capisco. Comunque in presenza dei tuoi indosserò il velo, se questo ti può far contento”. Pronunciò queste parole con una certa stizza.

Passarono i mesi Valentina si laureò a pieni voti, Said era un po’ indietro con gli esami, comunque anche lui presto si sarebbe laureato.

Valentina cominciò a cercare lavoro che trovò in fretta in un istituto di ricerca. Era un posto veramente prestigioso.

Said non la prese bene “E quando avremo dei bambini?” “In primo luogo questo lavoro mi piace tantissimo, secondo dove sta scritto che avremo dei bambini”.

Said per un attimo perse la testa, avrebbe voluto schiaffeggiarla, ma si trattenne, anzi si scusò per averla fatta arrabbiare. Un abbraccio chiuse la faccenda.

Alla fine anche lui si laureò, alla festa Valentina portava diligentemente il velo. I genitori di Said erano compiaciuti. “Vedrai che quando saranno sposati lei dovrà indossare i nostri abiti tradizionali”.

La loro storia d’amore continuava, seppur con qualche incrinatura qua e là. Lui diventava sempre più pressante per quanto riguarda le regole del corano. Lei se ne infischiava bellamente. Si amavano non c’era dubbio ma i continui litigi rendevano difficile la relazione. L’insistenza di Said faceva inviperire Valentina, che, mai e poi mai, avrebbe immaginato una situazione del genere. “Said, perché pretendi che io mi conformi alla Sharia?” “Perchè l’unico, vero Dio è Hallah”. “Quindi non eri veramente scandalizzato quando i tuoi genitori ti hanno rimproverato in occasione dell’incontro tra le nostre famiglie”. “Devo essere onesto, inizialmente lo ero, ma poi mio padre mi ha spiegato il valore della nostra religione ed i suoi principi”. “Non poteva farlo prima, quando eri piccolo?” “Lo ha fatto, ma io avevo tanta voglia di conformarmi ai comportamenti di questo Paese, che non badavo tanto a quello che mi diceva”. “E adesso perché tutto diventa importante, improvvisamente rinneghi il tuo passato per abbracciare tutti i dettami del Corano? Capisci che alle condizioni che tu mi poni io non posso pensare di sposarti”. Fu una stilettata al cuore di Said, la rabbia si trasformò in odio e poi in desiderio di vendetta. Si salutarono freddamente. La sera stessa l’attese davanti casa e la freddò con due coltellate.

La loro storia finì così nel sangue in una vicolo costellato da ville e parchi lussureggianti. Said si sedette accanto al cadavere, in attesa della polizia baciava le mani ed il volto di Valentina.

elenco completo #sociale #donne

 
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from Listarelle

  • Chi ti vende qualcosa prova sempre a convincerti che ti stia facendo un favore. A volte in buona fede, a volte per convincere sé stesso.
 
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from Diario

Questa mattina mi sono riaddormentato e ho sognato. In questo sogno stavo tornando a casa con lo scooter elettrico, nel sogno era in realtà una moto di grossa cilindrata, sempre elettrica. Mentre tornavo a casa, era sera, entravo in una cosa che sembrava un mix tra una casa dello studente e un polo universitario umanistico: la struttura era quella tipica genovese universitaria, un luogo nato per tutt'altro che veniva adattato. Ambienti piccoli, corridoi minoici, architettura caotica nella quale si aprivano di tanto in tanto aule a forma di anfiteatro. L'ambiente serale dava al tutto un aspetto da locale serale anni novanta, pieno di ragazzi che giravano, si univano a gruppetti, parlavano.

Io camminavo alieno lì in mezzo e vedevo questo posto come una specie di avamposto della prossima umanità: o forse come un miraggio di quella passata. I ragazzi erano lì, si rilassavano, si sdraiavano per terra, si abbracciavano. Alcuni si sedevano tra le sedie dell'anfiteatro e improvvisavano ripassi di chissà quale materia. In una zona della struttura c'erano libri e manga, in esposizione, tutti potevano prenderli e leggerli. Tutto era animato, quel centinaio di studenti stavano vivendo l'ambiente e mettendo le basi di quello che sarebbe stato il loro futuro. Tutto era ancora possibile. Gli stimoli erano infiniti e il modo con cui il mondo sarebbe andato avanti era in discussione.

