𝓐𝓵𝓮𝓼𝓼𝓪𝓷𝓭𝓻𝓪 & 𝓖𝓲𝓪𝓭𝓪

L'unica cosa reale che qui troverai è l'amore.

Host Nadia Foto della stratosferica e bellissima Host Nadia

Secondo capitolo degli articoli sui mestieri di Second Life (SL). Oggi parleremo di un mestiere molto difficile ma che all'apparenza sembra semplice: la Host.

In SL la Host è quella persona che ti dà il benvenuto in land, anima le discussioni e talvolta modera i contenuti. Ma Host è anche il braccio destro del DJ, con il compito di animare e a volte “rianimare” la platea durante il DJ Set, in quanto il DJ è impegnato con la console e con i pezzi da mandare in streaming.

Una buona Host può fare la differenza. Ma cosa è richiesto? innanzitutto una buona dose di allegria, una capacità di trascinare il pubblico e di tenere alta l'attenzione degli utenti. Deve avere decine se non centinaia di persone da “tippare” (Invitare nel Club), decine di “gesture” (Animazioni e suoni di incitamento) e la capacità di capire al volo quando e con chi può scherzare. Una buona Host sa quando può spingere sull'acceleratore del divertimento e quando rallentare per un momento romantico o perché viene fatta una dedica a qualcuno.

E' necessaria anche una buona intesa con la DJ, con cui capirsi al volo con poche parole scritte in chat privata.

Insomma, sembra una cosa semplice ma non lo è, anche perché la platea potrebbe non seguire e, come succede spesso, essere formata solamente da avatar parcheggiati, per cui subentra anche la delusione di stare parlando al vento.

Io sono fortunata, ho la mia compagna Nadia che mi fa da Host e con la quale, oltre che avere un rapporto di amore, ho una meravigliosa intesa.

Buon divertimento

ღ 𝒜𝓁ℯ𝓈𝓈𝒶𝓃𝒹𝓇𝒶 𝒲𝒽𝒾𝓉ℯ ღ @AlessandraSospiro@mastodon.uno

DJ Alessandra Foto della meravigliosa DJ Alessandra alla console

Con questo inizio una serie di articoli sul metaverso Second Life e, prima di iniziare, spiego cosa è questo mondo virtuale, riportando la definizione data da Wikipedia:

“Second Life è un mondo virtuale (MUVE) online lanciato il 23 giugno 2003 dalla società statunitense Linden Lab a seguito di un'idea del fondatore di quest'ultima, il fisico Philip Rosedale. Si tratta di una piattaforma informatica nel settore dei nuovi media che integra strumenti di comunicazione sincroni ed asincroni e trova applicazione in molteplici campi della creatività: intrattenimento, arte, formazione, musica, cinema, giochi di ruolo, architettura, programmazione, impresa, solo per citarne alcuni. (...)”

Questa la definizione ufficiale, molto tecnica e oggettiva. Ma alla fine non esiste una definizione esaustiva per quello che è Second Life (SL). Ognuno lo usa per le proprie necessità. C'è chi ci gioca, come se fosse un RPG, chi ci vive alla stregua di Sim City, ci ci guadagna (pochi) e chi lo usa per cercare sesso virtuale (la maggior parte degli iscritti maschi).

Ma oggi vorrei parlare di uno dei mestieri più in voga su Second Life: il DJ. Ci sono una marea di DJ in SL, praticamente tutti quelli che riescono a strimmare musica si professano DJ, anche se non sanno nulla di console, effetti, transizioni, amplificazione, gain ecc. In effetti neanche io sono una DJ, io “faccio” la DJ ma non lo sono. In modo paritetico ad una commedia di Vincenzo Salemme, dove un personaggio “faceva” l'infermiere, ma non lo era perché non aveva studiato nemmeno un rigo di scienze infermieristiche, io “faccio” la DJ perché ho imparato le nozioni di base da Google e YouTube. Ma non dico di “essere” una DJ, perché è un lavoro serio e complesso e sono richieste molte conoscenze che io non ho affatto.

