𝓟𝓮𝓷𝓼𝓲𝓮𝓻𝓲 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓢𝓮𝓻𝓪

Il viaggio di un'anima. Un diario segreto che nessuno leggerà.

Stasera ho voglia di fare una piccola riflessione. L'argomento non è nuovo e ormai lo conoscono anche i muri. Ma quando capita a te, ti sembra che sia sempre la prima volta e fatichi a darti una spiegazione.

Purtroppo si è verificato un episodio, di un amico sotto pressione per questioni lavorative, che da amico è ridiventato un mio superiore, ribadendo nella sua rabbia e frustrazione, le distanze tra di noi.

Caro amico, l'amicizia ed il rispetto non possono cadere ad ogni difficoltà e ad ogni ostacolo. Se sei veramente amico, prima di vomitare rabbia, ti mordi la lingua cento volte. Altrimenti significa che sei un compagno di tavola, di pizza, di sfogliatella, ma non certo amico mio.

La delusione è amica dell'illusione, e io forse mi ero illuso di una amicizia che ora si rivela per quello che era, cioè una semplice convivenza nello stesso luogo di lavoro. Quindi, passato il momento della delusione, da domani ristabiliamo le distanze e rimettiamo i rapporti sui binari giusti, cioè quelli professionali e nulla di più.

Caro amico, hai perso una grande occasione, sappi che io ci posso rimanere male per qualche ora, ma poi so proteggermi molto bene. Da domani, io al posto mio e tu al posto tuo.

Auguri per il futuro e buona vita.

Cercando di Te ho consumato la mia vita tra storie in salita e provvisorie verità il tempo è pieno di sorprese e qualche volta ci assomiglia si sogna e si sbaglia, e ci si spegne sempre un pò.

Queste sono parole di una canzone dei Pooh, dedicata ad una donna, ma vanno benissimo per me, riferite alla ricerca della mia fede. Non so quando e come, ma ad un certo punto della mia vita, messo a tacere il caos dentro me, mi sono girato e Lui era lì. E' vero che il tempo è pieno di sorprese, e non devono essere per forza brutte, ci sono anche sorprese belle. Nella vita ci dividiamo tra impegni e persone che prendono pezzi di noi, a volte ci rifugiamo in famiglia, o nel lavoro. Spegniamo il nostro vero essere, la nostra spiritualità, ci convinciamo che la vita è tutta qua, non c'è nulla di meraviglioso o di sorprendente, e invece no.

Capita che poi, quando non hai voglia più di crederci ti cade addosso un'emozione cresce prepotente senza regole e d'un tratto torni a vivere

E' proprio quando pensi che sia finita, che ricomincia tutto daccapo. Succede un qualcosa che ci fa dire: “Ok, ma è tutto qui, o voglio realizzare il sogno”. Succede quasi sempre quando si è avanti con l'età, oppure quando si è vissuta l'esperienza di una malattia che non sai come finirà. Ecco che allora cadono tutte le riserve e ricominci a vivere fregandotene dell'opinione della gente, lasciando da parte le remore e la vergogna, smettendola di dare le risposte che gli altri si aspettano di sentire.

Comincia da qui, il secondo tempo della vita mia e tutto quello che sarà, è ancora da scrivere

La Beata Chiara “Luce” Badano, ragazza della quale sono follemente innamorato, diceva: “Il bello della religione cattolica è che puoi sempre ricominciare”. “Ricominciare è come Rinascere” dice una canzone dei Gen Rosso, ed è vero, non è mai troppo tardi per ricominciare, per realizzare i propri sogni, per dire “SI” al Signore che era da sempre lì, accanto a te. Non c'è bisogno di preoccuparsi o di affrettarsi a fare imprese eroiche, basta seguire la strada indicata dallo Spirito Santo, cogliere le sue occasioni, accettare le sue sorprese, e sapersi anche fermare in silenzioso ascolto del cuore di Gesù quando non si sa cosa fare. E' allora che si sente la Sua voce: “Ehi! da questa parte, non vedi? non senti? ti sto chiamando a gran voce”. All'inizio della mia avventura con la Comunità Digitale “Parrocchie”, il mio amico fraterno, mia guida spirituale, mi disse che io avevo un dono. “Sei un artista” mi dice ancora oggi, ogni volta che ci sentiamo. Una volta mi chiese: “Se Santa Teresa di Calcutta era la matita di Dio, tu cosa sei?” Io risposi: “Io so nu turzo 'e penniello (Un manico di un pennello consumato). Io faccio sgorbi che poi il Signore, poverino, deve correggere per trasformarlo nel Suo disegno.

