𝓟𝓮𝓷𝓼𝓲𝓮𝓻𝓲 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓢𝓮𝓻𝓪

Il viaggio di un'anima. Un diario segreto che nessuno leggerĂ .

Preghiera per la pace

Giornata mondiale di digiuno e preghiera – 14 agosto 2025

Maria, Madre della Pace,

in questo tempo ferito dalla guerra, ti affidiamo i popoli lacerati dall'odio, le famiglie divise, i cuori spezzati dalla violenza. Tu che hai custodito nel silenzio il dolore, insegnaci a vegliare, a non chiudere gli occhi, a restare accanto a chi soffre, a pregare anche quando le parole mancano.

Dona al mondo la pace, Signore Gesù, non quella che si impone con la forza, ma quella che nasce dalla giustizia, dal perdono, dalla verità, dall'amore. Rendici strumenti della tua pace: mani che sollevano, voci che consolano, cuori che si aprono. Ti preghiamo per le donne e i bambini vittime dei conflitti, per i migranti in fuga, per chi è prigioniero della paura. Ti preghiamo per chi ha perso la speranza, e per chi continua a seminare odio. Fa’ che il nostro digiuno sia solidarietà, che la nostra preghiera diventi azione, che il nostro silenzio sia voce per chi non ha voce.

Maria, Regina della Pace, intercedi per noi, perché in ogni angolo della terra torni a brillare la luce del Vangelo.

Amen.

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Spesse volte, quando devo esprimere un pensiero in scrittura, trovo enormi difficoltà ad iniziare. Sia perché non sono uno scrittore, sia perché ho sempre avuto la tendenza ad essere sintetico per andare diretto al nocciolo della questione. Non so fare filosofia, non so “allungare il brodo”, e confido nella corretta comprensione dei miei pensieri già alla prima lettura. Non che siano interessanti od originali. Ad una certa età, tu parli e nessuno ti ascolta, specialmente nei tempi odierni dove ormai non si riesce a fare più un discorso per intero ed è tutto ridotto a pezzetti. Frasi, immagini, video, canzoni. Tutto estrapolato dal contesto, nella maggior parte dei casi fatto apposta per divertire.

“La gente vuole ridere”, commedia di Vincenzo Salemme è lo specchio della società attuale, dove ogni cosa viene girata a barzelletta. Ma non voglio fare il processo allo stato delle cose. Il mondo di adesso è il mondo della generazione attuale, non della nostra generazione. Le vecchie generazioni hanno fallito, e ancora stanno facendo danni (Vedasi le guerre in atto).

La mia generazione, nata alla fine degli anni '60, professava degli ideali positivi ed altruistici. Il rispetto della natura, degli animali, delle persone anziane in quanto scrigni di saggezza, degli insegnanti e degli educatori. Il cibo non doveva essere sprecato e così il denaro. Potrei continuare, ma ci sono decine di ideali nei quali credevamo e che abbiamo distrutto uno per uno. Abbiamo avuto la nostra occasione, mancandola completamente.

Non siamo stati capaci di dire quei “no” che avrebbero fatto la differenza. Per evitare sofferenze ai nostri figli li abbiamo cresciuti sotto una campana di vetro, facendogli credere che potevano essere uguali ai loro amici figli di famiglie benestanti. Il primo ad autoaccusarmi sono io, ovviamente.

Questo non significa che abbiamo tutte le colpe del mondo. Molte volte ci sforziamo di fare e di dire la cosa giusta, ma gli eventi vanno in tutt'altra direzione. E allora ci sentiamo frustrati e nervosi, perché pensiamo che avremmo potuto fare di più. In realtà quello che deve succedere, succederà, indipendentemente da noi. Possiamo solo accettarlo e cercare di limitare i danni per quanto ci è possibile.

Sento molte volte persone anziane dire: “Quella donna non ha avuto figli, il Signore non ha voluto benedirla”. Ma che ne sappiamo noi se invece è stata benedetta, perché magari avrebbe potuto avere un figlio malato e non avrebbe avuto la forza di sostenerlo?