Ma torniamo a noi, su SL si può fare il DJ. Ma come lavora un DJ su SL? Innanzi tutto l'attrezzatura di base è costituita da un computer ed una buona connessione ad Internet, necessaria per accedere ad SL con il proprio avatar e strimmare in contemporanea. Poi occorre sicuramente un software che emuli una console/mixer da DJ, tipo Virtual DJ, GarageBand, e simili. Un mixer dove poter collegare le varie sorgenti, un microfono, un servizio di streaming audio e, naturalmente, il materiale audio che si vuole trasmettere (canzoni, effetti, suoni).

Una buona dose di pazienza e la consapevolezza che il guadagno è irrisorio sono altrettanto necessari.

Una volta deciso che ci piace fare il DJ, e una volta pronti ed acquisita una certa pratica, bisogna farsi pubblicità presso le varie land dove vogliamo suonare. Italiane o straniere, possiamo decidere a seconda della conoscenza della lingua inglese. Infatti, su SL la lingua ufficiale è la lingua inglese.

I guadagni deriveranno dalla paga concordata con l'owner della land dove si andrà a suonare e dalle offerte raccolte nella Tip-Jar (TJ) che è una sorta di cappello delle offerte come quello degli artisti di strada.

Tutto molto bello e divertente, non si guadagna, ma tant'è, ci si diverte e questo ripaga. Ma veniamo alle dolenti note negative. Un DJ in SL non saprà mai quanta gente lo sta a sentire. In effetti anche se la platea è costituita da decine di avatar, non sai mai chi è presente o chi ha semplicemente “parcheggiato” il proprio avatar e sta facendo tutt'altro nella real-life (RL).

In pratica, tu ti sbatti per proporre buona musica, fai la splendida in microfono, fai battute divertenti a cui ridi solo tu stessa, e magari ci sta solo uno che ti sta a sentire, su decine di avatar che vedi davanti a te.

Altra nota dolente sono gli orari. Le land italiane propongono sempre ed esclusivamente spettacoli dalle 22:00 alle 23:00. Dopo mezzanotte e fino alle 21:00 del giorno dopo, SL è deserta. Questo ne fa una piattaforma virtuale per persone senza un lavoro, per utenti a cui piace passare la serata davanti al computer.

Nonostante questo, se si riesce a formare una buona comitiva oppure anche solo una persona che faccia da Host (Animatrice del Club o del DJ) ci si diverte lo stesso perché, in fin dei conti, non siamo al “Cocoricò” di Riccione o al “The Club” di Milano e chiunque abbia la capacità di divertire e di divertirsi può fare il DJ su SL.

Alla prossima.

ღ 𝒜𝓁ℯ𝓈𝓈𝒶𝓃𝒹𝓇𝒶 𝒲𝒽𝒾𝓉ℯ ღ @AlessandraSospiro@mastodon.uno

Stasera mi sono resa conto che alla fine è arrivata, quella mancanza di desiderio sessuale, quella sensazione di non sapere più chi sei.

Non provo più attrazione, né per uomini né per donne, non desidero più di fare sesso, non tocco più un argomento che era diventato quasi il centro della mia vita SL. La colpa purtroppo non è di nessuno, prendo dei farmaci che hanno questo effetto e non posso smettere di prenderli.

Provo infinito amore ed affetto per la mia compagna Nadia, alla quale vanno i miei pensieri per tutto il giorno e che credo deluderò non poco.

La nostra storia SL è stata intessuta di esperienze bellissime, nelle quali la passione e il desiderio la facevano da padrone. Purtroppo sento che è giunto il momento di tirare le somme. Il nostro rapporto non è più alla pari. Mentre lei mi desidera anche fisicamente, io la amo solo mentalmente e con il cuore. So che sto affrontando un argomento molto intimo, ma non ho nulla da nascondere. Non so se riuscirò più a fare l'amore, e non mi piace fingere.

Sono sempre stata sincera e limpida, non ho mai nascosto nulla ed il nostro rapporto è sempre stato basato sulla sincerità. Dovrò trovare il coraggio di dirglielo.

AGGIORNAMENTO: Le ho detto tutto, pur con la forte preoccupazione che mi attanagliava, ma sono sempre stata sincera e convinta che una scomoda verità sia meglio di una comoda bugia.

