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(Salari più bassi d'Europa)

Naturalmente i padroni sono divisi. E' logico che una dissertazione sul salario minimo non trovi tutti concordi quelli che devono pagare. Ma se è un discorso più complesso e che deve tener conto di centinaia di fattori (non solo detassazione e contratti regolari), è pur sempre abbastanza intuitivo: da trent'anni in Italia siamo pagati meno, a volte molto meno, che negli altri paesi del continente Europeo. Se perfino coloro che si muovono tra velluti e ville ci arrivano, allora è anche una questione mentale. Da molto tempo l'innovazione resta sulla carta, i diritti retrocedono, la sicurezza è praticamente inesistente (l'85% dei pochissimi controlli rileva mancanze in tutti i tipi di aziende), il lavoro nero/grigio è sempre preferito alle norme corrette. Non ci si muoverà mai se non si cambia la testa delle persone e questo, lo sappiamo, lo vediamo, è ormai come contare le stelle: impossibile. C'è la soluzione della continuità, ovvero perpetrare l'erosione del tessuto sociale debole a favore di quello alto -il medio è andato-: il che significherà una disgregazione infermabile. Potrebbe essere il programma di questo Governo e, forse, dei futuri. Di certo non ci stupiremmo. Stare immobili ci viene bene. Anzi benissimo. (A&D)

#Blog #Italia #Lavoro #SalarioMinimo #Opinioni

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(Povertà educativa)

Tornare sulla “povertà educativa” è sempre frustrante. La causa di molte altre povertà nasce da questa e non occorre aver studiato per comprenderlo (sic.) La cosa che sopra ogni altra, e molti dati li trovate (qui), dovrebbe spaventare è che ci vogliono cinque generazioni affinché un bambino possa aspirare a migliore quello che viene definito (non sempre correttamente) il suo “status” sociale. Se sei povero, non studi: se sei povero, quasi nessuno ti aiuterà, non verrai portato a comprendere l'importanza dello studio, non capirai un testo, non saprai far di conto. E tutto ciò che non avrai non è un problema che realmente sia affrontato, in questo Stato. La parabola discendente che si sarebbe potuta arrestare con la tecnologia, il progresso e l'intelligenza della responsabilità sociale, non viene fermata. Anzi, è alimentata dalla sproporzione di una società che non ammette che tu sia ignorante, ma non fa nulla perchè tu non non lo sia. Che non combatte la povertà con i soldi, ma che ti mette all'angolo perchè i soldi non li puoi fare con il tuo cervello. Frustrante, a questo punto, è poco. (A&D)

#Blog #Italia #Cultura #Istruzione #Opinioni

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(Marmolada)

E' tutto già fuori scala, oltre i limiti. Non ci saranno più ghiacciai, chi vorrà sciare -per quanto possa non essere importante- dovrà salire oltre i tremila metri tra pochi anni, non decenni. Se non è un problema, quale lo è? No, non è il solito post allarmistico, pseudo ecologico e molto banale. E' solo una foto (qui) di dove siamo e una diapositiva di dove stiamo andando. Come tutto, a questo mondo, possiamo fregarcene. Tanto la natura farà come ha deciso. Chi perde siamo sempre noi, cosiddetti “umani”. E lo sci non ci piace nemmeno. (A&D)

#Blog #Transit #CambiamentiClimatici #ClimateChange #Ambiente

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(Oppenheimer)

E' così. Amo i film lunghi, lenti e anche verbosi. Da due anni in qua, “Oppenheimer” (qui l'essenziale) ha catalizzato di tutto: sui #socialmedia credo di non aver mai visto così tante “recensioni”, così variegate opinioni e maree di cazzate (ma questo stupisce meno.) Come per tutte le opere cinematografiche, o musicali, o artistiche, gli unici occhi ed orecchie che contano davvero sono i nostri. Niente di ciò che pensiamo è realmente originale: il mondo ci influenza, ogni persona lo fa. Come arriviamo ad una conclusione sta a noi, però. Proprio ieri ho letto perfino una critica del tutto politica a questa pellicola. Un universo che racchiude in sè ogni cosa te la fa anche apprezzare. Poi li apri, quegli occhi. Essere semplicemente lì a farsi prendere da una storia -fin troppo zeppa di nomi, ma quello è- potrà mai essere una colpa? Di certo per le menti fini sì. Per coloro che amano essere alternativi a tutto e tutti pure. Per chi va a mangiare il popcorn certamente. Per chi pensa di sapere tutto, sempre, assolutamente. Per me, che ho ancora voglia di emozioni, solo un film stupendo. (D.)