Altre volte, specialmente in questo periodo, sento ripetere spesso: “Ma come fa Dio a permettere delle atrocità simili senza intervenire”. Chi afferma questo non conosce l'amore di Dio, e fa il gioco del male. Gesù sta là, sotto quelle bombe e in tutti quei bambini, a morire ed essere massacrato con loro. Non prendiamocela con Dio, prendiamocela con noi stessi che non siamo capaci di avere cura per il prossimo, che sia un familiare, un conoscente o un vicino di casa. Io sono il primo, e mi autodenuncio, che in prima battuta cerca di evitare qualsiasi problema che possa minare la tranquillità della sua vita.

La cosa peggiore è sentire la gente dire che una persona ha avuto una certa malattia perché è stata punita da Dio. Dio è amore incondizionato, non dà premi o punizioni, non gioca alla ruota della fortuna. Chi è credente, trova in lui la forza di affrontare le difficoltà della vita. Chi non lo è, dovrebbe avere almeno quel minimo di rispetto per non nominarlo continuamente, infilando bestemmie come un intercalare in ogni frase.

Come al solito ho iniziato in un modo e finisco per parlare d'altro, ma l'ho detto all'inizio, non sono uno scrittore ed a scuola finivo sempre per andare fuori tema.

Dopo questo “pippone” che nessuno leggerà, vi auguro buona serata e buon ferragosto.

Namastè.

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

“Ricominciare è come rinascere è rivedere il sole in un mondo di liberta' è credere che la vita si rianima davanti agli occhi tuoi senza oscurità è sapere che ancora tutto puoi sperare”.

Il mio incontro con il gruppo musicale Gen Rosso risale ormai a tanti anni fa. Erano gli anni '80 ed al mio paese, alla festa del patrono, i soliti anziani del comitato festeggiamenti stavano per ingaggiare i soliti cantanti napoletani ed i soliti comici demenziali. Al rifiuto del parroco, il comitato storico decise di sciogliersi. Allora il gruppo Scout, insieme all'Azione Cattolica, improvvisarono un comitato festeggiamenti ed ingaggiarono i Gen Rosso, che in quel periodo stavano portando nelle piazze il “Concerto per la pace”. Per me fu amore a prima vista, le canzoni di quei ragazzi mi entravano nel cuore e mi facevano riflettere. Alla fine tutto il paese ne restò commosso e meravigliato.

“Ricominciare è come rinascere dall'ombra di un passato che ormai non conta più è ritornare semplici cercando nelle piccole cose la felicità è costruire ogni attimo il tuo domani.”

Da quel giorno iniziai a cercare informazioni sui Gen e sul movimento dei Focolarini al quale appartenevano. Capii che i testi delle loro canzoni erano un modo per portare avanti il progetto e la missione principale, che era l'unione di tutti i popoli della terra, utilizzando lo strumento dell'amore.

“Ricominciare è come dire ancora sì alla vita per poi liberarsi e volare verso orizzonti senza confini dove il pensiero non ha paura è vedere la Tua casa diventare grande come il mondo”.

Il loro progetto andava al di lĂ  della religione, di tutte le religioni. Utilizzavano la forza dell'amore per creare connessioni, per stringere amicizie, al di lĂ  del colore della pelle, dell'orientamento sessuale, della nazionalitĂ , e di tutte le cose che il mondo purtroppo vuole divise.

“Ricominciare è credere all'amore è sentire che anche nel dolore l'anima può cantare e non fermarsi mai”.

Il progetto di unitĂ , di fraternitĂ  e di amore universale non deve morire mai, dovesse restare solo uno a portarlo avanti. Vale la pena provarci, iniziando dal mondo intorno a noi, in famiglia, a scuola, al lavoro, ed in qualunque ambito abbiamo delle amicizie. La nostra storia deve pur portare da qualche parte, e se sfortunatamente la vita ci fa cadere, dobbiamo trovare la forza di ricominciare.

Ricominciare, cantata da Mite Balduzzi.

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Buongiorno amici. Oggi vorrei condividere con voi questi pochi pensieri su una realtĂ  che la maggior parte delle persone non ha mai sentito nominare: Mastodon.

Sarebbe buona cosa iniziare con la presentazione del Fediverso, ma voglio rendere le cose molto semplici e comprensibili a tutti, per cui inizio da una singola piattaforma.