Lei è stata meravigliosa come al solito e mi ha rassicurato. Amo questa donna e la amerò per sempre. Ti amo Nadia.

ღ 𝒜𝓁ℯ𝓈𝓈𝒶𝓃𝒹𝓇𝒶 𝒲𝒽𝒾𝓉ℯ ღ @AlessandraSospiro@mastodon.uno

XVIII secolo D.C. – Alta Baviera

Il rumore dei passi del corteo si sentiva solo grazie alle foglie secche. Era ormai autunno, ma il bosco rimaneva comunque fitto di vegetazione, tanto che nemmeno di giorno si sarebbe visto splendere il sole. Erano partiti in piena notte, in silenzio, svegliati con appena un sussurro respirato a malapena nelle orecchie: “E' l'ora” disse l'Abate a Johann. Non c'era da aggiugere altro. Johann era il novizio del convento di Moz, l'unico novizio accolto in decenni di vita del convento. Gli altri monaci, tutti molto in là con gli anni, lo avevano accolto con gioia, e Johann ne era felice perché era condapevole di rappresentare la nuova generazione, la vita che continua, la tradizione che va avanti in un luogo sacro che altrimenti era destinato a finire con la morte di tutti i suoi abitanti.

Johann era stato prelevato in casa, da una delegazione mandata dall'Abate, con grandi sorrisi da parte di sua madre e soprattutto di suo padre, felice di avere una bocca in meno da sfamare, in una famiglia con già cinque figli. Anche Johann era stato felice di entrare in convento. Nessuna chiamata da parte dell'Altissimo, nessuna vocazione, ma il desiderio di avere un pasto caldo tutti i giorni e di vivere in una comunità rispettata da tutto il paese, situata sulla sommità del monte, come una mano potente a dominare tutto quello che c'era in basso, uomini, animali, terre.

Era entrato in monastero, quindi, ben volentieri e non gli pesava la regola ferrea dell'ordine cistercense. Lavorava di gran lena, pregava, rispettava le regole, si alzava prima dell'alba per pregare, in un angolo a parte, come gli altri monaci. Anche le punizioni gli sembravano una passeggiata. Stare delle ore a faccia in giù a pregare, subire frequenti fustigazioni, digiunare per diversi giorni, non erano per lui un problema. A diciassette anni, abituato a stare nelle campagne, aveva il fisico forte e nodoso di un olivo centenario. In lui coesistevano il corpo di un giovane e l'esperienza e la saggezza, mista a rassegnazione, di generazioni di miseri coltivatori, abituati a lavorare come bestie per avere il minimo sostentamento.

Il corteo adesso si stava muovendo in processione, e Johann portava con orgoglio quello scrigno che aveva rappresentato il primo, grosso interrogativo, in una comunità religiosa più o meno uguale a tante altre.

Lo scrigno.

Lo scrigno lui non l'aveva mai visto da vicino, ma solo attraverso una fessura nel legno della porta. Era messo sopra una sorta di altare, in una stanza quasi completamente buia. Johann a volte lo spiava attraverso quella fessura, per cercare di vedere se ci fosse un'incisione, una scritta o qualunque cosa potesse rilelarne il contenuto. Ma non c'era nulla. Era un semplice scrigno di legno, nemmeno lavorato, cosa strana per l'epoca. Ma quella stanza e quello scrigno sembravano avere una grossa importanza per i monaci.

Nessuno ne parlava mai, e alle sue domande rispondevano con uno sguardo severo come a dire: “Non se ne deve parlare”. Ma, il semplice fatto di essere custodito in un convento, significava che quell'oggetto rappresentava un qualcosa di molto prezioso per la religione, quasi un simulacro, o un contenitore per qualche reliquia di qualche Santo.

Ora ce lo aveva tra le mani, ed era orgoglioso di essere stato scelto per quella cerimonia strana e misteriosa, al limite del sogno. Il corteo si fermò. L'Abate, che era in testa, tornò indietro a controllare i monaci uno ad uno, e squadrò Johann dalla testa ai piedi. Fece cenno di mettersi in cerchio, davanti a quella che sembrava una grotta uscita all'improvviso dall'oscurità.