Non mi sveglierò con un sorriso sconosciuto accanto sempre straniero in ogni tempo col mio cuore sconfitto Cercando di Te

In tutto questo, non sono mai solo, faccio amicizie, frequento persone, prego insieme a loro, canto, suono, cerco sempre l'amicizia. La mia sensibilità spropositata è un problema ma anche un bel dono: so mettermi nei panni di chi mi sta di fronte. Magari non dico nulla, ma ho già capito tutto. Il mio sogno? unire ciò che è da sempre diviso. Per gran parte della mia vita ho creato connessioni di sistemi informatici, adesso voglio creare connessioni tra le persone, dialogo, amicizie vere. Nella confusione della vita reale, credo che sia questo che mi chiede il Signore, unire mani, accorciare le distanze. Non ho certezze, Gesù si conosce poco alla volta e nessuno può dire di conoscerlo completamente. I dubbi fanno parte del gioco, ci devono essere. Gli errori ci devono stare, se non si cade non ci si può rialzare.

In tutto questo io sto Cercando di Te, Gesù.

Ismaele «Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito» (Gen. 16,15)

Cit.: “Cercando di te” dei Pooh

Qualche giorno fa mi hanno consigliato di guardare “The social dilemma”, documentario presente su Netflix, realizzato nel 2020, nel quale si racconta il “dietro le quinte” dei social media di META. Sono un informatico dal 1986, e conoscevo già le dinamiche, le manipolazioni, gli algoritmi e gli scopi che sono alla base di tali social. Li ho visti nascere. Ebbene, lo scopo principale non è unire le persone, creare nuove amicizie o mettere in contatto persone lontane. Lo scopo principale è fare soldi.

Nella società americana si rincorre il mito del successo. Se non hai successo sei un fallito. Ed il successo si insegue ad ogni costo, il fine giustifica i mezzi, e una persona vale solo se ha tanto danaro.

Il rispetto? la coerenza? l'amicizia? l'amore? sono cose obsolete. Bisogna fare danaro, ma tanto danaro, anche sulla pelle delle persone.

Fabebook, Twitter, Whatsapp, all'inizio erano social bene o male gestibili, riuscivi a configurarli in modo che non invadessero più di tanto la tua privacy, ma adesso sono diventati solamente un cibo tossico, che ti avvelena giorno dopo giorno e ti risucchia tempo ed energie.

La mia generazione, che ancora si ricorda come era il mondo prima dei social, ha la responsabilità di tirare fuori i giovani da questi grandi tritacervelli che sono diventati i social media.

Dobbiamo ripeterlo ogni giorno, dirlo in famiglia, nelle scuole, nelle riunioni, in qualunque ambito ce ne sia data occasione. Fate cancellare le app di META dai telefoni della vostra famiglia. Iniziamo ognuno dalla propria cerchia, lo so che troverete resistenza, come la sto trovando io, ma non dobbiamo arrenderci. Anche se ormai i cervelli sono stati programmati per andare in ansia senza FB o WA o IG o TikTok, solo noi possiamo riuscirci. Noi che eravamo già adulti e non siamo stati influenzati dalle manovre psicologiche dei social media, è solo nostra la responsabilità.

Cosa fareste se qualcuno desse del cibo avariato ai vostri figli, intossicandoli giorno dopo giorno? restereste a guardare?

Eppure è quello che sta succedendo, e noi stiamo accettando tutto questo passivamente.

Fate vedere il documentario a più persone possibili, aprite i loro occhi, proponete app alternative (Signal, Element, Mastodon, ecc. ). Se social deve essere, almeno sia un social dove la gente socializza davvero, dove ci sono gli amici, dove posso interagire senza paura che qualche algoritmo o qualche AI mi stia riprogrammando il cervello, inculcandomi il bisogno di un prodotto del quale non ho affatto bisogno.