Potrei raccontare la mia esperienza, ma non farebbe testo in quanto appartengo al mondo informatico da 36 anni e ormai conosco tutto o quasi di queste strane biciclette chiamate computer.

Dico solo che sono approdato su Mastodon nel 2022, insieme al flusso migratorio proveniente da Twitter. Lo stesso giorno in cui Trump rientrò su Twitter, io ne uscii.

Cercavo una alternativa e la trovai quasi subito. Come mio solito, mi misi di buona volontĂ  e mi studiai tutto di Mastodon, del Fediverso del suo protocollo di comunicazione ActivityPub che collega le varie istanze. Mi chiesi anche come mai le persone non avevano mai sentito parlare di tutto questo.

Per rispondere a questa domanda, bisognerebbe scrivere un romanzo in due tomi, e io avrei anche altro da fare, per cui lasciamo cadere la cosa. Dico solo che effettivamente Mastodon non lo conosce nessuno. Ma proprio nessuno, nel senso che non hanno mai sentito pronunciare nemmeno la parola. Al massimo si trova qualcuno che da bambino giocava coi dinosauri e quindi pensa al Mastodonte. Insomma, quando lo nomini assumono una espressione interrogativa, come se dicessi che ieri l'altro sei venuto al lavoro a cavallo di un asino che vola.

Vi darò qui alcune informazioni pratiche per utilizzarlo. Quello che scrivo lo conoscono già tutti gli utenti di Mastodon, per cui perdonatemi se sarò a tratti semplicistico e un pò superficiale, ma voglio che tutti possano comprendere il funzionamento di questa meravigliosa piattaforma.

Iniziamo.

Mastodon è una piattaforma di “Micro Blogging”, significa che è molto simile al vecchio “Twitter”, oggi chiamato “X”. Dopo l'iscrizione, avrete un profilo dove potrete mettere una vostra foto e inserire una biografia o un messaggio a vostra scelta.

I rapporti con le altre persone, si dividono in Follower (Quelli che ti seguono) e “Following” (Quelli che segui tu).

All'inizio questi numeri saranno a zero. Mastodon non ti suggerisce nulla. Quindi niente paura se ti sentirai come la particella di sodio nell'acqua Lete. Abbi solo la gentilezza di non iniziare a scrivere: “C'è nessuno?”, “Ma come funziona questo coso?”.

Non buttarti subito alla ricerca di altre persone, fai un bel respiro e prenditi una piccola pausa, giĂ  hai fatto un grosso passo in avanti.

Inizia a curare il tuo profilo. Prenditi il tempo necessario per mettere una foto, una tua descrizione o quello che vuoi. Cerca di renderlo interessante, in quanto nessuno seguirebbe una persona con un profilo vuoto. Puoi indicare anche il link di eventuali blog, oppure quello che vuoi. Non farti prendere dalla fretta di fare tutto e subito, non si tratta di vita o di morte, stai su un social per te nuovo e devi partire col piede giusto.

Adesso vengo a spiegare la parte più difficile, i livelli di visibilità (privacy) dei tuoi post. Esistono quattro livelli di visibilità: – PUBBLICO: il tuo post è visibile globalmente da tutti, anche al di fuori dell'italia, ed appare nella TL (il rullo) di tutti; – NON ELENCATO: il tuo post è visibile globalmente da tutti, anche al di fuori dell'italia, ma non appare nella TL (anche io ci ho messo tempo per capire il perché di questa cosa, ma per adesso prendila per buona); – FOLLOWER: il tuo post è visibile solo ai tuoi follower; – PRIVATO: il tuo post è visibile solo alle persone menzionate (@utente, @utente@mastodon.social, ecc.).

Ma come si scrive un post. Si inizia scegliendo il livello di visibilità. Non sapete quante volte ho scritto “Ti amo” con visibilità pubblica per cui, se volete evitare figuracce mondiali, impostate il livello di privacy prima ancora di scrivere il post. Stessa cosa nelle risposte, ricordatevi di decidere chi potrà leggere i vostri commenti.

I post hanno possono avere una lunghezza massima di 500 caratteri, possono contenere link e si possono allegare foto. Per i video, è buona norma inserire il link. Si possono inserire hashtag (#forzanapoli, ecc.).