Furono accese delle torce e l'Abate, con un cenno del capo, indicò a Johann di seguirlo.

I due entrarono nella grotta, illuminata dalla torcia retta dalla mano santa dell'Abate. Al centro della grotta, laddove si restringeva, Johann vide una sorta di piccolo altare di pietra, semplice e senza simboli, senza croci o disegni, L'Abate gli fece segno di mettere lo scrigno sull'altare. Poi parlò: “Inginocchiati davanti a questo altare e inizia a pregare. Noi pregheremo là, all'imbocco della grotta. Non fermarti fino a quando non sarai chiamato. Questo è un grande onore per te, ricordalo sempre”.

Johann fece un cenno con la testa, poi si inginocchiò rivolgendo gli occhi allo scrigno e la schiena all'entrata, e iniziò a pregare. L'Abate si allontanò, insieme alla luce della torcia e al rumore dei suoi passi. Johann sentiva le voci mormoranti del monaci all'esterno che pregavano, prima sussurrando, poi a voce alta, accompagnata a volte da un rumore sordo... tumm..., tumm..., tumm.... Fino a quando non li sentì più.

Stette lì a pregare per diverse ore poi, ormai sfinito, iniziò a guardare dietro le sue spalle. Ma la grotta era completamente buia. Prese coraggio e si alzò, camminando alla cieca raggiunse quella che doveva essere l'entrata della grotta, ma le sue mani toccarono solo roccia.

“Fratelli” iniziò a chiamare, prima sussurrando, poi con tono più alto, e infine gridando. “Fratelli !...”. “Fratelliiiii !!!”. Nessuna risposta.

Il suo stomaco gli diceva che ormai dveva essere quasi giorno la grotta era completamente buia. Iniziò a tastare tutto intorno, trovando solo rocce e terreno. Come era possibile. La sua mente si rifiutava di realizzare cosa fosse successo. Continuò a raschiare e scavare, fino a farsi sanguinare le mani, e la sua rabbia finalmente illuminò i suoi pensieri.

Era stato sepolto vivo

La sua devozione per quello che rappresentava il convento, per la religione. Il suo rispetto per l'autorità e per la saggezza dell'Abate lo lasciavano in preda allo stupore. Come era possibile. Come poteva accadere che degli uomini di Chiesa, che professano a tutto il mondo il comandamento “Non uccidere”, avessero deliberatamente deciso di lasciar morire un ragazzo dentro una grotta.

Rifece decine di volte il giro, tastando e cercando di spostare le pietre, riuscendo a smuoverne solamente una, a ricavare una fessura da dove entrò una lama di luce ed un soffio d'aria. Il panico per un momento lo abbandonò, lasciando il posto ad una piccola speranza, ma era una speranza vana. Le pietre erano troppo grandi ed incastrate quasi alla perfezione. Non ce l'avrebbe mai fatta ad uscire di lì.

La disperazione

Johann aveva perduto in poche ore tutto il rispetto per la sacralità, la religione e l'autorità. Voleva vedere cosa c'era nello scrigno. Se era deciso che doveva morire, almeno voleva sapere in nome di cosa.

Facendosi strada nell'oscurità, trovò l'altare e lo scrigno appoggiato sulla nuda pietra. Era furioso. Cercò di aprirlo usando solo le mani, senza risultato. Allora, procedendo a tentoni, trovò una pietra adatta e iniziò a battere sulla chiusura in metallo. Più batteva e più la sua rabbia aumentava, mentre lo scrigno restava chiuso, sigillato.

Johann allora perse del tutto il controllo, afferrò lo scrigno con tutte e due le mani e lo scaraventò violentemente, più volte contro la parete. “Apriti maledetto” gridava sudando, “apriti maledetto pezzo di legno mandato dal diavolo”. Alla fine lo sbattè con tutta la sua forza di ragazzo contro uno spuntone di pietra e lo sentì andare in mille pezzi.

Solo allora Johann si rese conto dell'enorme errore che aveva commesso. Nell'oscurità non avrebbe mai più trovato il contenuto dello scrigno, scagliato chissà dove. La rabbia per l'errore commesso e la sua situazione senza uscita lo fecero cadere in ginocchio, in un pianto disperato, che copriva la fame e la sete, il dolore delle mani sanguinanti e delle schegge di legno nelle dita.