#Blog #Cinema #Film #Opinioni #Opinions

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Dieci righe 114

(Microplastiche)

(Questa notizia sulle microplastiche) non è brutta: è molto più di questo. E' la sintesi, tremenda e perfetta, che il punto di “non ritorno” è stato lasciato alle spalle. 430 milioni di tonnellate -sic- sparse su tutto il pianeta e, evidentemente, anche dentro di noi. Cose talmente piccole che è impossibile accorgersi di qualcosa. Mentre affoghiamo, letteralmente, nei prodotti che abbiamo creato, come in un film di fantascienza di “serie B”, silenziosi ed invisibili, questi vettori della nostra incapacità di capire i danni del progresso, ci avvelenano. Non è moralismo alla buona: è prendere coscienza di non avere ragionato, quasi nessuno, sul fatto che ogni azione ha una conseguenza. Ogni. Ed ora ci sbattiamo per trovare soluzioni ad azioni che sono irrisolvibili. Potremmo dare la chiosa a questo post dicendo che nemmeno aprire una finestra per “cambiare” l'aria servirà. Quello che entra è peggio di quello che vogliamo evitare. (A&D)

#Blog #DieciRighe #Ambiente #Microplastiche

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Dieci righe 111 (avevamo saltato la numerazione -sic-).

(De Angelis)

Noi siamo liberi cittadini. Anche #DeAngelis lo è. Come tale può esprimere la sua opinione, seppur sciagurata ed idiota, come tutti sui #SocialMedia. Andrebbe ribadito, perchè ai somari così bisogna approcciarsi, che un ruolo pubblico, seppur considerato meno importante di quello politico, ha degli obblighi (qui). Suvvia, esistono ancora i bar, le tragiche chat di #WhatsApp, perfino i circoli dei fascisti più accaniti per ribadire la propria pochezza. Se sei pagato dai contribuenti ti dai una calmata, soprattutto ed anche sulle piattaforme on-line. Bisogna dirvi tutti venti volte, sant'iddio. (A&D)

#Blog #DieciRighe #Italia #StragediBologna

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Dieci righe 113

(Salario minimo)

Decisamente l'#Italia è un paese che tende a scansare le priorità, le emergenze. Il paragone che ci viene più semplice è quello delle transenne: ci sono città, in questo paese, dove vengono messe a segnalare un qualche lavoro in corso e ci restano fisse per anni, come il buco da riparare (in molti casi non è di più.) L' ennesima riprova, sulla pelle sempre degli altri, è rinviare ad Ottobre (a Novembre non si poteva, sembrava brutto) la “discussione” sul #salariominimo -(qui)–. Di certo non cambierà tanto, vista la quasi totale contrarietà di un Governo che non sta facendo nulla di concreto per i milioni di lavoratori che non riescono a sopravvivere. Non è di certo compito suo pensare a quisquilie come la povertà lavorativa, quella energetica, l'inflazione, il prezzo dei beni di prima necessità. Non scherziamo. Uno #Stato che si rispetti para il culo alla contrattazione sindacale (stendiamo il velo, per favore), alla domanda e non guarda su chi lucra per l'offerta, sempre bassa. Uno Stato serio non fa patrimoniali sui più ricchi. Ci vuole asserviti e muti, magari morti, che non pesiamo sulle pensioni. Chissà se coloro che continuano a difenderlo, dopo averlo votato, si accontentano delle briciole e di una vita difficile. Probabilmente sono così convinti da rasentare l'idiozia o di esserci già sprofondati da tempo. (A&D)

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Dieci righe 112

(Otto e mezzo)