Per adesso è già tanta roba. Ricordate di essere rispettosi e di pretendere rispetto. Cercate di instaurare un clima rilassato, di amicizia. Ricordate che Mastodon: – non ha pubblicità; – non ha algoritmi; – i post vengono visualizzati in ordine cronologico; – non si vende i vostri dati; – non cerca di vendervi prodotti o servizi.

Per oggi è tutto, buona socializzazzione con Mastodon.

Grazie

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Stasera aggiungo un altro tassello alla descrizione del mio carattere, parlando della mia spiritualitĂ . Sono stato educato in una famiglia religiosa e cattolica, non estremista, ma cattolica moderata, di quelle famiglie che vanno a messa e che seguono le processioni e sono felici di passeggiare sotto le luminarie della festa del santo patrono.

Dagli 8 anni circa sono entrato negli Scout, ed ho fatto tutto il percorso da lupetto prima, poi esploratore, poi novizio e infine rover (arrivando ai 18 anni), nel gruppo del mio paese. Animavamo regolarmente la messa, con chitarre e canti (eh si, eravamo molto country).

Ma la vita scout non era solo quella, facevamo uscite domenicali all'aria aperta, in collina o in montagna. Facevamo campi da 10 giorni sotto la tenda, costruendoci da soli la cucina, il tavolo per mangiare e tutto quello che occorreva per vivere decorosamente nel rispetto della natura.

Durante i campi la vita era scandita dagli impegni e dalle cose pratiche da fare, ma c'era sempre spazio per la preghiera. Ricordo ancora e non dimenticherò mai il canto della sera intorno al fuoco di bivacco, prima di ritirarci nelle tende a riposare.

Con gli scout ho vissuto mille avventure, ma anche disavventure, e lontano dalla cittĂ  sentivamo la presenza di Dio, la bellezza dell'amicizia, la gioia del cuore quando aiutavi un amico.

In una di quelle sere senza luna e senza luci artificiali, distesi sull'asfalto di una strada dove non passava mai nessuno, ci mettemmo a guardare le stelle. Il nostro sguardo andava lontano, si perdeva nell'infinito di tutte quei puntini luminosi.

“Prendiamoci per mano” proposi io. E così facemmo, e immediatamente sentimmo di essere una sola cosa col creato, ci sembrava di volare tutti insieme e di far parte dell'infinito. Fu proprio allora, in quel preciso momento, che la mia anima di adolescente percepì la presenza di Dio. Non furono le messe, le preghiere, le processioni o i sacri testi. Fu una strada buia, una catena di amici, un cielo profondo e un cuore gonfio di amore.

Sono trascorsi moltissimi anni da allora, sono sempre cattolico, ma sono anche critico nei confronti del Vaticano e dei porporati a qualunque livello. Dico spesso che la chiesa è la peggior nemica di sé stessa, e sta facendo di tutto per isolarsi sempre di più. Gesù è sceso per venire in mezzo a noi, mentre la chiesa sta abbandonando le persone per seguire la propria autodeterminazione.

Nonostante questo, continuo a pregare, continuo a cercare la mia spiritualitĂ , a donare amore, ad insegnare il rispetto.

Non sono un trascinatore, non ho un modo di comunicare magnetico, sono una persona normale, a volte noiosa. E poi si sa, i vecchi chi li ascolta.

Prego per la mia famiglia, prego per le persone malate, per quelle in difficoltà. Tante volte ho superato momenti critici della mia vita, pregando ed affidandomi alla Madonna di Pompei, oppure alla Madonna che scioglie i nodi. Non perché mi aspetti dei miracoli, non credo alle statue che piangono, alle facce di San Pio che nascono sulle pietre. Credo al voler bene, all'amicizia, alla carità, al rispetto tra le persone.

Ho avuto ed ho anche io le mie delusioni, ma la negatività non mi ha mai trasformato. Continuo ad avere fiducia, continuo a pensare che le persone d'amore sono tantissime e che l'odio è solo più rumoroso, ma non più numeroso. Cerco di creare un ambiente sereno su posto di lavoro e in famiglia (anche se mio figlio è l'unico sulla faccia della terra che riesce a farmi perdere le staffe).