Rimase accasciato a terra per un tempo indefinito.

Alla fine si addormentò. Nel suo sonno tormentato, vide orde di diavoli che lo venivano a prendere, che lo trascinavano verso il fuoco... “no... nooooo... noooooo !!!” gridava nel sonno, contro quelle bestie di Satana che volevano arderlo vivo. Alla fine si ritrovò nel fuoco, il suo corpo che bruciava... “Maledetti !!!” urlava sempre più forte, fino a quando tutto finì.

Si ritrovò nella casa paterna, bambino ai piedi della sedia della nonna, che ricamava tranquillamente. Lei gli fece un sorriso. Lui domandava: “Nonna, ma come fai a fare quei disegni così belli? non è difficile?”. “Certo che è difficile”, gli rispondeva l'anziana donna. “E allora come fai? io voglio saperlo”. “E' molto semplice, ragazzo mio.” ribatteva la nonna sorridendo “Un punto alla volta. Non pretendere di fare il disegno tutto insieme, ci vuole pazienza, un punto alla volta”.

Johann si svegliò di soprassalto, sentendo la stanchezza e tutto il dolore delle ferite. Il pianto ed il sogno lo avevano rinfrancato.

“Un punto alla volta”. Capì che la sua disperazione lo aveva fatto comportare come un animale in gabbia. Ma lui non era un animale. Capì come doveva procedere. Iniziò a tastare le rocce una ad una, fino a quando ne trovò una che si muoveva. Iniziò a smuoverla e poi man mano a smuovere quelle che non erano bloccate. Si accorse che la parete non era poi tanto impenetrabile. Con pazienza, una alla volta, dopo il lavoro di ore, riuscì a smuovere abbastanza roccia da aprire un varco appena sufficiente da passarci attraverso. Il sole era ormai alto e la luce filtrava dal buco illuminando la caverna. Johann, prima di uscire, voleva trovare il contenuto dello scrigno.

Perlustrò tutta la caverna, senza risultato. Solo rocce e frammenti di legno.

Lo scrigno era vuoto. Era stato vuoto per tutti quegli anni.

Una risata amara gli salì dal ventre. Si guardò le mani sanguinanti, guardò per l'ultima volta l'interno della caverna, e si infilò nell'uscita.

Trecento anni dopo

Lo speleologo Meyer aveva fatto delle ricerche minuziose. Aveva chiesto informazioni agli abitanti del paese e aveva chiesto anche ai monaci del convento. Ma questi ultimi non avevavo voluto parlarne. Sembrava che quella grotta, scomparsa da centinaia di anni, portasse con sè un'aura maledetta. Queste erano le storie che piacevano a Meyer. E finalmente l'aveva trovata. Organizzò la zona di scavo, secondo tutte le norme di sicurezza vigenti, e diede il via alla rimozione delle pietre. Fu un lavoro lungo e faticoso, ma alla fine riuscirono ad aprire un varco abbastanza ampio da passarci comodamente. Meyer fu il primo ad entrarci e con l'aiuto di una torcia esplorò la grotta tutt'intorno.

Al centro della grotta c'era un altare in pietra, con uno scrigno di legno poggiato sopra. In un angolo, c'era lo scheletro di quello che sarebbe potuto essere un ragazzo di 15-17 anni, vestito con indumenti monacali.

Meyer avanzò e prese lo scrigno. “Questa è la grotta delle sorprese” pensò. Uscì all'aperto con lo scrigno sotto al braccio. “Fate tutti i rilievi, mi raccomando” ordinò al suo staff.

“Tu vieni con me a casa” sussurrò verso lo scrigno. E si avviò sorridendo verso la sua tenda.

Meyer non si accorse che due monaci lo stavano osservando furtivamente da dietro un'altura. “Alla fine lo ha trovato” disse il monaco più giovane. “Con l'aiuto di Dio, fratello, scomparirà di nuovo” disse il monaco anziano. Il monaco giovane pose la mano sulla cassetta di dinamite al loro fianco. “Con l'aiuto di Dio, fratello, con l'aiuto di Dio”.