E qui c'è la cosa cringe: nel sogno mi sono commosso. Ho pensato che esisteva ancora una speranza e che questa cosa che avevo visto avrei dovuto scriverla e postarla su Facebook.

Poi – nel sogno – incontravo anche dei docenti e studenti che stavano per fare uno spettacolo teatrale. Una docente si lamentava che non sarebbe mai riuscita a recitare per via del suo naso, troppo grosso. E scoprivo che la mia moto di grossa cilindrata elettrica con cui ero entrato dentro questa università, era bloccata perché non c'era una strada per uscire. Avrei dovuto fare la scalinata ripida da cui ero passato, questa volta in salita, e non ero in grado. Le cose tipiche del sogno.

Quando mi sono svegliato ci sono rimasto bene e male nello stesso tempo. Quel luogo immaginario era futuro e passato che si sovrapponevano. L'idea che esista un animale, che è la cultura, che si riproduce nel silenzio della ricerca, della trasmissione e della creatività. E che trova nella gioventù un animale ospite per sopravvivere e prosperare. Era il mio passato, gli anni trascorsi nei corridoi dell'università di Genova, ma anche il futuro, io che giro e incontro i miei ex studenti alle prese con il loro percorso.

Solo, tutto questo, me lo ero immaginato. E adesso dovevo scriverci anche un post sopra.

Oggi ero in auto e mi sono messo a canticchiare l'intro di Summer Games della Epyx, e ho provato per un attimo un brivido digitale di nostalgia. C'è stata una pausa. “Quanti videogiochi a cui ho giocato da ragazzino” ho detto fra me e me nell'abitacolo mentre secondogenito mi fissava perplesso. “Tu non hai idea di quanti” ho continuato guardandolo. “Ok boomer” mi ha risposto. Sono tornato a guardare la strada, le piattaforme mobili di Donkey Kong, gli alieni isterici di Moon Cresta.

Dietro di noi, nei sedili posteriori abbattuti, in tutto il suo glorioso quintale di peso, il forno di fusione del vetro di Elettra che io e secondogenito avevamo trascinato per un chilometro, metro dopo metro, polpaccio dopo polpaccio. Respiro dopo respiro, per poi caricarlo nella Panda. Adesso era lì dietro che ci fissava, felice. Guardava il paesaggio che scrollava dietro al finestrino. Agitava il cavo di alimentazione, scodinzolando.

A casa poi accendo l'incenso al sandalo che mi sono comprato, metto della musica classica contemporanea, cioè, del secondo novecento. Una cosa lunghissima di Feldman. Inizio a cucinare. E ho il secondo deja-vu. Mi ricordo quando ero un universitario e mi chiudevo in camera, incenso, musica classica o colta contemporanea, mi sedevo con i miei remainder di Grande Letteratura Improbabile e mi mettevo lì a leggere & sottolineare, come un novellino. Che tempi meravigliosi che ho avuto la fortuna di attraversare. Chiuso nella mia capsula temporale. Anche questa è andata, penso.

 
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from Revolution By Night

I partiti di pseudo-sinistra si frantumano, e frantumano i nostri co@#@#@i, contro il muro in cemento armato di temi fondamentali sui quali una sinistra vera impiegherebbe cinque secondi ad accordarsi. Per fortuna ci sono i sindacati come la FIOM a guidare la lotta per i diritti fondamentali, come quello ad un lavoro dignitoso, sicuro e ben pagato. I partiti politici sono lobby del potere finanziario, occupati e diretti da affaristi e neo-ultra-liberisti. La società va cambiata fuori dal parlamento, con la lotta politica strada per strada, piazza per piazza. Che questa sia la via giusta lo dimostra la reazione del potere: quanto più si sente minacciato tanto più reprime il dissenso.