Mi piace leggere i pensieri dei grandi maestri di vita, di qualunque religione essi siano, perché non deve mancare mai il rispetto per il nostro prossimo, a qualunque religione appartenga, di qualunque colore sia la sua pelle, qualsiasi orientamento sessuale abbia.

Spero di non avervi annoiato troppo.

Namasté

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Qualche giorno fa mi hanno consigliato di guardare “The social dilemma”, documentario presente su Netflix, realizzato nel 2020, nel quale si racconta il “dietro le quinte” dei social media di META. Sono un informatico dal 1986, e conoscevo già le dinamiche, le manipolazioni, gli algoritmi e gli scopi che sono alla base di tali social. Li ho visti nascere. Ebbene, lo scopo principale non è unire le persone, creare nuove amicizie o mettere in contatto persone lontane. Lo scopo principale è fare soldi.

Nella societĂ  americana si rincorre il mito del successo. Se non hai successo sei un fallito. Ed il successo si insegue ad ogni costo, il fine giustifica i mezzi, e una persona vale solo se ha tanto danaro.

Il rispetto? la coerenza? l'amicizia? l'amore? sono cose obsolete. Bisogna fare danaro, ma tanto danaro, anche sulla pelle delle persone.

Fabebook, Twitter, Whatsapp, all'inizio erano social bene o male gestibili, riuscivi a configurarli in modo che non invadessero piĂą di tanto la tua privacy, ma adesso sono diventati solamente un cibo tossico, che ti avvelena giorno dopo giorno e ti risucchia tempo ed energie.

La mia generazione, che ancora si ricorda come era il mondo prima dei social, ha la responsabilitĂ  di tirare fuori i giovani da questi grandi tritacervelli che sono diventati i social media.

Dobbiamo ripeterlo ogni giorno, dirlo in famiglia, nelle scuole, nelle riunioni, in qualunque ambito ce ne sia data occasione. Fate cancellare le app di META dai telefoni della vostra famiglia. Iniziamo ognuno dalla propria cerchia, lo so che troverete resistenza, come la sto trovando io, ma non dobbiamo arrenderci. Anche se ormai i cervelli sono stati programmati per andare in ansia senza FB o WA o IG o TikTok, solo noi possiamo riuscirci. Noi che eravamo già adulti e non siamo stati influenzati dalle manovre psicologiche dei social media, è solo nostra la responsabilità.

Cosa fareste se qualcuno desse del cibo avariato ai vostri figli, intossicandoli giorno dopo giorno? restereste a guardare?

Eppure è quello che sta succedendo, e noi stiamo accettando tutto questo passivamente.

Fate vedere il documentario a piĂą persone possibili, aprite i loro occhi, proponete app alternative (Signal, Element, Mastodon, ecc. ). Se social deve essere, almeno sia un social dove la gente socializza davvero, dove ci sono gli amici, dove posso interagire senza paura che qualche algoritmo o qualche AI mi stia riprogrammando il cervello, inculcandomi il bisogno di un prodotto del quale non ho affatto bisogno.

Non c'è molto tempo, davvero. Grazie

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Scrivo questa mia esperienza, perché prima di consigliare qualunque cosa ad amici e parenti, sono solito provarla personalmente sulla mia pelle.

Dopo aver visto il documentario “The Social Dilemma” su Netflix, che racconta il dietro le quinte dei social media di META, mi sono talmente arrabbiato e sono rimasto talmente disgustato che ho deciso seduta stante di eradicare qualunque prodotto META dal mio telefono.

Non che sia stata una sorpresa assoluta in quanto, essendo “vecchio informatico”, i vari FB, Twitter/X, IG ecc. li ho visti nascere. Sono nel ramo informatico da quando c'erano ancora le schede perforate, i disk-pack e i nastri magnetici, cose che voi probabilmente avete visto solamente nei documentari storici alla TV.

Ero consapevole delle manipolazioni che venivano realizzate da quelle società della Silicon Valley, oggi denominate Big Tech, che attualmente sono solamente delle macchine per arraffare denaro. Ma la misura è colma, questi “signori” sono stati presi da deliri di onnipotenza e credono addirittura di potersi sostituire a Dio.

Questo è un breve diario del mio percorso di disintossicazione da quella sostanza velenosa che sono le app di META.