ღ 𝒜𝓁ℯ𝓈𝓈𝒶𝓃𝒹𝓇𝒶 𝒲𝒽𝒾𝓉ℯ ღ @AlessandraSospiro@mastodon.uno

Noi due (Foto della cerimonia)

Qui e adesso, affidiamo al mare il nostro amore, il rispetto reciproco e la lealtà. Come la marea, possa l'amore pulsare senza inaridirsi mai, e come le onde, possa la nostra unione attraversare gli ostacoli senza paura.

Le vele sono già sospinte dal vento, e la nave è partita da tempo. Abbandoniamo le vecchie vite per aprire insieme nuovi orizzonti, amandoci a modo nostro. E se un giorno le nostre rotte dovessero dividersi, il bene ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio, fino alla fine.

Ti amo

Con queste parole, Nadia ed io abbiamo espresso la volontà di continuare il nostro cammino insieme. E' una unione virtuale, di mente e di cuore, ma non meno coinvolgente, anzi, per certi versi è più profonda di un matrimonio in reale, perché priva di quegli obblighi del cerimoniale, scevra di consuetudini formali.

Ho percepito l'emozione della mia compagna, nonostante non scrivesse tanto. Quando conosci una persona da tempo, anche solo tramite chat, riesci a capire ed a leggere anche le pause, gli errori, le indecisioni nello scrivere. Come ciechi che sviluppano e acutizzano gli altri sensi, il ritmo delle battute ci rivela molto di noi, di come ci sentiamo, molto di più della realtà.

E' stata una cerimonia molto bella, alla quale hanno partecipato pochi amici. Altri si sono aggiunti in seguito. D'altra parte, anche in reale c'è chi viene solo al ristorante.

Sono felice di aver dichiarato il mio amore davanti a tutti. Che dire... al cuor non si comanda.

... Vieni qui Ma portati anche gli occhi e il cuore Io so disobbedire questo lo sai bene E piangiamo insieme che non piangi mai, mai E non nasconderti con le battute, non mi sconcentrare Stiamo a vedere dove possiamo arrivare E ridiamo insieme che ridiamo sempre, sempre, sempre Ma non basta mai, mai, mai, mai ... (Anche Fragile, Elisa)

Alessandra White

Nadia e Alessandra

Una delle cose che non mi piacciono fare in Second Life è replicare la vita reale. Sono entrata per sognare e vivere una vita diversa e dopo tanti anni non ho cambiato idea. Ho fatto tutto quello che non si può fare nella realtà, volando nella fantasia a volte da sola, a volte insieme ad amiche o amici.

Ero e sono contraria al matrimonio in SL, al fare finta di avere figli, al fare finta di essere una famiglia felice con casa, figli, un cane e tutto il resto di conseguenza. Mi sembra una forzatura che riduce l'importanza di essere sposati nella realtà, di essere padri e madri reali. Non condanno coloro che lo fanno, avranno le proprie ragioni personali, ma personalmente non mi è mai piaciuto. Ci sono quelli che lo fanno per publicizzare vestiti ed oggetti, ma lì si tratta di commercio e, appunto, pubblicità ai fini della vendita.

Per questo, parlando del matrimonio con la mia compagna Nadia, ho sempre glissato l'argomento. Per me è una cosa troppo seria per riportarla pari pari in SL. Ma allora che si fa quando si vuole veramente bene ad una persona e si vuole condividere quella gioia con gli amici?

Beh, siamo su SL, e tutto è possibile. Quindi mi sono inventata una cerimonia tutta nostra, che abbiamo chiamato “Cerimonia del mare”. Si tratta di dichiarare il proprio bene l'una all'altra, in riva al mare, senza promesse, ma con il cuore pieno di riconoscenza ed amore.

Non è un punto di partenza, né un punto di arrivo. E' un riconoscere e rendere pubblico il percorso di unione che è già in atto. Noi siamo già unite da tempo, i nostri cuori si vogliono bene da anni, abbiamo già la nostra storia da raccontare, e non è breve, Sentiamo solamente il bisogno di rendere partecipi i nostri amici della nostra gioia.