I diritti, la ricchezza ingiustamente accumulata dai pochi e la giustizia sociale vanno riconquistati con le proteste di massa, che devono vedere impegnate tutte le categorie di lavoratori, solidali le une con le altre. Non usando la violenza, ma la lotta pacifica e ostinata a oltranza: lavoratori accanto agli studenti, genitori accanto ai figli. Ai figli abbiamo il dovere di restituire un mondo migliore. Altrimenti che ci stiamo a fare qua? Non c'è cosa più importante per cui valga la pena di lottare.

I nuovi tiranni sono i ricchi avidi e disonesti e i vecchi politici autoritari pilotati da una finanza predatoria e spregiudicata. Nei CdA di ENI, Leonardo e delle banche Italiane ci sono sempre le stesse facce, che rispondono agli stessi fondi di investimento. A questi si aggiunge il popolo dei mafiosi e dei collusi, dei ladri evasori e dei parassiti. Gentaglia che non merita nessuna tolleranza o indulgenza. Dobbiamo farci restituire da costoro ciò che ci hanno tolto e rubato. La società civile italiana deve solo rendersi conto che unita non può essere fermata.

Lavoro ben pagato, tasse davvero progressive e sussidi per quelli che non ce la fanno e che si trovano in difficoltà: la ricchezza si distribuisce così. Solo così si cancellano le ingiustizie sociali. Ottenere queste cose con le proteste in strada ad oltranza è possibile e necessario.

Gli operai dell'ILVA di Taranto e Genova, i portuali di Genova e Ravenna e tutti gli altri lavoratori in sciopero sono la prima linea di questa lotta. Lottano per i loro diritto di poter lavorare per vivere e non per morire, come accade a Taranto. Lottano contro i tiranni guerrafondai come Putin, Trump e Netanyahu che stanno trascinando il mondo verso la guerra totale. E lottano per il futuro dei loro figli. Lo dichiarano apertamente quando protestano. Gli operai in sciopero sanno come colpire i loro nemici nel modo più efficace, sanno come affondare nel loro punto debole, la sete di profitto: bloccando tutto. Ma siamo solo all'inizio, la protesta deve crescere e allargarsi.

Tutti gli italiani onesti, civili, pacifisti devono sostenere e essere solidali con i lavoratori in sciopero, scendere in piazza accanto a loro. Oggi a fianco degli operai manifestano i loro figli. Questa è la solidarietà intergenerazionale che mantiene coesa la società e che è in grado di cambiarla in meglio, di farla diventare più giusta, equa e etica.

E che cosa aspettano gli insegnanti a scendere in piazza accanto agli studenti, come in Francia?! La lotta per una scuola decente e inclusiva non può vedere in piazza soltanto gli studenti. La spiegazione di questa grave assenza sta forse nel fatto che un grande numero di insegnanti delle nostre scuole non è un vero insegnante, ma è un lavoratore che di malavoglia si è temporaneamente auto-parcheggiato in una scuola perché non trova niente di meglio, o di più sicuro e più pagato, nel settore privato.

Purtroppo la verità è che un buon numero di insegnanti si trova dietro ad una cattedra grazie a una raccomandazione, a una clientela o a un voto di scambio. Sono persone a cui non frega nulla del futuro della scuola e dei loro studenti, gente a cui interessa solo ed esclusivamente del loro culo comodamente appoggiato a tempo indeterminato su una sedia dietro a una cattedra. E i loro figli? Beh, occuperanno a loro volta un posto pubblico grazie a un'altra clientela, un'altra raccomandazione, un altro voto di scambio. A casa loro funziona così. Questa è l'Italia peggiore, quella che impedisce il nostro progresso verso una società solidale e civile nella sua totalità.