Primo giorno: mando un messaggio WA a tutta la mia lista di amici, dicendo che per motivi di privacy non lo avrei più utilizzato. Chi volesse contattarmi, avrebbe potuto utilizzare Signal, o un SMS o una semplice telefonata. Aspetto un paio d'ore per eventuali risposte. Solo qualcuno mi chiede il perché, tutti gli altri mi mandano un semplice “ok”. Quindi procedo a cancellare completamente l'account con cancellazione del backup e di qualunque cosa potesse essere stata salvata. Subito dopo disinstallo la app.

Nel secondo passaggio, disinstallo FB senza avvisare nessuno (visto che ormai ho capito che non importa a nessuno). Mi assicuro che non ci siano servizi META nascosti in esecuzione e riavvio il telefono.

Ce l'ho fatta, sono uscito da questa ruota da criceto che mi costringeva a scrollare all'infinito notizie idiote, di gente idiota, su una app che mi succhiava dati e tempo libero.

Secondo giorno: cerco di convincere la mia famiglia ad installare Signal per messaggiare con me. Le persone adulte, pur con qualche resistenza, lo hanno fatto. Mio figlio e mia nipote, entrambi ventenni, si sono rifiutati categoricamente. Preciso che non gli ho detto di cancellare FB o WA, gli ho detto semplicemente di installare una nuova app per messaggiare con me. La cosa già inizia a puzzare di bruciato, perché sono ragazzi che installano la qualunque senza problemi.

Terzo giorno: mi prende un mal di testa strano, ma prendo un'aspirina e tutto si risolve per il meglio.

Quarto giorno: mi metto in testa di convincere anche i miei colleghi di lavoro. Nei nostri discorsi infilo sempre la questione social, ed anche se tutti sono d'accordo con me, cercano di convincermi che è una guerra persa. Dicono proprio così: “E' inutile, è una guerra persa, che fai ti isoli? stanno tutti là sopra”.

Quinto giorno: ormai sono entrato completamente nella parte “guru indiano”, ho deliri di onnipotenza, credo di essere il solo ad aver aperto gli occhi. Dopo qualche ora, la mia parte razionale si fa un bagno di umiltà e decido di non cercare di convincere più nessuno, ma di dire semplicemente le cose come stanno. Del resto non posso salvare il mondo da solo.

Sesto giorno: la sera vado a letto ma non riesco a prendere sonno, durante la notte mi viene da piangere, senza un motivo apparente, penso ai miei figli e a tutti quei ragazzi nelle grinfie delle “Big Tech” che li stanno trasformando in zombie per i loro sporchi profitti. Inizio a pensare ad una strategia di attacco.

Settimo giorno: durante la notte mi prende un sentimento di amore per tutto l'universo e per poco non decido di prendere i voti per andare a chiudermi in un convento a pregare. La mia parte razionale mi parla e mi fa: “Attenzione, questi sono segnali di una disintossicazione da droghe”. In effetti, mi riprometto di non prendere alcuna decisione importante, prima che siano passati almeno due mesi.

Ottavo giorno: sto in pace, niente notifiche di FB, niente notifiche di gruppi WA con buongiorno, video scemi e cose inutili. Prendo il mio lettore di eBook ed inizio a leggere la biografia di Geronimo, capo Apache, scritta quando era già anziano e confinato in una riserva indiana. Mi colpisce la seguente frase: “Non avrei mai dovuto accettare la resa, avrei dovuto combattere fino alla fine”.

Nono giorno: mi sento bene, ogni tanto ho mal di testa ma passa da solo dopo poco. Sono molto più tranquillo e rilassato, sorrido alle persone e inizio a riprendere il contatto con la realtà. Dopo un grosso e difficile lavoro su apparecchiature informatiche, un collega ed amico mi scrive la seguente frase: “Io sono personalmente e fortemente convinto, che la determinazione e la volontà di raggiungere un obiettivo, insieme alla convinzione di poterlo fare, siano fondamentali per il suo successo” (Antonio Sorrentino).

Decimo giorno: riconosco e sono consapevole che ho dovuto affrontare un percorso di disintossicazione come una qualunque persona dipendente da droghe, nonostante io usassi raramente FB e WA solo per i messaggi essenziali, e nonostante avessi un cervello molto adulto (sono quasi sui 60 anni).