Lungo il percorso abbiamo conosciuto persone stupende, alcune sono ancora nel nostro piccolo mondo virtuale, alcune ne sono uscite.

Non voglio parlare delle persone negative, ma solo di quelle che hanno lasciato un segno nella nostra storia. Sia io che Nadia abbiamo avuto altre esperienze, altre compagne, amiche, per anni o solo per qualche settimana. Tutte loro hanno lasciato un segno dentro di noi. Ognuna ci ha insegnato ad essere ciò che siamo oggi, anche inconsapevolmente anzi, direi, nella maggior parte dei casi senza volerlo.

Oggi non viviamo il massimo delle amicizie. Ci siamo perse per strada con tante persone, non importa di chi è la colpa, è successo e basta. Le parole in SL assumono un valore enorme, le frasi sono facili da travisare, un sorriso sincero può essere preso per beffardo, un ciao può essere interpretato come un addio. Le parole possono essere pesanti. Per alcuni sono sassolini, che fanno il solletico, per altri sono macigni che li seppelliscono.

Io sono diventata pian piano sempre più sensibile. E anche Nadia, che ormai conosco nel profondo, è diventata sempre più fragile, man mano che cadevano i muri che si era costruita. In tutto questo ho la mia responsabilità. Non dico che l'ho aiutata a migliorare sé stessa, forse ho combinato un pasticcio demolendo i suoi muri, forse l'ho esposta alla sofferenza. Ma questa sono io e non un'altra. Odio i muri, le falsità, le prese in giro, gli scimmiottamenti delle cose serie, le bugie, e tutta una serie di cose e comportamenti che derivano dalle maschere che ogni giorno indossiamo nella realtà.

Qui è SL, non occorrono maschere, non servono, nessuno ti darà un premio così come nessuno ti condannerà. Non esiste il primo classificato né l'ultimo. Non esistono tribunali o meglio, come si dice dalle mie parti, “ogni testa è un tribunale”. Io ho sempre evitato di giudicare, non sono un giudice e quello che capita ad altri un giorno potrebbe capitare anche a me, potrebbe capitare a tutti.

Non importa chi verrà ad assistere alla nostra cerimonia, io so che il nostro percorso continua, nel bene e nel male, e quando finirà sarà stato per me comunque uno splendido cammino, percorso in ottima compagnia.

Non importa che strada fai, ma con chi la fai.

Auguri a noi due. Ti amo Nadia.

Alessandra “Sospiro” White & Giada Alessandra Nefertiti Grace White

Amo una persona del mio stesso sesso.

Amo una persona con la quale non ci incontreremo mai.

Amo una persona di cui non conosco la voce né il volto.

Amo una persona meravigliosa che conosce il mio sesso, la mia vera voce, il mio vero volto, il mio vero cuore.

Ti amo Nadia Scotti

Il mio incontro con te fu dolce mi accogliesti dicendo: “qui tutti sono i benvenuti, basta che non dai fastidio”. Ed il mio “fastidio” durò quasi un anno. Poi le solite incomprensioni, e la mia sensibilità, mi allontanarono da te.

Nella tua land, che per nulla al mondo volevi cambiare, ho conosciuto il primo amore “serio” di SL. Là ho imparato moltissime cose, dalle persone che ti erano amiche.

Avevi sempre le idee chiare e sapevi dare consigli.

Mesi fa decisi di ritornare da te per ricucire la nostra amicizia. La tua risposta tranquilla e lapidaria mi commosse. “Non ho nessun rancore, vieni qui quando puoi”.

Ed io venivo da te, e ti facevo domande sulla vita, e domande sull'amore e sulle persone, e tu rispondevi saggiamente.

Una cosa però devo dirtela... col Lesbianotto hai sempre imbrogliato [ahahah] però ti perdono, avevi da pagare la land tutta da sola spendevi molto per tenere in piedi il tuo sogno.

Il mio non è un addio, Violetta, ma un arrivederci a presto, magari ci ritroveremo in una realtà senza paure, senza odio e senza falsità. Dove le anime e i cuori si guardano nel profondo dove potremo abbracciarci davvero e sempre ridere. ridere, ridere, ed essere felici della nostra umanità.

Ti vogliamo bene. Giada, Alessandra e Nadia

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