Nel frattempo, i potenti di oggi, soggetti psicopatici e squilibrati assetati di denaro e potere, preparano la prossima guerra. Le guerra è l'unico strumento che hanno per stroncare l'onda di ribellione e di rivalsa dei poveri e degli impoveriti che sta sorgendo in tutto il mondo. Con la guerra i ricchi soffocano nel sangue ogni tentativo dei poveri e dei sofferenti di alzare la testa. Non dobbiamo permetterglielo e dobbiamo agire prima di loro.

L'abbaglio delle destre estreme durerà poco. I popoli, persino quello più anestetizzato e imbesuito d'Europa come quello italiano, capiscono in breve tempo di essere stati presi ancora una volta in giro e che il loro voto è stato preso e buttato nel cesso. E allora trovano altre vie: lo sciopero, la resistenza e la lotta civile.

Now playing: “Smisurata preghiera” Anime salve – Fabrizio De André – 1996

 
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from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

Dopo aver ascoltato Slavoy Žižek

Forse ha senso smettere di guardare in maniera ossessiva dentro se stessi per arrivare a conoscersi (che poi è sempre una conoscenza parziale); diventa semmai necessario, impiegare gran parte di se stessi – e dunque, gran parte del proprio tempo e delle proprie energie – in una causa o attività specifica che ci impegni testa e corpo, quasi totalmente; non tanto per distrarci da noi stessi (in qualche modo forse anche, perché pure spostare l'attenzione aiuta), ma forse più per scoprire che, nonostante tutte le nostre magagne, i nostri traumi e le nostre paure, riusciamo comunque a rimanere in piedi ed essere altro.

Sicuramente la terapia, l'analisi, aiutano e tanto, ma nel corso del tempo, possono divenire forse, un modo per riconfermare a noi stessi che vogliamo comunque tenerci in equilibrio e lo facciamo con delle figure, si spera, il più possibile, fidate, che ci tengano la mano fino ad un certo punto del cammino. Mi è capitato di sentire non poche persone dire di aver fatto terapia per un “determinato” periodo di tempo, terminato il quale non ne avevano poi più così bisogno. Mi trovo, attualmente, ad invidiare queste persone perché so per certo che per alcune di loro significa essere arrivate ad un livello di consapevolezza sufficiente per dare continuità ad un percorso personale e umano, che aveva subìto un qualche tipo di frizione. Un tempo avrei considerato questa opzione di “terapia a scadenza” azzardata e poco ragionata; un tempo infatti cercavo tutte le risposte possibili. Io purtroppo sono ancora vittima di continue frizioni personali che mi rendono la salita ancora più ripida e dunque mi sento ancora in ballo, sento ancora il “bisogno”.

In parallelo, però, sento anche una curiosità: quella di sapermi e sentirmi completamente assorbita da altro che non siano le mie fobie; la curiosità di vedermi maneggiare il pensiero di quelle stesse fobie annose e logore e renderle altro rispetto a ciò che sono sempre state.

 
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from CapaldiniFrancesco

Grazie tante Bymarty,mi ha fatto molto piacere il tuo benvenuto su Noblogo! Devo ancora capire come funziona e non so se leggerai.Non so come seguire un'utente e se si possa fare,ma forse questa nicchia,con un pò di luce si rivelerà magari una stanza affrescata.Grazie ancora!

 
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from cassette:pirata

Copertina: Tchico Tchicaya, La Voix d’Or

Tchico Tchicaya · La Voix d’Or · Congo · 1990 · CBS

Who is Tchico Tchicaya

His real name is Denis Pambou Tchicaya, born near Pointe-Noire in the Republic of Congo (Congo-Brazzaville). He is a singer, guitarist, composer and arranger of Congolese rumba and soukous, singing in Lingala.