Ho voluto raccontare il mio percorso, che non interesserà a nessuno, per dirvi che l'uscita dalla app META non sarà per nulla facile, in quanto i “signori” delle Big Tech hanno giocato con la dopamina e con il meccanismo di attesa / ricompensa, per drogarci di una sostanza che non proviene dall'esterno, ma che viene prodotta dal nostro stesso corpo. E sono andati talmente in profondità nella programmazione del nostro cervello, che il solo pensiero di installare una app alternativa causa attacchi di ansia e senso di smarrimento.

Ora è il momento storico per uscire dalla gabbietta del criceto, ora che esiste ancora una generazione che si ricorda come era la vita prima del “rullo” dei social media.

Grazie

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Ci sono giornate nelle quali non hai voglia di fare niente. O meglio, vorresti fare chissà cosa ma non trovi la forza di farlo. Quando mi sento così, come oggi, sento tutto il peso degli effetti dei medicinali e della mancanza di ormoni, dovuti alla cura che dovrò seguire forse per tutta la vita.

Per me avevo immaginato una vita diversa, una vita di amore passionale e travolgente con la mia compagna. Immaginavo vacanze, crociere, weekend romantici in qualche rifugio sui monti, a mangiare carne secca e birra tedesca. Siamo sempre stati una coppia unita, che faceva tutto insieme, che si capiva al volo. La nostra intesa era perfetta ed eravamo anche un pò invidiati dalle altre coppie, che dopo due o tre anni già erano “scoppiate”.

Invece la vita e le mie cure mi hanno tolto sempre di più l'entusiasmo di fare qualunque cosa. Hanno raffreddato la mia voglia di stare insieme alla mia compagna di vita. L'amore è divenuto platonico, anche se internamente, nel cuore, la amo sempre come il primo giorno.

La passione è stata sostituita da una leggerezza rispettosa, che non ha entusiasmo, ma tutto riflette dentro, tutto conserva nel cuore.

La vita mi ha tolto tutto, ma non ha potuto togliermi l'amore, che ancora adesso è forte e vivo. L'anima è divenuta leggera, viene portata dal vento in lidi sconosciuti, si posa dolcemente sulle persone care.

Ho imparato a pregare, a chiedere grazia e forza, non per me, ma per persone che stanno attraversando un percorso difficile della loro vita. E' una cosa che mi fa sentire utile, l'amore attraverso una preghiera, un pensiero, un'immagine.

Magari domani mi sentirò forte come un leone, o come dico sempre: “Il leone è ferito ma non è morto”. La forza di volontà non mi manca, la lotta contro il mio corpo è antica, e la porterò avanti fino alla fine.

Buona serata

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Buonasera gente! stasera mi va di scrivere su un argomento che non interessa a nessuno. E qual'è la novità, mi direte. Avete perfettamente ragione, ma che ci volete fare, mi diverto a dare fastidio alla onesta gente che lavora. Per cui, mettetevi l'anima in pace e sorbitevi questo pippone senza capo né coda. Iniziamo.

Avrete certamente sentito parlare del Fediverso e di Mastodon... come dite? è un qualcosa che si mangia? non lo so se si mangia, c'è gente che riesce a mangiare su qualsivoglia argomento, ma spero almeno che riesca a berci una birra di qualità. Vabbè, dobbiamo iniziare da zero e devo spiegarvi le cose come ad un bambino di 3 anni. Quindi vi racconterò una favola.

C'era una volta un pezzo di legno... no, questo è Pinocchio, ho sbagliato inizio.

C'era una volta un pastore, di quelli classici, con bastone e la giacca di lana, che aveva migliaia... ma che dico milioni... ma che dico miliardi di pecore e pecoroni, ricco come nessun altro pastore al mondo, il quale teneva tutte le pecore sempre chiuse in un recinto. Non le faceva uscire mai e per sfamarle gli portava personalmente l'erba direttamente in bocca. Il pastore era felice e le pecore anche e di più, perché non dovevano fare alcuna fatica per mangiare. Il cibo gli arrivava comodamente nella bocca aperta.