Nel finale di “Otto ½” di #FedericoFellini, c'è la giostra di personaggi. Tutti, anche solo quelli immaginati da Guido, il protagonista (“Snaporaz” è più bello, però), sono lì. Anche lui e sua moglie si uniscono a questo girotondo immenso sulle note di #NinoRota. E' una liberazione, è un'accettazione dell'incompiutezza, la consapevolezza che possa esistere la felicità seppur intrisa di una totale mancanza di logica. Il regista del film, che è il regista del film, corre invano per comprendere che la comprensione è irraggiungibile. A me sembra una metafora perfetta, dopo sessant'anni, della illogica logica dei #SocialMedia: un correre affannato dietro a se stessi, in una sorta di cerchio in cui la fine è vedersi di spalle davanti a milioni di altri. Non è affermare che siano inutili, dato che sarebbe perlomeno ipocrita detto da chi li usa. Diciamo che la ricerca di un senso a questi mezzi declina sempre più verso una imperfezione che si maschera dietro alla parola “Social”, al #sociale. Che è tutt'altro, sempre detto personalmente. E poi, da qualche mese, sento che è meglio non esserci sempre e per forza. In maniera altalenante, certo. Perchè non scordiamo che ogni cosa che abbiamo inventato e che inventeremo è destinata a finire od a evolversi. Non è pessimismo, ma quello che è. E questa cos la ripeto da anni, con molte persone concordi. Sarebbe auspicabile una sorta di nuovo realismo, un disincanto, un battere il tempo in maniera che può andare oltre ad un ritmo imposto. Sempre scritto da chi non è nessuno, consapevolmente. (D. con A.)

#Blog #Opinioni #SocialNetwork #Opinions

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Dieci righe 110

(Sinead)

La verità è che #SineadOConnor (o Shuhada' Davitt, come si faceva chiamare da quando ha abbracciato l'Islam) non la ascoltavo da anni. Bisogna essere onesti, in queste cose, dato che i “#SocialMedia” ci hanno abituato al cordoglio mondiale istantaneo (Nota). Credo che molti siano rimasti a “Nothing Compares 2 U”, di tanti e tanti anni fa. Da lì in avanti, e io ci sono stato -almeno per qualche tempo-, questa artista volubile e talentuosa ha scritto e cantato cose egregie, ma sempre più rare, diverse, personali. Ogni vita, a questo mondo, è difficile: ogni persona vive problemi e chi sta fuori non ne ha mai, e dico mai, una vera contezza. E' così che funziona. Rimarcare come Sinead abbia attraversato l'oceano oscuro del bipolarismo, di amori sfortunati, di figli problematici e di tragedie che fanno paura solo a pensarle serve a molto poco. Forse l'unica cosa che dovrebbe interessare, interessarci, è proprio quella delle malattie psicologiche, così devastanti e così misteriose. Se la musica ci aiuta a vivere meglio, a sanarci, servono anche coloro che attraverso quest'arte ci confessano una fragilità ed un'umanità così vicine e, nello stesso momento, così violente e spiazzanti che può mancare il fiato. L' eredità degli essere umani dovrebbe essere sempre l'umanità. (Nota): è una cosa che faccio anche io. Non sono migliore di nessun altro. (D.)

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Dieci righe 109

(Marc Augè)

“L’abbondanza: gioia e dolori del capitalismo. Ha dato a miliardi di persone la capacità di dire io e dolore ad altre persone perché quella dichiarazione di individualità non piace...“. Ancora sull'articoletto di #Elkann in un ottimo pezzo di Antonio Pascale (qui). La #Repubblica non ritiene doveroso prenderne le distanze (d'altro canto lo ha pubblicato, no?), nonostante i suoi giornalisti lo abbiano sconfessato. La mentalità da schiavi, quelli buoni, quelli che stavano nelle case dei padroni e trattavano i loro simili peggio dello schiavista, è in ascesa. Anzi. Mai come oggi nel mondo del lavoro e nella società questi soggetti di moltiplicano, si rendono essi stessi zoccolo duro di una società profondamente squilibrata. Resistere a questa spinta massiccia è sempre più difficile: le fila di coloro che cedono a questo lato, più comodo, più realista del re, più facile da comprendere, si assottigliano di ora in ora. La fine è nota, per tutti, ma il delirio di contare qualcosa è così piacevole da indurre alla stupidità. Credendo, ovviamente, di aver capito quasi tutto. Manca solo una piccola cosa: del vostro tutto non resterà nulla. (A&D)

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