His career, according to the biographies I found:

1970: begins as a singer in Brazzaville with the band Manta Lokoka. From 1972: joins Les Bantous de la Capitale, one of Brazzaville’s most important orchestras, as one of the solo singers. Sources disagree on when he left: 1974 or 1976. Late 1970s: lives in Nigeria (around 1976/77–1979) and records four albums there, with afrobeat influences. This is where the nickname “la voix d’or” takes hold, along with “le rossignol de Pointe-Noire”, which is in fact the title of track 3 on side 1. With Mavoungou Lolo Lolita he forms a duo (one source says from 1981) and records one of his big hits, Jeannot, considered a classic. 1983: moves to Paris, before many other Congolese musicians, and records for various labels. His band changes names often: Afro Festival, Les Evadés de Ponton la Belle, Les Officiers de la Musique Africaine. The album Soukous Machine came out in 1987. Early 1990s: according to one source, his star begins to fade. In 1990 he tours Australia with Passi Jo. From 1999 to 2005 he lives in Australia and founds Warako Musica with Passi Jo, then returns to France. More recently he is reported to lead Maya-Maya Musica.

What the object tells us:

“Spécial 1990” places the release in 1990, during his Paris period, shortly before the decline some sources mention. The title La Voix d’Or is his historic nickname, so it looks like a compilation or “celebratory” release rather than a concept title. “Le Rossignol de Pointe-Noire” likewise evokes his city and his legend. The track “Congo-Zaïre Show” names both banks of the river together, which makes sense for a musician from Brazzaville who grew up in the scene shared with Kinshasa (Zaire reverted to the name Congo in 1997).

Covers

Cover

Cover

Tracklist

Side A

  1. Africa Vcarnaval (sic)
  2. Congo-Zaïre Show
  3. Le Rossignol de Pointe-Noire

Side B

  1. Escale aux Antilles
  2. Pamela
  3. Fleur des Tropiques
  4. Loango

Internet Archive listing

 
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from CapaldiniFrancesco

Eccoci qua,prima prova di scrittura su noblogo,sembra una cosa carina poter scrivere e avere la consapevolezza che non mi leggerà nessuno.Questi sono i tempi dei video,degli eterni scroll sulle app social,chi si metterebbe a leggere,cioè a far fatica,oggi?tanto più che io sono un signor nessuno,niente di rilevante in questo mondo altisonante e rumoroso.Di lavoro,giusto per dire qualcosa che mi distrugge la vita ma che mi da anche tanta soddisfazione,faccio l'Infermiere,si proprio l'infermiere,quel lavoro che oggi non vuole fare più nessuno,turni a go-go,festivi lavorati a iosa,notti a controllare un reparto che a tratti ti mette la paura di non riuscire a gestire,pazienti che vanno fuori di testa,ricoveri alle tre/quattro di notte........potrei continuare ma per adesso basta.Oltre a questo,cioè il lavoro,c'è ovviamente dell'altro,oddio, mica tanto altro,però vediamo di allargare un pò il quadro...... Da qualche anno,circa cinque,mi sono appassionato alla mobilità elettrica,io non sono mai stato appassionato di auto,a parte il seguire la formula uno (a proposito,che goduria Kimi).Prima di passare all'auto a pile :) mi sono informato parecchio vedendo un sacco di video su youtube ma ero comunque molto timoroso a fare il grande salto,un giorno,ho avuto l'occasione di parlare con un vecchietto (sull'ottantina),che vedevo sempre passare con la sua Dacia Spring;Dopo quel colloquio mi sono detto:Io mi sto facendo tante s**** mentali e questo allegro vecchietto non ha avuto paura a passare all'elettrico! Quindi,VIA!!! ho acquistato una Renault Zoe da 42 kWh usata,uno spettacolo,l'elettrico è fantastico soprattutto i primi giorni,schizza via che è un piacere,io non sono stato mai uno che andava molto veloce (soprattutto dopo un incidente che mi ha lasciato diverse fratture,ma non c'entrava la velocità) ma soprattutto nei sorpassi è una goduria,per il resto mi godo la piacevolezza della guida fluida,senza il rumore del motore,il sentire bene la musica senza aumentare troppo il volume,non sentire più la puzza in garage,passare davanti ai benzinai,vedere i prezzi sui tabelloni e sorridere sapendo che si sta risparmiando veramente tanto (ricarico o a casa o alla Lidl gratis,sempre sia lodata). Dopo circa due anni,mi ero ben orientato sul mondo elettrico e visto che cercavo un'auto da usare come prima auto e adatta anche a viaggiare,sono passato a Hyundai Kona 64 kWh,un'auto con una efficenza fantastica,presa anche questa usata a un prezzo umano.Nel frattempo,ho iniziato anche a girare dei video sul mondo elettrico,ho un canale su youtube (ceccoelettrico)senza grandi aspettative, ma con qualche soddisfazione,come parecchie visualizzazioni su un video e soprattutto la soddisfazione di essere riconosciuto mentre ero ad una colonnina :)