Non c'è molto tempo, davvero. Grazie

Scrivo questa mia esperienza, perché prima di consigliare qualunque cosa ad amici e parenti, sono solito provarla personalmente sulla mia pelle.

Dopo aver visto il documentario “The Social Dilemma” su Netflix, che racconta il dietro le quinte dei social media di META, mi sono talmente arrabbiato e sono rimasto talmente disgustato che ho deciso seduta stante di eradicare qualunque prodotto META dal mio telefono.

Non che sia stata una sorpresa assoluta in quanto, essendo “vecchio informatico”, i vari FB, Twitter/X, IG ecc. li ho visti nascere. Sono nel ramo informatico da quando c'erano ancora le schede perforate, i disk-pack e i nastri magnetici, cose che voi probabilmente avete visto solamente nei documentari storici alla TV.

Ero consapevole delle manipolazioni che venivano realizzate da quelle società della Silicon Valley, oggi denominate Big Tech, che attualmente sono solamente delle macchine per arraffare denaro. Ma la misura è colma, questi “signori” sono stati presi da deliri di onnipotenza e credono addirittura di potersi sostituire a Dio.

Questo è un breve diario del mio percorso di disintossicazione da quella sostanza velenosa che sono le app di META.

Primo giorno: mando un messaggio WA a tutta la mia lista di amici, dicendo che per motivi di privacy non lo avrei più utilizzato. Chi volesse contattarmi, avrebbe potuto utilizzare Signal, o un SMS o una semplice telefonata. Aspetto un paio d'ore per eventuali risposte. Solo qualcuno mi chiede il perché, tutti gli altri mi mandano un semplice “ok”. Quindi procedo a cancellare completamente l'account con cancellazione del backup e di qualunque cosa potesse essere stata salvata. Subito dopo disinstallo la app.

Nel secondo passaggio, disinstallo FB senza avvisare nessuno (visto che ormai ho capito che non importa a nessuno). Mi assicuro che non ci siano servizi META nascosti in esecuzione e riavvio il telefono.

Ce l'ho fatta, sono uscito da questa ruota da criceto che mi costringeva a scrollare all'infinito notizie idiote, di gente idiota, su una app che mi succhiava dati e tempo libero.

Secondo giorno: cerco di convincere la mia famiglia ad installare Signal per messaggiare con me. Le persone adulte, pur con qualche resistenza, lo hanno fatto. Mio figlio e mia nipote, entrambi ventenni, si sono rifiutati categoricamente. Preciso che non gli ho detto di cancellare FB o WA, gli ho detto semplicemente di installare una nuova app per messaggiare con me. La cosa già inizia a puzzare di bruciato, perché sono ragazzi che installano la qualunque senza problemi.

Terzo giorno: mi prende un mal di testa strano, ma prendo un'aspirina e tutto si risolve per il meglio.

Quarto giorno: mi metto in testa di convincere anche i miei colleghi di lavoro. Nei nostri discorsi infilo sempre la questione social, ed anche se tutti sono d'accordo con me, cercano di convincermi che è una guerra persa. Dicono proprio così: “E' inutile, è una guerra persa, che fai ti isoli? stanno tutti là sopra”.

Quinto giorno: ormai sono entrato completamente nella parte “guru indiano”, ho deliri di onnipotenza, credo di essere il solo ad aver aperto gli occhi. Dopo qualche ora, la mia parte razionale si fa un bagno di umiltà e decido di non cercare di convincere più nessuno, ma di dire semplicemente le cose come stanno. Del resto non posso salvare il mondo da solo.

Sesto giorno: la sera vado a letto ma non riesco a prendere sonno, durante la notte mi viene da piangere, senza un motivo apparente, penso ai miei figli e a tutti quei ragazzi nelle grinfie delle “Big Tech” che li stanno trasformando in zombie per i loro sporchi profitti. Inizio a pensare ad una strategia di attacco.