A poca distanza dal recinto del pastore miliardario, ce ne stava un altro, che aveva un recinto ancora piĂą grande e miliardi e miliardi di pecore. Questo secondo pastone, non solo dava il cibo direttamente in bocca, ma si carezzava le pecorelle una ad una, per essere sicuro che fossero felici nel suo recinto e che non venisse a nessuno l'idea di fuggire dal recinto.

Poco più in là, c'era un altro recinto con un altro pastore... e così via, è inutile continuare a descrivere recinti.

Ogni pastore si assicurava che nessuna pecora fuggisse, perché avrete capito che il cibo assicurato ed il benessere venivano compensati con la mancanza di libertà. Infatti le pecore erano prigioniere, felici ma recluse senza possibilità di esplorare il mondo.

Tutto procedeva in modo sereno e tranquillo, quando all'improvviso , un bel giorno, si intravvide all'orizzonte un grosso elefante. Più si avvicinava e più si notava che stava correndo verso i recinti. Insomma, era veramente imbizzarrito (si dice così degli elefanti?). Giunto nella zona dei recinti, iniziò a buttare giù tutto ed a spaventare le pecore le quali, senza più confini, iniziarono a mischiarsi tra di loro.

Ci fu un parapiglia spaventoso, i pastori urlavano, le pecore belavano, l'elefante barriva, tutti gli animali si mischiarono e fu impossibile distinguere di chi erano. Le pecore, vedendosi libere, si organizzarono per famiglie e decisero che mai piĂą avrebbero rinunciato alla loro libertĂ .

E alla fine vissero tutte felici e contente.

Bene, l'effetto dell'LSD è finito, torniamo di nuovo nel mondo reale.

I recinti con il cibo facile sono i social media centralizzati, dove non dovete fare niente, è la vostra “comfort-zone”, stanno tutti lì e vi sentite amati e coccolati. Ma, ahimè, avete rinunciato alla vostra libertà.

L'elefante imbizzarrito è il Fediverso che vi libera. Una volta fuori, ci si può organizzare in comunità aperte e si può dialogare con tutti, senza recinti e senza catene.

Ebbene si, ero anche io una pecorella, ma nel 2022 decisi di farmi catturare da quest'idea di libertĂ  e mi cancellai da Twitter, seguito a ruota da FB.

Mi feci il mio primo account su una “istanza” (comunità, server, famiglia) italiana e nonostante le difficoltà degli inizi (sembrava che ci fossi solo io là), un poco alla volta trovai persone da seguire e mi feci il mio giro di amicizie.

Ad oggi sono felice della mia scelta, ho scoperto realtĂ  delle quali ignoravo l'esistenza, e persone rispettose e gentili che mai avevo incontrato fino ad ora sui social media centralizzati.

Ma la storia non è finita, vuole essere raccontata anche da voi, da te che leggi, se hai voglia di spezzare le catene e guardare al di là del tuo naso.

Buona serata a tutti

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host

Questo era mio padre un uomo che badava all'essenziale che lavorava per la famiglia ed era felice di farlo.

Questo era mio padre, un sarto dal fine talento, capace di scucire un vestito giĂ  fatto per un piccolo difetto.

Questo era mio padre, un uomo che faceva della sua fragilitĂ  una forza che usava una gamba sola e con quella non ci ha fatto mancare nulla.

Questo era mio padre, anche quando, piangendo, dovevo scappare di casa per qualche ora perché i colloqui a scuola non erano andati molto bene ed avevo paura dei suoi rimproveri.

Questo era mio padre, quando mi trovò un lavoro che a me non piaceva e mi avrebbe portato lontano dalla famiglia.

Aveva ragione mio padre, perché ho trasformato ciò che non mi piaceva in una passione e raddrizzato il sentiero strada facendo.

Questo era mio padre, quando mi dava consigli ormai superflui perché da lui avevo già imparato l'umiltà e l'onestà.

Questo era mio padre, anche quando, testardo, volle provare a camminare per gli ultimi anni della sua vita, ma la vita non gli ricambiò il favore

Questo era mio padre, una canzone napoletana fischiettata durante il lavoro, un sorriso donato agli amici, un faro per la famiglia, con una luce che non si spegnerĂ  mai piĂą.

Grazie di tutto papĂ .

Per commenti: @signoredibaux@snowfan.masto.host