Okonai

Okonai (行ない): a Grundgestalt based on seeds derived from the two strings “tanokami” and “yamanokami”.

“On the night of the first of the year, the heads of the village rise to the slopes of the mountain. On the edge of the forest they trace a sacred perimeter. The tōya 当 屋, the religious and social head of the village, enters it, holding two wooden statues representing respectively the mountain goddess and the rice paddy god. The tōya joins the two statues symbolizing their sexual union, pours sake, the seed symbol, on their sexes and declares them spouses. Everyone presents offerings to the deities and the officiant reads norito 祝詞, a formula of prayer. Sake is then distributed to everyone, and the offerings are shared and consumed. The head of the village makes possible the union between the divinities that define the two different spaces, the cultivated and the wild, and seals the harmony between men and nature. The dichotomy of these economically and culturally distinct worlds is not perceived as a rigid opposition, a distinction that denies any possibility of an exchange relationship; it is expressed in terms of a necessary complementarity. Everything in this ritual is mediation: mediation of spatial patterns because the ritual takes place at the border between the last rice fields and the forest. And mediation of time, because the ceremony marks the transition from one year to another, between the cultivation cycle that has elapsed and that which must begin; it is the last hours of the night when the ritual begins and, when it ends, it is dawn.”

“La notte del primo dell’anno, i capifamiglia del villaggio salgono fino alle pendici della montagna. Sul limitare della foresta essi tracciano un perimetro sacro. Il tōya当屋, il capo religioso e sociale del villaggio, vi entra, tenendo in mano due statue di legno che rappresentano una la dea della montagna e l’altra il dio della risaia. Il tōya congiunge le due statue simboleggiando la loro unione sessuale, versa sui loro sessi del sake, simbolo del seme, e li dichiara sposi. Tutti allora presentano alle divinità le offerte e l’officiante legge norito祝詞, una formula di preghiera. Il sake è quindi distribuito a ognuno, le offerte sono spartite e consumate. Il capo del villaggio rende possibile l’unione fra le divinità che definiscono i due diversi spazi, del coltivato e del selvatico, e suggella l’armonia fra gli uomini e la natura. La dicotomia di questi mondi economicamente e culturalmente distinti non è percepita come un’opposizione rigida, una distinzione che nega qualsiasi possibilità di rapporto di scambio; essa si esprime nei termini di una necessaria complementarietà. Tutto in questo rito è mediazione: mediazione degli schemi spaziali perché il rito si svolge nel punto di confine fra le ultime risaie e la foresta. E mediazione del tempo, perché la cerimonia segna il passaggio da un anno all’altro, tra il ciclo di coltivazione che è trascorso e quello che deve iniziare; sono le ultime ore della notte quando il rito comincia e, quando finisce, è l’alba.”

From Massimo Raveri, “Il pensiero giapponese classico”, Piccola Biblioteca Einaudi, ISBN 9788806165871.

Image by かねのり 三浦 from pixabay.

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