Settimo giorno: durante la notte mi prende un sentimento di amore per tutto l'universo e per poco non decido di prendere i voti per andare a chiudermi in un convento a pregare. La mia parte razionale mi parla e mi fa: “Attenzione, questi sono segnali di una disintossicazione da droghe”. In effetti, mi riprometto di non prendere alcuna decisione importante, prima che siano passati almeno due mesi.

Ottavo giorno: sto in pace, niente notifiche di FB, niente notifiche di gruppi WA con buongiorno, video scemi e cose inutili. Prendo il mio lettore di eBook ed inizio a leggere la biografia di Geronimo, capo Apache, scritta quando era già anziano e confinato in una riserva indiana. Mi colpisce la seguente frase: “Non avrei mai dovuto accettare la resa, avrei dovuto combattere fino alla fine”.

Nono giorno: mi sento bene, ogni tanto ho mal di testa ma passa da solo dopo poco. Sono molto più tranquillo e rilassato, sorrido alle persone e inizio a riprendere il contatto con la realtà. Dopo un grosso e difficile lavoro su apparecchiature informatiche, un collega ed amico mi scrive la seguente frase: “Io sono personalmente e fortemente convinto, che la determinazione e la volontà di raggiungere un obiettivo, insieme alla convinzione di poterlo fare, siano fondamentali per il suo successo” (Antonio Sorrentino).

Decimo giorno: riconosco e sono consapevole che ho dovuto affrontare un percorso di disintossicazione come una qualunque persona dipendente da droghe, nonostante io usassi raramente FB e WA solo per i messaggi essenziali, e nonostante avessi un cervello molto adulto (sono quasi sui 60 anni).

Ho voluto raccontare il mio percorso, che non interesserà a nessuno, per dirvi che l'uscita dalla app META non sarà per nulla facile, in quanto i “signori” delle Big Tech hanno giocato con la dopamina e con il meccanismo di attesa / ricompensa, per drogarci di una sostanza che non proviene dall'esterno, ma che viene prodotta dal nostro stesso corpo. E sono andati talmente in profondità nella programmazione del nostro cervello, che il solo pensiero di installare una app alternativa causa attacchi di ansia e senso di smarrimento.

Ora è il momento storico per uscire dalla gabbietta del criceto, ora che esiste ancora una generazione che si ricorda come era la vita prima del “rullo” dei social media.

Grazie

Questo era mio padre un uomo che badava all'essenziale che lavorava per la famiglia ed era felice di farlo.

Questo era mio padre, un sarto dal fine talento, capace di scucire un vestito già fatto per un piccolo difetto.

Questo era mio padre, un uomo che faceva della sua fragilità una forza che usava una gamba sola e con quella non ci ha fatto mancare nulla.

Questo era mio padre, anche quando, piangendo, dovevo scappare di casa per qualche ora perché i colloqui a scuola non erano andati molto bene ed avevo paura dei suoi rimproveri.

Questo era mio padre, quando mi trovò un lavoro che a me non piaceva e mi avrebbe portato lontano dalla famiglia.

Aveva ragione mio padre, perché ho trasformato ciò che non mi piaceva in una passione e raddrizzato il sentiero strada facendo.

Questo era mio padre, quando mi dava consigli ormai superflui perché da lui avevo già imparato l'umiltà e l'onestà.

Questo era mio padre, anche quando, testardo, volle provare a camminare per gli ultimi anni della sua vita, ma la vita non gli ricambiò il favore

Questo era mio padre, una canzone napoletana fischiettata durante il lavoro, un sorriso donato agli amici, un faro per la famiglia, con una luce che non si spegnerà mai più.

Grazie di tutto papà.

Ci sono tanti significati per l'amore, sono tutti diversi e forse tutti esatti. Per me l'amore è prendersi cura della persona amata, accettando le sue fragilità e camminando insieme a lei soprattutto nei momenti bui. E' facile amarsi quando va tutto bene, più difficile voler bene quando le cose vanno a rotoli, quando la vita ci pone di fronte a problemi apparentemente insormontabili.

A volte basta solo esserci, non c'è bisogno di fare atti eroici, di fare grandi cose. Farsi sentire accanto, con il cuore ed il pensiero prima che col fisico.

Ecco, l'amore vero si vede nelle tempeste e mai nella bonaccia.