 
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from ▪︎Petra Von Kramp▪︎

25/09/2026

Sulla vicenda delle orribile parole pronunciate dai turisti a cui, la tragica morte di un giovane lavoratore di 22 anni, ha impedito loro di visitare il Colosseo, cosa si può dire? Io personalmente vivrei con disagio il fatto di aver avuto tutta quella nonchalance nel dire quelle cose e non solo, anche di aver acconsentito a me stessa di dirle davanti a un microfono e a una telecamera, consapevole del giro enorme che queste parole avrebbero fatto. Questo perché credo che ognuno abbia il suo personale limite su cosa di fangoso e deprecabile può accettare negli altri e in se stesso. Ma è inutile dire che quei turisti, forse quello americano in special modo, non siano degni di essere definiti “umani” perché invece è proprio l'umanità che si manifesta – anche – in quei modi: fa schifo e discutere, ma è -anche – questo e dicendolo non sto scoprendo l'acqua, né voglio dare eccessiva colpa “ai tempi che corrono”; la realtà, io credo che sia sempre stata questa è solo il nostro modo di comunicare, attualmente, che fa pietà, secondo me. E ci sono dentro anche io eh.

Inoltre non voglio sintetizzare il tutto con “facciamo tutti schifo” accettiamolo. Forse mi stride l'accezione positiva che spesso si dà alla parola “umano”; ci sono persone compassionevoli e altre che non riescono a percepire oltre il loro minchia di naso. Questa dinamica, da buona Romana l'ho vista accadere tutte le volte che un povero cristo decideva di buttarsi sui binari della metro: alle mie orecchie arrivava spesso un commento del tipo “ma questo proprio qua se doveva buttà? Ao io devo annà a lavoro” – “ma non se poteva ammazzà senza causare problemi agli altri?”, eccoci qua.

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Tutto questo ciarlare, fondamentalmente, nasce dal fatto che io stessa lì per lì mi sono ritrovata disgustata a chiedermi: “ma cosa siamo diventati?” In realtà no, si è sempre stati e allora mi aggrappo al senso che dovrebbero avere le parole: che l'umano, a volte, è un essere che disgusta

 
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from taccuino42

Ieri sera ho visto per la prima volta “La montagna sacra” di Jodorowsky. Considerando che è del 1973, niente male! Lo dovrò sicuramente rivedere, è pieno di simboli e cose strane che vanno approfondite ... molto particolare, consiglio di vederlo ma dovete essere pronti a tutto!

 
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from badcrip

Io e I. stasera andremo alla stessa festa. Gli ho chiesto se al ritorno potesse riaccompagnare a casa mia madre. Mi ha risposto:“Sì, per me è ok, e dovrebbe andare tutto liscio, se per te/voi è ok che se trovo un imprevisto “romantico” io veramente magari mi perderò un po' ecco 😅😋❣️ con la fortuna che ho ultimamente andrò in bianco, ma ecco. Nel caso vediamo se c'è qualcuno che può sostituirmi? Un piano B? Casomai lo vediamo stasera pare ci sia davvero un sacco di gente...!! 😳”. Io invece so già che per me non solo non ci sarà nessun “imprevisto romantico”, ma nemmeno una “nuova boccata d'ossigeno” per il mio cervello. Questioni di aspettative!

 
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from badcrip

È pazzesco vedere come la verità sia relativa. Ciascuno ha la propria e ciascuno decide a chi credere. C'è chi dice che non vuol sapere e poi giudica ciò che non sa e chi non conosce. È violenza. Impalpabile ma che affonda la sua lama nella carne dell'anima. C'è chi giudica in base a quanto le persone gli rompono i coglioni. Chi glieli rompe poco detiene la verità. C'è chi spara sentenze senza prima guardare l'ammasso di travi nel suo occhio. O forse sono solo le bugie di un ragazzino, o ragazzina che sia. Una persona in formazione che nessuno/a si è preso/a la briga di educare perché è più comodo assecondarla. Molto più comodo. Ti hanno mollato la patata bollente, chi se ne frega dei tuoi out out. Oggi sono davvero svuotata, ma in realtà quanto è successo non dovrebbe meravigliarmi: i coglioni dovrebbero nascere sterili, le squilibrate pure. La cosa peggiore è che ti inducono a dubitare della tua stessa verità. In più di un anno non una chiamata. E nemmeno una scappata per vedere come stava e cosa combinava sua figlia! E si permette di giudicare, sempre che S. dica il vero. Sono da sola con la “patata bollente” che nessuno/a vuole! Non so se, come e quando finirà. Spero di non soccombere! Hai bisogno di un contatto con la realtà, ma purtroppo i tuoi adulti di riferimento si muovono alla rinfusa, come cani senza padrone.

 
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from Diario

Sto facendo un sacco di errori. Scrivo e le parole escono diverse da come le avevo pensate. Parlo e dico le cose e vedo la faccia dei miei interlocutori che non hanno capito quello che sto dicendo. Dico ai ragazzi delle cose e quelli se ne fregano beatamente, ridono, si feriscono e strappano le cose per vedere l'effetto che fa. Mi trovo a dover fare delle scelte mature e io non ho idea da dove cominciare, tutto è appiccicoso. Ho scritto a una mia collega, mentre aspettavo il cambio d'ora, vorrei essere – le ho scritto – vorrei essere su una sdraio in riva al mare, al caldo, con un cocktail secco in mano a osservare sulle onde del mare un'atomica che esplode e sorridere chiudendo gli occhi mentre aspetto l'onda d'urto. La collega ha risposto con uno smile giallo.

C'è una cosa che facevo da bambino e che posso ancora fare oggi: chiudere gli occhi e premere leggermente le pupille: il grigio siderale si popola allora di campanelle giallastre, aurore boreali sincopate, macchie di luce e di colore, un caleidoscopio delle neuroscienze doloroso e che – una volta disattivato – mi riporta in un mondo svuotato di forme e privo di colori. Sempre meglio che autoindursi l'euforia per ossigeno. I piccoli innocenti giochi di noi generazione x quando ancora non potevamo ammazzarci con l'eroina.

Ieri parlavo con mia zia, lei era sdraiata nel letto con la cannula dell'ossigeno nel naso. Cannula che per motivi a le sconosciuti si chiama occhiello o occhiale, non ricordo. Parlavamo degli studenti, raccontavo che in alcune classi ho ragazzi che hanno difficoltà a scrivere e leggere testi complessi e lei diceva che la colpa è di questi cosi elettronici, che questi cosi elettronici danno dipendenza e li distraggono e in più – dice mia zia – i ragazzi non sanno più affrontare la noia, hanno sempre bisogno di stimoli mentre noi – e indica me mentre dice noi – da ragazzi affrontavamo la noia, eravamo creativi. A questo punto del discorso mi guarda e mi dice, tu, tu Fabrizio, quando avevi la loro età, ti annoiavi? E io dico, zia no, io non mi annoiavo: io avevo il computer. “Cosa?” fa lei, pensa di non aver capite bene. “Zia io a tredici anni avevo il computer, certo che non mi annoiavo”. Si ritira sotto le coperte, ferita, “bastardo” mi dice e mi sorride.

 
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